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andrea maurutto

te soprattutto per le tematiche teologiche che affermò, scardinando violentemente un sistema ecclesiastico consolidatosi ormai da secoli. Le divergenze si svilupparono su questioni che non erano state esplicitamente trattate nelle antiche confessioni di fede, come il ruolo della grazia, la relazione tra la fede e le opere dell’uomo e, soprattutto, tra le Sacre Scritture e il magistero della Chiesa. Il mondo cattolico reagì con decisione a quelle correnti riformiste, che minavano alla base il sistema dogmatico e organizzativo della Chiesa, convocando a Trento un Concilio, i cui lavori durarono, seppur con numerose pause, quasi vent’anni, dal 1545 al 1563. La complessità dei problemi affrontati durante il Concilio, le decisioni maturate e il rinnovamento della Chiesa hanno aperto, nel corso degli anni, un dibattito molto acceso, che è diventato il problema interpretativo di un’intera epoca storica, non più circoscritta ai lavori del Concilio tridentino, ma estesa nel tempo e nello spazio. A cominciare dall’opera del frate veneziano Paolo Sarpi, autore di una Istoria del concilio tridentino (1619), una parte della storiografia, cioè quella liberale, ha sottolineato gli effetti negativi dell’operato della Chiesa di Roma, spinta a intervenire solo dopo la diffusione del Protestantesimo. In quest’ottica, le riforme della Chiesa furono una risposta puntigliosa della latinità allo spirito germanico, apportatore di un nuovo impulso vitale nella storia europea, al cui proposito si deve parlare di Controriforma, attribuendo al termine l’accezione negativa  E. Bonora, La Controriforma, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 45-58. Com’è noto, tre furono a tal proposito i punti focali del dibattito teologico: il primo riguardò la Bibbia, che secondo i protestanti doveva essere l’unica autorità per il cristiano, perché Dio parlava direttamente in essa – mettendo così in secondo piano l’autorità dei pontefici e dei concilii – e poteva essere letta e interpretata da tutti senza intermediari; il secondo i Sacramenti, che per la Chiesa erano segni tangibili ed efficaci della grazia, mentre per i protestanti, che riconoscevano solo il battesimo e l’eucarestia, erano privi di ogni sacralità; e infine il terzo il sacerdozio universale di tutti i credenti, negando l’esistenza di una figura di mediazione tra l’essere umano e Dio e, di conseguenza, svuotando di significato il ruolo del clero.  L. Cristiani, La Chiesa al tempo del Concilio di Trento, cit., pp. 377-387; M. Regazzoni, Cinque e Seicento. L’epoca delle riforme e della Controriforma, in Storia della spiritualità italiana, a cura di P. Zovatto, Roma, Città Nuova, 2002, pp. 303-308.  E. Bonora, La Controriforma, cit., pp. 58-59; G. Cozzi, L. Cozzi, Paolo Sarpi, in Storia della cultura veneta, 4.2., Il Seicento, Vicenza, Neri Pozza, 1984, pp. 28-33; P. Prodi, Chiesa e Società, in Storia di Venezia, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1994, VI, p. 320.

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Vita della venerabile Maria Alberghetti, fondatrice delle Dimesse di Padova, Il Poligrafo  

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