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Torriani: "Se avessero ricontato i voti il vincente sarebbe stato il sottoscritto"

Anno 10 - N° 112 Dicembre 2016

il Periodico

"Sono tuttora convinto che se la decisione risolutiva fosse stata quella di ricontare i voti, alla fine il vincente sarebbe stato il sottoscritto. Tuttavia, non mi sento derubato ma... Servizio da pag. 9 Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - 70% - LO/PV

Alessandro Meisina "Golfcafè con il ritiro della Juventus raggiunta la punta di diamante"

"Oggi, abbandonato il mondo della notte, mi dedico anima e corpo al centro sportivo ed al Golf Club...

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VOGHERA - BALLOTTAGGIO "ALL'URNA DIO TI VEDE, STALIN NO"

Casteggio Alfonso crisci:

"abbiamo portato orgogliosamente il nome di Casteggio nel mondo" "Era il 1918 quando giunsero alla locanda vicino alla stazione, un piccolo albergo locale. Mio nonno a Casteggio doveva incontrare un nuovo cliente, tale Nardo Cerutti, interessato all'affitto del famoso impianto, ma che improvvisamente, all'ultimo minuto, fece dietro front. Da lì mia nonna Nuccia s'intestardì, voleva rilevarlo lei quel contratto: avvertiva da tempo ...

Servizio a pag. 30

Per l'elezione del nuovo sindaco di Voghera non ci sono sondaggi, ma proliferano le opinioni e le previsioni su chi risulterà vincente tra Barbieri e Ghezzi. I vogheresi del mondo sociale e politico si sono divisi in fazioni agguerrite. La campagna elettorale, si sa, eccita gli animi... Servizio a pagina 3

Rivanazzano Terme Luigi Fabbri: "Non vedo nessuna persona candidabile né di maggioranza, né d'opposizione" "Beh, non posso certo dire positive. Vede, lo ritengo un po'... Sud. Siamo Sud. La condizione delle strade, l'assenza di interventi infrastrutturali, il deficit d'Impianti industriali su tutto il territorio provinciale...

Servizio a pagina 21

Varzi - Giacobone: "Occorre creare una sorta di sistema integrato"

"L’obiettivo è la riapertura al pubblico della torre. L’Amministrazione Comunale ha compiuto il primo passo ma, grazie al finanziamento della Fondazione ... Servizio a pagina 29

Bressana Bottarone - La minoranza

"Questa amministrazione sta spendendo male il denaro pubblico"


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Commento di Antonio La Trippa Per l'elezione del nuovo sindaco di Voghera non ci sono sondaggi, ma proliferano le opinioni e le previsioni su chi risulterà vincente tra Barbieri e Ghezzi. I vogheresi del mondo sociale e politico si sono divisi in fazioni agguerrite. La campagna elettorale, si sa, eccita gli animi come "il vedo e non vedo" di Belen, a causa della competizione si incrinano rapporti che sembravano consolidati, sfioriscono le amicizie, si accendono autentiche faide, ma forse si sta superando il limite e si sta andando decisamente oltre. Tutte le campagne elettorali sono battagliate ed aspre, ma speravo che essendoci solo due sfidanti in campo, e per quanto mi riguarda, entrambi dotati di buon senso e senso della misura, la campagna elettorale fosse meno rissosa e con meno insulti. Non si vota per le elezioni politiche nazionali, ma per indicare chi guiderà Voghera nei prossimi anni, si doveva e si deve ragionare con pacatezza, con conoscenza della materia, con proposte concrete, fattibili e percorribili, con analisi approfondite inerenti alle ricadute che le proposte elettorali fatte da Barbieri e Ghezzi e dei loro rispettivi staff, avranno sulla vita sociale ed economica di Voghera. Invece spesso si è buttato tutto in rissa verbale, si sono rotte e si stanno rompendo amicizie e anche appartenenze politiche. In molti casi, forse in troppi, stanno volando gli stracci. L'elezione del prossimo sindaco non è soltanto uno scontro tra schieramenti, la questione sta attraversando i partiti. Al momento non si sa ancora a chi dei due contendenti darà il suo appoggio la Lega, e soprattutto quale Lega vogherese appoggerà chi, perché oggi più di ieri la Lega di Voghera è lacerata, nonostante i vari tentativi di normalizzazione di questi mesi. Non tutti i leader, o presunti tali, si sono schierati. Le fazioni che simpatizzano o appoggiano i due candidati sindaci si sfidano sui social con un linguaggio che, in alcuni casi, neanche nei "peggiori bar di Caracas" viene usato. Incontri, tavole rotonde e comitati per discutere dei problemi di Voghera, ma in realtà per fare campagna elettorale sono proliferati come funghi. Una volta le associazioni di categoria si ponevano nei confronti della politica, come elementi critici e propositivi, soprattutto in campagna elettorale quando

il buon senso impone una certa imparzialità. Oggi, in alcuni casi si assiste ad un totale appiattimento delle posizioni di alcune associazioni di categoria di Voghera al fianco o di Barbieri o di Ghezzi. E se tra queste associazioni vi sono anche quelle che rappresentano interessi economici o corporativi quindi qualche dubbio sugli interessi in gioco all'interno di questa campagna elettorale è anche lecito che sorga. C'è poco da dire: si tratta di una brutta caduta di stile, evidentemente si è perso anche il senso della misura. I vogheresi seguono queste derive pubblicitarie politiche con commenti divertiti, ma in realtà sono preoccupati di tutto questo parapiglia, al di là di chi possa prevalere. Dalle urne deve uscire un sindaco capace di riavviare l'economia e la vita sociale di Voghera. A mio modesto parere, Barbieri e Ghezzi devono dire chiaramente cosa intendono fare concretamente e certamente, e senza frasi fatte, per tentare di risolvere il problema sicurezza a Voghera, dove in alcune zone della città in molte, troppe ore, del giorno e della sera è pericoloso avventurarsi. Devono dire come intendono risolvere il problema rifiuti e raccolta differenziata. Devono dire come intendono risolvere il problema di una Voghera con tante zone allagate ed un abbandono del territorio che ad ogni pioggia va in sfacelo. Devono dire come intendono fare per riportare aziende industriali ed artigianali ad investire a Voghera, una città che ha visto il deterioramento del sistema industriale, con fabbriche e aziende che chiudono ad un ritmo preoccupante. Devono dire cosa intendono fare per rivitalizzare la vita sociale e ludico-culturale di una città che in questi mesi di commissariamento si sta innegabilmente spegnendo. Devono dire cosa intendono fare con ASM Voghera ed a questo proposito devono dire quale tipo di presidente, quale tipo di consiglio d'amministrazione e quale tipo di direttore generale vogliono. Devono dire cosa intendono fare, se eletti, per quanto riguarda i problemi concreti e quotidiani di Voghera e dei vogheresi. Potrei continuare ma penso basti a capire che con queste elezioni non si scherza. Ogni scheda che si vota è una pistola che si punta sul futuro di Voghera. Sia Barbieri che Ghezzi devono dire cosa concretamente faranno, e lo devono dire con parole semplici affinchè tutti i vogheresi possano capire cosa faranno per ognuno dei temi e problemi

concreti che oggi affliggono Voghera, e devono dare risposte e ricette, premettendo che le loro promesse le manterranno senza rifugiarsi, come spesso accade, dietro a frasi "il commissario ci ha lasciato una situazione che non pensavamo di trovare", "ci sono debiti che non avevamo previsto", "hanno preso impegni prima di me che non sapevo" etc etc etc. Quando un politico presenta il suo programma elettorale, lo deve fare, dopo

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VOGHERA - BALLOTTAGGIO "ALL'URNA DIO TI VEDE, STALIN NO"

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aver analizzato ogni aspetto della situazione pregressa ed in essere, affinchè il suo programma sia certo ed attuabile. Quindi Barbieri e Ghezzi che in questo ultimo anno di campagna elettorale hanno avuto modo di conoscere, studiare e sapere qual è lo stato delle cose di Voghera, ora in questi ultimi due mesi di campagna elettorale, parlino chiaro su cosa faranno se eletti, senza usare frasi in politichese o programmi fumosi che vanno bene per tutto, ma soprattutto vanno bene per niente. Così inquadrata la campagna elettorale può recuperare le opportune dimensioni e forse anche il necessario buon senso. Tutti gli altri, i fiancheggiatori, i compagni di partito e di cordata dovrebbero capire che non è il caso di sgolarsi per giorni, tampinando sui social e non solo, ossessivamente l'elettore vogherese, il quale, a differenza di ciò che evidentemente molti pensano, è assai più acuto e smaliziato di un bambino di prima elementare e quindi deciderà da solo in base ai programmi concreti proposti da Barbieri e Ghezzi, a chi destinerà il proprio voto. Già che ci sono, sarebbe opportuno che Barbieri e Ghezzi consigliassero ad alcuni che li supportano e fiancheggiano che non è il caso di inventarsi una estemporanea verginità politica se il talamo è già stato lungamente profanato. Mancano più o meno due mesi al voto e ritengo non sia inutile chiedere di abbassare i toni e riportare la compagna elettorale sulla retta via del rispetto reciproco e soprattutto del buon senso, perché se si va avanti di questo passo temo si possa arrivare al: "all'urna Dio ti vede Stalin no". Per Voghera e per i vogheresi sarebbe troppo.


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PRIMO PIANO

"abbandonato il mondo della notte mi dedico al golf club"

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"Golfcafè con il ritiro della Juventus raggiunta la punta di diamante" Di Lele Baiardi

La luce di una tarda mattinata assolata e tiepida di Novembre, entrando al Golf & Country in Salice Terme, rende il campo-pratica ed il green della buca affianco quasi un'immagine fotografica, con alberi che lasciano intravvedere loro similari in distanza, nella prospettiva della distesa di buche golfistiche e prati inglesi. E' qui, appena fuori dalla club-house del circolo, che incontriamo il giovane proprietario: Alessandro Meisina. Buongiorno Alessandro e grazie dell'invito. Vorremmo raccontare un po' di lei e delle sue attività, oggi... "Buongiorno a lei. Con piacere! Prego!". Partiamo dal ritratto personale, classe, studi, sport, passioni... "Sono della classe 1977. Mi sono diplomato ragioniere, prima di iniziare l'allora I.S.E.F., poi divenuto nel frattempo Scienze Motorie, Facoltà che ahimè non ho mai sentito mia, quantomeno non appieno... ma provenendo dallo sport, credevo fosse la naturale continuazione. Invece poi, tutto è cambiato. Ho comunque dato tutti gli esami, fermandomi quando mi mancava solo la tesi per laurearmi. So cosa sta pensando, ma è stata una cosa più forte di me...". Sto invece pensando se già durante l'università giocasse a golf... "Tennis. Il mio sport all'epoca era il tennis, nel quale ho raggiunto discreti risultati, proprio fino al termine delle scuole superiori. Poi passai al calcio, ma una dolorosa frattura ed il successivo intervento chirurgico mi fecero desistere dal continuare. Già conoscevo il golf, mio padre ne era appassionato e giocatore, e così, di lì a poco...". Nacque l'idea di creare questo stupendo circolo? "Sì, in verità alla mia famiglia. Nel 1996 acquistammo lo storico centro salicese Le Ruote dell'indimenticabile Bruno Fava, e mio padre mi coinvolse da subito nell'idea gestionale di un centro sportivo polivalente, quale poi è diventato. Nel 2000 abbiamo inaugurato questa parte, cioè le piscine, il golf ed il Ristorante 9 Buche, ma già dal 1996 al 1999, continuando la gestione delle vecchie Ruote, avevamo aggiunto un campo-pratica di golf vicino al vecchio campo da calcetto". Alla quale struttura si aggiungerà poi il nuovo Golfcafè... "Inaugurato il 14 dicembre 2003. Ma prima c'è tutta una storia, tra il 2000 ed il 2003...". Una storia di successo? "Caspita! Assolutamente sì. Anche se mai mi sarei aspettato di gestire una situazione come quella! Per dare a Cesare quel che è di Cesare, un giorno di inizio estate 2000, l'amico e stimato organizzatore Giorgio Carmignani, allora responsabile del locale Miami all'interno della struttura del Velasquez, il vecchio Tucano 185, mi propose di aprire il ristorante ed una parte del centro al mercoledì sera, improntandolo come fosse una festa in casa: qualcosa da mangiare, un barman, un po' di musica dal vivo, un d.j.… Perché no, pensai. A minimo investimento, o comunque contenuto investimento, avrebbe potuto corrispondere, magari, una piacevole situazione...". Che invece decollò prepotentemente...

Alessandro Meisina "No, non prepotentemente. Chiamammo la serata Miami Surf Party, e quella prima estate aprimmo solo di mercoledì sera, ed il pubblico si attestò attorno alle 300/400 persone; numeri che oggi risultano magari importanti, ma che 15 anni fa non facevano clamore... La cosa bella era la qualità della clientela e l'atmosfera che si creava in quelle serate! Davvero bellissime!". Poi cosa accadde? "L'anno successivo, siamo nel 2001, partimmo con una progettazione ed una programmazione più impegnativa, aggiungendo la domenica sera al mercoledì, ed anche aumentando dipendenti, spettacoli, eventi... Insomma, prememmo un po' di più sull'accelleratore...". Ed allora... "Fu davvero un decollo in verticale! 2.500 clienti il mercoledì, 1.800/2.000 la domenica! Ecco perché le dicevo che mai mi sarei aspettato di gestire una cosa così, io che pensavo al mio centro sportivo... Che comunque funzionava benissimo, devo dirle, e si aggiungeva, come lavoro diurno, a queste 2 serate davvero di grandissimo successo!". Che poi si pensò di trasferire in un nuovo locale più... idoneo? "Esatto, in locale dedicato, sollevando la struttura golfistica dall'ospitare tutte le settimane questa fiumana di persone. Così nacque l'adiacente GolfCafè, con ristorante e bar al piano superiore e discoteca al piano inferiore. Giusto appunto per diventare, mi passi il termine, casa dei giocatori della Juventus F.C. durante il loro ritiro nel 2004 e nell’anno successivo…". Ricorda qualcuno in particolare di quei campioni? "Ho giocato alcune volte a golf con Alessandro Del Piero, un buon golfista, e ricordo la simpatia di Emerson, di Trezeguet... ed altri ancora che poi, negli anni successivi, sono tornati a trovarci...". E come ricorda quegli anni? "Beh, che dire… sono certamente stati la punta di diamante, la massima vetta di popolarità e fama raggiunta almeno da 20 anni a questa parte dalla nostra località termale, che ha poi, direi dopo un altro grande appuntamento turistico-sportivo qual è stato

il Beta Rally che ha a sua volta richiamato migliaia di persone, perso ogni tipo di appeal e fascino turistico, ridimensionandosi totalmente. In quegli anni tutti abbiamo lavorato a massimi regimi!" Procediamo cronologicamente... "Nel 2006, oltre al Golf & Country, con 2 amici ci inventiamo una Società di Eventi, la A Cube. Abbiamo lavorato molto anche in quel contesto, in questi anni. In particolare, ricordo due anni di Road-show estivo per Liquigas, promuovendo i prodotti per i 3 giorni di weekend sulle più belle spiagge italiane, con animazione e degustazioni di cibi inclusi... ed un bellissimo inverno sulle più belle vette d'Italia, allestendo i nostri stands proprio sulle piste!!! Ed ancora fiere, centri commerciali. E poi, sempre con Liquigas, il Giro d'Italia ciclistico al seguito dell'omonima squadra...". Una vera montagna di lavoro! "Sì, anni ruggenti, oserei dire...". Arriviamo ad oggi, allora... "Oggi, abbandonato il mondo della notte, mi dedico anima e corpo al centro sportivo ed al Golf Club. Abbiamo 250 abbonati che cerco di soddisfare in ogni loro desiderio, sia sportivo sia ludico-ristorativo. La crisi generale c'è e certamente si sente, ma, come da filosofia familiare, continuando ad intessere sinergie diverse e coordinate, riusciamo a far quadrare i bilanci e mantenere l'azienda in buona condizione! L'ultima joint venture, recentissima, è stata siglata con Piscine Rivanazzano grazie a Mario Bertelli, nostro storico responsabile delle piscine del Golf, ed abbiamo iniziato a lavorare in più direzioni con diversi obbiettivi". Se dovesse consigliare qualcosa a giovani imprenditori oggi, cosa vorrebbe dir loro? "Di essere consapevoli che fare azienda oggi è un lavoro difficilissimo, massacrante, che richiede la massima attenzione in ogni singolo ramo della propria attività. Bisogna prepararsi molto bene, dall'amministrativo, al marketing, al prodotto, alla vendita, alla gestione tecnica ed umana. Insomma, la preparazione oggi più che mai dev'essere globale ed estesa ad ogni frangente!".


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NON SARà FACILE "NORMALIZZARE" LA SEZIONE VOGHERESE

Di Nilo Combi

A Voghera volano gli stracci e non solo per i temi riguardanti la campagna elettorale per il ballottaggio, ma anche nell'ambito della Lega Nord. Nelle scorse settimane c'è stata l'elezione del nuovo segretario cittadino della Lega Nord dove è risultata essere eletta Elena Lucchini, elezione contestata da una parte dei militanti leghisti vogheresi. Durante l'elezione un esponente del carroccio di Voghera, Carlo Nicolini, anch'esso candidato alla carica di segretario cittadino, ha denunciato di essere stato minacciato e quindi di dover rinunciare, per salvaguardare la sua integrità fisica, a partecipare alla votazione per la sua eventuale elezione. "Ti spacco la faccia" questa sarebbe la minaccia ricevuta da due individui anch'essi militanti leghisti. Nicolini ha presentato denuncia alle autorità competenti e ha richiesto formalmente di annullare la votazione al segretario della Lega Lombardia, che però ha considerato nulla la richiesta in quanto non presentata secondo la procedura corretta. Se Nicolini ha effettivamente ricevuto minacce e se le autorità competenti stabiliranno che questo corrisponde al vero e che le persone che lo hanno minacciato sono colpevoli, il fatto che le votazioni si siano svolte come se nulla fosse successo sarebbe grave. Ritengo altrettanto grave e ripeto, se Nicolini avesse ragione, che la segreteria del carroccio abbia liquidato la faccenda per un vizio procedurale, sarebbe grave perché la Lega, almeno a parole, ha sempre fatto della trasparenza un suo cavallo di battaglia e si è sempre battuta contro i burocrati e il burocratese. Ora, al netto del fatto che anche la Lega ha avuto i suoi scandali, a vari livelli come tutti gli altri partiti, del resto in tutti i vari partiti ci sono gli onesti e i disonesti. Per verificare questo è sufficiente seguire le inchieste giudiziarie che dalla Sicilia arrivano al Trentino Alto Adige. Premesso questo e stabilito che il partito dei santi e degli immacolati non è ancora stato fondato è comunque grave che di fronte a una denuncia circostanziata inviata all'autorità giudiziaria e ai vertici del partito, il partito non dica "fermiamo tutto e vediamo se è vero", ma dica "me l'hai sottoposta nel modo burocraticamente sbagliato pertanto procediamo come se nulla fosse successo". Un male italico e anche oltrepadano e anche vogherese il voler guardare alla forma invece che alla sostanza. Rimane il fatto che la Lega ha un nuovo segretario, Elena Lucchini, la quale si trova una sezione vogherese divisa e lacerata perché evidentemente il lavoro del commissario inviato a Voghera per normalizzare il Carroccio, dopo le tensioni della gestione Musti, inerenti le elezioni comunali, in realtà non sembra aver normalizzato un bel niente. Anzi a sentire una parte dei militanti leghisti, almeno quelli che hanno abbandonato l'elezione, sembra che l'opera di normalizzazione non sia stata quella di risolvere i problemi e rimettere le cose a posto, ma sia stata in realtà quella di nascondere la polvere sotto il tappeto, in questo caso la polvere sono i problemi e le tensioni tra le varie fazioni della Lega vogherese per nulla risolte. Quelli che pensavano che con l'azione del nuovo segretario cittadino le cose riprendessero con più calma e senza ulteriori polemiche rimarranno delusi perchè sembra proprio che altra benzina verrà versata sul fuoco del Carroccio vogherese. Militanti delle due fazioni si stanno informando sulle attività non solo

politiche, ma anche professionali di alcuni "boss" leghisti, o presunti tali, della nostra provincia e del nostro Oltrepo, al fine di andare ad utilizzare eventuali vantaggi ricevuti da questi "boss" politici, per la loro

PRIMO PIANO

Lega Voghera…Ti spacco la faccia… Facciamo finta di nulla

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attività o carriera professionale. Insomma anche nella Lega nulla di nuovo, dopo gli scandali economico-politici che hanno coinvolto Bossi, i suoi rampolli e il suo cerchio magico ed altri esponenti del partito, sembra che anche in provincia di Pavia si voglia seguire la stessa strada, andare a vedere nel portafoglio di alcuni primi attori per vedere se tutti i soldi che il porta monete contiene sono frutto di onestà e trasparenza e non invece frutto di quel sistema "Roma ladrona" che la Lega ha sempre contestato. Vedremo al prossimo ballottaggio se questo " ti spacco la faccia" avrà conseguenze in merito alla decisione che la Lega dovrà prendere, su chi appoggiare tra Barbieri e Ghezzi.

la dialettICa della politica

Questo vasto panorama funereo Di Pierre Maxim

Aggirandoci tra gli infiniti dibattiti televisivi e a mezzo carta stampata, invasione dei social networks inclusa, per ogni dove ci si possa girare, in qualsivoglia comunicazione ci si possa imbattere, i "protagonisti" dell'eterna pseudo-disputa, pseudo-politica cercano di far passare messaggi… coinvolgenti. Fastidiosamente coinvolgenti, talvolta. Mi spiego meglio. Indubbiamente, almeno negli ultimi 15 anni, si è assistito, oserei dire a livello mondiale, ormai, Trump docet, al funerale della politica classicamente intesa: la partecipazione giovanile irrisoria, le sigle partitiche sostituite dai cognomi propri dei principali rappresentanti dei "fu" partiti, la scomparsa dei dogmi concettuali degli schieramenti, e via dicendo. In questo panorama funereo, il messaggio che accomuna tutti è davvero alquanto singolare, se contestualizzato appunto in quest'ultimo decennio o poco più, e suona più o meno come "ricordati che è la tua occasione per il futuro tuo e dei tuoi figli" quando, a ben guardare, questo recente passato, che è stato comunque a sua volta futuro negli anni precedenti, ha dato esiti diversi, oserei ironicamente dire, opposti. Ricordo uno dei primi discorsi di Carol Woytila neo-eletto Pontefice che diceva "prendete in mano le vostre vite e fatene un capolavoro": cosa di più semplice? Chi non è in grado di fare un capolavoro? Chi non è in grado di scegliere per il proprio futuro? Tutti lo siamo, ovviamente. Ma… è sufficiente darcene la possibilità? Se così fosse, saremmo tutti Bill Gates, Leonardo Da Vinci, il Dalai Lama! La vera verità è che non ci è mai stata detta la verità! In questo gigantesco meccanismo che è il caos comandato del mondo, il nostro ruolo è di pedine comprimarie, neppure principali. Il nostro voto è richiesto a sostegno di vari slogan, che poi nella realtà si scontrano… con la realtà! La realtà ci dice che, nella nostra normale quotidianità, tutti i futuri degli ultimi anni sono stati scalini di discesa agli inferi sociali, professionali, ideologici, materiali e pratici! La verità è che gli "scontri" po-

litici sono purtroppo "giochi di cortile", tra alcuni amici, ed amici degli amici, che tenteranno, come si faceva con le figurine dei calciatori Panini lanciate contro un muro, gioco degli anni 70, di avvalersi della nostra partecipazione per rimpinguare il proprio mazzetto di figurine per averne più dei contendenti, archiviandoci poi, una volta ottenuto il risultato, in qualche astuccio: perché il vero significato di quella sfida non ci sarà dato conoscere, anche perché, probabilmente ma con pochi dubbi, non riguarda la nostra vita… riguarda la loro carriera! Una carriera ormai per tutti aziendale, a livelli più alti internazionale, ai massimi livelli intercontinentale. Cosa vuoi che ne capiscano delle povere figurine? E' forse un pensiero un tantino pessimista, lo so, ma proiettato nel futuro, provenendo dal futuro di questi anni passati e leggendolo con il medesimo stilema, probabilmente è ancora un pensiero ottimista, al momento quantomeno… Forse, ad oggi, gli slogan elettorali rappresentano il 10, forse il 20 per cento della vera motivazione che in sé nascondono: probabilmente si sta cercando di modificare ancora molto del mondo pseudo-politico per arrivare ad un en plein di non detto… ma votato, comunque! Votando un SI, votando un NO, o non votando. Vero è anche, che la dietrologia degli eventi viene ora additata come demenziale forma di complotto schizofrenico dai più. Quindi, se è vero solo il dichiarato, senza beneficio del dubbio, come un visto-piaciuto commerciale, senza garanzia, è probabile che in questo tempo, inteso come periodo temporale storico, assisteremo inermi allo scioglimento del concetto democratico, esattamente come i ghiacciai artici, traslando il mondo finora conosciuto in un nuovo, gigantesco business plan meramente finanziario, che diventerà nuova Costituzione mondiale del futuro nostro e dei nostri figli. Voglio solo avere un dubbio, nostalgico, ironico, nei confronti di questo mio scritto: forse l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca non è incluso nel funerale della politica; bensì, ne è forse il canto del cigno … ma in buona sostanza, poco cambia.


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VOGHERA

"la mia elezione è stata chiesta dalla maggioranza dei militanti"

Ballottaggio di Voghera: "La linea sarà stabilita al momento opportuno" Di Giacomo Braghieri

Intervistiamo il nuovo Segretario cittadino della Lega Nord Voghera. Giovane, biologa, attivista da sempre, la Dottoressa Elena Lucchini rappresenta il volto nuovo ed impegnato del nostro territorio. Dovrà gestire una delle sedi "storiche" della Lega Nord lombarda. Alle comunali del 1993 la sezione arrivò a conquistare più del 34% dei voti, nel 2015 poco meno del 14%, due numeri per capire cosa l'aspetta. Le rivolgiamo alcune domande consapevoli che è stata eletta da pochi giorni. Complimenti, è stata un'elezione dura? "Grazie, la mia elezione a Segretario cittadino è stata chiesta dalla maggioranza dei militanti, pertanto non è stata particolarmente complessa". Segretario o Segretaria? "Non ho predilezioni sul termine, preferisco non disquisire, l’importante è il contenuto". Quanto dura il mandato? "Il mandato del Consiglio Direttivo e del Segretario ha una durata di tre anni". Quali sono le sue linee programmatiche? "I punti salienti del nostro programma riguardano: sicurezza e legalità, immigrazione, tutela dell'occupazione, più servizi ai cittadini, potenziamento delle strutture sanitarie, particolare attenzione verso le fasce più deboli dei cittadini, salvaguardia del nostro territorio in materia ambientale e potenziamento dei trasporti per i pendolari". Voghera, come tante città della provincia lombarda ha diversi problemi: rifiuti, sicurezza, criminalità organizzata, deindustrializzazione, viabilità, decoro urbano. Quali sono i punti che più vi stanno a cuore? "La tutela del nostro territorio e dei cittadini vogheresi viene primo di tutto. Il nostro programma avrà sicuramente al centro la sicurezza, in termini di micro e macro criminalità organizzata, correlata anche al fenomeno dell'attuale ondata migratoria fuori controllo. Inoltre ci batteremo su diversi fronti. Daremo supporto ad aziende in difficoltà perché senza lavoro non c'è futuro, è il caso ad esempio della crisi Cameron, una delle realtà più importanti del nostro territorio per la quale è stata presentata, grazie all'Onorevole Angelo Ciocca, un'interrogazione al Parlamento Europeo e che ha visto anche l’intervento del Capogruppo al Senato Gianmarco Centinaio e del Consigliere Provinciale Marco Facchinotti". Si può pensare che senza la Lega Nord e soprattutto senza Voghera la battaglia "No Pirolisi" sarebbe stata più complicata? "Ad oggi possiamo solo affermare ciò che è sotto gli occhi di tutti: grazie all’ottimo lavoro svolto da Regione Lombardia e dai rappresentanti della Lega Nord presenti sul nostro territorio l’inceneritore di Retorbido non verrà realizzato. Non è stato un percorso semplice, anzi tutt'altro, la volontà di tutelare realtà importanti come l’Oltrepò Pavese per un movimento politico così vicino al territorio come la Lega Nord però ci ha permesso di superare anche ostacoli così grandi. E’ proprio per questa ragione che è estremamente importante votare NO al Referendum del 4 dicembre, perché solo così Regione Lombardia potrà mante-

nere le competenze ed aiutarci a raggiungere certi traguardi. A Roma probabilmente neppure sanno dove si trova Retorbido, ne tanto meno avranno conoscenza del fatto che il territorio che lo circonda è di carattere vitivinicolo ad elevata vocazione agricola e che è importante mantenerlo tale. Certe cattedrali nel deserto a casa nostra noi non le vogliamo!". La fase di transizione fra i fondatori e la nuova guardia leghista, in provincia di Pavia, si può dire terminata? "Parlare di transizione forse non è il termine appropriato, dopotutto non c'è mai stata una fase di discontinuità. Tra l'altro una delle basi del mio programma sarà proprio quella di coadiuvare la vecchia ed onorabile militanza con i tanti giovani che oggi si stanno affacciando al nostro movimento, con l’obiettivo di tramandare ed insegnare gli ideali e i valori della Lega Nord. Personalmente ho ottimi rapporti con militanti storici come Vittorio Braga e Cesare Ercole, saranno mentori e ottimi consiglieri del nuovo percorso. E’ importante non dimenticare mai le proprie origini". Cosa vi portate di buono dal passato? "Parlando di un passato recente e locale posso dire di essere in sintonia con le idee politiche dell'ex Segretario Marco Sartori, infatti con lui, Cinzia Pastore, Eleonore Romann e Graziano Ghia rappresentiamo il nuovo Consiglio Direttivo cittadino, un connubio perfetto tra giovani con tanta voglia di fare e militanti storici con grande esperienza politica e saggezza". Che linea adotterete con i dissidenti delle ultime elezioni comunali? "I dissidenti delle ultime elezioni non sono più militanti della Lega Nord pertanto io non ho il compito di assumere una linea nei loro confronti". Chi appoggerete al ballottaggio di Voghera? "Il mandato della nuova Segreteria è iniziato da pochi giorni pertanto l’argomento deve essere ancora oggetto di discussione nelle riunioni di sezione. La linea sarà stabilita comunque dal Consiglio Direttivo cittadino al momento opportuno, sentito il parere della Segreteria Provinciale". Il fenomeno migranti, per ora, non ha comportato particolari disagi nè a Voghera nè nell'Oltrepò montano, alzare muri è sufficiente a controllarlo? "Prima di tutto diciamo che non servirebbe alzare alcun muro se le regole fossero veramente applicate, in particolare l’identificazione rapida di chi ha lo status di rifugiato politico e una procedura altrettanto ra-

Elena Lucchini pida di rimpatri per coloro che non hanno questi requisiti e che di fatto sono clandestini. Posso dire che si sono riscontrati dei disagi nel nostro territorio, in particolar modo per la sproporzionata distribuzione dei migranti a fronte del numero degli abitanti, basti pensare che a Moline di Zavattarello vi sono 50 migranti e 25 residenti e a Casa Matti 25 migranti e 25 residenti. In quest’ultimo caso gli stessi abitanti hanno scritto una lettera di protesta al Ministro Alfano senza ricevere alcuna risposta, stessa sorte è toccata anche alle due interrogazioni parlamentari presentate dal Senatore Centinaio. Da parte dei cittadini c'è tutta la buona volontà di aiutare chi scappa da una guerra, ma ogni cosa deve essere fatto nel rispetto delle regole e con maggiori controlli". Il futuro è Marine Le Pen o Donald Trump? "Abbiamo dei punti in comune con entrambi ma il nostro presente e futuro si chiama Matteo Salvini Segretario Federale della Lega Nord". Finiamo in leggerezza, dovesse scegliere fra due segretari Lega Nord: meglio Umberto o meglio Matteo ? "Umberto Bossi è stato il fondatore della Lega Nord e va rispettato per tutte le sue nobili battaglie, senza di lui non saremmo qui ora. Con Matteo Salvini, unico ed indiscusso capitano, stiamo costruendo un'alternativa credibile a questo Governo, è il nostro leader e il punto di riferimento carismatico di tanti giovani che in lui si riconoscono, ed è proprio dai giovani che il Segretario Federale vuole porre le basi per il futuro".


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Gentile Direttore, Vorrei proporre alcune mie riflessioni, del tutto personali, su due interventi apparsi sul vostro mensile, entrambi relativi alla campagna elettorale in vista del ballottaggio per l'elezione del Sindaco di Voghera. Sono quasi totalmente d'accordo con l'autore dell'editoriale Nilo Combi che auspica una campagna più orientata a diffondere le rispettive proposte dei candidati per il governo della Città. Su un'affermazione, se mi consente il gentile editorialista, non sono assolutamente d'accordo più esattamente sul "e chissene!!!" riferito al rinvio a giudizio per corruzione che ha colpito Carlo Barbieri. Non credo infatti sia moralmente possibile tenere distinto un comportamento privato che ne porrebbe in dubbio l'opportunità a svolgere un incarico pubblico di così rilevante importanza quale quello del primo cittadino di una Città, in questo caso Voghera. Tanti cittadini possono anche sorvolare ma credo che la stragrande maggioranza dei Vogheresi non possa accettare l'ipotesi di un Sindaco corrotto. Sia ben chiaro personalmente sono assolutamente garantista, posso anche credere nell'innocenza di Carlo Barbieri ma la parola definitiva in merito deve essere quella di un collegio giudicante perché le dichiarazioni dell'interessato non bastano. La giustizia italiana

ha purtroppo i suoi tempi (molto lunghi) ed il rischio di prescrizione della vicenda giudiziaria si avvicina pericolosamente… per i cittadini che vogliono la certezza di non essere stati amministrati per oltre quattro anni e di non rischiare di votare un candidato che potrebbe essere giudicato colpevole di corruzione. Credo che Carlo Barbieri abbia solo una decisione da adottare: rinunciare immediatamente e per iscritto all'eventuale prescrizione perché è suo interesse l'accertamento della verità, non basta esprimersi oralmente in merito perché nel passato ha spesso tenuto comportamenti che smentivano le dichiarazioni fatte precedentemente. Verba Volant… Scripta manent. Alcune osservazioni poi rispetto alle proposte fatte da Carlo Barbieri nella pubblicata intervista: osservazioni che devono cortesemente tener conto del fatto che ultimamente è stato il più importante inquilino di Palazzo Gounela, quindi è opportuno ricordare che la sicurezza della città indicata come la principale criticità di Voghera, era uno dei principali obiettivi dell'Amministrazione Barbieri già sei anni fa. La persistenza, anzi l'aggravarsi, di questa criticità non lo si può non considerare un chiaro insuccesso della Sua gestione e quindi, in verità, appare inadeguato a proporre soluzioni dove ha già fallito vedi la situazione

"Ragazzi che giocano a calcio affidati a volontari" Gentile Direttore, vorrei porre l'attenzione sulle tantissime squadre di calcio dilettanti, presenti nella nostra città e provincia, in difficoltà estreme, causa la mancanza di sponsor e quindi, di soldi. Gestione difficoltosa, portata avanti con caparbietà da ammirevoli volontari, per permettere a migliaia di bambini e adolescenti di praticare il loro sport preferito, sognando di emulare i campioni. Ebbene, tutto quanto lodevole e bello, se non per un dettaglio, che poi dettaglio non è. Spesso, l’allenamento e l’educazione allo sport di questi adolescenti, causa forza maggiore, è affidata a volontari appunto, ma senza nessuna preparazione adeguata in merito. E così, i rischi di fare danni, fisici, tecnici e

psicologici, su questi aspiranti calciatori, è altissimo. Chi ha un figlio che almeno una volta abbia varcato i cancelli di una di queste società sportive, sa bene di cosa parlo. Sarebbe auspicabile quindi, che le Federazioni preposte ponessero maggiore attenzione e regole in tal senso. Sovvenzioni economiche alle polisportive dilettanti e obbligo di corsi base (il minimo) con esame di idoneità obbligatorio per questi encomiabili volontari. Ne risentirebbe sicuramente in maniera positiva tutto l’ambiente calcistico e, forse, tornerebbero a riempirsi quei famosi «bacini» a cui una volta attingevano le squadre professionistiche. Giancarla Moroni - Casteggio

Strisce pedonali: "Ma rompa no i c..." Gentile Direttore, La mia bambina ed io ci fermiamo alle strisce pedonali che conduce alla scuola. Al nostro fianco altri due bambini, incontrati lungo il tragitto: tutti fermi, aspettando che qualche auto si fermi - come impone il codice della strada - per lasciar passare i pedoni. Scorrono varie auto, nessuna delle quali nota il gruppo di pedoni. Decido di lasciare la retrovia e di pormi dinnanzi al gruppo, per far sì che le auto si fermino. A dover arrestare la marcia è una BMW, alla cui conducente indico le strisce pedonali. Percepisco una reazione di disapprovazione da parte della signora, al cui fianco siede un ragazzo che abbassa il finestrino, si sporge e, in dialetto, urla: "Ma rompa no i cuion!". I bambini

mi hanno guardata; il loro sguardo interrogativo mi ha portata a chiedermi se avessi sbagliato qualcosa e se, quindi, fosse stato eccessivo il mio gesto di invito a riconoscere la presenza di altre persone, rispettando un loro diritto preciso, seppur ignorato dai più. Nonostante lo sconcerto iniziale, ho dialogato con i bambini, ai quali ho chiesto se sapessero quale fosse la regola del codice della strada a proposito dell’uso delle strisce: lo sapevano benissimo ed hanno aggiunto che, purtroppo, non molti conducenti la rispettano. In cuor mio, però, pensavo a quanto pesano i comportamenti di noi adulti e a quanto trascuriamo di considerare che i giovani ci osservano in ogni momento della nostra vita e, talora, ci imitano. E pensavo a quel ragazzo che bestemmia ed insulta a fianco di un adulto che non si accorge del prossimo, né tantomeno lo rispetta. Loredana Casali - Broni

DAI LETTORI

"Ipotesi di un Sindaco corrotto. Inaccettabile!"

