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Anno 9 - N° 95

il Periodico

Agosto 2015

Vino contraffatto: "C'è razzismo enologico contro l'Oltrepò" Visponetti: "Per le strade la Regione ci aiuti"

Sul caso pirolisi Mussini spiega: "La Valdata inquinava di più"

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Recoaro: sei anni dopo la frana la gente ha ancora paura 15-16 agosto: due giorni di festa a Zavattarello con le giornate Medioevali


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Commento di Antonio La Trippa

In questi ultimi anni, spesso, molti Signori Sindaci e molti Signori Assessori dell’Oltrepò, a fronte di spese per opere o iniziative discutibili, molto discutibili, almeno secondo il “buon senso di un buon padre di famiglia”, si affrettano ad affermare: “quest’opera, al nostro comune non è costata niente”… La domanda che molti cittadini si pongono è sempre la solita: “chi ci ha messo i soldi? “oppure interpretando meglio l’affermazione del Sindaco o dell’Assessore di turno, l’ingenuo cittadino si chiede “chi è il benefattore che ci ha fatto questo regalo?”. Normalmente la risposta del “soddisfatto” Sindaco o Assessore è: “i soldi ci sono arrivati dalla provincia, oppure dalla regione, oppure da qualche ente statale o parastatale”. Sempre più cittadini ora fanno una riflessione… Va bene che l’opera o l’iniziativa, molto spesso inutile o superflua, al comune non è costata nulla, ma comunque la paga un’ istituzione provinciale o regionale o un ente statale o parastatale… e chi permette a queste istituzioni o enti di erogare questi denari al comune?… Il cittadino… del comune… con le tasse che paga. C’è da rimanere basiti di fronte a queste affermazioni dei Signori Sindaci, Signori Assessori e Signori Politici e politicanti vari ed eventuali… Queste affermazioni sono come quelle di un bambino che ha comperato un pallone e si affretta a dire alla mamma che a lui non è costato nulla….e la mamma chiederà con che soldi ha comperato il pallone ed il bambino dirà: “ con quelli che mi ha dato papà!”. Questo modo di ragionare se fatto da un bambino viene accolto con un affettuoso sorriso… ma se lo stesso modo di ragionare viene fatto da un Signor Sindaco o da un Signor Assessore che dovrebbero amministrare “la cosa” pubblica, c’è da preoccuparsi e da preoccuparsi molto. Quando qualcuno fa notare ai Signori sindaci ed ai Signori Assessori che il loro ragionamento è perlomeno “bizzarro”, sono prontissimi nel dar la spiegazione… se quei soldi non li spendavamo noi... li avrebbe spesi qualcun altro… siamo stati bravi a “prenderli” noi!!! Questa seconda affermazione di molti dei nostri Signori Sindaci e Signori Assessori è ancora più preoccupante della prima, perché in buona sostanza dicono “se i soldi che ci sono arrivati… non li buttavamo via noi…li avrebbe buttati qualcun altro… siamo stati bravi a buttarli noi” . Chiaramente il termine “buttare” è una “provocazione”, perché non sempre i soldi che arrivano… senza che il comune non debba sborsare nulla… vengono spesi in opere o iniziative inutili, molte volte vengono spesi in cose utili, ma il concetto rimane… i Signori Sindaci ed i Signori Assessori non capiscono o fanno finta di non capire che i soldi spesi sono sempre e solo derivanti da tasse pagate dai cittadini. Questa è l'Italia e l’Oltrepò dei cittadini... contribuenti... L'Italia e l’Oltrepò di uomini e donne costretti ogni giorno a continui doveri. Questa è l'Italia e l’Oltrepò dove per uno scontrino del caffè non emesso si diventa evasori... L'Italia e l’Oltrepò dove si è costretti a rubar le briciole per poter sopravvivere con quelle nostre attività che, a malapena danno un reddito. Questa è l’Italia e l’Oltrepò di Sindaci ed Assessori che non pagando direttamente il comune, pensano o vogliono far credere che molte cose sono “gratis”… invece sono tutte pagate dal “cittadino-pantalone”. Quante opere e iniziative discutibili sono state fatte in Oltrepò con questa filosofia: quante frane messe a

posto oggi e rifranate il giorno dopo e quindi rimesse a posto di nuovo, quanti pezzi di strada appena fatti e dopo pochi mesi sprofondati e quindi rifatti nuovamente, quante curve di strade sono state “radrizzate”, quante sale congressi pubbliche o strutture “pseudoturistiche” pubbliche in paesi o zone che il turismo, quello vero, non quello della festa del paese, oggi lo vedono con il binocolo e domani… pure… e l’elenco potrebbe essere lungo e variegato. Il cittadino si domanda a cosa serve continuare a privarci di tutto, fare immani sacrifici pur di avere quella tanto agognata regolarità contributiva se poi quei nostri soldi che diventano contributi finiscono a volte, troppe volte in opere e iniziative improbabili. Probabilmente a molti cittadini oltrepadani, difficilmente potrà interessare di quello che affermano i Signori Sindaci ed i signori Assessori dei paesi del nostro Oltrepò, di come vengono spesi i soldi pubblici in molti nostri comuni. Eppure dovrebbe interessare, perché questi sono soldi anche di ogni cittadino dell’Oltrepò. Cari cittadini oltrepadani ci hanno sempre parlato di "Roma ladrona", ma se scopriste quanto si sperpera in molti comuni, scoprireste una delle più grosse voragini in cui i soldi pubblici finiscono... e ci teniamo a precisare e ribadire che sono i vostri soldi, soldi che voi vi siete sudati.. Soldi che ogni italiano paga nel suo paese e che sono finiti in quel grosso calderone statale e parastale. I nostri Sindaci dicono che lo Stato di soldi non ne ha mai e ne eroga sempre meno ai comuni, e questo è vero…ma se molti dei nostri Signori Sindaci e dei nostri Signori Assessori invece di richiedere soldi per opere o iniziative discutibili, a volte superflue ed altre

TERZA PAGINA

LE STRANE TEORIE DI MOLTI SINDACI DELL’OLTREPO'

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volte inutili, richiedessero soldi e contributi, in questo momento di crisi, solo per le opere strettamente necessarie, sia l’Italia sia l’Oltrepo forse andrebbero meglio. Se molti dei nostri Signori Sindaci e molti dei nostri Signori Assessori quando vedono che un altro comune si è accaparrato i soldi per opere o iniziative discutibili o superflue, dicesse a voce alta, con coraggio, etica e dignità che a suo giudizio quei soldi sono soldi buttati …. beh... forse qualche cosa cambierebbe. Al contrario di oggi… dove molti sindaci a denti stretti e quando non li sente nessuno confidano che una determinata opera o una determinata iniziativa è proprio uno spreco…ma non lo dicono mai forte e chiaro in pubblico. Se gli si chiede come mai non dicono quello che pensano ad alta voce…ti rispondono: “Pos no a dil, al sindic da cal pais li, l’è un me amis… al sufenda”… Ecco fino a che questa modo di agire, questo modo di comportarsi, questo modo di pensare e questo modo di non dire…"perché as po no a dil"… continua a perdurare, noi cittadini contribuenti saremo costretti a stare sempre più attenti a non eccedere nei regalini per i nostri figli, ad evitare le buche di strade che sembrano groviera, ad essere terrorizzati se non si emette uno scontrino esatto, saremo sempre obbligati terminate le 8 ore di dipendente a trovarci un altro piccolo lavoro, perché una buona parte dello stipendio è "mangiato" dalle tasse ed alla fine del mese non ci si arriva, ad essere obbligati a dichiarare nella denuncia dei redditi, guadagni che a volte non ci sono, per essere congrui con gli studi di settore, ecco se non paghiamo tutte queste tasse se non stiamo attenti a non commettere ogni più piccolo errore contabile … poi, oltre alle tasse da pagare, arriva la multa, ed i soldi della multa, normalmente salatissima rispetto all’infrazione fatta, così come le salatissime tasse… Ecco tutti questi soldi servono, molte volte, troppe volte, per fare opere o iniziative a volte non necessarie, a volte superflue ed a volte inutili….ma che al nostro comune…come prontamente si affrettano a dire molti Signori Sindaci ed molti Signori Assessori non costano nulla!! Molte volte bisogna ridere per non piangere, quando si sentono queste affermazioni da parte di gente che è stata eletta per gestire “con il buon senso di un buon padre di famiglia” la “cosa” pubblica.


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ATTUALITA’

INTERVISTA ALL'ASSESSORE AI LAVORI PUBBLICI DELLA PROVINCIA DI PAVIA

Visponetti: "Stiamo facendo il possibile, la Regione faccia la sua parte" di Alessio Alfretti

«Noi facciamo il possibile, ma la Regione Lombardia faccia la sua parte». Maurizio Visponetti, assessore provinciale con deleghe alle Infrastrutture e ai Lavori Pubblici, parla delle strade oltrepadane tirando in ballo le responsabilità dell’ente regionale. Assessore, che colpe avrebbe la Regione? «Parlando di Oltrepò e non del resto del territorio provinciale, non dobbiamo dimenticare che la maggior parte dei danni alle strade collinari deriva dalle frane e che queste sono di competenza regionale. Se la Regione non le sistema, che senso avrebbe fare interventi nella consapevolezza che, alle prime precipitazioni, si rischia di spaccare di nuovo il fondo stradale riparato? Non dimentichiamo che ora non piove da mesi, ma alle prime precipitazioni queste frane di superficie si mettono in movimento». Però nel frattempo le strade rimangono dissestate… «Certo e, guardi, non voglio giuocare a scaricabarile: anche la Regione fa quel che può, ma all’ente regionale, come al Governo centrale, chiediamo che abbiano un occhio di riguardo per l’Oltrepò, che è una zona da valorizzare e salvaguardare con le sue risorse enogastronomiche e turistiche». Ha parlato di Governo nazionale: che ruolo ha nelle vostre attività? «Noi al momento siamo anzitutto bloccati dal Patto di Stabilità e dai tagli pesanti subiti dal Governo. Tant’è che non abbiamo ancora il bilancio e non siamo in grado di stabilire delle programmazioni per il futuro, se non con fondi assegnati ad hoc per casi specifici». Quali casi, ci fa un esempio? «Abbiamo fatto due interventi su frane a San Damiano al Colle e a Canneto Pavese: abbiamo potuto realizzarli solo grazie a uno specifico finanziamento regionale». Dunque al momento non sapete che interventi fa-

Maurizio Visponetti

rete nei prossimi anni? «Dobbiamo aspettare di fare il bilancio che è stato prorogato dal Consiglio dei Ministri a fine settembre. Faremo un bilancio a pareggio per l’anno 2015, mentre per il triennale ancora non sappiamo; ci dovrebbe essere in proposito un provvedimento del governo proprio all’inizio di settembre». Dunque nessuna anticipazione sui futuri interventi in Oltrepò? «Chiaramente al momento non possiamo fare progetti; posso però dire che, riguardo l’Oltrepò, verso l’inizio di Agosto dovrei avere un incontro con il presidente della Comunità Montana per uno scambio di opinioni e di idee. L’intenzione è di valutare assieme criticità e punti problematici dove investire». Mentre riguardo la manutenzione di fossi e vegetazione, cosa ci dice? «Per la pulizia abbiamo adottato un Regolamento di polizia rurale, mandato a tutti i Comuni: non dimen-

tichiamo che i fossi delle strade dovrebbero ricevere solo le acque delle cunette. Comunque con circa 30 cantonieri (all’inizio degli Anni ‘90 erano 3200) stiamo pulendo diversi punti e tagliando l’erba; in più c’è un appalto alle cooperative socialmente utili, da 80 mila euro» Parliamo di un intervento già fatto, la variante di Varzi: qualcuno l’ha criticata, lei che ne pensa? «Quest’opera è stata portata a termine grazie al finanziamento di Regione Lombardia, all’interno di un programma più ampio, ad oggi incompleto, che oltre a quella di Varzi avrebbe dovuto veder realizzate anche le varianti di Voghera e Rivanazzano. Si tratta comunque di un lavoro importante, che migliora la sicurezza». Prospettive che si realizzino anche le due restanti varianti? «Ho grossi dubbi, perché le risorse di cinque anni fa non ci sono più».


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PARLA MONICA ROSINA, RESPONSABILE COLDIRETTI DI VOGHERA E VARZI

di Alessio Alfretti

L’agricoltura oltrepadana è in ginocchio a causa del caldo. Non ci sono mezzi termini nel definire lo stato di difficoltà delle campagne a sud del Po, sino all’alta collina. Monica Rosina, responsabile Coldiretti di Voghera e di Varzi, conferma che i problemi quest’anno sono numerosi: «Le criticità legate alle intemperanze meteorologiche sono più d’una e davvero gravi». Le conseguenze della siccità e del caldo non hanno risparmiato nessuno? «No, pur se con modalità diverse; in certi casi, infatti, la mancanza di piogge è stata compensata con frequenti irrigazioni: quindi il prodotto non diminuisce molto in quantità, ma diventa più costoso. In altri i contadini non hanno potuto far fronte alla penuria di acqua, quindi avranno produzioni di minore qualità e quantità». Iniziamo dai cereali, quali sono le condizioni di grano e orzo? «Occorre fare una distinzione: nel Vogherese i danni c’erano già stati in autunno, con le piogge insistenti e i conseguenti allagamenti. Poi si è aggiunto il caldo. In collina, invece, è stata soltanto la siccità a influire sulla salute dei cereali. In alcune zone si parla di una resa pari a 2,5 quintali alla Pertica, davvero pochissimo». Rimaniamo nel vogherese: come stanno gli ortaggi, tipica produzione di questa zona? «Anche in questo caso la preoccupazione è grande. Faccio l’esempio dei pomodori. Gli agricoltori sono riusciti a far fronte alla siccità e alle malattie fungine, ma con costi lievitati: l’irrigazione frequente comporta l’uso di pompe e il dispendio in gasolio; poi ci sono i trattamenti antifungini per malattie come la peronospora». Quindi in questo caso il prodotto ci sarà, ma più caro? «Direi proprio di sì: la produzione è stata abba-

Anche il mais soffre il caldo

Monica Rosina

stanza preservata, ma con costi accresciuti. Stesso discorso vale per il mais, con un distinguo: non tutte le aziende hanno pozzi per irrigare di continuo. Quindi abbiamo chi ha preservato la produzione, a costi lievitati, e chi invece ha le piante praticamente

ATTUALITA’

"Prima le piogge e poi il caldo hanno messo a dura prova l'agricoltura"

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già secche». Mentre salendo in collina, come vanno le cose? «Nella zona di Varzi l’erba medica, una delle colture più diffuse, avrà un significativo calo di produzione: dopo i primi due sfalci, ormai è difficile che si riesca, come invece accade di norma, a fare il terzo». E la frutta? «Nella zona di Bagnaria e della Val di Nizza si registra una diminuzione delle pezzature: ad esempio le mele sono più “striminzite”. Anche in questo caso, qualcuno, chi ha i pozzi in fondovalle, è riuscito a tamponare irrigando». E tra le viti, come sta andando? «Anche qui c’è paura per le malattie fungine, ma soprattutto per la vendemmia anticipata a causa del gran caldo, che potrebbe iniziare a metà agosto». Peraltro questo settore soffre anche dei problemi legati all’inchiesta giudiziaria sulla cantina Terre d’Oltrepò: voi state seguendo la vicenda? «Sì e siamo molto preoccupati. Al di là della legittimità dei controlli, che non mettiamo in dubbio, ci auguriamo però che l’inchiesta si concluda il prima possibile, per non ricadere con terribili conseguenze sulle aziende agricole associate alla cantina di Casteggio-Broni».


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L'INTERVISTA X

NE PARLA UN PRODUTTORE DI VINO

di

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Il vino della vergogna...

Nilo Combi

Alla luce dell’enorme scandalo del vino adulterato che ha colpito l’Oltrepò Pavese. Il “MISTER X” che abbiamo intervistato questo mese è un importante produttore di vino oltre ad essere uno dei personaggi più autorevoli della viticoltura oltrepadana. In questi giorni si parla tanto di vino adulterato dell’Oltrepò, ma cosa si intende per adulterazione? "La risposta è semplice: l'adulterazione di un alimento consiste nella variazione illecita e fraudolenta della composizione di un prodotto alimentare, in questo caso del vino". Cosa ha portato l’Oltrepò vinicolo a questa devastante situazione? "La voglia di arrivare velocemente anche là dove non è possibile, ed ad ogni costo. In questo caso adescando e dico adescando non a caso. Perché non c’è sostanziale differenza tra gli adescamenti dei minori e gli adescamenti dei consumatori. Il principio è il medesimo: attrarre a sé. Solo che adescando i minori si commette reato, adescando i consumatori molto spesso non accade nulla. A volte si può fare, almeno molti in Oltrepò pensavano e pensano che si possa fare". I nostri politici sono intervenuti in questi giorni di burrasca vinicola con parole di condanna... "I nostri politici saranno impegnati a gozzovigliare, a loro poco importa di quel che accade in Oltrepò o altrove. A loro importa la presa e la gestione del potere, non gli interessi della collettività e di quanto accade. A loro importa avere e dare posti e sedie in alcuni enti sperando siano portatori di voti e magari di qualche soldo. Deve far riflettere quanto detto dall’Assessore Regionale dell’Agricoltura durante la sua visita alla Cantina Terre d’Oltrepò nel settembre scorso, 10 mesi orsono non 10 anni, 10 mesi “"Sono venuto a visitare questa realtà per capire da vicino il modello che propone. Un modello positivo, un'azienda esempio di efficienza e funzionalità e punto di riferimento di tutta la viticoltura dell'Oltrepo e non solo". Probabilmente l’Assessore Fava non sapeva nulla dello tsunami accusatorio che stava arrivando... "Non ho dubbi che non lo sapesse, ma questo è ancora più preoccupante, probabilmente quel giorno era uno dei pochi a non sapere qual’era l’andazzo da molti sussurrato sottovoce". Il Vino adulterato dell’Oltrepò in Italia è in buona compagnia: olio, mozzarelle, pelati e tanti altri prodotti alimentari adulterati... "Non mi fa indignare sapere che esistono imprenditori in Italia che truffano i consumatori sotto la luce del sole. Mi fa indignare che a fronte di ogni scandalo alimentare il Ministro delle Politiche agricole si limiti a dichiarare che le imprese illegali sono ‘solo delle mosche bianche'. Un Ministro che dichiara una cosa del genere o non sa cosa dice o è un incapace". Lei ritiene che le accuse degli organi inquirenti nei confronti di Terre d’Oltrepò saranno, durante i prossimi gradi, provate?

"Questo non lo so, io so solo, che dopo mesi di indagini e dopo il primo temporale giudiziario di Febbraio, ora è arrivato uno tsunami giudiziario. O la Procura della Repubblica, la Guardia di Finanza e la Forestale non capiscono niente oppure qualche cosa c’è, e se c’è qualche cosa è qualcosa di molto grosso, non si sequestrano 16 milioni di ettolitri di vino sfuso e 700mila bottiglie in base a dei sospetti". Terre d’Oltrepò era considerata fino a pochi mesi orsono l’azienda miracolo dell’Oltrepò Pavese ed anche della Lombardia vinicola... "Guardi io sono cattolico e vedo che il Santo Padre mi sembra non creda molto al miracolo della Madonna di Medjugorje, ecco io non ho mai creduto al miracolo della Cantina di Broni e Casteggio, e non credo neanche a tanti altri miracoli che ci sono nel mondo vitivinicolo dell’Oltrepò". Lei pensa che oltre a Terre D’Oltrepò ci saranno altre realtà oltrepadane coinvolte? "Intanto ci sono 300 conferitori indagati oltre a Terre d'Oltrepò, poi dipende dalla capacità investigativa e dalla voglia e dal tempo che avranno a disposizione le autorità giudiziarie. Ma 16 milioni di ettolitri e 700mila bottiglie non si fanno nel sottoscala di nascosto. Ci vogliono tante, tantissime persone per produrle, per far arrivare il vino, per preparare le carte , per venderlo. Se la Procura della Repubblica non si è sbagliata, in tanti stanno tremando, anche se tanti la passeranno liscia". Michele Rossetti, Presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese dice che “Bisogna ridare piena operatività alla Cantina Terre d’Oltrepò, fermo restando il rispetto dell’inchiesta”... "E cosa deve dire, sono parole di buon senso per cercare di salvare il salvabile, la situazione è drammatica, molti conferitori non sanno a chi portare l’uva che tra poco raccoglieranno". Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese cosa può fare? "Ben poco, come del resto negli ultimi anni ha sempre fatto ben poco. Adesso tutti a tentare di minimizzare. Tutti a spiegarci che il vino adulterato non fa male alla salute ed altre amenità del genere. Forse se controllavano prima i “miracoli” non saremmo arrivati a questo punto". Lei vede responsabilità da parte del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese? "Chi dettava legge, anche per peso specifico aziendale, anche se sembra che questo peso specifico fosse adulterato era la Cantina Terre d’Oltrepò. A me sembra che in tutti questi anni, e non solo nel caso di Terre d’Oltrepò, il consorzio si sia comportato con la filosofia del “volemoce bene”, forse e purtroppo anche in questi mesi troppe volte la testa è stata girata dall’altra parte per non vedere. A mio giudizio al Consorzio mancano le capacità per essere un ente autorevole: il primo Presidente, Ricevuti, diceva che “Il Consorzio deve accertare la produzione globale di vino tipico e pregiato ottenuta annualmente nella zona di produzione, vigilare affinché non si mettano in vendita con nome di vini tipici e pregiati vini che non siano prodotti nel territorio del Consorzio e che non abbiano le caratteristiche fissate”. Dopo un sequestro come questo di 16 milioni di ettolitri di vino sfuso e 700mila bottiglie, mica di 12 bottiglie ed una damigiana, la dirigenza, tutta la dirigenza del Consorzio dovrebbero dimettersi. Se Vivessimo in Giappone o in Corea, avrebbero già fatto harakiri. Ma purtroppo siamo in Italia ed in Oltrepò e non siamo in estremo oriente dove è normale che presidenti, amministratori delegati o direttori si scusino pubblicamente per aver leso l'onorabilità e l'immagine della loro azienda. Onore e vergogna appartengono ancora alla cultura d'impresa asiatica, ma in Oltrepò questa cultura è scomparsa". Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese comunque

è abbastanza vivace a livello social, visibilità, interviste... "Personalmente quest’inverno dopo la prima visita delle forze dell’ordine ad un certo numero di aziende vitivinicole dell’Oltrepò, avevo capito che il segreto di pulcinella stava per essere scoperto e mi sono preoccupato immediatamente. Al contrario ho visto i vertici del Consorzio dare interviste sulla pirolisi e la cosa mi fatto cadere le braccia, perché mi sono detto: ma con l’enorme problema che abbiamo in casa, questi non dicono niente e non si preoccupano del problema del vino adulterato e invece ogni settimana partecipano a dibattiti, fanno video e dichiarazioni sui giornali per la pirolisi. Premesso che la pirolisi è un problema serio, bastava fare una volta una dichiarazione scritta contro questo inceneritore e poi preoccuparsi del grave problema che avevamo in casa nostra. Questi “belli belli” continuavano a ripetere le solite cose, dicendo giustamente che i fumi della pirolisi inquinano anche le viti, ma si sono dimentica di controllare che il vino non venisse adulterato. Poi si sono occupati delle elezioni di Voghera facendosi fotografare con i vari candidati, ogni tanto partecipavano ad una festa a Milano per quella grande str……omissis , che si è rivelato l’EXPO. Sono andati ballando e ridendo contro il disastro". Comunque è indubbio che un impegno pubblicitario del Consorzio ci sia, il Cruasè ne è una testimonianza. "Negli ultimi anni il Consorzio ha “partorito” tra gli altri i nomi di Classese, Classimo, Talento ed ora Cruasè, molti produttori questo nome non lo vogliono utilizzare perchè non piace o lo ritengono inutile ed il 99% della gente non sa cosa sia. Se questa è promozione, io sono Sofia Loren". Qual è la soluzione? "Per Terre d’Oltrepo e per gli altri eventuali soggetti che sono o che saranno coinvolti, la soluzione è nelle mani della magistratura e successivamente nelle mani dei soci che spero a questo punto vogliano dar un taglio netto con il passato. Per gli altri produttori dell’Oltrepo la soluzione è quella di produrre meglio e di vendere a prezzi maggiori. Per i politici e ammenicoli vari, la soluzione è un bel silenzio, meno se ne occupano, meno parlano del vino in generale e di questa vicenda in particolare, meglio è per noi che di vino ci viviamo. Tanto dicono tutti le stesse cose dal salvaguardiamo i produttori che lavorano bene… ed io dico che chi lavora bene si salvaguardia da solo, al dire che la maggioramza delle aziende non è coinvolta… e qui dicono una bestialità, perche il 53% quindi la maggioranza del vino in oltrepò era lavorato da Terre d'Italia. Quindi fossi in loro starei in silenzio, anche perchè negli enti oltrepadani che si occupano di vino e anche di agricoltura c'è già troppa politica ed i risultati sono sotto gli occhi tutti. Per il Consorzio la soluzione è quella di tagliare quel cordone ombelicale che lo lega in modo troppo stretto alla politica, di rimettere al loro posto cantine sociali ed imbottigliatori e ridare il peso che meritano ai piccoli e medi produttori. Serve una direzione guidata da un vero manager, che conosca a fondo il marketing, che abbia autorevolezza ed autorità, la dirigenza del Consorzio non deve essere solamente brava nello scrivere comunicati stampa e tenere buoni rapporti con la politica. A mio giudizio la dirigenza di un consorzio deve stare lontano dalla politica, deve aver maturato un’esperienza almeno decennale di marketing in una azienda vinicola di primaria importanza, non importa se italiana o straniere, deve conoscere a fondo quest’aspetto, solo così il Consorzio potrà promuovere il vino dell’Oltrepo. Non basta per promuovere il nostro vino organizzare due feste al mese in qualche ristorante, due convegni che non interessano a nessuno, tre foto su internet con qualche politico locale e parlare d’inquinamento. Al Consorzio serve una dirigenza con gli attributi. Cosa che in questo momento a mio giudizio mancano, intendo gli attributi".


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INTERVISTA AL PRESIDENTE DI ASM VENDITA E SERVIZI SRL

AGOSTO 2015

di

Serena Simula

Asm Vendita e Servizi Srl è entrata ufficialmente a far parte del Consorzio Unienergia Ticinum di Pavia. Promosso dalla Confindustria di Pavia, è nato nel 2000 a seguito della liberalizzazione del mercato elettrico e consentirà all'azienda vogherese di acquistare energia e gas a prezzi ridotti. In questo modo la società compirà un passo avanti nel campo della crescita industriale e dell'offerta commerciale, proponendo condizioni più vantaggiose ai propri clienti. Ad illustrare la novità il presidente di Asm Vendita e Servizi l'ingegner Paolo Bergaglio. Ingegnere, come mai questa decisione di aderire al consorzio? «Abbiamo fatto questa scelta in modo strategico, al fine di concentrare e ottimizzare gli acquisti dell'energia elettrica congiungendoli con quelli dell'Unione Industriali all'interno del Consorzio. Questo ci permetterà di acquistare sul mercato una quantità di energia più alta di quella che avremmo comprato normalmente, ricevendo quindi un prezzo migliore. Un vantaggio che si riverserà sui nostri clienti che oggi fanno parte del mercato libero». E per i cittadini? Cambierà qualcosa? «In effetti sì perchè l'energia elettrica che acquisteremo a un costo inferiore potrà essere sfruttata da Asm Vendita e Servizi per formulare delle offerte ai cittadini del territorio di Voghera, Pavia e provincia.

Paolo Bergaglio

VOGHERA

Asm - Bergaglio: «Con il Consorzio i nostri clienti risparmieranno»

In questo modo cercheremo di calmierare i prezzi dell'energia elettrica, allineandoli il più possibile a quelle che sono le migliori proposte presenti sul mercato». Un accordo, questo, che indica anche l'espansione di Asm Vendita e Servizi.. «Sì, l'idea è proprio quella di sfruttare queste migliori condizioni di acquisto per creare nuovo business, incrementando il numero di clienti sia in ambito privato (quindi famiglie e partite iva) che nel settore delle piccole-medie imprese (fino a un valore di consumi che si aggirano intorno al milione di kilowatt ora). Le aziende a più forte consumo di energia infatti hanno accesso al libero mercato in maniera più favorevole e non sappiamo ancora se riusciremo ad essere così competitivi per loro. In ogni caso prevediamo comunque un interessante incremento del mercato per noi». Un mercato in crisi? «Più che in crisi direi un po' stagnante: quello che gli serviva era una scossa in grado di rilanciarlo e credo che questa nostra iniziativa possa servire allo scopo. Come in tutte le cose, anche in questo caso l'unione fa la forza e la sinergia con il Consorzio non può che produrre per noi e per i nostri clienti effetti positivi».


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L’EX ASSESSORE BAGGINI SI SFOGA DOPO IL “SILURAMENTO” IN GIUNTA

di

Christian Draghi

Moreno Baggini, ex assessore ai servizi sociali, è insieme a Daniele Salerno uno degli esclusi eccellenti dalla giunta Barbieri bis. Si è sempre definito “un tecnico” e non un politico. Vicedirettore della Caritas diocesana di Tortona, pareva, ai servizi sociali, l’uomo giusto al posto giusto. Dopo un anno qualcosa deve però essersi incrinato nel rapporto con la squadra di Governo, visto che Carlo Barbieri ha deciso di escluderlo. Baggini, si aspettava di essere silurato dopo il lavoro svolto nell’ultimo anno? “Partirei dicendo che già accettare l’incarico non è stata una scelta semplice. Quando mi è stato chiesto di diventare assessore ho condiviso la possibilità con la mia famiglia, con la Curia, con le realtà dell’associazionismo e del volontariato locale, e con molti cittadini che mi hanno dato forza e sostegno morale nel vedere una persona della società civile, prendersi a cuore la propria città in un periodo di particolare difficoltà”. Crede che sia stato questo ruolo da “non politico” ad esserle costato il posto? “Come ribadito più’ volte durante questo anno di lavoro in Comune non sono un politico, ma una persona che ama la sua città, da generazioni, e che è convinto che un buon governo si caratterizza, in primo luogo, per la sensibilità ai problemi sociali, e per la capacità di mantenere vivo un tessuto che promuove la sussidiarietà coinvolgendo associazionismo, volontariato, terzo settore, parrocchie, sindacati, singoli cittadini, la nostra comunità”. Giovanni Alpeggiani ha dichiarato al nostro giornale che lei è stato la delusione di queste elezioni: dal mondo del volontariato non sarebbero arrivati i voti sperati. Cosa si sente di rispondere? “Io non ho partecipato alla campagna elettorale, non candidandomi e non sostenendo nessuna persona. Se qualcuno sperava di strumentalizzare il mio nome per avere voti in più si è sbagliato. Questo mi dispiace perché la politica, come la intendo io è fatta di buone intenzioni, e non per occupare posti dimenticandosi poi dei cittadini. La politica, quella vera, basata sulla democrazia va nutrita ogni giorno, la partecipazione deve essere un metodo di vita e di governo e non soltanto l’appuntamento, a scadenze fissate, con le urne e le schede elettorali”.

VOGHERA

“Ho lavorato per la città, non per portare voti a qualcuno”

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Moreno Baggini

Di quali iniziative intraprese da assessore si sente più fiero? “Ho dimostrato con i fatti che in neanche in un anno l’assessorato che ho guidato è cambiato molto. Molti sono stati gli interventi innovativi che da tempo la comunità vogherese chiedeva e che fino ad oggi per varie ragioni non si è mai riuscito a realizzare. Non vorrei fare un elenco schematico di quello che abbiamo fatto perché è la quotidianità che va considerata, l’incontro con la persona bisognosa, il suo coinvolgimento. In particolare mi godo gli attestati di stima di tutta la comunità, delle persone che mi testimoniano

la bontà del lavoro svolto e la delusione per la mancata riconferma. Anche il Sindaco stesso mi aveva dimostrato gratitudine e soddisfazione…”. Ora cosa farà? “Ho chiesto al Vescovo un mesetto di pausa per dedicarmi alla famiglia e ad alcuni progetti personali. Poi a settembre riprendo il mio lavoro in Caritas con nuove prospettive anche con incarichi a livello nazionale. Molte persone mi chiedono di dare un seguito a questa mia “esperienza politica”. Per il momento non ne ho intenzione anche se volendo i numeri li avrei”.


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VOGHERA

IL LEADER DELL’ITALIA DEL RISPETTO SPIEGA L’APPOGGIO A BARBIERI

“L’accordo era sul cimitero per gli animali, il sindaco lo rispetti” di

Christian Draghi

Con il suo 1,26%, L’Italia del Rispetto, movimento civico guidato dal vogherese Fabio Aquilini, è stato anch’esso decisivo nel determinare la rielezione di Carlo Barbieri alle scorse comunali, avvenuta come noto con uno scarto di soli 11 voti sullo sfidante Aurelio Torriani. La scelta però non è andata giù a molti, e il movimento con il suo leader sono stati vittima di numerosi attacchi, anche sul web. Aquilini, vi siete presentati come forza alternativa alla politica tradizionale, ma alla fine avete appoggiato al ballottaggio il sindaco uscente di Forza Italia. Una scelta che a molti è parsa incoerente. Come la spiega? “Noi continuiamo ad essere un movimento civico e apartitico, ma nello stesso tempo abbiamo ritenuto, per i pochi voti avuti al primo turno, di cercare di concretizzare la nostra azione al ballottaggio. Dal momento in cui Barbieri ha accettato di inserire nel suo programma la realizzazione del cimitero per gli animali, sul quale noi avevamo condotto una raccolta firme arrivata oltre le seicento adesioni, abbiamo deciso che dare i nostri voti a lui equivaleva ad accontentare quei 600 cittadini che avevano firmato la petizione manifestando un’esigenza. Si trattava di concretizzare uno sforzo politico in azione per la città”.

