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Pirolisi: di nomi non se ne fanno... Si spera neanche l'impianto

Anno 10 - N° 111 Novembre 2016

Che la Pirolisi non si debba fare a Retorbido questo è chiaro e voluto da quasi tutti, dico quasi perché al di là del pietoso velo di silenzio o della paura di alcuni di fare i nomi, evidentemente e certamente qualche dirigente amministrativo o politico dell'Oltrepo, della Provincia di Pavia o della Regione a questi signori della IET che volevano fare l'impianto...

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Corvino San Quirico

Barbieri ha un processo, Ghezzi non è di Voghera... E chissene!!

La minoranza:

"Il Comune non può solo ricorrere ai mutui..."

"A Corvino San Quirico è evidente che ormai da parecchio tempo vige una totale mancanza di ... Servizio a pag. 31

Roberto Santinoli

Ghezzi contro Barbieri, Barbieri contro Ghezzi: è ripartita con furore la campagna elettorale che in realtà non è mai cessata neanche nei mesi...

"Nipote di Leo, figlio di Leo, padre di Leo"

Non credo ci sia bisogno di un, come si dice in gergo giornalistico, "cappello" per introdurre l'imprenditore del mondo del divertimento che ...

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Casteggio - Arnese: "Che i problemi non sussistano lo dice il Sindaco Callegari" Servizio a pagina 27

BRESSANA BOTTARONE

Comitato Cascina Bella

"Il Sindaco è stato latente e a molte nostre lettere non ha mai dato risposta"

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Sostenitori Ospedale di Varzi: "Le finalità sono il potenziamento dell'ospedale"

Da una bellissima battaglia civile nata da un manipolo di persone determinate a far si che l'ospedale SS.Annunziata di Varzi non fosse l'ennesima vittima dei famigerati tagli lineari che da Roma si riversano regolarmente sul nostro territorio è nata la Onlus Sostenitori Ospedale di Varzi (SOV). Sempre più spesso, anche in Oltrepò, i cittadini scendono in piazza per difendere direttamente i loro diritti, che in questo ... Servizio a pagina 23

Vittorio Pesato: "L'Oltrepo Pavese troppo litigioso e troppo individualista"

"In questi tre anni ho visto tutta la provincia di Pavia un po' abbandonata a se stessa, l'Oltrepo compreso. Certo, l'operato di Regione Lombardia è sicuramente buono, 18 anni di buon governo non si cancellano in poco tempo. Credo che il problema principale sia la scarsa coesione del nostro territorio. Siamo troppo litigiosi, troppo individualisti e pensiamo che votare uno ...

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Commento di Antonio La Trippa

La reputazione politica sia in Italia che in Oltrepo nell'immaginario collettivo degli elettori e della gente in generale è sempre più bassa, giusto o sbagliato che sia. Del resto il costante calo di votanti alle elezioni testimonia il calo di fiducia e di interesse nelle politica, anche oltrepadana. A Roma discutono sul taglio degli stipendi ai parlamentari, qualcuno giudica questa discussione di secondaria importanza, qualcuno la giudica demagogia, qualcuno la giudica una cosa corretta perché in un momento in cui il paese sta attraversando gravi difficoltà economiche anche i politici dovrebbero dare l'esempio, diminuendo gli eventuali stipendi, rimborsi e facilitazioni varie. Prendendo spunto da quanto dichiarato, sullo scorso numero de Il Periodico News, dal sindaco di Zavattarello Simone Tiglio, che testualmente diceva: "Si sta tornando verso una politica notabilare di stampo ottocentesco, la maggior parte delle cariche sono gratuite mentre fare l’amministratore pubblico a mio parere è un lavoro nobile ed impegnativo, richiede tempo e risorse, merita un compenso adeguato al carico di lavoro che la funzione prevede. Ora solo chi ha una rendita da pensione o ad esempio da immobili può dedicarsi alla politica. Chi vive del proprio lavoro è penalizzato". Quanto detto dal giovane sindaco di Zavattarello, che del resto si è tagliato del 33% lo stipendio ed ha rinunciato a qualsiasi rimborso spese, in termini assoluti mi trova d'accordo, mi spiego meglio: è giusto che un politico che fa solo politica debba ricevere uno stipendio, ma per avere uno stipendio deve dedicarsi così come qualsiasi altro lavoratore solo ed esclusivamente alla politica e non percepire nessun altro compenso. Incarichi politici che presuppongono l'obbligo e la necessità di far solo politica, a mio parere sono quelli a carattere nazionale, onorevoli e senatori e compagnia cantando, quelli a carattere regionale presidenti e assessori e compagnia cantando e quelli dei sindaci, assessori o politici che si occupano di grandi città e per grandi città intendo dei gruppi abitativi con almeno 10.000 persone circa, purchè svolgano la loro attività politica a tempo pieno e non part-time. Per fare un esempio oltrepadano ritengo che il sindaco di Voghera, Stradella e al limite anche di Broni e di Casteggio, visto il territorio che devono governare ed il numero di cittadini, per il loro impegno politico che non può essere che quotidiano e a tempo pieno debbano ricevere uno stipendio, purchè non abbiano già una pensione o stipendi pubblici o da lavoratore dipendente. Per gli altri comuni dell'Oltrepo, salvo emergenze, risulta difficile comprendere come un un sindaco o un assessore possa farlo 24 ore su 24 e sette giorni su sette e se lo dovesse fare è perché gli manca intensità di lavoro, perché gestire un comune più piccolo rispetto a quelli sopra citati avvalendosi di impiegati comunali, tecnici comunali, di vari assessori e consiglieri non può impegnare una persona 365 giorni all'anno otto ore al giorno. Perché vorrebbe dire avere la stessa intensità di lavoro di una cuoca che per fare due uova fritte ci mette quattro ore. Ritengo che in Italia in generale e quindi in Oltrepo i primi cittadini, assessori, consiglieri di

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OLTREPO PAVESE: MOLTI SINDACI POSSONO E DEVONO FARE IL SINDACO GRATIS…

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piccoli comuni, più piccoli di Voghera, Casteggio, Broni e Stradella, debbano svolgere il loro mandato senza stipendio. Certamente deve essere loro corrisposto un rimborso spese per l'auto, se usano la loro e le spese telefoniche, se usano il loro apparecchio. Onde evitare dubbi, il rimborso spese deve essere effettuato dietro presentazione di precise pezze giustificative inerenti ai km percorsi ed alle telefonate effettuate. In Oltrepo la stragrande maggioranza dei sindaci sono dipendenti pubblici, con le loro varie declinazioni di parapubblici, o sono pensionati o sono piccoli imprenditori o hanno altro lavoro da dipendente o sono piccoli artigiani… in tutti i casi queste persone hanno già un reddito. E come ben sanno i cittadini oltrepadani quando uno si mette in lista per diventare o sindaco o assessore la frase che si dice sempre è "scendo in campo per aiutare il mio paese", quindi visto che hai già un altro reddito fallo gratis. Considerando che la maggioranza dei paesi oltrepadani sono piccoli o molto piccoli, ad eccezione dei quattro sopracitati e che il potere dei sindaci, giustamente o ingiustamente, è sempre minore e che le risorse economiche che hanno a disposizione, giustamente o ingiustamente, sono sempre minori e quindi vedo lo scendere in campo di primi cittadini, assessori e consiglieri, più come un opera di volontariato che come una professione. Mi risulta difficile pensare che un primo cittadino di un paesino dell'Oltrepo debba prendere uno stipendio, e non è vero che per fare il sindaco bisogna essere ricchi di famiglia. Se uno ha già la sua pensione, se uno ha già il suo stipendio da dipendente pubblico o privato o ha un reddito come piccolo imprenditore o artigiano e decide liberamente senza che nessuno lo costringa a scendere in campo per fare il sindaco

non penso sia giusto riconoscergli uno stipendio, mentre penso sia giusto riconoscergli il rimborso spese sostenute per svolgere il suo mandato, che in base alle dimensioni del comune varia da qualche ora a settimana a qualche ora al giorno e soprattutto ci sono mesi dove l'impegno è maggiore e ci sono mesi dove l'impegno è sensibilmente minore. Alcuni sindaci dell'Oltrepo hanno rinunciato allo stipendio, altri si sono tagliati una parte dello stesso, altri hanno rinunciato al rimborso spese. Qualsiasi decisione è chiaramente legittima ed è stata presa in osservanza delle leggi vigenti, ma forse sarebbe il caso che i nostri politici "romani" legiferassero su questo punto dicendo chiaramente che sotto una soglia di residenti, che poi sono la stragrande maggioranza dei comuni italiani, un sindaco, un assessore, un consigliere comunale, non deve prendere nessuno stipendio, ma solo un rimborso spese. Naturalmente c'è chi obbietterà che fare il sindaco è un lavoro impegnativo, che ci sono grandi responsabilità, che si rischiano denunce anche nei piccoli comuni e anche in Oltrepo, ma visto che non l'ha prescritto il dottore a nessuno di fare il sindaco o di candidarsi, se uno ha già un altro reddito e non si dedica a tempo pieno all'attività di sindaco, faccia il santo favore di farlo gratis. Chiaramente se poi un sindaco, un assessore, etc da piccolo paese farà carriera politica e verrà eletto in regione o in altre cariche politiche che presuppongono un impegno quotidiano a tempo pieno, giustissimo che venga retribuito perché un lavoro a tempo pieno preclude ed esclude qualsiasi altro lavoro, perchè uno deve pur vivere anche se fa politica.

Oltre al numero degli abitanti, anche la professione esercitata dal primo cittadino influenza la sua "busta paga". Se il sindaco è un lavoratore dipendente o un pensionato l'importo riportato in tabella deve essere dimezzato, a meno che non richieda l'aspettativa per tutta la durata del mandato. I liberi professionisti al contrario percepiscono l'indennità piena, perchè ritenuti più penalizzati per effetto degli oneri fiscali e previdenziali impliciti nel reddito d'impresa. Altre variabili che incidono sulla quantificazione dell'indennità di carica sono: 1) Se la percentuale di entrate proprie del bilancio comunale risultanti dall'ultimo rendiconto è superiore alla media regionale, calcolato per fasce di numero di abitanti, scatta una maggiorazione del 3 per cento. 2) Se la spesa corrente pro capite dell'ultimo bilancio approvato è superiore alla media regionale, calcolata

sempre per fasce di popolazione, scatta un incremento del 2 per cento sull'importo in tabella. E' prevista la facoltà di introdurre ulteriori incrementi fino al 15 per cento dell'importo fissato dalla legge previa assunzione di delibera motivata. Ma è possibile anche ridurre o addirittura rinunciare al compenso. Il Decreto del 4 aprile 2000 n°119 fissa anche il compenso dei vice sindaci e degli assessori. Ai consiglieri comunali invece si attribuiscono i cosiddetti gettoni di presenza, una sorta di indennità di presenza in aula. Ai vicesindaci e agli assessori è corrisposto un compenso mensile pari a una percentuale dello stipendio del sindaco, sempre in base al numero di cittadini del comune. Anche il gettone di presenza dei consiglieri comunali varia a seconda del numero di abitanti del comune in cui sono stati eletti.

Indennità

di funzione mensile dei sindaci:

Comuni fino a 1000 abitanti Comuni da 1.001 a 3.000 abitanti Comuni da 3.001 a 5.000 abitanti Comuni da 5.001 a 10.000 abitanti Comuni da 10.001 a 30.000 abitanti Comuni da 30.001 a 50.000 abitanti Comuni da 50.001 a 100.000 abitanti Comuni da 100.001 a 250.000 abitanti Comuni da 250.001 a 500.000 abitanti Comuni oltre 500.001 abitanti

€ 1.290,00 € 1.450,00 € 2.170,00 € 2.790,00 € 3.100,00 € 3.460,00 € 4.130,00 € 5.010,00 € 5.780,00 € 7.800,00


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"radio più - avventura strepitosa che è durata 20 anni"

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Roberto Santinoli: "Nipote di Leo, figlio di Leo, padre di Leo" Di Lele Baiardi

Non credo ci sia bisogno di un, come si dice in gergo giornalistico, "cappello" per introdurre l'imprenditore del mondo del divertimento che incontriamo questo mese... Il cognome è sinonimo di locali da ballo, spettacolo ed intrattenimento da più di... un secolo, stiamo ovviamente parlando di Roberto Santinoli. "Grazie dell'invito, anche se devo anticiparle una cosa: questa chiacchierata la possiamo risolvere in 8 minuti o 8 ore...". (sorride...) Tenteremo una via di mezzo! Iniziamo da? "Normalmente mi presento così: sono Roberto Santinoli, meglio conosciuto come figlio di Leo e, successivamente, papà di Leo!" E nipote di Leone, il capostipite della Dinastia! "Vero! Mio nonno, ad inizio secolo scorso, ma non ne abbiamo più memoria precisa, iniziò l'attività di famiglia in Rivanazzano, con lo storico locale San Francesco! Pensi... lui aveva già innata la passione per lo spettacolo e, udite udite, la pubblicità! Gli piaceva fare cartoline del San Francesco, timbrandole, con un timbro ad inchiostro, come ricordo delle varie stagioni lavorative. Qualche tempo fa, ritrovai due di queste cartoline, perdendone poi nuovamente una: quella che possiedo data 1912, ma ricordo perfettamente che l'altra, quella nascosta da qualche parte datava 1906!! E' probabile che stiamo parlando di un locale già aperto anche in anni precedenti...". Poi si, diciamo, inserisce suo padre Leo ad affiancare nonno Leone? "Esatto. Nel 1936 mio padre rileva da nonno Leone la gestione del San Francesco e la gestione delle Terme di Rivanazzano, alle quali si aggiungerà, dal 1938 al 1950 la gestione anche delle Terme di Salice, prima che una grande società le rilevi, mettendo in atto tanti lavori bellissimi, in primis la sistemazione del parco, ed alcuni anni dopo fallisca con un debito astronomico!". Ma di locali, all'epoca, solo il San Francesco era in attività? "Fino al 1950 si, perchè in quell'anno, lasciate le Terme, mio padre si butta anima e corpo nella creazione di quello che sarebbe diventato il Locale con la L maiuscola, davvero, di tutta la provincia e molto oltre: l'Ariston di Voghera!". Purtroppo non ho fatto in tempo a frequentarlo, ma so che l'Ariston ha ospitato davvero tutti i massimi artisti italiani, a pari livello della Bussola di Bernardini a Viareggio... "Proprio così! Dal 1950 al 1978, anno di chiusura per l'arrivo sul mercato delle maxi-discoteche e lo spostamento del gusto del pubblico in quella direzione, il palco dell'Ariston è stato calpestato, per darle un esempio, da I Nomadi, i Dik Dik, i Camaleonti, Giorgio Gaber e Ombretta Colli, Gianni Morandi, Albano, Antoine, Rocky Roberts, Fausto Leali, Fred Bongusto, Iva Zanicchi, i New Trolls, Milva, Rita Pavone, Patty Pravo, ed ancora un galà di capodanno con il concerto di Mina... Posso proseguire?". La fermo! Ci stiamo spostando verso le 8 ore, come diceva prima... Lei quando inizia a lavorare in Azienda? "Io comincio nel 1961 occupandomi di un locale, che avevamo fatto in Pavia, che si chiamava inizialmente

Roberto Santinoli Arca, e che poi io ho ribattezzato Astoria. Una sala da ballo molto carina, non molto grande, sotto ad un palazzo vicino al ponte coperto. Negli anni poi l'Astoria è diventato Docking, proseguendo l'attività fino ai tardi anni '90, se non erro...". E rimane all'Astoria fino al? "Qualche anno, sinceramente non ricordo con precisione... Lascio l'Astoria per un gravissimo lutto che colpisce la nostra famiglia, concentrandomi sull'Ariston, fino alla metà degli anni '70, direi il 1975, quando, in società con l'amico Giorgio Brichetti, rileviamo il Club House di Salice Terme, trasformandolo da piano-bar, dove si esibiva spesso Enrico Riccardi che sarebbe in seguito diventato importante autore e produttore discografico, in discoteca, una delle prime discoteche aperte in Italia!!! Sempre in quel periodo, non ricordo se l'anno prima o quello dopo, un giorno, passeggiando per il parco di Salice Terme e vedendo la Buca chiusa, era ormai chiusa da anni dal postfallimento della società di gestione delle Terme prima enunciata, mi si fissa in mente il pensiero di riaprila... Le Terme me l'affittano per pochissimo, ed io inizio l'avventura...". Che dura tutt'oggi...! "Certo! Ma mi lasci raccontare quest'aneddoto... Mentre si stavano svolgendo i lavori di riapertura, mi pareva che i tempi della stessa andassero lunghissimi. Io ero molto contrariato di ciò, al punto che una domenica pomeriggio, solo in compagnia del mio barman Vittorio, decisi all'improvviso che era quello il tempo giusto per aprire! Iniziò ad entrare pubblico, curiosi, ballerini, amici... in circa un'ora, il locale arrivò a 1.000 persone! Vittorio, straordinario professionista, faceva contemporaneamnte cocktails e d.j., con i dischi in vinile!!! Fu un pomeriggio che incorniciai nella memoria per sempre! Indimenticabile!". Mi scusi Roberto: ma suo fratello Francesco, per tutti Franco, non era al suo fianco? "Non ancora. Franco ha 8 anni meno di me, ed il suo ingresso nel lavoro, ovviamente, è avvenuto dopo. Però devo raccontarle, a proposito, anche quest'altro aneddoto! Fu l'apertura della Buca ad unirci, in pratica. Mio fratello gestiva un locale, interno alla piscina di Voghera, che si chiamava Sirenella; l'apertura della Buca a Salice ebbe un effetto bomba, che incise in modo fortissimo sulla Sirenella, tanto che chiuse.... e Franco venne a lavorare con me!".

Sono anni molto caldi, mi par di capire... "Un vortice! Aperto il Club House, aperta la Buca, nel 1978, per i motivi citati prima, chiudiamo l'Ariston, che probabilmente aveva terminato il suo ciclo. E nel 1979, sempre con Giorgio Brichetti e l'inserimento dell'amico e prezioso socio Anselmo Biscossa, decidiamo di utilizzare il seminterrato del Club House per creare una radio!!! Nasce così Radio Più, altra avventura strepitosa che durerà circa venti anni". E' proprio vero che, talvolta, chiusa una porta si apre un portone... "Ma è solo l'inizio! Da li a pochi anni, due forse tre, avviene l'incontro con Lallo Rosa, il Lallo della Foresta! Era un periodo di ampliamento del locale per lui, denso di problematiche, principalmente organizzative e burocratiche. Bravissimo e conosciuto gestore ed organizzatore, va da sé che decidiamo di fare società insieme! Ampliamento della Foresta effettuato, … che vuole che le dica... la sorpresa è stata enorme anche per noi! Aperta 5 giorni a settimana, faceva circa 12/13.000 presenze!". Al mese? "A settimana!!! Un locale veramente da record! Fortissima ed irrinunciabile fu la collaborazione di altri amici che entrarono in società con noi, quali Roberto Mangiacavalli e Giorgio La Barbera. E sempre con la stessa formazione, andammo a rilevare dal compianto Bruno Gazzaniga anche lo Sporting Club all'aeroporto di Rivanazzano, aprendo la discoteca al piano terra e mantenendo il ristorante al piano superiore! Ricordo che il primo anno di Sporting, sempre come da copione in ritardo sui lavori, tenemmo aperta e piena La Foresta fino all'8 di Dicembre. I nostri clienti ed amici venivano a ballare con montoni e pellicce!!!". Cosa successe negli anni successivi? "Per tanti anni abbiamo mantenuto questi locali in essere, nelle diverse stagioni, con le diverse gestioni, con diverse collaborazioni. Fino a 8 anni fa, quando abbiamo avuto la possibilità, e l'abbiamo colta, di rilevare la gestione del Lido, la piscina grande in Salice Terme. Da subito è stata irresistibile la voglia di eseguire un ampliamento e dar vita ad un locale nuovo, e così 6 anni or sono nasceva il Naki Beach, che certo non ha bisogno di presentazione! Essendo, 11 anni fa, entrato nel mondo della gestione anche mio figlio Leo, gestore delle serate Club House, oltre al Naki abbiamo strutturato il mercoledì sera estivo del Tortuga, in piscina, ed il Boccio, il fortunato locale proprio dirimpettaio della Buca...". Siamo quasi in dirittura d'arrivo? "Direi di si! Qui termina, per ora, l'avventura lavorativa 'del figlio di Leo e papà di Leo', Roberto... non voglio parlare del futuro in quanto, soprattutto in senso generale, dovrei dire cose preoccupanti; ma dal momento che sono costretto a tingermi i capelli di bianco (sorride...), vorrei lasciare come messaggio il mio motto: Mai dire Mai!". Una filosofia vincente, a sottolineare una vita di successi... "Mi scusi, mi permetta di aggiungere una cosa che mi è sovvenuta ora...". Prego... "Vorrei ringraziare per l'imprescindibile collaborazione, in tutti questi anni, alcuni amici. Alcuni presenti, altri che non ci sono più... Oltre a quelli già citati, vorrei ringraziare Paolo Morini, Roberto Sangiorgi, Ugo Ganimede ed ancora Ezio Rossi, Gianni Pastorelli e Primo Torlaschi".


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Di Vittoria Pacci

Che la Pirolisi non si debba fare a Retorbido questo è chiaro e voluto da quasi tutti, dico quasi perché al di là del pietoso velo di silenzio o della paura di alcuni di fare i nomi, evidentemente e certamente qualche dirigente amministrativo o politico dell'Oltrepo, della Provincia di Pavia o della Regione a questi signori della IET che volevano fare l'impianto, un sì deve essere stato detto. Già due anni orsono avevamo scritto che avevamo il sospetto che qualcuno con potere decisionale avesse dato l'ok all'impianto Pirolisi ma al di là del "Pissi Pissi Bau Bau" fino a due o tre mesi

Laura Belluco

fa nessuno di chi sa, ha voluto o potuto dire i nomi di coloro che hanno commesso il peccato originale, "il primo sì ai signori della IET". Non è una questione di lana caprina sapere i nomi e i cognomi ma avendo il fondato sospetto che queste persone che hanno detto sì ricoprono anche incarichi politici, è opportuno per la gente conoscere i loro nomi affinché al momento delle votazioni nel segreto dell'urna sapranno se ridare la loro preferenza. In attesa di conoscere la risposta definitiva dei tecnici regionali sull'ok oppure sullo stop all'impianto Pirolisi abbiamo voluto sentire un gran numero di membri attivi del comitato No Inceneritore. Hanno dato tutti risposte e motivazio-

Rosanna Benedini

Laura Belluco - executive coach MIP Politecnico Milano "Il mio lavoro mi porta a distinguere i fatti dalle opinioni, ad osservare attentamente e ascoltare anche ciò che non viene detto. I fatti rivelano senza dubbio che dall'inizio di questa battaglia l'Oltrepò sta maturando un’identità, un senso di appartenenza e di valori senza precedenti. Gli elementi a questo punto ci sono tutti per ingranare la marcia e accelerare quel processo di rinnovamento economico, culturale e sociale che molti riconoscono in cuore e desiderano per il futuro di questa terra. L'economista americano Brian Arthur afferma: 'L’intenzione non è una forza potente. E' l'unica forza'. A conti fatti temo che qui ad oggi l'unico vero elemento mancante o comunque scarso sia proprio l'intenzione, quella vera, da parte di coloro che avrebbero il mandato per esprimerla o ricoprono ruoli per agire, proporre, innovare. Il progetto europeo di sviluppo Horizon2020, ripreso anche dalla Camera di Commercio di Pavia nel 2015, afferma che uno dei tre obiettivi primari del piano territoriale è 'l'identificazione di leve prioritarie per rilanciare vocazioni esistenti e sviluppare nuove eccellenze'. Ma di quale vocazione stiamo parlando? Da anni sempre i fatti confermano che per Regione Lombardia e i grandi gruppi d'investimento questa provincia è a 'vocazione pattumiera' e tralascio il ben noto elenco di realtà presenti e potenziali. In questi due anni di attività con il Comitato ho potuto leggere a distanza le logiche di potere locale e regionale, i giochi e l'avido giro di interessi. Nulla di nuovo, in Italia non siamo secondi a nessuno. E quindi? Quindi penso che sia semplicemente tempo di spingere per un rinnovamento radicale che parta dal basso, di adattarsi a nuovi modelli di crescita intelligenti, sostenibili e inclusivi. Credo sia urgente aprire dialoghi nuovi, chissà forse anche con parti che oggi non riescono ad esprimerla appieno quell'intenzione, se vorranno ricredersi. Questa terra mi ha adottata sedici anni fa, in un modo per me ancora in parte da scoprire. Anche grazie agli 'amici di battaglia' ho imparato ad apprezzarne colori e sapori, carattere e indole, unicità e semplicità. Sto scoprendo ogni giorno che passa un senso crescente di appartenenza e di affetto, per nulla scontati. E sono grata di questo. Quanto basta ad oggi per rinnovare ogni giorno il mio impegno

Anna Biscossa

in sua difesa. Il futuro è nelle mani di tutti noi: questo inceneritore improponibile lo fermiamo perché tutti insieme, con 22 mila firme e la nostra intenzione, noi siamo quella forza: la volontà. Nel frattempo buttiamo uno sguardo al futuro". Rosanna Benedini - commerciante "Vivo in questo bellissimo scorcio di Oltrepò da più di 30 anni e alla notizia di un eventuale insediamento industriale così invasivo vedo andare in fumo le bellezze naturali che posso ammirare aprendo le finestre ogni mattina. Mi spaventa l'inquinamento che ne deriverebbe e le malattie ad esso collegate non solo per me ma soprattutto per le generazioni future.Sono da subito entrata a far parte del Comitato come atto dovuto che ogni cittadino che ama il proprio territorio dovrebbe fare; siamo sempre più numerosi e arrabbiati con l'intensificarsi della lotta e non abbiamo intenzione di desistere, anzi siamo collegati anche ad altri Comitati della zona che salvaguardano l'ambiente, perchè uniti si va più lontano. Le alternative ci sono... basta volerle trovare, quali i trattamenti a freddo e sopratutto gli asfalti modificati che inglobano il triturato di gomma". Anna Biscossa - impiegata " Sono nata e cresciuta qui in Oltrepò e ho imparato a rispettare ciò che mi circonda, la natura, gli animali. Oggi mi rendo conto che privilegio sia poter arrivare dal lavoro, infilare un paio di scarpe da ginnastica e uscire a camminare tra le vigne. Amo questi luoghi ancora di più, da quando sono minacciati da un gruppetto di ricchi industriali che ha deciso di costruire qui un inceneritore di pneumatici e forse qualcuno... ha fatto intendere che non ci sarebbero stati problemi. Significa un impianto con ciminiere alte trenta metri che sputano polvere e fumo, a due passi dalle nostre finestre, dai nostri prati, dalle vigne, dai campi coltivati. Io non sono disposta ad accettarlo. Non sono disposta a farmi portare via la vita, la salute, il futuro da qualcuno che, per puro scopo di lucro, calpesta i diritti e la dignità di un'intera popolazione. Due anni fa ho adottato un bambino che ha alle spalle una storia terribile. Lo ho adottato perché sono convinta che vivere in questi luoghi, a contatto con la natura e gli animali, possa curare le ferite dell'anima. Non posso neanche pensare di aver condannato mio figlio a crescere sotto le ciminiere".

ni concrete e condivisibili per il no all'inceneritore, a molti abbiamo chiesto se era giusto dire i nomi di quei politici e funzionari pubblici che hanno dato il loro primo erroneo ok all'impianto, in buona sostanza la risposta di molti è stata "è giusto fare i nomi, ma non è ancora il momento". Aspettando che questo momento arrivi speriamo per Retorbido, per la Valle Staffora e per tutto l'Oltrepo che non arrivi mai il momento dellimpianto Pirolisi.

Fabio Chiesa

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Pirolisi: di nomi non se ne fanno... Si spera neanche l'impianto

NOVEMBRE 2016

Giuliana D'Amico

Fabio Chiesa - medico "L’aria della pianura padana è già ora pessima, è lesivo del diritto alla salute autorizzare impianti che utilizzano l'atmosfera come una discarica. Gli effetti di questa ostinata resistenza al cambiamento sono dolorosamente evidenti: l'Italia detiene il vergognoso record europeo di cancro in età pediatrica. Le varie sostanze tossiche, non biodegradabili e persistenti, si accumulano nei nostri organismi, passano dalla madre al feto e nel latte materno, a norma di Legge. La ricerca degli ultimi tre decenni ha fatto dell'epigenetica la nuova scienza dimostrando che i vari inquinanti vanno a sovvertire i meccanismi di espressione del nostro DNA con gravi conseguenze sulla salute umana: malattie degenerative (Alzheimer, Parkinson), alterazioni immunitarie, patologie cardiovascolari (ictus, infarto, tromboembolia) e infine cancro. Non posso davvero credere che Regione Lombardia dirà sì basandosi non sulla letteratura scientifica internazionale, ma su uno studio pagato da un'industria privata il cui interesse è sviluppare il proprio prodotto per averne un utile e i cui presupposti sono alquanto discutibili poiché basati su dati solo teorici, forniti dalla stessa IET e così straordinariamente favorevoli da risultare irreali. Non è forse tempo di dire basta?!". Giuliana D'Amico - bancaria "Risiedo a Retorbido dal 2005. In quell’anno ho maturato con mio marito la scelta di trasferirmi da Voghera in questo piccolo paese ai piedi della collina, lontano dal traffico e dal rumore, che ci offriva l’opportunità di far crescere la nostra bambina in un contesto ancora a misura d’uomo. Ho sempre benedetto la scelta fatta. Da subito ho sentito di partecipare e impegnarmi nella vita del paese tramite le associazioni locali (Pro Loco, Corale, Oratorio). Quando nel novembre 2014 si è delineato all’orizzonte l'incubo inceneritore tra vigneti, centri termali, pregiate cantine vinicole: 100 mila tonnellate all'anno di pneumatici usati, un via vai di traffico indotto ai piedi delle colline senza precedenti, una tecnologia sperimentale rimandata al mittente da Regione Lombardia con 108 punti critici di lacune da colmare… Non ho avuto dubbi e mi sono attivata da subito, prima come movimento cittadino poi sfociato nel Comitato No Inceneritore, che da due anni sta fortemente e


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NOVEMBRE 2016

Matteo Furini

Barbara Furlan

Paola Mutti

Cristina Muttoni

Maurizio Pesando

Emanuela Porrati

Filippo Prè

Stefania Rizzi

instancabilmente combattendo questa battaglia. Credo sia fondamentale tutelare non solo la salute mia e della mia famiglia, ma quella dell’intera comunità e salvaguardare la peculiarità di questo splendido Oltrepò che ho scelto come mia casa libero da questa violenza scriteriata che a fronte di 30 posti di lavoro porterà solo danni a un'intera economia territoriale. Ci siamo dimenticati che possiamo scegliere: il 13 novembre scegliamo tutti insieme di fermare questo scempio e onorare questa terra come merita". Matteo Furini - impiegato "Mi sono avvicinato al Comitato per contrastare il progetto di pirolisi. Non avrebbe dovuto essercene bisogno se la Politica, quella con la p maiuscola, avesse fatto il suo dovere dicendo No per tempo. Mi stupisco, ma non più di tanto, di come si sia potuto anche lontanamente pensare a un impianto del genere nel nostro territorio. La sensazione è che la politica (quella con la p minuscola) neanche conosca cosa gli stia intorno e agisca solo per il proprio tornaconto. In questi due anni ho partecipato a varie fiere, sagre e ho contribuito nel mio piccolo a raccogliere la testimonianza di quelle 22 mila persone che la pensano come me e come noi. Questa esperienza potrà forse servire a rilanciare un territorio che si sta difendendo con le armi della protesta civile; già nuove piccole realtà di imprenditoria locale si fanno strada nel panorama oltrepadano valorizzando ciò che ci circonda". Barbara Furlan - personale Ata "Quando ho saputo del progetto I.E.T. ho pensato che la soluzione più semplice fosse vendere casa e trasferirmi. Mia figlia però non accetta di trasferirsi perché qui è nata, cresciuta con tutti i suoi amici. Ho quindi deciso che avrei lottato con tutte le mie forse per il paese in cui vivo e per il futuro della mia famiglia. In questi due anni ho conosciuto tanta gente e tante persone che lottano per i miei stessi obiettivi: un mondo più sano e un'aria più pulita. Grazie al Comitato ho incontrato anche Rossano Ercolini, Presidente dell'associazione Zero Waste Europe: dal suo esempio ho imparato che con la determinazione e la partecipazione quegli obiettivi si possono raggiungere. Con il Comitato continuo la lotta per fermare la Pirolisi e intanto nel mio piccolo sto imparando a fare la raccolta differenziata, cercando di insegnarla anche ai bambini nella scuola in cui lavoro". Paola Mutti - traduttrice "La prima reazione è stata di incredulità di fronte all’assurdità di un tale proposta. Poi ho pensato al mio bambino in bicicletta sulla Greenway o al parco giochi mentre respira l'aria contaminata dalle emissioni del forno pirolitico, con inquinanti vari tra cui

metalli pesanti e diossine. Ho capito che il pericolo è reale e che è necessario lottare e difendere ad ogni costo la sua salute ed il suo futuro. Ogni mamma si trasforma in una leonessa quando i propri cuccioli sono in pericolo. Queste sono le mamme d’Oltrepò: migliaia di leonesse che lotteranno fino alla fine per assicurare ai propri figli un futuro migliore". Cristina Muttoni - impiegata settore energie rinnovabili "Credo fortemente nell'esigenza di produrre energia con fonti alternative e di avviare finalmente una seria politica verde che dia la possibilità di riciclare senza emissioni di C02, rilasciando sostanze inquinanti nell'atmosfera. La nostra provincia è la zona a più alto tasso di inquinamento e mortalità per malattie ambientali. Come cittadina e abitante di questo territorio non sento ci sia nulla più urgente che impegnarsi senza risparmio per bloccare questo impianto a tecnologia sperimentale, pieno di falle e devastante, che non solo inquinerebbe ulteriormente la nostra aria, non solo ci toglierebbe il piacere di godere delle nostre colline, ma ridurrebbe il valore dei nostri beni immobili, creerebbe un disagio economico per molti eccellenti produttori locali e per tutto il loro indotto, alla faccia di uno sviluppo realmente sostenibile". Paolo Pastore - commercialista "Ho preso coscienza della minaccia che incombe in Oltrepò nella primavera del 2015, da allora ho sempre cercato di sensibilizzare sull'argomento tutte le persone con cui entravo in contatto. Devo dire che in molti, pur comprendendo le ragione della mia preoccupazione alla fine mi liquidavano con un 'tanto lo fanno lo stesso', 'tanto hanno già deciso'. Tutta questa rassegnazione, questa apatia, questa gente oramai stregata dall'ineluttabile, sicuramente può depredarti di qualsiasi energia, ma oggi a distanza di quasi due anni l'impianto non è autorizzato, chi si è arreso anzitempo ha sbagliato, la nostra terra deve continuare a far sentire la propria voce perché il suo futuro non è ancora stato deciso! Il 24 maggio 2016 in quel campo a Retorbido eravamo davvero in molti, 8, 9, 10.000, tuttavia ritengo che non eravamo così tanti come bellezza e potenzialità del nostro territorio meritano, la gente dell'Oltrepò avrebbe potuto sfruttare meglio quell'occasione per dimostrare qual è il valore di questa terra, ma tant'è, nulla è precluso, siamo ancora in gioco e il 13 novembre abbiamo un'opportunità storica per portare in piazza tutta il nostra forza e tutto il nostro coraggio. Piazza del Duomo a Voghera storicamente non è mai stata oggetto di così tanta attenzione, non si è mai vista stracolma di gente, mai, in nessuna occasione la gente dell'Oltrepò è stata chiamata a manifestare per il proprio futuro in quel-

