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OLTREPO PAVESE: ARRIVANO 20 MILIONI DI EURO, C'È DA ESSERE PREOCCUPATI

Anno 11 - N° 116 BIS

MAGGIO 2017

il Periodico

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"Se avesse vinto Ghezzi a Voghera avremmo avuto, credo, una maggiore presenza in campo sanitario"

Roberto Gallotti non è solamente “storico” militante del Pd e non è solamente consigliere comunale vogherese, ma è anche profondo conoscitore della sanità vogherese, avendo “da sempre” svolto la propria attività professionale nell’ambito sanitario. Dal 1979 al 1980 presso l'ex ospedale psichiatrico, dalle 1980 al 1995 all'ussl 79 in particolare Servizio a pag.5 presso la Scuola Infermieri in seguito dal 1996 presso l'ASL di Pavia...

Varzi: "Legare la stagionatura al peso e non al calibro del salame penso sia la pecca più vistosa del disciplinare"

Elezioni Rivanazzano Terme: "L'UDC darà il suo appoggio con convinzione aldilà di questa strana convergenza"

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Intervista al Dottor Fabio Bergonzi Presidente del Consorzio di Tutela del Salame di Varzi. Servizio a pag. 21

Aziende agricole in ginocchio, danni "La scelta è ricaduta su Casteggio fino al 100% per i frutteti e 60% per i perché esiste già un centro sportivo" Si insedierà presso il centro sportivo di Casteggio il primo campo vigneti Coni della Provincia di Pavia. Calcio ma non solo: l’obiettivo è Le notti del 19 e 20 aprile saranno ricordate dagli agricoltori oltrepadani e sarà purtroppo un brutto ricordo...

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avvicinare i più piccoli allo sport con una visione il più possibile a 360 gradi. Niente attività agonistica... Servizio a pag. 27

I cinesi non sono interessati solo all'acqua termale ma anche al vino oltrepadano

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Commento di Antonio La Trippa Sembra che in Oltrepo stia arrivando una pioggia di milioni di euro, circa 20 milioni che saranno gestiti da enti e società di varie declinazioni pubbliche, para-pubbliche, pseudo-pubbliche e pseudo private. Ci sono tutti i motivi per essere preoccupati! Bisogna essere preoccupati perché di facce nuove in queste varie "entità" che dovranno gestire questa cospicua massa di denaro, non è che se ne vedano molte, a dir il vero pochissime e se i risultati delle decisioni degli anni scorsi di questi dirigenti politici e para-politici sono lo stato dell'Oltrepo odierno, le possibilità sono due: o hanno preso delle decisioni sbagliate o sono stati particolarmente sfortunati. Un grande giornalista sportivo italiano, Gianni Brera, sosteneva che avrebbe sempre scelto un centravanti fortunato ma che segnava gol, rispetto ad un centravanti, magari più bravo tecnicamente che però faceva meno gol e prendeva sempre il palo o la traversa. Ecco diciamo per non offendere nessuno, che le decisioni prese negli scorsi anni da molti politici oltrepadani, magari anche bravi, hanno quasi sempre preso il palo o la traversa e la palla è sempre finita fuori. Come del resto oggi l'Oltrepo Pavese è finito fuori. È finito fuori perchè ha delle strade che sono fuori da ogni logica e da ogni aspettativa, strade che andavano bene agli inizi del '900, strade fuori dal tempo, strade che sono in questo stato perché decisioni politiche "bislacche" hanno investito, qualcuno, molti, dicono buttato, soldi pubblici in altre "cose" rivelatesi buchi nell'acqua, invece che nel mantenere e migliorare la rete stradale. L'Oltrepo è fuori perchè ad oggi non ha una strategia turistica omogenea: ci si affida ad iniziative slegate tra loro che poco, per essere ottimisti o nulla, per dire le cose come stanno, portano alla nostra terra. È fuori perché si continuano a fare simposi e discussioni, dove molti dei vari e innumerevoli Sindaci oltrepadani litigano tra di loro per avere il pezzettino di torta e il loro posto al sole… Oddio Sole! Forse solo una lampadina, non capendo che non è portando soldi senza progetto, senza presupposti, senza costrutto, senza idee, nel loro piccolo paesello, che l'Oltrepò e quindi anche il loro paesello, può sperare in un futuro migliore. Molti Sindaci, non tutti certamente, dovrebbero comprendere che rinunciando alla loro fettina di torta che nulla porta concretamente al proprio paesello, se non lo spreco di denaro pubblico, a vantaggio di altre realtà con le caratteristiche necessarie e indispensabili a recepire progetti turistici, l'Oltrepò potrebbe o almeno potrebbe tentare di diventare meta turistica, a vantaggio di tutti, anche di quei comuni che hanno rinunciato alla loro fettina di torta. L'Oltrepo è fuori perché nessun Sindaco o almeno pochi Sindaci, perché qualcuno onestamente c'è, rinuncia alla sua fascia tricolore e valuta la possibilità di fondere il proprio comune con quelli adiacenti per fare massa critica ed economia di scala. L'Oltrepo è fuori perché quando arriva qualcuno che non è oltrepadano "Doc", "Igt" o "Deco" e su queste denominazioni si potrebbero scrivere pagine sulla validità delle parole Doc, Igt o Deco o sigle similari, come le cronache di questi anni purtroppo raccontano, viene tacciato di essere un "foresto", non è importante se le sue idee e i suoi programmi son giusti

o interessanti, a priori è un "foresto" pertanto lui e quanto da lui proposto va bocciato a prescindere. È vero, in Oltrepo sono arrivati "foresti" di tutti i tipi, così come in tutto il mondo, qualcuno ha fatto proposte o intrapreso iniziative serie e percorribili altri no, ma l'oltrepadano il "foresto" lo vive e lo sente come un corpo estraneo, lo respinge e lo respinge molte volte coadiuvato o incitato dai politici locali. Molti politici locali, in realtà, non respingono il "foresto" per motivi ideologici, progettuali o imprenditoriali, ma lo respingono perchè hanno paura che il "foresto"gli porti via il "cadreghino" perché magari si dimostrerà più bravo ed in un futuro potrebbe avere anche ambizioni politiche. Pertanto onde evitare pericoli futuri, molti politici locali respingono a priori il "foresto". L'Oltrepo è fuori perché deceduti gli Abelli o gli Azzaretti simpatici o antipatici che fossero, non ha più un politico di riferimento, un politico che abbia peso, che abbia conoscenze, in sostanza che abbia le palle e che non racconti solo balle. Qualcuno c'è, ma o si dedica come il caso di Paolo Affronti, politico di vecchio corso e con indubbie conoscenze e competenze, al di là della simpatia o antipatia, ad una città e non all'Oltrepò, oppure come Alpeggiani, altro politico volenti o nolenti di peso, ma che, per decisione o piacere personale si dedica solamente, almeno apparentemente, alla Valle Staffora, Voghera inclusa e territori limitrofi e adiacenti. L'Oltrepò è fuori perché siamo costretti a rivolgerci a qualche politico pavese o lomellino che, non essendo oltrepadano, ha giustamente nella pole position del proprio cuore e dei propri interessi politici la propria zona di nascita ed in sub-ordine l'Oltrepò. L'Oltrepò è fuori perché molti politici che vorrebbero essere rampanti, se non seguono i consigli del loro capo-politico di riferimento, non sanno dove andare e cosa fare, come si dice da noi "is sucan tra ad lur", si prendono a testate tra loro. L'Oltrepo è fuori perché molto spesso, troppo spesso i dirigenti o quelli che dovrebbero essere i manager delle società pubbliche, parapubbliche o partecipate

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non sono "messi lì" per le loro capacità professionali, ma sono "messi lì" principalmente per la loro fedeltà ad un partito o al politico di turno, politico che deve occupare il maggior numero di sedie possibili per dimostrare il suo peso politico, e in molti casi mantenere promesse elettorali trasformando i capi delle sue truppe cammellate che portano voti durante le elezioni, in manager. Il problema è che trasformare un onesto galoppino porta voti, in un manager con competenze professionali è difficile, ci vorrebbe un miracolo e l'unico che faceva questi miracoli , trasformando l'acqua in vino, dopo essere risorto, è purtroppo stato ucciso in Palestina all' età di 33 anni. Per tutti questi motivi penso che al di là delle dichiarazioni che alcuni, non tutti, nostri politici oltrepadani "declamano", dichiarazioni a dire il vero poco concrete, essendo dichiarazioni che potrebbero andare bene per l'Oltrepo, per Merano per Frosinone e per Reggio Calabria, probabilmente le leggono su Wikipedia e poi dandosi un tono le ripetono, di progetti concreti e fattibili per spendere bene questi 20 milioni d'euro che dovrebbero arrivare non ne ho ancora visti. Bisogna dar atto che di riffa o di raffa questi 20 milioni di euro la politica oltrepadana forse è riuscita a portarli a casa: diranno che li hanno portati a casa in base a progetti concreti. No signori miei non è così, li hanno portati a casa perché gli hanno spiegato come riempire bene, ed in qualche caso compilare, ma non siamo troppo ottimisti su questo, i vari moduli che in burocratese servono per portare a casa soldi. Soldi pubblici! Probabilmente sono gli stessi moduli che sono stati riempiti per portare a casa i soldi per mettere a posto le frane, che continuano ad esserci, anzi si riproducono più dei cinghiali, oppure i soldi sperperati ad Expo 2015, oppure soldi "investiti" per realizzare i sentieri montani... Ecco il timore che ho è che il destino dei 20 milioni venga "gestito" in progetti come quelli sopra citati, che sono solo alcuni degli innumerevoli esempi di soldi "investiti" in Oltrepo, ho il timore che ancora una volta l'Oltrepo vada fuori strada, pardon… fuori sentiero!


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VOGHERA

"Auspichiamo più collegialità nelle decisioni di maggioranza"

Elezioni Rivanazzano Terme: "L'UDC darà il suo appoggio con convinzione aldilà di questa strana convergenza" Di Vittoria Pacci

L'Onorevole Paolo Affronti, Sindaco di Voghera negli anni novanta, Parlamentare nella XV legislatura, da sempre figura rappresentativa della politica vogherese ed oltrepadana, nei giorni scorsi è stato nominato dal segretario nazionale dell’UDC Onorevole Cesa, coordinatore provinciale del partito. A Paolo Affronti neo nominato una domanda è d’obbligo. Quale è lo stato di salute del partito a livello locale? "A Voghera, sembra ovvio dirlo, l’UDC gode di ottima salute ed è per questo che gli alleati cercano a volte di contenere o sottovalutare la presenza del nostro partito. Non bisogna però dimenticare che l’UDC ha contribuito al primo turno, al secondo turno (poi annullato) nel 2015 ed al ballottaggio definitivo del 2017 alla difficile vittoria del sindaco Barbieri e della sua squadra.Ricordiamo quanti allora, nel 2015, erano scettici, chiamiamoli così, nei partiti della coalizione che a livello nazionale sostengono tradizionalmente il centrodestra. Noi abbiamo voluto senza esitazione dare continuità al governo della città con una squadra presieduta dal sindaco Barbieri auspicando una gestione collegiale alla quale avevamo contribuito in passato con risultati positivi". E a livello provinciale? "In provincia invece l’UDC è rimasta ferma dopo le elezioni politiche del 2013 pagando scelte sbagliate e candidature non rappresentative per il territorio. Controversa è stata la scelta di unirci al partito di Mario Monti alle politiche e poi al Nuovo Centro Destra di Alfano nelle Europee, questo malgrado il buon risultato vogherese. Ho accettato la nomina del segretario nazionale UDC ed intendo impegnarmi per un’azione di rilancio del partito che a mio avviso ha buone possibilità di presenza nel quadro politico provinciale". Nelle prossime elezioni amministrative di giugno in provincia di Pavia chi sosterrete? "Valuteremo ogni singola situazione e non presentando liste di partito ci affiancheremo alle liste che riterremo più vicine. Non va ignorato lo stato confusionale di talune situazioni (parlo di Mortara e Gambolò) ove il centro destra appare per ora irrimediabilmente diviso". La sua posizione rispetto ai centri vicini che più ci interessano: Rivanazzano Terme e GodiascoSalice Terme? "Per quanto riguarda Rivanazzano al di là del fatto che siano presentate una o più liste mi pare di poter dire che l’UDC darà il suo appoggio al candidato sindaco Poggi che rappresenta la continuità della giunta Ferrari ed in questo caso va rilevata la convergenza del PD con Forza Italia e la Lega, frutto forse della buona amministrazione della giunta Ferrari. L’UDC darà il suo appoggio con convinzione aldilà di questa strana convergenza in questo comune che ormai conta più di 5000 residenti". E per Godiasco Salice Terme? "Mi pare ci sia ancora parecchia confusione. La

Paolo Affronti

storica contrapposizione tra Godiasco e Salice, ora sembra superata con due candidati sindaco, se confermati, che hanno un bacino elettorale variegato. Staremo a vedere, è certo comunque che sarà una scelta difficile". Qual è il giudizio dell’UDC sullo stato di salute della giunta Barbieri? "La parentesi del Commissario ha interrotto e compromesso un'azione amministrativa che noi abbiamo ritenuto positiva nel primo anno di governo con i partiti Forza Italia, UDC e NCD, formula di riferimento del Partito Popolare Europeo. Le lacerazioni elettorali e le convergenze dell’ultima ora più di facciata che di convinzione non sono state del tutto positive, comunque riteniamo che con più collegialità si possa fare meglio". Rocca ha dichiarato di essere favorevole alla scelta dell'Amministratore Unico in ASM ed auspica che il prossimo Direttore Generale sia una persona interna all'Azienda, quale è la sua posizione? " Rocca è per l'Amministratore Unico, anche perché il prescelto è uomo di FI , da lui candidato per il cda di ASM. Pur riconoscendo professionalità all’attuale Amministratore Unico, noi in più occasioni abbiamo dichiarato di non essere d’accordo perché tale decisione non è stata mai discussa a livello di maggioranza, venendo quindi meno al principio di collegialità. La scelta del Direttore Generale di ASM, compete all'Amministratore Unico che valuterà con ovvia responsabilità e consapevolezza ogni possibile candidatura. Sono scelte sue, pertanto ora non ci riguar-

dano". Altro caso in sospeso, la nomina del Direttore dell’ASP Pezzani... "Per quanto riguarda quella nomina condivido quanto dichiarato da Daprada esponente di FI nominato nel cda dell'ASP e poi precipitosamente dimessosi: bisogna ricercare la soluzione interna perché l'attuale direttore pro tempore ha già svolto in modo positivo tale ruolo e la Regione ne ha certificato l’idoneità. Aldilà delle riconosciute capacità, particolare da non sottovalutare, con la scelta interna si coprirebbe in buona parte l’attuale deficit di bilancio. Non è ammissibile, nell’attuale situazione,pensare di gravare sul bilancio, permettendo due dirigenti, il nostro rappresentante nel consiglio si è già espresso in tal senso". Si avvicina la 635° edizione della Sensia, la più antica fiera di Lombardia, quale apporto dato come in passato dagli esponenti UDC? "La nostra compagine ha lavorato sodo, come negli anni precedenti (eccetto il 2016 che eravamo commissariati) per la buona riuscita della Fiera con iniziative qualificanti che vedranno impegnati sia il Presidente del Consiglio Nicola Affronti sia gli assessori Alida Battistella e Gianfranco Geremondia, supportati anche dai consiglieri Elisa Piombini e Daniela Galloni. Ci auguriamo e lavoriamo affinché la Fiera ritorni ad essere una vetrina per le tradizioni e le vocazioni del territorio per cui auspichiamo più unità per non mancare appuntamenti importanti per lo sviluppo".


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"VARZI COME PRESIDIO OSPEDALIERO CREDO POSSA MANTENERE CARATTERISTICHE DI OSPEDALE MINORE"

Di Silvia Colombini

Roberto Gallotti non è solamente “storico” militante del Pd e non è solamente consigliere comunale vogherese, ma è anche profondo conoscitore della sanità vogherese, avendo “da sempre” svolto la propria attività professionale nell’ambito sanitario. Dal 1979 al 1980 presso l'ex ospedale psichiatrico, dalle 1980 al 1995 all'ussl 79 in particolare presso la Scuola Infermieri in seguito dal 1996 presso l'ASL di Pavia in particolare all'ufficio protesi ed ausili. A lui abbiamo voluto porre alcune domande su “come sta di salute” la sanità ed il welfare vogherese e oltrepadano. Molti cittadini, nonostante le tante problematiche, ritengono l'ospedale di Voghera "non tanto male". Qual è a suo giudizio il principale punto di forza e di criticità dell'ospedale? "Ritengo anch'io che l'ospedale di Voghera, come del resto la maggioranza degli ospedali della nostra regione, sia caratterizzato da molti elementi positivi dovuti soprattutto alla forte preparazione di tutto il personale che vi opera, ma ritengo sia caratterizzato da un elemento estremamente negativo che si ripercuote sfavorevolmente in tutte le attività dell'ospedale con punte particolari in alcuni settori quali il Pronto Soccorso: la cronica carenza di personale sia medico che infermieristico con uso particolare delle assunzione a tempo determinato. Un particolare rilievo meritano le attività ambulatoriali per le quali non si riesce quasi mai a mantenere i limiti di tempo dettati dalla stessa regione andando sempre ben oltre i tempi di attesa programmati, determinando in questo caso la fuga dell'utente". Cosa può fare l'amministrazione comunale concretamente per migliorare i servizi dell'ospedale di Voghera? "Il Comune credo possa fare molto per migliorare i servizi offerti dall'ospedale essendo il rappresentante degli utenti e pertanto raccogliendo le carenze verificate dai cittadini può utilmente rapportarsi con l'amministrazione dell'azienda ospedaliera per cercare di portare a soluzione alcuni dei problemi più importanti sul tappeto. Ricordo a questo proposito la soluzione del problema Stroke Unit attivata solo dopo la nostra costante sollecitazione". Se avesse vinto Ghezzi, a livello di programmi cosa avrebbe fatto in più o di diverso rispetto a Barbieri nell'ambito dell'ospedale di Voghera? "Se avesse vinto Ghezzi a Voghera avremmo avuto, credo, una maggiore presenza in campo sanitario rivendicando di volta in volta i problemi che si presentassero riferiti all'ospedale. Tuttavia il nostro programma tiene in forte considerazione la formazione di una rete integrata di continuità assistenziale, principale strumento per l'integrazione tra componente sanitaria e socio sanitaria, al fine di garantire alle persone in condizione di fragilità e di cronicità la continuità ed appropriatezza di accesso ai servizi ed alle prestazioni sociosanitarie". Ospedale di Varzi: inteso come comunemente s'intende in modo omnicomprensivo la parola ospedale, è stato salvato oppure no? Qual è il futuro più realistico e percorribile per l'ospedale di Varzi? "Il presidio ospedaliero di Varzi come presidio ospedaliero credo possa mantenere alcune caratteristiche

Roberto Gallotti di ospedale minore, come credo abbia giustamente fatto l'azienda ospedaliera: mi sembra giusta la via intrapresa dalla direzione dell'azienda ospedaliera per quanto riguarda la chirurgia, piccoli interventi mentre gli interventi più complessi si svolgono a Voghera. Questo tipo di organizzazione deve essere garantita anche per l'ortopedia, mentre si può ipotizzare un potenziamento della lungodegenza, della riabilitazione e dei post acuti". Casa di cura Pezzani una realtà estremamente utile a livello sociale ma spesso discussa a livello manageriale e politico. Quali sono a suo giudizio gli errori commessi e ad oggi cosa si dovrebbe fare? "La ASP Pezzani è una realtà molto importante per Voghera e zone limitrofe e come tale dovrebbe essere gestita, in modo collegiale da tutte le forze politiche che operano sul territorio. Al contrario assistiamo ad una gestione fortemente caratterizzata da forze politiche di centro/destra più preoccupate di accaparrarsi il posto di Direttore Generale, resosi vacante, con una situazione di lotte intestine che potrebbero essere risolte con la nomina dell'attuale facente funzione, in possesso dei titoli e della professionalità necessaria. Tra l'altro darebbe un grosso aiuto al disavanzo dell'azienda essendo una dipendente della stessa e non avendo pertanto alcun costo aggiuntivo". A Voghera ma in tutto l'Oltrepo c'è un proliferare di Case Famiglia. A suo parere sono una "buona cosa" e le norme che le regolano sono sufficienti? Sono rispettate e vengono eseguiti in modo adeguato i relativi controlli? "A Voghera, come del resto in molti Comuni del territorio, sono nate molte case famiglia, che rappresentano la crescente necessità di molte famiglie. Purtroppo la nascita di questo case famiglia è stata caotica ed indiscriminata con alcune che agiscono nel pieno rispetto delle regole ed altre che lavorano al di fuori delle regole. Purtroppo non esiste una seria regolamentazione regionale che potrebbe regolare maggiormente l'attività di queste strutture garantendo a chi usufruisce di questi servizi maggiore tranquillità". Consulta del volontariato: dimissioni del Presidente, elezione di uno nuovo, polemiche e accuse. Il volontariato è una grande risorsa, pertanto dal

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"Se avesse vinto Ghezzi a Voghera avremmo avuto, credo, una maggiore presenza in campo sanitario"

suo punto di vista quale dovrebbe essere l'atteggiamento della giunta Barbieri per aiutare ed incentivare in modo concreto il volontariato? "Le dimissioni del Presidente della Consulta del Volontariato hanno sicuramente denotato da una parte una scelta libera e democratica di chi voleva esprimere un'opinione su una scelta dell'amministrazione che andava contro gli interessi dei servizi sociali ma dall'altra hanno dato eccessivo risalto alla cosa. La consulta deve esprimere solo pareri consultivi ma l'amministrazione comunale non deve considerare questi pareri solamente quando sono favorevoli ma anche negli altri casi, che non devono essere considerati politici solo perchè contrari all'amministrazione. Comunque l'amministrazione del Sindaco Barbieri può e deve fare molto per il mondo del volontariato partendo dal garantire maggiore sostegno ai vogheresi in difficoltà oltre che agli anziani disabili e minori. Certo che quella variazione di bilancio che ha portato risorse destinate ai servizi sociali alla Fiera dell'Ascensione non è stato un passo favorevole". Lo sport è educazione e salute. Il centro Don Orione a Voghera è stato storicamente un punto di aggregazione per diverse generazioni. Ora potrebbe finire tutto. Cosa si dovrebbe e potrebbe fare affinchè il centro Don Orione continui a vivere? "Ho saputo solo occasionalmente delle difficoltà incontrate dal centro sportivo Don Orione, un centro che da anni portava molti giovani a partecipare alle varie attività sportive. Certo questa possibile chiusura non rappresenta un segnale molto positivo per la città e qualcosa bisognerà tentare di fare. Cosa è possibile fare ora rappresenta un qualcosa di molto impegnativo, magari l'amministrazione comunale, in considerazione dell'attività che verrebbe a cessare potrebbe tentare di favorire alcune situazioni una delle quali sarebbe quella di una società privata che gestisca tutto l'impianto, ma siamo di fronte ad un impianto obsoleto che avrebbe bisogno di alcuni interventi di ammodernamento". L'Oltrepo vanta tre stabilimenti termali, uno a Rivanazzano Terme e due a Salice Terme. Quale potrebbe e dovrebbe essere il ruolo di queste strutture nell'ambito di un progetto di salute e benessere pubblico? "La domanda sulle stazioni termali di Rivanazzano Terme e di Salice Terme si offre a diverse letture. Voglio però affermare che, oggi, la stazione termale è un presidio medico a tutti gli effetti e, come detto prima, ad alta efficacia. Ricordiamo però, in un'ottica scientifica, che gran parte dell'efficacia è legata all'ambiente termale nel quale tutto concorre a favorire il ristabilirsi dell'omeostasi fisica e psichica. Nelle stazione termale si recuperano incentivi e motivazioni che sinergizzano con le terapie, contribuendo a determinarne la precoce risoluzione delle patologie e degli stati invalidanti o la loro corretta gestione anche a livello psichico; vengono riscoperte le proprie esigenze di salute e di conseguenza la necessità della prevenzione, motivo per il quale gli interventi di educazione sanitaria hanno, presso i pazienti termali, una particolare incisività".


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"mi si accusa di fare politica? FORSE è QUALCUN ALTRO CHE FA PARTITICA..."

Consulta per il volontariato: "Qualche avvisaglia era apparsa anche prima delle elezioni, ma sempre in campagna elettorale"

Gianni Tempesta

Di Christian Draghi

L’ex presidente della Consulta per il volontariato Gianni Tempesta interviene sul caso che lo ha visto battibeccare con l'assessore ai servizi sociali del comune di Voghera Simona Virgilio. Tempesta spiega le ragioni che lo hanno portato a lasciare e lo fa citando testualmente lo Statuto della Consulta nel tentativo di chiarire una volta per tutte la sua posizione e rispondere alle accuse di chi gli ha imputato di aver fatto la parte del "politico" interessato a dar contro all’amministrazione. Tempesta, fino all'inizio di marzo i suoi rapporti con il Comune sembravano buoni. Quantomeno stando alle dichiarazioni apparse sulla stampa locale. Un mese dopo sono arrivate le dimissioni. Cosa è successo per farle cambiare opinione in così poco tempo? “Beh in realtà qualche avvisaglia era apparsa anche prima delle elezioni, ma sempre in campagna elettorale, quando la consulta ha promosso l'iniziativa per i senza fissa dimora, il 18 dicembre scorso ed il consiglio direttivo è stato convocato dai vertici della amministrazione, chiedendo di annullare la manifestazione perchè organizzata la sera prima delle votazioni per il sindaco, e poteva essere strumentalizzata, in quanto la consulta è un organo comunale. Poi ci sono state altre incomprensioni, come alcune nostre basilari richieste che non hanno ricevuto risposta, quali una sede per poter operare fattivamente (siamo un organo del comune ma non abbiamo a disposizione una sede operativa...) fino alla banale bacheca per poter esporre le iniziative delle associazioni della consulta (bisognava attendere l'insediamento del nuovo consiglio comunale per deliberare, ma col

passare del tempo e con l'insediamento del consiglio e dei nuovi amministratori, le cose non sono migliorate...anzi”. Crede che la consulta sia un organo effettivamente indipendente o che in realtà sia troppo legato alle decisioni dell'amministrazione? “Stando a quanto scritto nel regolamento della consulta, sembra proprio che la stessa abbia ampi margini di azione, infatti l'articolo 3 recita che 'le finalità della consulta saranno perseguite attraverso azioni volte a promuovere solidarietà e favorire lo scambio di informazioni fra le associazioni, in un contesto di progettazione. Facilitare la conoscenza fra le realtà presenti sul territorio ed attivare relazioni fra associazioni'. Questo mi sembra un riferimento esplicito sulla possibilità di agire abbastanza autonomamente. Se poi ci vengono a dire che ogni atto, anche il più banale atto, deve avere il vaglio dell'Assessorato, anche i singoli punti dell’ordine del giorno dell’assemblea, perché la consulta è un organo comunale e non può prendere decisioni.. e riunirsi solo per discutere e parlare....mi sembra che la sua funzione sia un po' snaturata...non era certo questo lo spirito della Signora Bertelegni, che ha scritto questo regolamento”. La consulta è stata accusata di fare politica (antiamministrazione). Ci può spiegare la sua posizione in merito alle politiche sociali del Comune di Voghera? "Mi si accusa di fare politica solo perché sono stato profondamente colpito, in primis come cittadino, in secondo luogo come presidente di una consulta per i problemi sociali, in terzo in qualità di presidente di una associazione di volontariato che opera solamente col lavoro volontario dei soci, per un taglio (seppur provvisorio) ad un assessorato ai servizi sociali alla persona? Mi sembra che chiunque, di destra, di sinistra o di centro avrebbe espresso delle forti riserve in merito. E si cerca di vietare che in assemblea si discuta di questo taglio affinché le associazioni possano esprimere un proprio parere in merito? Forse è qualcun altro fa partitica (non politica), perché mi vede come un personaggio scomodo”. Ma qual è esattamente il compito della Consulta? "Si deve fare emergere, ascoltando le associazioni,

Johnny Rosa

Nulla è impossibile se... Tarda primavera 1972. Un noioso venerdì pomeriggio vogherese, reso ancor più sconsolato dall'impossibilità economica di raggiungere la mia nuova fidanzatina a Montecarlo. Mentre degusto il mio caffè in un bar del centro in pochi minuti tutto cambia! Sopraggiunge una conoscente, ragazza carina, gentile, simpatica, dai bei modi, e, per altri motivi, nella mia stessa condizione psicologica: innamorata delle borse di Louis Vuitton, aveva cercato compagnia per recarsi a Nizza, proprio quel week-end, per acquistarne una, ma senza fortuna. Nessuna amica aveva aderito all'idea. Va da sé che, proponendomi come intimo amico della Vuitton family, a me emeriti sconosciuti, nell'arco della successiva mezz'ora siam pronti alla

partenza, avvisando ovviamente l'amica della mia temporanea indigenza economica, da lei prontamente sopperita. Arriviamo in Costa per sera, sistemandoci in Hotel, in camere separate. Con convincente riferimento alla Pantera Rosa, professionista del furto in residenze di lusso, rassicuro l'amica che i suoi contanti sarebbero certamente più protetti in mano mia, così da permettermi, al rientro in Hotel della stessa subito dopocena, una giocata, in compagnia della mia fidanzata, al Casinò. Naturalmente perdo tutto. La mattina seguente, sabato, l'amica mi risveglia telefonicamente, entusiasta per la previsione di recarci a Nizza ed effettuare il tanto agognato acquisto modaiolo... Replico con un desolato "impossibile", lanciandomi in un fan-

che hanno maggiormente il polso della situazione, le varie problematiche sociali, e farsi carico di sottoporle agli amministratori, magari coordinandosi e consigliando le azioni che si possono intraprendere per risolverle. In secondo luogo lo Statuto del Comune, sottolineo lo Statuto!, all'articolo 51 recita che 'la Giunta richiede il parere della Consulta prima di presentare al Consiglio Comunale della proposta di adozione di atti fondamentali'. E qui ritorniamo alla questione della decurtazione (momentanea) di fondi. Non è questo considerato un atto fondamentale? Poi il già citato statuto recita che 'il Consiglio comunale tiene, ogni anno, una seduta aperta alla partecipazione delle Consulte nella quale si illustra lo stato della comunità'. Cosa che non si è mai fatta. Poi come dice il nome stesso, la Consulta dovrebbe essere consultata, sui problemi sociali”. Cosa rende la Consulta un organo effettivamente importante per il territorio? "Solamente il numero delle associazioni, (oltre 60) iscritte alla consulta decretano la sua importanza, una fetta importante della popolazione. Se le associazioni che gravitano intorno ad essa fossero solo, per dire, 5 o 6, non avrebbe senso l'operato della consulta, non sarebbe rappresentativa”. Quali sono i problemi principali nel tessuto vogherese e in che modo il ruolo della Consulta è importante per la loro risoluzione? “I problemi sono molti, si va dalla sempre più dilagante povertà, più o meno latente, causata anche dalla forte crisi lavorativa, che porta altri problemi, con l’ incapacità di molte famiglie di pagare le bollette, di comprare il cibo (sempre più persone si rivolgono alle mense Caritas). Problemi dell'integrazione, della convivenza con i profughi ospiti sul territorio, dei senza fissa dimora, della malasanità, e le centinaia di problematiche che le varie associazioni possono portare sul tavolo”. Il rapporto con l'Amministrazione sembra per lei una lama a doppio taglio. Crede che sarebbe meglio che le due realtà fossero completamente indipendenti? “Questa idea è stata ventilata da alcune parti...ma se i rapporti tra amministrazione e consulta fossero di aperta collaborazione e fiducia reciproci, molti problemi non ci sarebbero. Staremo a vedere".

tasioso monologo sull'eleganza innata del Marchio, talmente chic da tener chiuse le boutique sia sabato sia domenica. A meno che... non mi venga data l'opportunità, incrementando il budget contanti, di poter acquistare un presente per Madame Vuitton, moglie del re delle borse e "grande amica"! Detto, fatto. In possesso di altri contanti, ritorno al tavolo verde, stavolta vincendo, e raddoppiando il perduto del giorno precedente! Il finale è ovviamente da american comedy: il lunedì ripartiamo per l'Italia con una bellissima borsa acquistata nella Boutique di Nizza e l'amica al settimo cielo dalla felicità, la mia fidanzatina ed io felici di aver trascorso un week-end inaspettato, e … l'orgogliosa certezza di aver dato una bella lezione alla Pantera... Rosa!


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"Non sono stati tagliati contributi nell’ambito dei servizi sociali"

Di Christian Draghi E' stata polemica nelle scorse settimane tra il presidente dimissionario della Consulta per il Volontariato di Voghera Gianni Tempesta e l’assessore ai servizi sociali Simona Virgilio. "Troppe interferenze politiche" avrebbero spinto il direttivo a lasciare. L’assessore rispedisce l'accusa al mittente e contrattacca, annunciando tra l’altro che presto il "modello Voghera" sugli aiuti agli extracomunitari tornerà pienamente operativo. Assessore Virgilio, il presidente dimissionario della consulta ha dichiarato di aver lasciato perché le interferenze dell'assessorato legavano, per così dire, le mani al loro operato. Cosa risponde? "Rispondo che è un'affermazione non corrispondente al vero. Primo perchè l'assessorato da me rappresentato non ha mai fatto alcuna azione di ingerenza nell'attività della Consulta. Al contrario, io personalmente mi sono sempre resa disponibile a collaborare, a far rete e ad occuparmi delle problematiche e delle istanze emerse dal lavoro della consulta, come hanno testimoniato molte associazioni che ne fanno parte. In secondo luogo perchè la Consulta ha un ruolo prettamente consultivo. Per questo non si capisce il significato di questa affermazione". E' vero che avete accusato la Consulta di fare politica? Cosa può dirci dell'ordine del giorno in cui la consulta voleva inserire una valutazione sui tagli dell'amministrazione? La polemica sembrerebbe nata da lì... "Nessuno ha accusato la Consulta di fare politica. Semmai io, come del resto il sindaco Carlo Barbieri e tante associazioni che fanno parte della Consulta hanno dovuto constatare una presa di posizione dell’ex presidente Gianni Tempesta rispetto all’amministrazione, sfociata poi nelle sue dimissioni, seguite al dissenso espresso da parte di molte associazioni rispetto al suo comportamento messo in atto sulla scia degli interventi che pochi giorni prima erano stati fatti da alcuni componenti della minoranza consiliare. Tant'è vero che il presidente dimissionario aveva saltato tutti i punti dell'ordine del giorno per arrivare ad un argomento, relativo a presunti tagli sul sociale effettuati dall'amministrazione comunale, che successivamente è stato oggetto di un intervento politico, al di fuori della normale attività della consulta". A proposito di questi tagli, è vero che per finanziare la Sensia sono stati sottratti 100mila euro dalle casse del suo assessorato? Può spiegarci cosa è accaduto in realtà? "Non sono stati tagliati contributi o servizi nell’ambito dei servizi sociali. Si è trattato di un assestamento di bilancio per consentire lo svolgimento delle gare d'appalto per la realizzazione della Fiera dell'Ascensione, la cui macchina organizzativa è partita in ritardo a causa delle elezioni comunali. I fondi per i servizi sociali saranno comunque garantiti". In che rapporto siete con le associazioni di volontariato? Dove finisce l'autonomia dell'associazione e dove inizia il potere decisionale del comune? "Il Comune e in particolare l'assessorato ai Servizi

VOGHERA

"L'assessorato da me rappresentato non ha mai fatto alcuna azione di ingerenza nell'attività della Consulta, anzi..."

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Simona Virgilio

Sociali è in ottimi rapporti con tutte le associazioni. La Consulta per i problemi sociali è un organismo che è stato creato per raggruppare le associazioni e permettere loro di confrontarsi e dialogare sulle problematiche sociali della città, avanzando delle proposte all'Amministrazione Comunale. La consulta ha pertanto carattere consultivo. Le proposte avanzate sono valutate dall’Amministrazione e ove possibile sono raccolte e portate avanti". Cosa ne pensa, a livello sia personale che politico, del “modello Voghera” per dare una stretta agli aiuti agli extracomunitari? "Il modello Voghera, se così si può chiamare, è qualcosa che conosco bene perchè è già stato applicato prima che entrasse in vigore il nuovo Isee. Durante il primo mandato del sindaco Barbieri, nel 2013, quando ero capogruppo consiliare PDL era stato da noi proposto e approvato quel principio che oggi viene denominato modello Voghera che non è altro che la richiesta ai residenti a Voghera ma cittadini extracomunitari di una certificazione autenticata proveniente dal paese di origine sullo stato patrimoniale e sulle proprietà di beni immobili esistenti all’estero. Per me e per il centro destra è sempre stata una priorità tutelare secondo equità i cittadini Italiani che in questo momento hanno veramente bisogno. Dal 2015, a seguito dell’introduzione del nuovo modello ISEE da parte della normativa nazionale, gli uffici comunali all’atto della domanda per i contributi e sussidi sono stati obbligati a recepire tale ISEE predisposto dai caaf sotto forma di autocertificazione. Nessuno di noi, tantomeno la sottoscritta, si sogne-

rebbe mai di mettere gli Italiani ed i Vogheresi al secondo posto in tema di aiuti, ma ci sono leggi da rispettare. La nostra amministrazione vuole usare tutti i mezzi consentiti e leciti per difendere i nostri concittadini in difficoltà". Recentemente la Lega ha fatto notare come questo non sia applicato in città e ha ricordato che uno degli impegni del sindaco Barbieri era la reintroduzione delle restrizioni sugli aiuti agli extracomunitari. Come intendete procedere? "Dato il nostro interessamento per i nostri concittadini che non devono essere pregiudicati soprattutto in questo memento di forte crisi sarà mia premura e degli uffici effettuare tutti i controlli necessari anche chiedendo direttamente le dovute certificazioni e attestazioni patrimoniali ai Consolati per applicare quel principio che ci sta a cuore e che consenta di conoscere con certezza lo stato patrimoniale dei cittadini extracomunitari che facciano richieste e l’esistenza di loro proprietà all’estero senza tuttavia esporre l'ente pubblico al pericolo di ricorsi o azioni legali che creino un danno invece che un beneficio. Sono convinta che utilizzando gli strumenti a disposizione e collaborando anche con Regione Lombardia per trovare un modo di effettuare controlli più mirati si potrà ottimizzare ancora di più l'immenso impegno prodigato dal mio assessorato per aiutare le persone che hanno realmente bisogno consentendo allo stesso tempo all'Ente Pubblico di razionalizzare i costi. Cercherò di promuovere una serie di controlli più stringenti sullo stato patrimoniale e reddituale degli extracomunitari che chiedono aiuti al Comune".


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8 il Periodico scuola-lavoro: l'esperienza dell'Istituto Pascal

"Temiamo che sia necessario inserirsi in strutture presenti nelle grandi aree metropolitane"

La classe V° del Liceo delle Scienze Umane

Di Vittoria Pacci La scuola Blaise Pascal di Voghera è una realtà cittadina che opera dal 1995 come scuola d'informatica e di attività d'ufficio, tant'è che molti vogheresi la chiamano ancora "la scuola del computer" ma dall'anno scolastico 2001/2002 per far fronte alle molteplici richieste da parte degli utenti e per colmare una mancanza nel territorio vogherese ed oltrepadano, si è varato un progetto relativo all'istituto tecnico per attività sociali. Riconosciuto dal MIUR come scuola paritaria offre due percorsi scolastici: Liceo delle Scienze Umane con opzione economico sociale e il professionale nei servizi socio sanitari. Con i ragazzi dell'Istituto Pascal vogliamo fare una riflessione sull'alternanza scuola lavoro, esperienza importante che gli allievi delle classi terza, quarta e quinta dovranno, come prevede la riforma della Buona Scuola, effettuare in struttura: 200 ore per il liceo, 400 per il professionale Con l'alternanza scuola lavoro, la scuola dovrebbe diventare la più efficacie politica strutturale a favore della crescita e della formazione di nuove competenze, contro la disoccupazione e il divario tra domanda ed offerta nel mercato del lavoro. L’alternanza dovrebbe favorire la comunicazione intergenerazionale e porre basi per uno scambio di esperienza e crescita reciproca. I ragazzi di quinta del liceo delle Scienze Umane verranno "ospitati" dall'Istituto Dante-Plana, dall'asilo nido Gavina e dall'Istituto Santa Caterina, a loro rivolgiamo qualche domanda su questo percorso in cui non si è dei veri e propri lavoratori, ma si apprendono le competenze coerenti con il percorso di studi scelto. Ci hanno risposto: Federica Imperiale, Arianna Mascaro, Gabriele Tambussi, Benedetta Bosetti e Elisa Villa, studenti vogheresi, Matteo Lugano di Viguzzolo, Francesca Boschini di Montebello della Battaglia, Claudia Pagano di Castelnuovo Scrivia, Vittorio Rovati di Vidigulfo. La possibilità dell’alternanza scuola lavoro dà modo di acquisire delle competenze, che tradotto in parole povere, dà modo di capire a cosa serve

quello per cui si ha studiato. Nel vostro caso specifico qual è la cosa che dai banchi di scuola vi è piu’ stata utile al lavoro? "Certamente la conoscenza delle patologie che colpiscono i bambini in età infantile e delle misure da adottare in ambito igienico-sanitario per limitare al minimo la possibilità di contrarre malattie infettive, ci è stata di valido aiuto nell’esperienza di stage". Il vostro percorso di studi è improntato nell’ambito socio sanitario, in Oltrepo esistono molte strutture che operano nel settore, dai presidi ospedalieri, alle case di cura, dalle case famiglia alle scuole. Dove nello specifico vi piacerebbe essere inseriti e con che tipo di mansione? "Sarebbe interessante poter essere inseriti all’interno delle residenza sanitarie assistenziali, sempre più diffuse sul territorio, di cui conosciamo bene ogni aspetto, grazie alle tematiche affrontate soprattutto durante il quinto anno" Quest’anno il vostro tirocinio si svolge in tre plessi scolastici di Voghera in che cosa consiste esattamente il vostro ruolo durante il tirocinio? "Durante il tirocinio affianchiamo gli operatori ivi presenti, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti ludici dell’attività". La vostra è un’ età dove non sempre si hanno le idee chiare su quello che si vuole fare da grandi e nello stesso tempo capita di andare in crisi e di pensare o di aver "sbagliato" scuola o di essersi detti "era meglio andare a lavorare". Questa esperienza vi ha aiutato a schiarirvi le idee sul vostro futuro? "L’esperienza di stage ci ha permesso di comprendere l’importanza di un’accurata preparazione sotto il profilo professionale per poter entrare in un mercato del lavoro sempre più complesso, dove prevale la flessibilità". Questo progetto secondo voi vi "aiuterà" a restare in Oltrepo e a non fuggire verso grandi città in cerca di lavoro? "Temiamo che, nonostante il numero sempre più rilevante di strutture presenti sul territorio, al fine di acquisire professionalità sia necessario inserirsi in strutture presenti nelle grandi aree metropolitane del Nord Italia".