Fabio Aquilini

Quindi è solo la realizzazione del cimitero per gli animali che si aspetta? “L’accordo con il sindaco è quello: si è impegnato a realizzare il cimitero entro la fine dell’anno. Ci tengo a sottolineare che non siamo in maggioranza con il sindaco, non abbiamo nessun ruolo nell’esecutivo né abbiamo chiesto posti in alcuna partecipata. Lo abbiamo sostenuto solo per poter dare un servizio alla città, non per ottenere tornaconti di altro tipo”.

Crede che Barbieri manterrà l’impegno? “Devo dire che sono rimasto molto deluso dal trattamento riservato a Moreno Baggini, assessore che godeva della nostra massima stima per il lavoro svolto e anche sotto il profilo umano. La sua esclusione mi fa nutrire più di un dubbio sulle intenzioni del sindaco nei nostri confronti adesso”. Perché non ha proposto lo stesso accordo a Torriani? “Perché il suo principale alleato era la Lega che credo abbia bisogno di una forte rigenerazione e rinnovamento a livello dirigenziale, per questo non mi sono sentito di appoggiarla”. Come valuta la prima esperienza elettorale del Movimento alla luce dei 246 voti ottenuti? “Dal punto di vista politico, se tengo conto del fatto che sono partito da solo, senza alcuna possibilità economica e che siamo stati in grado di costruire un gruppo e presentare la nostra lista posso dire di essere soddisfatto. Sono deluso invece sotto il profilo etico, perché il messaggio forte che abbiamo cercato di trasmettere in tutto questo tempo, cioè quello di una politica più umana, etica, rispettosa, credo non sia passato. O, più semplicemente, non abbia interessato più di tanto i miei concittadini. Questa è la delusione più grande”. L’Italia del Rispetto andrà avanti? “Certamente. Dal primo settembre cominceremo a lavorare per costruire nuove proposte con ancora maggiore convinzione”.


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IL VICESINDACO RACCONTA LE DIFFICOLTA’ DEL COMUNE

AGOSTO 2015

di

Christian Draghi

Giuseppe Fiocchi è l’unico “leghista” sopravvissuto nella giunta comunale di Voghera. La Lega Nord, come noto, non ha appoggiato Carlo Barbieri e la rielezione del primo cittadino uscente ha portato il Carroccio all’opposizione. Il destino di Fiocchi è però diverso. In disaccordo con la linea anti-Barbieri dettata dall’ex segretario (oggi dimissionario) Filippo Musti, si era staccato dalla sezione locale per dar vita alla lista civica Voghera Lombarda. La fedeltà al sindaco lo ha ripagato: ha mantenuto la carica di vice, con delega al bilancio e all’occupazione. Una posizione “scomoda” considerando che, a causa dei continui tagli da Roma, l’autunno potrebbe portare in dono ai vogheresi un aumento delle tasse comunali. Ma procediamo per ordine. Fiocchi, come mai ha scelto di non allinearsi alla linea della Lega, il suo partito, per supportare ancora Barbieri? Aveva capito che tirava una brutta aria? “Semplicemente non ero d’accordo con la scelta di schierarsi contro Carlo Barbieri, mi sembrava incoerente dopo cinque anni di buona amministrazione portata avanti insieme. E poi non ho compreso la scelta di schierarsi a sostegno di una lista civica che aveva numeri inferiori a quelli della Lega stessa. Correre da soli con un proprio candidato poteva al limite avere un senso, ma così…”. Lei ha ancora la tessera della Lega?

Giuseppe Fiocchi

“Sì, certo”. Però è in qualche modo esterno al partito adesso… conta di rientrare nei ranghi dopo le dimissioni di Musti? “Al momento il partito a Voghera è commissariato e in mano ad Angelo Ciocca. Il mio rientro in segreteria, così come quello degli altri che con me si sono spostati su Voghera Lombarda (Pierfelice Albini, Renzo Merli, Giuseppe Roffi, ndr), è condizionato da cosa succederà e chi sarà alla guida della sezione”.

VOGHERA

Fiocchi: “Ancora tagli dallo Stato, potrebbero aumentare le tasse”

In altre parole alla permanenza o meno di Musti. I rapporti con Sartori come sono? “Direi buoni, gli avevo anche chiesto di unirsi a noi in Voghera Lombarda, poi però ha scelto diversamente”. Parliamo del suo nuovo ruolo in giunta. La delega al bilancio è un compito tecnico, ma molto delicato di questi tempi… “Il bilancio per i Comuni diventa anno dopo anno un rebus sempre più difficile da risolvere a causa dei continui tagli ai trasferimenti dallo Stato. Quest’anno avremo a che fare con qualcosa come 1milione e 800mila euro di entrate in meno…Qualcuno che è andato in pensione non sarà rimpiazzato ci saranno circa 500mila euro di introiti derivati da Asm e gli assessorati avranno a disposizione circa 100mila euro in meno degli anni precedenti, ma non sarà sufficiente a far quadrare i conti”. Ergo bisogna aspettarsi un aumento delle tasse? “Purtroppo non sappiamo quali altre strade si potranno percorrere. Potrebbero esserci dei ritocchi sull’Imu, cercando magari di salvaguardare i terreni agricoli. Come ho detto, è una situazione davvero complicata. Occorre però anche tenere conto del fatto che Voghera al momento rimane una delle città con le aliquote più basse della zona, inferiori rispetto a una realtà come quella di Pavia, ad esempio”.


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L’EX ASSESSORE AL BILANCIO RESTA IN PANCHINA CON UN RUOLO ATTIVO

di

Christian Draghi

Daniele Salerno è il più illustre degli esclusi dalla giunta Barbieri Bis. Sempre presente in tutte le formazioni amministrative del centrodestra fin dalla prima targata Aurelio Torriani (correva l’anno 2000), oggi ricopre il ruolo di “semplice” consigliere di maggioranza. Passare dopo tanto tempo dal campo alla panchina non sembra però pesargli. Lascia al suo erede Giuseppe Fiocchi la patata bollente, con un dictat preciso: “non si aumenti la Tasi”. Salerno, dopo 15 anni perde il “suo” ruolo di assessore al bilancio. Come l’ha presa? “15 anni sono molti, credo si tratti di un record assoluto. Ho compiuto un impegno costante, imparando molto giorno per giorno e dando il meglio delle mie capacità. La scelta è stata valutata attentamente assieme al sindaco Carlo Barbieri ed anche con le altre forze della maggioranza, perché il ruolo di assessore al bilancio è un po’ il motore dell’intera amministrazione. Una valutazione comune quindi, concordata, che mi permetterà di tornare a fare politica attiva e propositiva, cosa impossibile quando svolgi un’attività di governo”. Di che cosa si occuperà adesso? “Come consigliere comunale e come referente del Nuovo Centro Destra di tutto quello che concerne l’amministrazione cittadina, non solo da un punto di vista tecnico, ma anche politico. Nel nuovo bilancio ho chiesto ed ottenuto l’inserimento di due obiettivi: non aumentare la Tasi, e cioè la tassa che colpisce i proprietari della casa nella quale abitano, acquistata

Daniele Salerno

con tanti sacrifici, e la non estensione di questo tributo “malvagio” alle 4000 famiglie che a Voghera abitano in affitto, cosa che invece avviene in tantissime altre città italiane. Per il prossimo anno non ci sarà nessun aumento. In più ho chiesto e ottenuto un abbassamento del 5% circa della Tari, ovvero la tassa per la spazzatura, così, in soli due anni, questa tassa scende a Voghera del 20%, un risultato che ritengo eccezionale per le nostre famiglie. Entro breve ci saranno altre mie proposte in tante e diverse direzioni, però preferisco attendere un po’ per vederne la rea-

VOGHERA

Daniele Salerno: “Ho chiesto e ottenuto che la Tasi non aumenti”

AGOSTO 2015

lizzazione”. Si vocifera per lei di un futuro in qualche ente partecipata. Asm la entusiasmerebbe come sfida? “Asm è impossibile per legge perché il Comune di Voghera ne è azionista. Per il resto vedremo. Un passo sarà la mia collaborazione attiva con l’assessore regionale Mario Melazzini, persona che moralmente e politicamente stimo”. Per 15 anni si è occupato di bilancio. Come lascia il comune di Voghera da un punto di vista economico e fiscale? “Ritengo bene. Per anni, difficili per tutta l’Italia, con enormi tagli nei trasferimenti statali, sono riuscito a tenere le imposte locali ai minimi, mantenendo i tanti servizi che la nostra città eroga. Una strada avviata bene e che deve continuare”. Di quale iniziativa intrapresa negli anni per la città è più orgoglioso? “Certamente il taglio del debito del Comune di oltre il 30% senza influire minimamente sui servizi. È stato difficile, ma essenziale per il nostro futuro perché avremo minori interessi da pagare. Poi le manovre complessive sulle tasse, condivise dai sindacati e dai rappresentanti delle attività produttive, per me un motivo di orgoglio. Aggiungo i controlli su chi chiede contributi economici al Comune senza averne diritto, falsificando gli atti. Ne sono stati denunciati una quarantina, consentendo a chi ha realmente bisogno di ottenere gli aiuti necessari. Una cosa giusta”.

PARLA IL PRESIDENTE GIANCARLO MACONI

Acol Voghera: "Abbiamo ritrovato la voglia di mettersi in gioco" di

Serena Simula

Commercianti che organizzano serate musicali, cene a tema e intrattenimenti vari. Commercianti che dopo anni di dormiveglia sembra abbiano trovato finalmente la voglia di mettersi in gioco e di rimboccarsi le maniche per attirare i clienti e far rivivere la città: questa è la sensazione che i vogheresi hanno avuto durante i Giovedì sotto le stelle e che è stata confermata dalle stesse associazioni di categoria. Abbiamo intervistato il presidente di Acol Giancarlo Maconi per parlarne con lui. Cominciamo da quest'ultima edizione di Voghera sotto le stelle: qualcosa è cambiato. «Sì, è sicuramente cambiato il livello di partecipazione dei commercianti, i quali anche prima che il comune organizzasse la manifestazione già si erano attivati per organizzare le loro iniziative, appoggiandosi o meno alle associazioni di categoria. Il commercio a Voghera ha capito che se non si dà uno slancio da solo non può aspettarsi che arrivi sempre qualcosa dall'alto: per il momento il comune può fornirci soltanto gli spazi e lo sta facendo, sta a noi cercare di riempirli. Lo scopo è quello di creare movimento, e più movimento c'è meglio è per la città e per il commercio». A cosa crede che sia dovuto questo cambiamento?

Giancarlo Maconi

«Penso a una nuova consapevolezza acquisita autonomamente dalla maggior parte dei commercianti, spinti in questa direzione sia dall'andamento del mercato che dalle associazioni di categoria». La Dottoressa Azzaretti è stata riconfermata assessore al commercio. Favorevole o contrario?

«Noi non avevamo mai fatto il suo nome ma in un incontro con Barbieri avevamo richiesto espressamente una persona il più possibile dinamica, che ci assecondasse, ci coinvolgesse e ci aiutasse nell'organizzazione delle nostre iniziative. Dal momento che avevamo già collaborato positivamente con la Dottoressa in altre occasioni, siamo stati felici della sua nomina. Non escludo che l'assegnazione dell'assessorato al commercio alla dottoressa Azzaretti possa aver contribuito a questo cambiamento positivo, anche se molti negozianti avevano cominciato ad organizzare delle attività anche prima dell'insediamento della nuova giunta». Cosa vi siete detti nel primo incontro? «Abbiamo esposto la nostra necessità di avere un punto di riferimento fisso all'interno del comune, qualcuno con cui colloquiare quotidianamente per ogni difficoltà o per ogni proposta, qualcuno che ci tenesse al corrente di tutto ciò che può riguardarci. In questo siamo stati esauditi immediatamente». Progetti futuri? « Diversi eventi in programma per il mese di Settembre, tra cui l’organizzazione di una sfilata e di una piccola Fiera degli sposi. Un altro nostro obbiettivo a breve termine (ma dobbiamo ancora decidere una data) è quello di dar vita finalmente a una vera e propria notte bianca».


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VOGHERA

RICONFERMATO ALLA CARICA DI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE

Affronti: «Orgoglioso di me, di mio padre e del cognome che condividiamo» di

Serena Simula

Riconfermato presidente del consiglio comunale nella seconda giunta Barbieri, Nicola Affronti è stato il candidato più votato alle scorse elezioni amministrative. Un successo, questo, di cui rivendica in toto la paternità, attribuendolo al buon lavoro svolto in cinque anni di infaticabile attività politica al servizio della città. Affronti Lei ha richiesto espressamente di ricoprire per la seconda volta la seconda carica istituzionale cittadina, perchè un ruolo importante ma super partes e non un assessorato? "Per una serie di motivi. Negli ultimi cinque anni da presidente del consiglio (che, ricordo, è pur sempre la seconda carica istituzionale del comune) credo di aver svolto un buon lavoro e quindi non vedevo il motivo di cambiare, preferendo affidare gli assessorati ad altri due validi membri dell'Udc. In più, da presidente del consiglio riesco ad avere una visione molto ampia dell'operato dell'amministrazione, mentre facendo l'assessore ci si limita inevitabilmente ad un unico settore". Il Suo è un cognome importante, quanto ha pesato politicamente parlando essere “Il figlio di Paolo Affronti”? "Sicuramente il mio cognome porta un’eredità importante, ma io ho iniziato a fare politica nel 2000 e in questi anni credo di aver sempre portato un contributo personale, dapprima nei quartieri e poi in consiglio comunale. Portando un cognome importante ed essendo così giovane ho dovuto fare il doppio della fatica per emergere e pur ascoltando i consigli di chi è da più tempo di me in politica credo di aver dato prova di avere un'autonomia decisionale facendo cose che andavano anche al di là del mio ruolo istituzionale. Ormai la gente guarda sempre più a quello che fai e sempre meno a chi sei, valuta il tuo lavoro e alla fine vota secondo coscienza: attribuisco quin-

Nicola Affronti

di al mio impegno e non al mio nome le preferenze ottenute. Detto questo sono orgoglioso di me, di mio padre e del cognome che condividiamo". Due figli “d’arte”, Marina Azzaretti e Nicola Affronti hanno ottenuto il numero più alto di preferenze, la politica quindi come “professione” di famiglia? "Assolutamente no. Io ho sempre avuto un lavoro e così mio padre, noi la politica la facciamo esclusivamente per passione". Ghezzi e Torriani, che cosa ne pensa dei ricorsi da loro presentati? "Non sono minimamente preoccupato, tanto più che il

magistrato del seggio centrale ha confermato la validità di quanto scritto sui verbali dagli scrutatori. Personalmente ho come l'impressione che entrambi abbiano subito una sconfitta pesante e si stiano arrampicando un po' sugli specchi ma per carità, i ricorsi sono legittimi e l'ultima parola spetterà al giudice". Lei è stato in maggioranza per cinque anni con Filippo Musti, come giudica la Sua scelta politica di schierarsi contro gli ex compagni di maggioranza? "Io non sono abituato a parlare degli altri, per cui non posso giudicare le scelte di Musti. Posso dire che personalmente se non avessi approvato le decisioni di Barbieri, non avrei aspettato il giorno prima delle elezioni per andarmene, ma lo avrei fatto prima". Ritiene congruo il numero di politici presenti nei vari consigli di amministrazione delle varie Società partecipate dal Comune? "Io ritengo che il primo obbiettivo delle società partecipate sia quello di fare utili e finchè i politici che le gestiscono dimostrano di essere dei buoni amministratori non vedo perchè non debbano rimanere al loro posto. Tanto più che i politici sono pur sempre espressione del volere degli elettori, i manager no". Al di là delle Sue personali preferenze, l'Udc ha comunque ottenuto un discreto 7%. Soddisfatto? "Considerando la scarsa forza che abbiamo adesso a livello nazionale lo possiamo considerare un risultato totalmente vogherese. Il merito, lo riconosco con piacere, va ai nostri candidati consiglieri: con dedizione hanno seguito passo dopo passo la campagna elettorale e sono sicuro che aiuteranno me e gli altri nostri eletti (i consiglieri Daniela Galloni ed Elisa Piombini ma anche gli assessori Gianfranco Geremondia e Alida Battistella) nei prossimi cinque anni". La Vostra coalizione ha vinto per soli 11 voti. Di chi il merito: Affronti o Alpeggiani? "L'Udc ha senza dubbio dato un apporto importante ma è la coalizione intera che ha vinto. Quegli undici voti, quindi, non sono nè di Affronti e nè di Alpeggiani, appartengono alla coalizione".


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PARLA L'EX SEGRETARIO DELLA LEGA NORD DI VOGHERA

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di Alessandro e

Disperati Christian Drgahi

Dichiarato incompatibile alla carica di consigliere comunale di Voghera per l'incarico ricoperto in un'azienda pubblica: è infatti vicepresidente di Pavia Acque. Ma Filippo Musti promette una dura, durissima battaglia: "Ormai è una questione di principio, quindi non mi fermo qui", sbotta l'ex segretario della Lega Nord di Voghera. "Anche perchè lo stesso sindaco è rimasto in carica sia di primo cittadino che di vicepresidente di Pavia Acque nella passata legislatura e nessuno ha mai detto nulla sulla sua incompatibilità. Perchè adesso è sorta questa diatriba?". Abbiamo incontrato Filippo Musti per una lunga chiacchierata. Musti partiamo dalle elezioni: la Lega ha perso le elezioni per soli 11 voti. Tornando indietro farebbe la stessa scelta (parlo di coalizione) o cambierebbe qualcosa? "Con undici voti di scarto tra le due coalizioni e ombre pesanti sulla corretta esecuzione delle procedure elettorali non si può parlare di vittoria o di sconfitta. D’altronde, come è risaputo, sono stati presentati ricorsi che verranno esaminati dal TAR il 24 settembre prossimo. Per quanto riguarda le scelte compiute, esse sono state condivise all’unanimità dal direttivo cittadino e dal segretario provinciale e sono state supportate da valutazioni non sulla persona di Carlo Barbieri, ma su un’intesa programmatica che con la Lega Nord si era già incrinata prima delle elezioni". Il partito adesso è all'opposizione. L'unico esponente "leghista" in giunta è Fiocchi, che però ha corso con una lista civica. Cosa non ha funzionato? "Fiocchi non è più un esponente leghista. E’ stato espulso dalla Lega Nord perché quando gli è stato chiesto di dimettersi si è schierato con Barbieri. Non solo, con altri ex leghisti da tempo fuoriusciti dalla Lega Nord ha formato una lista, “Voghera Lombarda” che si è presentata ai cittadini volendo far loro credere di rappresentare ancora il Movimento. Ognuno è libero di compiere le scelte che ritiene più opportune, non di presentarsi fingendo di essere quello che non è". Alpeggiani è stato duro nei suoi confronti sullo scorso numero del nostro giornale. Ha detto che con una corazzata in mano (la Lega) non è riuscito neppure ad uscire dal porto. Cosa risponde? "Non mi sembra proprio che tale affermazione corrisponda alla verità dei fatti: la gara si è conclusa al fotofinish e comunque la nostra corazzata era circondata da navi pirata con a bordo anche alcuni sabotatori, tra i quali un certo Pittaluga (presidente della ASP Pezzani, certamente non indicato dal sottoscritto che non lo conosceva neanche) il quale, pur essendo in quota Lega, ha condotto tutta la campagna elettorale al fianco di Fiocchi contro la Lega stessa, arrivando al punto di chiedere a militanti leghisti di entrare in lista con Fiocchi. Ma non è detto che queste navi pirata possano essere affondate da una sentenza del TAR…". I rapporti con Barbieri erano e sono ai ferri corti. Come mai dopo cinque anni di amministrazione insieme la Lega ha scelto di schierarsi contro l'ex alleato. Cosa non vi piaceva? "Mi sembra scontato che i risultati si valutino lavorando insieme, difficile farlo prima e, in genere, le se-

VOGHERA

Musti: "Io incompatibile? Anche il sindaco lo è stato per quattro anni..."

Filippo Musti

parazioni si verificano dopo i matrimoni… In questi ultimi anni di governo della città ci siamo resi conto che gli obiettivi politici della Lega erano e sono diversi rispetto a quelli perseguiti da Barbieri e dalla coalizione che rappresenta. Barbieri ha sempre cercato di depotenziare l’azione della Lega che pure era il principale alleato per consenso elettorale; abbiamo dovuto lottare per vedere concretizzare alcune nostre proposte e un’alleanza già sperimentata con chi non ci avrebbe dato la possibilità di realizzare il nostro programma elettorale sarebbe stata scorretta nei confronti del nostro elettorato. Barbieri non è nemico di Musti ma della Lega perché vorrebbe usarla per realizzare la sua politica". Nell'ultimo consiglio comunale si è votato sulla sua presunta incompatibilità tra consigliere comunale di Voghera e vicepresidente di Pavia Acque... Cosa ci può dire a tale proposito? "Prima delle elezioni ci sono stati problemi sulle nomine; dopo le elezioni il problema prioritario è stato quello delle nomine; è una passione così grande quella delle nomine per Barbieri che i problemi dei cittadini sono passati in secondo piano. In quanto alla questione della mia incompatibilità, l’assurdo è che quando Barbieri

ha ricoperto per quattro anni il mio stesso ruolo in Pavia Acque (pur essendo molto più incompatibile del sottoscritto in quanto sindaco), i medesimi membri dell’attuale maggioranza si sono ben guardati allora di informare i cittadini dell’esistenza di quella legge e di quell’incompatibilità che oggi usano per eliminare un avversario politico; quindi, se si tratta di Barbieri la legge non viene applicata, se si tratta di Musti la legge è valida. Vedremo chi ha ragione. Per me è ormai solo una questione di principio; infatti, essendo consigliere comunale, non potrei percepire nessun emolumento da Pavia Acque".


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"Dicono che hanno votato contro ma la Zelaschi non era presente in consiglio" di Alessandro

Disperati

Romano Ferrari, sindaco di Rivanazzano Terme, controbatte alla minoranza che nel numero scorso del nostro giornale aveva avuto modo di criticare l'operato del primo cittadino. Nel mirino appunto l'intervista rilasciata da Marco Bertelegni e Graziella Zelaschi in riferimento all'ultimo consiglio comunale sul bilancio preventivo 2015. Ma quello che emerge da questa intervista è il fatto che uno dei due consiglieri (leggi Zelaschi, ndr) non era neppure presente al consiglio comunale. Sindaco come sono andate le cose? "Il 24 giugno si è tenuto il consiglio comunale dove abbiamo approvato a larga maggioranza il bilancio di previsione 2015". La minoranza vi attacca dicendo che avete aumentato le tasse a scapito dei cittadini... "Ancora una volta siamo riusciti a non aumentare diverse tasse comunali (IMU, Tasi, Tari) che tanto stanno mettendo in difficoltà i cittadini italiani in genere. Siamo riusciti, al di là di quello che dice la minoranza, a contenere queste gabelle, per noi comuni obbligate, su valori ancora relativamente bassi. Basta confrontare le nostre aliquote con quelle di tanti altri comuni". Ma Ferrari non si ferma qui, vuole subito aggiungere qualcos'altro... "Mi permetto di fare una considerazione, sulle ultime dichiarazioni rilasciate da Bertelegni e Zelaschi nell'ultima intervista riportata sul vostro giornale. Alla vostra domanda "Avete parlato dell'ultimo consiglio comunale, su cosa verteva? "Rispondono parlando dell'ordine del giorno riguardante TASI, TARI, IMU ecc.. Alla domanda successiva vostra "come è stato il vostro comportamento in merito a queste tasse?", rispondono, testuali parole: "Noi siamo stati agguerriti sugli sprechi e la necessità di un maggior risparmio...omissis". Ad un altra domanda rispondono: "Ci siamo astenuti anzichè votare contro al bilancio per la convergenza della maggioranza...omissis". Sono tutte dichiarazioni che fanno pensare ad una minoranza presente e combattiva nel consiglio comunale del bilancio". Perchè, sindaco, ci dice questo? "La mia non vuole essere polemica, ma devo però sottolineare che Graziella Zelaschi non era presente a quel consiglio. L'assenza era senz'altro giustificata, però non c'era. Ognuno può trarre le sue conclusio-

RIVANAZZANO TERME

IL SINDACO DI RIVANAZZANO TERME ALL'ATTACCO DELL'OPPOSIZIONE

AGOSTO 2015

Romano Ferrari

ni." Sindaco, parliamo del ponte di Salice: finalmente è stato riaperto. Una vittoria finalmente... "Nello scorso inverno abbiamo manifestato le nostre esigenze a Provincia e Regione. L'abbiamo fatto tutti insieme, con questi operatori che, insieme a tutti gli altri abitanti di Salice Terme, hanno sofferto più di tutti della chiusura della porta principale del paese. Possiamo dire che è sicuramente servito". Dunque una soddisfazione personale? "Ora è il momento di riconoscere che le nostre istanze sono state accolte dalla Provincia, pur tra mille comprensibili difficoltà economiche. I tempi indicati, mi sento di dire che, giorno più giorno meno, sono

stati rispettati. Grazie alla Provincia, all'ASM Voghera che in un momento di crisi si era resa disponibile ad anticipare i lavori, alla Regione che ora ne ha finanziato una parte". Nel frattempo è stato ricostruito il tratto di greenway che era stato travolto dalla Staffora in occasione dell'alluvione del mese di novembre... "E' vero. Abbiamo anche, con soddisfazione potuto ammirare il nuovo tratto di green way, costruito a seguito del danno riportato da un tratto della stessa sempre nell'alluvione di novembre. Insomma l'inaugurazione del ponte è stata senz'altro una giornata positiva, abbiamo, come comunità, superato un momento difficile e proseguiamo con tanta fiducia".


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"L'apertura del ponte non basta: tutti insieme dobbiamo creare eventi..."

Andrea Massone di Alessandro

Lili Malyavina

Disperati

Il ponte di Salice Terme ha riaperto. Tutti felici e tutti contenti. Ma basta davvero la riapertura del ponte per rilanciare il turismo e l'economia della località termale? A detta degli operatori turistici, che abbiamo intervistato, sembra proprio di no. Di certo il ponte limitava il traffico e il flusso di turisti. Ma c'è la consapevolezza che se non si organizzano, tutti insieme, eventi e manifestazioni, Salice muore. Ma sentiamo i pareri degli operatori turistici. Andrea Massone, della Sala dei Gelati. "La riapertura del ponte sicuramente ha portato un incremento di turisti ma abbiamo anche rivisto dei clienti che avevamo perso durante la chiusura della struttura e che per fortuna sono tornati, soprattutto per la colazione del mattino". Ma basta la riapertura del ponte per rilanciare Salice Terme? "Assolutamente no. Di certo la chiusura ci stava penalizzando parecchio. Non dobbiamo comunque sederci ed aspettare che la gente arrivi per 'caduta' dal cielo". Cosa serve allora per Salice? "Dobbiamo impegnarci tutti insieme. Cosa che da anni si diceva di fare e non è mai stato fatto se non a novembre quando ci si è accorti che con la chiusura del ponte non girava più gente per Salice. Ora che il ponte è stato riaperto non dobbiamo sederci nuovamente ma occorre tirare il 'carretto' tutti uniti nella stessa direzione e con lo stesso obiettivo". Sulla stessa direzione anche Lili Malyavina. La

Paola Maggi Benedini

Andrea Zambelli

riapertura del ponte ha incrementato il numero della clientela? "Certamente. Ma vi dirò di più: dopo mesi e mesi ho rivisto clienti che non vedevo da una vita e che credevo fossero quasi 'morti'. La gente non passava più da Salice e ce ne siamo accorti perchè bastava guardarsi in giro per vedere una desolazione infinita". La parola passa a Paola Maggi Benedini, titolare della tabaccheria e presidente degli Operatori Turistici di Salice Terme. Voi avete fatto una lunga battaglia per la riapertura... finalmente il ponte è stato riaperto: va meglio ora? "Certamente e possiamo dire in tuttà onestà che ce ne siamo subito accorti visto che l'aumento dei turisti specie il sabato e la domenica è aumentato considerevolmente". Cosa fare per Salice? "Uniti e con impegno bisognava lavorare per cercare di creare eventi e manifestazioni tali da richiamare i turisti". Avete già delle idee? "Certamente. Come operatori turistici stiamo pensando di riproporre la 'notte rosa' a fine agosto trasformandola nella 'notte bianca'. E poi a settembre in occasione della festa patronale daremo vita a tre giorni di festa per incrementare l'afflusso turistico. Insomma idee ce ne sono". Ecco Andrea Zambelli, titolare della pizzetteria che negli anni ha riscosso sempre maggiore successo. La riapertura del ponte era tanto attesa... "Certo: la gente veniva a Salice ma quelli di passaggio trovando il ponte chiuso tiravano dritto e molti clienti sono tornati non appena hanno sentito della

GODIASCO SALICE T.

NOSTRA INCHIESTA TRA I COMMERCIANTI DI SALICE TERME

Simona Merli

riapertura". Ma il ponte da solo non basta per rilanciare Salice... "Assolutamente no. Dobbiamo tutti insieme cercare di dar vita a delle iniziative tali da incentivare il turismo: la Roberto Lazzati 'notte rosa' per esempio, ha catapultato sulla nostra località tantissima gente. Servono eventi e manifestazioni se vogliamo tornare a dire la nostra". Simona Merli è più dura. "Il vero problema non è il ponte, ma il fatto che la gente sceglie Salice sempre di meno... Non ci sono più i turisti termali che affollano la nostra località". Che fare? "Dobbiamo trovare un sistema per riportare la gente qui. E' vero non ci sono soldi, ma se stiamo uniti, se tra noi operatori ci parliamo sul serio in faccia, magari qualcosa riusciamo a concludere e ad organizzare eventi e manifestazioni tali da invogliare la gente a tornare a frequentare la nostra località". Passiamo a Roberto e Chicca Lazzati del Barino. Come vanno le cose dopo la riapertura del ponte di Salice? "Sicuramente meglio. Soprattutto il sabato sera. E dobbiamo ammettere che anche durante la settimana si vede un po' di gente in giro. Prima con la chiusura del ponte durante il giorno non si vedeva praticamente anima viva".


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"Via un tratto di ciclabile a Salice e nuove videocamere per la sicurezza" di Alessandro

Disperati

Lavori in cantiere tanti, ma come si sa mancano i soldi... Eppure l'amministrazione comunale di Godiasco, guidata dal sindaco Gabriele Barbieri, sta mettendo in cantiere tutta una serie di interventi riguardanti in particolare la viabilità e una maggiore sicurezza. Ne parliamo con Giovanni Bariani, consigliere comunale di maggioranza delegato alla viabilità ed alla sicurezza del Comune di Godiasco Salice Terme. Bariani, progetti in cantiere? "Per prima cosa elimineremo il tratto di pista ciclabile di Salice Terme nel tratto compreso tra la fontana e l'ex Villa Esperia. Questo tratto di ciclabile si è rivelato inutile e per questo verrà eliminata". E cosa metterete al posto della pista delle biciclette? "Provvederemo a realizzare i posti auto per le forze dell'ordine e quindi dei parcheggi gratuiti. Probabilmente senza disco orario". E per quanto riguarda il porfido? Si vocifera che volete toglierlo in considerazione anche del fatto che i dati registrati dall'Arpa a Salice Terme hanno evidenziato un eccessivo rumore, fuori dai limiti previsti dalla legge... "E' prematuro parlare di questo. Stiamo facendo delle valutazioni. Anche perchè rimuovere quel porfido ha dei costi eccessivi".

Giovanni Bariani

NEL CUORE DI SALICE TERME

Il porfido? I cubetti saltano via...

Cubetti di porfido che saltano via come niente, lungo viale delle Terme e che diventano un vero e proprio pericolo. Tant'è che qualcuno in questi giorni ha già provveduto a informare l'ufficio tecnico del Comune di Godiasco e le forze dell'ordine per segnalare l'accaduto. In più punti infatti i blocchi di porfido sono saltati via: qualcuno li ha raccolti e sistemati accanto ad una pianta. Ma il rischio è che altri cubetti si possano staccare e che qualche macchina li faccia schizzare via colpendo magari qualche altra vettura o addirittura qualche pedone che transita lungo il viale delle Terme. E intanto, man mano che saltano via i cubetti questi vengono accatastati di fianco alle piante e al posto delle mattonelle vengo posizionati tratti di asfalto... (a.d.)

GODIASCO SALICE T.

PARLA GIOVANNI BARIANI, CONSIGLIERE DELEGATO A VIABILITA' E SICUREZZA

AGOSTO 2015

E a Godiasco? "Uno dei primi interventi sarà quello di eliminare il senso unico in entrata in Piazza della Fiera in quanto quasi nessuno lo rispetta. L'ingresso in piazza tornerà dunque a doppio senso di marcia". Passiamo alla sicurezza: avete dei progetti in mente? "Certamente. Approvato il bilancio provvederemo ad accendere un muto per ampliare la videosorveglianza non solo a Godiasco ma anche a Salice Terme. Videocamere saranno poste in via Livatino che permetteranno il controllo del flusso automobilistico lungo le strade secondarie ed in particolare verso Biagasco e l'alta collina. Un'altra videocamera sarà posta vicino al Teatro Cagnoni, in via Ardivestra. Stiamo studiando anche il posizionamento di nuove videocamere a Salice Terme. Se qualcuno ha delle idee particolari può farcelo sapere che poi come amministrazione faremo le nostre dovute valutazioni". Altre iniziative? "Abbiamo in programma degli interventi, su tutto il territorio comunale, per pulire e sistemare le griglie di raccolta delle acque piovane che sono in uno stato deplorevole. E cercheremo fondi anche per sistemare le buche sulle strade".


