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libera tutti

Redazione della Casa Circondariale di Villa Fastiggi - Str. di Fontesecco, 88 - 61122 Pesaro (PU) - Numero 4 del 27 gennaio 2013 CONTATTI info@ilnuovoamico.it - tel 0721/64052 fax 0721/69453

Nota

I

editoriale

e t u l a s a L e r e c r a c n i

Rischio discarica sociale

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n Italia ci sono più di 66mila detenuti. L’80% di loro ha problemi di salute e di questi il 30% ha bisogno di essere seguito in maniera importante. Recenti leggi hanno da un lato cancellato la figura del medico del carcere, assegnando il relativo compito al Servizio Sanitario nazionale, dall’altro disposto la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (sei in tutto in Italia). Da sottolineare poi che proprio la patologia psichiatrica è presente nelle persone detenute in numeri che sono 30, 40 volte maggiori rispetto alla popolazione generale. Con i problemi connessi e conseguenti, compreso quello di reperire le risorse necessarie, oltre alle competenze specifiche, che evidentemente i medici esterni non possono inventarsi da un momento all’altro. Nelle condizioni di sovraffollamento in cui versano le carceri del nostro Paese, garantire le condizioni minime di salute e prevenzione a tutti i detenuti non è cosa che si possa realizzare facilmente. La promiscuità favorisce la diffusione di infezioni e malattie. Così, accanto a patologie da sempre predominanti – sessualmente trasmesse, epatite B e C, Aids – stanno riaffiorando patologie che sembravano ormai superate come la tubercolosi. Una delle vere e proprie emergenze sanitarie del sistema penale sono i casi di tossicodipendenza. Da non sottovalutare, nel suo complesso, è il 15,9% dei detenuti nei quali si riscontrano dei problemi a livello psichico, quali depressione (9,9%) e malattie mentali di varia natura (6%) per le quali sarebbe opportuno (e in alcuni casi fondamentale) il supporto specialistico di uno psicologo o psichiatra, figure che, allo stato attuale, tendono anch’esse a scarseggiare. Parlando di salute in carcere non si possono non citare le ricerche di Daniel Gonin, medico penitenziario in Francia per 22 anni. Il carcere – racconta Gonin – influisce su tutti i sensi dell’uomo fino a comprometterli e distruggerli. Circa un quarto dei carcerati, già dai primi giorni di detenzione, soffre di vertigini; l’olfatto è inizialmente ottenebrato, poi annullato nel 31 % dei casi; entro i primi quattro mesi un terzo soffre di peggioramento della vista; il 60% soffre entro i primi mesi di disturbi all’udito, per stati morbosi di iperacutezza; fin dai primi giorni il 60%

lamenta “perdita d’energia”; il 28% patisce sensazioni di freddo, anche nei mesi estivi. L’articolo 32 della Costituzione dispone: “La Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il diritto alla salute di coloro che si trovano in condizione di privazione della libertà trova quindi tutela e garanzia quale diritto inviolabile della persona. Tuttavia – come ammonisce l’Ufficio nazionale di pastorale della sanità della Cei – occorre «favorire l’integrazione tra carcere e territorio, tra i vari soggetti, affinché quella esperienza non diventi quella di una discarica sociale, ma quella di un luogo dove la dignità della persona sia il più possibile tutelata e si raggiunga l’obiettivo di una pena che sia la possibilità di un recupero della persona e non della definitiva distruzione». Data l’ampiezza dell’argomento, la nostra redazione si ripromette di continuare a trattare la questione salute nel corso delle prossime uscite di Penna Libera Tutti. La redazione

PATOLOGIE IN CARCERE

TIPO DI PATOLOGIA

PERCENTUALE

Tossicodipendenza Deficit della masticazione

21,5% 15,3%

Malattie osteoarticolari Malattie epatobiliari Depressione Malattie gastrointestinali Malattie infettive Malattie mentali Malattie respiratorie Ipertensione arteriosa

13,6% 10,9% 9,9% 9,1% 6,6% 6,0% 5,5% 4,4%

FONTE: ELABORAZIONE EURISPES SU D ATI 2010 MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

