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il Periodico

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AGOSTO 2016

"la mia una famiglia di contadini... a cui devo tutto"

di

Edoardo Depaoli

Romana Bianchi, deputato comunista per più legislature e figura di spicco del PD oltrepadano, una donna legato ai suoi ideali, che ha scelto una parte, che ha sempre cercato di "portare avanti" senza imporre, le sue idee. Una donna dell'Oltrepo che ha scelto come lavoro di far politica. Un nome illustre il suo, nella politica oltrepadana e non solo, ma chi è Romana Bianchi al di fuori della politica? "Raccontarsi non è facile perché, come è ovvio, si dà rilievo alle vicende della vita che più ti hanno formato, che più ti sono piaciute, trascurandone altre che, magari, sono più interessanti. Comunque ci provo. Sono bronese, vissuta a Broni, qui ho le mie amicizie di sempre, mio fratello e mio marito. Ho studiato a Pavia e mi sono laureata in lettere all’ Università Cattolica di Milano. La mia famiglia, a cui devo tutto, era una famiglia di contadini, poveri come tanti allora. Mio papà e mia mamma mi hanno insegnato il valore dello studio, dell'impegno, del lavoro, come elementi formidabili di emancipazione personale e sociale. I valori morali più forti li devo a loro. Ho insegnato lettere all'istituto Santa Chiara e poi alle scuole medie di Santa Maria della Versa e di Broni. Anni straordinari di impegno politico e di un gran lavoro con i ragazzi a scuola". Il suo incontro con la politica a quando risale? "Ho incontrato la politica, la passione della mia vita, quando ero studentessa dell'istituto Cairoli di Pavia, nelle associazioni democratiche degli studenti medi, così si chiamavano. Il movimento studentesco del '68, i primi movimenti femministi sono stati i luoghi in cui ho imparato a praticare la politica, a farla vivere nella quotidianità della vita, non solo a declamarne i contenuti e i valori. Sono state le lotte operaie della fine degli anni '60, inizio anni '70 che mi hanno portato a iscrivermi al PCI, esattamente correva l’anno 1971. Nel 1972 sono stata eletta consigliere provinciale ed ho assunto la carica di assessore. Inizia una nuova avventura che continuerà poi con la elezione alla Camera dei deputati nel 1976. Nel 1975 ero stata eletta consigliere comunale a Broni, governata allora da un grande sindaco comunista, Alessandro Verdi. Allora il PCI scommetteva sui giovani e sulle giovani donne, e questo lo ricordo per smentire l’ assenza di memoria, come se il PCI fosse un Molok lontano dalla società. Da allora la politica nelle istituzioni e nel partito sono stati impegno e passione di vita". Crede in una rinascita del PCI ? "Mi sembra difficile e improprio fare paragoni con quel che siamo stati e siamo. È cambiata radicalmente la società e la sua organizzazione, il mondo del lavoro e delle professioni, i mezzi di comunicazione, i costumi, tutto. Difficile pensare oggi i grandi partiti di massa, la militanza come l' ho vissuta io. Quello che però resta è il valore dell'impegno politico, dei principi di solidarietà, di etica della responsabilità come cardini da cui non derogare mai, la capacità e la volontà di confronto con tutti, a destra e a sinistra, confronto con libertà e dignità senza considerare mai gli avversari politici come nemici da abbattere. Sento una lontananza siderale da un linguaggio, da gesti che spesso connotano lo scontro politico, che allontanano i più e fomentano solo i peggiori sentimenti di divisione ed esclusione. La radicalità delle scelte politiche si può e si deve accompagnare alla mitezza, come ci hanno insegnato grandi maestri come Nor-

