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Anno 9 - N° 96

il Periodico

Settembre 2015

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Vino contraffatto, Centinaio: "Hanno fatto i furbi". Maffi: "Ricominciare..." di Alessandro

Disperati

Il noto enologo Mario Maffi commenta il nostro sondaggio on line lagato al mondo del vino dopo il caso 'Terre d'Oltrepo' dove il 70 per cento delle persone che hanno votato hanno detto che il vino 'adulterato' è pratica diffusa. Ma sentiamo Maffi. Alcuni hanno espresso critiche sulla "durezza" e sull'opportunità di fare questo sondaggio in un momento "critico" per il mondo del vino in Oltrepò. Hanno votato in oltre 30.000. Lei ritiene questo gran numero di votanti un fatto positivo o negativo per il mondo del vino oltrepadano? “Certamente negativo perché la situazione che si è venuta a creare in questi ultimi otto/nove mesi ha lasciato il segno e la gente ne risente ed è preoccupata da quello che è successo. Diciamo che la gente sta vivendo questo momento in malo modo ed ha il dente avvelenato. Io direi che purtroppo da sempre e in tutto il mondo c’è gente che fa il vino adulterato. In Oltrepò purtroppo la situazione in Terre di Oltrepò si è messa così violenta e potente che la gente

l’ha presa davvero male”. La stragrande maggioranza dei votanti è "gente" dell'Oltrepò ed il sondaggio ha emesso un verdetto chiaro, circa il 70% ha votato che il vino adulterato in Oltrepò è pratica diffusa, perchè c'è questa opinione? continua a pag. 31

Immigrati, Stradella non ci sta... "Se ne tornino a casa loro" Al via la seconda edizione del concorso Oltrefootball


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Commento di Antonio La Trippa Negli ultimi due anni, tanti, troppi, personaggi di spicco oltrepadani, politici, persone che ricoprono incarichi istituzionali, opinionisti, organizzatori di eventi, rappresentanti di varie categorie e corporazioni, insomma un pò di tutto e di più… dai più alti “vertici” oltrepadani fino ai più bassi “vertici” da paese, dicevano tutti la stessa cosa: “Per l’Oltrepò Expo è una grande opportunità” - “Dobbiamo prepararci per l’Expo” - “Adesso arriva l’Expo” – “Vedrete quanta gente con l’Expo” e tante altre frasi simili. Tutte sciocchezze, tutte frasi fatte, copiate e pappagallescamente ripetute. Proprio su questo giornale, nei mesi scorsi, prima che l’Expo venisse inaugurato, avevo scritto che chi affermava che l’Expo sarebbe stata una grande opportunità per l’Oltrepò o non sapeva cosa diceva o non aveva mai visto un’esposizione universale. Lentamente dopo l’apertura di Expo, settimana dopo settimana, i commenti si sono fatti sempre meno trionfalistici e sempre più rari…Ora lentamente ma inesorabilmente iniziano le critiche. “In Oltrepò sono stati buttati soldi per l’Expo” - “Perché alle promesse non sono seguiti i fatti” – “Dove sono tutti i turisti che dovevano arrivare” etc etc etc... Anche queste critiche, generalmente della parte politica all’opposizione, hanno poco senso, anche perché nel 99% dei casi arrivano da gente che nei mesi scorsi si è riempita la bocca della parola “Expo”, senza capire che l’Expo all’Oltrepo non avrebbe potuto portare nulla, neanche facendo tutti gli sforzi di questo mondo. Expo come tutte le esposizioni universali organizzate negli ultimi 20 anni, è stata un grande campeggio di strutture precarie molte delle quali realizzate come aspirazione e soddisfazione di architetti e designer che… dovrebbero cambiare “spacciatore”. Personalmente ho visitato tre esposizioni universali: Vancouver nel lontano 1986, Siviglia nel 1992, Lisbona nel 1998. Pur essendo il tema di queste tre esposizioni diverso, il risultato era uguale: una grandissima festa da paese, con padiglioni che sembravano un ibrido tra le pubblicità di supermercato e le fiere per agenti di viaggio con bancarelle molto più grosse e soprattutto molto più costose. Nel 1992 ero a cena, a Siviglia, con un importante imprenditore spagnolo e questo mi disse: “L’unica cosa che alla nostra città ha portato l’Expo è l’AVE (il Frecciarossa spagnolo) che ci collega velocemente con Madrid, per Siviglia l’Expo è un bu-

siness solo per chi ha un bar”. A Milano l’Expo non ha portato neanche il Frecciarossa perché c’era già, ai bar milanesi l’Expo ha portato ben poco, perché è ubicato in una zona decentrata, a differenza di Siviglia dove l’Expo si trovava sulla cosiddetta isola della Cartuja, una fetta di terra compresa tra il fiume Guadalquivir ed il canale della Cartuja, praticamente in centro alla città. Ogni Expo organizzata negli ultimi anni ha diviso più che unito, ma molti dirigenti istituzionali e politici oltrepadani imperterriti nei mesi scorsi dicevano: “Vedrete quanti pulman di turisti arriveranno in Oltrepò con Expo” …li stiamo aspettando ancora adesso…“Vedrete quanto vino e salame e miele dell’Oltrepò venderemo con Expo”… aspetta e spera… “Vedrete quanta gente verrà ad alloggiare negli alberghi dell’Oltrepò”… se non fossero arrivati gli immigrati, che non sono arrivati però per Expo…, molti hotel sarebbero vuoti. “Bisogna organizzare eventi di livello per attirare i visitatori Expo”… Ma se i visitatori di Expo sono in maggioranza italiani, del nord e non vanno neanche a vedere il Duomo di Milano… “Bisogna mettere a posto le strade perché arrivano i pulmann di Expo”… Di pullman forse se ne sono visti… 3… e mezzi vuoti, in compenso le buche sulle strade sono aumentate. Una delle dichiarazioni più spassose è stata quella inerente alla chiusura del ponte di Salice Terme, quando con faccia di circostanza molti politici, mica uno solo, molti.. declamavano “Bisogna riaprire il ponte perché stanno arrivando i pulman ed i turisti dell’Expo, Salice non può essere tagliata fuori dall’Expo”… A Salice di turisti dell’Expo se ne sono visti forse 2, pullman forse meno…il ponte andava semplicemente riaperto per permettere, a chi percorre la strada che da Varzi porta a Voghera, di poter entrare , come è sempre successo, a Salice per il caffè o per l’aperitivo o per il gelato, o per permettere a chi frequenta Salice Terme di sera di non essere obbligato a parcheggiare al di là dello Staffora e poi guadarlo a piedi per raggiungere i vari locali. Non era difficile da capire, ma molti anche in questo caso hanno voluto riempirsi la bocca con la parola Expo. Anche in questo caso hanno fatto la figura dei “pistola”. Al netto delle anomalie tutte italiane, il problema di fondo delle Esposizioni è uno e uno solo: i benefici quando ci sono, non valgono gli sforzi. Purtroppo molti “vertici” dell’Oltrepò questo non lo avevano capito o non la sapevano e quindi parlavano a vanvera. Mi facevano “tenerezza” i vari convegni, simposi e tavole rotonde, tavole di confronto,

TERZA PAGINA

“VERTICI” DELL’OLTREPO, L’EXPO ED I... PISTOLA

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cabine di regia ed altre amenità simili organizzate per promuovere il turismo e prodotti tipici dell’Oltrepò all’Expo e durante l’Expo. In tutti o quasi tutti questi convegni si dicevano le solite cose, le solite frasi vuote, sia di senso che di contenuti. Ogni tanto qualche politico più “populisticamente saputello” degli altri alzava la voce per far sembrare che la sua triste “pensata” fosse più “intelligente” delle altre. Non era vero, la ricaduta dell’effetto Expo sull’Oltrepò lo dimostra. Alcuni politici, alcuni sindaci ed alcuni assessori hanno anche inaugurato qualche nuovo lampione o qualche nuova riasfaltatura spacciandola per l’Expo ed in funzione dell’Expo. Ridicoli. Si sono salvati in pochi da questo patetico teatrino del “Forza Expo-W l’Expo”. Qualcuno si è anche ”avventurato “ all’Expo e ritornato a casa ha immediatamente telefonato al giornalista “amico” per raccontare che all’Expo ha avuto importati contatti per promuovere il suo comune. Forse mentre lo diceva ci credeva… e questo è grave… ma soprattutto ci credeva il giornalista “amico” che poi raccontava le gesta dell’amico sindaco o assessore sul giornale di appartenenza e su vari social. Ecco questo è stato il triste teatrino dell’Expo per l’Oltrepò. Una Bufala. Un film comico girato da attori, che purtroppo dovrebbero far risorgere l’Oltrepò dal punto di vista turistico ed economico ma che al di là di qualche frase letta sui giornali e poi ripetuta senza magari capirne bene il significato, al di là di qualche volantino, molto spesso fatto stampare dall’amico di turno, sono attori che quando parlano di turismo, economia ed altre cose concrete, molto concrete, hanno poche e molte confuse idee. Del resto i risultati sono sotto gli occhi di tutti, se in Oltrepò non ci fossero le varie pro loco e le varie associazioni di volontariato che fanno quello che possono, ma intanto “fanno”, qualche cosa e sempre più spesso organizzano in mezzo a difficoltà, mancanza di risorse, critiche da paese, voglie di qualche politico di appropriarsi dei meriti dei volontari e di qualche tentativo di trasformare queste associazioni in comitati elettorali “pro domo” politica, sbattendosi e mettendoci impegno. Certo per rilanciare il turismo, i prodotti tipici e l’economia dell’Oltrepò ci vorrebbe ben altro, ma almeno le Associazioni e le Pro loco ci sono, se non ci fossero e l’Oltrepò dovesse aspettare i “vertici” di promozione ce ne sarebbe ben poca. Forse nessuna. Tra poco l’Expo sarà finito, vedremo quale potrà essere la prossima parola con la quale molti dei “vertici oltrepadani” si riempiranno la bocca…


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ATTUALITA’

INTERVISTA AL SENATORE DELLA LEGA NORD

Centinaio: "Per il vino... hanno cercato di fare i furbi e ora pagano le conseguenze" di Alessanro

Disperati

Su quanto accaduto nel mondo del vino in Oltrepò non ha dubbi: "Hanno fatto i furbi, ora ne pagano le conseguenze...". Per le elezioni a Voghera anche in questo caso non ci gura attorno: "Bisogna tornare subito al voto". Insomma Gian Marco Centinaio, Presidente del Gruppo Lega Nord e Autonomie al Senato della Repubblica, pavese doc, ha le idee molto chiare. Lo abbiamo incontrato per un'intervista a 360 gradi sull'Oltrepò pavese, dal vino agli immigrati alla questione ospedale di Varzi. Vino d’Oltrepo: cosa pensa di quanto accaduto alla cantina di Broni? "Un sistema d'affari che, da quanto abbiamo appreso, faceva comodo a molti. Il problema è che mentre altrove (penso alla Franciacorta, alla Valtellina, al Monferrato o alla Toscana) hanno da sempre cercato di privilegiare la qualità ed i rapporti con i clienti, qui stiamo dimostrando che è più facile fare i furbi e fregare la gente. Fortunatamente non tutto l'oltrepo ha produttori senza scrupoli e ci sono persone che sanno fare bene il loro dovere. Bisogna ripartire da loro". Cosa fare oggi per rilanciare l’immagine del vino oltre padano? "Bisogna ripartire dai produttori di qualità e da coloro che hanno capito che troppi intermediari tra agricoltore e consumatore portano alle fregature. Le eccellenze ci sono. Ripartiamo da loro". Problema immigrazione: anche l’Oltrepò è stato invaso da immigrati… Che fare? "Purtroppo poco. Questa invasione e' sponsorizzata dai signori Alfano, Renzi e dai cosiddetti buonisti che stanno riempiendo il nostro paese di clandestini. Necessario però che i cittadini e le istituzioni facciano capire al governo ed ai Prefetti che per questi clande-

Gian Marco Centinaio

stini non c'è posto". Quale giudizio alla manifestazione della Lega contro l’immigrazione andata in scena a Stradella... Perché non c’è stata a suo avviso una grandissima partecipazione? "La Lega presidia il territorio e lo fa nel migliore dei modi. Sono molto soddisfatto del lavoro fatto dalla Lega di Stradella e Broni. Purtroppo questa manifestazione e' stata realizzata nel pieno del periodo estivo. Inoltre conosco personalmente persone che non hanno partecipato ma che condividono la nostra protesta. Andiamo avanti così convinti che quello che stiamo denunciando è giusto". Elezioni a Voghera: la vittoria di Barbieri macchiata da due ricorsi. Cosa ne pensa?

PARLA ELISABETTA D'ARPA

Punto Rosa, per aiutare le donne in difficoltà

di

Francesca Ragazzi

Abbiamo incontrato Elisabetta D'Arpa, segretario generale e responsabile del servizio affari generali del comune di Stradella che ha ideato il Punto Rosa. Come nasce il Punto Rosa e come si colloca oggi all’interno del Comune di Stradella? "E' uno sportello accessibile a tutti i cittadini che si trovano in difficoltà. Inizialmente il Punto Rosa è nato per fornire consulenze di tipo legale e counselling psicologico, con anche orientamento per problematiche inerenti alla sfera delle relazioni di persone in difficoltà in ambiente familiare e sociale. Il servizio è partito 'Rosa', legato a problemi femminili e oggi abbraccia una fascia più vasta, le esigenze di partenza erano di carattere relazionale, mentre oggi vi sono nuove difficoltà a cui si dà ascolto, queste sono lo specchio di come sia cambiata la società: il counselling psicologico mano a mano è venuto a cessare, invece si è mantenuta stabilità sulla consulenza legale".

Perchè è stato ideato questo servizio? E' stato ideato per le difficoltà familiari ed oggi soprattutto, per la difficoltà economica. Le azioni che si sono mantenute sotto la nostra attenzione sono: prevenire, riconoscere e combattare il fenomeno della violenza. Su questo fronte il comune di Stradella dal 2008 in avanti è stato pioniere insieme agli altri comuni, tra cui Pavia e Broni ed in sinergia con la prefettura, le forze dell'ordine, la procura e professionisti del mondo sanitario, lavorando insieme ad un protocollo d'intesa che tende ad individuare ed a riconoscere un fenomeno di violenza". Chi l'ha ideato? "Il Punto Rosa è stato ideato qualche mandato amministrativo dall'assessore alle pari opportunità Antonia Meraldi; questo sportello poi è stato fortemente voluto e sostenuto da parte degli assessori delle pari opportunità e dei sindaci che vi sono succeduti nel tempo". Per accedervi? "Il primo accesso è possibile a tutti se sono abitanti

"Che bisogna tornare a votare immediatamente". La Lega a Voghera ha preso tanti voti ma alla fine il segretario Musti ha abbandonato: perché? "Capisco il rammarico degli amici della Lega di Voghera ma penso abbiano fatto un grande lavoro e ho visto tanto impegno e determinazione. Penso che Musti sia un elemento importante per la Lega. Le sue dimissioni non sono una resa ma uno stimolo a lavorare di più. Conosco Filippo ed il suo carisma". Ora la sede è commissariata: quale futuro per la Lega a Voghera e in Oltrepo? "Un futuro importante perché la Lega riparte da tante persone nuove che si sono avvicinate prima e dopo la campagna elettorale. Persone che hanno pertanto ulteriore entusiasmo e competenze politiche e professionali. Io sto frequentando molto l'oltrepo ed ho visto delle new entry di qualità". Si parla di rilancio turistico: ma cosa bisogna fare per rilanciare veramente l’Oltrepo? "Da operatore del settore dico che si può fare ma dobbiamo smetterla di pensare che i turisti arrivino solo da Milano. E smetterla di pensare ognuno per il proprio orticello. Siamo a metà strada tra Genova, Torino, Milano. Abbiamo un autostrada che ci passa in mezzo, siamo a pochi chilometri da aeroporti internazionali come Linate e Malpensa. Abbiamo storia, cultura, paesaggi da favola e un enogastronomia che deve solo essere valorizzata. Ci vuole un piano serio di rilancio". La lega ha di fatto vinto la sua battaglia per l’ospedale di Varzi che non solo non chiuderà ma verrà potenziato… Una vittoria netta del Carroccio? "Per Varzi la Lega ha dato voce ai tanti cittadini che chiedevano di salvare l'ospedale. Ci siamo impegnati con Maroni per dare una risposta positiva. E' stata una vittoria della Lega e del Comitato che ha fatto un grandissimo lavoro. Il tutto mentre i "soliti noti" speravano che le cose andassero male. Quando i cittadini chiedono aiuto gli eletti della Lega sono a loro disposizione".

dei comuni convenzionati, per correttezza, si continua ad accompagnare i soggetti, altrimenti si chiede al comune non ancora associato se intende aderire o meno all'iniziativa. Il servizio è totalmente gratuito, anche sul fronte legale, grazie all'avvocato Anna Dimasco che presta servizio di volontariato presso il Punto Rosa". Quali servizi sono proposti? "Vi sono molti servizi proposti tra cui: normativa e tutela delle pare opportunità, orientamento sulle problematiche familiari legate ad aspetti economici e contrattuali, diritto di famiglia, orientamento nella ricerca e reinserimento nel mondo del lavoro, normativa a sostegno della genitorialità, orientamento nei casi di stalking, minaccia, molestia e maltrattamento, coordinamento sovracomunale di azioni a sostegno della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, infanzia e genitorialità". Da chi è finanziato il progetto? "Il servizio viene finanziato con i bilanci dei comuni associati secondo la convenzione che essi hanno sottoscritto". Con il vostro intervento riuscite a 'dare una mano' a chi concretamente vi chiede aiuto? S"i, vi sono stati dei benefici: siamo riusciti spesso ad aiutare i soggetti , non sempre però , a volte le problematiche sono così complessse che non si può neanche pensare di avere un beneficio completo".


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WILMA PIROLA PRESIDENTE COLDIRETTI PAVIA RASSICURA TUTTI I SOCI

di Alessandro

Marchesi

Eletta nel marzo dello scorso anno la presidente di Coldiretti Pavia, Wilma Pirola con le sue parole vuole rassicurare i soci di Coldiretti che, nonostante la crisi generale che caratterizza tutto il mondo del lavoro, ci si sta muovendo nella giusta direzione. Dopo un anno dalla sua elezione a Presidente provinciale quale bilancio si sente di poter tracciare? "Tanto è stato fatto e tanto è ancora da fare. La giunta e il consiglio di Coldiretti stanno facendo un grande lavoro per far sentire la nostra voce e portare avanti un progetto serio di valorizzazione dei nostri territori e dei nostri prodotti. Siamo una macchina in continua evoluzione a favore dei nostri soci e per la tutela delle loro aziende. C’è bisogno di uno sforzo serio, anche da parte nostra, per tenere alto il nome del Made in Italy e delle nostre eccellenze". In questo periodo anche in Oltrepò sta iniziando la vendemmia: cosa ne pensa dell’attuale situazione della Cantina Sociale di Broni? "Personalmente ritengo che sia un grosso danno per tutti quei produttori che da anni lavorano duramente e hanno investito parte del capitale aziendale per migliorare la qualità del proprio vino e farlo conoscere a livello nazionale e internazionale. Questi sforzi sono stati premiati dal fatto che i nostri prodotti sono tra i più conosciuti al pari dello Champagne francese e ai vini della Franciacorta. Sono sicura che tutto ritornerà come prima". Coldiretti cosa sta facendo in merito a questa situazione? E cosa si sente di dire ai suoi soci per tranquillizzarli? "Per evidenziare l’attenzione che il nostro sindacato

Wilma Pirola

rivolge a questa situazione abbiamo messo in campo il Presidente di Coldiretti Lombardia nonché vicepresidente nazionale Ettore Prandini che si sta occupando personalmente del caso. E’ nostro compito infatti muoverci a difesa del bene delle nostre aziende per tutelare che la vendemmia 2015 si svolga regolarmente senza che atti giudiziari si frappongano allo storico lavoro dei nostri imprenditori. Tuttavia voglio tranquillizzare i nostri soci poiché la magistratura sta facendo il suo corso e sono sicura che lo farà fino in fondo". Trascorsi quattro mesi dall’inizio di Expo 2015,

ATTUALITA’

"Tenere alto il nome del made in Italy e delle nostre eccellenze"

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possiamo dire che sia stato un incentivo alla valorizzazione dei prodotti delle nostre terre? Direi assolutamente di sì. All’interno di Expo è presente il padiglione di Coldiretti in cui si va a contatto quotidianamente con la vera essenza dell’agricoltura italiana poiché si possono degustare i nostri prodotti. In modo particolare per tutta la settimana di Ferragosto abbiamo avuto uno spazio interamente riservato alla Lombardia dove non sono potuti mancare il Salame di Varzi e il vino dei nostri colli. Sicuramente una bella opportunità per quelle aziende che hanno investito in questa direzione e vogliono far conoscere i frutti dell’ agricoltura italiana ai nuovi mercati esteri emergenti". A proposito di quanto detto poco fa, in quale direzione dovrebbero muoversi gli agricoltori oltrepadani per valorizzare ulteriormente il salame, il vino, il miele e tutti i loro prodotti? "Stiamo parlando di prodotti di altissima qualità e che vedono, purtroppo, la concorrenza di altra merce venduta a prezzi inferiori ma con marchi fasulli. Probabilmente la soluzione migliore per ovviare questo problema è quella di puntare totalmente sulla vendita in dettaglio: mi riferisco in modo particolare al vino che dovrebbe essere venduto in bottiglia, puntando totalmente sulla delicatezza e purezza dei nostri vigneti e non certo venduto sfuso a minor prezzo. Pur facendo aumentare i costi del prodotto, si potrà garantire ai consumatori un livello di qualità incomparabile con qualsiasi altra concorrenza".

RUBRICA A CURA DEL DOTT. MARCELLO POGGI. WWW.PRONTOMETEO.IT

26 settembre 1994: devastante grandinata in Oltrepò Proverbio del mese: “Di settembre o porta via i ponti, o secca le fonti” Secondo questo proverbio il mese di settembre non avrebbe, insomma, mezze misure, e’ il mese del cambiamento per eccellenza, che ci porta dalla stagione estiva a quella autunnale, spesso con forti contrasti in breve periodo. Dal punto di vista meteorologico si entra in autunno con il primo del mese, mentre astronomicamente si attende l'equinozio che cade intorno al 23. L'estate 2015 si e dimostrata tenace fino all'ultimo, con un cambiamento del tempo che ha coinciso proprio con il passaggio del mese. A settembre sono legati alcuni proverbi che meritano una riflessione, portatori di una parte di verità, sia che il mese manifesti bruscamente caratteristiche autunnali sia che, come altre volte accade, si verifichi il fenomeno conosciuto come PES, piccola estate settembrina, che porta lunghi periodi di bel tempo ma senza più un caldo asfissiante, il clima ideale insomma per una bella vacanza lontano dalla confusione agostana. In effetti capita a volte che si possano già generare, in particolare, delle depressioni, che spesso hanno

il proprio centro proprio vicino a noi, sul Golfo di Genova. Una zona caratterizzata dal mare, di per sé portatore di umidità e quindi energia, ma soprattutto, a settembre, particolarmente caldo, con le acque superficiali che possono sfiorare i 30°C. Ecco dunque lo svilupparsi di intenso maltempo e delle classiche alluvioni autunnali, dannose in Liguria ma che possono avere conseguenze anche da noi. Certamente è un mese dai forti contrasti e dai temporali violenti, accompagnati a volte da grandine. Uno degli esempi più importanti del maltempo di settembre, storicamente, va fatto risalire al 26 settembre 1994, quando una devastante grandinata con venti oltre 100 Km/h ha colpito in particolare la fascia tra Casteggio e Voghera. Un evento talmente intenso da entrare a far parte della memoria collettiva, e che merita di essere ricordato. Era un lunedì, intorno alle 7.30 del mattino. Alle testimonianze scritte si legano i ricordi per avervi assistito da Voghera. Un rumore assordante, tanto era forte la precipitazione grandinigena, costringeva a urlare persino per sentirsi all'interno della casa, come se ci fosse un vero e proprio bombardamento, e tale era dai segni poi lasciati sui muri dei palazzi. Da lontano è

stato descritto come un rumore cupo come di aerei in volo a bassa quota. Il tutto durò circa 20 lunghissimi minuti, mentre circa 20 cm di grandine si accumularono al suolo, tanto che sulla strada che ne era colma scorreva una sorta di fiume di altra grandine. Foglie e piccioni morti dappertutto, con un odore aspro indescrivibile per la rovina delle piante e foglie spezzate del parco della Stazione. I vigili hanno poi cercato di risolvere le tante situazioni di pericolo, dai vetri infranti ai cornicioni pericolanti. Alberi sradicati e tetti scoperchiati nel circondario, mentre decine di chilometri di vigne sono stati distrutti, in alcuni casi senza che nemmeno una foglia rimanesse al suo posto. Per dare una ulteriore idea dell'evento, la sera successiva era ancora presente un piccolo mucchio di grandine che non si era sciolto. Un evento raro ma non unico, che racconta di come anche nella nostra zona eventi estremi siano possibili, soprattutto fra maggio e settembre.


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L'INTERVISTA X

NE PARLA UN noto politico della provincia di pavia

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Voghera elezioni da rifare oppure no? Lega ancora con Torriani di

Nilo Combi

Sono passati tre mesi dalle elezioni comunali di Voghera, in questi tre mesi ci sono stati ricorsi e controricorsi, tutti aspettano fiduciosi le decisioni delle legge per sapere se le elezioni saranno da rifare oppure no. Il Mister “X” che abbiamo intervistato questo mese è stato uno dei personaggi principali della politica della provincia di Pavia, ricoprendo incarichi a livello comunale, regionale ed a livello europeo. Da alcuni anni si è defilato dalla vita politica, ma ovviamente segue sempre con grande interesse le vicende politiche dell’Oltrepò. Elezioni politiche da rifare oppure no a Voghera? “Se fossimo in un paese normale e per normale intendo un paese con un alto grado di coscienza democratica e civile, non ci sarebbero dubbi: le elezioni dovrebbero essere rifatte ed in tempi brevi, o almeno ci dovrebbe essere il riconteggio delle schede, ma siamo in Italia ed i tempi saranno lunghi e dall’esito incerto. Non è un problema di Voghera, il problema è l’Italia e le leggi cavillose al limite dell’indecenza che abbiamo, leggi che per essere applicate necessitano tempi biblici, leggi che portano a sentenze discutibili. Se fossimo in un paese anglosassone le elezioni le avrebbero già rifatte o le schede già ricontate”. Cosa è andato “storto” in queste elezioni vogheresi per avere tutti questi ricorsi? “Esattamente non lo so, le voci che mi giungono da molti amici, alcuni anche eletti sono molte. Ho partecipato come candidato a diverse elezioni, alcune le ho vinte, poche le ho perse. Nella fase di campagna elettorale, molti , è capitato anche a me e non diciamoci delle “balle”, sono disposti a tutto per vincere. A mio giudizio qualche cosa c’è stato, sicuramente del dilettantismo da parte di alcuni partiti, che hanno inviato nei seggi dei rappresentanti senza molta esperienza o senza molta voglia. Non è possibile non controllare fino alla fine ogni singola operazione di voto e di scrutinio. Non è possibile passar la maggior parte del tempo al bar di fronte al seggio elettorale, invece che essere attivi, attenti e partecipi. Non è possibile assentarsi durante lo spoglio delle schede. Ecco in questo molte liste si sono dimostrate dei dilettanti” Bisognava certamente controllare meglio, ma oggi non ci si fida piu’ neanche degli scrutatori? “Lei mi fa sorridere, chieda ai vecchi DC e PCI quante schede dubbie, ai tempi , dopo feroci discussioni si facevano attribuire oppure le facevano dichiarare nulle a sfavore dell’avversario. Ghezzi non è andato al ballottaggio per 3 voti, Torriani ha perso e Barbieri vinto per una manciata di voti, con più attenzione, con più determinazione durante la fase di spoglio forse il risultato sarebbe stato diverso”. Quali potrebbero essere stati i trucchi usati per cambiare l’esito del voto? “Ce ne sono alcuni, molti illeciti, tutti certamente non etici. Del resto le cronache e la magistratura

ne hanno evidenziati molti in questi anni ed in tutta Italia, quindi potrebbero essere successo anche a Voghera. Io non so se a Voghera sono stati usati alcuni di questi trucchi, spero per i cittadini di Voghera di no, , lo spero, ma non ne sono certo. Troppi ricorsi, troppe frasi che lasciano capire. Ho inoltre la sensazione che molti ricorsi siano stati fatti senza scrivere tutto quello che si intuiva o si supponeva. Mi spiego: i ricorsi sono stati certamente redatti su prove che con ragionevole certezza sono dimostrabili, i vari avvocati di parte lo ritengono possibile, ma forse in questi ricorsi non c’è scritto proprio tutto, molte cose non le hanno potute scrivere perchè non erano suffragate dalle necessarie prove. Le voci sembrano essere tante, la magistratura è lì apposta per raccogliere voci e se le ritiene voci credibili, approfondire e verificare se qualche cosa contro la legge è stato commesso. Non sono parte in causa, a chi voleva dirmi pettegolezzi ho sempre stoppato chiedendo: Sei sicuro di quello che mi stai dicendo? Normalmente il pettegolezzo finiva lì. La mia è solo una sensazione, nulla di più” Perchè Ghezzi non è riuscito ad andare al ballottaggio? “Esattamente non lo so, forse per troppa sicurezza del PD vogherese, che ha visto la destra divisa ed ha pensato che i voti si sarebbero divisi tra Torriani e Barbieri e che invece i voti della sinistra sarebbero andati tutti a Ghezzi. Ghezzi doveva andare al ballottaggio in carrozza, non c’è riuscito è stata

una sorpresa anche per me”. Perché Torriani ha perso? “Per colpa di alcune frasi dette da Maroni sulla pirolisi, Maroni non ha detto cose strane ha semplicemente detto che se l’impianto pirolisi non si farà, non si farà perché la legge non lo permette. Molta gente voleva sentirsi dire invece un no netto alla pirolisi, questa affermazione, è stata cavalcata da Barbieri e li qualche voto la Lega lo ha perso, quanti non lo so, magari solo 15, ma ne sono bastati meno per vincere ! Poi Barbieri ha vinto perchè Affronti e Azzaretti gli hanno portato un bel bagaglio di voti. Questo al ballottaggio, mentre alla prima tornata elettorale è stata importante la strategia di Alpeggiani di presentare numerose liste d’appoggio. Quando si perde per cosi pochi voti anche il più piccolo dettaglio fa la differenza”. Come ha interpretato la grande gioia dei vincitori e la delusione a denti stretti degli sconfitti? “ La grande gioia dei vincitori l’ho interpretata come una manifestazione di scampato pericolo, ho trovato anche fuori luogo alcune frasi irridenti dette e scritte da qualcuno dei vincitori nei confronti dei perdenti. Una caduta di stile che comunque in un momento di esaltazione vittoriosa ci può stare. La delusione a denti stretti degli sconfitti è capibile, hanno perso per un nonnulla. Umanamente capibile direi”. Se si rivotasse che vincerebbe? “Penso ancora Barbieri, troppe le beghe interne della Lega: Musti “dimessosi”, Tura e Sartori che mi sembrano su sponde diverse, l’arrivo di Ciocca, tutte cose che non fanno bene alla Lega vogherese. Non conosco bene le dinamiche della Lega, ma parlando con la gente mi sembra che questa fase post elettorale abbia fatto perdere alla Lega consensi, consensi che di conseguenza perderebbe Torriani, anche se Barbieri deve stare attento, deve in qualche modo e non è facile, risolvere il problema sicurezza. La gente non ne può più. Se non fa qualche cosa per la sicurezza, allora potrebbe perdere anche lui diversi voti e quindi ritornerebbe in gioco Torriani. Invece non penso che Ghezzi potrebbe vincere, certamente questa volta andrebbe al ballottaggio, ma Voghera la ritengo una città orientata al centro destra”. Nei vari incarichi che sono stati assegnati nel post elezioni non vede uno spirito del tipo “Nessuna pietà per i vinti”? “Normale, piccole vendette post elettorali, c’è già in corso la “normalizzazione”, tra qualche mese finirà tutto in “amicizia” ed ognuno avrà i suoi incarichi” Quindi se si dovessero rifare le elezioni i contendenti sarebbero in 3, Barbieri, Torriani e Ghezzi? “Si , ma vorrei dire una cosa….Dove è scritto che con i nuovi chiari di luna che ci sono, Torriani abbia ancora l’appoggio della Lega ? Nell’ultima tornata la Lega di Voghera è andata contro la normale strategia di partito che la vedeva sempre alleata di Forza Italia, ma se ci dovesse essere una prossima volta non sarei così sicuro che sarebbe ancora con Torriani….la normalizzazione gente, la normalizzazione ….".


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AVVICENDAMENTO IN CONSIGLIO NEL CARROCCIO: ESCE MUSTI ENTRA TURA

di

Nicoletta Pisanu

William Tura ha preso il posto di Filippo Musti tra i banchi del consiglio comunale di Voghera, dopo l'eccezione di incompatibilità sollevata a luglio dal consigliere di Forza Italia Giuseppe Moscariello nei confronti dell'ex leader della Lega Nord iriense, in quanto detentore della carica di vicepresidente di Pavia Acque. Tura, che ha partecipato alle elezioni con Aurelio Torriani e il Carroccio, era stato assessore ai Lavori pubblici nella prima giunta Barbieri, poi epurato dal sindaco nel corso di un rimpasto. Sono state settimane complesse. Si aspettava quanto successo? “Io ho seguito da esterno quanto accaduto in consiglio comunale in merito alla destituzione di Musti. Ovviamente sono della sua stessa opinione quando parla di ritorsione politica a seguito delle elezioni comunali. La maggioranza non è stata coerente per altre situazioni simili che hanno portato alla rinuncia dell'incarico da parte di Zuffi e poi al voto sull'incompatibilità di Taverna, ordine del giorno respinto. Non hanno utilizzato lo stesso metro di giudizio”. Come commenta la campagna elettorale di maggio? “Una campagna elettorale anomale, in quanto poi avere due candidati di centrodestra al ballottaggio è unica nel suo genere. Soprattutto il dato politico è che la vittoria del sindaco Barbieri su Torriani è stata dettata solo da una manciata di voti”. Necessario il ricorso al Tar?

“Così come la Lega appoggio il ricorso fatto insieme a Torriani. In merito all'altro ricorso, quello di Ghezzi, ritengo che anche il risultato del ballottaggio meriti molta attenzione”. Lei ha fatto parte della vecchia giunta Barbieri, come assessore ai Lavori pubblici, come considera quell'esperienza? “Riscontro nella mia epurazione, così come in quella di Vincenzo Giugliano e di Pierfelice Albini che attualmente invece siede nei banchi della maggioranza, lo stesso spirito con cui la maggioranza ha sollevato la questione di incompatibilità di Musti. Hanno avuto poca considerazione della legittimità che deriva dal risultato elettorale, prendendo una decisione di palazzo, mi fu preferito Gianpiero Rocca senza un confronto politico”. È convinto di aver partecipato alle elezioni con la Lega Nord? “La mia è stata una decisione convinta, la Lega per me costituisce oggi l'unico partito credibile in Italia, applica una politica che ho sempre condiviso e quindi l'opportunità che mi è stata data l'ho colta favorevolmente, ho speso la mia immagine per il programma elettorale della Lega e ne sarò sostenitore in consiglio”. Come affronterà il nuovo ruolo nella minoranza? “Si tratta di un ruolo stimolante, mi dà la possibilità di fare una nuova esperienza e di ottenere una visione che mi farà crescere e porrà le basi per le prossime elezioni che si spera siano a breve, di non perdere contatto con la realtà amministrativa. Tratte-

VOGHERA

Tura: "Lega unico partito credibile Fui cacciato senza un confronto politico"

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rò argomenti che riguardano soprattutto la sicurezza, Voghera era il primo punto di riferimento importante con la presenza del tribunale, oggi dobbiamo valorizzare l'ultimo presidio di giustizia territoriale, cioè il giudice di pace, l'unico per tutto Oltrepo Pavese. La battaglia sulla caserma dei carabinieri va vinta. Altro punto fermo, riguarda l'ambito della razionalizzazione della spesa, che sia a favore di cittadini italiani, fornendo strumenti per verificare che i cittadini stranieri abbiano i requisiti per accedere agli aiuti, mi sento di seguire la strada già delineata da Marco Sartori”. Cosa ne pensa della previsione di bilancio discussa in consiglio ad agosto? “Ho votato contro il bilancio, che è stato un mero esercizio contabile da parte della maggioranza la quale sapeva già dei tagli dei trasferimenti operati dal governo centrale, fin da aprile. In campagna elettorale Barbieri ha dichiarato di non aumentare le tasse per poi in realtà aumentare al massimo le aliquote”.


