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anno 32 numero 248 s - dicembre 2012/gennaio 2013 con Golf Digest e Golf World COME GIOCARE / COSA GIOCARE / DOVE GIOCARE

IN COPERTINA: Morgan Freeman (servizio da pagina 38)

SOMMARIO

EDITORIALI 6

REGALI SOTTO L'ALBERO Fulvio Golob

8

LA SOLUZIONE DELL'HCP 54 ALLA FRANCESE Donato Di Ponziano

10

CAVALLI DI RAZZA Alberto Croze

12

A SCUOLA CON TIGER Edoardo Molinari

IL GIORNALE 58

ATTUALITÀ

60

SIETE SORPRESI? Marco Durante

62

FINE STAGIONE Filippo Motta

66

ATTUALITÀ DAI CIRCOLI

68

ETICHETTA, ALLA CACCIA DELL'HANDICAP E VIRGOLA Paolo De Chiesa

SERVIZI 34

36

GLI EROI DELLA RYDER CUP Nicolas Colsaerts Ron Kaspriske Ian Poulter Matthew Rudy

HCP ZERO 28

BARCLAYS SINGAPORE OPEN Manassero: e sono tre! Nicola Montanaro

30

HCP E VARIE Nicola Montanaro

33

IL GIRO DEL MONDO IN SEI SETTIMANE Giulia Sergas

50

0/18 Giuliana Colavito

FOTO CLAUDIO SCACCINI

a cura di Carolina Durante

MATERIALI a cura di Luca Barassi

71

I LANCIA FIAMME Mike Stachura

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RECUPERO VELOCE Ashey Mayo

78

FITNESS

80

FITTING Emanuele Rodenghi

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NOVITÀ IN CAMPO

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SEQUENZA Re a confronto Peter Morrice

20

NEI PUTT NON COLPITE, ACCAREZZATE Rickie Fowler

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CONDUCETE IL COLPO CON LA PARTE INFERIORE DEL CORPO Tom Watson

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COLPIRE SOLIDAMENTE I FERRI Butch Harmon

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REGOLE IN CAMPO Davide Lantos

a cura di Franca Ghetti

COVER STORY 38

FARE LA DIFFERENZA Michael Phelps, Bill Clinton, Micahel J. Fox, Morgan Freeman, Cristie Kerr e un intero mondo di grandi golfisti? La passione per il gioco e il desiderio di aiutare coloro che possono trarre vantaggio dal suo fascino

A Singapore, terzo successo sullo European Tour del nostro fantastico Matteo Manassero, ottenuto alla terza buca di spareggio con un elettrizzante eagle.

TECNICA

104 LA LEZIONE DI DUFNER con Ron Kaspriske 109 LE BASI Il putting

Il Mondo del Golf

DI C E M BRE 2012 - GE NNA I O 2 0 1 3

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SOMMARIO

Un campo illuminato per il gioco in notturna in Thailandia. Questa volta siamo andati alla scoperta di una nuova meta golfistica: Hua Hin (servizio da pagina 86).

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86

94

CHECK IN a cura di Veronica Pons

RUBRICHE

GRANDI SPONSOR E ASSOCIAZIONI

VIAGGI & CAMPI 118

LE GARE PIÙ BELLE Ospiti dei circoli italiani

THAILANDIA Un'oasi imperiale Gainni Piva

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DAI LETTORI

102 MONDO VERDE AITG Quarant'anni di Associazione 114

PORSCHE GREEN CLUB

140 NON SOLO GOLF

BERMUDA Isole da record Roberto Roversi

142 DA GOLFISTA A GOLFISTA 144 BACK TEE Marco Dal Fior

è portavoce ufficiale e media partner di: Federazioni e Associazioni Professionali