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Gentile Direttore, abito a Voghera da poco tempo, e per “ambientarmi” e conoscere meglio la realtà in cui vivo, oltre all’aiuto della “vogheresissima” moglie, seguo i media locali. Anche per motivi professionali seguo la nomina a mio giudizio cruciale per Voghera, vista l’importanza dell’azienda, del nuovo direttore generale ASM. Voghera, su questa importante nomina, non può permettersi un mezzo passo falso: ogni nomina di alto livello dovrebbe essere considerata dall'amministrazione vogherese come una pallottola di sviluppo da sparare nella maniera più efficiente possibile. Una partita importantissima e sarebbe interesse di tutti trovare il miglior manager sul mercato nazionale. Una partita, iniziata nel modo corretto, affidando l’incarico ad una società di “cercatori di teste” per sottoporre ai vertici aziendali, i profili, reperiti sul mercato nazionale, adatti a svolgere la carica di direttore generale. Così fanno le grandi aziende, invece…tutto buttato nel cestino. Mi sembra di aver inteso, che la nomina

del direttore generale, sarà effettuata, non in base a dei profili professionali selezionati da chi di lavoro fa quello, ma in base a “profili ritenuti adatti” da chi di lavoro fa il politico. Utilizzare maggiore trasparenza e forse anche professionalità sarebbe un’operazione di immagine importante per Voghera. Servirebbe un manager – direttore generale che non sia già inserito nei soliti circuiti politici. Attraverso le scelte sul manager dell’ASM compriamo futuro e non è accettabile che non si seguano percorsi e valutazioni professionali, e che sia, invece, la scelta lasciata al gossip sul potere. La mia sensazione è che Voghera stia perdendo un’occasione per un atteggiamento provinciale, da salotto che già ha condotto questa città alla marginalità. Atteggiamento che Voghera non può permettersi. In una città normale i giornali pretenderebbero trasparenza sulle operazioni su cui si gioca il futuro della più importante azienda partecipata. Luca Massari Voghera

"Non sopporto più chi strumentalizza questa festa" Signor Direttore, Il 25 Aprile non è stata solo la festa nazionale per eccellenza ma è anche l’apertura dei cancelli ai pensieri politici di tutta quella gente che sinceramente farebbe molto meglio a star zitta. Vorrei che il 25 Aprile del prossimo anno, sia una festa in ricordo della fine di una guerra mondiale che ha portato morti in tante nostre case, una guerra che aveva privato della libertà tantissima gente. Vorrei che questa giornata non fosse politicizzata. La storia la conosciamo tutti, ognuno può avere il suo pensiero in merito, su ogni cosa, ma l’unico dato certo è che la fine di una guerra, in particolare di una seconda guerra mondiale, non può che essere un punto di ripartenza importante che deve essere ricordato come tale e nulla più. La grande massa che comunica su tutti i tipi di social politicizzando questo evento non fa altro che dimostrare, a mio avviso, ignoranza di comunicazione e istigazione alla scontro. Basta! Se

si vuole parlare di fascismo, comunismo, partigiani e tutto quello che il seconda conflitto mondiale racchiude, si possono leggere libri su libri con le più svariate opinioni in merito. Possiamo partecipare ed organizzare dibattiti su questi argomenti e discutere serenamente di ogni cosa, ma il 25 Aprile resta, e deve restare, la liberazione del nostro paese e la fine di una guerra mondiale. Tanta sbagliata comunicazione che è comparsa per questa giornata sui Social, porta molte persone ad avere un pensiero sbagliato sull’argomento (in qualunque caso) e fa perdere l’importanza di questa giornata… se poi tra questa gente ci sono tanti giovani che di storia non ne sanno nulla e le uniche informazioni che ricevono sono su Fb attraverso post, talvolta fake, che inneggiano all’odio, da una parte o dall’altra, beh… difficilmente costruiremo veri valori. Ma io sono fiducioso, andiamo sempre avanti… e sventoliamo il tricolore! Giancarlo Calvi – Broni

"Un animale domestico aiuta la nostra solitudine che è una brutta condizione"

DAI LETTORI

ASM Voghera: "Servirebbe un direttore generale che non sia già inserito nei soliti circuiti politici"

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Egregio Direttore, questa volta deve sopportare le mie esternazioni, le lamentele di una fanciulla di una volta. Da Lei vorrei una risposta, che il mio io non riesce a comprendere, sul comportamento delle persone di tutti i ceti, che la mattina al sorgere del sole portano i loro cani a fare i bisogni sui marciapiedi, dove gli anziani e i bambini devono fare lo slalom per non calpestare la materia che qualcuno dice porti molta fortuna! "Sì, però?". Dico anche che da un animale domestico, con educazione e amore, si possono ottenere dei vantaggi meravigliosi, aiutano la nostra solitudine che è una brutta condizione, il vuoto affettivo che rappresenta un peso difficile da sopportare. La presenza di una bestiola in casa, diventa un compagno piacevole per passeggiare nei nostri parchi cittadini, se sono tenuti puliti, senza la presenza di siringhe e oggetti vari, o da bulletti che se accenni a un richiamo ti rispondono: ma che vuoi vecchio! Gli animali amano il loro padrone senza riserve, lo dico con cognizione di logica, perché ho sempre posseduto un bellissimo micio tigrato che si comporta come un bambino viziato: «da noi!». Finalmente la legge permette anche nei condomini e negli ospedali la loro presenza. Noi nonni e nipoti sembriamo più buoni e altruisti se possediamo un animale da accarezzare con amore, infatti nella vita fa meglio una carezza che un flacone di pastiglie velenose che ti fanno morire prima del tempo a te concesso. Amando tutti gli animali ti senti appagato e felice, ma purtroppo c’è ancora gente che li abbandona quando non servono più o li maltratta conducendoli a una morte immonda. Io, caro giornale, adoro tutti gli animali e sono fiera di questo! Dico ai suoi lettori di amare, anche gli animali, perché qualche volta sono più intelligenti e migliori di noi. Anna Spairani Casteggio

"Gli "assi" al volante sulla strada Voghera Varzi mettono a rischio le loro e le altrui vite" Egregio Direttore, Nel lungo weekend di paura di qualche giorno fa ho formulato un pronostico per mettere sul podio alcuni cosiddetti «assi del volante», protagonisti delle gincane di auto e moto che si disputano sulla principale arteria della valle Staffora diretta a Varzi. Questa è spesso monopolizzata dai soliti ignoti che vi improvvisano veri e propri grand prix in cui si guida decisamente sopra le righe, soprattutto quelle bianche della segnaletica orizzontale. La pole position la detiene «l’inglese», così ribattezzato poiché procede contromano, come sulle strade d’Oltremanica. A ruo-

ta l’«extraterrestre», corre con qualsiasi condizione meteo, a sprezzo di ciò che per i normali esseri umani costituirebbe pericolo nonché motivo di cautela. A seguire «il distratto», egli non bada ai cartelli di obbligo, divieto e velocità; li considera limitanti per battere i propri record. Ignoro a quale tipo di coppa questi aspiranti piloti ambiscano, pur se un’idea me la sono fatta, o cosa intendano dimostrare gareggiando tra gli ignari automobilisti ma, ad ogni modo, il mio preferito, e più d’ogni altro meritevole di vittoria, è colui che sulla strada non guida da pazzi ma con prudenza, rispetta

gli altri, tiene conto delle condizioni del manto stradale (purtroppo non sempre perfetto), mantiene la calma, i nervi saldi ed i riflessi pronti nonostante tutto e tutti. Ecco le vere doti di un campione, le altre sono solo da spaccone. Lungo codesta strada (ma non soltanto questa) la paura non si limita a fare 90 ma supera i cento abbondantemente ed irresponsabilmente. Mi domando perché ci sia sempre qualcuno che dimentica come chi va piano va sano e lontano mentre chi va forte... beh, incosciente affida la sua vita e quella del prossimo alla sorte. Lettera Firmata – Varzi

LETTERE AL DIRETTORE Questa pagina è a disposizione dei lettori per lettere, suggerimenti o per fornire il proprio contributo su argomenti riguardanti l'Oltrepo. Scrivete una email a: direttore@ilperiodiconews.it. Le lettere non devono superare le 2500 battute. Devono contenere nome, cognome, indirizzo e numero di telefono che ci permetteranno di riconoscere la veridicità del mittente. Le lettere con oltre 2500 battute non verranno pubblicate.


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"La nostra è una lista civica, i componenti al di là dell'appartenenza a diversi partiti politici sono tutti amici" Di Giacomo Lorenzo Botteri Dopo 10 anni Romano Ferrari lascia la guida di Rivanazzano Terme e cede lo scettro all'attuale assessore Marco Poggi. Le elezioni si terranno a giugno ed al momento sembrerebbe la lista di Poggi ed appoggiata dal sindaco uscente che sarà in lista, l'unica in competizione. Ciò in virtù del fatto che Ferrari e riprenderemo l'argomento nell'intervista, è riuscito a formare con Marco Poggi, una lista che comprende in sostanza tutto l'arco costituzionale. Questa situazione però, rappresenta un'incognita ovvero sia quella dell'affluenza. Infatti la Legge prevede che in caso di elezioni con un'unica lista in competizione, se l'affluenza è inferiore al 50% più 1 degli elettori aventi diritto, l'elezione viene annullata e viene nominato un commissario con l'incarico di riportare entro un anno il Comune alle urne. Abbiamo visto i dati nel 2012 l'affluenza fu del 73,8% e Ferrari prese il 67,20 % dei consensi. Significa che se chi non votò quella lista, non si recherà alle urne, il 50% potrebbe essere a rischio. E' pur vero che il Pd appoggia la lista e pertanto i propri elettori dovrebbero recarsi a votare, ma è altresì vero che l'elezioni si tengono in una sola giornata a giugno, che il candidato sindaco è comunque un altro, e soprattutto che la mancanza di competizione potrebbe avere un effetto sull'affluenza. Caro Sindaco, ironia della sorte tocca proprio a me che allora in quel lontano 28 maggio 2007 in qualità di Presidente della Prima sezione elettorale lessi, ricordo attorniato dai suoi festanti supporter, il verbale di nomina a Sindaco, farle l'intervista di addio a quella carica. Cominciamo, la cosa che ha fatto che più di ogni altra la soddisfa? "Tante, sicuramente mutare il nome del paese ha portato un valore aggiunto alla nostra località, così come veder nascere la green way". E quella che se potesse tornare indietro non farebbe più, una ci sarà? "Non ne ricordo una in particolare. Ci sono state tante cose che sicuramente non sono andate come volevamo, però abbiamo sempre cercato di rimediare, anche tornando, se del caso, sui nostri passi". Lei è riuscito ed è certamente un merito anche personale, a far nascere una lista che comprende in sostanza tutto l'arco costituzionale, Lega e Pd compresi, potrebbe questo fatto essere un trampolino di lancio verso candidature ad esempio in Regione,

non crede che potrebbe anche riscuotere consensi trasversali? "Voglio sottolineare che la nostra è una lista civica che è nata nel nostro paese, con il solo scopo di amministrare bene il paese. I componenti, al di là dell'appartenenza a diversi partiti politici, sono tutti amici che da tempo hanno coltivato la collaborazione e la condivisione per le scelte verso la nostra località. Il forte collante che ci lega è solo questo. Noi ci parliamo e collaboriamo da anni e ci sono anche tanti altri amici che pur non facendo parte della lista, hanno sempre partecipato attivamente per mandare avanti le cose, anche partendo da posizioni politiche diverse. Credo che la stima, l'amicizia e la fiducia reciproca che ci legano, siano una grande soddisfazione per ognuno di noi che l'abbiamo coltivata ed ottenuta. Tutto qui. Questo è un altro fiore all'occhiello, senz'altro un altro valore aggiunto, per Rivanazzano". Sì tutto ok, ma sulla domanda di eventuali aspirazioni vedo che sguscia via come una saponetta bagnata... Le piacerebbe una candidatura in Regione, si o no risposta secca? "Non è all'ordine del giorno, mi avvalgo della facoltà di non rispondere". Ma insistiamo: la ventilata candidatura di Barbieri, non ostacolerebbe eventuali ed ipotetiche sue mire alla Regione? "Credetemi in questi mesi, come potete ben immaginare il mio impegno e quello di tutto il mio gruppo, è stato rivolto all'appuntamento elettorale rivanazzanese. Che per noi rimane prioritario ed importantissimo. Per quanto riguarda le prossime scadenze elettorali sicuramente il nostro territorio dovrà esprimere un candidato autorevole. Carlo Barbieri certamente sarebbe un ottimo candidato. E' una figura che non può essere messa in discussione anche perchè Sindaco della capitale dell'Oltrepo. Da parte mia sono abituato ad impegnarmi dove c'è bisogno di me. Ora sicuramente c'è bisogno di me a Rivanazzano Terme". Restando quindi a Rivanazzano, che ruolo avrà? Consigliere, assessore, sarà un Sindaco ombra o lascerà piena autonomia al nuovo primo cittadino? "Candidandomi nella lista Patto per Riva con Marco Poggi, se i rivanazzanesi mi accorderanno la loro fiducia, resterò all'interno dell'amministrazione comunale. Abbiamo tante cose da fare ed intendiamo portarle avanti. Ogni ruolo all'interno di un'amministrazione è importante. Qualsiasi sarà l'incarico che rivestirò, io ci

Romano Ferrari

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"QUALSIASI SARÀ L'INCARICO CHE RIVESTIRÒ, IO CI SARÒ E METTERÒ IN CAMPO LA MIA ESPERIENZA"

sarò e metterò sicuramente in campo la mia esperienza al servizio del paese". Torniamo un attimo alla lista ed a questa grande coalizione che è talmente forte, che sembra non avere altre liste in competizione. Avete valutato il rischio che in caso di un'affluenza inferiore al 50%, fatto che potrebbe essere favorito dal periodo estivo e dalla mancanza proprio di competitor, rischierebbe di vedere il Comune Commissariato vanificando il gran lavoro fatto? Non è che vi conviene favorire la presentazione di una seconda lista? "Ha ragione, non bisogna dormire sugli allori. Nel caso ci fosse veramente una sola lista, nella giornata estiva dell'11 giugno sarà necessario che il 50% più uno dei rivanazzanesi aventi diritto al voto si rechino alle urne. Se ciò non fosse il Comune sarebbe commissariato per un anno con tutte le conseguenze del caso. Tutto il lavoro che abbiamo fatto verrebbe in effetti vanificato...". Torniamo ai temi locali, questione infinita, la ventilata fusione di Salice Terme con Rivanazzano, si vocifera di un possibile referendum, lei che ne pensa? "Parlare di fusione mi sembra prematuro. Certo mi piacerebbe veder crescere una sinergia di intenti con la vicina località di Salice Terme. Credo che questo sarà possibile in futuro". Per finire, un pensiero finale le è dovuto "Voglio ringraziare tutti i rivanazzanesi che in questi anni mi hanno mostrato tanta fiducia ed amicizia, permettendomi di servire la nostra località. Solo loro possono dire se ho fatto bene oppure male, ma sicuramente mi hanno regalato la possibilità di vivere una bellissima ed indimenticabile esperienza, grazie davvero". Ci concediamo con un in bocca al lupo, sia per Rivanazzano, dove però allo stato, l'unico rischio è dettato come detto dall'affluenza, sia per gli altri eventuali incarichi su cui Ferrari, preferisce glissare, ma che potrebbero arrivare il prossimo anno.


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"non baderei a spese per un gran prodotto, perchè un salame buono non ha prezzo"

"La generazione di chef oltrepadani che sta arrivando sarà di alto livello" di

Silvia Colombini

Pio Davide Albanese vigevanese classe '66 ma dal 1972 a Voghera, papà pasticcere di professione, dopo aver svolto la sua attività in alcune delle più importanti pasticcerie di Milano, si trasferisce a Voghera, avendo ritirato un'azienda storica vogherese di prodotti di pasticceria, la Bertovello. Pio, come in tanti familiarmente lo conoscono in Oltrepò, frequenta per 5 anni la scuola alberghiera a Milano e terminati gli studi inizia il suo percorso lavorativo coadiuvando il padre che nel frattempo aveva ceduto la Bertovello e gestiva due panetterie/pasticceria a Voghera. Ceduti i negozi, inizia la sua esperienza lavorativa al ristorante La Scala di Milano per poi passare al Four Season e infine al Tulà, sotto la guida dello chef Sergio Mei. Aumenta il suo bagaglio di esperienze, lavorando in Germania, Francia e Spagna per poi ritornare in Italia nel '98, ed esercitare la sua professione all’Higuana Cafe’ e al Just Cavalli. Con l'arrivo della Juventus a Salice Terme viene chiamato al Golf Cafè di Salice Terme e ritorna così in Oltrepo. Terminata, la breve ma intensa esperienza del Golf torna in Costa Azzurra per due anni per poi tornare in Oltrepo per aprire ristoranti tutti suoi. Un curriculum professionale corposo, che gli ha permesso di vivere esperienze in Italia ed all'estero di alto livello, un percorso professionale che lo ha portato a conoscere bene la cucina internazionale senza mai dimenticare la cucina e le ricette della tradizione culinaria oltrepadana" Ristorazione in Oltrepo. Luci ed ombre: molti ristoranti aprono e molti chiudono. Secondo lei perché? "Ho un pensiero, oggi bisogna avere una grande professionalità per aprire un ristorante, ma bisogna avere anche tanta fortuna. La media si è alzata, le nuove generazioni hanno lavorato con professionisti e seguito scuole il cui livello si è sempre più elevato, sono entrate alcune figure professionali capaci come ad esempio lo chef Walter della Pozza che sta facendo un gran lavoro nella scuola alberghiera vogherese. Molti chiudono perché probabilmente non c’è una conoscenza esatta del lavoro di ristoratore e molti aprono perché pensano sia un lavoro facile". Anni fa in Oltrepo c’erano diversi ristoranti storici: l’Italia di Voghera, Angelo a Fumo per citarne alcuni, ristoranti di ottimo livello e dove sono passate generazioni di oltrepadani. Secondo lei questa tipologia di ristoranti oggi esiste ancora in Oltrepo? "No, non esiste più perchè i tempi sono cambiati, una volta la gestione dei ristoranti era affidata alle famiglie, grandi famiglie con tutte le sinergie economiche che ne derivano, oggi i ristoranti sono aziende dove la spesa della gestione è molto elevata ed è difficile oggi trovare nuclei familiari che si dedicano completamente all’attività del ristoratore. Il lavoro 'davanti al fuoco' è difficile, molti cuochi hanno rinunciato perché non sufficientemente appagante a livello di soddisfazione, c’è chi lavora per denaro chi per passione e chi riesce è colui che ci

Pio Davide Albanese

mette passione". Oggi sempre più pizzerie offrono anche ristorazione, alcune anche di buon livello, secondo lei questo in Oltrepo può aver influito nel veder diminuito il numero dei ristoranti "classici"? "Sicuramente sì perché la gente si autoconvince che se andrà a mangiare in una pizzeria spenderà meno anche se non è assolutamente vero, se la pizzeria offre la stessa qualità a livello di materie prime utilizzate, il prezzo finale è uguale a quello di un ristorante. Devo dire, però, che molto spesso la qualità della materia offerta da molti ristoranti è superiore a quella offerta da molte pizzerie, ma questo dovrebbe essere la regola, affinché quanto proposto dai ristoranti sia diverso da quanto proposto dalle pizzerie". L'Oltrepo è terra di agriturismi, ce ne sono molti e la maggior parte di questi hanno successo. Secondo lei a cosa è dovuto? "Prima di tutto l’agriturismo ha della agevolazioni fiscali che un ristorante non ha, inoltre in molti agriturismi il personale è composto da parenti ed amici ‘che aiutano’… devo dire inoltre che pur essendo le norme igienico sanitarie uguali per tutti, sia per agriturismi che per i ristoranti, ho l’impressione che i controlli forse nei confronti degli agriturismi siano più come dire... blandi". Oggi in Oltrepo un ristorante nel senso omnicomprensivo della termine, cosa deve fare per offrire qualcosa in più rispetto alla ristorazione offerta dalle pizzerie e dagli agriturismi? "Due parole: professionalità e qualità. Mi spiego: qualità dalla A alla Z, dall’educazione del cameriere alla pulizia del parcheggio, fino alla qualità delle materie prime e soprattutto la capacità di rispettarle e saperle lavorare". L'Oltrepo ha avuto qualche grande chef a titolo esemplificativo ma non esaustivo ricordiamo i

Musoni, padre e figlio, Mario Caramella attuale presidente GVCI (Gruppo Virtuale Cuochi Italiani) ed alcuni altri. A suo giudizio esiste oggi in Oltrepo una futura classe di cuochi che possano ripercorrere le orme degli chef oltrepadani del passato? "Certamente sì, direi certamente Damiano Dorati, aspettando Federico Sgorbini, mio discepolo e anche altri, questo trend positivo è dovuto al fatto che la scuola alberghiera si è elevata e ha dato la possibilità di incontrare professionisti in gamba. Io sono convinto che nei prossimi anni l’Oltrepo pavese possa esprimersi con chef di altissimo livello". C’è spazio in Oltrepo non per qualche ma per diversi ristoranti di alto livello? "Certamente sì perché in Oltrepo esiste lo spazio commerciale per questa tipologia di ristoranti ed esiste anche una clientela interessata a frequentare ristoranti di alto livello e disposta a pagare il giusto prezzo per l’alta qualità. Sono altresì convinto che la generazione di chef oltrepadani che sta arrivando sarà superiore alla mia generazione e alla generazione dei grandi chef precedenti oltrepadani, questo è un segnale estremamente positivo, non solo per la ristorazione ma per l’Oltrepo in generale". I giovano oltrepadani e per giovani intendiamo ragazzi dai 18 ai 30 anni, in base alla sua esperienza hanno il desiderio, la voglia e la cultura gastronomica per frequentare ristoranti di alto livello? "Assolutamente sì, perchè oggi i giovani hanno un’informazione tale che li porta, molto spesso, a ricercare l’eccellenza, inoltre oggi i giovani sono i clienti che spendono di più, che hanno desiderio di conoscere divertendosi, fanno molta vita sociale e qualche volta amano anche loro provare esperienze culinarie di altro livello".


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Varzi. Oggi è sempre più difficile mangiare un salame di Varzi buono. Anche in Oltrepo in alcuni ristoranti a volte vengono proposti salami di non eccelsa qualità. Qual è la difficoltà di un ristoratore nel trovare e vendere un buon salame? "Questa domanda mi è stata posta moltissime volte da diversi mie clienti in questi anni, spesso mi chiedono perché io che vivo nella zona del salame non ho un prodotto eccelso, perché oggi purtroppo molti produttori offrono un salame al di sotto delle aspettative di quella che è la nostra tradizione, e comunque i pochi ristoranti che hanno un salame come si dice da noi in oltrepo 'buono' è perché riescono a reperirlo da piccolissimi produttori difficili da scovare che fanno produzioni limitatissime e sono gelosissimi del loro modo di fare il salame". Un salame buono e per buono s’intende lo standar qualitativo che avevano i nostri nonni ha un costo. Oggi i ristoratori preferiscono un salame discreto ad un discreto prezzo o cercano un salame buono anche con un prezzo più alto? "Se parlo di un ristorante gestito da me non baderei a spese per un gran prodotto, perchè un salame buono non ha prezzo, suppongo che molti miei colleghi che la pensano come me abbiamo gli stessi miei problemi, è altrettanto vero che ci sono ristoratori che magari non conoscono bene il prodotto e quindi danno per buono quello che gli viene proposto dal fornitore ed un occhio al prezzo lo danno". Dopo le tante esperienze professionali sta inizian-

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do una nuova esperienza a Rivanazzano Terme. Che tipologia di cucina offrirà ai suoi prossimi clienti e perchè di questa sua scelta? "Proporrò una cucina fresca, una buona cucina con prodotti del territorio, una cucina fatta con quello che posso trovare al mercato, non lavorerò più con i grandi fornitori, ma cercherò per quanto possibile prodotti del territorio. Una cucina stagionale sia di carne che di pesce cercando di stare su una fascia di prezzo abbordabile dalla stragrande maggioranza dei clienti". Nel suo prossimo ristorante vini oltrepadani, solo oltrepadani o anche oltrepadani ? "Sicuramente vini oltrepadani ma sicuramente anche piccole aziende di altre parti d’Italia. Ho un enologo che mi supporta e mi consiglia e insieme a lui stiamo scoprendo numerosi piccoli produttori che offrono un ottimo rapporto qualità prezzo, premesso questo, sicuramente avrò un occhio di riguardo per il vino oltrepadano". Da chef qual è il suo sogno nel cassetto? "Riuscire a trasferire la mia filosofia culinaria nei piatti che propongo ai miei ospiti, in tre parole qualità, professionalità e passione".

RIVANAZZANO TERME

C’è un grande proliferare in Oltrepo di altre cucine, soprattutto nelle persone di media età ci si rammarica perché ci sono pochi ristoranti che offrono piatti tipici della tradizione lombardo oltrepadana. A suo giudizio perché i nostri ristoranti non offrono più i piatti tipici? "Sicuramente perché purtroppo sono scomparse le nonne e le zie che hanno insegnato questa tipologia di cucina, che non è una cucina facile, è una cucina di ricerca perché una cucina povera come la nostra è difficile, sapere lavorare prodotti poveri per trasformarli in piatti di eccellente esecuzione non è cosa da poco". Non è un limite delle scuole alberghiere allora non insegnare ad esempio in Oltrepo i piatti tipici della tradizione? "Questi insegnamenti si tramandano di generazione in generazione, la scuola non dà questa tipologia di insegnamento, stare vicino alla nonna” vedere quello che fa, come si muove… questa è l’unica modo per imparare a cucinare i piatti della tradizione oltrepadana. Oggi c’è un altro tipo di insegnamento più generico che nulla ha a che vedere con l’esperienza, quella si fa nelle cucine. Oggi i ragazzi vedono molta televisioni e sono convinti che la cucina sia quella, la cucina è sacrificio, dedizione, prima di arrivare all’esecuzione di un piatto dietro un duro lavoro che ti permette grazie all’esperienza che si acquisisce di proporre un piatto di alto livello". Il prodotto simbolo dell’Oltrepo è il salame di

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SALICE TERME

"L’Oltrepo è un' ottima opportunità che vorremmo cogliere"

I cinesi non sono interessati solo all'acqua termale ma anche al vino oltrepadano di

Nilo Combi

Il mese scorso avevamo dato la notizia che un gruppo cinese era interessato all'acquisto delle Terme di Salice. Questo gruppo in realtà non solo è interessato alle terme salicesi, ma anche ad altri investimenti in Oltrepo Pavese, sinergici alle attività che possiedono in Europa ed in Cina. Dopo la prima visita, avvenuta nel mese di marzo, c'è stata una seconda visita dei manager cinesi accompagnati dai loro consulenti nel mese di aprile. A Yong Guo managing director per l'Europa di "Central C.E. Investments" abbiamo posto alcune domande, per meglio capire qual è il loro business e perchè sono interessati all’Oltrepo Pavese. Qual è l’attività principale del vostro gruppo? "Il nostro gruppo ha interessi diversificati nel mondo finanziario: in Europa siamo particolarmente attivi nel settore del turismo e stiamo entrando nel settore food. Siamo interessati, più specificatamente, al mondo del vino, alla luce dei tassi di crescita di questo settore in Cina. Considerando che la Cina è anch'essa produttrice di vino, un travaso di know-how, esperienze e tecnologie dall'Europa e nel caso specifico dall'Oltrepo, ai nostri partener cinesi, è estremamente interessante". Perché siete partiti dalle Terme di Salice? "Nell’ambito dei nostri contatti nel mondo dello sport, abbiamo avuto modo di conoscere un ex dirigente delle Terme di Salice, e parlando con lui abbiamo deciso di approfondire il possibile business legato alle terme che ci sono in Oltrepò. Siamo partiti da Salice e ci sono state mostrate le tre realtà presenti sul territorio e ci sono state illustrate le potenzialità di crescita di ognuna di esse, che per molti aspetti sono simili ma per altri diversi, così come ci sono state illustrate le diverse problematiche. L'investimento nel settore termale potrebbe essere di nostro interesse, i nostri consulenti stanno predisponendo un dossier con tutte le informazioni che al momento ci sembrano necessarie per fare una corretta valutazione preventiva da sottoporre al nostro consiglio". Normalmente quando una società è interessata ad un acquisto o ad una partnership si rivolge al management di questa società? Avete già contattato la dirigenza delle Terme? "No, non abbiamo contattato ancora la dirigenza di nessuna delle terme oltrepadane, perché prima dobbiamo predisporre il dossier, per avere le idee ben chiare su quale può essere il nostro progetto ed il nostro business plan nel settore termale. Non contattiamo mai, come nostra metodologia, una proprietà con la quale vogliamo fare affari, senza aver prima valutato attentamente il dossier e sottoposto lo stesso al nostro consiglio. Solamente dopo le valutazioni finanziarie, qualora il dossier fosse ritenuto interessante ed quindi aver ricevuto l’ok dal nostro consiglio, decideremo a chi sottoporre la nostra proposta nel settore termale tra quelle esistenti sul territorio". Si dice sempre che le trattative e le decisioni in Cina hanno modi diversi e tempi decisionali lunghi. Quali sono i tempi che lei ritiene percorribili

per formulare una vostra proposta di interesse nel settore termale? "Noi facciamo investimenti nel medio e nel lungo termine, quindi le valutazioni devono essere ponderate, è vero che chi non conosce bene il modo di condurre il business cinese, pensa che i tempi siano lunghi, ma non è così. Stiamo osservando con interesse anche un grande investimento che altri gruppi imprenditoriali sono intenzionati ad effettuare a pochi km da Salice Terme nel settore del divertimento. In base alle informazioni in nostro possesso quanto si potrebbe realizzare a pochi km da Salice Terme è un investimento importantissimo che potrebbe cambiare l'economia turistica di quest'area. Se quest'investimento, così come sembra, prosegue anche noi potremmo decidere entro fine anno di sottoporre la nostra proposta ad uno stabilimento termale. Per ora stiamo raccogliendo informazioni valutando congiuntamente al nostro consulente le varie opzioni. Nelle prossime settimane visiteremo in Francia una struttura medico-sportiva, che ci sembra interessante ed il cui modello di business potrebbe essere replicato in uno stabilimento termale in Oltrepò". Anche in Oltrepo si parla di questo enorme investimento legato ad un polo di divertimento a pochi km da Salice, il vostro interesse a Salice è legato a questo tipo di investimento e dipende dalla realizzazione di questo polo del divertimento? "Diciamo che se si realizzasse e noi, pur non essendo coinvolti e interessati a questo investimento, speriamo fortemente che venga realizzato, sarebbe un'opportunità ulteriore per effettuare investimenti nella zona di Salice. Certamente il nostro interesse nel settore termale, in questo momento è legato all'Oltrepo che per ora è zona di transito per tantissimi miei connazionali, che dalle principali città del nord Italia, come ad esempio Milano si dirigono verso Genova e la riviera ligure. Salice Terme potrebbero essere un luogo adatto affinchè tanti miei connazionali si possano fermare per alcuni giorni nell'ambito del benessere termale". Accennava prima al suo interesse anche al mondo del vino Oltrepadano. "Abbiamo nei mesi scorsi predisposto un dossier che abbiamo sottoposto al nostro consiglio, il quale ci fato il suo ok. Abbiamo quindi incontrato nelle settimane scorse la proprietà di una cantina oltrepadana per valutare l'acquisto di una quota di maggioranza senza assolutamente estromettere l'attuale proprietà dalla direzione e dalla gestione della cantina, perché in Italia nel mondo del vino molte aziende di piccole e medie dimensioni hanno le conoscenze per garantire qualità ed eccellenza, conoscenze che noi non possediamo. Quello che possiamo portare noi come gruppo è una visione di lungo periodo per affrontare i mercati internazionali con una logica manageriale mettendo a disposizione dirigenti con capacità di comunicazione e marketing per incrementare le capacità di penetrare il mercato ed aumentare i volumi del business e la sua redditività. Dopo il primo incontro la trattativa con questa cantina sta procedendo, vedremo se potrà essere finalizzato, cosa che speriamo".

Quali sono i punti di forza del vino Oltrepadano e perchè siete interessati adesso? "Dalle nostre analisi economico finanziarie e dai dossier sul nostro tavolo riteniamo l'Oltrepo estremamente interessante per il rapporto qualità-prezzo per ettaro di vigneto. Riteniamo inoltre che in Oltrepo ci sia una capacità produttiva interessante in termini quantitativi e qualitativi per essere competitor seri nel mercato cinese, riteniamo che l'Oltrepo abbia la capacità di produrre vino di ottima qualità, inoltre l'Oltrepo ha la diversità dei vitigni. Per tutti questi motivi il nostro gruppo ha deciso di percorre la via di un investimento in questo settore proprio in Oltrepo".

Yong Guo Il vostro interesse per il mondo del vino è legato esclusivamente ad una cantina oppure siete interessati a stipulare accordi di collaborazione con altri produttori oltrepadani? "Acquisire aziende nel mondo del vino è complesso, stiamo avendone la riprova proprio in queste settimane, lo abbiamo percepito quando abbiamo iniziato i primi colloqui con i proprietari di questa cantina oltrepadana. Abbiamo notato un legame di cuore tra i proprietari e l'azienda, pertanto la strada della collaborazione commerciale con altre cantine oltrepadane è una strada obbligata, da parte nostra se c'è la voglia di cooperare con chiare strategie non avremo problemi nel mettere a disposizione le nostre risorse finanziarie e manageriali. La strategia del nostro gruppo è anche quella di crescere per linee esterne". Nei mesi scorsi la cantina La Versa è andata all'asta ed è stata acquisita da "Terre d'Oltrepo" e "Cavit". Perché non avete partecipato all'asta forse è più semplice da acquisire una cantina all'asta rispetto ad una cantina con un proprietà privata? "Non abbiamo preso in esame il dossier per tre motivi: i tempi per noi troppo stretti per effettuare una corretta valutazione, il fatto che La Versa era senza management e noi preferiamo acquisire società con un proprio management in grado di far funzionare la società, terzo il fatto che acquisizioni all'asta, in ogni paese, devono sempre essere valutate attentamente dal punto


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ricettiva affinchè le strutture siano adeguate per affrontare il mercato internazionale". Se la proprietà della cantina con la quale avete intavolato trattative vi dicesse di no, se la proprietà dello stabilimento termale al quale sottoporrete la vostra offerta non fosse interessato alla vostra proposta, qual è la vostra strategia? "Le situazioni sono completamente diverse, perché mentre di cantine in oltrepo ce ne sono molte, pertanto potremmo valutare l'acquisto di altre realtà vitivinicole oltrepadane, di realtà termali in Oltrepo ne esistono tre, pertanto il campo si restringe. Ma con molto pragmatismo se la nostra proposta dovesse essere rifiutata, potremmo limitarci ad acquisire strutture alberghiere e dotarle di aree benessere. Certamente, come accennavo prima, se l'investimento che sta per essere effettuato da altri imprenditori ai quali non siamo assolutamente legati nel settore del divertimento, a pochi km da Salice, dovesse andare in porto faremo ogni sforzo per sottoporre, a chi decideremo, un'offerta adeguata alle aspettative. Abbiamo un approccio estremamente pragmatico nei confronti del nostro business dove c'è un mercato interessante e dove ci sono opportunità per dare dividendi ai nostri investitori difficilmente ci facciamo sfuggire le occasioni. La nostra da quando è nato il nostro gruppo è una sfida complessa, ma abbiamo un management estremamente preparato e ci avvaliamo di consulenti che ci permettono di prendere le migliori decisioni. L'Oltrepo è un ottima opportunità che vorremmo cogliere, è una bellissima zona, situata al centro di una delle aree europee più ricche". Lei oltre al sake ama anche il vino? "Chiaramente il sake è la nostra bevanda tradizionale, ma anche la birra in cina ha grande diffusione e vivendo io tra l'Austria e la Cina devo dire che ho apprezzato molto le birre austriache. Durante le mie poche visite in Oltrepo ho potuto degustare numerosi vini, certamente la mia competenza in materia non è grandissima, ma mi è risultata particolarmente gradevole la Bonarda frizzante, così come il vostro Brut che da profano dico non essere molto diverso da molti vini francesi. Certamente cercherò di accrescere per ora la mia povera cultura del settore vino e le devo dire che durante il consiglio nel quale abbiamo approvato il dossier vino, abbiamo presentato ai vari membri del board i vini della cantina che potremmo acquisire. I vini sono stati degustati ed hanno incontrato il gusto di tutti.

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Scherzando, forse, l'ok per questo tipo di investimento è arrivato anche perchè il nostro grado alcolico quando abbiamo preso le decisioni... era un pochino alto". Ha mai svolto terapie o trattamenti termali negli stabilimenti oltrepadani? "No, a dire il vero ho visto le strutture di questi tre stabilimenti solo dall'esterno, ma ho effettuato sia io che la mia famiglia trattamenti e terapie termali in Austria, dove esistono numerosi centri termali orientati molto al benessere e sono vissuti molto come un momento più ludico che terapeutico". Durante le sue visite avrà certamente potuto assaggiare la nostra cucina. Cosa ne pensa? "Sono stato ospite in quattro ristoranti, uno veramente delizioso nella parte alta dell'Oltrepo, in un paesino piccolissimo, dove mi sono stati serviti una serie innumerevole di antipasti, tutti deliziosi. Come primo piatto ho assaggiato i ravioli con un sugo di carne ottimo, pur essendo molto diversi dai ravioli della cucina cinese a cui sono abituato, i vostri li ho trovati eccellenti e ritengo possano essere apprezzati anche dai miei connazionali in Cina. Ad onor del vero i tortellini ed i ravioli italiani anche in Cina sono sempre più diffusi, anche se al momento rimangono piatti per un'elite che frequenta i migliori ristoranti dei Grand Hotel Internazionali. Mi hanno spiegato che i ravioli con il sugo di carne brasata qui da voi erano il piatto dei giorni di festa, nulla di diverso rispetto al mio paese dove i ravioli al vapore nella stragrande maggioranza delle famiglie, venivano serviti anche lì nei giorni importanti". Ci può essere uno sbocco per altri prodotti oltrepadani, ad esempio il salame, in Cina? "Mi è difficile rispondere, perchè ho assaggiato il vostro salame che è certamente eccellente ma noi cinesi non siamo abituati a questa tipologia di gusto. Le devo dire però che alcuni anni orsono, quando il prosciutto italiano e spagnolo è stato importato per la prima volta in Cina, ha incontrato delle difficoltà, ma in breve tempo ha iniaziato ad incontrare i gusti del pubblico ed ora si sta diffondendo sempre di più. Questo potrebbe succedere anche con il salame".

