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Il Giornale del tuo Quartiere

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Periodico d’informazione locale. Anno IV n.87 del 2 novembre 2010. N° reg 5579 del 17/05/2007 tribunale di firenze. Iscrizione al Roc 8551. Spedizione in a.p. - 45% legge 662/96 art. 2 comma 20/b. Contiene I.P. Prezzo di copertina euro 0,10

PRIMO PIANO

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NOVEMBRE 2010

Io l’aereo lo bilancio Andrea Muzzi*

L’ ALLARMI NO, VACCINO SÌ Anche se quest’anno non ci sono pandemie in vista, gli esperti raccomandano la prevenzione PAGG.30-31

DESIDERI IN PIAZZA Lamentele, critiche ma anche proposte: ecco come i cittadini sognano le piazze PAGG.4-5

sPort

Artigiani e botteghe, “fuga” dal quartiere La Toscana che s’indebita

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on the road

di Boeti - Esposito

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GLI ORIZZONTI VIOLA Il ds Corvino parla di passato e futuro. E intanto si avvicina il mercato invernale PAGG.36-37

NOVITÀ SUL RING Nuove ipotesi per l’Accademia pugilistica fiorentina: trasferimento e un’altra palestra PAG.38

l peggio sarà pure passato, ma la crisi ha lasciato una pesantissima serie di strascichi. Quantificabile, purtroppo. In circa duemila euro a testa di debiti per ogni cittadino toscano. Sono i dati poco rassicuranti forniti dal Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (sigla che riunisce le varie associazioni di consumatori). Cifre che raccontano che nell’ultimo anno il numero dei prestiti ha segnato un

aumento record del 20,8 per cento. Di più: secondo un rapporto di Unioncamere, nella classifica nazionale dei “cattivi pagatori” la Toscana indossa la maglia nera insieme al Veneto, alle Marche e all’Emilia Romagna. Esiste però il modo di affrancarsi da questa etichetta, mentre la Regione prevede aiuti per le famiglie in difficoltà. E un’addetta ai lavori spiega come funziona il rePAGG.10-11 cupero crediti.

Un popolo di scooteristi La vita sulle due ruote PAG.17

amministratore di una compagnia aerea per abbassare il prezzo del biglietto ha proposto di tagliare un pilota e far guidare le hostess in caso di emergenza. Le hostess? E chi si fida! Già ho paura a volare con l’equipaggio al completo! Dicono che l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro al mondo… sarà, però la prima cosa che ti senti dire appena entri in un aereo è: “In caso di emergenza indossare il salvagente, la maschera dell’ossigeno e farsi il segno della croce!”. Uno non si tranquillizza molto così! Il treno sarà anche meno sicuro, però non ho mai sentito un ferroviere dirmi: “In caso di deragliamento questo è il kit per ingessarti la gamba!”. Vogliono far pilotare le hostess? Io ho dei dubbi. L’aereo vola a cinque chilometri da terra e qual è la loro unica preoccupazione? Venderti una bottiglietta di profumo! Se mi schianto a terra non me ne frega niente di sapere se mi puzzano le ascelle! Io in aereo non sopporto quelli che entusiasti ti dicono: “Guarda bello il panorama dal finestrino!”. “No, grazie”. “Non sai cosa ti perdi!”. “Se volevo vedere il panorama dal finestrino non viaggiavo tra i bagagli!”. Io in aereo non capisco nemmeno quelli che dormono tranquilli! Ti trovi in un momento cruciale della tua vita e cosa fai? Il pisolino? Io in aereo non dormo mai. Io guido assieme al pilota. L’aereo va troppo a destra e io mi sposto a sinistra. Lo bilancio. Ho fatto tre viaggi in aereo e tutte le volte l’aereo è atterrato e la gente è uscita tranquilla. Ci fosse stato uno che mi ha ringraziato. La prossima volta dormo anch’io, così imparano!!! *Comico

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Novembre 2010

Campo di Marte • Cure • Coverciano

IL QUARTIERE CHE CAMBIA. È notevolmente calata la presenza delle botteghe “vecchia maniera”

Artigiani addio, le strade si svuotano FOCUS

Due le cause principali: l’assenza del ricambio

Passato e futuro in via Arnolfo

generazionale e la mancanza

In via Arnolfo, in zona Bellariva, a lungo i cittadini hanno potuto osservare una vetrina annerita dalla polvere e dallo smog. Battenti chiusi ma saracinesca ancora alzata: a malapena si riusciva ad intravedere cosa “nascondesse”. Lì ci passa l’autobus, e spesso gli sguardi un po’ distratti dei passeggeri si posano su quella immagine giusto pochi secondi, quasi per caso. Si trattava di una vecchia bottega artigiana, ormai dimenticata e chiusa da tempo immemore: al suo interno, solo decine di graziosi manufatti in legno, derelitti e unica testimonianza dell’ennesima traccia di un passato che oggi non esiste più. Di recente, anche la vetrina è stata coperta da una spessa carta bianca, e forse tra non molto gli abitanti vedranno nascere un negozio più moderno, nuovo di zecca. Ma, pensano in molti, sarebbe bello poter vedere ancora quella vecchia vetrina proprio come era una volta, magari anche solo per un giorno.

di spazi adatti. Oreficeria e bigiotteria i settori che resistono maggiormente Simele Kruklidis

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amminando per le vie del quartiere, giorno dopo giorno, si può far caso a una “stranezza” che un po’ lascia interdetti: che fine hanno fatto gli antichi artigiani? Delle botteghe “vecchia maniera”, anguste ma uniche nel loro genere, sembra non essere rimasta neppure l’ombra. Da qualche anno, infatti, le strade del rione sembrano essere diventate sempre più fiere vetrine del consumo su larga scala, tanto che, soprattutto negli ultimi mesi, si continua ad assistere all’inaugurazione di (già noti) negozi in franchising. La conferma della lenta ma progressiva scomparsa della categoria arriva anche dal vicepresidente di Confartigianato, Alessandro Sorani: “Da tempo – racconta - nella zona di Campo di Marte si è reso evidente un notevole calo della presenza degli artigiani, e crediamo che il fenomeno sia imputabile principalmente a due cause: l’assenza del ricambio generazionale, che ha contribuito alla chiusura delle attività già esistenti, e una forte urbanizzazione del territorio, che invece ha finito per rubare ai grandi laboratori gli spazi necessari per la produzione. È il caso, ad esempio, delle classiche pelletterie”. Pochi giovani disposti a portare avanti l’attività di famiglia, dunque, ma anche poca disponibilità di luoghi adatti alle esigenze delle imprese: ed è proprio per quest’ultima ragione che i pochi artigiani presenti nella zona hanno scelto sempre più frequentemente di spostarsi altrove, per lo più verso Grassina, Ponte a Ema e in altre aree decentrate, con l’unico obiettivo di riconquistare i loro spazi “perduti”. E le conseguenze di questa scelta sono diventate sempre più visibili: i cittadini si trovano ad assistere, a volte senza neppure farci troppo caso, all’avanzata delle grandi catene commerciali, in periferia come nel turistico centro storico. Negozi spesso uguali tra loro, che ormai occupano le vie più trafficate e movimentate della città, lasciando poco spazio alle alternative. Quanto agli ultimi artigiani rimasti, invece, questi si contano sulle dita di una mano. I settori in

Uno scorcio di via Gioberti

cui la categoria continua a resistere maggiormente, seppur con qualche difficoltà, restano senza dubbio quelli dell’oreficeria e della bigiotteria: piccole botteghe che in pochi metri quadrati organizzano l’intero svolgersi della propria attività imprenditoriale, dato che quasi sempre è lo stesso produttore ad esporre in vetrina e infine a vendere le proprie creazioni. E i residenti, bisogna dirlo, non mancano di apprezzare lo sforzo, forse perché in questi settori hanno ritrovato il

il reporter è un periodico di 10 edizioni che mensilmente viene distribuito da in 216.486 copie

ne il desiderio e il volere del singolo cliente: dal vestito modellato sul proprio fisico al cappello di cui si possono scegliere i colori e la forma, fino al paio orecchini fatti proprio come li abbiamo sempre desiderati. Poche cose, si dice, riescono a rendere una persona soddisfatta come un buon acquisto: ed è questo il motivo per cui ai cittadini mancano così tanto gli artigiani, tra i pochi ancora in grado di dare forma alla creatività. Quella propria e quella altrui.

CONTROCORRENTE Elisa Manzella, 33 anni, presenta quest’anno la sua prima collezione di gioielli

La commerciante realizza il suo sogno. “Grazie” alla crisi

M

entre gli antichi artigiani del quartiere continuano a chiudere le loro botteghe, c’è chi ha deciso di andare controtendenza. È Elisa Manzella, trentatré anni, diplomata all’Accademia d’arte fiorentina, che finalmente è pronta a realizzare il suo sogno nel cassetto. Quest’anno presenterà infatti la sua prima collezione di gioielli in argento. La sua attività è iniziata come commerciante. Da dove è nata l’idea di creare gioielli? Quando ho rilevato il negozio I Fiesolani da mio zio avevo deciso di dedicarmi unicamente alla vendita. Tra il 2007 e il 2008 gli affari andavano piuttosto bene ed ero soddisfatta

Il Reporter di Campo di Marte, Cure, Coverciano raggiunge 41973 famiglie nel quartiere 2 di Firenze.

Copia in abbonamento postale

piacere di acquistare pezzi unici o di farseli creare su misura. “Mentre le imprese di grosse dimensioni hanno dovuto abbandonare il territorio di appartenenza – ha aggiunto Sorani - i piccoli artigiani che realizzano manufatti anche su richiesta conservano ancora qualche asso nella manica, soprattutto in una zona benestante come il quartiere 2”. Infatti, a ben vedere, il punto di forza dell’artigianato sembra essere proprio la creazione di un prodotto che può rappresentare alla perfezio-

Editore e Concessionaria Pubblicitaria: Web&Press Edizioni s.r.l. Direzione ed amministrazione: via Kassel 17- 50126 Firenze tel. 848.80.88.68 Direttore Responsabile: Matteo Francini Service editoriale e grafico: Tabloid soc.coop., Firenze (FI) scrivimi@ilreporter.it

del mio lavoro. Con l’arrivo della crisi tutto è cambiato, e così, di fronte all’aumento dei costi e alla diminuzione della clientela, ho deciso di intraprendere un nuovo progetto, tutto personale, e di dare vita a una mia linea. In tal modo dimezzo le spese e propongo agli acquirenti oggetti del tutto particolari. La fase di progettazione non è semplice, richiede molto tempo? Riesco a realizzare solo due o tre pezzi al mese, in quanto ogni oggetto richiede numerosi passaggi: dapprima il modello in cera, poi il calco e solo infine la produzione vera e propria. Inoltre, i tempi si allungano perché qui in

Stampato da Rotopress International, Loreto (AN) Periodico d’informazione locale Anno IV n.87 del 2 novembre 2010 N°reg 5579 del 17/05/2007 tribunale di Firenze. Iscrizione al Roc 8551. Spedizione in a.p. - 45% legge 662/96 art. 2 comma 20/b. Contiene I.P. Prezzo di copertina euro 0,10€

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negozio non ho l’abilitazione né lo spazio per creare, e sono costretta ad utilizzare un altro laboratorio. Che tema avrà questa collezione? Realizzerà gioielli anche su richiesta? La mia prima linea sarà dedicata alla creazione di fiori, personaggi e animali. Ho pensato di evitare le creazioni classiche, per concentrarmi su qualcosa di insolito, di introvabile. Naturalmente lavorerò anche su richiesta del cliente: negli ultimi tempi mi è già stato commissionato un anello con una piccola corona d’argento sopra, e proprio adesso ci sto lavo/S.K. rando.

Dati non raccolti presso l’interessato Si informa che, ai sensi dell’art. 24, comma 1, lett. C, del D.Lgs 196/2003 (codice in materia di protezione dei dati personali), il consenso per il trattamento dei dati personali, non è richiesto in quanto i dati sono provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque. Nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (art.13 del d.lg 196/2003). La informiamo che i suoi dati personali, non sensibili, sono raccolti e trattati da Web&Press s.r.l., al solo fine dell’invio presso la Sua residenza del periodico gratuito “il Reporter”. Il responsabile del trattamento è Web&Press s.r.l. Potrà in ogni caso richiedere l’eliminazione dei Suoi dati e in contemporanea la sospensione dell’invio della sua copia esercitando l’art. 7 scrivendo a Web&Press via Kassel 17 50126 Firenze.


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il giornale del tuo quartiere

QUI STADIO. Il centro sportivo tanto agognato da Prandelli sarà pronto per il prossimo campionato

E i “campini” vanno ai supplementari SAN SALVI. Il passaggio sterrato è del Comune

La via senza nome trova un proprietario U

Paola Ferri

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esare se n’è andato e non ritorna più (tranne qualche capatina a Coverciano) e il centro sportivo di viale Maratona è vuoto senza lui. Da quando Prandelli ha detto addio ai viola per vestire il ruolo di commissario tecnico azzurro, pare che il progetto di palestra, spogliatoi, annessi e connessi dietro lo stadio si sia impantanato. Archiviato il periodo dei ritrovamenti “storici” sepolti laddove sarebbero dovute sorgere le fondamenta di una nuova palazzina (essenzialmente scarti di cantiere risalenti ai lavori di ristrutturazione del Franchi), si è aperta una nuova fase di cantieri a rilento. “Il centro sportivo sarà pronto per l’inizio della prossima stagione”, rassicura l’ad

Intanto sono stati dichiarati inagibili per il pubblico e chiusi agli spettatori per gli allenamenti viola Sandro Mencucci. Il motivo? “Abbiamo apportato delle migliorie al disegno iniziale”, risponde Mencucci. Ma quali siano questi cambiamenti non è dato sapere. Peccato che la storia di quel progetto sia stata scritta a suon di ritardi e rinvii, a partire dall’ormai lontano Natale 2006, quando l’allora mister Prandelli fece presente all’allora assessore Giani che i “miseri” campetti di viale Maratona non erano sufficienti alla preparazione della squadra e che ci voleva qualcosa di più. Da quel

momento in poi è stato un continuo rimpallo di oneri e responsabilità, nonostante l’allenatore più amato degli ultimi anni non mancasse mai di ripetere che un centro sportivo degno di questo nome avrebbe portato come minimo 5 o 6 punti in più in classifica. Solo dopo il passaggio di consegne Domenici-Renzi amministrazione e società gigliata sono riusciti a venire a capo della situazione (ma le trattative sono costate il posto a un assessore allo sport, Barbara Cavandoli), stabilendo che sì, il centro sportivo si poteva fare, ma a spese della Fiorentina. E una volta ultimati i lavori, se la squadra avesse abbandonato Campo di Marte per Castello, l’impianto sarebbe rimasto di proprietà comunale. Solo che la partita del nuovo stadio non si è mai conclusa. A meno che non si interpretino come tre fischi finali le dichiarazioni dei Della Valle a proposito della Cittadella, definita dal patron Diego “un capitolo chiuso”. Ai tempi supplementari il sindaco Renzi ha provato a ritrattare, insistendo sull’ipotesi Castello, ma ormai pare essersi fatta strada un’altra idea: addio Cittadella viola, avanti con un centro sportivo come si deve. E i due ettari di viale Maratona in questo senso non bastano più, ce ne vogliono almeno cinque. Un’ipotesi che potrebbe mandare all’aria il progetto di Campo di Marte e rimettere in gioco altre location. Quella di Incisa, tanto per dirne una. Qui avrebbe dovuto vedere la luce inizialmente il supercentro dei Della Valle, con tanto di ampia area verde attorno (e olivi da coltivare) e residence da centinaia di camere. Un sogno che il comune valdarnese ha alimentato per anni, fino alla deci-

sione di stralciarlo definitivamente dal piano strutturale, arrivata solo un paio di mesi fa. Mantenendo, ovviamente, uno spiraglio aperto sui possibili ripensamenti. Nel frattempo i nostrani campini sono stati dichiarati addirittura inagibili per il pubblico e chiusi agli spettatori per “problemi di sicurezza dell’impianto”. Per permettere ai tifosi e alla stampa di assistere agli allenamenti saranno dunque organizzate delle sessioni di allenamento dentro al Franchi. Anche se, visto l’andamento della squadra in questa prima parte di campionato, forse un po’ di privacy a giocatori e allenatore non farebbe male.

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n cancello all’ingresso e una spianata (si fa per dire) di ghiaia. Qualche mese fa abbiamo aperto l’interrogativo sulle pagine del Reporter chiedendoci di chi fosse il tratto di strada, se così si può chiamare, che congiunge via del Mezzetta a San Salvi. Nessuno aveva saputo fornire una risposta, la domanda su a chi spettasse la responsabilità di buche e anche eventuali incidenti è rimasta senza risposta. Fino ad oggi. L’arcano è svelato: la strada di nessuno semplicemente non è una strada. Ma un proprietario ce l’ha ed è il Comune. A far luce sulla vicenda è stato l’assessore al patrimonio Angelo Falchetti, in risposta a un’interrogazione mossa dal consigliere comunale Pdl Emanuele Roselli. Risposta arrivata in differita di qualche mese rispetto al momento in cui è stata posta la questione, ovvero prima dell’estate. Insomma, “la strada bianca, non è una strada ma un terreno catastalmente identificato come tale, di proprietà del comune”, scrive Falchetti. In futuro, sì, ci verrà realizzato un passaggio ufficiale, ma per ora, stando alle carte, transitare di lì con l’auto è un po’ come andare per i campi di Peretola. La realizzazione della strada avverrà in concomitanza (presumibilmente a conclusione) della ristrutturazione dell’intera area di San Salvi. In sostanza quel percorso è stato pensato come strumentale a chi andrà a vivere o a lavorare dentro l’ovale dell’ex manicomio. Peccato che già ora siano mol-

ti quelli che usano la via sterrata come scorciatoia per arrivare a San Salvi o bypassare il traffico del circondario. “Quella strada è attraversata ogni giorno da decine e decine di veicoli – ribadisce Roselli - soprattutto da coloro che abitano nella zona sud di Firenze e nei comuni limitrofi, che transitano da quel tratto ogni giorno evitando così di appesantire ulteriormente il traffico sulle vie circostanti. Riteniamo grave che, nonostante le numerose segnalazioni da parte dei cittadini, vi sia stato fino ad oggi da parte del Comune un totale disinteresse per questa situazione”. In pratica, o Palazzo Vecchio decreta ufficialmente impercorribile il sentiero sterrato e

L’asfalto arriverà alla fine dei lavori all’ex manicomio lo chiude al traffico, oppure sarà necessario anticipare i tempi per la manutenzione. “E’ scandaloso che un tratto di strada di proprietà del Comune come quello che collega il plesso di San Salvi a Via del Mezzetta sia in uno stato totale di abbandono: il Comune intervenga al più presto per risistemarla visto che quel tratto tutt’oggi è molto utilizzato da moltissime persone che lavorano presso quell’area”. E si trovano di fronte a un rally quo/F.P. tidiano.


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Campo di Marte • Cure • Coverciano

L’INCHIESTA. Il Reporter è tornato a controllare lo stato di manutenzione degli spazi pubblici del Q2

Meno traffico e degrado, più verde I “vorrei” dei cittadini per le piazze Simele Kruklidis

giovani, assidui frequentatori della piazza nelle ore notturne. In piazza delle Cure la situazione è un po’ più complicata: i residenti sono piuttosto scontenti e in più circostanze hanno definito lo stato dell’area assolutamente “indecente”. Intanto, all’orizzonte si iniziano a delineare i nuovi progetti avanzati dal Comune, come l’ormai famosa riorganizzazione del mercato e della viabilità con lo scopo di liberare la

È

già passato un po’ di tempo da quando Il Reporter è andato a esplorare le piazze del quartiere per accertarsi del loro stato. Oggi, complice l’entusiasmo per le proposte avanzate dai cittadini in occasione dei “cento luoghi” e trasportato dalla curiosità per i possibili nuovi progetti in arrivo, il nostro giornale ha deciso di ricominciare il suo “tour” di ispezione. Ancora una volta, tappa dopo tappa, l’obiettivo principale è capire se la cura e il mantenimento degli spazi pubblici siano adeguati alle esigenze dei residenti. Si parte da piazza Savonarola, che è certamente tra i luoghi più attivi e apprezzati del quartiere: qui, durante il giorno, non sussistono particolari disagi, e anzi la piazza si riconferma tra le più apprezzate e vivibili della zona. Le sole richieste avanzate dai cittadini sono infatti relative al miglioramento dei servizi già esistenti, come ad esempio l’area bambini e l’area cani, il bar o ancora i bagni pubblici. Un grave disagio è relativo invece alla viabilità circostante, di cui si continua a discutere da tempo senza trovare una soluzione definitiva. Infine, un’altra critica dei residenti è riferita al problema della “circolazione” delle bevande alcoliche tra i ragazzi più

Dopo l’ultima riqualificazione anche piazza Oberdan appare oggi pulita e curata zona da un traffico sempre meno sostenibile. I residenti, in questo caso, non disdegnerebbero neppure una rivalutazione estetica dei dintorni della piazza, a partire dalla riqualificazione del Mugnone fino all’inserimento di piccole aree verdi e fontanelli d’acqua ad alta qualità. Altro centro nevralgico per la vita del quartiere è piazza Alberti, anch’essa da anni molto criticata e discussa per un preoccupante aumento del degrado e della sporcizia. Sulla pagina dedicata ai “cento luoghi” qualcuno scrive che sarebbe già un buon punto di partenza abbattere

Uno scorcio di piazza Alberti

Donatella Casalinga, 59 anni

Neghisa Studentessa, 18 anni

Samuele Meccanico, 23 anni

“Il problema sono gli stessi cittadini”

“Più aree cani e spazi gioco”

“Maggiori controlli la notte”

“Il Comune sta facendo tanto per rendere più piacevoli e vivibili le piazze del Quartiere, quindi credo che si stia già andando nella direzione giusta. Il problema semmai sono gli stessi cittadini, che troppo spesso non hanno cura degli spazi pubblici e in alcuni casi sono i primi a devastarli e sporcarli”

“Nelle nostre piazze sarebbero necessarie più aree per cani, più spazi gioco per i bambini e un maggior numero di fontane. Inoltre bisognerebbe facilitare i passaggi pedonali: spesso le strisce non sono visibili e le auto non vi prestano sufficiente attenzione. Credo questi accorgimenti possano bastare”

“In piazza Savonarola bisognerebbe ci fossero più controlli, soprattutto nelle ore notturne. Lì i ragazzi hanno in tasca i coltelli e ogni sera c’è il rischio di una nuova rissa. Questo discorso può valere anche per altri luoghi; sono convinto che un po’ di attenzione in più da parte della polizia non guasti”

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Lamentele e critiche per piazza Alberti e piazza delle Cure (al cui orizzonte si iniziano a delineare i nuovi progetti), un

Silvia Impiegata, 44 anni

Vieri Impiegato, 29 anni

“In altre città va peggio”

“Piazze migliorate, ma...”

po’ migliore la situazione di piazza “Ritengo che in questa zona le piazze siano tenute piuttosto bene. Anche piazza Alberti tutto sommato non ha grosse mancanze ed è vissuta con piacere dai residenti. In altre città la situazione è molto più grave e gli spazi pubblici sono realmente trascurati. Qui il problema non sussiste neanche”

Savonarola. Gli abitanti dicono la loro e avanzano richieste per vivere al meglio il rione

“Mi sembra sia evidente il miglioramento di piazza Oberdan, ad esempio. Negli ultimi anni si sono fatti numerosi balzi avanti nella cura e nella manutenzione delle nostre piazze. Ad ogni modo ritengo che siano necessari più spazi verdi e magari anche delle aree dedicate esclusivamente ai cani”

Piazza Oberdan

“quell’orrore di facciata del parcheggio che non ha niente a che vedere con il resto”, e sull’argomento molti sembrano essere d’accordo. Nella lista dei “vorrei” relativi a quest’area figurano anche una maggiore cura delle aiuole, la razionalizzazione degli spazi destinati alla circolazione, più connessioni tra le piste ciclabili e agevolazioni nei percorsi pedonali. Se anche solo alcune di

queste proposte saranno prese in considerazione, nei prossimi anni il volto del quartiere potrebbe cambiare in maniera significativa e a tutto vantaggio di chi ci abita. Quanto alle piazze più piccole, come piazza Vasari e piazza Antonelli, lo stato di mantenimento da un po’ di anni a questa parte è piuttosto stabile. Anche piazza Oberdan, dopo l’ultima riqualificazione, appare oggi pulita e

curata. Tra i cittadini, accanto alle esigenze di più facile fruibilità degli spazi pubblici, è forte anche la richiesta di una più attenta manutenzione del verde, troppo spesso trascurato. Con pochi accorgimenti e qualche investimento in più rispetto al passato non sarà difficile accontentare i desideri dei residenti, giovani e anziani che siano. Compresi quelli più pignoli.

Ecco gli interventi previsti questo mese sulle strade del quartiere (salvo altri eventuali lavori urgenti e quindi non programmati), che comporteranno provvedimenti per la sosta e la circolazione: VIA SALVIATI Sono iniziati a ottobre i lavori per la realizzazione di uno scannafosso per Villa Salviati in via Salviati. Fino a metà gennaio sono in vigore un restringimento di carreggiata e un senso unico da via Bolognese in direzione di via Faentina. Per i mezzi con larghezza superiore a 2 metri è in vigore un divieto di transito. VIA DEL MALCANTONE Da fine ottobre sono iniziati i lavori di riqualificazione degli impianti di illuminazione pubblica in via del Malcantone. Fino a venerdì 12 novembre, nella fascia oraria 7-18, è in vigore un divieto di transito veicolare - eccetto frontisti da via Gabriele D’Annunzio a via del Confine, nei tratti di volta in volta interessati dai lavori.

