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Riflettete perché mancano i soldi per riparare le buche

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Anno 11 - N° 116 APRILE 2017

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Casteggio "O giochiamo a fare le fiere o proviamo a farle seriamente"C'era una volta Oltrevini, la ker-

messe numero uno dedicata al vino del territorio. C'era una volta, perché l'anno scorso non si era svolta e anche per quest'anno il suo destino pare segnato. Eppure quando nel 2015 si parlò di spostare la manifestazione in periodo primaverile rivedendo ...

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Fusione di Rivanazzano Godiasco Salice Terme: le opinioni della gente

Due paesi, anzi tre, storie diverse, molti campanili e una situazione economica che se non è opposta poco ci manca. Eppure, in un futuro neanche troppo lontano, queste due... Servizio a pag. 20 e 21

ASM: "Auspico che il prossimo Direttore Generale sia una persona dell'Azienda" "La mia considerazione del momento è rasoterra, e c'è davvero poco spazio per qualsiasi interpretazione, mi scusi se mi scaldo... In verità, io non sono un grande pensatore a livello amministrativo; lo sono più a livello politico, mi perdoni se può suonare presuntuoso... Mi piace pensare alla politica di... Servizio a pag. 5

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Un gruppo cinese interessato alle Terme di Salice

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BASTIDA PANCARANA "Aver scelto un genere di abbigliamento medio alto ci aiuta in questi tempi" PONTE NIZZA: "L’eccellenza deve avere un prezzo adeguato, almeno 30-32 euro al Kg"

Salame di Varzi, manifattura di alto artigianato o prodotto industriale? La sua qualità è ... Servizio a pag. 27

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Commento di Antonio La Trippa Pochi anni fa il buon Calderoli, allora Ministro, annunciava che avrebbe tagliato 87 mila "sedie" di politici che le occupavano nelle innumerevoli province e nello sterminato numero di comuni italiani. Tutti i sindaci, dal comune più piccolo di 100 abitanti, al comune più grande, ora si lamentano dei tagli da parte dello stato italiano. I soldi a pioggia non arrivano più e anche in Oltrepo gli amministratori pubblici si lamentano: si lamentano de' che? Ma dove vivono? Non hanno ancora capito che non c'è più "trippa per gatti"? La realtà dei fatti è una sola, ci sono due cose di troppo in Oltrepo: le buche nelle strade e gli amministratori pubblici, non tutti ovviamente, ma molti sì. È evidente che così non si possa andare avanti, con questa enorme spesa pubblica dovuta all’incredibile numero di amministratori pubblici che tra le altre cose, molte sbagliate, hanno fatto assumere un numero spropositato di dipendenti pubblici negli anni '60, '70, '80, '90 e qualcuno anche in seguito… Dipendenti pubblici che garantivano voti a chi li aveva fatti assumere e che in molti casi, purtroppo troppi, avendo molto tempo libero, hanno poi deciso di dedicarsi alla politica, con purtroppo la stessa mentalità. Anche da amministratori il loro scopo ed il loro motto è stato quello di: "portiamo a casa un po' di soldi per il nostro comune. Poi li spenderemo". In questo "spenderemo" c'è tutta la miopia di molti amministratori comunali dell'Oltrepo, perché in molti, troppi casi, spendere non è stato investire, ma è stato buttare via. Del resto cosa bisogna pretendere da gente che aveva lo stipendio sicuro, al di là dell'effettivo lavoro svolto presso un ente pubblico? Gente che invece di recarsi al lavoro, dedicava quattro o cinque ore al giorno al proprio comune, anche se questo ero molto, ma molto piccolo e non le necessitava? Cosa pretendere da gente che si metteva e si mette in malattia per partecipare a tavole rotonde, quadrate, congressi, cabine di regia, simposi ed altre "pistolate" del genere… per discutere del futuro dell'Oltrepo? Amministratori e sindaci oltrepadani che si sono fatti assumere nella pubblica amministrazione dall'allora padrino di turno e che grazie al "tempo libero" che in molti casi la pubblica amministrazione permette, si son dedicati a raccogliere fondi pubblici per progetti, ed uso una parola grossa chiamandoli progetti... fantasiosi e fantasmagorici. Purtroppo negli anni scorsi e forse ancora oggi i cittadini di alcuni comuni affermano "che brav al nos sindic, varda quanta sold la fai arivà in tal nos comun!" (Che bravo il nostro sindaco, guarda quanti soldi ha fatto arrivare al nostro comune!). Questi cittadini sono gli stessi che dopo due minuti, si chiedono chiaccgerando con gli amici del bar perché non ci sono i soldi per riparare le strade o per riparare o costruire un nuovo ponte, per fare un esempio quello della Becca. Sono gli stessi cittadini che quando sono arrivati i soldi per tracciare i sentieri nel medio e alto Oltrepo erano contenti, peccato che il numero di sentieri vagamente tracciati e ritracciati in Oltrepo Pavese è superiore a tutti i sentieri del Trentino Alto Adige e della Val d'Aosta... ma nonostante il progetto fosse senza capo nè coda erano contenti lo stesso, dei soldi arrivati… ma ora si lamentano delle buche… Sono gli stessi cittadini che si lamentano che Roma è la-

drona, quando in realtà è "ladrone" anche l’Oltrepo. Lo stesso Oltrepo che ha buttato via i soldi pubblici, soldi di tutti, con lo spandi letame, "foraggiando" con contributi ogni idea, parola grossa in molti casi, che veniva presentata da molti, troppi, amministratori locali, in modo da poter garantire al proprio comune la sua fetta di soldi ed in alcuni casi, anche la sua fetta di appalti… Soldi dispensati con lo spandi letame, ma un letame che però non ha ingrassato la terra, un letame peggiore del "Al rud ad gugnè, cal fa né mal né be” ( Il letame del maiale che non fa né male né bene), perché mentre il letame suino non apporta pressochè nulla alla fertilità del terreno, i soldi sparsi da molti, non tutti certamente, ma molti certamente sì, amministratori pubblici, hanno fatto male all'Oltrepo ed hanno portato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che portano a lamentele continue da parte di tantissimi cittadini. Soldi pubblici buttati via in progetti senza capo nè coda, da molti, troppi sindaci senza capo nè coda. Il buon Lorenzo Callegari, sindaco di Casteggio, nelle settimane scorse, ha affermato che bisognerebbe andare verso la fusione dei comuni, che è cosa ben diversa rispetto all'unione. La fusione, almeno teoricamente, dovrebbe pesare sul bilancio pubblico molto meno. Se si riuscisse a farla si potrebbero eliminare tutta una serie di stipendi: sindaci, assessori comunali … assessori de' che? … dipendenti pubblici di comuni che hanno la stessa dimensione di un granello di sabbia. Insomma la fusione dei comuni potrebbe riuscire là dove il buon Calderoli e il buon Renzi hanno fallito, cioè tagliare molti posti, non tutti chiaramente, ma molti sì, attualmente occupati da sfaccendati del lavoro pubblico, che dall'alto della loro sfaccendataggine pubblica si mettono in lista e diventano purtroppo anche sindaci o assessori. Gente senza arte nè parte, che forse non ha mai lavorato veramente rischiando i propri soldi o, come si diceva una volta, lavorando sotto padrone. Gente che quando parla si esprime in un politichese farlocco talmente stretto ed incomprensibile, un linguaggio che leggono su wikipedia, perché è da lì che prendono la loro ispirazione… per darsi un tono, un linguaggio dicevamo che i peggiori "peones" politici non usano neanche più a Roma. La realtà dei fatti è che Callegari, sindaco di Casteggio, ha fatto una proposta economicamente logica, discutile e perfettibile, ma dal punto di vista economico logica. Una proposta difficile da digerire per quei piccoli comuni che non vogliono perdere la loro identità, per certi versi anche giustamente, ma sono quegli stessi piccoli comuni che molto spesso si lamentano del fatto che non ci sono i soldi per riparare le strade

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e che non ci sono i soldi per garantire i servizi basilari al loro comune. Sono gli stessi che nel contempo dicono noi non vogliamo scomparire… Ma benedetti ragazzi, o mangia questa minestra o salta questa finestra, il tempo "dla dona ciuca e dal vasè pe" (della moglie ubbriaca e della botte piena) è finito!! Soldi da Roma o da altre entità amministrative, per mantenere una struttura comunale con segretario, dipendenti, ufficio tecnico, vigili… annessi e connessi, nei prossimi anni e molto probabilmente per sempre non ne arriveranno più. Bisogna rendersi conto che l'unione dei comuni è un palliativo che permette di risparmiare qualcosa, ma non sufficientemente. La realtà dei fatti è che l’unione dei comuni permette ai sindaci di paesi con un peso demografico ed una portata socio economica vicino allo zero di andare in giro pavoneggiandosi con la fascia tricolore. Fascia tricolore, che visto il bilancio di alcuni di questi comuni, forse è stata comprata con le cambiali. Nulla di nuovo per l'Oltrepo, così come fino a pochi anni fa e forse ancora attualmente i soldi del governo venivano buttati con lo spandi letame, oggi molti sindaci di fronte alla proposta di Callegari, che è logica e sicuramente perfettibile, incominciano con i distinguo: sì ma, sì però, ma noi, ma voi … Oh benedetti "pistola"! Invece di dire tutte queste sciocchezze rinunciate al vostro emolumento, togliete l'emolumento ai vostri assessori e con i soldi risparmiati, pochi o tanti essi siano, mettete a posto le buche, tanto per dirne una. Oh benedetti ragazzi invece di buttare soldi in sentieri, opere faraoniche delle quali non se ne vede la fine e che se mai verranno finite sarà l’inizio della fine, partecipazioni all’expo e cavolate varie, comprate un pulmino nuovo per gli alunni del vostro paese o qualche cosa di utile per il vostro comune! Oh benedetto sindaco dimostra di essere un cittadino con la testa sulle spalle, anzi con il cervello sulle spalle, perché la testa ce l’hanno tutti, il cervello in meno, rinunciando al tuo emolumento visto che lo fai, come dici sempre, per amore e passione del tuo paese! Con quei soldi che in molti comuni variano dai 20 ai 70 mila euro all’anno, rifai i marciapiedi che in molti casi assomigliano a piste da motocross. Invece di lamentarti che Roma non ti dà i soldi, perchè in questo caso Roma ha ragione a non darteli, tanto li butteresti … dimostra concretamente che il tuo spirito politico è senza nessun interesse economico, dimostra di essere una persona che non è solo capace di dire "che di soldi non ce ne sono, perché ci sono stati i tagli governativi ed amministrativi", dimostralo concretamente rinunciando al tuo emolumento d'amministratore comunale, anche perché molti, sempre di più stanno prendendo coscienza che anche l’emolumento da amministratore comunale, che molti percepiscono, guardando bene… sono anche quelli soldi buttati. Riflettete oltrepadani perché mancano i soldi per riparare le buche.


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"la mia vita... una scelta sbagliata": Mimmo Danza

"Io ritenuto inaffidabile! Quella parola una lacerazione profonda, una coltellata" Di Lele Baiardi

Mimmo Danza nasce a Foggia nel luglio 1952. A 8 anni segue i genitori in quel di Voghera, ove abita e lavora ancora oggi. E' un sorridente signore di media statura, con occhi vispi ed intelligenti, ed un bellissimo carattere, una di quelle persone che ti mettono a proprio agio. Nonostante... Danza partiamo da? "Dalle soddisfazioni che il mio libro d'esordio mi sta dando" La seguo. Prego! "Si intitola 'La mia vita... una scelta sbagliata'. E' autobiografico ed introspettivo, talvolta forse, a detta di conoscenti, eccessivamente severo, a specchio, verso me stesso. Tratta di quello che ho fatto, chi sono stato e chi non sono stato. Ma è crudo e sincero... Ne ho fatto anche uno spettacolo teatrale, un'installazione in scena di una bicicletta con apposito cavalletto che a tratti mi permette anche di pedalare nel vuoto, restando fermo sul posto, ovviamente". E' un monologo? "No. E' una performance teatrale di circa 50 minuti dove io leggo stralci del libro ed un antropologo commenta e chiarisce le dinamiche narrate. Io rimango sempre seduto sulla bicicletta, che ha attinenza con gli sbagli commessi, e narrando delle mille difficoltà della vita, che comunque continua, delle rapine e del carcere, quando parlo di libertà riprendo a pedalare". Sì, perché quelle rapine e la successiva carcerazione sono stati gli sbagli... "No, non solo quelli. Nel libro parlo anche di altre tipologie di sbagli che ho commesso, ma certamente a fin di bene, i più, e qualche altro". Ma terminiamo la parte teatrale: dove si è esibito? "Siamo andati già in scena a Milano, Roma, Bolzano e Torino, riempiendo, in quest'ultima città, lo splendido Teatro Gobetti in occasione della Biennale Democratica... un grande successo". Credo le piacerebbe anche proporre lo spettacolo nella sua Voghera... "Certamente! Spero in futuro di poter avere spazio ed occasione". Mi racconta le vicissitudini che l'hanno portata alla "Scelta sbagliata"? "Provengo da una famiglia splendida, ho due sorelle più grandi ed un fratello di 4 anni più giovane di me, Pompeo, mio socio in attività da sempre. Dopo la scuola dell'obbligo, mio padre mi portò a lavorare in azienda con lui, alla Ligure-Lombarda: ma quel lavoro, vivace com'ero, non faceva per me. Resistetti 3 settimane. Poi feci il panettiere, per un po' e l'elettricista, ed infine iniziai quello che sarebbe stato il mio lavoro, la lucidatura dei metalli... e di lì a breve partii per militare, l'allora servizio obbligatorio di leva". Al rientro dal servizio militare...? "Insieme a mio fratello Pompeo decidemmo di avviare in proprio quest'ultima attività. Quella fu la prima scelta sbagliata". Ma come? Se ancor oggi...? "Oggi sappiamo lavorare e gestire. Allora sapevamo

Mimmo Danza

solo lavorare. Vede, io e mio fratello siamo sempre stati grandi, precisi, mi permetta di dire ottimi lavoratori in quel settore. Ma io non ero pronto, non avevo basi, per fare l'imprenditore! Lavoravamo tantissimo! Partendo dai primi momenti, in pochissimo tempo siamo arrivati a fare grandi numeri, ad assumere personale, ad arrivare ad avere quasi 20 dipendenti! E l'entusiasmo del successo mi ha travolto, mi son lasciato travolgere senza rendermene conto. Un amico direttore di banca, anni dopo, mi disse che negli anni Ottanta sono stato seduto su una grande fortuna, è vero, servivamo 17 aziende". Cosa accadde poi? "Nel 1986, dopo 13 anni di lavoro, affronto il primo fallimento. Fu l'anno anche nel quale divorziai da mia moglie, con un bimbo di 7 anni. Anni drammatici. Poi, sempre con mio fratello, ripartimmo, ma stavolta ad un livello più contenuto e controllato". Ed arriviamo all'anno... "Al 2009, un altro tragico anno di crisi aziendale. Io mi ero reso conto che, almeno dal 2003, molte aziende avevano radicalmente cambiato i loro modi operandi, privilegiando, ad esempio, forniture e mano d'opera cinese, rumena, bulgara, etc. Il mio settore professionale stava implodendo... Ma io, altra scelta sbagliata, mi occupavo più della 'serenità' dei miei 7 o 8 dipendenti che dell'analisi di mercato. Fino al punto che, nonostante lavorassimo per clienti del milanese che puntualmente, ma a 120 giorni, pagavano, chiedo un intervento bancario, uno smobilizzo crediti. La mia banca, mia banca da anni, me lo nega. Io ribatto, con il mio animo sensibile, che non voglio affrontare licenziamenti; la banca mi risponde di non essere romantico, e che purtroppo non mi erogava nulla perché ritenuto... inaffidabile! Quella parola! Una lacerazione profonda, una coltellata, ancor peggio, un dolore persistente... per notti e notti continuai a pensare come potessero ritenermi tale! Nella mia testa si creò un ingorgo di pensieri, fantasie, elucubrazioni e forse deliri pericoloso. Non volevo permettere alla mia vita un'altra scelta sbagliata e feci di peggio". Arriviamo alle rapine? "Esatto. Un giorno acquistai due pistole-giocattolo, una in plastica ed una in ferro. Con questi giocattoli, a volto scoperto, rapinai 9 Istituti di credito del-

la provincia! Pensavo che così sarei riuscito a non licenziare nessuno, e magari, nel frattempo, un colpo di fortuna lavorativo mi avrebbe permesso... Nulla. Alla nona rapina, a distanza di mezzora dall'atto commesso, i carabinieri arrivarono in officina a prendermi. Mio fratello Pompeo non sapeva, come nessun altro al mondo, nulla di tutto ciò. Fu un periodo..". Lei come si sentì, come reagì? "Pensai sono salvo. Sì, col senno di poi, ma immediatamente dopo pochi giorni dall'arresto, capii che se non mi avessero arrestato, con quelle due pistole-giocattolo in mano mi sarei prima o poi fatto uccidere! Oltremodo, avevo raccolto con le rapine un capitale che mi permise di far fronte agli impegni aziendali, quindi non mi sarei fermato". La portarono in carcere e vi rimase... "Dopo 3 giorni di carcere mi diedero gli arresti domiciliari, ma a distanza di 3 mesi mi riportarono in carcere, e vi rimasi 3 anni. Più 2 anni successivi in libertà in affido. Ritornai in libertà nell'agosto 2014. Proprio attorno alla mezzanotte dell'ultimo giorno di affido, terminai il libro, che mio nipote Davide, figlio di mia sorella Carla, mi aveva affettuosamente spronato a scrivere un anno prima". Come trascorse quei 3 anni di reclusione? "Sono stati 3 anni di pensiero, di auto-analisi. Li ho definiti 'una benedetta pausa', una sospensione temporale che mi ha permesso di capire tantissimo della mia vita, cosa che è trasferita ovviamente nel libro. Sulla quotidianità del carcere, non posso dire nulla di male. Ho avuto compagni di cella di gran lunga più giovani di me che mi hanno sempre assolutamente rispettato, ed anzi spesso sorpreso con gentilezze davvero inaspettate! Così come gli agenti di polizia, tutti estremamente cortesi. Ho veramente trascorso 3 anni di mia, personale introspezione profonda". Il libro è edito dai Fratelli Guardamagna di Varzi: avrà un follow up? "Penso proprio di sì! Sto terminando il mio secondo libro, tratto da storia vera anche questo, che racconta del mondo della prostituzione. Si intitolerà, con ogni probabilità 'La piccola rosa venuta dall'est', ma non voglio anticipare nulla". Mi scusi, non gliel'ho chiesto prima: ha cominciato a scrivere in questi ultimi anni? "No. Scrivo poesie da quando avevo 15 anni, mi ha sempre appassionato l'idea di trascrivere pensieri ed emozioni. Ho partecipato anche ad un concorso di poesia interno alle carceri, durante la detenzione... Purtroppo non avevo letto, sul regolamento, il numero massimo di versetti disponibili, e, superandolo, mi venne richiesto di tagliare qualcosa dello scritto: risposi che non potevo, sarebbe stato come realizzare una scultura senza testa! E mi ritirai". Cosa si augura per il futuro? "Mi auguro che piaccia anche il mio secondo romanzo! Nel frattempo, continuo a lavorare in ditta con mio fratello ed altri 3 operai, con serenità ritrovata e la nostra solita grande precisione professionale".


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"In Oltrepo forse manca L'Uomo forte in Regione"

Di Lele Baiardi Personaggio molto noto della politica cittadina, provinciale ed oltre, giovanile, sempre elegante e sorridente, da 17 anni Segretario vogherese di Forza Italia, classe 1949: abbiamo incontrato Gianpiero Rocca. Diamo alcuni cenni biografici della sua storia politica... "Da dipendente Enel, ho iniziato nei primi anni '90 come sindacalista C.I.S.L., arrivando ad esserne Segretario Provinciale. Nel 1996 mi impegno per la prima volta politicamente nel CDU e, insieme a Paolo Affronti, sosteniamo l'allora candidato Sindaco per Voghera Delio Todeschini. L'amico Carbone già all'epoca mi invitava ad iscrivermi in Forza Italia, dove approdo due anni dopo. Lavoro politicamente al fianco di Francesco Fiori, allora Assessore Regionale all'Agricoltura ed in seguito Europarlamentare, e nel 1999 entro nel direttivo di Partito e formo la Lista che porterà, nel 2000, Aurelio Torriani a Primo Cittadino vogherese. Sempre nel 2000 divento Segretario cittadino del Partito, che contava più di 600 iscritti". Quindi da 17 anni ricopre un incarico politico importante sul territorio. Partendo proprio dal territorio, Lei sarebbe favorevole all'Unione dei Comuni, l'accorpamento di tante piccole realtà verso una grande centralizzata? "In base al modello tedesco certamente sì. E' un'iniziativa, ovviamente organizzata dal Parlamento che dovrebbe tracciarne le linee-guida, che dovrebbe vedere protagonisti i comuni già importanti del territorio, veda Voghera, Varzi, etc., che, estendendosi ad altri territori oggi amministrativamente indipendenti ma sensibilmente più piccoli di dimensioni e numero di abitanti, favorissero e facilitassero, semplificando, lo sviluppo territoriale, velocizzando anche parecchie iniziative politico-amministrative. A mio giudizio, darebbe anche forte input all'imprenditoria! Di certo, prima, tra tutti noi, bisognerebbe superare un eccesso di campanilismo che da sempre domina in Oltrepo". A volte si è avuta la sensazione che alcuni finanziamenti e/o fondi gestiti da importanti Enti quali Gal, Comunità Montana, Regione, siano stati, mi passi il termine, sperperati o quantomeno mal distribuiti, forse con poca attenzione... "Ritengo di no, o meglio: purtroppo non si è proprio riusciti ad accedervi! Anche proprio per quanto riguarda il Gal e la Fondazione, speriamo di riuscire ad ottenere quote come Comune ed ASM per meglio capire e gestire. Devo però dirle che, a parte alcuni casi estremamente positivi, come il finanziamento al Comune di Varzi per la ristrutturazione dell'area Mercato, è proprio la parte imprenditoriale richiedente che è sempre stata molto poco attiva: pochi progetti equivalgono a pochi fondi sfruttati, e, purtroppo da molto tempo, sono davvero pochissimi i progetti presentati con credenziali consone e corrette". Veniamo ad un tema a lei caro, come energia ed ASM: in quest'ultima si è appena insediato come amministratore unico Daniele Bruno... "Una brava persona, innanzitutto, che gode della massima fiducia di tutti, ed un serio e preparato professionista, Presidente uscente di Avis. Personalmente sono d'accordo con questo cambio d'impostazione amministrativa, da collegiale ad unico, e auspico che

il prossimo nuovo Direttore Generale sia una persona dell'Azienda, che dall'interno dell'esperienza aziendale, come è stato per il precedente Direttore Bina, oggi a Roma in prestigiosa posizione, conosca a fondo la stessa ed il territorio d'azione". E per la raccolta differenziata? "L'accaduto di mesi fa era stato da me predetto, ahimè! Troppa fretta nell'approcciare tale innovazione. Bisogna prima preparare tutto il personale ed ottimizzare metodi e tempi!". Ciò significa che la differenziata è sospesa, al momento? "No, assolutamente. Continua per la carta, in centro anche per l'umido, ma al momento, non ancora il tutto appunto ottimizzato, sono stati rimessi alcuni cassonetti per la città. Stiamo lavorando al raggiungimento finale del 65% di soglia". Una soglia molto alta... "Altri comuni, parecchi, ci sono già arrivati! Ed anche noi dobbiamo farcela, assolutamente! Calcoli inoltre che, a differenza di Tortona, Novi Ligure ed altri comuni del Piemonte, così come in Liguria, ad esempio, che ancora hanno le discariche, noi ci serviamo già degli inceneritori di Parona e Corte Olona, risparmiando sensibilmente a livello economico. Quindi, dobbiamo impegnarci al massimo affinché si perfezioni questa soglia di differenziata... ed anche presto". Trasferiamoci al Teatro Sociale... "Guardi, di quest'Opera si sta occupando ritengo in maniera egregia ed attentissima l'Assessore alla Partita Marina Azzaretti. Io ne so veramente poco, tranne quello che un po' tutti sappiamo. Personalmente, da cittadino, mi auguro di veder riaperto il nostro Sociale entro i tre anni che mancano alla fine del mandato amministrativo". Un altro argomento scottante è il manto stradale di zona, non solo cittadino... "Questo è invece un problema che mi assilla ed intristisce. Il patto di stabilità nazionale, che ci obbliga ad inviare tutte le risorse, centralizzate, a Roma, da dove non ritorna nulla... ci impedisce qualsivoglia intervento! Non possiamo fare gare, perché non abbiamo fondi stanziabili, ed anche le Imprese della zona sono ferme. Una storica ha appena chiuso, anche... Sono stato Assessore ai Lavori Pubblici, e son riuscito, con grande sforzo, a trovare € 300.000,00 disponibili... ma per Voghera e provincia di Pavia servono alcuni milioni e temo nulla cambierà con questo Governo". Lei è stato tra i principali, convintissimi promulgatori della centrale di Torremenapace... "Resto convinto sia stata una grande scelta e che rimanga una grande opportunità! Produciamo energia elettrica che vendiamo in rete, oltre ad 1 Megawatt,7 di fotovoltaico costruito a lato-centrale. ASM detiene il 20% della centrale, che frutta royalties annuali ed è importante voce di bilancio, oltre che, ripeto, una favorevole possibilità di contrattazione per gruppi industriali che dovessero scegliere il nostro territorio". Assistiamo allo spopolamento della valle Staffora, Lei cosa ne pensa? "Che purtroppo è vero. Penso che qui, soprattutto i giovani, si debbano reinventare un lavoro, un impresa sul territorio, legata magari all'agricoltura, perché no... La nostra valle si presta tantissimo! Bisogna ritrovare l'imprenditoria in questo senso, e, come ricordo appena posso ai Vertici, la Regione Lombardia

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ASM: "Auspico che il prossimo Direttore Generale sia una persona dell'Azienda"

Gianpiero Rocca deve investire ed agevolare soprattutto le imprese giovanili. Concretezza imprenditoriale e concretezza politico-amministrativa regionale potrebbero essere un'ottima start-up futura, per i nostri giovani e per la nostra bellissima valle! Ma non solo agricoltura, ovviamente, anche tecnologia, servizi...". A questo riguardo, come considera ed interpreta lei il rapporto politica-territorio? "La mia considerazione del momento è rasoterra, e c'è davvero poco spazio per qualsiasi interpretazione, mi scusi se mi scaldo... In verità, io non sono un grande pensatore a livello amministrativo; lo sono più a livello politico, mi perdoni se può suonare presuntuoso... Mi piace pensare alla politica di facilitazione all'impresa, alla politica che permette, sostiene l'imprenditore nella realizzazione della sua azienda. A livello populista, negli ultimi anni è passato largamente un messaggio errato: la politica deve creare lavoro. No! La politica non può creare lavoro, ma deve agevolare in tutti i modi, al massimo delle possibilità l'imprenditoria che, appunto, crea posti di lavoro! Io vorrei essere nella posizione sempre di servire gli imprenditori che vogliono impegnarsi sul nostro territorio". Mi sembra che manchi qualcosa al suo, chiamiamolo, progetto... "Bravo, esatto! Manca una forte espressione politica del territorio! Forse manca 'L'Uomo forte' in Regione. E forse sono stati commessi errori di valutazione addirittura a livello nazionale, a livello di sostegno a parlamentari che, una volta eletti, sono scomparsi dal nostro territorio che li ha supportati largamente! Questo non si deve più ripetere. Votateci e seguite le nostre indicazioni di voto se esprimono un valore politico importante, altrimenti non votateci! La nostra voce politica dev'essere forte ed autorevole, in Regione, in Parlamento! Nel 2018 avremo le elezioni regionali: dobbiamo già lavorare ora per assicurarci una figura importante in Regione... alle ultime elezioni per l'Area Vasta non siamo potuti esser presenti perché commissariati a livello comunale, ed ahimè per contare bisogna esserci". E per le prossime amministrative vogheresi? "Saranno nel 2020, e sto già lavorando duramente per la nostra città ed il comune futuro di tutti noi. Sono l'unico Segretario di partito cittadino che non ha mai perso e voglio continuare ancora questa tradizione, arrivando, come le auspicavo, ad esprimere però anche oltre al Comune di Voghera figure autorevoli, come in passato abbiamo avuto e ne abbiamo visto e goduto gli ottimi risultati, che diano ancora fortuna al nostro splendido territorio".


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"i vogheresi hanno spostato le loro scelte altrove"

"Perchè a Voghera non ci sono più ristoranti come l'albergo Italia?" Di Alessandra Zonca e Lele Baiardi

Molti si ricorderanno l'Albergo Italia, di via Emilia, gestito per tanti anni dal «mitico» cavalier Torti, un luogo simbolo della ristorazione vogherese, per 140 anni, da li sono passate generazioni di imprenditori, commercianti e famiglie vogheresi, se l'Albergo Italia era la punta di diamante della ristorazione vogherese, avendo avuto anche l'onore della stella nella guida Michelin, negli anni del dopoguerra , fino alla metà degli anni 80, erano presenti a Voghera ristoranti di alto e buon livello che proponevano piatti della cucina oltrepadana, poi lentamente, ma inesorabilmente, molti hanno chiuso i battenti. Oggi a Voghera non mancano ristoranti/pizzerie di ottima qualità, gestiti da professionisti seri che svolgono questo mestiere, che propongono menù di ispirazione mediterranea; ultimamente la moda del sushi e della cucina orientale ha portato anche il proliferare di ristoranti cinesi con cucina anche giapponese. Quello che noi abbiamo chiesto ad alcuni vogheresi è la situazione della ristorazione tipica della nostra tradizione e non solo in un contesto che non sia quello della pizzeria-ristorante o della trattoria. Voghera a livello di ristorazione, secondo Lei, ha un'offerta adeguata oppure è carente? Negli anni molti ristoranti storici vogheresi hanno cessato l'attività, secondo Lei perchè? Nei paesi limitrofi a Voghera l'offerta nel campo della ristorazione è piuttosto ampia e tanti sono i vogheresi che frequentano i ristoranti oltrepadani. Cosa offrono in più i vari ristoranti delle località limitrofe rispetto a quelli di Voghera? Elena Ratto, vogherese, titolare, insieme alla sorella, di un nuovo negozio di abbigliamento femminile nel centro storico della città. 1."Purtroppo è carente tranne per quei pochi locali ormai storici abbinati alla pizzeria, che comunque offrono un buon livello di cucina italiana. Se intendiamo però per ristorazione il ristorante classico con un menù che ricordi la tradizione, purtroppo l’offerta è limitata". 2."Sicuramente per motivi diversi: uno di questi potrebbe essere il mancato ricambio generazionale, dovuto a quelli che per lungo tempo sono stati obiettivi diversi per i giovani (una laurea, un lavoro meno impegnativo etc.). Devo dire che oggi, anche grazie al dilagare di programmi di cucina, molti stanno riscoprendo la cultura del cibo italiano e delle immense risorse dei prodotti della nostra terra. Spero che ciò funzioni non solo come vetrina televisiva, ma anche per spingere i giovani a ritornare all’amore per il nostro cibo. Scoprire il gusto dei cibi etnici può essere curioso, senza però dimenticare la nostra identità e senza dimenticare la cucina italiana resta la migliore del mondo". 3."Dal mio punto di vista il problema non è da ricercare nel tipo di offerta. Purtroppo però, per mancanza di valide alternative protrattasi per anni, i vogheresi hanno spostato le loro scelte altrove, alla ricerca delle vere tradizioni legate al territorio. C’è anche da dire che, trovandoci così vicini alle

località termali e alle zone di colline, la città è sempre un po' penalizzata, soprattutto nella bella stagione". Marcello Lugano, vogherese, stimato avvocato e anche frequentatore della "movida" locale: per lavoro e per piacere si trova spesso fuori a pranzo e cena. 1."Può essere adeguata, ma certamente migliorabile soprattutto per quanto riguarda la fascia serale. Si senElena Ratto te la mancanza di un’offerta più varia anche se oggettivamente Voghera è un mercato difficile perché purtroppo è più facile che il Vogherese vada fuori per il pranzo domenicale". 2."Gli storici ristoranti vogheresi erano a conduzione familiare e non hanno più avuto prosecuzione di generazione. Oltre a ciò la città si è comunque impoverita: molta gente lavora fuori e sottrae importante clientela quotidiaTino Nebbioli na. Basti pensare al Tribunale: avvocati, cancellieri, testimoni, consulenti, ufficiali giudiziari, giudici e parti varie sono venuti a mancare con la chiusura del Tribunale e la sofferenza economica dovuta a tali assenze è palpabile; centinaia di persone in meno settimanalmente sono tante per una città come la nostra. Tutto ciò è andato anche a discapito non solo della ristorazione, ma anche dei bar e di altri esercizi commerciali in zona. Per lavoro vivo due realtà parallele; abito a Voghera, ma spesso sono a Pavia: la differenza è abissale. Ritornando a Voghera, una precisazione va fatta. Piazza Duomo, ad esempio, grazie anche a giovani imprenditori sembra un po' tornata a nuova vita. Rimane comunque un’eccezione in un contesto cittadino ormai completamente deserto". 3."L’offerta è piu varia con un livello qualitativo medio buono. Alcuni sono locali storici, altri godono dell’attrattiva della zona in cui sono: le colline dell’Oltrepo ad esempio o Salice terme, con la sua vita serale e notturna e le strutture di svago che offre". Tino Nebbioli, storico commerciante, noto personaggio della "Voghera da bere", grande intenditore di cucina locale e non solo. 1."Molto carente. Mancano i professionisti con la

Marcello Lugano

Fabrizio Zonca

Giuliana Nobile


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"a pochi km ci sono fior di ristoranti"

passione per la cucina della nostra tradizione. I ravioli, gli gnocchi, il merluzzo con le cipolle, la trippa, il risotto coi peperoni, i bolliti col carello, gli arrosti, il salame buono, i malfatti… i nostri piatti sono vari e buoni, ma non si trovano più a Voghera. Non è vero che la gente non li cerca più. Conosco ad esempio una caffetteria/gelateria storica della nostra città che proprio per amore della tradizione ha iniziato a proporre pochi piatti tipici e veloci a pranzo: vanno a ruba!". 2."Perché sono venuti a mancare i 'vecchi', coloro che amavano il loro mestiere. Evidentemente i figli non avevano la stessa passione". 3."Ok che ultimamente si tende a prediligere il pesce per moda e per salute forse, ma come mai molti di noi si spostano nel tortonese o nel piacentino per mangiare i piatti tradizionali? Perché li trovano. Ci si deve dar da fare nel rispetto delle ricette tipiche e non inventarsi chissà quali elaborazioni: la semplicità e il prodotto di qualità in un ambiente pulito e piacevole paga sempre. La leggenda che i vogheresi non vogliano far crescere la loro città anche sotto questo aspetto non mi trova in accordo". Fabrizio Zonca vogherese, manager e socio dell'omonima Azienda cittadina conosciuta nel mondo 1.“Purtroppo direi carente... Voghera propone diverse ottime pizzerie, oppure anche ristoranti-pizzerie, ma non, in senso classico, un ottimo ristorante. Io sono anche amante della cucina cinese, anche se, vivendo molto fuori-zona per lavoro, l'ultima volta che ho pranzato in un ristorante cinese della zona risale ormai ad anni fa, e ne conservo un buon ricordo, ma è sempre comunque un'altra cucina". 2.“Non vivo cosi tanto Voghera da almeno 15 anni per poter dare una risposta sicura a questa domanda. Forse non c'è stato tramando generazionale o forse è scemato l'interesse commerciale... o forse un po' entrambe le cose”. 3.“Questo lo ritengo un problema storico del cittadino vogherese, che è un viaggiatore; ai vogheresi è sempre piaciuto spostarsi nel tempo libero, chiamiamolo così … Il Dna vogherese è non-residente: come è pendolare nel lavoro, lo è anche nel tempo libero, probabilmente, per abitudine. Tortona, Salice Terme, Milano, al mare... il vogherese va al ristorante, ma altrove, non in città! Non ritengo sia esattamente un fattore qualitativo: ad esempio, negli ultimi mesi al Ristorante Corona, ad esempio, dove mi è capitato di cenare, ho notato parecchia clientela, molta gente, ma tanti da fuori, pochi vogheresi. Anche al Cowboys' Guest Ranch, dove ho sempre trovato carni e piatti a tema veramente buone, ricordo che i vogheresi hanno impiegato anni alla frequentazione”. Giuliana Nobile vogherese, per decenni imprenditrice del settore della moda, titolare della storica boutique Ronchi 1.“L'offerta è sotto gli occhi di tutti, ed è certamente carente, per quanto riguarda il classico ristorante. Ci sono tante pizzerie, come in tutte le città, realtà di primo prezzo, per una facile serata che piace a tutti e costa limitatamente”. 2.“Ricordo tanti anni fa il ristorante Italia, ristorante davvero bello, in centro Via Emilia. Ma di quel livello c'era sempre e solo quello, sebbene all'epoca la realtà cittadina fosse molto viva, con bar belli, negozi belli, etc. Dalla chiusura di quel ristorante, nessun ristorante ha più attecchito a Voghera. Il vogherese è vero che, comunque, tende ad uscire dalla città, non

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VOGHERA

"Voghera propone diverse ottime pizzerie"

mi spiego il perchè. Non credo sia un fattore generazionale. Proprio i successori del ristorante Italia hanno poi aperto un bellissimo reistorante in Salice Terme”. 3.“E' vero! A pochi chilometri ci sono fior di ristoranti! A Tortona, ad esempio, c'è l'imbarazzo della scelta! Tanti ristoranti, tutti di livello medio-alto! Il Cavallino nuovo, La Degusteria, il San Giacomo, Cerchi... attirano clientela da Tortona e da fuori Tortona. Non mi spiego e non posso risponderle. Ed è comunque una cittadina problematica come altre, però... Oppure come a Casteggio: mi viene in mente Prime Alture, ed un altro bel Ristorante in centro paese del quale non ricordo il nome... e Casteggio è parecchio più piccola di Voghera! Temo possa essere un'attitudine mentale ormai radicata, che temo sarà difficile da estirpare”. Camilla Sordi da anni impegnata nell'Azienda di famiglia, oltre alla produzione orologiaia sta seguendo una nuova collezione di gioielleria. 1.“Assolutamente carente. Mi vengono in mente il 1058 o il P.gari, entrambi con ottimo servizio, talvolta anche ricercato nelle piccole cose, di qualità... Ma il ristorante definito canonico qui non funziona". 2.“Mi sembra lo stesso discorso del commercio in generale: quando non hai scelta ed in zone limitrofe ne hai di competitive... Adesso forse, anche, si tende a girare di più, prima in città c'erano più cose. Credo sia stata una fortissima crisi che ci ha portati ad uscire dalla città”. 3.“Offrono una cucina più aggiornata ai tempi. A Tortona, ad esempio, puoi mangiare cose diverse, che non trovi facilmente in zona, e c'è maggior attenzione alle novità ed alla ricerca, talvolta anche sofisticata. Forse è mancata negli anni un'imprenditoria coraggiosa, innovativa, che sapesse fare da esca per attirare clientela esterna; magari, vedendo nuova clientela in città, anche i vogheresi apprezzerebbero nuove locations ristorative...non sono un tecnico del settore, ma non mi spiego perchè a pochi chilometri diversi ristoranti esistono e funzionano”.

