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il Periodico

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AGOSTO 2016

VOGHERA

COMMERCIANTI VOGHERESI: "I giovani non si approcciano più ai negozi"

"Nelle istituzioni non ci crede più nessuno, dunque faccio per conto mio" Di Lorenzo Cafarchio

Crisi. Una parola che ha invaso le nostre orecchie che ci accompagna ogni giorno lungo il nostro cammino. Per capire a Voghera come i commercianti affrontano questo periodo nero, siamo andati in alcuni dei più antichi negozi presenti in città per fare una fotografia sulla situazione attuale. Da via Emilia a viale della Repubblica spostandoci per il centro storico abbiamo chiamato in causa sei negozianti, ognuno specialista nel suo campo, ognuno parte integrante della storia vogherese dal novecento ad oggi. Ad ogni esercente abbiamo posto tre domande, eccole: 1) Com'è cambiato il commercio a Voghera dalla vostra apertura ad oggi? 2) L'hinterland vogherese ha una concentrazione di centri commerciali altissima. Quanto ne risentite di questo aspetto? 3) La vostra ricetta contro la crisi qual è? Il primo punto vendita al quale ci siamo rivolti è Vecchi, rivenditore di articoli per la casa sorto nel 1926, scambiando quattro chiacchiere con il titolare Claudio Vecchi. 1) "Dal giorno alla notte. I volumi che faceva mio nonno sono irraggiungibili, vorrei fare in un anno quello che lui faceva in un mese. La gente nel dopoguerra non aveva nulla e col tempo si è costruita un avvenire. Siamo sempre stati legati a via Scarabelli, prima davanti alla stazione, poi più vicini a via Emila ed ora qui. Dal 2002 abbiamo ridimensionato la struttura concentrandoci sugli articoli per la casa. Gli anni d'oro sono finiti, anche perché il lavoro lo fa il portafoglio ed è sempre più vuoto. Quello che ci porta avanti è la grande passione per la nostra mansione. Inoltre siamo controllati a vista, mentre gli asiatici no. Come al solito due pesi e due misure". 2) "Nel mio settore la grande distribuzione non mi sfiora. Quest'ultimi soffrono più di noi, basta osservare i carrelli nei centri commerciali per vederli vuoti e negli ipermercati tanti negozi chiudono. Il commerciante si deve specializzare sempre di più, per esempio all'interno del mio negozio si trova solo materiale europeo ed italiano. Ma quello che fa la differenza è l'assistenza post-vendita, la ricerca del dettaglio. Da settembre offriremo alla nostra clientela, ogni sabato, eventi di show cooking - una performance dal vivo da parte di un cuoco, ndr - per coinvolgerli maggiormente nelle nostre attività". 3) "La serietà che contraddistingue il professionista dall'avventuriero. Insieme alla serietà, che è l'aspetto primario, ci vuole tanta passione". Per l'abbigliamento abbiamo chiamato in causa Giovanni Troielli della Boutique Paradiso, esercizio in attività in dal 1944. 1) "Ultimamente tutto è in calando. Prima Voghera era punto di riferimento per il commercio in Lombardia e persone da Pavia e da Milano venivano in città per fare acquisti. La sommatoria della situazione in generale è sotto i nostri occhi. Le attività chiudono e c'è scarsità d'iniziativa, i giovedì sera all'inizio hanno portato un certo afflusso di gente che è scemato via via. Non ti viene più voglia di aprire in queste condizioni. Anche la chiusura del tribunale ha peg-

