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ANNO X, NUMERO 01 - 2013 € 1,00

PER DIRLA ALLA FEMMINILE


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LA STRADA DI UN VOTO RAGIONATO La miriade di contrassegni presentati per le elezioni politiche 2013 segna in qualche modo la manifestazione più evidente del clima che si respira in questa campagna elettorale. Emerge, in particolare, la frammentazione, cui necessariamente corrisponderà una dispersione del consenso, che, complice una legge elettorale (il cosiddetto porcellum) inaccettabile, metterà a serio rischio la governabilità del Paese. Negli ultimi giorni le televisioni hanno abituato gli occhi a estenuanti file di persone in attesa di depositare i simboli dei nuovi partiti all'orizzonte. Vere e proprie cordate umane disposte a sostare fuor dai cancelli per giorni e notti, accampate alla meglio, mosse dal fine ultimo dichiarato di incentivare l'impegno democratico per la ripresa del Paese. Peccato che nella pratica, l'unico effetto prodotto è la crescita della confusione. Un altro aspetto sul quale è utile spendere qualche parola è la personalizza-

zione dello scontro. In campo scendono solo le tifoserie che nulla decidono sulle proposte politiche dei loro beniamini. Si tifa per leader che non sono neppure candidati, per leader ineleggibili, si raccontano le virtù di un presidente che non sarà presidente e si vota per un capo coalizione senza sapere da chi sarà composta la coalizione. Le tifoserie e gli stessi candidati, collocati nelle liste secondo il volere dei capi e quando va bene degli apparati, nulla sanno dei programmi, spesso confezionati da altri in altro luogo. È difficile, pur mettendoci tanta buona volontà, vedere emergere un'idea di Paese. Eppure di un Paese, un Paese nuovo, vi è una necessità assoluta, a meno che non si ritenga di accontentarsi di sterili polemiche, senza rendere il dovuto tributo alle generazioni che verranno e che non meritano di patire i guai del presente. Qualche illuminato stratega della comunicazione potrà obiettare che da tempo

immemore nelle competizioni elettorali, esattamente come accade per le battaglie, prevale la strategia, mentre i programmi e il contatto diretto tra eletto ed elettore, ancor di più con il porcellum, rappresentano solo una componente marginale. Se non fosse che il Paese è ad un bivio, avvilito da una crisi economica senza precedenti e con un disperato bisogno di certezze e di reale ripresa, si potrebbe liquidare il tutto con un “niente di nuovo sotto il sole”. È importante capire, invece, che toccherà a ogni singolo elettore, mettendo da parte il senso di nausea che inducono certe scelleratezze politiche degli ultimi tempi e abbandonando il partito degli astensionisti, ricercare nei contenuti, seppure con grande fatica, la convinzione di un voto davvero utile al Paese. Ogni elettore deve elaborare un giudizio, dopo aver valutato programmi, nomi, proposte e visioni del mondo intero e trasformarlo nell'i-

dea di un modo nuovo di assegnare il consenso. Solo così un voto, ogni singolo voto, potrebbe diventare determinante. Chiedersi quanto possa essere possibile che questo accada in una campagna elettorale fatta di presenzialismo televisivo, ricca di slogan urlati e povera di vero confronto, è difficile stabilirlo; ancora più difficile sarà riuscire ad andare oltre un modello fatto di retorica populista e vera linfa del proliferare di partiti e partitini, oramai radicato in almeno un ventennio di pratica berlusconiana. C'è la necessità inderogabile di cambiare pagina. Per queste ragioni, il 24 e 25 febbraio prossimo, gli Italiani sanno di essere chiamati a osservare un “dovere” davvero speciale, per l'Italia e per quell' Europa delle Nazioni che abiura l'idea del regionalismo di stampo leghista. La strada di un voto ragionato è l'unica percorribile nell'attuale momento storico. Aldo Carbonaro

A P E R T O

C H I U S O

A N C H E

I L di Maurantonio Leonardo & C. S.a.s.

A P R A N Z O

BANCHETTI - PICCOLI RICEVIMENTI - CRESIME - BATTESIMI - ECC.

TRATTORIA - BRACERIA - PIZZERIA - FORNO A LEGNA Via del Miracolo, 176 - 72010 - POZZO FACETO (BR) INFO 080.489.02.41 - 338.56.35.001 - 333.89.58.295 infoilgiardinodoro@libero.it - www.ilgiardinodoro.it

L U N E D I’


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PER DIRLA ALLA FEMMINILE

Malumori di Palazzo

Il linguaggio, sia quello parlato che quello scritto, è pieno di metafore; servono a rendere più incisivo il concetto. Ad esempio, è di qualche giorno fa l'osservazione pervenuta da un collaboratore di redazione forse un po’ troppo sensibile ai malumori di Palazzo - da chiamarsi ormai ex collaboratore - per la quale il Menante si è trasformato in qualche occasione in comodo strumento per togliersi qualche spina dal dito. Detta in termini più eleganti e volendo dare un senso a quella osservazione, sarebbe costume per il nostro mensile utilizzare talora la carta stampata per suonarle di santa ragione a chi ha provocato in qualcuno di noi un'offesa o anche solo un risentimento o un leggero senso di malessere. Detto alla femminile, il Menante è il vaso di fiori da scagliare contro chi non apprezza il nostro belletto o l'acconciatura fresca di piega. Ogni affermazione dovrebbe essere dimostrata, almeno per non correre il rischio di apparire insensata o, per dirla alla femminile, fuori di testa. In realtà, ogni decisione, compresa quella di abbandonare la collaborazione con una testata giornalistica, è frutto di una miriade di cause e,