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VOGHERA

LA STRUTTURA REALIZZATA UN ANNO FA... MANCANO LE BICICLETTE

Maurizio Schiavi: «La velostazione è una vergogna» di

Serena Simula

Voghera è una città di ciclisti, di pendolari che inforcano le due ruote per andare in stazione e di anziani che il venerdì pedalano fino al mercato. Una città a misura di bicicletta, abbastanza piccola da poter essere girata comodamente sul sellino e grande abbastanza da consentire piacevoli passeggiate. Teoricamente, quindi, il paradiso degli amatori, nella pratica un percorso a ostacoli tra piste ciclabili a singhiozzo e velostazioni inaugurate in pompa magna e abbandonate a sè stesse. Indignato da anni per questa situazione è Maurizio Schiavi, ex consigliere comunale iscritto alla Federazione Italiana Amici della Bicicletta a cui si deve la realizzazione dei percorsi ciclabili di via Lomellina e di viale Repubblica. Abbiamo parlato con lui delle difficoltà che i ciclisti incontrano in città e delle possibili soluzioni. Cominciamo dalla velostazione, il caso decisamente più eclatante. «Certo, sono stato io stesso a segnalare la situazione a Sky Tg 24 qualche mese fa. Si tratta di un progetto che è costato settantamila euro e che, un anno dopo l'inaugurazione, è ancora inutilizzato. Ammesso e non concesso che manchi il denaro per comprare dieci biciclette, ancora non capisco perchè non sia aperto ed utilizzabile come deposito sorvegliato».

Maurizio Schiavi

Un altro grande problema per i ciclisti a Voghera (e non solo) sono i furti.. «Esatto, e se per il resto della città sarebbe difficile prendere provvedimenti, almeno per i pendolari che ogni mattina vanno in stazione la soluzione è lì a portata di mano. Le rastrelliere davanti alla biglietteria, infatti, sono sempre intasate e per lo più allo scoperto, la velostazione sarebbe l'ideale per garantire l'integrità delle bibiclette». Non molto pratiche sono anche le piste ciclabili della città. «Assolutamente no, i percorsi sono pochi e spesso del

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tutto inutili. Quando ero consigliere ho presentato tre progetti: quello di via Lomellina e di viale Repubblica sono stati realizzati mentre il terzo (che dovrebbe collegare corso Rosselli con via Kennedy e viale Martiti della Libertà per un totale di 2700 metri) figura sempre nei piani triennali ma non è mai stato portato a termine. Anche dove le piste ci sono, poi, manca una fondamentale vigilanza: non è possibile che le persone continuino a parcheggiarci o a camminarci sopra. Questo però non è solo un problema amministrativo, è anche un problema culturale». Pare sia in progetto una pista ciclabile in via Don Minzoni... «Sì, ho visto il progetto: 750 metri di pista ciclabile con sei intersezioni stradali. Forse chi l'ha stilato non sa che il codice della strada obbliga a scendere dal mezzo per attraversare sulle strisce. O è così, oppure vuole far fare un po' di ginnastica a chi si muove in bicicletta». Come potrebbero essere risolti i problemi dei ciclisti vogheresi? «La legge impone che una percentuale sulle multe vada destinata alla realizzazione di piste ciclabili, cosa che dubito che il comune di Voghera abbia mai fatto. Basterebbe decidersi a mettere da parte quei soldi e poi chiedere consiglio a un mobility manager, un consulente che serva da tramite tra il ciclista e le amministrazioni. Solo così, sedendosi a un tavolo e stilando dei seri piani di lavoro, si può pensare di rendere Voghera una città a prova di bicicletta».


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INTERVISTA ALLO PSICHIATRA VOGHERESE MAURIZIO RAMONDA

di Alessio Alfretti

Giovani e droghe, un binomio drammaticamente d’attualità. Ma anche nella nostra zona c’è motivo di allarmarsi? Secondo lo psichiatra vogherese Maurizio Ramonda occorre tenere alta la guardia, perché il problema non è solo la conseguenza passeggera di un’estate libertina, ma profondamente radicato e dai contorni preoccupanti. Dottore, siamo realmente di fronte a un fenomeno più drammatico che in passato? «Sì e non dobbiamo lasciarci traviare dalle cronache, che solo d’estate ne enfatizzano l’entità. Come medico posso affermare che i giovani sono costantemente a rischio per la facilità con cui possono reperire le droghe e la leggerezza con cui ne fanno uso. Tutto l’anno e tutti i mesi vedo ragazzi che hanno già subìto danni psichiatrici tali da rendere problematico un recupero». Anche a livello locale? «Purtroppo non ci sono più confini, o limiti. Come medico specialista io vedo il punto di arrivo di persone magari già predisposte a disturbi psichiatrici, ma di fatto c’è un diffuso substrato culturale che favorisce l’abuso di sostanze». Che tipo di sostanze? «Parliamo di prodotti conosciuti come la marijuana, oppure anche dell’alcol; se è vero che il vino a dosi moderate e all’età giusta non fa male, l’abuso alcolico permane un grande problema. E poi ci sono tante sostanze nuove e non ben conosciute». Prodotti sconosciuti? «Sì e pensi che queste sostanze sono addirittura difficili da individuare anche dai laboratori più avanzati, come quello che abbiamo a Pavia, perché ne vengono sintetizzate di continuo. Molto diffuse sono le droghe sintetiche o tagliate o “pseudo naturali” che danno l’illusione si

Maurizio Ramonda

tratti di prodotti blandi. Come specialisti ne vediamo le drammatiche conseguenze, che sono molto rapide in termini di danno psichiatrico e neurologico». Che tipo di conseguenze?

VOGHERA

"L'abuso di alcol e droghe è un problema molto diffuso a Voghera"

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«Quello che dobbiamo far capire è che anche con una carriera di abuso breve, questi giovani devono essere avviati in cliniche, con speranze di recupero, ma non la certezza. Anche perché, in soggetti già predisposti, ci sono crisi psicotiche e aggressività verso famiglia». Quindi le conseguenze toccano anche il nucleo familiare? «Purtroppo anche la famiglia a un certo punto può aver paura delle crisi e degli eccessi di aggressività, magari verso i genitori o la fidanzata. E alla fine chiede l’allontanamento del ragazzo, anche se molto giovane». Pure a livello locale si vedono situazioni di questo tipo? «Certo, anche a Voghera possiamo ravvisare elementi di preoccupazione: nella maggioranza dei casi sono i genitori o i parenti che chiedono aiuto ai medici; mentre la collaborazione dei giovani è molto più scarsa: i ragazzi non accettano l’aiuto. In casi estremi si ricorre all’invio a strutture specializzate. Le nostre famiglie sono molto allarmate». Che cosa si può fare? «L’attenzione della famiglia è certamente importante, ma una prevenzione primaria sarebbe più necessaria. Ad esempio, fin da giovanissimi c’è una grande facilità ad abusare di alcolici o super alcolici e questo dato non è molto segnalato: la società sembra tollerarlo. Da un lato abbiamo quindi elementi precisi sui danni derivati dall’abuso di sostanze, specie per i più giovani; dall’altro c’è tra i ragazzi una preoccupante mancanza di percezione di questo dato. Il mondo degli adulti fa fatica a comunicarlo agli adolescenti, a loro volta poco propensi ad ascoltare».


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SCUOLE AL VIA... ABBIAMO RACCOLTO I PARERI DEI PRESIDI

Riforma Giannini da una parte e problematiche mai risolte dall'altra di

Serena Simula

Settembre è mese di nuovi inizi e nonostante le mille novità introdotte dalla Buona Scuola gli istituti vogheresi ripartono con entusiasmo e tanta voglia di mettersi in gioco. Non manca, come da tradizione, un pizzico di polemica ma per lo più i presidi della città si mostrano ottimisti e si preparano ad affrontare il nuovo anno con tranquillità, dalla scuola dell'infanzia fino alle superiori. Sig. Riviera, come dirigente dell’istituto comprensivo Dante, così ampio ed eterogeneo, è preoccupato per l’introduzione della riforma Giannini? «Direi di no, non siamo particolarmente preoccupati perchè i veri rivolgimenti li vedremo solo in corso d'anno, se non addirittura dal settembre 2016. In ogni caso attendiamo di avere istruzioni precise e nel frattempo programmiamo le attività didattiche come facciamo abitualmente. Per noi la novità 2015-2016 sarà il corso informatico, che faremo partire fin dal primo anno di elementari e che coinvolgerà tutte le materie, per abituare i ragazzi al pensiero computazionale. L’obbiettivo del nuovo anno sarà quindi la tecnologia, che implementeremo in ogni classe». Nella Buona Scuola la Tecnologia sarà una delle discipline che andranno implementate. Preside Boccalini nell’istituto comprensivo di Via Marsala da Lei diretto Vi state muovendo in questo senso? «Non solo tecnologia ma anche lingue straniere, entrambi i settori disciplinari saranno fondamentali nella Buona Scuola ma per noi non sono una novità. Negli ultimi anni li abbiamo sempre coltivati e implementati e i nostri 2060 alunni vengono formati proprio in questa direzione. I cambiamenti più significativi, quindi, interesseranno le scuole superiori, e in particolare gli istituti tecnici». Le riforme introdotte destano non poche preoccupazioni al Preside dell’Istituto agraria Luigi Toscani, quali sono le maggiori difficoltà che dovrà affrontare? «Trovare aziende agricole disponibili ad ospitare circa cento ragazzi del terzo anno per un periodo di stage obbligatorio, i miei studenti hanno sempre fatto lezione anche all'esterno, approfittando dell'azienda agraria connessa al nostro istituto ma ancora non è chiaro se queste attività basteranno a soddisfare le richieste della riforma o se dovremo rivolgerci alle realtà del territorio. Per quanto io sia convito che per gli alunni sarebbe un'esperienza utile e istruttiva, non posso non preoccuparmi all'idea che questa stessa esigenza l'avranno tutti gli istituti tecnici del territorio, riversando sull'intera provincia una quantità enorme di richieste». Calvia Beatrice Tornari, dirigente dell’unico istituto professionale vogherese ha già una certa familiarità con l'alternanza scuola-lavoro. Per l’IPSIA nulla di nuovo? «Per noi non cambia assolutamente nulla sotto questo punto di vista, le novità le registriamo sotto altri fronti e non hanno nulla a che fare con la Riforma. Da quest'anno, infatti, il nostro istituto apre le porte agli over 18, a tutti coloro che volessero ottenere una qualifica regionale triennale o che, già diplomati, volessero semplicemente acquisire nuove competenze.

Rivera

Boccalini

Toscani

Tornari

Lazzaroni

Dezza

I due indirizzi che abbiamo attivato sono quelli di saldo-carpentiere ed elettrico fotovoltaico, due figure professionali molto richieste dal mercato del lavoro nella nostra zona. Trattandosi di un esperimento per questa volta partiremo direttamente dal terzo anno, selezionando tra le tante richieste che ci sono arrivate gli studenti con una preparazione tale da poter saltare i primi due anni di corso». Organico potenziato, un’altra incognita della riforma. La preside del Liceo Scientifico Galileo Galilei, Daniela Lazzaroni, appare preoccupata. Perchè? «A quanto pare dovrebbero arrivare a fine settembre alcuni docenti in più, i quali andranno ad integrare il nostro corpo docente aiutando nell'insegnamento di alcune materie. Ciò che ancora non è chiaro è di quante unità stiamo parlando e che flessibilità avremo per il loro impiego, per cui al momento stiamo facendo i conti solo sulle nostre forze. Un altro problema che riscontriamo riguarda invece le palestre, insufficienti per il numero di classi che devono ospitare. Per ovviare al problema abbiamo richiesto

due giorni a settimana la palestra comunale dell'ex Maragliano in via Foscolo». Buona Scuola a parte, c’è chi deve affronatre per l’ennesimo anno il solito “problema”: la palestra. Il Preside dell’Istituto “Maserati” Filippo Dezza è uno di questi. Sig. Dezza si vocifera che sia “ai ferri corti” con la provincia, è vero? «Da anni la Provincia promette la costruzione di due palestre e quattro nuove aule per noi che, oltre ad essere la scuola superiore più grande di Voghera, siamo anche l'unico istituto a non avere un proprio spazio in cui svolgere le lezioni di educazione fisica. L'anno scorso ho dovuto accettare che ogni giorno un pullman portasse gli studenti fino al Centro Sportivo Don Orione (dove peraltro due classi dovevano necessariamente condividere una stessa palestra) ma non ho alcuna intenzione di subire lo stesso trattamento nei prossimi mesi. A questo proposito ho scritto una lettera all'amministrazione provinciale in cui spiego che ritengo assolutamente indispensabile l'utilizzo (in accordo con la preside Lazzaroni) per tre giorni a settimana della palestra “Ex Maragliano"».


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AL VIA LA SESTA EDIZIONE DI IRIA CASTLE FESTIVAL

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Serena Simula

Tutto è pronto al castello visconteo di Voghera per la sesta edizione di "Iria Castle Festival", la rassegna organizzata dal vulcanico assessore alla cultura Marina Azzaretti che dal 2010 fa rivivere il maniero vogherese con eventi e iniziative culturali di ogni genere. Quest’anno le porte del castello rimarranno aperte tutti i fine settimana dal 17 settembre al 25 ottobre seguendo una programmazione stilata fianco a fianco con le più diverse realtà del territorio. In programma mostre, spettacoli, concerti e sfilate, un calendario eterogeneo e variegato pensato per incontrare i gusti di tutto il pubblico vogherese: a presentarcelo è stata proprio l'assessore Azzaretti, che sta già cercando nuove idee per gli eventi invernali. Un nuovo Iria Castle Festival sta per cominciare: cosa ci aspetta? «Di tutto e di più, come ogni anno. Per questa edizione purtroppo i fondi erano veramente scarsi ma grazie ad una stretta collaborazione con le associazioni culturali, le scuole di danza, i commercianti e tutti i vogheresi siamo riusciti comunque ad mettere insieme una serie di appuntamenti di tutto rispetto. Tra questi segnalo con piacere il concerto “I Sentieri dei Canti” dedicato alle musiche del nostro Appennino e realizzato in collaborazione con il Gal (Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepo’ Pavese) all'interno degli eventi legati ad Expo. Oltre a que-

Marina Azzaretti

sto avremo una bella mostra sulla Grande Guerra curata dall'Archivio Storico, un concerto di tango e jazz, due sfilate organizzate dagli esercenti della città. Il programma completo, comunque, è consultabile sul sito www.iriacastlefestival o sulla pagina facebook della manifestazione, ma chi preferisse

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Marina Azzaretti: "Ho in serbo per la città di Voghera tante belle novità"

averne una copia cartacea può procurarsela in ufficio cultura». Perchè è importante riaprire il castello ogni anno? «Perchè sono convinta che con il tempo e un po' di impegno il castello possa diventare davvero il cuore pulsante della nostra città, il luogo ideale in cui ospitare eventi tutto l'anno e non solo per due mesi». Ancora la rassegna non è cominciata e già sta progettando qualcosa per i prossimi mesi... «Assolutamente sì, il mio ufficio non si ferma mai. Come ogni anno stiamo già cominciando a lavorare a una serie di concerti nel periodo natalizio ma il mio vero obbiettivo è un grande evento per la prossima primavera, qualcosa che Voghera non ha mai visto e su cui, per ora, non posso sbilanciarmi oltre». Quindi ci aspettano delle sorprese nel 2016? «Molte, sì. Dopo aver ricoperto per cinque anni il ruolo di assessore alla cultura conosco molto meglio il funzionamento della macchina comunale e ho accumulato l'esperienza necessaria per mettere in pratica tantissime idee con cui intendo davvero rilanciare Voghera, una città dalle mille possibilità che ha solo bisogno di un po' di coraggio per emergere».


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INTERVISTA AL RICONFERMATO SINDACO DI VOGHERA

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di

Nicoletta Pisanu

Carlo Barbieri è stato rieletto primo cittadino di Voghera alle elezioni comunali di maggio. Una nomina per alcuni aspetti controversa, giunta al termine di una campagna elettorale e di scrutini ombreggiati da presunte irregolarità che saranno valutate presto dal Tar dopo il ricorso del candidato Pd Pier Ezio Ghezzi. Barbieri intanto, nel consiglio comunale di agosto, ha presentato la relazione programmatica della sua giunta e la previsione di bilancio. La campagna elettorale è stata particolarmente movimentata, come l'ha vissuta? "Senza dubbio è stata una campagna elettorale lunga e difficile che ha visto Voghera andare dopo tanti anni al ballottaggio: non succedeva dal 1996. Per quanto mi riguarda ho condotto una campagna fra la gente, per spiegare ai cittadini il nostro programma elettorale e per raccogliere consigli e suggerimenti. La nostra impostazione è stata totalmente propositiva, incentrata sui contenuti. Altri invece hanno preferito scegliere la strada della critica e degli attacchi personali, ma è stata una strada che fortunatamente non ha raccolto consensi. E’ evidente che la mia vittoria è stata costruita al primo turno". Qual è il motivo del suo contro ricorso al Tar? "Non abbiamo presentato nessun contro ricorso. Semplicemente ci siamo costituiti in relazione a ricorsi che sono stati presentati da altri. Il primo ricorso, quello presentato dal candidato Ghezzi, riguarda altri due candidati e non il sottoscritto. Nel secondo turno ci siamo difesi da attacchi che hanno fatto altri nei nostri confronti”. Cosa risponde a Musti che accusa la maggioranza di aver agito nei suoi confronti come vendetta per le sue scelte alle elezioni? "Come abbiamo avuto modo di spiegare anche nel corso dei Consigli Comunali, non si tratta di nessuna vendetta personale. Essendo Vice Presidente di Pavia Acque, secondo i pareri legali forniti al consiglio comunale, Musti non poteva svolgere il ruolo di consigliere comunale. Così abbiamo seguito la normativa di legge. E' un provvedimento che il consiglio avrebbe preso per chiunque. E’ facoltà di Musti contestare il provvedimento e il Giudice stabilirà la sua posizione. Se gli verrà data ragione lo accoglieremo nuovamente in Consiglio Comunale". Come mai non è stato più indicato Moreno Baggini come assessore alle politiche sociali? "Moreno Baggini ha svolto bene il suo mandato di assessore e rimane sempre un punto di riferimento per la nostra amministrazione. Insieme a lui stiamo portando avanti il progetto degli orti sociali, che presenteremo lunedì ad Expo 2015". Venendo alla programmazione, quali soluzioni prevede per il lavoro, inteso come disoccupazione giovanile e carenza di opportunità professionali sul territorio? "Il lavoro, insieme alla sicurezza, è stato uno dei temi più ricorrenti in campagna elettorale. Nel nostro programma abbiamo riservato ampio spazio a questo argomento, presentando alcuni progetti innovativi e ambiziosi, come l'incubatore per Start Up ed il potenziamento dello sportello lavoro. Nel mese di settembre, inoltre, verrà convocato il primo tavolo di confronto con Confindustria e organizzazioni sindacali per monitorare la situazione occupazionale e progettare nuove iniziative per la creazione di posti

VOGHERA

Barbieri: "Nessuna vendetta contro Musti, la legge parla chiaro..."

Carlo Barbieri

di lavoro, con particolare riferimento all'occupazione giovanile". Come si muoverà la giunta nei confronti delle famiglie disagiate? Quanto prevedete di destinare in bilancio ai servizi sociali? "Da quando ho iniziato a fare il Sindaco, complice la crisi economica, le spese sociali sono diventate la prima voce del bilancio. Basta solo pensare che il Comune di Voghera spende nei servizi sociali una cifra maggiore a quella dei 77 paesi dell'Oltrepo messi insieme. Anche nel corso del prossimo mandato ci impegneremo ad aiutare famiglie e cittadini in difficoltà individuando e punendo, nel contempo, tutti coloro che percepiscono aiuti comunali senza averne diritto. Il Comune è pronto ad aiutare solo chi ha realmente bisogno". Imposte comunali: in campagna elettorale aveva detto che le avrebbe diminuite, la minoranza ne denuncia invece l'aumento. Cosa risponde? "Alcune tasse sono già state diminuite, come il debito del Comune

che ogni anno scende sempre di più. E’ chiaro che possiamo diminuire più facilmente le tasse di stretta competenza comunale, come ad esempio la Tarsu, mentre quelle legate ai trasferimenti dello Stato creano più difficoltà, anche nel far quadrare i conti. Per noi, inoltre, è molto importante anche l’utile di Asm. Detto questo non credo che il Comune, in materia di imposte, stia gravando molto su famiglie e cittadini".


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Voghera: crisi Cameron Grove, la preoccupazione dei sindacati

di

Nicoletta Pisanu

Dopo trent'anni di crescita costante, senza l'ombra di una crisi, all'inizio del 2015 la Cameron Grove di Voghera ha manifestato problemi legati al calo delle commissioni. Una conseguenza delle problematiche che, negli ultimi tempi, il settore Oil&Gas ha dovuto affrontare, a causa dell'instabilità politica in Medio Oriente e della guerra in Ucraina, con la conseguente crisi con la Russia che ha portato, tra l'altro, a intoppi nel progetto del gasdotto South Stream. Nadia Zambellini, segretario generale Fim Cisl di Pavia, ha seguito la vicenda Cameron Grove dal punto di vista sindacale. Cosa rappresenta un'azienda come Cameron per il territorio pavese? “Per la categoria dei metalmeccanici è sicuramente una presenza importante. A Voghera sono presenti due unità, la Cameron Grove che si occupa della realizzazione delle valvole e la Cameron Ledeen Facility che realizza attuatori. Due unità separate che contano in totale circa 800 lavoratori tra operai e impiegati. Cameron è una realtà che viene da una storia di crescita importante ma che tuttavia già l'anno scorso ha notato difficoltà. La causa è stata la sospensione di importanti progetti, la situazione è diventata problematica per la guerra in Ucraina e la conseguente crisi con la Russia. Questo venir meno di prospettive, legato alla crisi del settore, non ha investito solo Cameron ma anche le altre aziende del campo”.

Nadia Zambellini

Eni ha annunciato la scoperta di un enorme giacimento di gas nel Mediterraneo. Scenari di questo genere fanno ben sperare in una ripresa? “I problemi di Cameron sono legati a una serie di elementi, in realtà nel mondo c'è anche un calo di consumi. Certo la notizia sul giacimento di gas nel Mediterraneo può far pensare a progetti futuri, che nel lungo periodo può potenzialmente creare lavoro, ma è prematuro parlarne. Sicuramente è un fatto po-

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Guerra in Ucraina e crisi con la Russia tra le motivazioni del calo delle commissioni

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sitivo per l'Egitto e le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, ma anche per Eni”. Eppure il settore è sempre stato considerato forte. “Era un mercato in crescita, ma molte cose sono cambiate, sin dal 2007. Le tante difficoltà sono legate, oltre ai problemi dei progetti, anche ai piani di riorganizzazione che ha riguardato molte grandi aziende del settore”. Qual è l'attuale situazione dei dipententi di Cameron, nello stabilimento di Voghera, dopo i provvedimenti adottati la scorsa primavera? “L'utilizzo della cassa ordinaria a rotazione ha permesso di fronteggiare il calo di ordini. Fino all'otto agosto è stata infatti utilizzata una cassa integrazione a rotazione, che ha coinvolto circa 200 lavoratori di Cameron Grove e abbiamo così tamponato la mancanza di ordinativi. C'è stata inoltre un'importante riduzione del vecchio monte ferie”. Quali sono al momento le difficoltà principali da fronteggiare? L'Oltrepo Pavese, già minato dalla crisi, può uscirne ulteriormente danneggiato? “La nostra preoccupazione è legata alla difficoltà nel gestire le ordinazioni. Se una grande azienda come Cameron ha difficoltà di questo genere, la ripercussione sul territorio è immediata, e se gli ordinativi tardano è difficile dire quando si uscirà dalla crisi. La preoccupazione certo non manca”.

PARLA IL NEO ASSESSORE AI SERVIZI SOCIALI SIMONA VIRGILIO

“L'attenzione più grande sarà rivolta alle fasce più deboli della città” di

Christian Draghi

Simona Virgilio, avvocato 35enne, è il nuovo assessore ai servizi sociali del comune di Voghera. E' la sua prima volta in giunta, ma la carriera politica parte da lontano, per la precisione dall’esperienza nei Quartieri, dove è stata eletta consigliere (e poi presidente) di circoscrizione Sud di Voghera nel 2000 a soli 19 anni. Nel 2010 è entrata in consiglio comunale diventando anche capogruppo Pdl. Dopo molta strada percorsa, oggi arriva l'incarico di assessore alla famiglia, solidarietà sociale e volontariato. Virgilio, si è guadagnata la nomina a suon di voti (224). A Voghera, tra le donne, solo Marina Azzaretti ha fatto meglio di lei... a cosa deve questo successo personale? “Effettivamente sono stata la seconda donna più votata e ciò rappresenta sicuramente un grande risultato elettorale. Credo che i miei elettori abbiano premiato il grande impegno, la costanza e sacrificio profusi in questi anni e le mie competenze e qualità personali. Questa è stata la mia quarta campagna elettorale ed è stata la più difficile”. In giunta prende il posto di un "tecnico", Moreno Baggini, uomo vicino al volontariato e alla Caritas. Il suo che assessorato sarà? “Oltre ad essere un politico, per certi versi potrei ritenermi anch’io ‘tecnico’, in quanto avvocato esperto anche in diritto di famiglia e calata già da diversi

anni nell'ambito del sociale. Bisognerà razionalizzare le risorse, aiutare i nostri concittadini realmente bisognosi. Si avrà attenzione per le persone più fragili, quali anziani, diversamente abili e per le famiglie. Tutto nel massimo rispetto delle normative”. Si parla molto di nuove povertà, che iniziative ha in cantiere per aiutare i bisognosi? “L’attenzione più grande sarà diretta alle fasce più deboli. Saranno assicurate misure di sostegno alle situazioni di difficoltà socio-economica in costante aumento, come ad esempio l’erogazione del Buono spesa per l’acquisto di beni di consumo da utilizzare presso una rete di punti di servizio accreditati e l’erogazione di contributi per il pagamento di canoni e utenze”. L'immigrazione è un fenomeno inarrestabile col quale non si può che fare i conti. Che posizione ha al riguardo? Prima gli italiani oppure tutti sullo stesso piano? "Sicuramente godranno della massima considerazione i tanti vogheresi che ci chiedono aiuto. Per rispondere al punto inerente la questione se prima gli italiani o tutti sullo stesso piano, mi limito ad osservare che è un argomento spesso strumentalizzato, quindi cercheremo di rispettare la normativa vigente con ogni cautela valutando le priorità. Diverso è il discorso dei profughi. Comune e Assessorato sono stati completamente esclusi dalle decisioni che sono state prese dall'alto, senza rispetto per le istituzioni

Simona Virgilio

locali e per i cittadini vogheresi". Parliamo di edilizia popolare. Qual è la situazione a Voghera (può darci qualche numero)? sempre più persone sono in attesa di una casa… La situazione attuale vede in lista di attesa 309 nuclei familiari in graduatoria per l'assegnazione di alloggi. Per venire incontro alle famiglie in difficoltà socio economica in situazione di sfratto il Comune eroga contributi straordinari per l’emergenza abitativa per sostenere le famiglie nel pagamento del canone di locazione e per facilitare l’ingresso in alloggi reperiti sul mercato privato”.


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Rivanazzano Terme: "Una stagione turistica da incorniciare" di Alessandro

Disperati

Con il sindaco di Rivanazzano Terme, Romano Ferrari, tracciamo un bilancio della stagione estiva che, grazie anche al caldo afoso che ha attanagliato le città, è stata particolarmente positiva per la località termale. E' stata una stagione estiva positiva, per Rivanazzano Terme, quella che sta volgendo al termine? "Sicuramente positiva, innanzitutto abbiamo avuto la riapertura del ponte di Salice Terme ed il ripristino della ciclabile, anch'essa distrutta dall'alluvione del novembre 2014. Ci ha fatto molto piacere inoltre il fatto che molta gente ha fatto visita alla nostra località. Questo dimostra che nonostante la crisi economica che attanaglia l'Italia, Rivanazzano Terme si è dimostrata ancora una volta una località vivace, accogliente ed ospitale per chi viene da noi a passare qualche ora spensierata". A chi va il merito? "Sicuramente un grosso merito ce l'hanno tutti coloro, Pro Loco in testa e tutte le altre associazioni, che ogni estate creano gli eventi che attirano tanta

Romano Ferrari

PARLA L'ASSESSORE AL TURISMO E MANIFESTAZIONI

Poggi: "Sinergia e collaborazione per la buona riuscita degli eventi" di Alessandro

Disperati

Con l'assessore al turismo, sport, manifestazioni, rapporti con le associazioni, gemellaggio del Comune di Rivanazzano Terme, Marco Poggi cerchiamo di capire il perchè di questo grande successo delle manifestazioni che sono andate in scena durante l'estate. A Rivanazzano Terme quindi funziona il il gioco di squadra? "Anche quest’anno la buona riuscita delle manifestazioni e degli eventi che hanno dato vita all’estate rivanazzanese, è stata frutto della sinergia e collaborazione tra amministrazione comunale, associazioni e commercianti che abbiamo visto crescere in questi anni: come amministrazione cerchiamo di far si che tutte queste importanti componenti del paese, possano esprimere al massimo la loro potenzialità. Nel nostro paese, infatti, ci sono circa 20 associazioni culturali e sportive che costituiscono una importante risorsa per la valorizzazione non solo di Rivanazzano Terme ma di tutto il territorio. L’operato dei nostri volontari, a cui vanno anche i miei ringraziamenti, sicuramente porta ed ha portato benefici per il paese tutto". Ma la stagione non è ancora finita... Avete in programma altri appuntamenti... quali saranno i più importanti? "La stagione estiva continua con gli appuntamenti di settembre. Si va dal classico “calcetto sotto le stelle” che ha preso il via il 25 agosto e terminerà il 6 settembre; la II “gara dei carrettini” (G:P. Asscars Rivanazzano Terme-Trofeo Club House) che percorrerà la via San Francesco il 6 settembre; la mostra fotografica di autori di fama nazionale ed internazionale, organizzata dal Circolo Fotoamatori Rivanazzanese dal 12 al 20 settembre; la presenza, nella giornata del

Marco Poggi

13 settembre, nel nostro paese della Associazione Nazionale Bersaglieri; l’intitolazione del tratto di Greenway da Rivanazzano Terme a Salice Terme all’ex sindaco Giancarlo Piaggi nella stessa giornata; le giornate Europee del Patrimonio che coinvolgeranno Rivanazzano Terme e il borgo di Nazzano il 26 e 27 settembre".

RIVANAZZANO TERME

IL SINDACO DI RIVANAZZANO TERME TIRA UN BILANCIO DELL'ESTATE

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gente. Abbiamo avuto serate, tra le tante, come quella del 3 agosto, lunedì della Festa, dove Rivanazzano Terme è stata, piacevolmente invasa da migliaia di persone che hanno, oltre alle altre cose, potuto ammirare dei bellissimi fuochi artificiali, che la nostra Pro Loco ancora una volta ci ha regalato. Questo non sarebbe stato possibile senza l'aiuto di tanti volontari, tra cui, e la cosa ci fa un enorme piacere, molti giovani. A nome di tutta l'amministrazione comunale voglio ringraziare tutte le associazioni, a partire dalla Pro Loco, e tutti i volontari che hanno lavorato per la riuscita delle manifestazioni". Altri ringraziamenti? "Non voglio poi dimenticare l'importanza dei nostri commercianti e pubblici esercenti che, con grande professionalità ed impegno, riescono sempre ad attirare tanta gente presso i negozi ed i locali rivanazzanesi facendo conoscere e promuovendo la nostra località, rendendola più attrattiva".

A RIVANAZZANO

C'è la settimana della fotografia Dal 12 al 20 settembre 2015 si terrà a Rivanazzano Terme l'ottava edizione della Settimana della Fotografia. A Laura Disperati, presidente del Circolo Fotoamatori Rivanazzanese, abbiamo chiesto com'è articolato quest'anno l'evento... "All'evento, organizzato dal Circolo Fotoamatori Rivanazzanese, parteciperanno cinque fotografi con ciascuno una propria mostra personale mentre il circolo sarà presente con una mostra collettiva di tutti i soci e anche quest'anno presenterà il tema della Street Photography, la fotografia di strada, continuando il tema di ricerca avviato lo scorso anno". Quali gli obiettivi? "L'evento è patrocinato dal Comune di Rivanazzano Terme, dalla Provincia di Pavia e dalla F.I.A.F., la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Anche quest'anno in Circolo Fotoamatori Rivanazzanese si propone di diffondere la fotografia esponendo le opere di fotografi di fama nazionale e internazionale, coinvolgendo, come ogni anno, diverse locations che ospiteranno le mostre durante tutta la settimana". Quando e dove gli appuntamenti? "L'inaugurazione della Settimana della Fotografia si terrà sabato 12 settembre alle ore 16.30 presso il Teatro Comunale di Rivanazzano Terme. Le mostre saranno aperte al pubblico dal mercoledi al venerdi dalle 15.30 alle 18.30 mentre il sabato e la domenica l'orario di apertura sarà dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Le locations che ospiteranno le mostre saranno le seguenti: - Teatro comunale di Rivanazzano Terme - viale Europa - Terme di Rivanazzano Terme - Albergo Ristorante Selvatico - Biblioteca Civica P. Migliora - Stazione di Salice".


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IL SINDACO ILLUSTRA IL NUOVO REGOLAMENTO

"Giro di vite sulle residenze fittizie nel nostro comune: ecco il decreto" di Alessandro

Disperati

Residenza effettiva: parte un'inchiesta da parte dell'amministrazione comunale di Godiasco. Ne parliamo con il sindaco, Gabriele Barbieri. Sindaco, di che cosa si tratta? "L'accertamento dell'effettiva residenza riveste una funzione strategica nell'ordinamento anagrafico attuale. L'anagrafe della popolazione residente persegue l'obiettivo di una corretta informazione statistica sulla popolazione del territorio comunale ma anche su quello nazionale; l'esattezza di tale informazione costituisce un bene pubblico primario senza il quale risulterebbe davvero difficile l'attività di governo, a tutti i suoi livelli, nazionale e locale". Perchè accertare le residenze? "Più in particolare, disporre di una corretta situazione anagrafica ci consente di conoscere la realtà del territorio e di prevederne gli sviluppi: ad esempio, la realizzazione di alcuni investimenti (ampliamento della scuola) o servizi (servizio navetta per gli anziani) trovano la loro ragione nell'analisi dell'andamento demografico comunale". Questo accertamento avrà una valenza anche ai fini fiscali... "Dalla residenza discendono diritti e obblighi dei cittadini (e da ultimo anche degli stranieri): si pensi alla riscossione dei tributi locali; la residenza determina il diritto allo studio nella scuola dell'obbligo, l'esercizio dei diritti politici, un'ampia varietà di di-

Gabriele Barbieri

ritti sociali ed economici quali sussidi, assegnazione alloggi di edilizia popolare, ecc. Da qui, l'importanza dell'istituto della residenza". Come farete ad accertare le residenze? "Il Decreto che è stato pubblicato nei giorni scorsi, fissa alcune regole per il procedimento di accertamento della residenza. Il Decreto si basa sul principio sostanziale secondo il quale alla residenza anagrafica deve corrispondere effettivamente la dimora abituale a Godiasco Salice Terme. Recentemente, organi di stampa nazionali e I'ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) hanno denunciato la pratica delle residenze fittizie, un fenomeno accresciutosi considerevolmente dopo l'abolizione dell'ICI sulla prima casa. Nella pratica, può accadere che talune persone richiedano la residenza in un Comune al solo e unico vero scopo di avvantaggiarsi ingiustamente usufruendo dell'esenzione di alcuni tributi locali, di agevolazioni fiscali, di agevolazioni tariffarie e di altro tipo. Si è resa quindi opportuna l'adozione di una norma comunale in grado di prevenire il fenomeno delle possibili residenze fittizie, fornendo all'Ufficio Anagrafe e all'Ufficio di Polizia Locale strumenti idonei da utilizzare alla bisogna". Quali gli obiettivi dunque di questo nuovo documento che avete approvato? "Crediamo si tratti di un Decreto che rende giustizia ai tanti che risiedono effettivamente a Godiasco Salice Terme, ai tanti che pur avendo una seconda casa non vi eleggono una residenza di comodo; un Decreto che riporta l'istituto della residenza (art. 43 del codice civile) nei termini della legalità e i rapporti fra cittadini ad un livello di equità".

