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# 0 - anno 0 - 8 giugno 2011

Sempre

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F l .. Fili che in un vortice senza controllo, liberi s’intersecano gli uni con gli altri, fino a diventare scintille, lamine di fuoco incandescente e dopo, in uno spazio che non ha misura, s’adagiano; luce che nel silenzio affievolisce e si consuma, per ritrovarsi poi senza l’affanno o la paura dell’abbandono. Metafora di vita! Arthur 21 maggio 2011

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Sempre

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Vt Sempre

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In biciclet a


Lo so, i giorni spesso passano lenti, ed i pensieri si accumulano. E si sale sul soppalco dei ricordi, come in soffitta, ed è un mondo lontano. Apri le scatole di cartone un pò logore. E come il vaso di Pandora, vola fuori tutto quello che doveva restare dormiente. Poi si richiude, si mette al suo posto con cura, ma ormai i pensieri volteggiano nell’aria, si rincorrono e cerchi di arginare in qualche modo tutta quella confusione. E ce la fai, con goffi gesti a scegliere il male minore. Ora non penso che a bassa voce, non piango, fisso fuori dalla finestra quello che non è mio. Mi allontano, mi avvolgo su me stessa, e nascondo la delusione e poi la mancanza e poi la vita stessa. Ho fatto il resoconto di come i miei pensieri se ne vanno in bicicletta. Senza freni. Ma ho imparato da piccoletta a pedalare…e alla fine so frenare con i piedi.

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the contents

Sempre

en o fili

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la bicicletta

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descrivere... per quanto è possibile

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lettera d’amore

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...e cala il vento

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patata, la bicicletta fatata

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la vita, tutta

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una foto per dire che...

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il viaggio

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2011 8Giugno

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... da un’idea di Arthur... a Ivana!

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Sempre

en o Mi è stato suggerito di descrivere le foto. Mica è facile. E allora mi avvalgo di un supporto. Il Mare…stupendamente grande e potente Espressione viva, intensa di quello che l’amore è.

per quanto è possibile

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descrivere. .

Ho fatto tra il venerdì sera e la domenica pomeriggio circa 350 foto. Il lavoro che mi aspettava a casa era senza dubbio un lavoro di quelli che si fanno con il batticuore. Rivedere i colori, assaporare i densi profumi, i dettagli. Mi piace scattare tutto quello che esercita in me curiosità. E tra i tanti scatti di mare che ormai conosco bene, quello delle isole, ci sono anche quelli terreni. Colmi di colori allegri. L’isola d’Elba ne è piena. Quell’angolo di paradiso è un angolo quasi immacolato. Piuttosto surreale. A maggio è ancora tranquillo. Poca gente, quanto basta a render viva una spiaggia. I bagnini sono già all’opera planando su quel mare calmo ad ancorare le boe di sicurezza. I ristoranti aprono le finestre ed accolgono quella brezza che fa quasi compagnia. I giardini, i muretti, i vasi son ricolmi di colori. Belle quelle piante grasse, particolari i cactus che fioriscono una volta l’anno. Fanno dei fiori che visti nel dettaglio ti chiedi come possa Madre Natura essere così precisa. Si aprono al sole con una grazia incredibile dipingendo una corolla rigogliosa dal giallo tenue, al bianco, al rosa delicato. Sono uno spettacolo senza pari. Già, e lei mi ha chiesto di fotografarli perchè essendo un evento raro…e poi Carmen è così brava a cogliere il dettaglio. Ma quel che è bello è bello e va colto all’istante. Le margherite gialle, bianche e viola, le violette, le rose le calle, spruzzi arancioni, rossi allegri, verdi intensi e chiari, tra pini e ulivi. La polverina gialla dei pini che si confonde con il colore neutro delle pietre. Una tela incantata creata con magistrale fantasia ma senza alterazioni cromatiche. Ogni colore va a braccetto con l’altro, si sposa, si ama, si perpetua nell’immensa distesa azzurra con tutto l’amore possibile. Lei, isola d’Elba, arroccata tra scale antiche e vicoli, dalle case gentili e dai balconi in pietra, dai mattoni rossi alla frescura delle quattro mura, con gli stoini quasi trasparenti e le persiane in legno scuro e verde intenso.