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VALLE STAFFORA

INTERVISTA A CELESTINO PERNIGOTTI PRIMO CITTADINO DI PONTE NIZZA

"Il destino dei piccoli comuni sarà l'unione, non vedo via di scampo"

Tino Pernigotti di

Valentina Villani

Celestino Pernigotti - detto Tino -, dopo la tornata elettorale del maggio dello scorso anno è il Primo Cittadino di Ponte Nizza. Sindaco, è stato da poco approvato il bilancio di previsione, quali sono le opere in programma? “Il bilancio è stato approvato positivamente, abbiamo messo in cantiere la sistemazione del cimitero di Pizzocorno, e programmato interventi anche in quello di Trebbiano, inoltre, in previsione anche l'asfaltatura di piccoli tratti di strada ove sono necessari interventi. Poi ci sarebbe il nostro grande sogno nel cassetto...”. Sindaco di che sogno parla?

“Abbiamo ereditato l'edificio della ferrovia ex stazione Voghera – Varzi dalla passata amministrazione, ed ora vorremmo occuparci della sua ristrutturazione. A tal proposito, abbiamo partecipato al bando statale denominato 6000 campanili: purtroppo, allo stato attuale, siamo appena fuori dalla graduatoria che è già stata finanziata. Se verranno reinvestiti dei soldi avremo la possibilità di ricevere anche noi i finanziamenti necessari per la realizzazione di questo intervento”. Senza l’aiuto statale impossibile la realizzazione di quest’opera? “Il costo totale è stimato intorno ai 400mila euro, una cifra abbastanza impegnativa, per cui se i fondi necessari non arriveranno sarà impossibile portare avanti questo progetto. Penso che la realizzazione di quest'opera sia ciò che manca per riuscire a dare un volto nuovo alla Piazza di Ponte Nizza, come già asserito prima il sogno nel cassetto di quest'amministrazione”. D’obbligo parlare di tasse… “Fortunatamente per quest'anno riusciremo ancora a non toccare le imposte, mantenendo invariate le aliquote. Resta inteso che qualora il prossimo anno non cambieranno le cose, saremmo costretti nel rivedere per forza i conteggi, altrimenti la gestione comunale sarà impossibile. Purtroppo il destino dei piccoli comuni sarà l'unione, non vedo via di scampo”. Quali sono oggi le maggiori difficoltà che il Sinda-

AGOSTO 2015

co di un piccolo Comune si trova ad affrontare? “Avanziamo crediti nei confronti di enti per svariate decine di migliaia di euro e non arrivano. La situazione di cassa poi non ti consente di operare in un determinato momento, nonostante il bilancio sia comunque positivo. Quest'anno i mancati introiti derivanti dall'Imu sui terreni che non sono stati trasferiti lo scorso novembre, sono arrivati 15 giorni fa e all'inizio dell'anno il “buon Renzi” ha detto che al comune di Ponte Nizza non verranno trasferiti ulteriori 45mila euro del fondo di solidarietà per il 2015”. Ponte Nizza - Frane, triste binomio che ogni anno si ripete… “A causa delle calamità naturali sopraggiunte tra ottobre e novembre dello scorso anno abbiamo dovuto intervenire tempestivamente, in particolar modo nelle frazioni di Vignola, Carmelo e Moglie. Inoltre, nei mesi passati, attraverso il volontariato tra consiglieri e cittadini, abbiamo messo in atto alcuni interventi di piccola manutenzione quali ad esempio la pulizia delle cunette, delle strade, dei vicoli, delle piazze e infine le piazzole dei cassonetti dei rifiuti per dare un'immagine diversa, più bella e corretta della nostra cittadina”. "Purtroppo al giorno d'oggi ci s'ingegna come si può – conclude Pernigotti –; se la situazione non cambierà i piccoli comuni dovranno chiudere, si fatica a portare avanti l'ordinaria amministrazione, non so dove vogliano farci andare a finire”.


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INTERVISTA AL SINDACO E PRESIDENTE DELLA COMUNITA' MONTANA DI VARZI

di

Giacomo Braghieri

Intervista a Gianfranco Alberti 50 anni, sposato, una figlia, sindaco di Varzi al secondo mandato, presidente della Comunità Montana dell'Oltrepo pavese. È difficile farle un intervista... "Non sono un leader politico, sono un amministratore pubblico, per me parlano gli atti e le delibere. Inoltre ritengo che i miei assessori possano tranquillamente esprimersi sul lavoro che stanno compiendo, non sono un accentratore e ritengo che i giovani che hanno responsabilità nelle mie giunte abbiano l'occasione per farsi conoscere ed apprezzare". A proposito di politica ha qualche tessera di partito in tasca? "No, sono un moderato. Sono stato eletto con una lista civica in cui sono rappresentate forze del centrodestra e del centrosinista così, come la società civile". Dicono che lei sia uomo di Alpeggiani... "Alpeggiani è un amico e come tale non vi è rapporto di subalternità, semmai è sempre pronto a ragionare sui problemi della Valle Staffora portando il suo bagaglio d'esperienza e la sua rete di conoscenze. La stessa cosa la fa Giuseppe Tevini che più di 20 anni fa mi chiamò a far parte della sua squadra. A proposito di Tevini devo dire che ci ha insegnato un metodo politico per valorizzare i giovani inserendoli di volta in volta nelle liste per le elezioni e dando loro fiducia crescente. Per ultimo ma è stato il più importante, Giovanni Azzaretti, che non ha mai fatto mancare il suo apporto politico a Varzi e a tutta la valle, basti pensare che la Comunità Montana fu opera sua così come l'ospedale nacque per sua volontà". Passiamo all'oggi, Varzi si sta proponendo come centro turistico, diversi imprenditori hanno investito in strutture ricettive e ristoranti che fate per loro? "Non abbiamo grandi risorse, cerchiamo di tenere il decoro dell'arredo urbano in particolar modo del centro storico. Ospitiamo manifestazioni culturali o sportive in modo che vi sia un interesse a venire a visitare il paese. Per questo mi sento di ringraziare tutte le Associazioni presenti sul territorio comunale che stanno facendo con poche risorse un grande lavoro di promozione". Parliamo dei migranti messi a dimora a Varzi, secondo lei hanno avuto un impatto sul turismo? "E' difficile dirlo senza dati oggettivi. La gestione dell'emergenza migranti a livello nazionale è sotto gli occhi di tutti, lo stato prende accordi diretti con i privati e il potere decisionale delle amministrazioni locali è marginale". Molti pensano che andrebbero impegnati in lavori di pubblica utilità... "Di questo si sta occupando la Caritas di Tortona tramite l'associazione A.VO.CA.TO con la quale abbiamo già da tempo firmato una convenzione; il progetto partirà appena stipulate le assicurazioni previste dalla legge". Ha fatto pace con Fossati, il presidente del Varzi calcio? "Non era e non è mia intenzione polemizzare con chi in questi anni, unitamente ai suoi collaboratori, ha dato tanto per il Varzi calcio. Come amministratore devo fare i conti con la realtà e per usare una metafora “fare il passo lungo come la gamba”. Come ho più volte sottolineato, il comune adeguerà la centralina elettrica degli spogliatoi e un imprenditore si accollerà le spese di adeguamento del "Carlo Chiappano"

VALLE STAFFORA

Alberti: "Azzaretti, Alpeggiani e Tevini indispensabili per il rilancio della valle"

AGOSTO 2015

Gianfranco Alberti

rendendolo funzionale per svolgere il campionato di promozione. Il Varzi potrà farsi valere sul suo campo naturale e i tanti tifosi potranno continuare a tifare per i colori granata in loco". Una sua opinione sul salame di Varzi, si dice non abbia più lo smalto di un tempo. "Il consorzio di tutela del salame di Varzi D.o.p. è una associazione di produttori che garantiscono una lavorazione di qualità e di quantità continue nel tempo. Questo fa si che il prodotto sia sempre di buona qualità e disponibile sul mercato. E' un lavoro serio e di non facile acquisizione. Questa è una ottima base per sperare in produzioni di altissima qualità. Come amministratore posso solo auspicare che aumentino i produttori consorziati". Progetti futuri? "In questi momenti di ristrettezza per le casse pubbliche è difficile fare programmazione per lo sviluppo del paese, fino al 2016 il nostro Comune non potrà, a causa di quelli precedentemente contratti, assumere nuovi mutui e questo limita molto, in un momento così difficile, l’agire politico. Dal 20 luglio è operativo il presidio stagionale diurno dei Vigili del Fuoco presso il distaccamento di Varzi. E’ costituito da cinque unità di personale permanente e volontario. Il presidio è attivo dalle 8 alle 20 per un periodo di 60 giorni e avrà possibilità d'intervento su tutto il territorio della Comunità Montana. A onor del vero questo progetto fu iniziato quando era sindaco Ernesto Querciolli". Passiamo alla Comunità Montana, lei il 24 maggio si è espresso, sul palco della manifestazione No Pirolisi, contro l'impianto. "Come Comunità Montana ci siamo espressi contro già a gennaio 2015 con una deliberazione della giunta esecutiva che ha accompagnato il parere negativo della Provincia nel passaggio al livello di decisione regionale. Mi ha fatto piacere e mi fa ben sperare il fatto di essere in sintonia con i sindaci dei centri più grandi della valle Staffora e di città come Voghera e Casteggio".

Perchè no? "Siamo una zona a forte vocazione turistica, abbiamo imprese agrolimentari di eccellenza e imprese famigliari diffuse che offrono ristorazione e ricettività. Un impianto del genere avrebbe un impatto negativo su uno sviluppo economico già in corso da tempo. Personalmente penso che prima di avanzare certe proposte bisognerebbe valutare attentamente il contesto economico e industriale nella quale l'opera viene catapultata. Ritengo che un piano di sviluppo industriale provinciale per contestualizzare progetti del genere sia fondamentale. Sicuramente questa parte di territorio ha bisogno di infrastrutture e marketing per espandere la sua economia piuttosto che industrie del genere". Come la pensa sull'accorpamento dei piccoli comuni? "Aspettiamo la legge regionale e poi valuteremo. Spero che il legislatore tenga conto del fatto che i risparmi dovrebbero restare sul territorio, altrimenti più che un accorpamento sarebbe un ulteriore taglio di risorse. Comunque se avverrà ci saranno problemi di riposizionamento politico che richiederanno tempo per essere risolti". Infine: cosa ne pensa di un evento politico importante per tutta l'alta valle Staffora come è stata la difesa del presidio ospedaliero di Varzi da parte della società civile? "Un fatto estremamente positivo, un lavoro importante che ha visto la collaborazione di tutte le componenti della società civile, compresa la politica. Sicuramente è stato lodevole il lavoro di mobilitazione messo in atto dal comitato “Salviamo l’Ospedale di Varzi” che in pochi mesi è riuscito a raccogliere quasi 15.000 firme certificate a difesa del nostro presidio ospedaliero. Come è stato sottolineato, il presidio è di vitale importanza per la gestione delle emergenze sanitarie su di un territorio difficile da raggiungere come quello della Comunità Montana dell'Oltrepo Pavese e delle Comunità limitrofe".


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VALLE STAFFORA

PARLA IL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE GHINAGLIA

AGOSTO 2015

"Il progetto di pirolisi non sarà approvato perchè le leggi lo impediscono" di Alessandro

Disperati

No seccco all'inceneritore di Retorbido. "E vi garantisco che questo impianto non si farà: ci sono leggi che impediscono la realizzazione di strutture di questo tipo". Parole di Vincenzo Giudice, presidente dell'Associazione Ghinaglia di Rivanazzano Terme e aderente al Comitato No Inceneritore. Da sempre attento al mondo dell'ambiente, in particolare in Oltrepò pavese, lo abbiamo incontrato nei giorni scorsi per una lunga chiacchierata. Nel sondaggio promosso dal nostro giornale "NO INCENERITORE: PROMESSE DEI POLITICI, VERITA' O BLUFF?" 86%, ben 5603 persone hanno risposto bluff e non crede alle promesse dei politici. Lei cosa ne pensa? "L’esito del sondaggio era alquanto scontato in quanto rispecchia il clima socio-politico che si respira con tanto dissenso generalizzato e sfiducia nelle istituzioni politiche a livello nazionale". Il comitato no inceneritore ha creato un movimento d'opinione fantastico, tutti questi politici che piantano la loro bandiera sulla "barca" del movimento non rischiano di affondarla? "Credo che la risposta data dal Comitato sia qualcosa di eccezionale. Ha portato 4.700 persone in piazza e ha raccolto, finora, oltre 14.000 firme di cittadini contro l’impianto. E’ un segnale importante: sugli aspetti concreti, le persone diventano attive e partecipative. Questo movimento insegna che dopo anni in cui l’Oltrepò Pavese è stato considerato la pattumiera della Lombardia, i cittadini non sono più disposti a consegnare alcuna deroga a chi li deve rappresentare a livello istituzionale e sono pronti a 'diventare istituzione'". Numeri che lasciano senza parole... "Mi sembra del tutto chiaro che questa novità abbia spiazzato le rappresentanze politiche. È evidente che, visto il consenso ai minimi termini di cui dispongono, cerchino di mettere il cappello sul Comitato. Ma non è una cosa possibile perché il movimento è composto da persone diverse, dagli ideali molto eterogenei. Per la prima volta le persone si sono compattate superando gli steccati dell’appartenenza politica per confrontarsi su una questione concreta a cui dare una soluzione condivisa. Questo significa che nessuna parte politica potrà mai appropriarsi di questo “tesoretto” sociale, perché il movimento agisce a un livello superiore alle dinamiche della contrapposizione politica. E i numeri, l’alto livello di partecipazione e di consenso raggiunto sono la migliore risposta alla sua domanda". Alcuni politici pur proclamando "no inceneritore" hanno a denti stretti detto che devono valutare i tecnici e bisogna vedere la legge. La decisione sull'impianto può essere una decisione lasciata ai tecnici? "I tecnici rispondono sempre a una volontà politica, non raccontiamo fandonie. Troppo comodo scaricare le responsabilità sui tecnici di turno. Se fosse così, che senso avrebbe la rappresentanza politica? Perché dovremmo eleggere dei rappresentanti se poi le decisioni vengono delegate a professionisti che, seppure di grande competenza, non rappresentano alcuno? Da questa situazione kafkiana, dove tutti si dicono contrari eppure non è ancora giunto il NO definiti-

Vincenzo Giudice

vo, si percepisce chiaramente la crisi della politica di oggi, che sembra ormai quasi incapace di arginare lo strapotere economico e finanziario". Ci sono state anche alcune opinioni, seppur molto poche, favorevoli all'impianto, Lei ritiene che queste opinioni meritino comunque rispetto? "Certamente, ci mancherebbe. Mi permetto di aggiungere che su una questione così delicata e sulla quale la popolazione locale ha dimostrato di essere altamente sensibile, bisognerebbe avere l’accortezza di usare riferimenti precisi, “a prova di bomba”. Già abbiamo la società proponente che fa un utilizzo industriale del condizionale nel loro materiale informativo, se anche le rare opinioni a favore sono fondate su calcoli fatti a spanne invece che con il metro di precisione, ne esce un quadro altamente distorto della situazione. Tutto qui. Fa specie che le persone favorevoli a questo impianto, che si contano sulle dita di una mano, siano gli stessi che pochi mesi fa appellavano la IET come “dilettanti allo sbaraglio”. Suona un po’ strano, non trova?". Sui blog ogni opinione che dissente dal no, a volte viene criticata con toni verbali francamente eccessivi. Non pensa che questi toni alla lunga danneggino il lavoro del comitato che invece ha, giustamente, una strategia molto partecipativa? "Ripeto, le risposte possono sembrare alle volte eccessive perché sono dettate dall’istinto. Quello che non si è ancora percepito chiaramente è che gran

parte delle persone che fanno parte del Comitato e degli “Amici del Comitato” hanno passato gli ultimi mesi a studiare le carte di questo impianto. Hanno sottratto ore al lavoro e alla famiglia per capire cosa potrebbe succedere al loro futuro. Sono persone preparate che motivano la loro avversione alla pirolisi non solo a Retorbido ma in ogni altro luogo del pianeta, e per questo le reazioni a opinioni superficiali e poco circostanziate possono essere alle volte fin troppo dure. Ma del resto non si è mai cambiato il mondo con i guanti bianchi". Negli ultimi anni, la "coscienza popolare" dell'Oltrepò sembra essersi risvegliata dal suo torpore, grazie alla creazione di alcuni movimenti spontanei che hanno e che stanno conducendo alcune battaglie. Lei ritiene che questi movimenti riescano a rimanere apartitici e super partes o c'è il rischio di essere lottizzati da qualche fazione politica? "La “coscienza popolare” deve essere considerata una risorsa dalla politica non un ostacolo. Da Retorbido si è alzato un vento nuovo che può fare per certi versi paura a qualcuno, ma è invece un esempio di forza che dà linfa a tanti altri movimenti di tutto l’Oltrepò Pavese e della Lomellina che si muovono tutti secondo un comune denominatore: l’ambiente, la difesa del territorio. Ambiti nei quali la politica ha completamente fallito nel corso degli anni, come testimonia la fragilità dell’assetto idrogeologico e la qualità dell’aria dell’intero Paese". In Oltrepò o vicino all'Oltrepò ci sono altri impianti che, come l'inceneritore, null’hanno a che fare con la vocazione agricola e turistica che la nostra terra dovrebbe avere. Pensiamo alla Raffineria di Sannazzaro, alla centrale di Torremenapace, alla ex Vinal di Casteggio. Non ritiene utile che anche per questi siti industriali si formino dei comitati per chiederne la chiusura? "Assolutamente sì. E’ auspicabile che il “format” di Retorbido venga esportato. E aggiungo che sarebbe importante creare dei collegamenti, fare rete come va di moda dire, perché è arrivato il momento di riprenderci il nostro territorio e ridisegnare insieme il nostro futuro partendo dal basso". Durante la Vostra battaglia contro l'inceneritore, qual è stato il momento e cosa ha fatto scattare la scintilla popolare ed ha trasformato il comitato da realtà comunale o strettamente intercomunale in un movimento che ora coinvolge tutto l'Oltrepò? "Sicuramente il salto è avvenuto nella fase di preparazione della manifestazione del 24 maggio, quando il numero dei partecipanti alle riunioni è progressivamente cresciuto fino ad arrivare a numeri che ben conosciamo e che hanno fatto paura ai decisori e ai proponenti. Ora tutta questa gente attende delle risposte e merita rispetto". Nel malaugurato caso che i tecnici dicessero si alla pirolisi, ritiene percorribile anche legalmente la strada del referendum popolare? "Non ce ne sarà bisogno perché i tecnici hanno in mano tutti i documenti e i pareri scientifici necessari a mettere la parola fine a questa partita". Ad estremi mali, viene concessa l'autorizzazione alla realizzazione dell'impianto, quali sono gli estremi rimedi per impedirlo? "L’impianto non verrà autorizzato perché ci sono leggi nazionali, protocolli nazionali e internazionali che lo impediscono e qualora non dovesse essere così, i responsabili politici ne dovranno rispondere davanti alle persone e alla magistratura".


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PARLA IL TECNICO AMBIENTALE E GEOLOGO VOGHERESE

AGOSTO 2015

di Alessandro

Disperati

"Dubbioso sul progetto che è stato presentato a Retorbido sulla pirolisi. Per il modo ed i termini con cui è stato proposto. Ma di certo i forni della ex Valdata di Retorbido inquinavano di più di un impianto pirolitico". Non ha dubbi il tecnico ambientale e geologo vogherese, Sergio Mussini in merito al progetto che è stato presentato nei mesi scorsi a Retorbido. Lo abbiamo incontrato in questi giorni. Mussini, cominciamo a fare una chiarezza: che cosa è la pirolisi? "L’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie) svolge da più di cinquant’anni nel Centro Ricerche Trisaia, in località "Trisaia Inferiore", nel comune di Rotondella (MT), attività in merito: all’ingegneria avanzata per lo sviluppo sostenibile; servizi tecnicoscientifici avanzati; centri di innovazione integrata. Nei suoi laboratori vi è un impianto pilota per l’applicazione della Pirolisi anche per lo smaltimento dei pneumatici usati con l’obiettivo di valorizzare i prodotti derivati dal processo pirolitico. La Pirolisi è un processo termochimico piuttosto particolare, ai più poco conosciuto ed apparentemente misterioso. La Pirolisi, o Piroscissione è un particolare processo in assenza di ossigeno nel quale avviene la decomposizione termochimica dei materiali di natura organica. Tale processo avviene essenzialmente fornendo del calore al materiale da trattare, in modo da fornire l’energia necessaria per rompere alcuni legami chimici all’interno delle molecole complesse e trasformarle in molecole meno complesse". E cosa accade durante questo processo? "Durante tale processo, la completa assenza di ossigeno permette di impedire reazioni di ossidazione, le quali porterebbero alla formazione di composti ossidati ovvero i fumi delle reazioni di combustione. Di conseguenza un impianto pirolitico non è un inceneritore". Ma la pirolisi è una una tecnica innovativa? "Il più antico e conosciuto processo di pirolisi è la “carbonizzazione del legno”, che avviene a temperature comprese tra i 300 e 500 °C; vi sono testimonianze di come nell’antico Egitto esso venisse utilizzato per la produzione di carbonella ovvero carbone vegetale dal legno. Sino al 1925 la pirolisi del legno costituì la fonte principale di metanolo: il monossido di carbonio e l'idrogeno reagivano formando il metanolo". E più recentemente? "Ancora più recentemente si è sentito parlare della pirolisi come sistema alternativo ai termovalorizzatori per il trattamento dei rifiuti, indicando più o meno correttamente i pregi di questa soluzione ma non sempre fornendo una completa informazione a riguardo". Mussini ma come funziona un impianto di pirolisi? "Un impianto di pirolisi, ricordando che può utilizzare solo materia organica, opera come già detto delle dissociazioni e riassociazioni chimiche che permettono di “spezzare” una molecola organica complessa in parti più semplici mediante l’applicazione di condizioni termiche adatte". E da questo procedimento cosa si ottiene? "Questo processo porta come risultato alla produzione di due differenti prodotti: una frazione solida

Sergio Mussini

indicata con il termine Char; una frazione volatile che a sua volta si suddivide in due componenti, un componente liquido, dovuto alla condensazione della frazione volatile ed il gas di pirolisi o Syngas (gas di sintesi) costituito dalle componenti non condensabili della frazione volatile dei prodotti". Con l'effetto pirolisi che cosa si può ottenere? "Il Char (la frazione solida che arriva dalla combustione, ndr) è costituito principalmente dal residuo carbonioso della materia organica, da ceneri, inerti, metalli, ecc., le particelle più fini (con diametri anche inferiori a 200 Å) sono destinati alla preparazione dei battistrada nella fabbricazione di pneumatici in quanto conferiscono un’elevatissima resistenza all’abrasione. La componente liquida è costituita principalmente da catrame, acqua e differenti sostanze organiche (oli). Il Syngas è costituito principalmente da idrogeno, metano, etilene, etano, ossidi di carbonio ed altri gas combustibili (che vengono utilizzati in modo cogenerativo dall’impianto pirolitico)". Lei è favorevole agli impianti di Pirolisi? "Come tecnico ambientale e docente mi sono posto, da più di trent’anni, come obiettivo primario la corretta informazione dell’opinione pubblica in merito alla salvaguardia ambientale sfruttando positivamente tutte le tecnologie atte anche al recupero differenziato delle varie tipologie di rifiuti. La produzione di Pneumatici in Europa supera i 2,5 milioni di tonnellate/anno e di questi circa 350.000 tonnellate/ anno sono prodotti in Italia. Contrariamente ad altri tipi di rifiuti, vetro – imballaggi – metalli e carta, i pneumatici usati sono difficili da riciclare. Il riciclaggio completo, ovvero dagli usati per produrne di nuovi, non è attualmente ottenibile". Quindi, cosa fare? "È solo possibile, per ridurre i volumi dello stoccaggio, triturarli per la successiva valorizzazione energetica come combustibile alternativo; se la triturazione (macinazione) può arrivare sino a granuli

VALLE STAFFORA

Mussini: "L'ex Valdata inquinava molto di più di un impianto di pirolisi"

di 20 mm con separazione di ferro e fibra tessile si possono utilizzare anche come sottofondo nelle opere civili o industriali. Se la macinazione permette di ottenere una materia prima secondaria, granuli gomma da 0 a 4 mm, con purezza del 99% essa può essere riutilizzata per: pavimentazioni anti-shock, arredo urbano, mescole per asfalto drenante ed applicazioni per pannelli isolanti e fonoassorbenti. Lo specifico trattamento Pirolitico, la sperimentazione dell’ENEA (brevetti in corso di vidimazione) lo ha chiaramente dimostrato, permette il recupero differenziato dei vari componenti". Ma la Pirolisi è pericolosa? "Dall’impianto pilota dell’ENEA a Trisaia Inferiore non risulta che il processo pirolitico sia pericoloso per la salute pubblica". E le nano particelle? "Le “Nano Particelle”, ovvero aggregati atomici o molecolari con un diametro compreso – indicativamente - fra 2 e 200 nanometri (1 nanometro, miliardesima parte di metro, è 40mila a 80mila volte più sottile di un capello), addebitate alla combustione cogenerativa del Syngas Pirolitico occorre precisare correttamente che esse provengono essenzialmente: dalla circolazione di autoveicoli, emissioni di fumi da acciaierie, dalle lavorazioni industriali come saldatura e brasatura, e dalla combustione aerobica (in presenza di ossigeno) dei rifiuti (inceneritori)". Ma la ex Valdata produceva più o meno inquinamento dell'impianto di pirolisi presentato? "I forni della ex Valdata di Retorbido inquinavano certamente di più di un impianto pirolitico". In conclusione Lei è favorevole all’impianto di Retorbido? "In tutti gli interventi antropici fondamentali sono: la corretta informazione dell'opinione pubblica, come sottolineai anche nell'opuscolo a fumetti che ho ideato e che è stato distribuito gratuitamente agli studenti delle elementari e delle medie nel lontano 1987 (anno europeo dell'Ambiente). Una seria puntuale e corretta V.I.A. (valutazione impatto ambientale) scritta in modo comprensibile a tutti e posta a disposizione delle Amministrazioni e dei cittadini che dovranno decidere se accettare o meno il posizionamento di un impianto pirolitico.. E quindi? "Da quanto dichiarato dal Sindaco di Retorbido risulta che l'Amministrazione Regionale non ha preventivamente informato nessuno ed ha deciso unilateralmente di accettare il progetto". A suo avviso cosa bisognava fare? "Sarebbe stato opportuno, prima di una qualsiasi decisione “politico amministrativa”, che l'Amministrazione Regionale, invitando i tecnici super partes dell'ENEA, facesse capire bene che cosa è la Pirolisi, prendendo atto anche degli specifici brevetti italiani in corso (di cui l’eventuale successivo progetto doveva utilizzare). Altra importantissima informazione riguarda la Società che presenta il progetto. Sono avvenuti in Italia troppi casi di infiltrazioni "mafiosocamorristiche" nelle Imprese eco ambientali (tipo quelle che hanno interessato molti impianti eolici). Mancando questi presupposti non posso che condividere, pur ribadendo che non si tratta di un inceneritore, le perplessità dei Retorbidesi".


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Salame di Varzi: hanno votato in 12.224, Ha vinto il no... ma c'è un ma!!!

Se c’è un prodotto che in Oltrepò mangia il 99,99% della popolazione, quello è il salame di Varzi. In ogni famiglia oltrepadana si mangia il salame di Varzi e quando si è in giro per altre zone d’Italia e capita di assaggiare qualche altro salame, normalmente la frase che viene detta “si lè no gram, ma lè no bo mal nos”. (Si non è cattivo ma non è buono come il nostro). “Nos”, stà per “nostro”, perché anche se non c’è più la tradizione ed anche la possibilità come nei tempi passati di uccidere il maiale in “casa”, perchè fino ad una quindicina d’anni orsono molte famiglie “i masevan al gugne” (uccidevano il maiale) con la finalità principale di mangiare ed offrire agli ospiti “al me salam” (il mio salame), oggi “nos” invece identifica il “nostro” salame di Varzi, perché per noi oltrepadani, il salame di Varzi è anche un simbolo di appartenenza territoriale, un simbolo d’identità, una nostra bandiera. Il salame di Varzi viene da noi oltrepadani difeso sempre e comunque in ogni discussione con i “furest” (forestieri), al contrario da alcuni anni e sempre più spesso, quando comperiamo un salame e ci si trova in famiglia o tra amici per mangiarlo, una frase purtroppo ricorrente è “ghe pu i salam d’una volta” (non ci sono più i salami di una volta). Onestamente bisogna sottolineare che questa frase oggi si dice per molti cibi che mangiamo, ma per noi oltrepadani, il salame di Varzi è una parte di noi, e questa frase viene detta non con spirito

critico ma con una vena di amarezza. A volte, al bar, quando ci si trova tra amici e uno di questi dice, ho trovato un posto dove ho mangiato “un salame da cinema”, tutti interessati chiediamo dove e quando, per poi andarci anche noi. Ogni tanto ci sono polemiche sui giornali e sui social che riguardano il salame di Varzi, le voci contrarie affermano che il disciplinare che stabilisce le regole del DOP "Salame di Varzi", non è abbastanza restrittivo e che non rispecchia fedelmente la tradizione, le voci a favore affermano che il disciplinare è corretto, anche tenendo conto di tutte le normative igieniche odierne. In questi mesi il nostro giornale ha ricevuto numerose lettere inerenti al salame di Varzi, sia lettere critiche che lettere d’elogio. Per cercare di avere un’idea più precisa su quello che pensa la gente Oltrepadana

abbiamo indetto un sondaggio on line dal titolo: IL SALAME DI VARZI: E' ANCORA ALL'ALTEZZA DELLA SUA TRADIZIONE? Al sondaggio hanno votato 12.224 persone, questo numero testimonia come l’argomento del salame di Varzi sia sentito in Oltrepò. 5.513 persone, pari al 45,1% dei votanti, hanno votato dicendo che il Salame di Varzi NON è più all’altezza della sua tradizione 4.412 persone, pari al 36,1% dei votanti, hanno votato dicendo che il Salame di Varzi E’ ANCORA all’altezza della sua tradizione 2.221 persone, pari al 18 % dei votanti, hanno votato dicendo che il Salame di Varzi E’ ANCORA all’altezza della sua tradizione, MA DIPENDE DAL PRODUTTORE. 98 persone, pari al 0,8 % dei votanti, hanno votato dicendo che NON SANNO SE il Salame di Varzi è ancora all’altezza della sua tradizione. Pur essendo la maggioranza dei votanti per il NO, bisogna dire che sommando quelli per il Si a quelli che dicono “DIPENDE” dal produttore, la verità che emerge dal sondaggio e che per poco, ma comunque per la maggioranza è opinione che anche oggi è possibili gustare un salame di Varzi all’altezza dei tempi passati. E’ altrettanto vero che se il 45,1% dei votanti è critico nei confronti del salame, una riflessione sugli standard qualitativi e di produzione “dal nos salam” (del nostro salame), dovrebbe essere fatta dai produttori e dai vari Enti di controllo e promozione coinvolti.

redazionale a pagamento

L’or Ma Chiara: eleganza e tranquillità nel cuore dell’Oltrepo di

Stefania Bertonazzi

Davide Parisi e Deborah Ceriani: sposati, tre figli e un grande progetto: “L’or Ma Chiara”. Abbiamo incontrato i titolari del complesso l’or Ma Chiara, due giovani imprenditori con un grande entusiasmo e tante idee per il territorio. “Or Ma Chiara” che cosa è esattamente, di cosa vi occupate? “E’ un un complesso di due edifici completamente ristrutturati, ubicati in una piccola frazione di Fortunago, Colombara, immersa nel verde e nella quiete dell’Oltrepo Pavese, e ci occupiamo di affitti brevi, massimo 30 giorni”. Come e dove è nata questa idea? “Questo progetto prende forma un giorno assolato d'agosto del 2010 diventando poi concretamente attivi nel 2011. L’idea e’ nata da mia moglie Deborah, reale mente di questo progetto ed il nostro obiettivo principale è quello di portare l’esperienza già maturata a Sirmione sul Lago di Garda, in Oltrepò pavese. Noi non siamo albergatori, mia moglie parrucchiera a Milano, io, un piccolo imprenditore con la ditta a Milano, nel settore degli impianti di riscaldamento e condizionamento. Nel 2001 abbiamo lasciato Milano, il lavoro e tutta la frenesia di quella vita ci siamo catapultati nella tranquillità e serenità della Valle Schizzola”. “Or Ma Chiara” perchè questo nome? “Semplicemente rappresenta l’anagramma dei nomi dei nostri figli: Lorenzo, Mattia e Chiara”. Avete iniziato il vostro progetto a Sirmione, Lago di Garda e Oltrepò, un confronto? “In tanti ci pongono questa domanda. Devo dire che Sirmione riesce a offrire forse di più . Si tratta di una zona che ti mette tutto a disposizione, dai negozi agli

Davide Parisi e la moglie Deborah

svaghi . La sua felice posizione, complice il lago , hanno fatto di quel territorio la vera fortuna. Fortunago è una piccola bomboniera ,come la definiamo noi ,che va valorizzata perché lo merita. Quando abbiamo visto per la prima volta questo posto, abbiamo pensato ad uno di quei piccoli paesini della Toscana .Qui le attrattive vanno fatte conoscere. Chi mai penserebbe che in un paesino cosi piccolo si festeggia quasi ogni sera…”. Perchè venire all’or Ma Chiara? “I due immobili finemente ristrutturati, il primo in stile moderno, minimale, il secondo , invece in stile “vecchia casa” di campagna, anche se ben differenti tra loro, hanno lo stesso comune denominatore: differenziarsi dalla massa. Oltre a garantire un accurato soggiorno presso le nostre “country home”, l’or Ma Chiara è in grado di disporre di una serie di servizi: biciclette con pedalata assistita, noleggio “Quad” per i clienti più temerari, possibilità di affittare un “buggy”, mezzo a due posti disponibile attraverso una stretta collaborazione con “Side by Side” di Retorbido. Entrambi i nostri immobili sono dotati di ogni confort, dedicato ad un tipo di cliente che non deve preoccuparsi di portare nulla da casa. Dalla tv, alla teleria bagno e cucina, accessori ed elet-

trodomestici, connessione internet illimitata sino ad arrivare ai dettagli più curati come la macchina del caffè inclusa di cialde illimitate per l’intera permanenza. Disponiamo di cantinette vini dove il cliente potrà gustare le produzioni locali per poi indirizzarli nelle aziende agricole a km 0 che vorranno collaborare con noi, regalando la prima bottiglia. Tra i dettagli che, ci auguriamo, facciano la differenza, un kit di benvenuto a base di prodotti locali, vini, formaggi, salumi, frutta. Un regalo sano che coccoli il cliente in modo educativo e salutare e per fargli conoscere ed apprezzare l’intero territorio”. Il vostro obiettivo? “Siamo operativi da Giugno ed il primario intento è senza dubbio quello di poter fare di questa attività una realtà vincente, valorizzando l’intero Oltrepo, con l’ambiziosa speranza di creare sbocchi lavorativi e professionali. La nostra filosofia di pensiero è indirizzare il cliente in itinerari enogastronomici, visite culturali, musei, castelli borghi. Rivivere i “vecchi mestieri” partecipando attraverso realtà con noi convenzionate, alla raccolta dell’uva , ai vari processi di produzione del vino e a tanti altri possibili laboratori per vedere con i propri occhi come vengono prodotte alcune delle mille tipicità del nostro territorio. Per il tempo libero, per le sere d’estate cerchiamo di trasmettere lo spirito di voler rivivere vecchie sagre di paese e in collaborazione con l’associazione “Oltre la Valle” di Schizzola, organizziamo eventi culturali durante l’intero anno. Il territorio non lo si vive solo in estate, ogni stagione ha la sua storia da raccontare, le sue abitudini, i suoi prodotti e noi vorremmo far vivere tutto questo ai nostri clienti. Il nostro obiettivo deve essere quello di far sentire importante chiunque ci scelga e che il nostro impegno aiuti a rendere l’Oltrepò attivo, conosciuto e riconosciuto per tutto ciò di bello che ha da offrire”.


