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OTTONOVECENTO A PADOVA

profili, ambienti, istituzioni

collana diretta da Mario Isnenghi 13

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PADOVA AL TROTTO Giovanni Palombarini

ILPOLIGRAFO

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L’Autore e l’Editore ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa pubblicazione, le biblioteche e gli archivi padovani pubblici e privati. Un particolare ringraziamento va a Giuliano Ghiraldini del Gabinetto fotografico dei Musei Civici di Padova, ad Aldo Zanellato e Paolo Alberti per la concessione di alcune delle immagini provenienti dalle loro collezioni. L’Editore rimane a disposizione per qualsiasi eventuale obbligo in relazione alle immagini riprodotte

progetto grafico Il Poligrafo casa editrice redazione Alessandro Lise copyright © maggio 2018 Il Poligrafo casa editrice 35121 Padova piazza Eremitani - via Cassan, 34 tel. 049 8360887 - fax 049 8360864 e-mail casaeditrice@poligrafo.it isbn 978-88-7115-931-7


INDICE

7 Presentazione Mario Isnenghi

padova al trotto 11 Prefazione 15 I Veneti e i cavalli 18 Il trotto a Padova 23 Le prime corse ufficiali 30 Vincenzo Stefano Breda 35 La Seconda Guerra mondiale 40 Ivone “Nani” Grassetto 44 La stagione d’oro dell’ippodromo padovano 47 Le scuderie di Ponte di Brenta 53 I guidatori di oggi (e qualcuno di ieri) 56 Ragazze in pista 57 I gentlemen 59 In pista: sorprese, incidenti e rivalità 61 Gli allevatori... 67 ...e i loro puledri 69 I cavalli campioni di Ponte di Brenta 71 I giornalisti


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Appassionati e scommesse La crisi dell’ippica Bentornata Padova! Quale futuro?

81 Indice dei nomi

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L’anima di una città... Il carattere di un popolo... Così, nell’Ot­ tocento, parlavano i romantici. Noi, oggi, parliamo di radici, parlia­ mo di identità. E ne parliamo tanto. Meno ne abbiamo, più ne parlia­ mo. Più le smarriamo, o abbiamo la sensazione di poterle smarrire, e più ne coltiviamo il bisogno e la nostalgia. Questa collana di schegge visive e di affondo restaurativi nella memoria – di Padova, dei Pado­ vani e dei moltissimi che sono passati per Padova quando toccava alla loro gene­razione incarnare l’antica, secolare figura dello studente a Pa­dova – muove da questi bisogni tutt’attorno affioranti. Viviamo nel presente e del presente, siamo anzi presentisti – in altri termini, non vediamo più in là del nostro naso, sia davanti che dietro – e però quanto ci piace annusare, fingerci, ripercorrere i nostri prossimi o remoti ieri collettivi. Ebbene, premesso – e promesso – che di parole vaghe come appunto le suddette – anima, carattere, radici, identità – faremo un uso il più parco e sobrio possibile, partiamo per un viaggio guidato, a più voci. Lo spazio è Padova, con le sue propaggini natu­ rali, verso il Bac­chiglione e i Colli. Il tempo è quello di Padova italia­ na, senza negarci – con discrezione e misura – punti di partenza e percorsi più lunghi, quando saranno necessari. Ottonovecento a Padova: questo il nostro ambito. Profili ambienti istituzioni: il ventaglio degli approcci, fra persone e luoghi identificati come quelli che definiscono e strutturano una storia. Una non piccola storia, una storia non minore: con una grande università, un grande santo, una grande piazza, un gran­ de caffè... I ritratti stereotipati qualche volta tradiscono, lasciando fuori troppe cose; ma un po’, anche, ci pigliano, dando alveo e di­ rezione allo sguardo. 


Il cavallo unisce! E una città è fatta anche di cerchie agglome­ rate da qualcosa in cui una cerchia si rispecchia e si ricompone, mentre poi ciascuno dei componenti torna a suddividersi e magari a contrapporsi come componente di altre cerchie. Aver fatto il Liceo o l’Università insieme unisce per tutta la vita coloro che, intanto, la vita può avere allontanato, reso estranei e magari anche contrap­ posto su altri piani: sociale, professionale, politico. Oppure ci sono le cerchie unificate da un caffè, una squadra sportiva, un quartiere, un partito, un santo. O, come in questo capitolo del viaggio in una memoria e in una storia cittadine, dalla passione per i cavalli al trotto. Sarà stata la straordinaria presenza di un ippodromo ante litteram come il Prato della Valle, con la sua pista e le sue tribune “naturali” in attesa di qualcuno che vi faccia correre i cavalli e di altri che guardino e ammirino e commentino? Fatto sta che Padova si afferma ai primissimi posti al mondo nel far trottare i cavalli, fissarne le regole, definire modalità, costruire pratiche e tradizioni sportive e sociali; e – importantissime – genealogie equine, paragonabili a quelle di antiche case regnanti. Sociabilità aristocratica e borghese, ma anche – solidalmente – popolare, con vicinanze e contatti altrimenti anomali, perché far correre e magari vincere nelle corse a premio i propri cavalli implica rapporti con il mondo di chi gli animali li alleva, li seleziona, li nutre, li cura, li incrocia, in una molteplicità di saperi e di tecni­ che che non esclude la compresenza di un “proletariato” equestre. L’ippodromo fatto costruire accanto alla sua villa di Ponte di Bren­ ta da un grande imprenditore come Vincenzo Stefano Breda diven­ ta per più generazioni – di proprietari e di cavalli, di conduttori e di appassionati – il tempio di una ritualità comunitaria irriduci­ bile alla semplice pratica sportiva da tempo libero di ceti agiati.