Associazioni Golfistiche

CIPCG Consorzio Italiano Proprietari Campi da Golf

EGCOA European Golf Course Owners Association

AIACG Associaz. Italiana Architetti di Campi da Golf

Porsche Green Club

1 DH One Digit Handicap

AIGG Associazione Italiana Giornalisti Golfisti

LGA Italian Ladies Golf Association

AGCI Associaz. Golfisti Coreani in Italia

FIDG Federazione Italiana Golfisti Disabili

AITG Associaz. Italiana Tecnici Golfisti

GEO Golf Environment Organization

ACG Associazione Commercialisti Golfisti

AIAG Associazione Italiana Architetti Golfisti

ANMG Associazione Nazionale Militari Golfisti

AEROGOLF Associazione Italiana Golf Piloti e Gente dell’Aria

AIMG Associazione Italiana Medici Golfisti

PF Golf Associazione Italiana Promotori Finanziari

NGO Nucleo Ginnico Operativo

Golf & Classic Car

AIPB Associazione Italiana Private Banking

Business Open

Associazione Italiana Rotariani Golfisti

LOGOS Libera Organizzazione Golfisti Seniores

ITINERA Associazione Italiana Golfisti Itineranti

Eventi, Circuiti e Fondazioni

4

DI CE MB R E 2 0 1 2 - GEN N AIO 2013

Il Mondo del Golf


EDITORIALE

FULVIO GOLOB

Regali sotto l’albero galcune riflessioni. Scriviamo queste note mentre si è appena concluso il DP World Numero di fine anno ricco di spunti per

Tour Championship, che chiude la stagione dei grandi appuntamenti inseriti nella Race to Dubai, vinta a mani basse da Rory McIlroy. Per il fuoriclasse nordirlandese, che vi proponiamo nelle pagine successive in un interessante confronto tecnico con Tiger Woods, un anno da incorniciare. Replicando l’en plein di Luke Donald dello scorso anno, Rory si è imposto come somme vinte tanto sul tour europeo che su quello americano, issandosi di conseguenza anche al primo posto del ranking, con un netto vantaggio sui suoi inseguitori. E nell’ultima gara di stagione ha confermato la sua supremazia, chiudendo con uno squillante -23 la gara al Jumeira Golf Estate. Tre giri in 66 e uno in 67 colpi la dicono lunga sulla straordinaria maturità del nuovo, vero numero uno mondiale. E nemmeno uno scatenato Justin Rose, con un favoloso score di 62 nell’ultima giornata, ha potuto insidiare davvero il successo di Rory, finendo a due lunghezze dal giovane fuoriclasse nordirlandese. Noi italiani abbiamo comunque di che andare fieri per i risultati ottenuti di Francesco Molinari e Matteo Manassero, 29° e 43° nella classifica mondiale, dopo aver ottenuto due splendidi piazzamenti (settimo e tredicesimo) nella graduatoria generale della Race to Dubai. Gemme preziose del loro 2012 le vittorie all’Open de España (Chicco) e a quello, recentissimo, di Singapore (Manny), con il corollario di ben nove e otto piazzamenti fra i top ten. Ruolini di marcia ai vertici assoluti, che attendono per il 2013 il supporto di un ritrovato Edoardo Molinari, di Lorenzo Gagli e di Alessandro Tadini, che si trovano concentrati fra il 223° e il 240° posto del ranking mondiale. Un applauso anche per le due signore del golf italiano, Diana Luna e Giulia Sergas, entrambe fra le prime cento golfiste del mondo, al 58° e 75° posto.

gci stiamo fortunatamente abituando da qualche anno e che certificano l’esistenza di

Ma, se vogliamo, queste sono notizie cui

un team italiano di campioni, a differenza degli anni in cui c’era il solo, fantastico Costantino Rocca a far sventolare il nostro tricolore. Le novità di questo ultimo scorcio di 2012 riguardano invece alcuni interventi tutt’altro che di secondo piano per noi golfisti… della domenica, con alcuni pacchi-dono che troveremo sotto l’albero pronti a far sentire i loro effetti a partire dal 1° gennaio 2013. Innanzitutto l’abolizione della virgola per handicap dalla terza categoria EGA in su e quindi a partire da 11,5 colpi. La decisione è stata salutata da molti

