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enogastronomia & turismo

Febbraio/ Marzo 2011

informazione agroalimentare turismo cultura attualitĂ 

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SAPORI ANTICHI PER UN FUTURO MIGLIORE Il 27 febbraio si svolge a Cerveteri il secondo appuntamento dell’evento enogastronomico ‘Come una volta’. Ce ne parla l’organizzatore Luciano Ridolfi, consigliere comunale PDL

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el precedente evento, tenutosi lo scorso 7 dicembre, abbiamo voluto “piantare il seme della collaborazione” tra produttori a km zero, ristoratori e consumatori. Lo abbiamo definito Pane e Cultura: sì, proprio così, un ritorno alle antiche ricette e agli antichi sapori, ricchezza ineguagliabile della zona cerite. Abbiamo riscontrato un elevato consenso sia tra i produttori sia tra i ristoratori, tutti entusiasti di partecipare con il loro contributo alla manifestazione che, come continuiamo a ribadire, grazie a loro ha ottenuto un successo inaspettato. Ringraziamo principalmente la Regione Lazio, nella persona dell’on. Pietro Di Paolo, che ci ha sostenuto permettendoci di mettere in moto la macchina del rilancio economico e turistico del nostro territorio. L’intento è di avvicinare le aziende al consumatore, nonché di mettere in sinergia pro-

duttori, ristoratori e consumatori che spesso per via degli elevati costi ed impedimenti organizzativi non si incontrano e non commercializzano il prodotto locale preferendo merce non nostrana. Insomma un vero tuffo nelle splendide risorse della nostra terra ben impiegate nella locale gastronomia, garantendo con il nostro progetto itinerante anche il consumatore finale con particolare attenzione ai nuclei familiari. L’appuntamento invernale con Come una volta è fissato al 27 febbraio presso il ristorante Valle della Regina in località Borgo San Martino (Via del Casalone, 16). Gli stand aprono alle ore 10; la degustazione del pranzo inizia alle ore 12 e quella della cena alle ore 20. Anche stavolta attendiamo la partecipazione di numerosissimi buongustai, ai quali garantiamo un’esperienza avvolta in un’atmosfera genuina, semplice e speciale come solo le nostre antiche tradizioni possono fare (vedi il programma completo a pag. 4 e 5). L’on. Pietro Di Paolo

della situazione // Attualit�

SOMMARIO

IN PRIMO PIANO Festa del Carciofo Ceretano

GALATEO A TAVOLA L’Amor Cortese

BEER TOUR La via del biondo nettare

VACANZE GOLOSE Sartiglia di Oristano

PerBacco News Il vino di Cavour

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situazione // Attualit�

PER CHI SUONA LA CAMPANELLA All’Alberghiero di Ladispoli una cena di beneficenza organizzata dalla Caritas

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i intratteniamo ancora una volta sull’Istituto Alberghiero di Ladispoli. Ricorderete dell’intervista rilasciata al nostro giornale dal dirigente scolastico, prof.ssa Vincenza La Rosa, in merito alla costruzione della nuova sede per l’Alberghiero e alle finalità d’apprendimento ed educazione della scuola. Questa volta la campanella è suonata nei cuori. Il 2 dicembre scorso si è infatti svolta, presso il Laboratorio di Sala dell’Istituto, la cena di beneficenza Buoni come il pane (tra l’altro nome identico ad un nostro titolo) organizzata dalla Caritas locale al fine di raccogliere fondi. Alle spalle l’incontro tra don Emanuele Giannone, direttore Caritas, il prof. Francesco Riili, docente di cucina e il dirigente scolastico dell’Alberghiero che vi ha prontamente aderito. Certamente l’adesione dell’Alberghiero è stata di fonda-

mentale importanza per l’organizzazione logistica e di personale. Alla cena, del costo di 30 euro, hanno partecipato 40 persone, consentendo una raccolta di 1.200 euro. In particolare hanno contribuito alla riuscita i professori: Carmelo Di Marco (Sala-Bar), Bruna Vidotto e Francesco Riili (Cucina); i tecnici di laboratorio Marco Magagnini e Enzo Riili; gli assistenti e collaboratori Delfino Stampella ed Elisabetta Mannelli. Un plauso particolare ai 44 alunni delle classi 3KA, 3Ric.A, VB ristorazione che, fuori orario scolastico, si sono impegnati in m a -

niera esemplare. Presenti anche le autorità cittadine e istituzionali nelle figure di: rappresentante del MIUR dott.ssa Gabriella Averna, sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta, consigliere dott. Giorgio Lauria, dott.ssa Loredana Giovannini del MEF. Diversi gli sponsor: ristorante La Tripolina, pasticceria Cornetto della notte, Arti Grafiche Lauria, agenzia di pubblicità Archimmagine, articoli da regalo Segreti, Cantina Tre Cancelli, MR Lavoro, Lavanderia Baccanello, Wibberg spezie ed aromatiche. Sempre nel mese di dicembre (il giorno 18), gli studenti dell’Alberghiero, su iniziativa del prof. Riili, hanno effettuato un servizio di cucina e sala agli indigenti presso la sede della Caritas di Ladispoli. Presente il Vescovo della Diocesi di Porto e Santa Rufina mons. Gino Reali. Gino Reali.


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Fervono i preparativi in vista della seconda edizione

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// In primo piano

FESTA DEL CARCIOFO CERETANO “Basta con le manie di assolutismo di certi personaggi” Lettera aperta di Franco Bracciali (presidente Amici x Cerveteri)

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n un territorio dove sembra che la viticultura sia in calo, emergono sempre più colture diverse. Tra queste, quella del carciofo. E a noi dell’associazione Amici X Cerveteri sembra giusto ricordare l’impegno che fu preso l’11 aprile 2010 con i tantissimi ospiti presenti alla 1^ Festa del Carciofo Ceretano e soprattutto con i produttori di questo gustoso ortaggio. Cerveteri ha un’antica tradizione che riguarda il carciofo, sia per la coltivazione sia per la cucina. Tradizione contadina che negli anni si era andata affievolendo. Quasi a nascondere la realtà. Con la Festa del Carciofo Ceretano gli organizzatori intendono far conoscere le qualità indiscusse del carciofo che viene coltivato nelle colline e nelle pianure di Cerveteri. E questo a prescindere dalle puerili polemiche costruite ad arte da certi personaggi in preda a manie di assolutismo, vicini e lontani, attaccati più alla propria immagine e visibilità che allo sviluppo di tutto il comprensorio. Territorio, dicevamo, ricco non solo di reperti archeologici d’interesse mondiale ma ricco anche di buoni prodotti enogastronomici. Il tutto grazie ai non pochi sacrifici che determinate attività richiedono e, per questo, meritevoli di essere fatte conoscere. Quindi, perché non provarci? È vero che questo dovrebbe essere il compito di certe Istituzioni; le stesse dietro le quali, appunto,

qualcuno si fa scudo per emettere sentenze e, quel che è peggio, per denigrare, criticare e minacciare. La nostra Libera Associazione è nata con lo scopo di rilanciare Cerveteri non solo come cittadina da visitare per le sue bellezze e per i suoi tesori culturali ma anche per ciò che vi si produce e vi si coltiva. Il territorio tutto merita di essere sponsorizzato in tal senso. Ne trarrebbe vantaggio anche chi vorrebbe esclusività che non gli appartengono. E non serviranno certo le sterili polemiche sparse su alcuni giornali locali, forse più compiacenti che di informazione, a vietare che il carciofo ceretano venga fatto conoscere, con tutti i mezzi leciti, oltre quei limitati confini cui è stato relegato fino a ieri. Del resto il carciofo di Cerveteri è arrivato anche in Argentina: il sottoscritto in persona lo ha portato lì, dove vivono moltissimi nostri connazionali o di origine italiana. E per la 2^ edizione della Festa si sta lavorando per accogliere una rappresentanza argentina. Non solo: avremo anche ospiti e acquirenti da Milano. Non resta quindi che ‘allertare’ tutti i buongustai, vicini e lontani, di tenersi pronti per l’edizione 2011: vi aspetta un evento genuino dove il vero protagonista è ancora il saporitissimo carciofo ceretano. (Lettera firmata) Info: 333.2508908 francobracciali@hotmail.com

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della situazione // Attualit�

AMBASCIATORE DELL’AZEIRBAIGIAN A CERVETERI L’organizzatore Ugo Ricci: “Uno scambio turistico per rilanciare il territorio”

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o scorso 20 gennaio il Comune di Cerveteri ha ricevuto la visita ufficiale dell’ambasciatore della Repubblica di Azerbaigian in Italia, Vaqif Saidov, unitamente al console Ilgar Farajov. Sono stati ricevuti in piazza Risorgimento dal sindaco Gino Ciogli, dal signor Ugo Ricci, e dall’archeologa Elena Marini (vedi foto). Un vasto presidio di forze dell’ordine composto da Polizia Locale, Polizia Stradale e Carabinieri, ha atteso il loro arrivo in piazza Aldo Moro. Il piccolo corteo istituzionale ha fatto una prima visita presso il Museo Nazionale Caerite, poi, dopo un breve incontro con il principe Sforza Ruspoli e il viceparroco don Valerio Grifoni, è entrato nella chiesa di S. Maria Maggiore per concludere la visita alla Necropoli della Banditaccia. La dott.ssa Elena Marini ha illustrato la storia del nostro paese e dei suoi importanti reperti archeologici. E poi tutti a pranzo presso lo storico ristorante Cavallino Bianco. La Repubblica dell’Azerbaigian è uno Stato situato nella regione del Caucaso. Ricco di petrolio e giacimenti naturali, ma soprattutto di cultura e storia, il Paese si trova nell’Asia transcaucasica, a sud dello spartiacque montuoso che lo separa dall’Europa, e confina con il Mar Caspio a est, con la Russia a nord, la Turchia a ovest, la Georgia a nordovest, l’Armenia

a ovest e l’Iran a sud. L’Azerbaigian è una repubblica laica e unitaria, con una democrazia emergente. È il paese più grande del Caucaso sia per superficie sia per popolazione. È anche uno dei fondatori della Comunità degli Stati Indipendenti ed è membro del Consiglio Europeo dal 2001. Ha una Missione Permanente nell’Unione Europea e ospita anche una Missione della Commissione Europea. La visita, organizzata da Ugo Ricci, ha avuto lo scopo di allacciare rapporti culturali e commerciali con uno Stato ricco di storia e di cultura interessato

anch’esso ad ampliare i propri confini culturali e turistici. L’incontro ha portato a trarre delle conclusioni: gli obiettivi comuni tra i due paesi sono di carattere scientifico, alcuni etruscologi entreranno in contatto con gli studiosi dell’Azerbaigian per cercare di approfondire le informazioni inerenti le rotte commerciali possibili tra gli Etruschi e le popolazioni che vissero nelle zone del Caucaso. Da questa operazione scaturirebbe uno scambio culturale e soprattutto uno scambio di flussi turistici per il rilancio del nostro territorio.

ALEXANDRA TANTARI È MISS UNIVERSO

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l 4 e 5 dicembre 2010 si è svolta in Germania la gara di Body Building Mr./Mrs. Universe, che ha visto la vittoria dell’atleta di Ladispoli Alexandra Tantari, incoronata Miss Universo. Alexandra ha costruito questo successo con tutte le sue forze, allenandosi con tenacia e determinazione presso la palestra New Muscle Beach di Cosimo Nepita. “È stata una cosa inaspettata – ha dichiarato l’atleta – e ovviamente gradita. In passato avevo già vinto diverse gare importanti in Italia e ho conquistato il secondo posto in Europa, un percorso che mi ha portato alle selezioni per Miss Universo. Ed ecco che dopo una lunga e dura preparazione, mesi di diete e allenamenti, è arrivata questa vittoria: semplicemente un’emozione

indescrivibile!”. Non resta che congratularci con Alexandra Tantari, uno dei volti del nostro territorio che dimostra il grande valore della perseveranza, poiché stringendo i denti e lottando, talvolta, si è capaci di trasformare i propri sogni in realtà. La salutiamo con un motto latino che le calza alla perfezione: Nihil difficile volenti (Nulla è arduo per colui che vuole).

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della situazione // Attualit�

FOIBE: LA MEMORIA MUTILATA Nel comprensorio solo una fiaccolata per il Giorno del Ricordo Articolo di Giuseppe Giangreco (associazione iRasenna)

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sette anni dall’istituzione, da parte del Parlamento italiano, del Giorno del Ricordo in memoria dei martiri delle Foibe, continua il silenzio su una delle pagine più tristi della nostra storia. Eppure in quelle cavità carsiche, chiamate foibe, decine di migliaia di nostri connazionali trovarono una morte orribile per mano dei partigiani di Tito. Erano tutti italiani uniti dall’amore per l’Italia, al di là delle diverse ideologie politiche. Appare quindi insolito che siano proprio gli italiani, talvolta persino le amministrazioni comunali, a mostrare una strana forma di amnesia ogni volta che si avvicina il 10 febbraio. Una data, occorre ribadirlo, che non serve ad alimentare

rancori ma semplicemente a commemorare delle vittime innocenti. Un atto di pietas che non conosce colori politici, che non concepisce negazionismi di sinistra o revisionismi di destra ma che semplicemente vuole esprimere l’appartenenza ad un popolo e ad una nazione. Del resto in quelle pagine tristi è scritto anche il nome di Guido Pasolini, fratello del celebre scrittore, al quale spaccarono la testa con un piccone e la cui appartenenza politica non ammette dubbi. Ciò per ribadire l’assoluta estraneità del Giorno del Ricordo a schieramenti ideologici e partitici. Per questo è ancora più doloroso constatare l’indifferenza mostrata dalle amministrazioni comunali del comprensorio, che

FRANCESCO PETRETTI DI GEO & GEO AI MONTERONI

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l noto biologo e ornitologo del programma Rai Geo & Geo, Francesco Petretti, al lavoro nel nostro territorio. Autore e regista di documentari naturalistici, lo abbiamo incontrato mentre filmava i rospi in amore nella località Monteroni (Ladispoli), in un fontanile a pochi passi dal centro di educazione

ambientale La Fattoria degli Animali. Salutando i nostri lettori, ha voluto lanciare un appello: “I rospi sono anfibi di grande importanza e nella stagione riproduttiva prediligono l’ambiente acquatico. Purtroppo molti di essi vengono falcidiati sulle strade. Cerchiamo quindi di fare più attenzione”.

in questi anni non hanno dato prova neanche della più tiepida commemorazione. In una data che dovrebbe unire tutti gli italiani nel dolore, al di là delle differenti appartenenze politiche, nella nostra zona solo una fiaccolata, organizzata da Forza Nuova a Cerveteri, commemora i nostri connazionali infoibati con la deposizione di una corona al monumento dei Caduti (10 febbraio, ore 18). Così, visto che ci troviamo su una rivista di enogastronomia, mi permetto di dare un consiglio ‘culinario’ ai nostri politici ‘smemorati’ per aiutarli a ricordare degnamente i martiri delle Foibe: una bella dieta a base di pesce. Il fosforo, si sa, aiuta la memoria! www.irasenna.org


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// Interviste in punta di forchetta

Interviste in punta di forchetta A pranzo con il primo cittadino di Cerveteri Gino Ciogli, un sindaco sommelier

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dora i primi piatti. Parlare di enologia lo entusiasma. Ama la musica classica. È cattolico. Il personaggio politico che predilige è Togliatti. Ai film sdolcinati antepone il genere western come Ombre rosse. Il suo libro cult è Siddharta, il capolavoro di H. Hesse. L’hobby è l’archeologia. Il suo migliore pregio è quello di ascoltare. Il suo peggiore difetto: quello di non sapere ascoltare. Non ha un proprio gesto scaramantico e il suo motto è: “A brigante, brigante e mezzo!”, un detto che amava ripetere anche Sandro Pertini. E per quanto riguarda i segni particolari, ammicca, sorride e risponde: “Calvo!”. Cultura e autoironia segnano i tratti caratteristici del sessantaquattrenne Gino Ciogli, primo cittadino di Cerveteri, col quale ho avuto una piacevole chiacchierata ‘in punta di forchetta’ nel noto ristorante Le Ginestre. Innamorato da sempre dell’enogastronomia, ogni volta che si reca in un nuovo paese coltiva questa passione approfondendo le peculiarità culinarie ed enologiche della zona, in quanto fermamente convinto che attraverso il cibo e il vino si può conoscere meglio la cultura di un luogo. Ama molto la convivialità. Si diletta in cucina con successo e il suo piatto forte è il risotto con i funghi che, da anni, riscontra il parere positivo di parenti e amici (e noi de ilPunto ci proponiamo volentieri per un assaggio!). La carne e il pesce a tavola se la giocano in fatto di preferenze, anche se a volte il sapore di mare ha la meglio su quello di terra. Con i vini ha un ottimo rapporto. Grande estimatore del nettare di Bacco, con tanto di attestato di sommelier, ha una certa predilezione per il Brunello di Montalcino (e come si può contraddirlo?). Non è particolarmente attratto dai dolci ma apprezza moltissimo la buona tavola. Con un felice ossimoro si definisce ‘tradizionalista-sperimentatore’, in quanto parte dalle tradizioni per sperimentare cose nuove. Ha una buona opinione dei prodotti biologici, la cui coltivazione andrebbe incentivata visto che la nostra zona è ricca di frutta e verdura in grande quantità e varietà. Idee

chiare anche per quanto concerne la filiera corta. “In una società globalizzata come la nostra – mi spiega – la cultura della filiera corta è la radice dalla quale partire per riconoscere noi stessi”. Insomma, un modo per ‘riassaporare’ la nostra identità perduta. Da vero buongustaio si dichiara un assiduo lettore della nostra rivista: “È un valido punto di riferimento che aiuta a soffermarsi su elementi del nostro comprensorio troppo spesso trascurati”. Sorseggiando un buon Chianti dei Colli Senesi, lo invito a rispondere ad un quesito che circola sulla bocca di molti cittadini: Come mai il turismo stenta a decollare a Cerveteri, un paese ricco di tradizioni, di prodotti enogastronomici e di siti archeologici? Ci sono dei progetti al riguardo? La domanda non deve giungergli nuova, infatti mi risponde prontamente: “A Cerveteri, purtroppo, non siamo in fase di progetti bensì in fase d’emergenza. Anziché filosofare, abbiamo dei problemi primari da risolvere. Per quanto riguarda la mia amministrazione, ci siamo inseriti in un periodo storico difficilissimo, un periodo in cui è complicato alzare la testa e guardare al futuro. Noi stiamo lavorando per l’imme-

diato”. “A Cerveteri – conclude il sindaco – ci sono zone prive d’illuminazione pubblica la sera. Come facciamo a pensare al futuro e al turismo se non possiamo offrire delle strade che non siano piene di buche o prive d’illuminazione?”. Articolo di Licia Caggianelli Foto di Andriy Monastyrskyy

VUOI PARTECIPARE A ‘INTERVISTE IN PUNTA DI FORCHETTA?’ Scrivi a: licia71@tiscali.it

Nome: Gino Ciogli Età: 64 Segno zodiacale: Scorpione Religione: cattolica Hobby: archeologia Musica: classica Film: Ombre rosse Libro: Siddharta Personaggio politico: Togliatti Piatto: risotto con i funghi Vino: Brunello di Montalcino Pregi: ascoltare Difetti: non saper ascoltare Segni particolari: calvo Motto: A brigante, brigante e mezzo

Un momento dell’intervista


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// Sapere & Sapori

A Carnevale ogni dolce vale! Dolci abbinamenti per la festa più folle dell’anno

Articolo di Sandra Ianni (esperta in cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche)

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e origini dei festeggiamenti per il Carnevale risalgono, secondo alcuni autori, ai Saturnali romani, durante i quali ci si mascherava tra balli, scherzi e rovesciamento delle usanze e dei ruoli. Una festa nella quale sono confluiti antichi riti agrari purificatori e propiziatori che segnavano l’inizio del nuovo ciclo stagionale. Nel Medioevo queste manifestazioni, chiamate Carnelevarium, si trasformarono in vere e proprie rappresentazioni teatrali. Ma soltanto nel Rinascimento, e in particolare a Roma, i cortei e le processioni mutarono progressivamente in sfilate di carrozze, poi di carri, con gruppi mascherati fino a diventare una festa popolare spettacolare. Come in tutte le feste, anche in tale occasione, si abbondava con i cibi: gli alimenti più usati erano, principalmente, il maiale e i dolci fritti.  E proprio i dolci continuano ad essere, ancora oggi, molto presenti durante il Carnevale. Nel nostro territorio figurano, in particolare, le castagnole, gustose palline di pastella dolce, fritte in olio; così chiamate per la forma somigliante alle castagne.

Da servire fredde, ricoperte con zucchero a velo, un pizzico di cannella in polvere e leggermente irrorate con Alchermes.  Le castagnole ben si prestano ad essere abbinate con un Recioto di Soave ottenuto da uve Garganega appassite. Altro dolce tradizionale è costituito dai ravioli dolci, una pasta leggera con il ripieno di ricotta, condita con zucchero e liquore, poi fritti in olio d’oliva o cotti al forno; serviti con un’abbondante spolverata di zucchero a velo. Un abbinamento interessante con i ravioli è rappresentato da un vino passito, come ad esempio, tanto per rimanere nel Lazio, quello ottenuto con le uve del Moscato di Terracina. Ed infine quello che si potrebbe considerare un dolce nazionale: le frappe, una leccornia che attraversa l’intera penisola, da nord a sud, mantenendo inalterata la propria fama. La ricetta di base è sempre la stessa: uova, farina e burro, l’unico ingrediente a variare è il liquore da aggiungere con parsimonia all’impasto. Chiamate anche chiacchiere in Lombardia, in Toscana cenci, in Liguria e in Piemonte bugie, nel Veneto galani, nelle Marche fiocchi, in Puglia carteddate, ed ancora, nastri di suora, nodi d’amore, ecc. Si tratta probabilmente delle lagane degli antichi romani, fritte nell’olio o nello strutto e cosparse di miele e pepe. Nel caso in cui voleste un suggerimento per l’abbinamento con il vino e le frappe di oggi, se non lo avete ancora provato, optate per la versione spumante dolce del Moscato di Terracina. E ricordate: anche a Carnevale con gli abbinamenti non si scherza!


Quando il vino è magia

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Maria Cristina Ciaffi, sommelier Master Class AIS, ci presenta uno dei vini più prestigiosi della Sardegna: la Malvasia di Bosa

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olci colline vulcaniche che digradano fino al mare da cui sembrerebbe derivare la denominazione storica della regione: la Planargia. Un ambito geografico spettacolare, per gran parte ancora incontaminato, che si estende nella parte nord occidentale della Sardegna. Uno straordinario ambiente naturale che deve la sua unicità al fatto che in una piccola porzione di territorio siano rappresentati quasi tutti gli ecosistemi caratteristici dell’isola, da quello marino a quello costiero, da quello montano a quello fluviale navigabile. Un luogo dove il calore e il sorriso della gente, il fascino antico delle tradizioni e delle feste popolari, la gustosa bontà delle specialità gastronomiche e i profumi della generosa Malvasia di Bosa ne rendono la vita particolarmente attraente. La Malvasia di Bosa è un vino storico, apprezzato dall’enologia internazionale e lodato dai più famosi giornalisti a partire da Mario Soldati e Luigi Veronelli che negli anni ‘70 gli dedicarono pagine d’alto pregio, pur sottolineandone la sua limitata disponibilità in grado di soddisfare il solo consumo locale. Appartiene al gruppo delle Malvasie, una grande famiglia di vitigni coltivati su tutto il territorio della penisola italiana e in quasi tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Diciassette varietà di uve identificate dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto dopo accurate analisi ampelografiche, chimiche e molecolari, che hanno in comune l’origine greca e l’etimologia del nome che deriva da una piccola cittadina del Peloponneso: Mononvasos, ossia porto con una sola entrata. Ed è proprio attraverso i porti che i Veneziani e, in misura minore i Genovesi, diffusero le diverse piante. Tra il 1300 e il 1600, al culmine della potenza economica della Serenissima, la Malvasia

divenne il vino più famoso d’Europa, una vera moda che lo trasformò in sinonimo di eccellenza. Ancora più antica la diffusione in Sardegna, che si fa risalire al periodo bizantino. In particolare nell’entroterra di Bosa già tra il VI e i X secolo si creò una vera e propria enclave della coltivazione di questa uva, diventando poi un classico della produzione enologica dell’isola. Dall’800 fino alla metà del 900 è il vino dei salotti buoni della Bosa industriale, che va acquistando sempre più rinomanza e finezza nella qualità, grazie alle sperimentate colture più idonee e al metodo di invecchiamento del vino, che avveniva nei caratteristici magazinos seminterrati del centro storico della città. La svolta decisiva arriva nel 1972, anno in cui l’ormai patriarca Giovanni Battista Columbu (uno dei produttori protagonisti in Mondovino, imperdibile film-documentario del 2004 di Jonathan Nossiter) eredita un vigneto di circa 18000 mq coltivati con vitigni tradizionali da oltre un secolo. Negli anni immediatamente successivi, egli dà inizio ad un primo reimpianto della vigna, sostituendo i ceppi centenari e incrementando gli innesti del vitigno di malvasia originario, intuendo l’importanza della selezione del vitigno e degli impianti a monocoltura e sperimentando inoltre l’imbottigliamento per la commercializzazione del prodotto. Studio e ricerca che porteranno al riconoscimento di una delle DOC italiane più ricche di fascino. Un vino particolarissi-

mo, frutto di un lungo invecchiamento e di una iperossidazione controllata, che regala un colore dorato con riflessi ambrati e profumi intensi di frutta secca e spezie. Tanti i progetti promossi dalle Istituzioni locali finalizzati alla valorizzazione del prodotto. Tra questi il più importante è il progetto Vinest, iniziativa cofinanziata dall’Ue per la promozione dei vini di qualità DOC dell’Europa, al fine di tutelarne e valorizzarne le varietà e le peculiarità insieme con i loro territori e culture. La Malvasia di Bosa è un vino che ha maturato una vasta letteratura remota e recente, ma soprattutto è un vino considerato nobile ed elitario dalle genti che abitano la Planargia. Un nettare da riservare a persone e circostanze speciali, perpetuando in questo modo un consolidato rituale sociale. Un vino simbolo dell’amicizia e dell’ospitalità, che si offre alle persone a cui si tiene particolarmente, quindi, in questa regione, è principalmente un bene sociale. Un legame unico e autentico tra uomo e territorio.


