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AL.SI.P.PE ALLEANZA SINDACALE POLIZIA PENITENZIARIA VIA DEGLI ARCELLI 00164 (ROMA) TELEFONO 3931383562 EMAIL SEGRETERIAGENERALE@ALSIPPE.IT SITO INTERNET WWW.ALSIPPE.IT AFFILIAT I O.S.A.P.P

NUMERO

1774

DI

VENERDI

13

GENNAIO

Polizia penitenziaria gelo, scatta lo stato agitazione

2017 A

al di

Sindacati di polizia penitenziaria sul piede di guerra presso la Casa circondariale di Vasto, dove Sappe, Osap, Fns Cisl e Cnpp hanno proclamato lo stato di agitazione del personale e contestualmente ritirato le delegazioni sindacali, per denunciare le precarie condizioni in cui è costretto ad operare il personale di polizia penitenziaria dell’istituto di Vasto a seguito dell’ondata di maltempo ha investito la zona del vastese: "Il personale - scrivono Di Nardo, Fragrasso, Greco e Chiarella lamenta di dover operare la sua delicata attività lavorativa al freddo e al gelo e, soprattutto, la situazione si acuisce ulteriormente nei turni notturni. Quanto lamentato è generato dal mancato funzionamento del riscaldamento per buona parte dei settori del piano terra dell’istituto"."Altra condizione di disagio estremo che deve affrontare il personale, nonostante l’allerta meteo e a causa delle copiose nevicate e le ondate di vento freddo che si sono susseguite dal 6, - proseguono i sindacati - è quello non sono stati posti in essere i dovuti interventi al fine limitare le difficoltà di chi deve raggiungere l’Istituto. Infatti il tratto di strada, che deve essere obbligatoriamente percorso per raggiungere l’Istituto già di per sé in condizioni pietose a causa del manto stradale, conseguenti al susseguirsi di buche, viene reso ancora più insidioso dalla presenza del manto nevoso e ghiaccio. Le scriventi, non possono che dare conto di questa ulteriore degenerazione delle condizioni di estremo disagio in cui il personale della Casa Lavoro di Vasto deve svolgere le proprie attività istituzionali e, contestualmente, dell’assenza di decisioni risolutive e/o preventive a tali problematiche da parte delle figure responsabili della struttura, il tutto a conferma delle denuncie sin qui evidenziate che hanno generato, come detto in premessa, la proclamazione dello stato di agitazione del personale di Polizia

CURA

DELLA

SEGRETERIA GENERALE

AD USO INTERNO

Penitenziaria"."Considerato che il personale di polizia penitenziaria, così come tutti i dipendenti, non deve essere costretto ingiustamente a simili condizioni di lavoro, le scriventi, con la presente, auspicano un intervento del Provveditore regionale Dr.ssa Cinzia Calandrino repentino ed incisivo verso l’attuale dirigenza affinché si prestino le giuste iniziative per la risoluzione delle problematiche segnalate, al fine di avere un’azione che renda accettabili le condizioni lavorative, almeno quando ci sono avvisi di allerta meteo. Infine, le scriventi chiedono la cortese attenzione del signor Prefetto Dr. Antonio Corona, quale ufficio territoriale di Governo al fine di far valutare se vi siano stati tutti gli interventi dovuti, circa la situazione emergenziale rappresentata dai lavoratori della Casa lavoro di Vasto, con particolare riferimento alle difficoltà conseguenti all’assenza di interventi circa la percorribilità regolare del tratto stradale che collega l’istituto.(Zonalocale)

Agente della Polizia penitenziaria ritrovato privo di sensi nella sua auto, trasportato in codice rosso in ospedale

Sviene mentre guida l'auto: decisivo l'intervento della polizia locale.Ritrovato nella sua auto privo di sensi: la segnalazione e la corsa in ospedale. Sono servite le maniere forti per prestare soccorso a D. L. D. C., classe 1960, agente di penitenziario , che domenica sera, poco prima delle 20, ha accusato un malore mentre era alla guida nei pressi della chiesa Madonna della Neve a Sora. A lanciare l’allarme è stato un cittadino che ha messo in moto la macchina dei soccorsi, risultata provvidenziale ed efficiente. A giungere sul posto, vicino il Ponte di Vaughan, gli uomini della Polizia locale che, dopo aver appurato che il