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di ce mb r e 2 0 1 2 - gen n aio 2013

circoli con favore, perché lo “spietato” meccanismo della virgola veniva ritenuto deleterio per la partecipazione alle gare. Non torneremo sull’argomento, di cui abbiamo a lungo parlato e discusso sulle pagine de Il Mondo del Golf per anni. Fra i nostri opinionisti c’erano favorevoli e contrari all’abolizione, come del resto i due schieramenti si rivelavano molto agguerriti anche fra i numerosissimi lettori che ci hanno interpellato su questo problema. A tutti vorremmo solo ricordare, per l’ennesima volta, una delle infinite anomalie del golf italiano e cioè lo sconfinato numero di gare presenti nei calendari dei circoli. All’estero, dove le competizioni mensili si contano al massimo sulle dita di una mano, il problema della virgola non è mai esistito perché non è necessario sottoporsi al rituale scoglio di ogni fine settimana. Se si vuole giocare in Italia, si deve quasi dovunque fare la gara e quindi sottoporsi all’“esame” con eventuale “punizione” (la gratificazione, lo sappiamo, è più difficile da ottenere, soprattutto quando il peso degli anni si fa sentire). In Gran Bretagna o negli Stati Uniti, le patrie del Gioco, solo una parte dei golfisti ha un handicap esatto, mentre la grande maggioranza lo stabilisce di solito con gli amici insieme ai quali disputa una bella partita, con in palio una birra o una scatola di palline. E questo modo molto anglosassone di interpretare il golf, sia detto per inciso, è quello che preferiamo.

gre l’innalzamento dell’handicap minimo di gioco a 54 colpi. Ne parla già diffusamente

In parallelo, la Federgolf sta per ratifica-

Donato Di Ponziano nel suo editoriale e noi ne sottoscriviamo il parere favorevole. I giocatori più bravi forse inorridiranno, temendo di dover restare ore in coda dietro a un team di neofiti, ma già da vari anni Paesi golfisticamente molto più evoluti di noi avevano abbassato l’asticella della prova di qualificazione e concesso i tre colpi a buca di bonus per quelli che iniziano. Questa norma dovrebbe favorire l’allargamento della base, facilitando il primo approccio al golf. Ai circoli il compito di sfruttarla nel migliore dei modi - ma senza penalizzare i giocatori con handicap a una sola cifra -, per cercare di migliorare i conti grazie all’arrivo di nuovi appassionati. Completa il trittico di regolamenti in fase di modifica la limitazione ai primi due anni di attività del tesseramento libero, anche questa pensata per venire incontro alle richieste di numerosi circoli. C’è infine la proposta di aumento della tessera Fig di 20 euro, ideata per garantire l’organizzazione del prossimo Open d’Italia, al momento in crisi di sponsorizzazioni. Come le altre modifiche o innovazioni verrà discussa dal Consiglio Federa-

Il Mondo del Golf

le nei primi giorni di dicembre. Ne riparleremo l’anno prossimo.

gche stiamo vivendo, suona come piccolo contentino l’ipotesi che ci siano timidi segni In momenti certo non facili come quelli

di ripresa. È il caso dei giri giocati negli Stati Uniti nei primi nove mesi del 2012, che sono cresciuti del 7,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011. Si tratta dell’aumento più alto da quando Datatech ha iniziato a monitorare i flussi di gioco americani nel 1999. Secondo la società di ricerche, i motivi risiedono in favorevoli condizioni atmosferiche e scarse precipitazioni durante tutto il periodo esaminato. Ma una spinta fondamentale dovrebbe essere arrivata anche dal programma “grow the game”, che l’industria del golf a stelle e strisce sta utilizzando da tempo per garantire un accesso sempre più libero ai campi e al Gioco. Se, come sempre è accaduto negli ultimi decenni, gli Stati Uniti disegnano trend che poi vengono confermati anche nel Vecchio Continente, questa crescita potrebbe essere un piccolo indicatore di cambio di rotta. Dopo tanti numeri negativi, uno positivo è come la famosa rondine. Forse non farà primavera, ma la fine dell’inverno potrebbe essere un po’ più vicina.

ganche per tirar su un po’ il morale in vista delle feste di fine anno. Un altro bel regalo di Chiudiamo con un’altra buona notizia,