Camilla Sordi


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metodo montessori: a VOGHERA LA PRIMA LUDOTECA

"In Oltrepo non vi è un progetto ben definito"

Laura Albace

Di Serena Simula Un posto dove trascorrere serenamente il tempo con i propri figli, dove confrontarsi con gli altri genitori e imparare qualcosa di nuovo sulla crescita e le esigenze specifiche dei più piccoli: è questo ciò che si propone di diventare la ludoteca Rataplan di Voghera, acquisita recentemente da Laura Albace e destinata ad ospitare il ritrovo per gli incontri del Gruppo Montessori “Le Torri Rosa” che collabora con l’Associazione MontessoriAttiva-Pavia. Il centro è a disposizione delle famiglie con bimbi dagli 0 agli 11 anni e fungerà da base per le attività di un intraprendente gruppo di mamme che si pone l'obiettivo di portare nel nostro territorio il metodo pedagogico formulato da Maria Montessori. Albace cominciamo proprio da qui. Cosa prescrive il metodo Montessori? Quali sono i suoi punti fondamentali? "Se dovessi riassumere in breve quali sono gli aspetti

salienti del metodo Montessori, probabilmente comincerei dal concetto di 'Autocorrezione'. Il bambino, secondo la nota pedagogista, deve essere lasciato libero di fare le cose per proprio conto, con poco ausilio da parte dell'adulto. Una certa autonomia gli consente di imparare dai propri errori, capendo cosa ha sbagliato e ponendovi rimedio. Un altro aspetto importante è quello che riguarda l'ambiente, che deve essere il più possibile tranquillo e rilassante, meglio se colorato con tinte tenui. In questo modo il bambino riesce a concentrarsi, a mettere tutte le sue facoltà intellettive al servizio di ciò che sta facendo. Un bambino concentrato, diceva la Montessori, è un bambino felice, che rende peraltro molto fieri i suoi genitori. Non c'è nulla di più bello per una mamma o per un papà, infatti, dell'osservare il proprio bambino che da solo, con le sue forze, riesce a raggiungere risultati inaspettati". Come hai applicato il metodo Montessori nell'allestimento della ludoteca? "Innanzitutto, proprio per adeguare gli spazi alle età dei bambini, ho diviso il centro in tre sale: la prima dedicata ai bimbi da 0 a 3 anni, la seconda per la fascia 3-7 anni e la terza per i più grandi, dai 7 agli 11 anni. In particolare, il metodo Montessori si applica al gruppo di mezzo, che qui troverà un'intera area dedicata ai giocattoli di legno con un'area ad ispirazione montessoriana. Se è vero che in generale ho bandito da tutta la ludoteca i giocattoli a batteria perchè è mia intenzione incoraggiare i bambini a raggiungere gli obiettivi con le loro capacità e non premendo un pulsante, in questa zona molti gicattoli sono ispirati

all'insegnamento di Maria Montessori. Ci sono i giochi 'vita pratica', elettrodomestici, il piccolo supermercato, il passeggino ... gli strumenti musicali, i libri tattili, i puzzle, gli incastri e le costruzioni ma anche la zona della creatività con colori, lavagne, plastilina colorata e molto altro". Al momento siete un gruppo indipendente di mamme ma l'idea è quella di formare un'associazione, l’Associazione MontessoriAttiva-Pavia con cui collaborate di cosa si occupa? "Con le mamme del gruppo Le Torri Rosa, stiamo valutando l'idea di creare un gruppo in Oltrepò legato all'associazione di Pavia per portare avanti anche qui le sue attività. In particolare, l'idea è di riuscire (come hanno già fatto a Sommo) ad avviare anche in una scuola materna e primaria dell’Oltrepò, classi con questo metodo pedagogico. Abbiamo incontrato i dirigenti scolastici delle scuole della zona, per ora però non vi è un progetto ben definito per via di diversi fattori organizzativi". Come pensate di riuscirci? "Sicuramente, visto che abbiamo un luogo di incontro è mia intenzione sfruttare questo ambiente per organizzare diverse attività rivolte a bambini e genitori. Corsi, laboratori, momenti di incontro sul metodo Montessori e su molte altri argomenti relativi all'infanzia. La prima cosa in programma saranno di certo i corsi di disostruzione pediatrica e di massaggio neonatale, poi pensavo di avviare un'iniziativa chiamata 'genitori in gioco': troppo spesso i genitori faticano a ritagliarsi un po' di tempo da dedicare esclusivamente ai propri bambini, qui dovranno riuscire a trascorrere almeno un'ora alla settimana senza alcuna distrazione (nemmeno il telefono) e imparare a godersi appieno la compagnia dei propri bimbi. Per il resto, ad eccezione di quel momento, i genitori potranno venire qui anche solo per rilassarsi mentre i loro figli sono impegnati a giocare"


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RECUPERO EX MANICOMIO: "PARLIAMO DI QUALCHE MILIONE DI EURO"

Di Christian Draghi

Arriva da Voghera un progetto per cambiare volto e destino dell'ex ospedale psichiatrico, l'immenso edificio che si affaccia su Viale Repubblica chiuso definitivamente nel 1998 e poi lasciato in stato di abbandono ad eccezione di una piccola porzione che oggi è sede dell’Asl territoriale. Negli ultimi anni, grazie all’intervento dell’associazione Spino Fiorito, la struttura è stata aperta al pubblico in particolari occasioni con l’obiettivo di far conoscere il complesso ai cittadini. Ciò nonostante non è ancora stato oggetto di interventi di recupero. Almeno fino ad oggi. Il progetto di recupero è in realtà una tesi di laurea, che porta la firma in calce di Cristina Brambilla, 25enne ingegnere edile originaria di Gerola ed ex alunna dell'Itis Maserati. La sua idea è trasformare l’ex ospedale psichiatrico in una Casa della Salute, una struttura polifunzionale al servizio della città. Come è nata l’idea di dedicare un progetto all’ex manicomio? "L’idea è nata da una visita all’edificio, di quelle organizzate una volta all’anno. Da ingegnere conosco la sua storia, il suo valore e l’impatto del complesso sul tessuto costruito e mi sono detta: perché no?, visto che è una struttura che, così sottoutilizzata, rappresenta anche un grande vuoto urbano". Che cos’è esattamente una Casa della Salute? "E’ un tipo di presidio che nasce con un decreto ministeriale nel 2007 e assume il ruolo di primo punto di incontro tra il paziente e il sistema sanitario in quanto si occupa del primo soccorso, della prevenzione e del trattamento delle patologie in fase post-acuta, di quelle cronico-riabilitative-degenerative e della medicina di base. Una sorta di alternativa all’ospedale e quindi un vero e proprio 'secondo pilastro della Sanità'. L’ospedale rimarrebbe il riferimento ma solo per gli interventi acuti, mentre la Casa della Salute andrebbe a raggruppare al suo interno tutti i servizi socioassistenziali che solitamente sono sparsi sul territorio". Quante strutture esistono di questo tipo? "38 in tutta Italia". E funzionano? "Direi di sì. Esistono dei report annuali sul loro funzionamento. Le cifre dicono che si sono stanziati 64milioni di euro per la realizzazione di nuove strutture di questo tipo". Nello specifico dell’ex ospedale psichiatrico, quali servizi immagina concentrati all’interno? "Ho fatto uno studio sui servizi sociosanitari presenti

sul territorio ed è emerso un deficit pesante di Rsa per anziani e di servizi per persone con dipendenza da sostanze. Nel caso delle Rsa, ne servirebbero quasi il doppio per soddisfare le liste d’attesa. Quindi nella progettazione ho inserito la realizzazione di 3 nuove strutture all’esterno dell’edificio già esistente in grado di ospitare circa 30 posti letto ciascuna. L’elemento centrale del progetto però, oltre all’inserimento di attività accessorie alla Casa della Salute, è l’integrazione di servizi per i cittadini quali i negozi, il museo, i nuovi uffici di coworking e delle attività sociali, ma anche la valorizzazione del parco di pertinenza della struttura". La proprietaria dell’edificio è l’azienda sociosanitaria (ex Asl). Crede che possa avere interesse in questo tipo di progetto? "Se fosse lungimirante in realtà sì, perché le Case della salute realizzate in edifici esistenti sono già state fatte e funzionano se gestite bene". Ha avuto qualche feedback? "Al momento no. L’Asst però il mio progetto ce l’ha e ne hanno parlato anche i giornali". Indubbiamente è un progetto ambizioso. Ha un’idea dei costi? "Il preventivo economico non era stato inserito nella progettazione e forse questo aspetto rappresenta in qualche modo la nota dolente. Sicuramente parliamo di qualche milione di euro". Qualcuno potrebbe dire che è un po’ troppo, soprattutto per le tasche dell’Asst… "In realtà quando si tratta di Sanità i fondi si trovano con più facilità. Come ho detto prima, le cifre parlano di 64milioni di euro stanziati in Italia per la creazione di nuove Case della Salute, quindi non credo che la strada sia chiusa a prescindere". Il 5 maggio ci sarà un grosso convegno per presentare questo progetto all’Itis Maserati. Cosa può dirci di questo evento? "Sarà un convegno, una sorta di caffè scientifico che ha l’obiettivo di raccontare sotto diversi aspetti l’edificio. E’ stato organizzato insieme alle scuole e con Labiria, un comitato cittadino vogherese che promuove difesa e valorizzazione del patrimonio storico cittadino. Il primo obiettivo è risollevare la discussione su questo edificio. Tra gli ospiti avremo Angelo Vicini, autore del libro 'Oltre il cancello…Voghera', l’associazione Spino Fiorito, i ragazzi delle scuole che hanno presentato progetti sull’edificio. Un momento interessante, perché il destino dell’ospedale psichiatrico sta a cuore a molti, più di quanto si possa pensare".

Johnny Rosa 3 giorni di pace a Montemarzino

Un problema di salute, fortunatamente di contenuta importanza, obbliga il mio amico Claudio alle cure ospedaliere, ed a qualche giorno di convalescenza. Durante una visita, veniamo rapiti dai ricordi... Come quando, ad esempio, tanti anni fa in Costa Azzurra, decimate le risorse finanziarie tra vari divertissement, richiedemmo alla reception dell'Hotel cosa significasse la voce in fattura, nel tentativo di limarla, "Peignoir": la gentile signorina ci disse che era l'enorme quantità di accappatoi utilizzati durante il soggiorno, tra camera, mare e piscine! O quando al termine di una colazione in compagnia dell'amico Raffaello Gelli,

rampollo del più famoso padre Licio, consigliandoci di investire su Porsche, Ferrari e Rolex, lo rassicurammo che lo avremmo fatto subito al rientro in Italia. Ci invitò allora in tempo reale con lui ad un'Asta privata a Beaulieu: Claudio, invece di seguirmi sulla mia Bmw, preferì di gran lunga la Rolls Royce Corniche Silver Shadow Cabriolet bianca di Raffello, con autista. Arrivati di fronte alla sede dell'Asta, due automobili in fianco tamponarono. L'amico "Bomba" saltò a piè pari la portiera dell'incantevole Rolls, distribuendo biglietti da visita della sua carrozzeria vogherese! Raffaello, stupito, mi chiese spiegazione dell'avvenuto, ed io, se-

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Il progetto: "Una Casa della Salute, una sorta di alternativa all’ospedale"

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Cristina Brambilla

65 mila metri quadrati

La più grande area verde pubblica, ma pochi lo sanno Di Christian Draghi

L’ex ospedale psichiatrico di Voghera fu costruito nel 1876. Tra il 1919 e il 1935 vennero realizzati gli ampliamenti maggiori tra i quali la sopraelevazione di un piano dei padiglioni centrali. Nel 1954 fu realizzata la torre piezometrica, ancora in funzione oggi. Al 1960 risale l’inizio di un nuovo ampliamento con la realizzazione del padiglione di neuropsichiatria infantile che è ancora oggi attivo. Nel 1990 partirono i lavori per la ristrutturazione dell’Ala Nord per gli uffici dell’Asl non completati, mentre nel 1998 la struttura fu chiusa definitivamente. Nel 2007, nell’area dell’ex manicomio fu terminata la costruzione della Rsa Carlo Pezzani. L’area dell’edificio, comprensiva degli spazi verdi, occupa circa 65mila metri quadrati. La struttura è divisa in 3 parti, l’ala Sud che è non è mai stata toccata da quando l’ospedale psichiatrico venne chiuso nel 1998, l’ala Nord che ospita oggi gli uffici dell’Asl, che è stata oggetto di un intervento di ristrutturazione però mai concluso ed è a rustico, poi c’è la parte centrale con i giardini che oggi sono pubblicamente accessibili ma che però non hanno manutenzione. C’è poi l’immensa area nella zona che dà su viale Repubblica, che è pubblica nonostante quasi nessuno lo sappia. Si tratta della più grande area verde di Voghera, un vero polmone verde praticamente inutilizzato vicino al cuore della città. renamente, lo rassicurai sull'entità della portata nazionale del brand di carrozzerie facente capo a Claudio, non ricordo esattamente se alludendo ad un centinaio di negozi. Finimmo seduti nel Salone Imperiale del Palazzo d'Asta, partecipando su invito di Raffaello alla gara per due mitragliatrici risalenti al secondo conflitto mondiale, una italiana ed una giapponese, ed aggiudicandocele per svariate decine di migliaia di euro, traducendo ad oggi il valore in franchi francesi... ovviamente, all'arrivo del commesso, indicandogli Raffaello come ottimo pagatore !!!


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Gentile Direttore, accompagno spesso mio figlio al parco di Rivanazzano Terme e che dire... E' una gioia vedere così tanti bambini che scorrazzano tra gli alberi o si arrampicano sulle altalene o ancora arrivano dal bar con in mano gelati più grandi di loro... Con l'arrivo della bella stagione il parco di Rivanazzano Terme è "il motore" che fa divertire e svagare i nostri figli. Non mi soffermo troppo su alcune coppie di nonni che impauriti da una pallonata che potrebbe rompere i loro occhiali da 800 euro (cito testualmente le parole della chiccosissima nonna....) rispondono in malo modo e con arroganza, sostituita da ridicola gentilezza all'arrivo dei genitori, al malcapitato bambino-tira-

tore di palloni storti.... ma per ovviare a queste scene ridicole, alla fine siamo al parco e non da Bulgari, mi chiedo come mai il "paradiso" dei piccoli calciatori, il campo da calcetto in zona piscina è stato chiuso. Meglio... è stato certamente chiuso a causa della maleducazioni di bambini che lo hanno, utilizzandolo devastato senza rispetto e ritegno, ma non si potrebbe trovare una soluzione? Invece di applicare la tariffa di 50 euro all'ora (prezzo tra l'altro più che onesto per le squadre di calcetto) si applicasse una tariffa agevolata per i bambini che il pomeriggio vogliono dar due calci ad un pallone? Potrebbe essere un'idea? Lettera Firmata Rivanazzano Terme

Salice Terme: Scimmie e conigli

Gentile Direttore,

a Salice Terme, esiste un bel gruppo whatsapp, creato dall'edicolante locale. Un gruppo dove ogni mattina, vengono postate notizie inerenti alla nostra località, a volte si scherza e si ride, a volte si discute su fatti salicesi. La stragrande maggioranza dei membri del gruppo si conosce, da una bella idea è nato un gruppo bello e apprezzato. Nelle settimane scorse un membro del gruppo commentando una notizia ha apostrofato come "scimmia" un altro membro del gruppo, menbro quest’ultimo anche impegnato politicamente. Dopo un botta e risposta stucchevole per molti e, da molti rimarcato e scritto, la cosa dopo alcuni messaggi... forse è grazie a Dio finita.

Da quel che mi risulta i due membri del gruppo si conoscono da anni, si vedono più volte al giorno e per dirsi le loro cose, insulti compresi, si scrivono con il telefonino un whatsapp!!! E magari sono a pochi metri di distanza.... Allora io dico, se proprio si vuole scomodare qualche animale, scomodiamo i "conigli", perché se due persone adulte si trovano a pochi metri di distanza, si vedono, vanno allo stesso bar a prendere il caffè, e magari questo succcede con una frequenza di 10 volte al giorno, ecco.... i vostri botta e risposta non interessano a nessuno, orsù fate vedere di che pasta siete fatti, e chiaritevi tra di voi, faccia a faccia".

Lettera Firmata Salice Terme

Perchè buttare i sachetti dei rifiuti nei campi? Signor Direttore, sono un ciclista da passeggio. La mia velocità di crociera è direttamente proporzionale all'età ed allo scricchiolìo delle ginocchia. Riesco comunque ancora a superare agevolmente... i pedoni! Scelgo itinerari piacevole e poco impegnativi, che mi permettono di immergermi nella natura. Alcuni giorni orsono, nel tratto fra Casteggio e Verretto, la strada provinciale 65, qualche centinaio di metri dopo il passaggio a livello, quello vicino all'ex Sernagiotto, vedo un altro ciclista precedermi, con l'identico mio passo, che porta un sacchetto rigonfio al manubrio. Improvvisamente lo prende e lo fa volare oltre il fossato. Allora pigio sui pedali e lo raggiungo. "Che ha fatto? Ci sono i cassonetti". Lui mi risponde che odia i cassonetti. "Ma così qualcun altro dovrà raccogliere i suoi rifiuti!". "Vada a fan...!" la sua ultima gentile risposta. Un'altra mattina, per curiosità, sulla medesima strada, ho voluto contare, a volo d’uccello, gli involucri vuoti buttati sul ciglio o nel fossato.

Giunto a centosessanta ho smesso. Bisogna pure farsene una ragione, ormai non siamo più un "popolo di navigatori, di santi, di eroi", siamo semplicemente "una massa" di persone consumatrici di cose e bevande. Uno si scola una birra e butta la lattina dal finestrino. I ciclisti insegnano. Possediamo forse il record mondiale di lanciatori di rifiuti nel terreno altrui. Che dire? Come far fronte alla maleducazione di alcuni? Da parte mia devo dire che non posso dimenticare quel volo del sacchetto di rifiuti nel campo. Quel terreno, coltivato a grano, di una bellezza vertiginosa. La natura, allo stato puro e vergine, mostra nel frumento in erba, la sua ineguagliabile ricchezza. Si tratta del nostro futuro pane quotidiano. Proprio in quella natura è stato scagliato, come una bomba, un sacchetto di plastica, rigonfio di rifiuti. Ora giace là nel grano, accolto nel grembo innocente dell’amore naturale, come uno stupro volgare e violento. Mauro Belcredi - Casteggio

"Difendo il diritto di non lavorare la domenica"

DAI LETTORI

Ai nostri bambini "manca" il campo da calcetto

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Egregio Direttore, desidero lanciare un appello a favore di tutte le commesse e i commessi dei supermercati affinché godano del diritto di avere la domenica libera per trascorrerla in famiglia. Noi clienti, ma tutti lavoratori quanto loro, dobbiamo difendere lo stesso diritto! Abbiamo tutti i giorni, dal lunedì al sabato fino a tarda ora, la possibilità di recarci a fare la spesa, nessuno quindi può addurre scusanti. I supermercati possono benissimo stare chiusi di domenica non dovendo rispondere ad esigenze così urgenti, come possono essere le emergenze per salute, disastri, interventi vitali o eccezionali! Gli orari dei supermercati sono già molto agevolati per tutti i lavoratori e pure loro i commessi hanno il diritto-dovere di stare con i propri cari, come tutti noi. Che cosa ne fanno del riposo settimanale quando hanno i figli a scuola? Lo Stato deve tutelare l'unità della famiglia. E lo Stato siamo tutti noi. Cerchiamo di essere la loro voce concreta. Non presentandoci ad acquistare i viveri di domenica! Cerchiamo almeno in questo di essere solidali tra di noi. Aiutiamo i nostri concittadini a trascorrere la festa in famiglia, ne hanno il diritto. A nessuno è mai mancato nulla sulla tavola, quando i negozi alimentari erano chiusi di domenica! Qualcuno può contestare questa verità? Cerchiamo di essere meno egoisti e superficiali. Maria Grazia Malaspina – Voghera

NON VA BENE CHE GERRY SCOTTI PRODUCA VINO Egregio Direttore, nelle settimane scorse è stata data la notizia che Gerry Scotti è diventato viticoltore in Oltrepo in collaborazione con una nota cantina della Valle Versa. Personalmente ho letto la notizia con grande piacere, convinto che più persone famose frequentano il nostro Oltrepo meglio è. Molte zone d’Italia sono diventate famose ed "alla moda" perché frequentate da personaggi noti al pubblico. Mi sono detto ben venga Gerry Scotti, male certamente non farà. Purtroppo ho letto su diversi pagine social critiche a questa bella, a mio modesto avviso, operazione d’immagine. La maggior parte delle critiche è arrivata da persone che si occupano di vino. La critica in diversi modi e da diverse persone fatta si può riassumere così: "Il vino è una cosa seria e deve essere fatto da chi lo sa fare!". A me questa critica ed altre similari, mi sembra fuori luogo, soprattutto alla luce del fatto che in molti casi, come riportano le cronache, purtroppo, non è che alcuni il vino in Oltrepò lo producano seriamente. Poi che Gerry Scotti sappia fare bene o male il vino non lo so, vedremo. In Oltrepò ci sono molti che producono ottimo vino e altri che producono vino che magari ottimo non è. Certamente il vino che commercializzerà Scotti, anche se magari non eccelso, farà conoscere l'Oltrepo più di tanti altri vini oltrepadani non eccelsi, commercializzati da dei signor nessuno. Marco Brandolini Stradella

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PRIMO PIANO

l'architetto dazzan: "da escludere la possibilità di recuperarlo"

"Per questo nuovo ponte non mi risulta vi sia stato un bando di concorso..." di

Christian Draghi

Sindaci, esponenti politici, membri di associazioni e semplici cittadini. E’ stata una vera e propria marcia "istituzionale" quella che poche settimane fa ha chiesto a gran voce la realizzazione di un nuovo ponte della Becca. Quello vecchio, si sa, è una struttura ormai inadeguata a sopportare il traffico del ventunesimo secolo e, considerato che rappresenta un raccordo fondamentale tra l’Oltrepò orientale e il pavese, si capisce l’urgenza e la necessità di un qualche tipo di intervento. La grande mobilitazione politica sembrava aver portato ai primi risultati: 1 milione di euro era stato stanziato da Regione Lombardia per la realizzazione del nuovo progetto, che sarebbe finito per costare sui 70-80 milioni complessivi. Cifra di quelle che "fan girare la testa", tanto che qualcuno, un avvocato di Linarolo, ha inoltrato all’ANAC, l’autorità nazionale anticorruzione, un esposto in cui si richiede di vigilare sullo scenario che si sta delineando, alla luce del fatto che per riparazioni varie al ponte sono già stati spesi circa 10 milioni di euro tra il 2012-2013, somma e lavori ancora oggetto di un’inchiesta della Procura di Pavia per turbativa d’asta. Pochi giorni fa però la doccia gelata dell’Anas, che ha rimbalzato la competenza dei lavori alla Provincia di Pavia che, se già fatica a rattoppare le strade, non si capisce come potrebbe costruire un ponte. Di questo e altro abbiamo parlato con il noto architetto vogherese Gianfranco Dazzan. Non sarà coinvolto direttamente in questa progettazione, ma ha sicuramente l'esperienza per esprimere un parere autorevole. Architetto Dazzan, secondo lei sarebbe pensabile con opportuni interventi riutilizzare il ponte esistente senza doverne per forza costruire uno nuovo? "Il riutilizzo del ponte come attualmente viene prospettato, ossia come pista pedonale e ciclabile, mi pare l'unica soluzione possibile e sensata in quanto ritengo sia da escludere la possibilità di recuperarlo per il traffico pesante, anche perchè oltre al degrado strutturale vi è da rilevare che sono cambiate le condizioni e le sollecitazioni a cui sarebbe oggi sottoposto rispetto a quelle per il quale era stato progettato agli inizi del secolo scorso". Da un punto di vista di impegno delle risorse "conviene" costruire un ponte nuovo o sistemare la struttura esistente? "Già dal primo dopoguerra furono diversi i ponti in ferro demoliti e ricostruiti, sia in conseguenza dei danni bellici subiti, ma anche perchè da non ritenersi più idonei a tollerare gli aumentati carichi di traffico laddove si sono confermate o potenziate le infrastrutture viarie sulle quali insistevano. Il Ponte della Becca, fortemente danneggiato dai bombardamenti, venne invece riparato con grande attenzione e di fatto, anche se con necessità di consistenti manutenzioni, ha continuato a svolgere la sua funzione sino agli albori del nuovo secolo, dove ha poi rivelato irrimediabilmente la sua sopraggiunta inadeguatezza. Se la costruzione di un nuovo ponte è indiscutibilmente una scelta economicamente gravosa, è comunque una risposta positiva in termini di sicurezza ed efficienza da valutarsi nell'ottica di un risparmio gestionale nell'arco di un

Gianfranco Dazzan

secolo, ossia della presunta vita della struttura". Tra il 2010 e il 2013 sono stati spesi "per rattoppare" il ponte 10 milioni di euro. Una cifra enorme tant’è che qualcuno si è mosso per capire come e dove sono stati messi questi soldi… secondo lei è una cifra congrua alla luce dei risultati ottenuti o siamo di fronte all’ennesimo caso di mal gestione del denaro pubblico? "Non ho informazioni e dati per poter entrare puntualmente nel merito dei lavori fatti e delle somme spese. Certamente i consistenti esborsi ci danno il senso della inadeguatezza soprattutto programmatoria che caratterizza la nostra gestione delle infrastrutture pubbliche. Il rinviare gli interventi manutentivi o la sostituzione dei manufatti induce spesso ad interventi in condizioni di emergenza e con l'acqua alla gola, e in questo caso l'immagine è particolarmente calzante, con l'addebito di costi appunto dovuti alle emergenze che difficilmente in una corretta e virtuosa gestione potremmo ritenere normali". Il ponte è per la provincia di Pavia un "monumento" strutturale. Lei cosa farebbe per salvaguardare questa icona? come potrebbe essere convertito il suo utilizzo? "Indiscutibilmente il Ponte della Becca è entrato nella storia dei grandi manufatti industriali e nella caratterizzazione del paesaggio, acquisendo un valore di archeologia industriale che io ritengo non ci è dato di cancellare. Un suo riutilizzo, qualunque esso sia, rappresenterà inevitabilmente un ulteriore costo di gestione, e purtroppo di non poco conto, considerata la necessità delle periodiche riverniciature per preservarlo dalla ossidazione. Tuttavia, anche se non ha la bellezza di altri ponti in ferro come quello di San Michele a Paderno D'adda o come il purtroppo demolito ponte di Trezzo, sempre sull'Adda, rappresenta un tangibile e significativo segno della nostra storia recente, di una identità territoriale e di una presenza che testimonia una fase storica cruciale della nostra società, dove alle affermazioni della scienza e della tecnica si sono accompagnate lotte di classe e crescita sociale testimoniate da queste grandi opere di ingegneria civile.

La sfida oggi, oltre a conservare queste testimonianze, è quella di ridare loro un senso e non tradire quel significato di concreta utilità in cui si riconosceva una società che tanto ha dato per lo sviluppo di questo territorio. E per il Ponte della Becca in particolare, che si trova alla confluenza di due grandi fiumi, in un contesto naturalistico ancora di elevato valore ambientale con possibilità di un sensato sviluppo turistico, c’è da auspicare un utilizzo come struttura ciclopedonale in grado di dare ancora più attrattività al territorio". Mettiamo che il ponte nuovo un giorno venga realizzato e tutti saranno felici… Come la mettiamo con la viabilità che collega Pavia a Broni che comunque ha problemi e grossi? La costruzione di un nuovo ponte implicherebbe anche una modifica della viabilità… "La crescente marginalizzazione e ristagno economico che sta subendo l'Oltrepo, ci dovrebbe indurre a mettere in campo tutte le potenzialità e le strategie urbanistiche per avviarne una ripresa nel segno della sostenibilità e coerenza con la vocazione del territorio. Questo da un lato significa contrastare le strade inutili e lo spreco di territorio e un esempio l'abbiamo avuto con la prevista autostrada Broni-Mortara, ma significa anche potenziare e rendere razionali le vie di comunicazione indispensabili quali la Broni-Pavia, che sconta anche la pianificazione invasiva e disorganica dei centri abitati che attraversa, oltre alla scarsa cura e manutenzione della sede stradale stessa". Un milione di euro per la progettazione e la fase preliminare del ponte. Tutti questi studi di progettazione e fattibilità implicano un esborso di soldi pubblici molto elevato…Lei cosa ne pensa, sono indispensabili o esistono strade piu’ concrete, brevi e meno onerose per iniziare il progetto? "La fase progettuale troppe volte viene sottovalutata e la sua qualità, quando è scarsa, manifesta nella realizzazione dell'opera o nel risultato finale, gli inconvenienti che si configurano nella lievitazione dei costi e nelle brutte opere che ci tocca sempre più spesso di vedere. L'originario Ponte della Becca ebbe almeno tre diverse ipotesi realizzative di altrettante imprese e progettisti che avanzavano le loro proposte, di cui poi fu scelta la soluzione delle Officine Savigliano. Per questo nuovo ponte di cui si ipotizza la costruzione non mi risulta vi sia stato un bando di concorso o vi siano stati approfondimenti fra diverse soluzioni ad adeguato livello di discussione e confronto. E' arrivato, con i soliti canali, chi era stato prescelto per l'importante incarico... e qui mi fermo, sperando che non vi siano ragioni per cui possa proseguire la magistratura".


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APRILE 2017

il castello malaspina di varzi

di

Rachele Sogno

Fu una mia amica a portarmi, circa un anno fa, a visitare il Castello Malaspina di Varzi. Sapevo della sua esistenza perché chi è stato a Varzi non può non notare la presenza del Castello nella parte alta del paese. Fu proprio il Castello a generare il sorgere del centro abitato di Varzi che ancora oggi lo circonda, conosciuto paese della valle Staffora e passaggio importante nella famosa "via del sale". Dalla piazza principale, infatti, un vicolo porta fino a un portone quattrocentesco, sovrastato dallo stemma con lo "spino secco" dei Malaspina. La parte più antica del castello ha origini nella seconda metà del XIII secolo con una netta funzione difensiva riconoscibile dal muro e dalla torre che svetta coi suoi quasi trenta metri di altezza. La torre del castello venne utilizzata per lunghi anni come prigione: se ne ha testimonianza già da alcuni documenti risalenti al 1320. Durante il periodo dell’Inquisizione, circa la metà del 1400, vennero imprigionati nella torre e poi messi al rogo venticinque donne ed alcuni uomini accusati di stregoneria; per questo motivo la torre è chiamata anche "la torre delle Streghe". Dalla torre è possibile ammirare il suggestivo panorama di tutto il borgo di Varzi, dei monti attorno, della valle dello Staffora e del castello di Oramala, luogo in cui risiedevano i Malaspina prima di insediarsi a Varzi. La varie modifiche e rifacimenti apportati al castello hanno determinato l'esistenza di un secondo edificio risalente al XV secolo che si sviluppa su due piani. Oggi la torre è di proprietà comunale, mentre il resto del castello, è adibito in parte a residenza signorile e appartiene ai Conti Odetti di Marcorengo, discendenti diretti della famiglia Malaspina, che ne ebbero il territorio in feudo direttamente da Federico Barbarossa nel 1164: negli interni infatti cimeli e arredi raccontano della grandezza della famiglia. Con il contributo dell'ufficio comunicazione del Ca-

stello, sono riuscita ad avere diverse notizie dettagliate sulla storia di questo restauro. Il Castello è stato abitato fino al 1983 dalla contessa Paola Odetti, che lo ha custodito gelosamente per i suoi eredi. Non avendo figli, il "debito d’onore come ella stessa lo definì - andò in eredità al pronipote Faustino Odetti che, dopo aver letto le volontà testamentarie della zia, nello stesso anno iniziò i restauri. Grazie al suo fervente impegno e al buon gusto della moglie, la contessa Caterina, il Castello tornò a risplendere nel dicembre del 2015 e, con l'obiettivo di creare attorno ad esso un progetto culturale teso a valorizzare non solo il bene architettonico in sé ma il territorio tutto, venne aperto al pubblico. Nel corso del trentennale restauro conservativo, sono state ripristinate le cantine, divenute Galleria dei Sassi Medievali ed adibite a zona espositiva insieme al suggestivo locale circolare che, a ricordarne la funzione, è stato battezzato Antica Ghiaccia; soggette a restauro anche le vecchie stalle, oggi sala delle Antiche Mangiatoie, usata per mostre e conferenze, e il sovrastane fienile, ora Salone Faustino Odetti, location ideale per i ricevimenti. Con l'adiacente Sala Donna Caterina, la Sala della Voliera e le sovrastanti camere - la Suite degli Sposi e la Stanza dell'Abate Malaspina - questo corpo di fabbrica rappresenta il nucleo eretto, nel XV secolo, sul muro perimetrale costruito sull'alveo del fossato. La porzione ancora oggi identificata come "Casa del Fattore" conserva quel muro del 1200, profondo oltre 1 metro e mezzo, ed è il primo su cui cade l'occhio accedendo dalla Piazza del Municipio (Piazza Umberto I). L’ala privata, che ha sostituito edificio antecedente, risale invece al 1500 e, non essendo mai passata in mani esterne alla famiglia MalaspinaOdetti, conserva al suo interno pezzi d’epoca tramandati di generazione in generazione. In particolare, nello studio al piano superiore, sono conservati documenti del 1800 redatti dall'Abate Fabrizio Malaspina, che ha trascritto

la storia della famiglia Malaspina lasciando un patrimonio studiato e riconosciuto dall'Archivio di Stato di Pavia (altri suoi documenti, che narrano vicende della Famiglia nel territorio che dall’Oltrepò arrivava fino in Lunigiana, sono conservati nella Biblioteca Civica di Varzi). La valenza storica dell’edificio vuole essere solo il volano per un processo di rivitalizzazione che vede il Castello

-AR-CHI- PIACE

Un restauro perfetto, un luogo incantato

aprirsi, a 360 gradi, alle proposte di collaborazione del territorio, diventando cuore pulsante per la valorizzazione e promozione turistica del territorio. In quest’ottica, un antico ricovero per gli attrezzi, recuperato in Sala dell’Arazzo (nel cortile interno) sarà presto una bottega-vetrina per produttori selezionati dell'Oltrepò Pavese (il "VarzItaly", come lo ha soprannominato Enrico Odetti), mentre le antiche cantine sottostanti l'ala privata, sono oggetto di un progetto di recupero che le vedrà convertite in Enoteca per la degustazione e la vendita dei migliori vini delle Quattro Province. Visitare il Castello è un emozionante ritorno al passato: nulla stona e nulla è portato all’eccesso. La semplicità nel rispetto totale della storia ha fatto sì che questo restauro sia attuale esempio di come passione, amore e rispetto del tempo possano far rinascere il fascino di un lontano passato.


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APRILE 2017

CORANA

i fedeli lamentano "la chiusura" della chiesa, il parroco spiega

"La Chiesa di Corana non è chiusa, è aperta per la preghiera privata" Di Christian Draghi Il parroco di Casei Gerola don Maurizio Ceriani interviene per spegnere la polemica nata tra i fedeli del comune di Corana, che da qualche tempo lamentano la "chiusura" della chiesa del paese in favore dell’utilizzo di quella della frazione limitrofa di Ghiaie. "Innanzitutto non si tratta

di una chiusura" precisa il parroco. "La chiesa resta sempre aperta, anche se ci sarà una semplice alternanza nell’utilizzo delle strutture, a cui siamo costretti dalla mancanza di risorse umane che abbiamo a disposizione". In altre parole, mancano i preti per garantire la messa domenicale in ogni frazione. Don Ceriani, qual è la situazione nella parrocchia che lei manda avanti? "E’ indubbiamente difficile nel senso che ci sono sette chiese da seguire, in altrettanti piccoli centri. La diocesi di Tortona, sotto cui anche Casei ricade, copre un territorio vastissimo che va dall’Oltrepò al tortonese passando per la Valle Scrivia e parte della Val Trebbia. Ci sono 313 parrocchie e i preti a disposizione sono 90, di cui molti anziani e ammalati. Solo 30 di questi hanno meno di 60 anni. Bisogna confrontarsi con questi numeri e capire che c’è da essere lieti di riuscire a resistere”. Per poter garantire il pieno servizio quanti parroci servirebbero? “Ce ne vorrebbero 300 per il pieno servizio, 150 per garantire almeno la messa domenicale in ogni parrocchia. Nel mio piccolo faccio 40.000 chilometri all’anno e ancora non basta, mi rendo conto che servirebbe il dono dell’ubiquità”. A Corana però una parte della popolazione ha espresso malcontento perché si sente discriminata rispetto alla vicina Ghiaie, dove attualmente si svolgono le funzioni. “La logica dell’alternanza era l’unica possibile, ed è stata decisa in accordo con il Vescovo e spiegata a

Don Maurizio Ceriani suo tempo alla popolazione. Non c’è nessun intento discriminatorio, ci mancherebbe. Fino a tutto aprile la Messa si terrà a Ghiaie, da maggio a ottobre tornerà a Corana, come ogni domenica mattina alle 9, per poi tornare nuovamente a Ghiaie da novembre. Nel frattempo però la chiesa di Corana non è chiusa, è aperta per la preghiera privata e chiaramente in caso di feste patronali e di devozione, funerali, i battesimi e matrimoni”. Qualcuno però fa notare che nel frattempo le messe sostitutive celebrate dal diacono si tengono, ad esempio a Silvano Pietra. Quindi, perchè Silvano sì e Corana no? “Il discorso è diverso. Il diacono permanente a volte celebra delle messe sostitutive alternandosi tra le varie parrocchie proprio per venire incontro alle esigenze della popolazione, ma si tratta di un’eccezione, dovuta all’emergenza, che non va istituzionalizzata. E’ una precisa direttiva del Vescovo quella di

non proseguire su questa strada e un motivo preciso c’è: la celebrazione del diacono è priva dell’Eucarestia, è una celebrazione della Parola di natura protestante e non cattolica. Nulla contro al protestantesimo, si intenda, ma noi siamo cattolici e tali dobbiamo rimanere. Non è possibile, anche se per ragioni di emergenza, istituzionalizzare un certo tipo di celebrazione con la quale, in effetti, ci siamo già fatti prendere un po’ la mano. E’ importante capire questo: la celebrazione del diacono per un cattolico non è equiparabile alla Santa Messa, perché l’Eucarestia è per noi un momento cruciale e insostituibile”. Quindi il futuro è l’alternanza nella celebrazione delle funzioni nelle diverse chiese? "E' l’unica soluzione, concordata con il vescovo, per resistere in un momento di difficoltà. L’alternativa sarebbe arrendersi e chiudere, a quel punto per davvero, i battenti”. E nel caso di persone anziane che hanno problemi a spostarsi? "E’ importante che le persone più sensibili si rendano disponibili per un servizio di trasporto degli anziani. Dobbiamo fare delle nostre 7 parrocchie una sola comunità. Ci deve guidare lo spirito di fede e null’altro, né la comodità né campanilismi che non appartengono al nome cristiano. Capisco che abituarsi al cambiamento possa essere difficile, ma bisogna adattarsi con spirito cristiano. Mi permetto poi di far notare come le nostre chiese siano tutte estremamente vicine le une alle altre. Faccio un altro esempio: nei piccoli paesi non ci sono più negozi di alimentari, però la gente mangia lo stesso. Bisogna considerare la messa come una qualsiasi altra necessità della vita che richiede uno spostamento (che in questo caso è davvero piccolo)".


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i fratelli marioncini, allora come oggi sinonimo di alta moda

Di Gabriella Draghi Bastida Pancarana, ridente paese sulla riva destra del Po, mille abitanti, circondato dalla campagna, dedito principalmente all'agricoltura. Non ci si passa per caso, è un po' fuori mano. Eppure nel centro del paese si trova una boutique che si potrebbe vedere passeggiando nel quadrilatero della moda milanese, tra via Montenapoleone e via della Spiga: grandi vetrine, lampadari di Murano, abbigliamento e accessori di alta classe delle migliori griffe quali Armani, Valentino, Zegna, Fay, Hogan, Brunello Cucinelli, Dries Van Hoten, solo per citarne alcune delle più famose. Per capire com'è nata una situazione commerciale così esclusiva, abbiamo intervistato le sorelle Tilly e Niki Marioncini, titolari della boutique . E' molto strano trovare una boutique di questo livello in un paese di campagna. Come nasce questa attività commerciale qui a Bastida Pancarana? "La Boutique Marioncini nasce ai primi del '900 come sartoria da uomo per opera di nostro nonno che faceva il sarto non in questa struttura ma in un negozietto qui vicino. Alla sua morte, i due figli, Alberto, classe 1914, e nostro padre Giulio, classe 1918, decisero di continuare l'attività: nostro zio lavorava da sarto e nostro padre lo aiutava e si occupava dei clienti e della vendita dei tessuti. Eravamo in tempo di guerra, allora non esistevano ancora gli abiti confezionati, tutti andavano dal sarto addirittura a farsi fare cappotti con le coperte quando non si trovavano i tessuti. Il lavoro era molto duro, di grande sacrificio. Per comprare stoffe e bottoni dovevano andare a Milano in bicicletta anche durante l'inverno, sfidando le intemperie. Però il loro lavoro artigianale era molto apprezzato nella zona e nel giro di pochi anni, grazie al passaparola, iniziarono ad arrivare clienti anche dai dintorni, addirittura da Pavia e Milano. Loro diventarono così 'I fratelli Marioncini' , due corpi e un'anima, come amavano definirsi". Non pensarono di spostarsi in città per avere una maggiore clientela? "No, erano molto legati al loro paese e poi in quegli anni la loro storia si intrecciò con quella di un altro grande personaggio di Bastida, il campione di ciclismo Alfredo Pasotti che, vincendo tappe nei Giri d'Italia e nei Tour de France diede ancor più lustro al nostro paese. Nel 1957 i fratelli aprirono un negozio qui, in via Lungargine, i clienti aumentavano e decisero di dedicarsi anche alla sartoria da donna. Il 1964 fu l'anno della svolta: alcune case di tessuti iniziarono ad organizzare al Casinò di San Remo alcune sfilate di sartoria e nostro padre e nostro zio furono invitati a parteciparvi ottenendo grandi consensi per la qualità delle loro produzioni. Parteciparono a ben 27 edizioni della manifestazione sanremese facendosi conoscere a livello nazionale e acquisendo una clientela sempre più ricercata. Nel 1974 a Torino vennero premiati con l'Oscar della moda, premio per i migliori sarti italiani". Qual era, secondo voi, oltre alla grande professionalità il segreto del loro successo? "Mio zio diceva sempre che il loro successo consisteva in una cosa sola: capire cosa volesse il cliente e creargli l'abito adatto. Il cliente voleva da loro non un abito qualunque ma il suo abito. E poi il particolare legame di stima e fiducia reciproca che i due fratelli sapevano stabilire con i loro clienti. Riuscirono in que-

BASTIDA PANCARANA

"Aver scelto un genere di abbigliamento medio alto ci aiuta in questi tempi"

Alberto e Giulio Marioncini sto modo ad avere una clientela esclusiva, disposta a pagare qualcosa in più pur di ottenere capi di grande eleganza ed esclusività. Lavorando ad alto livello nostro padre e nostro zio vestirono generazioni di avvocati, industriali, sportivi di tutta la penisola, si occuparono del guardaroba di personaggi come Luca di Montezemolo, Felice Gimondi e Giuseppe Saronni, solo per citarne alcuni. Negli anni '80 la Principessa Margaret d'Inghilterra, in visita a Venezia, volle conoscere personalmente i due fratelli. Ma nonostante il loro successo continuarono ad essere delle persone semplici, innamorati del loro lavoro e legati al loro paese". Veniamo a voi. Quando avete deciso di iniziare ad occuparvi di abbigliamento? "Noi abbiamo iniziato il lavoro in negozio da ragazze quando nostro padre e nostro zio erano ancora in attività come sarti ma già iniziava a diffondersi l'abito confezionato con le prime collezioni moda. Erano cambiati i tempi e dobbiamo dire che ci hanno sempre lasciato fare nella scelta dei capi da acquistare, permettendoci di crescere e innovare. Poi, quando loro si sono ritirati, abbiamo lasciato la sartoria, è arrivata la moda degli stilisti con le griffe più esclusive e noi abbiamo seguito il trend del momento portando nella nostra boutique marchi importanti. Le raccontiamo un aneddoto. Un nostro amico rappresentante di diversi marchi importanti diceva sempre a nostro padre: 'avete costruito una cattedrale nel deserto' . E forse la nostra fortuna è stata quella di non aver mai voluto abbandonare il nostro paese. Pensiamo che a Milano saremmo stati un numero in mezzo a centinaia di negozi, qui ci siamo solo noi con i nostri marchi". Da dove arriva la vostra clientela? "Abbiamo una clientela della zona ma poi abbiamo molti clienti che vengono anche da fuori provincia, figli o addirittura nipoti dei clienti di nostro padre che ci hanno sempre seguito e che continuano ad avere fiducia in noi e apprezzano il nostro modo di lavorare. Non facciamo pubblicità, lavoriamo con il passaparola. Il nostro cliente abituale arriva da noi, si siede nel nostro

salotto, fa quattro chiacchere, prende un caffè e vede le novità della moda. Si sente coccolato e può scegliere anche di venire di domenica, in pausa dal lavoro in quanto siamo aperti sempre. E poi siamo in grado di fornire un total look perché all'abbigliamento abbiamo abbinato gli accessori, borse e scarpe". Come riuscite a mantenere alto il livello delle vendite nonostante i tempi un po' critici? "Il fatto di aver scelto un genere di abbigliamento medio alto ci aiuta in questi tempi. Abbiamo una gamma di marchi che permette per esempio di accontentare tutti i componenti di una famiglia dai figli adolescenti ai genitori ai nonni. E poi il rapporto di fiducia che già citavamo prima e il particolare lavoro di pubbliche relazioni svolto da nostro padre e nostro zio nel corso degli anni con il loro grande lavoro. Diciamo che anche per noi ci sono delle difficoltà. Il nostro lavoro è molto impegnativo e sempre sul campo perché ci occupiamo personalmente di tutto quanto riguarda la boutique. Alcune aziende per permetterci di tenere i loro marchi ci obbligano ad acquisire grandi quantitativi e a sostenere spese consistenti in tempi brevi con impegni di capitale notevole. Pensi che alla fine di aprile partiamo già con gli acquisti della primavera/ estate 2018. In più alcune griffe sfilano e fanno campionari solo a Parigi e noi di conseguenza dobbiamo prendere l’aereo quattro volte l’anno per poter riuscire a mantenerle . Siamo comunque molto contente del nostro lavoro perché ci mettiamo tanta passione, vediamo riscontro da parte dei clienti e cerchiamo di tenere alto il nome Marioncini". Consigliereste a un giovane di aprire un'attività nel vostro settore? "Pensiamo di no. Ci vuole tantissima passione, enormi impegni di capitale e grande esperienza per lavorare a questi livelli. Noi abbiamo avuto la fortuna di aver avuto nostro padre e nostro zio che hanno creato dal nulla un'attività in tempi diversi e noi, imparando molto da loro e mettendoci tanto impegno, abbiamo potuto crescere e diventare quello che siamo oggi".


MONTEBELLO DELLA BATTAGLIA

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APRILE 2017

il sindaco: "il porta a porta avrebbe aumentato i costi del 60-70%"

"La fusione per ora non interessa Montebello" Di Christian Draghi

Il sindaco di Montebello della Battaglia Andrea Mariani dice no all’idea di fusione con Casteggio paventata dal sindaco "vicino" Callegari e mette in cantiere investimenti su raccolta differenziata e potenziamento della videosorveglianza. Mariani, in carica dal 2014, si rallegra di non avere avuto troppi "grattacapi" in questi anni di mandato. "Il paese è tranquillo e offre ai suoi cittadini una qualità della vita medio alta. Abbiamo un po’ di tutto, storia, servizi, cultura". In questo quadro da isola felice (e la bellezza delle colline su cui troneggia sicuramente rafforzano questa impressione) mancava ancora un caposaldo della "modernità": una raccolta differenziata che potesse definirsi al passo coi tempi, ma soprattutto in linea con le normative vigenti che impongono delle precise percentuali di riciclaggio. Sindaco, cosa ne pensa dell'idea lanciata dal sindaco di Casteggio Lorenzo Callegari di fondere Casteggio con i piccoli comuni limitrofi, come Verreto? Perché Montebello non è interessata? "Il sindaco Callegari ha parlato di questa proposta anche con noi, ma è un’ipotesi che al momento non prendiamo in considerazione. Abbiamo avviato un percorso di gestione associata dei servizi con Codevilla, Torrazza Coste e Retorbido, per cui la priorità ora è seguire questo percorso. Noi siamo disponibili a collaborazioni di ogni tipo con i comuni limitrofi Casteggio in primis, ma la fusione per ora non interessa Montebello, che è una realtà di 1.700 abitanti con le sue peculiarità e un’identità storica ben precisa". Parliamo di raccolta differenziata. Per legge gli Enti locali dovrebbero arrivare alla cifra del 65%. In Provincia di Pavia però il servizio stenta a decollare. A Montebello a che punto siamo?

