«Il Nuovo Amico» n. 34 del 22 settembre 2013

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22 settembre 2013

LA RICONOSCENZA DELLA COMUNITÀ DEL DUOMO

Grazie suor Annie URBINO. Domenica scorsa 15 settembre la comunità parrocchiale del Duomo si è stretta attorno a suor Annie George e l’ha voluta ringraziare per il servizio pastorale svolto nella comunità e, più in generale, nella nostra città di Urbino da Sr. Annie, delle Maestre Pie Venerini. In questi anni ha saputo intessere belle relazioni con le varie e molteplici realtà nelle quali era inserita: la parrocchia ed il catechismo, la caritas diocesana, il servizio di carità svolto nella comunione mensile agli anziani ed agli ammalati, la sua comunità religiosa e le studentesse di Via Mazzini. E quant’altro. Il tutto con dedizione, generosità e discrezione, sempre con la premura e l’attenzione a presentarsi in punta di piedi, quasi per non disturbare… Ora la sua famiglia religiosa le chiede “obbedienza”: cambiare

casa, cambiare città, cambiare incarico. È un momento importante, esigente e, forse, doloroso, ma – allo stesso tempo – è un momento essenziale per chi, come religioso, si è donato a Cristo nel servizio della Chiesa. Anche altri fratelli avranno la gioia di sperimentare la sua dolcezza e la sua premura, ringraziando il Signore di averla come MADRE, sull’esempio di Maria, la nostra mamma celeste. Carissima suor Annie, buon cammino. Sappi che la nostra comunità del Duomo avrà sempre un ricordo per te ed il tuo apostolato. La preghiera ha, infatti, il potere di annullare le distanze, perché tutti avvicina nel nome del Signore, “in nomine Domini”. E quando passerai da Urbino, non mancare di venire a farci visita: qui sei di casa… sei una di noi! AF © RIPRODUZIONE RISERVATA

ENZO (PIPPI) BUSIGNANI HA CHIUSO BOTTEGA

Una vita da barbiere

Urbino – Con un breve annuncio posto sulla vetrina del negozio _ “Chiuso per cessata attività” _ si

è conclusa la vita di una barbieria durata quasi un secolo e con essa l’ultimo anello che legava il

quartiere di Valbona al suo passato: gli altri vecchi esercizi e botteghe hanno da tempo infatti cessato la loro attività. Sembrava impossibile ma è proprio così. La storica barbieria di via Mazzini nata all’epoca della prima guerra mondiale per iniziativa di Ettore Busignani ha chiuso i battenti. Il figlio Enzo (da tutti chiamato Pippi) che aveva appreso, condiviso e poi proseguito il mestiere del padre alla sua scomparsa, ha deciso di togliersi il camice bianco e di porre fine alla attività di barbiere portata avanti per oltre settant’anni nella sua bottega di Valbona. Alcuni mesi fa, in occasione del suo ottantesimo compleanno (16 maggio), ci eravamo occupati con un ampio servizio e diverse foto, di lui, Pippi, un personaggio che ha diviso tutta la sua esistenza tra l’abitazione di via delle Stallacce e il negozio di via Mazzini, a venti passi da casa. La sua attività ha avuto inizio, ufficialmente, al termine delle scuole elementari, negli anni della seconda guerra mondiale, e qui si è conclusa dopo sette decenni: un record che si può facilmente ritenere imbattibile. Nella sua bottega si sono avvicendate parecchie generazioni di urbinati e dalla porta a vetri Pippi ha assistito allo svolgersi della vita quotidiana del quartiere e degli eventi che hanno avuto come luogo di incontro e di passaggio la via Mazzini, la più importante della città, dalla quale sono transitati molti dei personaggi importanti in visita ad Urbino. A cominciare dall’ingresso dei nuovi arcivescovi. Il Mercatale, fuori Porta Valbona, in quegli anni era il “centro commerciale” cittadino: vi si svolge-