Pierenzo Domenichetti, Presidente della nuova commissione bibliotecaria

"Si lavorerà alla 2° edizione, più articolata e potenziata, del Salice Musica Festival"

di

Stefania Bertonazzi

Abbiamo incontrato Pierlorenzo Domenichetti, presidente della nuova commissione bibliotecaria di Godiasco. A lui abbiamo rivolto alcune domande in merito al Salice Musica Festival. Dopo i tre appuntamenti estivi si è conclusa la prima edizione del Salice Musica Festival. Soddisfatto? "Certamente. E’ stato un investimento culturale che doveva essere significativo ed incisivo soprattutto nel marcare un’inversione di tendenza nelle iniziative sul territorio. Il Salice Musica Festival, promosso dall’amministrazione comunale di Godiasco Salice Terme, è stata l’iniziativa che ha permesso alla Commissione biblioteca di rendere esplicito e concreto il suo rinnovato ruolo di operatore/organizzatore culturale. La nuova “mission” si relaziona con la popolazione ed il pubblico di un territorio che supera i confini del nostro Oltrepo". Dal punto di vista pratico e finanziario, come si è potuto realizzare tutto questo ? "Il Salice Musica Festival è stato finanziato in gran parte dai contributi economici della Fondazione Cariplo e di Regione Lombardia. Questi contributi han-

no consentito di realizzare il Festival senza gravare sul bilancio del Comune, bilancio che non avrebbe, di questi tempi, consentito l’investimento". Chi ha creduto e collaborato attivamente a questo progetto? "Il Festival è una scommessa vinta. Il merito va attribuito prima di tutto all’Amministrazione comunale. Il sindaco Gabriele Barbieri, la giunta e l’Assessore Luciana Olivieri che ha sostenuto la mole di impegni necessari a costruire dal nulla l’evento. Ci sono state due preziose collaborazioni da ricordare: quella artistica del tenore Giorgio Trucco e quella organizzativa dell’esperto Giuliano Ferrari. Tutta la Commissione biblioteca ha egregiamente collaborato, in particolare vorrei ricordare e ringraziare Antonella Meisina per la conduzione delle tre serate del Festival. Un sentito ringraziamento a tutti coloro, aziende, professionisti e privati cittadini, che hanno contribuito economicamente all’iniziativa". Un bilancio a conclusione dell’iniziativa? "Il bilancio è più che positivo e sicuramente superiore alle aspettative. Tutti i “feedback” raccolti sono o positivi, addirittura entusiasti. Stiamo già raccogliendo idee e proposte per la seconda edizione". Ad oggi cosa manca al vostro comune? Su cosa bi-

sogna investire e in cosa bisogna cambiare? "Lascio agli amministratori comunali la risposta complessiva limito le mie considerazioni da un punto di vista culturale ed artistico, proporrei interventi che coinvolgano le fasce giovanili. Per i ragazzi in età scolare, ad esempio, si dovrebbe lavorare a progetti ed iniziative da condividere con le scuole e con gli insegnanti, in età più adulta sarebbe necessario rispondere ad esigenze più articolate. Investire sui giovani può determinare il nostro futuro". Appuntamenti per la nuova stagione? "Nel mese di settembre ci sarà a Godiasco la presentazione del libro “Oltre i sentieri”, una guida completa dell’Oltrepò Pavese scritta dal biker Giovanni Portinari e pubblicata da Primula Editore. Successivamente verrà presentato a Salice Terme un testo sulla storia dei guaritori nelle nostre zone. Verranno prese iniziative di incoraggiamento alla lettura con attività da realizzarsi in collaborazione con le scuole. Nel nuovo anno continueranno le presentazioni di libri ed autori, si continuerà a lavorare alla seconda edizione, probabilmente più articolata e potenziata, di Salice Musica Festival. Si stanno vagliando idee e progetti che riguardano eventi destinati ad altre espressioni artistiche".


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Corbi: "I rapporti con l'amministrazione sono praticamente inesistenti" di Alessandro

Disperati

Abbiamo incontrato l'ex sindaco di Godiasco, che oggi siede sui banchi dell'opposizione, Anna Corbi. Per fare un bilancio di un anno di attivià. Il giro di boa dei 365 giorni della nuova amministrazione di Godiasco Salice Terme è già avvenuto. Corbi, partiamo dagli eventi che sono stati cancellati: si è passati dal Salicedoro al Salice Music Festival... Qual è il suo giudizio? "Si, siamo alla seconda estate e al “Salice Music Festival” della maggioranza, il sostituto del nostro Salicedoro che riempiva gli alberghi con i concorrenti, che non costava quasi nulla grazie alle sponsorizzazioni e ai contributi di vari Enti, con ospiti prestigiosi, presenti a titolo gratuito: Ambrogio Maestri, Katia Ricciarelli, Giorgio Albertazzi. Per il “Salice Music Festival”, “tre serate all'insegna della musica” la Giunta Comunale ha stanziato la somma di 25 mila euro (Delibera n.22 del marzo 2015), e per la realizzazione sono stati assegnati 20 mila euro (Determina n. 53 del 7 luglio 2015) ad un’agenzia, con uno degli spettacoli a pagamento. Si pagava infatti l'ingresso a 15 euro. Anche quest’anno, c’è stato, però, in forma privata, presso la Rocca di Montalfeo, il concorso lirico Salicedoro, con oltre 90 concorrenti e una giuria prestigiosissima". A suo avviso la Pro Loco potrebbe fare di più? "E’ difficile. A Godiasco, nel parco Montale, aveva la propria sede ma l’associazione è stata resa quasi inattiva dalla perdita della stessa, a causa della “scoperta” che l’impianto elettrico del parco e delle strutture non era a norma. Difatti la Giunta (Delibera n.53 del 12.6. 2015) ha approvato, “ai soli fini tecnici", il progetto per i lavori di adeguamento impiantistica dell’area attrezzata di proprietà comunale nel Parco Montale… presentato dal Dott. Ing. Luca Berogno ( figlio del loro sponsor elettorale, ora presidente della casa di riposo Varni Agnetti di Godiasco) in data 04 giugno 2015, Prot. n. 2222, per il quale l’ufficio tecnico comunale ha stimato una spesa complessiva di €. 4.200,00 compreso I.V.A. 22%. Risulta strano, però, che già il 22 agosto, due bar del paese, proprio nel parco Montale, abbiano potuto organizzare una serata con musica dal vivo, e cena: 1° raviolata d'estate". I suoi rapporti con il Sindaco? "Inesistenti". Quali aspetti le appaiono più critici? "Ritengo che non si sia fatto e non si faccia abbastanza per Salice, la località che per numero di abitanti e per le attività economiche e commerciali conferisce all’Ente la maggior parte delle entrate fiscali oltre agli affitti della Buca e della Piscina Lido di Salice (oltre 40.000 euro all’anno). La gestione delle questioni relative al ponte crollato è stata ed è sotto gli occhi di tutti. Sulla gestione del parco abbiamo tutti sentito che esso è di proprietà privata e non compete. Il parco, però, è gravato da “uso pubblico” e ciò implica che l’Ente si assuma compiti simili a quelli che svolge su strade e piazze comunali. Di recente il Sindaco, intervenendo sulla sporcizia e l’incuria a Salice nei fine settimana, ha allargato le braccia, sconsolato. «Purtroppo - ha commentato il primo cittadino - per tutto il territorio di Godiasco-Salice Terme l’amministrazione comunale ha a disposizione un unico cantoniere, il quale deve occuparsi di tantissime situazioni analoghe.... Il Comune, in realtà,

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PARLA IL CAPOGRUPPO DI MINORANZA IN CONSIGLIO COMUNALE A GODIASCO

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Anna Corbi

dispone di uno spazzino e quattro cantonieri". Come sopperire a suo modo di vedere a questo problema? "C’è il cosiddetto lavoro accessorio, per 6000 euro, nell’anno 2015 e poi ci sono i volontari extracomunitari. I frutti di tutto ciò non si sono visti e non si vedono. Nell’ultimo Consiglio comunale è stata istituita, inoltre, la Leva Civica del Volontariato che dovrebbe accogliere tra gli altri, disoccupati, inoccupati, pensionati “volontari”, in attività utili per la collettività. Vedremo… anche se penso che il lavoro volontario sia più praticabile da chi ha da mangiare che da chi non sa come sbarcare il lunario: a meno che, come recita la delibera del Consiglio, i rimborsi spese previsti per i volontari non “possano anche connotarsi come sostegno economico”, dando vita a forme di lavoro sottopagato, con tutti i rischi che questo comporta anche sul piano della dignità personale". Sono aumentate le tasse: cosa ci può dire a tale proposito? "Sono molto preoccupata dall’aumento dell’addizionale comunale IRPEF che è stata portata dallo 0.4 allo 0.8 - tetto massimo previsto dalla legge per l’addizionale comunale di questa tassa. Nonostante l’introduzione della TASI, la tassa per i servizi indivisibili che ci fornisce il Comune come, ad esempio per l’illuminazione pubblica e le strade, nonostante l’abbassamento della rata annuale dei mutui perché sono arrivati a estinzione quelli che noi non abbiamo rinegoziato per non gravare i cittadini di debiti più lunghi nel tempo, questa maggioranza, pur estendendo la fascia degli esenti del pagamento dell’IRPEF, dai titolari di 8000 euro all’anno ai titolari di 10000 euro annui, ha aumentato l’aliquota per assicurare all’Ente, nel 2015, un gettito di 400000 euro in quanto, come dice il verbale dell’ultima riunione del Consiglio, "l’entrata stimata del 2014 di euro 205.000,00 … non è più ritenuta sufficiente". Perchè hanno aumentato le tasse secondo lei? "Il motivo di tutto ciò, peraltro, non sono presunti buchi o evasioni fiscali ma, come dice lo stesso verbale, "la contrazione delle entrate, i tagli previsti dalla vigente normativa statale in materia di finanza locale"

e "la necessità di compensare i minori trasferimenti statali". I nostri consiglieri presenti hanno votato contro perchè il raddoppio dell'aliquota, in questo momento storico, non è negativo, ma di più, molto negativo. In effetti il pareggio del bilancio si può realizzare anche attraverso altre vie come la riduzione della spesa, eliminando costi inutili quali, ad esempio incarichi legali e/o tecnici a soggetti esterni all'amministrazione, realizzando una maggiore efficienza delle risorse personali e materiali dell'Ente, creando sinergie con altri soggetti specie la Comunità Montana". Passiamo ad un altro tema... Come valuta lo studio dell’ARPA sulla rumorosità della pavimentazione in porfido di via delle Terme? "Possiamo affermare con certezza, e non sappiamo ancora i costi per noi cittadini di questo incarico affidato all’Agenzia Regionale, che con questo studio abbiamo scoperto l’acqua calda e cioè che il pavimento a cubetti di porfido, a Salice, è più rumoroso dell’asfalto. Alla rumorosità dei cubetti lapidei si contrasta con i limiti di velocità, su strade usate dai pedoni all’inquinamento da asfalto (stesura e usura specie con il caldo estivo) per emissione di sostanze solforate gassose con effetto tossico sull’organismo, non c’è rimedio. L’agenzia regionale ha dichiarato che non ha potuto, a causa della lunga permanenza dei due rilevatori (17/03/2015 al 03/04/2015) sul luogo, garantire la presenza di un operatore e che, per problemi tecnici, ha valutato i soli dati dalle ore 14:00 del 18/03/2015 alle ore 01:00 del 23/03/205, un periodo che è inferiore alla settimana richiesta dalla normativa vigente per misurare l’inquinamento acustico del rumore stradale. Pertanto, con grande competenza e prudenza, l’ARPA ha dato alcune valutazioni “probabili” e ha concluso che “…. si può ipotizzare un potenziale superamento dei limiti previsti per il periodo notturno in entrambe le postazioni e nel diurno per la sola postazione 1”. Insomma: di notte asfalto e pavé si equivalgono; di giorno il pavé è più rumoroso. Noi diciamo che lo sapevamo già! I limiti di velocità e il loro rispetto risolverebbero egregiamente il problema della rumorosità".


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COM'E' CAMBIATA LA LOCALITA' TERMALE NEGLI ANNI...

Salice Terme, ieri, oggi... forse... domani Era un pullulare di grandi campioni... di Alessandro

Marco Pantani

Il Giro d'Italia a Salice

La presentazione della Juve a Salice con Roberto Bettega

Il concorso ippico

Disperati

Salice Terme, ieri, oggi… forse… domani. Già, perché sfogliando l’album dei ricordi e senza andare troppo lontano, scorrono veloci immagini di dieci, quindici anni fa dove la località termale era davvero il fiore all’occhiello, dove la gente si riversava per la via del centro per vedere da vicino i campioni della Juventus, quelli delle nazionali di ciclismo, da Marco Pantani a Claudio Chiappucci, da Paola Pezzo a Mario Cipollini. Ma anche i campioni dell’ippica che davano spettacolo al campo Lanzuolo. Già il Lanzuolo… teatro delle sfide dei vari Mancinelli e D’Inzeo che a Salice cercavano la vera gloria per strappare il biglietto in vista dei mondiali e delle Olimpiadi. L’ippica che è stato vanto della nuova amministrazione comunale che in campagna elettorale ha sbandierato il ritorno di questo spettacolare evento… ma ad oggi… nulla. Oggi sfogliando quelle immagini e guardandoci in giro si capisce che davvero qualcosa è cambiato. Il turismo? Morto. Non ci sono più le Terme di Salice che tiravano le file, che organizzavano eventi su eventi. Dal Premio Bancarella, che eleggeva i libri più belli dell’anno, che ha visto arrivare anche l’indimenticato direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò ai grandi campioni che affollavano la località termale. Già… i campioni … Oggi non è più così. Ci sono gli operatori turistici che, intelligentemente, dopo aver capito che se non ci si rimbocca le maniche, a Salice non viene più nessuno se non il sabato e la domenica per mangiare un gelato o una pizzetta, stanno cercando di dar vita ad alcuni eventi per salvare almeno il salvabile ma per il resto è notte fonda. Facile criticare chi allora portava in questa località i campioni di calcio, del ciclismo, dei rally, dell’ippica… facile criticare. E oggi? Mutismo e rassegnazione aleggiano per la località termale che ha voluto, grazie ad un referendum legare ancora di più il suo nome a Godiasco. Già… Godiasco. Ma nessuno si è accorto della differenza che c’è tra le due località? No, forse no. Nessuno, quasi nessuno, della nuova amministrazione si aggira oggi per Salice. Non si vede neppure chi, assessore di questo comune ‘Godiasco Salice Terme’ dovrebbe occuparsi delle problematiche della piccola località termale. Non si vedono neppure più quei candidati che sotto elezioni giravano per Salice per far vedere che ‘loro’ c’erano. Già, ma oggi dove sono finiti? E poi diciamocelo francamente: fra Godiasco e Salice c’era e c’è una grande differenza. Salice ha visto negli anni passare personaggi illustri come Fausto Coppi, la poetessa Ada Negri, Caterina Caselli, Alberto Bindi, Gianni Morandi, i Dik Dik, i New Trolls. E poi attori del calibro di Vittorio Gasmann, Renato Rascel, Alberto Sordi e Aldo Fabrizi che partecipavano all’evento intitolato ‘Il miglior comico dell’anno’. E Godiasco? E' un bel paese dell'Oltrepò, nulla di più nulla di meno. Come tanti paesi dell'Oltrepò senza spiccata vocazione turistica si affida alle feste in piazza. Feste che vanno bene per un paese che non ha mai conosciuto alcuno sviluppo turistico perchè non è nelle sue caratteristiche. Ma cos’hanno in comune Salice Terme e Godiasco? Nulla, zero al quoto. Sfogliando l’album dei ricordi di Salice Terme scende una lacrimuccia dagli occhi e viene da chiedersi: ma dov’è finita la Salice di 10-15, quarant'anni anni fa?

Saronni e la Lampre in ritiro a Salice

Il rally di Salice

Paola Pezzo e Faustino Coppi a Salice

La Juve a Salice


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Giacobone: "Mi vergogno di essere rappresentato da questa giunta" di Alessandro

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Severino Giacobone, ex assessore ai lavori pubblici dell'amministrazione Corbi, oggi siede sui banchi dell'opposizione. E dopo alcuni mesi il consigliere di minoranza scende in campo e non usa certo eufemismi per parlare della giunta e dell'amministrazione guidata oggi da Gabriele Barbieri. Nel mirino del consigliere in particolare c'è lo studio dell'Arpa in merito al porfido posizionato in via delle Terme a Salice. E poi si toglie qualche 'sassolino' nei confronti della nuova giunta. Qual è la sua posizione rispetto allo studio effettuato dalla Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente della Lombardia sulla pavimentazione di via delle Terme? "Lo studio ARPA avanza solo delle ipotesi perché i controlli sono stati effettuati per meno di una settimana; esso ipotizza che di notte asfalto e pavé si equivalgono; di giorno il pavé è più rumoroso. Il pavimento in pietra è notoriamente più rumoroso dell’asfalto; lo sanno tutti. Mentre il documento ipotizza... in Consiglio Comunale il Sindaco afferma che in quel tratto di strada si supera la soglia del rumore ammessa e aggiunge che si valuterà la possibilità di togliere il pavé per rifare l’asfalto!". E voi come opposizione e come amministrazione che ha optato per la posa del pavè cosa rispondete? "Noi sinceramente ci aspettavamo altre soluzioni ma, invece, l'amministrazione dice questo. Devo dire che, come la maggior parte dei nostri concittadini, mi vergogno di essere rappresentato da questa amministrazione che dopo oltre un anno dall`insediamento sembra essere ancora in campagna elettorale non realizzando nulla a favore del paese ma facendo finta di andare a cercare quanto, secondo loro, di sbagliato avremmo fatto. A perderci è il nostro paese e i nostri concittadini". Ci dica della pavimentazione e della variante del progetto... "Tutti gli atti sono presso l’Ente e il direttore dei lavori, l’architetto Brambati; io ricostruisco a memoria. All’epoca del progetto scegliemmo una pavimentazione compatibile con la parziale conservazione della massicciata stradale, per ovvie ragioni economiche, perché era stabile e sarebbe stato uno spreco. Si considerarono, per il progetto e i materiali, le pendenze, il rapporto tra le differenti quote dei marciapiedi ed il sedime stradale, la necessità del deflusso delle acque per essere in consonanza con le esigenze dello stato di fatto. La variante fu motivata dalla opportunità del posizionamento di parecchie griglie per l' acqua piovana a bordo strada, alcune trasversali (via fonte Sales e via Guado) per contenere gli allagamenti ai negozi di via Terme. Si raccordò, poi, in variante, la nuova pavimentazione a quella di piazzetta Marconi. Il costo della variante venne per gran parte assorbito dal ribasso d'asta offerto". Perchè il porfido? "In molte località della nostra penisola, i centri storici e le strade residenziali sono stati pavimentati con cubetti lapidei con il limite dei 30 km/h, preceduto da piccole soprelevazioni realizzate come, ad esempio a Voghera in via Kennedy, Foscolo, Don Minzoni. Se poi la pavimentazione sia o non sia bella, rientra nel gusto estetico di ciascuno e ognuno può dire la sua perché tutto diviene soggettivo: una débâcle senza fine. Il progetto approvato e finanziato in Regione

Severino Giacobone

Lombardia, specie perché prevedeva anche una quota stradale a pista ciclabile, fu realizzato in linea con quello della fontana della amministrazione Deantoni". In seguito voi avete proseguito l'opera iniziata dall'ex sindaco Deantoni per realizzare lo stesso sistema di porfido lungo via delle Terme... "Quando la nostra amministrazione completò i lavori nel parco di Salice e alla fontana, sempre a Salice, invitò, doverosamente, il Sindaco Deantoni alla inaugurazione delle opere". Oggi, alla luce di quanto accaduto, sceglierebbe ancora il pavè come soluzione per il centro di Sa-

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PARLA L'EX ASSESSORE AI LAVORI PUBBLICI DEL COMUNE DI gODIASCO

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lice? "Abbiamo ottenuto un contributo per effettuare la nuova pavimentazione e soprattutto risolvere il problema degli allagamenti delle attività di Viale delle Terme. Non dobbiamo dimenticarci che il contributo ci è stato concesso anche per il tipo di pavimentazione scelta e per la realizzazione della pista ciclabile. Sicuramente oggi saremmo ancora per la pavimentazione per sostenere che il viale è centro storico di Salice; sul tipo non abbiamo preclusioni e quindi non saremmo assolutamente affezionati a quanto abbiamo fatto". E con questo cosa vuole dire? "Voglio fire che quando l’amministrazione Barbieri ha inaugurato il campo polivalente alla casa del Giovane, a Godiasco, opera realizzata con i finanziamenti ottenuti dalla nostra amministrazione, non siamo stati, non dico, invitati, ma nemmeno informati che si sarebbe fatta una inaugurazione. Nemmeno siamo stati citati quando hanno ottenuto il finanziamento del progetto di catalogazione dell’Archivio Malaspina da noi richiesto e presentato e meno che mai per avere avuto il finanziamento dell’aula informatica da noi richiesto per Godiasco, allo scopo di creare un “luogo”, per la popolazione anziana, di accesso a Internet e ai Social". Ha un consiglio da dare al Sindaco pro tempore? "Mi piacerebbe vedere un Sindaco meno strafottente, che si comportasse in modo più corretto nei confronti della gente e del nostro gruppo che rappresenta tanti cittadini del Comune. Un altro consiglio che mi sento di dare al Sindaco è quello di sfruttare al meglio l 'occasione che gli è capitata di fare il Sindaco del nostro paese e di cercare di operare al meglio nell'interesse della cittadinanza, di pensare a risolvere le problematiche che si presentano e di non pensare a cose di altri Comuni come ad esempio la variante stradale di Bagnaria che ad ogni occasione, come nell’ultimo Consiglio Comunale, egli cita come esempio di spreco, che impari dagli altri sindaci ad operare per il bene della collettività".

Il porfido a Salice Terme


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Leo Santinoli... lo show business nel DNA di famiglia di Alessandro

Disperati

Il DNA non mente, Partendo dal nonno Leo, dallo zio Franco e senza ombra di dubbio dal padre Roberto, il giovane, ma oramai affermato Leo Santinoli, porta avanti insieme alla sua famiglia il "core business" dell'azienda...come direbbero gli americani, lo "show business". I Santinoli, una famiglia che alla terza generazione è oramai diventata una dinastia nel mondo dell'intrattenimento e del turismo, parte integrante di questa dinasta è anche la cugina di Leo, Valeria, figlia di Franco, imprenditrice di successo nel settore alberghiero. Inutile giraci intorno, alcuni salicesi, molto spesso hanno criticato e criticano i "Santinoli", poche volte i "Santinoli" sono stati elogiati. Ma quando il padre di Leo, Roberto, alcuni mesi orsono, proprio sulle pagine di questo giornale, aveva manifestato il suo "malessere" nel continuare l'attività imprenditoriale a Salice, aveva ricevuto appelli, da ogni dove, che in buona sostanza dicevano, "Non lasciate Salice, siete importanti per l'economia del nostro paese"- Sono passati alcuni mesi, abbiamo voluto intervistare, l'ultimo rampollo dei "Santinoli" , famiglia che gestisce numerosi locali pubblici a Salice Terme. Abbiamo voluto chiedere a Leo, giovane imprenditore pieno d'entusiasmo, come è andata la stagione, ma sopratutto cosa ne pensa della neonata Associazione Operatori Turistici di Salice Terme, accolta da molti con scetticismo, con un inizio problematico dovuto a "beghe" che poco centravano con lo spirito dell'Associazione stessa, ma che con l'entusiasmo di "quasi" tutti i soci ha svolto, dopo pochi mesi di vita un lavoro egregio. Un lavoro al quale anche Leo ha contribuito, anche lui con tanto entusiasmo. Siamo a Settembre, tempo di bilanci. Come è andata la stagione estiva per i locali gestiti dalla sua famiglia? "Purtroppo l’arrivo delle perturbazioni ad agosto non ci ha permesso di ricordarla come un’estate da record ma sicuramente è stata la più positiva delle ultime tre". Quanto ha influito la chiusura del ponte nell'andamento della stagione estiva per i locali gestiti dalla sua famiglia? "Non è facile rispondere perché quest’anno abbiamo avuto un giugno e un luglio talmente caldi che hanno mascherato molte “magagne”. Si sa che con le alte temperature Salice Terme diventa una meta ambita anche dai clienti non solo di città limitrofe ma anche che risiedono in zone più distanti, quindi l’afflusso di queste persone, di fatto, non ha permesso di percepire il disagio della chiusura del ponte. Poi una volta riaperto, con il mantenersi di un ottimo meteo si è comunque notata un’ulteriore crescita del flusso turistico". Lei è parte attiva dell'Associazione Operatori Turistici di Salice Terme, che dopo alcune vicissitudini iniziali, si è imposta come centro di promozione di Salice. Qual è la cosa che l'ha più favorevolmente colpita della vostra Associazione? "Sicuramente la chiusura del ponte oltre ai disagi ci ha dato un’occasione che fino ad allora non avevamo colto: quella di ritrovarsi e cooperare. La sfortuna e l’emergenza ci hanno permesso di iniziare un percorso comune per affrontare una situazione che ci spaventava molto. Nel tentativo di cercare di trovare una via d’uscita a questa “crisi”, ci siamo scontrati, ci siamo confrontati, ci siamo aiutati ma più di tutto ci siamo conosciuti meglio. Quello che più mi ha colpito

di questi miei primi mesi nell’associazione è la voglia che ne è scaturita dalla nostra conoscenza, una voglia propositiva e sana". Come Associazione avete organizzato o promosso diversi eventi, qual è l'evento del quale è più soddisfatto e perchè? "Arrivando quasi per ultimo, ho partecipato alla promozione delle due notti colorate. La notte rosa a luglio è stata ideata per dare una cassa di risonanza maggiore alla riapertura del ponte e allo stesso tempo per far ritrovare una Salice allegra. Gli sforzi per autoprodurre la serata e il successo che ne è scaturito hanno fatto da collante al gruppo organizzativo tanto da fare pensare di ripetere qualcosa di simile ad agosto. Quindi la notte bianca, ancor più partecipata e divertente, ci ha fatto definitivamente decidere di istituire per l'estate 2016 tre eventi colorati sulla stessa falsariga, con la speranza che diventino una tradizione da conservare negli anni". E' indubbio che l'Associazione è una ventata di "aria fresca" a Salice Terme: quale ritiene possa essere la missione dell'Associazione per il 2016? "L’obiettivo deve essere quello di contagiare, con l’entusiasmo e la voglia, altre persone del paese, riuscendo quindi a coinvolgere nelle attività anche chi fin ora si è dimostrato scettico. L’obiettivo va perseguito senza fretta, ognuno ha bisogno dei propri tempi per analizzare la situazione, magari ricredersi e diventare parte di questo bel gruppo che si è andato a formare. Anch’io inizialmente ero diffidente ma poi ho compreso che solo partecipando in maniera attiva potevo schivare il rimpianto di non aver fatto per qualcosa che mi sta a cuore. E Salice Terme mi sta molto a cuore". Come per tutte le Associazioni le risorse sono sempre poche, è pertanto giocoforza confidare sul volontariato e la buona volontà dei membri dell'Associazione: ritiene che, per ora, questo sia sufficiente per promuovere Salice Terme? "Le iniziative promosse sono completamente autofinanziate, quindi confidare nel volontariato, ora come ora, è una necessità. Credo che, in un momento economicamente così difficile, l’esistenza di un gruppo di persone che ha deciso di autotassarsi per “aiutare” il proprio paese sia già, solo questo, qualcosa di eccezionale. Sufficiente? Certo che no, per una località dal potenziale di Salice Terme servirebbe ben altro ma in qualche modo dovevamo pur partire e se avessimo aspettato “aiuti dal cielo” probabilmente saremmo ancora fermi a guardare in alto". E' difficile organizzare manifestazioni in ogni fascia d'interesse, quali sono a suo giudizio le tipologie di manifestazioni sulle quali lei punterebbe per promuovere Salice nel 2016? Spettacoli musicali, sport, alimentazione, cultura, mercati, mostre etc? "A oggi, avendo avuto la possibilità di programmare in un lasso così limitato nel tempo, ci siamo adoperati in iniziative abbastanza aride di contenuti seppur molto divertenti e coinvolgenti. L'anno prossimo speriamo di essere in grado di proporre spettacoli, eventi culturali. Ampliare l’offerta è sicuramente un must". Il successo dell'Associazione è che molti operatori turistici si sono impegnati con entusiasmo, molti......ma non tutti, perchè... non tutti? "Come ho detto prima, in un periodo come questo credo la diffidenza sia normale. Siamo bombardati da propositi, promesse e parole che molto di rado si trasformano in fatti e ciò inevitabilmente induce alla

GODIASCO SALICE T.

TANTO ENTUSIASMO E TANTA PROFESSIONALITA'

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Leo Santinoli

demotivazione. Quando l’entusiasmo finisce sotto i tacchi è difficile andarlo a riattivare. Difficile ma non impossibile. Abbiamo la fortuna di essere nati o vivere in un territorio troppo bello, abbiamo il dovere di trovare la forza per non arrenderci. Io mi sono reso conto che trovarla insieme ad un gruppo è più facile". Qual è il suo appello a quegli operatori turistici salicesi che ad oggi non sono ancora parte attiva dell'Associazione affinchè anche quest'ultime ne facciano parte? "L’appello è di tenerci d’occhio e nel caso apprezzassero il nostro operato saremmo lieti di avere la loro fiducia, aiuto e supporto. Se invece facessimo cose che a loro avviso possono essere migliorate si confrontino con noi e permettendoci di conoscere il loro punto di vista, alle riunioni tutti sono i benvenuti". Suo padre Roberto, proprio sulle pagine del nostro giornale, nei mesi scorsi, aveva espresso amarezza per come la famiglia Santinoli, storica gestrice di numerosi locali e attività a Salice fosse negli ultimi anni trattata e considerata. Lei con il suo entusiasmo ed anche con i suoi successi imprenditoriali è riuscito a far "passare" l'amarezza a suo padre ed a convincerlo che a Salice si può ancora investire? "Sia mio padre che mio zio da circa 50 anni investono nella località e sicuramente l’entusiasmo che pervada me oggi è lo stesso che in passato li ha mossi. Sarebbe utopico pretendere di poterlo ritrovare immutato in loro con una congiuntura economica come quella attuale. Il rammarico di mio padre è molto simile a quello dei genitori dei miei coetanei che hanno vissuto l’epoca prospera di Salice Terme. Difficile cancellare in loro ricordi e aspettative, come difficile è per noi figli replicare i loro successi. Dunque la sua amerezza e il suo scontento sono tanto giustificati quanto incurabili. Io, da innamorato di questa località e del mio lavoro, posso solo cercare di darmi da fare per provare a passare a mia volta, un giorno, se Dio lo vorrà, il testimone a mio figlio, ed evitare lo smacco di essere ricordato come la pecora nera che ha concluso un ciclo famigliare che dura da 4 generazioni". Come imprenditore salicese, qual è il suo sogno nel cassetto? "E’ quello di arrivare a casa e raccontare qualcosa a mio padre che lui non abbia già fatto meglio di me. Qualcosa che possa davvero sorprenderlo. Chissà ...".


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VARZI

L'ASSESSORE CARLO FERRARI ILLUSTRA QUESTO NUOVO PROGETTO

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"Tutti i comuni della Comunità montana saranno dotati di defibrillatori"

Carlo Ferrari di Alessandro

Disperati

La Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese ha ottenuto il finanziamento del bando dell’AREU, Azienda Regionale Emergenza Urgenze, e grazie anche alla donazione del ROTARY Club Valle Staffora, doterà tutto il territorio della Comunità montana dell'Oltrepò di defibrillatori semi automatici (DAE). Carlo Ferrari, Assessore con delega alla Cultura, Trasporti, Innovazione ed Expo parla di questa importante iniziativa. Di che cosa si tratta? "L’obiettivo del Progetto “Comunità Montana Oltrepò Pavese: una comunità cardio protetta” è quello di realizzare un’efficace rete di operatori e apparecchiature che in caso di emergenze sanitarie possano intervenire tempestivamente. Il progetto, approvato

dall’AREU, prevede l’installazione di ben 11 defibrillatori in modo da coprire tutto il territorio della Comunità montana (circa 17.000 abitanti ed un territorio di 480 Kmq, con tante aree troppo lontane dai punti di soccorso)". Oggi c'è qualche comune dotato di defibrillatori? "Solo otto Comuni della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese oggi sono dotati di un DAE. La vastità ed il difficile accesso al territorio montano impone la necessità di dotare ogni Comune di un defibrillatore semiautomatico e di addestrare gli operatori al suo utilizzo per permettere la capillare diffusione delle tecniche di RCP (Rianimazione Cardio Polmonare) in tutto il territorio abbattendo i tempi di un eventuale soccorso, che purtroppo sono enormemente più alti dei minuti previsti per garantire un intervento efficace. I DAE saranno posizionati in prossimità di scuole, centri di aggregazione, di centri sportivi ed aree pubbliche". Perché un progetto di questo genere? "La Comunità Montana Oltrepò Pavese ha un’estensione territoriale di circa 480 Kmq e conta 19 Comuni con una popolazione residente che risulta significativamente più anziana della media provinciale e regionale. Un così alto indice di vecchiaia conferma e sottolinea la diffusa presenza di situazioni di fragilità, nonché la necessità di un’attenzione continua e costante al rilevamento dei bisogni primari e all’attivazione degli interventi in emergenza dove i tempi di soccorso sono decisamente al di sopra delle soglie di riferimento regionale a causa della vastità del terri-

torio decisamente difficile da raggiungere, anche per la tortuosità delle strade". Quali altre azioni prevede il progetto? "Un’azione importantissima del progetto è la formazione ad utilizzare in modo appropriato i DAE; l’obiettivo è quello di superare le 150 persone formate (considerando quelle già formate dai comuni). Il piano di formazione con le cadenze dei corsi sarà redatto a cura degli uffici della Comunità Montana Oltrepò Pavese". Quale sarà il persole interessato ai corsi di formazione? "Nel cercare di impostare questo progetto, si è voluto perseguire la massima diffusione delle tecniche di rianimazione cardiopolmonare anche nel personale laico ovvero non sanitario. Le categorie così individuate nel progetto sono: personale della Comunità Montana dell'Oltrepò Pavese, personale dei Comuni, volontari che frequentano i centri di aggregazione comunali, addetti che lavorano presso i Centro di Aggregazione, Agenti del Corpo di polizia Municipale dei Comuni, Volontari e/o addetti dei centri sportivi, Personale scuole, Volontari protezione civile e GEV (Guardie Ecologiche Volontarie)". Altri interventi in ambito sociale? "La Comunità Montana Dell’Oltrepò Pavese ha stanziato € 64.000,00 per la gestione in forma associata del sistema locale dei servizi sociali e per l’erogazione delle relative prestazioni ai cittadini, secondo quanto previsto dall’articolo 118, quarto comma, della Costituzione".


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INTERVISTA AL CAPOGRUPPO DI MINORANZA A VARZI, LUIGI ANTONIAZZI

di

Giacomo Braghieri

Abbiamo incontrato Luigi Antoniazzi, capogruppo di minoranza in consiglio comunale a Varzi che scende in campo e attacca la giunta su alcune decisioni non condivise. Dopo poco più di un anno d'opposizione qual è la sua opinione sull'operato della giunta comunale? "Pur tenendo conto che governare un comune oggi è una sfida dura, restiamo contrariati dal fatto che l'amministrazione attuale rimanga in linea con le precedenti per la scarsa precisione nelle definizioni delle voci di bilancio e per la costanza con cui si ignora qualsiasi apporto di idee e di progettualità dell'opposizione sugli argomenti più scottanti; per esempio, dopo un avvio promettente, la commissione ambiente, investita di problemi di particolare rilevanza, non viene convocata da più di sei mesi. Abbiamo perso con più del 43% di preferenze: tenerci fuori da ogni decisione significa ignorare quasi la metà dei votanti. Cerchiamo un dialogo istituzionale senza annacquare la nostra opposizione. Pensiamo di avere argomenti da discutere con la maggioranza per migliorare aspetti come la raccolta dei rifiuti, la trasparenza di bilancio e le comunicazioni istituzionali che di fatto significa pagare meno tasse, rendere trasparente ai contribuenti come vengono spesi i denari pubblici, abituare i cittadini a dialogare via web con le istituzioni". A proposito del web, siete l'unica lista in tutta la valle ad avere un sito (www.ricostruiamovarzi.it), neppure le sezioni di partito ne hanno uno, in pratica siete i primi sul territorio a essere in linea con tutto il resto del mondo... "Di essere stati i primi ce ne siamo accorti dopo. Ci è sembrato naturale offrire agli elettori la possibilità di seguire il nostro operato praticamente in tempo reale. Il sito è stato creato ed è gestito da un componente della lista, una delle professionalità che vorremmo portare in consiglio comunale. Siamo presenti sui più diffusi social-network. Ora ci rendiamo conto che è un fatto importante anche dal punto di vista della dialettica democratica. Erano anni che in consiglio a Varzi non esisteva un’opposizione vera. Con la fine dei partiti tradizionali il lavoro delle opposizioni nei piccoli centri si è ridotto al punto da diventare invisibile. Noi ci siamo resi facilmente raggiungibili e aperti ad ogni istanza dei cittadini. Ci rimane un sogno". Quale? "Poter riprendere le sedute del consiglio comunale per renderle disponibili ai cittadini. A seguire le sedute vengono in pochi. Il web potrebbe essere una via per riavvicinare gli elettori alla politica. La nostra richiesta relativa alle videoregistrazioni e a una bacheca giace però da mesi senza una vera risposta". Torniamo al vostro lavoro, siete usciti da poco con un manifesto pubblico in cui elencate delle decisioni della maggioranza che disapprovate. Ci spieghi meglio. "Non è normale che, a fronte di un calo delle risorse statali, non si faccia nulla per rivedere le spese e gestire con maggiore oculatezza ciò che resta in un comune dove il budget è per lo più impiegato in costi fissi già in preventivo per pagare stipendi, mantenere funzionali i servizi, onorare i mutui? Noi contestiamo essenzialmente il metodo con cui la maggioranza prende decisioni di spesa". Ci fa qualche esempio?