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Eccola lì, non avevo idea di quanto fosse bella, una gabbia d’oro e sabbia. A tratti costretta, a tratti talmente libera per restarci una vita. Quante volte ho sognato di svegliarmi al mattino, aprire la finestra e trovarmi lì, davanti al mare…Pianosa all’orizzonte mi saluta e Lui protagonista assoluto, il Mare, davanti a me. Per chi ama il Mare sa quello che sento. Quell’immenso azzurro che si definisce a riva col suo smeraldo e turchese chiaro e quasi bianco e trasparente… Scalature infinitesimali di tocchi d’angelo e volteggi di fate in un’aria serena. Musica d’autore come un’arpa millenaria che mai muore ma si rinnova ad ogni tocco pizzicato. Il Mare, centro del mio cuore e del Tuo. Unica e irripetibile sensazione, perchè come una musicoterapia mi avvolge, e mi rimanda a sensazioni ovattate da una delicata brezza mattutina. Bellissima sensazione accompagnata da uno scatto voluto, con la mano tremolante ma sicura di un ricordo inalterato nel tempo. E lo è. Resta nel cassetto, nel castello sabbioso, pronto a ricostruirsi ad ogni mareggiata, ad ogni onda che ne porta via un PEZZO. C’è una bambina che con gli occhi di mare prende una paletta, un secchiello colorato e si mette con impegno e sguardo attento a ricoprire le falle, a sistemare la torre, a riordinare i merletti. Foto bellissima di una bambina che corre verso il mare a bocca aperta come a volerlo bere tutto. E ride insieme alle sue amiche, e sfoggia una muta nera e fucsia come un sub esperto. E lo è. Come la madre. Impressionante la somiglianza. Due gocce di Mare. La camminata uguale e l’intelligenza più che acuta. Quegli scatti, sì, li ho dentro al cuore. Cuore che ha pianto, che si è infranto perchè un soffio di vento ha mosso la mano sbagliata. E perchè volevo regalare a quella donna meravigliosa il suo fiore tanto raro. Si dice sempre in questi casi… pazienza ci sarà un’altra occasione. Ci sarà un’altra finestra, la stessa, da aprire per cogliere il fantastico dettaglio di una maniglia rotonda in ferro, dalla quale sbuca un colore inconsueto. Ci saranno ancora i bei colori, come la ninfea della fontana a forma di rana grande.


Ci saranno ancora fiori dai petali bianchi rossi gialli viola. E muri in pietra, e scale e salite e curve e discese e panorami mozzafiato. Ci sarà una caletta da fotografare, un amore, un segreto. Ci saranno ancora i tuoi soprammobili affascinanti, le tue foto… le pareti arancioni e quello specchio dalla cornice di latta. Ho scattato i particolari. quel lucchetto vecchio che ancora si apre… i cardani in legno, il trombone ed un cappello. La rosa di cera bianca le rose che mi ha regalato la principessina. ed i suoi sorrisi. Ci sarà ancora la Nina, dagli occhi dolci e il cuore delicato. Kiro no, non ci sarà la prossima volta. Ha fatto troppo male alla tua cocca bianca. Ci sarà ancora quel silenzio ben marcato nella notte che mi impediva di dormire. E che poi mi ha coccolata tutta la notte. Ci sarà ancora quel cielo scuro scuro tappezzato di stelle. Ed il bello è che ho capito il perchè è così basso di notte. Ci sarà sempre ogni dettaglio. Ogni scatto e ogni odore. Sono così. Dentro di me è un cumulo di amore. Ogni isola ha il suo fascino indiscutibile. Mi attrae, mi assorbe in un ritornello gioioso. Mi solleva da terra. Mi fa sentire oceanica onda, che muore sulla riva e poi rinasce in una danza a piedi scalzi. Come te, cara Barbara. Ti voglio bene.