per dirla alla femminile, di una moltitudine di scuse e pretesti. Ha dunque il sapore di una scusa l'insinuazione rivolta alla redazione di avere usato la testata per togliersi una o più spine e prendersi uno straccio di soddisfazione quantomeno morale. Questa affermazione sarà motivata e ampiamente dimostrata. Chi dice che il Menante, per dirla alla femminile, la porta con il Sindaco o l'Amministrazione comunale cade in fallo. Il giornale ha una funzione di informazione che è lontana anni luce da ogni forma di interesse personale, mira a far conoscere dati e fatti, compresi quelli che accadono nella Casa di tutti i cittadini, e a indurre i lettori alla riflessione. È interesse di ogni cittadino maturare un'opinione per non cadere nell'errore di un pericoloso generalismo; è in voga nell'attuale periodo storico uno sport pericoloso, associare alla classe politica ogni tipo di scelleratezza per piombare immancabilmente nel solito luogo comune per cui “sono tutti uguali”. E se così fosse davvero, comunque questa forma di “uguaglianza” scaturirebbe da ragioni e fatti diversi che meritano di essere conosciuti e sondati. Non è illecito e non significa

togliersi una spina dal dito chiedersi perché, poche settimane prima delle elezioni amministrative, si annunciasse a gran voce e con la solita pompa di chi crede di aver scoperto l'acqua calda che i conti del Comune di Fasano erano in ordine, salvo scoprire a fine anno che quello stesso Comune era in procinto di violare il patto di stabilità, anche perché si era amministrato con spinta faciloneria e innegabile assenza di programmazione. Non è illecito e non significa togliersi una spina dal dito chiedersi perché la classe di governo preferisca dismettere i gioielli di famiglia piuttosto che gestire in maniera oculata le proprie spese. Non è illecito e non significa togliersi una spina dal dito chiedersi perché la gestione dei parcheggi a pagamento sia sfociata in una transazione fumosa o perché al Comune trascorrano anni prima che venga bandito un pubblico incanto o perché le risorse ai cittadini bisognosi diventino sempre più esigue a fronte di tasse in crescente aumento. Per dirla alla femminile, non è giusto ritenere che sugli occhi dei cittadini debbano esserci sempre spesse fette di prosciutto; è innanzitutto altamente offensivo verso coloro cui ci si

rivolge solo per un voto. Per dirla nuovamente alla femminile, è lontana da il Menante, per intima essenza, ogni forma di sciocco servilismo al potente di turno. Il Menante è nato ed è cresciuto con uno spirito libero e non è afflitto da frustrazione alcuna e neppure da manie di persecuzione. Per dirla alla femminile, non ha spine da togliersi. Era in fallo chi a suo tempo lo definì giornale di partito e i fatti lo hanno ampiamente dimostrato. È in fallo chi de il Menante ha una visione distorta e parziale e non riesce a scorgere fra le sue pagine l'amore per la cultura, per la satira, per le iniziative delle libere associazioni e dei più giovani e soprattutto per l'uguaglianza fra le persone, di qualunque credo politico. Per dirla alla femminile, il Menante non sta all'op posizione, ma sta con orgoglio dalla parte di chi convintamente crede che l'articolo 21 della Costituzione non sia solo carta e che, piuttosto che limitarsi a uno sterile “sono tutti uguali”, persegue con ostinazione un'informazione trasparente e disinteressata. Continuate a seguirci, se vi pare, su www.ilmenante.it Il Tulipano Nero


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UNA RETE DI TUTELE PER I PESCATORI

Ancora una volta la CGIL di Fasano si occupa di pescatori. Quello che una volta era un comparto lavorativo distante dal sindacato del quadrato rosso, a poco a poco è diventato uno dei settori più curati dalla locale Camera del Lavoro. Il 21 gennaio scorso, nella sala di rappresentanza del Comune di Fasano, durante un convegno moderato dal referente locale della CGIL, Donato

mensile www.ilmenante.it Direttore responsabile Aldo Carbonaro direttore@ilmenante.it

Redazione Via Bosi, 19 - Fasano tel./fax 080.4427696 redazione@ilmenante.it Grafica: donato@donlegro.com Stampa: Martano Editrice srl - Lecce iscritto col n. 3/04 nel Registro della Stampa presso il Tribunale di Brindisi

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Acquaviva, a tener banco è stata la vicenda delle malattie professionali. Alla presenza di numerosi operatori del settore, presenti i vertici sindacali provinciali e regionali e l'Assessore regionale al ramo, Dario Stefàno, sono stati illustrati i dati riguardanti un questionario curato dal patronato INCA della CGIL sui danni da lavoro tra i pescatori delle marinerie di Savelletri e Torre Canne. Il dato che emerge, ha ricordato il direttore provinciale dell'INCA, è che non è un caso che si dica “sano come un pesce” e non “sano come un pescatore”. I pescatori, infatti, emergono dall'indagine della CGIL come soggetti particolarmente esposti all'usura. I principali problemi sono quelli riguardanti gli arti superiori: mani e braccia doloranti al termine della giornata di lavoro, e anche a diverse ore di distanza, sono accusate dalla metà dei lavoratori intervistati e sovente causano formicolii o intorpidimento

degli arti. Problemi alle ginocchia, causati dal rollio, e alla colonna vertebrale sono anch'essi diffusi. Problemi anche all'udito per gli addetti ai motori e alla pelle per chi ha a che fare quotidianamente con acqua, alghe, reti e vernici. Uno degli obiettivi della CGIL sarà quello di far emergere la questione presentando domande d'in den niz zo all'INAIL per malattia professionale. Tutti i pescatori, infatti, sono assicurati all'Istituto che risarcisce gli infortuni e le malattie da lavoro, ma quasi nessuno si avvale della facoltà di chiedere il legittimo ristoro del danno. Ma non solo di salute si è discusso nell'affollatissima assemblea. I problemi del settore sono stati ricordati dagli stessi pescatori: la concorrenza spietata dei “dilettanti” che, senza essere vincolati dalle regole dei professionisti, non disdegnano di vendere il surplus pescato; il prezzo elevato del carburante; la necessità di aumentare i

