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il amico nuovo •

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libera tutti

Redazione della Casa Circondariale di Villa Fastiggi - Str. di Fontesecco, 88 - 61122 Pesaro (PU) - Anno II - Numero 8 del 2 giugno 2013 CONTATTI info@ilnuovoamico.it - tel 0721/64052 fax 0721/69453

PROGETTO SULLA LEGALITA’ INSIEME AL LICEO ECONOMICO-SOCIALE “NOLFI” DI FANO

a i b b a g n i e c s e p n u e m Co Editoriale

“Mi sono sentito come a casa”

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uesto è il pensiero che Diego, uno studente, nel momento finale del primo incontro con la redazione di “Penna Libera Tutti”, ha espresso con un sorriso aperto e sincero. Tale frase è molto indicativa dell’atmosfera serena, di accoglienza reciproca, di disponibilità a raccontarsi e ad ascoltarsi che si è creata in una mattinata un po’ speciale, di un “fare scuola” in un modo diverso, a contatto con un mondo sconosciuto, spesso ignorato e disprezzato come quello del carcere. Le alte mura, le inferriate, i cancelli nascondono una realtà che è, prima di tutto, comunità di uomini e di donne, che condividono un percorso individuale, difficile e complesso, in un contesto che toglie e annulla il bene più prezioso che l’uomo ha: la sua libertà. L’impatto iniziale con la struttura è stato molto forte: paura, soffocamento, disagio, agitazione, angoscia… sono queste le parole che i ragazzi hanno usato maggiormente nelle riflessioni personali (vedi pag. 14), per esprimere i loro stati d’animo prima dell’incontro, nella Casa circondariale di Villa Fastiggi, con la redazione

di “Penna Libera Tutti”; ed è stato altrettanto scioccante, toccare con mano, il senso di violazione e limitazione della libertà personale, un valore assoluto per degli adolescenti che si stanno affacciando alla vita. All’uscita emergono emozioni molto diverse: piacere, ammirazione, scoperta di valori, gioia, tranquillità, ma anche una profonda tristezza, dovuta al dolore che quel luogo di esclusione e separazione produce. Il colore così diverso delle emozioni, iniziali e finali, è sicuramente l’effetto positivo che la conoscenza e la relazione diretta hanno innescato: il desiderio di riconoscere e superare i pregiudizi, molto presenti e radicati nei confronti di chi vive in un luogo di detenzione, fa emergere la centralità e il valore della persona umana e della sua dignità, al di là di ogni sbaglio o errore che possa aver commesso. Ascoltare dalla voce di Alfonso, Spartaco, Luca, Alessandro, Toni… le testimonianze di come si vive dentro quelle mura, le enormi difficoltà, i problemi quotidiani, ma anche la speranza e le riflessioni su come il cambiamento sarebbe possibile se

venisse veramente attuato ciò che è già previsto dalla legge, in particolare dalla Costituzione (trasformare il carcere da luogo di pena a luogo di rieducazione)…, ci ha dato una preziosa opportunità di spalancare gli occhi su un mondo così vicino, ma allo stesso tempo, così lontano. Tali racconti si sono poi intrecciati con la lettura del libro di Gherardo Colombo “Sulle regole”, che ha arricchito il dibattito ed il confronto, rendendoci consapevoli che “il rispetto dell’altro equivale anche al rispetto di sé, e ogni volta che si degrada o si consente che sia degradata un’altra persona, noi stessi ne siamo degradati, in quanto parte di un medesimo insieme”. Grazie a tutta la redazione, ed a tutto il personale della Casa circondariale, per averci fatto sentire partecipi di questo insieme. Loretta Barberi - Docente di diritto Liceo Economico Sociale “G. Nolfi” di Fano

Il ponte dei sospiri

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n dialogo con la città”. Con questo titolo “Penna Libera Tutti” iniziava le pubblicazioni il 7 ottobre 2012. La nostra speranza era quella di essere notati da qualcuno là fuori e provare a costruire un ponte immaginario per raggiungere altre persone. Allora ci sembrava quasi un sogno, uno di quei desideri che si possono chiedere solo al classico genio della lampada. E invece in soli sette mesi abbiamo constatato con mano che i nostri articoli finivano davvero nelle mani di tanti lettori. In molti hanno iniziato ad attraversare quel ponte per avvicinarsi a noi. Così la nostra redazione si è aperta alle telecamere della Rai e poi sono arrivati gli studenti de “Il Ducato”, il periodico dell’Università di Urbino. Sorprendente anche come, da un nostro piccolo annuncio sul Nuovo Amico, sia nata una gara di solidarietà che in pochi giorni ci ha permesso di avere una decina di computer per la nostra redazione. Infine non possiamo dimenticare la pagina speciale che “L’Azione”, settimanale di Fabriano, ci dedica una volta al mese riprendendo alcuni degli articoli di “Penna”. Ma la sorpresa più grande ci è giunta dagli studenti e dagli insegnanti del Liceo Economico Sociale “G. Nolfi” di Fano che, dopo poche settimane dalla prima uscita del nostro periodico, ci hanno contattato per portare avanti “insieme”, un progetto didattico. Ne è uscito un qualcosa di straordinario che proviamo a raccontare in questo numero. La Redazione