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Campo di Marte • Cure • Coverciano

DOSSIER. Dopo l’allarme del 2008 sull’inquinamento acustico la situazione sembra migliorata

Firenze città dei rumori. Anzi no Simele Kruklidis

zioni, ma riguardano per lo più le case costruite a ridosso dei viali di circonvallazione, che qui rappresentano l’origine della gran parte dei suoni disturbanti”. Niente di anomalo rispetto ad altre città italiane, ed anzi possiamo dire che per sua natura Firenze presenta un ulteriore vantaggio: l’architettura della sue costruzioni. “Quasi tutti gli edifici – continua Melloni – hanno un retro esposto su una corte o un giardino che favorisce il mantenimento del silenzio e della quiete notturna: a regola, le camere da letto dovrebbero essere collocate proprio su quel lato. Inoltre le mura sono spesse e trattengono il suono”. Ma al di là del traffico su strada, in alcune aree preoccupa anche la numerosità di abitazioni vicino alle rotaie e il sempre più discusso traffico aereo che, tra Peretola e dintorni, crea continui disagi ai cittadini. Rumori che purtroppo non sono eliminabili e che finiscono per incidere negativamente non solo sulla valutazione della zona e dei suoi immobili, ma soprattutto sulla qualità della vita degli stessi residenti. Eppure, secondo Melloni, le prospettive a breve e medio termine lasciano intravedere possibili e nuovi miglioramenti: “Nei prossimi anni sia la tramvia che la Tav aiuteranno a smaltire il traffico cittadino, contribuendo in maniera senz’altro significativa a rendere meno caotiche le nostre strade. Per quanto riguarda la questione dell’aeroporto, tutto sommato si fa riferimento ad un’area limitata e circoscritta, in cui però il rumore elevato sussiste”. Se dunque qualcuno potrà sperare in un futuro più silenzioso, per altri invece il problema continuerà a perdurare. L’inquinamento acustico, proprio come lo smog, è una tra le prime controindicazioni del vivere in città. Per alcuni è un compromesso tollerabile, altri invece progettano da anni la fuga verso la campagna.

È tra le principali fonti di stress e insonnie, ma presto le cose potrebbero cambiare. “Tramvia e Tav contribuiranno a rendere meno caotiche le strade”

U

no degli svantaggi di abitare in città è il dover fare i conti con il rumore di treni, auto, motorini e bus: suoni costanti che invadono i nostri spazi, tutto il giorno, tutti i giorni. Si tratta dell’ormai tanto chiacchierato inquinamento acustico, che oggi compare tra le principali fonti di stress, ansie e insonnie con cui siamo obbligati a convivere, a casa come al lavoro e a volte perfino nel nostro tempo libero. A Firenze, dopo l’allarme del 2008, sembra che la situazione sia rientrata nei limiti previsti dalla legge, sebbene sia evidente la presenza di alcune zone “critiche”, particolarmente esposte al traffico su strada e su ferro. Arnaldo Melloni, responsabile comunale del controllo sull’inquinamento sonoro, garantisce che “di norma, sul nostro territorio, non vengono superate le soglie limite di 65 decibel diurni e 55 notturni. Esistono però delle ecce-

IL DENTISTA RISPONDE QUESTO MESE:

LA PREVENZIONE NON FINISCE MAI...

A cura del Dott. Giuseppe Garrubba Cari lettori è appena trascorso il mese della prevenzione, continuiamo a parlarne perché è una pratica da tener presente ogni giorno. Forse non tutti hanno capito quanto è importante lavarsi correttamente e frequentemente i denti. Parliamo allora di come si forma la carie: dopo aver lavato i denti la loro superficie si riveste di un sottile strato di glicoproteine a provenienza salivare. Questa pellicola ha un ruolo protettivo, è come se il dente venisse unto per essere protetto dagli agenti abrasivi ambientali, essa viene anche usata però dai batteri come superficie alla quale attaccarsi. La placca che si attacca al dente dopo che è stato pulito (detta placca batterica) si sviluppa nelle prime 2 o 3 ore a macchia di leopardo. A 12 ore dall'inizio del processo il dente appare completamente rivestito da una patina di 8-10 strati di cellule. Dopo un intero giorno (se non si lavano i denti) gli strati di cellule arrivano a 100, per diventare 300 dopo due giorni e poi aumentare in modo esponenziale. Questa

placca riveste il dente non permettendo che la saliva lo deterga più. Il malcapitato dente si ritrova sommerso dai batteri che consumano i resti del cibo producendo acidi che scioglieranno i suoi minerali provocando la carie. Parallelamente questi batteri danneggiano anche la gengiva, facendola infiammare (gengivite) e alla lunga ritirare con conseguenti zone di scollatura dal dente dove la placca si insinuerà, provocando una progressiva degenerazione che può portare anche alla piorrea (malattia delle gengive con formazione di pus) che, se non curata, ha come conseguenza il ritiro dell'osso e la perdita dei denti. Il rimedio a tutto questo è una corretta igiene da attuare con l'appropriato uso dello spazzolino (con movimento sempre dalla gengiva verso il dente) e con il filo interdentale da passare fra i denti. Importante è anche l'igiene orale fatta dal dentista, almeno una volta all'anno, che non è sostituibile con l'igiene giornaliera in quanto serve a rimuovere l'accumulo di tartaro (deposizione dei componenti calcarei della saliva). Ricordiamoci che il nostro sorriso è troppo importante per trascurarlo.

SALUTE A TUTTI.

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IL CASO In attesa della nuova pista, si discute da anni

Ma Peretola trema ogni 3 minuti

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gni tre minuti sopra il cielo di Peretola passa un aereo a bassa quota: è un’azione che si ripete più di cento volte al giorno, senza tregua. Da anni ormai si discute sull’argomento, cittadini e amministrazione insieme, e di tanto in tanto la soluzione sembra sia a portata di mano. Si è parlato di misure anti-rumore, di variazioni nelle fasi di decollo e atterraggio e persino di diminuzione del numero di voli, eppure sino ad oggi non è stato ancora possibile rendere i decibel sopportabili. Per tale ragione la zona ormai vive in un limbo di proteste, promesse e dimenticanze, mentre la svalutazione degli immobili residenziali e commerciali continua ad avanzare. Chi ha la possibilità di allontanarsi lo fa in fretta, magari pur dovendo vendere la propria casa a cifre che per gli standard fiorentini sono quasi irrisorie. E a comprare senza alcun problema ci pensa la comunità cinese, che anche a Peretola cresce a ritmi sostenuti. Intanto, dopo numerosi tira e molla, all’orizzonte si profila la costruzione di una nuova pista, a sostituzione di quella attuale, ma parallela all’autostrada A11. Il progetto, secondo le stime

di Confindustria, dovrebbe far salire il numero dei passeggeri da 1,8 a 3,3 milioni all’anno e, soprattutto, dovrebbe garantire un notevole calo dell’inquinamento acustico. Così, mentre ancora una volta si sono riaccese le aspettative dei tanti residenti in attesa di risposte univoche, dall’Aerohabitat, il centro di ricerca sui collegamenti e le prestazioni aeroportuali, traspare invece qualche esitazione. In ultima istanza, la situazione appare ancora torbida, ricca di controversie e di questioni tecniche irrisolte. Ed ecco che ci risiamo: sull’argomento non è possibile fare chiarezza, neppure questa volta. Peccato per chi ci ave/S.K. va sperato.


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Bene i locali, non le botteghe cone, oggi invece (finalmente) non ci sono più scuse che reggano. La verità è che davanti all’ingresso della maggior parte dei locali e dei ristoranti della zona è quasi certo trovare uno o più posaceneri, adeguati e visibili. A tarda sera, poi, dall’enorme quantitativo di “cicche” in bella mostra, si

Bar e ristoranti sono in regola. Cestini assenti fuori dagli esercizi

deduce anche che vengono regolarmente sfruttati. Quindi, a conti fatti, è la presenza stessa di un posacenere a garantirne l’uso. Ma se bar e locali sono del tutto in regola, sembrano invece non essere sufficienti i cestini nelle aree pubbliche e, soprattutto, sono del tutto assenti davanti alle entrate di

alcuni supermercati e negozi. Secondo Micaela, incontrata in via Gioberti, “manca la cultura del tenere pulite le vie e i marciapiedi. Quando prima di entrare in un negozio si butta la sigaretta, neppure si riflette sul danno prodotto. E’ un gesto automatico”. Le zone in cui si sente maggiormente l’assenza dei posacenere “da esterno” sono quelle apparentemente meno frequentate, come ad esempio lungarno Colombo, i giardini più piccoli e le strade secondarie, dove però si possono comunque trovare piccoli negozi, aree di sosta e bar. E dove spesso capita di imbattersi in mozziconi buttati qua e là in strade e marciapiedi, da parte di chi magari non pensa nemmeno di contribuire in modo significativo, con il proprio gesto, a sporcare la città. Certo è che una maggiore presenza di posacenere potrebbe “convincere” anche i più distratti a comportarsi in modo /S.K. diverso.

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Le “cicche” finiscono in strada con molta facilità

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Effettivamente, quella del cestino con applicato un posacenere è un’idea che è già venuta in mente all’amministrazione. Da qualche tempo, infatti, ai bidoncini marroni che si vedono dislocati per tutto il centro sono state applicate delle cassette per gettare cenere e mozziconi. Quadrifoglio sostiene che l’iniziativa abbia avuto un gran successo e che nel perimetro del castrum i 500 posacenere presenti vengano svuotati anche cinque volte al giorno. Diversa la situazione negli altri quartieri, dove né i cenerini né questo tipo di bidoni sono stati sperimentati.

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ulteriore proposta). Ma, appunto per il loro aspetto inconfondibile, dando un’occhiata alle soglie dei negozi del centro ci si rende conto che solo in pochi (soprattutto in piazza della Repubblica e nelle vie limitrofe) hanno “adottato” il loro posacenere. “Vengono usati dai clienti - spiega Francesco Maggio, titolare di un bar in centro - ma essendo di cartone si rovinano, e tanti magari li hanno gettati. Un problema è che la gente li usa come cestino: passano e appoggiano di tutto sul posacenere. Ci vorrebbe un buco sotto il portasigarette per raccogliere anche tutto il resto”.

IL PUNTO NEL QUARTIERE

l cosiddetto mozzicone di sigaretta è il rifiuto che con più facilità finisce in strada. Per strano che possa sembrare, in molti infatti quasi non lo considerano come immondizia e lo gettano dove capita, senza troppi scrupoli. Così c’è il commerciante che dopo la pausa lo butta sul marciapiede proprio di fronte al proprio negozio, c’è chi fuma in auto e lo lancia dal finestrino e c’è chi infine preferisce nasconderlo nei tombini, ma non prima di avergli dato una bella strizzata con la scarpa. Nel quartiere 2, il tentativo di tenere puliti strade e spazi pubblici passa anche da qui, dalla lotta contro tutte le piccole ma cattive abitudini. Quelle abitudini che, moltiplicate per dieci, cento, mille persone, contribuiscono a sporcare significativamente la città. E se fino a qualche anno fa neppure ci si poneva il problema, anche perché spesso non era facile trovare cestini e posacenere dove lasciare il mozzi-

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Ilaria Esposito a cosiddetta “operazione cenerino” - ossia l’iniziativa promossa nel 2009 dall’allora assessore alla sicurezza e vivibilità urbana Graziano Cioni affinché gli esercizi commerciali esponessero posacenere sulla loro soglia - ha avuto successo? Probabilmente no. I 700 cenerini che furono messi in circolazione più di un anno fa sono molto riconoscibili grazie alle immagini di Firenze di cui sono rivestiti e la scritta “Firenze è anche tua, tienila pulita”. Di conseguenza, basta una passeggiata per accertare se veramente i commercianti hanno aderito alla lotta ai mozziconi e, soprattutto, se la stanno portando ancora avanti. Ad essere coinvolti nell’iniziativa furono i negozianti del centro, su proposta, oltre che dell’Amministrazione, anche della Camera di Commercio di Cna e con la collaborazione di Confcommercio e Confesercenti. Purtroppo, non è detto che gli esercizi che aderirono allora abbiano mantenuto l’abitudine di esporre il loro cenerino in materiale riciclato (il busto in cartone, la base in alluminio). Di conseguenza non è facile avere un dato su quanti siano realmente questi posacenere tutti ecologici (fra l’altro, Confesercenti sta provvedendo a distribuirne altri in Oltrarno ai negozi che stanno aderendo a questa nuova e

Orientamento per le attività di pubblica utilità

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Mozziconi, se la lotta si “spegne”

Servizi per il Quartiere

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SIGARETTE & CO. Sono pochi i negozi che hanno “adottato” un posacenere


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Novembre 2010

Campo di Marte • Cure • Coverciano

REALTÀ DEL QUARTIERE. Lo Sci Club Coverciano cambia sede, ma lo spirito è quello di 43 anni fa

In piazza delle Cure con gli sci ai piedi Neve a prezzi abbordabili, corsi per tutte le età e i livelli e tanta, tanta passione: questi gli ingredienti per sopravvivere dal 1967 ad oggi. Con oltre 200 soci e nemmeno un cent di guadagno Francesca Puliti

C

orreva l’anno 1967 quando tre amici con la passione dello sci decisero di fondare un club dedicato agli amanti della neve, proprio nel cuore di Firenze. Quarantatre anni dopo sono ancora là. O meglio hanno appena cambiato

sede. Lo Sci Club Coverciano, fondato da Piero Tucci, Mauro Ciullini e Gianni Carri, si è recentemente trasferito in piazza delle Cure, al numero 5. Ogni martedì sera la palazzina apre le porte ai circa 200 soci e ai nuovi iscritti che volessero avvicinarsi ai corsi

Lorenzo Bianucci, uno dei soci, in azione

(sia per bambini che per adulti) o partecipare alle gite fuoriporta. Diverse le attività coltivate in tutti questi anni, sempre seguendo il solito mantra: quello di rendere lo sci un’attività il più possibile alla portata di tutte le tasche. Perché si sa, tra skipass (35 euro al giorno all’Abetone), scarponi e giacche a vento si arriva a tirar fuori dal portafogli un bel po’ di bigliettoni. E allora lo Sci Club Coverciano tenta di mantenere bassi almeno i costi per i corsi e per gli spostamenti. Con meno di 300 euro si può accedere a 6 lezioni domenicali in Val di Luce, “parliamo di 30 ore di maestro”, sottolinea Fulvio Maddii, responsabile del programma Cas (Centro Addestramento allo Sci), che prevede corsi per tutte le età e per tutti i livelli, da gennaio a fine febbraio. Una quarantina i bambini che hanno partecipato durante la scorsa stagione. Ma ai tempi in cui Fulvio è entrato a far parte del club, negli anni ’80, era tutta un’altra storia. “Si andava su con tre o quattro pullman di ragazzi – ricorda – poi le cose sono

La premiazione di alcuni piccoli atleti

cambiate”. In peggio, secondo lui, almeno per quanto riguarda la pratica sciistica. “Ha preso piede l’idea della settimana bianca per tutti – racconta – e con 7 giorni sulla neve si chiude il capitolo montagna. Ma quello per me non significa sciare, la passione è mettersi gli scarponi una domenica dietro l’altra da dicembre a marzo”. Solo che questo tipo di impegno ha un costo non indifferente e così anche gli affiliati al club sono diminuiti. Anche se il nocciolo duro, formato da un centinaio di appassionati, resiste ancora. Per sopravvivere il Club ha fatto squadra con altre

7 associazioni simili distribuite nella provincia fiorentina, dando vita al Gruppo Sci Clubs fiorentini (www.sciclubsfiorentini.it), grazie al quale si riescono a contenere le spese e a organizzare gare a livello nazionale e internazionale. Il più antico club della neve di Firenze, però, resta sempre il Coverciano, “sopravvissuto grazie alla forza di volontà delle persone che lo compongono – sottolinea il signor Maddii – e alla passione per lo sport che ci spinge ad andare avanti e a investire tempo e risorse, senza metterci in tasca nemmeno una lira”.

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economia

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L’INCHIESTA/1. La causa sono spese sanitarie, rate per l’auto e mutui sulla casa

Toscana, duemila euro di debiti a testa Secondo un rapporto di Unioncamere, la nostra regione si aggiudica la maglia nera (insieme a Marche, Emilia Romagna e Veneto) nella classifica nazionale di chi non riesce a “coprire” le proprie uscite Giuditta Boeti

S

pese sanitarie, rateizzazioni per l’acquisto della macchina, viaggi, ma soprattutto mutui per comprare casa, ed ecco che in Toscana, nel 2010, ogni cittadino ha contratto debiti per una media di 2.040 euro a testa. Secondo i dati forniti dal Casper, Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (sigla che riunisce le varie associazioni di consumatori), ogni famiglia si ritrova accollate tutti i mesi delle spese fisse che costringono al ricorso al credito. Non a caso nell’ultimo anno il numero dei prestiti ha segnato un aumento record del 20,8 per cento. In linea con l’allarme lanciato dalla Banca d’Italia, dunque, anche in Toscana è cresciuto l’indebitamento delle famiglie e questo boom è causato da una forte perdita del potere d’acquisto. Secondo un rapporto di Unioncamere, nella classifica nazionale dei “cattivi pagatori” la Toscana indossa la maglia nera insieme al Veneto, alle Marche e all’Emilia Romagna. In queste regioni d’Italia, durante il 2009

si è registrato un incremento sia dei titoli non pagati sia del loro importo. Anche perché essere un pessimo pagatore non è poi così difficile: basta saltare o ritardare il pagamento della rata di un finanziamento (anche di un prestito appartenente al credito al consumo, cioè di quei debiti contratti per l’acquisto di un elettrodomestico o per rateizzare il pagamento di una visita dal dentista ad esempio) a causa di un qualsiasi motivo per essere registrati nelle “liste nere” dei “protestati”. A quel punto ottenere un nuovo finanziamento diventa davvero complicato. Ma in tempi di crisi pure i fiorentini hanno imparato a stringere la cinghia. Sono calati infatti gli

In tempi di crisi anche i fiorentini hanno dovuto “stringere la cinghia”. E sono calati gli acquisti

acquisti ritenuti non indispensabili (come gli articoli di profumeria, i libri, i giornali e la cartoleria) e la fonte primaria di indebitamento rimane ancora il mutuo per la casa. A confermare questa tendenza sono i dati sull’andamento delle vendite al dettaglio: nei primi sei mesi dell’anno la situazione di difficoltà del commercio toscano è stata legata ad una domanda interna che è diventata molto selettiva e cauta. Da un’indagine svolta da Unioncamere Toscana e Regione Toscana emerge che siamo ancora lontani dai livelli economici della situazione “pre-crisi”: segnali un pochino più rassicuranti arrivano da parte delle imprese che gestiscono ipermercati, supermercati e grandi magazzini, mentre per gli esercizi specializzati (sia alimentari che non alimentari) le perdite di fatturato restano ancora pesanti. Le difficoltà maggiori sono ancora relative alle vendite di prodotti per la casa ed elettrodomestici (- 4,3 per cento) e di abbigliamento e accessori (-3,5 per cento).

L’INIZIATIVA Si tratta di un aiuto erogato ai soggetti cosiddetti “non bancabili”, ovvero privi delle garanzie per ottenere finanziamenti

“Microcredito agevolato”, un sostegno per le famiglie in difficoltà

C’

è uno strumento a disposizione delle famiglie toscane in difficoltà a far quadrare i propri conti e si chiama “microcredito agevolato”. Si tratta di un sostegno che la Regione offre soprattutto a famiglie normalmente “non bancabili”, cioè che non sono in grado di offrire tutte le garanzie che occorrono per ottenere un finanziamento, ma che dimostrano di poter assolvere l’impegno di restituzione se aiutate a superare il momento di difficoltà. E allora, in questi casi, è la stessa Regione a fare (gratuitamente) da garante alle banche (fino all’80 per cento dell’intero ammontare) per la concessione di prestiti fino

ad un massimo di 4 mila euro. Il credito potrà essere restituito anche in piccole rate (di 70/80 euro al mese) fino ad un massimo di 5 anni ad un tasso di interesse agevolato (del 4/5 per cento medio annuo). Non sono previste spese di istruttoria o gestione della pratica, ed i fondi sono erogati al massimo entro 40 giorni dall’apertura della pratica. La Regione, per garantire i finanziamenti concessi dalle banche, ha costituito un fondo di garanzia iniziale di 1,2 milioni di euro. Punto chiave del microcredito agevolato è la rete di Centri di Ascolto ai quali le famiglie alle prese con problemi finanziari potranno rivolgersi per

accedere al sistema creato in collaborazione con Anpas, Arci, Caritas, Fondazione toscana per la prevenzione dell’usura onlus e Misericordie. L’iniziativa nasce da una evidente difficoltà economica in cui si trovano numerose famiglie toscane: secondo dati Cispel, infatti, nel 2009 non hanno potuto pagare 40 milioni di euro per consumo di gas, 150 milioni di euro relativi alla produzione di rifiuti ed al consumo di acqua; ed ancora, i pignoramenti immobiliari nel 2009 a Firenze sono cresciuti del 14,7 per cento. E il 32 per cento della popolazione anziana toscana /G.B. vive oggi con meno di 750 euro al mese.


economia

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L’INCHIESTA/2. Per chi deve riscuotere quanto gli spetta la via legale non è l’unica esistente

Quelli che di mestiere recuperano crediti Un esperto del settore racconta che questo tipo di soluzione “è meno oneroso per rivalersi sui propri debitori, sempre più numerosi a causa della crisi, e conviene ad entrambe le parti” Ilaria Esposito

L’

azione legale non è l’unica via percorribile per il creditore che vuole ottenere quanto gli spetta. Spesso ricorrere al recupero crediti è un mezzo più semplice per rivalersi sui propri debitori. Anna Tino, della Nivi Credit S.r.l di Firenze, ha spiegato a Il Reporter perché e come questa forma di riscossione convenga a entrambe le parti, creditori e debitori. La via del recupero crediti è “meno traumatica” per il debitore rispetto a quella legale? Il recupero crediti stragiudiziale è mediamente meno oneroso per il debitore, che non è gravato dai costi dell’azione legale (solo per registrare un decreto ingiuntivo servono centinaia di euro). Inoltre, questo sistema è più immediato ed economico anche per il creditore, che paga la società di recupero solo se incassa e - come nel nostro caso - in provvigione rispetto al recuperato, senza costi iniziali. Chiaramente la nostra azienda, come la maggior parte, collabora con studi legali: una volta percorse le strade stragiudiziali ed amichevoli il debitore ci costringe a perseguire le vie legali. Inoltre, col recupero legale si attivano procedure che incidono sulla vita del debitore: il decreto ingiuntivo registrato, il pignoramento, l’istanza di fallimento sono anche consultabili da terzi. Il recupero stragiudiziale presta attenzione alla mediazione fra le parti e a febbraio 2010 tra la nostra asso-

ciazione di categoria Unirec e la Adiconsum è stato costituito Ebitec, ente bilaterale per la tutela dei diritti dei debitori, anche in tema di privacy. Quali sono le situazioni tipiche che si presentano? Una persona (fisica o giuridica) ricorre al capitale di terzi se non può far fronte ai suoi bisogni coi mezzi propri. Un imprevisto determina l’impossibilità di rispettare le scadenze di mutui, credito al consumo, etc. Qui sorgono i problemi, poiché non tutti hanno la percezione vera di quel che costano certi finanziamenti: per rimborsarne uno se ne prende un altro, entrando in un vortice di interessi talora al limite del tasso di usura. Il risultato è facile da immaginare... Il numero di debitori è aumentato negli ultimi anni? Sicuramente, per i tanti posti di lavoro persi con la crisi e perché prima di questa ottenere prestiti e finanziamenti era fin troppo facile. Come prevenire questo fenomeno? “Stringendo” i rubinetti delle finanziarie, cioè effettuando analisi più severe sulla solvibilità dei soggetti che si avvicinano al mondo dei pagamenti rateali, del credito al consumo o dei prestiti in genere. D’altro canto, il vortice degli indebitamenti successivi potrebbe essere arrestato solo dal legislatore, con la previsione di soglie di usura sensibilmente più basse rispetto ai valori attuali.

FOCUS Ad occuparsene è un’associazione ad hoc, la Rmc (Recupero merito creditizio), che aiuta chi resta “intrappolato”

Liberarsi dal marchio di “cattivo pagatore” si può. Eccome

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volte liberarsi dell’etichetta di “cattivo pagatore” può essere molto difficile. La missione principale dell’Associazione Rmc (Recupero merito creditizio) è proprio quella di aiutare le persone che sono rimaste “intrappolate” nella cosiddetta “centrale rischi”, un elenco di nomi che serve agli istituti finanziari per controllare eventuali posizioni debitorie di chi avanza richiesta di credito. Quando qualcuno chiede un prestito a una banca o a una società finanziaria quest’ultima accede ad una banca dati, dove sono disponibili i nomi di chi ha situazioni di debito insolute. Ma in questi elenchi non si trovano solo i

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veri “cattivi pagatori”. Spesso rimangono per lungo tempo anche i nomi di coloro che, dopo un ritardo anche minimo, sono riusciti a pagare interessi e spese per estinguere il debito. Un sollecito di pagamento di una banca può essere sufficiente a far finire chiunque nella cartella rischi, senza che l’interessato se ne renda conto. Finché il suo nome resta in questi elenchi una persona è esclusa dal mondo del credito, dal momento che gli istituti finanziari non prestano denaro ai cattivi pagatori o ai presunti tali. L’Associazione Rmc tenta di far fronte a questo problema, aiutando chi si trova in situazioni simili e conside-

rando caso per caso il da farsi. La sua azione si svolge attraverso percorsi di formazione, informazione e consulenza sul mondo del credito e interventi veri e propri su casi di perdita del merito creditizio o altre questioni legali (anche attraverso convenzioni che l’associazione ha con esperti del settore, avvocati, ecc.). Inoltre, l’associazione sta portando avanti un lavoro di monitoraggio dei casi di inserimento nelle centrali rischi, per capire chi generalmente ha questo tipo di problema e per quali meccanismi burocratici la cancellazione dalle “liste nere del /I.E. credito” avvenga tanto lentamente.