periodi di fermo riproduttivo (con giusti indennizzi ai pescatori che restano a terra); l'impiego corretto dei fondi europei. Tanto Stefàno che la dirigente regionale della CGIL, Francesca Abbrescia, entrambi candidati al Senato nelle liste di SEL, hanno rimarcato la necessità di adeguare le normative nazionali in materia alla specificità del settore della pesca, in perenne attesa dei decreti attuativi del Testo Unico sulla sicurezza. Infine, piace ricordarlo, nel corso dell'iniziativa è stato diffuso un opuscolo riguardante il primo soccorso a bordo. Nato da un'insolita e piacevole sinergia tra Croce Rossa e Federazione Lavoratori dell'Agro Industria della CGIL, il libretto ha avuto il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Fasano ed è stato consegnato a tutti i pescatori presenti. Perché se è vero che è giusto risarcire i danni da lavoro, è anche vero che prevenirli è ancora meglio.


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IL VIOLINO CHE PASSIONE per la tavola armonica. Ho usato anche legno di pero per costruire violini dal suono più dolce. È necessario più di un mese per costruire un solo violino. Bisogna ridurre un pezzo di legno in una tavola di soli 3 millimetri. Poi bisogna lavorarlo bene e dipingerlo con le varie resine naturali. Ha mai pensato di insegnare quest'arte? Non possiamo insegnare. Lo Stato non ce lo permette. Bisognerebbe costruire una scuola ma non ci sono i fondi, anche perché oggi si preferisce utilizzare i macchinari per costruire i violini e si lascia scomparire così l'arte del liutaio.

Il maestro Francesco Cavallo alle prese con uno dei suoi capolavori.

Sono diventate oramai rare le maestranze dell'artigianato. Un mestiere dai lavori più diversi che però viene via via sostituito dalle macchine e dalla produzione seriale. Anche nei lavori più antichi e più delicati, come la costruzione di uno strumento musicale. Lo scorso 19 gennaio il liutaio fasanese, Francesco Cavallo, ha voluto donare ai cittadini fasanesi uno dei suoi violini. Un dono che nasce da lontano e da un'esperienza di vita che trova ora doverosa memoria tra le storie della città di Fasano. Il maestro Cavallo ha raccontato ai lettori de Il Menante la sua storia.

Come è nata l'idea di donare un violino alla città di Fasano? Nel 2003 la Provincia di Brindisi mi ha premiato per la mia carriera da artigiano. E volevano che donassi un violino alla città. Ma da allora nessuno si è mai attivato per la donazione e la cerimonia di consegna. Fu Fabiano Amati a farmi la promessa di impegnarsi per la donazione. Quest'estate durante la Mostra dell'Artigianato a cui ho partecipato con i miei lavori, Fabiano Amati e poi il Sindaco Pasquale Di Bari si sono avvicinati per dirmi che avremmo finalmente donato alla città il violino. Ci tengo a dire che il mio dono non è al Comune di Fasano, ma alla cittadinanza. È un dono a tutti i fasanesi. Francesca Radesco

Maestro Cavallo, come nasce la passione del violino nella sua vita? Avevo nove anni quando cominciai a suonare il violino. C'era la guerra. Ed io rimasi affascinato da un violinista slavo che avevo sentito suonare. Quella musica mi toccò l'anima, come succede a tutti quelli che amano la musica. Mio padre era un chitarrista, ma io volli suonare il violino. Quel ragazzo slavo restò in Italia solo un anno e per un anno presi ogni settimana lezione di violino da lui. Continuai poi a studiare privatamente e all'età di 19 anni entrai nell'Accademia Santa Cecilia dove mi dissero che avevo talento e che dovevo studiare per imparare il mestiere del violinista. Quando ha cominciato a costruire violini? Avevo 32 anni quando emigrai in Svizzera a Lucerna. Qui incontrai una ragazza che suonava il violino e che mi permise di suonare in un'orchestra lirica. Poi suonai in un complesso di musica leggera composto da italiani e spagnoli. Insomma… tante esperienze lavorative… fino a quando incontrai un signore il quale capì dal mio modo di suonare che ero italiano. Mi disse che gli italiani “suonano veloci”. Mi diede il suo biglietto da visita. Era il direttore della scuola di Zurigo di Liuteria. Era il 1966… Cominciai a frequentare la scuola, mentre la sera lavoravo in una tipografia. Ho costruito il primo violino nel 1970. Quanto tempo si impiega per costruire un violino? Il violino è uno strumento antichissimo. Nasce nel 1552. Il primo liutaio fu Peregrino. Poi lo strumento fu perfezionato da Amati che ebbe due allievi, Stradivari e Guarnieri del Gesù. Purtroppo oggi questo mestiere sta scomparendo piano piano. Io lavoro secondo le tecniche antiche. Uso il legno di acero e quello di abete

Il violino donato alla Città di Fasano gelosamente custodito in una bacheca di cristallo.


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ESERCIZI COMMERCIALI DI VICINATO

MISURE ANTICRISI DALLA REGIONE PUGLIA Il periodo di crisi e stallo economico che tutta l'Europa, ed in particolare l'Italia, attraversa da oramai troppi anni ha colpito, fino a determinarne quasi la scomparsa, la piccola – media impresa e l'artigianato locale. È cosa risaputa nel paese che vive più di aziende a conduzione familiare che di grandi colossi industriali (quei pochi dal marchio italiano sembra abbiano creato più problemi all'economia nazionale, necessitando di interventi statali, che occupazione). Gli stessi giovani talenti non riescono a coltivare un'idea imprenditoriale per mancanza di terreno politico e finanziario disposto ad accoglierli, a coltivarne la conoscenza e l'intuizione ed a creare le condizioni per un'espansione e dunque per farne benessere collettivo. Del tutto positiva è, dunque, l'iniziativa del Governo Regionale della Puglia presentata lo scorso 10 gennaio. Si tratta di un bando che stanzia sei milioni e cinquecento mila euro a sostegno degli “esercizi commerciali di vicinato”, ossia dei piccoli commercianti. Ogni commerciante potrà ricevere fino a venticinquemila euro, contributo che raddoppia per le associazioni di strada. L'obiettivo è quello di creare dei Distretti Urbani del Commercio e dare così respiro e