mario isnenghi


PADOVA AL TROTTO


ai miei cinque figli tutti amici del cavallo trottatore


Prefazione

Ho cominciato a interessarmi di cavalli per caso, nel dicembre 1959. Ero andato a casa dei miei a Milano, per le festività di Natale, dopo dieci mesi di corso allievi ufficiali, cinque a Lecce e cinque a Foligno alla scuola di artiglieria. In attesa della nomina a sottotenente e della relativa destinazione, passavo il tempo leggendo o andando a spasso per la città. Un giorno mio fratello Giuseppe, che da tempo frequentava gli ippodromi, mi convinse a seguirlo a San Siro trotto. Il freddo era intenso e poco dopo il nostro arrivo la nebbia cominciò a diventare sempre più fitta. Io non giocavo, mio fratello sì. Faceva piccole puntate ma era implacabile, vinceva spesso. All’ultima corsa, quando la nebbia consentiva una visibilità limitata al traguardo, decisi di giocare anch’io. Studiammo il programma e puntammo duecentocinquanta lire per uno sul vincente, scegliendo un soggetto che non era tra i favoriti. Non vedemmo nulla, salvo l’arrivo sotto i fari. Il nostro cavallo – si chiamava Arcangelo ed era di Mike Buongiorno, ricordo che era guidato da Ilario Bertini – sbucò d’improvviso in testa a tutti. Pagò una cifra, non ricordo quanto, erano però parecchi soldi. Ero esordiente, la cosa mi rallegrò molto. Il mio reggimento aveva sede a Forlì, con una compagnia distaccata a Bologna. Per gli ultimi otto mesi del servizio militare fui assegnato proprio a questa e ciò mi consentì di riprendere nei tempi morti gli studi per il concorso in magistratura. Un concorso dai tempi assurdi, di quelli che fai domanda nel 1960, gli scritti nel 1961, gli orali nel 1962 e ti chiamano al lavoro nell’agosto del 1963. Comunque, in tut


giovanni palombarini

to questo tempo mi sono avvicinato al trotto, frequentando sia pure sporadicamente l’ippodromo Arcoveggio. Nonostante la vincita milanese, non giocavo: facevo ogni tanto la puntata minima. Mi interessava di più quel mondo, ricco di personaggi molto diversi. Fra i proprietari c’erano agricoltori e commercianti, qualche calciatore e qualche avvocato che ancora esercita a Bologna; alcuni fantini erano persone estremamente fiere, i cavalli del conte Paolo Orsi Mangelli erano belli e vincevano molte corse. Venne organizzata una corsa riservata agli studenti universitari: mio fratello, studente a Ingegneria, si iscrisse. Dovendo fare il corso preparatorio, gli capitò di essere affidato a un anziano guidatore, Paolo Jemmi, il severo maestro di drivers famosi come Sergio Brighenti, William Casoli, Walter Baroncini e Mario Rivara. La sveglia era alle cinque e mezzo, mio fratello doveva essere in pista alle sei e mezzo, alle dieci Jemmi chiudeva la scuderia e i cavalli dovevano essere tutti a posto dopo il lavoro mattutino. In poco tempo mio fratello imparò molte cose da quel maestro che gli dava del lei. Così, quando in una giornata di corse capitava l’occasione, la puntata minima la facevo proprio sui suoi cavalli; ancora ricordo Babbar, che vinceva i centrali volando la retta d’arrivo, Lisboa, Sacripante, Grignasco, Sarmutta. Finito il servizio militare il lavoro mi portò da Bologna, erano i tempi del processo Negrisoli, a Milano, erano i tempi del processo alla «Zanzara», un giornale di studenti liceali fortunatamente assolti. Poi da Milano a Mestre, il tempo era quello della grande alluvione che colpì in particolare Firenze, e infine a Padova. Progressivamente Ponte di Brenta diventò un luogo di svago, dove portare, specialmente in primavera, moglie e figli, che nel frattempo erano diventati cinque. Così, con il passare del tempo, nacque la voglia di avere un cavallo. Scoprii che alcune fra le persone che avevo conosciuto a Padova avevano interesse per il trotto o comunque avevano voglia di provare questa esperienza. Fra una cena e l’altra, insieme all’amicizia, nacque l’idea di... darci all’ippica. Dopo molte riflessioni comprammo nel 1985 una cavalla canadese, Bubblemint, che affidammo a Remigio Talpo, che della società faceva parte, e chiamammo la scuderia Ombre 


prefazione

Rosse. L’appetito vien mangiando, e così oltre alla pista mi venne da pensare anche all’allevamento. Con alcuni amici, mio cognato e i miei figli comprammo Lolita, una fattrice francese che non aveva mai corso ma che aveva una genealogia di tutto rispetto. Era il 1986. Così nacque anche una scuderia Lolita. Da allora il trotto mi ha fatto sempre compagnia. E non è un caso che il professor Mario Isnenghi mi abbia chiesto di scrivere dell’ippica padovana, per la sua collana dedicata a Padova nell’Otto-Novecento.