l Servizio Sanitario Penitenziario della Casa Circondariale di Pesaro garantisce l’assistenza sanitaria alle persone ristrette nell’Istituto. Il servizio offre assistenza medica continuativa per dodici ore al giorno ed infermieristica per quattordici ore al giorno (dalle ore 8 alle ore 22). Nella Casa Circondariale di Pesaro è inoltre garantita l’assistenza specialistica per le branche di psichiatria, odontoiatria, dermatologia e cardiologia. È inoltre in fase di studio e definizione un programma di potenziamento dell’assistenza specialistica che vedrà l’attivazione di altre branche specialistiche come la chirurgia, la ginecologia etc… Il progressivo ed inesorabile aumento del numero dei detenuti verificatosi negli ultimi anni in tutti gli istituti italiani, Pesaro compresa, ha determinato un sovraccarico di lavoro per il personale sanitario che si trova ad affrontare e gestire problematiche cliniche sempre più complesse e gravi senza che si sia mai verificato un adattamento degli ambienti adibiti all’assistenza e/o incremento del personale. L’incidenza delle patologie, in particolare quelle psichiatriche, infettive, dermatologiche nelle strutture penitenziarie, risulta certamente molto più elevata che nella popolazione libera. Nonostante ciò il servizio riesce a garantire una buona assistenza sanitaria arrivando a gestire con successo malati con infezione da HIV in terapia antiretrovirale e malati neoplastici. Il Servizio Sanitario garantisce inoltre l’approvvigionamento gratuito dei farmaci (compresi molti prodotti in fascia C). in conclusione il Servizio Sanitario Penitenziario, pur facendo parte di una struttura, come quella carceraria, che nega alla persona un bene fondamentale come la libertà, opera con mille difficoltà con l’unico fine di favorire il benessere fisico e la salute delle persone ristrette. Dott. Alberto Vagnini – Dirigente Sanitario


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Fondamentale non ammalarsi

ome funziona la sanità carceraria all’interno del nostro carcere di Villa Fastiggi? Le terapie, le vaccinazioni anti influenzali e le medicazioni, per esempio quelle di routine oppure quelle impreviste, sono celeri ed efficaci. La nostra farmacia interna è ben rifornita per le patologie più comuni. Vari dottori, sia generici che specialisti, insieme agli infermieri si alternano nei turni diurni. Insomma, il tutto appare assai ben orchestrato. Forse potrebbe migliorare l’assistenza odontoiatrica con una maggiore presenza nell’infermeria del medico dentista. Altro aspetto rivestono invece le visite esterne. In questo caso anche noi detenuti, come tutti, siamo soggetti a lunghe attese, perché ogni cosa dipende dalla A.U.S.L. competente e dai suoi tempi tecnici. Per essere visitati all’esterno del carcere il regolamento prevede che il detenuto sia tradotto da tre agenti di scorta e che indossi delle manette. Una specie di guinzaglio e che ci mortifica facendoci

sentire come dei cani. Un altro aspetto carente è che sono pochissimi in Italia i cosiddetti CDT, ovvero i centri diagnostici terapeutici, oggi assai insufficienti per il numero dei detenuti con patologie particolari. In questi centri di detenzione specialistica ci sembrano insufficienti sia i posti letto che il personale qualificato, se riferito agli oltre sessantaseimila reclusi. Dolenti note e tutto altro discorso è quello legato alle malattie mentali: gli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) risentono gravemente dell’influenza obsoleta precedente alla normativa della legge 180 e secondo le nuove disposizioni dovrebbero essere già stati chiusi nel luglio 2012, anche se le lungaggini burocratiche non lo hanno permesso. Gli OPG infatti andranno trasformati nelle cosìddette “case protette”, per restituire dignità ai pazienti detenuti che, purtroppo, vi sono ospiti. Tony

Boccaccia mia statte zitta!

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icordate il detto: “Boccaccia mia, statte zitta”!? A volte è meglio non parlare proprio per non aggravare la situazione. Ci sarebbero da dire tante cose che non riesco a mandare giù, a partire dai vari malfunzionamenti burocratici che mi riguardano nel contesto in cui vivo. Le mille difficoltà che inutilmente ci complicano la vita, per poi andare a verificare le valutazioni che si dovrebbero fare su ognuno di noi, ma che invece non vengono mai eseguite nel modo corretto ed attuale, riproponendo sempre il passato come spunto di colpevolezza, che di conseguenza ci pregiudica. Come si può pensare di essere pronti per un eventuale futuro, dopo aver seguito un percorso rieducativo, se quello che emerge dalle relazioni scritte è sempre il passato? Le tante belle parole che spesso sentiamo dai vari legislatori sulla certezza della pena e sui vari benefici che a seguito di un ottimo comportamento si possono ottenere sono tutte frottole. Infatti quando è ora di concedere qualcosa torna sempre alla luce quello che eri. Insom-

ma, il carcere serve a rieducare e a preparare le persone per un eventuale reinserimento sociale? E allora spiegatemi perché tutto il lavoro svolto insieme allo staff rieducativo alla fine non serve a niente quando si arriva davanti un Magistrato di Sorveglianza che inevitabilmente considera solamente i precedenti penali, senza verificare nulla di quello che si è fatto per cambiare. E’ chiaro che la rabbia alla fine è quella che prevale, perché chiunque veda il suo lavoro svanire nel nulla inevitabilmente pensa che sia stato tutto inutile. Quindi, per poter cambiare l’andamento delle cose e soprattutto le valutazioni sulle persone recluse, ci vorrebbe più attenzione, proprio per evitare che si torni indietro nel passato. A che serve progettare un futuro migliore, se poi non ti permettono di metterlo in opera? Così facendo, da quello che respiro qui dentro, posso dire che rieducare in questo modo non serve, anzi provoca ulteriori danni. Quello che mi piacerebbe davvero dire è che, prima di giudicare, dovrebbero venire a vedere quello che succede qui dentro e se veramente esistono delle possibilità di crescita. Ultimamente ho visto un servizio alla TV (TGR 3) nel quale pubblicizzavano le pene alternative e le limitate possibilità che abbiamo noi detenuti di aderirvi. Veniva detto che ci sono delle cooperative sociali disposte ad assumere dei detenuti anche per quei lavori socialmente utili che farebbero tanto bene alla nostra provincia, come ad esempio la pulizia della spiagge o delle aree verdi. Quello che