crescita ad iniziative singole o di associazioni o di giovani menti. Infatti il bando si rivolge esclusivamente ai piccoli commercianti con sede nei centri storici e nelle città a vocazione commerciale e, tra le attività da potersi finanziare, è ricompreso anche l'e-commerce, il commercio attraverso la rete internet. L'acceso al bando, per la prima volta, è esclusivamente telematico. Per cui è necessario che i commercianti siano dotati di pec – posta elettronica certificata – e firma digitale. Dunque un bando nel contenuto, poiché la crisi è generale ed istituzionale, e nella forma innovativo che è stato applaudito a più voci anche dall'Amministrazione comunale di Fasano; segno che il buon governo può essere riconosciuto anche da amministrazioni di altro colore politico. Si sa quanto il centro storico della città di Fasano sia martoriato dall'incuria, dal vandalismo e dal disordine urbanistico. Certamente si spera che questo bando possa raccogliere l'iniziativa dei piccoli commercianti fasanesi che tra molti problemi continuano a ravvivare il centro storico. La strada è impegnativa per riqualificare quest'aerea. Non bastano insomma le parole. E le manifestazioni createsi negli ultimi tempi all'interno del cuore

storico fasanese, sostenute soprattutto dalle associazioni di cittadini che si prendono cura del centro della città, rappresentano un buon inizio certamente. Aldilà dei colori e dei vanti politici, si auspica che i piccoli commercianti ed i residenti del centro storico siano supportati e sostenuti realmen-

te con iniziative sulla scia di quella attuata dal Governo Regionale Pugliese. Altrimenti, con la morte del centro cittadino e delle piccole attività economiche, si determinerebbe la definitiva e completa fuga della generazione più giovane. Francesca Radesco


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L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI C'erano giorni particolari dell'infanzia nei quali si aspettava il periodo della Fiera del Levante, per poter essere partecipi dell'evento storico della proiezione dei programmi televisivi mattutini. Ma questi giorni erano ancora più peculiari per mia nonna, poiché il magico evento la costringeva a vedere l'alba. Quotidianamente non era così, lei si alzava comunque di buon'ora, entrava nel salottobuono (tutta una parola) e accendeva la televisione. Così iniziava la solita rottura di valvole. Quel pulsante accanto allo schermo, all'epoca dell'inconsapevolezza della futura venuta dei telecomandi, era schiacciato orientativamente per dare vita a un puntino bianco e insignificante sullo schermo che si allargava più o meno verso l'ora di pranzo. Ma era solo dopo una caterva di pugni all'apparecchio che si riusciva a intravedere qualcosa di concreto. Dopo mazzolate e imprecazioni, ecco apparire le prime immagini portavoce del miracolo italiano. La televisione entrava nelle nostre case solo a metà giornata con il telegiornale che, all'epoca, apriva i palinsesti televisivi e mia nonna sapeva tutto grazie a questo importante oggetto tecnologico. Mentre dispensava il pranzo, con tono serio raccontava morte, vita e miracoli di Madam Ussein, talvolta ammoniva anche il presidente egiziano con l'anatema: “Sadat o nan S'adatt!” e altre simili elucubrazioni di alta politica. Ma durante la Fiera del Levante era tutta un'altra storia. Alle dieci di mattina iniziava il film, e nonna era contenta, perché quelli trasmessi durante il dopocena, la mattina seguente li ricordava a malapena e spesso diversamente, confondendo la trama con i suoi sogni sulla poltrona accanto al bra-

ciere. Una buona parte di queste pellicole proveniva “dalle lontane Americhe”, quel posto misterioso che per arrivarci bisogna navigare a lungo con il rischio di trovare balene mangiatrici di burattini. De gustibus non sputazzellam est, così dicevano i romani, o qualcosa di molto simile. Le televisioni di allora emanavano luci monocrome e quindi è sempre stato un mistero per molti, se nella versione originale, questi film fossero già a colori o ancora in bianco e nero. Ma tutto questo arcano non turbava mai mia nonna, che affermando di sognare in bianco e nero, era convinta che tutto ciò che era trasmesso senza chiedere il permesso fosse così. Infatti, la televisione ha sempre avuto il compito ingrato d'intromettersi senza chiedere il permesso, pur raccontandone di tutti i colori. Alcuni film, trasmessi durante la Fiera del Levante, ancora li ricordo e primo fra tutti c'è la grandiosa e geniale opera del 1956 di Don Siegel: “L'invasione degli Ultracorpi”. L'opera seguiva l'onda esterofoba americana che già diciotto anni prima di questo film, vide l'attore Orson Welles consacrarsi, grazie a uno sceneggiato radiofonico di extraterrestri, come miglior attore del momento, giacché rese così credibile la storiella dietro un microfono, da scatenare il panico in tutto il New Jersey. Posso capire che gli americani già sopportavano a malapena gli emigranti italiani, talvolta offrendo un posto a sedere su una sedia elettrica sterminatrice di anarchici & company, figuriamoci cosa si sarebbero inventati, se avessero dovuto sopportare anche la venuta degli alieni. Magari avrebbero ideato una poltrona idromassaggio a led infrarossi che avrebbe prima dato la morte

agli intrusi venuti dalla galassia e poi la cecità. Ma torniamo a “L'invasione degli Ultracorpi”.

