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PICCOLO

Anno X, n. 10 - Ottobre 2011

il Segno PICCOLO

il Segno Organo dell’Ass.ne

Terre Sommerse Castelli

aderisce a

Dopo il depuratore è la volta dell’isola ecologica www.serviziopubblico.it

Sigilli

Il 28 settembre scorso gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, su mandato della Procura della Repubblica di Velletri, hanno posto sotto sequestro l’ecocentro in località Valle Vergine. L’ennesima vicenda che testimonia il fallimento ambientale della Giunta guidata dal Sindaco Boccia

Sebastianelli a pagina 7

Nuovo Municipio CentroAnziani, si vota il 18 novembre Ambiente il dibattito continua e solidarietà.. Sarà un’opera GianfrancomaBotti Enea Trinca ma non a parole incompiuta? Rasetti a pagina 8 “Ecco la mia Intervista al di Daniela Mensa scolastica proposta” Presidente Di Rosa Ogni tanto leggo A pagina 10 A pagina 11 su Comune In- E’scontro forma (organo di propaganda del sull’appalto

nostro Sindaco) che Rocca di Papa si attribuisce varie qualifiche, ne cito alcune in ordine sparso: Città del castagno e Città dell’ambiente… ancora per poco, visto quel che rimane dei boschi, l’ultimo abuso, in via dei Corsi, zona Barbarossa, quindici giorni fa è stato avvistato un camion con sopra un prefabbricato in cemento, ci attiviamo con altri cittadini per cercare un vigile. Per mandarne uno sul posto c’è voluta un’ora, nel frattempo il prefabbricato era stato montato. SEGUE A PAGINA 9

Serafini a pagina 17

La parola all’ACS

“Un attacco vergognoso”

Gentilini a pagina 18

Ciclofficina

Così il Centro rinasce

A pagina 14

Scrutatori

Aperto l’albo per iscriversi A pagina 9

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il Segno - Ottobre 2011 ATTUALITA’ Smobilitazione all’Agenzia Italiana per la Sicurezza Nucleare AFrascati

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Dopo l’addio diVeronesi sono rimasti solo quattro gatti Umberto Veronesi ha dato le dimissioni dai vertici dell’Agenzia italiana per la sicurezza nucleare. “Avevo accettato” spiega “solo perché confidavo in un progetto italiano di grande respiro per lo sviluppo della fisica nucleare e delle sue applicazioni nell’energia, ma così non è stato”. A un anno dalla sua fondazione, non era chiaro nemmeno in quale città dovesse avere la sua sede: se a Roma o a Genova (come voleva l’uomo forte del nucleare italiano Claudio Scajola). Per non parlare del personale. La legge istitutiva del 2009 prevedeva un centinaio di persone prelevate dall’Enea (Ente nazionale energia e ambiente) e dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ma non si è mai visto nessuno. Gli unici “assunti” erano Veronesi e un bizzarro quartetto di commissari: Stefano Dambruoso, magistrato esperto di terrorismo internazionale, Michele Corradino, professore di diritto amministrativo e due PICCOLO

il Segno

organo mensile dell’associazione culturale

“Terre Sommerse Castelli” Registrazione Tribunale di Velletri n. 5/02 del 19/02/2002

DIREZIONE

Via dei Monti, 24 - Rocca di Papa

DIRETTORE RESPONSABILE Andrea Sebastianelli

esperti del settore: Maurizio Cumo e Marco Enrico Ricotti. Un po’ poco per garantire all’Italia un ruolo di primo piano nel settore delle ricerche internazionali sull’atomo. Fatto sta che l’Agenzia, “… organismo asfittico che non ha mai preso forma …”, perde la sua guida. Veronesi in un colloquio con Il Sole 24 Ore spiega ancora che l’Agenzia non è mai decollata e il referendum del 13 giugno ha chiarito la posizione degli elettori sull’atomo. Troppo per uno che pensava in grande e che non ha nessuna intenzione di occuparsi “… nella migliore delle ipotesi, solo di scorie …”. Ciò che l’oncologo derubrica a “scorie” in realtà rappresenta il compito più importante dell’Agenzia: la creazione di un deposito permanente che possa ospitare i rifiuti radioattivi prodotti dalle centrali chiuse dal referendum del 1987, il decommissioning (chiusura e definitiva messa in sicurezza) degli stessi impianti che, in attesa del deposito, ospitano le scorie e il coordinamento degli

studi italiani sull’energia nucleare. Tutti obiettivi falliti visto che è difficile pensare a un ente di ricerca senza ricercatori e che la sicurezza nucleare non è un chiodo fisso per Veronesi “… la mortalità a Chernobyl è stata minima e a Fukushima sono morte due persone …”, dichiarava pochi giorni dopo l’esito referendario rammaricandosi dell’eccessivo allarmismo degli italiani. Ora, in tempo di crisi e di taglio dei costi per lo Stato, in Commissione bilancio al Senato c’è l’ipotesi di soppressione dell’ente con il trasferimento di tutti i suoi compiti all’Authority per l’energia. In attesa della decisione, il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia Stefano Saglia, assicura che l’organismo continuerà a vivere: “… più snello ma non meno importante …”. … certo che più snello di così è dura, visto che con le dimissioni di Veronesi sono rimasti in quattro. La Pulce

REDAZIONE

ILLUSTRAZIONI

Noemi Bevilacqua, Bruna Benelli, Valentina Bucci, Stefania Colasanti, Daniela Di Rosa, Bruno Fontana, Paola Gatta, Rita Gatta, Daniele Iannotti, Toshi Kameda, Luisa Laurelli, Marzia Mancini, Loredana Massaro, Don Franco Monterubbianesi, Marcello Morrone, Noga (Gabriele Novelli), Massimo Onesti, Andrea Rasetti, Sergio Rasetti, Annarita Rossi, Maria Pia Santangeli, Luigi Serafini, Ilaria Signoriello, Roberto Sinibaldi, Gennaro Spigola, Sandro Tabellione, il-sognatore.blogspot.com

Franco Carfagna, Ermanno Gatta

ilpiccolosegno@libero.it

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Ringraziamo i nostri sostenitori: Alessandro, Emanuele, Franco, Elio, Emanuela, Catia, Giorgio&Mario, Antonello, Paola, Pino, Bruno, Gianluca, Augusta, Giulia, Omero, Fabrizio, Italia, Gennaro, Sergio, Orlando, Bruno, Nicola, Enzo, Rossana, Nadia, Patrizio, Daniele, Bruno, Toshi, Francesca, Marta, Andrea, Daniele, Marcello, Paola, Enzo, Daniela, Gianfranco, Angelo, Rita, Maria Pia, Vincenzo, Loredana, Anna, Stefania, Luca, Massimo, Ermanno e Bruna.

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e Rocca di Papa parte il Festival degli alberi

E’ partito da Frascati il Festival degli Alberi. Domenica 2 ottobre nell’Auditorium delle Scuderie Aldobrandini, si è tenuto il Recital per la Vite, evento di inaugurazione nazionale del FESTIVAL DEGLI ALBERI – ramificAzioni nel territorio italiano, un progetto artistico ideato e proposto dall’Associazione Temperamenti, con la direzione di Marco Solari, per far parlare gli alberi più rappresentativi del paesaggio, della storia culturale e dell’economia del nostro Paese da 150 anni… e molti di più. Il Festival degli Alberi vuole essere un racconto itinerante tra gli alberi che identificano i diversi territori italiani. La prima ramificAzione del Festival è, non a caso, all’ombra della vite e del castagno e dunque in uno dei territori italiani da essi maggiormente connotati: i Castelli Romani tra Frascati, Rocca di Papa e Rocca Priora. La vite e il castagno hanno molte storie da raccontare: dai riferimenti biblici ed evangelici, alla mitologia classica, al folklore, all’elaborazione simbolica nelle arti visive, alla ricca iconografia e a molteplici testi letterari, scientifici ed economici. Il 5 ottobre (e fino al 28 dello stesso mese) sarà la volta di Rocca di Papa presso la Scuola Primaria Statale dei Campi d’Annibale, dove si terrà un Laboratorio naturalistico e di didattica musicale a cura degli Esperti del Servizio di Educazione Ambientale del Parco Naturale Regionale dei Castelli Romani e di Mauro D’Alessandro, percussionista e pedagogo. Andrea Rasetti


il Segno - Ottobre 2011

“La questione morale non è un’invenzione mediatica. Ci sono comportamenti licenziosi che ammorbano l’aria. Serve purificare l’aria”. “Comportamenti licenziosi e relazioni improprie producono un danno sociale”. “Purificare l’aria perché le nuove generazioni non restino avvelenate”. “Si rincorrono racconti che rivelano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle Istituzioni”. “Colpisce la riluttanza a riconoscere la serietà della situazione al di la di strumentalizzazioni o partigianerie”. “Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico”. “L’unità del Paese, ieri come oggi, si realizza soltanto attorno al –retto vivere-“. “Siamo ormai messi di fronte ad una situazione seria e grave che richiede di correggere abitudini e stili di vita”. “Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui”. “Si rincorrono con mesta sollecitudine racconti che, se comprovati a livelli diversi rivelano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”. “Chi rientra oggi nella classe dirigente del paese deve sapere che ha doveri specifici

3 ATTUALITA’ Le riflessioni del Cardinale si adattano ai nostri tempi

Alla scoperta del Bagnasco pensiero

di trasparenza e economicità”. “L’unità del Paese si realizza attorno al retto vivere. Siamo di fronte ad una situazione seria e grave che richiede di correggere abitudini e stili di vita”. Il “Bagnasco pensiero” è stato in questi giorni tradotto dalle parti con rispettive forzature di interpretazione. Non ci attardiamo a dire, secondo noi, a chi pensiamo fosse principalmente rivolto. Da laici ci ritroviamo pienamente con le parole del Cardinale, mentre siamo convinti che esso, il Bagnasco pensiero, possa tranquillamente essere indirizzato anche a quei

314 Deputati e 151 Senatori che in Parlamento votarono per bloccare l’indagine giudiziaria di Milano su Ruby Rubacuori – Berlusconi e rimandare così, sine die, l’avvio di dalla correzione di abitudini e stili di vita della classe dirigente che arrecano un danno incalcolabile alla credibilità del nostro paese. Comunque è giunto il momento di ripristinare il giusto rispetto delle Istituzioni. Quel rispetto che ciascuno dovrà pretendere con forza se vogliamo uscire dal guado in cui siamo già immersi con l’acqua alla gola. Sergio Rasetti

Radio Popolare Roma comunica l’inizio del nuovo ciclo di trasmissioni di “Bucanero. Tracce e passaggi dal continente latinoamericano” che andrà in onda tutte le domeniche dalle 12,30 fino al GR delle 13.00 sui 103,3 in FM a Roma e zone limitrofe e in streaming sul sito www.radiopopolareroma.it per tutto il resto del pianeta. Come ogni anno ci occuperemo di politica, cultura, movimenti sociali, conflitti ambientali, popoli indigeni, ascoltando le voci e le opinioni dei protagonisti, dei militanti, dei cercatori di storie e dei giornalisti che i fatti li vanno a verificare alla fonte. Cercheremo di far conoscere anche la nuova musica che nasce in quel continente e gli echi che arrivano nella nostra città. Uno spazio aperto per farci contaminare da questo affascinante continente dove i po-

poli che lo abitano, vari come la rigogliosa natura che vi si può incontrare, hanno recuperato la loro dignità, per troppi secoli tradita e calpestata, e sono protagonisti di un tentativo di un “altro mondo possibile”. Come sempre i ‘bucaneros’ della redazione Rachele Masci, Nadia Angelucci, Gianni Tarquini vi aspettano per viaggiare insieme nella ‘nuestra america’. Per contattare la redazione: bucanero@radiopopolareroma.it o la pagina Facebook Bucanero.

Su RadioPopolare è tornato “Bucanero, tracce e paesaggi dell’America Latina”

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di Massimo Marciano C’è una questione di fondo alla base della vicenda che sta portando alle continue bocciature, fra Tar e Consiglio di Stato, del piano di riordino della rete sanitaria regionale varato dalla governatrice del Lazio, Renata Polverini, che prevede tra l’altro chiusure di reparti e depotenziamento di ospedali di provincia, come quello di Frascati: l’ultimo, in ordine di tempo, per il quale è arrivato lo stop all’esecuzione del piano da parte del giudice amministrativo. È una questione che si aggiunge, ma va al di là, delle due sulle quali si è più discusso finora e che sono il nucleo dell’agire politico dei governi di centrodestra, come quello della Polverini, ovvero: 1) il depotenziamento e, spesso, lo svilimento del pubblico (la sanità come la scuola, la ricerca, i servizi sociali, la Rai…) a favore del privato, ritenuto più produttivo economicamente (a favore di alcuni) e più affidabile (politicamente); 2) il seguire, per catturare il consenso elettorale, le contingenze del momento, anche a costo di sacrificare i progetti di consolidamento sul lungo periodo. È quello che è successo con l’annuncio di promesse che, si sapeva, mai si sarebbero potute mantenere nei confronti dei cittadini di Marino su faraonici progetti per il loro ospedale a danno di quello di Frascati, il tutto solo per favorire la rielezione del sindaco “amico” Adriano Palozzi, come risarcimento per la sua mancata candidatura alla Regione dopo le note vicende che hanno portato all’esclusione della lista del Pdl nella circoscrizione della provincia di Roma. L’altra e meno evidente questione è rappresentata dalla centralizzazione dei servizi più “sensibili” per i cittadini al fine di una migliore gestione del loro senso di sicurezza per ricavarne consenso politico. Strumento essenziale di questa operazione è l’informazione dei grandi media. Spiego questo mio assunto partendo proprio dalla sanità, servizio che incide tutt’altro che metaforicamente sulla vita delle persone. Nell’esperienza di ognuno di noi che viviamo in provincia c’è sicuramente il ricordo di almeno una persona - parente, amico, collega, conoscente… - che per affrontare una seria patologia si è rivolto alle grandi strutture

L’ARGOMENTO

Il ruolo della stampa locale

Pubblico e Privato ai Castelli Romani

della capitale: Umberto I, Gemelli, Tor Vergata, S. Giovanni o altro grande ospedale. É evidente, infatti, che al di là dell’emergenza, le grandi strutture, gli attrezzati policlinici, sono in grado - per personale, professionalità e strumentazione - di curare adeguatamente le patologie che nessuno di noi si sentirebbe di affrontare in un piccolo ospedale, anche se a due passi da casa. Ma perché sono tutte a Roma queste grandi strutture? La salute dei cittadini lontani dalla capitale non merita altrettanta tutela? Partendo da questa considerazione, gli ultimi governi regionali del Lazio guidati dal centrosinistra hanno avviato una politica sanitaria che, da un lato, mirava al rafforzamento di alcuni dipartimenti per l’emergenza in aree cruciali (da qui i finanziamenti destinati, ad esempio, alla ristrutturazione e all’ammodernamento del pronto soccorso di Frascati). Dall’altro lato, si è progettata la realizzazione di una grande struttura sanitaria, il cosiddetto “ospedale dei Castelli Romani”, posto in posizione baricentrica rispetto alle direttrici di traffico dell’hinterland a sud di Roma, ad Ariccia, in grado di concentrare le professionalità e le attrezzature necessarie per affrontare “in loco” le patologie per le quali non sono al momento attuale adeguatamente strutturati i piccoli ospedali cittadini dell’area di riferimento. Non solo. La cura della salute veniva intesa non solo come lotta

al momento acuto della malattia, quello che comporta il ricovero ospedaliero, ma come cura diffusa, attraverso il potenziamento di presidi e servizi, anche domiciliari, sul territorio, in grado di agire prima, dopo e anche senza il momento acuto della malattia. Questa impostazione è stata completamente stravolta dal piano sanitario della Polverini, che non a caso sta affossando anche il progetto dell’ospedale dei Castelli. La filosofia di fondo del piano della governatrice del Lazio sta nello spostamento di risorse non solo verso la sanità privata, riprendendo così la “filosofia” dell’ex governatore laziale ed ex ministro della Salute Francesco Storace, che con i finanziamenti dirottati verso la sanità privata ha grandi responsabilità nella creazione del deficit al quale ancora oggi occorre porre rimedio. Lo spostamento di risorse è anche dalla periferia verso il centro: dai territori provinciali verso Roma. Anche a costo di rischiare il collasso di strutture sanitarie, come Tor Vergata, poste ai confini. E qui arrivo alla questione di fondo a cui facevo cenno all’inizio. Lo spostamento verso il centro delle risorse non riguarda solo la sanità e non è opera della sola Polverini, ma dell’intero centrodestra ad ogni livello di governo. Solo pochi giorni fa, il sindacato di polizia della Cgil denunciava la sottrazione di risorse essenziali per i commissariati di provincia, come le volanti, a favore della Questura di Roma. I giornalisti della te-

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stata regionale della Rai, da settimane, sono in agitazione contro il progetto di centralizzazione dell’informazione locale che porterebbe alla soppressione della terza edizione del Tg regione, sostituita con un nuovo appuntamento informativo che andrebbe in onda sul canale allnews, Rainews 24, togliendo a sua volta spazi a una testata giornalistica non gradita al governo, e soprattutto al suo capo, per la sua “eccessiva autonomia” dalla politica. Questa centralizzazione di servizi essenziali ha il suo complemento nel suo esatto opposto, ovvero il progressivo trasferimento in periferia e in provincia delle situazioni più problematiche: campi nomadi (semplicemente spostati di qua e di là, ogni volta con grande risalto mediatico, ma sono sempre le stesse persone che vengono trasferite) e discariche (a quando la raccolta differenziata a pieno regime a Roma, sindaco Gianni Alemanno?) in primo luogo. La questione di fondo, quindi, sta proprio qui. Il centrodestra sta concentrando le risorse nelle gradi aree urbane, depotenziando periferie e provincia, per poter presentare all’opinione pubblica, attraverso un’informazione anch’essa centralizzata e rivolta unicamente a esaltare il “salotto buono”, una realtà “percepita” e non concreta. Lasciando fuori dall’attenzione della politica e dei media le altre comunità. Ne è un ulteriore esempio la “macelleria” degli Enti locali, e dei servizi essenziali che a loro compete assicurare ai cittadini, operata con le recenti manovre economiche del governo (a proposito: la legge per Roma Capitale permette al bilancio capitolino delle “libertà” che a quelli degli altri Comuni non sono concesse). Da ciò deriva che ogni ipotesi di alternativa deve partire dalla considerazione che la dimensione locale, lungi dall’essere interpretata in funzione di una chiusura campanilistica come è invece vista dalla Lega, è la chiave di volta di un rafforzato rapporto della politica con i cittadini. E il ruolo dell’informazione locale, a livello regionale, cittadino o di quartiere, è strumento essenziale perché i cittadini possano, ad ogni livello, operare consapevoli scelte nell’esercizio della sovranità popolare sancita dalla Costituzione.


il Segno - Ottobre 2011 da Tokyo Toshi Kameda Quando lo tsumani ha devastato il Paese tutto il mondo ha visto come si è comportato il popolo giapponese di fronte alla distruzione e alla disperazione: dignità, tranquillità, ordine e pazienza. Questa caratteristica del popolo, il non farsi prendere dal panico, è a volte indispensabile per evitare il peggio ma in alcuni casi ci rende immobili di fronte ad un pericolo quando invece si dovrebbe reagire. Molti di domanderanno perché noi abbiamo scelto di convivere con l’energia nucleare nonostante abbiamo conosciuto il male assoluto del nucleare a Hiroshima e Nagasaki con circa 250 mila morti immediati e 280 mila esposti alle radiazioni. Ora, dopo la tragedia di Fukushima, anche per noi è inevitabile porre la stessa domanda. E così quest’estate, in occasione del 66° anno dal bombardamento nucleare a Hiroshima (il 6 agosto) e Nagasaki (il 9), è stata sicuramente diversa. Non è stato un anniversario come gli altri perché per la prima volta è stato messo in discussione l’uso civile del nucleare. Come ci siamo comportati in tutti questi anni nei confronti del problema del nucleare? Siamo stati abbastanza tranquilli se si trattava del suo uso civile e non militare. Dopo la seconda guerra mondiale il Paese doveva uscire dalla distruzione bellica e affrontare la difficile ricostruzione. Nel 1955 ebbe inizio la nuclearizzazione e nel 1966 entrò in funzione la prima centrale nucleare, Tokai, e nel 1971quella di Fukushima n. 1. Si riteneva che l’energia avrebbe permesso al Paese di svilupparsi. La nuclearizzazione fece un passo enorme nel secondo periodo dopo le crisi petrolifere del 1973 e del 1979, con un pacchetto di leggi adottate per facilitare la costruzione delle centrali concedendo finanziamenti pubblici ai Comuni che le avrebbero ospitate. L’obiettivo era garantire la stabilità con il costo contenuto della produzione dell’energia elettrica e della sua autonomia. La nuova strada intrapresa resistette persino di fronte ai disastri di Three Mile Island (1979) e di Cernobyl (1986). E arriviamo così al terzo periodo in cui la nuclearizzazione troverà legittimazione definitiva. Negli anni novanta, quando si iniziava a parlare di effetto serra e di surriscaldamento globale, si pensava all’energia nucleare come la soluzione migliore, essendo energia pulita. E così il Giappone è diventato il terzo tra i Paesi nuclearizzati dopo gli USA e la Francia. L’uso civile del nucleare non andava in contrapposizione con la posizione contro le armi nucleari. Dentro questa logica si muoveva anche il movimento per la pace e contro le armi nucleari, perché il nucleare in sé non è il male assoluto come altri progressi tecnologici. Perciò nessuno dubitava dell’uso civile del nucleare, anzi, era visto come un male necessario per contrastare il suo uso militare. Allora era “evidente che se venivano utilizzate per la pace, l’energia nucleare e la tecnologia missilistica, il nostro spazio di vita si sarebbe allargato verso l’universo e ci avrebbe portato una ricchezza immisurabile” (Hiroyasu Kumakura, La storia e la tradizione del movimento per