"Al momento siamo appena al di sopra del 40%, abbiamo un unico centro multiraccolta nelle vicinanze del centro sportivo, non abbiamo l’umido e il verde c’è solo in questo centro". In che modo interverrete per migliorare il servizio? "Nel corso dell’anno introdurremo in paese i cassonetti marroni per la raccolta differenziata dell’umido e andremo a potenziare la raccolta del verde che adesso è solo al centro multiraccolta. I nuovi cassonetti andranno ad affiancarsi a quelli già esistenti per vetro, carta e plastica che saranno raddoppiati, anzi di più. Attualmente in punti strategici del Comune esistono 6-7 postazioni con i cassonetti colorati. Entro la fine del 2017 queste postazioni diventeranno una quindicina. Ci sarà una gara pubblica per l’affidamento del servizio e ci auguriamo che, nel rispetto dei tempi burocratici, possa entrare in funzione per l’autunno-inverno in modo da farci raggiungere il 65% di differenziazione richiesto dalle normative". Non avete considerato l’ipotesi di orientarvi verso il porta a porta? "L’abbiamo pensato e ci ervavamo anche interessati chiedendo un preventivo ad una ditta, ma abbiamo preferito le isole ecologiche. Il porta a porta avrebbe aumentato i costi del 60-70%, soldi in più che avremmo dovuto prendere dalle tasche dei nostri cittadini attraverso la Tari, a fronte di un servizio che, prima di poter entrare a regime, richiede una fase di adattamento non facile. Non siamo abituati e prima di raggiungere l’efficienza, si attraverserebbe una fase quantomeno difficile. Inoltre va detto che partiamo da una buona base, un 43-44% di differenziata costruito sull’attuale sistema di raccolta con isole ecologiche. Abbiamo calcolato di poter raggiungere il 65% in tempi ragionevoli, ma con una proiezione basata sull’attuale gestione del servizio". Parliamo di sicurezza. Tra le pieghe del bilancio che state per approvare c’è l’introduzione di telecamere per la rilevazione delle infrazioni al codice

Andrea Mariani della strada… "L’idea è quella di dotare il semaforo che dalla provinciale immette al centro del paese tramite via Roma di una videocamera che sanzioni non solo chi passa col rosso, ma anche chi ha la revisione auto scaduta, e che funga anche, in qualche modo, da ‘occhio’ in grado di registrare chi entra ed esce dal paese. L’altro problema che abbiamo è quello della velocità in entrata e uscita dalle due direttrici che immettono in centro chi proviene dalla statale. In particolare, lungo via Rimembranza e via Mazza la polizia locale effettuerà per un periodo di tempo dei controlli con l’autovelox in modo da fare da deterrente per la velocità. Abbiamo preferito questa soluzione al posizionamento degli speed check. L’altra alternativa, che arriverà però più avanti, dopo il rifacimento del manto stradale, è la realizzazione di attraversamenti pedonali rialzati".


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calciatore e studente o studente e calciatore? riccardo franchini

Di Vittoria Pacci

La moglie Ilary regala un libro a Francesco Totti, lui lo apre e legge: "Sommario...Piacere, sò Francesco!" Le storiche barzellette sui carabinieri sono state via via soppiantate da quelle sui calciatori, su Francesco Totti le barzellette sulla sua presunta impreparazione culturale si sprecano, ma qualcosa si muove sotto la cenere delle parole sbagliate dell'inno di Mameli cantate da alcuni calciatori durante le partite della nazionale. Come si fa a portare avanti una carriera sportiva e al contempo avere risultati universitari degni di questo nome? In molti affermano che non è possibile e che ad un certo punto della vita di ciascuno ci si ritrova davanti a un bivio: studio o faccio sport? Nulla di più falso secondo Riccardo Franchini, classe 1998, di Retorbido. Attaccante del Pavia e studente universitario iscritto al primo anno di economia e commercio. Attitudine sportiva e scolastica, il connubio perfetto per ottenere ottimi risultati. Il suo futuro lo vede legato al mondo del calcio, per un verso o per l'altro, da giocatore oppure da procuratore. Quando è scoppiata la passione per il calcio? "Da subito, da quando ho iniziato a muovere i primi passi. Mio padre è un grande appassionato e insieme a lui ho guardato le mie prime partite e dato i miei primi calci al pallone. All’età di sei anni ho iniziato a giocare nella mia prima squadra: il Retorbido". Dopo il Retorbido? "Dopo aver giocato per tre anni al Retorbido, durante il mio ultimo anno, questa squadra, si è unita al Bressana e l’anno successivo ho iniziato il mio percorso al Pavia, all’età di nove anni, era il 2007". Non deve essere stato facile per un bambino andare ad allenarsi a Pavia facendo le scuole elementari. Quanti allenamenti faceva a settimana? "Per il periodo della scuola elementare due allenamenti a settimana, più il sabato la partita. Alle scuole medie gli allenamenti sono diventati tre, precisamente dalla seconda media". Ha avuto problemi nel suo percorso scolastico dovendo dedicare molto tempo agli allenamenti, considerando la distanza tra Pavia e Retorbido? "Ero molto piccolo quando ho iniziato a Pavia, un mondo nuovo, molto diverso dalla piccola realtà di paese, un'ulteriore difficoltà. In contemporanea c'è stato 'il salto' dalle elementari alle medie, e questo ha fatto si che io abbia dovuto sviluppare un metodo di studio diverso, la mole di lavoro è aumentata e avevo meno tempo rispetto agli altri miei compagni, dovevo focalizzarmi senza perdite di tempo". Dopo le medie, pur continuando a giocare a calcio ha scelto una scuola abbastanza impegnativa il Liceo Scientifico e ha scelto di frequentarlo a Voghera. Inoltre doveva effettuare quattro allenamenti a settimana a Pavia, perché ha scelto il liceo a Voghera e non a Pavia? "Per il fatto che diversi miei compagni delle medie si erano iscritti a Voghera al Liceo Scientifico e quindi ho preferito seguire i miei compagni, in realtà non avevo preso in considerazione il fatto di andare a scuola a Pavia". È stata una scelta di cuore legata ai suoi amici. Ha più amici legati alla sua infanzia o legati alla sua vita calcistica? "I miei amici per la maggior parte sono legati alla mia infanzia, con i quali ho mantenuto i rapporti durante gli anni, ed è stato più facile rispetto alle amicizie legate all'ambiente calcistico. Molti miei compagni di squadra venivamo da città diverse, molti dei quali da

Milano, e quindi mantenere un rapporto d’amicizia al di fuori del campo era complicato. Nonostante questo ho mantenuto i contatti con molti compagni che non giocano più con me". Durante i 5 anni di liceo, quali sono state le maggiori difficoltà nel suo percorso scolastico? "Il mio percorso scolastico è stato bello, ma complicato… la mole di lavoro era sempre maggiore, la maggior parte delle volte dovevo studiare la sera dopo gli allenamenti. Uscivo da scuola, mangiavo in stazione, andavo ad allenamento, tornavo in treno alle 7 di sera e poi andavo a casa a studiare. La difficoltà principale sono stati gli orari e la scuola non ti aiuta sempre a conciliare lo studio con il tuo allenamento. Alcuni professori penalizzavano il mio 'fare sport agonistico' mentre altri cercavano di valorizzarmi e di aiutarmi". Non ha mai avuto momenti di scoramento, in cui ha pensato "o mollo la scuola o mollo il calcio"? "Alcuni periodi li ho avuti, i primi mesi della terza superiore sono stati complicati. Mi era passata la voglia e ho avuto difficoltà nel riprendere il cammino scolastico, ma non ho mai pensato di mollare il calcio. Comunque sono riuscito a riprendermi continuando a giocare a calcio ed ha concludere l’anno con discreti risultati". Quanti allenamenti o partite ha saltato per motivi di studio? "Qualche allenamento, soprattutto il secondo anno di superiori, partite mai. Poi crescendo sono riuscito a sopperire alla mancanza di tempo, sono riuscito ad organizzarmi fino ad arrivare a non dover saltare nè allenamenti nè partite per motivi scolastici. Lo sport mi ha aiutato molto, perché nello sport alleni il fisico e la mente a non mollare mai ed a superare le difficoltà. Questo tipo di imprinting mi ha aiutato ad andare avanti come nel calcio anche nello studio a non mollare mai". Durante gli anni del liceo ha avuto tanti compagni di squadra, quanti hanno continuato a studiare e invece quanti hanno smesso per dedicarsi solo al calcio? "Ci sono stati alcuni miei compagni di squadra che hanno abbandonato la scuola a metà delle superiori per provare a sfondare nel mondo del calcio, però la maggior parte hanno provato a portare a termine i propri studi, magari qualcuno ha perso un anno, ma l’intenzione era quella di portare a termine almeno le superiori". Una buona formazione scolastica è stata d’aiuto nel suo percorso sportivo nel comprendere e nel capire in campo come comportarsi e cosa fare per ottenere risultati migliori? "Il mio percorso scolastico ha influito sul mio comportamento in campo, avere una mente allenata, avere apertura mentale ti porta dei vantaggi e ti aiuta a comprendere come comportarti in determinate situazioni tattico-sportive. Forse chi non ha questo tipo di apertura, che alcune materie possono dare, non riesce a trarne vantaggio. Per esempio quando hai possesso palla riesci a capire qual è la soluzione migliore o quale movimento fare per smarcarti dall’uomo e quale spazio sia più opportuno attaccare". Dopo il liceo l’università. Nel contempo pur essendo molto giovane Lei è entrato in pianta stabile nella squadra titolare del Pavia. Ha avuto dei dubbi sul continuare a studiare oppure no? "Dopo le vicende societarie che sono accadute nel corso dell’estate a Pavia, il fallimento della società e la ripresa dell’attività non più in ambito professionistico, ma tra i dilettanti, non ho avuto dubbi nel prosegui-

RETORBIDO

"Il mio percorso scolastico ha influito sul mio comportamento in campo"

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Riccardo Franchini re anche il mio percorso scolastico iscrivendomi all’università. Nonostante ciò le difficoltà inizialmente non sono mancate, però ora sono convito del percorso che ho intrapreso e voglio portarlo a termine". Quanti frequentano l’università e quanti sono laureati tra i suoi compagni di squadra? "Diversamente dal settore giovanile la maggior parte dei miei compagni dopo le superiori non hanno proseguito il percorso scolastico. In squadra siamo in quattro o cinque che frequentiamo l’università, due dei quali stanno conseguendo la laurea triennale, mentre un altro ragazzo ha iniziato quest’anno il primo anno di università". Ad un ragazzo di 14 anni che gioca a pallone a livello professionistico o semi professionistico, il suo consiglio qual è? "È quello di portare a termine gli studi perché il mondo del calcio non ti assicura un futuro al 100%. Quindi il mio consiglio è di conseguire almeno un diploma e se ha la possibilità di proseguire e di intraprendere un percorso di laurea senza lasciare lo sport che gli piace". Lei frequenta economia e commercio, quando avrà terminato il suo percorso universitario e la carriera da calciatore si vede più commercialista o allenatore? "Onestamente ora come ora no so dare una risposta precisa, in questo momento il ruolo di allenatore non è ciò che vorrei fare dopo aver smesso di giocare, mi vedo più nell’ambito economico magari come procuratore". Arrivando alla prima squadra ha avuto modo di conoscere sempre più gente e sempre più di alto livello, coinvolta professionalmente nel mondo del calcio. Ritiene che la preparazione culturale, nel mondo del calcio, sia sufficiente o deficitaria? "Secondo me nel mondo del calcio manca certamente e per molti aspetti una preparazione culturale di alto livello, ma questa situazione sta migliorando di giorno in giorno e devo dire che moltissime persone che frequento professionalmente, dal punto di vista sportivo, mi hanno piacevolmente sorpreso sotto questo punto di vista". Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto, dal punto di vista sportivo e lavorativo, il suo qual è? "Dal punto di vista sportivo il mio obbiettivo è quello di poter trasformare la mia passione in un lavoro, oppure quando avrò finito la mia carriera da calciatore rimanere sempre in ambito calcistico, magari come dirigente di qualche squadra o come procuratore". Ha un fratello più piccolo che gioca a calcio e gioca bene, prenderebbe la sua procura? "Sì, la procura la prenderei però solamente quando avrà raggiunto la prima squadra, secondo me quando sei in un settore giovanile l’importante è divertirsi e imparare a giocare a calcio senza avere pensieri. Oggi giorno il mondo del calcio è pieno di questi personaggi che prima guardano al proprio interesse e poi a quello del giocatore".


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AGRICOLTURA E INNOVAZIONE: DISIDRATAZIONE A FREDDO

"Il prodotto disidratato non va lavato e si aggiunge così com'è agli altri ingredienti" Di Gabriella Draghi

Negli ultimi anni nelle campagne italiane si sta registrando una tendenza nuova: sono sempre di più i giovani tra i 30 e i 40 anni, laureati e inseriti nel mondo del lavoro che decidono di abbandonare la vita stressante e caotica della città per tornare alla terra e cambiare vita, abbandonare quello che si

stava facendo e reinventarsi in un altro mestiere. Ci vogliono intraprendenza, tanta buona volontà, voglia di sperimentare in agricoltura e il gioco è fatto. Nel comune di Rivanazzano Terme nel 2011 due fratelli, Paola Visigalli, laurea in Economia e Commercio all'Università Cattolica di Milano, consulente fiscale e tributaria in uno studio professionale di Milano, e, Emanuele, laurea in economia e Commercio all'Università Cattolica di Piacenza consulente in Italia e in Belgio, fondano la Società Agricola Malbosca, avente come principale attività la produzione di fragole e, dal 2013 come attività connessa produzione di frutta e verdura disidratati. Abbiamo incontrato Paola Visigalli per parlare di questa bellissima esperienza sul territorio dell'Oltrepo. Visigalli, cosa ha spinto lei e suo fratello, con una carriera avviata in grandi città, a tornare su questo territorio? "Eravamo entrambi stanchi del lavoro d'ufficio e abbiamo deciso di cambiare vita. Nostro padre, appassionato di agricoltura, aveva acquistato circa tre ettari di terreno dopo che era andato in pensione e aveva avviato la coltivazione di un vigneto per passatempo, ma ben presto si era reso conto che il lavoro su una così grande estensione era diventato troppo impegnativo. Così abbiamo pensato alla produzione di fragole di qualità, che non era presente in zona. Abbiamo fatto un'analisi di mercato locale per vedere se il nostro territorio era pronto a ricevere questo tipo di prodotto e abbiamo fatto un'analisi del terreno che però non è risultato adatto alla coltivazione di questo frutto. Cosi abbiamo studiato un'alternativa e su consiglio di un produttore, abbiamo avviato la tecnica della produzione fuori suolo". In che cosa consiste questa tecnica? "Abbiamo impiantato un serra di 2000 metri quadrati all'interno della quale riusciamo a produrre fragole da Aprile a Ottobre, se il clima è clemente! La coltivazione fuori suolo non è da confondersi con la coltivazione idroponica, in quanto viene fatta in sacchi di terriccio contenente perlite e fibra di cocco su strutture di supporto con impianto di fertirrigazione naturale e utilizzo della lotta integrata (l'insetto buono mangia l'insetto cattivo). Da quest'anno dovremmo riuscire ad ottenere la certificazione del disciplinare di lotta integrata". Quali sono i vantaggi della coltura fuori suolo? "I vantaggi sono prima di tutto la qualità del prodotto perché le fragole non vengono a contatto con il terreno e non ci sono problemi di attacchi da funghi e muffe e di conseguenza evitiamo di fare trattamenti per queste problematiche. Un altro vantaggio è la conservazione del suolo che è molto importante in quanto oggi si tende a sfruttarlo al massimo impiegando concimi chimici per ottenere grandi quantità con gravi danni all'ambiente. Infine possiamo raccogliere le nostre fragole con facilità e con qualsiasi

tempo atmosferico grazie alla serra che protegge la nostra coltivazione dalle intemperie". Lei ha parlato di fragole di qualità. Quali tipi di fragole producete? "Attualmente produciamo le Charlotte e le Mara de bois, due varietà francesi rifiorenti di pezzatura medio piccola molto gustose e profumate che si possono mangiare senza l'aggiunta di zucchero. Il fatto che siano rifiorenti è molto importante per noi perché riusciamo a garantire la fornitura del prodotto per 4- 5 mesi all'anno. Sono varietà che richiedono molta attenzione e cura per ottenere i risultati migliori. Io e mio fratello ci occupiamo personalmente della coltivazione e nella stagione di raccolta abbiamo bisogno di un aiuto, per questo abbiamo avviato un progetto di collaborazione con l'Istituto Tecnico Agrario Gallini di Voghera che durante l'estate ci manderà uno studente nel mese di giugno a svolgere uno stage". Quale tipo di mercato hanno le vostre fragole? "Il nostro è un prodotto a chilometro 0, i nostri clienti vengono dal territorio dell'Oltrepò e dintorni. Abbiamo anche richieste dal mercato milanese ma non riusciamo a soddisfarle per problemi di quantità e soprattutto logistici". Dalla coltivazione come siete arrivati alla trasformazione del prodotto? "Nel 2013 una riseria del vercellese ci ha contattato con la richiesta di fragole disidratate. A quel punto abbiamo di nuovo fatto ricerche sul mercato e abbiamo scoperto che c'era carenza di prodotto disidratato a filiera completamente italiana. Abbiamo deciso di provare e abbiamo acquistato un macchina che può disidratare fino a 40 chilogrammi di prodotto utilizzando la tecnologia a freddo che si basa su impianti frigorigeni, che raffreddano l'aria, la disidratano e la riscaldano per raggiungere temperature di 35/40°C con umidità del 8-10%. Ciò significa che per ogni kilo di prodotto fresco, si ottengono 80gr - 100gr circa di prodotto disidratato. Tale processo permette di essiccare il prodotto mantenendo quasi del tutto inalterati aroma, colorazione e struttura ottenendo così qualità organolettiche, di aspetto e conservazione buoni". Con questa tecnica quali prodotti lavorate? "Abbiamo iniziato a disidratare oltre alle fragole anche alcune verdure e frutta di nostra produzione come peperoni, pomodori e mele che abbiamo iniziato a vendere ai nostri clienti. Siamo poi passati alla vendita di verdure disidratate alle riserie per fare i risotti pronti, ai pastifici per fare paste colorate o ravioli ripieni di radicchio e spinaci, al settore carni per la produzione di hamburger, ripieni o polpettoni. Il prodotto disidratato è molto veloce da utilizzare, non si deve lavare e si aggiunge così com'è agli altri ingredienti e in termini di sapore, ha una resa maggiore rispetto al prodotto fresco. Ora possiamo fare consegne anche sul territorio nazionale su richiesta. Abbiamo poi una richiesta di disidratazione conto terzi da parte dei produttori della valle Staffora perché con questa tecnica non si hanno più scarti". Costa molto produrre disidratato?

"Il costo maggiore è la manodopera. Attualmente ci mancano macchinari per andare a ridurre i costi di manodopera però per noi è molto importante avere una filiera che parte dalla produzione della frutta e della verdura e arriva alla trasformazione. Ciò che ci differenzia dagli altri è che il nostro non è un prodotto industriale, è un prodotto agricolo che ha sicuramente caratteristiche organolettiche migliori. Per quanto riguarda la conservazione di vitamine e sali minerali, stiamo lavorando con alcuni nutrizionisti e possiamo dire che la verdura e la frutta, grazie alla disidratazione a freddo, conservano intatte tutte le loro caratteristiche nutrizionali in quanto viene eliminata solo l'acqua". La vostra azienda è molto attenta alle esigenze di mercato e alle innovazioni, avete altri progetti per il futuro? "Il mercato detta le regole. Motivo per cui abbiamo optato per la conversione alla coltivazione biologica. Per quanto riguarda i progetti ne abbiamo tanti. Ci piacerebbe potenziare il nostro laboratorio di essicazione vista la domanda sempre più in crescita di questo tipo di prodotto. Siamo molto soddisfatti del nostro lavoro perché vediamo che tutti quelli che diventano nostri clienti collaborano poi con noi per la creazione di prodotti nuovi quali per esempio la rapa rossa o l'ortica e questo è molto importante perché nel periodo della semina possiamo introdurre le nuove varietà da disidratare. Anche per quanto riguarda la frutta creiamo dei mix a seconda della quantità di produzione. L’anno scorso avevamo poche ciliegie e abbiamo ottenuto un misto di amarena, ciliegia e fragola che è andato a ruba". Vista la vostra esperienza, consigliereste ai giovani di rivolgersi all’agricoltura? "Certamente si. L'agricoltura va vista sotto un nuovo aspetto in termini di sostenibilità, innovazione, a 360 gradi partendo dalla qualità del cibo che si vuole ottenere, fino all'analisi delle esigenze della nostra tavola per poi arrivare al campo a produrre un prodotto sano buono e di qualità".

Emanuele e Paola Visigalli


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"Una opportunità di lavoro per circa 15 persone" Di Silvia Colombini

Diventare imprenditore sicuramente non è facile, “non è cosa per tutti”… Creare dal nulla un'attività imprenditoriale, lanciare il proprio business, richiede, oggi come oggi, molti capitali e grande passione, spirito di sacrificio, e tanta persistenza. Mattia Barberis, 32 anni, di Rivanazzano Terme, appena conclusi gli studi, presso il liceo scientifico Galileo Galilei di Voghera, si è immerso nel mondo del lavoro come addetto commerciale. La passione per la ristorazione e il fascino legato al mondo dell’imprenditoria hanno preso il sopravvento e spinto Mattia a immergersi in una realtà lontana da lui e a compiere scelte coraggiose, con la voglia di riuscire e di realizzarsi, intraprendendo un percorso professionale diverso, assumendosi tutti i rischi del caso, forte dell’appoggio di un’azienda e della famiglia. Quale è stata la sua prima attività professionale? "Da undici anni a questa parte, più precisamente fino alla fine del 2016, ho lavorato nel settore commerciale di primarie aziende di cosmesi". Poi c’è stato il cambiamento, decidendo di intraprendere un percorso professionale diverso che mi vede come imprenditore nel settore della ristorazione, settore lontano da quello della cosmesi. Perché questo cambiamento di rotta? "È sempre stato il mio sogno nel cassetto l’imprenditoria e nel 2015 ho conosciuto una persona con cui ho avuto modo di parlare a proposito di un progetto in un settore completamente differente, che mi ha convinto a intraprendere un nuovo percorso professionale. Nel momento in cui ho deciso di diventare imprenditore non avevo un’idea specifica rispetto al settore della ristorazione, ma grazie a questa persona ho avuto modo di approfondire la conoscenza di questo mondo che fin da subito mi ha affascinato". Nella sua attività precedente non era particolarmente legato a questo territorio, perché ha scelto di aprire il suo ristorante a Salice Terme? "Ho scelto Salice Terme perchè ho dei bellissimi ricordi legati a questa località e in particolare al Golf Club, fin da bambino frequentavo la piscina e poi ho iniziato a frequentarne i locali". Pertanto la sua scelta non è ricaduta sulla località Salice Terme, ma sulla location Golf? "Indipendentemente dai miei ricordi, l’ottima struttura e il paesaggio hanno fatto si che la mia scelta ricadesse su il Golf Club, sono convinto della mia decisione perché effettivamente le mie aspettative hanno avuto il giusto riscontro, il tutto senza trascurare l’eccellente rapporto che si è immediatamente creato con la famiglia Meisina, proprietaria della struttura". Quanto questa nuova attività si sposa ed è sinergica con tutto quanto offre attualmente il Golf Club, dall’intrattenimento per i bambini, agli sportivi e alle famiglie? "Il nuovo locale è molto trasversale ed è un locale per tutti. Per le famiglie e quindi per i bambini sarà allestita un area dedicata all’intrattenimento dei più piccoli con animatori ed educatori. Dopo le 22.30 si abbasseranno le luci, si alzerà la musica e il locale si trasformerà in un ambiente più adatto a chi cerca un sano divertimento, accompagnato da musica dal vivo e dj set. Il palinsesto settimanale che vuole coniugare cibo, musica e divertimento. Inoltre è prevista settimanalmente una serata dedicata allo sport, che vedrà come protagonisti i giocatori e le società sportive, di qualsiasi livello e genere". Il mondo della ristorazione in generale, ma anche in

Oltrepo, è abbastanza vivace. Molti sono i locali e i ristoranti inaugurati, alcuni riescono altri chiudono. Molte di queste attività sono gestite da persone inesperte e la possibilità di insuccesso è maggiore rispetto ad attività gestite da professionisti nel settore della ristorazione. Perché lei dovrebbe farcela? "Grazie alla mia professione precedente ho avuto la possibilità di lavorare per multinazionali e di acquisire conoscenze per quanto riguarda le tecniche di mercato e le strategie di vendita. I miei deficit legati al mondo della ristorazione vengono colmati dall’esperienza dell’azienda a cui mi appoggio che a tutti gli effetti da tre anni si sta espandendo e sviluppando". Con alle spalle una "ricetta" di gestione ristorativa già assodata è certamente più facile minimizzare il rischio di non riuscita della sua impresa ristorativa. Lei avrebbe aperto ugualmente un ristorante senza avere alle spalle una struttura che l’aiuta a 360 gradi? "No, ho sposato un'azienda e una filosofia aziendale che vorrei portare avanti negli anni ampliando il marchio stesso. E quindi per poter far questo ho voluto appoggiarmi a una azienda consolidata in questo settore. Non avrei mai aperto un ristorante 'già visto' fine a se stesso e non espandibile dal punto di vista imprenditoriale e allo stesso tempo reputo che sia una tipologia di locale innovativa e accattivante per il cliente". L'azienda Lostecco ha diversi ristoranti in Italia e una storia breve, ma certamente una storia di successo nell'ambito della ristorazione e imprenditoriale, non è l’unica storia di successo in Italia. Perché ha scelto proprio questo marchio? "È un’azienda attenta alla selezione dei soci, i quali devono essere in possesso di determinate qualità che non solo rispecchiano l’azienda, ma che devono risultare evidenti nella realizzazione del locale. Dal punto di vista imprenditoriale è una nuova formula, totalmente italiana, che coniuga la convivialità della birreria alla ristorazione di alto livello e che punta sulla qualità delle materie prime. I nostri fornitori vengono accuratamente selezionati, ognuno dei quali ha una storia da raccontare di ricercatezza e qualità legata al prodotto che acquistiamo. Tutto questo tradotto in piatti semplici e sfiziosi che hanno origine in diverse regioni di Italia". Tutto made in Italy, quanto made in Oltrepo? "In questo momento Lostecco utilizza prodotti solo italiani, ma nessuno dell’Oltrepo. La prima esperienza oltrepadana sarà quella di Salice Terme, considerando che vengono utilizzate solo eccellenze italiane non mi meraviglierei che i dirigenti della proprietà Lostecco decidessero in futuro di inserire fornitori oltrepadani a cui farebbero riferimento tutti i ristoranti in Italia e all’estero. Personalmente non ho nessun potere decisionale, ma me lo auguro". La birra in Oltrepo è una delle bevande con più successo come nel resto del mondo. È altrettanto vero che la nostra è una delle zone d’Italia con la maggior produzione di vino. Qual è il rapporto negli altri locali de Lostecco tra birra e vino? "Nei ristoranti Lostecco all’inizio addirittura il vino non c’era. Oggi circa il 12% della clientela consuma vino, i vini proposti al momento sono piemontesi. Certamente Lostecco a Salice Terme servirà anche a far conoscere i vini dell’Oltrepo all’azienda stessa, e spero che così come sono stati inseriti prodotti tipici di altre zone d’Italia potranno essere inseriti e proposti nei ristoranti italiani e stranieri di questa società anche i vini dell’Oltrepo". In Oltrepo c'è crisi di posti di lavoro, una crisi che

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"mi piacerebbe contribuire a riportare sempre più gente a Salice"

Mattia Barberis colpisce soprattutto le fasce più giovani. Quante persone troveranno impiego in questo nuovo ristorante? "È certamente una opportunità di lavoro che noi offriremo a circa 15 persone. I collaboratori dovranno essere tutti adeguatamente preparati, ma dovranno effettuare un ulteriore corso di formazione aziendale, sia per quanto riguarda lo staff della sala sia della cucina. Dovranno ben recepire la filosofia e gli standard qualitativi della nostra società e dovranno trasmetterli nei piatti che prepareranno e che serviranno". Molte scelta sono dettate da una passione personale o da passione familiare. Nella sua famiglia la passione per la cucina c'è e da parte di chi? "La passione per la cucina c’è sempre stata, da parte di tutti i componenti della famiglia, una vera e propria filosofia che si traduce nella ricerca del mangiar bene e in modo sano. Mio fratello Giacomo, in particolare, ha sempre sviluppato e ha coltivato questa sua passione, cucinando in casa o per amici, coronando il suo sogno iscrivendosi alla Food and Genius Accademy di Milano, nota accademia ristorativa, presso la quale ha potuto ricevere una formazione completa da chef di alto livello, e poi ha avuto la possibilità di immergersi nel mondo del lavoro collaborando con importanti ristoranti. Chiaramente mio fratello sarà un punto fermo della cucina del locale che aprirò. Lui come tutti i componenti della mia famiglia sono sempre stati e sempre saranno la mia forza, a loro devo tutto ciò che sono e che sarò". Salice è anche conosciuta per le manifestazioni del moto sport rallistico, lei è anche pilota rally. Tra tre mesi a Salice Terme si svolgerà il Rally 4 Regioni Storico. È sua intenzione, vista la sua passione, organizzare durante questo importante evento un momento dedicato ai rallisti e agli appassionati? "Sì, certamente. Stiamo elaborando alcune possibilità di collaborazione con l’evento. È nelle mie intenzioni, vista la mia passione per questo sport, integrare il mondo dei rally alle serate sportive organizzate e rendere il locale un punto di ritrovo per tutti gli appassionati come me al mondo dei rally". Salice Terme, per varie vicissitudini ha passato e sta passando un periodo di "appannamento". Il suo investimento è un atto tangibile e concreto nel credere in questa località che è sempre stata la corazzata turistica dell’Oltrepo. Lei crede che questo momento possa passare e Salice possa avere un futuro più roseo? "Credo in questo, non a caso ho deciso di investire a Salice. Oltre ad una sfida a livello personale, con tanta umiltà, mi piacerebbe contribuire a rilanciare e a riportare sempre più gente, sia nel periodo estivo sia nel periodo invernale, più ostico dal punto di vista turistico. Saremo aperti sette giorni su sette e quindi offriremo la possibilità di frequentare e vivacizzare Salice Terme non solo nel week-end".


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"con il benestare di dio... forse si potrà fare!"

Fusione dei comuni di Rivanazzano Godiasco Salice Terme Di Christian Draghi

Godiasco Salice Terme, Rivanazzano Terme. Due paesi, anzi tre, storie diverse, molti campanili e una situazione economica che se non è opposta poco ci manca. Eppure, in un futuro neanche troppo lontano, queste due (o tre, a seconda di come la si veda) realtà potrebbero diventare una sola. La proposta lanciata in

sco". Di opinione opposta è Alessio Prossimariti, titolare di La Portarreda, sempre lungo la ex statale del Penice. A lui le fusioni non piacciono a livello generale. "I comuni, così come le regioni, sono come tante famiglie e più piccole sono meglio funzionano. Bisogna lavorare ognuno nel nostro piccolo per fare il meglio che si può. Credo che la fusione creerebbe Marco De Zanetti Alessio Prossimariti una realtà più grande e quindi dispersiva in cui non credo. Penso poi ad altre difficoltà logistiche, come gli spostamenti che gli anziani dovrebbero fare per andare da un comune all'altro". Se proprio si facesse quale comune dovrebbe prendere la guida? "In quel caso direi Rivanazzano, perché è una realtà che funziona meglio. Ha più commercio, qui la situazione è piuttosto morta. Ci tengo però Carla Balestrero Giancarlo Guidobono a specificare che non è solo responsabilità del Comune ma anche dei com- se, anche in fatto geografico, non si riuscirebbe a mercianti stessi, che non hanno saputo rinnovarsi e fare un paese solo". stare al passo con i tempi, che oggi è fondamentale". E se succedesse, a chi spetterebbe il nome? La fusione non è ben vista neppure da Renato Vol- "Sicuramente a Godiasco, non c'è neanche da parlarpini, titolare della storica macelleria di piazza della ne. La storia del paese non è paragonabile a quella Fiera. "Non credo che cambierebbe molto, si tratta degli altri due". di due realtà che c’entrano poco o nulla l’una con A Rivanazzano tira un'altra aria. L'idea di fusione l’altra. Quando hanno unito Godiasco e Salice cosa piace praticamente a tutti. Tranne uno, che pensa che è cambiato? Bisognerebbe se mai riunire altre realtà anziché fondere due comuni sarebbe forse meglio più piccole, come Rocca Susella, Montesegale, Ponte crearne un terzo. Carla Balestrero, della tabaccheria Nizza e Cecima, realtà che sono più simili tra loro e di piazza Cornaggia, punterebbe su Salice Terme. "E' mettendosi insieme formerebbero comuni più grossi. un nome storico, che nel corso degli ultimi anni è anNel caso di Casteggio e Verreto capisco la fusione, dato sempre più svalutandosi. Se diventasse comune perché Casteggio è molto più grande e ha senso. Go- potrebbe forse essere responsabilizzato. diasco, Salice e Rivanazzano sono cose troppo diver- Non credo nelle fusione e tantomeno tra Godiasco e

tempi non sospetti dal sindaco di Casteggio Lorenzo Callegari di fondere comuni limitrofi sta facendo proseliti e numerose realtà oltrepadane stanno iniziando a guardare al futuro in un'ottica diversa. Quando si tratta di razionalizzare le risorse, è più facile che due occhi vedano meglio di quattro. Casteggio e Verreto stanno dando il "buon esempio". Godiasco e Rivanazzano potrebbero (il condizionale è d'obbligo) seguire a ruota, anche se la buona prassi della democrazia prevede che senza un referendum nulla si possa fare. Cosa ne pensa la popolazione, in particolare quella che nei due comuni vive e lavora? Abbiamo fatto un giro tra i commercianti dei due paesi e se il nostro campione dovesse rivelarsi rappresentativo possiamo intuire che arrivare a una fusione tra due realtà tanto diverse potrebbe rivelarsi tutt'altro che semplice. Questione di campanili, certo, ma anche di diversità geografiche e incompatibilità logistiche che innegabilmente potrebbero giocare un ruolo importante nella decisione finale. Rivanazzano Terme è un paese in buono stato di salute. I negozi lavorano, in giro c'è gente, le manifestazioni sono seguite. Ci si lamenta poco, e la maggior parte delle persone che abbiamo sentito (anche quelle che non hanno voluto comparire) si dicono favorevoli alla fusione e pronte non a "fagocitare" il vicino ma a fargli, per così dire, un'iniezione rivitalizzante. Godiasco Salice Terme è a un tiro di schioppo, ma per certi versi dista anni luce. Il caso emblematico è quello di Salice. Un paese che fino a 10 anni fa era il motore turistico dell'Oltrepo, ma che oggi vive una fase di clamorosa risacca tanto da sembrare un centro residenziale (per non dire dormitorio) di lusso. Godiasco poi è un altro mondo. Di vita ce n'è poca, da tempo è anche un comune commissariato e quindi senza una guida politica "interessata". Lo riconoscono in molti, quasi tutti, anche se a chiedergli se sono disposti ad "abdicare" in favore del vicino si ottengono occhiatacce. Una voce fuori dal coro, in questo senso, è quella di Marco De Zanetti del Bar Roma di Godiasco. "Personalmente sarei favorevole a una fusione, non so cosa ne pensino in comune a Rivanazzano ma a me l’idea piace. Credo che potrebbe avere un bell’effetto soprattutto su Godiasco perché attualmente Rivanazzano è un altro mondo, pur essendo vicino. Il mercato è sempre pieno, le manifestazioni, come la fiera d’aprile, funzionano. Qui il mercato è fatto da quattro banchetti e c’è pochissima gente, idem per Salice". In caso di fusione chi dovrebbe dare nome al nuovo ente? "Rivanazzano, anche per motivi geografici in quanto è il primo paese che si incontra arrivando in Valle Staffora. Poi, a ruota, Giampaolo Monastero si incontrerebbero Salice e quindi Godia-

Salvatore Casanova

Flavia Moretti


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ti e opere immobiliari mai terminate dai costruttori che quindi andranno all’asta, tutte situazioni che potrebbero trovare soluzione con un’unica regia superiore". Che per CasaSimona Merli nova sarebbe, ovviamente, quella di Rivanazzano Terme, Altra opinione pro-fusione è quella di Paola Albasini, dell’omonima panetteria rivanazzanese. "Credo che a Riva ci sia un paese molto attivo, il comune è molto propositivo, si organizzano molti eventi e perciò una fusione con la vicina Salice potrebbe giovare. Il nome? Bella domanda… io sono cittadina godiasco-salicese quindi con una punta di campanilismo che ci può stare lo chiamerei Salice Rivanazzano Terme". A Salice Terme i commercianti sono piuttosto favorevoli all'idea di fusione e hanno una discreta fantasia per il nome da dare al nuovo comune unico. Poco importa chi poi prenderà le redini, basta che qualcuno lo faccia. Flavia Moretti, titolare del Bar Soqquadro. "Salice adesso è un po’ terra di nessuno e per noi commercianti sarebbe una cosa buona avere una guida forte. Un comune unico potrebbe aiutare ad avere scelte che vengono prese e attuate in tempi più brevi, che non sono quelli del rimpallo continuo tra Rivanazzano e Godiasco. Oggi a Salice si è un po’ presi nel mezzo e lasciati a se stessi, mentre viviamo un momento in cui bisogna fare scelte importanti per il futuro, capire come e dove investire, se sul mercato dei giovani oppure sul centro benessere tanto per capirsi…serve una direzione e il fatto che sia un luogo un po’ lasciato a se stesso non aiuta ma blocca". Il nome del nuovo ente? "Rivanazzasco Terme!". Alberto Dieci, titolare dell'omonimo studio immobiliare, la vorrebbe ma vede grossi ostacoli di natura burocratica e…politica. "È da anni che se ne parla

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Alberto Dieci

GODIASCO SALICE TERME

Rivanazzano perché sono due realtà molto diverse. La mia opinione è sempre stata che se Salice avesse fatto comune per suo conto non sarebbe andata giù come è andata e visto il ruolo importante e storico che ha sempre avuto per la zona, ne gioveremmo un po' tutti". Giancarlo Guidobono, dell'edicola "Da Gian", vede invece di buon occhio una fusione con i vicini. "Penso potrebbe essere una cosa positiva, forse più per Salice che per Rivanazzano visto che a Riva comunque c'è più lavoro. Salice l’hanno un po' lasciata andare giù e l’unirsi potrebbe aiutare il recupero". Chi dovrebbe rilevare il nome dell’ente? "Dal punto di vista linguistico suonerebbe meglio Godiasco-Rivanazzano Terme, ma un po' perché sono a Riva, un po' perché credo che sia oggi il paese trainante, direi che il nome di Rivanazzano dovrebbe essere quello che sta davanti”. Giampaolo Monastero, della Riva del Gusto, vede bene la fusione – "un buon modo per ridurre le spese" - ma non con Godiasco. "Solo Salice basterebbe e avrebbe più senso secondo me. Prima di tutto perché sono paesi comunicanti e simili, poi forse anche un po’ per questione di campanilismo rivanazzanese. Scherzi a parte, anche a livello geografico avrebbe più senso per Godiasco se inglobasse altri comuni più piccola sopra di lui, creando una realtà più vasta ma funzionale. Se poi mi metto nei panni di un cittadino di Godiasco mi rendo conto che venire Riva per fare un documento non sarebbe il massimo della comodità". E' scontato quindi che dovrebbe essere Rivanazzano a prendere il timone? "Beh nel caso direi di sì, è il paese più grosso". Per voi commercianti cambierebbe qualcosa? "Una fusione non ci cambia la vita, quello che potrebbe aiutarci sarebbe consorziarsi tra di noi, riuscire a creare una specie di cartello in modo da ottenere prezzi d’acquisto della merce più vantaggiosi. La vera “fusione” dovremmo farla tra di noi". Per Salvatore Casanova, della Federazione Italiana Mediatori, la fusione sarebbe un atto più che necessario. "Una parte di Salice Terme appartiene al territorio di Rivanazzano, conseguenzialmente da anni in alcuni punti di Salice Terme non si è riusciti ad avere una manutenzione del territorio come quella che invece avviene a Rivanazzano. Penso al piazzale che c’è all’ingresso entrando in Salice sulla sinistra dove c’è la madonnina che tutt’ora è abbandonato pieno di ghiaia e buche, ai diversi marciapiedi non cura-

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di questa fusione. Credo però che rimarrà nell'immaginario di coloro che non comprendono i reali ostacoli burocratici che innegabilmente sorgeranno. Io sarei assolutamente favorevole. Credo però che a livello amministrativo gli ostacoli siano pressoché insormontabili. Forse andrebbe fatta questa fusione partendo piano, a cominciare dall'accomunare tributi e situazioni simili a entrambi i Comuni. Dopodiché le amministrazioni, viste le uguaglianze, potrebbero fondersi in un'unica realtà. Forse a quel punto, dopo tante battaglie di chi non vorrà rinunciare alla poltroncina, forse... col volere della Regione, l'ok dello Stato ed il benestare di Dio.. forse si potrà fare!". Sulla scelta del nome Dieci non farà contenti i godiaschesi: "Rivanazzano Salice Terme". Anche per Simona Merli, titolare di un negozio di abbigliamento, il pollice è in su. "Sono a favore della fusione sia per obbiettivi comuni turistici che territoriali. Credo sia arrivato il momento giusto e dobbiamo superare stupidi campanilismi che non portano da nessuna parte se non a chicchere da bar concentrandosi sul nostro territorio che merita rispetto e tutela non solo con le parole ma con gesti , opere e progetti . Tutti nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa". Riguardo al nome cosa ci dice? "Mi ricordo che qualcuno aveva già previsto tempo fa una tale fusione proponendo un nome con la prima sillaba dei 3 paesi seguito poi da Terme e secondo me sarebbe l’ideale. Non ricordo più come erano state messe, ma era molto in interessante”. Risago Terme? Sarigo Terme? Gorisa Terme?...".


