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LE FETTE DI SALAME DI VARZI SUGLI OCCHI... I NOSTRI DON CHISCIOTTE OLTREPADANI!

Anno 11 - N° 115 MARZO 2017

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"Pirolisi una debolezza della politica locale"

Marco Oliva, attore e direttore artistico milanese. Risale al 2004 la decisione di smorzare i ritmi frenetici del capoluogo lombardo trasferendosi a Montesegale, portando con sè ... Servizio a pag. 12

Retorbido - l' Avvocato Guardamagna: "Per fortuna che il turismo non è decollato in Oltrepo"

Introdurre l'Avvocato Agostino Guardamagna non è facile, è come scrivere la prefazione di un libro importante ... Servizio a pag.15

CASTEGGIO - OLTREVINI IN BILICO

RIVANAZZANO TERME imprenditori al lavoro per fare una lista per contrastare Poggi

"OltreVini", la storica rassegna d’Oltrepò che per anni ha animato l'area Truffi di Casteggio, potrebbe saltare anche quest’anno. Già l’edizione 2016 non si era tenuta. Quella 2017, che avrebbe dovuto svolgersi questa primavera, è fortemente in bilico. "Le cose ormai stanno andando per le lunghe" spiega il sindaco di Casteggio Lorenzo Callegari. "Ai primi di marzo avremo... Servizio a pag. 29

Servizio a pag. 20

Voghera - Bazardi "Sono rimasta sconcertata dalle dichiarazioni di Carlo Barbieri"

La campagna elettorale è finita, le elzioni sono terminate, Voghera ha un Sindaco. Molti vogheresi affermano che "era ora" perchè una campagna elettorale così estenuante, lunga e dai toni accesi, molto accesi, in alcune occassioni troppo accesi, in un primo momento ha incuriosito la maggioranza dei vogheresi... Servizio a pag. 4 e 5

"Tempi troppo stretti"

SALAME DI VARZI

"Che si dica che è un prodotto industriale fa sorridere"

Servizio a pag. 27

Bressana Bottarone - l'ex Sindaco Rovati: "Nell'attuale amministrazione di buono non trovo nulla di eclatante" "Non ho presentato la mia candidatura per il secondo mandato perché mi sono sopraggiunti numerosi impegni di lavoro... Oltre Servizio a pag. 35 all'attività ospedaliera, sono Direttore Sanitario...


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Commento di Antonio La Trippa

Lottare contro i mulini a vento non serve a nulla, la storia del buon Don Chisciotte della Mancia dovrebbe averlo insegnato. Tutto solo, in sella al suo ronzino spelacchiato e con un'improbabile lancia, voleva sfidare le pale dei mulini tra l'ilarità di tutti. Voghera, Casteggio, Broni, Stradella, ma anche Varzi e Rivanazzano per palare dei paesi più popolosi dell'Oltrepo, hanno sempre di più, anno dopo anno, mese dopo mese, una maggior presenza di supermercati, centri commerciali, grande distribuzione organizzata e negozi in franchising. L'ultima pseudo polemica scoppiata è relativa al McDonald's di Voghera di prossima apertura. Molte le voci di protesta nei primi giorni, forse più per ragioni politiche che per altro, si sono levate contro questa apertura, ora le più si sono dileguate, onde evitare, per evidenti leggi di mercato, di fare la figura di Don Chisciotte. Il vero problema non è la qualità dei prodotti in vendita nei centri commerciali o la qualità dei panini veduta dalle catene internazionali, qualità, del resto, si spera, certificata dalle leggi vigenti dello Stato Italiano, il vero problema è che la maggior parte di questi supermercati e centri commerciali, non tutti per fortuna, e di queste catene di locali pubblici, è l'ubicazione. Scelte politiche scellerate degli anni scorsi hanno confinato questi insediamenti commerciali nelle aree periferiche. Bastava aver girato un pochino il mondo o per lo meno esser stato una volta negli USA ventiventicinque anni orsono per capire che questo era il futuro. Senza bisogno di prendere l'aereo bastava andare dal 1974 in poi, a Montebello della Battaglia, quando il signor Brunelli aprì il Carrefour ora Iper, per vedere in modo lapalissiano la quantità di gente che già allora frequentava uno dei primi centri commerciali in Italia. È chiaro che se la gente dell'Oltrepò va nell'area commerciale di fronte all'ex Colussi per far compere non può animare contemporaneamente le vie centrali dei paesi e delle cittadine. Forse il ragionamento dei politici di allora, ma anche degli ultimi 10 anni, è stato: "Confiniamoli in periferia o fuori dalle nostre mura che difendono la città; così la gente dovendosi spostare non ci andrà e questi centri non avranno successo e i negozi locali continueranno a vivere e a prosperare". Teoria SUICIDA. Nel nord d'Europa e nei paesi anglosassoni i politici, evidentemente più preparati, che forse avevano girato di più il mondo e che forse

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avevano studiato meglio le dinamiche del commercio, hanno scelto e non potevano fare altro, di permettere l'apertura di supermercati, centri commerciali e di catene alimentari nel centro delle città. Ancora oggi forse qualche politico che non ha ben capito, potrebbe obbiettare: "Si va beh, ma in centro a Voghera, in centro a Casteggio, in centro a Stradella… dove poteva sorgere un centro commerciale?". Domanda che considero sciocca, un centro commer-

tamente quanto questa distanza sia lunga. Avere un centro commerciale su più piani nell'isola pedonale è una cosa, averlo a 700 metri di distanza dalla stessa isola pedonale è tutt’altra cosa. Questi 700 metri di differenza ti svuotano l’isola pedonale, perché la gente va al centro commerciale. Figuriamoci se questi centri commer-

ciale ad un solo piano da nessuna parte, ma un centro commerciale su più piani in diversi palazzi. L’altra obiezione che potrebbe fare il politico dissidente e poco lungimirante è: "Si va beh, ma sarebbe costato molto di più e allora non li avrebbero fatti". Sul fatto che fossero costati di più, pur dipendendo dai casi, ne ho la ragionevole certezza, sul fatto che non li avrebbero realizzati sono ragionevolmente scettico. Li hanno realizzati in tutto il mondo perché non in Oltrepò, che fino a prova contraria fa parte del mondo? Nell'ipotesi in cui non li avessero realizzati, ipotesi che ha una probabilità su un milione di essere vera, forse in maniera antistorica e in base alle leggi di mercato, avremmo risolto due problemi. Perché se si fosse avverata questa stramba teoria, per prima cosa le nostre cittadine non sarebbero circondate e assediate da centri commerciali ed in secondo luogo i vari negozi di taglia medio-piccola continuerebbero a vivere e non, come succede oggi per quei pochi rimasti, sopravvivere. Qualcuno potrebbe intervenire dicendo che in qualche caso sono stati aperti alcuni centri commerciali in città e vicino al centro, ma la differenza sta nella parola "vicino": essere nel centro ed essere vicino al centro è un enorme distanza per chi si occupa di commercio e capisce perfet-

ciali non sono a sole poche centinaia di metri, ma a qualche Km. A dire il vero non c'è da immaginarsi niente basta paragonare i centri delle cittadine del nord Europa alle nostre. I loro centri storici sono animati e frequentati grazie alla presenza di centri commerciali in pieno centro e nelle isole pedonali, in tutte queste località i centri commerciali, i supermacati, i McDonald’s etc. etc. fanno da volano ai negozi di medie e piccole dimensioni che li circondano, la gente che li frequenta passa davanti a questi negozi e negozietti e molti entrano anche da loro per far compere. Se avessi un negozio che vende pane e salame di Varzi preferirei che fosse posto di fianco a McDonald’s, perché se ho prezzi competitivi ed offro un prodotto migliore o comunque diverso una parte della fiumana di gente che va da McDonald’s può decidere di venire a mangiare il mio panino con il salame di Varzi anziché l'hamburger. Purtroppo le fette di salame di Varzi erano e troppo spesso sono sugli occhi di molti politici, politici che hanno deciso allora, ma anche, purtroppo, oggi di predisporre Piani di Governo Territoriale che incentivano i supermercati ed i centri commerciali ad installarsi in estrema periferia.


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"l'astensionismo ha sicuramente danneggiato ghezzi"

"Sono rimasta sconcertata dalle dichiarazioni di Carlo Barbieri" Di Silvia Colombini

La campagna elettorale è finita, le elzioni sono terminate, Voghera ha un Sindaco. Molti vogheresi affermano che "era ora" perchè una campagna elettorale così estenuante, lunga e dai toni accesi, molto accesi, in alcune occassioni troppo accesi, in un primo momento ha incuriosito la maggioranza dei vogheresi ma alla fine li ha stufati. Sia per chi ha vinto sia per chi ha perso ora è il momento di lavorare con toni ci auguriamo pacati, logici e concreti per il bene di Voghera, una città che ha tante potenzialità ma anche diversi problemi. Abbiamo voluto porre alcune domande ad Alessandra Bazardi segretario del Pd vogherese, la parte politica che ha perso ma che comunque, piaccia o non piaccia rappresenta quasi il 50% dei vogheresi che hanno votato. Avete perso le elezioni per pochissimo, ma sono state perse. Un dubbio c'è in molti vogheresi: tutte le forze e gli uomini del Pd hanno appoggiato fattivamente la candidatura di Ghezzi oppure qualcuno non ha sudato le famose "sette camicie" per aiutare Ghezzi? "Ci è stata offerta un'occasione irripetibile: dovremo tutti dare il massimo e arrivare alla fine della campagna elettorale stremati senza risparmiarci, per non

avere nulla di cui pentirci. Questo dissi quando fu ufficiale la ripetizione del ballottaggio. E così è stato. Banchetti tra la gente a rispondere alle domande scomode, volantinaggi del programma a temperature polari, raccolte firme e riunioni nei quartieri per ascoltare i reali problemi e non soltanto chiedere voti. Una campagna elettorale sul campo, fatta di proposte concrete e non promesse, progetti e non poltrone. Tante idee ma pochi soldi. Almeno per quanto ci riguarda. Non è bastato. A volte purtroppo si preferisce credere alle promesse o scegliere la strada più facile e comoda, come nel caso del ritorno dei cassonetti. Però non posso lamentarmi di nessuno, mai il PD cittadino si è dimostrato così compatto e determinato, anzi colgo l'occasione per ringraziare tutti, da Pier Ezio Ghezzi che è andato casa per casa a parlare con la gente come un sindaco deve fare, ai nostri parlamentari e istituzionali che ci hanno fatto sempre sentire il loro appoggio sul territorio con presenza e supporto politico, dal gruppo della segreteria che ha dettato i tempi e organizzato gli eventi al direttivo che ha sposato le scelte politiche proposte. Dalla Lista Civica Ghezzi a nuovi alleati Italia del Rispetto e Partito Liberale con cui abbiamo creato un attivissimo comitato elettorale e trovato subito una sintonia perfetta. E infine un grazie a tutti gli iscritti e simpatizzanti, alcuni di loro, oltre 100, ci hanno mes-

so la faccia in un manifesto che è diventato il simbolo della nostra comunicazione. Ma soprattutto grazie ai 7792 vogheresi che ci hanno votato". L'astensionismo è stato quasi del 50%. A suo giudizio i vogheresi che non sono andati a votare hanno penalizzato a livello di risultato finale più Barbieri o Ghezzi? "L'astensionismo ha sicuramente danneggiato Ghezzi. Chi non è andato a votare è perché non era contento di come la città era amministrata, ma facendo così ha aiutato Barbieri a rivincere e ha contribuito alla conferma di una giunta fotocopia della precedente per altri tre anni di probabile immobilismo deleterio per la città. Ahimè significa anche che noi non siamo stati abbastanza bravi da convincere alcuni movimenti politici ed elettori a trovare il coraggio per cambiare la città, cambiare modo di fare politica, cambiare metodi e persone. E da qui dobbiamo ripartire per arrivare pronti al prossimo appuntamento nel 2020. A questo si aggiunge un altro punto su cui riflettere, le oltre 500 schede tra nulle e bianche. Ne sarebbero bastate 220… Il dato politico inoppugnabile che queste amministrative ci hanno lasciato e di cui il sindaco uscente e ora riconfermato deve prendere atto è che oltre ad avere metà città che si è astenuta, la metà dei votanti ha preferito il suo avversario. E quindi significa che oltre ai naturali elettori di sinistra, qualcuno della coalizione compatta del centro destra (da Forza Italia a Fratelli


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ta però ho letto da parte sua dichiarazioni un po' offensive nei confronti degli eventi del centro sinistra. Dovrebbe essere invece contenta di avere una città come dice lei 'viva' e che propone tanti laboratori culturali attraverso le associazioni. In città va assicurata la pluralità della cultura, il centro sinistra credo che abbia dato prova di capacità organizzando dibattiti che hanno proposto i temi caldi analizzandoli da un diverso punto di vista come nel caso del Teatro Sociale. L'associazione 'Voghera è' ha proposto oltre 30 eventi nel 2016 a cui hanno partecipato moltissimi vogheresi con entusiasmo ed è stata un grosso riferimento e intrattenimento nella gestione commissariale. Nel 2017 continueranno e spero ci sia l’occasione per organizzare eventi con il patrocinio del Comune. Il ruolo del PD è ovviamente più politico, attraverso dibattititi e iniziative che ideologicamente sono in linea con il gruppo del centro sinistra ma che necessariamente devono distinguersi da quelle di una associazione apartitica e civica. Anche il Pd sarà comunque presente tra la gente con gli eventi, attraverso la sua tradizionale Festa dell’Unità e con appuntamenti tra i quartieri". In una città e quindi anche a Voghera ogni esigenza ed ogni decisione è importante. A Voghera i temi sono molti: la differenziata, il lavoro, il teatro sociale etc etc. Per il Pd qual è il tema prioritario da risolvere a Voghera e come? "Le priorità sono e restano quelle del nostro programma: lavoro e ripresa economica che passa da una rinascita del commercio di prossimità e di valorizzazioni delle eccellenze locali; poi sicurezza e sanità. Massima attenzione ai servizi sociali e alle fasce dei più deboli anziani e bambini. Come PD creeremo gruppi di lavoro e tavoli tematici a supporto dell’attività dei nostri consiglieri comunali. E continueremo nel progetto quartieri definendo per ognuno un responsabile a cui fare riferimento". Durante questa campagna le opposte fazioni hanno accusato i vari organi di stampa, chi più o chi meno di essere schierati da una parte o dall'altra. A suo giudizio questo è avvenuto e quale parte avrebbero favorito? "Io sono giornalista e credo che il compito di un giornalista sia quello di raccontare i fatti, magari aggiungendo un commento senza schierarsi. Ovviamente per quanto riguarda i giornali indipendenti. Anche per la stampa locale è stato molto difficile mantenere alta l'attenzione su una campagna elettorale durata quasi due anni e soprattutto garantire equilibri di spazi. Ringrazio tutti per averci sempre permesso di esprimere la nostra voce. Certo, quando si è coinvolti si è sempre portati a pensare di non avere abbastanza spazio e che le notizie talvolta sono riportate un po' diversamente. Se proprio devo fare l’avvocato del diavolo, forse a volte certe testate hanno dato spazio maggiore in termini di pagine al centrodestra, ma sono convinta che se doveste fare la stessa domanda ai nostri avversari vi risponderebbero come me".

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d’Italia e Lega e gran parte della Lista Torriani) ha preferito votare un candidato PD nonostante la diversa ideologia politica. Barbieri più che scoprire chi sia stato, dovrebbe capire perché lo ha fatto". La campagna elettorale è stata dura, muro contro muro, ognuno delle due parti ha accusato l'altra di aver trasceso. Ritiene che si debbano ora, a campagna elettorale finita, abbassare i toni? E il PD cosa farà in tal senso? "Io sono sempre stata e sono per il rispetto degli avversari e ho cercato di non scendere in polemica. Se l'ho fatto è solo perché spesso il mio partito è stato tirato in ballo dal centrodestra con insinuazioni fuori luogo, quindi replicare non è stato alimentare una polemica ma un dovere in qualità di segretario. Sicuramente i toni tra Barbieri e Ghezzi sono stati accesi, direi non tanto nella prima fase della campagna elettorale nel 2015, ma dopo. E forse hanno stancato gli elettori che avrebbero preferito ascoltare i programmi. Sto facendo anche autocritica. Però su Ghezzi è stato scritto di tutto e non solo da Barbieri, è stato creato un vero e proprio comitato sui social che aveva come bersaglio il candidato PD. Addirittura sono stati distribuiti casa per casa volantini anonimi (non sto accusando nessuno si intenda) ingiuriosi e lesivi della sua persona che abbiamo dovuto denunciare. Lui ha reagito facendo riferimento alle pendenze giudiziarie del suo rivale? E chi non lo avrebbe fatto? Forse non è elegante quanto dichiarare 'Lo faremo pentire di essere venuto a Voghera e lo rimanderemo a Milano', parlare di Rolex e Porsche, di presenzialismo ovunque anche ai funerali, di ironia nei confronti di eventi culturali proposti dal centrosinistra, per finire dicendo che la città sarebbe stata invasa dagli extracomunitari in caso di vittoria PD e la ASM venduta! Punti di vista". Chi vince piglia tutto… Nelle nomine delle varie società partecipate dal Comune, sembra che non si dia spazio a persone legate al PD nei vari consigli di amministrazione. Cosa farete per cercare di "mettere" in qualche CDA qualche vostro esponente? "Sono rimasta sconcertata dalle dichiarazioni di Carlo Barbieri che peraltro conosco bene e che credo abbia fatto una caduta di stile dicendo che dopo i toni della campagna elettorale il PD difficilmente troverà spazio nei CDA. La città va governata, non è una sua proprietà. La ASM è di tutti i cittadini non della maggioranza. La campagna elettorale è finita, perché invece di continuare il suo livore nei confronti di Ghezzi non incontra il PD per capire i margini di collaborazione nel bene della città e nel rispetto del 49,3% dei cittadini che hanno votato il centrosinistra? Il PD o comunque qualcuno della minoranza (anche se mi chiedo quale sia realmente in consiglio comunale oltre a noi, i 5 Stelle e Aurelio Torriani) deve essere rappresentato nei CDA per garantire il giusto controllo e trasparenza di cui parla sempre Barbieri. Ci dia una prova che ci siamo sbagliati a giudicarlo". ASM e nomina del direttore generale: una delle nomine più importanti per la città di Voghera, visto il ruolo che ricopre. Pomponio aveva scelto di affidare ad una società di cercatori di teste l'individuazione dei papabili candidati, il Sindaco dice che non è il caso. Il PD quale pensa sia tra le due la strada corretta? "Bisogna cercare sempre sul mercato le competenze migliori e confrontarle con quelle presenti all'interno dell’azienda. Ad oggi non mi risultano competenze interne in grado di gestire i settori in cui opera la società (gas energia elettrica rifiuti)". Se non riuscirete a far entrare nessuno dei vostri esponenti nel CDA di ASM come farete praticamente a vigilare prima che le decisioni vengano prese? "I cittadini stiano tranquilli, noi vigileremo con tutti i mezzi a nostra disposizione e denunceremo qualsiasi anomalia. Ripeto ASM è di tutti i vogheresi, è stato

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Alessandra Bazardi Barbieri a ricordarcelo spesso… Certo la democrazia è messa a dura prova". La raccolta differenziata proposta dal commissariamento è stata un flop. A suo giudizio cosa si è sbagliato nel proporre la differenziata e secondo lei ASM ha fatto tutto il possibile per far funzionare la differenziata proposta da Pomponio o c’è stato qualcuno restio nel farla funzionare? "Sono successe cose strane, molto strane per una azienda che è considerata il fiore all'occhiello della nostra città, ma voglio pensare che sia stato un momento di cambi al vertice e di difficile gestione per tutti. Il commissario Pomponio ha sbagliato a forzare la situazione e ad agire sapendo che nell'arco di due mesi sarebbe stato eletto il sindaco. Ma aveva avuto rassicurazione dall’azienda che la raccolta differenziata sarebbe avvenuta nei tempi e con mezzi adeguati… Invece è andato tutto storto… Se lo ha fatto è perché ha trovato una situazione critica e ha intravisto seri rischi di sanzioni future. Il PaP andava strutturato meglio, con orari diversi e un servizio più efficiente. La raccolta differenziata a mio avviso va fatta e in modo massiccio non come era stata lanciata dalla gestione Barbieri. Sarà ora lui a decidere come intervenire, anche se non vedo grande fantasia e volontà di azione. In campagna elettorale i cittadini si lamentavano di una Voghera sporca, cosa è cambiato ora? Sono stati ricollocati alcuni cassonetti ma la gente (e ne sono contenta) continua a fare il PaP. Io abito in centro, basta uscire per rendersi conto che ancora non è cambiato nulla, semplicemente la gente ora non si lamenta più. Perché? Vedremo… Noi come opposizione monitoreremo la situazione in modo deciso ma costruttivo". Piaccia o non piaccia l'assessore Azzaretti durante il suo passato mandato ha organizzato molti eventi e manifestazioni, si presume sarà così anche nel prossimo futuro. La vita socio culturale pero non può essere appannaggio di una sola parte. Il PD o le associazioni dell'area della sinistra vogherese quale tipologia di manifestazioni e di eventi avranno in mente di proporre e ritiene che questi eventi della vostra area proposti possano trovare l’aiuto e la collaborazione dell’attuale giunta? "Conosco Marina Azzaretti dai tempi dell’Università, non mi sono mai permessa di criticarla sul suo operato di assessore, fosse solo per l'impegno messo. Talvol-


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"Per noi non credo sia assolutamente un pericolo"

"Arriva il Mac? Porterò un curriculum e cercherò di farmi assumere" Di Christian Draghi

Una delle novità (si fa per dire, dato che il piano era nel cassetto da tempo) per il commercio vogherese, salita agli onori delle cronache dopo la rielezione del sindaco Carlo Barbieri è l'annuncio dell'arrivo in città di un nuovo Mc Donald’s. La celebre catena di fast food americana intensificherà così la sua presenza in Oltrepò, raddoppiando in qualche modo il punto già esistente a Montebello della Battaglia. Il nuovo "Mac" andrà ad insediarsi in quell’area conosciuta come Parco Baratta, la discussa location alle porte di Voghera Sud inizialmente destinata ad uso residenziale, successivamente però convertito e destinato a polo commerciale. Insieme al Mac arriveranno nuove catene di negozi, sempre della grande distribuzione, operanti in vari settori tra i quali quello dell’abbigliamento (uno dei nomi che circola è quello dell’Upim) e considerando che in quell'area già si è insediata la nuova Coop, e che a due passi si trovano due scuole superiori come l'Itis Maserati e il Baratta (ma anche il Gallini è praticamente a tre se non a due passi), la posizione è quantomeno strategica. Il sindaco Barbieri, che ha puntato forte in campagna elettorale sulla rivitalizzazione del commercio in centro, sostiene che il rilancio dell'economia cittadina passa anche dall'arrivo di un Mc Donald’s, pur sottolineando come questa operazione nulla abbia a che vedere con le strategie dell’amministrazione per il rilancio del piccolo commercio. Fermo restando che non è (ormai) in potere della politica bloccare l’arrivo dell’ennesima catena multinazionale a ridosso del centro, abbiamo chiesto a commercianti e cittadini vogheresi cosa ne pensano e se ritengono che l’insediamento di un altro Mc Donald’s possa rappresentare un rischio per gli affari del centro. Se è vero che tra i ristoratori sembra prevalere un senso di sicurezza nei propri mezzi, da impegnare in una non difficile sfida gastronomica contro il gigante americano del trash food, va detto che altri, a cui l’arrivo del Mac risulta un po' più indigesto, magari come un pesante crispy mac bacon, hanno preferito non "mettere la faccia" in una micro-intervista che potrebbe avere anche qualche risvolto politico. Giulio Vitagliano è il titolare della storica pizzeria ristorante Gallo Rosso di piazza Duomo. "Il Mc Donald’s è una realtà che non va a intaccare il discorso che noi facciamo sulla ristorazione. E’ un servizio più rivolto ad una clientela giovane, da mordi e fuggi. Per noi non credo sia assolutamente un pericolo, tanto più che si trova anche in una zona decentrata. Non credo neppure sia un segnale politico dell’amministrazione, in quanto fino ad ora la popolazione ha sempre risposto bene agli eventi proposti, per cui speriamo che ne vengano presto altri. Più in generale credo che una nuova apertura in città non possa che essere un fatto positivo, in quanto contribuirà in un modo o nell’altro a far girare l’economia". Al Caffè del Teatro, storico locale questa volta della via Emilia, incontriamo Elvis Villani. "Le attività del centro vogherese sono già abbastanza danneggiate per conto loro, ma non penso che l'apertura del Mc Donald’s di per sè possa influire più di tanto sull’economia dei ristoratori del centro. Qual-

Giulio Vitagliano

Elvis Villani.

Giuliana Ferrari

Maria Rosa Destro

Francesca Miracca

Massimiliano Gorrini

che problema in più potrebbe darlo l’arrivo, a contorno, di altre attività commerciali. Sicuramente un altro centro commerciale alle porte della città potrebbe indirizzare qualcuno, ancora una volta, lontano dal centro". Al Bar Cristallo, altro luogo cult di pranzi e apericene vogheresi, alle porte di piazza Duomo, dietro al bancone c’è Giuliana Ferrari. “Diciamo che se il mac Donald’s non ci fosse sarebbe meglio, perché sicuramente – e penso soprattutto Matteo Para Fabio Tordi alla clientela giovane – qualcuno potrebbe portarlo altrove. Detto questo però non ritengo che possa avere un impatto Spostandosi un po' fuori dal centro, proprio a due importante sul nostro giro di affari, anche perché la passi dal parco Baratta c’è una trattoria storica che nostra clientela base è decisamente diversa da quella quest’anno festeggia il 70esimo compleanno. Si tratta della Trattoria da Sofia, la cui titolare, Francesca che può interessarsi a un fast food". Restando in via Emilia, qualcuno un po' più preoccu- Miracca, affronta la questione Mac con una vena iropato dall’arrivo del Mac c’è. Si tratta di Maria Rosa nica. Destro, co-titolare della Rosticceria del Centro, che "Arriva il Mac? Vorrà dire che male che vada porcon le sue pizzette e focacce fatte in casa rappresen- terò un curriculum e cercherò di farmi assumere. ta una competitor tutta italiana della multinazionale Certo, con un posto da dirigente, perché con la mia americana. In una sfida, però, alla Davide contro Go- esperienza nella ristorazione non posso accettarne uno meno importante! Scherzi a parte, facciamo un lia. "Il centro di Voghera è già abbastanza deserto e se si discorso di ristorazione che sta dalla parte opposta sposta ancora una volta tutto verso la periferia non rispetto al loro, impostato sulla cucina tradizionale, può essere positivo per noi. Si lavorerà tutti meno. e non ci sentiamo assolutamente minacciati dalla sua Se credo che il nuovo Mac possa influire sul mio bu- presenza, anzi. Un polo commerciale potrebbe ausiness? Temo di sì, soprattutto perché il grosso della mentare il flusso di persone in questa zona e magari mia clientela è composta da studenti che consumano dare qualche opportunità di visibilità in più alle attiqui il loro pranzo ‘fast food’. Studenti del Baratta, vità periferiche. Personalmente credo che il Mac mi dell’Itis e dell’Agraria in particolar modo. Se l’am- porterà un introito nel periodo in cui gli operai lavoministrazione ci ha mai avvisato di questo arrivo? reranno alla costruzione dell’edificio, così come era stato con il Palazzetto dello Sport e della Coop! Poi Assolutamente no".


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"una piccola cattedrale nel deserto"

Luca Uttini

Giancarlo Maconi

credo che ci andranno i ragazzini. Spero che abbiano un giro d’affari sufficiente per tenere aperto e garantire magari qualche posto di lavoro in più". Dai ristoratori agli edicolanti. Massimiliano Gorrini è il titolare dell’edicola di San Vittore che dal Parco Baratta sta proprio a due passi. Come valuta un commerciante di un’altra categoria l’arrivo di un Mc Donald’s e di nuove attività in una zona periferica? "Ritengo che l’arrivo di un Mc Donald’s, avrà un indotto che non può portare giovamento a nessuno se non al Mac stesso. Non credo che questa attività porterà popolazione esterna a venire a Voghera e lo vedo inoltre come una piccola cattedrale nel deserto, perché se non si va a creare una sinergia tra varie attività per fare in modo che riescano ad aiutarsi a vicenda si finisce per ritrovarsi con un insediamento sterile, che porterà ben poco alla comunità. In termini pratici: apre un Mac Donald ma le attività circostanti non ne avranno beneficio se non ci sarà un’organizzazione per la quale non si creerà una partnership con tale attività. E nel caso di un Mac la vedo un po’ difficile". Matteo Para, commerciante (4D shop di via Kennedy) e animatore della pagina facebook “Politica a Voghera”, vive l’arrivo del Mac come l’ennesima sconfitta per il commercio vogherese doc. "Cosa ne penso del MD? Credo sia un'azione che depolarizza la spesa in città. Ancora una volta a discapito del centro che, dopo Esselunga, Voghera Est, Medassino, si ritrova un'altro polo commerciale attrattivo che diminuisce la 'pedonabilità della piazza'. I servizi che vivono di pedonabilità (tabaccherie, bar e negozi di prossimità) siti in centro, corteggiati in campagna elettorale con false promesse di 'rianimazione commerciale' si trovano ancora una volta di fronte ad una situazione che l'attuale amministrazione già sapeva, ma che ha taciuto. Un'altra sconfitta del commercio vogherese doc". Fabio Tordi, titolare del negozio d’abbigliamento Piazza Affari di via Cavour. "Il fatto che apra il Mc Donald’s così come qualsiasi altra attività che abbia ovviamente le carte in regola è incontestabile e incriticabile. Quello che andava fatto a monte di tutto era non concedere altro spazio commerciale in zone fuori dal centro che, come nel caso di Medassino, portano all'apertura di nuovi centri commerciali mascherati da negozi, in quanto le singole attività hanno una superficie tale da non dover ricredere particolari autorizzazioni. Questo è un disegno che va nella direzione opposta alla salvaguardia degli esercizi del centro storico (o comunque tradizionali) che sono importantissimi per il tessuto economico e sociale della città".

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"Avrei preferito il Mc in via Emilia o piazza Duomo"

Enrico Rissotti

Secondo Luca Uttini, invece, che porta ad esempio l’insediamento ben accetto del Burghi’s di Medassino, si tratta di una sterile polemica di natura politica. Lui il Mac lo vedrebbe bene in via Emilia, altro che periferia. "Il dibattito sull'apertura del Mc è una sterile e demagogica polemica politica dettata dal fatto che sorgerà nell'area del parco Baratta. I signori del Mc in modo strategico si sono inseriti nel mezzo del polo scolastico-sportivo della città. Nessun sindaco può opporsi ad una trattativa fra privati e soprattutto non è fra i compiti di un sindaco l'educazione alimentare dei ragazzi! Chi si oppone al Mc è fuori dal tempo e soprattutto ancora deluso dalla destinazione dell'area Baratta. Se fossi sindaco avrei preferito il Mc in via Emilia o piazza Duomo almeno i ragazzi e le famiglie tornerebbero a frequentare il centro storico. Noi a Medassino abbiamo il Burger e NaturaSi uno di fianco all'altro! Siamo 'avanti' accontentiamo tutti i gusti alimentari. . . ma qui stranamente nessuno si è opposto!". L’idea del Mc Donald’s in centro la sposa anche Giancarlo Maconi, che oltre ad essere titolare della storica Ferramenta di via Cavour è anche presidente di Acol, l’associazione commercianti dell’Oltrepò Lombardo. "Diciamo che se proprio doveva aprire avrebbe avuto più senso aprirlo in centro, almeno avrebbe aumentato l’afflusso di persone verso il centro. In questo modo invece si decentra tutto. Il Mc Donald’s è il problema minore, semmai la mossa discutibile è stata trasformare un parco residenziale (e parlo del Baratta) in parco commerciale. Se credo che l’amministrazione in questo caso ci abbia danneggiato? Penso che da una parte abbiano dato, adesso vediamo in che modo daranno all’altra e cioè noi". Più salomonico l’intervento del presidente di Ascom Enrico Rissotti. "Non la vedo poi così male, nel senso che la fetta di clientela interessata al Mc Donald’s non è quella che fa la differenza per gli esercizi del centro. Il Mc Donald’s del parco Baratta finirà al limite per fare concorrenza all’altro che si trova a Montebello. Serve casomai una riflessione più ampia sul destino del piccolo commercio: anche se auspichiamo tutti un blocco alle aperture di altri franchising e centri commerciali ci rendiamo conto che è una battaglia contro i mulini a vento. Il commercio si è evoluto in una direzione ormai irreversibile e i piccoli esercenti devono sapersi reinventare, puntando sulla nicchia e la qualità, perché sui grandi numeri e sui prezzi di sicuro non possono competere con la grande distribuzione. Si tratta di un adattamento necessario per poter sopravvivere".


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"posso affermare che i conti sono in ordine"

Di Christian Draghi Fedele al motto "squadra che vince non si cambia", il rieletto sindaco di Voghera Carlo Barbieri ha confermato Gianfranco Geremondia nella sua squadra di governo. In quota al fedele alleato Udc, gestirà l’assessorato al bilancio e allo sport e tempo libero. Le sfide che lo attendono non saranno delle più semplici. Trovare nelle pieghe dei conti i fondi per finanziare i progetti dell’amministrazione, smentendo la linea dei "tagli precauzionali" avviata dal commissario Pomponio che aveva mietuto vittime illustri come Sensia, pre e post scuola e sportello lavoro, ma anche gestire il raddoppio del Palaoltrepò. Il tutto senza dimenticare le necessità economiche delle realtà sportive vogheresi. Geremondia, partiamo da dove il discorso si era interrotto con il commissariamento. Più volte avevate detto che i conti della città non erano così messi male come i numerosi tagli operati dal commissario potevano lasciar pensare. In che stato si trovano oggi i conti di palazzo Gounela? "I conti come non erano messi male prima dell’avvento del commissario non sono messi male oggi. Posso affermare che sono in ordine. La gestione commissariale se non fosse stata impostata con eccessiva prudenza non avremmo avuto i tagli alla Sensia ed al pre e post scuola ed avremmo oggi un tesoretto di minori proporzioni". Il nuovo bilancio che andrete a preparare sarà più "politico" e meno tecnico rispetto a quello di un commissario? In particolare sulla Sensia c’erano state molte polemiche. Tornerete ad investire sulla Fiera o per quest’anno resterà la linea dei tagli? "Anche per il 2017 il bilancio è tecnico ed è quello approvato prudenzialmente dal commissario alla fine del mese di dicembre. Non potendo rifare il bilancio, per ragioni tecniche, apporteremo delle variazioni al medesimo in modo da poter garantire che la Fiera si svolga per quest’anno sulla falsa riga di quella del 2015, l’ultima organizzata da noi, quindi non solo con le bancarelle ma anche con l’area espositiva. Si investiranno circa 200mila euro che però, tenendo conto degli introiti che porterà, finiranno per costare al comune qualcosa come 70-80mila euro". Capitolo tasse. Sui rifiuti c’è stato un aumento nel periodo commissariale. Eppure era parso di capire che ci fosse margine per ottenere delle riduzioni

fino a un paio di anni fa. Come spiega questo aumento? Voi avete in piano una riduzione della tariffa rifiuti? "Avendo la gestione commissariale intrapreso a nostro avviso in modo esasperato la raccolta differenziata porta a porta con maggior impiego sia di risorse umane sia di beni ha portato un aumento dei costi, quando tempo addietro un’oculata ed attenta gestione della nostra ASM (anche grazie a un favorevole nuovo appalto per lo smaltimento rifiuti) aveva acconsentito una riduzione di tali costi. L’avvio di una differenziata graduale doveva essere la scelta". Per quanto riguarda la pressione fiscale di Imu e Tari e Tasi cosa può dirci? Cosa devono aspettarsi i vogheresi? "Valuteremo attentamente le tariffe di tali voci. Posso sin d’ora affermare che non saranno aumentate; se ci saranno le condizioni, eventuali diminuzioni potrebbero essere praticate". In campagna elettorale il sindaco Barbieri ha puntato molto sul ripristino dello sportello lavoro e del pre e post scuola. Ci sono le risorse per finanziare queste iniziative? "Nelle pieghe del bilancio con opportune ed oculate variazioni, le risorse le troveremo. Lo sportello del lavoro è prioritario". Sempre in campagna elettorale Barbieri ha puntato molto sulla sicurezza, annunciando di avere nel cassetto un piano da un milione di euro. Le risulta? "Nel programma dell’amministrazione, a cui l’UDC ha concorso, uno dei punti più importanti e prioritario è la sicurezza. Se il sindaco Barbieri ha affermato ciò penso che abbia in mente dove reperire i fondi ed io non ho motivo di dubitarne". Parliamo del "tesoretto" da 800mila euro che Voghera ha recuperato dopo che il Tar vi ha dato ragione nella vertenza con il Ministero per la famosa faccenda delle tariffe Imu approvate "in ritardo" nell’agosto 2015. Qual è il destino di quei soldi? "Le risorse in questione non saranno disponibili se non dopo un anno dalla sentenza del TAR (novembre-dicembre) in quanto entro tale data il ministero potrebbe ricorrere al consiglio di stato. Naturalmente ci auguriamo che ciò non avvenga dopo di che tra le priorità ci sarà grande attenzione per le fasce più deboli con una dovuta particolare attenzione verso i cittadini vogheresi". Lei è anche assessore a Sport e Tempo Libero. Una

Johnny Rosa "L'è nò scapà...!"

Nelle scorse settimane, un pomeriggio, aggirandomi per le vie vogheresi, venivo fermato a più riprese da amici e conoscenti. I soliti convenevoli, le solite domande sul lavoro, salute, figli, etc. Tranne per 3 di costoro, che mi informavano della defezione professionale dell'amico Davide Albanese, noto ed apprezzato Chef. Un conoscente, in particolare, usò l'espressione in lingua autoctona "L'è scapà !", volgar versione dell'italiana forma "E' scappato!". Nel rientrare a casa, quest'espressione, già da subito fastidiosa ai miei timpani, mi riportò alla memoria un antico week-end in compagnia di Davide, credo 20 anni fa buoni or sono,

quando decidemmo di andare a "ricaricarci" in Costa Azzurra. Il secondo giorno, con un po' di vecchie buone lire disponibili, ci recammo al Casinò Municipale di Montecarlo. In poche mezzore, io rimasi con i soldi contati per le spese di rientro in Oltrepo, e mentre Davide giocava le sue ultime banconote disponibili, mi recai al bar per un caffè in compagnia di un amico monegasco. Al rientro in sala, avvicinatomi, gli chiesi conto della situazione. Il mio amico mi guardò con aria triste, dicendomi che tutto era perso: al mio gesto di spallucce ed al mio sommesso "pazienza", si illuminò sorridente mostrandomi i 9 milioni di lire, in

VOGHERA

"Per la Sensia si investiranno circa 200 mila euro"

Gianfranco Geremondia delle prossime scommesse per la città sarà il raddoppio del Palazzetto dello Sport. Cosa può dirci di questa iniziativa? Bolle qualcos’altro in pentola? Ci saranno aree o settori che andrete a supportare o potenziare? "Già prima del commissariamento, in quel breve scorcio di legislatura, era stato redatto un progetto finanziato, confermato poi anche dal commissario, che adegua la struttura nei seguenti termini: capienza da 1070 posti a 1800, raddoppio degli spogliatoi, adeguamento dell’acustica, adeguamento alla sicurezza con l’apertura di nuove uscite. Cosa bolle in pentola? La pentola è sempre sul fuoco, si tratterà di essere attenti e pronti ad afferrare al volo le opportunità che di volta in volta si dovessero presentare. Avremo comunque attenzione sia all’impiantistica sia all’attività agonistica e non (dote sport bando di regione Lombardia ne è un esempio) che sono un patrimonio della nostra città". A che punto è il restyling del Campo Giovani? "L’attenzione di cui dicevo al punto precedente l’abbiamo già dimostrata per quanto riguarda il campo CONI. Uscito il bando della Regione Lombardia, riguardo la riqualificazione degli impianti sportivi con il cofinanziamento al 50% da parte dell’ente Comune ci siamo subito attivati reperendo la somma per il cofinanziamento, redigendo poi un progetto di alto profilo che ha ottenuto l’approvazione della regione e quindi il finanziamento. Mi risulta che il nuovo progetto sia uno dei pochi o forse l’unico in provincia di Pavia che sia stato oggetto di finanziamento. I lavori inizieranno a breve o sono già iniziati in quanto mi risulta che tutto l’iter amministrativo per l’aggiudicazione dei lavori sia stato completato. Mi corre l’obbligo di ringraziare la nostra struttura interna sia tecnica sia amministrativa per il lavoro svolto con grande professionalità". corrispondenti franchi francesi, che aveva vinto! Esultai con lui e per lui, ma non riuscii in nessun modo a convincerlo a tenerli! Me ne volle a tutti i costi dare il 50 per cento, 4 milioni e mezzo, perché insieme avevamo deciso quel week-end, insieme avevamo giocato ed avevamo vinto! Non conosco le motivazioni che hanno spinto Davide a chiudere il suo rapporto di lavoro, e neppure mi interessano, impegnato già di mio a tentar quotidianamente di risolvere i miei di problemi... ma conosco l'amico Davide, e spero di incontrare nuovamente a breve quel conoscente per rassicurarlo: "No. Davide l'è nò scapà. Davide al scapa nò, mai !!!"


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"isole ecologiche? scelta miope e legata al business degli inceneritori"

"Purtroppo quando si tratta di fare affari destra e sinistra sono compatte" Di Christian Draghi

L'immobile dove ha sede l'agenzia delle entrate di Via Savonarola in vendita e il destino della tenenza di Guardia di Finanza in bilico con una dismissione in vista. Voghera rischia di perdere altri importanti uffici pubblici che offrono servizi essenziali ad una popolazione che, se si tiene conto dei 46 Comuni che gravitano attorno al capoluogo, ammontano ad oltre 92.000 persone. Il movimento 5 stelle scende in campo con un'interrogazione che sarà presentata in consiglio comunale. A parlare è il portavoce del movimento ed ex candidata a sindaco Caterina Grimaldi. La cose a Voghera rischiano di complicarsi se venissero a mancare altri servizi fondamentali per la popolazione. Com'è oggi la situazione in città? "La dismissione in oggetto riguarda l’immobile di Via Savonarola ove hanno sede l'Agenzia delle Entrate e l'Agenzia del Territorio, posto in vendita in applicazione del cosiddetto decreto legge ‘Sblocca Italia’. Per mantenere gli uffici a Voghera occorre individuare con urgenza un immobile già dotato dal punto di vista tecnologico e della sicurezza che abbia una superficie corrispondente come minimo a quella attualmente utilizzata pari a circa 4.000 metri quadrati. Altra dismissione prevista a Voghera riguarda la vendita della caserma della Guardia di Finanza di via Scovenna anche se, al momento, la procedura di rescissione del contratto di locazione non è stata ancora attivata. E’ un problema di cui intendiamo discutere con urgenza al più presto attraverso un’interpellanza al consiglio comunale". Facciamo un passo indietro. Come esce Voghera dall'anno di commissariamento? "Ne esce immutata. Il Commissario Prefettizio ha svolto il proprio compito burocratico-istituzionale in linea con la propria funzione. Niente di più niente di meno a parte la questione della raccolta indifferenziata che a nostro avviso è stata imposta e tardiva. Se il commissario e gli amministratori di Asm si fossero attivati a marzo 2016 le cose sarebbero andate diversamente". Come giudicate la scelta di tornare alle isole ecologiche? Quale sarebbe la soluzione ideale per il M5S? "La giudico una scelta miope e rivolta a sostenere interessi privatistici legati al business degli inceneritori, con costi esorbitanti in termini di salute e di tariffe a carico della collettività e che va in senso contrario rispetto alla legislazione che fissa percentuali di raccolta differenziata minimi e non massimi. La strada da percorrere, come ho già avuto modo di dichiarare, è quella di implementare in tempi brevissimi un modo efficace di raccolta differenziata dei rifiuti urbani mediante il sistema porta a porta con tariffa puntuale, iniziando in parallelo un percorso che vada oltre la raccolta, la differenziazione e il riciclaggio, puntando sulla riduzione nella produzione dei rifiuti che porti la città ad ottenere il riconoscimento di 'Comune Rifiuti Free', ovvero differenziata oltre il 65% e meno di 75 Kg di rifiuti pro capite all’anno avviati allo smaltimento. Oggi i Vogheresi avviano allo smaltimento circa 550 kg di rifiuti pro capite annuo, quasi 100 Kg in più ri-

Caterina Grimaldi

spetto alla media regionale. Risulta pertanto evidente che molto deve essere fatto sul piano della comunicazione, dell’educazione civica e della sensibilizzazione a comportamenti e stili di acquisto sostenibili. Tutto questo richiede una elevata capacità gestionale sia da parte dell’amministrazione comunale sia da parte di Asm". Parliamo del Movimento. Durante questa sorta di anno sabbatico cosa avete fatto? "Tutto il 2016 è stato un anno molto impegnativo sul piano della politica nazionale, per cui molte delle energie degli attivisti del M5S sono state spese nelle campagne referendarie per il sì contro le trivelle e per il no alle modifiche costituzionali oltre alla raccolta firme contro l’Italicum e contestualmente abbiamo partecipato a tutte le iniziative per scongiurare l’insediamento dell’inceneritore di Retorbido. Malgrado questi importanti impegni, durante il commissariamento abbiamo tenuto alta l’attenzione su tutti i provvedimenti assunti dal commissario Pomponio al punto di essere intervenuti tempestivamente con alcune istanze e osservazioni ed avere ottenuto subito alcuni risultati, come quello della delibera per l’aggiornamento del Piano di Emergenza Comunale (deliberato nel 2010 e mai più aggiornato) e parallelamente avere visto la determinazione di spese per oltre 250 mila euro per l’adeguamento dei sistemi di sicurezza dei sottopassi cittadini a seguito della presentazione di nostre precise istante dopo l’alluvione dell’agosto scorso, o come quello del ridimensionamento di una parte del Piano di Lottizzazione Produttivo di Strada del Frassolo che così come adottato presentava notevoli criticità per la sicurezza del carcere di Voghera. Costante è stata inoltre la nostra attività in tema di scuole e ambiente". Alle ultime elezioni non vi siete schierati in alcun modo. Come giudica il risultato elettorale e il ritorno del sindaco Carlo Barbieri? "La premessa della domanda è mal posta. Occorre fare chiarezza una volta per tutte: Movimento 5 Stelle non fa alleanze con nessuno e non dà indicazioni di voto. Abbiamo lasciato liberi i nostri sostenitori di votare in base ai programmi presentati dai due schieramenti.