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Il re moriva, era aprile. Una cavalla della scuderia reale proprio quel giorno era iscritta in una corsa a Kempton Park, si chiamava Witch of the Air. Fu chiesto a Edoardo vii se dovesse essere ritirata ma con la testa il re disse di no risolutamente. Un’ora dopo il principe ereditario Giorgio si avvicinò al letto del padre. “Witch of the Air ha vinto” bisbigliò “di una lunghezza”. Edoardo vii capì subito, pur agonizzante. Le sue labbra si mossero lentamente e sospirarono quattro parole, le ultime: “I am really delighted”. lord marcus beresford


i veneti e i cavalli Il Veneto è sempre stato la patria del cavallo. Già nell’antichità Omero (ix secolo a.C.), l’autore dell’Iliade e dell’Odissea, parlando della provenienza orientale degli Enetoi, cioè dei Veneti, cita i loro cavalli. I Veneti erano famosi come allevatori, tanto che Dionigi il Vecchio, tiranno di Siracusa (430-367 a.C.), veniva a comprare i suoi cavalli in questa regione. Del resto il poeta greco Pindaro (518-438 a.C.), ancora prima, raccontava che un cavallo veneto aveva vinto i giochi di Olimpia. Il museo civico di Padova è ricco di loro raffigurazioni. Effigiati su lamine votive, riprodotti sotto forma di bronzetti, decantati dalle fonti letterarie, i cavalli dei Veneti, forti e veloci, erano amati al punto che la loro effigie era spesso riprodotta sui sarcofagi. Non solo. Scheletri di cavalli sono stati trovati nei cimiteri a fianco dei resti di personaggi importanti. Così, nella necropoli del Piovego nel 1988 è stata  anna maria chieco bianchi, michele tombolani, Introduzione, in I Paleoveneti. Catalogo della mostra sulla civiltà Veneti antichi, Padova, Editoriale Programma, 1988, p. 11. Omero, nell’Iliade, ha magistralmente descritto una corsa di cavalli, organizzata da Achille per onorare i funerali dell’amico Patroclo, con protagonisti Menelao, Antiloco, Diomede ed Eumelo. Partenza e arrivo erano sulla spiaggia, dove Achille era lo starter e il giudice d’arrivo, la pista si inoltrava per i campi verso Troia. Vi furono polemiche ed Eumelo fu particolarmente sfortunato, essendosi rotto il suo carro. Achille fu ugualmente generoso con lui e gli regalò una splendida corazza. Al vincitore Diomede fu data invece come premio una schiava “esperta in opere molteplici”, al secondo arrivato una giumenta gravida, al terzo due talenti d’oro.

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dei gentlemen, che venne vinta da Salvatore Bonacotta, rappresentante della Sicilia. Gli venne affidata da Remigio Talpo la saura Nahe, della scuderia Lolita, cavalla che non conosceva, con la sola raccomandazione di tenersi sempre la destra libera per poter scattare al momento opportuno. Bonacotta guidò benissimo e vinse. A Padova sono sempre stati molti gli “amatori”; l’elenco dei soci iscritti nel 2015 al club padovano è piuttosto lungo. Il primo dell’elenco, non solo in ordine alfabetico, è l’ingegnere Maurizio “Mauro” Biasuzzi, protagonista da decenni sulle piste italiane, vincitore di numerose corse anche all’estero. Già nel 1989 ha conseguito 21 vittorie e nel 1990 ha vinto negli Stati Uniti con la cavalla Biba Bi. Come si è visto, è titolare di un importante allevamento a Mirano (ve), il più grande d’Italia. Nel 2015, la classifica dell’annata ha visto vincitore un gentleman veneto, Otello Zorzetto (otto vittorie), seguito da tre guidatori che, battendosi per la leadership nazionale, Filippo Monti, Matteo Zaccherini e Michele Canali, sono venuti a correre anche a Ponte di Brenta (con rispettivamente cinque, quattro e tre vittorie). Tre vittorie hanno conseguito anche i padovani Giovanni Michelotto e M. Lasi, seguiti, con due successi, da Alfredo Galeazzi, Monica Gradi e G. Magona-

 Nella corsa si classificò seconda Iliana Pal (M. Di Criscio), al terzo posto Erbusco (M. Astrologo), al quarto Goldenmir (F. Adami). La cavalla Nahe ha colto nelle corse riservate ai gentlemen altri successi con la guida di Mauro Biasuzzi, mentre una sua figlia, Zirichiltaggia, e una sua nipote, Favola in Blu, hanno vinto in corse riservate agli amatori con la guida di Giuseppe Palombarini. Anche una pronipote, Pannonica, ha vinto nel dicembre 2015 in una corsa gentlemen a Treviso, guidata da Giovanni Michelotto.  Mauro Biasuzzi è seguito, in ordine alfabetico, da Paolo Borin, Massimo Bressan, Stefano De Lena, Alessandra Devidè, che nei giorni 20-23 novembre 2015 ha rappresentato, senza fortuna, le amazzoni italiane nel campionato europeo svoltosi in Danimarca, Leonardo Fortini, Francesco Fraccari (a sua volta contitolare della Gardesana, come s’è visto), Giorgio Gobbato, figlio di Umberto Gobbato, per lunghi anni protagonista delle corse gentlemen del Veneto, Stefano Lago, Pier Giovanni Michelotto, Roberto Michelotto, Giancarlo Moretti, Jonny Pizzolato, Raffaello Ruffato, Gian Paolo Salvagno, Maurizio Scala, Flavio Serena, Maddalena Varsori, Otello Zorzetto. Ognuna di queste persone, giovani o meno giovani, ha una sua storia fatta di passione e spesso di sacrifici anche economici.