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15 e 16 Agosto le Giornate Medievali Alla corte di Pietro Dal Verme

Sabato 15 e Domenica 16 Agosto, Zavattarello torna ad essere un borgo del XV secolo: dame e cavalieri, artigiani e cortigiani, giullari e musici, rievocazioni di battaglie, danze e giochi medievali. Due giorni all’insegna delle magiche atmosfere del Medioevo: da Piazza Dal Verme che si trasformerà in un tipico mercato medievale, al Castello dove i nemici tenteranno l’assedio. Il fil rouge di queste giornate medievali è la rievocazione storica del matrimonio tra Pietro Dal Verme e Clara Sforza, nozze celebrate il 24 Aprile 1480 avvenute dopo burrascose vicissitudini familiari dove amore e potere s’intrecciano fino a sfociare nella morte.

Pietro, promesso sposo a Clara Sforza, figlia del potente signore di Milano Galeazzo Maria Sforza nonchè nipote di Ludovico il Moro, si innamora di Cecilia Del Majno, figlia del consigliere ducale Andreotto, e fa di tutto per ottenerla in sposa. Galeazzo Maria, che mirava, con questo matrimonio, ad unire due ricche e potenti famiglie del Nord Italia, i Dal Verme e gli Sforza, lo fa arrestare per disobbedienza. Grazie alla mediazione di Federico da Montefeltro Pietro ottiene la scarcerazione e anche il consenso alle nozze con Cecilia. Dopo un felice periodo di matrimonio nel 1479 Cecilia muore misteriosamente e senza aver dato a Pietro alcun erede.

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ZAVATTARELLO RIVIVE LE MAGICHE ATMOSFERE DEL XV SECOLO

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Clara Sforza ancora nubile, in breve tempo viene unita in matrimonio a Pietro, tuttavia non ha mai accettato la parte di “seconda” e così grazie all’appoggio dello zio Ludovico il Moro, che avrebbe ottenuto numerosi vantaggi con la morte del conte Pietro, uccide il consorte avvelenandolo. Pietro muore il 17 Ottobre del 1485. Nasce da questo tragico evento la leggenda che narra di come il fantasma del Conte Pietro si aggiri dopo mezzanotte lungo i camminamenti di ronda. www.zavattarello.org castello@zavattarello.org


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TEATRO DI SCONTRI DALLA SCENOGRAFIA SUGGESTIVA

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Il castello Dal Verme non ha mai smesso di 'vivere' di

Nilo Combi

Imponente sovrasta il borgo antico, abbarbicato su un poggio di arenaria una volta completamente priva di vegetazione, per consentire ai difensori del maniero di avvistare ogni malintenzionato. Oggi invece il verde che attornia il castello è un'area protetta, un Parco Locale di Interesse Sovracomunale di circa 79 ettari. Le origine del Castello sono sicuramente antiche tant’e’ che già in alcuni documenti di Ottone I risalenti al 971/972 si parla di alcune fortificazioni sul colle. A testimonianza di cio’ il fatto che le pareti esterne risultano costruite da tre elementi naturali murari differenti: il piu’ antico posto verso l’interno ed uno piu’ esterno posto a circa 1 metro, questo spazio e’ occupato da materiale di riempimento. Nel X secolo possedimento del Vescovo di Bobbio, ambito da pavesi e piacentini che se ne impossessarono nel 1169 e successivamente oggetto del desiderio dei Landi (ghibellini) e degli Scotti (guelfi). Ubertino Landi diventa Signore di Zavattarello nel 1264, infeudato dal Vescovo di Bobbio. Razziatore e pluriscomunicato, divenne il terrore della regione, ma grazie alla sua prepotenza e potenza rese il maniero inespugnabile. A lui va attribuita la realizzazione di una doppia cinta muraria nell’area oggi identificata come “Su di Dentro”. Con Manfredo Landi si suggela l’importanaza assunta negli anni dal Castello, nonche’ il consolidamento dell' indiscusso potere della famiglia Landi. Gian Galeazzo Visconti, in lotta con la Città di Pavia convoco’ proprio nel Castello di Zavattrello le famiglie Beccaria e Landi e stipulo’ con loro la lega di Voghera contro i pavesi. Con atto erogato dal notaio Jacopo Cristiani, il Vescovo di Bobbio il 28 Maggio 1390 assegna a Jacopo Dal Verme il feudo di Zavattarello, dopo quello di Romagnese, e Ruino. Il ricetto fortificato era sede di una delle principali scuole di guerra di tutta l'Europa, fondata da Jacopo Dal Verme in quello che poi sareb-

Il castello di Zavattarello

be divenuto il cardine dello Stato Vermesco. Questo celebre Capitano di Ventura menzionato anche nell’Orlando Furioso, segnò l’inizio della dominazione quasi incontrastata dei Dal Verme i quali espansero il proprio dominio sul gran parte del terrritorio della Valle Staffora, a loro nel 1400 l’assegnazione da parte dei Visconti anche del castello di Voghera. Con Pietro Visconti morto avvelenato dalla seconda moglie Chiara Sforza, finisce la prima signoraia vermesca, Ludovico il Moro infatti, signore di Mialno tolse tutti i beni alla famiglia Dal Verme per cederli agli Sforza. Seguirono anni di lotta da parte dei Dal Verme decisi a riavere il proprio feudo. I Dal Verme la spuntarono nel 1525 con la sconfitta di Francesco I e la morte di Gian Galeazzo Sanseverino avvenuta durante la battaglia di Pavia I Dal Verme restarono i Signori indiscussi di Zavattarello, con il susseguirsi degli anni e con i legittimi eredi, il maniero vide il suo massimo spendore. Ed e’ a fine 800 che il Conte Carlo, dà il via alla sua ristrutturazione: trasformò l’ala ovest in abitazione civile mentre la porzione a nord est delle mura fu trasformata in casino per la caccia, fece realizzare la strada

carrozzabile che dall’abitato di Zavattarello sale fino al castello. Con la seconda guerra mondiale i Conti lasciarono il castello che divenne uno dei teatri delle vicende belliche dell'Oltrepò: sede nel maggio del 1944 di un presidio della Guardia Nazionale Repubblicana di Voghera venne attaccato dai partigiani che arrecarono danni al portone d’ingresso. Il peggio arrivò il 24 Novembre 1944 durante il grande rastrellamento invernale condotto dai nazi fascisti: dal fiume Morcione arrivarono le truppe della divisione Turkestan composta da soldati russi e tedesti che attaccarono il castello roccaforte della Brigata Crespi. Il castello fu completamente incendiato, brucio’ per una notte intera. Il 26 maggio 1975 Carlo, Pietro, Jacopo, Fernanda ed Ippolita Dal Verme unitamente alla madre Titina Gavazzi, con rogito firmato dinnanzi al notaio Rognoni di Pavia, fecero donazione del castello di Zavattarello alla popolazione. Nell’atto si obbligava l’utilizzo della struttura, quale destinazione d’uso ad attività culturali e turistico-museali. All’interno del cortile del castello una lapide ricorda la donazione fatta dalla famiglia Dal Verme.


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Pavesi e Piacentini, Landi e Dal Verme passando per Ludovico il Moro di

Virginia Guerra

Il nome Zavattarello deriva dall’attività che fu prevalente nel Boquella dei ciabattini. Il volgare “Savattarellum” sta proprio ad indicare letteralmente “il luogo dove si confezionano ciabatte”.Ancora oggi, nel dialetto locale, il paese è chiamato 'Savatare'. La leggenda narra che Zavattarello fosse un rifugio di disertori romani fuggiti dalla battaglia del Trebbia, vinta da Annibale nel 218 a.C, ma le vicende più “appassionate” di Zavattarelo riguardano e s’intrecciano con il suo possente maniero. Antichissimo feudo dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio, dopo la formazione della Contea vescovile di Bobbio, Zavatterello diviene nel 1014 un feudo personale del Vescovo, a lui viene attribuita la costruzione del castello. Susseguirono anni di guerriglie tra Pavesi e Piacentini per la conquista della Val Tidone e nel 1183 i piacentini tolsero Zavattarello al vescovo. Solo vent’anni dopo, Ottone IV riconsegnerà il feudo al vescovo di Bobbio. Nel 1264, a conclusione di molteplici guerre tra le due fazioni piacentine per la conquista del territorio, i ghibellini della Famiglia Landi ed i guelfi capeggiati dagli Scotti, il Vescovo di Bobbio decide di infeudare Zavattarello a Ubertino Landi. La dinastia dei Landi segna l’inizio dello sviluppo del Borgo e l’affermazione dello stesso: tra le mura ed il castello vengono realizzate le botteghe di ciabattini, fabbri, falegnami e tutte le attività artigianali dell’epoca. Nel 1385 Ubertino Landi reo di fellonia (delitto di tradimento della fede giurata con conseguente rottura del contratto feudale) si vide togliere il castello dal Vescovo Roberto Lanfranchi, lo stesso venne ceduto al capitano di ventura Jacopo Dal Verme, donazione ratificata da Papa Bonifacio IX il 15 Settembre 1390. Inizia cosi’ il dominio da

Lo stemma del Comune di Zavattarello raffigura un drago incantenato a custodia di un albero di mele rosse: riprende l'affresco che sovrasta il portale d'ingresso del Castello in cui è rappresentata anche un'aquila con le ali aperte, il motto: "praede vigil vigilataque poma" il preda è vigile ed i suoi frutti sono custoditi e' un avvertimento ai nemici che la rocca era ben difesa.

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"SAVATARE'": TERRA DI CIABATTINI, VESCOVI E CONTI

Altitudine: 529 m s.l.m. Superficie: 28,4 km² Abitanti: 986 Frazioni: Casa Marchese, Crociglia, Lagagnolo, Le Moline, Ossenisio, Panigà, Perducco, Pradelle, Rossone, San Silverio, Tovazza. Comuni confinanti: M e n c o n i c o , Nibbiano (PC), Pecorara (PC), Romagnese, Ruino, Valverde, Varzi parte della famiglia Dal Verme, solo due parentesi interrompono la loro sovranità: anno 1485 a seguito dell’ avvelenamento di Pietro Dal Verme, il borgo viene infeudato da Ludovico il Moro a Gian Galeazzo San Severino, conte di Caiazzo, con la sua fuga in Germania a causa dell’avanzata delle truppe francesi, il borgo passa a Bernardino della Corte e con la sua morte nel 1512, i Dal Verme riebbero Zavattarello. Il castello era inutilizzabile da qui la costruzione di due grossi palazzi a ridosso di quella che oggi e’ la Piazza Principale del paese, Piazza Dal Verme, ora sede del municipio e della scuola. Nel 1520 Gian Galeazzo Sanseverino alleatosi con

i francesi reclama e ottiene il feudo di Zavattarello da Francesco I. Seguirono anni di lotte tra le due famiglie, lotte che terminarono nel 1525 alla morte del San Severino nella battaglia di Pavia. Da quell'anno sino al 1975 i Dal Verme rimasero i padroni incontrastati di Zavattarello. Nel 1923 Zavattarello viene aggregato con Bobbio alla provincia di Piacenza scatenando una serie di dure proteste da parte degli abitanti che nel Dicembre del 1924 intentarono una “marcia su Bobbio” che ebbe come risultato il ritorno di Zavattarello sotto la provincia di Pavia. Nel 1929 il comune di Valverde venne unito a Zavattarello, che prese il nome di Zavattarello Valverde sino al 1956.


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PROGRAMMA CON TUTTI GLI APPUNTAMENTI DELLE DUE GIORNATE

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Ecco come Zavattarello rivive il XV sec. SABATO 15 AGOSTO

DOMENICA 16 AGOSTO

• Ore 10.30: Piazza Dal Verme, apertura delle Giornate Medievali. Presentazione della corte di Pietro Dal Verme e Chiara Sforza. Apertura del mercato medievale. • Ore 10.45: Sfilata del corteo storico verso la Chiesa di S. Paolo per la S. Messa con la partecipazione di figuranti in costume. Duelli, tiro con l'arco, musica e giocoleria. • Ore 11.50: In Piazza Dal Verme, duelli, danze, musica dal vivo e giocoleria.

• Ore 10.30: In Piazza Dal Verme, apertura del mercato medievale. Tiro con l'arco, duelli, giocoleria, danze e musica dal vivo. • Ore 12.30: Nell'area ristoro ai piedi del Castello, grigliata di carni conciate.

• Dalle ore 14.30: Piazza Dal Verme, mercato medievale, dimostrazioni di artigianato, duelli e spettacoli. Servizio navetta verso il Castello; nelle sale del Castello, visite guidate ogni mezz'ora con ricostruzione della vita in una fortezza medievale e sala delle torture. Nel giardino, area antichi giochi; Nel giardino del Castello, duelli, giocoleria e musica dal vivo. • Ore 16.00: Torneo di tiro con l'arco. • Ore 16.30: Danze e musica dal vivo. • Ore 17.00: Assedio al Castello. • Ore 18.00: Giocoleria, danze e musica dal vivo • Ore 20,00: Area ristoro ai piedi del Castello, banchetto medievale con Pietro Dal Verme e Chiara Sforza. Danze, duelli, musica dal vivo e giocoleria animeranno la cena con menù medievale • Ore 23,30: Piazza Dal Verme, spettacolo del fuoco “Sulle rotte del giullare” e spettacolo pirotecnico

• Dalle ore 14.30: In Piazza Dal Verme, mercato medievale, dimostrazioni di artigianato, duelli e spettacoli. Servizio navetta verso il Castello. • Dalle ore 14.30: Nelle sale del Castello, visite guidate ogni mezz'ora con ricostruzione della vita in una fortezza medievale e sala delle torture. Nel giardino, area antichi giochi. • Ore 14.30: Nel giardino del Castello, duelli, giocoleria, tiro con l'arco. • Ore 15.30: Danze e musica dal vivo. • Ore 16.00: Assedio al Castello. • Ore 17.00: Giocoleria e tiro con l'arco. • Ore 17.30: Torneo di spada. • Ore 18.30: Danze e musica dal vivo. • Ore 19.00: Chiusura delle Giornate Medievali e saluto di Pietro Dal Verme e Chiara Sforza


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Jacopo Dal Verme: "Sfollati da Milano ci rifugiammo nel nostro castello" di Alessandro

Disperati

Zavattarello e i Conti Dal Verme: un feeling che va avanti da oltre seicento anni. Incontriamo Jacopo Dal Verme, uno degli ultimi Conti che ha vissuto e abitato il castello di Zavattarello. Oggi Jacopo Dal Verme risiede a Milano nel Palazzo di Via S. Giovanni sul Muro, altro antico palazzo che fu possedimento proprio di questa nobile famiglia. Jacopo Dal Verme fu l’ultimo di cinque figli del Conte Giuseppe Luchino Dal Verme che sposò il 9 maggio 1914 Ernestina Gavazzi. Jacopo nacque il 23 febbraio 1926 e fu Dottore in giurisprudenza. Jacopo, insieme ai fratelli Carlo, Pietro, Fernanda ed Ippolita, il 26 maggio 1975 donarono il castello di Zavattarello alla popolazione. Quali sono i suoi legami con Zavattarello e il castello? “Sono particolarmente legato a questo castello perché sia i miei antenati che la mia famiglia vissero tra queste mura per oltre seicento anni. Per sei secoli i Conti Dal Verme abitarono ininterrottamente il castello di Zavattarello ad esclusione di qualche sporadico episodio legato all’epoca di Ludovico il Moro”. Perché nel 1975 avete deciso di donare il castello alla popolazione di Zavattarello? “La decisione fu presa dalla nostra famiglia per evitare che il castello di Zavattarello, che presenta una struttura unica in Italia, cadesse in malora. La guerra lo aveva colpito quasi a morte e un successivo incendio mise in serio pericolo gran parte del complesso che si affaccia sul paese tant’è che le mura perimetrali rischiavano di rovesciarsi verso il centro di Zavattarello. Essendo un castello non potevamo fare affidamento sulle leggi che permettevano di recuperare i fondi per i danni subiti durante la guerra”. Ma subito dopo la guerra qualche intervento fu fatto? “Certamente. Dopo la guerra con grandi sacrifici riuscimmo a ricostruire il tetto per cercare di impedire che l’acqua e le intemperie meteorologiche creassero ulteriori danni. Si trattò più che altro di opere per evitare che il maltempo provocasse ulteriori danni alla struttura. Furono lavori di una durata limitata nel tempo tant’è che negli anni sessanta si aprirono numerose fenditure nei muri. Di qui la decisione di cedere il castello alla popolazione e al comune con l’obiettivo di salvare questo maniero”. Popolazione e comune come risposero? “Per fortuna positivamente e grazie alla lungimiranza dell’allora amministrazione comunale Zavattarello accettò la nostra donazione e oggi il castello è fruibile da tutti e visitabile”. Quando avete donato il castello avete però posto dei vincoli: quali? “E’ vero. L’atto di donazione vincolava lo storico immobile, quale destinazione d’uso, ad attività culturali e turistico museali e ludico sociali”. L’amministrazione comunale ha seguito i vincoli che avevate posto? “Certamente e devo dire che c’è stata una grande collaborazione sia con l’attuale amministrazione che con le amministrazioni precedenti. A tal proposito voglio fare un plauso alle ultime amministrazioni che si sono susseguite, indipendentemente dal colore politico, perché si sono sempre attivate ed hanno fatto di tutto per mantenere aperto il castello e farlo conoscere”. Lei ha mai abitato all’interno del castello? “Certamente. Io, insieme agli altri miei fratelli e ai

Jacopo Dal Verme con il sindaco Simone Tiglio

miei genitori, abitavamo a Milano ma quando fummo costretti a sfollare, a seguito dello scoppio della Seconda guerra mondiale, ci rifugiammo nel castello di Zavattarello. Mio padre e mio nonno, il Conte Carlo Dal Verme, in passato visseso a lungo tra le mura del castello sia d’estate che d’inverno”. Ha dei bei ricordi di Zavattarello? “Ho tantissimi ricordi legati alla mia infanzia ed alla mia gioventù che ricordo sempre con grande piacere. Ma ho anche un momento buio legato alle vicende della guerra che scoppiò quando io avevo solo 14 anni”. Lei è omonimo di un suo antenato, Jacopo Dal Verme, capitano di ventura che giunse in Oltrepò nel 1373. Avere un nome ed una storia così importante ha influenzato la sua vita e le sue scelte? “Assolutamente no e vi dirò di più: ancora oggi mi chiedo per quale motivo mio padre decise di chiamarmi Jacopo, visto che ero l’ultimo maschio di cinque figli venuti alla luce tra il 1915 e il 1926. Un nome certamente importante che ha segnato di fatto l’inizio e, se vogliamo, la fine della storia di questa nobile famiglia”. Non so se lei crede ai fantasmi però a Zavattarello si vocifera che un suo lontano parente sia ancora ‘vivo’ all’interno del castello e si presenti sotto forma di fantasma. Si tratterebbe di un suo antenato Pietro Dal Verme… cosa ne pensa? “Non credo nel modo più assoluto ai fantasmi. Sinceramente Pietro Dal Verme che visse nel castello di Zavattarello nel ‘400 morì in circostanze alquanto misteriose. Si presume che fosse stato avvelenato da Ludovico Sforza. La storia del fantasma è sicuramente una leggenda che, come si sa, fa bene ad ogni castello perché attira turisti e curiosi”.

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FU TRA I PROTAGONISTI DELLA CESSIONE DEL CASTELLO ALLA POPOLAZIONE

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Aneddoti attorno a questa leggenda? “C’era un qualche mio antenato che preferiva salire al castello di giorno e non di notte proprio per paura d’incontrare il fantasma di Pietro Dal Verme. Ma io, come ho già detto, non ho mai creduto a queste storie”. A parte lei ci sono in Italia altri Dal Verme che conservano il titolo nobiliare? “A Torre Degli Alberi ci sono Luchino e Camillo Dal Verme, miei cugini con cui ho un ottimo rapporto”. Lei che ha abitato a Zavattarello, c’è a suo avviso una frazione o una località che può considerare più bella rispetto ad altre? “Non ho preferenze. Tutto il territorio comunale di Zavattarello è molto caratteristico purtroppo devo evidenziare come l’alta Val Tidone sia meno apprezzata e conosciuta rispetto alla bassa valle e di questo sinceramente me ne rammarico”. Lei ha concesso in comodato d’uso un locale a Milano per dar vita a ‘Casa Zava’ in occasione di Expo 2015: cosa può dirci a tal proposito? “Mia figlia alcuni mesi fa mi aveva chiesto un locale per organizzare mostre, eventi di cultura ed altre iniziative proprio per dare uno spazio di tutto rispetto a Zavattarello qui a Milano. Sono ben felice di aver potuto aiutare l’amministrazione comunale di Zavattarello in questo senso per permettere di far conoscere sempre di più questo borgo e il suo castello. Qui è stato realizzato uno spazio espositivo importante in occasione di Expo un info point avanzato, una vetrina per il territorio”. Conte Dal Verme, un ultimo pensiero per Zavattarello… “Mi auguro che tutti gli sforzi che si stanno facendo per lanciare e far conoscere Zavattarello e il suo castello, che nei secoli è stato teatro di numerosi avvenimenti storici, possano raccogliere un grande numero di successi”.


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... tutti li conoscono, sono i cinque zavattarellesi per eccellenza

Non amano definirsi 'famosi', umili, semplici nelle loro diverse attività ma con un comun denominatore: il piacere di vivere a e per Zavattarello. Abbiamo fatto un'altrettanto semplice domanda: cosa vi lega a Zavattarello?

Emma Bruni (Casalinga)

Natalino Netito Palavezzati (architetto)

Eli Zanardi (ex sindaco e cavaliere del lavoro)

Enrico Baldazzi (ex sindaco e imprenditore)

Patrizia Gianesi (imprenditore)

"Sono molto legata alla frazione Perducco dove sono nata e dove ho vissuto con mia mamma Emilia Crevani. E' a lei che devo tutto quello che so sui 'segni'. Nel corso della mia vita ho assistito a ciò che mia madre riusciva a fare con la sua fede immensa ed i suoi rituali religiosi per aiutare le persone. Addirittura ricordo un medico che come uomo di scienza era molto scettico nei riguardi del potere dei 'segni', anche lui fu 'guarito' da mia madre e da quel dì suggeriva anche ai suoi pazienti questa alternativa. Quello che faccio è per fede e per bontà in cambio... una preghiera o un cero".

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Zavattarello raccontato da...

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"Un importante traguardo professionale raggiunto grazie al sentimento profondo che mi lega al mio paese. Il professor Dezzi Bardeschi del Politecnico di Milano aveva richiesto per l'esame di restauro del materiale inedito. Così pensai subito al Castello di Zavattarello. Esisteva già una prima documentazione, ad opera di due architetti pavesi Massari e Pepe, che ho approfondito realizzando la prima planimetria completa del castello, ma solo nel 2004, in collaborazione con il collega Bruno Oddi, il castello poteva dirsi finalmente restaurato e il mio lavoro concluso. Un esame lunghissimo. "Sono molto legato a Zavattarello anche se ho iniziato a viverlo solo dagli anni quaranta perché prima ero sempre in giro per lavoro. Sono stato anche sindaco tra il 1964 e il 1970: allora il paese era vivo oggi purtroppo tanti lo hanno abbandonato e sono sempre più gli anziani ad abitarlo. Il ricordo più bello è il legame che Zavattarello ha sempre avuto con i conti Dal Verme sfociata poi nell'insperata donazione del castello alla popolazione. Un sogno che è diventato realtà e che ha permesso il recupero di una fortezza che rischiava di cadere a terra". "Sono tanti i momenti che ho particolarmente a cuore e legati a Zavattarello. Le prime cose che mi vengono in mente sono la prima partita di calcio ormai quasi cinquant'anni e l'apertura della piscina nel 1975. Episodi che sembrano banali ma per l'epoca impossibili da realizzare. Per me due grandi soddisfazioni che credo abbiano lasciato il segno. Ho anche un bel ricordo legato al castello: come sindaco ricevetti da Titina Dal Verme la chiave del castello, quando questo fu donato alla popolazione. Una grande festa e il raggiungimento di un traguardo che pensavo irraggiungibile". "Il ricordo va a mio suocero, Edilio Gianesi, cavaliere della Repubblica nonché fondatore della Edilio Gianesi. Io come lui voglio rimanere a Zavattarello, voglio tenerlo vivo offrendo un'opportunità lavorativa alle persone del posto. Questo anche se commerciando noi con l'estero, l'ubicazione a Zavattarello non è logisticamente vantaggiosa. Per la nostra famiglia è un dovere morale, ci si conosce sul lavoro, io ho lavorato addirittura con tre generazione, nonno, padre e nipote. Siamo sempre stati vicini al paese e ai nostri dipendenti, nel bene e nel male e questo senza ricevere alcun aiuto".


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Simone Tiglio Sindaco di Zavattarello E LE GIORNATE MEDIEVALI

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"Sono un fiore all'occhiello della politica turistica che abbiamo portato avanti"

La prima edizione delle Giornate Medievali risale all'ormai lontano 1995 e da allora è diventata un appuntamento fisso dell'estate zavattarellese. Il sindaco di Zavattarello, Simone Tiglio ci parla dell'eveto. Come sono cambiate le giornate medievali negli ultimi anni? "Dal 2009 la formula della manifestazione, organizzata dall'amministrazione comunale, è stata completamente rinnovata, con l'estensione da una a due

giornate - il 15 ed il 16 agosto - l'ampliamento della gamma degli spettacoli e delle rievocazioni storiche, l'organizzazione di un banchetto con animazioni a base di piatti medievali la sera di ferragosto e di una grigliata di carni conciate in occasione del pranzo del 16. Oggi le Giornate Medievali del Castello dal Verme rappresentano uno degli eventi di punta dell'estate oltrepadana, e con oltre 3.000 visitatori ogni anno si collocano al livello di rievocazioni di fama nazionale, quali quelle di Piovera, di Gradara o di Castell'Arquato - solo per citarne alcune". 3000 visitatori ogni anno. Ingredienti di questo successo?. "Gli ingredienti di maggior successo delle Giornate Medievali sono rappresentati dalla qualità artistica dei gruppi storici che animano la due giorni di rievocazioni, dall'indubbia bellezza del castello e del borgo, che ospitano l'evento e dall'impegno indefesso degli amministratori comunali e di molti volontari, che si prodigano con impegno per ricreare l'atmosfe-

ra di una corte signorile di 600 anni fa, prestando attenzione ad ogni minimo particolare". Castello, motore trainante dell'economia di Zavattarello? "Il patrimonio storico-monumentale che ci è stato lasciato in eredità viene oggi fatto rivivere grazie a queste due giornate di turismo vero, di cui beneficia il paese nel suo complesso. Non solamente gli esercizi pubblici, come è evidente, ma anche i negozi, le attività artigianali che partecipano al mercato medievale, le attività produttive le cui insegne vengono viste dai visitatori, le case private da affittare o da vendere, che possono interessare a chi raggiunge, esausto della vita cittadina, questo piccolo angolo di paradiso, in cui il tempo si è fermato. Insomma, le Giornate Medievali sono uno dei fiori all'occhiello della politica turistica che abbiamo portato avanti in questi anni e ci vogliamo impegnare perchè in futuro divengano sempre più un punto di riferimento, nel panorama delle rievocazioni storiche, a livello nazionale".

Sara Rossi Direttore del Museo Giuseppe e Titina Dal Verme

"Questo evento dà l'idea di cosa voglia dire comunità" Sara Rossi direttore del Museo "Giuseppe e Titina Dal Verme" nominata dal Comune Responsabile delle animazioni Perchè si è pensato a questo tipo di evento? "Questo è uno dei modi in cui vogliamo celebrare la storia del nostro millenario castello: organizziamo molti eventi dedicati ai temi più disparati, non solo per offrire ai nostri visitatori manifestazioni in linea con i gusti più vari, ma soprattutto per valorizzare ogni aspetto di un luogo come questo. In un solo edificio si riuniscono mille anni di storia, opere d'arte antiche e contemporanee, leggende e misteri, saloni di rappresentanza e anguste prigioni... Le Giornate Medievali, quindi, sono l'evento che vuole rievocare il periodo più glorioso della storia del Castello Dal Verme, in tutte le sue sfaccettature: dalla vita spensie-

rata di dame e cortigiani alle dure attività quotidiane di soldati impegnati a difendere il territorio, da musica e danze e giochi al respingimento degli assalti nemici". Evento complesso... quali sono le maggiori difficoltà incontrate? "Dal mio punto di vista, occupandomi di gestire lo svolgimento del programma delle animazioni, la difficoltà sicuramente maggiore è dotarmi dell'ubiquità: ci sono sempre tante cose diverse che si svolgono in contemporanea, e ciascuna deve funzionare a dovere, quindi la mia principale preoccupazione è essere sempre nel posto giusto. Questo evento dà l'idea di cosa voglia dire comunità, di cosa voglia dire tenerci al proprio paese, volerlo mantenere vivo e attivo. A parer mio, é in questo, più che nel successo di pubbli-

co 'importanza di un evento come le Giornate Medievali in un piccolo borgo come Zavattarello".


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Sinergia tra le cinque associazioni Parlano i presidenti

di

Virginia Guerra

A testimonianza della vivacità culturale di questo ridente borgo, le numerose associazioni culturali nate all'interno del comune. Abbiamo rivolto le seguenti domande ai presidenti: Lo scopo primcipale dell'associazione? Chi ne fa parte? Eventi in programma? Proloco di Zavattarello, presidente Monia Savini

Associazione culturale "Presepe e Passione" presidente Meri Lazzati

"Ci occupiamo dell'animazione delle serate estive al fine di riunire le persone del luogo per far rivivere il nostro paese. Adalberto Buscaglia in qualità di vicepresidente, Luciano Perelli in qualità di Tesoriere, Mirani Enrico e Massimo Accoliti in qualità di consiglieri. Occorre ringraziare l'amministrazione comunale, la protezione civile e soprattutto chi è sempre presente a garantire la riuscita dell'evento. C'è una forte collaborazione, dallo scambio dei materiali, al calendario eventi. Abbiamo collaborato con il comune per la realizzazione del concerto dei Nomadi e prossimamente organizzeremo venerdì 7 agosto una serata danzante con servizio ristorante e griglieria".

"Nel 2000 abbiamo iniziato a organizzare il presepe vivente sotto la guida dell'allora parroco don Gian Paolo, in seguito le persone che hanno sempre partecipato all’organizzazione hanno deciso nel 2011 di formare un'associazione che si occupasse solo ed esclusivamente del Presepe vivente e della Passione di Cristo: da qui il nome. Siamo un gruppo molto unito insieme a Emma, Graziella, Mariarosa e Monia cerchiamo di far vivere l'esperienza della natività e della Passione di Cristo. Inoltre abbiamo organizzato con un ottimo successo alcune sfilate vintage e sfilate di auto storiche".

Associazione culturale "Magazzino dei Ricordi" presidente Virgilio Bruni

L’Associazione Culturale "La Burela di Crociglia" presidente Elena Fiori

"Offriamo la possibilità ai bambini di recuperare la nostra storia e di dar spazio alla loro creatività. Per mezzo di laboratori quali il riutilizzo di materiali di recupero: carta, creta, vecchi giochi… Dal grano alla pasta-sapone. A noi non interessa il guadagno, ma l’insegnamento e l’apprendimento da parte dei bambini. Organizziamo periodicamente laboratori didattici anche con scolaresche e siamo attivi già dalla fine degli anni ottanta. Questo progetto è stato possibile anche grazie alla sinergia con le altre associazioni presenti nel territorio".