vano le grandi fiere del bestiame, quelle delle merci e, spesso e volentieri, c’era il circo con il popolarissimo “Cicillo”, un comico napoletano che allietava periodicamente le giornate degli urbinati nel secondo dopoguerra. “Prima a Valbona era tutto un formicolìo di persone _ ricorda Pippi _; c’erano tantissimi abitanti e molti bambini che facevano della strada e dei vicoli il erreno di “battaglia” per i loro giochi; c’erano anche innumerevoli negozi, osterie e botteghe di ogni genere e le voci e i movimenti di commercianti e artigiani si intrecciavano e si ripetevano per tutta la giornata, dando vita a scenette e quadretti di ogni tipo: e regnava sovrano il soprannome; dello stagnino, ad esempio, ricordo che veniva chiamato da tutti, Momo, ma non saprei dire di più>. E oggi? <Con l’inizio dell’esodo dei vecchi residenti verso la periferia e verso i centri vicini e della riviera, anche Valbona si è andata gradualmente spopolando ed ora siamo rimasti in pochi. L’artigianato è quasi scomparso e così pure molti dei negozi tradizionali che hanno lasciato in gran parte il posto a bar, pizzerie, pasticcerie e via dicendo>. Pippi ha tenuto duro, ma alla fine anche lui ha dato forfait, non senza ragione. Ottant’anni sono una bella età ed avere maggior tempo per se stesso e per la moglie Tilde, oltre che per figlie e nipoti (residenti oltretutto in città lontane) era diventata un’esigenza non più rinviabile. Recarsi tutti i giorni a bottega era per Pippi , dopo settant’anni, più che un’abitudine, il suo modo di vivere, il suo stile di vita e, sicuramente, il distacco

non è stato facile. Dapprima era comparso sulla vetrina il cartello: ”chiuso per ferie dal 20 al 26 agosto”, seguito subito dopo da quello che annunciava la chiusura definitiva dell’esercizio. Ma se Pippi ha avuto un momento di tristezza, non meno rammaricati si sono sentiti i clienti e gli amici che hanno sempre fatto riferimento, anche per le quattro chiacchiere quotidiane, alla sua bottega. Certo, non erano più i vecchi tempi anche per il lavoro: le generazioni che lo avevano frequentato si erano sempre più assottigliate, senza contare quelli che erano andati a vivere fuori o nei nuovi quartieri che, con l’introduzione della Ztl, hanno incontrato sempre maggiori difficoltà a raggiungere il centro. Non è riuscito neppure a trovare un apprendista cui passare poi il testimone. Per il ruolo che ha svolto, di vero e proprio punto di incontro, la mancanza di questa barbieria si sentirà; così come ci sarà la nostalgia per le grandi poltrone rosso fuoco degli anni sessanta (quando Pippi “ammodernò” il locale) che sarebbe un peccato se andassero perdute perché rappresentano un significativo esempio di “modernariato”, da conservare. Ma se cala il sipario sulla bottega, Pippi sarà sempre a Valbona, al Mercatale, in piazza, al Duomo, perché questo è il suo mondo. E chi si trova, in questi giorni, a passare in via Mazzini, può ancora vedere, dietro la vetrina, la grande gabbia, adesso vuota, raffigurrante i Torricini, da lui stesso realizzata, che per tanti ha esposto tutti i giorni a lato dell’ngresso con diversi cinguettanti uccellini, regolarmente fotografata da turisti e studenti piacevolmente sorpresi e incuriositi.. giancarlo di ludovico © RIPRODUZIONE RISERVATA

UN URBINATE PROFONDAMENTE LEGATO ALLA SUA CITTÀ

Cordoglio per la scomparsa di Romolo Alessandroni Urbino – E’ andato a raggiungere la sua Marisa. Nel manifesto funebre che annuncia la dipartita di Romolo Alessandroni si è fatto riferimento diretto alla sua consorte cui era stato legato da tenero e profondo affetto per tanti anni. Nato nel quartiere di San Polo in una casetta posta sul ciglio della strada che fiancheggia la cinta muraria, era cresciuto nel gruppo di ragazzi che si raccoglievano intorno alla figura del parroco don

Peppe Zazzeroni; dopo le nozze, era andato ad abitare al borgo del Mercatale in un edificio che fronteggia i Torricini alla cui ombra ha trascorso il resto della sua vita, ad eccezione degli ultimi mesi allorché, per lavori di ristrutturazione della casa, si era trasferito con la figlia Daniela a Piansevero. Tutta la sua esistenza è trascorsa nel centro storico, dove ha svolto anche la sua attività lavorativa in qualità di impiegato presso la se-

greteria della Scuola del Libro che lo ha avvicinato all’ambiente artistico e culturale. Marito e padre esemplare, era anche un uomo disponibile e generoso e si è sempre interessato alla vita ed ai problemi della città cui non ha fatto mancare il proprio contributo di idee e di opere; si è impegnato nel sociale ed ha fatto parte dell’Avis, l’associazione dei donatori di sangue che gli ha conferito la medaglia d’oro. Avrebbe compiuto

ottant’anni il mese prossimo. La cerimonia funebre è stata celebrata nella chiesa dell’Annunziata dal parroco mons. Sandro De Angeli - anch’egli cresciuto a San Polo e accompagnato da don Peppe sulla via della vocazione sacerdotale -, che ne ha ricordato gli anni trascorsi nel quartiere e sottolineato le qualità e i meriti, concludendo con la citazione: <Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio>. gdl

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