DIRETTA da TOKYO

Contro il nucleare, dentro il nucleare

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Mai più Hiroshima... mai più Fukushima

la pace in Giappone, 1968). Anche perché era troppo forte l’impatto di Hiroshima e Nagasaki. La scelta del nucleare civile sarebbe stata una strada più efficace per accentuare il male assoluto delle armi nucleari e per coinvolgere tutte le forze più ampie possibili per contrastarle. Anche la Nihon Hidankyo (la Confederazione giapponese delle organizzazioni delle vittime delle bombe atomiche e a idrogeno) non si oppose all’uso civile del nucleare perché “il nostro unico desiderio è orientare decisamente verso la felicità e lo sviluppo il nucleare che se usato in modo diverso ci può portare alla distruzione e all’estinzione” (da: La dichiarazione costituente. Il messaggio al mondo del 10 agosto 1956). Ora sappiamo che Fukushima n. 1 ha emesso in ambiente il cesio 137 con tempi di dimezzamento fino a 30 anni, cioè 168 volte più di quello di Hiroshima. Oggi la Hidankyo ha deciso per la prima volta nella sua storia di prendere una posizione anche contro l’uso civile del nucleare. E così per la prima volta i sindaci di Hiroshima e Nagasaki non potevano che parlare di energia rinnovabile e alternativa al nucleare in occasione dell’anniversario. All’inizio, come dicevo, siamo rimasti calmi ma ora man mano che veniamo a saperne di più sulle conseguenze dell’incidente e di certi atteggiamenti sleali del governo e delle compagnie elettriche, ci stiamo muovendo. Lo dimostrano i sondaggi di questo periodo. I primi di aprile i favorevoli erano il 56% (di questi il 10% voleva addirittura nuove centrali, mentre il 46% voleva mantenere gli attuali livelli), invece i contrario erano il 41% (il 29% era per ridurre le centrali e il 12% per abolirle). Ad agosto il quadro è così cambiato: i favorevoli erano il 27 % mentre i contrari il 70%. La gente sta prendendo coscienza. Da marzo in poi vi sono state diverse manifestazioni in tutto il Paese. Il 19 settembre ci sono state manifestazioni con lo slogan “Sayonara (addio) alle centrali nucleari” in molte città. A Tokyo hanno partecipato 60 mila persone, dieci mila in più rispetto all’appello. L’iniziativa è stata promossa dallo scrittore Kenzaburō Ōe, premio Nobel per la letteratura nel 1994, dal musicista Ryuichi Sakamoto e da altri personaggi del mondo culturale. “Non è vero che senza l’energia nucleare non si possono compiere grandi cose”, ha detto Ōe, “essa ci porta la distruzione e le vittime”. Non ci si è dimenticati, in questo contesto, di parlare anche del successo italiano: “In Italia non è più minacciata la vita umana dalle centrali mentre noi

Manifestazioni contro il nucleare in Giappone

dobbiamo ancora temere per le eventuali tragedie”. Sono stati mobilitati sia i sindacati che le forze politiche che hanno ritrovato unità dopo essere stati per lungo tempo in conflitto. Il numero dei partecipanti alle manifestazioni non è molto alto confrontato a ciò che accade in Italia ma in Giappone da circa vent’anni non si vedeva una partecipazione così massiccia. Un’altra novità importante è che per la prima volta hanno partecipato molti cittadini semplici e mamme con bambini. “Ho pensato che venire qui poteva avere un senso”, dice una mamma con un bambino di sette anni, “non si trovano facilmente degli amici con cui parlare non solo del problema del nucleare ma di tanti altri problemi seri. Ho fatto bene a venire qui. Sono stata incoraggiata stando insieme a molte persone che hanno in cuore la stessa cosa”. Le manifestazioni fanno parte dell’iniziativa che mira a raccogliere dieci milioni di firme da consegnare al Governo e al Parlamento prima del marzo prossimo per chiedere l’abolizione di tutte le centrali. Come nel 1988, ma allora il Parlamento non diede risposta alle 3,5 milioni di firme raccolte. Al momento le firme raccolte sono circa un milione. Alcune organizzazioni di cittadini stanno promuovendo anche l’iniziativa referendaria ma quest’istituzione non esiste in Giappone. Purtroppo la tragedia nucleare durerà ancora diverse decine di anni e spero che il popolo prenda sempre più coscienza e che la lotta continui finché tutte le centrali spariranno dalla terra. Mai più Hiroshima e Nagasaki. Ora anche: Mai più Fukushima.


PAGINA APERTA

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di Roberto Sinibaldi

I numeri che colpiscono l’immaginazione In Italia abbiamo 130 miliardi di evasione fiscale (pari a quasi il 9% del Pil) ed è aumentata di 20 miliardi negli ultimi due anni; il reddito medio dei gioiellieri è di 14.000 euro l’anno; il 50% della ricchezza è posseduta dal 10% della popolazione; le automobili oltre i 100.000 euro di costo, acquistate nell’ultimo anno, sono in numero doppio di coloro che hanno un reddito che supera i 70.000 euro; la metà delle imprese è in perdita o a reddito zero; in un decennio, fra il 2001 e oggi, il reddito medio delle famiglie tedesche è cresciuto (al netto dell’inflazione) dell’11 per cento, quello delle famiglie francesi del 6 per cento, in Italia è sceso del 4 per cento; un giovane su tre è senza lavoro (uno su due al Sud); la corruzione ci costa almeno 60 miliardi di euro l’anno; il debito pubblico è di 1.900 miliardi di euro e ci costa più di 70 miliardi di euro annui di interessi. Non si può essere stupidi e ricchi per più di due generazioni Negli ultimi quattro anni le tasse medie di uno studente dell’università pubblica sono raddoppiate, in cambio di servizi quasi azzerati dai tagli. Uno studente della Sapienza di Roma paga in media dai 1.200

ai 1.800 euro all’anno, quasi il doppio della Sorbona e otto volte delle università tedesche. Per la fuga di cervelli abbiamo perso 4 miliardi in 20 anni. Formare un ricercatore costa ai contribuenti 250.000 euro e il ritorno allo Stato è di un milione di euro nei primi dieci anni della sua attività. Se il ricercatore si forma qui e poi va a lavorare all’estero, significa che lo Stato italiano spende 250.000 euro per regalare un milione ad altri. In un mondo dove la ricchezza coincide sempre più con il sapere, l’Italia è scesa al terzultimo posto per livello di istruzione fra i trenta Paesi più industrializzati. Bisogna stimolare i consumi per aumentare la produzione Se la guardate bene, questa frase è folle. Perché vuol dire che noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per produrre. Dal 1960 al 1998 in Italia il prodotto interno lordo (a prezzi costanti) si è più che triplicato, passando da 423.828 a 1.416.055 miliardi di lire (valori a prezzi 1999), la popolazione è cresciuta da 48.967.000 a 57.040.000 abitanti, con un incremento del 16,5 per cento, ma il numero degli occupati è rimasto costantemente intorno ai 20 milioni

tra valore e prezzo Oltre alla ovvia necessità di ridurre evasione e lavoro nero, corruzione e burocrazia; tagliare le unghie al capitalismo finanziario e palazzinaro nostrano; conquistare processi inclusivi, di coesione, politiche che debellino demarcazioni sociali accentuatissime; recuperare almeno un po’ la fiducia sociale, molte sono le cose che si potrebbero fare, da subito e spesso con costi minimi. Puntando a una crescita che rispetti l’ambiente e rimanga nei limiti delle capacità di rigenerazione degli ecosistemi, esercitata con senso di responsabilità verso le generazioni future. Due dati però colpiscono, soprattutto per la loro portata economica e non secondariamente culturale e sociale: la percentuale di Pil che si guadagnerebbe in Italia abbattendo le differenze di genere è del 22%. Pare incredibile, ma è proprio così, se le donne avessero un lavoro in forma paritetica con l’uomo, oltre a tutto il resto, sarebbe una panacea per la nostra economia! È una rivoluzione che si chiama womenomics. L’altro elemento su cui riflettere è la rete: ogni 10 per cento di aumento di penetrazione della banda larga, la ricchezza di un paese in termini di Pil cresce dell’1 per cento. E ogni mille nuovi utenti di banda larga si creano 80 nuovi posti di lavoro. Internet in Italia attualmente vale il 2 per cento del Pil, poco più di 36 miliardi di euro: nel 2015 questo valore può raddoppiare, con una crescita annua fra il 10 e il 20 per cento. Per entrambi gli esempi dipende dalle scelte che faremo oggi. In palio c’è il nostro futuro prossimo.

Numeri

tempi moderni

il Segno - Ottobre 2011

(erano 20.330.000 nel 1960 e 20.435.000 nel 1998). Una crescita così rilevante (+334%) non solo non ha fatto crescere l’occupazione in valori assoluti, ma l’ha fatta diminuire in percentuale, dal 41,5 al 35,8 della popolazione. Senza considerare la precarizzazione del lavoro.

Un Paese povero abitato da ricchi L’Italia registra un evidente scarto tra le fortune private e la penuria pubblica, con infrastrutture misere, servizi carenti. Viviamo una drammatica crisi di regime in cui si specchia un paese «senza classe dirigente né economica, né politica, né culturale», secondo il drammatico e lucido giudizio della Cei (Conferenza Episcopale Italiana). Con la solita mistica del potere, invece, con quel grottesco “ghe pensi mi”, il Cavaliere ci ripropone l’eterno ritorno all’uguale. Se in campo c’è lui, la politica non serve. Purtroppo è stato vero per molto tempo nell’Italia dell’egemonia sottoculturale televisiva. Non esiste un’unica ricetta per segnare la differenza

www.issuu.com/ilpiccolosegno

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il Segno - Ottobre 2011

INDOVINA QUANTI SIAMO?

Al 31 agosto 2011 i residenti censiti nel Comune di Rocca di Papa erano 16.335 (maschi 8.130; femmine 8.205). Alla stessa data i nuclei familiari erano 6.262.*

ROCCA DI PAPA notizie, informazione, attualità

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NUMERI UTILI

Farmacia Comunale: 06-9499986 Clinica San Raffaele: 06-9428601 Comando Carabinieri: 06-94749007 Polizia Municipale: 06-94286134 Centralino Municipio: 06-942861 TAXI Mario: 339-1669282

Isola ecologica senza autorizzazioni e la Procura di Velletri mette i sigilli *dati forniti dall’Ufficio d’Anagrafe

L’eco-centro di Valle Vergine esiste dal ‘98 e dopo 13 anni tutto è rimasto uguale

di Andrea Sebastianelli Se non fosse stato per un articolo apparso sul Messaggero del 5 ottobre a firma di Eugenia Belvedere, probabilmente ci avrebbero fatto credere che l’isola ecologica di Rocca di Papa in Borgo Valle Vergine Campagna era stata chiusa per l’esecuzione di una serie di lavori programmati. Infatti, qualche giorno fa (l’8 o il 9 ottobre, cioè dieci giorni dopo il sequestro) per le strade del paese il Comune ha affisso un manifesto (foto a lato) con cui avvisava i cittadini che l’area era momentaneamente chiusa per l’esecuzione di interventi migliorativi. Nessun riferimento ai sigilli decisi d’autorità dalla Procura della Repubblica di Velletri e messi materialmente sul posto dal Comando di Rocca di Papa del Corpo Forestale dello Stato diretto dall’Ispettore Superiore Carmine Alfonsi. Il sequestro è avvenuto lo scorso 28 settembre per l’assenza delle autorizzazioni previste dalla legge, soprattutto per quelle rilasciate dalla Asl, e per la mancanza di un apposito si-

stema di raccolta delle acque di scolo. Quest’ultimo un fatto molto grave visto che a pochi metri dall’isola ecologica vi è il depuratore comunale a sua volta oggetto di sequestro da parte della stessa Procura di Velletri lo scorso 21 febbraio. In quell’occasione a finire sul registro degli indagati furono il Sindaco e l’allora Ass.re all’Ambiente. Stavolta ad essere indagati sarebbero in cinque: il primo cittadino di Rocca di Papa, la responsabile del settore Ambiente del Comune e alcuni rappresentanti della società Aimeri che gestisce l’eco-centro. Mentre scriviamo non sappiamo se la Procura abbia convalidato o meno il sequestro dell’area ma resta il fatto che l’amministrazione comunale sta inanellando una serie di sconfitte dal punto di vista ambientale che fanno emergere una realtà ben diversa dalla vetrina raccontata dal Sindaco Boccia. L’isola ecologica

esiste dal 1998, cioè fu uno dei primi progetti realizzati dall’appena eletto Sindaco Ponzo (di cui Boccia rappresenta la continuità amministrativa). Possibile che nessuno fino a oggi sia stato in grado di apportare quelle migliorie necessarie per avere un’area attrezzata come prescrive la legge? E ora, dopo la decisione dell’autorità giudiziaria, tutti a raccontarci che i lavori sarebbero iniziati entro pochi giorni. Sarà un caso ma anche dopo i sigilli apposti al depuratore, l’amministrazione comunale ha raccontatto la

stessa storia, cioè che i lavori stavano per iniziare. Dopo quindici anni di continuità amministrativa non possono esserci giustificazioni di nessun tipo. Chi legge il Segno (e ormai sono davvero in tanti) può facilmente ricordare gli articoli in cui mettavamo in evidenza l’inadeguatezza dell’area di Valle Vergine. Questa volta, fa sapere il Sindaco, la colpa è della Provincia di Roma che non ha ancora stanziato i soldi necessari per eseguire la messa a norma (circa 220 mila euro). Ma adesso, miracolo dei miracoli, ci fanno sapere che sarà la società Aimeri Srl a svolgere i lavori necessari. Resta un fatto: grazie ai sequestri della Procura, a Rocca di Papa le opere pubbliche vengono portate a termine. Dopo i sigilli tutto viene messo a norma... mai prima. E allora per vedere finiti i lavori della nuova sede comunale (ex albergo Europa), del parcheggio al Carpino e di altre opere pubbliche che proseguono a rilento, non ci resta che sperare nei sequestri, la sola arma che sembra smuovere il Palazzo.


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ROCCA DI PAPA

Nuovo Comune, rischio di opera incompiuta?

Non si potrebbe sistemare in modo decoroso l’area del cantiere?

di Sergio Rasetti Lo hanno capito tutti che i lavori del nuovo palazzo comunale di Piazza della Repubblica rischiano di restare fermi ancora per molto tempo. Di operai all’opera non se ne vedono da settimane. Da mesi piccole squadre di 3 o 4 persone si attivano per un paio di giorni, poi il cantiere torna deserto come prima. Le ragioni, come possiamo facilmente immaginare, saranno di natura economica. Se i finanziamenti non vengono regolarmente erogati le imprese appaltatrici non possono fare altro che rallentare o sospendere i lavori in attesa di essere finalmente pagate. La storia di opere pubbliche che non finiscono mai si ripete puntualmente anche perché ogni volta accade quello che per l’Italia costituisce l’inevitabile: - Saltano regolarmente fuori importanti opere impreviste che devono essere rifinanziate - Addio ai tempi e ai costi spacciati per sicuri dai politici in campagna elettorale. Quello delle opere impreviste è un problema che lascia sconcertati per il fatto che esso costituisce ormai la regola. Sembra che i tecnici, elaborando i progetti, facciano a gara ad essere il più ottimisti possibile convincendo così tutti più facilmente sulla fattibilità delle opere stesse. Il guaio, per le finanze pubbliche e per la comunità, è che alle maggiori spese si aggiunge il disagio dei cittadini alle prese con

cantieri che disturbano la mobilità, l’ambiente, la vista e l’umore. Non sappiamo in quale misura questa problematica possa aver influito su quest’opera che ci riguarda da vicino. Non sappiamo se i lavori riprenderanno presto per consentire una consegna in pompa magna in occasione delle prossime elezioni, ma tremiamo all’idea di dover convivere impotenti con quel cantiere e quella facciata dipinta di nuovo ma lasciata con quelle

L’ex albergo Europa

orribili aperture che sembrano guardare minacciose la piazza sottostante. In conclusione: “Visto che con questi lavori possiamo andare alle Calende Greche, non sarebbe il caso di far sistemare in modo decoroso l’area del cantiere restringendola un poco, schermandola con un tavolato e chiudendo allo stesso modo tutte quelle finestre senza infissi? “. La città dell’ambiente si amministra e si difende anche con questi semplici provvedimenti.

Inno alla vita, 2.847 euro per Gloria

I ragazzi di Rocca Forte Onlus ringraziano tutti i volontari che hanno reso possibile la realizzazione dell’evento “Inno alla Vita” in sostegno di Gloria Boccanera. Grazie all’impegno di tutti, ed all’importante risposta di pubblico, siamo lieti di annunciare che il ricavato della serata ammonta a 2.847,30 euro. Un risultato eccezionale che va ben al di là delle nostre aspettative! I verbali relativi al conteggio, avvenuto alla presenza del Segretario Comunale, ed al versamento dell’incasso sono disponibili sulla nostra pagina FB. Grazie ancora a tutti, e Forza Gloria! Rocca Forte Onlus

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I T T O B

il Segno - Ottobre 2011

Bando di gara per custodire i cani randagi del territorio

Il Comune di Rocca di Papa ha pubblicato un bando di gara inerente “l’affidamento dei servizi di ricovero, custodia e mantenimento cani randagi”. L’appalto riguarderà gli animali accalappiati nel territorio comunale e avrà una validità di 5 anni. L’importo a base d’asta è di 365 mila euro (per un importo giornaliero, per ciascun cane, di 4 euro) e la gara sarà aggiudicata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Le offerte dovranno pervenire all’ufficio protocollo del Comune entro il prossimo 17 novembre. Attualmente Rocca di Papa fruisce dei servizi offerti da “La fattoria di Tobia”, il rifugio convenzionato situato tra Carchitti e Colle di Fuori, dunque a pochi chilometri di distanza. Visto che l’art. 5 (commi “f” e “g”) del capitolato d’appalto prevede la possibilità per i volontari animalisti facenti parte di associazioni riconosciute di poter accedere nella struttura in qualunque momento per verificare le condizioni degli animali ospitati (e quindi anche che i soldi spesi dai cittadini siano effettivamente ben spesi), speriamo che il servizio non venga affidato a canili fuori-regione, di fatto poco controllabili, e che il ribasso rispetto ai 4 euro giornalieri non sia eccessivo perché spesso, come hanno dimostrato anche cronache recenti, costi ridicoli di mantenimento significano semplicemente canili-lager. (D.D.R.)

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ROCCA DI PAPA Alcuni fatti accaduti recentemente ci consentono di fare alcune riflessioni il Segno - Ottobre 2011

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Città dell’ambiente e della solidarietà ma la realtà è completamente diversa SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

Ora ci sono i soliti sigilli, che non interessano a nessuno, la casa è lì e ormai niente la butterà giù, il proprietario tra qualche anno pagherà una multa e il gioco è fatto! Ma chi gli avrà dato la sicurezza che non sarebbe stato fermato e che non sarebbe stata abbattuta? Il nostro Sindaco, il nostro Assessore all’Ambiente possibile che non vedono mai nulla se non a lavoro ultimato? E spesso su richiesta d’intervento dei cittadini? Ma che cosa guardano, la Luna? E tutta la “banda” di Assessori, Consiglieri, decine di delegati, Comitati (di Quartiere e di altro genere), associazioni e quant’altro… nessuno vede, nessuno sa… però ognuno di loro si prodiga per feste, sagre, incontri culturali, eventi sportivi o religiosi, Madonne che scendono, macchine d’epoca che corrono, nessuno di loro vede alberi che cadono. Domenica 2 ottobre Legambiente Rocca di Papa ha organizzato “Puliamo il mondo” al Parco Landsberg, era un modo per aggregare persone, sensibilizzare la cittadinanza. Si sono presentati solo pochi volenterosi. Nella Città dell’ambiente, nessuno della Giunta ha ritenuto importante presentarsi, probabilmente perché gli alberi non votano ma i costruttori sì!