Cucina galeotta

Fagottini di pollo

non è stato detto è che per aderire a certi progetti di reinserimento c’è sempre bisogno del benestare del Magistrato di Sorveglianza. Quest’ultimo però non può conoscere l’andamento rieducativo di ogni detenuto e per nostra sfortuna non è sempre così “elastico”, né tanto meno aggiornato come dovrebbe essere, su chi ha già fatto un percorso rieducativo e di conseguenza potrebbe rientrare nei termini di legge per richiedere tali benefici, meritandoli per buona condotta e per periodo sofferto. Ecco, credo che manchi proprio questo tipo di dialogo per raggiungere lo scopo di rieducare ai fini costruttivi, una sorta di collaborazione più intensa e diretta fra Istituti di pena e Sorveglianza. Anche in previsione dell’applicazione delle nuove leggi sulle pene alternative al carcere, non è ancora chiaro come verranno applicate. Sarà discrezione della libera facoltà del Magistrato di Sorveglianza (che inevitabilmente considererà solamente i precedenti penali), o verranno applicate in automatico a chi merita questo beneficio per aver intrapreso un percorso rieducativo o rientrando nei termini di legge? Una cosa certa è che non vorremmo sentirci raccontare le solite favole, perché alcune di quelle leggi sono già esistenti, ma non vengono applicate. Ad esempio per un tossicodipendente che ha diritto all’affidamento terapeutico, ma che vede svanire davanti agli occhi questa possibilità perché mancano i soldi per mantenerlo in quelle strutture che dovrebbero accoglierlo. Un altro esempio? Gli stranieri, che dovrebbero essere rimpatriati nei loro paesi d’origine, ma che invece gravano ancora sulle casse del nostro Stato. Spartaco

Le vacanze natalizie sono ormai finite da un pezzo e quindi possiamo anche permetterci di metter su qualche chilo, ricordando sempre che “ciccio” non sempre è sintomo di malessere, ma anzi il più delle volte è bello. Alle donne poi vorrei dire che “l’uomo de panza è uomo de sostanza”. Quindi trattateli bene i vostri maschietti e lasciate perdere, almeno solo per un attimo, l’immagine di quelle pubblicità che fanno apparire tutto perfetto. La vostra cucina sicuramente contribuirà a far aggiungere un bel sorriso alla vostra giornata. Oggi prepareremo insieme un secondo piatto davvero squisito e saporito. “Fagottino di petto di pollo”. Prendiamo 500g di petti di pollo o di tacchino, che ci faremo tagliare a portafoglio. Li spianeremo bene sopra un tagliere. Sbattiamo due uova in un piatto fondo aggiungendo una nevicata di parmigiano grattugiato, sale e pepe a piacere. Prepariamo poi 200g di prosciutto crudo e 250g di fontina tagliata a fette sottili. Una volta spianati i petti e bene aperti prenderemo un pennellino e ci passeremo l’uovo precedentemente sbattuto con il formaggio. È sufficiente una passata da entrambe le parti. Mettiamo poi sopra una o più fette di prosciutto a seconda della grandezza del petto e stendiamo sopra una o più fette di fontina. Finita questa

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Votare è un nostro diritto M

ai come oggi è importante per i detenuti aventi diritto votare ed esprimere la loro preferenza politica - ed amministrativa (nelle regioni dove si vota anche per i governatori). Ricordiamo che nelle passate tornate elettorali ha votato solo il 7% dei detenuti italiani che godono di questo diritto. A nostro avviso l’Italia è oggi un paese dove ogni singolo voto può fare la differenza: sia per il gran sentimento di antipolitica e sfiducia nelle istituzioni che per la grave crisi socio-economica. Oggi più che mai esiste la necessità vitale di scegliere chi andrà a spendere i nostri soldi e sapere come lo farà. Ma soprattutto è necessario sapere chi andrà a legiferare e quali decreti diventeranno poi esecutivi per la nostra Repubblica. Votare in carcere non è poi cosi difficile, e la redazione di “Penna Libera Tutti” invita ognuno degli aventi diritto ad esercitare la propria preferenza elettorale. Vi ricordiamo che, come affisso nelle apposite bacheche di sezione, si specificano alla popolazione detenuta le varie possibilità di opzioni: a) Farsi recapitare direttamente da casa la tessera elettorale b) Redigere la relativa domandina con liberatoria, in carta semplice, indirizzata a chi di dovere, affinché il personale carcerario possa farsela consegnare dagli uffici elettorali delle nostre residenze c) Compilare l’apposito stampato per l’autorizzazione a votare in carcere e riconsegnarlo al più presto. Vi invitiamo a non perdere tempo poiché si vota il 24 e 25 febbraio ed entro tali termini è necessario avere la propria tessera per potere esprimere il proprio consenso elettorale. Non sarà invece necessaria la carta di identità, in quanto le nostre impronte digitali le hanno già!!! La Redazione