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Nei giorni scorsi manager cinesi a Salice Terme, per capire la situazione

di

Nilo Combi

Le Terme di Salice potrebbero finire in mano ai cinesi per diventare in futuro un polo turistico-termale anche per gli asiatici. Nei giorni scorsi, due manager di una società cinese con base a Hong Kong e quartier generale in Europa, a Vienna, sono stati a Salice Terme, accompagnati dal socio di un rinomato studio legale milanese, per visitare il parco e osservare le varie proprietà delle Terme di Salice. Secondo le informazioni giunte in redazione, i manager cinesi e il loro avvocato hanno trascorso la giornata a Salice Terme, in compagnia di un ex dirigente della società termale. Durante l'incontro sono stati analizzati i bilanci disponibili degli ultimi anni e le potenzialità di crescita della struttura termale. I manager cinesi hanno voluto soprattutto capire com'è stato possibile, in pochi anni, il crollo della clientela. Nessun contatto al momento è stato preso con l'attuale proprietà delle terme. Da quanto è emerso durante l'incontro, la presenza del loro legale milanese non sarebbe casuale, infatti i manager cinesi, prima di contattare l'attuale dirigenza della terme, vogliono ben capire il percorso legale che ha portato le Terme di Salice, in questi ultimi pochi anni, a cambiare 4 proprietari di rifermento, prima il gruppo Garilli, poi fallito, poi la famiglia Fabiani, successivamente il vogherese Elio Rosada, quindi nuovamente la famiglia Fabiani per giungere ai giorni nostri con la proprietà termale in mano ad una società romana. La stessa fonte del gruppo, che chiede riservatezza, è convinta che le terme salicesi abbiano un grande potenziale di crescita, sia per la loro posizione facilmente raggiungibile da Milano e dalle altre grandi città del nord Italia, sia perché questo gruppo, sarebbe finanziariamente coinvolto in altre acquisizioni, già effettuate, in Italia ed in Austria. In Austria le acquisizioni effettuate sono nel settore alberghiero e resort, ed in un polo dedicato allo sci, allo sport e al turismo, in Italia hanno perfezionato l'acquisizione di alcuni stabilimenti balneari nel nord est, pertanto l'interesse dimostrato nei confronti delle terme salicesi sarebbe in linea con il business del gruppo.Un gruppo cinese certamente molto solido e solvibile, che intenderebbe ammodernare le strutture dello stabilimento termale, dedicandolo esclusivamente alle

terapie, mentre avrebbe ipotizzato l'idea di ristrutturare ed ampliare il Grand Hotel dedicandolo alle terapie del benessere ed estetiche. Il binomio hotel di qualità-terme, del resto rappresenta ormai da tempo un elemento fondamentale del turismo di lusso nel mondo e l'eventuale nuova proprietà dell'azienda potrebbe abbinare l’arrivo di clienti di fascia alta con soggiorni più lussuosi all'interno dell’ex Grand Hotel. Verrebbe ripreso inoltre il progetto per trasformare il Nuovo Hotel Terme, ora tristemente chiuso, in una struttura da dedicare alla medicina ed alla riabilitazione esclusivamente sportiva. Un progetto che era stato portato avanti dalla dirigenza delle terme agli inizi degli anni 2000, progetto poi modificato dalla nuova proprietà delle terme, il gruppo Garilli, in un più generico centro di riabilitazione… anche… per sportivi, progetto poi naufragato. Ora i cinesi, che sono anche coinvolti attivamente nello sport professionistico, vorrebbero a Salice Terme ed al Nuovo Hotel Terme, riproporre il progetto di riabilitazione sportiva. Entro la fine del mese di aprile, avrebbero chiesto all'ex manager delle terme, che li ha accompagnati nella loro visita salicese, di andare

SALICE TERME

Un gruppo cinese interessato alle Terme di Salice

con loro per visitare in Aquitania, la struttura francese di rieducazione fisica che forse meglio in Europa si occupa di riabilitazione psico-fisica di atleti. I manager cinesi, pur mostrando perplessità sulla stato attuale del parco, si sono dimostrati entusiasti, sia delle dimensioni dello stesso, sia delle potenzialità che il parco potrebbe offrire per essere sinergico nell'ambito del loro progetto termaleturistico-ricreativo. L'interesse del gruppo cinese, è certamente molto alto e concreto, ma, ad onor del vero, non sarebbero poche le perplessità emerse, e su questo lo studio legale milanese, tramite l'avvocato che li ha accompagnati a Salice, cercherà di capirci di più. Le cose che preoccupano di più i manager cinesi, sono il continuo passaggio di proprietà delle terme in questi anni e la validità dell'accordo inerente l'uso del parco tra il comune di Godiasco e le Terme di Salice, accordo che lascia il parco in un limbo e che allontana qualsiasi possibilità d'investimento sul parco stesso. Accordo firmato dall'ex proprietà riconducibile ad Elio Rosada, che voci ben informate sarebbe già stato messo in dubbio dall’attuale ed ultima in ordine di tempo, dirigenza delle terme, che sembrerebbe pronta ad intentare una causa legale per inficiarne, molto probabilmente, giustamente, la validità. I cinesi hanno inoltre chiesto al legale che li accompagnava di presentare una relazione completa per i vari contratti d'affitto che le Terme di Salice hanno stipulato con i vari gestori. Al contrario si sono dimostrati molto informati sulla situazione debitoria, anche nei confronti del fisco della società termale salicese. Dissolti questi dubbi, che al momento non sono pochi, anche per le conseguenze legali che potrebbero comportare in un prossimo futuro, i cinesi avrebbero la seria intenzione di prendere contatti con la proprietà attuale delle terme per valutare l'acquisto delle Terme di Salice. L'ipotesi cinese, potrebbe essere una svolta positiva, se dovesse concretizzarsi per le Terme di Salice in questi ultimi anni coinvolta in concordati preventivi, richieste di fallimento, crediti vantati da fornitori vari, stipendi non pagati ai dipendenti, parti di proprietà in pegno alle banche, conteziosi e debiti con il fisco.


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MONTESEGALE

"Le Unioni di Comuni sì, le fusioni mi paiono ancora un percorso lontano"

"L’intervento di manutenzione sulle strade dell’Oltrepò montano è improrogabile" Di Silvia Colombini

Con poco più di 300 abitanti, con i tagli economici governativi, con i soldi che sono sempre meno, con leggi amministrative sempre più stringenti e penalizzanti, per un’amministrazione comunale, per un sindaco, non deve essere facile far funzionare la macchina comunale, ed offrire ai propri cittadini i servizi essenziali. Non è facile certamente, ma qualcuno ci riesce, e riesce anche ad occuparsi ed ad investire sul futuro del proprio comune. L’amministrazione comunale ed il sindaco di Montesegale, Carlo Ferrari, che dal 2009 "governa" questo piccolo comune, sono un segnale confortante per molti piccoli comuni dell'Oltrepo. Perché Montesegale sta dimostrando concretamente che "se si vuole, si può". A Carlo Ferrari abbiamo posto alcune domande su come è stato, com’è e come sarà possibile per un piccolo comune creare "valore aggiunto". Per il comune di Montesegale il Castello, oltre che un emblema, è una grande risorsa. Quali sono i rapporti che l'amministrazione di Montesegale intrattiene con la proprietà e come il castello può essere sempre più sinergico per la promozione del comune? "L’Amministrazione ha un ottimo rapporto di fattiva collaborazione e di grande riconoscenza con la proprietà del Castello poiché ci ha permesso, in questi anni, di organizzare con la regia del Dottor Ruggiero Jannuzzelli innumerevoli iniziative turistico - culturali, nonché utilizzare gratuitamente gli spazi del Castello. A tal proposito nel mese di maggio l’Amministrazione Comunale ha in animo di consegnare le chiavi del Borgo di Montesegale al Dottor Ruggiero Jannuzzelli come forma di pubblico riconoscimento per il grande impegno che ha posto in tutti questi anni nella promozione della cultura del nostro territorio. In occasione della 25° Giornata FAI di Primavera, al Castello di Montesegale sono state registrate 1.300 presenze. Questo dato, sicuramente, ci spinge a continuare su questa strada, organizzando per il periodo estivo altre Mostre d'arte contemporanea". Montesegale è parte dell'associazione Borghi Autentici di Italia. Fortunago e Zavattarello fanno parte, invece, dell'associazione Borghi più Belli di Italia. Perché Montesegale ha scelto i Borghi Autentici e quali vantaggi questa scelta comporta? "Montesegale ha scelto di aderire ai Borghi Autentici d'Italia nel 2009 poiché è un’Associazione che riunisce più di 250 piccoli e medi comuni in tutt’Italia attorno all'obiettivo di un modello di sviluppo locale sostenibile, equo, rispettoso dei luoghi e delle persone e attento alla valorizzazione delle identità locali. Con i Borghi Autentici abbiamo intrapreso un processo di cambiamento e di miglioramento partendo dalle risorse e dalle opportunità presenti, per accrescere la qualità della vita della nostra comunità e rendere attraente lo stare, il vivere e il lavorare a Montesegale. In particolare far parte dei Borghi Autentici ha permesso a Montesegale di: aderire, in qualità di partner nel 2010 al Progetto comunitario Meshartility,

Carlo Ferrari

di sottoscrivere il Patto dei Sindaci e a redigere il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES); essere nel 2015 il primo Borgo Autentico Certificato d’Italia, partecipare in qualità di partner al progetto Rete Nazionale delle Comunità Ospitali cofinanziato dai Comuni aderenti e dal MIBACT; far parte del portale “www.prodottidaiborghiautentici.it” , presto saremo presenti anche attraverso veri e propri punti vendita fisici, le Botteghe dei sapori autentici; partecipare alla Fiera Fa' la cosa giusta a Milanocity, insieme ad altri 10 Comuni Borghi Autentici, francamente mi pare una bella scelta" In Oltrepo Pavese negli anni e ancora attualmente sono e sono state numerose, al limite dell'infinito, i simposi, le riunioni, le tavole rotonde e le cabine di regia che molti hanno indetto e indicono. I risultati della promozione turistica non sono stati proporzionali al numero di riunioni effettuate, a suo giudizio si sta muovendo qualcosa in termini positivi e perché? "Io ritengo che lo sviluppo turistico del nostro territorio debba partire da un modello di valore che consideri l'interconnessione tra pubblico e privato, con particolare riguardo alle attività produttive ed economiche. Si parla spesso (anche a sproposito) di modello di business e di modello di valore: nel caso del turismo in Oltrepo dovremmo partire proprio da lì, da un modello di business e di valore che colga e renda sinergiche le priorità pubbliche e private. Per valorizzare le sue risorse territoriali è necessario fare sistema tra aziende, attività e attrazioni turistiche per realizzare un'offerta unica, sotto l'ombrello di un unico brand. Alla domanda 'si sta muovendo qualcosa in termini positivi' la mia risposta è che ci sono ampi margini di miglioramento". Il vino, il salme, ma non solo… sono i prodotti che contraddistinguono il nostro territorio. Oggi, molti, soprattutto i politici, li definiscono eccellenze; definizione omnicomprensiva. Non ritiene che il termine eccellenze sia in qualche caso fuori luogo? "Eccellenza deriva dal verbo eccellere, col significato di superare tutti gli altri o di distinguersi per eminenti qualità. Se lo riferiamo ai nostri prodotti

tipici diventa le eccellenze dell’Oltrepo - usato per promuovere la buona qualità del vino, del salame etc, ma il numero dei prodotti eccellenti coincide con la dimensione dell'insieme dei prodotti dell’Oltrepo. Sarebbe più corretto dire che il vino con quell'etichetta eccelle tra i vini prodotti con lo stesso uvaggio o che il salame che produce quel salumificio eccelle piuttosto che un altro. Resta il fatto che secondo me stiamo percorrendo la giusta strada perché c’è molta più attenzione rispetto al passato nell'andare verso la qualità di prodotto. Infatti verso l'eccellenza si tende continuamente, e noi abbiamo oggi qualcuno che è prossimo all'eccellenza, certamente sul vino e sul salame, ma quello che la politica può fare è di farsi portavoce di un intero territorio, e spingerlo a pensare e volere l'eccellenza, a immaginarla e cercarla ognuno nel suo settore, ma anche sostenendosi tutti insieme". I prodotti tipici dell’Oltrepo che aiuto dovrebbero avere dalla "politica" per imporsi sempre di più sul mercato nazionale ed internazionale? "Cominciamo con il dire che la politica non può fare il mestiere dell'impresa: non è che se c'è una debolezza di un'impresa arriva la politica e risolve con degli aiuti o chissà cos'altro. La politica però può aiutare a fare sistema, questo sì. La politica può aiutare a riflettere sul sistema che vogliamo, su cosa vogliamo davvero, non solo come prodotti, ma anche come clienti. Vogliamo andare a competere sulla grande distribuzione facendoci schiacciare sul prezzo e sulla redditività senza avere le quantità? O preferiamo invece attirare sul territorio presenze qualificate, residenti che portano valore e valori, legando prodotti e servizi, e certo, magari esportando strutturandosi anche un minimo per farlo con gli opportuni equilibri e guardando almeno al medio termine? Quanto alla competitività, la nuova frontiera è la collaborazione: la politica può e deve lavorare su questo terreno, favorire la nascita di relazioni fertili tra prodotti e tra prodotti e servizi. La politica può aiutare gli imprenditori, gli agricoltori, gli artigiani, i professionisti ad alzare la testa, a guardarsi e parlarsi, a fare squadra e anche a inventarsi squadra.


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In Oltrepo Pavese qual è a suo giudizio il problema principale e prioritario da risolvere? "Sicuramente l’intervento di manutenzione sulle strade dell’Oltrepò montano è improrogabile e dovrebbe essere, necessariamente, collegato al risanamento idrogeologico dei versanti in frana, il Governo deve stanziare i fondi per dare soluzione a queste emergenze". In Oltrepò Pavese, anche se in misura minore rispetto al passato, così come in tutta Italia, è previsto l’arrivo di fondi pubblici. Quali sono gli errori, commessi in passato e da non ripetere nell’utilizzo di questi fondi? "In questo momento effettivamente sono in arrivo molti fondi sul territorio oltrepadano, sto parlando del Progetto Attivare – Fondazione Cariplo (Area Alta Comunità Montana e Val Versa), dei Fondi del PSR (GAl srl) e della Strategia Nazionale Arre interne che coinvolge 15 comuni della Comunità Montana Oltrepò Pavese. È sicuramente necessario dare un calcio al passato e ad una gestione delle risorse localistica e clientelare. L’Oltrepò montano ha accettato questa sfida, ora è il momento di rimboccarsi le maniche e cogliere al volo questa opportunità di sviluppo con la migliore coesione possibile, raggruppando le migliori idee non per coltivare l’orto di casa, ma per riportare al centro le nostre peculiarità ed il nostro territorio". Un grande problema, soprattutto per la parte "alta" dell’Oltrepo è lo spopolamento dei comuni. L’età media degli abitanti si sta sempre più alzando. Concretamente cosa sta facendo il comune di Montesegale affinché i giovani rimangano e per attirarne altri? "Con i giovani di Montesegale, grazie anche al Progetto 'Due mesi da Sindaco stiamo lavorando per creare avvicinamento e coinvolgimento dei giova-

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ni alle dinamiche del territorio e all’amministrazione locale. Abbiamo pubblicato anche un avviso finalizzato al sostegno per l'insediamento di giovani coppie nel territorio comunale cercando così di attrarre giovani che collaborino attivamente allo sviluppo locale sia a livello di comportamenti individuali (presidio del territorio, raccolta differenziata, consumi ambientali e socialmente sostenibili), sia di iniziative collettive (partecipazione alle scelte comuni e responsabilità verso le istituzioni locali). Dobbiamo creare le condizioni affinché un giovane trovi l’interesse e l’opportunità a costruire un proprio progetto di vita da realizzare nei nostri

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Non può sostituirsi a loro, perché deve continuare vedere l'insieme della società e del territorio e il progetto complessivo, ma può illustrare il progetto, coinvolgere nel progetto". In Oltrepò Pavese ci sono diverse unioni di comuni, strada per molti versi obbligata per ridurre ed ottimizzare i costi. Nelle scorse settimane Lorenzo Callegari, sindaco di Casteggio, ha proposto e si augura che avvenga in futuro la fusione dei comuni. Lei è favorevole alla unione o alla fusione dei comuni? "I nostri piccoli comuni si stanno attualmente confrontando con le necessità derivanti dalle maggiori funzioni loro attribuite e con le difficoltà dettate dalle ristrettezze della finanza pubblica, entrambi fattori che mettono alla prova le nostre capacità, sia dal punto di vista tecnico che amministrativo, di rispondere alle aspettative dell’opinione pubblica e della cittadinanza. Il rischio concreto che incombe attualmente sulle amministrazioni di livello locale è, dunque, rappresentato dalla possibilità che ci sia un’oggettiva impossibilità tecnico-logistica, da parte di molte realtà comunali, di assolvere ai nuovi e maggiori compiti. Dobbiamo costruire un percorso associativo forte, trasformando l’obbligo di legge in un’opportunità, per rendere la gestione dei servizi e delle funzioni più efficiente ed economica rispetto al passato, cercando di ottenere economie di scala nel dimensionare i servizi e creando tutte le condizioni necessarie per la sopravvivenza dei piccoli Comuni che possono così mantenere la loro identità. Il Comune di Montesegale con i Comuni di Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo e Rocca Susella hanno costituito nel 2016 l’Unione Lombarda Borghi e Valli d'Oltrepò. Le Unioni di Comuni sì, le fusioni mi paiono ancora un percorso lontano per il nostro territorio".

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comuni". Lei come sindaco avrà certamente un sogno nel cassetto, qual è il sogno nel cassetto che ha per il comune di Montesegale? "Che i cittadini vivano in un "Borgo della Felicità", che percepiscano e contribuiscano a creare un'economia della felicità, che questa economia parta dal sistema dei valori e delle risorse locali per formulare risposte nuove ai bisogni e ai desideri dei cittadini, collegate al paradigma dello sviluppo sostenibile. Un benessere collettivo che non sia basato esclusivamente sulla crescita economica, ma che riscopra quali fondanti elementi di felicità, dunque di appagamento e benessere, la qualità delle relazioni sociali, la solidarietà, l’equilibrio mentale e fisico, la sicurezza, l’inclusione sociale, la cultura e la conoscenza diffusa, la preservazione dell’ambiente, la qualità e la bellezza del paesaggio".


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LA CONFRATERNITA PEGASO: "IL PRIMO PROBLEMA è PROPRIO IL DISCIPLINARE"

Di Christian Draghi

Salame di Varzi, manifattura di alto artigianato o prodotto industriale? La sua qualità è ancora all'altezza della sua fama oppure qualcosa si è andato smarrendo tra i meandri della Dop e del suo disciplinare? E, soprattutto, perché non riesce a fare da traino al rilancio economico e turistico della Valle Staffora come tutti si aspetterebbero? La Confraternita Pegaso è un'associazione di amatori del salame varzese con sede a Ponte Nizza, in località Casa Minchino. Sorta spontaneamente nel 2000, si era posta come obiettivo la promozione del salame prodotto a Varzi e in tutte le colline dell'Oltrepò pavese secondo le antiche modalità di produzione e stagionatura. In sostanza, il salame "come si faceva una volta". Il presidente della Confraternita è Giorgio Perdoni. Perdoni, come mai avete deciso di riunirvi in una Confraternita per "difendere" il prodotto? Esistono già organi di tutela ufficiali, come il Consorzio… "L’idea ci è venuta nel lontano 2000, quando attorno ad un tavolo con un gruppo di amici intenditori ed appassionati del salame di Varzi, stavamo degustando un buon salame con un bicchiere di bonarda. Le osservazioni che facemmo in quell’occasione erano rivolte soprattutto al salame che avevamo sul tavolo, che pur essendo di ottima qualità, non rispecchiava quello dei nostri ricordi d’infanzia, quello per intenderci che il contadino riservava ai portatori dei sacchi colmi di grano durante la festa della trebbiatura e naturalmente alla merenda di noi bambini". Vi definite "Accademici del salame". Siete soltanto amatori o anche produttori? "Produciamo solo per autoconsumo e non per la vendita. Siamo soprattutto dei consumatori di salame e ci aspettiamo di mangiare un prodotto di altissima qualità, che rispetti gli standard a cui ci siamo abituati nel corso di anni di produzione sì di nicchia ma di altissimo livello, quello stesso livello che ha reso il salame di Varzi un prodotto di eccellenza e di fama mondiale". In passato ci sono state delle incomprensioni tra voi e il Consorzio Tutela proprio sulla qualità del prodotto. Qual è a vostra posizione? "Noi non vogliamo fare polemica, ci limitiamo a raccogliere la voce dei consumatori, che spesso lamentano una qualità non più eccelsa e per così dire altalenante nel prodotto". Come mai secondo voi il Salame di Varzi non è più quello di una volta? "A nostro avviso il primo problema è proprio il disciplinare che regola la Dop, che non è sufficientemente restrittivo. E’ quasi una fotocopia di quelli che regolano la produzione di numerosi altri salumi italiani e non è adatto a garantire gli standard di qualità richiesti da un salame che deve invece essere di eccellenza assoluta. Venendo a mancare questo di conseguenza il prodotto oscilla troppo in qualità e non è uniforme come invece dovrebbe essere". Quali aspetti il disciplinare non regola in maniera sufficientemente precisa? "Si parte dalla materia prima per arrivare alla stagionatura passando per l’impiego delle parti del

PONTE NIZZA

"L’eccellenza deve avere un prezzo adeguato, almeno 30-32 euro al Kg"

Giorgio Perdoni

maiale. Ad esempio nel disciplinare non è specificato che per la realizzazione del salame di Varzi si dovrebbero impiegare anche le parti nobili dell’animale come guancia, spalla, prosciutto, pezzi di pancetta. Poi a nostro avviso un buon salame andrebbe stagionato almeno 100 giorni, e andrebbe prodotto con animali di almeno 1 anno di vita e del peso di almeno 220 chili. Oggi si vendono salami troppo giovani". Voi come producete il vostro? "Lo facciamo a mano, senza utilizzare tecnologie come quella dell’insaccamento sottovuoto. Lo facciamo come si faceva una volta, come lo producevano i nostri nonni. A nostro avviso sarebbe utile che ci fosse anche una scuola, non solo rivolta ai produttori ma anche a tutti gli appassionati e interessati, su come produrre e stagionare il salame". Quanto salame producete per vostro uso? "Una ventina di quintali all’anno". Un po' pochi però per una commercializzazione a livello mondiale, non crede? "Non pensiamo che l’utilizzo di macchinari sia sbagliato a prescindere, riteniamo però che la differenza tra un prodotto interamente artigianale e quello commercializzato oggi, anche se prodotto industrialmente, dovrebbe e potrebbe essere molto ridotta. La chiave è sempre il disciplinare". Quale sarebbe il giusto costo per un salame d’eccellenza? "Almeno 30-32 euro al chilo. Oggi si trova a molto meno. L’eccellenza deve avere un prezzo adeguato e non è vero che non ci sarebbe mercato, se consideriamo che una famiglia media consuma 3-4 chili di salame all’anno non credo proprio che pochi euro di differenza possano disincentivare il consumo se il prodotto è di qualità assoluta. Stiamo parlando del Salame di Varzi, un prodotto che potrebbe facilmente finire anche sulla tavola del presidente degli Stati Uniti, tanto per dire". Sulla provenienza dei maiali cosa ci dice? Sulle colline del varzese non ci sono allevamenti…Crede sia importante ai fini della resa del prodotto?

"A livello qualitativo non è indispensabile che il salame per essere buono venga da Varzi, ma che sia allevato bene. Il disciplinare impone che la bestia che si macella provenga da Lombardia, Emilia Romagna o Piemonte, ma non specifica però dove queste bestie debbano essere nate. Va detto che non esiste nel varzese una razza autoctona, oggi si usano per lo più i maiali di razza Large White, di origine inglese, e nulla di male c’è in questo, anche se sarebbe meglio per l’economia locale se si allevasse anche in loco”. Il vicepresidente del Consorzio Tutela, Ezio Garabello, sullo scorso numero del nostro giornale aveva invitato tutti i produttori a consorziarsi per contribuire, per così dire “dall’interno” alla crescita del prodotto. Molti però non lo fanno, continuando a produrre al di fuori del marchio Dop. Come mai secondo lei? “A mio avviso proprio perché c’è l’impressione che questo disciplinare non tuteli il vero prodotto artigianale e che, di conseguenza, quello con il marchio Dop sia un salame che alla fine valga meno”. In fatto di marketing territoriale l’Oltrepò lascia molto a desiderare. Come si spiega ad esempio la mancanza di una grande Fiera del Salame nella capitale mondiale del prodotto? “Manca collaborazione e coordinazione tra gli enti e i produttori. Viviamo in un territorio con tanti piccoli campanili in cui si fa fatica a fare fronte comune. Viviamo anche in un periodo storico in cui si fa molta fatica a trovare soldi pubblici per finanziare certi progetti indiscutibilmente dispendiosi. Però il primo problema resta l’incapacità, da parte di tutti gli attori, di collaborare positivamente". Perché non vi consorziate e non commercializzate il vostro salame? "Se avessimo voluto diventare produttori ‘ufficiali’ lo avremmo già fatto e ci saremmo magari anche iscritti al Consorzio. Ognuno però sceglie la sua strada nella vita, noi siamo amatori del buon salame e la nostra volontà è tutt’al più di essere un riferimento per i produttori".


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don vernetti e il terzo comandamento "ricorda di santificare le feste"

d'altri) ma sempre da laico noto che i media sono invasi da una sessualità ostentata e volgare cosa ne pensa? "La versione originaria di questo comandamento nell'Antico Testamento dice «Non

Di Giacomo Braghieri

Intervistiamo Don Gianluca Vernetti, parroco di Varzi su temi di attualità servendoci dei comandamenti come termine di orientamento. Oggi conciliare i comandamenti, fondamento della civiltà giuridica giudaico-cristiana occidentale, e l'attualità, risulta a volte complicato. Ascoltare chi sa di teologia ci sembra un modo per chiarirci le idee per fare scelte che incidono sulle leggi dello stato laico. Non ultimo ascoltiamo un sacerdote nel mese dove si celebra la festa più significativa del cattolicesimo, la Pasqua di Resurrezione. Partiamo dal primo comandamento: Non avrai altro Dio fuori di Me; eppure nella storia ci sono sempre stati scontri e guerre sanguinose tra i seguaci di quelli che sono ritenuti i profeti di Dio, che nel caso dei cattolici è il figlio di Dio. Questo tipo di scontro sta condizionando ferocemente i nostri tempi, cosa ne pensa? "Oggi non ci sono dei che vengano definiti come tali, ci sono però forze davanti a cui l'uomo si inchina, ad esempio gli interessi economici e l’amor proprio. Sempre più spesso si tende a cancellare il volto del Dio unico. Questo avviene ogni qualvolta diciamo che in sostanza tutti gli dei sono uguali, cambia solo il nome, e si dimostra sempre più di non prendere sul serio Dio, di esserci allontanati da Dio e di rivolgerci a noi stessi. Vediamo che, nel momento in cui l'uomo accantona Dio, le tentazioni dell'idolatria si fanno più forti e se demoliamo il pilastro su cui poggia l'ordine dell'esistenza umana, l'uomo si disintegrerà sempre più e farà guerra a se stesso". Passiamo al secondo: Non nominare il nome di Dio invano; nota un uso strumentale della religione nelle vicende politiche italiane e in quelle mondiali? "Se penso alla scritta “Gott mit uns” (Dio con noi) incisa sul cinturone dei militari tedeschi all'epoca della dittatura nazista; se penso quanto scritto sul dollaro americano “In God we trust”, mi sembra che la domanda sia azzeccata: mentre apparentemente si rende omaggio a Dio, in realtà se ne abusa per i propri scopi. Anche la nostra politica a volte usa il nome di Dio, ma è una immagine sbagliata del Suo volto, anzi lo rendono irriconoscibile. Il nome di Dio il vero credente lo tiene nel cuore e ne fa passione di vita". Ricordati di santificare le feste, eppure si sta andando verso l'apertura degli esercizi commerciali e delle fabbriche per sette giorni a settimana.... "Qui mi vuole provocare; sì molti amano la domenica e godono della sua diversità, ma molti pensano solo a fare spese senza soste, a lavorare, e a inebetirsi nell'assordante fragore di una quotidianità superficiale e dispersiva. Lo Shabbath è introdotto nel racconto della Creazione come un tempo che l'uomo consacra a Dio, è un'anticipazione della libertà e dell'uguaglianza per tutti, nel giorno del riposo del sabato anche lo schiavo non è più uno schiavo, anche per lui vale la legge del riposo, veniva fatto valere anche per gli animali. Oggi l'uomo vorrebbe poter disporre completamente ed esclusivamente del suo tempo. Si tratta di uscire dalla logica dell'utilitarismo e del pragmatismo per dedicarci agli altri e a noi stessi. Per noi oggi la festa domenicale si identifica con l'alba in cui il Risorto è apparso ai suoi, in cui noi ci raduniamo con Lui che ci invita a sé per farci partecipi del giorno ultimo

Don Gianluca Vernetti dell'incontro con Dio". Lei è nel cda della Fondazione San Germano che gestisce la casa di riposo di Varzi, sono onorati i nostri vecchi in questa struttura? Cosa ne pensa di quello che è saltato alla cronaca in altre case di riposo in Oltrepò di recente? "Si, il quarto comandamento comprende anche un tacito riferimento al rapporto con l'anziano, con la persona non più “utile”, debole. Viene attribuito un grande valore al rispetto dei genitori anziani. Non dovremmo orientarci in base a criteri utilitaristici, ma continuare a rendere omaggio agli anziani come quelle persone che ci hanno fatto dono della vita. In loro si può onorare anche la dignità dell'uomo quando questi non è più in grado di badare a se stesso. Questo rispetto basilare per l'uomo è un aspetto molto importante di questo comandamento, qui è racchiusa anche la prospettiva del proprio futuro, la possibilità di guardare con fiducia alla propria vecchiaia. Certo se l’attenzione all’anziano prende una piega speculativa, tutto cade e succede l’inimmaginabile, se invece come nella maggior parte delle nostre strutture al centro c’è l’uomo, tutto il bene viene di conseguenza anche quando ci sono da affrontare difficoltà gestionali". Se me lo consente vorrei unire il V comandamento: non uccidere, con il VII: non rubare; sembra che gli italiani siano sempre più orientati a difendersi dai ladri sparando e uccidendo, cosa ne pensa? "Ricordiamoci che ognuno ha bisogno di una propria sfera di proprietà per poter soddisfare le esigenze fondamentali dell'esistenza e che questa proprietà deve essere rispettata. Da qui scaturisce naturalmente l'esigenza di una legislazione sociale che vegli e impedisca l'abuso della proprietà privata. Oggi vediamo che mai come ora gli uomini si autodistruggano vivendo solo in funzione di ciò che possiedono facendone un idolo. Quindi anche la difesa della proprietà privata, sebbene nasca da un istinto naturale, non deve essere esagerata..la vita vale di più delle cose! Da laico penso che si possa vivere civilmente anche non osservando il VI (non commettere atti impuri) ed il IX comandamento (non desiderare la donna

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"Molti pensano solo a fare spese senza soste e a lavorare"

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commettere adulterio». Questo comandamento ha avuto quindi dapprima un significato molto specifico, l'inviolabilità del rapporto di fedeltà tra marito e moglie. La forza dell’istinto, in un mondo segnato in maniera così totalizzante dall'erotismo, è così forte che la fedeltà è quasi incomprensibile. La sessualità è diventata merce, si è disumanizzata e non c’è quindi rispetto per la totalità della persona umana, natura e spirito. Qui non si tratta di vivere civilmente ma di andare al cuore della persona e quindi anche del comandamento che riprende il messaggio della creazione: uomo e donna sono fatti l'uno per l'altra, non solo come elemento puramente naturale, ma come comunione tra uomo e donna. Questa è la vera grandezza della vocazione umana. Cosa significa "non dire falsa testimonianza" in un epoca dove le mezze verità o le false notizie strumentalizzano l'opinione pubblica in campi che vanno dalla politica all'economia? "La verità è un bene fondamentale dell'uomo. Tutti i comandamenti hanno a che vedere con il bene della verità. Se mi allontano dalla verità o stravolgo la verità, se cedo alla menzogna, danneggio spesso gli altri ma danneggio sempre anche me stesso. Le mezze verità dell’informazione sono un attentato alla dignità della verità che non solo umilia l'uomo ma è anche una offesa al comandamento dell'amore. Perché, se sottraggo agli altri la verità, sottraggo loro un bene essenziale e li indirizzo sul cammino sbagliato. Verità è amore". Non desiderare la roba d'altri non toglie a chi lo segue lo stimolo a battersi per realizzare i propri sogni di agiatezza economica che magari comprendono avere la possibilità di costruirsi una famiglia numerosa? "Qui ci viene detto che il peccato non ha inizio soltanto nell'istante in cui sottraggo ingiustamente la proprietà altrui, ma che i peccati scaturiscono dagli stati d'animo interiori. Il cuore dell’uomo è il luogo dove nascono le decisioni, quindi il luogo dove si custodisce il rispetto per le persone e per ciò che possiedono. Un cuore dove si coltiva invidia invece che generosità, egoismo invece di un amore fedele, opportunismo invece del bene comune, difficilmente può costruire una comunità vera. Concludo ricordando che solo in Cristo tutto quanto abbiamo detto ha un senso, tutto quello nei comandamenti si intende e si richiede all'uomo trova davvero realizzazione nella sua persona, e solo se noi siamo in Lui i comandamenti diventano leggi di libertà e amore".


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una fiera del salame: tutte d'accordo le associazioni varzesi

"Tante associazioni, tanti dibattiti e poca sostanza: forse qui sta il problema"

Di Christian Draghi

l salame di Varzi, il marketing del territorio, le aspirazioni di un paese che dovrebbe essere capitale della Valle Staffora ma che invece troppo spesso si ritrova imbrigliato dal proprio provincialismo. E’ possibile fare di più? Cosa ne pensano i presidenti delle quattro associazioni che si danno da fare per creare e promuovere eventi? Qualcuno dice che queste colline nulla hanno da invidiare a quelle del Chianti. Paesaggisticamente sarà anche vero, il potenziale c’è tutto. Dal punto di vista della coscienza di sé molta strada è ancora da fare. Una delle principali piaghe della Valle è lo spopolamento, con il conseguente impoverimento del tessuto economico che, se non vive di turismo, non si capisce su che altro possa contare. Una volta patria delle seconde case, Varzi è oggi un paese semideserto tra ottobre e maggio, che si interroga sul suo futuro ma senza grandi risposte. Che sia al livello del Chianti o meno poco importa, perché nell’era dell’immagine sapersi "vendere" è fondamentale: ciò che conta è che il paese – più o meno di altri non importa – sia bello. E lo è, anche se dà l’impressione di essere una di quelle donne stanche che non hanno più voglia di truccarsi e restano a casa con la tuta da ginnastica. Da dove partire per invertire la rotta? Dalle proprie eccellenze, dai prodotti che possono diventare brand, e di conseguenza attrazioni turistiche. In primis viene in mente il Salame di Varzi, una Dop conosciuta in tutto il mondo. Il primo paradosso è che, nella capitale mondiale del salame crudo, non esista una Fiera, una festa, ma neppure una sagra, dedicata al prodotto. Ci sono i produttori, c’è un consorzio, c’è un’amministrazione comunale. Eppure, sembra prevalga la logica dell’ognun per sé. Ai presidenti delle quattro associazioni varzesi che operano nella realizzazione e promozione di eventi abbiamo rivolto tre domande secche. A Varzi patria del salame manca un grande evento a lui dedicato. Voi cosa ne pensate? In che modo sarebbe fattibile e attuabile organizzare una grande fiera del salame? Giorgio Pagani Pro Loco Varzi:"E' in effetti piuttosto singolare che Varzi, che è la capitale assoluta del salame, non abbia un evento importante dedicato a questo prodotto. Qualcosa in grande stile, che possa durare più giorni e dare una vetrina alla produzione locale. Non so spiegarmi il perché di questa 'mancanza storica' certo è che se ne comincia a parlare e la necessità di tale evento mi sembra diventi sempre più impellente. Mancano tuttavia le risorse economiche per realizzarlo. Risorse non di poco conto peraltro, e che una fiera, non una sagra per intenderci... richiede. Reperite le quali, cosa e come fare per organizzare la Fiera del Salame non è certo un problema. Come professionista ho lavorato anni, anche, per Fiera Milano e quindi l’esperienza maturata in tale ambito potrebbe certamente essere una risorsa unitamente alle idee che da più parti potrebbero arrivare contribuendo alla realizzazione dell’evento". Fabio Bergamini Associazione "A Tutta Varzi": "Il fatto che non ci sia una fiera del salame è un vero

Giorgio Pagani peccato, una mancanza grave. Credo che l’input per l’organizzazione dovrebbe arrivare da un accordo tra l’amministrazione comunale e i produttori. Noi come A Tutta Varzi saremmo poi disponibilissimi a dare un aiuto concreto, anche di lavoro fisico. Sul come, credo che essendo i costi per la realizzazione di una cosa simile molto elevati, penso che sarebbe importante partire almeno dall’organizzazione di una singola giornata se non proprio da una Fiera di diversi giorni. Un singolo evento, fatto bene, come la festa del primo maggio, dedicato al salame, in cui a fare da contorno potrebbero svolgersi attività culturali o artistiche". Emilia Rolandi associazione "ArteMusica": "Premetto che sono presidente di una associazione musicale, per cui non mi ritengo abbastanza competente in materia organizzativa di una fiera del salame. Però sono convinta che sarebbe di grande rilievo per il nostro paese come lo è quella del primo maggio, ormai divenuta una fiera di richiamo per molti turisti. Organizzare una fiera del salame però credo non sia una cosa semplice in quanto sono coinvolti produttori, associazioni ed enti e coordinarli tutti per una buona riuscita non è facile. Se si deciderà di realizzarla e sarà chiesta la nostra collaborazione saremo ben contenti di dare il nostro contributo come in tutte le manifestazioni che vengono organizzate a Varzi". Mariano Lerbini Associazione "Varzi Viva": "Personalmente credo che sia importante per Varzi e in generale per i comuni limitrofi organizzare un evento sul salame di Varzi. Una manifestazione da riprorre ogni anno, per far conoscere questo magnifico prodotto e il suo profondo legame con il territorio. Come location penso che il Centro Servizi Terre Alte a Varzi sia il luogo ideale: lì possono trovare spazio i vari produttori e la sala poli-

funzionale si presta molto bene per un convegno che descriva l'intera filiera del salame". Cosa si potrebbe fare in più rispetto a quello che gia fate a Varzi? In che modo? Giorgio Pagani Pro Loco Varzi:"Bisognerebbe rendersi conto che a questo territorio non è rimasto altro che il turismo come risorsa principale per una rinascita economica e sociale (in termini di ripopolamento). Sagre e serate danzanti sono palliativi se non supportate da un coordinamento territoriale vero fondato sulla promozione delle notevoli risorse storiche e culturali. Tante associazioni, tanti dibattiti e poca sostanza: forse qui sta il problema. Cosa ci sia da fare lo si sa da anni, come farlo anche: forse è giunto il momento di fare. C’è la crisi, il patto di stabilità, non ci sono soldi, ecc. Siamo d’accordo. Allora ci si deve arrendere o trovare, provare, nuove strade e soluzioni?". Fabio Bergamini Associazione "A Tutta Varzi": "Credo che il problema sia la mancanza di una struttura dove organizzare eventi, anche al coperto, soprattutto in inverno. Senza un luogo attrezzato di questo tipo è difficile pensare di poter fare di più". Emilia Rolandi associazione "ArteMusica": "Nel nostro paese ci sono diverse associazioni che si impegnano a tenere viva Varzi e che vanno avanti nonostante le poche risorse economiche facendo di tutto perché ci sia sempre qualche evento anche collaborando tra di loro, mettendo insieme le forze. Non credo si debba fare di più di quello che già si sta facendo, ci vorrebbe se mai più partecipazione agli eventi da parte della popolazione, perché è così che si possono raccogliere i fondi necessari a poter andare avanti". Mariano Lerbini Associazione "Varzi Viva": "Come associazione Varzi Viva opera dal 1994 nella promozione culturale del territorio oltrepadano.

Fabio Bergamini


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ganizzare un festival musicale in paese. Lo avevamo fatto con il 'Meridiana Festival' che aveva vissuto due edizioni nel 2014 e nel 2015. Poi la persona che lo organizzava con me è andata via, per cui negli ultimi due anni non abbiamo potuto proseguire". Emilia Rolandi Associazione "ArteMusica": "Il sogno del cassetto della nostra associazione è di carattere musicale, ovviamente. Ci piacerebbe riuscire a ricomporre la vecchia banda del paese. Ci abbiamo già provato qualche anno fa offrendo un corso completamente gratuito, ma senza riscontro". Mariano Lerbini Associazione "Varzi Viva": "Francamente non ho sogni nel cassetto. Dal 2010 ad oggi ho avuto l'onore di presiedere questa prestigiosa associazione e di lavorare a fianco di persone meravigliose che come me amano la propria terra e le proprie tradizioni storico-culturali. In questi anni siamo riusciti a portare a termine tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati, grazie ad una attenta gestione finanziaria dell'associazione, tra cui l'organizzazione di gite culturali, il premio Pina Carmirelli, la camminata della Via del Sale, il calendario di Varzi Viva in dialetto, la stampa di diverse pubblicazioni e il ritorno della commedia dialettale Varzese grazie all'entusiasmo di Fiorenza Lanfranchi, che è riuscita a rimettere in piedi la compagnia teatrale di Varzi Viva. Tra l'altro ad aprile andremo in scena a Varzi presso la 'Fondazione San Germano Onlus' con un nuovo spettacolo dal titolo "mei pèrdla che truvòla".