Proseguo con gli appellativi utilizzati dal Sindaco per descrivere Rocca di Papa: Città della fratellanza e Città della solidarietà. Sorvoliamo sulla fratellanza (non c’è stata nemmeno l’adesione alla Marcia della Pace Perugia-Assisi! o almeno non ce l’hanno fatto sapere), parliamo invece di solidarietà e di un piccolo caso nostrano. Ho conosciuto Roberta Stafforti e i suoi genitori quest’estate, lei è una giovane donna di 36 anni con problemi di deambulazione. A parte qualche mattina e un fine settimana al mese che trascorre a Grottaferrata nella Comunità di Capodarco, il resto del tempo lo passa chiusa nella sua casa, piena di barriere architettoniche e con due rampe di scale che le impediscono di uscire. Praticamente è prigioniera in casa per una serie di gradini. Alcuni mesi fa il Sindaco andò a trovarla, presumo che anche lui sia rimasto colpito nel vedere la situazione di questa ragazza, promettendo almeno una pedana automatica per permetterle di uscire senza problemi. Una semplice pedana che darebbe a Roberta l’indipendenza per uscire dalla gabbia di una casa… promesse, solo promesse, perché poi il Sindaco non si è più visto! La mia solita cattiveria mi fa dubitare della sua buona fede, ci è andato qualche mese

NOZZE D’ORO Il prossimo 22 ottobre

Erasmo Del Nero e

Francesca Draicchio festeggiano i loro 50 anni di matrimonio.

Tanti auguri da parenti e amici!

Roberta Stafforti (a sin.) e Annalisa Gentilini

prima delle elezioni, poi ha vinto e forse se ne è dimenticato. Caro Boccia, Roberta è sempre lì, prigioniera di una scala, vogliamo fare qualcosa?

Chiamarci Città della solidarietà è facile, impegnarsi affinchè lo sia veramente è un’altra faccenda. Daniela Di Rosa

Albo scrutatori, al via le domande

Entro il prossimo mese di novembre i cittadini disposti a svolgere le funzioni di scrutatore di seggio elettorale, possono presentare domanda di iscrizione nell’apposito “albo” del Comune di Rocca di Papa. “Nella domanda –spiega l’avviso affisso-, redatta in carta semplice, dovranno essere dichiarate le proprie generalità, la professione, arte o mestiere e l’assolvimento dell'obbligo scolastico. Si precisa che l’inclusione nel predetto albo è subordinata al possesso dei seguenti requisiti: essere elettore del Comune; aver assolto gli obblighi scolastici; non essere dipendente del Ministero dell’Interno, Poste e Telecomunicazioni, Trasporti; non appartenente alle Forze armate in servizio né svolgere, presso le Asl, le funzioni già attribuite al medico provinciale, all’ufficiale sanitario o al medico condotto; non essere segretario comunale nè dipendente dei Comuni normalmente addetto o comandato a prestare servizio presso gli uffici elettorali; non essere candidato alle elezioni per le quali si svolge la votazione”. Per ricevere ulteriori informazioni ci si può rivolgere presso l’Ufficio Elettorale Comunale. Paola Gatta

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ROCCA DI PAPA

il Segno - Ottobre 2011

Prosegue il confronto delle idee intorno al “ruolo” del Centro Anziani

“Gli anziani sono rimasti ai margini e ora servirebbe un dibattito aperto” di Gianfranco Botti Come capita a tutti quelli che si espongono mettendoci la faccia, Andrea Sebastianelli può piacere o non piacere. Quando a luglio ha preso di petto le crespe del Centro Anziani è piaciuto. Ha messo sotto gli occhi di tutti –perché tutti leggiamo Il Segno– le prossime elezioni per il rinnovo del comando di quello che per bilancio è il secondo potere forte cittadino. Senza Sebastianelli, le elezioni e tutto il collegato, come spesso da noi capita, sarebbero scivolati sotto silenzio. Dopo la replica di cinque dirigenti, in terza battuta mi metto io. Da anziano semplice, uno dei mille. Dopo aver precisato che chi fa i soggiorni sfrutta niente, fa danni a nessuno, si paga tutto di tasca sua. Le cose degli Anziani le so, ci sto dentro. Di discuterle ne ho il diritto, ne sento il dovere. Il dovere, in quanto sugli aspetti che li riguardano, tutti i soci dovrebbero farsi sentire, per stabilire un da farsi condiviso. Il diritto, in quanto una democrazia buona pretende che tutti gli interessati a un settore abbiano la possibilità di dire la propria e venire considerati per le cose del settore. Gli Anziani tale possibilità nemmeno stavolta l’hanno avuta. A rivedere lo statuto hanno messo mano quattro giovanotti, estranei all’ambiente, digiuni delle cose. Dei soci nessuno è stato formalmente sentito, nessuna occasione di dibattito è stata per essi ammannita. Trattati da sudditi, da sottosviluppati. Non da portatori di diritti, da soggetti responsabili, ognuno con la personale esperienza e capacità di giudizio. Questo il primo punto da battere: l’arroganza di chi decide, la passività di chi subisce. Che niente dice, niente fa, per farsi rispettare. A parte il solito mormorio, inconcludente perché sotto-traccia. Gli aspetti da trattare sono tanti, li accenno senza esaurirli. Lo spazio non è mio. S’è tolto il voto ai non residenti, com’è giusto per il principio: ogni cittadino un Comune, un sindaco; ogni anziano un Centro, un presidente. Ma non si sono previsti i revisori dei conti, persone pratiche di scontrini, fatture, ricevute, movimenti bancari, chiamate a sorvegliare la regolarità contabile. Né s’è dato spazio ai garanti, persone di riconosciuta serietà, per rassicurare i soci sulla linearità dei comportamenti gestionali. E per tutelarli di fronte a soprusi subiti. Revisori e garanti devono starci sempre quando si maneggiano soldi pubblici, perché un altro

distintivo di una democrazia buona è dato dai controlli sulla gestione, su ogni gestione comunitaria. Tasto stonato è pure l’introduzione della preferenza unica, che, mentre niente cambia per chi volesse darne una o nessuna, di negativo ha che se tu hai due candidati di uguale fiducia uno devi sacrificarlo, non puoi votare compiutamente. Perché creare imbarazzi? A cercare motivazioni, di limpide non se ne vedono. Allora domando: ci fate sapere cosa ha portato alla preferenza singola? Dopo già due condizioni di una buona democrazia (1- ogni decisione va presa dopo un confronto fra gli interessati, 2- quantità e qualità dei controlli sul maneggio) eccone una terza: la facilità di concorrere alla gestione. L’aver mantenuto il sistema delle liste separate non agevola la discesa in campo degli intenzionati, la mantiene complicata. Per agevolarla, un conto è se basta dare il proprio nome per vederselo inscritto in ordine alfabetico in un elenco unico entro il quale l’elettore sceglie, un altro conto è se devi chiedere ospitalità a chi ha già una lista o attrezzarne una in proprio. Si va dicendo che il sistema d’adesso assicuri il funzionamento. Sono parole. Accordo pieno fra gli eletti non c’è stato mai, frequenti sono state le fratture. Eppure, s’è andati avanti. Come al presente. L’unanimità non è necessaria. In caso di disaccordo, per decidere si vota. Invece, che a comandare si ritrovino in sette della lista vincente, senza il controllo della minoranza, dei revisori, dei garanti, senza l’obbligo di un bilancio formalmente ineccepibile, potrebbe rappresentare una tentazione forte per profittatori, sempre in agguato. Il sospetto non si pone per oggi, ma: ma per il passato? Ma: per il futuro? Ancora. Lo statuto è, deve essere, un riferimento serio, scolpito sulla pietra. Non può cambiarsi ogni tre anni, secondo convenienza. Se il cocco di mamma è scalatore, arrivo in salita. Se è discesista, arrivo a valle. Servendosi dello statuto come di un elastico, si dà ragione chi denuncia connessioni col potere, e si sparge diffidenza, sempre nociva. Né può trascurarsi

La sede del Centro Anziani ai Campi d’Annibale

la questione dell’età d’iscrizione. Ha importanza, va accennata. Se la Regione prevede contributi secondo gli abitanti superiori ai 65 anni, un significato ci sarà. Ed è quello fornito dagli analisti. Da ogni settore provengono indicazioni decise nel fissare a quel traguardo un convenzionale inizio della terza età. Se da noi l’indicazione si contraddice coll’abbassarla nettamente, si insiste su di un localismo equivoco. Più iscritti significa più soldi, più potere. Causando scompensi non da poco. Mentre, alza perplessità il concetto di centro sociale, di cui ogni tanto si sente parlare. Cioè di struttura attenta a chi se la passa male. Intenzione buonistica, ma difficile a manovrarsi. Nel passato s’è provato a maneggiarla. Con risultati sconcertanti, però. E’ più probabile scivolare nel clientelismo che realizzare senza preparazione un’attività assistenziale giudiziosa. Qui arrivati, sottolineato come gli anziani siano stati esclusi dal centro dell’attenzione amministrativa, invito Rasetti e Sebastianelli a promuovere un incontro-dibattito, dove tutti possano partecipare e farsi sentire. L’iniziativa riempirebbe un vuoto, potrebbe costituire uno stimolo, un esempio di come le cose vadano affrontate in una società ordinata. Io ci sarei. E, oltre a quanto accennato, proporrei: conti e trasparenza, attività e cointeressamento, anziani e cultura, statuto e gratuità, socialità e mance, referente e residenza, rispetto delle regole da tutti. Vincere l’elezioni non vale l’occupazione del potere. Si tratta di una condizione pro tempore, cioè provvisoria, entro la quale non è consentito a nessuno spadroneggiare. Gli eletti sono e restano primi tra pari, dove importanza non l’ha l’aggettivo “primi”, l’importanza sta nel “tra pari”.


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“Non so se mi ricandiderò ma comunque grazie a tutti” Intervista al Presidente uscente del Centro Anziani, Enea Trinca

Il 18 novembre si vota per il Comitato di Gestione degli Anziani

di Andrea Rasetti L’amministrazione comunale di Rocca di Papa ha comunicato che le elezioni per il rinnovo del Comitato di Gestione del Centro Anziani si terranno il prossimo 18 novembre. Nel dibattito-confronto lanciato dal Segno, una voce non abbiamo ascoltato, quella del Presidente uscente, Enea Trinca, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Presidente, ci racconti della sua esperienza al Centro Anziani di Rocca di Papa e quando ha iniziato a fare volontariato. Premesso che buona parte del mio tempo libero la dedico a fare volontariato, contribuendo in modo fattivo alla realizzazione di alcune cose che oggi sono una realtà nel nostro paese, come i Comitati di Quartiere, Avis, Protezione Civile, ecc. Innanzitutto veniva il lavoro e la famiglia, il resto lo dedicavo a qualcosa in cui credevo, rimettendoci spesso anche del mio. Avendo esaurito queste esperienze ed essendo io persona che ha sempre avuto stimoli nel fare, nel lontano 2002, essendo libero da altri impegni, accettai l’invito dall’allora Presidente mio caro amico Leopoldo Casciotti, a candidarmi per il rinnovo del Direttivo del Centro Anziani e fui eletto. Da allora sono passati nove anni. Trovandomi a convivere con una realtà che per me era sconosciuta, come quella del mondo dell’anziano anche perché avendo 59 anni non potevo considerarmi del tutto “anziano”, ho cercato da subito di inserirmi in questa nuova realtà cercando di recepire le opinioni, le abitudini e soprattutto i consigli di chi era più anziano di me. Con il passare del tempo ho capito che l’anziano non vuole essere solo un iscritto ma vuole partecipare alla vita del Centro, il socio anziano porge interrogativi, esige risposte chiare, soprattutto da chi è stato eletto. Questo per me è stato il motivo, visto il torpore che regnava nel Centro Anziani, a pretendere di cambiare in me-

glio le cose, ma soprattutto di cambiare il modo di gestire il Centro dando un maggiore impulso per il risveglio delle attività rendendo più partecipi i soci e prendendo anche delle decisioni che a volte a qualcuno potevano dare fasti- Enea Trinca dio. Tutto questo vuol dire che chi fa volontariato ci mette la faccia e quindi tutto si deve svolgere alla luce del sole. Che cosa significa per lei fare volontariato? Fare volontariato è non chiedere nulla per sé ma dare a chi ne ha bisogno, chi fa un volontariato “pulito” lo fa in silenzio e non aspira a nessun premio, senza avere secondi fini. Lo fa e basta. Per questi motivi, quando si va a scegliere chi dovrà dirigere il Centro Anziani, a mio modesto parere si dovrebbero eleggere persone che non predicano false moralità facendo credere alla gente chi sa che, al solo scopo di avere un “rendiconto” di immagine o quant’altro. Pertanto, tutto questo ci impone una riflessione profonda, si dovreb-

bero scegliere persone umili e soprattutto non politicizzati e fuori da ogni conflitto di interessi, in grado di ascoltare la gente e aiutare in silenzio chi ha bisogno.

Perché insiste nell’affermare che l’anziano deve frequentare di più il Centro? Non mi stancherò mai di ripeterlo, perché la vita associativa delle persone anziane rappresenta una grande opportunità anche per vincere la solitudine, per avere contatti sociali, di svago… e per contribuire alle attività del Centro stesso. Come si favorisce questa partecipazione? Per accrescere la partecipazione degli anziani alle attività del Centro si devono prendere deci-

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sioni che vanno a favore dell’anziano, consentendo ad essi di restare attivi, sentirsi partecipi non solo in famiglia ma anche nella comunità. Si devono promuovere iniziative soprattutto per coloro che vivono soli, perché gli anziani non hanno bisogno soltanto di assistenza materiale ma anche di contatti sociali per sentirsi ancora partecipi nel luogo in cui vivono.

Che cosa può dirci di quello che sta accadendo nel Centro Anziani di Rocca di Papa? Ci sarebbe molto da dire ma non voglio aggiungere altro a quello che è stato già detto e scritto visto che la realtà delle cose è ben nota a tutti. Il resto lo lascio giudicare agli altri. Posso dire una sola cosa: che non faccio e non farò mai parte di un “gruppo” di strateghi che pur di conquistare il potere cercano con tutti i mezzi di mettere la mordacchia agli altri. Le elezioni si avvicinano, che cosa farà alla fine del suo mandato? Si ricandiderà alla guida del Centro? A meno che non succeda qualcosa che possa convincermi a ripresentarmi, non credo che dopo i fatti accaduti io possa ricandidarmi, cercherò altro a cui dedicarmi, anche perché quando un vestito va stretto bisogna cambiarlo. Dispiace solo non poter continuare a lavorare a quel progetto di modernizzazione del Centro Anziani che è stato intrapreso soprattutto sotto la mia presidenza. Comunque, per quanto riguarda la mia ricandidatura, deciderò in questi giorni. Vuole aggiungere dell’altro? Solo un’ultima cosa. Voglio, in un unico abbraccio, ringraziare sia da parte mia che della Vice-Presidente Marisa Troisi, tutti coloro che in questi nove anni ci hanno confermato la loro fiducia e ci hanno spinto ad andare avanti anche nei momenti più difficili. Ringrazio inoltre i soci che pur non avendomi dato la fiducia hanno collaborato per il bene del Centro. Oltre ai ringraziamenti vorrei rivolgere anche le scuse per eventuali cose che avrei potuto fare ma per ovvie ragioni non sono state fatte. Un forte in bocca al lupo a tutti.


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Sefattamale,laraccoltadifferenziata può creare dei disagi insopportabili A un anno dalla sua introduzione l’impegno dei cittadini non è confortato dai risultati

Cambiare ataviche abitudini è molto difficile. Ma quando il comportamento sbagliato di alcuni rischia di rendere inutile l’impegno di tutti gli altri, si corre il rischio che i secondi finiscano per rinunciarvi e, in alcuni casi, si può arrivare anche ad uno stato di frustrazione tale da influire sulla salute individuale. Parliamo della “raccolta differenziata”, una “novità” che fatica a diventare regola, comportamento naturale, presa di coscienza ineluttabile per tutta la comunità. Dopo un anno della sua entrata in esercizio l’impegno dei cittadini non è confortato da soddisfacenti e visibili risultati. Nei condomini generalmente vige il clou del disagio. I motivi sono noti: conferimento dell’umido senza usare gli appositi sacchetti ecologici distribuiti dalla società appaltatrice; conferimento degli altri rifiuti fuori dei tempi previsti che è la causa di quell’orrendo spettacolo quotidiano al quale le cattive abitudini ci condannano a vita. Al momento non risulta che siano stati fatti troppi tentativi per risolvere il problema. Basta parlarne con amici e conoscenti per verificare che c’è ancora una notevole disinformazione. Le visite presso l’Isola Ecologica Comunale, per conferire rifiuti o ritirare i sacchetti d’ordinanza, non aiutano a crederci fino in fondo vista la sua pessima organizzazione, che probabilmente è stata la ragione principale per la quale alla fine di settembre il sito è stato posto sotto sequestro dalle autorità competenti. Si è notato, negli ultimi tempi, un crescente atteggiamento di rinuncia alla segnalazione di disfunzioni del servizio o di suggerimenti per migliorarlo. Se la con-

E in Via Palazzolo le discariche aumentano

vinzione di non essere comunque ascoltati prendesse il sopravvento sarebbe impossibile poi raggiungere gli obbiettivi che ogni comunità deve obbligatoriamente perseguire. La divisione del territorio comunale in due settori con servizio di raccolta diversi: differenziata a valle e non differenziata a monte, non aiuta. La convinzione di alcuni, sicuramente errata, di voler agevolare la zona a monte per ragioni inconfessabili da parte dell’Amministrazione, deve essere assolutamente sradicata. In attesa di estendere il nuovo servizio a tutto il territorio perché non fare

Nozze di Diamante Lo scorso 6 ottobre

Rosa Zoppi e Antonio Di Paolo hanno festeggiato il loro

60mo anniversario di matrimonio

circondati dall’affetto dei loro cari. A Rosa e Antonio vanno anche gli auguri affettuosi della redazione del Segno.

chiarezza con la pubblicazione di dati separati per zone assicurando, con il necessario lavoro capillare esteso a tutti i quartieri, che sono sempre meno gli utenti che sfuggono ai controlli e quindi al pagamento di quanto dovuto; pubblicando mensilmente il numero dei controlli fatti e il numero degli utenti “recuperati”? Anche più Tarsu recuperata può essere di stimolo ai giusti comportamenti, senza dei quali nessun Sindaco può portare il suo paese a essere tra quelli che fanno il proprio dovere per salvare ambiente, economia e salute dell’uomo. il-sognatore.blogspot.com

Non è tutt’oro ciò che brilla

Parole che fanno volare l’immaginazione. Decine di punti dove si acquista oro usato nascono in ogni dove. L’oro usato generalmente rappresenta storia e ricordi degli individui e la separazione non è mai senza traumi. Sono attività assolutamente legittime che creano nuovi posti di lavoro e al bisogno aiutano ad uscire dai guai singoli e famiglie. Ma non vorremmo mai che il fiorire di questa attività dipendesse unicamente dalle difficoltà economiche dei nostri concittadini. Vorremmo che il loro successo dipendesse soltanto dall’acquisto di oro proveniente da un “filone” che all’improvviso spuntasse dalle viscere dell’antico vulcano. Un augurio che facciamo a tutti con tutto il cuore. il-sognatore.blogspot.com


ROCCA DI PAPA Serve chiarezza su depuratore, rifiuti e multe inserite in bilancio il Segno - Ottobre 2011

L’assenza di trasparenza non facilita il cittadino di Gennaro Spigola È da tempo che le forze di opposizione del centro-sinistra, della sinistra e di tutte le organizzazioni della società civile, stanno affrontando la difficile battaglia per evitare che l’informazione, elemento base dell’architrave della democrazia, sistematicamente affievolita dalle politiche del Governo centrale in carica, non venga definitivamente cancellata. Non si capisce però, quando questa nobile causa viene circoscritta nella nostra cittadina, scatta una grande contraddizione, mi spiego: il Comune di Rocca di Papa periodicamente pubblica e distribuisce (con i soldi di tutti i cittadini) un giornale che titola “Comune Informa” totalmente elaborato e gestito dai partiti che governano la città, mettendo inequivocabil-

mente in evidenza una anomalia dando spazio solo agli articoli o interviste dei sostenitori dell’attuale Giunta, facendo di fatto una informazione di parte ed evitando così che vengano resi noti alcuni capitoli importanti del bilancio comunale e della conseguente gestione economica.