Prigioniero di un incubo S

arebbe stato molto importante per me avere un’infanzia come tutti o tanti bambini. Avere la possibilità di correre, giocare, essere spontaneo e libero senza pensare ai problemi e poter crescere nella tranquillità. Invece all’età di otto anni, fino alla fine delle scuole elementari, la mia vita prese una svolta. Mi trovai prigioniero di un incubo che per un paio di anni mi procurò un calvario pieno di sofferenza e rabbia, tanto che ne porto ancora i segni e le ferite sulla mia pelle. Quello che stava succedendo non lo riuscivo a capire, eppure è successo. Sono stato vittima di una violenza sia fisica che psicologica. Ancora oggi, nonostante il tempo passato, l’incubo torna alla mente e ogni volta che mi metto sotto le coperte spero in un giorno migliore e diverso. Vedere la figura di uno zio che si trasforma in “mostro” e che si stava impossessando della mia vita e della mia libertà mentre ero solo un bambino. La cosa più grave è che non sono stato creduto dai miei genitori. Quando andai da mia madre a raccontare cosa stava succedendo, in cambio ho ricevuto due schiaffoni perché secondo lei stavo dicendo bugie e invece la realtà si stava appropriando della mia esistenza. Quando penso al passato, non riesco ancora a credere che sia accaduto proprio a me. Vivo il presente nella consapevolezza di essere stato vittima di un brutto incubo che ancora pregiudica la mia vita. Ezio

AVVISO AI LETTORI

La nostra redazione “PENNA LIBERA TUTTI” invita tutti coloro che volessero comunicare con noi detenuti a scriverci o inviarci foto. Potete utilizzare l’indirizzo: REDAZIONE PENNA LIBERA TUTTI VIA FONTESECCO N. 88 C.A.P. 61122 PESARO oppure indirizzare una e-mail a info@ilnuovoamico.it GRAZIE PER LA GENTILE COLLABORAZIONE E BUON ANNO A TUTTI LA REDAZIONE operazione, chiudiamo a portafoglio il petto e passiamo l’uovo anche all’esterno, sempre con molta leggerezza. Per mantenerlo chiuso, potrete usare degli stuzzicadenti. Prendiamo poi un tegame da forno e, prima di adagiarvi i petti, lo lucidiamo con una noce di burro. Sistemati nel tegame i petti, sopra ad ognuno ci faremo cadere del formaggio grattugiato assicurandoci che non cada nel tegame. Infine si può guarnire il tutto con un filo di miele per ogni petto. Accendete il forno a 180 gradi e, quando sarà ben caldo, infornate per circa 20 minuti. Quando a vista d’occhio si sarà formata una leggera crosta sopra è il momento di toglierli. Servite nei piatti e gustatevi questa specialità molto calorica, ma sicuramente squisita. Non mi resta che augurarvi buon appetito. Ingredienti per 4/5 persone: 500g di petti di pollo o tacchino 200g di prosciutto crudo 250g di fontina a fette 2 uova sale e pepe a piacere 100g di parmigiano grattugiato miele a piacere

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L’errore dei Maya: davvero non è successo nulla? M

a state leggendo? Sul serio state leggendo? Ah, meno male, significa che la fine del mondo non è avvenuta! Ed io che credevo di poter assistere e poi non poter raccontare! Uno strepitoso fenomeno astro naturale. Alla fine non è successo niente, per fortuna. Ma siete sicuri che non è successo niente? Ma proprio niente niente? Invece sì, ve lo dico io, che il 21/12/12 non è stato un giorno come gli altri, perché per attendere questo drammatico evento globale, per premura o timore, c’è chi si è fatto costruire apposta per l’occasione dei veri e propri bunker e ci si sono rintanato tutto il giorno. Chi non ha potuto permetterselo, si è recato a Costernino, nelle Puglie, che già dal nome è abbastanza rassicurante. Altri si sono riuniti per l’ultima volta con le proprie famiglie, visto che per le varie esigenze non si sta insieme nemmeno a Natale. Questa radunata speciale può avvenire solo se è la fine del mondo! Fino adesso ho parlato dei cuo-