È un film di fantascienza, all'epoca la moda di parlare di UFO ancora non era scemata e


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omini verdi d'invidia perché vivevano in un pianeta dal suolo rosso e riarso, ancora cercavano di conquistare gli Usa per poi suicidarsi a botta di cheeseburger. Solo di recente ho scoperto che sarei potuta essere, fin da piccina, una discreta critica cinematografica oppure una veggente,

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avendo sempre avuto una passione per questo film, poiché solo appena vent'anni fa mi è stata data ragione, essendo stato scelto per essere conservato nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, all'interno dell'archivio nazionale cinematografico. La trama racconta di strani baccelli che fungono da incubatrici di cloni che si appropriano delle menti dei terrestri durante il loro sonno. Magari ci fossero riusciti con mia nonna, oggi la vita sarebbe stata più divertente, ma lei si difendeva anche nel sonno. Infatti, mentre dormiva sul divano, era perennemente armata di alari da braciere. In realtà questo film riscosse parecchie critiche, essendo stato interpretato come un racconto allegorico, di stampo politico anticomunista, nonché tacciato come uno dei simboli del maccartismo, nonostante il regista si sia sempre allontanato da tali posizioni. Durante questa campagna elettorale, l'abuso di politici in TV ha sfiorato l'ipotesi che avessero il dono dell'ubiquità, ma non avendo avuto una carriera di critica cinematografica, posso almeno tentare con la chiaroveggenza. Sono tutti cloni. Si comportano tutti con gli stessi toni da propaganda, con il tentativo di farci addormentare davanti al televisore per assorbirci la mente e annullarci definitivamente. Talk show sempre più chiassosi, hanno addirittura fatto riemergere stati nostalgici nei confronti della vecchia e defunta “Tribuna elettorale”. In questo lisergico

mondo visivo tutto è consumato con estrema velocità perciò, ormai non è più necessario essere convincenti in base ai propri programmi, ma attraverso un martellamento arricchito anche da gesta teatrali. È così che a Silvio Berlusconi è bastato spolverare la sedia prima di accomodarsi, dove prima c'era un suo avversario, per ottenere consensi e obnubilare la memoria di una parte della collettività riguardo ai suoi scandali e le sue posizioni politiche che hanno portato l'Italia quasi sull'orlo del default. Oppure penso a Grillo, che tra una parolaccia e un'altra, si fa trascinare da una folla impecorita stando a bordo di un gommone. Sono scene orripilanti, che sinceramente riportano in mente balletti del

periodo Pop, dove le vallette scosciate, pur rimanendo a gambe divaricate e con il sorriso imbalsamato tra il naso e il mento, si facevano trasportare da una parte e l'altra del palcoscenico dai ballerini più energumeni. Di nonne come la mia ne avrei voluta più di una, ne avrei voluti tanti di suoi cloni, ma non c'è stato niente da fare: è rimasta unica. Fortunatamente neanche Berlusconi è stato clonato, così come Grillo. Anche se temo ancora “L'invasione degli Ultracorpi”, vedendo uscire da baccelli ancora tante testoline di piselli, al suono robotico dei discorsi di Mario Monti. Angela Rubino

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LA MIA TESI SULLA CRISI Comincio a pensare che la crisi economica dell'Italia si stia manifestando proprio adesso. Credo soprattutto che sia provocata dalle grandi imprese, dai loro debiti mai saldati. Per non parlare poi del ruolo delle banche, piccole e grandi, che contribuiscono in netta misura al generale indebitamento del Paese. In Italia si registra una totale assenza di entrate. Cosa accadrà dopo le elezioni politiche dei prossimi 24 e 25 febbraio? Occorrerebbe un'incisiva azione proprio nei confronti degli istituti di credito per favorire la ripresa delle fasce più deboli. Bisogna forse privarsi dei beni essenziali? Credo di no; forse prima di stabilire tagli drastici alle spese pubbliche, occorrerebbe che ognuno di noi si rieducasse a valori un po' più genuini e, se sacrificio deve essere per tutti, bisognerebbe scoprire il valore di certe cose di una volta, a cominciare da quando si sta a tavola. Se venisse incentivato l'equilibrio in ogni aspetto della vita, anche questa sarebbe un'ottima base di partenza per la ripresa dell'Italia. Proprio da qui bisogna ripartire per eliminare gli eccessi del consumismo, che vedono le nostre tasche meno piene e le pance eccessivamente gonfie. Pino Carrone


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ORA IL DIRITTO LO FACCIO IO

I resti della Casa dello Studente a L’Aquila dopo il terribile terremoto del 2009.

Recentissimi studi scientifici affermano e dimostrano che il cervello umano è in grado di contenere e conservare nel tempo migliaia di informazioni. Si tratta di un esercizio apparentemente difficile e talora di scarsa utilità, soprattutto per chi – la maggior parte – dichiara di non ricordare e soprattutto di non avere alcun interesse a ricordare neppure ciò che ha mangiato ieri. I dati assorbiti nella scatola cranica sono numerosissimi; a volte il ricordo, la memoria funziona meglio se uno di quei dati è correlato a un evento particolare della propria vita. È semplice dunque associare il dolore a un episodio spiacevole, per esempio il lutto per la perdita di una persona cara. Vale lo stesso per la felicità che è strettamente legata a quelle sensazioni che fanno semplicemente stare bene. Sorte un po' diversa hanno i ricordi scolastici, le nozioni apprese dinnanzi a un professore magari un po' noioso e non particolarmente attraente. È tuttavia spiacevole ammettere a se stessi che, dopo un

periodo di tempo prolungato, certe regole si sono per così dire dissolte. L'altra sera, per esempio, con grande rammarico ho dovuto constatare che ricordavo a mala pena quante declinazioni avesse la lingua latina e quante quella greca. Dopo anni trascorsi sui libri, produce amarezza accorgersi di aver perso una parte importante del proprio patrimonio. Poco male, qualcuno dirà; il latino e il greco sono lingue morte e il mancato allenamento quotidiano produce questi effetti. E poi, a mo' di grama consolazione, nel corso degli anni, quante nuove regole il cervello ha appreso e assimilato. Non tutto può essere conservato nella memoria. La scienza dice di sì; a me sembra che talune lezioni debbano essere scolpite nel proprio io per diventare parte della persona. Mi viene dunque alla memoria una delle prime lezioni universitarie di diritto privato, una sala cinematografica ricolma di giovani infervorati dal mito del Pubblico Ministero Antonio Di Pietro e animati dal desiderio di seguirne