Claudio Vecchi giorato la situazione". 2) "In questi tempi di globalizzazione è impensabile non fare i conti con loro. Questa zona ha dimostrato di avere scarsità di progetti, i pochi sono a breve termine, e non si è pensato di occupare gli spazi in maniera intelligente. I centri commerciali portano la clientela fuori dal centro città in vere e proprie cittadelle, anch'esse in crisi. Oggi il commercio non ha più regole, nella grande distribuzione non esistono orari, le promozioni sono fatte tutto l'anno e le assunzioni danno zero prospettive ai giovani". 3) "Purtroppo bisogna ragionare individualmente, ognuno deve guardare al suo orto. Nelle istituzioni non ci crede più nessuno, dunque faccio per conto mio senza sperare nell'aiuto altrui. Si fanno poche manifestazioni, tutte concentrate in Duomo e di conseguenza ti senti tagliato fuori. Ma sopratutto quello che ci colpisce è la mancanza di regole. Più fai, più ti tartassano, dunque mi chiedo chi ce lo fa fare? Sopravviviamo restando sulla linea di galleggiamento". I fratelli Ceci, Massimiliano e Danilo, gestiscono l'alimentari Ceci - Gusto Italiano presente in via Cavour dal 1973. 1) "Sempre peggiorando. Rispetto ai tempi dell'apertura tutto è stato stravolto. Le abitudini dei clienti completamente rivoluzionate. Ci sono tante problematiche, una di queste è quella legata ai parcheggi in centro a Voghera. Inoltre i giovani non si approcciano più ai negozi". 2) "Ne risentiamo in maniera massima. Loro sotto tutti i punti di vista hanno buon gioco. Per fare la spesa in città devi girare in tre, quattro negozi, mentre nel centro commerciale trovi tutto a portata di mano ed hanno vantaggi come parcheggi e carrelli che noi non abbiamo. La pigrizia delle persone viene coccolata in questi casi. Per non parlare dell'appiattimento della qualità. La grande distribuzione diversifica un range di prodotti che va bene per tutti, portando un abbassamento del livello e dei prezzi. Qui da noi vengono prettamente i 'gastronauti'. Oggi si evita di rinunciare al proprio stile di vita, ma si risparmia sulla spesa. Si compra un pacco di pasta a 0.50€, con in tasca un Iphone da 700€". 3) "Non la conosciamo e se la conoscessimo la metteremmo in pratica. Serve tanta professionalità, ma se non c'è la volontà di indirizzare la gente nelle botteghe nulla si può fare. Ci vuole l'impegno da parte dei cittadini di premiare i negozi di vicinato. Ma se

Giovanni Troielli qualcuno ha la ricetta ce lo dica, noi siamo pronti a collaborare". Il Forno Barbieri è a Voghera dal 1952, ma dal 2015 ha una nuova titolare Katia Mussinelli. 1) "Abbiamo continuato la tradizione di Barbieri, mantenendone anche il nome, riforniamo i Gulliver in città introducendo nuovi prodotti, tra i quali alcuni articoli siciliani, lavorati da mio suocero. C'è stata una rigenerazione dei frequentatori, tanti clienti sono andati, ma nuovi si sono affacciati alla nostra attività. Devo dire che in controtendenza con quello che si vede in giro c'è stato un aumento di compratori. Con otto supermercati da rifornire non ci possiamo lamentare, ma da parte si riesce a mettere via poco o nulla. Ci vuole passione e sacrificio, è da quando ho 17 anni che faccio questo lavoro e come dico sempre morirò panettiere". 2) "I clienti vogliono il pane fresco ed artigianale, fortunatamente. Il pane congelato, detto anche pane dorato, dei centri commerciali, che tra le altre cose costa di più, lo si compra con il paraocchi. In questa zona reggiamo e la nuova 'tendenza' qui non attecchisce. I nostri avventori vengono dai palazzi delle vicinanze e dalle scuole, con un nuovo approccio nei

Massimiliano e Danilo Ceci loro confronti risentiamo meno della concorrenza della grande distribuzione". 3) "Innanzitutto la qualità del prodotto, che parla da solo. Poi come ti comporti con il pubblico, ma il creato che vendiamo è il nostro biglietto da visita. Pane, focaccia, pizza e prodotti siciliani dicono molto. Facciamo fatica e lo Stato cerca di tagliaci le gambe, ma imitando la formica si riesce a restare in piedi".

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