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// Agricoltura

SE L’AGRICOLTURA BATTE I DENTI L’agronomo Mario Cerulli ci parla delle relazioni tra fattori climatici e produzione agricola. E ricorda l’ondata di gelo del febbraio 1956

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attività agricola, come noto, è influenzata dagli andamenti climatici e meteorologici. In tal senso si può senz’altro affermare che ciascun evento meteorologico ha una diretta influenza sull’ambiente agricolo e sul ciclo vegetativo delle colture, tanto da condizionarne le produzioni finali. L’agrometeorologia è la scienza che studia la relazione tra fattori climatici ed ecosistema agricolo. Stagioni troppo piovose o al contrario aride, eccessivamente fredde o miti, influenzano in modo determinante l’andamento delle produzioni. È sufficiente pensare alle forti piogge del novembre scorso in Veneto e Campania, alla recentissima gelata dello scorso dicembre, all’estate estremamente siccitosa del 2003, per comprendere come le produzioni agricole siano esposte agli improvvisi mutamenti climatici e all’andamento stagionale. La saggezza popolare ha tramandato, attraverso numerosi proverbi, i timori e le speranze degli agricoltori e il rispetto per il clima. Il nostro territorio gode di un clima particolarmente clemente, dovuto alla presenza del mare e alla barriera naturale formata dal complesso dei monti Tolfetano-Ceriti che esercitano un’azione mitizzante su gran parte del comprensorio. Ne sono a testimonianza le numerose coltivazioni frutticole e orticole presenti, con prodotti anticipati anche in piena aria. Tuttavia nel corso degli anni eventi climatici estremi hanno condizionato, purtroppo in maniera negativa, le produzioni del nostro territorio. L’annus horribilis per l’agricoltura locale è senza dubbio il 1956; nel febbraio di quell’anno un’ondata eccezionale di gelo investì buona parte dell’Italia dal 2 al 20 del mese. Le temperature rimasero comunque rigide o sotto lo zero anche per i giorni successivi. L’11 e il 12 marzo nuove nevicate interessarono il nostro territorio con temperature sotto lo zero. I danni all’agricoltura furono ovviamente incalcolabili: la coltura principe della nostra zona, il carciofo, fu interamente distrutta così come tutte le produzioni orticole e floricole. I danni furono resi ancora più gravi dall’andamento particolarmente mite del mese di gennaio, che aveva anticipato lo stato vegetativo delle coltivazioni. La foto in pagina ritrae la fontana di piazza della Vittoria di Ladispoli nel febbraio 1956 e rende l’idea delle proporzioni del freddo che interessò il nostro territorio. I danni riportati dalle coltivazio-

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1 La fontana ghiacciata di Piazza della Vittoria a Ladispoli nel febbraio 1956. Da sx: Luciano (Carlo) Cerulli, Nicola Civero †, Fulvio Naritelli † 2 Torre Flavia, Dicembre 2010

ni risultarono talmente gravi che il 23 febbraio 1956 alla Camera dei Deputati (Legislatura II), nel corso della 385^ seduta pubblica, all’ordine del giorno furono presentate le seguenti interrogazioni: Bonomi (al Presidente del Consiglio e ai Ministri dell’interno e dell’agricoltura e foreste). Per conoscere quali provvedimenti si intendono adottare per venire incontro alle aziende agricole diretto-coltivatrici dei comuni di Civitavecchia, Santa Marinella e Cerveteri che, a causa delle recenti gelate, hanno subito notevoli danni alle colture ortive e floricole, danni che per ora possono valutarsi in oltre 300 milioni di lire (pari a circa 4 milioni di euro, ndr). Romualdi (al Ministro dell’agricoltura e delle foreste). Per conoscere quali provvedimenti intende adottare a favore degli agricoltori (…) del Comune di Cerveteri, particolarmente colpiti dalle conseguenze del maltempo e del gelo che hanno provocato in quel comune la totale distruzione dei prodotti dell’annata. Il miglioramento delle tecniche agronomiche, le possibilità di praticare coltivazioni protette (serre, teloni, ecc.), la possibilità di disporre di previsioni agrometeorologiche sempre più precise ed accurate e l’esistenza di prodotti assicurativi specifici, forniscono oggi agli agricoltori alcuni strumenti contro le avversità climatiche. In cuor loro tuttavia sperano sempre che un inverno come quello del ’56 non si verifichi mai più!


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// Archeologia

A L A D I S P O L I R E S TA P O C O

LIBERTY Articolo di Silvio Vitone, foto di Andriy Monastyrskyy

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l movimento artistico e architettonico, nato in Francia con il nome di Art Noveau ai primi del Novecento, si chiamò in Italia originariamente Floreale e successivamente Liberty dal nome del commerciante londinese di articoli orientali Arthur Lesenby Liberty. Il Liberty cercava ispirazione nella natura e nella forma vegetale e si orientava verso l’adozione della linea flessuosa, avvolgente e spiraliforme. A questo proposito nel 1905 Eugene Grasset scrisse: “Ogni curva dà l’idea del movimento e della vita”. Uno degli obiettivi fondamentali del movimento era di stabilire un accordo tra produzione artistica e industriale, nel senso di utilizzare le nuove tecnologie ed i nuovi materiali per realizzare prodotti di alto valore estetico. In Italia il Liberty stentò ad affermarsi e a portare quella sferzata di novità degli altri paesi europei; rimase infatti circoscritto ad episodi isolati e finì purtroppo col diventare una moda elitaria destinata a ricadere nell’eclettismo, che altro non è se non la mescolanza (meglio sarebbe parlare di ‘miscuglio’) di elementi di stili diversi del passato riproposti fuori dal loro contesto storico. A Roma, dove ogni innovazione viene interpretata come una stonatura rispetto al contesto architettonico circostante, il nuovo stile incontrò difficoltà ancora maggiori; per questo le costruzioni ispirate al Liberty conquistarono solo le periferie. Ed il Liberty si fece largo soprattutto lungo le coste, dove la nuova borghesia, ottimista e spregiudicata, venuta su dopo il Primo Conflitto Mondiale, costruì le sue dimore estive e di relax. Sul lungomare di Viareggio ancora richiamano la nostra attenzione le splendide ville dell’epoca; e non si possono non menzionare gli stabilimenti balneari che abbelliscono Ostia. Più vicino a noi – geograficamente – è Santa Marinella ad ospitare esempi pregevoli, come il villino Emanuele e Villa Bettina; quest’ultima ci suggerisce un’idea di natura lontana dalla banale imitazione floreale e mantiene elevati livelli di buon gusto e di maestria artigianale. A Ladispoli, nell’area dove ancora sono riconoscibili i segni e le testimonianze della primitiva lottizzazione Marescotti di fine Ottocento, nelle strade parallele al lungomare (via Duca degli

Abruzzi e Odescalchi), alcuni edifici identificano il vecchio impianto urbanistico. Questa porzione di città è delimitata dai fossi Vaccina e Sanguinara e verso l’interno dalla grande piazza, dedicata attualmente al regista Roberto Rossellini. Seppure si può parlare di Liberty è un Liberty minore con ben poche arditezze innovative e strutturali: facciate ingentilite da fasce di disegni sulle superfici murarie, qualche interessante fregio sopra l’ingresso principale, il tutto dominato dal torrino belvedere. L’insieme – o almeno quello che rimane – è però significativo e degno di considerazione e tutela. Due sono le tipologie rilevabili: la palazzina e il villino. Alla prima si può far sicuramente appartenere l’hotel Miramare (nella foto) sul lungomare centrale, nato, in realtà, come ‘Pensione Lido’ nel 1894. La struttura fu rilevata nel 1914 dall’imprenditore di Albano, Alessando Piattella, che operò le prime trasformazioni rendendola più adatta ad una crescente clientela. L’hotel, pur pesantemente rimaneggiato – in particolare è stato eliminato il portico, che affacciava direttamente sul mare – rappresenta uno dei meglio riusciti esempi di architettura dell’epoca a Ladispoli. Quanto alle ville, una vera e propria ecatombe ha avuto luogo a partire dagli anni ’60-’70 del secolo appena passato. Forse per questo si è levata qualche voce (autorevole) preoccupata. Al riguardo richiamo qui l’intervista all’assessore De Tollis del 9 novembre 2004: “L’amministrazione intende riqualificare il centro storico, valutando che gran parte dell’originario tessuto si è modificato con il tempo, ma ne possono essere salvaguardati ancora ampi tratti. In questa ottica si pone la delibera con la quale il Consiglio comunale ha vincolato gli edifici costruiti prima del 1955”. Non dissimili sono gli intenti del Piano Regolatore di recente emanato dal Comune di Ladispoli. Speriamo che si vada oltre le edulcorate descrizioni ed i generici propositi e si tratti invece di fattivi progetti e concrete realizzazioni. Nell’attesa che il termine ‘riqualificazione’ riferito al vecchio centro di Ladispoli assuma connotazioni meno astratte, continuiamo a goderci quella atmosfera fascinosamente simpatica ed un po’ retrò che avvolge gli ultimi nostri angoli Liberty.

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QUANDO C’ERA LA FAME VERA A CIVITAVECCHIA Aldo Ercoli ci parla di alcune pietanze del periodo bellico: dalla zuppa coi sassi di mare al pesce finto

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razie alla pluridecennale personale frequentazione delle Terme della Ficoncella, con numerose visite alla sottostante Civitavecchia, penso di poter affrontare, storicamente, il tema della cucina locale. Un argomento già trattato da altri in precedenza, specie da quell’erudito Carlo De Paolis, importante compagno di viaggio, quale collega ai tempi della rivista La Goccia (anni 80-90). Fu proprio Carlo, agli inizi del 1988, a sottolineare che il pesce fosse nei secoli il protagonista assoluto della mensa civitavecchiese. “Civitavecchia vuol dire pesce fresco e saporito. Non c’è civitavecchiese che si rechi a Roma o in qualsiasi centro dell’entroterra e non si senta porre la domanda: L’hai portato il pesce?”. Come pure non c’è forestiero che venga a Civitavecchia e non si rivolga a qualche civitavecchiese dicendo: “Voglio mangiare il pesce”. È mia intenzione soffermarmi sui piatti più poveri, quelli di ‘magro vero’. Molti sono stati i pescatori campani che hanno popolato il nostro litorale tirrenico perché esperti marinai. Soprattutto da Pozzuoli sono giunti dapprima per le stagioni di pesca, poi, un certo numero, si è trasferito da noi. La loro fantasia e creatività non è andata perduta. La zuppa di pesce, o quella a base di soli crostacei, restano piatti prelibati, costosi e su ordinazione. È vero. A titolo personale trovo più gustosa e raffinata l’antica minestra di pesce, primo vero piatto marinaro. In tempi bellici, o di grande carestia, si serviva l’umile pietanza del pesce finto (confezionato con tutti gli ingredienti della zuppa di pesce, tranne il pesce) oppure quella del pesce sfuggito (cucinato facendo bollire, al posto del pesce, un sasso di mare, ricoperto da un paio di alghe). Almeno quest’ultimo piatto aveva il profumo del mare! I napoletani ed i campani

lo chiamavano “a zuppe e pesce co’ e sasse e mare”. Queste povere, umili pietanze con tanta acqua e vegetali selvatici sono le equivalenti di quello che si consumava, in quei bui periodi, nell’entroterra di Tolfa e Allumiere: la trista e l’acquacotta. Per tornare alla famosa zuppa di pesce, quando andava di lusso, si utilizzava la mazzumaglia, costituita da pesce di scarto che durante l’ultima guerra veniva venduta , nei vicoli del porto di Civitavecchia, per due soldi al piatto. Una variante nell’alimentazione dei pescatori, stufi di mangiare tutti i giorni pesce, era quella di condire la pasta, preparata sulla barca, con ogni varietà di pescato. Tale povera tradizione popolare è oggi diventata una vera sciccheria: il pranzo a bordo nel giro turistico sul peschereccio, meglio ancora su lussuose imbarcazioni ancorate al porto di Traiano. Facciamo ritorno un bel po’ indietro nel tempo. Nel 1681 (ci riferisce sempre Carlo De Paolis) il prezzo del pesce venne a Civitavecchia addirittura scolpito nel marmo (la relativa lapide, ben restaurata, è oggi affissa nel piazzale del Comune). I pesci più cari? Quelli da 5 baiocchi la libbra: spigole, orate, ombrine, triglie di scoglio. E quelli meno costosi? Da soli 2 baiocchi la libbra: sarde,occhiate, lattarini, palombi, seppiette, cocci. A quei tempi, se si tiene conto degli altri generi alimentari, il prezzo del pesce era piuttosto contenuto. Oggi fortunatamente Civitavecchia è in grado di offrire il miglior pesce del litorale. A Ladispoli, il compianto Corrado Melone riportò un episodio di una cena tra amici a base di pesce. Nella lunga tavolata ci fu qualcuno che trovò uno ‘strano’ animale marino, alquanto coriaceo ed indigesto: era un pezzo di gabbiano, un volatile che, per quanto possa avere dimestichezza col mare ed i suoi abitanti, non era certo un pesce!

// Tradizione & Tradizioni

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ilPunto enogastronomia & turismo

Editore Associazione Culturale ilPunto Direttore responsabile Fabrizio Del Re fabrizio.delre@email.it In redazione Alessandro Sacripanti, Carlo Narducci, Aurora Cardinali Marketing Barbara Matteini Segreteria di redazione Agata Aronica Area enogastronomica Maria Cristina Ciaffi, Giancarlo Bertollini, Lucia Betti, Sandra Ianni Area agroalimentare Mario Cerulli Area Attualità Felicia Caggianelli Area Cultura & Arte Silvia Loreti, Icaro Guerra, Andrea Cerqua Area Bellezza & Benessere Raffaella Massari, Angela Tabarrini, Francesca Romana Francardi Area Sport Bruna Bartolini Corrispondenti Licia Mampieri (Abruzzo), Mario Fenu (Sardegna), Urania Leoni (Toscana) Collaboratori Aldo Ercoli, Gianni Izzo, Silvio Vitone, Massimiliano Paris, Giuseppe Giangreco, Claudio Pace Grafica Adriano Di Santo, Matteo Forte aemgraphic@gmail.com Simona Ridolfi s.ridolfi@alice.it Fotografie Elisa Fusco 333.8155630 Andriy Monastyrskyy 346.9862707 Biagio Tamarazzo Stampa AG s.r.l. Redazione Via Olmetto, 7 – 00055 Ladispoli (Rm) Cell. 333.3939029 E-mail ilpunto@yahoo.it Sito www.ilpuntomagazine.tk (in allestimento) Pubblicazione bimestrale registrata presso il Tribunale di Civitavecchia (Rm) n.5/08 del 21/05/08 PUBBLICITÀ 333.3939029 – 328.7042222 Vietata la riproduzione totale o parziale dei testi e delle pubblicità senza l’autorizzazione scritta dell’Editore. La Redazione informa che il contenuto degli articoli rispecchia l’opinione dei singoli autori. La Redazione resta a disposizione degli aventi diritto per le fonti iconografiche di cui non si abbia la reperibilità. Il Puntomagazine


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ilPunto

// Cibo & Parole

ENOGASTRONOMIA

PER MODO DI DIRE Scopriamo quanto cibo c’è nelle nostre parole

È

proprio vero, il cibo sta sulla bocca di tutti. Ci riferiamo al ‘cibo semantico’ che fa parte ormai del linguaggio comune. Si tratta di espressioni proverbiali, frasi fatte, citazioni e locuzioni idiomatiche tratte dal mondo culinario che arricchiscono il nostro lessico, ma di cui spesso ignoriamo l’origine o addirittura il vero significato. Vediamo gli esempi più rappresentativi. E se qualche spiegazione non vi convince, non andate a cercare il pelo nell’uovo! Molto fumo e poco arrosto Molta apparenza e poca sostanza. L’espressione nasce sulla tavola del Mastro don Gesualdo di Verga (1889), allorché afferma: “Il fumo è buono soltanto in cucina. La so lunga. C’è più fumo nella cucina, che arrosto sulla tavola in molte case”. La frase si riferisce a una certa nobiltà, che si vanta dei titoli ma che ha poca roba da mettere sotto i denti. Lo stesso significato lo esprime il detto: Fare tanti pampini e poca uva.

Andare a tutta birra Andare velocissimo. Qui si entra nella smisurata elasticità del linguaggio, che a volte giunge a noi attraverso strade insolite. L’espressione, infatti, nasce da uno storpiamento popolare italiano del francese à toute bride, che significa ‘a tutta briglia’, e confondendo poi il termine colto ‘briglia’ con il più comune ‘birra’. Capitare a fagiolo Capitare nel momento più opportuno. Si dice di cose e persone. Il fagiolo che noi conosciamo, grazie agli spagnoli e ai portoghesi che lo importarono dal Nuovo Mondo, era presente in Italia, sulle tavole della Serenissima di Venezia, già dal Cinquecento. Alimento ‘povero’ e facilmente conservabile se lo si faceva seccare, era presente nella dieta quotidiana di moltissime famiglie. Quindi capitare a fagiolo si riferiva a chi arrivava quando il cibo era pronto nel piatto, cioè nel momento giusto per riempirsi la pancia.

Aver mangiato le cicerchie Scambiare o vedere una cosa per un’altra. La cicerchia è un legume ormai dimenticato che assomiglia alla veccia; è però rimasto nel nostro linguaggio grazie a questo modo di dire. Anticamente le cicerchie erano ritenute responsabili dei problemi alla vista, molto probabilmente perché non erano sottoposte a un lungo ammollo prima della cottura. Oggi sappiamo, infatti, che questi legumi necessitano di una preparazione accurata poiché contengono delle sostanze nocive per il sistema nervoso. Ma per ora è meglio non gettare troppa carne al fuoco: analizzeremo altri modi di dire nel prossimo numero!


La La Strada Strada ilPunto

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// Mangiare in zona

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EMOZIONI TIPICHE GARANTITE EMOZIONI TIPICHE GARANTITE

Articolo didiCarlo Narducci, foto Biagio Tamarrazzo Articolo Carlo Narducci, fotodidi Biagio Tamarrazzo Articolo di Carlo Narducci, foto di Biagio Tamarrazzo

recuperare il senso vero dell’otium. Qui siQui propone solo ciò checiò è che è ll’interno del triangolo compreso tra Ceri, San Marrecuperare il senso vero dell’otium. si propone solo ll’interno del triangolo compreso traBorgo Ceri, Borgo San Marstato già sperimentato nel tempo e che ha solide radici.radici. Una cucina tino e tino Valcanneto, ci attende un ristorante d’eccezione dal dal stato già sperimentato nel tempo e che ha solide Una cucina e Valcanneto, ci attende un ristorante d’eccezione dalle magiche alchimie, di sodalizi veneti,veneti, toscani, umbri umbri e laziali nome felliniano: La Strada. Un locale da cercare e scoprire dalle magiche alchimie, di sodalizi toscani, e laziali nome felliniano: La Strada. Un locale da cercare e scoprire geneticamente depositati nello staff locale: Luciano, Patrizia, come tutti preziosi, magarimagari spingendosi nel cuore più intigeneticamente depositati nellodel staff del locale: Luciano, Patrizia, comei luoghi tutti i luoghi preziosi, spingendosi nel cuore più intiSantina e Costanza. Ai fornelli Santina, la cui lasemplicità si tra-si tramo della per lasciarsi coccolare dalla natura e dai proSantina e Costanza. Ai fornelli Santina, cui semplicità mo campagna della campagna per lasciarsi coccolare dalla natura e dai prosmuta smuta nel sano gustoso equilibrio di piatti le fettuccine al dotti della delleetradizioni. Di primo acchito, l’impressione nelesano e gustoso equilibrio di come piatti come le fettuccine al dottiterra dellaeterra delle tradizioni. Di primo acchito, l’impressione nostrano o il richiestissimo coniglio ripienoripieno alle mele che neche traiamo è di solida tranquillità. All’esterno la struttura, in cinghiale nostrano o il richiestissimo coniglio alle mele ne traiamo è di solida tranquillità. All’esterno la struttura, in cinghiale (assolutamente da nondamancare). Impeccabile la preparazione del- deltufo, situfo, sposa perfettamente con i declivi collinari; ad ornamento (assolutamente non mancare). Impeccabile la preparazione si sposa perfettamente con i declivi collinari; ad ornamento la cacciagione, nonchénonché dei polli tacchini. Un’esperienza di gu-di guulivi eulivi viti: euno che nella si può siammirala cacciagione, dei epolli e tacchini. Un’esperienza viti:spettacolo uno spettacolo chebella nellastagione bella stagione può ammirasto assoluto la regalano le crostate, la cui la confettura è trattaè dagli re dall’ampia veranda circondata dal dal grazioso giardi-giardisto assoluto la regalano le crostate, cui confettura tratta dagli re dall’ampia veranda circondata grazioso no. All’interno tre sale, unper totale no. All’interno treper sale, un totale di 120diposti, da travi nella campagna circostante, di pro-di pro120 tutte posti,sormontate tutte sormontate da travi nella campagna circostante, di castagno e pavimentate in cotto. prietà,prietà, dove tra l’altro si raccolgono di castagno e pavimentate in cotto. dove tra l’altro si raccolgono Ci diràCipoi il proprietario, le verdure (cicoria, ortica,ortica, etc.) da diràLuciano, poi Luciano, il proprietario, le verdure (cicoria, etc.) da che il materiale è di esclusiva prove-proveproporre nel menu. Inoltre,Inoltre, un’au-un’auche il materiale è di esclusiva proporre nel menu. nienzanienza tosco-laziale e le maestranze tenticatentica prelibatezza a recupero di tosco-laziale e le maestranze prelibatezza a recupero di assunte in loco. sensazione è di è di una cultura che fu:che l’acquacotta. Non Non assunte in La loco. La sensazione una cultura fu: l’acquacotta. caldo caldo déjà vu, giàunvissuto che che quellaquella ‘contaminata’ dal parmigiano déjàunvu, già vissuto ‘contaminata’ dal parmigiano richiama anticheantiche armonie, quando (un nonsense) bensì bensì quellaquella ad imitarichiama armonie, quando (un nonsense) ad imital’operare degli degli uominiuomini era scanzione zione dei pastori transumanti che, nel l’operare era scandei pastori transumanti che, nel dito dalla dell’essere, non non lungo lungo errare,errare, raffermavano il paneil per dito verità dalla verità dell’essere, raffermavano pane per aggiungervi un uovo, oppureoppure uno scardell’avere. Ed in Ed effetti il titolare aggiungervi un uovo, uno scardell’avere. in effetti il titolare to di pancetta, della verdura, a seconda ce ne ce dà ne conferma. È un È persoto di pancetta, della verdura, a seconda dà conferma. un persodel territorio calpestato: un piatto che che naggionaggio carismatico Luciano, a del territorio calpestato: un piatto carismatico Luciano, a rimanda al temaaldel viaggio, della Strametà strada tra l’oste di altriditemrimanda tema del viaggio, della Strametà strada tra l’oste altri temda. Cida. racconta questequeste cose Santina, con con Ci racconta cose Santina, suo lungo discorrere con noi, scienza culinaria trae a trae sé l’arte la naturalezza tipica di chi di conosce in profondità suo lungo discorrere conlanoi, la scienza culinaria a sé l’arte la naturalezza tipica chi conosce in profondità - ciò- checiòdice. evidente ciò checiòormai evidente più non che Rendendo dice. Rendendo evidente che ormai evidente più non é. Come se ne La strada volteggiasse leggiadra l’Araba Fenice,Fenice, il é. Come se ne La strada volteggiasse leggiadra l’Araba il come come autentico innamorato, ricettericette contadine rivisitate in modo miticomitico uccellouccello direzionato in avanti ma con testalarivolta all’in-all’inautentico innamorato, contadine rivisitate in modo direzionato in avanti malacon testa rivolta dietro:dietro: la saggezza del passato è maestra del presente. Ovviamente la saggezza del passato è maestra del presente. Ovviamente saporesapore a dispetto del consumismo omologante che appiattisce il i vini il ciboila cibo giusto connubio. OttimaOttima la lista,laper qualità a dispetto del consumismo omologante che appiattisce il bagnano i vini bagnano a giusto connubio. lista, per qualità gusto.gusto. “Non “Non ha senso – ci dice cinesizzarci nella produzione di ediquantità. E nonEè non da meno la proposta di liquori e distillati, tra tra ha senso – ci–dice – cinesizzarci nella produzione e quantità. è da meno la proposta di liquori e distillati, cibo; più proporsi in termini di qualità, da sempre (oggi (oggi cui segnaliamo: grappegrappe Berta Berta MagiaMagia , whiskey Lagavulin e un e un cibo;giusto più giusto proporsi in termini di qualità, da sempre cui segnaliamo: , whiskey Lagavulin un po’un meno) viaticoviatico d’italianità”. È un’asserzione energica che che eccezionale rum Caroni del ’74. cosa è il prezzo: po’ meno) d’italianità”. È un’asserzione energica eccezionale rum Caroni delLa ’74. Lastrabiliante cosa strabiliante è il prezzo: rimanda al giusto etimo etimo di ‘ristorare’, cioè ‘rimettere in forze’, veramente misurato considerata la qualità della proposta gastronorimanda al giusto di ‘ristorare’, cioè ‘rimettere in forze’, veramente misurato considerata la qualità della proposta gastrononutrirenutrire non solo corpo ma anche l’anima. La Strada, quindi,quindi, mica. Ne LaNe Strada il semplice mangiare diviene percorso ristora-ristoranonilsolo il corpo ma anche l’anima. La Strada, mica. La Strada il semplice mangiare diviene percorso come come sosta per viandanti alla ricerca del buongusto in toto,indove tivo ditivo un errare sulle cui orme volle farsi sosta per viandanti alla ricerca del buongusto toto, dove di un errare sulle cui l’Italia orme l’Italia vollere. farsi re.