La libertà di voto è la massima espressione di democrazia e non abbiamo fatto perdere o vincere nessuno. Per noi il ritorno di Barbieri significa semplicemente ricominciare a lavorare da dove avevamo lasciato, sia in consiglio comunale sia nelle Commissioni". Il centrosinistra ha registrato un notevole aumento dei consensi alle ultime elezioni, un numero che fa pensare a come parecchi voti debbano essere provenuti da un'area non solo legata alla sinistra. Crede che i vostri sostenitori abbiano appoggiato Ghezzi o Barbieri? "Il M5S non controlla il proprio elettorato con uno stile a cui tanti partiti sono abituati, come detto prima, abbiamo lasciato libertà di scelta in base ai programmi. Certamente alcuni avranno votato il centrodestra, altri il centrosinistra, altri si saranno astenuti, ma non siamo in grado di indicarne il numero". Ha voglia di dirci cosa ha fatto lei? "Non ho alcun problema a dirlo: io mi sono astenuta perché entrambi gli schieramenti per quel che mi riguarda come portavoce del M5S - rappresentano la vecchia politica nella quale non mi riconosco". Questione urbanistica. Lei in campagna elettorale aveva detto che a Voghera servirebbe una completa revisione del piano cittadino. Al parco Baratta arriverà un Mac Donald's. Voi cosa ne pensate? "Oggi non si deve più parlare di Parco Baratta ma semmai di Lottizzazione Baratta - purtroppo quando si tratta di fare affari destra e sinistra sono compatte - pertanto ciò che arriva su queste aree fa parte di un disegno politico precostituito che nulla ha a che vedere con il miglioramento della qualità della vita dei Vogheresi. Con l’insediamento di insegne e manufatti edilizi appartenenti alle solite multinazionali si snatura l’unicità e la storia della citta di Voghera omologandola di fatto alla periferie più degradate". Quali sono secondo voi i temi caldi per la città ad oggi? Su cosa darete battaglia? "A mio avviso I temi importati per la città sono riassumibili in questi punti: legalità e trasparenza degli atti amministrativi sia dell’amministrazione comunale sia delle Società Partecipate. Corretta gestione del danaro pubblico, applicazione in tempi stretti del sistema di raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale estesa a tutta la città con obiettivo Comune Rifiuti Free. Attuazione di nuove strategie per il lavoro per garantire maggiore e migliore occupazione, azioni innovative di prevenzione e controllo per la sicurezza in città e una revisione del Piano di Governo del Territorio con obiettivo consumo di suolo zero. Saremo costantemente impegnati nel proseguire il controllo attento e severo di ogni atto Amministrativo che verrà emanato e non ci sottrarremo alla responsabilità di evidenziare e segnalare pubblicamente eventuali irregolarità". In quali settori a vostro dire mancano proposte per la città da parte di questa amministrazione? "Mancano proposte e iniziative innovative per il lavoro, il commercio, il turismo, i giovani, la cultura, l’ambiente urbano, il recupero del patrimonio edilizio dismesso pubblico e privato, la salute e la qualità della vita dei cittadini ed è su questi temi che il Movimento manterrà alta la soglia di attenzione".


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Gentile Direttore, Panico. Ho due ospiti che all'improvviso mi comunicano che verranno a trovarmi e che si fermeranno un paio di giorni. Panico perché passata l'euforia del ritrovarsi dopo tanto tempo mi chiedo: dove li faccio dormire? Inizio a scorrere l'elenco degli hotel in zona: n°1 chiuso per ferie, n° 2 al completo. Finalmente il n° 3 è libero. Evvai!!!! Ops però c'è un problema: alle 22.00 si chiudono le porte e chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Non va bene. Passiamo al n° 4, appunto quarta scelta… e dopo questa esperienza mi ricordo perfettamente perchè quarta scelta e non prima...Prenoto. Mi raccomando con la Signora che risponde al telefono che la camera verrà da me pagata in quanto sono miei ospiti, do le mie credenziali per eternare la bontà della mia buona fede, se do nome cognome e dove lavoro, in un piccolo paese penso di tranquillizzare chi c'è dall'altra parte. Mi viene risposto che non gli interessa chi sono. Cominciamo bene. Non tranquilla e comunque sentendomi in difetto, vado direttamente in hotel per pagare. La Signora seduta al di là del bancone mi apostrofa con: "Un attimo". E chi ti ha detto niente mi vien da dire... "Un attimo". Credo che in queste due parole, ci sia tutto ciò che un ristoratore, commerciante, barista etc. etc. non debba mai dire. Taci piuttosto e fingi di essere al telefono con una comitiva di 500 persone, la più grande ed epocale delle prenotazioni che sia mai avvenuta nel tuo hotel. L'attimo passa ed io pago senza il minimo grazie, prego buon giorno e tanti saluti. Niente.

Alternative non ne avevo e molto probabilmente la Signora questo lo aveva capito. Arrivano i miei ospiti che si sono portati anche il bambino… avviso l'hotel di un letto in più e mi raccomando di non far loro pagare il supplemento, ma che sarei passata io a pagare. Mi sono fidata, mi aveva visto in carne ed ossa poche ore prima, non ero più una credenziale telefonica. La Signora non si è fidata e smaniosa di quei 20 euro in più che fanno la differenza li ha chiesti ai miei ospiti. E' vero quei 20 euro fanno la differenza... separano un professionista del settore da chi lo fa per… Il perché rimane un mistero. Il cliente ha sempre ragione è un concetto che ha fatto diventare "grandi" piccoli commercianti nei più svariati settori, nello stesso tempo è passato di moda e ha un non so che di aristocratico che piace poco, ma qui siamo passati da un estremo all'altro, qui manca proprio l'ABC del saper fare il proprio lavoro o semplicemente del sapere relazionarsi. Porca miseria lavori un hotel non fai il casellante in autostrada, anche se un buon giorno e arrivederci non è cosa brutta anche in quel contesto. Ci si lamenta sempre più spesso che qui non c'è niente, che qui non arriva gente, che le attività attrattive del paese sono finite, tutto vero ma non dimentichiamoci di dire che qui si sono imbruttite anche le persone… Anche se la Signora probabilmente è sempre stata "brutta", era proprio lei se non ricordo male che si lamentava anche quando di trippa per gatti ce n'era per tutti... Lettera Firmata Salice Terme

"Civiltà. Chi sarà mai costei?" Gentile Direttore, le scrivo per dire la mia sulla lettera della Sig.ra Elvira del mese di febbraio. Premetto che non conosco la Sig. Elvira e siccome non sono abituato a criticare, giudicare, offendere o accusare persone di cui non conosco la vita, questa lettera è solo il mio punto di vista. Spesso e volentieri nella succitata missiva viene ripetuta,anzi, sbandierata, la parola civiltà. Civiltà. Chi sarà mai costei? Cos'è una società civile fatta da gente civile e migliore? Forse una società composta da gente per bene, cittadini modello, cultori dell'ordine, amorevoli genitori, nemici degli sprechi e osservatori della domenica? Sicuramente, non ci piove. Ho conosciuto varie tipologie persone nel corso della mia vita, ne elencherò alcune senza la pretesa di essere esaustivo. Ci sono persone che vivono solo per loro stesse, alle quali non importa di nulla e di nessuno; basta solo riempire la pancia e il portafogli. Paiono essere la maggioranza ma non ne sono sicuro, non le ho contate. Ci sono quelle "due pesi e due misure", sensibili, generose e altruiste ma solo finché fa comodo: non appena è minacciato il loro tornaconto, l'apparenza si scioglie come neve al sole. Ce ne sono altre, alla moda, propense a dispiacersi per la sorte degli animali ma capaci di rimanere indifferenti di fronte a quella dei propri simili e viceversa. Altre ancora, generose nello snocciolare rosari e atti di dolore e poi, a casa, altrettanto generose con il lumachicida, topicida o granaglie mescolate con cemento a presa rapida per nutrire gli affamati piccioni. Si badi bene...

non sto consigliando a nessuno di vivere in mezzo ai topi o con le pulci nel letto, sia chiaro. Ho conosciuto anche persone che considerano OGNI essere vivente meritevole di camminare su questa terra, insetto, cane , gatto, pollo o umano che sia. Se la Sig.ra Elvira andasse a frugare tra i suoi ricordi di scuola scoprirebbe, per esempio, come l'esimio filosofo Immanuel Kant insegnasse, già in tempi meno sospetti, che la crudeltà e l'indifferenza verso gli animali induriscono il cuore e portano sulla buona strada per diventare crudeli anche verso gli umani. San Tommaso, addirittura considerava l'insegnamento dell'amore verso gli animali come parte integrante dell'educazione dei figli. Non da meno era il famoso poeta e filosofo inglese Samuel Taylor Coleridge. Tra le varie opere egli scrisse "La ballata del vecchio marinaio", bellissimo e affascinante racconto del quale si vorrà perdonare la mia libera traduzione di un meritevole passo: Prega bene chi ama tutti, uomini, uccelli, animali. Prega al meglio chi ama tutte le cose, grandi e piccole. Perché il buon Dio tutti ci ha fatti e tutti ci ama. Quindi, cara Sig.ra Elvira, parafrasando quanto da lei scritto, il mondo sarà migliore quando l'uomo diverrà migliore nella sua anima e nei suoi atteggiamenti verso TUTTI gli esseri viventi. Distinti saluti. Michele Calvi, Santa Giuletta

Inciviltà tra chi passeggia con il proprio cane Egregio Direttore,

DAI LETTORI

Quando un albergatore sembra un casellante

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una recente pubblicità vista in Tv, elenca le varie motivazioni per l'adozione di un cane, una delle quali troverebbe nella necessità di portarlo a spasso l'occasione per mantenersi in ottima forma fisica senza alcun obbligo di recarsi in palestra. Fra quelli che passeggiano con il cane ci sono molti incivili che, pur raccogliendo gli escrementi depositati dal loro attrezzo ginnico, li abbandonano fuori da contenitori per l'immondizia al pari di altri rifiuti quali fazzolettini di carta, pacchetti di sigarette, involucri di caramelle o altri oggetti di scarto con cui amano passeggiare. L'automobile con la quale hanno raggiunto il luogo della passeggiata è troppo preziosa per ospitare tutte queste cose ed è quindi normale trovare lungo il bordo delle strade tutto ciò che si è mangiato o bevuto nel corso del viaggio. Non importa se i bambini, assistono e apprendono questo tipo di educazione impartita sul campo dai genitori, diventando a loro volta l'incivile cittadino che sta degradando l'ambiente naturale e civico a nostra disposizione. Cordiali saluti Massimo Poggi Stradella

Delusione a Torricella Verzate Gentile Direttore, Nel recente referendum sulla costituzione anche nel mio paese, Torricella Verzate, ha prevalso il no. Un no non motivato da considerazioni istituzionali storico – politiche, ma per cattiveria, ignoranza e invidia verso un primo ministro giovane, intelligente, operoso e stimato in tutto il mondo. Per votare contro hanno addotto motivazioni meschine ed ipocrite dando a Matteo Renzi la colpa di tutti i problemi di questo mondo, dimostrando di ignorare che l'immigrazione, il terrorismo, la disoccupazione e tanta povertà sono realtà europee e mondiali. Ma la cosa che più mi ha contrariato è che a lamentarsi sono le persone che hanno un lavoro sicuro e la pancia piena. Gente che parla con la bava alla bocca e l'odio negli occhi! E tra queste persone ci sono anche il nostro Sindaco e i suoi assessori che ce l'hanno con Renzi dimenticando che il loro compito è di sistemare le strade dissestate, i fossi otturati e eseguire tutte le manutenzioni necessarie. Trattasi di persone boriose e prepotenti che mancano della necessaria dialettica e del buon senso per amministrare la cosa pubblica. Purtroppo la minoranza non ha iniziative, ed è completamente assente. Tanta gente rimpiange i tempi dell'ex Sindaco Giancarlo Versiglia sempre presente e pronto ad ascoltare la voce dei suoi. Luigi Bardoni, Torricella Verzate

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PRIMO PIANO

"pirolisi una debolezza della politica locale"

"Al salame e al vino bisogna affiancare tante altre peculiarità del territorio" di

Vittoria Pacci

Marco Oliva, attore e direttore artistico milanese. Risale al 2004 la decisione di smorzare i ritmi frenetici del capoluogo lombardo trasferendosi a Montesegale, portando con sè la sua creatività ed esperienza artica, qualità che si sono concretizzate nella fondazione dell'associazione culturale Oltreunpò, con l'intento di offrire occasioni di aggregazione attraverso la cultura teatrale. Cultura teatrale che insieme al senso di appartenenza e all'amore per l'Oltrepò ha contribuito a scongiurare la minaccia inceneritore. Qual è la mission dell'associazione Oltreunpò? "La promozione del teatro e di tutto quello che attraverso di esso si riesce a creare, dalla produzione di spettacoli di repertorio all'impegno civile, come Oltrepossiamo 1 e Oltrepossiamo 2. Corsi di recitazione per avvicinare le persone al teatro, ma anche formare attori professionisti, sia in Oltrepo, con corsi a Voghera, sia a Milano, dove abbiamo un centro studi per attori". Cosa l'ha portata ad abbandonare Milano per l'Oltrepo? Come ben saprà esiste un detto "Chi volta al cu a Milan, al volta al cu al pan...". "Quello che mi ha portato in Oltrepo è stato lo scoprire che esiste un giardino incontaminato a così pochi km dalla città. Un posto che mi permette, da una parte di mantenere il mio lavoro in città, dall’altra di poter creare una famiglia in un luogo circondato dalla natura, per me un valore aggiunto notevole". Fin da subito è stato uno dei membri più attivi del Comitato "No Inceneritore". Com’è stato coinvolto in questa avventura che visti gli esiti si è rilevata un'avventura straordinaria? "Stavo lavorando ad un altro progetto, ma quando ho sentito che il territorio che ho scelto per la mia famiglia rischiava di essere minacciato, come per tutti gli artisti mi è nato qualcosa, dalla pancia, e dovevo trovare il modo di concretizzarlo. Mi sono così avvicinato al Comitato e ho seguito tutta l’attività e motivato da questo insieme di cose ho creato la drammaturgia dello spettacolo Oltrepassiamo 1 e 2, attraverso cui ho raccontato quelli che erano i rischi e la visione talmente assurda, anche dal punto di vista politico, della questione". Il Comitato ha avuto il grande pregio di non essere mai stato politicizzato, anche se i vari politici locali, a turno, hanno tentato di cavalcare l'onda. A suo giudizio qual è il problema dei politici oltrepadani? "Ho sentito la distanza della politica dai problemi concreti, una sorta di imbarazzo nell'affrontarli. Probabilmente non era chiaro per loro all’inizio il tornaconto di tutta questa faccenda. La politica s’interroga troppo e non agisce o agisce in ritardo, dovrebbe invece essere attenta e pronta. Nel momento in cui si percepisce un rischio, non deve essere la comunità a mobilitarsi per prima, ma è il politico che deve attivarsi mostrando quello che è il pericolo per il territorio e per chi lo abita. Quello che è successo è stata una debolezza della politica locale che si è mossa con troppa timidezza o addirittura in ritardo" .

Marco Oliva

Per molti la partecipazione di così tante persone in Oltrepo è stata una piacevole sorpresa. Forse non si sono mai visti gli oltrepadani così uniti. L'obbiettivo del Comitato è stato raggiunto, disperdere questo patrimonio in termini di coesione è un peccato. Qual è il futuro degli uomini del Comitato a suo parere? "Continuare questa attività. Abbiamo difeso il territorio da un pericolo, ora dobbiamo lavorare per la promozione dell'Oltrepo e dire una serie di sì che fanno bene alla vita e all’economia del nostro territorio. L'energia del Comitato ha portato a un cambiamento, qualcosa si è mosso e la politica deve prenderne atto e rendersene conto". La vostra battaglia contro la pirolisi si crede ragionevolmente vinta, ma ci sono altre "bombe chimiche" , ad esempio la raffineria di Sanazzaro, presenti in Oltrepo o nell’immediato circondario. Il divenire del Comitato sarà una lotta contro queste "bombe chimiche" esistenti? "La mia idea personale è che il Comitato deve contemplare due aspetti, a mio avviso importanti: il primo è quello di cui si parlava prima, cioè valorizzazione e promozione del territorio, il secondo deve essere una continua difesa dell’ambiente. I confini dei territori sono labili e gli inquinanti viaggiano, i nostri occhi devono guardare a cosa sta accadendo intorno a noi e dobbiamo dare il nostro supporto ai vari comitati e Sindaci, perché esistono molti amministratori locali virtuosi". Molti dicono che il perchè del pericolo pirolisi scongiurato è, in parte, da attribuire ai pochi posti di lavori "in ballo". La vicina Raffineria di Sanazzaro conta molti più posti di lavoro, quindi iniziare una battaglia per migliorare le capacità tecnologiche anti inquinamento della raffineria avrebbe la stessa partecipazione popolare vista per la battaglia condotta contro la pirolisi? "Non credo. Per quanto riguarda il nostro territorio è vero che i posti erano pochi, ma la gente ha percepito non solo il pericolo ambientale ma anche il pericolo economico. Il comitato è stato capace nella comunicazione di smontare da un punto di vista tecnico quella grande menzogna raccontata a favore della pirolisi. Per quanto riguarda Sanazzaro dobbiamo ragionare su due grossi comuni che sono nati e cresciuti intorno all’impianto. Oggi non si può fare una battaglia contro la raffineria, ma

dobbiamo focalizzarci per ottenere una maggiore sicurezza. Se ci sono esplosioni continue vuol dire che l’impianto non è più sicuro, esistono oggi tecnologie all’avanguardia che possono abbattere gli inquinanti immessi nell’aria". Ruolo fondamentale di cui lei parlava non è più essere contro ma essere a favore, a favore del territorio e delle sue tipicità. Quale può essere il ruolo del Comitato nella valorizzazione delle due tipicità oltrepadane quali il salame di Varzi e il vino? "Al salame e al vino bisogna affiancare tante altre peculiarità del territorio e non solo di prodotti enogastronomici, il Comitato deve diventare una sorta di associazione e interessarsi di tante più cose e spingere sulle particolarità. Le faccio un esempio: l’Oltrepo è uno territorio poco illuminato e questo favorisce una miglior osservazione del cielo, ecco quando un territorio fa delle scelte precise come in questo di caso di essere 'più buio' e se questa particolarità viene venduta, usiamo questo termine volgare, al di fuori del territorio, questa richiama l’attenzione sulle scelte virtuose e coraggiose del territorio stesso. A questo punto si possono mettere in evidenza tutte le altre particolarità della nostra zona. Il salame e il vino sono eccellenze e se attorno a loro possiamo far emergere altre particolarità diventa quel valore che fa dell'Oltrepo un altro territorio". Pensa che il Comitato riesca a coinvolgere così tanta gente anche per azioni a favore e non contro? "Credo di sì perchè ci sono i presupposti per cambiare la cultura del nostro territorio, io ci credo". Ritorniamo a lei in veste di direttore artistico. Quale sarà il suo prossimo step? "Intanto Oltrepossiamo 2, una comunità che partecipa, con il secondo spettacolo è diventata una vera e propria comunità, sta girando tutta la provincia a sostegno dei vari comitati e implicitamente a sostegno della valorizzazione dell’Oltrepo, a cui stanno aderendo molti Sindaci della provincia in sostegno ad altri problemi come quello del ponte della Becca. Impegno duplice di difesa e di valorizzazione, dove si dice no ad una bruttura si sta dicendo implicitamente un sì a qualcos’altro. Un prossimo nuovo spettacolo potrebbe essere un parlare di tanti sì, sì ad un territorio che offre tantissimo". Tornerebbe a vivere a Milano? "No assolutamente no, quando metti le radici in un luogo e lo scegli, la tua difesa di quel territorio diventa molto forte perché lo hai scelto consapevolmente. Gli oltrepadani credo che dopo questa minaccia si siano resi conto di come difendere il proprio territorio e le proprie radici. Preservare le proprie tradizioni vuol dire anche rinnovarle".


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Il mostro di Fortunago: non una leggenda, ma una realtà

di

Rachele Sogno

Fortunago è un piccolo borgo dalle probabili origini celtiche annoverato, oltre che per la bellezza architettonica, per i meravigliosi scorci panoramici: fa parte della Comunità Montana dell'Oltrepò Pavese e dell’Associazione ANCI "I borghi più belli d’Italia". Il paese di Fortunago è sempre stato un esempio del vivere in armonia col territorio, nel rispetto dell'ambiente e nella valorizzazione del patrimonio storico. Il centro del borgo vive in un'atmosfera di antico splendore perfettamente conservato grazie ai continui interventi di ristrutturazione e manutenzione. L'attento e funzionale recupero architettonico nel rispetto delle forme e dei materiali originari ha sempre voluto che alluminio e materiali plastici fossero banditi, dando spazio solo alla pietra, al cotto e al legno. Le case sono arroccate sul pendio ripido di un colle, con la chiesa ed il palazzo del comune che dominano dall'alto. Sulle stradine pavimentate in porfido, strette e chiuse tra antichi muri, si affacciano caratteristiche case in sasso con davanzali, logge, balconi e giardini fioriti che mantengono inalterato il tipico aspetto medievale. L'attenzione alla cura degli spazi pubblici si nota nella manutenzione del verde e nel gusto dell’arredo urbano perfettamente coerenti con il contesto. Questo paese adagiato sulle colline dell’Oltrepò Pavese è un perfetto esempio di equilibrio e buon gusto tra modernità e tradizione. Alcuni giorni fa decisi di accompagnare un amico curioso di visitarlo e scelsi il percorso passante da Godiasco, facendo una via più tortuosa, ma più panoramica. Optai per quell'itinerario perché sapevo che l’impatto visivo sarebbe stato molto più emozionante arrivando da quella parte. Commisi un errore. All'ultimo tornante prima dell’apertura visiva sul colle, non trovammo quello scorcio di borgo dipinto nel bosco, ma uno scudo di cemento e pietra. Rallentai incredula: riconobbi, sporgendomi dal finestrino, la Chiesa di San Giorgio che si trova nel punto

più alto del colle, occupato dal centro storico del paese. Ero arrivata a Fortunago, ma di quel quadro vivo nella mia memoria rimaneva ora una tela squarciata con un profondo taglio trasversale. Facemmo il nostro giro turistico, percorrendo il percorso più esterno per poi arrivare in cima alla piazza. Il colosso di cemento era ben visibile da ogni scorcio. In apparenza al primo impatto laterale sembra una chiesa moderna con tetto a falda unica spiovente e una torre/campanile in mattoni affiancata a un volume in pietra; girandogli attorno si presenta la facciata di ingresso con un colossale portale moderno in mattoni, aperture tonde e finestre ad arco soprastanti che nulla hanno a che vedere con l’imponenza di un ingresso simile, già di per sé fuori luogo; nel terzo lato più lungo sono in evidenza un insieme di volumi completamente discordanti tra loro: uno alto, chiuso in pietra con delle aperture quadrate nella parte alta e tetto piano, il centrale intonacato con il solito tetto spiovente e un altro volume simile alla casa di un cascinale di pianura con il tetto a doppia falda. Nel retro l'ultimo "stile" usato è ancora un blocco di pietra con una grande taglio centrale in legno. Il tutto architettonicamente non ha alcuna armonia di stile e di volumi e l’impatto estetico sul paesaggio è terrificante. Mi sorge spontanea una domanda: per quale motivo, come e quando iniziò la costruzione di tale orrore ancora oggi cantiere aperto (per altro durante il sopralluogo non trovai il cartello di cantiere che la legge impone obbligatoriamente). Nonostante la ricerca di documentazione, ad oggi gli interrogativi sono molti. In base a varie fonti consultate ho appreso che il "mostro" doveva essere un centro polifunzionale comprendente un teatro (Teatro della Torre Antica) con circa 500 posti per ospitare spettacoli teatrali e anche convegni nell’ambito del circuito turistico dell’Oltrepò, una struttura che sarebbe diventata sede di una enoteca permanente per i vini della zona (Enoltrepò) e un Auditorium, al piano terreno, con piazzetta ciottolata e piantumata destinato a feste ed eventi culturali,

-AR-CHI-NON- PIACE

Costato 3,5 milioni di euro, dopo 7 anni e mezzo ancora cantiere aperto

sociali, espositivi, per la valorizzazione delle produzioni agricole locali e di promozione del territorio. Il ritorno economico, previsto per arginare lo spopolamento delle zone marginali, si sarebbe stimato attraverso la creazione di lavoro, indotto ed eventi di alto richiamo culturale. Progettato da uno staff di quattro architetti, la struttura si sarebbe dovuta adattare alla realtà del borgo e alle caratteristiche degli altri edifici in pietra locale. Il 14 agosto 2009 fu inaugurata la posa della prima pietra del nuovo Teatro Auditorium alla presenza del sindaco Pier Achille Lanfranchi. Dopo i milioni di euro stanziati da Regione Lombardia (1,5 milioni) e Fondazione Cariplo (1 milione), il comune di Fortunago ottenne altri 996 mila euro dal Ministero delle Infrastrutture per il completamento dell'Auditorium. L'intenzione del Sindaco era quella di dare in gestione la struttura ad una fondazione alla quale sarebbero state chiamate a partecipare Regione, Provincia, Camera di Commercio, ente montano e fondazioni bancarie. I lavori sarebbero dovuti terminare entro la fine del 2015. Così dichiarava il sindaco: "… abbiamo valutato gli scenari che abbiamo davanti, soprattutto i programmi futuri che ci porteranno ad avere una vetrina internazionale anche con l'accordo preso di recente con il Comune di Milano per Expo 2015…". Expo è passata davanti ai nostri occhi, così come i 3 milioni e mezzo di euro e i sette anni e mezzo di tempo a disposizione: Fortunago ha ancora un cantiere aperto, non ha l'Auditorium, non ha il teatro della Torre Antica, non ha lo spazio espositivo Enoltrepò, non ha posti di lavoro in più, ma di una cosa sono certa: nulla ripagherà il danno paesaggistico causato al borgo di Fortunago. Il film di Paolo Virzì "Il capitale umano", girato a Fortunago, aveva fra i suoi personaggi un cinico e competitivo magnate, "forgiato con la tempra di chi ha abbattuto ettari di bosco per costruire un impero economico, inno del malcostume e del cattivo gusto": che fosse un lontano presagio?


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SILVANO PIETRA

A "DUE PASSI "DALLA RAFFINERIA DI SAN NAZZARO

"Controlli Arpa? Non ci ha mai detto niente nessuno" Di Christian Draghi

La verza dell'orto ricoperta da una patina oleosa marroncina pochi giorni dopo il maxi incidente alla raffineria di Sannazzaro, un silenzio preoccupante sui dati dei rilevamenti dell'Arpa ancora in mano alla magistratura e un comune che, insieme agli altri limitrofi, si è sentito abbandonato a se stesso mentre a pochi chilometri di distanza la raffineria bruciava sprigionando fumi sulla cui natura e sulle conseguenze che potrebbero avere per la salute dei cittadini poco ancora si sa."Controlli Arpa? Non ci ha mai detto niente nessuno". A parlare è il sindaco del comune di Silvano Pietra, che in linea d’aria dalla raffineria non dista che una manciata di chilometri. Antonio Luciano Calderini il giorno del primo incendio si trovava in comune e ricorda bene il momento in cui si è accorto dell’immensa nube di fumo che si innalzava nel cielo di quella limpida mattinata del primo dicembre. Sindaco, ricorda se quella mattina o nei giorni seguenti qualcuno vi ha contattato per darvi informazioni sull'accaduto? "No, siamo stati noi a contattare i carabinieri prima e i vigili del fuoco poi, ma nelle ore immediatamente successive all’incendio. Poi più nulla". Ricorda cosa vi hanno detto le forze dell’ordine? "Stavano ancora capendo bene quel che stava succedendo nelle prime ore dopo il fatto, poi ci hanno detto di dire alla gente di stare in casa e non aprire le finestre, come del resto era stato comunicato pubblicamente. Ma era inverno e faceva freddo, non costituiva

un grande sforzo restare al chiuso". Arpa non vi ha mai contattati, inviato dei bollettini o un qualsiasi tipo di informazione che potesse avere i crismi dell’ufficialità sui rilevamenti dell’aria? "No, non siamo stati contattati in nessun modo. Quello che abbiamo saputo riguardo ai rilevamenti è quello che è stato pubblicato sui giornali". Lei ha notato qualcosa o ha avuto l’impressione che la nube abbia potuto lasciare conseguenze? "Quello che posso dire è che pochi giorni dopo ho notato che alcune verze nel mio orto avevano una sorta di patina oleosa marroncina sopra, una cosa che non mi piaceva e che credo possa essere imputabile ai fumi sprigionati dall’incendio alla raffineria, che altro?". Che ha fatto di quelle verze? "Le ho buttate, ovviamente". Pensate di muovervi dal punto di vista politico per affrontare questa faccenda? "Quello che possiamo fare è presentare un documento congiunto insieme agli altri comuni della nostra Unione, quindi Corana, Cornale e Bastida, ad Arpa per chiedere che ci dicano qualcosa, anche se sinceramente non credo si possano ottenere grandi risposte. La realtà è che siamo una delle provincie più inquinate d’Italia, tra inceneritori e industrie e varie, siamo un po’ una discarica. Altrochè nuovi impianti, qui bisognerebbe fare qualcosa per diminuire quelli che ci sono e che hanno sull’ambiente un impatto devastante, ma serve un peso politico ben superiore a quello che il sindaco di un piccolo comune può avere. Possiamo solo tenere alta l'attenzione, come nel caso dello scarico dei fanghi di scarto delle lavorazioni industriali, che la legge ancora consente di scaricare nei campi, come accade in Lomellina. E' una prassi che dobbia-

Antonio Luciano Calderini

mo impedire arrivi in Oltrepo". Parliamo dei problemi interni alle "mura" del Comune. Uno di quelli più sentiti dalla popolazione di Silvano era il traffico dei mezzi pesanti in centro abitato. Com'è la situazione oggi? "Purtroppo non è migliorata. Anzi, dopo che a Oriolo è stato interdetto in un tratto di strada la circolazione dei mezzi pesanti, abbiamo in più il transito delle bisarche dirette al deposito auto di Pizzale. Il tutto va ad aggiungersi al traffico dei mezzi in direzione al biodigestore di Corana". Contromisure per limitare i danni? "Stiamo concordando con la provincia interventi ancora più mirati per ridurre la velocità dei veicoli in transito. Ridurremo l'attraversamento del centro abitato alla velocità di 30 chilometri orari. Dopodiché inseriremo degli attraversamenti pedonali in luoghi strategici per rallentare la velocità di transito". Altra questione sentita è il problema della torre piezometrica che necessita di lavori per la messa in sicurezza visto che perde pezzi di cemento. Finora non è successo nulla, ma gli interventi dovrebbero partire prima che sia troppo tardi, non crede? "Certamente, infatti un piano da 10mila euro per la messa in sicurezza è già pronto. Ci sono stati dei ritardi perché abbiamo dovuto verificare che fosse effettivamente una proprietà comunale e non di Pavia Acque come inizialmente sembrava". Rimuoverla non è pensabile? "No, perché avrebbe dei costi esorbitanti per un piccolo comune come il nostro. Servirebbero 130mila euro e non possiamo aprire mutui per una cifra simile. Inoltre va detto che la torre non ha problemi di staticità, quindi non è a rischio crollo".


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"per fortuna che il turismo non è decollato in oltrepo"

Di Silvia Colombini Introdurre l'Avvocato Agostino Guardamagna non è facile, è come scrivere la prefazione di un libro importante di cui non sei tu l'autore e rischi o di dimenticarti qualcosa di importante o di soffermarti su un qualcosa di ininfluente. A me piace definirlo come il titolo di uno dei suoi libri "La vespa togata". Togata perché Agostino Guardamagna è stato un avvocato di successo con tanto di medaglia d'oro dell'ordine di Milano, una lunga carriera la sua iniziata nella Milano degli anni 50 e vespa, sia per il suo essere pungente, sia per il suo essere eclettico e "svolazzante", passando da un interesse all'altro, da una passione all'altra: avvocato, scrittore, pubblicista, amante del buon vino e del buon cibo, ritornato in Oltrepo dove è stato giudice di pace in quel di Voghera per un decennio, ora trova come li definisce lui dei "quotidiani passatempi terapeutici come rimedi contro le paturnie dell' eta". Mi chiede cosa voglio sapere da lui. Vorrei sapere cosa ne pensa una persona autorevole, intelligente, brillante, che ha vissuto e vive una vita piena di interessi prima fuori dall'Oltrepo, ora in quel di Retorbido, sulle tematiche "rognose" del nostro territorio. Oltrepo e turismo. Un turismo quello oltrepadano che sembra non decollare… "Per fortuna che non è decollato, l'Oltrepo è Oltrepo proprio perchè non è decollato il turismo, quel turismo che negli anni passati sulla scia di quegli entusiasmi che favorirono lo sviluppo edilizio ha rovinato paesaggi, spiagge e vegetazione, se così fosse successo non avremmo più il nostro amato Oltrepo. Ricordo sempre le parole del mio grande amico Mario Resca con le quali mi raccontava che una cosa terribile era stata fatta in Oltrepo, l'auditorium di Fortunago. A questo scempio, rispondo che manca una scuola in Italia e quindi anche in Oltrepo che abiliti una persona a fare il Sindaco, manca il divieto a chi non ha studiato urbanistica di fare l'amministratore locale. Studiando il gusto si affina anche per chi non è "portato" . E' pur vero che se decollasse ora forse sarebbe il momento buono ora siamo più attenti, la sensibilità è aumentata e di cose brutte se ne fanno sempre meno. Un altro cruccio dell'Oltrepo è la decadenza delle strutture ricettive, mentre per i ristoranti la scelta è ampia e anche di buon livello, non ci sono alberghi attraenti e degni di chiamarsi tali. So che esistono gli agriturismi, un tessuto che a dire il vero conosco poco, ma mi ha colpito un mio caro amico di Parigi che venutomi a trovare sapeva e conosceva un agriturismo di Santa Maria della Versa ed è voluto andare lì a tutti i costi. Ecco questa è una cosa che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere, molto probabilmente l'agriturismo e non parlo di ristorazione ma di ricettività è una formula vincente, forse più per lo straniero che per noi del luogo". Oltrepo e vino. Ultimamente se ne è parlato molto e purtroppo non in positivo, questi scandali hanno compromesso l'immagine dell'Oltrepo e cosa manca a noi oltrepadani per renderci vincenti nel settore vinicolo? "Certamente sì ci ha danneggiato a livello di immagine però tante volte dagli scossoni viene fuori qualcosa di positivo. Lei mi chiede cosa manca all'Oltrepo e io le rispondo dicendole che basterebbe andare in Bor-

RETORBIDO

"Manca una scuola che abiliti una persona a fare il Sindaco"

Agostino Guardamagna

gogna per capire cosa manca a noi. In Borgogna promuovono il vino del vicino per promuovere se stessi, noi abbiamo il prodotto ma non questa capacità fatta di cultura e tradizioni del saper vivere con il vicino, dell'amare il vicino. In Oltrepo questo è impensabile, esiste un'invidia cattiva che caratterizza i rapporti, abbiamo un istinto atavico del contadino che difende il podere ma non sa come difenderlo bene. E' un fatto di cultura mettere i problemi in termini di soluzione e lo capirono tempo fa quando gli uomini si unirono in cooperative, a Retorbido esisteva il Teatro Sociale e la Cantina Sociale ora non c'è più nulla e credo anche per mia esperienza lavorativa di poter affermare che i problemi di vicinato sono gli unici problemi irrisolvibili, quando due vicini litigano, l'unica soluzione è vendere la casa ed andarsene". La Versa. E' recente la notizia dell’acquisizione della cantina da parte di Terre d’Oltrepo per il 70% e per il 30% della cantina Cavit. Come vede l'arrivo di una cantina "straniera"? "Il fatto che un’azienda trentina, la Cavit sia entrata nel management non è che di buon auspicio perché tutto ciò che arriva dal Trentino è cosa buona. Voglio raccontarle un aneddoto per spiegarle il perché di questa mia affermazione: con l’ex Procuratore generale di Trento, mio caro amico andammo tempo fa in Sicilia, ospiti di un feudo che fa parte di un fondo trentino per la produzione di vino rosso. I trentini che non hanno una grossa esportazione di vino rosso in America hanno visto e capito che l'unico vino rosso di successo oltre oceano era il Nero d'Avola e così hanno acquistato un fondo in Sicilia, dove se c'è una pianta potata male sanno chi l’ha potata. Questo per dirle che se noi ci attacchiamo al carro dei trentini ben venga, meglio di quello dei bresciani". Salame di Varzi: da sempre la diatriba è produrre meno e produrre meglio. Qual è la sua visione? "Senza la qualità è impensabile proporre ora un prodotto, il consumatore se ne accorge e la qualità paga sempre. E' ovvio che sarebbe meglio farne tanto e bene, ci riescono ovunque tranne che in Oltrepo dove vige la supremazia del 'lo so fare buono solo io', poi stesso identico discorso fatto per il vino, l'amore per il

vicino, l'essere uniti e fare rete". Oltrepo e Pirolisi . Qual è la sua posizione? "Retorbido che sembra per certi versi come tanti altri nostri paesi, un paese che dorma in realtà ha dimostrato di avere un volontariato straordinariamente efficiente, il Comitato no Pirolisi ne è un ottimo esempio, dimostrando una capacità vitale notevole, straordinaria che ha smosso quel senso civico che va ben oltre la pirolisi. Leggo sempre una frase che è stata apposta qui in Retorbido ‘cittadini e non sudditi’, una magnifica, rivoluzionaria. Detto questo sul tema pirolisi avrei diverse cose da dire, prima però vorrei leggere i pareri dei cinque tecnici con le rispettive perizie e seguire tutta la vicenda legata ai ricorsi che la Società sta portando avanti, quindi non è ancora il momento". A 10 km abbiamo la raffineria di Sanazzaro. Non crede che i vari comitati dovrebbero mobilitarsi anche su quel fronte oppure il problema che si pone va al di là della salute pubblica ed è il fatto che dà lavoro a 400 famiglie? "I comitati intanto per loro natura sono su un progetto solo, finito il progetto finisce il comitato. Non esiste un comitato permanente, detto questo è probabile che la motivazione sia proprio questa, il problema del lavoro è un grosso problema e dover mettere di fronte famiglie che fanno la fame e la salute pubblica è grave, la saluta pubblica dovrebbe venire prima però...". Ciclismo e Oltrepo. Lei ne è un appassionato e ai tempi le Terme di Salice puntarono molto sul turismo derivante dal ciclismo. Pensa che l'Oltrepo può e deve puntare sul turismo derivante dal ciclismo? "E' un rilancio impossibile, il ciclismo in Italia non esiste più, non esiste più una squadra di ciclismo di alto livello in mani italiane. Sono scappati tutti quelli che per passione avevano la loro squadra ciclistica, Lampre, Liquigas… E' mancato e manca quello spirito imprenditoriale che sa gestire il fenomeno curando i conti. E' inutile illudersi, non sono le iniziative sporadiche che rilanciano il ciclismo e il turismo che ne deriva, ma il sapere ragionare con spirito e cultura imprenditoriale a lungo termine".