APERTO AL CONTRIBUTO

TUTTI_

cinquantaseienne non era cosciente, su ordine del comandante Rocco Dei Cicchi hanno mandato in frantumi un finestrino della Fiat Bravo per accertare le condizioni dell’uomo residente nel Sorano.Immediati anche i soccorsi sanitari con ambulanza e automedica giunte sul posto in pochi minuti. L’agente della Polizia penitenziaria è stato trasportato in codice rosso al Santissima Trinità dove sono stati subito eseguiti gli accertamenti clinici del caso. Sulle prime sembrava che le condizioni dell’uomo fossero piuttosto gravi. Nella giornata di ieri, però, l’agente di custodia ha reagito bene alle cure e i medici lo hanno dichiarato fuori pericolo. Resterà ricoverato per qualche giorno in ospedale.«Stavo andando via con i miei bambini che si erano esibiti nella manifestazione che si è svolta in piazza San Rocco, dove in molti si sono ritrovati per divertirsi e per un aperitivo a base di arrosticini, ma mi sono ritrovata bloccata in un traffico infernale - spiega una giovane mamma testimone del salvataggio - Ho pensato fosse colpa dell’orario di cena, invece quando ho notato i lampeggianti accesi ed una folla di curiosi fermi ho temuto il peggio. Pensavo ad un investimento perché non vedevo auto coinvolte, ma erano tutti vicini ad una sola monovolume. Poi, mentre eravamo incolonnati, è arrivata anche l’ambulanza e ho chiesto ad una coppia di pedoni che mi hanno informato su quanto avvenuto». L’augurio ora è che l’uomo si riprenda presto.(Ciociaria Oggi)

Caserma degli agenti di Polizia penitenziaria del carcere Bassone di Como sollecito al Ministero della Giustizia interventi non più rinviabili

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SINDACALE POLIZIA PENITENZIARIA-------------------------------------------


Carcere del Bassone: dal consiglio regionale la richiesta di interventi .Il Consiglio regionale, all’unanimità, sollecita il Ministero della Giustizia a farsi carico delle condizioni della caserma degli agenti di Polizia penitenziaria del carcere Bassone di Como. Con la mozione illustrata dalla Consigliere Daniela Maroni (Lista Maroni), promossa insieme a Fabio Fanetti, Presidente della Commissione speciale Carceri, il parlamento lombardo ha voluto evidenziare alcuni interventi non più rinviabili nella struttura penitenziaria che ospita una sezione maschile con 125 alloggi e una femminile con 18 alloggi. In particolare il testo ricorda che la caserma degli agenti (224 rispetto ai 279 previsti) è stata inaugurata nel 1985 e da allora non è mai stata interessata da interventi di manutenzione. Lungo l’elenco degli interventi sollecitati, in primis strutturali ma anche organizzativi (i detenuti sono 403 per una capienza massima di 230).

Venti agenti in più e un sistema di videosorveglianza al carcere di san Michele ad Alessandria

Entro un mese il carcere San Michele di Alessandria potrebbe contare su 15 o 20 agenti di Polizia Penitenziaria in più. Questo il primo provvedimento a breve termine stabilito per fronteggiare la carenza di personale durante l’incontro tra il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Luigi Pagano e i vertici degli istituti alessandrini. 10 unità arriverebbero dall’istituto penitenziario di Alba, attualmente inattivo, altre 3 dalla Casa Circondariale di Alessandria Cantiello e Gaeta. L’intenzione del provveditorato regionale è anche richiamare al “San Michele” le dieci unità distaccate fuori regione. Al vaglio anche alcune novità strutturali come l’introduzione di un sistema di videosorveglianza e di automazione di cancelli che permetterebbe di destinare ad altre mansioni 5 o 6 agenti, oltre a una differente organizzazione del lavoro: non più un agente fisso preposto al monitoraggio di una sezione ma pattuglie di tre unità attrezzate per un controllo itinerante tra le varie aree.“L’auspicio è che queste novità alleggeriscano i carichi di lavoro degli agenti attualmente in servizio” ha detto a Radio Gold il direttore del carcere di San Michele Domenico Arena.