Per San Valentino menu fisso 40€ (bevande escluse)

APERTURA: GIOVEDI’ – VENERDI’ (cena); SABATO e DOMENICA (pranzo e cena). – VENERDI’ (cena); SABATO e DOMENICA (pranzo e cena). APERTURA: GIOVEDI’ È gradita la prenotazione. Via Antonio Blado, 4 Loc. Borgo San Martino 00052 Cerveteri (Roma) È gradita la prenotazione. Via Antonio Blado, 4 - Loc. Borgo San Martino - 00052 Cerveteri (Roma) Tel/Fax: 06 99288643 Cell. 366 – www.ristorantelastradasnc.it - info@ristorantelastradasnc.it Tel/Fax: 06 99288643 Cell.3517713 366 3517713 – www.ristorantelastradasnc.it - info@ristorantelastradasnc.it


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// PerBacco News

La bottiglia Quando la forma è contenuto

di Antonio Vaia (delegato FISAR Civitavecchia) lcuni la definiscono semplicemente contenitore o recipiente di vetro, ma per l’enologia la bottiglia è qualcosa di molto più importante, perché la sua invenzione, avvenuta agli inizi dell’età moderna, ha segnato la nascita dell’attuale era enologica. Oggi il vino, almeno quello di qualità, normalmente ci viene proposto dentro un contenitore chiamato bottiglia, che svolge in modo dignitoso il proprio ruolo, permettendo al vino di respirare, di maturare e di viaggiare fino ad arrivare al consumo. Chiaro il ruolo attuale, ma la strada per arrivarci è stata lunga, visto che fu l’anfora il primo contenitore per il nettare di Bacco. E sembra che gli Etruschi per primi adottarono il sughero per la chiusura delle anfore. Dopodiché si passò alle botti di legno. Tutto ciò fino al 1660, l’anno dell’arrivo del vetro in forma di bottiglia, caratterizzata nelle sue parti costituenti da base, corpo, spalla e collo e cercine. Come erano le prime bottiglie? Avevano una forma ‘a cipolla’, basse e larghe rispetto a quelle più allungate e strette che conosciamo attualmente, con una trasparenza del vetro non ancora perfetta. Con tali forme non era possibile, ad esempio, mantenere la bottiglia in posizione coricata: un grosso limite nella conservazione

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Bordolese (anche in versione a spalla alta per i vini di maggior pregio), la bottiglia forse più usata in assoluto, sia per i rossi che per i bianchi; spalla molto pronunciata torna utile per ostacolare la fuoriuscita di eventuali depositi.

Borgognona utilizzata per vini bianchi e rossi; spalla un po’ pronunciata utile per ostacolare la fuoriuscita di eventuali depositi quando si decanta il vino.

Albeisa, originaria delle Langhe, impiegata quasi esclusivamente per vini rossi (Barolo e Barbaresco).

Pulcianella, tradizionalmente legata al vino Orvieto. Tipica anche degli Armagnac in Francia e soprattutto legata alle produzioni portoghesi come Mateus e Vinho Verde.

del vino. Oggi sappiamo bene che conservare il vino in posizione coricata consente di mantenerlo più a lungo in buono stato, di preservarlo, se non anche di migliorarne il gusto e gli aromi, cioè di affinarlo. Tale posizione permette, infatti, di mantenere bagnato il sughero del tappo, evitandone il restringimento e la conseguente ossidazione del vino. Solo un dettaglio, ma di fondamentale importanza, visto che ha modificato profondamente il commercio e il valore economico del vino. La forma delle bottiglie si è evoluta anche secondo le tradizioni e le usanze dei popoli che le hanno ideate. Non a caso la maggioranza delle bottiglie, nonostante siano diffuse in tutto il mondo, portano ancora il nome della zona di provenienza e, così come sono oggi, vengono distinte per dimensione, forma, colore, spessore del vetro e fondo. Dunque, dire bottiglia non è tutto! In realtà ne esistono tanti tipi, ognuna rappresentativa della propria storia, cultura, tradizione, delle caratteristiche del vino contenuto e, in alcuni casi, nell’interpretazione più recente, delle scelte aziendali dei produttori che vogliono proporre il proprio marchio, simboleggiato anche attraverso la forma stessa della bottiglia. Allora possiamo dire che è veramente importante anche la nostra bottiglia con etichetta ilPunto (vedi foto). Alsaziana e Renana: prive di spalla, ospitano quasi esclusivamente vini bianchi.

Marsala

Porto

Bordolese (anche in versione a spalla alta per i vini di maggior pregio), la bottiglia forse più usata in assoluto, sia per i rossi che per i bianchi; spalla molto pronunciata torna utile per ostacolare la fuoriuscita di eventuali depositi. Champagnotta e Champagnotta prestige cuvée (*), caratterizzata dal vetro spesso e dal fondo pronunciato, utilizzata per vini con presenza di anidride carbonica come gli spumanti.

(*) Formati di Champagnotta (capacità standard 0,75 litri, ma se ne realizzano anche altri formati fino alla Melchisedec della capacità di 30 litri)


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// PerBacco News

IL VINO DI CAVOUR

COME SIMBOLO DELL’UNITÀ D’ITALIA

È la proposta del ministro Galan Fonte: studiostampa G. Bertollini

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di Alba”. “Qual è il problema allora? – si domanda il ministro – il problema consiste nel fatto che tutte le bottiglie del Barolo di dute e, in alcuni casi, i proventi sono stati

bottiglie del celebre vino annata 2004. A quel punto tutto si insabbia e la vicenda si ingarbuglia; così enti locali, enti privati, fondazione e produttori di vino non sanno più che pesci prendere”. “Ciò che intendo fare – conclude il ministro dell’Agricoltura – è dare vita ad un progetto, ovviamente assieme ai sindaci di Grinzane Cavour e di Alba e di tutti coloro che da anni seguono con interesse e passione le questioni legarizzare in ogni modo possibile un Barolo che può diventare, magari con il diretto interessamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il vino simbolo delle ricorrenze previste per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Mi auguro che nessuno abbia da ridire su di una simile candidatura, se non altro perché il Piemonte è il Piemonte e Cavour rappresenta per me il Risorgimento, la grande cultura politica liberale, la civiltà dell’agricoltura intesa nel modo più alto’’. Insomma, un vino prezioso che rischia di scomparire. E la domanda sorge spontanea: cosa farebbero in Francia se avessero lo champagne della vigna di Napoleone?

blocca a partire dall’annata 2004, nel senso che la Regione Piemonte acquistò 2500

Fonte: Studiostampa G. Bertollini

l ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, ha intenzione di riportare in auge, in accordo con i comuni di Grinzane Cavour e di Alba, il vino Barolo prodotto dalla vigna di Camillo Benso Conte di Cavour e di farne il simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia. ‘’Il capostipite di tutti i ministri dell’Agricoltura italiana – spiega il ministro – cioè a dire, uno dei fondatori dell’Unità nazionale, insomma, Camillo Benso Conte di Cavour, amava la sua terra. E nell’amare quella sua terra pare che lui stesso dette vita ad una vigna ‘da cui ebbe inizio la storia di uno dei vini più prestigiosi al mondo’, per dirla con le parole del giornalista Aldo Cazzullo”. “In sintesi, la vigna del Barolo che fu di Cavour – afferma Galan – nonché il castello che domina l’affascinante località piemontese, appartengono alla Fonda-

di un ente pubblico la cui conduzione è

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BEST

CORRADO CORRERA Trionfo del gusto creativo

CHEF L

Involtino di pescespada e melanzane ai sapori siciliani con scaglie di caciocavallo ragusano

Ingredienti // per 4 persone 4 tranci di pescespada da circa 200gr. l’uno; 2 melanzane; 300gr. di pomodorini pachino; 6/8 capperi; 100gr di olive verdi; 100gr di caciocavallo ragusano; ½ cipolla rossa; 1 pizzico di origano; 1 spicchio d’ aglio; 1 ciuffo di basilico; olio extravergine d’oliva, sale e pepe. Procedimento Pulire il pescespada e batterlo leggermente, condirlo con olio extravergine d’oliva, sale e pepe nero, coprirlo e lasciarlo insaporire per circa mezz’ora. Nel frattempo fare imbiondire uno spicchio d’aglio e cipolla rossa; aggiungere, dopo averli sminuzzati: olive, capperi, origano e i pomodorini pachino, e cuocere per circa 8’ a fuoco lento. In seguito tagliare per lungo le melanzane in maniera da ottenerne 12 fette sottili, disporre 3 fette di melanzane sovrapponendole leggermente adagiando su di esse il pescespada, ed aggiungere il caciocavallo precedentemente fatto a scaglie (circa 25gr per involtino) e la salsa ai sapori siciliani. Avvolgere il tutto e fissarlo con gli stecchini, è ora pronto per essere infornato per circa 20’ a 180°. Appena pronto, sfornare il pescespada e adagiarlo su un piatto da secondo, aggiungere un filo d’olio extravergine d’oliva, una macinata di pepe e un pizzico di prezzemolo. Vino In abbinamento a questo piatto dai sapori così intensi e decisi, proponiamo un vino DOC siciliano: l’YRNM Miceli. Dall’aroma suadente, vivo, fragrante, che sviluppa una naturale e immediata piacevolezza. Morbido e avvolgente, intenso e gradevole come l’uva di origine, YRNM è un vino secco di eccellente struttura e buon grado alcolico.

// Best Chef

o scorso ottobre ci occupammo delle peculiarità del ristorante Frontemare di Ladispoli. Nell’assaggiare il menu proposto dallo chef Corrado Correra, fummo colpiti dal delicato equilibrio di sapori, certamente frutto di accorta maestria. Ci riproponemmo pertanto il suo ingresso in Best Chef. Stupisce come a soli 26 anni Correra sia annoverato tra i migliori cuochi del territorio. Nell’intervistarlo ne capiamo il perché: nei meandri dell’alta cucina a vincere sono i migliori! Da quanto tempo pratica l’arte culinaria? Ho iniziato all’istituto alberghiero di Ladispoli e nei ristoranti qua attorno; dopo la scuola, da buon sagittario intraprendente, ho fatto varie esperienze a Roma e dintorni. Nella Capitale ho effettuato diversi stage in ristoranti di alto livello, come il Majestic di Via Veneto. A Monterotondo ho fatto esperienza con lo chef dell’anno Marco Milani, ristorante premiato da Gambero Rosso con due forchette per il miglior rapporto qualità prezzo. Insomma, di gavetta ne ho fatta tanta. E ne sono orgoglioso. Ho appreso molto nel noto ristorante Vinosteria Il dito e la luna di Roma, dove ho incontrato i miei attuali compagni di viaggio: Emiliano e Marco. Vi lavorava uno chef d’eccezione, che ora sta al Mirabelle di Porta Pinciana. In base alle sue esperienze, cosa distingue una cucina di alto livello da un’altra, per così dire, ‘normale’? Oltre che dai materiali, necessariamente freschi e di qualità, la distinzione nasce dalle basi, dalle procedure di preparazione, al fine di consentire l’esaltazione dei sapori. Per esempio, tra le mie basi vi è il ragù di pescato, in cui assolutamente il pesce deve essere fresco e la preparazione accorta. Cosa le piace di più cucinare? Soprattutto i primi, da buon

italiano. Ma anche carne, pesce, dolci e pane. La sua filosofia culinaria? Rispetto moltissimo la tradizione regionale italiana, però quando penso a un piatto, come per magia, accosto creativamente ingredienti e corrispettivi sapori. È una cosa che viene da dentro, al momento. Così nascono i menu di Frontemare. Attualmente cosa propone Frontemare? In questo ultimo periodo stiamo percorrendo una vena siciliana, la cui conoscenza ci deriva da alcune esperienze pregresse effettuate con alcuni nostri maestri. È un bel percorrere apprezzato persino da alcuni nostri clienti siciliani. Soprattutto la caponata ci dicono essere squisita. Cucina e territorio. Me ne vuole parlare? Bisogna essere consapevoli che non è la stessa cosa proporre un piatto a Ladispoli o Roma. C’è una territorialità da rispettare, una psicologia dei sapori e delle abitudini. Sta all’abilità del cuoco creare la giusta osmosi tra le parti. Cosa prepara artigianalmente? Tutto: pasta, dolci e gelati. Anche il pane, che viene preparato la sera prima e poi aromatizzato con rosmarino, oppure con pomodori secchi e così via. Frontemare rispetta anche le esigenze dei celiaci? Senza dubbio. Se il cliente si dichiara celiaco, prepariamo per lui cibi senza glutine, dolci compresi. Un consiglio per chi voglia intraprendere questo tipo di carriera. Rimboccarsi le maniche, girare, apprendere e non interferire mai mentre si apprende ma rielaborare dopo, da soli. In altre parole: osservare, ascoltare ed essere umili e creativi. In ultimo: per San Valentino e Festa della Donna cosa propone lo chef? Le delizie del ristorante Frontemare, da gustare, occhi negli occhi e a lume di candela per gli innamorati; e in allegra compagnia per tutta la nostra clientela femminile!

Ristorante Frontemare

Lungomare Regina Elena, 84 Ladispoli (RM) Tel/Fax 06.99.221.917 Orario dalle 12 alle 24 www.frontemare.eu info@frontemare.eu

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a Tavola

Francesco Montanari

Via il cioccolato dalla tavola del Libanese!

Intervista esclusiva a Francesco Montanari di Romanzo Criminale. Il 12 febbraio a Civitavecchia con Piccoli equivoci Articolo di Felicia Caggianelli

rancesco Montanari, nome in codice: Libanese. Ebbene sì. Questa volta abbiamo rischiato grosso! Ci siamo spinti nei meandri della Capitale per avvicinare, al teatro dell’Angelo, uno degli attori più ‘pericolosi’ (si fa per dire) del momento, ossia Francesco Montanari, meglio conosciuto nel ruolo del Libanese in Romanzo Criminale, la fortunata serie tv ispirata alla storia della banda della Magliana. E siamo riusciti ad arrivare lì dove nessuno era arrivato mai. Abbiamo superato la facciata del ‘duro’ e ci siamo ritrovati a chiacchierare con un attore innamorato del proprio mestiere e supportato dalla consapevolezza dell’importanza del lavoro di squadra. Il ventiseienne romano vanta collaborazioni con attori e registi del calibro di Michele Placido, Sebastiano Somma, Carlo Vanzina e Giorgio Albertazzi. Si ritiene molto fortunato e lavora spesso con i giovani allievi dell’Accademia: “Vorrei condividere l’avventura lavorativa con i miei amici – ha dichiarato Montanari – con giovani talenti. Mi piace lavorare con le persone, non con gli attori o i registi. Il clima di sinergia che si crea in un gruppo di amici credo sia la medicina migliore al male dei nostri giorni, che vede spesso le persone isolarsi. Social network sì ma con moderazione, meglio una partita di pallone”. Classe 1984, il nostro artista, dopo il diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’amico, muove i primi passi cimentandosi in cortometraggi e film. Ma la popolarità arriva con la serie tv ispirata alla banda della Magliana. Nonostante la facciata da duro sfoderata nel piccolo e grande schermo, Francesco Montanari è innamorato dell’amore. “Sono innamorato di una donna che non ho. Dopotutto – ha proseguito – che ben vengano i caffè, i film, le interviste, le scarpe, i cappotti; ma la cosa più importante, che ti fa sentire vivo, è l’amore”. E come contraddirlo! Adora la cucina romana della nonna e a tavola si definisce un tradizionalista. Il suo piatto preferito sono le

crepes salate della sua famiglia, ideate dal padre, la cui ricetta è gelosamente custodita e blindata. Gli piace il Kebab, e se fosse un dolce sarebbe una torta Sacher, anche se preferisce il salato alla cioccolata. Il suo cavallo di battaglia ai fornelli è la carbonara, che ha già sfoderato per conquistare una donna. Ma sull’esito mantiene il riserbo. Al pesce preferisce la carne. È lui stesso, infatti, a definirsi ‘carnivoro’. L’appuntamento con la tavola è sacro: “A tavola si mangia – ha sottolineato – I discorsi, le parole, i contratti si fanno prima o dopo i pasti”. Essendo spesso in viaggio e pur ritenendo la convivialità un aspetto importante della giornata, a tavola è una persona da ‘cotto e mangiato’. Con il vino ha un buon rapporto anche se, non essendo un esperto in materia, si affida volentieri ai consigli di chi ne sa più di lui. Predilige la birra, e speriamo si ricordi di noi de ilPunto che gli abbiamo fatto scoprire la bionda artigianale all’acqua dell’oceano, di cui ignorava l’esistenza. Ladispoli la porta nel cuore. La città balneare è stata più volte meta d’incontro con

gli amici di comitiva e dalle pagine del nostro giornale invia un abbraccio e tantissimi saluti a tutti. Per Francesco il nuovo anno si apre con numerosi impegni teatrali e televisivi. Il 12 febbraio il Libanese è impegnato con la commedia Piccoli equivoci al teatro di Civitavecchia, e dal 15 febbraio al 6 marzo al Piccolo Eliseo di Roma; al cinema invece lo ritroveremo nei film Tutti al mare e Sotto il vestito niente - L’ultima sfilata.


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// Film da Gustare

CHECCO ZALONE

UN’IMPEPATA DI COZZE SALVERÀ IL MONDO Che bella giornata, il secondo film del comico Luca Medici, mette a tavola i terroristi islamici e i nostri soldati per una tregua culinaria

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l comico Luca Medici, in arte Checco Zalone, ha fatto di nuovo centro. E che centro! Dopo il successo del suo film d’esordio Cado dalle nubi, che gli è valso pure il Globo d’Oro come attore rivelazione dell’anno, il comico pugliese ha registrato il migliore incasso di sempre con la sua seconda pellicola Che bella giornata. Un record assoluto che ha addirittura superato La vita è bella, il capolavoro di Benigni. Il merito è tutto del personaggio Checco Zalone (dal dialetto barese ‘Che cozzalone’, cioè ‘Che grande cafone’), un mix divertente di beata ignoranza, irriverenza e razzista ingenuità, che consente all’attore di descrivere in maniera sgrammaticata e senza pudore l’Italia di oggi, toccando argomenti tabù come le missioni di pace, il terrorismo islamico e persino la Chiesa e il clero (proprio come nei libri di “don Brown”, dice Checco). Nel film il protagonista si ritrova a lavorare, grazie ad una forte raccomandazione, come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano. Qui incontra Farah, una ragazza araba che si finge studentessa di architettura per avvicinare la Madonnina, dove medita di collocare una bomba per vendicare la morte della sua famiglia. Ma conoscendo più a fondo l’incompetente e raccomandato uomo della security, l’improvvisata terrorista cambia idea, perché capisce che la vera minaccia per il patrimonio artistico italiano è rappresentata dallo stesso Checco, la cui totale ignoranza è più distruttiva di qualunque bomba. Un sarcastico riferimento agli italiani che ignorano persino i capolavori che fanno grande l’Italia nel mondo, portando il Belpaese ad un collasso culturale e d’identità. Del resto i recenti provini del Grande Fratello hanno messo in luce una moltitudine di inconsapevoli Checco Zalone, capaci nientemeno di ribattezzare il ‘tallone d’Achille’ in ‘tallone da killer’. Tornando al film, abbiamo trovato importanti cenni gastronomici. Esilarante la scena in cui l’ingenuo Checco offre un panino alla musulmana Farah da Il Re della Porchetta, dove risaltano i tabù alimentari e le possibili gaffe che

si possono verificare quando diverse tradizioni culturali banchettano insieme. Un’interpretazione che ritroviamo anche nella spassosa scena del picnic: Checco crede che il cous-cous cucinato dall’amica sia “pastura” e lo elargisce amorevolmente alle papere del lago. Grandi risate, poi, quando Checco invita Farah ad un pantagruelico battesimo in stile meridionale; in pratica una maratona gastronomica tra i Trulli di Alberobello che fa venire la nausea all’amica araba fino a farle rimpiangere il Ramadan, il digiuno musulmano. Ma la sequenza fondamentale, dal punto di vista gastronomico, è la cena tra la famiglia di Checco – il cui papà è soldato cuoco in missione di pace all’estero – e i terroristi islamici amici di Farah. A tavola viene servita una sontuosa impepata di cozze e il padrone di casa impone agli ospiti di consumarle alla maniera “integralista”, cioè senza limone. La squisitezza della cozza tarantina conquista tutti, ma dopo la cena i suoi effetti sullo stomaco disabituato dei convitatati islamici sono devastanti e gli sventurati trascorrono l’intera notte in bianco sul water. La cosa infastidisce persino Bin Laden, il quale lancia un messaggio “preoccupante” al popolo arabo invitandolo a “non mangiare cozze crude”. Insomma, le diverse usanze culinarie segnano sì un confine tra i popoli ma possono anche rappresentare un’occasione di reciproca conoscenza, poiché il piacere della convivialità trascende ogni confine geografico, religioso e culturale. E così può anche capitare che Checco, “pugliese di madre tarantina”, si innamori di Farah, “francese di madre-bina”! Regia: Gennaro Nunziante Attori: Checco Zalone, Rocco Papaleo, Ivano Marescotti, Nahiha Akkari, Tullio Solenghi Genere: Commedia

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il nuovo film When You’re Strange: la pellicola dedicata all’intramontabile Jim Morrison arriverà nei cinema italiani la prossima primavera

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lettrico, carismatico, misterioso. Jim Morrison, anima controversa e frontman del leggendario gruppo rock degli anni 60 The Doors, torna nei cinema con un film-documentario scritto e diretto da Tom DiCillo. When You’re Strange, questo il titolo della nuova pellicola – presentata lo scorso 13 novembre in anteprima italiana al Festival dei Popoli di Firenze – che in primavera arriverà nelle sale del Belpaese. DiCillo, regista tra i più stimati nel panorama del cinema indipendente, ripercorre in circa 90 minuti la storia della band statunitense utilizzando immagini d’epoca con sequenze inedite tratte da un film girato da Jim Morrison nel 1969, nonché frammenti originali presi dai vari backstage dei concerti, focalizzandosi sul periodo che va dalla nascita del gruppo (1965) alla tragica scomparsa del bandleader (1971). Interessante la presenza di John-

ny Depp, da sempre fan dei Doors, che per l’occasione sveste i panni di attore e svolge il delicato compito di voce narrante declamando alcune poesie di Morrison. Il progetto, a differenza del film sui Doors realizzato nel 1991 da Oliver Stone, ha visto l’unanime approvazione e collaborazione dei membri del gruppo, soprattutto di Ray Manzarek e John Densmore. Del resto la storia dei Doors e soprattutto la figura di Jim Morrison hanno incontrato fin da subito delle difficoltà interpretative. La loro presenza nel pantheon del rock è ancora oggi un’anomalia. Visti dai più come un prodotto della mentalità hippy o comunque del fermento giovanile degli anni 60, in realtà i Doors rappresentavano un mondo ben diverso rispetto al sound di San Francisco all’insegna di ‘pace e amore’, nonché al folk-rock di Los Angeles e al pop in generale. Non rientravano nella British Invasion, non erano assimilabili ai Velvet Underground e si discostavano dallo stile e dal messaggio di Dylan, Joplin ed Hendrix. Imbevuti di cultura classica, ammaliati dalla figura del trickster che dal disordine fonda un nuovo or-

dine, affascinati dalla sapienza iniziatica tradizionale, i Doors aprirono ‘le porte’ del rock alla ritualità dionisiaca e sciamanica, alle suggestioni legate alla ‘Nascita della tragedia greca’ di Nietzsche, all’abissale profondità di poeti come Blake, Rimbaud, Baudelaire, Dylan Thomas, Artuad. Non a caso Jim si trovò a dire: “Mi piace guardare alla storia del rock’n’roll come si guarda al dramma greco”. E ancora: “Quando ci esibiamo partecipiamo alla creazione di un mondo e celebriamo quella creazione con il pubblico”. È il concetto, caro agli antichi Misteri, del rito come programmazione del mondo. Da qui l’interpretazione dei concerti come riti musicali officiati dai Doors, dove Jim assumeva il ruolo di ierofante invasato, bello e terribile, saggio e folle, imberbe e barbuto come Dioniso.