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TORRAZZA COSTE

CANTINA TORREVILLA: "Tenere la barra dritta comporta dei sacrifici"

"L'importante è puntare sulla spumantistica" Di Silvia Colombini

Torrevilla è una delle storiche e più importanti cantine sociali dell'Oltrepo Pavese: 600 ettari di viti e una capacità produttiva di 60.000 quintali di uva trasformata in oltre 2 milioni e mezzo di bottiglie. Torrevilla si appresta a festeggiare quest'anno i 110 anni di vita ed è il primo compleanno con alla guida il nuovo Presidente Massimo Barbieri eletto nell’ottobre scorso. Barbieri uno tra i primi soci conferitori della cantina è stato nell'ultimo triennio vice presidente vicario durante la presidenza De Filippi. La sua parola d'ordine è: "Crescita nella continuità" . Barbieri, Torrevilla è una delle cantine sociali più importanti dell'Oltrepo che, a differenza di altre realtà simili colpite da "grane" nell’ultimo anno, non ha mai avuto problemi. Perché? “Direi che ormai siamo una delle poche cantine importanti rimaste in Oltrepo, il perchè sta nel modo di lavorare, basta lavorare nella correttezza e nell’onesta. Sono queste le cose di cui siamo particolarmente orgogliosi, merito sia della gestione attuale sia di quella che ci ha preceduto”. Lei parla di correttezza ed onestà: si possono tradurre nel controllo rigoroso da parte dei soci conferitori sul management dell’azienda e del management sulle unità produttive? “Certamente sì, ma a Torrevilla c’è qualcosa in più… Vede noi siamo una realtà piccola rispetto ad altre strutture analoghe, una realtà più raccolta fatta di 200 soci, con un legame particolare tra consiglio d’amministrazione e base sociale. Ci conosciamo tutti e abbiamo un rapporto schietto anche se a volte conflittuale, ma sempre sincero. Non sto dicendo che è stato facile, tenere ‘la barra dritta’ comporta dei sacrifici e tanti oneri che poi ricadono sulla base sociale e sui prezzi di riparto. I soci, sono quelli e lo dico da socio, che maggiormente hanno pagato questa situazione. Ci siamo trovati in difficoltà rispetto alle altre realtà dove poi è successo quello che è successo, ma del resto, se ci si confronta in modo scorretto e una delle due bara, è difficile che vinca l’altra, ma siamo riusciti a salvaguardare l’azienda e questo merito è di chi ha gestito e amministrato”. Torrevilla ha rafforzato nel territorio la propria immagine, crede che questo sia indispensabile per una cantina sociale a livello di vendite? "E’ quello che stiamo cercando di fare da ormai quasi due anni, abbiamo cercato di dare un impatto significativo alla nostra immagine per dare testimonianza della bontà del lavoro che è sempre stato fatto in precedenza, implementandolo attraverso la comunicazione, la ricerca enologica, l’ organizzazione e la gestione. Certamente una nuova direzione e un nuovo consiglio d’amministrazione hanno portato ad uno svecchiamento per visione anche in un’azienda come questa ben strutturata. Nuovo sito, nuova cartellonistica stradale, nuove rotonde in gestione e poi un restyling della linea La Genisia, alla quale abbiamo lavorato per oltre 6 mesi per ridefinire un prodotto che già esisteva ma per renderlo 'più attuale'. A breve presenteremo anche i nuovi prodotti della linea Bio". Qual è il vostro mercato principale fuori dall’Ol-

trepo? "La zona dove siamo più operativi è la Lombardia, è ben coperta poi tutta la zona del nord ovest: Val d’Aosta, Piemonte e Liguria, da poco abbiamo coperto anche il Veneto e l’Emilia Romagna e ci stiamo, sviluppando anche in Toscana con alcune tipologie di prodotto legato alla ristorazione. A livello di grande distribuzione il mercato è nazionale”. Export è una parte importante o marginale del vostro mercato? “Certamente per ora marginale, siamo intorno al 2%, posso dire che pur tra mille difficoltà stiamo seminando, ma per avere dei grossi volumi ci vuole un po' di tempo. Esportiamo in Giappone dove su alcuni prodotti di nicchia siamo piuttosto consolidati, poi Brasile ed Inghilterra dove abbiamo importatori che da anni stanno lavorando costantemente. Altri mercati sono un po' più nuovi ed in via di sviluppo come gli Stati Uniti”. Perché molto spesso nei ristoranti oltrepadani non troviamo vino oltrepadano? “Questa tendenza credo stia un po' cambiando, in primis credo che debbano essere le aziende a rendere appetibile il proprio prodotto e mettere il ristoratore nelle condizioni di poterlo commercializzare bene, facendolo qualitativo quanto quello degli altri territori, ben vestito quanto quello degli altri territori, centrato come gusto e come prezzo. Se ci sono tutte queste caratteristiche si mette il ristoratore nelle condizioni di poter sfruttare meglio il prodotto. Rispetto a qualche anno fa, per quel che ci riguarda abbiamo registrato un aumento dei consumi in Oltrepo, sull’ Oltrepo stiamo facendo un buon lavoro e stiamo investendo molto nella nostra provincia in termini commerciali e di risorse umane, inserendo ad esempio due nuovi agenti giovani nella provincia che stanno facendo bene inoltre siamo diventati sponsor ufficiale del Teatro Fraschini di Pavia”. Quando si parla di vino si dice che uno dei problemi principali dell’Oltrepo sia la produzione e la vendita di troppo vino sfuso a discapito della bottiglia. Anche per Torrevilla è così? "No, questo non è il nostro caso, anzi l’80/90 % del nostro prodotto è venduto in confezionato, certo poi è fisiologico in una struttura di questo genere che ci sia qualche ‘cisternetta’ però siamo su livelli altissimi di confezionato. E’ altrettanto vero che in determinate realtà di grandi dimensioni, ad esempio Terre d’Oltrepo, ci si deve rivolgere anche ad un mercato in cisterna e dello sfuso, sarebbe impensabile commercializzare solo confezionato. Va bene quindi la commercializzazione all’ingrosso su certi volumi perché obbligatoria, ma l’importante, e mi auguro che questa strada venga scelta anche dalle nostre consorelle, è investire sulla valorizzazione del prodotto tramite la qualità e l’imbottigliato e soprattutto puntare sulla spumantistica”. E del prosecco che mi dice? “Bravissimi, grande capacità di comunicazione, un po' com’era nel nostro oltrepo 20/30 anni fa che non si diceva voglio un pinot ma voglio un La Versa, noi siamo nati con questo, poi demerito tutto nostro come territorio che non ha creduto e sviluppato questa politica”. La Versa alla fine è rimasta in mani oltrepadane. La ritiene una buona cosa oppure avrebbe visto di buon occhio anche una proprietà “straniera”

Massimo Barbieri come la cantina Soave? "Cavit intanto è un’azienda molto solida e all’avanguardia. Non credo che l’aspetto importante sia che rimanga o meno in Oltrepo la proprietà, dipende dall’idea con la quale si agirà sull’azienda, va bene Terre d’ Oltrepo come sarebbe andata bene la cantina Soave, l’importante è che l’operazione sia volta alla rivalorizzazione del marchio che porterebbe benefici a tutto il mondo del vino oltrepadano. Dobbiamo smetterla in Oltrepo di fare campanilismo, dobbiamo invece essere uniti per un’ idea unica e superare questo nostro grosso limite. Certo se l’operazione è fine a se stessa cambierà poco in Oltrepo”. Torrevilla ha mai pensato di partecipare all’acquisizione di La Versa? “Sì è stato analizzato in modo approfondito questa situazione, con una discussione interna al vecchio cda. Un’operazione in solitudine da parte di Torrevilla sarebbe stata impensabile se non fine a se stessa, l’acquisizione era un ostacolo che si poteva superare, il reale problema era il dopo, rilanciarla e renderla operativa avrebbe richiesto a mio giudizio investimenti superiori all’acquisto. La disponibilità di Torrevilla era di un piano territoriale con la collaborazione di tutte le aziende anche private dell’oltrepo per il recupero del marchio La Versa indirizzandolo su un discorso di spumantistica, un’utopia, ma l’unica modalità di intervento possibile da parte di Torrevilla. D’altronde anche Terre d'Oltrepo che è un’azienda ben più grande della nostra anche a livello economico si è avvalsa di una collaborazione esterna, di una realtà strutturata e consolidata”. Vendita diretta al pubblico è un buon business? "Un ottimo business, è il nostro miglior cliente con un fatturato che si aggira su 1 milione e 600mila euro, il nostro valore aggiunto è avere i punti vendita all’interno della cantina, è importante portare il cliente in azienda, si crea un contatto quasi personale”. Obbiettivi? "Ci siamo posti obbiettivi interessanti e audaci ma tutto in un'ottica di prudenza, l’anno scorso abbiamo chiuso il bilancio in modo soddisfacente e speriamo di migliorare a livello di dividendo e tra mille difficolta, quest'anno il semestre è stato positivo e in crescendo. Lo sviluppo deve essere generale e corale passando dalla bottega del vino con la rivisitazione e ammodernamento dei punti vendita rendendoli più glamour, a una maggior presenza sul territorio come agenti e a una maggior qualificazione degli agenti stessi, ne abbiamo inseriti nuovi con una mentalità rivolta alla vendita di determinati prodotti nel canale della ristorazione, non vogliamo vendere il prodotto base, ma vogliamo vendere e fare qualità. Il lavoro è a 360° in tutte le direzioni. Stiamo lavorando molto bene all’interno del cda, stiamo remando tutti nella stessa direzione e ci tengo a precisarlo perché non è sempre stato così, ci sono stati periodi di forte scontro, ora l'ottima collaborazione tra presidente, vice presidenti e cda non può che portare cose buone’.


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"predoni del territorio a nostro avviso"

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Di Christian Draghi La perdita della Prefabbricati Valdata anni fa, la chiusura della ex Diaspa nel 2013, il fallimento della ditta Italiana Pellet nel 2015. Il comune di Corana era finito economicamente in ginocchio di fronte a una serie di eventi che definire sfavorevoli suona come un eufemismo per una realtà che conta meno di 800 abitanti. La disoccupazione, se si tiene conto che la maggior parte dei residenti era impiegata in una di queste industrie, aveva toccato livelli altissimi e per il comune l’agevolazione delle famiglie bisognose stava diventando un onere quasi insostenibile. Oggi, finalmente, il sindaco Vittorio Balduzzi vede una luce in fondo al tunnel. Lo scorso maggio una ditta produttrice di materiale farmaceutico del varesino ha rilevato l’impianto della ex Diaspa e sta lentamente adoprandosi per restituire produttività al sito e occupazione al territorio. Nel frattempo, un’altra buona notizia: anche al posto dell’Italiana Pellet fallita una nuova azienda che si occupa di essicazione del foraggio aprirà presto i battenti, la Agro Po. Sindaco Balduzzi, più che un sospiro di sollievo qui ci sarebbe da stappare lo spumante, non crede? "Per il nostro territorio l’apertura di queste nuove attività è sicuramente una benedizione. Si può parlare di qualsiasi problema, delle strade da rifare, del traffico, della sicurezza, ma quando la gente non ha lavoro e le famiglie del tuo comune non riescono ad arrivare alla fine del mese, la vita per un sindaco è tutt’altro che facile. Almeno un terzo dei lavoratori rimasti a casa era di Corana". Parliamo della nuova attività produttiva che sorgerà al posto della ex Diaspa. Che tipo di insediamento è? "E’ una ditta chiamata Chemo Biosynthesis, che produce principi attivi per i farmaci, quindi in linea con il tipo di produzione della ex Diaspa ed è quello che speravamo. Inoltre si tratta di persone serie e bene intenzionate dato che si sono fatti carico della boni-

Vittorio Balduzzi fica dell’area e hanno già assunto circa 25 persone, con l’impegno di arrivare a una sessantina non appena la ristrutturazione sarà terminata e la ditta potrà entrare nella produzione vera e propria". Mi perdoni. Ha parlato di gente "seria e benintenzionata". Intende dire che ne avete incontrata di altro tipo? "Parecchia a nostro avviso. Avendo tre siti industriali inattivi per un certo periodo le proposte che ci sono arrivate da diverse ditte sono state svariate". Da quale tipo di ditte? "Predoni del territorio a nostro avviso. Basti dire che un progetto stile pirolisi ci era stato già presentato prima ancora che il caso di Retorbido salisse alla ribalta. Una ditta che voleva smaltire proprio gomme aveva chiesto l’area ex Valdata. Mentre un’altra che voleva bruciare fanghi industriali avrebbe voluto aprire proprio al posto dell’ex Diaspa. Abbiamo dato picche a entrambe visto che non era sicuramente il modello di sviluppo che auspichiamo per il paese". Però non deve essere stato facile dire di no a un’industria che vuole insediarsi quando c’è tanta disoccupazione intorno… "Sì ma non possiamo barattare la salute con qualche posto di lavoro".

CORANA

"Una ditta che voleva smaltire gomme aveva chiesto l’area ex Valdata"

A proposito di salute. Gli incendi alla raffineria di Sannazzaro, che in linea d’aria da Corana è a un tiro di schioppo, hanno lasciato qualche conseguenza per il paese? "Non siamo stati informati di nulla a dire il vero". Prego? Arpa non vi ha contattati in alcun modo? "No, quello che sappiamo lo sappiamo dai giornali". Vi muoverete in qualche modo? "Insieme agli altri comuni della nostra Unione - Silvano Pietra, Cornale e Bastida - abbiamo intenzione di inoltrare una richiesta scritta per avere informazioni e dati, ma onestamente non siamo molto fiduciosi di ottenere risposta". Avete timori per la salute? "Non sappiamo molto, come detto. Quello che posso dire è che si sono fatti tanti sforzi per evitare l’insediamento in paese di industrie inquinanti e poi comunque l’inquinamento arriva lo stesso dal paese vicino…". Concludiamo con un’altra nota positiva. Al posto dell’Italiana Pellet alla fine è arrivata una ditta con un impatto sull’ambiente che si direbbe sostenibile… "La Agro Po si occupa di essicazione del foraggio, un tipo di produzione che ci lascia sicuramente più tranquilli dal punto di vista ambientale". E’ già aperta? "Stanno mettendo a punto gli impianti e ristrutturando, ma a quanto mi risulta hanno già assunto qualcuno. La produzione però inizierà in primavera, visto che il foraggio si lavora ad aprile. Spiace che questa ditta possa impiegare meno personale rispetto alla Italiana Pellet, ma come si dice, piuttosto che niente è meglio piuttosto...". Di quanti posti di lavoro stiamo parlando? "Dovrebbero essere sei o sette fissi e una decina di stagionali, ma non ho ancora i numeri precisi".


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"Non credo nel turismo populista delle fiere e dei mercatini" Di Silvia Colombini

Emilio Limonta, uomo concreto e pratico, un uomo del fare e di poche parole ma il fervore quando si parla di ambiente è lampante. "L’ambiente è tutto ciò che abbiamo, non abbiamo altro, Nazzano, le colline fino a Varzi sono una cartolina, abbiamo lo Staffora, il fiume è una ricchezza ovunque, tranne che qui, qui è un posto dove buttare un po' di immondizia e dove dragare ghiaia". E' lui che si è inventato oramai venticinque fa quella che oggi è diventata l'iniziativa di volontariato ecologico per eccellenza nel territorio di Rivanazzano Terme. Sono 13 anni quest'anno che a Rivanazzano Terme esiste in modo ufficiale e aperta a tutti i volontari la giornata "Scopri verde Rivanazzano Terme" il cui obbiettivo principale è la riscoperta del verde cittadino, raccogliendo carta e plastica dai suoli dei parchi, giardini e strade vicinali. Limonta lei è il promotore di questa iniziativa. Come e quando le è nata l'idea? "Sono 25 anni che porto avanti questa iniziativa, che è stata una mia iniziativa personale. All’inizio sono stato supportato dai miei familiari e dagli amici più stretti, poi con il passare degli anni sono riuscito a coinvolgere sempre più persone. Il perchè è molto semplice, ero stufo di vedere del ‘rudo’ in giro. Andare in giro per le strade e per il paese e vedere tutta quell’immondizia, per me azzera tutto il resto, cancella tutto quello che di buono c’è e che è stato fatto. Quando un paese è sporco fuori è anche sporco dentro". Chiederle il perché abbiamo paesi "sporchi" è come chiedere se è nato prima l'uovo o la gallina... "Io la risposta me la sono data, perchè siamo diventatiti un popolo di ingrati che riusciamo a mandare a picco ad affossare un paese meraviglioso. Abitiamo in un bel posto, con mille risorse abbiamo questa fortuna che non è un merito ma semplice casualità e invece di cercare di salvaguardarlo lo mandiamo a picco. Se abitassimo a Parona Lomellina o a Sesto San Giovanni a parità di condizioni economiche e di salute la vita cambia, eccome se cambia". Perchè proprio questa iniziativa e non un’altra, ad esempio vanno molto di moda convegni, conferenze e simposi a carattere didattico… sicuramente meno impegnativi… "Perché questa è una cosa che si vede subito. E' un’iniziativa vera di lavoro. E' inutile e non credo molto a chi si riempie la bocca di paroloni sulla salvaguardia dell’ambiente e poi non fa nulla, se non riempire le sale o le pagine dei giornali. Comizi, bandierine, gadget non fanno per me Il giorno dopo il nostro intervento, è tangibile e si vede che il paese è più pulito. Quando abbiamo iniziato, so che la gente non ci fa caso, ma non esisteva un fosso o una strada libera da rifiuti, siamo arrivati a raccogliere fino a 10 scarrabili di ‘rudo’ dalle strade: copertoni, lavastoviglie, batterie, water, un anno ricordo abbiamo raccolto 27 frigoriferi, e poi bottiglie, attrezzi sadomaso, materassi…". Com'è organizzata la giornata? "Ogni anno mi devo inventare come organizzare il lavoro, non sapendo con esattezza quante persone aderiranno, un anno eravamo una sessantina, un altro quaranta, posso contare sulla certezza di 20 persone, poi solo al mattino quando vedo fisicamente i

Emilio Limonta

volontari imposto il lavoro. Io mi occupo del grosso del lavoro andando lungo la strada che porta a Voghera poi verranno organizzate delle squadre che a gruppi si occuperanno chi del parco, chi della green way o dello Staffora poi ci sono le vie del paese fino al confine con i comuni di Casalnoceto e Godiasco. Devo dire che rispetto ai primi anni, ora il lavoro è diventato più veloce, ahimè non perché siamo diventati più diligenti ma perché non c'è più quell’accumulo decennale degli inizi, ma solo ‘roba fresca’… di un anno. Ai tempi raccoglievamo un sacco di immondizia al metro, ora in tre ore riusciamo a ripulire tutta la strada che porta a Voghera. Basta dirle che in un punto dove abbiamo recuperato una catasta di copertoni abbandonati, in uno di questi è nata una robinia che avrà almeno 40 anni, credo che questa robinia diventerà il simbolo di questa giornata, un esempio sintomatico". Quest’anno l’evento non coinvolgerà solo Rivanazzano Terme, ma anche i comuni di Retorbido e Codevilla. Ha avuto difficoltà a coinvolgere altre entità extra comunali? "Ogni anno ho chiesto e tentato di coinvolgere i comuni limitrofi e non ce l’ho mai fatta, mi hanno sempre risposto due di picche, avevano altre priorità tipo salvaguardarsi dai maremoti o eventuali meteoriti e quindi impossibilitati ad ogni tipologia di distrazione. Quest’anno dopo anni di inutili tentativi grazie ai ragazzi del ‘Comitato no pirolisi’ con il quale abbiamo creato un gruppo di lavoro e soprattutto di intenti comuni, avremo la collaborazione di Retorbido e Codevilla con una sinergia nuova che speriamo prosegua nel tempo". La gente spesso si lamenta della scarsa pulizia e della scarsa manutenzione della cosa pubblica. Con questa iniziativa volete anche sensibilizzare la gente sul fare e non solo sul contestare? "Portare i bambini è certamente un primo passo in questa direzione, con l’aiuto dei genitori e delle insegnati. Quest’anno la faccio ancora, ci riprovo ma se non si muove un po' la popolazione se non c’è un po' di segui-

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"ero stufo di vedere rudo in giro"

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to ti passa la voglia di fare. Io lo faccio perché ci credo profondamente, non voglio fare l'eroe solitario e non voglio entrare in politica per ora, perchè non ho tempo e devo lavorare, se no mi ci metterei". Raccolta differenziata la fate in questo contesto? "Io sono un sostenitore della differenziata addirittura divido la carta delle sigarette dall’ovatta, ma in questo contesto è impossibile, è troppo sporco e sarebbe inutile prendere una bottiglia piena di terra e buttarla nel vetro o prendere una borsa di plastica piena di carta e buttarla nella platica. Abbiamo provato ma non funziona ritarderebbe solamente tutto il lavoro e non si raggiungerebbe l'obbiettivo". Oltre a questa iniziativa, ora che può contare sul sostegno di un buon gruppo come quello del comitato ha in mente altre iniziative? "Questa giornata rimane e rimarrà la giornata della pulizia per eccellenza, che è basilare, ci sono poi altre iniziative che io porto avanti, ad esempio l'anno scorso abbiamo ripulito i boschi vicinali dall’edera, l’edera è una grossa piaga e un pericolo per le nostre piante. Abbiamo ripulito i pioppi del parco e le querce di Nazzano che si sono riprese e se potessero ringraziarmi so che mi darebbero un bacio. Per il futuro la nostra idea è di impostare delle giornate mirate, concrete, ad esempio numerare e catalogare gli alberi più belli del nostro territorio, abbiamo delle querce secolari magnifiche che rischiano di essere abbattute per far della legna. Questo è solo un esempio". Lei che è così attento all’ambiente, quali sono le criticità più evidenti? "Il degrado assoluto della regolamentazione delle acque piovane, non c’è più un fosso che funziona quindi quando piove il paese va sott’acqua. I fossi sono pieni di 'rudo', i tombini rotti e non dimentichiamoci dello stato scandalosamente brutto dei viali e del verde pubblico in generale: le piante malate non vengono curate, quando seccano vengono tagliate e non vengono ripiantate". Se dovesse creare un slogan per inviatre a partecipare le persone a questo evento cosa direbbe? "A chi ha a cuore il futuro e il destino di questa zona dovrebbe partecipare a questa giornata, ripulire il territorio per ristabilire una sensibilità ed un rispetto per l'ambiente. Abbiamo zone pregiate che la gente non conosce, da Nazzano a Gomo e così via… Sopra Nazzano c’è una zona dove ci sono 12 querce in fila e una radura con una quercia secolare ed un terrazzo naturale con degli ulivi, meraviglioso. Questo noi dobbiamo fare, salvaguardare queste meraviglie. Non credo nel turismo populista delle fiere e dei mercatini, ma credo che il rilancio del turismo debba partire dalle cose di buono che abbiamo e quindi dal territorio".


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imprenditori al lavoro per fare una lista per contrastare Poggi

Poggi vince la nomination a Sindaco Di Nilo Combi

Marco Poggi, assessore al turismo, sport, manifestazioni, rapporti con le associazioni e gemellaggio, l'ha spuntata nei confronti di Marco Largaiolli, Vicesindaco e assessore alla sanità, polizia locale e politiche sociali. Il candidato Sindaco per le prossime elezioni sarà Poggi. La notizia non è eclatante e non è neanche nuova, il nome di Poggi da diversi mesi era il più gettonato come successore di Romano Ferrari. Poggi durante gli anni del suo mandato ha certamente lavorato molto e bene con una presenza costante e assidua in ogni momento della vita rivanazzanese. Partirà con i favori del pronostico chiunque sarà il suo o i suoi avversari nella corsa per diventare primo cittadino. Incasserà, durante la prossima tornata elettorale, i meriti del suo lavoro ed i meriti del lavoro svolto dal sindaco Ferrari e di tutta la "squadra" come amano definirsi. In questi anni a Rivanazzano le lamentele e le voci di protesta si sono contate sulla punta delle dita di una mano, ed anche la minoranza, rispetto ad altre realtà, alla fine, concretamente, di critiche alla giunta Ferrari, della quale Poggi era uno dei "puledri di razza", non ne ha fatte più di tanto. Chi

saranno gli avversari di Poggi e quanti saranno … se ci saranno? La sinistra rivanazzanese che fa capo al PD sarà con Poggi, infatti due suoi esponenti faranno parte della sua lista, quindi nulla da temere dal PD. Un altro puledro rivanazzanese potrebbe essere Salvatore Casanova, il quale a più riprese ha espresso la volontà di formare una lista e partecipare alla corsa per diventare Sindaco ma al momento sembra essere in riva al fiume per decidere se è meglio allearsi con qualcuno o gareggiare da solo. Marco Largaiolli, uscito sconfitto dalla cena in pizzeria, durante la quale si è deciso il nome di Poggi, potrebbe amareggiato da questa decisione formare una sua lista. Poi c'è il pezzo da novanta, che piaccia o non piaccia, della politica rivanazzanese: il senatore Luigi Fabbri, ex Sindaco ed ora in tutt'altre faccende politiche e professionali affaccendato, ma come si sa il primo amore non si scorda mai e per Fabbri il primo amore politico è stato certamente Rivanazzano. E' infatti da Riva che è partita la sua corsa che lo ha portato a Roma. Fonti ben informate dicono che Fabbri potrebbe preparare una lista senza mettersi in gioco direttamente, gareggerebbe non come giocatore ma come allenatore. Le cene in pizzeria o al ristorante con le relative discussioni e decisioni politiche non sono appannaggio solo della lista che ha scelto Poggi per le prossime elezioni. Come avevamo scritto nei mesi scorsi e ora confermiamo, alcuni

cittadini rivanazzanesi, in maggior parte liberi professionisti e imprenditori, si sono incontrati non solo a cena, più volte e sempre più spesso in queste ultime settimane per vedere di formare una lista con decisa connotazione apolitica. Per ora quindi Poggi è l'unico candidato ufficiale, le liste avversarie potrebbero essere una, due, tre o zero e questo sarebbe paradossale considerando che il comune di Rivanazzano conta oltre 5.000 abitanti. Crediamo che alla fine le liste saranno 2: quella di Poggi che, come già detto, parte con i favori del pronostico e quella di questo gruppo di liberi professionisti e imprenditori locali che di politica, fino a questo momento, si erano poco interessati, che confidano di contare, al momento del voto, su quei cittadini convinti che a Rivanazzano si possa fare di più o semplicemente qualcosa di diverso. La data delle elezioni non si sa ancora, solo a maggio vedremo quanti puledri saranno ai nastri di partenza e chi sarà a tagliare il traguardo. Certamente Poggi, condotto da un fantino politico come Ferrari, potrebbe essere il Varenne rivanazzanese.


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Dionisi non fa promesse mirabolanti, come molti altri in questi ultimi 10 anni di

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La speranza è l'ultima a morire e Salice spera che le Terme, da alcuni anni in stato comatoso, possano risorgere se non a nuova gloria almeno ad un livello accettabile per numero di clienti, per l'indotto che questi creano e per i posti di lavoro che le Terme fuori dal "coma" garantirebbero. La nuova proprietà delle Terme era partita, ad onor del vero, in modo abbastanza incerto con la nomina di Antonio Accroglianò, persona citata da diversi giornali locali e nazionali per vicende, non proprio limpide, legate ai suoi familiari di origine calabrese. L'avvocato di Antonio Accroglianò, primo amministratore nominato dalla nuova proprietà termale, ci scriveva che: "Il Sig. Antonio Accroglianò ha tutti i requisiti morali e professionali per ricoprire la carica di manager o amministratore della società che gestisce le Terme di Salice", tant'è che dopo pochissimo tempo lo stesso decideva di dimettersi. Questo è un peccato perché aveva tutti i requisiti morali e professionali, come ci aveva scritto l'avvocato Tranfo. Il manager di riferimento da quel momento è stato Davide Dionisi amministratore unico della Dionisi & Partner Broker Srl di Roma, società che gestisce la non facile patata bollente delle Terme di Salice. Da metà Febbraio le Terme hanno riaperto i battenti con alcuni innesti occupazionali e con ritrovata voglia di recuperare clientela, che è passata in soli dodici anni, da circa 24.000 a 8.000 utenti. Le scarne dichiarazioni di Davide Dionisi sono state, a nostro giudizio, corrette e prudenti e non è stato aggiunto nulla di nuovo a quello che tutti sperano, in buona sostanza Dionisi ha espresso lo stesso concetto del capo della Ferrari F1, Maurizio Arrivabene, che dice da tre anni: "testa bassa e lavorare". A Dionisi, inoltre, va dato atto e dato il merito di non aver formulato, come molti suoi predecessori, succedutisi in questi ultimi 10 anni, dichiarazioni mirabolanti a proposito di piani di recupero del Grand Hotel o riaperture del Nuovo Hotel Terme che giace triste-

mente chiuso all'ingresso del paese, dichiarazioni alle quali i salicesi non credono più, anche se negli ultimi 10 anni, tanti e purtroppo anche tanti politici da paese, hanno creduto a questi fantasmagoriche enunciazioni fatte dai vari "manager" e proprietà delle Terme. Dionisi, molto concretamente, ha dichiarato che spera di recuperare un po' di clientela per passare dagli 8.000 clienti dell'anno scorso a circa 20.000, non ha detto in quanti anni spera di recuperare la clientela, speriamo in tre o quattro anni; se si pensasse di fare questi numeri in un solo anno sarebbe un obbiettivo, o meglio, un'illusione "stupefacente". Le Terme di Salice e i centri termali in generale, sono stati definiti da Dionisi "luoghi pop", tranqui… non c'entra niente la musica… forse intendeva dire che sono luoghi popolari e questo è vero, ma affinché la definizione calzi a pennello devono avere un certo range di numero di persone che le frequentano e di clienti. Negli ultimi anni le Terme di Salice molto "pop" non erano e per rimanere in tema musicale erano piuttosto "punk", movimento giovanile di protesta sorto verso la fine degli anni settanta, un po' come le proteste che per mesi hanno esternato i dipendenti delle Terme di Salice ai quali lo stipendio non risultava pervenuto. Il compito delle Terme sarà arduo, ma non impossibile e una buona strategia commerciale potrà ripor-

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TERME DI SALICE: TESTA BASSA E LAVORARE

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tare le Terme a livelli accettabili. La forza delle Terme di Salice è sempre stata l'eccellenza delle sue acque sulfuree e salsobromoiodiche, è dalle virtù terapeutiche di queste acque che bisogna ripartire. Nonostante la mal informazione conclamata, anche da parte di persone, che per motivi professionali o politici sono legati a questo territorio, le Terme di Salice sono, come quasi la totalità delle Terme italiane, ancora convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, e così come succede da almeno 30 anni, le terapie termali possono essere richieste dietro presentazione della prescrizione medica e chi si sottopone alle terapie termali con la prescrizione medica, se non esente, è tenuto al pagamento del solo ticket. Purtroppo ogni tanto qualcuno si alza e senza sapere di che cosa sta parlando blatera: "la crisi delle Terme di Salice è dovuta al fatto che non c’è più la mutua", questa è una balla colossale! La cosa più triste? Questa balla sulle terapie termali, è stata blaterata anche da qualche politicante salicese o di località attigue che dovrebbe ben conoscere la situazione, invece no. Blaterano delle sciocchezze e come spesso accade molte volte i politicanti dicono "pistolate". Ritornando alle Terme di Salice, siamo convinti che se rimetteranno al centro del loro business le terapie termali i risultati arriveranno, lentamente, ma arriveranno. Se invece verrà messo al centro del loro business il benessere, parola usata e abusata dai più quando non si sa cosa dire, indirizzato prevalentemente ai trattamenti estetici, penso proprio che il rilancio delle Terme di Salice sarà sempre meno "pop" e sempre più "punk". Spero che il "testa bassa e lavorare", tanto caro al capo della Ferrari F1, concetto, in buona sostanza, espresso anche da Dionisi, non porti agli stessi risultati della Ferrari in questi ultimi anni. Inutile dire che i salicesi sperano tutti che le Terme ottengano risultati migliori, così come i tifosi della Ferrari.


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l'oltrepo visto dai bambini della classe 5° di Salice terme

"Al futuro Sindaco chiederei un parco giochi, un'area vip e un negozio di dolci" Di Andrea Pagani Practis

La scuola primaria "P. Guado" di Salice Terme è situata lungo il viale Mangiagalli ed è riconoscibile per la sua particolare struttura esagonale, per la quale i bambini dicono che le loro aule somigliano ad un alveare. È disposta su due livelli: il piano rialzato presenta un grande salone centrale molto luminoso su cui si affacciano le aule, quasi tutte dotate di Lim. Il piano sottostante è speculare ed è dedicato alla palestra, alle sale mensa e alle aule laboratorio di informatica, arte e lettura. È circondata da un giardino recintato, dove da alcuni anni gli alunni di tutte le classi curano il loro orto e le aiuole di erbe aromatiche. Oltre al progetto "Orto in gioco" ogni anno la scuola propone percorsi interdisciplinari consolidati come quello di teatro, musica, giornalismo e ambiente. Quest'anno avrà particolare rilevanza il progetto "Lo Staffora e i suoi dintorni" che consentirà agli alunni di approfondire la conoscenza del loro territorio. I ragazzi della classe quinta, supportati dalla coordinatrice Palmira Grasso che con grande entusiasmo ci accoglie, si "divertono" a rispondere a qualche nostra domanda su Salice Terme e sulla loro scuola. Salice Terme si trova a metà tra Godiasco e Rivanazzano Terme. Quale dei due paesi voi frequentate di più e perchè? Domenico Tantillo: "Frequento di più Rivanazzano perché c’è il parco giochi, il campo da calcio e la piscina". Silviamaria Bina: "Frequento di più Salice perché è più viva, più bella e ci sono molto legata". Sebastiano Ferrari: "Frequento di più Rivanazzano Terme perché ci sono le piscine e mi diverto con i miei amici". Tommaso Topala: "Sicuramente Rivanazzano Terme, ho tutti i miei amici lì". Adelaida Mihaela Aprodu: "Rivanazzano perché ci sono il parco giochi e la pista ciclabile che in estate percorro ogni giorno". Anita Ferrari: "Io frequento di più Rivanazzano perché abito lì e vicino a me ci sono il parco e la piscina". Giulia Bevilacqua: "Io frequento di più Rivanazzano perché c'è la farmacia, la panetteria, l'edicola e tante altre cose, motivo per cui sia io che i miei genitori frequentiamo di più Rivanazzano Terme". Beatrice Bonda: "Frequento di più Rivanazzano perché c'è la green way che mi permette, soprattutto in estate, di fare passeggiate a piedi o in bicicletta e vado anche al parco giochi". Lisa Attanasio: "Frequento di più Rivanazzano perché c'è la green way: posso andare in bici, passeggiare con mia nonna e portare il mio cane". Isabela Leonte: "Rivanazzano, ci vado tantissime volte e poi faccio pallavolo lì". Anna Ceccarello: "Non vado molto né a Godiasco né a Rivanazzano, ma tra i due frequento di più Rivanazzano soprattutto in estate vado a fare passeggiate o giri in bicicletta con mio papà sulla green way". Andreea Trinca: "Frequento di più Rivanazzano perché ci abito, vado ai mercati e alle feste del paese". Aurora Serpellini: "Frequento di più Rivanazzano

Domenico Tantillo

Silvia Maria Bina

Sebastiano Ferrari

Tommaso Topala

Adelaida Mihaela Aprodu

Anita Ferrari

perchè c'è un bellissimo e grandissimo parco giochi e cammino molto grazie alla green way". Tra qualche mese Salice Terme avrà un nuovo Sindaco. Tre cose che gli chiederesti di fare per questo paese? Domenico Tantillo: "Un parco giochi, un'area vip e un negozio di dolci". Silviamaria Bina: "Io gli chiederei di sistemare le aiuole, di sistemare certe case e di ricostruire il Grand Hotel". Sebastiano Ferrari: "La prima cosa che chiederei è curare di più il torrente Staffora, curare i monumenti e avere più spazi liberi per i bambini delle scuole". Tommaso Topala: "Le tre cose che chiederei sarebbero: ristrutturare il campetto da calcio vicino alla chiesa, una zona per far giocare i cani e un parco un po' più esteso". Adelaida Mihaela Aprodu: "Gli chiederei di far pulire il parco e tutto il paese, di far in modo che non ci siano i graffiti all’asilo e che ci siano più feste". Anita Ferrari: "Chiederei più parchi, più laboratori e di invitare cantanti famosi". Giulia Bevilacqua: "Chiederei un campo da tennis coperto, visto che l’unico campo che c’è è scoperto adatto per l’estate, e migliorare l’oratorio facendo più feste". Beatrice Bonda: "Gli chiederei di rinnovare il parco dell’asilo, che il martedì la piscina costi meno, la terza cosa non c’è, perché Salice è bello così com’è". Lisa Attanasio: " Vorrei che venissero attori inglesi o americani famosi, un centro commerciale e un parco per gli animali". Isabela Leonte: "Vorrei che venissero i cantanti e i calciatori più famosi, che ci fosse più divertimento per i bambini e più campi da calcio". Anna Ceccarello: "Più spazi per far giocare i bambini, i cani e fare pic-nic. Nuove scuole dell’infanzia

ed elementari e stradine nei boschi per passeggiare nella natura". Andreea Trinca: "Gli chiederei se può pulire la green way e di fare 750€ di multa a tutti quelli che inquinano, così non lo faranno più. di riciclare i tappi di plastica e di fare in modo che tutti raccolgano i bisogni dei propri animali". Aurora Serpellini: "Chiederei al nuovo sindaco di curare gli alberi malati e di pulire le strade con più attenzione, non posso desiderare altro". A Salice ci sono le Terme, il parco, campi da tennis e piscine. Andare a scuola o vivere qui è per voi una fortuna? Domenico Tantillo: "Mi ritengo fortunato a vivere a Salice Terme perché c'è quello che mi serve per giocare e fare sport". Silviamaria Bina: "Mi ritengo fortunata perché è un paese tranquillo e poco inquinato". Sebastiano Ferrari: "Si, soprattutto perché ci sono le Terme". Tommaso Topala: "Si, mi trovo bene a Salice perché qui c’è sempre tranquillità". Adelaida Mihaela Aprodu: "Si, ogni giorno possiamo andare a passeggiare, a nuotare, a giocare a tennis". Anita Ferrari: "Io mi ritengo fortunata, ci sono tante cose da fare ad esempio il parco avventura". Giulia Bevilacqua: "Si, mi ritengo fortunata ad essere nata qui perché c’è tutto quello di cui ho bisogno, anche una bellissima scuola!". Beatrice Bonda: "Si mi ritengo fortunata perché a Salice ci sono parchi, piscine e tante zone verdi cose che mancano alle città, non mi piacerebbe vivere in città". Lisa Attanasio: "Secondo me sono fortunata perché ci sono bambini che non possono godersi questi posti".


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Beatrice Bonda

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Lisa Attanasio

Isabela Leonte: "Si, fortunatissima. Ci sono molti servizi e molti negozi, Salice è un paese apprezzato da tutti". Anna Ceccarello: "Io mi ritengo fortunata a vivere qui, al contrario di altre città o grandi paesi ci sono meno edifici e più verde. Penso anche che Salice sia molto accogliente". Andreea Trinca: "Si, ci sono tantissime cose meravigliose". Aurora Serpellini: "Si mi ritengo fortunata, esistono bambini che non hanno un paese pulito e con tutte le bellezAndreea Trinca Anna Ceccarello ze che abbiamo noi". Fai finta di essere tu la Preside per un giorno. Sadiasco". resti una Preside severa e in che modo ti comporGiulia Bevilacqua: "Andrò a Godiasco perchè è il teresti? mio comune e perché ci andranno tutti i miei amici". Domenico Tantillo: "Se fossi la preside dovrei imBeatrice Bonda: "A Godiasco, anche mia sorella freparare a dire di no, se no farei fare tutto quello che quenta le scuole a Godiasco e la mamma vuole manvogliono ai bambini" darmi dove c'è anche mia sorella.". Silviamaria Bina: "Se fossi una preside lascerei un Lisa Attanasio: " L’anno prossimo andrò a Godiasco po’ più libertà ai bambini". perché ci saranno la maggior parte dei miei compaSebastiano Ferrari: "Vorrei essere una direttrice segni". vera perché così i bambini imparano di più". "Isabela Leonte: "Andrò alla scuola secondaria di Tommaso Topala: "No, non sarei severo, ma se ci RivanazzanoTerme perché mia madre è più comoda" dovesse essere il bisogno diventerei severo". Anna Ceccarello: "Il prossimo anno andrò a GodiaAdelaida Mihaela Aprodu: "Non sarò mai una Presco, anche i miei fratelli hanno frequentato la stessa side severa". scuola. Andrò anche nella stessa scuola superiore Anita Ferrari: "Se per un giorno fossi la preside safrequentata dai miei fratelli". rei una preside buona". Andreea Trinca: "Andrò alla Pascoli a Voghera". Giulia Bevilacqua: "Non sarei una preside severa e Aurora Serpellini: "Andrò alla Pascoli di Voghera seria, sarei molto allegra, simpatica e molto presente perché le mie sorelle già frequentano a Voghera il lia scuola". ceo". Beatrice Bonda: "No, non sarei severa perché i bamPregi e difetti della tua scuola? bini devono essere liberi e venire a scuola felici per Domenico Tantillo: "L’unico difetto è la palestra. i imparare". pregi della nostra scuola sono le maestre, anche se ci Lisa Attanasio: "Se io fossi la preside non sarei sevesgridano ogni tanto". ra perché i bambini devono godersi la scuola". Silviamaria Bina: "La mia scuola non ha difetti ma Isabela Leonte: "Non sarei mai una preside severa". solo tanti pregi come un giardino, le aule con la Lim, Anna Ceccarello: "Non sarei severa. Penso che le aule laboratorio di arte, lettura e informatica". urlare contro le insegnanti o i bambini non serve a Sebastiano Ferrari: "Il pregio più grande è il giarnulla". dino immenso". Andreea Trinca: "No, io non sarei mai severo. So Tommaso Topala: "I pregi della scuola sono le maquanto è dura essere dall'altra parte...". estre che ci insegnano tante cose, i difetti, i bagni dei Aurora Serpellini: "Non sarei un preside severa, i maschi sempre sporchi". bambini vengono a scuola per imparare e tutti facAdelaida Mihaela Aprodu: "I difetti della scuola ciamo degli errori". sono indossare il grembiule e il cibo della mensa. I L'anno prossimo si va alla scuola secondaria. Dove pregi sono le maestre, quasi tutte gentili". andrete e perchè? Anita Ferrari: "Secondo me la mia scuola non ha Domenico Tantillo: "Andrò a Godiasco, è comodo difetti e tanti pregi, uno su tutti l'orto". per mia mamma". Giulia Bevilacqua: "I pregi sono il grande giardiSilviamaria Bina: "Andrò a Rivanazzano perchè i no e maestre molto simpatiche. Non c'è una palestra miei genitori sono più comodi, avendo loro un’attivimolto grande, ma va bene lo stesso". tà a Rivanazzano". Beatrice Bonda: "Ci sono le lavagne multimediali in Sebastiano Ferrari: "Andrò a Godiasco perché ci ben quattro classi, c'è un grande giardino e l'orto. Un sono tutti i miei amici". difetto è che la palestra è un po' piccola.". Tommaso Topala: "Andrò a Godiasco perché ci anLisa Attanasio: " Secondo me non manca niente dranno tutti i miei amici". tranne l’aria condizionata". Adelaida Mihaela Aprodu: "A Godiasco perchè c'è Isabela Leonte: "I pregi della mia scuola sono le il pulmino dato dal comune". maestre gentilissime ed è un luogo accogliente. Non Anita Ferrari: "Andrò alla scuola secondaria di Goci sono difetti tranne la palestra un po' piccola, la

Isabela Leonte

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Giulia Bevilacqua

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Aurora Serpellini vorrei più grande". Anna Ceccarello: "La scuola è molto accogliente e le insegnanti sono brave e si impegnano al massimo. Un difetto è che alcuni classi sono piccoline e non c’è abbastanza spazio per tutti". Andreea Trinca: "La scuola è piccola e non c'è mai caos, un altro pregio è il giardino. Il difetto è la palestra davvero piccola". Aurora Serpellini: "Il pregio è il grande giardino e il difetto sono le aule un po' piccole". Create uno slogan per convincere altri bambini a venire a Salice... Domenico Tantillo: "Forza venite, qui c'è tutto". Silviamaria Bina: "La scuola di Salice è immersa nella natura ha un grossissimo giardino, un salone per la ricreazione, le maestre sono brave e ci sono tante lavagne multimediali". Sebastiano Ferrari: "A Salice ci sono tante bellissime cose e le Terme per le cure termali". Tommaso Topala: "Salice Terme è bello. Ci sono scuole, campi da calcio, campi da tennis… c’è di tutto. Se volete divertirvi venite a Salice!" Adelaida Mihaela Aprodu: "Abbiamo parchi, piscine e campi da gioco quindi venite!". Anita Ferrari: "La scuola di salice è bellissima, il paese è accogliente e ci sono i parchi per giocare e i parchi avventura e si possono fare bellissime passeggiate tra la natura". Giulia Bevilacqua: "Abbiamo tutto, ma ci manca una cosa: lo smog!". Beatrice Bonda: "Venite a Salice è bello e divertente Non ci manca quasi niente". Lisa Attanasio: "Venite a Salice Terme c’è una scuola bellissima, maestre simpatiche e scuole divertenti". Isabela Leonte: "Bambini Salice Terme è il paese che desiderate, ci sono piscine, campi da calcio, campi da tennis, parchi avventura. In estate tutte le sere c’è una festa. Fate i bagagli e venite a Salice Terme non ve ne pentirete!". Anna Ceccarello: "Piccolino, accogliente e immerso nel verde. Se non venite a Salice ve ne pentirete amaramente!". Andreea Trinca: "Extra – mega – iper bella, maestre buone e non troppo esigenti". Aurora Serpellini: "Venite a Salice, le strade sono pulite e c’è tutto a vostra disposizione".