Natale è quello che il Golf Club Milano e il Golf Club Villa d’Este, due dei più prestigiosi circoli lombardi e ai primi posti nelle nostre classifiche “Top Ten”, hanno deciso di fare ai loro soci. Grazie a un accordo di reciprocità, i soci effettivi ordinari potranno infatti godere di una doppia membership e quindi giocare per tutto il 2013, sia nei giorni feriali che in quelli festivi, su entrambi i percorsi pagando una sola quota. L’accordo consentirà un interscambio sociale e un’invitante alternativa per tutti gli iscritti. Non a caso, tanto i presidenti Giancarlo Rizzani e Armando Borghi quanto i consiglieri dei due sodalizi hanno già ricevuto commenti molto positivi dai soci di entrambi i circoli. E noi non fatichiamo davvero a crederlo. Facciamo infine il nostro migliore in bocca al lupo a un altro Borghi, Carlo, rieletto alla guida del Comitato Regionale Lombardo, e a quelli che ricopriranno la stessa poltrona in Toscana, Lazio, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, che sono in fase di votazione. Con questo, a tutti i più sinceri auguri di buon Natale e felice anno nuovo.

Fulvio Golob direttoremdg@scode.it


megarotor il mondo del gol 20,5x27,5_Layout 1 10/10/12 18.18 Pagina 1

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Entrambi hanno la spina dorsale dritta, senza curvature, che permette una grande rotazione delle spalle.

Appare evidente l’obiettivo di Rory, che è quello di creare un arco molto ampio. La parte inferiore del corpo è ultra-stabile.

Lezi oni

Tiger ruota i fianchi fin dall’inizio: credo che sia una conseguenza naturale rispetto alla sua età.

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LA Sequenza dello swing

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Rory ha lo shaft più verso l’alto rispetto a Tiger e questo senza dubbio gli fa sentire il bastone leggero.

All’apice il bastone punta un po’ a sinistra e questo lo prepara per un fade, il suo colpo più abituale in questo periodo.

I

due giocatori hanno preso strade molto diverse per arrivare allo swing con il driver che usano oggi. McIlroy, 23 anni, ha essenzialmente usato lo stesso movimento da quando ha iniziato a lavorare con il coach Michael Bannon, all’età di otto anni. Woods, 36 anni, ha invece modificato il suo swing almeno tre volte, la più recente delle quali con il suo attuale allenatore Sean Foley. Jim McLean, uno dei più celebri istruttori americani, sostiene che il loro approccio filosofico allo swing sia, sotto molti punti di vista, a chilometri di distanza. “Il movimento di Rory – dice McLean – è quello che Jackie Burke (nato nel 1923 a Fort Worth, Texas, e vincitore nel 1956 del Masters e del PGA Championship, ndt) definirebbe ‘intatto’, uno spostamento naturale, libero di scorrere e senza aspetti tecnici modificati. Si fonda su ritmo, lunghezza, velocità e feeling. Uno swing senza freni, che ci fa pensare al Tiger giovane, quando aveva la stessa età di Rory.” Woods, dal canto suo, si è invece evoluto da quello swing non strutturato degli inizi, affidato a Butch Harmon quando Tiger aveva solo 17 anni, nel 1993. “Indizi di un approccio più meccanico

Il Mondo del Golf

FOTOGRAFIE DI / J.D. Cuban


Libera i fianchi molto bene e la testa rimane arretrata per consentirgli di esprimere potenza con le braccia.

Rory si slancia a destra per ottenere un draw, mentre Tiger esce con il bastone più a sinistra, per disegnare un fade.

Lo swing di Tiger è più verticale. Lo shaft di Rory, come da manuale, è perfettamente in linea con l’avambraccio destro

Entrambi i giocatori si spingono verso l’alto con le gambe. È una situazione esclusiva del driver, che non vedrete con un wedge.

“LO SWING DI RORY È INTATTO E NATURALE” -Jim McLean

Splendido equilibrio per entrambi. Posizione identica, anche se Rory spinge un po’ all’esterno il piede destro.