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di vista fiscale-giudiziario". Vino più acqua termale, siete interessati solo a questo in Oltrepo Pavese? "Ritengo che l'equazione vino più acqua sia semplicistica, noi siamo interessati a portare turismo in Oltrepo e siamo anche interessati a promuovere il vino oltrepadano nel nostro paese. Per far conoscere in maniera significativa un brand oltrepadano in Cina può essere sinergico il turismo per portare turisti dal nostro paese in Oltrepo. Promuovere il vino e il promuovere le terme richiede una strategia marketing sufficientemente complessa, ma è una strada che riteniamo percorribile. In Austria ad esempio abbiamo per primo promosso a livello pubblicitario, in Cina, il nostro investimento austriaco effettuato, in una località montana, in un secondo tempo abbiamo commercializzato nel nostro paese alcuni milioni di bottiglie di vino di quell'area. In Oltrepo pensiamo al percorso inverso, prima promuoviamo il vino e poi facendo conoscere la parola Oltrepo promuoveremo il turismo di quest'area e se riterremo uno stabilimento termale un investimento adeguato e senza rischi di altro e diverso tipo cercheremo di convogliare turisti cinesi in Oltrepo ed a Salice Terme. Salice Terme non è solo turismo sono anche salute e benessere, per noi questo è molto chiaro, non vogliamo assolutamente snaturare la storia. Se i nostri dubbi per l'investimento termale, nei prossimi mesi fossero ritenuti superati e decidessimo di effettuare una manifestazione d'interesse ed avviare una trattativa e se questa si concludesse positivamente, è per noi chiarissimo che alla luce di quanto abbiamo potuto vedere, l'investimento per la ristrutturazione immobiliare ed impiantistica nell'area salute e benessere dovrà essere importante. Ripeto un investimento termale sarà deciso dopo che il dossier relativo sarà completato e sottoposto al nostro consiglio, potrà essere interessante acquisire una società che pur avendo debiti, gli stessi possono essere azzerati usando tutte le possibilità che la legge italiana ci permette, non ultime quelle percorribili dal dicembre 2016, oppure formulare la nostra proposta ad un'altra realtà termale che non ha questa tipologia di problema. Siamo consapevoli che l’investimento iniziale è solo una piccola parte, essendo necessario comunque effettuare concreti investimenti nelle strutture, sia per l’area benessere, sia per l’area salute, sia per l'area

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CECIMA: LA CHIESA DEI Santi MARTINO E LAZZARO

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All'esterno una meraviglia intatta, all'interno un restauro "cancellino" Di Rachele Sogno

Questo mese entro all'interno della Chiesa di San Martino e Lazzaro a Cecima, meraviglioso paesino arroccato sulle colline della Valle Staffora, fra Godiasco e Ponte Nizza. A Cecima un groviglio di viuzze si intersecano tra loro creando scorci suggestivi: le stradine interne sono state realizzate con i ciottoli del torrente Staffora, lo stesso materiale utilizzato per costruire i muri a vista di numerose abitazioni. Molte di queste ultime purtroppo hanno subito restauri imbarazzanti negli anni passati, ma per fortuna ultimamente si sta tornando a ristrutturazioni conservative di gradevole impatto visivo nell’insieme del contesto. La chiesa sorge su un magnifico spiazzo che costituisce un balcone da cui è possibile mirare uno splendido e ampio panorama sul monte Penice, monte Boglelio e sul torrente Staffora. La Chiesa fu ricostruita sulla preesistente del XII secolo crollata per fenomeni di piccoli franamenti nei primi anni del XV secolo; venne riedificata nel 1460 in bello stile tardo gotico lombardo. Anche questa, però, per gli stessi fenomeni, anni dopo presentò nel corpo tali lesioni che la Sopraintendenza, anche per ragioni di sicurezza, ne ordinò la demolizione, mentre la facciata fu interamente salvata, e oggi, anche in virtù di qualche piccolo restauro, è visibile in tutto il suo splendore. La facciata della struttura è realizzata in pietra arenaria e arricchita con decorazioni in cotto lungo gli spioventi, intorno al rosone centrale e al portale a sesto acuto sovrastato dalla data 1479, anno in cui furono ultimati i lavori. Una curiosità: le formelle in cotto con la damina pettinata alla francese, il cavalier e il paggio, il putto che coglie grappoli d’uva, richiamano pagine di letteratura erotica cavalleresca e d'amor cortese. Erano immagini profane di scene di vita popolare, legate ai mestieri, ai mesi e alle stagioni: l’usanza di porre questi richiami sulle mura anche degli edifici sacri, che oggi potrebbe apparire persino blasfema, era usata come talismani contro le influenze maligne, specialmente contro stregonerie e malocchi. I simboli di fertilità erano essenziali perché richiamavano le basi della riproduzione del gruppo sociale e venivano raffigurati per proteggere da incantesimi di ogni tipo: la protezione avvolgeva i luoghi, coloro che li frequentavano, ma anche i passanti che avessero gettato uno sguardo fiducioso verso di essi. Papi e predicatori tuonavano contro queste mode. Di questo esterno per fortuna tutto è rimasto intatto e ben conservato. Solo il portone fu una donazione di un privato negli anni '80 circa del XX secolo. L'interno è molto semplice, diviso in tre navate con terminazione dell'abside semicircolare. Il presbiterio è rialzato rispetto alla navata. Nel catino absidale è decorata una crocifissione mentre nella parte sottostante si trova il coro ligneo e un pregevole polittico in legno del XV secolo. Nel 2012 si sono iniziati i lavori di consolidamento e restauro delle murature portanti, del campanile, delle fondazioni; del sagrato e degli interni. Durante la ristrutturazione, è stato sostituito integralmente il pavimento in marmo delle navate: era un pavimento risalente all’ultima ristrutturazione negi anni '70 e, lucidato, avrebbe riavuto il suo splendore. Il disegno seguiva le geometrie delle navate: era rosso alternato a quadrati grigi e a graniglia. E' stato sostituito con un cotto (o finto cotto?) a fuga larga da abitazione campestre, che nulla ha a che vedere con un ambiente sacro. Scomparsi anche il pavimento e i gradini in pietra di abside e presbiterio, che hanno dato posto al solito cotto da agriturismo. L’ingresso presen-

tava il portone principale a cui seguiva la controfacciata: una bussola rettangolare in legno con porte laterali d’ingresso che distribuiva l’accesso alle navate laterali e a quella centrale (elemento tipico delle chiese). Anche questo elemento di smistamento prima dell’ingresso alla Chiesa è stato scardinato. Dall'altare la vista è quella di un portone rurale in mezzo a una parete nuda. Le pareti candide, glaciali, hanno cancellato tutta la crosta della storia. L’ambiente ora è asettico, freddo, purtroppo ripulito così tanto da non sembrare nemmeno di entrare in un luogo sacro se non si alzano gli occhi. Rimangono gli affreschi staccati della Madonna con bambino altre figure di santi. La storica campanellina che suonava il prete a inizio messa pare non ci sia più. Doveroso ricordare che i lavori sono stati realizzati grazie ad un contributo da parte della C.E.I. e ad altri due finanziamenti ricevuti dalla Fondazione Comunitaria, per un totale di circa 200.000 euro: a volte le ristrutturazioni non consentono, se non con costi elevati, di mantenere vecchi pavimenti o dettagli storici anche se umili

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e di poca rilevanza storica. In questo caso il problema non è il motivo che abbia reso necessario lo smaltimento del pavimento di marmo, ma la scelta del materiale sostitutivo e la modalità di posa: l’ignoranza storica ancora più che il contenimento di costi spesso crea danni irreversibili agli occhi e soprattutto alla memoria. Un vero peccato che a una facciata così bella ora corrisponda un interno così terribilmente distante... Cecima è un paesino meraviglioso e merita ciò che desideriamo per il nostro territorio: valorizzazione e amore.


PONTE NIZZA

18 MAGGIO 2017 il Periodico la classe quinta della scuola primaria: "La pluriclasse offre solo vantaggi"

"Accetterei nel mio comune qualsiasi persona voglia abitare qui" Di Flavio Luchini

La scuola di Ponte Nizza piccolo comune di poco più di 800 abitanti, è il punto di riferimento scolastico per i comuni di Bagnaria, Cecima e Val di Nizza. Come in tanti altri comuni dell’Oltrepo anche qui il sistema della pluriclasse è diventata una "conditio sine qua non", ma la cosa, almeno per quanto riguarda il punto di vista dei bambini non sembra penalizzarli, ma è da loro percepita come valore aggiunto. Partiamo proprio da qui nella nostra intervista ai ragazzi della classe quinta della scuola primaria di primo grado. Nella tua classe si svolgono ore di lezione in comune con altre classi: 8 ore settimanali di pluriclasse con la classe quarta e 10 ore con la classe prima. Come giudichi questa esperienza? Alessia Arancio: “Faccio un po’ di fatica parlano e mi disturbano. Quando invece siamo insieme ai bambini di prima elementare mi trovo meglio perché c’è meno confusione”. Chiara Cremonesi: “Stare con la classe quarta mi piace, imparo meglio e più velocemente, mi piace stare anche con i bambini di prima soprattutto perché abbiamo modo di aiutarli, ed è bello”. Martina Pernigotti: “Con le 8 ore che facciamo con la quarta il bello è imparare gli uni dagli altri, nelle 10 ore con la prima è ugualmente bello perché mi sento responsabile”.

Riccardo Piccioni: “Mi trovo benissimo nelle ore di pluriclasse, i più grandi è come se non ci fossero, i più piccoli, quelli di prima chiacchierano un pochino ma comunque va bene”. Alessia Moglia: “Stare con i bambini di quarta mi piace molto, s’impara tantissimo mentre con i bambini di prima è comunque piacevole perché sembra di tornare indietro nel tempo”. Marco Micheli: “Non è vero che nelle pluriclasse non s’impara, s’impara tantissimo insieme e si sta bene, con i più piccoli è molto bello rivedere quello che facevo io qualche anno fa alla loro età”. Samuel Pedemonte: “Con la quarta è bello stare insieme perché oramai siamo diventati tutti amici e amiche, con la prima è come tornare indietro nel tempo e la cosa positiva è che li aiutiamo molto”. Francesco Guidi: “Molte volte mi trovo in difficoltà, ma mi impegno e cerco di farcela, con i piccoli è più facile, loro sono molto carini e amano tanto giocare”. Davide Gennerino: “Mi trovo bene sia con i grandi che con i piccoli, soprattutto i più piccoli perché non disturbano”. Spesso nei piccoli comuni, per raggiungere la scuola per chi arriva dalle frazioni diventa piuttosto impegnativo, tu per raggiungere la scuola quanto tempo impieghi? Alessia Arancio: “Io arrivo da Poggio Ferrato e con il pullmino ci impiego circa mezz’ora per arrivare a scuola”. Chiara Cremonesi: “Arrivo dalla Val di Nizza e ci impiego più di mezz’ora ad arrivare”.

Martina Pernigotti: “Io sono di Molino del Conte e sono fortunata perché in cinque minuti sono a scuola”. Riccardo Piccioni: “Come Martina anche io vivo a Molino del Conte una frazione a cinque minuti dalla scuola”. Alessia Moglia: “Arrivo da Ponte Crenna e impiego una quarantina di minuti per il tragitto casa scuola” Marco Micheli: “Vivo a Molino del Conte e in due minuti sono in classe”. Samuel Pedemonte: “Sono di Ponte Crenna e ci impiego quaranta minuti”. Francesco Guidi: “Arrivo da Val di Nizza e ci metto 1 minuto e 50 secondi ad arrivare, meglio ancora se arrivo dalla casa dei miei nonni che è ancora più vicina”. Davide Gennerino: “Io sono di Pizzocorno e impiego 10 minuti per arrivare a scuola”. Sei tu il Preside per un giorno, quali iniziative ti piacerebbe portare avanti nella tua scuola? Alessia Arancio: “Farei venire il corpo dei vigili del fuoco per una dimostrazione”. Chiara Cremonesi: “Darei il via per il progetto di una nuova palestra”. Martina Pernigotti: “Mi piacerebbe che un giorno ogni anno venissero a parlare i carabinieri”. Riccardo Piccioni: “Farei durare cinque minuti in più l’intervallo”. Alessia Moglia: “Cercherei di porre fine al bullismo tra i compagni”. Marco Micheli: “Farei mettere in ogni classe un condizionatore”. Samuel Pedemonte: “Cercherei di far imparare ai


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Chiara Cremonesi

bambini con l’aiuto delle maestre sempre più cose nuove”. Francesco Guidi: “Cercherei di migliorare l’insegnamento e lo studio per rendere questa scuola più avanzata”. Davide Gennerino: “Va bene così com’è”. Abitate in Oltrepo, un bellissimo territorio, cosa manca secondo te per renderlo migliore? Alessia Arancio: “La sicurezza è un problema e per rendere più bello il paesaggio coltiverei tanti fiori nei campi”. Chiara Cremonesi: “Essere tutti un più amici”. Martina Pernigotti: “Manca la sorveglianza e quindi una maggior sicurezza”. Riccardo Piccioni: “A me piace moltissimo così com’è, non aggiungerei e cambierei nulla”. Alessia Moglia: “Per rendere l’Oltrepo un luogo migliore bisognerebbe chiudere tutte le fabbriche inquinanti”. Marco Micheli: “Mantenerlo pulito o meglio pulitissimo”. Samuel Pedemonte: “Ci vorrebbe più verde e più animali”. Francesco Guidi: “Più vegetazione e più animali”. Davide Gennerino: “No farei nulla è bello così com’è”. Se tu fossi il Sindaco qual è o quali sono le cose faresti per il tuo paese? Alessia Arancio: “Farei più volte l’iniziativa del verde pulito”.

Marco Micheli

Samuel Pedemonte

Chiara Cremonesi: “Mi affiderei alla tecnologia per cercare di risparmiare energia”. Martina Pernigotti: “Proporrei una volta al mese la giornata del risparmio”. Riccardo Piccioni: “Farei costruire un campo da calcio”. Alessia Moglia: “Ridurrei le tasse e farei costruite case ed appartamenti per i bisognosi”. Marco Micheli: “Migliorerei il campo da calcio esistente soprattutto per quanto i posti a sedere”. Samuel Pedemonte: “Aumenterei la pensione agli anziani”. Francesco Guidi: “Farei costruite un bel parco giochi attrezzato”. Davide Gennerino: “Accetterei nel mio comune qualsiasi persona voglia abitare qui e farei costruire più case per loro”. Dopo la scuola nel vostro tempo libero e per le vostre attività vi dovete spostare o avete tutto ciò di cui avete bisogno a portata di mano? Alessia Arancio: “Io faccio danza e devo andare in macchina in un altro comune”. Chiara Cremonesi: “Anche io faccio danza e non a

Martina Pernigotti

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Riccardo Piccioni

Ponte Nizza”. Martina Pernigotti: “Nel tempo libero noi bimbi spesso andiamo lungo la vecchia ferrovia a giocare, per le attività sportive come la danza dobbiamo invece prendere la macchina e andare altrove”. Riccardo Piccioni: “Faccio calcio a Varzi”. Alessia Moglia: “A ponte Crenna o si sta in casa o ci si ritrova con gli altri bambini del paese e ci inventiamo dei giochi”. Marco Micheli: “Io gioco nel mio giardino”. Samuel Pedemonte: “Stiamo al parco giochi oppure mi sposto per andare a Varzi”. Francesco Guidi: “Io vado a camminare nei i boschi con i miei genitori e mi piace tantissimo”. Davide Gennerino: “Io resto in casa non ci sono bambini della mia età con cui giocare, sono tutti grandi ed io troppo piccolo”. Dopo 10 anni verrà riaperto l’oratorio di Ponte Nizza. Una cosa senz’altro positiva per voi bambini. Avete qualche idea o qualche suggerimento per sfruttarlo al meglio? Alessia Arancio: “Per me va bene così”. Chiara Cremonesi: “E' perfetto, l'importante è che abbia riaperto”. Martina Pernigotti: “Secondo me andrebbero messi dei giochi e soprattutto un bar”. Riccardo Piccioni: “L'oratorio è bello così com'è”. Alessia Moglia: “Non ho suggerimenti, a me piace così”. Marco Micheli: “Sinceramente no”.

Alessia Moglia

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contro sono inerenti a qualche problema nell’organizzazione e nella gestione della didattica". Quali sono le difficoltà principali che si riscontrano in una scuola piccola come la vostra? Rosanna Pezzati: "Personalmente non vedo alcuna difficoltà". Giovanna Saviotti: "In particolare nessuno, visto il numero ristretto di alunni , la situazione è sempre sotto controllo". Quali sono le caratteristiche che migliorerebbero la vostra scuola? Rosanna Pezzati: "Una maggiore dotazione tecnologica avrebbe ricadute positive sulla didattica, sull’organizzazione e la comunicazione con le famiglie e il territorio". Giovanna Saviotti: "La caratteristica che migliorerebbe in assoluto la scuola sarebbe il numero degli alunni, in modo da poter avere 5 classi nel plesso". Tecnologia, come è messa la vostra scuola sotto questo punto di vista? Rosanna Pezzati: "Grazie al PNSD ed agli stanziamenti del governo centrale, si assiste ad un’implementazione della dotazione, che, tuttavia, necessita di ulteriori acquisti e soprattutto di una manutenzione ed assistenza costanti". Giovanna Saviotti:"In generale abbiamo tutto ciò che ci occorre". Come sono i rapporti tra la scuola e l’amministrazione comunale di Ponte Nizza? Rosanna Pezzati: "I rapporti con l’ amministrazione sono ottimi; c’è collaborazione, attenzione alle richieste della scuola, partecipazione e sinergia anche per i progetti didattici. I quattro sindaci dei comuni afferenti al nostro polo scolastico sono sempre in prima linea per la scuola". Giovanna Saviotti: "Molto buoni e collaborativi". In città esiste un concreto problema di sovraffollamento delle aule, in alcune zone Francesco Guidi Davide Gennerino dell’Oltrepo il problema è opposto, come Samuel Pedemonte: “Io metterei un bar che fosse vede tra 10 anni le scuole meno affollate di questa zona? aperto anche la Domenica dalle 14.00 alle 20.00”. Francesco Guidi: “Mi piacerebbe che fosse possibile Rosanna Pezzati: "Penso che in futuro forse i nostri plessi periferici dell’ IC diventeranno tutti pluriclassi giocare a basket”. uniche, ma un ritorno al passato credo che non faccia Davide Gennerino: “Al momento no”. Le insegnanti Rosanna Pezzati, fiduciaria del plesso poi così male alla scuola di oggi". e Giovanna Saviotti maestra di matematica e scienze Giovanna Saviotti: "Aumenteranno di sicuro le plurici spiegano come lavorare in una scuola piccola offra classe, e purtroppo poli piccoli già con un’unica plupiù vantaggi che difficoltà, sia a livello didattico che riclasse come Romagnese e Casanova Staffora, se non cambierà nulla saranno obbligate a chiudere". sociale. Pluriclassi: quali sono i pro e i contro? Rosanna Pezzati: "La pluriclasse offre solo vantaggi. Ho lavorato anche in pluriclassi uniche per 16 anni nella mia carriera e posso affermare con certezza che nessun’altra modalità organizzativa offre agli alunni l’opportunità di operare in modalità di lavoro cooperativo e collaborativo. Nella pluriclasse gli alunni con difficoltà possono consolidare i concetti non appresi lavorando senza forzature con alunni di classi inferiori, mentre le eccellenze possono confrontarsi con i più grandi e dare il meglio". Giovanna Saviotti: “I pro che i bambini piccoli possono imparare dai più grandi e molto velocemente, i Rosanna Pezzati e Giovanna Saviotti


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SALAME DI VARZI: 470.000kg di salame DOP PRODOTTO NEL 2016

Di Giacomo Braghieri

Intervista al Dottor Fabio Bergonzi Presidente del Consorzio di Tutela del Salame di Varzi. Produttore con salumificio nel comune di Romagnese, agronomo, 48 anni, è presidente del Consorzio dal 2014. Il Salame di Varzi è un prodotto dell'Oltrepo con una crescita nella vendita di grande rilievo, ce la quantifica? "Nel 2016 siamo arrivati a crescere del 13% sull'anno precedente e posso dire che da anni il trend di vendita è positivo. Per quanto riguarda la produzione siamo sui 470.000kg di salame DOP. Sono dati che ci rendono particolarmente soddisfatti perchè stiamo crescendo in un mercato che a livello nazionale è in contrazione". È un fatturato che si ottiene sul mercato interno o c'è una componente di export? "Il Salame di Varzi DOP è molto conosciuto in Lombardia dove ha il suo mercato naturale, e in tutto il nord Italia. All'estero ha poco mercato, sconta il fatto che come tanti salumi è un prodotto locale". Quali sono le cause della crescita di fatturato nella vendita del nostro salame? "Sono molteplici, anzitutto perchè vi è una crescente sensibilità nel consumatore nel cercare e acquistare prodotti certificati, di qualità. A questo si aggiunge uno sforzo continuo da parte dei produttori e del Consorzio nella promozione. Il nostro salame si distingue da tutti gli altri per l'utilizzo di parti nobili del maiale come la lonza, la coppa e le cosce". La presenza relativamente recente di grandi produttori è stato un bene? "Premesso che tutti hanno aumentato la produzione, la presenza di salumifici di dimensione nazionale ci deve fare riflettere sulle potenzialità del marchio e della certificazione DOP". Cosa ne pensa dei sostenitori del maiale "DOP"? "Con i livelli di produzione odierni non penso sia sostenibile dal punto di vista ambientale. C'è un progetto del Consorzio supportato dalle istituzioni per incrementare l'allevamento in zona di capi destinati alla produzione di salame DOP ma non credo possa diventare una soluzione. Gli allevamenti da cui ci approvvigioniamo sono in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, non molto lontano da noi".

La zona di allevamento dei maiali come indicato nel disciplinare e nella legge di istituzione del salame di varzi DOP è un escamotage o un valore aggiunto visto che il maiale proviene dagli stessi allevamenti che servono il Consorzio del Prosciutto di Parma? "È una garanzia. Il prosciutto di Parma ha una rilevanza nazionale ed internazionale. I controlli sugli allevamenti vanno dall'alimentazione alla salute dell'animale. Le dimensioni di fatturato e diffusione del prosciutto Parma sono tali da esigere controlli stringenti su tutta la filiera compreso l'allevamento dei capi". Quale valore commerciale ha una DOP? "La DOP è riconosciuta dall'Europa ed è una garanzia di qualità di standard internazionale. Un riconoscimento del genere è difficile da ottenere richiede il controllo di tutto il processo produttivo, dall'approvvigionamento delle carni al prodotto finito. I consumatori mostrano fiducia ed interesse crescenti verso i prodotti DOP". Il prezzo del Salame di Varzi è congruo? "È difficile dire se lo sia o meno, il prezzo del prodotto in genere lo fa il mercato. La qualità e la costanza della produzione sicuramente pagano". Il salame con doppio budello come prodotto di nicchia di grande valore enogastronomico è abbastanza valorizzato? "Noi come Consorzio promuoviamo e discipliniamo tutti i tipi di salame. Determinare quale sia il prodotto di maggior valore non è semplice perchè anche in questo caso si deve seguire, nei limiti del possibile, la richiesta, il mercato e le esigenze dei produttori". Alcuni produttori si lamentano del disciplinare cosa ne pensa? "È un bene che i produttori vogliano discutere del disciplinare che in certe parti si potrebbe considerare datato a ragion veduta". Quali parti? "Legare la stagionatura al peso e non al calibro del salame penso sia la pecca più vistosa del disciplinare. Anche per la produzione e promozione dei salami a doppio budello il disciplinare è molto vincolante". Le cantine di Varzi garantiscono da quasi un millennio la temperatura e l'ambiente ideale per la maturazione del salame, non è un peccato tralasciarle? "Non solo le cantine di Varzi ma tutte le cantine stori-

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"Legare la stagionatura al peso e non al calibro del salame penso sia la pecca più vistosa del disciplinare"

Fabio Bergonzi che dei quindici comuni che rientrano nel Consorzio andrebbero valorizzate portando i turisti a visitarle. È un ottimo modo per fare marketing territoriale, preservare e riportare a vivere dei luoghi di grande significato enogastronomico. Consumare un salame fresco di cantina significa assaggiarlo nel momento in cui le sue proprietà organolettiche: il sapore ed il profumo, sono al meglio". Come si commercializza un prodotto di nicchia? "Spiegando anche il territorio dove nasce e la sua storia. Il prossimo appuntamento lo avremo a Bruxelles dove andremo a fare conoscere il nostro prodotto. Per fare questo, per spiegare come è nato e si è evoluto nel tempo il salame parleremo della nostra storia ed illustreremo il territorio della DOP". Ci sono margini di espansione del fatturato? "In questo momento storico è difficile fare previsioni sul commercio in generale. Noi lavoriamo per fare conoscere un prodotto in cui crediamo. Il tempo ce lo dirà". Consorzio dei Vini dell'Oltrepò, Consorzio del Salame di Varzi, produttori di miele, caseifici, agricoltura non intensiva, prodotti del bosco, una fiera annuale per tutti questi prodotti è un miraggio? "Stiamo lavorando per fare in modo che salame DOP e vini d'Oltrepo trovino il modo di promuoversi a vicenda. Sono ottimista sul fatto che riusciremo insieme a creare eventi di grande rilevanza e visibilità". Consiglierebbe ad un giovane il mestiere di norcino? "Sì, c'è una grande richiesta di questa figura professionale in zona. Non ci sono scuole, per imparare il mestiere bisogna andare 'a bottega' da qualche produttore e fare qualche anno di gavetta".

Codice di autoregolamentazione per la pubblicità - Elezioni amministrative comunali del 5 Giugno 2016

CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE PER LA PUBBLICITÁ ELETTORALE IN OCCASIONE DELLE AMMINISTRATIVE COMUNALI 2016 SUL GIORNALE CARTACEO IL PERIODICO NEWS E SUL PORTALE ONLINE www.ilperiodiconews.it

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ZAVATTARELLO

armando guarco e l'arma della cavalleria

"Ultimamente vi è stata una risposta molto positiva da parte della popolazione" Di Vittoria Pacci

Zavattarello è stato uno dei principali teatri delle vicende belliche dell'Oltrepò, terra di fanti e alpini, di combattenti gloriosi entrati negli annales della prima e della seconda guerra mondiale. L’Arma della Cavalleria è certamente meno "evocata" nel nostro Oltrepo, ma attiva su tutto il territorio italiano. L'A.N.A.C. è l’'associazione istituzionale, riconosciuta dal Ministero della Difesa, apolitica e senza fini di lucro alla quale possono appartenere sia coloro che prestano o hanno prestato servizio nell'Arma di Cavalleria e nelle sue specialità, sia coloro che si sentono ad essa legati da sentimenti di attaccamento e simpatia, è questo il caso di Armando Guarco. Zavattarellese appartiene ad una famiglia "importante", la mamma Emma Bruni conosciuta ed apprezzata in tutta Italia per le sue doti di "guaritrice", lo zio Arturo Bruni da poco deceduto, è colui che guidò il camion con a bordo i corpi di Mussolini e della Petacci, il papà Giuseppe Guarco, ma per tutti "Nani" classe 1917, fu soldato di leva nel Genio Alpini dal 1937 al 1939, richiamato nel 1940 partecipò alle operazione sul fronte francese e sul fronte greco-albanese. Il 9 Settembre 1943 fu fatto prigioniero dai tedeschi ed internato prima in Germania, successivamente ai lavori forzati nei Carpazi. Liberato dai russi nel marzo 1945, rientrò in Italia il 12 settembre 1945. In Oltrepò pavese sentiamo spesso e soprattutto parlare di Alpini e di Fanti con le relative associazioni d'Arma, ma poco di appartenenti alla Cavalleria, che risultano essere delle "mosche bianche". Secondo lei perché? "L'Oltrepò è sempre stato zona di reclutamento alpino, quindi è logico che le altre Armi non abbiano molti iscritti, tuttavia a Voghera esiste una sezione dell'A.N.A.C., Associazione Nazionale Arma Cavalleria, intitolata ai Cavalleggeri del Monferrato, reggimento di cavalleria che ha avuto la sua sede in

Armando Guarco Voghera dal 1933 al 1943 e qui si trova il Tempio sacrario della Cavalleria italiana, la ex Chiesa Rossa per i vogheresi, che è per i Cavalieri un po' come San Pietro per la Cristianità". A Zavattarello oltre a Lei quanti fanno parte Associazione Nazionale Arma Cavalleria? "Pur essendo io il solo iscritto a Zavattarello siamo una decina di simpatizzanti, alcuni hanno servito in reggimenti di cavalleria o carristi senza però essere iscritti all'associazione. Posso citare Marco Nofri, Giuseppe Perelli, Massimo Foppiani, Francesco Bruni". Quando e con quale motivazione ha deciso di entrare a far parte di questa associazione? "Non vi sono periodi particolari in cui uno decide di iscriversi ad un'associazione. Io per esempio sono iscritto da circa sei anni, ma ho sempre avuto dietro la mia scrivania il ricordo del mio servizio in Savoia Cavalleria". Avete degli appuntamenti fissi legati a qualche commemorazione particolare a cui siete particolarmente legati? "Esistono due appuntamenti principali per tutti i Cavalieri: il 23 aprile per commemorare San Giorgio patrono della Cavalleria ed il 30 ottobre per ricordare la battaglia di Pozzuolo del Friuli. Ambedue le

ricorrenze le festeggiamo al Tempio Sacrario della Cavalleria a Voghera". Come partecipate o contribuite alla vita sociale e culturale di Zavattarello? "Solitamente siamo invitati con altre associazioni a partecipare alle manifestazioni per le ricorrenze Nazionali, il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre, ed anche a manifestazioni specifiche come quella tenutasi a Zavattarello lo scorso mese. Io personalmente partecipo anche al Raduno dei Veterani di Savoia che si tiene a Merano ogni anno ed alla festa del Reggimento Savoia Cavalleria a Grosseto". L'ultima manifestazione da Voi organizzata a Zavattarello è stata l'inaugurazione della lapide dedicata ad Agostino Bevilacqua. Chi era Agostino Bevilacqua? "Agostino Bevilacqua era lanciere di Aosta (6°), nostro compaesano, che nel settembre 1870 partecipò all' assedio di Roma e che , proprio il 20 settembre, fu incaricato di comunicare al Generale Cadorna l' ingresso delle truppe italiane in Roma attraverso la breccia di Porta Pia. Quest'anno è stata una manifestazione molto sentita con la partecipazione del Presidente Provinciale degli Alpini, il quale mi ha onorato della sua presenza, oltre al Colonnello Mauro Arnò, Comandante del centro documentale di Milano, il Presidente della Sezione A.N.A.C. di Voghera, il Vicepresidente della Sezione A.N.A.C. di Genova, oltre a tantissimi miei amici Cavalieri di Torino, Genova, Milano, Bologna, Voghera e La Spezia". A Zavattarello quando organizzate manifestazioni e commemorazioni, da parte della popolazione percepite una partecipazione sentita e condivisa? "Ultimamente devo riconoscere che vi è stata una risposta molto positiva da parte della popolazione di Zavattarello, in particolare una partecipazione molto nutrita nelle tre fasi dell' evento organizzato il 22 aprile, sia al corteo che all'inaugurazione della lapide che, in maniera sorprendente, alla conferenza svoltasi presso il Castello. Spero sia di buon auspicio per le prossime occasioni".


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"dobbiamo sfruttare la rete sentieristica"

Di Vittoria Pacci Zavattarello si è classificato al tredicesimo posto nella classifica de "I Borghi Più belli d'Italia, un traguardi che è motivo d'orgoglio per il Sindaco Simone Tiglio e per tutta la popolazione. Per Zavattarello essersi classificato al tredicesimo posto tra i Borghi più belli d’Italia è una grande soddisfazione. A suo giudizio qual è stato l’elemento determinante per la giuria per raggiungere questo importante risultato? "A mio parere ha giocato a nostro favore innanzitutto l’unicità paesaggistica del borgo di Zavattarello, che si distingue dalla maggior parte dei borghi castellati d’Italia per la disposizione urbanistica del borgo e per la presenza una folta vegetazione – un bosco – che separa il castello dal borgo sottostante, facendo emergere il primo come una perla immersa nel verde. In secondo luogo penso che abbia impressionato favorevolmente pubblico e giuria del Kilimangiaro la genuinità delle persone intervistate, dai cui sguardi, oltre che dalle parole, si percepiva un amore incondizionato per il paese, che è difficile cogliere altrove". Qual è il ritorno pubblicitario e quindi turistico che lei si aspetta dopo questo notevole riconoscimento? "Beh, entrare nel concorso ‘il borgo dei borghi’ non è stato facile, ci è voluto tempo, proprio perché si tratta di una vetrina ambita, da cui ci si aspetta derivi una popolarità tale da incrementare notevolmente i flussi turistici. Cosa che in effetti è avvenuta anche nel nostro caso: pensi che nel solo mese di aprile abbiamo raddoppiato i visitatori del castello, rispetto allo scorso anno. E arriviamo da un quinquennio di continua crescita, per cui non si tratta di un risultato di poco conto. Ma avere turisti in paese significa portare beneficio non solo al castello, ma anche ai commercianti, agli esercenti, ai proprietari di seconde case. Quello che è accaduto nelle ultime settimane, in tal senso, lascia ben sperare, ed equivale alla conferma che la pubblicità è la principale arma che abbiamo a disposizione per rilanciare il turismo nel nostro territorio". Nei suoi anni da Sindaco lei e la sua amministrazione avete puntato e investito molto sul binomio castello-Zavattarello. E’ soddisfatto del lavoro svolto e dei risultati a livello turistico che il castello sta ottenendo? "Sì, direi che sono soddisfatto: aver più che raddoppiato il numero di visitatori del castello, ed incrementato notevolmente l’offerta di servizi e di eventi culturali al suo interno, lungo tutto l’anno, è stato il risultato più importante che abbiamo raggiunto, dal punto di vista turistico. Ora dobbiamo cercare di fare qualche passo ulteriore, che non era possibile compiere fino a che il flusso di visitatori non avesse raggiunto certi volumi: vale a dire ampliare i giorni e gli orari di apertura, almeno in estate. Dobbiamo rendere sempre più fruibile il nostro monumento; così, dopo aver esteso i giorni di apertura canonica anche ai giorni prefestivi (prima era aperto solo le domeniche), pensiamo di incrementare ulteriormente le aperture anche nei giorni feriali, almeno durante i ponti e nelle settimane centrali dell’estate". Il Castello è stato ben ristrutturato ed è oggi visitato da molte persone. Quali servizi e quali facilities

pensa siano necessari da aggiungere al Castello e nell’area adiacente per migliorare l’offerta turistica? "Il castello dispone già oggi, grazie agli investimenti compiuti, di molti servizi per il pubblico: parcheggio, un bar aperto in corrispondenza degli orari di apertura al pubblico, un piccolo shop, un ristorante inaugurato di recente. Possiamo ospitare già oggi conferenze, mostre, cerimonie, servizi fotografici e televisivi, spettacoli, ecc. Dobbiamo solo impegnarci a pubblicizzare di più tutte queste opportunità, che già offriamo, e creare sinergie più strette con gli altri monumenti visitabili della nostra zona e con la rete delle strutture per la ricettività già presente". Zavattarello non ha solo il Castello ma tanti altri scorci sinergici al Castello. Quali sono da sottolineare e quali sono da incrementare secondo lei per aumentare il turismo? "Attorno al castello abbiamo un parco di interesse sovracomunale che si estende per oltre 39 ettari, al cui interno si sviluppa una rete di sentieri molto suggestivi da percorrere, ed un’area fantasy in continuo allestimento (il bosco delle fate). Dobbiamo impegnarci a valorizzare ulteriormente il parco. Dobbiamo inoltre valorizzare ancora di più la nostra rete museale, che è costituita dal Museo di Arte contemporanea e dal Museo dei Ricordi, che è unico nel suo genere, direi in tutto il nord Italia, con i suoi oltre 8.000 pezzi esposti. Si tratta di una realtà importante, attiva da oltre 12 anni, che collabora con molte scuole e che è nostra intenzione rendere ancora più attrattiva. Infine dobbiamo sfruttare la rete sentieristica, mappata dalla Comunità Montana, per invitare i turisti a visitare anche il resto del nostro territorio comunale, ed in particolare le nostre antiche frazioni, con i loro oratori millenari, le torri e le vecchie casupole in pietra. Si tratta in molti casi di piccoli presepi sospesi nel tempo, e non sufficientemente valorizzati. Penso a realtà architettonicamente uniche come Perducco, Moline e Crociglia, per fare degli esempi". Il Castello dà un’immagine medievale di Zavattarello, in altre località con caratteristiche medievali c’è un grande sforzo per proporre un’offerta gastronomica "medievale". A Zavattarello questa è una strada percorribile e se sì come? "Certo che sì: la nostra cucina affonda le proprie radici proprio nel Medioevo ed i nostri piatti tipici (come i ravioli di stufato ed altre paste ripiene, il cinghiale in salmì, gli arrosti di selvaggina, derivano da ricette medievali. Molti ristoranti, specie negli ultimi anni, hanno cercato di riproporre i piatti della tradizione, e dovremmo cercare di favorire ulteriormente questo tipo di specializzazione, oltre a riprendere colture e allevamenti antichi, che possono fare la differenza nel nostro proporci al pubblico: i grani antichi, il miele, le razze di bovino autoctone". Indubbiamente Zavattarello propone numerosi eventi, molti legati all’immagine del Castello che è la risorsa turistica principale del paese, una risorsa che è stata e dovrebbe essere in futuro sempre più rafforzata ed incentivata. Zavattarello è altresì vivace proponendo anche eventi con un target completamente diverso ad esempio concerti di band. Ritiene che Zavattarello debba avere un’immagine e proporre eventi monotematici legati al Castello e anche pluritematici slegati dalla stessa?

ZAVATTARELLO

"Dovremmo valorizzare il nostro patrimonio di castelli e borghi fortificati in maniera unitaria"

Simone Tiglio "Se è vero che il pubblico è molteplice e mutevole nei gusti, è altrettanto vero che non ci si può limitare ad un’offerta turistica monotematica. Per questo puntiamo molto sugli eventi, che non sono tutti di tipo rievocativo od enogastronomico, ma spaziano dai concerti alle rappresentazioni teatrali, dalle mostre d’arte ai mercatini di artigianato e prodotti tipici. Da sempre la nostra strategia è quella di forgiare un turismo di tipo evenemenziale, legato cioè alla realizzazione di eventi di varia natura, che possano colpire ed attrarre target differenziati di turisti". Zavattarello fa parte dell’Associazione "I Borghi più belli d’Italia", Montesegale de "I borghi autentici d’Italia". Come mai Zavattarello ha scelto I borghi più belli e quali vantaggi questa scelta porta rispetto all’appartenere ai borghi autentici? "Non è che abbiamo scelto. Quando nel 2003 l’amministrazione comunale dell’epoca ha fatto istanza di entrare a far parte di borghi più belli, esisteva solo quella associazione, che è nata su iniziativa dell’ANCI, sulla scorta delle esperienze di altri paesi europei (Francia e Spagna in testa), che avevano a propria volta costituito associazioni omologhe. In anni più recenti è sorta l’associazione dei Borghi Autentici, che in molti casi persegue le medesime finalità e si fonda sui medesimi principi che animano il club dei Borghi più Belli. La differenza principale è che l’associazione dei Borghi Autentici nasce da un’iniziativa privata, mentre i Borghi più Belli sono un’emanazione dell’Associazione dei Comuni Italiani, che è di natura pubblica. Con questo, tutte le associazioni di borghi hanno la propria legittimità ed una propria ragion d’essere". In Oltrepo ci sono numerosi castelli. Com'è la collaborazione tra il Comune di Zavattarello ed i comuni che hanno nel proprio territorio un castello? E qual è secondo lei l'idea e la soluzione migliore per incrementare la sinergia del turismo legato alla presenza di un castello? "Dovremmo cercare di renderla più stabile e proficua; c’è stato un incontro, lo scorso anno, nel castello di Varzi, a margine del quale si era proposto di creare una biglietteria unica per tutti i castelli dell’area montana che fossero visitabili (Oramala, Varzi e Zavattarello), oltre che di perseguire tutta una serie di obiettivi comuni. Da allora, però, nulla più è accaduto. E’ un vero peccato. Dovremmo cercare di valorizzare il nostro patrimonio di castelli e borghi fortificati in maniera unitaria, come accade in altre regioni d’Italia, per non parlare della Francia, che dovrebbe essere il nostro modello, al riguardo".


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"il parco giochi è un forte richiamo per le famiglie e i bambini"

"Al momento non è frequentato e frequentabile"

Paolo Pre'

Di Agata Alba È vero nel nostro territorio permangono gravi problemi di viabilità e stiamo assistendo ad una grave crisi dell’agricoltura messa in ginocchio dal tempo "bizzarro" che ci ha colpiti negli ultimi mesi, una altalena continua di caldo anomalo, siccità ed improvvise gelate ma non possiamo dimenticarci anche di quei problemi, magari all’apparenza di minor importanza agli occhi di qualcuno, che però fanno parte del quotidiano di chi vive nei piccoli centri. Ne è un esempio il parco giochi di Borgo Priolo, realizzato circa 15 anni fa in memoria di una giovane residente morta in un incidente stradale, e che ad oggi versa in estremo stato di abbandono, anche in seguito al colpo di grazia inferto dal "comportamento

poco civile" di alcuni ragazzi, e che merita di essere riqualificato anche in virtù di un oggettivo problema di sicurezza per i bambini che dovrebbero usufruirne. Un parchetto piccolino ma che rappresenta, secondo Clara Molinari (mamma di due bambini): "Qualcosa di fondamentale nel nostro comune, anche perché non c’è altro punto di ritrovo per i bimbi. Basterebbe sistemare lo scivolo e mettere qualche altalena". Della stessa opinione è Anna Henke (mamma di una bambina) che aggiunge: "Perché dobbiamo sempre essere ospiti di altri paesi come intrusi? Sarebbe bello passare qualche ora in compagnia delle mamme e dei bimbi dopo l’asilo!". Al coro di mamme attente al benessere dei propri bimbi si aggiunge anche Carmen Menchetti : "Il parco giochi attualmente non è frequentato e frequentabile ma sarebbe proprio bello se fosse risistemato perché diventerebbe un luogo di aggregazione, di socializzazione e di arricchimento per tutti". Opinione condivisa anche da Elisa Spagnoli, la quale sottolinea il fatto che "a beneficiarne sarebbero anche i bambini che frequentano le scuole di Borgo Priolo e provengono dai comuni limitrofi. Nei paesi che frequento per lavoro - aggiunge Carmen - noto che il parco giochi è un forte richiamo per le famiglie e i bambini anche nei giorni festivi. Ad oggi, se voglio far giocare i miei bimbi, mi sposto di paese, invece quando il mio primo bimbo era più piccolo, un paio di anni fa, se mi capitava di arrivare in centro al paese per qualche commissione, mi fer-

mavo al parco giochi per far giocare il bimbo anche se era già un po' trascurato". La situazione è nota all’amministrazione, che abbiamo naturalmente sentito, nella persona del sindaco, Paolo Pre'. "Sono perfettamente a conoscenza delle condizioni in cui versa il parco giochi e degli interventi di cui necessita. Tutti i comuni, incluso il nostro, ogni anno fanno una verifica delle dotazioni economiche e finanziarie a loro disposizione e devono fare i conti con le esigenze, tante nell’amministrazione della cosa pubblica, e non sempre si possono accontentare tutti.La maggior parte di questi capitoli vanno in favore delle scuole e nel nostro comune sono due: infanzia e primaria. Un impegno economico non indifferente visto che interveniamo anche a livello progettuale garantendo il pre scuola e post scuola, quest’ultimo con un minimo contributo da parte delle famiglie. Siamo in attesa dell’accredito di alcuni fondi ministeriali da utilizzare in gran parte proprio al rifacimento del parco giochi di cui abbiamo già preventivato oltre all’inserimento di alcuni giochi, il rifacimento della pavimentazione con materiali antitrauma e della recinzione che non sarà più in legno". Sapeva che alcune mamme, si erano anche dette pronte a scendere in campo con raccolte e vendite dolci finalizzate ad accelerare i tempi? "Al momento non c’è questa necessità, siamo in attesa, come le ho già detto, dell’accredito da parte del ministero ed auspichiamo di iniziare i lavori per questa estate, tempi ministeriali permettendo!". Auspicio al quale si associano le mamme, in quanto, obiettivo comune di tutti, amministrazioni e cittadini, "dovrebbe essere" quello di garantire spazi adeguati alle esigenze dei bambini ed il rispetto di questi ultimi tradotto nel loro utilizzo civile.