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ra. Altri si sono dovuti accontentare di un solo successo. Nel 2016 la classifica ha visto il successo di Alessandra Devidè, con 5 successi. in pista: sorprese, incidenti e rivalit La nuova pista è stata teatro non solo di grandi vittorie ma anche di sorprendenti sconfitte. La più clamorosa fu quella di un campione. Chi poteva sconfiggere Delfo, figlio di Cinquale, cavallo capace di trottare il miglio, nel 1976, alla media di 1' 14" 6? Il 21 gennaio 1979 si è svolta a Ponte di Brenta la prima di sette tappe del Campionato italiano del trotto, con 30 milioni di dotazione, una bella somma per quei tempi: una corsa dall’esito segnato, almeno così sembrava. Fra i cavalli partecipanti c’era appunto Delfo, seguito ormai sui vari ippodromi da un tifo di tipo calcistico per le vittorie fino ad allora conseguite, fra le quali una, a New York nel 1977, di grande importanza, avendo in quell’occasione il cavallo italiano battuto tutti i più forti cavalli del mondo. A Padova, si legge sui giornali del tempo: il pubblico pregustava la kermesse e si trattava soltanto di stabilire quando Delfo avrebbe deciso di attaccare in terza ruota per mettere a segno la sua bordata. Gli animi insomma erano talmente eccitati che l’ambiente quasi per incanto si era improvvisamente riscaldato. Il freddo pungente se n’era andato perché Delfo, avvicinandosi al drappello d’avanguardia, aveva fatto trepidare tutti i cuori. E invece, proseguivano le cronache del giorno dopo: un autentico boato di disappunto ha sottolineato la rottura di Delfo dopo appena seicento metri di corsa; un lungo irrefrenabile errore che costava all’allievo di Sergio Brighenti non meno di trenta metri e lo relegava in coda al gruppo. Da quel momento Delfo non è riuscito più a reinserirsi e la sua rimonta era meno incisiva di quello che potesse attendersi dal campione del mondo [...] Delfo terminava la sua corsa addirittura all’ultimo posto e al suo indirizzo si levava dalla numerosa platea perfino qualche fischio di disappunto.

Così il cinque anni Eskipazar (Edy Gubellini) era primo in 1' 17'' 3 e Vivaz di Jesolo (Remigio Talpo) secondo. Per evidenziare quanto fosse stato sorprendente il risultato basterà dire che l’accoppiata dei due primi cavali diede una quota di 84 volte la posta. Il proprietario di Delfo, Enrico Tosonotti, commentò brevemente: «Purtroppo, tutti diventiamo vecchi». 


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Un anno prima lo stesso Vivaz di Jesolo si era reso a sua volta protagonista di una sorprendente vittoria. L’11 aprile 1978, ultimo favorito della corsa centrale del pomeriggio con dotazione di 7 milioni che vedeva come preferita dagli scommettitori la canadese di casa Biasuzzi Bevi, guidata dal tedesco Roman Kruger, adottò la tattica prudente dell’attesa, lasciando che altri animassero la prima parte della contesa. Dopo che Bevi si era duramente e a lungo impegnata per superare Grain (Ezio Bezzecchi), in retta d’arrivo trovò gli avversari stremati e li superò facilmente entrambi. Così Vivaz pagò come vincente 11 volte la posta. Di incidenti su una pista di trotto ne possono capitare, con alle volte qualche annesso infortunio di guidatori o di cavalli (si è già detto di quello capitato a Silvia Talpo). Ciò che è successo allo spettatore Paolo Spinello il 21 gennaio 2001 è però stato davvero singolare, una cosa unica non solo a Ponte di Brenta. Era appoggiato allo steccato che circonda la pista per vedere da vicino la partenza di una corsa e si apprestava a gustare lo spettacolo dei cavalli scatenati dietro l’ampio autostart. Sennonché la macchina che stende le ali per consentire l’allineamento, anziché tenere il centro della pista, per ragioni sconosciute sbandò verso destra. Mentre altri spettatori che gli si trovavano di fianco riuscirono a tirarsi indietro precipitosamente, Spinello non fece in tempo a muoversi. Risultato: l’estremità dell’ala di destra dell’autostart ormai lanciato lo colpì al volto, procurandogli lesioni per fortuna non gravissime, anche se venne operato alla bocca e per alcuni giorni rimase ricoverato in ospedale. La passione non ha però abbandonato Paolo Spinello, che ancora oggi è proprietario di un trottatore. In pista l’attività si svolgeva con grande fervore, e non mancava il sorgere di rivalità fra guidatori e scuderie locali. Ancora si ricorda quella fra Renzo Leoni ed Ezio Bezzecchi, che avevano in scuderia due buone cavalle, capaci di correre frequentemente. Il primo guidava Saglia, il secondo Juanita, di proprietà del padre. Si incontrarono molte volte, con esiti  Fra quelli che fecero in tempo a ritrarsi c’era anche un figlio dell’autore di questo libro, Francesco, che riuscì ad allontanare dallo steccato, strattonandolo, un altro spettatore che gli era di fianco.