Emilia Rolandi Tantissime sono state le attività e le manifestazioni promosse, anche in collaborazione con le Istituzioni e le altre associazioni locali, che hanno portato alla conoscenza della storia, dell’arte e della cultura locale, della tipicità dei prodotti e delle tradizioni locali, oltre alla valorizzazione del territorio. Per rispondere alla sua domanda, direi che restando sul tema del salame di Varzi, come associazione potremmo dare il nostro contributo al significato storico del salame di Varzi per la nostra comunità e all'organizzazione di visite guidate alla cantine del

Mariano Lerbini centro storico". Come presidente, qual è il sogno nel cassetto della sua associazione? Cosa le piacerebbe organizzare? Giorgio Pagani Pro Loco Varzi: "Ovvio, mi piacerebbe rientrare tra i padri fondatori della Fiera del Salame in cui vedo qualcosa di veramente concreto per la rinascita di Varzi e del territorio in generale. Sarebbe gratificante poter lasciare un tale segno, fissare il punto di partenza della ripresa reale". Fabio Bergamini Associazione "A Tutta Varzi": "La nostra speranza è quella di poter tornare ad or-


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i bambini della scuola primaria di casanova staffora raccontano

"Io mi vedo qui perchè vorrei fare il contadino insieme a mio padre" Di Flavio Luchini

Casanova Staffora, frazione di Santa Margherita Staffora, è qui che ha sede oltre che il municipio, la scuola primaia di primo grado. Cinque docenti accompagnano dieci bambini dai sei anni sino all'ultimo anno del percorso scolastico, in un'unica classe. Per certi versi una scuola "daltri tempi", vuoi per il numero ridotto di bambini, vuoi per il contesto montano in cui si trova, ma a questa "mini" scuola si può dire che non manca veramente nulla, dalla struttura alle progettualità, e scopri così che i bambini hanno un blog sul quale scrivono le loro esperienze e le attività scolastiche e che portano avanti progetti importanti in lingua inglese. Con l’insegnante, Elena Maria Quatromo, fiduciaria del plesso cerchiamo di capire, per noi abituati alle scuole del basso Oltrepo, come "funziona" questa piccola e bella comunità. Quatromo lei arriva da Milano. La prima ovvia e scontata domanda è com’è essere catapultati in una realtà montana? "Ho insegnato per 35 anni a Milano e nell’hinterland, a Buccinasco e sono qui da cinque anni per una mia scelta personale di vita”. Quali sono le difficoltà maggiori che ha riscontrato come insegnante? "Insegnare in una pluriclasse è molto difficile, bisogna cercare di far lavorare tutti i bambini contemporaneamente senza creare tempi morti per nessuno. al contempo per rendere coeso il gruppo è necessario ricercare attività aggreganti, comuni e divertenti, quali musica ed educazione fisica, anche il Giornalino della scuola pensato e realizzato da tutti rientra in questa logica. Lo spettacolo teatrale che ogni anno va in scena e a cui assiste tutto il paese fa parte di questa progettualità". Pluriclasse valore aggiunto o penalizzante? "Certamente un valore aggiunto, poiché è una rarità ed insegna ai grandi ad occuparsi dei piccoli. Inoltre l’esiguo numero di bambini e la nostra ubicazione ci permette di riscoprire e alimentare ciò che il territorio offre: ogni anno effettuiamo uscite didattiche sul territorio alla scoperta delle bellezze naturali e delle piccole realtà imprenditoriali ed artigianali tipiche della nostra valle. Inoltre c’è un’intesa con l’amministrazione comunale sulla riscoperta del dialetto". Mi ha sorpreso nel vedere che avete un blog, è come se parlando di una scuola di montagna si

Elena Maria Quatromo

Tommaso Tambussi

Paolo Capucciati

Aurora Dedomenici

Cristian Fossati

Angelica Masanta

Roberto Agnes Malaspina

avesse la percezione che il tempo si sia fermato… cosa che invece non è.. "Sì abbiamo un blog che da circa 5 anni racconta le nostre attività e si chiama 'Scuola in Valle', inoltre abbiamo anche un'altra attività trasversale molto importante che riguarda l’insegnamento della lingua inglese, il Clil ( content language integred learning), che riguarda lo studio di una materia in inglese, quest’anno, abbiamo parlato di educazione alimentare". Con i bambini della scuola facciamo "due chiacchere" tenendo ben presente le parole del loro blog :“Orgogliosi della nostra Scuola di Montagna…laboratorio di idee e di creatività". La vostra scuola è molto piccola. Vi sentite dei privilegiati per questo? Tommaso Tambussi: "Sì, abbiamo qualcosa in più rispetto agli altri". Paolo Capucciati: "Sì perchè anche se la scuola è piccola, l'interesse è grande". Aurora Dedomenici: "Sicuramente, a me piace moltissimo". Cristian Fossati: "Sì perchè essendo in pochi le maestre si occupano di più e meglio di noi alunni". Angelica Masanta: "Sì, è tutto molto bello". Roberto Agnes Malaspina: "Io non mi sento un privilegiato, anzi, per me è veramente troppo piccola". Nathan Nobile: "Mi ritengo fortunato perchè abbiamo delle maestre molto brave". Nicole Fossati: "Sì perchè non solo è per me bella, ma tanto, tanto speciale". Annamaria Anghel: "E' una scuola speciale e questo la rende unica. Sono fortunata". Lorenzo Dedomenici: "E' bello essere in pochi, in più abbiamo anche delle maestre bravissime". Le lezioni si svolgono tutte insieme, dalla prima alla quinta. Aspetti positivi e negativi? Tommaso Tambussi: "Solo aspetti positivi, è bello

stare tutti insieme". Paolo Capucciati: "Studiare tutti insieme per me è positivo". Aurora Dedomenici: "Siamo tutti amici e stare insieme è bello". Cristian Fossati: "Per me c'è solo una cosa negativa. essendo in un'aula tutti insieme c'è spesso molto rumore". Angelica Masanta: "Stare insieme, la cosa più bella". Roberto Agnes Malaspina: "Non trovo aspetti negativi e difficoltà. Il poter imparare dai più grandi è per me l'aspetto più importante". Nathan Nobile: "I bambini di quinta si vantano un sacco....Invece quelli di terza sono molto bravi". Nicole Fossati: "Stare tutti insieme mi rende felice". Annamaria Anghel: "Questa scuola per me è perfetta". Lorenzo Dedomenici: "E' bello fare lezioni tutti insieme e con un po' di impegno nulla è difficile". Sei tu il Preside per un giorno. Quale iniziativa ti piacerebbe portare avanti? Tommaso Tambussi: "Farei fare più pomeriggi a scuola". Paolo Capucciati: "Fornirei la scuola di più materiale didattico". Aurora Dedomenici: "Servirebbe una grande lavagna in più". Cristian Fossati: "Farei costruire una grande palestra e fare portare una nuova fotocopiatrice". Angelica Masanta: "Vieterei ai bambini di litigare". Roberto Agnes Malaspina: "Amplierei la scuola e introdurrei più giochi che possano aiutare ad imparare". Nathan Nobile: "In una giornata fare tutte le materie". Nicole Fossati: "Una nuova palestra per fare ginnastica più liberamente e senza pericoli".


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Annamaria Anghel: "Non cambierei questo posto con nessun altro al mondo". Lorenzo Dedomenici: "A Casanova vorrei che ci fosse una pista ciclabile che porta a Casale Staffora e vorrei un parco naturale dove tenere i caprioli". Dopo la scuola come occupate il vostro tempo, in paese o vi dovete "per forza" spostare? Tommaso Tambussi: "Io vado a Varzi due volte la settimana per gli allenamenti di calcio". Nathan Nobile Nicole Fossati Paolo Capucciati: "Spesso vado a Ponti una frazione del Brallo di Pregola". Aurora Dedomenici: "Io sto qui e mi diverto andando in bicicletta". Cristian Fossati: "Vado due volte alla settimana a Voghera per le mie attività e quando resto in paese vado in bicicletta". Angelica Masanta: "Io sto qui e mi diverto a pattinare con mia sorella". Roberto Agnes Malaspina: "Rimango in paese". Nathan Nobile: "Resto in paese e con i miei amici gioco a fare il poAnnamaria Anghel Lorenzo Dedomenici liziotto". Annamaria Anghel: "Comprerei una stampante a Nicole Fossati: "Vado a nuoto a Casteggio e quando colori". non ho impegni resto volentieri qui a giocare". Lorenzo Dedomenici: "Farei costruire una nuova Annamaria Anghel: "Mi sposto a Casteggio per anpalestra e comprerei una stampante a colori". dare a nuoto". Abitate tutti in Alto Oltrepo e avete la fortuna di Lorenzo Dedomenici: "Il Lunedì ed il Mercoledì vivere in un bellissimo territorio. Cosa manca per vado a calcio a Varzi, gli altri giorni dò una mano a renderlo migliore? mio padre nel lavoro". Tommaso Tambussi: "Mancano i bambini". Avete realizzato tutti insieme un Giornalino della Paolo Capucciati: "E' un territorio perfetto così scuola. Qual è stata la parte più divertente di quecom'è". sto progetto? Aurora Dedomenici: "Ci vorrebbero più bambini Tommaso Tambussi: "Scrivere i testi". con cui poter giocare". Paolo Capucciati: "Lavorare insieme". Cristian Fossati: "Per me è tutto perfetto, l'unica Aurora Dedomenici: "Realizzare i disegni". cosa è che devono lasciarlo così com'è e non devono Cristian Fossati: "Fare le interviste e quella che mi tagliare gli alberi". è piaciuta di più è stata l'intervista ad Angelo DedoAngelica Masanta: "A me piace così". menici, il produttore di salami, così gentile che ci ha Roberto Agnes Malaspina: "Vorrei poter incontrare regalato anche due cacciatorini". i miei compagni di scuola anche nel pomeriggio, in Angelica Masanta: "L'aspetto più divertente è stato un luogo attrezzato per noi che ora manca". quello di disegnare". Nathan Nobile: "Non manca nulla". Roberto Agnes Malaspina: "E' stato tutto bello soNicole Fossati: "Mancano delle belle strade, bisogna prattutto lavorare insieme". asfaltarle, togliere i buchi e renderle più sicure". Nathan Nobile: "Nel fare il giornale stavo dando

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una mano alla mia scuola ed è stato bello per questo". Nicole Fossati: "Sicuramente disegnare". Annamaria Anghel: "L'aspetto più divertente è stato la parte del disegno". Lorenzo Dedomenici: "Le interviste, soprattutto quelle al Sindaco e ad Angelo il salumiere". Avete qualche richiesta da fare al vostro Sindaco? Tommaso Tambussi: "Sì, costruire un'altra scuola". Paolo Capucciati: "Potrebbe secondo me costruire una bella biblioteca". Aurora Dedomenici: "Una nuova palestra". Cristian Fossati: "Manca proprio una piscina". Angelica Masanta: "Vorrei ci fosse una palestra attrezzata". Roby Agnes Malaspina: "Sicuramente gli chiederei di regalarci una palestra". Nathan Nobile: "Non ho richieste, per me c'è tutto ciò che occorre". Nicole Fossati: "Non saprei... A me il mio paese piace così". . Annamaria Anghel: "Non ho nulla al momento da chiedergli". Lorenzo Dedomenici: "Se facesse costruire una bella piscina gliene sarei grato". Il vostro futuro lo vedete tra queste valli o altrove? Tommaso Tambussi: "Altrovo, sicuramente". Paolo Capucciati: "Volendo fare l'avvocato da grande, per forza dovrò spostarmi". Aurora Dedomenici: "Voghera". Cristian Fossati: "La mia decisione è di andare a Londra in futuro. L'anno prossimo vorrei intanto andare al collegio dell'Inter". Angelica Masanta: "Il mio futuro lo vedo altrove, non so dove ma in diverse parti del mondo". Roby Agnes Malaspina: "Vorrei rimanere qui nella mia adorata valle". Nathan Nobile: "Il mio futuro è qui e da nessun'altra parte". Nicole Fossati: "Vorrei restare qui". Annamaria Anghel: "Vorrei andarmene, ma non per sempre...". Lorenzo Dedomenici: "Io mi vedo qui.. se non fosse per lo studio...Mi vedo qui perchè vorrei fare il contadino insieme a mio padre".


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MENCONICO

LO CHEF CHE A mENCONICO CUCINA IL FOIE GRAS...

"La filosofia del Km 0 è sostanzialmente una fregatura"

Luca Pellegrini

Di Christian Draghi Scegliere di vivere e lavorare a Menconico già di per sé può sembrare un azzardo. Farlo da ristoratore, con una cucina che prende sì spunto dalla tradizione delle colline, ma solo per potersene allontanare, seppur in grande stile, è una scommessa o un volo pindarico. Finora a Luca Pellegrini, chef del ristorante La Frasca, è andata bene. L’essere nato a Torremenapace ne fa un oltrepadano doc, ma il suo rapporto con questo territorio è a tratti conflittuale. Una zona controversa, piena di contraddizioni e bellezze nascoste, di cui ha deciso di fare una casa-base, un punto di partenza. Con lo sguardo però sempre rivolto altrove. Pellegrini, quando e come è iniziata la sua avventura a Menconico? "E’ iniziata 5 anni fa, quando ho avuto occasione di mettere in pratica il mio amore e passione per la cucina". Un amore nato come? "Ho sempre avuto passione per il vivere bene e il mangiare bene. Sono sommelier e ho fatto molte esperienze come barman prima di iniziare in cucina, da autodidatta. Ho imparato studiando su libri, nel web e soprattutto mangiando in giro e sperimentando. Vivo in cucina, in pratica, dalla mattina alla sera". La sua cucina non ha molto di tradizionale. O me-

glio, ci sono elementi della tradizione ma fortemente rinnovati, “contaminati” con prodotti di altre zone, non solo d’Italia ma del mondo. Dopo cinque anni può dirci come sta andando? "Dico che si può lavorare seguendo una certa filosofia, che nel mio caso è quella di puntare sempre alla qualità assoluta. Poi se in piazza duomo a Firenze hanno aperto cinesi e kebabbari non vedo perché a Menconico io non possa fare il maialino di Segovia o il foie gras". E questa qualità "assoluta" esiste in Oltrepò? "Esistono prodotti di qualità, ma è il concetto di qualità che è scarsamente recepito qui, per via soprattutto di cattivi retaggi passati, come quando si pensava che in Oltrepò arrivasse il milanese che tanto non sa cos'è il salame, non sa cos'è il buon vino, questo e quello. Una visione limitata e limitante". Ma la qualità che mette in tavola da dove arriva quindi? "Dai miei viaggi, dalla mia passione per moda, musica, mangiare e vivere bene. Vedo pochissima gente in giro che sappia cosa siano queste cose". Far da mangiare bene, o comunque puntando alla qualità assoluta come dice lei, significa dover importare prodotti da fuori? "Il problema principale è che è difficile rifornirsi di materie locali, perché non ci sono più i produttori, le valli sono spopolate. Non essendoci mai stata una vera politica di valorizzazione della zona, oggi la situazione è questa. Dove vai a comprare le cose qua? Uno che fa il ristoratore deve avere a disposizione la stessa materia prima con la medesima qualità tutto l’anno, non posso appoggiarmi al produttore che magari fa la zucca berrettina ma che l’ha a disposizione solo un mese all’anno e in una quantità limitata. Non è in linea con la mia visione di cucina". Non è un fan del chilometro zero, insomma… "La filosofia del km0 è sostanzialmente una fregatura. Dovrebbe voler dire che si compra a pochissimo, mentre il biologico km0 costa 4 volte di più in media. Noi poi siamo a Menconico e sfido a trovare qui intorno qualcuno che produca carote o cipolle".

Qual è secondo lei la caratteristica principale della cucina oltrepadana e, se esiste, il prodotto che può farla diventare di successo anche a livello internazionale? "La cucina oltrepadana si basa principalmente sulle risorse del territorio ed è molto legata alla stagionalità dei prodotti. Penso sicuramente che il riso sia un piatto che possa essere esportato con successo visto che il nostro Carnaroli non ha eguali". L’Oltrepò è rappresentato da due prodotti tipici sopra gli altri. Il salame e il vino. Partiamo dal Salame. Cosa ne pensa di quello di Varzi? "In questo caso non parlerei della qualità del prodotto, che può essere soggettiva e piacere o meno. Parlerei di come viene promosso. A Felino si fanno almeno quattro settimane all’anno dedicate al loro prodotto principe. A Varzi quanti giorni si dedicano al salame? Zero. Varzi dovrebbe fare da traino per l’Alta Valle, invece nulla. Perché non si organizzano serate di musica, un cinema all’aperto d’estate, qualcosa?". Del vino invece cosa ci dice? "Il mondo del vino in Oltrepò è pieno di contraddizioni, esistono secondo me pochissime realtà che possano essere paragonate alle grandi etichette. Fondamentalmente la Bonarda non sarà mai un grande vino, ma posso fare l’esempio di un grandissimo Merlot poco conosciuto in Oltrepò, il Giorgio Quinto di Olmo Antico. Ecco, queste piccole produzioni ma di altissima qualità potrebbero essere la base da cui partire". Esiste un futuro per l’Oltrepò secondo lei? "Il futuro per l’Oltrepò ci può essere se innanzitutto ci si rende conto che non siamo l’Alta Langa che è patrimonio dell’Unesco, che non siamo il Montalcino e che non saremo mai come le colline del Chianti. Cosa intendo dire? Faccio l’esempio del Sangiovese: nel Chianti, su quelle colline, è un vino straordinario, mentre in Romagna è un semplice vino da tavola. Questo perché le viti nel Chianti sono piantate a un metro e mezzo o due di distanza, potate e trattate bene. In Oltrepò invece sono ammassate così come nel modenese. Si è preferito la quantità alla qualità. Questa è una filosofia che va cambiata".


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Oltrevini: "non la faremo a qualsiasi costo"

Di Christian Draghi

C'era una volta Oltrevini, la kermesse numero uno dedicata al vino del territorio. C'era una volta, perché l'anno scorso non si era svolta e anche per quest'anno il suo destino pare segnato. Eppure quando nel 2015 si parlò di spostare la manifestazione in periodo primaverile rivedendo la formula tutte le parti in causa si erano dette favorevoli. Qualcosa però è andato storto. Che cosa lo abbiamo chiesto al vicesindaco e assessore al commercio del comune di Casteggio, storica patria della kermesse, Lorenzo Vigo. "Purtroppo i tempi sono cambiati molto – spiega - sia economicamente che per quello che riguarda il mondo del vino. Una manifestazione di una certa portata prevede dei costi elevati e le risorse sia del Comune che del territorio sono limitate. Se ogni anno una manifestazione del genere diventa una sfida alla sopravvivenza difficilmente si potrà avere una manifestazione che cresce e che si afferma. Con il Sindaco e gli attori del territorio abbiamo sempre portato avanti una teoria: si fa a certe condizioni, non si fa perché va fatta con il rischio di buttare dei soldi". Immagino che abbiate stretti contatti con produttori, Consorzio e Distretto del Vino. Come la stanno prendendo? Che tipo di richieste vi hanno fatto? "Sono solidali con la situazione, anzi, sono i primi che hanno sollevato, e non solo oggi, la necessità di creare un evento diverso da quello fatto in passato, che di fatto non ha più nessun impatto sul marketing delle loro aziende e sulle loro vendite. Ragioniamo insieme su cosa fare ma per loro vale quello che vale per noi: non la faremo a qualsiasi costo, la faremo se potrà diventare una manifestazione importante. Oggi le cantine chiedono la capacità di avere una visibilità diversa come territorio, compito estremamente complicato che richiede sforzi e nuove idee". Nelle ultime edizioni si era notata una generale disaffezione nei confronti della manifestazione, non solo da parte del pubblico ma anche di alcuni produttori. Si parlava di formula obsoleta, da rivedere. Cosa non andava?

"Non andava il fatto che si immagina ancora oggi una manifestazione sul vino come era concepita negli anni '80. Siamo tutti affezionati alle folle di pubblico della rassegna di una volta, e da allora abbiamo perseguito in quella direzione sperando che potesse andare sempre bene, parlando di 'riportare la rassegna ai fasti di una volta', mentre il mondo del vino, delle manifestazioni e del turismo attorno a noi cambiava e chiedeva altro. Fermarsi oggi è stato saggio, e ora sarà importante fare i passi giusti". Quale dovrebbe essere la formula per una manifestazione vincente in Oltrepo? "Bisogna dimenticare l'approccio: parlare di vino per portare persone. Oggi le manifestazioni che funzionano partono dal territorio, il vino è solo un elemento, importante ma solo un elemento. Nel 2017, con la vendita online, gli agenti in tutta italia, i grandi eventi internazionali, non si può immaginare che serva la rassegna dei vini per promuovere i nostri vini. Serve qualcosa per promuovere l'Oltrepo, così che il vino possa godere di un generale aumento di valore del territorio. Oltrevini oggi dovrebbe puntare a eventi come Il festival di Franciacorta, Collisioni di Barolo o Golosaria in Monferrato, eventi che parlano prima del territorio e poi del vino e dei prodotti agroalimentari. Altrimenti continueremo a organizzare degustazioni che faticheranno a pareggiare i bilanci senza dare nulla all'indotto generale". L'ultimo anno la gestione del padiglione fiere era stata affidata alla Lia srl, società di Bergamo conosciuta perché gestisce in Oltrepò diversi centri di accoglienza per profughi. Com'è andata a finire con quella società? "Il contratto è andato a naturale scadenza come previsto. Certo non possiamo dire di aver visto grandi risultati da questa gestione, né in termini di eventi né in termini di affluenza di pubblico. Forse la vocazione di questa azienda non era quella di organizzare eventi. Anche per questo motivo abbiamo deciso al momento di tenere la struttura a disposizione del comune e non partire con un nuovo affidamento, poiché se vogliamo davvero avere importanti riscontri dall'impianto

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"O giochiamo a fare le fiere o proviamo a farle seriamente"

Lorenzo Vigo fieristico non possiamo immaginare di improvvisare. L'organizzazione di eventi fieristici è una impresa vera e propria, che muove capitali e che presuppone forti responsabilità. A questo punto dobbiamo decidere: o giochiamo a fare le fiere o proviamo a farle seriamente. Per questo la decisione di non pubblicare un bando ma di prendere tempo per immaginare quale possa essere il futuro migliore per la struttura e il territorio". Cosa ne pensa della proposta di Pier Ezio Ghezzi di fare una sorta di "piccola Oltrevini" contenuta all'interno della Fiera dell'Ascensione di Voghera? Il sindaco Barbieri l'ha bocciata subito, ma non poteva essere (forse l'unica) possibilità per salvare capra e cavoli almeno per quest'anno? "Beh... è come se Casteggio facesse una piccola Ascensione, sembra idea di poco senso. Detto questo se nella Fiera dell’Ascensione c'è spazio per i vini dell'Oltrepo penso sia una opportunità, ma Ghezzi di fatto riesuma vecchie storie. Già nei primi anni del nostro mandato l'organizzazione di Oltrevini faceva a Voghera, in pieno accordo tra le amministrazioni, banchi di assaggio durante l'ascensione, con presentazioni di vino e cantine. Non mi sembra che l'idea sia decollata o che abbia dato qualche svolta al destino di Oltrevini o della Ascensione. Questo territorio ha salvato troppe volte capra e cavoli, a noi non servono scappatoie ma grandi progetti. Che si faccia o non si faccia una qualsiasi minima manifestazione sul vino non cambierà i destini del territorio".


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"il Traminer attualmente è un vino in voga"

"Oltrevini? Non capisco che problemi ci siano per non proporla" Di Christian Draghi

Dopo le tappe di Broni e Stradella il nostro viaggio tra i gusti dei bevitori di vino oltrepadani arriva a Casteggio. "Terra di Grandi Vini" come recita il cartello turistico marrone all'ingresso del paese. Ma questi "grandi vini" lo sono anche per i baristi e i loro clienti o restano sulla carta? Nell'Oltrepò che della viticoltura ha fatto un fiore all’occhiello quali sono i vini preferiti dai consumatori? La nostra inchiesta tra i bar di Casteggio ci dice che, rispetto a Broni e Stradella qui l'appeal del Prosecco è in lieve ribasso. Quasi tutti i bar lo tengono, ma in pochi rappresenta il best seller. Chi vuole essere "chic" qui va sul Traminer, ma tanti preferiscono vini locali, Pinot Nero e Grigio per lo più. Certo chi non è intenditore spesso chiede "Prosecco" ma intende un bianco frizzante e se si trova davanti un buon Pinot non lo disdegna. Resta però immutato il fatto che il vino veneto-friulano abbia un brand fortissimo, che ne ha fatto, in barba a tutti gli altri, il vino bianco leggero e frizzantino per antonomasia. La prima tappa della nostra visita è lo storico Bar Roma, che si affaccia su piazza Cavour e fa angolo con viale Giulietti. Ci accoglie il titolare Moreno

Moreno Ponzinibio

Maria Scrivanti

Ponzinibio, che con i suoi 29 anni di esperienza è il decano dei baristi casteggiani. Il best seller da lui è un made in Oltrepo: Pinot Nero vinificato in bianco. "Il Prosecco qualcuno lo chiede, per cui lo tengo, ma per lo più la mia clientela beve vino locale. Anche il Bonarda e il Pinot Nero in rosa hanno una loro fetta di mercato da me". E' sempre stato così o la tendenza è cambiata negli anni? "Direi che nel mio bar il trend è sempre stato que-

sto. Certo che se vengono dei giovani, tra i 20 e la trentina, allora ti chiedono il Prosecco, ma perché si tratta di un nome che è più sulla bocca. Spesso usano la parola Prosecco, ma intendono un vino bianco frizzante in generale. La riprova è che se gli servi un Pinot Nero vinificato non dicono niente". Problema di marketing verrebbe da dire… Come giudica quello legato al vino del territorio? "Scarso, molto scarso. I vini dell’Oltrepò fanno fatica a sfondare. Negli anni 80 partivano camion


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Tania Ficarra

carichi di damigiane che andavano a vendere nel milanese. Oggi molto meno. Ci sono le mode. Ad esempio un tempo andava molto il Cortese, perché la cantina di Casteggio aveva quel tipo di vino". Girato l'angolo e imboccato il viale che conduce alla stazione, sulla sinistra troviamo il Cafè de Paris, altro locale storico in paese. Lì il Prosecco non lo si trova. Ci accoglie, sorridente, Maria Scrivanti. "Noi qui serviamo spumanti o champagne, che usiamo prevalentemente per i cocktails". Spumanti del luogo o da fuori? "San Damiano al Colle, il Prosecco noi non lo vendiamo, è una nostra scelta quella di restare legati a un vino del territorio. La nostra clientela è piuttosto giovane, e sa quello che vuole. Noi puntiamo sui cocktail, molti a base di spumante". Ancora un po’ di passi e troviamo il Bar Stazione dove ad accoglierci è la titolare Tania Ficarra. Nel suo bar il vino più venduto è il rosè, sempre made in Oltrepò. "Non lavoriamo molto con gli aperitivi, quindi vini come Prosecco e altri bianchi non sono particolarmente richiesti". Che idea si è fatta del marketing dei vini locali? "Il messaggio che passa è che abbiamo dei buoni vini e sono questi vini che servo nel mio locale". Lungo la via Roma, che si trova su un altro lato di piazza Cavour, ci sono diversi bar praticamente in fila uno dopo l’altro. Al Cafè 5 i vini locali non vanno per la maggiore. Incontriamo Silvia Moldovan che ci spiega come il gusto della sua clientela sia più orientato verso Trentino e Alto Adige. "Da noi vanno molto Traminer e Muller Thurgau. Come vini locali abbiamo del pinot nero in bianco e delle bollicine, anche se capita che chiedano il Prosecco". Crede che a livello di marketing i vini d’Oltrepo siano carenti? "Credo che lascino un po' a desiderare. La nostra clientela va dai 35 ai 60 anni e segue dei brand che vanno di più, come appunto il Traminer che attualmente è un vino in voga". Poco più in là entriamo nel Caesar Bar. Dietro al bancone c’è il gestore, Cesare Valdata. "Da noi ultimamente c’è una rinascita delle bollicine dell’Oltrepò Pavese nonostante noi spaziamo un po' su tutta Italia proponendo alla nostra clientela diversi prodotti. Pinot Nero, Riesling, Muller, e anche Traminer vanno per la maggiore". E' la clientela ha chiedere i vini locali oppure li proponete voi? "Noi li proponiamo e lasciamo a loro la scelta. Devo dire che vengono abbastanza apprezzati. Quando qualcuno mi chiede il Prosecco faccio notare con una battuta che si trovano nella terra di maggior produzione del Pinot Nero e quindi mi sembra un po’ un controsenso non valorizzare questo prodotto. Nella maggior parte dei casi si accetta, si prova e si gradisce. Il Prosecco è un marchio forte, ma spesso

Alberto Palo

lo si usa come sinonimo di bollicina". Crede che l'Oltrepò sia debole nel marketing? "Beh direi di sì, bisognerebbe lavorare di più in questo senso, soprattutto dovrebbero farlo le grandi cantine, anche se ultimamente hanno avuto qualche problema". La mancanza di Oltrevini è importante? "Sicuramente è un segnale. Non ha senso che da due anni non si faccia la manifestazione. Non capisco che problemi ci siano per non proporla, è pieno di cantine che vorrebbero visibilità". Nota differenze nei gusti della sua clientela? "Diciamo che i più giovani si accontentano dello spritz, o comunque hanno gusti meno ricercati. Chi è un po’ più avanti con gli anni cerca la particolarità". L’ultima tappa la facciamo al Cafè Il Ponte, i cui tavolini si affacciano su piazza Dante. Dentro troviamo il titolare, Alberto Palo. "Purtroppo il vino che va di più qui da noi e che è diventato una moda, è il Prosecco. Noi comunque cerchiamo di proporre sempre anche vini locali, perché siamo al centro di una terra dove la vitivinicoltura è centrale". E avete successo? "Non posso dire che i nostri vini non siano apprezzati, però il Prosecco è diventato un marchio che sta per vino frizzante e leggero. Qualcuno poi accetta il Pinot, altri vogliono proprio Prosecco. Chi vuole un bianco fermo invece solitamente sceglie il Traminer, altro vino oggi molto di moda". Secondo lei gli oltrepadani sono affezionati ai loro vini? "Molti lo sono e a volte mi dicono che dovrei vendere solo il nostro vino. Su questo però non sono d’accordo, non credo sia una politica di mercato giusta

Cesare Valdata

perché potrebbero fare la stessa cosa anche altre Regioni dove noi portiamo il nostro prodotto. Bisogna avere i vini locali, ma anche altre proposte. Soprattutto, visto che dobbiamo vendere, bisogna tenere i vini che ti chiedono". Pensa che il successo del Prosecco sia dovuto al marketing o che effettivamente sia un vino migliore dei nostri? "Non credo sia migliore dei nostri. Certo sul marketing dobbiamo migliorare anche se qualche passo in avanti è stato fatto. Ci manca, quello sì, un vino che abbia le medesime caratteristiche del Prosecco: leggero e beverino, poco impegnativo, contrariamente ai nostri metodi classici. Mi risulta che qualcuno con il Pinot stia provando a fare qualcosa che vada più in quella direzione e mi auguro che si riesca a trovare un modo per stare sul mercato come fanno loro".


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il territorio protagonista a verona al Palaexpo padiglione lombardia

Oltrepo Pavese, il Consorzio a Vinitaly tra business e nuova immagine

Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese sarà al 51° Vinitaly nel padiglione Lombardia, stand B5/C5, per celebrare le due anime del territorio: Bonarda dell'Oltrepò Pavese DOC e Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG. Il rosso frizzante "pop" e le bollicine Pinot nero di alta gamma saranno raccontati al qualificato pubblico di Verona. Novità dell'anno la presentazione di un progetto in collaborazione con «Vino à Porter» per cambiare l'approccio al vino. Si tratta di una giovane startup, premiata dal Gambero Rosso, che ha l'ambizione di rendere semplice e divertente il mondo del vino, permettendo ad ogni consumatore di trovare facilmente il miglior vino per i suoi personali gusti. La società ha creato un sommelier virtuale, in grado di capire i gusti di chi si avvicina al vino e di suggerire quello ideale per ciascuno in modo semplice ed immediato. Il sommelier virtuale, testato dall'università IULM, sta evolvendo e presto sarà dotato di un'avanzata intelligenza artificiale grazie ad una partnership con IBM. Attraverso «Vino à Porter» il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese vuole mettere al centro dell'attenzione le persone e i loro gusti, a prescindere dai tecnicismi ostici che spesso allontanano. Ogni tipologia di vino dell'Oltrepò sarà abbinata un carattere. Non finisce qui. Il Consorzio darà alle aziende la possibilità di usare lo spazio consortile come salottino business per incontri d'affari. Il Consorzio porterà a Verona anche la Strada del Vino e dei Sapori dell'Oltrepò Pavese che offrirà al pubblico una finestra sul territorio, le sue bellezze, i suoi sapori e la sua accoglienza. Accanto allo stand del Consorzio realizzeremo uno spazio interamente dedicato alla Strada che ospiterà "happy hour" e presentazioni dedicati ai sapori tipici e ai prodotti locali. Tutto questo anche per dare una vetrina a "Guidando con Gusto", la nuova guida turistica che la Strada ha realizzato per veicolare la "dimensione accoglienza" dell'Oltrepò Pavese in modo organico e strategico (altre informazioni: www.guidandocongusto.com). Non finisce qui. L'Università IULM di Milano sarà ancora una volta partner del Consorzio a Vinitaly. Su un lato dello stand consortile sarà ricavato uno spazio per il laboratorio di neuromarketing dell'ateneo che darà al pubblico un quadro chiaro di come la degustazione o semplicemente l'abbigliaggio di una bottiglia Oltrepò Pavese siano in grado di emozionare.

Il Consorzio ospiterà anche momenti culturali in collaborazione con l'associazione Donne della Vite e darà vita a degustazioni dedicate al meglio della spumantistica e al Cruasé con giornalisti, blogger e opinion leader. Saranno inoltre programmati 4 B2B con buyer internazionali, in collaborazione con l'Istituto per i commercio estero, che si svolgeranno presso lo stand consortile. Protagonista dell'anno al Salone veronese sarà ancora il calice personalizzato "Pinot nero d'Oltrepò" di Spiegelau: un oggetto di alta gamma e grande fascino, ma soprattutto uno strumento

per far apprezzare al meglio la magia del Metodo Classico e del Metodo Martinotti dell'Oltrepò Pavese, spumanti che sono identità storica. Perlage, profumi e colori riempiranno di Oltrepò il più nobile dei calici per la gioia di appassionati e curiosi. Il banco d'assaggio consortile, in posizione centrale, affacciato verso il corridoio per intercettare il pubblico e gli operatori di passaggio, avrà due postazioni che saranno presidiate da altrettante sommelier, pronte a gestire con professionalità e cortesia le degustazioni che si susseguiranno.


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Un nuovo modo per guidare alla scoperta dei vini dell'Oltrepò Pavese

"Vino à Porter", il Consorzio punta sui giovani e la scelta del vino diventa un gioco Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese porterà a Vinitaly una giovane società che si candida a rivoluzionare il modo di comunicare il vino, in particolare verso i "millenials", quei giovani che spesso non hanno una conoscenza approfondita del settore e che vanno raggiunti e conquistati. Matteo Parisi, uno dei giovani che stanno dietro il successo di questa startup, spiega in cosa consiste la missione che il suo gruppo di lavoro si è posta. Parisi chi siete? "Siamo una giovane startup che ha l'ambizione di rendere semplice e divertente il mondo del vino, permettendo ad ogni consumatore di trovare facilmente il miglior vino per i suoi personali gusti. Abbiamo creato un sommelier virtuale, in grado di capire i gusti dei nostri utenti, e di suggerire loro il vino ideale. Grazie a noi la scelta del vino giusto diventa semplice ed immediata. Il nostro sommelier è stato testato dal laboratorio di neuromarketing dello IULM, ed abbiamo verificato una elevata accuratezza nelle nostre raccomandazioni. Il nostro sommelier sta evolvendo,

e presto sarà dotato di un'avanzata intelligenza artificiale grazie ad una partnership con IBM". Perchè siete diversi? "Intendiamo eliminare il gergo tecnico che talvolta è tipico dei sommelier. Inoltre al centro della nostra attenzione ci sono le persone con i loro gusti, il vino è una conseguenza. Per noi il mondo del vino deve essere semplice e divertente, per questo utilizziamo un linguaggio innovativo, che abbina ad ogni tipologia di vino un carattere (ad esempio, per noi i rossi strutturati e tannici sono #saggi, ed il vino #brillante è una bollicina secche e dall'elevata acidità)". Cosa farete al Vinitaly con lo IULM e il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese? "Il fine è trasmettere l'idea d'innovazione e semplificazione del mondo del vino connessa all'immagine dell'Oltrepò Pavese". In che questo modo? "I vini in degustazione dell'Oltrepò Pavese saranno preventivamente classificati in 13 categorie, a seconda delle loro caratteristiche organolettiche; display

Matteo Parisi (Ipad e uno schermo collegato a PC) per fare il test Vino à Porter al pubblico che visiterà lo stand del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese; spiegazione delle 13 categorie e raccomandazione del vino ideale agli utenti, che potranno andare a richiedere tali vini al banco di degustazione. Inoltre sarà possibile provare il test di Vino à Porter, per arricchire l'esperienza di selezionati visitatori ed il contenuto espositivo del padiglione.

Nasce un centro studi per monitorare gli andamenti di mercato e anticipare le tendenze

Consorzio e Università di Pavia, Osservatorio Wine Marketing per l'Oltrepo "rinascimento d'oltrepo"

Debutto con Fabulars

Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e l'Università degli Studi di Pavia, Dipartimento di Scienze Economiche Aziendali, hanno annunciato la nascita dell'Osservatorio di Wine Marketing, un centro di Studi e Ricerca che vuole mettere al centro il settore vitivinicolo dell'Oltrepò, le sue aziende ed i suoi produttori. L'Osservatorio di Wine Marketing nel suo 'anno zero' ambisce a creare le fondamenta per un centro di studi e ricerca che sarà punto di riferimento per le aziende del territorio, supportandole nella pianificazione strategica di azioni di marketing e internazionalizzazione. L'Osservatorio vuole altresì stimolare una cooperazione fra le aziende, evidenziandone i punti di forza e aiutandole a competere nei mercati nazionali ed internazionali. In particolare, nel suo primo anno di vita l'Osservatorio si pone come obiettivi: il monitoraggio dell'andamento del settore vitivinicolo oltrepadano su scala nazionale ed internazionale (e.g. fatturato, volumi di produzione e vendita, pricing, premi e riconoscimenti, ecc.); il monitoraggio dell'andamento dell'industria vitivinicola su scala nazionale ed internazionale, per

cogliere nuovi trend di mercato (in corso o emergenti); la promozione delle eccellenze vitivinicole locali; il supporto alle aziende nella progettazione di strategie di marketing ed internazionalizzazione. Per il 21 aprile alle ore 16 è stato programmato il primo focus group al Centro Riccagioia, sede operativa del Consorzio. L'obiettivo è quello di attivare una discussione collettiva sulla pianificazione strategica per il primo anno di lavoro del nuovo Osservatorio di Wine Marketing, centro di studi e ricerca nato in collaborazione fra Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese ed il Dipartimento di Scienze Economiche Aziendali, Università di Pavia. La discussione esplorativa ha altresì l'obiettivo di stimolare gli interessi e le preferenze dei partecipanti sulle linee strategiche che verranno proposte per il primo anno di attività dell'Osservatorio. La consultazione vuole inoltre permettere di stabilire una connessione sinergica fra l'Osservatorio e gli stakeholders operanti nel comparto vitivinicolo del territorio. A lavori terminati verranno riassunti i temi del focus group, le proposte raccolte e gli spunti proposti.

Spazio all'arte e al progetto "Rinascimento d'Oltrepò" nello stand del Consorzio Tutela Vini al prossimo Vinitaly. In virtù di una collaborazione con l'artista Maria Chiara Gatti sarà esposta a Verona una speciale "Fabulars" (www.fabulars.it) dedicata alla cultura del vino, che anticiperà una mostra in scena in Oltrepò nell'ambito di un circuito che avvicinerà vino ed arte. Arguto mix di fabula e ars, di narrazione visiva e figurazione narrativa. Chiara Gatti da sempre lavora con la carta antica, ne segue l'ordito di tecniche e filigrane, si confronta con i grandi del passato che hanno fatto del segno inciso una vocazione e una professione. Manualità artigiana che si fa sedurre dalla creazione d'arte usando con sapienza torchi , bulini e tanto genio. Come quello dei grandi maestri incisori tedeschi del XVesimo secolo che di nome facevano Durer e Burgkmair. Carte che evocano storie, storie che vanno evocate. Ed ecco così nascere le Fabulars: Chiara Gatti ha seguito quelle tracce passate, per trasformarle in qualcosa di nuovo che, però, non dimentica le proprie origini. La forza è quella dell'object trouvé che, in mano all'artista, diventa forma d'arte, comunicazione di un nuovo percorso. Le figure incise vengono per questo liberate dalle loro gabbie di carta e si confrontano con le trasparenze del plexiglass o con l'aria circostante, dominata grazie a sottili fili intrecciati. Storie leggere, pensieri volanti, antico e moderno che provano a dialogare con lo spettatore. Le Fabulars sono state esposte già in diverse mostre in Italia (è attualmente in corso una mostra a Genova alla M&M Gallery e all'estero (in due importanti gallerie parigine). Di loro si è occupato anche il sito d'arte Artribune.


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"Le convenzioni, un fallimento per il nostro Comune" Di Valentina Villani Bressana Bottarone: i contrasti tra maggioranza ed opposizione sembrano non finire mai, infatti, già nei mesi passati i tre esponenti del consiglio di minoranza, Droschi, Guardamagna e Ciardiello si sono manifestati contro quelle azioni che, a loro dire, l’attuale amministrazione Torretta porta avanti con scarsi risultati, in alcuni casi addirittura peggiorando quelle situazioni che invece potrebbero essere risolte in maniera ottimale. Viabilità, opere pubbliche e bilancio sono solo alcuni dei temi caldi contro cui la minoranza tuona e, proprio su quest’ultimo, il consigliere Felice Ciardiello apre la nostra intervista. "Durante gli anni in cui ho ricoperto la carica di assessore al bilancio, ogni consiglio venivo attaccato dall’attuale sindaca sul fatto che il nostro bilancio era quasi completamente basato sulle entrate derivanti dalle violazioni al codice della strada, con previsioni che variavano dagli 800mila al milione di euro. Oggi, gli ultimi bilanci portati in consiglio comunale parlano di previsioni che superano il milione: mi domando dunque cosa sia cambiato rispetto a prima?”. La viabilità comunale è un argomento piuttosto sentito all’interno della vostra realtà cittadina. Infatti, sono in molti a non approvare alcune manovre adottate dall’attuale amministrazione. Lei cosa pensa a riguardo? "Nel 2016 è stata acquisita la via Depretis (fino ad allora di competenza dell’amministrazione provinciale) nello stato in cui si trovava e, in seguito alla sua riqualificazione, è stata adeguata alla normativa prevista dal codice della strada, ragion per cui è stata tolta la possibilità di parcheggiare lungo la via. Dal mio punto di vista forse sarebbe stato opportuno prevedere prima dei parcheggi alternativi. Sicuramente avremmo avuto qualche disagio in meno". Un altro tema che la vostra minoranza critica in maniera notevole sono le opere pubbliche "In questi anni ho potuto constatare solo interventi realizzati grazie alla disponibilità economica che l’amministrazione Rovati ha lasciato in eredità. A tal proposito posso citare l’intervento di messa in sicurezza della palestra, ad esempio, la riqualificazione di via Depretis ma anche la realizzazione della pista ciclabile. Per quanto concerne gli interventi messi a punto per i ragazzi poi ho qualche titubanza, mi riferisco al campo da basket, realizzato su un area fino ad allora adibita a parcheggio e pavimentata con

autobloccanti, la pista da skateboard (non discuto che venga utilizzata da tante persone) posizionata in un’area che da sempre è stata utilizzata per i bambini più piccoli e che adesso dovrà essere smantellata e riposizionata altrove con ulteriori costi". Convenzione dei comuni: una storia infinita fatta di incomprensioni ed abbandoni. Ciardiello che dice? "Seppur si tratti di un adempimento normativo, ritengo che le convenzioni fatte in questi anni siano state un fallimento totale per il nostro Comune. Non abbiamo potuto riscontrare benefici di alcun tipo, inoltre abbiamo prestato i nostri dipendenti e le nostre attrezzature ad altri comuni. Preciso altresì che, dopo poco tempo, i comuni di Robecco Pavese e Castelletto hanno deciso di rescindere, da ultimo, anche il comune di Cigognola ha abbandonato la convenzione della Polizia Locale. Mi auguro che per il futuro vengano valutate diversamente le opportunità di convenzione". Quindi riassumendo: cosa pensa Ciardiello complessivamente dell’operato di questa amministrazione? "Dopo quasi tre anni di gestione amministrativa della sindaca Torretta e del suo entourage, mi sento di fare qualche riflessione negativa sull’operato di questa maggioranza. Innanzitutto, ho potuto notare in maniera diretta come questa amministrazione abbia limitato i rapporti di collaborazione con i due gruppi di opposizione: è vero che chi vince le e e elezioni ha il diritto e il dovere di prendere decisioni senza consigli altrui, tuttavia, in questo periodo, ne io ne il collega Droschi siamo stati convocati dalla sindaca per avere informazioni circa i diversi episodi che hanno suscitato reazioni controverse da parte dei cittadini di Bressana (posso citare l’arrivo di alcuni migranti nel vicino Comune di Castelletto, ad esempio, o il caso di scabbia verificatosi nelle scuole, la “schiscetta” e molti altri ancora). Ritengo che questo sia anche un atto poco democratico nei nostri confronti. Nei dieci anni in cui ho fatto parte della maggioranza, prima con il sindaco Latella e poi con il sindaco Rovati, periodicamente, i capigruppo delle opposizioni venivano convocati per essere messi al corrente di quanto avveniva sul territorio comunale. In questi anni, insieme ai colleghi Filippo Droschi e Daniela Guardamagna, con i quali si è creato un gruppo di lavoro e di amicizia e, con l’apporto dell’amico Davide Rovati che pur non essendo in

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la minoranza attacca

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Felice Ciardiello consiglio comunale segue molto da vicino la politica Bressanese, stiamo cercando di portare in consiglio le istanze dei compaesani e di informare la cittadinanza sulle scelte dell’amministrazione. Purtroppo l’unico modo per farci sentire è presentare delle interpellanze alle quali, purtroppo, spesso riceviamo risposte poco esaustive". Poco fa ha citato Davide Rovati, negli ultimi periodi, voci di corridoio, parlano di un possibile ritorno dell’ex sindaco alle prossime comunali. Qual’è il suo parere a riguardo? "Personalmente mi farebbe un grande piacere averlo in squadra. Tuttavia ho qualche dubbio su quale potrà essere il suo ruolo all’interno di una possibile futura amministrazione considerati i suoi impegni di lavoro. Ma questo penso bisognerebbe chiederlo al diretto interessato”. Lo scorso mese, all’interno del comune bressanese, ha preso vita il "Comitato Benessere Scolastico", composto da un gruppo di mamme e ideato al fine di affrontare i tanti disagi riscontrati in ambito scolastico e, più in generale, all’interno del comune di Bressana Bottarone. Sue considerazioni personali? "Ben vengano associazioni come la neonata che ritengo apporteranno un contributo positivo per il paese. Poi la presidente del comitato è Monica Sacco: donna e mamma, che sa comprendere ed interpretare le necessità dei giovani, futuro di Bressana, sono certo che questo comitato sarà utile e fondamentale per superare le tante difficoltà che le famiglie incontrano oggigiorno”. Con la squadra di opposizione, avete progetti e scenari futuri in cantiere? "Il futuro prossimo, mi impone di continuare a fare l’opposizione, principalmente per rispetto dei cittadini che mi hanno votato, controllando l’operato della maggioranza. Il futuro remoto, insieme ai consiglieri Droschi e Guardamagna e all’amico Davide Rovati, mi vedrà impegnato invece alla creazione di un gruppo di persone che vogliono riportare Bressana ad essere il paese conosciuto fino al 2014, quel paese a cui tutti volevano aggregarsi e non scappare".