Cassonetti ai Campi d’Annibale in attesa del “porta a porta”

A tal proposito: - vorremmo sapere chi dovrà pagare i 360 mila euro sostenuti per la pulizia del liquame dei depuratori stressati dall’iper lavoro dovuto in modo particolare al mancato controllo dell’abusivismo (vedasi l’enorme villa sita in località Calcare); - vorremmo sapere quali be-

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nefici comporterà ai cittadini la raccolta differenziata iniziata lo scorso anno solo in una parte del paese visto che le bollette che sono state recentemente consegnate hanno lo stesso importo della rata precedente; - vorremmo sapere se è legittimo mettere nel bilancio di previsione comunale un importo consistente di entrate dovute a possibili contravvenzioni, facendo notare che se tutti fossero dei cittadini modello inevitabilmente si dovrebbe trovare l’ennesimo escamotage con qualche tassa aggiuntiva. Si potrebbe, per evitare di formulare delle continue richieste per avere informazioni che i rappresentanti delle istituzioni dovrebbero comunque fornire, iniziare ad intraprendere tutte le strade possibili, anche se tortuose, cominciando da una prima proposta che non è certo la panacea per risolvere tutti i problemi: mettere nella condizione tutti i cittadini di poter partecipare attivamente alla politica chiedendo con forza di poter essere parte attiva nell’elaborazione delle linee politiche programmatiche connesse al bilancio comunale.

Come eravamo e... come siamo! 2011

1961

Come dimostrano queste due fotografie, scattate a 50 anni di distanza l’una dall’altra, l’amicizia può durare in eterno purché sia sincera come lo è tra questi nostri concittadini. La prima foto risale alla Pasquetta del 1961 (sullo sfondo si può

ammirare l’ambiente incontaminato di Prato Mancino ai Campi d’Annibale). L’altra foto risale allo scorso settembre in piazza G. Di Vittorio ai Campi. Ecco i protagonisti di queste “nozze d’oro dell’amicizia”, da sinistra (in entrambe le

foto): Enzo Serafini, Bruno Brunetti, Dino Troìa, Lorenzo Gabrielli e Roberto Trinca. Con loro l’appuntamento è fra una decina d’anni per scattare un’altra foto e per festeggiare le “nozze di diamante”!


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ROCCA DI PAPA

In Via Michele Stefano De Rossi nasce la “Ciclofficina”

il Segno - Ottobre 2011

Un luogo in cui incontrarsi per ridare vita alle vecchie bici di Andrea Sebastianelli Rocca di Papa non finisce di stupirmi e sempre più spesso a provocare tale reazione sono i cittadini acquisiti, coloro cioè che pur non essendo nati in questo paese lo hanno scelto decidendo di viverci. Proprio da loro arrivano quegli stimoli che ci permettono di credere ancora, malgrado tutto, che rilanciare il nostro centro storico è possibile. Per questo voglio parlarvi di una bella iniziativa pensata e messa in pratica da Roberto Sinibaldi (che è anche un collaboratore del Segno) che in via Michele Stefano De Rossi, a pochi

rale tutti coloro che credono a un modo differente di vivere e praticare la mobilità) possono recarsi o incontrarsi per fare delle attività che permettono di recuperare quelle conoscenze e quelle capacità manuali che con il tempo sono andate perdute. “Chi ha necessità di riparare una bicicletta o effettuare dei Alcune delle biciclette riparate piccoli lavori da banco – ci passi da piazza Garibaldi, ha spiega Roberto – può venire in “Ciclofficina” e mettersi alaperto una “Ciclofficina”. Di che cosa si tratta? Le ci- l’opera direttamente, impaclofficine sono dei “luoghi rando ma anche insegnando a aperti” in cui gli appassionati quelli che non lo sanno fare”. di biciclette (ma più in gene- Questo potrebbe far pensare a

Alla scoperta delle Ciclofficine per una nuova filosofia di vita

Le Ciclofficine Popolari sono un collettivo di persone che si incontrano per riparare e riciclare biciclette, ma che puntano anche alla promozione di un altro modo di pensare e agire, condividendo i saperi e permettendone una continua circolazione. L’auto-formazione è per loro una pratica quotidiana. I loro mezzi vanno oltre le biciclette: lottano ogni giorno per ripensare drasticamente le strade delle nostre città, sempre più dominate da automobili, e sempre più devastate dall’inquinamento. Il sito Ciclofficinepopolari.it vuole essere un riferimento per il manifestarsi delle Ciclofficine Popolari in Italia, così da metterle in contatto le une con le altre.

Roberto al lavoro mentre ripara una bicicletta

una officina meccanica in cui si portano delle bici da far riparare e poi si paga il meccanico per il lavoro svolto. “Niente di tutto ciò. Qui non ci sono meccanici a disposizione ma ognuno, gratuitamente, diventa meccanico per se stesso”. Infatti il locale, ristrutturato e rimesso a nuovo conservando le caratteristiche tipiche delle cantine roccheggiane, è dotato di attrezzature, chiavi inglesi, cacciaviti, lime… e di tutto ciò che può servire per riparare biciclette o effettuare altre piccole riparazioni. “Alcuni attrezzi li avevo già, altri sono stati recuperati e altri ancora mi sono stati portati da cittadini che da tempo non li utilizzavano e ora sono a disposizione di tutti”. La “Ciclofficina” di via De Rossi, infatti, vive per far rivi-

Gli attrezzi della Ciclofficina

vere quegli oggetti della mobilità (biciclette ma non solo) finiti in discarica oppure gettati nei cassonetti o rimasti per anni abbandonati negli scantinati e che invece potrebbero avere nuova vita. “Io stesso, tempo fa, presso qualche isola ecologica ho recuperato alcuni telai di vecchie biciclette che man mano sto sistemando così da renderle nuovamente biciclette funzionanti”. Appena aperta, la “Ciclofficina” ha destato subito la curiosità dei bambini del quartiere che si sono interessati alla nuova attività che ha rivitalizzato l’intera strada. Luca, uno di questi curiosi bambini del centro storico di Rocca di Papa, non aveva una bicicletta pur desiderandola e così Roberto gliene ha regalata una, scelta tra quelle rimesse in sesto e più adatte per lui. Adesso Luca scorrazza contento tra i vicoli. Sono convinto che il criterio che ha portato alla nascita di questa “Ciclofficina” sia la strada migliore per rilanciare e recuperare il centro storico, iniziando proprio da quelle attività artigianali e di pratica sociale che ormai si stanno perdendo. “Chi avesse attrezzi che non usa più, biciclette ferme da anni o danneggiate, oppure semplicemente sia incuriosito dalla filosofia della Ciclofficina, può venire in via Michele Stefano De Rossi”. Al momento non ci sono giorni prestabiliti di apertura, ma per entrare nel bel mondo delle “Ciclofficine” si può contattare direttamente Roberto Sinibaldi tramite mail (roberto.sinibaldi@tin.it).


“ Rocca di Papa ASS.NE TERRE SOMMERSE CASTELLI

un paese, la sua storia

il Segno

Numero Speciale in occasione della “Sagra delle Castagne 2011”

Nella terra dei primi Latini

PICCOLO

Benvenuti!

Supplemento al n.10 del mese di Ottobre 2011 del giornale

Il Segno - Reg. Tribunale Velletri n. 5/02 del 19/02/2002 - Direttore Responsabile: Andrea Sebastianelli - ilpiccolosegno@libero.it

Per conoscere un po’ di più Rocca di Papa

di Andrea Sebastianelli L’attuale abitato di Rocca di Papa si estende al di sotto del pianoro denominato “la Fortezza” su cui forse insisteva, seguendo l’interpretazione di Plinio il Vecchio, l’antico villaggio di Cabum che ospitava i sacerdoti Cabenses addetti al culto di Juppiter Latialis (Giove Laziale) sul Mons Albanus (l’attuale Monte Cavo). I resti del Tempio di Giove sono in parte ancora visibili sulla vetta del monte e lungo il percorso della “Via Sacra”, una strada di epoca romana risalente al 100 a.C. che da Via dei Laghi arriva fino alla sommità per una lunghezza di circa tre chilometri di basolato ben conservato. Tra i riti più antichi legati al culto di Giove si segnala per importanza quello delle Ferie Latine, una ricorrenza annuale a cui partecipavano tutte le genti di stirpe latina per rinnovare il loro vincolo di fratellanza. a prima dicitura con cui viene indicato l’abitato di Rocca di Papa è quella di “Castrum qui dicitur Monte Cabum”. Nel 1090, appare come “Castrum Montis Albani” e successivamente come “Roccam de monte Cavo”. Si deve a Papa Eugenio III (Papa tra il 1145 e il 1152), che per primo qui soggiornò, l’attuale nome della città (Castrum Rocca de Papa). Il controllo dell’abitato, fino alla formazione dei Comuni, passerà (Chiesa a parte) di casato in casato: Annibaldi, Orsini, Frangipane, Colonna, ecc. Nel 1855 un gruppo di rivoltosi all’insegna del grido mazziniano “Dio e Popolo” proclamò la Repubblica di Rocca di Papa che suscitò forti preoccupazioni negli ambienti vaticani e internazionali, nonché le ire del poeta romano Gioacchino Belli che usava soggiornare di frequente nella nostra cittadina. Oggi Rocca di Papa, sede del Parco dei Castelli Romani, è una località turistica molto apprezzata per la sua aria fresca e salubre e per i suoi numerosi boschi di castagno che offrono paesaggi di rara e variegata bellezza nelle varie stagioni. olti sono i monumenti che si possono visitare a Rocca di Papa ma sicuramente l’aspetto che rende più orgogliosi i roccheggiani della loro storia e della loro città è l’ambiente con i suoi boschi, le sue vallate, i prati del Vivaro, i suoi sentieri naturalistici e la sua cultura boschiva che nel corso dei secoli ha preservato un ambiente incontaminato che ora dovranno essere le generazioni contemporanee e future a conservare.

L

M

Ho veduto in vita mia grandi e belle estensioni di paese, in monte e in piano, sui mari e sui laghi; ma una vista come l’avevo dal balcone della mia camera a Rocca di Papa ... non l’ho incontrata in nessun luogo e neppure che le si avvicinasse. Massimo D’Azeglio

(1798-1866)

Il Patrono San Carlo Borromeo

Dal 1613, anno della sua proclamazione, San Carlo Borromeo è il Patrono di Rocca di Papa e dunque da ben 398 anni si svolge la Festa a lui dedicata che coinvolge l’intera comunità roccheggiana A pag. 3

Annibale

Il guerriero che diede filo da torcere ai Romani, secondo alcuni, avrebbe dato origine al quartiere dei Campi d’Annibale A pag. 2

Marconi

Il grande scienziato effettuò dall’Osservatorio di Rocca di Papa i suoi esperimenti sulla trasmissione tramite telegrafo A pag. 3

La “Via Sacra”

Alla scoperta della strada romana che si arrampica lungo le pendici di Monte Cavo A pag. 3

tanti buoni motivi per tornare a Rocca di Papa


Prospero Colonna

Dalla “Fortezza” comincia una storia lunga mille anni SPECIALE “SAGRA”

Roc c a d i Pa pa

I Colonna per 10 mila ducati presero il Castello della Rocca

di Piero Botti Il monumento che costituisce, a mio avviso, la caratteristica principale del nostro paese, è la Fortezza. Rocca di Papa deve il suo nome a questa Rocca, già in tempi remoti, l’antichissima “Cabum”; città del Latium Vetus (Lazio Antico). ARX ROMANA Tito Livio (XXIV - 9, 9) “All’avvicinarsi del nemico cartaginese Annibale, si collocano rinforzi sulla rocca, sul Campidoglio, sulle mura, intorno alla città, anche sul monte Albano e sulla rocca...”. La rocca è naturalmente una posizione forte (Fortezza) e tale rimane nei secoli. ROCHA DE PAPA Così è citata e ricordata, sempre nei documenti medievali, con le case “assai piccole”, “le casette”, che scendono in modo circolare verso valle, costituendo il Borgo Medievale intorno alla sua Fortezza. Dall’alto, infatti, si notano molto bene questi cerchi “di casette”; dove i roccheggiani hanno sempre vissuto; stretti in vicoletti, a volte di poche decine di centimetri; vicinissimi, tanto da sapere i segreti gli uni degli altri; di conoscere i pregi e difetti, il coraggio, o la viltà di

tutti i concittadini. Questi vicoli, questi archi, queste fontane in pietra sperone, questi portali, queste cantine, tutte con grotte profondissime, sono un monumento di urbanistica antica, da studiare. Spesso, nascondono segreti (vicolo Sepolcro Scaccia); e spesso segnano i passi della storia, come “vicolo delle Milizie” che, secondo Alberto Tenerelli, costituiva il percorso quotidiano delle truppe pontificie, che entravano e uscivano dalla Fortezza; come “vicolo della Portella” dal latino: della porta secondaria del castello. GLI ANNIBALDI Arrivano a possedere Rocca di Papa attraverso il matrimonio di Annibale Annibaldi con una figia di Agapito, dei Conti del Tuscolo, potentissima famiglia romana, nel 1090. Ma la Rocca già esisteva; ed era la Rocca del Papa, chiunque ne fosse il reggitore. E’ probabile che gli Annibaldi la fortificarono ulteriormente con i bastioni che un recente scavo archeologico stà riportando alla luce. Ma, nei secoli dell’Alto Medioevo, altrettanto probabilmente, la Fortezza era già configurata da quell’Arx Romana di cui parla Tito Livio (“in arce ponuntur”). I Campi iniziano a chiamarsi di Annibale, perchè di proprietà di Annibale

Annibaldi. I COLONNA Nell’anno 1426, Antonio, Odoardo e Prospero, figli di Giordano, acquistarono dai fratelli Annibaldi il Castello di Rocca di Papa, per il prezzo di 10 mila ducati d’oro (Archivio Colonna, dove si parla del nostro paese con il nome di Rocca di Papa). Per prevenire le questioni fra i suoi eredi, Martino V (Colonna) con atto del 1 febbraio 1427, assegnò a Prospero il feudo di Rocca di Papa. Di lì a poco i Colonna, tramutarono le essenze arboree nostrane da faggi in castagni. Ma perchè? I territori dei Castelli erano ricoperti tutti da vigneti; e attraverso il castagno, ottenevano i filari di quelle vigne; oggi sostituiti da quelli di cemento. Per motivi economici, sparirono le macchie di faggi, di cui rimangono i nomi: Le Faete, la Faiola, Maschio delle Faeta, sostituite da immensi castagneti. A ricordo di questi boschi, i Colonna lasciarono alcni esemplari di faggi sulle vette dei monti, alcuni furono abbattuti per far posto alle antenne di Monte Cavo. Nel 1534, salito al pontificato Paolo III Farnese, Ascanio Colonna provò a stabilire con il nuovo Papa buoni rapporti, ma dopo alcuni anni venne con quel

Nel 1855 venne proclamata la Repubblica

“In nome di Dio e Popolo, Rocca di Papa è nostra!” Il Primo maggio del 1855 il popolo di Rocca di Papa insorse contro i Colonna che dominavano dal 1426. Per oltre quattrocento anni, infatti, i roccheggiani conobbero soltanto miseria e schiavitù, fino all’avvento delle idee mazziniane di libertà. A provocare la rivolta fu l’ennesimo taglio di un bosco (la macchia della Fajola) ordinato dai Colonna nel marzo del 1855 contro il volere della popolazione locale che perdeva il diritto di legnare e carbonare. Circa duecento roccheggiani la notte del 31 aprile occuparono i terreni appartenenti a Casa Colonna al grido “I boschi sono i nostri e nostri i terreni!” e suonarono le campane della Chiesa a festa proclamando la

“Repubblica di Rocca di Papa”. Poi, in piazza detta “della Barcaccia” (attuale piazza Garibaldi) venne eretto l’albero dell’indipendenza con sulla cima un berretto rosso. Lo stemma pontificio venne sostituito con l’insegna riportante la scritta “Dio e Popolo”. La notizia della rivoluzione roccheggiana fece il giro del mondo. Il Papa, Pio IX, dovette rinunciare al suo soggiorno a Castel Gandolfo e ordinò l’invio di centinaia di soldati a Rocca di Papa. Tutti i giornali d’Europa parlarono di questa Repubblica. Il 31 maggio 1855 il francese “Journal dés Debats” scrisse che si trattava di un grande avvenimento politico, perchè Rocca di Papa si affrancava dal suo Principe emulando la Re-

Pontefice in aperta discordia. Paolo III nel 1539, aumentò il prezzo del sale; Ascanio pretendeva che questo aumento non doveva aver luogo nelle sue terre. In tale contrasto gli esattori pontifici arrestarono alcuni vassalli colonnesi. Ascanio, con i suoi armati, fece scorrerie nell’Agro Romano, razziando bestiame.Quel Pontefice, che non amava la Famiglia Colonna, mosse guerra a Rocca di Papa, con un esercito di 10 mila uomini (Muratori). L’esercito pontificio, iniziò a battere La Fortezza con le sue artiglierie. Pier Luigi Farnese mise il campo a Rocca di Papa ed iniziò ad attaccare. I Farnese entrarono nella Rocca dalla parte dei Campi d’Annibale; perchè dal versante opposto non lo avrebbero mai potuto fare. Le truppe dei Colonna, dopo aspri scontri, dovettero capitolare; e, molti di loro, rimasero uccisi o imprigionati. La Rocca fu messa a ferro e fuoco, e la torre mozzata, ed il Papa Farnese si impossessò di questi territori. I secoli, le nevicate, l’ignoranza, devastarono il Castello, che era l’Arx dei Romani contro Annibale. Oggi, attendiamo con trepidazione di poter ammirare, attraverso gli scavi di questi mesi, quegli antichissimi e gloriosi bastioni.

La lapide collocata a piazza Garibaldi

pubblica di San Marino”. Il poeta romano Gioacchino Belli, che nel 1854 era stato in villeggiatura a Rocca di Papa, bollò la rivolta come “pazzia dei rocheggiani” chiamando Rocca di Papa con l’appellativo di “Roccaccia”. Non conosciamo i nomi dei rivoltosi, nè di quelli che furono imprigionati ma, come ha scritto il Ceccarius, quei roccheggiani furono “i precursori ignorati di successivi movimenti sociali”. Tratto da: “Rocca di Papa, Albalonga” di Tito Basili (1976)


SPECIALE “SAGRA” La strada romana del 100 a.C. si trova nel cuore del Parco Regionale dei Castelli

R o cc a d i Pa pa

Dall’età del Bronzo alla fondazione di Roma

Le tracce dei primi villaggi di stirpe Latina furono scoperte nei Castelli Romani a partire dall’Ottocento. Si trattava soprattutto di necropoli che testimoniavano l’esistenza, a partire dal Bronzo Finale, di piccoli ma numerosi abitati prevalentemente dediti alla pastorizia e all’agricoltura. Villaggi che celebravano dei riti in comune sulla vetta dell’attuale Monte Cavo (l’antico Mons Albanus) in cui si innalzava il tempio dedicato al Giove dei Latini (Juppiter Latiaris). La cerimonia più importante era quella delle cosiddette Ferie Latine, in cui tutti i Popoli di stirpe Latina si riunivano per alcuni giorni sulla vetta del monte sacro a Giove per rinsaldare i loro vincoli di amicizia e fratellanza, dividendo il pasto preparato appositamente. Lo storico romano Tito Livio, nella sua “Storia di Roma”, dedica diversi passi alle vicende che accaddero dall’arrivo di Enea fino alla fondazione della mitica città di Albalonga da parte del figlio Ascanio. E, pian piano, arriviamo ai primi Re di Roma che sul Mons Albanus, percorrendo la Via Sacra (strada basolata risalente al 100 a.C.),

Il telegrafo di Marconi

si recavano per rendere omaggio a Giove. Vi c e n d e narrate da Livio mescolando storia, mito e leggenda, che ci fanno comprendere l’importanza dei Colli Albani e di Monte Cavo rispetto alla successiva fondazione di Roma avvenuta nel 754 a.C. La figura più illustre tra quelle che percorsero la Via Sacra per rendere omaggio al Giove Laziale, è si-

Marconi a Rocca di Papa nel 1932

Il 2 agosto del 1932 Rocca di Papa entrò nella storia moderna. Dall’Osservatorio Sismografico posto a 750 metri s.l.m., infatti, partirono i segnali verso il panfilo “Elettra”, stabilendo così il successo del telegrafo messo a punto dallo scienziato italiano Guglielmo Marconi. Le prove furono avviate quando il panfilo si trovò a 63 chilometri da Rocca di Papa effettuando eccellenti comunicazioni telefoniche in duplex con segnali molto forti da ambo le estremità.