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lettera d’amore by vento


B

uongiorno

AMORE.

Stamani mi son svegliata con quel senso di te. Come tu fossi il senso della mia vita. E da giorni mi viene in mente lo stesso ricordo di bimba.

lettera d’amore

Una domenica come tante, erano gli anni 70. Babbo mi portò al mare e all’epoca quel nostro mare era diverso. Più azzurro, più libero, più profumato. La sabbia aveva il suo colore vero e potevi starci a sedere. Oggi quel lido sta trasformandosi in un bel porto. Quei retoni sono scomparsi, la foce ormai ha perso il suo fascino e la magia. Vedere il fiume congiungersi col mare fa venire in mente due corpi che si amano. Era bellissimo per me quello spettacolo. E te , babbo, eri ancora forte. Quel giorno estivo di una domenica qualunque, alle 10.30 mi dicesti -Vai, fai il bagno. Io ti guardo -. Ed io col mio costumino di spugna rosa e il corpo esile mi lanciai senza esitazione. Mi piaceva andare sott’acqua con gli occhi aperti, volevo vedere qualche pesciolino. Quella volta però vidi sopra di me un’ombra, non era un pesce, era un canotto che a me pareva tanto grande, una balena. Provai a spingerlo con la testa ma non si muoveva… provai con le mani a sollevarlo ma era pesante, troppo per me. E intanto l’aria mi mancava…e intanto iniziavo ad avere paura… Pensai – adesso muoio affogata-. Continuai a cercare una via d’uscita, ma ovunque mi girassi vedevo quell’enorme ombra su di me. L’aria era finita e a quel punto, non me lo sono mai spiegato, non ebbi più paura. Sentii che potevo andare oltre che era bello così. Che tutto stava diventando leggero, leggero. Nessun rumore, nessun battito. Eppure prima lo sentivo il cuore. Furono attimi…furono, non ricordo bene cosa, ma la paura non era la costante. La costante era la leggerezza, la non fatica. La resa bellissima e amorevole ad una sensazione straordinaria. Nella mente di una bambina che cosa può succedere davanti alla morte?

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Ed io col mio costumino di spugna rosa e il corpo esile mi lanciai senza esitazione. Mi piaceva andare sott’acqua con gli occhi aperti, volevo vedere qualche pesciolino. A me parve una magia. Ma proprio in quel momento, l’ombra si spostò e a me apparve il raggio di sole. Uscii fuori e respirai convulsamente, tossii, l’acqua colò giù per la gola e per il naso. Quel sale lo sento sempre ma mai mi disturba. Mio padre era lì che mi cercava quasi impazzito. Mi prese, mi avvolse nell’asciugamano e mi rimproverò. Aveva una paura fottuta, lo si capiva chiaramente. Io non gli dissi niente. Che cosa avrei potuto dirgli, che era stato bello, che sentivo che avrei potuto star lì sotto per delle ore? Rimasi in silenzio, poi mi venne in mente che avevo fame. Tirò fuori due fette di pane e pomodoro. Me le mangiai di gusto. Mi tolsero quel sale di bocca. La domenica successiva tornammo al mare. Non ebbi paura. Mai del mare. E mai l’ho sfidato, l’ho solo amato di più. Questa è una piccola storia vera alla quale io do un valore immenso. E se già a quel tempo io amavo il mare, oggi ci sono legata indissolubilmente. Nella vita ci sono amori che vanno oltre “quell’oltre”. Nella vita ci son valori eterni che possono esser fatti d’acqua salata, di un respiro breve, di un momento di resa. Non ho più provato quella sensazione. Non mi sono immersa cercando di andare oltre. Sarei sicuramente affogata. Non cerco mai di sfidare le mie forze. Riconosco il mio limite. E non sono più una buona nuotatrice. Troppe sigarette hanno reso il fiato corto. Oggi vivo il mare come un Amore eterno, fatto di sguardi, di sogni, di carezze, di immersioni a fior d’acqua, di voci e colori, di gente che sa apprezzare quell’immenso che dà e che toglie. Come il mare d’inverno dove niente nasce a caso…dove trova dimora un tronco d’albero, su una spiaggia deserta. ma questa è un’altra storia…