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ROCCA SUSELLA

Barzon lancia una proposta per risollevare le sorti del territorio

"L'idea è di valorizzare uno dei prodotti che ci contraddistingue: la castagna" Di Christian Draghi

219 abitanti, età media over 60, zero attività commerciali eccezion fatta per un minimarket in frazione Chiusani. Un autobus che ferma in paese due volte alla settimana, il martedì e il venerdì, con corse alle 8 e a mezzogiorno, poi il nulla. I telefoni cellulari, sempre nella vallata di Chiusani, non prendono e internet in una parte del territorio comunale non arriva. Essere il sindaco di Rocca Susella può rivelarsi una sfida più ardua di quanto si possa pensare se la risoluzione dei problemi deve passare dall'abilità di tirare fuori qualcosa dal niente… o quasi. Pierluigi Barzon ci prova da due legislature. Oggi, grazie al progetto Aree Interne, lancia una nuova proposta che potrebbe risollevare le sorti di un territorio che non sembra avere grandi prospettive di sviluppo: creare una filiera legata alla produzione e lavorazione delle castagne, prodotto tipico del comune. Barzon, ci può spiegare bene che cosa avete in mente? "La nostra idea è quella di valorizzare al massimo uno dei prodotto che ci contraddistingue, appunto, la castagna. Per le Aree Interne ogni comune ha occasione di presentare delle proprie proposte progettuali nella speranza che possano essere finanziate. Siamo stati intervistati dagli addetti dell’Università della montagna che seguono questi progetti e abbiamo comunicato loro la nostra proposta, che è quella di creare una catena di lavorazione del prodotto che vada dalla sua coltivazione alla raccolta alla lavorazione per creare altri prodotti, come farina di castagne, o marron glacé. Una piccola filiera, insomma". Quale crede possa essere l'ostacolo maggiore verso la realizzazione di un simile progetto? "Bisogna trovare le persone e le realtà produttive interessate. La nostra è una speranza, come Comune non possiamo fare di più che lanciare idee proget-

Pierluigi Barzon tuali. Alcuni anni fa un privato era venuto da noi a chiedere il permesso di impiantare 1.500 castagni sul nostro territorio comunale e speravamo ci fosse dietro un qualche tipo di progetto più a lungo termine". Invece cosa è accaduto? "E’ accaduto che, nonostante anche la Comunità montana avesse sconsigliato il posizionamento di una grossa fetta di quei castagni in un lato della vallata non idoneo alla crescita, il consiglio è stato ignorato e la metà delle piante alla fine sono morte". La parte restante? "E’ ancora lì, nessuno se ne è più occupato". Il comune di Rocca Susella nel recente passato ha dovuto fare i conti con le pesanti conseguenze del dissesto idrogeologico. Com’è la situazione oggi? "Decisamente migliore che in passato. Abbiamo da poco terminato i lavori alla frana in frazione Chiusani. Sono stati effettuati dei drenaggi per deviare l’acqua dai fossi, sono state costruite delle gabbionate e sistemati dei fossi. Lavori importanti, considerando che buona parte del comune sorge su una frana atti-

va, iniziati nel 2008 quando c’era stato un contributo da un milione di euro proveniente da Provincia e Regione Lombardia per la messa in sicurezza di una delle aree più colpite dal dissesto idrogeologico. I lavori sono andati avanti in diverse zone strategiche del territorio per molti anni e sono terminati proprio alla fine del 2016. Gli interventi principali sono stati effettuati lungo le strade che da Rocca Susella scendono in valle Schizzola e verso Chiusani: si è trattato di due interventi fondamentali per scongiurare la chiusura delle strade. Sono stati spesi 200 mila euro per palificazione e drenaggi lungo la strada provinciale dell’Ardivestra, quella che da Godiasco sale a Rocca Susella, Montesegale e Fortunago, che era in parte franata a fine 2013. Un altro intervento ha riguardato invece la messa in sicurezza della strada che sale alla località Susella. La Provincia di Pavia ha provveduto anche ad asfaltare un tratto di strada all’altezza della frazione San Paolo che risultava sconnessa sempre a seguito di alcune frane". Alcune settimane fa qualcuno ha scaricato abusivamente dei materiali di scarto nel territorio del comune. Di cosa si trattava esattamente? "Nulla di pericoloso, materiale di scarto di lavorazione edilizia. Si tratta però di un episodio spiacevole per l’inciviltà del gesto. Nel corso della notte qualcuno con un furgone ha scaricato una notevole quantità di macerie in frazione ca' Sturla, in prossimità della sede dell’associazione 'Amici di Chiusani'. Un gesto poco comprensibile, visto che esistono apposite discariche dove è possibile scaricare questi materiali". C’è modo di risalire al colpevole attraverso la videosorveglianza? "Stiamo vagliando i filmati, e aiuteremo con i nostri mezzi il proprietario dell’area a cui toccherà di ripulire, perché così vuole la legge. In ogni modo anche il servizio di videosorveglianza in paese sarà ulteriormente potenziato, con l’aggiunta di due nuove telecamere che andranno ad aggiungersi alle cinque già posizionate".


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"nel mio locale per scelta non servo prosecco"

Di Vittoria Pacci

Riccardo Brignoli classe 1987 è un giovane che ha trasformato la sua passione per il vino in un lavoro ed è un giovane che in controtendenza non vende prosecco. Brignoli cosa spinge un ragazzo giovane di Varzi ad "imbarcarsi" in un’avventura imprenditoriale aprendo una vineria? "La passione per il tipo di mestiere e per il vino. Ho lavorato per due anni in un’azienda vitivinicola e mi sono sempre di più appassionato al mondo del vino, passione che si è trasformata in curiosità e voglia di imparare, tant’è che ho fatto anche un corso per diventare somelier, in più essere imprenditori vuol dire essere liberi e padroni di se stessi". Dopo due anni di attività qual è stata la più grande difficoltà incontrata? "Difficoltà grosse nessuna, ci si aspetterebbe un po' più’ di turismo a Varzi visto che io propongo un format che piace molto al turista". Perché secondo lei il suo format piace ai turisti? "Perché propongo ‘un pacchetto’ in cui sono inclusi tutti i prodotti dell’Oltrepo a partire dai salumi, ai formaggi e soprattutto i vini”. Lei sceglie personalmente i prodotti dell’Oltrepo che mette in vendita e con quale criterio? "Assolutamente sì, scelgo solo ed esclusivamente prodotti a km 0 e per i vini vado personalmente a visitare le cantine, ad assaggiare i vini ed a confrontarmi con i produttori per cercare il miglior prodotto possibile". Nel suo locale quanti sono in percentuale i clienti della nostra zona e quanti fuori zona? "Direi un 60% fuori zona ed un 40% del posto". Le bollicine da parte dei clienti incontrano sempre più successo, quanti clienti le chiedono un prosecco? "La bollicina è il vino certamente più consumata in aperitivo ma anche a tutto pasto perchè si abbina benissimo ai salumi e quasi tutti a parti i pochi conoscitori chiedono il prosecco, ma nel mio locale per scelta non servo prosecco”. Pregevole la scelta di non servire prosecco in una delle zone regina delle bollicine come l’Oltrepo. Lei cosa serve al posto del prosecco e questa scelta penalizza il consumatore nel suo prezzo di vendita oppure lei nell’acquisto? "Non la vedo una penalizzazione ma anzi un valore aggiunto, vede le persone che assaggiano il metodo Martinotti o charmat, come viene più comunemente chiamato, dell’Oltrepo rimangono tutte soddisfatte e sorprese che in questa zona ci sia uno spumante di questa qualità. Anche a livello di prezzo c’è assolutamente un buonissimo mercato, un buon prosecco ha un prezzo equivalente ad un nostro buon spumante”. Pregevole il suo tentativo di vendere le bollicine dell’Oltrepo, quello che dovrebbe far riflettere è perché la maggior parte dei clienti anche in Oltrepo chiede un prosecco. A suo giudizio perché? "A mio parere la gente quando chiede un prosecco, il 90% delle volte intende un vino bianco spumantizzato, non intendendo la zona di origine, nel caso specifico quella veneta. Loro sono stati e sono molto forti e sono riusciti a inculcare la parola prosecco in modo da farla diventare una parola comune, sicuramente quindi la nostra pecca è a livello di marketing, la comunicazione e l’immagine nel mondo del vino e non solo è tutto e noi in Oltrepo abbiamo ancora molto da imparare. Poi sicuramente ci sono a mio giudizio errori gravi che commettono alcuni gestori

di locali che pur conoscendo la differenza qualitativa tra un prosecco ed un nostro spumante continuano ad avvantaggiare un vino che non è della nostra zona e che quindi non crea indotto per l’Oltrepo". Dovrebbe far riflettere che tanti imprenditori di locali pubblici che se "stanno in piedi" sanno far di conto, preferiscano vendere prosecco rispetto ai vini della zona. Secondo lei perchè si continua a comperare e a vendere prosecco? "Questa purtroppo è una domanda a cui anche io faccio fatica a rispondere se si ha amor proprio e della propria zona, è vero che le aziende che vendono prosecco e i loro venditori sono generalmente più bravi dei nostri e offrono condizioni migliori: offerte speciali con secchielli, calici in omaggio e arredamenti di marketing vari per il locale che certamente fanno gola. Sono poche di contro le aziende in Oltrepo che lavorano sul marketing e sui venditori di zona". L’Oltrepo non è solo bollicine ma in alcuni casi anche eccellenti vini rossi e bianchi. Quali sono i vini rossi e bianchi oltrepadani più riconosciuti e più richiesti dai clienti e perchè? “I vini che servo soprattutto al calice con più successo sono il buttafuoco e il pinot nero che vinificato in rosso dà origine ad un vino assolutamente unico. Purtroppo molto spesso non mi sono richiesti dal cliente che non li conosce, ma sono io a proporli e dopo averli assaggiati i clienti rimangono particolarmente soddisfatti e stupiti”. Anche sul vino rosso dalle sue parole sembra esserci in Oltrepo un problema di promozione, secondo lei quale dovrebbe essere tra le bollicine, i bianchi ed i rossi il prodotto traino e sul quale l’Oltrepo dovrebbe puntare? “Le bollicine sono il grimaldello per attirare gente in Oltrepo, la nostra storia impone questo e anche la nostra cucina tipica fortemente vocata al salume che con la bollicina trova il suo abbinamento ideale. Una volta che i turisti-clienti sono in Oltrepo oltre alle bollicine si devono e si possono proporre tutti gli altri vini e sono certo che se ne ritornerebbero tutti a casa soddisfatti”. Cosa manca a suo giudizio in Oltrepo come base di partenza per la promozione vinicola? “Sicuramente partire dal concetto fondamentale di accoglienza del turista, nelle cantine in primis, che soprattutto nel fine settimana dovrebbe non mancare mai, spesso invece nel fine settimana le cantine sono chiuse o con orari ridotti. Basta pensare al vicino Piemonte ed alla Toscana che nell’accoglienza sono maestri, saper accogliere crea indotto di appassionati e di curiosi del mondo del vino. Aumentare le degustazioni a tema all’interno delle cantine, un‘idea potrebbe essere che a week end alterni ogni cantina proponga i suoi prodotti di nicchia”. Un varzese che apre un locale a Varzi e vende salame di Varzi. E' facile o difficile acquistare e vendere un salame a Varzi? "Difficile non lo è assolutamente, ci sono parecchi salumifici che lavorano ancora molto bene, è anche vero che è spesso facile mangiare un pessimo salame di Varzi anche nelle nostre zone”. Sarà capitato anche a lei di andare a cena con persone più adulte e di tagliare un salame in loro presenza e queste persone le avranno detto in dialetto “ghe pu al salam d’una volta”. Hanno ragione o torto? “Hanno ragione perchè è diventato un salame industriale, produrre su larga scala implica direttamente un’industrializzazione del prodotto".

VARZI

"Sarebbe necessaria una festa del salame di Varzi"

Riccardo Brignoli Un detto oltrepadano dice che "è meglio costruire un gabinetto guadagnandoci tanto che costruire un condominio guadagnandoci poco". A suo giudizio è meglio produrre meno salame con metodi antichi e venderli più cari o produrne di più con metodi industriali e soddisfare un pubblico più ampio? "Da appassionato e cultore dò sicuramente la risposta del produrre poco, con maggiore qualità e con stagionature naturali, allo stesso tempo capisco che se si vuole raggiungere una fascia più ampia di mercato bisogna ricorrere all’industrializzazione anche se essendo Varzi un comune di piccole dimensioni punterei ad avere un prodotto ben fatto e di nicchia perché l’alta qualità vende sempre”. Cosa si dovrebbe fare per promuovere di più l’immagine del salame di Varzi e quindi di Varzi? "A mio parere sarebbe assolutamente necessaria una festa del salame che a Varzi manca. Essendo il prodotto di punta non è possibile che non esista una manifestazione che promuova questo prodotto. In tutti gli altri paesi ‘normali’ fanno feste a raffica sui loro prodotti di nicchia, quando i turisti mi chiedono quando c’è la festa del salame ed io rispondo che non esiste mi ridono in faccia”. Perché non viene organizzata secondo lei o una festa o una degustazione del salame di Varzi? “Non esiste al momento un organizzatore definito che se ne faccia carico, secondo me dovrebbe sicuramente partire dal comune e il comune essere aiutato dalle associazioni presenti che organizzano anche tutte le altre feste ben riuscite a Varzi". Lei si confronterà certamente con gli altri gestori di locali pubblici di Varzi per esternare e discutere insieme delle problematiche comuni. Qual è il problema comune che lei recepisce parlando con alcuni suoi colleghi gestori a Varzi? “Lamentiamo il fatto che il turismo nella stagione che va da Novembre a Marzo è fermo e ci si auspica che ritorni quel turismo legato alle seconde case che negli ultimi anni è praticamente scomparso”. Se lei dovesse chiedere una sola cosa all'Amministrazione comunale per aiutare la sua attività cosa chiederebbe? “Chiederei di impegnarsi ad organizzare una manifestazione rivolta al salame di Varzi”. Agriturismi: in Oltrepo ce ne sono tanti, a suo giudizio potrebbero essere uno dei motori trainanti nel promuovere prodotti dell’Oltrepo e in quest'ottica ci dovrebbe essere un maggior controllo da parte degli enti preposti su ciò che viene proposto male da alcuni e per fortuna pochi agriturismi oltrepadani? “Gli agriturismi devono essere uno dei motori, una vetrina importante del made in oltrepo, chiaramente nel momento in cui qualcuno cerca di fare il furbo non servendo prodotti dell’Oltrepo non ha più senso di essere chiamato agriturismo e non ha più senso di esistere, concordo in maggiori controlli in questo senso”.


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VARZI

popolazione anziana e numerosi rifugiati: il tessuto sociale di varzi

"Il paese ha risposto in maniera eccelsa"

Degliantoni Nadia

Di Christian Draghi Popolazione anziana, mancanza di lavoro per i giovani, presenza di numerosi rifugiati che hanno ulteriormente ampliato il ventaglio delle etnie presenti. E’ fondamentale per il comune di Varzi che il sistema welfare funzioni, permettendo al paese di restare al passo con i tempi. Il compito è sulle spalle di Nadia Degliantoni, assessore ai servizi sociali della giunta Alberti. Degliantoni, com'è lo stato di salute del welfare varzese? Su quali servizi possono contare i cittadini? "Il sistema sociale nell'ambito del nostro comune risente molto della crisi centrale che ha inciso su piccole realtà come la nostra, ma ciò non ci abbatte e si cerca di perseguire obiettivi realistici. La nostra offerta sociale comprende molteplici forme di assistenzialismo di cui le principali sono il SAD servizio di assistenza domiciliare e i pasti domiciliari per le persone sole e anziane, la tutela minorile, delegata ad un pool di assistenti sociali e psicologhe con noi convenzionate, l'assistenza fiscale per il disbrigo di pratiche e consulenze. Piccoli aiuti pratici per la vita di tutti i giorni". Che tipo di necessità emergono dal tessuto sociale della Valle? Quali sono i problemi più comuni e qual è la tipologia di utenza che si rivolge a voi in modo più diffuso? "I problemi presenti sul nostro territorio sono, presumo, gli stessi presenti in altre comunità demograficamente penalizzate: la carenza di posti di lavoro per i giovani ed ora anche per le persone di mezza età, la cura ed accudimento delle persone anziane che spesso vivono in piccole frazioni spopolate dove non sono presenti servizi di prima necessità come la farmacia o il negozietto per la spesa". Varzi è un paese con un forte numero di anziani,

dislocati spesso in aree isolate e difficilmente raggiungibili. Il Comune ha un piano per l’assistenza a queste persone? Ci sono delle forme di assistenzialismo? "Vero, Varzi conta una popolazione in prevalenza anziana dislocata su un territorio di 58 km2 che registra tra frazioni e località più di 50 realtà a Varzi afferenti, dove, come detto prima, la carenza di servizi primari è più sentita. Per quanto possibile l'anziano può rimanere al proprio domicilio, se lo stato di salute lo permette, grazie all'assistenza domiciliare, che permette l'accudimento a casa propria, la pulizia della casa, il rifornimento di derrate alimentari o la consegna di pasti a domicilio. La presenza di una RSA in paese permette inoltre l'offerta di Centro Diurno Integrato, garantendo servizi socio-sanitari durante la giornata ed il ritorno presso il proprio domicilio alla sera". Nell’ultimo anno il comune di Varzi ha investito nuove risorse nel sociale. Può dirci per che cosa? "L'anno 2016 ha visto da parte nostra la messa in opera di nuove iniziative in ambito sociale di cui le principali: la piena collaborazione tra l'assessorato sociale e l'Associazione L' Albero Fiorito di Bagnaria che sta svolgendo un ottimo lavoro fornendo derrate alimentari e prodotti per la pulizia ambientale e personale alle persone bisognose; la collaborazione con la neo Associazione Auser Varzi per favorire il trasporto presso strutture a persone bisognose di cure o per altri interventi; importantissima la collaborazione con l'Oratorio Don Bosco gestito dal nostro Parroco, Don Gianluca, che già opera in ambito sociale in maniera eccelsa, per supportare attività ai minori quali l'Oratorio ed il Grest estivo. Ritengo fondamentale la collaborazione tra varie realtà presenti sul territorio per dare un'offerta sociale ampia, nel rispetto delle esigenze della nostra popolazione. La nascita della Commissione Affari sociali nominata dalla Giunta Comunale, composta da 8 membri di provata esperienza e competenza in ambito sociale va proprio in questa direzione. La Commissione esamina le richieste per l'accesso alle prestazioni sociali ed ha permesso di erogare sussidi economici sotto varie forme a persone in grave stato di indigenza". Facciamo il punto sulla situazione rifugiati. Quanti sono quelli attualmente insediati nel comune di Varzi? "Negli ultimi due ani Varzi ha visto l' arrivo di un gruppo di profughi nigeriani. La struttura che li ospita, l'Albergo Corona, ne ha accolti 18 nel febbraio 2015, è abilitata ad accogliere sino a 24 persone e nel

tempo vi sono stati nuovi arrivi". Il Paese come si è adattato? C’è integrazione o il rapporto è difficile? "Il paese ha risposto in maniera eccelsa, attivandosi prontamente nella messa a disposizione di indumenti, calzature e materiale vario per questi ragazzi, facendo sentire loro un calore ed un'accettazione a mio vedere unica. Alcuni mesi dopo l'insediamento, grazie al parroco Don Vernetti e ad alcuni volontari, si è organizzata una cena sociale presso l'Oratorio dove i ragazzi hanno cucinato i loro piatti tipici dando vita ad una serata allietata da canti e balli. Inoltre, grazie alla disponibilità di alcune ragazze del paese, si è dato il via a veri e propri corsi di lingua italiana con regolari lezioni che si sono protratte per alcuni mesi, ciò per favorire maggiormente la loro integrazione. Ci siamo impegnati, in un secondo tempo, a realizzare una convenzione con la Prefettura e con la Caritas per impiegarli in lavori socialmente utili, in particolare nella gestione del verde pubblico e del nostro centro storico, nella pulizia e manutenzione degli arredi urbani, affiancandoli ai nostri dipendenti. Alcuni di loro hanno aderito e tale servizio era totalmente gratuito". Tornando al settore dei servizi sociali, esiste un progetto che le piacerebbe poter mettere in atto entro la scadenza del suo mandato? “Sì, esiste un progetto virtuoso e di difficile realizzazione che mi piacerebbe vedere concretizzato, magari anche oltre il mio mandato. Un circolo ricreativo e di aggregazione per persone anziane seguito da educatori che enfatizzino l'aspetto ricreativo e ludico, capaci di organizzare gite con mete raggiungibili da tutti, soggiorni climatici, giornate danzanti. La speranza è che nel futuro si possa creare una rete socio-assistenziale territoriale ben gestita ed organizzata dove tutti gli enti preposti siano collegati ad un sistema informatico e che comprenda collaborazione diretta tra Comune, Medici di Medicina Generale, Ospedale, Ats, Case di Riposo, Associazioni, insomma tutti i soggetti che erogano servizi alla persona". L’asilo nido al tempo del vostro insediamento era una delle priorità nell’agenda della giunta. Ad oggi il servizio come procede? "Sì, la riapertura dell'asilo nido è stata una nostra priorità. A pochi mesi dal nostro insediamento, grazie alla determinazione del Sindaco Alberti, abbiamo visto la riapertura del nido, che determina il completamento dell'offerta scolastica primaria qui a Varzi. È stato il mio primo impegno, molto stimolante, devo dire ben riuscito. A distanza di quasi due anni il servizio procede bene, l'affluenza è buona grazie soprattutto alle doti ed alle capacità di queste ragazze molto impegnate, creative e professionali, che si sono messe in gioco accogliendo la proposta dell'amministrazione e raggiungendo cosi risultati ottimali".


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CONSORZIO SALAME: "QUALITà GARANTITA DA UN DISCIPLINARE RESTRITTIVO"

Di Christian Draghi

Non serve un esperto di economia o un luminare del marketing per capire che se l'Oltrepo ha una speranza di rilancio questa passa per forza di cose dal brand "Salame di Varzi Dop". Troppo spesso questa terra, alle pendici dell'Appennino che non è ancora montagna, rimane prigioniera del giogo di un provincialismo fatto di piccoli campanili e di "siepi" che privano lo sguardo della visione di insieme. La capitale mondiale del salame crudo senza una fiera degna di questo nome che la rappresenti si interroga sul suo futuro. Alla vigilia di un progetto denominato Aree Interne, che per via dei 25 milioni di euro pronti a finire sul piatto appare un boccone troppo ghiotto per lasciarselo scappare, l’Oltrepo deve guardarsi in faccia e fare i conti con sé stesso, cominciando a ragionare di marketing se vuole sopravvivere. Il brand numero uno – che se lo conoscessero tutti, tutti ci invidierebbero – è senza dubbio il salame. Quello di Varzi, quello Dop. Che oggi è a un bivio e deve scegliere cosa vuole fare da grande decidendo se accontentarsi di rimanere un prodotto di nicchia dall'identità un po' nebulosa oppure essere il gancio a cui tutto il territorio può attaccarsi per cercare di uscire dalla palude dell'anonimato. Abbiamo parlato di questo con il vice presidente del Consorzio Tutela del Salame di Varzi, Ezio Garabello, che è anche titolare del salumificio La Scaletta, uno dei nove consorziati. Garabello, intorno alla denominazione Salame di Varzi Dop sono sorte numerose polemiche in passato. Una di queste accusa il prodotto di essere industrializzato e non di alta qualità. Cosa risponde? "Che si dica che è un prodotto industriale fa sorridere, basta controllare i numeri per verificarlo: nel corso del 2016 sono stati prodotti 471mila chili di pasta di salame fresco, che ha permesso in tutto di realizzare 515.633 salami. Una produzione che è aumentata sì del 12,8% rispetto all’anno precedente, ma che resta assolutamente di nicchia. Vogliamo parlare di una produzione industriale? Di salame felinese se ne produce la medesima quantità probabilmente in una set-

timana!". Parlando di qualità invece cosa ci può dire? "Che è garantita da uno dei disciplinari più restrittivi che esistano e che viene mantenuta sotto costante controllo dato che uno dei due compiti principali del consorzio, insieme alla promozione del prodotto è proprio la verifica del rispetto delle regole di produzione". Chi effettua i controlli? "Un ispettore nominato dal consorzio e uno nominato dall’Isit, l’istituto dei Salumi Italiani Tutelati". Quali sono alcune delle caratteristiche che rendono unico il salame di Varzi e che devono essere rispettate nel disciplinare? "Innanzitutto quello di Varzi Dop è un salame che viene prodotto utilizzando tutte le parti del maiale, compresi quelli più nobili e non con gli scarti. Poi c’è la macinatura della carne che non deve essere inferiore ai 12 millimetri di diametro e infine la stagionatura, che ha dei tempi minimi di 30 giorni per i salami fino a 500 gr, 45 giorni per quelli tra i 500 e i 700 grammi e 60 giorni per quelli superiori ai 700". Non tutti i produttori di salame in Oltrepo sono però iscritti al consorzio. Alcune associazioni di tutela poi, ad esempio la confraternita Pegaso, in passato hanno polemizzato con voi. In che rapporto siete con i produttori non iscritti? "Io credo che sia ora di finirla con le polemiche. Bisogna fare quadrato e remare tutti nella stessa direzione. Il Consorzio è l’unico organo ufficialmente riconosciuto a tutela del prodotto. A noi farebbe molto piacere se anche altri produttori si consorziassero e dessero il loro contributo a far crescere il brand anziché polemizzare dall'esterno. Chi non rispetta il disciplinare non può usare il brand Dop e le contraffazioni non aiutano certo il prodotto". Parliamo della provenienza dei maiali. E’ singolare che nel varzese non ci siano allevamenti non crede? Da dove arrivano le bestie? "Che sia singolare è vero, però noi produttori più che auspicare che qualche allevatore si dia da fare anche sul nostro territorio non possiamo fare. Forse la politica in questo senso potrebbe dare più risposte. Per

VARZI

"Che si dica che è un prodotto industriale fa sorridere"

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Ezio Garabello quanto riguarda la provenienza il disciplinare è chiaro: Lombardia, Piemonte o Emilia. E deve essere lavorato qui". Insieme alla Tutela e al controllo delle garanzie di qualità l’altra funzione principe del Consorzio è quella di promozione del prodotto. Su questo aspetto qualche lacuna ci permetta di dirlo c’è, visto che la capitale mondiale del salame crudo non ha neppure una Fiera che lo celebri nella sua terra… Come spiega questa mancanza? "Per organizzare un evento dell’importanza necessaria occorrono molti soldi, non bastano 10mila euro, altrimenti si finisce a fare la sagra di paese e non è quello a cui aspiriamo. Una volta c’erano più fondi pubblici a disposizione, oggi è fondamentale andare a pescare nel privato e anche in questo senso la capacità del territorio di essere unito e fare rete diventa fondamentale. Se non si va tutti nella medesima direzione e si seguono i campanili, non è possibile creare una strategia. Ripeto: sarei ben felice che tutti i produttori o un gran numero di questi si unissero al Consorzio e certificassero il loro prodotto. Ci sono dei costi da sostenere, ma credo che ne varrebbe la pena e ne gioverebbe tutto il territorio. Un evento molto importante legato al salame comunque è nei programmi. Quando avremo i fondi potremo progettarlo concretamente".


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riserva naturale del lesima la minoranza accusa

"Mancata informazione alla popolazione" Di Vittoria Pacci "Un consorzio agricolo per valorizzare i prodotti locali e una società che gestisca la promozione turistica". La sfida per ottenere i finanziamenti legati al progetto Aree Interne è alle porte e il consigliere di minoranza del Brallo di Pregola Paolo Tornari presenta le proposte che la minoranza ha messo sul tavolo, ma che l'amministrazio-

ne non ha preso in considerazione. Il suo attacco alla giunta però non si ferma qui. Nel mirino finiscono la questione dello sportello bancomat assente in paese, la gestione del parco astronomico Ezio Mognaschi e la Riserva Naturale del Lesima. Tornari partiamo dal presente. Il progetto Aree Interne prevede 25 milioni di euro pronti a piovere sull’Oltrepò montano, che però dovrà saper fare fronte comune e presentare progetti sostenibili. Voi della minoranza avete dato il vostro contributo? "Noi abbiamo messo sul tavolo le nostre proposte: Creazione di un Consorzio agricolo con aree d’azione la pastorizia di diverso genere mucca-capra-pecora (ricordiamoci che abbiamo il presidio Slow Food della vacca Varzese e che le nostre radici sono nella pastorizia e nell’agricoltura) e la coltivazione agricola, in primis della patata, ma anche di grani e di frutta antica. Avremmo un territorio curato nei pascoli e nei boschi, anche attraverso il Consorzio boschivo, e la possibilità di avere una filiera corta di prodotti alimentari, creando posti di lavoro. La villeggiatura è stato il modello turistico sul quale si è sviluppato, si è affermato ed ha prosperato il nostro territorio. Questo modello è ormai obsoleto. Il nostro turismo ora è da mordi e fuggi. Dobbiamo quindi creare le prerogative che possano esaltare ciò. Uno di esse può essere una serie attrazioni uniche dal tema 'Natura ed Adrenalina', quali ad esempio il volo a fune, la pista da bob 4 stagioni, il parco avventura. Possiamo creare una

società di gestione e di sviluppo di tutte queste attrazioni, creando una sorta di parco divertimenti esteso a tutto il territorio comunale. Ci giochiamo gran parte se non tutto il nostro futuro. La posta in gioco è altissima, serve un'amministrazione lucida con le idee chiare che sappia muoversi in fretta". Facciamo un salto indietro. Ci sono state alcune polemiche mesi fa in merito alla costituzione della Riserva Naturale del Lesima costituzione e alle limitazioni imposte. Può spiegarci cosa è accaduto? In che modo si è evoluta la situazione? "Le polemiche sorte in merito alla sua costituzione erano due, la prima riguarda la mancata informazione alla popolazione di aver iniziato un iter che ha portato alla sua nascita; infatti nel mese di febbraio 2016, casualmente, navigando sul sito di Regione Lombardia in cerca di una delibera, sono venuto a conoscenza dell’istituzione della riserva. Leggendo tra le righe la seconda doccia gelata. Ogni riserva che si rispetta ha ovviamente dei divieti. La seconda polemica infatti era stata fatta proprio su alcuni di essi in quanto ritenuti assurdi". Non credete che la Riserva possa essere una risorsa importante? "Abbiamo fondati dubbi che questo possa essere una risorsa fondamentale. Però potrebbe aiutare nelle valutazioni conoscere una volta per tutte la realtà. Cioè, la tempistica di adozione dell'area protetta, il regolamento ad essa associato, l'ente gestore (fondamentale che sia il Comune) ed altro ancora. L’Amministrazione ha il dovere di informare la popolazione". In che modo vorreste che venisse gestita questa riserva? "Visto che ormai si tratta di realtà, allora prendiamo contatti con chi gestisce già parchi ed aree naturali come Lega Ambiente, WWF Italia per instaurare un confronto e magari rapporti di collaborazione. Se abbiamo una riserva naturale, allora valorizziamola al meglio". Parliamo dell'osservatorio astronomico. Siete stati piuttosto critici riguardo alla sua gestione…

"Il vice sindaco Fabio Tagliani afferma che tale area appartiene di diritto ai migliori punti di osservazione del cielo stellato di tutto il pianeta. In attesa di ricevere la conferma da illustri esperti del Paolo Tornari settore, prendendo per buono il parere del vice sindaco (peraltro Membro dell'Associazione che gestisce attualmente il parco astronomico), vogliamo fare due considerazioni. La prima, avere una proprietà di eccellenza mondiale dà la possibilità al Comune di concederla in gestione a prezzi e a condizioni appropriate, non certo a costo zero come oggi accade. Altrimenti, cadiamo nel danno erariale. La seconda, proprio perché zona unica al mondo nel suo genere, impone al Comune di profondere il massimo sforzo per lo sviluppo della stessa". In che modo si potrebbe farlo secondo voi? "Si potrebbe iniziare con la creazione di parcheggi (magari rendendo accessibile quello accanto al cimitero di Colleri), di nuove infrastrutture per l'osservazione della volta celeste, di rapporti con le migliori facoltà universitarie di astrofisica e con le scuole della nostra provincia e di quelle delle province confinanti, ma non solo. Insomma, fare in modo che un'eccellenza regalataci dalla Natura non vada dispersa, rimanendo un luogo di nicchia, visto con sfiducia, come oggi invece appare". Passando allo sportello bancomat, possiamo dire che la sua assenza in paese è un disservizio significativo, soprattutto se si punta sul turismo. Come mai non è ancora attivo? "La vicenda è chiara: il Comune, nella persona dell'attuale sindaco, aveva rinunciato al ricorso al TAR contro la chiusura a giorni alterni dello sportello Poste Italiane, ricevendo in cambio la promessa dell’installazione di un punto bancomat. Risultato: lo sportello ha ridotto i giorni di apertura da circa due anni ed il bancomat non c'è. Il Sindaco aveva affermato che era pronto a scrivere al Capo di Governo (all'epoca Renzi) e al Presidente della Repubblica Mattarella. Al di là delle missive, peraltro almeno una non più inviabile, vorremmo sapere a che punto è la vicenda. Lo sportello è fondamentale".


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"il progetto Manfra per noi era irregolare"

Di Christian Draghi A Casteggio infiamma la polemica intorno alla cessione del campetto da calcio "Venco", che l’amministrazione guidata da Lorenzo Callegari intende cedere per evitare un esborso di quasi 3 milioni di euro di affitti mai pagati per la struttura di viale Montebello. Una struttura fatta costruire in seguito ad un accordo-convenzione siglato tra l’amministrazione Manfra e una società immobiliare, che la realizzò creando una palazzina in più dove il comune avrebbe insediato delle nuove scuole professionali, il tutto in cambio di una rinuncia agli oneri di urbanizzazione. Un progetto che l'amministrazione Callegari, susseguita a quella Manfra, una volta insediatasi lasciò cadere. Era il 2009 e da allora ad oggi quella convenzione ha portato grane in seno al Comune. L’immobiliarista chiede i canoni mai pagati, l’amministrazione sta perdendo i ricorsi al Tar e rischia seriamente di dover sborsare. Per l’ex squadra Manfra la colpa sarebbe di un capriccio di Callegari, per l’attuale sindaco si trattava di un progetto "poco trasparente", al punto che anche un esposto alla Procura venne presentato alcuni anni fa. Sindaco Callegari, com'è la faccenda? Perché una volta insediati non portaste avanti il progetto Manfra sul polo di viale Montebello? "Innanzitutto quella convenzione tra la vecchia amministrazione e l’immobiliare fu sottoscritta appena due giorni prima che noi entrassimo in carica e venne firmata dal segretario comunale. Secondo noi poi in quell’accordo c’erano diverse difformità e cose poco trasparenti che avevamo subito segnalato alla Procura della Corte dei Conti. Poi, quando fu detto in consiglio comunale che quell’operazione non sarebbe costata niente al Comune non era assolutamente vero, a quanto ci è risultato dopo le prime verifiche non esiteva neppure la copertura finanziaria per cui quel contratto non poteva essere sottoscritto". L'amministrazione Manfra aveva affermato che la copertura finanziaria era garantita dall’accordo siglato con amministrazione provinciale, istituto professionale Santa Chiara e attraverso la vendita di palazzo Battanoli… "Ah sì? Perché allora quando siamo saliti in carica e abbiamo parlato con la Provincia (all'epoca il presidente era Bosone) ci hanno risposto che loro di soldi per quel progetto non ne avrebbero messi e così anche l’Istituo Santa Chiara, che anzi ci fece presente che se loro avessero messo a disposizione i professori quelli li avremmo dovuti pagare noi? A quel punto per noi si configurava una spesa di 216mila euro più le spese all’anno da pagare per 10 anni, in tutto circa 300mila euro annui. Una cifra folle, non si poteva certo pensare di impegnare il comune in quel modo”. Il Tar però già nel 2014 aveva rigettato il vostro riscorso e dichiarato legittima quell’operazione… "Lo so, secondo noi però non lo era e tant’è che anche la procura della Corte dei Conti era stata informata attraverso un esposto. Per quanto riguarda il Tar siamo in Cassazione per cui non è ancora finita. Se però saremo soccombenti anche nell’ultimo grado di giudizio dovremo pagare i canoni di affitto arretrati". Di quanto si parla quindi? "Circa 2 milioni e 800mila euro, cifra corrispondente agli affitti per tutti e 10 gli anni della convenzione. In attesa che prima o poi anche la Procura della Corte dei conti ci dica la sua". Dove prenderete quei soldi?

"O dall’innalzamento sostanziale delle tasse, cosa che non vogliamo visto che sono quattro anni che non le tocchiamo, oppure dando alla compagnia immobiliare cui dobbiamo quella cifra un’altra area di simile o eguale valore…" Cioè il campetto Venco? "Esattamente". Perché avete variato la destinazione della zona a commerciale? "Semplice: per far acquisire valore all’area, altrimenti l’immobiliare che se ne farebbe di un campetto da calcio?". Se acquisiste l’area di viale Montebello cosa ci fareste? "Il primo pensiero va alle scuole elementari che sono degli anni 40, fatiscenti e necessiterebbero di opere di manutenzione per circa un milione di euro. Sarebbe quindi funzionale trasferire le elementari nella nuova sede, visto che ha anche una palestra che oggi le elementari non hanno. Ci tengo però a precisare che prima di procedere con questo tipo di operazioni chiederemo il parere della Corte dei Conti". Intorno alla cessione del Venco c’è però una raccolta firme di persone scontente arrivata quasi a quota 700... "Allora, premetto che a noi dispiace sacrificare il Venco, e che faremmo a meno di tutta questa bega, ma non possiamo farci nulla perché il problema esiste. Detto ciò quella raccolta firme è un'operazione portata avanti dall'opposizione per fare un po' di casino. Innanzitutto sono firme senza valore giuridico perché non riportano la carta di identità, poi fossero anche mille rappresenterebbero una piccola parte della popolazione. I restanti 5.500 cittadini sono con me". Vi siete impegnati a cedere il Venco una volta che avrete trovato un’area dove realizzare un campetto alternativo. Avete già idea di dove farlo? Perché altrimenti i tempi dell’operazione potrebbero allungarsi molto… "C’è un terreno di fianco, è una vita che cerchiamo di ottenerlo ma il proprietario non ne aveva mai voluto sapere. Oggi sembra aver cambiato idea e potrebbe cedercelo, speriamo, per un prezzo di favore. La soluzione ideale che chiuderebbe il cerchio". Su palazzo Battanoli invece cosa ci dice? Sempre l’amministrazione Manfra lo aveva venduto per 800mila euro, voi lo avete ricomprato per la metà. Come spiega questa operazione? "Su Palazzo Battanoli l’amministrazione Manfra fece un accordo con la medesima ditta immobiliare che avrebbe, in cambio dell’ottenimento del palazzo, fatto dei lavori aggiuntivi al plesso di viale Montebello per circa 350-400mila euro. Visto che quei lavori non vennero mai eseguiti, abbiamo scomputato la cifra del valore totale e ci siamo riportati a casa palazzo Battanoli barattandolo per la medesima cifra. Si tratta comunque di soldi virtuali, nessuno ha tirato fuori un euro. Tenendo conto che era stato ‘venduto’ per un valore nominale di 750mila e che lo abbiamo ricomprato per poco più della metà, con un plusvalore di circa 300 mila euro, direi che non si è trattato di un cattivo affare, no?". Diversi ex esponenti dell’amministrazione Manfra hanno visto nel "taglio" al loro progetto sul polo di viale Montebello un suo capriccio, una ripicca. Cosa risponde? "Una ripicca? Contro un'amministrazione che avevo in prima persona contribuito a far eleggere? A voler vedere non sono io quello che, una volta insediato, ha

CASTEGGIO

"Dovremo pagare 2 milioni e 800mila euro"

Lorenzo Callegari

abbandonato i progetti della precedente amministrazione: proprio a proposito di palazzo Battanoli, nel 2004 la mia amministrazine aveva ottenuto un fondo perduto regionale da 234mila euro e accendendo un mutuo avrebbe potuto finanziare tranquillamente la ristrutturazione, ma a Manfra non interessava. Avevo anche portato a casa 500mila euro per finanziare la funivia per il Pistornile, poi sempre Manfra preferì realizzare le rotonde di via Vittorio Veneto. Le ripicche le lascio a loro, io non sono così piccolo. Semplicemente il progetto di viale Montebello non stava in piedi e per noi era folle proseguire. Oggi dobbiamo risolvere noi una grana creata da loro".

oltrevini in bilico

"Tempi troppo stretti" Di Christian Draghi "OltreVini", la storica rassegna d’Oltrepò che per anni ha animato l'area Truffi di Casteggio, potrebbe saltare anche quest’anno. Già l’edizione 2016 non si era tenuta. Quella 2017, che avrebbe dovuto svolgersi questa primavera, è fortemente in bilico. "Le cose ormai stanno andando per le lunghe" spiega il sindaco di Casteggio Lorenzo Callegari. "Ai primi di marzo avremo un incontro con una project manager del settore che presenterà un progetto da discutere insieme agli attori del vino per vedere se c’è modo di rilanciare la manifestazione che, per come era stata organizzata nelle ultime edizioni, non era più attuale e sufficientemente attrattiva". Nodo del contendere è il carattere da dare alla nuova OltreVini, che dovrebbe diventare un contenitore di proposte di tipo diverso e non legate esclusivamente al vino. "Parlando con Consorzio, Distretto e Strada del Vino, che sono le principali associazioni per promozione e tutela del prodotto, è emerso che la manifestazione deve essere attualizzata e resa più attrattiva attraverso l’inserimento del cibo e quindi con una rassegna che presenti anche i prodotti tipici. Il che – sottolinea Callegari – ci può stare, ma i tempi sono molto stretti. Se non si riesce a pianificare tutto entro giugno o inizio luglio, non ha senso andare avanti. Per fare le cose male è meglio non farle". E se si facesse sarebbe sempre all'area Truffi? "Area Truffi e magari una parte in Certosa Cantù, in modo da poterla renderla ancora più interessante associandola anche ad OltreCultura" conclude il Sindaco. La rassegna, che storicamente si teneva a fine settembre, era stata spostata dall’autunno alla primavera per andare incontro alle esigenze dei produttori, in quel periodo troppo impegnati con il lavoro agricolo.


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L’ex assessore spiega i retroscena della vicenda

Giorgio Allegrini: "Adesso parlo io" Di Gioia Bruni Ormai a Casteggio non si parla d'altro: l'annuncio della variante PGT in area Venco ha già suscitato non poche polemiche. Nei giorni passati, alcuni esponenti dell'amministrazione e lo stesso Callegari hanno lanciato accuse all'ex amministrazione in merito alla vicenda, dichiarando che se ora si trovano in queste condizioni la

causa è da attribuire alle loro scelte. I diretti interessati però non hanno gradito, definendo queste accuse "gratuite", in quanto le responsabilità – a parer loro – non sono propriamente esatte. L'ex assessore Giorgio Allegrini oggi prende la parola per raccontare una volta per tutte cosa si celi dietro la vicenda. "Una volta entrata in gioco - ci spiega - l'amministrazione Callegari ha deciso autonomamente di ribaltare tutto quello che era stato portato avanti in precedenza, azzerando quelli che erano i progetti messi in atto da noi, cercando di trovare accordi diversi. Dal 2009 al 2012 hanno tentato di trovare soluzioni alternative a quelle che erano state fatte prima: tre anni di tavoli, dibattiti e, al termine, considerato che tutto il lavoro non aveva portato risultati concreti, han pensato bene di aprire un procedimento in auto tutela, per l’annullamento parziale della convenzione esistente tra costruttore e Comune. Di tutta la convenzione hanno preso solo l'articolo dove era previsto l'accordo sui canoni, pensando di annullarlo in auto tutela attraverso un procedimento interno. Il Comune, anziché

Giorgio Allegrini emettere questa nota in autotutela, avrebbe potuto rescindere dalla convenzione per interesse pubblico, concordando un indennizzo. Indennizzo che per scelta loro hanno deciso di non pagare". Veniamo alla tanto discussa sentenza del TAR "Questa tanto discussa sentenza del TAR in realtà è datata aprile 2014. Ragion per cui mi domando: se questa sentenza fosse stata così discriminante, perchè la tirano fuori solo ora?". Sono io che chiedo a lei: perché? "Callegari e la sua equipe sapevano di aver fatto scelte successivamente dimostratesi non propriamente corrette, per questo motivo sapevano di non poter tirare fuori la sentenza subito perché non gli conveniva. Oggi dicono che il TAR li abbia addirittura condannati e accusano la nostra amministrazione, ma il TAR non condanna, solo il Tribunale Civile può condannare. Il TAR non ha posto l'obbligo a Callegari di pagare sanzioni, ha semplicemente detto che essendo nulla quella nota, tutto quello svolto dall’amministrazione Manfra era legittimo, perché da un punto di vista giuridico legale era tutto corretto". E dunque perché questa cifra esorbitante da saldare? "All’interno della convenzione operativa sono presenti canoni da pagare, diciamo che più semplicemente hanno sperato che la cosa si risolvesse e, i canoni, nel frattempo, sono aumentati. Sono solo loro che hanno deciso di gestire in questo modo la situazione: pure scelte amministrative". Perché allora accusare la passata amministrazione

a distanza di 8 anni? "Non lo so. Penso solo che sia ridicolo essere tirati in ballo dopo otto anni. Quello che posso dire è che sono stati loro a gestire il tutto, se hanno portato avanti male un progetto deciso da loro è inutile che oggi vengano ad accusare noi. Dalla sentenza si evince che abbiamo fatto tutto nella legittimità". Da ex amministratore e cittadino come giudica la scelta della variante PGT? "Credo che si siano trovati con le spalle al muro e quindi obbligati a scelte impopolari, però potevano pensarci prima. Da un punto di vista amministrativo oggi non me la sento di giudicare la loro scelta. Come cittadino residente sono molto dispiaciuto e penso ci possano essere sempre delle alternative, lo sbaglio è stato non trovarle prima". Dicono che quell’area cambierà il suo uso solo nel momento in cui realizzeranno un altro campo "Se così fosse ben venga, può essere una scelta apprezzabile. Il problema è che parlano di un’area accanto al campo che già ai tempi ipotizzammo di acquisire per dare più spazio ai giovani. Diversi furono i nostri tentativi, ma il proprietario si dichiarò sempre contrario alla vendita. E, se oggi non ha cambiato idea, l’unica alternativa sarà l'esproprio, quindi i tempi non saranno brevissimi". Concludiamo con Palazzo Battanoli. Ai tempi, l'amministrazione Manfra lo diede in permuta a fronte di importanti interventi al centro sportivo ma Callegari, lo ricomprò… "Ricordo bene questa permuta, fu per una cifra fra i 700 e gli 800 mila euro. Loro lo ricomprarono per 400 e anche questa è una scelta che non riesco a comprendere. Dopo otto anni, questo palazzo è ancora in disuso, mal tenuto e al momento non esistono progetti ben definiti circa il suo futuro. O lo recuperavano e in poco tempo realizzavano un progetto valido su carta, ma così sembrano solo dei grandi capricci".