Sopra: Enea con il padre Anchise e il figlio Ascanio che fuggono da Troia verso l’antico Lazio in una scultura del Bernini (1619) conservata a Roma. A lato: la cappelletta dedicata a S. Rita sulla strada romana di M. Cavo. In alto: la Via Sacra in una stampa del XVIII sec. a.C. Nel riquadro: Giulio Cesare che trionfò a M.Cavo nel 45 a.C.

supplemento il Segno ottobre 2011

curamente quella di Giulio Cesare che qui trionfò nel 45 a. C. Il Tempio di Giove sulla vetta di Monte Cavo, finì la sua funzione nel IV sec. d.C. quando nel 391 Valentiniano II e Teodosio fecero approvare la legge che proibiva i riti pagani. Oggi sul monte poco rimane del Tempio a parte alcuni blocchi squadrati di pietra sperone e alcuni resti di colonne che si possono vedere lungo la Via Sacra. Attraverso una stampa di G. B. Piranesi (1720-1778), abbiamo la documentazione grafica dell’esistenza delle rovine del Tempio con statue frammentate, roc-

San Carlo, un Patrono amato

Il 4 novembre (giorno di Ognissanti) dell’anno 1613, Rocca di Papa proclamò suo Patrono San Carlo Borromeo. Alla cerimonia, svoltasi nella Chiesa del Crocifisso (nel cuore del Quartiere Bavarese) partecipò anche La Chiesa la famiglia Colonna del Crocifisso che era imparentata direttamente con i Borromeo poichè il figlio di Marcantonio Colonna, Fabrizio, aveva sposato Anna Borromeo, sorella del Santo. La comunità in quella sede decise inoltre di dedicare ogni anno a San Carlo una vera e propria festa solenne. Inizialmente questa festa per il Patrono veniva ricordata il 4 novembre ma, essendo un periodo in cui i roccheggiani erano impegnati nelle attività della campagna, dal 1854 la Festa verrà celebrata la terza domenica di luglio.

chi di colonne, capitelli, basi e architravi. Molti oggetti antichi portati alla luce nel territorio di Rocca di Papa, sono custoditi in diversi musei, a cominciare dal Museo Preistorico “Pigorini” all’Eur di Roma in cui si possono ammirare le ceramiche rinvenute nelle tombe protostoriche. Nel museo civico dell’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata, invece, sono conservati alcuni gioielli in oro recuperati dalla tomba principesca del Vivaro. Infine, nel Museo delle Navi di Nemi si trovano alcuni frammenti di roccia lavorata che decoravano il Tempio di Juppiter Latiaris. (A.S.)

Il dialetto di Rocca di Papa

Il dialetto roccheggiano tende ad essere latineggiante con tracce di linguaggi stranieri, come del resto si è verificato anche nella lingua italiana. Del parlare medievale è rimasta la pronuncia della C tendente leggermente all G (“in gima” per dire “in cima”) e della D al posto della T e viceversa (“Trénto” invece del romanesco “Drénto”, mentre in italiano è “Dentro”). La Z è pronunciata spesso in maniera dolce e rapida. A Rocca di Papa, infatti, rimase il linguaggio latineggiante medievale con le parole che finivano in U. Altra caratteristica del linguaggio roccheggiano stà nell’uso di molti dittonghi, esempio: “siénti” (senti), “uòrtu” (orto), “liéttu” (letto). Ecco alcune parole: Arboru = Albero Iespa = Vespa Brenciu = Selcio Llopiàtu = Assonnato Ciànga = Gamba Mitula = Piastrella Fionnà = Tirare Ogna = Unghia Gnaffu = Fango Ràcia = Brace


il Segno dei tempi

Roc c a d i Pa pa

nei disegni del Maestro Franco Carfagna

supplemento il Segno ottobre 2011

Panorami di una volta

Rocca di Papa offre ai suoi visitatori dei panorami mozzafiato! Basta farsi una bella passeggiata per il centro storico tra vie, vicoli, piazzette e slarghi per trovarsi davanti dei paesaggi unici in cui Roma appare in tutta la sua bellezza. Eppoi gli altri paesi dei Castelli, da Marino a Castel Gandolfo, Nemi ed Ariccia, circondati dal verde della campagna romana con i due laghi vulcanici, tutti sembrano stare dentro un dipinto. Vi invitiamo a queste belle passeggiate per scoprire qualcosa in più del nostro paese.

L’Osservatorio Astronomico e il Museo di Geofisica

L’Osservatorio Astronomico pubblico “Franco Fuligni” è dal 2000 un punto di riferimento per la divulgazione e la didattica astronomica in tutta l’area sud della provincia di Roma e della provincia di Latina. L’Osservatorio è sito nel Comune di Rocca di Papa, e precisamente presso la frazione “Vivaro”, ed è una struttura aperta a tutti, astrofili, curiosi, gruppi e scolaresche, a chiunque sia interessato

a scoprire le bellezze dell'universo. La cupola di 4 metri ospita un telescopio riflettore newtoniano da 41 cm di diametro. Dal giardino dell’Osservatorio, parte il sentiero delle stelle, un percorso lungo il quale è possibile riscoprire “l’altra metà del panorama”. Un’altro luogo da visitare è senz’altro il Museo di Geofisica, posto sotto la Fortezza, che oltre a raccontare la storia della ricerca

vulcanolog i c a italiana e internazionale, raccoglie anche le prime attrezzature messe a punto da Michele Stefano De Rossi, che proprio da Rocca di Papa studiava il fenomeno dei terremoti e dei movimenti della crosta.

La verdeggiante La sagra dell’arte frazione di Vivaro con i murales

Le origini del Vivaro, la graziosa frazione di Rocca di Papa, risalgono ai primi anni del 1900 Il Centro Coni quando aldel Vivaro cune famiglie di Capranica Prenestina si misero a servizio della nobile famiglia degli Sforza-Cesarini, all’epoca proprietaria di quelli che oggi chiamiamo “pratoni del Vivaro” e del latifondo della Fajola. Oggi, anche grazie alle attività del Centro Equestre Federale del Coni, il Vivaro è uno dei luoghi più belli e incontaminati a pochi chilometri da Roma e può ancora offrire dei paesaggi incantevoli misti a una vita campestre di qualità e tranquillità che permette di ritrovare gli antichi sapori di una volta con ricotta e formaggi freschi e del pane appena sfornato.

Le strade e i vicoli del centro storico di Rocca di Papa sono arricchiti da decine di murales che rendono molto piacevole e rilassante anche una semplice passeggiata. Alcune di queste opere d’arte, che decorano diverse pareti all’aperto, risalgono al 1978 (anno in cui si svolse la prima edizione della “Sagra dell’Arte” ideata dall’indimenticato artista roccheggiano Miro Fondi) e sono eseguite con tecniche. Questa particolare Sagra è ridiventata realtà, diventando meta ambita di diversi artisti sia italiani che stranieri, e si è arricchita anche di alcune sculture, scolpite nella roccia viva, che si possono incontrare camminando per il “Quartiere Bavarese” Via delle Scalette di Rocca di Papa.

NUMERI UTILI

Il quartiere “Bavarese”

Il primo quartiere di Rocca di Papa è conosciuto con l’appellativo di “Bavarese”. Nel 1328, infatti, le truppe dell’imperatore Ludovico VI detto appunto il Bavaro, assediarono per diversi mesi il Castello sulla Fortezza. Terminato il lungo assedio, l’esercito tedesco fece ritorno a casa ma alcuni soldati, che nel frattempo si erano fidanzati con ragazze del posto, decisero di rimanere a Rocca di Papa e così cominciarono a costruire nuove case proprio ai piedi del Castello e intorno alla prima piazzetta di Rocca, Piazza Vecchia. Pian piano quelle poche case divennero un paese. Ancora oggi i colori del gonfalone comunale sono il bianco e l’azzurro, i colori della Baviera. A ricordo delle sue origini, Rocca di Papa dal 1989 è gemellata con la cittadina bavarese di Landsberg am Lech.

Altri motivi per tornare...

Oltre alla Sagra delle Castagne, a Rocca di Papa un’altra manifestazione che stà riscuotendo molto successo è la Mangialonga, camminenno e magnenno. E’ una passeggiata eno-gastronomica che, oltre a far conoscere le ricchezze ambientali del paese, fa assaporare anche le pietanze prelibate e tipiche della cucina nostrana. L’iniziativa si tiene di solito nel mese di giugno o luglio. La Notte Verde (versione roccheggiana della classica Notte Bianca), è un altro appuntamento molto sentito. Il Centro del paese ospita artisti, musicisti, poeti e tanto altro ancora. Di solito si tiene nel mese di luglio. A settembre invece si svolge la Birra nella Contea, in cui la città si trasforma in un vero e proprio villaggio bavarese, in omaggio alla cittadina tedesca, Landsberg, gemellata con Rocca di Papa. Tra la fine di agosto e i primi di settembre al “Vivaro” vi è la Sagra del Fagiolo Regina, con i fagioli tipici della graziosa frazione.

Comune di Rocca di Papa: tel. 06-942861- Parco dei Castelli: tel. 06-9479931 - Museo Geofisico: 06-9496230

www.comune.roccadipapa.rm.it - www.parcocastelliromani.it - museoroccadipapa.ingv.it


ROCCA DI PAPA Una domenica trascorsa nel Parco Landsberg con Legambiente il Segno - Ottobre 2011

‘Puliamo il mondo’ ma anche Rocca non sta messa bene...

di Andrea Rasetti Legambiente ci riprova. La sezione di Rocca di Papa dell’associazione ambientalista domenica 2 ottobre ha organizzato la manifestazione “Puliamo il mondo”. Quest’anno il circolo ha deciso di dedicarsi alla bonifica del Parco Landsberg, il polmone verde posto a ridosso del centro storico, le cui condizioni appaiono a dir poco allarmanti. Rifiuti in ogni angolo, sentieri disfatti e pericolosi, staccionate fatiscenti e addirittura mancanti (perfino quelle che dovrebbero proteggere dallo strapiomo di 8 metri che dà sul piazzale principale del Parco), arbusti a terra, erbacce dappertutto. E ancora: giochi per bambini sporchi, rotti e sicuramente privi delle neces-

I volontari di “Puliamo il mondo” con la mascotte Peter

sarie manutenzioni periodiche. Senza tener conto dell’ex chioschetto di legno ormai ridotto ad un cumulo di macerie. Più che una domenica da trascorrere in mezzo alla natura è stata una presa di coscienza su uno stato di abbandono che non trova confronti negli ultimi vent’anni. A rispondere alla chiamata di Enrico Cacciatori, presidente del circolo locale di Legambiente, sono stati una decina di cittadini, tra cui alcune famiglie con bambini al seguito, che armati di rastrelli, scope e pale, oltrechè del caratteristico cappellino giallo dell’associazione, hanno pulito il grande piazzale a semiluna con i suoi due ingressi su Viale Madonna del Tufo. A dare manforte ai volon-

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tari intervenuti, anche la sezione di Rocca di Papa della Protezione Civile, con in testa il Presidente Fabrizio D’Ortenzi. Non poteva mancare la mascotte dell’evento, il cagnolino Peter, che scorrazzava nel Parco seguendo i volontari. Alla fine Fabrizio D’Ortenzi all’opera è stata comuqnue una Adulti e bambini puliscono bella mattinata all’in- il Parco Landsberg segna della sensibilità ambientale. Sensibilità che andrebbe dimostrata da tutti i cittadini e dalla stessa amministrazione comunale anche nei restanti 364 giorni. “Noi ce la mettiamo tutta -ha detto il presidente Cacciatori- e speriamo che sempre più persone partecipino alle at- tività in difesa dell’ambiente”.

Sportello Forestale, la Comunità chiama Rocca di Papa, per ora, non risponde

La Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini, attraverso il proprio Sportello Forestale, si è attivata nel mese di settembre per far ottenere ai Comuni finanziamenti per la redazione dei Piani di Gestione e Assestamento Forestale, indicati in sigla come PIGAF. Un’incombenza che gli enti locali debbono assolvere periodicamente per ottenere le necessarie autorizzazioni. Così, per aiutare i Comuni aderenti, la Comunità Montana ha messo a loro disposizzione uno Sportello Forestale per fornire informazioni e delucidazioni in materia. All’informativa firmata dal Presidente della Comunità, De Righi, hanno già risposto affermativamente l’Università Agraria di Gallicano e il Comune di Rocca Priora, mentre si attende ancora un riscontro dai Comuni di Rocca di Papa e di Monte Compatri. L’ Agronomo incaricato del servizio è reperibile presso lo Sportello, o alla mail: patrimoni.forestali@cmcastelli.it

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Da diverse settimane piazza Garibaldi è al buio e i cittadini protestano ROCCA DI PAPA

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si tratta, non lo conosciamo anche perchè che sperare... ma, come dice il detto, “chi di nessun avviso è stato affisso per informare speranza vive, disperato muore”. i residenti. Ora la speranza che torni la luce Paola Gatta è rappresentata dalla Sagra delle Castagne che invaderà le strade del centro e quindi tutto tornerà nella normalità. “Possibile che dobbiamo sperare nella festa per avere un po’ di luce per le Il 27 agosto 2011 ci strade?” è stata l’amara conclu- ha lasciati per semsione di Franco. Se il centro sto- pre Giancarlo Giorico resta in queste condizioni, vanetti. E’ stata tutti i bei discorsi di rilancio e va- una grave perdita, lorizzazone lasciano il tempo che oltre che per la fatrovano e ai cittadini non resta miglia, anche per l’intera comunità di Rocca di Papa. La sua discreta presenza ha immortalato ogni avvenimento che ha scandito negli anni la vita della nostra città: feste, gare vantaggio per gli esclusi dell’anno pre- sportive, ricorrenze, processioni, eventi sacri e profani sono cedente) già mi getta in uno stato di an- stati tutti immortalati dall’obbiettivo di Giancarlo. goscia. Intanto ho fatto ciò che Il suo archivio è una vera e propria miniera di ricordi per consiglio a tutti i genitori interessati: tutti i roccheggiani. Le sue mostre fotografiche all’interno “ho chiesto la restituzione delle 20 della “Sagra delle castagne” erano apprezzatissime da noi euro versate per una iscrizione che tutti ed era continuo il flusso di gente che portava orgonon è avvenuta; quindi assoluta- gliosamente altre foto per arricchire la mostra. Già Presidente della polisportiva Rocca di Papa, negli anni settanta, mente non dovute”. Tutti sanno che la Scuola Pubblica è che tanti ragazzi ha iscritto nelle proprie fila, gli era rimaallo stremo delle possibilità economi- sto quel “titolo” e spesso la gente che lo incontrava lo chiache, ma chiedere a chi ne è restato fuori mava affettuosamente “Presidè”. di rinunciare alla restituzione per com- E’ stato uno dei fondatori della “Strana Compagnia” conprare la carta igienica ai “fortunati” che tribuendo in maniera determinante alla realizzazione delle ci stanno dentro, sarebbe chiedere commedie dialettali. Ma Giancarlo non va ricordato per troppo. quanto finora detto; Giancarlo va ricordato soprattutto per Contemporaneamente mi permetto di la sua bontà, per la sua mitezza, per l’altruismo con cui fasuggerire alla Direzione Didattica di ceva ogni cosa, per quella sua gentile ma pungente ironia, regolarsi diversamente per l’anno pros- un po’ alla “Vianello” , qualità che ne hanno fatto una persimo, facendo pagare l’iscrizione sol- sona “unica” stimata e rispettata da tutti. tanto ai bambini già ammessi, Alla moglie, ai figli, ai nipoti, a tutti noi lascia in dono una realizzando così un sicuro risparmio di stupenda eredità e l’orgoglio di aver fatto parte, in qualche tempo e denaro per la scuola e i geni- modo, della sua vita! tori. ….Ciao Giancarlo, ci mancherai! Una mamma come le altre

“Ahi voglia a parlare di rilancio del centro storico... intanto sarebbe sufficiente ridarci la luce!”, così ci ha detto il sig. Franco, un anziano che vive sopra Piazza Garibaldi e che da quasi un mese è costretto a convivere con l’assenza di illuminazione pubblica un po’ in tutta la zona. Non che non ci siano dei bei lampioni stile antico, ma di luce nemmeno a parlarne. Quando va via il sole tutto piomba nel buio più completo. “Qualche sera fa sono sceso in piazza e mi sembrava fosse mezzanotte, niente luce, nemmeno l’insegna di qualche negozio... ma d’altronde sono tutti sfitti...” continua a raccontarci. Il motivo di questo guasto, se di guasto

Domande di ammissione alla scuola materna

“Rivoglio i miei 20 euro” Alla consegna della domanda di ammissione alla Scuola Materna di Rocca di Papa per ogni bambino era richiesto il versamento di 20 euro con conto corrente postale. Come si sa i posti a disposizione erano pochi e mio figlio insieme a tanti altri non è risultato tra i bambini ammessi. Poco male, anche quest’anno pagherò le mie 400 euro al mese per un asilo privato e brinderò, con le restanti 300 euro del mio lavoro co.co.co., alla salute della Gelmini e di tutti quelli che avendo gestito, come politici o dirigenti pubblici, questo paese lo hanno ridotto ad un lumicino che si sta per spegnere completamente. Il pensiero che tra qualche mese dovrò ripetere, per l’anno 2012-2013, domanda e attesa di una risposta che arriva inspiegabilmente sempre in ritardo per potersi organizzare diversamente, avendo tra l’altro a che fare con criteri di selezione a dir poco discutibili (per esempio non è previsto alcun punto di

il Segno - Ottobre 2011

Ciao Giancarlo...


ROCCA DI PAPA E’ scontro sull’affidamento senza gara della mensa scolastica

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Romei: “L’atto è illegittimo scriverò alla Corte dei Conti”

Un Consiglio Comunale e, a sin., Romei

di Luigi Serafini Il Consiglio Comunale in una controversa seduta, lo scorso 23 settembre ha dato il via libera all’affidamento in house (cioè senza gara pubblica) del servizio di mensa scolastica

alla società di Ciampino, ASP Spa, la stessa che gestisce le farmacie comunali di Rocca di Papa. Ma intorno a quest’affidamento, votato dalla maggioranza e anche dal Consigliere di minoranza Maurizio De

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Santis, è nato un vero e proprio scontro con la minaccia di inviare le procedure adottate dall’amministrazione direttamente alla Corte dei Conti. Secondo l’amministrazione Boccia la scelta di procedere alla firma della convenzione con la ASP senza passare attraverso una gara pubblica è legittima in quanto il Comune di Rocca di Papa figura tra gli azionisti della società. Possibilità che secondo l’amministrazione sarebbe garantita dagli articoli 113 e 113 bis del Testo Unico sugli Enti Locali (Decreto Legislativo 267/2000). Spiegazione che non ha convinto Danilo Romei (esponente dei Cristiano Riformisti in Consiglio Comunale) secondo cui l’iter adottato non è legittimo violando sia le leggi

nazionali che europee. “Il comma 5 dell’art. 113 scrive Romei nel suo documento- è stato abrogato dall’art. 2 comma 1 del DPR (Decreto Presidente Repubblica, n.d.d.) 168/2010 mentre l’art. 113 bis è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con sentenza del 27 luglio 2004 n. 272”. Romei ha quindi dichiarato che per questi motivi l’atto approvato è illegittimo e se la maggioranza proseguirà nella sua decisione, i documenti saranno inviati alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti, “nonché all’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici”. L’affidamento in house del servizio di mensa scolastica ha una durata annuale e la scadenza è prevista per il 30 giugno 2012 sempre che l’amministrazione, dopo l’intervento del Consigliere Romei, non deciderà di cambiare programma indicendo una gara d’appalto vera e propria. In questo caso potrebbero nascere dei disagi per gli utenti visto che le scuole sono già iniziate.