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il primo campo coni della provincia di pavia

Roberto Lanzarotti

Di Christian Draghi Si insedierà presso il centro sportivo di Casteggio il primo campo Coni della Provincia di Pavia. Calcio ma non solo: l’obiettivo è avvicinare i più piccoli allo sport con una visione il più possibile a 360 gradi. Niente attività agonistica, ma formazione e valori sportivi da insegnare a bambini e giovanissimi in una fascia d’età particolarmente importante per la crescita. Ci vorrà all’incirca un anno perché il progetto diventi operativo, ma una volta attivato avrà anche un aspetto positivo sotto il profilo occupazionale visto che regalerà più opportunità lavorative a chi ha una laurea in scienze motorie. Ad annunciarlo è il responsabile provinciale del Coni Roberto Lanzarotti. Lanzarotti, com’è nata l’idea di aprire questo centro e perché proprio a Casteggio? "La proposta nasce dal Coni stesso, che si è impegnato a riattivare questo tipo di servizio, che fino a

una decina di anni fa era offerto dai Cas, ovvero i Centri per l’Avviamento allo Sport, poi chiusi in seguito alle difficoltà economiche non indifferenti cui il Coni era andato in contro soprattutto a causa del crollo degli introiti legati al Totocalcio. La scelta è ricaduta su Casteggio perché esiste già un centro sportivo che ben si presta ad ospitare varie attività". Quali saranno le attività sportive praticate? "Al momento abbiamo avuto l’adesione del calcio con l’Fbc Casteggio, del Movimento Acqua per il nuoto, dell’Asd Roller Dream per il pattinaggio e Pallavolo Casteggio per la Fipav. Ci dispiace non essere ancora riusciti ad ottenere l’adesione della pallacanestro. Il nostro obiettivo è portare più realtà possibili ad aderire al progetto, in modo da poter offrire alla nostra utenza un ventaglio di attività il più ampio possibile". A chi è rivolto questo progetto? "A bambini in due fasce d’età. La prima è compresa tra i 5 e i 7 anni, la seconda va dagli 8 ai 12. L’obiettivo è educare i ragazzi ai valori dello sport. Infatti il consiglio che diamo ai genitori, se ne hanno la possibilità, è di far provare ai loro figli il maggior numero di sport possibili. In questa fase non ha senso cercare la specializzazione o la ricerca del talento, che potrà arrivare in un momento successivo. Ciò che conta è sperimentare e apprendere". In quale fase siamo in questo momento? Quanto ci vorrà per vedere il progetto attivato e a pieno regime? "In questo momento si sta organizzando la fase della formazione dei tecnici che poi andranno a lavorare con i bambini. Non è una fase semplice perché servono persone laureate in scienze motorie e non tutte le società sportive le hanno a disposizione. E’ anche una fase piuttosto delicata perché è importante che il personale sia formato e qualificato in maniera corretta: lavorando con bambini in quella fascia d’età è essenziale che tutti sappiano bene quello che stanno facendo. Per quanto riguarda l’attivazione del progetto è ancora difficile dare una tempistica concreta.

CASTEGGIO

"La scelta è ricaduta su Casteggio perché esiste già un centro sportivo"

Potrebbe volerci intorno all’anno. A fine maggio intanto ci sarà una grande festa al centro sportivo per iniziare a presentare il progetto". Cosa ci può dire dello stato di salute delle realtà dilettantistiche nella provincia? "Partiamo dal presupposto che siamo un territorio ampio ed eterogeneo geograficamente, perché si va dall’Alto Oltrepò alla Lomellina, dove cambiano non solo i paesaggi ma anche il tipo di vita. Detto questo bisogna considerare che a livello di popolazione non siamo una provincia numerosa. Nonostante queste situazioni di partenza che possono apparire poco favorevoli posso dire che l’attività sportiva sia praticata in modo molto diffuso. Per capirci meglio: in provincia di Pavia sono circa 1300 le associazioni sportive affiliate al Coni, delle quali 600 circa sono associate alle Federazioni Sportive Nazionali, 700 invece agli enti di promozione sportiva, discipline associate ed associazioni benemerite". Quali sono gli sport più praticati? "Nel pavese, così come nel resto della Lombardia, sono, in ordine per numero di praticanti: calcio, pesca sportiva e attività subacquea, pallacanestro e pallavolo". Quali sono i problemi maggiori con cui queste realtà devono confrontarsi? "Posso dire che sicuramente sono di natura economica. Mancano i finanziamenti, il Coni ha chiuso i rubinetti e di conseguenza la maggior parte delle società sportive vive di volontariaro. Questo può rappresentare un limite importante". Come se ne esce? "Cogliendo l’opportunità per sviluppare al meglio i settori giovanili e i vivai delle rispettive società. Valorizzando i nostri giovani, per crearci in casa i nostri campioni, partendo dalle radici e dai valori essenziali dello sport".


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CASTEGGIO

"c'è la necessità di attivare lo stato di calamità naturale"

Centinaio: "L’incontro è andato bene, anche se mi aspettavo più gente"

Gian Marco Centinaio

Di Elisa Ajelli Si è tenuto all’area Truffi di Casteggio l’incontro organizzato dalla Lega Nord per discutere dei danni provocati alla vinicoltura e alla frutticoltura dalla gelata di aprile. E' stato soprattutto il senatore leghista Gian Marco Centinaio a volere fortemente questo ritrovo. Come mai avete optato per Casteggio come sede del dibattito? "Perchè il Sindaco Callegari, appena ha saputo che volevo organizzare questo incontro, mi ha chiamato e ha messo a disposizione la sala. E' stato gentilissimo e lo ringrazio ancora". Centinaio perché questa scelta di ritrovarsi per discutere? "Abbiamo voluto trovarci per discutere delle possibili soluzioni a un problema grave come questa gelata. L’incontro è andato bene, anche se mi aspettavo più gente. Sono state invitate le associazioni di categoria, i sindaci della zona, i produttori e le forze politiche. C’eravamo solo noi della Lega, ma onestamente gli esponenti del Pd avevano annunciato l’impossibilità di presenziare in quanto impegnati con le primarie e ci sentiremo sicuramente nei prossimi giorni per fare il punto della situazione. Anche con le altre forze politiche il dialogo è aperto.

Voglio mettere l’accento sulla gravità ed eccezionalità dell’evento. Era infatti dal 1930 che non c’era una situazione simile. C’è la necessità da parte dei sindaci della comunità montana e dei privati di attivare lo stato di calamità naturale, secondo i termini previsti dalla Regione. Essendo però un evento assicurabile non è detto che lo stato di calamità naturale venga dato ed è per questo che la politica deve intervenire, per due motivi. Il primo è che ci sono parecchi agricoltori che non hanno assicurato i loro averi dalle gelate. Secondo, perché le assicurazioni coprono a malapena il 50% e di conseguenza si corre il rischio che alcune aziende finiscano davvero male". Cosa avete proposto per cercare di risolvere la situazione? "Quello che noi chiediamo a Regione Lombardia, all’Europa, ma soprattutto al governo, è che si attivi la stessa procedura usata in regioni colpite da eventi gravi come il terremoto o come altre gelate avvenute in Puglia e Basilicata anni fa. In questi casi il governo era intervenuto dando finanziamenti agli agricoltori, nonostante si trattasse di una calamità che poteva essere assicurata. Bisogna che venga garantita e gestita l’eccezionalità dell’evento". Anche il suo collega Ciocca è intervenuto durante questo incontro. "Sì, ha presentato un’interrogazione parlamentare a livello europeo in modo tale da poter interagire con l’Europa". E' emerso altro durante il dibattito? "Contemporaneamente alla questione prioritaria della richiesta di calamità naturale, c’è l’apertura ad un tavolo più ristretto tra la politica e le associazioni di categoria, in modo tale da andare a verificare quali possono essere le modifiche tecniche che potrebbero essere fatte per esempio a livello assicurativo e legislativo". Possiamo quindi parlare di incontro positivo? "Sì, sono soddisfatto, sia per come si è svolto l’in-

contro, sia per come si sta lavorando tutti insieme di fronte a questo problema. Questo evento spiacevole ci ha permesso di aprire una collaborazione e un tavolo comune; se dovesse succedere qualcosa di simile in futuro si potrà agire insieme senza colori di partito, ma solo per il bene del territorio". All’incontro era presente anche Ivan Elfi, assessore della Comunità Montana, che ha spiegato come sui 19 comuni della comunità, il danno più grave riguardi vigneti, ma anche frutteti e apicoltura. In che modo il territorio è stato colpito? "Su 2500 ettari di vigneti circa la metà è stato danneggiato da gelata. Per quanto riguarda invece i frutteti, su 200 ettari totali circa il 90% è andato distrutto. Questi due comparti hanno subito quindi ingenti danni. Per i frutteti la produzione sarà purtroppo a zero. Per i vigneti non colpiti, invece, l’annata si preannuncia eccezionale, viste le escursioni termiche che ci sono state. Non è andato tutto perduto fortunatamente: la parte che si è salvata promette bene. Infine, anche l’apicoltura risentirà, come già successo l’anno scorso, dell’andamento climatico. La fioritura è infatti inesistente e quindi non si riesce a produrre niente".

Ivan Elfi


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"i conti del comune sono in ordine e non ci sono dissesti"

Di Christian Draghi Il comune di Verretto accelera sul progetto di fusione con la vicina Casteggio: a breve si terrà un'assemblea pubblica per spiegare alla cittadinanza la bontà del progetto, con la speranza di arrivare al referendum magari entro l’anno. Conclusa non senza polemiche l’esperienza di Agorà, l’Unione con il comune di Lungavilla su cui il sipario è calato definitivamente lo scorso 31 dicembre, il piccolo centro oltrepadano si ritrova isolato ad affrontare una sfida amministrativa sempre più difficile considerata l’inarrestabile emorragia dei finanziamenti statali. Il sindaco Luigino Polin specifica che "i conti del comune sono in ordine e non ci sono dissesti", ma non può fare a meno di far notare come ritrovarsi senza più neppure i contributi annuali che si ricevevano per l’Unione riduca l’attività di governo ad ordinaria amministrazione senza lasciare spazio ad alcun progetto di ampio respiro. Tanto che la strada da seguire – né è convinto il primo cittadino – sia per forza di cose quella di fondersi con un’altra realtà più grande. Polin, facciamo un passo indietro e partiamo dalla fine di Agorà. Un'Unione di comuni che da molti era stata presa a modello cui ispirarsi e che era andata avanti per 14 anni. Cosa è successo poi? "Bisognerebbe chiederlo più che altro al comune di Lungavilla, perché la scelta di uscire dall’Unione è stata loro. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata la richiesta da parte del comune di Lungavilla, di assumere la figura di un nuovo tecnico, nello specifico un geometra, cui noi ci eravamo opposti per una serie di motivi: prima di tutto perché la fine dell’Unione era già nell’aria e, di conseguenza, il nuovo contratto sarebbe poi rimasto sulle spalle a noi dato che l’assunzione in oggetto poteva essere effettuata solo da noi in quel periodo per motivi burocratici. Ma si era trattato, come detto, della famosa goccia in un vaso già colmo. Hanno deciso che non conveniva più restare in Agorà, personalmente non condivido perché bisogna ricordare che, per 14 anni, grazie ai contributi ottenuti proprio per il fatto di essere in Unione, abbiamo incassato una media di 200mila euro all’anno. 40mila per Verretto e 160mila per Lungavilla. Non sono pochi soldi per delle piccole realtà”. Però il sindaco di Lungavilla aveva fatto notare come, dai 300mila euro di finanziamenti dei primi

anni si fosse arrivati ai 100 mila dell’ultimo… "Sì, però va detto che l’ultimo anno ci erano stati assegnati meno fondi perché la fine dell’unione era già nell’aria. In ogni modo non capisco a chi giovi non essere più in Unione, visto che permetteva anche di evitare le ganasce del patto di stabilità. Per pochi poi che fossero, quei finanziamenti che arrivavano adesso non arrivano più. Né a noi, né a Lungavilla… Il fatto poi che per 14 anni sia andata bene e all’improvviso si sia deciso di recedere mi lascia pensare che qualcuno abbia sbagliato qualcosa. O è stato sbagliato restare insieme tutto quel tempo oppure lo è stato sciogliersi. Così la vedo io". Sta di fatto che oggi siete da soli. Come ve la cavate? "Come un comune di 350 abitanti. Non si può far altro che far quadrare il bilancio e garantire l’ordinaria amministrazione e i servizi di base con qualche sacrificio. Le tasse comunali non si possono alzare, l’unica su cui potevamo intervenire, la Tari, l’abbiamo lasciata invariata per non gravare sulle tasche dei cittadini. Sta di fatto però che amministrare in queste condizioni ha poco senso". Da qui l’idea di fondervi con Casteggio? Com’è andata? "Mi ero rivolto al sindaco Callegari perché per noi di Verretto Casteggio è già un punto di riferimento naturale per servizi come la banca, oppure per il mercato. Callegari non era favorevole all’idea di una nuova Unione e ha proposto una fusione. A noi sembra una soluzione ragionevole, anche perché credo che il futuro guardi in quella direzione, almeno per i comuni sotto i 1.000 abitanti”. Quali benefici vede in questa fusione? “Sicuramente le spese di gestione si ridurrebbero di molto e si potrebbero ottenere contributi statali non indifferenti visto che queste fusioni sono molto incoraggiate a Roma. Poi ci sarebbero tutta una serie di benefici nei servizi. Basti pensare che ad oggi a Verretto abbiamo un solo vigile, che andrà presto in pensione e che è costretto a fare anche i lavori amministrativi”. Qualche contro? “Bisogna approfondire l’aspetto relativo alle tasse e capire cosa accade una volta che ci si fonde”. In altre parole qualcuno potrebbe dirle che non intende pagare le tasse che si pagano a Casteggio… “Esatto, però bisogna ragionare con attenzione su que-

VERRETTO

Fusione: "Casteggio è già un punto di riferimento naturale per servizi"

Luigino Polin sto aspetto: alcune differenze sono veramente minime e non sempre a svantaggio di Verretto. Per degli zero e virgola, intendiamoci, ma su certe cose si paga meno a Casteggio”. I suoi cittadini cosa ne pensano? “Indiremo un’assemblea pubblica per informarli e sentire la loro opinione. Posso dire che al momento c’è chi si dice favorevole e chi meno, con una leggera preferenza per la fusione perché credo che la gente capisca bene le difficoltà cui andiamo incontro”. Alla fine comunque saranno proprio i cittadini a decidere attraverso un referendum. Cosa può dirci dell’iter burocratico che porta alla fusione? “Prima di tutto i consigli comunali dei due comuni che intendono fondersi devono emettere una delibera in tal senso. Poi la palla passa alla Regione, che decide in merito e indice il referendum. Perché la fusione avvenga i ‘sì’ devono prevalere in entrambi i paesi”. Alcuni suoi colleghi sindaci si sono detti scettici, se non contrari, all’idea della fusione. Crede che si tratti di campanilismo o ci sono altre difficoltà da considerare? “Credo si tratti di un insieme di cose. Il campanilismo in alcuni casi può esserci, come è vero che alcuni comuni che hanno appena avviato nuove unioni possano ragionevolmente voler attendere per vedere dove li porta la strada intrapresa. Qualcun altro poi magari ha paura del referendum perché, se porta a votazione un’idea che poi viene bocciata gli tocca dimettersi. In generale credo che servirebbe un intervento del Governo in questo ambito. Una direttiva che obblighi, in un lasso di tempo ben definito, certi comuni a fondersi. Lasciare alla volontà dei singoli enti la decisione non porterà a svolte”.


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Una lunga tradizione da raccontare, rileggere e studiare

Oltrepò Pavese, storico scrigno della vitivinicoltura italiana L’Oltrepò Pavese, sin dai tempi di Strabone, era considerato zona di vini di qualità. Oggi è il primo "terroir" vitivinicolo di Lombardia. La scorsa vendemmia in Oltrepò si è prodotto il 62% del vino della Lombardia DOCG, DOC e IGT. L’Oltrepò Pavese è quel lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Liguria. Tale peculiare caratteristica rende l’Oltrepò Pavese ricco di culture, lingue, tradizioni e cucine differenti ma ben integrate tra loro. La produzione enologica dell’Oltrepò Pavese a indicazione geografica è suddivisa in:1 Docg (Oltrepò Pavese Metodo Classico); 7 Doc (Bonarda dell’Oltrepò Pavese, Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese, Casteggio, Oltrepò Pavese, Oltrepò Pavese Pinot grigio, Pinot nero dell’Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese); 1 Igt (Provincia di Pavia). La vitivinicoltura nell'Oltrepò Pavese è antichissima e i primi documenti scritti risalgono a Plinio e a Strabone che nel 40 a.C., passando con una legione romana, scrisse "vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi". I 13.500 ettari vitati dell’Oltrepò Pavese corrispondono alla superficie occupata da 18.900 campi da calcio della dimensione dello Stadio Olimpico. Mettendo in fila i 54 milioni di piante di vite d’Oltrepò (a distanza di 1 metro come sono solitamente disposte nel filare) si potrebbe fare 1,3 volte il giro del mondo. La missione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese è tutelare e promuovere una delle prime cinque storiche Denominazioni d’Italia per numero di ettari vitati: 13mila 500. Sulle colline oltrepadane i vitigni più rappresentativi sono: Croatina, Barbera, Pinot nero, Riesling e Moscato. Il prodotto bandiera è il Metodo Classico, compreso il "Cruasé", marchio collettivo riservato ai soci che identifica le bollicine Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG rosé da uve Pinot nero; il vino della tradizione è il Bonarda, la cui produzione tocca i 20 milioni di bottiglie. Il bianco più caratteristico è il Riesling; il rosso più internazionale è il Pinot nero. I vitigni: l'Oltrepò Pavese è antica dimora della vite. Un’importante testimonianza arriva dal reperto di un tralcio di vite, risalente ai tempi preistorici, trovato nei pressi di Casteggio, un tempo Clastidium, che passò agli onori delle cronache per essere stata teatro di una delle battaglie tra Annibale il Cartaginese e l’esercito romano. Strabone, ai tempi dei Galli paleoliguri, addirittura attribuì all’Oltrepò Pavese l’invenzione della botte. Nei suoi testi fu descritta di dimensioni più grandi delle case. Nei secoli successivi, s’incontrano poi altre testimonianze. Andrea Bacci, per esempio, nel XVI secolo, descrisse i vini di tale zone con il termine "eccellentissimi". L’Oltrepò Pavese vitivinicolo trova in senso moderno le sue radici nel secolo scorso, nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel periodo. E’ sufficiente ricordare che nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni. Oggi sono circa una dozzina quelli di maggior diffusione, seppure non mancano produttori che a salvaguardia

della loro cultura aziendale hanno raccolto qualche testimonianza del passato, come Moradella o Uva della Cascina o altre varietà ancora. Il panorama vinicolo oltrepadano è ancora molto ricco, soprattutto per quanto concerne le tipologie di vino prodotte. La gamma dell’offerta è molto vasta. Il Pinot nero è il grande e incontrastato protagonista della produzione di vino spumante prodotto con il Metodo Classico, grazie anche al lavoro intrapreso dell’allora ministro Agostino Depretis. Quest’ultimo fu colui che per primo intuì la potenzialità del Pinot nero impiantato in alta collina e diede il via alla sua introduzione in Oltrepò Pavese. Tale operazione incuriosì gli spumantisti piemontesi, che videro in questa terra un ricco e importante serbatoio per le loro aziende. In quel periodo, non furono solo i piemontesi a parlare di spumante, ma anche qualche produttore del territorio. Tra questi spicca il nome del Conte Carlo Giorgi di Vistarino e quello dell’ingegner Domenico Mazza di Codevilla, il quale

arrivò persino a progettare e a produrre una bottiglia particolare per lo spumante, in grado di resistere alle alte pressioni. Ancor oggi è possibile vedere qualche raro esemplare etichettato con la scritta "Champagne dell'Oltrepò".


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Un anno e mezzo di lavoro per arrivare alle nuove regole

Riforma dei disciplinari e nuova tracciabilità, così l’Oltrepò guarda al futuro Il Consorzio continua a puntare sul dialogo. Altri 3 incontri zonali per condividere gli obiettivi di un massiccio percorso di riordino e di regole nell’interesse collettivo. Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese ha organizzato e svolto una serie d’incontri d’approfondimento sull’iter di riforma dei disciplinari in corso da un anno e mezzo, con autorevoli partner scientifici e un metodo di lavoro improntato sin dall’inizio all’ascolto del territorio, alla raccolta d’idee e di osservazioni. Il consiglio d’amministrazione del Consorzio, per proseguire sulla via del dialogo e della condivisione, ha organizzato tre incontri zonali a Casteggio, Santa Maria della Versa e Broni per presentare la riforma dei disciplinari di produzione DOCG, DOC e IGT al mondo agricolo. Il presidente, Michele Rossetti, riassume così il senso di un impegno che prosegue verso il traguardo. Circa un anno e mezzo fa avete avviato un profondo processo di revisione dei disciplinari, qual è stato il metodo? "Sono diventato presidente in un momento di emergenza e insieme al Consiglio abbiamo deciso di reagire prontamente. Innanzitutto abbiamo ampliato il Cda a tutte le associazioni agricole e alla Camera di commercio, perché volevamo che la nostra azione fosse improntata ai principi del pluralismo e della condivisione. In parallelo abbiamo deciso di adottare un rigoroso metodo scientifico che partisse dall’analisi oggettiva del mercato, della produzione e dei suoi numeri per individuare gli scenari più corretti. In questo lavoro ci siamo avvalsi del supporto e della collaborazione di partner autorevoli e qualificati: l’Unione Italiana Vini e l’Università degli Studi di Milano per la revisione dei disciplinari, l’Università Iulm e l’Università di Pavia per l’analisi dei trend di mercato. In forza del nostro ruolo, non potevamo poi prescindere dall’ascolto del territorio, quindi abbiamo coinvolto erga omnes tutta la filiera per arrivare a un quadro sinottico delle varie proposte – e devo dire che il territorio si è rivelato nel complesso allineato - da cui sono state eliminate quelle incoerenti o inattuabili con i dati di mercato e di produzione e con il quadro normativo. Finalmente, pochi giorni

fa sono state restituite le bozze definitive del disciplinare che sono pronte ad andare in assemblea per ulteriori osservazioni. È stato un lavoro importante, impegnativo ma soprattutto culturalmente innovativo per come è stato portato avanti. Ora siamo alla vigilia del debutto". Quali sono i pilastri di questa riforma? "Innanzitutto la tracciabilità completa attraverso la fascetta di Stato: qui in Oltrepò arrivare alla maturità su questa scelta non è un fatto scontato, visto che molti anni fa vi furono accese battaglie sulla forma e sostanza dei controlli quando erano totalmente in capo al Consorzio. Poi la condivisione, essendo oggi il tema della rappresentatività molto attuale nel mondo consortile in tutta Italia. Noi stiamo lavorando per trovare un sistema di avvicinamento tra i piccoli produttori e i grandi gruppi, di disegnare un percorso che possa essere di soddisfazione per entrambi: non mortificare la quota ponderale ma neanche mortificare il voto capitario, la libera capacità di espressione dei piccoli-medi produttori, che talvolta non portano grandi numeri ma sicuramente grande valore aggiunto. Il terzo pilastro è proprio il metodo scientifico adottato, che si è tradotto in riduzione delle rese, eliminazione della pletora di tipologie che sono presenti nel nostro disciplinare, cercando di rimettere in fila la piramide qualitativa… Sono tutti temi che vanno affrontati con massima condivisione e metodo scientifico a partire da dati oggettivi". E per quanto riguarda la ridefinizione della piramide qualitativa dell’Oltrepò? "Il lavoro da fare non può prescindere anche qui dall’analisi scientifica dei dati che contraddistinguono la nostra realtà vitivinicola. Ecco allora che il rilancio del nostro territorio passa attraverso i grandi numeri della Bonarda, la grande qualità del Metodo Classico, l’eccellenza del Riesling, oggi nascosta all’interno di una produzione un po’ confusa, e ovviamente il Pinot nero. Siamo la terza zona al mondo come superficie investita con questo vitigno, un patrimonio che dobbiamo essere capaci di sfruttare al meglio. Insieme alle imprese dobbiamo condividere e puntare su questo scenario".

Michele Rossetti

Guardando sempre i numeri, 13.500 ettari vitati e una produzione volumicamente notevole necessariamente portano l’Oltrepò – per quanto riguarda alcune produzioni - a essere un bacino di approvvigionamento di vino per altre zone. Come vede la gestione dello sfuso e l’imbottigliamento fuori zona? "C’è un caso di studio: sistemi di successo come il Prosecco hanno trovato negli imbottigliatori dei partner affidabili e interpreti della qualità e della diffusione del prodotto. Il punto nodale è quindi riuscire ad assicurare, attraverso interventi di maggiore o più puntuale controllo, che il vino – che sia prodotto da una cooperativa o da un privato – abbia una chiara tracciabilità e una chiara rispondenza al vigneto d’origine. Una volta fatta quest’operazione, l’imbottigliamento è un’operazione che può avvenire anche all’esterno della filiera purché alle regole e alle condizioni che la filiera dispone per sé. Naturalmente questo discorso va sempre commisurato ai dati di produzione: se la Bonarda si esprime con numeri tali da dover trovare negli imbottigliatori dei partner quasi indispensabili, ci sono altre denominazioni – e mi riferisco per esempio al Sangue di Giuda – dove la necessità è esattamente quella contraria. È una piccola denominazione, zonata, che sta avendo un ottimo successo, che può e dev’essere gestita da noi come sistema Oltrepò".

Si rafforzano i controlli per offrire maggiori garanzie ai consumatori

Vigilanza di mercato, il Consorzio in campo a tutela della qualità Il Consorzio svolge controlli nei punti vendita di piccola, media e grande distribuzione chiedendo a tutti di collaborare con tempestive segnalazioni Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese ha rafforzato l’attività di vigilanza di mercato, in strettissima collaborazione con l’ufficio territoriale di Milano dell’Ispettorato centrale delle tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Decreto MIPAAF 5 novembre 2012, pubblicato in G.U. n.27 del 19.11.2012, incarico "erga omnes" di autorizzazione a svolgere le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alle

DOP dell’Oltrepò Pavese). L’attività di vigilanza di mercato, consiste nella verifica che le produzioni tutelate rispondano ai requisiti previsti dai disciplinari di produzione. Tali attività di verifica sono espletate nella fase della commercializzazione, che va dai punti vendita aziendali, ai punti vendita all’ingrosso, passando da enoteche, ristorazione, ecc.; la vigilanza riguarda anche i prodotti similari, commercializzati sul territorio dell’Unione Europea che, con false indicazioni sull’origine e sulle qualità specifiche dei prodotti medesimi, possano ingenerare confusione nei consumatori e recare danno alle produzioni DOP e IGP.

L’attività si articola sia su un programma concordato annualmente con l’ufficio ICQRF di Milano e approvato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sia sulle segnalazioni che vengono inviate dai consumatori ai nostri uffici, le quali devono essere il più tempestive possibile, affinché si possa procedere con l’accertamento e prendere i dovuti provvedimenti nel minor tempo possibile. A questo scopo il Consorzio chiede ai consumatori di rivolgersi ai suoi uffici qualora a conoscenza di comportamenti fraudolenti, che possano compromettere la reputazione e il prestigio del territorio e dei vini a DOP Oltrepò Pavese.


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"o interviene lo Stato oppure l’area deve tornare libera"

Di Christian Draghi

Un comune costretto a tenersi in grembo un "bimbo morto", un sindaco preoccupato per la salute dei suoi concittadini, lungaggini burocratico-giudiziarie al limite dell’inverosimile e una situazione che si protrae da ormai oltre 10 anni. La storia di Santa Giuletta e della ex Vinal, la storica distilleria di grappa chiusa nel 2006, si trascina ormai da un tempo troppo lungo, soprattutto se si tiene conto che l’ex fabbrica rappresenta una vera e propria bomba ecologica che – lo scongiuro è d'obbligo - potrebbe "esplodere" creando gravissimi danni per il territorio. Già nel 2013 uno sversamento di olio combustibile aveva causato danni ambientali con cui ancora si deve fare i conti. Oggi la ex Vinal, con i suoi 15mila metri quadrati di amianto e un lungo elenco di sostanze tossiche ancora da smaltire, è per il paese e il suo sindaco Simona Dacarro una grossa spina nel fianco. All'inizio di marzo una visita della commissione bicamerale, avvenuta grazie all’interessamento del senatore pavese Luis Orellana, aveva fatto sperare in una soluzione della vicenda in tempi brevi. Ad oggi però le attese "buone nuove" non sono ancora arrivate. Sindaco, come mai non si riesce a venire a capo di questa situazione? Perché non si può intervenire su quest’area e bonificarla o, quantomeno, metterla in sicurezza? "Purtroppo l’area dell’ex Vinal è sotto sequestro giudiziario, attuato dalla Procura di Nocera Inferiore, quindi non qui a due passi, dal febbraio del 2006, quando l’azienda dichiarò il fallimento. Prima della sentenza di fallimento però la proprietà aveva venduto lo stabilimento con un paio di operazioni, prima ad una società, poi ad un’altra in un tempo breve. Come molto spesso accade per le operazioni eseguite in vista del fallimento, il curatore fallimentare aveva chiesto la revoca della vendita per poter nuovamente disporre dell’immobile. Da allora la situazione è però bloccata, impantanata nella burocrazia e in attesa di un giudizio". Sta dicendo quindi che al momento non si sa neppure di chi sia l’area? "L’ultimo proprietario riconosciuto era Antonio Marrone, deceduto da poco, che l’aveva rilevata negli anni 80 per poi cederla. I nostri controlli oggi la attribuirebbero alla società Intervini, ma dato che è sotto sequestro e c’è una procedura giudiziaria in corso, non possiamo che attendere il verdetto del tribunale per capire". Nel frattempo però non si può intervenire per mettere in sicurezza l’area… Nel 2013 c’era stato uno sversamento piuttosto grave. Com’è la situazione adesso? "Nel 2013 ci fu uno sversamento di olio combustibile dovuto alla rimozione di un tappo di uno dei serbatoi. L’olio finì dal piazzale antistante ai canali di scolo. L’intervento immediato permise di evitare l’inquinamento delle acque, come testimoniarono i dati Arpa, mentre sui terreni si sta ancora intervenendo per la bonifica, con continui periodici interventi di monitoraggio". Chi finanziò quella bonifica? "Regione Lombardia, con 350 mila euro".

Simona Dacarro

Da allora più nessun intervento. Quanto costerebbe oggi bonificare l’area? "Difficile stabilirlo con precisione. La cifra che gira è di almeno 5 milioni di euro e crediamo sia verosimile. Secondo uno studio recente solo rimuovere l’amianto e i materiali presenti costerebbe tra gli 800mila e il milione e seicento euro. Solo per uno studio preciso relativo agli interventi da attuare servirebbero quasi 20mila euro. Sono cifre ben al di là della portata del Comune". Ma almeno rimuovere l’amianto e i materiali presenti non sarebbe possibile? Se non altro per una parziale messa in sicurezza? "Noi lo auspichiamo, ma come ho detto, dal punto di vista tecnico è una procedura che va studiata e comunque finanziata. Ad oggi non è chiaro neppure a chi spetti questa responsabilità". Sa dirci esattamente che tipo di sostanze giacciono nell’industria abbandonata? Ricordiamoci che si trova nell’area compresa tra la strada provinciale e la ferrovia. "Ci sono circa 15mila metri quadrati di lastre contenenti cemento amianto che si stanno ormai sgretolando, ci sono poi oli combustibili, alcool, oli amilici e acidi, in particolare quello solforico, che sversano sul suolo e possono rappresentare una fonte di inquinamento per le falde acquifere sottostanti. Gli oli combustibili sono contenuti in due serbatoi, uno contenente 1000 ettolitri, l’altro 300. Non vanno dimenticati 4.000 litri di oli esausti, 1000 litri di acido muriatico in 5 fusti, altri 4.000 litri di oleina, poi solventi chimici, cianuro di potassio, olio di sansa e altri inquinanti. Tutte queste sostanze sono elencate nell’esposto di 150 pagine realizzato dall’avvocato Vincenzo Toscano, attuale custode giudiziale dell’area, in cui si parla di pericolo per la salute pubblica. Il curatore fallimentare è invece l’avvocato Michele Laperuta". Beh, a pensare che tutte queste sostanze giacciono

SANTA GIULETTA

Bonifica ex area Vinal: "La cifra che gira è di almeno 5 milioni di euro"

lì, a due passi da case e terreni…Non avete notizie riguardo ai tempi necessari per venire a capo della vicenda? "Abbiamo da poco ricevuto una comunicazione da parte dell’avvocato Laperuta in cui si dice che il giudizio ‘dopo lunga istruttoria è in fase decisionale’. Di tempi precisi però non si parla". Quali sarebbe secondo voi la mossa migliore per risolvere il problema? "Beh, o interviene lo Stato oppure l’area deve tornare libera e in possesso di qualcuno, in modo che possa essere venduta. A quel punto chi la rilevasse potrebbe provvedere alla bonifica".

1941-2005: la Vinal Spa

Una delle più grandi aziende produttrici di acido tartarico Di Christian Draghi

L’ex industria Vinal occupa un’area di 38mila metri quadrati. L’intera proprietà però è più estesa, e coinvolge in tutto una cinquantina di ettari di terreni buona parte dei quali attualmente affidati agli agricoltori che versano un canone d’affitto, attualmente nelle disponibilità del custode giudiziario. La Società Vinal (Vinicola italiana naturali accelerate lavorazioni) SpA iniziò l’attività nel 1941 come azienda per la produzione di vino passito. L’intraprendenza commerciale del fondatore, Mario Pozzi, lo portò a pensare di valorizzare le vinacce reflue della vinificazione per farne grappa e alcool. Vinal diventò ben presto una grande ditta producendo anche alcool assoluto per usi alimentari e industriali. Divenne inoltre una delle più grandi aziende produttrici di acido tartarico, anche questo estratto dalle vinacce, molto richiesto dalle industrie per l’uso in molti settori, da quello farmaceutico a quello tessile. L’azienda fu poi ceduta ad un’altra ditta specializzata nella produzione di lieviti per l’enologia e la panificazione. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 2005, lo stabilimento chiude i battenti dopo un lungo periodo di declino. Dal 15 febbraio del 2006 venne posto sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Nocera inferiore. Da allora versa in una situazione di abbandono e degrado.


BRONI

34 MAGGIO 2017 il Periodico "per Broni, per la Provincia ed il nostro Oltrepo, Giancarlo Abelli c'è sempre stato!"

"Il Carbonetti ma anche l'Enoteca sottraggono soldi alle casse comunali" Di Lele Baiardi

Classe 1951, bronese, da decenni impegnato politicamente per la sua città, in passato anche con deleghe d'assessorati, attualmente consigliere di minoranza. Abbiamo incontrato Ezio Maggi. Le chiederei una sua sintetica biografia politico-amministrativa "Politicamente, da ragazzo, inizio a frequentare una sorta di comitato cittadino legato alla DC, che in realtà era una compagnia di amici appassionati di politica, e coltivo con loro la mia giovane passione per alcuni anni. Nel 1985 affronto la mia prima campagna elettorale, in una lista civica, alle elezioni amministrative di Casanova Lonati, vincendo e ricoprendo il ruolo di vice-sindaco. Nel 1991 entro in Lega Nord, fino al 2006, quando aderisco al Popolo della Libertà, diventando coordinatore di Forza Italia". Ha sempre ricoperto ruoli amministrativi, in tutti questi anni? "No. Dopo l’incarico di vice-sindaco nel 1985 a Casanova, rientro a Broni nel 1997 come assessore ai Lavori Pubblici, delega confermata dal 2001 al 2006, sempre come Lega Nord a livello partitico. Nel lustro 2006-2011 non sono stato candidato e dal 2011 ad oggi, anche a seguito delle elezioni del 2016, sono consigliere di minoranza". Quindi la triste vicenda Fibronit, essendo stato assessore ai Lavori Pubblici nel 1997, l’ha avuta anche, per cosi dire, in carico? "La Fibronit aveva già cessato l’attività da qualche anno, nel 1993. Mi son trovato coinvolto, certamente, insieme al Sindaco d’allora Cesare Ercole, nel tentare principalmente di… capire! Quell’azienda era stata tra i principali motori occupazionali del territorio per tanti anni, veleggiava a gonfie vele in termini europei di primati economici e di forza-lavoro, e la chiusura,

Ezio Maggi mista a tutte le paure del caso, in primis certamente quelle riguardanti la salute della popolazione, erano un uragano violentissimo che si abbatteva sulla nostra realtà quotidiana. Molti sono stati gli incontri effettuati, ad esempio, proprio con il Sindaco a Casale Monferrato, altro territorio colpito dallo stesso uragano, alla ricerca della soluzione… già si studiava la bonifica da attuare, ma per tutti era materia straordinariamente complessa". Al momento, quale sarebbe la sua proposta a riguardo? "Da sempre sono stato e sono favorevole alla creazione di un parco cittadino. Non sono un tecnico del settore, ma è la risoluzione per me auspicabile di questa vicenda". Quali sono stati i progetti o le opere realizzate quando lei era assessore? "Sempre in quegli anni sono stati eseguiti molti investimenti nel Comune… Abbiamo recuperato Palazzo Orienti, ancora attuale sede del nostro Municipio, che era prima locato in Palazzo Savoia. Ed anche il Palazzetto dello Sport, fino ad allora descritto come una cattedrale nel deserto… Anche nel secondo mandato, con Sindaco Elisabetta Torrisi, ove ero Assessore allo Sport, abbiamo realizzato importanti opere stradali e, in generale, cittadine, alcune, diciamo d’ordinaria amministrazione, ma con punta di diamante la Piscina Comunale, vanto cittadino!". Quindi, una grande abilità anche nel reperire le forze economiche… "Le devo dire che le due giunte, quella dal 1997 al 2001 e la successiva, fino al 2006, sono state caratterizzate da un vero impegno di tutti i partecipanti allo sviluppo di progetti cittadini importanti. Ed avevamo un referente politico molto im-

portante, una figura che manca terribilmente al territorio, che era Giancarlo Abelli, oltremodo un personale e stimato amico. A lui rivolgevamo i nostri desideri, progetti, opportunità, e via dicendo. Era un uomo forte ed importante per tutto il territorio, per tutta la Provincia, ed ha dato molto. Badi bene che in quegli anni io facevo parte della Lega, non del suo diretto schieramento politico: ma le devo dire che per Broni, così appunto per la Provincia di Pavia ed il nostro Oltrepo, Giancarlo Abelli c'è sempre stato! Ahimè, non vedo nessuna figura così di spicco attualmente nel nostro territorio". Una progettazione territoriale che ha avuto seguito anche dopo? "Nel 2011, al mio rientro in consiglio comunale, si stava procedendo alla ristrutturazione del Teatro Carbonetti, a carico di Esselunga, cedendo l’area parcheggio. Bel recupero, certamente, dal punto di vista architettonico/strutturale, ma azione che non ha tenuto conto dei costi in divenire e della ristrettezza dei tempi: la gestione costa tra i 90.000,00 ed i 150.000,00 annui, a carico delle casse comunali, ed i tempi non son più floridi" La crisi generale ha colpito ovviamente anche un Comune così sano, da quanto da lei descritto in precedenza, evidentemente… "Purtroppo sì. Broni negli ultimi anni ha perso molto smalto, certamente… Già da tempi più remoti, non vi è stata grande lungimiranza: la citata Fibronit, ma anche la Italcementi in fase di chiusura hanno pesato e pesano fortemente sul potenziale occupazionale della città. Non si è usciti alla ricerca di nuovi insediamenti, problema abbastanza comune in Oltrepo, ritengo, talvolta rinunciando in modo ingenuo ad aperture futuribili per industria e commercio. Mi riferisco anche alla Broni-Mortara, ma non solo: nei primi anni '90 si è detto un secco no ad un insediamento commerciale in Casa Olmo, e così via anche per altre attività che, oltre ad aumentare le possibilità di posti di lavoro, portavano anche soldi nelle casse comunali". I commercianti bronesi si lamentano? "Temo come tutti i commercianti oltrepadani. Il dato del commercio bronese è molto negativo, in costante discesa negli ultimi 6/7 anni, nonostante alcuni tentativi di avviare iniziative multiple e diverse da parte degli imprenditori di settore, ma con scarsi risultati". Sindaco e maggioranza sono attivi su questo fronte, a suo parere? "Quest'attuale maggioranza è giovane, intendo composta da elementi privi di grandi esperienze, anche se il Sindaco ha già maturato esperienza amministrativa pregressa… Non ritengo sia, in senso generale, un'amministrazione, mi passi il termine, di peso: ma non voglio condannare nessuno a priori; attendiamo prossimi eventi, prima di criticare". Cosa si augura per la sua città e cosa chiede alla maggioranza? "Per prima cosa la sicurezza! Devo dire che sono in parte già soddisfatto del rifacimento, potenziandolo, dell’apparato dell’illuminazione stradale cittadina, e dell’inserimento di 10 telecamere di controllo! Insisto sempre sulla manutenzione del verde cittadino, del manto stradale e dei marciapiedi, insomma, del biglietto da visita di una città! Anche del cimitero bronese. Come detto prima, il Carbonetti ma anche l'Enoteca sottraggono soldi alle casse comunali, ne sono perfettamente conscio, ma insisto perché si vada alla ricerca di fondi anche per queste opere".