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società

Novembre 2010

IL PUNTO. In costante aumento il numero dei fiorentini che optano per questa soluzione

Cremazione, scelta sempre più diffusa Nel 2009 si è registrata una crescita delle richieste del 10 per cento, ma questo crea dei problemi, perchè “gli impianti attuali non bastano”, spiega il segretario della Socrem. Che poi svela: “Tra i luoghi più utilizzati per spargere le ceneri spicca Monte Morello” Gianni Carpini

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Firenze le cremazioni sono in costante crescita: nel 2009 sono state 2.500, facendo segnare un +10 per cento rispetto all’anno precedente, e solo nei primi 9 mesi del 2010 si è toccata quota 1.950. Un incremento esponenziale negli ultimi 20 anni, basti pensare che nel 1990 le cremazioni erano appena 284. Nonostante i numeri aumentino, le infrastrutture restano le stesse, provocando ritardi e disagi. “Gli impianti attuali non bastano - spiega Eugenio Nappini, segretario della Socrem di Firenze, la società per la cremazione - spesso ci troviamo in periodi di forte mortalità in cui le salme rimangono in giacenza per 3 o 4 giorni”. A frenare il progetto di nuove strutture c’è soprattutto la mancanza di fondi. “Abbiamo chiesto più volte al Comune di poter fare un terzo forno, che si aggiunga a quelli già esistenti presso il cimitero di Trespiano – prosegue Nappini – ma aspettiamo da anni una risposta concreta”. Vediamo nel dettaglio le regole che disciplinano questa pratica sempre più diffusa anche a Firenze. L’ultima legge nazionale in materia risale al 2001. La cremazione è permessa nel caso in cui il defunto abbia espresso questa volontà, oppure quando la decisione viene presa dal parente più vicino, o ancora se la persona deceduta è stata iscritta a una società per la cremazione. Si tratta di associazioni senza fine di lucro – oltre 40 in Italia, 9 in Toscana distribuite nelle varie province - che seguono tutta la parte burocratica e assistono i parenti. Il procedimento di incinerazione, ovviamente, può essere eseguito solo dopo l’ok del medico legale, che deve escludere l’eventualità di una morte legata a un reato. Dal 2004 anche la Toscana ha una legge regionale che disciplina la dispersione delle ceneri e che dà la possibilità ai cittadini di conservare le urne cinerarie in casa. Chi vuole spargere le ceneri può farlo all’interno delle aree dedicate. A Firenze esistono due luoghi di questo genere: il “Giardino della Rimembranza”, all’interno del cimitero di Trespiano, e quello alla fine del parco delle Cascine, nei pressi del monumento all’Indiano, dove confluiscono Arno e Mugnone. La dispersione è permessa anche all’aperto: nei fiumi (a cento metri dalla riva), in mare (a un miglio dalla costa), in montagna (a oltre 200 metri dai centri abitati) e in aree private (lontano dalle abitazioni e con il consenso del proprietario). “Uno dei luoghi scelti

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Dal 2004 la Toscana ha una legge ad hoc

dalla maggior parte dei fiorentini per spargere le ceneri è Monte Morello” spiega Eugenio Nappini. La dispersione, secondo i dati della Socrem, è scelta dal 5 per cento delle persone, il 15 per cento decide invece di custodire l’urna nella propria abitazione, il restante 80 per cento preferisce la tumulazione in uno dei 32 cimiteri fiorentini. Per informazioni sull’argomento è possibile visitare il sito internet www.socremfirenze.it.

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elebre è il caso di Ugo Foscolo, sepolto proprio in quella basilica celebrata nei suoi Sepolcri: Santa Croce. Un vero e proprio pantheon degli artisti, dove sono ospitate le tombe di molti grandi come Michelangelo e Galileo. Ma anche la memoria di numerosi personaggi della storia recente è affidata a Firenze. Le Porte Sante sono il “cimitero vip” per eccellenza. All’ombra di San Miniato al Monte riposano Giovanni Spadolini, Mario Cecchi Gori con la moglie Valeria, lo stilista Enrico Coveri e tanti scrittori: Vasco Pratolini, Carlo Collodi (al secolo Carlo Lorenzini) e il creatore di Gian Burrasca, Luigi Bertelli. Sulle lapidi si leggono altri nomi famosi in città come l’editore Felice Le Monnier, Stanislao Paszkowski, fondatore dell’omonimo caffè, e il marchese Giovanni Meyer, padre dell’ospedalino di Firenze. A 4 chilometri di distanza, nel cimitero evangelico degli Allori al Galluzzo, riposa una grande giornalista, tanto seguita quanto discussa: Oriana Fallaci. Meno conosciuta è invece la tomba di Eugenio Montale, nel cimitero di San Felice a Ema. Accanto a lui la moglie Drusilla. Un altro poeta, Mario Luzi, giace sulle colline di Firenze, nel cimitero di Trespiano. C’è anche una nota curiosa. La città gigliata ospita i resti degli ultimi discendenti di William Shakespeare: Beatrice Shakespeare e Edward Claude Shakespeare Clench, tumulati nel cimitero degli inglesi al Piazzale Donatello. Ci sono poi personalità chiacchierate. Come Claire Clairmont, sepolta nel cimitero Monumentale della Misericordia all’Antella, amante di George Byron, che dal poeta e politico inglese ebbe una figlia. Sempre all’Antella si trova la tomba di Fanny Ronchivecchi Targioni Tozzetti, nobildonna fiorentina. A lei si rivolse l’amore (non corrisposto) di Giacomo Leopardi, che le dedicò il Ciclo di Aspasia.


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attualità

Novembre 2010

L’ALLARME/1. Anche a Firenze sono molti i fatti di cronaca che hanno a che fare con lo stalking

Un nuovo reato, il vizio di perseguitare Un decreto legge dell’anno scorso prevede punizioni severe

Giuditta Boeti

per questo tipo di molestie assillanti, ma intanto cresce il numero delle segnalazioni e delle situazioni con esiti drammatici. A Signa l’ultimo episodio, con due donne accoltellate dal vicino di casa

E

x mogli, ex mariti, ex fidanzati. Ma anche uomini e donne comuni, non necessariamente ex. Colleghi d’ufficio, vicini di casa, madri, amanti e mogli. Insomma, gli stalker o molestatori assillanti, quelli che pur di far soffrire l’amore perduto gli rendono la vita un inferno: danneggiando le loro auto, recapitando a casa regali

IL PUNTO La presidente di Artemisia

“Troppe vittime anche in città”

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LA RUBRICA DELL'AVVOCATO A CURA DI GUGLIELMO MOSSUTO Avvocato in Firenze

I MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA La moglie non era "per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo nella condizione psicologica di una persona scossa.... esasperata... molto carica emotivamente". Con questa motivazione la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25138 del 2 luglio 2010, ha assolto il marito dal reato di maltrattamenti in famiglia ribaltando le decisioni dei giudici territoriali. Torna a sorprendere ancora una volta la Corte: gli operatori del diritto e sicuramente i comuni cittadini. Nel caso il marito aveva, nell'arco di ben tre anni, ingiuriato, offeso, minacciato e percosso la moglie ripetutamente. La stessa, dal canto suo, non si era fatta sopraffare dalla condotta dell'uomo e lo aveva denunciato. In primo grado ed in appello, l'imputato era stato condannato alla pena di otto mesi di reclusione. La Cassazione, invece, ha ritenuto che le aggressioni subite dalla moglie non integrassero il connotato della abitualità della condotta di maltrattamento richiesto dal codice penale (art. 572) poiché, a causa del suo carattere forte, non era per nulla intimorita dalla violenza del marito. Piuttosto, gli episodi denunciati denotavano l'esistenza solo di un "clima di tensione tra i coniugi", ma non costituivano una vera e propria condotta di sopraffazione. Scrivono i giudici della Cassazione "non risulta offerta alcuna indicazione che deponga per la sussistenza, in capo all'imputato, di una volontà sopraffattrice idonea ad abbracciare le diverse azioni ed a ricollegare ad unità i vari limitati episodi di aggressione alla sfera morale e fisica del soggetto passivo". Viene da domandarsi: quanto una donna deve essere "intimorita" o "sofferente" affinché le percosse del marito siano considerate un maltrattamento? Quante percosse od offese si devono subire per sentirsi maltrattate? E poi, se la donna ha un c.d. "carattere forte" le percosse ricevute dal marito non costituiscono reato? Ed allora, fin dove può spingersi un marito violento? Domande che ancora una volta non trovano risposte garantiste. Chi non ricorda il clamore della sentenza sui jeans: non sussiste lo stupro se la donna indossa il ben noto capo di abbigliamento, emblema del mondo del rock degli anni '50. Era il 1999 e poco dopo la Corte, in più occasioni, ha mutato orientamento. Ed oggi: non è maltrattamento la percossa se la moglie ha un carattere forte! Ci aspettiamo un analogo percorso di ravvedimento, quanto meno perché l’interesse dello Stato alla salvaguardia della famiglia e il diritto al rispetto della personalità di ogni individuo, uomo, donna o bambino che sia sono i cardini del nostro ordinamento giuridico, i fondamenti della nostra società e come tali devono essere protetti. Troppe volte sfogliando un giornale, ascoltando la radio o guardando il Tg serale assistiamo impotenti al racconto di storie di donne oltraggiate, calpestate, aggredite... storie di ordinaria follia di gente comune, nella nostra città, nel nostro quartiere od anche nell'appartamento accanto al nostro!

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l punto sulla situazione con Nicoletta Livi Bacci, presidente dell’associazione “Artemisia”. Lo stalking è un fenomeno in crescita nel nostro Paese. Qual è la situazione attuale a Firenze? Anche nella nostra città – e in tutta la provincia fiorentina – il fenomeno dello stalking e del femminicidio, in particolare, è molto aumentato. Solo nel 2009, anno in cui è entrato in vigore il decreto legge che punisce come reato lo stalking, sono state circa 750 le donne che si sono rivolte al nostro Centro antiviolenza e, di queste, quasi il 6 per cento ha denunciato casi di molestie assillanti. Potrebbe sembrare un dato relativamente basso, ma purtroppo non lo è, perché quando le donne si rivolgono a noi vivono già una situazione particolarmente pericolosa che mette a repentaglio la loro vita. Qual è il profilo di chi si rivolge all’associazione Artemisia? Si tratta di donne inseguite dall’ex partner, perseguitate con appostamenti e pedinamenti, a volte costrette a lasciare la casa, il lavoro e cambiare città per non essere ammazzate. Nella quasi totalità dei casi, la relazione tra stalker e vittima è di natura sentimentale e la condotta persecutoria del molestatore è fatta di minacce tali da alimentare un crescendo di preoccupazione, tensione e paura. Ricordo il caso di una donna il cui stalker la perseguitava al punto che arrivò a spaccare le vetrine del negozio in cui lei lavorava; la donna fu licenziata e dovette lasciare Firenze perché vivere qui le era diventato impossibile. Qual è il sostegno che date alle donne in difficoltà? Abbiamo a disposizione un centralino telefonico (055/602311) per fornire consulenze e fissare dei colloqui di accoglienza utili ad analizzare insieme la situazione e a stabilire in accordo con le donne un percorso di uscita dalla violenza. Offriamo consulenza psicologica, informazione legale e un orientamento alla ricerca di /G.B. lavoro.

macabri, tappezzando le bacheche di Facebook, o le cabine telefoniche, con messaggi a luci rosse e numero di cellulare dell’ex amata. Sono anche le donne a non rassegnarsi all’idea di essere state “mollate” dopo una breve relazione, e allora iniziano a tampinare i malcapitati con centinaia di telefonate e sms, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Gli stalker, si diceva, quelli che si appostano sotto casa o dietro l’ufficio dove lavora “l’oggetto delle loro attenzioni morbose” e che, giorno dopo giorno, diventano sempre più violenti. Il confine tra molestia e stalking è labile e passa attraverso l’assiduità e la continuità della persecuzione, perché lo stalker con tenacia e perseveranza porta avanti le richieste, in modo ossessivo, fino al punto che, se non si assecondano queste pretese, arriva a rovinare la vita, se non addirittura a toglierla, uccidendo. L’ultimo caso salito alla ribalta della cronaca fiorentina è quello di un pensionato di 75 anni che ha accoltellato in strada le sue vicine di casa, madre e figlia, che lo avevano denunciato (e fatto condannare) per stalking. Il motivo? L’uomo non tollerava il cane delle vicine e questo, nel tempo, avrebbe acceso rancori culminati nelle denunce, fino alla condanna. Ma questo episodio è solo uno dei tanti casi denunciati da quando sono entrate in vigore – il 25 febbraio scorso con un decreto legge – le norme sullo stalking. La legge dovrebbe funzionare da deterrente: la pena oscilla tra 1 e 4 anni di reclusione, e aumenta se il reato è commesso dal coniuge separato o divorziato o da persona con cui la vittima ha avuto una relazione affettiva. Si arriva invece all’ergastolo nel caso di omicidio preceduto da stalking. Non lontano, infatti, è l’arresto di una ragazza fiorentina di 20 anni, che è stata fermata dai carabinieri per lesioni personali aggravate perché, armata di coltello a serramanico con una lama di 9 centimetri, ha accoltellato il fratello dello stalker che l’avrebbe insultata e minacciata in strada per vecchi dissapori. La ragazza aveva già denunciato l’ex fidanzato, di 19 anni, che la perseguitava, facendolo arrestare per stalking. Ma la sua azione non è bastata perché le intimidazioni sono continuate su Facebook e a queste si sarebbero aggiunte quelle dei familiari, tanto che la ragazza – perennemente spaventata – aveva deciso di circolare armata per potersi difendere in caso di necessità. Ma il fenomeno ha davvero dimensioni vastissime, anche nel resto del Paese. I dati dell’Osservatorio nazionale stalking riferiscono che nei primi tre mesi del 2010 le persone denunciate per stalking sono state 1.592, mentre 293 gli arrestati.

Nei primi tre mesi del 2010, in Italia, ci sono state 1.592 denunce


attualità

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L’ALLARME/2. Sono state una sessantina, in un anno, le vicende affrontate dalla Cgil in Toscana

Mobbing sul lavoro, aumentano i casi Ivo Gagliardi Cgil. In un anno, da ottobre 2009 all’ottobre scorso, sono stati una sessantina i casi trattati in tutta la regione, tra quelli già in giudizio e quelli ancora da verificare. Ma è un numero, questo, che ne nasconde ben altri, assicurano dalla Cgil. “Per sessanta casi che trattiamo ce ne sono almeno 600 che ci vengono denunciati – spiega Luana Del Bino, responsabile dell’ufficio vertenze della Toscana – che poi non risultano essere mobbing ma altre cose, ma che sono pur sempre disagi sul lavoro. In una scala di colori il mobbing rappresenta il nero, ma dal bianco al nero le sfumature sono molte”. E comunque, aggiungono dalla Cgil, 60 casi in un anno sono un numero a cui mai si era arrivati in passato. “Se avessimo cominciato qualche anno fa il lavoro a tappeto che stiamo facendo ora – prosegue Del Bino – i numeri sarebbero ben altri. Ma ora c’è la crisi”. E cosa c’entra la crisi con il mobbing? “C’entra, perché ora i lavoratori hanno il terrore di perdere il proprio posto – risponde la responsabile dell’ufficio vertenze – e per questo

di perdere il posto, e così vengono subiti in silenzio anche i comportamenti più gravi. Uomini e donne di 45-50 anni i più a rischio

L’INTERVISTA. Riccardo Del Punta, docente universitario

“Non è facile da riconoscere”

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a quand’è che si può parlare correttamente di mobbing e quando, invece, il disagio di un lavoratore deriva da altre cause? Per cercare di far chiarezza su questo fenomeno Il Reporter ha interpellato Riccardo Del Punta, docente ordinario di diritto del lavoro all’Università di Firenze. Professore, cosa significa esattamente mobbing sul lavoro? Questa parola deriva da un comportamento animale, quando in alcuni branchi un membro viene emarginato dagli altri: da qui la sua trasposizione sul lavoro. In genere si riconoscono due tipi di mobbing: quello verticale o strategico, messo in atto dal datore di lavoro, un atteggiamento persecutorio che in genere, ma non sempre, ha lo scopo di spingere alle dimissioni, e quello orizzontale, che non nasce per iniziativa dell’azienda ma tra colleghi come disfunzione del lavoro. Anche in questo caso, però, è l’azienda a risponderne. Ci sono criteri universali per riconoscerlo? No, non ci sono. In alcuni casi è evidente, in altri i confini sono

sottili. Perché si possa parlare di mobbing ci deve essere una condotta persecutoria e programmata che si protrae nel tempo. A volte il periodo minimo si calcola in 6 mesi, ma non è una regola generale. Quindi non è un fenomeno facile da individuare... No, assolutamente. Si può presentare con un demansionamento, con una sanzione disciplinare, con rimproveri esagerati, ma anche in molti altri modi. Bisogna stare attenti. A che punto siamo, in Italia, nel suo riconoscimento e trattamento? Nel nostro paese il mobbing è stato “scoperto” come fatto giuridico da una decina di anni, la prima sentenza è stata emessa dal tribunale di Torino nel ‘99. I casi accertati sono molti meno di quelli denunciati, perché a volte i lavoratori si ritengono mobbizzati quando non lo sono, altre è difficile valutare. Comunque, dato che fino a dieci anni fa non se ne parlava nemmeno, sono stati fatti grandi progressi. È importante che questo disagio ora sia venuto /I.G. fuori.

subiscono anche i comportamenti più gravi senza dire nulla. Solo gli esasperati denunciano”. Persone che proprio non ce la fanno più, e per cui tutto questo si è trasformato in una “malattia”. “Parlando di un caso già passato in giudicato – racconta Del Bino – per i comportamenti che era costretta a subire a una lavoratrice era venuto

l’esaurimento nervoso, aveva preso 20 chili, piangeva sempre... abbiamo fatto vertenza, e le è stato riconosciuto un risarcimento, oltre a essere stata rimessa in ‘sicurezza’ sul lavoro”. Non ci sono, stando ai dati della Cgil, categorie più a rischio di altre (il fenomeno interessa tanto gli impiegati quanto gli operai), e i “mobbizzati” sono in quasi

egual numero uomini (48%) e donne (52%), mentre i lavoratori più “colpiti” sono quelli tra 45 e 50 anni. Ma cosa deve fare chi si trovi, suo malgrado, ad affrontare una situazione simile? “Rivolgersi immediatamente a un ufficio vertenze – conclude Del Bino – ce ne sono in tutte le province toscane. E sanno bene cosa fare”.

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Con la crisi, però, in molti hanno il terrore

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on bastasse la crisi che, mese dopo mese, sta contribuendo ad infoltire le fila di disoccupati e cassintegrati anche in Toscana, c’è un’altra parola che è ormai entrata preoccupantemente a far parte del “vocabolario” del lavoratore di oggi: mobbing. Spesso usato senza che se ne conosca l’esatto significato, questo termine sta a denotare un fenomeno molto grave: continue vessazioni e violenze psicologiche (e in qualche caso anche fisiche) nei confronti di un lavoratore da parte di un superiore o di un collega, comportamenti che finiscono per ledere la dignità personale e professionale della vittima fino a provocare conseguenze sulla sua salute (e a volte non solo). Spesso con un fine ben preciso: costringere il lavoratore a rassegnare le dimissioni. Una pratica subdola, a volte non troppo facile nemmeno da riconoscere e quindi da denunciare. Ma in Toscana come vanno le cose su questo fronte? Non troppo bene, almeno a giudicare dai dati dell’ufficio vertenze e lavoro della

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on the road

Novembre 2010

MOBILITÀ/1. Microcamere sul lunotto delle vetture Ataf per incastrare i furbetti della preferenziale

A bordo degli autobus è salita la “spia” FOCUS

“Attenti a quella busvia”: 370 occhi elettronici

Lotta alla sosta selvaggia

Chi intralcia il traffico paga (caro) i danni

sono pronti a fotografare la targa

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di chi vi transita senza poterlo fare. E in caso di incidente funzionano come scatole nere Francesca Puliti

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te su gran parte dei bus. Non solo, le microcamere hanno gli occhi anche dietro e sono pertanto in grado di osservare anche quel che succede all’interno della vettura. Un elemento di sicurezza in più per autisti e passeggeri. E le telecamere fisse? “Rimane un sistema valido all’interno della Ztl”, rimarca Bonaccorsi. Undici le corsie già videosorvegliate, in tutte le altre basterà che gli autisti schiaccino un bottone non appena vedono un’auto davanti a loro e scatterà la multa. Il verbale da 80 euro sarà recapitato direttamente a casa per posta. E ci sarà poco da reclamare. “Saremo al sicuro da eventuali ricorsi – annuncia il presidente Ataf - abbiamo già ricevuto conferma dal mi-

nistero dei trasporti”. Altre novità dovrebbero arrivare a breve e riguardano l’allargamento della rete delle busvie. Il piano di partenza è sempre quello presentato dall’azienda di trasporto pubblico a inizio anno, che prevedeva l’entrata in scena di altre 14 preferenziali. La mappa è ancora in mano ai tecnici di Palazzo Vecchio ed è difficile fare pronostici su tempi e chilometri, ma pare ormai chiara l’intenzione di riservare ai mezzi pubblici alcuni tratti strategici, soprattutto in ingresso/uscita dalla città, come via Forlanini, via Reginaldo Giuliani, viale Morgagni e viale Europa. Allo studio anche una soluzione anti-traffico per via Lorenzo il Magnifico e via Toselli.

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furbetti della corsia preferenziale hanno le ore contate. A coglierli in flagrante saranno 370 occhi telematici montati su tutti gli autobus in circolazione. Guai a chi sgarra, le microcamerine posizionate sui lunotti anteriori delle vetture fotograferanno la targa dei trasgressori e la invieranno immediatamente alla centrale operativa. Occhio anche in caso di incidenti, perché il meccanismo funziona come una sorta di piccola scatola nera, in grado di immagazzinare una serie di altre informazioni sulla vettura (come velocità e frenata) in modo tale da smascherare i più scaltri anche in questo caso. Tramontata l’ipotesi di installare telecamere fisse all’ingresso di tutte le preferenziali (attualmente sono una trentina), operazione che avrebbe richiesto un investimento di oltre 2 milioni di euro da parte del Comune, Ataf ha deciso di attrezzarsi da sola. Tagliando di gran lunga sulle spese. “Ogni microcamera costa solo 195 euro – fa sapere il presidente Filippo Bonaccorsi – e ci consente di risparmiare anche sulle polizze assicurative”. Un risparmio stimato circa nel 30% proprio grazie al sistema da “computer di bordo” che memorizza informazioni valide anche in caso di processo. Il meccanismo è già stato messo in pratica con successo in diverse città d’Europa e d’America, dove va sotto il nome di Road Scan, ma anche più vicino a noi: a Prato, a Pisa e a Carrara, solo per fare alcuni esempi. A Firenze l’operazione inchioda-trasgressori è già cominciata, le piccole scatole nere sono già state installa-

cchio a parcheggiare in doppia fila o in prossimità degli incroci stradali. Da qualche settimana a questa parte chi intralcia il percorso degli autobus rischia di beccarsi una denuncia per interruzione di servizio pubblico e blocco stradale. E una conseguente richiesta di danni da parte dell’Ataf. Il presidente Filippo Bonaccorsi ha deciso di dichiarare guerra agli autisti indisciplinati, colpevoli di rallentamenti o addirittura di deviazioni. E i verbali fioccano: nelle prime tre settimane erano già a quota 40. Fino a 200 euro il risarcimento imposto ai “parcheggiatori selvaggi”. Se i presidi nelle zone calde, da parte dello stesso personale Ataf ma anche dei vigili, prosegue, alla linea dura delle sanzioni Bonaccorsi ha deciso di affiancare in seguito anche un metodo più soft. Non sanzioni ma opere di sensibilizzazione. Nei casi meno eclatanti si è optato infatti per un semplice volantino di avvertimento, della serie “per questa volta passi, ma la prossima paghi”. Ma di episodi clamorosi ne sono stati registrati, da quando è cominciata la battaglia (circa a metà settembre) ad oggi. Come quello di un ragazzo che, di fronte alla richiesta di danni, si è giustificato dicendo “ieri sera avevo bevuto troppo e non ricordo dove ho parcheggiato la macchina”. L’auto l’aveva abbandonata in piazza Strozzi, sbarrando il passaggio ai bus. A inizio settembre un’altra macchina lasciata sull’angolo tra viale Redi e via Toselli aveva costretto tutti gli autobus in transito a deviare il percorso per un’ora e mezzo, dopo che uno di loro si era incastrato nel disperato tentativo di passare. Non va meglio a chi parcheggia nello spazio delle fermate, abitudine tutt’altro che poco comune in città. Ma forse, almeno la prima volta, si metterà in tasca solo un volantino, anziché un salato bol/F.P. lettino da pagare.