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Non siamo “mostri” da tenere a distanza

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el corso dell’anno scolastico riservare spiacevoli conseguenze. i ragazzi della classe Terza Credo poi che il loro metodo di C dell’istituto Nolfi di Fano, studio, di far emergere delle parole hanno approfondito l’argomento significative da ogni incontro, sia della legalità anche attraverso degli stato veramente importante. incontri con noi detenuti della Mi piace pensare che, più che di redazione di “Penna Libera Tutti” legalità, in un paese come il nostro, della Casa Circondariale di Villa dove purtroppo sembra quasi che se Fastiggi. Nella prima occasione, ne siano perse le tracce, sia utile entrando nel carcere, lasciandosi nelle scuole imparare a prevenirne alle spalle i grandi cancelli di le cause di tanti illeciti, aiutando i ferro che dividono le due realtà, il ragazzi a capire il significato e le loro imbarazzo era tale quasi da conseguenze delle nostre azioni. spaventarli. Appena rotto il ghiaccio Tra le parole emerse dai nostri però, si sono resi conto che anche incontri segnalo: “partecipazione”, qui dentro ci sono persone sensibili che è già un modo per farsi e non solamente “mostri” da tenere conoscere; “valore”, inteso come a distanza. Personalmente spero il rispetto delle regole civili nel che gli incontri con noi siano stati rapporto con gli altri; “dignità”, che costruttivi. Abbiamo cercato di potrebbe essere la parola giusta metterli da subito a proprio agio (per per racchiudere il concetto di quanto possibile), inoltre abbiamo identità di una persona, “coerenza”, provato a spiegargli che la legalità, che prevede che le nostre azioni oltre a quella teorica, studiata sui rispettino quelli che sono i nostri libri di scuola, va praticata nella pensieri (spesso ci capita di parlare vita. Abbiamo provato a riflettere di valore morale, di etica e poi un insieme sul sottile confine tra giusto momento dopo facciamo tutto il e sbagliato, tra il bene e il male. contrario solo per egoismo o per Ci siamo trovati d’accordo sul fatto pura comodità); “equilibrio”, che che un eventuale errore potrebbe nella nostra società e nella vita di

tutti noi ce n’è veramente poco; “impegno” perché rappresenta il modo in cui ci si deve comportare nelle società; “miglioramento” perché è quello che ognuno di noi dovrebbe cercare di fare per tutta la vita; “libertà” che in questo ambiente assume un valore particolare. Ecco, credo che per cercare di prevenire la perdita di questo bene prezioso, bisognerebbe agire proprio in funzione di una nuova educazione ai valori, a partire dalla scuola che per prima dovrebbe guidare i ragazzi verso un percorso di vita che sia il più onesto possibile nel rispetto delle regole, mettendo a conoscenza i giovani delle conseguenze a cui si va incontro quando il pensiero di trasgressione prevale sul buon senso. Mi auguro che l’approccio con noi detenuti, che stiamo pagando direttamente le conseguenze dei tanti errori commessi in passato, sia stato per la 3^C del “Nolfi”, motivo di grande riflessione, proprio per evitare di cadere in certe situazioni di enorme disagio che inevitabilmente ti segnano per tutta la vita. Si è parlato anche del grande pregiudizio

La generosità dietro alle sbarre è stato molto importante potersi confrontare con persone che, fuori da questo contesto, hanno idee su noi detenuti. Sinceramente appena li ho visti, mi sono subito ricordato di quando anche io andavo a scuola. Quando studiavo io però non ricordo di aver mai visto un questionario sul carcere. Mi hanno fatto molta compagnia questi

20 alunni della classe Terza C. Sapevo che volevano incontrare noi della redazione ma prima di conoscerli mi chiedevo: «Chissà cosa si aspettano? Chissà che persone vedranno guardandoci negli occhi? Spero tanto che almeno considerino che siamo persone anche noi nonostante tutto». Io mi sono descritto come una persona normale. Sì, è vero.