Paolo Pastore

Stefania Spairani la piazza, il 13 novembre potrebbe davvero diventare il 'giorno dei giorni' per il nostro territorio. Faccio un appello, verosimilmente l'ultimo, a tutti i cittadini di questa meravigliosa terra, per un giorno, un pomeriggio, uno solo, pensiamo unicamente al nostro futuro, pensiamo che dovremo essere in quella piazza a qualsiasi costo, non facciamoci sedurre dalla banalità di certi individui che superficialmente dicono 'ci sarà già un sacco di gente uno più, uno meno cosa vuoi che cambi'! Non è vero!!! Questo è solo un alibi per non alzare il sedere dal divano". Maurizio Pesando - impiegato "La battaglia contro l'impianto è espressione di grande impegno, enorme consenso e di risveglio di numerosissimi cittadini dell'Oltrepò pavese. So che possiamo fare ancora di più: una maggior partecipazione dei cittadini del capoluogo oltrepadano, non solo per dimostrare la contrarietà all’inceneritore, ma anche per valorizzare ulteriormente il territorio: serve supportare chi opera nel settore enogastronomico, turistico, termale, sportivo e tutti gli amministratori locali. Perché non sfruttare questo momento per dare uno slancio verso il futuro? Sto partecipando a qualsiasi iniziativa intrapresa dal Comitato ed è bello vedere che sempre più persone ci aiutano. Credo che la protesta di persone perbene in difesa della salute nostra e dei figli sia motivo di orgoglio per me e per tutti quelli che credono in questi sani ideali. Ma quale pavese o milanese verrebbe nella nostra campagna e nei nostri luoghi con la grande minaccia dell’inceneritore? Ribadisco che è una scelta sciagurata in questo contesto". Emanuela Porrati - imprenditrice "Dopo anni di vita, studio e lavoro a Milano ho deciso di tornare in quello che per me è sempre stato un luogo speciale. Abbiamo comperato casa ed in questo luogo speciale abbiamo creato il nostro paradiso. Tanto verde, giardino dove coltivare orto e alberi da frutta, bellissima vista sulla pianura padana fino alle Alpi, circondati dalle vigne dell'Oltrepò. Da due anni l’incubo inceneritore non ci fa dormire e ci rovina la vita; non sarà più il nostro paradiso se ci costruiscono a 200 mt questo mostro. Lotteremo fino alla fine: non gli lasceremo rovinare le nostre vite". Filippo Prè - cantiniere "Pensare che la gente di qui possa sopportare l'idea di subire un impianto del genere è un affronto alla nostra storia. Gli oltrepadani non hanno mai saputo fare squadra, ma stavolta la posta in gioco è alta e vedo con piacere che tutti, per una volta, remano nella stessa direzione! Noi siamo terra, vigne, boschi. Abbiamo tanti bravi produttori di 'cose buone'. Non abbiamo bisogno di nient'altro, solo di essere consa-


il Periodico

Michela Torlaschi

pevoli della nostra bravura e del fatto che abitiamo una terra magnifica, che abbiamo il dovere di conservare. I turisti che arrivano qui per la prima volta rimangono sorpresi dalle nostre valli e dai nostri sapori. Forse bisognerebbe investire un po' di più sul marketing del territorio e sull'ospitalità. Sarebbe opportuno iniziare a fare rete tra produttori, smettendola di voler fare le cose singolarmente. Non c'è bisogno di prime donne, ma di persone che abbiano voglia di far finalmente decollare l'Oltrepò. Uniti si vince". Stefania Rizzi - psicologa "Mi sono avvicinata alla questione pirolisi a partire dalla primavera 2015, quando ho partecipato alla mia prima assemblea informativa sull'argomento. Da subito mi sono domandata come potesse essere possibile anche solo pensare di costruire un impianto simile, impattante su ambiente e salute di tutti noi, e così distante dalla vocazione produttiva del nostro territorio. Non era certo il futuro che mi ero immaginata fino a quel momento per me e la mia famiglia. E non è nemmeno il futuro che mi immagino ora, è per questo che ho iniziato a seguire con attenzione tutte le varie iniziative promosse dal Comitato, informandomi e cercando di dare una mano nel mio piccolo. Credo che tra i punti di forza di questo Comitato ci sia proprio la possibilità di partecipazione, caratteristica che non sempre vedo presente nelle Istituzioni preposte a tutelarci. Sono fermamente convinta che esistano alternative più ecologiche allo smaltimento degli pneumatici, come quelle a freddo, e che in generale debba essere diffusa una cultura più rispettosa di salute e ambiente, a partire dalla promozione e realizzazione di una seria raccolta differenziata dei rifiuti. Vivo a Voghera, realtà che ad oggi, purtroppo, mi sembra ancora distante da questo obiettivo". Stefania Spairani - geometra "Come geometra mi occupo di risolvere i problemi del vivere quotidiano, dalla casa alle incombenze amministrative. Sono fortemente legata alle tematiche ambientali strettamente connesse alla casa e ai suoi abitanti, credo fermamente che da questi aspetti non si possa più prescindere. Ho scelto per me e la mia famiglia una vita a velocità sostenibile che tende a lasciare una piccola impronta. Ho investito tutte le risorse in questa scelta, volevo che i miei figli potessero crescere in una realtà più sana rispetto alla città, volevo relazioni umane vere, come si ritrovano nei piccoli centri. A un certo punto si prospetta la possibilità che realizzino un impianto di trattamento di pneumatici fuori uso con un processo di pirolisi modificato e sperimentale, senza garanzie, da parte di una società a 'scatola cinese', senza esperienza nel settore. A quel punto ho deciso che avrei investito tutte le mie energie per contrastare questa porcata. Il Comitato cresce di giorno in giorno ed è aperto a chiunque avverta l’urgenza di fare qualcosa di incisivo per la salvaguardia del bene comune. Abbiamo strumenti, contatti, competenze, volontà e soprattutto fiducia. Questo inceneritore non glielo facciamo fare! So per certo che la forza che ci anima sarà la partenza per una nuova visione di un Oltrepò più partecipe, solidale e consapevole". Gabriele Tedesco - imprenditore

Sara Vacchi

NOVEMBRE 2016

Flavio Valeri

"Arrivo da una famiglia di imprenditori locali. Le mie origini unite ai miei studi e alla mia passione per la tecnologia e il rispetto del territorio mi hanno portato dapprima a ristrutturare la vecchia Stazione di Retorbido con tecnologie ad impatto zero (impianto geotermico, fotovoltaico, recupero acque piovane ecc.) all'insegna della sostenibilità. Ho creduto che anche la Regione avesse capito quello che la mia generazione ha ben compreso: finora il nostro territorio è stato sfruttato e depauperato da molti imprenditori che hanno agito senza alcun rispetto, arrecando danni immensi, quando invece avrebbe bisogno di essere rilanciato. Ho voluto investire come imprenditore per dare il mio contributo alla sua crescita, nell'ambito di un turismo enogastronomico che ha notevoli potenzialità ed è in totale armonia con il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e con gli investimenti già fatti dalla Provincia. Il mio progetto per il futuro è quello di partire dalla riqualificazione di strutture dismesse e storiche, potenziando l’offerta ricettiva locale attraverso l'adozione di soluzioni a basso impatto, al servizio del miglioramento della rete turistica, anche con la possibilità, unendo le forze degli imprenditori del luogo, di poter usufruire di finanziamenti nazionali ed europei dedicati al turismo. Confido che la Regione non abbandoni per l'ennesima volta il nostro territorio, così come ha fatto già lo scorso anno con il progetto Riccagioia, nel quale dopo aver investito ingenti risorse ha smesso di credere". Michela Torlaschi - commercialista "Quando ho dovuto decidere dove svolgere la mia libera professione ho scelto di farlo qui, non in una grande città e questo perché mi sono resa conto del legame forte con la mia terra. Ho lavorato a Milano e tornando ogni giorno in treno da Lungavilla vedevo le colline, le riconoscevo una ad una. Da quando ho saputo di questo infausto progetto non ho mai smesso di impegnare tempo ed energie in questa battaglia. L'impianto va fermato a tutti i costi: il suo impatto sulla salute dei cittadini, sull’economia del territorio e sul suo possibile rilancio futuro sarebbe devastante. Non sarò mai come Lucia ne 'I promessi Sposi' che è stata costretta a dare l'addio ai suoi monti". Sara Vacchi - educatrice d'infanzia "Abito a Codevilla con mia figlia e mio marito. La mia famiglia d'origine invece abita ancora a Retorbido. Tutta la mia vita si svolge proprio dove le ricadute del pirolizzatore colpirebbero, sempre e comunque. Il mio impegno assiduo e costante a contrastare questo obbrobrio lo devo a mia figlia e a mio marito. Il nostro futuro come famiglia giovane non può e non deve essere ipotecato a causa di un impianto totalmente fuori luogo, situato in un corridoio ecologico protetto, la cui tecnologia, per altro sperimentale, è superata da alternative ben più valide e meno impattanti. La mia professione, oltre al mio essere mamma, mi spinge a non rimanere con le mani in mano per mia figlia e per tutti i bimbi che accompagno nella crescita ogni giorno. A questa battaglia ho dato la mia voce durante i cortei e tanto, tantissimo tempo al progetto 'Ambiente&Territorio', lanciato dal Comitato con il patrocinio della Provincia di Pavia e il sostegno di moltissimi e impagabili insegnanti. Il progetto ha promosso una campagna di cultura, tutela e

Grazia Zorzi

PRIMO PIANO

Gabriele Tedesco

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rispetto dell'ambiente e riciclo dei rifiuti in tutte le Scuole della provincia. I bambini e i ragazzi hanno risposto in maniera incredibile, perché la loro sensibilità e coscienza è senz’altro più evoluta della nostra. Questo impianto non glielo facciamo fare, nonostante gli accordi sottobanco all'italiana e le imbarazzanti inerzie politiche. Quanto vorrei mandare loro il conto del tempo che ho sottratto alla mia vita e alla mia famiglia!! La nostra determinazione tuttavia cresce, perché siamo ogni giorno di più. Anche tu che stai leggendo puoi fare il tuo gesto il 13 novembre, testimoniare l’esigenza di una cultura lungimirante, ripulita da interessi e avidità di pochi, contribuendo a dare una direzione sana e coerente allo sviluppo futuro di questa terra, l’unica direzione possibile". Flavio Valeri - imprenditore "Il sistema Italia fa sì che troppo spesso interessi privati di poche persone attraverso le loro aziende, peraltro senza competenza, cerchino di creare profitto, per poi lasciare danni a totale carico della comunità: Fibronit a Broni e la Eternit di Casale Monferrato ne sono un esempio concreto. Anche nel caso dell’impianto di pirolisi di pneumatici fuori uso abbiamo la certezza che inquini uno dei territori già più colpiti in Europa. Questo accade perché, i decisori in questione, i tecnici di Regione Lombardia e gli uomini che ci rappresentano nella politica a diversi livelli, non rischiano nulla di tasca propria. Avendo una militanza politica alle spalle so bene come funziona. C’è sempre qualcuno di superiore che decide al tuo posto, sono le leggi di partito e della filiera trasversale. Se ti ribelli a questa logica la tua carriera politica si interrompe. Noi abbiamo bisogno di competenze e di coraggio. Voglio spronare i nostri sindaci della provincia di Pavia, a compiere un atto che abbia queste caratteristiche senza aver paura del loro avvenire politico. Si dimettano in massa dalla propria carica se non possono decidere del destino dei cittadini che rappresentano. Noi saremo in massa dalla loro parte e lo dimostreremo, siamo in tanti. Speriamo inoltre che l’esposto consegnato alla Procura di Pavia, i cui contenuti pongono interrogativi inquietanti sul nostro futuro, possa finalmente avere un riscontro oggettivo sulla vicenda". Grazia Zorzi - infermiera professionale "Aristotele attorno al 350 a.C. sosteneva: “la maggior parte degli uomini politici spesso si dedicano alla politica per far denaro e avvantaggiarsi, non per scegliere le azioni belle per se stesse” (tratto da Etica Eudemia). Le azioni belle hanno ampio respiro, sono condivise e creano benessere; trovano un equilibrio tra gli interessi delle persone, la salvaguardia dell’ambiente e un ritorno economico per l’indotto che ne deriva (turismo). Questo territorio è votato alla valorizzazione dell’agricoltura e della viticoltura possibilmente biologica, alla tutela dell’acqua e delle biodiversità. L’obiettivo è un “rinascimento agricolo” che mira alla rivitalizzazione delle aree abbandonate, creando opportunità per la cura del territorio e lo sviluppo di una produzione alimentare di grande qualità. Che cosa c’entra tutto questo con un inceneritore di pneumatici usati?".


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VOGHERA

"SOSTENGO CARLO BARBIERI PERCHè LO RITENGO UN OTTIMO SINDACO"

NOVEMBRE 2016

Pirolisi: "Io mi sono sempre dichiarato contrario a questo impianto"

Di Lele Baiardi

Abbiamo incontrato il Delio Todeschini, tortonese, classe 1945, dal 1970 vogherese d'adozione. Molti in città lo ricordano certamente come insegnante di Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico "Galileo Galilei", ove ha anche ricoperto la carica di Preside, e come candidato Sindaco alle Elezioni Amministrative del 1996. Todeschini, la passione politica l'ha sempre accompagnata nella vita? "Sì. Fin da ragazzo, la politica ha sempre rappresentato per me una passione ed un impegno attivo". La prima esperienza di risonanza è stata la candidatura a Sindaco 20 anni fa? "Esatto. Persi quelle elezioni, dove vinse e fece il Sindaco l'amico Scotti, ma subito, l'anno successivo, fui eletto in Provincia, con la Presidenza del Dottor Beretta, ove ricoprii prima la carica di Assessore alla Cultura e Formazione professionale, e successivamente all'Ambiente, aria ed acqua e rifiuti urbani...". Mi scusi se la interrompo: vorrei allora legarmi, vista l'esperienza alla partita in Provincia, all'attuale situazione del concorso per il ruolo di Direttore Generale di Asm... "Per quanto riguarda questa situazione, devo dirle sinceramente che non comprendo tutta questa fretta nel voler incaricare un nuovo Direttore Generale. Anche fatto a brevissimo il concorso, la nomina, chiamiamola ufficialmente e l'assunzione dell'eventuale vincitore, per meglio far comprendere il pensiero, andrebbe ormai comunque all'anno nuovo... Ed effettuando il ballottaggio per la scelta del Sindaco cittadino attorno alla fine del Gennaio prossimo venturo, sinceramente mi sfugge la ragione di questo desiderio di anticipare. Devo anche dirle che in ciò leggo una contraddizione da parte del Commissario prefettizio, che in precedenza aveva più volte sottolineato il principio di avvalersi di incarichi a tempo, per ricoprire il ruolo vacante, sino all'elezione regolare del futuro Sindaco, lasciando poi a questi la massima libertà di scelta sullo svolgimento. Questi 2 mesi cosa cambiano...?". Mi perdoni la nuova interruzione: a riguardo di questo bando di concorso, anche lei ritiene sia, per così dire, "ritagliato" ad personam? "Voglio decisamente augurarmi di no, anche se, potendo avere un Direttore Generale con meno specifiche rispetto a quelle indicate, vi si potrebbe leggere uno spostamento verso figura precisa... Il Bando è stato comunque impugnato dall'Assemblea dei Soci, e siamo tutti in attesa che la Magistratura si esprima...". Per quanto concerne il prossimo ballottaggio, da lei citato in precedenza, si avverte, in senso generale, una sfida davvero accesa, fatta anche sui Social Networks ed in ogni forma di comunicazione possibile... "Vede, io per cultura politica ed impostazione personale non riesco a personalizzare la sfida politica, che dev'essere sempre sui contenuti, mai appunto sul personale... Come detto in precedenza, nel '96 io mi candidai a Sindaco per Voghera in opposizione al Dottor Scotti, mio caro amico nella vita, dando vita ad una sfida, che ahimè vinse lui, sempre solo basata

Delio Todeschini sulla visione politica. Sostengo Carlo Barbieri per una serie di motivi: in primis, certamente, perchè lo ritengo un ottimo Sindaco; una volta pagato lo scotto iniziale, parlo delle prime settimane da neo-amministratore, ho avvertito il suo sincero desiderio di risolvere via-via i problemi cittadini. Ho potuto constatare dall'interno, anche come Assessore all'Urbanistica, impegno, voglia ed abilità nel risolvere alcuni problemi della Città non semplici. Sono altrettanto consapevole che tutto sia perfettibile, ma le devo dire che la strada iniziata da questa amministrazione uscente è quella giusta!". E per quanto riguarda il centro-sinistra? "Di base, l'impostazione generale dell'eventuale gestione della sinistra non mi piace. Oltre a ciò, ho sempre fatto un paragone con me stesso per quanto riguarda il loro Candidato: io ho lasciato Tortona a 25 anni... Come potrei pretendere di ritornarvi e dire di conoscere la realtà tortonese di oggi e le sue problematiche, e proporre soluzioni? Non conosco l'Ingenier Ghezzi, non voglio permettermi di giudicare, ma mi da la sensazione di una persona avulsa dalla realtà cittadina...". Dalla sua visione di Assessore provinciale per dueamministrazioni, come giudica le attuali difficoltà dell'Oltrepo? Ad esempio, il desiderio di polo turistico che non riesce a decollare... "Ho sempre visto due Oltrepo: uno che da Fumo va verso Piacenza, l'altro che da Fumo risale la Valle Staffora. In entrambi, però, ho sempre notato questo feroce individualismo, questa assenza del desiderio di fare sistema, di unirsi per vincere! Le faccio un esempio: da assessore alla cultura provinciale, ho stanziato fondi e cercato persone compe-

tenti alla sistemazione dell'illuminazione della Pieve di San Zaccaria, un monumento romanico religioso bellissimo del dodicesimo secolo. La Pieve però, ritengo, non sia sufficiente a giustificare, mi passi il termine, un viaggio da Milano, per esempio! Altra cosa sarebbe proporre percorsi a forestieri, a prezzi ovviamente decorosi e giusti, tramite i quali vedere e vivere più momenti di un territorio che continuo a ritenere bellissimo ed assolutamente da conoscere!". Un territorio bellissimo sul quale ora pende l'incerta spada di Damocle della pirolisi... Negli anni dei suoi assessorati in Provincia se ne era mai parlato? "Assolutamente no! Anche certamente troppo lontani nel tempo, ritengo. Io mi son sempre dichiarato completamente contrario a questo impianto, nonostante da sempre sia un fautore dell'augurio di vedere insediamenti industriali scegliere l'Oltrepo, per dare una sferzata importante proprio alla nostra società! Sono certo che se un abitante di Varzi o Santa Margherita Staffora, ad esempio, ha lavoro in zona, rimane a vivere nel suo paese: ma se il lavoro lo trova a Milano, e tutte le mattine deve spostarsi, come avviene, in treno, nella migliore delle ipotesi andrà a vivere a Voghera, abbandonando la comunità montana! Ma dicevamo della pirolisi... Al di là di tutto quello che già si dice e si sa, della giustissima e sacrosanta presa di posizione del territorio e dei suoi amministratori per il no, ho sempre sostenuto che di certo, oltremodo, non si poteva trovare peggior collocazione di zona alla proposta! Come si può pensare di collocarlo in mezzo a splendidi vigneti, con le strutture termali di Salice Terme e Rivanazzano Terme a pochi minuti? Chi ha immaginato una cosa simile, lo dico chiaro, ha proprio sbagliato!". Che sensazione ha per il nostro futuro, in virtù anche, ad esempio, della situazione critica della Cameron... "Per questa criticità, purtroppo, la politica locale ed i pubblici amministratori possono fare ben poco. Certamente è un segnale altamente preoccupante! E preoccupata è anche la mia visione del futuro del nostro territorio, non vedendo segnali di ripresa né qui né a livello nazionale, in tutta sincerità... Ritengo, come citato prima, che sia necessario concentrare gli sforzi nella creazione di un'agricoltura di qualità ed un vero sistema turistico progettato e realizzato molto bene, in tandem con tutta una serie di iniziative di servizi, al territorio ed alla comunità".


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"Lega di Voghera, non escluderei la loro presenza in coalizione"

Di Serena Simula

Scalfire la serenità di Carlo Barbieri pare proprio un'impresa impossibile. Ghezzi ci ha provato in ogni modo rilasciando con dichiarazioni al vetriolo e a un paio di mesi dal nuovo ballottaggio ci si è messo pure un vecchio processo a remare contro all’ex sindaco, che rimane però serafico come se la cosa quasi non lo riguardasse. Ai commenti del rivale risponde con studiata freddezza e una scrollata di spalle, certo (o almeno così vuol far sembrare) di avere la vittoria in tasca anche alle prossime elezioni. Ghezzi le ha detto di tutto: che è un politico fallito, che è un candidato impresentabile, che nemmeno Rocca la voterebbe più. Ma lei non si arrabbia mai? "Io mi arrabbio se c'è motivo di arrabbiarmi, se le offese che mi si rivolgono mi toccano per un qualche motivo. Quello che finora ha fatto Ghezzi è stato rivolgermi offese che non mi sfiorano neanche perché del tutto infondate. Ma d'altronde lui è fatto così, è uno che offende. E in politica, io credo, non c’è niente di peggio di chi offende senza avanzare proposte". Insomma lei continua sulla sua strada... "Assolutamente sì, continuo a lavorare per il bene della città senza curarmi troppo di quel che dicono gli altri. Anche in questi mesi di commissariamento non sono rimasto con le mani in mano, mi sono dato da fare e ho continuato a mantenere saldi i rapporti con gli interlocutori (la Regione in primis) con cui dialogherò nuovamente se dovessi essere rieletto". Su cosa punterà per riuscirci? "La parola d'ordine di questa campagna elettorale sarà difesa. Difesa della città e dei suoi abitanti, difesa dei diritti e delle fasce più deboli. Il termine è inteso nel senso di sicurezza, ma anche di tutela: della sanità, del lavoro, degli anziani". E di Asm... "E di Asm, certamente. Al contrario di Ghezzi io non ho mai pensato di cedere l'azienda partecipata vogherese, anzi l'ho sempre tenuta in gran considerazione e ho cercato di allargarla incoraggiando l'acquisizione di Asm Tortona, che peraltro si è rivelata un ottimo investimento". Ghezzi dice che lei propose a Linea Più di acquistare Asm Vendita e Servizi non più di qualche anno fa, quando lui era direttore generale dell'azienda pavese... "Ghezzi come suo solito dice un sacco di bugie. Fu

Carlo Barbieri Linea Più a proporsi di comprare Asm Vendita e Servizi e fece una assolutamente lecita offerta. Peccato che poi la cosa non andò avanti proprio perchè la politica si oppose all'acquisizione. E quando dico la politica, intendo me stesso e la mia coalizione. Dubito che Ghezzi farà altrettanto". Cosa pensa che farà il suo avversario? "Che venderà, mi sembra ovvio. Anche se adesso proclama il contrario ci sono post su Facebook in cui la definisce un'azienda in crisi e sono abbastanza certo che se dovesse diventare sindaco, per prima cosa cederà l'azienda". Al Partito Democratico non sono piaciute le sue critiche ai questionari che stanno distribuendo nei quartieri... "Lo trovo francamente uno strumento molto debole, e non solo perchè da ogni questionario verranno risposte e pareri diversi che confonderanno le idee più di quanto le chiariscano. Lo trovo debole perchè il fat-

VOGHERA

Barbieri: "Ghezzi come al suo solito dice un sacco di bugie"

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to di chiedere ai cittadini quali sono i loro problemi mi pare una dimostrazione del fatto che non si conosce per davvero la città. Se la conoscesse, infatti, saprebbe benissimo quali sono le criticità anche senza bussare ad ogni porta". E quali sono in questo momento le criticità? "Sicuramente la questione sicurezza, su cui già stavamo lavorando prima del commissariamento con un piano che ha continuato ad andare avanti anche senza di noi. Proprio per la questione sicurezza sono andato in Regione Lombardia a chiedere l'assegnazione alla stazione di Voghera di alcune delle guardie giurate armate che sta addestrando in questo momento e proprio per la questione sicurezza avevamo preventivato l'aumento delle telecamere e dell'illuminazione in diversi punti della città. Ma della sicurezza fa parte anche la necessità di tenere pulito il corso dello Staffora (cosa che ho appena richiesto anche non essendo più sindaco), la predisposizione allo stadio Parisi di una pista di atterraggio con illuminazione remota per l'elisoccorso in caso di emergenza (progetto che sto portando avanti) e la necessità di rivedere i contratti di Asm sulla pulizia dei tombini per evitare altri allagamenti (e lo chiederò non appena sarò tornato in carica)". Altro? "Assolutamente sì. Ho richiesto da poco la sistemazione di altre case popolari da assegnare ai cittadini bisognosi e mi sto impegnando per richiedere la fermata del freccia bianca Torino-Lecce che passa proprio dalla nostra stazione. Ma sia ben chiaro che tutte queste cose io non me le invento, sono necessità dei cittadini. Necessità che conosco anche senza i questionari". Una domanda più tecnica: chi si unirà a Forza Italia alle prossime elezioni? La Lega ci sarà? "Al momento la Lega di Voghera è ancora senza segretario, dunque una decisione certa ancora non è stata presa. Vero è che ultimamente i rapporti sono buoni e che insieme siamo conducendo la battaglia per il sì al Referendum, dunque non escluderei la loro presenza in coalizione. In ogni caso c'è un programma e chi si unirà a Forza Italia lo farà perchè crede in ciò in cui crediamo noi, nella nostra visione delle cose e nel nostro progetto per la città".

Johnny Rosa Giancarlo Rosa Nel 1973 in Italia vivevamo l'Austerity. Tra le tante restrizioni, in alcuni giorni, soprattutto nei week-end, bisognava viaggiare a targhe alternate: un giorno viaggiavano automobili con l'ultimo nume-

ro della targa pari, un altro giorno dispari... In una fredda domenica pomeriggio di Novembre, con le targhe pari proibite alla circolazione e quindi la mia auto con ultimo numero 6 sonnecchiante in garage, uno dei miei soci al Tannhauser, il mio locale in Pavia, alle 14.00 mi avvisa che il locale si è allagato! In fretta e furia gli riattacco il telefono in faccia, avvisandolo che avrei cercato un modo per raggiungere il Capoluogo di Provincia nel minor tempo possibile! Trovato un amico gentile con automobile preposta al

viaggio dalla targa dispari, arrivo in circa 2 orette al Locale, dove... trovo la sala piena di clienti che bevono e ballano in un grande laghetto di circa 3 cm d'acqua!!! Ridendo, chiedo al mio socio come fosse stato possibile! "Semplice", mi risponde: "vedendo il locale aperto, alcuni amici sono entrati ed io ho detto loro che stavamo organizzando la Festa dell'Acqua Autunnale!". Ed il pomeriggio divenne veramente una festa, che terminò a tarda serata... nell'acqua!


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PRIMO PIANO

vittorio pesato: "IL PONTE DELLA BECCA, PRIORITà SU TUTTO"

Oltrepo Pavese: "Siamo troppo litigiosi e troppo individualisti" Di Lele Baiardi

Buongiorno Pesato, grazie di averci ricevuto in un momento particolarmente, direi, caotico per Lei, appena rientrato nel Consiglio Regionale Lombardo. "Grazie a Voi! Buongiorno!". Da martedì scorso si è insediato nuovamente in seno al Consiglio Regionale della Lombardia sostituendo il medico pavese Mario Melazzini. Come giudica l'operato del suo predecessore, in questi 3 anni? "Io non credo si possa giudicare l'operato di Melazzini, e soprattutto non credo di poter essere io la persona più adatta nel farlo: nonostante le mie circa 6000 preferenze, lui ha ottenuto, se non erro, circa 6700 preferenze, in una battaglia interna al Partito che consentì alla nostra provincia di avere il PdL con la più alta percentuale della Lombardia. Il giudizio sull'operato di Melazzini lo diano i quadri, i dirigenti e gli elettori che nel 2013 lo hanno sostenuto". Capisco sia difficile sbilanciarsi... Che idea si è fatto sull'operato della Regione Lombardia nei confronti dell'Oltrepo? "In questi tre anni ho visto tutta la provincia di Pavia un po' abbandonata a se stessa, l'Oltrepo compreso. Certo, l'operato di Regione Lombardia è sicuramente buono, 18 anni di buon governo non si cancellano in poco tempo. Credo che il problema principale sia la scarsa coesione del nostro territorio. Siamo troppo litigiosi, troppo individualisti e pensiamo che votare uno piuttosto che l'altro sia la stessa cosa. Io nei precedenti tre anni ho dedicato tutto il mio tempo al nostro territorio ed in particolar modo all'Oltrepo cercando di essere sempre presente e disponibile con tutti. Avevo capito che si dava tutto un po' per scontato, nel senso che si pensava che si potesse far a meno di rappresentanza istituzionale in Regione: in realtà, non è così.

In Regione se non picchi i pugni sul tavolo non tocchi palla. Varese, Brescia, Bergamo ti tolgono tutto se non stai attento. Anche loro avranno le diverse litigiosità, ma quando si tratta di far fronte comune sono compatti. Dovremmo esserlo anche noi...". Cosa bisogna fare per rilanciare il nostro territorio? "Oltrepo, Lomellina e Pavese devono andare nella stessa direzione. In un' epoca globale non è permesso il lusso di essere troppo divisi. Imitiamo Varese, Brescia e Bergamo cercando di rappresentare il nostro territorio compatto e coeso. Stare tra la gente e con la gente, sfruttare i livelli istituzionali per portare risorse sul territorio. Idee chiare e progetti concreti, non derive velleitarie e personali. Gli scontri tra vallate per quanto legittime non vanno più di moda". Quali sono le priorità? "Le priorità le stabilisce il territorio, gli operatori, gli amministratori e la gente. Noi consiglieri le dobbiamo rappresentare in Regione, e finalizzare. Abbiamo bisogno di progetti chiari e concreti. Io penso che le principali priorità siano sul fronte infrastrutturale e sul fronte agricolo". Infrastrutturale? "Ma le pare possibile che un territorio come il nostro possa avere un Ponte della Becca in quello stato? Questa è la priorità su tutto! Ho visto solo mettere toppe ad un ponte che doveva e deve essere utilizzato come monumento, attribuendogli l'onore del tempo con il quale ha consentito per moltissimi anni di collegare l'Oltrepo con il pavese aiutando l'economia e il turismo. Il Ponte non lo fa fare un consigliere regionale da solo appena subentrato: lo deve far fare uno spirito comune che da Milano a Roma si impegni a dare vita ad una nuova struttura". Per quanto concerne l'agricoltura ed il vino quale

Vittorio Pesato sono le strade da seguire? "Come vi ho già detto in passato, bisogna aiutare il nostro comparto a crescere, riducendo la conflittualità e aumentando la condivisione dei progetti. L'Oltrepo è oggi il più grande serbatoio di uva d'Italia, e dovrebbe essere la capitale nazionale del vino, ed invece oggi si trova in grande crisi, anche se ci sono produttori ed imprenditori che stanno facendo grandi prodotti e stanno ottenendo riconoscimenti importanti in Italia e all'estero. Uniformare la comunicazione e cercare di essere tutti più uniti". Di cosa si occuperà in Regione, di quali settori? "Sanità e agricoltura sono le commissioni di cui farò parte. Mi impegnerò per dare voce al territorio. Colgo anche l'occasione per lasciare i miei contatti: 3312755056 e vittoriopesato@gmail.com. I problemi ci sono, la voglia pure, l'entusiasmo anche: per cui... Forza!!!". Quale è il suo Partito di riferimento? "Io sono culturalmente di centrodestra, ma oggi l'unico vero grande Partito in cui mi riconosco è il Partito del Territorio".


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Barbieri e ghezzi, una campagna elettorale senza cadute di stile

Di Nilo Combi

Ghezzi contro Barbieri, Barbieri contro Ghezzi: è ripartita con furore la campagna elettorale che in realtà non è mai cessata neanche nei mesi di calura estiva. Sia Barbieri sia Ghezzi, che hanno entrambi la legittima aspirazione a diventare sindaco di Voghera, hanno sempre di più intensificato la loro opera di promozione politica anche tramite i social e i media. Una volta Barbieri, una volta Ghezzi, intervallati e supportati con dichiarazioni dei loro fiancheggiatori e dai staff politici, si danno risposte sui vari temi e sui vari punti del loro programma elettorale e fin qui tutto bene, è la giusta e corretta via per la competizione, saranno poi gli elettori vogheresi a decidere quali dei due programmi ritenere giusto e credibile. Ritengo comunque che fin che si discute dei programmi concreti futuri per la città di Voghera e su quello che il nuovo sindaco eletto avrà intenzione di fare sia tutto corretto, etico e giusto.Ritengo invece una caduta di stile politica il fatto che si utilizzi durante questa campagna elettorale il processo che l'ex sindaco Barbieri dovrà affrontare nei prossimi mesi per una vicenda che forse di politico non ha nulla. Il sindaco Barbieri ha già detto e non abbiamo dubbi che manterrà la parola, se così non fosse sarebbe grave, che è pronto a rinunciare alla prescrizione e pronto ad andare a giudizio certo di essere assolto cosa che auguriamo a lui cosi come ad ogni altro essere umano.Ritengo altresì che il sottolineare costantemente il fatto che Ghezzi non è di Voghera e mettere la sua "vogheresità" in dubbio sia un esercizio assolutamente superfluo

Pier Ezio Ghezzi e Carlo Barbieri e ininfluente. Ghezzi ha sempre difeso il fatto che è di Voghera e che ama questa citta, sul fatto che lo sia o che non lo sia, se io fossi un cittadino di Voghera, non ci perderei neanche un secondo, al contrario mi concentrerei e valuterei il suo programma elettorale e se fossi il suo avversario politico allo stesso modo analizzerei il suo programma elettorale e metterei in risalto il perché il mio programma elettorale sia migliore e farei leva sulle eventuali carenze elettorali del programma di Ghezzi.Barbieri quando è stato sindaco ha fatto tante cose, alcune ritenute giuste altre ritenute sbagliate, ma questo è normale in tutte le attività umane. Sia Ghezzi sia Barbieri sono certo, chiunque dei due sarà eletto, farà tante cose e anche in questo caso tante giuste e tante sbagliate, ma comunque faranno qualche cosa per Voghera. Trovo anche stucchevole che ogni cosa ritenuta corretta fatta in questi mesi di gestione commissariale da Pomponio, venga rivendicata come un'idea o come un progetto di una delle due parti. Il buon commissario prefettizio non "fa in tempo a cambiare 3 lampadine in 3 lampio-

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Barbieri ha un processo, Ghezzi non è di Voghera... E chissene!!

ni" che una delle due parti rivendica la paternità delle lampadine, mentre l'altra delle due parti dice che non è vero. Al contrario quando viene presa qualche iniziativa ritenuta sbagliata o incompleta dal "buon" commissario prefettizio, una delle due parti dice che l'idea o il progetto è della parte avversa. Io penso che i cittadini vogheresi giudicheranno Ghezzi e Barbieri in base al loro programma elettorale e su quanto hanno detto intendono fare in futuro, anche perchè quello che è stato fatto o si sta facendo ora a Voghera è come l'acqua che quando passa non macina più. Ho troppa stima dei cittadini vogheresi per pensare che si facciano influenzare al momento del voto che Barbieri abbia in corso un processo o che Ghezzi venga tacciato di non essere di Voghera. Ritengo non si debba vincere o perdere e tanto meno utilizzare durante una campagna elettorale questi due argomenti che sono ininfluenti su quanto concretamente il candidato sindaco vincente si propone di fare durante il suo mandato. Barbieri e Ghezzi sanno perfettamente che la denigrazione reciproca non porta da nessuna parte, anche i cittadini vogheresi lo sanno ed è per questo motivo che ritengo che voteranno solo giudicando il programma elettorale. Sia Barbieri che Ghezzi penso abbiano la statura etica e morale e la capacità politica e programmatica per impostare una campagna elettorale corretta senza cadute di stile.


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immigrazione, gal, crisi cameron, pirolisi e ballottaggio vogherese

Di Vittoria Pacci

Su temi di particolare interesse ed attualità abbiamo intervistato l'Onorevole Paolo Affronti segretario dell'Unione Di Centro Oltrepo, ex sindaco di Voghera e parlamentare della 15ª legislatura. Con Affronti sempre sul "pezzo" per i problemi della città, della politica locale e non solo... Abbiamo discusso di immigrazione e accoglienza profughi, della fondazione GAL con gli ultimi sviluppi, dell'impianto di pirolisi, della crisi e dei licenziamenti Cameron, del prossimo referendum e per finire del ballottaggio a Voghera tra Barbieri e Ghezzi. I vogheresi si lamentano: troppe persone estranee alla città, troppi extracomunitari accolti non solo negli alberghi ma ora anche negli appartamenti situati in zone centrali della città. Quale è il suo parere? "Esiste il gravissimo problema dell'emergenza profughi che approdano alle nostre coste fuggendo dalla guerra e forse non solo... È certo però che attorno a questo dramma delle popolazioni si evidenziano oltre agli interessi poco puliti degli 'scafisti', anche quelli legittimi delle cooperative con il business che questi arrivi evidenziano. Voghera mi pare abbia già dato abbastanza. L'accoglienza ai rifugiati per essere tale deve essere solidale ma serve prudenza e coloro che sono accolti vanno anche integrati come ha detto in questi giorni Papa Francesco. La presenza di un numero consistente negli alberghi non giustifica altri insediamenti in case del centro città. I cittadini vogheresi sono comprensivi e solidali però non tollerano l'insistenza di chi fa continue richieste di soldi, offerte che ormai sembrano più dovute che volontarie. Non è possibile a chi è assistito con vitto e alloggio permettere la richiesta dell'euro ad ogni angolo di strada; non è possibile lasciare inoperosi tanti giovani extracomunitari. Una legislazione più precisa per avviarli a lavori socialmente utili va ricercata al più presto tanto per integrare i rifugiati se sono tali. Le cooperative pensino a questo aspetto con più convinzione". E la Prefettura cosa deve fare? "La Prefettura deve poi far conoscere il numero degli ospiti accolti in città per sesso ed età ed il rapporto tra "gli ospiti" presenti a Voghera e quello relativo alle presenza nelle altre città della Provincia. Il commissario Pomponio ed il Vice sono due Vice Prefetti e conoscono questi dati. È opportuno quindi che li rendano noti ai cittadini vogheresi che loro temporaneamente amministrano. Non vorremmo che infatti di fronte alla protesta a volte ingiustificata e al diniego della disponibilità all'accoglienza dei profughi da parte degli amministratori eletti in altri centri, si scelga la facile alternativa di Voghera città commissariata". L'Assessore regionale all'agricoltura Gianni Fava accusa il GAL Oltrepo di aver aggirato la legge con un artificio costituendo una s.r.l. per poter accedere al finanziamento di sei milioni di euro, fondi europei gestiti con gara dalla Regione. Lei che fa parte dell'esecutivo della fondazione cosa ne pensa? "Il Presidente della Fondazione professor Vercesi ha prontamente risposto e voglio citare le sue parole: 'la Fondazione GAL come capofila ha semplicemente dato incarico ai suoi legali di rispettare il dispositivo regionale. Per il resto faremo il nostro lavoro che è

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Paolo Affronti: "Immigrati, quanti sono? Voghera solidale vuole sapere"

Paolo Affronti diverso a quanto farà la società GAL s.r.l.. Pertanto la Fondazione per lo sviluppo dell'Oltrepo esiste a prescindere dal GAL s.r.l.'. All'Assessore Fava che dice: 'la Regione si chiamerà fuori da ogni altro progetto in Oltrepo, facciamo presente che il centro di Riccagioia, centro pilota per la ricerca e la formazione in agricoltura, di fatto, dopo tante speranze ed illusioni, ha chiuso per ora i battenti ridimensionando la propria attività ai minimi termini, mentre il Presidente nominato dalla Regione Senatore Mura, nominato alla ASM di Vigevano ha lasciato Riccagioia alla vigilia delle grandi manifestazioni di protesta relative alla dislocazione dell'impianto di pirolisi in territorio di Retorbido. Impianto che dovrebbe sorgere di fronte ai vigneti e a poca distanza di Riccagioia". E la disponibilità della Regione c'è stata? "Non mi pare quindi che in questi mesi ci sia stata tutta questa disponibilità al di là del progetto valutato positivamente perché aveva motivi di validità. Giuste le proteste degli amministratori alle dichiarazioni di Fava, mentre è innegabile: ci sono state incertezze per la candidatura alla Presidenza della s.r.l.. I rappresentanti della Comunità Montana hanno cercato una unità fittizia e in omaggio alle quote rosa hanno sacrificato il candidato inizialmente designato (Bruno Tagliani) preferendo la rappresentante di una associazione artigiani provinciale, che opera anche a Zavattarello, nominata inaspettatamente Presidente. La Fondazione di cui faccio parte, perchè nominato a suo tempo dalla realtà vogherese, con il Presidente professor Vercesi, porta avanti altri progetti (attivaree) che prevedono un finanziamento Cariplo di circa 4,5 milioni di Euro, oltre al contributi dei privati Vorrei ed ho avuto conferme al riguardo, che la Fondazione, vista l'assenza operativa di fatto del centro di Riccagioia dal territorio, ove possibile oltre ai centri universitari, coinvolga a pieno titolo una gloriosa istituzione vogherese: l'istituto tecnico agrario 'Gallini' di Voghera che da sempre rappresenta punto di riferimento importante nelle Regioni del Nord per la formazione dei giovani periti agrari". Pirolisi argomento sempre di attualità a che punto

siamo? "Ci sono state troppe assicurazioni elettorali da parte della Lega che in Regione ha sia l'assessore che il Presidente. E' la Regione che deve rilasciare l'autorizzazione, il palleggiamento con i tecnici però continua e fino ad oggi non ci sono stati riscontri positivi. Il comitato popolare, i sindaci del territorio vigilano però con attenzione". Crisi Cameron a Voghera: novità circa i previsti licenziamenti? "I licenziamenti annunciati arrivano in un particolare momento di crisi occupazionale nella nostra città. Le organizzazioni sindacali, le forze politiche e il Commissario hanno fatto la loro parte. Anche i rappresentanti dell'UDC vogherese senza tanti comunicati, si sono adoperati attivamente a livello romano per creare disponibilità e comprensione per le maestranze della Cameron. Auspichiamo che le grandi aziende italiane del settore facciano arrivare commesse importanti allo stabilimento di Voghera". Il 4 dicembre si vota per il referendum costituzionale, quale è la posizione dell'UDC? "La data oggi pare attenda una ulteriore conferma. L'UDC nazionale è schierata per il No e il Presidente De Mita nel confronto da Mentana alla 7 con il Presidente Renzi ha ben rappresentato le ragioni del No". Infine la domanda forte: Voghera va al voto con un ballottaggio che presenta una serie di incognite relative ad eventuali alleanze e per il clima che si sta creando tra i due antagonisti. La posizione dell'UDC? "Siamo la seconda forza della coalizione (tre consiglieri comunali oggi sospesi)che ha portato per la seconda volta Barbieri a sindaco della città, vogliamo ancora sostenerlo per far vincere la coalizione con lo stesso quadro politico, quello del Partito Popolare Europeo. E' certo però che vogliamo ricambiata la lealtà da noi dimostrata e non intendiamo venir meno alla nostra dignità politica. Barbieri prima di confezionare nuove alleanze nel tentativo di allargare, dovrà tener conto della nostra posizione e rispettare il nostro ruolo".