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alterni; spesso era decisiva la partenza, chi andava in testa vinceva. Ebbero una notorietà cittadina, tanto che a volte le locandine dei giornali locali portavano l’avviso «oggi scontro fra le reginette del Breda». Per qualche tempo, all’inizio degli anni Settanta, i due driver, che avevano in scuderia altri buoni cavalli, dominarono la scena. Un’altra partita che interessava gli spettatori era quella fra Irziana, di Gianfranco Cardin, e Puara, di Renzo Leoni. Entrambe figlie di Qualto, erano anch’esse veloci in partenza. Fin dall’inizio la gara era dunque appassionante. Intorno a loro si formarono due schieramenti di sostenitori che accompagnavano la corsa con forti incitamenti, con divertimento di tutti gli spettatori. gli allevatori... Molto diverse sono state le stagioni dell’allevamento dei trottatori nel Veneto. Nel solco dell’esperienza di Stefano Breda, sono sorti e si sono sviluppati nel corso dei decenni del Novecento innumerevoli allevamenti di cavalli trottatori, alcuni piccoli o piccolissimi, altri di notevole importanza. A parte l’esperienza dei Biasuzzi, che continuano ad avere in corsa ottimi rappresentanti, nel tempo della crisi altri hanno scelto di limitarsi a vendere quanto annualmente producono, anche a scuderie del Nord Europa. Il fatto è che ormai l’allevamento italiano, dopo decenni di sempre più curate selezioni, produce spesso elementi le cui genealogie hanno poco o nulla da invidiare a quelle americane. Per questo molti puledri, a 18 mesi, prendono la strada di Svezia, Norvegia e Olanda, paesi dove esistono acquirenti pronti a scegliere il meglio. In particolare nella provincia di Padova sono stati e sono fra i protagonisti del trotto italiano gli allevamenti di Per il Veneto, si sono già citati gli allevamenti Sandra di Jesolo, Prà di Dolo, Biasuzzi di Mirano (ve), Rigon di Carmignano sul Brenta (vi). Va ricordato anche l’allevamento di Edoardo Gaspari, di Montegaldella (vi). È impossibile citare gli attuali piccoli allevatori della regione veneta – erano 257 nel 2000, di cui 91 padovani – alcuni dei quali a causa della crisi dell’ippica nazionale nel corso dell’ultimo triennio hanno chiuso l’attività. 

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in razza, si è subito dimostrato un ottimo stallone. È stato il padre, fra gli altri, di campioni italiani e scandinavi – i maschi sono a loro volta stalloni e le femmine fattrici – come Turbo Sund, Lantern Kronos, record 1' 10'' 0, vincitrice di importanti corse in America e madre del puledro The Bank, attualmente protagonista delle classiche Usa, Going Kronos e Maharajah, quest’ultimo autore di grandi prestazioni nel Prix d’Amerique, che è riuscito a vincere nel 2014. Dal 2015 Antonio Carraretto è il rappresentante degli allevatori del Veneto. Le origini dell’allevamento Gardesana risalgono agli anni Trenta del secolo scorso. Ferriano Fraccari era un commerciante di metalli preziosi. Un bel giorno ebbe l’occasione di conoscere un driver romano, Alfredo Cicognani, noto nell’ambiente per la sua abilità nella guida con il significativo soprannome di “braccio d’oro”, che lo convinse ad acquistare un cavallo. Cominciò così a frequentare l’ippodromo romano di Villa Glori. Ne nacque una passione per i trottatori, che trasmise ai figli Franco e Filiberto. Dall’avere un cavallo all’idea di produrli il passo fu breve. Di qui la nascita e lo sviluppo di un grande allevamento, con la sede principale a Sant’Angelo di Piove. Tra l’altro Franco Fraccari è stato un gentleman, come suo figlio Francesco. Più di una volta padre e figlio hanno occupato i primi due posti di una corsa riservata agli amatori, in un caso in una gara intitolata proprio a Ferriano Fraccari. Daniela Dalle Fratte, la vedova di Franco Fraccari, mancato nel 2002, ricorda oggi la passione del marito per l’allevamento e l’attenzione che riservava ai miglioramenti suggeriti dall’esperienza. Prima di costruire l’impianto di Sant’Angelo si recò in Francia, a visitare il centro di allenamento di Grosbois, nei pressi di Parigi, traendone insegnamenti decisivi per l’opera che si accingeva a compiere con il fratello Filiberto. Scuderie e paddok, pista da 1.100 metri e alloggi sia per i proprietari sia per coloro che avrebbero lavorato nell’impianto, ricalcarono nei limiti del possibile quanto Franco Fraccari aveva visto a Grosbois. C’è stato un periodo nel quale, ricorda Daniela Dalle Fratte, proprio a Sant’Angelo furono organizzate delle aste, molto partecipate, dei prodotti della Gardesana.