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di Piazza San Bovo che esisteva allora e tale rimane ora. L'ex Assessora Azzaretti poi, grazie al suo noto dinamismo e orfana delle manifestazioni festaiole, sembra dimenticarsi di tutto questo e si rende protagonista di una iniziativa non facilmente identificabile, o meglio una possibile interpretazione è quella di fare sana propaganda elettorale fine a se stessa. Il lancio di una estemporanea sicurezza partecipata che vuole dire tutto ed il contrario di tutto non tiene peraltro presente le critiche rivolte da Carlo Barbieri a Ghezzi ed al Centro Sinistra per il loro tentativo di favorire con la distribuzione di questionari, la partecipazione dei vogheresi con proposte migliorative per la Città. Sui problemi della sicurezza invece le proposte del candidato Pier Ezio Ghezzi sono state evidenziate pubblicamente, sono innovative, realistiche e meritevoli di attenzione per una successiva applicazione pratica nel caso in cui il ballottaggio con il voto dei Vogheresi gli desse fiducia. Non mi soffermo ulteriormente su quelle che più che proposte appaiono come velleitari e disperati tentativi di Carlo Barbieri di accreditarsi come il Sindaco della provvidenza per Voghera con l’elencazione di alcuni impegni la cui paternità è tutta da dimostrare e con il forte rischio di millantare. Roberto Gallotti - Voghera

La "bella storia" di Padre Pavoni

Gentile Direttore, avrei piacere nel condividere con lei ed i suoi lettori una "bella storia", la storia di Padre Ludovico Pavoni. Bresciano di famiglia nobile e ricca, fattosi sacerdote dedicò l'intera sua vita e le sue sostanze per la gioventù ed i ragazzi. Precursore di grande uomini poi Santi quali Don Bosco e Don Orione, fondò un oratorio, il primo in Italia a cui fece seguito un istituto. Lo volle come "collegio d’arte" da qui il nome Artigianelli, dove i suoi giovani, i suoi ragazzi, imparando un’arte, una professione si sarebbero meglio inseriti nella società garantendosi, con il lavoro un dignitoso sostegno per loro e le proprie future famiglie. Pavia e l'Oltrepo di cui io faccio parte, beneficiarono dell'opera pavoniana che fu attiva nel territorio sino al 1967, per ben 75 anni e che diede "ospitalità" a centinaia di ragazzi diventati poi uomini, "bravi uomini" moralmente e professionalmente, bravi operai, bravi capi reparto, bravi tecnici, bravi dirigenti e bravi imprenditori. La buona pianta pavoniana in Oltrepo ha dato i suoi frutti! Oggi nel pavese è ancora attiva l'associazione Ex Artigianelli pavoniani, l'oratorio a Villanova d'Ardenghi e la biblioteca parrocchiale di Salice Terme proprio intitolata a Padre Pavoni, divenuto Santo il 16 Ottobre scorso. Questa intitolazione voluta fortemente da noi ex Artigianelli di Pavia fu concessa dall'allora parroco di Salice Terme Monsignor Don Valentino al quale va il mio sincero ringraziamento. Concludo questo mio pensiero con una citazione del Santo con l'auspicio che protegga sempre la gioventù di Salice Terme. "Se aiuterai il tuo Maestro nell'insegnare, il Maestro avrà tutta la cura d’insegnare a te quanto desideri e ti troverai contento". Rigoli Ermes - Salice Terme Presidente Onorario Associazione Ex Artigianelli

LETTERE AL DIRETTORE Questa pagina è a disposizione dei lettori per lettere, suggerimenti o per fornire il proprio contributo su argomenti riguardanti l'Oltrepo. Scrivete una email a: direttore@ilperiodiconews.it. Le lettere non devono superare le 2500 battute. Devono contenere nome, cognome, indirizzo e numero di telefono che ci permetteranno di riconoscere la veridicità del mittente. Le lettere con oltre 2500 battute non verranno pubblicate.


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"ballottaggio, prenderemo una decisione dopo il referendum"

Di Lele Baiardi

Nel Giugno 2015 ha partecipato al ballottaggio come sfidante di Carlo Barbieri. A distanza di poco più di un anno per i vari ricorsi inerenti all'errato conteggio dei voti, Aurelio Torriani si ritrova fuori dalla nuova sfida che vedrà contrapposti Barbieri e Ghezzi. Sarà escluso da questa sfida ma il suo peso ed il suo appoggio politico sarà uno degli elementi decisivi per decidere chi sarà il nuovo sindaco di Voghera. Abbiamo voluto porre alcune domande a Torriani che, piaccia o non piaccia, è sempre uno dei principali attori della politica vogherese. Innanzitutto, in che anni è stato primo Cittadino vogherese? "Sono stato sindaco della città dall'Aprile 2000 al Marzo 2010". Durante i suoi mandati sono nate alcune grandi opere per il nostro territorio, come il Palazzetto dello Sport a Voghera e la Centrale di Torremenapace, fortemente voluta da ASM, società della quale lei ha fatto parte. Cosa pensa di questa condizione attuale, con la raccolta differenziata che da notevoli problemi ai cittadini, il concorso per il direttore generale in attesa di pronunciazione da parte della magistratura, da alcuni ritenuta intrusione, mi passi il termine, del Commissario prefettizio mal vista da una parte di ASM e da una parte della politica della città? "Per rispondere a questa domanda nel dettaglio ci vorrebbe davvero molto spazio... ad esempio, identificare i miei mandati con 2 sole opere sarebbe riduttivo... Posso dirle che nell'insieme ritengo il lavoro del commissario Pomponio positivo". Ci sono anche dei lavori di messa a norma ed ampliamento del Palazzetto dello Sport da effettuarsi entro la fine del mese di Gennaio: ritiene questi aggiustamenti inutili, o magari derivanti da errori commessi nella realizzazione durante i suoi mandati? "No, né una né l'altra causa. Sono lavori dettati dalla scelta di una società sportiva, il Dertona Basket, di

disputare le gare interne del campionato nazionale di serie A2 a Voghera, grazie alla nostra città che dispone di una struttura polivalente non esistente in tutto il territorio circostante". Quale opinione si è fatto della vicenda Teatro Sociale/Esselunga per la riapertura dello stesso Teatro, vicenda scomparsa dalle cronache da parecchi mesi? "Mi è sembrata una vicenda sulla quale si è strumentalizzato ai fini elettorali". Qual è la sua ricetta, se esiste e/o se esiste la possibilità di averne una, per il rilancio del commercio al minuto cittadino, attività profondamente in crisi? "Ritengo che il problema sia di livello nazionale, e che ruoti intorno ai soliti, ormai ben conosciuti problemi: troppa spesa pubblica, troppe tasse, soprattutto per un settore fragile come il commercio al minuto". Alcuni esponenti politici prima di lei intervistati, hanno richiesto anche attenzione sulla problematica di spopolamento della Valle Staffora. Come giudica il passato, il presente ed il futuro di questo nostro bellissimo territorio e di questa problematica di fuga di persone? "Il tentativo messo in atto dagli ultimi governi, sbagliando, di centralizzare i servizi per ipotetici risparmi, togliendo al nostro territorio alcuni capisaldi come, ad esempio, il tribunale di Voghera, e penalizzando la sanità e la scuola, tutto ciò, oltre ad altri mutamenti sociali, ha portato la gente, in particolar modo i giovani, a fuggire in cerca di più appetibili opportunità!". A Gennaio 2017 avremo il ballottaggio BarbieriGhezzi. Lei è il Grande Escluso, dopo svariate vicissitudini che tutti ben ricordiamo. Ci elenca una buona motivazione per votare Barbieri? E per votare Ghezzi? Si sente in qualche modo danneggiato e/o derubato? Ha dato indicazioni di voto alla Sua Lista? "Sono tuttora convinto che se la decisione risolutiva fosse stata quella di ricontare i voti, alla fine il vin-

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"Se avessero ricontato i voti il vincente sarebbe stato il sottoscritto"

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Aurelio Torriani

cente sarebbe stato il sottoscritto. Tuttavia, non mi sento derubato ma ritengo che danneggiata sia stata, ahimè, la città. Il mio movimento civico dopo il referendum del 4 Dicembre prenderà una decisione a riguardo". Un'altra sensibilità cittadina è certamente diventata la sicurezza: lei avverte questa situazione di pericolo, o di disagio quantomeno? Cosa avrebbe fatto durante i suoi mandati se si fosse verificata una simile situazione? "Guardi, ricordo perfettamente che il giorno immediatamente successivo alla mia elezione nell'aprile 2000 ho convocato una riunione con i comandanti delle FF.OO. della città, incontro che ha dato molti frutti positivi proprio sul tema sicurezza, procrastinati per entrambi i miei due mandati". Qual è il suo parere sulla gestione dei migranti? Cosa manca alla stessa, secondo lei? "Al di là di tutto, credo che purtroppo questa situazione si sia trasformata in un mero business, dove molti ci guadagnano... Ora ci vorrebbe un'azione politica forte da parte di un' Europa che però... non esiste".

Johnny Rosa Capodanno con (senza) il botto

Giancarlo Rosa Voghera. Capodanno 1991, alcuni giorni prima, in verità. Mio cugino Pier ed io, invasi da biancheria di color rosso appena acquistata, ci apprestiamo ad organizzare il Festone con le nostre 2 fiamme, innamoratissimi … io e mio cugino. Le nostre fiamme molto meno, direi, visto che ci abbandonano, in

coppia, all’improvviso! Manca un giorno a Capodanno...che fare? Sentiamo la splendida zia nel Principato… magari … Ed infatti, puntuale arriva l'invito al super cenone dello Sporting Club di Montecarlo! Ma attenzione: 3 regole! Rigorosamente in smoking, camera in comune in villa e richieste al personale di servizio proibite! Partiamo felici alle ore 14.00 del 31, ma, saltando il pranzo, veniamo aggrediti da una perfida fame atavica appena passata la frontiera francese! L'adorato cuginetto Pier lancia l'idea: acquistare una selezione di formaggi ed una bottiglia di buon vino per merenda! Fatto! Ma le bottiglie diventano 2… Siamo talmente vicini a destinazione che decidiamo di consumare la ricca merenda in camera, una volta arrivati. Alle 18.00, preso possesso della meravigliosa residenza, diamo libero sfogo al nostro appe-

tito, terminando in breve quanto acquistato. Allora, leggermente appesantiti, mancando circa 3 ore al cenone, consiglio una pennichella ristoratrice, idea prontamente condivisa da Pier. Sono i fuochi d'artificio sulla baia monegasca a risvegliarci, unitamente alla Tv francese che augura "Bonne année a tout le monde!!!". Oddio! La festa della zia…!!! Arriviamo allo Sporting Club all' 1.45, rilasciando a destra ed a manca, tra un ballo e l'altro, feedback entusiastici sulla qualità delle portate servite, ovviamente mai neppure viste … tanto nessuno aveva, come al solito, notato la nostra assenza! La nostra presenza venne però fortunatamente notata da due sorelle di Parigi, con le quali festeggiammo "a dovere", con mia somma felicità di poter esibire il mio slip rosso con pino natalizio stampato… davanti!


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"il nostro compito sarà convincere le fasce più giovani"

Giulio Torlaschi: "Ballottaggio, non so cosa deciderà Torriani"

Giulio Torlaschi

Di Serena Simula In un periodo in cui le distanze tra i giovani e la politica continuano ad allungarsi, a Voghera la sezione "junior" del Partito Democratico cresce lentamente ma in maniera costante. Guidata nell’ultimo anno da Giulio Torlaschi, la segreteria dei ragazzi partecipa attivamente alla vita politica del partito e si prepara con il resto del gruppo alla sfida elettorale di gennaio che vedrà il candidato del centrosinistra Pier Ezio Ghezzi al ballottaggio contro l’ex sindaco di Forza Italia Carlo Barbieri. In questi giorni si è concluso il suo primo anno come segretario dei giovani del PD. Com'è andata? "Direi molto bene. Il gruppo è cresciuto in questi mesi grazie ai nuovi iscritti e alle diverse iniziative che abbiamo organizzato e contribuito ad organizzare. A rendere decisamente positivo il bilancio di questo anno è stato aver lavorato insieme ed esserci sempre confrontati sulle proposte e sulle scelte all’interno della nostra associazione, sia a livello locale che con gli altri circoli della provincia. Ad aprile abbiamo organizzato un’iniziativa sul referendum costituzionale, abbiamo poi collaborato all’incontro

sulle pari opportunità promosso da PD e Conferenza Donne Democratiche e ci siamo occupati anche di difesa dell’ambiente (in merito all’impianto di pirolisi) e di istruzione, focalizzandoci sul taglio alle borse di studio da parte di Regione Lombardia". Un anno non facilissimo per svolgere la prima segreteria. In che maniera le vicende della politica cittadina hanno influito sulle vostre attività e come le avete vissute voi giovani? "È stato senza dubbio un anno molto intenso da questo punto di vista. È stata una sfida impegnativa per chi come me si candidava per la prima volta ma è stata anche un’occasione per conoscere nel dettaglio la politica vogherese. Una cosa che ho notato è stata l’assenza di un confronto diretto con i nostri coetanei impegnati nel sostegno di altri candidati durante la campagna elettorale dello scorso anno e per questo approfitto dello spazio concesso per lanciare una proposta alle altre giovanili dei partiti e dei movimenti politici presenti in città: organizziamo un dibattito aperto a tutti sul futuro di Voghera, che guardi non solo al prossimo ballottaggio, ma a quella che sarà la città di domani, con le sue necessità, le sue sfide e le sue potenzialità". Parlando di elezioni: Torriani da che parte starà? Sarà lui l' ago della bilancia? "Personalmente non so cosa decideranno Torriani e la compagine che lo ha sostenuto alle scorse elezioni, ma penso che ogni singolo cittadino potrà essere l'ago della bilancia al prossimo ballottaggio. Ci rivolgiamo per questo motivo a tutti gli elettori che non ci hanno sostenuto al primo turno, ma non approvano il bilancio della giunta Barbieria. A tutti chiediamo: trovate che la nostra città sia migliore rispetto a cinque anni fa?". E la Lega? Al momento sembra spaccata in due: una parte appoggia Barbieri e una parte segue ancora Torriani. Cosa farà secondo voi? "Colgo l’occasione per fare i migliori auguri di buon lavoro alla nuova segretaria Elena Lucchini. Detto questo, non mi sento di fare previsioni sulle scelte di una parte politica diversa dalla mia. Quello che

posso dire è che bisogna ricordarsi che questo ballottaggio va oltre le etichette dei partiti e riguarda l’amministrazione di un comune, l’istituzione più vicina ai cittadini, dove le risorse sono limitate e lo spazio per inutili polemiche di partito dovrebbe essere molto più ristretto". Parlando di nuovo di Pd: che aria si respira in questo momento? "In questo momento nel PD vogherese si respira un clima di fiducia e di ottimismo. La segreteria sta lavorando con determinazione e tra iscritti e simpatizzanti c’è un forte senso di collaborazione su diverse attività, come la raccolta di opinioni, consigli e richieste dai cittadini nei diversi quartieri e le iniziative su legalità e sicurezza. Stiamo vivendo questo ballottaggio come l’opportunità di cambiare in meglio Voghera e di proporre una nuova idea di città". Che ruolo avrete voi ragazzi nella campagna elettorale? "Il nostro compito, per niente banale, sarà convincere le fasce più giovani, ma non solo. Occorre infatti un grande lavoro di squadra per coinvolgere i cittadini di tutte le età che guardano con interesse al rinnovamento nella politica vogherese. Il nostro obiettivo, se vogliamo, può essere riassunto nello slogan “unire le generazioni". Quanto è difficile avvicinare i giovani alla politica? "In realtà ci sono molti giovani che fanno politica, anche a Voghera, basti pensare al volontariato, alle attività sociali e non solo. Anche questo è politica. Il problema è piuttosto la distanza tra i giovani e la politica dei partiti ed è davvero difficile da risolvere perché oggi molti non si sentono più rappresentati dalle istituzioni. Per fare politica ci vuole passione e bisogna saperla trasmettere, forse è per questo che avvicinare i giovani alla politica è difficile, ma, d’altra parte, è solo con una massiccia partecipazione dal basso di tutti alla cosa pubblica che è possibile risolvere questo problema. Nel nostro piccolo siamo riusciti a costituire un gruppo in grado di attrarre i nostri coetanei e di dialogare con loro, ma c’è ancora molto lavoro da fare".


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"auspico che torni la nostra amministrazione"

Di Valentina Pacci

Nicola Affronti, dal 2010 Presidente del Consiglio comunale di Voghera, riconfermato dopo le amministrative dello scorso anno è stato anche il più votato tra tutte le liste con ben 596 voti di preferenza personali. Capolista dell'UDC alle ultime elezioni è stato eletto in consiglio comunale insieme agli altri esponenti del partito che sedevano in maggioranza per l’UDC (Alida Battistella, Daniela Galloni, Gianfranco Geremondia ed Elisa Piombini), oggi come è noto tutta l’amministrazione comunale è sospesa in attesa del rifacimento del turno di ballottaggio che si terrà tra fine gennaio e i primi giorni di febbraio. Ballottaggio che vedrà la sfida tra il Sindaco sospeso Carlo Barbieri ed il suo antagonista Pier Ezio Ghezzi. A Nicola Affronti (UDC) è dedicata l’intervista di oggi. Referendum costituzionale, lei è un convinto assertore delle ragioni del NO, perchè? "Sono un convinto assertore delle ragioni del NO contro una riforma fatta veramente male che creerà solo problemi, pertanto il mio è un NO convinto sul merito non contro qualcuno perché credo fermamente che la Costituzione sia la base del vivere civile e debbano essere fatte riforme che amplino la sovranità popolare anziché limitarla. Su questa riforma si è fatta molta demagogia per attirare voti favorevoli e nascondere alcuni aspetti che non avrebbero portato sicuramente consenso. Auspico che le forze politiche dal clima conflittuale di oggi possano passare a ridiscutere alcuni aspetti e ritrovare quell'unità che animò in un momento storico particolare i nostri padri costituenti dal 2 giugno 1946 fino all’entrata in vigore della Costituzione vigente il 1 gennaio 1948". Ad inizio anno si terrà il Ballottaggio per il Sindaco di Voghera "Sono il Presidente del Consiglio, ora sospeso, della seconda amministrazioni Barbieri, ho cercato per quanto possibile di lavorare per la città, in coerenza con il mandato ricevuto dai miei elettori così come ho fatto nel mandato precedente. Dico autorevolmente che l’UDC conferma il sostegno a Barbieri in presenza di un quadro politico rappresentato dalla coalizione che lo ha sostenuto al primo turno (Forza Italia, UDC, NCD e liste civiche)". Il discorso per voi è solo la riconferma della coalizione precedente? "Riteniamo che vada cercato il consenso – a coalizione del primo turno riconfermata – degli elettori che condividono ciò che abbiamo fatto in questi anni per far crescere e rivitalizzare la nostra Voghera e che magari al primo turno possano aver fatto scelte diverse". Sul tema raccolta differenziata in città che è al centro di tante polemiche qual è oggi la sua posizione? "La nostra ASM, fiore all’occhiello della nostra amministrazione grazie agli ottimi risultati raggiunti in termini di utili di bilancio, aveva in precedenza attuato una diversa politica che aveva portato ad un incremento della raccolta differenziata rispetto al passato. Con la gestione commissariale, si è voluto, inspiegabilmente alla vigilia del voto, forzare la mano su una raccolta porta a porta generalizzata iniziata nel centro storico, senza una capillare informazione ed una corretta programmazione della rimozione graduale dei bidoni creando smarrimento nella popolazione.

do, abbiamo ottenuto i fondi regionali per installare le telecamere per il controllo veicoli che transitano in città e per altri interventi in tema di sicurezza. C'è la volontà di continuare

Nicola Affronti Siamo favorevoli al ripristino delle isole ecologiche, per la raccolta differenziata che avevamo installato in tutta la città. Se invece si persiste sulla strada del porta a porta spinto, in subordine, siamo a richiedere dei correttivi per evitare che la città si trasformi in una discarica a cielo aperto come è stato in questo periodo il centro storico. Chiediamo un potenziamento del ritiro dell'umido e dei rifiuti indifferenziati almeno una volta al giorno, per evitare la stagnazione dei rifiuti nelle abitazioni o nelle aree condominiali nonché il ripristino delle isole ecologiche almeno per le attività commerciali. Utilizzo di mezzi bivasca per razionalizzare la raccolta e provvedimenti ponderati per raggiungere positivi risultati e limitare il disagio. Una considerazione, se la TARSU (tassa rifiuti, ndr) con la nostra Amministrazione, grazie ad una gara fatta da ASM, è stata ridotta, oggi con le scelte fatte dalla gestione commissariale, rischia di aumentare di nuovo a causa dei costi sostenuti per queste ultime scelte. Scelte che in passato (porta a porta spinto) erano state più volte richieste dal PD con un suo consigliere, oggi sospeso, e che ora si rivelano problematiche e di difficile gestione. Tema caldo in città quello della sicurezza in parte collegato con il problema dell’Immigrazione, cosa ne pensa? "Personalmente ritengo la sicurezza un tema prioritario della città, tant'è che mi sono impegnato in prima persona con il Sindaco e l'amministrazione per salvare la compagnia carabinieri di Voghera che nel 2014 rischiava di essere cancellata, oggi questo pericolo è scongiurato. Occorre comunque continuare ad avere la massima attenzione al problema della sicurezza, grazie alla nostra amministrazione, partecipando ad un ban-

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"Siamo favorevoli al ripristino delle isole ecologiche"

su questa strada e abbiamo una grande considerazione per il lavoro quotidianamente svolto dalle forze dell’ordine presenti a Voghera: Carabinieri, Commissariato di Polizia, Polizia Stradale e Polizia Ferroviaria, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e la nostra Polizia Locale. In merito al problema dell’immigrazione, bisogna distinguere tra l’accoglienza dei richiedenti asilo, provenienti da Paesi teatro di guerra, che sono in attesa di essere riconosciuti tali ed hanno diritto ad essere accolti e, tra coloro che invece non provengono da tali Paesi e che quindi devono essere trattati diversamente. Tutti però devono rientrare in una programmazione nazionale che ne contingenti l’arrivo, oggi indiscriminato e non più sostenibile. Comunque si deve trovare il modo di impegnarli in lavori socialmente utili ed in corsi di conoscenza della lingua italiana al fine di poterli integrare nel rispetto del tessuto sociale e della cultura del Paese che li ospita. Come UDC di Voghera chiederemo al Commissario Prefettizio, che è anche Vice Prefetto Vicario, di conoscere i numeri dei richiedenti asilo presenti in città alloggiati dalla Prefettura sia negli alberghi sia in case private, dato che ad oggi è sconosciuto, ma che la città deve conoscere anche per poter fare raffronti con altre realtà e valutarne l’impatto. Sul tema del lavoro e dell'occupazione? "Il tema ci sta particolarmente a cuore, tant'è che seguiamo con particolare attenzione e interessamento la vertenza in essere alla Cameron ed in altre realtà cittadine che danno segni di grave sofferenza. Apprezziamo in questo quadro anche l’impegno in regione del consigliere di Area Popolare Vittorio Pesato per dare sostegno alle aziende in crisi attraverso finanziamenti pubblici". Cosa si augura per la città l'anno prossimo? "Auspico che torni la nostra amministrazione che ha rivitalizzato e fatto molto per la città in questi anni, che Voghera possa tornare a splendere anche attraverso molti progetti temporaneamente sospesi a causa del commissariamento, penso – a titolo esemplificativo, ma non esaustivo - al teatro sociale per cui tanto abbiamo fatto, alla Fiera dell’Ascensione che quest’anno non è stata degna della sua plurisecolare tradizione, ad una Voghera che torni ad essere illuminata a Natale come gli anni scorsi, insomma ad una Voghera che ritorni ad essere amministrata con la V maiuscola".


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GUIDO MARCHESE: "il mio incarico scade nel 2017"

"ASM Voghera azienda municipalizzata condotta con una sana gestione" Di Lele Baiardi

Sempre elegante, dai modi gentili ed educati, parla velocemente e spesso sorride. Ma appena entri nel suo ambito professionale, immediatamente avverti la sua preparazione, la severità quasi austera, la profonda conoscenza della sua materia, dal territorio oltrepadano ai confini nazionali. Abbiamo incontrato Guido Marchese, con studio commercialistico in Voghera ma incarichi importantissimi a livello nazionale. Buongiorno e grazie di aver accettato il nostro invito. Lei è un professionista, sappiamo, estremamente apprezzato ed impegnato a livello economico/finanziario in tante aziende importantissime a livello nazionale: ce ne vuole citare alcune, anche del passato ma che hanno rappresentato momenti importanti della sua carriera? "Sono stato consigliere di amministrazione nel Gruppo Equitalia, società partecipata per il 51% dall'Agenzia delle Entrate e per il 49% da INPS, oltre ad incarichi in Finmeccanica. Attualmente sono nel board di Amissima Spa, ex Carige Assicurazioni, società del Fondo Apollo, ed ancora Presidente del Collegio Sindacale della Dufry World Spa, società già gruppo Benetton che gestisce i negozi duty free negli aeroporti. Presidente del Collegio Sindacale della SG Trading Spa, società che distribuisce per conto di Telecom la telefonia cellulare, e Presidente del Collegio Sindacale della Milano Serravalle Engineering Spa. Nonché consulente di importanti gruppi industriali italiani". Tra tutti questi eterogenei impegni, mi passi la semplicistica descrizione, a livello territoriale è all'interno del Collegio Sindacale di ASM, l'Azienda dei Servizi Municipalizzati di Voghera: ci spiega in forma comprensibile il suo ruolo e come agisce il collegio sindacale? "Il collegio sindacale è un organo di controllo. Il controllo del collegio sindacale è un controllo di legalità,

Guido Marchese perché i sindaci verificano il rispetto della legge e dello statuto, e l'adeguatezza dell'organizzazione amministrativa e contabile, unitamente alla corretta amministrazione della società, ovviamente, segnalando all'assemblea dei soci o all’autorità giudiziaria eventuali fatti rilevanti". Da quanto tempo ne fa parte? "Da cinque anni". Come giudica, in forma super partes, la gestione di ASM durante il mandato del sindaco Barbieri? "L'ASM di Voghera è una delle poche aziende municipalizzate che sono state condotte con una sana gestione. Il merito va alla politica, che dà gli indirizzi attraverso i soci di ASM, che sono i comuni, tra i quali Voghera, che è il socio di maggioranza. Lo stesso merito va certamente anche all’amministrazione della società ed ai dipendenti tutti". Lei avrebbe optato per scelte diverse? Ha riscontrato errori nella suddetta gestione? "Non è compito del collegio sindacale pronunciarsi su scelte aziendali, a meno che le stesse non cagionino danno all’azienda...". Alcuni giorni or sono, l'Ingegner Bariani, ex Pre-

sidente, ha pubblicamente dichiarato il suo appoggio al candidato sindaco Pier Ezio Ghezzi in occasione del prossimo ballottaggio elettorale, citando anche, a rafforzare quest'affermazione, motivi di dissenso con Carlo Barbieri: come legge quest'esternazione? "Come Presidente del collegio sindacale non mi sembra opportuno esprimere posizioni su 'casi' politici". Abbiamo letto che il collegio sindacale si è apertamente "messo di traverso" a seguito di alcune decisioni del Commissario Prefettizio Pomponio, in primis per quanto riguarda la scelta che il Commissario ha a sè evocato di nominare la commissione giudicante per il concorso per Direttore Generale, ora temporaneamente sospeso: ci spiega l'accaduto? "Come collegio sindacale abbiamo semplicemente espresso il nostro parere sulla procedura, tenuto conto che il comune di Voghera andrà ad elezioni (ballottaggio) a fine gennaio o inizi di febbraio. La scelta del nuovo direttore generale è una scelta importante per il futuro dell'azienda, che non può prescindere dalla conoscenza del territorio. Ed il nostro territorio è perfettamente in grado, dopo una corretta selezione, di presentare candidati che possano aspirare a tale ruolo". Come commenta e chi indica, come responsabili del disagio cittadino provocato in queste settimane dalla raccolta differenziata, oserei dire, troppo abborracciata? "La raccolta differenziata è un cambio di comportamento che deve certamente essere metabolizzato dai cittadini. E ci vuole tempo... Anche a Pavia, la raccolta differenziata ha creato molti problemi che neppure dopo molti anni sono stati completamente risolti. Nel caso di Voghera è innegabile che vi siano problemi tecnici di un certo rilievo e noi, come collegio sindacale, stiamo monitorando, sempre per quanto possa competerci, la situazione". Quando scadrà il suo impegno in ASM? "L’incarico è triennale e scade nel 2017".


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"la differenziata è un vantaggio per tutti"

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Di Serena Simula

Come ogni anno con l’arrivo del mese di dicembre sono attese in città polemiche e scontri sull'intramontabile tema delle luminarie natalizie. Dopo gli ingenti e discussi investimenti effettuati negli scorsi anni dall'amministrazione Barbieri per l'abbellimento del centro storico, quello del 2016 rischiava di essere un Natale a luci spente. Senza un'amministrazione propensa a finanziare le decorazioni, infatti, per difendere le luminarie sono dovute scendere in campo le associazioni dei commercianti e degli artigiani: insieme hanno trovato un accordo con il comune e hanno contribuito attivamente alle operazioni di abbellimento della città, che anche quest'anno si presenterà più che mai luminosa agli occhi dei vogheresi. In vista dello shopping natalizio abbiamo chiesto ai presidenti di Acol e Ascom Giancarlo Maconi ed Enrico Rissotti di spiegarci il loro punto di vista in merito e di aggiornarci sulle attuali condizioni del commercio vogherese. Partiamo dal tema del momento, l'eterno dibattito sulle luminarie: quelli per le decorazioni di Natale sono soldi spesi bene o spesi inutilmente? Le luci aiutano davvero il commercio? Giancarlo Maconi: "Assolutamente sì, altrimenti non ci saremmo impegnati così tanto per ottenerle anche quest'anno. Nel periodo delle feste ci teniamo molto che la nostra città offra la migliore immagine possibile di se stessa e le luminarie sono un elemento essenziale in questo senso. Ecco perchè collaboriamo sempre volentieri con il comune e con le altre associazione per garantire la loro presenza". Enrico Rissotti: "Quelli spesi per le decorazioni di Natale sono certamente soldi ben spesi. Le luminarie contribuiscono a creare l’atmosfera natalizia che per cultura e tradizione ci appartiene ed è difficile immaginare la città spenta. La loro luce spezza il buio delle nebbiose serate oltrepadane e riscalda l’animo dei cittadini, dando vita a quella sensazione di festa che favorisce la propensione alla spesa e agevola il commercio". Quali iniziative avete organizzato per il periodo natalizio? Giancarlo Maconi: "In collaborazione con il comune e le altre associazioni abbiamo contribuito all'accensione delle luminarie in città e alla realizzazione di un sistema di filodiffusione con cui faremo risuonare le vie del centro con le tradizionali musiche natalizie. Per quanto riguarda gli eventi, invece, noi di Acol insieme all'associazione Artigiani abbiamo richiesto la disponibilità dei locali sotto al comune per organizzare iniziative culturali a tema coinvolgendo il comitato CRI di Voghera. Ad oggi siamo ancora in attesa di risposta da parte del comune e speriamo che il nostro progetto venga approvato. Ogni nostro sforzo, infatti, va chiaramente nella direzione di invogliare la clientela a comprare a Voghera e a non spostarsi nei limitrofi centri commerciali". Enrico Rissotti: "Ascom, Acol e l’associazione Artigiani di Voghera si sono impegnate ad organizzare e pianificare una raccolta di contributi presso i loro associati per raccogliere una somma di denaro che unita al contributo dato dal comune garantirà l’illuminazione e la filodiffusione per le vie del centro. Un gesto concreto che dimostra quanto il bell'aspetto della città sia per noi assolutamente fondamentale durante il periodo delle feste".

Giancarlo Maconi Il comune vi ha aiutato? Giancarlo Maconi: "Quest'anno con la gestione commissariale del comune non aveva intenzione di farsi carico totalmente della spesa per le luminarie ma non voleva neppure rinunciarvi, motivo per cui ha ha richiesto il nostro contributo. Il progetto definitivo presuppone un grosso investimento economico che verrà cofinanziato dagli esercenti attraverso un'auto tassazione ma il comune contribuirà comunque con la non indifferente cifra di 18 mila euro a saldo dell'impegno economico anticipato dall'associazione artigiani". Enrico Rissotti: "Negli ultimi anni l’amministrazione comunale aveva finanziato totalmente le spese di noleggio e installazione delle luci natalizie ma quest’anno la città di Voghera ha rischiato di avere un Natale buio perchè il commissario prefettizio era poco propenso ad impegnare in modo esclusivo risorse del comune e ha chiesto alle associazioni di collaborare in modo sostanzioso nelle spese e nell’organizzazione. Visto il nostro impegno ha poi accettato di stanziare una discreta somma che garantirà l'abbellimento della città". Parlando più in generale, come vanno di questi tempi le cose per il commercio vogherese? Si spera in una risalita degli affari a dicembre? Giancarlo Maconi: "Indubbiamente la situazione economica dettata dalla crisi non aiuta i consumi e la concomitante mancanza della certezza politica destabilizza di riflesso il commercio cittadino non fornendo risposte per le problematiche relativo al lavoro (una su tutte la crisi Cameron) che limiterà indubbiamente le disponibilità di spesa di molte famiglie. Confidiamo comunque che lo spirito del Natale invogli le persone ad acquistare regali per quanto possibile e su questo punto mi preme ricordare che i negozi di Voghera offrono il più assortito e ricco parco commerciale a due passi da casa". Enrico Rissotti: "Il quadro del commercio a livello nazionale è sempre più preoccupante e Voghera non sfugge alla morsa che attanaglia il nostro settore dal 2008. La contrazione dei consumi, la pressione fiscale, il costo del lavoro ed il continuo sviluppo di centri commerciali accentuano la sofferenza delle imprese commerciali locali: per questo è tanto importante investire sulla città in vista del Natale". Quanto pesano sul bilancio di un'attività commerciale gli acquisti natalizi?

VOGHERA

"La triste esposizione dei rifiuti sulle soglie dei negozi e dei bar"

Enrico Rissotti Maconi, Risotti: "Il periodo natalizio ed i saldi invernali/estivi sono da sempre la “boccata di ossigeno” per la maggioranza dei negozi italiani e sommati pesano per difetto circa il 40% sul bilancio delle vendite annuali. Una percentuale sostanziosa". Facciamo una pausa dal Natale per passare a un altro dibattito in corso, quello sulla raccolta differenziata porta a porta. I sacchetti dell'immondizia in strada non sono certo uno spettacolo che aiuta il commercio. Che disagi stanno riscontrando i vostri associati? Giancarlo Maconi: "Come associazione abbiamo riscontrato difficoltà da parte dei nostri associati soprattutto per quelle attività dove la produzione di umido e indifferenziata è considerevole. Bar, ristoranti e negozi di generi alimentari freschi faticano a gestire e stoccare i rifiuti e abbiamo riportato i loro disagi ad Asm, la quale ci ha incontrato ufficialmente e ha prontamente rivisto la programmazione dei giorni di ritiro almeno per le attività commerciali. Indubbiamente, generalizzando, la situazione va rivista radicalmente dal momento che l'immagine della città viene inevitabilmente danneggiata dalla presenza dei sacchetti in strada fino alle 15. Ovviamente visto il disagio invitiamo la cittadinanza a farsi carico del dovere civico del decoro e dell'igiene urbana, che sono interesse di tutti e non dei soli commercianti. La differenziata è un vantaggio per tutti lavoreremo e collaboreremo per far in modo che il progetto possa migliorare in futuro". Enrico Rissotti: "La triste esposizione dei rifiuti sulle soglie dei negozi e dei bar del centro ha senza alcun dubbio un impatto negativo sull’immagine dell’esercizio commerciale e sulla città, per decoro e per questioni igieniche. La raccolta partita frettolosamente in modo anonimo deve essere sicuramente rivista nelle modalità e negli orari di raccolta per evitare i disagi creati. Una settimana dopo l’inizio di questa nuova procedura abbiamo organizzato in sede Ascom un incontro informativo con funzionari e dirigenti Asm che gentilmente si sono prestati al confronto con il commercio per informare e valutare soluzioni atte ad agevolare gli esercizi commerciali. Con rammarico devo sottolineare che pochissimi commercianti si sono prestati al confronto, hanno sicuramente perso un occasione per esprimere nella giusta sede le loro opinioni e far valere pienamente le loro ragioni".


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"i rifiuti dovrebbero essere raccolti di notte"

"Tra gatti e scarafaggi ne vedremo delle belle"

Di Lorenzo Cafarchio

Raccolta differenziata sì. Raccolta differenziata no. Il cerchio magico di Voghera, la zona centrale che bacia il Duomo, si è svegliata con l'arrivo di novembre nel caos più totale. Sacchetti dell'immondizia ovunque, bidoni marroni posizionati ad ogni angolo della strada e vetrine dei negozi invase da cumuli di sporcizia. Il malcontento diventa mormorio, il mormorio vociare, il vociare grida di rabbia. Il centro storico trasformato in un immondezzaio a cielo aperto, la città di Valentino vestita con il suo abito più lercio. Una cartolina da far accapponare la pelle. Ma facciamo un passo indietro. Il 24 ottobre 2016 viene emessa un'ordinanza comunale che sancisce l'inizio della raccolta differenziata porta a porta. La scelta viene fatta per adeguarsi al D.Lgs. 152/06 che fissa gli obbiettivi di smaltimento dei rifiuti, con la modalità della differenziata, al 65%. Pena una maggiorazione tributaria del 20%. Tutto questo era previsto per l'anno 2012. In questo modo, quasi all'alba del 2017, la capitale dell'Oltrepò si trova nella disorganizzazione più totale. La provincia di Pavia è la maglia nera della regione Lombardia. Con il suo 37% risulta la retroguardia lombarda e ad oggi il paese fedele a Federico Barbarossa si attesta al 32%. Il peggio del peggio.

cittadino ferrato sull'argomento, ci dice: "Dopo una sperimentazione nel 2008 la Lombardia ha deciso che questo è il metodo di differenziata più efficace in assoluto".

Massimo Girani Luisella Culacciati, gestisce un locale in via Garibaldi. "Il malcontento è generale. I rifiuti dovrebbero essere raccolti di notte. Così non possiamo andare avanti. Non abbiamo avuto il tempo di abituarci. Qualcuno butta la spazzatura dentro i bidoni della carta - gli unici rimasti in centro, ndr - qualcun altro dove capita". Il problema la tocca da vicino visto che ha un laboratorio. "Dobbiamo tenere i rifiuti nel locale. Ma se dovesse venire un controllo dell'Asl, cosa facciamo?". Le lasciamo l'ultima parola. "Cosa succederà quest'estate. Tra gatti e scarafaggi ne vedremo delle belle". La sezione vogherese di Legambiente non è rimasta a guardare. Abbiamo raggiunto telefonicamente Chiara Depaoli, coordinatrice oltrepadana del movimento. "I cittadini sanno che fare la raccolta è un obbligo morale, ma le modalità con la quale è stata attuata giocano a sfavore delle tematiche ambientali". Un dubbio su tutti. "Peggio di queste scelte poteva essere fatto?". La riflessione si sposta sulla natura più introspettiva della raccolta. "Le ultime due generazioni non sono state abituate alla gestione del rifiuto.

