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Anno 2 - Numero 21 19 Settembre 2010

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la voce del tifoso

di Enzo TAMBORRA mezzogiorno e mezza prendere il Cagliari insaporito dai cinque gol alla Roma, farlo cuocere a fuoco lento e servirlo sulla tavola dei tifosi baresi, affamati di vittorie, intorno alle due e un quarto. Immaginate che domenica, se il Bari di Ventura facesse un sol boccone della squadra di Bisoli. Gli ingredienti ci sono tutti, viste le prove contro Juventus e Napoli, ma occhio ai sardi, particolarmente indigesti in questo inizio di stagione, come dimostrano il pareggio a Palermo all’esordio e la straripante vittoria contro Totti e compagni. In ogni caso, il menù proposto dalla sfida del San Nicola è davvero prelibato, perchè si affrontano forse le due squadre capaci al momento di giocare il miglior calcio del campionato. Curiosamente, sia Bari che Cagliari vengono definite il piccolo Barcellona, accostamento che la dice lunga sul livello estetico proposto sinora dalle due squadre. Una sfida dunque intrigante, oltre che estremamente difficile. Battere il Cagliari vorrebbe dire candidarsi seriamente al ruolo di outsider del campionato, viatico indispensabile per poi essere la squadra rivelazione della stagione. Per il Bari è un vero e proprio esame di maturità: lo scorso anno, di questi tempi, lo fallì, perdendo nettamente contro la squadra allenata da Allegri. Ma questo è un Bari che sembra essere ulteriormente cresciuto rispetto ad un anno fa e dunque in grado di fare tesoro dei peccati veniali dello scorso campionato. Ecco perchè immaginiamo Ventura ai fornelli, pronto a cucinare e a servire la più succulenta delle portate a chi alla tavola della domenica preferirà il San Nicola.

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il dente avvelenato di Enzo TAMBORRA

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ttenzione al dente avvelenato di Bisoli. Oggi Ventura ritroverà da collega l’allora bandiera del Cagliari che nel ‘97 fece ammainare. Storia vecchia, ma che nella città sarda in tanti ricordano perfettamente, visto che Bisoli era considerato un intoccabile. Per tutti, tranne che per mister libidine che arrivò a Cagliari reduce dai trionfi di Lecce. Come spesso accade agli allenatori, decise di farsi accompagnare nella nuova avventura da alcuni dei protagonisti della doppia promozione con la squadra giallorossa, a scapito di alcuni giocatori simbolo della compagine rossoblù. Anche allora, Ventura puntava su un sofisticato sistema di gioco, che aveva bisogno di interpreti fidati. I fatti gli avrebbero dato ragione, ma nelle premesse fu costretto a fare scelte dolorose, come per l’appunto il taglio di Bisoli, giocatore allora amatissimo in Sardegna per generosità e doti morali. Va detto che l’ex mediano del Cagliari era reduce dal secondo brutto infortunio in carriera, la rottura di tibia e perone, provoca-

ta l’anno precedente da un intervento micidiale dello svedese Schwarz, mediano della Fiorentina. Dopo una faticosa riabilitazione, Bisoli bussò alle porte del nuovo Cagliari di Ventura, ma le trovò chiuse. Ma c’è di più, perchè il tecnico ligure chiese ed ottenne da Cellino la cessione del giocatore. Storia vecchia, ma certe cose lasciano un ricordo indelebile, anche se alla vigilia di questa partita Bisoli ha assicurato di non avere nessun rancore nei confronti di Ventura e che gli stringerà la mano come si fa con ogni collega. “La sua scelta mi recò danno, ma ora che sono allenatore la capisco ancora di più”, ha avuto modo di dire nei giorni scorsi l’allenatore del Cagliari. Fermo restando che battere Ventura avrebbe anche il sapore della rivincita. © Riproduzione riservata