"L'associazione nasce nel Marzo 2004 con lo scopo principale di animare la nostra piccola frazione di Crociglia. Il nome si ispira al caratteristico sasso tondo che si trova a fianco della Chiesetta della nostra frazione e simboleggia proprio la specificità delle radici culturali e popolari dell’Associazione stessa. Sulle motivazioni più profonde che hanno determinato la nascita dell’Associazione per rendere possibile l’organizzazione della Sagra del patrono del paese, S. Domenico. Tra gli appuntamenti che organizziamo c'è anche una commedia dialettale scritta ed interpretata dagli abitanti che è giunta già alla decima edizione".

Monia Salvini

Meri Lazzati

Virgilio Bruni

Elena Fiori

ALLA CORTE DI ZAVA

SONO IL 'CUORE PULSANTE' DELLE MANIFESTAzioni del paese

M. Giannini

L’Associazione promozione sociale “Le Campanelle di San Colombano" presidente Massimiliano Giannini "L'Associazione nasce come ente di promozione sociale con particolare riferimento all'area della via di San Colombano. L'obiettivo è favorire un miglioramento della qualità della vita coniugando attività religiose e attività ricreative. Siamo tutti volontari di paesi che risiedono sull'itinerario di San Colombano ma l'Associazione si sta ampliando ad appassionati di storia e di fede. Abbiamo organizzato alcune ' camminate sul territorio' con convegni e filmati atti a far conoscere la figura di San Colombano. Il 9 agosto a Zavattarello si celebrerà la giornata di San Colombano. Lunedì 13 luglio il Commissario irlandese in Expo, Brian Nason, accompagnato da due diplomatici è stato a Pavia per incontrare le nostre istituzioni, visitare la città e prendere accordi per la realizzazione di una giornata PaveseIrlandese da svolgere presso il Padiglione Irlandese in Expo tra il 22 e il 27 agosto prossimi".


ALLA CORTE DI ZAVA

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ECCO ALCUNE RICETTE TIPICHE DI ZAVATTARELLO

I funghi la fanno da padrone Ecco il risotto e un bel brasato di manzo

La cucina tipica di Zavattarello annovera piatti della tradizoni dell'Oltrepò pavese, ma anche della vicina Emilia Romagna. Zona di funghi, tartufi che diventano padroni della cucina zavattarellese. Ecco alcune ricette. RISOTTO AI FUNGHI PORCINI Ingredienti x 4 persone: 300 gr di riso carnaroli, 30 gr di funghi porcini, 1/2 cipolla, 40 gr di burro, olio oliva evo, vino bianco, 30 gr parmigiano, sale, brodo di carne. Preparazione: in una casseruola appassire la cipolla con l'olio, unite il riso e tostatelo, aggiungere i funghi precedentemente ammollati in acqua tiepida, prima bagnare con il vino bianco, lasciare evaporare, quindi versare il brodo caldo, salare e continuare cottura per 20 minuti. Appena il riso e' cotto, togliere dal fuoco ed amalgamarlo con il burro e parmigiano grattugiato. BRASATO DI MANZO Ingredienti per 4 persone: 800 gr di polpa di manzo, 1 gambo di sedano, 1carota, 1cipolla, 1rametto di rosmarino, salvia, ½ spicchio d’aglio, 1foglia d’alloro, 3 bicchieri di vino rosso, 40 gr. burro, olio evo, sale, pepe. Preparazione. Lavate e tagliate a pezzetti le verdure e tritate rosmarino, salvia e aglio. Effettuate delle piccole incisioni nella polpa e inserite il trito aromatico, salare e legare con lo spago da cucina. Disponete la carne in una casseruola con olio e alloro, rosolate su tutti i lati. Unire le verdure, versare il vino rosso e cuocere per 10 min. aggiungere ½ litro d'acqua e continuare la cottura a fuoco lento per 2 ore. Infine filtrate il fondo di cottura, passate le verdure con il passaverdura e inserite nel tegame dove avrete già riposto in precedenza la carne a cuocere. TORTA PARADISO Ingredienti x 6 persone: 600 gr farina, 650 gr burro, zucchero a velo, 40 gr Maraschino, 1 limone, 2 stecche di vaniglia, 200 gr tuorli d’uovo, 500 gr Uova, 200 gr zucchero, 300 gr fecola, 15 gr lievito in polvere, sale. Preparazione: In una ciotola montare burro ammorbidito con zucchero a velo, pizzico di sale, liquore maraschino, scorza di limone grattugiata e i semi delle stecche di vaniglia. In un’altra ciotola montare tuorli e uova con

lo zucchero. Unite i composti delle due ciotole incorporare la farina, la fecola e il lievito.

Infornate a 180° per 30 min. Spolverare con zucchero a velo.

Banchetto medievale a Zavattarello

Cocktail Zava Ingredienti 5,0 cl vodka bianca 12,0 cl succo di mela 1,0 cl zucchero bianco liquido ghiaccio scorza di limone bicchiere Highball Il barino del Castello Via Dal Verme, 4 info e prenotazioni 334 5855690


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Il castello raccontato da chi lo vive quotidianamente Cesare Bruni e Luigi (Peppino) Torti sono due 'istituzioni' in materia di castello. Cesare guida storica del castello, Peppino volontario facente parte di un gruppo che di fatto accudisce il castello. Li abbiamo incontrati e abbiamo chiesto loro di raccontarci ciò che non si racconta durante le visite guidate. Aneddoti e curiosità che avvolgono il castello Dal Verme. CESARE BRUNI. "Quando ero bambino il castello rappresentava per me e gli altri bambini una sorta di parco giochi. Non si poteva entrare ma noi scavalcavamo il muretto. Mi ha sempre affascinato quel luogo misterioso, guardavamo dal buco della serratura per vedere che cosa nascondessero le sale misteriose del castello. Ho avuto modo di conoscerlo meglio durante gli ultimi 16 anni trascorsi a fare la guida. Oggi posso dire di conoscerlo meglio di casa mia, lo apprezzo e fa parte della mia vita. Non c'è giorno che passa che io non faccia un salto nel 'mio' castello". PEPPINO TORTI. "Senza consapevolezza fin da bambino ho 'lavorato' per il castello: salivamo scavalcando le mura di cinta, raccoglievamo i blocchi di pietra che si erano staccati dalla fortezza e il guardiano in cambio di quest'opera ci faceva vedere le armi che erano ancora custodite all'interno del castello. Armi che si possono vedere nelle sale del castello". E del fantasma di Pietro Dal Verme che cosa ci può raccontare? "Penso di averlo sentito per davvero. Un giorno ero salito solo al castello per verificare alcune cose. Mi ero chiuso dentro e son salito fino all'ultimo piano.

Cesare Bruni

Peppino Torti

Ad un tratto ho iniziato a sentire dei passi: mi sono voltato ma non c'era nessuno. Allora ho gridato per chiedere se ci fosse qualcuno... ma niente. L'unico che aveva le chiavi per salire era il sindaco Simone Tiglio. L'ho contattato sul cellulare per capire se fosse lui... ma mi rispose che in quel momento era a Pavia. Sono certo di quello che dico e quei passi li ho sentiti molto, molto bene". Qualche altro aneddoto? "Il castello ha sempre avuto un fascino indescrivibile e ha sempre richiamato tanti turisti. Lo testimonia anche il fatto che un giorno, mentre lavoravo tra le mura del castello, qualche turista salì al castello e, lo visitò senza permesso. Finiti i miei lavori chiusi la porta del castello e scesi a Zavattarello chiudendo, a mia insaputa, alcuni turisti tra le mura. Queste persone salirono in vetta alla torre e cominciarono a gridare e a chiedere aiuto...".

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ALCUNI ANEDDOTI SULLE VICENDE ACCADUTE TRA LE MURA

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DA AGOSTO A DICEMBRE UN RICCO CALENDARIO

Tanti eventi e manifestazioni: cinque mesi per vivere Zavattarello Zavattarello da sempre si pone come paese vivace. Molte le manifestazioni di diverso generere e di diverso interesse che vengono organizzate durante l'anno. Ecco alcuni degli appuntamenti più importanti.

Agosto DOMENICA 2 Fraz. Crociglia - dalle ore 16.00 Sagra di San Domenico Pomeriggio in festa Brusadéla, birra artigianale e dolci ca-

salinghi per tutti. Alle ore 20.30, polenta alla maniera crocigliese. Musica dal vivo con Pinuccio Cirmi. Associazione Culturale "La Burela di Crociglia" Tel. 0383 589362 - laburela@yahoo.it VENERDì 7 Centro sportivo comunale -Via Berlinguer - ore 21.15 Serata danzante con l'Orchestra Matteo Tarantino Durante la serata, servizio risto/bar Per informazioni e prenotazioni Pro loco di Zavattarello 338 6244723 /338 5333316 prolocozavattarello@gmail.com SABATO 8 Castello Dal Verme - ore 21.15 Concerto al chiar di luna Soprano: Graziella Ghillani Violino: Elena Zigliani Pianoforte: Francesca Bisson e Giorgio Aversa castello@zavattarello.org DOMENICA 9 Borgo medievale "Su di Dentro" dal mattino Giornata dell'Associazione "Le Campanelle di San Colombano" castello@zavattarello.org VENERDì 14 Fraz. Crociglia Battesimo della sella. Passeggiata a cavallo Associazione Culturale "La Burela di Crociglia" Tel. 0383 589362 - laburela@yahoo.it SABATO 15 E DOMENICA 16 Castello Dal Verme Giornate medievali

Mercato medievale, sfilate in costume, tornei d'arme, gara di tiro con l'arco, giocoleria, musica, danze e spettacolo del fuoco castello@zavattarello.org MARTEDì 18 Loc. Faggi, Monte Calenzone Tradizionale polentata ai Faggi Pro Loco di Zavattarello 338 6244723 /338 5333316 prolocozavattarello@gmail.com MERCOLEDì 19 Piazza Dal Verme - ore 21.00 Quando la radio canta... Serata di musica con il tenore Giorgio Trucco Pro loco di Zavattarello 338 6244723 /338 5333316 prolocozavattarello@gmail.com VENERDì 21 Castello Dal Verme - ore 21.15 Mystère de l'Est Musiche dal mondo castello@zavattarello.org DA SABATO 29 A DOMENICA 27 SETTEMBRE Museo d'arte contemporanea del Castello Dal Verme Mostra di Matteo Volpati Inaugurazione sabato 29 agosto alle ore 17 castello@zavattarello.org SABATO 29 Castello Dal Verme - ore 21.00 "Il Bacio dell’Ape" Musical-teatrale di M. Miali-Wilson castello@zavattarello.org Settembre DOMENICA 6 Piazza Dal Verme Festa del Paese prolocozavattarello@gmail.com DOMENICA 6 Castello Dal Verme - ore 21.15 Galà Internazionale della Musica Nell'ambito del Festival Up-to-Penice castello@zavattarello.org SABATO 13 Centro Sportivo Comunale.Via Berlinguer e Piazza

Dal Verme Campionato Regionale Enduro DOMENICA 27 Piazza Dal Verme Sagra del Fungo Pro Loco di Zavattarello 338 6244723 /338 5333316 prolocozavattarello@gmail.com Ottobre DOMENICA 18 OTTOBRE Fraz. Crociglia - dalle ore 15,00 Sagra della castagna "La Burela di Crociglia" Tel. 0383 589362 - laburela@yahoo.it Dicembre MARTEDì 8 DICEMBRE Piazza Dal Verme e Borgo antico - tutto il giorno Mercatino di Natale Bancarelle per le vie del borgo: prodotti tipici dell'Oltrepò Pavese, artigianato, hobbistica e oggettistica natalizia Il Castello Dal Verme sarà aperto per visite guidate, salvo neve castello@zavattarello.org GIOVEDì 24 E SABATO 26 DICEMBRE Per le vie del borgo antico, la notte della Vigilia di Natale dalle ore 21,30 alle ore 23,30; il pomeriggio di S.Stefano dalle ore 17,00 alle ore 19,00 Presepe Vivente nel borgo antico. A seguire la sera della Vigilia, la S. Messa della Notte di Natale nella chiesa di S. Paolo assieme a tutti i figuranti in costume associazione culturale "Presepe e Passione" presepepassionezava@gmail.com Marzo 2016 VENERDI' 25 La passione di Cristo. Sacra rappresentazione recitata e itinerante della passione di Cristo per le vie del paese. presepepassionezava@gmail.com


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IL SINDACO DI CASEI GEROLA EZIO STELLA SPIeGA I SUOI DUBBI

di

Christian Draghi

Il mancato inizio dei lavori per la realizzazione della centrale a sorgo che dovrebbe sorgere nell’area adiacente l’ex zuccherificio lascia perplesso il sindaco di Casei Gerola Ezio Stella. Sindaco ci sono novità riguardo il nuovo impianto? “La costruzione della Centrale, alimentata esclusivamente con materiale di origine vegetale, è stata autorizzata tre anni fa dall'Amministrazione Provinciale. I lavori, tranne la predisposizione del cantiere, non sono mai iniziati. Pertanto si nutrono forti dubbi sul fatto che sarà veramente realizzata anche se la Società titolare dell'autorizzazione, anche recentemente, ha confermato la propria intenzione a costruirla entro il 2017. Il dato preoccupante è che il 30 giugno scorso è terminata la cassa integrazione dei lavoratori dell'ex zuccherificio che sono stati posti in mobilità invece di trovare occupazione nella centrale come era negli accordi”. Da un impianto auspicato a uno che si lotta per scongiurare. A Retorbido la pirolisi è un bello spauracchio. Non vede analogie tra le due situazioni? “Sono due realtà diverse. La Centrale autorizzata a Casei, può essere alimentata soltanto utilizzando materiale di origine vegetale prima di tutto il sorgo. L'autorizzazione a costruirla è stata preceduta dalla firma di un accordo di filiera stipulato tra la ditta, l'Unione Agricoltori e la Confederazione Italiana Agricoltori. Accordo che dovrà assicurare il materiale per il funzionamento della centrale. Inoltre anche il TAR Lombardia si è pronunciato ritenendo corretta l'autorizzazione rilasciata dalla Provincia”. Parlare di pioggia nel caldo torrido di questi giorni può far sorridere ma tant'è. Com'è la situazione in paese dopo l'alluvione dell'inverno scorso? Ci sono dei progetti in atto per prevenire future esondazioni? “L'Aipo deve ancora concludere i lavori sull'alveo iniziati dopo i due eventi alluvionali dello scorso au-

LUNGO IL PO

“La Centrale a biomasse? A questo punto dubito si farà”

AGOSTO 2015

Ezio Stella

tunno. Riguardano la rimozione dei detriti depositati durante le piene e la risezione degli argini. Proprio in questi giorni, rispondendo ad una sollecitazione in tal senso scritta dal Sindaco di Cornale e Bastida e da me, l'Aipo ha assicurato che i lavori saranno conclusi prima dell'autunno”. Passiamo ad Expo. Come si è conclusa la querelle per il famoso cartello autostradale? “Con un nulla di fatto. La Società Autostrade aveva comunicato a suo tempo che non era possibile adottare il doppio nome "Casei Gerola - Oltrepo' Pavese" e lasciava al Comune di Casei Gerola l'onere della scelta del nome. A questo punto l'Amministrazione

Comunale ha riconfermato l'attuale denominazione”. Tagli ai finanziamenti. Da Roma arriveranno 49 milioni in meno. Cosa comporterà questo per il vostro comune? Aumento delle tasse e tagli ai servizi? “Il nostro Comune ha subito, rispetto al 2014, un taglio di 97 mila euro per quanto riguarda i trasferimenti statali. Questo ci ha obbligato ad introdurre l'aliquota del 2,5 per mille per quanto riguarda la TASI sulla abitazione principale. D'altra parte siamo riusciti, però, anche per quest'anno a non introdurre l'addizionale IRPEF e a diminuire la tassa sui rifiuti (TARI), mentre tutti i servizi saranno mantenuti”.


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VALLE STAFFORA

IN AZIONE AL BRALLO E A CECIMA PER DOMARE GLI INCENDI

AGOSTO 2015

Contro gli incendi in Appennino ecco i volontari della Comunità montana di Alessandro

Disperati

Ancora una volta la ‘macchina’ dell’antincendio boschivo della Comunità Montana Oltrepò Pavese, composta da volontari qualificati, si è messa in moto con prontezza, limitando i danni al territorio ed alla vegetazione. Per fortuna i due roghi, di Cecima e del Brallo, verificatisi nei giorni scorsi. non sono mai stati un pericolo per i cittadini. Ne parliamo con l'Assessore all’ambiente della Comunità montana, Carlo Ferrari. Assessore, la squadra antincendio dell'ente montano è ormai un punto di riferimento in caso di incendio... "Direi proprio di si e a tal proposito voglio ringraziare tutti i volontari della Squadra Antincendio Boschivo Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, il servizio aereo antincendio boschivo della Regione Lombardia, i vigili del fuoco, i Gruppi di Protezione civile locali, la Forestale, il Comune del Brallo e di Cecima, per come sono stati in grado di intervenire per contrastare le fiamme divampate nei nostri boschi". Da quanto tempo esiste la squadra anticnedio della Comunità monatana? "La Squadra Antincendio Boschivo della Comunità Montana Oltrepò Pavese da più di 20 anni si dedica

L'elicottero in azione a Cecima

alla difesa ed alla tutela del nostro territorio e lavora con dedizione e con elevati standard di professionalità per ridurre al minimo il problema degli incendi boschivi". Purtroppo il nostro territorio spesso è soggetto a calamità legate a fattori ambientali... "Purtroppo la fragilità del territorio e del paesaggio balza agli onori della cronaca solo in coincidenza di eventi catastrofici. Coloro che amministrano un territorio, sanno che l'attenzione deve essere vigile e costante, specialmente in aree montane caratterizzate da una scarsa densità abitativa ed una complessità

di fattori di potenziale rischio, legati – anche – alla morfologia del territorio: incendi boschivi, frane ed esondazioni di torrenti". E quindi? "È per questo che è necessario evidenziare l’importanza del lavoro svolto da chi come i Volontari dell’Antincendio Boschivo della Comunità Montana da anni si prende cura a titolo gratuito e volontario del nostro territorio". Da chi è composta la squadra antincendio? "I Volontari dellla Squadra Antincendio Boschivo Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese sono: Fiorentino Bedini, Michele Buscone, Alberto Calvi, Giuseppe Calvi, Giuseppe Campeggi, Emilio Franza, Luigi Marenzi, Ivan Orsi, Mauro Resca, Fausto Rocchi, Maurizio Tagliani, Enzo Zorzo. I funzionari della Comunità Montana Oltrepò Pavese per l’antincendio boschivosono: Giovanni Draghi, Giovanna Crosina". Ma come funziona la squadra? "La Regione Lombardia ha trasferito alle Comunità Montane, l'organizzazione delle squadre di antincendio boschivo per gli interventi conseguenti alle avversità atmosferiche ed alle calamità naturali a sostegno delle colture e delle strutture aziendali nonché infrastrutture rurali. Chi è interessato a diventare Volontario della Squadra di Antincendio Boschivo può contattare la Comunità Montana che intende avviare percorsi formativi specifici".

PARLANO GIANFRANCO ALBERTI ED ERNESTO QUERCIOLLI

Vigili del Fuoco operativi a Varzi "Speriamo diventi un distaccamento fisso"

di Alessandro

Disperati

Per due mesi sarà operativo il distaccamento dei vigili del fuoco di Varzi. Una vittoria per la montagna e l'Appennino sempre più dimenticato e dove, solitamente, i servizi viaggiano con il singhiozzo. Ne parliamo con il sindaco di Varzi, Gianfranco Alberti. Sindaco l'apertura della caserma è un fatto positivo sia per Varzi che per la zona montana dell'Appennino... "Direi che è un fatto estremamente positivo per l'intera fascia montana. E gli incendi dei giorni scorsi hanno dimostrato come essere sul posto si possano raggiungere tempestivamente le aree a rischio. Anche se per ora la presenza dei Vigili del Fuoco è limitata a una squadra di cinque persone ritengo che la loro presenza sia un fatto molto positivo per la valle". La vostra speranza qual è? "Il mio auguro è che, con l'impegno di tutti gli enti preposti, si riesca a far si che questo servizio non rimanga attivo solo per 60 giorni nel periodo estivo, ma diventi un punto di riferimento fisso per Varzi e la Valle Staffora". Un appello? "Chi intende diventare volontario dei Vigili del Fuoco può recarsi presso la caserma di Varzi per ottenere informazione. Avere dei volontari potrebbe garantire la presenza fissa dei Vigili del Fuoco in questa sede". Al momento come sarà strutturato il servizio? "Un equipaggio dei Vigili del Fuoco sarà presente

Una delle squadre che operano a Varzi

presso il distaccamento di Varzi per sessanta giorni nel periodo estivo, nel turno di servizio 8-20. A Varzi sarà presente un equipaggio operativo misto composto cioè da personale permanente e volontario, dotato di un idoneo automezzo di pronto intervento". Ernesto Querciolli, ex sindaco di Varzi era stato il promotore della caserma dei pompieri in quel di Varzi. Lo abbiamo incontrato. Una soddisfazione vedere finalmente operativa la caserma dei pompieri? "Sono molto soddisfatto nel vedere operativa una struttura in cui abbiamo creduto fortemente sin dall'inizio". Ma perchè una caserma dei vigili del fuoco a Var-

zi? "Perché questo territorio montuoso sentiva la necessità di avere un distaccamento dei pompieri vicino all'Appennino pronti ad intervenire". Ci sono voluti anni per rendere operativa la caserma... "E' vero e il rischio era che con la crisi si fosse realizzata un'opera che alla fine rischiava di restare solo sulla carta. Un'opera, come ce ne sono tante in Italia, inutile. Invece ora è operativa e sono molto contento. Mi sento di ringraziare i comandanti provinciali dei vigili del fuoco, ed in particolare Oscar Mannino, che durante la mia amministrazione mi sono stati vicini e ci hanno permesso la realizzazione di tutto questo".


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Parla l’Assessore Andrea Mussi

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Andrea Mussi

di

Ettore Albani

Valentina Villani

Nell'ultimo consiglio comunale di Casteggio, sede di un teatrino che ormai sta arrivando a sfiorare il ridicolo, si è discusso animatamente riguardo una nuova questione: la pesa pubblica. Pare che l'amministrazione Callegari non abbia ancora preso in considerazione la possibile attivazione di un nuovo servizio di peso pubblico, così Franco Arnese, Giulio Giovannetti ed Ettore Albani, consiglieri di minoranza, sono pronti per una nuova battaglia. Un Ettore Albani furibondo che lancia pesanti critiche riguardo la gestione comunale della ex pesa comunale, accusando la maggioranza di aver addirittura “rubato” pezzi di quest'ultima per poi rivenderli e mettersi in tasca i proventi. Andrea Mussi, Assessore alle opere pubbliche, programmazione territoriale e manutenzione dei beni patrimoniali ci spiega questo grande dilemma. Assessore Mussi ci spiega da dove nasce questa polemica? “La pesa pubblica è stata spostata in Via Pavia, a seguito delle opere inserite nel Piano Integrato d’Intervento di Viale Montebello, per fare in modo di consentire all’operatore di attuare le strutture di vendita commerciali presenti e ridefinire viabilità e

Franco Arnese

parcheggi interni al nuovo comparto. A far tempo dall’anno 2007 (amministrazione Manfra), il Comune di Casteggio non ha più avuto in funzione il servizio di pesatura pubblica e non è mai stato un problema così come la minoranza vuol far risaltare in questi ultimi mesi. A distanza di 8 anni, fanno emergere la necessità impellente di individuare una nuova postazione per mettere in funzione un peso pubblico, quando gli era già stato ampiamente spiegato più volte che, all’interno del nuovo centro multiraccolta di Via S. Maiolo, antistante il depuratore comunale, è stata posizionata una nuova pesa ponte e, durante i giorni di apertura dello stesso, coloro che avessero la necessità di effettuare pesature lo potranno fare gratuitamente”. Il consigliere di minoranza Albani, nel passato consiglio comunale, Vi ha lanciato pesanti accuse riguardanti furti all'interno della vostra amministrazione, Lei cosa ci può dire in merito? “Nell’anno 2014 l’area di Via Pavia, ove era stata trasferita la pesa pubblica, è stata alienata attraverso una procedura di asta pubblica per una cifra pari ad € 53.660,00. Siccome la pesa non era mai stata messa in funzione, dopo averla traslocata, e considerato che risultava poco economico provvedere alla sua attivazione previa importante intervento di riparazione, è stato valutato di alienare il

CASTEGGIO

La pesa della discordia: "La democrazia con certe persone non serve!"

Giulio Giovanetti

sedime con il soprastante manufatto di pesatura. Il consigliere Albani ci accusa di furti perché non ha strumenti validi per contrastare l’operato dell’Amministrazione Callegari e di conseguenza, cerca con ogni mezzo di infamare la maggioranza”. Questa volta anche Lei, Assessore Mussi è andato su tutte le furie, comportamento che non siamo soliti vedere da parte Sua. Può spiegarci le motivazioni che l'hanno portata ad assumere questo atteggiamento? “Quando il consigliere Ettore Albani ha iniziato ad inveire contro di noi, accusandoci di esserci venduti i pezzi della pesa per intascarne i proventi, anche il mio self-control è stato sollecitato ed ho avuto una reazione istintiva. La democrazia purtroppo con certe persone non serve, meglio essere despoti e autoritari. Scuole, piscine, la Milano Sanremo, l'FBC... ed ora anche la pesa: la minoranza prosegue imperterrita il suo cammino continuando a puntare il dito, soffermandosi spesso e fin troppo a lungo su argomenti triti e ritriti ma senza poi concludere nulla. E' chiaro ed evidente ormai che non avendo strumenti validi per contrastare l’operato dell’Amministrazione Callegari, essi cercano con ogni mezzo di interferire nella nostra gestione continuando a sollevare le medesime ed inutili questioni”.


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CASTEGGIO

PARLA IL RAPPRESENTANTE DELLA MINORANZA, ettore albani

AGOSTO 2015

"Non dite che deliro... a Casteggio non c'è una visione per il futuro"

Ettore Albani di Alessio Alfretti

«Non dite che Albani delira: le mie critiche all’amministrazione di Casteggio magari sono colorite, ma del tutto fondate». Combattivo come sempre, Ettore Albani sferza la maggioranza casteggiana con veemenza, al punto da attirarsi spesso le critiche del gruppo di Governo. Scusi, ma non si salva proprio nulla in questa gestione del Comune? «I problemi sono sotto agli occhi di tutti: a Casteggio non c’è una visione del futuro, manca da anni una vera programmazione. Il risultato è che il paese sta sempre peggio, che è sempre meno bello, meno ospi-

tale, con più problemi, spesso gravi». Certo lei non le manda a dire… «No, sono uno che non ha peli sulla lingua ed esercito un legittimo diritto di critica senza indorare la pillola: spesso sono criticato dalla Maggioranza, ma i problemi che denuncio sono concreti». Ci faccia qualche esempio. «Secondo me è dagli Anni ’90 che questo Comune non ha avuto una gestione improntata ad investire sul futuro. Troppa miopia da parte di chi ha amministrato ha portato a non dare peso ai problemi e a non valorizzare le risorse. Un esempio? Il Pistornile, che un tempo era una zona vitale e suggestiva, mentre oggi è un’area in declino». Tuttavia oggi non è facile trovare le risorse, su questo sarà d’accordo. «Chissà perché, però, ci sono piccoli centri come Fortunago, dove una visione di lungo periodo ha permesso col tempo di creare un’oasi di bellezza e benessere, con abitazioni ristrutturate, area verde, arredo urbano in stile. Lo stesso non si sarebbe potuto fare per il Pistornile? A volte non è solo una questione di risorse finanziare, ma prima di tutto di idee». Come vede allora il futuro del Comune? «Sono molto pessimista, perché se già le cose vanno male ora, l’attuale situazione di stallo fa presagire che negli anni a venire andranno ancora peggio. Non dimentichiamo che per la piscina coperta il Comune si è indebitato sino al 2038, con un mutuo che com-

porta annualmente esborsi di notevole entità. E poi restano tanti problemi, piccoli e grandi». Quali? «Ad esempio, avevamo un “mercato del bestiame” storico e la piazza è stata allestita con le famose vele; anziché rivalutare il patrimonio storico che avevamo, come in altri Comuni, si è pensato di snaturare la piazza, togliendo posti auto e una parte di mercato. La mostra dei vini, che in periodo di crisi è diventata a pagamento, rischiando di essere un evento sottotono. Il famoso “muro sul Coppa”. E poi non dimentichiamo lo spettro del progetto della centrale a olio, che ci ha minacciati a lungo come una spada di Damocle, prima di essere messo da parte. Pensi che non abbiamo nemmeno una pesa pubblica». Casteggio non ha una pesa pubblica? «Ci sarebbe la struttura, ma di fatto non è funzionante. E’ possibile che un paese a vocazione agricola come il nostro non abbia in comodità una struttura per pesare rimorchi e camion, costringendo i mezzi pesanti a lunghe deviazioni?». Lei dunque non si arrende? «Certo che no! Anche perché sono spronato dai miei due colleghi, Francesco Arnese e Giulio Giovannetti, competenti e motivati. Un vero peccato che i casteggiani non abbiano messo loro a guida del Comune: si è persa una bella occasione di rinnovamento. Ma noi continueremo a vigilare con attenzione sull’operato della Maggioranza».


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LA LEGA SFERRA UN ATTACCO AL SINDACO DI BRONI, LUIGI PARONI

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Gaia Martini

E' la quiete che precede la tempesta quella che accompagna questa calda estate: con le elezioni alle porte è nel sottosuolo della politica che si agitano le correnti, mentre in superficie tutto sembra scivolare. Sembra, appunto, ma così non è, come conferma Vittorio Braga, esponente di spicco della Lega: “Sarà solo a partire da ottobre che cominceranno a delinearsi possibili alleanze e si inizierà a parlare di programmi...” Fuori dal palazzo, ma comunque dentro la politica... che uno dei possibili nomi sia il suo? Potrebbe essere Lei il candidato per la Lega? “Questa domanda è quanto mai intempestiva, come detto ora è prematuro proiettarsi tanto in là; come sempre all'interno della Lega a prevalere è la volontà comune; quando decideremo, lo comunicheremo; sino ad allora continueremo a condurre le nostre battaglie per il bene di Broni e dei bronesi”. Ora che il mandato di Paroni è agli sgoccioli, un bilancio? “A questa amministrazione va riconosciuto il fatto di aver realizzato anche cose positive: il vero problema è che sono state innalzate a priorità cose che priorità non possono essere, sfidando così il bilancio e mettendo di rimando a rischio la prossima maggioranza.

Vittorio Braga

Mi auguro e auspico che chi succederà a Paroni non si ritrovi le casse vuote: un sindaco non deve imporre alla città un abito cucito sulle sue ambizioni, ma calibrato sulle esigenze dei cittadini”. Ha parlato di priorità, o mancate tali, quali sono per Lei le priorità per Broni?

BRONI

Braga: “Un sindaco non deve imporre alla città solo le sue ambizioni”

“Tante e diverse tra loro, ma proprio per quanto detto prima, si può partire da quelle che maggiormente interferiscono con il quotidiano: l'agenda va stilata di concerto con la cittadinanza e non deve essere uno strumento autoreferenziale. Anche sulla questione parcheggi, credo che l'amministrazione dovrebbe dar ascolto alle proposte dei commercianti, introducendo ad esempio la mezz'ora di cortesia gratuita, creando parcheggi '' rosa '' per donne gravide ed incrementando il numero di posti riservato ai diversamente abili, verificando al contempo tutti i permessi”. Alcuni rumors non confermati, davano in arrivo rifugiati a Broni... “Ho chiesto personalmente delucidazioni in merito al sindaco che ha categoricamente smentito la notizia: se così fosse, noi della Lega saremo pronti alle barricate e non si tratta di razzismo, ma di giustizia: se fosse per me, anche nell'assegnazione delle case popolari, bisognerebbe privilegiare i residenti da almeno cinque anni a Broni, siano questi italiani o stranieri; come sostengo da sempre, prima i bronesi, di nascita o d'adozione che siano, solo dopo si può pensare agli altri”.

OK AI FONDI PER LA BONIFICA DELL'AREA

Prosegue la battaglia dell'associazione Avani Mingrino: "La Fibronit non è che un simbolo"

di

Gaia Martini

Attesa come la pioggia in un periodo di siccità, è finalmente giunta la firma che tutti aspettavano: quella relativa allo sblocco dei fondi per procedere alla bonifica del secondo lotto dell'area Ex Fibronit. Raccogliamo l’entusiasmo e la soddisfazione di Silvio Mingrino, Presidente dell’ Associazione Avani, da anni in prima linea in questa battaglia impari. Presidente ci racconta gli ultimi sviluppi? “Tutto è pronto, finalmente, a mancare era solo la firma al Ministero dell'Ambiente, ora che è stata siglata si potranno finalmente ultimare i lavori. Questo silenzio ci preoccupava, avevo direttamente e anche tramite GianMarco Centinaio richiesto delucidazioni in merito, senza ottenere risposte certe. Tra le azioni promosse anche un'interrogazione in Regione Lombardia: è nell'interesse di tutti mettere la parola fine alla vicenda relativa al monumento della fabbrica della morte che ha mietuto e continua a mietere centinaia di vittime. Un'annosa vicenda che ha visto l'impegno trasversale di tutti: vorrei ad esempio ricordare e ringraziare per quanto fatto il sindaco di Broni Luigi Paroni. Va comunque detto e ribadito che, per quanto riguarda l'amianto, la partita non si esaurisce con la Fibronit”. A cosa si riferisce? “La Fibronit non è che un simbolo, non è certo la Sua bonifica che determinerà la salubrità dell'area tutta, non solo Broni - il problema sono le coperture in amianto che sono disseminate indistintamente in

tutto il territorio. Invito i sindaci a seguire l'esempio virtuoso di Santa Maria e Bressana Bottarone, le cui amministrazioni si sono mosse per trovare accordi e convenzioni sia con aziende, ma anche con istituti bancari per aiutare i privati a smaltire l'amianto. E' chiaro però che è Regione Lombardia che va comunque rivolto l'appello”. Il problema è sempre lo stesso... la copertura economica, croce senza delizia del presente... “Vanno trovati i fondi per la rimozione dell'amianto, è una priorità: ho consegnato direttamente nelle mani di Maroni una lettera contenete una proposta a mio avviso attuabile: se la tassa di proprietà di un'auto per nucleo familiare confluisse in un fondo comunale atto a finanziare la bonifica, le amministrazioni potrebbero avvalersi di risorse oggi assenti e procedere in questa direzione”. Avani in questi anni è diventata un punto di riferimento, un ponte tra società civile ed istituzioni: è senza dubbio anche merito dell'associazione se si comincia a vedere la fine dell'era Fibronit... “Ci siamo sempre battuti e continueremo a farlo: oggi registriamo un'altra importante vittoria: il fatto che siano state riconosciute come malattie professionali due attività sinora ignorate: quella di chi fino al '92 ha lavorato nelle cantine in cui il vino veniva filtrato con filtri contenente amianto e le parrucchiere che fino alla messa al bando di questo materiale killer hanno utilizzato strumenti, quali phon e caschi, contenenti parti in amianto. Come detto la nostra attività non si fermerà con la bonifica della Fibronit”.