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MOBILITÀ/2. A Firenze il popolo degli scooteristi ha tantissimi adepti: il 18 per cento dei residenti

I motorini? Hanno pure un sindacato A fondarlo è stato l’ex consigliere comunale Iacopo Bianchi. Oggi i problemi di chi guida un ciclomotore sono tanti, a partire dalla carenza di parcheggi nell’area del centro storico Annalisa Cecionesi

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elle fredde giornate invernali raccolgono gli sguardi impietositi degli automobilisti, che in coda si trasformano in occhiate invidiose. E’ il popolo degli scooteristi, da queste parti piuttosto folto. Firenze è infatti una delle città italiane con la più alta concentrazione di motocicli. Secondo i dati diffusi dal Comune, relativi alle iscrizioni al Pra+ del 2008, il 18 per cento dei residenti a Firenze possiede un motociclo, uno ogni 5 abitanti. Ma com’è la vita dello scooterista fiorentino? La nota dolente, a sentire i centauri, sono i parcheggi. A pagamento, proprio non se ne parla. L’unico esistente, al momento, è quello di piazza San Firenze, istituito qualche anno fa per regolare il forte afflusso in prossimità del tribunale. Ma nella delibera che rivoluziona la sosta approvata recentemente dalla giunta comunale si parla anche di 0,50 centesimi l’ora per la sosta di motocicli e ciclomotori. Sebbene quella di istituire nuovi parcheggi a pagamento per le due ruote sia solo una proposta da valutare, è bastata a far scattare un’iniziativa di protesta tra gli scooteristi. “La raccolta delle firme - dichiara l’ex consigliere comunale Jacopo Bianchi, fondatore, nel 1997, del Simis (Sindacato Italiano per il Motociclo e contro le Ingiustizie Stradali), meglio conosciuto come Partito dei Motorini – ha l’intento di contrastare una scelta ingiusta e sbagliata della giunta Renzi che penalizzerà gli studenti e i lavoratori di tutte le classi sociali che, in molti, hanno scelto intelligentemente questo mezzo per inquinare meno e spostarsi senza i tempi dei mezzi pubblici”. Ma anche se accantoniamo lo spettro dei posteggi a pagamento, il

problema della sosta rimane. Su Facebook un gruppo invoca “più parcheggi per i motorini in centro a Firenze”. E’ proprio l’area centrale il problema maggiore. Piazza della Repubblica, San Marco, la zona universitaria. Stazione compresa, dopo la demolizione della pensilina e la scomparsa della fila di posteggi per le due ruote. I parcheggi torneranno, ma non nel solito posto: 36 in via Alamanni e 62 in piazzale Montelungo. “Trovare un posto in centro è un’odissea – racconta Catia - e quando succede ritrovo il motorino assediato, tanto da non poter uscire”. Nel mirino è la sosta selvaggia. “In pieno centro – continua Eleonora - trovare posteggi per il motorino non è semplicissimo, altrove va meglio. Basterebbe che facessero le multe alle macchine che li invadono”. Al-

Chi si sposta sulle due ruote chiede anche nuovo asfalto e una segnaletica più sicura tre richieste da parte degli scooteristi? Asfalti nuovi di zecca. Qualche strada è stata messa a nuovo, ma in altre siamo in alto mare. E segnaletiche più sicure, a cominciare dai pericolosi guard-rail. E ancora, il via libera ai motorini sulle corsie preferenziali. Anche qualche deposito per caschi non guasterebbe. Ma gli scooteristi si accontentano di un po’ di sicurezza in più. Scarrozzarsi il casco, poco male.


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ieri e oggi

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CURIOSITÀ. Girando per la città con il naso all’insù se ne scoprono di antiche e bizzarre

Strada che vai, insegna che trovi Lorenzo Salusest

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nsegne in marmo o in pietra serena, dipinte a pennello sul legno o a mosaico su vetrate, simboli dell’anima di una città, pezzi di storia. Insegne che parlano di una Firenze che non c’è più, se non nel ricordo dei più anziani. Soppiantate dal freddo del neon, cancellate dall’incuria e dal tempo, sfrattate dalle inflessibili leggi del mercato che

ZOOM Ogni zona ha la sua tariffa

Ma mantenerle ha il suo costo

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n’insegna? Un fiorino. O qualche quattrino. Chissà se anche nei secoli scorsi i commercianti e gli artigiani fiorentini avranno avuto a che fare con la gabella sulle insegne delle loro botteghe. Perché forse non tutti sanno che per chi oggi ha un esercizio commerciale, tra le molte imposte cui deve far fronte, c’è anche quella su quel rettangolo apposto sulla porta del negozio con su scritto quasi sempre semplicemente il genere dell’attività commerciale e il nome. Tutte le forme pubblicitarie sono infatti assoggettate a imposte, e non sfuggono neanche le insegne sulle vetrine, nonostante esse svolgano spesso anche una funzione di abbellimento, o quanto meno di illuminazione – e quindi di maggiore percezione della sicurezza – della città. Per calcolare l’ammontare della gabella è necessario l’aiuto nell’ordine: di un commercialista che traduca in italiano comprensibile la norma e presenti la domanda senza errori formali, di un geometra che misuri le dimensioni dell’insegna, di un ragioniere che esegua i non immediati calcoli. E talvolta di un avvocato che difenda il commerciante se questi dà in escandescenze al termine di tutti i passaggi e il pagamento finale. Cifra non irrisoria, a dire il vero: perché se sino a 5 metri quadrati si è esentati dal pagamento, oltre la tariffa schizza immediatamente verso l’alto: dagli 84 ai 252 euro a metro quadro all’anno, a seconda della via (la città è divisa in 3 zone) e della superficie totale dell’insegna (fino a 2 mq, da 2 a 5, oltre i 15). Tradotto, significa che un bar con tre sporti e tre insegne standard da 2 mq l’una, e quindi 6 mq totali, andrà a pagare come minimo 504 euro all’anno. E non ci sono sacchetti neri o tabelloni luminosi montati al contrario (fenomeni sempre più diffusi e legati alla fase precedente all’autorizzazione) che tengano: l’imposta è come il Natale. Quando arriva, arriva.

rendono ogni città del mondo sempre più simile alle altre, talvolta resistono alle minacce assieme ai negozi che ‘presentano’, spesso invece sopravvivono a futura memoria, mentre nei fondi sottostanti si vendono prodotti e merci che niente hanno a che fare con quanto scritto sopra la porta. Altre volte addirittura una saracinesca abbassata è il segno evidente che la storia ha fatto il suo corso. E dire che sin dal 1800 le insegne rappresentano, oltre che una forma di comunicazione commerciale, un’espressione artistica: una sorta di carta d’identità con un ritratto dipinto al posto della foto. Tanto significative da ispirare (era il 1909) al poeta fiorentino Aldo Palazzeschi una “passeggiata” per le vie di una città non descrivendone le bellezze, ma semplicemente leggendo le scritte sopra i negozi. E se provassimo a farla oggi, una passeggiata simile, cosa vedremmo e leggeremmo? Una sequela di neon e grandi firme, di catene di franchising, di prodotti di basso consumo, che niente hanno a che vedere con la tradizione fiorentina. Ma se, camminando nelle vie del

Molte (purtroppo) sono state soppiantate da neon e grandi firme. Resistono tenacemente ai tempi moderni alcuni “classici” come quelli in via Ghibellina, largo Bargellini, via dei Neri, via San Gallo, via del Ghirlandaio, via Pandolfini, via de’ Bardi...

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centro – in specie nella zona di Santa Croce – alziamo gli occhi e aguzziamo la vista, abbiamo ancora la possibilità di fare un tuffo nel passato e imbatterci, ad esempio – siamo in largo Bargellini – in una lapide con su incisa: “Pizzicheria e canova di vini” (e alzi la mano il fiorentino che conosce il significato della parola “cànova”); o ancora, l’arco in pietra riportante la scritta, ormai quasi illeggibile “Macelleria di Alfredo Nencioni” (via Ghibellina). Rimanendo all’antica arte dei Beccai, l’insegna di via de’ Neri (con tanto di numero di licenza) e quel capolavoro kitsch che è l’insegna di via San Gallo, ricca di fregi e abbellita con una testa di mucca scolpita; o ancora, uscendo dal centro e spostandoci in via del Ghirlandaio, la scritta “Macelleria” in carattere gotico, suggestiva e a dire il vero un po’ inquietante. E ancora, resistono sulle entrate di alcuni fondi commerciali le lapidi delle vecchie “friggitorie” (ad esempio in San Lorenzo, anch’essa con numero di licenza). Cambiando genere troneggia ancora in via Pandolfini l’ovale in pietra con la scritta “Antica cascina, mescita di caffé e latte”, o l’insegna di una vecchia cantina in via de’ Bardi, con tanto di orario di apertura. In gran parte dei casi dei vecchi esercizi rimane solo l’insegna sbiadita, molto spesso nemmeno più quella. E’ il tramonto della Firenze bottegaia, l’anima antica della città soppiantata dalle nuove regole del mercato. Un tramonto interminabile. E’ la globalizzazione, bellezza.


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politica

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PALAZZO VECCHIO/1. Sfratti raddoppiati in un anno: ecco la ricetta dell’assessore Claudio Fantoni

Centinaia di case popolari. In caserma La nuova frontiera dell’edilizia residenziale

quantomeno la cessione di alcuni beni strategici. Per esempio? La caserma Lupi di Toscana: solo lì potremmo realizzare centinaia di alloggi popolari, oltre a servizi per i cittadini. Un vero e proprio spicchio di città. Al di là di questo progetto, quali sono gli interventi pianificati? Per dare una risposta immediata alla richiesta, siamo intervenuti con la manutenzione per gli appartamenti di cui eravamo già in possesso, come avrebbe fatto ogni buon padre di famiglia. Oltre ai 388 alloggi che abbiamo già assegnato (quasi un record rispetto alle amministrazioni precedenti), ne abbiamo già recuperati altri 245, che sommati a quelli dove sono ancora in corso i lavori fanno 362 residenze da consegnare a breve termine. E per quanto riguarda le nuove realizzazioni? Ce ne saranno? A fronte di un piano strutturale a volumi zero, abbiamo comunque già progettato e finanziato la costruzione di 500 appartamenti. Non solo, a medio-lungo termine proprio il piano strutturale appena adottato dalla giunta dovrebbe dar vita ad altre 2-3mila unità Erp. Ma nelle assegnazioni saremo più severi: chi rifiuta senza motivo ciò che gli viene offerto finisce fuori dalla graduatoria. E i controlli si faranno più accurati, come già stiamo facendo.

pubblica passa attraverso i siti militari dismessi. Ma attenzione, perché chi rifiuta l’alloggio assegnato senza giusta causa va fuori dalla graduatoria Francesca Puliti

S

e c’è una parola abusata dai media è il termine “emergenza”, ma di fronte a un numero di sfratti raddoppiato nel giro di un anno, nell’80% dei casi per morosità, è difficile trovare un vocabolo più adeguato. Di emergenza abitativa parla anche l’assessore alla casa Claudio Fantoni, che non a caso ha riaperto il bando per l’assegnazione degli alloggi popolari con due anni di anticipo rispetto alla data fissata (che sarebbe stata il 2012). E in graduatoria ha riservato un punteggio a chi è stato sfrattato per “morosità incolpevole”, perché “seppur ci sono dei ‘professionisti dello sfratto’, sono tanti quelli che non riescono realmente a pagare l’affitto”. Punteggio in più anche per anziani e giovani coppie. Ma non si tratta dell’unica novità, perché il prossimo campo di battaglia dell’edilizia residenziale pubblica è già stato individuato e va sotto il nome di “federalismo demaniale”. Case popolari nei siti militari dismessi. Assessore, è una prospettiva concreta? Faremo tutto il possibile affinché lo diventi, perché si passi da questo federalismo bugiardo ai fatti. Sarebbe una piccola risposta al bisogno abitativo, di fronte alla totale assenza di risorse che questo Governo ha messo a disposizione per l’edilizia residenziale pubblica. Non mi interessano le polemiche politiche, mi riferisco solo alla realtà dei fatti. E la realtà è che il Piano casa, rivelatosi peraltro fallimentare, serve solo a chi un tetto sulla testa ce l’ha già, mentre i fondi per il social housing daranno risposte solo a chi può pagare un affitto, seppur calmierato. Chiediamo

L’assessore alla casa Claudio Fantoni

LA NOVITÀ Locazioni, il Comune inventa un nuovo strumento per riportare la pace tra proprietari e inquilini

O pagati o rimborsati. E chi abbassa l’affitto si libera dall’Ici

“C

i vuole un nuovo patto sociale tra proprietari e inquilini”. Se inserirsi nel mercato degli affitti non è facile, l’assessore comunale alla casa Claudio Fantoni sceglie la linea del senso civico per mettere un freno agli sfratti per morosità. O più semplicemente del buon senso: canone più basso uguale più probabilità che venga pagato. E per rendere il tutto più allettante lancia uno strumento nuovo, l’Agenzia per la casa. Fisi-

camente si tratta di uno sportello (in via Pietrapiana 53) presso il quale locatari e locatori possono recarsi per chiedere informazioni e moduli, più in generale rappresenta il tentativo di far incontrare domanda (a caccia di costi più abbordabili) e offerta (alla disperata ricerca di garanzie). In pratica gli affittuari che siano disponibili a ribassare il canone del 15% sugli accordi territoriali, avranno il totale rimborso dell’Ici e il rimborso fino a 12

mesi in caso di morosità. A garanzia di ciò il Comune mette un fondo da 500mila euro “già tutti inseriti nel bilancio”, assicura Fantoni. Inaugurata il 19 ottobre scorso, l’Agenzia per la casa è un esperimento unico nel suo genere, ma ha trovato l’approvazione di tutte le categorie interessate. “Non abbiamo la presunzione di pensare che sia la soluzione a tutti i problemi – spiega l’assessore – ma vale la pena tentare, per cercare di arginare

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una piaga sociale”. Altra questione quella degli affitti in nero, su cui l’Agenzia non ha nessun potere d’azione. Ma le verifiche proseguono. “Teniamo d’occhio decine e decine di situazioni ed entro fine anno vedremo i risultati di questa operazione”. Insomma, chi è fuori dalle regole, ci tiene a sottolineare l’assessore, “non può dormire sonni tranquilli”. E se viene scoperto, dovrà pagare le tasse /F.P. evase fino a quattro anni prima.

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PALAZZO VECCHIO/2. Il piano strutturale sbarca in consiglio comunale

PROSSIMA FERMATA ITALIA. Tutto pronto per il 5, 6 e 7

Stop al cemento, sì ai recuperi I rottamatori di Renzi Sarà una città a “volumi zero” si ritrovano alla Leopolda A

Paola Ferri

mbiente e impresa, lavoro e stili di vita, cultura e infrastrutture, giustizia e politica, accesso al credito e alla casa. Anche Renzi ha i suoi cinque punti, solo che non deve farli approvare a nessuna maggioranza risicata né mettersi a lavorare di diplomazia per trovare consensi. Stiamo parlando dei temi che saranno al centro del dibattito in programma il 5, 6 e 7 novembre alla stazione Leopolda, meglio noto come “convention dei rottamatori”. Il titolo della tre giorni in realtà è “Prossima fermata Italia” e, a giudicare dalle adesioni registrate dal sito internet (www. prossimaitalia.it) e dalla pagina Facebook creata ad hoc, saranno in molti a fermarsi in stazione. Di inviti ufficiali a personaggi politici non ne sono stati fatti, non sarebbe stato nello stile con cui è nata la convention. Tutto è cominciato con le picconate settembrine del primo cittadino di Firenze in direzione

C

ostruire sì, a patto che parallelamente si butti giù qualcos’altro, equivalente come metri cubi. Alla fine il piano strutturale di Firenze è arrivato e ha mantenuto le promesse lanciate dal sindaco già in campagna elettorale. Stop al consumo di suolo, quello appena adottato dalla giunta è un piano a volumi zero. “Non vengono toccati i diritti acquisiti - spiega Renzi - per esempio un permesso a costruire già concesso, ma solo la potenzialità costruttiva che non si è concretizzata, ovvero gli atti per far avviare le procedure di costruzione che non si sono mai perfezionati o non sono stati fatti neppure partire”. E con questa operazione il sindaco spazza via i residui del vecchio piano regolatore, equivalenti a 260mila metri quadrati su cui il cemento avrebbe potuto allargarsi ancora. Altra novità riguarda gli edifici in classe 6, ovvero i capannoni in mezzo alle case (ex aree industriali o anche ex cinema), che un tempo potevano essere facilmente demoliti e ricostruiti senza passare dall’autorizzazione del consiglio comunale. La procedura era già stata bloccata in nome delle norme anti-Quadra. Adesso Palazzo Vecchio propone uno “scambio”: in pratica, i volumi potranno essere spostati altrove, con l’aggiunta di un bonus del 10%, mentre al posto dei vecchi capannoni Renzi immagina giardini, piazze o comunque luoghi di socialità, nella direzione dei famosi spazi verdi a 10 minuti a piedi da ogni cittadino. Stop anche ai cosiddetti “bassi napoletani”, abitazioni ricavate da fondi commerciali al piano terra degli edifici, usanza che fino a poco tempo

La Cittadella viola potrebbe essere l’unica deroga al freno delle nuove costruzioni fa andava molto di moda nel centro storico. E a proposito di centro, divieto assoluto di trasformare le case in alberghi, a meno che non si tratti di residenze storiche. Se è vero che non si consumerà più suolo, è vero anche che il piano prevede la realizzazione di oltre 9mila alloggi popolari. Dove? “Negli edifici dismessi – chiarisce il sindaco - vogliamo chiedere con forza al Governo di fare tutti i passaggi per dare a noi le caserme di cui non ha più bisogno, come quella dei Lupi di Toscana”. Insomma, si recuperano i contenitori vuoti

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e si fa spazio al verde in città. Sul dove andranno a finire i volumi dei fabbricati in classe 6 il gruppo Pdl avanza già dei dubbi (“Renzi ha intenzione di mandare tutto a Castello?”), ma su questo e altri punti ci sarà tempo per discutere. Adottato dalla giunta dopo tanta attesa (sul piano strutturale aveva cominciato a lavorarci la prima giunta Domenici), in versione molto rivista e molto corretta, adesso il documento approda nelle commissioni comunali, che lo spulceranno fino a metà novembre. Tra le questioni rimaste in sospeso quella della Cittadella, unica deroga al diktat dei volumi zero: nella prima stesura del nuovo piano lo stadio non c’era, adesso si dice chiaramente che Firenze lo vuole e che il luogo ideale, secondo Palazzo Vecchio, sarebbe Castello. Dovrà vedersela anche con il governatore Enrico Rossi, adesso, oltre che con gli agguerriti sindaci della piana. Non c’è, almeno per il momento, nessuno spazio dedicato alla moschea, di cui si continua a discutere in città. Se Legambiente approva a pieni voti l’idea di mettere un freno alla cementificazione, un’altra lega, quella delle cooperative, non è così d’accordo. “Aspettiamo di vedere quanti, tra gli obiettivi enunciati, si trasformeranno in politiche reali”, commenta Stefano Bassi, presidente Legacoop Toscana. L’approvazione definitiva in consiglio è prevista per febbraio.

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del suo stesso partito, o meglio, dei soliti noti del Pd, quelli che hanno fatto della politica un mestiere e hanno passato gran parte della vita ben accomodati su una qualche poltrona. “Pensano di offenderci chiamandoci ‘giovanotti’ – scrive Renzi su Facebook - ci accusano di essere sfasciacarrozze, ci fanno la caricatura rappresentandoci come pierini dispettosi perché abbiamo avuto il coraggio di dire che ‘loro’ hanno già dato tutto quello che potevano dare. Hanno già avuto la loro occasione, l’hanno sfruttata come abbiamo visto, adesso tocca ad altri”. Da Veltroni a D’Alema, passando per i parlamentari seriali che collezionano mandati su mandati, non si è salvato nessuno. “Bisogna rottamare senza incentivi”, dichiarò all’epoca

Pippo Civati e Matteo Renzi

Renzi. E fissò la data per ritrovarsi con quelli che all’interno del Pd la pensavano come lui, per mettere in moto “non una corrente, né uno spiffero”, ma un moto di rivoluzione a partire dalle basi del partito stesso. In nome del taglio del numero dei parlamentari, della riforma fiscale e di una giustizia che funzioni, tanto per cominciare. Il primo a rispondere all’appello è stato il vecchio amico (si fa per dire, visto che è della generazione Renzi) Pippo Civati. In seguito è arrivata anche l’adesione di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, un altro vecchio amico con cui in passato lo stesso sindaco di Firenze aveva avuto un piccolo screzio risoltosi in uno scambio di battute e nella profferta di una bistecca alla fiorentina. I cittadini, quelli sì, hanno risposto in massa. Un migliaio le iscrizioni effettuate via internet in poche settimane, altrettante (se non di più) le persone attese alla Leopolda, per mettere in comune idee e proposte “per scrivere insieme un progetto per il nostro Paese”, per dirla con le parole dei promotori dell’evento. Poco importa se nel mentre il Pd, proprio lui, ha fissato in concomitanza un altro appuntamento (il congresso dei segretari): il popolo dei rottamatori ci sarà, piccone in una mano e pennarello nell’altra, per cominciare a scrivere una /P.F. storia mai letta prima.

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HOBBY&DINTORNI. A Firenze ci sono molti maneggi che offrono i corsi più disparati

Andare al galoppo in città? Si può fare I bambini, certo, ma anche gli adulti che vogliono togliersi lo sfizio di cominciare ad andare a cavallo hanno solo l’imbarazzo della scelta, perché i centri ippici sono tanti e con proposte diverse. Si va dalle lezioni di equitazione (per principianti ed esperti) a quelle per imparare a guidare le carrozze, fino ai corsi per capire come prendersi cura degli equini. Passando per le passeggiate nel verde e nella natura Benedetta Strappi

C’

è il calcetto, c’è la piscina, c’è danza, c’è tennis. E poi c’è l’equitazione, la gioia di salire su un cavallo e quella di aver voglia di non scenderne più. E tutto questo non è una cosa per pochi, anzi. Anche a Firenze - la stessa Firenze in cui ogni giorno si tossisce di smog e si inveisce contro il traffico - non mancano i maneggi. Fazzoletti di verde popolati da cavalli bellissimi a pochi minuti persino dal centro. Per esempio. Nel parco delle Cascine e dei Renai c’è il centro ippico “La Baita” (www.clubippicolabaita.it) che organizza corsi base di equitazione, passeggiate a cavallo, escursioni di diverso livello e corsi agonistici. Il costo? Un pacchetto di dieci lezioni costa 160 euro, ai quali si sommano 100 euro di iscrizione all’associazione e 40 di tesseramento Fise (Federazione italiana sport equestri). In via de’ Vespucci, invece, ha la sua casa il Centro ippico toscano (www.centroippicotoscano.it).

Anche qui l’offerta è varia, e oltre alla scuola di equitazione ci sono corsi teorici dedicati alle tecniche equestri, corsi di inglese applicati all’equitazione (!) e corsi di “grooming” (ovvero dedicati alla cura dell’igiene degli equini). Oltre a questo, il centro dedica corsi ad hoc all’arte “delle redini lunghe” (tecnicamente “scuola di attacchi”) e qui i maggiorenni possono imparare a guidare una carrozza. Non è da meno il centro ippico “Le due case” (www.centroippicoduecase.it), situato nell’omonima strada (una traversa di viale XI agosto) che organizza corsi di diversi livelli e presta particolare attenzione alle attività dedicate ai bambini e ai disabili. Anche qui si possono frequentare corsi di equitazione di diverso livello, prendere parte a escursioni di varia durata (giornate o interi fine settimana) e seguire lezioni specifiche di equitazione di campagna, di attacchi, di mascalcia (l’arte della ferratura) e persino avvicinarsi all’antica disciplina della falconeria. I

prezzi variano: il costo per un’ora di lezione è di 20 euro (15 con sconto Cral), quello per una passeggiata con l’accompagnatore (sempre un’ora) è di 25 euro (23 con sconto Cral). L’abbonamento per dodici lezioni in maneggio costa invece 210 euro, mentre l’iscrizione 80 (comprende anche un’assicurazione). Ma l’offerta è molto vasta, e spostandosi appena dalla città si incontrano tante realtà: una è ad esempio quella di Vingone (Scandicci), in via di Mosciano, al centro ippico Scandicci (www.centroippicoscandicci.it). Anche qui ci sono corsi di equitazione di diverso livello, per adulti e ragazzi, e per i più piccoli la possibilità di cavalcare i pony. Qui, come nella maggior parte degli altri maneggi, c’è la possibilità di prendere parte ad una lezione di prova gratuita. Sul sito www.fiseprovincia.it si può comunque trovare l’elenco completo dei centri ippici di Firenze e provincia affiliati alla Federazione italiana sport equestri.