le orme. Il professore parlava al microfono e tentava di chiarire il concetto di “Stato di diritto”. Sconcertato dal brusio e dalla oggettiva difficoltà di tenere una lezione a una platea di oltre mille persone, decise di cambiare stratagemma e spiegare quel concetto difficile – apparentemente difficile – con parole facilmente comprensibili. “Regnava una grande confusione; lo Stato si alzò e disse: «Ora il diritto lo faccio io»”. Pare che dopo quella frase e il tono altisonante con cui fu pronun-

ciata, le cose cominciarono ad andare meglio perché le regole, finalmente condivise, mitigavano con successo gli egoismi individuali e fu assicurata, almeno in termini generali e astratti, la pacifica convivenza fra gli uomini. Dopo quella lezione, il concetto di “res pubblica” apparve più lineare e l'idea di Stato più accattivante e degna di rispetto profondo. Lo Stato, quando è espressione di democrazia, rappresenta una delle migliori forme in cui può estrinsecarsi l'intelligenza dell'uomo. Il principio di separazione fra potere legislativo, esecutivo e giudiziario rappresentava la chiusura del cerchio di un progetto perfetto. Belle parole, destinate a infrangersi come le onde sugli scogli, alla luce del diffuso malcontento verso certa classe politica che è stata capace di rivoltare come un calzino l'idea stessa di Stato. I fini privati sembrano aver preso il sopravvento sui bisogni della collettività, persino su quelli collegati alle più elementari necessità dell'esistenza. Sbandierare il vessillo dei tagli cosiddetti necessari alla spesa pubblica priva, per esempio, i diversamente abili di diritti costituzionalmente garantiti; per contro, gli sti-


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pendi e i rimborsi spese a favore degli “eletti” non accennano a calare, fosse solo per quel diffuso sentimento di vergogna che si prova a possedere tanto mentre altri non hanno praticamente nulla. Le caste marciano spedite su strade lastricate d'oro, mentre la maggioranza arranca e si interroga sull'opportunità stessa di continuare a vivere in uno Stato apparentemente di diritto. Chi è chiamato a legiferare sembra aver rimosso quel concetto, ma spesso anche chi è chiamato a dare esecuzione a quelle leggi dà l'impressione di avere in testa una certa confusione. I fenomeni di corruzione e concussione sono in mortificante e progressivo aumento fra gli esponenti della classe politica e di certa burocrazia, come se svolgere il proprio dovere meritasse un supplemento in regalie, oltre allo stipendio

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che la collettività già elargisce. È di pochi giorni addietro la sconcertante notizia che vede per protagonista l'ex Prefetto della città de l'Aquila che, all'indomani del terribile terremoto dell'aprile del 2009, pare avere inscenato un teatrino a dir poco raccapricciante e macabro. Le lacrime del Prefetto, recatosi con una corona di fiori a commemorare gli studenti deceduti per il crollo della Casa dello Studente della città abruzzese, cozzano con le risate, percepite grazie a un'intercettazione, che lo stesso rappresentante delle istituzioni gioiosamente emette al telefono disquisendo con un interlocutore (indagato per la brutta faccenda degli appalti per la ricostruzione dopo il terremoto) sulla clamorosa finzione inscenata durante commemorazione. La vicenda, per dovuta chiarezza, merita ulteriori appro-

fondimenti, il condizionale è d'obbligo e rende ragione al Ministro dell'interno che ha dichiarato di non voler esprimere giudizi, "perché le cose vorrei conoscerle nella loro interezza e nel contesto in cui si sono sviluppate”. La notizia, se confermata, indurrebbe a dare ragione a chi usa, come si suol dire, “fare di tutta l'erba un fascio” e ad appoggiare pienamente le dichiarazioni dei parenti delle vittime, "Se questi sono gli uomini dello Stato bisogna trovarne altri afferma Antonietta Centofanti, zia di una delle vittime -. Questi soggetti rappresentano solo fame di potere. Non sono rappresentanti delle istituzioni". Il pensiero ritorna allora allora al ricordo di quella lezione universitaria, allo sforzo del professore per rendere in maniera efficace la nozione di Stato di diritto. È possibile che alcuni rappresentanti delle istituzioni, politici o esponenti della pubblica amministrazione abbiano rimosso dalla memoria concetti di una linearità disarmante? Quali sono le ragioni di un così profondo decadimento? Ha ancora senso insegnare agli studenti quale sia la differenza fra corruzione e concussione se la ferita inferta alla “res publica” è profonda alla stessa maniera in entrambe le

ipotesi? Soprattutto a quanto può servire il recente intervento normativo che obbliga tutte le Amministrazioni a dotarsi di un piano anticorruzione quando, in certe circostanze, i comportamenti di alcuni sembrano andare ben al di là della violazione delle norme per invadere il campo della pietà umana e del rispetto per i defunti? “Il diritto lo faccio io” deve continuare ad essere prerogativa di uno Stato che sia autenticamente votato alle esigenze dei cosiddetti governati. Occorre abiurare quelle assurde ed estreme logiche aziendalistiche che vengono innestate nell'agire degli apparati amministrativi e le spinte sfrenate alla riduzione della spesa pubblica (maldestramente camuffate dai richiami all'efficienza e alla soddisfazione dei cittadini) che, oltre a ledere diritti sacrosanti, inducono alcuni a profitti non dovuti e pertanto a comportamenti illeciti che nessun piano anti corruzione probabilmente riuscirà a debellare. È questa una lezione che non si impara solo studiando legge, ma che appartiene, o meglio, dovrebbe appartenere all'uomo in virtù della sua tanto decantata intelligenza. Aurora Nardelli

FORNELLO PRONTO TUTTE LE SERE TRANNE IL LUNEDÌ Il Prefetto de L’Aquila durante la cerimonia di commemorazione presso i resti della Casa dello Studente.