– continua McLean – sono evidenti in molte parti dello swing di Tiger. Ad esempio il braccio destro è tenuto molto vicino al fianco all’apice del backswing. Non che sia meglio o peggio, è solo una diversità evidente con la posizione di Rory.” Le differenti partenze tecniche producono risultati differenti. La media dei drive di McIlroy è più lunga di una decina di metri rispetto a quella di Woods, che però è più preciso (53ma posizione sul Tour contro la 151ma di Rory). La velocità della testa del bastone è invece identica: circa 193 chilometri all’ora. “I due – conclude McLean – sono molto simili per quanto riguarda la violenza che scaricano sulla palla. Si assomigliano anche in termini di forza, flessibilità e ampiezza di azione. Gli swing sono un po’ differenti, ma le caratteristiche comuni risultano comunque ben visibili e rappresentano i loro punti di forza.”  – Guy Yocom Analisi di Jim McLean, proprietario delle Jim McLean Golf Schools, con sede principale al Doral Golf Resort & Spa, a Miami. Il Mondo del Golf

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da l tou r

a cura di Nicola Montanaro

Il trionfo di matteo

>nuovo successo dopo quelli di spagna (2010) e malesia (2011)

Manassero: e sono tre! Il fuoriclasse veronese ha vinto da fenomeno il Barclays Singapore Open, battendo con un eagle alla terza buca di spareggio il sudafricano Louis Oosthuizen, numero sei al mondo, e lasciandosi alle spalle nell’ordine campioni quali Rory McIlroy, leader mondiale, Thomas Bjorn, Adam Scott e Francesco Molinari, che con il quinto posto ha completato il trionfo italiano 28

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Il Mondo del Golf

Q

uando vince c’è sempre qualche record che cade, ma se così non fosse non staremmo a parlare di un fenomeno. Certo, crescendo d’età, per Matteo Manassero sarà sempre più difficile accumulare primati, però nel frattempo ne ha infilati una quantità industriale e anche in occasione del successo, che non è esagerato definire straordinario, nel Barclays Singapore Open, sul bagnatissimo Sentosa GC a Singapore, un paio li ha comunque infilati. È divenuto, infatti, il primo teenager a vincere tre tornei nell’European Tour e il più giovane a imporsi in questa gara a 19 anni e 206 giorni. E a proposito di “youngest winner”, per dirla all’inglese, il veronese nella speciale classifica si trova al primo posto (Castello Masters a 17 anni e 188 giorni), al secondo (Malaysian Open a 17 anni e 363 giorni) e all’ottavo con l’ultima prodezza. Come gradevolissimi effetti collaterali del titolo è salito dal 33° al 13° posto nell’ordine di merito europeo ed è rientrato tra i primi 50 del world ranking, che significa partecipare praticamente tutti gli eventi mondiali che contano. Dicevamo di una vittoria da definire straordinaria. Per comprendere l’aggettivo basta ricordare che ha superato nello spareggio il sudafricano Louis Oosthuizen, numero sei al mondo, vincitore di un major (Open Championship, 2010) e secondo nel Masters 2012 battuto nel playoff da Bubba Watson. E se ancora non è sufficiente parla la classifica: terzo Rory McIlroy, leader mondiale e vincitore quest’anno delle money list americana ed europea, quarto Thomas Bjorn, quinti Adam Scott e Francesco Molinari, che ha così completato il trionfo azzurro. Antefatto a tutto ciò, otto ore sul campo, con 33 buche giocate per il torneo, sospeso più volte per la pioggia, e tre supplementari, inizio a manetta con quattro birdie e la leadership al termine del terzo turno. “Quella partenza - ha detto - mi ha messo in ballo. Giri così sono rari e danno tanta sicurezza e fiducia, che poi si traducono in un gioco più aggressivo perché sbagli poco e prendi più coraggio”. Quindi la rimonta di Oosthuizen, all’inseguimento fino alla buca 15, quando Manassero ha commesso l’unico errore della giornata, ed entrato in club house con un colpo di vantaggio per un birdie in chiusura. Il veronese aveva ancora tre buche da giocare, ma ha puntato tutto sulla 18, un par 5, per il birdie del pareggio che è puntualmente arrivato. Poi il playoff, primo in carriera affrontato con il sorriso sulle labbra e con una cer-