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il Cobra e la sfida del cuore Sandro Tovalieri anticipa l’incrocio fra Bari e Cagliari, suoi vecchi amori mio. Se Ventura riuscirà a far mantenere ai suoi questa intensità, chissà che non possa giungere un risultato incredibile”. Quindi i biancorossi sono favoriti sui sardi? “Sì, anche se sarebbe un grave errore sottovalutare la truppa di Bisoli. Il Bari dovrà giocare con grande attenzione e pazienza perché il Cagliari ha uomini in grado di far male. E se la gara dovesse presentare difficoltà più ardue del previsto, occorrerà anche un pizzico di furbizia. Perché certe gare, se non si possono vincere, è fondamentale non perderle”. Si giocherà all’ora di pranzo. Le piace questa variazione al programma? “Per me il calcio è la domenica alle 15. Tuttavia, oggi la tv è la principale fonte per i club che, di conseguenza, devono soddisfare determinate esigenze. Immagino, però, che per molte persone potrebbe essere difficoltoso recarsi allo stadio a mezzogiorno. Per non parlare del disagio dei giocatori che devono modificare alimentazione e preparazione”. Lei è un idolo intramontabile dei tifosi biancorossi. Quando la rivedremo al San Nicola? “Spero prestissimo. Voglio riabbracciare tutti i baresi. Da loro ho ricevuto un affetto unico e sostegno anche nei momenti difficili. Non dimenticherò mai Bari e spero di cuore che il pubblico biancorosso si ricordi sempre di Tovalieri”.

di Davide LATTANZI

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er lei Bari-Cagliari è la sfida del cuore? “Proprio così. Sono le due piazze in cui mi sono sentito più amato, le squadre in cui ho dato il meglio di me. Sarebbe ingeneroso, però, metterle sullo stesso piano. Perché a Bari ho vissuto tre anni, mentre a Cagliari soltanto sei mesi. Non solo: in biancorosso ho vinto un campionato di B ed in serie A sfiorammo la qualificazione in Coppa Uefa. Avrei tanto voluto chiudere la carriera tra i galletti, ma per vari motivi non è stato possibile. Bari, però, sarà per sempre la mia seconda casa”. Sul piano dei risultati l’avventura a Cagliari non è stata altrettanto gratificante. “Purtroppo no. Arrivai a gennaio in una situazione di classifica disperata. Provammo una rimonta clamorosa, segnai 13 gol che contribuirono a raggiungere lo spareggio per restare in A contro il Piacenza. Giocammo a Napoli e finì male. Non dimenticherò mai la delusione delle migliaia di persone che vennero a sostenerci dalla Sardegna. A fine gara andai sotto la curva dove erano assiepati per scusarmi: un gesto che fu molto apprezzato”. Ha seguito il Bari nelle prime due giornate di campionato? “Come avrei potuto perdermelo? Ho visto una squadra meravigliosa, in grado di dare una lezione di calcio alla Juventus e di presentarsi a Napoli con personalità da vendere. Quando al San Paolo ho

visto Barreto fare il trenino, mi sono tornati alla mente tanti ricordi. Confesso di avere un debole per il brasiliano: mi piace perché ha il gol nel sangue. È la punta di diamante di un gruppo che, però, ha tanti valori: la tempra di Andrea Ma-

siello, la classe di Almiron, la velocità di Alvarez. Ed occhio a D’Alessandro: allenando nel settore giovanile della Roma, vi dico che Marco ha un’accelerazione impressionante e grandi numeri. Per certi versi questo Bari ricorda un po’ il

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CURIOSITÀ - L’esultanza a “trenino”, importata da Guerrero, risale a quando Tovalieri realizzò 17 gol in serie A (record per il Bari, battuto l’anno seguente da Igor Protti, ndr).

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a schiena scoperta

di Franco CIRICI

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norgoglirsi per la propria squadra. Tanti tifosi biancorossi, forse tutti, si sono impettiti a giusta ragione per quanto Almiron e soci hanno mostrato al San Paolo. Davanti ai film di De Laurentiis, ai milioni di euro distribuiti in prima linea da Mazzarri, ad una squadra che avrebbe voluto bagnare in ben altro modo l’esordio casalingo in campionato. E invece ha dato spettacolo il Bari di Ventura. Ancora una volta. Con qualche sbavatura in più rispetto al match vinto con la Juve, ma anche con una massiccia dose di coraggio e di forza caratteriale (dopo il gol del vantaggio dei padroni

di casa, a 2’ dallo scadere). Nonostante un handicap che, hainoi, i biancorossi si porteranno dietro ancora per qualche turno di campionato. L’infortunio capitato a Salvatore Masiello ha scoperto la schiena del Bari. Come temeva Ventura, prima che la corsa cominciasse. Con gli uomini contati nelle retrovie, questo Bari non può concedersi il lusso di perdere un solo difensore. Se poi il guaio non è di poco conto, il lusso diventa extra. Anche perché Ventura può inventarsi Parisi centrale, sempre dopo averlo provato e riprovato durante le amichevoli estive. Può e deve rompersi il capo