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L’invito era diretto: spalanca le porte della percezione (da cui il nome della band) e sveglia la consapevolezza. “Wake up! – gridava Jim durante i concerti – The ceremony is about to begin” (Svegliati! La cerimonia sta per iniziare). Così iniziava la danza sciamanica di Re Lucertola, in cui Jim diveniva un personaggio mitico: l’inclinazione del collo di Alessandro Magno, la posa scomposta di Dioniso ebbro, il passo danzato dello sciamano a caccia di visioni sulla scia di C. Castaneda, il ‘buffone sacro’ dei miti tradizionali, l’aedo greco o il bardo irlandese capace di cantare storie che “rendono più saggi e più tristi”. E poi il vino e gli allucinogeni intesi come strumenti tradizionali e sacri utilizzati dall’antica élite sacerdotale per comunicare con il divino. Ma all’esterno erano in pochi a notare la portata intellettuale dei Doors; quello che si vedeva erano le stranezze di un bel tenebroso inguainato in pantaloni di finta pelle nera, un sex symbol strafatto di alcol e droghe che giocava a fare il poeta e cantava versi incomprensibili. Il fatto è che nessuno all’epoca prese Morrison così sul serio come lui stesso. Di sicuro quello che gli mancò fu una formazione iniziatica autentica, ottenuta attraverso percorsi consolidati dal tempo, lontana dall’improvvisazione arbitraria dei singoli e capace di riequilibrare gli slanci dionisiaci. Una formazione, in altre parole, che lo avrebbe reso sempre protagonista e mai vittima delle sue visioni. Tuttavia, a quarant’anni dalla sua morte, il mito di Re Lucertola appare inossidabile alla polvere del tempo e il nuovo film di Tom DiCillo conferma ancora oggi l’attualità e l’unicità dei Doors. “Tomorrow we enter the town of my birth. I want to be ready” (Domani entreremo nella mia città natale. Voglio essere pronto), avrebbe detto Jim.

JIM A TAVOLA

Dalle numerose interviste rilasciate dal leader dei Doors, noi de ilPunto abbiamo tratto l’aspetto enogastronomico. Con sommo dispiacere per i suoi fan vegetariani abbiamo scoperto che Jim Morrison a tavola prediligeva la carne. In un’intervista rilasciata a Parigi due giorni prima della sua morte (Tere Tereba, Goodbyes, su Crawdaddy!, luglio 1971), il poetacantante dichiarò inoltre di cedere volentieri alle seduzioni della cucina francese lamentando il fatto di aver preso qualche chilo di troppo. Sul versante ‘eno’ è noto che a Jim piacesse bere, e non poco. In una lunga intervista (J. Hopkins, J. Morrison Interview, su Rolling Stone, luglio 1969), l’artista mette l’alcol in contrapposizione alle droghe, forse ricalcando l’opinione espressa nei Paradisi artifi-

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// Musica di Bacco

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ciali di Baudelaire, dove il poeta francese esalta il vino e svaluta l’hascisc. L’intervista si chiude con questa dichiarazione di Morrison: “Per completare bene una cena devi bere vino o birra”. Di certo il suo approccio con il vino non era propriamente quello di un misurato sommelier, ma sembra che avesse un debole per i vini francesi. Sul valore della convivialità per Jim, il suo amico Frank Lisciandro, fotografo e regista, ha detto: “Era sempre pronto a offrire da bere e da mangiare a chiunque fosse con lui”. Chissà come sarebbe stato cenare con Jim Morrison!


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// Libri da Gustare

FOOD SOUND SYSTEM Riflessioni del gastrofilosofo Donpasta

“Questo non è un libro di cucina”. Così esordisce l’autore di questo curioso manuale di gastronomia, pieno di ricette per preparare cene anticonvenzionali, a cui invitare commensali che amino il mangiare bene, la convivialità, l’ascolto di musica, di storie, di tradizioni, di follie. Donpasta, autore e dj gastrofilosofo, non accetta compromessi e alle sue ricette nulla può mancare; piuttosto questo cuoco, poeta, ecologista, filosofo stralunato ci sussurra come un satiro dispettoso “Se hai un problema, Donpasta aggiungi l’olio”. Un ricettario come non si (Kowalski Editore, pp. 192) era mai letto prima, in cui però nulla è tra11 euro lasciato al caso: ogni ingrediente è scelto con estrema cura e ad accompagnare ogni piatto c’è la sua storia, un buon vino, e soprattutto la musica migliore. Un sapiente mix di profumi, suoni e sapori che attraversano il Salento, la Provenza fino al Magreb. Insomma, un libro tutto da gustare e da ballare!

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PRIGIONE DI LUCI

Libro di esordio di Sarah Campi, giovane autrice di Cerveteri L’ispirazione di un desiderio che ci conduce lontano, dal tempo, dallo spazio, perfino da noi stessi. Cancellate il mondo che vi circonda, perché Sarah Campi, diciassettenne di Cerveteri, ha deciso di cullarvi in un mondo fantastico, un universo con un cuore dai mille battiti, dai mille colori. Amore, mistero, magia. Una giovane ragazza, con un dono molto potente, sussurra la sua vita, tesse le nostre anime con la sua, brucia pregiudizi, innalzando la sua voce Sarah Campi a chiunque è pronta ad ascoltarla. Samire (DPC editore, sta per perdere la vita a causa del dittatore pp. 470) 18,50 euro della città in cui vive, ma un elfo la salverà da questo destino. E tutto ciò in cui aveva sempre creduto Samire cambia, si trasforma, evolve. Gli elfi sono o non sono esseri crudeli, gli assassini dei suoi genitori? Il suo nuovo compagno di avventure la seguirà e proteggerà di nuovo, alla ricerca del vero segreto significato del suo dono. Un romanzo da bere come una cioccolata calda d’inverno accanto al camino, una storia da ricordare e leggere ai propri figli o nipoti.


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// PreTesti Culinari

A CENA CON EROS Amore & Vino nel Simposio di Platone Articolo di Icaro Guerra

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i dice che il vino sia ‘nettare degli dei’. Sicuramente allietava gli animi e l’intelletto di coloro che, nell’antica Grecia, ne traevano auspici per dotte discussioni. Platone vi dedicò il titolo di uno tra i suoi massimi capolavori, il Simposio (o Convivio), che letteralmente significa ‘bere assieme’. Era difatti usanza che dopo il banchetto i commensali si ritirassero in symposion a conversare (cioè a cum-versare: versare insieme, il vino come le parole) sui massimi o minimi sistemi davanti a un buon calice di vino. Così la sacra bevanda, bevuta ritualmente e secondo un preciso codice che rifuggiva dagli eccessi, diveniva il collante capace di realizzare l’incontro tra intelletti, sensibilità ed opinioni differenti. Questa funzione svolta dal vino nell’antico simposio ben si accorda con le prerogative di Eros, il più antico e il più giovane degli dei, che analogamente avvicina i dissimili grazie all’amore. Non stupisce quindi l’assonanza tra Eros e vino: come l’amore rallegra i cuori e rende sinceri, nella veritas del vino transita l’euforia. La stessa etimologia ci indica il connubio: ‘vino’ dal sanscrito vena (amare), da cui il latino Venus (Venere), la dea dell’amore. Non a caso i convitati al Simposio di Platone scelgono di de-

dicare i loro discorsi ad Eros, ognuno esponendo la propria teoria. Dalle varie riflessioni emerge il tratto enigmatico del dio: celeste e terrestre, antico e giovane, sfuggente e pandemico. Eros è figlio di Penia (povertà) e Poros (passaggio), “è quindi – dice U. Galimberti – il farsi strada della mancanza, è la ricerca dell’espediente per soddisfarla”. Egli è sospeso tra umano e divino e non ha luogo, perché il suo essere è nell’essere tramite, nella capacità di unire gli opposti creando un’unione che non dissolve le differenze. “Ciò che è simile – scrive B.M. d’Ippolito – non può che dare un suono monotono, incapace di armonia. Eros accorda mantenendo la differenza: è questo anche il segreto di ogni sapere”. Ecco allora la valenza ‘erotica’ del dialogo, cioè la possibilità di unire ciò che è diverso attraverso la parola, perché i corpi e le anime che si parlano realizzano il superamento della barriera fisica che tiene fuori di sé l’altro. Ancora una volta Eros, quindi, in quanto apertura all’altro da me e perenne ricerca di senso. La scelta di Platone non è perciò casuale: il vino, il conversare ed Eros consentono l’apertura verso gli altri e verso l’Altro, ossia l’incontro armonioso degli opposti che celebra l’amore e schiude la coscienza alla visione del bello. Così l’unione generata da Eros esercita, nel dialogo, la libertà.

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// Associazioni del Territorio

Una nuova associazione per rilanciare la città e aiutare le categorie più disagiate

AMICI UNITI PER LADISPOLI A tu per tu con il presidente Settimio Petruzzi

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i fronte a una politica spesso distratta, lontana dai reali bisogni della gente, che da tempo purtroppo non è più punto di riferimento per nessuno, si può reagire in due modi: con la solita passività del “tanto sono tutti uguali e non cambierà mai niente”, oppure rimboccandosi le maniche e cercando con umiltà e tenacia di dare un senso alla parola ‘democrazia’, ossia alla partecipazione attiva dei cittadini. È proprio quanto accaduto, una sera come tante altre, ad un gruppo di amici accomunati dall’amore per la propria città, i quali hanno deciso di fondare l’associazione Amici Uniti per Ladispoli. Siamo andati a conoscerli e abbiamo effettivamente trovato un affiatato gruppo di amici, con grinta da vendere e idee chiare. Al loro presidente, Settimio Petruzzi, abbiamo rivolto qualche domanda. Signor Petruzzi, perché questa nuova associazione? Dopo aver assistito all’ennesimo triste e inutile screzio in Comune, abbiamo pensato che era arrivato il momento giusto per agire e farci sentire. Ne abbiamo parlato durante una cena tra amici, così è nata l’associazione culturale, apolitica, apartitica e senza scopo di lucro Amici Uniti per Ladispoli. Mai nome fu più adatto, visto che siamo davvero tutti amici, tutti provenienti da diverse esperienze nel campo. Da quel momento come vi siete mossi? Abbiamo regolarmente iscritto

l’associazione, l’abbiamo regolarizzata ai termini di legge ed abbiamo depositato il nostro statuto al Comune. Nel giro di neanche un mese abbiamo avuto un grande riscontro, decine e decine di tesserati e adesioni. Tutto questo serve, perché il nostro fine è migliorare la vita del cittadino di Ladispoli. Come pensate di perseguire il vostro impegno? Dando sostegno a chi ne ha bisogno, soprattutto alle categorie che a nostro avviso sono le più disagiate: anziani, giovani e meno abbienti. Così, ad esempio, insieme a professor Alicicco, nostro collaboratore, abbiamo messo su un programma di prevenzione della scoliosi per i bambini delle scuole elementari. Insomma, il nostro scopo è la realizzazione di progetti di solidarietà sociale e l’attuazione di iniziative socio-educative e culturali. Il problema della politica di Ladispoli, come di quella italiana, è che mira all’apparire, ma poi perde di vista il vero confronto, quello con i propri cittadini. Ecco, noi vogliamo colmare questa lacuna. Quindi se qualche cittadino ha domande da rivolgere alla vostra associazione? La nostra sede provvisoria è a Cerveteri, in Via G.B.Raimondi. Ma chi volesse può telefonare o recarsi presso il CNA di Ladispoli, in Via La Spezia 111, il lunedì, mercoledì e venerdì. Il numero di telefono è: 06.9911127. Aspettiamo i tanti cittadini che desidera-

Presidente: Settimio Petruzzi Vicepresidente: Giacomo Intraligi Segretario: Giuseppe Colautti Addetto stampa: Mario Chiera Soci fondatori: Luciano Morgavi,

Il presidente Settimio Petruzzi

no, come noi, un futuro migliore per Ladispoli. Siamo disponibili per qualsiasi domanda, sia riguardante l’associazione che non: è per questo che siamo nati. La nascita di una nuova associazione è sempre un bene per l’intera comunità perché la democrazia non è assolutismo, come qualcuno erroneamente pensa, ma pluralismo di idee e opinioni. Diamo pertanto il benvenuto agli Amici Uniti per Ladispoli e nell’augurargli buon lavoro li salutiamo ricordando il loro motto: “Uniti si lotta, Uniti si soffre, Uniti si vince!”.

Raffaele Imparato, Patrizio Taloni, Rossano Pignotti, Giuseppe Schillaci, Luigi De Luca, Emanuele Lai, Luigi Polignano


Centro Fitness

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OLIMPIA GYM Più muscoli alla professionalità

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a palestra Olimpia Gym di Cerveteri è una realtà ben conosciuta nella nostra zona. Nel marzo del 2009 ha cambiato gestione e con questa sono arrivate molte interessanti novità, il cui leitmotiv è la massima competenza. Ci spiega tutto Mara Massari, non solo istruttrice di Walking Program e Indoor Cycling all’Olimpia Gym, ma anche responsabile tecnico nazionale della disciplina per la federazione CyclingIsBack. Signora Massari, con quale impostazione avete dato inizio a questa nuova gestione? Ci siamo proposti di portare la tecnica ai più alti livelli, mirando in primo luogo al miglioramento della salute e al benessere del cliente. Per questo abbiamo scelto come istruttori solo professionisti del settore. Che attività si possono praticare nella vostra palestra? Abbiamo innanzitutto la sala pesi con i suoi 4 istruttori, due di questi, tra cui il proprietario della palestra, Domenico Bergodi, sono personal trainer. Poi offriamo numerose altre attività che vanno dalla Ginnastica posturale allo Yoga, dal Pilates all’Indoor Cycling. Ma anche Karate, Kick Boxing, Prepugilistica, fino ad arrivare alle lezioni di Salsa. Come si svolgono le lezioni? I nostri clienti hanno un’età compresa tra i 15 e i 60 anni e vengono qui per i motivi più disparati. Non possiamo fornirgli solo l’attrezzatura e lasciarli al

STAFF

V.le Manzoni, 30/a Cerveteri (Roma) Tel/Fax 06.99552890 www.olimpiagymcenter.com

Domenico Bergodi (Proprietario/Personal Trainer); Valentino Petracchiola (Sala Pesi); Roberto Barbani (Sala Pesi/Just Pump); Daniela Lautizi (Posturale/Pilates); Dario Musardo (Pilates/Fitness); Daniele Bonifazzi (Fitness); Enrico Mazzorchini (Kick Boxing); Elena Perretti (Fitness); Vitaliano Seracchiani (Karate/V° Dan); Gabriele Risi (Salsa); Walter Padovano (Prepugilato); Lorenzo Borgi (Sala Pesi); Catia Alfani (Segreteria); Mara Massari (Indoor Cycling/Walking Program).

// Associazioni del Territorio

Articolo di Gianni Izzo Foto di Andriy Monastyrskyy

loro destino, magari compilandogli una mera scheda con degli esercizi da eseguire. Pertanto gli allenamenti sono tutti personalizzati: a monte facciamo un’anamnesi, solo così possiamo seguire il cliente e andare a lavorare proprio sui punti in cui è più carente. Proponete dei pacchetti speciali o qualche promozione? Qui non esiste la quota d’iscrizione alla palestra. Abbiamo pacchetti annuali o di 3 e 6 mesi. Incluso in ogni pacchetto c’è il servizio sauna gratuito. Al momento abbiamo un’importante promozione chiamata ‘Promozione Donna 2011’ che riguarda la sala pesi, pensata appunto per le donne: 30 euro per una, 25 euro se porta con sé un’amica. Quest’anno ho inoltre ideato insieme ad Elena Perretti, che si occupa di Fitness, il ‘Programma Benessere’ che consiste in un lavoro finito di tre volte a settimana tra ginnastica aerobica e potenziamento isotonico. Organizzate eventi sportivi? Sì, organizziamo e partecipiamo ad eventi. I bambini ad esempio, allenati dal maestro Vitaliano Seracchiani, hanno conquistato i primi tre posti del campionato regionale di Karate. In tarda primavera invece faremo una manifestazione di Indoor Cycling chiamata ‘12 Ore’, che consiste nel pedalare, divisi a squadre, su biciclette stazionarie, ininterrottamente per 12 ore. Siamo inoltre centro ufficiale di Just Pump e Walking Program.

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// Arti & Mestieri

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// Sapori d’Italia

SIGARI TOSCANI & GRAPPA: IN ALTO IL TRICOLORE! In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ilPunto propone l’abbinamento tra due prodotti d’eccellenza Made in Italy

Articolo di Giancarlo di Giancarlo BertolliniBertollini SIGARO TOSCANO GARIBALDI

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nauguriamo questa rubrica dedicata al Gusto Italiano e all’unità nazionale con un sigaro intitolato ad uno dei più straordinari personaggi della nostra storia: Giuseppe Garibaldi, il quale fu un grande estimatore di sigari Toscani, che preferiva tagliati a metà. Si narra che amava fumarli non solo in momenti di relax nell’intimità del focolare domestico, ma anche in occasioni pubbliche. Il Toscano Garibaldi nacque dall’idea di un grande uomo di lettere, di teatro e di cinema: Mario Soldati, uno dei maggiori intenditori di sigaro Toscano. Molti anni fa i fumatori potevano acquistare i sigari Toscano, su concessione dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato, direttamente dalle Manifatture di Lucca o di Cava dei Tirreni: Mario Soldati era uno di questi. Egli notò che a volte i sigari provenienti dalle manifatture di Cava dei Tirreni presentavano un colore più chiaro ed un gusto meno forte e più dolce. Il motivo era che a Cava venivano impiegati tabacchi Kentucky coltivati sia in Toscana che in Campania e grazie alle diverse condizioni climatiche e pedologiche delle due aree, si ottenevano prodotti di gusto diversi. Soldati preferiva i sigari fabbricati con tabacco campano, propose quindi e vide realizzata la produzione di sigari fatti di solo tabacco campano, in alternativa ai sigari Toscano classici. Il sigaro Toscano Garibaldi fu commercializzato per la prima volta nel 1982, anno del centenario della morte dell’Eroe dei due mondi e in suo onore così battezzato. Viene lavorato a macchina con cura e sapienza, grazie all’ausilio di un’operatrice fasciaia che ha il compito di

orientare le nervature in modo da renderle parallele all’asse del sigaro una volta formato. Il gusto del sigaro Toscano Garibaldi è particolarmente intenso e ricco di un dolce e piacevole aroma che denota la provenienza del Kentucky utilizzato; sia per la fascia che per il ripieno viene impiegato Kentucky nazionale coltivato nella zona di Benevento, che viene maturato e stagionato per circa 6 mesi e prodotto nella manifattura di Cava dei Tirreni. Il Toscano Garibaldi è il sigaro migliore per chi si avvicina per la prima volta all’affascinante mondo dei Toscano, ed è adatto ad essere fumato in qualsiasi momento della giornata. Il sigaro Toscano Garibaldi è adatto ad essere accompagnato da vini dal misurato grado alcolico, ma è a suo agio anche con grappe bianche e giovani.

GRAPPA BONAVENTURA MASCHIO RISERVA 903 BARRIQUE E PRIME UVE

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a grappa è un distillato prodotto da vinacce ricavate esclusivamente da uve prodotte e vinificate in Italia o nella Svizzera italiana e a San Marino. È quindi un prodotto tipicamente italiano che spesso si abbina perfettamente col sigaro toscano. Partiamo da una grappa dedicata a Bonaventura Maschio, fondatore dell’ azienda di Gaiarine, nato nel 1903, le cui ricerche e il cui lavoro hanno costituito una pietra miliare nel campo dell’attività distillatoria. Il suo metodo viene qui ri-

proposto, secondo un perfetto equilibrio tra acquaviti di vinacce diverse, distillate separatamente in esclusivi alambicchi di rame e poi riunite in proporzione ideale. Al palato si rivela armonica e ben strutturata, avendo in sé la forza e il corpo delle vinacce di uve rosse, insieme al profumo e alla leggerezza delle bianche. È ideale per chi ama la grappa affinata in legno, intensa e raffinata. Gradazione alcolica: 40% vol. La Grappa Bonaventura Maschio 903 Barrique è perfetta con il Toscano. Si distingue per la scelta delle materie prime e per le distillazioni separate delle vinacce bianche e rosse. L’estrema attenzione al blend finale e l’affinamento in barrique le conferiscono un sapore intenso, perfetto con il carattere deciso dell’Antico Toscano o con la ricca forza del Toscano Originale. Prime Uve Nere, acquavite d’uva, è contraddistinta da un affinamento in piccole botti di rovere. Servita a temperatura ambiente, è ideale per chi cerca un distillato dal gusto pieno senza rinunciare all’intensità aromatica del frutto d’origine. Per questa caratteristica ben si accorda alla struttura e al buon carattere dei Toscani Extravecchi e alla morbidezza sprigionata dalla fumata del Toscano Antica Riserva, offrendo al palato sapori e aromi eleganti. Gradazione alcolica: 38,5% vol. Gli abbinamenti sono stati elaborati con la collaborazione dei Consulenti del Sigaro Toscano.


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// Ricette d’Autore

LE RICETTE DELL’Amore

Ristorante L’Osteria da’ mare, Ladispoli Lo chef sommelier Paolo Riso regala tre ricette a tutti gli innamorati per una cena sensuale, romantica e divertente. Un inno ad Eros e Bacco, perché abbinare al meglio i vini con le pietanze è seducente e di sicuro appeal

Dessert piccante Cuori di tartare per la coppia

Plateau Royal Ingredienti Ostriche, capesante e crostacei

Ingredienti Tartare di salmone allo zenzero con parmigiano, sedano, erba cipollina e sale affumicato della Danimarca. Ingredienti Tartare di spigola con lime di cocco, cioccolato al peperoncino, menta e sale rosso delle Hawaii.

La quintessenza dell’eros a tavola. Un antipasto fresco e seducente, con l’afrodisiaca ostrica, il rosso dei crostacei che stimola il desiderio e la conchiglia delle capesante a ricordare la nascita di Venere. Da innaffiare con briose bollicine.

Un piatto colorato e profumato da condividere, due cuori prelibati da gustare insieme, due metà che rimandano all’unione degli opposti complementari, del maschile col femminile. Ricetta romantica ma anche sensuale grazie a tre alleati di prim’ordine: zenzero, peperoncino e la dolce sorpresa del cioccolato.

Vino Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG (Italia)

Vino Gewurztraminer Alsace Grand Cru (Francia)

Dal profumo giovane e fruttato, gusto leggero, amabile con finale asciutto. Vendemmiato a mano. Vol. 11%. Servire a 8 °C in un calice di media ampiezza.

Vino di mirabile struttura e aroma delicato floreale di fiori d’acacia e rose. Vol. 12,5%. Servire a 8-12 °C in un calice a tulipano dal gambo lungo.

Ingredienti Tortino di cioccolato piccante con panna e amarene sciroppate. È l’apoteosi del piacere, un dolce intrigante e divertente, un’esplosione di calda bontà che può rendere ancora più esplosiva la serata. Lasciatevi sedurre, del resto nella mitologia greca Piacere è figlio di Amore e Psiche.

Vino Malvina Aleatico Passito dell’Elba DOC (Italia) Di colore rosso intenso e dal gusto dolce e lungo. Vol. 14%. Servire a 12 °C evitando il piccolo bicchiere che non permette agli aromi di diffondersi.

14 Febbraio Cena di San Valentino (menu alla carta).

25 febbraio Cena/degustazione (menu fisso). Anteprima della produzione 2010 dell’azienda vinicola La Rasenna di Francesco Gambini. Ore 21. Prenotazione obbligatoria. Posti limitati.

8 Marzo Menu speciale per la Festa della Donna.

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// Galateo a Tavola

L’AMOR CORTESE Gusto afrodisiaco e Galateo della seduzione per la festa di San Valentino Articolo di Claudio Pace (Restaurant Manager presso il Relais Castrum Boccea) Amanti focosi che la notte di San Valentino volete fare bella figura e regalare al vostro partner una sera di passione: fate attenzione a quello che mangiate! Tra tavola e lenzuola il passo è molto breve, i due momenti sono strettamente legati e alimentarsi bene aiuta ad avere una spinta in più nei momenti di intimità. Questo è quanto emerso da uno studio condotto da Vie del gusto su un campione di 100 sessuologi e nutrizionisti. Seguire la dieta mediterranea e nutrirsi ad intervalli regolari sono degli ottimi esercizi, sia per lui che per lei, per migliorare l’affinità di coppia. Cene abbondanti, cibi ricchi di grassi animali e di zuccheri saturi sono sconsigliati: si rischia una performance poco appezzata! RICETTA AFRODISIACA E allora ecco a voi il massimo della seduzione a tavola, ciò che di più sensuale ed afrodisiaco si può pensare quando si parla di cibo. Per una serata speciale e romantica come quella di San Valentino, vi do un consiglio sulla preparazione di un piatto a base di ostriche. Una prelibatezza da creare in pochissimi istanti, che darà il giusto tocco intrigante e malizioso alla vostra serata, assicurandovi dei risvolti molto piacevoli!