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"l'impegno principale rimane la questione amianto"

Di Elisa Ajelli

Antonio Riviezzi, sindaco di Broni dal giugno 2016, si prepara a tracciare un bilancio del primo anno di operato, tra promesse mantenute e nuovi traguardi da raggiungere. Com'è andato questo anno? "Il mio resoconto è sicuramente positivo, abbiamo lavorato molto e i primi risultati si sono visti, come promesso in campagna elettorale. Abbiamo innanzitutto aperto il centro per malati di mesotelioma, questione che ci interessava molto. Abbiamo poi riqualificato l’impianto di illuminazione pubblica, sostituendolo con le luci a led e facendo risparmiare così alle casse comunali circa cento mila euro all’anno. Nei mesi scorsi, inoltre, è stato fatto un gran lavoro di manutenzione straordinaria di strade e marciapiedi che non si faceva da molto tempo. Successivamente abbiamo avviato il secondo lotto di bonifica dell’amianto e i lavori del secondo lotto della nuova scuola elementare. Infine, abbiamo promosso una serie di iniziative nuove che non si erano mai fatte in città per rilanciare Broni e il commercio, cercando sempre di coinvolgere i commercianti bronesi nelle nostre decisioni e manifestazioni e creando un buon rapporto di collaborazione". La città si sta anche preparando ad ospitare il passaggio del giro d’Italia, il 19 maggio, durante la tappa Reggio Emilia-Tortona. Avete in programma lavori particolari? "E' un momento molto importante perché è una grande manifestazione sportiva che appassiona un po' tutti. Verranno fatti lavori di rifacimento della strada, ma si tratta di lavori che erano già previsti. Dovevano essere fatti nel mese di giugno, ma visto l’evento sportivo abbiamo colto l’occasione per anticipare e per rendere più sicura la strada ai ciclisti del giro che passeranno. Non si parla quindi di lavori fatti solo perché deve passare il giro. Sottolineo inoltre che saranno fatti con soldi del comune, così come approvato nell’ultimo bilancio di previsione di qualche mese fa". Le reazioni dei cittadini sono positive? "Certo, la gente è molto contenta del passaggio del giro d’Italia. Poi Broni ha una lunga tradizione ciclistica, da Bombini a Caliogna, da Scovenna, che ha seguito il giro per tantissimi anni, a Berzin, residente da noi anche se non di origine bronese. Ci aspettiamo davvero molte persone durante il passaggio del giro". Un punto sempre importante per Broni è l’amianto: cosa si sta facendo in questo senso? "La questione amianto è sempre una delle priorità. E’ partito, come dicevo prima, il secondo lotto del-

la bonifica dell’ex area Fibronit, che sarà la parte più consistente e che durerà circa ventiquattro mesi. A seguire partirà il terzo lotto, ossia la fase conclusiva della bonifica. Nel frattempo stiamo lavorando per cercare soluzioni per togliere l’amianto dalle strutture private. Abbiamo fatto un’analisi accurata e puntuale di tutto l’amianto presente in città, attraverso una tecnologia avanzata con i droni. Si tratta di uno

BRONI

"Stiamo lavorando per aprire una scuola di cucina di prestigio presso l'Enoteca della Regione"

MAGGIO 2017

Antonio Riviezi

studio molto particolare e preciso che permette di avere immagini nitide e di vedere anche lo stato di deterioramento delle lastre in amianto. L’obiettivo è poi quello di reperire risorse in tutti i modi, sia attraverso convenzioni con istituti bancari che tramite Regione e Governo, da destinare ai privati, per incentivarli a smaltire definitivamente l’amianto. Sappiamo tutti che smaltire le coperture è molto costoso e se arrivassero dei finanziamenti la gente sarebbe molto più incentivata a iniziare le operazioni di smaltimento". Prossimi impegni/obiettivi? "E’ in fase di realizzazione il ripristino di tutto il sistema di videosorveglianza della città e l’installazione di nuove telecamere, posizionate soprattutto nei luoghi più sensibili, all’ingresso e all’uscita di Broni, per monitorare i flussi delle macchine che passano per la nostra città. Il tutto naturalmente sarà collegato con le forze dell’ordine. Stiamo poi lavorando per aprire una scuola di cucina di prestigio a Cassino Po, presso l’Enoteca della Regione. L’ipotesi è molto concreta e si dovrebbe concludere positivamente in tempi brevi. L’impegno principale per me rimane, però, sempre la questione amianto. Broni ha già pagato molto in termini di vittime e l’obiettivo principale è quello di liberare la città. Gli sforzi sono davvero tantissimi ma i tempi della burocrazia sono molto lunghi".


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"Cavit, farà il nostro interesse o il loro?"

Di Vittoria Pacci Piergiorgio Maggi, Sindaco di Stradella dal 2014. vanta una lunga esperienza politica iniziata negli anni 80 come consigliere comunale fino all'elezione di primo cittadino a Palazzo Longhi. Stradella recentemente è stata teatro di discussioni tra giunta comunale e gestori delle numerose attività pubbliche. Abbiamo rivolto alcune domande a Piergiorgio Maggi riguardo a diverse tematiche care agli stradellini. A Stradella uno dei grossi problemi è la viabilità: code e traffico a qualunque ora lungo la via Emilia e non solo. Appurato che il problema esiste quali sono gli interventi che la giunta ha messo in cantiere per "sanare" questa situazione? "Gli interventi più leggeri si faranno sicuramente entro il termine di questa legislatura, interventi che riguarderanno per lo più la viabilità interna: sensi unici che vengono inseriti, altri che vengono cambiati, parcheggi ulteriormente ampliati e l’inserimento di almeno un paio di rallentamenti conseguenti all’utilizzo di passaggi pedonali dotati di protezione. Il punto più problematico di Stradella riguarda tutta la via Emilia, partendo dall’ingresso per chi arriva da Castel San Giovanni fino al tratto che ci collega a Broni, per questo è stata trovata una soluzione molto interessante che cambierà radicalmente la viabilità attuale". Tempi e costi dell’intervento? "Sarà un impegno a medio termine, o riusciamo a metterlo in atto nella parte finale di questa legislatura cioè entro due anni, o se ne faranno carico i prossimi amministratori. Parliamo di un qualcosa che va nell’ordine dei 150, 200 mila euro, una cifra sulla quale ci si può ragionare ma al momento non abbiamo i fondi". Altro tema che sta a cuore ai cittadini: la sicurezza. In che modo l’amministrazione comunale sta lavorando per migliorarla? "Innanzitutto la sicurezza deve essere garantita dallo Stato. L’amministrazione comunale partecipa al piano sicurezza attraverso il corpo della polizia municipale, a Stradella abbiamo otto vigili urbani in servizio, attraverso interventi riguardanti l’illuminazione pubblica e attraverso il servizio di telecamere. Per quanto riguarda l’illuminazione, che qui a Stradella è vecchia, dopo un periodo di attesa finalmente la ditta appaltatrice di Milano si occuperà della sostituzione di circa 2000 punti luce e ne saranno aggiunti di nuovi 200, 250 circa su tutto il territorio cittadino. In centro ci sarà un tipo di illuminazione leggermente diversa progettata da chi ha pensato l’illuminazione del Duomo di Milano". Tempistiche e costi dell’intervento? "Partiamo adesso e i lavori dovrebbero essere ultimati, per quanto riguarda l’illuminazione, in un anno, un anno e due mesi. Il costo è zero, perché la ditta che ha vinto l’appalto gestirà per i prossimi 15 anni l’energia, l’illuminazione, così da ammortizzare i costi iniziali di sostituzione". Per quanto riguarda la videosorveglianza? "Abbiamo fatto ulteriori 100 mila euro di mutuo che corrispondono a dieci, dodici telecamere che verranno montate a breve e che si aggiungeranno a quelle

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"Stradella è tra le prime posizioni in Italia per il rapporto esercizi pubblici e popolazione"

Piergiorgio Maggi

già esistenti. Verranno rafforzate le zone critiche di Stradella e raggiunte le tre frazioni cittadine". Stradella ospita un numero molto elevato di profughi: 120, la maggior parte presso un capannone attrezzato e un altro piccolo gruppo è ospitato da un agriturismo. Come convivono i cittadini con questa realtà? "Un po' perché siamo fortunati, un po' perché la Croce Rossa lavora molto bene, un po' perché i carabinieri controllano scrupolosamente, pur avendo un insediamento di 120 emigranti tutti in una struttura, cose eclatanti in 2 anni circa non ne sono successe. Speriamo che tutto proceda così. Aggiungo che le zone interessate dall'accoglienza sono più sorvegliate e quindi meno soggette ad episodi illeciti. I residenti di queste zone quindi dovrebbero sentirsi più tutelati". Stradella è la capitale della movida dell’Oltrepo Orientale. Si sono placate le polemiche sorte per la gestione della musica negli orari serali? "Stradella è una città viva basti pensare che, se non erro, è tra le prime posizioni in Italia per il rapporto esercizi pubblici e popolazione. Il vero problema non è la musica, ma l’alcol. È difficile gestire la situazione da parte dei proprietari dei locali, ma essendo loro dei manager devono sincerarsi di essere in grado di gestire l’utenza e sincerarsi che non vengano commesse irregolarità". Come vede il nuovo management della Cantina La Versa? "Preferisco sospendere il giudizio, voglio capire cosa accadrà e se realmente la governance dell’azienda che sulla carta è Terre d’Oltrepo, avrà intenzioni concrete di rilanciare il marchio. Io spero che funzioni. L’unico dubbio, ma tale rimane, è: Cavit, farà il nostro interesse o il loro?" Parlava prima di rapporto tra attività e popolazione. Negli ultimi anni le piccole realtà commerciali hanno resistito all’insorgere di grandi aree come quello sorto intorno a Esselunga? "Nella zona periferica, vicino all’Esselunga, abbiamo una concentrazione spaventosa di attività commerciali, e questo non a caso, infatti esistono studi di settore che individuano intorno ai poli Esselunga il sorgere di zone particolarmente interessanti ai fini commerciali. I negozi cittadini che rimangano in piedi sono quelli che propongono prodotti di qualità e di nicchia,

le salumerie ad esempio o le boutique. L’unico dato strano è che molte attività hanno breve durata, aprono e chiudono nell’arco di qualche mese, ed in modo ciclico e sistematico". Centro logistico. Tutti chiedono l’intervento da parte del Sindaco in merito alla questione, ma il problema dei poli logistici non è cosa solo stradellina, ma rappresenta una piaga a livello nazionale. Cosa può dire lei Sindaco a chi richiede il suo intervento? "Il problema vero sono le cooperative e su queste è necessario vigilare. Molti si rivolgono a me, ma la questione non mi compete, io posso fare appelli, ho anche scritto ad alcune ditte che mi stanno rispondendo, perché vorrei avere il quadro completo della situazione, ma altro non posso fare, posso richiedere il rispetto della legge e che gli organi preposti verifichino che sia tutto in ordine". Rapporti con la minoranza? "La minoranza fa il suo mestiere. Deve essere libera di esprimere il proprio pensiero. A volte qualcuno va oltre, sul personale e questo non va bene, anche perché si ha perso in partenza. Per fare la minoranza e farla bene bisogna lavorare il doppio della maggioranza". Lei ha la delega allo sport, assessorato che le sta particolarmente a cuore. Stradella in ambito sportivo è una città vivace? "Mi sono tenuto la delega dello sport che rappresenta la mia boccata d’ossigeno. Devo dire che dove non arriva il comune, per ovvie ragioni economiche e gestionali, per fortuna arrivano le associazioni che a Stradella sono particolarmente attente e partecipi". Mancano due anni alla fine del suo mandato, si ricandiderà? "Potrei candidarmi ancora, vediamo… Non dipende da me ma dalla mia lista, si terrà conto dei vari suggerimenti che tutti i membri, non solo gli eletti di Torre Civica, intenderanno avanzare e insieme si deciderà il futuro candidato Sindaco". Domanda sfrontata: Lei fa il sindaco di professione, nel senso che percepisce un compenso? "Io ho finito di lavorare e quindi mi dedico a questo, a fare il Sindaco che è un vero e proprio lavoro: richiede tempo, dedizione e capacità organizzative, pertanto percepisco un compenso e trovo giusto che un Sindaco venga retribuito per il lavoro svolto".


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"in Oltrepò a fare da padrone è la formula dell'agriturismo"

Ristorazione: "Secondo noi in Oltrepò manca l'innovazione" di

Vittoria Pacci

Tante riviste, tanti giornali, tanti blog e non ultima la televisione, parlano di cucina e di ristorazione, se a questi si aggiunge il fatto di vivere in una zona, l'Oltrepo, ad alta vocazione enogastronomica, l’interesse non può che aumentare. Si parla sempre di passione, creatività, sacrificio, disciplina, dedizione, elementi indispensabile per il settore, ma non basta: la ristorazione oggi non ammette improvvisazioni, oggi è necessario essere preparati e qualificati, è necessario apprendere per alzare il livello ed accontentare una clientela sempre più "esperta" ed esigenze. Esistono in Oltrepo ottime scuole che preparano al mondo della ristorazione, scuole in cui, come nell'esempio dell'Istituto Santachiara di Stradella il numero degli alunni iscritti è costante ed in aumento negli anni, anche grazie al successo che la cucina riscuote da sempre e al fascino che essa attira verso di sé. Due i percorsi formativi nel campo ristorazione offerti dalla struttura: preparazione pasti e sala bar, volti a far conseguire agli studenti una qualifica professionale (III anno) e poi un eventuale diploma professionale (IV). Tra i docenti di cucina dell'Istituto Santachiara, troviamo lo Chef Silvano Vanzulli che vanta un'esperienza trentennale nella ristorazione di qualità, perfezionata in importanti locali di Milano: Four Seasons Hotel, Brunelleschi Hotel, Windsor Hotel, Ristorante La Zelata. Ha arricchito le proprie conoscenze con scambi internazionali e incarichi all'estero: a Seoul come docente presso l'Accademia di Cucina Italiana, a Bali e Singapore come responsabile del festival di cucina Italiana. Ha tenuto corsi all'Ateneo del Gusto di Milano, di cui ha seguito l'apertura, e presso l'I.C.I.F. (Italian Culinary Institute for Foreigners) di Costigliole d'Asti. Ha inoltre collaborato con Claudio Sadler nella sua scuola "Q.B. centro di cucina enogastronomico". Dal 1998, per oltre 14 anni, è stato Chef del "Ristorante Sasseo" di Santa Maria della Versa. Chef i vostri ragazzi sono solo di Stradella e provengono da altre parti dell’Oltrepo? "No, vengono da altre parti... oltre le zone limitrofe abbiamo un buon bacino di utenza nella zona Belgioioso, Corteolona, Pieve Porto Morone". I ragazzi che si approcciano al vostro corso quante chanche hanno di immettersi nel mondo del lavoro? "Tantissime, abbiamo moltissime richieste. Gli operatori di cucina e di sala sono richiestissimi dai ristoranti locali, ma anche all'estero". Avete dei contatti diretti con ristoranti o strutture affini per dare continuità al vostro lavoro? "Collaboriamo con molte aziende della zona, a partire dal secondo anno di frequenza. Da quando iniziano gli stage previsti da ciascun percorso formativo i ragazzi sono infatti chiamati a recarsi presso aziende del territorio per toccare con mano quello che è il mondo del lavoro". Avete mai pensato di ampliare questo corso dedicato alla ristorazione anche al mondo del vino? "È un mondo in evoluzione, siamo limitati per via dell'età, i nostri ragazzi sono minorenni, ma è un set-

Silvano Vanzulli

tore, sopratutto in zona, che crea molto interesse". A partire dal II anno tutti gli studenti hanno modo di frequentare stage che li portano nelle aziende del territorio per fargli tastare con mano quello che è il mondo del lavoro. In questo modo i ragazzi racimolano esperienza ed anche contatti per trovare un lavoro alla fine degli studi. Spesso, i ragazzi più meritevoli, vengono notati dai titolari e per questo assunti già nel periodo scolastico con un contratto di apprendistato professionalizzante: lo studente va a scuola qualche giorno e per la restante parte della settimana si reca in azienda a lavorare, percependo uno stipendio. Abbiamo intervistato alcuni di loro per sapere il loro punto di vista. 1. Cosa ti ha spinto a frequentare questo tipo di corso formativo, passione, sbocco professionale, o altro? 2. Ritieni che in Oltrepo il settore ristorazione abbia sbocchi professionali reali e concreti? 3. Cosa manca secondo il tuo punto di vista al mondo della ristorazione in Oltrepo? 4. In Oltrepo sembra sempre di più funzionare la formula dell'agriturismo. Secondo te è un dato reale e perché? 5. Finito il corso cosa vorresti fare e quali opportunità hai davanti a te? Daniele Puglisi di Stradella e Mattia Cesario di Canneto Pavese prequentano la classe IV° Tecnico di Cucina. 1. "Già dalle medie avevamo l'intenzione di frequentare un corso di questo genere; entrambi non avevamo ancora fatto nulla manualmente, ma ci piaceva vedere gli altri che cucinavano e che riuscivano a creare un buon prodotto finito lavorando gli ingredienti; amavamo la creatività dei piatti". 2. "La ristorazione secondo noi è un settore che offre grandi possibilità ed in questo momento va per la maggiore; in Oltrepò a fare da padrone è la formula dell'agriturismo: ci sono sempre nuove possibilità di valorizzazione, infatti noi avevamo partecipato lo scorso anno ad un progetto di autoimprenditorialitá (dove eravamo chiamati ad inventare idee imprendi-

toriali) del comune di Stradella, che abbiamo vinto piazzandoci al primo posto con un progetto che si chiamava 'Colline Verdi food truck, che permetteva la rivisitazione di prodotti della zona attraverso la vendita delle nostre pietanze su un Apecar mobile. Quest'anno ci riproviamo con un progetto che valorizza sempre il cibo a km0, ma siccome non sono ancora avvenute le premiazioni non possiamo dire nulla". 3. "Secondo noi in Oltrepò manca l'innovazione e sopratutto qualcosa che raggiunga i più giovani, sempre più attirati dai fast food. È percorrendo questa direzione che abbiamo creato i nostri progetti per il concorso di autoimprenditorialità". 4. "E' un dato reale perché essendo in collina è normale avere contatti con il mondo contadino e viene naturale cercare di riprodurne le atmosfere, i sapori e i colori tipici". 5. "A noi piacerebbe continuare a formarci in questo settore tramite corsi di aggiornamento, perché la cucina è dinamica ed in continuo mutamento". Anila Milaqi di Canneto Pavese frequenta anche lei la IV° Tecnico di Cucina. 1. "Mi sentivo più portata per la manualità e per la creatività invece che per lo studio e quindi ho scelto un po' per caso e da questo caso è nata una passione". 2. "Sì penso che sia abbastanza valorizzato". 3. "Ho avuto l'opportunità di fare una giornata al Vinitaly e, da questa esperienza, ho pensato che mi piacerebbe che un prodotto locale, non solo il vino, venisse valorizzato a livello internazionale e non solo locale. L'Oltrepò dovrebbe fare di più per fare conoscere i suoi prodotti e la sua cucina d'eccellenza". 4. "Credo che l'agriturismo sia una forma valorizzata perché c'è una sorta di turismo indirizzato sull'enogastronomia e quindi l'Oltrepo si è attrezzato alla domanda". 5. "Lavorare, mi sento più portata sul settore ristorante e vorrei approndire la conoscenza di ricette, e magari conoscere meglio la pasticceria che ho tralasciato un po' in questi anni, che dà sicuramente maggiore sfogo alla creatività". Nicola Decorato di Broni frequenta la classe III° Preparazione Pasti. 1. "Ho deciso di frequentare questo corso al Santachiara di Stradella, principalmente per la grande passione che ho nei confronti della cucina, che mi hanno trasmesso i miei genitori fin da quando ero piccolo. In secondo luogo, il Santachiara offre vari periodi di tirocinio che possono aiutare gli studenti ad affrontare meglio il mondo del lavoro, ed è per questo che ho scelto tale scuola". 2. "È difficile affermarsi in ambito ristorativo in questa zona, poichè c'è molta concorrenza e sono presenti molti ristoranti che nonostante siano aperti da molti anni, riscuotono ancora molto successo. L'Oltrepò è molto legato alle tradizioni culinarie ed è difficile affermarsi in questo campo aprendo un ristorante innovativo e moderno. 3. "Come dicevo prima, essendo l'Oltrepo popolato da persone che amano la cucina classica e talvolta antiquata, dal mio punto di vista mancano ristoranti e\o bar che propongano piatti e ricette ricercate. Ormai la cucina vegetariana e vegana si sta sempre più affermando, e qui in Oltrepo noto che sono po-


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Daniele Puglisi, Anila Milaqi e Mattia Cesario

chi i ristoratori che si assumono il rischio di aprire un ristorante di questo genere, poichè penso si abbia paura di non poter avere una clientela numerosa". 4. "L'agriturismo è una realtà sempre più diffusa e secondo me riscuote molta clientela poichè c'è un ottimo rapporto tra qualità e prezzo". 5. "Finita la scuola, lavorerò presso la Pasticceria Boatti di Stradella, che mi ha ospitato durante il mio tirocinio di quest'anno. Ho avuto questa possibilità, grazie all'aiuto della mia tutor scolastica, che ha sempre creduto nelle mie capacità e che mi ha indirizzato in un posto in cui sapeva che avevano bisogno di una figura professionale come la mia. Il mio sogno, come quello di tutti i ragazzi che come me frequentano un corso di cucina, è quello di aprire un ristorante tutto mio, dove poter creare le mie ricette e rendere felici con i miei piatti i clienti". Sabrina Orlandi è di Spessa Po, anche lei classe III° Preparazione Pasti. 1. "Ho scelto questo corso formativo perché ho sempre avuto una passione per la cucina". 2. "Sì perché c'è un incremento di richiesta di personale qualificato". 3. "Non manca niente perché vi è una ampia scelta a partire dalle varie tipologie di locali e menu". 4. "Secondo me è un dato reale perché le persone cercano sempre di mangiare genuino con prodotti a km 0 e al contatto con la natura". 5. "Finito il corso mi piacerebbe trovare un ristorante dove posso imparare bene il mio lavoro". Daniele Abbatepaolo di Badia Pavese, III° Preparazione Pasti. 1. "È una lunga storia: da piccolo alle medie ho sempre avuto una passione per la scienza soprattutto la chimica. Così decisi di frequentare il liceo scientifico per seguire la mia passione che si mantiene tutt'ora accesa. Ho frequentato due anni di liceo finché ad un certo punto ho pensato: perché non imparare a cucinare? Questa domanda deve la sua origine a mia madre che è sempre stata un'ottima cuoca e un po', devo dire, mi ha contagiato. Ho deciso allora di intraprendere la carriera culinaria ritenendo però di dover dedicare anche il tempo scolastico ad essa. Quale miglior modo di far ciò se non frequentare un corso professionale di cucina? Mi sono iscritto dunque a questo corso e adesso sto imparando piano piano ad adattare le mie conoscenze chimiche in quello che faccio perché credo che anche la cucina

sia chimica fondamentalmente". 2. "Di questo purtroppo non ho una grande idea della situazione. So soltanto che se qualcuno fosse interessato a cucinare professionalmente nell'Oltrepo dovrebbe essere conscio della grande concorrenza che c'è!! Io personalmente credo che se si hanno a disposizione sufficienti o, ancora meglio, ottime conoscenze ed esperienze relative a questo settore si dovrebbe tentare all'estero. La mia opinione si basa sul fatto che la cucina italiana è rinomata nel mondo e che un cuoco italiano in un territorio straniero potrebbe alzare il livello. Un esempio di territorio straniero dove andare è la Croazia: i croati spesso spendono molti soldi per i prodotti italiani quindi sono certo ne spenderebbero ancora di più per un cuoco con alle spalle una buona formazione". 3. "Serietà e classe nel mestiere, senza dubbio! Sicuramente c'è qualche ristorante che soddisfa queste qualità, ma ritengo che in fondo siano davvero pochi se ci sono realmente. Più volte mi sono ritrovato di fronte a persone che lavoravano in questo settore, ma che non ci mettevano passione. Era diventata solo una questione di lucro e, anche se guadagnare comunque è fondamentale per la sopravvivenza, non deve essere l'unica ragione per intraprendere ogni tipo di carriera culinaria. A mio parere se si vuole guadagnare e basta, si deve ignorare il mondo della cucina!!". 4. "Eccome se è un dato reale!! Soprattutto nella realtà dell'Oltrepo! Io stesso vivo in un paese per la maggior parte costituito da contadini e i pochi ri-

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storanti situati nel mio paesino sono agriturismi. Penso che in una zona di produzione di prodotti molto apprezzati sia un'ottima idea sfruttarli e farli conoscere ancora di più attraverso il mondo della cucina e gli agriturismi ne sono un esempio". 5. "Finito il corso ed eventualmente anni ulteriori per affinare le mie tecniche e conoscenze culinarieho deciso di diventare chef. Io ho un codice tutto mio da seguire: in quanto studioso di varie scienze e ritenendo la cucina un ramo della chimica penso che come nella chimica di laboratorio si debbano rispettare letteralmente i dosaggi e il procedimento. Ci deve essere un equilibrio nel piatto che è difficile

da raggiungere e che per ogni minimo errore potrebbe crollare in un batter d occhio. Questa regola non vale solo per il dosaggio, ma anche per i metodi di preparazione. Sicuramente potrei addentrarmi nel discorso utilizzando termini più tecnici, ma preferisco limitarmi a queste mie affermazioni che ritengo abbastanza esaustive da rendere la mia idea di cucina. Penso che le opportunità lavorative che si prospettano davanti a me siano molte; anche se si tende a dividere il settore culinario in due rami di uno stesso albero, cioè la cucina e la pasticceria, penso che si possa fare una classificazione più dettagliata poiché per ognuno dei rami principali ci sono delle specializzazioni da considerare in base all' interesse del singolo individuo. L importante è sapere quello che si vuole, essere seri e sfruttare la gamma più ampia di conoscenze possibili al fine di essere primi in quello che si fa e farlo al meglio, perché l ambizione non è un difetto. Credo che la professionalità dello chef moderno non debba fondarsi solo su conoscenze unicamente culinarie, ma anche su nozioni chimiche, scientifiche, linguistiche e informatiche, poiché al giorno d'oggi le macchine contribuiscono in modo significativo alla preparazione di piatti complessi e raffinati".

Nicola Decorato, Daniele Abbatepaolo e Sabrina Orlandi


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STRADELLA

Lions Club "Stradella Broni Montalino" parte il progetto "Pet Therapy, un cane per amico"

"Cos’è la Pet Therapy? I ragazzi rispondono: felicità, benessere, allegria"

Rossana Burani di

Gabriella Draghi

Il Lions Club "Stradella Broni Montalino" è molto attivo nella raccolta fondi per varie attività che spaziano dall'ambito scolastico a quello sanitario, al sociale a sostegno di associazioni con progetti per l'autismo e la disabilità nel territorio dell'Oltrepò Pavese. Inoltre collabora attivamente con i clubs "Stradella Broni Host", "Casteggio Oltrepò Pavese" e "Montù Beccaria Le Vigne", con i quali ha recentemente attivato il progetto "Pet Therapy, un cane per amico", realizzato in collaborazione con l'Associazione "Confido in un sorriso" di Cascina Gianola in Santa Cristina e Bissone e riservato agli ospiti del C.S.S. Fondazione Conte Franco Cella di Rivara di Broni. Abbiamo incontrato Rossana Burani, consigliere del Lions Club che è stata il deus ex machina del progetto e la Dottoressa Silvia Razzini dell'Associazione "Confido in un sorriso". Burani, come è nata l’idea di questo progetto di Pet Therapy? "La dottoressa Micaela Brandolini, responsabile del Centro C.S.S. Fondazione Conte Franco Cella di Rivara mi ha contattato per cercare un'associazione per avviare un progetto di Pet Therapy. Avendo tra le mie conoscenze la dottoressa Silvia Razzini, responsabile dell’Associazione 'Confido in un sorriso', l’ho

contattata e ho proposto ai presidenti dei quattro Lions club della zona, 'Stradella Broni Montalino', 'Stradella Broni Host', 'Casteggio Oltrepò Pavese' e 'Montù Beccaria Le Vigne' di unire le forze e, con un contributo minimo per club, abbiamo creato un progetto che finanzia 16 sedute di Pet Therapy". A chi è dedicato il progetto? "La dottoressa Brandolini e la dottoressa Zangheri del C.S.S. in collaborazione con la dottoressa Razzini hanno messo a punto il progetto per un gruppo di persone disabili ricoverate nella loro struttura. Gli obiettivi specifici sono mirati ad ampliare le capacità relazionali, a migliorare i problemi comportamentali e a massimizzare lo sfruttamento delle capacità residue attraverso il meccanismo affettivo relazionale, il meccanismo di stimolazione psicologica, il meccanismo ludico, la comunicazione e i meccanismi psicologici inconsci. Il progetto prevede l’utilizzo dei cani che si sono dimostrati fonte addizionale di intimità e di calore e con la loro vicinanza, ogni individuo trova benefici sia a livello psichico che a livello fisico. Inoltre il cane non riconosce la disabilità delle persone e ciò non implica una comunicazione deficitaria con il soggetto, anzi garantisce un effetto calmante e agisce positivamente sulla psiche della persona. Si riesce quindi a creare un legame tra l’individuo e il cane che risulta essere molto efficace dal punto di vista terapeutico". Dottoressa Razzini com’è il primo approccio tra il disabile e il cane? "Con me collaborano la Veterinaria Ilaria Campagnati e alcuni volontari del centro. Gli utenti sono selezionati dagli educatori della struttura che verificano che nessun paziente soffra di allergie all’animale, fobie o sia in una situazione di immunodepressione. Noi poi abbiniamo il cane giusto secondo la disabilità. Per esempio con questi ragazzi della Fondazione Cella all’inizio abbiniamo Chicca, un labrador che abbaia poco perché loro sono dei ragazzi che inizial-

mente hanno bisogno di tranquillità oppure Isotta, una nostra cagnolina di piccola taglia molto indicata all’approccio iniziale. Quando poi verrà acquisita una maggiore confidenza con l’animale, introdurremo Elsa, un Golden Retriver un po' più vivace che interagirà Silvia Razzini con esercizi di vario tipo. Facciamo gli incontri a cadenza quindicinale inizialmente per abituare i ragazzi e per creare aspettativa e poi in seguito a cadenza settimanale". Come venite accolti dopo i primi incontri? I ragazzi aspettano con ansia il nostro arrivo e quando poniamo loro il quesito: che cos’è la Pet Therapy? Rispondono: felicità, benessere, allegria e questo per noi è entusiasmante perché vuol dire che loro quando sono con i cani stanno bene. Nel corso del progetto mi confronterò sistematicamente con le responsabili del Centro per modulare ed eventualmente variare le modalità di intervento. Al termine del percorso poi verrà redatta una relazione nella quale si indicherà il grado di raggiungimento degli obiettivi per ogni utente". L’incontro si è concluso con un momento molto emozionante. Un utente del progetto ha dimostrato praticamente il rapporto che lo legava al Golden Retriver Elsa mentre un altro paziente ha letto un brano tratto da "Il Piccolo Principe" di A. de Saint –Exupéry: "Vieni a giocare con me" dice il Piccolo Principe alla volpe. Ed ecco che la volpe dice qualcosa di sorprendente: "non posso giocare con te(…) non sono addomesticata" ma il Piccolo Principe ne vuole sapere di più e chiede: "che cosa vuol dire addomesticare?" e la volpe sapientemente risponde: "vuol dire creare dei legami(..) se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo".


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Alla riscoperta del Grande fiume po: la motonave "beatrice"

Di Silvia Cipriano A scuola abbiamo imparato che il delta del fiume Po complessivamente (dalla sorgente alla foce) attraversa 4 regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto), 13 provincie e 183 comuni. Inoltre, per la sua ampia valenza ambientale, è stato dichiarato patrimonio dell'Unesco. Il Grande Fiume Po vuole tornare a stupire attraverso servizi di navigazione fluviale da poco riattivati. Dopo l'abbandono per lunghi anni, grazie a recenti investimenti pubblici che hanno consentito di realizzare nuovi attracchi e aree attrezzate, si tenta di risollevare l'economia lungo le rive del fiume Po. Beatrice Faravelli (23 anni) di Santa Maria della Versa, insieme al padre Carlo Alberto Faravelli e alla famiglia, sono i protagonisti di una scommessa imprenditoriale non indifferente! Con la loro motonave vogliono far riscoprire le rive del fiume Po, offrendo ai turisti un servizio di mini crociere lungo il grande fiume, precisamente nella tratta tra le provincie di Pavia e Piacenza. Varata nei cantieri di Mantova "Porto Valdaro" nel marzo 2016, la motonave è lunga 13,5 mt e larga 4,5 mt. Beatrice è anche il nome della sua motonave. Da cosa è nata questa iniziativa? "La motonave Beatrice nasce dall'idea della famiglia Faravelli che da generazioni, precisamente con il nonno Dante (ex barcaiolo a San Cipriano), vive e naviga sul fiume Po. Diciamo che ce l'abbiamo nel DNA". (afferma scherzosamente la giovane "capitana"). Chi è il vostro pubblico di riferimento? "In passato molte famiglie passavano la domenica su queste rive e pescatori se ne vedono meno. Il nostro obiettivo è quello di far divertire le famiglie, e non solo, in un luogo non troppo lontano da casa, nel nostro territorio, che da tempo ormai sembra essere dimenticato e sottovalutato. Puntiamo sulla possibilità di ritornare sui nostri passi nel totale rispetto della natura. La motonave è stata pensata per quel pubblico che vuole vivere un'esperienza a contatto con la natura in estrema sicurezza e tranquillità. Infatti, abbiamo ricevuto il Certificato Europeo e la motonave è conforme agli standard di sicurezza secondo normativa europea 2006/87/CE certificata dal Rina". Quali itinerari vengono percorsi? "La motonave è situata in un punto strategico, attraverso la quale è possibile godere comodamente degli scenari naturalistici del fiume più lungo d'Italia. Inoltre, percorriamo tratti della via Francigena e di San Colombano, ovvero luoghi ricchi di storia e allo stesso tempo caratterizzati da un fascino naturalistico straordinario. Il punto di partenza è sempre da Arena Po, precisamente in Località Frega. Da qui si possono percorre tre differenti itinerari: quello più lungo (48 km) che arriva a Loc. Gabbiane (Chignolo Po), il secondo arriva fino al Ponte della Becca (22 km) e, il terzo, con destinazione finale Parpanese (16 km), il quale prevede due tappe intermedie con la visita alla chiesetta sconsacrata di Parpanese e allo Chalet del Gallo, dove è possibile deliziare un pranzo o una cena lungo il fiume" E' un'attività che svolgete tutto l'anno? "Visto il limitato pescaggio dell'imbarcazione, è possibile navigare anche nei periodi di magra, infatti il servizio è attivo tutto l'anno. La motonave ha una capienza di 36 persone (equipaggio escluso) e dispone di una cabina riscaldata. Oltre agli itinerari ordinari è

ARENA PO

"Le problematiche più difficili sono quelle legate alla natura"

Beatrice Faravelli possibile richiedere itinerari personalizzati". Che genere di attività proponete? "Ne proponiamo di vario tipo, dalle gite domenicali per famiglie alle piccole feste private, ma anche cene romantiche e cerimonie riservate, aperitivi al tramonto e possibilità di godere dei fuochi d'artificio sul Po direttamente dall'imbarcazione. Tuttavia, si tratta di un'attività ancora in fase di sviluppo e dobbiamo ancora fare molto. Mi piacerebbe molto coinvolgere le scolaresche e, possibilmente, anche qualche associazione che abbia come obiettivo il contatto con la natura e la promozione del nostro territorio e, possibilmente, la riscoperta delle tradizioni locali". Fino ad oggi avete ottenuto dei riscontri positivi da questa iniziativa? "Certo che sì. È un'attività che mi dà molta soddisfazione, anche perché mi piace navigare lungo il fiume Po; ci sono nata e cresciuta e ho la possibilità di condividere tutto questo con la mia famiglia. Il Comune di Arena Po e la Pro Loco di Spessa Po hanno accolto molto bene questa nostra iniziativa con la speranza di risollevare l'economia locale, ma anche con la speran-

za di portare avanti una tradizione che, a causa della modernità, era probabilmente destinata a scomparire. I nostri clienti scendono dalla motonave sempre molto soddisfatti e i loro commenti sui social ne sono la prova". Quali problematiche hai dovuto o devi affrontare per il regolare svolgimento della tua attività? "Le problematiche più difficili che devo affrontare sono quelle sicuramente legate alla natura, ovvero alle condizioni meteorologiche e alla quota idrometrica. In particolare, quando piove un po' più del solito risulta più difficile navigare, a causa di tronchi e detriti vari trasportati dalla corrente. Al contrario, quando il livello dell'acqua scende più del dovuto alcuni tratti diventano inaccessibili". Beatrice cosa vorrebbe ottenere da questa attività? "La mia speranza è di vedere crescere sempre di più questa attività e, soprattutto, la valorizzazione del nostro grande fiume. Vorrei che la gente e gli enti disposti capissero realmente l'importanza di questa nostra iniziativa e che s'impegnassero come noi nella promozione del territorio e nella valorizzazione delle tradizioni locali".