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bonifica fibronit: "la stazione appaltante deve essere compresa in un elenco"

"La Broni-Stradella Spa non ha i numeri per essere iscritta all’albo" di

Giorgia Alberti

Francia, Germania, Casale Monferrato, La Spezia, Taranto, Broni... Nei decenni, l'amianto ha ucciso e devastato famiglie. Ed il finale di questa lunga storia di sofferenze non sembra essere pronto. Ne parlano Annibale Vercesi, superstite e testimone vivente della Fibronit (per anni ha mosso carrellini d'amianto), Romano Gandini, già vice-Presidente della Provincia di Pavia ed esperto di legislazione in materia di stazioni appaltanti, e l'Avvocato Domenico Novarini, da sempre in prima fila nella battaglia di giustizia. Tra le mille parole dette ed urlate ed i quintali di carta scritta, a che punto siamo arrivati, al momento? "Al progetto di un parco, di una grande area verde sanatoria, bonificata e messa a disposizione del comune. Sarebbe certamente bella cosa realizzare questo parco: tuttavia, sarebbe ampiamente di secondaria importanza, rispetto ad una legge risarcitoria per la povera gente che è stata colpita. E poi chiediamo: un comune di 9mila abitanti può sostenere la gestione di un parco di 140mila? Facile dire facciamo un parco, mi permetta! E' una buona idea, sì, ma non dimentichiamoci che trattasi

Domenico Novarini

Romano Gandini

pur sempre di 140mila metri di Fibronit ... E poi ci saranno i 30/40 mila metri della Italcementi, perché verrà demolita anche quella! Un parco del genere sarà sostenibile, nelle spese di gestione, da parte di un comune di 9mila abitanti? Oggi è evidente, sotto

gli occhi di tutti, come si faccia fatica a tenere in ordine i giardini di Villa Nuova Italia, l’area pubblica di Via Eseguiti. Si riuscirebbe a mantenere un discorso simile in divenire, negli anni? E ancora: per il parco, alla fine quando sarà bonificato, bisognerà


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con 'i piedi', perché ci sono troppi rischi, mortali. Romano Gandini per tanti anni è stato vice-Presidente della Provincia e conosce perfettamente la normativa. Si siamo così accorti che, con ogni probabilità, chi ha in mano tutto oggi, la BroniStradella Spa., punto nevralgico della situazione, non è in elenco delle Stazioni appaltanti. La Stazione appaltante per i lavori deve essere compresa in un elenco, la Broni-Stradella Spa non c’è. Inutile nascondersi dietro un dito: partiamo già con il piede sbagliato, con il rischio che possano accadere cose terribili".

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fare un concorso di idee, dove vari professionisti potranno proporre soluzioni; sicuramente, la parte di superficie principale dovrà essere dedicata al parco, ma una parte, minore, ad attività che possano incrementare le entrate del comune, affinché si possa mantenere, sostenere la spesa di gestione del parco! Altrimenti, finirebbe per essere abbandonato... Nessuno vuole criticare ciò che da un punto di vista estetico potrebbe essere bello". Ma non è qui il problema? "Esattamente! Crediamo che i nostri problemi siano ben altri, e molto più seri! I processi che vengono fatti per la questione dell'amianto finiscono in una bolla di sapone, per quanto riguarda le persone colpite. Quelli che vengono processati sono in gran parte già defunti, e quelli rimasti non han più niente: per questa ragione, chi deve essere risarcito non trova possibilità appunto di risarcimento! Tutto l'iter processuale è nato monco, perché a 180 gradi anziché a 360. Mi spiego meglio. La responsabilità pubblica è stata ignorata perché nessuno ha avuto il coraggio di tirarla in ballo! Abbiamo insistito su questo punto, tuttavia trovando solo gente sorda, forse per paura, certamente si sarebbe sollevato un problema colossale, che però, in realtà, esiste già, ed emerge come un iceberg! Sa perché? Perché pochi sanno che lo Stato Italiano è stato già condannato dalla Corte Europea per non aver applicato le normative di tutela contro l'amianto. Quindi questo già di per sé è una questione di enorme rilievo! Ma non è tutto... A La Spezia e Taranto abbiamo la più grande base militare della marina con 400 morti per asbesto, tra ufficiali, sottufficiali e marinai: qui, da subito, c’era ovviamente lo Stato, ed è ovviamente il primo colpevole in responsabilità, per colpa di ignoranza anche in discipline... e quando parlo di disciplina, mi riferisco a quella medica. Lo Stato Italiano ha completamente ignorato quello che dagli anni '60 in poi veniva affermato dalla scienza medica internazionale, e cioè che l'asbesto è un’arma micidiale! Mortale! Ecco perché dico che a un certo punto è impossibile non affermare questa responsabilità, in tutta Italia, a partire da Broni". Le altre città citate si sono unite alla vostra denuncia? "Certo che sì, ma da un punto di vista statistico, il numero dei morti di Broni da malattia di asbesto è superiore a quello di Casale Monferrato; quindi ritengo Broni, purtroppo, l’immagine di questa tragedia". Cosa chiedete ora? "Visto che nessuno ha avuto il coraggio di tirare in ballo le responsabilità dello Stato a parte noi, l’unica soluzione, da un punto di vista di responsabilità penale, è cercare disperatamente che sia lo Stato Italiano, appunto, ad occuparsi del problema, attraverso una norma di tutela di ristoro di danni subiti, anche danni al territorio, e dico questo perché mi è stato riferito che in Germania ed in Francia, ad esempio, si è già proceduto in questo senso. Ovvero, gli Stati hanno fatto una normativa di ristoro di risarcimento per la gente colpita da questa tragedia, cosa che in Italia non si è ancora fatta". Si è parlato di tempi di bonifica? "Dunque: il 'Vaso di Pandora' è una leggenda greca, che però può ripetersi... Bisogna prestare massima attenzione su questo punto! Se scoperchiano la cementifera e tutta l’area adiacente, quelli che non sono morti prima, se fatta male questa operazione, moriranno oggi. Le polveri ammassate lì dentro sono ancora mucchi colossali... e nessuno dice niente! Procedere alla bonifica si deve obbligatoriamente, ma deve essere fatta con il cervello, e non

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Annibale Vercesi

Vi siete mossi in questo senso? "Certo! Bisogna sapere con esattezza cosa si cela dietro la stazione appaltante per la bonifica! La Broni-Stradella Spa non ha i numeri per essere iscritta all’albo. La legge è uscita 3 giorni prima che loro pubblicassero il bando, e la stessa legge recita che per potersi proporre bisogna essere iscritti all'albo, e loro non lo erano! C'è un Ente apposito che detiene quest'Albo. Abbiamo sollevato il problema, ma nessuno ha il coraggio di dirci né di si né di no. Diteci se sono legittimati o meno a farlo: siamo in attesa di risposta di Anac, attendiamo e sono già due mesi di silenzio. Abbiamo mandato raccomandate al Presidente dell'Anac, l'Agenzia Nazionale per l’Anti-corruzione, perché TelePavia ha addirittura comunicato in corso di notiziari che l’Anac avrebbe portato via il fascicolo... per ora, nessuno ha smentito". In conclusione, quali le vostre sensazioni a riguardo del futuro? "L'impressione è che si stia giocando con il fuoco. Si parla di idee strampalate quando i problemi sono altri. Di fronte alla scienza medica mondiale che urlava a pieni polmoni la pericolosità dell'asbesto, qui si faceva come le tre scimmiette, non vedo - non sento e non parlo. Il Ministero dell’ambiente, primo responsabile della tragedia, che si costituisce parte civile, uno Stato che viene già condannato, come fa a processare gli altri? Abbiamo scritto anche a Putin: non ci fermeremo".


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"quella di Assessore non è una professione..."

Di Lele Baiardi

Da tanti anni all'interno della politica e dell'amministrazione della Città di Stradella, dal carattere mite, sempre sorridente e gentile, con modi davvero piacevolmente garbati, quando parla della sua visione politico-amministrativa si trasforma in un caleidoscopio di esperienza e professionalità. Abbiamo incontrato l'Assessore Franca Poggi. Quali sono le sue Deleghe e da quanto dura il suo assessorato? "Le deleghe a me affidate sono Commercio, Mercati, Fiere, Turismo, Affari Generali, Servizi anagrafici ed elettorali, Semplificazione amministrativa e Attuazione del programma. Sono stata rieletta nel 2014 e nominata Assessore con le deleghe cui ho fatto riferimento in precedenza. La mia esperienza amministrativa ha avuto inizio nel lontano 1990 quando in lista per la Democrazia Cristiana fui eletta e già nel 1993 fui nominata Assessore dall’allora Sindaco Lombardi". Com'è iniziata la sua passione politica? "Cominciai a frequentare la sezione di Stradella della Democrazia Cristiana poco più che ventenne, più perché la frequentavano alcuni amici che per convinzione politica. Poi, a poco a poco, cominciai a partecipare a riunioni a livello locale poi a livello provinciale, e cominciai ad appassionarmi. Entrai nel direttivo cittadino della Democrazia Cristiana come Delegata femminile e poi fui eletta Segretario politico della sezione di Stradella alla fine degli anni ‘80". Lei svolge anche un'altra professione? "Quella di Assessore non è una professione. Per me è un contribuire alla vita politica amministrativa del mio Comune mettendo a disposizione l’esperienza che ho maturato negli anni sia nel ruolo di Consigliere comunale e Assessore che come impiegata e poi dirigente di Broni-Stradella S.p.A., essendomi confrontata ripetutamente anche con altre amministrazioni comunali socie della Società dove appunto svolgo la mia attività lavorativa". Che città ha trovato al suo insediamento e che città spera di lasciare alla fine del mandato amministrativo? "Sono parte attiva dell’Amministrazione comunale dal 1990: tanti anni... Ho ricoperto quasi sempre il ruolo di Assessore tranne che nell’ultima legislatura, ove ho ricoperto la carica di Consigliere comunale. 27 anni di coinvolgimento politico-amministrativo ed anche emotivo sono sicuramente un percorso di vita. Spero di aver contribuito a lasciare una Città vivibile, a misura d’uomo, consapevole che le insidie esterne sono tante e che nessuna Amministrazione sarà mai in grado di debellarle se non con l’aiuto concreto e la presenza dello Stato". Quali sono le maggiori criticità e generali difficoltà della realtà Stradellina? "I cittadini lamentano principalmente la necessità di essere più tutelati sotto il profilo della sicurezza. Episodi di piccola criminalità incutono paura e incertezza nella popolazione, in particolare per le persone anziane e prevalentemente nelle zone periferiche della città, anche se non sono mancati episodi in città. Questo, credo, sia un vero problema". In che modo la Giunta si sta impegnando per risolverle? "La Giunta lavora assiduamente per rispettare il programma elettorale. In particolare, faccio riferimento alla domanda precedente, è impegnata a tutelare la

STRADELLA

Casa Pound: "Tra i manifestanti non vi erano persone residenti a Stradella"

Franca Poggi

sicurezza dei cittadini potenziando il sistema di videosorveglianza sia in città che nelle frazioni. Finalmente è stato firmato il contratto per l’assegnazione della gestione della pubblica illuminazione, purtroppo posticipata per cause non dipese all’Amministrazione. Quindi partiranno subito i lavori per riqualificare tutta la rete dell’illuminazione pubblica cittadina. Questo è ormai un dato di fatto". In Oltrepo, Stradella è famosa e celebrata per la vivacità commerciale, la presenza in città di diverse strutture ad esempio ristorative che funzionano molto bene anche nei confronti della zona tutta, oppure negozi di abbigliamento, o ancora l'ammirata vitalità dei bar cittadini, spesso protagonisti di manifestazioni e successi: qual è il segreto? E' una predisposizione umana? E' forte imprenditoria? Il Comune aiuta ed in che modo, se sì, l'imprenditoria di questi commercianti ed esercenti? "Stradella Città del Vino, Città del Pane, Città della Fisarmonica, Città che Vive. E’ lo slogan che noi vogliamo tenere vivo e che è il richiamo per numerosi visitatori che specialmente nei sabato sera estivi arrivano in città. Stradella conta un numero elevato di bar e ristoranti, negozi di abbigliamento ed altri generi vari assolutamente di qualità. Stante le numerose aperture di nuovi negozi, in particolar modo quelli di abbigliamento e generi vari, rimane un punto fermo della nostra economia. Ciò dipende, non tanto dall’Amministrazione comunale ostacolata nel favorire l’apertura dei negozi di vicinato dal processo di liberalizzazione generalizzato, in particolare l’avvento della grande distribuzione, ma dalla capacità imprenditoriale degli operatori economici che mettono in gioco giornalmente la loro conoscenza e la loro esperienza. I nostri operatori sono capaci, hanno intuito e rispondono alle esigenze e richieste dei clienti con serietà e intraprendenza. Quindi, il merito della vivacità che è riconosciuta a Stradella è sicuramente loro. Stiamo ora avviando gli incontri per l’organizzazione delle manifestazioni

2017 in particolare del Caffè Concerto che mi auguro possa continuare ad avere la presa degli anni scorsi". Quali sono gli imminenti progetti facenti capo al suo Assessorato? "Dal punto di vista istituzionale nei primi anni di questa legislatura si è provveduto alla rivisitazione di regolamenti già esistenti e se ne sono fatti di nuovi che normano le varie attività economiche della città in particolare il regolamento dei mercati settimanali, delle sagre, dei dehors, degli spettacoli viaggianti. Al momento si è invece impegnati, in collaborazione con Promoltrepo e Ascom, a ricercare progetti ed idee per la promozione del territorio con particolare riferimento ai suoi vini, alle sue specificità gastronomiche e ai suoi prodotti tipici". C'è stata ultimamente una polemica chiamata "Degradoland" legata a Casa Pound che ha definito tali alcune aree cittadine, se non sbaglio. Questo va in controtendenza all'immaginifico collettivo, che vede Stradella come città funzionale e molto ben organizzata. C'è effettivamente possibilità di migliorie in risposta a codesta polemica? C'è stata qualche carenza o problematica non affrontata che ha portato a tal definizione? "Sulla vicenda ha già preso posizione con molta chiarezza il Sindaco. Non intendo aggiungere polemica alla polemica. L’unica considerazione che faccio è che tra i manifestanti non vi erano persone residenti a Stradella". Per il futuro, la sua sensazione è positiva? Prevede o conosce belle possibilità ulteriori per il suo Comune? "Io sono dell’opinione che tutto si possa migliorare. Nessuno di noi ha la verità in tasca e la bacchetta magica. Quando si è a capo di una Amministrazione lo spirito deve essere quello di tutelare la salute, la sicurezza, l’ambiente al fine di contribuire affinchè i cittadini tutti conducano una vita il più possibile gradevole. Noi ci impegniamo per questo".


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"a stradella si registra ancora una discreta dinamicità"

Di Vittoria Pacci "Stradella non è più come una volta", "Stradella rimane la città più viva dell’Oltrepo". Sono queste le frasi che spesso e volentieri si sentono parlando di Stradella: il tutto e il niente, il bianco ed il nero. Qui la politica poco c'entra, è proprio la percezione della gente che frequenta o che vive Stradella che è così diametralmente opposta. Tante chiusure ma anche nuovi subentri e qualche nuova apertura, è quanto emerge dai dati ufficiali delle statistiche di ASCOM. Facciamo due chiacchere con il segretario ASCOM Paolo Covre. L'Amministrazione comunale ha recentemente "concesso" ai locali di Stradella un'ora in più di musica. Provvedimento necessario ed indispensabile per la movida stradellina? "Inizialmente il regolamento prevedeva lo stop della musica alle ore 24,00. Ascom è intervenuta con i propri rappresentanti affnchè gli orari fossero modificati fino alle ore 2 nei festivi e prefestivi. Dopo una mediazione si è giunti all'attuale risultato: musica fino alle ore 1 con proroga di 1 ora su richiesta dell'interessato con apposita modulistica . Il problema rimane comunque il punto g) dell'art. 40 per il quale Ascom ha richiesto una modifica non accolta dal comune. A questo punto per i pubblici esercizi rimane l'incognita autorizzazione". Sono soddisfatti di questo provvedimento gli esercenti di Stradella o speravano in qualcosa in più o in qualcosa di diverso? "E' un buon compromesso ma la speranza dei pubblici esercizi era quella ottenere l'orario di chiusura alle ore 2 senza deroghe particolari". Aumentare di un'ora la musica nei locali è indice che comunque a Stradella e nell'Oltrepo orientale manca quella tipologia di locale del "dopo bar", le discoteche ad esempio. Perché secondo lei sono venuti a mancare i locali notturni e cosa sarebbe necessario fare per farli tornare in città?

"Gestire/aprire una discoteca ha dei costi piuttosto elevati; in oltrepo orientale sono presenti due discoteche che funzionano nel periodo estivo: il sole luna e Le fonti. Oggi gli orari di accesso alle discoteche sono cambiati rispetto a prima, i frequentatori arrivano dopo le 2 e tutto questo gioca a favore dei pubblici esercizi e quindi l'interesse di questi ultimi a prolungare l'orario delle emissioni sonore". Gli ultimi scandali del mondo del vino hanno penalizzato il commercio stradellino? E’ mancato un indotto importante per la citta? "Non so! E' un argomento che non conosco, e quello che conosco l'ho appreso attraverso i giornali, posso dire che non credo". Stradella oltre ai numerosi bar che sembrano funzionare tutti, vanta anche, in centro in particolar modo, boutique di altissimo livello, cosa anomala per l'Oltrepo Pavese sempre più spesso in mano alla grande distribuzione. Qual è a suo giudizio il segreto di questo trend? "I grandi magazzini store offrono abbigliamento a prezzi contenuti a volte con qualità piuttosto discutibile, lo specializzarsi nella ricerca dei prodotti di qualità e sopratutto l'attenzione rivolta al cliente, dando opportuni suggerimenti nel rispetto delle loro scelte e seguendoli con attenzione nel post vendita, permette a questo genere di attività di distinguersi e sopravvivere." A livello di manifestazioni secondo lei cosa manca a Stradella o meglio quale potrebbe essere la manifestazione "principe" che potrebbe portare il nome di Stradella oltre l'Oltrepo pavese?

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"A questo punto per i pubblici esercizi rimane l'incognita autorizzazione"

Paolo Covre "Credo che Vinuva possa essere una manifestazione di importanza primaria e che possa comunque ben rappresentare la città di Stradella oltre i confini oltrepadani perchè coinvolge le attività cittadine che possono esporre le tipicità dei prodotti locali, i pubblici esercizi si mettono in mostra con i loro cocktail attraverso un concorso abbinato ad uno spettacolo musicale, le fisarmoniche che ancora oggi sono un fiore all'occhiello dell'artigianato stradellino, famose in tutto il monto, ed infine la presenza di un'enoteca che consente di degustare i migliori vini dell'oltrepo". Può affermare che Stradella rimane comunque che dir si voglia una città "vivace" commercialmente parlando? "Nonostante la crisi che sta attraversando l'intero territorio provinciale e in modo particolare le attività commerciali, oltre alle difficoltà economiche che colpiscono le famiglie assottigliando il loro potere di acquisto annualmente, a Stradella si registra ancora una discreta dinamicità nelle attività commerciali diurne grazie anche all'ampia e variegata offerta che le attività sono in grado di offrire".


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"MIGRANTI? ACCOGLIENZA INTELLIGENTE DELLA POPOLAZIONE"

Di Silvia Colombini

Si legge sul sito web del Comune: " Il 9 ottobre 1885, in una seduta del Consiglio Comunale, venne proposto al Governo, il cambiamento del nome del comune con la seguente motivazione: l'unico prodotto delle nostre terre è il vino; esso si consuma nella Lombardia ed è delizia dei Lombardi che lo chiamano per vino de' Caneto. Questo nome per i suoi vini generosi e spumanti è conosciuto non solo in Lombardia ma in parecchie città d'Italia e nell'America. Il nome di Montù de Gabbi non è conosciuto qual produttore di vini generosi e prelibati". La risposta fu affermativa e, con un decreto di Umberto I Re d'Italia, dal 1 gennaio 1886 Montù de Gabbi cambiò ufficialmente la sua denominazione in quella di Canneto Pavese". Il vino per Canneto Pavese è sempre stato fonte di lavoro e di ricchezza ed è proprio dal vino che vogliamo iniziare a porre alcune domande alla sindachessa, Francesca Panizzari, per meglio capire com'è lo "stato di salute" di questo comune che è uno dei più importanti centri socio-economici della Valle Versa La Cantina di Canneto è una realtà imprenditoriale importante, ben consolidata e che si sta sempre più ampliando. Poteva essere un'opportunità partecipare al bando per l'acquisto di La Versa? "La Cantina Cooperativa di Canneto è sicuramente una realtà importante. Il partecipare al bando per l'acquisto della Versa comportava un impegno non indifferente che solo la governance della Cantina poteva valutare. Certamente la Cantina di Canneto e La Versa insieme avrebbero costituito una entità enologica molto importante ed una cartolina molto bella per i comuni della Valle. Ancora meglio sarebbe stato (approfittando dell'occasione) che tutte le Cantine Sociali dell'Oltrepò si fossero unite". Avrebbe potuto l'acquisto avere delle ricadute positive per l'economia di Canneto Pavese? "Le ricadute potevano essere positive non solo per il mio Comune ma per tutta la Valle". Il Buttafuoco è uno dei grandi vini oltrepadani e la sede del consorzio è proprio a Canneto. Cosa ha fatto e cosa ha intenzione di fare il comune per aiutare questa importante realtà? "A Canneto Pavese ha sede il Club del Buttafuoco Storico, fondato nel 1996 da produttori di buttafuoco con vigne di produzione nei tre Comuni dell’Unione di Comuni Lombarda Prima Collina (Canneto Pavese, Castana e Montescano) verso i quali nutro molta stima e ammirazione per la loro perseveranza e tenacia nel mettersi in gioco e stare insieme investendo risorse proprie per produrre un vino importante che ora sta dando buoni frutti. Per questo l'Amministrazione Comunale che rappresento e quelle che mi hanno preceduto hanno sempre cercato di sostenere questa importante realtà del territorio. Proprio in questi giorni, sta nascendo un'altra importantissima iniziativa che riguarda il vino Buttafuoco, si sta costituendo l’Associazione Tutela Buttafuoco doc con sede legale presso il Comune di Canneto Pavese. Questa associazione comprende produttori dei 7 comuni di produzione di Buttafuoco (Canneto Pavese, Castana, Montescano, Broni, Pietra De’ Giorgi e Stradella) con l'obiettivo di diventare successivamente un Consorzio riconosciuto dal Ministero". Canneto ha anche due de.co: il miele ed i "batalavar". Fatto rimarchevole. Quale manifestazioni ed

Francesca Panizzari

azioni sta facendo il comune per promuovere sempre di più questi due prodotti? "In genere inseriamo queste de.co negli eventi che promuoviamo sul nostro territorio, come ad esempio l'ormai consueta manifestazione che si svolge a primavera Degustando Canneto che quest'anno si svolgerà sabato 13 Maggio". Canneto fa parte dell'Unione di Prima collina con i comuni di Castana e Montescano. Quali sono i vantaggi concreti di derivanti da questa unione e gli svantaggi? "Per quanto mi riguarda non ci sono svantaggi, ma soltanto più opportunità per avere servizi sul territorio dei nostri piccoli Comuni che da soli non avremmo potuto mantenere, come: le scuole (asilo nido, scuola materna, primaria e secondaria) che portano famiglie giovani a risiedere nei nostri Comuni , la Polizia locale, servizi sociali, Protezione Civile". Ora sempre più spesso in Oltrepo si parla di fusione tra i comuni, cosa ben diversa e più "impegnativa" rispetto alle unioni. Lei è d’accordo sulle fusioni? "In virtù del successo della nostra Unione che esiste dal 2001, mi trovo d'accordo anche sulla fusione. Gli amministratori come obiettivo devono avere il benessere dei propri cittadini e lo strumento della fusione di piccoli comuni porterebbe molti vantaggi. Innanzi tutto sono molto valorizzati i contributi statali e regionali, lo stato infatti eroga alle fusioni appositi contributi straordinari per i 10 anni successivi, che andrebbero a vantaggio del territorio, di conseguenza dei cittadini. Però per fare questo è necessario il parere dei cittadini che è sovrano". Molti comuni dell'Oltrepo collinare e montano si stanno spopolando. Canneto sembra un' isola felice, infatti pur con minimi e massimi fisiologici rimane stabile come numero di abitanti. A suo giudizio perché questo? "Canneto si trova sulla prima collina pertanto in posizione abbastanza comoda per raggiungere anche Centri più grandi e molto vicino al casello autostradale e poi come ho detto prima perché ci sono tutti

CANNETO PAVESE

Il Sindaco: "Mi trovo d'accordo con la fusione tra i comuni"

i servizi necessari per una vita a misura d’uomo. Oltre alla scuola, una bibliioteca, l'ufficio postale, uno sportello bancario, la Chiesa, un piccolo marcket, bar e ristoranti". Cosa sta "investendo" l'Amministrazione comunale affinchè non si verifichi uno spopolamento del paese? "Ripeto sui servizi e sul turismo, con eventi che riguardano la maggiore economia del nostro territorio, il vino. Percorsi naturalistici tra i vigneti. Canneto è anche sede dell'Ecomuseo della vite e del Vino insieme ai comuni dell’Unione, di Broni e Cigognola, regolarmente riconosciuto da Regione Lombardia. Stiamo ultimando anche la ristrutturazione di locali che si trovano sotto il Centro Sociale Cesare Chiesa, dove nel 1900 erano adibiti a Cantina Sociale. E' prevista una sala polifunzionale con la possibilità di esporre i vini dei produttori locali e gli strumenti che venivano utilizzati per la produzione e vinificazione delle uve. Sarà il wine point di Canneto Pavese. Gli interventi sono stati finanziati con un contributo statale di 340.000 euro nell’ambito del progetto 6000 campanili. La fine dei lavori è prevista a fine maggio e successivamente avverrà l'inaugurazione alla presenza de la cittadinanza". A Canneto Pavese sono presenti i migranti. Quanti sono ad oggi e la popolazione li come ha accolti? Si sono integrati o hanno creato problemi? Sono previsti altri profughi in arrivo? "Sì sono presenti circa 40 migranti ospitati in due abitazioni private affittate a cooperative che hanno partecipato al bando della Prefettura. Sono in maggioranza donne. Salvo una prima naturale diffidenza e preoccupazione soprattutto da parte della popolazione della frazione dove è collocata la comunità più numerosa, ora devo dire che la situazione si è tranquillizzata, grazie all’accoglienza intelligente della popolazione, ai profughi stessi che sono discreti ed educati e ed a una continua attenzione e sorveglianza dell’Amministrazione Comunale. Su una popolazione di circa 1400 abitanti credo che 40 bastino e che non ci siano altri arrivi. Comunque l’Amministrazione non abbassa la guardia sul caso, l’attenzione è sempre molto alta". I furti sono una piaga in tutto l'Oltrepo e anche Canneto ultimamente sembra essere presa "di mira" dai ladri. Come vi state muovendo per arginare il fenomeno e proteggere la popolazione? "Purtroppo anche Canneto è stata toccata, soprattutto nelle ultime settimane, nonostante le telecamere posizionate in tutte le strade in ingresso al paese. In questi giorni sono stati ultimati i lavori di potenziamento della videosorveglianza con l’installazione di ulteriori telecamere in altri punti strategici del paese. Siamo in continuo contatto anche con il comando Carabinieri ed abbiamo chiesto il potenziamento della sorveglianza soprattutto nelle ore notturne, però anche loro devono fare i conti con la carenza di personale ed un vastissimo territorio da sorvegliare".


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"i rally? creano indotto e animano il paese"

Di Sonia Cardaci Federico Maga, 28 anni, di Santa Maria della Versa imprenditore e dj affermato nonostante la giovane età. A tredici anni si avvicina al mondo della musica, grazie alla mamma, da subito per lui una passione travolgente. A sedici anni le prime serate per i suoi compagni dell'Istituto Faravelli di Stradella. La sua bravura lo ha poi portato lontano dall’Oltrepò, Pavia, Milano, Varazze, Madonna di Campiglio. Resta però un giovane legato al territorio, la sua attività principale è il bar nel cuore di Santa Maria della Versa, aperto da sette anni e mezzo, attività questa che gli consente di essere gestore e dj allo stesso tempo. Lei è di Santa Maria della Versa, non possiamo non parlare delle vicende legate alla Cantina "La Versa". In particolare, cosa ne pensa della recente acquisizione da parte di Terre d'Oltrepo e Cantine Cavit? "Sono convinto che l'acquisizione della Cantina La Versa sia un fatto positivo. Credo che gli errori commessi siano stati capiti e che ci sarà una ripartenza positiva. Spero che la ripartenza avvenga il prima possibile, perché la mia attività, allo stesso modo delle altre, risente della mancanza di un traino come la Cantina La Versa. Attirava gente, addirittura pullman di persone che poi sostavano in paese per un gelato, per una fetta di salame, ad esempio, o anche per una semplice passeggiata che però dava modo a Santa Maria di farsi conoscere di mostrarsi ai turisti". Restando in tema "vino". Lei come gestore che tipo di prodotti propone ai suoi clienti, quali scelte ha perseguito? "Per scelta nel mio locale non tengo il Prosecco, di cui tanto si parla, perchè ho avuto modo di capire che il 70% delle persone che non sono del posto chiedono un bicchiere di Prosecco, non facendo riferimento a un determinato tipo di vino, ma per chiedere un vino bianco. Allora spiego ai clienti in questione, che non tengo il Prosecco perché non è della zona e propongo le produzioni locali come il Pinot o lo Spumante, e loro hanno sempre accettato di buon grado". In Oltrepo il connubio perfetto è rappresentato da vino e salame, segue la stessa politica per quanto ri-

guarda il cibo oltrepadano? "Assolutamente sì, nel mio locale faccio assaggiare i prodotti locali. Esistono degli ottimi produttori di salame a Santa Maria da cui io acquisto e che consiglio ai clienti qualora volessero comprare il prodotto che gli ho proposto". Lei riesce a far "promozione" del made in Oltrepo dal bancone del suo bar... Cosa manca a suo giudizio nella comunicazione e nel marketing delle aziende vinicole oltrepadane? "Il problema sta nei vertici che non danno la giusta importanza ai giovani. Vede la Valle Versa è come un famoso ristorante, finito nel dimenticatoio. Questo dovrebbe invogliare a ripartire, a investire per far ritornare non solo la Valle Versa, ma tutto l’Oltrepo il famoso e frequentato ristorante di un tempo. Forse non c’è più la motivazione, problema risolvibile offrendo più opportunità ai giovani che hanno ancora speranza e l’opzione mollare non è contemplata. Vedo tanti ragazzi giovani che gestiscono cantine, marchi a cui faccio riferimento per il mio bar, che stanno lavorando molto bene. Sono sicuro che sarà proprio grazie a questi ragazzi che piano piano si ripartirà". La parola chiave è investimento quindi "È il cardine di tutto: investire su persone capaci e adottare una strategia manageriale adatta. Io personalmente al momento della messa in pratica ho avuto riscontro, riuscendo ad attirare moltissima gente a Santa Maria soprattutto credendo fortemente nei diversi eventi che ho proposto. Mi auguro fortemente una maggior collaborazione tra i commercianti di Santa Maria, perchè potrebbero nascere nuove idee". Possiamo dire che, nonostante gli impegni fuori dall’Oltrepò come dj, lei è un promotore e membro attivo del suo paese. Come sono i rapporti con la Proloco? "Esiste un rapporto di collaborazione. La Proloco di Santa Maria ha vissuto anni di gloria, ad esempio dieci anni fa contava più di cinquanta volontari, ad oggi la situazione è cambiata. Quest’anno ho deciso di dare il mio contributo insieme ad altri dodici, tredici ragazzi giovani e stiamo cercando di contribuire al paese riportando la Proloco ai vecchi albori con iniziative ed

SANTA MARIA DELLA VERSA

"La Valle Versa è come un famoso ristorante, finito nel dimenticatoio"

Federico Maga eventi a favore del nostre paese". Negli anni ’90 il mondo della notte in Oltrepo era più vivo, cosa è successo? Perché questa inversione di tendenza? "La tecnologia gioca a sfavore, prima si andava in discoteca per ascoltare la musica, ora è tutto alla portata di un click, la canzone che ci piace la possiamo ascoltare centinaia di volte in qualsiasi momento, scaricarla e questo è sicuramente un problema. C’è stata sicuramente un evoluzione rispetto al mondo della notte degli anni ’90, ora come ora il lavoro del dj è più difficile, ma la discoteca non è morta, il divertimento non morirà mai. La nostra zona, la Valle Versa è da troppo tempo in silenzio, per i giovani c’è poco, i bar di Stradella sono stati costretti a chiedere un permesso per prolungare le serate perché non c’è il dopo bar". Per un dj, perché vivere a Santa Maria, avendo la possibilità di suonare altrove con, forse, maggiore soddisfazione? "Questa è casa mia, è sbagliato scappare. Se si divertono là è giusto che si divertano anche qua. Io sono legato al mio paese e infatti ho aperto la mia attività qui. Andarsene se le cose si mettono male non è la soluzione. Mi auguro che in questa zona nascano nuovi locali, nuove discoteche e che si possa offrire ai giovani serate come una volta". Un’altra grande sua passione è legata ai rally, che la vede nei panni di navigatore, il legame tra Santa Maria ed il mondo rallystico è ancora forte? "Non corro da molti anni, ho iniziato nel 2014 come navigatore, non come pilota perché non sono uno spericolato alla guida. Questa è una zona di Rally e di veri appassionati. Il mio bar è una delle sedi della scuderia Piloti Oltrepo. Spero che le manifestazioni in questo ambito siano sempre di più e che possano diventare degli appuntamenti fissi. Sono eventi che creano indotto e che animano il paese, quello, come dicevo prima, che serve alla Valle Versa e all’Oltrepò per riprendersi".


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coldiretti: "i danni stimati sono intorno ai 2 milioni di euro"

"Gli agricoltori esausti non presentano neppure più le denunce"

Di Christian Draghi

Wilma Pirola

Un inverno tra i più caldi che si ricordino a memoria d'uomo, piogge scarsissime e l'estate che sembra già alle porte. Coldiretti lancia l'allarme pensando allo stato di salute delle colture oltrepadane, "scombussolate" da una situazione meteorologica anomala. A tutto questo si aggiunge il quadro dei numerosi (e onerosi) danni causati all'agricoltura dall'elevatissimo numero di cinghiali e ungulati presente sulle colline. Danni stimati, a livello provinciale, intorno ai 2 milioni e mezzo di euro. Il presidente di Coldiretti Pavia Wilma Pirola è piuttosto preoccupata. Quali sono le conseguenze che questa situazione climatica ha o avrà sulle nostre colture? "È difficile prevedere oggi l'effetto a lungo termine sulle colture, soprattutto vista la variabilità del clima in questo periodo. Di certo alcune varietà sono già avanti con la stagione, in particolare gli alberi da frutto: in questa fase così delicata, in caso di gelate improvvise o colpi di coda dell’inverno, si rischia la caduta prematura delle gemme e dei fiori, soprattutto in mancanza d’acqua. Consideriamo infatti che l’inverno appena finito è stato uno dei più caldi della storia, con quasi un grado in più rispetto alla media e con l’85% di pioggia in meno caduto nelle campagne del Nord Italia. La mancanza di acqua è preoccupante, perché la pioggia e le nevicate invernali sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante per la ripresa vegetativa primaverile, per crescere e garantire buoni raccolti. La situazione di difficoltà è evidente dalla situazione dei principali bacini idrografici, a partire dal fiume Po che fa segnare lo stesso livello idrometrico della scorsa estate e che è più basso di oltre un metro rispetto allo stesso periodo del 2016: al Ponte della Becca il livello è sceso anche a -2,7 metri sotto lo zero idrometrico". Esiste già qualche situazione di emergenza o di grave rischio per alcuni prodotti?

"Il problema è generalizzato a tutte le colture. Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con pesanti conseguenze anche sull’agricoltura pavese, perché si moltiplicano gli sfasamenti stagionali e gli eventi estremi con precipitazioni brevi ma intense. Si passa dalla siccità alle bombe d’acqua, dalle gelate estreme ai picchi di calore anomali, andamenti esasperati che sconvolgono i normali cicli stagionali. Una sfida anche per i consumatori (che sono costretti a fare i conti con le fluttuazioni anomale nei prezzi dei prodotti che mettono nel carrello della spesa) e un problema grave per gli agricoltori, che in mancanza di precipitazioni primaverili consistenti e senza adeguate scorte nei baci montani potrebbero avere difficoltà ad irrigare dopo le prime semine". Volontà di madre natura verrebbe da dire… ci sono contromisure che è possibile prendere? "Di fronte al cambiamento climatico non si può continuare a rincorrere le emergenze con la danza della pioggia ma bisogna intervenire in modo strutturale, con il contenimento delle emissioni e favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato capace di catturare lo smog. Le piante, infatti, concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti: per questo è necessario introdurre misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e aree verdi". A livello più generale, qual è in generale lo stato di salute delle colture dell'Oltrepò, quali sono le più floride e quali attraversano delle difficoltà e per quali ragioni? "In questo periodo dell'anno è necessario parlare del pomodoro, una coltura che nell’Oltrepò pianeggiante è molto diffusa. Non tutti sanno che Pavia è la terza provincia lombarda dopo Mantova e Cremona per questa coltivazione, estesa su 820 ettari nel nostro territorio. La Lombardia, insieme all’Emilia Romagna, è il cuore della produzione del Nord Italia che ormai rappresenta più del 50% del totale nazionale. Eppure poco meno di un mese fa è stato siglato il prezzo di 79,95 euro a tonnellata che non copre nemmeno i costi di produzione, ed è addirittura in diminuzione rispetto a quello dello scorso anno, già insufficiente. Così si compromette la tenuta del settore, bloccando la crescita dell'«oro rosso» Made in Italy. Si tratta di un patrimonio che va salvaguardato, garantendo un prezzo adeguato e il rispetto dei tempi di contrattazione per consentire una adeguata pianificazione e una giusta remunerazione del prodotto agli agricoltori. Anche perché nel frattempo sono aumentate del 43% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla

Cina, che hanno raggiunto circa 100 milioni di chili nel 2016 pari a circa il 20 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente". Parliamo dei danni causati da cinghiali e caprioli, una delle problematiche più sentite soprattutto dagli agricoltori, specialmente in Valle Staffora. Quest'anno com'è la situazione? "La presenza dei cinghiali nelle campagne e sulle strade di tutto l’Oltrepò è ormai un rischio concreto per tutti, agricoltori e cittadini, anche a causa dei numerosi incidenti stradali che questi animali provocano praticamente ogni giorno. Negli ultimi dieci anni il numero dei cinghiali presenti in Italia è quasi raddoppiato, secondo le stime della Coldiretti a livello nazionale. Anche nella nostra provincia il problema è serio: denunciamo da tempo come la sicurezza nelle aree rurali e periurbane sia in pericolo per il loro proliferare. La situazione si fa ogni giorno più grave, sia dal punto di vista economico che sul fronte della sicurezza delle persone". Secondo voi qual è la soluzione al problema? "E’ necessario intervenire con strumenti legislativi che diano la possibilità di difendersi. Poco tempo fa Coldiretti ha presentato una proposta di legge regionale che parte dal principio di rendere più efficiente il contenimento delle popolazioni di cinghiali: prevede di creare delle mappe territoriali sulla presenza di questi animali, con misure di selezione delegate anche agli agricoltori in possesso di regolare licenza di caccia". Sulla questione dei risarcimenti per i danni subiti com'è la situazione? Avete inoltrato numerose richieste? "Gli animali selvatici distruggono i raccolti agricoli e causano incidenti stradali per un totale di danni stimato in quasi 100 milioni di euro nell’ultimo anno in tutta Italia, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche vittime. Non è quindi più solo una questione di risarcimenti, ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone, una situazione che va affrontata con la dovuta decisione. Secondo un'elaborazione di Coldiretti su dati regionali, infatti, il conto totale dei danni in Lombardia negli ultimi 12 anni ha ormai superato i 17 milioni di euro, di cui 13 milioni per assalti ai campi e 4 milioni per schianti automobilistici. E si tratta di numeri prudenziali, perché sempre più spesso gli agricoltori esausti non presentano neppure più le denunce. A livello provinciale il totale dei danni dal 2004 a oggi, fra agricoltura e incidenti stradali, si avvicina ai due milioni e mezzo di euro: un conto davvero troppo salato".