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affitti: "richieste da chi studia , poche da chi lavora"

"Bisogna promuovere Voghera nella vicina Milano"

Di Lorenzo Cafarchio

Ferma ad un bivio Voghera aspetta la ripartenza. L'inverno a grandi falcate sta avvolgendo l'Oltrepò, ma il gelo della grande crisi economica è quasi un decennio che spira tra le vie che si affacciano sul Duomo. Un freddo che ha messo in ginocchio la periferia italiana, senza fare sconti alla città iriense. Il crollo strutturale è partito dall'edilizia e attraverso l'edilizia l'Italia potrà risollevarsi. In quest'ottica abbiamo raggiunto sette operatori immobiliari vogheresi, dagli agenti passando per i costruttori, misurando la febbre, sulle rive dello Staffora, tra compravendite ed affitti. Tre domande e la realtà del mercato di immobili prende vita. Il futuro visto attraverso le fondamenta. 1) Dalle politiche abitative, alle speranze degli anni '90 che Voghera sarebbe diventata una città di 60mila abitanti, alle migliaia di case sfitte, come si lavora in un contesto del genere? 2) Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del "dormitorio" vogherese? 3) Dal mattone può e deve ripartire l'Italia trascinando, di conseguenza, l'Oltrepò. Se avesse una bacchetta magica cosa farebbe? La nostra indagine inizia in via Verdi presso l'agenzia Immobiliare Oltrepò gestita da Michela Rossi.

La Capital Service Immobiliare è situata in via Garibaldi e si occupa di costruzione e compravendita di immobili. Al suo interno abbiamo conversato con Grazia Giardina.

Grazia Giardina 1) "Parecchie richieste, ma pochissimi soldi. C'è una difficoltà, di fondo, a comprare e le banche non fanno mutui. Anzi chi ha i soldi non compra e chi vuole acquistare non ha danaro. I paradossi della vita". 2) "Pro non ne vedo assolutamente. Le persone a Voghera non acquistano immobili e da fuori arrivano sporadiche richieste. 20-30 anni fa era diverso e si lavorava per via della posizione strategica della città tra Milano e Genova. I milanesi compravano qui, oggi invece acquistano a ridosso della metropoli. Sono state fatte politiche sbagliate come l'Imu sulla seconda casa. Questo aspetto stimola tantissimi a vendere perché la manutenzione è un gioco al massacro". 3) "Diminuirei le tasse sulla casa. Diminuirei i costi dando incentivi a chi vuole acquistare abitazioni, soprattutto ai giovani. Così facendo si rilancerebbe l'economia anche in altri settori, dagli idraulici, ai piastrellisti, agli elettricisti...". Gianluca Silvestri è a capo della Essevi immobiliare situata in piazzetta Garibaldi.

Michela Rossi 1) "Sono due anni che ho un'attività da sola, prima la clientela era basata sui pendolari, mi riferisco ad affitti a breve termine. Chiuse le fabbriche nessuno cerca contratti di locazione per corti periodi e chi li vuole è poco referenziato. Per gli acquisti la richiesta è alta, ma si possono trovare abitazioni anche attorno ai 30mila euro. Il vero problema sono le banche che non erogano mutui sopra i 50mila euro, dunque diventa difficile vendere". 2) "Torniamo agli affitti. Abbiamo richieste sopratutto per chi studia all'Università di Scienze Motorie, ma per quanto riguarda il lavoro sempre meno. La gente si è trasferita e non è facile barcamenarsi in una situazione del genere. I negozi chiudono e le richieste d'affitto sono alte, conviene maggiormente acquistare rispetto che locare". 3) "I mutui senz'altro, anche perché avere accesso ad un credito è sempre più difficile. Oltre ad avere un lavoro fisso, con un contratto a tempo indeterminato, viene chiesto di essere assunti da almeno 5-6 anni. Chi ci riesce?".

Gianluca Silvestri 1) "Voghera non è una città che si sta sviluppando. Essendo ferma economicamente non può avere una crescita urbanistica. Chiudendo le attività come il Tribunale e ridimensionando l'ospedale, molte persone si sono allontanate dalla zona. Gli affitti invece si concentrano sul periodo lavorativo di un anno. L'incremento economico, che ci si aspettava, non c'è stato come avvenuto, invece, in altre realtà vicine. Anche il crollo del polo ferroviario ha inciso". 2) "Non la considero una città dormitorio. Ci sono

servizi dalle scuole, agli asili, a quelli per la famiglia che nell'hinterland milanese non esistono. Inoltre Voghera ha una sua storia ed è un ottimo luogo dove crescere la propria famiglia. Qui si può costruire un percorso di vita più a dimensione d'uomo. Dormitorio lo diventa nel momento stesso in cui viene trattata come tale". 3) "Bisogna promuovere Voghera nella vicina Milano. Farei capire a quest'ultimi che si può costruire un futuro più radioso qui che a Rozzano o Milano sud. Inoltre ci deve essere la volontà di sviluppare veri e propri quartieri incentivando l'espansione immobiliare. In questo modo la nomea di dormitorio sparirebbe definitivamente. Ci sono progetti che rispondono a queste esigenze come il Parco Baratta. Gli strumenti per poter avviare questo processo sono già presenti in loco". Nel budello delle vie centrali, esattamente in via Grattoni, ci siamo seduti al tavolo di Maxim Carena agente immobiliare di Scupelli Lazzati & C. Snc.

Maxim Carena 1) "Mercato difficile, i prezzi sono molto bassi rispetto a Pavia o Vigevano, il calo degli importi è iniziato durante il governo Monti. Un grave problema, che si riscontra in città, è quello della condizione degli immobili anni '60-'70 con riscaldamento centralizzato. Dal punto di vista organizzativo Voghera offre poco appeal e non ci sono grosse aziende in zona. Invece i paesi di pianura come Casei Gerola e Cervesina attirano di più per la vicinanza all'autostrada che conduce a Milano". 2) "Il vantaggio della viabilità è innegabile. Le autostrade Torino-Piacenza e Milano-Genova, insieme allo snodo ferroviario, creano un contesto difficilmente riscontrabile in altre realtà. Ma manca tutto il resto. L'Oltrepò è il cuneo della Lombardia ed è spesso dimenticato, basta vedere la condizione in cui giacciono le strade. Il livello culturale di Voghera rasenta lo zero, il teatro è stato aperto solo un giorno durante le elezioni e nulla più. Serve qualcosa per risvegliare il carattere sociale della zona. Per non parlare dell'inceneritore che darebbe il colpo di grazia finale. Inoltre la collina si sta spopolando senza ricambio generazionale". 3) "Sicuramente sul pacchetto mutui. Le banche quest'anno hanno operato sui tassi rendendoli concorrenziali e i prezzi delle compravendite sono calati. Il problema riguarda l'acquisto sommato alla ristrutturazione. I mutui vengono dati per una delle due operazioni e non per tutte e due. La presenza in città di immobili risalenti a 40-50 anni fa blocca le vendite. Bisognerebbe pensare a riqualificare e ristrutturare gli edifici già presenti".


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Nadia Chindamo è una degli agenti immobiliare dell'agenzia Gest. Imm. di via Plana. 1) "Cerchiamo una buona clientela. Lavorare risulta molto difficile con la massiccia presenza di stranieri sul territorio, anche perché i proprietari vogliono e cercano persone referenziate. Noi ci impegniamo a trovare sempre più garanzie, maggiori rispetto agli anni precedenti. Le banche, quest'anno, ci stanno lasciando andare e riusciamo a lavorare. La casa del resto è un bisogno fisiologico". 2) "Voghera è un paesone, si conoscono tutti e questo può risultare sia un aspetto positivo che uno negativo. Parliamo di una città d'appoggio ed in termini lavorativi questo è favorevole. I prezzi sono inferiori rispetto alla provincia ed un pendolare in trasferta incontra meno costi. Il rovescio della medaglia è la scarsità di servizi offerti, ma nel suo piccolo possiamo definire il centro abitato completo". 3) "Per far ripartire il mattone la gente ha bisogno di soldi. Chi ha dei risparmi chiede lo stesso il mutuo e quindi se le banche si mettono in moto tutto torna a funzionare. I giovani e chi vuole fare un progetto deve essere sostenuto, in questo modo anche l'edilizia smetterà di essere ferma. Ma l'aspetto primario è quello degli istituti di credito. Poi ci sono contesti come il Parco Baratta sicuramente interessanti, ma Voghera ha bisogno di input". Maria Laura Astori gestisce la sede vogherese di Tecnocasa in via XX settembre. 1) "La vendita negli ultimi anni ha riscontrato un discreto movimento, il tutto grazie a prezzi bassi e mutui favorevoli. Per contro gli affitti invece sono pochi. La situazione è delicata, i proprietari vogliono per-

Maria Laura Astori sone referenziate e vista la scarsità di lavoro, dovuta al momento di crisi, l'operazione è difficile. Comunque chi ha possibilità cerca di comprare. Nell'ultimo periodo c'è stato un movimento maggiore, in termini economici, ma nulla di paragonabile ad un boom economico". 2) "Sono abituata non vedo differenza. Per i giovani a Voghera ci sono pochi servizi ed essendoci sempre meno posti di lavoro le persone si rivolgono su Milano. Onestamente non trovo grossi vantaggi in città, spero in una ripresa del mercato". 3) "Innanzitutto diminuire le tasse sulle seconde case. Dopodiché renderei più fluida la procedura per gli sfratti. Se ci volessero pochi mesi, non tre anni, per liberarsi degli inquilini morosi sarebbe tutta un'altra storia. Servono leggi apposite, se per due-tre mesi non paghi devi andare fuori. In questo modo ci sarebbe una ripresa di chi compra abitazioni come fonte d'investimento per poi metterle in affitto. Ora le seconde dimore non creano più reddito". Infine ci siamo recati alla San Marco Immobiliare, in via Plana. Al suo interno abbiamo scambiato le impressioni sulla città con Massimo Scrivani. 1) "Assoluta difficoltà. Ci troviamo davanti ad una sovrabbondanza di proposte e pochissima richiesta. In questo modo i prezzi sono compromessi, ma è tutto l'Oltrepò ad essere minato, molto di più della realtà di Pavia. Voghera è la città che ha pagato il dazio maggiore. In termini di ribasso ha subito, percentualmente, più della Lomellina. La richiesta di appartamenti in città è scarsa. Geograficamente il centro abitato è ben collocato, ma ci voleva una volontà maggiore di ricezione soprattutto nel mondo lavorativo. Ci trovia-

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mo davanti ad una crisi permanente, anche se contesti come Retorbido e Torrazza Coste hanno retto benino". 2) "I pro lì lascio a lei. Davanti a noi troviamo una depressione totale sia dal punto di vista commerciale che a livello di iniziative. L'appeal per il commercio è basso e la città rimarrà vista come un dormitorio. Il problema è che anche gli aspetti di tranquillità, di sicurezza e di immigrazione stanno peggiorando. Immagino che sarà così per ancora molto tempo e il rilancio della situazione può passare solo attraverso un miracolo. La condizione nel sud del milanese è molto più briosa, basta prendere, nel mio caso, l'esempio di Siziano. In un paese di 6mila abitanti faccio, quasi, tanti

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Nadia Chindamo

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Massimo Scrivani quanti appuntamenti come nel vogherese che risponde a 40mila persone". 3) "Da cent'anni lo dico, Voghera subisce per colpa delle ridicole vie di comunicazione che ha con Milano. La viabilità è fondamentale e ci vorrebbe, per esempio, una superstrada che collega il milanese a Casteggio. Questo è il motivo che tagliata fuori la zona dal mondo che produce. Sono decisamente pessimista, dal punto di vista immobiliare si può fare poco ed il mercato delle case deve essere trainato. Il nostro leitmotiv doveva essere il vino, ma così non è stato perché non si vuole fare squadra. L'unico aspetto veramente positivo è la determinazione della gente oltrepadana".


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dal duomo a londra: storie da MILLENNIALS

Giulia Lizzoli: "Non mi ha mai sfiorato il pensiero di lavorare a Voghera"

Giulia Lizzoli

Di Lorenzo Cafarchio "I'm not trying to cause a big s-s-sensation/ (Talkin' 'bout my generation)/ I'm just talkin' 'bout my g-ggeneration". Era il novembre del 1965 quando la band londinese, gli The Who, pubblicarono il brano My Generation. Un vero e proprio inno generazionale che bussa alle porte del 2016 per parlare della fuga dei millennials - quelle persone comprese tra la fascia d'età 18-35 anni - che hanno deciso di abbandonare l'Italia in cerca di un altro avvenire. Sono 107.529 i nostri connazionali, secondo l'Aire, Anagrafe degli italiani all'estero, che nel 2015 hanno varcato i confini, di questi 20.088 provengono dalla Lombardia, e il 37% di loro è un under 35. Abbiamo raggiunto, in quel di Londra, Giulia Lizzoli giovane vogherese, con un futuro nel mondo della musica, per capire cosa spinge chi è nato nella città di Alessandro Maragliano a migrare verso nuovi lidi. Lizzoli perché abbandonare l'Oltrepo? "La mia motivazione non risponde al 'che fare nel mio paese?', ma al fatto che amo la musica inglese. Da 12 anni a questa parte non penso ad altro e non mi ha mai sfiorato il pensiero di lavorare a Voghera. Il sogno era quello di andare a Londra o Manchester. Per ora si è avverato". Cosa offre l'Inghilterra che il nostro territorio non dà? "Qui non è l'Eldorado. Ma se non hai una qualifi-

ca precisa, facendo lavori come il cameriere, ti puoi mantenere tranquillamente, non come da noi. Ora sono stagista alla Warner, uno stage pagato, e sono retribuita quanto lo sarei per un normale lavoro a Milano. A casa ho servito ai tavoli, durante gli studi, e fatto un tirocinio, paga zero. Nell'ambiente lavorativo nel quale mi trovo ora ho la possibilità di stare a contatto con i maggiori artisti e manager di tutto il mondo. Parlando con le mie amiche, rimaste in Italia, il riscontro è diverso". Chiusura mentale? "In Oltrepò se dico che studio music management, la mia specializzazione, mi ridono in faccia. Siamo troppo chiusi". Ci spieghi cosa fa di lavoro... "Da luglio ho iniziato il praticantato presso l'etichetta Warner. Dopo essermi laureata, lo scorso febbraio, ad aprile ho fatto un colloquio e sono salita a bordo. Non avevo esperienza nell'ambito musicale, ma con due master dalla mia e la passione ho iniziato". Nel dettaglio quali mansione svolge? "Mi occupo di tipo 18 pagine Facebook di artisti dell'etichetta e di una pagina Instagram. Un impegno non facile. Ma sopratutto ho compiti a livello amministrativo. Tengo aggiornate le agende dei progetti da qui al 2018. Col dipartimento di global catalog della Rhino, una società della Warner, seguiamo le nuove edizioni di dischi del passato di artisti del calibro di: New Order, Prince, Bowie, Led Zeppelin, Ramones e Phil Collins. Non curiamo artisti attuali, ma questi sono i musicisti che ho sempre ammirato". La generazione Erasmus, di cui fa parte, è senza confini. Concorda? "Senza dubbio, non solo sul luogo del lavoro. Le ragazze con cui ho maggiormente legato in Inghilterra sono una polacca ed una di Singapore. Mi riconosco in questa definizione, per esempio quando esco a cena siamo persone provenienti da ogni lato della terra. Trovo stimolante avere a che fare con tutte queste culture ed, anzi, ho rivalutato la mia". La percezione di essere immigrati, all'indomani della Brexit, esiste?

"Dipende. Sicuramente la Brexit non è stata positiva per noi stranieri. Subito dopo le votazioni mi sono sentita rigettata, infatti sono scoppiata in lacrime. Ma a Londra ormai non è quasi più Inghilterra. Ad un concerto, a Manchester, parlando con alcuni ragazzi della zona ho avuto l'impressione che facessero differenza tra me e loro. Nella City problemi del tipo 'immigrata torna al tuo paese', non ne ho mai avuti. Ruota tutto intorno al fatto di come sei a livello personale. Theresa May, primo ministro inglese, vorrebbe un Inghilterra in cui prima vengono i britannici bianchi, ma la società qui è multietnica". Secondo lei che futuro ha Voghera? "Domanda difficile. Non la vedo positivamente, purtroppo so di miei coetanei che non conoscono l'inglese, non sanno neanche rispondere alla domanda: 'Come ti chiami?'. In Germania o in Scandinavia trovi anche le nonne che parlano inglese. La situazione è ai limiti. Nella vicina Milano non credo ci siano le stesse opportunità di Londra o Berlino". Mario Draghi, presidente della BCE, ha definito questa "la generazione più istruita di sempre". Generazione che incontra, però, la diaspora... "Non parlerei tanto di viaggiare, anzi più viaggi più apri gli occhi. Perdere le radici è una questione individuale. Sono la persona meno patriottica di sempre, ma se prima davo per scontato le mie origini ora le apprezzo". Il suo futuro di cosa parla? "Tornerei nel nostro paese solo se costretta a rientrare. Guardo con ansia quello che succederà, causa Brexit, nei prossimi due anni. Ho avuto la fortuna, ed il merito, di conquistarmi un contratto fino a luglio prossimo e spero di essere rinnovata. Se un giorno si apriranno le porte di Warner Italia potrei anche pensare di tornare". L'ultimo brano dell'intervista. Personaggi famosi incontrati in Warner? "Due su tutti. Jimmy Page dei Led Zeppelin e Liam Gallagher degli Oasis, ma quest'ultimo solo da lontano. Quello di conoscerlo è il sogno di una vita. Spero di incontrare altri miei idoli".


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"ho lottato per l'ammissione ad un centro estivo"

Di Serena Simula

Andare a scuola, entrare a una festa, dondolarsi su un'altalena al parco giochi: azioni semplici, quotidiane, che fanno parte della normalità di ogni famiglia. O almeno, così dovrebbe essere perchè per alcuni bambini speciali le cose non stanno esattamente in questo modo. Se si è affetti da qualche tipo di disabilità, infatti, i gesti più scontati possono diventare vere e proprie imprese e i diritti basilari faticosi traguardi da raggiungere. Lo sa bene Cinzia Culacciati, mamma di Beatrice e presidente dell'associazione "Una mano per", nata poco più di un anno fa con lo scopo di aiutare i genitori di bambini disabili a vivere la loro difficile quotidianità nella maniera più serena possibile, fornendo in particolare informazioni e supporto fattivo dal punto di vista della burocrazia e della logistica. Cinzia, quest'associazione nasce da un'esperienza personale. "Per la verità nasce da tante esperienze personali molto simili tra loro: 'Una mano per', infatti, è nata dalla comune necessità di tante famiglie con bambini disabili di ricevere un aiuto concreto per la gestione della propria particolarissima quotidianità. Avendo una bimba gravemente disabile di sette anni, da tempo combatto per la tutela dei suoi diritti e, a un certo punto, mi sono resa conto che era il caso di mettere il mio temperamento e le conoscenze acquisite al servizio di altri genitori. Fortunatamente non sono mai stata da sola perchè accanto a me sono arrivati presto un altro papà e un'altra mamma, Francesco Caroè e Liliana Lucchelli". Quali sono i problemi che affronta ogni giorno un bambino disabile? "Ovviamente dipende dal tipo di disabilità (ogni bambi-

no disabile è unico, diverso dagli altri perchè ha difficoltà e problemi differenti) ma gli ostacoli che si incontrano sono in molti casi gli stessi. Il primo e più importante, quello su cui interveniamo più spesso, è la scuola. Un diritto fondamentale che al bambino disabile viene spesso negato". In che senso negato? "Nel senso che spesso le scuole non sono attrezzate per far fronte alle necessità del bambino. Beatrice, per esempio, ha bisogno di un mezzo adatto a trasportarla a scuola e, una volta arrivata, di un insegnante di sostegno e di un'assistente comunale sempre presenti. Peccato che per averle si debbano fare i salti mortali". Lo Stato, insomma, non vi aiuta... "Ma in certi casi gli aiuti ci sono anche, il problema per il genitore è riuscire a capire dove cercarli. Ogni aspetto delle vite dei nostri bambini, infatti, è regolato in Lombardia da un ente o da un organismo diverso e la più grande difficoltà è orientarsi in questo marasma. Cercare i finanziamenti, fare domanda per questo o quel sostegno. E sperare che gli venga assegnato". Quale altra difficoltà si presenta spesso? "Il non sapere dove far giocare i nostri bambini. La maggior parte di loro non può salire su uno scivolo o su un'altalena e fatica ad accedere alla biblioteca o ad altri luoghi di socializzazione. È un diritto anche questo, io ho dovuto lottare dei mesi anche solo per far ammettere Beatrice al centro estivo". Come mai? "Per lo stesso motivo per cui faccio fatica a mandarla a scuola, perchè deve essere seguita costantemente. Quando sono andata in comune per far presente la cosa mi hanno risposto che, se volevo, potevano pagarmi la retta. Peccato che il mio problema non fosse pagare la retta,

Cinzia Culacciati

VOGHERA

Disabili: "Spesso le scuole non sono attrezzate"

ma pagare una persona che si occupasse solo di Beatrice per tre settimane consecutive. Alla fine hanno capito che potevano aiutarmi destinando a questo scopo alcuni finanziamenti che avevano a disposizione". Solitamente i vostri interlocutori come reagiscono alle richieste che avanzate? "Dipende dai casi. A volte basta far presente la difficoltà per trovare dall'altro lato persone sensibili e comprensive che si attivano immediatamente per aiutarti. A volte però trovi chi alle tue proteste risponde con un 'Signora, sta tirando su un polverone per niente, è soltanto un asilo!'. In questi casi mi arrabbio moltissimo e rispondo 'Suo figlio c'è andato? Allora ci deve andare anche il mio'. Forse è anche questione di ignoranza... "Ma io questo lo capisco. Nemmeno io sapevo cosa volesse dire avere un figlio disabile prima di Beatrice e mi rendo conto che la gente fatica a realizzare. Ma ciò vale anche per i genitori stessi: accettare la disabilità del proprio figlio può essere un processo lungo e capire fino in fondo a quali problemi si andrà incontro lo è altrettanto. Anche se continuiamo a considerare la disabilità un fenomeno che ci è estraneo, come qualcosa che tocca sempre gli altri, la verità è che non è così. Solo a Voghera ci sono 44 disabili nella scuola d'infanzia, 228 alla primaria e 201 in quella di primo grado. Non sono pochi, ed è ora che comincino a far valere i loro diritti".


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"Il personale mi sembra ottimo e gli alunni educati" Di Serena Simula

Si respira un'aria nuova in questo periodo all'istituto comprensivo di Rivanazzano Terme. Dopo il trasferimento della preside Silvana Bassi all'Itas Gallini, infatti, la scuola che riunisce sotto di sè ben undici altri istituti (infanzia, primaria e media a Rivanazzano, infanzia e primaria a Salice, primaria e media a Godiasco, infanzia, primaria e scuola speciale di villa Meardi a Retorbido e infanzia a Codevilla) è adesso diretta da Maria Margherita Panza, appena arrivata in Oltrepo dopo diversi anni all'istituto comprensivo Valletta Fogliano di Vigevano. Astigiana (arriva ogni mattina a Rivanazzano con i mezzi pubblici perché non ha la patente) si è già ambientata nella nuova realtà ed è piena di progetti per la scuola che le è stata assegnata. Preside, qual è la prima impressione sulla nuova scuola? "Mi piace moltissimo. Il personale mi sembra ottimo e volenteroso, gli alunni educati e davvero carini (anzi, le dirò che non ho mai visto alunni così belli) e le strutture in perfetto ordine. Arrivo da una realtà altrettanto grande (se non di più) per cui la dispersione delle sedi non mi preoccupa, e anzi ammetto che sono rimasta molto colpita anche dalla zona che non conoscevo. È davvero un bel posto qui". Lei arriva ogni mattina in treno da Asti: non la preoccupa la distanza? "No, assolutamente. Sono un raro esemplare di umano senza patente e gestisco benissimo questa mancanza. Mi piace essere presente a scuola e ho comunque organizzato il lavoro in modo che ogni sede abbia una vicepreside che mi aiuterà nella gestione. Però come dicevo prima la zona mi piace molto e non è escluso che prima o dopo possa decidere di stabilirmi qui". Continuerà il lavoro impostato dalla Bassi? "Quando arrivo in una scuola nuova solitamente mi piace prendere le decisioni per conto mio. Guado le carte che la riguardano, controllo che sia tutto in ordine e mi preoccupo poco di ciò che è stato fatto pri-

ma. Mi piace sviluppare i miei progetti". Ne ha già qualcuno in mente? "Per la verità sì, però per scaramanzia preferisco non entrare ancora nei dettagli. Quel che posso dire è che quella di Rivanazzano è una splendida scuola ed è mia intenzione mettere un freno al calo delle iscrizioni che si sta verificando negli ultimi anni anche a causa delle 'migrazioni' verso Voghera. Se riuscirò a concretizzare la mia idea, comunque, ne darò subito notizia". Lei è molto attenta alla tecnologia: ne ha trovata abbastanza in Oltrepo? "Come tutte le scuole pubbliche italiane anche l’istituto comprensivo di Rivanazzano Terme non è ancora arrivato alla perfezione sotto questo punto di vista. Miglioreremo ciò che ci sarà possibile migliorare e ovviamente dedicheremo il giusto spazio ai nostri docenti, alcuni dei quali (pochi per la verità) devono ancora raggiungere la piena padronanza dei nuovi mezzi". Ultimamente nelle scuole italiane imperversa la discussione sulla famosa "schisetta": a Rivanazzano qualcuno ha richiesto di poter portare il pranzo da casa? E lei sarebbe d’accordo? "Per la verità nessun genitore è ancora venuto da me per sottopormi questa domanda. Se dovesse capitarmi penso che seguirei la normativa vigente, che al momento non consente di portare il pranzo da casa. Certo si tratta di un argomento di cui si sta ancora discutendo e se la normativa dovesse cambiare non avrei problemi ad adeguarmi". A proposito di pranzo: alcuni bambini mangiano in classe e non in mensa… "Non sempre, solo quando il numero totale degli studenti che si fermano a pranzo supera i 99. La sala polifunzionale che utilizziamo come mensa, infatti, ha una capienza di massimo cento bambini: per una questione di sicurezza, quindi, ogni mattina li contiamo e se superano quel numero una classe o al massimo due mangia in classe. Piuttosto che stiparli tutti lì dentro e correre dei rischi, preferisco adottare questa soluzione e credo che i genitori saranno d’accordo

Maria Margherita Panza

RIVANAZZANO TERME

la nuova dirigente dell'istituto comprensivo

con me". Ci sono tanti bambini stranieri nel comprensorio? "Ce ne sono diversi, sì, ma la sfida dell’integrazione non mi spaventa. Vengo da una realtà in cui l'immigrazione era molto forte e ho avuto modo di affrontare da vicino le difficoltà del processo di inserimento, motivo per cui so quanto è importante che i bambini stranieri vengano seguiti con attenzione anche con l'ausilio dei mediatori culturali: prima si integrano, infatti, e prima entrano a far parte con successo del tessuto sociale del territorio". E casi di bullismo? Che lei sappia se ne sono mai verificati? "Sono qui da poco e non posso sapere tutto ciò che è successo negli anni passati. Al momento mi pare di capire che da questo punto di vista sia una scuola molto tranquilla ma presterò comunque la massima attenzione a cogliere eventuali segnali a riguardo". Diversi insegnanti della scuola hanno ottenuto dei bonus di merito. Come vengono assegnati? "È un procedimento piuttosto lungo e complesso che si basa sia sui crediti acquisiti dagli insegnanti con i corsi di aggiornamento sia su delle schede valutative che vengono attentamente vagliate proprio dai presidi. A decidere, però, non sono solo i dirigenti ma una commissione composta sia da membri interni che da membri esterni". Nell numero di giugno de Il Periodico News venne pubblicata una lettera che destò molto clamore tra dirigenti, insegnanti e genitori e che parlava proprio della scuola di Rivanazzano. Cosa ne pensa? "Lo apprendo da lei, nessuno mi ha fatto cenno della cosa. Posso dire che nessuna insegnante mi ha dato l'idea di essere aggressiva".


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I "titolari" non vogliono scendere in campo, toccherà alle "riserve"... Di Nilo Combi Dopo le sudate estive dei vari pretendenti al titolo di sindaco per il comune di Godiasco-Salice Terme anche in questi mesi autunnali, così come cadono le foglie, continuano i contatti e le riunioni più o meno carbonare per preparare le liste per la prossima tornata elettorale che eleggerà il primo cittadino al posto di Gabriele Barbieri. Ad oggi una cosa è chiara: i candidati più forti e che metterebbero d'accordo tutti sembra abbiano rifiutato ogni coinvolgimento politico per diventare sindaco. Anche a Godiasco-Salice Terme, come in molti paesi dell'Oltrepo, non è che in molti abbiano voglia e soprattutto tempo da dedicare alla politica. Anche a Godiasco-Salice Terme sta succedendo che chi vuole "scendere in campo" chiaramente "per il bene del paese" o è in pensione o è perché ha un lavoro che gli consente di avere tempo libero da dedicare alla politica, oppure esercita un'attività che grazie alla politica potrebbe ottenere dei benefici. Molti "salice-godiaschesi" che non hanno bisogno di nessun aiuto politico per la propria attività oppure non hanno nessun interesse ad apparire con la fascia tricolore, alla domanda se vogliono mettersi in politica per diventare sindaco o assessore, danno una risposta lapidaria ed eloquente : "non sono mica matto!!". Questa risposta giusta o sbagliata essa sia, normalmente, non sempre ovviamente, ma molto spesso sì, esclude alla corsa per la carica di primo cittadino, consigliere o assessore comunale le persone più autorevoli e più valide. Pertanto parafrasando il calcio non "essendoci i titolari, giocano le riserve" ed è quello che sembra stia succedendo a Godiasco-Salice Terme dove i pezzi da novanta, politici che hanno guidato il comune per anni come Berogno e Somensini preferiscono stare dietro le quinte, altri, che se si presentassero metterebbero d'accordo tutti, perché stimati dalla stragrande maggioranza della popolazione, e potrebbero vincere facilmente, in primis Piercarlo Franchignoni o Matteo Ferrari, e facciamo i loro nomi semplicemente perché hanno avuto un passato politico come consiglieri e/o assessori comunali, sono in tutt'altre faccende, affaccendati nella loro attività professionale e nei loro impegni familiari. Ho fatto questi due nomi, ma se ne potrebbero fare alcuni altri, sia di salicesi che di godiaschesi, perché queste persone hanno dimostrato in passato, quando sono stati eletti, di essere super partes e di svolgere la loro attività mettendoci tanto del loro tempo libero anche lavorativo, dando l'esempio quando c'era da fare concretamente, anche lavorando con le proprie braccia, qualcosa per il comune e facendo tutto questo mettendoci del proprio anche economicamente senza nessuno scopo se non quello di fare il bene di Godiasco-Salice Terme e soprattutto senza quella voglia di presenzialismo o quella voglia di apparire che spinge molti altri possibili candidati. Questo la gente lo sa, basta parlare con loro nella pubblica via o negli esercizi pubblici e commerciali di Godiasco-Salice Terme, facciamo per brevità l'esempio di Piercarlo Franchignoni, ma potrebbe essere esteso ad altri, dove quando si parla delle liste dei candidati sindaci del comune la risposta è sempre una: "E sì, se Franchignoni l'acetas al fus perfet e al vinsas facil" ( e sì, se Franchignoni accettasse sarebbe perfetto e vincerebbe facilmente). Purtroppo come dicevamo prima, i Franchignoni e le altre persone del loro spessore sem-

bra proprio che neanche ne vogliano sentir parlare di mettersi in lista. Essendo autunno cosi come cadono le foglie a GodiascoSalice Terme cadono anche i candidati più autorevoli e di spessore, quindi senza "titolari" sembra proprio che giocheranno le "riserve". Alcuni di queste possibili "riserve" che vogliono candidarsi a sindaco hanno già dimostrato che riserve non erano solo di nome, ma anche di fatto, avendo ottenuto, una volta intrapresa la loro carriera politica con varie funzioni e/o incarichi da paese, risultati per lo meno opinabili, risultati appunto da "riserva" e stanno sudando le proverbiali sette camice per fare la lista, cercando alleanze anche con chi fino a ieri era nella lista opposta, al grido di "w la coerenza…". Ci sarà chi cambierà bandiera rispetto alle ultime o penultime o terz’ultime elezioni, ma si sa in politica l'avversario di ieri può essere l'alleato di oggi, e quindi due persone si potrebbero presentare nella stessa lista mentre fino a ieri si sono "insultati" e non solo politicamente parlando, perché in liste opposte. I due presunti "allenatori", in base a quanto dice la gente ed in base alla loro esperienza politico-amministrativa, Somensini e Berogno, sembra stiano facendo le loro mosse sottotraccia per cercare di consigliare le "riserve" con aspirazioni da primo cittadino affinchè allestiscano una squadra, pardon una lista, presentabile. Molti diranno per fortuna ed io invece dico purtroppo perchè nè Somensini nè Berogno hanno l'intenzione di ridiscendere in campo in prima persona, pertanto nonostante le smentite dei due presunti "allenatori", presumo che con le "riserve" che hanno a disposizione cercheranno di fare qualcosa... A Salice si cerca di far ragionare i vari, forse due ma potrebbero essere tre, contendenti salicesi affinchè depositino le loro voglie d'indossare l'agognata fascia tricolore al fine di presentare una sola lista perché il rischio, per opinione comune, è che se gli aspiranti primi cittadini di Salice fossero due o peggio ancora tre, quindi due o più liste salicesi e ci fosse una sola lista godiaschese, a Salice si dividerebbero i voti e vincerebbe la lista godiaschese. Anche a Godiasco ci sono almeno due o tre persone che avrebbero voglia d'indossare la fascia tricolore, e se come durante l'ultima tornata elettorale, Berogno dovesse riuscire a mettere in campo una sola lista con un candidato più o meno presentabile, potrebbe ancora una volta spuntarla e vincere e far indossare al suo designato la fascia tricolore. In tutto questo turbillon, che comunque interessa meno ai cittadini di una qualsiasi partita di calcio, giocheranno un ruolo anche i tre consiglieri comunali che hanno messo in minoranza e quindi fatto decadere il sindaco Barbieri. Mentre sembrava certo potessero, almeno alcuni di loro, essere assorbiti e assopiti nella lista che proporrebbe l'ex vicesindaco Fabio Riva altri dicono che almeno uno di loro, dico io coraggiosamente e coerentemente, possa preparare una sua lista. Altri ex consiglieri comunali vorrebbero anche loro preparare una lista, insomma una situazione tutta in divenire dove tante riserve non tutte ovviamente… non tutte, altrimenti qualcuno si offende, vorrebbero indossare la fascia tricolore ed essere fotografati nei prossimi anni mentre tagliano il nastro di inaugura-

GODIASCO SALICE TERME

ELEZIONI GODIASCO-SALICE TERME: TANTO LAVORO PER I DUE "ALLENATORI"

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zione della sagra della salamella. Ci sono ancora diversi mesi per i due allenatori ufficiosi, ma comunque così come dicono i rumors paesani, sempre attivi, Berogno e Sommensini, il lavoro da fare è ancora tanto. Per Somensini cercare di far capire che a Salice due liste avrebbero poche probabilità di successo e quindi smussare gli angoli affinché si presenti una sola lista, in poche parole dire come si fa con i bambini quando giocano a calcio, adesso giocano loro, poi a rotazione giocano tutti.Per Berogno il compito potrebbe essere un pochino più difficile perché al momento non sembra ancora esserci a Godiasco o comunque in quella parte politica dei simpatizzanti dello storico ex sindaco Berogno, un nome presentabile che si elevi sopra gli altri.Al di là di tutti i rumors e di tutte le voglie, questa è la situazione oggi, ribadisco quanto detto nei mesi scorsi, pur sapendo che per molti quello che sto dicendo è una bestialità, le soluzioni migliori sono due: o si presentano per la carica di sindaco Berogno e Sommensini o si presenta per la carica un candidato forte che metterebbe d'accordo tutti come ad esempio Piercarlo Franchignoni o Matteo Ferrari o altri nomi come loro. Purtroppo questo sembra non essere possibile o perché come nel caso di Berogno e Somensini, non hanno più intenzione di mettersi in prima linea direttamente o come nel caso di Piercarlo Franchignoni o Matteo Ferrari, perché queste persone non hanno intenzione di rubare del tempo alla propria attività o alla propria famiglia. Al momento quindi i possibili candidati sindaci sono quasi tutti delle riserve, e diciamo quasi tutti, come detto poc'anzi per non offendere nessuno, perché si sa come molte delle "riserve" sia suscettibili... Gli abitanti di Godiasco-Salice Terme attendono, per ora con scarso interesse, e del resto come fare a dargli torto chi saranno i membri delle due o più liste che si presenteranno ai nastri di partenza. Il rischio per il paese, tutto il paese, è uno solo, chi segue il calcio lo sa: mandare in campo le riserve normalmente non porta alla vittoria, in questo caso la vittoria è il rilancio di Godiasco-Salice Terme, un paese che negli ultimi 10 anni, se giocasse un campionato di calcio, ha una media punti da retrocessione, ma questo tutti lo sanno… il paese e lì da vedere….