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OLTREPO

aziende agricole in ginocchio, danni fino al 100% per i frutteti e 60% per i vigneti

"Nella maggior parte delle aziende non si è potuto attivare il sistema assicurativo" di

Giacomo Lorenzo Botteri

Le notti del 19 e 20 aprile saranno ricordate dagli agricoltori oltrepadani e sarà purtroppo un brutto ricordo. Per capire cosa è successo bisogna però fare un passo indietro a marzo, quando anziché la solita pioggia è arrivato un caldo anomalo (gente che in Liguria faceva il bagno…) che ha anticipato la vegetazione. Ad aprile poi è arrivata la gelata in tutti i sensi perchè ha raggelato le aspettative ed il lavoro di centinaia di aziende agricole che rappresentano la principale attività di tanti Comuni oltrepadani. Il danno è enorme: la viticoltura è stata colpita a macchia di leopardo con danni che variano ed arrivano a compromettere fino al 60% della futura vendemmia. Peggio è andato ai frutteti con danni che variano dall'80% al 100%, e che hanno interessato in maniera uniforme tutti i Comuni oltrepadani, e che significa per molti non avere reddito ed aver gettato via un anno di lavoro. Il problema legato alle assicurazioni: il danno, come tutti i danni era assicurabile, ma in realtà essendo tale tipo di assicurazione molto costosa ad essere assicurata è una sparuta minoranza. L'assicurazione è molto costosa perchè un evento come quello di aprile è un evento esteso sul territorio, non è come la grandinata o la tromba d'aria, che hanno effetti molto locali e contenuti e la cui assicurazione pertanto è accessibile Monica Rosina responsabile Coldiretti di Varzi e Voghera è molto indaffarata in queste ore nel raccogliere le denunce di danno: "L'eccezionale ondata di gelo che si è abbattuta sull'Oltrepo pavese ha irrimediabilmente compromesso alcune produzioni agricole d'eccellenza della nostra provincia - afferma - il freddo improvviso con le temperature precipitate di oltre 10 gradi ha quasi completamente distrutto le coltivazioni di frutta in Val di Nizza, in Valle Staffora ed in Val Schizzola. Le aziende agricole che coltivano mele, pere, ciliege, albicocche, pesche e prugne, hanno riportato perdite fino al 100%, dovute anche al fatto che le piante si trovavano in uno stadio anticipato rispetto al normale sviluppo vegetativo a causa delle temperature più alte della media, registrate nel mese di marzo. Il problema sta nel fatto che purtroppo quasi la totalità dei frutticoltori non aveva stipulato alcuna polizza assicurativa. I nostri uffici stanno raccogliendo i dati per poter segnalare alla Regione Lombardia i danni, già nei prossimi giorni inizieranno i sopralluoghi tecnici". Monica Rosina chiude la conversazione in maniera drammatica: "Se non ci sarà una risposta concreta dalla Regione, alcune aziende rischiano il collasso". Dello stesso avviso è Davide Calvi, enologo ed imprenditore vitivinicolo, nonché Presidente della Confederazione Italiana Agricoltori della provincia di Pavia. "L'improvvisa ondata di gelo ha provocato danni ingenti già rilevabili nella mattinata del 19 e 20 aprile. Purtroppo nella maggior parte delle aziende non si è potuto attivare il sistema assicurativo e per questo, prosegue il Presidente Calvi, abbiamo inviato una lettera alla Regione Lombardia per chiedere che siano attivate le procedure per la

Monica Rosina

definizione di calamità naturale, al fine di tutelare il reddito degli agricoltori". Ci faccia una panoramica dei danni. "Nell'area vitivinicola oltrepadana, risultano gravemente colpite le valli Coppa e Versa, con in alcuni casi il 100% dei germogli danneggiati. Non solo i terreni di fondo valle sono stati danneggiati dall'evento meteorologico, ma anche i vigneti di metà collina interessati dal ristagno di aria fredda. Le temperature elevate di marzo avevano anticipato l'andamento vegetativo e ciò ha acuito il danneggiamento della produzione. L'evento è certamente atipico e di dimensioni notevoli, le cronache e le memorie storiche del territorio ricordano un episodio di simile portata solo nei primi anni cinquanta, combattuto nella Valle Versa con falò di letame bovino". Come uscirne Presidente? "E' indispensabile un interessamento trasversale delle rappresentanze politiche del territorio, e va sicuramente un plauso alle iniziative organizzate per coordinare le forze e sensibilizzare le istituzioni a livello regionale, nazionale e comunitario sul danno economico alle imprese agricole". Condividiamo l'appello ed il senso della nostra inchiesta vuole proprio essere quello di sensibilizzare anche l'opinione pubblica su questo disastro naturale. Quanto affermato dalle associazioni di categoria ci viene peraltro confermato da alcuni sindaci della zona interpellati. "Le nostre produzioni di mele, ciliege, pesche, albicocche e fichi – afferma CelestiCelestino Pernigotti

no Pernigotti, il Sindaco di Ponte Nizza – sono c o m p ro m e s s e all'80/100%. Il problema sta nella normativa regionale che prevede per poter attuare lo stato di calamità una compromissione del 30% su tutto il territorio. A sopralluoghi terminati si potrà fare il punto, considerando che anche in FranciacorDavide Calvi ta vi sono stati notevoli danni". Anche Franco Campetti Sindaco di Val di Nizza è molto preoccupato. "A memoria di uomo non si ricorda un'annata come quella di quest'anno, sono stati colpiti in modo particolare i frutteti, i vigneti, l'erba medica ed il frumento. Le piante di ciliegio, pesco, albicocca, mele e pere non hanno più un frutto sano, nella bassa valle dove è concentrato il maggior numero di frutteti, il gelo ha compromesso non solo i frutti, ma anche le piante stesse, basta vedere le noci che hanno perso oltre al frutto anche le foglie. Le aziende agricole- prosegue Campetti- sono in ginocchio, hanno perso il raccolto dell'annata e devono sostenere le spese per salvare almeno le piante da frutto. Come Comune abbiamo provveduto a chiedere alla Regione Lombardia lo stato di calamità, anche in funzione dell'eccezionalità dell'evento, per garantire almeno un risarcimento parziale del danno subito". Ci spostiamo sul territorio del Comune di Cecima dove il Sindaco Andrea Milanesi conferma: "Le colture che hanno subito i danni maggiori frutteti e vigneti nella misura massima ( 90. 100%), cerali

Franco Campetti


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di qualche giorno fa. L'ondata di gelo ha bruciato le gemme delle piante da frutto causando nell'ordine dell'80/90% della produzione. Anche gli ortaggi così come interi vigneti sono stati improvvisamente distrutti dal gelo I Sindaci dei Comuni interessati unitamente alla Comunità Montana Gianfranco Alberti Mattia Franza hanno richiesto a rimettersi in moto; in particolare le tardive gelate alla Regione lo stato di calamità". hanno compromesso circa la metà della futura pro- Il quadro emerso è di una gravità impressionante di duzione di mele, danneggiando gravemente anche cui l'impressione è che non vi sia ancora consapevociliege, albicocche, pesche susine e pere. lezza. Pensare che centinaia di famiglie hanno visto Come Comune abbiamo immediatamente richiesto vanificarsi il lavoro di un anno, deve indurre tutte le lo stato di calamità alla Regione insieme ad al- forze politiche, (e considerando che a breve si voterà tri Comuni facenti parte della Comunità montana, sia per le regionali che per le politiche, diciamo che richiedendo a regione Lombardia e Stato tutte le è una ghiotta opportunità) a far fronte comune per procedure atte ad attivare lo stato di calamità per dare risposte concrete a questa gente che costituisce far fronte ai danni subiti dalle colture agricole del l'asse portante di questa fetta di territorio. nostro territorio con la speranza che venga ricono- Esistono delle normative molto rigide, è vero, ma sciuta". le regole le hanno scritte la classe politica ed esiste Sulla stessa lunghezza d'onda è Gianfranco Alber- probabilmente sempre la possibilità, di riscriverle. ti, il Sindaco di Varzi. "Un settore sicuramente im- Le calamità naturali non hanno colore politico, la diportante quello agricolo per il nostro Comune che è gnità degli agricoltori richiede rispetto ed attenzione stato pesantemente toccato dagli eventi atmosferici politica.

Andrea Milanesi

al 60% e foraggere 60% considerando le foraggere di primo taglio. L'annata agraria è irreparabilmente compromessa e l'agricoltura, sottolinea Milanesi, rappresenta l'attività prevalente con la presenza di circa 30 aziende agricole attive sul territorio". Non cambia la situazione a Bagnaria dove il Sindaco Mattia Franza ci dice: "Le colture danneggiate nel nostro territorio a seguito dell'anomala gelata, riguardano principalmente il comparto della frutticoltura e dei cereali ( erba, orzo, frumento ecc.) L'economia del nostro Comune, spiega Franza, si basa principalmente sull' agricoltura, in particolare sulla coltivazione di frutta e cereali, e questo evento metereologico ha colpito la totalità degli imprenditori agricoli che operano nel Comune di Bagnaria nel periodo dell'anno in cui la campagna iniziava


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"il Kukutango, forse il mio locale preferito tra quelli che ho fatto"

di

Giorgio Carmignani

Lele Baiardi

Classe 1972, fisico possente, sorriso solare, simpatia coinvolgente ed una lunga storia da raccontare. Nel nostro percorso tra i personaggi animatori delle notti oltrepadane, non potevamo non imbatterci in uno dei più conosciuti organizzatori, direttori artistici ed

imprenditori della night-life: Giorgio Carmignani. Vorrei iniziare subito da una curiosità: il soprannome "Torello" da dove trae origine? "Dal mondo calcistico giovanile. Ho iniziato a giocare a calcio all'età di 5 anni, arrivando, come carriera, a giocare in Eccellenza a 18 anni. Ma già da bambino avevo un fisico piazzato, in confronto ai miei coetanei, ed una presenza in campo piuttosto, diciamo, decisa... il mio idolo era Paul 'Gazza' Gascoigne, indimenticato centrocampista inglese, tanto per capirci. Poi, crescendo... non è difficile immaginarlo..." E cominciamo allora a parlare della sua carriera nei locali della zona: come inizia? "Inizia dall'amicizia di mio padre con Mauro Lambri, attuale proprietario del Cervinia Cafè di Voghera, all'epoca, nel 1989, titolare del County Club di Verretto. Mauro, probabilmente vista la mia vivacità, mi fa chiedere da papà se mi interessava fare il cameriere ai tavoli appunto del County. Io accetto entusiasta della proposta, anche se, innamoratissimo del calcio, mi preoccupava un po', come dire, la difficoltà di far convivere le due passioni in virtù degli orari, finendo di lavorare nel primo mattino e dovendo essere in campo dopo poche ore". Cosa decide, allora? "Lascio andare la vita così, come va. L’anno successivo, 1990, vengo contattato da un amico che lavorava al Mayerling, di proprietà di Giorgio Brichetti, non per il servizio in sala, ma per un ruolo che accende maggiormente la mia passione: le pubbliche relazioni! Inizio ed in poche settimane, grazie anche ai preziosi consigli proprio di Giorgio Brichetti ed Alessandro Petruccelli, direttore della struttura, mi ritrovo a capo di un gruppo, che si chiamava ovviamente 'Gaz', formato da una trentina di ragazzi! In quei 2 anni sono davvero cresciuto parecchio, considerando il fatto che proseguivo con il calcio e mi stavo anche diplomando. Nell'Estate 1993, con Alex Pavarin come Direttore Artistico, mi sposto al Club House della famiglia Santinoli come responsabile delle Pubbliche Relazioni: gestivo 120 ragazzi". Grandi successi, quindi, che sfociano poi… "Nel servizio militare... nell’autunno del ’93. Giocando a calcio ed essendo rappresentante del quartiere ovest del Comune di Voghera, ottengo l'avvicinamento, così da svolgere la Leva a Piacenza con diverse facilitazioni, che mi permettevano di giocare e lavorare". Quindi, terminato il servizio obbligatorio di Leva… "Poco prima del termine, nell'estate 1994, Giorgio e Walter Marini, altri noti imprenditori della nostra zona, proprietari dello storico 'Tucano 165' di Codevilla, mi fanno chiamare dai loro nipoti, miei amici, per una chiacchierata informale, uno scambio di idee. Nella struttura dell'ex Tucano esisteva già una sala che lavorava, il 'Cafè Latino', ma la sala principale e più grande, allora battezzata 'Maskara', proponeva il

liscio ed una volta al mese un after-hour organizzato da gruppi milanesi". Le chiedono di rilanciare quindi la discoteca? "Esatto. Per la prima volta in vita mia, mi arriva una proposta professionale vera e propria come responsabile unico aziendale, ed unico referente della proprietà. La struttura era impegnativa, grande fuori-misura per me solo. Così convinco a partecipare all'avventura due amici: Eros Cristiani, che già collaborava ad altre situazioni in altri locali, e Nadia Valente, amica e già p.r. al County Club. Nasce così il 'Pacha', come il famoso locale di Ibiza. In poco tempo arriviamo a fare grandi numeri: 2.500 clienti il sabato sera e 1.700 il venerdì! Ero anche riuscito a riportare al Tucano le Veglie studentesche delle scuole della zona, che nel corso degli anni si erano un po' perse". Una grande soddisfazione, quindi, ed un successo che certamente la proietta negli anni seguenti… "In parte… Il Pacha non aveva estivo, era un locale al chiuso. Quindi, per la prima volta da anni, nell'estate del 1995 non lavoro, ma durante una riunione estiva per programmare la successiva stagione invernale alle porte, uscendo dall’ufficio, noto una porta chiusa e chiedo cosa vi sia dietro. Walter Marini, aprendola, mi racconta del ristorante e della pizzeria, e della taverna che erano state in attività anni precedenti. Quando entro nel locale, beh… una folgorazione! Seduta stante decido di far rivivere anche quel settore dell’immobile, proprio com’era, cioè con la ristorazione, ma in una nuova versione. Fratelli Marini d’accordo, inizio un tour di locali tra Milano, riviera romagnola, etc. per tentar di scovare l'idea giusta. Che mi arriva, come un fulmine, una sera che amici milanesi mi portano all’ormai celeberrimo 'Loolapaloosa'. Vedo i barmen che fan girare i lampadari di alluminio sul banco, i clienti che ballano sui tavoli, e decido che quello è il locale che voglio! Nasce così il 'Kukutango', forse il mio locale preferito tra quelli che ho fatto! Il primo anno facevamo ristorante e pizzeria fino alle 24.00, poi discopub con d.j. e musica dal vivo la domenica". Si consolida così il tutto, sua posizione dirigenziale compresa, immagino... "Certamente, ma alla fine dell'anno... Giorgio Marini, sull'onda del successo globale, decide di rifare completamente il locale. Quindi, in un progetto tanto ambizioso quanto bello esteticamente, unisce Pacha e Cafè Latino in una sola struttura, mettendoci a disposizione anche l'opportunità di proseguire il lavoro nella stagione estiva: nasce il Velasquez, uno dei locali più grandi, capienti e belli del territorio. Otteniamo risultati da record: 15.000 presenze circa a week-end". Numeri davvero impressionanti! Lei mantiene il suo ruolo così com'era, ed anche la gestione del "distaccato" Kukutango? "Continuo nel mio ruolo ed in tutte le mie mansioni fino al 1999, anno in cui, per problematiche legate al cambio generazionale di clientela e ad una sorta di esaurimento di ciclo, decidiamo, tutti di comune accordo, di chiudere il Kukutango. Erano i primi mesi dell'anno: il Velasquez continuava a mietere successi, tutto andava benissimo, ma io... desideravo ancora qualcos'altro... Nella creazione del Velasquez, oltre al Kukutango, un'altra ampia sala laterale non era stata coinvolta: la si usava come rimessa. Un pomeriggio, girandovi all'interno mi fermo e la osservo con attenzione: un cubo perfetto, dalle pareti altissime, con tutte le uscite di sicurezza a norma... Dopo circa 3

IL PERSONAGGIO

"La Notte è stata un grande amore"

settimane inauguriamo in quella sala il 'Miami – Beach Bar', con arredo spartano, tanti effetti luce, primo locale in zona con banco-bar centrale, quadrato, ispirandomi al Cafè Atlantic di Milano, pedane rialzate laterali, come una sorta di agorà... e pubblico che balla ovunque! Novità sul mercato ed un altro successo, stravolgendo il concetto di discoteca". Lei era una macchina creativa senza soste "Ma la sosta, forzata, arrivò a breve... Alla fine del 1999 la Conbipel, nota azienda dell'abbigliamento, fa pervenire alla famiglia Marini una di quelle offerte commerciali alle quali rinunciare equivale ad un delitto... Ed

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il Tucano-Hyppodrome-Maskara-Cafè Latino-PachaKukutango-Velasquez-Miami Beach Bar... s'invola verso altri lidi. Ed io continuavo a giocare a calcio ed inizio anche ad allenare i bambini". Finché... "Finché ad Aprile del 2000 l'amico Alessandro Meisina, proprietario del Golf & Country di Salice Terme, mi telefona, un pomeriggio, invitandomi a bere un caffè insieme. Visito la struttura, parliamo di tante possibilità, ma... l'unica idea che mi batte nella testa è di organizzare un appuntamento infrasettimanale, esclusivo, lungo tutta l'estate. E così facciamo. Parte il mercoledì sera: si entra solo con tessera, in lista e/o se hai prenotato il tavolo! E' la prima volta in zona che una gestione diventa così sfacciatamente esclusiva, V.I.P. si direbbe sui rotocalchi. Ed è un successo. Terminiamo l'estate 2000 con 1.500 presenze a sera." Ma il tutto si ripete l'anno successivo... "Sì, con in più l'aggiunta di una serata! Convinco Alessandro che la seconda serata settimanale non può essere venerdì o sabato, troppo discotecaro come concettoe così inauguriamo la domenica sera, in collaborazione con il Tocqueville di Milano, che ci presta i d.j., e creiamo la cena con solo musica italiana cantata, già moda milanese, la prima volta in Oltrepo". Ma altre idee bollono in pentola? "Il Golf era locale solo estivo. Il nostro era diventato un grande gruppo di lavoro: non volevo rischiare di perdere collaboratori importanti per strada, tenendoli fermi nell'invernale! E poi, diciamocelo, era davvero un peccato non sfruttare quel momento di gloria! Così, attraversata la strada, nel giardino antistante il Golf & Country, nel 2003, con altri soci creiamo 'L'Area 7': venerdì, sabato e domenica invernali! E per non perdere la moda del mercoledì sera, prendiamo in gestione la serata del mercoledì presso il Dock's in Tortona". Mai un attimo di sosta... "In quegli anni no! Addirittura nel 2005, con l'arrivo della Juventus in ritiro estivo ed il grande afflusso di pubblico, affittammo anche il giardino dell'Hotel Milano, in centro paese, aprendo 'L'Aisha', un lounge bar che lavorava tutte le sere! Ricordo un sabato sera che arrivammo a contare 1.200 consumazioni". Ma lei stava per allontanarsi da questo mondo, vero? "Lasciai tutto nel 2007... per amore, così cedetti le mie quote e mi ritirai, tornando solo per 2 estati, 2011 e 2012, ad organizzare serate nel locale Bagunça a Volpeglino, di proprietà dell'eterno amico Giorgio Marini, ma nulla più. Cominciai ad occuparmi di tutt'altro, mantenendo nella mia vita sempre il calcio, che ancora oggi ne rappresenta la maggior quantità di tempo giornaliero dedicato". E non pensa mai ad un ritorno "notturno"? "Non lo escludo a priori: la Notte è stata certamente un grande amore... forse,... mai dire mai".


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commerciante, per anni, da sempre musicista e cantante: gianni girani

di

Lele Baiardi

Come Gianni Morandi, col quale condivide il primo nome, anche lui è un eterno ragazzo: da sempre, esteticamente ed in verve personale, dimostra molti anni meno della realtà anagrafica. Classe 1951, da poco pensionato, termine che lui non usa mai e che appunto stride con l'apparenza. Dapprima commerciante, per anni, da sempre musicista e cantante... in una sola parola: artista! Anche conosciuto come "Giangi", ci ha raccontato la sua vita umana ed artistica, in un bellissimo viaggio in compagnia di grandi amici. Questa bellissima avventura che descriveremo inizia tanti anni fa... "Qualcuno...!. L'amore per la chitarra, classica, inizia da bambino, a 5 o 6 anni. Il mio Maestro era il grandissimo Pierino Codevilla, famoso in tutto il mondo per le sue composizioni di Tango e strepitoso insegnante, anche molto severo! Gli devo molto...". Ma da giovanissimo iniziano anche le performance con diverse band... "A 13/14 anni, per la precisione. La prima formazione fu Bruno & i Jolly: provavamo nelle cantine del Bar Teatro di Via Emilia, a Voghera. Facemmo il Capodanno 1965 al Giardinetto, all'epoca famoso locale al Brallo. Il repertorio era composto dal pop anni '60, quindi Peppino di Capri, Bruno Martino, etc., ed il cantante era Bruno Bonelli, papà di Michela, anche lei meravigliosa cantante e ben conosciuta fotografa". Questa prima formazione non avrà però vita lunga... "Subito l'anno successivo vengo contattato da una band vicino ad Alessandria, a San Giuliano Vecchio, che si chiamava I Killer. Oltre a trovare ottimi musicisti e compagni di tante serate di divertimento, qui incontro anche... una fidanzatina... l'amore, o qualcosa che gli assomigliava e rimango per più di un anno con quella formazione. All'epoca, quando la vita artistica si svolgeva in grandissima maggioranza nei locali da ballo, la bravura e fortuna di un gruppo veniva sancita con il riuscire ad ingraziarsi impresari e band più famose, i grandi come li chiamavamo noi, ed aprire appunto i loro concerti! Con i Killer apriamo diversi concerti di band più famose, sto parlando a livello nazionale, band che partecipavano alla nota manifestazione 'Un disco per l'Estate', ad esempio, finché collaboriamo con Peter e i funamboli, creatura dell'amico Peter Felisati, vigevanese, che a breve sarebbe diventato uno dei compositori italiani di maggior grido". Ed inizia la scalata... "Un passettino in più, non una scalata vera e propria. Beh, certamente a livello economico un salto quantico! Era il 1967, ed un componente dei Funamboli mi viene a cercare per propormi di unirmi a loro. Ovviamente accetto, onorato, e dalle 1.500 lire dei Killer a sera passo a 30.000 lire al giorno! Entro nei Funamboli, però, in un momento di tensioni interne e cambiamenti. Due musicisti cominciano ad essere un po' datati, mi si passi il termine, e Felisati sta pensando ad una sostituzione, che avviene una sera quando, in un locale per gioco, forse durante le prove, invece della chitarra imbraccio il basso. Non sapevo, nessuno lo sapeva, che appunto Felisati aveva conosciuto un organista pazzesco, incredibile, grandissimo musicista: era un giovane Danilo Vao-

Gianni Girani

na, che negli anni a venire sarebbe stato Direttore dell'Orchestra della RAI ed ancor più Direttore Artistico della CBS, una delle più importanti Case Discografiche mondiali, l'attuale multinazionale Sony. Quindi, io passo al basso, Danilo viene inserito nei Funamboli, che però cambiano nome in Peter e le Sensazioni, rimanendo il marchio Funamboli ai suddetti musicisti sostituiti. Io vengo tirato per la giacca: con i Funamboli canto il 45 giri 'Solo un'ora fa/ In me vivrai', ma musicalmente preferisco le Sensazioni, solo che... E' il 1968, e Peter Felisati parte per il servizio di leva obbligatorio, Danilo Vaona entra in CBS e le Sensazioni si sciolgono". Punto d'arresto? "Cambio di rotta, direi... in tutti i sensi, e le dico perché. Faccio alcune collaborazioni con altri artisti, ma quasi subito, in poche settimane, grazie a Gianni De Giovanni, entro nel giro dei Night-Club, un modo di lavorare certamente pesante, si cantava a volte per 7 ore consecutive, tutta la notte, ma continuativo e ben remunerato! Finché ricevo una proposta per imbarcarmi sulle navi da crociera! Il cambio di rotta che le citavo. La formazione si chiamava Gli Schiavi ed abbiamo girato tutto il mondo, per 3 anni, a bordo della flotta Lloyd Triestino, un'eccellenza italiana mondiale, all'epoca". Ci vuole raccontare qualche aneddoto a riguardo? "Guardi, certamente il cuore l'ho lasciato in Australia, continente dal fascino inarrivabile e dalle bellezze naturistiche, ambientali e sociali mozzafiato! La cosa che però mai ho dimenticato e dimenticherò, ed ogni volta che la racconto mi da brividi, fu la telefonata da Honolulu a casa: durante un day-off, un giorno libero, con gli altri musicisti ci recammo in spiaggia. Sul lungomare, chiamiamolo così, all'ingresso di un bar trovai una cabina telefonica, fatta di legno, con un telefono a monetine. Inserii 5 cent, parlai con qualcuno a cui chiesi di connettermi con l'Italia, ed in pochi secondi sentii il pronto? della voce di mia madre! Fu un'emozione senza pari, assolutamente, anche adesso che ne parlo per la millesima volta, indescrivibile! Eravamo separati dal mondo, ma vicinissimi, in quell'istante". Cosa accadde dopo? "Alla fine del 1972, spaventato a morte da un tifone incontrato al largo dei mari, decido di smettere

MUSICA

"Ricordo un atterraggio a Bari, ad attendermi c'erano 300 fotografi..."

con i viaggi, e ritorno a terra stabilmente. Peccato non aver aspettato due mesi... perché, proprio due mesi dopo il mio abbandono, la Lloyd Triestino dismette tutta la flotta, pagando come buona-uscita ai dipendenti una lauta cifra: avrei incassato 30 milioni di lire, che all'epoca... E, a sorpresa, memore della mia voce, l'amico Peter Felisati, ormai affermato autore, in aria di scrivere Sei bellissima con Daiano per la stupenda Loredana Bertè, mi richiama, proponendomi di cantare un suo brano! Incido Non piangere e balla, e partiamo con la promozione: moltissimi i passaggi in RAI, e per ben 4 volte vengo ospitato da Jocelyn ed Hauanagana, due miti dell'epoca, su Telemontecarlo! Insomma, le prospettive di grande successo c'erano tutte! Ricordo un atterraggio a Bari, città dove avevo venduto 45.000 copie del 45 giri, dove ad attendermi c'erano 300 fotografi, e dovetti fare il tour cittadino dei negozi musicali per sessioni di autografi, praticamente a tutta la città". E poi? "Anche il grande produttore Bob Lumbroso si accorge di me, ed iniziamo a lavorare su diversi prodotti. La formazione era Il Magazzino dei Ricordi, e con il brano Adesso Musica ci mancavano 10.000 copie vendute per entrare in hit-parade nazionale. E' tutto pronto per la promozione su un canale RAI, cosa che ci avrebbe quasi certamente proiettato appunto nella parade italiana, quando un componente del Magazzino ci abbandona! RAI non ci può mandare in onda per una serie di problematiche legate ai contratti come band". Ma lei continua nella sua scalata al successo? "Procedo, certo, in quella dimensione dove ti manca un passo per raggiungere il livello dei Grandi... E l'ultima occasione arriva nel 1978, quando, sottocontratto con la stessa casa discografica di Sandro Giacobbe, come Sandro, anch'io ricevo la proposta di partecipare al Festival di Sanremo! Proposta che tale rimarrà, perché, per umani e professionali motivi familiari, mi vedo costretto alla rinuncia". Non ha mai più ritentato? "No. Sinceramente, no. Per tanti anni sono poi stato, a livello locale, cantante e bassista dei Lord, fino al 1985, quando ho iniziato a girare la nostra provincia come solista, con tastiera, chitarra e basi musicali". Il suo pubblico, però, l'ha sempre seguita molto numeroso ed affettuoso... "Assolutamente! Beh, nel 2004, in Piazza Duomo a Voghera, con tutte le band cittadine riunite, abbiamo ottenuto il record di, credo, 5.000 persone presenti! Con la formazione dei Kyriam abbiamo, anche in questi ultimi anni, ottenuto successi di piazza davvero graditi". Dove potremo ascoltarla, prossimamente? "Tra gli altri spazi ove mi esibirò nell'estate 2017, voglio ringraziare l'amico Franco Santinoli per avermi ingaggiato per le domeniche della sua bella e famosa Buca, nel parco di Salice Terme, e maggiormente per aver voluto organizzare, Domenica 25 Giugno una serata a me ed ai miei 50 anni di carriera! Inutile dire che spero fortemente, quella sera a “La Buca”, di rincontrare tanti amici e colleghi di tutte le epoche che abbiamo attraversato".


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ARTE & CULTURA

Impegnativo debutto al XV° Festival Nazionale Teatrale Unitre

Gli "Amici di Talia"... sulle "Nuvole" di Aristofane di

Vittoria Pacci

Per la compagnia teatrale "Amici di Talia" dell’Unitre di Godiasco - Salice Terme e Rivanazzano Terme, la stagione teatrale 2017 sta iniziando. Sta iniziando con la messa in scena di una commedia: "Le Nuvole" di Aristofane. Per: Flavio Gandini, Martina Frattini, Peppo Bielli, Antonella Meisina, Giuliana Ghisiglieri, Pietro Bisio, Luigi Longhi, Pietro Martinotti, Loredana D’Errico, Chiara Raddavero, Loredana Rizzi, Anna Rogger, Antonietta Stefanelli, Angela Tirelli, che sotto la regia di Anna Corbi, dovranno rappresentare la commedia, il 17 maggio al teatro di Varazze, al XV Festival Nazionale Teatrale Unitre, l’impegno non sarà dei più semplici. Questa commedia che oggi appare come una delle più riuscite di Aristofane narra la storia del contadino Strepsìade perseguitato dai creditori a causa dei soldi che suo figlio Fidippide ha dilapidato. Pensa allora di mandare il figlio alla scuola-pensatoio di Socrate, filosofo che insegna come prevalere negli scontri dialettici, anche se in posizione di evidente torto. In questo modo, pensa Strepsiade, il figlio sarà in grado di vincere qualsiasi causa che i creditori gli intenteranno. Il filosofo, dopo un breve dialogo, decide di impegnarsi ad istruire Fidippide: gli mette indosso un mantello e una corona ed invoca l'arrivo delle Nuvole, le divinità da lui adorate, che si presentano sulla scena. Fidippide impara la lezione ed insieme a Strepsiade riesce a mandare via due creditori. Il padre è contento, ma la situazione degenera: Fidippide comincia infatti a picchiarlo, e di fronte alle sue proteste il figlio gli dimostra di avere tutto il diritto di farlo. Strepsiade, pentito di aver mandato il figlio a scuola in quanto tutto il sapere nuoce solo a lui, incendia la scuola-pensatoio. Una commedia

Gli Amici di Talia

messa in scena per la prima volta durante le Grandi Dionisie del 423 a.C. , poi per tanto tempo dimenticata e rimessa in scena pochissime altre volte. Per la regista Anna Corbi e per i suoi amici attori l’appuntamento a Varazze sarà un severo test. Le impegnative prove sono iniziate a febbraio e la scenografia prevede alcune situazioni impegnative e surreali, ad esempio il salicese Peppo Bielli,che interpreta Socrate, dovrà recitare per gran parte dei

tre atti accovacciato all’interno di un cesto sospeso a mezz’aria. Certamente il seme piantato anni fa dall’Unitre con la creazione della compagnia teatrale gli "Amici di Talia" coinvolge sempre più persone e si prefigge impegni teatrali sempre più ambiziosi. Bisogna dar atto all’Unitre di aver creato una bella iniziativa socio-culturale a Rivanazzano Terme e Godiasco – Salice Terme.


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VOGHERA: cecilia bernini diventata mezzosoprano per caso...

Gabriella Draghi

Cecilia Bernini, giovane mezzosoprano, è uno dei talenti della musica classica di Voghera. Laureata con lode in Biotecnologie, si è diplomata all' Istituto Musicale "F. Vittadini" di Pavia, ha conseguito un master di perfezionamento all’università Morzaetum a Salisburgo, nonché corsi di perfezionamento all'Accademia Musicale di Verona e laboratori di canto lirico sull’opera italiana del ‘900 a Forlì. Ha partecipato a molti festival di musica classica in Italia e in campo operistico ha ricoperto ruoli nel "Flauto Magico" di Mozart , nell' "Orfeo e Euridice" di Gluck e ne "Le nozze di Figaro" di Mozart partecipando a tournée in numerosi teatri nazionali. Trasferitasi a Pavia per motivi di studio e di lavoro, il mezzosoprano torna a Voghera dove vive la sua famiglia nei momenti liberi e noi abbiamo avuto l'occasione di incontrarla per porle alcune domande. Cecilia, il canto per lei è stato una passione fin da quando era bambina? "In realtà no, ho scoperto questa passione da grande, o meglio quando ero bambina cantavo per hobby in quanto ai miei genitori è sempre piaciuto cantare e ho fatto parte del coro Arcobaleno di Voghera ma poi, dopo la scuola media, ho abbandonato quasi completamente la musica. Ho frequentato il Liceo Scientifico con un indirizzo che mi ha permesso di studiare due lingue, inglese e tedesco e poi mi sono iscritta alla Facoltà di Biotecnologie all’Università di Pavia. Quando stavo scrivendo la tesi e stavo per laurearmi, essendo stato il percorso di studi molto impegnativo, cercavo un hobby, qualcosa di alternativo e non troppo impegnativo dal punto di vista fisico perché avevo lasciato lo sport quando lo studio mi aveva assorbito completamente... Un giorno di primavera stavo passeggiando per Pavia e sono passata per caso ma davvero proprio per puro caso davanti all'Istituto Musicale Vittadini e dalle finestre aperte ho sentito cantare. In quel momento ho pensato di entrare e vedere quali corsi si tenevano. C'era un corso di tecnica vocale e ho deciso di iscrivermi. Devo dire che mi è piaciuto tantissimo. Nel frattempo mi sono laureata e sono stata per un po' indecisa su cosa fare e poi mi sono iscritta al Corso di canto lirico sostenendo gli esami da privatista". Quando si è diplomata? "Mi sono diplomata in canto lirico nel 2010 sotto la guida del M° Fernando Cordeiro Opa, un maestro portoghese che insegnava al Vittadini e che mi ha spronato moltissimo e mi ha fatto fare i primi concerti. Quando ancora studiavo nel 2009 ho fatto la mia primissima esperienza di palcoscenico al Teatro Fraschini di Pavia con un progetto musicale curato dalla professoressa Vicini dell'Istituto Gallini di Voghera che si chiamava 'Scuola in scena' in uno spettacolo ispirato alla trilogia di Goldoni 'La villeggiatura' dove erano inseriti alcuni brani lirici. Sono stata anche fortunata perché da qualche anno cantavo con la Corale 'Gavina' di Voghera e le prime interpretazioni da solista le ho fatte con loro. Un giorno al Vittadini mi ha poi ascoltato il direttore d’orchestra Maurizio Schiavo e con lui ho fatto i primi concerti con l’orchestra". Quando ha deciso che la sua passione per il canto diventasse una vera e propria professione? "La decisione è stata lunga e travagliata. Mi sono an-

Foto di Giulia Virgara

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ARTE & CULTURA

"Le opportunità per i piccoli centri sono veramente poche, mancano i teatri"

Cecilia Bernini che diplomata in musicoterapia e ho lavorato per un certo periodo negli asili con i bambini, ho insegnato vocalità ad alcuni cori affiancando sempre questi lavori al canto lirico e non ero così convinta che quest’ultimo diventasse la mia professione. Nel 2014 ho realizzato che dovevo dedicarmi appieno al canto per ottenere dei risultati e nello stesso tempo vedevo che i risultati stavano arrivando. Avevo debuttato a teatro nel 2013 nella mia prima opera in costume come terza dama nel 'Flauto Magico' di W.A. Mozart al Teatro Marrucino di Chieti e posso dire che Mozart è il mio autore preferito e questa è un’opera che torna nel mio percorso perché sono appena tornata dall’opera di Firenze dove sono stata in scena ancora con il 'Flauto Magico' per il Maggio Musicale Fiorentino e cantare in una manifestazione così importante per me è stata una grande soddisfazione. Dopo alcun progetti con vari teatri, ho interpretato Cherubino ne 'Le nozze di Figaro' sotto la direzione di Stefano Montanari e la regia di Mario Martone per la stagione di Opera Lombardia e da lì ho praticamente iniziato la mia attività solo come cantante lirica e ora sono molto contenta anche se il percorso non è sempre facile". E' un lavoro che richiede molto impegno? "Certamente sì. Prima di tutto è fondamentale avere una buona salute perché il canto non è come tutti gli altri strumenti nel senso che noi ci portiamo il nostro strumento addosso. Quando si deve preparare un ruolo, si deve studiare molto bene lo spartito musicale e poi esercitarsi nel canto perché, come lei sa, il cantante lirico non è mai amplificato e deve riuscire con il minimo sforzo ad arrivare al pubblico e a far capire il testo e quindi l’impegno a volte arriva anche fino quattro ore in un giorno. Poi ci sono le prove in teatro che durano per più giorni prima di arrivare alla rappresentazione dell’opera e le tournée ci tengono in giro per teatri per mesi. Una cosa che richiede molto impegno è la preparazione fisica, bisogna tenersi allenati perché i registi richiedono sempre più prestazioni dinamiche. Non è più come una volta quando al cantante lirico bastava entrare in scena, allargare le braccia e cantare. Oggi ci sono regie molto impegnative dal punto di

vista fisico e spesso mi capita di interpretare ruoli di ragazzo che comportano una certa abilità nei movimenti quindi mi devo tenere in forma. Un’altra cosa molto importante è il perfezionamento delle lingue straniere che deve essere continuo per avere l’opportunità di cantare all’estero opere in lingua. La mia professione è molto bella e dà grandi soddisfazioni ma è un lavoro con la valigia in mano, bisogna essere sempre pronti a partire e aperti a nuove esperienze". Dal suo punto di vista com'è il rapporto dei giovani con la musica classica? "Noto che si sia un po' perso un certo orecchio per la musica classica e in particolare lirica, c’è poca cultura musicale tra i giovani italiani e questo però è un problema dell’istituzione scolastica che non dà molto in questo senso. Ho avuto modo di constatare viaggiando in paesi come la Francia, l’Austria o in Germania che quasi ogni ragazzo studia uno strumento musicale cosa che da noi non succede frequentemente. Però devo dire che i giovani a teatro ci sono, grazie a qualche progetto musica e teatro portato avanti da alcune scuole e alla possibilità di acquistare biglietti a prezzi veramente popolari nei grandi teatri come ad esempio Il Teatro alla Scala di Milano". Ha avuto la possibilità di esibirsi a Voghera? "Sì, tantissimi anni fa quando ancora facevo parte della corale 'Gavina' e devo dire che mi piacerebbe molto esibirmi a Voghera. Oltretutto sono molte le eccellenze locali nel campo della musica classica ma le opportunità per i piccoli centri sono veramente poche, mancano i teatri, non sempre si hanno a disposizione finanziamenti per portare in scena le opere. Speriamo si possa riaprire al più presto il teatro Sociale che offrirebbe sicuramente molte più occasioni". Ha un sogno nel cassetto? "Tanti. Mi piacerebbe molto cantare di più all’estero. Mi rammarico di non aver avuto il coraggio di andare a studiare canto in un paese straniero quando ero giovane. L’ho fatto poi durante alcuni master nei vari paesi europei e devo dire che mi sono trovata molto bene. Il posto in assoluto dove preferirei esibirmi è Salisburgo perché amando moltissimo Mozart sarebbe proprio il massimo per me".


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BASTIDA DE' DOSSI ARTE & CULTURA

BASTIDA DE' DOSSI - GIUSEPPE FRASCAROLI: "IL PITTORE DEI PAPI"

"Il gene artistico l'ho ereditato da mio padre, di professione agricoltore"

Giuseppe Frascaroli

Di Gabriella Draghi A Bastida de' Dossi, piccolo comune dell'Oltrepo Pavese, denominato Cornale-Bastida dopo la recente fusione con il comune vicino, abbiamo incontrato Giuseppe Frascaroli, medico neurologo di professione ma anche pittore eclettico e versatile conosciuto a livello internazionale e valente studioso di arte pittorica. Frascaroli, quando è nata la sua passione per il disegno e poi per la pittura? "La mia passione per la pittura è qualcosa di istintivo, di ancestrale, una vera e propria vocazione, anche se probabilmente il gene artistico l'ho ereditato da mio padre, di professione agricoltore, ma che si è cimentato con successo in opere di oggettistica e di costruzione straordinarie... Il fortunato incontro, prima con Ambrogio Casati, mio professore d'arte alle scuole medie, successivamente con Carlo Maria Mariani, caposcuola della 'Pittura Colta', hanno accentuato in me una feconda passione artistica. Il disegno è stato certamente l'espressione più autentica e originale della mia personalità infantile. Il disegno, col passare degli anni, ha lasciato però spazio ai colori, anche se devo dire che non l'ho mai abbandonato. I colori sono diventati per me un'entità propria, hanno invaso la mia personalità prendendo il sopravvento: quando dipingo mi affido a loro e mi lascio trasportare in un turbinio di emozioni inesplorate, specifiche frequenze vibrazionali, dove tutto si dispone secondo una logica perfetta, a volte magica e misteriosa e, senza pormi domande, divento intimamente parte di essi. Insomma, i pennelli dipingono le immagini racchiuse nel mio cuore". Che tipo di arte rappresentano i suoi quadri? "Domanda complessa, alla quale rispondo in modo estremamente semplice, senza entrare in dettagli tecnici. La mia è una pittura figurativa che si ispira al classicismo". Ad un certo punto della sua carriera lei ha deciso di dedicarsi all'arte sacra, perché ha scelto questo tipo insolito di pittura? "Per spiegare la mia passione per l'Arte Sacra, devo rifarmi a un incontro che ho avuto in Vaticano con il Santo Padre Giovanni Paolo II nel 1999, durante il quale in una sua lettera agli Artisti, espresse alcuni concetti interessanti: «L'artista è sempre alla ricerca del senso recondito delle cose, il suo tormento è di riuscire ad esprimere il mondo dell'ineffabile. Come non vedere allora quale grande sorgente di ispirazione possa essere per lui quella sorta di patria dell'anima che è la religione? Non è forse nell'ambito religioso che si pongono le domande personali più importanti e si cercano le risposte esistenziali defi-

nitive?». Sono d’accordo con tale pensiero. L’arte sacra è un qualcosa di misterioso che ha sempre affascinato i pittori e che mi affascina particolarmente. Rendere percepibile con forme e colori infatti, il mondo dello spirito, dell'invisibile, di Dio, trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile è qualcosa di estremamente stimolante per un pittore. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero. Le immagini sacre inoltre, che nell’antichità erano di supporto alla conoscenza della Parola di Dio, ancora oggi sono annuncio del Vangelo e sollecitano tutti coloro che le guardano, a scoprire il loro messaggio e la storia che esse tramandano". Lei è ormai noto in campo internazionale come "Il pittore dei Papi", come mai questa definizione? "Molto semplicemente posso rispondere di avere avuto, nella mia carriera artistica, l'opportunità e il grande onore di aver conosciuto personalmente, consegnando loro mie opere pittoriche, tre Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Sono molto pochi, nella Storia dell'Arte gli artisti che hanno avuto la possibilità di incontrare personalmente ben tre Papi! Da qui l'appellativo che i critici d'Arte e i giornali mi hanno attribuito". Ha ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti e le sue opere sono un po' in tutto il mondo, è soddisfatto degli obiettivi raggiunti in campo artistico? "Sicuramente sono soddisfatto degli obiettivi raggiunti in campo artistico. Molti sono i premi e riconoscimenti fin qui ricevuti, tra cui la Medaglia d'Oro Nazionale per il Neoclassicismo, la nomina di Cavaliere 'Al Merito' della Repubblica Italiana, quella di Ambasciatore dei Diritti Umani e quella di Pittore Ufficiale Benemerito della Marina Militare. Le mie opere sono presenti un po' in tutto il mondo. Negli anni ho avuto l'opportunità di compiere eventi e fare incontri con persone ( mi riferisco a critici d'arte, letterati, alte cariche Istituzionali sia della Santa Sede che dello Stato, sia politiche che militari) che sicuramente hanno lasciato in me un segno. Indubbiamente ogni evento, ogni incontro, mi è stato foriero di perfezionamento e di miglioramento del mio percorso artistico. Sicuramente un grande impulso spirituale mi è stato dato dall'incontro con i Pontefici, e questo mi è servito molto nel mio accrescimento, sia come uomo che come pittore. Voglio aggiungere però che la creatività opera in modi misteriosi e sovente paradossali. Spesso hai bisogno di entrare in contatto con quel monologo interiore per essere in grado di esprimerlo; è difficile trovare quella voce creativa interiore se non entri in contatto con te stesso e non rifletti... Paradossalmente, al fine di essere aperto alla creatività, (perlomeno, questo vale per me), si deve avere la capacità di ridurre eventi ed incontri, ma fare un uso costruttivo della solitudine". Lei è uno stimato neurologo presso l'ospedale di Voghera, come riesce a conciliare due mondi così diversi come la medicina e la pittura? "E' questa una domanda molto complessa alla quale si può rispondere in due modi: uno estremamente banale ed è quello di asserire: con molta passione e tanti sacrifici. Ma preferisco dare una risposta più articolata e adeguata, data la complessità della domanda. Allora, per cercare di far capire come si possa riuscire a conciliare due mondi come la medicina e la pittura bisogna porsi la domanda: esiste un rapporto tra arte e scienza? E se esiste, in che modo il rappor-

to tra discipline scientifiche e discipline umanistiche si è evoluto nel corso dei secoli? Una cesura netta tra i due mondi in realtà è subentrata solo in epoca moderna, da Descartes in poi, con la cosiddetta rivoluzione scientifica del Seicento. Meno di un secolo prima, il talento universale del Rinascimento italiano, Leonardo da Vinci, celebrava, con la sua opera geniale e poliedrica, la coincidenza massima tra arte e scienza. In epoca classica non esisteva una vera e propria contrapposizione tra la dimensione estetica e quella scientifica, basti pensare alla Poetica di Aristotele, dove la poesia non è affatto svincolata da un insieme di regole, o alle dottrine di Pitagora, dove il mondo della natura, quello della matematica e della musica sono intimamente interconnessi. L’odierno orizzonte culturale bandisce ogni stereotipo dicotomico tra sapere umanistico e sapere scientifico: si tratta di due forme di conoscenza distinte tra cui tuttavia esiste correlazione e compenetrazione; due atti cognitivi, basati rispettivamente sull’intuizione e sulla ragione, che corrispondono ad ottiche diverse, a modi diversi di esperire il reale, ma tra i quali non può essere stabilita né una successione ideale né un ordine gerarchico". Una curiosità: qual è il momento migliore della giornata per lei per dipingere? E che cosa prova nel momento in cui crea? "Non esiste un momento migliore rispetto ad una altro. Bisogna avere la giusta ispirazione. Quando si crea ci si dimentica di tutto, l'anima vibra di un'emozione indescrivibile e inspiegabilmente dolce; è del tutto impossibile seguirne l'impeto, il tempo scorre letteralmente inavvertito". Vive e opera in un piccolo paesino del nostro Oltrepò Pavese, quali sono i suoi legami con il nostro territorio? "L'artista, tramite la sua creatività, a mio avviso deve partecipare agli aspetti di eco-sensibilità e di coesione umana, cercando di ristabilire l'intimità dell'esperienza umana sacralizzando il territorio locale. Ciò che di bello e di creativo la vita ha da offrirci è intorno a noi: compito dell'artista è di evidenziarlo, sottolinearlo, richiamarlo alla nostra attenzione risvegliando la nostra coscienza e portando le persone a meditare. L'arte quindi, è la mediatrice e riconciliatrice di natura e uomo. Ê dunque il potere di umanizzare la natura e tutto l'ambiente che ci circonda con una pittura vibrante e partecipata, di infondere i pensieri e le passioni dell'uomo in tutto ciò che è l'oggetto della sua contemplazione".