ta sfrontatezza. Teatro la buca 18, par 5 di 498 metri, più consona al sudafricano che ha un drive piuttosto lungo. Vinto il sorteggio Manasero è voluto partire per primo, non per incoscienza ma per sicurezza. “Non ero per niente agitato - ha spiegato - e mi sentivo onorato di affrontare un avversario come Oosthuizen”. Un brivido, quando alla seconda buca non è andato oltre il par, e l’avversario ha buttato alle ortiche il putt per il birdie. “Prima che effettuasse il colpo, che obiettivamente era molto difficile, pensavo di aver perso, poi mi sono reputato fortunato di avere un’altra opportunità”. E non l’ha mancata. Drive capolavoro, secondo colpo a tre metri dalla bandiera e palla in buca per l’eagle, mentre Oosthuizen si era procurato un birdie sicuro. “È un successo che ha dato una svolta alla stagione. Tutti i cambiamenti tecnici effettuati durante l’anno si sono concretizzati in una sola volta: ho fatto, al contrario che in altre circostanze, tutto quello per il quale mi ero preparato”. Il suo allenatore è Alberto Binaghi, con il quale la settimana precedente era stato ad Abu Dhabi per rifinire la preparazione e rilassarsi. “Abbiamo lavorato - ha detto il tecnico - in modo da fare quanto è sufficiente per vincere e non per correre dietro agli altri. Matteo non potrà mai avere un drive tra i più lunghi del tour, ma ha doti come la consistenza e il carattere che sono decisive. E lo ha dimostrato quando è stato chiamato a una maratona, più che a una gara di golf”. Manassero quasi in extremis ha mantenuto il ritmo di un successo all’anno e ha firmato il 18° titolo ottenuto dai giocatori azzurri da quando nel 1972 è stato istituito l’European Tour. È stata anche la nona vittoria stagionale dei professionisti italiani che si aggiunge a quelle conseguite da Francesco Molinari (Open de España, European Tour), Marco Crespi (Telenet Trophy, Challenge Tour), Alessandro Tadini (Ecco Tour Championship, Challenge Tour), Matteo Delpodio (Open Samanah, Alps Tour), Niccolò Quintarelli (Internorm Dolomiti Open, Alps Tour), Anna Rossi (Azores Open, LET Access), Alessandra Averna (BTG1 Parador Malaga Golf, Banesto Tour) e da Nicolò Ravano (Stage 2 QS European Tour). Franco Chimenti, presidente della Federgolf, ha fatto una previsione da qui a quattro anni: “Considero Manassero un genio, di quelli che nascono una volta ogni cento anni e non credo che a questa età ci sia qualcuno che possa vantare vittorie così importanti come lui. La soddisfazione è massima, non solo per il golf nazionale, bensì per tutto lo

Barclays Singapore Open Sentosa GC, Singapore 8-11 novembre Montepremi: € 4.628.289 1 2 3 4 5 7

10 50

Matteo Manassero 70 68 Louis Oosthuizen 70 69 (playoff: Manassero 4 5 3; Oosthuizen 4 5 4) Rory McIlroy 70 70 Thomas Bjorn 66 67 Francesco Molinari 69 67 Adam Scott 71 66 Anders Hansen 69 69 Chapchai Nirat 65 73 Chris Wood 70 65 Paul Casey 68 73 Adilson Da Silva 72 70 Jaco Van Zyl 68 71 Y.E. Yang 68 73 Edoardo Molinari 70 72

126 Lorenzo Gagli

76

64 65

69 67

271 271

€ 770.226 € 513.479

69 74 72 69 71 70 70 69 66 70 68 73

65 68 68 70 68 69 72 70 70 69 69 72

274 275 276 276 277 277 277 278 278 278 278 287

€ 289.297 € 231.068 € 187.847 € 178.847 € 119.231 € 119.231 € 119.231 € 82.838 € 82.838 € 82.838 € 82.838 € 18.485

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sport italiano che ha un autentico fenomeno capace, a mio avviso, di raggiungere qualsiasi risultato compreso il titolo olimpico”. Poi ha aggiunto: “Manassero, la cui impresa è stata seguita in televisione da milioni di telespettatori in tutto il mondo, è un patrimonio di tutti che va preservato e amato da chiunque segua lo sport in generale”. L’impresa del veronese ha oscurato in parte l’ottima prova di Francesco Molinari, che come detto si è classificato al quinto posto. Poteva ottenere qualcosa di più, anche a dispetto del tempo infame, senza qualche disattenzione di troppo nel terzo turno e un paio di putt abbordabilissimi sbagliati nel finale, che gli hanno fatto perdere un possibile aggancio di McIlroy. Ha allungato in tal modo la serie di piazzamenti in una stagione altamente positiva nobilitata un titolo. È