Gloria Frascerra Girando per le vie del centro l'esasperazione dei vogheresi emerge senza freni. Gloria Frascerra si è spesa per una raccolta firma al fine di far tornare le isole ecologiche in centro. "Come si fa a calendarizzare l'umido due volte alla settimana? Diventa difficile organizzarsi. Chi ha un figlio o un anziano da gestire nelle propria abitazione come può fare?". In poco più di una settimana, insieme ad altri concittadini, ha raccolto più di 400 firme. "Chi vive in periferia non si può rendere conto". Massimo Girani è infervorato. "Abito in via Matteotti e dovrebbe vedere come è ridotto il cortile di casa mia". Ci mostra le fotografie e ci consegna un documento sulla "mala gestione ed indifferenza alla necessità di differenziare". Divide il patio con un ristorante, le immagini ci raccontano di giorni e giorni di umido lasciato all'aria aperta. "Nessuno è contro la raccolta differenziata, ma le modalità sono assurde. Neanche i netturbini hanno un giro prestabilito per lo smaltimento". La raccolta porta a porta è diventata una realtà ed indietro non si può più tornare. Lo stesso Girani, un

Luisella Culacciati Bruciandolo si è sempre pensato che magicamente sparisse, ma non è così. Bisogna consapevolizzare il cittadino, mentre Asm non è stata in grado di creare un calendario efficace a fronte di questa dinamica". Ci sono anche aspetti positivi. "Lo smaltimento così inteso può portare ad un guadagno, anche per i vogheresi. Il metodo sicuramente va affinato e capisco

che i cittadini trovino odioso l'argomento visto come è stato affrontato". Le aree ecologiche? "Vedere i bidoni presi dall'alto con un braccio meccanico era orrendo. In questi termini mi dispiace per chi sta raccogliendo le firme, ma la via è quella del porta a porta". Vale la pena recuperare? "Bisogna migliorare le situazione". Giovedì 24 novembre alle ore 21:00, presso l'Auditorium Dagradi della piscina comunale, si è tenuto un dibattito in cui l'Asm ha risposto alle domande dei cittadini. In pectore il presidente della municipalizzata, Barbara Piermarioli, insieme ai tecnici dell'azienda. Davanti a loro gli iriensi con la bava alla bocca. Prima del dibattito incontriamo Martina Gravaghi, giovane studentessa che abita in via Emilia. "Io e la mia famiglia siamo da sempre abituati a fare la raccolta differenziata. Abbiamo fatto fatica all'inizio, ma il comune ci ha fornito il bidoncino marrone apposito".

Chiara Depaoli Le frasi continuano a fluire. "Il tutto andava attuato per gradi, trovo sbagliata la gestione. Lo smaltimento dell'umido due volte a settimana è troppo poco". Una parola anche per i negozianti. "Non è bello vedere vicino alle vetrine sacchetti e bidoni dell'immondizia dato che il ritiro avviene al mattino". Torniamo all'incontro. Due ragazze distribuiscono alla platea, più di cento i presenti in sala, due fogli. Da una parte un cartoncino che evidenza i giorni di raccolta, dall'altra un foglio con i servizi che Asm fornirà. Dai sacchetti per l'indifferenziata, ad un calendario, passando per uno sportello ambientale ed un rifiutologo ("una evoluzione del precedentemente Dizionario Rifiuti disponibile sul sito internet di Asm Voghera"). L'assemblea prende il via. "Questa procedura è un trauma, perché tutte le volte che si cambia è difficile". Le slide sul monitor alle spalle dei conferenzieri si sprecano, il pubblico inizia a mugugnare. Domenico Buscone, responsabile del servizio, porta subito le mani avanti: "Ci saranno dei correttivi da porre in essere", ed aggiunge, "abbiamo deciso di iniziare la raccolta per non incorrere in pesanti sanzioni europee". La gente prende la parola. Si parte con gli assorbenti delle persone anziane, la sale esplode in un applauso, sui "problemi igenico-sanitario" piovono fischi contro l'Asm. La risposta non tarda ad arrivare, "faremo un servizio a chiamata", ma gli uditori non vogliono sentire. Ancora fischi. Le domande si susseguono. Qualcuno mette in dubbio le capacità dei tecnici della municipalizzata. "Bisognava copiare dagli altri che l'hanno già fatto, non ci voleva uno studio".


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Martina Gravaghi Il presidente dell'azienda asserisce di "essersi ritrovata con il cerino in mano" e che il compito di far partire la raccolta è spettato a lei. C'è anche tempo per una lite furibonda tra Marina Azzaretti, ex assessore vogherese, e Massimo Asdrubali, vice presidente Asm, che finirà in denuncia. I toni si calmano, gli interventi continuano. Sui propri passi non si può tornare, la differenziata "s'ha da fare". Gli abitanti del centro hanno scelto, la raccolta verrà fatta nelle ore serali. Per concludere il viaggio al termine della notte tra i rifiuti vogheresi, abbiamo sentito via telefono il presidente dell'azienda di via Pozzoni n.2. Barbara Piermarioli è felice per la partecipazione della città all'incontro da lei voluto. "La raccolta porta a porta è stata accettata. Sposteremo il tutto in serata per favorire le attività commerciali. Inoltre seguiremo le richieste specifiche per anziani e bambini. Creeremo un servizio ad hoc, perché questo è un atto dovuto

Domenico Buscone verso i vogheresi". Sulla questione "cerino" vuole mettere il punto finale. "Sono molto contenta che l'Onorevole Affronti sia venuto in sala. Il mio non era un attacco alla precedente amministrazione ASM, amministrazione capace di un ottimo lavoro, ma ad un adeguamento che doveva essere cominciato 20 anni fa". Arriva al nocciolo della questione. "Noi siamo dei tecnici, il nostro compito è intervenire". Le chiediamo che fine hanno fatto le aree ecologiche, per le quali nel 2013 furono spesi 250mila euro, ma la voce sorvola. "Bisogna superare i limiti della città e spostarsi dalla posizione di fanalino di coda in Lombardia. Passo dopo passo otterremo dei risultati. Già con l'inizio della raccolta porta a porta in serale il disagio si abbasserà drasticamente". Il tempo delle decisioni irrevocabili è arrivato, nel bel mezzo della campagna elettorale faremo lo slalom tra i sacchi dell'immondizia. Voghera ai tempi della differenziata.

Barbara Piermarioli

Cortile interno abitazione Massimo Girani


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200MILA EURO DI FINANZIAMENTO PER LO STUDIO DI ALGORITMI FINANZIARI

Di Lorenzo Cafarchio

"Se gli americani non fossero ignoranti e smemorati, fieramente ignoranti e volutamente smemorati, oggi ripenserebbero al loro poeta Ezra Pound come al più lucido profeta della crisi economica che stanno vivendo, e noi di riflesso. (...) Come Marx, anche Pound crede che la storia non si capisca senza l'economia e il suo motore, il danaro". Uno dei maggiori pensatori italiani, Marcello Veneziani, sulle colonne di Libero, qualche tempo fa, parlava così di Ezra Pound introducendoci nel mondo dell'economia. Ai giorni nostri il mercato corre meno forte, colpa delle lande desolate create dal capitalismo, e Silvia Figini, professore associato di statistica e metodi quantitativi per l'analisi economica nella facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Pavia, è balzata all'onore delle cronache per un'importante finanziamento, ottenuto dalla Res Academy, atto a studiare nuovi algoritmi finalizzati alla misurazione dei rischi finanziari. Castelnovese di nascita e da sempre legata al territorio oltrepadano, ci ha raccontato come il suo lavoro può migliorare Voghera ed il sistema produttivo italiano. Dottoressa Figini, ci parli del finanziamento da 200mila euro ottenuto per sviluppare le sue analisi... "La somma è fornita per un progetto già finanziato lo scorso anno con un assegno di ricerca. L'iniziativa è andata molto bene ed ora ci troviamo ad affrontare due tipologie di rischi. Da una parte quelli finanziari, dall'altra quelli di impresa". Per i più la finanza è un'incognita, mentre voi analizzate gli azzardi del sistema economico... "Parliamo del credit risk, in termini di solvibilità, un proposito che produce fattori positivi per le banche. Ad esempio la stima accurata del credito oppure riuscire a capire quando le imprese non possono saldare il prestito. Modelli che vengono utilizzati anche quando si presenta a chiedere un finanziamento qualcuno che non è cliente dell'istituto di credito".

Il tutto intrecciando dati... "Si chiamano dati bureau che vengono venduti agli istituti bancari. I big data vanno a pescare nel web gli atteggiamenti ed i comportamenti dei consumatori, dando una stima reddituale dell'azienda o del soggetto. Il modello statistico aiuta la banca a capire se dare o meno il credito, invece all'impresa di avere un tempo di risposta più breve". Una stima? "Per cifre inferiori ai 10mila euro il responso arriverà dopo un'ora. In questo momento ci vogliono due settimane". Dal punto di vista delle società? "Il fatto che vengano trattate in modo corretto e valorizzate dal finanziamento. Non possiamo più pensare che una banca ci metta un mese per rispondere alle richieste. In questo modo si perde competitività sul mercato". Lo scorso anno ha lavorato ad un programma contro il riciclaggio... "Con i miei studenti siamo stati ospitati dal Ministero dell'economia e delle finanze proponendo una traccia che permetta di identificare al meglio gli intermediari finanziari. Oggi risulta fondamentale capire la triangolazione del danaro. Prendiamo per esempio tre figure: A,B e C. Noi analizziamo i flussi di soldi tra A-B e tra B-C. Vogliamo conoscere la storia degli spostamenti monetari e capire se oltre ai legami manifesti esistano operazioni nascoste, come quelle che potrebbero intercorrere tra A-C. In questo modo possiamo evidenziare quando si verifica il riciclaggio". Il percorso che sta per attuare stabilisce una parte importante di fondi per le operazioni anti-terrorismo... "Il GAFI - Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale - organo della Banca d'Italia, si occupa di prevenire fenomeni come il riciclaggio ed il terrorismo. Dal 1970 ai giorni nostri abbiamo un database con tutti gli attacchi terroristici compiuti nel mondo. Confrontando ed incrociando i numeri possiamo intervenire capendo chi finanzia le azioni terroristiche.

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Silvia Figini: "Le mie analisi possono dare un mercato più ampio a Voghera"

Silvia Figini Il tutto operando in un'ottica di prevenzione". Dal punto di vista dell'imprenditoria? "Sempre più imprese tendono a globalizzarsi. Con questi algoritmi riusciamo a calcolare quali possono essere le nazioni migliori nelle quali investire. Tracciamo un country risk per facilitare l'internazionalizzazione". Questa iniziativa può essere incentrata su un luogo paralizzato come l'Oltrepò? "Certo. Capendo cosa il territorio può offrire possiamo proporre un progetto per dare un mercato più ampio a Voghera e al suo circondario. Un processo simile è stato al centro di un mio lavoro, di marketing territoriale, in Valtellina. Si è costruita un rete di prodotti locali immessi su di un portale riuscendo, senza rischi, a dare un vetrina mondiale alla zona. Servono i numeri per studiare il percorso dal punto di vista quantitativo e qualitativo". Parliamo di una possibilità anche per i cervelli locali ed internazionali... "La squadra sarà formata dai migliori disponibili, non precluderemo a nessuno la possibilità di accedere all'iniziativa. Partendo dall'Oltrepò pavese arrivando fino a Palermo, incontriamo un problema di clientelismo e paghiamo una procedura che non è stata creata per premiare i migliori. Anch'io sono dovuta andare all'estero per poi tornare. Parole come meritocrazia ed eccellenza servono solo a riempirsi la bocca".


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CLOWN DI CORSIA: "è l'esperienza più gratificante della mia vita"

"La prima cosa che facciamo in pediatria è tirarci via il naso rosso"

Chiara Calzolai

Di Lorenzo Cafarchio "Una risata può avere lo stesso effetto di un antidolorifico: entrambi agiscono sul sistema nervoso anestetizzandolo e convincendo il paziente che il dolore non ci sia". Il medico statunitense, Patch Adams, riassume così l'arte ed il rito olistico della clownterapia. Nato a Washington ha portato, fin dagli albori degli anni '70, il sorriso negli ospedali degli U.S.A. prima e poi di tutto il mondo. Perché quando la mente lavora per scacciare i fantasmi della malattia i colori del mondo hanno tutta un'altra intensità. Nella città di Giovanni Plana un gruppo di saltimbanco ha messo radici. Chiara Calzolai, facente parte del direttivo dei Clown di corsia Voghera Onlus, ci ha fatto immergere in un pianeta fatto di corsie tra i nosocomi ed i nasini rossi. Un pianeta dove il sollievo donato al prossimo è la ricompensa più preziosa. Diamo uno sguardo al passato, quando nasce il vostro progetto? "Nel 2014 i clown sbarcano a Voghera. Quattro persone che facevano parte di un'associazione a Pavia hanno deciso di iniziare questo percorso anche in Oltrepò. Abbiamo realizzato il primo corso base di formazione con personale qualificato. All'inizio ci rivolgevamo solo al reparto di Pediatria dell'ospedale locale". Ora avete allargato il giro... "Da un anno a questa parte ci siamo affaccianti anche in Ginecologia ed Ostetricia. Ma non dimentichiamo l'opera che svolgiamo nelle case di riposo. Portiamo la nostra arte agli anziani da Voghera a Cervesina, passando per Retorbido, Salice Terme, Borgo Priolo e Casteggio". Vi si può trovare anche in un centro commerciale della zona... "Gestiamo presso l'Iper di Montebello una giostra di cavalli per bambini. La corsa per i più piccoli è gratuita e chiediamo un'offerta ai genitori per finanziare le nostre attività. Siamo tutti volontari". I primi passi quali sono stati? "Come dicevo tutto è iniziato in Pediatria. Chiediamo, ogni volta, l'autorizzazione al personale e ci troviamo con gli infanti in una stanza comune. La stanza dei giochi. L'attività che andiamo a compiere serve per smorzare le tensioni accumulate": Qual è il vostro repertorio? "Gag comiche, scenette, giochiamo con i palloncini, ascoltiamo i bambini e qualcuno di noi si esibisce in numeri di magia. In Pediatria ci sono ragazzi fino ai 18 anni, dunque bisogna calibrarsi. C'è una forte presenza di extracomunitari. Con loro abbiamo un problema inerente alla lingua, ma per fortuna il

linguaggio del gioco è internazionale". In Ginecologia invece? "All'interno del reparto di Ostetricia troviamo donne partorienti, non stiamo tantissimo, ci limitiamo a chiacchierare con le persone. Il riscontro è comunque ottimo, sopratutto per i casi di lunga degenza. Interagire con il prossimo aumenta la voglia di confrontarsi, a volte basta un niente, la scintilla può partire anche da un programma televisivo". Mi stava parlando del vostro impegno verso le persone più anziane della società... "Affrontiamo un discorso particolare sopratutto con i casi di Alzheimer. Il modo di approcciarsi è completamente diverso. Non usiamo palloncini, ma giochiamo con una palla. Una volta alla settimana, il martedì mattina alla Pezzani, usiamo la musicoterapia. Sempre lo stesso repertorio, quattro, cinque canzoni. Il fatto di ripetere la scaletta porta beneficio nella cura, perché stimola la memoria". Con gli altri? "Il servizio normale è incentrato sull'uso della musica, come già detto. Cantiamo canzoni dei loro tempi, alla Quel mazzolin di fiori per intenderci. Li vediamo ballare e con la chitarra ed il tamburello li accompagniamo. I degenti delle case di riposo si sentono coinvolti. Siamo tutti in un salone, mentre alcuni di noi si occupano dei pazienti che non possono lasciare le proprie stanze". Lei come ha iniziato? "Ho visto un annuncio sul giornale. Mi sono buttata ed è risultata l'esperienza più gratificante della mia vita. Ora mi occupo della stesura dei turni mensili per i pagliacci". Il suo nome di battaglia? "Polpetta". Quanti servizi fate al mese? "Indicativamente 15-20. Siamo 45 volontari e cerchiamo di dividerci. Quando abbiamo più impegni diamo priorità agli interventi in struttura, tutto il resto viene a cascata". Come si fa a diventare clown? "Bisogna essere maggiorenni, ma un'età massima non esiste. Indicativamente organizziamo un corso all'anno, in base alle persone che ci contattano. Il corso si divide su due giornate, sabato e domenica, e permette di interagire con i formatori per iniziare ad avere le basi. Serve bloccare i propri stimoli in modo da riuscire ad interagire al meglio con il gruppo. Nelle prime fasi si viene affiancati da un figura più esperta. Il rapporto è 1:1, un pagliaccio più rodato ed uno più giovane insieme". Bisogna controllare i sentimenti... "C'è una parte indubbiamente emozionale che va tenuta a bada. Lo stesso ragionamento che vale per lo psicologo. Se ti porti tutto a casa diventa difficile conviverci. A Voghera fortunatamente in pediatria un bambino lo vedi una volta e il servizio successivo è già tornato nella propria abitazione. In una casa di riposo capita che le persone muoiano e quindi per affrontare certe situazione serve l'intervento del personale più navigato". La parte di decompressione come avviene? "Lavoriamo sulla condivisione. Alla fine di ogni servizio ci scambiamo le nostre opinioni analizzando i pro ed i contro. Così si smorza la tensione e si butta

tutto fuori". State cercando di entrare nelle scuole... "Siamo in contatto con i dirigenti scolastici. Vogliamo far conoscere ai ragazzi delle elementari e delle medie la clownterapia. Ma l'iter burocratico è molto lungo. L'intento è quello di iniziare con le scuole di Voghera, magari anche Rivanazzano Terme". Che caratteristiche ci vogliono per diventare "nasini rossi"? "Tutti lo posso fare. Bisogna voler mettersi in gioco. Si riesce a scoprire lati del carattere che normalmente non emergono. Gli esercizi ed i passatempi che svogliamo hanno tutti una finalità studiata. Stare insieme, fidarsi del proprio compagno e della propria compagna, crea un rapporto di fiducia alla base della nostra missione. Parliamo della conditio sine qua non per rendere tutto naturale e propositivo. Inoltre bisogna non avere pregiudizi, ti metti a nudo e puoi solo migliorare come persona". Ci sono più uomini o più donne? "Il gentil sesso, in termini di percentuale, è rappresentato maggiormente. Ricordo che dai 18 anni in poi chiunque può far parte del gruppo". Ci racconti chi era Patch Adams... "Parliamo di colui che ha inventato la clownterapia. E' stato portato sul grande schermo da Robin Williams, anche se la pellicola è un po' distante dalla realtà. L'effetto terapeutico del buonumore è fondamentale. Noi arriviamo in stanza e portiamo 10-15 minuti di allegria. Poi il paziente racconta la propria esperienza ai genitori, agli amici, ai parenti e riesce in questo modo a sgomberare la mente". La coulrofobia - letteralmente paura dei clown - è diventata, negli anni, un filone letterario e cinematografico. Vi è mai capitato che i degenti si spaventassero? "Succede in Pediatria. Questo è uno dei temi che viene maggiormente affrontato. Un bambino di due, tre anni può rimanere impressionato da un adulto truccato ed intimorirsi. La prima cosa che facciamo è tirarci via il naso rosso e metterlo al collo". Ci parli del progetto AmaBILmentE... "Il tutto nasce da un video e da un'idea quando ancora facevamo parte della struttura Auser. Insieme ad altre due onlus, la ACOD (Associazione Consumatori Disabili) e Una mano per..., vogliamo creare un parco giochi per i bambini con disabilità. A Voghera tutto questo non esiste. L'intento è quello di acquistate alcune giostre, nonostante abbiano un costo notevole. Per questo motivo vogliamo far conoscere la nostra iniziativa tramite eventi". Il 7 dicembre ci sarà l'avvenimento più importante di questa vostra iniziativa... "Al Club House di Salice Terme, dalle ore 17:00, daremo vita ad una trovata con la sosia di Violetta, numeri di magia, musica, animazione e si potrà mangiare una pizza in loco. Successivamente gli ospiti verranno intrattenuti da un comico di Zelig, Claudio Batta, e la serata proseguirà con l'apertura della discoteca. Tutto l'incasso sarà devoluto al progetto". Il parco dove verrà realizzato? "All'Auser. Puntiamo ad almeno due giostre. Un'altalena ed una simile alle tazze di Gardaland, dove bambini normodotati e disabili possano giocare insieme. La raccolta fondi non si ferma qui, andrà avanti fino alla prossima primavera. Ricordo che si può contribuire all'iniziativa acquistando uno dei nostri braccialetti".


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La minoranza: "ci chiediamo ora cosa farà la giunta Grazioli"

Di Valentina Villani

La storica vicenda tra il comune di Pizzale e l'industria Laterizi Pastore sembra non avere fine. Infatti, prese vita nel lontano 2007 e, da allora, è stato un susseguirsi di ricorsi e "battibecchi" interminabili tra le due parti, come ci racconta Vincenzo Faiello, consigliere di minoranza presso il comune di Pizzale. "L’annosa vertenza comune Pizzale - industria Laterizi Pastore ebbe inizio nel lontano febbraio 2007 – spiega - quando Regione Lombardia autorizzò l'escavazione in località Cascina Borrona nel comune di Voghera". Faiello dopo l'autorizzazione cosa accadde? "Successivamente, due anni dopo, più precisamente nel 2009, le ditte titolari dell’autorizzazione, insieme con la Provincia di Pavia e i comuni limitrofi interessati, quali Pizzale, Voghera, Pancarana e Cervesina, si riunirono in una conferenza dei servizi. Durante la conferenza, tutte le parti concordarono per il nulla osta al tracciato viabilistico definitivo del progetto, assoggettato ad alcune prescrizioni, che dovevano essere ottemperate entro un anno dall’inizio dei lavori”. Poi però il comune di Pizzale fece marcia indietro, esatto? "Inizialmente il comune di Pizzale, nella persona del sindaco pro-tempore Sabina Rossi, alla presenza del capogruppo di maggioranza Luigi Rossi, diede il proprio consenso. Ma in un secondo momento, dopo che tutte le ditte interessate approntarono l'area di cava e ultimato quella di accesso, si videro negare il permesso

per realizzare una parte della viabilità nel territorio di Pizzale, mentre il comune di Voghera, invece realizzò subito i lavori di propria competenza". Da qui in poi partirono diversi ricorsi al Tar "Le ditte iniziarono a presentare una serie di ricorsi al Tar della Lombardi. Le relative sentenze emesse, condannarono il Comune di Pizzale a pagare le spese processuali, annullando delibere e documenti non legittimi". Così arriviamo all’ultima sentenza, quella del 26 agosto? "Il Tar della Lombardia pubblica l’ennesima sentenza lo scorso 26 agosto. I giudici, in primo luogo, annullano un ulteriore documento, emesso dal responsabile del servizio tecnico, evidenziando una serie di violazioni normative, quali: elusione delle sentenze precedenti, eccesso di potere per travisamento di fatti e di diritto, sviamento, contraddittorietà ed illogicità, violazione del principio di proporzionalità e buona amministrazione, carenza di potere e incompetenza. Per quanto riguarda invece la richiesta di risarcimento danni, i giudici, pur non riconoscendo una tutela risarcitoria al momento, hanno obbligato l’amministrazione Grazioli a eliminare i vizi riscontrati, ri pronunciarsi sulle istanze annullate, effettuare il contraddittorio con l’interessato coinvolgendo l’amministrazione provinciale per quanto di competenza e, infine, rimandando il tutto all’esito del nuovo iter procedurale. Solo dopo questa fase, il Tar, potrà prendere in considerazione un eventuale risarcimento danni, qualora l'amministrazione comunale continuerà a emanare atti illegittimi e viziati".

Vincenzo Faiello

PIZZALE

"Sono due anni che in comune non viene approvato il PGT"

La minoranza che idea si è fatta di tutta questa vicenda? "Ovviamente ci chiediamo ora cosa farà la giunta Grazioli? Si siederà a un tavolo con le parti, cercando una linea comune, così come imposto dai giudici? Oppure continuerà a disattendere le imposizioni del Tar, dando così l’opportunità alla ditta di intraprendere nuove opposizioni e quindi nuove spese legali da affrontare? Non sono bastate quelle borsate fino ad ora? Dalle delibere e determinazioni visionate, attualmente per quest’ultima sentenza, ammontano a circa 20milioni di euro". Conclude Faiello – "credo che questo chiarimento sia dovuto ai cittadini di Pizzale, perché il lavoro svolto fino ad ora dall’amministrazione comunale pare tenda a voler nascondere la verità alla gente. Purtroppo, questo 'gioco' sta diventando troppo pericoloso e il rischio di dover far fronte a gravi problemi in un prossimo futuro è altissimo. L’approvazione mancata del PGT presso il nostro comune da più di due anni, è ovvio sia legata in qualche modo a questa vicenda. E’ poi davvero scandaloso pensare che di tutti i 1527 comuni presenti in Regione Lombardia, l’unico a essere sprovvisto dello strumento urbanistico sia proprio il comune di Pizzale".


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"Non vedo nessuna persona candidabile né di maggioranza, né d'opposizione" Di Lele Baiardi Senatore e successivamente Deputato del Parlamento Italiano, ferrarese d'origine, già Sindaco di Rivanazzano Terme per due mandati, siamo riusciti in uno dei rari momenti di tranquillità casalinga ad incontrare il Dottor Luigi, per tutti probabilmente da sempre semplicemente "Gigi", Fabbri. Iniziamo dalle date importanti della sua carriera politica ed i rispettivi ruoli ricoperti. "La mia militanza politica è di lunga data, iniziando nella seconda metà degli anni 60, ancora minorenne, tramite una vera e propria importante scuola, ormai praticamente estinta, cioè la sezione giovanile di partito. Nel mio caso, il Partito Socialista Italiano. Li si imparava, si cresceva, ci si confrontava in continuazione, si ponevano le basi della corretta comprensione del fare politica. Alcuni crescendo abbandonavano le Sezioni, altri, come nel mio caso, continuavano attivamente ad impegnarsi sul campo". Impegno che l'ha portata ai massimi organi nazionali... "Glielo dico tra poco. Prima le voglio dire questa cosa che mi è sovvenuta ripensando a quegli anni ormai lontani... Nel 1970 fu la prima volta che ebbi diritto al voto, perché allora la maggiore età, e quindi la possibilità di votare, cadeva dal compimento del 21mo anno anagrafico, e così fu sino al 1975. Nel 1970, per la prima volta, furono svolte le Elezioni Regionali: durante la campagna elettorale, tra i vari argomenti, si parlava con una certa preoccupazione del disavanzo tra il PIL ed il Debito Pubblico, attestato attorno al 39-40 per cento... Nulla in confronto al 130 per cento raggiunto nei vent'anni successivi! E' un concetto al quale mi riallaccerò a breve... Dicevamo dei miei ruoli... Iniziando dal doppio mandato, 1995-2004, come Sindaco di Rivanazzano, sono stato poi eletto Senatore in Forza Italia nel 2001, rieletto Deputato, sempre in Forza Italia, dal 2006 al 2008, e poi Deputato nel Gruppo Misto alla Camera, con Rutelli e Tabacci, 2012-2013. Durante questi anni, tra gli incarichi ricoperti, sono stato Vicepresidente della Commissione Lavoro del Senato e poi Responsabile delle Politiche del Lavoro alla Camera, Membro dell'Authority sulle Assicurazioni, I.S.V.A.P. oggi I.V.A.S.S., nel biennio 2009-2010" Ha ancora incarichi Parlamentari? "Oggi mi occupo di Sicurezza sul Lavoro per il Ministero del Lavoro e per il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile". E' quindi poco presente sul territorio oltrepadano? "Mi divido in parti uguali tra casa, Roma e/o altre destinazioni. Vede, io sono medico del lavoro, come avrà intuito (sorride), vivo nelle fabbriche, in giro per l'Italia molto spesso. Ma trovo sempre modo di passare settimanalmente qualche giorno nel nostro Oltrepò". Come lo avverte? Che sensazioni ha? "Beh, non posso certo dire positive. Vede, lo ritengo un po'... Sud. Siamo Sud. La condizione delle strade, l'assenza di interventi infrastrutturali, il deficit d'Impianti industriali su tutto il territorio provinciale... Il problema è che nella nostra zona la politica ha sempre avuto sapore e collocazione clientelare e l'imprenditoria difficilmente brilla. Ora addirittura temo che in Regione sia in corso anche un tentativo di depotenziare la Sanità su questo territorio provinciale, probabilmente preferendo i grandi gruppi milanesi: temo ad esempio che non ci si preoccupi di far crescere e/o mantenere un'eccellenza, ad esempio, come il San

Luigi Fabbri Matteo di Pavia...". Quale può essere l'antidoto a questa debacle da lei citata? "Al momento l'antidoto non c'è, perché, le ripeto, la politica non è nel territorio, è sospesa, non da segnali di presenza tangibili...". Vorrei ricollegarmi allora adesso al caso PirolisiRetorbido "Al di là del pronunciamento degli esperti, dei posti di lavoro si o dei posti di lavoro no, delle possibili gravi problematiche di salute per la popolazione o dell'assoluta inesistenza delle stesse, in buona sostanza al di là di ogni discorso, ritengo assolutamente non opportuno proseguire su questo tema d'investimento in questa zona, oltretutto avendo scelto una collocazione, questo é mio parere spassionato, assolutamente errata per posizionarvi un impianto industriale !!! Ma al di là ancora di questo, con la contestazione civile sempre attiva e la popolazione preoccupata e spaventata da ciò, il coinvolgimento e lo sbilanciamento anche dei vertici Regionali in direzione del no, i personaggi famosi che hanno anche sposato la causa... per tutto ciò, oggi, mi sembra davvero inopportuno proseguire". Ritiene che potremmo avere, chiamiamoli, capovolgimenti di fronte a riguardo? "Non penso proprio! Ritengo che chi voleva fare la Pirolisi nella nostra zona tenterà, non posizionandola qui ma in altra sede, di ricavarne qualche agevolazione diversa, certamente restando nella legalità, non sto insinuando giochi occulti, si badi bene!". Lei si sta spendendo, mi passi il termine, per il SI al referendum del 4 Dicembre... "Vuol sapere perché? (sorride) Non è un discorso politico, il mio. Semplicemente di logica civile. La nostra Costituzione ha 70 anni. I Padri Costituenti, all'epoca, hanno fatto un lavoro impressionante, geniale! E'

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"oltrepo? lo ritengo un po'... sud. siamo sud"

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stata una Costituzione perfetta per quell'Italia che dal dopoguerra cominciava a ricostruirsi, a crescere, a vivere. L'Europa era un sogno lontano, già esisteva sulla carta nelle intuizioni di persone lungimiranti, ma non nella realtà. Oggi, con tutte le problematiche, con tutti gli acciacchi, le mancanze che sta dimostrando, l'Europa unita è il nostro presente, e dobbiamo cercare di farla diventare il nostro ambizioso futuro! Diverse cose vanno cambiate: per allinearci agli altri paesi continentali, uniformarci alla velocità produttiva, crescere e rafforzarci sullo stesso asse, senza sbilanciamenti. Tanti anni fa, le difficoltà economiche italiane erano spesso supportate dalla svalutazione della lira, che ci rendeva appetibili sui mercati e ci consentiva di galleggiare comunque. Ecco perché all'inizio della nostra chiacchierata le ho voluto citare il 1970. Si immagina oggi un'Italia debolissima fuori dall'Europa unita?! Oggi c'è una terra unica europea, una sorta di mamma che vuole farci crescere imparando a spenderci in un meccanismo sano, controllato, dove una moneta che è uguale per tutti non può essere asservita alle esigenze del momento. E certamente dobbiamo eliminare il bicameralismo paritario del nostro centro nevralgico governativo! Una zavorra pesantissima! Dobbiamo diventare più moderni ed agili!". Le voglio chiedere un'ultima domanda che riguarda strettamente il suo Comune: cosa prevede per le prossime elezioni di Rivanazzano? "Non riesco a prevedere nulla (sorride)... ". La sensazione diffusa che si ha girando per il paese è che tutto vada benissimo, che quest'amministrazione abbia lavorato decisamente bene: se si potesse ripresentare il Dottor Ferrari per un terzo mandato, pensa si verificherebbe un plebiscito? "E' molto probabile. Ma non mi riferisco a valori particolari, anche se ritengo che effettivamente la gestione del paese sia stata positiva: non vedo nessuna alternativa, nessuna persona candidabile degna di nota, né di maggioranza, né d'opposizione...". Ha un'idea anche sulle future Elezioni amministrative per Godiasco-Salice Terme? "Stesso ritratto, in bianco e nero"


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Carlo Ferrari: "fatti investimenti per 250mila euro"

Fondazione Varni Agnetti: "La lista di attesa è di 341 persone" Di Gabriella Draghi

La Fondazione Varni Agnetti di Godiasco in diciotto anni di vita ha saputo imporsi in tutta la valle Staffora e non solo come un centro di riferimento per ospitare tutte quelle persone che per anzianità o per problematiche varie non hanno la possibilità di vivere nella loro famiglia. In realtà la Varni Agnetti si è "imposta" anche nelle famiglie, perchè i figli ed i parenti degli ospiti di questa struttura sono "tranquilli" quando un loro congiunto è accudito e curato dallo staff diretto dal Dottor Ferrari. A lui abbiamo rivolto alcune domande In che anno è stata inaugurata la struttura e chi ne è stato il principale promotore? "La Fondazione Varni Agnetti onlus trae origine dalla donazione disposta dalla Signora Concaro Varni Maria Maddalena vedova Agnetti, del fabbricato e del terreno siti in Strada Ardivestra a Godiasco che ha attuato la volontà dello zio, l'Ingegnere Alfredo Varni di donare le proprie sostanze per la realizzazione una casa di riposo per anziani a favore dei cittadini di Godiasco Salice Terme e di Montesegale, paese di cui era nativo. L’Amministrazione Comunale di Godiasco, il cui Sindaco di allora era Elio Berogno (attuale Presidente della Fondazione), ha trovato i finanziamenti occorrenti, ha costituito un consorzio per la costruzione della casa di riposo con le amministrazioni dei comuni di Rocca Susella, Montesegale e Fortunago. Successivamente è stato costruito l’edificio adibito a casa di riposo e nel 1998 è stata inaugurata l’I. P.A.B Varni Agnetti di Godiasco Salice Terme". Quali servizi vengono forniti "La Fondazione Varni Agnetti eroga i seguenti servizi: residenza sanitaria assistenziale - RSA – servizi residenziali rivolti ad anziani over 65 (autosufficienti o meno) che per le condizioni psico-fisiche o sociali non sono idoneamente assistibili a domicilio: 86

posti letto; centro diurno integrato - CDI – servizi semiresidenziali rivolti a persone anziane over 65 che hanno bisogni socio sanitari difficilmente gestibili al domicilio ma ancora tali da non richiedere il ricovero a tempo pieno in residenza sanitaria assistenziale: 40 posti; assistenza domiciliare integrata - voucher sanitari– servizi domiciliari per anziani e popolazione fragile; RSA aperta: prestazioni domiciliari di tipo residenziale e semiresidenziale a sostegno della domiciliarità; voucher sociali – per servizi non sanitari rivolti alla popolazione fragile; pasti a domicilio e prelievi a domicilio: sperimentali solo per il Comune di Godiasco Salice Terme – Godiasco capoluogo". Quante persone ospita attualmente e da quale territorio provengono? "Oggi la nostra R.S.A ospita 86 anziani ed il nostro CDI. 40; la fondazione assiste, altresì, 60 persone a domicilio e si adopera a rispondere ai bisogni del territorio circostante. Circa il 90% degli ospiti della RSA è completamente non autosufficiente ovvero bisognoso di cure sanitarie ed assistenziali elevate; infatti il personale è solo in piccola parte impiegato in attività che non hanno diretto impatto sull’ospite. Il CDI e la RSA Varni Agnetti hanno erogato nel 2015 circa 45.000 giornate di assistenza; l'attenta gestione della lista d’attesa ha permesso inoltre di ottenere un livello di occupazione dei posti letto che supera la percentuale del 99,7% (il tasso saturazione R.S.A. lombarde è pari a circa il 94% ); il 55% degli ospiti della RSA. e del nostro CDI. proviene dal territorio della comunità montana Oltrepò Pavese". Da chi è amministrata la fondazione? "Da un consiglio di amministrazione che è costituito da amministratori che nulla percepiscono per la loro attività (spesso anche molto impegnativa e piena di responsabilità). Il consiglio di amministrazione della Fondazione è così composto: Berogno Felice Elio Presidente, Rovati Tiziana Vice Presidente, Ambrosini Donata, Lanfranchi Emanuele, Mula Maurizio, Orezzi Giancarlo in veste di consiglieri e Monsignor Don Pietro Mariani come consigliere e membro di diritto".