"Il riposo di Athena" olio su tela


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LA RUBRICA PER GLI APPASSIONATI DELLA BUONA TAVOLA

Di Gabriella Draghi Maggio è il mese delle fragole che aiutano il nostro organismo a prepararsi alla nuova stagione grazie alle loro virtù: rinfrescanti, mineralizzanti, diureti-

che, aiutano infatti l'organismo a purificarsi e rinforzare i meccanismi di autodifesa, preziosi per contrastare le malattie da raffreddamento. Sono infatti ricche di vitamina C (più delle arance) e di altre sostanze importanti che, insieme a tanta fibra e acqua, si rivelano un valido alleato nelle diete dimagranti. Le fragole sono ricche di antiossidanti che mantengono giovani le nostre cellule e risultano essere delle valide alleate nella preparazione di maschere di bellezza e rimedi per la salute dei denti. Pare che la fragola fosse presente già sulle tavole dell'antica Roma. Soleva comparire in coincidenza con le feste in onore di Adone, alla morte del quale, come narra la leggenda, Venere pianse copiose lacrime, che, giunte sulla terra, si trasformarono in piccoli cuori rossi: le profumatissime fragole. Nella ricetta di questo mese le abbiamo abbinate a una mousse di yogurt e arrivano in tavola come des-

CUCINA

Cheap But Chic: piatti golosi e d'immagine al costo massimo di 3 euro!

Gabriella Draghi

sert in una versione elegante e gustosa. Ingredienti per 2 persone: 1 cestino di fragole dell’azienda Malbosca di Rivanazzano 1 vasetto di yogurt di tipo greco 2 cucchiaini di zucchero a velo 2 quadretti di cioccolato fondente Il succo di mezzo limone Come si prepara: Laviamo delicatamente le fragole. Teniamone da parte due con il picciolo. Sciogliamo a bagnomaria il cioccolato e intingiamo per metà le due fragole ponendole poi ad asciugare su di un piattino. Dopo aver tolto il picciolo, tagliamo metà delle fragole a pezzettini molto piccoli e le condiamo in una ciotolina con un cucchiaino di zucchero a velo e un po’ di succo di limone. Frulliamo le rimanenti fragole e uniamo la purea ottenuta allo yogurt aggiungendo un cucchiaino di zucchero a velo e mescolando bene. Prendiamo ora due calici, mettiamo sul fondo un cucchiaio di mousse allo yogurt, aggiungiamo 2 cucchiai di tartare di fragole e copriamo con la mousse. Decoriamo con le fragole al cioccolato e serviamo.


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SALUTE

"la prevenzione parte dal giorno zero"

Si nasce o si diventa allergici?"Si diventa ma è più facile diventarlo se mamma o papà lo sono" Di Giacomo Braghieri

Durante il periodo estivo i bambini, come del resto gli adulti, hanno più occasioni per entrare in contatto con sostanze che scatenano reazioni allergiche. I soggetti giovani sono quelli che corrono i maggiori rischi nel caso di reazioni avverse severe. Abbiamo chiesto alla Dottoressa Elena Labò, pediatra vogherese di aiutarci a capire come affrontare le allergie più diffuse fra i bambini. Ci aiuta a circoscrivere il tipo di allergie di cui parleremo? "Intanto specifichiamo che allergia è un termine molto usato, spesso in modo improprio, per indicare una reazione di causa-effetto tra l’esposizione ad una sostanza (l’allergene) ed una reazione avversa. In realtà dietro questa semplice parola esistono almeno 4 diverse risposte immunologiche che la determinano. Esistono, per esempio, risposte immunologiche di primo tipo (Ig E mediate), rapide o rapidissime e talvolta mortali, tra cui rientrano le anafilassi e le orticarie dopo assunzione di un alimento (verso il quale il soggetto ha sviluppato delle IgE), le riniti allergiche e alcune forme di asma allergico, e risposte di 4° tipo, che impiegano anche 48 ore a manifestarsi, di cui è esempio classico la dermatite allergica da contatto. Estremamente complesse, ma anche rare, sono le reazioni avverse a farmaci". Quali sono i "pericoli" di una reazione allergica severa? "La reazione allergica più temuta è proprio l’anafilassi, che può portare rapidamente ed inesorabilmente allo shock anafilattico e quindi al decesso, se non viene riconosciuta e trattata tempestivamente. L’unica terapia in grado di risolvere un’anafilassi è l’adrenalina per via sistemica (di solito intramuscolo), come ben sanno i gravi allergici che, opportunamente istruiti dal centro di competenza, devono sempre portare con sé la pratica penna auto-iniettabile di adrenalina predosata". In estrema sintesi, si nasce e/o si diventa allergici? "Si diventa. Ma è più facile diventarlo, se mamma e/o papà lo sono. Se un solo genitore è allergico il bambino avrà il 30% di probabilità di ereditare l’allergia, ma se lo sono entrambi questo rischio sale fino al 60-80%". Cosa si deve avere come primo soccorso quando si portano bambini in montagna o al mare? "Per i miei piccoli pazienti, in prossimità di un viaggio o delle vacanze estive preparo un piccolo vademecum per il bambino viaggiatore, in cui consiglio di portare con sé alcuni farmaci/presidi di pronto intervento. Ricordo alle mamme che, comunque, in caso di malattia del piccolo bisogna sempre contattare un medico, prima di accedere ad un antibiotico o a dei farmaci cortisone per bocca. Tuttavia è utile che la mamma sappia somministrare un antistaminico (alla dose corretta per il peso) al suo bambino e/o una dose di cortisone per bocca in caso di comparsa di reazione allergica. Ecco perché non posso-

Elena Labò

no mancare nella borsetta della mamma questi due classi di farmaci. L’asmatico, inoltre, deve sempre portare con sé un broncodilatatore a breve durata d’azione in spray predosato (con distanziatore pediatrico se è un bambino) da utilizzare in caso di tosse insistente/difficoltà respiratoria/sensazione di fame d’aria". Ci sono siti web, numeri di telefono o contatti che i genitori devono avere sottomano in caso di emergenza e quando ci si sposta? "Quando la mamma ha il sospetto che il bambino stia manifestando una reazione allergica dopo assunzione o esposizione ad un allergene (soprattutto se è la prima volta che accade) deve contattare il suo pediatra di fiducia o il pronto soccorso più vicino. Utile consultare il sito della Società Italiana di Immuno-Allergologia Pediatrica che propone molto materiale informativo anche per i genitori". Esiste un legame fra l'incidenza dei soggetti allergici e l'inquinamento chimico? "Esiste sicuramente un legame tra il benessere, l’industrializzazione, l’eccesso di igiene e l’allergia. Questo fenomeno, noto come ipotesi igienica, giustifica il fatto che nei paesi industrializzati i soggetti allergici siano di più rispetto a quelli presenti nei paesi in via di sviluppo. L’igiene e la disinfezione comportano infatti uno spostamento del sistema immunitario dal fenotipo Th 1 a quello Th2 (quello delle allergie). Anche l’inquinamento gioca un ruolo di rilievo nel favorire lo sviluppo di allergie. Per esempio l’esposizione al fumo di tabacco aumenta la pro-

duzione di IgE. Il particolato atmosferico veicola le particelle allergeniche nell’apparato respiratorio". Perchè prodotti della natura come frutti o pollini producono allergie? "Ma anche gli acari della polvere lo fanno così come la muffa delle case (alternaria) la parietaria e le piante arboree come betulla e nocciolo. Diciamo che ci si sensibilizza a ciò con cui si entra maggiormente in contatto. Nella Pianura Padana, per esempio, sono molte le sensibilizzazioni all’ambrosia. Nel Sud-Italia è più facile essere allergici all’ulivo. Negli Stati Uniti molti sono allergici alle arachidi, evidentemente per l’ampio e abituale consumo di burro di noccioline. Insomma: esistono in natura delle sostanze che contengono piccoli peptidi, detti allergeni, in grado di far produrre, in determinate condizioni e in soggetti predisposti geneticamente, un’abnorme quantità di anticorpi di classe IgE, responsabili della reazione allergica". Si può fare prevenzione all'insorgenza delle allergie? "La prevenzione all’insorgenza delle allergie parte dal giorno zero. Già durante la gravidanza la mamma può occuparsi del futuro (anche allergologico) del suo bambino. Come? Evitando il fumo di sigaretta, seguendo una dieta normovariata, ricca di frutta e verdura di stagione e povera di dolciumi, bibite zuccherate, fritti, cibo spazzatura. Durante il passaggio attraverso il canale del parto il neonato viene colonizzato dal microbiota vaginale materno


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SALUTE

(flora microbica) che modulerà il sistema immunitario del piccolo in senso protettivo nei confronti dello sviluppo della patologia allergica. I nati con taglio cesareo (quindi in quasi totale sterilità) saranno, quindi, un po' più svantaggiati rispetto ai soggetti nati con parto naturale, in quanto non dotati di questi batteri buoni provenienti dal canale del parto. Anche attraverso l’alimentazione possiamo agire sulla storia naturale di un’allergia. L’allattamento materno è sempre da preferire a qualsiasi formula adattata e da promuovere fino e oltre il secondo anno di vita. Tra il 4° e il 6° mese di vita l’intestino del lattante sembra pronto, dal punto di vista immunologico, (periodo finestra) ad accogliere e a tollerare gli alimenti diversi dal latte materno. Oggi sappiamo che procrastinare l’inserimento di alcuni alimenti, considerati in precedenza allergizzanti, non solo è inutile, ma potrebbe addirittura favorire l’insorgenza di alcune allergie alimentari. Meglio introdurre presto , quindi, sfruttando questa finestra di tolleranza immunologica, che aspettare mesi o persino anni, come si faceva qualche decennio fa". Quali sono i segnali che devono allertare un genitore? "Crisi di starnutazione, prurito nasale, rinorrea sierosa (naso che cola acqua), ostruzione nasale,

prurito o bruciore oculare: questi sono i sintomi di un'oculorinite allergica. La si sospetti quando ricorre in determinati periodi dell’anno; per esempio se compare solo da marzo a fine giugno con un secondo picco a settembre è facile che le colpevoli siano le graminacee. Le reazioni avverse agli alimenti, invece, sono talmente rapide che il rapporto di causalità non può sfuggire al genitore. Dopo pochi minuti dall’assunzione dell’alimento il bambino potrebbe avvertire prurito diffuso, anche al cuoio capelluto e al palmo delle mani o alla pianta dei piedi, potrebbe comparire edema delle labbra (angioedema) o franca orticaria. Potrebbe presentare tosse/sensazione di fame d’aria/vomito/dolore addominale. La reazione avversa potrebbe essere caratterizzata dalla presenza di uno solo di questi sintomi oppure di tutti insieme. Quando due apparati/organi sono coinvolti si parla di anafilassi (per esempio cute + apparato respiratorio oppure cute + apparato gastro-intestinale). In questo caso bisogna recarsi in PS o, meglio, chiamare il 118". Finiamo con l'attualità, il dibattito sulle vaccinazioni dei bambini ha reso tanti genitori preoccupati per l'insorgenza di patologie rare, pochi del fatto che il pericolo maggiore è l'eventualità di una reazione allergica, tutti si lamentano dei tempi di attesa per le vaccinazioni...

"In effetti l’atteggiamento dilagante è un pochino schizofrenico: basta un caso di meningite per provocare l'assalto alle ASL di competenza per richiedere immediatamente la vaccinazione antimeningiococco, ma quando viene mandata in onda la trasmissione televisiva che smaschera ipotetici complotti e riporta i terribili effetti delle vaccinazioni, molti genitori decidono di non far vaccinare i propri figli. Il vaccino è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per sconfiggere davvero le malattie: abbiamo debellato in questo modo la poliomielite e potremmo fare altrettanto con il morbillo e con altre malattie infettive. Sono tante le reazioni avverse che i genitori temono. Alcune paure sono comprensibili, ma altre sono completamente prive di fondamento! I vaccini possono determinare delle reazioni allergiche, di cui la più temibile è sempre l’anafilassi, ma si tratta di un’evenienza veramente rara. Un'analisi americana del 2015 effettuata tramite link di banche dati riporta una media di 1,31 episodi di anafilassi post-vaccinazione su un milione di dosi somministrate. Insomma: sono molto di più le anafilassi da arachide! Io ho vaccinato e continuo a vaccinare le mie figlie e me stessa. Lo considero un enorme privilegio oltre che un dovere nei confronti delle persone che amo e dei miei piccoli pazienti".


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secondo tradizionale appuntamento pasquale

Bene i piloti oltrepadani al Motors Rally Show di Cervesina di

Piero Ventura

Al termine di due giornate di gara, è andato a Giacomo Ogliari (Ford Fiesta Wrc) il 2° Motors Rally Show, tradizionale appuntamento pasquale, corso sul circuito di Cervesina e organizzato dall'Automobile Club Pavia. Il driver varesino con "Cobra" alle note, che fino dalle prime battute di gara ha tallonato uno dei grandi favoriti Piero Longhi (al comando dopo la prima giornata di gara disputata in notturna), si è fatto trovare pronto quando quest’ultimo ha patito la rottura della turbina sulla sua Ford Fiesta Wrc, per balzare al comando mantenendolo sino al termine. Uscito definitivamente di scena Longhi sull’ultima speciale in programma a causa la rottura di un braccetto della Ford Fiesta Wrc, sul secondo gradino del podio sono saliti Tortone-Tortone a bordo della terza Wrc dell’ovale blu in gara. Sfortuna per il giovane stradellino Davide Nicelli, attardato da un problema elettrico quando era al terzo posto assoluto con la Hyundai i20 – R5, dopo aver di gran lunga dominato la classe per tutta la gara, tenendo a bada un altro giovane scalpitante, il temibilissimo ligure Fabio Andolfi in gara con la Ford Fiesta R5. Ecco la top ten Assoluta: 1 Ogliari Giacomo/"Cobra" Winners Rally Team Ford Fiesta WRC in 43:49,1;

2 Tortone Maurizio/ Tortone Enrico Winners Rally Team Ford Fiesta A WRC 43:51; 3 Rinaldi Raffaele/Pieri Luca Skoda Fabia R R5 44:33,7; 4 Andolfi Fabio/Riccio Davide Eurospeed Ford Fiesta R R5 44:41,9; 5 Messori Dario/Ungaro Elia Twister Italia Ford Fiesta R R5 44:46,2 00:57,1; 6 Alerini Paul/ Berisonzi Fabio Giesse Promotion Ford Fiesta R R5 44:57,6 01:08,5; 7 Furci Alessandro/Fabbri Simona Giesse Promotion Ford Fiesta R R5 45:17,6; 8 Miraglia Marco/Colombo Anna P.A. Racing Skoda Fabia R R5 45:31,1; 9 Loda Rossano/Piardi Marco Top Rally Peugeot 207 A S2000 45:55,1; 10 Allieri Carlo Alberto/Allieri Francesco Colombi Racing Team Peugeot 207 A S2000 46:06,6. Dando uno sguardo agli equipaggi locali, Rocchi-Campedelli (Scuderia Pilota Oltrepo) si sono aggiudicati la vittoria nella classe A7 a bordo della Renault Clio Williams; Stefano Sangermani e Davide Pisati (Road Runner Team) con la Mitsubishi Lancer Evo IX, hanno primeggiato nella classifica di Gruppo N oltre che in quella di Classe N4; Alrenghi-Signorelli con la Lancia Delta si sono aggiudicati la Classe A8. In Classe R2B, la vittoria è andata a Mattia Barberis, navigato dal vogherese Paolo Zanini sulla Peugeot 207 (Road Runner Team). Nella Classe R5, c’è stato il 4° posto di Fabio Berisonzi alle note del transalpino Paul Alerini con la Ford Fiesta, mentre Nicelli-Berutti con la Hiundai i20 (Road Runner Team) dopo aver dominato la categoria, sono scivolati in ottava posizione a causa del già

Nicelli e Berutti

citato problema elettrico. Ad Andrea "Tigo" Salviotti e Raffaele Corollo (Efferre Motorsport) è andata la classe RSTB1 a bordo della Mini Cooper. Tra le storiche, con i favoriti Beniamino Lo Presti e Claudia Musti subito fuori dai giochi con la Porsche 911 che fa le bizze, la vittoria è andata ai piacentini Grossi-Labirinti Matteo Piacenza con la Morris Mini Cooper i quali hanno preceduto un terzetto di oltrepadani giunti nell’ordine: Maroni-Camerini (Road Runner Team) Bmw 323, Persani-Mietta (Scuderia Piloti Oltrepo) Peugeot 205 Rallye e Madama-Calatroni (Road Runner Team) Autobianchi A112 Abarth. La due giorni agonistica si è conclusa con la disputa del Master Show in cui il successo è andato a Tortone-Tortone davanti ad Alerini-Berisonzi e a NicelliBerutti.


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CASTEGGIO: 35 CANDELINE PER IL VETERAN CAR CLUB CARDUCCI

di

Piero Ventura

Casteggio - Sono trascorsi ben 35 anni da quel mese di giugno in cui, il neonato Veteran Car Club Carducci, con i suoi equipaggi, partecipò ufficialmente al Rally 4 Regioni Storico, una manifestazione riservata alle auto d’epoca, voluta dal presidente dell’Automobile Club Pavia Siropietro Quaroni, all’interno del Rally 4 Regioni di quell’anno. Evento che sanciva la nascita ufficiale del Veteran Car Club, era il 1982 e a vincere quell’edizione storica fu Giovanni Defilippi, personaggio tra i promotori del VCCC. Fu quello un momento importante per le auto storiche in provincia di Pavia perché, da quell’esperienza, due anni più tardi, dalla collaborazione con Aci, nacque il Rally 4 Regioni Anciennes. Nel panorama italiano dell’automobilismo regolaristico per auto storiche di quegli anni, il Rally 4 regioni Anciennes occupò un ruolo di assoluto rilievo. Voluto da una stretta collaborazione tra Siropietro Quaroni e i vertici del Veteran Car Club Carducci di Voghera: Tartari, Defilippi e l’innovatore Paolo Borghi, grande cultore dell’automobilismo storico, da subito seppe accendere l’interesse di tutti gli sportivi del "volante d'epoca" di Pavia e delle province vicine. Fu un immediato successo ottenuto forse grazie anche ai suoi paesaggi, forse per il suo percorso altamente tecnico e impegnativo, forse per il nome ricco di tanto blasone e per quei richiami alle imprese dei grandi Campioni che lo disputarono. Ma legare il Veteran Car Club Carducci esclusivamente al Rally 4 Regioni Anciennes, nonostante la grandezza dell’evento, è sminuirne un po' l’immagine. Di questo club prestigioso ce ne parla l’attuale presidente, carica che ricopre dal 2013, Antonio Borgonovi, entrato a far parte del Veteran ben 30 anni fa: "Il club e' nato nel 1982 a Voghera come Gruppo sportivo Rondò Carducci da cui deriva appunto il nome VCC Carducci – ricorda Borgonovi - subito nel 1983 il Club si impegna nel promuovere la prima grande manifestazione, il Raduno città di Voghera - trofeo Maserati e nel 1984 ecco il 1° Trofeo Rally 4 Regioni Anciennes. Dopo una decina di anni vissuti all’interno del Club come semplice socio, con l’avvento alla presidenza di Doriano Defilippi nel 1997 entro a far parte del Consiglio Direttivo, in cui ho assolto a molti compiti, compresi quelli di manovalanza, continuando a collaborare strettamente all’ organizzare il Rally 4 Regioni Anciennes in collaborazione con Aci di Pavia. Nel 1999, grazie all’accordo stipulato con Pier Liberali, allora direttore commerciale delle Terme di Salice, la gara prese il nome di Rally 4 Regioni Anciennes - Terme di Salice, richiamando un numero veramente notevole di partecipanti, giunti anche dall’estero. Fu una splendida avventura. Forse per quel tocco di raffinata accoglienza e mondanità che così bene seppe fondersi con gli elementi sportivi, romantici e sentimentali o più semplicemente per la sapiente miscela di tutto ciò, che i partecipanti, a fine gara, si ripromettevano di tornare per l’edizione successiva. Non fu difficile rimanere coinvolti dalla seduzione dell’ambiente, dalla pace, dalla tranquillità e dagli elegante convivi tenuti nel parco delle Terme di Salice, dall’emozione, dai colori delle colline battute dal sole, dalle meraviglie naturali del percorso che agirono sul concorrente come un incentivo a inseguire una bellezza che mutava, si arricchiva e si rinnovava ad ogni curva. Quella splendida avventura si concluse poi nel 2002 con l'ultima edizione. Il mio

Antonio Borgonovi ruolo di consigliere assolto sotto la gestione De filippi termina nel 2004 quando alla presidenza sale Aldo Majno che mi incarica (oltre ad assolvere al ruolo di vice-presidente) di portare avanti le attività sociali; il campionato sociale in particolare. La mia aspirazione era di riproporre il 4 Regioni Anciennes, Nel 2006 con il presidente Majno in Cambogia come medico volontario, il consiglio decise di riproporre una manifestazione importante. In Aci le persone erano cambiate e non c’era più l'affetto verso lo sport che regnava un tempo. Il consiglio stesso del VCCC decise di abbandonare il nome 4 Regioni Anciennes. Fu in quell’occasione che ci inventammo il Giro Notturno dell'Oltrepo' Pavese, la cui prima edizione valida per il Trofeo dal Pinot al Buttafuoco, si svolse nel 2007. Quest'anno siamo alla X° Edizione e posso garantire che sarà bellissima, innovativa e molto tecnica. Oltre al “Notturno”, siamo attualmente impegnati anche a far crescere il Trofeo Sorelle Ramonda, una manifestazione dal doppio valore: sportivo e solidale. Sport e solidarietà dunque? "L'attenzione alle iniziative benefiche infatti, é diventata per noi di massima importanza già a partire dal 2008, quando abbiamo ideato con i club di Varese, Milano, Bergamo e Piacenza il Challenge della Solidarietà. Ogni anno si sceglieva un'associazione diversa a cui devolvere un contributo da parte di ogni club. Ricordo con piacere Make a Wish per realizzare un desiderio ai bambini che non hanno ancora poco tempo davanti a loro. Oggi, il Callenge della Solidarietà non é più attivo, ma noi, come VCCC, teniamo viva questa tradizione organizzando manifestazioni a fini solidali. Lo scorso anno abbiamo devoluto cifre per noi interessanti (che l'ASI raddoppia) a favore dei terremotati e altrettanto abbiamo fatto per l’iniziativa: 'A Luca per non perdersi nel Tempo' (Trofeo Sorelle Ramonda). Il nostro obiettivo è anche quello di creare aggregazione per un sano divertimento di gruppo. L'impegno profuso per organizzare una manifestazione come il Giro Notturno abbinata a un campionato sociale e altre 6 manifestazioni, oltre ad altrettanti raduni turistici culturali e gastronomici, é certamente di notevole portata. L'obiettivo é quello di coinvolgere maggiormente i giovani per poter avere un futuro anche se questi sono maggiormente lega-

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Borgonovi: "La gara prese il nome di Rally 4 Regioni Anciennes-Terme di Salice"

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ti alla velocità. Segnali positivi sono comunque in arrivo, sono infatti molti i giovani che si avvicinano all’automobilismo storico. Il nostro obiettivo è quello di continuare a mantenere il livello di attività attuale e per far questo bisogna trovare e coltivare chi ha voglia di collaborare e non solo partecipare. La passione per le auto storiche deve essere vissuta nella sua essenza che è da una parte cultura e dall' altra il divertimento e lo stare insieme". "Il Giro Notturno" quest'anno compie 10 anni... "Un appassionato ha il piacere di conoscere ogni particolare della sua auto e mantenerla originale, perfetta, da sfoggiare con orgoglio nei vari raduni o competizioni, come potrebbe essere il nostro Giro Notturno che quest’anno compie 10 anni, infatti, l’edizione del decennale, che si disputerà i prossimi 27 e 28 maggio, si presenta in forma totalmente nuova sia nei contenuti che nel percorso. Sarà il giro delle tre provincie, Pavia, Piacenza, Parma. La partenza della prima tappa come da tradizione avverrà al sabato dal Museo del Cavatappi di Montecalvo Versiggia per terminare nella splendida cittadina termale di Salsomaggiore. Domenica 28, da Salsomaggiore prenderà il via la seconda tappa che si concluderà a Casteggio. Sarà una due giorni che darà un taglio netto con il passato, proponendo un percorso bellissimo ed accattivante disegnato dalle abili mani di Andrea Guerrini e Giuseppe Sboarina con la parte tecnica curata dall’esperienza di Fulvio Negrini. Un Giro Notturno dalle diverse interpretazioni. Chi vorrà mirare al lato sportivo con i cronometri (liberi) dovrà impegnarsi al massimo con prove di precisione di ogni tipo, una sessantina, nei due giorni di gara, chi invece preferisce assaporare la guida del proprio mezzo d’epoca in modo turistico, avrà il piacere di percorrere stradine selvagge ed impegnative dell’Appennino Lombardo Emiliano con occhio attento a panorami inconsueti di straordinaria bellezza. La prima giornata sarà immersa nella natura, boschi, vallate, passi appenninici, alcuni di memorabile storia rallystica come Romagnese, Costalta, Passo del Cerro, Morfasso, Prato Barbieri, Vernasca mentre la seconda si presenta più rilassante con lo spettacolare passaggio attraverso la Rocca di Castell’Arquato, Ponte dell’Oglio, il Castello di Rivalta, Agazzano, Pianello Val Tidone, Costa Cavalieri. Rocche e abbazie che appariranno all’improvviso lungo il tracciato nelle loro bellezze circondate dall’alone di una storia secolare. Dal lato sportivo la seconda tappa sarà molto più morbida e veloce correndo quasi totalmente lungo la pianura ma riserverà un finale agonisticamente impegnativo. Non mancherà come tradizione, la parte in notturna decisamente diversa dal solito. Quest’ultima sarà aperta dalla cena di gala del sabato sera nel contesto della meravigliosa Sala Moresca delle Terme di Salsomaggiore, sede per anni del Concorso di Bellezza dedicato a Miss Italia con una scenografia raffinata e di alto livello. Dopo la cena la notturna proseguirà con la Notte Rosa. Di livello anche la parte dell’ospitalità con la sistemazione dei partecipanti nel pieno centro storico di Salsomaggiore Terme nei migliori alberghi. Il tutto con una spesa, tutto compreso per equipaggio di due persone, di 290 euro. Le iscrizioni sono ufficialmente aperte".


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auto storiche

di

Piero Ventura

Pizzale (PV) – Si è disputata domenica 30 aprile la seconda prova del Campionato VCCC, organizzato dal Veteran Car Club Carducci di Casteggio. L’evento, riservato ai cultori dell’auto d’epoca, denominato "La bassa padana…e l’anello del Po" ha avuto come punto di ritrovo e partenza il piccolo centro oltrepadano da cui, alla presenza del Sindaco Sonia Grazioli, i concorrenti si sono avviati per affrontare un percorso tecnico che per la prima volta nella storia del Campionato, si è reso autonomo da saliscendi e dislivelli, lasciandosi alle spalle le splendide colline per dare visibilità anche alla meritevole "Bassa Padana" scegliendo appunto Pizzale, paese simbolo dell’autonomia, come punto di concentramento. La storia di Pizzale, è strettamente legata a quella di Voghera. Fu sotto la signoria dei de Pizzalibus che prese il nome di Pizzale. Insieme a Voghera entrò a far parte del territorio pavese nel 1164, a cui restò sempre unito nei successivi passaggi dai Beccaria ai Dal Verme e ai Dal Pozzo. Tuttavia fu l'unico paese del feudo di Voghera a mantenere l'autonomia comunale, mentre gli altri numerosi centri di tale feudo, già comuni prima del XVII secolo, venivano assorbiti dal capoluogo. L’obiettivo degli organizzatori è stato quello di realizzare un percorso tra Po e Ticino alla scoperta di acque e castelli attraverso i paesi del basso Oltrepò Pavese: Cervesina, Corana, Boschi, Pancarana, Castelletto di Branduzzo, Bastida, Valle Botta, Bressana Bottarone, Rea, Mezzanino, fino alla confluenza fra i fiumi Po e Ticino, nei pressi del ponte in ferro della Becca in Località Tornello di Mezzanino, attraversato il quale, i concorrenti, hanno seguito la strada provinciale 617 sino arrivare a Pavia, città dalle antiche origini, che offre diversi spunti culturali e turistici. In particolare, le chiese, il Duomo, il Museo situato nel Castello visconteo, la Pinacoteca Malaspina, il Palazzo Bottigella ed il famoso Ponte Coperto sul Ticino, per i concorrenti, suggestivo da attraversare, per poi risalire sugli argini del "Fiume Azzurro", come ancora viene chiamato dalla gente che vive sulle sue sponde fino a raggiungere l’arrivo posto a Sairano. Un tragitto relativamente breve che passa però attraverso un paesaggio mutevole e seducente. Una quarantina le vetture al via a rappresentare modelli e marche di differenti provenienze, che spaziano dalla mastodontica Chevrolet Corvette, alla piccola Fiat 500, dalla Porsche 914, all’Autobianchi A112, passando per le Alfa Romeo GT e GT Junior, Lancia Fulvia Coupè, Alfa Duetto, Austin MK3, Mini Cooper, Lancia Appia e una vasta gamma di Fiat che

oltre alla già citata Fiat 500 presente con tre esemplari, le Fiat 1100 con due e ancora una Fiat 128 ed una interessante Fiat X1/9. Al termine di 14 prove cronometrate, di cui 10 disputate su fondo sterrato, e un confronto accanito tra veri perfezionisti del cronometro, tutti appartenenti alla categoria "Top", conclusosi con i primi tre equipaggi racchiusi in 21 centesimi di secondo, la vittoria è andata a Oriano e Cecilia Crosignani a bordo della Autobianchi A112 Abarth con 1.71 penalità. I Crosignani hanno preceduto i vincitori della prova d’apertura, Zinco, con al fianco sulla Fiat 128 Pierluigi Ruggeri, con 1.87 penalità all’attivo, mentre completano il podio i portacolori di Parco Chiuso Rally Club, Fabio Fronti e Roberto Ruggeri su A112 Abarth con 01.92 penalità. Buono il quarto poso dei lomellini Pegoraro-Arlenghi su Volks Wagen Golf (2.25 penalità) i quali hanno preceduto un altro equipaggio di grido, quello formato da Marrale-Torrisi su A112 Junior (2.63 penalità). La classifica assoluta procede nell’ordine con: Zenesini, Curone e Borgonovi ad occupare fino all’ottava posizione. C’è poi un terzetto di Gentleman composto da Apriletti-Bonacossa (Alfa Romeo), primi tra i Gentleman, Bellinzona-

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Campionato VCCC: "La bassa padana…e l'anello del Po"

Cecilia e Oriano Crosignani

Achino (Fiat X1/9) e i bravi Lamagni-Lamagni con la piccola Fiat 500. Buona la dodicesima posizione per l’equipaggio rosa Guaita-Guaita su Lancia Appia terza serie, seguite nell’ordine da Beretta-Beretta (Austin MK3), Formento-Formento (Fiat 127), GuerriniSboarina (Fiat 1100), Peroni-Peroni (Lancia Fulvia Coupé), Narduzzi-Rocca ( A112 Abarth), TamburelliAdaglio (Fiat 500), Cavanna (Alfa Romeo 75), Panzarasa-Roveda (Fiat 124 Sport Spider), Riccardi-Uberti (Fiat 500), Vernetti-Perelli (Mini Cooper) e VaccariNuria (Alfa Romeo spider) e da una decina di altri concorrenti.

rally in breve

Nicelli con la 124 Abarth, Gallotti 4° in Valsugana di

Piero Ventura

Dopo aver portato in gara in questo inizio di stagione vetture di differenti tipologie, ecco de Davide Nicelli traccia il suo programma agonistico per la seconda parte del 2017, correrà infatti le restanti 4 gare del trofeo 124 Abarth. Il debutto avverrà al prossimo Rally del Salento a calendario nel primo fine settimana Giugno per poi proseguire con il Rally del Friuli il 28 Agosto, unica prova che non fa parte del CIR, poi, il 17 Settembre al Roma Capitale ed infine, il 15 Ottobre al Rally Due Valli a Verona. La Fiat 124 Abarth che il 23enne pilota oltrepadano porterà in gara è quella del Team Bernini. A leggere le note a Nicelli, ci sarà l’esperto Daniele Michi. Da-

vide Nicelli, dal recente passato in pista nel F2 Italian Trophy, ha quindi deciso di passare ai rally in pianta stabile e dopo aver preso parte ad alcuni Rally Circuit, al Canavese e al Grignolino in cui, al volante di una Renault Clio R3 T, si è ritirato quando era in lotta per il podio assoluto. Ora vuole mettersi in gioco lanciando una sfida con se stesso e correre rally più impegnativi. Il Valsugana Historic Rally, disputato il 30 aprile che ha registrato il terzo successo consecutivo di "Lucky" - Cazzaro (Primi nel 2015 e 2016 con la Ferrari 308 GTB e con la Lancia Delta Integrale), ha visto il momentaneo ritorno nei rally storici della rivanazzanese Silvia Gallotti (transfuga dal campionato italiano rally) nuovamente a leggere le note alla veneta Lisa Meggiarin con la quale si è aggiudicata il trofeo A112 Abarth nel 2015. Al termine del rally trentino, Meggiarin-Gallotti hanno agguantato un ottimo quarto posto nel trofeo riservato alle "scorpioncine", in cui hanno preso il via ben 27 concorrenti.


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SPORT

codevilla: dalla scuola di danza caput villae, all'accademia del teatro alla scala

"Le prime cose da imparare sono il rigore, la costanza e la disciplina" Di Pier Luigi Feltri

Una giovane studentessa di Casteggio, Emma Broglia, è stata ammessa all'Accademia del Teatro Alla Scala, che frequenterà a partire dal prossimo anno. È il primo passo verso il sogno di tante giovani allieve di danza classica: diventare una ballerina. Ne parliamo con Carola Freddi, insegnante di Emma e Direttrice della Scuola di Danza Caput Villae di Codevilla. Ci parli di Emma. Del suo carattere, delle sue aspirazioni. "Emma ha quattordici anni e vive a Santa Giuletta. È una ragazza molto determinata ad intraprendere un percorso nel mondo della danza, e si è visto anche in occasione di questo importante risultato. E pensare che quando l’ho conosciuta era così timida, quasi impaurita… Negli ultimi due anni ha tirato fuori quel valore aggiunto che può trasformare una diligente studentessa e appassionata di arti coreutiche in una ballerina professionista, preparata tecnicamente, espressiva e sempre più motivata". Come si è svolto il suo percorso di studi? "Ha iniziato a studiare nella nostra scuola nel 2014, ma praticava danza già da qualche anno. Fin da subito ho puntato molto su di lei, perché aveva delle doti fisiche molto interessanti, che meritavano di essere supportate da una preparazione tecnica adeguata. Per questo motivo le lezioni sono state molto intense. Emma ha frequentato la scuola ogni giorno per diverse ore, con lezioni individuali e di gruppo". In quale ambiente è maturato questo cammino di crescita? "La nostra Scuola è nata nell’ottobre del 2010 e si trova nel palazzo delle ex scuole elementari. Un ambiente tranquillo e luminoso, molto calato nel contesto territoriale. Il nome stesso che abbiamo dato alla scuola, Caput Villae, ossia l’antico toponimo di Codevilla, rimanda a questo legame. In paese ormai da molti anni mancano le scuole elementari e medie, così la Scuola di Danza risulta essere l’unico polo di aggregazione per i giovani nell’età scolare. Anche se la maggior parte degli allievi proviene dal resto dell’Oltrepò Pavese e dalla Provincia di Alessandria. Danzare, come dice il grande coreografo francese Maurice Béjart, vuol dire comunicare, unirsi, incontrarsi, parlare con l'altro dalla profondità del proprio essere. Danza è unione e condivisione, e l’ambiente di studio deve essere incentrato su questi cardini". Cosa ha spinto Emma ad avvicinarsi, come tanti ragazzi e ragazze, al mondo della danza? "Il fatto che la danza sia sempre esistita ci obbliga a riconoscerla come attività umana profondamente radicata nell'individuo e nella nostra natura. L'energia scorre nel nostro corpo e la danza farà altrettanto, fino a quando l'uomo non cesserá di rispondere alle forze della natura. Per questo, naturalmente, i bambini fin da piccolissimi, rispondono spontaneamente ai ritmi e alle musiche che sentono. Emma ha iniziato così, muovendosi naturalmente in risposta alla musica, così è stata iscritta ad una scuola di danza. Da lì, spinta dalla passione nata e coltivata, non ha più smesso". È stato seguito un metodo particolare per la sua preparazione?

Carola Freddi "Emma è stata seguita da me personalmente e da Caterina Cartasegna. Entrambe siamo diplomate insegnanti proprio all’Accademia del Teatro Alla Scala. Quindi il metodo che seguiamo nelle lezioni è lo stesso che contraddistingue l’istituzione scaligera, ossia il 'metodo Vaganova', che si rifà alla grande tradizione del balletto classico russo. Questo sistema si articola in otto corsi di difficoltà sempre crescente, e abbina una preparazione sia tecnica, sia psicologica. Le prime cose da imparare per un’allieva di danza sono il rigore, la costanza e la disciplina. Come amo ripetere, ormai da anni: 'La disciplina è il ponte steso fra un obiettivo ed il suo raggiungimento'. Queste premesse permettono di lavorare poi sugli aspetti squisitamente tecnici, secondo un programma di studi molto preciso. Lo stesso che ha portato lo scorso anno Andrea, un altro ormai ex allievo della nostra scuola, a essere ammesso all’Accademia scaligera, dove ha frequentato tutto l’anno scolastico appena trascorso. E lo stesso che ha portato sempre quest’anno Michela Piccinini, altra nostra allieva, ad essere ammessa alla scuola professionale Ateneo della Danza di Siena". Come è stata scelta Emma per entrare in Accademia? "Gli aspiranti allievi vengono esaminati ogni anno nel mese di aprile da una commissione formata dagli insegnanti dell’Accademia. Si tratta di figure chiave nel mondo della danza, come Amelia Colombini e Loreta Alexandrescu, e lo stesso direttore Frederic Olivieri. Durante la mattinata dell’audizione, gli allievi partecipano a una lezione di danza classica, che si svolge presso la sede di via Campo Lodigiano a Milano. Una lezione tecnica, che permette agli esaminatori di vedere non solo le caratteristiche fisiche ma anche le abilità maturate grazie agli studi conseguiti. Emma è stata molto tenace nel lavoro degli anni, che le è servito proprio per sommare alla già buona fisicità la preparazione richiesta da una istituzione così prestigiosa". Cosa prevede, adesso, il prosieguo del suo percorso? "Ha già superato anche le visite mediche, quindi a settembre si trasferirà a Milano dove frequenterà il quarto corso dell’Accademia e nello stesso tempo porterà avanti gli studi dell’obbligo. Le ragazze che

vengono ammesse hanno la possibilità di frequentare un convitto, oppure di essere ospitate in famiglia. Si tratta di un percorso che conosco bene, dal momento che anche io, quando avevo l’età di Emma, ero stata ammessa ai corsi dell’Accademia. Le restano, quindi, cinque anni di studio. Un periodo che richiederà grandi sforzi e sacrifici, e al termine del quale, se riuscirà a confermare quanto di buono ha dimostrato fino a questo momento, otterrà il prestigioso diploma di ballerina professionista". Qual è il valore aggiunto, oltre all’indubbio prestigio, di un diploma alla Scala? "L’Accademia, istituzione più che secolare, eredita forse più di ogni altra la tradizione della grande danza classica mondiale, e di alcuni fra i più grandi insegnanti del secolo scorso: da Carlo Blasis a Enrico Cecchetti; da Ettorina Mazzucchelli a Anna Maria Prina, che ha diretto la Scuola di Ballo fino al 2006. Lì si sono diplomati i più celebri danzatori italiani, noti anche al grande pubblico, come Carla Fracci, Liliana Cosi, Roberto Bolle. Il diplomato alla Scala è un ballerino completo sia sotto il profilo classicoaccademico, che sotto quello contemporaneo, e ha la possibilità di essere ammesso nei corpi di ballo più prestigiosi del panorama internazionale. I migliori, poi, possono entrare anche nel Corpo di Ballo del Teatro Alla Scala e calcare il palcoscenico del Piermarini". Cosa serve per passare da allievo amatore ad aspirante danzatore? "Nella danza è il corpo a venire utilizzato come strumento, e il movimento ne è il mezzo. Di conseguenza, per superare il gap da amatore a professionista si devono tenere a mente due scopi: da un lato allenare la mente ad usare il corpo; dall’altro, allenare il corpo a rispondere alla mente. Infatti, i muscoli si contraggono proporzionalmente alla carica emotiva. La capacità di controllo del corpo è l'obiettivo da raggiungere, e questo dipende principalmente dalla qualità dell'insegnamento. Indispensabile, infine, è un corpo adatto alla danza classica. Proporzioni fisiche indispensabili, che vanno mantenute con lo studio di danza e pilates". Quale augurio si sente di rivolgere alla sua allieva? "Prendo in prestito ancora una citazione di Béjart, che per me è un punto di riferimento fondamentale: 'Lotta, lavora e spicca il volo!' ".