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CECIMA

aristide ferrari: "la guerra è un cancro"

"L' 8 Settembre non andai nè con la Repubblica Sociale, nè con i partigiani" Di Vittoria Pacci

Ferrari Aristide, classe 1916 ha da poco festeggiato, il 19 Ottobre, 100 anni di vita. Una vita intensa dove i ricordi della guerra affiorano sempre, nitidi, ricchi di particolari e con loro le lacrime, "perché la guerra è un cancro". Così Aristide Ferrari esordisce quando inizia a parlare della sua vita. Di Cecima, proviene da una famiglia di agricoltori e agricoltore e meccanico è stato fino alla chiamata alle armi nel Maggio del 1938. Mai impegnato in prima linea ma come conducente ha rifornito i reparti combattenti in forza alla Compagnia Comando Reggimentale del 4° Rgt Alpini. Nel suo racconto di guerra parla di molti paesi in cui è stato, Francia, Albania, Grecia. Qual è stata la nazione in cui è stato trattato meglio? "Certamente la Grecia, ci sono stato un anno. I greci erano poverissimi, non avevano nulla e vedevano in noi dei 'salvatori' perché gli portavamo il pane. Ho trovato veramente della brava gente lì in Grecia ma anche in Veneto ed in Friuli, erano tutti protettivi nei nostri confronti". Il paese di cui invece ha un pessimo ricordo? "L’Albania, succedevano cose terribili. So anche da racconti di altri reduci che anche in Jugoslavia e in Russia la guerra era particolarmente truce. In Jugoslavia se venivi catturato ti buttavano nei pozzi e in Russia ti tagliavano a pezzi". Lei ha passato come riporta il suo foglio di concedo 6 anni, 11 mesi e 5 giorni di servizio effettivo sotto le armi. Il ricordo che più la tormenta? "L’attraversata notturna dell'Adriatico nel 1941. Ricordo il mare burrascoso, il mal di mare… Quando sbarcammo a Valona ricordo la passerella traballante e stretta, da brividi! Sempre in Albania, un giorno, passando accanto ad alcuni caduti, noto che uno ha un paio di scarponi ancora in buono stato e decido di sostituire i miei che sono mal ridotti con i suoi.

Aristide Ferrari Mentre tento di sfilarli, a causa di un ramo su cui era disteso il cadavere e che si sposta, mi dà l’impressione che il morto si rialzi… Con il cuore in gola inizio a correre… Tutto quel periodo fu per me veramente duro". Conserva anche qualche ricordo che la fa sorridere? "Nonostante il clima che si viveva, ne ho molti, sembrerà strano ma è così. Sicuramente tutti i più bei ricordi sono legati al mio periodo passato in Grecia. Un Natale, una ragazza del posto che mi insegnava la lingua, mi ha invitato a pranzo. Ho risparmiato mangiando poco i giorni precedenti per riuscire a conservare una ‘micchetta’ di pane… Non le dico la felicità di quella famiglia quando ho tirato fuori il mio pane. Sono rimasto legato a quella famiglia che mi ha voluto bene e ancora oggi ogni tanto mi dico qualche parola in greco, per non dimenticare…". Ottimi rapporti con la popolazione sia in Grecia che in Italia, dove nel '42 era impegnato in azioni antipartigiane sul fronte orientale, mentre non ha mai legato con gli alleati tedeschi….

"Io e altri commilitoni abbiamo avuto diversi screzi con i tedeschi a causa del loro modo di fare arrogante, ricordo in Grecia che addirittura scoppiò una vera e propria rissa con alcuni soldati tedeschi che in procinto di trasferirsi in Italia, avevano detto di volersi divertire con le donne italiane. Li pestammo ben bene…". Prima il tifo e poi la malaria la rendono inabile alla guerra così scampa la Russia, resta in Italia e con l’8 Settembre torna a casa. Qui cosa succede? "Non vado né con la Repubblica Sociale né con i partigiani e trascorro il resto del periodo della guerra nascondendomi con altri giovani del mio paese. Venivano a cercarmi, di continuo, soprattutto i partigiani, chiedevano a mio padre dov’ero… Una volta sono arrivati ed io ero nel sottoscala di casa, per fortuna non mi hanno trovato. Abbiamo poi costruito un nascondiglio camuffato con paglia e un mucchio di sassi, ma eravamo costretti a cambiare continuamente perché in paese c'erano diverse spie, e devo dire per fortuna che abbiamo cambiato nascondiglio perché quel mucchio di sassi è crollato e se io fossi stato dentro sarei morto certamente". Finita la guerra è potuto tornare alla sua vita, si è sposato, ha avuto una figlia ed ha tanti nipoti che le stanno accanto... "In guerra ho rischiato più volte di morire e nel 1988 un tumore mi stava uccidendo… Credo di essere un miracolato, credo che la Madonna mi abbia sempre protetto nell'arco della mia vita, ma ora ho un grande desiderio, quello di stare con mia moglie. Lei è morta 15 anni fa di leucemia, l'ho rivista nell' 88 quando a Genova operato per il tumore stavo per morire, ma mi disse che non era ancora il mio momento. Ora voglio stare con lei, non chiedo altro".


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Il presidente ONLUS SOSTENITORI OSPEDALE DI VARZI AD UN ANNO DALLA NASCITA

Di Giacomo Braghieri

Da una bellissima battaglia civile nata da un manipolo di persone determinate a far si che l'ospedale SS.Annunziata di Varzi non fosse l'ennesima vittima dei famigerati tagli lineari che da Roma si riversano regolarmente sul nostro territorio è nata la Onlus Sostenitori Ospedale di Varzi (SOV). Sempre più spesso, anche in Oltrepò, i cittadini scendono in piazza per difendere direttamente i loro diritti, che in questo caso è il diritto costituzionale alla salute. L'uso dei social network diventa un volano e catalizza migliaia di persone su problemi comuni. La bravura degli organizzatori è stata quella di sostituire i "like" di poco significato, con una petizione portata nelle piazze e sulle strade che ha raccolto più di 10.000 firme valide. I partiti veri si sono accorti subito della novità, quelli di carta come al solito hanno fatto melina. Abbiamo raggiunto il Dottor Aldo Tarenzi Presidente della SOV. SOV Onlus nasce dopo una grande manifestazione d'impegno civile a favore della conservazione ed il potenziamento delle funzioni del presidio ospedaliero di Varzi, quali sono le sue finalità? "Le finalità della Onlus SOV, sono il potenziamento delle capacità operative dell'ospedale di Varzi, un'attività di informazione sulle sue valenze ed eccellenze, una raccolta di fondi per sostegno economico alle dotazioni tecniche e formative degli operatori del presidio". Quali sono i contatti fra un ente di diritto pubblico come l'ASST e un'associazione di diritto privato come la SOV Onlus? "I contatti sono gestiti sia direttamente con la direzione della ASST, sia con l'intermediazione della direzione sanitaria di presidio". Gran parte delle associazioni spontanee vivono nel primo anno il periodo più critico, come sta andando? "Alle soglie del primo anno di attività, le uniche difficoltà sono quelle di definire, con una precisa convenzione, i limiti della nostra attività nel rispetto delle competenze della ASST. Non vogliamo essere alternativi a mansioni e protocolli operativi che già sono competenza degli operatori sanitari del presidio ma offrire un contributo per collaborare. A questo proposito stiamo lavorando alla stesura di un regolamento operativo e siamo in attesa di una locazione all'interno dell'ospedale per garantire una nostra presenza diretta per i pazienti". Lei ha lavorato nell'IRCCS Policlinico San Matteo, è stato primario a Varzi e conosce la sanità

privata, in un momento critico come questo che senso ha potenziare un presidio come il SS. Annunziata di Varzi? "Proprio per la criticità del momento che la sanità sta attraversando penso che il potenziamento dell'attività (riduzione delle liste di attesa per le prestazioni, supporto informativo per la popolazione del bacino di utenza) sia particolarmente importante in un'area disagiata per l'elevata età media della popolazione e per la viabilità spesso problematica". La Sov Onlus come si finanzia? "La SOV Onlus si finanzia con le donazioni volontarie di pazienti o sostenitori, con i proventi di eventi pubblici i cui organizzatori devolvono gli introiti e con il tesseramento". L'ospedale offre al territorio un servizio sanitario ed economico lei cosa ne pensa? "L'Ospedale di Varzi ha un indotto occupazionale notevole data la quasi scomparsa di aziende dal territorio. Sotto l'aspetto sanitario è un presidio imprescindibile per la quantità e qualità delle prestazioni che può erogare e per l'alta professionalità degli operatori". Come si sta muovendo la sanità in provincia in questi tempi di crisi? "La sanità in provincia si sta muovendo, a quanto risulta dai fatti, per distribuire nel modo più equo possibile le scarse risorse economiche e strutturali che ha. Certamente non si possono accontentare tutti i presidi ospedalieri e tutte le pulsioni locali. La valutazione di chi va potenziato o depotenziato è legata a valutazioni dei dati obiettivi qualitativi e quantitativi delle prestazioni erogate e non certo, come nei tempi passati per compiacere o meno potentati locali o campanilismi". Il concetto di sussidiarietà nel campo sanitario in Lombardia va dai grandi IRCCS di diritto privato ad associazioni benemerite ed importanti come VIDAS, che collocazione vorreste dare alla vostra onlus? "La nostra Onlus vuole collocarsi, con efficacia e con gradimento da parte dell'utenza, nell'ambito di tutte le associazioni volontarie che già operano nel settore della sussidiarietà in campo sanitario. Il nostro obiettivo è l'ospedale SS. Annunziata di Varzi, dove quando saremo completamente operativi ed avremo una locazione interna, contiamo di svolgere un'attività di supporto informativo, di facilitazione dei contatti con il personale medico e paramedico, di sostegno psicologico ai pazienti e loro parenti. Queste attività saranno svolte dai nostri volontari dopo aver praticato corsi formativi".

VARZI

"Le finalità sono il potenziamento dell'ospedale di Varzi"

Aldo Tarenzi Come medico come pensa si svilupperà l'assistenza sanitaria in futuro? "Non è facile fare previsioni sul futuro della sanità. La medicina preventiva, tranne che in poche strutture, è ostacolata dalle carenze di apparecchiature e di personale medico e paramedico dedicato. I progressi della diagnostica clinico strumentale e delle terapie sono assolutamente enormi. Tenga conto che io mi sono laureato nel 1970 e quindi ho vissuto i progressi della Medicina durante 46 anni. Il confronto con lo stato dell'arte di allora è impressionante. Purtroppo l'accesso a tutte queste maggiori possibilità diventa sempre più problematico e stimola il ricorso a strutture private (perlomeno per chi se lo può permettere). A questo uniamo il progressivo aumento dell'età media collegato alle patologie croniche. Insomma il notevole progresso qualitativo della sanità non seguirà, a mio parere, l'aumento della richiesta di salute in modo paritetico. Comunque questa mia opinione abbastanza pessimistica, potrebbe nel futuro evolvere anche diversamente in rapporto al miglioramento della situazione socio economica e legislativa". A un giovane di 20 anni conviene farsi un assicurazione privata? "Sicuramente ad un giovane di 20 anni conviene farsi un assicurazione privata. Il problema è il costo di questa assicurazione, che in genere è molto alto. Anche chi è supportato dalla famiglia deve prevedere che probabilmente verrà un momento in cui dovrà provvedere personalmente a pagarsi l'assicurazione. Data l'attuale situazione occupazionale dei giovani, temo che non saranno molti a potersi assicurare almeno fino a quando non cambierà radicalmente la situazione socio economica ed occupazionale".


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"il senato è come un grande castello..."

Di Valentina Villani

Durante l'estate appena trascorsa i bambini e ragazzi di Menconico hanno partecipato ad un soggiorno estivo presso il centro turistico la Pernice Rossa e, all'interno di quell'ambito ludico ed espressivo, questi ragazzi hanno realizzato un libro all'interno del quale hanno inserito alcuni racconti. Papa Francesco, venuto a conoscenza di questo libro ha voluto conoscere i ragazzi insieme alle loro famiglie. Così, il gruppo ha avuto modo di incontrare Papa Francesco a Roma I racconti sono stati elaborati, inventati e successivamente raccolti e stampati all'interno di un libro dal titolo "I racconti della Pernice". Questi racconti sono stati successivamente consegnati nelle mani di Papa Francesco, dove nell'occasione, i ragazzi hanno indossato una maglietta gialla con la scritta "Comune di Menconico - viva Papa Francesco". "È stato un incontro di grande emozione ed indescrivibile da raccontare" – spiegano. Abbiamo raccolto i pensieri di bambini e ragazzi riguardo questi momenti per loro così magici ed indimenticabili. Caterina Rossi "Mi è piaciuto molto il viaggio a Roma, in particolare il Senato è come un grande castello, la stanza più bella raccolta dove senatori vanno a votare. È stato molto bello anche il Colosseo e il Papa era simpatico e dolce, il viaggio sul treno è stato rilassante e in compagnia dei miei amici”. Leonardo Rossi "Mamma, quel signore vestito di bianco era molto gentile, mi ha dato un bacio e mi ha regalato un rosario”. Nicolò Bertorelli "La vacanza a Roma è stata la più bella della mia vita, perché ero in compagnia degli amici e perché ho visto il Papa". Federico Caronni "La gita a Roma è stata divertente, ma anche didattica, scoprire monumenti così belli e vedere il Papa così

vicino a me". Aurora Volpi "Il viaggio a Roma mi è piaciuto molto perché sono stata in compagnia dei miei amici, perché tutto molto interessante mi piaciuto il giro turistico fatto con il pullman, soprattutto il Colosseo e l'incontro con il Papa". Yari Montagna "E' stata una bella esperienza tutti insieme e una grande emozione riuscire a stringere la mano a Papa Francesco". Chiara Rossi "Un'immensa città, una distesa d'arte in tutto il tuo splendore, giorni di fuoco per noi, di scosse per altri. Camminare e camminare per le strade, fermarsi a guardare, ammirare, ricominciare a camminare. Uscire da un vicolo trovarsi ad un palmo di mano con la fontana di Trevi giovare per le strade di sera e trovare artisti di strada, persone capaci di mostrare le proprie doti di disegnare, intagliare legno, sughero o fare musica. Poi tutto questo svanisce, torni nella tua normalità e ti sembra quasi tutto un sogno bellissimo e sei benissimo che lo rifaresti mille e mille volte ancora, come il semplice entrare in libreria e comprare un libro". Federico Rossi "Mi sono divertito molto a Roma, stando in una una città con migliaia di anni di storia, vedendo monumenti

MENCONICO

"Vedere il Papa mi ha trasmesso gioia e serenità"

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millenari che, visti di persona sembrano molto più belli e stando con i miei amici. E' stata un'esperienza fantastica che avrei voluto durasse di più". Cesare Pallavezzati "Questa gita mi è piaciuta perché stata una nuova esperienza. Vedere il Papa mi ha trasmesso gioia e serenità. Anche visitare i monumenti è stato emozionante ed è stato utile anche per la mia cultura personale. Tutto ciò è stato allietato da una gradevole compagnia, Un'esperienza così è da rivivere". Michael Mongello "Non c'è parola che descriva l'emozione di stare a cinquanta metri dal Santo Padre". Ilenia Rossi "Roma la città eterna, è un museo all'aria aperta, di notte è fatto di stelle, di giorno di nuvole candide come la neve. Questo viaggio non lo dimenticherò mai, mi ha insegnato tanto e mi ha dato tanto da ricordare. Non riesco ancora a credere come da un centro estivo sia nato questo, grazie mille a tutti”. Federica Moncalvo "Le meraviglie di Roma. I nostri sorrisi sinceri. E il divertimento che non finisce mai". Matteo De Rinaldini "Mi è piaciuto molto vedere il Papa". Aurora di Iorio "Della gita a Roma non scorderò mai l'emozione che ho che ho avuto nel vedere Papa Francesco con tutti quei fedeli che lo acclamavano. Ho avuto una sensazione di gioia vederlo con quel suo sorriso che rassicura e tranquillizza. Mi ha colpito la sua umanità nel salutare confortare gli ammalati, la tenerezza con cui prendeva in braccio i bambini. Ma quello che ha riempito di gioia il mio cuore è che tutto questo l'ho condiviso con mio padre e con gli amici del gruppo".


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"NON MI VA DI DARE SPAZIO A QUESTI BAttIBECCHI DA CORTILE"

di

Valentina Villani

Quella del torrente Coppa è una questione alquanto importante e, a quanto pare, non cessa di far parlar di sé. Dalle svariate documentazioni reperite attraverso il "Comitato Valle Coppa", si evidenziano ben quarant'anni di ricerche, analisi, enigmi ed incognite ma, nonostante tutto, ancora oggi, non si sono trovate valide soluzioni al fine di arginare definitivamente questo enorme problema. Dalle indagini svoltesi all'interno dei comuni interessati, tra la cittadinanza le preoccupazioni che emergono sono sempre più in forte crescita, mentre dall'amministrazione Callegari si evince che la situazione sia sotto controllo, come ci informa lo stesso sindaco all'interno dell'intervista da noi realizzata lo scorso mese di cui pubblichiamo qualche stralcio: "è vero che c'è stato un momento in cui il depuratore interno non funzionava, che ha creato quindi problemi ed i miasmi erano aumentati. Ma con il nuovo impianto il nostro depuratore è stato sempre monitorato, per cui che noi siamo sotto sanzione è solo una bufala. Gli odori sono ormai per fortuna rari, continueremo comunque a controllare per migliorare la questione della colorazione dell'acqua, ma per tutto il resto, posso assicurare che il depuratore sito nel comune di Casteggio funziona benissimo". Il consigliere comunale di minoranza Francesco Arnese, anche in virtù del suo ruolo di responsabile Federconsumatori per il territorio casteggiano, è stato contattato dagli esponenti del "Comitato Valle Coppa" e così, dopo aver svolto i dovuti approfondimenti, ha presentato una mozione nei confronti dell'amministrazione Callegari, riguardo l'argomento in questione: "che i problemi non sussistano lo dice lui – sottolinea Arnese rivolgendosi al primo cittadino – tuttavia non mi va di dare spazio a questi 'battibecchi da cortile', preferisco attenermi ai dati di fatto". Il consigliere Arnese, prima di proseguire con l'intervista, ci tiene a fare una precisazione: "vorrei informare chi leggerà questo articolo che AB MAURI dispone di un proprio depuratore, che in passato è stato usato per depurare i reflui che venivano immessi direttamente nel fiume Po. AB MAURI paga alla società 'Pavia Acque' la quota parte per la depurazione che la struttura pubblica esegue in sue veci. Questa depurazione dei reflui industriali, pare comporti una spesa esosa per l'impiego del materiale che necessariamente deve essere adoperato. In virtù di ciò, si ha motivo di ritenere che il calcolo delle spese abbia indotto una società per azioni, quale AB MAURI, a prediligere Pavia Acque per la spesa dovuta, piuttosto che sostenere la spesa necessaria per attivare il proprio impianto di depurazione. A questo punto una domanda sorge spontanea: perché l'azienda non esegue correttamente il pre trattamento dei suoi reflui, prima di immetterli in fogna e collassare il depuratore, come contestato recentemente per ben due volte da ATO (Azienda Speciale Ufficio d'Ambito Territoriale Ottimale della Provincia di Pavia per la regolazione e la pianificazione del Servizio Idrico Integrato)?". Si dice che le denunce presentate negli anni riguardo l'argomento siano state parecchie... hanno portato a qualcosa di concreto? "Le varie denunce presentate hanno sollecitato vari enti preposti al controllo che, a loro volta, hanno effettuato diversi rilevamenti, attestando l'inquinamen-

Francesco Arnese to da sostanze organiche propri della lavorazione dello stabilimento AB MAURI S.p.a., che prima ancora fu Casteggio Lieviti e Vinal. Va sottolineato un dato oggettivo molto importante ovvero che l'Europa aveva monitorato tutti i depuratori non a norma della Lombardia, includendo Casteggio tra quelli della provincia di Pavia e, al fine di ottenere i giusti adeguamenti, aveva annunciato il proposito di sanzionare chiunque fosse risultato inadempiente. Così, gli enti interessati, comune di Casteggio (quale titolare del bene) incluso, insieme ad ASM Voghera, società vincolata da contratto per la gestione del depuratore, prepararono un piano di intervento per elevare da 30 a 80mila abitanti la potenzialità del depuratore". Il progetto quindi prese vita... "Regione Lombardia finanziò il progetto con una cospicua somma e ASM Voghera curò i lavori, affidati ad una Srl del Veneto. L'esecuzione dei lavori fu quindi segnalata da chi di dovere e successivamente, l'Europa cancellò il depuratore di Casteggio dell'elenco degli inadempienti. Ma il risultato ottenuto al termine dei lavori si rivelerà un vero e proprio flop". Si vocifera che il depuratore possa ritornare ad essere sanzionabile da parte dell'Europa, è esatto? "Un assessore della provincia di Pavia, la scorsa primavera convocò nel suo ufficio i rappresentanti di ASM Voghera, il sindaco Callegari e il direttore dello stabilimento AB MAURI, per comunicare loro che la riuscita dell'opera non avrebbe potuto essere ufficializzata, poiché una qualsiasi analisi avrebbe inficiato la dichiarazione stessa e il depuratore sarebbe ritornato ad essere sotto sanzione da parte dell'Europa". Cos'altro si è stabilito durante quest'incontro? "Cosa si sia stabilito nel corso di detta seduta non è dato sapere, tuttavia di certo posso comunicare ciò che ho avuto la possibilità di reperire durante la mia convocazione da parte dello stesso assessore, unitamente al collega Giulio Giovanetti. Abbiamo appreso che il tema della discussione tra provincia, comune

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Arnese: "Che i problemi non sussistano lo dice il Sindaco Callegari"

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di Casteggio, ASM Voghera e AB MAURI, era appunto il malfunzionamento del depuratore di Casteggio, non in grado di depurare il carico di reflui cui era sottoposto". E poi che accadde? "Il 'Comitato Valle Coppa', consapevole di tale realtà, ha provveduto a denunciare lo sperpero di denaro pubblico alla Procura della Repubblica di Pavia, sostenendo che il potenziamento non era stato elevato come previsto dal progetto. Sono state poi eseguite le analisi delle acque dagli uomini della Guardia Forestale e, la Procura della Repubblica di Pavia, ha trasmesso un avviso di garanzia ad un rappresentante di ASM Voghera. Federconsumatori, in difesa dei diritti dei componenti del 'Comitato Valle Coppa', si è costituito parte civile nel procedimento penale attivato. Altrettanto ha fatto il sindaco di Casteggio, considerandosi parte lesa, dando però in seguito mandato al proprio legale di ritirare tale costituzione. A questo punto nascono le schermaglie: nessuno si sente colpevole e ciascuno pensa che la responsabilità sia altrui". Un tutti contro tutti insomma... "ASM Voghera informa di aver più volte riferito al Comune di Casteggio che il depuratore non era in grado di smaltire le quantità di reflui industriali immessi in fogna dalla AB MAURI, e che pertanto Casteggio sarebbe dovuto intervenire nei confronti della ditta, affinché immettesse in fogna liquami già trattati, sulla base di precisi parametri assegnati dall'ente ATO di Pavia. L'organo provinciale di controllo ATO, in data 9 e 29 settembre 2016, impone alla ditta AB MAURI l'obbligo di eliminare le criticità riscontrate in occasione delle analisi eseguite precedentemente. In entrambe le circostanze, è stato ventilato il proposito di procedere alla revoca di quella autorizzazione che gli ha permesso sino a quel momento di versare in fogna i reflui derivanti dalla lavorazione industriale. Sulla base di questa situazione e in qualità di consigliere comunale, lo scorso mese ho chiesto attraverso una mozione, che la questione fosse discussa pubblicamente in sede di consiglio. La mia richiesta diretta al sindaco era che egli si facesse promotore nell'informare i sindaci dei comuni interessati dal fenomeno dei miasmi e che inoltre, si facesse carico di invitare i responsabili della AB MAURI al rispetto dei doveri imposti dall'organo di controllo ATO". Qual è stato l'esito della mozione? "La votazione della mozione in sede di consiglio ha avuto solo due voti a favore e ben otto contrari. Mi domando su quale base pubblici ufficiali votino contro una proposta come quella da me presentata. Avranno tenuto conto che l'ATO, con missiva 9/9/16, ha diffidato la ditta AB MAURI ammonendola nel caso in cui non eliminate le criticità riscontrate in sede di precedente controllo?".


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Croce rossa: al via un centro unità di crisi

"L'idea è partita sotto lo stimolo di diversi avvenimenti avvenuti negli ultimi tempi" Di Valentina Villani

Nuovi progetti importanti stanno per realizzarsi sul territorio casteggiano, si tratta infatti di interventi che gioveranno a tutta la comunità, come la realizzazione di una nuova struttura che diverrà a tutti gli effetti un centro unità di crisi, l'unico presente sul territorio provinciale e, proprio per questo motivo l'idea sarà quella di renderlo disponibile a tutta la nostra provincia. Paolo Poggi volontario della Croce Rossa di Casteggio e delegato locale Area 3 – protezione civile c'informa che i lavori potrebbero partire a breve, si attende solo la conferma per la prima tranche di un finanziamento importante da parte di un istituto bancario. "Allo stato attuale stiamo effettuando altre richieste di finanziamento, sempre presso istituti bancari – spiega Poggi – successivamente l'idea è quella di allargare la ricerca anche presso aziende del nostro comprensorio. In un secondo momento cercheremo appoggio anche dalla popolazione, recandoci porta a porta per spiegare il nostro progetto e richiedere una loro sottoscrizione". Nel dettaglio, in cosa consiste questo progetto? "Si tratta sostanzialmente dell'ampliamento di un edificio già presente, presso l'ex officina del gas, struttura che abbiamo acquisito recentemente all'interno di quest'area adiacente all'attuale sede della Croce Rossa di Casteggio. Al piano terra sarà realizzata tutta una sala di emergenza unità di crisi, che verrà attrezzata anche con supporti informatici". Da che cosa nasce questa esigenza? "Questa unità nasce dall'esigenza di creare un punto di ritrovo, che sia utile a tutte le forze presenti sul territorio, quindi l'Area 3 – Protezione Civile, Croce Rossa, amministrazione comunale, Polizia Locale e Vigili del Fuoco, per il coordinamento delle attività in caso di emergenza. Siccome all'interno della nostra provincia non ne esiste ancora una, vorremo poi

Paolo Poggi allargare il discorso a livello provinciale". In che modo è partita l'idea di questa nuova unità operativa? "L'idea è partita sotto lo stimolo di diversi avvenimenti avvenuti negli ultimi tempi, come l'evento dei lego alla Certosa Cantù, che ha portato un numero piuttosto considerevole di visitatori impegnandoci in maniera importante, ma anche dopo la recente scomparsa della ragazza casteggiana avvenuta qualche mese fa. Ci siamo resi conto di che non disponevamo di un punto preciso in cui ragionare e pianificare gli interventi in condivisione, se non il camper dei Vigili del Fuoco, da qui la necessità di un appoggio per la comunità". Realizzerete qualcosa anche al piano superiore della struttura? "Il piano superiore sarà dedicato alla realizzazione di una palestra per anziani e disabili, totalmente gratuita. Inoltre, dedicheremo due aule a ripetizioni extrascolastiche per i ragazzi che ne hanno necessità, sia italiani che stranieri. Tutto questo sarà possibile grazie anche alla volontà di due insegnanti, che si sono offerte di prestare i loro servizi a titolo gratuito. In realtà quest'ultimo progetto è già attivo, ma c'era la necessità di attrezzare nuove aule, al fine di poter ampliare il servizio". Anche il progetto di tele soccorso e tele assistenza verrà inserito nella nuova struttura? "Certamente. Tele soccorso e tele assistenza avranno una duplice funzione, infatti, oltre ad un discorso di emergenza, cureremo anche un aspetto socia-

le. Quest'iniziativa sarà mirata all'aiuto di anziani e disabili, non limitata al solo telesoccorso inteso come chiamata di emergenza, ma servirà anche per svolgere funzioni quotidiane, per quelle persone che, trovandosi sole e non potendo uscire dalla loro abitazione, potranno rivolgersi a noi nel caso in cui abbiano necessità di acquistare farmaci o fare la spesa. Attraverso questo sistema, verificheremo anche il loro stato di salute, attraverso telefonate di cortesia". Infine i magazzini "Avevamo necessità di realizzare alcuni magazzini, al fine di colmare il tempo di domanda e offerta, poiché molto spesso accade che le persone ci offrano materiali ed abiti in disuso per le persone bisognose e, a meno che la richiesta non sia immediata, spesso ci troviamo nella condizione di non avere un luogo in cui collocarli in vista di necessità future. Li utilizzeremo quindi per la raccolta di cibo, indumenti, mobili, oggetti ed elettrodomestici". Un altro fronte sul quale vi state muovendo è l'area dedicata all'addestramento cinofilo della Croce Rossa. Ce ne vuole parlare? "Mancano giusto gli ultimi incartamenti e, a breve, partiremo con la sistemazione di un terreno che l'amministrazione comunale ci ha concesso a titolo gratuito. Si tratta di un terreno comunale, situato tra cimitero e torrente Coppa, che sistemeremo e ripuliremo al fine di renderlo idoneo ad un campo di addestramento per cani da ricerca. Inoltre verrà anche utilizzato per gli addestramenti del personale della croce rossa". In cosa consiste questo addestramento cinofilo? "Ci sono due tipologie di addestramento da ricerca. Il primo è rivolto alla ricerca su macerie, mentre l'altro prende il nome di terreno aperto, che poi in sostanza sarebbe la ricerca nel bosco di persone disperse. I cani, di proprietà di noi volontari, saranno addestrati da Paolo Lanzani, istruttore responsabile del gruppo cinofilo di Milano. Avere uno spazio come questo è per noi molto importante, perché potremo svolgere le attività di un comitato come quello della Croce Rossa, inoltre lo metteremo a disposizione dei colleghi delle altre sedi presenti sul territorio provinciale, perché riteniamo sia importante e che, di conseguenza, tutti debbano avere la possibilità di usufruirne". Lo scorso mese, in collaborazione con l'amministrazione comunale, vi siete impegnati nella realizzazione di una cena, allo scopo di raccogliere fondi da destinare alle vittime del terremoto di Amatrice. Ci racconta com'è andata? "E' stata una serata importante, abbiamo organizzato una cena benefica all'interno della struttura OltreExpo presso l'ex area Truffi. La popolazione ha risposto molto bene alla serata, infatti abbiamo registrato una partecipazione importante, seicento persone per la precisione e, detto in tutta franchezza, i numeri sono andati oltre le nostre aspettative. Siamo riusciti a raccogliere circa 11mila euro che, sommati ai 3mila, devoluti dall'amministrazione comunale che ha optato di rinunciare ai fuochi artificiali per utilizzare la somma in favore delle vittime del sisma, ammontano ad un totale di 14mila euro". Terremoti... Purtroppo fenomeno che nell'ultimo periodo sta distruggendo il centro Italia... "La Croce Rossa, proprio qualche ora fa, ci ha trasmesso richieste di aiuti, a breve partiranno alcuni volontari in sostegno dei terremotati a Norcia e Camerino, zone colpite dall'ultimo sisma".


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LUCA BONIZZONI: "ALL'INIZIO AVEVO PAURA DELLE API..."

di

Giacomo Braghieri

Intervista a Luca Bonizzoni titolare dell'azienda di apicoltura più rilevante d'Oltrepò, un'eccellenza essendo la prima azienda d'Italia nella produzione di miele e prodotti dell'alveare biologici. Ha studiato lettere e filosofia, è vicepresidente degli apicoltori professionisti italiani dopo 15 anni di presidenza. Ha iniziato da zero. Quando ha iniziato a produrre miele? "Ho iniziato nel 1979. Nonostante i miei studi umanistici decisi di voler lavorare all'aria aperta, questo mi creò un momento di difficoltà, casualmente mi ritrovai a gestire degli alveari. All'inizio avevo paura delle api, e mi suggerirono di andare a bottega da un vero apicoltore". Ci racconti "Andai a lavorare da Onelio Ruini, il mio maestro, che fu fondatore e presidente della Associazione Nazionale Apicoltori. Lavorai con lui per più di quattro anni e mi resi conto che le api sono docili e pungono per sbaglio. Dopo una settimana che ero a bottega decisi che volevo fare questo mestiere. Dopo quattro anni e vari mestieri concomitanti, nel 1983, ha ottenuto il numero di alveari necessari a mettermi in proprio. Il resto della crescita è stato una serie di eventi forse casuali, ma la casualità esiste...?". La crescita della sua azienda è stato quindi un caso o è il risultato di una pianificazione riuscita? "Sapevo fin dall'inizio che per avere un'azienda sostenibile dovevo arrivare ad almeno 300 alveari. Poi ho iniziato ad interessarmi di tutti i prodotti dell'alveare e ho iniziato a crescere. Tenga conto che impiegare un operaio significa aumentare la produzione per coprire i costi". Quante persone lavorano nella sua azienda agricola? "In azienda lavorano a tempo pieno o parziale sette persone. Sono fiero di questo, far crescere le aziende significa anche aumentare i posti di lavoro". Quanto miele produce e quanti alveari gestisce? "1600 alveari, circa 800 a miele, e gli altri per produzione di altri prodotti, di nuclei e regine". Quindi apicoltura cosa significa? "Apicoltura a livello di produzione significa pappa reale, polline, famiglie di api e regine. Non è solo produzione di miele". Lei arriva da Milano perchè ha scelto l'Oltrepò? "Arrivo da una famiglia emiliana e lombarda quando mi sono messo a cercare un piccolo podere per iniziare l'attività ho cercato in un raggio di 50km da Milano. Avevo messo in conto varie provincie in Emilia e in Piemonte, ho scelto l'Oltrepò perchè è l'unico territorio vicino a Milano da cui si raggiungono facilmente tutte le grandi città del nord Italia. La logistica e il mercato di riferimento sono importanti per un'azienda. Noi pratichiamo anche apicoltura nomade ed è fondamentale essere in uno snodo viabilistico strategico". Ormai "bio" è un termine di uso comune, cosa significa per lei? "Nel mondo del bio il mondo della produzione biologica di miele è una punta di diamante. Con il 20% di produzione bio siamo cinque punti percentuali sopra la media della produzione agricola biologica italiana. Nella grande distribuzione gli unici prodotti di cui aumenta la domanda sono quelli biologici". Ma cosa rende bio un miele?