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"io l'unico amministratore ad aver donato il mio gettone di presenza"

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Valentina Villani

Non è la prima volta che si dice deluso dalla sua stessa amministrazione, infatti, come molti ricorderanno, nemmeno un anno fa l'annuncio delle sue dimissioni da capogruppo di maggioranza ha suscitato non poche polemiche e, ancora oggi, il consigliere più chiacchierato del momento – Salvatore Seggio - dopo le ultime decisioni della sua squadra annunciate in sede di consiglio comunale, prende di nuovo le distanze. E così, in quel di Casteggio è "guerra": l'annuncio della variazione del PGT in area Venco ha suscitato un malcontento generale da dietro i banchi del consiglio comunale e non solo per l'opposizione, tanto che, l'ex capogruppo di maggioranza è già partito per la trincea ma anziché pistole, fucili e chi più ne ha più metta, ha in mano un qualcosa di più, se vogliamo, influente: una petizione accompagnata da una penna, in nome del bene della sua cittadinanza. Così, ecco che in poche settimane il numero dei firmatari si sta facendo interessante: 700 per la precisione ma, a quanto pare, la battaglia è ancora aperta e cosa riserverà il futuro alla cittadina casteggiana potrà dircelo solo il tempo. "Siamo stati eletti per rappresentare le volontà dei cittadini, non per gestire la cosa pubblica come se fosse la nostra – sottolinea Seggio. Noi amministratori possiamo affermare di essere orgogliosi di rappresentare i cittadini solo quando si compiono scelte coerenti con le reali necessità, quando si rispettano i programmi elettorali e le promesse fatte agli elettori, non quando a strada in corso si cambiano le carte in tavola". Questa non è la prima volta che la vediamo sui banchi del consiglio comunale a "discutere" con la sua stessa maggioranza, e forse non sarà neanche l’ultima, ma questo non possiamo saperlo. Quel che è certo però è che Salvatore Seggio è l'unico esponente (se escludiamo l'opposizione) che ha dimostrato di avere forza e anche coraggio di dire no quando le scelte della sua amministrazione a suo parere non sono state ottimali per la cittadinanza. Seggio da dove arriva tutta questa grinta? "Non si tratta di grinta ma di grande senso di responsabilità, di personalità, di senso del dovere nei confronti dei Casteggiani e di rappresentare le loro esigenze. Soprattutto quando si tratta di scelte discutibili che vanno a stravolgere l'assetto territoriale". E proprio parlando di stravolgimento di assetti territoriali, la domanda dell’area Venco direi che sorge spontanea…. "L'area Venco è un po' il punto di riferimento di intere generazioni, ieri bambini e oggi genitori degli stessi figli che ne usufruiscono. Pur non avendo mai avuto negli anni l'attenzione o la riqualificazione che merita, i cittadini sono affezionati a quell'area verde nel centro del paese, ecco perché credo sia assolutamente impensabile sostituirla con l'ennesimo centro commerciale e, quella di Callegari, è una scelta irresponsabile, del tutto priva di giustificazioni. Prima di fare una scelta così folle bisognerebbe in primis pensare alla cittadinanza, considerare gli investimenti da loro fatti per l'acquisto di immobili in una zona tranquilla con le scuole medie a venti metri; ma anche all'impatto che tutto questo avrà sui

commercianti, ancora una volta abbandonati a loro stessi. Insomma, si tratta sicuramente di una scelta azzardata che non porterà a nulla di propositivo, positivo e, soprattutto, tutto questo alcuna miglioria all’interno del paese". Lei cosa avrebbe fatto al posto loro? "Personalmente avrei riqualificato quell'area, posizionando magari anche spogliatoi nuovi per il campo, che prevedono un piccolo investimento dilazionato negli anni, in modo tale da potenziare l'attività sportiva. Casteggio su questo è un fiore all'occhiello. Credo che se una scelta simile di piccolo investimento non sia stata fatta nel corso degli ultimi vent’anni, probabilmente è perchè da sempre si è pensato che si sarebbe arrivati a questo". A livello più generale invece cosa critica maggiormente a Callegari e alla sua equipe? "Credo che la critica maggiore ricada, oltre che per le scelte politico-amministrative, nel mancato coinvolgimento dei cittadini sulle scelte importanti e nei rapporti con gli stessi. I cittadini non sentono propria la casa del comune e lamentano una qualità dei servizi al di sotto delle aspettative. Lo stesso discorso coinvolge direttamente la 'mia squadra' dove, in tutta onestà, non riesco a vedere in nessuno di loro la capacità di avere un percorso politico credibile e ambizioso, vicino alle esigenze dei cittadini che, negli anni, sono decisamente cambiate". Quali invece i fattori positivi riscontrati in questi quasi tre anni dalla sua amministrazione? "Un fattore positivo riguarda sicuramente la realizzazione della prima area cani, investimento da circa 3mila euro e senza costi di gestione, voluto fortemente dal sottoscritto che, grazie alla preziosa collaborazione di alcuni volontari, si è riusciti a concretizzare l'unica area verde realizzata dall'amministrazione negli ultimi tre anni. Un altro aspetto che giudico in modo positivo sono le volontà dichiarate dagli amministratori su area Venco e scuole, tuttavia credo anche che, se non dovessero riuscire a portarle a termine entro i prossimi due anni, i cittadini avranno la possibilità di bloccare tutto, eleggendo la nuova amministrazione senza dimenticare le volontà di questa". Sono passati quasi tre anni dal suo ingresso in maggioranza, sicuramente il bagaglio di esperienza a livello amministrativo sarà notevole. Cos'è cambiato in Salvatore Seggio da ieri ad oggi? "In realtà la mia esperienza personale la giudicherei per tutto il percorso sino ad oggi compiuto, che dura ormai da otto anni. Sicuramente oggi la politica è per me una grande passione e non un mestiere, piuttosto un servizio verso i cittadini. Vivo quotidianamente nelle piazze, fra la mia gente, li ascolto, cerco di capire i loro problemi e mi batto per tentare di risolverli con le poche armi che ho a disposizione visto che qualcuno, probabilmente per "timore", ha pensato bene di limitarle. Ecco cosa è cambiato in Salvatore: il senso di responsabilità verso il paese e verso chi lo vive". Come dicevo poco fa, non è la prima vol-

ta che non si trova d'accordo con le decisioni prese dalla sua squadra. Ha mai pensato di dimettersi dall’amministrazione Callegari? "L'unica cosa che ho pensato è di essere l'unico amministratore di Casteggio ad aver donato il mio gettone di presenza. So perfettamente che non parliamo di grosse cifre ma se lo avessero fatto tutti, stando ai rimborsi percepiti dal sindaco e dagli asses-

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"L'area Venco è un po' il punto di riferimento di intere generazioni"

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sori, in tre mesi avremmo comprato gli spogliatoi per il campo Venco. I cittadini cominciano a chiedermi altro, non certamente di dimettermi”. Nelle piazze, tra la gente, oggi si sente spesso parlare di lei, sono in molti infatti i cittadini che, a quanto pare, apprezzano in modo particolare il suo operato. Inoltre si dice anche che per molti sia stato individuato come un punto di riferimento. Detto ciò non resta che chiederle delle prossime amministrative, perchè due anni non sono poi molti e più passa il tempo più ci si avvicina: sta già valutando una futura candidatura a sindaco? "Amo il mio paese, amo dove vivo e dove sono cresciuto, ma ahimè la politica non è fatta di affetti. Ogni giorno ho sempre più persone vicine a cui trasmetto fiducia e senso di responsabilità. Probabilmente rappresento la figura del cambiamento, quello che i cittadini si aspettano e meritano davvero. Se ci saranno le condizioni giuste potrei pensarci, intanto ho un impegno da portare a termine con il massimo sforzo fino al 2019, per tutto il resto, staremo a vedere".

Salvatore Seggio


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Il Consorzio e la Repressione Frodi si alleano per tutela e salvaguardia della Denominazione

"Giro di vite contro i 'tagli prezzo' che sviliscono, via a nuovi controlli mirati in Gdo" Il presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Michele Rossetti, interviene in merito a svendite che vanno affrontate con strumenti nuovi: "E' ora di dare un giro di vite al meccanismo dei controlli presso i punti vendita. Per noi tutela significa marchiare tutta la DOC con la fascetta di Stato, restringere la zona d'imbottigliamento e vinificazione, ridurre le rese dell'IGT e intensificare i controlli chiedendo ai produttori di avere il massimo senso di responsabilità. Questo abbiamo scritto, dopo un anno e mezzo di lavoro, sulle bozze dei nuovi disciplinari". Non finisce qui. Rossetti annuncia che sta per essere siglato un protocollo d'intesa aggiuntivo a salvaguardia dei produttori tutelati dal Consorzio: "L'innalzarsi dei fenomeni di 'taglio prezzo' in grande distribuzione e discount, oltre alle osservazioni pervenute alla mia attenzione in merito agli standard scarsi di alcune etichette di vini a denominazione, hanno indotto il Consorzio a chiedere un giro di vite a Icqrf. E' già sulla scrivania del direttore la bozza di un'intesa finalizzata a circoscrivere fenomeni lesivi dell'immagine dei nostri produttori". Rossetti ricorda: "Sul nostro sito web, alla voce 'Consorzio', c'è il link che dà accesso a una pagina dalla quale chiunque ha la possibilità di farci pervenire segnalazioni che, una volta vagliate, vengono immediatamente girate agli organismi di controllo com-

petenti. La complessità e la dimensione del mondo produttivo oltrepadano sono ragguardevoli e dunque abbiamo sempre chiesto collaborazione a tutti". Il presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese riassume le modalità con cui si svolgono i controlli, così come definito ogni anno attraverso il piano autorizzato dal Mipaaf secondo i crismi di legge: "All'ente certificatore, Valoritalia, spettano i controlli e l'iter che va dalla vigna alla vinificazione passando per la certificazione a DOC/DOCG di ciascun vino.

Noi siamo responsabili della vigilanza di mercato, ovvero dei controlli a campione presso piccola, media e grande distribuzione. Quest'anno saranno estesi anche ai siti di e-commerce. Tali verifiche sono svolte da un esperto tecnico agronomo, secondo una procedura scandita dalla normativa vigente. Ogni anno inviamo svariate segnalazioni a Icqrf che si traducono in verifiche e sanzioni, anche molto pesanti. Per noi è normale amministrazione, ma ora serve dare un segnale aggiuntivo".

Il Consorzio punta su un nuovo dialogo con la ristorazione locale e lancia una serie di eventi

"Oltrepò, vini d'autore": il ritorno del territorio nelle carte dei vini L'Oltrepò Pavese merita più spazio e considerazione nelle carte dei vini della ristorazione, dalla provincia di Pavia alle grandi città italiane: si dice da una vita, ma ora si passa dalle parole ai fatti per arrivare a un posizionamento trainato da nuove consapevolezze. Al via "Oltrepò, vini d'autore", un ciclo di appuntamenti di stile nelle migliori attività ristorative di Pavese, Oltrepò e Lomellina. Il tour sarà progressivamente esteso alle grandi città, con particolare considerazione per la metropoli di Milano. Il logo della manifestazione è frutto della creatività del celebre artista pavese Stefano Bressani. L'iniziativa pensata da Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e Mabedo, che sarà media partner, vedrà l’alleanza con il Distretto del Vino di Qualità. Si darà vita nel corso dell’anno a un ciclo di cene-racconto, che vedranno protagonisti i produttori e le loro fatiche che si traducono in etichette di valore. Sotto i riflettori la pregevolezza dei grandi spumanti, Metodo Classico e Metodo Martinotti, ma anche delle altre produzioni vitivinicole locali: Bonarda, Pinot nero, Riesling, Buttafuoco, Oltrepò Pavese Rosso, Sangue di Giuda e Moscato. Gian Marco Bianchi e Filippo Quaglini, titolari di Mabedo, spiegano: "Partiremo dal locale, in considerazione dell’alto profilo qualitativo raggiunto dai produttori di vini e spumanti DOC e DOCG dell’Oltrepò Pavese e della necessità di avvicinare tali etichette alla nostra ristorazione in modo capil-

lare e continuativo, come già accade in molte altre zone italiane forti di una produzione enologica di alta gamma". Il Presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Michele Rossetti, e il Presidente del Distretto del Vino di Qualità, Fabiano Giorgi, aggiungono: "E' ora di tornare a rafforzare la presenza delle referenze di pregio dei nostri produttori di filiera in ristorazione, per generare valore aggiunto ma anche per fare immagine e comunicare in modo forte il senso di un’identità. Chi si siede a tavola in provincia di Pavia dev’essere accolto con una calice di Oltrepò Pavese. L’invito andrà poi esteso alla ristorazione delle grandi città italiane, per la storia che possiamo vantare in ambito vitivinicolo, oltre che spumantistico, che va presa e trasformata in patrimonio presente". Secondo questo spirito i produttori vitivinicoli del territorio vogliono riaccendere un dialogo con winelover ma anche, più semplicemente, con i buongustai alla ricerca di messaggi semplici e vini buoni, come quelli d’Oltrepò, che devono essere sempre più capillarmente presenti. Il primo appuntamento è già in agenda al Ristorante del Castello di San Gaudenzio di Cervesina per la serata del 10 marzo 2017. Per informazioni: mabedo@mabedo.it. L'intero calendario sarà promozionato attraverso stampa, web, mailing list selezionate e canali social, oltre che su Mabedo Magazine e PV

Magazine. Ai partecipanti alle serate sarà distribuito un passaporto che, una volta collezionati una serie di timbri prendendo parte a quante più serate, consentirà di vincere una serie di premi. Inoltre chi si siederà a tavola sarà omaggiato della Mabedo Card, tessera fedeltà pensata per dare impulso e creare una comunione d'intenti tra le attività e le imprese che fanno della qualità e dello stile i loro tratti distintivi, nel mondo dell’agroalimentare e della ricettività.


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Il Consorzio punta a fare della storia locale un patrimonio futuro, da esportare nel mondo

Il presidente lancia la sfida: "Fiducia, dialogo, qualità per scrivere insieme un futuro nuovo"

Michele Rossetti "L'unione fa la forza", uno slogan che oggi potrebbe e dovrebbe tornare di moda nell'Oltrepò del vino. Una volta era così. Nell'aprile del 1959 muoveva i primi passi quello che sarebbe poi diventato il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Partì tutto da un convegno al termine del quale si decise di gettare le basi di un’organizzazione dei produttori. Già allora s'intuiva quanto sarebbe poi stato importante creare condivisione, guardare al futuro e difendere un'identità. Tutto cominciò da un'associazione di produttori, fondata ufficialmente il 4 agosto 1960 (dieci anni prima della Doc), che aveva lo scopo di valorizzare e tutelare i vini dell’Oltrepò Pavese. Il suo slogan era "Qui il vino è vino". Nel 1977 il Consorzio divenne Consorzio Volontario Vini Doc Oltrepò Pavese ed ebbe come primo presidente Antonio Giuseppe Denari, illustre e lungimirante protagonista di uno dei momenti storici più importanti della produzione enologica oltrepadana. Da allora il Consorzio ha ampliato le sue aree di intervento, di concerto con gli enti istituzionali a partire dal Ministero delle Politiche Agricole e da Regione Lombardia. Tra le sue azioni di tutela dei vini dell’Oltrepò, il Consorzio si batte per la salvaguardia dei prodotti e della loro qualità, con particolare attenzione all’origine. Non a caso dalla vendemmia 2007 le bollicine Metodo Classico in Oltrepò Pavese hanno ottenuto la Docg. Il presidente, Michele Rossetti, racconta un'organizzazione che punta su "dialogo" e "condivisione". Quali fini e obiettivi si prefigge di raggiungere? "Oggi il Consorzio aiuta i produttori a esplorare nuovi scenari, fare comunicazione e marketing, ad esportare l'identità territoriale che il vino d’Oltrepò sa esprimere. Il Consorzio realizza manifestazioni e degustazioni ma è anche protagonista di eventi di settore su scala locale, regionale, nazionale e internazionale. Si guarda all’estero, in particolare all’Europa, all’America, alla Svizzera e al Giappone. La libera associazione dei produttori si è nel tempo notevolmente evoluta e oggi, attraverso i suoi uffici, cura le pubbliche relazioni dell’Oltrepò del vino, per far crescere il marchio e il valore collettivo di un territorio che si evolve: la qualità assoluta sta diventando, anche, qualità percepita. Il Consorzio è presente su Internet e sui principali social network in modo molto attivo. Mondo del vino in Oltrepò significa qualità nel bicchiere, ma anche chance di crescita economica: le Cantine vogliono creare enoturismo e itinerari culturali agganciati alla rete della ricettività, come testimonia il progetto "Guidando con Gusto" (www.guidandocongusto.com), nato da una sinergia tra Consorzio e Strada del Vino e dei Sapori dell'Oltrepò Pavese".

Certamente uno dei vini più blasonati prodotti dalle singole aziende dell'Oltrepò è il Pinot nero spumante: quali i Paesi in cui c'è maggiore richiesta? "L’export dell'Oltrepò Metodo Classico è all’inizio e bisogna ancora lavorare sui numeri per essere capillari in Italia. A questo riguardo il rilancio di La Versa sarà strategico. I primi Paesi target sono Stati Uniti e Svizzera; segnali arrivano anche dal Giappone. Certo noi abbiamo una grande storia spumantistica da raccontare al mondo. Gli ampelografi ipotizzano la presenza di genotipi ancestrali del Pinot nero sulle colline dell’Oltrepò già dall’epoca dei Romani. Citazioni più certe risalgono poi al 1500 ma è nella seconda metà del 1800 che, a Rocca de' Giorgi, s'impiantano, con successo, diversi ettari di cloni francesi. È l’inizio di un’avventura che coinvolgerà tutto il territorio, caratterizzandolo soprattutto per una fortissima vocazione spumantistica a partire dal 1865 ad opera di Conte Vistarino e Carlo Gancia; nel 1912 il cartello pubblicitario 'Gran spumante Svic' (Società Vinicola Italiana di Casteggio) svetta accanto alla statua della Libertà di New York; siamo stati i primi a esportare spumante Classico negli Usa. Seguono anni febbrili e numerosissimi riconoscimenti ottenuti da svariati marchi aziendali. Nel 1970 arriva la Doc 'Oltrepò Pavese' mentre nel 2007 nasce la Docg 'Oltrepò Pavese Metodo Classico'. Oggi dobbiamo prendere questa storia e farne patrimonio presente". E il Bonarda? Quanto sono conosciuti i rossi dell'Oltrepò al di fuori dei confini italiani? "Trasversalità, pronta beva e piacevolezza sono le caratteristiche che rendono unico e inimitabile il Bonarda dell'Oltrepò Pavese DOC, di cui si producono 22 milioni di bottiglie all'anno e che certamente è il prodotto più rappresentativo del territorio in termini di numeri. Nasce dai nostri 4.000 ettari di uva Croatina, coltivati in collina, e dalla sapiente opera di tante aziende vitivinicole che ne hanno fatto un vino quotidiano di alta qualità. Altro suo pregio è la versatilità: risulta infatti facilmente abbinabile a uno svariato numero di piatti, a partire da quelli della tradizione lombarda. Il Consorzio sta lavorando per riposizionarlo a livello di prezzo e di qualità percepita. Oggi il mondo non beve più solo rossi fermi. Forti dei primi Tre Bicchieri assegnati da Gambero Rosso all’azienda F.lli Agnes di Rovescala per il suo Bonarda 'Campo del Monte', esploreremo nuovi mercati, a partire dagli Stati Uniti dove riscontriamo un interesse crescente per la tipologia". Altri progetti chiave?
 "La nostra attività, negli ultimi anni in particolare, non è più solo finalizzata a promozione e pubblicità ma anche a sviluppare insieme eventi e percorsi di valorizzazione delle nostre denominazioni e del territorio nel suo insieme, una piccola Toscana a 40 minuti da Milano, scrigno di grandi vini, sapori, natura, benessere e cultura.
In Oltrepò Pavese abbiamo 1700 aziende vitivinicole, perlopiù a conduzione familiare, che meritano attenzione per sforzi, investimenti e sacrifici. Gambero Rosso ci ha aiutato a illuminare tutto questo".


 Quanto è importante il mondo dell'editoria oggi?

"C'è chi ritiene 'vecchia' la stampa cartacea. Io trovo che non la sia affatto, perché oggi raccontare le denominazioni e i territori è una sfida centrale per un mondo del vino che, viceversa, rischia d'interrompere il rapporto virtuoso con il mondo consumatore. In particolare ritengo che l’editoria sia vitale anche per educare i 'millenials', le giovani generazioni. Bisogna far crescere una nuova cultura del vino tra i giovani. A mio avviso conta ancora di più fare 'story telling', in un mercato alla ricerca di 'distintività' più che di mera 'tipicità'. Essere tipici non basta se non si è anche unici". 
 È cambiato il modo di comunicare negli anni il mondo del vino?
 "Sì, moltissimo, complice anche l’esplosione del web e dei social network. Il mondo delle denominazioni non basta più a se stesso. Il futuro è fatto di denominazione che diventano 'brand', icone vino-territorio, per le altre vedo una strada in salita".

 Come eravate quando il Consorzio è nato?
 "L'Oltrepò Pavese è una terra rurale, una zona in cui il vino era ed è ancora emblema di una cultura contadina di origine antichissima. Oggi quei contadini stanno diventando sempre più imprenditori. La nostra è una terra in cui l’uomo si cimenta con l'uva e col vino fin dalla notte dei tempi. I primi documenti scritti risalgono a Plinio e a Strabone, che nel 40 a.C. di passaggio al seguito delle truppe dei Romani scrisse: 'Vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi'. Su 13.500 ettari di vigneti, all'altezza del 45° parallelo sinonimo nel mondo di terre di grandi vini, noi non produciamo solamente bottiglie. Oggi, come quando il Consorzio è nato, creiamo emozioni. Il nostro vino ha il sapore e il calore di un prodotto fatto con il cuore".

 Come vi vedete nel futuro?
 "Vogliamo e dobbiamo internazionalizzare l'Oltrepò Pavese, che per dimensione e capacità produttiva deve concentrarsi per allungare il proprio scaffale. Immagino un territorio maggiormente protagonista a livello mondiale, in particolare negli Stati Uniti e in Giappone, così come in Germania, Svizzera e nel Nord Europa".

 E la squadra? "Abbiamo reclutato nuove professionalità ed elaborato un piano strategico per ricollocare l'Oltrepò Pavese, primo terroir vitivinicolo di Lombardia con 13.500 ettari in produzione, patria italiana del Pinot nero, nelle carte dei vini italiane e internazionali. Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese si è alleato con IULM e Università di Pavia allo scopo di creare valore, marginalità e un ponte con il canale Horeca top di gamma (hotel, ristoranti e catering). Sul fronte eventi il Consorzio continuerà il suo percorso con Gambero Rosso. La sintesi perfetta sarà vedere le strategie dei diversi modelli aziendali fondersi con il nuovo piano territoriale. Le nostre etichette devono essere sinonimo di qualità e stile in Italia e nel mondo. Insieme si può e sarà strategico il dialogo con le associazioni di categoria per sensibilizzare quante più imprese a partecipare a un percorso, tra qualità e comunicazione, del binomio vino-territorio. Tutto questo mentre in Consorzio sta per completarsi, nel dialogo sull’asse Regione-Ministero, il percorso per i nuovi disciplinari di produzione, una nuova tracciabilità con la fascetta di Stato e un regolamento d’assemblea per dare più voce e peso alle piccole-medie aziende".


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"Nell'attuale amministrazione di buono non trovo nulla di eclatante"

Davide Rovati

Di Lele Baiardi In una bella giornata, invernale ma assolata, abbiamo incontrato un noto medico oltrepadano, da sempre impegnato anche in politica. Nato a Bressana Bottarone, classe 1957, sposato e padre di Brigitta, una splendida bambina di 9 anni, ha conseguito la Laurea in "Medicina e Chirurgia" presso l'Università di Pavia, specializzandosi in Medicina Interna ed in Ortopedia-Traumatologia. Dal 1991 al 2010 ha lavorato presso l'Ospedale di Varzi in qualità di ortopedicotraumatologo, successivamente a Stradella e dal 2012 è libero professionista presso gli "Istituti Clinici Città di Pavia" – GSD - Gruppo San Donato. Tra i vari impegni, è stato anche Sindaco di Bressana Bottarone. Rovati quando inizia la sua passione politica? "La mia passione per la politica inizia più o meno verso i 18 anni. Mi iscrivo al Partito Socialista Italiano, nella sezione di Bressana Bottarone, dove poi a 22 anni verrò eletto segretario". Successivamente, in che anno diventerà Sindaco? "Vengo eletto Sindaco nel 2009, ricoprendo tale carica sino al 2014". Ha avuto altri incarichi prima e/o dopo l'elezione a Sindaco? "Molto prima di diventare Sindaco sono stato eletto Consigliere Comunale con incarico di Assessore al personale, dal 1980 al 1985. Dal 1985 sono stato ancora eletto Consigliere con incarico di assessore alla sanità ed ai servizi sociali, sino al 1990, con delega anche di vice-Sindaco. Inoltre, nel 1988 vengo eletto Commissario al personale all'interno della USSL 79, sotto la presidenza di Giuseppe Porqueddu, incarico che ho mantenuto sino al mese di Dicembre del 1990. Dal 1990 al 1995 vengo rieletto Consigliere comunale, stavolta di opposizione, e così pure dal 1995 al 1999. Non ho poi più presentato la mia candidatura in nessuna coalizione sino al 2009, quando sono poi stato appunto eletto Sindaco. Vengo però eletto, nel 1993, Segretario di uno dei più importanti sindacati medici ospedalieri, il "CIMO" (Confederazione Italiana Medici Ospedalieri), all'interno dell'ASL di Voghera, che comprendeva gli Ospedali di Voghera, Varzi, Broni e Stradella, compreso l'Ospedale Psichiatrico.

Ho mantenuto tale carica sino al 2008". Per quale partito/lista? "Sono sempre stato di fede Socialista e soprattutto di sinistra, Pertiniano e Craxiano, anche se per alcuni anni sono stato iscritto a Forza Italia nell'immediato post-caduta di Bettino Craxi". Che eredità si è trovato dal tuo predecessore sindaco, nel 2009? "Dal mio predecessore, il Dottor Eddy Latella, ho ereditato un comune sano sotto tutti gli aspetti, soprattutto economici, con un apparato ben funzionante, e molto attivo". Quanti consiglieri ed assessori aveva? "Durante il mio mandato disponevo di sei assessori e 10 consiglieri di maggioranza, oltre a 5 consiglieri di minoranza". Chi è ora il Sindaco di Bressana Bottarone? "Il Sindaco attuale è la Maria Teresa Torretta, che guida una coalizione civica con orientamento di centro sinistra". Come mai non si è ricandidato per un secondo mandato? "Non ho presentato la mia candidatura per il secondo mandato perché mi sono sopraggiunti numerosi impegni di lavoro... Oltre all'attività ospedaliera, sono Direttore Sanitario di un ambulatorio specialistico a Bressana Bottarone ed a Bobbio. Ho però fatto parte della Lista che sosteneva il candidato sindaco Felice Ciardiello, che era precedentemente stato nella mia amministrazione, un valido assessore e collaboratore, oltre che amico vero con la A maiuscola, insieme ad altre valide persone. Purtroppo siamo arrivati secondi, le liste presentate erano 3, e mi rimane sempre il dubbio che queste altre due coalizioni, se si fossero accordate, avrebbero trovato numerosi punti convergenti ed il risultato sarebbe stato diverso". Non è stato eletto Consigliere? "Non sono state eletto consigliere, di minoranza, anche se dopo il capolista avevo ottenuto più preferenze ma, nonostante il Presidente di seggio le avesse confermate, lo stesso Presidente ha dovuto affrontare una dura contestazione da parte del rappresentante della lista vincente, che ha contestato due voti validi, ma che, dopo ampia discussione, mi sono stati tolti... probabilmente avrei potuto presentare ricorso ed avrei portato a casa un risultato sicuramente positivo, ma ho preferito non accanirmi ed accettare la sconfitta. Mi spiace oltremodo perché chi è stato eletto al mio posto se in questi tre anni ha varcato la soglia del consiglio 3 volte è tanto!!! Ecco perché ora, a distanza di tre anni, sono rammaricato: la mia presenza avrebbe dato più peso all'opposizione. Non che non siano validi gli attuali consiglieri di minoranza, che regolarmente partecipano a tutte le riunioni, ma io, dopo avere subito vessazioni per 5 anni, avrei potuto ribattere a tante questioni che mi sono state contestate, come dire, anche un po' per partito preso; mentre sono sempre convinto che un progetto, se va a vantaggio di un'intera comunità, possa essere votato all'unanimità qualsiasi sia il consigliere di minoranza o di maggioranza che lo presenta... Col senno di poi, penso che sia stata una sorta di disegno politico ben congegnato per escludermi da una comunità che mi vuole bene e che tutt'ora è dalla mia parte". Cos'ha realizzato di concreto e buono la sua amministrazione?

BRESSANA BOTTARONE

l'ex sindaco rovati "al lavoro" per le prossime elezioni

"La mia amministrazione è stata molto oculata nelle scelte, oltre a mantenere in ordine ed ampliare l'esistente che avevo ereditato dalla giunta precedente ... Ampliamento dei due cimiteri, asfaltatura di numerose strade, asfaltatura delle piazze, creazione di golfi lungo la via Depretis per ampliare il numero dei parcheggi, accessi per disabili, manutenzioni ordinarie e straordinari, con un occhio di riguardo al sociale ed ai bisogni delle famiglie in difficoltà, aiuti economici sostanziosi all'asilo Indemini, anche se privato, all'Auser per il grande lavoro svolto, alle varie associazioni, tra cui l'Associazione Calcio, la Bocciofila ed altre... Avevo pensato in grande ad un'opera "omnia" che prevedeva la costruzione di una bretella per migliorare la viabilità della via principale, la via Agostino Depretis: avevo già pronto il progetto, con acquisto del terreno, ma al momento di partire con i lavori, il patto di stabilità mi ha bloccato l'avvio. Non posso dimenticare che con specifiche documentazioni storiche abbiamo confermato di avere dato i natali all'illustre ministro Agostino Depretis, con una giornata interamente dedicata a lui nell'ambito del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia; ed ancora aver onorato, con attestati, i familiari dei componenti il 1° Consiglio Comunale del dopoguerra, oltre alla donazione della Costituzione ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie". Cosa nota di buono nell'attuale amministrazione? "Di buono non trovo nulla di eclatante, se non la sistemazione sempre della via Depretis, alquanto criticabile, e della costruzione di una pista ciclabile tronca, che ha poco significato se non dal punto di vista elettorale. Le critiche sarebbero tante perché raccolgo tutta una serie di insoddisfazioni che emergono dalla popolazione, in gran parte la stessa che ha votato l'attuale amministrazione, con una mancanza di comunicazione... non attraverso i "social networks", in quello sono molto bravi, ma attraverso il confronto vero, il faccia-a-faccia con il cittadino". Che modifiche e/o suggerimenti vorrebbe consigliar loro? "Le modifiche e/o le migliorie sono tante, ma, mi scusi, me le tengo per ora strette, perché fanno parte di un pacchetto che a tempo debito diventerà di pubblico utilizzo". Pensa ad una ricandidatura? "Sto pensando, insieme ad amici e concittadini bressanesi, di iniziare un percorso già da questo mese per avvicinare la cittadinanza e chiedere loro anche dei consigli per far nascere una coalizione che potrebbe candidarsi, o meglio presentare una "lista civica", per le prossime elezioni". Bressana Bottarone é, a suo parere, un buon posto ove vivere? Lo consiglierebbe? "Per quanto riguarda la vivibilità del paese è ottima, e ad un passo dal capoluogo, e facilmente raggiungibile con i messi di trasporto pubblici, siano essi su rotaia o su gomma". Cosa si augura per il futuro? "Per il futuro prossimo, in senso esteso, mi auguro quanto di bene possa esistere per tutte le famiglie, che in questo momento per la maggior parte sono in difficoltà economica, ed un miglioramento dei servizi a beneficio di tutta la popolazione".


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"L'esigenza è nata con l’insorgere di poblemi sanitari in ambito scolastico" di

Valentina Villani

Circa un mese fa, un gruppo di mamme decide di riunirsi sottoscrivendo un comitato, al fine di affrontare i tanti disagi riscontrati in ambito scolastico e, più in generale, all'interno del comune di Bressana Bottarone. Scopo principale del comitato è quello infatti di sensibilizzare, promuovere iniziative e incontri utili alla tutela e al miglioramento dell'ambiente, della salute, della sicurezza e della qualità di vita di bambini, ragazzi e più in generale di tutta la popolazione bressanese. E così nasce il "Comitato Benessere Scolastico", costituito da Roberta Antoninetti, Laura Bocchiola, Arianna Dellafiore, Anna Rita Monaco, Barbara Nalin, Erika Olivieri Lemmie e Monica Sacco, quest'ultima neo presidente che, quest'oggi, dedica un’intervista ai nostri cari lettori. Presidente, ci racconti, quando è nata l'esigenza della nascita del "Comitato Benessere Scolastico"? "L'esigenza è nata con l’insorgere di ripetuti problemi di tipo sanitario riscontrati nell'ambito scolastico, emersi per caso e, dal nostro punto di vista, affrontati in maniera inadeguata. Certamente il lavoro del nostro Comitato non si limita a questi episodi, infatti, insieme alle mamme fondatrici, andremo ad affrontare tutti i problemi che di volta in volta si verificheranno e che verranno segnalati nelle sedi opportune.

E' nostro intento creare momenti di confronto con i vari interlocutori, siano essi la scuola, le istituzioni e così via". Quali sono le problematiche maggiori che avete riscontrato ad oggi e sulle quali intendete operare in breve tempo? "Il Comitato è nato da circa un mese, tuttavia stiamo già valutando ed affrontando una serie di tematiche su cui lavorare, come far eseguire la pulizia della palestra con maggiore frequenza e scrupolosità, ad esempio, considerato l'uso scolastico ed extrascolastico a cui la struttura è destinata e tema di confronto durante l’incontro avvenuto con l’assessore Giancarla Mangiarotti. In quella sede, è emerso che i macchinari per la pulizia ci sono ma inutilizzabili in quanto rotti. Abbiamo inoltre chiesto all’amministrazione comunale che venga erogato un maggiore contributo alla scuola per varie necessità, come progetti e iniziative culturali". Prima della nascita del comitato avete segnalato i problemi di cui parlava precedentemente? Si è risolto qualcosa? "Personalmente non abbiamo segnalato altri problemi in precedenza, tuttavia il malcontento generale si era già manifestato lo scorso anno con il problema del pasto da casa. Ai tempi, infatti, nacque un Comitato ad hoc, denominato 'pro schisetta' che si era battuto per la libera scelta tra il pasto portato da casa ed il pasto erogato dalla mensa, ottenendo la vittoria

Monica Sacco

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BRESSANA BOTTARONE

dal comitato "pro schisetta" al comitato "benessere scolastico"

del buon senso ed un diritto legittimo per i bambini". Quali sono le proposte che vorreste avanzare per una scuola migliore sotto ogni punto di vista? "Ribadirei il fatto che l’amministrazione comunale dovrebbe investire di più sull’istruzione dei ragazzi, attraverso l’erogazione di maggiori contributi alla scuola. Attualmente insegnanti e preside si stanno adoperando al meglio in questa direzione, nonostante i pochi fondi disponibili. A tal proposito abbiamo chiesto al dirigente di inoltrare richieste inerenti le necessità scolastiche e progetti all’amministrazione comunale, in previsione del prossimo bilancio". Sacco conclude sottolineando "Il nostro Comitato è aperto a tutti coloro che intendano dare un contributo positivo al bene sociale di Bressana, vorremmo che la nostra cittadina diventasse migliore, per far vivere i nostri figli e farli crescere in un ambiente più attento, sicuro e sano".


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"il prosecco è sempre il più ricercato e venduto"

"C'è stato un aumento di richieste del metodo classico" di

Valentina Villani

Prosegue la nostra inchiesta su consumatori e bevitori di vino oltrepadano. Questo mese passiamo in rassegna bar e locali del "re di pais" per scoprire quale cultura vitivinicola si nasconda all'interno di una cittadina che, in molti ricorderanno, per anni fu teatro di una delle feste più sentite dei nostri territori: la festa del vino. Purtroppo dalle prime informazioni si evince che anche sul territorio bronese, come lo scorso mese in quello stradellino, il Prosecco è in assoluto il prodotto più richiesto e bevuto, sempre per il solito discorso di marketing, perché la gente beve quello che ricorda e il bombardamento mediatico purtroppo, non c'è niente da fare, porta i suoi vantaggi. Il primo locale in cui entriamo è il Gallo Ribelle di Oliviero Valerio e, la prima domanda chiaramente è scontata. Qual è il prodotto vitivinicolo più richiesto nel vostro locale? "Il Prosecco. E' un prodotto che la fa sempre da padrone, anche se, tuttavia, ultimamente c'è anche stato un importante aumento di richiesta delle nostre bollicine: il Metodo Classico. Sui bianchi fermi la richiesta si sposta fuori regione, perché la ricerca del cliente cade principalmente sui vini aromatici, per quanto riguarda i rossi la richiesta cade sul Bonarda fermo". Perche secondo lei in Oltrepò si beve poco Oltrepò? Pensa che sia dovuto a un discorso di scarsa comunicazione? "Penso che sia aumentata la curiosità in ambito vino da parte della gente, vogliono provare prodotti diversi, confrontarli, trovo molta curiosità oggi nelle persone. L’Oltrepò ha ottimi prodotti e, più passa il tempo, più si migliora in qualità e anche in comunicazione".

Bar Vineria Gallo Ribelle

Ci spostiamo poco più in là, ed è Salvatore Gaeta ad accoglierci al Bar Eclipse, dove ci racconta che, nonostante la gente chieda spesso vini fuori regione, anche l’Oltrepò Pavese si vende molto bene: "Pinot Nero, Riesling e Bonarda sono piuttosto richiesti, certo, il Prosecco Valdobbiadene è sempre il più ricercato e venduto, soprattutto tra i giovani, tuttavia noi cerchiamo di spingere sul nostro Metodo Classico". Quindi a livello locale crede che esista una buona comunicazione o siete voi a fare una buona comunicazione? "Diciamo che la comunicazione esterna è buona e, rispetto a qualche anno fa, è migliorata moltissimo. Personalmente lavoro con una cantina e, devo dire che mi trovo molto bene, sono strategici nel pubblicizzare il loro prodotto, ecco perché spesso capita di riuscire a proporlo senza doverlo pubblicizzare. In ogni caso, come dicevo prima, noi cerchiamo comunque di educare ed indirizzare i nostri clienti e ciò che constatiamo con grande gioia è che la volta dopo sono loro a chiederci ancora quel prodotto".

Tempo Prezioso Cafè

Al Tempo Prezioso Cafè il Prosecco è bandito, come ci racconta il titolare Pino Truddaiu: "Sono molti i clienti che chiedono Prosecco ma io non lo tengo nemmeno, nella mia carta, a livello di spumanti, ho solo prodotti locali". E quindi? Quando le chiedono Prosecco lei cosa risponde? "Che non ho il Prosecco ma ho il nostro Metodo Classico e la gente, oltre ad accettare la proposta, è evidente che gradisce. Una volta di default si chiedeva il Pinot, oggi invece si chiede Prosecco, credo si tratti più di un discorso mediatico che altro". A livello locale quindi cosa pensa della comunicazione vitivinicola? "Purtroppo ultimamente non noto migliorie a livello comunicativo, ecco perché da un mio punto di vista andrebbe sicuramente rivista. Le nostre cantine stanno lavorando molto bene fuori zona, purtroppo però hanno in mente obiettivi di gran lunga più grandi, ma bisogna lavorare anche sul territorio e non solo fuori". Eccoci arrivati al Caffè Commercio, dove Massi-


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nazionale, una moda diciamo: da non sottovalutare l'azione comunicativa molto forte che ha alle spalle. In Oltrepò Pavese la comunicazione è migliorata moltissimo negli anni, anche se, tuttavia, penso che si possa fare di più". Quali le fasce di età che cercano i prodotti cosiddetti modaioli e quali invece chiedono un prodotto più mirato? "I ragazzi molto giovani, dai 20 ai 25 anni circa, chiedono i nomi che sono abituati a sentire, seguendo appunto un discorso di moda. Dai 30 ai 40 sono hanno interessi differenti , sono più informati e sicuramente più curiosi di sperimentare nuovi gusti". Cosa pensa dell'informazione a livello locale? "Sicuramente negli ultimi il lavoro a livello comunicativo è stato eccellente, ma bisogna lavorare sodo, perché i competitor sono molto abili e noi oltrepadani abbiamo ancora tanta strada da fare per raggiungerli".