Ci può dire come è composto lo staff della fondazione? "Nelle imprese di servizi alla persona la qualità dei servizi erogati è strettamente connessa con la qualità del personale impiegato. Partendo da questa considerazione il consiglio di amministrazione ha sempre posto molta attenzione alla gestione delle risorse umane. Attenzione che si articola in attività di formazione continua, rapporti consolidati, mantenimento e costanza del rapporto stesso. Per motivi organizzativi, la fondazione ha scelto di affidare in outsourcing alcuni servizi. I contratti di esternalizzazione prevedono comunque una sorveglianza mirata sui servizi erogati in modo tale da garantire un elevato standard qualitativo dei medesimi e la massima soddisfazione da parte degli utenti. La fondazione è fortemente radicata sul territorio poiché eroga servizi alla cittadinanza locale e impiega lavoratori residenti nei comuni fondatori e nei comuni limitrofi. I servizi erogati sono garantiti da circa 55 dipendenti della fondazione e da 40 operatori convenzionati suddivisi tra: personale area amministrativa, personale area sanitaria e socio-sanitaria, personale area riabilitativa, personale area educativa, personale area socio assistenziale, personale addetto ai servizi generali. Solo a fine 2015 sono state assunte a tempo indeterminato 10 persone nell'area socio sanitaria! Inoltre è opportuno specificare come il valore aggiunto della produzione della Fondazione abbia una ricaduta economica sul territorio con un'incidenza del 94% sul personale impiegato per l'erogazione del servizio medesimo, considerando che il personale è locale, che la politica di scelta dei fornitori privilegia, a parità di prestazione, quelli locali; è stato possibile raggiungere questi positivi risultati (sia economici che assistenziali) grazie all'impegno profuso da tutto il personale". Quando si è insediato come direttore? "Io sono il direttore della fondazione dall'aprile 2001 e l'obiettivo che insieme al consiglio di amministrazione ed a tutto il nostro personale ci poniamo da sempre è quello di creare un rapporto di fiducia, dia-


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logo e collaborazione sempre più stretto con l'ospite e i suoi familiari, per migliorare la qualità dei servizi erogati, rendendoli più efficienti, tempestivi e vicini alle esigenze di quanti ne usufruiscono". Contributi e rette, donazioni... "Mantenere la qualità dei servizi ad un costo sostenibile: questo un altro vanto della Varni Agnetti. Da un rapido sguardo tra le tariffe applicate dalle altre residenze socio assistenziali a livello provinciale e regionale, si evince che la fondazione è quella che ha le rette tra le più basse, pur garantendo servizi di elevata qualità. Le rette applicate dalla RSA sono: € 43,07 al giorno per ospiti che abbiano sufficiente autonomia di movimento e si trovino in condizioni psico – fisiche che non richiedano continua assistenza, né continue cure mediche e infermieristiche; € 46,68 al giorno per ospiti privi di autonomia di movimento e si trovino in condizioni psico – fisiche che richiedano continua assistenza, continue cure mediche e infermieristiche. Le rette applicate per il servizio CDI sono: € 13,00 - retta con permanenza superiore alle tre ore, € 6,00 retta con permanenza sino a tre ore e non prevede la somministrazione del pasto. E' possibile divenire un sostenitore delle attività della fondazione attraverso molteplici strade: sostenere economicamente le nostre attività o i nostri progetti; effettuare un lascito a favore della fondazione. Si può, inoltre, donare il 5 per mille alla Fondazione in fase di presentazione della dichiarazione dei redditi" Avete una lunga lista attesa? "La lista di attesa della R.S.A. è un indicatore, utilizzato anche dalla Regione Lombardia, per misurare la qualità del servizio offerto. Attualmente la lista di attesa è di 341 persone che corrisponde al 53% delle persone in lista di attesa in tutte le strutture presenti nel territorio della comunità montana Oltrepo Pavese. Anche il CDI per anziani ha raggiunto al satura-

23 zione dei 40 posti. Una lista di attesa di questo genere dimostra che il territorio riconosce che la Fondazione eroga servizi di assoluta qualità". Avete riscontrato problemi nella gestione? "L'obiettivo della Fondazione è quello di erogare servizi di elevata qualità a costi economicamente sostenibili per l'utenza. Anche il 2015 è stato un anno difficile, sia per perdurare della crisi economica che si è abbattuta sul nostro paese (che ha evidenziato, tra l'altro, una minor capacità di spesa da parte dell’utenza a cui si rivolge la Fondazione) sia per la riduzione delle risorse a disposizione degli Enti gestori (R.S.A. e C.D.I.). In questo difficile contesto socio-economico aver mantenuto un’ottima qualità del servizio erogato, un equilibrio di bilancio (con rette decisamente inferiori alla retta media delle strutture socio-assistenziali oltrepadane, pavesi e lombarde), aver stabilizzato n. 10 dipendenti con contratto a tempo indeterminato ed aver programmato investimenti per migliorare la capacità ricettiva della struttura, è per tutti noi un risultato importante ed un’ulteriore spinta al miglioramento continuo. La Fondazione è un'organizzazione molto legata al territorio: gli utenti ed il personale provengono dai comuni della comunità montana e dai comuni limitrofi, una buona parte degli acquisti è fatta, a parità di condizioni, presso fornitori locali. Gran parte dei ricavi proviene da utenti residenti nel territorio e gran parte delle spese sostenute ritorna al territorio di provenienza creando reddito e occupazione". Progetti Futuri? "Nel 2016 sono stati fatti investimenti per circa 250.000,00 euro per ampliare la RSA creando alcuni posti letto solventi, ampliando gli spazi comuni per gli ospiti ed effettuando una riqualificazione dell’area esterna/giardino adibita all’utilizzo degli ospiti della RSA e del CDI; inoltre si è provveduto

Carlo Ferrari alla rinegoziazione con il Comune di Godiasco Salice Terme del contratto in diritto di superficie dei terreni adiacenti alla RSA portando la durata a 90 anni; questo permetterà alla Fondazione di avviare altri progetti di investimento per i prossimi anni. Un progetto strategico che la Fondazione intende sviluppare è il progetto “Residenzialità integrata nel territorio della Comunità Montana Oltrepò Pavese per la costruzione di alloggi innovativi per anziani e soggetti in condizioni di disagio sociale e di una rete di protezione integrata con l’utilizzo della domotica collettiva. La nostra mission è quella di dare efficaci risposte assistenziali e sanitarie alle persone anziane ed ai soggetti in situazioni di fragilità dando al contempo una opportunità di lavoro ai nostri giovani che così riescono a rimanere sul territorio. Vogliamo, insieme a tutto il nostro personale, assicurare un ulteriore passo in avanti nel costruire un modello di Fondazione che sia, sempre più, espressione della Comunità che rappresenta e capace di essere protagonista del cambiamento nei nuovi scenari che vanno disegnandosi".


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"Siamo seduti su una miniera d'oro, ma scaviamo con un piccone di plastica" Di Vittoria Pacci Un commerciante che chiude e si trasferisce è sempre e soprattutto per un piccolo paese una sorta di sconfitta per l'intera comunità. In questo ultimo mese il vociferare, il passaparola diventato "virale" sulle pagine di facebook, è realtà: lo storico laboratorio Il Fiore chiude a Salice Terme per trasferirsi a Voghera, in Piazza Duomo. La tristezza, la malinconia nel passare in Viale delle Terme e vedere quella vetrina che sempre "attirava" per la sua originalità e per la sua allegria di piante e oggetti vari, è tanta, ma Michela Pavesi storica titolare de Il Fiore, per chi la conosce sa che lungi da lei intristirsi, la sua voglia di fare e fare bene e il suo entusiasmo per la nuova avventura sono veramente contagiosi. La incontriamo o meglio tentiamo di portare avanti questa intervista a più riprese, tra una telefonata e l'altra, tra trasloco, fornitori e clienti che chiamano, sì perchè Michela Pavesi è così, "felicemente incasinata". L'apertura del suo nuovo laboratorio il primo Dicembre, una nuova tappa di un lungo percorso. Ci racconti... "Siamo nel lontano 1982, quando io inizio ad aiutare mia mamma nell'attività, eravamo in tre fratelli e uno dei tre figli era giusto che sapesse manipolare i fiori in caso di emergenza. Da lì, ho iniziato a fare i primi corsi. Dopo il diploma in Agraria ed un insuccesso all' università , ho deciso di riprendere seriamente il percorso che avevo tralasciato. Ho approfondito con altri corsi e fine 2003 mia madre si è ammalata ed io incinta di sei mesi ho iniziato a gestire da sola il negozio. Nel 2005 mia mamma muore e così io e il mio ex marito Cristiano cominciamo a gestire il negozio insieme". Ricordiamo il negozio storico di Via Marconi, poi il trasferimento in Viale delle Terme. Meglio o peggio? "Mia mamma aprì in via Marconi al civico 25: all'epoca non esisteva neppure la strada, però c'erano tutti gli alberghi aperti. Mia madre, Folla Monferrini, aprì su suggerimento della sua fraterna amica, Gabriella Bisterzo, che all'epoca gestiva con enorme successo il bellissimo albergo Ligure. Neppure la banca le diede fiducia ed invece grazie alla sua temerarietà e ad una creatività innata ha costruito quello che da trent'anni è Il Fiore. Anche lei come me aveva tre figli... ma erano tempi diversi... La scelta di trasferirmi da via Marconi a via Delle Terme è stata una scelta dettata dalla logica del risparmio e credo sia stata positiva perché in pieno centro e strutturalmente più bella". Salice Terme è un piccolo paese e le voci di un suo trasferimento erano nell’aria già da un po’…. Cosa le ha dato l’imput definitivo per "tirare giù la saracinesca"? "Sono 4 anni che il lavoro e' drasticamente calato. Doppia crisi: prima la 'catastrofe' delle Terme e poi la crisi finanziaria. I fiori sono un prodotto di nicchia e purtroppo a Salice la poca gente non aiuta lo smercio. Abbiamo la nostra clientela fissa, ma ciò che manca è la clientela di passaggio. Ci siamo fissati una scadenza e purtroppo il risultato non è stato positivo". La sua è una scelta commerciale, e con il cuore come la mettiamo? "Il cuore resta a Salice anche solo per rispetto agli immensi sacrifici fatti da mia mamma, mio padre e,

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Michela Pavesi storica commerciante salicese migra a voghera

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Michela Pavesi e Cecilia Giorgi perché no, da noi 3 figli all'epoca nel pieno dell'adolescenza. Perché un negozio di fiori è impegnativo, se lo fai con passione e disponibilità verso la clientela, come mi ha insegnato mia madre, coinvolge tutta la famiglia. Devo però anche dire che il mio è un po' un ritorno alle origini: io sono cresciuta a Voghera ed ho tanti bei ricordi legati a questa città, per cui non mi spiace per niente ricominciare dalla città in cui ho passato l'infanzia. Sarà una bella sfida...". Lei è l’unica della sua famiglia che ha portato avanti l’eredità di sua madre, scelta che rifarebbe? "Sì, sono una sentimentale. Il mio è un lavoro pieno di sacrifici, soprattutto per una donna, ma ricco di soddisfazioni. Spesso mi dico che le cose potrebbero andare meglio, che se avessi scelto un'altra strada magari sarei più tranquilla, ma sono una sognatrice, e la tranquillità non fa per me! Così dicevano i miei genitori e sono convinta che se non avessi fatto questa scelta non avrei incontrato le tante persone belle che negli ultimi anni mi hanno sostenuta, soprattutto dal punto di vista umano. E poi non avrei i miei figli...". Certamente avrà tanti ricordi, aneddoti e persone che hanno accompagnato la sua carriera a Salice. Cosa porta a Voghera e cosa lascia volentieri a Salice? "A Voghera porto certamente la mia inseparabile collaboratrice Cecilia, amica fedele, persona di famiglia, il mio io parlante e porto il ricordo di una Salice Terme umana e solidale, perchè Salice sa essere davvero uno splendido paese: c'è chi mi porta il minestrone per i miei figli, chi si offre di farmi le consegne, chi passa e mi chiede se ho bisogno di aiuto per i bimbi... insomma ho conosciuto persone eccezionali addirittura clienti storici di mia mamma. Tengo molto in considerazione le piccole cose, i piccoli gesti... Per le cose brutte... be' posso dire che di quelle non ho buona memoria, direi no comment". La crisi del settore è generale, ma per lei che ha lavorato a Salice, qual è stata la causa principe che hanno dato vita a incassi sempre più magri? " Non abbiamo avuto la capacità di rinnovarsi. Siamo seduti su una miniera d'oro, ma scaviamo con un piccone di plastica. Tanti imprenditori capaci, ma non c'è un collante giusto!". Lei è certamente una donna dinamica e con voglia

di fare, tre figli, un lavoro impegnativo.... "Vivo continuamente sotto tensione, purtroppo per i miei figli che sono le vittime innocenti di questo mio sistema incasinato... ma spero che un domani capiscano che la loro mamma ha fatto del suo meglio. Vivendo in una comunità piccola fra genitori ci si dà una mano, ovviamente tante rinunce sia dal punto lavorativo che dal punto di vista personale. Comunque nella vita c'è di peggio. Spero solo di trasmettere ai miei figli il valore del lavoro, lavoro non solo come mezzo per sopravvivere ma come strumento di realizzazione personale, nel lavoro c'è l'impegno, la dedizione, la passione, le soddisfazioni, il sacrificio, la conoscenza, la stima... Tutti valori fondamentali ed irrinunciabili". Continuerà ad esserne parte in modo attivo oppure Salice non "la riguarda più"? "Mi piacerebbe molto e comunque Salice mi riguarderà per sempre. L' aver deciso di spostare l'attività non vuol dire rinnegare il passato. Infatti è stata una decisione sofferta. Si tratta di fare un'esperienza diversa, ma non escludo un rientro, magari con qualche collaborazione, nelle nostra Salice...". L'esperienza all'interno dell’associazione commercianti è stata positiva, cosa risponde alle varie critiche che in questi anni non mancate? "Anche per mandare avanti la più semplice associazione ci vogliono esperienza, capacità e tanto ancora. Non so se abbiamo avuto le capacità, ma sicuramente la volontà di fare non è mancata. Le critiche sono sempre costruttive, le malignità un po' meno, ma nella vita c'è posto anche per quelle. Esperienza assolutamente positiva, nel bene e nel male". Secondo lei esiste una ricetta e quali potrebbero essere gli ingredienti per "tirar fuori" Salice da questa empasse? "Volontà è la parola d'ordine, da parte di tutti, in primis di noi cittadini comuni, collaborazione, basta critiche e sicuramente capacità imprenditoriale". Solitamente questo è il momento dei ringraziamenti, lei ne ha da fare? "Molti, dalle persone comuni, gli operatori, i clienti vecchi e nuovi, le varie amministrazioni, i dipendenti comunali, dagli operatori ecologici, alla polizia locale che sono sempre stati disponibili. Ringrazio i miei figli per la pazienza...".


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"ciò che manca è la volontà di innovare"

"In Oltrepo vi sono ottimi politici"

Rosi Parlanti

Di Valentina Villani Rosi Parlanti ha origini emiliane, tuttavia per diversi anni ha vissuto nel territorio milanese, dove per altro ha ricoperto incarichi politici d'importanza rilevante, come quello di vicepresidente del consiglio comunale del comune di Milano e Presidente regionale della Croce Rossa Italiana. Oggi, innamoratasi della natura dei luoghi incontaminati cui è originario il suo compagno, ha deciso di trasferircisi definitivamente, avviando un'attività a chilometro zero, divenendo a tutti gli effetti una signora oltrepadana. Ha vissuto diversi anni a Milano, poi ha deciso di trasferirsi definitivamente in Oltrepò. Aprendo un’attività in quella che era la sua casa dei fine settimana. Quando e perché ha preso questa decisione? "Anzitutto devo premettere che, frequentando l'Oltrepò, anche solo per i fine settimana, ho avuto modo di apprezzarne le bellezze naturali che mi ricordano, come quelle delle mie origini, ovvero l'alto Montefeltro. Dopo quarant'anni vissuti a Milano, ho scelto, per diverse ragioni, di trasferirmi definitivamente in Oltrepò. Uno dei motivi è stato il desiderio crescente di vivere il contatto diretto con la natura, l'altro, non secondario, quello di realizzare un'aspirazione, che si è manifestata in me fin dalla giovane età e che, purtroppo, per svariati motivi, non sono riuscita a realizzare prima d’ora. Quella di aprire un ristorante con peculiarità specifiche, quali l’assoluta e inderogabile qualità dei cibi proposti, con una particolare attenzione volta all’accoglienza".

Immagino abbia ricordi affettivi legati a questa struttura, un tempo dimora dei suoi fine settimana. Ce ne vuole parlare? "Certamente. Venticinque anni or sono, il mio compagno di vita, originario del luogo, mi ha condotta da queste parti. Inutile dire che me ne sono subito innamorata, così, insieme abbiamo deciso di ristrutturare il rustico che tanto mi ha donato in termini di emozioni e di meravigliosi ricordi che sono e resteranno indelebili". Il salame di Varzi è in assoluto tra i simboli importanti legati al nostro territorio. Lei cosa ne pensa? "Non penso di esagerare se affermo che il salame di Varzi rappresenta, a mio modo di vedere, un’indiscutibile eccellenza Italiana". Cosa crede gli manchi affinché possa imporsi sul mercato, non solo a livello locale, in maniera più significativa e magari per puntare a un target più alto? "Credo che ciò che manchi sia la volontà di innovare. Mi spiego meglio: i salumifici D.O.P., lavorano a tempo pieno per la grande distribuzione che, gioco forza, non rappresenta in toto l'eccellenza e non può bastare nella maniera più assoluta per fare un salto di qualità, finalizzato a raggiungere un target di alto livello. Il salto di qualità rimane una questione prettamente culturale, forse è un retaggio che non abbiamo nel dna, impegnati come siamo all'immediato futuro. Forse ci manca un po' di lungimiranza, un occhio che guardi più lontano, una programmazione che si spinga oltre il giorno successivo". Anche il vino è un altro simbolo importante legato all'Oltrepò Pavese, com'è conosciuto e percepito nel territorio milanese, magari anche tra persone di un certo livello? "Anche per il vino, in parte vale lo stesso discorso del salame. Fermo restando che in Oltrepò vi sono, senza alcun dubbio, eccellenze straordinarie, peraltro a mio avviso, più conosciute da persone, come lei dice “di un cero livello”, piuttosto che dalla collettività. Con il nostro vino potremmo raggiungere risultati straordinari, se solo vi fosse unità d’intenti tra

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gli operatori. Visto da fuori, l'Oltrepò rappresenta un’unica realtà, visto da dentro innumerevoli sfaccettature difficilmente assimilabili e questo, a mio avviso, è un limite che ci penalizza fortemente". Lei che ha vissuto diversi anni nella realtà milanese, ha un'idea precisa sulla direzione da prendere affinché gli si possa dare più visibilità? "Penso che la prima cosa da fare, urgente e indifferibile, sia appunto quella di acquisire consapevolezza in casa nostra, ovvero cercare di superare i preconcetti che caratterizzano i rapporti tra gli operatori. Quindi fare finalmente squadra e rapportarsi con l'esterno, con l’orgoglio della territorialità ed anche, mi permetta, con un po' di sana presunzione che, nella misura appropriata, non guasterebbe". In ambito turismo: pensa che l'Oltrepò si possa "vendere" così com'è o crede sia necessario magari promuovere un solo paese che faccia, in un certo senso, da capotreno al territorio? "Come sarebbe possibile promuovere un solo paese? E poi chi sarebbe il preposto a promuoverlo? E su che base lo promuoverebbe? A mio avviso sarebbe solo un tragico errore. L'Oltrepò è bello tutto, le nostre colline sono meravigliose, il paesaggio fantastico, la natura incontaminata. L'Oltrepò, penso si possa vendere così com'è, fondamentale sarebbe trovare una vetrina adatta in cui esporlo. Vi sono diverse realtà comunque interessanti, le iniziative per valorizzarle dovrebbero essere dei singoli comuni, anche se questo rappresenta un momento difficilissimo, a differenza di ciò che ho affermato prima, in questo caso penso che un po’ di campanilismo sarebbe salutare. Abbiamo esempi lampanti di realtà che, con l’impegno e le iniziative hanno tolto la leadership a chi già l’aveva da anni, non sarò più precisa per ovvie ragioni, ma sono sotto gli occhi di tutti. In sostanza, penso sia solo questione di tempo, per ripartire è indispensabile la partecipazione di tutti, dalle istituzioni, alle cantine, dai salumifici agli albergatori e ultimi, ma non perché meno importanti, i cittadini stessi". Lei che è stata anche in politica, ricoprendo incarichi importanti, saprebbe darci un suo giudizio sulla classe politica oltrepadana? "Siamo in un momento di gravi difficoltà, dove tutta la classe politica è chiamata al massimo impegno. Il paese ha bisogno di governanti, che dedichino anima e corpo, con intelligenza e senso della collettività, al bene comune. In Oltrepò vi sono ottimi politici che, per caratteristiche intrinseche, credo senza alcun dubbio, siano utili allo scopo".


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da robecco pavese all'alta valle staffora: don emanuele tizzoni

Di Giacomo Braghieri

In alta valle Staffora abbiamo un nuovo sacerdote, un uomo giovane e di grande cultura. Don Emanuele Tizzoni, classe '80, è stato destinato dal Vescovo di Tortona alla cura pastorale delle Parrocchie di Varzi, Menconico, Montemartino e San Martino. Affianca in questa attività don Gian Luca Vernetti. Siamo andati a conoscerlo memori del fatto che figure come la sua non sono nuove nella storia della Chiesa. Per restare ai nostri giorni, in apparenza il percorso vocazionale del Cardinale di Milano, s.em. Angelo Scola non è molto differente da quello di don Emanuele. Don Tizzoni, parliamo un po' della sua vita, da dove viene? "Sono nato 36 anni fa, il 19 luglio 1980, a Voghera. Ho vissuto i primi quattro anni a Lungavilla, paese natale di mio padre e poi ci siamo trasferiti a Robecco Pavese dove tuttora vive la mia famiglia". Che studi ha fatto? "A Robecco ho frequentato le elementari mentre per le medie ho dovuto raggiungere Casteggio. Ho quindi proseguito i miei studi presso il Liceo Scientifico Taramelli di Pavia per approdare, dopo la maturità conseguita nel 1999, al corso di Laurea magistrale in ingegneria elettronica che si ho concluso il 20 settembre 2005. Superato l'esame di stato per l'abilitazione alla professione di ingegnere". Ha lavorato come ingegnere? "Grazie a due borse di studio ho lavorato per quasi

due anni come assistente universitario presso l'Università di Pavia dedicandomi all’attività di ricerca nel campo della microelettronica". Quando è maturata la sua vocazione? "Negli anni dell'università era anche maturata in me la possibilità di un'altra forma di vita, un altro modo di realizzarmi come essere umano seguendo il mio cammino da cristiano. È maturato in me quello che poi ho scoperto, grazie all'aiuto di alcuni amici sacerdoti, essere una vocazione di particolare consacrazione a Cristo". E quindi cosa ha fatto per realizzarsi? "Nel 2007 sono entrato in seminario, il 29 giugno 2012, nella solennità dei SS Pietro e Paolo, nella mia parrocchia di origine, SS Nazario e Celso di Robecco Pavese, sono stato ordinato diacono, circa un anno dopo, il 23 giugno 2013, presso la Cattedrale di Tortona, dal Vescovo Monsignor Martino Canessa, sono stato ordinato sacerdote". I primi passi da sacerdote dove li ha mossi? "Per circa tre anni ho svolto il mio ministero in alcune parrocchie del casteggiano fin quando, ai primi di giugno si è aperta una nuova fase della mia vita sacerdotale a livello pastorale; il Vescovo Monsignor Vittorio Viola mi ha affidato la cura pastorale di Varzi, insieme al parroco don Gian Luca Vernetti, e delle parrocchie limitrofe dell'alta Valle Staffora". Prima di essere ordinato sacerdote lei era un brillante studioso, sta continuando gli studi? "Volendo tratteggiare anche un altro aspetto della

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"Più che motivazioni vivo una grande grazia"

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Don Emanuele Tizzoni mia vita, ho avuto modo di proseguire nello studio della teologia, infatti, all'inizio dell'anno, il 17 febbraio ho sostenuto l'esame di licenza che mi permette di far parte di un gruppo di sacerdoti ai quali è stato chiesto di proseguire gli studi per la specializzazione in alcuni settori della scienza teologica per il conseguimento del dottorato in Teologia Fondamentale Sistematica". Conosceva già l'alto Oltrepò? "Conosco Varzi ed alcune zone limitrofe. Ho sempre ritenuto queste colline di straordinaria bellezza. Ricordo con piacere alcune gite effettuate con un sacerdote, amico e mio confessore, don Paolo Bussolini, originario di Montemartino". Quali sono le sue motivazioni di sacerdote? "Più che motivazioni vivo una grande grazia: il desiderio di portare Cristo agli uomini, alle donne, ai fedeli di sempre è anche la promessa di compiere un cammino insieme a loro e questo arricchisce tanto sia il sacerdote che i fedeli. Questo dà la carica … ". Ha collaborato Remo Tagliani.


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TORRE MALASPINA: "L'OBBIETTIVO è LA RIAPERTURA AL PUBBLICO"

Di Giacomo Brachieri

Intervista alla Dottoressa Silvia Giacobone, assessore alla cultura del comune di Varzi. Il paese si sta muovendo, ormai da tempo, grazie all'associazionismo di qualità e agli investimenti privati lungo un percorso che da luogo rinomato unicamente per il salame, lo sta portando a essere un borgo da visitare per la sua storia e da vivere per la natura che lo circonda. Rivolgiamo alcune domande per capire come è andato un anno ricco di eventi, mostre e congressi che si sono svolti nel centro storico medievale più importante della Valle Staffora. Il 2016 volge al termine. Come è andato? "Dal mio punto di vista direi abbastanza bene, ma credo che sia più proficuo avere, a questo proposito, il riscontro dei cittadini, per poter eventualmente soddisfare richieste ed esigenze rimaste insoddisfatte". Quali sono le iniziative che hanno avuto maggior consenso? "Le iniziative dell'assessorato hanno interessato diversi settori ed ambiti. Nel corso di questi anni abbiamo spaziato su diversi fronti: conferenze d’interesse storico, artistico e letterario; visite a città d’arte, letture filmiche, indizione di un concorso letterario, eventi musicali, presentazioni di libri, allestimento di mostre archivistiche e di letteratura per i ragazzi, con spettacoli teatrali per le scuole. Difficile dire quali abbiano avuto maggior consenso. Se ragioniamo in termini di affluenza di pubblico, senz'altro lo sono state la conferenza su Fausto Coppi e Carlo Chiappano, con l’intervento di Beppe Conti, Marina Coppi e Giuseppe Saronni, l'esibizione dei 'trallallero' genovesi e il cinema sotto le stelle, nella splendida piazzetta Aldo Moro, con gli stimolanti commenti cinematografici di Maria Teresa Zambianchi". E quelle che le hanno dato migliori soddisfazioni? "Qui parliamo di soddisfazioni mie personali… Senza dubbio la mostra dei documenti dell'archivio dell'abate Fabrizio Malaspina che è stata allestita in occasione della festa medievale e che ha permesso di far conoscere al grande pubblico l'estrema varietà di questi documenti, in buona parte raccolti dallo stesso abate in qualità di studioso e di storico e per altra parte prodotti e posseduti dalla famiglia Malaspina nel corso dei secoli della sua esistenza quale famiglia signorile. Ma anche lo spettacolo del Teatro Macchiato di Trento organizzato in occasione della mostra-mercato del libro per ragazzi per festeggiare i cento anni della nascita di Roald Dahl. È stato lo spunto per coinvolgere i ragazzi dell’Istituto Comprensivo, che hanno letto gli apprezzatissimi libri del celebre autore e hanno realizzato bellissimi disegni dedicati agli eroi dei suoi romanzi. Di questo sono grata alle insegnanti che hanno accolto con entusiasmo la proposta e hanno dimostrato come, lavorando in sinergia, si possano ottenere ottimi risultati. Per non parlare della splendida gita a Venezia organizzata, insieme agli amici di Varzi Viva, a coronamento delle conferenze tenute dalla nostra giovane storica dell’arte Valentina Ferrari. Credo sia rimasta veramente nel cuore dei numerosi partecipanti…". Cosa significa fare l'assessore alla cultura in un borgo come Varzi ricco di cultura ed effervescente dal punto di vista dell’associazionismo culturale? "Ritengo sia un ruolo interessante, anche se impegnativo. Significa confrontarsi e collaborare con le tante

associazioni ed enti presenti sul territorio comunale, cercando di trovare risposte alle esigenze che emergono e motivazioni per nuove iniziative". La politica culturale in Valle Staffora fa rete? "È un obiettivo che dobbiamo raggiungere e occorre impegnarci tutti per fare in modo che ciò possa avvenire; occorre creare una sorta di sistema integrato per ottenere una promozione condivisa". Quali sono le principali fonti di finanziamento del suo assessorato? "La disponibilità economica purtroppo è limitata ma, con il contributo delle varie associazioni e realtà locali, dei volontari e di tutti coloro che, a titolo gratuito e con tanta buona volontà e grande competenza, si sono resi disponibili, è stato possibile organizzare e collaborare alla promozione di diversi eventi". E quelle potenziali? "Di queste siamo sempre alla ricerca, mirando a piccole cose che possano essere alla nostra portata". È vero che ristrutturerete la torre del castello Malaspina? "L’obiettivo è la riapertura al pubblico della torre. L’Amministrazione Comunale ha compiuto il primo passo ma, grazie al finanziamento della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia e ai tanti piccoli contributi di singoli cittadini, associazioni e società si potrà raggiungere questo ambizioso traguardo. Non è più il tempo delle grandi opere. Specialmente nel nostro territorio, sono necessari interventi di assidua e regolare manutenzione dell’ingente patrimonio storico-architettonico che le passate generazioni ci hanno consegnato e che noi abbiamo il compito di tutelare e promuovere". Che destinazione avrà? "Nessuna destinazione specifica. Sarà un importante punto di riferimento a disposizione di tutti per la promozione turistica del nostro territorio". Programmi per il 2017? "Un altro piccolo tassello per la promozione di Varzi e delle numerose frazioni, tutte di antichissime origini storiche, sarà la pubblicazione di una nuova guida turistica, perché sono convinta che Varzi abbia tutti i numeri per diventare un luogo di svago privilegiato: per il suo grande passato, per le bellezze paesaggistiche del nostro territorio collinare e montano, per le nostre invidiabili tradizioni gastronomiche…". La natura qui è anche cultura? "La domanda è complessa ed è molto difficile esaurire il concetto in poche battute. Tutta la vita dell’uomo si snoda lungo queste due direttive. Natura e cultura sono sì due concetti distin-

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"Occorre creare una sorta di sistema integrato"

Silvia Giacobone ti, ma nella realtà sono spesso integrati e integrabili. La natura sicuramente appartiene a tutti indistintamente; per quanto riguarda invece la cultura, ognuno ha la propria, al di là di ogni omologazione, e deve esserne sempre fiero!". Web e promozione culturale. Cosa ne pensa? "Il Web è senza dubbio uno strumento influente per far conoscere e promuovere il patrimonio culturale. È sicuramente una grande opportunità, che permette di raggiungere fasce di utenti che, con strumenti di tipo tradizionale, difficilmente sarebbero coinvolti; la cosa più difficile è utilizzarlo in modo corretto e saper garantire l’accessibilità e la facilità d’uso per tutti gli utenti, il rispetto del diritto di proprietà intellettuale, assicurarne il continuo aggiornamento…". Cultura ed economia. Qual è il suo punto di vista? "Chi si occupa di beni culturali si trova inevitabilmente a ragionare sul rapporto tra economia e cultura, a considerare il patrimonio culturale anche in qualità di risorsa economica. Quando la proprietà dei beni è pubblica, ritengo che questi debbano essere messi a disposizione dell’intera società nell’ottica di una crescita dell’occupazione, dei servizi e del commercio"..


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"abbiamo portato orgogliosamente il nome di Casteggio nel mondo"

Alfonso Crisci:"Sfortunata fu la cessione" Di Valentina Villani

Lo scorso mese di ottobre, in una mattina piovosa, incontrai Alfonso Crisci in quel di Casteggio. Gli chiesi di raccontarmi una storia, lui mi rispose "volentieri" e mi congedò, lasciandomi tra le mani un libricino. Tra me e me pensai che con tutto il lavoro che avevo da fare, l'ultima cosa di cui avevo bisogno era mettermi a leggere un libro. Una volta a casa, mi accomodai sul divano e iniziai a sfogliare questo volumetto dal titolo "Vi racconto com'è andata", scritto da Tanino Crisci, padre di Alfonso, per i suoi nipoti. Inutile dire che un attimo dopo ero già incredibilmente affascinata da questa grande storia, una storia di coraggio e amore, una storia che fa riflettere, una storia che ci insegna che nella vita bisogna combattere e non arrendersi mai. In pochi attimi fui così catapultata in quel lontano 1886, quando Domenico e Alfonso Crisci, rispettivamente di 8 e 9 anni, erano in viaggio con papà Gaetano verso il Brasile, alla ricerca di una vita migliore, perché nella povera Italia di allora c'era carenza di lavoro e tanta, tanta miseria. Così i tre si misero in viaggio, partirono da Santa Maria di Castellabate di Napoli a bordo di uno dei primi vapori di linea: fu un viaggio intenso che durò più di un mese e le traversie che incontrarono furono tutt'altro che piacevoli "brutte avventure, momenti da dimenticare e soprattutto da

far dimenticare ai figli" scrisse il papà alla moglie, rimasta a casa con il resto della famiglia. Giunti a San Paolo ad attenderli c'era Teresina, la sorella di Alfonso e Domenico. Con il marito Cicco Paolo avevano un piccolo tomaificio, dove i due bambini iniziarono la loro avventura imparando a piccoli passi quel mestiere che, allora ancora Alfonso non sapeva, ma avrebbe fatto la fortuna della sua famiglia. I bambini ben presto diventarono uomini, Domenico tornò in Italia e si stabilì a Milano, mentre Alfonso restò ancora in Brasile a occuparsi delle vendite del tomaificio, ma la voglia di tornare in quella sua terra che amava così tanto si faceva ogni giorno sempre più forte: era come un richiamo o quasi un'ossessione. Così, qualche anno più tardi, e dopo trent’anni di permanenza in Brasile, tornò in quel di Napoli con un enorme bagaglio di esperienza e una buona dose di coraggio, perché in quei tempi non doveva assolutamente mancare. Vi restò pochi giorni, dopodiché si mise subito in viaggio per Milano. Di lì a poco si ritrovò in mano un vero e proprio contratto di lavoro a tutti gli effetti, con un trattamento economico di prim’ordine, stipulato da una società nordamericana che gli affidò l'importante compito di promuovere la vendita o l’affitto di un macchinario di nuova generazione, mai visto prima, per la fabbricazione di scarpe su una catena di montaggio. Fu così che si traferì a Vigevano e da qui iniziò la sua grande avventura… Una volta giunto a Vigevano cosa accadde? "In quegli anni il nonno lavorò molto duramente,

ma non solo. Infatti, incontrò l'amore della sua vita: nonna Nuccia. Da subito furono inseparabili, tanto che lei per un anno lo seguì ovunque lo portasse il lavoro". E giunsero a Casteggio…. "Era il 1918 quando giunsero alla locanda vicino alla stazione, un piccolo albergo locale. Mio nonno a Casteggio doveva incontrare un nuovo cliente, tale Nardo Cerutti, interessato all'affitto del famoso impianto, ma che improvvisamente, all'ultimo minuto, fece dietro front. Da lì mia nonna Nuccia s'intestardì, voleva rilevarlo lei quel contratto: avvertiva da tempo una gran voglia di stabilità e pensò che l'occasione dell'impianto rifiutato dal Cerutti, potesse essere un'opportunità per loro. L'opera di convincimento della nonna non fu così semplice, ci volle del tempo prima che riuscisse a persuadere il marito a chiedere agli americani l'acquisizione del contratto del Cerutti, ma le donne si sa, hanno una marcia in più, e finalmente nonno Alfonso decise di correre il rischio". Il 1919 fu un anno di grandi cambiamenti per Nuccia e Alfonso, infatti, gli americani (come li chiamava lui), pur di non perdere un prezioso collaboratore come il Crisci, gli promisero la direzione dello stabilimento casteggiano. Inutile dire che non fu opera facile quella dei due coniugi: si trovarono soli in una città a loro del tutto sconosciuta e alla ricerca di personale in una terra dove, fino ad allora, l'unica attività lavorativa conosciuta era legata alle coltivazioni. I proprietari terrieri inoltre non erano molto contenti di questo stravolgimento ed anche le famiglie dei contadini nutrivano qualche sospetto nei loro riguardi: in fondo erano forestieri che proponevano un'attività mai sentita prima d'ora. Armati di tanta pazienza e perseveranza, i coniugi Crisci, riuscirono finalmente a trovare giovani volenterosi da iniziare a una nuova carriera nell'azienda casteggiana.


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ve idee. Realizzò calzature innovative, che ottennero risultati eccezionali sul mercato, ma non bastava, papà era un creativo e le idee continuavano a balenare nella sua testa. Voleva aprire un punto vendita monomarca e anche qui, nonostante i tentativi di dissuasione, andò diretto per la sua strada. Diciamo che anche in questo fu un po' un pioniere, perché allora ancora nessuno aveva avuto un'idea simile". Quali furono i primi punti vendita che aprì? "Inizialmente fece degli esperimenti a Stradella e Casteggio, per rodare il sistema tecnico amministrativo della gestione dei magazzini, poiché non aveva un'esperienza diretta di tipo commerciale ma solo industriale. Negli anni 60/70 aprì il primo negozio a Milano, puntando subito in alto, in Via Montenapoleone, anche se dovette accontentarsi di una vetrina interna; ma nel giro di 4/5 anni riuscì finalmente ad aprire il suo negozio sulla via principale". L'avventura continua: le aperture successive a Roma e Firenze, poi l'estero…. "Subito dopo Milano, infatti, papà aprì altri due negozi a Roma e Firenze: il suo sogno era di posizionarsi nelle vie del lusso delle tre più importanti città italiane. Nel 1981 portò la Crisci a Parigi, l’anno successivo a New York. Una decina d’anni dopo Singapore, Tokio e Hong Kong, l’ultima apertura a Londa nel 2001". Quale fu il segreto del successo di suo padre? "L’innovazione. Un'innovazione importante di idee, sia da un punto di vista stilistico che commerciale, come l'uso del colore nella calzatura da uomo per esempio. Inoltre, un'ottima qualità dei prodotti e l'aver posto il consumatore finale al centro dell’attenzione aziendale". Tanino Crisci fu anche un grande stilista e tra i primi calzaturieri italiani che portò le scarpe sulle passerelle… "Le scarpe all'epoca non sfilavano ancora, erano i primi anni 70 quando realizzò la sua prima sfilata. Tutti i modelli indossavano un pantalone nero uguale, l'unica cosa che li contraddistingueva erano le scarpe dai colori e modelli differenti: quel giorno sulle passerelle di Firenze ottenne un successo strepitoso". Altra cosa eccezionale era la fonte di produzione. Normalmente gli industriali tendevano ad avere un proprio stabilimento per il prodotto in cui erano più specializzati e gli altri li facevano produrre altrove, ma per Tanino no. L'unica fonte di produzione restò Casteggio. "Casteggio era l'unica fonte di produzione. Per papà la nostra fabbrica doveva essere la rappresentazione di un laboratorio artigianale, anche se pur sviluppata su scala industriale. Dal Giappone e Stati Uniti venivano a Casteggio per vedere da vicino la nostra realtà lavorativa, era davvero eccezionale perché in un’unica grande struttura, c’erano tutti i tipi di produzione immaginabili". Quanti erano i dipendenti della Crisci? "Nel corso degli anni arrivarono anche a quota duecento/duecentoventi, in un secondo momento si stabilizzarono, anche per via dell’introduzione di lavorazioni diverse e, per moltissimi anni, furono circa centocinquanta. Lentamente e progressivamente si arrivò a ottanta/novanta assunzioni. La nostra non era un’azienda con un grande ricambio di personale, come si usa oggi, infatti, moltissimi dipendenti sono entrati ragazzini e sono rimasti con noi fino al pensionamento”. Come erano gestiti contratti e stipendi? "Anche nell’ambito contrattuale dei dipendenti dell'azienda papà fu un pioniere, perché, nonostante non fosse ancora un metodo utilizzato, lo stipendio della Crisci era al 100%. La busta paga comprendeva tutto: i bonus, gli straordinari, inoltre, il livello di contributi che venivano versati ai dipendenti era molto elevato. Davamo molta importanza alla qualità del prodotto e all’attenzione nell’esecuzione delle varie

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L'entusiasmo iniziale si scontrò ben presto con la diffidenza locale. Ci racconti. "Quel periodo fu tutt'altro che semplice, per diversi anni i miei nonni incontrarono non poche difficoltà, in fondo ai tempi esistevano solo gli artigiani e nessuno si fidava di quel nuovo modo di fabbricare scarpe, ma loro non si diedero per vinti. Si trasferirono in un appartamentino, dove al pian terreno vi era uno stanzone che nonna, con molta fatica, riuscì a trasformare in uno spaccio per la vendita diretta. Tuttavia gli affari non andarono comunque come previsto e furono costretti a chiudere bottega". Un anno dopo, nel 1920, nacque suo padre Tanino… "A cavallo con l'avvento della piccola grande industria. Le produzioni in quegli anni erano alle stelle e intere famiglie di contadini, poco tempo prima restie dalla tipologia di quel lavoro, iniziarono a lavorare nelle fabbriche e il benessere era in ascesa. I miei nonni lavoravano ininterrottamente, tanto che papà era seguito quasi per tutto il giorno da una tata, la signora Sofia. In quegli anni, gli americani, decisero di cedere definitivamente il contratto del Cerutti a nonno Alfonso e il lavoro divenne sempre più intenso: bisognava assolutamente ingrandire quella fabbrica, ormai troppo piccola per la mole di lavoro che aveva. Il denaro scarseggiava e le garanzie non erano ottime, ma il nonno riuscì comunque a ottenere un finanziamento importante e, nel 1924, iniziò a costruire una nuova fabbrica. L'anno successivo erano già pronti per il trasloco. L’azienda lavorava a pieno ritmo e nonno Alfonso riuscì poco alla volta a rendere il prestito, comprarsi un'auto e prendere un appartamento in affitto per le vacanze estive a Varazze". C'è una curiosità che mi ha particolarmente colpito all’interno del racconto di suo padre. Le ferie dei dipendenti cadevano nello stesso periodo della festa patronale di Casteggio. Perchè? "Esatto. La festa patronale del paese cadeva la terza domenica di settembre, momento molto caldo per l'Oltrepò perché periodo di vendemmia. Da lì la decisione del nonno di chiudere la fabbrica per ferie proprio in quelle due settimane: i dipendenti avrebbero potuto vendemmiare senza altri impegni lavorativi e ospitare parenti e amici che giungevano da fuori. L'idea fu geniale, al punto che anche tutte le altre aziende locali adottarono l’iniziativa". Suo nonno Alfonso era un uomo di una forza incredibile: lavorava ininterrottamente tutti i giorni senza batter ciglio, con ritmi di produzione di quattrocento paia di scarpe al giorno. Purtroppo nel 1937, all'età di sessant’anni, morì per un "brutto male" come lo chiamavano allora. "Scomparso il nonno l'azienda subì una forte crisi. La nonna era comunque una persona forte e combattiva e, nonostante il grande dolore, non avrebbe mai gettato la spugna. Infatti, non si diede per vinta e portò avanti il lavoro del marito da sola, con un carico di difficoltà non indifferente". Siamo negli anni della guerra e dei primi segnali di crisi. Cosa successe alla sua famiglia? "Papà partì per il fronte e ci rimase sei lunghi anni. Al suo ritorno della fabbrica era rimasto poco e niente. Aveva solo ventiquattro anni e sapeva ben poco di scarpe, ma si rimboccò le maniche e proseguì quello che suo papà aveva iniziato e che la mamma aveva tenuto in piedi negli ultimi anni. Il marchio Comfort, nonostante fosse quello coniato dal papà, era assolutamente da cambiare, c'era bisogno di una vera rivoluzione, di un cambiamento radicale". Da qui l'idea della firma con nome e cognome per esteso: un grande rischio e una novità assoluta che ancora nessuno aveva avuto in quei tempi "In molti cercarono di dissuadere papà da quest'idea troppo rivoluzionaria, ma lui ormai aveva deciso e non c’era niente e nessuno che avrebbe potuto fermarlo. Da lì in poi fu un susseguirsi di successi e nuo-

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Alfonso Crisci mansioni, per questo motivo eravamo propensi a dare qualcosa in più al dipendente, rispetto a quello che era il livello standard previsto dal contratto”. I suoi nonni inizialmente fecero molta fatica a inserirsi nella realtà oltrepadana. Tuttavia la Crisci portò in giro per il mondo non solo il suo marchio, ma anche il nome della città di Casteggio. Come l'hanno vissuta secondo lei i casteggiani questa cosa? "Nonostante la freddezza iniziale, i nostri compaesani impararono ad apprezzare l'operosità della mia famiglia, tanto che nei momenti bui, la nonna trovò grande aiuto e solidarietà da tutta la cittadinanza. Da parte nostra abbiamo sempre portato orgogliosamente il nome di Casteggio nel mondo, ci tenevamo a far sapere che la produzione Tanino Crisci fosse solo ed esclusivamente casteggiana". Nel 2007 la decisione di cedere la Crisci. Ce ne vuole parlare? "A Casteggio siamo sempre stati benissimo, ma una problematica seria, legata all'odore molto fastidioso che invadeva la zona nord est del paese, ci portò a fare una riflessione importante. Diverse persone, tra cui il sottoscritto, erano diventate intolleranti alle sostanze che giravano nell’aria e il livello della salute non era più garantito. Fu così che, pian piano, per ovvi motivi, decisi di cedere l’azienda". E poi che accadde? "Sfortunata fu la cessione. Il gruppo che rilevò la nostra azienda aveva un progetto molto buono sulla carta, che prevedeva l’unificazione di diverse industrie del settore pelle, al fine di formare una sola azienda e inserirla nelle grandi realtà dei marchi internazionali. Purtroppo la crisi finanziaria del 2008 fece vacillare l'intero gruppo, (ma non la nostra azienda che era un orologio svizzero e in perfetto bilanciamento di costi e ricavi), il quale non riuscì a resistere all'impatto e finì per coinvolgere tutte le aziende rilevate, compresa la nostra. Tutto questo fu per noi molto doloroso, la nostra era un'azienda di famiglia, l'avevamo ceduta con l'idea di farla sviluppare e quello che accadde fu terribile. A fine 2010 la Tanino Crisci cessò definitivamente di esistere". Suo padre, nonostante la vita travagliata, riuscì ad ottenere un successo strepitoso. Le ha mai fatto una confessione riguardo questa grande avventura? "La considerava una bella storia italiana, mi diceva sempre che si era divertito tanto, che era grato ai collaboratori e agli amici che avevano lavorato con lui in tutto quel tempo, che era riuscito ad assecondare le sue passioni, la sua creatività e che il lavoro non gli era pesato, nonostante la mole non indifferente".