"La legge, ci sono procedure stabilite da leggi che un produttore biologico deve seguire; ad esempio bisogna stare lontani almeno un chilometro dalle autostrade. Noi siamo controllati da agenzie indipendenti che certificano la nostra produzione. È costoso e richiede un grande sforzo burocratico ma le produzioni biologiche sono oggi le uniche sostenibili in questi territori. E non sono solo apicoltura". Quali sono le fioriture più pregiate in Italia? "Non esiste un concetto di pregiato in assoluto. Da noi va l'acacia per storia e per psicologia, in Italia vanno mieli chiari. I tedeschi ad esempio amano i mieli scuri. Poi bisogna distinguere fra un miele pregiato come ad esempio l'acacia e mieli rari dovuti a fioriture circoscritte". Ci fa esempi? "I mieli monofloreali certificati in Italia sono 33, mentre i mieli millefiori sono molto di più. Le fioriture rare sono ad esempio il timo in Sicilia, il corbezzolo in Sardegna, il rododendro nell'arco alpino. Ma si potrebbe considerare pregiato il miele millefiori che si fa al Penice, il problema è che nessuno lo conosce. L'acacia, abbastanza comune, è una produzione pregiata nel nord Italia". A che mercati si rivolge un azienda come la vostra? "Per quello che riguarda il miele mi rivolgo al mercato italiano che serve una clientela esigente. Parlo di negozi specializzati nel biologico, gastronomie, torrefazioni come del negozio sotto casa che ha deciso di offrire prodotti di alta qualità. Per quanto riguarda gli altri prodotti dell'apicoltura ho contatti anche con il mercato europeo". Quali sono i problemi sanitari che colpiscono in modo pesante la produzione? "Attualmente ci sono focolai di parassiti alieni in alcune regioni Italiane. Per noi la varroa che è comparsa negli anni '80 è il problema principale. Comunque siamo stati i primi in europa a trattare gli alveari con prodotti naturali. Abbiamo abbandonato gli antibiotici più di 30 anni fa e ancora oggi insegniamo ai produttori europei ad usare l'acido ossalico o formico. Le infezioni di varroa abbassano notevolmente la resa degli alveari". Alcuni produttori locali pensano a una zona "Dop" per certificare la produzione in Oltrepò che ne pensa? "Per fare una Dop si deve produrre un miele particolare e ben definito dal punto di vista organolettico. Il miele di acacia, di castagno e il millefiori prodotti in una valle dell'Oltrepò è simile a quello delle altre valli contigue. Una volta creata, una Dop deve essere regolamentata, e questo costa. Gli apicoltori con partita iva in tutto l'Oltrepò producono 2000 quintali di miele per un valore di 1.200.000 euro. Quanto inciderebbero i controlli e gli studi preliminari per la creazione del marchio sui ricavi? Un ente di tutela e controllo è fatto di lavoratori che vanno pagati. In Italia ci sono due esempi di Dop, in Lunigiana e in provincia di Varese. In Lunigiana funziona a Varese meno".

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"In Oltrepo si producono 2000 quintali di miele, valore: 1 milione 200 mila euro"

Luca Bonizzoni Vista la sua esperienza trentennale ci sono stati errori politici nella gestione delle risorse agricole in Italia e in Europa? "L'Europa ci propose più di venti anni fa una etichettatura del miele dove la denominazione di origine non era prevista. Con il miele non ci sono riusciti ma quanti prodotti dell'agricoltura non possono mettere di origine italiana in etichetta? L'Europa ci ha dato regole buone sulla definizione del biologico ma stava dando il via al mercato unico con gli Stati Uniti che i marchi Dop e Igp non li riconosce. L'Europa ha insomma luci ed ombre in campo agricolo". Ci sono spazi per la crescita del settore in provincia di Pavia? "Ho insegnato a molte persone ad allevare le api, il problema della crescita della produzione è legato agli inquinanti usati nell'agricoltura intensiva, è ora di arrivare a una legislazione di bando di certi prodotti come neonicotinoidi. Poi c'è un problema di clima ma questo è di difficile soluzione". Si registra una crescita della richiesta di miele a livello globale, aumenta il consumo o diminuisce l'offerta? "In Italia riusciamo a soddisfare solo il 50% della domanda. Così è anche in Europa. L'altro 50% arriva da Argentina, paesi dell'est e Cina". Quali sono i prodotti secondari dell'apicultura che registrano una crescita nella richiesta? "La pappa reale prima di tutti. Uno dei più grandi produttori italiani è in provincia di Pavia. Il valore del prodotto italiano è 1000 volte superiore a quello Cinese. Ho detto mille! In questo caso certificare un marchio nazionale come hanno fatto in Francia porterebbe a una stabilizzazione verso l'alto del valore economico del prodotto e la creazione di circa 300 nuove aziende, 6000 posti di lavoro". La vostra azienda produce anche vino "bio", la diversificazione della produzione agricola di qualità non è rischiosa? "Sul vino ho investito poco, è un mondo diverso dal mio, vendere vino buono e bio in Oltrepò è difficile. È comunque un valore aggiunto della mia apicoltura". Cosa consiglierebbe a un giovane apicoltore? "Per partire da zero oggi ci vuole un capitale di partenza di circa 2-300.000€ ma soprattutto tanta esperienza quindi mi verrebbe da dire: 'vai a bottega per 2 anni e fai investimenti pian piano, in massimo 6 anni ce la puoi fare se saprai lavorare duro e con passione". Il web e la commercializzazione dei prodotti della terra, ci dice cosa ne pensa (lo ha visto nascere)? "Il web è un ottimo strumento, va seguito e curato. Per quanto mi riguarda non lo uso per la vendita perchè andrei ad interferire sul mercato dei miei clienti".


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"Il Comune non può solo ricorrere ai mutui..." di

Valentina Villani

"A Corvino San Quirico è evidente che ormai da parecchio tempo vige una totale mancanza di attenzione verso la popolazione", poche parole ma chiare e precise quelle proferite dal capogruppo di minoranza Michele Lanati, e il motivo è presto spiegato. Un'amministrazione da lui definita come statica e pertanto non in grado di offrire servizi all'altezza e in linea con le esigenze della popolazione. "A gravare sulla situazione si aggiunge un livello di tassazione troppo alto per un comune come quello di Corvino, è vero che le risorse a disposizione per i comuni sono sempre meno, ma è anche vero che c'è chi a fronte di questo si ingegna come può, riuscendo comunque a far funzionare la sua piccola realtà comunale". Nel mirino del consigliere servizi scadenti e tassazioni elevate, le cui parole ci fanno intuire che i corvinesi paghino tanto per ricevere poco. Lanati, quali sono i servizi scadenti cui accennava poco fa? "Uno dei problemi principali è legato ad un discorso di raccolta differenziata. Innanzitutto, è doveroso fare una premessa per chi non conosce la nostra realtà. Il nostro territorio comunale è suddiviso sostanzialmente in due parti: una bassa, ai piedi delle colline e una più in alto. La raccolta differenziata è attiva solo in una zona, ovvero nella parte bassa del paese, dove non esiste un discorso di porta a porta, ma sono stati collocati in alcuni punti cassonetti per il solo conferimento dell'umido dove, a seconda dei giorni previsti per il ritiro, i cittadini vi collocano intorno gli altri rifiuti differenziati. In sostanza possiamo quindi dire che, questi cassonetti dell'umido sono a tutti gli effetti i punti di raccolta della parte bassa della nostra cittadina". Soluzioni? "Ora, mi rendo conto che un porta a porta, nonostante sarebbe l'ideale, non sia di facile attuazione, tuttavia credo che la soluzione ci sarebbe. Basterebbe mettersi a tavolino e studiare una raccolta ad hoc, come del resto avviene già all'interno delle altre realtà oltrepadane, dove i cittadini possono usufruire di un bidone per tipologia di rifiuto". Questo è stato proposto in consiglio comunale? "Più volte abbiamo proposto all'amministrazione di rivedere la raccolta in maniera drastica, ma ci è stato risposto che il sistema da noi indicato sarebbe troppo oneroso". Parliamo di costi: quanto incide nelle tasche dei corvinesi la raccolta differenziata? "Sono due anni che Corvino si avvale del sistema di raccolta differenziata. Il primo anno è stato sperimentale, ed oggi ci troviamo nella fase definitiva. Da quando esiste questo metodo di raccolta le tasse sono molto consistenti e, anziché portare un risparmio, come del resto accade in tutte le altre realtà, la raccolta differenziata qui ha portato un aumento considerevole della tassazione. Rispetto all'anno 2015, oggi le tariffe sono leggermente scese, ma sono comunque più alte rispetto al 2014, quando la raccolta differenziata non esisteva ancora. L'amministrazione comunale, dal canto suo, si trincera dietro al fatto che quest'anno, rispetto allo scorso, le tariffe sono leggermente diminuite" Cosa non "vi quadra" esattamente? "Il discorso dell'Amministrazione comunale non ha alcun senso perché, se due anni fa, una volta partito

il nuovo sistema, le tariffe aumentarono in maniera considerevole, rispetto a quest'anno è stato riscontrato un risparmio, ma minimo e in ogni caso sempre negativo. Altra anomalia: i costi dell'attuazione della raccolta differenziata sono stati distribuiti per tutta la cittadinanza, comprese le zone dove però non è presente. Inutile dire che una raccolta gestita in questo modo non ha senso, perché non sta portando nessun tipo di beneficio. Inoltre, alla luce degli ultimi dati raccolti, è emerso che il conferimento dei rifiuti da parte della popolazione è diminuito in maniera piuttosto consistente". E questo perché secondo voi? "Semplice, perché una differenziata effettuata in modo così approssimativo comporta che molte persone portino il loro sacco nei comuni limitrofi, soprattutto a Torricella, che si trova proprio al confine". Restando sempre sul discorso tassazione. Le altre imposte a che livello sono? "L'Irpef (addizionale comunale), imposta contro la quale noi dell'opposizione abbiamo sempre votato contro in questi anni, funziona a scaglioni. Tra l'altro abbiamo più volte richiesto che fosse abbassata (dal momento che le condizioni ci sono tutte), o per lo meno che l'amministrazione preveda anche una fascia di esenzione per i meno abbienti. Ma purtroppo le nostre proposte vengono costantemente glissate". Ci spieghi più nel dettaglio il funzionamento di questa tassazione a scaglioni "Per fare un esempio pratico: fino alla soglia di reddito dei 15mila euro l'aliquota è 0,40%, da 15 mila è 0,50 e così a salire, fino a 0,80%. Si tratta di aumenti effettuati recentemente, ma senza un senso logico, perché se è vero che precedentemente l'aliquota era uguale per tutti, ovvero 0,40% , com'è che oggi la fascia più debole paga ancora 0,40% mentre gli altri pagano di più? E' evidente che non c'è stata nessuna ridistribuzione, bensì solo un aumento". Quali sono gli altri servizi mal gestiti cui accennava all'inizio della nostra intervista? "Il cimitero è mal curato e spesso si trova in condizioni terribili, strade comunali e marciapiedi sono malridotti, inoltre, l'ambulatorio medico di Fumo è in condizioni pietose. In particolare sarebbe urgente ed opportuno mettere mano a quest'ultimo, attraverso un'opera di restauro

CORVINO SAN QUIRICO

la minoranza: "la raccolta differenziata è attiva solo in una zona"

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Michele Lanati a livello strutturale, per un discorso di investimento importante che duri negli anni. La piazzola ecologica non risponde alle esigenze dei cittadini, dal momento che è aperta solo il sabato mattina e gli altri giorni su richiesta: bisognerebbe fare in modo che venga aperta più giorni o comunque fosse più a disposizione della cittadinanza. Il sindaco Gorrini dice che le finanze sono limitate, è vero, io stesso concordo con il discorso che i comuni oggigiorno non se la passano bene, ma se i comuni in zona qualcosa s'inventano, anche Corvino potrebbe darsi da fare. L'amministrazione non può continuare ad accampare scuse inutili, come ad esempio la carenza di disponibilità economiche. Devono cercare di ingegnarsi in qualche modo, non solo ricorrendo a mutui, come sono soliti fare, perché a lungo andare incideranno sempre più in maniera considerevole, gravando negativamente sulla cittadinanza".


BRESSANA BOTTARONE

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Ludoteca di bottarone: "abbiamo un centinaio di giochi di società..."

"Portare i ragazzi indietro nel tempo e allontanarli da troppa tecnologia"

Di Valentina Villani

Nella frazione di Bottarone, all'interno del territorio bressanese, sorge da due anni or sono uno spazio interamente dedicato alle attività ricreative. E' la ludoteca di Bottarone, uno spazio gioco che si è andato ad aggiungere a quello comunale, già attivo da diverso tempo e presente all'interno della biblioteca sita nel comune di Bressana. La scelta di collocare questo spazio nella frazione di Bottarone è stata fortemente voluta e studiata dall'amministrazione Torretta, come ci spiega l'assessore alle attività culturali e associazionismo Gianfranco Ursino. "La scelta di collocare la nuova area giochi nella vicina frazione di Bottarone, che si va ad aggiungere alla ludoteca per i più piccini, già presente all'interno della biblioteca comunale, è stata adottata per restare in linea con la nostra idea di estendere anche alle frazioni le iniziative per la cittadinanza - prosegue Ursino - a Bottarone vivono tanti cittadini di Bressana, tuttavia da quando chiusero la strada, piano piano scomparirono anche le attività commerciali. Di conseguenza è stata quindi riscontrata una forte carenza di momenti di aggregazione e, l'idea di dare vita alla ludoteca, affidando la gestione all'associazione scacchistica Oltrepò già presente sul territorio vogherese, nella figura di Roberto Fatigati, è stata senza ombra di dubbio una scelta vincente". Fatigati soddisfatto di come stanno andando le cose? "Abbiamo aperto la ludoteca da novembre 2014 e diciamo che, piano piano, questa area giochi sta prendendo piede. Certo, potrebbe essere sfruttata maggiormente, forse bisognerebbe fare un po' più di pubblicità, perché la struttura è attiva, funzionale e molto ben consolidata, le tipologie di divertimento non mancano, dovremmo solo farci conoscere di più, soprattutto nei territori limitrofi". Chi frequenta la ludoteca di Bottarone?

Roberto Fatigati "La ludoteca è aperta a tutti, quindi anziani, adulti, bambini e ragazzi. Questo è un luogo dove le famiglie possono passare insieme il loro tempo divertendosi. Al momento i maggiori frequentatori sono i ragazzi delle scuole medie, ma anche bambini di età inferiore e anziani che si ritrovano al circolo dell'uncinetto o per tornei del gioco delle carte". Crede che l'avvento della tecnologia abbia modificato le modalità di gioco di bambini e ragazzi? "Bambini e ragazzi sono molto attratti da tutto quello che è connesso a elettronica e tecnologia, che purtroppo non sempre sono giochi diciamo sani. Il mio scopo è anche quello di allontanarli un po' da questo loro nuovo modo di giocare, portandoli un po' indietro nel tempo, come mettersi ad un tavolo e fare un gioco di società per stimolare la fantasia e aguzzare l'ingegno. I giochi da tavolo sono ancora i migliori per i ragazzi: il poter muovere fisicamente le pedine

ed essere parte attiva di un gioco a 360 gradi credo sia la cosa più bella”. Chi si reca nel vostro "paese delle meraviglie" cosa può trovare? "All'interno della ludoteca ci sono mille modi per divertirsi. Abbiamo un centinaio di giochi di società per bambini e adulti, dai più classici come Risiko, ad esempio, o Monopoli, a giochi di ruolo e di strategia un pò più impegnativi. Inoltre, disponiamo di una piccola biblioteca e moltissimi fumetti”. Sappiamo che per lei quella dei giochi da tavolo è una vera e propria passione. L'assessore Ursino ci ha raccontato che la forza della ludoteca sta nella sua figura, luogo a cui dedica tanta cura e passione, per questo motivo non si limita solo a gestire la ludoteca, ma se ne occupa nella sua totalità, tanto che realizza i giochi unendo la sua grande fantasia all'attività manuale... "E' davvero una passione che mi accompagna da sempre, potrei dire di non essere mai cresciuto, e questa, sotto un certo punto di vista, potrebbe essere anche una fortuna. Ho inventato e costruito alcuni giochi da tavolo, di strategia, basandomi su fatti storici realmente avvenuti, utilizzando materiali differenti dal legno, al sughero, dalle calamite, alle miniature, dipingendo e incollando ogni singolo dettaglio. Inoltre, abbiamo ingrandito alcuni giochi da tavolo proprio nel vero senso della parola, come Risiko o Axis & Allies, infatti il tabellone da gioco è realizzato in scala più grande rispetto all'originale, studiato apposta per poter dare una comodità in più ai giocatori". Quando siete aperti? "A parte la domenica pomeriggio non abbiamo altri giorni fissi di apertura, perché qualora qualcuno lo desideri basta che mi dia un trillo e la ludoteca diventa immediatamente operativa. Il 19 novembre sarà la giornata del gioco da tavolo, meglio conosciuta come 'International Games Day' alla quale abbiamo deciso di aderire, allo stato attuale stiamo ancora studiando un programma ricco ed avvincente che sarà pronto a breve".


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"Il Sindaco è stato latente e a molte nostre lettere non ha mai dato risposta" Di Valentina Villani

E' a fine 2014 che agli abitanti di Cascina Bella, frazione sita nel comune di Bressana Bottarone, giunge la notizia, come un fulmine a ciel sereno, che di lì a poco, all'interno di una struttura di undici mila metri quadri in amianto e dismessa da oltre quindici anni, sarebbe arrivato un allevamento di suini. Nel corso di questi due anni si sono susseguite diverse azioni, e si è formato un comitato di cittadini, allo scopo di risolvere la drammatica situazione. La struttura in questione si trova per altro in area di pregio paesaggistico e architettonico, forse anche per questo motivo non si riesce a capire perché, nonostante siano passati ben due anni, la situazione sembra essere sempre stazionaria. Per avere notizie in merito ci è stato consigliato di contattare una dei portavoce del "Comitato Cascina Bella", Valeria Bevilacqua, convinta ambientalista, che da anni si occupa di valorizzare da un punto di vista storico e ambientale l'unicum di Cascina Bella. Bevilacqua, ci racconti, quando ha inizio la vicenda? "A novembre 2014 veniamo informati dal sindaco che di lì a poco, a Cascina Bella sarebbe arrivato un allevamento di maiali. Infatti, pochi giorni dopo, presso l'azienda agricola ex A.Z.A., abbiamo visto insediarsi questo allevamento di maiali, gestito dall'azienda agricola San Francesco. L'insediamento che per il numero di posti disponibili e l’ampiezza dell’area si caratterizza come intensivo, è stato autorizzato dalla provincia di Pavia senza che fosse avviata la procedura AIA, di competenza della Regione. Chiaramente noi abitanti ci siamo subito mobilitati, per tutta una serie di motivi tra cui capire se tutte le procedure di autorizzazione fossero state correttamente rispettate. Per questo, abbiamo raccolto le firme necessarie, formato un comitato e inviato una prima lettera alla sindaco”. Quali sono i motivi cui accennava poco fa? "Innanzitutto il sito in cui è stato insediato questo allevamento come stabilito dal Piano Paesaggistico Regionale è inserito in zona AST, ovvero ambito di specifica tutela paesaggistica del fiume Po, mentre

nel Piano di Governo del Territorio del comune di Bressana, l’area di Cascina Bella è inserita nei nuclei rurali di interesse storico ambientale. Si caratterizza come nucleo rurale con presenza di edifici di particolare valenza architettonica e presenza di parchi e giardini storici, luoghi della storia e della memoria locale. Non solo, i pioppi neri che costeggiano il viale sono considerati alberi di interesse monumentale e la strada provinciale per Rea è considerata un percorso di fruizione panoramica e ambientale. Inoltre, l’area oggetto dell’insediamento suinicolo è considerata sempre nel PGT area di degrado con presenza di criticità ambientali. Cioè la presenza di 11mila metri quadrati di amianto degradato che può far ritenere quest’area zona a rischio ambientale". Amianto... Perché a Cascina Bella non si è ancora pensato come risolvere questo disagio? "Prima dell'arrivo di questo allevamento, alcuni abitanti avevano più volte richiesto, anche alle precedenti amministrazioni, di intervenire per ovviare a questa degradante situazione minacciosa per la salute. Purtroppo in oltre dieci anni nessun progetto di bonifica e riqualificazione è stato messo in campo. Le pericolose tettoie deteriorate e sbrecciate sono sempre rimaste lì, con la differenza che la struttura era in abbandono e non utilizzata. Per lo smaltimento dell’amianto esiste una normativa regionale, e sono di competenza delle amministrazioni comunali le prime azioni di intervento a difesa della salute pubblica. Dalla documentazione in nostro possesso si evince che il comune di Bressana nel 2014 ha trasmesso all’azienda agricola San Francesco la modulistica per la valutazione dei rischi da amianto. E’ nei poteri del sindaco come tutore della salute pubblica,qualora si ritenga che la struttura sia un pericolo per la stessa, intervenire". Avete fatto presente tutto questo al Sindaco di Bressana? Cosa vi è stato risposto? "Il sindaco è stato latente e a molte nostre lettere mirate e puntuali non ha mai dato risposta scritta. Solo a mezzo stampa ha garantito che tutto si stava svolgendo secondo le regole”. Quanti esemplari sono stati insediati in questa struttura?

BRESSANA BOTTARONE

comitato cascina bella: "11 mila metri quadri di amianto..."

NOVEMBRE 2016

"All’inizio dell’attività circa 700 maiali all'interno dei capannoni in amianto, nella primavera 2015 risultavano circa 800 maiali e 250 bovini. Possiamo parlare di allevamento potenzialmente intensivo, non per il numero di suini presenti ma per il numero dei posti a disposizione nella struttura". Nel corso di questi due anni come ha agito e quali iniziative ha attuato il Comitato per avere risposte? "Negli anni abbiamo presentato accesso agli atti presso gli enti preposti: Comune, ASL e Provincia. E’ stata chiesta la presentazione di un’interrogazione in Consiglio provinciale e un’altra in Consiglio regionale al fine di verificare che tutti gli atti siano stati regolari e non ci sia stata violazione di iter autorizzativi. Nel mese di marzo 2015 l’ASL ha richiesto al Comune di ingiungere al proprietario di provvedere alla valutazione dello stato di conservazione al fine di verificare che lo stato del manufatto non rechi danno alla salute pubblica". Conclude Bevilacqua "con delibera di Giunta nel mese di ottobre 2016 il comune di Bressana ha aderito al Protocollo d’intesa per la tutela e valorizzazione del territorio della provincia di Pavia nonché per la tutela della salute e del benessere dei cittadini. Questo Protocollo prevede che i sottoscrittori dovranno impegnarsi a promuovere politiche e programmi sostenibili in campo ambientale e ad esaminare congiuntamente le proposte e/o istanze di attività potenzialmente impattanti che vengono proposte sul territorio; inoltre l’attività dei Comuni sottoscrittori dovrà essere ispirata a principi di tutela e valorizzazione del territorio al fine di fornire ai Comuni medesimi ed alle collettività tutte uno strumento funzionale ad una politica basata sui principi dello sviluppo sostenibile. Ci auguriamo che la firma apposta dal Comune di Bressana al protocollo d’intesa sia una firma sostanziale e non di facciata e in tal senso si proceda per la bonifica e valorizzazione del sito di Cascina Bella ma anche delle altre aree comunali a forte impatto ambientale".


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BRONI

"GRANDE SENSIBILITà DA PARTE DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE"

"Abbiamo finanziato progetti per 60 mila euro" di

Edoardo Depaoli

Il "Gruppo Amici di Amref Broni" è una realtà particolare nell'ambito sociale oltrepadano: un gruppo di amici e amiche che collabora in assoluta sintonia, con l'obbiettivo Africa. Abbiamo incontrato Ornella Daturi uno dei fondatori del gruppo e referente di Amref Italia. Quando è nata l’associazione? "Amref Italia è una realtà che opera dal 1957 e in oltre 50 anni di attività è diventata la principale organizzazione sanitaria privata, senza fini di lucro, presente in Africa orientale. Il Gruppo Amici di Amref Broni si costituisce nel novembre del 2008 per volontà di 4 persone". Aiutare l'Africa è il vostro obbiettivo primario, ma non solo... "La finalità del nostro gruppo è quella di raccogliere fondi per sostenere le attività di Amref Italia, ma anche lavorare nelle scuole per parlare con i bambini e i ragazzi per cercare di trasmettere loro i valori della solidarietà. Proviamo inoltre a stimolarli a ragionare con la loro testa senza seguire le banalità e gli stereotipi che troppo spesso rappresentano l'Africa". Quanti associati avete in tutto? "Come volontari siamo in 14 ma abbiamo moltissime persone che ci aiutano". Quali sono i progetti dei quali avete contribuito la realizzazione?

Ornella Daturi "Tanti, tenga presente che Amref Italia impiega oltre 800 persone, per il 97% africani e gestisce 140 progetti di sviluppo sanitario in 6 paesi. L’impegno nel campo della prevenzione, dell’educazione alla salute e della formazione di personale locale, mira sempre a generare benefici permanenti. Dal 2009 ad oggi abbiamo finanziato progetti per oltre 60.000 euro, dalla realizzazione di un pozzo, alla costruzione di servizi igienici presso una scuola, dalla formazioni di assistenti medici, alla diga di Kitui, in Kenya". In che modo vi attivate per raccogliere fondi? "Facendoci trovare ovunque ci siano persone con cui parlare, organizzando banchetti in piazza, attività come la Festa di Solidarietà per l'Africa o con gli stand gastronomici all'interno del Broni By Night. Siamo presenti presso l'ospedale dove cerchiamo di sensibilizzare le mamme sul problema, siamo alle feste dove ci sono giovani per parlare con loro di altri giovani che spesso non hanno le loro stesse opportunità". Siete molto presenti nelle scuole…

"Esatto, ogni anno da ormai molti anni lavoriamo al progetto Link To Scholl che è un progetto di gemellaggio tra le scuole primarie e secondarie di Broni e la Jilore Primary School del distretto di Malindi in Kenya e consiste nello scambio dei lavori eseguiti dai ragazzi. Inoltre lavoriamo con le scuole superiori di Broni e Stradella su un progetto che si chiama 'Millenium News" che consiste in uno scambio di notizie su un determinato argomento, per esempio il diritto all'acqua o alla salute o altro, e i ragazzi delle nostre scuole si confrontano con i ragazzi del centro di raccolta dei ragazzi di strada di Dagoretti, che è una delle grandi baraccopoli di Nairobi. Lo scopo è quello di cercare di dare a questi ragazzi di strada un futuro attraverso filmati realizzati dagli studenti italiani che vengono poi trasmessi a Nairobi. Questo lavoro che è molto impegnativo ci motiva molto e ne siamo particolarmente orgogliosi perché siamo sempre più convinti che la tolleranza e, come dicevo prima, i pregiudizi si battono solo attraverso la conoscenza". Qual è il rapporto con l'amministrazione comunale? "Abbiamo sempre trovato grande sensibilità da parte dell'Amministrazione Comunale che nel limite del possibile, ci ha sempre sostenuto con grande sensibilità". Come si finanzia il gruppo? "Noi non abbiamo spese e finanziamo i progetti con raccolte fondi nelle piazze, con feste e cene con la generosità di tutti i cittadini e di molti negozianti". Avete molte adesioni dai cittadini bronesi? "Molti cittadini sono di una grande generosità: ci seguono sempre nelle attività che facciamo ma devo dire che anche molti stradellini ci aiutano e in generale dovunque siamo andati abbiamo trovato anche tante persone generose e disponibili ad ascoltarci".


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"COME PROMESSO ABBIAMO INIZIATO A SISTEMARE LE AREE VERDI"

Bruno Comaschi è assessore sport, tempo libero e verde pubblico della giunta Riviezzi. Ex dirigente della squadra di basket femminile approdata quest'anno in A1, carica che ha dismesso alla nomina di assessore. Lei è assessore con diversi ambiti di competenza, sport, tempo libero e verde pubblico. In cosa consiste concretamente essere assessore al tempo libero? "La delega al tempo libero consiste essenzialmente nell'occuparsi dell’organizzazione delle attività ludiche e ricreative per la cittadinanza. Concretamente, collaboro con i colleghi Assessori e Consiglieri che si occupano di eventi, turismo e politiche giovanili nell'organizzazione di manifestazioni per la Città". Avete qualche progetto per implementare le manifestazioni a Broni e se sì in quale ambito? "L’Amministrazione sta programmando una serie di iniziative per promuovere la città e l'Oltrepò orientale, come ad esempio il mercatino di Natale e la pista di pattinaggio su ghiaccio in Piazza Garibaldi, cui ne seguiranno altre". Sport: lei è stato uno dei dirigenti della squadra di pallacanestro femminile che quest’anno è approdata in A1. Ci può dire cosa significa per la città avere una squadra nella massima serie? "Approfitto dell’occasione per fare una precisione riguardo al mio ruolo all'interno della società. Appena sono stato nominato Assessore ho rinunciato ala carica di dirigente; resto un super tifoso appassionato e cerco comunque di dare una mano alla società in qualità di ‘addetto agli arbitri. La Techedge Broni rappresenta l’eccellenza e il fiore all’occhiello delle realtà sportive di Broni. E’ sicuramente un onore per la nostra città avere una squadra nella massima serie, è un fatto straordinario nella nostra storia recente che ci riempie di orgoglio e soprattutto contribuisce a dare lustro al nome di Broni facendolo conoscere in tutta Italia". In ambito sportivo Broni è basket femminile,

esistono in città altre realtà sportive che vanno aiutate e incentivate? In che modo intendete procedere? "Qui a Broni abbiamo la fortuna di avere numerose società che si occupano di varie discipline e che coinvolgono tanti appassionati di tutte le età. Il loro operato va valorizzato e sostenuto, perché contribuiscono in maniera fondamentale alla diffusione dei valori nobili dello sport. Per questo motivo è mia intenzione rafforzare lo strumento di confronto costruttivo rappresentato dalle riunioni periodiche con i dirigenti di tutte le associazioni presenti sul territorio, persone competenti, disponibili e collaborative, per ascoltare le loro esigenze e condividere proposte e progetti, come la Festa dello Sport, che tanto successo ha riscosso in passato e che è nostra intenzione riproporre prossimamente. Oltre a ciò, venendo incontro alla richiesta fatta dalle società sportive durante la campagna elettorale, daremo loro maggiore spazio e visibilità sui mezzi informativi comunali". Le strutture sportive presenti nel comune come sono? Funzionali e in ottimo stato o avrebbero bisogno di un restilyng? i di riqualificazione ed ammodernamento per la palestra delle elementari di via Emilia. I campi da tennis comunali sono in buono stato grazie all’operato degli attuali gestori. Inoltre, ricordo che sono i partiti i lavori del secondo lotto della nuova scuola elementare Paolo Baffi che prevedono la costruzione di una nuova palestra che sarà a disposizione anche delle società sportive locali" Cambiando argomento, lei è anche Assessore al verde pubblico, Broni presenta in questo ambito delle criticità da affrontare nell'immediatezza? "Come negli altri ambiti, anche in questo settore si fa sentire la carenza di fondi. Tuttavia, come promesso in campagna elettorale, abbiamo iniziato a sistemare le aree verdi presenti, partendo da quella di Piazza Ferrara e sistemando le aiuole in Piazza Libertà. Approfitto dell'occasione per fare un appello: chiunque volesse contribuire alla manutenzione

Marco Picozzi

Di Edoardo Depaoli

BRONI

"Siamo riusciti a realizzare interventi migliorativi agli immobili sportivi"

Bruno Comaschi degli impianti sportivi e delle aree verdi, rotonde incluse, in qualità di sponsor, non solo è ben accetto, ma guadagnerebbe anche la gratitudine di tutti i cittadini di Broni". Al di là della manutenzione ordinaria avete in cantiere progetti legati al verde pubblico, come la creazione di aree verdi, parco giochi o altro? "Le nostra priorità sono molteplici: garantire il decoro delle aree esistenti, grazie anche alla collaborazione e al senso civico dei cittadini, creare un'area verde dedicata alla sgambatura dei cani e portare avanti l'iter di creazione del Parco delle valli di Recoaro".


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commercianti: "eravamo tutti favorevoli a Choco moments"

di

Villani Valentina

In questi giorni la polemica accesa contro la decisione da parte dell'amministrazione comunale di Stradella di negare l'autorizzazione alla fiera del cioccolato, non lascia spazio ad altro. La proposta della giornata "Choco Moments", parte da un'iniziativa promossa da un'associazione che prende il nome di Confeventi, la quale ha proposto alla cittadinanza la possibilità di realizzare a costo zero quest'evento legato al cioccolato. La manifestazione in questione era prevista per il 3 e 4 dicembre, sessantaquattro è il numero degli esercenti che hanno aderito all'iniziativa e che, nei giorni scorsi si sono trovati davanti al diniego da parte dell'amministrazione Maggi di procedere all'organizzazione dell'evento. Il comune ha risposto che questo diniego è da attribuire al fatto che la manifestazione cadeva in concomitanza con il referendum previsto per il 4 dicembre, per cui esistono precise disposizioni cui attenersi, come quella di non organizzare eventi concomitanti. Si vocifera che il sindaco abbia inoltre affermato che quest'iniziativa sia stata portata avanti dal partito Azione Democratica, ma la questione tuttavia non è ancora molto chiara. D'altro altro canto poi, alcuni commercianti affermano invece che non esiste nessun partito politico dietro questa iniziativa, bensì solo la volontà di realizzare un evento che possano dare visibilità ad una cittadina che sta morendo lentamente. Sentiamo cosa hanno risposto gli addetti ai lavori: Nicoletta Bellinzona titolare di una cartolibreria "Spiace che non si faccia questa manifestazione del cioccolato, perchè poteva essere un'opportunità per portare gente in città. Personalmente posso dire che essendo una frequentatrice della fiera del cioccolato di Castel San Giovanni, che è senza ombra di dubbio un evento piacevole che ravviva la città, portando molta gente, come del resto tutte queste manifestazioni. A Stradella sarebbe stata la prima volta, di conseguenza non so quali benefici potrebbe aver portato, per questo motivo posso solo presupporre basandomi su quella già ben radicata a Castel San Giovanni. Che il motivo del diniego sia una questione prettamente politica non lo so e non lo voglio nemmeno sapere, tuttavia penso che poteva essere un vantaggio

anche per noi commercianti Spero la riproporranno, al momento non hanno ancora detto nulla a riguardo". Brega Marinella titolare di una boutique "A Stradella c'è un'amministrazione comunale che, anziché promuovere eventi in città rema contro. Gli unici eventi sono quelli organizzati nella strada vecchia, ma da noi no, un tempo si facevano diverse manifestazioni ma oggi ci tutto negato, senza poi un apparente motivo, perchè di questo diniego non siamo a conoscenza, dicono che sia perchè a cavallo con il referendum, ma non sappiamo cosa pensare. Stradella sta morendo lentamente ma pare questa cosa non importi a nessuno, di vigili in giro non se ne vedono più e l'amministrazione è totalmente assente, pare quasi vogliano non si faccia nulla. Dicono che la fiera del cioccolato sia una cosa politica, ma non è assolutamente vero, noi abbiamo saputo che quest'associazione Confeventi ha proposto la manifestazione a costo zero per i commercianti, non è vero che c'è dietro Azione Democratica, ne nessun altro partito. Alla luce del diniego da parte dell'amministrazione all'evento noi commercianti abbiamo fatto una raccolta firme per vedere chi era d'accordo e chi no, risultato che quasi tutti hanno sottoscritto la petizione. Volevamo solo portare un po' di gente in una città che sta morendo, siamo invasi dai centri commerciali e non riusciamo più a lavorare. Quest'amministrazione non ci sostiene, basti pensare che due anni or sono, i giovani commercianti hanno organizzato l'applicazione delle luminarie in centro. Risultato? Abbiamo speso la metà rispetto agli altri anni, inoltre pare li abbiano contrastati in tutti i modi. C'è stato un grande cambiamento da quando c'era il sindaco Lombardi, nonostante siano della stessa idea politica, perchè con lui era diverso. I vigili non esistono, non se ne vede unno girare per Stradella, ci sentiamo abbandonati". Loredana Gazzotti titolare di una gelateria "La fiera del cioccolato avrebbe portato gente in città ed è un peccato che non l'abbiano fatta, il nostro comune ha bisogno di questo, tutti ne avremmo beneficiato, indipendentemente dall'attività di ognuno. Speriamo che la rifaranno, ho sentito che alcuni commercianti vorrebbero proporre al sindaco una data

STRADELLA

"Che il motivo sia una questione politica non lo so e non lo voglio sapere..."

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alternativa, dal momento che dicono che il diniego sia avvenuto per via della concomitanza con il referendum. Eravamo tutti favorevoli a questa manifestazione". Federica Barbieri titolare di una boutique "Sono basita da questo diniego, non capisco come mai l'amministrazione, che dovrebbe comunque essere favorevole al paese, perchè dovrebbe essere una cosa propositiva per tutti, come possa mettere i bastoni tra le ruote in questo modo. Io sono nuova, sono solo tre anni che ho l'attività, però per quanto ho avuto modo di apprendere sono anni che si trascinano queste problematiche, anni che le iniziative sono sempre le stesse, non c'è un minimo di spirito di innovazione, da quando sono arrivata un evento nuovo non è mai stato realizzato e trovo assurdo si debba passare attraverso una pro loco per organizzare eventi, quando è lei stessa ad affermare che giustamente ha anche altri impegni e cose da fare e che, di conseguenza, non può come priorità occuparsi delle manifestazioni. Questo mi pare un po' un controsenso, dire che se non si passa tramite la pro loco debba essere bocciato qualsiasi tipo di iniziativa quando è la pro loco stessa a dire che comunque non può interessarsene. Organizzare eventi fatti bene implica del tempo,implica impegno e una certa specializzazione, però noi abbiamo trovato questa “Confeventi” che si occupa in toto di tutto e a titolo gratuito, di conseguenza non ci sono ne discorsi economici, ne politici di mezzo. Questo no da parte dell'amministrazione è inspiegabile". Emilia Curedda titolare di una boutique "Le manifestazioni in città è risaputo che portano gente, e questo non può essere che un beneficio per tutti. Tuttavia ritengo che nel mio caso non avrebbe portato maggior visibilità alla mia attività, anche perchè per molte persone risulta scomodo parcheggiare lontano e muoversi a piedi, di conseguenza che si sia fatta o meno dal mio punto di vista non è assolutamente rilevante. Credo, possa dispiacere, perché è comunque una bella iniziativa per Stradella, ma credo non sia così essenziale".