Ciao

AMORE sempre. http://www.semprevento.wordpress.com

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... e cala il vento

E

il vento, a volte repentinamente, cambia direzione. Va a nascondersi dove c’è una caletta di mare chiaro e scogli ingenui. E lì, cerca quella quiete diversa…di cui nessuno sa. Durante la traversata di quel mare immenso e bello a far da contorno c’erano le voci allegre…un cane inquieto, l’aria mossa, un sole fermo. Ma non solo, c’era anche l’abbandono dell’ennesimo sogno. Sogno incantevole, elegante e sinuoso di ore liete intente a studiare un volto. Uno sguardo immerso tra le pale di un molino sospinto da una vocina sempre dolce da ascoltare. Bella Lei, quella bimba dagli occhi di mare. E bella quella madre eccellente che la protegge con la ferocia di una tigre. Quel volto di madre l’ho visto riposare, immerso nei suoi sogni più leggeri. Avrei voluto accarezzarlo…come un alito leggero fa col mare. Ma il tempo, soave e frettoloso, dopo due notti ha preso il volo. Amica mia, silenziosa ed elegante, sempre a piedi scalzi per ascoltare terra e mare, hai lasciato un vuoto come deserto. Le parole a me non servono e te ne hai dette poche. Non c’è stato tempo. Tempo breve e fragile. Tempo tirrannoso. Ma noi non avevamo fretta…le nostre sigarette ce le siamo fumate. Poche ma buone. Il brindisi lo abbiamo fatto in cinque anime belle. Il mio pensiero è andato lì. E nel mio cuore.

Ora però qualcosa si è rotto. Chissà perchè, chissà per come. Quel mondo d’immenso mare e vento ha portato Sabbia e Amore ha frullato ricordi, ha mescolato le carte, ha reso un pensiero tanto costante come il ticchettio di quattro lancette che risuonavano eterne nella bella stanza dei ricordi. E allora ….allora tutto si confonde tra isole meravigliose e barche a vela. Punti bianchi e rossi, rosa e gialli viola e arancioni come osservatori adesso guardano un rio salato che solca i sogni di una bimba innamorata d’azzurro. Si può capire mai come gira il vento? No, perchè niente è. E mai sarà. Come foto cancellate per errore, adesso io mi sento. Si avvicina una tempesta. La sabbia africana porterà. Ed io avrei voluto restare dove l’acqua è chiara e il tempo resta fermo nell’incanto di un’onda, a me, sempre Perfetta, Una caletta di cui nessuno sa.

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Quel mondo d’immenso mare e vento ha portato Sabbia e Amore ha frullato ricordi, ha mescolato le carte, ha reso un pensiero tanto costante come il ticchettio di quattro lancette che risuonavano eterne nella bella stanza dei ricordi.