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il blogger casteggiano simone delù

"I giornali cosiddetti quotidiani ormai non servono più" Di Valentina Villani

Il Blog Casteggio dopo neanche due anni di attività è già apprezzato e molto conosciuto sul territorio casteggiano, ma non solo. Infatti, dati ufficiali alla mano, sono circa cinquecento i follower giornalieri, con picchi notevolmente raddoppiati in alcune circostanze particolari, per un totale di visualizzazioni alle stelle, novantaduemila per la precisione. Ma chi si nasconde dietro questa macchina super operativa, spesso in grado di superare alcune testate quotidiane locali radicate sul territorio da ben più tempo? Il suo nome è Simone Delù, giornalista pubblicista, "ma per passione" – come tiene a precisare – che ci racconta i retroscena di quel blog che, due anni or sono, impazza sul web. "Quella del giornalismo è una passione innata che non ho mai abbandonato – ci spiega – infatti, fin da piccolo mi divertivo a scrivere giornalini, poi crescendo sono passato a lavorare per i giornali, anche se il mio lavoro ufficiale è sempre stato un altro". Come nasce l’idea del Blog Casteggio? "Come già anticipato, negli anni passati collaboravo con un quotidiano locale, ma volevo fare una cosa mia, realizzare un qualcosa di diverso dalla solita informazione cui siamo abituati. Ho una mia idea precisa di informazione, sono convinto che debba essere fatta esclusivamente al servizio del cittadino, perché le persone hanno il diritto di ricevere una sana e precisa informazione e poi non sopporto strumentalizzazioni di nessun tipo". Il suo è un vero e proprio lavoro di giornalista a tutti gli effetti, tanto che spesso le sue notizie sono più fresche di quelle dei quotidiani locali. Qual è il suo segreto? "Il mio segreto sono le persone. Il contatto diretto con la gente, perché la gente è la miglior fonte di notizie. Quando sono libero dai miei impegni lavorativi, frequento la città, giro a piedi, m’interfaccio con le persone, vado nei bar e nelle attività commerciali, ascolto la gente, e la cosa eccezionale è che oggi capita spesso che mi chiamino loro". Dalla sua personale esperienza cosa pensa attiri di più la gente? "Beh sicuramente le notizie dell'ultima ora. Il mio blog esce ogni mattina, tuttavia spesso è capitato di avere notizie freschissime per le mani e, pubblicate nel momento stesso in cui ne sono venuto a conoscenza, con grande stupore ho potuto verificare con i miei occhi in un solo pomeriggio le visualizzazioni schizzare alle stelle".. Il suo blog non è solo letto a livello locale, infatti, esistono precise statistiche che dimostrano sia seguito anche nel resto mondo "Esatto, e questo non può che riempirmi il cuore d’orgoglio. Dalle statistiche dei rapporti ho la possibilità di verificare anche la provenienza delle visualizzazioni, è stato incredibile per me sapere di essere seguito non solo a livello locale, ma anche dall'estero. I dati parlano di Brasile, Giappone, Irlanda, Germania, Santo Domingo, Inghilterra, Russia, negli Stati Uniti poi sono moltissimi. Sinceramente non penso che mi seguano persone esterne alla nostra piccola realtà locale, perché non ne avrebbero nemmeno l’interesse, credo più che si tratti di persone che si tro-

Simone Delù vano all’estero in vacanza o per questioni lavorative. Probabilmente c'è una colonia di casteggiani che mi segue da lì - scherza il blogger. Ciò che mi fa ancora più piacere è l'internazionalità di Casteggio, perché in questo caso non è il blog a essere internazionale, ma la città di Casteggio". Cosa pensano le persone del suo blog? "Noto che la gente apprezza moltissimo la possibilità di poter interagire, perché la mia notizia non nasce e muore lì, la mia notizia la si può commentare, ci si può confrontare e parlarne, ed è questo ciò che piace alla gente: poter dare il loro contributo. Non nascondo che spesso ho ricevuto anche critiche, che dal mio punto di vista sono assolutamente costruttive, allo stesso tempo ricevo, però anche molti complimenti, mi dicono che in giro per la città c'è gente che chiede chi sono, che si domanda chi c'è dietro a Blog Casteggio". Cosa è importante secondo lei per fare una buona informazione? "Il poter dar spazio a curiosità e a notizie positive, che purtroppo, troppo spesso da altre parti non sono messe in risalto, semplicemente perché non accendono una polemica, che poi è quello che io cerco sempre di evitare. La mia ricetta è informare il più possibile, evitando le polemiche".. Prima ha dichiarato che è la gente la sua maggiore fonte di notizie. C’è qualcosa di particolarmente curioso che le è stato segnalato che vuol raccontarci? "Sono moltissime le segnalazioni curiose che ho ricevuto in questi anni. Alcuni scoop importanti li ho pubblicati proprio grazie alle segnalazioni delle persone, come il fatto avvenuto a inizio anno a Borgo Priolo ad esempio, che poi ha portato sul territorio anche la famosa trasmissione televisiva 'Presa Diretta'. Ricordo anche la vicenda delle lettere anonime con richiesta di pizzo ai commercianti casteggiani: grazie proprio alla segnalazione di un cittadino lanciai per

primo la notizia dal mio blog". Oggigiorno il web è in assoluto il mezzo d’informazione più quotato. Tuttavia la carta stampata ha un suo fascino, non le dispiace che stia scomparendo? "Il web oggi è un importante mezzo d’informazione e ha più visibilità rispetto alla carta stampata. La notizia ormai è fresca con il web, inoltre non c’è alcuna forma possibile di concorrenza. I giornali cosiddetti quotidiani ormai non servono più, tutto cambia, è fisiologico. L’informazione non è scomparsa, è solo cambiato il modo di fare informazione, siamo un popolo di navigatori, in tutti i sensi: il futuro sarà quello”. Posso quindi dedurre che, nel caso in cui dovesse capitarle, non scriverebbe più per una testata cartacea. "Assolutamente no. Credo fortemente nell’informazione sul web, come dicevo prima, la carta stampata presto sarà solo un gran bel ricordo". I giornali on line di cronaca e attualità sono molti, anche in zona, tuttavia non sono mai decollati come il suo blog. Secondo lei perché? "Non saprei. Quello che so è che io ci metto tanta passione e impegno, in fondo il mio è un lavoro a tutti gli effetti, è vero, mi porta via molto tempo, ma se ti piace una cosa e se ci credi fortemente al resto non badi". Ha dei progetti per il futuro? Come quello di ampliare il blog? "Sempre nei miei pensieri, anche se non di facile attuazione. Sarebbe bello e lo vorrei fare, purtroppo però ci sono da considerare e valutare sia i pro sia i contro. Innanzitutto ci vorrebbe molto tempo e denaro e poi bisognerebbe studiare una formula vincente. Al momento l'obiettivo è di proseguire su questa linea, restando con i piedi per terra e, nel frattempo, lavorare per costruire qualcosa di nuovo, magari in futuro chi lo sa, inseguirò altre sfide".


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"Stanno spendendo male il denaro pubblico"

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Valentina Villani

Diversi sono i problemi legati al comune di Bressana Bottarone e, a quanto pare, la situazione, anziché migliorare, si dice sia sempre peggio. Profughi, Cascina Bella, viabilità e raccolta differenziata sono alcuni dei problemi che, all’interno della cittadinanza, negli ultimi tempi hanno suscitato non poche polemiche da parte di residenti ma non solo, infatti, anche l'opposizione pare sia sul piede di guerra. Ma lasciamo a loro la parola: Filippo Droschi, in qualità di portavoce anche per i colleghi, Felice Ciardiello e Daniela Guardamagna, ci racconta come la realtà bressanese vive le scelte dell’amministrazione Torretta. Partiamo dal problema legato ai profughi e ai disordini cui abbiamo assistito negli ultimi periodi. I migranti sono ospiti di una struttura ubicata sul territorio castellettese, tuttavia in realtà sono molto più vicini a Bressana Bottarone. Come pensate che quest’amministrazione possa coordinare questo grande disagio? "Il tema degli immigrati è stato da noi affrontato sotto due aspetti. In primis da un punto di vista sociale, discutendone con i cittadini, mentre per quanto riguarda l’aspetto politico, abbiamo presentato un’interrogazione, che è stata poi discussa durante l’ultimo consiglio comunale, tenutosi il 29 novembre u.s.. In quella sede, il sindaco ha proposto di istituire una consulta. Siamo convinti sia assolutamente necessario tutelare, soprattutto da un punto di vista sanitario, i residenti ma anche gli stessi migranti. A tal proposito, il sindaco a breve dovrebbe fornire una documentazione sanitaria completa sulle effettive condizioni di salute dei migranti. Non dimentichiamo che alcune settimane fa, erano stati gli stessi migranti a denunciare le condizioni igienico/precarie in cui si trovavano, addirittura, in alcuni casi, si è parlato anche di scabbia". All'interno dello scorso numero del nostro giornale abbiamo parlato della frazione Cascina Bella, del grande allevamento, potenzialmente intensivo, che da diversi anni crea disagi non indifferenti alla

cittadinanza, a causa degli odori persistenti e della struttura di 11mila metri quadri in amianto mai smaltito e di cui, a quanto pare, l'amministrazione se ne sia spesso "lavata le mani". La minoranza cosa ne pensa a riguardo? "Quando è stato ristrutturato lo stabile nel quale sarebbero stati collocati gli animali, come minoranza abbiamo presentato un accesso agli atti, al fine di verificare entità e regolarità dell’intervento. Dall'esame dei documenti, siamo rimasti in attesa perché, di lì a poco, avrebbero dovuto presentare una Scia per la rimozione dell'eternit. Da quel momento in poi silenzio. Ciò che più ci rattrista è il vedere una maggioranza iper ambientalista che, sul tema dei rifiuti è molto, forse troppo, celere, mentre sul tema dell’eternit ha dimostrato e, dimostra tutt'oggi, un totale disinteresse. Precisiamo altresì che, proprio questa maggioranza, si è preoccupata di scrivere a ogni bressanese, informando che esiste in essere una convenzione per smaltire l'eternit. Ciò significa che invitano a smaltire chi ha cinque o dieci metri quadri, ma ignora chi ne dovrebbe smaltire undici mila, in grave stato di usura. Ricordiamo il triste sfogo di un ex abitante di Cascina Bella che, durante un consiglio comunale, spiegava al sindaco come non esistano certezze scientifiche sulla non trasmissibilità del mesotelioma tra animali e uomo. Ma come tanti è stato ignorato e ora ha deciso di trasferirsi in un altro comune". Un altro grande problema legato al territorio bressanese è la viabilità "La viabilità, cavallo di battaglia dell'amministrazione Torretta, avrebbe dovuto risolvere molti problemi, pare. Secondo noi, al contrario, ne ha creati. Stiamo parlando dei dossi, ad esempio, che hanno contribuito a eliminare il traffico in paese, penalizzando i commercianti. Inoltre, i tanto sbandierati cantieri, si limitano ad alcuni nuovi parcheggi, aumentando le zone di divieto di sosta e/o di fermata". E proprio quella dei dossi è stata un'azione che ha portato scontento tra la gente "I nuovi attraversamenti pedonali si stanno rivelando

Filippo Droschi un'opera inutile, oltre che dispendiosa. Innanzitutto perché, mezzi di emergenza e autoambulanze, che devono raggiungere il centro, oggi

BRESSANA BOTTARONE

"i nuovi attraversamenti pedonali sono inutili"

si trovano costretti a farlo dalla statale, dovendo così superare il passaggio a livello della linea Pavia - Stradella, notoriamente trafficata, soprattutto nelle ore di punta. Sempre restando in tema dossi: alcune settimane fa è stata fatta un’ordinanza per sgomberare la scuola, perché si pensava a una scossa di terremoto. In realtà, alcuni tecnici sospettano che a provocarla sia stato il passaggio di mezzi pesanti sull’attraversamento pedonale, situato in corrispondenza del plesso scolastico. Non è difficile ipotizzare che, alla lunga, le vibrazioni causeranno danni ai fabbricati. Era proprio necessario costruire dissuasori in cemento? Noi riteniamo di no. Il buon senso avrebbe suggerito di utilizzare quelli tolti nella frazione di Bottarone, che attualmente si trovano nel magazzino del comune inutilizzati. Avrebbero risparmiato una cifra considerevole, che si sarebbe potuta impiegare diversamente". Se le chiedessi di dare un voto a quest'amministrazione, come risponderebbe? "Volendo dare un voto, sarebbe decisamente negativo. Il rapporto con i cittadini e alcune associazioni è pessimo, basti pensare alla vicenda schiscetta. Ma non solo. L'Unione dei Comuni si è rivelata fallimentare, inutile e costosa per la comunità. Le questioni ambientali non sono state affrontate con il giusto piglio. Dal nostro punto di vista, quest’ amministrazione sta spendendo male il denaro pubblico, senza apportare effettive migliorie alla qualità di vita del paese".


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BONIFICA AMIANTO: "rIVIEZZI HA DELEGATO TOTALMENTE LA BRONI STRADELLA SPA"

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Valentina Villani

Quella bronese, nei mesi passati, è stata sicuramente la cittadina all’interno della nostra provincia, più chiacchierata in tempo di elezioni. Oggi le comunali sono solo un ricordo, ma la battaglia è stata piuttosto notevole, quello che si dice un tutti contro tutti e, tra forti polemiche e grandi controversie, il già vice sindaco Antonio Riviezzi è riuscito ad aggiudicarsi lo "scettro comunale". "Per solo cinquanta voti" - puntualizza Cesare Ercole - quando gli domandiamo cosa a suo parere non abbia funzionato, nonostante le diverse coalizioni da cui è stata appoggiata la sua lista, "un'inezia" – conclude. Quella di cui lei ha fatto parte è stata una campagna politica densa di polemiche, soprattutto per quanto riguarda la candidatura di Ezio Maggi. Crede sia "sua la colpa" se lei ha perso le elezioni? "Non addosso colpe a nessuno. Se perdo, sono io che perdo, la lista l'ho costruita io. Penso piuttosto che abbiano perso i duemila elettori che non sono andati a votare, ma che poi però si lamentano". Spunta un altro nome in questa diatriba politica: quello dell'avvocato Domenico Novarini. Quell'avvocato che, durante la campagna elettorale, l'ha "attaccata", non tanto mettendo in discussione Ercole uomo politico ma Ercole ex Direttore Sanitario dell'Ospedale di Treviglio, puntando il dito sui "famosi" test attitudinali da lei non superati. Come risponde? E soprattutto, crede sia stato Novarini l'ago della bilancia alle elezioni comunali di Broni? "Preferirei non mischiare la mia vita professionale con la campagna politica. Gli antagonisti hanno usato mezzucci da 'mafiosi col colletto bianco'. Comunque sia Novarini non è stato l'ago della bilancia, basta vedere il consenso che ha riportato in termini di voti. Alcuni miei candidati hanno avuto più consensi dell'avvocato". Un altro leghista doc bronese, Vittorio Braga, con toni molto accesi ha dichiarato di volersi dimettere

Cesare Ercole come cittadino Bronese. Cosa ne pensa di queste dichiarazioni? "Sono dichiarazioni molto forti ma comprensibili per chi conosce bene Vittorio. Credo fosse solo deluso da chi non è andato a votare". Se le chiedessi tre aggettivi per definire il neo sindaco Riviezzi cosa risponderebbe? "Corretto, generoso, pragmatico". La giunta Riviezzi si è trovata da subito per le mani una patata bollente, mi riferisco alla sentenza del Tar, la quale prevede che il comune di Broni debba versare ben oltre 200mila euro alla ditta Sclavi S.r.l., per il progetto della scuola. La sua memoria in merito a questa vicenda? "Vorrei ricordare che Riviezzi faceva parte della giunta precedente, ed era anche vicesindaco, quindi sapeva già in anticipo, e molto prima delle elezioni, che la corte aveva condannato il comune di Broni.

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"Gli antagonisti hanno usato mezzucci da mafiosi col colletto bianco"

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Ha taciuto durante tutta la campagna elettorale, di conseguenza per lui non è stata una sorpresa ciò che è avvenuto. Inoltre, si è mangiato l'avanzo di amministrazione riconoscendo il debito fuori bilancio e questa non è altro che una cattiva gestione del denaro pubblico. Da aggiungere ai 200mila euro, le risorse che se ne sono andate per pagare gli avvocati, altri 40mila euro". In che modo ora intende fare opposizione concretamente? "Insieme a Vinzoni e Catena stiamo procedendo nel fare alcuni controlli: questo è il ruolo della minoranza. Siamo anche propositivi in alcune materie, come l'ambiente, ad esempio o la salute pubblica". Quali sono i temi che secondo lei hanno più bisogno di essere sottoposti all'attenzione del sindaco? "Il sindaco ha un impegno che è in primis quello di tenere il bilancio sotto controllo, la bonifica dall'amianto, per la quale ha delegato totalmente la Broni Stradella e di cui dovrebbe essere il controllore. La situazione dei servizi in genere, che lasciano desiderare, ma soprattutto la trasparenza nelle azioni". Cantina di Broni... "Piano, piano vedo che la nuova dirigenza sta agendo bene". Cosa pensa riguardo alle passate elezioni provinciali? "Credo siano un chiaro esempio di come la politica non debba essere governata da giochi di potere, da inciuci vari e da commistioni non perfettamente chiare. Ecco perché' poi i cittadini si allontanano". Buttando uno sguardo alla vicina Voghera, al nuovo segretario del carroccio e al prossimo ballottaggio: la Lega come crede si schiererà? "Questo lo deciderà la sezione di Voghera. Il nuovo segretario è una persona che conosce perfettamente i giochini politici della città".


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il "miccone" è di broni o di stradella?

"Il miccone non è né di Broni né di Stradella, è un prodotto dell’Oltrepò"

Di Valentina Villani

Quante volte vi sarete chiesti quale sia la reale provenienza del miccone? Che sia un prodotto oltrepadano non c'è ombra di dubbio, tuttavia la vera città di appartenenza è sempre rimasta un mistero. Così, stradellini e bronesi, da decenni e più si contendono l'origine di questa tipicità oltrepadana che, ancora oggi, è il pane più ricercato. La sua crosta croccante, la mollica morbida e la lunga conservazione fanno si che sia un prodotto molto stimato, soprattutto per chi arriva da fuori. Quale sia quindi la sua provenienza ad oggi pare ancora un'incognita, noi siamo andati a trovare gli addetti ai lavori per avere qualche informazione in più. Quattro e uguali per tutti, le domande poste ai panettieri di Broni e Stradella: Il miccone è di Broni o Stradella? E’ ancora il pane più venduto e perché? Il segreto del miccone perfetto? Differenza tra miccone del panificio e miccone del supermercato? Ad aprire il dibattito è Elena Caliogna, titolare dell'omonimo forno da cinque generazioni: "Sono in molti ad affermare che la provenienza del miccone sia stradellina, tuttavia ci terrei a precisare che sono il panificio più vecchio nel circondario, sono la quinta generazione che porta avanti questa tradizione di famigli, la nostra attività, infatti, ebbe inizio nel lontano 1911. I miei avi, già allora, sfornavano questa tipicità, di conseguenza fate voi i conti. Il miccone è sicuramente la tipologia di pane più richiesto, non tanto dagli abitanti del luogo, quanto dalla gente che arriva da fuori, perché è un prodotto tipico, come lo sono il salame di Varzi, la bonarda e le ciambelle: un insieme di tradizioni che, portate in tavola formano la merenda perfetta in chiave oltrepadana. E’ un pane che si conserva per molti giorni e, se guardiamo i tempi di crisi che stiamo attraversando, è la ricetta perfetta per un alimento sano ed economico. Ricordiamoci che era il cibo che i nostri vecchi si portavano dietro da mangiare durante i lunghi viaggi verso altri paesi per vendere i loro prodotti. Il segreto del miccone è la sua lavorazione, ci vuole tanta, tanta pazienza per la sua preparazione: noi

Elena Caliogna lo abbiamo preparato questa mattina alle cinque, nel tardo pomeriggio voltiamo l'impasto e domani mattina sarà pronto. Non esiste il miccone del supermercato, il miccone è solo del panificio, ci vuole una maestria particolare che solo i veri panificatori possiedono". Adelina Chilelli dell'Euroforno, forno antico e pasta madre i segreti per un miccone perfetto: "Dicono che il miccone sia di Stradella, ma se poniamo la domanda ai vecchi panettieri storici di Broni risponderanno che non è così: credo che questa cosa della provenienza non sarà mai chiara. E’ ancora il prodotto più venduto, perché è un pane comune e dura molti giorni. Il segreto per un miccone perfetto sono il forno antico e la pasta madre. Noi lo prepariamo ancora seguendo la ricetta tradizionale e questo è ciò che lo rende ancora oggi così speciale. Il pane industriale è un'altra cosa, non c'entra niente con quello dei panettieri. Innanzitutto utilizziamo farine molto più pregiate, inoltre, l’industria utilizza alcuni coloranti sulle croste per dare un tocco in più all'immagine, mentre il nostro è assolutamente realizzato con ingredienti naturali. Poi c'è la differenza dei forni: quelli industriali sono

Giovanni Solferini un'altra cosa rispetto ai nostri". Non esiste diatriba sull'appartenenza del miccone per Natural Pan e per il suo titolare Giovanni Solferini: "Il miccone non è né di Broni né di Stradella, il miccone è un prodotto dell’Oltrepò Pavese, una bella tradizione di tutto il nostro territorio. Non è il più venduto, ma possiede ancora una forte identità. Penso che sia più che altro un discorso di dimensioni, oggi giorno la gente durante la settimana predilige acquistare panini e forme più piccole, nel fine settimana invece il miccone. Il segreto del miccone perfetto sta nella manualità, nella conoscenza della pasta e dei lieviti naturali, da una buona metodologia di lavoro, e una buona farina. Noi seguiamo la ricetta tradizionale, utilizzando ancora la biga, che conferisce una lievitazione naturale e una conservazione più lunga nel tempo. L'ideale poi sarebbe re impastare il miccone più volte. La differenza tra il miccone del supermercato e quello del panificio sta nei lieviti utilizzati, le lavorazioni industriali poi sono più veloci, mentre il miccone richiede più tempo per la preparazione. Esteticamente potrebbero apparire uguali, ma profumo e contenuto sono completamente diversi. Una grande iniziativa


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grosso è sicuramente il più venduto, tanti sono i locali che ancora oggi lo cercano, altrettanto i forestieri che passano apposta per acquistarlo, perché è una tradizione locale e poi si mantiene bene. Il segreto sta nella lievitazione e negli ingredienti. Noi lo prepariamo ancora secondo la ricetta tradizionale, con la biga e le farine buone, poi si lascia riposare e lievitare in forno. La differenza con la micca del supermercato c'è e si sente, innanzitutto il sapore è completamente diverso, le farine sono diverse, in ultimo il tempo e, per la micca, ce ne vuole molto". Panificio Fratelli Civardi, di Giacomo Civardi, "più diplomatico" sull'appar-

Benedetta Frattini fuori, sia dai locali. Il segreto per un buon miccone sono la pasta madre e le farine buone. C’è un abisso tra il miccone del supermercato e quello del panificio, noi lo prepariamo ancora secondo tradizione, ci vuole del tempo nella preparazione, mentre industrialmente viene preparato e cotto, impiegando meno tempo". Frattini Benedetta titolare della La Panetteria, che decreta il miccone al primo posto delle vendite tra i pani grossi: "Il miccone è originario di Stradella. Tra il pane

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italiana che vuole proteggere i prodotti sani e buoni della tradizione è Slow Food, che raccoglie un concetto d’importanza fondamentale: per tutte le cose ci vuole del tempo, le cose migliori sono fatte con lentezza e, così come nella cucina, è uguale il discorso legato alla panificazione". Non è il prodotto più venduto a livello locale, ma ricercato dai "turisti enogastronomici" questa la considerazione di Antonietta Caparro del Panificio La Briciola: "Le voci da sempre dicono che il miccone sia stradellino, tuttavia non si è mai saputo in maniera ufficiale. Oggi non è più il pane più venduto a livello locale, ma chi viene da fuori cerca ancora la micca oltrepadana. Il segreto del miccone perfetto è il lievito madre, un buon riposo e una buona cottura. L’impasto non è mai diretto, ma avviene con 2/3 tipi di lievitazione. La differenza di un miccone del panificio sta come dicevo prima negli impasti, il piccolo panificatore impiega più tempo per la preparazione, i panifici industriali preparano il pane con metodi più veloci, c'è una grossa differenza, è curato in modo diverso. Il panificatore doc non utilizza additivi, magari un po’ di malto per dare un po' di colore alla crosta ma niente di più, e la differenza al palato si sente". Ci spostiamo nella vicina Stradella, dove tane sono le attività legate alla vendita del pane, rivendite, ma pochi sono rimasti coloro che il pane lo fanno ancora "in casa". Qui il sentimento di apparteneza del miccone è senza ombra di dubbio forte. La Boutique del Pane di Pastori Roberto inizia proprio così: "Il miccone senza ombra di dubbio è di Stradella. E’ un alimento molto venduto nel fine settimana, perché è il pane che dura di più, durante la settimana si prediligono i panini, più veloci e semplici. E’ molto richiesto sia dalle persone che vengono da

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tenenza del miccone: "Il miccone è un prodotto oltrepadano, io dico sia originario di Stradella, poi è ovvio che ognuno tiri più acqua al suo mulino. Tra le tipologie di pane è sicuramente il più conosciuto, è acquistato più che altro nel fine settimana, perché dura di più e tanti sono gli esterni che lo cercano. È un pane a tripla lievitazione, ed è buono e friabile anche il giorno dopo. Il segreto per un miccone perfetto è seguire un buon metodo di lavoro, prestando attenzione ai tempi di preparazione. La levitazione è molto importante, infatti, è piuttosto lunga. Una volta fatto il pre impasto bisogna farlo rinfrescare, essenziale un altro impasto prima della cottura, noi seguiamo ancora la ricetta tradizionale. Il supermercato usa prodotti che gli permettono di farlo in maniera diretta, perché non ha la possibilità di curarlo, come invece avviene in panificio".


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"la vicina broni pian piano ci bagnerà il naso"

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Di Valentina Villani Andrea Frustagli è personaggio noto in quel di Stradella, infatti, oltre ad essere stato assessore alle attività produttive dal 1995 al 2004 con Torre Civica, è conosciuto e ricordato da tutti come l'inventore della rinomata manifestazione di "Vinuva". E' passato ormai un decennio, e qualcosa in più, da quando Frustagli ha abbandonato la vita politica stradellina "per motivi familiari" – precisa – tuttavia ci informa che, nonostante al momento sia fuori dai giochi in maniera ufficiale, è da un po' di tempo che se ne sta "seduto in panchina" a osservare l'operato dell’amministrazione attuale. "Ho avuto motivi familiari che mi hanno portato a fare la scelta di non ricandidarmi. Diciamo però che, da qualche anno a questa parte sono rimasto in panchina a guardare tutto quello che è stato realizzato a Stradella, nel bene e nel male, e mi trovo purtroppo a dover schierarmi contro l’attuale amministrazione". Frustagli, può spiegarci meglio il motivo di questa sua affermazione? Cosa non condivide dell'amministrazione Maggi? "La non presenza da parte di quasi tutti gli amministratori, dico quasi perché dalla lista posso escluderne giusto un paio. C'è una grande mancanza da parte loro di visibilità sul territorio, amministrare una città vuol dire anche girarla, bazzicare sia in centro sia nelle periferie. Pensi che addirittura ci sono cittadini che non sanno quale sia la faccia dei loro amministratori. Purtroppo in questa città c'è ancora troppa politica che appartiene ancora alla vecchia repubblica, perché sono più di quarant’anni che vige il solito sistema". Secondo lei perché non hanno mai pensato di rinnovare questa gestione amministrativa? "Ogni volta che ci sia stata qualche nuova figura pronta a emergere loro l'hanno affondata, non voglio stare qui a fare nomi né cognomi, tuttavia ci tengo a ripetere che in questi anni ci sono stati diversi personaggi che sarebbero potuti divenire la continuità di questi vecchi politici, ma che però, purtroppo, per ragioni o colpe, sono sempre stati emarginati". L’attuale amministrazione fa parte di una lista di continuità, Torre Civica, con cui lei, a suo tempo, si era candidato e ha da sempre appoggiato. Cosa è cambiato? Perché oggi le cose non vanno più se prima invece funzionavano? "La squadra è diversa ed anche il sindaco e questo conta molto. Credo che un bravo sindaco debba anche saper delegare, cosa che non vedo nell’attuale figura di Maggi; quella a cui ci troviamo davanti purtroppo è una magra e debole maggioranza, tenuta lì solo per alzata di mano. Detto in tutta franchezza sono ben contento di esserne uscito e non ho timore nel dichiararlo apertamente". In molti dicono che Stradella sia una città morta, lei cosa pensa? "Non sono di questo parere, non è vero che a Stradella non ci sia gente, piuttosto credo manchi una forza amministrativa legata a un discorso di commercio e attività produttive. Penso inoltre che se non fosse per l'Ascom, che dà anima e tempo alla città, allora si che Stradella sarebbe davvero morta, perché dietro le poche e belle manifestazioni organizzate ultimamente c'è appunto solo l'Ascom. Che Stradella sia viva quindi non ci sono dubbi, il problema è che vive male, in primis manca un collegamento fra amministrazio-

Andrea Frustagli ne e idee". A proposito di eventi, Vinuva, possiamo affermare che lei sia il “padre” di questa manifestazione. Come la trova oggi rispetto a com'era un tempo? "Vinuva è come una figlia per me, la trovo ancora molto bella, è cresciuta bene ed è stata anche mantenuta bene. Purtroppo non posso dire lo stesso di Oltrepiù, altra mia invenzione, che purtroppo oggi è sparita". Vinuva è di certo una manifestazione molto conosciuta, cosa che non si può dire di Oltrepiù. Ce ne vuole parlare? "Oltrepiù era una manifestazione legata alle attività produttive locali. Parlava di lavoro, di economia, di attività commerciali, è ufficialmente scomparsa il 14 giugno 2004, più precisamente dall'ultimo giorno di carica del mio assessorato". Perché secondo lei non l’hanno più riproposta? "Probabilmente le amministrazioni che si sono susseguite dopo di me hanno ritenuto di non riproporla. Oltrepiù era una gestione leggermente più complicata, portava via tanto lavoro dall’assessorato. Tuttavia credo che le 20/30mila persone che riempivano il palazzetto dello sport e gli oltre cento espositori, sarebbero valsi la pena di tutti gli sforzi che avrebbe comportato. Oltrepiù era una fiera produttiva a livello locale sulle aziende, realizzata proprio per le attività produttive". Mi pare di capire che tutto questo comporti in lei un gran dispiacere... "Certo che mi dispiace. In un certo senso è come vedere la figlia Vinuva che cresce bene ed è sempre più bella e il figlio Oltrepiù che non c’è più". Sempre restando in tema eventi e manifestazioni: da giorni ormai non si sente altro che parlare del diniego da parte dell’amministrazione Maggi per la realizzazione dell’evento Choco Moments, in programma per il 4 dicembre, che ha suscitato non poche polemiche. C'è chi dice sia un discorso politico, altri no. Lei cosa ne pensa? "Credo che in questo caso abbiano tutti ragione e tutti colpa. Innanzitutto i presunti organizzatori, che avrebbero dovuto realizzare questa manifestazione, l’hanno presentata e costruita male, tuttavia sono convinto che gli ostacoli li avrebbero trovati ugualmente da parte dell’amministrazione.

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"Le scarpe non bisogna consumarle solo in campagna elettorale"

Se il diniego sia stato, come dicono, da attribuire alla concomitanza con il referendum, mi domando perché allora gli organizzatori non hanno deciso immediatamente di cambiare proponendo un’altra data, se quello veramente era il motivo principale, ovviamente. In questo modo si sarebbe capito subito se la problematica era davvero legata alla data, o se invece era una questione politica come dicono". Come vede la sua Stradella oggi? "Che non condivida operato e sistema di governo dell'attuale amministrazione l’ho già detto, in ogni caso Stradella è sempre una bella città che, purtroppo o per fortuna, (dipende dai punti di vista) oggi vive di rendita. Grazie a tutto quello che è stato fatto ancor prima da me, dall’amministrazione di cui ho fatto parte e da quella dopo. L'amministrazione di oggi invece vive di rendita, però bisogna stare molto attenti, perché poi le cose prima o poi finiscono e la vicina città di Broni, piano piano, se va avanti in questa direzione ci bagnerà anche il naso". C’è altro? "C'è molto altro e altro ancora. Innanzitutto non si vede più un vigile in giro, in una settimana la presenza del vigile in giro per la città non supera le 2/3 ore. Tengo a precisare che questo sicuramente non è colpa del corpo dei vigili, ma dell’amministrazione e dell’assessorato in questione, perché sono loro che dovrebbero occuparsi di controllare le presenze dei dipendenti e spronarli a fare bene il proprio mestiere, qualora dovessero accorgersi che non è così. Queste cose tutti noi cittadini le vediamo, mi domando come facciano a non vederle gli amministratori". Nelle uscite passate del nostro giornale si è susseguito un botta risposta tra Maggi e Brandolini. Cosa ne pensa? "Credo che Brandolini abbia ragione e, di conseguenza, sono contrario alla dichiarazione fatta da Maggi: 'Brandolini dovresti girare la città', perché se c’è uno che non gira la città è proprio Maggi. Il consigliere di minoranza lo si vede in giro, mentre il primo cittadino s’intravede solo quando ci sono eventi, manifestazioni, inaugurazioni o simili: le scarpe non bisogna consumarle solo in campagna elettorale, ma anche e soprattutto durante il lavoro da amministratore". Alle prossime amministrative mancano ancora tre anni, ma la curiosità è tanta e non posso non chiederglielo: ha intenzione di ricandidarsi? Magari alla carica di sindaco? "Il mio obiettivo per il futuro sarà quello di riunire un gruppo per creare una lista alle prossime elezioni. Certo è che dovranno esserci tutti i presupposti: innanzitutto dovrà essere una lista molto forte, fatta di personaggi conosciuti e non, di giovani e meno giovani. Penso che oggi sia ancora presto per parlare ma, nel mio cassetto ci sono moltissime idee e le tirerò fuori al momento giusto. La cosa bella poi è che le idee possono anche non costare nulla, come ho dimostrato a suo tempo con Oltrepiù e Vinuva, dico a suo tempo perché adesso purtroppo non è più così".