Insalata di ostriche e branzino Ingredienti. 2 filetti di branzino, minimo 12 ostriche, mezzo bicchiere succo di limone, 1 mazzetto di prezzemolo, q.b. olio d’oliva, 2 cucchiaini aceto bianco, q.b. sale e pepe. Preparazione. 1.Avvolgete i filetti di branzino nella carta stagnola e metteteli nel frigorifero per un giorno. Togliete i filetti dal frigo, tagliateli a fettine sottili, disponeteli sopra un piatto e metteteli da parte. 2.Preparate la marinata tritando il prezzemolo e l’aneto per 5” a vel. 7. Aggiungete olio, succo di limone, aceto, sale e pepe; frullate 10” a vel. 5. Versate sui filetti di pesce la marinata e lasciate marinare per circa 1h. 3.Aprite le ostriche con l’apposito coltellino, sistematele sui filetti di branzino versando sopra il liquido dell’ostrica e una spruzzata di limone. Servite con crostini di pane caldo e un bicchiere di spumante brut.

DESSERT GOLOSO E DIETETICO San Valentino è il giorno del trionfo dell’amore, e spesso è anche il giorno in cui ci si dedica in maniera più accurata alla presentazione di un dolce. Ma anche se la festa prevede cioccolatini, truffles, soufflé, tartufi, torte, cheesecake, crostate, biscotti e biscottini a forma di cuore, c’è sempre chi deve limitare l’assunzione di zuccheri. Quindi, per gli innamorati perennemente a dieta ma cultori dei dolci, suggerisco un dessert che, oltre ad essere facilissimo e velocissimo da preparare, è molto goloso, invitante e al contempo dietetico. Sì, avete capito bene, dietetico! In questa mousse, infatti, ci sono solo 30 gr. di burro e neanche 1 gr. di zucchero, a meno che non vogliate usare quello a velo per una guarnizione.

Mousse di mele e ribes Ingredienti. 750 gr. mele renette, 30 gr. burro, 1 stecca di vaniglia, 3 cucchiai acqua, 130 gr. miele, q.b. zucchero a velo (per guarnire), 50 gr. yogurt bianco intero, 4 cucchiai di salsa di ribes già pronta. Preparazione. 1.Sbucciate e tagliuzzate finemente le mele e cuocetele a fiamma bassa con il burro, la vaniglia e l’acqua, finché si saranno completamente sfatte (20’). 2.Unite il miele mescolando, quindi togliete dal fuoco e lasciate raffreddare. 3.Eliminate la vaniglia, incorporate lo yogurt, amalgamate e versate in una ciotola, ponete in frigo per almeno 3h. 4.Al momento di servire, ricoprire con salsa di ribes e guarnire con un frutto fresco.

CURIOSITÀ Cosa mangiavano i personaggi della storia prima di un appuntamento d’amore? Quali cibi consideravano afrodisiaci? Casano-

va: simbolo dell’arte amatoria, si affidava all’effetto afrodisiaco delle ostriche e prima di un incontro amoroso ne consumava ben 50. Paolina Bonaparte: ogni mattina un robusto servitore la portava in braccio, nuda, alla vasca da bagno, servendole la colazione. Ed era un primo pasto proprio a base di ostriche fresche e champagne che la preparavano alle scappatelle amorose della giornata. Cleopatra: si avvaleva della morbida pasta di miele e mandorle (e i suoi favoriti, si narra, perdevano il senno, se consumata secondo rituali qui irripetibili). Inoltre amava le noci. Attila: credeva nel potere stimolante del miele e, di conseguenza, dell’idromele (si racconta che il giorno delle sue nozze ne avesse bevuto in tali quantità da soccombere a un attacco cardiaco!). E ancora Madame du Berry, il Marchese de Sade, Luigi XIV e Napoleone ebbero una fede incrollabile nelle virtù del tartufo; mentre Madame Pompadour si limitava ad aromatizzare i suoi abiti con la vaniglia. Shakespeare consigliava le erbe aromatiche (menta, lavanda e rosmarino), come stimolanti per gli uomini di mezza età. UN CONSIGLIO PER LUI

Le buone maniere non bisogna dimenticarle mai, perciò voglio dare qualche consiglio ai lettori che si apprestano ad un primo appuntamento galante. E ovviamente mi rivolgo agli uomini che non devono


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mai dimenticarsi di corteggiare la donna, anche quando non è la festa di San Valentino. Come bisogna comportarsi? Ecco un piccolo galateo per essere preparati all’appuntamento. 1. Cercate di essere semplici e non sfrontati, perché quando non ci si conosce l’arma migliore è la semplicità, e questo vale anche per le donne.

Un pizzico di autoironia fa sempre molto effetto, denota intelligenza e senso dell’umorismo. Non cercate di sforzarvi di essere ciò che non siete, ma sorridete e cercate di comunicare con gli sguardi, sintomo di sensualità. 2.

3. Anche per il look, soprattutto ai primi appuntamenti, non esagerate! Indossate abiti semplici, magari eleganti-casual, in sintonia con il luogo che avete scelto per l’appuntamento, anche se sarebbe meglio farlo scegliere a lei. 4. Non cercate di piacerle a tutti i costi, adeguandovi al suo stile se è diverso dal vostro: rischiereste di cadere nel ridicolo. 5.

Un’altra regola importante riguarda la conversazione: evitate di parlare per ore di calcio, formula1, ecc. Non parlate molto del vostro carattere: se avete delle qualità, o altre caratteristiche, sarà

lei ad accorgersene durante la frequentazione. Cercate di non parlare troppo di politica, ma lasciate andare la conversazione: i momenti di silenzio a volte sono più eloquenti di tanti discorsi e creano complicità, soprattutto se si riesce a coglierli e a ‘riempirli’ con un sorriso o una carezza lieve. 6. Non dimenticatevi che entrando al ristorante dovrete precedere la vostra bella e giunti al tavolo scostatele la sedia. Inoltre, prima di sedervi aspettate che lo faccia la vostra partner. 7. Prima di ordinare per voi, chiedete a lei cosa desidera mangiare. Il conto lo pagherete voi nel modo più discreto, dovrete essere dei veri galantuomini. 8. Ricordatevi che anche i fiori hanno un proprio galateo. Se scegliete le rose, fate attenzione ai colori. Il rosso è notoriamente l’espressione dell’amore ardente e passionale; il rosso scuro simboleggia la costanza e l’immortalità; il bianco, colore della purezza, si usa quando si attendono nuove notizie; il giallo è associato al tradimento; il rosa esprime un amore appena nato. Attenti anche al numero: se regalate un mazzo di fiori della stessa specie è meglio che il numero sia dispari, soprattutto se lei è un po’ superstiziosa. Un solo fiore è di solito indicato per la persona amata come simbolo d’affetto.

Questi sono piccoli consigli per rendere romantica una serata a due e per vivere i propri sentimenti dolcemente. Se ricevete più di un rifiuto, desistete. Sarete più fortunati, ma almeno ci avrete provato e non avrete rimpianti di non averlo fatto. UN CONSIGLIO PER LEI

Nel gioco della seduzione essere se stessi va bene, ma solo fino ad un certo punto. Se state co-

// Galateo a Tavola

minciando ad uscire con un ragazzo, alla faccia della sincerità! Ricordate che non potete comportarvi con lui come fareste con la vostra migliore amica o con vostro fratello. Questo non significa mentire, ma semplicemente cercare di mostrate il lato migliore della vostra personalità. E non preoccupatevi, quello peggiore lo scoprirà in pochissimo tempo! 1. Cercate di essere sempre desiderabili per il vostro uomo: questo ovviamente non è il consiglio delle mamme di 50 anni fa, ma semplicemente un’attenzione verso il vostro compagno. Perché presentarsi a letto con i bigodini e la faccia impiastricciata di crema o, peggio, con il pigiamone di pile di quando avevate 16 anni? Ovviamente nessuno sta dicendo di andare a letto in pizzi e merletti, ma un po’ di cura della vostra persona è fondamentale. Ok che lui dice sempre di preferirvi al naturale, proprio come quando vi ha viste la prima volta: peccato che il dolce ragazzo ignori il dettaglio che per ottenere quel look così assolutamente ‘naturale’ abbiate impiegato un’ora e mezza di seduta make up! 2. Ci sono poi cose che un uomo ignora e che dovrebbe continuare ad ignorare: metterlo al corrente di tutti i problemi che vi ha causato l’ultima ceretta all’inguine non è affatto carino. Così come lamentarsi di non avere trovato al supermercato la marca preferita di assorbenti interni o dei peli ricresciuti più folti dopo l’uso del rasoio. Semplicemente ci sono cose che è meglio che un uomo non sappia mai, punto! 3. E poi basta con l’insicurezza: aggirarsi nervose nel locale dove c’è anche lui, semplicemente perché avete visto una bionda mozzafiato, non farà altro che agitarlo. Chiariamo una cosa: anche se lui nega, gli uomini guardano le donne belle e voi non potete farci niente. Sarebbe come dire che voi a passeggio per Via del Corso non vi fermate a guardare neanche una vetrina. Fantascienza! E poi ricordate sempre: lui ha scelto di stare con voi, un motivo ci sarà, no?

Un ardente San Valentino a tutti gli innamorati: che Cupido sia con voi!

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// Beer Tour

Beer Tour è una rubrica a tutta birra, dedicata ai locali del comprensorio che propongono i marchi più prestigiosi del biondo nettare. Un itinerario di grande qualità garantito dall’azienda Doc Roma. Perché, come disse Goethe: “Conoscere i luoghi, vicini o lontani, non vale la pena, non è che teoria; sapere dove meglio si spini la birra, è pratica vera, è geografia!”

a cura di

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Doc Roma Srl: Via Melibeo, 90 Roma Tel. 06.2270221 Fax 06.22702201 Coordinatore alle vendite: Marcelo Fabian Roldan, 329.5904408 / mfroldan@docroma.com

oc Roma Srl è una società i cui soci fondatori operano nel settore da oltre 30 anni. Importa e distribuisce importanti marchi di birra da tutta Europa, con particolare attenzione alla qualità e all’originalità dei prodotti. Commercializza 20.000 ettolitri di birra pari a 60.000 fusti: praticamente 10 milioni di birre dei suoi prodotti vengono bevute ogni anno, senza provocare inquinamento perché tutto rigorosamente vuoto a rendere. Doc Roma evade tempestivamente entro le 48ore tutti gli ordini, realizza gli impianti di erogazione birra e fornisce l’assistenza tecnica diretta. La cultura del bere consapevole è nella storia dell’azienda, che organizza corsi di formazione per informare sulle caratteristiche della birra e sui corretti metodi di spillatura. L’assortimento è poi completato da una vasta gamma di vini, bevande e liquori che vengono proposti sempre con la stessa filosofia: qualità, tipicità e servizio. Infine, Doc Roma è da sempre sensibile alle problematiche sociali e da molto tempo collabora con la Fondazione AMREF per la realizzazione di progetti di sviluppo e ricerca in Africa.

LADISPOLI

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Foto a cura di Andriy Monastyrskyy

Pub FourX

l Pub Four X spetta un primato: nato nel 1984, è il primo e il più longevo pub della città balneare. Rivestito interamente in legno e arredato in stile marinaresco, conta 4 sale interne climatizzate e uno spazio esterno per un totale di 220 coperti. Variegata la proposta culinaria: dalla pizza ai panini, dalla cucina tex-mex ai primi e secondi piatti italiani. Tutta l’offerta gastronomica è anche da asporto. La regina delle bevande è la birra: alla spina, artigianale, ma anche varietà speciali come la Birra di Natale e

dell’Oktoberfest. Inoltre liquori, cocktail, vini. Lo staff organizza eventi come la Festa della birra a caduta, con spillatura libera dalla botte. Possibilità di visionare gli eventi sportivi più importanti. Aperto tutti i giorni dalle 19 alle 3. Servizio cucina fino alle 2. Via del Mare, 22 Ladispoli Tel. 06.99222465 www.pubfourx.com

BRACCIANO

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rendendo sagacemente il nome dal tipo di farina usato per la pizza, la pizzeria ZeroZero accoglie i clienti nella confortevole sala interna con i suoi 120 coperti. Nella bella stagione è disponibile una splendida veranda vista lago con 50 posti. Anna, la titolare, conduce gli ospiti alla scoperta dei sapori più autentici: partendo dalla pizza lavorata a mano e cotta nel forno a legna, fino alle sfiziose bruschette e agli arrosticini di carne e pesce. Qui la birra di qualità è un must, con un’at-

ZeroZero Pizza

tenzione particolare alla corretta spinatura. Lo staff organizza interessanti serate dedicate alle degustazioni di birra e pizza, proponendo ogni volta accostamenti innovativi e di gusto assoluto. Atmosfera rilassata e cordiale, staff premuroso e sempre disponibile a consigliare la scelta migliore. Aperto tutti i giorni dalle 18 alle 24. Piazza Marinai d’Italia, 3 Bracciano Tel. 06.99815203/328.1714893

Donegan’s

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unto di ritrovo tra i più apprezzati del comprensorio, il Donegan’s Pub Ristorante apre i battenti nel ’97 a due passi dal centro storico di Bracciano. Diversi gli ambienti disponibili: bar al piano superiore, una sala principale con 150 coperti e un’altra più interna con 40; infine la nuovissima enoteca, con più di 600 etichette, ricavata da un’antica struttura e caratterizzata da un’architettura superba ed elegante. Su ordinazione, è possibile cenare in questo spazio esclusivo e riservato. Inoltre, area all’aperto per

l’estate. La cucina spazia dalle pietanze tipiche del pub alla classica ristorazione, con preferenza per i primi e i secondi piatti di terra. Al vino si accosta il biondo Bacco alla spina, nonché la birra del mese che cambia di volta in volta. Musica live. Aperto fino all’una di notte. Via Claudia, 2 A Bracciano Tel. 06.99802208 donegans@donegans.it


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// Beer Tour

CIVITAVECCHIA

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Marienplatz

on bisogna andare a Monaco per vedere la Marienplatz: basta entrare in questa birreria in stile bavarese nata l’8 marzo 2000. Un vero tempio della birra progettato e costruito dal titolare Roberto, raffinato intenditore della bionda bevanda. Il locale conta una sala principale con 140 coperti e una sala superiore, forse l’ultima rimasta, esclusivamente per fumatori, con ben 80 posti. Tra le birre, è presente tutta la gamma HB Munchen alla spina e in bottiglia. Gastronomia: pizza, panini, piatti nazionali e soprattutto

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icuro approdo per i buongustai, il ristorante pizzeria Il Marchigiano nasce nel ’64. Da sempre votato alla qualità dei prodotti, propone specialità marchigiane artigianali e soprattutto eccellenti carni italiane, argentine, danesi e irlandesi. La pizza, con lunga lievitazione, ha conseguito il 5 posto nel Campionato Italiano 2007 ed è accompagnata da birre di gran gusto. Oggi il locale è diretto da Antonio (chef) e Paolo (sommelier), figli del fondatore Elio, i quali curano con attenzione il giusto abbinamento

specialità bavaresi. Da segnalare a tal proposito una collezione di più di 2000 bottiglie di birra provenienti da ogni singolo stato dei cinque continenti. Aperto dalle 18 alle 2 ma disponibile anche in altri orari, su prenotazione, per eventi e feste. P.le Fucsia, Civitavecchia Tel. 0766.370199 www.marien-platz.com

Il Marchigiano

cibo-vino. La struttura comprende 3 spaziose sale interne, di cui una che diventa esterna nella bella stagione, per un totale di 280 coperti. Disponibile per eventi, feste e cerimonie. Sempre aperto, tranne il sabato e la domenica a pranzo. Via Aurelia Nord, 144 Civitavecchia Tel. 0766.560103/338.3082035 mcgiano@alice.it

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Time Out

400 mq a disposizione del vostro divertimento. Sala giochi, biliardi, slot machine, maxi schermi per le partite di calcio e naturalmente il bowling, con 12 piste. Il locale, che ha aperto il 12 luglio 1999, è adatto a grandi e piccini: si può cenare mentre i bambini giocano nell’antistante baby parking. Cucina gustosa e genuina, con piatti anche espressi, che predilige la carne, pizze e tex-mex. Ampio spazio alle birre di qualità, ma anche ai liquori e soprattutto ai cocktail preparati dal bartender Malcom. Ogni giorno lo

staff propone iniziative ed eventi: dalla musica live al karaoke, al cabaret. Molto accogliente la sala Jungle Palace, al piano superiore, riservata ai concerti e il sabato ai balli latinoamericani. Il locale è sempre aperto, tranne il lunedì, dalle 17 fino a notte fonda. Via Maratona, 5 (Via Aurelia Km 68,800) Civitavecchia – Tel. 0766.581272

ANGUILLARA

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uovissimo locale, nato lo scorso 21 ottobre, il Camelot Cafè è costruito in pieno stile irlandese e dispone di due spaziose sale interne climatizzate, nonché di un’area esterna per l’estate. Lo staff, giovane e competente, propone pizze, carni e panini, tra cui il particolare hot dog della casa: un panino lungo quasi mezzo metro! Inoltre, 6 tipi di birre alla spina con impianto di ultima generazione: chiara, a doppia e tripla fermentazione, light, ambrata e rossa. L’impianto è visibile dalla vetri-

Camelot Cafè

na all’ingresso. Ricca scelta di birre artigianali e commerciali. Servizio wi-fi e possibilità di vedere partite di calcio. Aperto tutti i giorni dalle 15 alle 3 di notte; happy hour con buffet dalle 18 alle 20. Ampio parcheggio. Evento a settembre: Oktober Fest con birre e specialità tedesche. Via San Francesco, 796 Anguillara Sabazia Tel. 06.97240354/329.4223472 www.camelotcafe.it

Salon Ristopub

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l posto giusto per chi ama la cucina piccante messicana abbinata a birre di grande pregio. Il RistoPub Salon, aperto dal 2003, accoglie i suoi aficionados nella sala interna di 60 coperti coccolandoli con ricette tradizionali e artigianali della cucina tex-mex, hamburger, fritti, affettati, dolci della casa, insalate nazionali e non. L’attenzione alla clientela si coglie anche nella possibilità di personalizzare il proprio panino, richiedendo gli ingredienti preferiti. La birra fa bella mostra di sé in tutte le sue varietà, ma

l’ugola può essere deliziata anche con ottimi cocktail e distillati. Lo staff, affabile e spigliato, crea una piacevole atmosfera informale. Spazio esterno estivo. Aperitivi, cucina da asporto, servizio wi-fi. Aperto tutti i giorni dalle 19 all’1, tranne il mercoledì. Via Anguillarese 60/B Anguillara Sabazia Tel. 06.99900600 Facebook: Salon-Ristopub Anguillara

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// Beer Tour

CERVETERI

Quintet

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spirato al celebre film di Altman, il Quintet nasce nel luglio ‘98 all’interno di un edificio antico nel cuore di Cerveteri. Meta ideale per chi ama la buona musica, non assordante, e le sonorità rock anni’70, questo pub birreria propone una ricca cucina che predilige i prodotti locali e artigianali, dalla pasta alla carne fino al gelato di produzione propria. In abbinamento un’eccellente scelta di biondo nettare: dalle birre di grano, definite ‘pane nel bicchiere’, alla celeberrima Guinness irlandese. Lo staff, cordia-

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torico Pub di Cerenova, aperto dal 1983, ospita fino a 180 commensali tra sala interna e veranda estiva. Pub ma anche pizzeria e ristorante, predilige la genuinità del prodotto di zona scegliendo fornitori locali. La proposta gastronomica va dalla pizza ai panini, dai primi piatti italiani a pietanze estere come il gulasch ungherese e il chili. Il cuoco Jammy consiglia i richiestissimi Schiaffoni cozze e pecorino. Ampia scelta di birre prestigiose, ma anche vini e liquori. Il locale è un buon ritrovo per vedere

le ed efficiente, è specializzato nella spinatura della birra, in questo caso tedesca e artigianale. La struttura comprende una spaziosa sala principale e due ambienti più piccoli sopraelevati. All’esterno una graziosa veranda per la bella stagione. Via F. Rosati, 23 – Cerveteri Tel. 338.8581181

Il mitico Pub ‘83

una partita di calcio o per ascoltare musica live grazie al pianobar e al karaoke, disponibili il martedì e il venerdì. Ideale anche per cene di lavoro, feste e battesimi. Aperto tutti i giorni, con servizio cucina funzionante fino all’una di notte. Largo Tuscolo, 7 – Cerenova Tel. 06.9902805 - pub83@ymail.com www.pub83.it

Quetzal Cafè

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uesto pub birreria, che trae il nome dal mitico e raro volatile del Messico, ha aperto i battenti nel 1998. Punto di ritrovo molto apprezzato, col tempo si è specializzato in cucina messicana. Oggi è anche pizzeria e bisteccheria. In abbinamento ai piatti propone una ricca e qualitativa lista di birre, sia alla spina sia artigianali in bottiglia, belghe, tedesche e austriache. A ciò s’aggiunge una buona offerta di spirits. La struttura, ideale per festeggiare eventi e compleanni, presenta due ampie sale interne (da 90

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pochi mesi dall’apertura, è già tappa fissa di numerosi foodies. E la cosa non stupisce perché il T-bone, steak-house e pizzeria, rende omaggio al buongusto con la sua raffinata sala interna di 60 coperti e soprattutto con la sua cucina. Oltre alla pizza (anche da asporto), la specialità sono le deliziose carni nazionali ed estere, tra cui angus irlandese, struzzo, bisonte, bufalo e cinghiale. Allettante il mix di sapori della pizza al cinghiale. Doveroso spazio alla bionda bevanda: alla spina (Paulaner, Birra

T-Bone

Italia) e in bottiglia. Interessante la selezione di vini. La struttura è dotata di maxischermo e d’estate si apre all’esterno con due ampie aree: la veranda, con i suoi 30 coperti, e il terrazzo di 300 mq, capace di accogliere 150 commensali. Aperto dalle 19:30 alle 24 tranne il martedì. V.le Manzoni, 94 Cerveteri Tel. 06.99552650

ORIOLO ROMANO

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a Trattoria Pizzeria Del Riposo è un locale storico ma con una nuova gestione dal 2009. Il nuovo staff, esperto e professionale, ha mantenuto la storia del locale continuando a proporre una cucina di eccellente qualità. Qui è possibile gustare sia piatti di pesce che di carne, nonché specialità ai funghi porcini. La pizza è speciale: si può osservare la sua cottura grazie al forno a legna a vista. Tutti gli ingredienti corrispondono al concetto di Km zero. La birra è ben presente, alla spina (Paulaner chiara e

Pizzeria del Riposo rossa) e artigianale in bottiglia. Consigliata la Appenzeller. In più, vini di alto profilo. L’atmosfera è calda e ospitale; curati gli ambienti, costituiti da una sala interna (60 coperti) e da un mirabile portico chiuso (80 coperti). Aperta tutti i giorni, pranzo e cena, tranne il lunedì. Via Della Stazione 52/54 Oriolo Romano Tel. 06.99837147/328.9195130 www.pizzeriadelriposo.it

e 120 coperti) e un accogliente spazio esterno per l’estate, anche per fumatori. Grazie alla professionalità dei titolari Federica e Alessandro, l’atmosfera è accogliente e piacevole e i prezzi contenuti. Da provare i piatti tex-mex. Via delle Mura Castellane, 56 – Cerveteri Tel. 06.99552640


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// Beer Tour

TREVIGNANO

Rock Island Pub

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ttima musica e buona tavola: questo il concept di Walter e Vincenzo, proprietari del Rock Island Pub. Il locale, nato nel 1996, è situato sul lungolago di Trevignano e d’estate dispone di una grande veranda di 100 posti con vista panoramica. All’interno la struttura comprende due sale da 50 e 30 coperti, ben arredate e dotate di maxischermo. Pregevole l’offerta gastronomica: soprattutto specialità di terra con predilezione per le carni locali; poi tex-mex con fritti aromatizzati, piatti unici, hamburger,

piadine fatte in casa e superlativi dessert preparati dallo chef. Il tutto da abbinare a birre d’eccellenza ma anche commerciali. Da provare la rossa austriaca di ben 14 gradi. Inverno: aperto tutti i giorni dalle 18:30 alle 2 tranne il lunedì . Estate: sempre aperto fino a tarda notte. V.le Garibaldi, 57 Trevignano Romano Tel. 06.9999709 Facebook: walter vincenzo rockisland

CANALE MONTERANO

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naugurato lo scorso 23 dicembre, il pub La Grolla coniuga la buona tradizione culinaria locale con l’offerta tipica della birreria. E il delizioso connubio consente la degustazione di affettati , formaggi e funghi porcini di zona, primi piatti, fritture, panini e carne. Ottimo, poi, il celebre pane di Canale Monterano, risalente al 1500, cotto a legna e dalla fragranza irresistibile. Tra le bevande spicca la birra nelle sue diverse tipologie: alla spina e in bottiglia, con marchi artigianali e commerciali, sempre di qualità.