Ho commesso un reato ma non sono cattivo, anzi. Forse il cuore di noi detenuti è più generoso di chi non è mai stato dietro le sbarre. La reclusione per certi aspetti ti costringe a crescere. Ti fa capire quello che non hai mai capito. Addirittura adesso ho compreso dove c’è il bene e dov’è il male. Dalle domande che ci facevano gli stu-

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che c’è nei confronti dei detenuti e dei grandi tabù che ruotano intorno al mondo sconosciuto del carcere, arrivando ad una conclusione unanime: conoscere e differenziare il comportamento di ogni persona prima di giudicare tutti allo stesso modo. Difatti, dopo aver dialogato con loro, è emerso che le considerazioni che avevano nei nostri confronti sono notevolmente cambiate. Una delle parole che a mio modesto parere è mancata nelle considerazioni è AMORE. Personalmente credo sia il motore della vita, quella parola che riportata nella realtà giornaliera, ci fa migliorare quotidianamente nel rapporto con gli altri e che riassume tutti quei valori che purtroppo si stanno perdendo. La redazione di “Penna Libera Tutti” ringrazia tutti coloro che hanno reso possibile questo confronto e auspicando che di questi incontri ce ne siano ancora, salutiamo tutti i ragazzi della terza C e le insegnanti, compresa la tirocinante avv. Chiara Centofanti dell’istituto “Nolfi” di Fano. Grazie. Spartaco

denti ho capito infine che si erano preparati molto sull’argomento della legalità. Per questo mi sento di dover fare i complimenti a studenti e insegnanti perché, pur essendo molto giovani, hanno già le capacità di affrontare discorsi seri e importanti e stimolare gli anticorpi per vivere nella legalità. Alfonso


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Il momento più emozionante del progetto G

li incontri con la redazione di “Penna Libera Tutti” hanno costituito il momento conclusivo e sicuramente più emozionante del Progetto “Giustizia e diritto: quale rapporto?”, intrapreso da noi studenti della classe III C del Liceo Economico Sociale “G. Nolfi” di Fano, ad inizio anno scolastico. L’attenzione si è focalizzata, attorno a tre tematiche (la giustizia penale in Italia, la pena di morte e il carcere) da noi scelte ed approfondite, non solo con gli strumenti della ricerca teorica, ma anche con importanti esperienze “sul campo”. La visita al Tribunale di Fano, la testimonianza di Cristina Campagna, responsabile del gruppo Amnesty international di Pesaro e le tre mattinate trascorse con la redazione, nella Casa Circondariale di Villa Fastiggi ci hanno dato la preziosa opportunità, non solo di venire in contatto con importanti istituzioni e associazioni che operano sul territorio, ma, soprattutto, di conoscere e di confrontarci con tante persone che, in mondi e con ruoli diversi, hanno condiviso questo nostro percorso di crescita . Un grazie al Comune di Fano (Assessorato alle Politiche giovanili) per il sostegno economico, al Dirigente Scolastico prof. Flavio Grilli, al personale di Segreteria, al prof. Ruben Eugenio Mariotti per la collaborazione e a tutti i docenti della classe III C, per la disponibilità dimostrata. I ragazzi della 3^C

È stato come tornare a scuola I

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li incontri con la 3^ C del Liceo “Nolfi” di Fano mi hanno fatto rivivere alcuni momenti di quando anch’io andavo a scuola per cercare di imparare qualcosa che mi sarebbe potuto servire da mettere in pratica per il mio domani. Nelle giornate di confronto con loro, ho vissuto delle forti emozioni che mi hanno fatto sentire felice e partecipe dei loro pensieri sul carcere e di come vedevano noi detenuti. Li ho visti vicini ai nostri problemi e, ascoltandoli parlare, ho ripensato a quando io con miei compagni di scuola, invece di costruire dialoghi su argomenti seri e importanti, pensavo solo a prendere in giro gli altri per poi trovare una scusa per litigare e fare casino. Mi sono così reso conto che i tempi oggi sono cambiati, e vedo un’unione sincera tra questi ragazzi. Con loro abbiamo potuto scherzare senza che pesasse