per trovare ogni volta una soluzione logica nel reparto arretrato. Ma non è lecito chiedergli di tirar fuori dal cilindro chi proprio non c’è. Non aver individuato un’alternativa certa a Rinaudo rischia di rivelarsi un errore dalle conseguenze pesantissime. Basti pensare che nello scorso campionato, tra gli immediati rincalzi della retroguardia, c’erano pur sempre due mestieranti: Stellini e Diamoutene (all’occorrenza hanno fatto comodo anche loro). Ora invece il sesto difensore, su sei disponibili, è il giovane Rinaldi. Ritenuto dal tecnico troppo acerbo per la massima categoria. Impos-

sibile reperire altri ipotetici “difensori” negli altri reparti. Più possibile pensarci prima. Del resto il Bari sapeva bene, fin da maggio, che sarebbero stati necessari altri due ingaggi per la retroguardia, oltre a Raggi e Rossi. Che fare ora? Non resta che aggrapparsi alla speranza che Sasà Masiello recuperi in fretta, che non capitino altri infortuni, che i difensori titolari non collezionino cartellini. Ovvero, ci vuole una mano dalla Divina Provvidenza, in attesa che arrivi il mercato di gennaio. Certo, è un vero peccato che la spavalda creatura di Ventura debba correre con la schiena scoperta. © Riproduzione riservata


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il sapore delle primizie

...prima del via...

di Franco CIRICI

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ome assaggiare le prime ciliegie della stagione. Avverti sempre il dolce sapore della novità, anche se qualche giorno dopo le troverai più gustose e meno costose. Le sorprese piacciono, incuriosiscono, aggiungono pepe ad una pietanza insipida. E allora, poco male se i media continuano ad interessarsi quasi esclusivamente di Inter, Milan e Juventus. I riflettori sono perennemente accesi sulle star, resta appena qualche cerino per tutte le altre. Fa parte di un copione che un giorno andrebbe rivisto e ridiscusso. Le primizie di stagione, quelle che insaporiscono il campionato, sono la spavalda capolista Chievo, le sue spumeggianti damigelle Bari e Cagliari, l’effervescente matricola Cesena. Quanto dureranno? Il tempo dirà. Intanto è bello godersi lo spettacolo che stanno regalando, gli schiaffoni che stanno rifilando

alle grandi. Hanno più corsa, quasi tutte sono partite sui telai consolidati della passata stagione, non si intimoriscono come una volta davanti alle sagome dei campioni. Un piacere scoprire che il big match del terzo turno vada in scena a Verona: Chievo – Brescia. Lo suggerisce la somma dei punti (9) conquistati dalle due squadre, nessun altra sfida dei prossimi 90’ regge il confronto. Marcolini contro Cordova: c’è anche uno squarcio del passato biancorosso in un duello che, almeno per ora, non profuma di salvezza. Discorso inverso per Udinese – Juventus, un punto in due. Il bianconero non va di moda: chi perde è già in crisi. Tira brutta aria anche a Genova, sponda rossoblu. La batosta rimediata dal Chievo ha incrinato ulteriormente i rapporti tra il patron Preziosi ed il tecnico Gasperini. La tappa di Parma, peraltro, non è tra le più comode per

ipotizzare un risveglio immediato di Ranocchia e compagni. E lo stesso discorso vale per il Napoli di Cavani e Mazzarri. Far visita alla Sampdoria di Cassano non è un bell’affare. Entrambe le squadre, tuttavia, dovranno fare i conti con le fatiche di coppa. Chi le accuserà in minor misura, avrà maggiori chance di spuntarla. Da vedere, piuttosto, se ci sarà una reazione immediata del Palermo di Delio Rossi. Le tre sberle di Brescia fanno male, e l’Inter è sempre la più forte della compagnia. Fino a prova contraria. A proposito di stelle, la Roma torna all’Olimpico dopo l’umiliante cinquina subita a Cagliari. Mentre il Bologna, sette giorni dopo, si esibisce nuovamente nella capitale dove ha già incassato tre gol dalla Lazio. Il pronostico è scontato per i giallorossi. Sempre che sia lecito dare per scontato un pronostico in questo gustosissimo avvio di campionato. © Riproduzione riservata


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bari e cagliari a confronto Il Bari in casa Vinte Pareggiate Perse

Il Cagliari in trasferta 1 0 0

la stagione

Arb

4-4-2

Vinte Pareggiate Perse

a disposizione: 25 Padelli, 6 Rinaldi, 14 Gazzi, 13 Pulzetti, 91 D’Alessandro, 9 Castillo, 18 Caputo Allenatore Giampiero Ventura