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IL CASO. La struttura si appresta a riaprire dopo le tragedie di Luca Raso e Veronica Locatelli

Il Forte Belvedere adesso ci riprova Luca Serranò

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n attesa della parola conclusiva da parte della giustizia sulla tragica fine di Luca Raso e Veronica Locatelli, il Forte Belvedere s’appresta a riaprire i battenti. Due le domande che ancora ballano sul piatto. Riuscirà l’Amministrazione a farsi trovare pronta per la prossima primavera, come da programma? E’ giusto che la riapertura avvenga prima del definitivo accertamento delle responsabilità penali? Il primo passo verso il completo ripristino dell’attività, ad ogni modo, è già stato fatto oltre due mesi fa, quando il tribunale ha dato l’ok al piano di messa in sicurezza presentato dal Comune e provveduto al dissequestro. Il via libera ha quindi consentito l’inizio dei lavori, che in questa fase si stanno concentrando sulla Palazzina Reale. Poi sarà la volta dei bastioni e degli impianti di illuminazione. Nelle intenzioni di Palazzo Vecchio, oltre a tornare al centro della vita dei fiorentini, la struttura dovrà offrire tutti gli standard di sicurezza necessari. Non è un mistero, infatti, che accanto al panorama mozzafiato il Forte nasconda insidie e pericoli: vere e proprie trappole ottiche, che anticamente servivano a confondere i nemici durante gli assalti. Proprio una di queste prospettive ingannevoli sarebbe costata la vita a Veronica Locatelli, la ricercatrice fiorentina per la cui morte pende una richiesta di rinvio a giudizio per sei indagati, tra cui, causa il suo ruolo istituzionale, l’ex sindaco Leonardo Domenici. Una delle ipotesi sulla caduta, infatti, è che la donna avesse scambiato le fronde degli alberi del sottostante giardino di Boboli per un prato. Anche nel processo sulla tragedia di Luca Raso, lo studente romano che perse la vita il 3 settembre 2006, sono saltati fuori ele-

menti tali da mettere sotto accusa sia il vecchio sistema di sicurezza (poca illuminazione, mancanza di protezioni) che la scarsa attenzione da parte delle passate amministrazioni verso questo tipo di problemi. E’ aprile quando durante un’udienza prende la parola la dottoressa Anna Tarducci, presidente della sezione di Firenze della Lega Nazionale per la difesa del cane. La donna, tra gli sguardi atterriti dei presenti, racconta i suoi tentativi per sensibilizzare le istituzioni competenti sulle innumerevoli morti di cani finiti giù nella zona della cannoniera, nello stesso punto in cui si sono spezzate le vite di Luca e Veronica. Il suo è un racconto da brividi: decine di segnalazioni senza risposta, telefoni sbattuti in faccia nell’indifferenza più assoluta. Anche in questo caso gli animali sarebbero stati ingannati dalle false prospettive, precipitando, complice l’assenza di ringhiere, giù dal parapetto. Al problema, finalmente, sembra aver dato risposta il piano di sicurezza presentato nei mesi scorsi dal Comune. I tempi per la completa riapertura al pubblico, anche di notte, restano ancora da definire con certezza, ma la volontà è quella di aprire i battenti entro la prossima primavera. Il progetto prevede una spesa di oltre due milioni di euro, con una prima fase di lavori concentrati sulla palazzina reale e sulle due terrazze che la affiancano. Poi sarà il turno dei bastioni, che dovranno essere messi in sicurezza con cancellate e parapetti. Gli ultimi interventi riguarderanno invece il restauro delle rampe della diamantina e dei camminamenti. Se tutto filerà liscio, il Forte potrebbe quindi ripresentarsi al pubblico come un nuovo centro culturale, con spazio per arte e spettacoli. Per non dimenticare, pare certa l’installazione di una targa o di un monumento in memoria di Luca e Veronica.

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la siCureZZa alimentare nelle nostre Case Episodi di grande impatto, come la sindrome BSE o sindrome della “mucca pazza”, hanno segnato una svolta della politica in materia di protezione dei consumatori e di sicurezza alimentare. I nuovi regolamenti comunitari gravano di maggiori responsabilità gli operatori del settore alimentare per tutte le fasi della produzione fino alla commercializzazione. L’Azienda sanitaria ha il compito di verificare il rispetto delle disposizioni in vigore, attraverso un sistema di controlli ufficiali. Dal momento dell’acquisto tutta la responsabilità sulla pratica igienica degli alimenti passa in mano ai consumatori. Comportamenti inadeguati, possono determinare tossinfezioni alimentari malattie di solito ad andamento benigno, causate dal consumo di alimenti alterati per presenza di germi patogeni o loro tossine e caratterizzate da nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, a volte febbre e, in un caso (botulismo), da gravi sintomi a carico del sistema nervoso. Per provocare la malattia è necessario che i germi si moltiplichino o che producano tossine. Affinché ciò avvenga alcune condizioni favorevoli sono, il consumo di alimento crudo o cotto in modo insufficiente, la T° di conservazione non idonea, il tempo eccessivo tra preparazione e consumo. ALCUNI CONSIGLI UTILI Evitare l’acquisto di: • confezioni aperte, rotte, rigonfie e ammaccate; • uova rotte; • latte, yogurt ed altri cibi refrigerati o congelati se tenuti fuori dal frigo; • cibi refrigerati, congelati o surgelati tenuti a temperature non idonee o al di sopra dei limiti di carico; • surgelati ricoperti da uno strato di brina o cristalli indice che hanno subito scongelamento e successivo ricongelamento; • prodotti con evidenti alterazioni; • prodotti scaduti; Inoltre: • prelevare i cibi refrigerati o congelati/surgelati verso il termine del giro della spesa; • i cibi congelati/surgelati e refrigerati dovrebbero essere posti, nei sacchetti termici e a contatto tra loro per una miglior conservazione; • l’acquisto di cibi caldi deve avvenire come ultima cosa prima di lasciare il punto vendita e non tenerli vicino a quelli refrigerati; • chiedere sempre un sacchetto impermeabile per carne e pesce freschi per evitare la fuoriuscita di liquidi. LA CONSERVAZIONE • Dopo l’acquisto provvedere al più presto a riporre gli alimenti nel frigorifero o nel congelatore a seconda della tipologia. • È opportuno munirsi di contenitori termici per i surgelati se si prevede un tempo eccessivo di stazionamento degli alimenti fuori dal frigo. • Evitare di lasciare i cibi nell’auto esposta al sole con gravi alterazioni dell’alimento. • Riporre gli alimenti in modo da evitare il contatto fra prodotti diversi, avendo cura di tenere separati gli alimenti crudi e cotti, confezionati e non. LA GESTIONE DEL FRIGO 1. È necessario effettuare periodicamente una pulizia e sanificazione del frigorifero. 2. Utilizzare il criterio della rotazione ponendo i cibi a più lunga scadenza dietro a quelli più deperibili o vicini alla

scadenza. Controllare la T° di conservazione: carne, pesce, formaggi freschi e latte da 0°C a +4°C, i surgelati a –18°C. 4. Controllare periodicamente la T° del termometro del frigo. 5. Non sovraccaricare frigo e congelatore. 6. Non avvicinare alimenti non confezionati di diversa natura. 7. Scongelare gli alimenti in frigo o se di piccole dimensioni, cuocere direttamente. 8. Non ricongelare gli alimenti una volta scongelati. 9. Non inserire gli alimenti caldi in frigo. 10. Riporre gli alimenti in frigo in contenitori chiusi entro 2 ore dalla cottura e comunque favorendo un raffreddamento rapido. 11. Non tenere mai cibi deperibili a temperatura ambiente perché ciò favorisce il rapido sviluppo di germi contaminanti. 3.

TEMPI DI CONSERVAZIONE IN FRIGORIFERO PER ALCUNI ALIMENTI NON CONFEZIONATI ALIMENTI TEMPO CARNE FRESCA 2-3 GIORNI PESCE FRESCO 2-3 GIORNI CARNE MACINATA 1-2 GIORNI FORMAGGI FRESCHI 5 GIORNI FORMAGGI A PASTA DURA 1-2 SETTIMANE SALUMI AFFETTATI 3 GIORNI SALUMI INTERI 2–3 SETTIMANE PREPARAZIONE- COTTURA - RISCALDAMENTO • Togliersi anelli ed altri monili e lavarsi con cura le mani con acqua e sapone prima di iniziare le preparazioni o quando si viene in contatto con alimenti di diversa tipologia; • asciugarle con asciugamani puliti o salviette monouso; • pulire e lavare con cura frutta e verdura; • i cibi devono essere cotti in maniera adeguata per una durata tale che permetta di raggiungere almeno 70 C° al cuore dell’alimento; • i cibi avanzati devono essere riposti in frigorifero entro breve (massimo due ore) consumati entro 48 ore e se riscaldati, accertarsi che l’alta temperatura arrivi al cuore dell’alimento per almeno cinque minuti. L’IGIENE DELLA CUCINA • Per pulire utilizzare acqua calda e detersivo. • Utilizzare spugne ben pulite e cambiare spesso gli strofinacci. • Pulire sempre le superfici di lavoro, le attrezzature e gli utensili prima e dopo ogni uso su alimenti diversi per evitare contaminazioni crociate. • Conservare i prodotti delle pulizie in armadietti separati in modo da evitare contatti con gli alimenti o ingestione accidentali. • Per disinfettare, dopo aver pulito, utilizzare prodotti a base di cloro (amuchina) adeguatamente diluiti in acqua fredda. RISCHIO INFESTANTI Al pari della pulizia e della disinfezione è necessario tenere sotto controllo gli infestanti. Gli insetti si possono suddividere in due grandi classi: gli insetti cosiddetti striscianti (es. blatte

ovvero scarafaggi) e gli insetti volanti (es. mosche e moscerini). La presenza di alimenti, di scarti e di rifiuti alimentari è fonte di richiamo per gli infestanti e potenziale fonte di infezione microbiologica. Attenzione a non lasciare alimenti freschi esposti all’ambiente. La presenza in casa di animali domestici deve necessariamente comportare l’adozione di abitudini e comportamenti igienici adeguati. L’ETICHETTA DEI PRODOTTI ALIMENTARI L’etichetta alimentare dà le informazioni per una scelta consapevole dell’alimento. Indica: • il nome commerciale del prodotto; • gli ingredienti in ordine decrescente; • gli additivi (lettera E seguita da un numero); • il produttore e la sede di produzione o la ditta di commercializzazione; • il prodotto con eventuale numero CE; • le modalità di conservazione (es. +4°C) e di consumo (es. previa cottura); • la data di scadenza o il tempo minimo di conservazione; • il lotto (indispensabile per la rintracciabilità di prodotti non idonei). È stato introdotto un sistema di tracciabilità delle carni bovine attraverso una etichetta con le informazioni sulla filiera dell’animale macellato. Anche le carni bianche,le uova e il pesce hanno una etichetta specifica di tracciabilità contenente le indicazioni sulla filiera di origine. ATTENZIONE ALLE SCADENZE! La durata di un alimento viene indicata dal produttore,il quale se ne assume la responsabilità sanitaria e commerciale in condizioni di corretta conservazione e manipolazione della confezione. Le diciture possono essere: • Da consumarsi preferibilmente entro il: È definito Termine Minimo di Conservazione (TMC). Indica la data oltre la quale, il prodotto può perdere le caratteristiche organolettiche, senza però essere dannoso per la salute. • Da consumarsi entro il: È relativo alla data di scadenza, ovvero la data entro cui un alimento deve assolutamente essere venduto e consumato (es. latte fresco). E’ vietata la vendita di prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato nella confezione. Si riferisce ad alimenti altamente deperibili (da 1 giorno a 3 mesi).

A cura del Dr. S. Bonfigli Responsabile UF Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria e Dott. ssa G.Ciampi UF Igiene e Sanità Pubblica Firenze. Informazione a cura della Società della Salute


sguardi

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FOCUS. Ecco cosa pensano del capoluogo toscano due persone che hanno fatto scelte diverse

La città vista da chi viene e da chi va Anna è fuggita a Londra per lavorare, Sarath è arrivato dallo Sri Lanka e qui ha trovato una nuova casa. E ora ne raccontano pregi e difetti

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ualcuno fa le valigie e se ne va, qualcun altro sbarca a Santa Maria Novella per non andarsene più. Firenze è fatta di fiorentini vecchi e nuovi: di residenti adottivi arrivati da altri paesi, ma anche di ex cittadini che se la danno a gambe verso più cosmpoliti lidi. Di gente che “bella come la mia città non ce n’è” e di gente che “non so come ho fatto a viverci tutti quegli anni”. Si sa, sulle rive dell’Arno il campanilismo cresce rigoglioso. Ma com’è la bella Firenze vista da lontano, oppure letta con gli occhi di uno straniero? Lo raccontano una ragazza nostrana sbarcata nella City e un signore arrivato dallo Sri Lanka tanti anni fa.

DA LONTANO...

...E DA VICINO

Anna si è trasferita a Londra un anno e mezzo fa

Sarath, originario dello Sri Lanka, vive qui dal 1984

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S

“Qui per tutti Firenze è un sogno” a vita nella City di Anna Michela Cariati, 25 anni, è iniziata un anno e mezzo fa. E’ partita da Firenze per lavorare come “communication executive” nell’area marketing di un’azienda italiana con varie sedi fuori dal territorio nazionale, fra cui una a Londra. Perché hai scelto proprio Londra? I motivi sono diversi. Principalmente per imparare bene l’inglese, ma anche perché avevo già alcuni contatti e, soprattutto, l’occasione di lavoro che mi si è presentata era qui. Torni a Firenze spesso? Oltre agli affetti è anche la città a mancarti? Più o meno torno una volta al mese. E’ difficile scindere gli affetti dalla città: naturalmente mi mancano più che altro le persone, ma con amici e parenti facevo cose che hanno anche a che fare con alcuni luoghi e quindi sento la mancanza anche di questi ultimi. E poi da qui di Firenze apprezzo la dimensione più “umana” rispetto a Londra. D’altra parte, spesso della nostra città annoia proprio il suo essere piccola. Firenze è cambiata da quando sei partita? E il tuo giudizio sulla città? Per alcune piccole cose sì: la zona del Duomo pedonalizzata, ad esem-

Anna

pio. Tante altre dovrebbero cambiare. Credo che vivendo all’estero emergano molti difetti della città e del nostro Paese: su tutti, la poca meritocrazia e lo scarso funzionamento dei canali esistenti per trovare lavoro. A Londra, tutto è più legato alle agenzie e chi è in cerca di occupazione sa più o meno cosa deve fare per trovarla. Quando dici che sei di Firenze, cosa risponde la gente? Qui per tutti Firenze è un sogno. Credo che questo dovrebbe essere un vantaggio da sfruttare al meglio per la nostra città, mentre spesso risorse simili in termini di prestigio /I.E. vengono sprecate.

“Non ci si accorge della sua bellezza”

arath Tennakoon, classe 1959, è originario dello Sri Lanka. Dal 1984 vive a Firenze, dove ha unito le sue due passioni: l’arte e le discipline olistiche. Da 20 anni insegna yoga. Perché proprio Firenze? Fin da bambino ero affascinato dall’arte italiana. Ho trovato Firenze proprio come la immaginavo: mi sono sentito subito a casa. Difetti della città? C’è un po’ di inquinamento e traffico, ma sono problemi di tutte le città moderne. E’ difficile che non ci sia traffico, vista com’è strutturata la rete viaria. Inoltre in pochi scelgono i mezzi pubblici. I fiorentini amano la vita comoda, usano spesso l’auto. Viaggio di frequente in autobus: fuori dagli orari di punta, chi utilizza i mezzi pubblici è in gran parte straniero. Firenze è sicura? Di notte non c’è sicurezza: mi intimorisce girare da solo. Negli anni ’80 la città era più tranquilla, mentre adesso c’è più percezione di insicurezza: si ha paura a uscire di sera e dei furti nelle abitazioni. Ho vissuto vicino Santa Maria Novella per anni e ho percepito questa insicurezza. Se ci fossero

Sarath

più controlli, la situazione migliorerebbe. Cosa consiglieresti ai fiorentini? Di valorizzare i tesori artistici della città. Spesso, chi abita qui, non si accorge della bellezza conservata da Firenze, avendola ogni giorno davanti. Manca poi un po’ di verde pubblico. Spesso vengono rifatte le piazze, ma si mette cemento al posto dei giardini. Meglio Firenze o lo Sri Lanka? Non riesco mai a decidere. Di Firenze mi piacciono molto l’arte, il cibo e il clima. Della mia terra natia mi mancano i profumi e la natura. E’ come chiedersi se ami /G.C. più mamma o papà.

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Novembre 2010

LA CITTÀ DI DOMANI/1. La rinascita delle Cascine tra i temi trattati in occasione dei “100 luoghi”

Il parco urbano più grande d’Europa? Lo avrà Firenze Paola Ferri

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na serata di mobilitazione popolare, di dibattiti, di giardini, cantieri ed edifici aperti solo per l’occasione ai visitatori, 11mila persone per strada, o meglio riunite nei luoghi che hanno più a cuore per conoscerne i destini e partecipare a scriverli in prima persona. Se la scommessa del sindaco Renzi sui 100 luoghi fosse stata soltanto quella della partecipazione, l’avrebbe vinta a mani basse. Ma la sfida più grande è quella di mantenerli in vita tutti e 100, possibilmente facendoli diventare ciò che i cittadini vorrebbero e che hanno descritto nelle migliaia di schedine depositate nelle urne la sera del 28 settembre scorso. Messe a tacere le polemiche per i costi dell’operazione - 55mila euro in tutto che Giovanni Galli, capogruppo del Pdl, avrebbe voluto mettere nel conto

spese per la comunicazione del sindaco - si cominciano a fare altri tipi di conti, quelli con la realtà di che cosa è stato fatto e cosa si farà. Per una bruttura buttata giù a colpi di ruspa (la pensilina della stazione di Santa Maria Novella), ce n’è un’altra ancora orgogliosamente in piedi (il rudere delle ex Poste in via del Pratellino, il cui abbattimento è stato rallentato da corsi e ricorsi in tribunale). Mentre a Novoli ci si augura di rivedere presto il Palazzo di Giustizia illuminato e aperto al pubblico, in centro cittadini e commercianti attendono pazientemente che si accendano i riflettori su piazza Duomo, nel senso letterale della frase. Nell’arco di una serata e di un centinaio di assemblee di proposte ne sono state fatte a bizzeffe, ma la più quotata, in quanto uscita dalla bocca del primo cittadino, riguarda le Cascine, il pallino di Renzi dai tempi della campagna elettorale. Dai 100 punti da mettere in pratica nei primi 100 giorni, il parco cittadino è stato trasferito

per insufficienza di progressi nella categoria 100 luoghi da far rinascere entro il 2014. E siccome il sindaco ci ha messo la faccia per la seconda volta consecutiva, la riqualificazione delle Cascine è diventata per sua stessa ammissione condizione necessaria alla ricandidatura a Palazzo Vecchio. Nel mentre il progetto si è fatto più definito: il polmone verde di Firenze diventerà il parco urbano più grande d’Europa. Circa 300 ettari, più o meno il 3% della superficie totale della città. Un obiettivo da raggiungere attraverso il collegamento da un lato con l’area dell’Argingrosso, i lungarni del Pignoncino e dei Pioppi, dall’altro con l’area del Podere-Il Barco e il nuovo polo musicale con il Teatro del Maggio. La prima fase dei lavori sarà presentata a giugno e tra gli interventi iniziali vi sarà la realizzazione di una passerella esclusivamente ciclopedonale a metà strada tra quella dell’Isolotto e il ponte all’Indiano.

Sono stati circa undicimila i fiorentini che hanno partecipato alle assemblee sparse tra centro e periferia lo scorso 28 settembre, contribuendo a scrivere il destino dei posti che hanno più a cuore. E ora parte la vera sfida DomeniCo Barista, 55 anni

DaviDe Pizzaiolo, 19 anni

evelin Commerciante, 37 anni

“Al Duomo ci vuole più luce”

“Musica e arte al parco”

“Multiplex in chiave sociale”

“Con la pedonalizzazione di piazza Duomo gli affari sono senz’altro migliorati, ma bisognerebbe fare qualcosa per migliorare l’illuminazione, la sera è troppo buio. E poi mi piacerebbe vedere via Martelli in ordine, come tutte le altre strade, con i dehors degni di questo nome, con pedane e coperture come si deve”

“Così com’è il parco di San Donato è alienante. E’ un po’ lo stile con cui vengono fatte le cose adesso, senza personalità. E va a finire che non ci va nessuno, come in questo caso. Per portarci un po’ di persone bisognerebbe organizzarci qualche evento, ad esempio concerti o esposizioni d’arte”

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“Da un punto di vista estetico è e rimarrà orribile, ma il Multiplex potrebbe rinascere sotto forma di centro di aggregazione sociale: questa zona non offre niente ai giovani, tranne qualche giardino. Si potrebbe anche pensare di farci una ludoteca per i più piccoli, sarebbe anche un modo per recuperare l’intera area”

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LA CITTÀ DI DOMANI/2. Sant’Ambrogio apre di pomeriggio, a San Lorenzo sono appena finiti i lavori

I mercati cambiano: restyling e orari lunghi Ludovica V. Zarrilli

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irenze, mercati aperti. Sembra questa la tendenza degli ultimi tempi, che vede protagonisti i mercati storici della città, sempre più proiettati verso aperture dilatate e una maggiore disponibilità ad accogliere tra i banchi e gli espositori eventi culturali, concerti e chi più ne ha più ne metta. A partire da Sant’Ambrogio, in piazza Ghiberti, che ha di recente annunciato l’amplimanento dell’orario di apertura due volte la settimana (il mercoledì e il venerdì è aperto dalle 8 fino alle 19 azichè fino alle 14), rendendo possibile la spesa pomeridiana anche ai ritardatari e a chi la mattina non riesce a frequentare gli allegri ambienti del mercato. Già quest’estate il complesso aveva aperto le porte - per un periodo di tempo limitato - a una serie di concerti che davano modo di conoscere la bella struttura ottocentesca anche nella sua veste by night. Dalla fine di ottobre invece , via libera al nuovo esperimento: “Siamo molto soddisfatti – spiega il vicesindaco Dario Nardella – questo era un obiettivo dell’amministrazione e ringrazio il Consorzio che ha reso possibile questo risultato. Si tratta di una sperimentazione che durerà fino a giugno, ma sono fiducioso che sarà positiva e che con il tempo tutti gli operatori aderiranno ai nuovi orari, anche quelli dei banchi esterni”. “Il nuovo orario – dice Fabio Rasile del consorzio esercenti - vuole rispondere alle esigenze di

tutti coloro che, pur non disponendo al mattino di sufficiente tempo per fare la spesa, non vogliono rinunciare a portare sulla propria tavola genuinità e freschezza; una freschezza che va avanti dal 1873”. Leggermente diversa la situazione del mercato centrale di San Lorenzo, per cui si parla da tempo di un’apertura prolungata ma “ancora non si è deciso niente - spiega il vicepresidente del consorzio Alessandro Boni - si vociferava di un paio di aperture settimanali, ma ancora non c’è niente di certo”. Per adesso l’unica cosa certa è che finalmente, dopo un anno e mezzo di lavori, il primo piano del complesso progettato dall’architetto Giuseppe Mengoni (autore anche del Mercato di Sant’Ambrogio e della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano) è tornato alla città (l’intervento è costato 1 milione e mezzo di euro) e l’amministrazione intende destinarlo alla “cultura enogastronomica, all’artigianato e alla moda - ha spiegato Nardella -. Definiremo presto le linee guida del nuovo progetto e lo faremo insieme alla città e agli operatori del mercato stesso, ai quali chiediamo la massima collaborazione. Il nostro obiettivo è quello di rendere San Lorenzo ancora più vivo e attraente”. Ancora insicura la sorte di tutti quei banchi che, durante i lavori, sono stati spostati all’esterno del mercato, dentro una tensostruttura affacciata su piazza del Mercato Centrale, che ora sperano di tornare negli spazi all’interno, “prendendo una decisione su come sfruttare gli spazi, di comune accordo con il Comune”.

marCo Macellaio, 57 anni

moreno Gastronomo, 47 anni

alessanDro Ortolano, 46 anni

“Prima di tutto la viabilità”

“No all’orario prolungato fino a sera”

“Negozi al primo piano? Sì, però...”