Luigi Antoniazzi

"Si è fatto un appalto per la cura del verde pubblico senza prima cercare di capire se gli operai comunali fossero in grado di fare lo stesso lavoro. Noi pensiamo che al netto degli incentivi si sarebbe comunque risparmiato. Si mettono in vendita beni immobili per finanziare opere come l'ampliamento del cimitero quando si potrebbe ricorrere al metodo del project financing; in un momento di calo del valore del mattone i ricavi dalle vendite di immobili sarebbero minimi. Si ignorano da anni proposte avanzate da privati o associazioni varzesi per la gestione e la manutenzione degli impianti sportivi che andrebbero almeno valutate. Siamo consapevoli delle difficoltà di bilancio e della continua diminuzione dei trasferimenti dallo Stato, ma è proprio in queste occasioni che si vede se un’amministrazione ha idee che possano porvi rimedio e siano comunque in grado di rilanciare il paese". A proposito dello sviluppo di Varzi, a che punto è l'iter per la bonifica del sito industriale dell'area ex Zincor ora I.L.V.A.? "La commissione comunale competente come già detto non viene convocata. Quindi a quanto ci risulta l’amministrazione non sta facendo nulla". Di recente c'è stato un avvicendamento nel vostro gruppo, si è dimesso il consigliere Enrico Dusio e al suo posto è subentrato l'ing. Andrea Camporotondo. Cosa è successo? "Nulla, è un normale avvicendamento. Dusio, direttore in aspettativa della Fondazione S. Germano, esperto di amministrazione sanitaria, ha lasciato il posto a Camporotondo, professionista in materie ambientali, con una buona esperienza nell'amministrazione pubblica. Dusio è stato nominato, dal Governatore Roberto Maroni, Direttore Generale dell’ASP Basso Lodigiano. A suo dire questa nuova sfida potrebbe distoglierlo parzialmente dall’impegno di consigliere e pertanto ha deciso di fare entrare un giovane e dargli il massimo supporto esterno. Prima del termine della legislatura non è detto che mi dimetta anch’io per lasciare spazio ai giovani". Qual è la sua storia politica? "Sono stato un giovane democristiano, a 21 anni ero assessore allo sport a Varzi. Durante quel mandato riuscimmo a pianificare la costruzione della piscina e dei campi da tennis. Ero nella corrente che faceva capo a Donat Cattin a livello nazionale e a Walter Damiani in Oltrepò. Poi mi allontanai dalla politica per impegni di lavoro. Ora ho cercato di mettere a disposizione il mio tempo a un gruppo di persone di grande competenza amministrativa e professionale decise a ridare a Varzi la credibilità politica e progettuale che merita. Mi lasci togliere un sassolino dalla

VARZI

“Tenerci fuori da ogni decisione significa ignorare quasi la metà dei votanti”

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scarpa: in campagna elettorale non abbiamo sbandierato i nostri agganci in Regione Lombardia, ma io non ho mai perso i contatti con gli amici di un tempo e con un’ottima squadra avrei potuto sfornare progetti seri e finanziabili, anticipando gli eventi. Se invece vai “a traino” ottieni solo briciole". Lei è d'accordo con l'accorpamento dei piccoli comuni? "Sì, è necessario non solo dal punto di vista del risparmio ma anche dal punto di vista politico: un comune di 10.000 abitanti ha più peso di uno da 1.000 o 4.000 come Varzi. Penso che la Comunità Montana dovrebbe porsi come ente coordinatore di questo processo". In Comunità Montana avete rappresentanti? "No, le minoranze sono escluse e in questo modo non si considera quasi la metà degli elettori della Comunità Montana. Ci sono questioni come lo smaltimento dei rifiuti o i progetti per lo sviluppo dell'alto appennino che vengono gestiti da chi rappresenta le singole maggioranze comunali. Spero tengano conto del fatto che un sindaco oltre a essere proiettato su Milano dove risiede il governo della Regione, quando s'impegna in Comunità Montana dovrebbe volgere lo sguardo a Bruxelles dove vengono finanziati progetti innovativi per quanto riguarda il verde, le energie rinnovabili, il turismo, la gestione dei rifiuti e molto altro ancora. L'Unione Europea finanzia progetti completi e ne verifica l'attuazione. Sta facendo questo in maniera efficace la comunità Montana? Secondo noi no". Le faccio una domanda test per vedere quanto è liberale in economia. Il comune di Varzi possiede una farmacia, la casa di riposo e una minuscola partecipazione in ASM, paga interessi su mutui accesi da questa e da passate amministrazioni, che fare? "La partecipazione in ASM è simbolica (0,0038%) e quindi non ha un grande valore. La casa di riposo è autonoma e non partecipa alla composizione del bilancio comunale. Diverso è invece il discorso relativo alla Farmacia Comunale: benché venderla consentirebbe di rientrare più facilmente nel patto di stabilità, la farmacia è una fonte di reddito e quindi sarebbe un errore alienarla. A nostro avviso bisognerebbe trovare il modo di renderla più redditizia: per esempio spostandone la sede presso lo IAT di piazza della Fiera, si potrebbero risparmiare 12.000 € all’anno di affitto. Inoltre, sarebbe buona norma per cortesia istituzionale, non accendere mutui di lungo periodo. Ma di questo l'attuale amministrazione non ha particolari colpe". In ultimo come avrebbe gestito l'emergenza immigrati se fosse stato sindaco? "Un sindaco può fare poco davanti a uno Stato che t'impone l'accoglienza. Io mi sarei premurato di conoscere e rendere noti i termini degli accordi fra Stato e struttura d'accoglienza privata soprattutto per quanto riguarda la durata del contratto stipulato con lo Stato. E poi se altri comuni hanno trovato un modo per far lavorare gli immigrati significa che esiste un mezzo legale per eliminare il desolante spettacolo, diseducativo anche per i nostri giovani, di ragazzi che trascorrono le giornate senza fare nulla. Il Sindaco dice che se ne sta occupando la Caritas, ma al momento nulla è cambiato".


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INTERVISTA AL SINDACO DI TORRAZZA COSTE, ERMANNO PRUZZI

di Alessio Alfretti

A Torrazza Coste, malgrado i problemi comuni alle piccole municipalità, l’amministrazione lavora sodo per ottimizzare la qualità della vita dei suoi cittadini. La conferma arriva dal sindaco Ermanno Pruzzi, che parte dai lavori pubblici: «Abbiamo dato il via alla sistemazione di un movimento franoso sulla strada che porta alle frazioni di Trebbio e Sant’Antonio e presto inizierà la risistemazione del ponticello per Riccagioia. Si tratta di lavori già finanziati da un decreto ministeriale per circa 120.000 Euro, tramite la Regione. E’ stato anche deliberato l’intervento alla frana in strada Amaretti; un spesa di circa 49 mila euro, che trova copertura negli spazi finanziari concessi dal Governo. Inoltre si provvederà prima dell’Inverno alla sistemazione di un tratto di strada Orridi». Altri interventi che vorreste fare? «E’ nostra intenzione pulire i fossi su tutto il territorio comunale e rifare parte della segnaletica stradale. Inoltre, vorremmo intervenire anche sulle strade che portano alle frazioni Barisonzo e Buffalora e su di un tratto di via Cadelazzi: tutte sono già state segnalate alla Regione Lombardia per una richiesta di finanziamento. Insomma, malgrado i problemi, ci diamo da fare». I problemi riguardano le risorse? «Semmai il Patto di Stabilità, che non ci permette di utilizzarle. Proprio per questo abbiamo organizzato un incontro sui temi relativi all’autonomia ammini-

strativa dei piccoli Comuni, con particolare riferimento al Patto di stabilità interno e al suo superamento». Cosa è emerso dall’incontro? «Con noi c’erano diversi Comuni della zona. Insieme abbiamo sottoscritto un documento che chiede l’eliminazione del Patto di stabilità a partire dal 2016, la possibilità di utilizzare liberamente l’avanzo di amministrazione, nonché lo snellimento e la sburocratizzazione delle procedure per l’affidamento dei lavori e per forniture di beni e servizi. Abbiamo già consegnato il documento al Prefetto di Pavia e presto lo invieremo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ai capigruppo parlamentari e alla presidenza dell’Associazione nazionale piccoli comuni d’Italia». A livello dei servizi, come va? «Con grande impegno garantiamo anche per il 2016 il pre e post scuola e il servizio mensa, per quanto riguarda sia l’Infanzia che le Elementari. Sulle scuole abbiamo fatto anche interventi di manutenzione. Stiamo mantenendo alto il livello dei servizi sociali. Infine, abbiamo avviato il Progetto Dote Comune, attivato in collaborazione con Anci Lombardia, grazie al quale abbiamo dato la possibilità di assumere nel Comune due giovani per tre mesi, inseriti nel settore Ambiente». Sul vostro territorio comunale il centro Riccagioia sta vivendo un brutto momento: cosa ne pensa? «Esprimo grande preoccupazione per il futuro del centro. Mi sono confrontato con il presidente Roberto

VALLE STAFFORA

"Abbiamo chiesto l'eliminazione del Patto di Stabilità per dare nuovi servizi"

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Ermanno Pruzzi

Mura, che mi ha relazionato sulla situazione che si è venuta a creare. Mi auguro che il tutto sia risolto nel migliore dei modi, in quanto Riccagioia deve rappresentare un’eccellenza nel settore vitivinicolo di importanza non solo regionale, ma anche nazionale, come nei propositi iniziali. Visti gli investimenti fatti, c’è da augurarsi che tutto si risolva per il meglio. Tra l’altro ricordo che Riccagioia fa parte del nostro comune e alcuni anni fa abbiamo inserito alle entrate del nostro territorio i cartelli segnaletici “Riccagioia sede dell’università del vino e della vite”».


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VALLE STAFFORA

INTERVISTA al capocaccia di bagnaria, pierluigi saggi

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"Mangiare la carne è una forma di rispetto verso il sacrificio dell'animale" di

Giacomo Braghieri

Intervista a Pierluigi Saggi, capocaccia della squadra Guardamonte di Bagnaria. Classe '53, impiegato all'Azienda Ospedaliera, contadino nell'azienda agricola di famiglia; cacciatore. Ci da una definizione della caccia? "È una passione, non va confusa con lo sport perché l'azione di caccia porta all'uccisione, io lo chiamo abbattimento, di un animale selvatico". Quando ha iniziato? "Avevo 16 anni, sono nato in una famiglia di cacciatori, è stato un gesto naturale". Mangia ciò che abbatte? "Si, la carne degli ungulati è squisita. Mangiarla è una forma di rispetto verso il sacrificio dell'animale. La caccia nasce e viene praticata da millenni come attività di sostentamento. Per ultimo ma non meno importante è una garanzia verso chi quella carne la troverà nei ristoranti, se la mangiamo noi e le nostre famiglie è perché è ottima anche dal punto di vista igenico-sanitario". Caccerebbe un elefante? "Mai, non fa parte della nostra cultura di caccia molto legata al territorio e all'uso dei cani; è una specie in via d'estinzione. Potergli sparare è spesso solo una questione di disponibilità di denaro". In un incontro pubblico a Rivanazzano, Marzio Marzorati di Legambiente Lombardia ha definito la caccia come un problema marginale per l'ambiente e una risorsa per il controllo della fauna e del territorio faunistico. È cambiata la caccia o la sensibilità dei "verdi"? "È cambiata la gestione dell'attività e la sensibilità venatoria. Quando ero un ragazzino all'apertura della stagione si riversavano in valle Staffora migliaia di cacciatori. Arrivavano con il trenino e spesso dormivano all'aperto. Non avevano limitazioni di carniere e di specie abbattibili. Dagli anni '80 è aumentata sul nostro appennino la presenza del cinghiale e si è sviluppata la caccia in braccata in squadra con l'ausilio dei cani. Ora si sta diffondendo la caccia di selezione ai cervidi sotto lo stretto controllo qualitativo e quantitativo delle autorità competenti. Faccia conto che nelle ATC vocate alla caccia al cinghiale in Oltrepò – da Casteggio al Brallo – secondo gli avvistamenti si stimano esserci più di 6000 capi, prevalentemente caprioli, con una buona presenza di daini mentre il cervo è sporadico. Gli avvistamenti di cinghiali sono più rari, essendo erratico nella ricerca di cibo. Il fatto è che ormai da anni non raggiungiamo la quota di abbattimento che ci viene assegnata dalla Provincia e che sempre più spesso viene segnalato in pianura dove crea grossi danni alle coltivazioni intensive di mais". La caccia di selezione cosa comporta? "Comporta la conta degli animali nel tuo distretto di caccia per poter stabilire le quote di capi abbattibili. È un’operazione che i cacciatori, le autorità provinciali e statali coinvolte nella conservazione degli ambienti naturali e della fauna, svolgono insieme. Il conteggio avviene secondo metodi scientifici, gli iscritti all'ATC partecipano eseguendo più uscite a settimana muniti di ottiche potenti eseguendo un report al loro ritorno. In questo modo non solo si tiene sotto controllo la fauna selvatica ma anche il territorio faunistico che

Pierluigi Saggi

da noi è di gran pregio. All'appassionato permette di stare sui luoghi di caccia praticamente tutto l'anno". Come mai i cinghiali si trovano sempre più spesso in pianura? "Si sentono le teorie più fantasiose ma una cosa è certa: i selvatici si spostano per cercare le fonti di cibo e negli ambiti di caccia montani sta sparendo il castagno. Da ottobre e per tutto l'inverno i cinghiali si nutrono prevalentemente di castagne che sono più appetibili delle ghiande e si conservano sotto il fogliame per mesi". Sta sparendo il castagno? "La causa è di un parassita, il cinipide galligeno del castagno, che aggredisce le foglie e i germogli nutrendosi di linfa per riprodursi. È arrivato dalla Cina e qui da noi in natura non ha antagonisti. Il fenomeno è conosciuto da tempo, la Regione Lombardia stima che oltre il 50% degli alberi sia andato perduto, noi sul territorio riteniamo che sia una cifra in difetto. Anche se si è iniziato ad immettere un imenottero che lo contrasta, il fenomeno è lontano dall'essere risolto, gli alberi continuano a seccare e noi continuiamo a segnalarlo. Con il castagno se ne va una pianta fondamentale per il nostro ecosistema, diminuiscono i funghi e pensi all'importanza che ha avuto in passato come cibo per le popolazioni delle zone montane". Si dice che siano stati i cacciatori ad immettere gli ungulati che crescendo di numero arrecano sempre maggiori danni all'agricoltura. Ora che le casse pubbliche sono vuote, chi paga i danni? "I primi cinghiali sono comparsi alla fine degli anni '70. Nei decenni successivi si sono moltiplicati e si è diffusa la caccia in braccata. Negli anni '80 qualche piccolo allevamento è comparso anche dalle nostre parti ma erano allevamenti sperimentali dedicati alla vendita e macellazione più che al ripopolamento. Il fatto è che la presenza del cinghiale è un fenomeno di tutto l'appennino italiano. Da noi i primi capi sono stati abbattuti verso il Passo del Brallo, probabilmente arrivavano dalla val Trebbia da tempo colonizzata. Ho testimonianze che anni prima che arrivassero in Liguria erano già cacciati nell'appennino parmense. Come si fa ora a dire chi è il colpevole? Per gli altri ungulati il discorso cambia, sono stati immessi negli anni '80 con programmi finanziati a livello regionale e provinciale. Per quanto riguarda i danni noi riteniamo che i soldi sono finiti quando i cinghiali hanno iniziato a colonizzare la pianura. Se prima facevano danni su qualche pertica di terreno coltivato ora li

fanno su ettari di coltivazioni intensive. Un tempo bastavano i soldi che versiamo ogni anno per cacciare a rimborsare i danni all'agricoltura in montagna, ora non sono certamente sufficienti e poi è ora di sfatare un mito". Quale? "Per comodità si catalogano come danni provocati dal cinghiale qualsiasi danno in agricoltura. Non si tiene conto dei danni provocati dagli altri ungulati, da quello degli uccelli fino ad arrivare ai tassi, ghiotti di uva". Quanti siete in Oltrepò a praticare questa caccia? "Otto-novecento cacciatori suddivisi in 20 squadre da 40-50 persone. Per poter cacciare ogni anno inviamo i nominativi all'ente provinciale preposto, se qualcuno ha commesso reati contro il patrimonio faunistico viene escluso direttamente dall'ente. Una cosa deve essere chiara: siamo contro ogni forma di bracconaggio". È garantita la carne che mangiate o cedete? "Abbiamo l'obbligo di prelevare ad ogni cinghiale abbattuto una parte del diaframma e un campione di sangue mentre per gli altri ungulati per ogni capo viene prelevato un campione di sangue. Questi reperti li inviamo all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia Romagna che ha sede a Brescia. Nel giro di 24 ore, eseguite le analisi su parassiti ed inquinanti ambientali, abbiamo il via libera per commercializzare le carni. Ogni tanto facciamo prelievi di parassiti come le zecche che possono essere vettori di malattie". Parliamo del lupo, sempre più spesso viene avvistato nelle nostre valli, può diventare un problema? "Il lupo secondo noi è stato immesso, i primi esemplari avvistati portavano collari di segnalazione, e la sua presenza ha coinciso con l'immissione e la crescita in numero degli ungulati. Nelle feci trovate si sono rinvenuti peli di cinghiale, capriolo e daino. Fin che trova cibo in natura non è un problema, quando il cibo scarseggia si avvicina agli abitati. Il timore è che si abitui all'uomo e ne perda la naturale paura. Ora al termine dell'estate gli ungulati sono adulti, difficili da predare e loro iniziano ad attaccare i bovini al pascolo, tanto che un imprenditore del settore mi ha detto di mettere in conto ogni anno la perdita di una decina di vitelli". Parliamo dell'economia indirettamente legata alla pratica venatoria... "Tasse poi impiegate al controllo dell'ambiente, carburanti, manutenzione dei fuoristrada, cibo, vestiario tecnico, spese in armi e munizioni, allevamento dei cani, spese in cure veterinarie. E poi c'è un altro aspetto, i ristoranti della zona negli anni si sono affermati anche grazie alla presenza nei menu di piatti a base di cacciagione e la loro stagione si è allungata di mesi grazie alla nostra attività. Sono nate riserve che intercettano quei cacciatori disposti a spendere per la loro passione cifre importanti e che in passato si rivolgevano all'estero per soddisfare le proprie esigenze". Ultima domanda, al cacciatore, all'agricoltore e al boscaiolo: si riesce a pensare insieme a chi ama questa fetta d'Appennino a un parco naturale? "È difficile, molto dipende dalla ragionevolezza dei vincoli e dalla modernità di gestione. Sarei comunque disposto a sedermi a un tavolo tecnico dove si ragiona della difesa dell'ambiente e della valorizzazione del territorio".


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INTERVISTA AL DECANO DEI MEDICI VETERINARI PAVESI

SETTEMBRE 2015

di

Giacomo Braghieri

Incontriamo Angelo Antoninetti, decano dei medici veterinari pavesi, Cavaliere della Repubblica dal 1960, testimone e fautore del salvataggio della vacca di razza Varzese (o Tortonese o Ottonese); ha contribuito alla stesura del disciplinare del salame di Varzi, ha vissuto come professionista il declino dell'Oltrepò rurale con l'avvento dell'industria e dell'economia dei servizi. Antoninetti ci racconta come siete arrivati a dover salvare un bovino allevato sulle nostre montagne dalla notte dei tempi? (la razza fu introdotta dai Longobardi). "Negli anni 60 il trattore soppiantò i buoi e le razze bovine polivalenti. La razza Varzese lavorava, dava latte e vitelli, era adatta a un'economia che il boom industriale degli anni '60 aveva cancellato. L'abbondanza di opportunità di lavoro sicuro spinse molti giovani ad abbandonare l'allevamento di bestiame, il numero degli allevamenti si riduceva rapidamente e il mercato non premiava l'allevamento di tale razza. Iniziammo sotto la guida di Cesare Omodei-Salè, coordinati dal collega Cazzola del Brallo, a inseminare le fattrici con il seme di un toro di razza pura tenuto a dimora all'istituto Gallini di Voghera. Un perito agrario, Megassini, preparava i campioni e ce li spediva con il trenino. Ben presto ci accorgemmo che allevare la razza pura era impraticabile senza finanziamenti e riuscimmo ad ottenere seme di razza reggiana, molto simile alla varzese ma più imponente. Questo tipo d'incrocio dava soddisfazioni agli allevatori e per una decina d'anni la zootecnia in valle Staffora ne ebbe beneficio. Tutto finì quando si decise di proteggere la razza e si tornò al ceppo puro. Quando presi la condotta di Varzi, nel 1960, avevo 3500 fattrici di razza pura distribuite in 1244 allevamenti. Ora gli allevamenti nello stesso comprensorio non sono più di 10 e tengono fra tutti qualche unità di capi di Varzese. Resto dell'idea che la salvaguardia della razza ora sarebbe meno onerosa se fosse diventata competitiva dal punto di vista commerciale". Quando si è laureato? "Nel 1954, il 5 novembre, discussi una tesi sperimentale dal titolo "Eventuali modificazioni istologiche determinate dai tumori spontanei nell'ovaio, ipofisi e mammella di topi del ceppo c3h". Potevo scegliere la ricerca ma il caso e la passione mi spinsero verso la professione. Vinsi più condotte e ho scelto quella di Varzi perchè io son dell'Oltrepò, vengo dalla val Schizzola. I miei erano contadini, ho sempre amato gli animali, pensi che mio padre borbottava per il costo di stampa della mia tesi dicendo che gli costava come un vitello". Quali sono state le emergenze sanitarie che ha affrontato nella sua lunga carriera? "La prima fu l'epidemia di afta epizootica, poi riuscii a debellare la tbc bovina e la mia fu la prima condotta in provincia ad esserne esente; infine riuscii a tener sotto controllo la brucellosi, anche se ne fui io stesso contagiato, e ringrazio ancora i medici dell'ospedale di Varzi che mi tennero in cura creando un ambiente isolato e ogni giorno passavano quasi tutti a vedermi. Ero un caso raro da osservare". Negli anni della sua attività ci furono illustri veterinari in Oltrepò... "Si, oltre ai già citati Omodei-Salè e Cazzola ricordo sempre con affetto Antonio Ridella, fondatore del Giardino botanico alpino di Pietracorva, quante di-

Angelo Antoninetti. Sotto Antoninetti premia il conte Dal Verme, 1988 a Varzi

scussioni appassionate abbiamo avuto su come doveva essere selezionata la razza Varzese! Lavorai insieme a Carlo Azzaretti, sindaco di Varzi, e a Fausto Giacobone sempre di Varzi. Era Veterinario anche l'onorevole Mario Campagnoli che è stato un riferimento per tutta l'agricoltura dell'Oltrepò". Come era strutturata una economia famigliare contadina in termini di numero di capi allevati e specie? "Come si diceva allora, quando uno aveva niente aveva almeno due vacche. Servivano per latte, formaggio, produzione di vitelli e lavoro. Quasi tutti avevano almeno due maiali, uno per la produzione di insaccati, lardo e carne e l'altro da vendere e andare in pareggio con le spese sostenute. Poi tutti allevavano pollame e conigli in varie quantità". Dopo gli anni '80 c'è stata un'enorme diffusione degli animali da compagnia: cani, gatti e altri piccoli animali. Un tempo l'amore e la cura verso le bestie aveva anche uno scopo economico, oggi è più legato alla sfera sentimentale, non vede distorsioni in questo nuovo atteggiamento? "Premesso che le terapie assistite dagli animali (pet therapy) sono riconosciute valide in ambito medico e psicologico, quello che non approvo è l'accanimento terapeutico verso questi nostri splendidi amici. Sono contrario a cure farmacologiche eccessive e ritengo che in diversi casi sia più determinante l'intervento del veterinario". Ci fa un esempio? "La dermatite da malassenzia colpisce spesso il condotto uditivo esterno dei cani con orecchie pendule, è un'infezione fungina opportunistica il più delle volte causata da corpi estranei di origine vegetale, se non si rimuovono questi frammenti non si arriva alla soluzione del problema. E' un lavoro delicato che può fare solo il veterinario in ambulatorio".

VALLE STAFFORA

Antoninetti: "Ecco come salvammo la razza bovina varzese dall'estinzione"

Cosa pensa del prezzo elevato dei farmaci ad uso veterinario che spesso hanno equivalenti per uso umano con prezzi inferiori? "Vede io sono iscritto all'Ordine dei Medici Veterinari da 60 anni pur essendomi ritirato dalla professione da molto tempo, pensi che quando mi sono laureato eravamo in tutta Italia circa 4.000, ora siamo più di 36.000; non mi va di creare imbarazzi ai colleghi ancora in servizio, se vuole le dico come allevo il mio cane". Ci dica... "Al mio cane do da mangiare una volta al giorno una razione di pane e carne trita cruda. La carne la faccio tritare per minimizzare la presenza di parassiti. Cambio spesso l'acqua, che non deve mai mancare e ha una cuccia calda d'inverno e fresca d'estate. Vive in giardino e viene in casa solo quando c'è il temporale; ha il microchip e un collega gli ha somministrato la vaccinazione di legge. Ora ha 11 anni è in piena salute e non ha mai fatto alcun tipo di vaccinazione ne mai gli ho messo antiparassitari. Ogni tanto lo tasto e se sento una zecca la tolgo a mano. I cani se vivono isolati difficilmente si ammalano e il cibo è la loro vera medicina. Ho trattato allo stesso modo la cagnetta che avevo prima di questo e si è spenta come una candela, senza sofferenze a 19 anni. Pensi che ci regalò una emozione fortissima quando ebbe una lattazione spontanea per nutrire un gattino abbandonato". Insomma fece meglio di molti esseri umani... "Fu un evento sorprendente che mi fece riflettere sul senso di maternità degli animali, come mi fanno riflettere quelle persone che si prodigano per i loro animali spendendo tempo e denaro a volontà e poi non degnano di uno sguardo l'anziano solo vicino di casa o i bambini di una famiglia in difficoltà". L'animale più "esotico" che ha curato? "La tigre di un circo. Senza il domatore non mi sarei neppure avvicinato alla gabbia. Con il domatore riuscii a sedarla e prendermene cura". Una sua giornata di lavoro "Quando c'erano le macellazioni di suini iniziavo alle 3 di notte, mi spostavo da un macello all'altro e finivo alle 8 di mattino in genere in quello di Varzi. Questo per permettere ai macellai e ai norcini di mettersi al lavoro senza perdite di tempo. Poi c'erano le chiamate dai vari allevamenti della condotta. A volte assistevo a tre parti in una notte. Lavorare non mi ha mai pesato perchè ero sorretto da una grande passione per la mia professione e dal lavoro in sordina di mia moglie. Ora ci sono i telefoni cellulari allora era lei, in casa, a prendere le telefonate e a ottimizzare i miei giri visita". Che futuro prevede per il salame di Varzi? "Con il disciplinare riuscimmo a risolvere la questione dell'approvigionamento dei capi indicando zone della pianura padana dove si allevano da sempre ottimi maiali. Negli anni '80 istituimmo grazie alla Comunità Montana un corso per norcini. Si iscrissero in trenta e lo terminarono solo due. Non è un mestiere semplice. La lavorazione del salame richiede accortezza e profonda conoscenza delle carni. Ora questi due sono in età di pensione e i norcini che lavorano in zona sono sempre meno. Ecco il futuro del salame dipenderà anche dalla crescita in numero di queste figure professionali".


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VALLE STAFFORA

SONDAGGIO SUL VINO ADULTERATO… VOTANO IN 30.728…

SETTEMBRE 2015

Risultato choc... il 70% non si fida dei produttori dell'Oltrepò pavese

Volutamente, anche se da alcune parti è stato criticato per la “durezza” della domanda, abbiamo lanciato nel mese di agosto il sondaggio on line “VINO ADULTERATO IN OLTREPO? EPISODIO ISOLATO O PRATICA DIFFUSA A PIU' PRODUTTORI?” . Certo la domanda era “cruda”, posta in modo diretto, ma questa è la legge dei sondaggi, domande brevi e concise, per essere immediatamente recepite da tutti. Hanno risposto in 30.728 persone, si calcola in base ai dati statistici relativi ai nostri lettori in nostro possesso che oltre il 90% di chi ha risposto al sondaggio sia dell’Oltrepò Pavese. Il risultato è che per 21.755 persone, il 70,8% "il vino adulterato in Oltrepò" non è un episodio isolato ma è una pratica diffusa a più produttori. Per 8.051 persone, il 26,2% dei votanti, invece adulterare il vino in Oltrepò sarebbe una pratica isolata a pochi produttori. Il 3% dei votanti, 922 persone, sono indecisi. Questo sondaggio è la spia di qualcosa che non funziona nel mondo del vino oltrepadano, che molti operatori del settore hanno percepito ma che molti non riescono ancora a cogliere nei suoi effetti. Il risultato del sondaggio cammina insieme agli eventi degli ultimi mesi: la crescita in tutto l’Oltrepò di un senso dichiaratamente di sfiducia. L'Oltrepò non sta cambiando, ma stanno cambiando gli oltrepadani. Alcuni, ma per fortuna non tutti, grigi

signori del vino oltrepadano sono lontani dalla realtà e nascondono dietro le risatine grottesche l'incapacità di leggere ciò che sta succedendo. In Oltrepò la stragrande maggioranza delle persone beve vino, i votanti di questo sondaggio sono in maggioranza oltrepadani, se il 70,8% dei votanti non si fida dei nostri produttori è un brutto segno, perchè i votanti sono tutti possibili clienti dei vini dell’Oltrepò. Forse sarebbe il caso che i vari “enti di promozione” si dessero una mossa per cambiare la percezione della gente, prima di tutto in Oltrepò. Perché è solo dall’Oltrepò, dai suoi produttori, dai suoi consuma-

tori e dalla sua gente che può rinascere ilo vino … appunto dell’Oltrepò. Come ha detto un “grande vecchio” del mondo del vino oltrepadano, su questo giornale il mese scorso, meno viaggi promozionali all’estero, meno cene di promozione in giro per l’italia, meno dichiarazioni roboanti o che con il vino nulla hanno a che fare. Bisogna concentrarsi prima di tutto sull’Oltrepò, perché se il 70,2% della gente oltrepadana che ha votato nel sondaggio non ha fiducia nei nostri produttori e nel nostro vino qualche cosa che non quadra c’è. Non è difficile da capire… i numeri parlano sa soli !


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"ORA BISOGNA INVERTIRE LA ROTTA per cercare di rinascere"

“Per fortuna la maggior parte dei produttori lavora bene e non fa vino adulterato. Purtroppo Terre d’Oltrepò rappresenta il cinquanta per cento della produzione del territorio e quindi se guardiamo dal punto di vista numerico delle aziende certamente non è esatto quello che hanno sostenuto chi ha votato ma se guardiamo dal punto di vista della quantità purtroppo emerge in questi ultimi dieci/dodici anni un sistema che non ha funzionato e oggi ne paghiamo le conseguenze”. Lei è uno dei principali "attori" della viticoltura oltrepadana, se lei potesse cosa farebbe nel prossimo futuro per far cambiare opinione a tutte quelle persone, che del resto sono tutti potenziali clienti, che hanno votato nel sondaggio "pratica diffusa"? “Rispondo come sempre: innanzitutto l’Oltrepò deve convincersi che le zone collinari come le nostre possono contare sulla qualità, la quantità andrebbe a scontrarsi automaticamente con le aree di pianura e perderebbe in partenza. Dico anche che quando è passata la legge per poter portare oltre i duecento quintali/ettaro la produzione di vini Igp in provincia di Pavia, l’ho presa molto, ma molto male perché questo dato era significativo di qualcosa che non quadrava. Quindi oggi occorre tornare a produrre la giusta quantità di uva per fare qualità. E poi dobbiamo renderci conto che noi abbiamo una grossa fortuna, perché siamo nel cuore del mondo: Milano, Genova, Torino e Bologna e quindi abbiamo la facilità di poter anche commercializzare direttamente i nostri prodotti e con la qualità bisogna però anche avere un senso di cordialità e ospitalità che ancora oggi manca sul territorio”. Se le accuse contro Terre d'Oltrepò verranno provate lo scandalo è grande, una cosa è certa il danno d'immagine per il vino dell'Oltrepò è grande, sia che le accuse vengano provate oppure no. Quali sono stati a suo giudizio gli errori di gestione della comunicazione nel "gestire" questa difficile pagina del vino oltrepadano? “Mi è difficile dare una risposta. Certamente come ha detto il danno per il territorio e per l’immagine del territorio è tanto, è anche vero che forse sul territorio qualcuno che opera in un certo modo doveva svegliarsi prima e bloccarle sul nascere. Ritorno al discorso di prima: quando qualcuno vuole arrivare a fare quantità in collina rimane abbastanza dubbiosa questa scelta e foriera di qualcosa che non quadra. Quindi era allora che bisognava intervenire subito e non lasciar passare dieci anni”. Se le accuse verranno confermate sarà condannata, anche se speriamo tutti vivamente di no, l'azienda che vinifica il 53% della produzione vinicola dell'Oltrepò e forse 300 conferitori. Non trova fuori luogo sentir dire, come molti dicono in questi giorni, che la stragrande maggioranza dei produttori oltrepadani lavora duramente e bene, quando la maggioranza, il 53%, pertanto della produzione vinicola è sotto accusa? “Penso che se la produzione dell’Oltrepò è cento, e dico cento per dare un numero preciso, il 50% è delle Terre d’Oltrepò. Va dimostrato che Terre d’Oltrepò in realtà non vinificava il cento per cento di vini dell’Oltrepò e non produceva il vino solo con prodotti dell’Oltrepò è chiaro che la produzione oltrepadana è inferiore. Ma non solo: se si punta sulla qualità e non sulla quantità allora la produzione sarà ancora inferiore e a quel punto ritorneremo a rivalutare i terreni come quindici/venti anni fa e soprattutto a pensare ai nostri prodotti. Il danno ammesso che sia dimostrabile non è solo l’immagine di vini ottenuti con tagli o roba del genere ma anche immettendo sul mercato, per il gioco della domanda e dell’offerta, una maggiore produzione rispetto a quella del territorio. E questo è andato ad

inficiare sia il valore delle uve sia il valore dei terreni”. Il Dottor Alberto Ricevuti, primo presidente del Presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, nel lontano 1960 dichiarava "Missione e accertare la produzione globale di vino tipico e pregiato ottenuta annualmente nella zona di produzione; vigilare affinché non si mettano in vendita con nome di vini tipici e pregiati vini che non siano prodotti nel territorio del Consorzio e che non abbiano le caratteristiche fissate". Sono passati 55 anni da quando fu pronunciata questa frase, ritiene che rispetto ad allora le cose siano migliorate o peggiorate e per quale motivo? “Diciamo che in un primo tempo erano migliorate decisamente sino alla fine degli anni novanta l’Oltrepò ha avuto una crescita grazie anche a personaggi come il Duca Denari, come l’assessore regionale Ernesto Vercesi e altri assessori di buona volontà come il direttore del consorzio e Carlo Boatti e tanti altri ancora che non sto ad elencare. Poi con la caduta di questi nomi praticamente, vuoi per l’età, vuoi per chi è andato in pensione, vuoi per motivi vari, è subentrato un sistema non proprio limpido che ha portato a quello che ormai è sulla bocca di tutti…”. Il Duca Denari, storica figura del mondo del vino oltrepadano e secondo Presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, nel 1977 aveva detto che la missione era "proteggere la denominazione da ogni contraffazione", alla luce di queste parole, a suo giudizio, in questa vicenda il Consorzio in questi anni ha fatto di tutto in base ai suoi poteri per perseguire questa missione? “Io non sono in grado di giudicare attentamente però una cosa è certa: per uno strano sistema di votazione, che esiste solo in questo territorio a livello nazionale, siccome contano i quantitativi e non le persone… il Consorzio era di fatto di Terre d’Oltrepò”. In questi mesi ed ancor di più in queste ultime settimane, moltissimi politici, sono intervenuti sulla vicenda Terre d'Oltrepò, ed buona in sostanza tutti hanno detto, "punire chi ha sbagliato per salvaguardare chi lavora bene, basta vino fatto con la carta". Molta gente comune, di fronte a queste ovvie affermazioni si domanda. Ma i politici in questi anni non hanno mai avuto il sentore, che molte cose nel vino Oltrepadano non andassero come dovevano? “L’ho appena detto. Qualcuno doveva svegliarsi dieci/ dodici anni fa e con i politici ci metto dentro anche le associazioni di categoria che dovrebbero rappresentare maggiormente gli agricoltori seri e non quelli che magari si lasciano trascinare dal facile guadagno non guardando tanto per il sottile”. In molte zone d'Italia, pensiamo al Veneto o al Piemonte, ma non solo, in ogni locale pubblico viene "in primis" servito vino della zona, in Oltrepò spesso, troppo spesso questo non avviene, ma al contrario vengono proposti vini di altre zone d’Italia, perchè a suo giudizio e cosa bisognerebbe fare per invertire questa tendenza? “Prima mi riaggancio un attimo allo scandalo Oltrepo: non va infatti dimenticato che in zone come il Piemonte qualche anno fa con il metanolo hanno pagato pesantemente l’immagine del territorio, poi sono resuscitati grazie ad un lavoro di squadra. Ma anche il Veneto quest’anno ha avuto la sua disavventura nella zona del Soave e non solo così come è accaduto in Toscana. Insomma tutto il mondo è un po’ paese purtroppo, e rimarco purtroppo. Questo dell’Oltrepò è un dramma solo ed esclusivamente nostro e quindi mi riallaccio al discorso che sostengo da sempre: questo territorio che non ha una storia ben definita perché da qui sono passati tutti e ancora oggi nei vari angoli del territorio in questo triangolo c’è chi parla il dialetto piemonte-

se, pavese, genovese, piacentino e c’è molto individualismo, bisogna ripartire dalla base, spiegare cos’è un territorio sia sotto il profilo della cultura che dei prodotti di nicchia. Da qui bisogna partire per risorgere perché, nonostante tutto, abbiamo delle potenzialità straordinarie”. Una consolidata e vincente strategia marketing e pubblicitaria dei giapponesi e comunque delle imprese dell'Estremo Oriente è quella in primo luogo di essere forti 'in casa propria" poi a macchia d'olio espandersi. Anche, ma non solo, alla luce dei risultati del sondaggio, non ritiene opportuno, per prima cosa, una massiccia campagna marketing per promuovere il nostro vino in Oltrepò, affinchè l'Oltrepò ne diventi una "roccaforte", invece di fare campagne, molte delle quali dall'esito incerto e molte a macchia di leopardo, per espandersi in tutta Italia ed all'estero? E’ da quarant’anni che vado in giro e partecipo a parecchie serate, organizzate durante l’anno per parlare di vino e i punti fermi che ho sempre sollevato, se vogliamo far diventare grande il nostro territorio, è quello di fare gioco di squadra, e non vuol dire solo vino ma vuol dire ristorazione, turismo, produzione agricola diversa, artigianato e tutto quanto e se non siamo noi i primi sostenitori del territorio vuol dire che non abbiamo capito proprio niente”. Nel mese di Settembre ci saranno quattro manifestazioni in Provincia di Pavia per promuovere il nostro vino. Meglio più manifestazioni o una sola più importante? Questo è un altro tema caldo. Da sempre sostengo che occorre organizzare a livello provinciale una grande manifestazione legata al mondo del vino e collateralmente ai prodotti agroalimentari importanti del territorio, dal Salame di Varzi ad altro ancora. Quindi un grande evento, organizzato bene, concentrato su vino e prodotti locali con il coinvolgimento della stampa, sia che si lavori a livello di ristorazione, turismo e via di seguito. Le altre invece devono essere solo manifestazioni di paese e niente più… Solo in questo modo possiamo perseguire degli obiettivi veri e seri”. Siamo in piena vendemmia, che vino sarà quello dell'annata 2015? “Per uno che è alla quarantaseiesima vendemmia da diplomato devo dire che ne ho viste tante rovinate in corso d’opera quindi non mi sbilancio. Ad oggi certamente il potenziale è molto alto. Quindi se madre natura e quindi il tempo e il clima proseguirà nel modo giusto questa sarà un’annata da millesimale”. Il suo sogno nel cassetto se avesse pieni poteri per promuovere, ma sopratutto vendere meglio il vino dell'Oltrepò Pavese? “Il sogno nel cassetto per il vino dell’Oltrepò è molto articolato perché quando si promuove il vino non basta puntare su un obiettivo, ma sono diversi gli obiettivi da raggiungere. Dobbiamo prima di tutto far conoscere il potenziare vitivinicolo reale ai giovani. Non dimentichiamoci che in Italia, e l’Oltrepo fa parte dell’Italia, parla bene di vino e di cibo solo il 20 per cento della popolazione. L’altro 80% mangia e beve con gli occhi, quindi manca una cultura del vino”. Quali sono i vini più pregiati dell’Oltrepò? Di vini pregiati ce ne sono tanti. Come immagine dell’Oltrepò sono quattro i vitigni che contano. Come superficie in ordine di grandezza, croatina, pinot nero, barbera e riesling rappresentano più dell’80% della produzione. Poi ben venga tutto il resto però i nomi che dovranno emergere a livello di importanza e di qualità sono questi. Poi è chiaro si può fare un barbera buonissimo come si può fare un barbera che fa schifo e qui subentra il discorso di prima legato alla professionalità e non”.