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DIRITTO di REPLICA Dall’ACS riceviamo e volentieri pubblichiamo 18

“Uno squallido attacco alla nostra associazione” di Piero Gentilini* Direttore, scrivo questa lettera in risposta ad un piccolo articolo che voi “ricevete e pubblicate” dal titolo “Finanziamenti all’ACS” del sig. Gianfranco Botti, apparso nel numero di settembre. L’articolo chiama in causa i dati che sono stati pubblicati dall’ACS (Ass.ne di Promozione sociale di Rocca di Papa, su base di volontariato), a giugno, su “ACS-informazione”, un piccolo mezzo informativo sulla sua storia e attività. Dal 2001 ad oggi l’ACS, ha organizzato, sotto la mia diretta cura, mostre di pittura, di fotografia, di artigianato artistico, spettacoli di musica, magia, poesia, teatro, un caffè letterario, un laboratorio teatrale, cercando di offrire un buon livello di qualità, con i mezzi a disposizione. Ha dato la possibilità ad artisti di far conoscere sia la loro passione che professionalità e offrendo al pubblico l’opportunità di partecipare ad incontri d’arte, di cultura e di intrattenimento. Il tutto senza fini di lucro per l’associazione. E’ socio fondatore dell’ATC (Ass.ne Teatro Civico), fornendo, tra l’altro, il personale volontario per i ruoli di assistenza e istituzionali, per la gestione del Teatro Civico. Il mio intento, come Presidente dell’ACS e anche a nome delle tante persone indignate, che fanno parte dell’associazione, non è quello di rispondere all’autore, perché non meriterebbe considerazione, per i modi utilizzati ed il pessimo stile. Però ci si deve difendere. Vorrebbe “indagare” sui pochi finanziamenti ottenuti dall’ACS, associandola, in base a niente, ad un modo corrente superficiale e magari non trasparente di usufruire di erogazioni istituzionali. Le cose che scrive arrivano alla volgarità ed un livello morale così basso che va combattuto, con un avversario simile non ci sarebbe altra motivazione a competere. L’articolo esprime qualunquismo, provincialismo ed ignoranza dei temi trattati. La persona che scrive e che chiede sostegno al giornale non interpreta e non associa correttamente ciò che nel “mezzo di comunicazione informativo” dell’ACS, da lui citato, è espresso chiaramente. La sua capacità di analisi e lettura, di ciò che noi abbiamo pubblicato, sembra vacillare. Parla di finanziamenti regionali sia nel 2007 che nel 2008, errore. Il finanziamento regionale è unico, del 2007 e si riferisce al laboratorio teatrale. Il progetto teatrale successivo non ha a che fare, economicamente, con il finanziamento. Nel 2008 si è svolto un altro progetto globale della Comunità Montana, con Associazioni

dei vari Castelli Romani, a cui l’ACS ha aderito, con una mostra di artigianato artistico a Grottaferrata. I finanziamenti regionali erano a favore della Comunità Montana, tanto per l’esattezza. Bisogna essere informati prima di affermare e scrivere su argomenti. Non serve l’età evidentemente a garantire saggezza. Inoltre cita un altro finanziamento regionale nel 2011, altro errore. Nel 2011 l’ACS ha contribuito alla stagione teatrale dell’ATC (Ass.ne Teatro Civico di Rocca di Papa), mettendo a disposizione l’erogazione (e parliamo di cifra decisamente contenuta) della Agenzia delle Entrate, relativa al 5 x 1000; in sostanza ha sostenuto parzialmente un progetto dell’ATC, quindi un progetto di particolare interesse pubblico, ovviamente nell’ambito delle attività del Teatro. Ancora, si chiede di informarsi se ci siano stati altri finanziamenti anche nel 2009 e 2010. Ma basterebbe seguire la logica. Forse è chiedere troppo! L’ACS pubblica le varie attività svolte negli anni, con eventuali finanziamenti, e non parla del 2009 e 2010, qual è il misterioso motivo? Chissà, forse perché nel 2009 e 2010 l’ACS ha svolto attività senza richiedere finanziamenti. Difficile da capire? Deve avercela tanto con l’ACS che non si rende conto che va incontro a figuracce meritate. Esistono normative che regolano la materia dei finanziamenti al mondo dell’associazionismo, regole rigorose con altrettanti controlli, dal progetto presentato all’ente erogatore (Regione ed altri Enti) fino alla rendicontazione obbligatoria, a progetto eseguito. A questi dobbiamo rendere conto, a garanzia del rispetto delle regole. Non lo sa? I progetti, tra l’altro, vengono accettati, oltre che in base a vari criteri, quando manifestano un interesse per una missione di divulgazione e promozione culturale e artistica, nel nostro caso, sul territorio. Da sottolineare che i canali per giungere ai finanziamenti regionali, per parlar chiaro, sono quelli previsti dalle leggi (LR 22/99: “PROMOZIONE E SVILUPPO DELL’ASSOCIAZIONISMO NELLA REGIONE LAZIO”). L’ACS è iscritta all’albo regionale delle associazioni, così come alla Agenzia delle Entrate. Per operare in questo campo, difficile, è necessario studiare, imparare (e non si finisce mai), fare esperienza, partecipare a corsi, seminari, bisogna prendersi delle responsabilità ed avere una così detta “missione” da sviluppare. Se le istituzioni ritengono che i progetti hanno una rilevanza di interesse sociale li sostiene e li finanzia, a volte. Spesso si preferisce rinunciare ad ottenerli, perché bisognerebbe già avere una forza

il Segno - Ottobre 2011

economica propria difficile da trovare. Non si finanzia quasi mai totalmente il valore di un progetto. Infatti il laboratorio teatrale, nel 2007, si è potuto realizzare anche grazie al contributo dell’ATC, che l’ha cofinanziato. Chi ha scritto quel trafiletto vorrebbe sapere “…chi ha incassato… i baecchi” di ogni finanziamento. Rivolgendomi ai lettori, vorrei dire che ci troviamo di fronte a qualcuno che usa il termine “incassato” in modo improprio. Non avendo dimestichezza con la gestione di un evento culturale (da qui si evince la sua ignoranza in materia), non sa che un’associazione o chi la rappresenta, gestisce e non “… incassa” un finanziamento. Il denaro ricevuto va tutto utilizzato. I soldi spesi li incassano, legittimamente, i fornitori dei servizi e materiali per l’allestimento dell’evento, documentato da relative ricevute e fatture. Faccio notare che negli eventi di cui si parla, nessuna persona dell’ACS o artisti partecipanti alle iniziative, ha percepito alcuna somma, anche se sono perfettamente legittime le prestazioni remunerate e quindi consentite e regolate. Siamo stati bravi lo stesso, senza prestazioni pagate. La sua è una crociata… inutile (nel nostro caso), una provocazione dallo stile discutibile, sull’operato di persone oneste e scrupolose che pensano che al mondo altre persone oneste e di buona volontà ci sono, in quanto non possono essere gli unici. C’è però qualcuno che sembra ritenere tutti in mala fede… o superficiali, perché? Domandatevelo. Se c’è chi “rampazza” o “scialacqua” (come dice nell’articolo) soldi di tutti, noi non siamo certo fra quelli. Noi “analizziamo” le possibilità di ricevere sostegni (pubblici, privati e a volte siamo autosufficienti). Non può tirarci in mezzo alla melma, non si deve permettere di associare l’ACS ad una modalità “corrente”, come sostiene, di mal gestire soldi derivanti dai pochi finanziamenti ottenuti, dei quali “ACS – informazione” ha reso pubbliche le occasioni. Si parla di contributi istituzionalmente previsti (e giustamente) per aiutare anche le piccole associazioni, in qualsiasi parte d’Italia, a divulgare arte e cultura (nel nostro caso) o altre tematiche tipiche dell’associazionismo. Vogliamo mettere sotto accusa tutto il mondo delle associazioni e del volontariato? Noi non accettiamo comportamenti che infondono, in modo subdolo, anche se indiretto, dubbi ed insinuazioni meschine di cui bisognerebbe soltanto vergognarsi. Anzi, vorrei invitare, l’autore di queste “poetiche” pagine, a metterci la faccia, le prossime volte che attacca qualcuno, con una bella foto, magari non tutti lo conoscono. Come in questo caso, non si può sempre dire… una firma, una garanzia! Il grande Totò, in un vecchio film, diceva… “Signori… si nasce!”. Come è vero. Di certo, chi scrive certe cose si espone ad una pessima figura di fronte a molte persone, soci ACS (oltre cinquanta persone), cittadini che apprezzano la nostra attività da anni e che ci ringraziano per l’impegno offerto. Che Dio protegga questo paese……! Rocca di Papa? L’Italia? Direi tutte e due. *Presidente dell’ACS


ROCCA DI PAPA L’artista Fabio Imperiale vince la gara di pittura

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il Segno - Ottobre 2011

La sagra dell’arte è tornata a splendere

mi piace, dovresti vincere nia), e a lei chiedevo chi tu... ma di solito quello avesse vinto la gara e con che piace a me piace a stupore scoprivo che era pochi! Ha sorriso, conti- proprio il ragazzo dei nuando a lavorare. Erano fogli di giornale, Fabio tutti belli i lavori, gli ac- Imperiale, che da poco querelli e gli olii, e bello il tempo vive a Rocca di panorama che dipinge- Papa. Ma al di là di chi vano, ma lui mi aveva ha vinto, è stata davvero colpito, ho fatto fare una una bella iniziativa e per questo un grazie a tutti Il giovane artista foto e sono andata via. vincitore Il sabato successivo pas- gli artisti! Daniela Di Rosa dell’estemporanea seggiando per i vicoli di Rocca per vedere e fotografare i nuovi murales e constatare il danno fatto ad uno di essi (vedi articolo a lato), incontravo Zamira, artista molto attiva e per i miei gusti molto brava (il suo La mamma dei cretini è mondo pittorico mi tra- sempre incinta, diceva smette serenità e armo- un vecchio detto popolare. La prova arriva dal centro storico di Rocca di Papa dove qualche settimana fa qualcuno di questi cretini ha danneggiato uno dei murales Dallo scorso 16 settembre è possibile acquistare (al realizzati pochi giorni costo di 80 cent.) il biglietto del servizio bus Schiaf- prima. Nello specifico si fini direttamente dal parcometro sito in piazza della tratta dell’opera che Repubblica. Per procedere all’acquisto l’utente, l’artista Ermanno Gatta, prima di inserire l’importo del biglietto, dovrà pre- noto anche per essere il mere il pulsante di color giallo, dopodichè sul di- vignettista del Segno, ha splay del parcometro apparirà la dicitura “biglietto realizzato nei pressi di bus”, solo in quel momento sarà possibile inserire Via De Luca Umberto, l’importo, premere il pulsante verde e ritirare la in uno di quegli angoli stampa del ticket da presentare all’autista. Al fine di caratteristici di cui il L’opera di Ermanno Gatta danneggiata evitare fenomeni di evasione è possibile utilizzare il paese è ricco. “Sono biglietto di cui sopra, salendo sul bus entro il periodo davvero arrabbiata -ha dichiarato Za- pittura- per quanto accaduto e spemassimo di 20 minuti, decorso tale termine il bi- mira Croce, che da alcuni anni orga- riamo che simili sfregi non capitino nizza mostre ed estemporanee di più”. Lo speriamo anche noi. (P.G.) glietto verrà considerato scaduto. Domenica 18 settembre in contemporanea alla corsa delle auto d’epoca si è svolta un’estemporanea di pittura promossa dagli artisti e dal delegato comunale Giulio Croce. Passeggiando in una splendida giornata di sole, tra vecchie auto e pittori, notavo in fondo alla piazza in un angolo dei giardinetti, seduto sull’erba, un ragazzo intento ad attaccare pezzi di giornale sulla tela. Incuriosita e affascinata gli ho chiesto il motivo, dicendogli: non capisco che cosa stai facendo ma per il momento è il quadro che trovo più interessante, non so come sarà quando lo finirai, ma

Danneggiato un murales nel centro storico

I cretini tornano all’opera

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ROCCA DI PAPA Nuovo Parroco all’Assunta Pargheggio interrato di Piazza Claudio Villa 20

I provvedimenti sono “improrogabili” ma...

Che il parcheggio interrato di Piazza Claudio Villa costituisca un bene pubblico da gestire assicurando la massima sicurezza agli utenti è fuori di dubbio. Si tratta di vedere quando l’Amministrazione Comunale si deciderà ad adottare i provvedimenti necessari che essenzialmente riguardano, se non ce ne sfuggono altri: la messa a norma dei mezzi antincendio, la vigilanza e chiusura notturna della struttura, la pulizia quotidiana del complesso comprese scale a ascensore. L’istallazione contemporanea di un idoneo sistema di videosorveglianza diurna completerebbe le opere per risolverebbe adeguatamente il problema. Come è noto le risorse finanziarie dei comuni non godono di buona salute e quelle necessarie bisogna reperirle con il contributo degli utenti. Per questo si potrebbe sperimentare un sistema di affitto mensile per posto macchina diurno, notturno, diurno-notturno. Un’ abbonamento a prezzo giusto per nego-

Raccolta di firme in piazza dei giovani democratici

L’interno del parcheggio interrato

zianti, medici e altri professionisti con attività nel centro storico. Una quota di posti sosta non a pagamento a tempo limitato, all’interno e all’esterno del complesso, potrebbe completare un assetto del quale il Paese ha bisogno per ricominciare a vivere secondo ritmi più accettabili. Non sarebbe male se gli interessati si facessero carico di “svegliare” politici e uffici competenti per ragionare al più presto sulle possibili soluzioni. Sergio Rasetti

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Benvenuto a Don Costantino

La comunità di Rocca di Papa ha accolto lo scorso 9 ottobre il nuovo Parroco del Duomo dell’Assunta, Don Costantino Salvioni, che in occasione del suo insediamento ha celebrato la Santa Messa circondato dai numerosi fedeli. Anche alcuni rappresentanti dell’amministrazione comunale erano presenti all’evento per dare il benvenuto istituzionale. Per Don Costantino, però, Rocca di Papa non è una sorpresa. Infatti ai tempi del seminario (la sua consacrazione a sacerdote arriverà nel maggio del 1975) ebbe modo di trascorrere un breve periodo proprio nel nostro paese. In precedenza Don Costantino ha svolto il suo incarico nella frazione di Cocciano, a Frascati. Rivolgiamo al neo Parroco dell’Assunta i nostri auguri per lo svolgimento del suo operato e cogliamo l’occasione per farli anche a Don Massimiliano Pajè, che contemporaneamente si è insediato nella Parrocchia del Sacro Cuore ai Campi d’Annibale. Andrea Rasetti

Sono 450 le firme pro-referendum raccolte dai Giovani Democratici

Dai banchetti organizzati a Rocca di Papa dai Giovani Democratici sono arrivate ben 446 firme, con cui i cittadini roccheggiani hanno contribuito alla richiesta di Referendum popolare per cambiare l’attuale legge elettorale conosciuta con l’appellativo di “porcellum” che di fatto ha tolto agli italiani la possibilità di scegliersi il candidato del proprio collegio. Soddisfatto si è detto il Consigliere Comunale Luca Santangeli (a sinistra nella foto), sempre presente ai banchetti allestiti in piazza. Alle firme consegnate dai giovani del Pd bisogna poi aggiungere quelle raccolte (circa 80) da Sinistra Ecologia e Libertà di Rocca di Papa che invece dei banchetti ha preferito organizzare un “porta a porta” nel centro storico. Ora si è in attesa di conoscere la decisione della Consulta sulla validità del Referendum.

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ROCCA DI PAPA

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Giovani capaci e intraprendenti

La poesia di Faber con le Storie Sospese

La bella esibizione della band di Paolo Valbonesi

di Rita Gatta Attraversare Piazza della Repubblica a Rocca di Papa in una sera di settembre e udire una musica familiare, calda e appassionante. Prestare meglio attenzione, tra il rombo di una moto e il motore di un’auto che va ed accorgersi che si stanno suonando ballate, musiche ritmiche e coinvolgenti che ti sembrano familiari e che accompagnano una bella voce. Acceleri il passo e, proprio su una terrazza che sfiora il Corso Costituente, noti dei musicisti. Ti avvicini con gli amici e decidi di fermarti ad ascoltare. Si sta suonando Faber e, una dopo l’altra, ti trovi immerso in una travolgente carrellata di quelli che sono stati i successi del grande artista, sempre rimpianto, sempre amato. Calda la voce del cantante che insieme ad un altro sta suonando la chitarra e i ritmi delle percussioni fanno una simbiosi armonica con le sottolineature del sassofono… Una dopo l’altra, vengono proposte immagini, poesie, melodie: vai dalla protesta sociale che De Andrè portava avanti contro la gestione della giustizia di un tempo, ai drammi sussurrati di chi subisce la vita, sia in guerra, sia nella morsa dell’esistenza che spesso crudelmente segna vittime; si ripercorrono stragi storiche come quelle dei Pellerossa e si ironizza con sarcasmo contro i pregiudizi e le ipocrisie dei benpensanti. Si prova pietà di un assassino attraverso lo sguardo socchiuso di un pescatore e ci si commuove ai versi di una preghiera rivolta a Maria… Scorre in fretta la serata in un coinvolgente trascinarsi di musica, canto e partecipazione del pubblico. Non c’è che dire: questi musicisti sono proprio in gamba e si sente la necessità di conoscerli… Si presentano proprio loro, nel corso dello spettacolo, attraverso le parole di Paolo Valbonesi, voce e chitarra; suona insieme a Massimiliano Perugini sassofono tenore e soprano ed entrambi vivono a Rocca di Papa; gli altri componenti del gruppo sono Gianluigi Sebastiani basso e chitarra e Luigi del Pinto batteria e percussioni, romani: un’azzeccata simbiosi artistica la loro… Si sono conosciuti casualmente su

In primo piano Paolo Valbonesi

Youtube, hanno condiviso la grande passione per la musica di Faber e hanno formato insieme “Le storie sospese”. Il nome del gruppo è preso a prestito dal brano Disamistade – spiegano - “quelle che raccontava Faber: ci piace pensare ad una fantastica galleria dove camminando si incontrano i personaggi da lui così magistralmente narrati, che raccontano le loro storie. Sospese appunto, tra la fantasia e una realtà molto spesso sgradevole per il modo di pensare della gente cosiddetta “perbene”, esaltando di contro, l’umanità di quei personaggi che per scelta o per costrizione vivono ai margini della società. Da questa Galleria noi prendiamo l’eredità che il grande Fabrizio ci ha lasciato per riproporla con la nostra Musica”. Si chiude con le ultime note questa bella serata alla luce della luna, proprio quella pallida luna che troviamo nei versi di Marinella e che riecheggia nella nostra testa mentre si torna a casa in compagnia di Faber e delle sue Storie sospese… …c’era la luna e avevi gli occhi stanchi lui pose la mano sui tuoi fianchi furono baci furono sorrisi poi furono soltanto i fiordalisi che videro con gli occhi delle stelle fremere al vento e ai baci la tua pelle…

Un giovane concittadino professionalmente capace e intraprendente, convinto che Rocca di Papa può farcela ad uscire dall’ombra economica in cui si è cacciata da tempo, ha deciso di impegnarsi in casa rilevando un ristorante che era in attesa di chi aveva voglia di darsi da fare. Si tratta di quel locale caratteristico situato in Piazza della Repubblica 19 che ora si chiama: “Ristorante Altri tempi”. Un nome che evoca menù appetitosi, pietanze preparate sapientemente da un giovane che ha già una lunga esperienza al suo attivo. Piatti che meritano l’attenzione delle migliori guide gastronomiche. Tramite il nostro giornale, che ha fatto della rinascita di Rocca di Papa la bandiera da far sventolare più in alto, vogliamo evidenziare tutti i segnali positivi che possono dare all’economia cittadina un nuovo respiro come questo che Emanuele Gatta ha inviato all’intera comunità. Per questo la redazione del Piccolo Segno augura un buon lavoro e un buon successo a Emanuele nella speranza di poter presto segnalare altre iniziative di giovani che si danno da fare per un futuro migliore. S.R.