“Sono d’accordo con l’apertura pomeridiana del mercato di San Lorenzo, ma prima dovrebbero cambiare un po’ di cose. Questo posto è fatiscente, bisognerebbe renderlo più accogliente. E fare qualcosa per la viabilità, perché al momento è un percorso di guerra quello che porta qui. Altrimenti rimarrà solo una meta turistica”

“Non condivido la proposta di ampliare l’orario del mercato di San Lorenzo fino a sera. Partiamo dal fatto che qui dentro d’inverno ci sono 3-4° di giorno: forse se fosse climatizzato andrebbe meglio, ma qui siamo rimasti a 50 anni fa come struttura. In più si tratta di uno dei quartieri meno sicuri della città, e uscire la sera con l’incasso non sarebbe molto simpatico”

“Quando iniziarono i lavori al piano di sopra del mercato di San Lorenzo l’intenzione era quella di renderlo a noi ortolani, una volta finita la ristrutturazione, così com’era prima. Adesso si parla di negozi, ma in realtà la discussione è ancora in corso. E non vorremmo che alla fine alcuni di noi fossero costretti a rimanere all’aperto”

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salute

Novembre 2010

DICA 33/1. Quest’anno non ci sono pandemie in vista, ma la prevenzione resta un’arma insostituibile

Influenza, partite le vaccinazioni Solo nel territorio di competenza della Asl 10 ne sono state richieste 225mila dosi, destinate a over 65 e a soggetti a rischio per patologie o professione Benedetta Strappi

È

uno di quegli appuntamenti imperdibili, una di quelle campanelle che suonano ogni anno anche se se ne farebbe volentieri a meno. L’influenza, con il suo corollario di starnuti, febbre, mal di gola e chi più ne ha più ne metta, si prepara ad affacciarsi e ad inchiodare a letto le sue vittime senza chiedere il permesso. Quest’anno, però, fortunatamente, il megafono degli allarmi sanitari non ha strillato forte come l’anno scorso. Lo spettro della pandemia da “nuova influenza” pare allontanato, anche se gli esperti hanno spiegato a più riprese che anche quest’anno a farla da padrone sarà il virus H1N1. Resta costante anche il monito a vaccinarsi rivolto ai cossidetti soggetti a rischio. Anziani, portatori di patologie particolari e operatori sanitari già dal 18 ottobre scorso possono vaccinarsi. Il vaccino è, come ogni anno, gratuito e per la “punturina” basta rivolgersi al proprio medico di famiglia, pediatra, o agli ambulatori della Asl 10. Quest’anno, complessivamente, la Regione Toscana ha acquistato un milione di dosi, con una spesa complessiva di circa 4 milioni di euro. Nel territorio di competenza della Asl fiorentina sono stati richieste 225mila dosi di vaccini e la campagna durerà fino a fino a fine anno. In quel periodo, tra l’altro, è atteso il picco dei contagi, anche se non si può prevederlo con esattezza (il bollettino aggiornato si trova su www. epicentro.iss.it). L’anno scorso, a vaccinarsi, fu il 71 per cento degli over 65: una cifra vicina all’obbiettivo prefissato dal ministero della Salute, attestato al 75 per cento. E quest’anno? La speranza degli addetti ai lavori è che la guardia non si abbassi, e che anche se non si grida più alla pandemia le persone non dimentichino la buona pratica della prevenzione. Che passa attraverso il vaccino, innanzitutto, ma anche attraverso

una serie di piccoli accorgimenti che possono essere preziosi. Il primo passo è tener pulite le mani, lavandole spesso e con cura (l’Organizzazione mondiale per la sanità raccomanda di impiegarci non meno di 40-60 secondi, facendo attenzione a detergerne ogni parte) e utilizzando gel alcolici quando non si ha a disposizione dell’acqua. Lo stesso vale per l’igiene respiratoria: naso e bocca, in fase di starnuto, vanno coperti. E poi c’è il buon senso, quello che impone di stare a casa quando si ha l’influenza – specie i primi giorni - per evitare di contagiare gli altri. “L’influenza è la malattia infettiva che in assoluto incide maggiormente sulla popolazione – ha ribadito l’assessore regionale al diritto alla salute Daniela

Il picco dei contagi dovrebbe verificarsi intorno alla fine dell’anno Scaramuccia - sia sotto l’aspetto sanitario sia sotto il profilo socio-economico, con assenza dal lavoro, dalla scuola e da tutte le altre attività. La polemica sulla pandemia della scorsa stagione e sullo spreco dei vaccini, rimasti in gran parte inutilizzati, può aver generato sfiducia nella vaccinazione. Voglio ricordare che il vaccino è il mezzo più efficace e conveniente per prevenire l’influenza e le sue complicanze. Invito quindi gli anziani sopra i 65 anni e tutte le persone appartenenenti alle categorie a rischio - ha concluso - ad andare dal proprio medico o pediatra di famiglia per farsi vaccinare”.

L’APPELLO 1141803

Per l’associazione “Noi per voi per il Meyer”

Nuovi volontari cercasi

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a la nostra sanità vive anche di un prezioso “sottobosco”: il volontariato. Firenze, ed in generale la Toscana tutta, conta una miriade di associazioni attive nel settore. Una di queste è “Noi per Voi per il Meyer -Onlus”, nata nel 1988 come raggruppamento di genitori di pazienti oncologici dell’ospedalino, e cresciuta nel tempo fino a contare oltre 3.500 soci. E adesso “Noi per Voi” cerca nuovi volontari. Persone disposte a regalare un po’ del loro tempo (bastano pochissime ore a settimana) a una più che giusta causa, per dare sostegno ai piccoli pazienti del Meyer (e di altre strutture con cui l’associazione collabora) e alle loro famiglie. Questi volontari si muovono su un doppio fronte: da una parte sono presenti nei reparti e a casa dei piccoli malati, dall’altra sono chiamati a occuparsi di quelle faccende burocratiche che spesso rappresentano un fardello ulteriore per i loro familiari. E sono sempre loro ad animare le iniziative di raccolta fondi, dalle cene di beneficenza agli stand. “La nostra associazione ha una

particolarità – spiega la dottoressa Ilaria Paggetti, referente per le attività di volontariato – che è quella di organizzare, generalmente una volta all’anno, corsi di formazione ad hoc, gratuiti, che preparino chi si avvicina a noi ad affrontare al meglio situazioni spesso emotivamente pesanti. Oltre a questo ci occupiamo della formazione permanente, e ogni mese ci sono due riunioni per agevolare al massimo il lavoro dei volontari”. Per tutte le informazioni, e per le iscrizioni al corso di formazione, si può consultare il sito www. /B.S. noipervoi.org.


salute

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DICA 33/2. Un fiorentino racconta la sua personale esperienza dopo aver contratto l’H1N1

Una lunga storia di allarmi “gonfiati” Dalla mucca pazza alla suina, passando per la Sars e l’aviaria: alla “saga” delle pandemie (vere o presunte) si aggiunge un nuovo capitolo ogni anno Ilaria Esposito

I

n principio fu l’encefalopatia spongiforme. Volgarmente detta “mucca pazza”, probabilmente questa malattia costituì uno dei primi “allarmi epidemia” del nuovo millennio. In realtà, il morbo venne identificato per la prima volta nel 1996, ma il picco di casi si verificò nel 2000. Ad oggi, in tutto, sono state 217 le persone, distribuite in 11 stati diversi, ad ammalarsi di Bse (fonte Asca). Purtroppo, l’ultimo caso italiano risale a quest’estate. E ancora, nel 2002 fu la volta della Sars (Sindrome Acuta Respiratoria Severa), della quale fu vittima il medico Carlo Urbani. Dopo il suo caso, in Italia fu lanciato lo stato di allarme, che fortunatamente rientrò dopo poco tempo senza che il numero di casi verificatosi potesse essere considerato preoccupante. Fra il 2003 e il 2004 fu la volta dell’aviaria, quella che faceva tremare gli ipocondriaci davanti a un petto di pollo. In realtà, il contagio era facilmente scongiurabile con una semplice cottura delle carni bianche, tanto che tutti i casi sospetti di contrazione del morbo nel nostro Paese fra il 1997 e il 2007

seguirono ad un contatto diretto degli individui con volatili domestici. Ad ogni modo, la “fobia del pollo” causò soprattutto una grossa perdita economica nel settore dell’allevamento avicolo. Passando dai bovini alle carni bianche, cronologicamente si giunge alla suina, per cui si è parlato di “pandemia”. Il passaggio del morbo dagli animali all’uomo è avvenuto nel 2009 in piccoli villaggi messicani, dove purtroppo morire di influenza è ancora facile. Giunto in Europa, il virus H1N1 è stato effettivamente contratto da molti, ma fortunatamente nella maggioranza dei casi si è manifestato come una normalissima influenza. E’ il caso di Niccolò Tosi, 25 anni, di Firenze, che l’anno scorso si è ammalato mentre trascorreva un periodo di studi in Inghilterra. “Ho contratto il virus fra Washington e l’Inghilterra – spiega Niccolò - in aeroporto. Arrivato a Southampton stavo già male, quindi ho compilato un form su un sito che era stato costruito in occasione dell’emergenza. Ho chiamato il medico e lui ha contattato la ‘Health protection unit’. Mi hanno fatto due tamponi e dopo un paio

di giorni mi hanno confermato che avevo sicuramente contratto la H1N1. Il mio è stato il primo caso in Hampshire e c’era un po’ di disorganizzazione. Dopo è stata stabilita una procedura. Io sono dovuto stare chiuso in casa

una settimana - conclude il 25enne - la mia università è stata avvertita e i miei coinquilini allontanati dall’appartamento che condividevamo. Al di là di questo, si è trattato di una normale influenza”.

IL FATTO La paziente aveva contratto la malattia, che ha tempi di incubazione lunghissimi, molti anni fa, quando non c’erano controlli sulla carne

A Livorno un ricovero recente per la Bse: “Ma nessun pericolo di contagio”

E

ra dal 2002, quando una donna si ammalò in Sicilia, che la BSE o - per dirlo come la malattia è conosciuta ai più - la “mucca pazza”, non tornava a terrorizzare l’Italia. E invece quest’estate una signora livornese di 42 anni è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale di Livorno per permetterle di attraversare la fase terminale della malattia ricevendo alcune cure palliative che le alleviassero l’atroce sofferenza. La donna accusava da tempo disturbi neurologici e per questo si era recata pochi mesi fa al Carlo Besta di Milano, dove la malattia le è stata diagnosticata e dove, senza successo, le sono stati

somministrati i primi medicinali. Già a ottobre 2009 quello della donna era stato definito come un probabile caso di “variante della sindrome di Creutzfeldt-Jakob” (la mucca pazza, appunto). I disturbi neurologici che hanno portato la signora fino allo stato di coma sono dovuti a una proteina, il prione, che danneggia il sistema nervoso e il tessuto cerebrale. Purtroppo, la diagnosi della malattia non è facile né può esser fatta in tempi rapidi, perché il periodo di incubazione della Bse può anche durare 10 anni e i sintomi possono essere diversi. Questa estate è stata proprio la lunghezza del periodo di latenza della

malattia a far escludere agli esperti il fatto che in Italia, dopo questo caso, si dovesse tornare a parlare di allarme. Infatti, la proteina sarebbe stata ingerita dalla donna quando ancora i controlli sulla carne non erano quelli imposti dalla normativa europea dopo i casi del 2000. Per quanto riguarda l’ospedale dove la donna è stata ricoverata, invece, i medici hanno tenuto a sottolineare che ogni tipo di contagio degli altri pazienti è da escludersi. Grazie all’osservanza di normali misure igieniche, i ricoverati nel reparto dove è stata ospitata la donna si devono /I.E. considerare al sicuro da qualsiasi tipo di rischio.

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Novembre 2010

CURIOSITÀ/1. Molti i giovani che scelgono di noleggiare uno di questi mezzi anche solo per poche ore

Metti una sera a bordo di una limousine Farsi scarrozzare dietro i vetri scuri di un’auto sfarzosa sembra non essere più un sogno proibito. E così spopola la moda alla “Pretty Woman” Annalisa Cecionesi ti sono cinesi. La limousine consente loro di sfoggiare il lusso ma anche di far spazio ai testimoni, che per loro tradizione seguono gli sposi. Ma chi noleggia una “limo” non lo fa solo per ostentare uno status symbol. “Alcune mamme – racconta Dolfi – l’hanno noleggiata per fare una sorpresa di compleanno alla figlia di 12 o 13 anni, invitando anche gli amici. Per una bambina salire su una macchina del genere è un po’ come vivere una favola”. Una fiaba alla Pretty Woman (per info: www. limousinetoscana.com).

Una limousine in servizio

CURIOSITÀ/2. Si può partire da viale Europa o San Casciano, il volo dura un’ora

E per gli incontentabili c’è la mongolfiera F

irenze… cinquecento metri sopra il cielo. Non è un film, né il titolo di un libro. È la possibilità di ammirare la città e i suoi dintorni col naso all’ingiù. A bordo di una mongolfiera. Il Duomo, Santa Croce, Ponte Vecchio, l’Arno. E intorno le dolci colline. Di solito è un paesaggio che si ammira a “spizzichi e bocconi”. Un pezzo alla volta. Al massimo la buona porzione che si staglia di fronte a piazzale Michelangelo. Per vedere dall’alto il paesaggio che tutto il mondo ci invidia “basta” superare la paura delle vertigini e salire su una mongolfiera. “Il numero delle persone che vogliono provare questa esperienza è in crescita, grazie a internet – spiega Ivan Vastano, titolare della ‘Vastano Mongolfiere’ - tra i nostri clienti abbiamo in prevalenza stranieri, ma il numero di italiani è in aumento”. Salgono sul “pallone volante” per fare un regalo di compleanno o per festeggiare in modo singolare un anniversario. Ma c’è anche chi invita a bordo il proprio partner per una memorabile richiesta di matrimonio ad alta quota. O chi,

semplicemente, lo fa per togliersi uno sfizio e coronare un sogno. Senza dimenticare gli appassionati di fotografia, che potranno mostrare agli amici scatti mozzafiato. Le basi di decollo? Con la Vastano Mongolfiere si può partire da Firenze, nello spazio messo a disposizione da un hotel di viale Europa, o da San Casciano. E si può sorvolare, a seconda del vento, Firenze, Siena, San Gimignano e Volterra. “Da una posizione privilegiata, e in tutta sicurezza – racconta Vastano - si vedono le colline intorno a Firenze, le ville e gli splendidi giardini che da terra sono nascosti alla vista”. Il volo dura circa un’ora e può essere effettuato in tutte le stagioni, se le condizioni meteo lo permettono. Non possono volare i bambini sotto i sei anni o alti meno di 1,20 metri, né le donne in gravidanza. Per quanto riguarda l’abbigliamento, bastano pantaloni lunghi e scarpe da tennis. E’ possibile avere la mongolfiera in esclusiva o volare in gruppo, fino a 16 persone (per info: www.vastanomongolfie/A.C. re.com).

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mmaginate la scena di Pretty Woman in cui Julia Roberts sale e scende da una limousine colma di acquisti. Perché non farlo in via Tornabuoni? Basta noleggiare una limousine. Nell’immaginario collettivo è il mezzo di trasporto dei boss della malavita o delle star dello spettacolo. Ma oggi non è più una bizzarria americana. Anche i palazzi e le vie di Firenze possono essere visti dai vetri scuri di una “limo”. Non c’è da stupirsi nel trovarsene una a fianco al semaforo. Perché salire su una limousine non è più (solo) roba da ricchi. Se negli Stati Uniti il noleggio di questo genere di auto va avanti da decenni, in Italia è una novità degli ultimissimi anni. Uno “limo” può aspettare gli sposi davanti alla chiesa. Ma anche un’uscita in discoteca può essere l’occasione buona per noleggiarla. Il costo? Per una serata in discoteca, dalle 8 di sera fino a tarda notte, si spendono circa 600 euro. Spesa che si può dividere tra i partecipanti. Queste vetture infatti possono ospitare anche 8 persone. La “limo” non è soltanto un mezzo di trasporto, ma una sorta di lussuoso locale con le ruote. La serata inizia a bordo. Sui sedili in pelle si sorseggia un aperitivo, si può ascoltare musica o guardare un film. “È un servizio che consente aggregazione – spiega Alessio Dolfi dell’autonoleggio Fast Car di Pistoia - senza dimenticare che noleggiando una limousine ci si può concedere un drink senza temere l’alcool test, visto che alla guida c’è un autista”. Ma dove vuol farsi scarrozzare chi decide di noleggiare una “limo”? Le mete più gettonate sono la Versilia e i locali fiorentini. Centro storico compreso, visto che le vetture hanno l’autorizzazione alla circolazione, alla pari dei taxi. I clienti sono di tutti i tipi. Tanti giovani che vogliono trascorrere una serata particolare, festeggiare un compleanno o una laurea. Il ragazzo intenzionato a stupire la fidanzata o i freschi sposini che la scelgono nel giorno del sì. Tra questi, mol-

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BENVENUTO INVERNO 2010/2011 il 4/5 dicembre vi invitiamo alla festa per l’inaugurazione della stagione invernale après ski nei locali e mercatini natalizi per le vie di Sestola.

Non mancate...


TEATRO/1. Viaggio tra i cartelloni più curiosi per scoprire burattini, vernacolo e commedie brillanti

Palcoscenico sì, ma solo se è alternativo Chi l’ha detto che a Firenze non si sperimentano nuovi generi? Ce n’è per tutti

LA MOSTRA

i gusti: l’Everest fa salire sul palco giovani artisti emergenti, il Reims - nel bel mezzo

Quando gli etruschi guardavano l’Oriente

del quartiere 3 - regala agli appassionati divertenti scenette recitate nel toscano più verace, mentre al Teatrino del Gallo spopolano le marionette Ilaria Esposito

A

d autunno inoltrato si entra nel vivo delle stagioni teatrali, si ha già un’idea degli spettacoli da non perdere fino ad aprile e in molti saprebbero elencare i grandi nomi che si alterneranno sui cartelloni per tutto l’inverno. Ma la Firenze dei teatri non è fatta solo di questo. Sono tanti gli spazi non convenzionali dove gli appassionati di generi più o meno di nicchia, o semplicemente considerati minori dal grande pubblico, possono assecondare i propri gusti. Teatro contemporaneo, vernacolo e burattini sono solo alcuni esempi di quanto la città offre e i cittadini spesso non conoscono. Altrettanto sconosciuti i luoghi dove questi spettacoli vanno in scena, nonostante in molti casi sorgano nel bel mezzo dei quartieri fiorentini. Un esempio? Il Teatro Everest di via Volterrana. Lo spazio ha riaperto cinque anni fa dopo venti anni di chiusura al pubblico e ogni anno presenta un programma di spettacoli che vanno da Shakespeare alle proposte più originali di giovani compagnie. L’Everest fa parte del circuito “Teatri possibili”, rete che si propone di diffondere l’universo teatrale in ogni suo aspetto, dal momento del palcoscenico a quello della formazione di giovani artisti. Per questo motivo, presso lo spazio di via Volterrana sono presenti anche una programmazione per i più giovani e corsi di recitazione, clowneria, tecniche vocali e giocoleria. Ma l’offerta “alternativa” dei palcoscenici fiorentini non si esaurisce qui. Per dirne una, anche chi ama il vernacolo può trovare pane per i propri denti. In questo settore, la tradizione fiorentina ha pochi rivali. Lo dimostra il programma per l’anno 2010-2011 del Teatro Reims, che si trova nell’omonima via, nel bel mezzo del quartiere 3: un cartellone che vede alternarsi spettacoli di lirica e commedie brillanti alle esibizioni di compagnie teatrali che recitano rigorosamente in toscano. La programmazione è iniziata a novembre. Per la prima parte del mese sono previsti gli spettacoli “La Bottega di Sghio”, della compagnia “Stabile del Reims Associazione Culturale Teatreria” (nei giorni 6,7, 13 e 14 ) e “A.A.A piacente mezza età, cerca il-

libata per urgente matrimonio”, della compagnia “Firenze Ridanciana (27 e 28 novembre)”. Il cartellone continuerà per tutto l’anno con le esibizioni delle compagnie vernacolari citate e della compagnia “De Bon tempo”. Spettacoli dello stesso genere si possono vedere anche al Teatro Nuovo del circolo ARCI Lippi, in via Fanfani, dove si esibiscono la “Compagnia del Grillo” e gli allievi del laboratorio teatrale che ha la stessa sede. “E i burattini?” Domanderanno i nostri

piccoli lettori. Anche per il genere solitamente amato dai bambini, ma che di per sé vanta una tradizione comparabile a quella del grande teatro, a Firenze non mancano i palcoscenici. Uno su tutti, quello del Teatrino del Gallo, che si trova in via San Gallo 25r ed è stato ricavato dalla limonaia adiacente la Libreria Libri Liberi. Qui si esibiscono spesso i famosissimi Pupi di Stac, la compagnia fondata da Carlo Staccioli nel 1946, oltre a numerosi altri gruppi teatrali per bambini.

LIBRI. Il nuovo lavoro di Paolo Ciampi, dedicato alla donna che sposò la causa di Garibaldi

Miss Uragano, l’inglese che “fece” l’Italia T

ra i libri che escono per celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia spicca, per originalità e simpatia, la biografia di tale Jessie White, eroina inglese prestata alla causa di Garibaldi. Una figura di donna che non si studia sui testi scolastici, riportata alla luce dal giornalista e scrittore fiorentino Paolo Ciampi. Miss Uragano (Romano Editore, pagg. 328, euro 14, prefazione di Anita Garibaldi), questo il titolo che si riferisce al soprannome della White, è l’avvincente storia di chi, fra i tanti inglesi che offrirono un contributo al Risorgimento, ebbe un ruolo importante e, soprattutto, dedicò l’intera vita alla causa italiana. Ciampi affronta il tema biografico della donna-eroe, facendo trasparire in ogni pagina grande ammirazione, quasi una devozione che, oggi, appare come un tributo postumo. Una biografia, un libro di storia da leggere come un romanzo, attraverso le vicende di una donna eccentricamente anglosassone e sanguignamente italiana, seguendola a Firenze, la città che scelse per vivere e per morire, ma anche a Pisa, Genova, Napoli, Palermo, Roma. “Jessie White – spiega Ciampi – fu cospiratrice al servizio di Mazzini, infermeria delle camice rosse in quasi tutte le campagne

di Garibaldi, poi anche scrittrice e giornalista, corrispondente per alcune delle più grandi testate internazionali e, prima in Italia e tra le prime donne al mondo, anche inviata di guerra. Venerò Mazzini come maestro, si lasciò conquistare da Garibaldi come uomo e come eroe, ebbe come amici intimi personaggi del calibro di Agostino Bertani e Carlo Cattaneo, ma fu con un altro protagonista di quegli anni e di quelle battaglie, Alberto Mario, che intrecciò una lunga e travolgente storia di amore: forse la più bella del nostro Risorgimento, sbocciata in carcere e capace di durare fino alla morte”. Una donna dal carattere impetuoso, una donna che ha dato molto agli italiani. “Nei suoi confronti – aggiunge Ciampi – l’Italia è stata senz’altro assai meno generosa: il ricordo di Jessie White è confinato solo a qualche studio specialistico”. Ora il libro di Ciampi prova a fare giustizia, rivelandoci una storia incredibile fatta di passioni, barricate a Milano, l’impresa dei Mille e, infine, il volto della prima donna-reporter in Italia distintasi per le grandi inchieste sul campo, per le testimonianze coraggiose sull’inferno delle carceri /C.B. e dei manicomi, dei bassi napoletani e delle zolfatare.

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li etruschi tornano a casa, in pieno centro storico, accanto alla Santissima Annunziata. Hanno affrontato secoli di storia, ma anche la distruzione provocata dall’alluvione del 1966 e un restauro durato 40 anni. La mostra “Signori di Maremma. Elites etrusche tra Populonia e Vulci” mette in vetrina centinaia di reperti, raramente esposti al pubblico o inediti, che trovano posto nelle stanze dove erano custoditi fino al ‘66: il Museo Topografico Centrale dell’Etruria, parte dell’attuale Museo Archeologico Nazionale di Firenze, uno dei più importanti al mondo per l’etruscologia. Ceramiche figurate, statue, armi, preziose oreficerie: sono alcuni dei tesori custoditi nel deposito del museo, riportati alla luce per illustrare il periodo “orientalizzante”, quello che va dalla fine dell’VIII all’inizio del VI secolo a.C., in cui è evidente l’influenza del Vicino Oriente sulle produzioni artistiche dell’Etruria. I materiali, che provengono dai principali centri della Maremma, narrano la vita ai tempi delle aristocrazie etrusche: la guerra, i banchetti, i momenti quotidiani. Suggestive ricostruzioni fotografiche e gigantografie arricchiscono il percorso, allestito dagli architetti Luigi e Marica Rafanelli. Ci sono anche le opere contemporanee: la personale di Anna di Volo, che per le sue tele prende spunto dal mondo antico. La mostra è reduce dal successo raccolto l’anno scorso, in occasione della sua prima edizione, a Grosseto. Adesso arriva a Firenze arricchendosi di nuove sezioni. “Tutto questo permette di riportare nella loro sede naturale una serie di corredi che erano esposti qui prima dell’alluvione – spiega Carlotta Cianferoni, direttrice del Museo Archeologico - più che una mostra è una sezione importante del museo che viene riproposta al pubblico”. In cantiere c’è il progetto di trasformare la rassegna in un allestimento permanente, quando sarà concluso il recupero degli ambienti del Topografico. “I depositi del museo racchiudono molti tesori – prosegue Carlotta Cianferoni – stiamo parlando di decine di migliaia di pezzi. L’idea è quella di tirare fuori gradualmente i vari reperti, tramite mostre e allestimenti, in modo da rendere il museo vivo, in continuo divenire”. La visita alla mostra, in programma fino al 30 aprile 2011, è compresa nel biglietto /G.C. del museo (3 euro).