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Don orezzi: "lo sport non ha subito crisi"

Di Valentina Villani

Ormai ben radicato nel tessuto economico e sociale, lo sport è da sempre l'attività che occupa un posto importante nella vita dei nostri giovani, tanto da costituire una parte integrante dello stile di vita e dei comportamenti individuali di un numero sempre crescente di bambini e ragazzi. L'attività sportiva racchiude in sé molteplici funzioni che sono fondamentali nella crescita dei giovani, in primis quella di creare aggregazione tra i ragazzi, offrire loro un benessere psicofisico ma anche il tenerli lontani dai guai – come ci spiega Don Cristiano Orezzi, vice parroco di Stradella e presidente dell'A.P. Oratorio Stradella. "Lo sport è importante nella vita dei nostri giovani per tante ragioni differenti. Innanzitutto li aiuta a comprendere il significato di 'gioco di squadra', insegnando loro a rapportarsi con gli altri e l'importanza di fare gruppo. Inoltre dona armonia al fisico, una vita sana a livello salutistico e, in un certo senso, li tiene alla larga dai guai. Infatti, è anche grazie all'attività sportiva se abbiamo la possibilità di metterci subito in allarme, nel caso in cui qualcuno di loro intraprenda una strada sbagliata. Perché quello della crescita è un momento importante nella vita dei ragazzi, potrebbero non capire quali siano i pericoli e quali no, questo contatto diretto ci permette di costruire con loro un rapporto solido, al fine di poterli seguire nel corso della loro vita e riuscendo di conseguenza ad intervenire tempestivamente, laddove ce ne fosse il bisogno, in aiuto alle famiglie. Infine sport vuole anche dire regole e, un'educazione alle regole è fondamentale nella crescita”. I giovani di oggi hanno tutto ciò che gli occorre per divertirsi, rispetto ad un tempo si può affermare con certezza che non gli manca proprio nulla. Questo ha influito sulla loro scelta di fare sport? "Assolutamente no, anzi, lo sport non ha subito crisi, è sempre più cercato da famiglie e ragazzi, perché può solo fare bene se vissuto nella giusta maniera, attraverso un sano equilibrio tra agonismo, divertimento e voglia di crescere. In questi ultimi anni le

squadre dell'Apos sono aumentate, inoltre, nei prossimi giorni, partirà anche il campionato della pallavolo". I giovani di Stradella sono vicini a chiesa e oratorio? "In ogni realtà, negli anni dell'adolescenza si registra una sorta di distacco importante da tutto ciò che è istituzione, come la messa domenicale ad esempio, tuttavia l'oratorio resta molto ben frequentato, diciamo che è un po' ciò che ci aiuta a rimanere in contatto con i ragazzi, anche quando questi non frequentano più la messa domenicale, e questo è senza ombra di dubbio un valore importante, attraverso il quale cerchiamo di proporre loro un'esperienza forte, un'esperienza cristiana e umana che possa aiutarli nella crescita". Oratorio come luogo fondamentale di avvicinamento alla Chiesa quindi? "A Stradella possiamo contare sul valido aiuto di un gruppo affiatato di giovani molto in gamba, che si prende cura dell'oratorio organizzando eventi molto interessanti. I ragazzi di Stradella passano tutti dall'oratorio e questo ci permette di relazionarci con loro, quindi conoscerli, aprire un dialogo, passare del tempo con loro ed offrire qualche cammino all'interno dei gruppi di adolescenti, che già sono presenti all'interno del nostro oratorio. Ci troviamo con loro ogni settimana, parliamo insieme del vangelo e della vita quotidiana, al fine di offrire loro un cammino cristiano". In qualità di presidente dell'A.P. Stradella, avrebbe qualche aneddoto sportivo da raccontarci? "Ce ne sarebbero molti, tra i più importanti forse il discorso che cerchiamo di portare avanti di un ambiente il più sano possibile, a favore dei ragazzi ovviamente, cercando anche di offrire loro una proposta sportiva valida. Abbiamo allenatori preparati e capaci non solo di trasmettere sportività, ma anche umanità, quindi un'attività completa a 360 gradi. Cerchiamo di puntare sulla crescita dei ragazzi e poi, quando è possibile, anche al risultato sportivo: i giovanissimi 2003, ad esempio, e gli allievi 2000

Don Cristiano Orezzi

STRADELLA

"Il nostro centro caritativo assiste circa 300 famiglie"

sono primi a punteggio pieno e questa è per tutti noi una grande soddisfazione, speriamo possano continuare così il loro cammino". Negli ultimi anni la nostra nazione ha registrato livelli altissimi di povertà e disagio sociale. Come si presenta la situazione nel territorio stradellino? "Diciamo che rispetto a qualche anno fa, dove abbiamo registrato una forte crescita di persone in gravi difficoltà a causa proprio della crisi nazionale, oggi la situazione sembra migliorata, anche se tuttavia, i numeri registrati sono sempre molto alti. Basti pensare che all'interno della parrocchia abbiamo un centro caritativo che assiste circa trecento famiglie tra Stradella e limitrofi e, trecento mi pare un numero piuttosto importante. La situazione è difficile per svariati motivi, ciò che secondo me è di fondamentale importanza è il cercare di ridare motivazione e serenità alle persone. Perché c'è molta rabbia e tensione in giro e questo rende difficile tante cose, e anche per gli stessi ragazzi questo si trasforma in una sorta di sfiducia, in poca stima di loro stessi". Lei arriva da Godiasco, cosa pensa di Stradella? "Mi trovo molto bene a Stradella, è una città molto viva e credo possieda delle potenzialità, soprattutto nel mondo dei giovani. Forse bisognerebbe rafforzare la rete tra le persone di buona volontà, insieme ad una maggiore attenzione riguardo tanti piccoli dettagli che molto spesso vengono tralasciati". Vorrei rivolgere un ringraziamento particolare ai dirigenti dell'A.P Stradella, al responsabile allenatori, agli allenatori, ai genitori, agli animatori dell'oratorio, a tutti coloro che ci aiutano e senza i quali tutto quello che siamo riusciti a mettere in atto fino ad oggi non sarebbe possibile".


MONTESCANO

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"ogni tanto faccio il mio giro di perlustrazione..."

"Da grande vorrei fare il clown negli ospedali" Alessandra Tosi di

Valentina Villani

Tre quintali di tappi di plastica, è questo il risultato di un'importante iniziativa solidale, quella partita all'inizio dello scorso anno e promossa dai consiglieri di minoranza del comune di Montescano Lorena Boldura, Carlo Tosi e Roberto Giovanni Riccardi, finalizzata all'acquisto di beni utili per la società, attraverso il reperimento di semplici tappi di plastica. La raccolta ha da subito preso piede in maniera importante, tanto che nel giro di un solo anno è stata già acquistata e consegnata una carrozzina bascula, presso la Casa San Giuseppe di Belgioioso. Il nuovo obiettivo dell'organizzazione sarà una sedia portantina di cui necessita la Croce Rossa di Stradella e che verrà installata all'interno di un mezzo di soccorso. "Dopo aver effettuato la raccolta dei tappi – ci racconta la consigliera Boldura - li consegniamo ad un'azienda locale che tratta lo smaltimento di materie plastiche, la quale si occupa personalmente dell'ordinazione ed il successivo pagamento del bene per cui è stata effettuata la raccolta. Terminata questa prassi, l'azienda ci contatta al momento del ritiro

e successivamente consegneremo a chi ne ha bisogno" conclude. Il valore aggiunto di questa bellissima iniziativa si chiama Alessandra Tosi, una ragazzina di soli nove anni che, presa a cuore la vicenda, ha deciso di farsi promotrice della raccolta. Così, girando tra amici, parenti ed attività commerciali, ha raccolto, e raccoglie tutt'oggi, importanti quantità di tappi di plastica per aiutare chi è più sfortunato, come ci racconta con una voce timida ma sicura. Alessandra cosa ti ha spinto ad essere così attiva in questa iniziativa, hai solo 9 anni... "Nel mondo non tutte le persone stanno bene, per questo motivo credo che chi ne ha la possibilità debba aiutarle a stare bene". Tutto ebbe inizio ... "Quando è partita la raccolta tappi ho scoperto che vicino all'abitazione di mia nonna non c'era nessuno che li raccoglieva, così ho pensato che sarebbe stato bello se l'avessi fatto io. Quest'avventura ha iniziato ad appassionarmi al punto che da lì in poi ho allargato la mia ricerca: sono andata dalle attività commerciali della zona, dagli amici, dai parenti e oggi tanta gente sa che deve mettere da parte i tappi per me, nell'attesa che passi a ritirarli". Hai esteso la tua raccolta anche a scuola? "Frequento la quarta elementare e la mia scuola si trova a Montù Beccaria. Anche lì sono riuscita a raccogliere un po' di tappi, due scatole di cartone per la precisione".

Come è organizzata questa raccolta? "Ogni tanto faccio il mio giro di perlustrazione dalle persone che ormai mi conoscono bene e mi aiutano, passando a controllare se hanno tenuto qualche tappo da parte per la nostra raccolta solidale. Principalmente recuperiamo tappi delle bottiglie di acqua e bibite, ma anche quelli del latte o dei detersivi vanno bene, anche se li separo dagli altri prima della consegna". Sappiamo che hai partecipato anche tu alla consegna della carrozzina alla casa di riposo. Come ti sei sentita quel giorno? "Sono andata a Belgioioso alla casa di riposo, dove, per l'occasione ho avuto modo di conoscere alcuni vecchietti molto simpatici. È stata una bellissima esperienza, ed io ero molto emozionata perché è stata una cosa bella quella che abbiamo fatto". Questo tuo spirito di solidarietà verso gli altri è un valore importante che non tutti possiedono. Pensi mai a cosa vorrai fare da grande? Pensi che il volontariato continuerà a far parte della tua vita? "Ciò che vorrei fare da grande è il clown negli ospedali, per aiutare e far sorridere le persone in difficoltà. Mi piacerebbe che anche altri bambini seguissero il mio esempio nel raccogliere i tappi perché più siamo e più persone riusciremo ad aiutare". Alessandra con queste parole lancia un appello importante indirizzato a bambini e ragazzi, anche con un piccolo gesto ognuno di noi può avere la possibilità di aiutare chi ha più bisogno.


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"La nostra passione è il pinot nero, un prodotto unico e insuperabile" Di Lele Baiardi

E' tempo di vendemmia in Oltrepo, in un bellissimo autunno dai colori straordinari, parimenti ai profumi della campagna e delle coltivazioni. Risalendo la strada che da Stradella porta a Santa Maria della Versa, non si riesce a distogliere lo sguardo da un panorama davvero mozzafiato, complice la bellissima giornata che mi porta a scoprire una Cantina, davvero con la C maiuscola, e l'attività, il senso d'imprenditoria altissimo e la cortesia innata, spontanea e coinvolgente, direttamente proporzionale alla preparazione culturale, del Dottor Massimiliano Brambilla, proprietario, in società con il fratello minore Matteo, delle Vigne Olcrù. Buongiorno Massimiliano, e grazie della splendida ospitalità nella sua ancor più incredibile struttura... "Grazie a Lei! Ma non esageri...". Beh, sfiderei chiunque a provare il contrario! Iniziamo dalla storia della vostra attività familiare? "E' una storia lunghissima, che parte da tutt'altro settore... Gliela semplifico un pochino. Nostro padre è stato fondatore ed a capo di una grande industria che produceva componenti per gli impianti elettrici. Tra le svariate trasformazioni, ampliamenti aziendali, innovazioni, etc. etc., arriva il momento dell'ingresso in società mio e di mio fratello Matteo. Le dò un dato: negli anni in cui mi sono occupato del reparto commerciale dell'azienda familiare, vivevo circa 280 giorni all'estero ogni 12 mesi!". Una super azienda ed un super impegno per lei! Come arriva allora a Santa Maria della Versa? "Nel punto finale del progresso industriale di quell'attività, io e mio fratello siamo stati fautori della valutazione in borsa della nostra attività. A quel punto, presentandosi un'occasione straordinariamente positiva, abbiamo, tutti di comune accordo, optato per la cessione. Ed è allora che, sempre con Matteo, si è cominciato a discutere di trasformare in attività una passione da sempre coltivata, lontanissima dall'ambiente industriale...". Il vino? "Per l'esattezza, il pinot nero! La nostra passione è sempre stata focalizzata su questo prodotto che riteniamo essere straordinario, unico ed insuperabile!". Da dove siete partiti? "Strutturati mentalmente nel mercato industriale, ed in particolare in un segmento estremamente tecnico, abbiamo ribaltato il, come posso chiamarlo, desiderio di Know-how in questa nuova avventura. Non eravamo tecnici, e molto dobbiamo ancora approfondire, e non eravamo coltivatori, ma appassionati, passionali e passionari della vita delle viti! Ci siamo buttati anima e corpo nello studio, abbiamo cercato ed individuato il modo migliore, severo, rigido ma appagante di crearci la cultura dell'amato pinot nero!". Detta così sembra proprio "un'università del vino"... "Molto di più! E' stato un accrescimento costante, lungo e faticoso! Pensi che il nostro progetto è iniziato nel 2004 e l'inaugurazione delle Vigne Olcrù è avvenuta nel Novembre 2013!". Sì, ha ragione: molto più di un corso di Laurea! "E ci vantiamo infatti, mi passi il termine, di una fattiva collaborazione con due delle migliori università italiane!". Mi spieghi... "Inizialmente ci siamo legati al nostro guru, il pro-

Massimiliano Brambilla fessor. Leonardo Valenti del dipartimento di scienze agrarie ed ambientali dell'università statale di Milano, che è stato sia preziosissimo consigliere sulla scelta della zona, anche se già noi conoscevamo Santa Maria della Versa, sia fautore al nostro fianco della creazione di tutta la struttura, partendo dall'analisi dei terreni, qui in sede e nei terreni acquisiti e/o affittati nelle vicinanze". Mi permetta l'interruzione: dove si estende Vigne Olcrù? "Nel territorio di Santa Maria della Versa, Borgo Priolo, Montecalvo Versiggia e Montescano, per un totale di 29 ettari...". Prego, prosegua pure... "Dicevamo... Con il professor Valenti, il suo staff ed alcuni studenti del corso di laurea abbiamo iniziato a predisporre il progetto e la struttura, complessa operazione intrisa anche di innovazione tecnologica". Ad esempio? "L'utilizzo del satellite per monitorare gli elementi naturali, ad esempio. In questo modo sia qui in sede, sia in facoltà a Milano, sia tramite tutti i dispositivi anche in mano agli studenti tutti abbiamo l'esatta misurazione in tempo reale di umidità dell'aria, condizioni climatiche generali, reazioni del corso di maturazione delle viti... E' una rete intranet che informa ed aggiorna tutti contemporaneamente, ovviamente poi anche su tutti i processi di lavorazione, fino al raggiungimento del prodotto finale". Una specie di sofisticata centrale di controllo? "Un'innovazione utilissima. Dall'altra parte, cioè in termini prettamente, classicamente direi, agricoli, osserviamo ed abbiamo particolare cura, per esempio, delle colonie di lombrichi...". Mi scusi? "Il lombrico scava sotto il terreno calpestabile dei vigneti, eseguendo tante gallerie a piani diversi assolutamente utilissime per il drenaggio dell'acqua, e contemporaneamente ne mantiene l'humus... Un'affascinante commistione tra tradizione e futuro!". Gli studenti sono organizzati come stage? "Noi abbiamo da subito posto in essere veri e propri contratti di collaborazione ufficiali con le due entità universitarie...". Vero, mi scusi, quale altra università opera in Vigne Olcrù? "Lo I.U.L.M. Di Milano. Con il Professor Vincenzo Russo, docente di psicologia dei consumi, abbiamo iniziato un interessantissimo percorso di marketing e neuro-marketing, che utilizza un'avanzata poltrona sensoriale, per finalizzare il lavoro di produzione vi-

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Vigne Olcrù: "Un'affascinante commistione tra tradizione e futuro"

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Matteo Brambilla tivinicola". Chiarendo il percorso: Vigne Olcrù, unitamente all'università statale di Milano produce il vino fino all'imbottigliamento, e poi insieme allo I.U.L.M. ne studia ed applica le possibilità di mercato? "Esatto. Con il professor Valenti, partendo proprio dal vitigno... Mi interrompo io, stavolta, proprio sul vitigno: ogni anno effettuiamo una selezione su un campione di 40 vitigni; uno solo tra questi andrà poi in produzione...E dicevo, quindi, nel mentre si realizza tutta la catena che porta alla creazione del prodotto, con il professor Russo cominciamo a strutturare la parte promozionale e commerciale". Quante unità produce Vigne Olcrù annualmente? "Nel 2017 arriveremo a 180.000 bottiglie di pinot nero massimizzato. Negli anni a venire aumenteremo certo la produzione, posso dirle che abbiamo spazio per raddoppiarla, ma non più di quello, per non ricadere poi nella mera produzione industriale, che non ci interessa e sarebbe impossibile da realizzare con questa metodologia e finalità qualitative". Al di là della produttività: in un momento così incerto, nella nostra zona, proprio in materia, lei ha qualche, chiamiamolo, consiglio da esternare? "Consiglio è un termine che non voglio usare... Di certo, l'unione fa la forza, ovunque, in ogni sistema produttivo: le posso dire, come bel messaggio al territorio, il progetto che abbiamo appena iniziato! Con un altro stimato e conosciuto produttore, e persona cara, Claudio Bisi, stiamo iniziando una selezione dei vitigni storici ed autoctoni dell'Oltrepo, unitamente alla Statale, per una produzione d'alta qualità, con Gambero Rosso coinvolto, insieme a 30 studenti dello I.U.L.M. che ne studiano il lancio sul mercato, che probabilmente presenteremo alla Food Week di Maggio 2017 a Milano!". Un'ultima domanda: la bellissima struttura è tutta interrata nella collina, tranne gli uffici e questo splendido show-room. E tranne una casetta all'ingresso della proprietà! Che utilizzo ha quella prima costruzione, separata dal resto? (Sorride)... "E' la casetta del passito! Ora, accompagnandola all'auto, ci fermeremo ad assaggiare qualche acino che sta riposando: le assicuro che ne rimarrà estasiato! Tutti i giorni, per parecchie settimane, giriamo i grappoli sui loro stand, uno ad uno, in attesa che siano pronti per fornirci il nostro passito!". E' praticamente una nursery? "Quasi... dove ricaveremo una deliziosa … creatura!".


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"i giovani non hanno più interesse nel lavorare la terra"

Di Valentina Villani

Quella dei crisantemi a Verrua Po è una storia lunga almeno sessant'anni, infatti, le prime testimonianze risalgono intorno agli anni '50. Si narra che una residente, di ritorno da una vacanza in Liguria, portò con sé qualche talea acquistata con l'idea di interrarla. Le aspettative di crescita di questa pianta sul territorio verruese erano tutt'altro che positive, tuttavia il crisantemo trovò in queste terre l'habitat ideale, così si attecchì e si sviluppò. La coltivazione del crisantemo prese piede e si allargò a macchia d'olio e, tra gli anni 60/70 si arrivarono a contare un'ottantina di coltivatori – come ci racconta Giuseppe Cazzola, uno dei più longevi coltivatori del crisantemo. Come giunsero i crisantemi a Verrua Po? "Ricordo che inizialmente ci recavamo in Riviera Ligure ad acquistare i semi, ai tempi non c'erano tutte le varietà che troviamo oggi, infatti la scelta era limitata a solo due tipologie, le varietà disponibili erano solo in due colorazioni: bianco e giallo. Successivamente anche il mercato si ampliò, si incrociarono diverse specie e l'offerta, da allora, si allargò in maniera piuttosto considerevole rispetto agli anni precedenti, tanto che oggi, il crisantemo conta oltre duecento specie di piante erbacee". Negli anni passati, oltre al grande indotto economico che hanno portato questi fiori al vostro territorio, si consolidò anche un'importante mostra che andò avanti per ben quarantacinque anni... "La mostra del crisantemo è stata tra le più importanti rassegne storiche all'interno del territorio oltrepadano. Ogni coltivatore esponeva il suo prodotto all'interno degli stand presenti e all'esterno era collocata anche un'area di vendita. Ricordo che si teneva ogni anno nella seconda metà di ottobre e ricordo la gente: in moltissimi giungevano nella nostra piccola realtà per partecipare alla mostra del crisantemo. 45 furono le edizioni, poi un giorno, per diverse ragioni, si decise di non farla più".

Giuseppe Cazzola Ai tempi si parlò addirittura di realizzare una cooperativa. Perché poi il progetto non riuscì a prendere forma? "Si parlò a lungo della possibile realizzazione di una cooperativa, ma poi non se ne fece più nulla, molto semplicemente non si riuscì mai a trovare un accordo". A che mercato si rivolgeva la sua produzione? "In tutta la nostra regione, i principali compratori erano i fiorai ma anche molti privati”. Solo nel vostro territorio si parla di ottanta o più attività legate alla produzione di crisantemi, c'era molta concorrenza immagino... "C'era moltissima concorrenza, tuttavia tutti noi produttori non abbiamo mai avuto difficoltà nel portare avanti l'attività, la mole di lavoro era importante e altrettanto buone erano le vendite". Verrua Po per diverso tempo è stata da molti definita come la capitale del crisantemo. Tuttavia, da ottanta e più coltivatori oggi si parla di un numero tristemente ridotto, addirittura a non più di una decina. Cosa pensa sia cambiato? Testimonianze parlano per lo più di carenza di ricambio generazionale. Lei cosa crede? "Il mondo è cambiato, così come è cambiato anche il modo di pensare e di vivere delle persone. I giovani non hanno più interesse nel lavorare la terra, in un certo senso non vogliono fare troppa fatica, preferiscono dedicarsi ad altro. Così le nostre terre, un

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Giuseppe Cazzola: "Ho iniziato a coltivare crisantemi negli anni '60..."

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tempo molto produttive, oggi hanno subito abbandoni di importante rilevanza. Ciò che è venuto a mancare è proprio un discorso di ricambio generazionale". L'Oltrepò Pavese è un territorio prevalentemente agricolo. Non crede sia un peccato che molte terre a causa di questo siano state abbandonate? "Certo che è un peccato, ma come dicevo prima il mondo è cambiato, gli interessi delle persone non sono più quelli degli anni passati: le nuove generazioni hanno altre priorità che non sposano assolutamente con quelle di un tempo, ed è così che si è arrivati a questo. Quello dell'agricoltura è un lavoro molto duro, e forse il motivo è un po' da ricercare anche in questo". Lei quando iniziò a coltivare crisantemi? "Intorno ai primi anni sessanta, per la precisione tra il 62/63". Oggi la sua è una delle poche attività ancora presenti sul territorio, nonostante i suoi 82 anni cosa la spinge ad andare avanti? "La passione. Io e mia moglie abbiamo lavorato sodo in tutti questi anni perché abbiamo sempre amato moltissimo la nostra professione. Oggi lei, a causa di problemi di salute, purtroppo non può più occuparsene, ed io porto avanti la mia attività principalmente da solo, avvalendomi del valido aiuto di alcuni parenti". In cosa consiste la coltivazione del crisantemo? "E' un lavoro totalmente manuale, infatti i semi si piantano con il solo utilizzo delle mani. E' certo è che oggi, grazie anche all'avvento di nuove tecnologie, la coltivazione è molto più semplice rispetto ad un tempo. La semina avviene tra la fine di maggio e i primi di giugno: temperatura, luce e acqua sono fattori molto importanti nel periodo della crescita. Nel giro di sei mesi i crisantemi sono pronti per essere raccolti".


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"non esiste un ponte che possa definirsi sicuro"

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Di Valentina Villani

Le elezioni provinciali si sono concluse ormai da qualche mese ed Emiliano Scolè, esponente già conosciuto nel nostro territorio, è stato eletto tra i più giovani consiglieri della nuova provincia di Pavia per l'Oltrepò pavese. Scolè qual è stato l'impatto con questa nuova realtà amministrativa? "Sul piano politico nulla di diverso da quanto mi potessi aspettare, gli attori erano già a me conosciuti e con loro ho sempre avuto rapporti di cordiale conoscenza o di amicizia". Sul piano amministrativo? "Sul piano più prettamente amministrativo, circa le evoluzioni che l'assetto funzionale delle province assumerà dopo l'approvazione della legge di bilancio, sicuramente sarà un approccio molto stimolante sotto tutti gli aspetti". Tra le emergenze di importanza fondamentale all'interno della nostra provincia è ormai evidente da diverso tempo il grande problema legato ai ponti. Si segnalano pericolosità importanti, che potrebbero trasformarsi in catastrofi. Da sempre si dice che non ci siano le finanze per attuare una manovra di totale ristrutturazione dei ponti in provincia, tuttavia, quando si tratta dell'incolumità delle persone, i finanziamenti, in un modo o nell'altro, bisognerebbe trovarli. Secondo lei questo nuovo ente riuscirà a trovare i finanziamenti per risolvere questo grande disagio? "Proprio in questi giorni il neo presidente Poma ha presentato una relazione sullo stato delle infrastrutture esistenti nella provincia di Pavia. Dai dati emersi risulta evidente che non esiste un ponte che possa definirsi sicuro, sono tutte strutture che, chi più chi meno, richiedono cospicui interventi di manutenzione, perché interamente o per parti sono a rischio di cedimenti o danni infrastrutturali che potrebbero limitarne la percorrenza". Non pensa che le manutenzioni di cui parla si sarebbero dovute attuare da tempo? Da anni per la precisione... "Tralasciando la storia della politica infrastrutturale di questa provincia, e con essa quindi meriti e responsabilità di ognuna delle parti politiche che si sono succedute nel tempo, parto da un presupposto. Da anni si discute, ad esempio, del problema dei problemi: ovvero il ponte della Becca. Sul ponte della Becca esiste un impegno certificato da parte dello Stato, che ha più volte ribadito e confermato uno stanziamento pari a 35milioni di euro. Chiaramente, essendo un'infrastruttura di valenza territoriale molto vasta, l'accordo di programma ha previsto il coinvolgimento anche di Regione Lombardia, alla quale è stato detto che dovrebbe fare la sua parte e di conseguenza, stanziare altrettanto. Purtroppo questo non è ancora avvenuto". Qual è la spesa prevista per il rifacimento del ponte? E per la sistemazione anche degli altri? "Per il rifacimento del ponte esistono progetti che ci dicono potrebbe costare intorno ai 55milioni di euro e, se queste ristrutturazioni dovessero partire, si tratterebbe di sottoscrivere subito un accordo tra Stato/Regione/Provincia/Comuni, affinché i ribassi d'asta vengano reinvestiti in provincia di Pavia, così i 15/20 milioni di euro restanti permetteranno

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Emiliano Scolè: "4 milioni e mezzo per il ponte della Gerola"

Emiliano Scolè di intervenire su problemi infrastrutturali di altri ponti, o sull'adeguamento viabilistico in tutta la rete viaria della provincia di Pavia, per ciò che rimarrà in capo alla provincia". La provincia ha già progetti su come investire questi restanti finanziamenti? "La provincia ha già in essere un progetto esecutivo per circa 4 milioni e mezzo di euro di interventi consistenti sul ponte della Gerola, anche questi però sono fondi attualmente bloccati in Regione. Con questo non sto dicendo che esistono i buoni o i cattivi, dico semplicemente che questo cortocircuito di responsabilità di gestione delle competenze di trasferimenti finanziari, se non lo si risolve una volta per tutte, blocca i finanziamenti di queste emergenze, che invece devono trovare una corrispondenza immediata, altrimenti dall'emergenza si passa poi alla catastrofe. Sono convinto che esistano situazioni che, se vissute con meno senso di appartenenza politica e maggiore responsabilità territoriale, ci potrebbero permettere di mettere a disposizione risorse per diversi interventi". Si parla molto dei compiti di questa provincia, quale pensa potrà essere quello nel governo dei territori? "La provincia ha un ruolo fondamentale nel governo dei territori per due ordini di ragioni. Innanzitutto mantiene la delega fondamentale alla pianisi motivi, emerge fortemente la volontà da parte dell'opinione pubblica e la necessità da parte della

classe politica di rinnovarsi, forse anche perché alcuni strati della classe politica attuale vengono considerati, a mio avviso giustamente, colpevoli di inefficienze di mala politica. La politica è un'arte nobile e perché possa essere ben esercitata richiede esperienza ma soprattutto tanto studio. Di conseguenza, aldilà della questione anagrafica, sono convinto che sopratutto la mia generazione, debba ritrovare la politica di sacrificio nella formazione e nello studio, e non mi riferisco allo studio in senso lato, bensì allo studio dei problemi, allo studio delle questioni e uscire dal cono d'ombra che sta opprimendo il sistema politico in generale rappresentato dall'approssimazione". Quali sono le caratteristiche fondamentali di un buon politico? "Sono del parere che un uomo politico possa fare di tutto, a patto che abbia ben presente che l'elemento formazione/esperienza/studio, sia un dato fondamentale e imprescindibile se vuole competere e se vuol essere efficiente per corrispondere alle esigenze dei cittadini. Non penso che il tecnicismo in politica sia la soluzione, perché la politica è un'altra cosa rispetto alla tecnica, la politica ti dà la visione in lungo periodo, una visione complessiva e le capacità di individuare i punti di caduta e di sintesi. La tecnica invece ti offre gli strumenti per raggiungere quell'obiettivo, però alla base di tutto bisogna studiare e non esiste alternativa. Per il resto, come dicevano i nostri vecchi: 'chi ha più filo fa tela'".


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"chi sceglie di fare il sindaco lo fa per passione"

Sindaci dell'Oltrepo: stipendio sì... stipendio no... Di Valentina Villani

Quello dell'amministratore comunale è impegno importante a 360 gradi e comporta non poche responsabilità. E' risaputo che gli amministratori locali svolgono funzioni di rilevante importanza per le loro cittadine, ma tuttavia non sempre ricevono un compenso adeguato alla funzione che svolgono e al tempo speso, come ha dichiarato il primo cittadino Simone Tiglio in una nostra intervista, all'interno dello scorso numero del nostro giornale, di cui pubblichiamo uno stralcio: "si sta tornando verso una politica notabilare di stampo ottocentesco, la maggior parte delle cariche sono gratuite, mentre fare l'amministratore pubblico a mio parere è un lavoro nobile ed impegnativo, richiede tempo e risorse, merita un compenso adeguato al carico di lavoro che la funzione prevede. Ora solo chi ha una rendita da pensione ad esempio o da immobili, può dedicarsi alla politica. Chi vive del proprio lavoro è penalizzato". Alla luce di quanto dichiarato dal primo cittadino di Zavattarello, abbiamo contattato i sindaci dell'Oltrepò Pavese per sapere cosa pensano del loro ruolo, in funzione di quanto percepiscono. Sentiamo cosa hanno risposto. Pierangela Compagnoni, sindaco di Redavalle "Per lo svolgimento delle funzioni di sindaco ricevo un compenso fissato dalla legge, sulla base del numero degli abitanti. Ciò che percepisco dalla mia indennità, normalmente lo reinvesto in tutte quelle attività che, a causa dei tagli da parte dallo Stato nei confronti degli Enti locali, sono diventate proibitive per le finanze comunali. Credo che un sindaco, ma anche gli assessori e consiglieri comunali, sia giusto che percepiscano un compenso in funzione di quanto svolgono, anche a fronte delle responsabilità a cui sono chiamati. Ciò che ha dichiarato Tiglio è sicuramente condivisibile, dal momento che ritengono demagogico far passare l'idea che, mentre tutte le professionalità trovano un giusto riconoscimento economico, l'amministrare la cosa pubblica debba essere considerato onorifico. Con questo concetto di onorificenza si torna al Governo secondo il reddito. Solo i ricchi oggi possono fare politica, ma le leggi agrarie mai furono approvate, a dimostrazione che un governo di ricchi, non sempre è garanzia che l'interesse della collettività prevalga sull'interesse particolare".

Marco Scabiosi

Paolo Prè, sindaco di Borgo Priolo “Ricevo un'indennità mensile prevista dalla legge per il mio ruolo di sindaco, di queste dodici mensilità due le devolvo, Pierangela Compagnoni inoltre non richiedo rimborsi per benzina, telefono o altro. Ricoprire la carica di sindaco oggi è sicuramente impegnativo ed oneroso, si sottrae molto tempo al proprio lavoro e alla famiglia, ma come si dice: "non l'ha prescritto il medico", di conseguenza alcuni oneri sono da mettere in conto. Penso che ricevere un indennizzo in funzione della carica che si svolge non sia sbagliato, inoltre consente a qualsiasi cittadino di avvicinarsi alla cosa pubblica, altrimenti amministrare rimarrebbe appannaggio esclusivo dei benestanti". Marco Scabiosi, sindaco di Rovescala "In effetti capisco il senso del compenso previsto per una funzione come quella di un sindaco, che richiede continuità di presenza, disponibilità, impegno e responsabilità. Non posso quindi che trovarmi d’accordo con Tiglio. Credo che, se svolto con serietà e passione, l’impegno amministrativo può risultare gravoso, anche in termini di tempo che richiede. Sono libero professionista e posso confermare il rischio che la propria attività venga penalizzata". Andrea Milanesi, sindaco di Cecima "Chi sceglie di fare il sindaco credo che in primis lo faccia per passione, di conseguenza il lato economico dovrebbe passare in secondo piano. Diciamo che potremo definirlo quasi un discorso di volontariato, su un territorio poi che è sicuramente impegnativo, quindi ci sono tante responsabilità e tutta una serie di cose per cui, prima di fare questa scelta bisognerebbe rifletterci a lungo. Quel che è certo è che, se uno dovesse guardare la cosa sotto l'aspetto economico, non si metterebbe neanche dietro, molto spesso sono la passione e l'amore per il proprio territorio che portano a queste scelte.

Andrea Milanesi

Paolo Prè Un amministratore ha fatto una scelta, di conseguenza sapeva a cosa andava incontro, per questo motivo sono convinto che tutti sappiamo che dal punto di vista economico non è assolutamente concepibile quello che percepiamo, tuttavia sappiamo anche che è stata una scelta per amore del nostro paese. Un chiaro esempio sono le elezioni appena avvenute della provincia, sono tutti amministratori che di fatto non riceveranno nulla, ma che si sono messi in gioco per la cittadinanza. Personalmente ricevo un' indennità come tutti i sindaci, tuttavia questa non è una cifra che mi rimane completamente, poiché spesso una parte la utilizzo per acquistare ciò che serve al mio comune in occasione di feste e manifestazioni". Daniele Taramaschi, sindaco di Cervesina "Il punto di riferimento per una cittadina è sicuramente la figura del sindaco e, proprio in questi giorni, abbiamo un chiaro esempio di ciò che stanno vivendo i sindaci delle città colpite dal sisma. Un sindaco è in teoria è quella persona che dovrebbe essere 365 giorni, 24 ore su 24 presente sul territorio, al fine di garantire una copertura per qualsiasi evenienza. Nella fattispecie diciamo che, chi lavora nel pubblico ha disponibilità di tempo molto superiori, rispetto a chi magari, come il sottoscritto, lavora nel privato e spesso utilizza ore di ferie o permessi per poter svolgere questo compito. Fondamentalmente il concetto posto da Tiglio è assolutamente sacrosanto, inoltre se vogliamo fare un paragone, c'è una netta sproporzione tra chi ricopre cariche istituzionali molto più elevate, il cui impegno è molto più relativo di un sindaco e quello che poi alla fine percepisce un sindaco. Per la mia funzione percepisco ciò che è previsto dalla legge, tuttavia spesso, i soldi che ricevo come compenso, vengono automaticamente rimessi a disposizione dell'ente per spese per cui l'iter diventerebbe complicato. Fondamentalmente il ragionamento di Tiglio ha una spiegazione: fare bene il sindaco vorrebbe Daniele Taramaschi


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Fabio Molinari dire dedicarsi molto più di quanto non lo si possa fare oggi, ma non lo si può fare per il semplice motivo che si deve condividerlo con un altro lavoro per poter vivere, perché, con il compenso che si percepisce, spesso si ha a malapena un rimborso delle spese vive. Se un sindaco percepisse il giusto, proporzionato quindi alle sue responsabilità, alla mole di lavoro, potrebbe mettere a disposizione ancora più tempo da dedicare alla sua attività". Fabio Molinari, sindaco di Borgoratto Mormorolo "Diciamo che sostanzialmente il ruolo di un sindaco è abbastanza complicato, in quanto dobbiamo sempre far quadrare la nostra attività personale con quella del comune. Per quanto riguarda il discorso dell'amministrazione pubblica, non credo che debbano esserci dei compensi adeguati, perché è vero che è un ruolo impegnativo, però è una scelta di vita. Al discorso che uno debba dedicare tempo e risorse in un'attività, che comunque oramai va sempre più verso il volontariato, questo è discutibile. Diciamo che sostanzialmente le spese ci sono però, che uno ci debba guadagnare più di quanto gli venga riconosciuto dallo Stato forse direi di no. Io ho fatto una scelta personale, che è quella di percepire il mio compenso, per coprire le mie spese, tuttavia una buona fetta la investo nell'ambito comunale, perché le spese di rappresentanza dei comuni sono oramai veramente ridotte all'osso e sostanzialmente, quando un comune come il mio ha a bilancio 350 euro di spese di spese di rappresentanza, di rappresentanza ne fa ben poca". Luigino Polin, sindaco di Verretto "Sono pensionato, quindi tempo da dedicare al comune ne ho, il compenso di sindaci ed assessori è vero che è minimo, inoltre, la situazione dei comuni è sempre più drammatica, specie per i piccoli. Se poi uno lavora ha anche meno tempo da dedicare al suo comune, di conseguenza è sempre più dura riuscire a fare l'amministratore. Quella del sindaco oggigiorno è più una missione che un lavoro, l'impegno è costante, però nel mio caso, essendo in pensione, non mi sono mai posto il problema. Percepisco un compenso stabilito dalla legge che molto spesso però mi serve per tamponare le spese istituzionali". Mattia Franza, sindaco di Bagnaria "Premesso che nessuno è obbliAmedeo Pietro Quaroni gato a fare l'am-

Luigino Polin

Mattia Franza

ministratore o il politico, concordo con quanto detto da Simone Tiglio, soprattutto per quanto riguarda l'amministrare piccole realtà come le nostre, dove la mole di lavoro è sicuramente importante, considerato anche che i funzionari a disposizione sono sempre più limitati. Nei piccoli comuni per la minima criticità ci si interfaccia con il sindaco o con gli amministratori, ricordiamo poi che il sindaco ha un'indennità, seppur piccola, ma anche gli altri amministratori lavorano per il bene pubblico e non percepiscono neppure il gettone di presenza in consiglio comunale. Se poi consideriamo i compensi dei parlamentari, c'è proprio un divario abnorme. Ricevo un compenso detratto del 50%, perché sono dipendente pubblico, fortunatamente l'unico benefit che ho è che, essendo appunto un dipendente pubblico, ho ancora diritto ai permessi amministrativi, a differenza di chi lavora autonomamente o come dipendente privato cui invece non sono concessi". Amedeo Pietro Quaroni, sindaco di Montù Beccaria "Un sindaco ha moltissime responsabilità che forse, se si rendesse conto di quante sono probabilmente non farebbe questo mestiere. Il nostro è un lavoro molto impegnativo, sia per un discorso di tempo che per responsabilità. Sono un agricoltore e sicuramente, se non avessi il ruolo di sindaco, potrei fare a meno di un operaio nella mia attività, però ho fatto questa scelta perché è più che altro una passione, di conseguenza la svolgo come meglio posso, senza pensare troppo al guadagno limitato. Tuttavia, sono d'accordo con quanto dichiarato da Tiglio, penso che un sindaco abbia più responsabilità di quante ne potrebbe avere un parlamentare, che poi oltre ai compensi che ricevono sono anche più tutelati rispetto a noi sindaci. Credo che i sindaci si debbano prendere tutte le responsabilità, agendo nel pieno rispetto delle regole e dei servizi ai cittadini, ma è anche sacrosanto che queste responsabilità vengano compensate in maniera adeguata, anche se

Piergiorgio Maggi

oggi, gli stipendi dei sindaci mi sembrano assolutamente ridicoli per le responsabilità". Piergiorgio Maggi, sindaco di Stradella "Le retribuzioni per gli amministratori sono previste e applicate in base alla legge, unica cosa opinabile sono i rimborsi spese, che la nostra amministrazione pertanto ha deciso di non ricevere. La legge non si discute, quello del sindaco è un lavoro pressante e stressante, ma è anche una scelta e un impegno sociale e civico per tutta una serie di motivi. Di conseguenza si può sentirsi stanchi e demoralizzati sotto alcuni punti di vista, questo è sacrosanto, ma chi lo ha scelto sapeva già a cosa sarebbe andato incontro. Io ho la fortuna di essere in trattamento di quiescenza e dedico tutto il mio tempo all'amministrazione, capisco anche che porti via molto tempo e questo può risultare difficoltoso quando si ha già un lavoro". Maria Teresa Torretta, sindaco di Bressana Bottarone "Oggi quello del sindaco è un lavoro vero e proprio e farlo a tempo perso, si conclude poco o niente. Noi sindaci di paese poi abbiamo molte responsabilità, spesso se vogliamo anche compiti che non ci spettano, ma purtroppo nei comuni si sa, c'è carenza di personale, per questo motivo facciamo un po' di tutto, laddove possiamo arrivare ovviamente. Mentre nelle grandi città ci sono tutta una serie di strutture per cui i sindaci sono leggermente avvantaggiati, rispetto a noi che invece operiamo direttamente sul fronte. Personalmente ho rinunciato a lavorare questi cinque anni per dedicarmi interamente al mio comune, perché penso questa sia una necessità, è chiaro però che questa professione non si può lasciarla solo a chi ha altra rendita o è pensionato, quindi mi sembra giusto che anche la politica abbia un costo. Ho scelto di ricevere un compenso stabilito dalla legge, perché allo stesso tempo ho tolto la mia professionalità che davo nel mio lavoro per congedarmi cinque anni in questa funzione".