ri timorosi e di quelli che di morire proprio non ne vogliono sapere, ma ci sono stati anche i filosofici, ovvero quelli che tranquillamente, pochi attimi prima, si sono fumati l’ultima sigaretta, tanto il fumo uccide e l’apocalisse pure! Poi vengono gli estrosi, quelli che se ne sbattono di ciò che accadrà e giù feste, flash mob, cene, balli, canti e chi più ne ha più ne metta, del tipo: “oh! tanto se si deve morire divertiamoci fino all’ultimo”. Infine i romantici ed i lussuriosi, che hanno ben pensato di far sparire il Viagra dalle farmacie, per dare atto a tutte le fantasie più recondite e morire di goduria. Peccato che quest’ultima soluzione, denominata una notte da leone… porterà alla luce diversi problemi di coppia. Primo, che da oggi in poi quelle fortunate donzelle da mille e una notte esigeranno prestazioni apocalittiche; secondo, che per settembre 2013 sono previste numerose nascite. Auguri e figli maschi! Alessandro

laurearsi DIETRO LE SBARRE

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Lo studio ha cambiato la mia vita

l diritto allo studio, generalmente inteso, è stato previsto dall’art. 34 della Costituzione. Questo articolo riconosce a “tutti” la possibilità di frequentare la “scuola” ed ai più capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, “il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Il principio vale anche per chi si trova privato della libertà e ristretto in carcere. Qualche settimana fa un detenuto della Casa Circondariale di Villa Fastiggi si è brillantemente laureato in Giurisprudenza (99/110) discutendo una tesi in sicurezza del lavoro. Ma cosa vuol dire studiare dietro le sbarre? Quali difficoltà si incontrano, quali aspettative per il futuro? Lo abbiamo chiesto al neo dottore di Pesaro. Quale sensazione si prova a raggiungere la laurea? E’ il coronamento di un lungo percorso intrapreso quattro anni fa, quando la parola laurea sembrava un sogno. A mio avviso un attestato non cambia la vita di

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un detenuto, ma se il suo raggiungimento ha riacceso quella curiosità culturale, può cambiare la vita di un uomo. Io ho riscoperto la voglia di apprendere e la necessità di farlo. Cosa ti ha spinto a riprendere gli studi? A dire il vero sono stati più fattori; visto che per un detenuto la giurisprudenza è pane quotidiano. Essendo un vero ignorante in materia, ho voluto esplorare tutti i meandri che compongono la giurisprudenza. A questo devo aggiungere che mi sentivo a disagio nel non mettere a frutto il tempo. La mia paura maggiore era quella di cadere nell’oblio dell’ozio. Grazie allo studio, che inizialmente mi obbligava ad impegnarmi per rispettare le date degli esami, con il passare del tempo è subentrata all’obbligo, una necessità mia basata sul desiderio di apprendere. Credo che questo sia il risultato più importante che ho raggiunto attraverso questa

Il caso Cucchi

rosegue il processo per la morte di Stefano Cucchi. La recente perizia choc asserisce che il geometra, arrestato in quanto trovato in possesso di una modica quantità di hascisc, è deceduto per colpa dei medici che lo lasciarono morire di fame e di sete. Gli esperti della procura asseriscono infatti che le lesioni non furono determinanti e che il decesso occorse per malnutrizione. Ilaria, la sorella del Cucchi, riferendosi alle diverse fratture riscontrate sul corpo del fratello, dice che dell’eventuale caduta non c’è mai stata traccia nelle note di servizio, il che renderebbe più probabili le ipotesi delle percosse. Di certo Stefano, quando fu arrestato, pesava 51 kg ed in una sola settimana arrivò a pesarne solamente 40. A nostro modesto parere, ci domandiamo: ma Stefano è deceduto per colpa sua? Promettiamo di tenervi aggiornati sulle prossime udienze del processo in corso, per ulteriori chiarimenti qualora si pervenga la verità “vera” che secondo noi, è ben diversa da quella attuale. La Redazione

esperienza. E’ stato difficile farlo da detenuto? Naturalmente vi sono stati i limiti di autonomia personale e tecnologici, ma la volontà di riuscita può superare qualunque ostacolo. Devo dire che, nonostante il luogo, la direzione si è adoperata attraverso l’area educatori e ha creato quella sinergia necessaria alla riuscita dello scopo con l’università Carlo Bo di Urbino. A questo proposito ho l’obbligo di fare loro un plauso e ringraziarli di cuore. Quali consigli daresti a chi vuole intraprendere la stessa strada? Non sono certo in grado di indicare metodi di studio o strategie, a mio avviso basta un impegno serio e costante. La decisione può e deve essere ponderata, ma una volta deciso bisogna essere tenaci nel raggiungere l’obbiettivo e l’unica possibilità, è quella dell’impegno costante!