Uno degli oggetti esposti


cultura

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TEATRO/2. Nel cuore di Gavinana apre il Nuovo Lumière, dedicato a giovani e spettacoli di qualità

E ora Firenze ha un sipario in più Ludovica V. Zarrilli

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on ci avrebbe mai scommesso nessuno, e invece qualuno ha avuto il coraggio di farlo. In un momento in cui il mondo della cultura, e in particolare quello del teatro, sembra soccombere sotto la scure degli scarsissimi finanziamenti, ecco che un gruppo di giovani e intraprendenti amanti del palcoscenico hanno deciso di tirare su un nuovo sipario: si tratta del Nuovo Teatro Lumière, nato sulle ceneri della vecchia sala cinematografica del Centro Incontri, in via di Ripoli 231, nel cuore del quartiere di Gavinana e poco lontano da Bagno a Ripoli. Da un’esperienza già radicata sul territorio, nel ventre di una comunità numerosa e attiva, che porta scritta nel proprio dna la passione per il teatro, nell’eredità della Compagnia Giosuè Borsi Arsante, attiva qui dal 1920, nasce un’avventura culturale e sociale che si apre alla città di Firenze. Ne è interprete l’attore, giornalista e regista fiorentino Marco Predieri a cui è stato affidato l’onere e l’onore di comporre il primo cartellone. “E’ una sfida complessa ed esaltante al tempo stesso – spiega il neo direttore – un atto rivoluzionario in un tempo fatto di realtà virtuale e di media, nel quale sembrano contrarsi sempre più drammaticamente le risorse e gli spazi per i linguaggi dello spettacolo dal vivo e per l’arte in generale. Quello che mi ha convinto ad accettare

è stato soprattutto l’entusiasmo espresso dalla comunità a cui la sala appartiene e da chi fino a oggi l’ha mantenuta comunque in vita e attiva, Paola e Maurizio del Buffa. Lo sforzo per riconsegnarla al pubblico è stato ingente ed è per questo ancor più sentita ed evidente la mia responsabilità nell’interpretare il mandato affidatomi”. Un teatro piccolo che vanta già un cartellone di tutto rispetto. La prima si è svolta il 5 novembre e ha vi-

La struttura si propone come base pulsante di una realtà autentica

sto on stage Edy Angelillo e Michele La Ginestra con lo spettacolo Radice di 2, e a fine mese sarà la volta di “Rafael. Il signore della magia” (dal 26 al 28) seguito a ruota da “Le soprelle Materassi”, dal 3 al 5 dicembre. Sul palco si alterneranno nuove leve e attori già consacrati come Alessandro Benvenuti, Andrea Muzzi, Alessandro Riccio e Silvia Paoli. “Il Lumière - continua Predieri non sarà un semplice palcoscenico per le ospitalità, ma intende proporsi come base pulsante di una

comunità teatrale autentica, radicata sul territorio e aperta al confronto, alle istanze delle giovani professionali e soprattutto degli spettatori che ne costituiranno il vero cuore. E’ in quest’ottica che i primi artisti che compongono il nuovo cartellone

hanno raccolto, devo dire anche con commovente slancio, il mio invito a credere in un viaggio comune, che oggi comincia in salita, come sempre accade per le novità, ma che mi auguro possa essere lungo e in costante crescita”.

NOVITÀ. Al via i lavori per l’ampliamento della superficie espositiva

Il museo dell’Opera del Duomo si rifà il look I

Un’immagine del progetto

l nuovo museo dell’Opera del Duomo comincia a muovere i primi passi verso la realizzazione, e lo fa annunciando il via libera ai lavori, che andranno avanti per sei anni e consegneranno alla città una superficie espositiva duplicata e un nuovo appeal per capolavori come la Pietà di Michelangelo o la Maddalena di Donatello, che saranno finalmente esposti in spazi adeguati. Novità anche per la cattedrale, all’interno della quale è prevista la realizzazione di un ambone (quella struttura dalle quale il sacerdote proclama le letture, ndr) per realizzare il quale sono state chiamate a raccolta alcune delle teste coronate dell’arte e dell’architettura made in Italy: a contendersi lo scettro per la progettazione

ci sono Mario Botta, Mario Ceroli, Amalia Ciardi Duprè, Massimo Lippi, Mimmo Paladino, Filippo Rossi, Enrico Savelli e Paolo Zermani. E nonostante il consiglio dell’Opera del Duomo, compresa la presidente Anna Mitrano, insieme al vescovo di Firenze Giuseppe Betori e a monsignor Timothy Verdon, siano entusiasti dell’idea di mescolare l’antico al contemporaneo, tra chi storce il naso c’è l’attuale direttore dei musei vaticani ed ex soprintendente al Polo museale fiorentino Antonio Paolucci. “Non mi permetto di giudicare - ha detto Paolucci - ma ritengo, in generale, che intervenire in un contesto antico sia sempre pericoloso ed inopportuno. L’ intervento potrebbe compierlo anche il più grande

scultore del mondo, ma questa resta la mia idea”. Nessuno ha invece avuto da ridire sul progetto di ampliamento del museo, affidato agli architetti Adolfo Natalini e Guicciardini&Magni. La superficie totale sarà di 5.250 metri quadrati e l’investimento, tutto a carico dell’Opera del Duomo, ammonta a 25 milioni di euro. Il “vecchio” e il nuovo museo saranno uniti in un unico percorso e l’ ampliamento permetterà di esporre adeguatamente l’ intera collezione, comprese le opere monumentali come la Porta del Paradiso del Ghiberti e le altre due porte bronzee del Battistero “qualora si decida di musealizzarle” insieme ai gruppi scultorei che le /B.B. sovrastano.

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IL PERSONAGGIO. Il direttore sportivo fa il punto della situazione. E guarda al futuro

Gli orizzonti di Pantaleo Corvino Dall’infortunio di Jovetic alla scommessa Ljajic, dalla scelta di Boruc all’obiettivo Nastasic: tanti gli argomenti affrontati. E su se stesso: “Se non mi danno un calcio, a Firenze vorrei rimanere fino al 2015. Poi smetterò”

Pantaleo Corvino

Cristina Guerri

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ercato ma non solo. A stagione ormai avviata, il direttore sportivo viola Pantaleo Corvino fa il punto della situazione. Con un occhio al futuro: quello della squadra, ma anche il suo. Partiamo da Ljajic. Una delle poche note liete di questo inizio di stagione... Ljajic, come Jovetic, è arrivato nello scetticismo generale. Abbiamo investito sei milioni di euro per lui, tanti per un giovane, anche se di buona prospettiva. Lo avevo notato al torneo “Nereo Rocco” e l’ho seguito a lungo. Quando è saltato il trasferimento del giocatore al Manchester United per un permesso di lavoro che non è arrivato, mi sono fatto trovare pronto e ho anticipato gli altri club. L’infortunio di Jovetic proprio non ci voleva... All’inizio credevo fosse una semplice distorsione, magari alla cavi-

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glia. E invece c’è stato uno “tsunami” nel ginocchio. Mi sono sentito male, anche perché sul mercato avevo deciso di portare avanti una determinata strategia. Trovarsi senza uno dei giocatori più importanti mi ha creato problemi di grande sofferenza. Per il ragazzo, ma anche per l’allenatore, per la società e per i tifosi. Adesso tiene banco la questione Montolivo. Il rinnovo è vicino? E’ sempre difficile parlare del mercato. Ma sul suo contratto sono sempre stato molto chiaro. Da parte del procuratore e del ragazzo abbiamo ricevuto la volontà di legarsi alla Fiorentina per i prossimi cinque anni. Tornato dal Mondiale, a inizio campionato, ci è stato detto che volevano una pausa di riflessione. Noi aspettiamo, perché nelle due persone in questione riconosciamo una coerenza e crediamo che possa dare continuità. Anche lei è in scadenza di contratto... Se non mi danno un calcio, a Firenze vorrei rimanere fino al 2015. Poi smetterò. Vorrei godermi i miei figli, visto che fino a oggi non ho potuto farlo.

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Passiamo a Boruc. Il suo acquisto ha creato qualche polemica, considerando il fatto che un grande portiere (Frey) c’era già. La verità è che si fa fatica ad accettare che con Avramov e Frey servisse un’altra alternativa valida. Ma, detto questo, Boruc rimarrà a Firenze fino alla scadenza del contratto. Mentre per gennaio si parla tanto di Nastasic... Nastasic l’ho seguito. Ma non può essere tesserato da nessuna società fino al prossimo mercato estivo, perché non ha compiuto 18 anni. E’ un giocatore che conosco, ma i nostri orizzonti sono ampi, che non si fermano soltanto al mercato dell’est. Tante operazioni importanti, in passato, le ho fatte anche in Sudamerica. Vedi Ledesma a Lecce, o Lima che poi ho venduto alla Roma nell’anno dello scudetto. O ancora Chevanton, dall’Uruguay, venduto a 20 miliardi. Il nostro mercato non è figlio di un’area, seppure io sia nato sull’Adriatico e spesso il cuore mi porti verso i Balcani. Da Vucinic a Bojinov certe operazioni, del resto, sono sempre andate bene. Ma non è detto che mi fermi qui. Ripeto, i nostri orizzonti sono ampi.

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sport

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IL PUNTO. Verso la sessione invernale. Ecco quello che potrà cambiare in casa viola

Chi viene, chi va: si avvicina il mercato Cristina Guerri

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ennaio è ormai (quasi) alle porte. E nel calcio gennaio vuol dire soprattutto una cosa: mercato invernale. Per questo, il direttore sportivo della Fiorentina,

Pantaleo Corvino, è già al lavoro per rinforzare la rosa, considerate anche le difficoltà (fisiche ma non solo) di questa prima parte della stagione. Partiamo da quella che sembra sempre più una certezza. L’avventura di Cristiano Zanetti con la maglia della Fiorentina appare agli sgoccioli. Lo ha confermato

Per qualche giocatore dato sul piede di partenza si fanno i primi nomi di possibili rinforzi. In tutti i reparti

il suo procuratore, Carlo Pallavicino: “La condizione di Cristiano è un po’ particolare. Ha voluto scommettere su Firenze, a costo di ridursi l’ingaggio. Poi un infortunio lo ha un fermato e da lì si è creata una situazione un po’ triste. Zanetti è diventato una sorta di capro espiatorio. Sono state dette sempre le solite cose: che è vecchio e rotto. A Firenze – ha aggiunto - si è creato un clima negativo che ha condizionato allo stesso modo la situazione del giocatore. Allora la storia ci insegna che quando non si è molto graditi, forse è bene cambiare aria”. Considerando anche la situazione di Mario Bolatti, un altro centrocampista con le valigie in mano, è facile pensare che Corvino opti per l’acquisto di un giocatore in mezzo al campo. Anche in difesa manca qualcosa, forse uno o due innesti. Il primo sull’out mancino. Pasqual alterna partite no a prestazioni ricche di luci e ombre. Al centro della difesa, invece, con un Felipe che continua a non convincere, serve un giocatore che affianchi Gamberini. Ecco che allora lo scambio tra il brasiliano e Santacroce (attualmente in forza al Napoli) potrebbe concretizzarsi. In attacco guai a parlare di cessioni. Anzi. Serve una valida alternativa a Gilardino. Che non andrà né in Inghilterra (si parlava di un interesse del Newcaste) né alla Juventus. Babacar è ancora troppo giovane e quindi inesperto per supportare il l’attaccante di Biella, ma

un bomber “low cost” potrebbe attirare l’attenzione del diesse viola. Un nome? John Carew dell’Aston Villa. Fuori dai piani di Houllier, tecnico degli inglesi, il centravanti norvegese, che in Italia ha già giocato con la maglia della Roma,

potrebbe essere ceduto a gennaio. Carew, che ha un contratto fino al giugno 2011, ha già chiesto di essere ceduto non appena sarà possibile. Non resta, dunque, che aspettare qualche settimana. Come detto, gennaio è ormai alle porte.

L’OPINIONE Emiliano Mondonico analizza il momento

“Due tecnici molto diversi”

“A

ncora è troppo presto per parlare di mercato sbagliato, o di scelte sbagliate da parte della società”. Parola di Emiliano Mondonico, ex tecnico viola nella stagione 2003-2004, che analizza questa prima parte di stagione. Partiamo dal mercato. Sono stati gli acquisti sbagliati a condizionare questa partenza a rallentatore? Diciamo che sono tanti i fattori che hanno contribuito a determinare questa situazione. Il primo è il cambio di panchina. Con Mihajlovic lo spogliatoio ha perso un po’ di quella tranquillità che Prandelli usava nel gestire le diverse situazioni. L’ambiente aveva bisogno di una scossa, ma la differenza tra i due tecnici è talmente tanta che ha condizionato in negativo questo passaggio. E poi... Prego.

La Fiorentina, dobbiamo dirlo, è stata anche piuttosto sfortunata. Il ko di Jovetic, il dolore alla caviglia di Montolivo e il ginocchio di D’Agostino hanno condizionato e non poco le scelte di Mihajlovic. Ancora è troppo presto per parlare di mercato sbagliato, anche se il giudizio sulla campagna acquisti lo può dare solo la classifica in campionato. In estate si parlava, forse con troppa facilità, di un piazzamento in Champions League... Questo è uno dei campionati più difficili in assoluto. Le squadre di medio livello si sono rinforzate molto. E’ vero, la Fiorentina non lo ha fatto, ma ha comunque mantenuto tutti i giocatori di livello. Ho sentito parlare di salvezza: adesso sarebbe un errore parlare di questo obiettivo, perché i giocatori sarebbero assaliti dalla /C.G. paura.

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sport nel quartiere

Novembre 2010

BOXE. Francesco Sottili parla di presente e futuro della società: non mancano le novità

L’accademia pugilistica resiste. E raddoppia Carlo Marrone

La prima ipotesi è quella del trasferimento nell’ex palestra di scherma, sempre

E

al Mandela Forum, la seconda la realizzazione di una nuova struttura in via Aretina:

ra il 1938 quando in Santa Croce ebbe inizio una storia importante per Firenze: una storia di sport e valori, che ancora oggi rendono l’Accademia Pugilistica Fiorentina un punto di riferimento nella boxe di casa nostra. Fra anni d’oro e periodi più bui non sono mancati i campioni sfornati, come Fernando Atzori, oro olimpico a Tokyo nel 1964. Ne parla Francesco Sottili, responsabile dell’Accademia. Francesco, la società nel corso degli anni ha dovuto più volte cambiare sede… La nostra è stata una storia travagliata. Dalla sede di via degli Alfani alla chiesa sconsacrata di via de’ Macci, fino alla gloriosa Casa del Soldato e poi, dopo la parentesi alla Montagnola, la minuscola stanza in piazza di San Salvi. Fino al 1987, quando ci trasferimmo al Mandela Forum, dove siamo tutt’ora. Una sede definitiva, dunque. O ci sono altri cambiamenti in vista? Al Mandela ci stiamo bene e con l’associazione che gestisce la struttura abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione. Di novità ce ne saranno, le ipotesi sono due: la prima ci permetterà di lasciare gli spazi che occupiamo adesso per trasferirci nell’ex palestra di scherma, sempre al Mandela Forum, un ambiente che, una volta ristrutturato, ci permetterà di essere del tutto autonomi rispetto alle altre attività del Palasport. I lavori dovrebbero partire a breve e speriamo di poter inaugurare la nuova palestra all’inizio del nuovo anno. La seconda ipotesi, invece, riguarda la futura realizzazione di una palestra di pugilato nella zona di via Aretina: una struttura che non sarebbe solamente una

“Non sarebbe solo una scuola di pugilato, ma anche un luogo d’aggregazione”

Leonard Bundu, la “punta di diamante” dell’Accademia pugilistica

scuola di boxe, ma anche un punto qualificante per il quartiere, un luogo d’aggregazione per la gente. Dopo i grandi campioni degli anni ‘60 e ’70, oggi la vostra punta di diamante si chiama Leonard Bundu. Quali appuntamenti lo aspettano? L’appuntamento più importante per lui è il ritorno a Firenze, non appena inaugureremo i nuovi spazi al Mandela. Oltre a Leonard, l’altro nostro pugile professionista si chiama Rodrigo Bracco: è campione italiano dei pesi gallo, e questa estate ha combattuto in Inghilterra per l’europeo. Infine, vorrei citare le nostre tre pugili agoniste: Antonella Bellandi, Giulia Giacomelli e Marta Cappelletti. Un grazie a tutti loro, perché oltre a essere sportivi con la “S” maiuscola sono anche modelli positivi per tutti i ragazzi che frequentano la palestra. Nello staff della società c’è tutta la famiglia Sottili. Una passione comune? Il primo appassionato è stato mio padre Ezio, che negli anni ’60 si allenava con Atzori alla Casa del Soldato. Adesso lui è il presidente e mio fratello Simone il direttore sportivo, mentre la vicepresidenza è affidata a Moreno Mencucci. Io, invece, mi occupo della parte organizzativa assieme a Francesco Manca, preziosissimo collaboratore. Infine, un pensiero a chi ogni giorno, sul ring, fa crescere i nostri ragazzi e i nostri campioni: Alessandro Boncinelli e Paolo Vignoli, maestri di sport e di vita.

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sport

Novembre 2010

CICLISMO. La città si è aggiudicata il Mondiale con Lucca, Montecatini e Pistoia

Firenze pedala verso il 2013 Simone Spadaro

Meta allo stadio: la nazionale per la prima volta al Franchi

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on avrà il valore di un mondiale ma, come si suol dire, “la prima volta non si scorda mai”. E la prima volta della nazionale di rugby allo stadio Artemio Franchi di Firenze è un evento di grande importanza. Uno sport in così netta ascesa arriva in città (sebbene con un anno di ritardo) con una partita di primo piano. La partita Italia–Australia, in programma sabato 20 novembre, sarà uno dei tre Cariparma test match autunnali che la nazionale di Nick Mallett giocherà in vista del Sei Nazioni e della Coppa del Mondo 2011 in Nuova Zelanda. Come sottolineato dall’assessore Dario Nardella il giorno dell’annuncio della partita, “Firenze entra dalla porta principale nel mondo del rugby con l’incontro più intrigante dei tre in programma. Il rugby è uno sport che sta

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a Melbourne, dove si sono tenuti gli ultimi mondiali di ciclismo, è arrivata la decisione più bella per Firenze che, insieme a Lucca, Montecatini Terme e Pistoia, organizzerà l’edizione 2013 dell’appuntamento iridato. Dopo Mondiali di calcio e Olimpiadi, il mondiale di ciclismo è l’appuntamento più seguito al mondo. Una vera e propria kermesse con gare maschili e femminili su vari tracciati, che valorizzeranno le nostre strade e i nostri paesaggi. Alfredo Martini è raggiante per questa assegnazione. “E’ una bella promozione per il ciclismo – osserva il Ct che dal 1975 al 1997 ha vinto sei volte il titolo iridato – e un riconoscimento per quanto hanno dato Firenze e la Toscana al ciclismo mondiale. Ma ci rendiamo conto che Gino Bartali vinse un Tour de France nel 1938 e poi lo rivinse dieci anni dopo vincendo sette tappe? Firenze ha dato i natali a un ciclista che non ha avuto eguali nella storia di questo sport. E questi valori, finalmente, sono stati riconosciuti – aggiunge Martini - bisogna ringraziare il presidente della Federazione ciclismo Di Rocco, che è anche vicepresidente dell’Uci. E poi sono contento che questo mondiale sarà nel segno di Franco Ballerini, un grande campione e un grande tecnico che ci ha lasciato troppo presto”. Un altro grande corridore che ha scritto pagine epiche ai mondiali è stato Franco “Cuore Matto” Bitossi. “La diplomazia ha lavora-

RUGBY. Il 20 novembre si gioca Italia–Australia

L’ex ct Alfredo Martini

to bene – commenta Bitossi – e sono convinto che questo mondiale farà bene a tutto il movimento in Toscana. Ma mi domando: l’Italia ha già ospitato tante edizioni del mondiale. Perché la Toscana non era stata ancora scelta? Come sempre – prosegue Bitossi – ci sono problemi di sponsorizzazioni. I mondiali danno sempre uno stimolo anche se non puoi sbagliare niente. Ai miei tempi la squadra era composta da più punte e te la dovevi giocare anche con gli altri tre-quattro ciclisti della tua stessa squadra. Rischiavi di lavorare per il gruppo e poi, invece di vincere, arrivavi secondo”, spiega Bitossi, me-

more di quel famoso secondo posto ai mondiali di Gap nel 1972. Un fiorentino è, invece, andato vicinissimo al titolo mondiale in anni recenti: Francesco Casagrande. “Nel 1999, a Verona vinse Freire ed io arrivai quarto, ma ricordo come occasione mancata soprattutto l’edizione dell’anno successivo a Plouay, quando feci una fuga solitaria a 5 chilometri dal traguardo ma fui ripreso dal gruppo a un chilometro dall’arrivo e mi classificai decimo. Ho fatto otto mondiali – conclude Casagrande – e penso che l’edizione del 2013 possa essere veramente una grande festa di sport per Firenze”.

Si punta al “sold out”, previste anche altre iniziative crescendo e sta raccogliendo grandi consensi perché interpreta valori etici e umani”. La macchina organizzativa sta lavorando da mesi. C’è tanta voglia di dimenticare Italia–Sudafrica dello scorso anno, annunciata e poi spostata ad Udine. E si punta al “sold out”, come auspicato dal vicepresidente federale Nino Saccà: “Volevamo portare a Firenze la nazionale nonostante

La Nazionale di rugby

quello che è successo l’anno scorso. Abbiamo avuto 82mila spettatori a San Siro, proprio un anno fa – ricorda Saccà – e siamo convinti che anche a Firenze ci sarà una grande festa”. Sono previste, a ridosso della gara, alcune iniziative, come la visita della nazionale all’ospedale pediatrico Meyer e altre legate alla promozione del rugby nelle scuole. La nazionale sarà nel capoluogo almeno tre giorni prima della gara, e si cercherà quindi di “utilizzare” al meglio la presenza degli azzurri. Una partita come Italia–Australia ha, inoltre, un importante risvolto economico, con migliaia di sportivi che arriveranno a Firenze da ogni parte d’Italia per tifare la nazionale azzurra. I biglietti, già acquistabili, vanno dagli 80 euro per la tribuna ai 40 per la maratona. Curva Fiesole e Ferrovia a 30 euro. Parterre a 20, 16 e 10 euro. Lo spettacolo è assicurato, e Firenze è chiamata a rispondere sugli spalti. /Sim.Spa.

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E’ vero che in seguito ad un incidente dobbiamo rivolgerci alla nostra assicurazione ed utilizzare unicamente l’indennizzo diretto? ASSOLUTAMENTE NO! L’indennizzo diretto è soltanto un’alternativa al più sicuro e tutelante metodo tradizionale. Purtroppo anche se già esisteva da tanto tempo sono state spese troppe energie per pubblicizzarne l’entrata in vigore e di conseguenza, forse, le stesse sono mancate per informare che l’indennizzo diretto può non essere altro che una forma alternativa al metodo tradizionale (vedi sentenza della suprema corte costituzionale). In questi giorni il presidente dell’Antitrust (inter-

vento al senato del 29/09/2010) ha ribadito il totale fallimento del sistema di indennizzo diretto che, come da noi predetto, non ha diminuito il costo delle polizze, anzi! basta vedere gli aumenti sconsiderati degli ultimi tempi. Fate una prova: chiedete al vostro assicuratore se, in caso di incidente, è obbligatorio rivolgersi alla propria agenzia piuttosto che a colui che vi ha danneggiato....

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PALLAVOLO. Brividi ed emozioni anche al Mandela Forum. Zorzi: “C’è bisogno di spettacolo”

Volley, un successo chiamato Mondiali Carlo Marrone

grande squadra da molto, logicamente non c’è più la cultura del volley di un tempo, lo dimostra il crescendo d’interesse che ha avuto il Mondiale: il palazzetto si è riempito ogni giorno di più, e l’interesse è cresciuto col passare dei giorni… Colpa anche dei media che hanno “snobbato” l’evento? Credo che sia un falso problema. Forse, cercando bene, ci sono più notizie oggi di quando giocavamo noi. I tempi sono cambiati, ci sono i siti internet, forum, non solo la carta stampata. In conclusione, qualsiasi persona interessata alla pallavolo poteva trovare tutto ovunque. Forse nella carta stampata c’è stato meno spazio, ma sta a noi riconquistarlo: non dimentichiamoci che nel femminile siamo il primo sport praticato in Italia. E dello stesso parere è anche Francesca Ferretti, palleggiatrice della Scavolini Pesaro e campione d’Europa e del Mondo con la Nazionale femminile: “Cuba-Bulgaria mi ha emozionato alla pari della partita dell’Italia. Vedere Firenze con un pubblico così ‘caldo’ mi riempie di gioia, ma mi amareggia allo stesso tempo: quando potrò essere lì da palleggiatrice? Sarebbe un sogno, anche a livello di club, giocare anche da avversaria nella vostra città”.

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lla fine è stato un successo. I Mondiali di volley che hanno visto protagonista quasi inattesa l’Italia hanno regalato brividi, emozioni, gioia e lacrime anche a Firenze. Negli occhi delle 4mila persone che hanno assistito a Cuba-Bulgaria c’era l’incredulità di assistere a uno spettacolo sportivo esaltante, spettacolo che due giorni prima era stato confezionato anche da Serbia e Russia, rivali sul campo e fuori. Tutto questo è successo in una settimana da ricordare come uno degli eventi (sportivamente) più belli ospitati dalla nostra città. A confermare questa tesi è un grande del passato, Andrea Zorzi, attaccante della Nazionale dei Fenomeni: “Era dai Giochi Olimpici dell’96, persi dall’Italia 3-2 contro l’Olanda, che non vedevo tanta intensità, tante squadre preparate, tanta diversità di gioco e tanta voglia di vincere”. Cosa ti ha colpito di più? La gioia dei camerunesi, l’enorme potenzialità di Cuba (una delle squadre più giovani del torneo), la vivacità dell’Argentina, la tecnica dei serbi e naturalmente l’Italia, che nella pallavolo rinasce come una fenice ogni volta che la diamo per morta. Cosa ti ha colpito dei quarti di finali disputati a Firenze? Firenze è stata un diesel. In altre città il palazzetto si è riempito subito, qui il pubblico si è fatto sentire nelle grandi sfide, evidentemente ha bisogno di grande spettacolo. Deluso da come ha risposto la città a questo evento? No, assolutamente. A Firenze manca una

PALLANUOTO. Dopo 7 anni i biancorossi di Popovic tornano a giocare all’estero

Aria d’Europa per la Rari Nantes Florentia

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mpegno su tre fronti, in questa nuova stagione, per la Rari Nantes Florentia di Dusan Popovic: campionato, Coppa Italia e Coppa Len, con il ritorno in Europa dei biancorossi dopo 7 anni, grazie al quinto posto conquistato nello scorso campionato. Proprio da lì è ripartito il tecnico biancorosso, che da questa squadra sa che è lecito aspettarsi anche di più. L’inizio di stagione non poteva essere migliore per la Rari, che ha inaugurato l’anno sportivo con la qualificazione alla Final Four di Coppa Italia, conquistata lo scorso 3 ottobre e in programma il 18 e 19 marzo prossimi. La Regular Season del campionato di A1,

che ha preso il via il 16 ottobre, occuperà la squadra guidata da Popovic fino al 2 aprile. Dal 23 aprile partirà poi la fase dei play-off, durante la quale tecnico e società proveranno a giocarsi un quarto posto o, come spera Popovic, addirittura una terza piazza, decisiva per l’approdo in Eurolega. Ambizioni europee, dunque, per la storica società fiorentina. Da realizzare con tanto entusiasmo e la consapevolezza che, dopo momenti anche molto difficili, nei quali la lotta per la salvezza era l’obiettivo principale, per la Rari è finalmente arrivato il momento di ricominciare a pen/L.M. sare in grande.