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la seconda volta nella storia che due italiani vincono nello stesso anno sul circuito maggiore, ma nella prima occasione (2010) avevano... esagerato, poiché oltre ai successi ottenuti da Manassero e da Francesco Molinari c’era stata la doppietta di Edoardo Molinari. A Singapore è andato a premio anche lo stesso Edoardo (50°), dove ha segnato la prima “hole in one” della carriera. Il torinese sta ben riprendendosi dopo l’intervento al polso: non è ancora brillante, ma i suoi score cominciano ad essere regolari, pure se ancora troppo vicini al par. È uscito al taglio Lorenzo Gagli, che ha avuto un anno piuttosto complicato nel quale è comunque riuscito a salvare la ‘carta’ che in estate sembrava persa, ma è noto come una delle sue migliori qualità sia il carattere.

Edoardo Molinari “hole in one” nel torneo, albatross nel giro di prova

g“hole in one” della sua carriera. L’ha realizzata nel corso del turno iniziale,

Nel corso del Barclays Singapore Open Edoardo Molinari ha segnato la prima

terminato in 70 colpi, alla buca 17, par 3 di 169 metri, utilizzando un ferro sei. Non è stato l’unico colpo fortunato della trasferta, perché in allenamento aveva realizzato un rarissimo albatross alla buca quattro, un par 5 di 536 metri. “Nel giro di prova - ha raccontato - ho eseguito il secondo colpo con un ibrido che stavo provando e la palla è finita direttamente in buca. Io e mio fratello Francesco ci siamo messi a ridere e abbiamo convenuto che era un buon bastone da mettere nella sacca. Oggi, effettuato il tiro alla buca 17, ho avuto subito l’impressione che fosse ottimo, ma certo non pensavo di imbucare. Poi ho visto la gente urlare e applaudire. Sul tee c’era un’auto BMW, ma fortunatamente avevo letto in bacheca che era solo in esposizione e non era in palio per l’ace, così mi sono risparmiato una delusione. Comunque, auto in premio o no, realizzare una buca in uno lascia sempre una sensazione favolosa. Due colpi del genere in una settimana sono una rarità, ma almeno quello odierno ha contato qualcosa”.

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Reprinted with permission from Golf Digest © (USA Edition) December 2012. Copyright © 2012. The Golf Digest Companies, which is a subsidiary of Advance Publications, Inc.

GLI EROI DELLA RYDER CUP

Ian Poulter con le sue Ferrari FF 2012 (a sinistra) e California 2010 davanti alla nuova casa di Lake Nona, a Orlando, in Florida.

Mist e


er 4x4 Per Ian Poulter lo straordinario score di quattro vittorie su quattro a Medinah e in garage la nuova, stupenda Ferrari FF (Ferrari Four) a quattro posti, prima vettura di serie a quattro ruote motrici nella storia del Cavallino Rampante

D

ue giorni dopo la vittoria in Ryder Cup, Ian Poulter era di nuovo nella cucina della sua nuova casa a Orlando. Ma le cose non erano certo tornate alla normalità. “È successo davvero?”, si domandava stropicciandosi la faccia. “Sono assolutamente esausto, ma non ce l’ho fatta a chiudere occhio stanotte. Il tasso di adrenalina era troppo alto.” Il tempo naturalmente ha poi dato una mano a Poulter nel riassorbire quello straordinario successo, soprattutto dedicandosi ai progetti che ha in cantiere. Con la moglie Katie e i suoi quattro figli, di recente si è trasferito in una villa da oltre 900 metri quadri a Lake Nona, una zona residenziale poco distante dall’aeroporto internazionale di Orlando che già ospita altri campioni europei di Ryder Cup come Graeme McDowell, Sergio Garcia, Justin Rose e Peter Hanson. Poulter si è dedicato molto a supervisionare i lavori della casa, che oltre a sale, saloni e servizi comprende sette stanze da letto. Un impegno che è durato circa tre anni e di cui l’“eroe” di Medinah (quattro vittorie su quattro incontri, roba da record) è particolarmente orgoglioso. Celebre patito di motori, Ian ha fatto inserire tre grandi porte di garage nella struttura della moderna facciata, tutta bianca e con qualche piccolo tocco in acciaio, sul lato destro del piazzale in marmo che introduce alla villa. All’interno del garage centrale, dotato di ascensore, Poulter custodisce le sue due Ferrari bianche, con un valore complessivo che supera i 600 mila euro. Accanto alla California del 2010 c’è ora anche un esemplare unico della nuova FF da 651 cavalli, allestita all’interno con un disegno in tartan scozzese che Poulter usa per la sua linea di abbigliamento. È stata la prima consegnata negli Stati Uniti fra quelle che Ferrari allestisce su misura per i suoi fortunati clienti. “È pratica, è elegante ed è molto, molto veloce dice sorridendo Poulter -. Ha davvero tutto quello che potresti volere come padre di famiglia. Essendo una quattro posti, ci sta anche un seggiolino per bambini sui sedili posteriori…” – MATTHEW RUDY