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miliano Naldi ci racconta che all'ora dell'aperitivo nei bicchieri si versan bollicine. Le più richieste? "Beh, noi proponiamo Metodo Classico Oltrepò o Metodo Charmat, anche se, tuttavia sono in molti a chiedere Prosecco". Perche tutti vogliono Prosecco secondo voi? "Spesso la gente chiede Prosecco non perché voglia realmente quel tipo prodotto, credo sia più dovuto a un altro discorso: è il termine ad essere entrato nella mente delle persone come un qualcosa che, in modo generico, sta ad indicare spumante. Si tratta di un discorso puramente di marketing. Sono davvero in molti a confondere la parola Prosecco con bollicine e spumante e, il motivo, è presto detto: se gli viene posta una seconda domanda del tipo: 'Prosecco o Metodo Classico Oltrepò? Ti rispondono Metodo Classico Oltrepò". Ci sono fasce di età che chiedono un prodotto piuttosto che un altro? "I super giovani, dai 18 ai 25 anni, chiedono i nomi che sentono in televisione. Mentre, dai 30 ai 40 sono per lo più interessati a provare prodotti diversi , chiedono, si informano, sperimentano. Dulcis in fundo: gli over 40, che cercano ancora il loro pinottino e non glielo tocca nessuno". Cosa pensa dell'informazione a livello locale? "Sicuramente le cantine negli ultimi anni hanno fatto senz'altro un ottimo lavoro a livello comunicativo, la qualità è eccellente e poi fanno molta promozione tra incontri con il produttore, degustazioni e chi più ne ha più ne metta; diciamo che con il tempo hanno capito che non bisogna solo produrre ma anche sapersi vendere". Pensa che si potrebbe fare di più? "Si può sempre fare di più, in ogni ambito. Prosecco e Franciacorta sono vent’anni che lavorano su marketing, noi siamo arrivati dopo, per cui abbiamo molto più lavoro da svolgere anche se credo che la strada intrapresa sia quella giusta". "Il Prosecco è il prodotto più richiesto, a discapito del nostro buon Oltrepò – ci spiega Paolo Dallavalle dal Cafè Noir. Il motivo? "Tutto un discorso legato alla moda del momento". E dopo il Prosecco? "Beh, sicuramente il Metodo Classico anche se, il problema principale sul nostro territorio oggi come oggi credo sia più dovuto alla carenza delle vendite, legato ovviamente a un discorso di diminuzione del lavoro. Quindi meno gente, meno aperitivi, meno ordini". Cosa pensa dei prodotti vitivinicoli oltrepadani? "Non voglio giudicare il lavoro delle cantine, perché ognuno opera come riesce. Purtroppo oggi se il Prosecco è il prodotto più venduto è perché ha dietro le spalle un discorso di marketing molto importante, i giovani in questo caso sono quelli che più lo ricercano semplicemente perché ripetono i nomi che sentono di più". Ultima tappa del nostro report bronese è il bar pasticceria Rovati, dove la titolare ci spiega che anche qui la scelta cade per la maggiore sul Prosecco anche se, loro cercano comunque di indirizzare la clientela in direzione Oltrepò Pavese. Perché secondo lei il Prosecco la vince su tutti? "Il Prosecco non è solo in Oltrepò ad essere il più richiesto, si tratta di un fenomeno a livello

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Caffè Commercio

Cafè Noir

Bar pasticceria Rovati


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"le scelte in termini di eventi hanno decisamente stufato"

Di Valentina Villani I giovani si sa, oggigiorno sono sempre più lontani dalla vita politica, vuoi per scarso interesse, vuoi per mancanza di fiducia: disinformati, distaccati e lontani da ogni tema in ambito politico, sono sicuramente tra i maggiori disertori di cabine elettorali, prediligendo attrazioni di gran lunga più interessanti come gite al mare, partite di calcio, cinema e chi più ne ha più ne metta. Prova ne sono gli ultimi decenni in cui abbiamo assistito ad un cambiamento radicale nell'approccio delle giovani leve a questa materia, a differenza del passato, in particolar modo durante il periodo di boom economico, quando interessarsi di politica era un fatto assolutamente normale. Ma non facciamo di tutta un'erba un fascio, perché c'è ancora qualcuno che, nonostante tutto, ogni giorno si mette in gioco per il bene della cittadinanza "un po’ per passione e un po’ per senso civico" - racconta Luca Truddaiu, giovanissimo esponente di Azione Democratica - che, a soli vent'anni, e già da due, è parte attiva dell'associazione politica formatasi nell'anno 2015. Truddaiu, potremo definirla una mosca bianca se vogliamo, infatti è ancora tra i pochi giovani che si avvicina alla vita politica, operando in campo già da diversi anni con la sua squadra per il bene della cittadinanza. Cosa l'ha spinta a compiere questa scelta? Passione, senso del dovere o altro? "Sì, proprio così. Ormai questo è il secondo anno e spero che questa esperienza continui ancora a lungo. Ho sempre avuto la passione per la politica, oltre che un grande senso civico e, quando si è presentata l'opportunità di partecipare al progetto "Azione Democratica", ho subito pensato che sarebbe stato il modo migliore per mettermi in gioco". Azione Democratica è da sempre in prima linea su ogni tematica che riguardi l'interesse cittadino. Vi abbiamo visto operare attivamente attraverso tavoli informativi, raccolte firme e anche avanzare diverse proposte circa diverse problematiche, come ad esempio la chiusura dell’asilo, gli eventi, l'area sgambamento. Vuole raccontarci un pò la vostra missione? "Azione Democratica ha lo scopo di agire e rapportarsi con la politica, unendo buon senso e interesse concreto per la collettività, accantonando i giochi politici che hanno creato diverse situazioni contorte e sconvenienti per i cittadini. Questi ultimi per noi, per me, sono i primi da ascoltare, ma soprattutto a cui pensare". Come giudica la gestione comunale della città di Stradella? "Sicuramente la situazione economica attuale per i comuni non è la migliore, ma a Stradella si potrebbe lavorare in maniera migliore, pur tenendo conto dei vincoli economici. Perciò ritengo che le scelte attuate e le posizioni di questa amministrazione non meritino un giudizio positivo. Basti pensare ad alcune decisioni in materia di commercio e viabilità. Mi riferisco alle concessioni nei pressi dell'agglomerato commerciale fra Stradella e Broni ad esempio, che hanno decentrato clamorosamente le spese degli stradellini e congestionato il traffico per via di mancati adeguamenti infrastrutturali. Alle scelte in termini di eventi, i quali non hanno avuto ancora una svolta e sono circoscritti alle classiche ricorrenze che hanno decisamente 'stufato' per la modalità attuale. La chiusura dell'asilo nido, servizio indicato come priorità in campagna elettorale ma subito

liquidato, visti i costi troppo elevati sostenuti dal comune anche su altri fronti. Da qui la necessità di tagli i quali, sicuramente, dovevano e potevano partire da altro. Inoltre, le valutazioni frettolose, hanno portato ad una proroga del contratto di locazione per la struttura di via Pozzobonello e ad una lievitazione dei mutui contratti per l'adeguamento dell'edificio di viale F.lli Cervi. Quello che serve alla nostra città è rinnovamento". Quali sono le problematiche maggiori dove a suo avviso bisognerebbe operare con urgenza? "Il commercio ha bisogno di una nuova spinta e qui si dovrebbe partire dalla promozione del territorio. Ciò non deve limitarsi ad eventi spot ma bisogna andare oltre, collaborando strettamente con gli esercenti. Un primo passo sarebbe studiare un calendario ricco di eventi serali e giornalieri, ove le attività possano promuovere la propria merce. A loro manca la fiducia nell'amministrazione, ma anche l'attenzione nei propri riguardi. Potenzierei le aree di sosta gratuite con segnalazioni più visibili e libererei il centro dal traffico selvaggio: un altro deterrente per gli acquisti. La sicurezza non viene da meno, in queste ultime settimane si è tornato a parlare di gravi furti e ciò non è tollerabile. Le amministrazioni qui poco possono fare, tuttavia penso che coinvolgendo maggiormente le forze dell'ordine e stipulando una convenzione per le ore notturne con gli istituti di vigilanza privata, il tutto sotto il controllo della Polizia Locale e di concerto con Prefettura e Questura, una piccola speranza potrebbe esserci". Molti commercianti nei mesi passati hanno dichiarato che Stradella è una città che sta morendo lentamente. Lei cosa pensa di queste affermazioni? "Sì, sono d'accordo. Io ho la possibilità di girare parecchio per le vie della città, sia di giorno che di sera e, l'impressione, è proprio questa. Il caos, la scarsa promozione, lo scoraggiamento delle botteghe di vicinato e gli investimenti scarsi stanno via via spegnendo il fuoco di una città che, fino a pochi anni fa, godeva di visite, sia dal pavese sia dal piacentino, grazie ai prodotti e alla vivibilità della stessa. Fra il 2015 e il 2016 le attività chiuse sono state otto. ‹‹Stradella città che vive...va››". Come dicevamo poco fa lei è davvero giovanissimo, tuttavia oggigiorno non sono molti i ragazzi che si avvicinano alla cosa pubblica. Secondo lei perchè? La politica dà il giusto spazio ai giovani? E la sua città? "La politica è la nostra quotidianità e ci sono molti appassionati che faticano o hanno il timore di esporsi e partecipare attivamente ad essa. Un motivo c'è ed è da ricercare nell'interpretazione attuale della politica (corruzione,

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"Potenzierei le aree di sosta gratuite e libererei il centro dal traffico selvaggio"

scandali, interessi privati). Questo è un vero repellente per i giovani. L'allontanamento è iniziato parecchi anni fa e ora si sente gravemente, ma l'auspicio è quello che la voglia di far politica, di decidere sul proprio futuro con la propria faccia cresca a pari passo con la consapevolezza della direzione, pessima direzione che il paese ha preso. La consapevolezza nei giovani c'è e spesso spaventa, così come l'intraprendenza e la vivacità con cui si prende questo argomento. Questo alle volte erroneamente preclude la via della politica, soprattutto a livello locale". Avete progetti in cantiere o sogni in animo che vi piacerebbe realizzare? "Azione Democratica è un grande progetto e molte sono le idee, mi piacerebbe che le persone si avvicinassero per capire la nostra realtà che è a tutti gli effetti innovativa. Chiunque può contattarmi direttamente, sui social o per strada per qualsiasi cosa. Insieme si può fare la differenza". Mancano poco meno di 3 anni alle prossime amministrative. Pensa di candidarsi? "Manca tanto, attualmente non ci sto ancora pensando, voglio impegnarmi per costruire una realtà migliore sin da ora. Del doman non v'è certezza".

Luca Truddaiu


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"il nostro è soprattutto un bellissimo lavoro in team"

"L'associazionismo stradellino è una grande, grande risorsa" Di Lele Baiardi

Stradella è uno di quei Comuni oltrepadani ove, a differenza di altri, sembra da anni di respirare il buon, forse ottimo, rapporto tra l'amministrazione comunale e la cittadinanza, e viceversa; le notizie di dissensi, anche tra le forze politiche, sono sempre davvero poche e non "di peso". Abbiamo questo mese incontrato l'Assessore Alessandra Mossi, appunto una delle "forze in campo" dell'attuale amministrazione. In che anno ha iniziato l'esperienza di assessore? "Sono al terzo anno di mandato, dal Giugno 2014". E' soddisfatta? "Devo sinceramente risponderle di sì, davvero! Ho avuto in carico quest'assessorato che copre diverse deleghe e ruoli, che mi impegna moltissimo ma al contempo moltissimo mi stimola". Mi scusi se la interrompo: che deleghe sono incluse nei suoi compiti? "Il mio assessorato contempla le deleghe al welfare, ai servizi alla persona, sociali, educativi, scolastici e culturali". Un ampio raggio d'azione, quindi, e certamente anche un impegno importante... "Assolutamente sì, ma un impegno anche questo condiviso ad ampio raggio, grazie ad ottimi collaboratori ed al lavoro in team di tutta la giunta comunale". Siete quindi un gruppo unito che persegue i vari traguardi? "Esatto. Aiutandoci, sostenendoci ed impegnandoci fianco a fianco, con grande partecipazione anche di soggetti propositivi". Ci vuol fare un esempio? "Certo! Per quanto riguarda la delega alla cultura, per esempio, sono felice che la nostra amministrazione abbia inaugurato il 31 Gennaio scorso 'L'Accademia del Ridotto', progetto presentato dall’Associazione Culturale Tetracordo, che da anni collabora con il nostro Comune, proponendo ed attuando all'interno delle stagioni teatrali importanti e qualificanti percorsi musicali, con la realizzazione di concerti che hanno portato sul palcoscenico del nostro teatro artisti anche di fama internazionale. La direzione dell'Accademia fa capo ad un professionista di comprovata esperienza in campo musicale e del management dello spettacolo, il professor Livio Bollani". E' una vera e propria accademia artistica? "E' un centro di alta formazione artistica e musicale. Si chiama così perché ha sede presso il 'Ridotto' del nostro Teatro Sociale". Quindi un altro importante investimento che trova sede nello splendido Teatro stradellino... "Il progetto si inserisce molto bene nelle attività culturali del Comune e in quelle realizzate all’interno del complesso del Teatro Sociale, in coerenza con gli obiettivi di un sistema culturale sempre più qualificato. L'Accademia promuove corsi a livello pre-accademico, professionale, specialistico e di master, tenuti da docenti di fama nazionale e internazionale, riservati principalmente a giovani di talento selezionati sulla base di esami di ammissione. Ed ancora, si differenzia dalla maggior parte delle accademie presenti in Italia non solo per il fatto che le lezioni si terranno nel Ridotto di un teatro che ne ospiterà in stagione i migliori allievi, ma anche perché

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Alessandra Mossi verrà loro offerta l'opportunità di tenere concerti con orchestra, effettuare registrazioni su supporti ed avere contatti diretti con i direttori artistici di importanti teatri. La realizzazione di questo progetto darà sicuramente lustro alla nostra città, richiamando l’attenzione di estimatori della musica. Come amministratore, ma soprattutto come cittadina, non posso che essere orgogliosa di avere nella nostra città questa nuova attività di alta formazione artistica". Proseguendo, quali altre iniziative attuate o in fase di attuazione le stanno a cuore? "Certamente i progetti prevenzione nelle scuole. Per l'anno scolastico in corso stiamo presentando interventi in favore dell’infanzia e dell’adolescenza. Il progetto si chiama 'Passo dopo Passo – Step by Step' e si articola in 'Progetto Educando' (contrasto al bullismo, educazione alla legalità, integrazione sociale, educazione alimentare, stradale, interculturale ed ambientale) e 'Progetto In-Dipendenza' (prevenzione dalle dipendenze, dai comportamenti a rischio e dal disagio in età adolescenziale)". E' un progetto molto impegnativo... "Nasce dalla collaborazione con diversi partners che mettono a disposizione risorse, professionalità e competenze per dare una risposta a bisogni condivisi verso il raggiungimento di un medesimo scopo. Obiettivo generale del progetto 'Passo dopo Passo – Step by Step' è quello di realizzare un'attività preventiva ed educativa. Da questo mese di Marzo, gli alunni delle classi terze della Scuola media dell’Istituto Comprensivo di Stradella parteciperanno, durante l’orario scolastico ed extrascolastico, a laboratori condotti da esperti nel settore dell'educazione e della legalità e ad un intervento informativo sulla dipendenza da gioco d’azzar-

do. Il progetto prevede serate di approfondimento, rivolte sia agli alunni che ai lori genitori ed insegnanti, condotti dagli studenti dell’Istituto Faravelli sui temi quali la dipendenza dal gioco d’azzardo, i rischi connessi al mondo del web e la lotta alla violenza. Al termine degli incontri i ragazzi saranno coinvolti nella predisposizione di messaggi di prevenzione promozionali, quali video, cartelloni e slogan, di uno stile di vita sano, messaggi che verranno proiettati a genitori ed insegnanti in una serata appositamente dedicata, nel mese di maggio prossimo, nella Sala Nerina Brambilla . E’ molto importante il coinvolgimento della famiglia e della scuola nella preparazione di questi messaggi, la condivisione di un messaggio positivo da parte delle proprie figure di riferimento è un rinforzo importante per l’adolescente". Desidera citare altre attività inerenti alle sue deleghe? "No, vorrei però parlarle di un altro evento in programmazione, non legato alle mie deleghe ma frutto dell'impegno dell'amica e collega Tiziana Conti, Consigliere con incarico alla Parità e Politiche Temporali, al quale tengo molto. Vede, come le dicevo prima, il nostro è anche e/o forse soprattutto un bellissimo lavoro in team". Mi dica... "La Giornata Internazionale della Donna. E' un evento celebrativo della donna la cui inaugurazione si terrà Sabato 4 Marzo presso il Ridotto del Teatro Sociale. Una Mostra Grafica dal titolo 'Donna – l'altra metà dell'Arte' a cura dell'Artista Lorenzo Bovo che rimarrà in esposizione in Galleria dal 5 al 10 Marzo. La sera del 10 marzo effettueremo un'apertura straordinaria del Teatro in occasione della performance “La Dea Contemporanea”: è un evento a mio parere splendido per celebrare la figura della donna con classe, eleganza, ed ovviamente, in modo artistico". Mi sembra di capire che anche i rapporti con, mi passi la dicitura, l'esterno della vostra giunta siano ottimi... "L'associazionismo stradellino è una grande, grande risorsa! La rete di collaborazione con associazioni, terzo settore e volontariato è davvero fitta, ed insieme riusciamo a creare molto... Anche ad intervenire su situazioni, ad esempio, di estrema fragilità. A tal riguardo, a proposito, voglio unirmi ai ringraziamenti del Sindaco per la sensibilità che ha dimostrato l’Associazione 'La casa del sole', ed il Presidente Sandro Evangelisti, relativa alla donazione di un mezzo per il servizio di trasporto di anziani e disabili. Ed ovviamente estendo il mio Grazie a tutte quelle figure, associazioni, istituzioni e privati che costantemente molto s'impegnano al nostro fianco".


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"a stradella il corpo dei vigili c'è e svolge il suo lavoro"

Di Valentina Villani

Come di regola, in ogni realtà comunale piccola o grande che sia, esiste sempre un "dietro le quinte" con dinamiche di una certa importanza, atte ad un fine specifico: garantire il corretto funzionamento di una società, anche se, spesso, sono in pochi a rendersene davvero conto. Prova ne sono le diverse lamentele che giungono puntuali come un orologio svizzero dagli abitanti, ignari del lavoro che svolgono gli enti sul territorio al fine di poter offrire loro un servizio efficiente. Il Corpo di Polizia Locale è un ente fondamentale per ogni realtà, perché senza ahimè, non esisterebbe un discorso importante di solidità cittadina. Eppure oggigiorno non è poi così semplice, è all’occhio di tutti come i nostri enti locali vivano in situazioni di grandi difficoltà e che, con il passare del tempo, anziché diminuire, aumentano in maniera considerevole. Le cause, come ben sappiamo, sono da ricercare in primis tra i continui cambiamenti repentini delle norme statali, ma anche, e forse soprattutto, nei consistenti tagli ai piccoli comuni dove ogni giorno si riduce notevolmente la possibilità di garantire tutti i servizi alla cittadinanza. A Stradella ad esempio, mi capitò di udire qualche residente esclamare di non incontrare vigili in giro per la città, ma il Corpo dei Vigili c’è e, ogni giorno svolge il suo lavoro egregiamente, basti pensare che tutta la città ha una copertura del servizio totale giornaliera dalle 6 alle 20 e, anche la notte e nei festivi (manifestazioni comprese) tra orari standard e reperibilità è sempre attivo sul territorio a 360 gradi. Ma un vigile, come molti penseranno, non svolge solo funzioni di controllo a livello stradale ad esempio, sono davvero svariate le loro attività, come ci racconta il comandante del Corpo di Polizia Locale Giampiero Bellinzona. "L'anno appena trascorso, oltre agli atti compiuti in ufficio, abbiamo effettuato 83 rapporti giudiziari, sono state segnalate 14 persone per vari reati, abbiamo rilevato 25 sinistri stradali, ritirate 20 patenti e complessivamente decurtati seimilasettecento punti sulle patenti. Abbiamo effettuato 356 informazioni di residenza e ben 225 su controlli su dichiarazioni

di ospitalità. Dal nostro ufficio controlliamo anche le registrazioni di cessione di fabbricati, sono state emesse 69 ordinanze viabilistiche, sempre per il discorso sicurezza 17 comunicazioni di notizie di reato, 2 sequestri penali, effettuato 115 accertamenti di richiesta occupazione suolo pubblico, 32 controlli per autorizzazione lavori stradali. Inoltre, a questo vanno aggiunte tutte le notifiche, che sono diverse centinaia nel corso dell’anno e tutte le attività svolte dal comando per il controllo delle scuole, due volte la settimana, due mensili per quello delle attività mercatali e tutte le manifestazioni organizzate sul territorio che siano politiche, sportive, o altro". Oggi purtroppo sono molte le realtà in cui si manifestano episodi di delinquenza, furti e chi più ne ha più ne metta. Lo scorso anno è stato ampliato un discorso importante di videosorveglianza. Com'è la situazione? "Lo scorso anno l’amministrazione comunale ha messo a disposizione fondi, 100mila per la precisione, per l’attuazione dell'ampliamento del sistema di videosorveglianza. Grazie a questo è stato possibile implementare un controllo più mirato in quelle zone definite a rischio e anche all’interno del centro abitato, grazie ad un sistema di lettura targhe. Tutto questo chiaramente ha portato, e porta tutt’ora, ottimi risultati, perché ha consentito verifiche immediate di una certa importanza. Inoltre, a questo progetto ne seguirà un altro che, allo stato attuale si trova in fase di redazione, per un ulteriore investimento pari a 60mila euro". Su un territorio come quello stradellino di quanti elementi avrebbe bisogno un Corpo di Polizia Locale per poter funzionare in maniera ottimale? "Stradella è un punto di riferimento importante, allo stato attuale siamo un corpo composto da 8 unità su 12mila abitanti residenti. Anche se, la legge regionale prevede un unità di organico ogni 1000 abitanti". Sappiamo che l’amministrazione comunale ha dato incarico al comando di redigere un nuovo regolamento di Polizia Locale che prenderà il nome: “e per la convivenza civile” . Ci può accennare già qualcosa a riguardo?

STRADELLA

"I furti sono sanzionati penalmente in modo non congruo"

"Si tratta di un regolamento teso ad educare la convivenza e tolleranza, mediante azioni volte alla legalità e uno sviluppo a una coscienza civile. All’interno di questo regolamento poi ci sarà davvero una novità assoluta: la regolamentazione della cosiddetta movida verrà svolta attraverso una collaborazione diretta con gli stessi gestori degli esercizi commerciali”. Un problema che da sempre affligge Stradella è legato all’importante traffico, in particolar modo nelle ore serali, sull’asse che collega Broni a Stradella. Dal suo punto di vista esistono soluzioni atte a sistemare una volta per tutte questo grande disagio? "Credo che un beneficio in termini di fluidificazione del traffico e riduzioni di percorrenza degli orari di punta sulla via Nazionale, possa trovare risposta con l’apertura di un collegamento diretto di via Libertà, a doppio senso di circolazione quindi e con la nuova rotonda posta allo svincolo autostradale del comune di Broni". Puntualmente ogni giorno si sente parlare di furti nelle case e truffe agli anziani. A Stradella com’è la situazione? "Purtroppo ogni giorno aumenta sempre di più il numero degli anziani soli e, al tempo stesso, diminuiscono i punti di ritrovo per queste realtà. Oggigiorno non ci sono più i bar di una volta, in cui gli anziani si ritrovavano e, attraverso un discorso di socializzazione, era presente una comunicabilità piuttosto importante, utile a gestire in maniera autonoma un discorso di autocontrollo. Inoltre, un grande problema legato a questo è senz’altro da ricercare nelle pene non commisurate ai reati. Le azioni contro anziani e furti nelle abitazioni che determinano allarme sociale piuttosto importante, sono sanzionate penalmente in modo non congruo. Bisogna intervenire prima, non chiudere le stalle quando sono usciti i buoi, chi è preposto a controllo e tutela deve essere messo in condizioni di poter agire nel migliore dei modi".


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STRADELLA

"creare un progetto pilota per inserire i ragazzi nel mondo del lavoro"

"L'apertura di un charity shop" Di Valentina Villani

Costruire il Futuro Onlus di Stradella è un'associazione nata nel 2008, allo scopo di svolgere attività di psicologia scolastica presso le scuole di Stradella prima e, successivamente, anche sul territorio bronese. "Ho iniziato a rilevare una serie di problematiche per le quali non era immediato poter trovare risposta presso le istituzioni competenti – spiega la presidente Laura Forni per questa ragione ho avvertito l'esigenza di creare un gruppo di persone qualificate, che potesse intervenire tempestivamente a fronte di situazioni di disagio e necessità, in attesa di poter attivare soluzioni stabili ad opera dei servizi pubblici competenti". Una piccola realtà, quella di Costruire il Futuro, composta da solo una trentina di soci volontari che si dividono tra la gestione di eventi per raccolta fondi, supporti a livello economico e interazione con i ragazzi, inoltre, per alcuni dei progetti, l'associazione si avvale anche di una ristretta cerchia di operatori esterni. "Costruire il futuro", un nome che racchiude un sé un messaggio profondo e molto importante per i giovani, immagino la scelta di questo appellativo non sia stata casuale… "Con il nome Costruire il Futuro abbiamo voluto pensare a due aspetti contemporaneamente: da un lato il desiderio che ogni ragazzo, anche grazie al nostro aiuto, possa costruirsi un buon futuro, dall’altro lato, forse un poco più utopistico, l’idea che lavorando per

il benessere dei giovani, dando loro buone basi scolastiche e Laura Forni sociali, si possa concorrere a costruire un futuro migliore anche per la nostra società". In che modo opera la vostra associazione? "Da sempre operiamo su due fronti: quello di tipo ricreativo-socializzante, con attività di gruppo nel pomeriggio del sabato e quello di tipo educativo-didattico, con attività a livello individuale in contesto scolastico o domiciliare con singoli bambini e ragazzi. L’attività del sabato è nata per dare possibilità ad alcuni bambini e ragazzi che vivevano situazioni di solitudine ed isolamento per svariate ragioni, di sperimentare momenti di incontro e condivisione con altri coetanei". Di cosa vi occupate principalmente? "Nei diversi anni sono state proposte attività sportive (pallavolo, basket), laboratori di arte terapia, cucina, laboratori di ballo. Il gruppo di ragazzi si è andato via via consolidando, ed ora, abbiamo una bella compagnia di una decina di amici che si ritrova tutti i sabati e che, in certi momenti e per periodi più o meno prolungati, accoglie nuovi arrivi". Le attività che proponete dove si svolgono? "Le attività di tipo educativo-didattico sono varie: ci sono progetti di affiancamento educativo e didattico al domicilio dei bambini o ragazzi, per supportarli in momenti di particolare fragilità. Progetti di inserimento, con nostra figura educativa all’interno di centri estivi, presso i quali i bambini non avrebbero altrimenti potuto partecipare, perché necessitanti di supporto individualizzato. Altre volte i progetti sono stati attivati

in contesti scolastici, ad esempio con laboratori individuali o di piccolo gruppo, per offrire un tempestivo intervento in situazioni di difficoltà di apprendimento, in attesa delle effettive prese in carico del Servizio di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza competenti. Tra i vari progetti vi sono poi quelli di affiancamento in contesti scolastici di alunni con disabilità, con l'ampliamento di ore di assistenza educativa quando quella assegnata dagli enti competenti non è sufficiente per le esigenze del bambino/ragazzo. Si sono realizzati progetti di affiancamento a ragazzini disabili per la partecipazione a gite scolastiche o esperienze come corsi di nuoto (non li avrebbero altrimenti fatti partecipare perché “non coperti” da una figura in rapporto 1:1). In qualche caso, sebbene non sia prerogativa dell’associazione, siamo intervenuti in casi di emergenza, a sostenere le spese di alcune famiglie per pagamento dei buoni pasto, per l’acquisto di libri, per il riallacciamento di contatori della luce bloccati". In che modo studiate queste vostre progettualità? "Generalmente i progetti vengono elaborati in base alle necessità che rileviamo sul campo, per lo più nel contesto scolastico; a questo punto, messo a fuoco il problema, progettiamo un possibile intervento e lo proponiamo alle famiglie dei bambini/ragazzi". Avete dei sogni in animo? "Abbiamo un sogno nel cassetto che condividiamo con le colleghe dell’Associazione “PASSparTu” di Pavia, per il quale siamo alla ricerca di finanziamenti. Molti dei ragazzi che ruotano attorno alle nostre associazioni hanno terminato il percorso scolastico e sono inattivi, non riuscendo ad inserirsi nel mondo del lavoro. Il nostro sogno è quello di creare un’esperienza pilota per l'apertura di un 'charity shop', secondo il modello anglosassone, per rendere possibile l’inserimento dei nostri ragazzi in un’attività lavorativa che attribuisca loro un ruolo e un riconoscimento sociale".


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abitanti in aumento grazie ai prezzi delle case molto competitivi

Di Edoardo Depaoli

Il Sindaco di Portalbera Pierluigi Bruni fa parte dell'amministrazione comunale oramai da 14 anni, prima come vice Sindaco poi per due mandati compreso quello attuale, come Sindaco. Alle ultime elezioni del Giugno scorso era l'unico candidato. Bruni non c'è a Portalbera una nuova generazione che ha voglia di mettersi in politica e di fare il Sindaco? "E’ vero faccio l'amministratore da parecchi anni ed è innegabile che è dura per la condizione in cui ci troviamo noi amministratori locali, tra patto di stabilità e tagli di bilancio è sempre più difficoltoso e impegnativo fare questo mestiere che molto spesso si perde tra le grane della burocrazia e della mancanza di fondi. I giovani a Portalbera ci sono e sono giovani molto attivi ed energici, si danno molto da fare anche e soprattutto in ambito sociale. Io già 5 anni fa ho puntato molto sui giovani inserendoli nella mia squadra, ma i giovani hanno poco tempo, devono lavorare e per lavorare devono spostarsi altrove perché qui purtroppo non è rimasto nulla per loro in ambito lavorativo e solo grazie a persone come me che sono in pensione e che hanno 'tempo libero' che i piccoli comuni stanno in piedi. Mi auspico che tra 5 anni qualcuno di questi 'miei ragazzi' s'impegni per fare il Sindaco… Vedremo… Comunque senza Sindaco non rimarremo sicuramente o in un modo o in un altro". Appena prima delle passate elezioni lei fece traspirare una certa stanchezza, tant’è che dichiarò al nostro giornale "Ho chiesto a tutti di sostenermi e di non lasciare la conduzione del Comune tutta sulle mie spalle, sono in municipio praticamente tutti i giorni". A distanza di nove mesi cosa ci può dire? "Come dicevo prima ho creato un buon gruppo di giovani ma è impensabile che un giovane che deve andare a lavorare magari a Milano se non più lontano possa essere presente quotidianamente. Vede io vengo in Comune tutti i giorni perché credo che un buon Sindaco di un piccolo paese debba essere presente sul territorio e dare la propria disponibilità a tempo pieno, io lo posso fare perché sono in pensione. Un Sindaco oggi si deve occupare del suo Comune a 360° sopperendo anche alla mancanza di dipendenti e di personale a cui delegare, fortunatamente ho due buon assessori che sono presenti e che mi danno una mano, ma torniamo al problema, lo possono fare perché sono pensionati. Siamo comunque riusciti a trovare un buon compromesso con la mia squadra di lavoro che è quello di riunirci ogni Sabato del mese per fare il punto della situazione, per confrontarci e tenerci tutti aggiornati su ciò che è successo la settimana precedente e sulle decisioni future, è un modo per coinvolgere tutta la squadra e nello stesso tempo mi dà la consapevolezza di non essere solo". Parlare di grandi progetti in questo contesto economico e con i tagli ai comuni è utopico, far quadrare i conti è già cosa buona. Il comune di Portalbera riesce in questo difficile intento e in che modo? "Il primo compito come Sindaco di un piccolo paese è far quadrare i conti e mantenere tutti i servizi dati in precedenza, noi ci siamo riusciti e anche per il 2017 riusciremo a mantenere tutti i servizi dati, addirittura con qualcosa in più, quindi possiamo ritenerci soddisfatti. E' vero che in questi anni abbiamo sempre e solo potuto tamponare e non lasciarci andare a 'voli

Pierluigi Bruni pindarici' su grandi cose ma dobbiamo restare con i piedi per terra" . Quali sono gli interventi urgenti di cui necessita il paese e di che cifre stiamo parlando? "Certamente le scuole hanno bisogno di vari ed ingenti interventi di cui noi come comune non possiamo farci carico, abbiamo chiesto i fondi attraverso la partecipazione ai vari bandi ma siamo sempre stati tagliati fuori. Un altro grosso problema è la viabilità, entrambe le strade che congiungono Portalbera a Stradella sono al collasso ed al limite della sopportazione causa il traffico pesante. Parliamo di cifre importanti e di interventi straordinari non alla nostra portata". Portalbera è un paese rivierasco del Po, tutto l’indotto che in passato arrivava dal fiume ormai non esiste più. Su che cosa si basa principalmente l’indotto economico di Portalbera? "Questo è un tasto dolente per il nostro comune, l'agricoltura non esiste più, basta pensare che oggi a Portalbera sono in due gli agricoltori che lavorano a pieno ritmo. Nell’ultimo decennio avevamo un buon numero di artigiani ma anche loro con la recente crisi hanno dovuto o chiudere o spostarsi altrove. Bisogna andare via da Portalbera per trovare lavoro questa è la realtà". Nell’ultimo decennio Portalbera ha visto un incremento del numero degli abitanti, passati da 1200 a 1600. Quali sono le motivazioni? "E’ un paese vivibile a due passi dalla città, inoltre dato significativo in questi tempi di crisi è che qui il costo dei terreni edificabili e delle case è dimezzato rispetto ai costi di Stradella". Se non erro da bilancio avete previsto circa 56.000 euro per le politiche sociali. Come verranno impegnati questi fondi? "Quest’anno la spesa supera attualmente i 60mila euro e devo dire con orgoglio che la mia amministrazione ha sempre avuto ed ha un occhio di riguardo al sociale. Abbiamo un servizio di assistenza domiciliare e scolastica che va dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria di secondo grado, aiutiamo le famiglie in difficoltà pagando loro, là dove necessario, le

PORTALBERA

"Hanno in mente più la Broni-Mortara che i nostri ponti"

varie utenze e là dove ci sono casi di disabilità che seguiamo anche quando il disabile è diventato maggiorenne. Devo dire che tutta la macchina del sociale funziona bene anche grazie al 'sodalizio' con Broni e con gli altri comuni che fanno parte del piano di zona con i quali c'è massima collaborazione. Inoltre siamo riusciti a contenere la spesa sociale che altrimenti sarebbe stata più elevata anche grazie alla convenzione con la Croce Azzurra che ha a Portalbera una sua base e con la quale abbiamo stipulato una convenzione per trasporti agevolati". La viabilità è una grossa spina nel fianco dell’Oltrepo, Portalbera è a due passi da Stradella e a tre da Pavia ma in entrambi i casi qualche problema logistico c'è. A che punto

è la situazione Ponte Becca? "Con tutti i comuni al di qua e al di là del Po ci siamo uniti per cercare di dare una svegliata a una regione che sembra dormire su queste problematiche. Quando esisteva ancora la provincia con il Presidente Bosone, erano stati presentati tre, quattro progetti inerenti al ponte ed uno era stato scelto per poter essere sviluppato, poi si è arenato tutto. Hanno in mente più la BroniMortara che i nostri ponti! Sono cinque le strutture che, chi per un verso chi per l’altro presentano delle grosse criticità e poi parlano di valorizzare il territorio? Ma se non esistono vie di comunicazioni che possano portare turisti in Oltrepo senza dover 'tribolare' cosa valorizziamo? E’ una situazione tragica". Unione dei comuni indispensabile per sopravvivere? "Le unioni sono indispensabili e noi a Portalbera è già da parecchi anni che portiamo avanti questo discorso, le unioni vanno incentivate garantendo però un numero sufficiente di personale diversamente sono destinate a scomparire. Vede io sono convinto che i piccoli comuni facciano davvero un buon lavoro nel senso del risparmio e dell’ottimizzare le risorse, i piccoli comuni sono quelli virtuosi che riescono ad accantonare ed avanzare qualche soldo anche attraverso queste unioni. Ad oggi abbiamo in comune con altri paesi la segreteria e l’ufficio tecnico e il Comune di San Cipriano 'ci presta' quattro ore la settimana un suo vigile che però più che dedicarsi a fare il vigile deve fare lo scrivano, ma d’altronde le ore sono poche ed una persona è poca". Quante sono attualmente le persone alle dipendenze del Comune e quanto il volontariato è importante in un piccolo comune alle prese con mancanza di risorse umane e finanziarie? "Attualmente il Comune ha tre dipendenti ovviamente insufficienti per cui già da diversi anni abbiamo un accordo con il tribunale per il reinserimento di persone che convertono la loro pena in lavori socialmente utili alla comunità, l’ultimo arrivato ci aiuta nel decoro urbano e nelle piccole manutenzioni ordinarie".


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ZENEVREDO

"non esiste più l'autonomia per gestire il territorio"

Il Centro sportivo comunale cerca gestore Di Valentina Villani

Il Centro Sportivo Comunale di Zenevredo cerca gestore. Realizzato nel 2008 dall'amministrazione comunale, oggi fiore all'occhiello della cittadina e punto di riferimento di giovani e famiglie, è composto da un'area verde attrezzata per il gioco, un campo tennis con reversibilità per il calcetto, spogliatoi bagni e locale bar. Un piccolo angolo di para-

diso che, oggi, l'amministrazione comunale ha messo in appalto, poiché la gestione precedente con la fine dell'anno ha cessato il contratto. E così si va in appalto pubblico, come ci informa il primo cittadino Pietro Gramegna. "A fine anno si è interrotta la gestione del centro sportivo comunale e oggi, abbiamo indetto un bando di appalto pubblico, al fine di trovare una figura che possa occuparsi di questa realtà cui teniamo in modo particolare. Negli anni, all’interno del centro, sono stati realizzati interventi piuttosto importanti, allo scopo di donare uno spazio importante alla vita dei nostri concittadini e che non vogliamo in alcun modo che vada perduto". Entriamo un attimo nel dettaglio Sindaco, ci dica qualcosa di più di questo bando. "La base minima economica ammonta a 6mila euro all’anno, chiaramente ci saranno condizioni minime

di apertura di gestione, in modo che il centro abbia una precisa funzionalità di servizio per uso pubblico, per poter fornire un importante servizio per la cittadinanza". I Sindaci si sa nel loro piccolo, cercano di fare quello che possono, ma forse troppo spesso gli ostacoli superano quelle che sono le possibilità. Zenevredo è una piccola realtà di soli 480 abitanti circa, come riuscite a sopravvivere considerato tutto questo? "Le ristrettezze che sono messe in campo a livello di leggi nazionali ti impediscono di usufruire dei fondi economici che hai già disponibili e, questo, diventa una limitazione piuttosto importante. E’ assurdo che un ente comunale con un bilancio sano, non possa essere in grado di poter attingere alle risorse stesse per effettuare interventi fondamentali per la vita della cittadinanza. Non esiste più quell’autonomia che ci permetteva di gestire un territorio, siamo ovattati sotto tutti gli aspetti, legati a paletti predefiniti che non permettono di avere una visione del comune come la si vorrebbe". Quindi immagino che pianificare progetti oggi sia difficile, se non impossibile... "Progetti ne abbiamo, il problema appunto è che non sappiamo se possiamo dare concretezza a un programma amministrativo, perché non ci è concesso di attingere alle nostre risorse o anche a mutui e, di conseguenza, siamo obbligati a restringere sempre più il campo, finendo in una condizione tale che non è più nemmeno possibile attuare quello che era il programma amministrativo fissato a inizio legislatura. Un al-

tro problema oggettivo riguarda l’aspetto sociale: la gente vive sempre più in stato di sofferenza, avrebbe bisogno di sostegno ma, anche questo, purtroppo non si riesce più di tanto ad attuare". Siete riusciti a mettere comunque in atto qualche opera quest’anno? "A fine anno abbiamo attuato un restyling importante alla struttura cimiteriale. Quindi facciate interne ed esterne, tetti, intonaci e tinteggiature. All’interno di un locale, sito accanto al municipio, stiamo realizzando un centro polivalente, che avrà la funzionalità di biblioteca: nell’ambito di un mesetto circa sarà terminato”. In questa grande difficoltà di amministrare i comuni, sono in molti a scegliere di attivare convenzioni, nel tentativo di sopravvivere. Lei cosa pensa a riguardo? "Non so cosa accadrà a livello di convenzioni, tuttavia credo che sia sotto gli occhi di tutti come non abbiano portato nulla di migliorativo, sia a livello di servizi, sia a livello economico. Anzi, oserei dire che hanno solo complicato maggiormente la gestione comunale, senza apportare poi nulla di concreto, comportando solo costi notevoli. Non voglio essere negativo, tuttavia posso solo credere che chi avrà pensato a questa legge l’avrà fatto con l’intento di realizzare qualcosa di produttivo, ma purtroppo tangibilmente sul territorio non vedo positività, bensì solo un carrozzone che si allarga con poco riscontro" A suo avviso quale sarebbe il progetto più importante da attuare all’interno del suo comune? "Il progetto in assoluto più importante è un’unificazione ben organizzata di tutti i servizi e, per fare questo, bisogna pensare ad un unico territorio e non fare tutto a scacchiera. Sarebbe bello poter offrire ai cittadini un unico complesso e punto di riferimento importante, oggi non si sa come andrà a finire".


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"nuovi profughi? notizia smentita dai proprietari della struttura"

Di Valentina Villani

Dopo un lungo periodo buio si apre un nuovo e importante cammino in quel di Santa Maria della Versa. L’avvenuta acquisizione da parte della società Valle, costituita da Terre d'Oltrepo e Cavit, della storica cantina La Versa si può dire conclusa e finalmente, dopo varie vicissitudini, anche i mariesi potranno tirare un profondo sospiro di sollievo. Tutta l'amministrazione comunale si è dichiarata molto soddisfatta di questa conclusione “siamo oltremodo felici che finalmente, dopo un periodo buio, si possa rivedere la luce” – ci informa il vice sindaco Elena Maria Lanati - eravamo sinceramente preoccupati per il destino di una struttura che ha visto tempi gloriosi e che rischiava di rimanere in abbandono. Ora ci auguriamo che il nuovo corso porti un rilancio positivo per il paese e la valle". E così inizia ad intravedersi uno spiraglio di luce in quello che è sempre stato un punto fermo importante per la cittadina e, anche il Wine Point, pare riaprirà i battenti a breve, come ha dichiarato il neo presidente Giorgi, affermando che, prima mossa in assoluto sarà proprio l’apertura "della bottega del vino"... "Questa dichiarazione coglie nel segno, era nostra espressa volontà la richiesta di questa riapertura in loco e, al di là dei campanilismi locali, la decisione costituirebbe per la popolazione un segnale forte di attenzione per i nostri produttori". Restando sempre in ambito commercio, nei mesi passati, attraverso un nostro report all’interno del vostro comune, abbiamo constatato un malcontento generale da parte dei commercianti circa alcune criticità dovute all’andamento negativo delle vendite. Lei cosa pensa di questa situazione? "La crisi del commercio è ormai piuttosto evidente. Purtroppo l’apertura di tanti centri commerciali nelle zone limitrofe, dove le persone trovano tanti prodotti anche a prezzi ridotti rispetto ai privati, non ha aiutato, e non aiuta di certo i piccoli commercianti. Se è vero che in paese abbiamo tante attività chiuse, è anche vero che questo rispecchia il trend di altri paesi e città. L’augurio è che l’apertura del Wine Point porti turismo e, con esso, la voglia di investire in nuove attività" A tal proposito l'amministrazione ha qualche progetto in cantiere per valorizzare la cittadina e portare così un maggior indotto anche a livello

commerciale? "Dal canto nostro stiamo vagliando la fattibilità di un progetto relativo al mercato settimanale, che prevede però il rispetto di una serie di regole e implicazioni tecniche che ne vincolano considerevolmente la realizzazione”. Un tema molto sentito all’interno delle nostre piccole realtà locali è sicuramente quello che riguarda i profughi. Allo stato attuale Santa Maria ne ospita ventuno: facciamo un punto della situazione? "Per quel che riguarda la situazione profughi possiamo affermare che è tutto sotto controllo. Sinora non abbiamo registrato problemi particolari di convivenza. Tuttavia riteniamo di aver già dato abbastanza in termini di accoglienza e auspichiamo di non dover fare fronte a nuove situazioni". E la probabilità di nuovi arrivi presso la frazione Torre di Donelasco? "In realtà la notizia è stata smentita dai proprietari della struttura che si pensava adibita ad alloggio appunto per altri profughi". Amianto è una parola che, nonostante siano passati anni, porta ancora sgomento in Oltrepò Pavese. Sappiamo che la vostra amministrazione sta agendo concretamente per far fronte al problema legato a strutture ancora esistenti in asbesto. Quali sono le iniziative concrete messe in atto ad oggi? "Da qualche anno l’amministrazione ha stipulato convenzioni con ditte che si occupano di smaltimento amianto, al fine di proporre ai cittadini costi calmierati. Molti interventi son già stati realizzati, molti ancora saranno da affrontare e, per questo ci auguriamo che le agevolazioni possano essere per i proprietari di stabili da risanare un incentivo ad intervenire. Inoltre, tengo a sottolineare, che dal corrente anno sarà infatti possibile avvalersi delle convenzioni stipulate con le tre ditte resesi disponibili". Le strade ahimè sono un altro tallone d’Achille del nostro Oltrepò e l’emergenza, anziché arrestarsi, pare cresca in misura notevole. Avete ricevuto segnali positivi di aiuto da parte della provincia? "Il discorso strade è veramente un cruccio. Parliamo di rivitalizzare il turismo in Oltrepò ma poi non abbiamo strade percorribili, neanche dai mezzi di emergenza. Nel nostro comune abbiamo tratti di strade collinari e non, percorribili solo a passo d’uomo. Quando segnalate, la provincia interviene a riparare le situazioni di maggiore emergenza, ripri-

SANTA MARIA DELLA VERSA

"L’apertura del Wine Point spero porti turismo e la voglia di investire"

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Elena Maria Lanati stinando solo le buche più profonde e pericolose, che si riaprono puntualmente dopo pochi giorni. Fortunatamente l’inverno non è stato particolarmente rigido e, lo spargimento di sale e sabbia non ha compromesso ulteriormente una situazione già tragica, ma fino a che non ci sarà da parte di questo ente una pianificazione razionale di intervento, il problema sarà destinato solo a peggiorare". Tra le altre sue deleghe i servizi sociali: la carenza di iscrizioni purtroppo nei tempi passati ha portato l’asilo nido ad una chiusura forzata. Tuttavia, oggi ha da poco ripreso la sua attività. Vuole raccontarci qualcosa a riguardo? "In questo settore abbiamo ottime notizie: la cooperativa che si è aggiudicata la gara ha intrapreso una gestione attenta e oculata, affidandosi anche ad assunzioni locali che hanno contribuito al buon esito delle iscrizioni. L’asilo ospita ora una decina di bambini che frequentano la struttura e, questo, può considerarsi sicuramente un successo rispetto alla situazione trascorsa". Per quanto concerne gli istituti scolastici, avete progetti per l’anno a venire? "Nell’ultimo anno sono già stati effettuati onerosi interventi, come il rifacimento di tutti i serramenti nelle scuole secondaria e dell’infanzia ad esempio, al fine di favorire il risparmio energetico. Ma anche lavori sulla struttura del tunnel che collega l’edificio di scuola secondaria alla palestra, che tempo indietro aveva dato problemi di stabilità. Per il corrente anno invece, sono in programma il rifacimento della scala di sicurezza esterna alla scuola d’infanzia e la sostituzione della porta d’ingresso con una a norma".