0 1 0

TO P Sergio Bernardo Almiron (29) e Michael Agazzi (26): per loro un avvio di campionato da incorniciare

Andrea Raggi (media voto 6)

Ventura ha guidato il Cagliari dal 1997 al 1999 e nel 2002-2003

Alex Pinardi (media voto 6)

Gli allenatori

Pierpaolo Bisoli è stato giocatore del Cagliari per ben sei stagioni, dal 1991 al 1997

INTER-BARI Stadio G. Meazza Mercoledi 23 settembre ore 20,45

Prima di campionato 2009-2010: finì 1-1 tra Inter e Bari e Mourinho dovette accettare che una neopromossa mettesse in seria difficoltà i campioni d’Italia sfiorando addirittura la vittoria!

BARI-BRESCIA Stadio San Nicola domenica 26 settembre ore 15,00

Gervasoni della se Guardalinee: Do 4° uomo

Stadio Sa Domenica 19 S e ore 12


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bitra

ezione di Mantova obosz e Barbirati o: Baratta

an Nicola ettembre 2010 2,30

4-3-1-2

a disposizione: 25 Pelizzoli, 24 Perico, 3 Ariaudo, 23 Pinardi, 20 Laner, 30 Ragatzu, 18 Nenè Allenatore Pierpaolo Bisoli

I precedenti a cura del mensile Il Bari - Il Cagliari viene a Bari per la 19ma volta: una serie cominciata negli anni 50, in quanto, in precedenza, le due squadre hanno militato in campionati differenti: Bari serie A e B, Cagliari quasi sempre in serie C. - Tre volte il Cagliari ha vinto a Bari e, la prima (2-1), proprio all’inizio delle sfide il 26 maggio 1956: si giocò di sabato (un evento per l’epoca). Partita decisa nella ripresa con gol di Mezzalira al 30’, pareggio di Bretti al 33’ e gol vincente di Letari a 5 minuti dalla fine. - Il secondo successo del Cagliari risale al 9/11/1986 (in B): un dubbio rigore concesso dall’arbitro Di Cola consentì al Cagliari di segnare con Montesano e di vincere, poi, la partita. L’anno scorso il terzo successo (immeritato) per 1-0. - Al San Nicola il Cagliari ha giocato finora 10 partite perdendo la prima il 20 gennaio 1991 per 4-1. Notevole il 3-0 del Bari sul Cagliari il 22 ottobre 1995 con Trapattoni sulla panchina sarda, poi esonerato. - In totale, nelle 19 sfide finora giocate a Bari, predominano i pareggi, 10. Sei, comunque, le vittorie del Bari e tre, come si è detto, quelle del Cagliari. © Riproduzione riservata

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RIEPILOGO Partite Vittorie Bari Vittorie Cagliari Pareggi

19 6 3 10

Reti Segnate dal Bari Subite dal Bari

37 46


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C'era una volta..arrogotottu Langella è esploso a Cagliari ma ora è ai margini del Bari.

di Davide LATTANZI

“Arrogotottu”. Tradotto dal dialetto sardo significa “travolgo tutto”. Proprio ciò che ogni domenica Antonio Langella faceva spazzando via avversari a velocità supersonica sulla fascia sinistra. Quelle entusiasmanti discese le ricordano bene i tifosi del Cagliari. La maglia rossoblu ha segnato per Langella nello stesso tempo il picco e l’inizio di un’irreversibile parabola discendente. Oggi il 33enne tornante è un emarginato del calcio. Al Bari da un anno vive da separato in casa. Tuttavia, chissà quanto manca il campo al ragazzo di Ercolano. Bari-Cagliari doveva essere la sua partita. La carriera di Langella, napoletano di nascita, ma sardo di adozione, comincia tra i dilettanti prima del Sorso, poi del Castelsardo. A 22 anni lo ingaggia il Sassari con cui conquista subito la promozione

dalla C2 alla C1. Tre anni più tardi, approda al Cagliari guidato proprio da Ventura, in serie B. Con i rossoblu conquista la promozione in serie A (ma sotto la guida di Reja). Non è un titolare inamovibile, Langella. Anzi. E’ l’alternativa numero uno al tridente delle meraviglie Esposito-Suazo-Zola. Ma pur entrando a partita in corso, l’esterno sa essere decisivo grazie alla sua incredibile velocità. Se ne accorge il ct della nazionale, Marcello Lippi che lo fa esordire nell’amichevole con la Russia disputata il 9 febbraio 2005, proprio a Cagliari. Antonio collezionerà altri due gettoni nell’Italia, in altrettante amichevoli (con Islanda ed Ecuador). Ma la gioia dura poco. Il suo carattere un po’ bizzoso esplode quando a Cagliari arriva Giampaolo, l’allenatore che causerà il suo divorzio con i rossoblu. Così, nel 2007 passa all’Atalanta. A Bergamo segna otto gol (miglior bottino di sempre), ma