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1. Corsa di bighe a Villa Borghese, Roma, litografia, primi dell’800. 2. Corsa di bighe a Prato della Valle, Padova, litografia, primi dell’800.


3. CittĂ di Montagnana... Fiera della Beata Vergine Assunta, Este, Stab. Tipo-Litografico G. Longo, 1865. 4. Anonimo, CittĂ  di Verona. Grande Fiera di Cavalli, Verona, Officine G. Franchini, 1901.


5. Anonimo, Montagnana. Festeggiamenti per la fiera d’agosto, Montagnana, Stabilimento Arti Grafiche, 1902. In molti centri minori venivano organizzate fiere per i festeggiamenti d’estate. Era usuale organizzare corse di cavalli e di biciclette – ma a Montagnana si indiva addirittura un concorso automobilistico (1902!). Era lo stesso tipografo che stampava il manifesto a trovare il cartellonista, spesso facendolo lavorare gratis o a poco prezzo. 6. Plinio Codognato, Municipio di Verona. Grande Fiera Cavalli, Verona, s.n., 1904.


10. Congregazione municipale di Padova. Avviso, Padova, Stabilimento Nazionale Tipografico L. Penada, 1866. Si tratta dell’annuncio di corse al trotto (sedioli) e di bighe organizzate per festeggiare Vittorio Emanuele II dopo la III Guerra d’Indipendenza. Al vincitore della gara, Ricciardo Bonetti, il re donò una spilla d’oro con l’iscrizione “il Re d’Italia al Re dei guidatori”. 11. Municipio di Cittadella. Avviso, Bassano, Tipografia Baseggio, 1869. A Cittadella si svolgevano sempre manifestazioni di corse al trotto collaterali alla fiera di cavalli.


12. V. Poggiaro, Inaugurazione Ippodromo Senatore V.S. Breda, Padova, Stabilimento Donaudi, 1901. Il manifesto promuove l’inaugurazione dell’ippodromo donato – insieme a un ospizio per poveri – alla città di Padova dal senatore Vincenzo Stefano Breda. Imprenditore poliedrico, Breda affiancò all’attività siderurgica una grande passione per i cavalli da trotto, che lo portò a realizzare, oltre all’ippodromo di Padova, un allevamento di trottatori e una Fondazione – la “Pia Fondazione Breda” – che tra gli scopi aveva quello di mantenere due stalloni di punta e almeno otto fattrici per il miglioramento della razza trottatrice.


13. Antonio Menegazzo, Corse delle bighe dei fantini e al trotto, Padova, Cooperativa Tipolitografica Padova 1925. 14. Anonimo, Ponte di Brenta, Bologna, Arti Grafiche Minarelli, 1937.


15. Anonimo, Ippodromo Breda, Bologna, Arti Grafiche Minarelli, 1936. 16. Anonimo, Ippodromo Arcoveggio. Corse al trotto, Bologna 1932.


17. Nadalini, Corse Internazionali. Ponte di Brenta, Bologna, Arti Grafiche Minarelli, 1937. 18. Anonimo, Ippodromo Comunale San Luca. Ferrara, Bologna, Arti Grafiche Minarelli, 1940.


19. Anonimo, Circuito Veneto del trotto, Padova, Stadiv, 1956.


24. Giorgio De Chirico, Fiat 1400, 1950.


25. Aldo De Luca (Aldo Bruno), Strenne di giocattoli alla Unione Cooperativa Milano, 1930 ca. 26. Gino De Finetti, Torneo Internazionale di scherma. Trieste, Stabilimento Modiano, Trieste 1905. 27 Plinio Codognato, Rivista Fiat, 1925. 28. Franz Laskoff, Avanti!, 1903.


29. Il senatore Vincenzo Stefano Breda. 30. Conte Rosso, campionissimo, figlio di Elwood Medium e della fattrice russa Wertlawaya, vincitore delle maggiori corse classiche europee.


31. Elwood Medium, celeberrimo capostipite della “Razza Breda”. 32. Un altro “sire” dell’allevamento Breda, Grandmond, importato dagli USA insieme a Elwood Medium, nel 1880.


33. Villa Breda, 1919. 34. Giardino interno di Villa Breda, 1900.


35. Giardino di Villa Breda, 1929. 36. Villa Breda, 1919.


43. Ponte di Brenta, Ippodromo Breda. Corse al trotto, 9 ottobre 1910. Partenza della finale del gran premio Allevamento.


44. Un arrivo dinanzi le vecchie tribune.


49-50. Il vecchio e il nuovo ippodromo (1962).


51. Sfilano i protagonisti preceduti dai “buttafuori�. 52. I concorrenti scattano allo stacco del nastro.


66. Il mini-zoo e il parco dei bimbi.


67. Gran premio Ivone Grassetto, 1970. Ivone Grassetto premia il titolare della scuderia “Viscardo auto�, proprietaria della vincitrice Agaunar. 68. L’onorevole Reggiani e Ivone Grassetto premiano i coniugi Biasuzzi e il guidatore Giancarlo Baldi.