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"pinarolo po, una gestione amministrativa molto valida"

Di Valentina Villani

Giuseppe Villani, conosciuto da tutti come "Pep", consigliere regionale PD ormai da diverso tempo e da sempre attivo a 360 gradi su tutto il territorio oltrepadano, ma anche a livello più provinciale. Quest’oggi ci dedica un’intervista a tuttotondo sul nostro territorio, spaziando dai presidi ospedalieri, al gioco d’azzardo, dalle RSA a Pinarolo Po, cittadina di cui è stato per anni sindaco. Consigliere, partiamo dalla sanità. Tempo fa lei ha portato avanti un’interrogazione in Regione Lombardia dove “denunciava” l’assenza di un anestesista fisso presso il pronto soccorso di Varzi "Esatto. Ho portato avanti un'interrogazione in regione e mi è stato risposto dall’assessore regionale in modo non proprio efficiente, tuttavia riconoscendo il problema in questione. L'ospedale di Varzi è l'unico presidio della Lombardia che non vanta la presenza fissa di un anestesista di pronto soccorso, ma solo attraverso un discorso di reperibilità. Innanzitutto sono dell'idea che, se esiste un pronto soccorso, è necessario vi siano presenti anche le figure professionali adeguate, in modo particolare in una realtà come quella di Varzi. Oggi purtroppo l’indicazione è quella di avvalersi degli anestesisti di Voghera o addirittura di Vigevano e, un servizio simile non può essere efficiente, se pensiamo che per un operatore partire da lontano comporta del tempo, di conseguenza, nel caso in cui si verifichino urgenze vere, il rischio è quello che non si arrivi per tempo per affrontarle. Capisco anche che esiste un problema non indifferente di organico, sia per quanto riguarda Varzi che Voghera, ma complessivamente è una questione da affrontare e anche in fretta. Come già detto poco fa, ho avuto la risposta alla mia interrogazione e verificherò che ciò per cui mi sono impegnato venga risolto concretamente, attraverso l’assunzione di nuovo personale e, in caso contrario, mi batterò affinché questo avvenga nel migliore dei modi". I nostri piccoli ospedali di paese oggi ahimè sono sempre più trascurati: come vede il loro futuro? "Penso che si debba ragionare per compiere un'operazione di mantenimento importante per tutti i presidi ospedalieri esistenti, riqualificandoli attraverso un'attenta valutazione svolta da un tavolo provinciale, dove si dovranno verificare attentamente quali competenze e funzioni dare a questi ospedali. Il principio deve essere quello della differenziazione delle funzioni, come ad esempio la scelta di Broni, che a mio dire è stata molto importante e così si dovrà fare per tutti gli altri. Quindi non le stesse funzioni in tutti gli ospedali, mettendoli in competizione gli uni con gli altri, ma un'integrazione mirata che valorizzi ogni presidio, attraverso competenze diverse, ognuno con servizi di qualità. Perché la permanenza territoriale di questi piccoli ospedali, soprattutto in una provincia come quella di Pavia, è assolutamente fondamentale". Da sempre è risaputo come lei sia molto attivo contro il gioco d'azzardo e le slot-machine in modo particolare. Alcune situazioni all’interno della nostra nazione sono migliorate, anche se, tuttavia, pare non sia ancora abbastanza. Cosa farebbe per risolvere una volta per tutte questo grande disagio che ogni giorno colpisce sempre più famiglie? E

Giuseppe Villani

cosa direbbe al suo partito che comunque qualche passo ha fatto ma, a quanto pare, non ancora in maniera sostanziale? "Parlo senza mezzi termini, anche se al governo in questo momento ci siamo noi (PD). In primis è assolutamente necessaria l'approvazione di una legge nazionale, perché è fondamentale l'esistenza di una legge quadro, all'interno della quale si inseriscano tutte le disposizioni regionali relative al gioco d’azzardo, che fornisca criteri e linee guida agli enti locali. Al mio partito direi: acceleriamo e arriviamo all'approvazione di questa legge. Inoltre, penso sia basilare comprendere che non si può e non si deve essere tolleranti agli interessi delle potentissime lobby che stanno dietro al gioco d’azzardo. Qui c'è in gioco la salute dei cittadini e delle loro famiglie perché, il gioco d’azzardo, è una vera e propria malattia. C'è bisogno di prevenire prima che curare, ponendo al centro la salute delle persone, quindi anche attraverso rapporti con tutte le associazioni locali: serve un impegno serio per l'aggregazione sociale, un'educazione alternativa. Sono d'accordo con i sindaci che hanno adottato misure nell'ambito legislativo attuale, al fine di ridurre la presenza di slot sul territorio, spesso premiando quei locali che le eliminano, ma la questione è un'altra, ovvero mettere tutti in condizioni di non aver bisogno di questi strumenti per mandare avanti la propria attività". In Regione è da poco passata la legge, ma non l'obbligo, dell'istallazione di telecamere all'interno di case di riposo. Il suo partito si è astenuto da questa votazione. Le notizie di maltrattamenti all'interno degli ospizi sono all'ordine del giorno, come giudica la decisione presa dal suo partito? Crede sia importante l’installazione di telecamere all'interno delle strutture di ricovero per anziani?

"Ci siamo astenuti perché in realtà bastava un bando regionale che finanziasse le strutture che ne fanno richiesta. In questo caso quindi, non abbiamo in alcun modo cercato di osteggiare l'installazione di telecamere all'interno di queste strutture e non siamo assolutamente contrari ad una manovra di

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"Ospedale di Varzi: manca un anestesista fisso"

questo tipo. E' vero che ci sono stati casi di maltrattamenti importanti, però non è nemmeno corretto fare di tutta l'erba un fascio perché, al tempo stesso, esistono anche strutture che agiscono in modo eccellente. Penso tuttavia che, oltre un discorso di telecamere, debbano essere prese in considerazione tutta una serie di altre misure. Anche in questo caso credo sia fondamentale un discorso di prevenzione, ad esempio favorendo all'interno delle case di riposo tanti momenti di aggregazione e di socializzazione complessiva con persone esterne, che potrebbero prevenire tutta questa serie di fenomeni, nel caso in cui dovessero manifestarsi". Per anni è stato primo cittadino di Pinarolo Po. Oggi come vede la sua cittadina? "Vedo molto bene il mio comune, all'interno della gestione amministrativa c'è una squadra molto valida, sono riusciti a mantenere e anche estendere in maniera eccellente servizi sociali e culturali. Nonostante sia cambiato un discorso di situazione complessiva a carattere economico finanziario, come del resto per tutti i comuni, in particolar modo per le piccole realtà, per questo motivo la situazione oggi appare molto più complicata. Allo stato attuale è presente un importante servizio di assistenza domiciliare, un supporto alle attività scolastiche all’interno della scuola per gli alunni più svantaggiati e le rette di mensa e trasporti sono tra le più basse del territorio. Senza dimenticare tutte le agevolazioni per pensionati e persone a basso reddito per tutta una serie di servizi". Le infrastrutture stradali sono un disagio per molti comuni oltrepadani, perché è evidente la carenza di risorse per una manutenzione adeguata a livello comunale ma anche, e forse soprattutto, a livello provinciale "Purtroppo esiste una criticità importante per quanto riguarda le infrastrutture stradali, per altro so che l’amministrazione comunale pinarolese sta già affrontando il discorso e che, all’interno del bilancio, ci sarà la previsione per la sistemazione dei marciapiedi di via Depretis e anche alcuni interventi in altre situazioni più compromesse. Con i primi di marzo è previsto un incontro con gli amministratori provinciali, al fine di valutare insieme tutta questa serie di problematiche. Mi sto altresì impegnando, in qualità di consigliere regionale, affinché anche la regione intervenga in questa direzione, dal momento che in altre realtà anche le regioni si occupano delle strade, non vedo perché questo non debba avvenire anche nella nostra".


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caccia di selezione cos'è e come funziona

"Mia figlia ha 19 anni, l'anno scorso ha preso il porto d'armi" Di Giacomo Braghieri

Intervista a Michela Poggi, coordinatrice di distretto per la caccia ai daini e ai caprioli nell'ATC 5, una zona che va dal comune di Godiasco-Salice Terme fino al comune di Brallo di Pregola. Sono iniziati i controlli sui capi presenti in ATC per poter stilare il piano di abbattimento annuale. I selecontrollori si ritroveranno per diverse uscite come da calendario fruibile sul sito web dell'ATC. La possibilità di poter partecipare a queste operazioni è allargata anche ai non cacciatori. Per la prima volta dopo quasi un secolo il cacciatore torna ad essere la guida per tutti coloro che amano vivere la natura documentandola con le fotografie o con prese di visione diretta. È la stessa esperienza che fecero i grandi naturalisti del '700 e dell'800 che nelle loro escursioni in giro per il pianeta erano sempre accompagnati dai cacciatori locali. Si è aperta la stagione dei controlli, come è stata la prima uscita? "A fine febbraio sono iniziati i censimenti degli ungulati nella parte alta dell’ATC 5 nei Distretti: D6 – Menconico-Romagnese, D7 – Brallo, D8 - Santa Margherita Staffora. Io faccio parte del D6 e ne sono il Coordinatore. In questi Distretti dove la superfice è per la maggior parte boschiva si effettua il tipo di censimento detto “conte dirette in bosco” (non si possono contare gli animali nei campi) e la prima uscita è stata positiva. Non ho ancora i dati definitivi che devono essere elaborati dai naturalisti professionisti che ci supportano. Dalle schede di rilevamento ho notato un buon numero di avvistamenti di caprioli, alcuni cinghiali e anche qualche daino". Chi può partecipare? "Ai censimenti partecipano i selecontrollori (sono cacciatori che hanno frequentato un corso specifico ed hanno ottenuto un'abilitazione per la caccia di selezione e il censimento degli ungulati), in affiancamento possono partecipare anche gli amanti della natura, chi desidera fotografare ed osservare animali selvatici nel loro ambiente naturale". Come si calcola una popolazione di selvatici attraverso gli avvistamenti? "Come ho anticipato il calcolo viene effettuato dai tecnici faunistici ed è complicato, si deve tener conto della superficie censita con gli avvistamenti e rapportarla alla superficie utile cacciabile del Distretto, ai capi abbattuti nell'anno precedente, ai capi investiti dalle macchine ed altre variabili". Le popolazioni di daini e caprioli sono in crescita? "La popolazione dei caprioli in questi ultimi anni è aumentata molto mentre i daini contati nel Distretto non sono tanti non essendo territoriali come i caprioli si spostano anche di molti chilometri ed è difficile definirne l'aumentata presenza". Come si svolge la caccia? "La caccia di selezione è, per la maggior parte, una caccia individuale. Il selecontrollore dopo aver effettuato i censimenti viene ammesso in una graduatoria del Distretto, acquisisce il diritto di accesso al prelievo dei capi e gli vengono consegnati i contrassegni numerati inamovibili (fascette). Il Coordinatore di Distretto assegna una zona e il cacciatore prima

Michela Poggi

dell'apertura della stagione venatoria esce parecchie volte per conoscere il territorio e per individuare i capi che gli sono stati assegnati. In genere si parte al mattino quando è ancora buio per recarsi nella zona di avvistamento e si aspetta di solito due ore dopo il sorgere del sole. Se non si trova il capo assegnato si ritorna al pomeriggio due o tre ore prima del calar del sole. Si va avanti così a volte per giorni prima d'incontrare l'animale assegnato. Quando si è abbattuto l'animale si appone la fascetta al tendine di achille dell'arto posteriore e si porta al centro di controllo del Distretto dove è presente un biometrista che esegue i necessari rilevamenti biometrici e sanitari per redigere il verbale di abbattimento". Gli agricoltori lamentano gravi distruzioni dei raccolti e dei boschi da parte degli ungulati come se ne esce? "Purtroppo questa è una realtà in quanto i caprioli ed i daini oltre all’erba, grano, orzo e insalata sono ghiotti delle gemme tenere delle piante e delle viti. Ciò fa si che nei boschi e nelle vigne viene rallentata la crescita arborea. L’ATC e le associazioni degli agricoltori mettono a disposizione dei dissuasori per chi coltiva gli ortaggi, i frutti e per le vigne ma è impossibile posizionarli dappertutto. In alcune zone della pianura su richiesta degli agricoltori viene utilizzato l'art. 41 della legge regionale sulla caccia che consente d'intervenire con prelievi fuori stagione dei selvatici". Quali sono i periodi di apertura alla caccia di selezione? "La caccia di selezione inizia a Giugno e termina a metà Dicembre con una chiusura per il periodo riproduttivo dal 15 Luglio al 15 di Agosto". Fra tutti i tipi di caccia quella agli ungulati con fucili a canna rigata è la più sportiva, un cacciatore, un capo, un colpo, ci sono molti appassionati? "Da alcuni anni i selecontrollori sono in costante aumento, è un tipo di attività venatoria che ti impegna

praticamente tutto l'anno al di là che tu esca per fare i controlli o per fare le conte, hai motivo di stare nell'ambiente che più ami, la natura". C'è un turismo venatorio legato a questo tipo di caccia? "Certo, il selecontrollore inizia a febbraio con i censimenti poi c'è la ricerca del capo assegnatogli e da Giugno a Dicembre la caccia. Come ho detto precedentemente ci si alza alle 4/5 del mattino si rientra alle 9/10 di sera, chi non abita in zona si ferma per forza di cose a mangiare e a dormire". Diamo un pò di numeri, quanti capi di ungulati per specie sono stati abbattuti nel 2016? "Purtroppo non ho ancora i dati ufficiali dei capi abbattuti nel 2016 ma a mio parere i piani di abbattimento degli ungulati sono stati rispettati, dovremmo essere in linea con gli anni passati con un abbattimento dell 80-90% della quota assegnata". Come si è avvicinata a questo tipo di caccia? "Fin da giovane mi piaceva la natura, i cani e gli animali selvatici. Mio padre era un cacciatore, quando mi sono fidanzata ho trovato una famiglia di cacciatori che mi ha incoraggiato e sostenuto in questa passione. Ho preso il porto d'armi per uso venatorio e ho praticato quasi tutte le caccie. Dopo aver partecipato a diversi corsi fatti dalla Provincia di Pavia (Capo Caccia squadra Cinghiale, Selecontrollore, Biometrista, Accompagnatore) mi sono appassionata alla caccia di selezione e da quando hanno concesso alla nostra ATC di effettuare i prelievi sugli ungulati ho optato per questo tipo di attività venatoria". Che tipo di attrezzatura si usa? "Per la caccia di selezione ai caprioli o ai daini vengono usate carabine a canna rigata bolt action, i monocanna rigati kipplauf e dove è permessa la caccia vagante i combinati. Sono necessari una buona ottica, un cannocchiale per lunghe distanze, un telemetro, un treppiede, un coltello affilato, e uno zaino da caccia". Come tradizione la caccia agli ungulati è diffusa in tutto il nord Europa e negli Stati Uniti, la consiglierebbe a chi si avvicina per la prima volta all'arte venatoria? "Non sono d’accordo con il perdere le caccie tradizionali ma purtroppo sono convinta che per il futuro, causa lo spopolamento delle nostre zone montane, dove il maggior numero dei campi che erano lavorati adesso sono incolti, la lepre, la pernice ed il fagiano non trovano più l'abitat idoneo, pertanto la caccia di selezione può essere una soluzione e la consiglierei a tutti coloro che intendono intraprendere l’attività venatoria. Mia figlia ha 19 anni, l'anno scorso ha preso il porto d'armi uso caccia e quest’anno frequenterà i corsi per la caccia al cinghiale, i corsi da selecontrollore e biometrista. Prima di diventare un cacciatore il selecontrollore diventa un profondo conoscitore della natura".


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"è un bene per la coppia continuare ad avere intimità"

Di Giacomo Braghieri

La Dottoressa Rossella Frascoli, è psicologa specialista in sessuologia, varzese opera a Voghera e nel consultorio familiare di Varzi, dove si occupa di educazione sessuale, prevalentemente con bambini ed adolescenti, e di consulenza e terapia sessuale rivolta a singoli e coppie La sfera sessuale è una componente essenziale della nostra vita, ha avuto varie evoluzioni nel tempo poiché è molto condizionata dal momento storico e dall'ambiente in cui si cresce e si vive. Restano però dei fatti su cui riflettere: il facile accesso alla pornografia attraverso il web da parte di giovani ed adulti, l'allungamento della vita media, il venir meno di tabù e tensioni morali ad esempio riguardo la prostituzione o l'esibizionismo on-line. Abbiamo pensato di far cosa gradita a chiunque in Oltrepò si ritrovi ad avere a che fare con l'educazione di adolescenti e bambini oltre che ai fortunati "giovani vecchi". Ci riassume i campi di competenza della sua professione? "La professione di psicologo si può svolgere in settori anche molto diversi tra loro. Per tutti è strettamente necessario specializzarsi e avere una formazione continua. Gli ambiti principali sono la psicologia clinica, quella dell'età evolutiva e del lavoro. Molto rilevante è l'ambito della psicologia scolastica. Si può collaborare con piccole e grandi aziende per le valutazioni del rischio stress lavoro correlato, nella ricerca del personale e nella formazione oppure nel settore delle ricerche di mercato. Un altro ambito è quello dei servizi e dei progetti finanziati dal settore pubblico. Io mi sono inizialmente specializzata nella psicologia dello sport. Mi sono laureata con una tesi sulla riabilitazione equestre. Lavoro in ambito clinico e riabilitativo. Da alcuni anni sono specializzata anche in sessuologia clinica e svolgo la professione di sessuologa in libera professione e in collaborazione con i consultori in progetti di educazione sessuale rivolti alle scuole dell'obbligo e secondarie". Parliamo di evoluzione sessuale dei giovani e web, i millennials stanno per diventare maggiorenni... "Il web ha reso possibile un facile accesso a materiale pornografico che una volta era di più difficile reperimento e che più raramente quindi dava adito a dipendenze in quanto non vi si poteva accedere con un click come oggi. Parlando degli adulti il problema principale è dato appunto da questa nuova dipendenza. Inoltre, attraverso i social gli adulti, ma spesso anche i minori, possono condividere proprie immagini o filmati, in alcuni casi 'semplicemente' ammiccanti, in altri casi francamente erotiche o pornografiche. Nel caso degli adulti questo rappresenta un problema legato all’uso che potrebbe essere fatto di tali immagini e filmati. Nel caso dei minori si aggiunge l’aggravante, spesso sottovalutata o ignorata dai ragazzi, che si tratta di materiale pedopornografico. Bambini e adolescenti inoltre spesso utilizzano il web per cercare informazioni e togliersi delle curiosità in merito alla sessualità, ma spesso trovano notizie errate o, nel migliore dei casi, incomplete, messe in rete da persone non competenti o da loro coetanei. La conoscenza della sessualità attraverso immagini o video pornografici è molto frequente, porta i giovani a farsi delle idee sbagliate sul tema.

Senza un'adeguata educazione sentimentale fatta da adulti competenti, la pornografia rischia di causare future problematiche nella sfera sessuale". In che modo? "I ragazzi e le ragazze rischiano di sentirsi inadeguati, possono avere dubbi o timori infondati oppure la pornografia potrebbe creare un'idea della sessualità come un qualcosa di prestazionale, di esibito o peggio, di violento. I giovani nati dal 2000 in poi sono decisamente dei nativi digitali 'di ultima generazione' ed utilizzano la tecnologia spesso in modo intuitivo ed istintivo, poco mediato dal ragionamento. Questo aumenta il rischio di un utilizzo compulsivo della tecnologia stessa, da cui però nemmeno gli adulti sono immuni". Come gestire il web per gli adolescenti "Il web viene giustamente visto come pericoloso in quanto possibile causa di dipendenze e come potenziale 'ambiente' a rischio per bambini e adolescenti che vi accedono in modo ingenuo e spavaldo, senza una reale percezione di quello che fanno e dei rischi a cui vanno incontro. E' importante quindi accompagnare i minori nell'apprendere un utilizzo sicuro di tale strumento, che oltre ad essere un rischio è anche indiscutibile una risorsa. Per questo motivo credo che più che vietare o limitare abbia molto più senso educare ad un utilizzo consapevole e 'sano' di internet e dei social in genere. Utilizzando una metafora, non possiamo vietare ai ragazzi di 'volare', ma possiamo e dobbiamo fornirli di radar, strumenti di bordo e paracadute!". I casi di stalking sono all'ordine del giorno come affrontarli. Come evitarli o prevenirli? "Lo stalking è un problema molto complesso poiché si tratta di un reato odioso e dai risvolti spesso tragici. Può essere utile un'azione capillare a livello informativo ed educativo, sia a scopo preventivo e terapeutico che per informare correttamente le vittime, o potenziali tali, su come tutelarsi e proteggersi, cogliendo precocemente i segnali e denunciando tempestivamente". La sessualità e l'allungamento dell'età media, ci racconta i risvolti positivi e negativi? "L'allungamento della vita e l'evoluzione del modo di vivere la sessualità hanno fatto sì che molte persone siano sessualmente attive per molti anni. A mio parere i risvolti sono solo positivi. E' un bene per la coppia continuare ad avere un’intimità ed un profondo scambio affettivo anche in età avanzata e tutelare la propria salute sessuale, dalla pubertà per il resto della propria vita, è essenziale. E' vero che in alcuni casi possono subentrare problematiche fisiche che possono far passare in secondo piano o rendere impossibile i rapporti sessuali, ma è vero anche che sessualità non è solo coito e può quindi trasformarsi in un'intimità diversa, magari meno 'atletica', ma pur sempre appagante sia fisicamente che emotivamente. Dalle cronache mondane sembra che il tabù della prostituzione femminile e maschile, si sia affievolito, appare un modo lecito per arrivare ad un successo benchè effimero. "Dalla Traviata di Verdiana memoria a Pretty Woman, passando per Irma la dolce, la prostituzione è stata rappresentata in modo a volte quasi 'romantico' e questo ha forse influenzato l'immaginario collettivo. Anche le varie notizie di cronaca che coinvolgono le cosiddette escort, così come la cyberprostituzione

SALUTE

Sessualità: "I ragazzi rischiano di sentirsi inadeguati"

Rossella Frascoli

a mio parere contribuiscono a creare una visione 'normalizzante' e forse 'edulcorata' di tale professione che, nella stragrande maggioranza dei casi invece non ha nulla di romantico né di attraente e si basa sullo sfruttamento e sulla criminalità". I segreti per evitare la noia di coppia? "Credo che il motore principale che faccia andare avanti una coppia sia il dialogo, che non significa parlare tanto e nemmeno dirsi tutto, bensì saper comunicare e mantenere così comprensione, intesa, complicità. La coppia dovrebbe inoltre cercare di mantenersi vitale e vivace, trascorrendo piacevoli momenti insieme, ma anche coltivando interessi diversi che danno linfa alla quotidianità e alla conversazione! L’intimità infine non dovrebbe diventare una routine, ma un modo per preservare la componente di desiderio e di reciproco dono di sé. Sebbene la vita di coppia comporti una buona dose di pazienza e fatica, se si mantiene una buona intimità fisica (non solo sessuale) ed emotiva tale fatica diventa un piacere ed il rapporto di coppia non diventa noioso, ma fonte di benessere. Infatti le persone che vivono un rapporto di coppia stabile e di lunga data vivono meglio e più a lungo". Quando rivolgersi ad un sessuologo? "Ci si può rivolgere ad un sessuologo per una consulenza, a cui può seguire se necessario un percorso riabilitativo, quando si vive una difficoltà, anche temporanea, nella sfera della sessualità, individuale o di coppia. Per avere informazioni o consigli su come affrontare alcune fasi della vita, come ad esempio la pubertà, la gravidanza ed il puerperio, la menopausa; oppure per approfondire tematiche di educazione affettiva e sessuale. Il lavoro del sessuologo si può integrare con quello di altre figure professionali come il ginecologo, l'urologo, lo psicoterapeuta. Nello specifico, le principali motivazioni cliniche di consultazione sono: calo del desiderio, disfunzione erettile, eiaculazione precoce, difficoltà o impossibilità a raggiungere l'orgasmo (maschile o femminile), dipendenza da pornografia, parafilie. Un consiglio che mi sento di dare è questo: non si deve correre dal sessuologo alla prima defaillance, ma è fondamentale non lasciar passare troppo tempo in attesa che la problematica si risolva da sé. Spesso, purtroppo, la situazione anziché risolversi si cristallizza, rendendo più lungo e difficoltoso il percorso riabilitativo. Generalmente una terapia sessuologica, quando si interviene tempestivamente, è una terapia breve e si articola in media in circa 8-10 sedute nell'arco di un anno, a volte anche meno, inizialmente con frequenza settimanale per poi diradarsi nel tempo".


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CUCINA

LA RUBRICA PER GLI APPASSIONATI DELLA BUONA TAVOLA

Cheap But Chic: piatti golosi e d'immagine al costo massimo di 3euro!

Gabriella Draghi

Di Gabriella Draghi Un tempo il 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe, dalle prime ore del mattino molte case dei paesi dell’Oltrepo erano invase dal profumo di dorate e invitanti frittelle! Il giorno della festa del papà, infatti, le vere protagoniste erano queste dolci prelibatezze per la gioia di grandi e piccoli. La tradizione ha origine dalle antichissime celebrazioni che si svolgevano all’inizio della primavera durante le quali gli antichi accendevano grossi fuochi e consumavano focaccine fritte impastate con acqua e farina di frumento. Oggi si frigge molto meno, si preferisce comprare le frittelle in pasticceria o dal panettiere ma sono sicura che a San Giuseppe nelle valli oltrepadane si diffonderà ancora il profumo intenso di questi golosissimi dolci! La ricetta che vi propongo questo mese è una rivisitazione delle frittelle tradizionali, molto leggera e di sicuro effetto per una merenda chic! Rose alla marmellata di ciliegie Ingredienti per 4 persone: 150 g di farina bianca 15 g di burro 1 uovo intero qualche cucchiaio di grappa

un pizzico di sale strutto o olio di semi di arachide per friggere qualche cucchiaio di marmellata di ciliegie zucchero a velo Come si preparano: In una terrina mescoliamo la farina con il burro morbido, l’uovo e un pizzico di sale. Lavoriamo energicamente aggiungendo qualche cucchiaio di grappa fino ad ottenere un impasto sodo che avvolgeremo nella pellicola e lasceremo riposare per mezz’ora. Ricaviamo dalla pasta una sfoglia molto sottile usando o il mattarello oppure la comodissima macchina per sfoglia. Ci servono ora tre formine per biscotti rotonde di dimensioni crescenti. Tagliamo per ogni rosa un cerchio più grande, uno medio e uno piccolo. Spen-

nelliamo leggermente con acqua il centro del primo disco e posizioniamo sopra il secondo , spennelliamo con acqua il centro del secondo disco e adagiamo il terzo. Premiamo bene il punto centrale con il dito e con una rotella pratichiamo delle incisioni dall’esterno verso il centro per creare i petali. In un pentolino con i bordi alti sciogliamo lo strutto e friggiamo le rose una alla volta tenendole ben immerse con il manico di un cucchiaio nel punto centrale. In questo modo i petali friggendo si gonfieranno formando la corolla delle nostre rose. Quando saranno ben dorate, le scoliamo su carta per fritti, mettiamo al centro della corolla un cucchiaino di marmellata, spolverizziamo con zucchero a velo e le nostre bellissime rose sono pronte da servire..


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discoteche: "IN OLTREPO C'è L' ABITUDINE DI ANDARE DOVE NON SI PAGA"

di

Lele Baiardi

Nel nostro percorso alla scoperta delle realtà, presenti o passate, del Mondo della Notte e del Divertimento oltrepadano, abbiamo questo mese incontrato uno tra i massimi rappresentanti di un settore che tanto ha dato, appunto, alla Night-Life del territorio: le pubbliche relazioni. Classe 1969, diploma di qualifica nel settore agricolo, alto ed elegante, oggi con capelli di media lunghezza, negli anni ruggenti con lunghi capelli alle spalle o appena sotto, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Indiano". Signore e Signori, Alex Pavarin! Innanzitutto vorrei da lei una spiegazione sul nome Alex... "Il mio nome di battesimo è Guido, in effetti...ma per tutti è sempre stato Alex, lo so. Pensi che ancor oggi incontro persone che non sanno che Alex è un nome di pura fantasia". C'è un motivo? "Sì, ed è anche molto adolescenziale. La mia giovinezza è stata contemporanea all'esplosione dei due movimenti contrapposti, Paninari e Dark. Io ero ovviamente Paninaro, ed avvertivo, però, di non avere un nome congruo... Erano tutti Max, Jim, John... Io Guido! No, non ci stava! Ed allora... Alex !!! Ed Alex sono sempre stato per tutti". Erano gli anni delle prime notti in discoteca? "Direi già al lavoro in discoteca! No beh, forse esagero, però a 13 anni ho cominciato nelle discoteche come cubista, gli indimenticabili ragazzi-immagine che ballavano sui 'cubi', ed ho continuato fino ai 17 anni. Quante domeniche pomeriggio! Eh si perchè, anche lei ricorderà, negli '80, per i ragazzini, non c'erano le serate o le notti: c'erano le domeniche pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.30/19.00. Ed avevamo i Pullman dedicati". In quali locali si esibiva? "Ballavo all'Hyppodrome, l'ex-Tucano di Codevilla, al Decò ed al Robespierre, a Piacenza, e prima ancora allo Xenon, ex Harmonia di Tortona". Quando e come avviene la svolta verso le pubbliche relazioni? "La discesa dai cubi e la svolta verso le pubbliche relazioni avviene da sé! Iniziando dagli amici e dal pubblico che mi vedeva ballare... comincio a coinvolgerli distribuendo loro i biglietti informativi del programma del locale, poi le prime riduzioni sul biglietto d'ingresso, entro una certa ora e con un certo abbigliamento, fino ad arrivare a chiedere ad alcuni di loro se interessati ad aiutarmi nella distribuzione, in cambio di un free-drink, una bevuta omaggio". E da li? "Inizio a formare un gruppo di distribuzione per il Before di Novi Ligure. Era l'inverno 1987. Una sera, ad una festa in casa di amici, conosco Roberto Riveriti, un ragazzo dai biondi capelli e, come me, appassionato di moda e locali notturni. Da quell'incontro nasce il 'Without us Group', il primo vero e proprio gruppo a struttura piramidale che si proponeva ai locali come vera e propria azienda, cioè braccio commerciale di promozione e pubblicità con l'esterno". Ed iniziate a lavorare per altri locali? "Certo. A partire dal 1988, abbiamo concatenato una serie di vincenti collaborazioni: nel 1988 ed 89 eravamo al Fontanile di Redavalle, d'estate, e sempre al Before in inverno. Nel 1990-91-92 al Fellini a Tortona in inverno, ed in estate al Club House di Salice

Alex Pavarin Terme, solo il venerdì sera. E poi ancora, qui le date mi si confondono ahimè, ricordo Le Cave a Stradella in inverno e contemporaneamente l'Immagine di Pozzolo Formigaro e l'estivo al Babaissa di Vignole Borbera e sempre il Club House". Una mole di lavoro davvero enorme... "E poi ancora nel 1996 si aggiunge il Cafè Latino presso l'ex Tucano, invernale, e sempre invernale il Casanova di Acqui Terme, ed il Velasquez, il nuovo Tucano rifatto completamente nell'estivo. Nel 1997 si aggiunge il King a Castel San Giovanni, d'inverno... e nell'estate un locale di Arenzano, mi perdoni ma non ricordo il nome al momento, e poi il Segreta a Campo Spinoso, di Serafino Fracchioni, con il quale avevamo collaborato anche allo Shocking di Milano... Ah si, sempre a Milano, con l'amico Anthony, la collaborazione con l'Old Fashion... l'ultimo locale è stato il The Class in Alessandria nel 2010". Mi sto perdendo... "Si, capisco... erano anni davvero straordinari! Senza respiro. Nel 2001, sulle ceneri del Cristallo in Casteggio, facciamo nascere il Teatrò, aperto dal 2002 al 2004". Ma lei aveva in carico tutta l'organizzazione del personale di tutti questi locali, da solo? "Io organizzavo tutto il discorso, una sorta di general manager, senza presunzione mi si passi il termine... ed avevo al mio fianco tanti ottimi collaboratori con precise mansioni, dalla tipografia alla gestione dei bar, dall'ingresso al controllo di sicurezza alla parte amministrativa". Mi sa dare una stima esatta del numero dei dipendenti e collaboratori? "Un dato su tutti che ricordo riguarda il Velasquez: i dipendenti in serata erano 150, ed i collaboratori/ dipendenti delle pubbliche relazioni, fra tutti, anche i, diciamo, meno importanti ma comunque sempre utili, erano… 300. Più altri 250, complessivi, al Casanova. Io ero a capo di questa piramide, di questa macchina che doveva partire ed arrivare possibilmente senza incidenti... Ricordo un giorno in quel periodo, al rientro a casa, mia madre che sventolava la bolletta telefonica del cellulare, ironizzando, non conoscendola, sulla mia attività: erano 2 milioni e 813 mila delle vecchie lire! Paragonate ad oggi, potere d'acquisto dell'euro in aggravante, circa 2.500 euro!". Ad un certo punto, però, quel metodo di lavoro ar-

IL PERSONAGGIO

Ma che ne sanno i 2000 delle pubbliche relazioni... Alex Pavarin si racconta

riva ad uno stop "Nella mia visione, tutte quelle persone erano utili, anche perché gestivamo locali di grandi dimensioni... essenziali per realizzare numeri, mi riferisco sempre come esempio al Velasquez, come 12.000 presenze a week-end!!! Ci voleva molta pazienza, molte ore giornaliere, molta attenzione e molte spese a bilancio, per gestire tutto ciò... Le proprietà dei locali, ad un certo punto, si sono un po', come dire, chiuse in se stesse e hanno cominciato a chiedere di ridimensionare il numero, a far pressioni sui centri di costo per tentar di risparmiare. Certo, i p.r. entravano gratis, bevevano gratis ed offrivano ad amici...non sempre controllati, talvolta approfittandosene certamente, ma i numeri che facevamo erano davvero storici e gli incassi, glielo assicuro, di conseguenza". Ed allora...? "Inizialmente tentai una sorta di mediazione, diminuendo il numero dei collaboratori e tagliando loro le facilities... Pensavo ai rappresentanti, agli agenti di commercio di altre tipologie di lavoro: noi eravamo comunque un prodotto che doveva stare sul mercato, essere 'venduto' dai nostri addetti commerciali! La discoteca è questa, secondo me. Non avevo però considerato, parlo della prima metà degli anni 2000, che erano in forte crescita i discopub ed in generale i locali non grandi, dove non si pagava l'ingresso ed insieme, cominciava la diffusione dei social networks, smartphones e pc ovunque, e sempre meno giovani desiderosi di incontrarsi, aggregarsi in discoteca. Pensi che dopo la scuola, a livello nazionale, le discoteche erano seconde per importanza nel processo di aggregazione sociale dei giovani! Queste sono state, credo, le vere cause della rovina delle pubbliche relazioni". Un antidoto, se così possiamo chiamarlo, non c'è? "Ora anch'io ci penserei bene prima di ripristinare il vecchio metodo, che comunque in altre aree geografiche continua indefesso a mietere successi enormi! Ma in Oltrepo, non so se riuscirei a stravolgere questa abitudine di andare dove non si paga! Forse, in momento di crisi, offrire qualcosa di più a livello di prodotto potrebbe essere un tentativo da fare". Ci sono locali che tentano di smuovere le acque in questa direzione? "Purtroppo vedo locali che non offrono un prodotto valido. Dalla mia esperienza, vedo altri commercianti in zona che cercano di dare, le discoteche direi di no... Alcuni investono sugli ospiti, all'epoca investivamo tantissimo in animazione ed ospitate. Un ospite al mese di media, però nel momento di apice delle loro carriere. Ho visto nascere, ed ho contribuito alla nascita, di Costantino Vitagliano, di Karim... presi a lavorare e spinti a tentare qualcosa di più, aiutandoli in vari modi". Non ha desiderio di tornare a lavorare nel settore? "Ho in mente qualcosa, una bella idea, o forse più d'una. Ma la cosa fondamentale è trovare un escamotage per aggregare il pubblico in modo più semplice che in internet, avvantaggiare gli incontri di persona. Ci sto lavorando... Prima di buttarmi in una nuova avventura, voglio capire come vincere contro quest'aggregazione al buio dei social networks! E ci riuscirò".


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MUSICA

VENT'ANNI DI SUCCESSO DELLA GRANADILLA BAND

Andrea Pasquali: "Amicizia e rispetto il segreto della nostra longevità" di

Christian Draghi

Per chi ama la musica dal vivo e frequenta i locali d'Oltrepo, quello della Granadilla Band è un nome che suona familiare. Il suo leader e frontman, Andrea Pasquali, ci racconta quasi vent'anni di storia di una delle cover band più longeve della zona. Andrea partiamo dall'inizio. Come è nata la passione per la musica? "Sono cresciuto in una famiglia di musicisti, mio padre Tino, cantante, e mio fratello Davide, pianista. Ho iniziato a studiare teoria e solfeggio all’età di 7 anni. All’età di 9 suonavo il sax nella banda del mio paese. Ho continuato gli studi sul sax fino ai 16 anni, quando ho scoperto di avere una buona attitudine per il canto e fino a circa 18 anni ho cercato di unire le due cose nelle prime esperienze di live, ma mi sono presto reso conto che le due cose non andavano molto d’accordo". Quando ha iniziato a suonare dal vivo? "Intorno ai 19 anni, ho iniziato a cantare con mio fratello Davide Pasquali nel duo S-Tour-Dee. Qualche anno e molte serate dopo e’ arrivato il nostro incontro con i fratelli Antonio e Beppe Giardina e Lallo Tanzi. Nacque così, nel 1998, la Granadilla band. Anzi, la Granadilla PARTY Band. Il party è stato eliminato quando è diventato talmente comune da essere abusato anche da chi non ne aveva le caratteristiche. Anche questo è differenziarsi dalla massa". Con la Granadilla ha iniziato nel 1998. Com'era la scena musicale ai tempi? "Incredibile. I locali erano un’infinità. La gente cercava il live, amava ascoltare la musica suonata dal vivo. Ogni locale, dal più piccolo, al più grande, cercava di fare serate. C’era un bacino d’utenza enorme. Era difficile trovare serate per accontentare tutti i locali". Oggi invece? "Ora è cambiato tutto... la crisi ha messo in ginocchio e poi fatto chiudere parecchi locali. La gente esce meno. Tendenzialmente solo nei fine settimana e la concorrenza è spietata, sia tra i locali che tra le band per accaparrarsi il pubblico. Ora è fondamentale capire cosa piace alla gente. Se allora bastava avere un buon sound e una buona esecuzione, ora, non basta più". Parliamo della Granadilla. Com'è nata la band? "Io e mio fratello Davide eravamo a suonare in un locale di Salice Terme e durante la pausa ci si avvicina Antonio Giardina chiedendoci se ci andava di formare una band perché (testuali parole): 'insieme siete una macchietta e uscirebbe una band di quelle forti'. La settimana dopo eravamo in sala prove. Due settimane dopo avevamo una scaletta. Tre settimane dopo facevamo la serata zero proprio a Salice. Da lì è partita l’avventura". Suonate insieme da quasi vent'anni. Qual è il segreto per continuare così tanto senza stufarsi facendo cover? Intendo dire, chi fa musica propria fa nuovi dischi, voi cambiate spesso scaletta? "Riguardo alla longevità è semplice: rispetto e amicizia. La scaletta anche se non sembra è cambiata spesso e parecchio: agli inizi eravamo molto più orientati verso il rock, poi ci siamo adeguati spostandoci, prima, verso il pop e, poi, verso la dance. Mantenendo comunque una linea identificativa. Abbiamo

Andrea Pasquali parti della scaletta che resistono da anni, anche nostro malgrado, perché quando abbiamo provato a sostituirle, la serata non ingranava. I veri cambiamenti importanti nella scaletta sono arrivati quando mio fratello Davide ha dovuto, suo malgrado, abbandonare la band per trasferirsi a Londra, perché ho dovuto farmi carico della totalità dello spettacolo, che fino a quel momento era diviso tra noi. Sono passati tanti musicisti da lì in poi. E ognuno di loro ha dato un contributo essenziale. Vorrei ringraziarli pubblicamente: Mario Rossi, Vittorio Porzio, Miles Santoro, Michele Carabelli, Mauro Mangiarotti, Gibi Sacchi, Fabio Milo MIlani e Matteo La Mantia". Fare della musica una professione è oggigiorno sempre più difficile. Ha mai tentato di fare solo il musicista? "C'è stato un periodo in cui ho avuto la possibilità di scegliere se fare il musicista di professione o meno... diciamo pure la necessità, visto che ero sul palco 7 giorni su 7 e di giorno lavoravo in fabbrica e iniziava ad essere un po' dura. Alla fine ho scelto di ridurre le serate e garantirmi uno stipendio, che, dal lato economico, si è rivelata una scelta giusta viste le difficoltà attuali nell’ambiente musicale. Dal lato personale, mi ha lasciato un enorme amaro in bocca: il palco è la mia dimensione più congeniale, il luogo dove mi sento veramente me stesso, dove posso permettermi di esprimere le mie emozioni in maniera costruttiva". Voghera e l'Oltrepo in generale hanno un gran numero di talenti ma l'impressione è sempre che questo territorio non sappia o non voglia esserne orgoglioso. E' d’accordo? "Voghera e Oltrepo hanno indubbiamente sfornato e continuano a sfornare grandi talenti. Forse è vero che il territorio non li sa apprezzare e valorizzare, ma credo sia un male comune a tutte le zone. Io arrivo dalla Lomellina e la situazione è la stessa. Come si dice: nemo propheta in patria... A meno che non diventi veramente famoso. Allora lì potresti scoprire di essere originario di almeno dieci comuni diversi! Fa parte del gioco e tutti ce ne facciamo una ragione. Pensandoci bene, forse,

non è poi così un male...insomma... è una cosa che ti impedisce di fossilizzarti in una sola realtà, spingendoti a confrontarti, in realtà diverse, con persone più brave di te. Magari anche ricevendo rifiuti e legnate. La nostra vita e’ un confronto continuo. Non avessimo la costanza ci saremmo fermati al primo pentagramma da solfeggiare". Un pregio e un difetto della scena musicale oltrepadana? "Il pregio è l’attitudine dei gestori a non comportarsi come freddi managers da multinazionale, ma da collaboratori. Il difetto forse la rivalità esagerata tra i vari musicisti che, a volte, crea vere e proprie faide, quando sarebbe più sensata e produttiva per tutti una collaborazione. Insomma, un giro di band che si spinge a vicenda sarebbe sicuramente un toccasana per la scena musicale, perché creerebbe movimento di gente e farebbe lavorare i locali che, di conseguenza, farebbero più serate di live" Il locale della zona a cui è più affezionato e il più bello di tutti quelli che hai vissuto negli anni? "Il locale al quale sono più affezionato in Oltrepo è sicuramente il Cowboys guest Ranch, anche perché ci canto da quando ha aperto. Ormai e’ un rapporto non solo di lavoro, ma anche di amicizia. Il più bello... direi il Morrissy’s di Pavia, che ormai non esiste più da anni, ma è il locale in cui sono cresciuto di più a livello umano. Era uno di quei posti dove si diventava tutti amici. Purtroppo uno dei gestori, Giampy, ci ha lasciato troppo presto. A tal proposito, il 25 maggio, al Cowboys guest ranch, ci sarà la festa in suo ricordo. A dieci anni dalla sua scomparsa, riuniremo tutti i musicisti e le persone che lo conoscevano per ricreare l’atmosfera del Morrissy’s". Lei è un ottimo interprete, ma ha mai tentato progetti di musica originale? "Musica mia? Ho provato ma ho capito subito che non era la mia strada. Scrivevo e mi sembrava roba buona. Poi riascoltando non mi piaceva quello che sentivo, per cui ho rinunciato. Per quanto riguarda la musica originale, ho provato con un brano molto valido, Funky, del mio attuale batterista Andrea Dallavalle ma, facendo cover, risulta spesso difficile trovare un posto nella scaletta per inserirla senza fermare il flusso di divertimento del pubblico. Per cui finisce spesso per fare la parte della cenerentola senza avere il risalto che merita. Ed è un peccato". Può spiegare in poche parole cos’è per lei la passione per la musica? "Saltare notti di sonno perché tornavo da suonare alle 5 e alle 8 ero in fabbrica dove mi davano del tossico perché sapevano che la sera prima ero a suonare e non avevo dormito. Per cui, per loro, potevo stare in piedi solo perché ero in preda a chissà quale sostanza. Forse non avevano mai conosciuto la vera passione... Non ho mai provato niente di psicotropo in vita mia perché ne sono terrorizzato! Ad oggi, per me, fare musica, significa provare ancora l’eccitazione che precede la serata e la soddisfazione di vedere la gente che a fine serata se ne va felice e soddisfatta". C’è ancora un sogno irrealizzato nel cassetto? "Non ho grandi pretese: Poter continuare a fare ciò che amo di più: cantare e far divertire il pubblico. con gli attuali membri della Granadilla Band: Gege Picollo, Mirco Degrandis e Andrea Dallavalle. Musicisti immensi, grandi professionisti, ma soprattutto amici. Amicizia. Ecco il segreto della longevità".