Che importanza può avere lo studio per un detenuto? Come ho già accennato, lo studio può aiutare ognuno di noi a migliorarsi e a scoprire realtà a noi sconosciute. Credo sia assolutamente importante far si che solo il nostro fisico rimanga ristretto, mentre la nostra creatività, fantasia e intelletto siano “liberi” di arricchirsi e progredire, affinché tramite loro si diventi migliori anche noi. Leonardo Basiricò

Il carcere? Non l’avevo mai messo in conto

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arcere..., parola sentita tantissime volte fin da bambino, carcere … Prima di esserci entrato per me era solo una comune parola come tante altre, carcere… La sua pronuncia incute angoscia, privato della libertà, della cosa più importante che ogni uomo ha sin dalla nascita. Carcere! Che quando non ci entri credi che sia un luogo sporco, buio, con all’interno persone poco raccomandabili che non vuoi conoscere che non conoscerai mai, perché tu sei diverso. Carcere! Che non ne hai un’idea che non ti immagini nemmeno cosa possa essere, che non vuoi sapere cosa sia, che non ti interessa sapere, poiché quando sei libero non penseresti mai di entrarci ed invece eccomi qua, da poco, ma eccomi qua. Sono entrato in carcere da poco, proprio io che questa parola la consideravo solo ed unicamente parola e niente più. Strana la vita. Destino? Non credo! Il destino secondo me ce lo creiamo noi stessi, poiché siamo consapevoli delle cose che facciamo, cose che, molte volte dettate dai momenti che stiamo vivendo, nel bene e nel male, non sono giuste o corrette. L’esperienza carceraria ha cambiato per sempre la mia vita e soprattutto mi ha fatto capire quanto la libertà sia importante, preziosa e vada difesa a tutti i costi. Quando uscirò da questa realtà avrò modo di comprendere la differenza fra ciò che è bene e ciò che è male. Si dice che tutto il male non viene per nuocere, e debbo dire a

tal proposito che, all’interno di questa realtà, fin da subito ho trovato molta umanità, al contrario di quello che la gente pensa, quella umanità che fuori non c’è, non esiste, si è persa. La gente comune spesso pensa a se stessa, almeno per la grande maggioranza dei casi e per mia esperienza personale. Una maglia regalata dal mio compagno di cella, appena conosciuto, un perfetto estraneo, ma che diventerà il mio migliore amico. La persona che per primo mi consola, e mi dice di stare tranquillo che tutto passerà, anche se non conosce la mia situazione, parole che fuori di qui, lascerebbero lo spazio che trovano, e che invece dentro possono fare la differenza per trovare nel buio un po’ di luce. Umanità. A mio dire fino ad oggi l’unica cosa positiva che ho trovato. Alle volte persino dalle guardie carcerarie che all’inizio sembravano fredde e distaccate. Si legge spesso, quando si è fuori, dei suicidi all’interno delle carceri. Penso che ogni cittadino almeno una volta nella vita dovrebbe provare o fare visita all’interno delle carceri, per rendersi conto dei ritmi di vita e delle condizioni molto spesso precarie nelle quali ci troviamo. Siamo nel 2013 e penso che, per chi abbia commesso un reato o comunque abbia sbagliato, il penitenziario dovrebbe essere un sistema educativo oltre che punitivo, soprattutto educativo, in considerazione del fatto che si dovrà uscire e ricostruirsi una vita. Giovanni


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PRESENTAZIONE del SECONDO LIBRO DElla sezione femminilE

Oltre la Finestra, conversazioni con l’altro

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stato presentato lo scorso 12 dicembre il secondo libro del reparto femminile della Casa Circondariale di Pesaro dal titolo “Oltre La Finestra, conversazioni con l’altro”. L’evento si è aperto sulle note di una leggera musica, quasi “tenebrosa”, suonata dal chitarrista Mauro Rocchi del gruppo “L’ora Strana” che, con piccoli tocchi, ha fatto vibrare le corde del suo basso invadendo il silenzio che si era creato nella sala del teatro del carcere. “Oltre La Finestra” è stato prodotto in collaborazione con la cooperativa Officina e scritto a più mani dalla

Cinque amiche da favola

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sezione femminile. Alla presenza della direttrice Claudia Clementi, della responsabile dell’area pedagogica Enrichetta Vilella, con al seguito tutto lo staff di psicologi e di educatori, è toccato a due rappresentanti e autrici (Daioni e Beatrice) leggere alcune tra le pagine più interessanti. Sempre accompagnate dalle note musicali ed effetti speciali del chitarrista, che ha saputo arrangiare i temi affrontati dal libro, sono andate poi in scena le famose conversazioni con l’altro, inteso sia come persona reale sia come ricerca interiore e del subconscio. In “Oltre la finestra” solamente chi