VALLE STAFFORA

L'enologo Mario Maffi commenta il nostro sondaggio sul vino e... non solo

SETTEMBRE 2015


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VALLE STAFFORA

INTERVISTA A FRANZA, MILANESI, TIGLIO E GANDOLFI

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I 4 sindaci più giovani della valle a confronto su problemi e prospettive di Alessandro

Disperati

Mattia Franza, classe 1983, sindaco di Bagnria, Andrea Milanesi, classe 1981 sindaco di Cecima; Simone Tiglio, classe 1984 sindaco di Zavattarello; Andrea Gandolfi, classe 1978, sindaco di Santa Margherita di Staffora: sono i quattro sindaci più giovani di tutta la Valle Staffora e Val Tidone. A loro abbiamo rivolto dieci domande uguali. Eccole: 1) Lei è uno dei sindaci più giovani della Valle Staffora. La sua ascesa a sindaco è stata aiutata dalla vecchia politica oppure no?; 2) La vecchia politica secondo lei ha ancora la maggioranza del potere in Valle Staffora?; 3) Ritiene utile avere a livello di conoscenze e/o “consigli” un appoggio politico forte sia per reperire fondi sia per meglio gestire la cosa pubblica?; 4) Rispetto alle amministrazioni precedenti con l’arrivo di un giovane sindaco dove è stato più visibile “il cambio di passo”?; 5) La Comunità Montana è di utile aiuto e fonte di risorse per il suo comune?; 6) Dove la Comunità Montana potrebbe dare di più ai comuni e dove dovrebbe migliorare?; 7) Se dovesse scegliere un settore da rilanciare nel suo Comune, su cosa investirebbe, agricoltura, industria o turismo?; 8) In che modo concretamente?; 9) Lei non ha nessun incarico all’interno della Comunità montana. Questa sua “esclusione” e’ una scelta personale, una scelta politica o una sconfitta politica?; 10) Con quale altro sindaco della Valle staffora lei trova più affinità politiche e programmatiche?

MATTIA FRANZA - BAGNARIA

ANDREA MILANESI - CECIMA

1) Vedo che andiamo subito al sodo. La mia ascesa a Sindaco come lei ben sa è stata una scelta condivisa con il gruppo con cui ho amministrato nelle due legislature precedenti, dove ho ricoperto l'incarico di Assessore ai lavori Pubblici, Urbanistica, Ecologia e protezione civile e quindi con il gruppo attuale, tra cui alcuni dei componenti facevano parte già del vecchio consiglio comunale con l'aggiunta di nuovi giovani, che mi hanno sostenuto nella mia candidatura. 2) Sinceramente non parlerei di vecchia politica o di potere e maggioranza, ma di persone che precedentemente hanno dedicato parte della propria vita ad amministrare la cosa pubblica riuscendo a portare nella Valle Staffora grandi risultati ed opere di cui ancora oggi ne beneficiamo (Ospedale di Varzi); di contro, nel passato, son state fatte anche scelte discutibili e criticabili (trenino Voghera- Varzi). Purtroppo, e lo dico con rammarico non cè più o si sente la mancanza di quel ruolo di guida che i partiti politici svolgevano a livello di coordinamento di persone in quegli anni. 3) Certo ritengo utile prima di tutto avere idee e progetti concreti da perseguire o da proporre, al contempo ritengo positivo avere contatti e conoscenze per esser meglio consigliati nelle procedure di eventuali bandi o di finanziamenti. 4) Innanzitutto provenendo dalla precedente amministrazione ho cercato di portare avanti una continuità nella gestione amministrativa; contestualmente nel corso di questo primo anno da sindaco ho cercato di dar una mia impronta insieme al nuovo gruppo che amministra il Comune nella realizzazione del programma elettorale che nonostante il periodo di crisi dal punto di vista economico siamo già riusciti a realizzare molti punti del programma. 5) Sicuramente, anche se la stessa soprattutto negli ultimi periodi è stata oggetto a numerosi tagli di bilancio che ne vincolano in parte l'operatività. 6) Credo, dal mio punto di vista, che la Comunità montana dovrebbe esser punto di riferimento dei Comuni per quanto riguarda settori specifici come ad esempio turismo, agricoltura e dissesto idrogeologico; non ho vissuto i tempi dell'Ufficio Speciale dell'Oltrepò, ma credo che innanzitutto la Regione riprenda questa norma soprattutto in un periodo come quello attuale con un territorio sempre più martoriato da frane, smottamenti e la precaria viabilità; ecco, questo ruolo potrebbe esser svolto dalla Cmop attraverso la stesura di progetti e con adeguate risorse. 7) e 8) A parte l'industria, dove il momento attuale è già difficile nei grossi centri urbanizzati serviti da adeguate infrastrutture e servizi penso che i settori su cui si debba maggiormente puntare siano il turismo e l'agricoltura dove peraltro sia come amministrazione comunale ma anche come Comunità montana, Gal Oltrepò e Provincia si sta già lavorando per migliorare l'offerta turistica come ad esempio attraverso l'organizzazione di molte manifestazioni, e ne ho viste molte in tanti Comuni durante quest'ultima primavera-estate; per quanto rigurda l'agricoltura penso all'incentivazione del KM0, quella di tutela di particolari qualità autoctone (razza varzese, ecc.) ed un mio sogno sarebbe quello di una scuola per imparare ad insaccare i salami (sarebbe poi un'ottima opportunità di lavoro per una mansione che peraltro sta scomparendo). A tal proposito, ricordo che a partire dal 3/09 saranno aperte le domande sul bando del nuovo PSR 2014/2020 con particolari benefici alle aziende agricole ubicate in zone svantaggiate e soprattutto ai giovani imprenditori. 9) Diciamo che la mia è una scelta personale, poichè essendo diventato Sindaco per la prima volta ho preferito in questo momento, dedicarmi esclusivamente alla guida del Comune (e di cose da fare ce ne sono...); in ogni caso il nostro Ente è ben rappresentato in seno all'Assemblea della Comunità montana. 10) Con tutti i Sindaci del territorio della valle ho un buonissimo rapporto ma più che di affinità politiche diciamo che ho rapporti quotidiani e scambio di idee soprattutto per motivi logistici e di territorialità con i rappresentanti dei comuni limitrofi.

1) Quando, col mio gruppo, abbiamo deciso di candidarci alle comunali lo abbiamo fatto senza aiuti o interferenze di tipo politico ma solo in forza dell'impegno che nutravamo verso la nostra comunità. Questo devo dire che è un punto che ci rende molto orgogliosi, i cecimesi hanno votato in larghissima maggioranza una lista civica, valutando le sole persone candidate. Detto questo gli ottimi rapporti con le realtà politiche locali e con le amministrazioni a noi vicine hanno fatto sì che la nostra candidatura fosse accettata e condivisa senza problemi. 2) Quando si parla di "vecchia politica" per un amministratore giovane come me, che non l'ha vissuta in prima persona, diventa difficile rispondere con ragione di causa. Per assurdo ci potrebbero essere realtà politiche "nuove", con amministrazioni giovani che magari prendono spunto da sistemi politici passati e, al contrario, amministratori con qualche anno in più che si stanno rinnovando e mettendo in gioco con dinamiche nuove. Personalmente io sto cercando di guardare avanti, con particolare interesse a tutto quello che c'è di nuovo, ma senza rinnegare il passato. Se si sono commessi errori in passato devono essere analizzati, in modo da non ripeterli. Penso che la Valle Staffora stia puntando in questa direzione. 3) I consigli sono sempre utili e le conoscenze importanti, chi ha avuto esperienze amministrative spesso ti sa dare un consiglio utile se non risolutivo nella gestione della cosa pubblica. Il reperimento dei fondi ritengo che sia più complesso, conoscenze e consigli spesso non sono sufficienti. 4) Il "cambio di passo" lo si vive quotidianamente, a distanza di 15 mesi dal nostro insediamento vedo persone interessate e coinvolte nell'amministrazione, negli eventi che promuoviamo e nelle scelte che condividiamo. L'entusiasmo di far parte di una comunità che vuole riqualificarsi e che trova nelle istituzioni un appoggio e non un vincolo o un ostacolo. Il nostro impegno lo vedo ricambiato con la fiducia e l'interesse, per questo devo ringraziare i miei concittadini. 5) La Comunità montana è un riferimento importante dal punto di vista amministrativo, oltre ad essere senza dubbio fonte di risorse per il territorio. Non parlo solo di risorse di natura economica ma anche di risorse tecniche e servizi che vengono garantiti, proprio recentemente ho avuto un incendio sul territorio comunale, in una zona particolarmente impervia, dove l'intervento della squadra Anti Incendio Boschivo della Comunità Montana è stato importantissimo al fine dello spegnimento e del monitoraggio della zona delle ore successive. 6) Siamo in un periodo di cambiamenti, gli enti di secondo livello come la Comunità montana stanno subendo e subiranno importanti cambiamenti, penso che sia necessario essere il più possibile capaci di riqualificare l'ente in tempi strettissimi per garantire ai nostri comuni il maggior numero di servizi erogabili in funzione delle poche risorse disponibili. 7) Senza dubbio il turismo, un comune attivo dal punto di vista turistico da la possibilità di bloccare lo spopolamento e di conseguenza il mantenimento delle attività delle altre risorse locali. 8) Cecima è un borgo medioevale con caratteri storici importanti, stiamo lavorando per renderlo il più fruibile possibile in modo che chi lo visita e ne resta colpito possa anche godere di servizi adeguati. Tutto questo stà portando un'inversione di marcia soprattutto sul mercato immobiliare, con un aumento di richieste di affitto e di acquisto di abitazioni. Molte famiglie scelgono il nostro territorio per una residenza o per una seconda casa. 9) All'interno degli enti non tutti hanno la possibilità di far parte di una giunta o di un direttivo, questo non lo vedo come esclusione perchè rapportandomi regolarmente con i colleghi mi ritengo partecipe nelle scelte. Sicuramente non è una sconfitta politica, preferisco formarmi ed aumentare le mie esperienze prima di intraprendere ulteriori impegni. 10) Non ho difficoltà a rapportarmi con le altre amministrazioni, anzi ho sempre trovato ampia disponibilità nei colleghi. Chiaramente per un discorso di vicinanza e di condivisione di servizi mi vedo più legato ai comuni limitrofi.


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VALLE STAFFORA

Mattia Franza

Andrea Milanesi

ANDREA GANDOLFI - SANTA MARGHERITA

1) La nostra elezione è stata figlia di una voglia di cambiamento generale da parte dei cittadini del nostro Comune; la mia giunta è l’esecutivo più giovane della provincia di Pavia, siamo tutti ragazzi tra i 20 e i 40 anni, e nessun componente della mia squadra, compreso il sottoscritto, ha mai avuto incarichi politici. Rispondendo alla sua domanda pertanto direi di no, nessun aiuto politico, certo è che, se devo dire la verità, qualche "consiglio " da un amico l'ho avuto.... 2) non bisogna fare di tutta l'erba un fascio... la politica è una cosa nobile se esercitata e fatta nei dovuti modi; oggi a vedere quello che succede a livello nazionale è difficile considerare "la vecchia politica" positivamente, però ricordiamoci che è fatta anche di persone oneste che hanno aiutato il territorio e tanta gente con il loro operato e per questo ha ancora un peso politico rilevante anche in Valle Staffora. 3) Certo, lo ritengo essenziale, fa parte della politica, l'importante è avere dei riferimenti validi e dei consiglieri sinceri. 4) Fare il così detto cambio di "passo" di questi periodi è molto difficile viste le condizioni economiche in cui versano i Comuni e le scarse risorse che lo Stato trasferisce agli enti locali. La differenza oggi la fa la mentalità dei cittadini che hanno capito la situazione. Vedere ragazzi che si mettono a disposizione della popolazione per cercare di migliorare e far sopravvivere un piccolo comune di montagna come il nostro e avere la collaborazione della cittadinanza oggi è essenziale: per poter governare bene, dobbiamo essere in grado di saper ascoltare e condividere i bisogni e le esigenze di tutti i cittadini, il municipio oggi più che mai deve essere aperto a tutti. 5) Certo, la Comuntà Montana è la nostra mamma; la Provincia ha i giorni contati e non è più in grado di ottemperare ai suoi compiti (vedi in primis la viabilità) e la Regione a volte sembra distante anni luce. Avere un ente di coordinamento dove tutti i Comuni montani possono riunirsi per amministrare congiuntamente il territorio è fondamentale. La buona gestione della Comunità Montana non può che portare dunque benefici ai Comuni, al territorio e alla nostra gente. 6) Oggi la Comunità Montana sta attraversando un momento di incertezza. Le direttive del governo centrale impongono ai piccoli comuni due modelli di associazionismo: la gestione associata dei servizi o l’unione dei comuni. La seconda ipotesi sembra essere la più accreditata per il nostro territorio e quindi l’Ente Montano sará di grande aiuto per coordinare questo storico e fondamentale passaggio. A livello politico, invece, la Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese deve essere in grado di rappresentarci: oggi noi piccoli comuni paghiamo troppo il fattore "voti"... uniti possiamo sicuramente far valere le nostre ragioni in ambiti politici superiori. 7) e 8): Lascerei stare l’industria e punterei tutto sul turismo e l’agricoltura di qualità. Dobbiamo essere in grado di trasformare il turismo di giornata che caratterizza la nostra area in un turismo sostenibile, di media/lunga permanenza. Il territorio montano è ricco di tante eccellenze agricole ed enogastronomiche, oltre che ad un patrimonio paesaggistico, materiale ed immateriale inestimabile. Dobbiamo essere in grado di aumentare la ricettività e puntare sulla qualità dei prodotti turistici offerti. 9) Non ho incarichi politici ma non mi sento un escluso anzi, ho un ottimo rapporto di collaborazione sia con il Presidente che con tutti gli Assessori e partecipo attivamente alle decisioni da prendere. In Comunità montana oggi c'è un ottimo clima e per questo mi sento di ringraziare pubblicamente il Presidente e gli assessori per come stanno gestendo l'Ente anche sotto questo aspetto. 10) Sicuramente con i sindaci dei Comuni del Brallo di Pregola, Menconico e Romagnese, senza nulla togliere agli altri colleghi, con cui ho un ottimo rapporto, ma noi siamo i Comuni più montani di tutti e condividiamo esigenze bisogni e uguali criticità, nel contempo lavoriamo a progetti ed iniziative condivise per il rilancio del territorio e il miglioramento della qualità della vita dei residenti.

Andrea Gandolfi

Simone Tiglio

SIMONE TIGLIO - ZAVATTARELLO

1) La mia prima candidatura, nel 2009 e la vittoria successiva hanno rappresentato forse l'esempio più significativo, nel territorio della Comunità Montana, di distacco da quella che Lei chiama la 'vecchia politica'. Per cui la risposta alla Sua domanda è decisamente no. Penso che sia importante avere dei riferimenti politici, anche dare ascolto ai politici di esperienza, ma mettersi nelle condizioni di dover dire grazie a qualcun altro per l'ottenimento di un qualunque risultato, dalla vittoria elettorale alla realizzazione di un punto programmatico, oltre ad essere avvilente, espone a dinamiche di de-responsabilizzazione ed a possibili ricatti, diretti o velati. Per cui, sempre meglio fare da soli. E non dover dire grazie a nessuno. 2) Non riesco ad intendere bene a chi si riferisca con l'espressione vecchia politica. Se vuol fare riferimento a politici di lungo corso, che vivono nella nostra valle e si interessano di politica, pur senza ricoprire ruoli specifici, allora Le confermo che sì, hanno ancora un ascendente notevole su alcuni amministratori della Valle Staffora e non solo. Se invece per vecchia politica intende la classe dirigente che ha amministrato i comuni oltrepadani negli ultimi trenta o quarant'anni, allora Le rispondo di no. Per fortuna, almeno in molti casi, è avvenuto un ricambio totale della classe politica. E questo ha consentito di dare nuovo slancio a diversi comuni, che stanno conoscendo una stagione di rinnovata vivacità. 3) Penso che avere degli appoggi politici sia essenziale per qualunque amministratore pubblico, che voglia portare a casa dei risultati per la propria comunità. Il problema che si pone è però duplice: a quale prezzo e con quale efficacia si può conseguire un appoggio politico forte. Se il prezzo è quello di perdere la propria autonomia, di diventare ricattabili, allora è certamente meglio fare senza. Allo stesso modo, se l'appoggio politico sedicente 'forte', si rivela impotente di fronte alla maggior parte delle grandi questioni che si pongono quotidianamente all'attenzione degli amministratori della nostra terra, e se tale impotenza si traduce in risposte assenti o inadeguate, allora l'appoggio politico diviene irrilevante. Purtroppo negli ultimi due decenni siamo passati da una fase nella quale l'appoggio politico veniva ricercato nelle strutture dei partiti, con un buon margine di efficacia, ad un'altra in cui ai partiti si sono sostituiti alcuni 'uomini forti', politici locali ben inseriti negli ingranaggi dei livelli di governo superiori, fino all'attuale fase di smarrimento, in cui i partiti sono assenti e gli uomini forti, per ragioni naturali e più che ovvie, hanno smarrito gran parte del loro appeal. In questa situazione, gli amministratori locali sono sempre più soli, costretti ad affrontare problemi, vecchi e nuovi, per risolvere i quali non hanno sufficienti o adeguati strumenti. Servirebbe un vero riferimento politico, che facesse da raccordo fra le istanze del territorio ed i livelli di governo regionale, nazionale ed europeo. Ma a mia conoscenza, oggi, nessun politico locale è in grado di svolgere una tale funzione, giovane o vecchio non fa differenza. Mentre altri territori della Lombardia sono sicuramente meglio rappresentati. 4) Certamente l'entusiasmo, la voglia di fare, l'energia di un'amministrazione giovane hanno consentito di imprimere una svolta positiva nella gestione del Comune. In questo secondo mandato ho voluto puntare ancora di più sui giovani, scegliendo in particolare due consiglieri rispettivamente di 26 e di 18 anni, che hanno contribuito a rinvigorire ulteriormente la nostra amministrazione. Certo, non basta la giovane età, ci vogliono anche idee e la capacità di tradurle in pratica, per conseguire dei risultati apprezzabili. Nel nostro Comune direi che i risultati conseguiti negli ultimi anni dimostrino che c'è stato un connubio positivo fra giovinezza, competenza e impegno da parte di tutta la squadra amministrativa. E di ciò non posso che essere orgoglioso. 5) Oggi la Comunità montana vive un periodo non facile, poichè ha ingaggiato una sfida epocale, quella di ripensare al proprio ruolo, cessando di essere un dispensatore di contributi a fondo perduto, per divenire un ente di coordinaTiglio... Segue a pag. 34


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mento e gestione di servizi pubblici. Se riuscirà ad essere all'altezza della sfida ed a vincerla, la Comunità Montana diverrà sempre più utile, direi anzi essenziale per il funzionamento dei comuni. Se non ci riuscirà, verrà soppiantata da altre forme di aggregazione tra comuni e, dopo un po', cesserà di esistere. Tocca a noi, amministratori di questa tornata, decidere se mettere in salvo il patrimonio di quarant'anni di vita della nostra comunità, ovvero se disperderlo. 6) La Comunità Montana dovrebbe a mio parere divenire sempre più un centro servizi per i comuni montani ed a tal fine dovrebbe far crescere al proprio interno le professionalità più adeguate per svolgere questo nuovo ruolo. Dovrebbe inoltre rafforzare il proprio ruolo politico e rappresentare con maggiore forza gli interessi della montagna presso le istituzioni sovraordinate, favorendo il coordinamento fra i comuni. 7) e 8) Guardi, penso che il settore nel quale non solo può, ma deve investire in via primaria, un comune appenninico come Zavattarello, che offre un paesaggio incontaminato, un buon clima, un borgo storico affascinante, un castello unico nel suo genere, diversi monumenti e musei ed un patrimonio consistente di tradizioni e di prodotti di qualità, sia necessariamente il turismo. Non solo perché si tratta di un settore ancora poco sviluppato, ma perchè facendo crescere un certo tipo di turismo sostenibile, fondato sulla valorizzazione integrata di ambiente, tradizioni e prodotti della terra, è possibile offrire delle chance di crescita non irrilevanti anche all'agricoltura locale, che può divenire sempre più multifunzionale, che

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all'industria, o meglio, all'artigianato ed al settore secondario in genere, attraverso l'incentivazione ad attività che trasformino direttamente i frutti della nostra terra, che vanno diversificati e profondamente ripensati, in prodotti finiti. 9) Lei si sbaglia. Io ricopro l'incarico di consigliere all'interno dell'assemblea della Comunità Montana. Se si riferisce al fatto che non ho nessun incarico di tipo esecutivo, allora Le do ragione. Non parlerei però di sconfitta politica, ma della conseguenza di una scelta politica precisa: quella di dare rappresentanza all'interno della giunta ad un amministratore per ciascuna delle vallate in cui si divide la comunità. Nel caso della val Tidone, a cui appartiene il mio comune, io e gli altri sindaci abbiamo puntato su Ivan Elfi, assessore del Comune di Romagnese, come nostro valido rappresentante in direttivo. Ed il Presidente designato ha accettato. Per cui si è trattato piuttosto di una vittoria politica. Io continuo ad esercitare il mio ruolo di Sindaco, che non è irrilevante e nel frattempo rimango a disposizione del territorio montano, per cui penso di essere una risorsa.

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10) Guardo con stima in particolare agli altri tre giovani sindaci che, dal 2014, guidano le amministrazioni di Cecima, Santa Margherita e Bagnaria. Diciamo che la presenza in comunità montana di altri sindaci con meno di quarant'anni mi ha fatto sentire meno solo, anche se non ci vediamo spessissimo. Però devo dire che ci capiamo al volo; e questo è il vero vantaggio di essere praticamente coetanei. Apprezzo poi l'impegno di altri nuovi sindaci che si stanno impegnando molto per i rispettivi paesi. Guardo infine con ammirazione alla facilità con cui alcuni sindaci di lungo corso riescono ancora a gestire i propri comuni. Penso che se fossi nei loro panni, dopo venti, trenta, o quarant'anni di amministrazione, non riuscirei a svolgere il ruolo di sindaco con lo stesso entusiasmo e neppure con la stessa energia di adesso. Per cui, rimango stupito e non posso far altro che ammirare i miei colleghi più 'grandi' di età per la loro capacità di resistenza. Finora ho parlato di affinità personali. Affinità politiche? Penso con tutti, almeno con tutti quelli che non si rassegnano al declino della nostra terra e vogliono invertire la tendenza.


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Nuove strutture in un contesto certificato a livello europeo

di Alessio Alfretti

Fortunago, piccolo centro nel cuore dell’Oltrepò Pavese, ha ottenuto l’ennesima certificazione della sua bellezza e della salubrità del suo ambiente. Si tratta della registrazione europea Emas III, che permetterà al Comune di accedere a bandi di finanziamento europei, che daranno un ulteriore impulso alla sua crescita. Un traguardo importante, che il sindaco Pierachille Lanfranchi ha perseguito con determinazione. Sindaco, si tratta di un bel punto di arrivo? «Il percorso amministrativo per giungere alla certificazione è durato oltre cinque anni. Durante questo periodo di tempo il Consiglio comunale ha approvato gli atti e i regolamenti necessari su cui gli enti certificatori hanno verificato i requisiti stabiliti dalla normativa europea per il rilascio dell'Emas III». Grazie a cosa siete arrivati alla certificazione? «Oltre al contesto ambientale del territorio comunale, di particolare pregio, che ricomprende un parco naturale di interesse sovracomunale, è valsa molto, ai fini della certificazione, la costante opera svolta per la tutela dell'ambiente e per il recupero del tessuto edilizio rurale e urbano del centro storico, oggi riconosciuto tra i Borghi più Belli d'Italia. Insomma, cominciamo a vedere i frutti di tanto lavoro fatto con la fiducia e la collaborazione dei cittadini in questi lunghi anni. Sono stati anni importanti, faticosi e belli». Che benefici trarrete, in concreto?

Pier Achille Lanfranchi

«Ora questa certificazione ci consentirà anche di agire sui bandi di finanziamento europei, in collaborazione con i Borghi di altri stati d'Europa, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile del territorio. Oltre a migliorare l'immagine territoriale del Comune, il percorso avviato porrà particolare attenzione alle problematiche socio economiche e ambientali». Il Comune è anche legato a Expo, vero? «La presenza di Fortunago ad Expo con i Borghi Più Belli d'Italia sta creando un indotto di visitatori e

Fortunago: L’OrMa Chiara SI PRESENTA

VALLE STAFFORA

Lanfranchi: "Noi puntiamo su di un turismo di alta qualità"

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turisti in tutto il Comune. Tra coloro che si recano a conoscere il Borgo di Fortunago, recentemente ci sono stati anche investitori interessati a recuperare antichi manufatti rurali». Quali prospettive avete? «Tra questi imprenditori provenienti da Milano, c'è chi, particolarmente affascinato dalla bellezza del Borgo e dell'ambiente circostante, intende dar vita ad attività alberghiere secondo forme innovative che si integrano perfettamente nel tessuto urbano e al tempo stesso legano ospitalità e accoglienza al contesto sociale del territorio oltrepadano». Fortunago sempre più meta di villeggianti? «Sì, anche perché il Comune ha recentemente approvato la trasformazione della destinazione ed uso di un insediamento esistente di monolocali e bilocali, sorto a scopo residenziale, in commerciale, al fine favorire la creazione di una cinquantina di posti letto di utilità pubblica che possono dar vita ad una nuova forma di albergo diffuso. Poi c’è il completamento dell'Auditorium, recentemente finanziato dal Governo Renzi con il contributo di un milione di Euro. Abbiamo ben chiare sin d'ora le prospettive che si apriranno con questa importante opera: le attività teatrali, dello spettacolo e della convegnistica richiederanno idonee strutture alberghiere per favorire la presenza e la permanenza di visitatori e di ospiti». redazionale a pagamento

“Per avere turismo basta poco e l’Oltrepò ha tantissimo di questo “poco”... di

Stefania Bertonazzi

La stagione estiva sta volgendo al termine, Debora e Davide, titolari de L’OrMa Chiara, ci raccontano di come sono andate le cose, almeno in Oltrepò, in questa calda estate. Debora e Davide, hanno dato il via a questa meravigliosa ed innovativa avventura, L’orMa Chiara e con orgoglio e soddisfazione, ci mostrano qualche recensione lasciata dagli ospiti in visita ed in soggiorno presso di loro. "Siamo felici - dice Debora - di condividere con voi i pensieri di alcuni dei nostri ospiti che ci hanno raggiunto soggiornando nelle nostre abitazioni appositamente create, pensate e volute per trascorrere giorni in pace, con la famiglia, con il fidanzato o anche da soli, per conoscere il territorio, rilassarsi e pensare un po’ a se’, alla propria vita ed alle proprie famiglie. Per ragioni di privacy non compariranno nomi o dettagli personali, ma credo sia una testimonianza concreta e reale che possa aiutare a credere di più in questo nostro territorio ed abbandonare la visione pessimistica che spesso si ha. Siamo in Località Colombara, a Fortunago ed in questa afosa estate abbiamo avuto varie tipologie di clienti, dalla coppia giovane e temeraria che voleva passare giornate tranquille divertendosi con le nostre biciclette con pedalata assistita e guida alla mano, a famiglie con bimbi in cerca di aria buona e cibi sani. Abbiamo offerto il modo e la possibilità di conoscere e visitare i nostri sentieri, gli angoli meno conosciuti e più suggestivi

di questo nostro Oltrepò. Alla nostra coppia abbiamo proposto itinerari, percorsi, attività, aiutati anche dalla preziosa e dettagliata guida "Oltre i Sentieri" di Giovanni Portinari il cui scrupoloso e minuzioso lavoro ha portato alla ribalta meandri di territorio sconosciuti anche a chi ci vive. Da Fortunago con i suoi vicoli in sassi per lunghe e tranquille passeggiate sostando per una nostrana e squisita pausa presso il Ristorante la Pineta di Danilo Nembrini, punto di riferimento nella promozione di tipicità locali e di promozione del territorio, si può proseguire verso il Castello di Stefanago facendo visita a piccole e grandi cantine ed aziende agricole per conoscere chi con passione ogni giorno lavora duramente per produrre vino e prodotti come un tempo. Tra le numerose soste, ad esempio i nostri ospiti anno fatto tappa presso la fattoria I Grater, di Pragate, dove la famiglia Buzzi con dedizione e tanta fatica produce un formaggio di capra legato completamente alla tradizione. Non poteva mancare una sosta dalla Signora Lucia della Trattoria Vecchia Valle di Schizzola, menù a base di prodotti rigorosamente fatti in casa ed ingredienti a km 0. A fine permanenza abbiamo fatto trovare una piccola degustazione dei vini dell’azienda “Il Poggio” di Marinella Montemartini, di Corvino San Quirico, vini naturali senza conservanti, unito a del buon pane e allo squisito salame nostrano dell’Azienda Agricola “Il Tizzo” di Torrazza Coste. Il tutto è stato servito sotto il nostro pergolato. Alla classica famiglia con bimbi piccoli abbiamo pensato invece ad

una soluzione legata alla tranquillità dove i loro bimbi, durante il soggiorno, hanno potuto giocare con fiori, piante, diventando per qualche giorno piccoli giardinieri. A fine permanenza sono stati letteralmente ingolositi e catturati, ci dicono, dai Baci di Godiasco della Pasticceria Pini di Alberto Bertelegni. Cosa significa tutto questo? Significa che l’Oltrepò ha niente ed ha tutto contemperamene. Che non serve essere in luoghi caraibici per avere turismo, basta poco e l’Oltrepò ha tantissimo di questo “poco”. In un momento in cui ognuno di noi è quotidianamente assalito da pensieri e difficoltà, a volte e molto più spesso di quanto si creda, si ha bisogno di tonare al passato, alla pace, alla calma. Noi ci crediamo, basterebbe che anche voi lo faceste e sicuramente si potrebbe fare di una passione una fonte di lavoro".


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Parla Giancarlo Carnevale, il sindaco di Cornale e Bastida

di

Nicoletta Pisanu

Nel febbraio 2014, Regione Lombardia ha reso ufficiale la fusione tra i Comuni oltrepadani di Cornale e Bastida de Dossi, riuniti sotto l'unico nome di Cornale e Bastida. A distanza di un anno e mezzo, la burocrazia rende difficoltoso il completamento del processo di unione. A ripercorrere l'iter che ha portato all'unico Comune e a spiegare gli ostacoli incontrati, è il sindaco Giancarlo Carnevale, che prima guidava Cornale e ora è primo cittadino del nuovo Comune nato dalla fusione. Sindaco Carnevale, state raccogliendo frutti da questa fusione? "Troppo presto per fare un bilancio. Dobbiamo ancora ultimare le ultime cose, solo dopo potremo fare una valutazione. La burocrazia è tanta, troppa. Certo una nota positiva possiamo già attestarla, è la sovvenzione da 77mila euro che lo Stato verserà al Comune per dieci anni, come incentivo alla fusione". Quale parte del processo non è ancora stata completata? "Diversi aspetti. Per esempio, il catasto non è ancora a posto, i paesi risultano ancora divisi. Da sistemare anche il piano regolatore. Sono processi che richiedono tempo, ci stiamo lavorando. Come ho detto, la burocrazia non aiuta. Tanti ambiti sono stati sistemati, per esempio il bilancio". Lo Stato vi aiuta nella gestione della fusione? "Lo Stato ci ha esentati per cinque anni dal patto di stabilità, tuttavia noi sottostiamo ugualmente al regolamento perché facciamo parte, con Silvano Pietra e Corana, dell'Unione dei Comuni, che ci permette di condividere i servizi". Unione ma non fusione. Oltre a Bastida de Dossi, Cornale aveva pensato di fondersi con altri centri? "Inizialmente, avevamo ponderato una fusione tra più centri, come la frazione Gerola di Casei Gerola. Avevo dato il via a una raccolta firme e avevo fatto informazione sui vantaggi della fusione dei piccoli Comuni, ma poi il tutto era stato bloccato. Purtroppo, non so da parte di chi, erano girate in paese anche

LUNGO IL PO

Fusione dei Comuni, a quasi due anni lavori ancora in corso: “Tanta burocrazia”

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Giancarlo Carnevale

lettere che riportavano notizie false sul mio conto. Le missive venivano lasciate nelle cassette della posta delle case di Gerola. Nei testi si scriveva che io promettevo falsità. Non so proprio chi abbia agito così. Io certo credevo molto nella fusione, pensavo sarebbe stato utile arrivare ad avere almeno 5mila abitanti". Invece quanti siete? "Con Bastida siamo 980 abitanti circa. Il Municipio è rimasto in via Roma a Cornale, il nome del Comune è stato scelto da una rosa di proposte. Si è arrivati al referendum solo dopo l'intesa tra le due amministrazioni e il passaggio in Consiglio comunale. Dal 4 febbraio 2014, la fusione è ufficiale e il paese si chiama Cornale e Bastida". La fusione ha avuto qualche influenza sui residen-

ti? "Non viene molto avvertita. Le tasse non ne risentono, abbiamo le aliquote stabilite in Unione dei Comuni, vale a dire il 2,5 per mille della Tasi e il 4 per mille dell'Imu". Come gestite i servizi sociali? "Purtroppo abbiamo alcune famiglie in difficoltà. Giovani che non riescono a trovare lavoro, padri che lo hanno perso, situazioni che in un paese piccolo sembrano amplificate. Per chi è in difficoltà ci sono sconti sui pagamenti. Il Comune si fa carico anche di una ragazza in Comunità, inoltre offriamo un servizio di telesoccorso per gli anziani e abbiamo una decina di volontari che, servendosi di un'auto comunale, accompagnano le persone che ne hanno necessità".