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chitarrata, lumax show e striscia la notizia: è lui luca bergamaschi

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Lele Baiardi

Per quanto concerne i personaggi che animano le notti oltrepadane, un posto tutto suo il personaggio di questo mese ce l'ha certamente di diritto. Da due decenni, ormai, invade i palcoscenici di costumi e parrucche, canzoni ed imitazioni, cabaret e satira, comicità infantile e volgare, dialetti ed improbabili lingue, tutto sempre sotto l'egida della più grassa e sana risata possibile. Ovviamente lui è Luca Bergamaschi. Dunque... ci racconti un po' di lei... "Sono pavese, classe '67, diplomato geometra". Ha mai svolto questa professione? "Si, per sei mesi, prima del servizio di leva in Polizia". Mi scusi l'interruzione... prego... "Sono nato in una casa colma d'arte. I miei genitori facevano parte della Compagnia Comica Pavese, una sorta di Compagnia dei Legnanesi; 7 strumentisti come band, recitavano in dialetto, talvolta invertivano i ruoli maschili e femminili con costumi che spesso mia mamma Luisa confezionava apposta e sempre mamma faceva la presentatrice! Le mie zie erano le ballerine, io ero la mascotte. Ho debuttato a 8 anni, rimanendo in Compagnia fino ai 13 anni, quando, insieme ad altri amici dell'Oratorio S. Spirito, abbiamo costituito una compagnia dialettale nostra. Poi le scuole superiori, il diploma, il servizio militare ci hanno allontanati da quel mondo meraviglioso". Per entrare nel mondo dello spettacolo... "Per entrare nel mondo dei locali. A 21 anni, terminato il servizio di leva ed i sei mesi da geometra, ho iniziato con massima serietà un lavoro di pubbliche relazioni e presentatore per gli eventi presso Le Rotonde di Garlasco. L'anno dopo, nel 1989, e fino al 1994 ne sono stato direttore". Caspita, un decollo in verticale! "Mi sono reso conto da subito che era un mondo che sentivo mio, e davo il massimo. Fino al 1994, quando, in tempi brevissimi, intendo qualche settimana, pareva invece andarmi... stretto...". Era una fase temporanea... "Sì, così almeno si è rivelata in quell'anno, ho comunque lasciato Le Rotonde per tentare la professione di animatore turistico, avendo ricevuto un'offerta per il Villaggio Valtur di Pollina, in Sicilia. Partii ad Aprile e rientrai ad Ottobre. In villaggio, tutti i giorni, dalle 13.30 alle 14.00, subito dopopranzo, tutti gli animatori si riunivano con i clienti che lo desideravano e davano vita ad una mezzora d'improvvisazione di canzoni, servendosi di una chitarra, barzellette, etc. Quella mezzora veniva definita 'La Chitarrata'.". Che lei, al rientro da Pollina... "No, non subito. Al rientro dall'esperienza del villaggio Valtur ho ricoperto il ruolo di direzione presso Le Rotonde, ma nell'estate '96, desideroso di tentare l'esperimento 'Chitarrata' al di fuori del villaggio, ho cominciato a chiedere ad amici se conoscessero un bravo musicista. Subito mi fu indicato Maurizio Feninno: lo contattai, gli illustrai la situazione e tutte le domeniche dell'estate 1996, facevamo mezzora in piscina a Le Rotonde. Capimmo che si poteva fare". Tant'è che lo scorso anno avete festeggiato i 20 anni d'attività, vero? "Esatto! Nell'inverno dello stesso anno, dato che Maurizio suonava e cantava tutti i martedì sera all'Ultimo Metrò di Certosa di Pavia, ci accordammo con il titolare per portare avanti il nostro esperimento: e fu un successo! Partiti con 30 clienti, in un mese riempimmo il locale! Nel '97 assunsi l'incarico per un anno

di direttore del Titanic, bellissimo locale alle porte di Lugano, in Svizzera, dove lavoravo dal mercoledì alla domenica, quindi mantenendo il martedì sera 'Chitarrata' all'Ultimo Metrò. Stessa cosa nel 1998, lasciato il Titanic e rientrato a Le Rotonde per l'ultimo anno. E poi... solo La Chitarrata!" Che ha funzionato e continua a funzionare benissimo... "Non possiamo certo lamentarci. Negli ultimi anni abbiamo anche inserito molte cose per bambini in scaletta, come ad esempio Heidi e Violetta, o ultimamente Rovazzi, o ancora, dal Festival di Sanremo, Gabbani e la sua scimmia...". Però sappiamo non essere La Chitarrata la sua unica formazione... "E' vero. Nel 2010, durante un aperitivo in un noto locale dell'Oltrepo pavese, noto la bravura vocale ed imitativa di un amico, Massimo 'Macio' Gallinati, e gli propongo una collaborazione. Lo spettacolo si chiama Lumax Show, dall'unione dei nostri primi nomi, ed è orientato verso un cabaret stile Fichi d'India con gag d'imitazione fantastiche di famosi cantanti da parte di Macio. Anche il Lumax riscuote grande successo". Ed ancora? "Ultima collaborazione che è nata è con un altro amico carissimo e bravissimo d.j., Gianluca Trentani, dove alternandoci come vocalist a travestimenti di star dagli anni '70 ad oggi, coinvolgiamo il pubblico in serate di grande divertimento! L'ultimo personaggio che mi sono inventato è Gigi D'agostino, il celebre d.j. Producer, e le devo dire che, in una delle ultime performance, abbiamo terminato con una mezzoretta di selfie con tutti i clienti del locale". Ha un segreto per continuare a "stare sul pezzo"? "Più di un segreto: ho un lavoro bellissimo che mi ispira quotidianamente". Me ne vuole parlare? "Nel 2006, una sera, partecipando come pubblico, arrivo negli studi Mediaset di Striscia La Notizia, programma che certo non ha bisogno di presentazioni. Sergio, l'animatore di studio, che mi conosce da qualche anno, durante il pre-programma, quando bisogna imbonirsi e coinvolgere il pubblico, mi passa il microfono, invitandomi a sostituirlo. Io accetto di buon grado, faccio qualche manciata di minuti di animazione, e vado a sedermi per assistere alla trasmissione. Terminata la puntata, Sergio torna a chiamarmi, dicendomi che mi vuole presentare i produttori; e durante questi pochi minuti di presentazione reciproca, scopro che proprio il posto di Sergio in studio sarebbe rimasto vacante, avendo lui accettato un incarico. Inutile dire quale fu la mia risposta alla richiesta di sostituirlo". Ed iniziò questa ormai lunga collaborazione... "E' l'undicesimo anno, ma ogni sera è come fosse la prima! E' un lavoro fantastico, a contatto con professionisti unici, Greggio, Iachetti, Ficarra, Picone, Michelle Hunziker, e tanti altri, ormai anche diventati amici, negli anni. Il capo degli autori di Striscia, Lorenzo Beccati, è per me più di un mentore e consigliere, così come spessissimo lo è Dario Ballantini, pittore, imitatore ed artista unico! Oppure Mauro Marinello, il regista: un altro amico ed un pazzesco professionista che tutti i giorni mi insegna tantissimo! Vede, al di là poi delle persone e dei ruoli, è proprio l'aria che si respira che è per me una fucina di idee. Le battute che nascono così, per caso, in studio, io spesso le faccio mie e le esporto nelle mie serate, proprio come l'idea di un nuovo personaggio, provato magari in camerino con Iachetti che mi dice 'Si, fallo! Ti sta a pennello!' o magari 'No Luca, lascia perdere...'

Luca Bergamaschi

SPETTACOLO

"Il dubbio dev'essere sempre il tuo motore"

e mi suggerisce cambiamenti. E' tutto magico! Adesso, tornati a Cologno da Segrate, abbiamo anche inaugurato il museo di Striscia, dove io faccio il Cicerone, facendolo visitare a svariate comitive: illustro segreti dei personaggi, come il Gabibbo, oppure oggetti di repertorio, come il referto medico del setto nasale di Valerio Staffelli dopo il colpo di microfono da parte di Del Noce, ricorda? Ma non è solo una sterile gita tra memorabilia: è entrare nella filosofia di Striscia, ad esempio, il logo: l'onda che sale a formare un punto interrogativo è la convinzione di Ricci che non c'è una verità assoluta, ed ogni notizia può sempre avere un contraddittorio". Ci dica qualche curiosità: ad esempio sul Gabibbo... "Il Gabibbo da 27 anni cela al suo interno Gero Cardarelli, un signore fantastico ormai 74enne! Il Gabibbo non ballerino, però... Il Gabibbo ballerino è animato dal giovane Rocco Gaudimente, con il quale ho iniziato anche a fare alcune serate grazie all'idea di Enzino Iachetti di promuoverci in coppia... Vabbè, ma questa è un'altra storia... La voce storica, da sempre, è proprio del suddetto capo degli autori, Lorenzo Becatti, che però è stonato e non canta, quindi, nelle sigle dove il Gabibbo canta, la voce è quella di… udite, udite: Antonio Ricci!!!". Quali secondo lei i migliori conduttori ed i peggiori? "Coppie numeri uno a pari-merito Greggio-Iachetti, Greggio-Hunziker e poi Ficarra-Picone. Non i peggiori ma, negli anni, diciamo i meno a proprio agio, secondo me e spero non me ne vogliano, Leonardo Pieraccioni e Christian De Sica, cinematograficamente, ovviamente, straordinari, ma televisivamente ed in quel ruolo... forse troppo impostati, un po' impacchettati, come si dice in gergo". Siamo giunti al termine della nostra bellissima chiacchierata, per far rima con "La Chitarrata" : se un giovane con ambizioni in questo settore le dovesse chiedere un consiglio, cosa direbbe? "Come dicevamo prima della filosofia di Ricci, il dubbio dev'essere sempre il tuo motore, umilmente restare sempre curioso ed argutamente interessato alle migliorie, mai considerare il successo eventuale ma rincorrere subito un'altra idea. Ugualmente importante, fondamentale, in una professione dove sei a pochi centimetri dal pubblico, il massimo rispetto per quest'ultimo! Ed ancora, nessuna paura nel proporsi: può andar male le prime volte, pazienza, insisti! Fai anche spettacoli gratis per farti conoscere, investi su te stesso e sulla tua passione... Non stare mai a guardare ed ancor peggio imitare 'scimiottando' i cosiddetti 'arrivati': sii sempre te stesso, coltiva il tuo talento e migliora la tua tecnica, non importa cosa e come fanno gli altri, anche famosi! Ed in una professione così senza rete come la mia, ad un giovane direi cerca di stare il più vicino possibile al settore, all'ambiente ed a professionisti che fanno bene questo lavoro: non bisogna mai copiare, ma rubare, o almeno tentar di farlo, i segreti del mestiere... beh, non credo ci sia bisogno di dirlo, Besughi !


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MOTORI

RONDE DEL CANAVESE

MARZO 2017

Gara da dimenticare per i team oltrepadani Road Runner e Efferre di

Piero Ventura

percorrenza, poi, il cedimento di un braccetto dello sterzo mi ha fatto chiudere anticipatamente la competizione. E' stata, tutto sommato, un'esperienza positiva con una vettura molto blasonata in questi ultimi tempi. Un'esperienza che mi ha fatto apprezzare i rally, mai affrontati in precedenza se non in manifestazioni in pista, sui quali sto facendoci un pensierino". Gara amara anche per il team Efferre di Romagnese, infatti, il loro equipaggio composto da Andrea Castagna e Sara Farinella, su Peugeot 208 R2, hanno dovuto combattere contro un avversario imbattibile: la sfortuna. Dopo un promettente avvio in cui Andrea Castagna fa segnare il 23° tempo assoluto, nonché primo in classe R2B con 12”1 sull'immediato inseguitore, c’è subito il segnale che la dea bendata quel giorno è in vacanza. Questo, l'equipaggio lo scopre all’uscita del parco assistenza, quando sulla loro vettura scoppia l'ammortizzatore. Non c'è tempo per alcuna riparazione e Castagna-Farinella decidono di affrontare ugualmente la piesse 2 con le dovute precauzioni. Purtroppo in località Pratiglione, il paese che dà il nome alla "speciale", c'é l'urto contro un muretto con conseguente rottura dello sterzo e ritiro inevitabile.

Rivarolo Canavese - Il cuneese Alessandro Gino in gara con Marco Ravera sulla Fiesta Wrc, firmano l’albo d’oro alla Ronde del Canavese. L’equipaggio Ford ha assunto fin dall’inizio il controllo della situazione con una condotta di gara veloce ed estremamente precisa. Il sanmarinese Denis Colombini con la Skoda ha chiuso agguantando in extremis il secondo posto davanti a Fabrizio Bianchi sulla Ford Fiesta R5. La Ronde del Canavese ha coinciso con l’esordio italiano su strada dell’Abarth 124 presente in due esemplari condotti da Fabio Andolfi (alla terza esperienza con la vettura iniziata al Rally di Montecarlo) con Manuel Fenoli e dall’oltrepadano Davide Nicelli e Gianmaria Marcomini al debutto sulla vettura della casa dello scorpione, i primi, hanno concluso all’ottavo posto assoluto conquistando la vittoria nella classifica Under 25, mentre per i portacolori del Road Runner Team di Casteggio c’è stato l’abbandono dopo la terza prova speciale. Nicelli, nonostante il ri-

tiro, si è mostrato soddisfatto della nuova esperienza. "E' stato il mio debutto assoluto su strada, oltretutto con una macchina completamente nuova e certamente non facile, sulla quale occorre fare chilometri per capirla al meglio" – commenta così il suo approccio con la 124 Abarth, il pilota proveniente dalle ruote scoperte, il quale aggiunge: "Ho badato anzitutto a non fare danni affrontando con giusta accortezza la ps1, sulla quale, mi si è altresì spenta. Nelle due prove successive ho migliorato sensibilmente i tempi di

Mezzanino po

SALICE TERME: ROAD RUNNER TEAM IN FESTA

La 124 Abarth di Nicelli-Marcomini

Verri-Negrini Barberis, Crevani, Sangermani 40 anni dopo i piloti premiati di

Piero Ventura

Sono trascorsi quarant’anni da quel debutto al rally 4 Regioni 1977 a bordo della Simca Rally 2 nei colori della Paviarally, con la quale hanno sempre fornito pregevoli prestazioni ed ecco che Carlo Verri e Fulvio Negrini tornano ad occupare il medesimo abitacolo di una vettura in occasione della stagione agonistica da poco iniziata. A dire il vero, quarant’anni fa, al volante della scattante Simca, studiata dalla casa francese per le competizioni rallystiche, c’era Fulvio Negrini, mentre Verri dettava le note. Oggi i ruoli sono mutati, per dirla meglio, si sono invertiti. Il volante verrà impugnato dal pilota di Mezzanino, Carlo Verri, mentre Negrini passerà alle note. La vettura, impiegata dai due nei rally storici, sarà la Fiat 125 S del 1970 Gruppo 2, che sta per essere ultimata dal "mago" Daniele, nell’atelier di San Giorgio Lomellina. Il ricomposto equipaggio non ha ancora definito completamente il proprio programma 2017, al momento, si sa con precisione che saranno al via del Rally 4 Regioni Storico, mentre altri impegni agonistici potrebbero essere, la Targa Florio, il Rally 2 Valli e La Grande Corsa. Inoltre, Verri-Negrini riporteranno in gara anche i colori della Scuderia Paviarally anch’essa nata 40 anni fa.

Fulvio Negrini e Carlo Verri

di

Piero Ventura

Sulla scena agonistica dal 1998, il Road Runner Team di Casteggio, ha festeggiato con una conviviale tenutasi presso il Golf Club di Salice Terme tutti i suoi piloti che nel corso della stagione agonistica 2016, difendendone i colori, hanno tenuto alto il prestigio del team presieduto da Paolo Scattolon. Con Paolo Zanini, vice campione continentale 2016, impegnato ad assolvere l’insolito ruolo di cerimoniere, la serata si è protratta sino a tarda ora scorrendo piacevolmente tra interventi altamente professionali e divertenti gag. Moltissimi i presenti tra cui ospiti di rilievo quali: il presidente ACI Pavia Marino Scabini, "l’amazzone" veneta Lisa Meggiari, vincitrice con la navigatrice Rivazzanese, Silvia Gallotti del Trofeo A 112 Abarth Rally Storici 2015, altri due gioielli oltrepadani: il neo campione italiano Rally Junior Daniele Mangiarotti e il vincitore del Trofeo Twingo R1, Riccardo Canzian, poi, Massimiliano Damiani del Settore Pirelli di Formula 1, Terenzio Testoni direttore attività Sportive Rally di Pirelli, un volto noto della TV, Fabiano Vandone, esperto tecnica F1 di Sky, i responsabili delle Scuderie automobilistiche provinciali quali, Scuderia Piloti Oltrepo e Erreffe ed extra provinciali come, Invicta e Pro Rally, stampa specializzata e molti altri ancora. Moltissimi anche gli amici intervenuti, da Alessandro Ghia, ad Alberto Canzian, da Guglielmo Nicelli a Giuseppe Fiori da Francesca Mazza a Pierpaolo Contardi, Giorgio Ghia ecc e i piloti amici: Francesco Fiori, Michele Tagliani, il re dei traversi, Luca Cattilino, Luca Beltrame, Andrea Carella, Simone Gatti, Riccardo Imerito, Andrea Mazzocchi e ancora: Bevacqua, Zucconi, Tiramani, Rossi, fino alla new entry

Davide Nicelli. La serata conviviale è stata la ciliegina sulla torta a coronamento della stagione agonistica Road Runner 2016, in cui il suo equipaggio di punta formato da Giacomo Scattolon e Paolo Zanini ha ottenuto l’argento nel Campionato Europeo Rally. Il convivio è servito anche da sprone per l’inizio di una nuova annata, che seppure tra alcune incognite, potrebbe rivelarsi altrettanto importante come quella da poco conclusa. Nel corso dell’appuntamento si sono svolte le premiazioni dei campionati sociali che hanno visto prevalere tra i piloti rally moderni: Mattia Barberis classificarsi dinnanzi a Denny Crevani e Stefano Sangermani; tra i piloti rally storici: Daniele Ruggeri ha prevalso su Stefano Maroni e Antonio Contento, mentre la classifica riservata ai co-piloti è andata appannaggio di Luca Lucini il quale ha preceduto nell’ordine: Alessandro Zerbini e Martina Marzi. Premi speciali sono invece stati attribuiti a: Michele Caldaralo, Simone Fugazza, Antonio Madama, Paolo Scialino, Roberto Ottolini, Silvia Gallotti, Anna Sabadin e Gianfranco Camerini.

Crevani, Sangermani e Barberis


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godiasco salice terme: Il MONDO DEI RALLY PIANGE

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na persona buona e MOTORI

Massimo Sala: u perbene Piero Ventura

Oltre alla famiglia e al lavoro, tre erano le sue altre grandi passioni: la fotografia, la montagna e i rally, questi ultimi li ha scoperti seguendo l'amico e reporter Lorenzo Delucchi, con il quale per anni ha solcato le prove speciali più affascinanti dei rally noti e meno noti, ma che reputava tutti importanti in eguale misura, immortalando le prodezze di grandi campioni del volante e di tanti "pilotini" che, come lui, vivevano la grande avventura del Rally. I suoi 55 anni mai raggiunti, l’amore e la dedizione per la moglie Giuliana e i figli Gloria e Federico, addosso tanta voglia di vivere e di fare e, in corpo, ancora tanto affetto e generosità da donare. Massimo Sala ha lasciato tutto questo, perdendo purtroppo lo scatto fondamentale nella corsa più importante della sua vita. Il tutto è avvenuto nel più profondo silenzio sotto una candida nevicata che ai primi di febbraio, ha coperto con il suo manto la dimora in cui, a San Giovanni Piumesana, piccola frazione a ridosso di Godiasco, ha lottato sino all’ultimo con dignità, tra il dolore composto dei suoi cari, l’affetto della sua

Massimo Sala

gente e dei suoi tanti amici delle 4 ruote che non l’hanno voluto lasciare solo in quell’ultimo viaggio. Troppo piccola la chiesa di San Giovanni per accogliere tutti. Sul sagrato, in mostra, mute, quiete e tristi, alcune di quelle vetture da rally che Massimo ha tanto amato e inseguito per anni con il suo teleobiettivo, tanto da

farlo diventare uno dei più importanti fotoreporter della rivista Racing & Drivers. Erano lì, fredde e immobili come sculture marmoree sepolcrali, sul cofano l'ultimo messaggio di saluto: "Passeranno giorni, mesi, anni, ma il ricordo di una persona speciale come te, rimarrà sempre nei nostri cuori…Ciao Massimo". Attorno ad esse, i piloti che apprezzavano in Massimo, tra le tante cose, la sua stupenda simpatia e disponibilità. Quel giorno il mondo si è fermato per un istante, sembrava quasi volesse cadere nell’abisso del nulla. Per un attimo si è smarrito ogni riferimento reale, la mente si è messa a correre nelle vie del passato quasi a catturare, per fissarle nel tempo, quelle immagini di chi ha camminato nello stesso mondo fianco a fianco. Massimo se né andato lasciando un vuoto incolmabile per i suoi cari, ma anche per gli amici che dal mondo dei rally lo piangono. A loro, e non solo, mancherà la sua generosità, la sua serietà e dedizione in tutto ciò che faceva. L'Automobilismo non lo dimentica.

broni: lorenzo paganin racconta i suoi 18 anni da co-pilota

"La passione è passione, storiche o moderne, purché rombino" di

Piero Ventura

Lorenzo Paganin, 40 anni da Broni, uno dei tanti bravi co-piloti oltrepadani, diventa rallysticamente maggiorenne, taglierà infatti quest’anno il traguardo dei 18 anni di attività. Diplomato in elettrotecnica, opera nel settore dell’automazione industriale. Oltre alla compagna Debora, ama i rally e coltiva l'hobby per la musica e il gioco delle bocce, sport diffuso in tutti e 5 i continenti, in un totale di oltre 110 nazioni. Ovviamente, fra i tre svaghi che si concede, per Paganin la parte del leone la recitano i rally, disciplina per la quale, inizialmente, la compagna Debora, non sprizza gioia da tutti i pori, ma impara a conviverci rimanendo sempre al fianco di Lorenzo, anche se con giustificata apprensione. Ma come sovente accade, il tempo accomoda tutto e Debora, pian piano, si appassiona tanto da divenire la tifosa numero uno di Lorenzo, nonché supporter pubblicizzando sulla vettura da gara il proprio negozio di coiffeuse. La passione per i rally nasce in Lorenzo quando, ancora bambino, si intrufolava nell'ampio scantinato di Gualtiero Maffoni, un conosciuto gentleman driver del tempo dove, rubando tempo al riposo, preparava le sue auto da corsa, prima una scattante Autobianchi A112, poi, la veloce Fiat Uno turbo. All'età di 14 anni, iniziano per lui le serate passate a seguire le ricognizioni dei rally vicino a casa e le prime prove speciali viste con gli amici. Quindi, la patente e la prima macchina, poi, due amici che decidono di acquistare in società una Peugeot 205 pronta corsa, peccato che nessuno dei due volesse navigare l'altro e così, un po' per gioco, ma più che altro per passione, nel 1999 Lorenzo Paganin inizia l’attività di co-pilota di costoro.

Lorenzo Pagani

"Nei primi anni ho disputato molte gare – racconta specialmente nelle affollate classi 'piccoline' con tutti i modelli Peugeot, dalla 205 alla 106, dal gruppo N al gruppo A, segnando diverse partecipazioni al Valli Piacentine e al titolato Rally Oltrepo, cogliendo parecchie vittorie di classe, leggendo le note a Cristian Casella. Ho fatto seguire alcune gare a bordo dell’Opel Kadett gruppo A di Renato Bensi, mentre parecchie altre gare ho corso con piloti differenti, ricordo, il Rally del Taro con Sartori, Costa Romagnola e Val d'Intelvi con Cingano etc.etc. Poi ho avuto la necessità di un paio di anni sabatici. Nel 2009 riprendo il mio posto sul sedile di destra grazie all'amico Pastorelli, il quale mi fa tornare la voglia di rimettere tuta e casco per salire con lui sulla MG Rover Gruppo A, cogliendo parecchie affermazioni di classe. Sempre con Pastorelli, è stata invece sfortunata la partecipazione al Rally 4 Regioni Stori-

co 2012, gara da dimenticare, chiusa anticipatamente. Ho corso poi con Sangermani, disputando tra l’altro la finale di Coppa Italia al Rally 2 Valli a Verona, mentre con Tirelli scopro un mondo che adoro, quello delle storiche, con lui salgo sull'Alfa Gtam e Porsche gr.4, quindi c’è l’incontro con Maurizio Palmieri e la sua stupenda Alfa Romeo GTV 2.5. Con Palmieri affronto due prove importanti, in primis mi offre la possibilità di gareggiare nuovamente al mitico 4 Regioni Storico 2015 e al 2 Valli, gara di campionato italiano. Facendo un passo indietro, mi piace citare l’inaspettato salto su una Fiat Punto Super 2000 al fianco di Garcia alla Ronde di Monza e al Rally Circuit di Cremona concluso con 7 assoluto. Ha cosi inizio un periodo molto intenso con parecchie gare, 12 in un anno un paio con Rampoldi e con Barberis sulla Clio R3 e la soddisfazione di un ottimo 5 assoluto al rally del Giarolo 2015, poi, la stagione 2016 che pare partire nei migliori dei modi con la potente fiesta R5 partecipando al mitico Sanremo leggenda, conclusosi però in trasferimento contro un muretto, dando così inizio ad un periodo che tra cambio pilota e gare rinviate mi porta a riporre nel trofeo Alberto Alberti di fine stagione al fianco del pilota Martinotti, le speranze di raddrizzare una stagione no, ma la gara si conclude con un uscita di strada. Purtroppo le corse sono anche queste, rimane l'amaro in bocca ma la voglia di riscatto è sempre tanta. Per il 2017 sto cercando di imbastire un programmino tra le storiche, ma non fa differenza, la passione è passione e secondo me deve rimanere tale, pertanto, storiche o moderne, 'purché rombino'. Ho corso con diversi piloti, con parecchi ho instaurato un bel rapporto di amicizia, da ogni gara e pilota ho imparato qualcosa e spero di essere riuscito anch’io dare loro qualcosa".


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"siamo circa una quarantina, due gli atleti che praticano agonismo"

Di Edoardo Depaoli

L’A.S.D. Boxe Stradella, è la prima società di pugilato nata a Stradella. E' stata la grande passione del maestro Mauro Ferro, cresciuto nella società del presidente Maurizio Niutta, a voler creare una palestra nel Palazzetto stradellino come succursale della Pugilistica Pavia, scrivendo una pagina importante del pugilato nell'Oltrepo occidentale. Presidente Mariarosa Ferro sorella di Mauro, vice presidente Luca L’Abbate ex pugile professionista, direttore sportivo Matteo Cecchetto, ex professionista. Incontriamo Mauro Ferro, anima e mente della realizzazione di questo progetto. Ferro iniziamo dando qualche dato. Quanti sono i vostri associati e in quali categorie competono? "Siamo circa una quarantina, la maggior parte sono amatori, al momento il numero di quelli che ufficialmente praticano agonismo sono due". Come si articola un allenamento di pugilato? "Si basa tutto sulla ginnastica motoria, come pesistica si fa ben poco, una volta alla settimana si fa potenziamento, facendo usare all'atleta dei piccoli pesi che in base al peso e alla struttura dell'atleta vanno dal mezzo kilo ai tre kili. Poi c'è la parte sul ring dove io insegno tecnica e tattica". Come "funziona" nel pugilato la scoperta di talenti, si vede già dagli allenamenti se uno ha la stoffa oppure nella boxe il talento in se non esiste ma si costruisce con immensi sacrifici e dedizione? "Si riconosce subito se un ragazzo è portato per questo sport ed ha talento, lo si vede principalmente dal carattere che deve essere determinato e poi ci sono una serie di fattori che si valutano una volta che sale sul ring, dal non strizzare l'occhio, al non avere paura, dall'andare sempre avanti al non reagire in modo violento se si prende un colpo. Fondamentale è poi seguire ciò che dice l'insegnante". Tra la rosa degli agonisti avete un "cavallo" su cui puntare? "Abbiamo due ragazzi che stanno andando molto bene, uno di 17 anni che combatte nella categoria Junior e uno di 25 nella categoria Senior e a fine marzo li porterò sul ring a Milano". "Piccoli boxeurs": la citta di Stradella risponde bene a questo sport oppure c'è ancora una certa diffidenza legata soprattutto al luogo comune di box uguale a pugni, uguale a violenza? "Dal 2016 ho iniziato un percorso con i bambini dai 6 ai 12 anni e devo dire con buoni risultati, non ottimi ma buoni. Esiste ancora intorno a questa disciplina la convinzione che sia uno sport violento, quando invece è esattamente il contrario, è uno sport basato sull' educazione e sul rispetto per l'avversario, non c'è odio, finito l’agonismo, la gara c'è l'abbraccio tra i due sfidanti. Per quanto riguarda i bambini l'allenamento è una sorta di ‘primi pugni’ con dei circuiti per farli avvicinare al mondo della boxe, dove si allenano a tirare i primi pugni appunto al sacco leggero e non possono mai avere alcun contatto fisico e sono sempre seguiti dall’insegnante". E le donne? "Si stanno avvicinando sempre di più a questo mondo, l'approccio di base è quello di fare sport e mantenersi in forma, però devo dire che anche grazie alle Olimpiadi dove appunto c’è la boxe femminile, sta diventando una disciplina sempre più conosciuta e di conseguenza apprezzata". Potete contare sull’aiuto degli enti pubblici e spon-

sor per portare avanti il vostro lavoro? "Siamo aiutati dal comune di Stradella che ci supporta invece come sponsorizzazioni ahimè, la Boxe Stradella non ne ha". Pugilato non è solo sport ma una filosofia di vita, quanto è difficile insegnare tutto ciò che sta dietro ad un semplice "tirare dei pugni"? "Soprattutto è difficile trasmettere i valori di questo sport che è uno sport di sacrificio. Io da pugile dilettante cerco di trasmettere tutto quello che so e devo dire che ci sto riuscendo". In Oltrepo abbiamo avuto grandi Campioni dall’indimenticabile Parisi in poi, quanto è cambiato il mondo della boxe da allora e quanto è cambiato l’approccio di chi decide di avvicinarsi a questo sport? "Prima avevamo grandi campioni ed i ragazzi avevano uno stimolo in più ad avvicinarsi alla boxe, un mito da raggiungere dà sicuramente un impulso nel volere imitarlo. Ora purtroppo in zona di grandi campioni non se ne vedono più ed è tutto nelle mani dell'insegnante, a lui il compito di stimolarsi ed invogliarli".

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"Prima avevamo grandi campioni ed i ragazzi avevano uno stimolo in più"

Maria Rosa e Mauro Ferro Per farvi conoscere e far conoscere il pugilato organizzate eventi? "Lo scorso anno abbiamo organizzato la prima riunione di pugilato con tre pugili stradellini della società e abbiamo avuto grande successo, da ripetere". Siete un’associazione giovane, quali sono gli obbiettivi che vi siete posti? "Obbiettivi tanti, il primo su tutti crescere dei campioni almeno a livello di dilettanti".

FBC CASTEGGIO CALCIO - SETTORE GIOVANILE

"Reperire i campi per gli allenamenti è una difficoltà" Di Tiziana Bronde

Crescere divertendosi questa è la formula adottata da Mauro Pelagalli, direttore organizzativo dell'FBC Casteggio Calcio, settore giovanile. Da ben sette anni ricopre questo ruolo a cui dedica tempo professionalità e tanto entusiasmo. Nel settore giovanile dell'FBC Casteggio Calcio ci sono tutte le squadre, dalla scuola calcio agli allevi, 200 tra bambini e ragazzi suddivisi in: 3 Squadre di Pulcini, 2 Squadre di Esordienti, 2 Squadre di Giovanisssimi e 2 Squadre di Allievi. Questi sono i numeri del nutrito settore giovanile dell'FBC Casteggio Calcio, che con la prima squadra milita nel campionato di Promozione. Questa Società, nata sette anni fa nel 2009, è partita dalla terza categoria e con un immenso lavoro di professionalità e di cuore è arrivata in Promozione e così negli anni, in parallelo, si sono raggiunti numeri e traguardi importanti anche nel settore giovanile. Pelegalli quali sono le maggiori difficoltà nello svolgimento del suo lavoro? "Di difficoltà ce ne sono e tante, ad esempio reperire i campi per gli allenamenti, anche se fortunatamente abbiamo trovato la disponibilità del campo comunale di Casatisma. Altra difficoltà spesso e volentieri è trovare la disponibilità volontaria e gratuita dei genitori; è concepibile, non sempre per motivi di lavoro si può prendere questo impegno, che se preso, deve essere costante". Qual è la percentuale dei ragazzi che dal settore giovanile riescono poi ad esordire nella prima squadra? "Quest'anno ad esempio sono sei i ragazzi che sono saliti in prima squadra e per noi è un gran successo". Nella sua carriera ha mai portato qualcuno dei

suoi ragazzi a giocare a livello professionista? "Spero possa succedere, per ora siamo ancora troppo giovani per certi traguardi". Cosa ne pensa del "fenomeno" calcio mercato nel settore giovanile che porta un ragazzino ad indossare la maglia Mauro Pelagalli che gli conviene di più? "Putroppo succede. Noi come società cerchiamo di dare una buona preparazione, con allenatori qualificati, poi dipende molto dall'ambizione del ragazzo e dei suoi genitori". E' successo che qualche altra squadra oltrepadana "vi portasse via" qualcuno dei vostri ragazzi? "Succede, fa parte del calcio". Cosa chiede ai "suoi" allenatori e ai "suoi" bambini? "Allenare ed educare i giovani al gioco è una miscela fatta di tecniche, tattiche educative, psicologiche e comunicative in base all'età a cui ci si rivolge. Ai nostri allenatori la società chiede questo tipo di professionalità. I ragazzi devono crescere imparando il rispetto delle regole del vivere insieme, a condividere, il rispetto verso gli adulti, gli avversari e i compagni. Devono divertirsi, impegnandosi e condividendo regole e gioie, uscendo dalla fase di egocentrismo che caratterizza i ragazzi in questa fase pre e adolescenziale".


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"GRAZIE ALL'ENDURO SI POTREBBE INCREMENTARE IL TURISMO in oltrepo"

Di Nicolò Tucci

Classe 1990, originario del Brallo attualmente residente a Varzi. La sua occupazione principale è presso la ditta di famiglia, il resto del tempo lo dedica all'enduro. Inizia a praticare questo sport alla tenera età di otto anni, spinto dalla passione del padre e del fratello. Dal 2014 al 2016 partecipa al Campionato italiano e nel 2014 vince con il moto Club Pavia, a San Juan in Argentina, la "Sei Giorni Enduro" conquistando il Campionato Mondiale a Squadre nella Classifica di Club. Questo è Maycol Agnelli. Lei è originario del Brallo, ci sono sentieri adatti per l'enduro ed a suo giudizio è corretto il divieto in vigore in alcuni comuni dell'Oltrepo che impedisce alle moto di percorrere i sentieri? Sono più le zone in cui è vietato o ammesso? "Di sentieri adatti al Brallo ce ne sono tantissimi, il divieto di percorrerli con le moto da un lato è giusto, tenendo conto del fatto che molta gente che pratica enduro è irrispettosa e indisciplinata. Ad esempio in inverno sarebbe opportuno correre in pista perché se il sentiero è bagnato si corre il rischio di rovinarlo, ma molti purtroppo non si preoccupano di queste cose. È necessario inoltre prestare attenzione alla persone a piedi o a cavallo ma anche in questo caso molti enduristi non portano rispetto. Ritengo però che questi divieti siano sbagliati perché l'enduro è una passione come le altre e deve essere sfogata e per colpa di alcuni non si dovrebbe impedire a tutti di portarla avanti". In Oltrepo sono più le zone in cui è vietato o ammesso? "In questo momento sono più le zone in cui è ammesso". Non tutti gli enduristi sono ligi nel seguire le norme della buona educazione, così come in qualsiasi altro sport. Voi enduristi dotati di scienza e coscienza quando vedete un altro endurista che non osserva le regole cosa fate? "Chi non osserva le regole penalizza anche chi le osserva. Quando vediamo qualcuno che non osserva le regole cerchiamo di spiegargli che non è così che ci si comporta, ma molti sono sordi ad ogni ragione e purtroppo, anche se solo verbalmente, capita di trascendere". Il motivo principale che ha portato al vietare i sentieri alle moto da enduro è che gli stessi vengono rovinati, cosa possono fare glii enduristi per esercitare la loro passione e nel contempo non rovinare i sentieri? "Osservare tempi e modi, nei mesi invernali non dovrebbero circolare a causa dell piogge abbondanti, pertanto sarebbe opportuno vietare il circolo delle moto, nei mesi estivi invece è anacronistico perché non si reca nessun danno". In Oltrepo ci sono diversi appassionati di enduro che praticano questo sport a vari livelli, in base alla sua esperienza sono più coloro che non rispettano le regole a livello agonistico o quelli a livello amatoriale? "A mio giudizio quelli a livello amatoriale. Chi corre a livello agonistico è molto più disciplinato e vede la moto in un'altra ottica. Un esperto conosce le dinamiche e le regole da rispettare. Molte volte non è per maleducazione ma perché chi pratica questo sport a livello amatoriale ignora le regole di base".

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Agnelli: dal Brallo a Varzi fino a diventare Campione del mondo in Argentina

Maycol Agnelli Chi vigila sul comportamento degli enduristi? Quali sono le sanzioni? "Il Corpo Forestale dello Stato è il principale ente preposto al controllo, per chi infrange le regole e le multe sono salate: dai 100 ai 200 euro. In alcuni casi è previsto anche il sequestro della moto" Lei vive a Varzi, zona con grandi potenzialità turistiche a volte inespresse, incrementare a Varzi ma anche in tutto l'alto Oltrepò il numero di mulattiere o sentieri dedicati all'enduro potrebbero aiutare ed incrementare l’attività turistica dell’alto Oltrepo? "Sicuramente sì, grazie al passa parola tra i motociclisti è possibile far arrivare più gente nelle nostre zone e incrementare così l’attività dei locali pubblici. Normalmente ci si organizza in gruppi di diverse persone alcuni durante la giornata si allenano altri conoscono il territorio con le sue bellezze e prelibatezze". Quest'anno verrà organizzata a Varzi una gara del Campionato italiano, esiste anche nell'enduro come in altri sport il vantaggio di giocare in casa? "Certamente sì, ed è importante più che in altri sport, in quanto le prove speciali in linea vengono tracciate su sentieri che gli enduristi della zona già conoscono, sia il percorso che la tipologia di terreno, mentre i piloti che non sono della zona, hanno la possibilità di studiarlo solo attraverso le ricognizioni pre-gara effettuate a piedi". A parità di braccio e mezzo meccanico, per ogni km, la perfetta conoscenza del territorio quanto vale in secondi di vantaggio? "Un km viene percorso circa in un minuto e trenta secondi, una prova speciale è normalmente lunga

cinque o sei km, pertanto ha una durata di circa otto minuti in base al percorso. Il vantaggio può essere anche di cinque secondi a km ed è un vantaggio notevole, in una sola prova speciale un pilota locale può guadagnare circa 30 secondi nei confronti di un pilota che arriva da altre zone". Quindi parte per vincere nella sua categoria nella prova del Campionato Italiano 2017 a Varzi? "Vincere non è mai facile soprattutto in gare del Campionato Italiano.Vincere nella gara di casa sarebbe bellissimo, il mio obbiettivo comunque è il podio". In ogni sport ci sono tanti avversari, ma normalmente c'è l'antagonista storico, normalmente è originario della zona. È così anche nel suo caso? "Il mio rivale, in questo senso, è Paolo Buscone, un pilota giovane e promettente. Da quest'anno corriamo per lo stesso moto club e ci alleniamo insieme, chiaramente è uno stimolo in più, al di là dell’amicizia, la rivalità sportiva al momento del via ha il sopravvento". Suo padre ha corso, suo fratello ha corso, lei corre, resta fuori sua mamma da questa passione famigliare, che vi dice ? "Corre anche mia mamma, dietro a noi però, con il mattarello. Volente o nolente ha dovuto accettare questa passione, però quando otteniamo dei buoni risultati è lei la più contenta". A livello sportivo qual è il suo sogno nel cassetto? "Un obbiettivo prefissato l’ho già realizzato cioè vincere la Sei giorni in Argentina nel 2014, un traguardo importante per qualsiasi endurista. Resta il sogno di vincere un campionato italiano individuale".


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Il Periodico News - MARZO 2017 N°115  

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