BASKET. Gli obiettivi di Claag e Fotoamatore

Una stagione tutta da giocare

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a nuova stagione è partita ormai da oltre un mese, e già si può cominciare a tracciare qualche primo, timido bilancio, magari per rinnovare obiettivi e aspettative. Un’annata impegnativa, questa, per la Claag Firenze, al suo secondo anno consecutivo in serie B2, agli ordini del coach Francesco Puccetti. Un gruppo promettente, quello affidato al giovane tecnico biancorosso, con la conferma dei migliori elementi della scorsa stagione, con tanti giovani pronti a misurarsi con entusiasmo in questa nuova avventura e anche con alcuni importanti innesti, che hanno completato una rosa dalla quale la società si aspetta buoni risultati. Obiettivo del club fiorentino è quello di piazzarsi nella cosiddetta parte sinistra della classifica finale del campionato, anche se non è stato certo indolore il passaggio, deciso dalla Federazione, dal Girone Sud a quello di Centro-Nord. Infatti, se da un lato la Claag potrà contare su trasferte economicamente meno onerose e anche su derby toscani più frequenti, dall’altro dovrà fare i conti con un basket che, specie al nord Italia, promette (minaccia?) di essere tecnicamen-

La Fotoamatore Florence 1142586

te molto più raffinato. Uno stimolo in più, si spera, per i ragazzi di Puccetti. Sul versante femminile, l’occasione è di quelle da non perdere per la Fotoamatore Florence: l’obiettivo è dare il massimo per disputare un campionato (il quarto consecutivo in serie A2) ricco di soddisfazioni e più tranquillo rispetto a quello dell’anno scorso. Le premesse ci sono tutte: la squadra guidata dal duo Musolini-Galanti ha mantenuto la robusta ossatura della scorsa stagione, seppur con nuovi arrivi e ritorni eccellenti, oltre a qualche giovane promessa sbocciata defi/L.M. nitivamente.


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Novembre 2010 parazione per il lavoro, ho chiesto alla Sabbatini per quanto riguarda il finanziamento e il restauro dell’edicola - cioè chi pagava. Mi ha risposto che il comitato non aveva soldi e che dovevo pagare tutto e trovare i restauratori ed anche fare tutti i permessi da solo. Ho iniziato a fare i permessi andando agli uffici del suolo pubblico, pagando tutti i permessi e poi ho trovato una ditta di restauro per iniziare. Quando il comitato ha saputo di questo, hanno fermato tutto dicendomi che non avevo l’autorizzazione per fare tutto da solo. Non capivo questo dato che non mi avevano dato nessun aiuto. Mi hanno spiegato che loro dovevano scegliere la ditta di restauro (da una lista che hanno loro) e che i permessi facevano loro. Quindi ho perso i soldi per i permessi e il tempo, poi dovevo disdire tutti gli appuntamenti che avevo preso per iniziare il lavoro. Alla fine, ho dovuto cambiare ditta di restauro, pagare tutti il lavoro di conservazione dell’edicola da solo e fare l’opera in affresco pagando tutto da me. Grazie al comitato un lavoro che potevo fare in tre mesi, invece ho impiegato quattro anni e nell’aprile del 2003 ho finito il tabernacolo. La Sabbatini ha inoltre detto che io voglio vedermi affidati i lavori di tutti i tabernacoli: vorrei rispondere a ‘questa signora’ che è vero che vorrei che mi fossero affidati i lavori di tutti i tabernacoli in particolare quelli che hanno bisogno di un’opera originale. Io ho visto che le opere ‘originali’ scelte dal comitato per alcuni tabernacoli non rispecchiano le tradizioni sia religiose che artistiche fiorentine - potrei dare tantissimi esempi su richiesta. Io ho la laurea nella storia dell’arte sia fiorentina sia classica, sono docente universitario, ho studiato le tecniche antiche di scultura e pittura, ho uno studio a San Frediano e sono cattolico osservante. Dubito che le proposte per opere originali per i tabernacoli siano cosi numerose e che ci siano tanti sponsor disponibili per donare alla città soldi per realizzare opere religiose perché il comitato possa negarmi la possibilità di rendere più bella la città come vuole il nostro sindaco Matteo Renzi come nella nuova iniziativa ‘dai un bacio a Firenze.’ Inoltre anche l’arcivescovo Betori ha richiamato la missione della città di ritrovare l’identità in “Fiorenza” per la costruzione “del bello”. Io vorrei fare proprio questo mentre il comitato mi ha bloccato dato che avevo lo sponsor per tre tabernacoli che finanziava opere in bronzo per la città. Quanti scultori di oggi offrono tempo, soldi e passione per

realizzare opere per la città? Sono anni che vado a cercare sponsor per il restauro dei tabernacoli e per la realizzazione di opere originali. Il comitato nel passato ha pubblicato annunci su giornali cercando sponsor, allora come mai hanno rifiutato soldi da una banca per il mio progetto? Non ha senso o è solo una questione personale. E’ questo che danneggia la città. La ‘signora’ ha anche detto che ha espresso un parere negativo per il mio progetto per ‘validi motivi.’ Vorrei spiegare questi ‘validi motivi’ per chiedere a voi se sono credibili veramente. Uno dei tabernacoli del progetto è in Piazza Salvemini - un piccolo tabernacolo 30x40 centimetri che è a circa quattro metri di altezza su una facciata di un palazzo. Dato che il tabernacolo era piccolo ed in alto, un’opera con una composizione complicata non sarebbe stata visibile. Quindi ho creato un’opera di una mano - la mano di Cristo - che esce fuori in un gesto di benedizione. La mano esce fuori 20 centimetri. Quando il comitato ha visto l’opera hanno espresso parere negativo perché secondo loro l’opera proposta era ‘pericolosa’ per il pubblico in quanto secondo loro se un autobus passava e colpiva l’opera, poteva fare gravi danni. A quattro metri d’altezza? Nemmeno salendo sul marciapiede l’autobus avrebbe mai potuto colpire l’opera... Il direttore della banca quando ha sentito questa spiegazione ha chiesto se il comitato voleva i soldi per i tabernacoli o se volevano lasciarli tutti vuoti in condizioni pietose, il comitato ha rifiutato i soldi e la banca si è ritirata. Io poi ho dovuto ricucire il rapporto con la banca e il comitato per salvare uno dei tabernacoli in Via del Leone. Mi ripeto, vorrei fare altri tabernacoli. Sono in grado di trovare sponsor per opere originali e riesco a realizzare opere che rispettano la storia di Firenze per continuare una tradizione di opere religiose popolari che piace alla gente. Grazie. Cordiali saluti, Dr. Alan Pascuzzi “VORAGINE” E BUIO, I PROBLEMI DI UNA PICCOLA STRADA AL POGGETTO Gentile direttore de Il Reporter, leggo sempre con interesse il vostro bel giornale, sempre attento ai problemi di quartiere. Nei mesi scorsi ho notato che, in due occasioni, avete parlato del problema di una profonda voragine in via Casamorata, al Poggetto. Sono residente in questa

via, e, io per prima, mi sono domandata più volte come è possibile che nessuno abbia ancora risolto il problema. Per chi non la conoscesse, via Casamorata è una traversa di via Michele Mercati piuttosto stretta. Il marciapiede è, di suo, molto dissestato e i pedoni sono costretti spesso e volentieri a camminare sulla strada, più che mai se spingono carrozzine. La buca (ma forse occorrerebbe chiamarla “voragine”) complica una situazione già scomoda di suo. Da mesi poi, in corrispondenza, c’è un cartello che la segnala e che, neanche a dirlo, intralcia ulteriormente la situazione. Possibile che nessuno abbia ancora preso provvedimenti? Eppure è veramente tantissimo tempo che la strada versa in quelle condizioni, non si tratta di un impedimento temporaneo. E chi, come me, inizia ad avere diverse primavere sulle spalle non ha vita facile in questo modo. Eppure nei mesi scorsi il Comune si è fatto una grande pubblicità annunciando una campagna di rifacimento delle strade: altrove, in effetti, le buche sono state sistemate. Perché qui no? E’ forse troppo piccola per destare interesse la nostra strada? Questo non è tra l’altro l’unico problema di via Casamorata, e che ci abita lo sa bene. Dopo le undici, la sera, vengono spenti metà dei lampioni: uno sì e uno no (risparmio energetico?) e questo rende la via decisamente buia, con relativi pericoli per chi si trova a passarci. Dobbiamo pensare che anche questo avvenga perché, in fondo, la strada è piccola e di scarso interesse? Spero che chi ne ha le competenze ci mandi un segnale, e che almeno si possa tornare a passeggiare tranquillamente, senza pericolo di sprofondare nei crateri e farsi male. Grazie per l’attenzione. Lettera firmata VIA ROMANA E L’ORARIO DELLA RACCOLTA DEI RIFIUTI Gentili Signori, intanto grazie per il vostro simpatico e utile contributo editoriale! Vorrei per favore che faceste giungere all’assessore Pdl Locchi il mio parere a proposito di quanto dice per la raccolta dei rifiuti. Non so dove vive questo assessore, ma sicuramente non in via Romana, altrimenti saprebbe che già tutte le mattine alle 6, puntuale come un orologio svizzero, il camion della raccolta passa (da 30 anni io ci abito e non è mai cambiato l’orario) tra sferragliamenti, scricchiolii e gli schiamazzi degli

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invia la tua segnalazione alla nostra redazione redazione@ilreporter.it VIALE DEI MILLE, “QUELL’INCROCIO È PERICOLOSO” Ho letto l’articolo in oggetto (“Quando incrocio fa rima con incidente”, pubblicato su Il Reporter del Quartiere 2 di ottobre 2010, ndr) e concordo su tutto: a livello personale e portavoce di altri che vivono o transitano in zona, ho segnalato, sia alla direzione mobilità che alla polizia municipale, la grande pericolosità dell’incrocio tra viale dei Mille con via Marconi e via del Pratellino; in certi momenti si rimane senza parole da quello che si vede e si rischia sia come pedoni che come guidatori di veicoli vari!.. molti gli incidenti anche con rilievi di chi di dovere... mi è stato risposto che è indisciplina stradale (e questo ci sta) e che la segnaletica è adeguata... nel quartiere non la pensiamo così: basterebbe un semaforo direzionale e uno a chiamata pedonale, ovviamente anche con rifacimento delle strisce, oppure altra soluzione per una certa sicurezza. Perché non se ne prende atto? Annamaria Perotto

Gentile Annamaria, il tema della pericolosità delle strade – e soprattutto di certe strade, ben note a chi vi transita spesso – è senz’altro uno dei più dibattuti in città. E uno dei più importanti, da parte nostra, da trattare. Ci capita spesso, quando possiamo, di pubblicare – come nel caso dell’articolo a cui lei si riferisce e che, essendo apparso soltanto sull’edizione del Q2, non tutti i nostri lettori hanno potuto vedere - “classifiche” degli incroci o delle strade più pericolosi in città. E non lo facciamo, ovviamente, per amore delle statistiche, ma perché è facile immaginare che, dietro una strada o una zona in cui si verifichi un numero di incidenti sensibilmente superiore rispetto alla media, ci sia qualcosa che non va. Concordo pienamente sul fatto che, quando si parla di incidenti, dobbiamo purtroppo sempre tenere in considerazione “l’indisciplina stradale” che troppo spesso è causa – o almeno concausa – di questi avvenimenti. Mai abbassare l’attenzione, mai distrarsi, neppure per un attimo – e nemmeno se stiamo viaggiando in una strada che ben conosciamo e che in quel momento appare sgombra dal minimo pericolo – quando siamo al volante dell’auto o in sella alla moto: è un messaggio banale e che dovrebbe essere perfino superfluo ripetere, ma che troppo spesso i comportamenti che capita di vedere nei conducenti rendono non così inutile da ribadire. Detto questo, c’è però da aggiungere che spesso la

condizione di certe strade o la visibilità di certi incroci sono una componente da non sottovalutare quando parla di incidenti. Può capitare, non c’è nulla di male, che un progetto che sulla carta appare valido venga poi messo in discussione dalla “prova su strada”, o che in una certa zona i cambiamenti nelle condizioni di traffico rendano necessarie delle modifiche: l’importante, in questi casi, è intervenire il prima possibile, per riportare queste situazioni al massimo della sicurezza possibile. E importanti, importantissime, in questi casi, sono anche le segnalazioni dei cittadini. Come il suo intervento che – raccogliendo anche la voce di altri abitanti del quartiere – porta (o riporta) alla luce la questione dell’incrocio tra viale dei Mille e via Marconi. Starà poi, come è ovvio, a chi di dovere effettuare i dovuti controlli sulla bontà delle segnalazioni dei cittadini, ma anche una eventuale, iniziale mancata considerazione di indicazioni e suggerimenti non deve essere un buon motivo per smettere di evidenziare quello che non va. Perché l’obiettivo deve essere quello di intervenire sulle situazioni di potenziale pericolo prima che, proprio in quelle situazioni, avvenga il tragico incidente. In modo da camminare – o guidare – tutti più tranquillamente per le strade della città. E in modo, per noi, da smettere di dover pubblicare le “classifiche” degli incroci più pericolosi. Matteo Francini

addetti alla raccolta (tanto, svegli per svegli…). E posso assicurare che non servono doppi vetri né ci si fa l’abitudine: la casa trema e il rumore ci sveglia, tutti i giorni. Allora credo che non sia gentile, nei confronti dei residenti, proporre un ulteriore anticipo della raccolta. Perché non pensare invece (ma mi sembra che Firenze faccia orecchio da mercante) a una sana raccolta porta porta, come già accade a Milano, Torino, per non parlare delle città del Nord Europa e come sta accadendo a Empoli, Lamporecchio (!!) e così via. Sarebbe l’unico modo per abituare i residenti (quei pochi rimasti e i pochissimi che rimarranno se Firenze continua a essere così mal gestita e tutti andranno a vivere in campagna per poi venire in città in macchina e motorino per inquinare il più possibile) a fare una vera raccolta differenziata, cosa che ora non accade perché posso assicurare che tutti buttano di tutto nei cassonetti e la campana per il vetro, lontana ma non irraggiungibile, è presa in considerazione solo da pochi. E i mega cassonetti sotto terra mi sembrano da film dell’orrore! Grazie per l’attenzione e buon lavoro, Lettera firmata SOSTA, “I PROBLEMI DI NOI ABITANTI DI VIA DEL FRANCIABIGIO” Gentile redazione, vorrei portarvi a conoscenza in che situazione il sig. sindaco Matteo Renzi ci a messo secondo le sue meraviglie. Meraviglia n.1, soppressione dei vigilini; meraviglia n.2, riduzione delle zone z.c.s. Siamo nel quartiere quattro, via del Franciabigio: non essendoci più i vigilini, il controllo della sosta selvaggia toccherebbe alla polizia municipale. In questa suddetta strada di vigili non vediamo nemmeno l’ombra, esiste la macchinetta per il pagamento della sosta che nessuno paga, l’altra parte sarebbe destinata ai residenti e cosi non

è. Arrivano da tutto il comprensorio dato che siamo vicini alla tranvia, parcheggiano l’auto la mattina e fino alla sera non tornano. Abbiamo telefonato svariate volte sia al comando che al distaccamento del quartiere quattro, per questo disagio dei residenti, che tornando dal lavoro la sera non troviamo mai posto e siamo costretti a portare l’autovettura lontano dalle nostre abitazioni creandoci un disagio. Questo scrivente e un comitato inquilini che rappresenta 103 famiglie ringraziano se potete pubblicare sul vostro giornale questa nostra comunicazione. Ne saremmo molto lieti come comitato inquilini e come lettori del giornale. Ringraziamo, Comitato inquilini (via del Franciabigio) GIARDINETTO DI PIAZZA S. GERVASIO, “PERCHÈ NON FARE QUALCOSA?” Gentile redazione de Il Reporter, leggo sull’ultimo numero de Il Reporter le lamentele di alcuni abitanti del quartiere 2 che denunciano segni di degrado di questa zona. Anch’io abito nell’area di Campo di Marte e in verità non mi sembra di aver notato cambiamenti così drammatici. Come spesso accade si accusa l’amministrazione quando molte cause dell’incuria e sporcizia dipendono dai nostri comportamenti disattenti e maleducati: comunque... anch’io ho un commento ed una richiesta di miglioramento. Si tratta del giardinetto di piazza S. Gervasio proprio di fronte alla chiesa, luogo di sosta di anziani e di giuoco di bambini. Le aiuole sono ormai spoglie e naturalmente “i soliti ignoti” che portano in giro i loro cani, non trovano di meglio che usarle come toilette per i loro animali. Chissà che non si possa fare qualcosa? Grazie per l’attenzione e per il vostro giornale che ci tiene bene informati sul quartiere che amiamo. Amanda Tesi Balduzzi

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segnalazioni a redazione@ilreporter.it

Spettacoli Beppe Grillo is back 9-10-11 Novembre Saschall Dopo aver girato l’Europa all’inizio dell’anno con lo spettacolo “Incredible Italy” (Londra, Bruxelles, Parigi, Vienna, Monaco, Zurigo e Basilea le varie tappe), Beppe Grillo sta preparando il suo nuovo spettacolo per il pubblico italiano. Torna così a teatro, dopo sette lunghi anni, la satira senza freni del comico genovese in un inedito e provocatorio lavoro. Lo show, attraverso un linguaggio pungente e lo stile inconfondibile di Grillo, toccherà i temi della cronaca, politica, economia, ecologia. Fiorello show 26 Novembre Nelson Mandela Forum Fiorello torna dal vivo per la quinta volta a Firenze quest’anno per continuare e allo stesso tempo iniziare, una nuova avventura del Fiorello Show. Il Fiorello Show Tour, regia di Giampiero Solari, è un flusso di storie e di canzoni che, nel corso delle diverse tappe, si evolve e cambia ad ogni appuntamento.

In un continuo divenire e in continuo movimento, Fiorello, accompagnato sul palco dal maestro Enrico Cremonesi e la sua band, trasforma ancora una volta i fatti di attualità e gli elementi del quotidiano in uno show tutto nuovo. La scaletta dello show si nutre molto dell’ispirazione artistica del momento e Fiorello riesce a rendere lo spettacolo ogni sera diverso, con gag, canzoni, battute, imitazioni, racconti di vita vissuta ed improvvisazioni. Concerti Macy Gray 15 Novembre Sachall La grande cantante americana arriva a Firenze e porta sul palcoscenico i successi di The Sellout, scritto come reazione alle delusioni dei due dischi precedenti, suona come l’album della rivincita: è un disco mainstream, una sorta di piccola grande enciclopedia del soul nella quale convivono groove hip hop (“The sellout”, la splendida “Still hurts”, una ammissione di colpa per le sue disavventure amorose, “On and on”), styloserie jazzose per il dancefloor (“Lately”), rockismi stomper

deliziati dalla chitarra di Slash (“Kissed it”), lezioni funky degne del miglior Prince, un po’ di sweet soul music (“Help me”, “That man”, la torrida “Real love” incisa in coppia con Bobby Brown), gioia di vivere squisitamente pop (il singolo “Beauty in the world”, dedicato alla risata di sua figlia, “Let you win”. Un gran bel disco, ispirato e sincero, come del resto è Macy Gray. Anna Oxa Proxima Tour 16 novembre Teatro Verdi Anna Oxa torna dal vivo con “Proxima Tour”. Dopo quattro anni di lontananza dai palcoscenici, l’artista torna nei teatri con una nuova tournée che raccoglie i suoi più grandi successi e presente per la prima volta live i brani del nuovo album “Proxima”. “Proxima Tour” debutterà dal Teatro Piccinni di Bari il 4 novembre 2010 e toccherà le principali città italiane. Accompagnata sul palco da 5 musicisti, Anna Oxa regalerà uno spettacolo particolare ed emozionante che, arricchito dalla sua grinta e dalla sua carica artistica, andrà oltre un semplice concerto. Il primo singolo estratto dall’album, “Tutto

l’amore intorno”, scritto da Ivano Fossati, è attualmente in programmazione sui principali network, e ha raggiunto subito le vette della programmazione radiofonica. Le mostre Silente Fino al 12 dicembre Aria art gallery Un’arte generata da uno sguardo incantato e meravigliato che, nonostante la velocità del mondo contemporaneo, riesce a soffermarsi e a contemplare lo spettacolo che lo avvolge, per invitare il fruitore a condividere un’intima esperienza contemplativa. Un’artista che è nata e ha compiuto la propria formazione negli Stati Uniti, e che è rimasta incantata dalla campagna toscana. Sculture in bronzo, opere su carta e su tela che ci rendono partecipi di una visione immaginifica. Lo spettatore dovrà cogliere un senso esistenziale: tra eternità ed evanescenza, nobiltà e mestizia, umile accettazione e austero contenimento, dovrà fermare per un attimo il flusso del divenire per recuperare il senso temporale e naturale dello stare al mondo.

Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell’autorità Fino al 23 gennaio Strozzina Ritratti di celebri figure politiche, indagini su vita e costumi delle classi sociali elevate, ma anche investigazioni sulle strutture del potere di istituzioni internazionali. La mostra sviluppa un’analisi sul ritratto e la rappresentazione del potere politico, economico e sociale attraverso le opere di artisti contemporanei. Pizzi Cannella Chinatown Fino al 4 dicembre Pagliere 62 grandi carte cariche delle suggestioni di un artista che sembra viaggiare e invece sta fermo. Si intitola Chinatown la mostra che apre i battenti domani alle Pagliere, ex scuderie di Palazzo Pitti messe a disposizione dalla soprintendenza ai beni architettonici per la mostra organizzata dalla galleria Alessandro Bagnai e dedicata alle opere del romano Pizzi Cannella, che già altre volte ha portato a Firenze i suoi lavori. Un percorso attraverso i simboli di un Oriente (la Cina ma anche il Giappone) che poi così lontano non è.

l’iniziativa

“Ritratti e personaggi”: incontri per ricordare l’unità d’Italia C

ade in un momento particolarmente complicato per la storia del nostro Paese il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia. Una ricorrenza importante, che - tra le altre cose - concede a tutti la possibilità di approfondire la conoscenza degli eventi storici che hanno conferito al nostro popolo un’identità nazionale. Ed è proprio questo l’obiettivo del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, che per l’occasione ha organizzato alcune iniziative, a partire da un ciclo di incontri in programma fino alla fine di novembre dal titolo “Ritratti e personaggi”: saranno presentati diversi libri di approfondimento sulle circostanze storiche e sociali che hanno fatto da sfondo a questo avvenimento. L’intenzione degli incontri è quella di rendere un’immagine unitaria di un momento storico così importante attraverso la riscoperta di personaggi, di vite apparentemente diverse ma che raccontano di

un’epica quotidiana e di un’emozione comune e molto sentita, che ha naturalmente portato al processo di unione del Paese. Ad ospitare questi appuntamenti è la libreria de’ Servi, in via de’ Servi 52/54, tutti i martedì alle 17.30 a cominciare dal 9 novembre, quando sarà presentato il libro “Risorgimento e questione sociale” di Fabio Bertini. Poi, il 16 novembre, sarà la volta di “Figure & figuri” di Indro Montanelli, mentre il 23 novembre di “Garibaldi, orizzonti mediterranei” di Anita Garibaldi Jallet e Anna Maria Lazzarini del Grosso. E ancora, il 30 novembre ad essere presentato sarà il volume “I mille. Un toscano a fianco di Garibaldi” di Giuseppe Bandi. Nonostante l’interesse del Comitato Fiorentino per il Risorgimento e dell’assessore comunale all’istruzione Rosa Maria Di Giorgi, organizzare l’evento non si è rivelato un compito molto agevole, come spiega Adalberto Scarlino,

presidente del Comitato: “Avremmo potuto fare di più - riconosce come cittadini e come istituzioni, ma mancano i fondi per dare vita a queste attività, per coordinare un impegno su vasta scala”. Aggiunge Sergio Casprini, membro del Comitato e storico dell’arte: “Come ricorda anche il Presidente della Repubblica, in questo momento in cui si fa un uso spregiudicato della storia è più che mai importante fare luce su un fatto importante come l’unione d’Italia. Altrimenti – continua - le nuove generazioni inseguiranno un futuro senza passato, senza radici”. Simonella Condemi, altro membro del Comitato, ricorda che dal 20 novembre prenderanno il una serie di visite guidate alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, rivolte agli insegnanti che vogliono rispolverare il periodo storico dell’unità d’Italia attraverso la sugge/Gaia Grassi stione delle immagini.

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