la bicicletta fatata

patata,

Quante lezioni di vita si incontrano lungo la strada. Quei lampioni ingialliti che danno una luce così strana, tutti uguali. Tutti in fila come bravi bambini al primo giorno di scuola. Silenziosi osservano i suoi giri. Osservano le sue svirgolate. Patata è una bicicletta bella, nuova nuova. I raggi sono luccicanti si vedono brillare sotto la luce dei cari seppur strani lampioni che attenti palpitano ad ogni faro di auto che si avvicina. E Lei, quella meravigliosa creatura, sale e scende per l’insicurezza. Per quella strana opacità che non le permette di vedere lontano. La storia è semplice ma complessa. Il carattere sofferto e costruito sulle mura della vita sudando ad ogni battito di ciglia. Imponendo spesso un silenzio immenso come il mare. Quella frase che un giorno qualcuno scrisse per Lei “mi strapperei la pelle per coprirti” fu detta da un cuore infranto e inerme. Ma consapevole della forza che la circondava. Lei quella meravigliosa creatura che non si arrende mai, che piange senza farsi sentire dalla madre. Che più di tanti altri ingoia la sconfitta come cera colata che si attacca lungo l’esofago e strozza la voce. Lei è una grande donna. Indelebile il suo coraggio e indelebile nel ricordo di chi l’ha incontrata. E quei lampioni la vedono crescere nella sua bellezza sono così orgogliosi e strani che riempiono la strada di luce per non farla sentire abbandonata nella sua pedalata. L’equilibrio è fragile ma attento a non lasciarla mai Sola. Qualcuno la osserva da lontano, mai tradendo l’emozione, la paura, la distanza è sempre troppo grande. Chi la osserva vorrebbe avere delle lunghe braccia per sorreggerla. Per tenerla ancora una volta tra le braccia come sa fare una mamma quando le posano la sua creatura sul seno, appena nata. Ma il tempo scorre veloce e Lei è grande, immensamente importante. E la PaTata, bicicletta fatata svolge il suo lavoro. Resta in piedi grazie a quella forza incredibile, come un macigno scivola sull’asfalto e non si ferma mai. Chi la osserva ringrazia Dio e si domanda: è un miracolo o solo la sua forza di non mollare mai? Qualunque cosa sia, l’osservatrice sorride e sorride dentro il cuore. Si commuove, l’ho vista io. Sembra così calma ma in realtà è piuttosto debole. Quella paura mi ha detto che la fa tremare le mani, la fa sudare ma ha quella capacità di frammentare il tutto come sabbia di mare. Finissima. Che tenerezza mi ha suscitato vederla così impaurita

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tra le sue rughe di donna ormai grande. Ma non si è mai abbastanza grandi quando la vita cresce alla svelta e non dà modo di respirare profondamente. Eppure Lei, quella meravigliosa creatura, che suda tanto, che si arrabbia se non va diritta, che ha tanta sete di imparare a pedalare come Pantani, non molla mai. Ostinata sino a farsi male, è il suo carattere. E l’osservatrice le parla, le spiega, e poi l’ascolta senza batter ciglio. La incita quando quell’uffa diventa troppo frequente. In cuor suo, me lo ha confessato, per un momento ha odiato quella bicicletta, sarebbe voluto non esistesse mai. Fatata vorrebbe esser stata lei per cancellarle tutte dalla faccia della terra. Ma non è così che va la vita. La bicicletta continua la sua esistenza perfezionandosi ancora di più. E come se non bastasse le hanno trovato un nome carino. Patata. Ma è fatata, e seppur fatata è un pò patata. Ma chi meglio rappresenta la magia? Lei, solo Lei. Meravigliosa creatura. E camminando nella quiete di quelle ore che volgono alla notte quante riflessioni e quanti insegnamenti, quante parole amare. e quante dolcissime. E quante incredibilmente ripetute, ma sempre belle da ascoltare per entrambe. A volte sembra una storia surreale. Una bimba dagli occhi tanto delicati che impara ad andare in bicicletta. Una favola. Che tutti hanno disdegnato con quel gesto di diniego che a Lei ha fatto tanto male ma le ha indurito il cuore fino a riuscire a reggersi in equilibrio. Bella lezione di vita ha reso a coloro che non credono, che si arrendono al primo ostacolo. Che l’hanno spaventata ed umiliata. Stolte spregevoli menti inesistenti. Lei, creatura meravigliosa, Piena di quanto basta per esser umile e generosa come dovrebbero essere nella vita tutti, è mia figlia. Ed io, osservatrice attenta, l’amo da morire.