Maria Teresa Torretta


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OLTREPO

MOVIMENTO TURISMO VINO: "IL NOSTRO MODO DI OPERARE è UNICO"

"Non mi sento di auspicare un'unione con altri operatori del settore"

Lucilla Ortani

Di Serena Simula Da ventiquattro anni il Movimento Turismo Vino si occupa di promuovere l'enoturismo in tutta la penisola, di diffondere la cultura del buon bere e di rendere le cantine italiane location turistiche al pari di musei e gallerie. Una mission nata dall'esigenza di valorizzare un patrimonio assolutamente invidiabile fatto di storia e di tradizione, di gusto e di qualità, un tesoro che spesso e volentieri le aziende locali non erano in grado da sole di far conoscere al grande pubblico. Ad occuparsi della promozione dell'Oltrepò all'interno della Segreteria Organizzativa del Movimento Turismo Vino Lombardo c'è Lucilla Ortani, che da anni segue da vicino le cantine della nostra zona per aiutarle a proporsi con efficacia ai visitatori. Cominciamo dal principio: com'è nato il Movimento Turismo Vino? "È nato con l’intento di trasformare le cantine in luoghi turistici, in punti di interesse per quelli che noi definiamo 'enonauti'. Con questo termine ci riferiamo a quella particolare categoria di turisti interessata a percorrere gli itinerari del gusto, a scoprire la cultura del buon vino e del buon cibo e a scoprire cosa c'è dietro alla sua realizzazione. Per far parte del Movimento, quindi, le cantine devono adeguarsi a uno standard abbastanza rigoroso".

Cioè? "Devono garantire la qualità dell'accoglienza, devono cioè proporre una serie di servizi turistici che vanno dalla presenza di una sala degustazione con adeguati accessori fino all’accompagnamento del vino con i prodotti locali, alla disponibilità di servizi igienici e parcheggi. Chiaramente in 24 anni le cose sono molto cambiate: quando abbiamo iniziato le cantine proponevano soltanto la visita guidata e la degustazione, oggi invece si propongono molti altri servizi turistici, tanto che alcune cantine sono diventate dei veri e propri resort". Come operate per raggiungere il vostro obiettivo? "Principalmente noi ci occupiamo di creare dei momenti di aggregazione intorno alle nostre cantine. Il più famoso, per esempio, è 'Cantine aperte', l’iniziativa che quattro volte l’anno (a maggio, a settembre, a San martino e nel periodo di Natale) porta migliaia di persone a visitare i vigneti dell'Oltrepo e di tutta Italia. Un altro nostro appuntamento fisso è 'Calici di stelle', evento estivo che quest’anno verrà replicato per la prima volta anche nel periodo invernale". In Oltrepò si fanno tante iniziative per promuovere il mercato del vino eppure sembra che si faccia molta fatica ad affermarsi. Quali sono le difficoltà maggiori? "Sicuramente ai vignaioli oltrepadani manca ancora un po' di formazione. È una questione che non riguarda tutti, chiaramente, ma molti hanno ancora bisogno di capire qual è il modo giusto di proporsi, a quale pubblico puntare e con quali modalità. Poi ovviamente c’è la questione del campanilismo: l'Oltrepò è molto grande e ancora si fatica ad abbandonare le rivalità e a lavorare tutti insieme per un obiettivo comune". A proposito di campanilismo: di associazioni e movimenti riguardanti il vino in zona ce ne sono diverse. L’unione non farebbe la forza? "Forse sì ma personalmente ritengo che il Movimento Turismo Vino lavori in una maniera un po' diversa dagli altri, che il nostro modo di operare sia unico. Per questo non mi sentirei di auspicare un'unione con

altri operatori del settore, perché con questa formula noi funzioniamo, riusciamo a dare concretezza sia al Movimento che ai nostri associati". Lei si occupa di tutta la Lombardia: come viene visto l'Oltrepò nel resto della regione? "L’Oltrepò è senza ombra di dubbio la punta di diamante per la produzione vitivinicola lombarda. È la meta più gettonata dai turisti, richiestissima anche per la posizione strategica due passi dalle grandi città. La maggior parte di coloro che arrivano qui durante i nostri eventi partono da Milano ma negli ultimi tempi l'Oltrepò sta riscuotendo successo anche tra gli stranieri". E cosa dicono? "Che qui è meglio della Napa Valley californiana, che dovremmo imparare a venderci meglio perché i nostri prodotti sono più buoni e la nostra accoglienza decisamente più calorosa. Chi arriva qui dall'estero rimane affascinato dai nostri paesaggi, dal nostro modo di dedicare tempo ai visitatori, dai sapori che mettiamo a tavola. Qualcosa che noi diamo per scontato ma che non lo è affatto". Prima diceva che l'Oltrepò è la meta più richiesta durante i vostri eventi. Quanta gente riuscite a muovere? "Tanta, tantissima. Nell’ultima edizione di 'Cantine Aperte' abbiamo registrato il tutto esaurito in ognuna delle nostre cantine (una quindicina in totale) per quattro domeniche di fila. E se le più piccole sono riuscite a ospitare solo una cinquantina di turisti a domenica, le più grandi ne hanno accolti anche duecento. Stiamo parlando di migliaia di visitatori che hanno potuto ammirare le nostre colline, gustare i nostri prodotti e ovviamente comprare i nostri vini". Tutto bello, ma non tralasciamo l'aspetto economico...Come vi finanziate? "Con le quote associative. C’è una quota fissa per l'utilizzo dei nostri marchi e una quota di adesione per ogni singolo evento. Un tempo di tanto in tanto si riusciva a raggiungere anche qualche contributo statale, oggi invece funzioniamo esattamente come ogni altra associazione e, in pratica, ci autososteniamo".


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la rubrica per gli appassionati della buona tavola

Di Gabriella Draghi La patata Vitelotte, chiamata erroneamente "Patata Viola" è una specie antica e rara di patata dalla buccia e polpa appunto viola proveniente dal Perù. Appartiene alla famiglia delle Solanum, ha una forma oblunga, grumosa, ed è di dimensioni ridotte. La pelle è piuttosto spessa, mentre la particolarità è data dal colore della polpa interna, viola, profumata quasi di nocciola, molto appiccicosa e dal sapore vicino alla castagna. È una varietà antica, si può definirla primordiale, semi-selvatica, di montagna, e presenta una resistenza alle malattie ed alla siccità. Da alcuni anni è stata avviata una coltivazione biologica da alcuni piccoli produttori a Cencerate, sulle montagne dell'Oltrepo pavese, a 1000 m. di altitudine. Queste patate sono ricche di antiossidanti, sostanze nutritive che proteggono l'organismo e aiutano a ridurre l'in-

vecchiamento. I mirtilli sono da tempo riconosciuti come una grande fonte di antiossidanti, ma la polpa delle patate vitelotte ne è una fonte ancora più generosa, grazie alle antocianine, pigmenti che si trovano nei vegetali e agiscono come protettori nella prevenzione del cancro e dell'invecchiamento Gnocchetti di patate viola (di Cencerate) arcobaleno Ingredienti per 3 persone: 500 g di patate viola di Cencerate 100 g di farina 1 uovo 1 zucchina piccola 1 carota piccola 1 cipollotto rosso 3 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato 3 cucchiai di latte Erba cipollina olio extravergine d’oliva sale Come si preparano: "Laviamo molto bene le patate viola e lessiamole con la buccia in acqua salata. Nel frattempo prepariamo le verdure. Laviamo la zucchina, togliamo la parte interna e la tagliamo a fiammifero. Peliamo la carota e la tagliamo allo stesso modo. Puliamo il cipollotto e lo tagliamo a rondelle. In una padella antiaderente mettiamo un po' d'olio extravergine, versiamo le nostre verdure e le saltiamo velocemente. Devono rimanere croccanti. Saliamo e ci dedichiamo ai nostri gnocchetti. Scoliamo le patate e le passiamo allo

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Gabriella Draghi schiacciapatate senza togliere la buccia. Lasciamo intiepidire le patate, aggiungiamo la farina e l'uovo e andiamo ad impastare sulla spianatoia ottenendo un bel panetto di colore viola intenso. Con l'aiuto della farina formiano dei cilindri rotolandoli sulla spianatoia e tagliamo i nostri gnocchetti con un coltello. Portiamo ad ebollizione una pentola d'acqua con l'aggiunta di un cucchiaio di sale grosso. Nel frattempo in un pentolino mettiamo il parmigiano e aggiungendo il latte a fuoco basso otteniamo una crema mescolando continuamente. Versiamo i nostri gnocchetti viola nell'acqua che bolle ed aspettiamo che vengano in superficie. Basteranno pochissimi minuti. Scoliamo gli gnocchetti e li versiamo nella padella con le verdure saltate e mescoliamo delicatamente. Ed ora impiattiamo: mettiamo un cucchiaio di crema di parmigiano sul fondo del piatto, versiamo i nostri gnocchetti arcobaleno e spolverizziamo con erba cipollina tritata".


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"Vorrei che il mio blog fosse un punto di riferimento delle tradizioni oltrepadane"

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Lorenzo Cafarchio

"La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell'antichità". Marco Tullio Cicerone, tra le pagine del De oratore, andava così a scolpire nell'infinito la funzione fondamentale di scoperta, continua, del passato. Proprio per questo motivo abbiamo raggiunto, nella sua abitazione, Gustavo Ferrara giovane storico vogherese che ha unito la sua predisposizione per la scoperta alla passione per il territorio oltrepadano. Ci siamo fatti accompagnare, anche attraverso la consultazione del sito Viqueria, da lui realizzato, nei meandri di Voghera, perché l'unico modo per conoscere il futuro è quello di avere ben saldo, nella mente, il proprio ieri. Del resto come sostiene lo scrittore francese, Renaud Camus: "i popoli che conoscono i loro classici non si lasciano condurre nell'immondezzaio della storia senza protestare". Ferrara come nasce e perché il suo blog Viqueria? "L'idea originale, parzialmente realizzata, era quella di dare vita ad uno spazio dedicato alla pubblicazione di articoli degli studenti, del corso di laurea magistrale di Storia d'Europa, dell'Università di Pavia. Durante i due anni di corso sono stati fatti scrivere, agli alunni, dei mini saggi storici che risultano lavoro intellettuale dimenticato. Per questo motivo il mio intento era quello di ospitare il loro operato altrimenti perduto". L'esperienza continua? "La pubblicazione di articoli altrui si è esaurita in via naturale perché tutti i miei compagni si sono laureati. Con quelli degli anni successivi non ho preso contatti per via di impegni legati alla mia laurea". Quali obiettivi si pone il sito? "La diffusione e promozione della storia intesa come materia d'interesse pubblico. L'Italia è un paese ricco di passato, tuttavia i cittadini italiani si fanno una cultura storica attraverso canali, per lo più menzogneri, come Wikipedia e Focus TV. Questo a mio parere è un oltraggio alle grandi competenze del nostro paese. Competenze che restano relegate in ambito accademico. Inoltre, ma non meno importante, ritengo che l'Oltrepò pavese e tutte le terre confinanti abbiamo un notevole interesse dal punto di vista storicoturistico". Perché ha scelto il nome Viqueria? "Mi sono riferito al nome medievale di Voghera. Comparve per la prima volta nel X secolo. Gli storici più accreditati concordano sul fatto che Viqueria sia una contrazione di Vicus Iriae o di Vicus Iria. Iria infatti è il toponimo riflettente una città fiorente, ma poi decaduta, in epoca romana di cui non si conosco l'esatta collocazione. Il progetto è nato qui, quindi mi è sembrato appropriato come nome per il blog. In questo modo voglio evidenziare uno dei principali motivi del mio proposito, quello dell'approfondimento della storia e delle tradizioni dell'Oltrepò e della provincia di Pavia". Chi ha collaborato a questo intento? "Hanno contribuito studenti del corso di laurea e appassionati di storia locale. Ognuno con una sua specializzazione. Ad esempio, Paolo Dinario si è occupato di storia dell'arte, Giulia Bordonali di storia di genere e Alessandro Luraghi di storia religiosa. Io invece mi occupo prevalentemente di storia locale". Lei ha compiuto degli studi sul Santuario di Santa Maria delle Grazie, edificio religioso vogherese...

Gustavo Ferrara "Non ho fatto uno studio inedito, ma mi sono limitato a fare un lavoro divulgativo. Cosa non meno importante, giacché il nostro territorio ha bisogno di essere raccontato. Questa struttura, per quanto trascurata, ha un notevole peso nella storia di Voghera e non solo. Parliamo dell'unica chiesa gotico-rinascimentale giunta integra fino a noi della città, quindi insieme alla chiesa Rossa e al Castello sono i soli ricordi visibili del borgo medievale". Vi passò anche Antonio Ghislieri, poi Papa Pio V... "All'età di 14 anni, il giovane Ghislieri, entrò a far parte dell'ordine dei domenicani, risiedendo nel 1518 proprio nel convento annesso alla chiesa di Santa Maria del Rosario, nome dell'epoca. Sarebbe poi diventato Papa con il nome di Pio V nel 1566. La sua figura è legata sopratutto alla vittoria di una coalizione di stati cristiani contro i turchi, nella battaglia navale di Lepanto nel 1571". Altri particolare della costruzione? "Questa chiesa, come moltissime altre, subì i traumi provocati dalla rivoluzione francese divenendo dal 1805 alternativamente abitazione, stalla, magazzino militare e poi asilo infantile. Venne definitivamente riaperta al culto nel 1927. Con il nuovo millennio i dovuti restauri gli hanno donato nuovo splendore". Un articolo, di qualche tempo fa, redatto da Fanpage inseriva al quarto posto il Duomo di Voghera tra le "10 cose da vedere assolutamente in Lombardia"... "Personalmente lo avrei messo al primo posto, ma sulle scelte altrui non si discute. Il Duomo è una costruzione straordinaria, rappresenta uno dei monumenti seicenteschi più interessanti dell'area lombarda. Nelle mura del complesso sono contenute tutte le fasi della storia vogherese. Specificatamente nel campanile troviamo le testimonianze più antiche, con una fase romanica o proto-romanica (XI-XII secolo), una gotica ed una rinascimentale. Il Duomo è una collegiata, ovvero una chiesa dotata di collegio di canonici, quindi di una certa importanza". I lavori partirono nel '600... "La prima pietra venne posta nel 1605 e rimase incompleto, questo è un dato molto interessante, fino alla fine dell'800, quando la facciata fu ultimata su progetto del Maciachini. Nei due secoli, prima

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GUSTAVO FERRARA STORICO E BLOGGER VOGHERESE

dell'ultimazione dei lavori, al posto della facciata vi erano due grossi e caratteristici contrafforti, definiti dai vogheresi i 'sproon der Dom'. In rare foto dell'800 si può vedere il Duomo incompiuto". Invece la piazza circostante? "Una volta non era uno spazio così aperto, ma a destra del Duomo veniva 'riempita' da alcuni edifici che ospitarono, in età napoleonica e durante i moti del 1848, la Guardia nazionale. Il complesso prendeva il nome di 'rebecchino' e venne demolito nel 1904". Lei cura molto l'aspetto visivo del sito. Dalle foto all'utilizzo di un drone... "Da amante di storia e dell'arte non posso che apprezzare il territorio in cui vivo. Mi spiego meglio, l'Oltrepò offre un'infinità di vedute e scorci del grande impatto visivo. Da anni attraverso il territorio per per ritrarre, grazie alla fotografia, le nostre bellezze paesaggistiche e monumentali. A questo aspetto fotografico 'normale' ho aggiunto, da circa un anno, la ripresa aerea per dare una prospettiva inedita di luoghi famosi e non. Tutto questo materiale è raccolto nella sezione foto del giorno e costituisce, anche, parte integrante degli articoli informativi sui monumenti e i borghi". Un video particolare è quello realizzato sul castello di Stefanago a Borgo Priolo... "Ho avuto la fortuna di conoscere i proprietari del maniero in questione che mi hanno invitato a visitarlo. In quell'occasione sono riuscito, con il drone, a realizzare alcune riprese. Successivamente insieme a David Espinoza, un amico che lavora per la televisione Argentina, abbiamo trasformato il tutto in un video che ho pubblicato su Youtube dal titolo 'The Castle of Stefanago'". Torniamo al sito. Com'è suddiviso? "Il blog è composto da due macro-sezioni. Una dedicata, interamente, alla storia e dal taglio più scientifico (www.viqueria.com) ed un'altra che conduce il visitatore alla scoperta delle bellezze dell'Italia. Sulla seconda parte mi sono focalizzato sull'Oltrepò, il territorio che voglio promuovere (www.viqueria.com/ turismo). Da poco ho iniziato a promuovere eventi e manifestazioni a carattere culturale che si sviluppano in zona". Perché lei afferma che i suoi articoli sono affidabili? "Un saggio o un saggio storico sono da ritenersi affidabili solo quando sono frutto di una ricerca storica condotta secondo parametri scientifici, ovvero con l'utilizzo del metodo storico. Mi limito a citare il concetto fondamentale che si riferisce alla necessità di provare le proprie affermazioni attraverso la citazione della fonte. Essa può risultare un documento originale dell'epoca studiata o uno studio condotto su documenti originali. Senza la possibilità di consultare la fonte, dell'affermazione, lo studio è da ritenersi inaffidabile perché potrebbe essere frutto della fantasia". Per il futuro che programmi ha? "A parte un'iniziativa in corso d'opera, il sito sta riscuotendo un certo successo, sopratutto sui social network. Le visite aumentano costantemente e spero un giorno di poter trasformare questo blog in un punto di riferimento per chiunque voglia conoscere la storia e le tradizioni oltrepadane".


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"è stata lidia a cominciare a chiamarmi franz"

"All'inizio ci chiamavano FranzeNico, tutto attaccato... come l'arsenico" di

Lele Baiardi

Festeggiano il loro ventennale proprio quest'anno. 20 anni di musica e parole, canzoni e balli, locali, chilometri percorsi, notti insonni... 20 anni di sinergia, sodalizio, e, sempre rimanendo nella lettera S, successo, sempre al massimo livello! I loro nomi vengono spesso, negli ultimi anni, confusi con due grandi attori di cabaret, e, per chi non li conosce, talvolta possono dare la sensazione di "Moda & Accessori". In comune certamente con le griffes di moda hanno la professionalità, la costante ricerca, in questo caso del divertimento, eleganza e cura, sotto ogni aspetto... Abbiamo intervistato allo specchio Nico & Franz! Buongiorno ragazzi e grazie! "Grazie a voi!". Come nasce l'istinto artistico, da quando avete cominciato a coltivare i vostri talenti? Franz: "Entrambi da bambini. Io ricordo che, molto piccola, con un legnetto come microfono, cantavo e ballavo allo specchio imitando Raffaella Carrà... Poi a 12 anni, mio papà Antonio, anche lui cantante in feste di piazza, mi ha iscritta ad una rassegna canora, quelli che oggi si chiamano Contest, a Varzi". Nico: "Anch'io ho iniziato da piccolo. Mio nonno suonava, mia madre cantava ed aveva partecipato ad alcuni concorsi canori, insomma... da sempre! A 5 anni la mia prima “uscita” in una manifestazione al Cinema Italia di Varzi". Vi conoscevate già? "Da ragazzini di vista. La vera conoscenza reciproca è iniziata alle superiori: ci servivamo dello stesso pullmann per andare e tornare da Voghera, per la scuola, e lì abbiamo iniziato a condividere la stessa passione..." Nico: "Franz già cantava ed armonizzava i cori sul pullmann, per la gioia di autisti e passeggeri!!!". Sono quindi iniziate lì le vostre serate di duo? Franz: "No!!! Io cantavo da sola con la mia tastiera, come fa Rita Forte per dare l'idea, con pochissime basi pre - registrate, soprattutto d'estate per le feste di piazza, spesso in coppia con mio papà, ed usavo il mio nome di battesimo, Raffaella. Poi alle superiori, al Santa Chiara, ho avuto una particolare insegnante di ginnastica che mi ha dato la forza, la convinzione, la fiducia di… provarci! Era Lidia Mingrone". E' stata quindi la tua talent-scout? Franz: "E' stata Lidia a cominciare a chiamarmi Franz, a dirmi insistentemente che avevo una bella voce, che potevo fare altro oltre a quello che già sapevo fare... Lei ha poi aperto un locale a Garlasco, la Gazza Ladra, e mi ha invitato a fare una serata da solista li... e da quell'occasione, il mio stile è cambiato, cominciando a prender forma quella che ancora oggi… sono!". Nico: "Lo ricordo anch'io! Io facevo il tastierista ed il corista in una band di amici, i Music Box. Facevamo serate in giro, anche al mitico Mayerling, dove poi ho gestito la sala karaoke per alcuni anni, 19911993, e nel frattempo anch'io, con la tastiera, facevo serate da solista per i locali. Franz veniva spesso con me al karaoke del Mayerling, negli ultimi mesi, e nel 1995 abbiamo fatto l'Alcatraz di Voghera, da solisti in serate differenti. E' stata Franz un giorno a chiedermi di cantare con lei alla Gazza Ladra in

Nico e Franz una serata che aveva fissato, ma che avrebbe dovuto sentire Lidia per l'accettazione all'idea... Lidia disse di sì, che aveva piacere di avere il duo, e da lì... in duo abbiamo proseguito! Ricordo anche (ride...) che in quella prima serata insieme ci chiamavamo Franz & Nico, marchio che abbiamo mantenuto per poco perchè alcune persone lo pronunciavano tutto attaccato con l'accento sulla e, e diventava 'franzénico', come arsénico... lo invertimmo per non assomigliare ad una sostanza… velenosa!!!". In che anno avveniva il debutto? "Nel 1996, esattamente 20 anni fa! Era l'anno della vittoria al Festival di San Remo di Ron e Tosca con la canzone 'Vorrei incontrarti fra cent'anni', che è la nostra preferita, ovviamente la nostra canzone di una vita. Ed avendo partecipato quell'anno alla gara di talenti in un programma di Paolo Limiti su Rai 2, essendoci piazzati ai primi posti vincendo la possibilità di incidere una canzone sul CD della trasmissione, abbiamo scelto quella!". Vi piacciono i talent? Franz: "Assolutamente contraria! I ragazzi che vi partecipano rientrano comunque in un format televisivo, che deve rendere audience alla TV, non alla musica! Chi è, diciamo, durato un po' nel tempo, perchè l'enorme maggioranza è dimenticata anche in caso di vittoria, mi da la sensazione di avere comunque... una scadenza. Propendo per la classica strada, più tortuosa, faticosa, impegnativa ma dal risultato più duraturo...". Nico: "Io sono per un ni, il no mi sembra eccessivo... il mondo si è trasformato, è diventato un network. Importanti oggi sono velocità e comunicazione: il Talent è il modo più veloce e più esplosivo per farsi conoscere, per arrivare al pubblico, e così com'é va sfruttato...". Domanda in estemporanea, ma sempre artistica: quale il film preferito? Franz: "Il Miglio Verde" Nico: "Amadeus, di Forman". Ed il vostro locale preferito?

Franz: "In Oltrepo, l'Alcatraz di Voghera e la Ca' di Mat di Salice Terme, parlando strettamente dell'atmosfera da palco, pubblico, calore, riuscita delle performances". Nico: "Per me la Ca' di Mat, già ancora da quando era B&B, ha una magia da palcoscenico unica". Avete un'altra forte passione, oltre alla musica? Franz: "L'insegnamento vocale, per me. Mi sento davvero una privilegiata, perché le mie due più grandi passioni corrispondono anche a quello che realmente faccio nella vita!". Nico: "Fotografia e movie maker, per me. Da sempre, da tanti anni coltivo questa passione, e magari anch'io ne farò nel brevissimo futuro una professione!". Che consiglio dareste ai ragazzi che partono domattina nel tentativo di ripercorrere il vostro cammino artistico-professionale? Franz: "Ai miei allievi/e dico sempre di crederci, impegnarsi al massimo perché, se vera passione, i risultati, pochi o tanti, nel piccolo o nel grande, arrivano! Bisogna crederci! E poi impegnarsi, a testa bassa, con dedizione, un po' di sacrifico, che, ahimè, se poi questa passione si evolve diventa quotidianità! Anche se oggi tutto è velocissimo, è certamente più complicato di alcuni anni fa, l'unica possibilità che vedo risiede nell'impegno e totale dedizione!". Nico: "Sono in toto d'accordo con Franz. Seguire le proprie ambizioni fa stare bene con se stessi, oltretutto, e regala serenità alla fine. Certo, essendo consapevoli dei propri limiti e possibilità...". Franz: "E' vero, bravo Nico a ricordarlo: spesso avverto intorno molta saccenteria, ed una fastidiosa supponenza che poco ha a che fare con il mondo artistico, dove tutto è e deve essere, se no non sarebbe professione di fantasia, in divenire, in dubbio, con umiltà! Bisogna, mai come nell'Arte, imparare ad ascoltare, memorizzare e seguire i consigli di chi ha maturato un'esperienza sul campo! Chi vuole affacciarsi al mondo del canto deve farlo, a mio parere, così!".


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CAMPIONATO ITALIANO RALLY JUNIOR

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di

Piero Ventura

Ora più che mai, possiamo affermare che in campo rallystico, il nostro Oltrepo è terra di Campioni. Dopo due piloti: Matteo Musti laureatosi Campione Italiano Rally Auto storiche nel 2013, Giacomo Scattolon, laureatosi Campione Italiano Rally Junior nel 2014, è oggi la volta di un navigatore a cucirsi l’analogo scudetto tricolore sulla tuta. Si tratta di Daniele Mangiarotti (figlio d’arte, il padre Mino, ha ricoperto l’identico ruolo nei grandi rally degli anni '70), trentunenne stradellino, che dopo anni di gavetta dedicati ad apprendere tutte le sfumature di un ruolo tanto importante è giunto quest’anno a concretizzare il lavoro profuso. Trovarsi a inizio stagione in squadra ufficiale Peugeot assieme a Paolo Andreucci dev’essere stato per il co-driver stradellino e il suo pilota, il molisano Giuseppe Testa, il realizzarsi di un sogno, ma anche l’inizio di un impegno gravoso, da affrontare con grande professionalità e che difficilmente offre una seconda possibilità. Un impegno poi concluso felicemente e in modo splendido con la conquista del Campionato Italiano Rally Junior, ripagando nel miglior modo possibile la fiducia che Peugeot Italia ha riposto in loro. I due hanno avuto la tenacia e la capacità di superare un inizio di stagione non facile, venutosi a creare per un infortunio occorso al 31enne stradellino mentre nel corso del Rally del Ciocco, prova d’apertura del Campionato Italiano Rally, era impegnato in un intervento meccanico volante sulla vettura. Partenza ad handicap quindi che fortunatamente non li tocca nel

La prova che riescono a fornire invece al Rally di San Marino ha un doppio valore, uno sportivo e uno morale. Con i capisquadra Paolo Andreucci e Anna Andreussi in una di quelle rarissime giornate negative in cui è incappato il campione toscano e quindi fuori dalla lotta per la vittoria nel rally del Titano, i due giovani portacolori di Peugeot Italia tengono alto il morale del Team conquistando un'altra vittoria al termine di una gara disputata senza la ben che minima sbavatura. Nuovo appuntamento con il successo, Daniele Mangiarotti e Giuseppe Testa, lo hanno poi avuto al Rally di Roma Capitale penultimo atto del Tricolore Rally. Quindi, quel Rally 2 Valli a Verona, ultima prova di Campionato, quella prima tappa vinta Daniele Mangiarotti - Giuseppe Testa per un decimo di secondo al morale, infatti, la loro caparbietà emerge già termine di 7 prove speciali e quel titolo di dall’impegno successivo, il blasonato Rally campioni che arriva con una tappa di anticidi Sanremo, gara in cui non si fanno manca- po delle quattordici sulle quali si è basato il re la vittoria. Sarà la prima di una serie posi- torneo tricolore 2016. In quell’abitacolo deltiva, tanto che già a metà stagione, Mangia- la Peugeot 208, i due si sono abbracciati per rotti e Testa sono leader dell'italiano Junior la gioia fino a togliersi il fiato. L’impresa era e devono guardarsi dal velocissimo Pollara. compiuta.

CAMPIONATO ITALIANO RALLY: RALLY DUE VALLI

Terzo posto a Verona per Silvia Gallotti di

Piero Ventura

L’appuntamento veronese del Rally Due Valli, ultima prova del tricolore Rally è stato un momento esaltante per la coppa Michelin indetta dalla Casa di pneumatici francese in cui Silvia Gallotti alle note di Andrea Mazzocchi e Giorgio Bernardi con Andrea Casalini, davano l’assalto al ricco montepremi della Kermesse Michelin R2 Rally Cup, il cui vi erano bem 7500 € da dividere fra i

MOTORI

Daniele Mangiarotti di Redavalle è Campione Italiano

partecipanti alla gara scaligera. A raccogliere il bottino maggiore è stato il piacentino Andrea Mazzocchi, affiancato dalla rivanazzanese Silvia Gallotti, che ha chiuso la prima tappa al 14° posto assoluto e terzo di Classe R2B, terminando poi la gara in 12a posizione assoluta, terzo di classe, primo fra i partecipanti alla kermesse, dopo una gara affrontata con attenzione e buona passo.

Silvia Gallotti


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MOTORI

CAMPIONATO ITALIANO RALLY AUTO STORICHE

Va a Riccardo Canzian il primo trofeo Twingo R1

Matteo Nobili-Riccardo Canzian di

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Piero Ventura

Dopo un inizio stagione nel Campionato Italiano Rally Auto storiche con l'Opel Kadett GT/e, dopo essersi ripreso alla grande ciò che aveva lasciato lo scorso anno sulle strade dell'Oltrepo, ovvero la vittoria al Rally 4 Regioni Storico con la Porsche, a stagione già inoltrata eccolo salire a bordo della piccola Renault Twingo e pur partendo ad handicap, rincorrere il titolo nel monomarca della casa francese, del quale è stato necessario attendere l’ultima prova dell’ultimo rally della stagione, il Rally 2 Valli corso a Verona, per decretare il vincitore del Trofeo Twingo R1, uscito da un duello serratissimo andato in scena fra Riccardo Canzian, affiancato da Matteo Nobili, ed Emanuele Rosso, navigato da Maurizio Torlasco, è stato davvero serrato. Ad avere la meglio è stato il pilota di Broni Canzian, che diventa così il primo campione della Twingo R1 che ha debuttato questa stagione. A Canzian, che si presentava al 34° Rally Due Valli da leader della graduatoria assoluta, anche se con appena due lunghezze su Rosso, non è bastato conquistare la prima tappa e quattro prove speciali: al termine della prima gara gli è mancato un solo punto per conquistare il titolo. Il responso è stato così rimandato alla seconda tappa. Rosso, sapendo di dover rischiare perché avrebbe avuto bisogno di raccogliere tutti i punti a disposizione, ha centrato la vittoria conquistando tutte le prove del-

la giornata, ma a Canzian bastava arrivare al traguardo per far suo il titolo e così è stato. Impostando con saggezza una gara di conserva, Canzian-Nobili sono sempre rimasti alle spalle di Rosso-Torlasco, pronti ad approfittare di ogni piccola sbavatura degli avversari, sbavatura che non c’è stata, ma non è servito a cambiare le sorti del campionato. I due piloti infatti al termine della stagione hanno portato a casa entrambi 113 punti, ma dovendo considerare solo sei risultati utili su otto gare il titolo è andato a Canzian che, non avendo preso parte all’apertura di stagione, aveva solo sei risultati mentre Rosso ha dovuto togliere 11 punti dal conteggio finale. Terzo gradino del podio, sia in gara che nella classifica finale del trofeo, per Debo-

rah Sartori navigata da Giancarla Guzzi. Felicissimo a fine gara Canzian che ha elargito ringraziamenti a tutti, dagli sponsor agli amici dal preparatore al promotore del Trofeo. Più riflessivo invece il suo commento sulla Renault Twingo R1: "E' una macchina molto valida e soprattutto che ti insegna veramente tanto – ha sottolineato Canzian – penso sia l’auto giusta per chi voglia cominciare nel mondo dei rally. I costi di affitto, tutto sommato sono contenuti visto che si parla di CIR, consumo di gomme veramente limitato e se si riesce a far bene, i premi trofeo ti permettono quasi di andare a pari con le spese". Classifica finale: 1. Canzian 113 punti; 2. Rosso 102; 3. Sartori D. 64; 4. Sartori M. 26.

RALLY LEGEND 2016

del traguardo. Canzian non è tipo da alzare bandiera bianca e siamo sicuri che l’anno prossimo tornerà nella Repubblica del Titano per riprendersi ciò che il bronese ritiene suo. Il Rally Legend, manifestazione conosciuta come la festa internazionale del rallysmo, si è purtroppo concluso in maniera tragica. A tre prove dalla fine manifestazione, una Renault Clio Maxi è uscita di strada coinvolgendo 9 persone, di cui una è deceduta sul colpo. La gara è stata sospesa e le ultime due prove non disputate. Nella gara Sammarinese erano impegnati Donald Braglia e Ivan Lovagnini (quest’ultimo portacolori della EfferreMotorsport di Zavattarello) a bordo di una Renault Clio Williams N3 del 1993 schierata nella categoria Myth, vinta poi dalla Lancia Delta del campione vicentino "Lucky". Braglia-Lovagnini hanno disputato un’ottima gara e nonostante le condizioni meteo difficili, sono riusciti a conquistare una 18° posizione assoluta e secondi di classe M3. La loro è stata una corsa disputata sempre all’attacco, già dalla prima tappa quando hanno concluso le 4 prove in notturna con la 21° posizione assoluta. La giornata di Sabato vede arrivare la pioggia ma le prestazioni dell’equipaggio non cambiano e conquistano, momentaneamente, la prima posizione di classe. Purtroppo la Domenica una penalità di 20" nella parte finale della gara, li vede retrocedere di una posizione. Poi, l'incidente citato, e la gara termina lì.