76. Un passaggio del gruppo poco oltre la tribuna. 77. Applausi per il vincitore che si avvia alla premiazione.


78. E ricomincia l’andirivieni degi scommettitori. 79. Le nuove tribune gremite.


80. Padovanelle, il minizoo e i giochi per i bambini. 81. Musica nel parterre dell’ippodromo. 82. La folla ai picchetti dell’ippodromo Padovanelle 83. Ippica - Padovanelle 2 maggio 1984.


84. Ippodro Breda, primi anni Settanta. 85. Silvio Martinello sfida il cavallo trottatore Unforgiving e lo sconfigge con il tempo di 56,2'' sulla distanza di 800 m. Ăˆ il 13 ottobre 1996.


86. Ippodromo V.S. Breda, 1966.


padova al trotto

L’allevamento dei Fraccari ha prodotto nel corso degli anni centinaia di cavalli, alcuni dei quali sono stati veri campioni. L’elenco è lungo e solo alcuni fra i più importanti nati a Sant’Angelo di Piove o in altri impianti della ditta possono essere ricordati. Da Ostiolo, vincitore dell’Elwood Medium e secondo nel Derby, a Island Effe, nata nel 2004, record di 1' 11'' 3, vincitrice del gran premio Lotteria a Napoli, del gran premio delle Aste, del gran premio Renzo Orlandi, del gran premio Antonio Carena, del gran premio Mario Locatelli, e all’estero del Prix de Boissy-Sant Leger e del gran premio Charlottenlund, in Danimarca. Fra tanti campioni molti ricordano Fiaccola Effe, da alcuni detta affettuosamente Fiaccolona per la sua mole, che ha perduto un gran premio Lotteria in fotografia, battuta da Evann C: come spesso le capitava, aveva allargato in retta d’arrivo, perdendo così metri preziosi. La cavalla ha una data di nascita inconsueta, essendo nata il 31 ottobre 1983, molti mesi dopo il periodo normale dei parti, che per le fattrici – la cui gravidanza è di undici mesi – è il primo semestre dell’anno. Ha corso in Italia e in Francia, conseguendo vittorie per complessivi 796.000 euro e un record di 1' 12" e 9 al chilometro. Ha vinto il Città di Montecatini, il premio della Vittoria a Bologna, il Memorial Giorgio Jegher a Trieste e, a Padova, il gran premio Le Padovanelle del 1990 e per due volte il gran premio Ivone Grassetto. Era figlia di una fattrice francese, Lolita, che pur non avendo mai corso, è stata un’ottima riproduttrice, avendo dato vita, oltre che a Fiaccola, a Newthing, 1' 13'' 8, vincitore classico, e a Equilola Effe, madre di Ruth Bi, 1' 11" 9, nata nell’allevamento Biasuzzi di Mirano (ve).

 Altri campioni meritano di essere citati. Come Rapid Effe, 1' 14" 6, 750.000 euro, vincitore del gran premio Città di Padova, del Città di Napoli, del Nazionale a Milano, del Tito Giovanardi a Modena, del premio Veneto, e del gran premio Regione Friuli Venezia Giulia a Trieste. Nel 2011 è nato Solar Effe, 1' 10'' 8, vincitore del gran premio dei due Mari a Taranto, del Memorial Giorgio Jegher a Trieste, e all’estero del Prix du Luxemburg a Parigi e del gran premio di Bayern. Infine Nesta Effe, 1' 10'' 5, vincitore a Milano del gran premio Orsi Mangelli, secondo nel Lotteria e nell’Encat, ha conseguito vincite per una cifra superiore al milione di euro.

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giovanni palombarini

Il 20 dicembre 2015, nell’atrio dell’ippodromo, è stata messa in scena una commedia brillante ad opera di una compagnia teatrale formata interamente da poliziotti della Questura di Padova, con la partecipazione straordinaria in video di Paolo Villaggio. Nonostante la nebbia di quella sera, circa duecento persone hanno assistito allo spettacolo. Attualmente le riunioni di corsa si svolgono regolarmente nella giornata di venerdì, a volte, in coincidenza dei gran premi, di domenica. quale futuro? È difficile immaginare oggi quali possano essere le prospettive del trotto a Padova. È da tempo all’ordine del giorno la messa in liquidazione della Fondazione Breda, il cui patrimonio immobiliare comprende l’ippodromo, con il ristorante e l’albergo attualmente chiusi. Le corse, come s’è visto, sono riprese, nell’anno 2015 vi sono state 40 riunioni, nel 2016 39, un numero nettamente inferiore a quelle del passato (ad esempio nel 1988 ne erano state disputate 75), sufficiente peraltro a dare fiducia a quelli fra proprietari, guidatori e allevatori che hanno resistito. Ma già si annunciano ulteriori riduzioni dei premi e delle provvidenze. Un piccolo nucleo di proprietari coltiva un’antica passione, però mantenendo in pista un numero di cavalli sempre più ristretto. Alcuni allevatori, anche grandi, che un tempo avevano i colori in pista, vi hanno rinunciato e cercano di vendere tutto quello che producono. Molte volte sono i guidatori che per lavorare acquistano qualche cavallo e aprono una propria scuderia. Certo, viene da pensare che, all’esito di tanti ridimensionamenti, lo zoccolo duro della passione per il cavallo consentirà di proseguire solo in dimensioni molto ridotte rispetto al passato, anche recente. Dice un proverbio arabo: «l’aria del paradiso è quella che soffia fra le orecchie del cavallo». Sono ormai pochi quelli che ci credono. Però la loro passione, anche a Padova, tiene ancora vivo il rapporto con un antico amico dell’uomo. In attesa di tempi migliori.