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APRILE 2017

LAV: "ammazzare gli animali non porta alla riduzione dei danni"

Di Christian Draghi

Nata nel gennaio 2015 e animata da un gruppo di attivisti volontari, la Lav, Lega Antivivisezione dell'Oltrepo Pavese, da oltre due anni è in prima linea per la tutela dei diritti degli animali. L'Oltrepò, specialmente quello montano e collinare, è territorio di caccia. Una sorta di "zona franca per cacciatori", che "rappresentano un potere forte in certe aree" attacca Jennifer Ravetta, responsabile della Lav oltrepdana, "perché costituiscono un bacino di voti importante. Sicuramente anche per questo motivo non si combattono come si dovrebbe fenomeni come il bracconaggio, che sul territorio è molto diffuso". Partiamo dal tracciare un bilancio della stagione venatoria appena conclusa. Quali sono i problemi principali che avete ravvisato? "La caccia costa ogni anno la vita a milioni di animali innocenti, mietendo morti e feriti accidentali anche fra gli uomini. Oltre alle stragi di animali e ai danni all’ambiente, sottolineiamo il dato relativo alle numerose vittime tra cacciatori e gente comune: ottanta, fra morti e feriti, nella stagione venatoria 2016-2017, secondo i dati resi noti dall'Associazione Vittime della caccia. L'attività venatoria è regolamentata e tutelata da numerose leggi dello Stato e delle singole Regioni, ma troppo spesso i cacciatori ignorano le normative ed il buon senso, compiendo veri e propri massacri ai danni di animali e prepotenti oltraggi alla libertà dei cittadini, che ci segnalano ogni anno la violazione delle loro proprietà private o lamentano l'impossibilità di passeggiare tranquillamente nei boschi e nelle campagne senza correre il rischio di imbattersi in battute di caccia". Il bracconaggio in Oltrepo è un fenomeno così diffuso? Avete dei dati al riguardo? "Il bracconaggio in Oltrepo è indubbiamente molto diffuso, ma i casi che vengono denunciati e documentati dalle cronache sono soltanto la minima parte di quelli che effettivamente accadono nei nostri boschi e nelle nostre campagne.
Nel corso dei nostri primi due anni di attività abbiamo ricevuto decine di segnalazioni relative alla presenza di trappole illegali per richiami vivi, lacci, archetti e reti per la caccia di frodo nei boschi pavesi. Abbiamo purtroppo rinvenuto numerose carcasse di animali selvatici uccisi in periodo di caccia chiusa e raccolto testimonianze dei proprietari di animali domestici (soprattutto cani) avvelenati dai bocconi, spesso lasciati a terra dai bracconieri. Il fenomeno è particolarmente frequente nelle comunità montane dell'alto Oltrepo, ma anche la prima collina e la pianura sono mete ambite dai bracconieri". Parliamo dei bocconi avvelenati, un fenomeno che si sta tristemente diffondendo in Oltrepò. Credete si tratti di una vera e propria "caccia al cane" o in qualche modo gli amici a 4 zampe finiscono per essere vittime di questi bocconi indirizzati ad altro scopo? "Cani e gatti sono sempre più colpiti e, tolti gli avvelenamenti dei cani nelle proprietà private ad opera dei malviventi, non è sempre possibile stabilire a priori se i tentativi di avvelenamento siano rivolti a queste specie o ad altri animali. Sicuramente i luoghi in cui vengono ritrovati i bocconi possono risultare indicativi della finalità di chi li ha gettati; nelle scor-

Jennifer Ravetta se settimane a Voghera sono stati rinvenuti bocconi al veleno in un parco cittadino (ovviamente non frequentato da animali selvatici) assieme ad un avvertimento scritto che intimava ai proprietari di cani di non frequentare il parco con i propri animali. L'episodio è gravissimo, perché i bocconi sono stati trovati nei pressi delle altalene e dei giochi per bambini. A fine febbraio sono stati rinvenuti bocconi avvelenati nelle colline sopra Broni, in quel caso era evidente, rispetto alla fauna che tipicamente frequenta la zona, che i bracconieri avevano lasciato i bocconi per uccidere le volpi, prede naturali delle lepri a cui ambivano i cacciatori di frodo. La pratica dell'avvelenamento è comunque comune anche fra gli stessi cacciatori e soprattutto fra i tartufai; nei boschi del varzese lo scorso anno era stato avvelenato un cane, probabilmente ad opera di altri tartufai, che avevano già minacciato il proprietario del cane di non recarsi più in quella zona. Pochi mesi prima, nello stesso luogo, ci era stata segnalata la presenza di un gatto impiccato, un chiaro segnale intimidatorio rispetto a chi osava addentrarsi in quell'area boschiva e non abitata, alla ricerca dei preziosi tartufi". Da sempre vi battete per l'abolizione della caccia. Non credete però che il numero degli esemplari di cinghiali e caprioli in Oltrepò sia già estremamente elevato e che in qualche modo si debba fermare una proliferazione che reca numerosi danni alle colture e che mette oltretutto in pericolo la sicurezza stradale? "Negli ultimi anni si è scatenata una vera e propria campagna mediatica che sembra scaricare sui cinghiali ogni frustrazione umana. Questi animali, introdotti furbescamente e fraudolentemente nel nostro Paese dai cacciatori, sono indicati quali responsabili di incalcolabili danni all’agricoltura, ma anche prima causa di incidenti stradali, in cui i cinghiali assumono il ruolo di 'assassini', allo stesso modo in cui si definisce la montagna 'assassina' quando si verificano incidenti agli alpinisti. A causa della pressione venatoria sempre costante e crescente, il cinghiale è stato in grado nel tempo di modificare il proprio comportamento riproduttivo in funzione della conservazione della specie. Diversi studi hanno infatti dimostrato che le giovani femmine di cinghiale raggiungono la maturità sessuale con

OLTREPO

"I cacciatori rappresentano un potere forte in sede di campagna elettorale"

anticipo rispetto ai decenni scorsi e in ogni parto, il numero di cuccioli di sesso femminile è nettamente superiore in confronto a quello dei cuccioli di sesso maschile. Le quote di abbattimento crescono ogni anno, eppure i danni non diminuiscono, ma nessuno se ne vuole accorgere. Nessuno prende atto che ammazzare gli animali non porta alla riduzione dei danni, tutt’altro. Appare quindi evidente che la caccia non può e non deve essere considerata la risoluzione ad un problema che essa stessa crea. Solo attraverso lo sviluppo e l’implementazione dei farmaci che controllano la fertilità, che già esistono, possiamo configurare un futuro migliore per gli animali, l'agricoltura, l'ambiente, l'uomo". Credete che le amministrazioni del territorio abbiano adottato delle politiche per disincentivare il bracconaggio? A che livello si trova la soglia di attenzione da parte delle istituzioni? "Le Istituzioni locali sono sicuramente consapevoli degli illeciti venatori, ma manca secondo noi una reale volontà di affrontare seriamente il problema, considerando anche che tutte le violazioni già citate in precedenza vengono purtroppo addirittura favorite dalla quasi totale assenza di vigilanza. A causa degli scarsi fondi elargiti dallo Stato alle istituzioni preposte al controllo, risulta infatti impossibile svolgere un'attività di contrasto all'attività venatoria illecita in modo capillare sul territorio. Dobbiamo anche considerare che nelle piccole comunità dell'Oltrepò Pavese, i cacciatori rappresentano ancora un potere forte in sede di campagna elettorale; le poche iniziative di alcune Pubbliche Amministrazioni pavesi sensibili al problema - volte a garantire la pubblica sicurezza ma anche a tutelare la fauna selvatica presente sul territorio - sono state fortemente osteggiate da coloro che si definiscono amanti della natura, mentre praticano un'attività eticamente inaccettabile che impoverisce il nostro sistema e la biodiversità". Potete raccontarci alcune delle crudeltà gratuite inflitte agli animali durante la caccia? "Sicuramene una delle barbarie praticata nelle nostre zone è la caccia alla francese (o pronta caccia). Abbiamo assistito impotenti a questa pratica recentemente, in una riserva a Ruino, dove centinaia di fagiani da allevamento, quindi semi domestici, sono stati liberati e subito fucilati dai cacciatori che erano a pochi metri da loro, in una sorta di tiro al piattello con preda viva. L'episodio che ci ha sicuramente più colpito riguarda un esemplare di capriolo ucciso la vigilia di Natale nel 2015, in periodo di caccia chiusa e comunque non consentita a femmine sub adulte di quella specie. L'animale era stato raggiunto da un colpo di fucile che gli aveva devastato una arto. Nel tentativo di mettersi in salvo, la femmina di capriolo aveva terminato la sua fuga, ormai stremata, nei pressi di una stradina di campagna, dove è poi morta dopo una lenta agonia, annegata in una pozza d'acqua di pochi centimetri di profondità. Questa atrocità, rilevata in una frazione del comune di Stradella, è risultata ancora più grave perché l'atto di bracconaggio si è consumato a pochi metri dalle abitazioni".


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APRILE 2017

IL PERSONAGGIO

"Con Serafino e grazie a lui ho imparato a fare l'organizzatore"

"A Salice Terme vedrei un bell'evento si potrebbe arrivare a 15/20.000 persone" di

Lele Baiardi

Nato ad Alessandria, classe 1973, diploma di perito elettrotecnico, Fabrizio Bardoni, per tutti in Oltrepo, da 25 anni, semplicemente "Bardo", è oggi uno dei maggiori e maggiormente riconosciuti organizzatori di Eventi, taluni ultra-famosi e superacclamati, a livello nazionale. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente nell'ufficio della sua Dams Agency in Falciano, Repubblica di San Marino, quartier generale di mille iniziative del turismo e divertimento della Riviera romagnola, e con l'immutata gentilezza e simpatia ci ha raccontato un po' di sé... anzi, parecchio! Partiamo dagli albori? "Allora partiamo da lontano e da tanta storia che mi vede legato all'Oltrepo Pavese. Tutto inizia nel 1992 a Jesolo, dove lavoro come p.r. al Papaya, un bellissimo locale. Mi ero proposto come animatore, ma mi assegnarono questo compito... Li mossi i primi passi come p.r. nelle estati del '92 e '93. Poi però, diciamo, il vero inizio avvenne al Mayerling di Castellar Guidobono nell'inverno 1993 come p.r., con direttore, all'epoca, l'amico Alessandro Petruccelli. Resto fisso al Mayerling per 3 anni, fino alla chiusura del locale del 1996. Ma sempre nello stesso periodo collaboravo anche alle domeniche pomeriggio dell'Anteprima di Alessandria dell'amico Giorgio Cuna, e Villa Olga ad Acqui Terme". Quindi, inverno ed estate... "No, solo invernale. Non lavoravo d'estate... o svolgevo altre occupazioni saltuarie o me ne stavo in vacanza". Cosa successe poi? "Arrivò la prima svolta della mia vita e della mia attività. La svolta, dalle pubbliche relazioni, andò verso la Direzione del locale, e fu nel 1999 grazie al brillante Serafino Fracchioni: con lui lavorai a La Cave di Stradella ed iniziai con un forte sabato-notte invernale, che si chiamava Oliver, e, per 4 anni, anche al Club House estivo, in Salice Terme, il celebrato sabato sera giovane della zona, con target d'età tra i 16 ed i 20 anni! Con Serafino e grazie a lui ho imparato a fare l'organizzatore, poi avvenne un secondo passaggio importante: nel 2001, Franco Santinoli mi coinvolse ulteriormente nei locali del gruppo di famiglia, ed ho gestito per 3 anni Club House, estivo, e Sporting di Rivanazzano in inverno, imparando a fare il Gestore. Devo ringraziare Santinoli per avermi insegnato come interpretare costi, conti e come si gestisce in toto un locale! Posso dirle che lì sentii di esser diventato un professionista". Ed in seguito? "Dopo alcune peripezie tra i mille locali in zona, che allora lavoravano, nel 2005, da solo, prendo in gestione l'ex Teatrò di Casteggio e creo il Metropolitan, sempre dedicato ai giovani: ne risultò un sabato sera di grande successo. Però sentivo dentro di me che stavo facendo buone cose, che stavo diventando un buon organizzatore, ma... niente di più,... come dire... niente di eccezionale". Però era comunque l'onda del successo quella che stava cavalcando... "Ma sognavo altro. Volevo di più.e nel 2008...". Il salto di qualità? "Un conoscente mi propose la Riviera, a Rimini, e mi

Fabrizio Bardoni presenta la proprietà dell'Altromondo Studios, uno tra i locali più importanti d'Italia! In punta di piedi entro nello staff fino a diventare, in tre anni, l'organizzatore artistico generale del locale, il braccio destro della proprietà. Esperienza incredibile! Mi ha permesso di conoscere il mondo della Riviera romagnola, così caotico, pressante, veloce e fagocitante! Le confesso che il primo anno non capivo dov'ero... I ritmi erano terribili. In Oltrepo ero abituato ad avere una settimana per organizzare il sabato sera successivo. Qui tutti i giorni erano Sabato sera. Applicazione e pressione quotidiana altissima". Ma è stata una palestra durissima che l'ha portata ad un trampolino olimpico, direi... "Nel 2011 è successo quello che ogni ragazzo sogna, come un calciatore appassionato che viene chiamato dal Real Madrid o dal Barcellona... Mi chiamò la dirigenza del Cocoricò chiedendomi di fare l'organizzatore di serate ed eventi per tutto il gruppo Palazzi-De Meis-Di Bartolomeo. Eccitazione e felicità, e soddisfazione, erano paritari all'iniziale paura... Ogni momento mi domandavo, un po' preoccupato, ce la farò? Sarò all'altezza?". Direi che lo è stato e ce l'ha fatta "A distanza di 7 anni sono ancora qui. Nel frattempo sono cambiati tantissimi volti e collaboratori, ed io sono ancora qui... con anni incredibili in archivio, come il triennio 2012-2014 dove abbiamo surclassato ogni tipo di record! L'evento all'Acquafan di Riccione dell'Agosto 2013 con Avicii in consolle e 17.000 persone è un record storico: un solo D.j. con così tanti paganti... Pensi che ci son Festival che fanno meno pubblico ma con 40 D.j. Qui ho incontrato, trattato e lavorato con tutti i più grandi organizzatori italiani e manager internazionali di innumerevoli artisti, sentendomi alla pari, forte come loro. Quest'esperienza mi ha certamente mutato anche,e forse soprattutto, a livello umano: mi sento migliorato nei tempi di lavoro, nella cultura professionale e personale". Cosa manca, canterebbe Mina? "In questo momento manca l'amore... Pensavo di averlo trovato, ma... sa, la vita è strana. Tornando al lavoro nel 2015 poi ho avuto un'idea di quelle pensate in grande, e mi ci son tuffato anima e corpo! L'idea

di un'agenzia del turismo a 360 gradi, comprendente Hotel, parchi-divertimento, trasporti, spiagge, discoteche, etc... E, insieme a Fabrizio De Meis ed altri fondamentali partners e collaboratori, abbiamo creato questa Società, la Dams Agency. In 3 anni, sul territorio che va da Ravenna a Sinigallia, siamo diventati la prima agenzia del divertimento". Com'è organizzato il lavoro sul territorio? "Quando il cliente arriva in Hotel, l'addetto Dams, in base ad età ed esigenze, disegna la settimana del divertimento tailor-made! Ogni promoter Dams ha in carico3 Hotels ed offre svariati e tantissimi servizi e facilities: dalla visita di San Marino al Castello di Gradara, da Mirabilandia alle escursioni in barca a vela, dalla cena a bordo mare alla serata, che so, alla Villa delle Rose... per i giovanissimi e giovani, in generale, certamente il Cocoricò, l’Aquafan, etc. Vede, il mare in riviera non è fantastico, quindi cerchiamo di completar le vacanze dei turisti con mille attrattive diverse. Dalle 70 strutture di 3 anni fa, con le quali abbiamo iniziato a collaborare, oggi siamo a quasi 500. Il 70% del mio tempo,oggi, lo dedico a questa azienda, ed il 30 % al Cocoricò". Certamente, al Cocoricò lei deve molto giusto? "Assolutamente sì, gli sono debitore, Qui certamente sono diventato bravo, me lo conceda, a livello nazionale e forse internazionale". Si sente sempre legato anche all'Oltrepo? "Appena spostato dalla zona, tutti i miei detrattori di allora hanno cominciato a parlar bene di me, sa, prima ero concorrente, forse... Mi riconosco, comunque, che la mia capacità fondamentale è stata capire che nella nostra zona stava finendo quello che io desideravo. Mi serviva una zona turistica avevo previsto il rallentamento generale, ahimè, della mia terra natia. Per questo lavoro, per fare quello che desideravo, avevo bisogno una possibilità in progress". Non torna mai nelle nostre zone? "Vivo a Riccione da 5 anni, e sono l'unico organizzatore della Riviera non romagnolo! Qui sto davvero bene, ma ogni tanto rientro per vedere gli amici! Le dirò: nei prossimi anni mi piacerebbe organizzare un grandissimo evento nella zona oltrepadana. Salice Terme, ad esempio, è facilmente raggiungibile da molte città vicine... vedrei un bell'evento: 7/8 artisti, scelti con cura manageriale, in due giorni nel parco. Io penso e ritengo che si possa arrivare a contare 15/20.000 persone! Comunicato 6 mesi prima, ben promozionato, pacchetti hotel, piscine etc. Bisogna certamente rischiare capitali e lavorare sodo ed estendere la base di guadagno a tutto: al merchandising, al bere, mangiare, dormire". E' il suo sogno? "Beh...no. Il mio sogno è arrivare ad organizzare un festival come il Tomorrowland in Belgio! Un paesino ed uno spiazzo vuoto, una mega ruota panoramica e spettacoli a non finire! Pensi che quest'anno hanno fatto sold-out, nella vendita dei biglietti online, in 14 minuti... 360.000 persone in 2 week-ends. Oppure il Desert Festival in America... Questo sì, è il mio sogno! Ho avuto tonfi e grandi successi, mi sono divertito molto e molto ho sudato, faticato, lavorato... mi manca questo, per chiudere".


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Pier Ezio Ghezzi e Gianni Maccagni hanno presentato un progetto per dire no alla solita Sensia di "materassi e porte blindate". Propongono una fiera rinnovata con la presenza dei produttori del vino e di tour operator stranieri.

Retorbido: Pirolisi un'altra vittoria del fronte del no

Il Tar dà ragione a coloro che si oppongono alla realizzazione dell'impianto Pirolisi, confermando la tesi che dal 2014 viene portata avanti dal Comitato No inceneritore.

Casteggio: Callegari lancia la proposta per la fusione dei Comuni in Oltrepo Pavese

Il Sindaco di Casteggio ritiene che la fusione sia l'unica salvezza per i centri oltrepadani con pochi abitanti. Il sindaco di Broni condivide l'idea ma ritiene necessario un percorso graduale. Il fronte contrario alla fusione è composto da numerosi sindaci che tra molti distinguo dicono no.

Rivanazzano Terme: promozione per Poggi da assessore alla carica di sindaco

Uno degli assessori più popolari della giunta Ferrari è stato promosso sul campo, diventando il candidato sindaco per le prossime elezioni amministrative. Potrebbe essere al momento l'unico candidato perchè i rivanazzanesi che pensano che si potrebbe fare meglio rispetto a quanto fatto dalla giunta Ferrari, al momento non sarebbero ancora in grado di presentare una lista che efficacemente possa contrastare Poggi.

Zavattarello: mandato in pensione con una telefonata il maresciallo della forestale Arturo Gigliotti Con un provvedimento inatteso e per certi versi incomprensibile, è stato mandato in pensione con poche ore di preavviso il maresciallo della forestale Gigliotti. Persona rispettata e temuta per il suo impegno nel far rispettare le leggi a favore dell'ambiente. Un'ondata di sdegno per il comportamento dello stato e tantissimi messaggi di stima e solidarietà per l'improvviso pensionamento.

Voghera: Teatro Sociale, dopo 31 anni si riaccende la speranza di riaprirlo

4 milioni e 300 mila euro sono la somma necessaria per riaprire almeno in parte il Teatro Sociale di Voghera, un luogo simbolo dell'Oltrepo che potrebbe e dovrebbe essere inaugurato entro il Febbraio 2019. Per Voghera, per i vogheresi ma anche per l'Oltrepo la riapertura del Sociale significherebbe la rinascita di un polo di aggregazione socio culturale.

Torrazza Coste: produrre il vino anche nelle pianura Padana, è guerra!

E' stata varata la revisione dei disciplinari da parte del Consorzio Tutela Vini. Molte le voci discordanti, molti i pareri negativi, la realtà dei fatti è che quanto presentato è solo una bozza che andrebbe discussa tra le varie componenti in gioco, confrontandosi serenamente in riunioni specifiche. Al contrario sembra prevalere la voglia di dire no e soprattutto la voglia di apparire sui giornali da parte di molti. Certamente il vino lungo le pianure del Po non è forse la scelta più azzeccata.

Voghera: succede anche da noi, anziani maltrattati in una casa di riposo

Da qualche anno sempre più spesso si leggono notizie di anziani maltrattati in case di cura e in case di riposo. Noi oltrepadani pensavamo che queste notizie potessero sempre succedere da altre parti e non da noi, purtroppo non è così, anche a Voghera le forze dell'ordine hanno bloccato un'infermiera che era tenuta sotto controllo da picoole telecamere dopo una denuncia da parte dei parenti dei ricoverati .

APRILE 2017

Stradella: Il comune dà l'ok alla musica fino a tarda notte

Infuriano le polemiche a Stradella tra l'opposizione e la maggioranza per la decisione presa da quest'ultima che permette la diffusione musicale fino all'una o fino alle due con autorizzazione in deroga.

Broni: Il sindaco vuole combattere concretamente i furti

Una piaga che giorno dopo giorno colpisce tutto l'Oltrepo. Broni "il re dei paesi"grazie al suo sindaco e su sollecitazione dei cittadini esausti ed arrabbiati ha deciso di potenziare con ulteriori telecamere ed un nuovo agente la lotta ai furti.

Santa Giuletta: Vinal una minaccia ambientale incombente

L'OLTREPO IN UN MESE

Voghera: per la Sensia più spazio ai produttori di vino

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Nell'area dismessa dell'ex stabilimento è urgente una bonifica. Tutto è molto più complicato perchè la proprietà è in discussione e non è ancora stato chiarito se l'area appartiene alla società fallita o è valida la vendita effettuata ad altra società poco prima del fallimento. Quello che è chiaro a tutti è purtroppo il pericolo che corrono gli abitanti di Santa Giuletta se l'area non verrà bonificata a breve urgentemente.

Santa Maria della Versa: gli abitanti sperano in un futuro roseo per la loro storica cantina

Dopo l'acquisizione di La Versa da parte di Terre d'Oltrepo - Cavit sono iniziati i lavori per la revisione degli impianti, per far ripartire lo stabilimento nel miglior modo possibile. Grande soddisfazione e grandi speranze si nutrono anche per il trasferimento del Wine Point da Montescano a Santa Maria della Versa.

Mezzanino: volontà della politica per la costruzione del nuovo Ponte della Becca

Un folto numero di politici ed un grande numero di persone hanno partecipato alla manifestazione pro-nuovo ponte. Le promesse d'impegno nel trovare fondi sono state molte, la realtà dei fatti è che di soldi al momento non ce ne sono e la speranza che il nuovo Ponte della Becca venga costruito in tempi ragionevolmente brevi sono sempre meno, nonostante i politici in prima linea promettono mari e monti. In questo caso basterebbe solo un ponte per la gioia degli automobilisti oltrepadani.

Broni: non solo treni "scassati" ma anche sbarre che non funzionano

50 minuti fermi al passaggio livello. Nel 2017, nell'era dell'iper tecnologia è quello che può capitare a degli sventurati automobilisti che devono attraversare i binari ferroviari di Vescovera. A molti viene un dubbio: va bene la tecnologia ma forse era meglio quando c'era il casellante.

Broni: l'amianto e l'ex Fibronit sono stati e sono ancora un grande problema

I purtroppo troppi sono i morti dovuti all'amianto, testimonianza di una sciagura che ha colpito Broni, ma proprio dall'area ex Fibronit potrebbe nascere una speranza, speranza proposta dai giovani. E' stato indetto un concorso dove gli studenti dovranno realizzare una serie di idee per la ricorversione dell'area una volta terminata la bonifica.

Stradella: è possibile anche in Oltrepo pagare gli stipendi a chi lavora in Leu, la valuta romena

Incredibilmente anche in Italia ed anche in Oltrepo succedono cose strane. Gli addetti della logistica Ceva erano pagati in valuta romena. Si sta ancora cercando di capire dove e come i dipendenti della cooperativa, avrebbero potuto spendere i Leu, per acquistare il pane ed il latte per i loro figli. Cosa incredibili succedono in Italia, purtroppo anche in Oltrepo. La cosa incredibile è che questo andazzo con il pagamento in Leu andava avanti da qualche tempo e tutti stavano in silenzio.


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SALUTE

"sono proprio i genitori a sottostimare il peso dei figli"

"Il 70%-80% degli adolescenti obesi oggi, sarà obeso anche in età adulta" Di Giacomo Braghieri

Intervista alla Dottoressa Raffaella Re medico nutrizionista e pediatra in Voghera. L'alimentazione corretta è la base di una buona salute, così come mantenere per tutto l'arco dell'esistenza il giusto peso aiuta a minimizzare gli acciacchi della vecchiaia e non solo. Vogliamo con questa intervista aprire un dialogo

con professionisti di diverse discipline mediche per approfonfire tematiche di attualità o per incentivare la prevenzione alle patologie più diffuse e comuni in Oltrepò. Iniziamo con una nutrizionista e pediatra perchè il tema del sovrappeso è quello che spaventa meno l'immaginario collettivo ma come leggerete è centrale nello sviluppo delle malattie metaboliche e cardiache più diffuse. Per iniziare vorremmo fare chiarezza e capire se il sovrappeso è una patologia seria e quanto è diffusa "Il sovrappeso e l’obesità sono in continua crescita nel nostro paese: i dati oggi disponibili ci indicano che le persone in sovrappeso e obese crescono drammaticamente in tutto il mondo. In Italia è in sovrappeso oltre 1 persona su 3 cioè il 36% della popolazione (con una preponderanza maschile: il 45% degli uomini rispetto al 26.8% delle donne) ed è obesa 1 persona su 10 ( 10%). In Italia vi è anche un'incidenza diversa del sovrappeso e della obesità a seconda delle regioni: la popolazione con maggiore eccesso ponderale la troviamo nelle regioni meridionali. In pratica si tratta di una condizione che in Italia riguarda 28 milioni di persone, tanto da poter essere considerata una vera e moderna epidemia. Un problema enorme di salute pubblica e di spesa per il servizio sanitario nazionale: si stima infatti che il costo sanitario e sociale per il sovrappeso, l’obesità e le patologie correlate comprese le assenze lavorative ammonta a circa 22 miliardi di euro all’anno". Quali sono i rischi legati al sovrappeso e all’obesità nel lungo termine ? "Esiste ormai un consenso unanime tra medici e ricercatori di tutto il mondo che le persone in sovrappeso e obese si ammalano di più e invecchiano più velocemente: la patologie e le malattie correlate sono molteplici e vanno dal diabete mellito all’ipertensione, dalle malattie cardiovascolari come l’angina, l’infarto miocardico e l’ictus, ai disturbi respiratori, riscontriamo maggiormente malattie legate all’apparato osteoarticolare che si trova sottoposto a eccessive sollecitazioni e carichi, disturbi circolatori, alterazioni endocrine, sofferenze al fegato e alla colecisti, ed anche alcune forme tumorali. Essere in grave sovrappeso o obesi determina un impatto negativo anche sulla funzionalità fisica con diminuzione della capacità di svolgere al meglio alcune attività quotidiane e riduce il benessere psicologico portando disturbi legati alla sfera psichica come perdita dell’autostima, depressione, disturbi dell’umore e del sonno". Quali sono gli errori più grossolani da evitare per chi si mette in testa di perdere "quei cinque chili"

Raffaella Re

per tornare in forma prima dell’estate? "Il medico può contribuire in maniera rilevante a prevenire e risolvere l’obesità: da evitare assolutamente il fai da te soprattutto di fronte all’eventualità di un utilizzo arbitrario di preparati farmacologici oggi facilmente reperibili online, o di integratori miracolosi che ti promettono risultati stupefacenti senza modificare minimamente la dieta e lo stile di vita. Da evitare anche le diete di moda: normalmente si tratta di diete ipocaloriche sbilanciate che sono esageratamente ricche di proteine animali come le diete Atkins, Dukan, Paleo: questi schemi alimentari dovrebbero essere seguiti solo per brevi periodi perché uno stile alimentare caratterizzato dal consumo eccessivo di carni rosse e salumi e in genere di proteine animali si associa ad un'aumentata concentrazione di molecole dell’infiammazione nel sangue con conseguenti danni gravi all’organismo" . Cosa fare allora, qualche consiglio generale? "Innanzitutto la cura si basa su un regime alimentare adeguato e bilanciato e sul cambiamento dello stile di vita: quindi con un aumento dell’ attività motoria e del conseguente dispendio energetico; una camminata quotidiana di 30-40 minuti sarebbe una soluzione ottimale facilmente realizzabile, così come altre piccole ma importanti modifiche come fare le scale a piedi anziché prendere l’ascensore, evitare di utilizzare l’automobile quando dobbiamo fare le piccole commissioni quotidiane magari in un breve tratto di strada, insomma bandire la pigrizia". E per quanto riguarda un'alimentazione equilibrata? "Un'alimentazione sana e bilanciata è alla base di una vita in salute; l’organismo umano ha bisogno di

tutti i nutrienti dovremmo quindi mangiare variando gli alimenti; un semplice accorgimento che ci potrebbe aiutare a limitare l’apporto di calorie è quello di saziarsi con cibi ricchi di fibre vegetali e a bassa densità energetica e di ridurre ed eliminare i cibi ricchi di calorie come le bevande zuccherate, le farine raffinate, gli alimenti preconfezionati ricchi di grassi saturi, conservanti e glutammati. Dovremmo iniziare i nostri pasti con una bella porzione di verdure stagionali consumate crude o cotte al vapore che con la loro ricchezza di fibre inducono un precoce senso di sazietà perché rallentano lo svuotamento gastrico e riducono l’innalzamento dell’indice glicemico. Allo stesso modo sulla nostra tavola non dovrebbero mai mancare i cereali integrali e i legumi mentre dovremmo consumare con moderazione carne rossa e i salumi e preferire la carne bianca e il pesce cucinati nel modo più leggero. È importante controllare le etichette dei prodotti che si comprano confezionati in modo da evitare cibi ricchi di conservanti e zuccheri". Esiste una dieta valida per donne e uomini adulti o bisogna considerare genere ed età? "Non si può generalizzare , non esiste la dieta magica per tutti perché bisogna tenere conto dell’età, del sesso, della struttura fisica, dell’attività lavorativa più o meno pesante, delle condizioni generali, della presenza di patologie associate, di intolleranze individuali o di allergie. Ci sono consigli importanti e utili a tutti come ricordarsi di bere almeno due litri di liquidi al giorno: acqua naturale , tisane ed infusi evitando di aggiungere zucchero; non saltare mai la prima colazione che è il pasto più importante della giornata: come dice un antico detto medioevale per mantenerci sani


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obeso anche in età adulta". Le cause pricipali? "Le cause principali di questa tendenza vanno ricercate nella sedentarietà e nelle abitudini alimentari scorrette: da un’indagine che avevo effettuato qualche tempo fa presso le scuole dell’Oltrepo tramite un questionario è emerso che i nostri ragazzi passano più di 2 ore al giorno davanti alla televisione o al computer, tempo che aumenta notevolmente nel fine settimana; a questo bisogna aggiungere le ore passate sui banchi di scuola mentre diminuiscono in maniera inversamente proporzionale le ore di attività fisica, e i giochi all’aria aperta che oramai occupano uno spazio marginale nell'attività quotidiana". Quali sono gli errori piu frequenti nell'alimentazione dei bambini e dei ragazzi? "Sempre dall’indagine effettuata nelle nostre scuole risulta che il 40% dei bambini e dei ragazzi salta la prima colazione che dovrebbe essere il pasto principale per affrontare al meglio la giornata con il giusto apporto di nutrienti e calorie: ciò è imputabile alla fretta, al poco tempo a disposizione ma anche dal cattivo esempio dei genitori che raramente si siedono per fare colazione insieme ai propri figli. Inoltre i bambini mangiano pochissima verdura e poca frutta: questo è l’errore maggiore riscontrato nella nostra ricerca; solo una piccola percentuale ne consuma 2 porzioni al giorno, meno della metà del necessario che corrisponde a 5 porzioni al giorno. Il ruolo della famiglia nell’educazione alimentare è fondamentale: è importante che i genitori diano il buon esempio, facciano attenzione a ciò che mangiano i figli e diano loro sane abitudini di vita. Invece dalla nostra indagine emerge che sono proprio i genitori a sottostimare il peso dei figli: infatti solo il 17% li vede in sovrappeso e la stragrande maggioranza pari al 98% non considera l’allargarsi del giro vita un problema medico ma piuttosto come un evento che si risolverà spontaneamente con la crescita del bambino". Abbiamo parlato delle diverse età della vita, per concludere ci può dare qualche consiglio sulla alimentazione nei soggetti anziani ? "La vita media si sta allungando soprattutto nei paesi occidentali: recenti dati Istat evidenziano che le

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donne italiane hanno una speranza di vita che tocca gli 85 anni mentre per gli uomini è di 80,2. L’obiettivo della scienza medica non è solo quello di aumentare le aspettative di vita ma di aumentare gli anni di vita senza malattie e disabilità conseguenti. Per tutelare la salute è importante alimentarsi correttamente; ciò è vero soprattutto dopo i 65 anni, quando in entrambi i sessi si modificano sia la composizione corporea che le richieste energetiche dell’organismo. Le modificazioni sono caratterizzate dall’aumento in percentuale della massa grassa con contemporanea perdita della massa muscolare, così anche persone con un peso nella norma possono avere una massa muscolare insufficiente". Quali consigli pratici? "È molto importante che dopo una certa età si mantenga un peso corporeo adeguato, il più possibile nella norma, e si garantisca un certo apporto di nutrienti per il benessere dell’organismo. Un'alimentazione insufficiente può provocare cali di peso e deficit di proteine e ferro, carenza di calcio, di fibre e di vitamine. Al contrario alcuni anziani tendono ad ingrassare perché continuano a consumare grandi quantità di alimenti soprattutto carboidrati e grassi e perché trascorrono le giornate in casa e si muovono poco. Monitorare il peso corporeo per prevenire la malnutrizione, in difetto o in eccesso, diventa quindi importante. È anche opportuno ingerire una quantità sufficiente di liquidi, dal momento che anche la sensazione della sete si riduce con l’età con il rischio di andare incontro a complicanze severe come la disidratazione e l’occlusione intestinale. E infine evitare la sedentarietà: muoversi, camminare il più possibile. Tenere uno stile di vita attivo nella terza età porta vantaggi non solo fisici ma anche psicologici come il miglioramento del tono dell’umore".

SALUTE

dovremmo: fare una colazione da re, un pranzo da principe e una cena da povero. Un'altra regola importante è mangiare 5 porzioni al giorno di verdura e frutta: le verdure andrebbero consumate crude o cucinate senza l’aggiunta di condimenti limitando l’uso eccessivo del sale. Per insaporire le pietanze si possono utilizzare le spezie, gli aromi e il succo del limone". Quanto è importante un'alimentazione corretta in gravidanza? "Una buona alimentazione in gravidanza è importante per garantire la salute della mamma e del nascituro, sarebbe quindi opportuno porre attenzione all'alimentazione della futura mamma già dal periodo prima del concepimento e fino a tutto il periodo della gravidanza e dell’allattamento al seno. Il peso corporeo va sempre controllato durante la gravidanza perché non superi certi parametri stabiliti: l’incremento ponderale di una donna che è normopeso all’inizio del concepimento dovrebbe essere nei nove mesi tra 9 e 12 kg; bisogna prendere l’abitudine di pesarsi sempre sulla stessa bilancia preferibilmente la mattina appena alzate". Lei è anche pediatra: come sono messi i nostri bambini dal punto di vista dietetico? "Sì è vero la Pediatria è stata la mia prima specialità e da subito mi sono interessata alla salute e alla corretta alimentazione del bambino a partire dalla nascita: consiglio sempre l’allattamento al seno e poi un divezzamento mirato e senza avere fretta di introdurre precocemente alimenti diversi dal latte. Una alimentazione corretta è indispensabile in tutte le età dall'infanzia all'adolescenza. Purtroppo secondo gli ultimi dati ufficiali nel nostro paese i bambini in sovrappeso sono circa il 21% e quelli obesi il 10%, l’Italia detiene il primato negativo europeo di bambini e adolescenti con eccesso di peso; le regioni del Sud e del Centro battono tutti i record con il 37% di bambini tra 8 e 9 anni in sovrappeso o francamente obesi. L’eccesso di peso determina nel bambino e nell’adolescente una serie di gravi problemi di tipo medico, sia fisici che psicologici, destinati ad accompagnarlo aggravandosi anche nell’età adulta. Le possibilità di un recupero dell’obesità infatti sono molto basse: il 70%-80% degli adolescenti obesi oggi sarà

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CUCINA

LA RUBRICA PER GLI APPASSIONATI DELLA BUONA TAVOLA

Cheap But Chic: piatti golosi e d'immagine al costo massimo di 3euro!

Gabriella Draghi

Di Gabriella Draghi Aprile: la primavera è arrivata ed ha portato i suoi colori nei prati e i profumi tra i campi. Ovunque, passeggiando in campagna, possiamo vedere un tripudio di primule, margheritine, violette e tutta una serie di erbe spontanee utilizzate da sempre in cucina con grandi effetti benefici per la nostra salute . La più comune è il Tarassaco, meglio conosciuta come dente di cane o dente di leone, un’erba primaverile dai grandi fiori gialli dalle proprietà diuretiche, depurative, mineralizzanti per il suo contenuto di una buona quantità di potassio e vitaminizzanti per la presenza di vitamina A e C. Un fiore, che per primo annuncia la primavera, è certamente poi la viola mammola, dal profumo e dal colore intenso che viene utilizzata in varie preparazioni dolci e salate, e dà un tocco di colore ai nostri piatti. Per la preparazione della ricetta di questo mese, ho scelto queste due piante spontanee unite alle uova, da sempre considerate simbolo di vita e di rigenerazione in occasione della Pasqua. Tortino di frittate di primavera Ingredienti per 2 persone: 3 uova 3 cucchiai di parmigiano 100 g di ricotta 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro 1 mazzetto di viole mammole

1 mazzetto di foglie di tarassaco(dente di cane) origano olio extravergine d’oliva sale Come si prepara: per prima cosa laviamo le foglie di tarassaco e le lessiamo in acqua a salata per qualche minuto, le scoliamo e le mettiamo in una ciotolina con acqua e ghiaccio per mantenere un bel colore verde. Strizziamo bene il tarassaco cotto e raffreddato e lo frulliamo. Togliamo il gambo alle violette e le sciacquiamo delicatamente in acqua. Prendiamo ora tre ciotoline e in ognuna spacchiamo un uovo. Sbattiamo leggermente con una forchetta e aggiungiamo un cucchiaio di parmigiano ad ogni uovo. Mescoliamo bene. Aggiungiamo all’uovo e parmigiano della prima ciotolina il tarassaco frullato e mescoliamo. Nella seconda ciotolina uniamo il concentrato di

pomodoro, un pizzico d’origano e mescoliamo. Ci resta ora il composto dell’ultima ciotolina al quale andiamo a mescolare le violette delicatamente. Prendiamo sei stampini rotondi del diametro di circa 10 cm, li ungiamo bene con l’olio d’oliva e andiamo a versare il composto al tarassaco nel primo e nel secondo stampino e completiamo gli altri quattro con le uova al pomodoro e alle violette. Cuociamo le nostre frittatine in forno caldo a 180°C per cinque minuti, le togliamo dagli stampini e le mettiamo a raffreddare su carta assorbente. Su di un piatto piano mettiamo la frittatina al tarassaco, la spalmiamo con un po’ di ricotta, copriamo con la frittatina al pomodoro, mettiamo ancora un po’ di ricotta e chiudiamo con la frittatina alle viole. Procediamo allo stesso modo anche per l’altro tortino. Possiamo servire con un’insalatina verde guarnita con qualche violetta.


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TERZO DISCO PER IL TRIO ROCK oltrepadano DOCTOR CYCLOPS

di

Vittoria Pacci

Il terzo disco appena uscito prodotto in Inghilterra, un nome che in Europa cresce con inviti a festival e tour, mentre in Oltrepò i Doctor Cyclops difficilmente sconfinano la piccola cerchia degli appassionati di heavy metal. Il power trio che suona il suo rock originale ispirato agli anni 70 di Back Sabbath e Deep Purple torna sulla scena e si prepara a scendere dalle colline (la casa base è ben piantata a Bosmenso, frazione di Varzi) per portare in giro per l’Europa il nuovo album, “Local Dogs” (“Cani del Posto”). Attivi dal 2008, Christian Draghi (chitarra e voce), Alessandro Dallera (batteria) e Francesco Filippini (basso) hanno il nome dell’Oltrepò ben stampato sulla targa, ma “parlano” un’altra lingua e si rivolgono ad un’altra cultura. Ne discutiamo con il bassista, Francesco Filippini. Come mai avete scelto di registrare e produrre il disco in Inghilterra? "Ad oggi l’Inghilterra è ancora patria della musica in generale, rock in particolare. Non che l’Italia sia stata da meno, ma in Inghilterra i musicisti hanno una marcia in più. Nel Regno Unito persiste un forte senso di curiosità e di apertura verso le arti e va da sé che ogni forma d’arte goda di ottima salute. Da sempre i musicisti inglesi hanno avuto la possibilità di confrontarsi e apprendere, carpire i segreti di come fare buona musica gli uni dagli altri. Venendo a noi Doctor Cyclops, possiamo dire che la passione sincera che mettiamo in quello che facciamo ci ha permesso di arrivare oltre Manica. siamo partiti con il desiderio di respirare un po’ di quell’aria e di arricchirci di nuove vibrazioni, per poi rincasare con un prodotto carico di tutto ciò. Non c’è trucco né inganno, registrato ai limiti di una presa diretta il nostro Local Dogs non suona artefatto. Voce, chitarra, basso, batteria e organo su un paio di pezzi”. Nella vostra discografia avete citato spesso l'Oltrepò e l'Alta valle Staffora. In quali termini la zona è importante per voi e la vostra musica? “Paesaggisticamente parlando l’Italia, per intero, non è seconda a nessun altro Paese. Nel particolare, l’alto Oltrepò può essere motivo di esultanza del cuore e di conforto per lo spirito. Paesaggisticamente parlando…”. Vi esibite più che altro all'estero, in Italia vi si vede poco e in zona ancora meno. Come mai? Nemo propheta in patria o ci sono altre ragioni? “Il discorso fatto poco sopra per l’Inghilterra vale per altre nazioni quali Germania, Austria, Paesi Scandinavi e Paesi dell’est Europa. La Germania, in particolar modo, è stata una roccaforte per quel che riguarda la divulgazione della musica. Questo discorso non vale per l’Italia, ma perché è l’Italia stessa ad essersene tirata fuori. La musica qui funziona solo se è buona per i supermercati. Diciamola così: il modello franchising spopola e si è imposto come modello di cultura del Bel Paese”. All'Oltrepò avete fatto pubblicità portandone il nome in giro per l'Europa. Avete ricevuto il trattamento che vi aspettavate in cambio? “E’ pieno di gruppi italiani amati e rispettati all’estero, gruppi che magari noi neppure conosciamo! Qui in Oltrepò, come in qualsiasi altra regione d’Italia, questi gruppi sono sulla bocca di quelli che vengono definiti i soliti fanatici di turno, o i musicofili o che altro. Facciamo che non ci pensiamo e come al solito prima di partire, oltre alla strumentazione, non ci fac-

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"Andiamo all’estero perché qui la musica originale non paga"

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I Doctor Cyclops ciamo mancare del vino fatto in cantina”. Parliamo della scena musicale oltrepadana. E' difficile qui proporre musica originale? Che differenze notate rispetto all'estero? “La scena oltrepadana è: “Ognun per sé e Dio contro tutti!!”, si fa una fatica boia. Intendiamoci, non si sta additando i gestori dei locali, ma tutto quanto un sistema che non funziona, che tassa ogni cosa. Un vero peccato perché la musica prima di tutto è vita. Nel momento in cui s’è capito che la musica poteva essere sfruttata per fare soldi, qualcuno ha imbrigliato l’arte per farne un distributore di soldi. Questa gente che non sa neppure distinguere un basso da una chitarra, può pure metterti un giogo al collo e farti arare tutti gli stadi d’Italia per mettere in campo il fior fiore dei suoi calciatori preferiti, ma non raggiungerà mai l’altezza dei tuoi sogni”. In Oltrepò ci sono tantissimi musicisti o comunque persone che suonano. I locali per musica dal vivo però latitano. Voi che siete attivi da ormai quasi 10 anni come ve lo spiegate? “Chi si trova a gestire eventi musicali, o più semplicemente a diffondere della musica da due casse, che sia dal barbiere o al bar, sa già che lo sceriffo di Nottingham è alla porta. Di conseguenza va tutto il resto. Insomma che se hai qualche idea e vuoi dare vita ad un progetto musicale che richiede più impegno di stappare una birra con l’accendino, beh tienimi aggiornato di come ti vanno le cose. Questa a mio avviso la situazione dei musicisti in zona”. Nessuna eccezione? “In Provincia di Pavia è rimasto un solo club storico, Spaziomusica, che ancora ospita i live. Per il resto esistono piccole realtà che ci provano a fare

cultura, penso a circoli come l’Oste di Fuori Porta a Codevilla o al Pocapaglia di Torrazza…ma vai a chiedere a loro come gli va. C’è poi un altro club chiamato Dagda a Borgo Priolo, che però è immenso per la zona e riempirlo è dura. Ci hanno suonato nomi grossi della scena metal mondiale anche di recente. Al solito, con troppo poco riscontro di pubblico”. Prossimi impegni? “Il 14 aprile presentiamo il disco nuovo proprio a Spaziomusica a Pavia. Poi partiamo in tour a maggio”. In Italia o all’estero? “Svizzera e Inghilterra! In Italia facciamo un paio di date incrociando le dita!”.