la bicicletta fatata

patata,

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la vita, tut a. 52


Una foto per dire qualcosa delle mie solite riflessioni a cuor sereno. Non leggero, perchè leggero non è mai. Sereno sì, quando pensi al soggetto da interpretare. E in questo caso lo è. L’albero, il mio eterno pilastro che mi tiene ben salda su questa terra. Terra amata e sudata, calpestata da una marea di piedi frettolosi come se sotto avessero carboni ardenti. Giusto che sia così, correre significa vivere forte. Ma correre è anche una fuga, verso cosa non so…o forse sì. Come tutte le mie passeggiate brevi porto con me il mio pensiero irrimediabilmente eterno: la mia essenza di madre e di donna, che si fondono e camminano parallele in un vortice strano. Ma questo è un pò il gioco della vita… Senza tanti indugi mi dirigo verso un pezzetto di campo incolto dove pruni, alberi seppelliti da ammassi d’edera senza vita, rami spezzati e bottiglie di birra abbandonate ornano il prato che timido dà i suoi segnali di vita. Un colore diverso. In quello spettacolo dismesso e quasi sventrato dall’abbandono c’è qualcosa che attira il mio sguardo. I biancospini. Alberelli dall’aspetto fragile come fragili sono i loro fiori. Un esplosione inattesa, delicata e festosa. Non è primavera, non è ancora tiepida l’aria. Domani pioverà e le temperature precipiteranno per l’ennesima volta. Nel mio breve viaggio porto con me la mia digitale. Devo trovare un nesso che leghi il pensiero perfetto. Ed eccolo lì. Il biancospino. La foto esce bellissima e me ne compiaccio. Il fiore è bianco. Niente cambierà se la trasformo in una foto d’altri tempi. Ecco il mio soggetto. Una foto d’altri tempi. Come può esserlo un uomo. Non ha importanza che sia bello. Non ha importanza l’aspetto. Un uomo diventa bello ai tuoi occhi quando sa darsi. Non è un principe azzurro. E’ un principe bianco. Di un bianco splendente.

una foto per dire che...

Meraviglioso percorso di parole. Di profumi. Di malinconie. Un principe Bianco dall’aspetto moderno. tecnologicamente avanzato. dal verbo semplice, pacato e sorridente. Lo scorri come fosse un concentrato di tante diapositive. Son belle le disposte…tu le guardi e sembra quasi che ti tuffi dentro. Tu leggi e senti che può esserci altro. Non solo parole ma un fiore. Ecco quel senso di beata allegria, impalpabile similitudine di pensiero. Una girandola che spesso non trovi ma che ti rincorre in ogni momento. E c’è soltanto una spiegazione. Semplice e perfetta per me. Perchè non cerchi niente. Né amore né struggimento. Cerchi il consenso a parole digitate con affetto, ad un’emozione divisa e condivisa. Che bel momento perfetto. Tu pensi di esser sola e qualcosa appare in un suono. La penso come te. Uomo d’altri tempi, principe Bianco. Ripeschi un’immagine, una parola e pensi che hai colto quel fiore.

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Fosse mai un’emozione inventata. E’ vera. Mossa soltanto da tacito piacere dell’anima. Sai, dopo il tanto seguire, ti fermi e gusti il momento. E pensi ” ..non son la sola a percorrere un sentiero sconnesso, non son la sola a cogliere un’emozione guardando un riflesso, un mobile vecchio, un guanto perso per strada, il sorriso di un bimbo, il lamento di un vecchio barbone, una frenata improvvisa, e la sirena che urla feroce. E allora sorridi con notevole speranza, quella che tanto mi manca. Ci voleva davvero un uomo d’altri tempi, in tempi così moderni e tanto freddi. E mi piace pensare che per strada ce ne siano altri. Uomini che corrono pieni di progetti, di perdite importanti eppure sorridenti. Attratti dal semplice perfetto. Attratti dal suono del mondo moderno. Se qualcuno ci fosse direbbe ….che bello darti al mondo. Le storie vanno e poi vengono…vengono e poi vanno. Ciò che resta indelebile è uno scatto. Una magica foto che rientra nelle mie collezioni. Che fluttua nella rete. Che splende di bianco. E che mi fa sorridere pensando che col principe Bianco ho trovato la principessa Sirena.