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ORA D'ARIA Da piccoli si temeva settembre, poiché il frescolino dell'aria mattutina riportava alla mente direttamente l'approssimarsi dell'apertura dell'anno scolastico. Le giornate scorrevano lente tra i banchi di scuola e senza troppo brio. L'odore del compagno di ascelle ancora trasudava di estate trascorsa in campagna o al mare. Lo stridere del gesso sulla lavagna era l'occasione per cogliere un minimo di fastidio, subito accompagnato da attimi di distrazione forzosa collettiva che terminava con il consueto richiamo all'ordine da parte dell'insegnante. Sono tutti ricordi che evocano un sentimento nostalgico, talvolta sfiorando quasi il bucolico. A proposito di buchi e di fresco lino: ancora oggi nulla è cambiato. L'aria frizzantina è garantita dai nostri plessi scolastici durante tutto l'arco dell'anno, grazie a stipiti corrosi dal tempo, mentre i buchi su muri fatiscenti offrono paesaggi sterminati di auto parcheggiate da docenti, per la maggior parte precari, provenienti dai più disparati meandri della provincia. I tagli finanziari, cui la scuola ha dovuto assistere nel giro di più legislature, hanno ormai ottenuto un primato non troppo lodevole. Da recenti statistiche europee, perfino l'Albania ci ha superato nella classifica degli edifici scolastici a norma. Sono queste privazioni economiche che, oltre a negare un presente sereno di apprendimento ai nostri figli, negano talvolta anche un futuro, in maniera definitiva. È, infatti, ormai parte della nostra storia, la quotidianità di crolli di solai, che sovente ledono anche fisicamente i presenti malcapitati. L'incolumità dei ragazzi non è più garantita, con grande dispiacere da parte dei genitori che, invece, dovrebbero avere la serenità di affidarli a un organismo membro di uno Stato garante per antonomasia. Purtroppo gli enti pubblici, man mano che una politica tesa alla privatizzazione ha adoperato la negligenza per il bene comune, hanno proceduto con manovre maldestre, rendendosi colposamente rei. Si pensi che, in casi discussi in sede di tribunale, anche alla presenza di famiglie che hanno preso posizione come parte civile, poi è la collettività stessa, quindi anche loro, che devono risarcire i danni occorsi. Pur in apparenza sembrando questo un paradosso, non ci si può esimere dal costatare la triste e lapalissiana verità. L'edilizia scolastica ha raggiunto ormai livelli preoccupanti, soprattutto per la mancata opera di tutela attraverso la manutenzione dei plessi di nuova generazione e la ristrutturazione di quelli più datati, ma ancora in funzione. A Fasano, il 15 gennaio ha riempito di righe vari quotidiani locali, la notizia di un crollo parziale di un soffitto del corridoio dell'Istituto Alberghiero “Salvemini”. La cosa potrebbe appartenere a una serie di eventi simili a livello nazionale, considerando il fatto che nell'animo comune sia sempre presente il pensiero che certe cose debbano necessariamente succedere comunque agli altri, per poi stupirsi quando accadono a noi. Fortunatamente il crollo è avvenuto durante la notte e solo la mattina successiva, all'apertura dell'edificio, ci si è stupiti di fronte ai numerosi calcinacci sparsi sul suolo. Come vuole la procedura, si è mossa la consueta routine d'ispezione da parte dei Vigili del Fuoco, che in maniera solerte hanno eseguito le procedure di messa in sicurezza, come da copione. Pare che la causa sia dovuta a infiltrazioni di acqua a sua volta

provocate da un'altra rottura all'interno dell'edificio, e cioè quella dell'impianto di riscaldamento, che di norma dovrebbe essere monitorato grazie a una serie di operazioni di controllo e manutenzione. Purtroppo, sia gli alunni che i docenti, capeggiati dalla direttrice scolastica, hanno lamentato la precarietà dello stabile, nonostante siano stati fatti in precedenza dei solleciti. Nel poco tempo tecnico che ha avuto a disposizione, il ministro Profumo non ha potuto fare altro che proseguire una strategia mirata allo sfacelo di una risorsa del nostro Paese, già perseguita dalla sua predecessora Gelmini. Con la riduzione delle risorse economiche, si è purtroppo assistito a una sorta di scaricabarile verbale. In sintesi si assiste da una parte allo Stato che scarica sui Comuni la salvaguardia del territorio, d'altro canto i Comuni si chiedono con quale denaro debbano esaudire la richiesta, considerando che l'organo centrale perpetua nel negare risorse. Quindi, se come scritto in precedenza, anche l'Albania ci ha sorpassato per sicurezza nelle scuole, non ci resta che vantarci di essere parecchio meglio del Burkina Faso. Giullalaproffa