Simpatizzanti Isis monitorati dalla polizia penitenziaria in carcere a Pisa

Sei detenuti sotto la lente della polizia per frasi e comportamenti. PISA. La strage di Nizza. E poi quella di Berlino. Qualcuno non si è trattenuto e ha voluto far sapere che quelli, i “lupi solitari” del terrorismo, avevano fatto bene. Non è un reato. Ma è un segnale. E radio carcere ha sintonizzato bene le frequenze. Dallo sfogo al controllo. Misurato e non invasivo. Con tre gradazioni: i segnalati, gli attenzionati e i monitorati. Se il web è ritenuto una delle fonti di “formazione” per aspiranti terroristi, le celle colgono in embrione e coltivano quello che nasce come dissenso al sistema e poco alla volta viene forgiato in una radicalizzazione.Al Don Bosco sono almeno sei i detenuti a rischio Isis inclusi nelle tre fasce di interesse investigativo. Si tratta di tre maghrebini e tre dell’Europa dell’Est. Li unisce una fede islamica nell’accezione integralista e un passato da protagonisti di una microcriminalità di piccolo cabotaggio. Sono dentro per spaccio, rapine e furti.Il gruppetto rientra nei numeri diffusi nei giorni scorsi dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Un totale di 373 persone che hanno fatto scattare, in misura diversa, un qualche campanello d'allarme. Pisa, tra aeroporto e Torre pendente, da tempo ha alzato il livello di alert sul fronte antiterrorismo. Quello che si vede sono le forze dell’ordine e l’esercito a difesa degli obiettivi sensibili. C’è poi quello che non è visibile e attiene alle “radiografie” dei profili sul web. Un “Grande Fratello” per anticipare le azioni di qualche testa calda.L’esempio più recente lo ha fornito Bilel Chiahoui (nella foto), il 26enne tunisino espulso dopo aver scritto su Facebook che avrebbe voluto diventare martire a Pisa scrivendo la sera prima la data dell’11 agosto in cui mettere in pratica il sacrificio. Un allarme a lieto fine. Anche per lui piccoli precedenti per spaccio e un girovagare per l’Europa avendo come punti di riferimenti due connazionali che poi sono morti da foreign fighters in Siria. Segnali, anche qui. E grazie al monitoraggio del profilo social i carabinieri del Ros sono arrivati in tempo. Magari erano fantasie di un giovane suggestionato dalle gesta di amici e incapace di trovare una via per realizzarsi in Italia. Meglio evitare il senno di poi. Di qui l’espulsione.Ecco

perché la prevenzione anche in carcere diventa cruciale nella lotta all’Isis. Evitare che chi entra ladro esca poi jihadista è uno degli impegni della polizia penitenziaria che tra i suoi compiti ora ha anche quello di segnalare i detenuti potenzialmente a rischio di radicalizzazione.Lodare gli stragisti di Nizza e Berlino non è stato l’unico, anche se il più evidente, sintomo che ha spinto il Don Bosco a circoscrivere un perimetro in cui inserire nomi e volti da mettere sotto la lente. È il comportamento quotidiano l’altro indizio. Dal rifiuto di condividere gli spazi comuni a rifiutare bevande come la Coca Cola o lasciarsi crescere la barba. Ma anche l'addobbo o la decorazione delle celle, magari con scritte islamiche) al comportamento con le altre persone o ai pretesti più banali per disobbedire. Per arrivare poi alle scene di giubilo per le vittime degli stragisti. Una rabbia covata in cella e che potrebbe trovare uno sfocio una volta riacquistata la libertà per chi, arrestato per spaccio, ora si sente un combattente jihadista pronto al martirio(Il Tirreno)

Polizia penitenziaria seda una lite furibonda tra detenuti. Uomo sfregiato con una lametta