La Grolla

Presente anche una minuta ma accurata selezione di vini. La struttura, dotata di maxischermo, accoglie 40 commensali nella sala principale e altri 20 in quella adiacente. L’ambiente è piacevole e confidenziale, anche grazie alla cordialità dello staff. Aperto tutti i giorni dalle 18 alle 2, la domenica anche a pranzo. Corso della Repubblica, 3 Canale Monterano Tel. 347.6755935 pubgrolla@gmail.com

TREVIGNANO

ORIOLO ROMANO CANALE MONTERANO CIVITAVECCHIA

BRACCIANO

CERVETERI

LADISPOLI

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Golose

SARTIGLIA DI ORISTANO

Tutto il sapore del Carnevale

Articolo di Mario Fenu

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a nobile esaltazione dei cavalli, l’eroico coraggio dei cavalieri, l’impenetrabile mistero delle maschere, la mistica esuberanza della folla: è la Sartiglia di Oristano, una delle massime espressioni folcloristiche e di costume della Sardegna. La giostra equestre in maschera, che si corre l’ultima domenica di carnevale e il martedì successivo, ha origini remote e sembra siano stati i Crociati ad introdurla in Occidente intorno al 1200, insieme alla Quintana di Foligno e alla Corsa del Saracino di Arezzo, mutuandola dai loro nemici Saraceni. Il torneo ebbe larga diffusione in Spagna, dove era già praticato dai Mori, e furono proprio gli spagnoli ad importare in Sardegna la loro Sortija, dal latino sorticula (diminutivo di sors, ‘fortuna’, ma anche ‘anello’), che nell’isola diventò Sa Sartiglia. La sua presenza ad Oristano, facilitata dai legami tra la Corte d’Arborea e la Corte Aragonese, risale alla metà del XIII secolo. LA MASCHERA ANDROGINA DI SU COMPONIDORI Oggi la Sartiglia è un carnevale spettacolare e di grande fascino, carico di riferimenti simbolici tradizionali. In pratica si tratta di una corsa a cavallo in cui il cavaliere deve centrare una stella a otto punte, un gesto che rievoca la ricerca attiva del centro universale e il conformarsi a una legge suprema dispensatrice di fertilità e fortuna. L’evento è organizzato dai gremi dei contadini e dei falegnami, antiche corporazioni di mestieri, il cui nome deriva dal ‘mettersi in grembo’ (cioè sotto la protezione) di un santo patrono, nel caso specifico di san Giovanni Battista e san Giuseppe. Ma il vero protagonista della gara è Su Componidori, cavaliere dalla maschera androgina,

la cui vestizione rappresenta un momento ‘magico’ e di grande suggestione. Il suo nome tradisce la provenienza ispanica: da componedor (maestro di campo), figura tipicamente militare spagnola. La vestizione è un rito di trasmutazione: una volta ultimata il capocorsa non è più un semplice uomo ma una maschera sacrale che riassume in sé il maschile e il femminile. L’antica regola infatti gli impone di non mettere piede in terra, perché in tal caso si annullerebbe la sua sacralità. VINI E GASTRONOMIA Non c’è Carnevale senza dolci. A Oristano le indiscusse regine di questo periodo dell’anno sono le zippole (da non confondere con le zeppole), un dolce tradizionale fatto con farina, lievito, acqua e – in alcune varianti – con uova, latte, limone e patate. È una squisitezza che va consumata zuccherata, meglio se accompagnata da un buon bicchiere di Vernaccia d’Oristano. Altri dolci tipici della zona, che si consumano in tutte le festività, sono i mustazzolus a base di mosto concentrato, zucchero, lievito e farina di frumento. Secondo gli studiosi, la loro forma romboidale ricorda le sembianze stilizzate della Grande Madre. Si tratta infatti di uno dei dolci più antichi della Sardegna. Passando ai primi piatti è consigliato l’assaggio dei malloreddus, i tipici gnocchetti di semola di grano duro, consistenti e ruvidi, che ben si condiscono con i ragù di selvaggina e con il pecorino sardo stagionato. A proposito di formaggi, è d’obbligo la degustazione dell’antico fiore sardo, risalente addirittura ad epoche precedenti alla conquista romana. È prodotto in tutta la Sardegna con latte ovino intero, fresco, coagulato con


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// Vacanze Golose

SOSTE GOLOSE AGRITURISMO IL GIGLIO Situato nella splendida valle del Tirso, a pochi Km da Oristano, propone una cucina nel rispetto delle più antiche tradizioni sarde. Tutto rigorosamente di produzione propria: dal pane alla pasta, dalla car ne alle verdure, fino alla frutta e ai liquori. La struttura è dotata di 8 accoglienti alloggi.

caglio di agnello o capretto e presenta un sapore più o meno piccante a seconda della stagionatura. Per proseguire il viaggio nei sapori di Sardegna è consigliabile una visita a Cabras, vicino Oristano, località celebre per la produzione del ‘caviale del Mediterraneo’, cioè la bottarga, e per la produzione della mrecca o merca, ossia il muggine salato, lessato e avvolto in un’erba palustre chiamata zibba. Immancabili poi le grigliate di orate e spigole e le gustose anguille. Sempre nei dintorni di Oristano si trova un antico villaggio di pescatori, Merceddì, dove è ancora possibile deliziare il palato con la famosa zuppa di arselle nere, in bianco o in rosso. Per i più raffinati gourmet suggeriamo le logorittas, una specialità inserita nell’Albo Nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali, nonché Presidio Slow Food. Più che una pasta di grano duro è un’autentica opera di artigianato: pensate che per ottenere un chilo di questi spaghetti a forma di anello occorrono almeno 4 ore di preparazione. Deliziosa con il sugo di galletto ruspante, si abbina di solito con gli arrosti di cinghiale. Ma non si può lasciare Oristano senza aver degustato la Vernaccia, tra i più prestigiosi vini sardi, che la leggenda vuole originata dalle lacrime di santa Giusta, patrona della città. Prodotta dai vigneti della bassa valle del Tirso, ha un colore giallo dorato e ambrato con sentori delicati e sfumature di fiore di mandorlo e un sapore caldo e gradevole. Invecchia almeno per due anni in botti di castagno o di rovere e ha una gradazione minima di 15,5 gradi. È un eccellente vino da fine pasto. E per chiudere in bellezza la vostra vacanza golosa si consiglia altresì la degustazione dell’ottima Malvasia di Bosa (vedi a pag.13).

Strada Provinciale 9 Massama (OR) tel. 349.1447955 www.agriturismoilgiglio.com info@agriturismoilgiglio.com BLAO RISTORANTE Sosta golosa nel centro di Oristano, propone le specialità tipiche locali. Tra i piatti consigliati: la bottarga di Cabras, i ricci di mare e le aragoste dell’isola di Mal di Ventre. Carta dei vini con in rilievo le etichette Contini, Argiolas, Santadi. Via Mazzini, 114 Oristano tel. 0783.030602 www.blao.it – info@blao.it DOVE DORMIRE ALBERGO DUOMO **** L’albergo si trova nel centro storico di Oristano, di fronte alla cattedrale e sul percorso dove si svolge la Sartiglia. Le 10 camere sono confortevoli, luminose ed elegantemente arredate. L’intero edificio è stato dichiarato di Interesse Storico. Via Vittorio Emanuele, 34 Oristano tel. 0783.778061 www.hotelduomo.net HOTEL VILLA DELLE ROSE *** La struttura è situata a due passi dal centro cittadino. Le camere sono dotate di tutti i comfort: climatizzatore, tv, telefono, minibar, bagno, cassaforte. Piazza Italia, 5 Oristano tel. 0783.310101 www.hotelvilladellerose.com

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ilPunto // Sapori ilPunto...

& Motori

IL GUSTO ON THE ROAD Viaggiare alla scoperta di nuove soste golose è l’hobby dei veri buongustai. Scopriamo le ultime proposte per un viaggio più confortevole

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no sguardo alle previsioni meteo e via. Verso nuove soste golose. Si parte per una gita con gli amici, per un weekend in coppia, per un pranzo con tutta la famiglia. Mete vicine e lontane, ma sempre di gran gusto. Basta accendere i motori e seguire la scia di profumi e sapori, gli innumerevoli itinerari enogastronomici che ammaliano i foodies di tutto il mondo e impreziosiscono la nostra bella penisola. E se è vero che la meta sta nel viaggio, allora dobbiamo rendere quest’ultimo più confortevole e sicuro possibile, affidandoci ad una vettura capace di rispondere alle nostre particolari esigenze. Tra le tante proposte suggerite dal mercato, abbiamo scelto la nuova Ford Grand C-Max (vedi pagina a fianco), versione a 7 posti e con porte posteriori scorrevoli. È l’ideale per chi ama viaggiare in compagnia senza dover rinunciare alla comodità: i 7 posti sono distribuiti nella configurazione 2+3+2 dove la seconda fila di sedili può essere trasformata in 2 posti reclinando il sedile. Un vero salotto itinerante! In più si strizza l’occhio

all’ambiente: la vettura è infatti dotata di motore EcoBoost, disponibile nelle versioni da 150 e 180 CV, che permette di ridurre del 20% i consumi e le emissioni di CO2 rispetto al tradizionale motore a benzina. Massima attenzione anche alla sicurezza: tra gli equipaggiamenti troviamo il sistema di parcheggio semiautomatico, il rilevamento ostacoli nella zona cieca, le spie delle cinture di sicurezza per gli occupanti dei sedili posteriori, le chiusure per bambini ad attivazione elettrica e l’azionamento elettrico del portellone posteriore. La posizione di guida è rialzata, con consolle centrale e leva del cambio in posizione elevata. Comodo il cambio automatico

powershift a doppia frizione. Nell’insieme possiamo definirla una vettura adatta a lunghi e confortevoli viaggi, con gli interni spaziosi e dal look gradevole. Consigliata per una vacanza golosa in comitiva!


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Eventi Appuntamenti golosi al ristorante L’Isola dei Sapori 14 – 25 febbraio / 5 marzo – 8 marzo Via Duca degli Abruzzi, 49 Ladispoli (RM) Ancora miglioramenti per il ristorante L’isola dei Sapori, sosta golosa di Ladispoli che in poco tempo ha saputo attirare l’attenzione di numerosi gourmet. A segnare un’ulteriore crescita del locale è senza dubbio il nuovo chef John, che propone una cucina dai sapori equilibrati, sempre gustosa e saggiamente creativa. Una cucina, lo assicuriamo, che conquista al primo assaggio! Ma il ristorante ha cambiato anche look, sfoggiando un arredamento raffinato che rende ancora più accoglienti le due sale interne e regala la sensazione di trovarsi nel comodo salotto di casa. Per febbraio e marzo i due titolari, Francesca e Angelo, hanno programmato 4

imperdibili eventi proponendo la qualità ad un prezzo onesto. 14 febbraio (San Valentino): aperitivo di Benvenuto. Menu pesce: Antipasto Fantasia di mare, Insalata di patate e gamberi al caviale rosso, Polpettine di pesce, Salmone al carpaccio, Gamberi alla salsa di cognac, Carpaccio di Polipo, Tortino di patate ai gamberoni, 4 ostriche per coppia. Ravioli all’astice. Mazzancolle alla salti in bocca. Patate al forno o insalata. Dolce dell’amore. Menu carne: Assaggio di formaggi misti con miele (formaggio alle noci, piccante, di pecora), Misto di salumi con salcicce di cinghiale. Riso alla fragola. Involtino di carne. Dolce dell’amore. Animazione: Musica dal vivo di Fabio e Stefania con canzoni a richiesta. Costo: 60 euro a coppia. Sono inclusi acqua e 1 vino della Cantina Sant’Andrea. 25 febbraio (Serata Araba): Piatti tipici arabi, Cuscus di Carne e verdura, Involtini di riso e carne, Timballo al forno, Riso con verdure e carne. Riso al latte (dessert). Animazione: Danza del ventre. Costo: 30 euro a persona. Sono inclusi acqua e 1 vino della Cantina Sant’Andrea. 5 marzo (Carnevale): Aperitivo di benvenuto. Menu pesce: Antipasto dell’Isola, Carpaccio di salmone, Carpaccio di spigola, Ostriche, Alici marinate, Polpettine

Aperitivi per due all’Eccezione Cafè

di pesce, Gnocchetti gamberi, zucchine e rucola. Pesce spada in fantasia di Montagna. Patate al forno o cicoria. Dolce scherzoso. Menu carne: Antipasto misto di montagna con assaggi di formaggi. Orecchiette broccoli e salsiccia. Maialino di cinta senese al forno con patate novelle. Insalata o cicoria. Dolce scherzoso. Animazione: Musica dal vivo con Fabio e Stefania. La maschera è facoltativa. Costo: 35 euro menu carne; 40 euro menu pesce. Sono inclusi acqua e 1 vino della Cantina Sant’Andrea. 8 marzo (Festa della Donna). Menu pesce: Antipasto fantasia di mare. Tonnarelli alla spigola e pachino. Filetto di orata alla salsa rosa. Dolce. Menu carne: Fantasia di salumi e formaggi. Ravioli speck e carciofi. Filetto al pepe verde. Insalata di patate. Dolce. Animazione: Musica dal vivo con sorpresa finale. Costo: 35 euro menu pesce; 30 euro menu carne. Sono inclusi acqua e 1 vino della Cantina Sant’Andrea. Inoltre, tutti i giovedì e sabato: karaoke. INFO: 345.1164195

I vulcanici Mirko e Carla hanno ideato due aperitivi d’eccezione per tutti gli innamorati, ispirati al gustoso incontro di mare e terra: il primo con crudité di pesce e ingredienti ideali per risvegliare Afrodite; l’altro con misto di salumi e formaggi, dedicato alla coppia gourmet . Un consiglio: provate anche i dolci fatti in casa e un calice dell’ottima selezione di vini e bollicine. L’appuntamento è fissato ovviamente al 14 febbraio, dalle 18:30 alle 20. Costo: 10 euro a coppia. Solo su prenotazione.

14 febbraio, dalle 18:30 alle 20 Largo Tuscolo, 1 – Cerenova Cerveteri (RM)

INFO: 329.3838799

Carnevale Di Ronciglione Dal 17 febbraio all’8 marzo Ronciglione (VT)

Il Carnevale di Ronciglione è il più importante e antico del Lazio. Inizia con la voce del campanone: un coraggioso campanaro si arrampica sulla torre del Comune e suona le campane. Poi la corsa degli Ussari

e Re Carnevale che, scortato dai cavalieri in costume, prende in consegna le chiavi della città per assicurare a tutti un periodo di baldoria. Ricche di fascino le corse dei cavalli non sellati, lanciati al galoppo senza fantino attraverso le vie cittadine. Imperdibile il Gran corso di gala con un’imponente sfilata di carri allegorici. Tra le maschere

anche i Nasi Rossi, confraternita di fedeli seguaci di Bacco ed espressione più autentica dello spirito carnevalesco, che offrono maccheroni in un vaso da notte: simbolo irriverente del ciclo di vita/morte/ rinascita. INFO: www.prolocoronciglione.it


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San Valentino da sogno al Castrum Boccea

Gusto e allegria alla Taverna Romana (Nautico) 14 febbraio – 5 marzo – 8 marzo Via Fratelli Bandiera, 2 Ladispoli (RM) Con il trasferimento dell’attività presso il Nautico di Ladispoli, La Taverna Romana accoglie i clienti in un ambiente molto più spazioso e luminoso, ideale per festeggiare ogni genere di evento. Le due sale, infatti, possono ospitare un totale di 200 commensali. La cucina mantiene le sue peculiarità caserecce e i piatti classici della

tradizione capitolina, conditi sempre dalla vivace ospitalità dello staff. Il padrone di casa Vittorio, sempre pronto ad accogliere i clienti come amici, propone 3 eventi di sicuro divertimento. 14 febbraio (San Valentino): Menu degli Innamorati con carne e pesce, Musica dal vivo con Giancarlo de La Parolaccia. 5 marzo (Serata di Carnevale): Menu fisso, Stornellate e Balli in allegria. Costo: 30 euro. 8 marzo (Spettacolare Festa della Donna): Menu di Venere, Musica dal vivo e Spogliarello Piccante! In più, tutti i venerdì e sabato Musica Live; il sabato anche Balli di gruppo. Mercoledì chiuso. INFO: 347.5392650

12-13-14 febbraio Via SS. Mario e Marta, 27 – Roma Una location incantevole e ammaliante , una dimora storica medievale immersa nel verde della campagna romana trasformata in hotel relais grazie ad un accurato restauro. Castrum Boccea è la scelta giusta per vivere un San Valentino indimenticabile, una favola romantica in completo relax e buongusto. Si può scegliere una data per festeggiare al meglio, insieme alla vostra dolce metà, la Festa degli innamorati: 12, 13 o 14 febbraio. Il menu: Cestino di parmigiano, rucola, carciofi e grana; Tortelli alle patate saltate con melanzane e gamberetti; Timballo di riso su salsa zafferano e calamaretti fritti; Filetto d’orata allo champagne; Zucchine e patate farcite; Mousse alla fragola, Pozzi d’amore, Flan al cioccolato scuro. Musica soft con Pianobar. Costo: 40 euro a persona. Inoltre: possibilità di cena in camera a lume di candela, pacchetti-camera e cena per la coppia a partire da 180 euro. I pacchetti sono tutti comprensivi di: spumante in camera al check-in, dolce omaggio della Direzione, colazione in camera la mattina seguente. Ogni pacchetto può essere personalizzato in base alle vostre richieste. Le camere sono arredate con mobili in stile e dotate di tutti i comfort; suite con idromassaggio (vedi pp. 38-39). INFO: 06.61597054 www.relaiscastrumboccea.it info@relaiscastrumboccea.it

RISTORANTE WINE-BAR TAPPEZZERIA GRAZIELLA Di originale questo locale ha già il nome. Tappezzeria graziella è aperitivo, cena e dopocena. Un’ampia cantina di vini e un menù che guarda sempre alla tradizione in un ambiente giovane, innovativo e molto accogliente. Un luogo di ritrovo per tutti, anche per l’arte del nostro litorale. Musica live, mostre di pittura e fotografia, caratterizzano le nostre serate. La Tappezzeria Graziella rimane a disposizione per esprimere qualsiasi tipo di arte: se sei un’artista, un musicista, una ballerina o un attore, non esitare a venire, daremo la possibilità di esprimerti e farti conoscere. 12 Febbraio: Terzo Grado 25 euro menù fisso ingresso libero

14 Febbraio: San Valentino 25 euro menù fisso dedicato ingresso libero 25 Febbraio: Music Live Yellow Mellow 25 euro menù fisso - ingresso libero 5 Marzo: Festa di Carnevale Cena a buffet + Open bar dj set 20 euro 8 Marzo: Festa della Donna 25 euro menu fisso dedicato 20 Marzo: Aperitif-Mostra con Elisa Fusco e Marco Morra Dj set - SOMO - Lorenzo Pompa drink + buffet no limits 8 euro Via Milazzo 10, Ladispoli (Rm) tel. 06.9946085 cell. 3393967448; 3398457755

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Cena a lume di candela all’agriturismo Torre Flavia 14 febbraio – 8 marzo Via del Beccaccino, snc – Ladispoli (RM)

Tra i locali che trasmettono una pacata sensazione d’intimità e armonia, è giusto menzionare l’agriturismo Torre Flavia. Grazie alla natura che lo circonda, all’arredamento curato delle sue comode e calde sale, all’atmosfera sognante creata dalle luci soffuse delle candele e del camino, l’agriturismo di Federico e Sara è il luogo ideale per trascorrere momenti romantici e di assoluta serenità. E poi la cucina: ricca, colorata, genuina, creativa e sempre appe-

Corso sul vino

titosa. Quindi per San Valentino (14 febbraio) un’occasione da non mancare per tutti i romantici buongustai: lo staff propone un’incantevole Cena a lume di candela. Ecco il menu: Antipasto misto della casa; Assaggio di primi (Risotto con bresaola al profumo di lime; Tagliatelle al tartufo); Filetto di maiale al barolo con frutti di bosco accompagnato da tortino di spinaci e provola; Cioccolatini al fondente con crema di mascarpone e fragole. Una vera delizia! Il tutto accompagnato da un buon calice di vino. Costo: 60 euro a coppia, bevande incluse. Lo staff organizza anche una serata speciale per l’8 marzo, in occasione della Festa della Donna, con menu fisso e alla carta. INFO: 331.2772234 – 340.541573 www.agriturismotorreflavia.com info@agriturismotorreflavia.com

Sound Event al Jo’s Cafè

Serate glamour al Bar Cassandri 14 febbraio – 3 marzo – 8 marzo Viale Manzoni, 40 – Cerveteri (RM)

Al Bar Cassandri le serate si vestono di un look giovanile, glamour, divertente ed elettrizzante. Grazie all’intuizione e al buongusto del giovane proprietario Matteo Mercantini, il locale è considerato sempre più un luogo trendy dai ragazzi del comprensorio. Con ben 200 mq dedicati allo svago e un’offerta di cocktail davvero allettante, Bar Cassandri presenta un calendario eventi di tutto rispetto. 14 febbraio (San Valentino): Mega Aperitivi a 8 euro con sorpresa (su prenotazione), da degustare in due nella confortevole sala relax a lume di candela. 3 marzo (Giovedì Grasso): Serata Disco-Pub con allestimenti carnevaleschi e follie varie. 8 marzo: Serata musicale a sorpresa con tante festose bollicine. Tutti i venerdì e sabato: Serate Pre-Disco con cocktail a gogò e una fresca ondata di buona musica. Bar Cassandri è anche tavola calda, caffetteria, articoli da regalo, biliardi, maxi schermi, superenalotto, ricariche online, visure catastali e motorizzazioni, pagamenti bollette, index point e scommesse. Da provare le birre artigianali italiane e belghe! INFO: 339.7107442 Facebook; Bar Cassandri – Caffè Cassandri

Dal 3 marzo al 7 aprile, ore 20 Bar degli Elfi, Piazza Risorgimento, 12 – Cerveteri (RM) L’associazione enogastronomica Figli di Bacco organizza un nuovo corso teorico e pratico sul vino. Le 7 lezioni, tenute dai professori Antonio Mizzitelli e Paolo Peira, si svolgono tutti i giovedì alle ore 20, a partire dal 3 marzo. Iscrizioni entro il 19 febbraio. Costo: 185 euro più 8 euro tessera associativa. INFO: 393.0942812 – 347.7278819 www.noifiglidibacco.it figlidibacco@yahoo.it

Dal 12 febbraio al 16 aprile Viale Manzoni, 40 – Cerveteri (RM) Tra i locali più cool di Ladispoli, il cocktail bar e restaurant Jo’s Cafè propone una serie di effervescenti eventi musicali. Il calendario, siglato dal direttore artistico Franco Pierucci, offre un ricco ventaglio di partecipazioni. 12 febbraio: Popcorn acoustic duo (rock unplugged). 19 febbraio: Viva La Vida (Coldplay tribute unplugged). 26 febbraio: Tom & Jerry (Simon & Garfunkel tribute). 5 marzo: Frati Battisti (Lucio Battisti tribute). 12 marzo: U2 Celebration (unplugged U2 tribute). 19 marzo: Mark Hanna acoustic duo (rock & blues unplugged). 26 marzo: Alessandro D’Orazi acoustic duo (pop rock unplugged). 2 aprile: Statale Duo (rock unplugged). 9 aprile: Hot String (country rock unplugged). 16 aprile: Square Dance acoustic duo (country unplugged). Il locale offre anche una grande varietà di cocktail, aperitivi e gastronomia con piatti espressi. Minuta ma curata la carta dei vini. Da segnalare il servizio ristorante dove spiccano le ricette più gustose della cucina romana. INFO: 06.9947442 www.joscafe.it - info@joscafe.it


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Sapori romantici al ristorante Il Camoscio 14 febbraio – 8 marzo Via Cantagallo, 13 Ceri Cerveteri (RM) A poco tempo dalla sua riapertura, il ristorante Il Camoscio è di nuovo tra le mete più ambite dai buongustai che animano il litorale. E i motivi del suo successo sono semplici: una cucina dai sapori genuini, frutto di ingredienti di alta qualità, che offre al palato gusti nitidi e sicuri; una struttura ampia e luminosa, calda e acco-

gliente, immersa nel verde e con una vista magnifica sul borgo medievale di Ceri; infine, l’atmosfera garbata e confidenziale che si respira grazie all’ospitalità schietta di tutto lo staff. Ecco due eventi da segnare in agenda. 14 febbraio (San Valentino): in occasione della Festa degli innamorati il ristorante resta aperto anche lunedì 14 febbraio, proponendo una Serata a lume di candela dedicata alle coppie con menu tradizionale della Casa rivisto e corretto per la ricorrenza. È previsto un omaggio alle coppie. Gradita la prenotazione. 8 marzo: una Serata dedicata a Lei, non più la classica Festa della Donna ma una serata che l’uomo dedica alla propria compagna. Menu tipico de Il Camoscio elaborato appositamente per l’evento. Omaggio alle signore. Gradita la prenotazione. INFO: 06.99207299 – 389.1345808 www.ilcamoscio.it