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Cultura e

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Quando i nostri boschi erano un valore

di Rita Gatta Una delle ricchezze di Rocca di Papa è costituita da tempo dal suo patrimonio boschivo: ettari di castagno che appartengono alla nostra comunità e offrono lavoro a diverse aziende di legnami e agli operai che vi sono occupati. Beneficiari di questo patrimonio, sempre dal punto di vista economico-lavorativo, sono anche coloro che sono alle dipendenze dell’Ente Parco e tutte le persone che in qualche modo hanno a che fare con un’attività legata ai boschi. Fu nel 1700 che la vegetazione originaria costituita in prevalenza da querce, tigli e aceri, fu trasformata con l’introduzione del castagno da parte dell’uomo. Un albero che costituisce una ricchezza: cresce velocemente, dona legno pregiato, frutti gustosi. Il nostro Comune possedeva fino a qualche anno fa, circa 540 ettari di bosco, finché non vennero acquistati, sindaco Umberto Ponzo, altri 900 ettari dal conte Almènise. Periodicamente si procede ai tagli che si effettuano in quella che viene chiamata “la stagione silvana”: generalmente va da novembre a marzo, ma può essere prorogata fino alla prima decade di aprile. Ma come era organizzata fino a qualche tempo fa, prima cioè dell’acquisto dei 900 ettari, questa attività lavorativa? Esiste a Rocca di Papa un simpatico signore, ottantasette anni portati benissimo che per lungo tempo è stato ed è anche ora, la voce più autorevole ed esperta su tutto quello che riguarda i nostri boschi. Si tratta di Renato D’Ambrogio, papà Amedeo e nonno Peppe boscaioli, che conosce a menadito le zone in cui era suddiviso il nostro bosco prima dell’acquisto dei nuovi ettari, le piante, le procedure corrette ed è la memoria storica della nostra economia silvana. Una chiacchierata con lui e si viene a conoscenza che i 540 ettari erano suddivisi in 18 sezioni di 30 ettari ciascuna: nove facevano parte della Zona Monti (Costarella, Faete 1, Faete 2, Piazzone 1, Piazzone 2, Valle Sbrillunga, Colle Grotticelle, Serevola, Colle Giovannone) e nove della Zona Casetta Agraria (Monti, Malpasso, Valle Perone 1, Valle Perone 2, Colle Aru, Bancacci, Folcara-Farinacci, Fua, Colle Pigna). Le prime nove sezioni “guardavano” verso la località Barbarossa, le seconde verso Rocca Priora. Il taglio comprendeva una sezione l’anno a rotazione; ogni sezione veniva lavorata in tre diversi periodi: il primo “sfollo” a otto anni; di lato, ogni 13 anni (tale opera-

... dintorni

zione è detta anche “allentamento” e consisteva nell’eliminare, a seconda della grandezza, o meglio dice il signor Renato, della forza della ceppaia, alcuni ricacci, in dialetto detti “succhioni”): il taglio netto a 18 anni che concludeva il lavoro boschivo della sezione interessata. Molte cose attualmente sono cambiate, ma riguardo il taglio, ora come allora, sono previste e vanno rispettate regole ben precise stabilite dagli esperti del Parco dei Castelli Romani e della Guardia Forestale: l’abbattimento delle piante deve essere eseguito a regola d’arte, facendo in modo che dalla ceppaia si rigenerino nuove piante; il bosco va lasciato pulito togliendo frascame e fascetti; il lavoro va terminato nei tempi stabiliti, prima del risveglio primaverile. Al termine del taglio sarà effettuato un collaudo, cioè una verifica che accerti il rispetto delle norme forestali vigenti. Come si accede al taglio? Partecipando a un’asta, il prezzo base della quale viene stabilito tenendo conto della consistenza del bosco e della varietà delle piante da tagliare. Attualmente, purtroppo, riferisce un esperto commerciante di legnami, l’aumento dell’uso del lamellare sta mandando in crisi la lavorazione del castagno e capita, a volte, che l’asta vada deserta. Ma torniamo di nuovo indietro di qualche anno: il nostro simpatico signor Renato, massimo esperto in questo tipo di consulenza, grazie alla sua lunga pratica lavorativa, calcolava ad occhio il valore boschivo del territorio stabilito e quindi offriva consulenza e indicazioni per fissare il prezzo base dell’asta. Come? Secondo quali criteri? Il prezzo base del “bosco forte”, detto anche “bastardone” e che fornisce soprattutto legna da ardere, era calcolato in base ai metri dell’area interessata; le specie arboree presenti sono soprattutto la quercia, il carpino, l’orniello, il pioppo, l’acero, il nocciolo; comprende anche quella che viene chiamata “la bassa frasca” e che include vari tipi di arbusti tra i quali u sanguiniellu, u pescu bastardu, i svringuli svranguli… Il prezzo base d’asta del taglio di un bosco di castagno era invece calcolato a seconda del diametro del tronco delle piante, tra le quali vengono preventivamente scelte le “matricine”, chiamate anche “la dote del bosco”: sono gli alberi più sani, più belli, quelli che fino a qualche anno fa a 18 anni venivano marcati (mercati) e sarebbero stati abbattuti dopo

altri diciotto anni, a 36. Le marcature, oggi come allora erano segnate con diversi colori, a seconda dei proprietari ai quali il bosco apparteneva: in passato, nelle proprietà boschive di Santovetti si usava l’azzurro, il bianco era il colore prescelto nelle zone dei Blasi, nei boschi dei Fondi il rosso e nelle zone “Sacramento” il giallo. Con quest’ultima accezione erano indicati tutti i boschi che erano stati donati alla Chiesa. A conclusione della nostra interessante chiacchierata un aneddoto scappa: ricorda Renato quando nel 1947, ventiduenne lavorava con altri boscaioli ai tagli del Podestà “Pippo” Santovetti che possedeva alla Molara ben duecento ettari di bosco; una mattina, durante la pausa pranzo, disse il vecchio proprietario ai suoi operai vedendoli mangiare voracemente pane e companatico: - Dicete ch’io so’ signore… ‘Oa séte signori che a ‘gni mozzicu calete quattro dita de pa’ , mentre io ‘n mu pozzu magnà! - riferendosi evidentemente ai suoi disturbi di salute che gli imponevano un’alimentazione più controllata. Cosa che per quei boscaioli sarebbe stato impensabile concepire, secondo la ferrea logica del sacco vuoto non sta in piedi. E infatti in tempo di guerra e di razionamento, con la tessera ad essi spettavano non 250 grammi di pane, bensì 450: era il “supplemento”dovuto a chi, come loro svolgeva con l’accetta, un antico lavoro duro e faticoso. Ci lasciamo con il Signor Renato con un’ultima curiosità che mi pare doveroso condividere con il lettore: l’albero più antico di Rocca di Papa sapete qual è? È una pianta di tiglio che è possibile individuare vicino al cancello di Villa Parisi, sulla strada che dalla Madonna del Tufo conduce verso la nuova rotatoria. E sempre sulla stessa strada, di fronte a Via Alberobello, al cancello di Villa Santovetti esiste un acero rosso che è in assoluto il primo a rinverdire a primavera… Passando non potremo fare a meno di sbirciare e di ringraziare il signor Renato per averci svelato questi altri piccoli segreti del nostro patrimonio boschivo.


Poesia dialettale STORIE

il Segno - Ottobre 2011

In occasione della “Festa della birra”

L’incontro fra poeti ha destato un grande interesse

di Maria Pia Santangeli La seconda rassegna di poesia dialettale, avvenuta nell’ambito della festa della Contea della birra l’11 settembre scorso, è stato un incontro di poeti che mi viene voglia di definire internazionale – nell’ambito del dialetto s’intende: oltre che nei vari dialetti dei Castelli, sono state lette poesie in calabrese, napoletano e abruzzese. E’ stato stimolante, interessante, un vero piacere per me ascoltare il rotolare dei versi in lingue sconosciute, il suono a volte aspro, a volte dolcissimo di parole dialettali pregnanti, significative indicanti oggetti, luoghi o sentimenti. Il dialetto m’incanta di qualunque regione esso sia: ha una vigorìa e insieme una sorta di verginità, una ricchezza di sfumature che la lingua ha perduto. So bene che il mio apprezzamento nei confronti del dialetto non è originale. Non a caso molti scrittori contemporanei, e non, hanno mischiato - e mischiano - lingua e dialetto: dei contemporanei voglio solo ricordare Andrea Camilleri e il castellano Aldo Onorati che, precursore di molti, ha usato già nel 1981 un impasto di lingua e dialetto nel suo libro “La saga degli ominidi” (oggi alla settima edizione con il titolo di “Saga degli ominidi”). Giulio Montagna, poeta veliterno, uno dei presenti alla rassegna, rispondendo alla mia domanda perché scrivesse in dialetto e non in lingua, mi ha detto esattamente: la lingua è il vestito buono, il dialetto è la maglia di lana, [la maglia che riscalda a contatto della pelle, nell’intimità del corpo]. E Lina Furfaro, locrese, anche lei presente, che scrive soprattutto in lingua: il dialetto è la lingua madre, l’immediatezza, l’autenticità, l’italiano lo sento più come una convenzione.

La targa dedicata al poeta Tenerelli

Ma veniamo alla cronaca minuta dell’incontro organizzato e diretto con grande garbo e capacità da Rita Gatta, che ha fatto in modo, con una sapiente regia, di far scorrere le varie letture senza intoppi e incertezze. Dopo un caloroso benvenuto da parte dell’Ass.re Marika Sciamplicotti che ha parlato a nome del Sindaco, sono iniziate le letture. Tanti i temi delle poesie tre per ciascun poeta - uno spaccato delle diverse variazioni della molteplicità della vita di oggi e del passato. Nonostante il numero esiguo di lavori che ogni poeta poteva leggere, il tono personale di ciascuno è emerso chiaramente e ha ricevuto giustamente la sua parte di applausi. Oltre a Giulio Montagna e Lina

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23 Furfaro, hanno recitato le loro poesie la tiburtina Maria Bozzi, Maria Rita Canterani di Lanuvio, il monticiano Gianni Diana, il napoletano Lucio Grasso, Franco Luciani, pronipote di Trilussa, a cui si è aggiunto Antonio Mancini che ha letto alcuni saporosi detti di Tivoli. Assenti - ma altri hanno letto per loro - Maria Fondi, Giulio Iacoangeli e Vanda Santogrossi, abruzzese, letta da Mauro Trombetti di Nemi, organizzatore a sua volta di incontri di poeti dialettali e di artisti del pennello. A Rocca di Papa non si poteva non ricordare Alberto Tenerelli, scomparso da alcuni anni, il primo poeta in dialetto rocchigiano (o roccheggiano come dicono in molti). Hanno letto sue poesie la bambina Emanuela Carnevali e il consigliere comunale Roberto Sellati. La stessa Rita Gatta ha letto due sue poesie e l’incontro è terminato con un duetto di Roberto Sellati e Alfredo Piacentini che hanno recitato la divertente, allegra poesia “Punti di vista” della stessa Rita Gatta. Una bella iniziativa quest’incontro che siamo in molti a sperare possa crescere nel futuro.

Successo per la mostra di Piero Botti

Colori, musica e poesia, ingredienti dell’arte

Piero Botti nella sua “domus artis”

Piero Botti ha aperto al pubblico il suo studio d’arte di Viale Enrico Ferri il 1° e il 2 ottobre per presentare le sue ultime opere pittoriche ispirate a Rocca di Papa e ai suoi paesaggi. Ed è proprio a questi paesaggi che il regista-musicista-pittore roccheggiano deve aver pensato lanciando una bella proposta che, se il Comune deciderà di farla propria, potrebbe diventare un appuntamento fisso nella programmazione culturale della cittadina. L’idea, semplice e per questo geniale, è quella di organizzare una vera e propria “Sagra dei paesaggi” in cui ogni angolo del paese diventi un particolare osservatorio per ammirare le bellezze che Rocca di Papa offre grazie alle sue terrazze naturali. Una sagra di valorizzazione il cui allestimento sarebbe totalmente a carico della natura. Speriamo che possa trovare seguito. Intanto, chiusa la mostra d’arte, qualche giorno fa sono già iniziate le prove del “Laboratorio Teatrale Domus Artis”, la compagine teatrale diretta dallo stesso Botti. Questa volta Piero ha tratto ispirazione dalla storia di Cleopatra, rivista in chiave comica e musicale. A interpretare la regina egiziana sarà Maria Del Nero, diventata ormai la “prima donna” della compagnia. L’appuntamento con il pubblico è all’inizio della prossima primavera.


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L’angolo della storia

Oriente e Occidente

di Vincenzo Rufini In tempi di secolarizzazione diffusa e affermazione totalizzante della filosofia postmoderna, salvo qualche sparuto richiamo al Nuovo realismo, si assiste con sempre più frequenza al rinverdire di un’antica diatriba: la contrapposizione fra Oriente ed Occidente. Queste due entità hanno diviso il mondo non solo geograficamente ma anche e soprattutto culturalmente. Ad una prima visione, del tutto approcciata sui generis, viene in mente l’Occidente euro-americano, più permeato di sapienza europea che di conoscenza d’oltre Atlantico, e l’Asia sperduta con i suoi segreti, le sue usanze così diverse dalle nostre, il suo mito della spiritualità, forma più elevata di sapienza che si contrappone alla pur elevata conoscenza della materia. Una contrapposizione antica, con tutte le sue varie fasi che hanno caratterizzato lo scorrere fluente del tempo. Indubbiamente la percezione iniziale è giusta, perché riflette ciò che è stato e che rimane impresso indelebilmente nella storia dell’umano essere. Ad un esame più percettivo, prima di esaminare in tutti i suoi aspetti socio-culturali la disputa, bisogna analizzare ciò che si intende dei due termini. Nell’accezione della etimologia Occidente si identifica, in massima parte, quell’arco di tempo che va dalla Grecia antica, passa per Roma repubblicana ed imperiale, attraversa il Me-

CULTURA

Rocca di Papa di Anna Giovanetti

Rocca de Papa è n’piccolo paesetto, vicino a Roma, ma ancora ‘npo’ all’antica, ‘gni tanto, ‘na fontana, n’vicoletto che te ricordano ‘n epoca fenita. Qua te riposi er corpo, l’anima ce gode

Invito alla lettura

Codici Ad personam

Marco Travaglio, ed. Chiarelettere, 2010

dioevo ed il Rinascimento e arriva fino ai nostri giorni, avendo come supporto territoriale la vecchia Europa, da cui vengono emanate le propaggini culturali e storiche destinate a svilupparsi anche al di fuori del vecchio continente. Ma a ben guardare esso stesso, e cioè l’Occidente, per poterlo meglio comprendere e studiare ha bisogno di un’ulteriore classificazione: va diviso e contrapposto in una parte occidentale e in un’altra orientale. Storicamente la divisione va fatta risalire al tardo impero romano, bisognoso di una decentralizzazione territoriale e politica tanto era vasto; i due tronconi dell’Impero continuarono ad essere permeati dalle stesse leggi e dallo stesso spirito, ma con declinazioni diverse. L’impero d’Oriente con Costantinopoli, poi Bisanzio, come capitale e l’impero d’Occidente come centro propulsore la vecchia Roma. La parte occidentale cadde nel 476 sotto i colpi inferti dai barbari; la parte orientale sopravvisse per altri mille anni fin quando il 29 maggio 1453 i turchi di Maometto II depongono l’ultimo Basileus, Costantino Paleologo, dando inizio a quella fobia del turco che l’Europa si porterà nel suo subconscio per secoli. La cultura occidentale subì un arresto duraturo dovuto alle invasioni barbariche, le quali però non riuscirono a deprimere quel meraviglioso lascito di sapienza e di conoscenza di cui Roma era depositaria e che l’oscuro Medioevo si prese la briga amanuense di tramandarla ai

La poesia del mese

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posteri. La parte orientale continua a produrre quella che i greci antichi chiamavano Sophia (Sapienza), assimilando e raffinando tutta la cultura occidentale, la quale cultura, dopo la caduta di Bisanzio, verrà riassorbita in Europa e che contribuirà a permettere quella rifioritura del pensiero e dell’arte nota come Rinascenza e che in seguito verrà chiamata Rinascimento. Indubbiamente uno dei periodi sommi della storia dell’umanità, ricco di arte, filosofia, letteratura, infervorato di neoplatonismo (la filosofia di Marsilio Ficino che si rifaceva all’insegnamento del grande filosofo greco Platone) e di quella carica esoterica ricca di arcani e di carica proto-scientifica, che getterà le basi per il futuro evolversi della società. Memento di ciò resta un memorabile dipinto del pittore Piero Della Francesca, La Flagellazione (nella foto in alto, un particolare), che ad una lettura approfondita evidenzia i temi culturali sopra esposti. Tutto ciò a dimostrazione che sia pur contrapposte, due entità, hanno un bisogno fisiologico di attingere ognuna alla linfa dell’altra per poter proseguire nel cammino della vita.

e quanno te ne devi d’annà via confessalo… ’n pochetto te ce rode. Da quanno poi de la castagna c’è la sagra, te pare de sognà ‘n te pare vero, dovunque passi è n’ piccolo boschetto, te offrono a tutti i pizzi callaroste e n’vinello fresco che è der più sincero. Godite dunque, amico, ‘sti du’ giorni E quanno vai a casa, dillo ar tuo vicino, dije ch’è stato proprio n’gran fregnone a perdese ‘na festa come questa. Se magnerà le mani e pe’ n’antr’anno se lo terà presente ne la testa!!

di Loredana Massaro La ricostruzione degli ultimi sedici anni di vita politica del nostro Paese, dal 1994 al 2010. “Ad personam” di Marco Travaglio parla di giudici e testimoni da corrompere, di bilanci da falsificare, di fisco da frodare e dei modi e delle forme per non subire processi. In questa Italia che tra “spread” e “default”, è tutta un ragionare e un riflettere su come salvare la barca e parare i colpi, c’è chi cerca solo di farsi gli affari propri e di farseli bene, di coprire i propri usi e abusi, facendo pagare i propri crimini agli altri. E così la storia dell’Italia peggiore si legge tra le leggi sul falso in bilancio, le rogatorie, le intercettazioni, le norme pro Sofri e Dell’Utri, pro Sismi e Telecom, tra i condoni fiscali e edilizi, l’indulto del cen- Travaglio trosinistra, i lodi Schifani e Alfano, i legittimi impedimenti e il processo breve che fulmina gli scandali Mills, Cirio, Parmalat, Fiorani, Unipol, Calciopoli, gli improrogabili impegni per non presentarsi agli interrogatori per chiarire sulla pedofilia, sul favoreggiamento della prostituzione, sui festini sexy ad Arcore e a Palazzo Grazioli. Uno salvo, tutti salvi. Perché anche il centrosinistra ha i suoi scheletri nell’armadio. Insomma, la gran parte della legislazione degli ultimi anni, è nata dall’esigenza di pochi imputati eccellenti di salvarsi dalle conseguenze del loro malaffare, ma è una legislazione che non si può dire sia stata inventata da Berlusconi. Se per il centrosinistra le leggi venivano approvate “ad personas”, cioè nell’interesse di un gruppo di imputati eccellenti, con il centrodestra sono “ad personam”, riservate in esclusiva al Presidente del Consiglio e a un paio di suoi coimputati... “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” recita l’articolo 3 della Costituzione Italiana, eppure a distanza di oltre 60 anni dal momento in cui quell’articolo fu scritto, siamo costretti a fare i conti con una realtà politica che costantemente disattende questo principio fondante della nostra democrazia. Il carnet politico si basa su priorità completamente disallineate a quelle che riguardano il Paese, limitandosi ad arricchire i già ricchi codici giuridici di leggiuncole “ad familiam”, “ad amantem”, “ad castam”, “ad aziendam”, “ad mafiam”.


il Segno - Ottobre 2011

MUSICA

La musica emergente va in scena a Villa Torlonia

Anche quest’anno si è svolto a Frascati il September Fest

di Valentina Bucci Sabato 17 settembre c’è stata la seconda edizione del “September evento organizzato

Il gruppo degli “Easy Roots”

dall’associazione “Quinta Prima” di Frascati, gruppo di ragazzi del territorio nato per promuovere la cultura, in particolare legata al mondo del teatro e della musica. Come l’anno scorso l’idea alla

u m e r o s t v s e icali p i e t t R

Fest”,

Seconda Parte Trespass, Nursery Crime, Foxtrot, Selling England by the pound, The Lamb lies down on Broadway sono delle autentiche pietre miliari del rock progressive, ma si può dire benissimo di tutta la Musica con la M maiuscola, e sicuramente fanno parte di quelle opere che quando si mettono nel lettore o sul piatto, fin dai leggendari incipit (ricordiamo ad esempio quel “Can you tell me where my country lies?” di Selling england forse in assoluto uno dei più suggestivi e più carismatici intro del rock), l’intimità dell’ascolto prende il sopravvento e si viene trascinati magicamente nel sound fiabesco dei Genesis, vivendo l’excursus del brano come in trance. Quando Peter Gabriel decise di abbandonare la band per intraprendere una carriera solista che gli darà anch’essa molte soddi-

di Massimo Onesti

sfazioni, il pensiero dei fan (che, ricordiamolo, moltissimi in Italia che fu fra le prime fra l’altro a rimanere affascinata dalle fantasmagorie di questo gruppo) era che il complesso avesse vita breve e si potesse sciogliere da un momento all’altro e invece fu proprio da lì, con Phil Collins nelle vesti oltreché di batterista anche di cantante che per i Genesis si aprirono le porte anche di un successo commerciale continuato grosso modo fino ad oggi. Le differenze fra i due cantanti, anche se nel timbro si assomigliano molto, si evincono nel modo di porsi anche scenicamente e per come la musica diventi mano mano più