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INDICE DEI NOMI

Achemed (sultano), 24 Adami, F., 58 n Aggio, Gianfranco, 47 n, 62, 63, 66, 67 Alberti, Massimo, 49, 72, 72 Andreetta, Luigi, 28 n Andreghetti, Roberto, 69, 70, 79 Andreoli, 23 Andreotti, Giulio, 76 Astrologo, M., 58 n Baldi, Giancarlo, 19 n, 46, 48 n, 50, figg. 59, 68 Baldi, Lorenzo, 69, 70 Baldi, Vivaldo, 37 Barbetta, Mario, 48 n Baroncini, Mauro, 69, 70 Baroncini, Walter, 12, 41, 42 n Baseggio, Gaetano “Cavanella”, 27 Bellei, Enrico, 69, 70 Benedetti, Roberto, 49 Bentsik, Ettore, fig. 70 Bergami, Lamberto, 37 n, fig. 61 Bergami, Sonnino, 37 n Berti, Giuseppe, 36 n Bertini, Ilario, 11 Bertoli, Francesco, 36, 52, fig. 61 Bertoli, Luigi, 35 n, 54 Bertuzzi, Gustavo, 35 n Bezzecchi, Ezio, 47 n, 49, 52 n, 54, 60 Bezzecchi, Paolo, 54 Bezzecchi, Piero, 43, 52, 54

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Biasuzzi (famiglia), 45, 61, fig. 68 Biasuzzi, Fabio, 47 e n, 48, 53 n Biasuzzi, Gina, 47 Biasuzzi, Giuseppe, 47, 48 e n Biasuzzi, Mauro, 45, 47 e n, 48 e n, 49 n, 52 n, 57, 58 e n Biendl, Gerhard, 69 Bonacotta, Salvatore, 58 Bonetti, Ricciardo, 27, 28, fig. 10 Bonetto, Justo, 71, 72 , fig. 62 Bordoni, Enzo, 47 n, 52 n Borelli, Gino, 53 n Borin, Paolo, 58 n Borso, Antonio, 27 Bottoni, Carlo, 51, 52 Breda, Vincenzo Stefano, 8, 30-34, 38, 41, 61, figg. 12, 29 Bressan, Massimo, 58 n Brighenti, Sergio, 12, 22 n, 42 e n, 59 Broggin, Benito, 47 n, 52, 53 n, 57 Brunello, Domenico “Pellegrin”, 27 Bukowsky, Charles, 75 Buongiorno, Mike, 11 Buso, Giorgio, 47 n Cacciari, Carlo, 40 n Callegaro, Gaspare, 19 Camaran, Lorenza, 57 Camerini, duca, 37 n Campanato, Graziana, 50, figg. 71-72 Canali, Michele, 58


finito di stampare nel mese di maggio ďœ˛ďœ°18 per conto della casa editrice Il Poligrafo srl presso la Grafiche Dipro di Roncade (Treviso)


OTTONOVECENTO A PADOVA

profili, ambienti, istituzioni

collana diretta da Mario Isnenghi

1. Lo stabilimento Pedrocchi Un caffè per la città Alessandro Baù

12. La Padova del sindaco Crescente (1947-1970) Paolo Giaretta, Francesco Jori

La Libreria Draghi Randi Oddone Longo Paolo Maggiolo

13. Padova al trotto Giovanni Palombarini

2. Vivai Sgaravatti David Celetti 3. Alfredo Rocco Giulia Simone 4. Tono Zancanaro Il pavano-mediterraneo Luigi Urettini 5. Diego Valeri Matteo Giancotti 6. Il Teatro Duse poi Garibaldi Roberto Cuppone

in uscita Prato della Valle Silvia Zava Palazzo Treves dei Bonfili Martina Massaro in preparazione Palazzo Storione L'Università di Padova 1920-1945 Il Teatro Verdi Fiera di Padova Banca Antoniana

7. La città del Santo Enzo Pace

Palazzo Papafava

8. Luigi Pellizzo vescovo a Padova Liliana Billanovich

Liceo Tito Livio

9. Il processo 7 aprile nei ricordi del giudice istruttore Giovanni Palombarini

Il Seminario

10. Concetto Marchesi. Gli anni della lotta Emilio Pianezzola

La Breda

11. L’Università di Padova dal 1866 al 1922 Angela Maria Alberton

Il Liviano

La Zedapa Il vescovo Bordignon L’Antonianum La Sala della Gran Guardia Officine Meccaniche della Stanga Luigi Luzzati e Leone Wollemborg Le Piazze Piazza Spalato/Insurrezione Il Museo Bottacin


Padova al trotto, di Giovanni Palombarini  

«L’aria del paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo» recita un proverbio arabo, e aria di paradiso si è respirata a Padov...

Padova al trotto, di Giovanni Palombarini  

«L’aria del paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo» recita un proverbio arabo, e aria di paradiso si è respirata a Padov...

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