Ko per Canzian di

Piero Ventura

E' andato a vuoto il riscatto che Riccardo Canzian, navigato da Matteo Nobili, ha messo in atto al Rally Legend 2016, dopo che lo scorso anno, in modo discusso, è stato classificato al quarto posto, con la Opel Kadett GTE, ai piedi di un podio il cui terzo gradino sembrava ormai suo con pieno merito. Presentatosi al via al volante di una Lancia Delta Integrale 16V del Winners Rally Team, vettura che portava in gara per la prima volta, Canzian ha fin da subito ha messo in mostra il suo potenziale e quando ancora tutti i mostri sacri del rallysmo erano in gara, il driver bronese si è collocato stabilmente nella top five assoluta precedendo nomi importanti quali: Armin Shwarz, Piero Longhi, Andrea Navarra ecc. Fatale al giovane equipaggio pavese è stata l'ultima prova speciale della prima tappa, quando la trasmissione dell’integrale della Casa di Chivasso è andata in frantumi in vista

CAMPIONATO EUROPEO RALLY:CYPRUS RALLY 2016

Argento europeo per la coppia Scattolon - Zanini di

Piero Ventura

Archiviati i campionati tricolori, in cui hanno brillato i piloti e co-piloti oltrepadani quali: Canzian, Mangiarotti, Nobili e Gallotti, con la disputa del Cyprus Rally 2016 è stato messo in soffitta anche il Campionato Europeo Rally, che ha visto in questa tappa l’ultima gara del torneo continentale, in cui i vogheresi Giacomo Scattolon e Paolo Zanini si sono laureati Vice-campioni Europei della specialità. Si è trattato di un campionato altamente competitivo, basato su 10 round disputati su tracciati spettacolari e impegnativi che hanno spaziato dalla Lettonia tra le foreste baltiche con il Rally di Liepāja, al Rally delle Isole Canarie a quello della Polonia. Un calendario variegato con tutte le gare dell’ERC 2016 che si sono svolte su una lunghezza di prove speciali pari a 200230Km a gara. Oltre ai già citati, ci sono stati rally

belli e spettacolari come quello di Irlanda e il Rally Seajets dell’Acropoli che ha chiuso la prima parte di stagione. Nella seconda metà si è corso sullo sterrato dell’Estonia, mentre in chiusura di campionato c’è stato il classico Barum Rally di Zlín e in fine, come detto, il Rally di Cipro. In questo affascinante e impegnativo panorama, come già detto, l’automobilismo oltrepadano è stato degnamente rappresentato dall’ex tricolore rally Junior Giacomo Scattolon, in coppia con l’esperto Paolo Zanini. I due vogheresi, portacolori del Road Runner di Casteggio, team presieduto da Paolo Scattolon, che ha creduto fermamente in questo progetto, hanno pienamente ripagato la fiducia posta in loro dallo stesso team, da sponsor, amici e sostenitori, conquistando l’argento nell’ERC2 (riservato alle vetture produzione 4×4) disputato a bordo di vetture Mitsubishi Evo affittate sui campi di gara, sia con guida a destra che con guida a sinistra di proprietà di team italiani, irlandesi, spagnoli, ceki e lettoni,

Giacomo Scattolon-Paolo Zanini con le quali si sono confrontati con piloti argentini, ceki, estoni, irlandesi, polacchi, russi, ungheresi ecc. Non è stato semplice per loro correre su strade sconosciute e fondi difficili, veloci e differenti tra loro con solo le note, prese e corrette a velocità limitata. E’ stata comunque un’esperienza prestigiosa, utile a forgiare maggiormente il carattere e le capacità di Scattolon, sempre pronto a mettersi in gioco ad alti livelli e a perfezionare le qualità di Zanini, uno dei più qualificati co-piloti pavesi. Un'esperienza che potrebbe ripetersi nel 2017, magari con un salto di categoria. Top Five del ERC2: 1° Wojciech Chuchala (Polonia) punti 198; 2° Giacomo Scattolon (Italia), punti 142; 3° Tibor Erdy (Ungheria), punti 110; 4° Juan Carlos Alonso (Argentina), punti 61; 5° Siim PLANGI (Estonia) punti 52.


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CAMPIONATO SOCIALE VCC CARDUCCI DI CASTEGGIO

di

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Sono Fabio Fronti e Roberto Ruggeri ad imporsi nel "Corvino Storico" ultimo atto del Campionato Sociale VCCCarducci di Casteggio. A bordo della scattante Autobianchi A 112, i due oltrepadani hanno portato brillantemente a termine le 25 Prove Cronometrate con 1”76 centesimi di penalità. Sul secondo gradino del podio sono saliti Crosignani-Crosignani su di una vettura gemella con 2”47 di penalità, mentre hanno completato il podio i lomellini Pegoraro-Bianchini su VW Golf con 2”99 penalità. Quarto posto e primo tra i Gentleman si è classificato Calderoni con l’Alfa romeo GTV al suo rientro tra gli specialisti del cronometro. La manifestazione per auto storiche promossa dal VCCC Casteggio in collaborazione con la Pro Loco di Corvino, ha avuto nel piccolo centro oltrepadano il fulcro centrale ospitando partenza, arrivo e cerimonia di premiazione. Un percorso studiato alla perfezione ha portato i 31 partecipanti a toccare località piacevoli del nostro Oltrepo quali: Albergo-

Fabio Fronti-Roberto Ruggeri gnone, La Torretta, Isola, Ca’ Bernocchi, Borgoratto, Stefanago, Arpesina, Pragate, Mezzadra, Casteggio, Oliva Gessi, Fornace, Merizzolo, Montalto, Costa Gallotti, Casa Guarnone, Mornico, Costaiola, Torricella e Fumo, attraverso panorami toccanti e colori affascinanti. Tornando alla classifica assoluta, al quinto posto si sono classificati Narduzzi-Rocca (A 112 Abarth), secondi tra i gentleman i quali hanno preceduto il presidente del Veteran Club Carducci,

F2 ITALIAN TROPHY 2016

Il bronese Nicelli secondo posto tra gli Under 23 di

Piero Ventura

Al Mugello Andrea Fontana corona la propria cavalcata, conquistando il titolo della F2 Italian Trophy. Dopo la vittoria in Gara 1, ha voluto chiudere in bellezza il pilota bellunese, vincendo Gara 2. Nonostante la partenza dalla settima casella, causa ribaltamento della griglia come previsto da regolamento, il veneto ha avuto la pazienza di aspettare nelle prime battute della corsa. In seguito è riuscito ad approfittare di un errore di Bracalente per soffiargli la terza posizione. A quel punto, a separarlo dalla vetta c’erano soltanto Bohlen e Brajnik, gli è bastato meno di un giro per sferrare l’attacco decisivo e prendere in mano il comando della corsa. Una volta ottenuto è stata fuga verso la vittoria. Supportato come sempre dalla nota casa vinicola Santero, per l’atto finale di campionato al Mugello si è schierato anche il giovane driver di Santa Maria della Versa, Davide Nicelli al volante

della Dallara F308 F3 dell’Ombra Racing per i colori della Scuderia piacentina Essei Rally Team. Nonostante una resa che potrebbe definirsi non lineare, dovuta ad alcuni errori di gioventù e a forzati forfait, fino alla vigilia della corsa toscana, la stagione del pilota oltrepadano la si poteva considerare positiva. Positività che non è stata confermata al Mugello in cui Nicelli poteva senza dubbio ambire a posizioni migliori, ma un errore in gara 1 e forse poca concentrazione in gara 2, hanno fatto sì che il driver di Santa Maria non raccogliesse quei risultati all’altezza del suo potenziale. Nel fine settimana a Scarperia, ci ha pensato il meteo a caratterizzare il venerdì del Mugello. La forte pioggia che si è abbattuta sul tracciato toscano ha costretto la direzione gara ad annullare le qualifiche. Per stabilire la griglia di partenza si è quindi deciso di tenere in considerazione il miglior crono realizzato da ciascun pilota tra le due sessioni di libere. L’ultima pole del 2016 è quindi Andrea Fontana,

MOTORI

Fronti - Ruggeri primi al "Corvino Storico"

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Tony Borgonovi con la sua Parsche 911. Settimo posto assoluto e terzo tra i gentleman per Viola-Mussi (A 112 Abarth), mentre vanno a completare la top ten: Riccardi-Giorgi (Fiat 500), Guerrini-Sboarina (Fiat 1100) e Arlenghi-Bulgarini (Lancia Delta Integrale). Seguono nell’ordine: Giorgi-Malaspina (MG-A), Magnani-Violini (Porsche 356), Moscato-Moscato (Mercedes SL), Formento-Formento (Fiat 127), Cavanna-Cavanna (Alfa Romeo 75), Scanavini-Vicini (Fiat 500), Bellinzona-Achino (Fiat X1/9), Mirani-Bailo (Ford Escort), Lamagni-Lamagni (Fiat 500), attardati da una distrazione, Marchese-Pisani (Suzuki Swift), Andreoli-Zavattoni (Lancia Fulvia Coupé), Torresi (Fiat 500), Ventura-Sperandio (Lancia Fulvia Coupè) Bernini-Minuzzo (Porsche 911), Cerutti-Maggi (Austini Mini H), Perelli-Roveda (Lancia Fulvia Coupè), Cerutti-Saviotti (Fiat 124 spider), Colombi-Mozzi (Triumph TR7) e Bailo (Fiat X1/9). Alcuni problemi di troppo hanno tolto di gara Marrale-Modenese con a A112 Junior, che compromettono il campionato e Verri-Negrini che vedono la loro Fiat 125 Gruppo 2, arrestarsi per un guasto elettrico. che nella FP2 del pomeriggio ha fermato i cronometri sul tempo di 1’42”327. Il pilota bellunese ha condiviso la prima fila con Alessandro Bracalente, diretto rivale nella lotta al titolo. Alle loro spalle nell’ordine la Dallara F312 del campione uscente Marco Zanasi, Giorgio Venica, trionfatore nella scorsa edizione, Paolo Brajnik, Hakim, Bernardo Pellegrini, Renato Papaleo, Dino Rasero, Gianpaolo Lattanzi. A sorpresa, rimangono fuori dalla top ten il pavese Davide Nicelli, che ha sofferto particolarmente la pioggia, così come la tedesca Angelique Germann e l’austriaco Kurt Bohlen. Il week End negativo per il pilota oltrepadano prosegue anche al sabato in Gara 1 rendendosi protagonista di una partenza anticipata penalizzata con un drive through dalla direzione gara, che gli compromette fin da subito la gara conclusa comunque con un onorevole decimo posto. Così, in Gara 2, Davide Nicelli scatta dalla quinta fila della starting grid. Una gara che il pilota di Santa Maria affronta con poca incisività e convinzione che unite ad un set up della sua Dallara poco consono al tracciato lo hanno relegato all’undicesimo posto finale. Per Davide Nicelli, il campionato F2 Italian Trophy si chiude a quota 69 punti che già vale il sesto posto fra le vetture di classe 2, mentre è piuttosto confortante la seconda piazza ottenuta nella speciale classifica riservata agli under 23.

due rivanazzanesi al gran premio nuvolari 2016: Berisonzi e barbieri

"La nostra vettura, tra le più piccole, non ha avuto alcun inconveniente né cedimento" Di Nicolò Tucci

L'equipaggio rivanazzanese Berisonzi Maurizio e Barbieri Luigi, a bordo di una Fiat 600 pre-serie del 1954, hanno preso parte e portato a termine una tra le più importanti gare italiane di regolarità per auto storiche, in programma dal 16 al 18 settembre riservata alle vetture costruite dal 1919 al 1969. Gara dura e selettiva, che negli oltre 1050 km di percorso in tre tappe, Mantova - Forte dei Marmi, Forte dei Marmi –

Rimini, Rimini – Mantova, ha visto la partecipazione di oltre 350 equipaggi da tutto il mondo in rappresentanza di 18 Paesi e di 50 case automobilistiche. Stanchi ma entusiasti, all’arrivo sul palco hanno dichiarato: "È per noi una grande soddisfazione aver portato a termine questa prestigiosa gara con un bellissimo 119^ posto assoluto, che ci colloca a metà classifica, considerando che la nostra vettura era una tra le più piccole a partecipare e, pur sempre spinta al massimo delle sue possibilità, non ha avuto alcun inconveniente né cedimento".


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SPORT

ASD VOGHERESE NUOTO: " il nuoto AIUTA A GESTIRE LA TENSIONE..."

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"Ero una bambina molto timida, il nuoto mi ha aiutato a fare amicizia" di

Pierfilippo Saviotti

È da poco iniziata la nuova stagione agonistica per la Vogherese Nuoto, società sportiva del Presidente Stefano Repetto. Anche quest’anno la compagine vogherese è riuscita a costruire un’ampia rosa di ragazzi, ricoprendo tutte le categorie agonistiche, più la categoria Propaganda, composta dai bambini più piccoli che tentano i primi approcci con la vasca. Tra le categorie agonistiche, gli atleti vogheresi faranno parte di: Esordienti B (10 – 11 anni per i maschi, 9 – 10 anni per le femmine), Esordienti A (12 – 13 anni per i maschi, 11 – 12 anni per le femmine), Ragazzi (14 – 15 – 16 anni per i ragazzi, 13 – 14 anni per le ragazze), Juniores (17 – 18 anni per i ragazzi, 15 – 16 anni per le ragazze), Cadetti (19 – 20 anni per i ragazzi, 17 – 18 anni per le ragazze) e Assoluti (ragazzi di qualsiasi età, partecipanti alle gare ufficiali). Stessi obiettivi di crescita dell’anno scorso, ma una novità in più. Ad accompagnare le bracciate dei ragazzi della Vogherese ci sarà infatti un nuovo logo. Il monogramma, costruito accostando le lettere V e N maiuscole colorate di blu e rosso, colori sociali della squadra, è nato da un’idea di Diego Chiaudani e della sua azienda grafica “Alchimie”. Tra una nuotata e l’altra, abbiamo chiesto a qualche giovane atleta della Vogherese il vero significato di questo sport e di questa squadra. 1)Qual è la caratteristica di questo sport che ti piace di più? 2)Perché preferisci il nuoto rispetto ad altri sport? 3)Quali sono i valori più importanti che il nuoto ti insegna? 4)Essendo uno sport individuale e molto competitivo, credi sia più difficile creare un gruppo di amici? 5)Il nuoto è uno sport che richiede molto sacrificio anche in termini di tempo. Come riesci a organizzare tutti gli impegni quotidiani? Martina Costante Cat. Esordienti B "Il nuoto è lo sport che mi piace di più, anche se quasi tutti i miei amici o compagni di scuola praticano altre attività, come calcio, basket o pallavolo. Il nuoto mi piace perché ti insegna a stare insieme e a creare amicizia anche se non è uno sport di squadra". Jacopo Cavanna Cat. Esordienti A, I° anno "Il nuoto mi piace perché, nonostante sia molto faticoso, lo trovo rilassante. E poi perché, se vinci o perdi, i meriti o le colpe sono esclusivamente tue. In questa squadra mi trovo molto bene, siamo un bel gruppo fatto di tanti amici. Per questo è lo sport che, fin da subito, mi è piaciuto di più". Giada Manto Cat. Esordienti A, II° anno "Da piccola ero indecisa se scegliere nuoto o danza. Alla fine ho scelto nuoto perché mi sono sentita più portata e perché è uno sport più divertente, dove ci si allena seriamente e si è spinti a migliorarsi sempre di più. Anche per questo faccio qualche allenamento di atletica, per migliorare alcuni aspetti che mi servono per il nuoto. E poi è uno sport che aiuta sicuramente di più a fare amicizia e a conoscere nuove persone". Federica Repetto Cat. Cadetti, II° anno "Da piccola ho fatto danza classica e moderna, ma a 8 anni mi sono ritrovata incapace di nuotare, nono-

Martina Costante

Jacopo Cavanna

Giada Manto

Federica Repetto

Federico Aguzzi

Sebastiano Lastrinetti

famiglia. Gestire tutti gli impegni non è facile, ma se si ha la passione è tutto più semplice. Magari si guarda meno televisione alla sera perché c’è da ripassare. Oppure si esce meno con gli amici o non si gioca alla playstation al pomeriggio perché c’è allenamento. Possono sembrare sacrifici, ma a me tutto ciò non pesa perché lo faccio molto volentieri". Sebastiano Lastrinetti Cat. Esordienti A Matteo Tacconi Simone Contegni "Mi piace il nuoto perché sei da solo in vasca. A differenza di altri sport che magastante amassi molto l'acqua. Così ho cominciato a ve- ri piacciono di più a ragazzi della mia età, quando nire in piscina. Mi sono trovata subito bene, ottenendo sbagli non puoi dare la colpa agli altri, ma solo a te fin dall'inizio buoni risultati, e così non ho più smesso. stesso". Non è vero che uno sport di squadra ti aiuta sempre a Matteo Tacconi Cat. Esordienti A creare gruppo. Il nuoto invece lo fa, perché con i com- "Il nuoto è lo sport che preferisco perché è l’unico che pagni condividi la fatica e le emozioni, anche se in allena i muscoli di tutto il corpo, e non solo una parte. gara si gareggia individualmente. Per questo si crea- Credo sia più facile fare amicizia e creare buoni rapno amicizie vere e solide. Personalmente, il gruppo mi porti, perché in vasca sei da solo, ma quando hai fiha aiutato molto nel tempo a vincere la mia timidezza nito allenamento correggi i tuoi errori insieme agli e a migliorare il mio carattere. Per questo ho coltivato altri, e questo ti permette di crescere tutti insieme". amicizie anche con ragazze di altre società. È molto Simone Contegni Cat. Esordienti A faticoso conciliare gli allenamenti, a volte anche di "Ho provato a fare altri sport, come calcio e atletica, 3 ore al giorno compresa la palestra, con lo studio. ma il nuoto è quello che mi appassiona di più. Lo conL’importante però è sapersi gestire bene e sfruttare a sidero lo sport più completo perché ti aiuta a migliopieno il tempo". rare e a confrontarti con te stesso passo dopo passo. Federico Aguzzi Cat. Juniores E poi, anche se è uno sport individuale, aiuta a fare "Ho iniziato nuoto, inizialmente su idea dei miei ge- nuove amicizie". nitori, perché fa molto bene sotto tutti i punti di vista. Gabriele Costante Cat. Ragazzi Poi mi sono appassionato molto. Oltre ai benefici del- "Quando ero più piccolo ho provato a fare altri sport, lo sport in sé, secondo me è molto importante perché ti come calcio e atletica. Il nuoto mi piace perché è lo aiuta a gestire la tensione e mantenere la tranquillità, sport con più adrenalina, quando vedi il tuo avversaanche prima di una gara. E questo diventa utile anche rio vicino a te nell’altra corsia, fai di tutto per arria scuola, per esempio prima di una verifica. Quando vare prima di lui. Poi questo sport, negli anni, mi ha si è tranquilli si rende meglio. Il bello è che si pas- aiutato a organizzarmi meglio con gli altri impegni. sa tanto tempo insieme, quindi è facile fare amicizia. Fare allenamento al pomeriggio mi aiuta anche a renQuando vengo in piscina, è come stare in una seconda dere meglio nello studio".


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Rachele Guida

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Federico Montagna Cat. Esordienti A "Il nuoto mi piace molto perché è uno sport completo, a differenza del calcio o altri sport per cui devi solo correre e fare poco di più. Inoltre mi piace moltissimo stare a contatto con l’acqua. È stato facile fare amicizia fin da subito, i miei compagni sono stati tutti molto gentili e sono riuscito a inserirmi molto bene nel gruppo". Rachele Guida Cat. Esordienti A "A me piace molto la competizione, Gabriele Costante Federico Montagna e il nuoto è lo sport più competitivo di tutti. Inoltre mi piace molto la sensazione di stare in acqua. Ho provato a fare altri sport, danza, che ho abbandonato perché non mi piaceva molto, e ginnastica artistica, che per un periodo ho portato avanti insieme al nuoto, poi ho deciso di smettere per dedicarmi completamente alla piscina". Vittoria De Renzis Cat. Esordienti A "Fin da quando sono piccola, mi è sempre piaciuto giocare in acqua, per questo ho deciso di fare nuoto. Nonostante sia uno sport individuaVittoria De Renzis Eleonora Testori le credo sia molto facile legare con gli altri ragazzi. Siamo un bel gruppo di amici anche frontarti con te stesso. Nonostante questo, quando fuori dalla piscina, ci supportiamo a vicenda per mi- esci dalla vasca, i tuoi errori li analizzi insieme ai tuoi gliorarci". compagni, questo aiuta sia a migliorarti, sia a creare Eleonora Testori Cat.Ragazzi delle amicizie vere". "Quando ero più piccola ho provato a fare anche ginKatia Trovamala Cat. Assoluti nastica artistica, ma non mi sono mai appassionata. "Pratico nuoto da 13 anni, da quando ero molto picIl nuoto mi piace molto proprio perché è uno sport cola. Mi piace tutto di questo sport, è completo e mi individuale. Sia quando fai bene che quando sbagli, ha insegnato tutto. All’inizio ero una bambina molto dipende tutto da te, quindi questo sport ti aiuta a con- timida, il nuoto mi ha aiutato ad aprimi con le perso-

Katia Trovamala ne. Inoltre, negli anni, mi ha aiutato a organizzarmi al meglio. Le tante ore di allenamento non sono un problema, anzi, per me sono uno stimolo ad essere sempre attiva e, insieme allo studio, scandisce le mie giornate in modo che non perda tempo con attività inutili. Non ho mai praticato sport di squadra, ma il fatto che i tuoi risultati, sia in positivo che in negativo, dipendano solo da te stessa, aiuta ad avere rapporti più chiari e sinceri con gli altri ragazzi del gruppo".


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SPORT

RIVANAZZANO ADOLESCERE VOLLEY:"valorizzare le ragazze della zona"

Franchini: "Facciamo una pallavolo pane e salame..." di

Lorenzo Cafarchio

L'inverno è alle porte, la luce della palestra prende vita, il riscaldamento è finito e si torna in campo. A Rivanazzano Terme, esattamente al numero 5 di via Manzoni, i palloni corrono forte, le voci si susseguono e le ragazze si allenano. Siamo entrati nella struttura per conoscere Giancarlo Franchini, presidente del Rivanazzano Adolescere Volley Club (RivAdo), il quale ci ha accompagnato nei meandri dei 40 anni di storia della società, premiata recentemente, per questo motivo, dalla Fipav (Federazione italiana pallavolo) Lombardia. Insieme a lui abbiamo incontrato i dirigenti Renzo Borgobello, Dario Cameletti, Armando Borin e il vice-presidente Roberto Sala. Così, siamo andati sotto rete a schiacciare insieme alla prima squadra, che milita in serie C femminile, e ai più giovani del mini-volley. Franchini avete appena festeggiato quattro decadi di storia. Traguardo o nuova partenza? "Il 18 giugno scorso abbiamo organizzato una festa per celebrare questa ricorrenza, ma indubbiamente non è un punto di arrivo. Siamo stimolati a proseguire per mantenere in alto la storia di Rivanazzano nella pallavolo. Dobbiamo sempre guardare avanti, pronti a cercare sinergie come quella con l'Adolescere Voghera, dando spazio ai giovani". Uno dei vostri cardini è lo sport fatto in casa... "L'80% delle ragazze che gioca in squadra sono frutto del territorio e sono le stesse con le quali abbiamo affrontato la serie B. Certo qualche rinforzo ci vuole, ma l'ossatura va tutelata. La nostra volontà è quella di valorizzare le ragazze della zona". Che problemi si incontrano a portare i giovani in palestra? "La mentalità sta cambiando non c'è spirito di sacrificio, ma non negli atleti, bensì nei genitori. Alla prima difficoltà gettano la spugna. Cercare di migliorare questa situazione è la nostra scommessa. Vogliamo evitare la vita sedentaria, fare attività fisica forgia il carattere e giocare insieme ad una squadra serve a fare gruppo". Cercate di rivolgervi a ragazzi sempre più giovani... "Dobbiamo cambiare rotta. Anche nel concetto di 'scuola pallavolo' dando le basi di gioco ai bambini fin dalla tenera età. Un aspetto che abbiamo trascurato negli ultimi anni". Col comune rivanazzanese i rapporti come sono? "Di massima sintonia. L'amministrazione comunale, in primis il sindaco Romano Ferrari, ha provveduto a rendere anti-sismica la struttura, successivamente ha cambiato le poltroncine della tribune e rifatto completamente il fondo. Al comune possiamo solo dire grazie". Il paese risponde alla vostra chiamata? "Siamo seguiti, la palestra è sempre piena e alla gare ci sono, ogni volta, circa 200 persone. Rappresentiamo la massima espressione pallavolistica in Oltrepò. In provincia veniamo dopo solo Vigevano, Garlasco e Certosa". Lo scorso anno avete affrontato, per la seconda volta nella vostra storia, il campionato di B2. A fine anno si è parlato di retrocessione indolore... "Non avevamo fatto una squadra per fare il salto di

Giancarlo Franchini qualità, ma ci siamo concentrati su quella che aveva vinto il campionato di serie C. Sapevamo sarebbe stato difficile, ma abbiamo avuto il piacere di affrontare piazze come Genova, Torino, Biella ed Alessandria. Un'esperienza formante per noi e per le ragazze. Comunque ci siamo ancora senza contraccolpi, la nostra politica è quella di non fare mai passi più lunghi della gamba". Qual è la vostra formula? "Facciamo una pallavolo pane e salame. Sfruttiamo la crescita del nostro settore giovanile, facendo le categorie che possiamo in base alle ragazze a nostra disposizione. Il budget è contenuto, ma abbiamo la voglia di dare continuità a questi 40 anni di lavoro. Proprio per questo ci tengo a ringraziare tutti i dirigenti passati da qui". Lei arriva dal calcio... "Ho giocato a pallone tra Derthona, Asti e Viguzzolo, mentre 20 anni fa sono stato anche nel Rivanazzano calcio. Sono passato alla pallavolo perché è più genuina. Da nove anni rivesto l'incarico di presidente della società, il tutto cercando sempre nuovi stimoli che arrivano da chi mi sta vicino". Per questo campionato di serie C che propositi avete? "Le ambizioni ci sono, speriamo di ottenere risultati anche se siamo partiti con il freno a mano tirato. La squadra per 8/12 è la medesima dello scorso anno ed in più abbiamo preso giocatrici dalla B2. Oltre alla prima squadra abbiamo altre due compagini. Una gioca in Prima Divisione, l'altra l'Under 20 regionale. Il tutto in collaborazione con l'Adolescere". Il mercato cosa vi ha portato? "Due ragazze che erano in serie D, Greta Bozzetto ed Elide Angeleri, sono state aggregate alla prima squadra. Poi c'è stato il ritorno della centrale Francesca Garbarino da Acqui Terme, l'arrivo della banda Sara Pilotti da Alessandria e dalla serie C abbiamo rilevato Letizia Riso da Carbonara". Quanto è importante lo scouting per voi? "Abbiamo degli osservatori sul territorio e ci muoviamo per sondare le giovani. Gli scout ci segnalano, ogni volta, chi fa al caso nostro. Bisogna tenere buoni rapporti con tutti, non serve scontrarsi per i cartellini, soprattutto con le società più vicine. In passato abbiamo avuto frizioni con altre dirigenze, ma ora, fortunatamente, nulla". L'obiettivo è tornare in serie B? "Io non faccio mai proclami, sono famoso per questo. A maggio tireremo le somme. Quelli che fanno annunci di solito non fanno molta strada, ma ognuno ha il suo stile". Facciamo un passo indietro. La pallavolo a Riva-

nazzano nasce nel lontano 1976... "La vera scossa avviene nel 1979, su idea di Madre Anna Coralli, con la costituzione della Polisportiva Oasi della Pace. La compagine era solo maschile e riuscì ad ottenere risultati molto alti. Da 20 anni si è deciso di concentrarci sul femminile, raggiungendo, per la prima volta, lo storico traguardo della promozione in B2 nel 2007. L'annata 2007-08 ha visto la nostra retrocessione in serie C, ma abbiamo dovuto vendere il titolo sportivo ripartendo dalla serie D. La società all'epoca andò in sofferenza". Avete mai cercato di raggiungere nuovi lidi? "La nostra dimensione è la serie C, lo dico anche in virtù della retrocessione della scorsa stagione. Gli sponsor sono sempre graditi per cercare di fare passi avanti, ma l'avvento di cordate che poi spariscono nel nulla, lasciando alle proprie spalle debiti e cenere, non fanno per noi. Piuttosto di un unico finanziatore gigante, preferisco tanti piccoli sponsorizzatori responsabili". Da molti anni prosegue il vostro sodalizio con la Cester&Co.... "Infatti, ci tengo a ringraziare di cuore il nostro main sponsor, nonché l'amico Achille Cester che da 7-8 stagioni ci segue". Cambiamo argomento. Vi prefiggete il compito di promuovere la pallavolo... "Da molto tempo a questa parte presentiamo un progetto, all'inizio di ogni anno scolastico, nelle scuole elementari per incentivare la pratica dello sport tra i più giovani. Lo facciamo con i nostri allenatori che insegnano educazione fisica. Siamo presenti a Rivanazzano, ma anche a Godiasco, Salice Terme, Codevilla e Retorbido. Questo è il veicolo principale per portare ragazzine a giocare con noi e per farci conoscere". Il vivaio? "Quest'anno è tornata, come coordinatrice del settore giovanile, Alessandra Beccaria dopo un anno a Binasco. L'obiettivo primario è quello di far rifiorire la gioventù della nostra squadra. Vogliamo tornare a vincere i campionati regionali under 14, 16 e 18 come facevamo fino a qualche tempo fa". Quali sono le vostre giocatrici che maggiormente hanno fatto strada? "Due su tutte. Una è Anna Gray che ora gioca in B1 ad Udine, l'altra la giovanissima, classe 2001, Elisa Zarri. Ha giocato un anno ad Orago ed un altro alla Yamamay di Busto Arsizio ed ora è tornata con noi in Prima Divisione". Lei è consigliere provinciale Fipav... "Sto cercando un erede. Sono pieno d'impegni, l'esperienza è stata fantastica e mi ha permesso di conoscere a fondo le altre società. Però è un incarico che porta via troppo tempo, dovrei smettere di fare il presidente per continuare". Sono nove anni che dirige la RivAdo, vuole continuare? "Se qualcuno mi vuole disarcionare - ride, ndr - mi faccio disarcionare. La mia volontà è quella di rimanere. Mi sono preso la responsabilità e finché non ci sarà un ricambio valido rimango in sella". Il vostro rapporto con l'Adolescere come è nato? "Sono cinque anni che lavoriamo a stretto contatto. L'unione d'intenti è nata per ottimizzare i buoni rapporti che già vigevano e per continuare nel progetto di crescita delle ragazze. Per non rischiare abbiamo deciso, insieme, di programmare il nostro futuro".


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Gentile Direttore, Scrivo da "turista termale" ventennale che ha vissuto gli anni d'oro di Salice e ricordo come allora alcuni esercenti e gente del posto si lamentasse di continuo: gli schiamazzi dei locali notturni davano fastidio, le vie chiuse al traffico davano fastidio, il rombo delle auto da rally dava fastidio, la musica dava fastidio… Salice era il paese del fastidio… E allora a distanza di qualche anno... eccoci accontentati: apriamo case di cura, case di riposo e ultimamente le tanto in voga "casa famiglia" che per definizione sono luoghi tranquilli o meglio esigono tranquillità… Ma avete provato ad entrare in un qualsiasi bar di Salice, o avete mai provato a fare una passeggiata tra le deserte

e tranquille vie del paese? Provate sostenitori delle case di cura… e sono certo che anche a voi, certamente più "magnanimi d’animo" del sottoscritto, qualche sguardo rivolto al cielo o qualche "sbruffata" vi scapperebbe… Vada per l'euro richiesto, vada per la sigaretta richiesta, vada per le richieste strampalate del tipo "facciamo una foto insieme", ma questo tutti i santissimi giorni… è deprimente. Lo trovo deprimente per me ma anche per queste persone che come fantasmi girovagano per Salice, sguardo perso nel vuoto o preoccupante euforia, in base alle giornate e o in base al dosaggio dei farmaci! Compassione, dispiacere per le sorti altrui, e simpatia, nel senso letterale del termine, lasciano spazio a volte al fastidio.

Fastidio che ognuno di noi può ed ha il diritto di provare, non mi sento in colpa o meno cristiano per questo, ma al di là di ogni infinito dibattito morale e moralista, la domanda mi sorge spontanea. Perchè tutti a Salice? Forse perchè è una cittadina tranquilla, così tranquilla come tanti vostri compaesani auspicavano. Accontentati! Paolo Bonometti Brescia

DAI LETTORI

Chi auspicava in una Salice Terme più tranquilla... Ci è riuscito!!!

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80 euro al mese? Cosa mi è venuto in mente! Egregio Direttore Non so se ridere o piangere, se non fosse vero riderei ma poiché quello che mi è successo è vero piango, piango perché nel mese di agosto il mio compenso per il mio lavoro svolto come dipendente è stato di € 43,00. Sì 43 euro!!! Ogni tanto guardo e riguardo l' assegno che per principio mai cambierò. Questo grazie a Renzi che prima mi dà 80 euro al mese, es-

sendo io, a detta del mio commercialista… rientrato nei parametri della "sua generosità" poi me li toglie… Ma non contesto il fatto che me li abbia tolti, per carità… contesto gli operatori del settore, ragionieri, commercialisti, sindacati di settore, ecc. ecc. che ne sanno meno di me che faccio il carpentiere e mi hanno fatto rientrare in una riforma a cui non ne avevo diritto! Pace errare è umano, ma ora dico io un po' di

buon senso… caro Renzi mi hai dato 80 euro al mese e riprenditeli con le stesse modalità con cui me li hai dati, cioè a scadenza mensile, sbaglio? Invece no, Renzi decide di togliermi tutto il "mal tolto" in due tranche , una ad Agosto ed una a Settembre. Caro Renzi spero che con la riforma di Equitalia ti vada meglio! Mario Albertini Stradella

Non credevo di creare disagi pagando con gli spiccioli al supermercato... Gentile Direttore Sinceramente non credevo di creare disagi e difficoltà alla cassiera di un noto supermercato di Voghera pagando con qualche moneta in rame; posso solo immaginare la grave seccatura provata nel dover controllare tutte le monete, a pensarci bene, ora provo vergogna nel ricordare lo smarrimento nei suoi occhi quando gli ho dato gli euro. Ha pure dovuto contarli... e con che stizza, con che sbuffi, scuotendo continuamente la testa, (stiamo parlando di meno di un euro e mezzo) senza mai alzare lo sguardo, manco avessi pagato con

scellini serbi fuori corso, probabilmente le ho rovinato la giornata, anche se a ben pensarci, sono poche le cassiere di molti supermercati che mi abbiano accolto col sorriso, deduco quindi che era arrabbiata da prima del mio arrivo e la giornata non è stata rovinata da me. Come cliente onestamente mi aspetterei un po' più di cortesia, in un mondo nel quale solitamente sono tutti gentili dal cameriere che mi serve al ristorante o l'edicolante che mi porge il giornale, la difficoltà nell'augurare un buongiorno è davvero fastidiosa, e il fatto di lavorare molte ore al giorno e dover sopportare

molti clienti non può giustificare atteggiamenti di sufficienza. Un'azienda nella quale dà più soddisfazione pagare alle casse automatiche col bancomat (arrivederci!) che a una cassa, deve pur porsi qualche domanda su come forma i propri collaboratori, perché se diventa problematico salutare, ci credo che di fronte a qualche moneta si rischia la crisi... Se invece il fine è quello di spingerci tutti verso mezzi di pagamento non manuali, direi che sono decisamente sulla buona strada. Carla Cazzola Voghera

A Voghera invece dei problemi Ragazzi miei, la ci occupiamo del referendum... vita non è una Egregio Direttore Sono trascorsi svariati mesi ad oggi e ne passerà un altro, per giocare la partita del cambiamento costituzionale. I fatti odierni però raccontano un'altra realtà. A Voghera poco o niente lavoro per i giovani: la Cameron che licenzia, città sempre più triste e buia, raccolta differenziata che sembra non funzionare, dopo due gocce d'acqua allagamenti, capannoni pieni di rifiuti speciali, giardini che sono diventati bivacchi per spacciatori e delinquenti, aziende che chiudono o si defilano in altre aree geografiche del pianeta, servizi al cittadino che diminuiscono mentre le tasse indirette

e nascostissime aumentano, la scuola che con il solo auspicio del nome diviene "buona", disgraziati allo sbando da ospitare, il territorio che ci frana sotto i piedi, appalti strani con strade che crollano perché appunto realizzate coi piedi, etc etc. Ecco... Vi pare si debba davvero parlare di un cambiamento costituzionale come radicale medicina per convertire la sostanza che esprime il nostro paese e quindi indirizzarvi tutta la nostra attenzione senza occuparsi veramente e concretamente d'altro da svariati mesi? Sergio Campagnoli Voghera

festa continua...

Signor Direttore Provocherò il dissenso di molti, ma mi piace comunque esporre anche il mio pensiero. Ma è davvero giusto abituare i nostri cuccioli all'idea che la vita è una continua festa? La Comunione e la Cresima, vengono festeggiate alla grande e spesso in maniera eccessiva, poi ci sono i compleanni di ognuno dei componenti della famiglia e poi ci sono le festine a scuola per i compleanni degli amichetti e trascuro qui le feste comandate, Pasqua, Natale, Santa Lucia, la Befana la festa del Patrono e altre locali feste tradizionali. Avevamo proprio bisogno di Halloween? Una festa che consente ai bimbi di irrompere nella vita privata di alLETTERE AL DIRETTORE tri per sollecitare il dolcetto? Non sarebbe meglio riQuesta pagina è a disposizione dei lettori per lettere, suggerimenti o per fornire il proprio spristinare la festa dell'Albero e quella del Risparmio contributo su argomenti riguardanti l'Oltrepo. che hanno educato i giovani della mia generazione Scrivete una email a: direttore@ilperiodiconews.it. Le lettere non devono superare le 2500 battute. Devono contenere nome, cognome, indirizzo e numero all'amore e al rispetto verso la natura e verso l'onesto guadagno? Ma davvero sono io, incapace di adeguardi telefono che ci permetteranno di riconoscere la veridicità del mittente. mi ai tempi? Mah! Rosa Gramegna Le lettere con oltre 2500 battute non verranno pubblicate. Broni


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Il Periodico News - NOVEMBRE 2016 N°111 DIRETTORE RESPONSABILE Silvia Colombini direttore@ilperiodiconews.it Per la Vostra pubblicità vendi...

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