iamo in cinque. Parliamo quasi tutte allo stesso tempo e le nostre voci si confondono e si sovrastano fra di loro. Insomma, è un vero casino! Abbiamo quasi sempre due temi preferiti e molto gettonati di conversazione: “Sex and Drugs!” Cosi questi argomenti ci portano a diversi pensieri sulle nostre esperienze e storie vissute. A Biancaneve ricordano i suoi lunghi viaggi e il suo vicino amore; ad Alice nel Paese delle Meraviglie le ricordano ogni serata e tutti i party passati con i suoi amici; alla Bella Addormentata ricordano tutte le avventure vissute fin da piccola; a Puffetta ricordano il suo folleggiare da giovane e le donne che la circondano, incluse tutte noi. Ed a me… Bella, mi mancherebbe solo la Bestia, per concludere la mia storia. Non capendo il significato di queste cose, so soltanto che mi trovo qui insieme a queste “amiche” uniche e speciali, ognuna con i suoi pensieri, ognuna con la sua storia… Ricordatevi, gente, che per una vita lunga e senza stress, le cose essenziali sono tre: mangiare, dormire e fare tanto sesso! “Il circolo delle Scimmiate Anonime”

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ha vissuto difficoltà gravi riesce a vedere ed a guardare “oltre” quell’affacciarsi che rappresenta la vita di tutti i giorni e che ci fa apprezzare (avendole vissute sulla nostra pelle) le diversità altrui. Un unico appunto che ci sentiamo di rilevare è dato dal fatto che non sono stati invitati alla partecipazione della stesura del libro autori delle sezioni ordinarie maschili, riferendoci alle pari opportunità. Ecco perché come redazione ci sentiamo di auspicare che tali progetti vengano sempre più estesi a favore del reinserimento sociale di detenute e detenuti. Tony-Spartaco

Alla corte dello zar I

l 22 dicembre si è tenuto presso il teatro del carcere di Villa Fastiggi lo spettacolo “un clown alla corte dello zar”. La rappresentazione è stata curata dalla compagnia “Lo Spacco”, formata da detenute e detenuti guidati da Romina Mascioli per la regia di Vito Minoia. Da sottolineare l’importante collaborazione degli studenti della III B dell’Istituto Galilei che hanno curato la ricerca musicale. Lo spettacolo si è liberamente ispirato alla vita di Giacomo Cireni (1884-1956), in arte Giacomino, il precursore della clown therapy oggi presente negli ospedali. Come una parabola, la storia di Giacomino risulta capace di far riflettere sulle difficoltà e le gioie della vita. Alla manifestazione sono intervenute numerose autorità dell’Istituto, ma anche della vita culturale pesarese, tra cui il professor Dolci, esperto di teatro delle marionette. Abbiamo molto apprezzato nella vita del Cireni l’attualità del confronto con i problemi delle popolazioni d’immigrati. Lo spettacolo è stato replicato anche per i soli detenuti dell’Istituto, tra cui raccogliamo pareri molto favorevoli a tali iniziative soprattutto da Giovanni, Goran e Luca, che hanno voluto esprimere le loro impressioni positive dopo la rappresentazione. Il 12 gennaio 2013 la compagnia “Lo Spacco” si è esibito presso il teatro Caldarola di Macerata dove, tra l’altro, tra le attrici figurava anche Beatrice che, nonostante abbia raggiunto il fine pena, quindi libera, continua ad esibirsi con la compagnia teatrale “Aenigma”.

L’assurdità del femminicidio

arrivato il 2013 e spero che in quest’anno verrà discussa la legge sul femminicidio. Sinceramente siamo stufi di vedere che ogni giorno si uccidono donne, solo perché colpevoli di aver finito un amore. Nel 2012 sono state uccise più di cento donne. Tra queste anche Carmela, poco più che adolescente, che ha trovato il coraggio di sacrificare la sua vita per difendere la sorella dal suo ex fidanzato, che proprio in questi giorni ha inviato una lettera per chiedere perdono alla famiglia della vittima. Mi capita di pensare a come si possa diventare degli assassini per gelosia o per un tradimento. In alcuni casi solamente per il dubbio di infedeltà si arriva ad uccidere senza pietà causando delle tragedie familiari enormi. Spesso, a seguito degli omicidi, le indagini dimostrano che la vittima aveva sporto denuncia verso il suo assassino per molestie e maltrattamenti. Andrebbe valutata la possibilità di fermare prima queste tragedie, riuscendo a dare il giusto valore a queste denunce troppo spesso sottovalutate. Rincuora sapere che a favore delle vittime di questi stalker sono nate diverse associazioni, che offrono gratuitamente assistenza legale e supporto psicologico. Di recente l’avvocato Giulia Buongiorno e la presentatrice Michelle Hunziker hanno formato un sodalizio per aiutare queste vittime di maltrattamenti, invitando anche chi ha paura a denunciare le aggressioni. Tra noi detenuti si parla molto di questo fenomeno e a volte emerge che gli uomini, quelli veri, quelli che credono a valori come il rispetto, non farebbero mai simili atrocità solo perché una donna ha deciso di interrompere un rapporto affettivo. Secondo me le relazioni dovreb-

bero iniziare e finire sempre nel rispetto della persona. Alfonso

Lettere in redazione

Per scrivere alla redazione della Casa Circondariale di Pesaro indirizzare una e-mail a info@ilnuovoamico.it oppure scrivere a Redazione di Penna Libera Tutti c/o Casa Circondariale di Pesaro – Str. Fontesecco 88 – 61122 Pesaro (PU)