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"non facciamo più raduni in oltrepo"

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Di Valentina Villani Il Vespa Club Oltrepò è un'associazione presente sul territorio fin dalla notte dei tempi, infatti, già dai lontani anni 60, era attiva a livello locale, conosciuta da tutti però come Vespa Club Broni, tra le prime in Italia a essere fondata. Negli anni, per l'associazione si sono susseguiti momenti altalenanti ma il rilancio ufficiale avvenne nei primi anni 80, con un nuovo nome: Vespa Club Oltrepò (poiché nel frattempo si erano inserite anche altre realtà locali). Intorno la fine degli anni 80, il Vespa Club Oltrepò però ebbe un "declino", ma un'associata, Cristina Ferrari, per non perdere il nome pagò la quota per diverso tempo, senza che l'associazione fosse attiva a tutti gli effetti, fino a quando, rinnovati i vertici, riprese vita sul territorio. Il nome, infatti, da allora restò sempre quello e, intorno alla metà degli anni 90, precisamente nel 97/98, ci fu il nuovo e definitivo rilancio grazie ai soci che, ancora oggi sono parte attiva dell'associazione. Il presidente, Davide Assari, ci racconta questo mito intramontabile conosciuto in tutto il mondo: La Vespa. Assari, innanzitutto ci spieghi: cosa fa un Vespa Club? "La nostra è un'associazione di grandi appassionati, infatti, ogni singolo socio, possiede motori appartenenti a tutta la produzione della Piaggio a partire dal 46 fino ad arrivare agli anni 80. Recuperiamo modelli, li restauriamo e li riportiamo sulla strada, inoltre partecipiamo a raduni nazionali e internazionali previsti dal calendario ufficiale e organizziamo gite turistiche associative, non solo a livello territoriale ma anche fuori regione e spesso stato". La vostra associazione però è anche Moto Club. Ce ne vuole parlare? "Le associazioni motoristiche italiane riconosciute a livello legislativo non sono molte. Tutte le altre associazioni si affiliano con altri nomi, ruotando intorno a queste. Noi siamo affiliati alla Federazione Motociclisti Italiani, di conseguenza, siamo anche Moto Club. Un valore aggiunto della nostra associazione è

il nostro segretario Davide Mariani, unico referente moto d’epoca per la nostra provincia". Prima diceva che avete recuperato modelli anche molto vecchi. Chi ci mette mano prima di rimetterle su strada? "I primi modelli della Vespa risalgono al lontano 1946 che, ovviamente, alcuni di noi possiedono. Molti nostri soci sono anche abili meccanici e carrozzieri, diciamo che ci diamo una mano a vicenda, sia per quanto riguarda la manutenzione, che per il recupero dei pezzi di ricambio". E questi pezzi di ricambio di cui parlava dove li recuperate? "Se riusciamo acquistiamo gli originali, riportandoli in splendore. Nel caso in cui invece siano messi particolarmente male, li sostituiamo con i pezzi riprodotti dalle varie case". Quanti associati conta il Vespa Club Oltrepò? "Attualmente siamo più di centocinquanta e provenienti da quasi tutta la provincia, qualcuno anche da lodigiano e piacentino". Come sopravvive la vostra associazione? "Ogni anno, i soci iscritti acquistano la tessera del Vespa Club Italia e questo è il nostro autofinanziamento. Con i soldi raccolti, infatti, abbattiamo le spese di trasferta in caso di gite o raduni. Molto spesso e, quando possibile, acquistiamo anche materiale societario per l’azienda o per i soci, come gazebo espositivi ad esempio". In poche parole, cos’è questa passione per la Vespa? "La passione per la Vespa si traduce nel sentire da lontano, anche a duecento metri di distanza, il suo rumore: non c’è niente da fare, l’orecchio di un appassionato lo riconosce subito". Quali sono le differenze tra la Vespa di un tempo e i modelli di oggi? "Una Vespa d’epoca conserva in sé un fascino particolare che quelle di oggi, purtroppo, non hanno, escluso il nome, ovviamente. Meccanicamente poi le differenze sono moltissime. Per un appassionato è ovvio siano meglio quelle antiche, pur avendo comun-

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Sono 150 gli associati del Vespa Club Oltrepo

que dei limiti, perché studiate per le strade di allora e non quelle di oggi". Cosa consiglierebbe a chi ha una Vespa "attempata" in garage? "Il consiglio che diamo sempre noi appassionati a chi possiede una Vespa, è quello di non venderla mai. Piuttosto coprirla con un telone e lasciarla lì, ma venderla, perché prima o poi la si andrà a riprendere". Quali sono le destinazioni di gite del Vespa Club? "Le nostre colline e quelle limitrofe le abbiamo girate tutte, in lungo e in largo. Siamo stati anche sui Passi Dolomitici, in Costa Azzurra, Austria, Liguria, Toscana. Solitamente, tra aprile e settembre organizziamo gite domenicali, infine, un giro annuale, in Italia o all’estero". E le famiglie degli associati vi seguono? "Sì, alcune magari si aggregano in auto. Le famiglie degli appassionati sono quasi sempre tutte coinvolte". A livello territoriale organizzate eventi, raduni o simili? "È qualche anno che non facciamo più raduni o concentrazioni, anche se mediamente abbiamo almeno una ventina di richieste l’anno. Questa decisione è stata presa all’unanimità, poiché abbiamo preferito dare più spazio ai nostri soci puntando sulle gite turistiche". Il più vecchio e il più giovane associato? "Gianni Cavagnini, è un socio 80enne che un tempo lavorava alla Piaggio Broni, ed è anche uno degli ultimi meccanici rimasti che furono istruiti negli anni 50 dalla Piaggio. Il più piccolo, Leonardo, di quattro anni". La gente quando vede passare “lo sciame” di Vespe cosa fa? "Se sono a piedi ci applaudono, mentre se sono in macchina o in moto, ci suonano il clacson e questo, per noi, è davvero molto piacevole".


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"LE UNIONE DEI COMUNI OGGI SONO SULLA VIA DEL TRAMONTO"

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Valentina Villani

L'Unione Albaredo – Campospinoso fu costituita nell’agosto del 2000, tuttavia la storia ci ricorda che già nel lontano 1928, e sino al 1948, le due cittadine formavano un unico comune, che prendeva appunto il nome di Campospinoso – Albaredo. Oggi quest'unione è a tutti gli effetti un ente locale a sé stante, come recita la legge, tuttavia non prevede un'elezione diretta popolare. I comuni in questo caso restano tali, quindi ognuno ha un suo sindaco e tutto ciò che racchiude in sé un'amministrazione comunale a tutti gli effetti, sono solo le funzioni che vengono trasferite nell'unione. Come ci spiega il primo cittadino di Campospinoso Paolo Fasani "diciamo che a oggi, quasi tutte le funzioni comunali le abbiamo inserite in Unione. Dico quasi perché, se escludiamo Polizia Locale, Suap – Commercio e anagrafe con stato civile elettorale, tutto il resto è gestito dall’unione". A oggi molte unioni pare non abbiano dato i risultati sperati. Tuttavia, la vostra si dice in giro che sia funzionale e comunque attiva da ormai quindici anni sul territorio. Ci racconti quand'è nata questa scelta "Le unioni oggi sono sulla via del tramonto ma fino al 2010 c'è stato un gran fiorire a livello generale, perché si era anche beneficiati da una serie di contributi, sia statali sia regionali. Quando abbiamo iniziato con l'Unione, negli anni 2000 (anche se poi, di fatto, l'operatività è partita nel 2001). Siamo stati tra i primi e diciamo che ci abbiamo messo diverso tempo a far capire a tutti, enti compresi, che per tutte quelle funzioni esisteva l'unione e non più il singolo comune, piano piano però, si sono resi conto che eravamo un ente a se stante, e da lì in poi è stato tutto molto più semplice. Se la nostra unione funziona tutt'oggi, penso che questo sia anche da attribuire al fatto che non abbiamo mai assunto ulteriore personale, ma ci siamo gestiti con quello già esistente, di conseguenza, questo ha comportato risparmi di spesa notevoli". Prima ha asserito che negli anni passati, le unioni, erano beneficiate da una serie di contributi. Oggi però non è più così. Può spiegarci il perché?

"Fino al 2011 – 2012 i contributi che arrivavano alle unioni erano molto sostanziosi, tuttavia, da allora è iniziata una fase molto discendente, forse percentualmente più alta rispetto alle riduzioni dei trasferimenti ai comuni. La nostra unione, ad esempio, se guardiamo i contributi statali, è passata da 160mila euro all'ultimo di quest’anno di 19mila; mentre quelli regionali, che in alcuni anni avevano toccato quasi i 120mila euro, oggi sono 35mila. E’ evidente come ci sia stata una sostanziale riduzione, inoltre il grosso problema è che questi non sono contributi storicizzati, di conseguenza non possiamo avere cifre precise per fare un bilancio di previsione". Cosa avete realizzato con l'unione in questi anni? "In questi anni l'unione ci ha dato la possibilità di realizzare tante cose, abbiamo partecipato a diversi bandi, la nostra è stata zona obiettivo 2 dal 2000 al 2006, abbiamo quindi avuto la possibilità di godere di finanziamenti europei. Questi sono serviti per mettere in atto diversi investimenti per la cittadinanza come il collettamento ad esempio, le fognature e il depuratore, le aree artigianali e industriali, la riqualificazione della piazza della chiesa di Santa Maria Maddalena, la pista ciclabile, etc.etc.". Campospinoso: è evidente come negli ultimi anni ci sia stato un calo drastico del numero degli abitanti residenti in piccole realtà. E’ stato così anche per voi? "Al contrario di altre realtà, Campospinoso è un comune in continua crescita. Fino al 2008 la crescita era molto sostenuta e vi è stata inoltre un’ulteriore espansione di carattere edilizio molto forte. Chiaramente, con l'avvento della crisi, tutto questo è leggermente diminuito, ma ogni anno registriamo comunque importanti aumenti di residenti". Secondo lei perché? "I prezzi delle abitazioni sono nettamente inferiori alle vicine città di Broni e Stradella, ci troviamo sull’asse bronese, di conseguenza i collegamenti sono estremamente veloci. Il servizio di trasporto pubblico è ottimale, abbiamo una scuola materna privata e un asilo nido privato ma convenzionato con l’unione. Inoltre, riusciamo a fornire i servizi fondamen-

CAMPOSPINOSO

"Rispetto ad altre realtà, il nostro comune è in crescita"

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Paolo Fasani tali e indispensabili, come lo scuolabus per i bambini o il centro estivo. Quest'ultimo poi è molto frequentato e seguito, la spesa di partecipazione è a carico delle famiglie ma limitata e per cinque settimane diamo loro la possibilità di collocare i bambini quando, terminate le scuole, molti non possono occuparsene per questioni lavorative". Passiamo alle attività commerciali "Le attività artigiane e commerciali funzionano bene, ci troviamo sulla bronese, vicino al casello autostradale, alle stazioni ferroviarie di Broni e Stradella, e questo non può che essere un grande vantaggio. Come tutto l’Oltrepò orientale, stiamo soffrendo a causa delle limitazioni legate al ponte della Becca, perché il divieto dei mezzi medio/pesanti sulle attività ha un peso economico molto rilevante. Forse è leggermente minore l’influenza sul commercio, poiché basato più che altro sul flusso di transito e, sulla bronese transitano 18mila autoveicoli al giorno". Negli ultimi anni la crisi ha colpito molte famiglie, conseguenza che sempre più persone si rivolgono ai comuni in cerca di aiuto. A Campospinoso da un punto di vista sociale com’è la situazione? "Le spese in campo sociale stanno aumentando in maniera esponenziale. Il nostro servizio sociale è gestito dall’unione, al momento riusciamo ancora a garantire l’accesso ai servizi del centro socio educativo di Stradella per le persone affette da disabilità, gli insegnanti di sostegno presso le scuole di Broni per gli studenti che ne necessitano, inoltre, interveniamo, per quanto possibile, con aiuti e sussidi di tipo economico in casi veramente gravi. Rispetto a una decina di anni fa, la spesa sociale è quadruplicata e oggi è in continuo aumento, questo indipendentemente dalle dimensioni del comune, perché è un grande problema a livello nazionale".


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"Quella volta che andai dalla Contessa Ada Vistarini"

Di Valentina Villani

Giuseppina Alberici è conosciuta da tutti come la storica maestra di Rocca de Giorgi che, per ben venticinque anni, più precisamente dal lontano 1960 al 1985, accompagnò quelli che furono i bambini di allora verso un percorso, un percorso indirizzato alla loro crescita e formazione, un percorso importante chiamato scuola. "Ricordo la scuola di Rocca dè Giorgi, era collocata di fianco al castello diroccato – racconta – all'esterno c'era uno spazio grandissimo, dove i bambini potevano giocare. La struttura era molto grande, c'erano moltissime finestre dalle quali entrava una luce bellissima. Le classi alla scuola della Rocca erano cinque, con un numero piuttosto importante di alunni, quaranta per la precisione. Io avevo tre classi insieme cui davo lezione, perché anche gli insegnanti, ai tempi, non erano poi molti". Come mai le classi erano così numerose? "A Rocca dè Giorgi ci sono sempre stati i Conti Vistarino, il territorio era quasi tutto di loro proprietà, come anche le diverse fattorie sparse sul territorio. Così, da tutte le regioni meridionali, esclusa la Sicilia, giungevano i mezzadri, con famiglie a seguito. Ognuno di loro veniva collocato in una di queste cascine gialle, per lavorare la terra. Per questo motivo avevamo classi così numerose. Purtroppo, molti di questi ragazzi, fui spesso costretta a bocciarli più e più volte, perché alcuni di loro, prima di quel momento, nonostante avessero superato l'età, non erano mai andati a scuola. Alcuni di loro a otto anni non sapevano ancora scrivere, ho avuto ragazzi che sono usciti dalla scuola anche a quindici anni: non potevo permettere che terminassero gli studi senza avere una preparazione prima di affrontare il mondo esterno”. Nel suo bagaglio dei ricordi, ha qualche aneddoto che vorrebbe raccontarci? "Di ricordi ce ne sarebbero moltissimi. Uno in particolare mi riaffiora alla mente, portandomi ancora un sorriso. A Rocca dè Giorgi c'era un prete molto ricco, Don Oreste Torti. In vista dei festeggiamenti per il suo 25esimo anno di sacerdozio, alcune donne girarono tra le case del paese per raccogliere i soldi, allo scopo di acquistare un calice d'oro da regalargli. Quel giorno mi arrabbiai moltissimo: avevamo i bambini che dovevano percorrere chilometri e chilometri a piedi, spesso in mezzo a fango e pioggia per arrivare a scuola, restando tutto il giorno in classe con i piedi inzuppati. E loro raccoglievano soldi per

fare il regalo al parroco che ne aveva già in abbondanza". Quindi cosa accadde? "Mi recai dalla Contessa Ada e le feci presente il fatto. Lei mi chiese di cosa avevano bisogno questi bambini ed io le risposi. Risultato? L'indomani acquistò una seicento multipla e, da quel giorno, il signor Italo, passò di fattoria in fattoria a raccogliere tutti i bambini per portarli a scuola. I Conti Vistarino erano persone fantastiche e umili, con loro si poteva parlare di qualsiasi cosa, molto vicine alla cittadina, ai loro dipendenti e al sistema scolastico. Erano molto generosi, soprattutto con i bambini e lo dimostrarono in diverse occasioni". Ad esempio? "I bambini avevano scuola dalle 9 alle 15.30, ma non esisteva ancora il servizio mensa. Così, un giorno, dissi alla Contessa che questi ragazzi restavano tutto il giorno a scuola senza mangiare e lei, senza pensarci su un momento, conferì l'incarico alla bidella di preparare un primo per loro. Stessa cosa fece il Conte Ottavio qualche tempo dopo, perché i bambini avevano un primo a disposizione per il pranzo, ma non un secondo. M'incaricò di acquistare tutto ciò che serviva loro per un secondo piatto completo, dicendomi che sarebbe passato lui a saldare il conto senza problemi: così i bambini, da quel giorno in poi, poterono godere di un pasto completo durante il tempo scuola. Dopo qualche tempo anche la merenda dell'intervallo, la Contessa veniva a scuola con un grande sacco pieno di caramelle, cioccolatini, pasticcini e tanti altri dolci e lo svuotava sulla cattedra. Inutile raccontarvi gli occhi dei miei alunni in quei momenti". Com'era gestito il sistema scolastico? Chi acquistava i libri e la cancelleria? Come vi scaldavate? "Beh, ai tempi c'erano ancora le stufe, che accendevamo con legna che era fornita sempre dai Conti Vistarino. I libri non cambiavano di continuo come oggi, di conseguenza, utilizzavamo sempre quelli. Per la cancelleria ci arrangiavamo come riuscivamo". Prima ha detto che insegnava a tre classi contemporaneamente. Immagino quindi ci fossero bambini di età differenti. Come faceva? "Ci s'ingegnava. Noi, ad esempio, durante i dettati avevamo adottato un metodo particolare: quando restavo in piedi, significava che il dettato era indirizzato agli alunni di prima, se ero seduta, voleva dire che mi rivolgevo ai bambini di seconda, mentre, per

Giuseppina Alberici

ROCCA DE' GIORGI

"TERMINATA LA VENDEMMIA ARRIVAVA LO SBRAION"

quelli di terza, giravo per la classe". Nel 1985 terminò la sua carriera "La scuola della Rocca fu assorbita da quelle presenti nelle realtà limitrofe più grandi, così i bambini si spostarono negli altri comuni ed io, terminai così la mia missione". Oggi le capita di incontrare qualche suo alunno? "Certo. Spesso li incontro per Broni o nelle altre città vicine, non le dico l'emozione che provo ogni volta nel vederli realizzati e nel sentire che provano ancora affetto e ricordi piacevoli per quell'insegnante che, spesso li bacchettava, ma lo faceva con uno scopo ben preciso: quello di farli diventare i grandi uomini, e donne, che sono oggi. Quando li incontro il cuore mi si riempie d'orgoglio e, per me, in un certo senso, è come tornare ancora in quei tempi". Com'era vivere in un piccolo paese in quegli anni? "Era bellissimo ma molto diverso da oggi. C'erano rispetto e cordialità, eravamo più vicini l'uno con l'altro, come una grande famiglia, perché nessuno si sentiva solo. Ci aiutavamo a vicenda, ci scambiavamo le cose a seconda delle necessità, bastava proprio poco per stare bene: un sorriso, un frutto. Purtroppo oggi non è più così, ognuno ormai va per la sua strada, sembra quasi che non ci conosciamo nemmeno". Come passavate le giornate? "Lavoravamo, in casa e fuori, a seconda della professione svolta. A Rocca c'era un bar/ristorante molto frequentato, chi veniva per cenare, chi si fermava a giocare a carte; mentre in estate giocavamo all'aria aperta, con le sedie sulla strada. Terminato il periodo di vendemmia (calcolato dai commercianti perché la gente aveva guadagnato qualche soldino in più), arrivava Lo Sbraion a bordo del suo camion. Passava per il paese ad annunciarsi con un tamburo e la gente usciva da casa per acquistare abiti, lenzuola e coperte. La terza domenica di ottobre c'era la festa della Rocca, si mangiava e ballava: nel piazzale dietro era allestita una sala da ballo, non avevamo molto, ma bastava poco per essere felici".


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LA RUBRICA PER GLI APPASSIONATI DELLA BUONA TAVOLA

Di Gabriella Draghi Si avvicinano le festività natalizie e di fine anno e si moltiplicano le occasioni conviviali in un susseguirsi senza sosta di pranzi e cene . La ricetta di questo mese è perfetta per un antipasto, un aperitivo, un buffet, facile da preparare e con una presentazione per stupire i nostri ospiti. Il riso Venere è un riso integrale originario della Cina che oggi viene coltivato anche in lomellina, in provincia di Pavia. Il suo nome, dedicato alla Dea dell’Amore, deriva dal fatto che nell’antichità veni-

va considerato altamente afrodisiaco. E’ caratterizzato dal colore nero e dal profumo di crosta di pane in cottura. E’ ricco di ferro, selenio e antociani che possono contrastare l’azione dei radicali liberi. Bicchierini di riso venere della lomellina con gamberetti e avocado Ingredienti per sei bicchierini: 150 g di riso Venere della Lomellina mezzo avocado 50 g di gamberetti cotti Il succo di un limone qualche chicco di melograno 2 foglie di basilico olio extravergine d’oliva sale Come si preparano: Lessiamo il riso Venere in acqua salata bollente per 40 minuti circa. A cottura ultimata lo scoliamo, lo mettiamo in una ciotola, aggiungiamo un cucchiaio

CUCINA

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Gabriella Draghi d’olio e lo facciamo raffreddare. Nel frattempo peliamo e tagliamo a dadini il mango, lo mettiamo in una coppetta e lo irroriamo con il succo di mezzo limone per non farlo ossidare. Mettiamo nel bicchiere del frullatore ad immersione le due foglie di basilico spezzettate e 4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva. Frulliamo e creiamo un’emulsione. Ora possiamo condire il nostro riso aggiungendo nella ciotola i gamberetti, i dadini di avocado scolati dal succo di limone e il succo dell’altra metà del limone. Mescoliamo delicatamente e andiamo a riempire i nostri bicchierini. Versiamo con un cucchiaino un po’ di emulsione al basilico in ognuno e decoriamo con alcuni chicchi di melograno. Buon appetito e Buone Feste!


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LA RUBRICA PER GLI APPASSIONATI DI STORIA OLTREPADANA

Di Gustavo Ferrara

Il Comune di Calvignano, comprendente un territorio di particolare bellezza paesaggistica, pur avendo un nucleo antico storicamente identificabile, risulta essere ancora oggi, caso assai raro, un aggregato di vari nuclei sparsi di bassa consistenza demografica. Per molti secoli il piccolo insediamento rurale visse all'ombra del castello, mentre gli edifici ecclesiastici, ovvero l'oratorio di San Rocco e la parrocchiale di San Martino, si trovavano in campagna, a una distanza di circa 500 m. dal suddetto fortilizio. Dunque la storia del paese di Calvignano spesso si confonde, almeno nei primi secoli, con quella della struttura fortificata sul monte, ed è ipotizzabile che entrambi siano sorti contemporaneamente. Infatti, nel primo documento che attesta l'esistenza di Calvignano, risalente al 1111, è già citato il castrum, appartenente ad un prete di nome Gisulfo, che possedeva anche una cappella e le terre circostanti. I suddetti beni passano in seguito al monastero di S. Maiolo di Pavia, e nel 1240 a Guidone Sannazzaro, priore della chiesa di Torre del Monte, che ottenne l’investitura dal cenobio pavese. Oltre un secolo dopo, nel 1371, abbiamo nuovamente notizia del castello, diventato nel frattempo possesso dei Bottigella, una potente famiglia pavese. Ed è sempre un componente di questa famiglia Giovanni Matteo, il primo feudatario di Calvignano: consigliere ducale e senatore in Milano, ricevette l'investitura da Francesco Sforza nel 1452. Pare che proprio nella suddetta occasione vennero riunite per la prima volta in una sola giurisdizione le varie località oggi componenti il Comune di Calvignano, ovvero l’abitato omonimo, Casale, Corneliano, Genevredo, Oberga e Travaglino. Ricordiamo a questo proposito che nella prima metà del XV secolo gli abitati di Calvignano e Travaglino probabilmente erano ancora due Comunità separate, e un indizio a questo riguardo è l’appartenenza a compartimenti fiscali diversi: nel pagamento dell’imbottato il primo era parte della squadra di Casteggio, mentre il secondo di quella di Montalto; nella tassa dei cavalli del 1441 Calvignano paga per sé e Travaglino con Montalto ed altre località. Tornando ai feudatari, ricordiamo che a causa delle divisioni tra gli eredi di Giovanni Bottigella i possessi della famiglia si frazionano, e alcune parti vengono vendute o ereditate da altre famiglie: a metà del XVI secolo, ad esempio, il possesso di Travaglino e altre 1555 pertiche appartengono ai Volpe Landi, famiglia nobile originaria di Piacenza. Altre parti del possesso, come Oberga, restano ad altri rami dei Bottigella per

Chiesa di San Martino

UN PO' DI STORIA... DELL'OLTREPO

Calvignano: tracce di medioevo e scorci neoclassici

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Il castello a fine 800 secoli. Nella seconda metà del XVII sec. compaiono i Fantoni, originari del Piemonte, che progressivamente acquistano una parte consistente del territorio di Calvignano, e procedono alla ristrutturazione e all'ingrandimento del cascinale di Travaglino, che a fine Seicento assume le imponenti forme attuali, e diventa il centro dei possessi dei Fantoni. Nel 1690 acquistano la titolarità del feudo di Calvignano, e nel 1724 ottengono la dignità comitale. Con la rivoluzione francese si esaurisce la storia del feudo, ma le proprietà allodiali (private) dei Fantoni restano consistenti. L'ultimo esponente si spegne senza prole nel 1816, e da quella data nella proprietà, che progressivamente si atomizza, si susseguono varie famiglie. Con l'Ottocento Calvignano vede un costante aumento della propria popolazione: circa 300 abitanti nel 1846, 401 nel 1901, raggiungendo il massimo nel 1921 con 479, mentre tra il 1951 e il 1981 la popolazione si riduce del 60%, prevalentemente a causa dello spostamento in altri centri. Ritornando al castello, rileviamo che nelle mappe del catasto teresiano (1723) questo appare diviso in tre proprietà. Di queste una apparteneva al re di Sardegna, che l’aveva ottenuta dai Fantoni nel 1753. Possiamo supporre che durante il Settecento e l'Ottocento il castello abbia subito un progressivo degrado, se nella famosa foto Cicala di fine XIX s. il maniero è già privo di buona parte delle sue strutture. Purtroppo, il degrado non si ferma ancora oggi, e per meglio descrivere il castello riprendiamo le parole di M. Merlo, che lo visitò negli anni '70 del secolo scorso: «un tempo si notavano finestre romaniche e gotiche, caditoie e belle inferriate del secolo XVI»; vi era anche un secondo edificio, «forse più antico del precedente, [dove] si notano, nella fronte a ovest, resti di una difesa piombante con sei beccatelli e cinque finestruole, di cui una gotica ad arco scemo. I pro-

I ruderi del castello oggi

prietari, fratelli Merli, conservano [...] una lapide – forse sepolcrale – con incise alcune lettere romane»; tra l’altro, poco prima del 1971 «[era] crollata una parte del bastione sopravvissuta ad ovest, così che le vestigia strutturalmente suggestive della storica rocca di Calvignano si sono ulteriormente immiserite». Dell'antico castello restano oggi dei resti incorporati in due casamenti attorno ad un cortile. In uno di questi edifici si trova una porta a sesto acuto in cotto che si apre su un muro di mattoni a vista, con tracce di graffiti a spina di pesce. Resta anche una parte della cinta esterna, in cattivo stato di conservazione. Oltre al castello, vi sono a Calvignano altri tre luoghi d'interesse: il complesso della chiesa di San Martino, l'oratorio di San Rocco e la villa di Travaglino. Per motivi di spazio tratteremo qui solo il primo. Una chiesa dedicata a S. Martino è citata per la prima volta nel 1240, ma nulla sappiamo delle sue forme medievali. In seguito è citata nella Decima triennale del 1321-24 come appartenente alla diocesi di Pavia, insieme ad altre chiese vicine come quella di San Giorgio di Montalto (forse l'omonimo oratorio ora nel territorio di Calvignano), quella di Santa Maria di Mairano, ed altre ancora. Nel 1518 è citata come parte della diocesi di Piacenza, cui rimane fino al 1805, quando passa a quella di Alessandria, e poi nel 1817 a quella di Tortona. Nel 1790 la chiesa è detta in cattivo stato, e questo si protrae ancora nel 1834, quando è detta fatiscente. La chiesa venne dunque ricostruita nel 1844 in stile neoclassico, mentre in seguito vennero aggiunte le due ali.A seguito della suddetta ristrutturazione il complesso assume la sua forma attuale, disposta ad U attorno ad una piccola piazza. Nell'ala sinistra sono attualmente collocati gli uffici comunali. L'interno della chiesa è a navata unica, e vi sono un altare dedicato a S. Giovanni Bosco e, sul presbiterio, un dipinto del XVIII secolo raffigurante la Sacra Famiglia. Il campanile, anch'esso di fattura neoclassica, presenta archi a tutto sesto sui quattro lati, sormontati da un timpano. Sul fronte vi è un orologio, distrutto da un fulmine nel 2015, e poi sostituito. Il tutto è sormontato da una caratteristica cupola. Ci sarebbe ancora molto da dire su Calvignano, e soprattutto resta da analizzare il grande complesso di Travaglino le cui vicende, meritando un trattamento a parte, ci riserviamo di riprendere in un successivo intervento. Bibliografia Bernini, Calvignano sui colli vitati dell'Oltrepò pavese, 2002; Cerioli, Pietra de' Giorgi nell'Oltrepò pavese e dintorni, vol. II, 1906; Ferrara, Per una storia amministrativa del 'contado' pavese nei secc. XIV-XV (tesi di laurea in Storia d'Europa), 2015; Goggi, Storia dei Comuni e delle parrocchie della diocesi di Tortona, Terza ed. aggiornata, 1973; Merlo, Castelli Rocche Case-forti Torri della provincia di Pavia, vol. II, 1971; Rosada (a cura di), Rationes decimarum Italiae […]: Lombardia et Pedemontium, 1990. Foto cortesia del Comune di Calvignano


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"IL DIALETTO è UNA FORMA ALTISSIMA DI CULTURA"

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Valentina Villani

Giuliano Cereghini, classe 1947, oltrepadano DOC, è originario di Sant'Eusebio frazione del comune di Fortunago, ma molto conosciuto in territorio casteggiano (e non solo) perché storico segretario comunale. La sua carriera termina ufficialmente nel 2012 con il pensionamento, tuttavia ancora oggi Cereghini, è uomo attivo sul territorio a 360 gradi e sono i fatti a dimostrarlo. Nei mesi passati lo abbiamo visto salire in cattedra, per insegnare ai ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Casteggio la gestione comunale e oggi è pronto a ritornarci, per impartire lezioni di educazione civica, con un valore aggiunto all’interno del programma: il dialetto oltrepadano. "Quando mi hanno chiesto di insegnare ai ragazzi il dialetto credo di aver toccato il cielo con un dito", ci racconta, orgoglioso e soddisfatto della nuova avventura che ha avuto inizio solo qualche settimana fa. L’ex segretario è molto legato alle tradizioni locali, tanto che quando ne parla, riesce a trasmettere con sole poche parole tutta la sua nostalgia e l’amore per quei tempi ormai passati "ci divertivamo con poco e, nonostante non avessimo niente, eravamo felici. L’Oltrepò era un mondo di gente semplice, povera ma ricca di valori". Il suo Oltrepò che ama così tanto ha voluto racchiuderlo in un libro "per lasciare qualcosa di concreto”- precisa – sì, perché il Cerghini, a tempo perso, è anche scrittore. Per chi lo conoscesse, avrà già avuto modo di leggere alcuni libri scritti da lui negli anni passati. Oggi sono in via di pubblicazione due nuovi volumi "Il figlio del Barbarossa e la bella mugnaia di Casareggio" e "C’era una volta l'Oltrepò": proprio quest'ultimo ha attirato la nostra attenzione, in primis perché all'interno del volume è allegato un mini dizionario dialetto d’Oltrepò– italiano e, successivamente, perché racconta i vecchi mestieri oltrepadani di un tempo, che oggi giorno, fatto salvo qualche rara eccezione, sono quasi del tutto scomparsi. Com’è nata l’idea di allegare al libro un dizionario dialetto – italiano? "Il mio vuole essere un piccolo tentativo di salvare quelle parole che stanno per scomparire. Parole importanti, perché appartengono alle nostre radici, quelle vere, quelle che ricordano a tutti chi siamo e da dove veniamo. Il dialetto è una forma di altissima cultura, un enorme legame alla terra, diciamo che è una sorta di distintivo, che deve contraddistinguerci e, allo stesso tempo, unirci". Proprio grazie al libro "C’era una volta in Oltrepò" e al dizionario dialetto – italiano, le è stata fatta la proposta di integrare al progetto di educazione civica nelle scuole l’insegnamento del dialetto. Poco fa ha dichiarato che quando le è stata fatta la proposta ha toccato il cielo con un dito. Perché è così importante per lei? "Credo che il dialetto sia un simbolo importante che purtroppo tra le nuove generazioni sta scomparendo. Il dialetto fa parte della nostra cultura e i ragazzi sono il nostro futuro: per questo motivo è assolutamente fondamentale insegnare loro queste tradizioni, perché non vadano perse. E poi io credo fortemente nei giovani, come credo anche che bisognerebbe motivarli di più, dare loro più fiducia, per aiutarli nella crescita". Passiamo al suo libro, ci spieghi brevemente di

Giuliano Cereghini cosa tratta "C’era una volta l’Oltrepò racconta le cose di una volta, le vicende di una volta e gli uomini di una volta. Parla di modi di vivere, di giochi innocenti, di favole e sentimenti, dei mestieri di un tempo. Ho voluto racchiudere tutto in quest’unico volume, perché il mio desiderio più grande è che delle nostre tradizioni nulla vada perso. Ho da sempre una passione innata per la scrittura, che coltivo come hobby, così, ho pensato di sfruttarla per raccontarne un’altra: quella di fatti e avvenimenti passati, diciamo anche un po’ per rendere conto alla gente. Con questo libro ho voluto provare a mettere nero su bianco una traccia di quel mondo magnifico, ahimè ormai molto lontano". Ci racconterebbe brevemente uno dei mestieri di una volta di cui parla nel suo libro? Che so, lo spazzacamino magari... "Prima di parlare dello spazzacamino bisogna iniziare con una precisazione. Nella lingua abituale si usa dire spazzacamino, ma in realtà lo spazzacamino non usciva mai da solo, perché questo era un lavoro che richiedeva quattro mani, motivo per cui gli spazzacamini, operavano sempre in due". C’erano condizioni particolari per poter diventare uno spazzacamino? "Fondamentale erano altezza, peso e allegria, infatti, lo spazzacamino DOC doveva esser alto una spanna e pesare pochissimo. Gipétu diceva: 'par fà spasacamè, bsogna vis àlt un smas e bsà gnent'. Dico allegro perché con i suoi canticchii lo spazzacamino in un certo senso si annunciava alla città. Infatti, nell'udire il canto, la gente si affacciava e sorrideva sulla porta di casa".

SPETTACOLO & CULTURA

"Devolvo i proventi dei miei libri ai bambini del Mozambico"

I camini allora erano strumenti multifunzione, infatti, non servivano solo per riscaldarsi… "Il camino era un simbolo importante, serviva per scaldarsi e per cucinare, ma era anche il luogo dove si riuniva la famiglia, davanti al quale si raccontavano le giornate appena trascorse. Oggi possiamo dire che la televisione abbia preso il posto del camino e rubato la voce ai racconti in famiglia". In cosa consisteva il mestiere dello spazzacamino? "Quando giungeva lo spazzacamino era premura dei proprietari di casa aprire porte, finestre e coprire i mobili con teli e tovaglie usate per proteggerli. Uno spazzacamino entrava nel camino e infilava lunghe canne e altri strumenti di pulitura nella cappa, l’altro saliva sul tetto e, tra urla, strilli e armato di tutti gli strumenti del mestiere, si raccordava con “quello di sotto. Si dice che spesso la canna fumaria fosse talmente sporca, al punto che uno dei due spazzacamini era obbligato a calarsi direttamente nel comignolo, per una pulitura manuale più completa e, quando vi usciva, aveva viso e polmoni neri come la pece. Al termine del lavoro, le donne cominciavano a pulire da capo a fondo la casa, mentre il marito apriva una bottiglia, per offrire ai suoi operai una buona bevuta dopo il duro lavoro". E per il pagamento? "Davanti alla bottiglia di vino, insieme al padrone si contrattava la cifra. Una volta congedati, i due ripartivano per altre abitazioni, tra canti e tosse da fuliggine". C’è una qualche particolarità curiosa che vorrebbe raccontarci di questo mestiere? "Lo spazzacamino che lavorava ai piani superiori, diciamo si trovasse spesso in pericolo, infatti, correva ogni volta il rischio di scivolare sulle tegole o sulle pietre, ma in compenso godeva di un paesaggio fantastico e di aria buona. Il povero operaio che invece stava di sotto, lavorava in mezzo a polvere e fuliggine". Prima ha asserito che scrivere è da sempre una sua grande passione e, come tutte le grandi passioni, l’unica soddisfazione davvero importante è quella personale. Infatti, tutti i proventi dei suoi libri sono devoluti in beneficienza. Può dirci qualcosa di più? "Moltissimi anni fa conobbi una persona, Suor Maddalena Serra di Torricella Verzate, che andò a lavorare in Africa quarantaquattro anni or sono, per dedicarsi alle persone bisognose, come i poveri e i malati. Da sempre devolvo tutti i proventi dei miei libri ai bimbi di Choqwe, in Mozambico e all’opera misericordiosa di Suor Maddalena".