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L'ASSESSORE ILARiA NASO ILLUSTRA IL PROGETTO

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Anche a Bressana via alla raccolta porta a porta dei rifiuti di Alessandro

Disperati

Rivoluzione nella raccolta dei rifiuti a Bressana Bottarone: da ottobre via i cassonetti dalle strade e si parte con il porta a porta. Ilaria Naso è l’Assessore all’Ambiente che ci spiega perché questa scelta e come l’Amministrazione comunale si sta attivando per informare la popolazione ed agevolare la transizione ad un modello totalmente nuovo di raccolta. “E’ effettivamente una rivoluzione per chi da anni è abituato a gettare insieme tutti i rifiuti con la sola eccezione di carta, plastica e vetro, ma non abbiamo alternativa, se vogliamo incentivare la raccolta differenziata e metterci, non dico al pari, ma sulla strada dei Comuni più virtuosi, occorreva iniziare. La nostra provincia è maglia nera della Regione per la raccolta differenziata e, quindi, è necessario che le singole amministrazioni si muovano”. Quindi spariranno dalle strade tutti i cassonetti? “Nel corso del mese di settembre il gestore del servizio (Broni-Stradella Spa) provvederà a rimuovere tutti i cassonetti dell’indifferenziato, mentre rimarranno quelli di carta e plastica e le campane del vetro, perché, per ora, la raccolta di quelle frazioni continuerà come al solito. A partire dal 14 Settembre, presso i locali ASL di Piazza Marconi, verranno distribuiti a tutte le famiglie due contenitori: uno grigio per l’in-

Ilaria Naso

differenziato ed uno marrone ed una prima fornitura di sacchetti in Mater-Bi per l’umido”. Ci sono giorni ed orari per il ritiro? “Stiamo distribuendo a tutte le famiglie le indicazioni per il ritiro che potrà essere effettuato anche nella frazione di Bottarone il 18 Settembre ed in quella di Argine il 23. Ai condomini ed alle attività economiche verranno consegnati bidoni di maggiori dimensioni. Confidiamo sulla collaborazione di tutti fin dall’avvio del nuovo servizio ed invitiamo i cittadini a segnalar-

ci qualsiasi problema”. Ma ritorniamo al servizio vero e proprio, in cosa consistono le novità? “La novità vera e propria è la raccolta separata di frazione umida dal secco (ecco il perché dei due distinti contenitori); solo così e solo con la raccolta porta a porta si può dare un impulso decisivo alla raccolta differenziata. Nel periodo da ottobre a fine anno ci saranno due passaggi settimanali per l’umido e due per il secco in giorni differenti, mentre da gennaio, trascorso un primo periodo “sperimentale”, la raccolta del secco avverrà una sola volta la settimana”. Certo non sarà facile per i cittadini adeguare i propri comportamenti alle novità introdotte? “Certo per Bressana si tratta di novità, ma in moltissimi altri Comuni in tutta Italia la raccolta differenziata porta a porta è realtà da tempo e siamo certi che anche i bressanesi sapranno cogliere le opportunità ed i benefici più generali conseguenti alla modifica di poche abitudini. Comunque abbiamo programmato incontri con la popolazione proprio per illustrare il servizio e rispondere ad ogni problematica connessa. Iniziamo il 14 settembre a Bressana presso la sala polivalente, poi il 17 a Bottarone presso la ex-scuola elementare per finire ad Argine presso il Circolo Anspi il 21 Settembre. Ma al di là delle iniziative specifiche siamo a disposizione dei cittadini per concorrere insieme al raggiungimento degli obiettivi che l’Amministrazione si è posta”.


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Il sindaco ci parla di lavori in partenza e nuovi progetti

di Alessio Alfretti

Idee tante, soldi pochi. Ma non per questo Lorenzo Callegari, sindaco di Casteggio, rinuncia a mettere in campo ottimi proponimenti e opere valide. A un anno dall’inizio del suo ennesimo mandato, il primo cittadino assicura che la città sta crescendo. Sindaco, tra i suoi colleghi è un coro di lamentele, lei vive in un’isola felice? «Tutt’altro, anche a Casteggio le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti, come in tanti altri Comuni. Tuttavia noi stiamo provando a fare di necessità virtù. Ad esempio cerchiamo di rafforzare la rete di collaborazioni con altri enti, così da creare in città un punto di riferimento del mondo del vino». Casteggio, sede della storica Rassegna dei vini, vuole rafforzare la sua identità? «Abbiamo ricevuto fondi dalla Regione per fare delle opere di miglioramento alla Certosa Cantù. Lì intendiamo dare spazio al Distretto dei Vini e a Slow Food; ma stiamo collaborando anche con il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Dobbiamo unire le nostre forze e lavorare assieme». Tutti uniti per migliorare l’immagine del vino? «Purtroppo veniamo dalla spiacevole vicenda che ha coinvolto la Cantina Terre d’Oltrepò: proprio questo episodio deve essere visto come un’occasione per ritrovare un'unità sempre millantata e mai praticata. Dobbiamo vedere la difficoltà contingente come un’opportunità per collaborare ed essere solidali: è giunto il momento di mettere da parte invidie e campanilismi. Noi come Comune stiamo collaborando con diversi soggetti come il Distretto, il Consorzio e Slow Food e abbiamo un ottimo rapporto con la Regione e con l’assessore Fava». Certosa e Rassegna saranno sempre più i due poli eno-gastronomici? «Sì e per rafforzare la loro immagine vorremmo fare una sorta di piccola tangenziale che congiunga la Certosa alla Rassegna dei Vini, con una strada in entrata e una in uscita su Via Truffi». A proposito di collaborazione, come vanno i rap-

porti con la Minoranza? «La minoranza si comporta in maniera abbastanza militaresca, con obiettivi a mio avviso poco comprensibili e senza utilità per l’amministrazione comunale, con un atteggiamento che definirei infantile. Ciò che più meraviglia è che, con queste premesse, alcuni esponenti dell’opposizione poi pretendono di essere rispettati e considerati: la considerazione si dà a chi vuole collaborare davvero. Ma noi andiamo avanti comunque». Andare avanti, oggi per un Comune significa anche fare i conti con le ristrettezze economiche: qual è la vostra situazione? «I fondi sono difficili da reperire, ma cerchiamo di sfruttare al meglio le occasioni che ci vengono date. Ad esempio abbiamo avuto un mutuo di circa 150.000 Euro, senza interessi, per sistemare il campo sportivo e gli spogliatoi. Ma abbiamo anche dei project financing, formule virtuose che coinvolgono anche i soggetti privati, per un reciproco interesse». Ci fa qualche esempio? «Presto con un progetto di project financing sistemeremo alcune rotonde cittadine, partendo da quella del sottopasso della tangenziale. Con la stessa formula abbiamo portato a Casteggio una compagnia di elettricità che ci darà una proposta fattiva per la gestione dell’energia e delle fonti di calore, nell’ottica di fornire un miglior servizio ai cittadini. E comunque abbiamo in avvio altri lavori di manutenzione». Quali? «A breve partirà la sistemazione del sottopasso per l’Area Truffi, che prima dell’autunno sarà abbellito e migliorato. Stiamo sistemando i vialetti, con pendenze e caditoie; e ci stiamo occupando della manutenzione dei giardinetti. Presto finiremo di allestire Largo Colombo con un gazebo per la distribuzione di generi alimentari. Non dimentichiamo, poi, le centinaia di migliaia di Euro investiti nell’asfaltatura delle strade. A breve inizierà la gestione del nuovo appalto del cimiero, con nuove cappelle e centinaia di loculi da realizzare. Sarà presto utilizzabile la nuova piazzola per la raccolta degli ingombranti. Inoltre

CASTEGGIO

Callegari: "Occorre fare rete per la crescita del Comune di Casteggio"

SETTEMBRE 2015

Lorenzo Callegari

faremo una nuova piazzola interrata in Via Coralli e verso la periferia miglioreremo la disposizione dei cassonetti. Con Settembre sarà operativa una nuova realtà che gestirà le mense e che presto allestirà una cucina in zona fieristica: è una nuova importante società che intende crescere al Nord Italia, partendo da Casteggio. Poi abbiamo importanti novità nella zona della stazione». Che genere di novità? «Abbiamo acquisito il piazzale delle Ferrovie e abbiamo il diritto d’uso della vecchia stazione: lì porteremo la sede dei Vigli urbani, quindi in una zona centrale e più comoda. Inoltre intendiamo realizzare una nuova viabilità che congiunga Via Mazzini a Viale Giulietti (ai due lati del piazzale), così che nessuna zona di Casteggio sia più isolata». Per quanto riguarda l’annosa vicenda delle scuole di fronte al cimitero, ci sono sviluppi? «Stiamo cercando di mettere la parola fine a questa storia: con i nostri avvocati siamo fiduciosi che riusciremo ad avere le scuole e anche un bel parco giochi. L’ultima sentenza del Tar ha sì dato ragione ai costruttori, ma il tribunale vede di buon occhio la possibilità di giungere a un accordo bonario fra le parti per sbloccare la situazione».


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CASTEGGIO

L’appello (accolto dai colleghi) del consigliere Francesco Arnese

Casteggio: "E' ora che la politica torni a toni più civili e rispettosi"

di Alessio Alfretti

A Casteggio è ora di placare gli animi. Lo dice Francesco Arnese, consigliere comunale di Minoranza (lista “Insieme per cambiare”), a proposito delle tensioni tra le parti politiche, che nel giro di un anno sono andate esacerbandosi. Consigli comunali movimentati, scambi di accuse al vetriolo, qualche parola fuori posto, il tutto in un crescendo preoccupante. Consigliere, è il momento di dire basta? «Guardi, all’ultimo consiglio comunale di pochi giorni fa (il 26 agosto, ndr) sono stato io a chiedere che si moderassero i toni. Ormai eravamo arrivati a delle vere e proprie cadute di stile, che non credo siano più accettabili. Devo dire che tutte le parti hanno concordato sull’opportunità di riprendere un atteggiamento meno esasperato». Qual è il rapporto con la Maggioranza? «Il sindaco proprio non ci ascolta. E dire che in fondo

Maggioranza e Minoranza dovrebbero avere lo stesso scopo, che è il bene del Comune. Per questo motivo io non considero la controparte come degli avversari o dei nemici. Ognuno fa le proprie scelte, della cui logica e delle cui modalità in fondo rende conto ai cittadini: saranno poi loro a decidere se quanto fatto andava bene. Noi siamo sereni: esercitiamo un legittimo controllo sull’operato della Maggioranza e interveniamo, quando lo riteniamo opportuno». Però la vostra opera di “controllo” sul Governo del Comune sembra molto attiva… «Logicamente noi esercitiamo il nostro dovere e quando ravvisiamo presunte inesattezze, oppure decisioni che a nostro avviso andavano prese diversamente, allora ci facciamo sentire. Il sindaco vede le cose a modo suo e fa le proprie scelte: quando noi abbiamo dei dubbi seguiamo le strade legittime che la legge ci consente di percorrere. Se non è sufficiente far presenti le nostre rimostranze, rimandiamo le valutazioni all’operato dei Magistrati. Non dimentichiamo che è un preciso dovere della Minoranza fare una segnalazione alle Autorità competenti di ciò che sospetta possa non essere regolare: senza fare accuse, si passa tutto al Magistrato, che valuta se ci sono gli estremi per intervenire». Ci parla di qualcuna delle vostre “battaglie”? «Il caso delle nuove scuole davanti al cimitero è uno di quelli che ha fatto più discutere. Di recente c’è stata una sentenza del Tar, al momento ultimo tassello di un percorso lungo e tormentato. Anche in questo caso la nostra maggiore preoccupazione, al di là di dare

colpe, è che ci sia un danno all’erario, con questa struttura che è naufragata sul nascere e al momento non è utilizzata dalla comunità casteggiana. Con il rischio che, se non ci sarà una soluzione positiva, bisognerà pagare una cifra considerevole: i cittadini si troveranno più poveri, senza avere alcuna colpa. Comunque ci rimettiamo al lavoro dei Magistrati; questo è un caso eclatante, poi ce ne sono altri magari meno altisonanti, ma egualmente preoccupanti». Quali, ad esempio? «Riguardo l’area del centro sportivo e della piscina, la questione delle fatture per la fornitura dell’energia elettrica: il Comune ha fatto le convenzioni con i locatari e in alcuni casi si è intestato le bollette di alcune utenze; mentre altre pagano direttamente i propri consumi come sarebbe normale che fosse». Una scelta discutibile? «Quantomeno strana, il cui senso ci sfugge: noi avremmo preferito non fosse così. In pratica il Comune anticipa i soldi e poi deve farseli rimborsare dalle utenze, con dei passaggi in più inutili; senza dimenticare che dal punto di vista contabile queste società non possono scaricare le fatture: non si capisce proprio l’utilità di questa scelta». Voi cosa avete fatto? «Dato che alcuni di questi pagamenti non sono stati rimborsati al Comune, lo abbiamo sollecitato a recuperare quanto gli spetta: pare che una di queste società non paghi dal 2012; nell’ultimo consiglio comunale il sindaco ha assicurato che presto ci sarà un incontro fra le parti per stabilire un piano di rimborso».


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APRE LA PRIMA ENOTECA REGIONALE LOMBARDA

di

Gaia Martini

Il prossimo 10 ottobre aprirà ufficialmente l'enoteca regionale di Cassino, Broni. Un'inaugurazione a conclusione di anni di polemiche e difficoltà burocratiche che hanno interferito durante la sua progettazione: la sede è di tutto rispetto un antico cascinale del ‘600, entusiasta il Sindaco di Broni, Luigi Paroni. Dopo 6 anni dal fatidico 6 ottobre 2009, giorno in cui l’Amministrazione comunale ha acquisito la proprietà del complesso di Cassino dando il via al suo recupero, il 10 ottobre l'Enoteca sarà presto realtà. Soddisfatto? “L’iter per la sua realizzazione è stato lungo e tortuoso, visto la portata e l’ambizione del progetto, i fondi necessari e i molteplici enti e realtà territoriali coinvolti. Nonostante la burocrazia e la congiuntura economica sfavorevole che ha colpito anche il settore vitivinicolo, siamo andati avanti con decisione. A chi in questi mesi ha ‘remato contro’ l’apertura della struttura, quasi per partito preso si è divertito solo a tifare contro, a criticare e mai ad incoraggiare, dico che la risposta migliore alle loro ansie e ai loro timori è il fatto che, che nonostante le oggettive difficoltà, il 10 e 11 ottobre l’Enoteca aprirà al pubblico". Reputa Broni un contesto idoneo ad ospitare un'enoteca regionale? “L’idea di realizzare a Broni la prima Enoteca Regionale Lombarda nasce dalla forte convinzione che la prima struttura di questo genere non potesse che trovare la sua sede in nessun altro luogo della Lombardia che non fosse l’Oltrepò, per quello che rappresenta da secoli in termini di cultura della vite e del vino". In autunno il complesso di Cassino diverrà finalmente quello per cui è stato progettato. Sei anni e apertura rinviata più volte. Perchè? "Il rinvio della sua apertura sta a dimostrare come non si sia voluto improvvisare, nè fare il passo più lungo della gamba, ma si sia sempre agito di concerto, tra tutti gli enti e i soggetti coinvolti, per arrivare preparati al momento dell’apertura facendo in modo che i benefici economici e il ritorno per il territorio non si limitino solo alla novità e al presente, ma si rafforzino e si cementifichino nel futuro grazie ad una base di partenza solida e adeguata". Ora che l'enoteca è realtà, cosa vi aspettate in concreto? “L’apertura di Cassino rappresenterà un forte elettroshock per un territorio, il nostro, troppe volte sopito, a volte ingiustamente ignorato ma altrettante volte colpevole nel piangersi addosso. Adesso è venuto il momento di dare una svolta decisa, di andare oltre la vecchia logica del campanilismo, perché è solo facendo gioco di squadra e superando gli individualismi che si riesce a portare a casa il risultato. Una vetrina importante e prestigiosa in grado di rappresentare la risposta forte che tutto il nostro territorio vuole dare al perdurare della crisi, raccogliendo la sfida della ripresa economica offrendo servizi di qualità per un turismo di livello attraverso una proficua interazione e sinergia fra pubblico e privato". Il riferimento al mondo vitivinicolo in questo momento più che al vino fa pensare alla cronaca giudiziaria... “Proprio in un momento come questo, in cui il mondo vitivinicolo del’Oltrepò sta attraversando una fase delicata della propria esistenza, l’apertura dell’Eno-

BRONI

Paroni: “Punto di partenza per il rilancio del territorio e non di arrivo”

Luigi Paroni

teca può rappresentare un momento di rilancio puntando con decisione sulla qualità dei prodotti. La posta in gioco è alta, si tratta del futuro della nostra terra: occorre fare in modo che la struttura di Cassino, vista l’importanza economico - culturale che ri-

vestirà, la caratura internazionale dei prodotti e dei servizi offerti, l’appeal mediatico e l’unicità della sua posizione e della cornice naturale in cui è inserita, rappresenti un punto di partenza per il rilancio del territorio e non uno di arrivo”.

Cassino: sede dell'enoteca regionale lombarda


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INTERVISTA AL CAPOGRUPPO DI OPPOSIZIONE EZIO MAGGI

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di

Gaia Martini

Decisione indigesta, e non solo ai commercianti, quella dell'amministrazione comunale che ha deliberato la chiusura al traffico della Via Emilia, dal 6 al 20 agosto, a causa dei lavori di rifacimento della rotatoria e del fondo. Ad intervenire sulla questione anche Ezio Maggi, capogruppo di opposizione. Maggi un commento su questa decisone? “Una scelta sicuramente contraria alla logica: stante il fatto che quella rotonda sta ormai diventando una barzelletta e farebbe ridere se le conseguenze economiche non ricadessero sulla città, si tratta dell'ennesima scelta autoreferenziale di questa amministrazione che ha proceduto senza interpellare commercianti e associazioni di categoria”. I lavori comunque andavano effettuati, Lei come avrebbe gestito la situazione? “Sicuramente, ma si poteva procedere diversamente: chiudendo ad esempio metà alla volta senza penalizzare così il commercio locale. Per Broni quella rotatoria è un problema ciclico, una falla nelle casse comunali e questo perchè – a dimostrarlo i fatti – i 300mila euro circa utilizzati per realizzarla, evidentemente non sono stati spesi al meglio: tutto il resto ne è conseguenza. Il problema insiste sulla viabilità, un nervo scoperto per quanto concerne il nostro comune”. A cosa si riferisce? “Ad esempio alla piazzetta della chiesa chiusa o alle

Ezio Maggi

molte rotonde che stanno invadendo il territorio. Ma il vero problema sono le condizioni in cui versano le strade. Avendo dilapidato le casse comunali con opere imponenti, non vi sono più i fondi per la manutenzione ordinaria”. Nel 2016 Broni tornerà alle urne: si candiderà nuovamente al ruolo di sindaco? “Credo che al momento sia prematuro: ritengo che ogni decisione in materia sarà rinviata a non prima di ottobre o novembre”. Capitolo Lega: in alcuni comuni l'alleanza con

BRONI

"Hanno dilapidato le casse comunali e ora non ci sono soldi per altre opere"

Forza Italia è saltata: quale la situazione a Broni? “Come detto per ogni decisione in merito l'appuntamento è necessariamente da procrastinarsi all'autunno: non escludo né dò nulla per scontato”. Quale a suo avviso il bilancio dell'amministrazione Paroni? “Pessimo, in senso reale e figurato: chi si troverà ad amministrare durante il prossimo mandato sarà costretto a fare i conti con i debiti contratti dall'attuale classe dirigente: si sono rincorse le grandi opere a discapito di una pianificazione di diverso tipo: la prossima giunta sarà di fatto nell'impossibilità di investire in quanto dovrà limitarsi a ripagare i mutui contratti in questi anni di spese folli”. Il prossimo 10 ottobre verrà inaugurata l’Enoteca Regionale di Broni. Progetto ambizioso ed al centro di numerose polemiche. Lei cosa ne pensa? “Credo che sia un progetto privo di senso ed inutile al fine del rilancio del nostro territorio: non ha a mio avviso senso apostrofarla come regionale, nel momento in cui anche altri comuni possono costruirne di questo tipo: per la sua realizzazione sono stati spesi oltre 3 milioni di euro, un esborso, l'ennesimo, che questa amministrazione ha imposto ai propri concittadini. Ovviamente spero di sbagliarmi, ma logica e esperienza suggeriscono il contrario”.


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STRADELLA

INTERVISTA AL CAPOGRUPPO DELLA LISTA 'LA STRADA NUOVA'

Curedda: "Questa amministrazione non si è distinta per efficacia"

Antonio Curedda di Alessio Alfretti

Candidato sindaco alle scorse elezioni con la lista “La strada nuova”, Antonio Curedda è un giovane amministratore che ha “sfidato” la storica maggioranza stradellina, dopo esserne uscito come assessore alla fine della precedente legislatura. Oggi gli chiediamo cosa pensa del Governo Maggi. «In poco più di un anno trascorso, questa Amministrazione non si è purtroppo distinta, né per innovazione, né per efficacia. Dal canto nostro, abbiamo tenuto sempre un approccio "aperto", giudicando ogni singolo provvedimento in Consiglio senza preconcetti e lavorando con tutta l'Associazione "La Strada Nuova" per presentare provvedimenti utili e condivisibili; ma è davvero difficile trovare qualcosa di cui essere soddisfatti». La maggioranza come accoglie le vostre osservazioni? «Praticamente ogni proposta presentata dal nostro gruppo, da una migliore gestione dei parcheggi a pagamento ad azioni reali di contrasto al fenomeno crescente della ludopatia, è stata respinta proprio perché presentata da "La Strada Nuova", mettendo in pratica quel comportamento pregiudizievole che invece la maggioranza imputa a noi. Sembra assurdo? Lo è. Stiamo aspettando che la maggioranza esca "dall'asilo nido" e si confronti apertamente con noi, e con i cittadini di Stradella che ci hanno scelto per rappresentarli, sui problemi reali della città, primo fra tutti la gestione dei rifiuti». Quindi che giudizio darebbe all’operato di Piergiorgio Maggi? «Difficile dare giudizi su Maggi senza essere nuovamente tacciato di risentimenti personali, peraltro inesistenti. Posso dire che Maggi è un altro accentratore, come Lombardi, ma decisamente meno diplomatico. Le questioni di suo diretto interesse, come quelle che riguardano lo sport, alcuni servizi sociali o la Broni Stradella Spa, hanno una "corsia preferenziale", a discapito di una gestione organica della macchina amministrativa. Inoltre, dal punto di vista della comunicazione, questa Amministrazione è inesistente». Ci fa una carrellata dei problemi che ritiene più rilevanti? «Uno fra tutti la gestione dei rifiuti. Ho lasciato l'incarico di Assessore all'Ecologia nell'Autunno 2013, quando era ormai in corso da un anno la sperimentazione della raccolta porta-a-porta nel quartiere San Zeno. Quella sperimentazione ha evidenziato da subito alcune criticità: proprio il giorno della revoca del mio incarico avevo preparato una lettera ai residenti del quartiere, per comunicare l'esito della sperimentazione e le criticità emerse; lettera poi cestinata».

E quindi, cos'è successo? «Da quel momento, Broni-Stradella ha ignorato i problemi del sistema, continuando con una modalità di raccolta che non sta funzionando. Poi, l’illuminazione pubblica: con più di un anno di ritardo, si è completato il processo avviato da me durante la scorsa amministrazione, con il riscatto degli impianti e la messa a gara del servizio. La nuova Giunta, però, ha modificato alcuni aspetti rendendo non più prioritaria l'azione di sostituzione di tutti i centri luminosi a mercurio del Centro Storico e sospendendo le valutazioni estetiche/architettoniche sui corpi illuminanti. Ad oggi, quindi, non siamo in grado di prevedere se, come e quando questi lampioni ormai gravemente deficitari saranno sostituiti. Infine, più in generale, sui servizi, non risulta nessuna azione per ridurre i

costi: al contrario, sono state alzate (seppur di poco) le tariffe minime per i servizi a domanda individuale, è stato quasi raddoppiato il costo del parcheggio a pagamento, senza nessun miglioramento sul servizio, e si prevede addirittura di sopprimere l'asilo nido comunale con il prossimo anno scolastico». Un giudizio finale? «Sotto i nostri occhi si sgretolano tanti aspetti dell'attività del Comune, che sempre più si svuota di significato, a causa sì delle crescenti difficoltà finanziarie ma, a nostro avviso, anche e soprattutto dell'incapacità di questa Giunta così poco innovativa di far fronte con energia e creatività a sfide nuove, troppo diverse da quanto affrontato da loro negli ultimi 20 anni di governo che hanno visto coinvolti sempre gli stessi soggetti».

INTERVISTA A DINO DI MICHELE

"Nuova giunta? Una brutta copia di quella precedente" Tanti anni al servizio della comunità di Stradella, sempre dai banchi d’opposizione. Dino Di Michele oggi è esponente del gruppo “Prima Stradella” e continua la sua opera di “controllore” sull’operato della Giunta. Consigliere, la nuova maggioranza guidata da Piergiorgio Maggi ha segnato una rottura rispetto al precedente governo di centro-sinistra, guidato da Pierangelo Lombardi? «A poco più di un anno dall’insediamento della nuova giunta - nuova si fa per dire, perché i personaggi sono sempre i soliti protagonisti della politica degli ultimi 35/40 anni, fatta eccezione per una giovane ragazza, l’Assessore Mossi - posso dire che gli schemi sono la brutta copia di quanto già visto». Niente aria di cambiamento con Maggi? «No, dopo un certo fermento nell’ultimo trimestre della giunta Lombardi (quando Maggi era in pieno il motore del presunto cambiamento) e il primo semestre della giunta Maggi, ora tutto è tornato alla calma piatta di sempre. Lo dicevamo dall’opposizione che era solo “fumo elettorale”, che con i primi caldi si è diradato per lasciare spazio alla solita palude, fatta di trascuratezza e disattenzione». Dunque perdurano anche gli stessi problemi? «Sì, i problemi di Stradella sono i soliti e più in generale quelli che toccano le città delle nostre dimensioni. Si va dalla crisi del lavoro per i giovani, all’incapacità di attrarre nuove realtà economiche, piccole e medie, che sappiano creare un tessuto duraturo e reale di lavoro». Lei ha sempre denunciato la trascuratezza nella cura della città: nessun miglioramento nemmeno in questo ambito? «No e a Stradella sarebbe necessario riqualificare le aree dismesse e spesso fatiscenti o pericolanti (almeno farle mettere in sicurezza) con decisioni dure e, se necessario, drastiche, attraverso gli strumenti e le scelte che il PGT può dare: questo riqualificherebbe diverse aree e con i giusti incentivi potrebbe smuovere un mercato immobiliare stagnante». Ordine e pulizia, come vanno?

Dino Di Michele

«La cura del verde e il decoro urbano purtroppo rimangono un tallone d’Achille per la nostra città. Per non parlare della sempre più imperante maleducazione dei proprietari di cani, i quali sporcano le vie cittadine, in dispregio delle elementari norme di civile convivenza: servirebbero più controlli da parte della Polizia Locale, magari anche in borghese». Insomma, un giudizio negativo, senza appello? «Purtroppo l’elenco delle carenze sarebbe ancora molto lungo, dalle aree per bambini da riqualificare, alla riorganizzazione della macchina comunale (basti pensare che l’ufficio anagrafe ha subìto forti tagli nell’apertura al pubblico, con disagi per l’utenza), alla necessità di un piano di rifacimento delle strade, così come di parte dell’acquedotto (da concordare con Pavia Acque), all’implementazione della videosorveglianza e della sicurezza e molto altro ancora». Cosa vorrebbe chiedere al sindaco? «Un maggiore coinvolgimento di tutta l’amministrazione in scelte delicate e importanti, come la chiusura di servizi storici e molto richiesti, quali l’Asilo Nido. E un atteggiamento meno distaccato e più collaborativo verso l’opposizione: noi ci facciamo portavoce dei cittadini e come tali andremmo ascoltati». (Al. Al.)


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IL SINDACO DI STRADELLA SCENDE IN CAMPO SUL TEMA IMMIGRAZIONE

di

Gaia Martini

L'arrivo di un gruppo di richiedenti asilo a Stradella ha, come un uragano, spezzato il lento trascorrere dell'estate ponendosi al centro della scena la politica. Sindaco Maggi, anche lei come altri Sindaci del nostro Oltrepo, si ritrova con “una patata bollente” tra le mani, molte le critiche rivolte alla sua amministrazione, cosa risponde? “Credo che le critiche vadano lette come strumentali all'ottenimento di consenso popolare e populista. Il tutto è gestito interamente dalla Prefettura che a sua volta dipende dal Ministero dell'Interno e chi dice di far politica e non demagogia dovrebbe saperlo...” Il riferimento è alla Lega? “Cosa non si farebbe per una manciata di voti in più: come comune non abbiamo messo a disposizione nessuna struttura comunale, non avendone di adatte, è stato un privato, tramite bando a concederla: detto questo i Sindaci non sono podestà, ma ufficiali di governo e, a prescindere da quella che può essere l'opinione personale, non possono opporsi alla presenza di richiedenti asilo sul proprio territorio”. Crede che la presenza di richiedenti asilo a Stradella sia realmente un potenziale problema? “Sono liberi di circolare e hanno l'obbligo di pernottare all'interno della struttura allestita e gestita dalla Cri: personalmente non vedo al momento tutto questo pericolo: si tratta di giovani che scappano da guerre

Piergiorgio Maggi

e dittature; in ogni caso, anche tramite la mia pagina personale di Facebook, mantengo costantemente aggiornata la cittadinanza circa gli sviluppi. Un po'

STRADELLA

Maggi: "Le proteste della Lega? Cosa non si farebbe per una manciata di voti"

di sana informazione va fatta per restituire verità all'intera vicenda: la Lega attacca come se il comune privasse intenzionalmente i propri concittadini di fondi per destinarli ai rifugiati. Si divertono a giocare con i numeri insomma: come comune, ci tengo a ribadirlo, non abbiamo nessun esborso: i fondi provengono infatti dalla Comunità Europea e quindi che la smettano di strumentalizzare questa vicenda umana a fini politici”. Come ha specificato il tutto è coordinato dalla Prefettura: c'è chi parla di nuovi arrivi e chi si interroga rispetto alla tempistica della loro permanenza: può dirci qualcosa a tal proposito? “Sfortunatamente non sono in possesso di queste informazioni, ma sono in costante comunicazione con la Prefettura: sicuramente vi sono lacune a livello nazionale nella gestione di quella che, a distanza di anni, viene ancora trattata come se fosse un'emergenza... ma questo è un altro discorso. Chi sfrutta la situazione per accrescere il proprio consenso, evidentemente, lo fa in quanto non ha altri argomenti per farlo. Istigare all'odio e fomentare la paura di certo non è rendere un servizio utile alla comunità, la Lega ha portato a Stradella anche Casa Paund, e non aggiungo altro”.


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STRADELLA

SCAGNI: 'Dubitiamo che questi immigrati abbiano lo status di profuGhi'

"Così come sono arrivati su una barca, così vorremmo che se ne andassero" di Alessio Alfretti e

Gaia Martini

La questione dei richiedenti asilo politico è senza dubbio un fronte caldo su cui si misurano le forze politiche stradelline. Leghisti in prima linea e critici senza riserve. Incontriamo il segretario oltrepadano leghista, Alessandro Torregiani. Torregiani la Lega in prima linea contro l’arrivo di altri profughi in Oltrepo, credete che i richiedenti asilo costituiscano un potenziale pericolo per la popolazione? “Ci siamo opposti al loro arrivo sin dalle prime battute presidiando la struttura che li ospita. Non si tratta di una guerra contro le singole persone, ma ci opponiamo al sistema di gestione dell'emergenza, certamente potrebbero essere un potenziale pericolo: non sappiamo di chi si tratti e molti sono sprovvisti di documenti. Auspichiamo e chiediamo maggiori controlli anche per quanto concerne l'aspetto sanitario: in molti casi queste persone sono malate e, come Lega, ci schieriamo dalla parte dei cittadini in difesa dei loro diritti”. Una dura opposizione la vostra, nonostante le rassicurazioni in merito di Prefettura e Croce rossa... “Di certo in tutta la questione c'è solo la pressapochezza con cui viene trattata: non si conoscono i numeri e i termini: si è parlato di situazione temporanea e al contempo si accenna all'eventualità di nuovi arrivi. Queste persone, di cui ripeto, si sa ben poco, sono libere di circolare all'interno del territorio ed è a nostro avviso inammissibile, a fronte di tutto questo, la pochezza e la vaghezza di informazioni in merito”. Durante il vostro presidio, organizzato in collaborazione con Casa Paund, è comparsa anche una barca: un gesto decisamente provocatorio che rischia di incendiare gli animi... “E' un simbolo: così come sono arrivati su una barca, allo stesso modo vorremmo che se ne andassero”. Non crede che questa dura opposizione possa diventare una bomba sociale? “Se fosse non sarebbe certamente per la Lega: la nostra è anche e soprattutto una denuncia contro il sistema: a prescindere da tutto continueremo a vigilare e chiedere risposte. Noi i rifugiati a Stradella non li vogliamo”. Stessa posizione di un altro leghista, Andrea Scagni al quale abbiamo chiesto un bilancio della manifestazione promossa dalla Lega lo scorso 18 Agosto contro l’arrivo di migranti a Stradella. Ascagni come è andata la manifestazione? «Stimiamo che ci siano state circa 500 persone, che pacificamente, ma con determinazione, hanno esternato le loro preoccupazioni. Un dato davvero significativo, che la dice lunga sullo stato di tensione di tanti cittadini». Che paure ha sentito tra la gente? «Prima di tutto ci si domanda per quanto tempo queste persone rimarranno qui. Il sito stradellino dovrebbe essere di smistamento, ma per ora non abbiamo visto andarsene nessuno. Anzi, come detto, dovrebbero arrivare altre persone». Ci sono già stati problemi? «Per adesso no, ma il disagio dei concittadini cresce. Questi immigrati, che peraltro dubitiamo abbiano lo

Alessandro Torregiani

Andrea Scagni

status di profughi, ingannano il tempo girando per la città a gruppetti. Ho già sentito donne che sono preoccupate quando li incontrano". Ma dovrebbero ripartire, no? «Guardi che se l’iter per veder riconosciuto lo stato di profugo va a buon fine, dura comunque quasi un anno; dovesse essere rigettato, sommando le lungaggini dei ricorsi, arriviamo a circa tre anni. Quindi dobbiamo iniziare a chiederci in tutto questo tempo che sarà di queste persone: è da incoscienti dar loro l’illusione che potranno lavorare e vivere qui, perché la situazione socio-economica italiana è già al limite. Domandiamoci seriamente cosa sarà di loro, come potranno inserirsi nelle nostre realtà locali. E’ legittimo prevedere che ci saranno enormi difficoltà». Secondo lei, allora, cosa potrà accadere?

«Io credo che questa situazione, sia a livello locale, che nazionale, andrà esasperandosi: stiamo arrivando a un punto di non ritorno. E, mi creda, tra i cittadini c’è già molta preoccupazione. Abbiamo visto anche gente che non è del nostro partito partecipare alla manifestazione e firmare ai gazebo». La Lega di Stradella cosa farà? «Noi non molliamo. Siamo riusciti a portare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul problema e seguiteremo a tenere alta l’attenzione, con raccolte firme e iniziative. Più in generale chiederemo ai Comuni di pronunciarsi: dove abbiamo un governo con la Lega, ci sarà subito una presa di posizione negativa; dove non guidiamo il Comune, insisteremo presso la maggioranza e la terremo sotto pressione».