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DICEMBRE 2012 - GENNAIO 2013

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v iaggi

THAILANDIA

Nella foto, una delle spettacolari buche del Banyam Golf Club di Hua Hin.


Un’oasi imperiale A due ore da Bangkok e affacciata sul golfo di Thailandia, Hua Hin è al centro di un’area con otto splendidi club di golf. Per giocare tuttol’anno, ma anche per visitare un angolo di sudest asiatico ricco di fascino... di Gianni Piva


LA LEZIONE Reprinted with permission from Golf Digest october 2012© (USA Edition). Copyright © 2012. The Golf Digest Companies, which is a subsidiary of Advance Publications, Inc.

QUESTI SEMPLICI CONCETTI VI DARANNO LA SOLIDITÀ DI GIOCO CHE AVETE SEMPRE CERCATO

JASON DUFNER: “Proprio come voi, quando mi preparo a giocare dal tee, cerco di liberare il più possibile la mente dalle meccaniche dello swing. Ma ho giocato abbastanza pro-am per sapere che i miei compagni di gioco dilettanti fanno molta fatica a riuscirci. Se questo problema vi riguarda, e quindi avete bei problemi per colpire la palla in modo solido, quando giocate concentratevi solo su un pensiero e non spostatevi da quello. Adesso vi spiegherò alcune cose che faccio nel mio swing e che potrebbero aiutarvi. Vi racconterò anche qualche pensiero sullo swing che ho usato ogni tanto. A volte si ha solo bisogno di tenere una migliore posizione durante lo swing, altre c’è solo la necessità di dare uno scopo a tutto il movimento. La fiducia è regina nel golf. Provate le mosse che vi propongo in queste pagine e scommetto che comincerete a colpirla meglio.

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DI CE MB R E 20 12 - GEN N AIO 2013

Il Mondo del Golf


DI DUFNER

CON RON KASPRISKE

CHIAVI DELLO SWING

1∆ IL WAGGLE AIUTA IL MIO CORPO

T

utti mi chiedono qualcosa sul mio waggle, quei movimenti con la testa del bastone mentre preparo il colpo, prima di mettere a terra il bastone stesso. Per alcuni è un fatto nervoso, per me onestamente è una cosa a cui non do grande peso. Ho giocato parecchio a baseball da piccolo e colpivo meglio la palla se muovevo un po’ la mazza, invece di stare fermo in attesa che arrivasse il lancio. Penso che il waggle sia lo stesso nel golf. Mi rilassa e prepara il corpo a colpire la palla.

2∂ IL BASTONE STA DAVANTI A ME

I

l mio allenatore, Chuck Cook, dice che faccio un ottimo lavoro tenendo il bastone davanti al corpo durante tutto lo swing. I dilettanti tendono a usare soprattutto le braccia, così che il corpo resta indietro, in ritardo. I migliori giocatori invece fanno il contrario, con una veloce rotazione del corpo e braccia che arrivano dopo. Se vi concentrate sulla rotazione indietro e avanti mentre il bastone rimane davanti al busto, sarà più facile arrivare con la faccia del bastone perpendicolare sulla palla e quindi ottenere colpi più dritti.

Il Mondo del Golf

DI C E M BRE 2012 - GE N N A I O 2 0 1 3

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Il Mondo del Golf - Dicembre 2012/Gennaio 2013

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