Silvio Mingrino


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BRONI

ARNABOLDI: AVIS IN PRIMA LINEA. 446 DONATORI PER 916 SACCHE DI SANGUE

L'Avis raccoglie 4000 firme per chiedere la riqualificazione dell'ospedale di Broni di

Gaia Martini

Oltre 4000 le firme raccolte in una manciata di mesi per chiedere la riqualificazione dell'ospedale Arnaboldi di Broni. Tra i promotori dell'iniziativa anche l'Avis di Broni, attualmente ospitata all'interno della struttura. A fare il punto della situazione Roberto Calatroni, Presidente Avis da due anni. “Attualmente non esiste una sede alternativa a quella attuale per l'unità di raccolta. Non rientra nell'interesse di nessuno permettere che chiuda la sezione di Broni: parliamo di una realtà di primo piano a livello provinciale, la quinta per quantità di donazioni”. Di che numeri stiamo parlano? “Per quanto concerne i dati del 2014 parliamo di 446 donatori per un totale di 916 sacche di sangue donate. Un numero importante e che aumenta se includiamo anche Stradella e Santa Giuletta, la cui raccolta confluisce nell'unità di Broni: in questo caso parliamo di oltre 1700 sacche di sangue e non è possibile ignorare questi numeri che non sono solo cifre, ma anche entità economiche”. In che senso? “La nostra provincia non è autonoma, basti pensare alle esigenze di una struttura come il San Matteo... La raccolta sangue non solo non va ostacolata, ma va incentivata: l'insufficienza di sangue ha inevitabili

Roberto Calatroni

L'ospedale di Broni

ripercussioni sui costi del servizio sanitario perchè implica il fatto di doverne acquistare da altre province”. Da qui la scelta di farsi promotori dell'iniziativa, insieme ad altri attori che operano nel territorio, amministrazione comunale in primis... “Ovviamente il discorso è di ben più ampio respiro e la raccolta firme non vuole essere fine a se stessa: chiediamo contestualmente di implementare i servizi esistenti integrando così l'offerta con la struttura

di Stradella, fermo restando che l'ospedale rimane quello. Riqualificare l'Ospedale Arnaboldi significa migliorare i servizi e la qualità degli stessi e darebbe inoltre l'opportunità di ampliare gli spazi dedicati al terzo settore e ospitare così tutte quelle associazioni di volontariato legate all'ambito sanitario. E' una battaglia che ci vede uniti e compatti e confidiamo nel fatto che chi ha il potere di decidere lo faccia, tenendo conto di quanto istituzioni e cittadini richiedono a gran voce”.


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PARLA L'ASSESSORE ALL'AMBIENTE DEL COMUNE DI BRONI

di

Gaia Martini

Mario Fugazza assessore all’ambiente del Comune di Broni non ha dubbi: “Gli interventi realizzati a Recoaro hanno lo scopo di assicurare ai terreni maggiore stabilità, riducendo la possibilità di movimenti franosi” Nel luogo comune, il dissesto idrogeologico si inserisce di prepotenza nell'agenda politica, in senso trasversale, quando è ormai emergenza; salvo poi rientrare silenziosamente nel dimenticatoio. Talvolta però la realtà sconfessa l'abitudine: sono infatti stati completati come da programma i due interventi di risistemazione di buona parte del versante della collinare di fronte alla strada della Mola, in località Recoaro, colpito dai gravi smottamenti del 2009. Assessore all’Ambiente Mario Fugazza, da chi sono stati realizzati gli interventi? “I lavori del primo intervento, denominato “Sistemazione frana in località Recoaro”, sono stati effettuati dall’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste in collaborazione con il Comune di Bro-

L'assessore Fugazza

ni, mentre il secondo intervento, denominato “Consolidamento e sistemazione di un tratto del versante dell’abitato nel Comune di Broni”, è stato completato dai tecnici della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese”. In cosa sono consistiti i lavori? “Dopo i lavori di ripulitura e disboscamento, sono stati realizzati interventi per il drenaggio e la raccol-

BRONI

"Grazie ai nostri interventi abbiamo messo in sicurezza l'abitato di Recoaro"

ta delle acque di ruscellamento provenienti da monte tramite tecniche di ingegneria naturalistica e si è provveduto al parziale rimodellamento del corpo di frana. Gli interventi realizzati hanno lo scopo di assicurare ai terreni maggiore stabilità, riducendo la possibilità di movimenti franosi”. Il termine dei lavori costituisce una bella notizia per i residenti della zona, che è tornata alla normalità... “Con il completamento di questi interventi, possiamo dire che è stata risanata in parte la grave ferita inferta alle colline di Valle Maga dal tragico evento alluvionale di 6 anni fa. A nome dell’Amministrazione comunale e dei cittadini di Broni, ringrazio Regione Lombardia, che raccogliendo l’appello dei Sindaci del territorio, ha stanziato i fondi di finanziamento necessari, Ersaf e Comunità Montana per la collaborazione e gli interventi portati a termine con cui si è ridotto il rischio idrogeologico nella zona”.

VIAGGIO TRA LA GENTE CHE CONVIVE CON LA PAURA

Recoaro: a 6 anni dalla frana parlano i residenti:

“Tutti, nessuno escluso, i colpevoli” di

Gaia Martini

Frazione Recoaro a 6 anni dalla frana parlano i residenti: “Tutti, nessuno escluso, i colpevoli”. A parlare è il sillogismo della paura, quello secondo cui, se è successo nel 2009, può accadere nuovamente. Gli abitanti di Recoaro danno sfogo alla loro paura sfociata in un vero e proprio disagio. Com’è vivere a Recoaro? “In molti se ne sono andati - spiega il Signor Francesco Schioppi. Tanti cercano di andarsene; basta guardarsi attorno per vedere in ogni dove cartelli con affisso il cartello vendesi. Il valore delle nostre case è crollato, e nessuno, anche svendendo le proprietà, riesce a venderle”. Non e’ tutta colpa di questa crisi? “In parte, ma molto contribuisce la paura. Ad ogni temporale lo sguardo sale inevitabilmente alle colline... e ad ogni temporale assistiamo alla tracimazione dei fossi e a piccoli smottamenti”. I lavori sono stati ultimati, non Vi sentite piu’ “tranquilli”? “Si, ma, senza voler far polemica, credo che molto sia ancora da fare. Come detto in molti se ne sono andati, lasciando così che sia l'incuria ad avere la meglio, a questo si aggiunga poi il fatto che i fossi non vengono puliti e gli alberi non vengono potati. Noi residenti cerchiamo di tamponare, ma non possiamo risolvere. Segnaliamo i problemi e sia i tecnici del comune, sia i vigili del fuoco effettuano sopralluoghi, ma non sempre intervengono... finchè non scatta l'emergenza il problema non esiste insomma”. Anche lei vorrebbe andarsene? “Già, dopo 40 anni... Pensi che all'altezza della mia abitazione manca persino l'illuminazione, c'è da aver paura la sera, io ho paura”. La Signora Luisella Allodi, non dimentica il gran-

de smottamento che ha colpito la zona, causando un morto. Signora Allodi, Lei ha paura? “Diciamo che in concomitanza di forti precipitazioni qualche timore c'è: mi auguro che i lavori che sono stati ultimati garantiscano una maggiore sicurezza a noi residenti e alle nostre abitazioni”. Natura, incuria, istituzioni latenti. Di chi la colpa? “Tutti, nessuno escluso i colpevoli. Credo che parte della colpa sia ascrivibile anche ai residenti, che per superficialità talvolta, gettano di tutto nei torrenti: non ha senso a mio avviso dare la colpa solo a comune, provincia o chi per essi. Ci è stato detto che in autunno vi sarà un nuovo sopralluogo e che si procederà con la potatura delle piante: mi auguro che quanto promesso venga realizzato. Altro problema è che ormai non sono rimasti che anziani nel quartiere e molte case sono state letteralmente abbandonate a se stesse, e con queste i terreni attorno”.

LuigiFiocchi

I segni dell'alluvione del 2009 sono tutt'ora evidenti: per una casa che non c'è più – letteralmente rasa al suolo dalla valanga distaccatasi dalla collina – molte graziate da una natura all'occasione clemente, come quella di Luigi Fiocchi, sfiorata dalla valanga. “Fortunatamente siamo stati risparmiati; il fango si è fermato a pochi metri dall'abitazione”. Cosa ne pensa dell’ultimazione dei lavori, dopo ben 6 anni da quel terribile giorno? “Sono felice del fatto che l'area sia stata messa in sicurezza, mi auguro e confido nel fatto di non dover più assistere ad uno spettacolo terrificante come quello del 2009”. Mai pensato di andarsene? “E perchè dovrei…? Non nego che lo spavento è stato grande, di quelli che non si dimenticano, ma ora che i lavori sono stati ultimati credo che si possa e debba essere tranquilli, se non totalmente, sicuramente più di prima”.

Francesco Schioppi


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STRADELLA

ECCO I PROTAGONISTI CHE TENGONO IN VITA QUESTA TRADIZIONE

I cavalieri della fisarmonica: i quattro artigiani raccontano e si raccontano

passati non è stato fatto nulla, nemmeno a livello provinciale: ora si cerca di recuperare, sperando non sia troppo tardi. Abbiamo aperto il serraglio e i cavalli sono scappati; a Castelfidardo oltre 30 le aziende attive e ancora oggi l'aria si profuma del suono della fisarmonica. Un tempo era un suono familiare anche a Stradella; faceva capolino da ogni via, mentre oggi è un'eco che vive più che altro nel ricordo”. Quella tra passato e presente sembra essere una distanza incolmabile.... “Se pensiamo al fatto che artisti del calibro di Nada e Paolo Conte hanno decantato le lodi della fisarmonica di Stradella, mentre oggi le è stata appiccicata la scomoda immagine che la accomuna unicamente a pane e salamella, confinandola così alla sagra di

paese. In realtà è uno strumento poliglotta che molti generi musicali stanno riscoprendo: posso ad esempio citarle il cantautore Daniele Ronda che ha dedicato un brano “La regina” alla fisarmonica e scelto di girare un videoclip proprio a Stradella”. A dispetto della contingenza e di un presente che sembra opaco, c'è chi però ha scelto di investire sul binomio giovani e fisarmonica, come Paolo Stocco che spiega: “Il valore della fisarmonica risiede in un sapere immateriale che non si scrive, ma si tramanda; è una sensibilità che passa dall'orecchio e si insinua tra le mani. Suonare la fisarmonica è qualcosa di molto diverso rispetto al fatto di costruirla: e il suo significato è per Stradella qualcosa di viscerale. Il suono della fisarmonica negli anni '70 era parte dell'arredamento urbano della città e non vogliamo che scompaia. Per questa ragione abbiamo deciso di investire sui giovani; 5 i ragazzi under 30 che con passione e dedizione stanno imparando la professione. Oltre al simbolo infatti, vi è anche il valore di un mestiere”. Una scelta coraggiosa? “E' la sfida di chi ha raccolto il testimone dal passato e deciso di tradurlo nel presente; non è una professione tra le altre, ma l'eco di un'eccellenza che va preservata e tramandata” Alle sue parole fanno eco quelle di Giulia Battaglia: “Non si tratta di un mero retaggio nostalgico, ma di una vera e propria scuola di lavoro unica nelle sue peculiarità: è il valore aggiunto ad un “prodotto” che trae forza dal passato, lo porta nel presente e lo proietta sul e nel futuro”.

Claudio Beltrami (al centro)

Luca Marossa con la moglie Paola

Marco Cagiada

di

Gaia Martini

Se il racconto di una città si potesse declinare attraverso i sensi, a Stradella sarebbe l'eco di una fisarmonica a dare forma all'udito. Simbolo e icona di un passato che ha visto il nome di Stradella imporsi al di là dei confini nazionali, la fisarmonica continua a raccontare e raccontarsi attraverso gli ultimi quattro artigiani di uno strumento che ha fatto storia e fortuna della città. Quale il riflesso di quel passato nel presente? “E' rimasta l'immagine; si è perso molto, quasi tutto – commenta Luca Marossa, che prosegue – Quattro negozi e tanti ricordi, ma pochi gli sforzi fatti per preservare questo patrimonio. E' una professione che sta lentamente scomparendo, e con questa un mondo. Un tempo era l'attività principale del territorio, oggi occupa una nicchia che rischia di assottigliarsi sempre più. La fisarmonica merita un palcoscenico diverso, non fosse altro che per il significato che ha rivestito e potrebbe ancora rivestire per Stradella”. Si è spesso accennato alla possibilità di un gemellaggio con Castelfidardo, quale la sua opinione? “E' sicuramente auspicabile: in generale il rilancio della fisarmonica di Stradella, permetterebbe anche ai giovani di scoprire la bellezza di questo strumento, unico nel suo genere. Non si tratta di un retaggio nostalgico, credo infatti abbia ancora molto da dire, basterebbe forse saperla ascoltare”. Sulla distanza tra un passato glorioso e un presente castrato insiste anche Claudio Beltrami, che commenta: “Ci si aggrappa spesso al ricordo, pensando che questo basti a salvaguardare una tradizione”. Non si sta facendo abbastanza a suo avviso? “Sinceramente poco: anche a livello fiscale non vi sono agevolazioni a nessun livello: parliamo di una professione che andrebbe tutelata e preservata; un patrimonio di conoscenza che rischia di perdersi per sempre. E' un lavoro che richiede passione, pazienza e dedizione: tutte qualità che forse stridono con un presente che sembra viaggiare in direzione opposta”. Cosa potrebbe a suo avviso essere promosso a livello territoriale? “Ritengo che sia positivo che lo studio della fisarmonica sia stato introdotto nelle scuole di Stradella, mi piacerebbe però che anche gli altri comuni oltrepadani facessero altrettanto: l'intero territorio ha bisogno di riscoprire questo piccolo grande tesoro che rischia di scivolare nel dimenticatoio”. Non manca la consapevolezza di un rimpianto nemmeno nelle parole di Marco Cagiada: “Negli anni

Paolo Stocco (al centro)


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SCENDE IN CAMPO IL SINDACO DI STRADELLA

di

Gaia Martini

A dispetto della stagione, non c'è vacanza per la polemica politica: ultimo oggetto di contesa tra maggioranza e opposizione, la decisione - condannata dalla minoranza nella persona di Ettore Brandolini - di aumentare le tariffe dei parcheggi a pagamento in città. Accuse che il primo cittadino Piergiorgio Maggi respinge al mittente: “Più che una polemica, lo definirei populismo di bassa lega, un termine non causale, aggiungerei... Brandolini sa benissimo che rientra in una manovra ben più ampia relativa al bilancio. Contestualmente all'aumento delle tariffe sono stati infatti diminuiti alcuni appalti, quali ad esempio quelli relativi a riscaldamento e pulizie... ma questo si è ben guardato dallo specificarlo”. Quindi trova le parole di Brandolini funzionali ad una polemica sterile? “Lo sono; parliamo di una manciata di centesimi: le tariffe erano bloccate dal 2001 l'attuale tariffa -un euro all'ora- è in linea, se non inferiore, a quanto richiesto dagli altri paesi. Vorrei inoltre specificare che con la negoziazione, al comune -e di rimando alla città- spetta un 10% in più rispetto al passato sugli introiti”. Non crede che questa scelta possa danneggiare il commercio locale? “Assolutamente no: si presuppone che non siano i 30 centesimi di disavanzo a disincentivare l'arrivo a

Piergiorgio Maggi

STRADELLA

Maggi risponde a Brandolini: "Tariffe parcheggi? Una polemica ridicola"

Stradella; credo che sia ridicolo sostenerlo. Parliamo inoltre di 300 posti auto circa a pagamento, a fronte di un totale di 2200 posti macchina. Stiamo comunque cercando di attivare formule di abbonamento e sosta breve, ma la decisione finale spetta al gestore”. Proprio non le va giù la polemica... “Come detto è a mio avviso pura demagogia: è chiaro; nessuno è felice di pagare, ma Brandolini conosce bene, o quantomeno dovrebbe, le condizioni in cui sono costrette ad operare le amministrazioni comunali. Capirei la polemica sull'aumento dell'Imu, passata dal 9,50 al 10,20, ma nessuno aumenta per il piacere di tartassare i propri concittadini: se viene fatto è perchè non esiste alternativa. Per quanto concerne Stradella in 5 anni abbiamo registrato 2,6 milioni in meno di trasferimenti, 900mila euro in meno solo nell'ultimo anno. Nonostante questo abbiamo mantenuto invariate le tariffe relative ai serivizi comunali – asilo nido e trasporto scolastico ad esempio – e in nessun caso le aliquote sono state portate al massimo. Ribadisco: è facile cavalcare l'onda della polemica facendo leva sul malcontento dei cittadini, ma le critiche devono essere costruttive, quelle fini a se stesse non servono a nulla, tantomeno alla città di Stradella”.


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OLTREPO

INTERVISTA AL SINDACO PIERANGELA COMPAGNONI

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Redavalle: "Oltre al mantenimento dei servizi riusciremo a fare pochissimo" di

Valentina Villani

Pierangela Compagnoni, 15 anni al servizio della sua cittadina dapprima come consigliere ed assessore, lo scorso anno viene eletta Sindaco di Redavalle: “Da Assessore a Sindaco è chiaro che il cambiamento è notevole, innanzitutto le responsabilità aumentano, in egual misura le soddisfazioni, quando però c'è la possibilità di mettere in atto progetti risolutivi per la propria cittadina, altrimenti subentra lo sconforto. Detto in tutta sincerità pensavo e speravo di poter fare molto di più per Redavalle ma il Governo tra tagli, cambiamenti repentini e patto di stabilità ci sta davvero riducendo ai minimi termini”. Sindaco, mi pare di capire che sono presenti dei problemi all'interno della vostra amministrazione, è esatto? “Purtroppo si, credo che i problemi siano gli stessi che hanno tutti gli altri comuni. Il primo sicuramente è legato al patto di stabilità, questa manovra sta lentamente soffocando tutti quanti, primi fra tutti i comuni più piccoli. A tal proposito abbiamo sottoscritto una lettera indirizzata al Prefetto, che a sua volta dovrà farsi promotore con il Governo, al fine di trovare una soluzione al problema”. Quali sono i comuni coinvolti, e cosa chiedete di preciso al Governo? “Sostanzialmente la soluzione sarebbe una sola: che ci facciano uscire definitivamente da questo patto di stabilità, altrimenti la situazione andrà peggiorando sempre più e, detto francamente, non so dove andremo a finire. L'iniziativa è stata portata avanti da 13 comuni oltrepadani, capofila Torrazza Coste insieme a Retorbido, Codevilla, Castelletto di Branduzzo, Montebello della Battaglia, Borgo Priolo, Canneto Pavese, Verrua Po, Santa Giuletta, Bressana Bottarone, Cervesina, Varzi e noi di Redavalle, ora dobbiamo attendere e sperare che si muova qualcosa”. Un'altra manovra che potrebbe essere risolutiva

Piernagela Compagnoni

di cui si sente parlare da diverso tempo pare sia un eventuale assorbimento di piccoli comuni da parte degli enti maggiori, lei cosa ne pensa a questo proposito? “L'unificazione di cui parlano non sarebbe una manovra sbagliata, se però fosse organizzata nella giusta maniera, purtroppo da molto tempo in Italia le operazioni vengono svolte superficialmente, inoltre c'è moltissima confusione, troppa burocrazia, contestualmente poca chiarezza e nessun tipo aiuto”. Sappiamo che avete da poco approvato il bilancio di previsione, cosa ci può dire in merito? “Il bilancio è stato approvato positivamente, certo siamo arrivati con l'acqua alla gola ma ci siamo riusciti. Purtroppo, abbiamo dovuto disporre un aumento delle imposte comunali, non volevamo in alcun modo arrivare a questo punto, però siamo stati obbligati a farlo: lo Stato ci tartassa, le entrate sono

sempre meno, ed i servizi devono essere mantenuti”. Quindi di opere o progetti non se ne parla? “Oltre al mantenimento dei servizi alla cittadinanza riusciremo a fare pochissimo. Siamo in attesa di un finanziamento regionale per la pulizia del Rile, il neo più grande che abbiamo a Redavalle: se non mantenuto in maniera ottimale, potrebbe essere un grande pericolo quando piove perché la collina si muove e, se dovesse uscire come già accaduto anni fa, porterebbe gravi danni alla cittadina. Non appena avremo chiara la cifra di tale finanziamento potremmo partire con l'appalto e, successivamente l'inizio dei lavori”. Sindaco Compagnoni, concludendo? “Auspico che questa situazione cambi, specialmente per comuni piccoli come i nostri, siamo quotidianamente strozzati dal Governo e non abbiamo più la possibilità di avanzare progetti ed opere per il bene della nostra cittadinanza”.


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SANTA GIULETTA FINALMENTE AVRA' IL SUO ACQUEDOTTO

di

Valentina Villani

Due giorni dopo il nuovo insediamento all'interno del comune di Santa Giuletta, la nuova giunta si trovano faccia a faccia con una terribile scoperta: la Corte di Appello di Milano condanna il suddetto Comune al pagamento di un indennizzo superiore a 600mila euro, per la fornitura di acqua all'acquedotto comunale a partire dal 01 ottobre 1999, sino alla cessazione della fornitura o ad assunzione di altro accordo, in favore della Casteggio Lieviti Srl (oggi AB Mauri Italy S.P.A). Sindaco Dacarro, dopo un anno dal Suo insediamento ci conferma che Santa Giuletta potrà finalmente godere di un'autonomia idrica? “Esattamente! Sono da poco terminati i lavori per il nuovo acquedotto della nostra città: connessione Casteggio - Santa Giuletta. La nostra cittadina non riceverà più acqua da soggetti privati, ma verrà tutto gestito autonomamente”. Ci racconti il cammino che vi ha portato a questo tanto atteso risultato... “L'acquedotto era l'operazione più importante da realizzare a Santa Giuletta. Siamo molto soddisfatti per aver raggiunto questo grande traguardo, dal momento in cui ci siamo insediati all'interno del Comune abbiamo lavorato con tutte le forze al fine di realizzare questa nuova rete idrica, quindi grande orgoglio e gratificazioni, anche se, purtroppo i grattacapi non sono finiti.... A cosa si riferisce esattamente? “Il passato ci ha lasciato debiti considerevoli

nell’ambito della gestione delle risorse idriche, ora dobbiamo cercare in qualche modo di regolarli. Con la società AB Mauri abbiamo aperto un grosso debito, fortunatamente ci hanno concesso la rateazione per il piano di riequilibrio finanziario pluriennale, attraverso una dilazione di pagamento del debito in 10 anni. Grazie a ciò, abbiamo potuto richiedere al Ministero dell'Interno

Simona Dacarro

OLTREPO

Il sindaco Dacarro: "Saremo costretti a vendere i beni che possediamo"

una procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi dell’art.243/BIS, attualmente ci troviamo ancora in attesa di risposta, poiché a maggio abbiamo dovuto attuare una riapprovazione di questo piano, a seguito di una nota istruttoria che lo stesso Ministero ci aveva mandato, chiedendoci diversi chiarimenti”. In che modo il Comune potrà farsi carico e “pagare” questo grosso debito? “Ciò che desideriamo è arrivare a quelle condizioni economico/finanziarie che possano consentirci di raggiungere un accordo transattivo che incida sull'entità del debito. Nel frattempo però, teniamo i piedi saldi a terra, il processo non sarà semplice, purtroppo saremo costretti vendere i beni che possediamo. Non dimentichiamoci poi che abbiamo un'altra spada di Damocle che pende sulle casse comunali, ovvero i contenziosi esistenti con Impiantistica Lombarda Viletti (ex gestore idrico), vedremo l'evolversi dei fatti, nel frattempo cerchiamo di andare avanti guardando al futuro”.

Il METEO PER L'OLTREPO' a cura del meteorologo Marcello Poggi

Ai primi di agosto, dopo i temporali, torna il caldo Il proverbio: Ad agosto nessun vento tira giusto. E' un proverbio simpatico e per così dire "verificato", che significa che ad agosto i venti non sembrano provenire da una direzione specifica. E' vero, perchè questo mese, caldo e di bel tempo (almeno per gran parte) lascia spazio ai venti chiamati brezze, che cambiano direzione a seconda delle ore del giorno, soffiando sempre da un'area più fredda verso un'altra più calda. Ecco quindi le brezze di monte, di mare, di valle, di terra, ma non solo, persino le grandi città hanno le loro brezze, perché di giorno si scaldano a dismisura, atttrando aria, e quindi venti, dalla campagna. Ma il proverbio è valido anche quando invece si verificano temporali, fenomeni classici dell'estate, perché anche in questo i venti non seguono una direzione fissa ma, a seconda del momento, possono soffiare in una direzione o in un'altra, secondo le rapide fasi di formazione della nuvola stessa_ mentre si forma il vento generalmente spira verso la nuvola, mentre il temporale è nella sua fase intensa il vento spira dal

temporale verso le aree di sereno, portando aria fredda. La previsione per il prossimo periodo La previsione dell'arrivo del ricambio d'aria avvenuto intorno al 25 luglio è stata elaborata già 15-20 giorni prima e rappresenta uno straordinario successo delle previsioni meteo. E' da dire però che non è possibile andare sempre così in là con una previsione, anzi, è facile che ci si trovi in difficoltà anche a poche ore di distanza, e questo per la varietà di situazioni che si possono presentare. Una previsione inoltre, non sarà mai "perfetta" per sua natura, la si considera sufficientemente affidabile in genere fino a 5 giorni di distanza. Il tentativo di andare là non va preso come oro colato, ma semplicemente come il tentativo di vedere al di là, cosa che l'uomo ha sempre cercato di fare, un pò come fosse una sfera di cristallo, un gioco. Ecco che quindi, parlando della prima metà di agosto, perché poi andremmo veramente oltre il lecito, possiamo distinguere diverse fasi.

- 1/3 agosto: tempo che si stabilizza dopo alcuni temporali, clima gradevole, progressivamente più caldo. - 4/7 agosto: una nuova ondata di caldo, non paragonabile a quelle di cui si è parlato, ma pur sempre con valori intorno 35°C, che ci accompagnerà, insieme a tempo stabile -8/13 agosto aria fredda potrebbe giungere sulla nostra zona con un po' di instabilità e calo termico, provvidenziale data l'estate. D'altra parte superato è il mese di luglio che è statisticamente il più caldo, le notti si allungano e consentono alle temperature di scendere durante la notte, mentre le ore di sole sono già diminuite rispetto al 21 giugno, solstizio d'estate. Per aggiornamenti in tempo reale da mappe e elaborati personalmente vi invito a visitare il sito http:// www.prontometeo.it pensato specificamente per questa zona.


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INTERVISTA AL SINDACO DI BORGO PRIOLO, PAOLO PRE'

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di Alessio Alfretti

Troppi problemi e i piccoli Comuni dell’Oltrepò vanno dal Prefetto a far presente le loro difficoltà. Borgo Priolo, centro di prima collina nel cuore dell’Oltrepò Pavese fa parte di un nutrito gruppo di piccole municipalità che di recente hanno incontrato il Prefetto per illustrare le criticità nell’amministrare la cosa pubblica. «Assieme con diversi colleghi di Comuni soggetti al Patto di stabilità abbiamo consegnato un documento al Prefetto, chiedendogli di trasmetterlo alle istituzioni superiori, sino al Governo centrale» spiega il sindaco, Paolo Prè. Cosa avete scritto in questo documento? «Abbiamo voluto far presente alle autorità superiori quali sono i problemi con cui quotidianamente noi sindaci dobbiamo fare i conti. Difficoltà spesso insormontabili, perché enormi rispetto alle forze delle nostre piccole realtà» spiega il primo cittadino. «Abbiamo evidenziato, ad esempio, l’impossibilità di programmare investimenti, come gli interventi sulle strade, o sul dissesto idrogeologico» Ma che reazione vi aspettate? «Vogliamo anzitutto che si capisca che siamo con le mani legate. Purtroppo oggi noi sindaci siamo relegati al mero ruolo di esattori per conto dello Stato, che ci obbliga ad aumentare le tasse; lo stesso Stato che poi si prende parte degli incassi delle imposte e ci lascia soltanto le briciole». Lei quale soluzione proporrebbe? «Semplicemente che le tasse riscosse da un Comune, quindi soldi che la municipalità prende dai propri cittadini, rimanessero al Comune stesso, per investirli nel suo contesto locale, a beneficio dei cittadini». A proposito di problemi, Borgo Priolo è stato coinvolto nell’emergenza profughi: come state gestendo la situazione? «Sì, il nostro Comune non è rimasto immune dall’emergenza nazionale sui migranti; una circostanza che per un piccolo territorio collinare come

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Piccoli comuni dal prefetto: "Non riusciamo a programmare nulla"

Il sindaco Paolo Prè e un'immagine di Borgo Priolo

il nostro rappresenta un’ulteriore criticità, legata soprattutto alla sicurezza stradale. La Prefettura ha individuato una struttura isolata in collina per l’accoglienza di numerosi profughi; per gli spostamenti gli ospiti percorrono continuamente in gruppi a piedi, oppure con vecchie biciclette, strade di campagna con forte pendenza, mettendo a rischio la loro sicurezza e quella degli altri utenti della strada. Purtroppo si sono verificati alcuni incidenti, di cui uno mortale». Come cercherete di far fronte a questa situazione? «Proprio recentemente la Prefettura ha deciso di alleggerire il numero dei migranti presenti, provvedendo a trasferirne circa una trentina a Voghera e in Lomellina. Un buon passo avanti, nella speranza

che ci si renda conto che, pur nella consapevolezza dell’emergenza nazionale, è necessario che nella scelta delle strutture si tenga conto di fattori quali la morfologia del territorio, la presenza o meno di mezzi pubblici di trasporto e dei servizi necessari alla permanenza dei profughi». Torniamo all’ordinaria amministrazione: difficoltà permettendo, ci sono novità in arrivo? «Nei prossimi giorni approveremo il bilancio e, nonostante i pesanti tagli subiti da parte dello Stato, riusciremo a garantire tutti i servizi essenziali alla popolazione, in particolare quelli legati alle scuole presenti sul territorio; sul fronte dei lavori, presto ci occuperemo della manutenzione dell’edificio municipale e delle scuole».


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OLTREPO

INTeRVISTA A MICHELE ROSSETTI, NEO PRESIDENTE CONSORZIO TUTELA VINI

Rossetti: "C'è “razzismo enologico” nei confronti dell'Oltrepò, da sempre" di

Valentina Villani

Dopo la prima visita di novembre, ecco che le fiamme gialle fanno ritorno in Oltrepò. Questa volta con accuse assai più gravi: “Commercializzazione di imponenti quantitativi di vino Doc, Igp, Igt dell’Oltrepò Pavese, per origine, provenienza e qualità diverso da quello dichiarato e del tutto incompatibile con l'effettiva quantità e qualità di uva prodotta e conferita dai soci”. Michele Rossetti, Presidente del Consorzio Tutela Vini, ci racconta come stanno vivendo questa situazione “le anime” del vino oltrepadane. Presidente, tutto è iniziato in quel dì di Novembre… “A Novembre ci fu qualche indagato ma non fu toccato nulla dell'operatività dalla cantina, furono rilevati soltanto alcuni campioni. Ora l'accusa si fa molto più pesante: hanno sequestrato tutto il vino presente in cantina a Broni e Casteggio, bottiglie, vino sfuso, qualsiasi cosa, tutto sotto sequestro. La cantina è stata di fatto cristallizzata, con contestuali problemi in vista della vendemmia. Inoltre, ora è sotto indagine tutto il consiglio d'amministrazione, quando prima non fu toccato, e anche questo è certamente un notevole problema”. Si parla di 16 milioni di litri di vino sfuso e 700mila bottiglie sequestrate, un quantitativo enorme, una

Michele Rossetti

vera “batosta” per l’Oltrepo vinicolo… “Purtroppo questa è una botta piuttosto pesante perché ne andrà sicuramente del buon nome dell'Oltrepò. Si parla di 300 produttori coinvolti, ma chi ne farà le spese saranno 2000 aziende e gran parte dei soci di Terre d'Oltrepò, che non hanno colpe. Questa vicenda è un danno d’immagine e di reputazione enorme per tutto il sistema oltrepadano”. Presidente 300 le aziende coinvolte a fronte dei 2.000 produttori presenti nel territorio, crede questo sia il classico esempio di “mela marcia”? “C'è un fatto di base che non so e probabilmente mai saprò spiegarmi: se in una qualsiasi altra regione prendono un'azienda che “sofistica” il vino è una mela marcia in paradiso, se questo viene fatto in

Oltrepò si punta il dito dicendo “è il solito oltrepadano”. C'è 'razzismo enologico' nei confronti dell'Oltrepò pavese, da sempre, certo è che non si può difendere l'indifendibile e non mi sogno nemmeno di farlo, è chiaro che se ci sono dei fenomeni di frode bisognerà indagarli e andare fino in fondo. Ora non possiamo far altro che aspettare la fine dell'inchiesta e l'accertamento delle responsabilità, chi ha sbagliato pagherà, ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità; quello che preoccupa maggiormente è che nel far pagare gli errori a qualcuno il rischio è di “buttar via tutto”, un po' radicale come atteggiamento ma staremo a vedere cosa succede”. Si può parlare di Anno zero per l’Oltrepò vinicolo e da qui ripartire? “Terre d'Oltrepò non è il male assoluto, sta vivendo un momento di difficoltà ma rimane il 53% del vino e dell'uva prodotta in Oltrepò, nonché la più grossa cooperativa di Lombardia con 900 soci. Non possiamo per questi fatti condizionare tutto il resto della produzione e tutto il resto degli operatori. All'interno ci sono delle eccellenze, persone che fanno onestamente il loro lavoro e non è giusto, non devono pagare per gli errori di alcuni per quanti essi siano. Resta chiaro che una volta toccato il fondo si potrà solo risalire. Bisognerà gestire il cambiamento in maniera adeguata, sicuramente lasciando da parte egoismi e frazionamenti. Il problema a cui ci siamo trovati davanti riguarda tutti gli operatori vitivinicoli dell'Oltrepò che usano una Denominazione di Origine Controllata e se crolla quella, crolliamo tutti insieme”.