Le persone non sono topi

Gentile redazione di “Penna Libera Tutti”, per me il carcere è quello che vedo dall’esterno quando, con la bici da corsa, percorro la Strada Fontesecco, fra Villa Fastiggi e Villa Ceccolini. Un muro altissimo, bianco, con torrette ai suoi angoli. Ogni volta che percorro quella “lunga muraglia” il mio pensiero la oltrepassa e così immagino i grandi dolori, le atroci sofferenze psichiche in cui vivono quelle persone, i detenuti. Quasi sempre un brivido mi percorre la schiena. Il carcere è un luogo di costrizione, gli altri sono: gli ospedali psichiatrici e i centri di identificazione ed espulsione per gli immigrati irregolari. Vi vengono rinchiuse le persone private della loro libertà. Già, la libertà, il bene supremo. Da quando Roberto Benigni ha “raccontato” la nostra Costituzione in televisione, è tutto un parlare di diritti e doveri dei cittadini. L’art. 13 della Costituzione recita: “La libertà personale è inviolabile”. Ma, in tutte le vicende umane c’è un ma, la libertà personale può essere soggetta a restrizione dall’autorità giudiziaria nei casi

e nei modi previsti dalla legge. L’uomo, per regolare i propri rapporti, è ricorso ad una sovrastruttura umana, non divina, la legge penale. “Dura lex, sed lex” dicevano i latini. Ci sono uomini di buona volontà che si battono per il superamento della pena carceraria. Il filosofo ed umanista Don Italo Mancini era uno di questi. Il processo collettivo è lento, troppo lento. In questa fase storica basterebbe rispettare il dettame costituzionale. L’art. 27 recita fra l’altro: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Purtroppo, come in tante altre prescrizioni della nostra Costituzione, siamo ben lontani dall’aver realizzato la “rieducazione del condannato”. Del resto, sappiamo tutti che il disposto costituzionale nel suo art. 3: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono …” è lontanissimo dall’essere attuato. Cerchiamo di essere più civili! Battiamoci per lo slogan: meno carceri e meno ergastolani, più giustizia sociale! Gli italiani in attesa di un processo sono 11 milioni. Il moderno carcere di Pesaro ha una capienza regolamentare di 147 detenuti , ma ne contiene circa 300. Nelle celle di 9,5 mq ci sono 3 persone; in quelle “filtro” fino ad 8 detenuti (dai 3 ai 2 mq. a persona). Nonostante gli sforzi del personale carcerario, in queste condizioni, la rieducazione del condannato viene disattesa; i detenuti rimangono chiusi nelle celle a non far niente. Si tratta di una tortura psicologica in cui viene meno la dignità umana. Insieme ad una migliore condizione umana (le persone, anche se hanno sbagliato, non sono topi), auspichiamo

che anche la condanna all’ergastolo venga abrogata. L’ergastolo è un “fine pena mai” scritto sulla sentenza del condannato che non lascia speranze per il futuro. Nelle prossime elezioni valuteremo i nostri candidati sulla loro visione strategica di governo: più carceri oppure più socialità e meno detenuti? Stefano Giampaoli *****

Comunicazione interna

Dal mese di novembre è attivo un nuovo corso di lingua Italiana in carcere. Le lezioni si svolgono il mercoledì pomeriggio e sono tenute alternativamente dalle prof. sse Francesca Renga, Maria Rosa Tomasello e Sandra Calegari. Le materie che vengono trattate sono grammatica ed un pizzico di fonetica, letteratura e filosofia, ma anche argomenti di attualità con un sereno scambio di opinioni e pensieri. Le lezioni proseguiranno fino al mese di giugno, sempre disponibilità permettendo. Chi volesse partecipare può fare la classica “domandina” all’area trattamentale che ha la facoltà di scelta dei candidati. Come redazione vorremmo ringraziare la dottoressa Vilella e tutto il suo staff, il prof. Danti, che ha proposto alle sue amiche-colleghe questo progetto ed infine le tre splendide professoresse che con umile volontà, nonché con grande esperienza professionale, portano le loro conoscenze a noi detenuti. Un altro tassello di un puzzle che unisce le istituzioni, i cittadini e i detenuti ad una riabilitazione, non solo dell’individuo, ma anche di tutto il carcere nel tessuto cittadino. La Redazione ringrazia.


PENNA LIBERA TUTTI – giornale del carcere di Pesaro n.74 del 27/1/2013