l 14 febbraio 2013 è stato somministrato un questionario ai 286 studenti (di cui 261 ragazze e 25 ragazzi) del Liceo delle Scienze umane, scienze sociali, scienze della formazione ed economico-sociale. L’obiettivo dell’indagine è duplice: da una parte, rilevare il livello di conoscenza degli adolescenti (14-19 anni) della complessità del sistema carcerario; dall’altra indagare la rappresentazione che essi hanno di tale sistema e della sua funzione sociale. Si è scelto un questionario con parecchie riposte aperte, per lasciare spazio alle idee degli studenti. Sinteticamente emerge che: il 40% afferma di conoscere l’organizzazione di un carcere. Molto alto è l’interesse a visitarne uno (81%) che corrisponde, all’incirca, a quella di coloro che non hanno mai visitato un istituto penitenziario. Poco più della metà di questa percentuale, sono invece le persone disposte a svolgere un’attività (dal fare compagnia, al volontariato a svolgere un lavoro vero e proprio). È significativo che il 64% degli studenti intervistati ha dichiarato di sentirsi capace di relazionarsi con un detenuto; tra gli insegnamenti che questo confronto potrebbe portare, oltre al superamento di paure, pregiudizi e al pensare sempre alle conseguenze delle nostre azioni, c’è la comprensione vera e profonda del valore della libertà, ascoltando l’esperienza di chi l’ha persa: un’importante lezione di vita. Libertà – Il prigioniero chiude un seme nel pugno aspetta che germogli spaccandogli la stretta (Erri De Luca) - Il disegno accanto è stato realizzato da due studentesse della 3^C e collocato su un cartellone firmato da tutti i ragazzi

la differenza di età e senza pregiudizi reciproci. Al contrario. Abbiamo vissuto giornate in un clima di grande rispetto ed educazione verso il prossimo pur essendo dentro il carcere dove lo stato d’animo delle persone non si può certo definire felice. Dove la maggior parte dei detenuti spesso preferisce stare sulla linea difensiva senza riuscire ad aprirsi più di tanto. Per me sono stati momenti anche profondi perché ci siamo scambiati idee costruttive con molto ordine, rispetto e precisione nell’intervenire a turno senza sovrapporci a vicenda. Anche se avevo qualche domanda non sono mai riuscito ad esternarla. Questa volta per me è stato molto più importante ascoltare. Anche se per poche ore sono ritornato ragazzino e per me è stato fantastico … tornare a scuola. Ezio

Bravi ragazzi ma … basta carcere I l “Progetto legalità”, nasce da un’idea della professoressa di diritto Loretta Barberi che ha ben pensato, insieme ai suoi alunni, di ampliare i contenuti di legittimità costituzionale con noi detenuti. Non ho dato subito la giusta importanza a questi incontri, ma successivamente al nostro primo confronto, ho capito che

sarebbe stata un’occasione unica l’approfondire queste tematiche con i ragazzi. Gli incontri con la 3^C sono risultati così un’apertura verso il mondo carcerario. Abbiamo cercato di attingere delle conoscenze laddove il mondo esterno quasi sempre pensa di trovare negatività e malcostume. E se in molti casi questa idea è veritiera,

va anche detto che altre volte l’opinione di alcuni detenuti (quelli che veramente desiderano reinserirsi), può meglio evidenziare il percorso necessario al raggiungimento del fine del progetto. Questo interscambio con i ragazzi è un ulteriore spunto per riflettere sugli errori commessi e auspico che da questa serie di incontri possa nascere

quella sorta di collaborazione tra le parti che nella vita di tutti i giorni viene sempre più a mancare. Ho trovato che, da parte degli studenti, ci sia stata oltre alla curiosità una corretta e sentita partecipazione. Mi sento di ringraziare le persone che si sono adoperate per lo sviluppo e la riuscita di questi incontri. Spero anche che per i ragazzi sia (salvo ulteriori visite scolastiche) l’ultima occasione di entrare all’interno di un carcere. Luca