non basta alla riconferma. Il resto è storia recente: la scorsa estate lo acquista il Bari. Dopo sole 9 presenze (l’ultima a Roma lo scorso novembre), scompare in un alone di mistero. Lui sbotta soltanto a fine torneo: “Tante volte il tecnico ha detto che non stavo bene, invece non ho avuto alcun problema fisico. Un altro anno così non lo faccio”. In estate il ds Angelozzi ha provato invano a trovargli una nuova sistemazione. Chissà, forse anche lui stesso ha perso gli stimoli per mettersi in discussione in una nuova realtà. Tuttavia, il diretto interessato smentisce categoricamente. “Chi dice che sono finito - ha dichiarato Langella al quotidiano La Nuova Sardegna - mi fa uno scherzo di cattivo gusto. Finchè il fisico regge, intendo giocare al calcio. Non ho perso il mio scatto”. Sarà. Ma oggi su quella fascia sinistra non ci sarà. E di “Arrogotottu” rimane un ricordo sempre più sbiadito. © Riproduzione riservata


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uventus e Napoli steccano la prima in Europa. Le due dirette avversarie dei biancorossi nelle prime giornate di campionato, umiliate nel gioco dai Galletti, non hanno assolutamente convinto i propri tifosi, sul piede di guerra soprattutto a Napoli. E pensare che al posto di una delle due ci sarebbe stato bene proprio quel Bari di Ventura che ha incantato per quasi tutta la passata stagione e che, se non fosse stato per aver un po’ tirato i remi in barca a dieci giornate dalla fine con la salvezza ormai acquisita, avrebbe meritatamente raggiunto almeno l’”ultimo” posto utile per accedere all’Europa League. La Juventus 20 giorni fa a Bari ha subito una sconfitta per 1-0 che sarebbe potuta essere anche ben più severa, e il Napoli ha rischiato di vincere con i biancorossi una partita che per lunghi tratti abbiamo dominato senza possibilità di appello. A far da contraltare, purtroppo, la ormai congenita difficoltà del Bari di tramutare in gol almeno il 50% delle occasioni create. Se con la Juventus Ghezzal & co. avessero raddoppiato la marcatura iniziale di Donati, forse avremmo vissuto con meno apprensione il forcing finale dei bianconeri, e se Almiron non si fosse tramutato in Alvarez quando solo davanti a De Sanctis ha fallito il più facile dei rigori in movimento, adesso saremmo primi in classifica con il Chievo Verona. Pazzesco. Forse esageriamo, ma se ci avessimo creduto fino in fondo magari giovedi con l’Utrecht o il Lech Poznan avremmo vinto. E avremmo regalato all’Italia la soddisfazione di una vittoria in Europa League.

di Maurizio FONTANA

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Il grande rammarico


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Anche la Formula 1 si tinge di biancorosso di Maurizio FONTANA Finalmente è arrivata. Dopo le tante delusioni di questo mondiale di Formula 1, la Ferrari ha trionfato a Monza, rinnovando le ambizioni di Fernando Alonso, già bicampione del mondo con la Renault, oggi impegnato con la “Rossa” nella difficile impresa di conquistare la vetta del più prestigioso campionato automobilistico del pianeta. E’ stata una vittoria quasi annunciata, anzi obbligata per la casa di Maranello,

troppo spesso coinvolta in errori dei propri piloti e - udite udite - dei meccanici, un tempo autentici uomini infallibili. Il caso ha voluto che Monza sia stata anche per loro una sorta di “rivincita” sulle critiche troppo spesso subite nel corso di una stagione nel complesso deludente. Il sorpasso operato da Alonso su Button è stato da manuale, con l’ausilio dei box che hanno effettuato un pit stop ai livelli di quelli proverbiali dell’era Schumacher. Sperando che questa vittoria sia di buon auspicio per un finale di stagione da non © Riproduzione riservata dimenticare.

Reg. trib. Bari n. 34 del 14/09/2009 Direttore responsabile: Vincenzo Tamborra www.ilnuovogalletto.it - redazione@ilnuovogalletto.it SOCIETA’ EDITRICE E CONCESSIONARIA PUBBLICITA’

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Il Nuovo Galletto n.21