La manifestazione della Lega a Stradella


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Il decano dell’enologia a ruota libera sui guai del vino d'oltrepo'

di Alessio Alfretti

Non c’è pace per l’Oltrepò Pavese vitivinicolo. Dalla faccenda giudiziaria che ha coinvolto Terre d’Oltrepò, alla liquidazione della società Riccagioia Scpa, passando per il lento avvio dell’enoteca ragionale di Cassino Po, la più importante vocazione della nostra terra sembra in affanno, svilita da ciò che le accade attorno. Un quadro preoccupante, del quale abbiamo parlato con un decano dell’enologia oltrepadana e lombarda, il professor Giuseppe Fogliani. 93 anni portati splendidamente, il docente originario di Broni ha vissuto da protagonista i momenti più importanti della crescita della viticoltura oltrepadana. Professore, cosa sta accadendo in Oltrepò? «Questa purtroppo è una terra difficile e litigiosa: non è semplice portare avanti un progetto e farlo funzionare. Io stesso, in tantissimi anni di carriera in Oltrepò, in Italia e anche all’estero, ho incontrato difficoltà a dare valore a tutto ciò che di buono c’è in Oltrepò. Riccagioia doveva diventare riferimento nazionale dell’enologia e invece è ferma. Voghera poteva essere capitale dell’Oltrepò e invece mi sembra la capitale “delle grane”». Quando ha iniziato a occuparsi dell’enologia locale? «Negli Anni ‘60 ero direttore della Fondazione Gallini di Voghera e fui fondatore del Centro Universitario di Riccagioia, che era legato all’Università di Mila-

Giuseppe Fogliani

no, perché lì ero docente. In seguito ho approfondito i complessi rapporti tra fitopatologia e scienze umane, presentandone i risultati presso le più importanti sedi accademiche italiane. E via via tantissime altre esperienze». Com’era Riccagioia allora? «Pensi che un giorno per valutare il da farsi mi recai nella sede di Torrazza Coste e lì trovai, nella biblioteca, due stemmi pontifici. Così scoprii che Riccagioia era stata una proprietà del Collegio Ghislieri di Pavia; in seguito la proprietà passò da Emma Lodi, ve-

OLTREPO

Il professor Fogliani: «Oltrepò terra difficile, è ora di rilanciarla»

SETTEMBRE 2015

dova dell’ingegner Piero Annovazzi, alla Fondazione Gallini di Voghera. Una storia lunga e importante, che testimonia quali siano le capacità di questo centro, ma che forse all’Oltrepò interessa poco valorizzare». Oggi il Centro – e non solo – si trova in grande difficoltà: lei che ha sempre promosso la rinascita dell’Oltrepò, cosa pensa di questa crisi? «Io ho trovato e approfondito elementi importantissimi per l’Oltrepò, che dimostrano come questa terra fosse al centro dell’enologia da secoli. Aristotele, Virgilio, Galileo e Caravaggio –tanto per citare solo alcuni nomi- hanno avuto legami con l’agricoltura oltrepadana. Dante Alighieri nel Paradiso della sua Divina Commedia fece un riferimento alla malattia della vite che si chiama oidio, che tanti pensavano fosse di diffusione molto più recente. Invece il Sommo poeta la scoprì, probabilmente in Oltrepò, durante il suo soggiorno a Oramala. Quanti conoscono queste vicende? Ho cercato di divulgare queste storie, arrivando a creare un marchio che vorrei portare a Expo. Ma non è facile». Come si può uscire da questa crisi? «Io ho più volte parlato di un Rinascimento dell’Oltrepò Pavese, i cui protagonisti devono essere le persone oneste, capaci e virtuose che abbiano davvero a cuore le sorti di questa terra».


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VAL VERSA

INTERVISTA AL NEO SINDACO DI GOLFERENZO

di

SETTEMBRE 2015

Claudio Scabini: "L'unione dei comuni? Favorevole, se coinvolge la val Versa"

Claudio Scabini

Francesca Mazza

Golferenzo da più di un anno è amministrato da Claudio Scabini, 28 anni. Anche se giovane, ha voluto lanciarsi in questa esperienza politica. Cerchiamo di capire le sue impressioni di questa nuova esperienza. Quali sono le sue impressioni in questo primo anno da Amministratore? "A poco più di un anno dalle elezioni posso affermare che questa nuova esperienza è entusiasmante se pur con le difficoltà che si riscontrano nel voler offrire servizi efficienti ai nostri cittadini e cercare di far quadrare il bilancio con i continui tagli da parte dello Stato". Si sa che ormai amministrare è difficile e che per realizzare opere nuove nel Comune bisogna ricorrere e rincorrere finanziamenti esterni. Quali finanziamenti è riuscito ad "accaparrarsi" in questo primo anno?

"Nonostante le difficoltà, in questo primo anno, abbiamo realizzato alcuni progetti tra cui la sistemazione di una strada comunale danneggiata a seguito di una frana con la costruzione di un muro di sostegno, il ripristino di varie strade interpoderali e la ricalibratura di un reticolo idrico che poteva causare grossi problemi ad alcune frazioni. Dopo le piogge alluvionali dell'anno passato siamo in attesa di fondi per sistemare vari dissesti idrogeologici". Raccogliere un'eredità da Amministratore non è mai facile, quale linea ha deciso di seguire e quali cose, se ci sono, ha intenzione di cambiare? "Ogni 5 anni si rinnova un'era... Il cambiamento porta nuove persone con nuove idee. La mia amministrazione, come le precedenti, lavora per mantenere e rinnovare le opere sul territorio comunale, lo scopo è di tenere vivo e vitale un piccolo comune che ha grandissime potenzialità". Lei è Presidente dell'Unione dei Comuni, con Volpara e Montecalvo Versiggia: funziona? "Certo, la nostra è stata una delle prime ad essere costituita unificando buona parte dei servizi, con ciò, riusciamo ad avere accesso a fondi che vengono utilizzati per coprire la maggior parte delle spese". Lei sa bene che le Unioni sono nate con lo scopo finale di creare una fusione tra Comuni, cioè diventare un Comune solo, è favorevole? "Ad oggi sono in discussione diverse argomentazioni sul discorso fusione, comunque, prima di arrivare a questa, cercheremo di migliorare le spese mantenendo le identità dei tre comuni. Se in futuro si doves-

se arrivare ad una fusione, a mio parere, dovrebbe essere fatta a raggio più ampio cioè non solo tra le nostre tre realtà ma, coinvolgendo i comuni della Val Versa". Golferenzo in questi anni è diventato famoso per gli eventi che organizza, come "Golferenzo in festa", "saXbere" e forse il più famoso "Convivium": continuerà la strada nel farli crescere e renderli sempre più famosi? "Certamente... Quest'anno saXbere ha avuto un numero di cantine partecipanti mai raggiunto prima d'ora, "Golferenzo in festa" con l'orchestra spettacolo Tonya Todisco ha avuto un grandissimo seguito e per finire "Convivium" che da quest'anno ha allargato i suoi orizzonti coinvolgendo ristoranti e aziende sempre più rinomate che prendono posto, con le loro cucine, nei giardini e nei luoghi più suggestivi del borgo storico di Golferenzo. Infine ad agosto un ultimo evento per chiudere l'estate in bellezza... Con ciò posso affermare che Golferenzo sta diventando sempre più la "capitale del gusto" dell'Oltrepo Pavese". Corre voce che Golferenzo sarà ancora teatro, come gli anni scorsi, di una manifestazione rallystica, cosa ne pensa? "Sono favorevole a tutto ciò che porta turismo nel nostro territorio. Non posso negare che il rally è una delle mie passioni ma, per svolgere una prova speciale bisogna valutare tutti i problemi che può creare, anche in considerazione che il nostro è un territorio agricolo e in questo periodo abbiamo in corso la vendemmia".


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PARLANO I PRODUTTORI CHIESA, COMASCHI E CALATRONI

di

Francesca Mazza

Abbiamo sentito l'opinione di tre maggiori produttori di moscato della Val Versa. Canevino, Golferenzo e Volpara territorio di uve moscato, qui viene prodotto il famoso "moscato di Volpara". Tre comuni confinanti tra loro ed uniti da questo territorio dove si dice che "al muscatè al vegna pü sè bo" (il moscato viene più buono). A loro abbiamo rivolto le stesse domande. Eccole: 1) Come si preannuncia la vendemmia per l'uva Moscato 2015?; 2) Finita la raccolta si passa alla fase cantina; è lì che il Moscato di Volpara prende vita?: 3) Ormai è consolidato che le uve moscato sono tra le qualità più ricercate, crede che questa richiesta continuerà ancora per molti anni?; 4) Lei consiglierebbe d'investire in impianti nuovi a tipologia uva moscato?; 5) Cosa potrebbero fare le Istituzioni quali Stato, Regione, Provincia etc per tutelare l'unica zona vocata per il moscato dell'Oltrepo Pavese anzi, della Lombardia? Azienda Agricola Chiesa Giuliano - Canevino

VAL VERSA

Si preannuncia un annata molto positiva per il moscato di Volpara

Azienda Agricola Comaschi Massimo - Volpara Agr. Calatroni Daniele - Golferenzo

1) "Sarà certamente un'ottima vendemmia sia per la qualità sia per la quantità, avremo certamente un vino moscato all'altezza, "di fama" Oltrepo Pavese." 2) "Dal mio punto di vista il moscato bianco, "MUSCAT BLANC", come lo chiamano i francesi, prende vita dal terreno in cui viene impiantato perché questo vitigno ama solo certi tipi di terreno e di riflesso, certe esposizioni. Le riporto un esempio dei nostri "vecchi" che mi dicevano: "impiantare il moscato in quella posizione non va bene, al massimo puoi mettere solo 3 o 4 file perché poi "cambia la vena" della terra". Quella terra, appunto, dove aquisisce un profumo che lo si deve assolutamente sentire durante la raccolta. Devo aggiungere che per me il vino è un'arte, impiego una grande passione, quella di mio zio Renzo. Da bambino andavo da lui a Volpara, mi affascinava vedere la filtrazione del moscato, veniva effettuata con i sacchi, avendone cura, io ero folgorato, non andavo a casa senza averne bevuto un bella "caraffa". 3) "Si, certamente. Spero si possa fare lavoro di squadra per valorizzare sempre più il nostro moscato. Tornando indietro negli anni, la Cantina "La Versa" ha creato un vero e proprio mercato dando immagine alla zona e reddito ai viticoltori arrivando ad imbottigliare 100.000 bottiglie di moscato, oggi, ci sono tante aziende private che lavorando bene, cerchiamo di ripercorrere quella strada... Personalmente mi sento di affermare che il nostro moscato non è inferiore al Moscato d'Asti, l'unica differenza sta nelle persone, loro hanno creduto ed investito nel loro territorio e alla fine i loro sacrifici sono stati ripagati ampiamente". 4) "Certo, consiglio anche che questo vitigno trovi spazio nella fascia collinare medio alta, bisognerebbe ripescare il progetto di fine anni 80 in cui si parlava di zonazioni, i comuni interessati dovrebbero essere 3 o 4. Per ultimo, se vogliamo veramente creare qualcosa di importante, dobbiamo tornare immediatamente alla DOC, l'avvento dell'IGT ci ha impoverito e equiparato a Regioni che non avevano e non avranno mai il blasone dell'Oltrepo pavese!" 5) "Nulla, assolutamente nulla, siamo noi che dobbiamo fare, siamo noi che abbiamo avuto la fortuna di nascere e di crescere in questo meraviglioso territorio. In passato abbiamo visto "cosa non hanno fatto" e quindi devono essere i viticoltori ad intraprendere le azioni di sviluppo, sicuramente avremmo bisogno di un grande condottiero che ci prenda per mano e ci faccia crescere ma non è detto che non si trovi..." 6) Lei produce le uve e consegna alla cantina, non vinifica, i motivi di questa scelta? "Mi reputo un piccolo produttore, ho scelto di proseguire nella coltivazione dei vigneti e mi auguro che i miei figli si appassionino e magari un domani arrivino a commercializzare vini in bottiglia".

1) "Dopo una stagione così calda e soleggiata, con le piogge cadute al momento giusto, si preannuncia una vendemmia da record soprattutto per la qualità. Erano anni infatti che non si verificavano condizioni così favorevoli alla maturazione delle uve. Ora non ci resta che sperare che il bel tempo continui per favorire le operazioni di raccolta". 2) "Certamente la fase di vinificazione ha una grande importanza per il Vino Moscato, che deve essere curato nel primo mese così, come si cura un bambino appena nato, con una temperatura di fermentazione controllata e con frequenti filtrazioni atte ad impedire che gli zuccheri contenuti nel mosto si trasformino troppo presto in alcool. Tutte le fasi "di cantina" devono essere effettuate in modo poco invasivo per preservare la raffinata dolcezza e l'irresistibile fragranza del nostro Moscato di Volpara". 3) "È difficile oggi fare previsioni a lungo termine, si corre il rischio di essere smentiti, comunque l'unica certezza che abbiamo è quella che per alimentare la richiesta occorre un prodotto di qualità sempre più elevata". 4) "Mi sentirei di consigliare l'investimento soprattutto nelle zone dell'Oltrepo Pavese maggiormente vocate per questa tipologia d'uva, mentre per altri territori che hanno già altre varietà di prodotti d'eccellenza, come ad esempio il Riesling di Montalto Pavese, la Bonarda di Rovescala, il Buttafuoco di Canneto-Montescano-Castana e via dicendo, sarebbe un peccato disperdere questa grande qualità delle varie tipologie prodotte, in favore della tipologia Moscato". 5) "Difficile dirlo in poche righe. Le cose che potrebbero essere fatte sono veramente tante innanzitutto, evitare "di far danni...". Per anni abbiamo combattuto contro un disciplinare DOC che prevedeva per il Moscato una gradazione minima di 5,5 gradi di Alcool svolto, per poter ottenere la certificazione di origine controllata. Riprendere un discorso serio di zonazione potrebbe essere sensato, ma soprattutto riportare la denominazione d'origine verso il vero prodotto di qualità". 6) Lei, è uno dei soci fondatori dell'Associazione "Moscato di Volpara" cosa ci racconta? "Tutta la storia dell'Associazione fin dalla nascita per me è stata un'esperienza molto importante, le riunioni, le discussioni, gli incontri con gli enologi, i giornalisti, i politici, gli articoli di giornale, il tentativo di produrre grappa di Moscato con la Distilleria Francoli e le fiere in giro per il mondo, la più bella in assoluto è stata la partecipazione alla fiera di Shanghai".

1) "La vendemmia 2015 sarà un annata da ricordare, c'è stata una stagione calda, soleggiata e piovosa al momento giusto. Sarà una vendemmia di ottima qualità". 2) "Sì perché per avere un ottimo vino bisogna partire dalla campagna per poi passare alla cantina. Se hai un uva di ottima qualità, è sicuramente più facile avere un ottimo vino. E poi una volta in cantina possiamo dire che chi si dedica a quest’arte ha un suo metodo o, se vuoi, un suo segreto per dare vita alla propria creatura". 3) "Io credo che se andiamo avanti di questo passo, dove continuiamo a farci del male, il Moscato di Volpara così come gli altri ottimi vini che abbiamo in Oltrepo, non potranno avere futuro. Servono delle regole giuste, ma serve soprattutto rispettarle e chi sgarra deve pagare". 4) "Penso che l’uva Moscato debba essere impiantata nella zona vocata. Nell’area di produzione del Moscato di Volpara si può produrre un Moscato così fresco, così fragrante e così profumato come in nessun altra zona. I francesi dicono di seguire il “Terroir” (terreno) che non è solo il terreno, ma la combinazione di più fattori tra cui, il terreno, la disposizione, il clima etc.". 5) "Noi come Associazione dei produttori del Moscato di Volpara, siamo partiti per avere un DOC dedicata, ma la burocrazia per avere la denominazione è enorme. Le Istituzioni potrebbero aiutarci a crearla questa DOC O DOCG a partire dalle caratteristiche che la normano fino alla nascita". 6) Lei produce uve e vinifica, pensa sia la scelta vincente? "La scelta vincente è quella di produrre un vino vincente e per fare questo serve molto lavoro, a partire dalla campagna fino alla mescita del vino. Il valore aggiunto lo da il territorio e tutti gli attori che ruotano attorno a questo mondo, dagli agricoltori fino alle istituzioni. Per questo penso che si possano avere in una zona come l’Oltrepo dei vini di nicchia, delle eccellenze e poi avere anche dei vini beverini alla portata di tutti i consumatori. L’importante è creare queste eccellenze e in Oltrepo abbiamo la fortuna di poterlo fare! Per fare un esempio sul moscato, potremmo avere l’eccellenza che si chiama Moscato di Volpara Superiore oppure DOCG e poi avere il classimo Moscato con la produzione in altro territorio, meno curata etc.".


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VAL TIDONE

VINO e ALLEVAMENTO BIOLOGICO SOTTO UNO STEMMA NOBILIARE

SETTEMBRE 2015

Camillo Dal Verme: "La difficoltà maggiore è cercare di imporsi sul mercato” di

Francesca Mazza

L'Azienda Agricola Camillo e Filippo Dal Verme, certificata biologica e premiata per i suoi 100 anni di attività, si trova a Torre degli Alberi, piccolo borgo sulle colline dell'Oltrepò Pavese, dapprima presidio di avvistamento del castello di Zavattarello, diventa nell’Ottocento dimora della famiglia Dal Verme. Le terre sono state condotte a mezzadria con la coltivazione di cereali, foraggi e vite, finché Luchino, dopo la guerra ha integrato la produzione agricola con l'attività zootecnica, che da subito si è distinta per le tecniche d'avanguardia nell'allevamento avicolo e poi bovino. Ora la conduzione dell'azienda è passata al figlio Camillo e al nipote Filippo, che l'hanno sviluppata con nuove attività. Intervistiamo Camillo Dal Verme che ci parla delle caratteristiche dell'azienda. Di che cosa si occupa esattamente l'azienda? "La nostra è un'azienda ad indirizzo zootecnico: da una parte l'allevamento avicolo per la produzione di pulcini di alta genetica, dall'altra l'allevamento di bovini di razza Limousine; inoltre sei anni fa abbiamo impiantato una vigna per la produzione di spumante". Perchè 'Bio'? "La nostra è un'azienda fondata su un forte legame col territorio e i suoi abitanti e alimentata dalla passione e dal rispetto ambientale. La scelta del biologico è stata fatta per tutelare al massimo i consumatori e preservare queste terre a cui siamo profondamente affezionati". Come conducete l'allevamento di mucche Limousine? "L'allevamento è semi-brado: la mandria sta per sei mesi al pascolo e per gli altri sei mesi in ricoveri aperti dove viene alimentata con il fieno dei nostri campi. I vitelli nati in azienda sono destinati alla riproduzione o a una successiva fase di ingrasso". Passiamo ad un altro tema, cioè l'allevamento dei polli: come funziona? "Il nostro è un allevamento molto specializzato, unico nel suo genere in Italia, con norme igienico-sanitarie, controlli e tempi estremamente rigidi per assicurare il benessere animale e prevenire il sopraggiungere di patologie. Alleviamo una linea genetica destinata

Camillo Dal Verme

alla produzione di polli da carne, con l'obiettivo specifico di produrre pulcini di razza pura che, opportunamente incrociati, produrranno a loro volta polli da carne destinati al consumo". Qual è la destinazione dei vostri capi? "I nostri pulcini riproduttori vengono venduti in tutto il mondo, dal Nord Africa, all'Indonesia, dalla Turchia allo Sri Lanka". Da qualche anno avete fatto rivivere un vecchia vigna con un nuovo impianto; cosa vi ha spinti a farlo? "Sono stati proprio i cambiamenti climatici degli ultimi anni a spingerci in questa nuova impresa: infatti il nostro territorio, una volta troppo freddo per una produzione costante di buon vino, ora gode di un clima più caldo con pronunciate escursioni termiche,

soprattutto d'estate, particolarmente favorevoli alla coltivazione del Pinot Nero destinato alla produzione di spumante. Lo spumante, infatti, ha bisogno di giorni molto caldi e notti più fredde, per risultare piacevolmente fresco e accentuare il profilo aromatico e la gradevole dotazione acidula". Come viene coltivata e trattata l’uva che producete? "I filari a spalliera, coltivati con il metodo Guyot, hanno un'alta densità di piante, il che permette di avere un rapporto parte aerea/radice vantaggioso per il nutrimento dell'uva, e una limitata quantità di grappoli per aumentarne la qualità. Il suolo, opportunamente trattato, fa risaltare le caratteristiche organolettiche dell'uva e viene costantemente curato con sistemi assolutamente biologici". Come eseguite la vendemmia e la pigiatura? "Raccogliamo avanti nella stagione cosicché l'uva, restando sulla pianta più a lungo, può assorbire meglio aromi e profumi. Per garantire la massima qualità ed evitare fermentazioni indesiderate, la vendemmia è fatta a mano, nelle ore più fresche della giornata, con la raccolta in piccole casse aerate. I grappoli di Pinot Nero vengono poi pressati in maniera delicata per intervenire il meno possibile in fase di chiarifica". Avete riscontrato lati negativi e difficoltà? "La difficoltà maggiore è la parte commerciale in quanto i consumatori preferiscono non rischiare con marchi nuovi e acquistare bottiglie di marchi già noti, ma - speriamo - presto ci faremo conoscere". Il Cucchiaio d'Argento ha scritto un'ottima recensione del vostro spumante 2012 metodo Charmat, definendolo "un vino di carattere unico" e valorizzando le sue caratteristiche; soddisfatto? "Certo! Sia gli apprezzamenti che le critiche servono per aumentare la qualità del prodotto finale". Che consigli può dare ad altri produttori? "Bisogna puntare alla qualità piuttosto che alla quantità e introdurre la valorizzazione del territorio nei propri obiettivi invece che perseguire politiche scellerate che inseguono guadagni immediati privi di futuro". Quali sono i vostri progetti per il futuro? "Intendiamo proseguire sulla strada intrapresa, fatta di impegno, rigore e capacità, mirando all'eccellenza; questo nell'interesse dei consumatori, ma anche della terra e di una sana agricoltura".

SETTEMBRE SARà UN MESE ALL'INSEGNA DELLE CANTINE

Settembre è ormai arrivato e lo staff Mabedo vive ogni anno intensamente questo mese. Siamo in Oltrepò, terra di vini, e noi di Mabedo vivremo in prima linea ogni fase di questa nuova vendemmia che ha preso il via. Si tratta di un’annata da ricordare, a quanto dicono gli esperti, in programma abbiamo visite e degustazioni presso le più prestigiose cantine ed aziende vitivinicole del territorio tra cui Monsupello, Travaglino, Mazzolino, Vistarino, Le Fracce, Cabanon, Giorgi, Quaquarini, Finigeto, Castello di

Luzzano, Anteo, Della Bianca, Agnes e tanti altri. Chi ci seguirà sarà anche lui protagonista di ogni fase di questa vendemmia, passeggiando tra le campagne, intervistando enologi, “strappando” direttamente dai filari succosi grappoli delle migliori uve. Ma non solo, Mabedo ha ripreso a pieno ritmo e sta lavorando per voi ad un programma autunnale ricco di tante novità. Seguiteci e potrete partecipare all’evento ed all’iniziativa che più vi interessa. Vi aspettiamo per un brindisi a questa nuova stagione. (St. Bert.)

redazionale a pagamento

Al via le degustazioni presso le cantine dell'Oltrepò pavese con Mabedo


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PARLA IL COMANDANTE DELLA FORESTALE DI ZAVATTARELLO, GIGLIOTTI

di Alessio Alfretti

Colpita dai propositi di razionalizzazione del Governo Renzi, la Forestale rischia di essere assorbita nelle altre forze di polizia. Proprio quando, sul nostro territorio, la presenza di un controllo capillare sarebbe più che mai importante. Tra gli ambiti che più richiedono l’impiego di energie, c’è la lotta al bracconaggio, alimentato in Oltrepò Pavese dal numero crescente di animali selvatici. La conferma arriva dall’ispettore capo della Forestale di Zavattarello, Arturo Gigliotti: «Il bracconaggio nella zona di competenza è aumentato, mentre noi abbiamo carenza di personale e il futuro incerto. Purtroppo anche le guardie della Provincia sono diminuite e la situazione è preoccupante». E per i 35 Comuni di competenza della Forestale di Zavattarello i bracconieri accertati, o fortemente sospettati, in tutto sono circa cinquanta. Comandante, come mai il bracconaggio è in crescita? «Il fenomeno è legato all’aumento del numero di animali selvatici, cinghiali, caprioli e daini. Ce ne sono sempre più e purtroppo la convivenza con il mondo agricolo è tutt’altro che pacifica». I danni causati dagli animali sono ingenti? «Sì, ad esempio in alta collina dopo il taglio delle piante gli ungulati mangiano i germogli, con un danno anche per i boschi. Nella fascia più in basso, ormai sino alla pianura, si segnalano danni diffusi a vigneti, campi di grano e di erba medica. E poi ci sono gli incidenti con le automobili». Ma non ci sono le assicurazioni? «Sì però le compagnie sono sempre meno propense a risarcire, perché ormai i danni sono molto estesi e di ingente entità». Quindi, più animali comportano più cacciatori di frodo? «Oggi il bracconaggio è meno legato alla cattura dei selvatici per mangiarli, ma sempre più per limitarne il numero. Purtroppo è una sorta di azione difensiva da parte degli agricoltori: spesso gli animali uccisi non vengono nemmeno portati via, ma abbandonati morti». Che metodi sono usati? «C’è ancora chi usa armi da fuoco, ma in molti casi si utilizzano lacci d’acciaio: ne troviamo molti nei boschi. Noi facciamo la segnalazione alla Procura, ma non è facile combattere questo fenomeno. Spesso ci sono ancora i cadaveri degli animali catturati». In questi casi cosa fate? «Dobbiamo farci carico noi dello smaltimento delle carcasse, con i relativi costi. A volte seppelliamo gli animali direttamente nel bosco, con la calce». Un fenomeno preoccupante, non c’è modo di arginarlo? «Come già spiegato, sarebbero necessari più controlli; ma con la carenza di personale che abbiamo, presidiare il territorio è sempre più difficile. In più ora nemmeno sappiamo quale sarà il nostro futuro». Cosa può dirci del riordino che ha colpito il vostro corpo? «Praticamente non sappiamo nulla. Aspettiamo i decreti attuativi: non sappiamo se chiuderemo, se ci trasferiranno, se faremo unità specializzate. Non sappiamo nemmeno se cambieremo le automobili, o che divisa avremo…». Si rischia un peggioramento del servizio? «La nostra paura è che il territorio sarà abbandona-

VAL TIDONE

Bracconaggio: sono almeno 50 i cacciatori di frodo in Appennino

SETTEMBRE 2015

Arturo Gigliotti

to, privo di controlli: noi temiamo che passando nei Carabinieri – l’ipotesi oggi più verosimile – non ci sarà più una presenza capillare e verrà meno la vigilanza per molte attività, come per i tagli dei boschi o

i pattugliamenti. Già ora lavorare così è molto difficile, perché nell’incertezza viene meno l’entusiasmo. Speriamo non si comprometta ulteriormente la nostra attività».

Caprioli in Val Tidone


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PARLA L'IMPENDITORE A CAPO DELLA CORDATA PER SALVARE LA CANTINA

di

Nicoletta Pisanu

L'imprenditore bresciano Abele Lanzanova guida la cordata che punta a risanare e salvare la storica cantina oltrepadana La Versa, in attività dal 1905, che da due anni si trova in crisi. Sono mesi decisivi per comprendere il futuro dell'azienda, si attende la decisione del tribunale sul nuovo piano industriale presentato ad agosto. E non mancano le preoccupazioni sul piano occupazionale e, più in generale, sulla situazione del settore vitivinicolo in Oltrepo, sotto i riflettori per tutta l'estate, oltre che per la vicenda della Versa anche per l'iter giudiziario di Terre d'Oltrepo. Lanzanova, come mai ha deciso di intervenire nel salvataggio di La Versa? "Ne valeva la pena. Valeva la pena provarci perché La Versa è un'azienda attiva da cent'anni, con una storia, è difficile trovare cantine così. Inoltre, a livello di produzione, e quindi di business, è una cantina valida". Come risolvere i problemi della cantina? "Io sono un ottimista nato, prevedo che lavorando porteremo l'azienda fuori dalla crisi in tre anni. Si agisce rivalutando i costi di produzione. Vedo bene il mercato". Poche settimane fa, il 24 agosto, sono scaduti i termini di presentazione della proposta di piano industriale al Tribunale delle imprese di Milano. Come prevedete che venga accolto il progetto? "Abbiamo fiducia, penso che il tribunale sia competente e preparato. Noi abbiamo presentato in tempo

Abele Lanzanova

tutti i documenti validi per la ristrutturazione, pensiamo di aver soddisfatto le richieste avendo prodotto le transazioni ai fornitori e la delibera delle banche. Ora dobbiamo attendere il verdetto, presumibilmente ci vorrà almeno un mese, una trentina di giorni. Aspettiamo fiduciosi". Riguardo a una presunta proposta avanzata dal Ministero delle Politiche agricole sulla cantina La Versa, voce che da Roma non è stata nè confermata nè smentita, come commenta?

VAL VERSA

Lanzanova: "Lavorando con criterio riusciremo a rilanciare La Versa"

"Per me sono fanfarate, penso proprio che il Ministero abbia altre priorità di cui occuparsi, come i reali problemi dei viticoltori". La vendemmia intanto è iniziata. Su quali prodotti punterete? "Ripartiamo con il metodo classico, dal 2009 sono state perse le annate. Inoltre pigeremo anche i tradizionali riesling e chardonnay. Dopo cinque anni senza manutenzione, i macchinari sono stati rimessi in azione e ad agosto abbiamo iniziato la vendemmia con la prova tecnica, per valutare la loro funzionalità. Puntiamo, quest'anno, ad accogliere dai 18 ai 20mila quintali di uve". In un momento di crisi per il settore vitivinicolo locale, economico ma anche d'immagine, basti pensare alle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto la cantina più grande di Lombardia, Terre d'Oltrepo di Broni, quale pensa possa essere un punto di forza dell'Oltrepo per ripartire? "Premetto che il mio principale obiettivo è chiaramente La Versa. L'Oltrepo è sicuramente un territorio pazzesco, con tantissime potenzialità, però deve aprirsi e ammodernarsi di più. Il territorio deve comprendere che ci sono tanti aspetti su cui si deve lavorare e migliorare, non bisogna restare fermi e soprattutto non bisogna farsi la guerra tra vicini, o ostacolare chi viene da fuori e mostra interesse per la zona portando idee valide e concrete".

INTERVISTA A FABIO TONALINI IDEATORE DELLA STRADA DEL VINO E DEI SAPORI

Tonalini: "Solo parole per la strada del vino In questo modo non andiamo avanti..."

di Alessio Alfretti

«La Strada dei Vini e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese è una via giusta per promuovere il territorio oltrepadano e le sue peculiarità enogastronomiche». Parola di Fabio Tonalini, che assieme a Lino Lugano fu l’ideatore della Strada, è stato presidente dell’associazione e ora ne è vicepresidente. Oggi però il gruppo, rinato all’inizio dell’anno con un nuovo Cda, sembra attraversare un preoccupante momento di impasse. Tonalini, cosa sta accadendo? «Il nuovo presidente della rediviva Strada, Roberto Lechiancole, ha da poco rassegnato le dimissioni, in polemica verso le istituzioni che ci hanno dato solo un appoggio a parole e non fattivo: Regione, Provincia, Camera di Commercio, Gal hanno condiviso con entusiasmo le nostre finalità, ma non sono state altrettanto celeri nel darci una mano concreta». Facciamo un passo indietro: che traguardi aveva raggiunto la Strada? «Assieme a Lino Lugano, nel 2001 eravamo riusciti a far partire l’associazione grazie alla collaborazione delle istituzioni di allora, con tanto entusiasmo e pochi soldi; avevamo fatto cartelli lungo le strade, pubblicato una guida e organizzato il Bonarda Festival e l’Agnolotto & Bonarda nei ristoranti. Successivamente c’è stato un rallentamento dovuto a diversi motivi, anche personali. Poi la parentesi della presi-

denza di Elena Perdomini, che aveva rivitalizzato il gruppo». Oggi sarebbe utile una vera ripartenza della Strada? «Oggi più che mai. In questo momento l’Oltrepò ha bisogno di dimostrare che le sue aziende sono vere, sane, che producono vino con la propria uva e con il sudore della fronte; ci sono tantissime realtà che fanno prodotti genuini e con tanto lavoro: quale modo migliore per farlo capire a chi guarda l’Oltrepò vinicolo, che invitarlo a venire in Oltrepò a vedere le nostre aziende e le nostre vigne e assaggiare i nostri prodotti? La Strada del Vino e dei Sapori avrebbe questo compito, vitale in un momento in cui l’Oltrepò ha un'immagine po’ appannata. Insomma è necessario che si risponda all’appello di Lechiancole, che ci sia qualche segnale da parte delle istituzioni». Ora cosa pensa che accadrà? «Il presidente ha presentato le dimissioni prima delle ferie: ora mi auguro siano ritirate e spero che lui ritrovi la voglia di fare. L’associazione non è stata sostenuta – non solo economicamente – dalle istituzioni che ci sono state vicine a parole, ma non quanto si sarebbe aspettato Lechiancole, che è abituato ai ritmi dell’imprenditoria: attendeva risposte rapide, che non ci sono state. Questi sono i tempi normali della politica e delle istituzioni, che vanno più a rilento rispetto al mondo imprenditoriale. Ora spero che, finite

Fabio Tonalini

le ferie, Provincia, Regione e Camera di Commercio, come anche i Comuni del territorio, il Consorzio (in verità il direttore Emanuele Bottiroli ci aveva già dato una bella mano) e le altre istituzioni, diano un segnale a Lechiancole e con il loro appoggio fattivo lo invoglino a ripartire: l’Oltrepò ha bisogno della sua competenza e del suo entusiasmo».


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EVENTI

INTERVISTA A TIZIANA VOMMARO, responsabile fai oltrepo'

"Ci piacerebbe avere un bene di proprietà del Fai anche in Oltrepò" di Alessandro

Disperati

Abbiamo incontrato Tiziana Vommaro, salicese e responsabile Fai, Giovani dell'Oltrepò pavese. Con lei abbiamo cercato di capire quali sono gli obiettivi e gli appuntamenti che saranno organizzati nel nostro Oltrepò. Quando è stato fondato il Fai Giovani in Oltrepò? "Il FAI Giovani Oltrepò è stato costituito nel 2015 e nasce da una costola del FAI Oltrepò Pavese guidato da Carlo Bassani. Vista la crescente partecipazione di persone giovani alle attività della Delegazione FAI Oltrepò Pavese, abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di creare un gruppo che rispondesse alle nuove esigenze e richieste che provenivano dai nostri simpatizzanti e aderenti più giovani. Tutto è nato tre anni fa quando, quasi per gioco, abbiamo proposto, tra le nostre attività culturali, un corso di arte contemporanea per “non addetti ai lavori”: una proposta culturale alternativa, fuori dai soliti schemi, che si proponeva di affrontare l’arte contemporanea non in modo accademico. Già il titolo “come spiegare l’arte contemporanea agli amici” in qualche modo “tranquillizzava” il potenziale partecipante, lasciandogli intendere che non sarebbe stato il classico corso barboso... La risposta partecipativa è stata ben oltre le nostre aspettative tanto che l’anno successivo abbiamo indetto la seconda edizione del corso. Le lezioni di arte contemporanea ci hanno permesso di creare un punto di contatto con molti giovani delle nostre zone desiderosi di prendere parte ad attività culturali". Chi sono i rappresentanti? "Il gruppo FAI giovani è composto da un gruppo di ragazzi animati da passione, entusiasmo e amore per la cultura. L’età dei partecipanti varia dai 18 anni ai 40. Ognuno di noi proviene da mondi lavorativi differenti e spesso molto lontani tra di loro ma quando ci troviamo per programmare gli eventi della stagione successiva, quelle distanze si accorciano e tutti lavoriamo per un unico obiettivo. Anzi, sono proprio le diverse esperienze lavorative che ci hanno permesso di maturare diverse sensibilità, qualità necessarie per rispondere alle diverse esigenze culturali". Di cosa si occupa il Fai Giovani in Oltrepò? "Il FAI Giovani Oltrepò lavora in tandem con il FAI Oltrepò e come quest’ultimo, è impegnato su più fronti: in primis far conoscere l’attività del FAI e soprattutto i suoi beni. Il FAI è proprietario di ben 30 tra castelli, ville e dimore storiche in tutta Italia che ha restaurato e che apre a tutti, aderenti e non. Sono dei veri gioielli di architettura e storia e spesso questi luoghi sono circondati da grandi spazi verdi. Visitare quei luoghi in primavera è un vero trionfo di profumi e colori!". Avete altri obiettivi? "Altro obiettivo del nostro gruppo è quello di valorizzare luoghi delle nostre zone poco conosciute. Viviamo in Oltrepò, un territorio che vanta un patrimonio paesaggistico strepitoso e non solo. L’Oltrepò è ricco di dimore storiche, di catelli e di chiese che sono delle vere chicche. Il nostro impegno va soprattutto verso questi luoghi: attraverso la nostra attività vogliamo far riscoprire le bellezze dei nostri territori sia agli abitanti che ai turisti che vengono in gita da noi. Infine organizziamo eventi culturali rivolti ai nostri coetanei, quindi cultura ma che strizza l’occhio anche

Tiziana Vommaro

al divertimento! Le nostre proposte culturali infatti celano sempre un risvolto…alternativo. Un esempio? Questa primavera, abbiamo invitato una scrittrice a raccontarci dell’ultimo suo libro. La presentazione non è avvenuta in una sala bensì all’aperto, sotto alberi secolari. Poiché nel libro, uno dei due protagonisti era un orientale che praticava yoga, abbiamo alternato la presentazione del libro con delle pratiche yoga. Un modo per movimentare e “sdrammatizzare” il rigore che spesso una presentazione di un libro richiede". Voi vi rivolgete ad un pubblico giovane: perché? "Convinti che cultura non significhi per forza “attività noiosa”, siamo motivati, e la crescente partecipazione del pubblico giovane ci conferma che stiamo andando verso la giusta direzione, ad organizzare eventi culturali per i giovani perché è partendo da loro che si costruisce e si consolida quella identità di cui l’Oltrepò necessita. Il nostro è un territorio che nulla ha da invidiare ad altre zone d’Italia e che abbiamo il dovere di tutelare e di valorizzare. Io, che sono diventata mamma da pochissimo, sento questo bisogno ancora più forte che in passato: mi piace pensare che un domani il mio bambino possa dire di conoscere davvero i propri luoghi di origine. Vorrei che mio figlio conoscesse la storia dell’Oltrepò, le sue bellezze artistiche e culturali e ne fosse orgoglioso. Il nostro è dunque un impegno per i giovani ma anche, (forse è un po’ ambizioso come progetto ma bisogna crederci!) verso i giovanissimi". Quali sono i prossimi appuntamenti che organizzerete? "La programmazione per il prossimo autunno è molto ricca. Apriremo la stagione sabato 12 settembre con la mostra personale di Antonio Sciacca, maestro dell’Iperrealismo italiano. Nel corso del vernissage verrà proiettata una video presentazione di Vittorio Sgarbi che descriverà la poetica di Antonio Sciacca. Per rompere quella istituzionalità che potrebbe suggerire la mostra d’arte contemporanea , all’interno del vernissage abbiamo inserito una “sfilata” di moda. Infatti due bellissime modelle indosseranno i foulard di seta disegnati dallo stesso Antonio Sciacca e illustreranno diversi modi di usare un foulard. Un’occasione per scoprire come valorizzare un capo di abbigliamento".