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MUSICA

LA VOCE BRONESE DEL GRUPPO PUNK ROCK: "i talent rovinano la musica"

"Per noi giovani musicisti in questa zona è un mondo difficile" di

Edoardo Depaoli

Simone Avanzo è la voce del giovane gruppo bronese Make It Last Forever che da qualche anno a questa parte si sta facendo strada nel mondo della musica, partendo dall’Oltrepo e cercando di far appassionare sempre più giovani al loro stile punk-rock. Make It Last Forever, abbrevviato Milf. Come mai questo nome? "In un'allegra serata di nachos e birre in un pub nel vogherese, mentre cantavamo First Date dei Blink 182. Il ritornello di questa canzone dice 'forever and ever, let's make it last forever'. Considerando poi l'acronimo che ne sarebbe saltato fuori "MILF", capimmo che era il nome perfetto". Quando e come avete deciso di creare questa band? "Estate del 2014 finita la maturità, abbiam cercato di cavalcare un po' l'onda di feste e serate che si sarebbero susseguite. L'esigenza della band nasce dalla voglia di suonare il più possibile e fare festa" Qual è il vostro genere e a chi vi ispirate? "Ci siam sempre definiti come una band "Pop Punk". Ovviamente ci ispiriamo a gruppi classici che fanno questo genere come Blink 182, Sum 41, All Time Low, Finley, A Day To Remember, ma anche a qualcosa di più recente e più innovativo come Neck Deep e Real Friends". Per voi la musica è solo passione o potrà diventare

I Make It Last Forever un lavoro? "Credo che tutti abbiano la scintilla del diventare famosi e fare della musica il proprio lavoro. Essendo realisti abbiamo deciso che fosse più un hobby e abbiam cercato di divertirci il più possibile, facendo un sacco di feste, concerti e serate nel territorio pavese e non solo". Quali sono le difficoltà che un gruppo di giovani ragazzi può riscontrare nel fare musica in questo territorio? "Si potrebbe scrivere un libro a riguardo. A partire dal trovare chi ti prende a suonare per una serata, poiché non sono rimasti molto locali in cui si può suonare e avere la possibilità di trovarsi davanti a un

pubblico consistente. Strumentazione, cachet, minutaggio sul palco, orari concordati con i gestori dei locali, investire soldi che, la maggior parte delle volte, non ti torneranno mai più indietro, per poi trovarsi a suonare davanti ad un pubblico molto ristretto. Per noi giovani musicisti in questa zona è un mondo difficile" Qual è il vostro parere sui talent scount? "Sarò schietto e sincero: i talent rovinano la musica. E questo mi sembra assodato già da tempo. Anche fra gli artisti più bravi che vincono questo talent, nonostante siano dotati di capacità incredibili, pochi sono quelli che faranno davvero strada. Soprattutto perché non hanno minimamente idea di come funzioni il mondo discografico e a tempo stesso il mondo della musica in generale. Non riesci a navigare in questo mare senza un periodo di gavetta alle spalle". Com'è stata l'esperienza di registrare un album? "Lo studio è il vedere i propri progetti prendere forma. È la parte dell'anno che da sempre preferisco.Registrare un album è stato molto divertente. Stancante per il lavoro che c'è dietro, ma assolutamente divertente".


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9 anni e voglia di velocità nel dna

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le scarpe e si mette sull'uscio di casa in attesa che il padre la porti con sè, in quel luogo che profuma di benzina, di motori e di oli combusti, in cui dà sfogo a tutta la sua curiosità. Dopo aver seguito per anni il padre impegnato nelle corse, Lucrezia ha insistito perché quest’anno la iscrivessimo alla scuola di Kart. Durante il debutto nella simulazione di gara a Castelletto di Branduzzo, Matteo era teso come se stesse correndo lui”.

Piero Ventura

Voghera - Filippo, Matteo, Claudia e ora Lucrezia, la piccola figlia di Matteo, tutti uniti da un cognome, Musti, che per buona parte degli sportivi oltrepadani vuol dire: corse con tutto ciò abbia 4 ruote spinte da un motore. Di papà Filippo pilota rally e slalom salito alla ribalta negli anni Settanta e ottanta e che ancora oggi si diletta in gara al volante di una Porsche, dei figli Matteo e Claudia, il primo protagonista con i kart, poi in pista con le Gran Turismo e nei Rally, in cui é divenuto campione Italiano Rally Storici nel 2012, la seconda giunta da poco sulla scena rallystica dove in più occasioni ha messo in mostra le sue capacità nel ruolo di co-pilota, abbiamo avuto modo di scrivere recentemente. Come detto in apertura, ora è la volta di Lucrezia, primogenita di Matteo Musti e Micol Matti. La saga automobilistica dei Musti sembra quindi senza soluzione di continuità. La piccola Lucrezia, 9 anni appena compiuti e voglia di velocità nel DNA, ha fatto nei giorni scorsi il suo "debutto in società", quella dei motori, naturalmente, mantenendo fede al vecchio adagio che dice: "buon sangue non mente". L’esordio di Lucrezia è avvenuto sull’asfalto della pista 7 Laghi, a Castelletto di Branduzzo, luogo in cui la piccola amazzone del volante ha frequentato la scuola di karting. Trentadue gli allievi in pista per affrontare ciò che in gergo viene definito: "simulazione" di gara, ma che possiede tutte le caratteristiche, le problematiche e le tensioni di una competizione vera

Lucrezia Musti e propria. Trentadue piccoli diavoli scatenati che hanno entusiasmato e tenuto in apprensione i genitori sugli spalti. Ma cerchiamo di conoscere meglio Lucrezia attraverso il racconto di mamma Micol: "Lucrezia ha ereditato anche la passione per la guida dal padre, proprio come il papà, lo ha fatto da suo padre Filippo. Quando Matteo dice: 'vado in officina' - lei calza

MOTORI

Con Lucrezia continua la saga della famiglia Musti

Prossimi impegni di Lucrezia? "Nell’immediato futuro c’è la partecipazione a tre gare, due nei pressi del Lago di Garda e una a terza Siena, poi si vedrà". I nonni come hanno reagito alla scelta di Lucrezia? "Dal canto loro, i nonni, che sono i più saggi per età ed esperienza, gioiscono per la nipotina, ma frenano questo suo slancio tentando di lasciare che tutto venga affrontato come un divertimento saltuario e non come un impegno agonistico-sportivo da intraprendere in futuro". A noi ora non rimane altro che attendere la prima occasione opportuna per continuare a parlare dei Musti, una famiglia che a cominciare da Nonno Giovanni, ai suoi figli Filippo e Tota, ai nipoti Matteo e Claudia e alla pronipote Lucrezia, ha legato il proprio nome alla nascita e agli anni più belli dell’automobilismo pavese.

RALLY STORICI

A Bagnaria la coppia storica dei Rally Storici di

Piero Ventura

Tutti li conoscono per la loro simpatia, per la loro generosità e per la loro grande bravura e passione per i rally. Stiamo parlando di Antonio Contento e Anna Sabadin, coppia consolidata sia nella vita che nei rally, appunto. Antonio debutta nel 1995 al rally Oltrepò con un Peugeot 309 gruppo A, della Vieffecorse Vigna di Asti, navigato Gianni de Antoni. Gara conclusa al 14° posto assoluto e al sesto di classe, dimostrando fin da subito di avere ottime capacità. Anna invece ha esordito 15 anni fa, il 17 marzo 2002 al fianco di Antonio su di una Peugeot 106 Gruppo N1 al rally sprint di Bobbio, cogliendo un incoraggiante secondo posto di classe. Nella loro carriera agonistica ottengono numerosi risultati di prestigio per ciò che concerne la lotta di classe compresa la vittoria in Coppa Italia nel 2004, ma non solo, nel 2007 Anna viene insignita della palma della vittoria in "Donne in Pole Position". Sempre nello stesso anno i due ottengono la vittoria nella classifica finale assoluta del Lombardia Rally Cup a bordo di una MG Rover ZR. Ottimi risultati li colgono anche negli anni successivi. Nel 2012, grazie al ritorno sulla scena agonistica del Rally 4 Regioni in versione storica, scoprono il fascino del rallysmo del tempo che fu, ma una grave indisposizione colpisce Antonio, costretto ad una

Anna Sabadin e Antonio Contento lunghissima degenza in ospedale ed un’altrettanto lunga riabilitazione. Sono momenti difficili, attorno ad Antonio e Anna si stringono tutti gli amici che li sorreggono con il loro affetto. Antonio è una “pellaccia” e nel 2016 ecco che con Anna costantemente al suo fianco, riprendono da dove erano rimasti, dal Rally 4 Regioni storico a bordo dell’Opel Manta GT/E. L’equipaggio non impiega molto a togliersi la ruggine di dosso e al termine di due giornate di gara, eccolo

salire sul gradino più alto del podio di classe accompagnandolo con uno stupendo 12° posto assoluto. E quest’anno? A soddisfare la nostra curiosità è Anna Sabadin... "Quest'anno abbiamo intenzione i dedicarci ai rally storici. Siamo propensi ad iniziare con l’Opel Manta al rally 4 Regioni Classic, quello lungo per intenderci, quello nato dalla geniale idea di Yves Loubet (ex pilota Lancia, oggi a capo del YL. Historic Rally & Events) insieme al presidente dell’Aci Pavia Marino Scabini. Un ritorno al passato: 883 km di gara di cui 304 di prove speciali. Un’avventura entusiasmante da vivere a 360 gradi. Poi vorremmo prendere parte al Rally dell’Isola d’Elba Elba con l’Opel Kadett GT/e. Il resto lo decideremo di volta in volta in base agli impegni di lavoro. Non credo faremo qualcosa anche nei rally moderni”. Dunque le storiche continuano ad affascinare anche la coppia storica. Un duo che sa trasmettere simpatia e prestazione e non teme avventurarsi nell’impegnativo rally internazionale contro i temibili francesi, tedeschi, belgi, austriaci ecc, che, reduci dal Rally del Marocco, giungeranno a Salice Terme per affrontare la new entry nel loro circus rallystico internazionale.


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MOTORI

AUTO D'EPOCA: IL MEMORIAL EUGENIO CASTELLOTTI

Successo per l'Equipaggio di Santa Maria della Versa, Politi-Scabini

La gara, organizzata dal Club Auto Moto Storiche Eugenio Castellotti con a capo Alvaro Corrù alla quale hanno aderito 84 equipaggi a bordo di interessanti vetture storiche. Giunti a Lodi per ricordare il campione scomparso 60 anni fa, si é basata su 18 prove cronometrate abilmente tracciate dallo specialista Maurizio Senna, scattato dalla centralissima Massimo Politi e Silvia Scabini piazza della Vittoria in Lodi si di Piero Ventura è snodato nella bassa pavese raggiungendo la tenuta il Cigno nei pressi di Villanterio in cui si sono svolte Il Memorial Eugenio Castellotti, giunto alla 21esima le prime 9 prove cronometrate. La carovana multicoedizione ha visto il successo dell’equipaggio di Sanlore ha poi raggiunto l’Oltrepo Pavese nei pressi di ta Maria della Versa composto da Massimo Politi e Montù prima di fare ritorno al Cigno per altre 9 prove Silvia Scabini a bordo della Innocenti Mini Cooper. cronometrate mostretesi molto tecniche e impegnati-

ve che hanno dato forma alla classifica finale. Come detto in apertura, il successo è andato all’equipaggio oltrepadano Politi-Scabini su Innocenti Mini Cooper davanti di 1 secondo e 79 centesimi a Soffientini-Bertuzzi (Mini Cooper), terza piazza, a 1”99, CappelliniGironi (Porsche 356C). Appena giù da podio a 2”88 si collocano Buttafava-Parenti con la Fiat 124, mentre completano la top five Buttafava-Zambarbieri (Lancia Fulvia Coupe Montecarlo) a 3”17. Sesto posto per Malvicini-Crosignani (Lancia Fulvia C.) a 3’38, settima piazza per Cantarini – Solenghi (Mgb) a 5”67, ottavo posto Cornalba-Mascheroni (Porsche 911 3.2 S) a 6”14, nono posto ex aequo per i pavesi Agresta-Negrini (Alfa Romeo Giulietta berlina) a 7”28 e Pesenti-Signoroni (Fiat del 1948) i quali precedono di 6 centesimi di secondo il pilota di Mezzanino Po, Carlo Verri navigato da Ventura sulla piccola e scattante Fiat 595 Abarth del 1972. La gara è stata portata a termine da 54 equipaggi.

AUTO D'EPOCA

Codevilla: Al via il Campionato VCCC 2017 mezzanino po

Ufficiali di gara in convivio di di

Piero Ventura

E’ scatto il Campionato VCCC 2017 per auto d’epoca con la prima edizione di "Accendiamo i motori", manifestazione per auto storiche a scopo benefico organizzata dal Veteran Car Club Carducci di Casteggio in collaborazione con il Rotary Club Valle Staffora, il cui ricavato andrà a favore di "Amico Campus 2017". Oltre quaranta le vetture in gara appartenenti a varie tipologie tecnologiche di costruzione spazianti dalla Fiat 1100 del 1953 di Guerrini, passando poi per le MG A e B rispettivamente del 1957 e 1966 di Giorgi e Cantarini, la Fiat 1100 di Madama datata 1958, la Lancia Appia del 1960 di Guaita, l’Alfa Romeo Giulietta SS del 1961, fino alle più recenti Maserati biturbo del 1980 di Del Vago, la Porsche 911 di Albertini del 1983, La Fiat Barchetta del 1984 di Franzosi, La Chevrolet Corvette del 1986 di Oldani. Non sono mancate anche vetture in grintosa conformazione corsaiola come la Fulvia Coupè S Rally del 1969 di Ventura, L’Alfa Romeo GT Junior del 1970 di Ghia, la piccola e scattante Fiat 595 Abarth del 1972 di Verri, l’Opel Manta GT/E Rally del 1982 di Minotti e la Fiat X1/9 del 1983 di Lucianatelli. Tutta gente con esperienza rallystica alle spalle. La gara, dopo essere scattata nella mattinata dalla Tenuta Montelio a Codevilla ha deciso la sua classifica attraverso 17 prove cronometrate svoltesi in una seduta a Varzi e grazie alla disponibilità mostrata dal sindaco di Cecima, Andrea Milanesi, per ben due volte nel piccolo centro,

luogo di "culto" per gli amanti del Rally 4 Regioni. Al termine del confronto con il cronometro, i concorrenti hanno raggiunto l’Eremo di S. Alberto di Butrio luogo in cui equipaggi e vetture hanno ricevuto la benedizione dai frati che vi dimorano. Dopo di che la variopinta colonna rombante ha raggiunto l’Agriturismo Cascina Casareggio di Fortunago in cui, dopo gli onori di casa portati dal Presidente del VCCC di Casteggio, Antonio Borgonovi e dalla presidente del Rotary Club Valle Staffora, Adele Andriulo si è svolta la cerimonia di premiazione. Grazie ad una eccellente performance, la vittoria assoluta è andata a uno degli equipaggi favoriti alla vigilia, quello composto dagli oltrepadani Zinco-Ruggeri su Fiat 128 del 1971, davanti all’equipaggio di Varzi composto da MarraleModenese su A 112 del 1984, terza piazza per i lomellini Pegoraro-Signorelli con la VW Golf del 1985.

Gino Vitale premia Francesco Cerani

Piero Ventura

Si è svolta presso il Ristorante dell’Angelo a Mezzanino l’annuale convivo in cui l’Associazione Pavia Autosport chiama a se i propri affiliati che nel corso della passata stagione sportiva hanno prestato il loro prezioso servizio a favore del regolare svolgimento di numerose manifestazioni motoristiche. Si tratta del 31° anno in cui il sodalizio bronese, formato da ufficiali di gara resisi indipendenti dall’Aci Pavia, hanno costituito l’Associazione che opera in modo indipendente sui campi di gara delle 4 ruote. Il compito di fare gli onori di casa è stato assolto dal Presidente Gino Vitale, il quale ha brevemente riassunto l’attività svolta nel 2016 dal gruppo, dicendo: "Abbiamo partecipato a 16 gare, tra cui le prove del Campionato del Mondo Rally svoltasi in Sardegna, il Gran Premio di Formula 1 svolto a Monza, oltre ad alcune gare del Campionato Europeo di Kart disputate a Caselletto di Branduzzo". Nel corso della serata é stato premiato Claudio Franzoso l’ufficiale di gara che in seno a Pavia Autosport, ha effettuato il maggior numero di servizi. Il direttivo di Pavia Autosport ha altresì voluto riservare un riconoscimento a Francesco Cerani per la sua trentennale presenza sui percorsi dei più prestigiosi Rally. Pur non potendo rinnovare la licenza per raggiunti limiti di età, resterà sempre uno del gruppo. Il presidente Gino Vitale ha poi premiato anche Gigi Bigatti (attuale Fiduciario Provinciale Aci Sport) come amico e sostenitore dell’Associazione stessa.


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CAMPIONATO ITALIANO RALLY

APRILE 2017

di

Piero Ventura

Si sono disputate le prime due gare del Campionato Italiano Rally, due rally iconici nel panorama rallystico italiano, il "Ciocco" ed il "Sanremo". Al Rally del Ciocco e Valle del Serchio, prova d’apertura del Campionato Italiano Rally 2017 il successo è andato a Simone Campedelli, con Pietro Ometto alle note e la Ford Fiesta R5 BRC Per quanto riguarda i piloti oltrepadani va segnalata la buona prestazione di Riccardo Canzian e Matteo Nobili in gara con la Clio R3T, risaliti al terzo posto (dopo un errore nello stage d’apertura), nella Classifica CIR 2 ruote motrici della prima tappa vinta da Pollara 2.Gilardoni a 36.3, 3.Canzian a 3.11.3, 4.Villa a 3.23.6. Nella seconda tappa della gara toscana, il pilota di Broni si migliora chiudendo al secondo posto. Classifica CIR 2 ruote motrici 2.tappa: 1.Gilardoni 2.Canzian a 8.0, 3.Pollara a 13.5, 4.Villa a 3.51.9. Silvia Gallotti, alle note del piacentino Andrea Mazzocchi sulla Peugeot 208 R2, ha chiuso in diciannovesima posizione e quarta di classe gara 1 e al 18° posto e 6° di classe gara 2. Poca fortuna per Ghezzi-Benenti, al via con la Fiesta R5 i quali, dopo aver chiuso gara 1 al 23° posto assoluto e 11° di classe, sono stati costretti al ritiro in gara 2. Poca soddisfazione per Daniele Mangiarotti, subito fermo in gara 1 con la 124 Abarth di Minchella. Al Rallye di Sanremo, seconda prova del campionato , hanno trionfato Paolo Andreucci, con 9 scudetti tricolori al suo attivo, che sembra non bastino a sedare la sua fame di vittoria ed Anna Andreussi al volante della Peugeot 208 T16 R5. Venendo alle categorie che interessano i concorrenti oltrepadani, nel Campionato Italiano Due Ruote Motrici vittoria per Kevin Gilardoni, Renault Clio R3T, a lungo in lotta con il driver di Broni Riccardo Canzian. La Classifica CIR 2 ruote motrici ha visto sotto la bandiera a scacchi transitare nell’ordine Canzian, Gilardoni a 22.6 e Pollara a 44.6. Qui, i pavesi Canzian-Nobili hanno fatto scintille che con il calare della notte si notano ancora meglio. Annullano i 4” che fino a quel punto li separavano dal diretto avversario Gilardoni e con un gran ritmo staccano l’italo-svizzero, fa segnare il 7° tempo assoluto sulla penultima Prova in programma, la più lunga, di 33 Km e balzando al comando della classifica 2RM e di classe. Sull’ultima prova di 10 km, il pavese met-

MOTORI

Dopo due Rally buone prestazioni dei piloti oltrepadani

Riccardo Canzian te altri 5 secondi portando il suo vantaggio a 23” e all’ottavo posto nella classifica assoluta. Bene anche il piacentino Mazzocchi, con la pavese Silvia Gallotti alle note sulla Peugeot 208 Vti, undicesimi assoluti (decimi se si considera che Paddon non prende punti per la classifica tricolore) e secondi di classe RC4, secondi nel CIR Junior e primi nel Trofeo Peugeot 208 Top. In gara 2 nel CIR due Ruote Motrici, Canzian paga a caro prezzo un piccolo svarione. Chiude al terzo posto preceduto da Pollara e da Gi-

lardoni che vince e riprende il comando del Trofeo Renault Clio R3 Top davanti al pilota di Broni. La Rivanazzanese Silvia Gallotti alle note di Andrea Mazzocchi chiude invece al quarto posto nella speciale classifica CIR Junior e seconda nel computo finale delle due tappe nel Trofeo Peugeot 208 Top. Qui, il ventiduenne piacentino e la rivanazzanese risultano i più veloci in 4 delle 6 prove speciali di giornata, salendo così al primo posto e lo ha conservato sino al via dell’ultima prova speciale.

campionato italiano rally storico

A Sanremo ritiro precoce per l'Equipaggio di Ruino

di

Piero Ventura

L’equipaggio di Ruino formato da Daniele Ruggeri e Martina Marzi su Fiat 127 Sport hanno conquistanto il secondo posto di classe nella gara ligure in cui i vogheresi Matteo e Claudia Musti (Porsche 911) sono stati costretti ad un precoce ritiro.


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RALLY COLLI DEL GRIGNOLINO MONFERRATO

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butto in un rally vero e proprio è ormai palpabile per Nicelli. Ma come tutti sappiamo, le corse terminano sotto la bandiera a scacchi e proprio sull’ultimo impegno cronometrato, ecco un malaugurato errore che porta la Clio del pilota stradellino a sbattere, decretando così la fine anticipata della bella avventura. Sorridono invece in casa Efferre Motorsport. La scuderia di Romagnese ha infatti piazzato il proprio

Piero Ventura

Alla fine, solo 9 decimi hanno diviso sotto la bandiera a scacchi del 5° Rally Colli del Grignolino Monferrato i vincitori Minchella-Moro a bordo della Mitsubishi Evo IX, dai secondi classificati Giordano-Santi sulla Renault Clio R3c. Completano il podio, Vallino-Vitali anch’essi su Renault Clio R3c a 31”5. Gara maiuscola ma sfortunata per gli oltrepadani Davide Nicelli e Davide Pisati con la Clio R3t. Dopo una cattiva partenza, in cui si è spenta la "francesina", un inconveniente che ha fatto precipitare i portacolori del Road Runner Team al 39° posto assoluto, i due si sono lanciati in una entusiasmante rimonta risalendo all’11° posto dopo la PS2, all’8° posto dopo la PS3, al 6° al termine della PS4 e al 5° alla fine della PS5. La possibilità di uno splendido piazzamento all’interno della top five assoluta e la vittoria di classe al de-

Marco Stefanone - Riccardo Filippini

"È la prima volta che corro con la Mini Cooper"

Un grande 2017 per il "Tigo"

di

MOTORI

Gara dolceamara per i piloti Oltrepadani

Nicolò Tucci

Andrea "Tigo" Salviotti, il quarantenne pilota di rally godiasco-salicese, pone molte speranze per una grande stagione agonistica 2017. Forte di un'esperienza invidiabile, grazie alla partecipazione ad oltre cento rally in carriera, il popolare "Tigo" ha pianificato e annunciato i rally ai quali parteciperà quest’anno. La prima gara sarà a Cervesina che lo vedrà ai nastri di partenza con una performante Mini Cooper al Motors Rally Show dove le speranze e le possibilità per un ottimo piazzamento sono concrete. Durante la stagione invernale il pilota ha effettuato alcuni test, utili anche come allenamento, con la Peugeot 207 S200, con la Fiat Punto S1600 e con la Renault Clio S1600. Questi allenamenti/test dimostrano la voglia del Tigo di prepararsi in modo molto professionale a questa stagione. Dopo la gara di Cervesina è prevista la partecipazione a maggio al Rally Day Cremona, quindi a luglio l’appuntamento casalingo al 4 Regioni Storico, che lo vedrà al volante di Fiat Uno Turbo. A settembre trasferta in montagna, in Val d’Aosta, al Rally des Alpes du Mont Blanc, quindi continuerà la sua avventura alpina partecipando al Rally della Valtellina. Prima della fine dell’anno un altro rally è in fase di definizione e potrebbe essere un rally di importanza nazionale che vedrebbe Salviotti impegnato contro i più bei nomi del rallismo italiano, per la gioia dei suoi numerosi fans. La "passionaccia" del "Tigo" non lo vedrà impegnato solo come pilota, ma anche come concreto aiuto all’ACI Pavia per organizzare il 4 Regioni Storico, rally che ha la sua base logistica proprio nella sua Salice Terme. A questo proposito abbiamo voluto chiedere ad Andrea Salviotti quali sono i suoi obbiettivi e le sue speranze per il rally di casa: "il 4 Regioni ha un sapore speciale, perché grazie a questo rally ho iniziato ad avvicinarmi a questa disciplina sportiva. Quest’anno sarò alla partenza con una Fiat Uno Turbo, macchina che potrebbe permettermi di lottare per la vittoria

equipaggio di punta formato da Marco Stefanone e Riccardo Filippini al 3° posto in N4. Autori di una prima metà gara spesa a prendere confidenza con la Mitsubishi Evo, vettura non facile da portare, nella seconda parte sono riusciti a migliorarsi risalendo dal 5° al 3° posto di classe finale. Discorso inverso invece per Caushi-Maggi, che da metà dell’affollatissima classe A0 (16 macchine in gara), hanno poi chiuso al 10° posto di categoria. Soli al via e soli al traguardo in classe RS1.6, Fabio Azzaretti e Claudia Spagnolo con la Citroen Saxo by Media Rally e Promotion, portata al 49° posto assoluto.

lessinia sport

Bene gli oltrepadani

di

Andrea "Tigo" Salviotti

di classe anche se il mio primo obbiettivo, soprattutto in questa gara, è divertirmi e divertire i miei tifosi. Quest’anno il 4 Regioni è un palcoscenico importante non solo per me ma anche per i miei partners pubblicitari, un risultato positivo in questa gara sarebbe per me la ciliegina sulla torta per questa stagione sportiva". Il 4 Regioni Storico si corre a luglio, ma l’immediatamente prossimo appuntamento è a Cervesina. "È la prima volta che corro con la Mini Cooper ed è la prima gara dell’anno, per tanto, pur avendo effettuato alcuni test per allenamentoi durante la stagione invernale, per evidenti ragioni non ho ancora il totale spirito agonistico, che è dato solamente dalla partecipazione a diversi rally. Sono però ragionevolmente certo di trovare immediatamente un buon feeling con al vettura che avrò a disposizione e un risultato positivo lo ritengo alla mia portata".

Piero Ventura

Sono Maurizio Senna e Lorena Zaffani i vincitori del 7° LessiniaSport. La gara organizzata dal Rally Club Valpantena ha mostrato un livello agonistico senza precedenti con ben 120 equipaggi al via. Senna e Zaffai, su Volkswagen Golf GTI, con 28 penalità e una media inferiore a 3, hanno conquistato una bellissima vittoria, inseguita per molte edizioni e sempre sfuggita per poco. Al secondo posto, dopo aver tenuto la testa della corsa per una buona parte, Pietro Iula e William Cocconcelli (Porsche 911 SC/Team Bassano), che hanno chiuso a sole 2 penalità di distacco. Buono nel complesso le prove fornite dagli equipaggi pavesi in gara con i colori di Parco Chiuso Rally Club di Zavattarello, Fabio Fronti e Roberto Ruggeri (A112 Abarth) hanno conquistato il 20° posto assoluto ed il terzo di Raggruppamento, mentre Vernetti-Roveda (Mini Cooper),sono quinti e i portacolori del VCCC Casteggio, Uderzio-Bagnoli (Opel Manta) sono sesti. Altro podio importante nel quinto raggruppamento per gli oltrepadani Domenico Mombelli e Marco Leoncini che con l’Opel Manta PCRC agguantano il terzo posto. Chiudono invece al 9° posto nell’affollato raggruppamento 6, Domenico e Barbara Gregorelli (A112)PCRC.


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SPORT

Varzi: "noi veterani ci siamo sentiti rottamati dall'asc varzi"

"Per il ciclismo su strada è rimasta l’ex statale del Penice e la strada che porta al Brallo"

Fausto Crosina

Di Giacomo Braghieri

Fausto Crosina ha conquistato la vetta del ciclismo amatoriale della sua categoria vincendo una gara in linea di 80km restando abbondantemente sotto le due ore. Durante la gara il suo cuore ha tenuto una media di 150 battiti al minuto, tenuto conto che è della classe '68 non è affatto male. Quasi ogni giorno finito il suo lavoro da idraulico nell'azienda di famiglia, sale sulla bici e si fa una sgambata di almeno 40km, definendola rilassante. Lei è campione italiano di ciclismo, di che categoria? "Veterani 2 seconda serie che vanno da 45 a 50 anni". Dove si è svolta la gara e quanti eravate a correre? "La gara si è svolta a Pessione che è una frazione del comune di Chieri in provincia di Torino. Su un tragitto di circa 80km fatto di leggeri saliscendi. Alla partenza eravamo circa 150 ciclisti di varie categorie". Come è andata la corsa? "È stata una corsa chiusa per tutto il tragitto e nessuno è riuscito ad andare in fuga. Agli ultimi 5km visto che non ho grandi possibilità di vincere le volate, stavo bene e ho tentato la fuga. Mi hanno lasciato andare e non sono più riusciti a prendermi anche se all’arrivo avevo il gruppo in ruota". C’è gioco di squadra? "No si fa tutto da soli o al massimo ci si aiuta in due. Io in genere esco in allenamento e gareggio con il mio amico Raffaele Buscone che è un ottimo passista e fa parte della squadra con cui corro". Per quale squadra corre? "Da alcuni anni corro con la Staffora Triathlon che ha sede in Godiasco ed è presieduta da Daniele Sparpaglioni. È un team che è nato da appassionati di triathlon ma che ha deciso di avere una formazione per le corse in bici su strada". Lei come Buscone siete di Varzi come mai non correte nella ASC Varzi? "Siamo entrati in rotta di collisione con la dirigenza. Non siamo i soli appassionati a Varzi ad essersi allontanati dal team locale". Come mai? "È una questione di vedute. Per noi un team locale deve valorizzare gli appassionati del luogo o meglio ci deve essere un giusto equilibrio fra locali ed ospiti. È un atteggiamento che in prospettiva permette a una associazione di avere un ricambio di dirigenti legati al paese e di conseguenza molti volontari. ASC Varzi ha deciso di alzare il livello di competitività del team e noi veterani ci siamo sentiti rottamati, non valorizzati, di qui l’abbandono in massa dei ciclisti del luogo molti dei quali sono stati anche fondatori dell’associazione. Fortunatamente abbiamo trovato ospitalità in Staffora Triathlon che è un team ben ge-

stito e molto dinamico". Quanti sono in Oltrepò i club di ciclismo? "Di buon livello ce ne sono cinque o sei. In media con più di dieci ciclisti amatoriali che partecipano a gare in modo continuo". C’è il fenomeno doping a livello amatoriale? "Sì, anche se da due anni ci sono regole severissime che prevedono la squalifica a vita ed il fenomeno si è attenuato". Ve ne accorgete che qualcuno è "su di giri"? "Certo anche se c’è molta omertà. Ci sono ciclisti che all’arrivo si mettono a litigare per nulla tanto sono nervosi, altri che vanno a dei ritmi forsennati in gara mentre in allenamento sono fiacchi e si stancano facilmente. È un problema culturale: anche se si sospetta che un ciclista faccia uso di doping siccome vince tutti lo ritengono un atleta di valore, invece è solo un irresponsabile drogato. Ci sono stati casi di uso di epo per tentare di vincere corse amatoriali". Come sono le strade in Oltrepò? "Pessime. Ormai per il ciclismo su strada è rimasta l’ex statale del Penice e la strada che porta a Brallo di Pregola. Due anni fa mi ruppi una clavicola cadendo a causa di una buca. C’è un grandissimo potenziale turistico nel ciclismo ma con queste strade sono rimasti pochi quelli che vengono a pedalare da noi partendo dalla pianura". Sembra che non ci siano fondi per sistemarle…. "Allora che si decidano a trasformare in strade bianche quelle di minore importanza e concentrino gli sforzi sulle arterie più importanti. Si garantisca una

buona manutenzione delle strade bianche visti i risparmi generati. Dal punto di vista del cicloturismo le strade sterrate ben tenute sono una manna". Pensiamo a chi viene a pedalare sulle nostre colline quali sono i giri migliori anche dal punto di vista paesaggistico? "Ce ne sono molti. Se si fa base fra Rivanazzano e Godiasco si va sulle colline dei vini fino a Santa Maria della Versa per poi tornare lungo la via Emilia. Oppure si va verso Fortunago e Rocca Susella e si torna lungo la ex statale del Penice. Se si fa tappa a Varzi il giro classico è andare in val Trebbia passando dal Penice e tornando dal Passo del Brallo o viceversa". L’attrezzatura minima per chi vuole iniziare? "L’attrezzatura è essenzialmente la bicicletta e parlando di nuovo non si scende al di sotto di 1500€ per avere un mezzo senza fronzoli. Per l’abbigliamento basta un centinaio di euro". Fate visite mediche? "Chi è iscritto a un team fa una visita annuale a pagamento, non si spende più di 60€". Automobilisti e ciclisti, è lotta continua? "Sì, ci sono dei pazzi che si divertono superarti ad elevata velocità quasi sfiorandoti. So che è in discussione in parlamento una legge che prevede una distanza minima fra il ciclista e il mezzo in sorpasso. Il pericolo può trasformarsi in tragedia se trovi una buca o devi scartare di lato per qualche altra ragione mentre ti sorpassa un auto a pochi centimetri. Detto questo è vero che noi ciclisti abbiamo la pessim a abitudine di pedalare appaiati".

è iniziata ufficialmente la stagione enduro 2017

Agguerriti i 4 oltrepadani del moto club di Pavia Di Nicolò Tucci

Il 5 marzo è iniziata ufficialmente la stagione enduro 2017. Un anno che si preannuncia impegnativo, ricco di oneri sportivi, ma anche di speranze per Paolo e Francesco Buscone, Carlo Tagliani e Maycol Agnelli. I quattro porta colori del moto club Pavia, dopo un inverno dedicato agli allenamenti, si sono presentati ai nastri di partenza agguerriti. Pur essendo vero che una rondine non fa primavera è altrettanto vero che il buongiorno si vede dal mattino con la vittoria di Paolo Buscone con la sua Husqvarna 300 2T a Scanzorosciati (BG) dove si è disputata la prima prova del campionato regionale lombardo che ha portato entusiasmo in tutto l’ambiente. Francesco Buscone ha ottenuto un pregevole sesto posto, mentre Maycol Agnelli si è piazzato settimo nella categoria S2. Il pilota del Brallo Carlo Tagliani a Cerro al Lambro (MI) nella prima prova del campionato regionale Major ha ottenuto la nona posizione in sella alla sua KTM 250 4T. Due settimane orsono ad Arma di Taggia (IM) è iniziato anche il campionato italiano che purtroppo ha visto il ritiro di Agnelli, per rottura meccanica, e i due fratelli Buscone Paolo e Francesco, rispettivamente al sesto posto in categoria E3 junior e tredicesima posizione nella categoria E2 junior. Meglio è andata a Ta-

gliani che a San Bartolomeo al Mare (IM), nel trofeo KTM, ha colto il primo gradino del podio e nell’ultimo weekend di marzo ad Andora (SV) ha conquistato un pregevole settimo posto nella prima prova del

Paolo Buscone campionato italiano Major. A Marsaglia (PC), un appuntamento quasi casalingo per i due Buscone e Agnelli che per l’occasione ha debuttato nella categoria 125 in sella ad una Husqvarna cogliendo un confortante sesto posto. Una gara in chiaro scuro per i fratelli Buscone: Paolo ha conquistato la settima posizione e Francesco la quindicesima posizione. Per i prossimi impegni le speranze di migliorare nei risultati sono concrete, perché certamente migliorerà il feeling con la moto e l’allenamento in gara, che dopo qualche mese di inattività ha per forza di cose un po’ arrugginito la performance agonistica.


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"i nostri rapporti con l’amministrazione sono ridotti al minimo"

Di Pierfilippo Saviotti

L’ASD Atletica 100 Torri è una realtà sportive tra le più interessanti della nostra Provincia. Nata a Pavia, ma attiva in molte zone del territorio oltrepadano, da anni porta avanti ini-ziative rivolte soprattutto ai giovani. Di tutto questo, e in particolare della sezione di Stradella, abbiamo parlato con Laura Turpini, responsabile dell’attività scolastica della società. Turpini, quando è nata l’Atletica 100 Torri? "L’ASD Atletica 100 Torri è una società di atletica leggera nata a Pavia nel 1991. Attualmente partecipiamo alla serie A Oro e siamo tra le prime 12 squadre a livello nazionale, sia con la squadra assoluta, che con gli under 23 e gli allievi". Siete una società fortemente orientata verso i giovani. Quali sono le attività che attualmente promuovete? "Noi teniamo molto ai giovani e alla promozione di questo sport tra i più piccoli. Da anni forniamo gli istruttori per l’attività motoria nelle scuole elementari in svariate zone del ter-ritorio tra cui Stradella, Arena Po e Corteolona. Ogni anno ci impegniamo inoltre per la diffusione dell’atletica leggera tra i più giovani organizzando allenamenti pomeridiani o gare di atletica nelle piazze dei paesi della provincia. Per esempio a Santa Cristina si tiene ogni anno la manifestazione Speedy Gonzales che coinvolge circa 500 bambini con la presenza di alcuni atleti di livello internazionale". Il vostro impegno è rivolto a coniugare anche lo sport con la solidarietà, non è vero? "Certamente. Nel 2011, in occasione dei festeggiamenti per i vent’anni dalla fondazione della società, abbiamo organizzato la manifestazione Solidarietà in pista, alla quale hanno partecipato circa 700 persone. Il ricavato è stato devoluto a quattro associazioni onlus atti-ve sul territorio per l’aiuto nei

Davide Nikolli

confronti di giovani con vari disagi o donne e bambini vittime di violenza. L’esperienza è stata ripetuta nel 2013 e nel 2016 in occasione dei 25 anni dalla fondazione. Inoltre, nel 2014 e 2015, abbiamo organizzato la Pink Run per aiutare l’associazione YAC, che si occupa delle giovani donne operate al seno". Ad oggi, quali sono i migliori risultati ottenuti dalla società? "In questi anni ci siamo tolti molte soddisfazioni, non solo a livello sportivo. Direi che per quanto riguarda i risultati sul campo, i migliori sono stati quelli di Campioni d’Italia 2011 nelle prove multiple e nel 2012 nel cross Juniores. E poi vice-Campioni d’Italia assoluti nel 2008, 2009 e 2011 con la squadra under 23. Inoltre siamo molto soddisfatti anche del quarto posto ottenuto nel cross di Coppa Europa per club nel 2013". La società è molto attiva anche nella sezione di Stradella. Quando e come è nata questa collaborazione? "La collaborazione con Stradella è nata nel 2003 grazie all’interessamento del professor Colombo. I nostri istruttori operano presso la scuola media De Pretis, durante i laboratori pomeridiani di atletica leggera. In questi anni hanno lavorato a questo progetto Matteo Sacchi, Francesco Crovace, Laura Gatti, Mattia Terenghi e Andrea Cignoli. Inoltre, al termine degli allenamenti, Paolo Mottadelli, campione italiano di Decathlon, ha incontrato i ragazzi e ha interagito con loro rispondendo alle loro domande e alle loro curiosità". Dal 2003 ad oggi, quali sono state le attività che hanno avuto Stradella come protagonista? "Dall’inizio della collaborazione ad oggi è stato un crescendo di iniziative. Nel 2005 abbiamo iniziato un progetto di avviamento agli allenamenti di atletica leggera al Palazzetto dello sport e nell’impianto esterno. È stato un impegno per noi molto importante, portato avanti grazie alla passione dei nostri istruttori tra cui Manuela Gentili, campionessa italiana dei 400 ostacoli e partecipante alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Poi, nel 2007 e per i due anni successivi, abbiamo partecipato alla Primavera dello Sport organizzando gare per le categorie giovanili nella piazza del mercato. Dal 2007 al 2009 abbiamo inoltre collaborato con la scuola elementare di Stradella. Dal 2014, invece, abbiamo organizzato una corsa campestre prevista per il mese di febbraio. Ci teniamo a dire che all’organizzazione hanno sempre contribuito in modo determinante i genitori dei bambini e i ragazzi di Stradella". Quali sono gli atleti stradellini che si sono messi maggiormente in evidenza? "Del gruppo di Stradella, nel corso degli anni, si sono messi in luce Mohamed Cherrah, vincitore di categoria della Cinque Mulini, Francesco Crovace, atleta della squadra juniores, Arian Sheshi che è in nazionale albanese nonché vincitore del titolo italiano della categoria allievi e Jacopo Mezzadra, vice campione italiano con la staffetta 4x400". Attualmente quali sono invece i ragazzi più interessanti nel panorama sportivo del paese?

SPORT

Atletica 100 Torri: "La collaborazione con Stradella è nata nel 2003"

APRILE 2017

Laura Turpini "Attualmente gli atleti più interessanti sono Samuele Miotti, sesto classificato a squadre nel 2016 ai campionati italiani di società di Gubbio, Agnese Vercesi e Irene Grezzi. Ci teniamo a citare anche un altro nostro tesserato, ovvero Davide Nikolli, ragazzo albanese residente a Stradella. A ottobre 2016 ha deciso di lasciare il calcio per avvicinarsi all’atletica, e direi con ottimi risultati. Ha subito vinto la CorriPavia halfmarathon stabilendo addirittura il record albanese in un’ora e 17 minuti. Suo è anche il record albanese sui 3000 indoor. Recentemente ha invece vinto la Scarpa d’oro di Vigevano. È un ragazzo sui cui nutriamo molte aspettative". A Stradella il vostro impegno è rivolto solo ai ragazzi o anche agli adulti? "La nostra società è rivolta a tutti. Siamo una società di Serie A, quindi partecipiamo ai massimi tornei nazionali, ma non abbiamo un limite di età per i nostri iscritti". Al momento quanti sono gli iscritti? "Al momento a Stradella sono tra i 35 e i 38, provenienti anche da Broni, esclusi quelli della sezione di Pavia. In ogni caso tutti i nostri iscritti si spostano tra le due sezioni". È complicato mantenere una società di atletica di questo livello? Gli sponsor aiutano in questo senso? "È abbastanza complicato mantenere una società del genere, trovare i fondi è sempre difficile. Anche gli sponsor non danno una grossa mano da questo punto di vista. Noi ci manteniamo grazie alla quota di iscrizione annuale che è di 180€ ad atleta, più qualche piccolo sponsor e i fondi che riceviamo in base ai risultati che otteniamo". Quali sono i vostri rapporti con l’amministrazione comunale di Stradella? Sostengono le vostre attività? "In realtà i nostri rapporti con l’amministrazione comunale di Stradella sono ridotti al minimo. Essendo formalmente di Pavia, non abbiamo neanche diritto ad alcune agevolazioni ma anzi, per l’affitto della palestra paghiamo anche di più rispetto a una società con sede principale a Stradella. Il Comune ci offre le medaglie per le manifestazioni che organizziamo e gestisce la Primavera dello sport, la gara annuale a cui noi aderiamo". Quali sono i vostri obiettivi futuri? "Gli obiettivi sono sempre gli stessi, in particolare far avvicinare i più giovani a questo sport e ottenere sempre buoni risultati. Siamo una società di Serie A da 14 anni di fila, l’unica nel panorama nazionale a vantare questa costanza. Vogliamo continuare su questa linea".


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Il Periodico News - APRILE 2017 N°116  

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