Una normale giornata in sezione, porte aperte e discussioni tra detenuti. Si conoscono, si capiscono. A volte no, discutono e si animano. Altre volte ancora la furia cieca domina le menti, anche solo per pochi istanti, e provoca problemi e danni. È quello che è accaduto domenica. Due detenuti della casa circondariale San Domenico hanno iniziato a parlare tra di loro, poi hanno cominciato ad alzare i toni. Un alterco che ha visto un tunisino, poco più che trentenne, afferrare in un istante una lametta e sfregiare al volto il suo interlocutore, un italiano, pare, di origini ciociare. È stata solo la prontezza degli agenti della polizia penitenziaria a evitare che le conseguenze fossero ancora più gravi. Immediatamente è stato bloccato l’aggressore mentre la sua “vittima” è stata trasferita in ospedale. Proprio qui, i medici del Santa Scolastica hanno dovuto applicare ben 15 punti di sutura: la ferita correva lungo tutta la guancia. Poco dopo è stato dimesso e riaccompagnato al San Domenico. Futili i motivi alla base della lite tra i due ospiti della casa circondariale. Provvedimenti interni,

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intanto, per l’aggressore che nel recente passato si sarebbe reso protagonista di altre azioni “pericolose”, come l’incendio della sua stessa cella per protesta. Difficile anche la battaglia quotidiana delle forze di polizia penitenziaria all’interno di una struttura che presenta un sovraffollamento particolarmente alto. Quasi 300 detenuti che vivono in sezione, con le porte aperte durante il giorno, secondo le disposizioni dipartimentali, sotto massima osservazione e attenzione da parte degli agenti in sofferenza con i numeri del proprio organico. Proprio loro, poco più di una settimana fa, sventarono il tentativo del figlio di un detenuto mentre provava a consegnare - durante un colloquio - quasi dieci grammi di cocaina al padre.Bastarono alcuni movimenti strani e gli agenti riuscirono a cogliere il tentativo di passare la droga al genitore. Immediato l’arresto. Anche per il ragazzo si aprirono le porte del carcere.

Carcere fatiscente, aspettando il nuovo che sarà pronto solo nel 2020

Forlì: carcere fatiscente, aspettando il nuovo che sarà pronto solo nel 2020.Da oltre 10 anni non si ristruttura la rocca, ma il penitenziario al "Quattro" non sarà pronto prima del 2020. Lavori fermi per il nuovo carcere di Forlì nel quartiere Quattro. A fine anno è uscito il bando per concludere i lavori e il penitenziario non sarà pronto prima del 2020. Lo fanno sapere i riminesi Ivan Innocenti e Silvia De Pasquale del Partito Radicale che con il cesenate Enrico Maria Pedrelli, segretario dei Giovani socialisti dell'Emilia Romagna, accolti dalla direttrice Palma Mercurio e dalla comandante della polizia penitenziaria - alla guida di 99 agenti che soffrono soprattutto la mancanza di figure dirigenti ieri hanno fatto un'ispezione alla Casa circondariale di via della Rocca. Il problema maggiore del carcere di Forlì fanno sapere i tre politici - è proprio questo: "con il fatto che dal 2005 si attende il nuovo carcere, il vecchio, che già è un edificio 'anticò e dunque con carenze strutturali, viene lasciato sempre di più com'è: ormai fatiscente". "Insomma - spiega Innocenti si cerca di rattoppare, ma senza interventi strutturali da oltre dieci anni". "Chiediamo almeno - aggiungono - che venga riaperta l'ala in cui sono finiti i lavori di ristrutturazione, capace di ospitare 36 persone, ancora inspiegabilmente chiusa".I problemi maggiori riguardano, dunque, a Forlì i locali del carcere a partire dai servizi come le docce nella sezione maschile,