Piccola rassegna fotografica


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Pensieri in libertà

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“L’azione di lasciare la tua “Le persone incontrate mi volessero fermarci e dirci: quello che proborsa, i tuoi oggetti persohanno fatto capire che viamo noi qui dentro voi da fuori non potete nali, in una stanza lontana l’istituzione del carcere neanche immaginarlo” da te, ti fa sentire spaesanon funziona e deve essere Alessia to, come se ti avessero tolrifondata. to qualcosa di importante, Per entrare nella parte dei da non poterne fare a meno; laboratori ho attraversato “Mi spaventa il fatto che spesso noi ci sentiamo così ben sette imponenti portoanche se commetti un picpersi perché magari ci tolni e cancelli di ferro blincolo reato, potresti finire gono il cellulare o il computer: non posso im- dato: mi sentivo come un pesce in una gablì dentro. È un posto brutmaginare come sarebbe se mi togliessero la bia” to, grigio, freddo, piccolo. libertà” Diego Manca la privacy e vivi in 3 Elisa M. mq con altre due persone” Giulia “Ho capito che la mia idea “Appena arrivai provai a di detenuto era completacancellare ogni pensiero mente sbagliata. Piano piache c’era nella mia mente e no mi sono trovata a mio “Questa esperienza mi è mi concentrai solo ed escluagio: ridere e dibattere piaciuta molto, soprattutto sivamente su quella giornacon loro è stata una bellisperché ho conosciuto cose ta, cercando di farmi rimasima esperienza. Non vedo che non sapevo, un ambiennere impresso ogni attimo, l’ora di incontrarli di nuovo. te nuovo, le sue carattericercando di cogliere ogni Questa esperienza mi ha stiche e le persone che vi minimo dettaglio, perché fatto capire che si deve giudicare di meno e “abitano”. non volevo dimenticarmi nessun particolare, conoscere di più le persone” Federica D perché per me sarebbe stata sicuramente Marua un’esperienza importante”. Alessandra “Credo che la libertà sia uno “La mia idea di detenuto era dei valori più importanti e differente prima di visita“L’elettricità che aleggiasolo entrando in un carcere re il carcere: me li immagiva nella stanza era percemi sono accorta che la loro navo freddi, schivi, invece pibile a pelle; noi ragazzi è veramente limitata, ansi sono dimostrati molto parlavamo poco, un po’ per che solo guardando i canconfidenti” l’imbarazzo, un po’ per la celli che ogni giorno devono Camila soggezione, ma i nostri corpassare” pi comunicavano dei mesSara saggi non verbali non indifferenti, poiché ci siamo appollaiati tutti in fondo alla stanza, quasi “Abbiamo fatto delle doman“Provavo una strana senper proteggerci a vicenda” de ai detenuti e abbiamo sazione nel stare in quella Lucrezia avuto modo di capire il loro stanza sapendo che, lì con pensiero, che ci ha aiutati a me, c’erano persone che superare alcuni pregiudizi avevano commesso reati. “Ho sempre pensato che nei loro confronti. Mi è piaPerò più aumentava la conoi detenuti avessero altre ciuto veramente tanto; non scienza, più eravamo tranfacce rispetto a noi, insomcapita tutti i giorni di poter quilli” ma pensavo avessero “facvisitare un carcere” Elisa E. ce da detenuto”, facce catFederica T. tive e brutte. I loro volti, invece, erano come i nostri, “Durante il percorso, non anzi più dolci, i loro occhi “Ho provato un mix di emofacevo altro che guardarmi esprimevano tanta dolcezzioni: paura, voglia di scopriintorno, di qua e di là, come za e tanta felicità nel vederci” re una realtà nuova, curiosiper paura che qualcuno arAnnalisa tà, stupore, mi è sembrato rivasse all’improvviso. Il di parlare con persone che primo impatto con i detegià conoscevo: umili, simpanuti è stato molto traumaMi ha colpita molto, anche tiche e sorridenti” tico: ci vergognavamo ma, se non l’ho potuta visitaFederica B. soprattutto, eravamo imre, la cella, il racconto che pauriti e questo lo si poteva capire perché di essa hanno fatto… dalla c’eravamo messi a sedere tutti vicini; poi, finestra si vedeva che era “Io amo la libertà a tre- mano a mano ci siamo sciolti” molto piccola. centosessanta gradi, è un Elisa T. Da questa esperienza ho valore inestimabile, da cucapito che la libertà è molrare e tutelare. Per queto importante e che, spessto credo che più persone so, la si dà troppo per scontata. debbano andare in carcere, “Attraverso i loro racconti Alba per rendersi conto, per immi hanno trasmesso qualmedesimarsi come ho fatto cosa di positivo. Nelle loro io e realizzare che la liberparole c’era la voglia di “Appena arrivata, non ero tà non ha prezzo e va preservata, sempre” migliorare e c’era sopramolto agitata; ma, quanSofia tutto la consapevolezza di do è giunto il momento di aver commesso qualcosa entrare, è arrivata anche che può costare caro e di l’ansia… soprattutto quan“In certi occhi ho visto il cui puoi davvero pentirtedo si è chiusi il cancello è vuoto e quando leggevamo ne. Ho capito quanto è importante pensare stato “traumatico”: al temalcune risposte del que- prima di compiere un azione, qualunque essa po stesso però non vedevo stionario, vedevo nei loro sia, perchè una volta che l’hai commessa non l’ora di entrare per capire volti alcuni sorrisini, ma puoi più tornare indietro e devi assumerti le o anche solo vedere come è fatto un carcenon sorrisi di felicità. Io tue responsabilità. re, perché finora l’avevo visto solo nei film” ho interpretato queste Immacolata Serena espressioni come se loro

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PENNA LIBERA TUTTI – giornale del carcere di Pesaro n.8 del 2/6/2013  

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