Eventi Eventi al ristorante Laghi del Salice

Agenzia viaggi & turismo

V. Duca degli Abruzzi 58, Ladispoli

Cell. 339.1606418

Gita a S. Giovanni Rotondo e Minicrociera con SoloMondo 26-27 marzo / 23-26 aprile Agenzia Viaggi SoloMondo, Via Duca degli Abruzzi, 58 – Ladispoli (RM) 26-27 marzo (Visita al Santuario di S. Pio da Pietrelcina): 26 marzo, partenza in pullman GT da Ladispoli per San Giovanni Rotondo, pranzo in hotel, pomeriggio libero, cena in hotel, serata libera, pernottamento. 27 marzo, colazione e visita a Monte Sant’Angelo, pranzo in hotel, degustazione di prodotti tipici, rientro nel pomeriggio. Costo: 149 euro. Dal 23 al 26 aprile (Minicrociera per Single): splendida minicrociera, andata e ritorno da Civitavecchia a Barcellona, a bordo della Cruise Roma (Grimaldi Lines), 4 giorni e 3 notti. Cabina doppia interna 295 euro. Cabina singola interna 390 euro. Cabina doppia esterna 340 euro. Cabina singola esterna 440 euro. J. Suite doppia 375 euro. J. Suite singola 540 euro. O. suite doppia con idromassaggio 415 euro. O. suite singola con idromassaggio 625 euro. L’agenzia SoloMondo, in collaborazione con i migliori tour operator italiani, organizza Viaggi di Nozze, Crociere, Villaggi, Viaggi organizzati in pullman e per single. Ogni mese tante convenienti offerte. INFO: 339.1606418 – 06.89716597 ladispoli@networkitalia.net

14 febbraio – 8 marzo // Via Boccea, Km 15 – Roma Laghi del Salice è una struttura imponente con ben tre ristoranti per tutte le esigenze e per ogni occasione: la Sala Blu (dove cenare e ascoltare musica live); la Sala Dancing (per mangiare e ballare in compagnia delle migliori orchestre); il Ristorante Pizzeria (dove gustare le appetitose ricette della cucina tipica). Un vero tempio dello svago all’interno di un parco con tre laghetti per la pesca sportiva. Tutti i mercoledì e venerdì lo staff propone il karaoke; venerdì, sabato e domenica: balli con musica dal vivo (liscio, standard, latino americano, balli di gruppo). Menu degli innamorati, 14 febbraio (San Valentino): Turbante di prosciutto con masticanza, insalata di funghi e grana; Fagottino di crespelle alle melanzane in salsa rosa, Casarecce funghi porcini e salsiccia; Rollatina di vitello, prosciutto, salvia con cipolline, Piselli brasati; Dolce degli innamorati con scagliette di cioccolato bianco e scuro; acqua, vino, spumante. Costo: ingresso con menu 30 euro. Inoltre: prestigiosa suite in omaggio estratta tra tutti i presenti presso il Relais Castrum Boccea. 8 marzo (Festa della Donna): Carpaccio di bresaola con puntarelle e mimosa d’uovo; Ravioli dello chef, Risotto zucchine e gamberetti; Torretta di manzo con formaggio fuso e rosa di zucchine grigliate, Zuppa di polpo e ceci; Patate al rosmarino; Dolcetto al profumo di mimosa; acqua, vino, spumante. Animazione. Costo: ingresso e menu 30 euro. Possibilità di affitto delle sale per compleanni e feste, della Sala Disco per eventi o feste di 18 anni. Si organizzano feste per bambini con animazione. INFO: 06.61597303 www.laghidelsalice.it – ilsalice@tiscali.it

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Un dolce San Valentino al bar Mr. Coffee 14 febbraio – 3 marzo – 8 marzo Via Genova, 20/a – Ladispoli (RM)

Se amate le dolci coccole profumate della cioccolata calda, se pensate che l’antico ‘cibo degli dei’ Maya sia un romantico alleato dell’amore, se desiderate scaldare il cuore e regalare dolcezza al vostro partner, la golosa proposta del bar Mr. Coffe è quello che fa per voi. Jessica e Roberta,

Si balla con gusto al Nevada New 14 febbraio – 5 marzo – 8 marzo Via Casal dei Venti, 31 – Loc. Monteroni Ladispoli (RM) Grazie alla nuova gestione al Nevada New è cambiata musica. Lezioni di ballo, buona cucina, live music e soprattutto un’ampia proposta di eventi hanno determinato il

le briose titolari del bar, hanno preparato infatti un aperitivo di San Valentino che ha tutto il sapore del romanticismo più delizioso. 14 febbraio: Aperitivo dedicato alle coppie con Fonduta di cioccolata e frutta fresca. L’aperitivo diviene così un gioco sensuale, con i pezzi di frutta da immergere nel cioccolato fuso e la luce soffusa del fornelletto che scalda la bevanda. Per tutti gli altri giorni la fonduta è su ordinazione. 3-8 marzo: per Giovedì e Martedì Grasso lo staff propone Aperitivi Gustosi & Spiritosi con frappe e castagnole. 8 marzo: Aperitivo al Femminile, nel giorno della Festa della Donna, con allegre bollicine e fiori. INFO: 06.99222608 Facebook; Bar Mr. Coffee

successo di questo bel locale situato nel quartiere Monteroni di Ladispoli. Tre serate di sano divertimento caratterizzano febbraio e marzo. 14 febbraio (San Valentino): Menu fisso con musica dal vivo (Liscio and Soda). 5 marzo (Veglionissimo di Carnevale): Aperitivo della Casa, Antipasto di Carnevale, Gnocchi tricolore, Pollo al curry e mandorle, Patate al forno, Insalata mista, Frappe, caffè e spumante. Musica travolgente con i bravi Ulisse e Sabina e tanti balli in allegria. La maschera è facoltativa. Costo: 20 euro. 8 marzo (Festa della Donna in maschera): Aperitivo della Casa, Antipa-

Bacco si maschera da Cupido con il vino di Poggio degli Etruschi Chardonnay IGT Lazio Per rendere ancora più travolgente e sensuale la notte di San Valentino, l’azienda vitivinicola Poggio degli Etruschi consiglia il suo Chardonnay IGT Lazio. Un vino ottenuto da uve Chardonnay in purezza vinificate in bianco provenienti da vigneti dei Colli Etruschi dell’antica Agylla. Dal colore giallo paglierino, dal gusto morbido e asciutto e dal profumo intensamente fruttato, è ideale per i menu a base di pesce che solitamente caratterizzano le cene romantiche nel giorno degli innamorati. Vol. 13%, va servito fresco (10-12 °C). L’azienda

Poggio degli Etruschi, diretta dal valente winemaker Vincenzo Fedeli, è una cantina efficiente dove il profondo legame con la terra e l’indiscussa qualità del terroir permettono la nascita di vini dalla forte personalità, come Merlot, Falanghina, Greco, S. Paolo Rosso e Bianco. A ciò s’aggiunge la produzione di olio extravergine d’oliva e di miele d’eucalipto e millefiori. Ottimo anche il vino Novello S. Leonardo.

Azienda vitivinicola POGGIO DEGLI ETRUSCHI Via San Paolo, 2 – Cerveteri (Roma) Tel. 06.9943610

sto Nevada New, Fettuccine radicchio e speck, Scaloppine ai carciofi, Insalata mista, Torta mimosa, caffè e spumante. Musica dal vivo. Costo: 23 euro. Il locale è dotato di una vasta sala da ballo e di una spaziosa area dedicata alla ristorazione. INFO: 389.0271169 – 389.0271119

Eventi

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Le manifestazioni potrebbero subire cambiamenti, pertanto si consiglia di verificare l’evento contattando direttamente gli enti organizzatori. La redazione non è responsabile di eventuali modifiche delle date dei singoli eventi


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// Eventi & Solidarieta

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QUANDO LO SPORT DIFENDE I BAMBINI Mano nella mano al Village Fitness Club con Save the Children

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o scorso 5 dicembre il Village Fitness Club di Valcanneto ha ospitato un’importante manifestazione sportiva, un tripudio di tanti piccoli nuotatori, provenienti anche da altre associazioni sportive del territorio per gareggiare in un’atmosfera di festa e allegria. Con la guida del direttore Giancarlo Paolacci, la competizione ha lasciato grande spazio alla promozione e alla condivisione dei diritti dell’infanzia, fin troppe volte calpestati e bruciati da quegli ‘adulti’ che, al contrario, avrebbero solo il dovere di proteggerli e farli crescere in un mondo a misura di bambino. L’innocenza dell’infanzia, che rende ogni nostro gesto un dono incommensurabile, apre gli occhi a tutti i luoghi del nostro pianeta dove la fanciullezza viene distrutta, sotto falsi ideali e ipocrite leggi. Insieme alla Onlus Save the Children, il Village ha deciso di fare qualcosa per cambiare direzione, per far sentire il proprio parere, per diventare parte di quello scudo che da anni tenta di difendere i bambini in tutto il mondo. Antonella Di Tosto, psicologa e istruttrice di nuoto con ventennale esperienza, ci spiega che

lo sport modella sì il corpo ma soprattutto lo spirito. È il senso del detto mens sana in corpore sano dei nostri Padri, cioè della crescente motivazione a migliorarsi per sé e per gli altri, che travalica i confini della competizione sportiva per andare a ritrovarsi in ogni ambito della vita. Così riconoscere i propri limiti e cercare ogni giorno di superarli, accettare la sconfitta e raggiungere la vittoria, diventano solide basi morali per condividere principi che aprono le braccia ad accogliere il mondo intero, soprattutto quello che soffre. Perché lo sport è vita, e la vita di ognuno va sempre difesa.

Articolo di Aurora Cardinali Foto di Andriy Monastyrskyy

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// Casa & Cucina

CUCINA, benvenuti nel cuore della casa Per le nuove tendenze è il vero centro trendy della vita domestica

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a semplice ‘stanza’ nascosta e quasi segreta, a fulcro creativo e innovativo della casa. Questa la nuova fisionomia della cucina tracciata dal lifestyle più all’avanguardia, secondo cui la preparazione dei piatti si trasforma in un momento ricercato,

capace di regalare benessere e relax. La cucina diventa così non solo un semplice luogo fisico ma anche uno spazio psicologico, punto d’incontro tra l’interno della casa e l’interiorità delle persone che vi dimorano, dove la convivialità e il piacere di stare insieme si armonizzano con la raffinatezza e l’attenzione per i dettagli. Uno spazio che si apre alla condivisione, da vivere in coppia o con gli amici, dove il gusto e i profumi si fondono perfettamente con il design e l’arredamento, con la musica e le luci,

in un’esperienza multisensoriale e in un gioco creativo che appaga e unisce. Si tratta di un trend ormai affermato a livello internazionale che insegna un nuovo modo di vivere l’ambiente cucina, coniugando le più innovative e funzionali soluzioni d’arredo con l’idea tradizionale del focolare domestico. È l’antico oikos greco, l’ambiente in cui si vive, che si arricchisce di tutte le possibili declinazioni della modernità. È il luogo in cui esaltare la propria creatività, comunicando il proprio modo di essere, di vivere e di gustare. Per studiare la scelta giusta, l’abbinamento migliore tra materiali, oggetti d’arredo e la propria personalità, è importante affidarsi ad un interior designer e ad aziende di comprovata professionalità. Nella tua cucina allora si realizzerà il connubio perfetto tra design e cibo, tra arredamento e sapori: il buongusto come esperienza totalizzante!


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Il 2011 sarà l’ anno dei matrimoni regali, che detteranno le regole dello stile e delle nuove tendenze

Rubrica a cura di

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i Spos

Idee brillanti Nella scelta della bomboniera, oltre al buon gusto, è giusto orientarsi verso qualcosa che richiami un ideale condiviso dagli sposi. Da noi trovate tante idee per tutti i budget: dalle creazioni in cristallo, argento e vetro di Murano fino alle prestigiose bomboniere di Carlo Pignatelli

Tutto per gli sposi dalla bomboniera al gioiello

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Maria Petruzzi, titolare Preziosità - Ladispoli

Esclusivista: CARLO PIGNATELLI

Il matrimonio più atteso è sicuramente quello di William e Kate, per il quale non è stata ancora fissata una data ma che già fa tendenza. Basti pensare all’anello di fidanzamento donato dal principe William a Kate, appartenuto a Lady Diana, che ha fatto tornare in auge, tra i colori scelti per il matrimonio, il turchese e il blu, quest’ultimo eletto colore dell’ anno. Blu estremamente elegante, soprattutto se il matrimonio è di sera e nei mesi invernali. Il blu è sem-

pre una scelta vincente. Anche in questo caso vale la stessa regola degli abbinamenti: l’effetto cromatico spiccherà maggiormente se al blu vengono abbinate le sue differenti sfumature e altri colori come il grigio/argento, l’azzurro e il bianco ottico. A grande richiesta tornano anche i colori classici del matrimonio, l’avorio e il bianco, abbinati ad un più moderno bronzo bruciato

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i Spos

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Come la regola vuole, una volta scelto il tema del colore, lo ritroveremo negli accessori, nelle partecipazioni, nell’ allestimento della mise en place, nelle decorazioni floreali e nelle bomboniere. Per il bouquet pensiamo a qualcosa di total white, quindi a delle rose Vendela e del Mughetto impreziosite da piccole pietre e nastri che richiamo il colore scelto come tema principale del matrimonio

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Per il trucco della sposa ci ispiriamo alle variegate sfumature marine e ai colori pastello della primavera! Un tocco di azzurro, il rosa in tutte le sue nuance e l’oro. Sulle labbra un delicatissimo gloss rosa. Per le spose very fashion si punta tutto sullo sguardo stile mediorientale. L’eyeliner per allungare l’occhio e dare profondità allo sguardo. Per un

Dove si realizzano i sogni

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acconciatura glamour scegliamo un look semplice, raccolto se medio-lungo, o sciolto e ondulato se le chiome sono molto lunghe; pochi e discreti gli oggetti che lo impreziosicono, tra perline, fiori freschi e diademi, mentre il velo da sposa è il vero ritorno per il 2011, accessorio molto richiesto dalle future spose italiane


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Il Sommelier consiglia

Il vino degli innamorati

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Brillat-Savarin scrive: “Un pasto senza vino è come un giorno senza sole”. E questo è ancora più valido se ci riferiamo a un banchetto nuziale. Scegliere con cura il vino giusto per il menu di nozze è infatti un altro degli elementi che contraddistinguono una festa indimenticabile. Per un convito nel mese di febbraio, quando le temperature sono ancora basse, è preferibile un vino dalla forte personalità, capace di accompagnare un menu dai sapori robusti. Pensiamo a un rosso del Veneto, ottenuto da uve raccolte a mano nei vigneti di Negrar: il Valpolicella Le Poiane DOC Classico Superiore dell’azienda Bolla (VR), fondata più di 125 anni fa. Colore rubino profondo, spiccato sentore di frutta matura, vaniglia e pepe nero. Al gusto è caldo, pieno e avvolgente, con un piacevole fondo di confettura. Alcol 14%. Perfetto con carni rosse alla brace, cacciagione, brasati, stracotti e formaggi saporiti. Va bevuto a temperatura ambiente (18 °C) come tutti i vini a lungo affinamento, meglio se decantato in caraffa. Se invece il banchetto di nozze si festeggia intorno

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di Giancarlo Bertollini (AES)

all’equinozio di primavera, cioè a fine marzo, allora la scelta può essere un vino più ‘marinaro’ proveniente dalla costiera grossetana, nella Maremma: il Litorale Vermentino IGT di Val delle Rose (GR). Un vino fresco dal colore paglierino dorato e con una gradevole fragranza di frutta esotica. Al palato è secco, pieno e piacevolmente fruttato. Alcol 12,5%. Eccellente con piatti a base di pesce anche elaborati e crostacei arrostiti in salsa. Va bevuto giovane, a 12 °C. Per le bollicine, che hanno il compito di rendere ancora più effervescenti le nozze, si consiglia un Ortrugo Spumante Brut dell’azienda agricola Piani Castellani (PC), nata nei primi del ‘900. Esaltante la freschezza del fine bouquet che riesce a sprigionare. Il perlage è sottile e persistente, il colore è giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli. Grazie al suo sapore secco, morbido e fresco è un ottimo alleato per entusiasmare i vostri ospiti e rendere indimenticabile ogni brindisi. Vol. 11,5%. È preferibile servirlo freddo, a 8 °C, ma mai ghiacciato. In alto i calici, evviva gli sposi

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La casa dei sogni

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IL CARNEVALE DELL’ARTE

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a porta del nuovo anno si è appena aperta, febbraio e marzo ci offrono un evento che forse oggi ha perso molto del suo significato originario. Scherzi, burle, schiamazzi, dissolutezza, caos. È il momento dell’anno in cui ognuno, mascherandosi, può essere chiunque impersonando ruoli che nella vita di tutti i giorni non gli appartengono. È la festa che abolisce la serietà e il rigore, in cui ogni scherzo vale: stiamo parlando dell’arrivo di Re Carnevale! Ma parlando d’arte, il carnevale, con i suoi colori e la sua confusione, mi fa pensare alla nostra epoca artistica, all’arte moderna e contemporanea, satura di contraddizioni che sconvolgono le forme gettando i criteri interpretativi nell’anarchia e nel caos. Sembra questo un momentaneo scioglimento dagli obblighi dei canoni stilistici precedenti, addirittura un rovesciamento dell’ordine artistico e la conseguente messa in dubbio della ricerca dell’idea di bellezza. Il nostro tempo moderno è caratterizzato da uno stile non più ben definibile, riconducibile ad un non-stile ‘carnevalesco’, dove tutti

possono fare arte ed ognuno può fregiarsi del titolo di artista. Così artista diviene colui che semplicemente compie un gesto o impone alle masse un prodotto arbitrariamente chiamato arte. Ecco che ciò che è arte diviene irriconoscibile da ciò che non lo è: è il caos, come nel carnevale. Ma il carnevale è soprattutto una festa che una volta terminata rin-

nova l’ordine costituito garantendolo per un altro anno. Chissà se il nostro non-stile attuale sia paragonabile ad una sorta di carnevale che prepara un nuovo periodo artistico, in cui i valori veri dell’arte emergeranno purificati e “rivelativi di quella sostanza misteriosa che fa di una semplice cosa un’opera d’arte irripetibile e insostituibile”.

DANZA D’OBLIO Olio su tela (80x80)

OSIRIDE Olio su tela (60 x80) Un omaggio alla donna e al mistero dell’universo femminile con un dipinto che a mio avviso è un’immagine sacra e profana allo stesso tempo. Le forze generative aprono la porta al mondo manifestato e sollevano il velo dell’ignoranza dischiudendo l’accesso ai segreti dell’esistenza. Un dono inestimabile per la donna della vostra vita.

va a Nuo rtur ape

Articolo di Andrea Cerqua (artista)

Dipinto presentato alle selezioni del premio ArteLaguna 2011

Dipinto di copertina del libro A scuola dimagrendo di M. Paris e E. Ghezzi (Ed. Lalli).

Nuova apertura

// GustArte

In occasione della festa di San Valentino vi presento un dipinto in cui il tema della coppia può assumere varie interpretazioni. Dall’abbraccio danzato fra creature mortali all’armonioso incontro cosmico tra le forze metafisiche del femminino e del mascolino, dello yin e dello yang. Il regalo ideale per la festa degli innamorati.

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// Danza

CORRISPONDENZE 2011 Si apre a marzo la I edizione della Rassegna di Danza organizzata dal centro Profession Dance. Ce ne parla la direttrice artistica Paola Sorressa Direttrice, cos’è Corrispondenze? È una rassegna di Danza Autoriale, che unisce coreografi e performer dell’attuale panorama della danza contemporanea italiana nella sua accezione più ampia (dalle tecniche alla contaminazione, dal modern alla sperimentazione, dal teatro/danza all’innovazione), con lo scopo di fornire un piccolo ventaglio dell’immenso panorama della diversità che si nasconde dietro la parola ‘contemporaneo’, ossia appartenente alla nostra attuale epoca. La rassegna è patrocinata dall’AICS e vede la collaborazione dell’assessorato alla Cultura del Comune di Ladispoli e dell’associazione Core. Il titolo richiama alla mente una nota poesia di Baudelaire. Perché ‘corrispondenze’? Si riferisce alla reciprocità tra diverse espressioni artistiche. La rassegna infatti prevede anche Incontri d’Arte, dove accanto alla danza si lascia spazio alle altre arti attraverso eventi multidisciplinari ad essa correlati, come mostre, musica live, proiezioni video, istallazioni, incontri e master class. Inoltre, la peculiarità di questa rassegna è

quella di affiancare artisti già affermati accanto a giovani ed emergenti, riuniti insieme nello Spazio Performativo Multidisciplinare Agorà (all’interno del centro Profession Dance, ndr), un palcoscenico in simbiosi con il pubblico, dove gli artisti potranno relazionarsi tra di loro e con gli spettatori in un dialogo-confronto-scambio avente come obiettivo la reciproca crescita. Per questo alla fine di ogni spettacolo è prevista una tavola rotonda con il pubblico. Qualche informazione per iscriversi?

INFO: ACSD Profession Dance Via Nevada 5 Ladispoli (RM) Tel/Fax 06.9912500 cell. 347.5938218 info@professiondance.it www.professiondance.it

La partecipazione al bando, che scade il 14 febbraio, è completamente gratuita. Il bando è aperto, senza limiti d’età, a Compagnie (sovvenzionate e non), coreografi, performer, artisti di arte figurativa (pittori, scultori, fotografi) e musicisti. La rassegna si svolge a marzo e aprile presso il centro Profession Dance di Ladispoli e comprende 4 weekend con 8 serate di spettacoli precedute da 4 eventi multidisciplinari. Insomma, un’occasione unica per vivere un’autentica festa dell’arte!


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E IO PAGO!

Viaggio tra imposte e tasse: il tarlo degli italiani

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n saluto agli amici lettori. In questo numero mi occuperò della situazione imposte e tasse. Si fa un gran parlare in questo periodo di imposte e tasse, da più parti si succedono sondaggi su quali siano le tasse più odiate dagli italiani, sembra che le ‘magnifiche’ tre siano: canone Rai, bollo autovetture, imposta comunale sugli immobili. Bisogna però distinguere tra imposte e tasse. Le imposte rappresentano una prestazione coattiva, di

regola pecuniaria, dovuta dal contribuente, senza alcuna relazione specifica con una particolare attività dell’ente pubblico. Le tasse si differenziano dall’imposta in quanto applicate secondo il criterio della controprestazione, in buona sostanza, la tassa è collegata alla richiesta da parte del singolo di una specifica prestazione dell’ente pubblico. Orbene, forse il problema diventa proprio questo: il cittadino non percepisce la controprestazione dell’ente pubblico. Non a caso, nell’indagine Censis commissionata dai dottori commercialisti emerge un dato contrastante con la pressione fiscale percepita dai cittadini: “Oltre il 55,7% del campione intervistato (mille persone comprese tra i 25 ed i 70 anni) preferirebbe

// Economia & Finanza

Articolo di Massimo Rosati dottore commercialista www.studiorosati.com pagare di più ma avere più servizi”. Altro dato interessante della ricerca è dato dall’individuazione del problema dei ‘furbetti’: secondo il 44% del campione l’evasione fiscale è indicata come il problema principale del fisco. La sensazione diffusa è che sono sempre tanti quelli che, nonostante i modelli messi a punto dal fisco per stanare gli evasori, continuano tranquillamente a farla franca, sottraendo materia imponibile e facendo ricadere sui contribuenti virtuosi il peso dell’evasione. Vediamo quali sono le misure principali messe a punto dal fisco per bloccare l’emorragia dell’evasione: nuovo redditometro, scontrini fiscali parlanti per importi superiori a 3.600 euro, blocco delle compensazioni per chi ha debiti d’imposta superiori a 1.500 euro. Effettivamente, un po’ pochino per tutti i dati che hanno a disposizione gli uffici dell’Amministrazione finanziaria, che potrebbero chirurgicamente scovare gli evasori, senza ricorrere a schedature di massa, obiettivamente confliggenti con quel poco di privacy che resta nel nostro Belpaese.