INTERVISTA AL SINDACO ANTONIO MORONI

Casatisma: "Scuola e cimitero saranno i progetti che partiranno a breve"

di

Valentina Villani

Antonio Moroni, Primo Cittadino del Comune di Casatisma, alla luce del bilancio appena approvato ci illustra progetti e novità in cantiere... Sappiamo che il Vice Sindaco Giorgio Sforzini ha da poco lasciato l'incarico passando il “testimone” al consigliere Giancarlo Montagna, ci può spiegare i motivi che l'hanno portato ad una scelta simile? “Fortunatamente non è accaduto nulla di particolare, il Vice Sindaco Sforzini si è rimosso dall'incarico poiché oberato di lavoro, resterà comunque all'interno della nostra squadra in qualità di consigliere. L'incarico è passato a Giancarlo Montagna che da consigliere prenderà la carica di Assessore e Vice Sindaco”. Il comune di Casatisma ha da poco approvato il bilancio, cosa ci può dire in merito? “Approvato il bilancio e decretato che siamo un comune virtuoso e a parte i pregressi ereditati, fortunatamente non abbiamo debiti. Siamo riusciti a mantenere le tasse come lo scorso anno lasciando quindi tutto invariato, inoltre, siamo riusciti a diminuire la tari del 5%. Purtroppo la situazione non è delle più rosee, come del resto negli altri comuni. Quest'anno abbiamo ricevuto 40mila euro in meno di trasferimenti da parte dello Stato, inoltre, abbiamo un minore a carico per il quale paghiamo 108 euro al giorno,

per un totale di quasi 40mila euro annui, per cui, se la matematica non è un opinione, rispetto allo scorso anno avremo 80mila euro in meno. Non è stato semplice far quadrare i conti ma, tagliando un po' qua un po' là, siamo riusciti ugualmente nel nostro intento di non gravare ulteriormente con le tasse sui nostri cittadini”. Sindaco, passata la stagione estiva avete in cantiere qualche progetto? “Con il decreto “Sblocca Italia” abbiamo chiesto 386mila euro perché abbiamo urgenza di effettuare lavori alla scuola materna. C'è necessità di rifare tutta la copertura nuova, una pavimentazione in gomma nel cortile, inoltre, bisognerà deumidificare tutte le murature. Per il resto riusciamo a compiere interventi di ordinaria amministrazione; siamo ancora in fase di valutazione per capire se sarà possibile o meno attingere ad un mutuo, al fine di effettuare un necessario ampliamento del cimitero”. Quando saprete se il progetto verrà finanziato? “Abbiamo inviato i progetti per la seconda fase, una volta valutata ci diranno se rientriamo o meno nel finanziamento. Qualora ciò avvenisse, entro il 31 agosto dovremmo già essere pronti per appaltare. Fortunatamente, nonostante il periodo di grande crisi in cui versa la nostra nazione, riusciamo ad andare avanti senza fare grandi cose. La situazione che ci si presenta davanti ogni giorno è una triste realtà, fatta

Antonio Moroni

di persone che richiedono aiuti finanziari perché si trovano nelle condizioni di non arrivare alla fine del mese. Tanti hanno perso il lavoro, i giovani versano in condizioni precarie, la disoccupazione aumenta a vista d'occhio, qualcosa riusciamo a fare e qualcuno riusciamo ad aiutare, ma purtroppo non tutti e questo ci rende davvero impotenti davanti a situazioni simili”.


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Ghiaccioli di frutta, verdure frullate, bagni rifrescanti: per far star bene il vostro cane durante la calura estiva

AMICI A 4 ZAMPE

NOSTRA INCHIESTA TRA I POSSESSORI DI CANI: COME COMBATTERE IL CALDO

AGOSTO 2015

Cecilia Cucchi

Giulia Beltrametti

A cura di Elisa Nervetti Ghiaccioli a base di frutta, verdure frullate, bagni rifrescanti e tappettini in gel: tutto quello che c’e da sapere per far star bene il Vostro cane durante la calura estiva. Il caldo torrido di questa estate risulta insopportabile anche per i nostri cani, i rimedi per aiutarli e prevenire colpi di calore o disidratazione sono simili a quelli a cui ricorriamo per noi stessi. Chiediamo ai nostri lettori i loro “personalissimi” consigli per i nostri amici a quattro zampe. Giulia Beltrametti di Rivanazzano Terme: "La mia cucciola è a pelo lungo e soffre parecchio il caldo perciò usciamo al mattino presto e la sera tardi. Il pomeriggio lo trascorriamo in Staffora tra bagni rinfrescanti e tanto divertimento, mentre per le ore in casa mi sono attrezzata con un tappetino in gel da far raffreddare in freezer su cui Belle si sdraia molto volentieri". Nadia Compagnoni di Broni: "Consiglio ai proprietari di cani di metter a disposizione piscinette per quelli che vivono in giardino dove possano entrare autonomamente e di provare a preparare ghiaccioli a base di frutta o verdure frullate, vi sorprenderà vedere come apprezzeranno". Nando Fornaro di Casteggio: "Classici trucchetti anti caldo per il mio vecchietto taglia piccola e il gigantesco rottwailer, come non uscire nelle ore calde, lasciarli in giardino all’ombra con abbondante acqua fresca e controllare che non abbiano colpi di calore viste età e dimensioni".

Nadia Compagnoni

Cecilia Cucchi di Voghera: "Usciamo solo nelle ore più fresche e il resto del tempo lo trascorriamo in casa; con un po di fantasia ho trasformato la vaschetta per il bagno della mia bimba in una piscina per i miei bimbi pelosi! Appena possibile ci concediamo una gita al mare". Fabio Mezzio di Torrazza Coste, esperto di alimentazione: "Posso consigliare di dividere il cibo in due momenti del giorno nelle ore piu fresche, questo facilita la digestione e non affatica ulteriormente le funzioni del cane; in particolare suggerisco cibo secco monoproteico magari a base di pesce. È normale anche per i cani ridurre l’appetito nei periodi di caldo perciò non allarmatevi, fondamentale è tenere controllata la quantita di acqua per evitare disidratazione". Riassumendo gli spunti dati dagli intervistati, vi ricordo di evitare uscite nelle ore più calde (sia per la temperatura dell’aria sia per quella dell’asfalto su cui poggiano i delicati polpastrelli), creare uno spazio ombreggiato in giardino, bagnare i cani che restano all’aperto durante le ore pomeridiane, assicurarsi che l’ acqua a disposizione sia fresca e abbondante, favorire il cibo leggero. Un ultimo suggerimento: nel caso di colpi di calore il trattamento di primo soccorso prevede il raffreddamento con asciugamani impregnati di acqua a temperatura ambiente da stendere sul cane (assolutamente non acqua gelida o ghiaccio) e permanenza in ambiente areato. Dopo il primo soccorso consultare il veterinario.

Nando Fornaro

Fabio Mezzio


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EVENTI

GLI AMICI DI POGGIO FERRATO RILANCIANO IL CENTRO COLLINARE

Amici di Poggio: inaugurata la sede L'assessore Brendolise taglia il nastro di Alessandro

Disperati

Anche l'assessore alle Politiche per la Coesione Sociale e la Sicurezza, Servizi per l’Impiego, Volontariato ed Associazionismo, Francesco Brendolise ha voluto prendere parte alla cerimonia di inaugurazione della nuovissima sede che l'Associazione, senza fini di lucro, Amici di Poggio Ferrato hanno inaugurato nei giorni scorsi nella piccola località della Val di Nizza. All'inaugurazione era presente anche il senatore Luigi Panigazzi. L'obiettivo della sede è quello di offrire un punto di incontro per giovani e meno giovani che affollano, specie nel periodo estivo, la località turistica. Abbiamo incontrato il presidente degli 'Amici di Poggio Ferrato', Gigi Casarini, per capire meglio gli obiettivi di questa sede. Che cosa rappresenta per voi avere una sede fissa? "Penso che l’inaugurazione di una sede rappresenti una tappa espressiva di un percorso iniziato una dozzina di anni fa quando un gruppo di amici o di semplici conoscenti decise di creare a Poggio Ferrato una Associazione Culturale titolandola 'Amici di Poggio Ferrato'". Perchè creare un'associazione? " Le motivazioni per fondare un’Associazione erano più di una: occorreva aggregarsi per approntare le

A VARZI

Alcuni momenti dell'inaugurazione della sede degli 'Amici di Poggio Ferrato'

feste che annualmente si svolgevano qui a Poggio, in modo da non perdere le tradizioni; o più semplicemente per organizzare eventi per l’estate quando era maggiore la presenza dei villeggianti". E a livello ambientale? "Su tutto ha prevalso l’idea nei Soci che occorreva adoperarsi per tutelare e valorizzare i beni ambientali e culturali della nostra terra. Anno dopo anno, è stata questa la direzione. Abbiamo messo in campo iniziative con lo scopo di promuovere il nostro ambiente, far conoscere la storia dei nostri luoghi, far apprezzare le nostre tradizioni e i nostri prodotti". Quali sono ora gli obiettivi, grazie anche all'apertura della nuova sede?

Successo per il triathlon Running Horse Bike di Alessandro

Disperati

La prima edizione del Triathlon "Running Horse Bike" organizzata dal Gruppo Ippico "La Fontanella" con la collaborazione dell'E.N.G.E.A si è svolta a Varzi. Le 12 squadre partecipanti si sono raccolte presso Piazza della Fiera per le iscrizioni, la presentazione della manifestazione stessa e del suo regolamento, seguiti quindi dalla visita veterinaria. Ogni squadra, o trio, era composta da un cavaliere con il suo cavallo, un podista ed un biker su mountain bike: la staffetta prevedeva il percorrimento di 21 km su sentiero misto di campagna collinare, con passaggio del testimone tra i membri di ogni squadra dopo 7 km. Seppur nel suo ristretto territorio e nella sua prima impacciata edizione, la gara ha riscosso un discreto successo tra pubblico e partecipanti stessi, che si sono dichiarati divertiti dall'idea in sè e soddisfatti del conseguimento della giornata. Un pomeriggio che ha riunito buona parte degli amanti delle tre diverse discipline della zona, tra sportivi ed amatori, tra qualche professionista e qualche... improvvisato!

"Noi pensiamo di aver realizzato la Sede dell’Associazione Culturale “Amici di Poggio Ferrato”, cioè un centro di aggregazione per i nostri Soci e per la comunità, un punto dove ritrovarci per discutere, parlare dei problemi, socializzare e programmare le nostre iniziative, e perché no, anche per organizzare qualche incontro conviviale. Abbiamo costituito un ritrovo per i ragazzi di qui, perché nella stagione estiva, anziché fermarsi in strada, possono entrare a giocare uno dei tanti giochi preparati per loro. Abbiamo creato questa sede perché abbiamo pensato che in futuro possa svolgere una funzione sociale qui a Poggio Ferrato, anche attraverso iniziative mirate che metteremo in atto".


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UNO DEI BARITONI PIU' QUOTATI ALL'ESTERO A SALICE TERME

di

Serena Simula

È uno dei baritoni italiani più quotati all'estero, fa su e giù dai palchi di mezzo mondo e ovunque riceve applausi e apprezzamenti: stiamo parlando del pavese Ambrogio Maestri, che prima di cominciare la rappresentazione dell'Aida all'arena di Verona sarà martedì 4 agosto alla Buca di Salice Terme. L'evento rientra all'interno della rassegna "Salice Musica Festival" organizzata dal comune di Godiasco-Salice Terme: iniziata con l'esibizione del tenore Giorgio trucco lo scorso 3 luglio si concluderà il 20 agosto nel piazzale della chiesetta di Santa Maria Bambina, dove a suonare per il pubblico saranno Roberto Moretti (pianoforte) e Paolo Morena (violino). Unica data a pagamento della manifestazione (15 euro, prevendite alla "Nuova libreria Il Delfino" di Pavia, in municipio a Godiasco, all'edicola Camatti di Salice Terme, nel negozio "Stereodisco" di Voghera e all'agenzia di viaggi MaxErre presso il centro commerciale Iper di Montebello della Battaglia), sarà un appuntamento inusuale per Maestri, il quale ha scelto per l'occasione un repertorio popolare e divertente. Ambrogio, cosa propone al pubblico salicese? «Faremo un po' di canzoni nazionalpopolari, qualche romanza da camera italiana ottocentesca e qualche romanza d'opera conosciuta: brani che chiunque nel pubblico può conoscere, il più possibile allegri. Essendo un cantante d'opera non mi capita spesso di esibirmi fuori dal teatro ma quando me lo propongono accetto sempre volentieri perchè mi consente di

Ambrogio Maestri

spaziare un po' e di misurarmi con repertori che normalmente non eseguo. Senza contare che con l'unico accompagnamento al pianoforte del maestro Enrico Zucca scegliere un repertorio di sole arie d'opera sarebbe stato pesante per il pubblico». È molto diverso cantare per un teatro o per una piazza? «Sì, e non solo per le questioni di repertorio e di orchestra che accennavo prima. A teatro indossi una maschera, sei un personaggio di un'opera che è stata preparata nei minimi dettagli. In una piazza, senza nessun costume nè trucco, ci sei solo tu nudo e crudo davanti al pubblico e il tuo compito è quello di farlo

EVENTI

Ambrogio Maestri: «Torno con piacere a cantare in Oltrepò»

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divertire». Per chi si esibisce in tutto il mondo com'è cantare a due passi da casa? «Sicuramente più rilassante! Quando canti vicino casa ci sono tanti amici che vengono a sentirti e canti sapendo che anche se farai qualche piccolo errore nessuno ci farà troppo caso, e magari ti concederai anche una risata». Che rapporto ha con la sua città natale, Pavia, e con l'Oltrepò? «Non ci vivo più per questioni di lavoro ma ci torno appena posso. A Pavia ho mia madre e tanti amici, sulle colline oltrepadane invece mi aspettano sempre salame a agnolotti al brasato». Lei ha esordito nel 2001 con il Falstaff diretto dal maestro Riccardo Muti ma negli ultimi quattordici anni ha interpretato tanti personaggi diversi, da Jago nell'Otello a Giorgio Germont nella Traviata: ce n'è qualcuno a cui si sente più legato? «Sicuramente il Falstaff. Non solo perchè mi ha portato la notorietà e mi ha dato tante soddisfazioni ma anche perchè mi insegna ad essere sempre più attore, oltre che cantante. E poi Falstaff rispecchia un pochino l'esistenza dell'uomo: i piaceri della vita, il buon vino, le donne ma anche il rischio della solitudine sempre in agguato. Soprattutto, però, del Falstaff mi piace la fine: in allegria, tra risate e tavole imbandite così rare nel mondo dell'opera. Se ci fosse un po' di Falstaff in tutti noi, credo, si vivrebbe molto meglio».

INSIEME AGLI ALPINI DI MENCONICO E ALLE VOCI DI FEGO

Auser in festa per far vivere la montagna e aiutare gli anziani di Alessandro

Disperati

Auser di Santa Margherita di Staffora, Alpini di Menconico e le Voci di Fego unite con uno scopo ben preciso: aiutare l'Auser a raccogliere fondi da destinare ai volontari che ogni giorno portano aiuto agli anziani che abitano la montagna e che sono impossibilitati a muoversi in auto. Una giornata di festa è andata in scena nei giorni scorsi a Santa Margherita Staffora proprio con l'obiettivo della solidarietà. Sull’austero, solenne, storico pianoro sul quale sorge la chiesa di Santa Margherita Staffora un’ouverture musicale di grande impatto emotivo: il silenzio e l’alza bandiera con gli alpini schierati sull’attenti. Ogni anno, in luglio, la famiglia Bariani e in particolare Massimo e sua moglie Sabina, anima dell’incontro degli alpini del gruppo di Menconico con la popolazione con maestria e passione accolgono i partecipanti alla cerimonia con simboli emblematici della nostra storia: bandiere tricolore, corone ai caduti un abbellimento tematico territoriale. E’ un incontro annuale aggregante, coesivo ricco di presenze ben accolto sentito da tutti ma soprattutto da coloro che hanno o che hanno avuto in famiglia militari alpini che riposano nel cimitero adiacente alla chiesa e che sono ricordati per i loro eroici sacrifici. Quest’anno era presente anche l’Auser di Santa Margherita di Staffora, l’Associazione che opera da alcuni anni solitamente sul territorio

L'Auser in festa

del comune e che svolge un ruolo di supporto, di sostegno e di aiuto indistintamente a tutti coloro che ne facciano richiesta. I volontari Auserai ai quali va un doveroso ringraziamento e la riconoscenza per la disponibilità, la sensibilità e la capacità di accompagnare prevalentemente nelle strutture socio-sanitarie con un importante sostegno umano coloro che sono più in difficoltà. Prezioso il coordinamento di Silvano D’Ingillo e di Luciano, Pietro, Roberto, Ugo, Domenico e Giancarlo. Erano presenti altresì il presidente dell’Auser provinciale di Pavia Bergonzi e il presidente Auser di Santa Margherita Staffora Enzo Bariani. In prima fila il vice sindaco di Santa Margherita, Eleonora Albertazzi e i consiglieri Masanta e Francesco Volpini. E’ stata particolarmente apprezzata la generosità e la disponibilità del coro di Fego che ha impreziosito la giornata e rinverdito nella nostra memoria canti legati alle nostre radici, alla nostra storia, al nostro passato. Con loro il piffeo Stefano Valla e il fisarmonicista Daniele Scurati. Il coordinamento musicale e il menù gastronomico ha avuto come protagonista Luigino Zanardi con la collaborazione di Roberto Marchesi: Delia, lo chef ha realizzato con bravura, con cura e savoirfaire il menù proposto. E alla fine: ciliegina sulla torta, una presenza che ha riempito di orgoglio molti, il giovane campione regionale cadetti di canoa della Lombardia Marco Silvano, selezionato anche per il prossimo campionato nazionale.


MOTORI

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Alberto Alberti il più forte pilota dell'Oltrepò pavese

Piero Ventura è certamente la firma principe del rallysmo della Provincia di Pavia, ha scritto per tantissime prestigiose testate giornalistiche, attualmente è direttore di Motorpress. Piero come lo chiamano gli amici, conosce bene e da sempre ogni fatto ed ogni persona del rallysmo oltrepadano. Un giornalista senza peli sulla lingua, che ha scritto e scrive sempre quello che pensa, per questo è amato da molti ma anche criticato da alcuni. Per la sua indubbia competenza abbiamo voluto sentire la sua opinione. Ha iniziato prima come giornalista o prima a gareggiare nei Rally? “Come pubblicista, ho iniziato a scrivere di motori nel 1966 (allora ventenne). Correvo però in go-kart dal ’61, categoria in cui vinsi anche un campionato regionale. Il primo rally “VERO”a cui presi parte fu il Giro della Provincia del 1969, gara organizzata dall’Automobile Club Pavia, grazie all’arrivo alla direzione dell’Ente pavese di Benedetto Pelliccioni che in simbiosi con il “socio” iperattivo Siropietro Quaroni, aprirono le porte al rallysmo nel nostro territorio”. Da cosa nasce la sua passione per i rally e per il motorsport? “In verità il mio primo amore fu la pista. Un’amore nato quando avevo appena 8 anni, nel 1954, in quel tempo mi accompagnarono per la prima volta a Monza per assistere al GP dell’allora Formula 1. Dopo di che, puntualmente a settembre non mancai mai al Gran Premio d’Italia di F1 (questo fin quando la F.1 rappresentò la massima espressione dell’automobile da corsa). Quegli anni Cinquanta mi fecero conoscere campioni quali Fangio, Moss, Ascari, Villoresi, Castellotti, Taruffi, Musso, ecc, poi vennero gli anni ’60 con i vari Dan Gurney, Bruce McLaren, Pedro e Ricardo Rodriguez, Von Trips, Phill Hill, Jim Clark, Jack Brabham, Graham Hill, Scarfiotti, Bandini, Sutees, Baghetti ecc. Nel 1965, da una felice intuizione di Berté e Tavoni, nacque la Formula Monza, che negli anni a seguire ebbe un successo stratosferico e che subito mi affascinò. Ma se mi passate la licenza, per me “era un poco una rottura” ogni volta caricare la macchina e andare a Monza per provare, fare messa a punto e via dicendo. Tant’é che mi lasciai attrarre da questa disciplina rallystica, ancora un poco “ruspante” all’epoca, ma divertente. Con l’avvento dei rally in provincia ed in quelle limitrofi quali Piacenza, Alessandria, Cremona e tutta la Liguria di levante, e la nascita della Scuderia Pavia Corse in seno all’Aci Pavia, in cui oltre ad una vettura, ebbi modo di trovare persone splendide con le quali condividere molti fine settimana agonistici. Personaggi come, Beppe Invernizzi, Enrica Vistarini, Elio Raimondi ecc, con cui si fece spassosa comunella, apprezzando la vita e lo sport delle 4 ruote all’insegna del divertimento, passai quasi definitivamente ai rally”. La sua prima corsa qual è stata e dove? “In campo rallystico, la mia prima corsa c’è stata e non c’è stata. Mi spiego: era l’inverno del 1967 e a Piacenza, alcuni appassionati organizzarono un rally notturno. Non avendo però tutte le “carte in regola” per ottenere il consenso dall’Aci locale, lo spacciarono per “Caccia al tesoro”. La gara andò per il meglio, tant’è che anche Autosprint pubblicò un interessante articoletto in merito, che conservo ancora. Quello fu il mio primo rally anche se agli annali passò come Caccia al Tesoro”. Il suo primo articolo se lo ricorda? “Se per “mio primo articolo”, lo intende in campo rallystico per un giornale specializzato, allora è datato

1970, quando scrissi per “il Pilota”, il magazine diretto da Leo Pittoni (rallysta di primordine all’epoca), un articolo inerente ai pavesi presenti al rally di Montecarlo di quell’anno”. Lei, oltre a scrivere ha anche diretto magazine di motorsport, ciò nonostante, in più occasioni ha pure assolto il ruolo di addetto stampa in parecchi rally. Qual è la differenza "operativa" tra le due mansioni? E' più facile fare l'addetto stampa o il giornalista durante un rally? “Iniziamo dal fondo. Ritengo che non esista il “difficile” e nulla è scontatamente facile. Basta affrontare il ruolo, indifferentemente se di giornalista o addetto stampa, con un poco di umiltà ed un minimo di preparazione che tutto viene da solo. Certo che se si va in giro a fare i saputelli, prima o poi chi ti rende la vita difficile lo trovi. Mi chiede qual’è la differenza operativa tra le mansioni di giornalista e addetto stampa. In questi ultimi anni si sono formati parecchi addetti stampa professionisti, che fanno solo quello e nel svolgere il loro lavoro raccontano tutto, di tutto e di più, ovviamente, come richiesto dagli organizzatori, dando giusto risalto a tutti i colori della manifestazione, dallo sponsor, al passaggio in TV, completando il tutto con l’intervista del favorito e del politico di turno, tralasciando magari informazioni storico-sportive sulle quali si è costituito l’evento nel tempo. Oggi l’addetto stampa é in concorrenza con i colleghi, più incarichi prende e più guadagna. Una gara vale l’altra. Il legame d’affetto con la competizione va sempre più scemando. Personalmente il ruolo di addetto stampa l’ho sempre interpretato in modo differente da questo cliké. A parer mio, l’addetto stampa deve limitarsi a dare quelle giuste informazioni utili ai giornalisti accreditati a redigere un articolo in merito, senza confondere le idee di costoro con fronzoli che non verranno mai pubblicati. Raccontare di fronzoli e colori, necessari ad abbellire, dare visibilità, creare attrazione e attenzione, dare importanza e mondanità all’evento, dev’essere il lavoro dell’Ufficio stampa della manifestazione stessa. Un lavoro che parte mesi prima dell’evento e che si conclude almeno un mese dopo, martellando con accattivanti curiosità le redazioni dei vari giornali, i quali, avendo dovuto scartarli all’epoca per motivi di spazio (prediligendo ovviamente la cronaca della gara), ora, a bocce ferme, tornano volentieri sull’argomento. Purtroppo non tutti gli uffici stampa agiscono così e molte iniziative promosse dagli organizzatori vanno dimenticate. Invece, quando inizia a lavorare l’addetto stampa, la macchina è già partita e tutto il contorno ha già fatto il suo momento”. Per passione e per lavoro Lei ha conosciuto il più grande "Presidente" dell'Aci di Pavia, Siropietro Quaroni, un uomo che ha segnato la strada del motorsport pavese e dell'Oltrepò, ce lo può descrivere con 10 parole? “Descrivere Quaroni in 10 parole sarebbe come racchiudere la Divina Commedia in tre pagine. Amo le missioni impossibili; ci proverò. Dunque, gli sportivi lo chiamavano il “papà del 4 Regioni”, ma legare il nome di Siropietro Quaroni esclusivamente al Rally 4 Regioni è sminuirne la figura, la sua carica incontenibile e il suo profondo senso sportivo. Fu solo la grande passione per le 4 ruote che lo spinse a dare una sferzata incisiva al rallysmo degli anni ’70 e ’80 rendendolo moderno, al passo con i tempi. Grazie a questo, Siropietro Quaroni, ancora oggi, a 8 anni dalla sua scomparsa, è considerato uno dei personaggi più importanti della storia rallystica, un uomo con tante qualità e tante doti. Un uomo che dovrebbe essere esempio di vita sportiva. Aver incontrato questa grande figura mi ha stimolato a pensare e a riflettere sull’importanza dei valori sportivi che ogni atleta dovrebbe

possedere, per vivere nell’onestà e con il senso del dovere. Per oltre trent’anni fu presidente dell’Automobile Club Pavia, furono anni belli anche se non facili, ma furono momenti che nessuno degli appassionati di allora dimenticherà mai”. Lei ha vissuto l'epopea del Rally 4 Regioni, perché questo rally è diventato un'icona nel mondo rallystico italiano? Cosa lo distingueva dagli altri rally che si correvano in Italia? “A suo favore giocò la presenza delle squadre ufficiali Fiat e Lancia già dalla sua prima edizione. Nato nel 1971, balzò subito all’attenzione delle cronache sportive per la durezza, la tecnica, la spettacolarità e i tempi “tiratissimi” che lo contraddistinsero, ma anche grazie alla presenza fin da subito dei migliori piloti del panorama italiano e straniero e alla vittoria nell’edizione inaugurale di campioni quali Lampinen-Davemport su Fulvia HF, reduci dal terzo posto all’Acropoli. Nonostante le critiche, lo scetticismo di alcuni, la gelosia di altri, Quaroni (e per i primi anni, Pelliccioni), riuscirono a confezionare un evento rimasto negli annali del rallysmo, grazie soprattutto ad alcune innovazioni quali le ronde e il Circuito di Cecima, cose all’epoca impensabili e improponibili per gli altri comuni organizzatori”. Dopo la fine del Rally 4 Regioni, comunque in Oltrepò si sono organizzati molti rally, fino ad arrivare al Beta Rally Oltrepò, Lei è stato per tutte le edizioni di questo rally l'addetto stampa, quali erano i punti di forza e i punti di debolezza di questo rally, un rally tanto amato ma anche tanto criticato? “Una domanda lunga per una risposta breve: Il Beta rally Oltrepò, che se ne dica, ha avuto solamente punti di forza”. Criticato? “E’ risaputo: la madre degli incapaci, degli incompetenti e degli invidiosi è perennemente incinta!”. Nello staff organizzativo del Beta Rally Oltrepò c'erano numerosi piloti e co-piloti italiani, com’era lavorare con loro? Erano altrettanto bravi nell'organizzazione come al volante? “Ognuno con il proprio carattere, con la propria personalità, con i propri pregi e anche con i propri difetti sono stati tutti personaggi meravigliosi, bravi sia dentro che fuori l’abitacolo di una vettura da rally. Il successo riscontrato dal Beta Rally Oltrepo parla da solo”. Dopo il Beta Rally è iniziato il periodo buio per il rallysmo in Oltrepò, secondo Lei colpa della crisi? “Diciamo le cose come stanno. L’Aci Pavia, presieduto dal 1999 al 2012 da Angelo Dabusti, non ha mai mostrato particolare interesse per lo sport del volante. Pertanto non si è mai posto il problema, tantomeno si prese la “briga” di adempiere al compito per cui il Club è nato più di un secolo fa: “promuovere lo sport dell’automobile”. Quando il Beta Rally decise di chiudere il suo ciclo prestigioso, nacque ciò che definisco i promotori del: “fate”, i quali avrebbero potuto fare qualcosa, invece, tra una chiacchiera e una cavolata, attendevano che fossero gli altri a farlo, mentre loro se ne stavano “vitellonicamente” al bar a emettere sentenze. Se a tutto ciò aggiungiamo la presenza sul territorio di organizzatori extra provinciali (alcuni puri avventurieri), per nulla legati ai valori e alle tradizioni sportivo-culturali dell’Oltrepo, ecco che si creò una situazione tendenzialmente anarchicosportiva alquanto delicata e dispersiva, incapace di proporre un prodotto di qualità”. Con il nuovo presidente dell'Aci di Pavia, il Signor Scabini, sembra che quest'ente abbia cambiato marcia e sia ritornato a dar impulso all'attività sportiva, Lei al suo posto cosa farebbe per riportare i rally in


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57 ma la regola”. Qual è stato secondo Lei il pilota rally dell'Oltrepò più forte in assoluto e perchè? “E’ una domanda alla quale non ho incertezza rispondere. Infatti, non ho dubbi nell’indicare in Alberto Alberti, il pilota oltrepadano in possesso di qualità superlative. Non tanto per quel 4 Regioni 1980, di cui tutti parlano, dove per poco meno di metà gara, con la sorella Maddalena a leggergli le note sulla privatissima Lancia Stratos, seppe tenersi alle spalle il fior fiore del rallysmo nazionale, ma per ciò che seppe far vedere al Giro d’Italia del 1979, in gara con papà Giovanni sulla Stratos di famiglia. Lì, Alberto fu secondo alle spalle di Carello con la Stratos nella PS di Vignale precedendo Frequelin con la R5 GT Turbo ufficiale, Darniche con la Stratos, Ricci (Stratos), Bettega (Fiat), Pregiasco (Alfetta GTV) e Almeras (Porsche) e ancora Rohrl e Alen con le Lancia Beta ufficiali. Alberto fece poi sua la quarta PS a Ciano davanti a Carello, Bettega, Ragastas, Rohrl, Darniche, Frequelin, Pregliasco, Pittoni e Ormezzano. Sulla Lisciano a vincere fu Rohrl davanti a Alen, terzo fu Alberto che staccò Carello di 5” poi Bettega di 12” e Pregliasco di 13” e via di questo passo. Alla fine delle sei tappe in programma dal 20 al 25 ottobre Alberto, con Papà Giovanni furono quarti assoluti con la loro Stratos privata racchiusa in un gruppo impressionante di vetture ufficiali. Sono convinto bastino queste poche righe per comprendere la caratura di Alberto”. Chi sono secondo Lei, il pilota ed il co-pilota oltrepadani che nei prossimi anni potrebbero essere i "campioni" dei rally ? “Giacomo Scattolon è campione Italiano Junior uscente e gli auguro tutto il bene del mondo. Riccardo Canzian, giovanissimo di Broni, poco più che debuttante, è molto bravo e veloce. Presentandogli un programma concreto potrebbe fare molto bene. Per quanto riguarda i co-piloti, l’Oltrepo ne propone tantissimi, tutti molto bravi, specialmente alcune ragazze”. Qual è stato il più forte pilota che ha visto in azione al Rally 4 Regioni e perchè? “Piloti, non forti, ma fortissimi, al 4 Regioni ne ho visti parecchi, ma chi mi è rimasto maggiormente nel cuore è stato Amilcare Ballestrieri. A parer mio, l’essenza dei rally sono i traversi. La gente impazziva vederlo guidare. Campione di modestia, di simpatia e di Grinta, con la Fulvia Amilcare vinse tanto, le affermazioni più belle furono il Sanremo ’72 ed il Campionato Italiano rally 1973, e con un poco di fortuna e qualche ordine di scuderia in meno, avrebbe potuto vincere per tre anni consecutivi il 4 Regioni (1971-72-73) e non solo l’ultimo delle tre”. Qual è stato il più forte pilota che ha visto in azione al Beta Rally Oltrepò e perchè? “Anche al Beta Rally Oltrepò di piloti fortissimi ne ho visti parecchi, ma colui che maggiormente mi ha impressionato positivamente è stato Luca Cantamessa, veloce, spettacolare e mai domo, proprio come Amilcare”. L'Oltrepò negli anni “ha sfornato” ottimi piloti, perchè secondo Lei nessuno ha "sfondato" a livello italiano? Solo una questione economica o anche una questione di scelte sportive? “E’ un poco come il cane che si morde la coda, troppe volte le scelte sportive dipendono da una questione economica. Comunque, quando Matteo Musti nel 2013 decise di disputare il campionato Itaiano Rally Autostoriche lo vinse, Così come Scattolon lo scorso anno vinse il CIR Junior”. Michele Tagliani nel 2000 vinse il Trofeo Fiat Punto Super 1600 arrivando primo davanti a Giandomenico Basso, perchè negli anni successivi, nessun pilota oltrepadano ha seguito la strada dei Trofei per poi eventualmente competere nel Campionato Italiano Rally, ed al contrario molti hanno corso con macchine molto performanti ma in rally tutto sommato locali? “Alcuni hanno tentato l’avventura nei monomarca, ora così su due piedi non ricordo i nomi, chi di recente lo