Emma Broglia


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Godiasco salice terme: DANIELE SPARPAGLIONI DELLO staffora triathlon

Di Giacomo Braghieri

Intervistiamo Daniele Sparpaglioni, Presidente della società sportiva di Godiasco Salice Terme "Staffora Triathlon". Non c'è più un'età per appendere le scarpe al chiodo, si fa sport, salute permettendo, per tutta la vita. Il senso di una socità amatoriale dedicata ad una disciplina olimpica che prevede nuoto, corsa a piedi ed in bici è quello di fare incontrare appassionati sportivi che non intendono "mollare", e si sa che a perseverare qualche risultato si ottiene. Non ultimo, condividere passioni e fare squadra è un ottimo modo per socializzare, confrontarsi col prossimo, viaggiare; una via per stroncare il napalm 51 che è in tutti noi. Quando avete fondato l'associazione? "Ufficialmente Staffora Triathlon nasce nel 2010 da un gruppo di appassionati. Di fatto un gruppo di pionieri che già alla fine degli anni 80 praticava questo magnifico sport proveniente dagli USA". Il triathlon in cosa consiste? "È uno sport olimpico singolo o a squadre in cui si svolgono in modo continuativo, nella stessa gara, tre sport: nuoto, ciclismo e podismo. Si svolge su varie distanze, si parte dallo sprint: 750m di nuoto, 20km di bici su strada e 6 km di corsa podistica. Le distanze nelle competizioni olimpiche sono rispettivamente 1500m,40km,10km. Nelle gare di resistenza le distanze aumentano: dal mezzo ironman, 2km/90km/20km, fino all'ironman con 3,9 km/180km/42km". Chi sono i campioni Olimpici? "I campioni olimpici a Rio 2016 sono i fratelli inglesi Jonathan e Alistair Brownlee rispettivamente oro e argento; il sudafricano Henri Schoeman bronzo. La statunitense Gwen Jorgensen oro, argento la svizzera Nicola Spirig, Vicky Holland ha conquistato il bronzo per il Regno Unito". I campioni italiani? "In Italia il campione è Alessandro Fabian, che corre per L'Arma dei Carabinieri. Non solo per questioni anagrafiche, per mio conto il migliore è Danilo Palmucci; è stato il primo atleta italiano a prendere parte all' ironman delle Hawai, una classica di altissimo livello, e aveva superato da un pezzo i 40 anni!". Correre, andare in bicicletta, nuotare, ogni stagione ha il suo sport? "Questa disciplina unisce i tre sport individuali più belli e praticati nel mondo: il nuoto, la bici e la corsa. Ti da la possibilità d'inverno, quando non puoi uscire in bici, di allenarti a nuoto e a piedi. D'estate sotto il solleone puoi nuotare al mare o in piscina, quindi c'è l'imbarazzo nella scelta e nelle opportunità. Praticando uno sport singolo non è possibile misurarsi in tante discipline, tutte divertenti e universali". Secondo lei, pur essendo metà della mela, le ragazze in Oltrepò hanno le stesse occasioni per fare sport dilettantistico rispetto ai coetanei maschi? "Personalmente non conosco ragazze in Oltrepò che facciano triathlon anche se abbiamo brave cicliste e qualche podista, non di più. Tutto sommato hanno le stesse occasioni per fare sport come i maschi, è solo questione di volontà". I suoi sportivi di riferimento... "Mi rispecchio nell'americano Dave Scott, ex pal-

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"La nostra zona, è vergognoso che non sia pubblicizzata in modo serio"

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La squadra dello Staffora Triathlon

lanuotista, che ha conosciuto con grandi soddisfazioni il mondo del triathlon. E poi ancora i primi americani: campioni sulle lunghe distanze come Scott Molina, Dave Scott,Scott Tinley. Quello è stato il vero triathlon, quello da incorniciare. Quello di oggi, soprattutto in Italia, mi piace meno. Il triathlon per me è uno stile di vita, senza voler usare parole grosse, un modo d'intendere la vita. L'escursionismo a piedi o in bici come andrebbe valorizzato in Oltrepo? "L'escursionismo a piedi o in bici in Oltrepo va valorizzato e basta. Si pensa solo a far feste delle birre o del salamino che sinceramente dopo venti anni hanno stancato, ormai le fanno ovunque. Siamo indietro anni luce nell'offerta sportiva. Ci siamo adagiati al gelato della domenica pomeriggio. Abbiamo una zona magnifica che ci invidiano da tutto il mondo. Americani e britannici che scrivono sui social di giri stupendi fatti in bici con noi.." Tipo? "Brallo, Ponte Organasco, Ottone, Valsigera, Pej, Passo Giovà e ritorno. Non solo, c'è la corsa nei boschi: da San Ponzo a Guardamonte; NegruzzoPian della Mora sul Boglelio; Monte Chiappo Capanne di Cosola. Purtroppo è vergognoso che non sia pubblicizzata in modo serio la nostra zona. Ci vogliono carte topografiche, indicazioni turistiche, siti web dedicati. Quello che c'è in valle Staffora a livello di segnalazione e mappatura dei percorsi è poca cosa. A piedi abbiamo percorsi unici che andrebbero indicati correttamente. Ci sono salite bellissime da fare in bicicletta ma discese pericolosissime: per scendere da Pian dell'Armà, visto il fondo talmente sconnesso, c'è da 'farsi il segno della croce'. E poi ci chiediamo perché i turisti vanno da altre parti". Fare sport od attività fisica è una questione che va dai primi anni di vita fino ad oltre gli 80 anni, che ne pensa? "È ora che venga ribadito una volta per tutte che l'attività fisica è indispensabile per una vita sana e piena. Oggi ci sono persone di oltre 70 anni che hanno cultura sportiva e praticano sport a livelli tali da mettere in difficoltà ventenni poco allenati. Dal nuoto all'alpinismo passando per il ciclismo e le ultramaratone. Gli italiani Marco Olmo e Roberto Ghidoni sono sulla breccia nelle gare podistiche estreme e sono

ultrasessantenni Come dice la disciplina dello Yoga corpo e mente sono collegati". Tra fare attività fisica con un'associazione e il fai da te quali sono i vantaggi? "Fare attività sportiva con un associazione sportiva di fatto non ha vantaggi particolari rispetto al fai da te. L'unico vantaggio è che se c'è il gruppo ci si allena assieme almeno il fine settimana e insieme si partecipa alle gare". Quali sono i vostri programmi per il 2017? "Essendo una squadra che si divide in due sezioni, quella del triathlon e quella del ciclismo agonistico, gli obbiettivi 2017 sono per il triathlon le gare di mezzo ironman di Mergozzo con Cesare Bernini; l'ironman a Cervia con Antonio Viola, il mezzo ironman di Hieres in Francia e il mezzo ironman a settembre a Cascais per il sottoscritto. Poi Roquebrune Cap d'Ail , Menton Castellar ed Antibes a metà dicembre. Per il ciclismo con Crosina, Buscone, Amicucci, Guerra, il sottoscritto e Leonardo Galeazzi, gare agonistiche su strada. Obbiettivo per il triathlon è portare la nostra maglia nelle più prestigiose gare del mondo. Per il ciclismo andare sempre in fuga con il vento in faccia divertendosi". Come vi finanziate? "Abbiamo un solo sponsor che ha preso a cuore la nostra squadra. Fabio Finotti, costruttore di biciclette di Tortona. Lui pensa ad una parte dell'abbigliamento. Al resto pensiamo noi autofinanziandoci". I migliori risultati ottenuti? "Dalla fine degli anni 80 possiamo dire che ci siamo tolti delle belle soddisfazioni. Tanti ironman: Nice in Francia, Klagenfurt in Austria, Zurigo ed Estonia. Il triathlon di Alcatraz a San Francisco, il triathlon di Sacramento in California. Il Nature Man triathlon nel Verdon (Francia). In Italia il triathlon di Mondello a Palermo. Poi tante traversate a nuoto in acque libere: a Messina, alle isole Eolie, alle Egadi, la traversata di Favignana, lo stretto di Gibilterra, le Bocche di Bonifacio. Con Rossi, Arbasino ed il sottoscritto diverse marcialonghe con sci da fondo e la Vasaloppet. Le maratone di New York e la Marathon des Sables in Marocco. Per il ciclismo il campionato italiano vinto l'anno scorso da Fausto Crosina e quest'anno l'Amstel Gold Race nei Paesi Bassi con Ivan Guerra".


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"Ogni anno se ne parla, ma poi non si arriva mai a niente"

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piazza principale della città, anche il bar "Duomo 67" gradirebbe che si portassero le bancarelle in centro: "Oltre che una questione di lavoro (perchè sicuramente qualche attrazione in piazza porterebbe degli incassi) – hanno detto Andrea Carmignani e Marta Mancuso - la decisione di spostare qui una parte della fiera avrebbe soprattutto un valore estetico e di rivalorizzazione del centro storico. Passeggiare in via Emilia e in piazza Duomo, infatti, è tutta un'altra cosa rispetto a farlo nella zona in cui è posizionata adesso la fiera". Sempre in piazza Duomo, anche la Libreria del Centro è d'accordo: "Purtroppo qui nei giorni della fiera – ha spiegato Cristina Cardinali, dipendente del negozio – è tutto un deserto. Per carità, c'è solo una volta all'anno ed è giusto che le persone siano più attirate dalle bancarelle che dai negozi che sono sempre qui, ma Chiara Draghi e Lorenzo Repetto credo che non sarebbe poi così difficile spostare almeno una parte delle bancarelle (quelle commercianti si discute dell'argomento ma poi non si del cibo, per esempio) qui in piazza Duomo. Pensan- arriva mai a niente". doci meglio, si potrebbero anche solo spostare gli Ancora sulla piazza, anche il bar "Il barocco" grastand dalla caserma a qui, di modo che lì si potrebbe direbbe un qualche cambiamento: "Non diciamo di mettere in piazza le bancarelle che vendono vestiti o comunque parcheggiare". "Noi – ha detto invece Andrea Chimenti del negozio accessori vari – hanno detto Chiara Draghi e Lo"Cotton & Co" – ci siamo spostati da poco dalla via renzo Repetto - perchè altrimenti non sarebbe diverEmilia all'ingresso di via Garibaldi, e la differenza so dal mercato, ma di portare in piazza qualcosa di nei giorni dell'Ascensione l'abbiamo notata tantis- diverso, che si accompagni bene al contesto. Ci sono simo. Quando stavamo in via Emilia, gli anni in cui alcune cose (per esempio i prodotti tipici o le azienhanno allungato le bancarelle fino a via Bidone ab- de del territorio, ciò che in pratica adesso si espone biamo lavorato davvero bene, mentre adesso che sia- dentro alla caserma) che starebbero bene esposte qui, mo a un passo dalla piazza Duomo in quei tre giorni nel centro della città. E' vero che per alcuni operatori non vediamo anima viva. Ogni anno se ne parla, tra i si creerebbe un po' di conflitto, ma molti altri ne gua-

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"Si potrebbero anche solo spostare gli stand dalla caserma a qui"

Elena Ursino

dagnerebbero". In via Cavour, un'altra delle vie principali del centro già penalizzata dal traffico, anche la titolare del negozio "Free Smoke" si augura un cambiamento: "Al di là degli affari - ha detto Elena Ursino – sarebbe bello vedere ogni tanto il centro pieno di persone che vanno e vengono, un po' di movimento. Tenendo la fiera là in fondo, invece, il centro si spopola completamente e per tre giorni si potrebbe tranquillamente chiudere l'attività. Un vero peccato, perchè credo che basterebbe un pochino di buona volontà per trovare una soluzione migliore". E chissà che l'anno prossimo non la si trovi per davvero.


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"per tre giorni si potrebbe tranquillamente chiudere l'attività"

"Le persone vengono in piazza Duomo solo per parcheggiare" Di Serena Simula

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Ogni anno, puntuale come la Fiera dell'Ascensione, arrivano anche le polemiche. Come da tradizione, infatti, sono soprattutto i commercianti vogheresi a non essere d'accordo con l'organizzazione della festa, che per alcuni taglia fuori le attività del centro. Sebbene qualcuno non manifesti particolare entusiasmo all'idea di spostare stands e banchetti tra piazza Duomo e via Emilia (chi ha manifestato un' opinione contraria c'è stato, adducendo problematiche soprattutto logistiche, ma ha preferito restare anonimo) la maggior parte chiede invece a gran voce una revisione del percorso, una modifica tale per cui almeno una parte dei visitatori attirati dalla fiera possa transitare tra le vie del centro storico. "Personalmente – ha detto Elena Sala, titolare del negozio di abbigliamento "1871 Commune de Paris"- qualche anno fa lavoravo in un negozio con sede nella prima parte della via Emilia e nel periodo dell'Ascensione abbiamo sempre lavorato discretamente, soprattutto gli anni in cui hanno messo le bancarelle fino a via Bidone. Qui in via San Lorenzo ho aperto tre anni fa, e per i primi due anni ho tenuto aperto tutto il weekend della fiera (domenica compresa) pensando che ci sarebbe stato un po di transito anche qui in centro. In realtà questa zona è completamente tagliata fuori, le persone vengono in piazza Duomo solo per parcheggiare e poi si dirigono immediatamente verso le bancarelle. Sarebbe bello che passeggiassero anche in centro storico, ma senza attrazioni di alcun genere mi rendo conto che è molto difficile che succeda". A pochi passi di distanza, affacciato direttamente sulla

Elena Sala

Cristina Cardinali

Andrea Carmignani e Marta Mancuso

Andrea Chimenti


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cibo di strada e tradizioni culinarie della Sensia

La Fiera dell'Ascensione di Voghera che è la più antica della Lombardia quest'anno è giunta alla 635^ edizione e, come sempre, attirerà visitatori da tutto il territorio con le esposizioni commerciali, le giostre e le bancarelle. Le celebrazioni della festa religiosa risalgono ai primi dell’ottocento mentre verso il 1824 si hanno notizie certe della vera e propria Fiera con l’esposizione di un elefante vivo, la rappresentazione del volo dell'asino nel 1827, la cuccagna e i fuochi d'artificio dal 1838, la tombola dal 1872 con due buoi in premio. Alla metà del secolo scorso gli innumerevoli baracconi che si erigevano prima in piazza del Duomo poi in Piazza San Bovo e Piazza Castello, erano la delizia dei bambini e erano circondati dai banchetti che vendevano caratteristici zufoli di terracotta in forma di uccelli, cavallini e campanelli di foggia rozza e primitiva, trombettine, giocattoli, brasadè e i tradizionali "lecabon", dolci tipici piemontesi che forse presero nome dall'immancabile gesto dei bambini di dare una preliminare leccatina di degustazione allo zucchero prima di procedere all'addentamento risolutivo. Già ai primi del '900 Alessandro Maragliano, scrittore e poeta dialettale vogherese, nella sua poesia "Al dì dra Sensia" , parlando del cibo di strada che si poteva trovare sulle bancarelle, scriveva: "Ufeel, pum-a moei, bumbon, brassadé, i gùssan mil voei ai fioe ch’a s’g’ha adrè" Il poeta citava leccornie come offelle, caramelle di ogni tipo, classiche ciambelle legate con il filo e "pum a moei", letteralmente mele a mollo, specialità della vicina Casalnoceto, chiamate così perché venivano conservate in grandi damigiane in una salamoia di vino bianco leggero e aceto che le rendeva fruibili fino all'estate. Parlando della cucina tipica della Festa dell'Ascensione di Voghera, sempre Maragliano citava

"Torta Gelata" "ar tre pitaans" (tre pietanze) che in realtà erano una sola, il lesso. "A ra Sensia a s’mangia i trè pitaans, carna, buì e maanz, cun ra cua dra cagna par fà ra bagna". Letteralmente: all'Ascensione si mangiano le tre pietanze, carne, bollito e manzo con la coda della cagna per fare il sugo, antico detto scherzoso con cui si alludeva all' antica semplicità con cui venivano trattati gli ospiti che provenivano dai vicini paesi e erano invitati nelle famiglie per il gran giorno della festa mentre sulle tavole dei benestanti troneggiava lo storione che veniva preparato dai salumieri locali. Negli anni '60, periodo del boom economico, la mensa del giorno della festa era più varia: si cominciava con i salumi della valle Staffora, le acciughe con olio e prezzemolo e il vitello tonnato per proseguire poi con gli agnolotti che, a differenza di quelli piemontesi, erano grandi (quadrati di 5 cm) con un ripieno di stufato di carne a cui si aggiungeva un po’ di pan grattato, formaggio e uova. Il secondo era un piatto di arrosto con il contorno di

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Di Gabriella Draghi

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"A ra Sensia a s’mangia i trè pitaans, carna, buì e maanz"

spinaci e si chiudeva poi con il dolce che poteva essere una torta acquistata in una delle rinomate pasticcerie vogheresi oppure la tradizionale "torta gelata" o "mattonella al caffè" che le casalinghe confezionavano in casa con i biscotti Oswego, il caffè e la crema di burro, una vera delizia! Ai nostri giorni non c'è più l'usanza di invitare gli ospiti al pranzo del giorno della festa, si preferisce piuttosto degustare agnolotti e panini agli stand che vengono allestiti nell'ex-caserma di cavalleria per poi andare a fare un giro sulle giostre con i bambini e passeggiare tra le bancarelle allestite in gran parte delle vie che vendono ogni tipo di merce e dolciumi. L'odore di fritto dei bomboloni e dei krapfen si mescola a quello di vaniglia dello zucchero filato e croccanti e noccioline caramellate di ogni tipo fanno bella mostra di sé accanto a frutta candita e torroni. Fino a non molti anni fa la Fiera dell'Ascensione durava tutta una settimana, ora è concentrata in tre giorni e come sempre si conclude con i tradizionali fuochi d'artificio della domenica sera.


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san bovo e la sacra spina: i simboli religiosi della fiera dell'ascensione

"Grazie a San Bovo e a San Rocco Voghera divenne famosissima" di

Serena Simula

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È la fiera più antica di Lombardia, nata nel 1382 per celebrare il patrono della città, il veneratissimo San Bovo. La Sensia, abbreviativo dialettale dell’Ascensione, torna quest’anno per la 635esima edizione con il tradizionale carico di giostre e bancarelle. Ma quali sono le origini della festa di Voghera? E quale legame aveva San Bovo con la nostra città? Lo abbiamo chiesto a Daniele Salerno, autore del libro "San Bovo, uomo di guerra uomo di Dio", che ha studiato a lungo non solo la sua figura ma anche il legame che questa ha con il territorio vogherese. Cominciamo dall’inizio: chi era San Bovo? "San Bovo è un santo che fu particolarmente noto nel Nord Italia per tutto il Medio Evo perché, insieme a San Rocco, era un santo guaritore: mentre il primo era protettore degli animali, il secondo proteggeva gli uomini e li tutelava cioè dalle malattie. Nato nel 940, era un cavaliere franco e fu protagonista della prima pre-crociata, ingaggiata per contrastare l’invasione saracena che, partita dal nord Africa, aveva conquistato la costa provenzale e il piemonte meridionale fino alla toscana tra saccheggi e devastazioni. L’islamizzazione di Voghera quindi era certa, perché i cavalieri dell’epoca non fecero altro che chiudersi nei loro castelli. Tutto ciò almeno fino a quando gli arabi non fecero l’errore di rapire un pezzo grosso della cristianità, l’abate Maiolo: questo gesto segna l’inizio della crociata di cui fa parte anche il nostro San Bovo, in francese Beuvon. Nonostante si sia conclusa con la vittoria cristiana, fu una guerra sanguinosissima e San Bovo uccise talmente tanti saraceni da giurare di non uccidere mai più nessuno e di trascorrere la sua vita in pellegrinaggio". Ed è qui che entra in scena Voghera...

Daniele Salerno "Sì, perchè ogni anno San Bovo partiva dalla sua città natale, Noyers-sur-Jabron (che casualmente si trova a pochi chilometri da Manosque, città gemellata con Voghera) e si recava a Roma, in un pellegrinaggio continuo. Lungo la strada si fermava sempre a Voghera, e proprio qui si è ammalato ed è morto nel 986, motivo per cui fu seppellito fuori dalle mura, nel borgo di San Pietro. La sua tomba, presto dimenticata, fu ritrovata si narra in seguito a un avvenimento prodigioso (pare che sia stato ritrovato nel punto esatto in cui ridiede la vista a una fedele) e a lungo fu custodito in città. Poi nel 1212 il suo corpo fu portato a Pavia per timore dei furti e solo di recente è tornato nel Duomo di Voghera. Entrando in chiesa e guardando sulla destra, si scopre che lì sono murate le pietre del suo sepolcro del Quattrocento". Il culto di San Bovo, oltretutto, rese Voghera molto famosa durante il Medioevo "Assolutamente sì, essendo sia San Bovo che San Rocco patroni della nostra città ed essendo entrambi seppelliti qui, Voghera divenne famosissima. Si veniva qui in pellegrinaggio per guarire, era una sorta di Lourdes medievale, una città dei miracoli che contava la bellezza di undici ospedali di cui uno gestito proprio dagli oggi scomparsi frati di San Bovo. E non solo, questa sua fama le consentì anche una rapida crescita: nel Medioevo la sua popolazione contava 5

mila abitanti, mille in più di Torino". E la festa dell'Ascensione quando ebbe origine? "La festa ha origine circa 650 anni fa quando la famiglia degli Sforza ritenne opportuno concedere il 'privilegium non dinarium' con il quale consentiva per la prima volta in Lombardia di organizzare una festa in onore del Santo Patrono obbligando i popolani ad andare alla festa portando obbligatoriamente qualcosa da vendere. In quei giorni si potevano anche portare merci dall'esterno senza pagare dazio, e da allora la festa non si è mai interrotta". Essendo dedicata a San Bovo, però, inizialmente era una fiera dedicata soprattutto al bestiame... "Sì, era una fiera principalmente bovina, equina e caprina, la gente portava ad ammirare e a vendere i propri capi di bestiame, era un appuntamento importante per pastori e allevatori. Nel tempo poi le cose si sono modificate ed è diventato un evento ludico, soprattutto da quando si è spostata in caserma (prima si svolgeva in piazza San Bovo e in piazza Castello)". Durante la festa dell'Ascensione, peraltro, si ricorda anche la Sacra Spina di Voghera... "Sì certo, spesso ce ne dimentichiamo ma Voghera è una delle poche città a conservare una spina della corona di Gesù Cristo. Probabilmente donata dal cavaliere medievale De Giorgi, questa reliquia era famosissima, tanto che nel 700 i reali di Savoia vennero apposta all'Ascensione a Voghera per inginocchiarsi davanti alla spina. Il culto si è poi affievolito perchè si ruppe un meccanismo presente in Duomo che permetteva al sacerdote (come in Duomo a Milano) di salire nel catino absidale attraverso la nivola (un ascensore a forma di nuvola) e di prelevare la spina a venti metri di altezza. Il reliquiario in cui era custodita, capolavoro di arte orafa, lo ha comprato Milano, mentre la spina è ovviamente rimasta qua in un piccolissimo contenitore. Oggi sono i vigili del fuoco a recuperare la reliquia per portarla tra i fedeli una volta all'anno, proprio in occasione della festa di San Bovo".


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Giorgio zonca ed i divertimenti in piazza san bovo alla sensia

Intervista a mio padre, Giorgio Zonca, seduti al sole, nella sua amata casa in Valle Staffora. Classe 1936, vogherese doc. Qual è la prima fiera dell'Ascensione che ricordi? "La prima che ricordo bene risale al dopoguerra: avevo circa 10 anni e andavo a scuola dai Barnabiti. Degli anni precedenti ricordo poco o forse c’era poco da festeggiare fra coprifuoco e bombardamenti. La festa del paese era molto sentita. C’era la processione e veniva celebrata la Santa Messa. Si chiamavano tutti i parenti anche da fuori città e si organizzava il pranzo: mia madre Antonietta faceva l’insalata russa, i ravioli, il vitello tonnato, la zuppa inglese e le fragole piccole di Baggini. Le famiglie uscivano vestite a puntino e facevano il giro alla Fiera. Non era solo la festa delle giostre e dei fuochi d’artificio, ma una vera e propria tradizione popolare. La partecipazione era assoluta; in piazza Duomo, ad esempio, facevano il gioco dell’albero della Cuccagna e la piazza era gremita di vogheresi: bisognava arrampicarsi su pali sporchi di grasso e prendere i premi il cui valore aumentava man mano che si saliva in altezza: salami, coppe etc etc. Quando i concorrenti stremati non riuscivano più a salire, gli elettricisti, abili arrampicatori su pali, li aiutavano. Se ci fosse ancora il mio amico Nilo, si ricorderebbe tutto. Io ho la memoria corta, accidenti..." Cosa mi dici delle giostre di quando eri ragazzino... "Quando ero bambino e per parecchi anni successivi le giostre erano in Piazza San Bovo. Allora la piazza era con beole e ghiaietto: non c’era il verde che c’è adesso e, che ricordi io, era molto più bella e ordinata. La mia giostra preferita era l’autopista di Piccaluga. Era un ovale e le macchine avevano la Giorgio Zonca lamiera protettiva da-

vanti e dietro per attutire i colpi. Visto che non avevo soldi in tasca, mi 'sponsorizzava' l’amico Gianni Noli che era benestante: lo aspettavo e arrivava con decine di biglietti per l’autopista. Passavamo sulle auto quasi tutta la giornata: per noi era un evento importante visto che all’epoca di alternative di svago ve ne erano ben poche. Si giocava per strada con divertimenti inventati e spesso anche un po’ incoscienti. Altri 'sponsorizzatori' erano Ciccio Oliva e Silvio Tartara, miei grandi amici. Oltre all’autopista c’erano i tiro a segno, il tira pugno, la stanza degli specchi, la casa fantasma e il gabbione. Nel gabbione (una specie di altalena in piedi dove la persona era chiusa in una gabbia che spingendo faceva il giro a 360°) entrai una volta per non andarci mai più perché stavo male, mentre il tiro a segno mi piaceva da morire, passione che ho conservato anche in età adulta. Il re del tira pugno indiscusso era Giorgio Ciamballi: un famoso pugile vogherese, un omone che una volta è riuscito a mandare in tilt la macchina. Dimenticavo il gioco del pianta chiodi: veniva messo su un bancone un asse di legno con un chiodo che si doveva inserire completamente giù con tre martellate secche: vincevano sempre i muratori ovviamente". Giostre a parte quali altri ricordi conservi di quella festa? "Le leccornie tipiche della Sensia si potevano mangiare lo zucchero filato e il croccante dei banchetti. C’erano poi le bancarelle che occupavano la via Emilia: erano tutte con prodotti di artigianato e di produzione locale. Anche la parte agricola della fiera aveva grande importanza: si potevano comprare prodotti ortofrutticoli e addirittura bestiame e animali da fattoria". A quando risalgono i primi cambiamenti della Sensia? "Verso gli anni Sessanta se non ricordo male le giostre si spostarono in Piazza Castello e le bancarelle in via Cavour: le giostre aumentarono e oltre a Piccaluga, conobbi Merli, il re dell’Autoscontro e, insieme, formavano la coppia degli indiscussi signori del Luna Park. Successivamente le giostre vennero trasferite in Caserma. Verso gli anni 80, avendo io tre figli piccoli,

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Di Alessandra Zonca

635 Sensia

"C'erano le bancarelle che occupavano la via Emilia"

Giorgio Zonca e Piero Pomposi in fiera

sia Merli che Piccaluga mi regalavano pacchi di biglietti gratuiti: succedeva quello che non era mai successo a me ed ero felice per i miei figli. Era sempre mio fratello Maffeo a portare i nipoti alle giostre e tornavano pieni di peluche, giochi e pesci rossi. In quegli anni iniziarono ad arrivare anche le prime bancarelle etniche: alcune avevano degli oggetti belli, di artigianato di paesi lontani, ma col passare del tempo tutto è degenerato e si vedevano solo banchi di prodotti contraffatti. Ricordo anche la banda e le majorettes in via Gramsci: abitavo in quella zona con la famiglia e scendevamo in strada per assistere al passaggio. Sono anni ormai che non frequento più la Fiera dell’Ascensione: so che sono cambiate tante cose dai racconti dei miei nipoti. So che in Caserma allestiscono un grosso tendone con degli stand tipo una vera e propria Fiera campionaria e che le giostre si sono evolute fino a sembrare quelle di Gardaland; le cose sono cambiate ed è giusto così, ma la frenesia della corsa verso novità sempre più tecnologiche e spettacolari credo abbia fatto perdere tradizioni importanti. A casa mia a Maggio nel giorno della ricorrenza i ravioli non mancheranno mai: i miei figli sanno che per me e mia moglie la festa dell’Ascensione oggi è stare insieme alla famiglia. Chissà… magari quest’anno mi farò accompagnare dai miei nipoti che ormai, da adolescenti, sono esperti e grandi frequentatori della Voghera in quei giorni di festa". Un grazie a mio padre che non ama rilasciare interviste e ho dovuto faticare non poco per convincerlo


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MAGGIO 2017

635 Sensia

Giuseppe Merli e le "chicche" di una vita al luna park

"Il fascino felliniano del Luna Park si è perso" di Alessandra

Zonca

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Intervisto Giuseppe Merli in compagnia della figlia Elena e della moglie Lucia. Siamo in collina e stiamo aspettando che sia pronta la grigliata. Quando iniziò la sua attività di giostraio a Voghera? "Nel 1961. In Piazza Castello montavamo le giostre mentre nel cortile della caserma dove già c'era il Teatro Tenda che avevo in società con Giorgio Bricchetti e nel quale si svolgevano eventi culturali tutto l’anno, allestivamo un’autopista. Poi successe che negli anni Ottanta, per problemi di sicurezza non si potè più tenere il Luna Park in Piazza Castello e fu spostato nel primo cortile nella caserma. Fu in quella occasione che chiusi il Teatro Tenda. Successivamente le giostre si ampliarono anche nel secondo cortile. Io avevo diversi divertimenti, ma il nostro punto di forza ovviamente era l’autoscontro. Quando si arrivava a Voghera era giorno di grande festa e tutti i ragazzi di Voghera sono passati dal mio autoscontro, per quello conosco tutti. Pensi che proprio nel 1961 il prete di San Sebastiano Curone segnò su un libro parrocchiale che in paese sarebbe arrivato per la prima volta l’autoscontro di Merli: un evento per quell’epoca, soprattutto per un paese piccolo. Tornando a Voghera ogni domenica dell’Ascensione facevo celebrare la messa sull’autoscontro finchè mi fu possibile farlo: roba che se lo racconti oggi sembra incredibile. In più, se posso permettermi, la musica che avevo io non la aveva nessuno: sono sempre stato un appassionato di musica e avevo un impianto McIntosh che faceva invidia anche ai migliori esperti del settore. Andai perfino a Las Vegas alla fiera tecnologica invitato dall’azienda". Non era solo una giostra il suo autoscontro... "Direi di no, nel 1966 feci addirittura suonare sull’autoscontro i Frenetici, un complesso famoso all’epoca: allestii un palco e c’era così tanta gente che avevo paura che l’autoscontro crollasse". Quali erano le altre giostre allestite all'epoca? "Le prime novità nelle giostre iniziarono in Piazza Castello con la Ballerina di Piccaluga. Le altre giostre comunque se non erano mie erano di miei parenti: deve sapere che questo mondo è formato da poche, ma grandi famiglie. Nel Nord Italia era quasi tutto gestito dai miei parenti materni: mia madre era originaria della provincia di Cuneo e conobbe mio padre a Voghera perché era cliente del tiro a segno. La giostra del calcio in culo ad esempio era dei miei cugini". C'erano dei pericoli al Luna Park? "Se vedevo che c’erano ragazzini che non potevano permettersi il giro sugli autoscontri, ero il primo a regalare loro i gettoni. Gestivo io la sicurezza: se vedevo che c’era qualche bulletto che tirava troppo la corda, mi alzavo e lo prendevo per le orecchie. I genitori dovevano sentirsi sicuri di mandare da me i loro figli. Per me era fondamentale l’educazione". Mi hanno detto che lei possedeva la più bella casaroulotte di tutte...E' vero? "Si, diciamo che avevo la migliore di tutte. Solo mia madre e Moira Orfei avevano case su ruote così belle e pur essendo parenti alla lontana, facevano a gara per chi l' avesse più bella, lussuosa e all’avanguardia. Venivano prodotte in Emilia, ad Alzeno dai f.lli

Marzolini. Fummo i primi ad avere l’aria condizionata, ma era così rumorosa che non si poteva dormire. L’ultima casa era meravigliosa, con il pavimento in teak". Quando ha deciso di cambiare attività? "Con questi nuovi parchi divertimento tipo Gardaland, la gente si è abituata a tecnologie e dimensioni vastissime e il fascino felliniano del Luna Park si è perso. Così nel 1990 decisi di chiudere questo tipo di attività e ritirare un bar storico a Voghera: il bar Ligure. Veniva così tanta gente che siamo arrivati a contare mille caffè giornalieri. Poi abbiamo ritirato Bottazzi, abbiamo aperto i 3 Merli, la sala biliardo in via Marsala (mia grande passione, ero un bravo giocatore) e i Becchi Gialli. Oggi gestiamo il caffè Barocco in Piazza Duomo". Guardando la Sensia di oggi cosa pensa di tutte queste bancarelle non proprio vogheresi? "All’epoca le bancarelle erano in via Cavour, ma avevano solo dei banchi tipo mercato. Ricordo le friggitorie dei krapfen: il migliore era Palella, non solo a Voghera, ma in tutta Italia. Poi trovavi lo zucchero filato e il croccante. Il croccante buono aveva un segreto: poco zucchero e più mandorle se no era immangiabile. Successivamente arrivarono altre specialità: mio nipote ad esempio fa le salamelle ed ancora oggi è il migliore: pulito e materia prima buona. Sono un po' reticente sulle bancarelle etniche e di altre regioni perché credo tolgano entità alla festa patronale, mentre sono favorevole alle entità locali. Ora ci sono troppi banchetti e non sai più dove comprare ad esempio il nostro pane o i brasadè". Mi racconta qualche aneddoto divertente legato alla sua attività? "Beh, non posso non parlare di Gigi Lai. Lavorava con me come operaio. Era un bravo ragazzo, ma un po' particolare, se fuori servizio gli offrivano qualche goccio in più diventava nervosetto. Lo conoscevano tutti a Voghera. Era un personaggio. Quando vedevo che il Tira Pugno non lavorava, mandavo Gigi: tirava un destro potente e il gioco si riempiva immediatamente di gente. Era la pubblicità migliore. Ogni tanto succedeva che tornava dolorante perché prendeva il ferro anziché il pallone. Un altro bello nervosetto era Finotti. Lui veniva tutti i giorni e tutti i giorni c’era una lite. Non perché fosse cattivo, ma perché voleva prevalere sugli altri. Figurati che ogni tanto gli facevo fare anche qualche lavoretto perché pensavo che, preso in un certo modo, fosse un tesoro. Un giorno dopo l’ennesima lite lo presi da parte e gli dissi che se avesse fatto ancora casotto non lo avrei più fatto entrare all’Autoscontro: quello era il mio lavoro, ciò con cui vivevo e non potevo rinunciare a incassi per colpa sua. Un giorno successe che un ragazzo lo continuò a tamponare con la macchinina sfidandolo: Finotti mi

Giuseppe Merli con la figlia Elena guardò come per dire 'io non c’entro nulla'. Capii che era così e gli dissi 'vai e colpisci il segno! Sfogati. Ti do io il permesso'. Erano altri tempi. Certe regole di rispetto e di gogliardia si potevano ancora tenere". Un anno posizionò il suo autoscontri in zona Cinema Arlecchio. Perchè? "Ogni anno per avere il plateatico su cui mettere le giostre si rinnovava la licenza: un anno scomparve la nostra licenza. Quando venni a sapere per caso la cosa andai all’assessorato e nessuno mi sapeva dire niente. Il mio posto era stato dato ad un altro. Allora mi venne un’idea: proposi di far chiudere la strada dalla Dante all’Arlecchino e di mettere lì l’Autoscontro. Non potevo perdere la Sensia di Voghera per un errore di altri. Accettarono. Nella sfortuna fu un successo mai visto prima". Un aneddoto curioso che ricorda di quell'epoca? "Di solito all’Ascensione piove sempre, ma quando c’è il sole spacca le pietre. Per quello negli anni di Piazza Castello tutti i Tira a Segno erano messi lungo il vialetto del Castello all’ombra delle piante fino in via Mazza Dorino. Durante l’Ascensione la clientela aumentava e puoi immaginare il perché in quella via. Un via vai che non puoi capire". Confermo l'entusiasmo con cui ha parlato del suo lavoro che ha letteralmente "incollato" all'ascolto tutti gli altri commensali, lo spazio di un'intervista non sarà mai abbastanza per descrivere l'atmosfera dei ricordi.


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Di Christian Draghi "Dire che questa Fiera dell’Ascensione è la numero 635 è un errore, perché è solo dalla fine dell'800 che la fiera di Voghera si tiene in concomitanza con l'Ascensione". A mettere i puntini sulle "ì" è il parroco del Duomo, don Gianni Captini, che spiega come le origini della "Sensia" affondino sì le radici nella notte dei tempi, ma fossero slegate da una qualsiasi ricorrenza di natura religiosa. "Esiste custodito nell'archivio storico di Voghera un diploma del principe Gian Galeazzo Visconti che istituì la festa cittadina, la cui prima edizione si celebrò nel 1382" spiega il parroco. "Si trattava però della festa della città, con una concessione data per uso civile dal potere politico. Si è iniziato a chiamarla Fiera dell’Ascensione successivamente, alla fine del XIX secolo, probabilmente perché si accomunò la celebrazione con il rito della Sacra Spina. Nella chiesa del Duomo c’è un ostensorio gotico dove è contenuta la sacra spina della corona di Cristo, che veniva esposta in concomitanza con la festa dell'Ascensione al cielo di Gesù Cristo, avvenuta 40 giorni dopo la Pasqua. Probabilmente per comodità – aggiunge don Captini – si è poi deciso di far coincidere le due occasioni". L'altra celebrazione collegata all'evento è quella di San Bovo, Santo patrono dei vogheresi. La ricorrenza cade il 22 maggio "data in realtà piuttosto ignorata"

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"Dire che questa Fiera dell’Ascensione è la numero 635 è un errore"

635 Sensia

"LA PRIMA EDIZIONE SI CELEBRò NEL 1382"

Don Gianni Captini fa notare don Captini. Anche in questo caso, forse per comodità, si "accorpano" le celebrazioni in un unico evento. Chi era però San Bovo? "Non ci sono dei riscontri storici certi – spiega il parroco del Duomo - Si trattava di un cavaliere franco, che si dedicò successivamente a penitenza e pellegrinaggi e che morì a Voghera proprio il 22 maggio dell’anno 986". Secondo un'antica biografia in parte leggendaria, sarebbe stato figlio di Adelfrido e Odelinda, nobili pro-

venzali. Si distinse in numerose battaglie, in particolare contro i Mori che all'epoca compivano numerose incursioni nella Francia Meridionale. Viene narrato che il suo eroismo fu fondamentale durante l'assedio della fortezza saracena di Frassineto, organizzata da Guglielmo I, duca di Provenza, nel 973. Successivamente cambiò vita, dedicandosi alla meditazione, alla penitenza e ai pellegrinaggi. Perdonò l'uccisione del fratello ed ebbe fama di taumaturgo.


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635 Sensia di Voghera a

"Il fascino felliniano del Luna Park si è perso" Servizio a pag. 4

"Le bancarelle occupavano la via Emilia" Servizio a pag. 5

"Con San Bovo e San Rocco Voghera divenne famosa" Servizio a pag.6

Il Periodico News - MAGGIO 2017 N°116Bis  

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