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// Sicurezza Alimentare

SCANDALO DIOSSINA

Articolo di Carmine Celardo (docente e tecnico esperto di Sicurezza Lavoro ed Igiene, ispettore della Agenzia Nazionale per la Sicurezza)

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ennesimo allarme alimentare, che si prepara a turbare i sonni dei consumatori europei e delle autorità sanitarie, si è manifestato con un caso clamoroso che, purtroppo, è solo la punta di un iceberg dalle dimensioni molto più vaste. Il bubbone, in realtà, era già scoppiato nel lontano 25 luglio 2008, quando la Commissione Europea, durante un controllo casuale sempre in Germania, scoprì una grande quantità di diossine, pentaclorofenolo e furano in un prodotto alimentare - probabilmente yogurt – ed il 22 agosto successivo una filiale periferica della multinazionale Danone in Romania interruppe bruscamente l’intera produzione di yogurt alla frutta, scatenando il panico e un’ondata di ritiri di prodotto con fermo a catena della filiera anche per altre grandi aziende. Così come ha ricostruito all’epoca l’inchiesta della testata Il Salvagente, la Commissione Europea scoprì che la contaminazione era dovuta ad un additivo addensante, il guar gum o E412 (farina di guar), presente anche in numerose altre tipologie di prodotti, alimenti dietetici destinati a persone diabetiche o celiache, carne in scatola, gelati, dolciumi e salse, e distribuito in tutta Europa dall’elvetica Unipektin che lo importava in esclusiva dall’India. Per ogni grammo di guar si trovarono 406 picogrammi di diossina, mentre il massimo consentito dalla Commissione europea varia da 1 a 6 picogrammi, in relazione al tipo di prodotto. Il fatto più grave allora fu che le analisi rilevarono presenza consistente di diossina nel guar gum sin dal 2006. Questa volta, a soli due anni di distanza da quella crisi, in Germania sono tanti gli allevamenti di polli, tacchini e maiali coinvolti a causa di mangimi contenenti la sostanza incriminata. La diossina rilevata nelle uova e nella carne di maiale è dovuta a un lotto di sostanze di uso industriale utilizzate illegalmente nella fabbricazione di mangime animale. È evidente l’uso criminale e premeditato di materiali di scarto da ‘riciclare’ attraverso la zootecnica. A questo punto, una vera bufera si sta abbattendo sull›immagine alimentare tedesca (ricordate lo scandalo delle mozzarelle blu?) e il rischio delle contaminazioni

sembra essere diventato un vero e proprio vaso di Pandora. Si tenga presente che la diossina – o meglio le diossine, perché esistono anche i ploliclorobifenili, tutte sostanze che recano con sé numerosi atomi di cloro esavalente – sono sostanze chimiche estremamente pericolose per la salute, in quanto agenti cancerogeni riconosciuti. Hanno la tendenza ad accumularsi nei tessuti viventi e, di conseguenza, anche un’esposizione prolungata a livelli minimi può recare danni molto seri alla salute. Nel nostro piccolo puntiamo i riflettori degli operatori alimentari e della ristorazione su tre argomenti a noi cari per la sorveglianza e la sicurezza alimentare del consumatore/cliente. Prima di tutto evitiamo accuratamente, se possibile, ogni tipo di additivo e rifiutiamo prodotti confezionati ‘ricchi’ di sostanze additive riconoscibili dalla lettera E. Secondo punto, manteniamo alta la filosofia di filiera corta: privilegiate prodotti tipici tradizionali italiani ed a Km 0, ovvero prodotti in zona e distribuiti in giornata. Il fresco privilegia i sapori e i profumi, esalta i valori nutrizionali. E ricordate che tutto ciò che arriva da lontano costa poco a chi specula e impoverisce di più chi lo produce! Terzo punto, leggete le etichette: controllate zona di produzione o allevamento, verificate la data di scadenza, se vedete etichette sovrapposte fate attenzione. Evitate merce che viene da lontano. La globalizzazione dei mercati avviene già da molti anni in agricoltura con danni spaventosi alla salute pubblica e all’ecosistema ambientale per eccesso di pesticidi, antibiotici, anabolizzanti, ecc. Non è filosofia spicciola, provincialismo qualunquista: si tratta di conservare e tramandare le bellezze e le preziosità enogastronomiche della nostra terra. La legge viene in nostro aiuto, basta saperla usare. Chi si ricorda che ogni anno in azienda si deve fare, in applicazione del protocollo HACCP, l’analisi dei prodotti in entrata, fresco, crudo e surgelato? Siete sicuri che i vostri fornitori siano tutti dei galantuomini? Controllate sempre il corretto mantenimento della catena del freddo? In ogni caso esistono aziende e strutture che vi consentono, a costi molto ridotti, l’analisi microbiologica e chimica sia per i prodotti che per le superfici dei contenitori. Fatela almeno due volte l’anno! Carmine Celardo risponde alle vostre domande: 345.8801533.


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// Bellezza & Benessere

obesità, sovrappeso e peso forma Il Dr. Massimiliano Paris e la dietista Elisabetta Ghezzi, ideatori del percorso dietetico A scuola dimagrendo, ci aiutano a comprendere il concetto di peso desiderabile

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n questo numero valutiamo la modalità ogni momento della giornata, il nostro cortecnica di come un soggetto in regime die- po è soggetto a subire piccoli microtraumi; tetico sia in grado di fotografare se stes- ad esempio, ogni 120 giorni i nostri globuli so, acquisendo quella coscienza che lo renda rossi si rinnovano e le cellule dell’epidermiattivo nel proprio percorso. Il corpo uma- de devono essere sostituite continuamente; no è formato da una struttura ossea, da una per intervenire, diciamo così, a queste riparastruttura muscolare (o massa magra) e dal zioni, il nostro corpo utilizza maggiormente tessuto adiposo (o massa grassa). Quando il la parte proteica. A questo punto, se il dietolotessuto adiposo ecgo non prescrive una cede dalla quantità quantità proteica fisiologica di riserva giornaliera corretdi grasso, parliamo ta, si rischia che di sovrappeso o di il corpo utilizzi la obesità. L’obesità è propria massa macausa di patologie gra, cioè i muscoli come ipertensione, e la relativa perdita cardiopatia, insufdi peso del soggetficienza venosa, to in dieta non sarà gotta, ipercolesterocollegata al vero dilemia; mentre, sul magrimento (perdita versante psicologidi massa grassa), ma co, è responsabile ad un processo di di conflitti interiori auto-digestione, che Studio dietologico A scuola dimagrendo e di patologie come Via dei Giacinti, 2 - Ladispoli - Tel. 06.99.12.256 potremmo definire disistima, complessi auto-cannibalismo di colpa, problemi di di difesa. Dallo non accettazione, fino ad arrivare al rifiuto schema è possibile valutare se siamo in sodella propria immagine corporea. Possia- vrappeso o direttamente obesi (vedi illustramo definire il peso forma come il peso ideale zione in pagina). A nostro parere, preferiamo che coincide con il massimo dell’efficienza definire l’obesità grave come obesità imporfisica. Negli anni passati il peso forma veni- tante, in quanto la parola ‘grave’ lascia un va calcolato con delle formule semplici (es. senso di irreparabile e catastrofico, che non formula di Broca e formula di Lorenz); poi si riteniamo essere consono nei riguardi di un è arrivati al calcolo moderno chiamato Body processo dietetico. Un’ulteriore, piccola diMax Index (indice di massa corporea). Il stinzione ci può aiutare a fotografare noi stesconcetto di peso forma è fondamentale per si: esistono un sovrappeso/obesità centrale il dietologo, che può elaborare una dieta cal- (o a mela), che riguarda soprattutto gli uomicolando la quota proteica necessaria al fab- ni, dove l’accumulo di massa grassa si trova bisogno energetico del soggetto in dieta. In nella parte alta del corpo; sovrappeso/obesità

periferica (o a pera) che riguarda le donne, dove l’accumulo di massa grassa si trova nella parte bassa del corpo (vedi fianchi, cosce, glutei); sovrappeso/obesità armonica dove, come appare evidente, l’accumulo di massa grassa è distribuito uniformemente per tutto il corpo. Noi preferiamo sostituire il concetto di peso forma  con quello di peso desiderabile, che più che un numero rappresenta un ‘colore’ per vivere noi stessi in piena solarità. Al prossimo incontro prenderemo in considerazione la composizione degli alimenti e il loro valore calorico, ricordandovi che siamo a vostra disposizione, per qualsiasi domanda o chiarimento, sull’indirizzo e-mail della rivista (ilpunto@yahoo.it). Un abbraccio a tutti i lettori da Massimiliano ed Elisabetta. Il Dr. M. Paris e la dietista E. Ghezzi

RISPONDONO ALLE VOSTRE DOMANDE ilpunto@yahoo.it

OBESITÀ E SOVRAPPESO Sovrappeso da   0,1 kg   a   8 kg in più rispetto al peso forma Obesità lieve da   8,1 kg   a 12 kg in più rispetto al peso forma Obesità media da 12,1 kg   a 15 kg in più rispetto al peso forma Obesità grave da 15,1 kg in poi in più rispetto al peso forma

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// Bellezza & Benessere

hpv test:

infedeltà o altro? La Dott.ssa Raffaella Massari (medico) chiarisce alcuni aspetti della salute di coppia. Ecco cosa sapere per proteggere se stessi e il proprio partner

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ortunatamente per noi, oggi la medicina e la chirurgia hanno fatto dei veri passi avanti. Nella medicina la ricerca è volta alla prevenzione di patologie croniche quali i tumori. Ultimamente nel campo della ginecologia (ed andrologia) l’attenzione è rivolta all’infezione dell’HPV (Human Papillomavirus),virus di cui solo alcuni ceppi sono cancerogeni, sia per gli uomini sia per le donne, che viene contratto per via sessuale. Ma andiamo per ordine e parliamo prima delle donne: attualmente, per ridurre il rischio del carcinoma del collo dell’utero si consiglia di vaccinare le donne all’età di 12 anni (negli USA l’età scende fino a 9 anni), ossia prima che le donne sviluppino un’attività sessuale. La vaccinazione non protegge del tutto e non rende obsoleta la procedura sempre valida di sottoporsi alla prevenzione del cancro dell’utero con il Pap test (test di Papanicolaou). A quest’ultimo si aggiunge il test per l’HPV: ma quando eseguirlo? Il test HPV deve essere sempre fatto in associazione al Pap test. Se entrambi risultano negativi, il test HPV può essere ripetuto dopo tre anni. Ma se il Pap test risulta dubbio il test per l’HPV diventa obbligatorio. Se quest’ultimo risulta negativo, il Pap test dà allo specialista la possibilità di individuare una terapia mirata a debellare l’infiammazione trovata e dovrà essere poi ripetuto dopo 12 mesi. Se invece il test HPV risulta positivo, la colposcopia sarà il passo successivo da compiere. Ma l’infezione da

HPV non è solo al femminile: anche gli uomini possono contrarre l’infezione nello stesso identico modo delle donne. Tuttavia di rado provoca problemi, soprattutto se il sistema immunitario dell’uomo è sano, ma ciò non esclude che provochi delle lesioni cutanee (condilomi) talvolta impercettibili mentre altre volte visibili ad occhio nudo, presenti nelle regioni inguinali, anali, peniene e scrotali. Hanno un aspetto variabile, da piccole chiazze squamose fino ad essere delle vere e proprie escrescenze pronunciate. I condilomi possono essere curati ed anche con successo, ma alcuni tipi di HPV possono provocare il cancro del pene o dell’ano. Quindi, attenzione! La positività all’HPV nel comune pensare potrebbe significare infedeltà di coppia, ma non è così: perché l’HPV può rimanere latente per molti anni, prima che si riveli al test, agendo in maniera similare come il virus dell’epatite e dell’HIV. Allora come ridurre al minimo i rischi di infezione? Limitando il numero delle partner e tra di esse scegliere quelle che si comportano sessualmente allo stesso modo; usare il preservativo, anche se non copre tutti i genitali e quindi le parti esposte possono contrarre infezione; evitare il contatto con partner con evidenti condilomi nella zona anale e

pubica; sollecitare la propria partner a sottoporsi al test per l’HPV. Per gli uomini, al contrario delle donne, non esiste vaccino! Allora care lettrici, per San Valentino o per l’8 marzo sottoporsi a visita medica specialistica ginecologica e test HPV è un vero atto d’amore che la donna fa a se stessa e al proprio compagno. Per ulteriori informazioni telefonate al 06 9904960.


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// Bellezza & Benessere

Wellness 2011, un nuovo anno di bellezza & benessere Timore di salire sulla bilancia dopo i bagordi di Capodanno? Ecco qualche consiglio per chi è alla ricerca della silhouette perduta

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ccoci qui, ancora una volta lanciati nel nuovo anno con ottimi propositi e buone intenzioni, magari un pochino preoccupati se dobbiamo salire sulla bilancia, ma determinati a perdere quei chili che il periodo natalizio ci ha lasciato come ricordo del 2010. Non perdiamoci d’animo. Di solito i chili in eccesso presi così velocemente sono quelli che si smaltiscono più facilmente. Basta concentrarsi su una corretta alimentazione, bere di più evitando bevande gassate, superalcolici, tutti i cibi troppo elaborati. Prediligere quindi la nostra dieta mediterranea, perfetta sia per la forma fisica che per la salute. Se i chili che abbiamo preso sono da aggiungere ad un peso già eccessivo per la nostra struttura, non fate l’errore di iscrivervi in palestra e ‘massacrarvi’ in discipline che per il momento non sono adatte alla vostra preparazione atletica: potreste andare incontro a spiacevoli inconvenienti. Un bella camminata veloce, magari sul tapis roulant, 30’-40’ a velocità costante, tutti i giorni, porta il vostro metabolismo dolcemente ad aumentare il suo funzionamento e vi permette di bruciare i grassi stoccati in eccesso, e non solo

gli zuccheri a cui il corpo accede più velocemente. I centri estetici vi possono aiutare mettendo a vostra disposizione trattamenti liporiduttori, drenanti, modellanti e tonificanti di varia natura. In un buon centro estetico non ci sono più inestetismi impossibili da trattare, sempre ovviamente con il vostro appoggio. Un’alimentazione equilibrata, la costanza nel presiedere il numero di sedute consigliato, l’utilizzo di prodotti domiciliari, tutto vi aiuterà a perdere peso in modo corretto preservando il tono della pelle e il benessere fisico. Esistono inoltre macchinari che agiscono direttamente sull’adipe, altri sulla cellulite, altri ancora sulla tonificazione: gli inestetismi più comuni possono essere trattati in molti modi diversi ed efficaci. Se non vi siete mai avvicinati ad un centro estetico, ma avete deciso di iniziare a prendervi cura di voi stessi con più attenzione, un buon modo per riconoscere un centro idoneo alle vostre necessità è sicuramente quello di parlare con gli addetti alla reception: chiedete chiarimenti sia sui trattamenti sia sulle norme igieniche seguite, preoccupatevi di conoscere gli orari di apertura per essere certi che possano fare al caso vostro e, più semplicemente, lasciatevi guidare dal vostro istinto. In un centro estetico ci si deve sentire a proprio agio, accolti con cortesia e professionalità. Per qualsiasi chiarimento o curiosità v’invito come sempre a scrivermi; sarà mia cura rispondervi nel più breve tempo possibile. ilsole.laluna@alice.it Articolo di Francesca Romana Francardi (responsabile commerciale Il Sole e La Luna)

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// Il Segnapunti - Sport

Sport, istruzioni per l’uso Rispondiamo alle domande più frequenti che si sentono in palestra Devo perdere peso velocemente: meglio correre o camminare?

La prima cosa che consiglio è di comprare un buon paio di scarpe da ginnastica adatte e specifiche per l’attività che si andrà a praticare, questo per evitare traumi e sovraccarichi errati delle articolazioni, tendini, muscoli e della schiena. Detto questo, per una persona che vuole perdere peso consiglierei una camminata dinamica e non la corsa, proprio perché il peso in eccesso potrebbe stressare schiena e articolazioni durante l’appoggio del piede a terra dopo la fase di volo tipica della corsa. Camminare in maniera veloce è un ottimo modo per bruciare i grassi, per esserne sicuri al 100% potrem-

mo armarci di cardiofrequenzimetro (ormai in commercio se ne trovano di tutti i prezzi), per monitorare costantemente il cuore ed essere sicuri di raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati. Se non abbiamo il ‘cardio’ potremmo fare la prova del parlare: stiamo facendo un buon allenamento ‘bruciagrassi’ se riusciamo a rispondere ad una domanda senza avere la sensazione di soffocare o di non avere fiato per farlo. L’allenamento migliore potrebbe essere quello di camminare velocemente per almeno 3 volte a settimana per 50’ o tutti i giorni per 30’.

todo migliore è quello d’intervenire su più fronti: correggendo l’alimentazione, scegliendo un’attività sportiva adeguata, intervenendo con cure estetiche e massaggi che possano agire in quelle zone dove il grasso è accumulato da anni, e dove solo l’attività sportiva e una corretta alimentazione non riescono a risolvere efficacemente il problema estetico.

Lo stimolo della sete è un segnale – soprattutto mentre si pratica un’attività sportiva – di una carenza, di una necessità che ha l’organismo. Per questo sarebbe meglio bere prima dell’attività sportiva, in modo che il corpo possa arrivare allo stress dell’allenamento adeguatamente idratato e pronto. Questo potrebbe essere utile non solo per le persone che trovano fastidioso bere durante la lezione, ma anche per tutti gli altri. Bere durante la lezione sportiva non è sbagliato, ricordiamoci sempre però che l’ acqua (o l’integratore) dovrebbe essere a temperatura ambiente e non fredda di frigorifero o peggio ancora ghiacciata.

pesante della massa grassa. In altre parole, se nel primo mese in cui riprendete a fare attività sportiva, di qualsiasi genere, vi accorgete che sulla bilancia pesate di più, non vi abbattete: non state ingrassando ma solo sostituendo al molliccio e antiestetico grasso muscoli sodi e tonici. Consiglio sempre ai miei allievi, nel primo periodo di ripresa dell’attività sportiva, non solo di pesarsi ma soprattutto di guardarsi allo specchio, per vedere se la forma del loro corpo diviene più armoniosa e se i vestiti che portano abitualmente iniziano a stare più larghi. Così avranno la conferma che la bilancia non è l’unico strumento di valutazione. Certo è che l’attività sportiva non deve divenire uno stratagemma per mangiare di più (e male), altrimenti l’aumento di peso sarà reale. Il modo migliore per avere risultati duraturi, oltre a praticare sport in maniera costante, è di seguire un’alimentazione controllata e corretta consigliata da uno specialista del settore che potrà valutare con test, quali l’impedenziometria e la psicometria, la reale percentuale della massa grassa e magra del vostro corpo e i relativi miglioramenti.

Ho iniziato a fare attività sportiva, ma la bilancia indica che il mio peso è auMeglio bere prima, dopo o mentato. Questo dipende dall’aumento della masdurante l’allenamento? sa muscolare che a parità di volume è più

Usare creme per ridurre cm in vita e fianchi: è utile?

Sicuramente creme e gel sono utili a rendere la pelle più compatta al tatto, più elastica e in parte anche a drenare i liquidi, ma quello che consiglio sempre ai miei allievi è di non sperare di risolvere problemi estetici (che spesso sono il segno evidente di abitudini sbagliate protratte nel tempo) solo con dei preparati del genere, anche perché la crema più costosa non conterrà mai al suo interno l’ingrediente miracoloso. Il me-

Articolo di Bruna Bartolini (insegnante di Ed. Fisica, direttore tecnico ASD PuraVìda)

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Oroscopo di Febbraio e Marzo

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[di Giovanni Paolo Pulina, astrologo] ARIETE

LEONE

SAGITTARIO

TORO

VERGINE

CAPRICORNO

GEMELLI

BILANCIA

ACQUARIO

CANCRO

Scorpione

PESCI

Febbraio: fidatevi di quello che sentite e se questo vuol dire cambiare lavoro, fatelo pure senza paura! Novità in arrivo. In amore vecchie situazioni non ancora risolte tornano a galla, controllate l’aggressività. Fisicamente siete in fase di recupero ma non ancora al top. Marzo: Giove inizia a far sentire il suo benefico influsso, cambiamenti in arrivo anche se un po’ lenti. Grandi passi anche in amore, qualcuno deciderà di sposarsi o convivere, i single faranno tante nuove conoscenze. Ottima forma fisica con l’inizio della primavera! Piatto delle stelle: tutta la bontà dei bignè alla crema. Vino astrale: Alto Adige Moscato rosa.

Febbraio: il successo lavorativo è alla porta ma bisogna darsi da fare! Definite meglio le vostre posizioni ma evitate le liti. In amore aprite il vostro cuore, guardatevi intorno e soprattutto uscite e frequentate molte persone nuove. Non mancano momenti di tensione. Marzo: chiedi e ti sarà dato! Muovetevi e andate incontro alla fortuna che meritate, nel lavoro avrete solo il problema di scegliere, evitate le responsabilità che non vi riguardano. In amore favoriti i chiarimenti e i progetti. Ancora tensione e stanchezza. Piatto delle stelle: Caprese, gelato. Vino astrale: Salice Salentino Rosato.

Febbraio: ottimi i primi 15 giorni sfruttateli al massimo per esaminare nuove proposte di lavoro. In amore le coppie vivono momenti di noia e routine. Buona la salute, evitate di stancarvi troppo. Marzo: è il momento giusto per la vostra affermazione personale, tirate fuori tutti i vostri progetti dal cassetto! Ridimensionate comunque le spese. Favoriti i matrimoni e le unioni, per qualcuno un’amicizia si trasformerà in amore. Piatto delle stelle: Risotto al tartufo. Vino astrale: rosso di buon corpo (Nebbiolo d’Alba).

Febbraio: pazienza nel lavoro. Un certo scoraggiamento lo avrete anche in amore: prendetela come un momento di riflessione. Riposate in attesa di tempi migliori. Marzo: Si affaccia un leggero miglioramento, ma le spese sono ancora tante e la situazione lavorativa subisce alti e bassi. Ancora pazienza! In amore sembra che vi siete chiusi, è difficile capire cosa volete. Curate di più il vostro povero stomaco! Piatto delle stelle: Carni bianche con purè di patate e verdure grigliate. Vino astrale: bianco dai sentori vegetali (Alcamo Classico).

Febbraio: ancora qualche problema di soldi a causa di errori fatti in passato. In amore sarà inutile cercare di riacchiappare una storia ormai finita. Grande stanchezza, quindi rallentate! Marzo: puntate tutto sulla vostra attività, non rimandate i vostri progetti, ricordatevi sempre di mettere da parte l’orgoglio! L’amore rimane per ora in secondo piano a causa dei troppi impegni di lavoro. Attenzione agli sprechi di energia. Piatto delle stelle: Pasticcio di maccheroni al forno, verdure crude e molta frutta. Vino astrale: rosso leggermente tannico (Grignolino d’Asti).

Febbraio: Siete ansiosi di novità ma dovete aspettare ancora un po’ per quella risoluzione che desiderate! In amore tutto tranquillo. Organizzatevi meglio per non sprecare tempo e energia. Marzo: tanti progetti ma ancora niente di risolutivo, ancora un po’ di pazienza! Vi sentirete nervosi e intrattabili. Troppi problemi per pensare anche all’amore: fate finta che va tutto bene. Piatto delle stelle: Pesce con verdure cotte stufate in padella. Vino astrale: bianco asciutto e delicato (Offida Pecorino).

Febbraio: Venite da un periodo pesante e denso di responsabilità ancora un po’ di pazienza tutto migliorerà dopo la primavera. Amore in calo, troppi pensieri di altro tipo riempiono la vostra mente. Marzo: mese in cui sarete assorbiti da problemi di tipo finanziario, molta stanchezza dovuta a lotte continue nel lavoro, nella famiglia e nei vari rapporti personali. Anche in amore ancora alti e bassi. Piatto delle stelle: Filetti di cernia e insalata di germogli di soia. Vino astrale: bianco elegante e fresco (Langhe Arneis).

Febbraio: Attenzione ai contrasti con i colleghi. Momenti di noia e di fastidi vari. Tensione anche nei vostri legami sentimentali ma solo nelle prime due settimane. Chi vive due storie è ora che prenda una seria decisione! Marzo: mettetecela tutta, potete realizzare grandi obiettivi nel lavoro, lasciate però da parte l’aggressività e siate più disponibili. In amore non fatevi prendere da dubbi e gelosie. Piatto delle stelle: Trota al cartoccio, patate al forno, insalata. Vino astrale: bianco fiorito e sapido (Lugana).

Febbraio: tutto gira a vostro favore quindi muovetevi e restate in prima linea. Anche in amore tutto procede bene. È indispensabile ritrovare la forma! Marzo: Il lavoro crea un po’ di nervosismo, aspettate la fine del mese prima di prendere decisioni importanti. Controllate la ribellione. Nella vita sentimentale evitate di litigare per questioni di soldi. Piatto delle stelle: Tagliatelle al ragù, scaloppine al marsala, frutta. Vino astrale: rosso fruttato e armonico (Montecucco Sangiovese).

Febbraio: ancora problemi economici che vi rendono nervosi, ma a piccoli passi inizierete a risollevarvi. In amore non avete voglia di prendervi responsabilità. Marzo: mese ancora tempestoso, cercate di chiudere le cose in sospeso nel vostro lavoro e siate sempre pronti a ricominciare. Niente grandi effusioni, in amore siete piuttosto freddi e distaccati. Piatto delle stelle: Pollo alla cacciatora, cacciagione, frutta a volontà. Vino astrale: rosso pieno e asciutto (Montepulciano d’Abruzzo).

Febbraio: finalmente, nell’ambito del lavoro, i vostri meriti possono essere riconosciuti, questo vi farà sentire più tranquilli e sereni. In amore date spazio alle vostre emozioni. Tensione molto alta. Marzo: grande voglia di muoversi , di viaggiare e di fare nuove esperienze, ma non trascurate i progetti di lavoro. Soldi in arrivo. Possibili trasferimenti dovuti a ragioni sentimentali. Incontri piacevoli e stimolanti. Salute stabile. Piatto delle stelle: Filetto alla griglia. Vino astrale: rosso dal profumo intenso (Rosso di Montalcino).

Febbraio: mese molto denso di impegni e di situazioni economiche che iniziano a risolversi. Buoni i rapporti con la famiglia, in amore sono previsti nuovi incontri, datevi da fare e non siate timidi! Marzo: mese ricco di piacevoli sorprese nell’ambito lavorativo, l’importante è essere sempre chiari e onesti con tutti. Fortuna in arrivo. L’amore viene vissuto all’insegna della sensualità, passione e dolcezza. Attenzione ai piedi e alle gambe. Piatto delle stelle: Spaghetti con le vongole, insalata. Vino astrale: bianco gradevole e fruttato (San Severo Bianco).


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ilPunto Febbraio/Marzo 2011