mentre è particolarmente vivace la realtà associativa e le imprese che "investono" energie nella Casa circondariale forlivese con un paio di laboratori e attività lavorative che offrono un'opportunità di lavoro ai detenuti e dunque di fattiva "rieducazione".Non c'è in questo momento invece il problema del sovraffollamento con 114 detenuti (su una capienza massima di 126), 95 uomini e 19 donne, di cui 41 stranieri. In attesa di giudizio ci sono però 43 persone, mentre in 34 non hanno ancora subito alcun tipo di processo. Un fatto grave per chi si batte dasempre per l'amnistia "decisa dalla politica e non dalle prescrizioni dei magistrati". Fonte di molte lamentele a tutti i livelli, dai detenuti alla direzione, è invece "l'assenza" del magistrato di sorveglianza (che decide permessi, percorsi formativi, possibilità di accedere a benefici e altro): una figura fondamentale per chi è costretto in carcere e che, se manca, limita enormemente la funzione del carcere che non è punitiva in Italia, ma riabilitativa.Lavori fermi per il nuovo carcere di Forlì nel quartiere Quattro. A fine anno è uscito il bando per concludere i lavori e il penitenziario non sarà pronto prima del 2020. Lo fanno sapere i riminesi Ivan Innocenti e Silvia De Pasquale del Partito Radicale che con il cesenate Enrico Maria Pedrelli, segretario dei Giovani socialisti dell'Emilia Romagna, accolti dalla direttrice Palma Mercurio e dalla comandante della polizia penitenziaria - alla guida di 99 agenti che soffrono soprattutto la mancanza di figure dirigenti - ieri hanno fatto un'ispezione alla Casa circondariale di via della Rocca.Il problema maggiore del carcere di Forlì - fanno sapere i tre politici - è proprio questo: "con il fatto che dal 2005 si attende il nuovo carcere, il vecchio, che già è un edificio 'anticò e dunque con carenze strutturali, viene lasciato sempre di più com'è: ormai fatiscente". "Insomma - spiega Innocenti - si cerca di rattoppare, ma senza interventi strutturali da oltre dieci anni". "Chiediamo almeno - aggiungono - che venga riaperta l'ala in cui sono finiti i lavori di ristrutturazione, capace di ospitare 36 persone, ancora inspiegabilmente chiusa". I problemi maggiori riguardano, dunque, a Forlì i locali del carcere a partire dai servizi come le docce nella sezione maschile, mentre è particolarmente vivace la realtà associativa e le imprese che "investono" energie nella Casa circondariale forlivese con un paio di laboratori e attività lavorative che offrono un'opportunità di lavoro ai detenuti e dunque di fattiva "rieducazione".Non c'è in questo momento invece il problema del sovraffollamento con 114 detenuti (su una capienza massima di 126), 95 uomini e 19 donne, di cui 41 stranieri. In attesa di giudizio ci sono però 43 persone, mentre in 34 non hanno ancora subito alcun tipo di processo. Un fatto grave per chi si batte da sempre per l'amnistia "decisa dalla politica e non dalle prescrizioni dei magistrati". Fonte di molte lamentele a tutti i livelli, dai detenuti alla direzione, è invece "l'assenza" del magistrato di

sorveglianza (che decide permessi, percorsi formativi, possibilità di accedere a benefici e altro): una figura fondamentale per chi è costretto in carcere e che, se manca, limita enormemente la funzione del carcere che non è punitiva in Italia, ma riabilitativa.

Teramo: detenuto 32enne muore in cella, il pm dispone l'autopsia

A dare l'allarme sono stati gli agenti di polizia penitenziaria che non lo hanno visto alzarsi per fare colazione. Ma quando sono andati vicino alla branda per Rachid Jnhaic, tunisino di 32 anni, non c'era più nulla da fare. La prima ipotesi è quella che il detenuto, che era da solo in cella, sia morto per cause naturali visto che sul corpo non sono stati trovati segni di violenza. Ma per fare definitiva chiarezza il pm di turno Bruno Auriemma, che sul caso ha aperto un fascicolo, ha disposto l'autopsia che sarà eseguita questa mattina. L'uomo era arrivato qualche mese fa dal carcere di Avezzano e doveva scontare una condanna legata a reati connessi alla droga. Avrebbe finito di scontare tutta la pena nel 2019. L'allarme è scattato intorno alle 7 di ieri mattina e sul posto sono subito intervenuti il personale medico e infermieristico della struttura carceraria e un'ambulanza del 118, ma per l'uomo non c'è stato nulla da fare.(Il Centro)

Una centrale operativa a Palazzo Chigi contro il pericolo islamista

Un Centro Nazionale sulla Radicalizzazione, denominato Cnr, da creare "in seno a Palazzo Chigi",