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base dell’iniziativa è proporre un evento sul territorio per promuovere artisti emergenti locali e questa volta si è svolta al Parco di Villa Torlonia, splendida area verde di Frascati, spazio molto frequentato da gruppi di giovani, sportivi, famiglie ed anziani… L’idea di questa seconda edizione è stata quella di proporre questo evento in un luogo che comunemente viene frequentato da molta gente, proprio per far sì che più persone potessero prendere parte all’iniziativa, ed al tempo stesso rendere lo scenario del parco più ricco e con atmosfere insolite. L’evento è iniziato la mattina con una programmazione dedicata ai più piccoli con animazione a cura de “La bottega dello zucchero filato”, apertura del mercatino vintage e non solo e dell’area espositiva con mo-

stre di fotografia e pittura. Il pomeriggio invece è stato dedicato alla musica ed agli artisti di strada: una serie di gruppi emergenti del territorio si sono esibiti per tutto il pomeriggio, con la presenza di giocolieri che si esibivano di tanto in tanto con i loro spettacoli. L’evento è terminato con il concerto finale dei “Captain Trip and His Marvellous Psychedelic Orchestra” e gli “Easy Roots”. Una giornata quindi ricca “di arte”, nelle sue diverse espressioni, che ha dato spazio a band musicali, attori, animatori, fotografi e giocolieri, utilizzando anche una modalità originale: l’autocandidatura. Nei giorni precedenti all’evento è stato messo un annuncio sul sito che invitava queste categorie di artisti a farsi conoscere e presentare la loro arte, per poter essere presenti all’iniziativa e la scelta si è rivelata di gran successo, visto che hanno risposto in molti… Trasformare un’area verde in uno spazio dalle mille espressioni e colori è possibile, e dare spazio all’arte ripaga sempre con sincerità e bellezza.

accessibile e meno complessa rispetto al periodo Gabriel. Ma bisogna dire che fino a quando Steve Hackett (che aveva sostituito il chitarrista fondatore, quell’ Antony Phillips ch’era stato fondamentale per il sound medievaleggiante e sognante del gruppo) rimase a tessere, con lo stile raffinato e architettonico che lo contraddistingue, le trame chitarristiche, l’atmosfera dei Genesis rimase Phil Collins ancora intatta e affascinante, come stanno bene a testimoniare dischi come Trick of the Tail and Wind of Wuthering, dopodiché con il salire di Phil Collins sempre più al ruolo di leader la band si avvierà verso un buon successo

commerciale producendo album di un discreto pop anche gradevole ma che mai lontanamente riprenderà le atmosfere magiche dei primi album, tentativo che verrà fatto soltanto nel loro ultimo lavoro quando Rutherford e Banks (rispettivamente bassista e tastierista del gruppo) rimasti orfani anche di Collins cercheranno con un altro cantante (Ray Wilson) di riavvicinarsi, almeno nelle intenzioni, al vecchio sound ma a noi fan della prima, ma credo anche nuova ora, poi ci riprende un’insana voglia di ricercare ancora quei tesori e quando allora mettiamo un pezzo di Quei Vecchi Genesis ci assale subito un misto di gioia, dolore, pianto, nostalgia, godimento, una cosa proprio stampata nell’anima e di cui non se ne può fare a meno. 2/fine

GENESIS/2 SE IL ROCK SI TINGE DI MAGIA E DI FIABA


SPORT

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I Canarini attenti anche alla “vittoria sociale” Un’iniziativa fortemente voluta dal Pres.te Davato

di Valeria Vitolo* L’idea consiste nell’affiancare al team della categoria “Juniores” del Rocca di Papa, uno staff completo che li possa seguire e sostenere. Oltre al Mister Fabio Panno (foto a lato), altre figure accompagnano lo svolgimento delle attività, il Mister in seconda Giorgio Davato, il Direttore Sportivo Massimo Ceccacci, il Preparatore atletico Luca Lo Monaco e lo Psicologo dello sport Renato Crespina. In un’intervista, il fondatore dell’idea e allenatore della squadra Fabio Panno, ci spiega cosa l’ha spinto a creare a questa iniziativa, elencando vari problemi che impediscono ai giovani di scegliere il Rocca di Papa come squadra, quali la lontananza del campo, difficile da raggiungere per chi non possiede mezzi propri e allo stesso modo è complicato per chi, prendendo i mezzi, si trova impossibilitato nei mesi invernali a causa della neve che blocca le strade. Il progetto è quindi un incentivo nella scelta della squadra nella quale giocare. I ragazzi vedendo uno staff qualificato pronto ad accoglierli, avranno un motivo

in più per prediligere quella squadra piuttosto che un’altra. Ovviamente questo non è l’unico fine. Tutto questo si fa per insegnare ai giovani il “lavoro di squadra” e perché no, anche agli adulti. Nello staff si crea una divisione del lavoro e a sua volta un’interdipendenza funzionale, dove ognuno dipende dal lavoro dell’altro. Sostenitore di questa proposta è il presidente della polisportiva Canarini il sig. Giorgio Davato, il quale condivide gli obiettivi dell’allenatore, e aggiunge di voler estendere in futuro l’iniziativa anche alle altre squadre della società, senza limitarsi solo alla Juniores, anche se questo comporterebbe un agire di-

24ma edizione ‘Mountain Bike di Roma’

B&B Castelli Romani mette in campo le donne

Le giovani atlete della B&B Castelli Romani

di Benedetta Lupoli* L’atmosfera è sempre avvincente ed emozionante: quel misto di divertimento e tensione, di volontà e stanchezza, una due giorni di intensa con-

vivenza in un villaggio che nasce spontaneo in poche ore, con biciclette in ogni dove, generi alimentari di ogni sorta, tecnicismi e valutazioni sul percorso, ma soprattutto di

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verso per un discorso di esigenze differenti da parte dei membri delle altre rose. Dell’altro è emerso nel colloquio con il presidente. “E’ un’iniziativa sociale, non ci fermiamo solo allo sport “, questo è quello che afferma il sig. Davato. Aiutare i ragazzi a interagire e a relazionarsi tra loro è importante ai fini della crescita individuale, alla maturazione di ognuno e infine a quella sportiva. L’obiettivo del risultato sportivo passa per un attimo in secondo piano. Ciò che conta è formare i ragazzi socialmente, prepararli al mondo sociale e creare un ambiente in cui possano sentirsi a proprio agio tra loro e con gli adulti, dove per qualsiasi problema, di qualsiasi natura, abbiano una figura di riferimento che li possa aiutare. Sembra che i giocatori della Juniores d’Elite abbiano accolto bene le nuove figure e hanno compreso appieno le loro mansioni, accettando, tra le altre, anche quella dello psicologo, la quale a volte è difficile da digerire, specialmente per i giovani, confondendola con una minaccia o un insulto alla loro igiene mentale. Alla fine del colloquio l’obiettivo sportivo, che prima era stato messo da parte, torna in primo piano. Il presidente ricorda che “a prescindere dal sociale, a me piace vincere, dobbiamo insegnare ai ragazzi a vincere con lealtà, ad accettare la sconfitta. Insegnare a giocare per vincere lealmente”. *Tratto dal periodico online “RomaCapitaleMagazine.it”

atleti pronti a impegnarsi, sorridere e divertirsi. Anche quest’anno le squadre di “B&B Castelli Romani”, che ha cominciato quest’avventura quattro anni fa con una sola squadra, giunte a quota quattro in questa edizione, si sono cimentate in uno degli eventi più importanti dello sport romano: la “24H di Mountain Bike”, che si è svolta nel Parco degli Acquedotti di Roma. Sul suggestivo sfondo dell’acquedotto Claudio hanno gareggiato più di milleseicento atleti, tra cui i ventotto ciclisti di “B&B Castelli Romani Bike Team”, divisi in due squadre da otto (45° e 82° in classifica finale), una squadra da quattro (9° in classifica finale) e, grande novità di quest’anno, una squadra di otto coraggiose donne che si sono cimentate in quest’esperienza stancante ma decisamente appagante, conquistando il primo posto in classifica. Come nella scorsa edizione, anche quest’anno gli atleti hanno concorso per un premio interno al team in cui sono stati premiati i giri più veloci suddivisi per genere e fascia di età, incentivando ancora di più i ci-

clisti ad una sana e divertente competitività. “La parte migliore di quest’esperienza –ha detto il direttore sportivo delle squadresono i rapporti che si creano tra gli atleti. In un contesto come questo, l’errore di un compagno può significare la discesa nella classifica di tutta la squadra, così come il giro veloce di un altro contribuisce a guadagnare posizioni. Questo crea un forte senso di responsabilità da parte di ognuno di noi, ma anche e soprattutto un grande affiatamento tra compagni”. Questa gara è stata quindi un’occasione non solo per praticare della sana attività fisica, ma anche per mettersi alla prova e stringere nuovi legami di amicizia. “B&B Castelli Romani” da sempre incoraggia ed incentiva le iniziative sportive: il prossimo appuntamento sarà il 30 ottobre a Sante Marie (AQ) dove si svolgerà una “Cicloturistica della Castagna” alla portata di tutti all’interno dell’evento della Sagra della Castagna, per una giornata all’insegna della natura, dello sport e dell’enogastronomia. * B&B Castelli Romani (www.bbcastelliromani.it)


RIFLETTORI

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Donne assassine e donne vittime... comunque usate in tv

di Daniela Di Rosa

Non c’è modo di uscire dai delitti e dalle pene, la nostra televisione non smette un giorno di trasmettere programmi dedicati ai fatti di cronaca nera. Cala il sipario su Cogne, la madre assassina, (per anni Porta a Porta ci ha “sbomballato” con Anna Franzoni, e la casetta… e le montagne, e lei giovane moglie carina, poi l’hanno messa dentro…) ma ecco che arriva la cugina assassina e la zia e lo zio occultatori di cadavere, e poi il marito fedigrafo e assassino pure lui… e i sempre verdi vicini di casa, massacratori di intere famiglie, i famosi Olindo e Rosa, nel mezzo bambine ra-

pite e uccise da sconosciuti (la povera Yara), per non parlare di Erika la figlia assassina… per ultimo (non preoccupatevi, arriveranno altre mogli ammazzate) gli studenti assassini. Per giorni e giorni non ho potuto vedere nemmeno i Tg, tanto mi era diventato insopportabile la visione degli stessi fotogrammi, l’americana dagli occhi celesti e il bel ragazzo benestante, l’altro, il complice, è in galera, ma è solo un “povero negro” a chi interessa? L’unica cosa certa è che gli americani non si toccano, basta ricordare la tragedia del Cermis, o la morte di Calipari, io che non sono per

Decoder, Berlusconi contro (?) Berlusconi!

La Corte di Giustizia Europea ha respinto l’ennesimo ricorso con il quale Mediaset aveva impugnato le precedenti decisioni della Commissione Ue e del Tribunale di I grado, ed ha emesso la sentenza definitiva relativa alla questione dei decoder ribadendo che “…i contributi dello Stato Italiano per l’acquisto dei decoder digitali terrestri negli anni 2004 e 2005 costituiscono aiuti di Stato e le emittenti radiotelevisive che ne hanno beneficiato indirettamente sono tenute a rimborsarli… toccherà ora allo Stato italiano provvedere, senza ritardo, al recupero dalle imprese beneficiarie dell’aiuto di Stato indebitamente percepito e che spetterà ai giudici italiani stabilire l’importo che Mediaset dovrà restituire all’Erario”. Nella sentenza viene chiaramente stabilito che il contributo pubblico sull'acquisto dei decoder (150 euro per ogni utente previsti dalla finanziaria 2004 e 70 euro in quella del 2005), attribuiva alle emittenti digitali terrestri “… un vantaggio indiretto a danno delle satellitari… …perché acquistando un digitale terrestre si otteneva il contributo, mentre acquistando un decoder satellitare non si riceveva nulla”. Mediaset dopo aver subito la condanna ha fatto ricorso che è stato respinto ed ha quindi impugnato la sentenza di fronte alla Corte Europea (secondo e ultimo grado di giudizio). Anche quest’ultima ha respinto l’impugnazione confermando che gli aiuti di cui ha beneficiato hanno comportato una “distorsione della concorrenza”. Dunque ora dovremmo vedere Silvio Berlusconi (Capo del Governo), chiedere a Silvio Berlusconi (pro- di prietario di Mediaset S.p.A.) di re- Ermanno stituire svariati milioni di euro che Gatta lo Stato Italiano (cioè noi) ha regalato a Mediaset (cioè Berlusconi). Berlusconi contro Berlusconi. Chi vincerà? Ma soprattutto sentiremo mai il fischio di inizio di questa partita? La Pulce

il T o c c o

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L’angolo della psicologia

Risponde la Dott.ssa Bruna Benelli

niente imparziale gli avrei dato vent’anni solo perché americani e di conseguenza esportatori di democrazia a suon di bombe (scherzo!). Tante singole e terribili morti che occupano il palinsesto di tutte le reti tv, e un popolo di guardoni, morbosi e necrofili. Ma non si stancano mai di vedere e rivedere il garage dove è successo l’omicidio? O risentire i messaggi di Parolisi con l’amante? Vi voglio raccontare di altre donne morte, non è un giallo, non c’è un sospettato o un innocente accusato e per questo ne parlano poco, non interessano: sono morte per un crollo. Tutto qui, eppoi mentre lavoravano in nero e per due soldi. Non c’è sesso, non c’è droga, non ci sono escort, perché fare speciali? Da una lettera di una lettrice de Il Fatto Quotidiano: “[…] E intanto in tv si parla di donne, donne oggetto, donne arriviste, donne stupide, donne uccise e donne assassine […]. Le macerie restano e noi donne siamo sepolte sotto di esse. Addio Giovanna, Matilde, Tina, Antonella e Maria, voi dalle macerie siete uscite, noi no!”. (Dedicato alle operaie morte per il crollo di una palazzina, donne che in tv non vedrete mai)

Genitori preoccupati

Mi scrive una signora di 45 anni madre di una adolescente di 16, dice di essere preoccupata per sua figlia. La ragazza è studiosa e anche socievole, equilibrata, gentile con tutti, ma la madre ha paura di quello che le potrebbe accadere quando esce con gli amici e mi rivolge una domanda fondamentale: “Come posso stare tranquilla, anche se ho una figlia serena, quando succedono tante cose brutte ogni giorno. Come posso concederle la libertà che dovrebbe avere senza condizionarla con la mia ansia?”. Riporto questo quesito perché credo che al giorno d’oggi fare il genitore sia molto difficile. Gli psicologi e gli educatori in genere, propendono per concedere il giusto grado di libertà a un essere umano in evoluzione, con desideri e bisogni da soddisfare per permettere il raggiungimento di un equilibrio sano e di un corretto sviluppo della propria personalità. Tuttavia bisogna fare i conti con il mondo esterno, che sembra essere diventato sempre più insidioso e pericoloso, basti pensare ai recenti casi di cronaca di violenze che colpiscono particolarmente le donne. Si potrebbe osservare che la violenza contro le donne è sempre esistita, solo che al giorno d’oggi, con il moltiplicarsi delle possibilità di contatto tra le persone che abitano in luoghi diversi, si accentuano i rischi di “fare brutti incontri”. Occorre, quindi, che i genitori tengano occhi e orecchie aperti, senza essere invasivi, dando ai propri figli delle regole educative chiare da rispettare, sul rientro, sulle persone che frequentano e con cui si sentono anche virtualmente, offrendo loro l’opportunità di essere sempre ascoltati, in modo che i ragazzi si aprano e si sentano compresi e accolti, creando così le premesse per una comunicazione genitori-figli aperta, sincera, e supportiva.


il Segno - Ottobre 2011

il Segno dei tempi

nei disegni del Maestro Franco Carfagna

Dopo avervi fatto conoscere alcuni dei nuovi murales realizzati nel centro storico di Rocca di Papa, rimane un altro angolo artistico da scoprire in compagnia del Maestro Carfagna. Questo luogo si trova in Viale Enrico Ferri (la strada che da piazza della Repubblica conduce alla Madonna del tufo). Si tratta di una palazzina costruita proprio dall’On. Ferri (da cui il nome della strada) che al piano terra ospita un

Il viale dei... mosaici

Ultima pagina

accogliente Bed & Breakfast (foto in basso a destra) dal nome che è tutto un programma: “Il mosaico”. E infatti questo luogo è una vera e propria esposizione permanente di mosaici, realizzati da Renato Calcagni che, oltre a gestire la struttura ricettiva, dà sfogo alla sua creatività e alla sua passione andando alla ricerca (sulle spiagge, nelle cave, lungo i fiumi, ecc.) delle pietre che poi utilizzerà per le sue opere: ematiti, piriti, graniti dell’isola d’Elba, travertini, agate lucide, ciottoli preziosi e ovviamente tante tessere vetrose. I mosaici oltre a contornare l’edificio all’esterno, lo decorano anche all’interno, dando vita a un percorso di arte e cultura unico nel suo genere e, incredibile a dirsi, che a Rocca di Papa pochi conoscono. La chicca di questo percorso è rappresentata da un orologio solare o meridiana (foto a sinistra). “Nell’evoluzione dell’umanità – ci ha raccontato Renato Calcagni- poche cose appartengono al passato come l’orologio solare. L’alto livello tecnologico raggiunto dall’orologeria meccanica fece perdere di colpo la sua importanza nel contesto sociale. Attualmente assistiamo ad un risveglio di interesse per gli orologi solari anche perché si vorrebbe considerare il tempo in modo più riposante. Nell’antichità gli appuntamenti si davano “quando la tua ombra sarà lunga dieci volte il tuo piede”. Molte persone pensano che l’orologio solare sia meno preciso degli attuali orologi: falso, l’orologio solare –conclude Renato- non scarta mai di nulla nel corso degli anni, tanto è vero che anche i modernissimi orologi atomici vengono rifasati a fine anno con i misuratori solari degli osservatori astronomici”. La meridiana realizzata da Renato e dedicata a Papa Wojtyla, è veramente bella, curata nei minimi dettagli e, cosa fondamentale, calcola il tempo in maniera perfetta. Chi volesse ammirarla, insieme agli altri mosaici (ce ne sono tantissimi e ognuno con un particolare significato o dedica: da quello a D’Annunzio fino a Gandhi, ecc.), può recarsi in Viale Enrico Ferri e chiedere a Renato di fare da guida. Scoprirete un “angolo” di Rocca davvero suggestivo.

Lettere, Proposte, Proteste e Reclami ilpiccolosegno@libero.it

Le lettere non superiori alle 13 righe devono presentare in modo chiaro nome, cognome, mail o numero telefonico

UNITI CONTRO LA “SLA” Hacienda Napoles La Voz sta organizzando una raccolta fondi pro-Aisla. Una raccolta fondi per sostenere la battaglia alla Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) o anche detta morbo di Lou Gehrig, La Sla è è una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i cosiddetti neuroni di moto. Finora non è stata scoperta alcuna cura definitiva per la SLA, l’Aisla, l’associazione che si occupa di sostenere le ricerche, da oggi avrà anche il nostro sostegno, il nostro e il sostegno di tutte quelle persone che aderiranno all’iniziativa anche con pochi centesimi.

Hacienda Napoles La Voz disporrà alcuni “salvadanai” in diverse attività commerciali di Rocca di Papa e di Marino. Il ricavato sarà inviato tramite bollettino prima delle vacanze natalizie. Un piccolo gesto per augurare un buon Natale a tutte quelle persone affette dalla Sla; la Città di Rocca di Papa già aveva contribuito anni fa a sostenere l’Aisla con una partita di beneficienza tra una rappresentanza comunale e una rappresentanza della protezione civile locale, ora è il tempo di tornare in campo, non in un campo da gioco, ma nel campo della solidarietà, un aggettivo molto familiare a questa città. Marco Rapo Hacienda Napoles La Voz

LA BELLA IDEA DELLA SAGRA DEI PAESAGGI Recentemente mi è capitata fra le mani una locandina che pubblicizzava la “Prima Sagra dei tramonti e dei panorami mozzafiato di Rocca di Papa”, pensata dall’artista Piero Botti. Io è da due anni che vivo in questo paese e devo dire che l’ho trovata un’idea davvero interessante. Si sa che chi ha tante bellezze non ne comprende il valore. Avviene così a Roma, dove i ruderi antichi sono considerati poco più di semplici muretti e avviene più in generale in Italia che è talmente ricca di opere d’arte che nessuna cura viene fatta per renderle più fruibili da parte dei turisti e dei visitatori. E dunque anche Rocca di Papa mi pare che non sappia

apprezzare quello che ha di più bello. Ho trovato bella anche l’idea di raccogliere i pensieri dei visitatori per poi leggere ciò che hanno scritto in piazza, ispirati dai paesaggi che i vari angoli di questo paese ci regalano. Ora spero che dall’idea si possa passare ai fatti. Enrica Maiorani RECUPERIAMO I SAMPIETRINI Caro Direttore, il centro storico di Rocca di Papa è disseminato di sampietrini che, una volta usciti dal manto stradale, vengono ammassati, da soli o in gruppo, in diversi punti. Visto che se ne trovano sempre meno non sarebbe il caso di raccoglierli per preservarli? Lettera firmata


Il Segno Ottobre 2011  

Il Segno Ottobre 2011

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