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Oltrepò? “Marino Scabini è un giovane con i piedi ben saldi per terra. Un importante punto a suo favore, oltre ad essere competente per ciò che è rivolto al mondo dell’automobile e dell’automoblismo, sta nel fatto che sa prendersi le proprie responsabilità, fattore questo, da troppi anni assente dalla presidenza di Piazza Guicciardi (sede Aci Pavia). Scabini sta dando segnali positivi all’automobilismo pavese; l’impulso è arrivato, ma occorre lavorare sodo e con l’aiuto di tutti coloro che hanno veramente a cuore le sorti dello sport del volante nella nostra provincia. Se fossi al posto suo, farei ne più ne meno ciò che sta facendo”. Quest'anno è stato organizzato il Rally 4 Regioni Storico, quali sono le principali differenze a livello sportivo e anche di "ambiente" tra un rally storico ed un rally moderno? “Il fatto che l’Aci Pavia sia sceso nuovamente in campo come organizzatore dopo oltre 30 anni mandando in scena il 4 Regioni Storico, è stato un passo alquanto importante per l’Ente e positivo e incoraggiante per i tanti sportivi. Sono in molti infatti coloro che si stanno approntando una macchina per essere presenti all’edizione del prossimo anno. Tecnicamente le categorie Storico e Moderno, differenziano parecchio tra loro, sia come logistica di gara che suddivisioni di Raggruppamenti. Anche l’ambiente umano è differente. Il rally storico è chiaramente mosso dalla grande passione per lo sport dei motori in una categoria riservata esclusivamente alle vetture storiche in allestimento da corsa, i cui modelli hanno contribuito a creare la storia dei rally. Evidente quindi l’intento di unire sport e cultura, i fattori inscindibili della vera passione per l’automobilismo. Il rally moderno è indubbiamente interessante, ma anche profondamente in crisi. Infatti, se dovessimo sfogliare gli elenchi iscritti di qualche anno fa, confrontandoli con quelli dal 2012 a oggi, ci sarebbe da rabbrividire e non è solamente un fattore economico. Alcuni “genialoidi” nominati o autonominatisi (come ultimamente va di moda in Italia) alla gestione dello sport del volante, pensano di risolvere i problemi inventando regole assurde su regole assurde, il risultato è lì da vedere: una trentina di partenti ai rally di campionato italiano. Oltretutto, grazie sempre a questi “genialoidi”, che a loro dire operano nel nome di una ipotetica sicurezza, in Italia (unico paese europeo con costi di gestione agonistica a livelli proibitivi) come se non bastasse, abbiamo Caschi, Cinture, Roll bar, Sedili, Tute, Estintori ecc, che scadono come mozzarelle. Roba da vergognarsi. Per giusta par condicio, i suddetti “genialoidi” si stanno attivando per rovinare anche i rally storici, per i quali hanno già soppresso il campionato Italiano assoluto, ma riservando il titolo ai soli raggruppamenti, così a fine anno avremo almeno 4 campioni italiani “del loro cortile”. E’ anche per questa assurda disposizione che pioti di levatura (tra cui anche il vogherese Matteo Musti, Campione italiano assoluto 2013 della specialità), hanno rinunciato a competere per il titolo, disputando solo gare spot. Per chiudere il confronto tra le due specialità mi piace ricordare che abitualmente, nel rally storico regna quell’amicizia tipica degli anni ’70, in cui “baraccate” e tavole imbandite sono all’ordine del giorno, cosa raramente riscontrabile in un comune rally moderno in cui tutti i protagonisti si chiudono nel proprio guscio, quasi come fossero alunni delle elementari che si danno di spalle l’un l’altro per non permettere al compagno di copiare il compito”. I rally in tutti questi anni sono cambiati, i piloti ...pure… Quali sono le differenze in abitacolo e fuori dell'abitacolo tra i piloti di ieri e di oggi? “E’ vero, per svariate ragioni i rally, nel corso del tempo, sono mutati parecchio nel loro aspetto; i suoi uomini un po’ meno. Infatti, i campioni si distinguevano e si distinguono tutt’ora per la loro signorilità, la loro disponibilità, il rispetto per l’avversario e la capacità di farsi apprezzare. I presunti tali invece si distinguevano e si distinguono tutt’oggi per la capacità di tirarsela. Ovviamente, come in tutte le cose, l’eccezione confer-

ha fatto con successo è stato Giacomo Scattolon, vincitore del Trofeo Twingo R2B, poi passato al Campionato Italiano Rally ha vinto il titolo Junior nel 2014. Per quanto concerne l’uso delle macchine potenti, mi ricorda un po’ il film “Re per una notte”. Alcuni preferiscono investire cifre consistenti in una vettura Wrc o simile, per la gara di casa, per puntare ad un ipotetico titolo di “campione del proprio giardino”, piuttosto di pianificare una stagione in un monomarca da costi relativamente contenuti. Rimangono comunque scelte degne del massimo rispetto”. Lei ha conosciuto pressochè tutti i personaggi del rallysmo in Oltrepò. Quali sono stati i tre personaggi principali che hanno segnato la vita dei rally in Oltrepò e perchè? “I miei “magnifici tre” rimangono: Rinaldo Brambilla, Gianenrico Gorini e Pier Liberali. Rinaldo Brambilla ha lavorato sodo, nell’obra di Quaroni, quando questi era Presidente dell’Aci e lui vice presidente. Inventò il Rally Coppa Colline dell’Oltrepo a Stradella, disputato regolarmente dal 1976 al 1989, creò il BRT in cui si mise in mostra Alberto Bruciamonti, un giovane dal piede pesante e fu fondatore e responsabile del River Team, la squadra corse formata dall’unione di tutti i concessionari Fiat delle città bagnate dal Po. Fu una iniziativa che diede modo a molti giovani piloti di mettersi in mostra in campo rallystico e pistaiolo. Uno di questi fu lo stradellino Vittiorio Brambilla giunto a disputare più di un campionato mondiale rally, mentre un altro fu Cino Bernini. Kicco Gorini, con i suoi fidi collaboratori seppe fare molto per il rallysmo oltrepadano. Dalla fuoriuscita dell’Aci in qualità di organizzatore; Gorini, che con un nutrito gruppo di appassionati aveva fondato nel 1982 la Scuderia Alberto Alberti, con oculata attenzione, non uscendo dai canoni tradizionali, promosse parecchie manifestazioni tra cui Il Rally Città di Stradella poi diventato Rally Oltrepo, Il Rally dei Vigneti (1995-2003), Rally dei Vini e Castelli (1989-1991), Lo Slalom Collegio-Penice (1993-2000), lo Slalom di Rocca de Giorgi (1983-1989) e il Formula Challenge Memorial Alberto Alberti (1993-1996). Pier Liberali, invece, è stato e rimane per il mondo rallystico non solo oltrepadano, un vero tsunami. In molte sue decisioni, innovazioni e perché no, anche per quella sua “coinvolgente” sfrontatezza, mi ricorda molto Siropietro Quaroni. Liberali ha saputo inventare i rally del nuovo millenio, un prodotto di altissima qualità, tanto amato da piloti e appassionati, tanto odiato, invidiato e combattuto da congreghe di poltronai incapaci, amici degli amici. E’ stato colui che ha saputo esportare il rally. Mai prima si era assistito ad una cosa simile. Sono ormai anni che il Beta Rally Oltrepo, ha, per così dire, chiuso i battenti, eppure si continua a parlare di quel rally e di Liberali come di un prodotto innovativo che ha sconvolto, illuminando la specialità, destinato a passare alla storia, ne più ne meno, come vi è passato il Rally 4 Regioni”.


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AL RIVE GAUCHE DI VARZI

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Non poteva passare in sordina il grande successo ottenuto da Il Periodico Oltrefootball. A conclusione di dieci mesi 'bellicosi', grande festa alla discoteca Rive Gauche di Varzi. Premiato il podio della nostra classifica. Alla serata hanno preso parte tutti i giocatori e gli allenatori, a cui va riconosciuto il merito di essersi prestati in modo goliardico e appassionato alla prima edizione del nostro concorso. A loro il nostro ringraziamento più sentito.

Giuseppe Averaimo - 1° categoria best player (F.B.C. Casteggio) "Dalle tribune in Torrevillese Bornasco a questo risultato di strada ne è stata fatta... grazie a tutti quelli che mi hanno votato"

Matteo Landini - 1° categoria best coach (A.S. Varzi) "Il merito di questa vittoria va condiviso con i miei giocatori e con la societá"

Davide Castagna - 2° categoria best player (Portalberese) "Grazie a tutti, chi mi ha votato compagni, avversari e al Periodico. Ci divertiremo ancora nella prossima stagione!!!"

Carlo Bissacco - 2° categoria best coach (APOS Stradella) "E' stata un'annata stupenda, bellissima coronata anche da questo successo a Oltrefootball. Un gioco che va ripetuto. Grazie a tutti"

PER ANDREA 'TIGO' SALVIOTTI

Primo nella categoria A3 alla Collegio-Penice Bella vittoria di classe per il pilota salciese Andrea 'Tigo' Salviotti nello slalom Collegio-Penice andato in scena nei giorni scorsi. Il Tigo, a bordo di una Fiat Punto Super 1600, ha ottenuto un quindicesimo posto assoluto e primo nella categoria A3 e primo di raggruppamento A. Nelle scorse settimane il pilota salice aveva anche ottenuto un buon terzo posto al Rally Event sulla Fiat Punto Super 1600 ed era arrivato quarto di classe al Raly Day Val Tidone sempre a bordo di una Fiat Punto 1600. "Sono davvero felice di questi risultati - sottolinea il Tigo - Dopo un avvio di stagione positivo ed un guaio meccanico al 4 Regioni, sono contento di aver centrato la prima vittoria della stagione. A settembre sto valutando la mia partecipazione al Rally Race che andrà in scena a Stradella".

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Sport, musica, divertimento: grande festa per il Periodico Oltrefootball

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INTERVISTA AL PRESIDNETE DEL MOTO CLUB VALLE STAFFORA

"Il 29 e 30 agosto appuntamento a Rivanazzano con il regionale di enduro" di Alessio Alfretti

Il campionato regionale enduro farà tappa in Oltrepò Pavese, a Rivanazzano Terme. E’ il coronamento di meno di un anno di attività del Moto Club Valle Staffora, che vede premiati passione e impegno profusi, rendendosi protagonista di un evento sportivo importante per tutto il territorio oltrepadano. «E’ una grande soddisfazione – commenta il presidente Mario Mega – aver avuto questa possibilità grazie alla Federazione Motociclistica Italiana. Porteremo nella bassa Valle Staffora la 4° prova del Regionale Under 23 Enduro Lombardia e la 3° prova del Regionale Amatori Enduro Lombardia, i prossimi 29 e 30 agosto, con partenza da Rivanazzano Terme. Avremo tre prove speciali, una in fettucciato e due prove enduro test, in tratti boschivi». Sarete quindi voi come Moto Club a gestire l’organizzazione dell’evento? «Sì, naturalmente sotto l’egida della Federazione Motociclistica Italiana, che ringraziamo per la bella opportunità; in questi giorni abbiamo definito il regolamento e le normative. Si tratta di un gran lavoro, ma lo stiamo portando avanti con entusiasmo e grande concentrazione: vogliamo che tutto funzioni

I componenti del Moto Club Valle Staffora

al meglio e stiamo organizzando con particolare attenzione le prove speciali fra le nostre colline». Sarà un momento anche per farvi conoscere? «Sì, soprattutto per uscire dal contesto locale e metterci in luce con un evento a livello regionale. Ma secondo noi si tratta di un’occasione importante anche per il territorio, che potrà essere apprezzato per i suoi paesaggi e i suoi percorsi». Rivanazzano Terme sarà il fulcro dell’evento: toccherete altre zone? «Rivanazzano sarà il centro di riferimento: sarà da qui la partenza domenica 30 alle 10,00 e pure l’arrivo, previsto per le 18,00 dello stesso giorno. Ma la

gara non si limiterà a questo Comune. La municipalità di Rivanazzano non ha un territorio vastissimo, per cui abbiamo ideato un percorso che toccherà anche altri centri: passeremo da Godiasco, Rocca Susella, Retorbido e, per un breve tratto, anche da Torrazza Coste. Mi preme sottolineare che il contesto della gara sarà la bassa Valle Staffora, che dimostrerà come anche la prima collina può mettere a disposizione percorsi molto belli e interessanti dal punto di vista agonistico». Questa gara è un evento clou, ma normalmente quanto spazio date all’attività sportiva? «Praticamente quasi tutte le domeniche siamo sui campi di gara con i ragazzi. Ad esempio domenica 26 luglio siamo stati a Varzi per la 4° prova del Campionato Italiano Enduro Under23/Senior. La nostra volontà è di far divertire il più possibile, di coltivare assieme la passione, avvicinando i più giovani all’enduro». Sembra che ci stiate riuscendo bene: a meno di un anno dalla nascita, quanti iscritti avete? «In totale i soci del moto club sono 70; ma almeno 25 hanno licenze agonistiche di vario titolo, dal mini enduro, sino alle categorie under, senior e major. Quindi abbiamo sia semplici appassionati, che piloti più esperti. E tra di loro, un bel po’ di giovani. Direi che per un club nato dall’idea di un gruppo di amici il 14 dicembre scorso, abbiamo già fatto un bel po’ di strada».

IL PATRON DELL’OLIMPIA VOGHERA LANCIA L’APPELLO PER LA NUOVA STAGIONE

Stefano Barbieri: “Puntiamo alla serie B, ma ci servono nuovi sponsor” di

Christian Draghi

L’Olimpia Basket di Voghera si prepara ad una nuova stagione forte dell’entusiasmo per quanto fatto nel recente passato e con tante aspettative per un futuro roseo. Risorta dalle ceneri della Maxerre in soli due anni è stata in grado di ricostruire una squadra partendo dal nulla centrando alla fine della scorsa stagione la promozione in serie C Gold, il quarto campionato della Lega. Il presidente Stefano Barbieri non nasconde l’entusiasmo in vista della stagione alle porte, anche se qualche ombra potrebbe addensarsi sul futuro. Presidente, dallo spettro della scomparsa alla promozione in C in meno di tre anni. Qual è la chiave del successo? “Nel luglio del 2014 dopo la promozione in serie D il nostro allenatore di allora Marco Celè ci lasciò portandosi dietro molti giocatori. Ci siamo trovati a dover rifare la squadra dal nulla. Siamo partiti scommettendo su un allenatore di categoria superiore, Romano Petitti, con esperienza da allenatore anche in serie A, che ha creduto nel nostro progetto ed è venuto ad allenare a Voghera portando entusiasmo e interesse intorno alla nostra realtà oltre che indiscussa qualità”. Ed è arrivata subito la promozione. Per quest’anno che squadra state preparando? “Una squadra ambiziosa, che sicuramente potrà giocarsela con tutte le rivali. Costruirla è stato molto più facile dell’anno prima, alla luce dell’ottimo risultato ottenuto la scorsa stagione. I giocatori che abbiamo

Stefano Barbieri

portato sono di esperienza maturata in categorie superiori, si pensi a un lungo come Valerio Sanlorenzo, classe 1983, o a Davide Cristelli, ala piccola di 38anni. L’obiettivo del mister è costruire un team più forte sotto canestro, mentre prima eravamo meglio attrezzati sulle ali”. L’obiettivo qual è? “Essere protagonisti fino alla fine. Credo che ci sia anche la possibilità di pensare al salto in serie B, anche se questo potrebbe aprire le porte a più di un problema…” In che senso? “Nel senso che economicamente non disponiamo di una forza economica sufficiente per affrontare un campionato di quella categoria. Per cui essere promossi di nuovo potrebbe rappresentare una lama a doppio taglio”.

Cosa succederebbe se saliste in B e poi non potreste iscrivervi? “Saremmo retrocessi di due categorie, in pratica dovremmo ripartire dalla D”. Una situazione quantomeno paradossale… c’è qualche modo per ovviare a questo rischio? “Trovare degli sponsor. Servono circa 200mila euro per poter affrontare con tranquillità un campionato di quel livello”. Immagino abbiate contattato molte realtà locali… “Certo, anche se la risposta è stata finora negativa. Il Comune ci aiuta nella gestione del PalaOltrepò, che gestiremo per altri due anni e che anche quest’anno ospiterà le partite del Derthona Basket, che milita in A2. Per il resto rivolgo un appello a tutte le realtà che possono darci una mano per il futuro”. Conviene quindi davvero pensare a vincere il campionato? “Noi giochiamo sempre per vincere. Se poi andasse male pazienza: la cosa di cui siamo più orgogliosi è stata avere ricostruito un settore giovanile che ora è la nostra base più solida in vista del futuro. L’Olimpia non è solo la prima squadra, ma una realtà vogherese a tutto tondo, che opera anche con le scuole e il territorio”. Con la riforma della C voi militerete nella serie Gold, un campionato regionale dove vi scontrerete con altre tre pavesi: Vigevano, Mortara e Robbio. Chi è la favorita? “Vigevano ha indicato noi, quindi restituisco con simpatia la gufata al mittente: i favoriti sono loro”.


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E’ trascorso un anno (30.06.2014) da quando il Comune di Menconico ha aderito alla Convenzione quadro con 16 Comuni e con la C.M.O.P. per la gestione associata delle seguenti tre funzioni: 1) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale ivi compresi i servizi di trasporto pubblico comunale, 2) catasto, 3) pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale nonché partecipazione alla pianificazione territoriale di livello sovra comunale. A distanza di un anno mi pare lecito provare a fare un bilancio. Cosa è stato fatto? Che vantaggi ha avuto il Comune? Cosa si è potuto risparmiare? Che utilità hanno avuto i cittadini? La risposta che posso dare da consigliere comunale è: non è stato fatto assolutamente nulla. Era d’altra parte palese fin dal giorno dall’adesione: il Consiglio comunale ha solo ratificato una decisione presa in seno

alla C.M.O.P. che in pratica indirizzava tutti i Comuni (meno Valverde, Ruino e Canevino che hanno scelto la forma associativa dell’unione) a convenzionare le funzioni principali. Soluzione blanda, non impegnativa, che permette di “tirare a campare” senza incidere in profondità nell’organizzare e sfruttare al meglio le risorse disponibili per contenere le spese correnti, razionalizzare i servizi e risparmiare p. es. sui costi ingenti del personale. E’ troppo comoda per i Sindaci sparare sempre sui tagli dei trasferimenti statali e non agire invece con misure efficaci di risparmio sulle spese, rendendo più efficiente la macchina comunale, contrattando con i fornitori i prezzi migliori ecc. Se con l’esercizio convenzionato delle funzioni non dimostreranno di aver ottenuto forti risparmi, i Comuni piccoli saranno costretti per legge a unirsi.

Salice Terme, la domenica non si può dormire... Egregio Direttore, Ore 6.45 domenica mattina, il sonno si interrompe bruscamente, apro gli occhi frastornata: cosa è questo immane frastuono? Una bomba? Ma no, … sono a Salice, la nota località turistica dell’oltrepò pavese …, non può essere. Eppure il frastuono indescrivibile continua, cosa succede? Mi alzo, apro la finestra, il frastuono è impossibile, esco sul terrazzo, il mezzo che emette questo frastuono è proprio davanti a casa… Ma cosa fanno? Chi sono? La domenica mattina alle 6.45 … chi è quel maleducato che senza il minimo rispetto della quiete irrompe in questo modo? Vedo un mezzo che sta aspirando le foglie cadute al suolo…Ma come, non c’è un netturbino per pulire il parco e le strade e ora, il 26 luglio 2015 alle 6.45 del

mattino di domenica, ben due persone transitano per via Egidio Gennaro per aspirare il fogliame caduto? Ma chi è il Sindaco che ha dato l’autorizzazione ad effettuare questa operazione la domenica - alla faccia del controllo dei costi: straordinario, festività,… - senza rispettare le persone che dormono, che ha permesso a ben due persone di effettuare questa l’operazione? Mi sono vestita, ho preso la macchina fotografica e sono andata a immortalare la situazione. Questa cosa ha dell’incredibile. Ovviamente non ho agito in modo furtivo, non ho nulla da nascondere, ho effettuato molte fotografie inclusa quella con la targa del mezzo e sono rientrata ormai perfettamente sveglia e lucida… Cosa è successo? Che le due persone hanno deciso di portare il mezzo altrove e l’unico risultato

Povera Voghera... comandata dal Brallo

"Sono rimasta basita dall'affermazione di Giovanni Alpeggiani, riferita a Moreno Baggini, che si può riassume con "non ci ha portato voti non lo abbiamo riconfermato". Premesso che non risulta che Baggini abbia fatto campagna elettorale per sè, premesso che Baggini si è dimostrato un assessore che nel poco

tempo concessogli ha lavorato tanto e bene nel sociale, premesso che Baggini non ha mai fatto giochi politici, premesso che Baggini preferisce lavorare per il bene comune, premesso che Baggini non ha "padrini" politici. Tutto ciò premesso, l'intervista di Giovanni Alpeggiani che il Vostro giornale ha pubblicato

Fai e disfa dei comuni... paga pantalone "Fai e disfa tanto paga il contribuente. Costruiscono svincoli, rondò, rotatorie, e dipingono le righe peccato che poi lascino erbacce, detriti e buche Poi intervengono a sistemare buche e dislivelli, con buona pace delle righe che dovranno essere rifatte. È questa la gestione del «buon padre di famiglia»? Chi sono i tecnici che coordinano gli interventi con cotanta intelligenza? Casi simili in

continuazione: nelle strade appena rifatte scavi per rete elettrica; dopo pochi mesi se non giorni, nuovi scavi per fognature; poi per l’acqua e così via! Poi gli enti si lamentano che non hanno soldi e li chiedono a «pantalone» invece che ai responsabili di tali malefatte! Giuseppe Cazzola Voghera

Personalmente sono convinto che, se sceglieremo liberamente e consapevolmente la via dell’unione, avremo più vantaggi e la riuscita sarà meglio garantita rispetto ad una scelta imposta per legge. Le Amministrazioni di Menconico, Brallo e Santa Margherita, anziché muoversi rapidamente verso l’unione, curano con pervicace tenacia il proprio orticello sperando di arrivare indenni al termine del mandato amministrativo… e poi si vedrà.

DAI LETTORI

Menconico: il punto sulla gestione associata delle funzioni

Alessandro Callegari consigliere comunale ottenuto è stato quello di spostare l’infernale rumore in una altra strada con 15 minuti di ritardo… Ovviamente questo non era il mio obiettivo… L’obiettivo è far presente alla politica che deve usare buon senso ed educazione, le persone come me hanno sotto gli occhi la situazione e l’involuzione di Salice Terme, certamente eventi come quello di domenica dimostrano quanto alla politica non interessi il benessere della cittadinanza … Andando avanti così si capisce bene come mai ci sia stata questa involuzione su Salice Terme, … invece di sviluppare e creare interesse culturale, paesaggistico sul territorio, si crea disturbo e disaffezione. Riuscirà questa parte di territorio pavese, ancora così poco inquinata da industrie, ricca di storia, bellezze paesaggistiche, buona cucina, acque termali a risollevarsi? Certo che con queste “cattive pratiche” sarà molto difficile… Dott.ssa Paola Pastorino Presidente Associazione Manager WhiteList – Manager per la legalità

la dice lunga sul metodo ed i criteri di valutazione nell'assegnare gli assessori e nell'insegnare incarichi politici. La riassumerei con una frase "Via chi è competente, avanti a chi porta voti... in che modo non interessa". Povera Voghera comandata dal Brallo" Giuseppe Maestri, Voghera

LETTERE AL DIRETTORE Questa pagina è a disposizione dei lettori per lettere, suggerimenti o per intervenire sulle questioni dibattute dal nostro giornale. Scrivete una email a: direttore@ilperiodiconews.it. Le lettere non devono superare le 2500 battute! Mi raccomando le 2500 battute e non 5 mila come spesso vengono recapitate in redazione. E devono contenere nome, cognome, indirizzo e numero di telefono che non saranno pubblicati sul giornale ma che ci permetteranno di riconoscere la veridicità del mittente.


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PENSIERO”-TRATTORIA “LANZAROTTI”-BAR RISTORANTE PIZZERIA “LA CAPANNINA”-ALIMENTARI “CULACCIATI”-PANIFICIO GATTONE -MUNICIPIO - VALVERDE-SALUMIFICO “VALVERDE”-MINIMARKET “DA BETTY”-MUNICIPIO-VARZI-BAR TAVOLA FREDDA “SALA EZIO”-BAR “L’ANGOLO”-BAR “PIAZZA DELLA FIERA”-BAR GELATERIA “ROMANA”BAR PASTICCERIA “ZUFFADA”-BAR “AGNELLI”-BAR “CAFFE’ TORINO”BAR “OMBRA”-BAR “CHIAPPANO”-BAR “DELLA TORRE”-BAR “DEL CIRCOLO”-BAR all’interno dell’OSPEDALE-PIZZERIA “ROMANA”PIZZERIA “ALBERA”-PIZZERIA “JACKIE’O”-PIZZERIA “GAUDI”-RISTORANTE “CORONA”-RISTORANTE “ANTICA VARZI”-RISTORANTE “COMPAGNIA DELLE MERENDE”-BAR RISTORANTE”POSTA”-SALUMERIA “BELLI”- PANETTERIA “SAPORE DI PANE”- CASEIFICIO “CAPRICE”SUPERMERCATO”CARREFOUR” - TABACCHERIA “PICCOLI DESIDERI” TABACCHERIA “DEL CENTRO”-FARMACIA “COMUNALE” FARMACIA”FERRARI”-FIORISTA “L’ORCHIDEA”- FIORISTA “OBERTELLI” - ARREDAMENTI “FEBBRONI”-ACCONCIATURE “DA PIA”-ACCONCIATURE ESTETICA “ALBERTO E SIMONA”-OTTICA “ DE SIMONI”-FERRAMENTA “BRICO VARZI”-PISCINA COMUNALE-MUNICIPIO-COMUNITA MONTANA-GAL -VERRETTO-BAR TRATTORIA “LIBERALI”-GELATERIA “MANCUSO”-MUNICIPIO-VERRUA PO-BAR “LA PIAZZETTA”-BAR PIZZERIA “THE BEACH”-EDICOLA CARTOLERIA-MUNICIPIO- voghera-BAR “CAFFE’ DEL CORSO”-ABBIGLIAMENTO “INTRA SERVIZI”-ACCONCIATURE “ NEW FASHION “-AGENZIA VIAGGI “MAXERRE VIAGGI”-BAR “ 88 SALA”-BAR “ ACCA”-BAR “ ALLICI”-BAR “ DEL CORSO “-BAR “ ECOLE “-BAR “ IL CIRCOLO “-BAR “ LA SALETTA”-BAR “ LIGURE”-BAR “ MENABO’ “-BAR “ MOVIDA”-BAR “ PORT MOKA CAFE’”-BAR “ PRIMO GENNAIO “-BAR “ PUNTO SNAI “-BAR “ REGINA “-BAR “ ROMA “-BAR “ SPORT 2” vicinanze STADIO COMUNALE-BAR “ TEATRO “-BAR “ VERDI”-BAR “ VITTORIA”-BAR “101 CAFFE’ “-BAR “ARMONIA CAFE’ “-BAR “BANDIROLA”-BAR “BIG BEN” -BAR “BLUE BAR”-BAR “CAFFE’ DELIZIE”BAR “CAFFE’’ NAZIONALE”-BAR “CAVALLINO”-BAR “CRISTALLO”-BAR “DAGLIA”-BAR “DUOMO 67”-BAR “EXTRA BAR”-BAR “GENOVA”-BAR “GIADA”-BAR “GIGLIO”-BAR “I BARI CAFFE’ “Punto Snai-BAR “IL BON BON” -BAR “IL TERESITO”-BAR “K2”-BAR “L’ INSOLITO CAFE’”-BAR “LA CAPPELLERIA”-BAR “LA CREMERIA”-BAR “LO & MIKY”-BAR “MAGIA”BAR “MOLENDO CAFFE’”-BAR “NUBE”-BAR “OTTAVO BAR” c/o DISTRIBUTORE TE 24/24-BAR “ROUTE 66 CAFE’”-BAR “TENNIS CLUB”-BAR CAFFE’ “ GALLERIA DUOMO”-BAR CAFFE’ “PORTICI” da Marino-BAR CAFFETTERIA “GRIMALDI”-BAR GELATERIA “AURORA”-BAR GELATERIA “FASHION CAFE’ L’ARTIGIANALE”-Bar Gelateria LIBERTY-BAR OSPEDALE di Voghera-BAR PANETTERIA “PAN CAFFE’-BAR PANETTERIA PASTICCERIA “BREAK POINT”-BAR PANINOTECA “LA LOCANDA DELLE FATE”-BAR PASTICCERIA “LA FENICE”-BAR PASTICCERIA “LE ESPERIDI”-BAR RISTORANTE “ VIQUERIA”-BAR TABACCHERIA “ SARAGONI “-BAR” CAVOUR”-BIBLIOTECA COMUNALE-CAFFE’ “CERVINIA”CENTRO ESTETICO “EQUADOR”-CREPERIA CRISTELLA CREPES-DEGUSTAZIONE “ ITACA”-DROGHERIA “LEARDI GIULIO”-FABBRO “ARTI SERVICE “ di Francesco Calvi-FARMACIA “ GREGOTTI”-FARMACIA “GANDINI”-FARMACIA “GAZZANIGA”-FARMACIA “LUGANO”-FARMACIA “MORONI”-FIORISTA LA PRIMAVERA--GASTRONOMIA “DELIZIE DELL’ANTONIA”-GELATERIA “BRIZ”-GELATERIA “IL BAROCCO”-GELATERIA “IL CAPRICCIO”-GELATERIA “SOAVE”-GRIGLIERIA “BEERBANTI”KEBAB “NEW CITY ISTAMBUL”-LIBRERIA “DEL CENTRO”-LIBRERIA “DEL TEATRO”-LIBRERIA “IL MONDO”-MUNICIPIO-PALESTRA “ SPORT CENTER “-PALESTRA “MALIBU”-PANIFICIO “ELMA”-PANIFICIO “LA FABBRICA DEL GUSTO”-PANIFICIO “PANI”-PISCINA “ACQUAVIVA”-PISCINA COMUNALE “DAGRADI”-PIZZERIA “ POCO DI BUONO “-PIZZERIA “IL GALLO ROSSO”-PIZZERIA DA ASPORTO “IL DELFINO”-PIZZERIA DA ASPORTO “KING”-PIZZERIA IL VASCELLO-SALUMERIA “ DEL CORSO”TABACCHERIA “ DIONISIO “-TABACCHERIA “ PICOLLO “-TABACCHERIA “ALPEGGIANI”-TABACCHERIA “BOCCA”-TABACCHERIA “CAVOUR” -TABACCHERIA “GARONI”-TABACCHERIA “MOTIVI”-TABACCHERIA “POGGI”-TABACCHERIA “RIVENDITA n. 17”-TABACCHERIA “ROTA”-TABACCHERIA “SACCHI “-TABACCHERIA RICEVITORIA “TORTI”-TELEFONIA “TUTTO TELEFONIA”-VOLPARA-BAR TRATTORIA “IL CEPPO”-MUNICIPIO-ZAVATTARELLO-BAR “IL BARINO DEL CASTELLO”-BAR “GINEPRO”-BAR “PIAZZETTA DI ZAVA”-BAR RISTORANTE PIZZERIA “L’INCONTRO”-BAR RISTORANTE “LA LOCANDA DEL CASTELLO”-BAR PIZZERIA “LA PIZZE…RIA”-BAR RISTORANTE “L’IMBARCADERO”-BAR RISTORANTE “ANTICA TRATTORIA”-AGRITURISMO “LA VALLE”-MACELLERIA “VIGONI”-SUPERMERCATO “CARREFOUR EXPRESS”-RUTTIVENDOLO “IL FRUTTETO DI MASSIMO”-PRODOTTI TIPICI” LA BOTTEGA DI ZAVATTARELLO”-MERCERIA “1000 IDEE”-ACCONCIATURE ESTETICA”C&C HAIRDRESSING”-ACCONCIATURE “PERELLI M. ROSA”PALESTRA “QUADRI-FOGLIO FITNESS”-FARMACIA”SUFFRITTI”-TABACCHERIA “SEGNALI DI FUMO”-FIORISTA” MONIA PIANTE E FIORI”-FERRAMENTA “IL PARADISO DELLA BRUGOLA”-MUNICIPIO-ZENEVREDO -MUNICIPIO


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