berto Bobbio. I tentativi di riproporre i simboli del PCI mi sembrano qualcosa che oscilla tra l'inutile e il patetico. Non hanno niente a che vedere con una grande storia, anche tragica, che ha formato e impegnato milioni di uomini e donne, ne ha cambiato la vita e ha cambiato anche in meglio la società". Il suo ruolo nella politica oltrepadana? "In parlamento mi sono occupata di scuola, cultura, università e di leggi per i diritti delle donne. Il mio impegno nazionale si è sempre accompagnato a quello per la mia provincia. Potrei fare un lungo elenco, ma non serve enumerare quel che si è fatto, piuttosto mi serve ricordare che ho sempre cercato di essere presente là dove c'era bisogno, sia per questioni individuali che sociali. Ho sempre avuto un forte sostegno dai cittadini di Broni e dalla provincia e questo mi ha sempre molto aiutato ad essere presente nella nostra realtà con determinazione e con assiduità. Lo dico senza nessuna presunzione. Allora così ci si impegnava nel partito e nelle istituzioni. Quando tornavo da Roma, avevo incontri e riunioni dal mattino alla sera. Molti gli incontri nelle sezioni del mio partito, in giro per la provincia. Per tutto, voglio ricordare un gran risultato ottenuto con l'approvazione della legge per bloccare la produzione di amianto. L'abbiamo approvata nel 1992, pochi mesi prima della fine della legislatura. Non è stato facile. Ostilità più o meno palesi, e non solo di chi voleva continuare a produrre amianto, contrapposizioni ambiente/lavoro, sembravano prevalere sulla urgenza di fermare le "fabbriche della morte", come le ha definite un bravo giornalista, Giampiero Rossi, in un libro di un po' di anni fa. Ma ce l’ abbiamo fatta. Da lì sono derivate poi altri provvedimenti che man mano, stanno aiutando le nostre popolazioni ad uscire dal tunnel. A Casale Monferrato, dove c'era una fabbrica gemella alla nostra, la storia è stata diversa". I giovani, sesso e volentieri "tirati in ballo" dalla politica e dai politici. Il suo pensiero sui giovani? "Stiamo vivendo tempi molto difficili. Banale e scontato definire così il susseguirsi angosciante di morti, di stragi, di tanti eventi che sembrano scardinare, alla radice, i valori che hanno improntato finora la nostra vita quotidiana e quella sociale, la democrazia con le sue forme organizzate come la abbiamo conosciuta in questa parte del mondo. In un mondo così in movimento, non solo in crisi, un adulto quando parla di giovani, rischia di ripetere luoghi comuni o di abbandonarsi a prediche morali. Penso che, oggi i giovani in ogni parte del mondo, stanno cercando, forse con più fatica, la loro strada, come abbiamo fatto noi nel nostro tempo. E cercano la politica nel suo senso vero, luogo di incontro, di conflitto di idee, di mediazione in un luogo sempre più esteso, senza quei confini che sono più simboli di esclusione che non di identità. Più faticoso sicuramente oggi vivere la politica per come si configurano i temi, le questioni, i bisogni, i diritti, perché ci si confronta su ciò che occorrerebbe, sulle incognite del mondo nuovo. Pensandoci però, è sempre stato così per tutte le generazioni. Per la mia e per altre prima. L'unica cosa che so è semplicemente questa: la politica ha bisogno di una più forte etica, di più responsabilità, di più libertà, di maggior senso di comunità. Utopie? Velleitarismi? Penso proprio di no. Sono le concrete sfide che ci interpellano oggi. Ed è nel vivo di questi conflitti che i giovani si formano e si affermano, nel lavoro, nello studio, nella informazione, nella politica, nelle istituzioni. E gli adulti, se vogliono, posso

BRONI

"Riproporre i simboli del PCI, inutile e patetico"

Romana Bianchi evitare prediche sul come eravamo, per aiutare oggi per quel che siamo". Della situazione politica attuale in Oltrepò cosa ne pensa? "L'Oltrepo è casa mia, la mia terra, dove sto bene, dove ho scelto di vivere, non solo perché ci sono nata. Un territorio vasto e differenziato, con una storia sociale, politica, economica dalle tante e diverse facce. Un terreno ben coltivato, in molte sue parti. come dice uno scrittore pavese molto bravo, Giorgio Boatti. Ma anche una zona che si è svuotata di abitanti per difficoltà economiche, per carenza di buone reti di collegamento, per servizi inadeguati. Ma pur sempre un territorio di gran valore. Non sempre siamo stati e siamo capaci di valorizzarne bellezza e doni preziosi. Oggi molti imprenditori nell'agricoltura, nella viticoltura in particolare, nel campo enogastronomico e alberghiero stanno investendo risorse per l’Oltrepo. E si vedono anche risultati importanti. Un territorio ricco anche di contraddizioni e di problemi". Scandalo cantine... che dire? "Un territorio, l'Oltrepo orientale oggi alle prese con problemi drammatici, con le due cantine Terre d'Oltrepo e La Versa, in condizioni terribili. Parliamo di circa mille conferitori tra Broni e Santa Maria, un indotto importante di lavoratori che rischiano l'occupazione. Per problemi diversi, tutte e due le cantine sono al centro di vicende giudiziarie molto severe. Cattive, direi pessime gestioni, hanno messo a rischio l'economia di tutto l'Oltrepo non solo di una parte. Intanto che la magistratura fa la sua parte, occorre che Consorzio, Distretto, i produttori, tutti facciano la loro parte per vedere come riprendere in mano, in modo onesto, tutto un comparto sfregiato da chi ha fatto i propri interessi e non quello dei soci, di un territorio sfruttato e offeso. Anche la politica deve fare la sua parte per sostenere singoli produttori e le loro associazioni che, come nel caso della cantina di Broni, stanno tentando di prendere strade nuove. Può farlo con le amministrazioni locali interessate, con tutti quelli che pensano all'Oltrepo per valorizzarlo e non per mortificarlo come è successo con i management di Terre d'Oltrepo e di La Versa. La magistratura dirà. Noi intanto sappiamo che contro l'Oltrepo e il suo bene più prezioso hanno lavorato quelli che hanno pensato solo a sfruttarlo per i propri interessi, contro quelli di tutti. E non solo dei soci. Tutti sono danneggiati se è danneggiato il marchio delle nostre uve. Da un gran male può venire un bene. Così si dice. Vediamo se siamo in grado di farlo, senza silenzi, paure, con trasparenza e ambizione per la propria terra. L'Oltrepo lo merita. Un suo giudizio sull’attuale neo sindaco Riviezzi? "Antonio è una persona per la quale nutro una grande stima e sicuramente molta fiducia. È un ragazzo giovane che ho sempre sostenuto e sono molto contenta per la sua vittoria. Sono sicura che la sua campagna incentrata sull'ascolto darà i suoi frutti e che la nuova giunta agirà nell'interesse dei cittadini bronesi. Non mi resta che fargli il mio in bocca al lupo".

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