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composto da esperti, psicologi, assistenti sociali, forze dell'ordine. Seguendo l'esperienza di Paesi che già hanno una struttura simile, ci si potrebbe avvalere anche dell'aiuto di ex militanti. E poi venti Centri di Coordinamento della Radicalizzazione a livello regionale, Ccr, formati da un numero ridotto di membri (tra 5 e 8): radar sul territorio e punto di riferimento per chiunque colga segnali di radicalismo in un figlio, un amico, un vicino di casa.È questa la proposta principale presentata al governo dalla Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell'estremismo jihadista, istituita quattro mesi fa e incontrata ieri l'altro dal premier Gentiloni. Un'idea "altamente consigliabile", contenuta in una bozza riservata della relazione del gruppo di studio, che Palazzo Chigi e Viminale stanno valutando con molto interesse. Per quanto i numeri della radicalizzazione nel nostro Paese non siano paragonabili a quelli di alcuni vicini europei (110 foreign fighter contro i 1500 francesi) "anche in Italia è presente una scena informale che, con vari livelli di intensità, adotta l'ideologia jihadista", si legge: non basta più il sia pur necessario contrasto tramite arresti ed espulsioni; servono anche, raccomandano i 19 esperti, politiche non repressive che prevengano la radicalizzazione.Ecco allora la proposta: non solo l'invito a una "contro narrativa" (e magari alla creazione di un "portale multimediale gestito dalla Rai" con programmi di musica e sport capaci di veicolare messaggi di tolleranza e integrazione), ma anche una struttura di lavoro che abbia la sua centrale operativa direttamente a Palazzo Chigi, sede del governo, e da lì garantisca unità di intenti e coordinamento ai centri regionali.Ai quali spetta il compito più delicato: guadagnare la fiducia e fare rete con i soggetti locali dalla scuola alle comunità islamiche - che possono venire a conoscenza di fenomeni di radicalizzazione, e essere per loro un referente. Per evitare quello che, racconta la relazione, successe tre anni fa nel Milanese, quando un paio di comunità per minori notarono segnali strani in due giovani originari del Marocco, ne parlarono a servizi sociali e Tribunale, ma, non avendo i ragazzi commesso reati, nulla si poté fare. Entrambi sono partiti per combattere in Siria con l'Isis, uno di loro è morto.E che fare nel caso in cui un Centro regionale abbia una segnalazione? Nel percorso che la Commissione sottopone al governo, a quel punto bisogna individuare un mentore, una persona con "profonda conoscenza religiosa" capace di conquistare la fiducia del soggetto per distoglierlo dall'ideologia jihadista. Un lavoro lungo, ma non impossibile, come dimostra la storia di un olandese di origini marocchine deradicalizzato con l'aiuto di due mentori: oggi lui gira per incontri e seminari a raccontare la sua storia. Questa, secondo la Commissione, la strada da affiancare a quella di polizia. Tutta da impostare, ma ritenuta necessaria. E, sottolineano gli esperti, dal costo "molto più basso di quello supportato per la normale attività investigativa, processuale e detentiva

Circolari ministeriali e note D.A.P. gennaio 2017

una serie di convenzioni per gli iscritti Alsippe e i propri familiari , per usufruire di servizi con sconti particolari. Per usufruire dei predetti sconti bastera’ esibire la Tessera Servizi Alsippe che potra’ essere richiesta ai responsabili delle Segreterie Sindacali . Cliccando il link sotto potrete visionare i servizi offerti http://www.alsippe.it/it/category/conven zioni/ oppure CONVENZIONI del sito : www.alsippe.it Per ulteriori richieste ed informazioni contattate l’indirizzo email: convenzioni@alsippe.it

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La Segreteria Generale Alsippe ha definito una convenzione per la stipula di polizze assicurative RC auto e moto per gli iscritti Alsippe ed i propri familiari. Per eventuali preventivi e ulteriori informazioni chiamare al numero di telefono 3931383562 oppure inviare la documentazione direttamente all’indirizzo email:convenzioni@alsippe.it Documenti richiesti per il preventivo 1)Fotocopia del libretto di circolazione fronte e retro 2) Documento di riconoscimento Nel caso in cui sia un familiare intestatario della polizza un autocertificazione che ne attesti la parentela ai sensi della normativa vigente, per altre informazioni contattare l’ufficio ai numeri indicati sopra

La Segreteria Generale in collaborazione con i rappresentanti regionali provinciali e locali presenti sul territorio ha stipulato

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Il notizialsippe del 13 gennaio 2017