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"io non ero fatto per tutto quel clamore"

"Consiglio di crescere, perseverare e studiare" di

Lele Baiardi

I capelli sono folti, scapigliati, di quello scapigliato d'autore, però, come subissero anche loro l'influenza del ritmo, di una melodia scritta nello scompiglio del vento. Il sorriso è ampio, solare, così come il saluto, ed il modo di fare è gentile ed accomodante. Classe 1967, un curriculum infinito, un nostro conterraneo assolutamente da conoscere ed al quale ri-

conoscere tutti gli Onori che si merita: Eros Cristiani! Scusi ma, scorrendo il suo curriculum, non si finisce mai di restar sorpresi... (ride) "Ho lavorato tanto, è vero. Ed ancora sto, per fortuna, lavorando tanto!". Ci vuol parlare della nascita del suo talento, di come l'ha scoperto e coltivato? "Allora... Ho iniziato bambino con il maestro Accorsi, per poi proseguire con il maestro Ennio Poggi, insegnante presso il Conservatorio di Piacenza. Ho fatto inizialmente tanto pianoforte classico, ma attorno ai 14 anni sono stato distratto da una nuova, vera passione: il d.j., ed in consolle, nelle discoteche, ho poi anche lavorato! Ho cominciato infine, per così dire, ad appassionarmi verso i 17 o 18 anni alla musica jazz; e lì qualcosa in me si è trasformato!". Quindi ha abbandonato tutto il resto? "No, no... Fino a 23 anni ho continuato contemporaneamente a lavorare come d.j., mentre studiavo pianoforte, e poi ho anche suonato come pianista e tastierista in cover-band della zona. Fino a che un caro amico di famiglia e grande musicista e produttore, Enzo Draghi, mi chiama per propormi una situazione che allora mi appariva molto limite… ma divertente: prestare, diciamo così, le mie mani sulla tastiera ad un modello durante le riprese televisive di un telefilm! Il modello/attore ovviamente non suonava, quindi servivano le mie mani che corressero sui tasti! Era il 1989, ed il telefilm era la serie di telefilm sulla vita di Cristina D'avena: 'Arriva Cristina - Cri Cri e Cristina nel mondo'. La produzione, subito, mi chiese di entrare nel cast, licenziando l'attore non-pianista. Due anni, tre serie di telefilm, fino al 1991, di enorme successo... Pensi che mi ritrovavo bambini e bambine sotto casa ad aspettarmi per avere l'autografo, cosa a me assolutamente non confidenziale...". Un ingresso esplosivo nel mondo dello spettacolo, direi... "Non esattamente. Io non ero fatto per tutto quel clamore. Vivevo la cosa, certamente divertente e gratificante sotto l'aspetto, diciamo, commerciale, con timore, mi dava una strana ansia, ma fu relativamente per poco". Perché? "Perché proprio in quel contesto, alla fine della terza serie, la produzione televisiva mi propose di pensare seriamente al mio futuro televisivo, anche con un contratto vero e proprio per altri lavori. Fu li che realizzai la convinzione di non voler fare il testimonial pubblico, intendo recitativo, ma di volermi dedicare a tempo pieno alla musica! E così feci! Dopo l'esame di quinto anno in conservatorio, mi iscrissi al CPM di Milano, studiando con uno dei più grandi jazzisti italiani su scala internazionale, Franco D'Andrea...". E fu comunque una scelta felice, mi pare... "Di certo! A 24 anni ho fatto il mio primo tour italia-

no, chiamato dal grande Franco Mussida della PFM! Ma ancora sentivo che dovevo andare oltre. Così nel 1993 feci undici mesi di studio a Los Angeles, presso il Music Insitute ed anche privatamente, tornando in Italia con convinzioni ed abilità accresciute" Ed intanto continuava a lavorare come pianista? "Continuavo a lavorare molto come d.j.! (sorride). Ho suonato anche nella nostra zona, ad esempio alla Foresta di Pozzol Groppo. Sono stato direttore artistico del Pacha, il famoso Tucano 185 di Codevilla nel 1994. Al Mayerling di Castellar Guidobono ho fatto molte serate in trio acustico, con contrabbassista e cantante insieme a me". E poi come entra nel, chiamiamolo, ciclo produttivo? "Comincio una bella collaborazione con Oliviero Malaspina, un autore all'epoca residente a Varzi, che scriveva testi davvero magnifici! Lui era amico di Fabrizio De André e del figlio, Cristiano. Aspetti... le voglio raccontare questo aneddoto divertente: avevo fatto un provino per tentare di entrare nella band di De André da alcune settimane, provino che era andato male. Oliviero un giorno era a casa di Cristiano, a Genova, e stavano discutendo di musicisti e progetti. Io chiamo Oliviero al cellulare, dove aveva memorizzato come suoneria un nostro brano, suonato solo con il pianoforte da me. Cristiano De André gli chiede di non rispondere, rapito dalla musica! E mi propone in diretta telefonica di conoscerci e cominciare a collaborare insieme! Ricordo che toccavo il cielo con tutte le dita, quel giorno!". Credo sia stata un'emozione indescrivibile... "Parimenti al seguito! Iniziata la collaborazione con i musicisti del loro staff, nel 1997 Fabrizio De André chiese ad Oliviero ed a me di aprire i concerti del suo Tour estivo, 'Anime e Salme', con i nostri brani: ogni volta che scendevamo dal palco, incrociavamo Fabrizio, che saliva, e che ci stringeva la mano, complimentandosi! In quei momenti, forse, ero sopra il cielo. Anche se le devo dire che il momento più emozionante, che poi non si sarebbe realizzato perché purtroppo Fabrizio si ammalò e morì, fu una telefonata interminabile dove mi spiegava come voleva l'album nuovo... Erano 4 Suites di 15 minuti ciascuna, ognuna arrangiata da un musicista diverso. Ed aveva pensato a me per una di queste Suite! Mi dovetti sedere, quella volta, mentre lo ascoltavo descrivere le emozioni che desiderava ricavare paragonando gli arrangiamenti ai colori! Era davvero un Genio!". Questa conoscenza e collaborazione certamente cambiano la sua vita, immagino... "Senza dubbio! Tra i musicisti con i quali lavoravo, stringo un bellissimo rapporto di stima ed amicizia particolarmente con Mauro Pagani, tra i massimi musicisti, lui è poli-strumentista, compositori e produttori italiani. Li comincia la mia carriera, tra lavori in studio, produzioni discografiche e linguaggio musicale!". Lei dal 1994 ad oggi ha partecipato a circa 25 trasmissioni televisive, tra le quali il contemporaneo famosissimo Talent X Factor, 50 collaborazioni produttive e 55 live, tra tournée, concerti ed appuntamenti di richiamo nazionale: quali ricorda con maggior affetto e/o soddisfazione? "Certamente il Concerto 'Live in Tokio' del 2014 con Mauro Pagani, il 'Live 8' a Roma del 2006 di fronte a 500.000 spettatori, ed ancora il Concerto per l'Abruzzo del 2009 all'Olimpico in Roma. Il pianofor-

Eros Cristiani te del brano 'Domani' canzone per l'Abruzzo è suonato da me: sono stato, con gli altri partecipanti al concerto, ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dall'allora Premier Silvio Berlusconi… Il concerto al Teatro Carlo Felice di Genova nel 2000 dedicato a Fabrizio De André con Vasco Rossi, Zucchero, Jovanotti, Fiorella Mannoia, la PFM, Adriano Celentano, Franco Battiato... I concerti con Roberto Vecchioni, Massimo Ranieri, Chiara Galliazzo con e per la quale sto anche realizzando il nuovo album... Grande soddisfazione mi derivò da un’Opera unica di Mauro Pagani, che scrisse nel 1984 Creuza de Ma, con De Andrè, album che ha sdoganato la musica etnica in Italia! Acclamato in tutto il mondo come uno dei più bei dischi mai composti, lo abbiamo rifatto insieme nel 2004 live a Siena, in piazza del campo, utilizzando però i musicisti etnici "veri"! Nell'84' Mauro aveva a disposizione solo se stesso, e praticamente aveva suonato tutti gli strumenti da solo… quindi vennero a suonare con noi un sestetto turco, una cantante tunisina, uno dei massimi cantanti israeliani delle sinagoghe, un trio vocale sardo ed in più la band. Un evento eccezionale, e lo ritengo il più stimolante della mia carriera, grazie al poter confrontarsi con così tante culture musicali diverse! Sempre con Pagani come direttore, ho poi suonato i pianoforti e le fisarmoniche nella colonna sonora del film di Gabriele Salvatores "Educazione Siberiana ". Cosa sta progettando al momento e/o per il futuro? "Mi sono avvicinato all'insegnamento, cosa per me relativamente recente e mai attivata in passato, e mi sto davvero appassionando. Insegno a giovani e meno giovani... (sorride) pianoforte, arrangiamenti, canto e tecnologia a supporto della composizione ed esecuzione strumentale. Mi piace davvero moltissimo! Ho iniziato ad insegnare a Voghera, Casteggio e Tortona". Ed a livello produttivo? "Con la mia etichetta discografica, la Altermusic, sto lavorando ad alcuni progetti in trio, con la bravissima saxofonista Jessica Cochis e l'altrettanto bravissima cantante Miza Mayi. Sto finendo di realizzare un mio secondo Album, che segue il primo “New philosophy of jazz” del 2009, in trio più quartetto d’archi: un brano qui contenuto, “Illumination”, è presente anche nella mia ultima produzione pianistica, che uscirà a giorni, dove ho raccolto mie composizioni scritte negli anni, e dove ci sarà anche una versione particolare di Jingle Bells, visto che ci avviciniamo alle Festività!". Cosa potrebbe consigliare ai giovani talenti emergenti? "Avvicinarsi alla musica significa avere un fuoco dentro che non ti permette di farne a meno. Significa sentire il bisogno di costruirsi una cultura sempre più allargata. Significa non pensare a cosa sarà, non inseguire il cosiddetto 'Successo', ma vivere di lei, della tua ispirazione musicale, continuando ad investire su te stesso nel miglioramento di ogni sfaccettatura, dalla tecnica all'interpretazione al linguaggio... Ed in ultimo, il miglior consiglio possibile è: crescere, perseverare, studiare!!!".


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Angelo Vicini: "Il vogherese è una realtà molto piccola" di

Serena Simula

Prendete il libro per bambini più letto di tutti i tempi, una lingua colorita e divertente e un affabile nonno con la passione per la scrittura: il risultato è "Âl Principén", la traduzione in dialetto vogherese de "Il Piccolo Principe" di Antoine de Saint-Exupèry che Angelo Vicini ha realizzato per la Ticinum Editore. Il noto autore locale ha infatti colto la sfida lanciata da Elisabetta Balduzzi e Guido Conti, i quali gli hanno proposto di replicare anche a Voghera un esperimento che si è fatto in diverse parti del mondo, traducendo la fiaba più bella di tutti i tempi nel dialetto tipico della nostra città. In libreria già da qualche settimana, il testo non è solo un esperimento letterario ma anche una preziosa testimonianza di una lingua che i bambini locali conoscono sempre meno. Abbiamo intervistato Vicini per scoprire qualcosa in più a riguardo. Cominciamo dall’inizio: com'è nata l’idea di tradurre in vogherese "Il Piccolo Principe"? "Per la verità l’idea originaria non è stata mia ma della piccola Ticinum Editore, molto attenta a tutto ciò che riguarda la cultura e la lingua del nostro territorio. Sapendo che ho una certa facilità nella scrittura del dialetto vogherese, la Ticinum mi ha chiesto di provare a trasporre questo grande classico della letteratura per ragazzi e io mi sono subito lasciato tentare. D'altronde Il Piccolo Principe è stato tradotto in tantissimi dialetti anche italiani, ma credo sia la prima volta che l’area di riferimento è così circoscritta". In che senso? "Nel senso che soltanto nella nostra penisola è stato tradotto in siciliano, in bolognese, in genovese. Sono dialetti sovraregionali, parlati cioè in zone ampie. Il vogherese, invece, è una realtà molto piccola. Senza contare che quello in cui l’ho tradotto non è il dialetto vogherese in generale ma il mio dialetto in particolare, quello di un parlante nato nel 1944, diverso da quello di un parlante nato nel 1918 o nel 1970". Il dialetto è quindi la sua prima lingua. "Esattamente, per questo lo padroneggio con tanta naturalezza. Nato e cresciuto in campagna, in casa parlavo soltanto dialetto. Come tanti della mia generazione l’italiano l’ho scoperto a scuola, l'ho appreso sui libri". Torniamo al "Piccolo principe". È stato difficile

Angelo Vicini tradurlo? "È stato un lavoro lungo, si, e anche difficile. La traduzione non è mai un’operazione neutra, è difficile rendere in un’altra lingua lo spirito, il tono e le espressioni idiomatiche, senza contare che qui c’erano anche tante parole che in dialetto proprio non esistono. Ci sono voluti giorni per capire che approccio avrei dovuto utilizzare, ma alla fine ho trovato la chiave giusta e ho capito che avrei dovuto metterci un po’ di creatività". Cioè? "Nel testo ci sono parole impossibili da tradurre in maniera letterale. In dialetto nessuno dirà mai 'asteroide' o 'geografo', quindi avrei dovuto trovare dei modi alternativi per rendere l’idea. Così asteroide è diventato 'mund ma si sia' (un mondo fatto un po' così, irregolare e sghembo) e geologo è diventato bufalibron, il termine dispregiativo usato per indicare gli impiegati e gli imbrattacarte. Alcuni termini li ho proprio inventati, altri ancora

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"il piccolo principe" tradotto in vogherese

ho dovuto solo adattarli un po'. Se ci pensiamo, anche termini di uso comune come foresta un parlante dialettale non li avrebbe mai usati: ecco perché ho dovuto farla diventare un grande bosco, per renderla più credibile. Ovviamente di tutte queste libertà il Piccolo principe è venuto a renderne conto". Ah sì? "Certamente, nel libro ho inserito anche una piccola fiaba in cui racconto di aver ricevuto la visita del Principe in persona, venuto fino a Voghera per esprimere le sue perplessità in merito alla mia traduzione". Oltre alla traduzione in dialetto con testo a fronte in italiano, il libro è corredato anche da un cd… "Sì, un cd in cui ho registrato tutto con la mia voce. Un po’ perché leggere il dialetto non è semplicissimo, un po’ perché non tutti i genitori lo parlano in maniera fluente. Oltre che uno strumento destinato al lettore, però, il cd vuole essere anche una testimonianza duratura di una lingua che ogni giorno di più rischia di scomparire". Il libro è stato presentato in diverse scuole: i bambini lo capiscono il dialetto? "Di solito in ogni classe ci sono sempre un paio di bambini che lo hanno imparato dai nonni, ma per tanti altri è una lingua sconosciuta. Ovviamente ci sono anche tanti bimbi i cui genitori sono originari di parti diverse d’Italia o del mondo, quindi è normale che non conoscano il vogherese. Noi leggiamo loro 'Âl Principén' come una curiosità e non cerchiamo di convertire nessuno, anzi ci raccomandiamo di conservare le tradizioni che appartengono alle rispettive culture d’origine". E riguardo alla storia? Li cattura ancora? "Quella del Piccolo Principe è una storia adatta a bambini e adulti, è una fiaba senza tempo. Anche se è stata scritta settant'anni fa, mantiene intatta tutta la sua freschezza perché tratta temi sempre attuali come l’amicizia, l’affetto, la capacità di mediare. I bambini avvertono la serietà di questi insegnamenti e riescono a coglierli dietro al pretesto della trama. Se stimolati, si rivelano molto più acuti di quanto non diremmo: l’ho scoperto grazie ai miei nipoti, e i bimbi che incontro ogni giorno nelle scuole non fanno che confermarlo".


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MEMA: "La nostra Broni ci sta regalando tantissime soddisfazioni" di

Edoardo Depaoli

Questo mese ci occupiamo di musica e lo facciamo con Elena Bonanata, voce del gruppo pop/rock "MEMA", nato in Oltrepo dall'unione appunto di Elena Bonanata, Andrea Scano, Maurizio Desortes e Marco Ricotti. Nel 2005 hanno compiuto l'esordio discografico tramite un EP di cinque tracce intitolato "Il sole non è irraggiungibile". Nei mesi successivi hanno aperto il concerto dei Nomadi a Piacenza Expo e il concerto di Paolo Belli and Big Band in Piazza Cavalli sempre a Piacenza. Il 26 novembre è uscito il loro primo disco intitolato "MEMA" contentente nove tracce più un disco che è stato presentato con un concerto al Teatro Carbonetti di Broni la stessa sera. Mema? Perché? "Grazie dello spazio concesso! MEMA perché le prime bozze delle canzoni le abbiamo salvate sul desktop del computer in una cartella con le nostre iniziali, Marco, Elena, Maurizio e Andrea… così istintivamente. Poi rileggendolo ci suonava bene e lo abbiamo adottato come nome della band!Quindi eccoci qui… la fusione di quattro personalità musicali che si intrecciano in questo progetto!". Quando siete nati come gruppo musicale a tutti gli effetti? "Noi suoniamo insieme da più di 10 anni, abbiamo sempre girato i locali del nord Italia come cover band. Il progetto MEMA nasce invece solo 3 anni fa, quindi in questo aspetto siamo ancora dei 'giovincelli', ma alle spalle abbiamo la gavetta di anni di palchi condivisi!". Che genere di musica fate e quali sono i cantautori a cui vi ispirate? "Non ci piace molto chiuderci in un genere musicale, non ci piacciono le scatole, ma se dovessimo proprio definirlo è un pop rock d'autore, dove la poetica e la liricità dei testi si va ad incastrare con la ricerca

sonora. La musica cantautorale italiana ci piace molto, dal grande connubio artisti Mogol-Battisti, Lucio Dalla, Ivano Fossati, De Gregori… ai più recenti Carmen Consoli, Giuliano Sangiorgi, Elisa, Niccolò Fabi, Max Gazzè… potremmo andare avanti ancora!". La famosa "gavetta" com'è stata per voi? "La gavetta per noi è stata quella di fare tanti palchi, di affrontare tante situazioni, dalla festa privata di super lusso al bar malfamato di periferia… dal matrimonio, all'apertura di grandi concerti come quello dei Nomadi davanti a più di 2000 persone. La gavetta l'abbiamo fatta sul palco insomma, la scuola migliore, l'esame che non finisce mai… perché lì si comprende se davvero al pubblico arriva qualcosa!". Musica come passione o anche come professione? Si vive di musica? "La musica per noi è passione vitale che si è trasformata da ormai una decina di anni in professione! Siamo tutti e quattro diplomati al conservatorio moderno e insegnamo in diverse scuole della provincia pavese e piacentina. Noi viviamo di musica… in molti sensi… perché la musica ci fa vivere e respirare vitalità, e perché, per fortuna, riusciamo con la didattica a portare a casa il pane! Non è semplice, ma ci viviamo!". Broni è una città di provincia e con tutti gli stereotipi della città di provincia. Quali sono state per voi le difficoltà maggior legate al territorio e che per esempio non avreste riscontrato in una Milano? "In realtà vorremmo dire che la nostra Broni ci sta regalando tantissimi soddisfazioni, perché ci sta sostenendo in molte situazioni dandoci grande opportunità di farci conoscere e sta facendo il tifo per noi! Milano ha molti locali ma spesso si comporta da città di provincia… ossia se non ti conoscono non ti fanno suonare in nessun locale. Un po' di anni fa la scena

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"Purtroppo nei pochi locali rimasti si predilige la cover band"

musicale milanese era più viva e disponibile… ora sempre meno". La vostra è una musica rock-pop, Broni e l'Oltrepo in genere, presentano delle location che possono valorizzare la vostra musica? Ci sono locali dove poter suonare e cantare e avere "soddisfazione" nel farlo? "Purtroppo nei pochi locali rimasti si predilige la cover band o la tribute band. Suonare proponendo musica originale è molto complicato e la nostra zona ha perso un po' di locali storici dove invece la realtà della musica inedita veniva privilegiata. Ci sono alcuni locali nel pavese, ma per ora non si sono ancora accorti di noi… ma tranquilli… faremo rumore e si accorgeranno!". Qual è il vostro parere sul mondo dei talent scount televisivi? "Il nostro parere è che siano degli show televisivi e che di musica lì dentro ce ne sia poca!". C'è qualcuno in particolare che ha reso possibile trasformare la vostra passione in opportunità? "I nostri genitori… che hanno visto quattro ragazzi che invece di fare l'università volevano fare i musicisti e non ci hanno ostacolato. Grazie a loro quindi! Sabato 26 vi siete esibiti per la prima volta al Teatro Carbonettti di Broni, cosa ha rappresentato per voi questa serata? "Una bellissima opportunità e un'emozione grandissima! Ci dobbiamo ancora riprendere a dire il vero! Quasi 300 persone ad ascoltare le nostre canzoni e a cantarle con noi… non ci sembrava vero! Il sindaco e l'amministrazione comunale ci hanno dato questa possibilità… anche puntando su di noi e rischiando per noi! Noi siamo grati e fieri di aver presentato il nostro primo intero album nel nostro Paese! Ora siamo carichi per portare in giro per l'Italia la nostra musica organizzando un piccolo tour promozionale".

Maurizio Desortes, Andrea Scano, Marco Ricotti, Elena Bonanata


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MOTORI

campionato italiano FORMULA CHALLENGE

Per due decimi di secondo "Tigo" Salviotti non è in finale

"Tigo" Salviotti di

Piero Ventura

Castelletto di Branduzzo - La pioggia caduta quando le finali erano in pieno svolgimento ha senz’altro dato una buona mano al pilota piacentino che, al volante della Peugeot 208 Ecometano, si è affermato nell'ultimo appuntamento valido per il Campionato Italiano Formula Challenge, organizzato dalla Scuderia Invicta. Seconda piazza per Giuseppe Zaniboni (Lotus), mentre completa il podio assoluto, Maurizio Silvestri (R5 GT Turbo). Dal diluvio che nelle fasi finali ha rimescolato le carte, penalizzando particolarmente quei piloti di categorie maggiori, è uscito Christian Bussandri che sale sul gradino più alto del podio del sesto Challenge del Lupo, andato in scena sul circuito del moto-autodromo di Castelletto di Branduzzo. Il pilota piacentino, al volante della Peugeot 208 alimentata a metano, realizzata nell'azienda di famiglia a Fiorenzuola D'Arda, chiude la stagione affrontata portando cucito sul petto lo scudetto tricolore da Campione Italiano di specialità, con una prestazione all'altezza del titolo difeso costruita, oltre che su indubbie capacità

alla guida, sulla validità del mezzo, nonostante un piccolo problema al cambio, anche su una azzardata scelta di gomme che, alla luce dei fatti, ha premiato l'audacia. Alle spalle del quattro volte campione nazionale, si piazza Giuseppe Zaniboni su Lotus Exige, staccato dal vincitore solamente di 74 centesimi al termine dei quattro giri della finale. Gradino più basso del podio per Maurizio Silvestri, anche lui, come i due che lo hanno preceduto, in gara nel Raggruppamento 5 su una Renault 5 Gt Turbo. Ai piedi del podio, a un secondo netto dal terzetto, si accomoda Vittorio Grosso al volante della Ford Fiesta R5, al quale va la vittoria nel Raggruppamento 6 davanti all'altra R5 in gara a Castelletto di Branduzzo, la Skoda Fabia condotta per la prima volta dal giovane Andrea Mazzocchi. In questo raggruppamento i locali Simone Braghieri e Gabriele Baratti hanno occupato reciprocamente la quinta e sesta posizione. Dietro Robert Lanzoni, sesto assoluto su Opel Astra e Marco Pippa, settimo su Lancia Delta Evo, in ottava posizione si classifica Alessandro Tinaburri. Per il campione piacentino che aveva siglato il miglior tempo al termine di Gara 2, la prestazione finale messa a segno su una Formula Gloria C8 Evo, pesantemente condizionata dalla pioggia battente, vale il primo posto in Raggruppamento 8 dove Giacomo Pollini, il vincitore di Gara 1 è secondo a oltre undici secondi, un risultato che gli vale il diciannovesimo posto in classifica assoluta. Terzo posto di raggruppamento per Matteo Pollini che precede il pavese Mirko Venturati su Gloria C8 Light. Nona posizione assoluta per Simone Braghieri, su Renault

TEMPO DI PREMIAZIONI PER IL VCC CASTEGGIO

Mauro Rossi

68 soci alla premiazione del Veteran Car di Casteggio

Pegoraro, Borgonovi, Bianchini, Modenesi, Marrale, Soldan, Oriano e Crosignani.

di

Piero Ventura

Casteggio – Presso la Certosa Cantù, la più importante testimonianza artistica del '700, vero fulcro della vita culturale casteggiana, edificata fra il 1700 e il 1705 dai monaci seguaci di San Brunone, con il presidente VCCC, Antonio Borgonovi a fare gli onori di casa e alla presenza di parecchi amministratori comunali oltrepadani, si è tenuta la premiazione del Campionato Sociale indetto dal Veteran Car Club Carducci di Casteggio che ha visto impegnati 68 soci, quasi tutti oltrepadani salvo piccole eccezioni, spalmati sulle sei manifestazioni a calendario. La stagione iniziata

a Varzi, le prove di Montebello sotto la pioggia, l'uscita a Garlasco, il tradizionale 2 Regioni con partenza da Montecalvo Versiggia, il Trofeo Ramonda – "Luca per non perdersi nel tempo" dove il club, assieme alle Sorelle Ramonda, ha dato ancora una dimostrazione di cuore con una donazione cospicua per la ricerca ematologica e Corvino Storico con un percorso spettacolare in una giornata assolata, sono state manifestazioni apprezzate dai partecipanti dove gli scenari dell’Oltrepò si sono mischiate alle difficoltà delle prove, coordinate dai Cronometristi della Federazione Pavese. La vittoria finale è andata all’equipaggio stradellino formato da Oriano e Cecilia Crosignani, padre e figlia, su A 112 Abarth 58Hp davanti alla coppia varzese formata da Adriano Marrale e Fulvia Modenese su A 112, entrambi gli equipaggi hanno partecipato a tutte le manifestazioni. Per il terzo gradino del podio la lotta è stata serrata fino all’ultimo rilevamento con Fabio Fronti e Roberto Ruggeri (A112) a contendersi la posizione contro Luigi Pegoraro e Beatrice Bianchini su VW Golf e Ivan Zinco e Pierluigi Ruggeri su Fiat 128, quest’ultimi con solo tre partecipazioni finiti tutti e tre a pari punti. A seguire Narduzzi-Rocca su A 112 Abarth 70 HP e Viola-Mussi su Lancia Beta,

Clio 16V, primo tra i piloti locali nella graduatoria generale davanti a Giuseppe Iacomini che con la Subaru Impreza chiude la top ten del Challenge del Lupo. Negli altri Raggruppamenti, si conferma in Raggruppamento 1 Emanuele Raul Giora, sempre al comando della classifica con la sua Volkswagen Lupo. Tra i piloti locali, si registra il 4° posto di Alessio Zucchella con la Peugeot 106 della Essei. Nel secondo Raggruppamento la vittoria va al lodigiano Gianmaria Marcomini che piazza sempre la sua Citroen Saxo davanti a tutti, mentre non raggiunge la finale l’oltrepadano Roberto Nespoli. Cristian Grimaldi con la sua Renault Clio Williams, secondi al termine delle batterie, scavalcano in testa alla classifica Maurizio Fumi e vincono il Raggruppamento 3 dove ne Claudio Laurenti, ne Massimo Calatroni giungono in finale. Ercole Giorgi, primo al termine di Gara 1 e primo al termine di Gara 2, si ripete nella finale e conquista, al volante di una Peugeot 106 Rallye, il gradino più alto del podio di Raggruppamento 4 in cui si registra il 4° posto di Carlo Galmozzi, mentre "Tigo" Salviotti con la Fiat 500 non agguanta la finale per soli 2 decimi di secondo. In Raggruppamento 7 vince Luca Veldorale che con la scattante A112 Proto davanti alle Fiat X 1/9 di Daniele e Pasquale Patete, mentre il vogherese Angelo Bonini non riesce ad entrare in finale. Luigi Capsoni, su Renault Alpine A110 conquista la vittoria in Raggruppamento 9 davanti a Giovanni Emilio Rizzi e Fausto Mondina, il primo su Fiat X 1/9, il secondo su Renault Alpine A110. Appena giù dal podio l’oltrepadano Claudio Persani con la Peugeot 205.

Curone-Cristiana su Fiat 600, Guerrini-Sboarina su Fiat 1100 103 e Torrisi su Fiat 600 chiudono la top ten. Nelle classi la vittoria è andata nei Top a Oriano e Cecilia Crosignani e tra i Gentleman a Maurizio Viola e Silvana Mussi. Come detto, la stagione agonistica ha preso il via da Varzi dove Zinco-Ruggeri su Fiat 128 hanno ottenuto il primo successo stagionale precedendo Guatelli-Valdata (Fiat 128 Rally) e MarraleModenese (A112). La prova successiva si è disputata a Garlasco in cui Zinco-Ruggeri hanno imposto nuovamente la loro supremazia, questa volta davanti ai giovani Fronti-Ruggeri (A112) e Crosignani-Crosignani (A112). La terza prova si è svolta a Montebello sotto la pioggia, dove Crosignani-Crosignani hanno portato a compimento il loro crescendo centrando il successo davanti a Marrale-Modenese (A112) e Fronti-Ruggeri (A112). C’è stato poi l’appuntamento con il tradizionale “2 Regioni” con partenza da Montecalvo Versiggia, in cui il podio è stato occupato nell’ordine da Politi-Scabini Silvia, Ercolani-Scabini Tito e Zinco-Ruggeri. Il successivo Trofeo Ramonda – “Luca per non perdersi nel tempo”. In questo importante appuntamento a fine benefico c’è stata l’affermazione di Tamburelli-Adaglio con la piccola NSU Prinz i quali hanno preceduto le A112 di Crosignani-Crosignani e Modenese-Marrale. L’ultimo appuntamento stagionale è stato con il Corvino Storico svolto su di un percorso spettacolare in una giornata assolata che ha messo in risalto gli stupendi scenari dell’Oltrepò. A vincere è stata la A112 condotta da Fronti-Ruggeri davanti alla A112 di Crosignani-Crosignani e alla Golf di Pegoraro-Bianchini. In questa gara, un problema ai segnatempo di bordo, avvenuto sull’ultimo tratto cronometrato della manifestazione, ha compromesso ogni possibilità di vittoria in campionato a Marrale-Modenese.


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1° edizione pavia rally circuit

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di

Piero Ventura

Castelletto di Branduzzo - Simone Miele neo vincitore della Coppa Italia Rally, si è aggiudicato il 1° Pavia Rally Circuit organizzato dall’Automobile Club Pavia sull’impianto del Moto-autodromo di Castelletto di Branduzzo. Il pilota varesino, navigato da Silvia Spinetta, ha vinto la gara pavese al volante della Ford Fiesta World Rally Car preparata dalla Dream One Racing, dopo una corsa impeccabile fatta di cinque successi parziali su altrettante prove speciali in programma. Di rilevante importanza il fatto che la vittoria di Simone Miele è maturata contro avversari di alto spessore tra cui, Alessandro Perico in gara con un'identica vettura, ossia una Fiesta WRC con i colori del Team Autoservice Sport, sulla quale è stato navigato da Mario Trolese. Perico, si è dovuto accontentare della seconda piazza con un distacco superiore ai 20 secondi. A completare il podio assoluto è il veloce pilota bergamasco Marco Colombi con Angelica Rivoir sulla Skoda Fabia R5, vincitori del Gruppo R, giunti staccati di oltre 50 secondi. Primo dei Pavesi è l’oltrepadano Michele Tagliani con alle note Enrico Risso sulla Ford Fiesta R5 – Eurospeed, con la quale ha ottenuto il 6 posto assoluto ed il 3° di classe al termine di una gara lineare senza acuti. Uscito ottavo dalla PS1, il vincitore del Rally Trofeo Alberto Alberti, ha poi recuperato una posizione superando Riccio-Menchini in gara su di una vettura gemella e approfittando poi del ritiro di Uzzeni, avvenuto sulla quarta "piesse" quando il piemontese occupava il quarto posto, Tagliani si è installato in sesta posizione mantenendola sino al termine. Tranne il sorpasso di Tagliani su Riccio, se si esclude l'ultima prova speciale in cui Della Casa-Beltrame, hanno perso due posizioni a favore di "Iceman"Malvermi e Modanesi-Longhi, la lotta ai vertici della classifica non ne ha offerti altri. Più animato invece il confronto in quelle poche classi che hanno avuto più concorrenti al via. In effetti, guardando i numeri dell’evento si possono riassumere in 39 partenti, che ai fini della classifica finale, sono stati suddivisi in modo non equo in ben 17 classi; la più numerosa è stata la R5 con 6 partenti, seguita da Wrc con 5 equipaggi al via, poi, la R2B con 4 partenti, quindi S.2000, S1.6, A8 e A6 con 3 partenti cadauna, 2 a testa i partenti in A7 e RS1.6, mentre si è annoverato un solo

La Fiesta R5 di Tagliani - Risso

partecipante per ognuna delle seguenti classi: N4, N3, N2, RSTB1.6, RS2.0, Rag.3 clas4, Rag.4 clas.J2N e Rag.4 Clas J2A. Alla fine, tra i 32 arrivati, un solo equipaggio non è andato a premi, si tratta di Mussa-Bruzzese (Ford Fiesta R5), rimasto fuori dalla top ten assoluta (15°) e fuori dai premi di classe R5, in cui si è classificato al 6° posto. Dando uno sguardo alle classifiche di classe, tra le Wrc, la classifica rispecchia quella assoluta co Simone Miele, partito leader nella prova speciale 1 chiusa con il vantaggio di 2"1, si è poi confermato nella successiva mettendo altri secondi tra se e Perico. Al termine della prima tappa, Simone Miele, navigato da Silvia Spinetta, ha chiuso al comando con 4"6 di vantaggio su Perico. Il capolavoro della driver di Olgiate Olona però si è concretizzato nelle due restanti prove della domenica dove ha dapprima incrementato con altri 6" il suo vantaggio e poi affondato il colpo finale con altri 10 che hanno consacrato lui, la sua Ford Fiesta Wrc in prima posizione sia assoluta che di classe ovviamente. Al secondo posto si sono confermati Perico-Trolese, quindi, Tortone-Giovo e Della Casa-Beltrame. Tra le R5, la vittoria è andata a Marco Colombi e Angelica Rivoir con una trentina di secondi su Messori-Lavazza e 36" su Tagliani-Risso seguiti nell’ordine da RiccioMenchini, Modenesi-Longhi e Mussa-Bruzzese. Nella Super 2000 "Iceman" con Debora Malvermi vincono con la Peugeot 207 Media Rally Promotion precedendo Furci-Rizzo e Terrini-Ruggeri tutti su Peugeot 207. La classe Super 1600 registra la vittoria del driver di Santa Maria, Davide Nicelli in coppia con il piacentino Enrico Bracchi sulla Clio, che partiti male riescono ad agguantare la prima posizione proprio sull’ultima PS in programma. Seconda piazza, ad un battito di ciglia (0"8) per Ronny Di Stefano e Gloria Santini (Clio). Più staccati, a 33"8 i portacolori del Winners Rally Team, Dangelo-Lanfranchi con la Fiat Punto. In A8, prendono il comando i piacentini Foppiani-Guglielmetti con la Lancia Delta, ma sono costretti al ritiro al termine della PS3 lasciando il comando alla Subaru Impreza degli oltrepadani Corallo-Cadore che per un problema lasciano via libera ad Arlenghi-Signorelli con la Lancia Delta che da terzi si trovano la vittoria in tasca. Successo oltrepadano invece in Classe A7 dove Paolo Rocchi e Roberto Campedelli (Clio Williams) portacolori della vogherese SPO hanno avuto ragione con ampio margine (45") della vettura gemella di Paolo Milani e Ramona Alpigiani dell’ABS Sport. Altre vittorie di piloti oltrepadani sono state ottenute da Muscia-Ercole (Citroen Saxo) in N2; Arianna Corallo-Bosco (Subaru Impreza) in N4 e Reino-Di Domenico (Mini Cooper) in RSTB1.6. Tra le vetture storiche, successo di Beniamino Lo Presti e Claudia Musti con la Porsche 911 SC i quali si aggiudicano anche il successo nel terzo Raggruppamento, mentre nel quarto la vittoria va alla Opel Kadett GSi di MaroniCamerini. La kermesse pavese si è poi conclusa con Simone Miele che ha messo una nuova ciliegina sulla torta del suo fantastico fine settimana vincendo anche il Master Show ancora una volta contro Perico; per l'occasione, Miele è stato navigato da Luca Beltrame. 1° PAVIA RALLY CIRCUIT Classifica Finale, di Gruppo, di Classe, numero di gara, Equipaggio, Scuderia, Vettura, Gruppo, Classe, tempo totale, distacchi: 1 1 1 2 Miele Simone / Spinetta Silvia Top Rally Ford

MOTORI

Tagliani primo degli oltrepadani al Pavia Rally Circuit

I vincitori Miele - Spinetta Fiesta (>2000) A Wrc in 35:32,9 00:00,0 2 2 2 1 Perico Alessandro / Trolese Mario A.S.D. Team Autoservice Sport Ford Fiesta (>2000) A Wrc 35:54,2 00:21,3 3 1 1 10 Colombi Marco / Rivoir Angelica Colombi Racing Team Skoda Fabia (>2000) R R5 36:27,7 00:54,8 4 3 3 6 Tortone Enrico / Giovo Cristiano Winners Rally Team Ford Fiesta (>2000) A Wrc 36:49,3 01:16,4 5 2 2 9 Messori Dario / Lavazza Cristian Twister Italia Ford Fiesta (>2000) R R5 36:58,2 01:25,3 6 3 3 8 Tagliani Michele / Risso Enrico Eurospeed Ford Fiesta (>2000) R R5 37:04,4 01:31,5 7 4 4 11 Riccio Davide / Menchini Marco Sport Management Ford Fiesta R5 (>2000) R R5 37:06,7 01:33,8 8 4 1 7 "Iceman" / Malvermi Debora Media Rally Promotion Peugeot 207 (Super 2000) A S2000 37:46,9 02:14,0 9 5 5 3 Modanesi Andrea /Longhi Piero Sport Management Ford Fiesta (>2000) R R5 37:57,0 02:24,1 10 5 4 5 Della Casa Lorenzo / Beltrame Luca 3 Antenne Sport Racing Ford Fiesta (>2000) A Wrc 38:06,4 02:33,5 11 6 2 15 Furci Alessandro / Rizzo Davide Peugeot 207 (Super 2000) A S2000 38:35,8 03:02,9 12 7 1 22 Nicelli Davide / Bracchi Enrico Giesse Promotion Renault Clio (Super 1600) A S1600 39:05,0 03:32,1 13 8 2 23 Di Stefano Ronny / Santini Gloria Giesse Promotion Renault Clio (Super 1600) A S1600 39:05,8 03:32,9 14 9 3 14 Terrini Sergio / Ruggeri Roberto Twister Italia Peugeot 207 (Super 2000) A S2000 39:13,1 03:40,2 15 6 6 12 Mussa Alberto / Bruzzese Stefano Sport Management Ford Fiesta (>2000) R R5 39:31,2 03:58,3 16 10 3 24 D'angelo Mauro / Lanfranchi Vasco Winners Rally Team Fiat Punto (Super 1600) A S1600 39:38,8 04:05,9 17 7 1 25 Cominelli Ivan / Gaspari Giorgia Opel Adam (1600) R R2b 39:50,2 04:17,3 18 8 2 27 Melino Marco / Ratnayake Harshana Peugeot 208 (1600) R R2b 40:11,1 04:38,2 19 11 1 35 Bertucci Rocco / Bianco Beniamino Abs Sport Citroen C2 (1600) A A6 40:32,3 04:59,4 20 12 2 32 "Bomberos" / "Leon" Scuderia Monferrato Citroen Saxo Vts (1600) A A6 40:45,3 05:12,4


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Oltrepò Trail: nata con l'idea di proporre la corsa all'aria aperta

Giuseppe Rissetti

Di Pierfilippo Saviotti Attività fisica, conoscenza di sé stessi ed esplorazione dei territori dell'Oltrepò. Sono questi gli obiettivi principali di Oltrepò Trail, attività nata da circa due anni con l'idea di proporre il trail running, la corsa all'aria aperta, sfruttando tutte le condizioni di clima e terreno che i nostri luoghi ci offrono. Ne abbiamo parlato con Federico Bertone, Giuseppe Risetti e Simone Sgorbini, ideatori e organizzatori di Oltrepò Trail. Quando e come è nata l’idea di cominciare questa attività? Giuseppe Risetti: "Oltrepò Trail nasce nella primavera 2014 da un’idea che voleva mettere a frutto l'esperienza di Federico nel campo sportivo e alcuni tentativi che avevamo in testa già da qualche periodo. Io stesso, inizialmente, ero un semplice amatore appassionato che, grazie a Federico, ha scoperto questa attività. L'idea concreta ci è venuta un giorno durante una corsa sul monte Vallassa quando, addirittura da sopra le nuvole, siamo rimasti meravigliati dal paesaggio che avevamo di fronte". Federico Bertone: "Personalmente sono sempre stato appassionato della corsa outdoor nei boschi, piuttosto che quella in pista. L'idea in realtà è di Giuseppe, che ha voluto rendere un’attività organizzata la nostra passione in modo da trasmetterla ad altre persone. L'idea di partenza è stata proprio questa, cioè ciò che facevamo con gli amici, poterlo proporre ad altre persone, anche di altre zone, per dar loro modo di godere del nostro territorio". Siete persone che lavorano già in questo settore, o nella vita fate altro? Federico Bertone: "Siamo atleti dell'Atletica Iriense, nel mio caso sono anche allenatore. Personalmente, ho studiato scienza motorie e, da qualche anno, sono allenatore anche di trail running". Simone Sgorbini: "Io ho da 8 anni uno studio privato a Voghera che si occupa di Pilates, personal training e rieducazione. Grazie alla mia attività vado incontro alle esigenze di Oltrepò Training per quanto riguarda la prevenzione o la cura di infortuni muscolari". Giuseppe Risetti: "Io non sono del settore, nella vita mi occupo di tutt'altro. Sono laureato in Scienze Politiche e lavoro nel campo del marketing e dell'editoria". Nello Staff di Oltrepò Trail c’è qualcun altro oltre a voi? Federico Bertone: "Siamo io e Giuseppe, che fin

Federico Bertone dall'inizio abbiamo creduto in questo progetto e ora ne curiamo l’aspetto gestionale, organizzativo e pratico. Poi c'è Simone che ha cominciato come nostro corsista e adesso è un nostro collaboratore". Simone Sgorbini: "Esatto, mi sono appassionato anch'io a questa attività, quindi metto a disposizione le mie esperienze per quando riguarda le fasi di riscaldamento e defaticamento muscolare prima e dopo le uscite". Giuseppe Risetti: "E poi c’è mio figlio Lorenzo che gestisce la parte fotografica durante le nostre attività e la parte divulgativa online e sui social network". Quali sono le attività che proponete? Giuseppe Risetti: "Nel tempo abbiamo migliorato e incrementato la nostra proposta. Inizialmente proponevamo soltanto eventi sporadici, coniugando la corsa con l’aperitivo o la sagra di paese. Si trattava di singoli eventi con la collaborazione delle realtà della zona. Quest'anno invece siamo ormai alla terza edizione dell’Academy, un ciclo di dodici lezioni dedicata alla corsa in natura. L’obiettivo è allenare le persone alle diverse condizioni ambientali e climatiche". Federico Bertone: "Per quanto riguarda l'Academy, è un corso con frequenza annuale. Riguardo le singole lezioni, si tengono una ogni quindici giorni circa, da Ottobre fino a Marzo. È un percorso che porta, con una certa progressività, sia per quanto riguarda la difficoltà del percorso stesso, sia per le differenti condizioni climatiche, a diventare dei trail runner esperti". Simone Sgorbini: "E poi proponiamo anche il Nordic Walking, letteralmente camminata nordica, quella con i bastoni, per intenderci. È un tipo di attività con un’accezione fortemente posturale. Infatti in questo tipo di proposta noi lavoriamo prima di tutto sulla tecnica di camminata, e poi sull’esplorazione del territorio. In questo modo siamo di riferimento per persone di età e abitudini fisiche diverse, perché si elimina lo sforzo fisico usurante e si è orientati alla salute e al benessere fisico e posturale". Fino ad ora, com'è stata la risposta della gente? Giuseppe Risetti: "La risposta è stata buona. All'inizio, anche persone che vivono in queste zone, venivano portati in luoghi nascosti o a loro sconosciuti, seppur vicini, e restavano sempre stupefatti". Federico Bertone: "La cosa che ci fa piacere è che la risposta delle persone migliora con il tempo. La gente ci vede sempre di più. In più qualcuno ci tiene a ripetere l’esperienza nelle edizioni successive, quindi il gruppo di fedelissimi diventa ogni anno sempre più

SPORT

"Uno dei valori fondamentali è quello di ragionare sempre come gruppo"

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numeroso". Simone Sgorbini: "Anche a questo noi diamo molta importanza. La gente è soddisfatta di queste attività anche grazie alla parte dedicata alla socializzazione, centrale nelle nostre attività. Durante la fase di riscaldamento, ma soprattutto in quella di defaticamento, che a volte è fisico ma spesso è una sorta di terzo tempo stile rugby davanti a una birra, il nostro obiettivo è creare nuove amicizie condividendo la stessa passione". Quali sono i valori che volete trasmettere? Federico Bertone: "Uno dei valori fondamentali è quello di ragionare sempre come gruppo e mai come singoli, anche se la corsa è uno sport prettamente individuale. Questo è quello che cerchiamo di insegnare. A tutti i partecipanti vogliamo far passare il concetto di avere cura delle persone che sono con te. Questa è la cultura del trail running. E poi la valorizzazione, l’esplorazione e la conoscenza del nostro bellissimo territorio, oltre alla conoscenza di sé stessi e il recupero del rapporto con la natura che ci circonda". Simone Sgorbini: "In particolare nelle corse in notturna che proponiamo quest'anno. Il fatto di vedere poco e di sentire maggiormente il rumore dei passi, aiuta a riscoprire il proprio rapporto con la natura sotto un aspetto più sensoriale. È un'esperienza da provare perché aiuta a tirare fuori sentimenti che ciascuno di noi ha nel rapporto con la natura". Quali sono i vostri obiettivi futuri? Simone Sgorbini: "L’obiettivo principale è diventare una realtà solida che porti, non vorrei esagerare dicendo più turismo, ma almeno un po' di esplorazione dei nostri territori, che non sia la solita uscita in mountain bike o l'escursione in camminata". Giuseppe Risetti: "In futuro sarebbe bello trovare altre attività simili in giro per l'Italia e organizzare scambi o esperienze in tutto il territorio nazionale". Federico Bertone: "Sono d'accordo con Giuseppe, questo sarebbe molto bello. E poi, a livello personale, intendiamo migliorare la nostra offerta e le nostre esperienze. Contando che comunque siamo i primi in Italia a offrire questa attività in forma strutturata e organizzata".