Altri appuntamenti? "Domenica 4 ottobre andremo a visitare Il Castello di Paderna e Pontenure (PC) dove quel giorno si terrà la rassegna di piante fiori e frutti dal titolo “Frutti Antichi Autunno”. Nel pomeriggio andremo a visitare la Rocca di San Giorgio Piacentino, una residenza nobiliare privata che aprirà le porte solo per noi del Fai Oltrepò Pavese e ci offrirà del buon thè. Domenica 18 ottobre invece organizzeremo la FAI Marathon: per l’occasione apriremo 4 luoghi di Voghera poco conosciuti e offriremo visite guidate gratuite. Quel giorno saranno visitabili: il Teatro di Voghera, Il castello di Voghera con i suoi splendidi affreschi del Bramantino, la chiesa di San Giuseppe, preziosa chiesa che custodisce al suo interno due tele del Borroni e infine la piccola ma tanto amata dai vogheresi e non solo Chiesa Rossa. Ancora una volta per “incuriosire” i giovani abbiamo previsto il contest “FAI un selfie a Voghera”. Quel giorno, i giovani delle scuole superiori e medie potranno farsi un selfie avente come sfondo uno dei 4 luoghi di Voghera dove saremo presenti come FAI e a fine giornata sceglieremo il più bello. La premiazione del selfie più divertente avverrà alle ore 17 presso le sale del Castello". Avete già idee per l'anno prossimo? "Chiudiamo il 2015 con una cena aperta ad aderenti e non con un ospite a sorpresa. Proprio perché è a sorpresa non posso svelare la sua identità ma posso solo anticipare che si tratta di un importante personaggio pavese, orgoglio della nostra comunità e che si racconterà nel corso della cena. Infine possiamo anticipare che stiamo già lavorando al primo semestre 2016 e, oltre alla giornata FAI di primavera, appuntamento oramai attesissimo, i primi mesi del 2016 avremo nostra ospite una giovanissima scrittrice milanese, Alice Basso, che con il suo libro “l’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” è riuscita a balzare ai primi posti tra i libri più letti. Alice ci racconterà il suo libro ma soprattutto lancerà un messaggio importante a tutti giovani: trovare un lavoro inseguendo i propri sogni che nel suo caso era quello di diventare una scrittrice". A proposito di sogni…Un sono nel cassetto che vi piacerebbe realizzare come Fai in Oltrepo? "Poter avere, anche in Oltrepò, un bene di proprietà Fai".


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INTERVISTA a federico nicolaci autore del libro 'vecordia'

di

Nicoletta Pisanu

Federico Nicolaci, vogherese, ha un legame stretto con l'inchiostro. Da anni lo usa per tatuare i suoi clienti, ma recentemente se n'è servito per scrivere un libro autobiografico. “Vecordia – duecento giorni di manicomio criminale”, racconta la sua esperienza nell'ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere, dove ha trascorso diversi mesi tra il 2009 e il 2010 su disposizione delle autorità giudiziarie, per l'accusa di incendio doloso. Ora Nicolaci ha pubblicato online il racconto di quel periodo, con una prosa colloquiale e diretta che ricorda in alcuni frangenti lo stile di Chuck Palahniuk, con una delicatezza nel raccontare turpitudini che richiama Charles Bukowski. Federico, quali progetti ha per l'opera? “Desidero offrire un punto di vista alternativo alle persone che non hanno avuto la fortuna di essere stati internati in un manicomio criminale”. Da tatuatore a narratore, come si è trovato nei panni dello scrittore? “Non avendo mai letto o scritto un libro non ho fatto nient’altro che essere semplicemente me stesso. Se rimani te stesso ti troverai sempre a tuo agio. Mi fa sorridere essere chiamato scrittore. Un individuo domani si mette una benda sull’occhio, va in giro con una spada ma ciò non significa affatto che lui sia diventato un pirata. Oggi è il tempo in cui ognuno diventa ciò che vuole in un millesimo di secondo infilandosi solo un costume di carnevale ed interpretando un ruolo. Il problema è che il risultato molte volte è ridicolo. Se si vuole far qualcosa di buono lo si deve sentire esplodere dentro, non perché l’idea di poter interpretare un ruolo potrebbe risultare figo”. Trova affinità tra le due attività, lo scrivere e il tatuare? “Lasciare un segno indelebile sulla pelle è molto più facile che lasciarlo nella mente di qualcuno”. Si tratta di un'opera autobiografica, può spiegarci la vicenda personale da cui ha preso spunto per scrivere? “Se dovessi rispondere a questa domanda mi internerebbero di nuovo. Avevo voglia di cercare una spiegazione razionale a una voce sentita da ragazzino e che mi ha predetto pochi secondi prima dello schianto un incidente che quasi mi ha ucciso, mentre io non ero alla guida del veicolo”. Come descriverebbe la trama del volume? “La storia reale più incredibile che sia mai stata raccontata da qualcuno che un tempo fu giudicato non in grado di intendere e di volere, ma che non ha avuto paura di affrontare il mondo da solo per inseguire la propria verità”. Quali temi vengono affrontati nel libro e in che modo? “Il tema della solitudine, quando decidi di percorrere una strada ancora sterrata solamente in compagnia di te stesso. Ma anche il rapporto conflittuale con una madre approssimativa. Ci sono anche le mie personali interviste ai detenuti di quel luogo, le loro confessioni e i loro pentimenti. L’ingiustizia sociale. Un attacco all’indifferenza umana e alla sua superficialità. Una guerra all’egoismo e al suo qualunquismo illusorio che non permette una vera e propria evoluzione”.

Federico Nicolaci

Cosa l'ha spinto a voler raccontare sotto forma di libro quanto le è accaduto? “Questa domanda troverà risposta con la conclusione del terzo libro”. Quindi ha in mente un seguito? “Quando ho iniziato a stendere la traccia mi sono reso conto che per questa biografia non sarebbe bastato un solo libro, bensì una trilogia. Non per il semplice fatto che agli altri sarebbe interessata la mia vita. La mia vita non avrebbe interessato neanche a me se non fosse stata la mia, ma quel che interesserà è ciò che mi è capitato. Nel primo libro l’ambientazione è appunto il manicomio criminale, il secondo invece sarà all’interno del carcere, nel terzo proporrò il mio punto di vista da straniero in Inghilterra”. Qual è la sua personale opinione sugli ospedali psichiatrici giudiziari? “Lager mentali dove ditte farmaceutiche sperimentano gratuitamente su cavie umane dimenticate

EVENTI

"Ecco i miei duecento giorni dentro un manicomio criminale"

SETTEMBRE 2015

da Dio”. Gli Opg sono in fase di chiusura, dal 31 marzo di quest'anno, alcuni sono in fase di trasformazione in Rems. Cosa pensa di questa decisione e quale pensa possa essere un'ulteriore alternativa agli Opg? “So per certo che all’interno ora vi è un vero e proprio caos. Penso francamente che alcune persone nascano con dei difetti di fabbricazione, e che non sia affatto giusto lasciarli in libertà. Il problema nasce quando vengono segregate senza referti medici persone che rischiano, da sane, di diventare pazze, proprio com’è successo a me. Ho imparato che certi luoghi dovrebbero essere muniti di videocamere interne, perché in certi luoghi, appunto, il valore della vita è quasi pari a zero”. Ha più avuto contatti con persone che ha conosciuto durante il periodo in Opg? “Certo, alcuni che hanno lavorato e lavorano al suo interno sono tra i miei più cari amici”. Come è cambiata, oggi, la sua quotidianità? “Non è cambiata. La gente è stupita che io abbia creato una cosa del genere. E ancora più stupiti sono coloro che lo leggono. Ma io rimango il solito di sempre”.


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EVENTI

PAOLA MAGGI BENEDINI ILLUSTRA IL PROGRAMMA DELL'EVENTO

Salice in festa dal 5 all'8 settembre Mercatini e sfilate per la patronale di Alessandro

Disperati

Il 5 – 6 e 8 Settembre si terrà la tradizionale festa patronale di Salice Terme. L'evento è organizzato dall'Associazione Operatori Turistici della località termale con il patrocinio del Comune di Godiasco. Con Paola Maggi Benedini, presidente degli operatori turistici, cerchiamo di capire come sarà strutturata la manifestazione. Presidente com'è strutturato il programma dell'evento? "Il programma prevede sabato 5 e domenica 6 il mercatino dei prodotti locali presso il giardino delle Terme di Salice che si svolgerà dalle ore 8.00 alle 19.00. Sabato 5, in viale delle Terme, dalle ore 15.00 alle ore 24.00 è inveve statao programmato il mercatino dell’antiquariato e oggettistica: “Il Sogno Antico”. Sempre sabato nel parco, nell'area dove si trova la quercia di Ada Negri, verranno allestiti due gonfiabili e giochi per i bambini e zucchero filato". E domenica invece? "Domenica 6 lungo il viale delle Terme alle ore 18,00 verrà organizzata uan sfilata di moda Vintage. Presenta: Simone Pierotti, in collaborazione con Simona Merli". Il programma prosegue poi nella giornata di martedì 8 agosto: cos'è previsto?

Un momento della notte rosa a Salice Terme

"Martedì 8 presso l'Irish Pub La Quercia alle ore 22.00 verrà organizzato un Concerto Blues, County Blues e Regtime con: “Veronica & The Red Wine Serenaders” vincitori dell’European Blues Challenge 2013". Cosa proprorrà questo gruppo? "Veronica & The Red Wine Serenaders è un progetto musicale nato nel 2009 che coinvolge musicisti appassionati di Blues, Ragtime e Country blues di hokum, swing, Vaudeville e di Jug Band Music e

di tutto quello che ruota intorno alla musica Roots Americana. Il repertorio viene suonato con strumenti rigorosamente acustici come ukulele, washboard, kazoo, chitarre resofoniche, mandolino e contrabbasso e con un sapiente uso delle voci". Non mancheranno anche momenti religiosi... "Infatti sono previste fino all'8 delle celebrazioni religiose: Novena della Natività fino al 7 Settembre alle ore 17,30. L’8 Settembre sono invece previste tre SS. Messe alle ore 9.30 – 11.00 – 18.00".

IL PRESIDENTE DELLA PRO LOCO, DANIELE FERRARI ILLUSTRA LA FESTA

Il 27 settembre va in scena la Fiera di San Damiano a Montesegale di Alessandro

Disperati

Anche quest'anno Montesegale organizzerà la XXI edizione della Fiera di San Damiano. L’evento, organizzato dal Comune e dalla Pro Loco di Montesegale, sarà patrocinato da Regione Lombardia, dalla Provincia di Pavia, dalla Camera di Commercio di Pavia, dalla Comunità Montana Oltrepò Pavese, dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia e dall’Associazione Borghi Autentici d’Italia. Ne parliamo con il presidente della Pro Loco, Daniele Ferrari. Presidente ci illustri la manifestazione... "Domenica 27 settembre la quotidianità della vita e della corte medievale irrompe ancora una volta nel presente tramite il passaggio spazio temporale aperto nelle mura del Castello di Montesegale, con la nuova edizione del Mercato Medievale. La chiassosa atmosfera della compravendita di merci e prodotti agricoli caratteristica delle giornate in cui dalle campagne e dai borghi confluivano a corte i commercianti di ogni genere rivive e rimbomba ancora a ridosso delle antiche mura, dove agricoltori, salumieri, panettieri e perfino venditori di indulgenze andranno in cerca di nuovi clienti". A che ora prenderà il via la festa e come si artiolerà? "A partire dalle ore 10.00 i battenti apriranno per

tutti coloro che vorranno immergersi nelle atmosfere del commercio e della tradizione agricola e artigianale, guidati dai produttori locali che coi loro banchetti mostreranno le loro prelibatezze, coinvolgendo il pubblico in prima persona. Seduti sul trono, il Conte palatino Giovanni Antonio Gambarana e la Contessa contempleranno la serenità del giorno di festa ed attenderanno gli avventurosi ospiti per condurli nel vastissimo Feudo di Montesegale". Quali eventi avete previsto inoltre? "Anche quest’anno gli arcieri più abili dell’A.S.D. Arcieri Ardivestra si sfideranno nel cuore del Feudo di Montesegale per la 4° Edizione della Disfida di tiro con l’arco. Durante la rievocazione storica, passeggiando per le vie del borgo si potranno, infatti, visitare il mercato medioevale, incrociare dame, cavalieri e soldati che passeggiano, osservare gli sbandieratori, i cantastorie e soprattutto ammirare gli arcieri che si esibiranno in una spettacolare gara di tiro con l’arco. Per tutta la domenica sarà possibile immergersi, come per magia, in uno scorcio di storia affascinante e indimenticabile...e allora squilli di tromba, rullo di tamburi.. le bandiere volteggiano già nel cielo... che la festa abbia inizio!". Ci può illustrare dettagliatamente il programma? "Certamente. Alle ore 11.00 è prevista l'inaugurazione della fiera. Al termine della cerimonia ci sarà un aperitivo con degustazione dei prodotti De.Co. Le De.Co. sono prodotti d'eccellenza legati alla storia e

alle tradizioni della comunità montesegalese. Dalle ore 10.00 alle ore 19.00 Prodotti tipici enogastronomici, artigianato, tradizioni, antichi mestieri e Mercatino dei prodotti De.Co. troveranno posto lungo le vie del paese. Dalle ore 11,00 è prevista l'Esposizione dei Maestri incisori del Museo del Fango di Messina; dalle ore 11.00 si terrà la degustazione del Salame di Varzi DOP, dei prodotti De.Co. di Montesegale e dei vini DOC e DOCG dell'Oltrepò Pavese. A partire dalle ore 15,00 è in programma l'osservazione diurna ai telescopi a cura dell’ Associazione Astrofili Tethys e Teti dell’Osservatorio Astronomico di Cà del Monte - Cecima, mentre dalle ore 15.30 è in programma la sfilata del corteo storico “Controversie tra i Gambarana e i Malaspina: le grandi famiglie che controllavano l’Oltrepò”. Si terrà anche quest'anno il concorso fotografico reltaivo alla fiera? "Certamente. Dalle ore 16.15, dopo la disfida con l’arco è prevista l'assegnazione del Premio Concorso Fotografico Montesegale 'Scattinfiera', fotografa la Fiera di San Damiano. Dunque un nuovo ed importante appuntamento per gli amanti della fotografia. Visitate il borgo durante la Fiera di San Damiano, immortalare tutto ciò che vi colpisce e inviateci il vostro materiale. Ogni foto verrà valutata in base alla qualità e all´originalità. Gli scatti più belli verranno premiati e pubblicati su facebook (Pro Loco Montesegale)!".


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INTERVISTA aL MISTER CHE HA LASCIATO STRADELLA

SETTEMBRE 2015

di Alessandro

Disperati

Carlo Bissacco da quest'anno guiderà il Broni in terza categoria. Dopo tre stagione esaltanti alla guida dell'Apos Stradella (portandola dalla seconda alla prima categoria) a seguito di un 'malinteso' il mister ha abbandonato ed è stato chiamato a Broni. All'Apos va Carlo Truffi ex allenatore del Bressana e 'allievo' proprio di Bissacco. Un malinteso, qualcosa non ha funzionato e dopo tre anni da incorniciare Bissacco ha fatto la valigia... Lo abbiamo incontrato. Mister come mai questo addio con l'Apos Stradella? "Sinceramente non me lo so ancora spiegare neppure io. C'è stato un malinteso con la società credetemi e non sono certo qui per fare polemiche o quant'altro. Sono stati tre anni bellissimi quelli passati all'Apos e per questo motivo non voglio rovinarli con polemiche sterili ed inutili". Però qualche rammarico è rimasto vero? "Certo che si. Anche perchè a Stradella avevo iniziato un lavoro con un gruppo di ragazzi, per lo più stradellini, e stavamo cercando di risalire di categoria. Era una bella squadra che stava attirando anche tanta gente al campo sportivo. Questo gruppo rispondeva bene e i risultati sono li da vedere. Di certo non ho deciso io di abbandonare". Ora è approdato a Broni. Quali sono gli obiettivi per questa stagione che bussa ormai alle porte?

"Quando arrivo in una squadra tutti 'pretendono' subito di ottenere un bel risultato. A Broni sono arrivato che la squadra era stata in gran parte già formata e quindi adesso lavoriamo con questi giocatori. Poi se sarà necessario a novembre effettueremo qualche acquisto per potenziarci". E l'obiettivo della società? "Puntiamo ad arrivare nei play off in considerazione che, giocando in terza categoria non c'è retrocessione, e quindi cerchiamo un piazzamento d'onore. Poi come ho detto se riusciremo punteremo al salto di categoria, ma è presto, troppo presto per dirlo visto che il campionato non è ancora iniziato e dunque dovremo misurarci con gli altri". Contento di essere a Broni? "Certamente. Sono molto felice di essere approdato in questa squadra e ora cercheremo, come ho detto, di fare bene, di creare un gruppo affiatato. Sono felice di essere sul campo a lottare con la mia squadra. Il mio intento è quello di divertirmi ancora qualche anno nel mondo del calcio: mi permette di distrarmi dai miei pensieri e di insegnare il calcio a chi vuole imparare e divertirsi con questo sport. Il calcio mi permette di distogliere la mente da altre cose e di questo sono felice. E poi a Broni ho dei ricordi bellisimi: cito solo alcuni giocatori con cui ho lavorato... Beppe Sannino, che oggi allena in serie A e Davide Seveso, dunque sono ben felice di essere tornato a 'casa'".

SPORT

Bissacco: "Felice di essere a Broni Apos Stradella? Lasciamo perdere..."

Carlo Bissacco

Bissacco, un suo sogno nel cassetto? "No, questo non glielo posso dire... Non voglio fare polemiche quindi non fatemi dire cose che non voglio". Ma avrà un sogno? "Il mio sogno è quello di allenare ancora per qualche anno. Il calcio ce l'ho nel sangue e voglio trasmettere questo mio amore per il calcio ai giovani che vogliono impegnarsi in questo sport".


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SPORT

FISCHIO D’INIZIO PER I CAMPIONATI DI PROMOZIONE, PRIMA, SECONDA E TERZA

Occhi puntati sulle sedici squadre oltrepadane di

Nilo Combi

Domenica 6 settembre palla al centro per i campionati di Promozione, Prima e Seconda categoria, ancora da definirsi il calendario della terza. La Promozione avrà ben due rappresentanti dell’Oltrepo, la “veterana” AC Bressana e la nuova entrata , l’ AS Varzi vincitrice del campionato di Prima categoria della passata stagione, i due giovani allenatori Costa (Bressana) e Landini(Varzi) cercheranno di rappresentare al meglio l’Oltrepo in un campionato che si prospetta durissimo. Squadre oltre padane certamente protagoniste nel Campionato di Prima categoria, cinque i nomi d’eccellenza: l’ ASD Voghera, che con l’acquisto di “bomber” Pellegrini si preannuncia candidata alla vittoria , L’Oratorio Stradella, orfana di Mister Bissacco, in arrivo dal Campionato di Seconda Categoria, il Bastida ed il Casteggio che hanno allestito squadre competitive per contrastare il dominio preannunciato del’ ASD Voghera. Nelle retrovie troviamo l’Atletica del Po, squadra che farà della propria esperienza un cavallo di battaglia. Il Campionato di Seconda categoria , il piu’ “trafficato”del nostro Oltrepo, si preannuncia anche il piu’ equilibrato: spaventano l’Albuzzano, lo Zinasco, e il Volante Roncaro, seguono lo Zavattarello, la Portalberese, il Castelletto ed il Lungavilla, squadre “costruite” ad hoc per vincere. Desta curiosità il GS Nizza che con l’arrivo di Mori, Volpe, Moroni e Dorati dal Varzi, vuole sorprendete e fare bene. Fanalino di coda il Retorbido ed il Montebello che anche se prematuro si contendondono il posto per la salvezza. Rimane l’incognita Rivanazzanese, scesa dalla Prima categoria e guidata da un Mister Carmignani piu’ determinato che mai e che saprà ricompattare la squadra e disputare un Campionato all’altezza del nome che porta. L’unica squadra oltre padana della Terza Categoria e’ il Broni, guidata da Mister Bissacco, mister vincente che tenterà l’impresa.

Sopra l'AS Varzi, sotto l'ASD Voghera


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SPORT

LA SCUOLA E' DIRETTA DA LUCREZIA CONVERSO

di

Cento giovani atleti si sfidano nel meraviglioso mondo delle arti marziali

Nicoletta Pisanu

A settembre, la scuola di arti marziali S.K.T.S.T gestita da Lucrezia Converso a Voghera, compie tre anni. Le lezioni dei maestri Idalmino Converso e Lorenzo Tramaglino sono seguite da bambini, agonisti e adulti, l'obiettivo è divulgare le discipline orientali. E ora è tempo di bilanci del primo triennio di attività nella città iriense. Lucrezia, com'è nata la scuola? "La nostra associazione S.K.T.S.T. Voghera, ovvero Associazione sportiva dilettantistica scuola di Kung fu, Taekwondo Sanda e Taiji Quan, è nata tre anni fa a settembre, con l’idea di divulgare la nostra passione a piccoli e grandi. Obiettivo raggiunto, tanto che lo scorso anno il comune di Voghera in occasione della Sensia ci ha premiati per i risultati ottenuti in

poco tempo". Cosa consigliate a chi vuole approcciare le arti marziali? "Sicuramente il primo consiglio che posso dare è quello di credere in sé stessi e di avere molta pazienza, non si impara la disciplina in una o due lezioni. Non è sicuramente un film dove tutto sembra facile. Sicuramente oggi le arti marziali sono utili sotto molti aspetti, in primis per quanto riguarda la difesa personale delle donne, a cui i nostri insegnanti tengono molto, ma anche come svago e per mantenersi in forma". Quanti allievi avete e qual è il vostro target? "Nell'arco di tre anni abbiamo avuto circa un centinaio di atleti, soprattutto bambini dai 3 anni ai 12 anni. Pochi i junior, cioè ragazzi dai 14 ai 17 anni, ma sappiamo che è una fascia d'età delicata. Spesso, gli adolescenti preferiscono sballarsi in altro modo". In tempo di crisi, com'è la situazione delle associazioni sportive in Oltrepo? "Diciamo che non possiamo lamentarci. Certo abbiamo avuto un leggero calo, ma siamo riusciti a contenere i danni. L'associazione si è curata di non avere costi eccessivi. Molto apprezzata, soprattutto dai genitori dei piccoli allievi, è la possibilità di un mese gratuito di prova". Quali corsi proponete al momento? "Al momento abbiamo Kung fu, Tarkwondo, Shaolon, Taiji Quan e Sanda, stavamo pensando di fare anche un corso amatoriale, non agonistico, che dovrebbe

partire a ottobre". In quali palestre lavorate? "La nostra sede principale è in via Foscolo a Voghera, alla palestra della scuola media Plana, poi abbiamo palestre anche a Santa Giuletta e a Ponte Nizza". Com'è andata la stagione agonistica 2014/2015? "I ragazzi hanno preso parte anche a gare all'estero. Eventi importanti, per quanto riguarda il Kung fu la Coppa Italia dove dai nostri piccoli sono arrivate 2 medaglie un oro e un bronzo, mentre per il Taekwondo sicuramente il campionato italiano che è stato organizzato a Pavia dall’ ASD Centro arti marziali in collaborazione con la Federazione FITA". Quali propositi avete per l'anno nuovo? "Gare, gare e gare! Diffondere l’attività, ampliare i corsi in altre città e incrementare quelli già esistenti, rifaremo le lezioni gratuite nelle scuole elementari della zona e magari anche alle medie". Avete già un calendario di eventi e gare? "La manifestazione Sport exhibition che si tiene a Pavia dal 24 al 27 settembre, poi i ragazzi del Taekwondo apriranno le gare con una gara di combattimento in Piemonte il 24 e 25 ottobre, mentre per il Kung fu bisognerà aspettare le competizioni di novembre e gennaio". Cosa consigliate per rimettersi in forma dopo le vacanze a settembre? "Tanta attività fisica, anche con il caldo non fermarsi, in modo da non rientrare impreparati. Spero che sia quello che stiano facendo i nostri agonisti".

LA COPPIA OLTREPADANA HA ALLE SPALLE OLTRE 50 GARE

Azzaretti-Spagnolo corrono nel racing start "Un modo economico per disputare i rally..." di

Francesca Mazza

L’equipaggio Azzaretti-Spagnolo condividono la vita quotidiana e l’abitacolo. Con 50 gare alle spalle e dopo vari rally con un Gruppo A, “ripartono” con una seconda vita rallystica. Fabio Azzaretti quanti anni sono che disputate rally? "Io corro dal 1995 invece Claudia ha corso dal 1986 per 8 anni poi ha interrotto e ripreso nel 2010. Avremmo intenzione di correre e divertirci fino a quando il fisico regge, fino a quando riusciremo a salire e scendere dalla macchina". Dov’è nato l’entusiasmo di “ripartire”? "E’ nato tutto ad Expo Rally quando abbiamo visto in esposizione un Peugeot 207 Racing Start, a quel punto ci siamo informati quali erano le caratteristiche che dovevano avere queste tipo di auto". Cos’è una Racing Start? "Racing Start è un’auto di serie con allestimenti base di sicurezza per disputare rally (roll-bar, sedili e cinture) e con la sola possibilità di montare gomme stradali, tutto questo per far si che i costi possano essere alla portata di tutti. Diciamo, un’auto da rally low-cost". A quel punto, siete andati “alla ricerca” di un’auto con queste caratteristiche? "Si, abbiamo acquistato una Citroen Saxo TVS del 1995, era un ex muletto di Andrea Tusa, pilota Ales-

Azzaretti-Spagnolo

sandrino. E’ molto divertente!!! Fantastica, non si è mai rotta". Per la preparazione dell’auto vi siete affidati a preparatori? "Per l’allestimento e la cura, ci aiuta Silvano Maritato". Cosa intende per costi alla portata di tutti? "Dall’acquisto alla messa in strada abbiamo speso la cifra di 6.000€. All’anno faremo 7/8 gare al costo di 2 rally con altre vetture. Tutto senza sponsor! Anche il costo della licenza ACI/CSAI è molto basso, si corre con la D nazionale al costo di 150€/anno". Questa classe è poco frequentata, cosa ne pensate? "Forse per mentalità, se non hai il macchinone non

corri e non ti diverti. Per me la Racing Start è una buona opportunità per i giovani, per iniziare a correre e per meno giovani “a fine carriera”, come noi". Come impostate una gara? "Non proviamo molto, facciamo 3/4 passaggi a prova, la strada e quella… e poi siamo molto affiatati, ci basta quello. In prova, se qualcosa non va, mi arrabbio, ma c’è Claudia che pensa a sistemare tutto… Per l’assistenza ci appoggiamo ad amici, conoscenti ed a concorrenti. All’ultimo rally eravamo senza freni, il nostro avversario ci ha prestato le pastiglie. In questa disciplina siamo avversari/amici come si usava tempo fa nei rally". Un’auto low-cost può essere anche un’auto competitiva? "Io credo che con un’auto Racing Start emerga molto la bravura del pilota e se si trova il feeling giusto, si può davvero fare un ottimo risultato. Noi nell’assoluta ci posizioniamo più o meno a metà. Paragonando la nostra Racing Start alla classe gemella N2, al Valtidone saremmo stati quarti in N2 e quinti al Colli del Monferrato. Amiamo molto confrontarci ed andare a correre fuori casa, abbiamo conosciuto molta gente ed abbiamo molti amici". Gare in programma per l’anno prossimo? "Ci piacerebbe seguire un campionato, puntiamo al Piemonte ed all’Emilia, mi piacerebbe che ci fosse qui a Pavia. Si potrebbe pensare ad un Campionato rally day".


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Caro Direttore, ho letto con piacere il vostro articolo sul sondaggio fatto al salame di Varzi, avete fatto un buon lavoro e come presidente degli Accademici del Salame ve ne sono grato. Quello che mi permetto di non condividere è la vostra interpretazione sui risultati, ricapitoliamo: 45% dice che il salame di Varzi non è più quello di "una volta"; 37% lo ritiene ancora il solito; 18% dice che dipende da chi lo produce. A parte il fatto che il 45% si ricorda chiaramente che il salame che ha conquistato l'appellativo "Varzi" non è più il solito, voglio dare la mia interpretazione al 18% che hanno detto "dipende dal produttore", sono sicuro caro direttore che queste persone, quando hanno espresso il loro parere, volevano semplicemente ed onestamente ammettere che qualche piccolo arti-

giano per fortuna c'è ancora che produce il salame di Varzi, ma secondo me non si riferivano certamente alla produzione di salame di Varzi che il grande pubblico trova oggi nei supermercati, voleva semplicemente puntualizzare che se si vuole farlo giusto, si può ancora fare. Per quanto riguarda il 37% che sostiene che il salame di Varzi è sempre il solito, io credo che siano cittadini abituati a consumare salami di ogni tipo che purtroppo sul mercato non trovano altro, quel salame che ha conquistato la fama di "Varzi", queste persone purtroppo non hanno avuto la possibilità di assaggiare l'originale e per originale intendo fatto con tutta la carne nobile del suino, intendo macinato a grana grossa, intendo stagionato in luoghi adatti per almeno cento giorni ed infine con aggiunta di solo sale,

pepe, vino e poco aglio, il tutto con maiali locali di almeno 23 miriagrammi. Tutto questo nel disciplinare D.O.P. non c'è scritto, di conseguenza produciamo ottimi salami che fanno concorrenza a tipologie inferiori ma non rispecchia per nulla il salame di Varzi tradizionale ed aggiungo che questo è un danno per il "nome" conquistato e per l'economia di tutta la valle. Con sincerità ed ammirazione. Giorgio Perdoni

DAI LETTORI

Giorgio Perdoni: "Non tutto il salame di Varzi è da buttare..."

SETTEMBRE 2015

Presidente PEGASO Confraternita varzese Accademici del Salame

"I Pos in Valle Staffora non funzionano mai" Gentile direttore, puntualmente con l’approssimarsi dell’agosto, ecco ricomparire l’epidemia stagionale di guasti ai POS di numerosi esercizi commerciali e ricettivi sparsi nella valle. Un fenomeno che, da turista assiduo frequentatore della Val Staffora, osservo da qualche anno: verso la fine di luglio, ecco comparire presso gli esercizi - che pure ne sono dotati e che in altri mesi l’usano regolarmente - il fatidico avviso ai clienti: «A causa di un guasto, il POS non funziona. Ci scusiamo per l’inconveniente». Sono ovviamente benvenuti i contanti, eventualmente i bonifici bancari e persino gli assegni. Naturalmente. La moria dei Pos, peraltro, non è di facile individuazione: forse le linee telefoniche? Le condizioni atmosferiche stagionali, quest’anno grande caldo, l’anno scorso le piogge insistenti? Chissà.

Deve essere proprio un maligno accavallarsi di inconvenienti a congiurare contro questo strumento di pagamento di beni prodotti e servizi, peraltro avente dignità di provvedimento di legge (il Decreto Legge n. 179/2012), che mira ad agevolare la diffusione della moneta elettronica nel nostro Paese, obiettivo condivisibile pienamente per attenuare rischi connessi alla gestione dei contanti, utilizzabile a richiesta dell’utente finale e per importi superiori ai 30,00 euro. Direi di più: efficace strumento di marketing per promuovere/incentivare le vendite - la s di Pos sta proprio per sales. Malgrado ciò, anche quest’anno i cartelli di diniego all’uso agostano del Pos sono spuntati come funghi. Capisco l’obiezione avanzata da alcuni esercenti circa le commissioni e il comodato dell’apparecchio per leggere le “carte” pretesi da al-

"Ecco come ingannano gli abitanti di Menconico"

Il Comune di Menconico ha affidato ormai da anni il servizio raccolta e smaltimento rifiuti all’A.S.M. di Voghera. I rifiuti sono raccolti, pesati e depositati nel centro raccolta di Voghera da dove vengono inviati

Ma come può restare unito il Pd?

In un partito ci devono essere diverse opinioni ed è cosa sacrosanta ma nel Pd si rischia di perdere la bussola. Ecco un esempio. Prendiamo un militante del Pd cattolico, praticante, se costui è non solo assessore ma deputato o senatore (vecchio senato) al momento del voto su temi etici, sicuramente si dimostrerà contrario a temi che la sinistra vera ha sempre combattuto per ottenere. Aborto, coppie di fatto, fecondazione assistita etc. Dunque il suo voto potrebbe essere uguale a quello espresso per anni dai partiti centristi UDC, vecchia DC. Non vi è dunque più vicinanza al centro piuttosto che all'estrema sinistra? Non solo costui/ei dovrebbe riflettere ma lo stesso partito, i loro dirigenti, sarebbe opportuno richiamassero a valori inerenti alla linea di partito. Come potrebbe dunque un elettore promuovere un candidato che su sentimenti morali si avvicinerebbe

al forno inceneritore. Quest’anno, grazie all’utilizzo di un diverso impianto di incenerimento, l’A.S.M. ha potuto contenere i costi in modo ragguardevole. I risparmi così ottenuti sono stati correttamente “giraad altri partiti? Non bisogna restare iscritti per forza o per protagonismo, ma solo se veramente convinti di seguire quel determinato binario. Sergio Barbieri Montebello della Battaglia

Grazie ai carabinieri di Godiasco Egregio direttore,

Volevo ringraziare personalmente i carabinieri della stazione di Godiasco ed in particolare il comandante capo Salvatore Milazzo per il controllo continuo e soprattutto notturono del nostro territorio. Pertanto questa presenza rassicura i residenti di Godiasco Salice Terme. Cordiali saluti

Franco Alessi Grassi

cuni istituti bancari; è dunque verso quest’ultimi che va indirizzata la richiesta di revisione delle condizioni contrattuali e salvando la funzione dello strumento POS. Si eviterà in questo modo di penalizzare i clienti consumatori, quelli che la lingua del marketing chiama i repeaters - i clienti migliori dal punto di vista del ricavo per il venditore -diminuinuendone, a volte annullandola, la propensione all’acquisto e l’eventuale reiterazione. Già, il marketing. Il convitato di pietra della Val Staffora. Fino a quando i suoi conterranei si limiteranno a citarlo nelle interviste rilasciate al Il Periodico e nelle lettere a Lei indirizzate e non a utilizzarlo, l’attrattività della Sua bella terra non interromperà la fase in atto di declino del suo ciclo di vita. Cordialmente Pier Giorgio Cozzi, Milano ti” ai Comuni. Anche a Menconico siamo passati da una spesa di Euro 27.930 per lo scorso anno, a Euro 14.217,30 per la stessa quantità di rifiuti trattati. Si sarebbe dovuto quindi applicare una tariffa più contenuta come d’altra parte fu annunciato nel Consiglio comunale del 16 dicembre scorso quando si votò il rinnovo dell’affido del servizio all’ASM e come fu ribadito dall’Amministrazione comunale nel pieghevole distribuito in occasione delle feste natalizie (riporto le testuali parole: «siamo riusciti ad avere una riduzione per lo smaltimento dei rifiuti urbani. I relativi benefici si vedranno nel 2015»). Il Sindaco però, pur di non abbassare la tariffa, ha presentato un piano finanziario contenente una voce di spesa inesistente e mai effettuata nel Comune: “costi per spazzamento e lavaggio strade e piazze Euro 16.843,40”. Abbiamo chiesto che il documento fosse ritirato e corretto. Il Sindaco invece, sentito il parere del Segretario comunale, decideva di sottoporlo comunque a votazione. Nessun consigliere di maggioranza esprimeva dubbi al riguardo. E’ stato quindi approvato con il solo voto contrario dei due consiglieri di minoranza presenti. Ma non è finita qui. Subito dopo il Sindaco decideva di aumentare l’addizionale comunale IRPEF (la percentuale passa dal 0,5 al 0,6 per cento). Le persone residenti nel Comune che percepiscono uno stipendio o una pensione si vedranno aumentare le trattenute per questa voce. Si stima di raccogliere con questa operazione la modesta somma di ca. Euro 4.000. Un bel doppio regalo-sorpresa che l’Amministrazione ha confezionato ai contribuenti del Comune! Alessandro Callegari consigliere comunale


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