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Vt Sempre

en o Ciao babbo, oggi è il tuo compleanno. Nei miei momenti difficili ,ci sei stato. Sei venuto a trovarmi in sogno e mi hai abbracciata. Non parlavi, ma i tuoi occhi di un celeste sereno, parlavano da soli. Quanto di vero ci fosse in quell’abbraccio , solo noi due lo sappiamo. Poi te ne svanivi lasciandomi un’amarezza infinita ma certa che saresti tornato.

il viaggio

Anche ora ti aspetto. Ho bisogno di te, ma tu non ci sei. Ho bisogno di ricaricare questa vita troppo cretina. Devo dividere il viso, tra un sorriso e un silenzio. Cacciare i pensieri nel fondo di quel pozzo che ti ha visto tante volte annaffiare il tuo orto. Io ti aspetto, ma non solo per me… Devo dirti una cosa. Devo farti sapere quanto sia cresciuta bene la tua Sara. E’ diventata una ragazza eccezionale. Te la sei spupazzata sino all’eta di 8 anni. hai giocato con lei…hai riso con lei e sei anche cresciuto con lei. Non capivi come Dio si fosse accanito tanto nel renderle la vita così difficile da affrontare. Ce l’avevi con Lui, ce l’avevi con la scienza che era digiuna di tante scoperte… ma di amore, di quello ne avevi tutta la consapevolezza. Era il Tuo. Oggi Sara ha 22 anni. L’avresti chiamata ragazzona, la Tua ragazzona. E mi ha fatto un regalo. Mi ha regalato un sogno. Un sogno bellissimo da dividere insieme. Perchè io e lei siamo una cosa sola. Mi porta in crociera. Solo lei poteva cogliere questo mio sogno, il desiderio di essere in mezzo ad un mare altissimo. Un mare a me sconosciuto ma che gira nelle mie vene come musica infinita. Dove il vento vive il suo impeto e dove l’aria è ricca di sale e d’amore. Ha fatto i salti mortali per nascondermi la sorpresa,

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proprio come te quando ti chiudevi in cantina e creavi i tuoi retoni, le cornici, le statuine e i cuori di legno da regalare alla mamma. E all’ora di cena entravi in casa e nascondevi i tuoi pensierini sino a che la mamma non si sedeva con noi a tavola. Sara è come te, nasconde i suoi pensieri sino a che non arriva l’occasione giusta per poterteli regalare. Mi ha scritto una lunga lettera che ho letto e riletto. E’ Piena d’amore, un Amore Perfetto. Certo la commozione, la sorpresa, il batticuore sono stati forti. Uguali a quelli della mamma ogni volta che le donavi anche un fiorellino… perchè quasi ogni giorno nelle tue passeggiate tra i prati, le coglievi sempre qualcosa. Ed erano quei gesti semplici che parlavano da soli e raccontavano di voi, i vostri bigliettini volanti con scritto” Buongiorno amore mio, ti amo.” Poi quando è nata Sara i mazzolini di fiori son diventati due e le tue passeggiate erano in compagnia di lei. Arrivavate a casa con quel bel sorriso…e lei nella sua manina stringeva quel mazzolino legato con un gambo di margherita e me lo donava. Ecco quello che è vivo in Sara, donare, donare sempre con spirito di sacrificio. E un amore infinito, per rendere felice chi l’ama. Lei è fatta così, come TE. Mi ha regalato un sogno e non posso aggiungere altro.

Ivana Per il mio compleanno sarò in mezzo al mio mondo. e per un giorno ne sarò la regina con accanto una Realtà ancora più bella, Sara.

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