Simone Sgorbini


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"solo in cinque tra i migranti, sono transitati presso i nostri asili"

"Tre problemi non da poco, legati a soldi, casa e lavoro" di

Valentina Villani

È Natale soprattutto per i più bisognosi: persone senza dimora, persone che hanno perso il lavoro, poveri, migranti e tutte quelle persone che si trovano in una condizione di bisogno e di disagio, causata non solo dalla crisi economica e sociale, ma anche da uno stato di solitudine diffusa. I poveri però ci sono tutto l'anno e l'incremento "pauroso" dello status di povero richiama l'attenzione di tutti e tutti sono chiamati ad intervenire ognuno con i suoi strumenti. In questo contesto svolge un ruolo fondamentale la Caritas italiana, che in Oltrepo è rappresentata dalla Caritas Diocesana di Tortona che ha anche sede nel territorio vogherese e si prende cura di quelle persone che necessitano aiuto in ogni ambito, quindi sociale, economico e lavorativo. Infatti, offre diversi servizi mirati come i centri di ascolto, la distribuzione di pacchi alimentari, aiuto ai bambini, lo sportello lavoro (in particolar modo mirato al collocamento badanti). Si occupa altresì del servizio mensa e housing sociale, inoltre, collabora con altre realtà associative presenti sul territorio, per un'accoglienza a tutto tondo. "Osservando i dati concernenti l’anno 2015, emerge un dato di rilevante importanza, ovvero che ormai da diverso tempo è evidente un aumento sostanziale di italiani tra le nuove file di poveri" – spiegano la responsabile del centro di ascolto Alessia Cacocciola, con Ruggero Lauri, responsabile dell'accoglienza per la casa della carità, asili notturni e housing sociale. Quello da voi fornitoci è dato sicuramente allarmante, che conferma come nella nostra nazione la povertà si stia espandendo a macchia d'olio. Avete qualche dettaglio più nello specifico? "Diciamo che negli ultimi anni il discorso si è un po' assestato, infatti, non ci sono più stati grandi stravolgimenti. Di conseguenza è ormai un dato di fatto che oggi, gli italiani bisognosi, come numero si equivalgano agli stranieri di un tempo. Per le richieste del pacco alimentare, ad esempio, ma anche per la

Quanti dormitori sono presenti all’interno della cittadina iriense? "In totale sono tre. L’asilo notturno per residenti, 'Betel', con quattordici posti disponibili e 'l'Opera Pia Casa del Pane Zanaboni', che fornisce un totale di diciannove posti. Poi c'è anche il servizio di housing sociale, presso la Casa della Carità Padre Natale Molteni, con quattro doppi appartamenti e sette camere singole. I dormitori sono quasi sempre tutti pieni, i periodi più grigi per le persone Matteo Antoninetti, Alessia Cococciola, Ruggero Lauri senza fissa dimora sono settembre e ottobre, poiché necessità di pernottare presso gli asili notturni". Le cause vogheresi di questa "nuova povertà" non sono ancora aperti tutti i dormitori di emergenza freddo nelle vicine città: proprio per questo motivo sono le stesse dell'Italia in generale? "In Italia, a causa della crisi lavorativa, abbiamo po- abbiamo parecchie richieste di persone che arrivano tuto vedere con i nostri occhi famiglie monoreddito da fuori città". scivolare nella povertà, per un contratto di lavoro Riguardo la distribuzione dei pacchi alimentari? non rinnovato o uno stipendio non pagato, magari "Sempre per quanto emerge dai dati relativi all’anno già provate da mutui o arretrati rateizzati alle prese 2015, circa trecento persone si sono rivolte alla Cacon sfratti, case all'asta o sospensione dell’erogazio- ritas Diocesana e ai gruppi caritativi, per richiedere ne di gas e luce. Principalmente le persone che si ri- il pacco alimentare. Di questi, centosei sono italiani e volgono a noi hanno tre problemi, non da poco, legati centonovantaquattro gli stranieri. Va inoltre evidenziato che, rispetto ai dati relativi all’anno 2014, cena soldi, casa e lavoro". L’emergenza migranti è sicuramente un altro nuo- to persone in meno hanno fatto richiesta del pacco vo problema legato alla nostra nazione. Avete già alimentare, non perché siano diminuiti i bisogni, ma perché purtroppo c’è stata una diminuzione dell'ofqualche dato relativo alle richieste di aiuto? "L’emergenza migranti non ha ancora iniziato a inci- ferta, sempre a causa della crisi. Nella città di Vodere sui dati che, a oggi, abbiamo potuto riscontrare. ghera, sono sei i gruppi caritativi che distribuiscono Infatti, solo cinque uomini, provenienti dalle strutture i pacchi alimentari". per l’accoglienza dei migranti, sono transitati presso Infine il servizio mensa i nostri asili notturni. Va precisato che sicuramente le "Per il discorso erogazione pasti, sul territorio esirichieste saranno in aumento proprio tra questo 2016 stono più strutture che, coordinate tra di loro, fane il 2017, quando inizieranno ad arrivare i primi di- no in modo che nessun giorno della settimana resti nieghi alle richieste di asilo politico e che, quindi, scoperto. La Casa Fraterna, del Gruppo Caritativo i migranti, termineranno i loro percorsi all’interno Duomo, si occupa di coprire il servizio pasto e cena, delle strutture deputate, riversandosi in quelle tradi- per quattro giorni la settimana e altrettanto per le colazioni". zionali di accoglienza notturna".


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"raccoltE 20 tonnellate di cibo"

"Viviamo solo di carità e volontariato" Di Valentina Villani Natale è ormai alle porte, presto saremo tutti presi a preparare decorazioni, acquistare doni e organizzare pranzi e cene con grandi tavole imbandite di ogni ben di Dio. Piatti della tradizione, cibi esotici, pranzi in famiglia o al ristorante, il periodo natalizio si sa è tempo di grandi abbuffate. Il cibo racchiude in sè tanti elementi propri della nostra cultura, il cibo è convivialità, è goduria nell'assaporarlo e passione nel prepararlo, non è solo "mangiare" o almeno non lo è per alcuni, lo è invece per tanti altri che il cibo non ce l'hanno. Il servizio mensa poveri, oltre ad offrire pasti caldi alle persone meno fortunate tutto l'anno, come in ogni ricorrenza che si rispetti, si sta attivando per non lasciare sole le persone bisognose nei momenti di festa e per cercare di dare anche a loro una parvenza di pasto natalizio. Così, Casa Fraterna e Casa del Pane le due strutture vogheresi che offrono un servizio gratuito dedicato a persone in condizioni d'indigenza ci raccontano come si stanno organizzando in vista del periodo natalizio. Mentre La Casa del Pane, dell'Opera Pia Zanaboni, offre il pranzo tutti i giorni a partire dalle ore 12 in locali appositamente adibiti e la cena due volte la settimana, il giovedì ed il venerdì, i Frati Minori Francescani della chiesa Santa Maria delle Grazie, organizzano per il Natale una cena completa, che va dall'antipasto al dolce. "Noi, come Caritas, abbiamo una convenzione in essere con Voghera Ristorazione, che ci fornisce cibo cucinato e che noi, in seguito, consegniamo ai dormitori per i residenti". La Casa Fraterna di Via XX Settembre, è attiva sul territorio vogherese da ben ventidue anni, “quando abbiamo aperto eravamo gli unici – ci racconta la signora Maria, che in sintonia con lo spirito del volontariato vuole mantenere l'anonimato – siamo andati ovunque per la città a cercare chi poteva aver

bisogno di noi, per spiegare che volevamo dare una mano. Oggi, a distanza di ventidue anni, ci siamo allargati e andremo avanti a farlo, seguendo le necessità di queste persone e fino a quando avremo le forze e gli aiuti da parte di splendidi volontari, che ogni giorno regalano il loro tempo a chi è meno fortunato. Viviamo solo di carità e grazie al volontariato". Per le festività come vi state organizzando? "A oggi abbiamo raccolto venti tonnellate di alimenti, tra supermercati e privati presenti su tutto il territorio oltrepadano. Tutto questo è a dir poco eccezionale, perché nemmeno noi pensavamo di ottenere quantità simili". Avete già un'idea di come allestirete la sala da pranzo, del menù e dei giorni in cui saranno organizzate queste cene? "Per il menù non abbiamo ancora pianificato nulla, ovviamente sarà organizzato sulla base degli aiuti alimentari ricevuti. Come ogni anno posizioneremo il Bambin Gesù su di una mensola, altri allestimenti particolari non se ne possono fare, poiché la sala è molto piccola. Le cene previste durante l’anno seguiranno il solito andamento, per quanto riguarda le festività sicuramente le date in programma sono Natale, il 31 dicembre, il primo ed il sei gennaio". Che cosa significa fare volontariato? "Il volontariato non si può spiegare a parole, diciamo che bisogna sentirlo e, quando una persona lo sente, lo deve fare perché c'è una forza incredibile che ti spinge alla quale non puoi sottrarti". Anche il signor Marco, referente per la cucina dell'Ordine dei Frati Minori Francescani, ci racconta come sarà organizzato il Natale per i loro ospiti. "L’APS (Associazione Pane di Sant’Antonio) è stata fondata due anni or sono, al fine di regolarizzare il discorso legato all'offerta dei pasti e di distribuzione pacchi alimentari e vestiario. Grazie a questa nuova associazione Onlus, oggi possiamo avere tutti i diritti e doveri che hanno le altre associazioni. Infatti, tutte le nostre attività, sono gestite interamente dall’associazione che offre un valido servizio continuativo a chi necessità aiuto”.

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Avete giorni prestabiliti per la consegna di pacchi alimentari e abiti? "Cinque giorni la settimana distribuiamo un pacco alimentare per famiglia. Mentre ogni giovedì organizziamo una cena, infine, per quanto riguarda gli indumenti, due giorni la settimana dispensiamo i pacchi tra i richiedenti". Il Natale come sarà allestito? "Dal momento che altre realtà associative di volontariato presenti sul territorio organizzeranno cene e pranzi per le festività e, al fine di evitare la realizzazione di eventi concomitanti, poiché sarebbe inutile e controproducente per tutti, abbiamo in programma solo due cene. La prima è prevista per il 18 dicembre, offerta interamente dal Leo Club, associazione del gruppo Lions composta dai più giovani. Quella ufficiale natalizia il 22 dicembre, al momento il menù non è ancora stato studiato, sarà comunque organizzato in base a ciò che raccoglieremo. Tuttavia possiamo dire per certo che il pasto previsto comprenderà antipasto, primo, secondo, contorno e dolce".

Perchè il 25 Dicembre? Un antico documento, il Cronografo dell'anno 354, attesta l'esistenza a Roma di questa festa al 25 dicembre, che corrisponde alla celebrazione pagana del solstizio d'inverno, "Natalis Solis Invicti", cioè la nascita del nuovo sole che, dopo la notte più lunga dell'anno, riprendeva nuovo vigore. Celebrando in questo giorno la nascita di colui che è il Sole vero, la luce del mondo, che sorge dalla notte del paganesimo, si è voluto dare un significato del tutto nuovo a una tradizione pagana molto sentita dal popolo, poiché coincideva con le feste di Saturno, durante le quali gli schiavi ricevevano doni dai loro padroni ed erano invitati a sedere alla stessa mensa, come liberi cittadini. Le strenne natalizie richiamano però più direttamente i doni dei pastori e dei re magi a Gesù Bambino. La festa del Natale si sovrappone approssimativamente alle celebrazioni per il solstizio d'inverno e alle feste dei saturnali romani (dal 17 al 23 dicembre) Inoltre già nel calendario romano il termine Natalis veniva impiegato per molte festività, come il Natalis Romae (21 aprile), che commemorava la nascita dell'Urbe, e il Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), introdotta a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274 d.C. con la data del 25 dicembre.


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eremo di sant'alberto l'unico aperto in italia

"La gente crede ancora nella speranza" Di Valentina Villani

Chi si avvicina all'eremo di Sant'Alberto di Butrio, riceve in maniera forte e chiara, un messaggio di spiritualità intenso, vissuto, desiderato. Le prime date da cui s'iniziò a parlare dell'Eremo di Sant'Alberto di Butrio risalgono al 1035/1040. Testimonianze narrano che Sant'Alberto, proprio in quegli anni, guarì un bambino sordomuto, figlio del Marchese Malaspina di Casarasco in Val di Nizza. Fu proprio dopo quest'episodio che il Malaspina edificò la prima chiesetta in pietra "Santa Maria", al fine di rendere omaggio a Sant'Alberto per la grazia ricevuta. Negli anni successivi, attorno a Sant'Alberto, si radunarono i primi seguaci che volevano condividere la sua stessa vita fondata sulla preghiera e contemplazione, fu così che nacque un movimento eremitico. Dalla morte del Santo i seguaci furono battezzati "Eremiti di Sant'Alberto" e restarono a vivere nell'Eremo fino al 1500. Dalla fine del 1500, scomparsa la comunità religiosa, l'Eremo fu eretto a titolo di parrocchia. Tutto l'edificio monastico intorno nel tempo fu demolito, ma dal 1900, Don Orione decise di recuperarlo, ne divenne il fondatore e, ancora oggi, da quasi cento anni, ci vivono gli eremiti Figli della Divina Provvidenza, appartenenti alla Congregazione di Don Orione. Come ci racconta Fra Ivan Sevà: "allo stato attuale portiamo avanti la struttura dell’Eremo in sei. Più precisamente siamo quattro fratelli e due sacerdoti, appartenenti all’ordine di Don Orione: Fra Mauro, Fra Fausto, Fra Alejandro, Don Luigi, Don Vincenzo ed io" – spiega. L'eremo di Sant'Alberto è l'unico rimasto aperto in Italia... "Allora in Italia avevamo tre Eremi aperti, attualmente oggi in Italia è rimasto attivo solo questo. Dal 2003 ha preso vita in Brasile, a Rio de Janeiro, un Eremo che porta il nome di Frate Ave Maria". Frate Ave Maria. Ci narra brevemente la sua storia? "Cieco dall'età di dodici anni, per essere stato colpito da una fucilata al volto, poco più che vent’enne fu

accolto da Don Orione tra gli eremiti della Divina Provvidenza. Due anni dopo fu inviato all'Eremo di Sant'Alberto di Butrio e lì vi restò sino al 1964, anno della sua morte. Acquisì una fama notevole di santità, tanto che moltissima gente accorreva all'Eremo per vederlo e ascoltarlo". Dalla morte di Frate Ave Maria, ancora oggi molta gente si reca all'Eremo a fargli visita, testimonianza sono i numerosissimi biglietti di richieste di aiuto, di ringraziamento e di preghiera lasciati dai visitatori sulla sua tomba e nella sua stanza, "La stanza di Frate Ave Maria è un chiaro segnale che ancora molta gente crede nella speranza, infatti, sono moltissimi i biglietti lasciati ogni giorno dalle persone di diverse età e provenienti da ogni dove. Questo credo si possa tradurre solo in un chiaro simbolo di fede". Una domanda che si sono posti in moltissimi dopo la morte di Frate Ave Maria è stata: "cosa ne sarà dell'Eremo adesso"? Oggi sono passati più di cinquant’anni ma pare che nulla sia cambiato "E’ vero, qualche tempo fa sono andato a rileggere i ritagli dei giornali conservati di quell'epoca, quando la gente si domandava che ne sarebbe stato dell’Eremo, in fondo Frate Ave Maria era l'anima di questo luogo. Sembrava che allora dovesse finire tutto, invece sono passati ben cinquantatré anni dalla sua morte e l'Eremo è ancora in piedi. La nostra comunità è ancora attiva, anche se non nascondo che spesso ci siamo domandati come fare per andare avanti. I tanti che venivano, lo facevano per lui". L'Eremo è da sempre un luogo molto frequentato dai turisti, ma anche da persone che cercano un raccoglimento spirituale. Oggi è ancora così? "Nonostante la crisi che sta attraversando la nostra nazione, ancora moltissime persone vengono a visitare l'Eremo, anche se rispetto a qualche tempo fa ultimamente si sono leggermente ridotti. Gite con pullman giungono da tutta la regione, per lo più da Milano e Brescia ma non solo, infatti, sono diverse anche le provenienze da altre regioni come Liguria, Piemonte e piacentino. Siamo anche meta di gite sco-

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lastiche. Capita spesso che tanti arrivino qui senza sapere della nostra esistenza, oggi, anche grazie alla comunicazione media e web, l'Eremo ha avuto un buon rilancio". Qual è il target delle persone che vengono a far visita al vostro santuario? "L'Eremo è un punto di riferimento per le persone, la gente quando arriva qui sente tanta pace e tranquillità. Sono per lo più persone adulte e anziane che arrivano da noi, anche se spesso notiamo una buona affluenza di giovani. L'ambiente è vivo, noi siamo come una famiglia e la gente che ci ruota attorno, dona all'Eremo un impulso di bellezza". Come si vive in un Eremo? "Questo è un luogo di vita monastica, tutti i giorni diciamo messa. Siamo persone che vivono una vita fraterna di comunità, quindi raccoglimento, preghiera e lavoro. Ognuno di noi, in base alle capacità, si occupa di determinati lavori. Infatti, tutta la manutenzione del luogo è opera nostra: la cura di giardini e boschi, pulizie in genere, piccole riparazioni, saldature e tutto quello di cui c’è bisogno. Inoltre, curiamo un piccolo allevamento di api, dalle quali produciamo miele".

Quando nasce la tradizione di allestire il presepe?

Questa usanza, all'inizio prevalentemente italiana, ebbe origine all'epoca di San Francesco d'Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l'autorizzazione da papa Onorio III. Francesco era tornato da poco (nel 1220) dalla Palestina e, colpito dalla visita a Betlemme, intendeva rievocare la scena della Natività in un luogo, Greccio, che trovava tanto simile alla città palestinese. Tommaso da Celano, cronista della vita di San Francesco descrive così la scena nella Legenda secunda: "Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l'asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l'umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme".


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piatti della tradizione contadina rivisitati in chiave moderna

"Le lasagne ricce che un tempo ricordavano le fasce del Bambino" Di Gabriella Draghi Fin dal Medioevo, nel nostro Oltrepò Pavese, per la cena dell'antivigilia di Natale si usava preparare un pasto considerato "di magro" ma molto ricco, composto di sette portate, chiamato "La cena delle sette cene" in vista anche del digiuno del giorno successivo. La tradizione ci ricorda infatti che si digiunava il 24 di Dicembre per essere maggiormente desiderosi di festeggiare il Natale anche a tavola. "La cena delle sette cene", tramandata per tradizione popolare in forma orale era molto attesa e era anche ispirata ai sette giorni della Creazione . Il pasto rituale era composto di elementi poveri ed esprimeva la semplice e tipica cucina contadina locale, ricca di profumi e sapori come aglio e cipolle, fichi e noci, erbe e verdure dell’orto di casa e pesce. Non dimentichiamo infatti che il nostro territorio era sulla "Via del sale" che collegava Genova a Varzi e Pavia e veniva percorsa dai commercianti di sale che facevano arrivare nelle nostre terre il pesce conservato sotto sale. Le portate che componevano il menù erano sette come i peccati capitali, i giorni della creazione e le ore di luce in inverno. Il Menù della Vigilia di Natale che vi consiglio ripropone alcuni piatti della tradizione contadina ma rivisitati in chiave moderna. Iniziamo con un tortino di zucca, che per il suo colore rappresentava il sole e che per il suo sapore dolciastro, non conosceva vie di mezzo: era amata oppure odiata. Mescolata sapientemente con uova, parmigiano e panna e servita abbinata ad una crema del saporito formaggio, incontra il gusto anche dei più scettici. Le lasagne ricce che un tempo ricordavano le fasce del Bambino, sono ancora oggi una consuetudine della cena della Vigilia e condite con un sugo di soli funghi burro e cipolla sono molto gustose. Il baccalà, che in passato richiedeva alcuni giorni in ammollo per to-

gliere la salatura della conservazione e aveva bisogno quindi di una lunga preparazione, si trova oggi già dissalato ed è reso molto delicato dalla crema di cipolle con cui viene servito. Ho abbinato poi la caciotta con la mostarda di Voghera come da tradizione alternando il dolce del formaggio con il piccante della frutta su di uno spiedino di facile realizzazione. Ed infine il dolce, semplice ma molto gustoso, una crema al cucchiaio guarnita con cacao e pinoli tostati che fonde la dolcezza delle castagne con il gusto leggermente acidulo delle mele renette. Menu della Vigilia Sformatino di zucca alla crema di parmigiano Lasagne ricce al sugo di funghi porcini Bocconcini di baccalà su crema di cipolle bianche Spiedino di caciotta e mostarda di Voghera Crema di castagne e mele con cacao e pinoli Il tutto accompagnato dai vini DOC dell’Oltrepò Pavese. Per la preparazione della crema di castagne e mele con cacao e pinoli: Ingredienti: 300 g di castagne sbucciate e bollite 2 mele renette 50 g di uvetta ammorbidita

1 cucchiaio di pinoli cacao in polvere un pizzico di sale Come si prepara: Sbucciamo ed affettiamo le mele, eliminiamo il torsolo e le cuociamo con l’uvetta, 3 cucchiai d’acqua e il sale in una pentola coperta a fiamma bassissima finché non saranno morbide. Frulliamo il tutto dopo aver aggiunto le castagne lessate. Se il composto risultasse troppo sodo, aggiungiamo un cucchiaio d’acqua. Distribuiamo la crema in bicchieri a coppa, spolverizziamo con il cacao e decoriamo con i pinoli.


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cenone di CAPODANNO: La PROPOSTa "funzionale" DI MILLY CALLEGARI

"Al brindisi 12 chicchi d'uva tutti d'un fiato, melograno e bollicine" Di Milly Callegari

Alla tradizione non si deve rinunciare ma questo Capodanno lo rendiamo "funzionale"! Come? Semplicemente abbinando ai cibi della tradizione alimenti definiti "funzionali". Un alimento si definisce "funzionale" quando è dimostrato scientificamente che è in grado sia di influenzare positivamente le nostre funzioni fisiologiche sia di preservare o migliorare la nostra salute oltre che ridurre il rischio all'insorgenza di patologie. Sono quindi quei cibi in cui la presenza di vitamine, sali minerali, antiossidanti, fibre, proteine, acidi grassi è certificata. Pomodoro, legumi, latte fermentato, capperi, aglio, broccoli, noci, salmone etc. etc. e tutti quegli alimenti addizionati di sostanze biologicamente attive. Non è però sufficiente abbinare i vari ingredienti ma è essenziale avere attenzione alla cottura dei cibi e scegliere quella più adatta perché non si disperdano i nutrienti: attenzione alla provenienza perchè quello che arriva sulle nostre tavole cresce grazie all'influenza esterna del clima e del terreno, alla stagionalità, perchè la maturazione naturale favorisce la comparsa e l'attivazione di alcuni principi nutritivi come ad esempio il licopene nel pomodoro. Per il menu di capodanno: Cavolo rosso brasato con quenelle di Quartirolo, curcuma fresca, pepe nero e liquerizia. Ingredienti: cavolo rosso affettato finemente, limone, sale, curcuma fresca, polvere di liquirizia, olio d'oliva, quartirolo, salsa di soia, pepe nero in polvere. Brasate il cavolo con succo di limone, olio, due cucchiai di salsa di soia e acqua aggiunta poco alla volta solo per rendere il cavolo morbido e succoso. Rosolate per alcuni secondi la curcuma fresca grattugiata, in olio ed aggiungetela al quartirolo assieme al pepe nero. Il pepe nero ha la proprietaria rendere più disponibile e più attiva la curcumina. Fate delle piccole quenelle o delle palline che avranno acquisito un bellissimo colore arancio. Spolveratele con pochissima polvere di liquirizia. Disponetele su un leggero strato di cavolo. E' un piatto che si presta ad essere gustato sia freddo che caldo. Sembrano aromi non ben combinabili tra loro ma, vi assicuro sara’ una vera rivelazione! Ravioli al vapore in brodo di carciofi Per l'impasto base: 100g farina,60 ml acqua, sale un pizzico, 1 cucchiaino di spezie in polvere, io ho usato pepe rosso Sarawak. Formare con gli ingredienti un impasto compatto. La quantità di liquido è indicativa poichè l'idratazione della farina è influenzata da fat-

tori come umidità, temperatura e tipo di farina consigliabile l'aggiunta poco alla volta acqua e lasciare riposare l'impasto per circa 30 minuti, trascorso il quale potrebbe essere necessaria altra farina o acqua. Formare un cilindro del diametro di 5 cm circa e tagliare delle rondelle che appiattiremo con le dita o con un mattarello a formare delle sfoglie sottili. Riempiamo con la farcia desiderata, chiudiamo a ventaglio e cuociamo a vapore per circa 15 minuti, dipenderà dallo spessore del raviolo. Potete utilizzare molti tipi di farina e fare miscele tra loro a seconda delle esigenze alimentari: ad esempio farine senza glutine, farina di piselli, farina di tapioca, amido o farina di riso, fecola di patate, amido di mais etc.etc. Io ho utilizzato una farina bianca ma che attraverso un processo innovativo ha un maggior contenuto di fibra solubile che ci permette di rallentare l'assorbimento di grassi e zuccheri con conseguente beneficio sul controllo della glicemia. Come farcia potete usare quella tradizionale di carne o di magro oppure optare per vongole, lenticchie cotte. Per accompagnare potete utilizzare il sugo che desiderate o il brodo. Potete ad esempio fare un

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brodo utilizzando le foglie più coriacee dei carciofi. Portate a cottura con acqua, olio e sale, quindi frullate con una noce di burro ed aggiungete acqua calda per rendere fluido quasi un brodo. In questa ricetta la funzionalità è data dal pepe, dal carciofo, dalla farina che scegliete soprattutto se integrale, e dalla scelta della cottura al vapore. Cotechino con panatura di capperi e cereali Preparare il cotechino o lo zampone nel modo abituale e tagliamo a fette. Frulliamo dei capperi, dissalati se abbiamo optato per quelli sotto sale, con olio d'oliva, dei cereali misti tipo quelli che utilizziamo o a colazione, ottenendo una crema con cui spalmiamo la superficie del cotechino. Accompagnamo con lenticchie, una purea di sedano rapa a cui aggiungiamo un terzo di purea di patate, riducendo l'apporto di amido. Dai capperi la funzionalità è data dalla quercetina, un flavonoide , un metabolica secondario delle piante ed a volte indicato come vitamina P considerato un potente antiossidante ed indicato come inibitori naturale di alcuni enzimi responsabili di stati infiammatori. Per la sua attività antitrombotica però ha un bollino rosso per chi assume anticoagulanti. Le lenticchie assolutamente presenti altrimenti il nuovo anno sarà carente di denaro e per dare una sferzata di "funzionalità" le cuociamo con polpa di pomodoro e peperoncino. Meglio in inverno utilizzare pomodori in conserva poichè il sole ha attivato il licopene e che attraverso la cottura potenzia la sua azione. Per una corretta digestione rispettando l'attività enzimatica dei vari distretti potrei consigliare di mangiare prima le lenticchie e poi il cotechino in quanto i carboidrati che prevedono una digestione alcalina diminuiscono quella acida dello stomaco necessaria però per la digestione delle proteine. All'apparenza un discorso complicato ma in realtà semplice ed efficace perché ci aiuta a non rinunciare a certi abbinamenti. Semplice: basta conoscere quale mangiare per primo! Al brindisi 12 chicchi d'uva tutti d'un fiato, melograno e bollicine ovviamente! Milly Callegari


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PER NATALE NON IL SOLITO REGALO!

L'ultima tendenza? Le vostre ricette con tutti gli ingredienti per prepararle Di Gabriella Draghi

Si avvicina il Natale e spesso non sappiamo cosa regalare ai nostri amici. Non è semplice Inventarsi ogni anno qualcosa di nuovo per poterli stupire! Ed in più con il periodo di crisi che viviamo, dove bisogna spendere il meno possibile, diventa tutto più complicato! Ecco che pensare a regali semplici ma speciali diventa un'esigenza. E allora perché non regalare del buon cibo per Natale? Ma non il classico cesto natalizio, che tra le altre cose costa una fortuna... ma qualcosa fatto con le proprie mani in cucina, qualcosa di unico che sarà sicuramente apprezzato da chi lo riceverà. La cosa più semplice da fare potrebbero essere delle gustose marmellate. Realizzate con frutta di stagione come arance, pere e mele cotogne. Una volta preparate, sistematele nei vasetti a chiusura ermetica e decorate i tappi con avanzi di stoffa e nastri colorati. Se avete voglia di mettervi alla prova con qualcosa di più difficoltoso i cioccolatini fanno al caso vostro! Ma non quelli da supermercato, bensì cioccolatini fatti proprio da voi utilizzando le formine apposite e decorandoli con frutta secca. Li confezionerete con dei pirottini colorati e li sistemerete in piccole scatoline. Altro regalo apprezzato soprattutto dai bambini sono i biscotti al profumo di zenzero e cannella, di varie forme che richiamano il Natale. Li potete confezionare in barattoli di vetro o in scatole di latta colorate. Un'idea per un regalo "alcolico" potrebbe essere un liquore fatto in casa. Facile da preparare, è possibile scegliere tra numerose varianti come il cioccolato, il caffè o la liquirizia. Oppure un vasetto di "zuccherini spiritosi", gli zuccherini sotto alcool aromatizzato con bucce d'arancia, limone e menta che potranno essere serviti a fine pasto come digestivo. Un pensiero estremamente goloso è la crema gianduia, che va preparata con ingredienti genu-

ini e viene poi versata nei vasetti a chiusura ermetica e incartata in una scatola o in un cestino con in abbinamento i biscottini con i quali degustarla. Ma l'ultima tendenza della moda sono le vostre ricette in un barattolo di vetro. Basterà scegliere una ricetta e riempire il contenitore con tutti gli ingredienti secchi

che servono per prepararla, avendo l'accortezza di sistemarli in strati dal più sottile al più grosso. Si abbineranno poi al barattolo le istruzioni per realizzare la ricetta che potrà essere dolce o salata. Ed ora all'opera!! Scegliete quello che vi è più congeniale e realizzate il vostro regalo esclusivo!!


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pochi conoscono l'arte raffinata di apparecchiare

Anche l'occhio vuole la sua parte: idee per una tavola perfetta Di Giulia Casati

Finalmente Natale. La festa più attesa dell'anno non solo dai bambini, smaniosi di scartare i tanto desiderati regali, ma anche dai "grandi", che più che lasciare latte e biscotti sotto l'albero, preferiscono portare in tavola prelibatezze di ogni genere, chiaramente da condividere con amici e parentado. Sarebbe un vero peccato non render giustizia alla lunga preparazione dei cibi natalizi con una poco curata presentazione della tavola, banale, ma anche "l'occhio vuole la sua parte". Iniziamo dalla scelta della tovaglia, per un tavolo elegante meglio una tovaglia lunga, magari rossa, per andare sul sicuro, ma anche bianca o con ricami dorati andrà benissimo. In fine è possibile utilizzare runner da tavola dello stesso colore della tovaglia oppure di un colore in contrasto. Mi raccomando il tutto deve essere immacolato. Per l'occasione tovaglioli rigorosamente in tessuto legati da nastri di raso oppure da una semplici cordicelle dorate a cui potreste attaccare un cartellino con il nome dell’ospite, infatti il bon ton vuole si aggiungano i segnaposti accanto al piatto quando gli ospiti sono più di otto. Con i segnaposto possiamo sbizzarrire la nostra fantasia optando per candeline a tema natalizio, o piccoli vasetti di agrifoglio, ognuno dei quali potrebbe essere un regalino di ricordo per gli ospiti. Passiamo ai protagonisti della nostra tavola: i piatti. Il servizio deve essere il più bello e prezioso, oppure quello appositamente comprato per l’occasione con raffigurazioni a tema. Su una tovaglia rossa, ad esempio, stanno bene piatti completamente bianchi o con motivi decorativi dorati, invece su una tovaglia verde o bianca sarebbe preferibile abbinare sottopiatti in argento, un vero tocco di classe, inoltre il sottopiatto vi attutirà fastidiosi rumori, diversi dal chiacchiericcio dei commensali. Le posate, mi raccomando che siano le più belle che possedete, potrebbe essere l’occasione giusta per rispolverare il servizio d’argento. Se il vostro menù prevede numerose portate potete apparecchiare la tavola solo con quelle base per poi aggiungere in seguito quelle mancanti, così da non far trovare in imbarazzo gli ospiti con una varietà di posate di fronte e in modo che la tavola resti semplice, ma fine. I bicchieri rigorosamente a destra, almeno due calici uno per il vino e uno per

l'acqua. Per il dessert va aggiunto un flute per le bollicine. Per arricchire il tutto l'immancabile centrotavola in perfetto stile natalizio, potrebbe essere una composizione green con rametti di abete, oppure una ciotola di frutta secca e pigne dorate, un must natalizio. Non dimenticate le candele potete inserire le candele in barattoli vuoti riciclati, l’effetto scenico è garantito. Consiglio: i complementi di arredo non devono avere altezze eccessive che facciano da barriera visiva fra i commensali. Pochi conoscono l'arte raffinata di apparecchiare la tavola secondo le regole previste dal galateo, lo sapevate che il cucchiaino da dessert va posto in orizzontale davanti al piatto? Per i meno

avvezzi alle formalità lo schema per una disposizione impeccabile. Dimenticavo, fate attenzione alle insidie delle posate sporche se le incrociate sul piatto è segno di non avere gradito la portata.


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Il Periodico News - DICEMBRE 2016 N°111  

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