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PAROLE SORDE Carolina Picchio, quattordici anni, una vita davanti... Una vita fatta di sconfitte e di vittorie, di porte chiuse in faccia e di risate con gli amici, una vita come tante, una vita purtroppo finita tragicamente. È la notte tra il 4 e il 5 gennaio, Novara; dal terzo piano della casa di suo padre, Caro ( così era affettuosamente chiamata dagli amici) decide di farla finita, di "non avere più tempo da perdere" così come avvisava su Facebook. Il blog si scatena, il mondo dei social network (anche se forse proprio ad esso è collegata la morte della giovane) ora cerca una soluzione; i parenti, gli amici , i conoscenti cercano di dare una spiegazione ad un gesto così esasperato. Qualcuno prova a cercare un colpevole, inizia la caccia alle streghe. Le forze dell'ordine indagano. Un pugno, o forse un sonoro ceffone sarebbe partito, nella serata del 5 gennaio, da un amico di Carolina a un suo coetaneo, uno dei probabili responsabili dei ripetuti insulti riversati su Facebook di cui era stata oggetto la ragazza. Carolina non è l'unica vittima di un mondo che non sa ascoltare; solo qualche settimana prima, un quindicenne romano additato come omosessuale, anch'egli deriso sul più famoso dei social network, si è tolto la vita nella sua abitazione, davanti al fratello minore. Non riusciva più a sopportare la persecuzione. In quella circostanza gli inquirenti non hanno prefigurato alcuna ipotesi di reato, ma sono in molti a dire che vi è stata istigazione al suicidio, vero stalking nei suoi confronti operato tramite i social network. Torre Santa Susanna, 6 novembre 2012, un ragazzo di 15 anni, Lorenzo Epifani si è tolto la vita. La macabra scoperta è stata fatta dal padre del ragaz-

zo e dalle Forze dell'ordine che ne erano alla ricerca subito dopo la denuncia di sparizione. Ai Carabinieri il papà e la mamma del giovane avevano raccontato che il figlio si era allontanato dalla loro casa di Torre nelle prime ore del pomeriggio, come era sua abitudine per incontrare gli amici in piazza o al bar. Dettaglio non trascurabile, Lorenzo aveva stranamente lasciato

casa il telefonino il giorno della sua scomparsa. Anche questa volta, le ultime parole del giovane sono state lasciate su Facebook qualche giorno prima di morire: “Quello che a volte non viene capito è che per amare bisogna soffrire che per soffrire bisogna amare ma che per amare e soffrire bisogna possedere un cuore”. Forse una delusione d'amore o l'incapacità di reagire a un rapporto ormai spez-

zato le cause di un gesto disperato nelle campagne di Torre Santa Susanna? A queste domande non vi è ancora una risposta. Il suicidio non ha una logica; esattamente come non ha senso privarsi della vita. Si ha l'impressione di vivere in una società che non insegna l'amore per il prossimo, rinchiusa in poche idee, pronta ad affermare che ciò che non è "normale" fa solo male. I mass media ci inondano di storie vuote, senza riservare il minimo spazio al rispetto per gli altri. Sembra quasi che del valore di un individuo e del suo disperato bisogno di aiuto ci sia accorga solo quando ormai non c è più e non c è più niente da fare. “L’adolescenza non è un' età facile” non deve essere una scusa, un pretesto per lasciare che tutto questo continui a succedere. Dobbiamo imparare ad ascoltare non solo ciò che viene detto a chiare lettere, non dobbiamo avere paura del diverso. Ascoltiamo le parole sorde di chi vuole solo che gli si tenda una mano. Paola Vinci


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MIA SORELLA PANNOCCHIA C'era una volta, nel paese del Mulino Bianco, una famiglia tranquilla e felice, perché mangiava sano e viveva meglio. La mamma era uno Spicchio di Sole, gentile e precisa, amava le cose semplici e il profumo del pulito. Il papà era un Batticuore, creativo e intelligente, sempre in cerca di un lavoro e appassionato di musica. Accadde che un giorno entrai a far parte anch'io della famiglia, ero un Abbraccio: equilibrata e razionale, avevo preso il meglio dei miei genitori. Loro mi adoravano e mi riempivano di zucchero a velo, ed ero felice per così poco. La mattina era sempre una festa per noi, ci riunivamo tutti insieme intorno al tavolo del piccolo tinello e facevamo colazione con i flauti, perché ci piaceva tanto suonarli. Ma dopo anni e anni la musica era sempre la stessa, e volevo qualcun altro che mi accompagnasse nella melodia e chiesi ai miei genitori un po' di compagnia. Logicamente ero un piccolo biscottino, e per intenderci, per compagnia intendevo un pappagallino, una tartarughina, una di quelle sorprese che si trovano nelle merendine insomma! I due invece capirono male, e dopo una lunga nottata passata a casa del signor Banderas

mi rifilarono dopo qualche mese un esserino minuscolo, una Pannocchia: in pratica una sorella. Papà Batticuori aveva un vero lavoro e la casa era diventata troppo piccola, così ci trasferimmo in una con un grande tinello. Pannocchia era una monellaccia, esasperava il papà e la mamma tanto da non farli più dormire; erano spesso nervosi e stressati, facevano il bagno nel caffè e tutti lo sanno che fare il bagno nel caffè non è poi così salutare… Mia sorella Pannocchia cresceva, e diventava sempre più bella: spesso ci sedevamo nel grande tinello e le insegnavo a suonare il flauto. Era proprio brava! Peccato che nessuno potesse ascoltarla: ora per comprare tanto latte per tutti

anche la mamma Spicchio di Sole doveva lavorare, e il papà tornava la sera tardi quando Pannocchia già dormiva. La piccola faceva progressi ogni giorno, e a me piaceva guardarla mentre giocava, mentre imparava a rimbalzare, mentre dormiva. Accudivo e adoravo quella creaturina anche meglio della mamma, che dormiva tanto e fumava molti mikado; era triste perché papà un giorno era uscito per andare al lavoro, ma non era più tornato a casa. A quanto pare era andato a vivere da un'altra parte, in una casa con un tinello troppo piccolo. La mamma non era più lo Spicchio di Sole di una volta, non suonava più il flauto con noi e non riusciva mai a darci un po' di zucchero a

velo. Con il tempo Pannocchia, nonostante fosse cresciuta al mio fianco, dimostrò di avere un carattere molto più forte del mio. Io la stimavo, ma allo stesso tempo la invidiavo, perché lei riusciva ad ottenere molto di più dai miei genitori: lei le cose le pretendeva. Pannocchia, nonostante fosse più piccola, mi insegnava molte cose: lei mi trasmetteva sicurezza, allegria, emozioni che svanivano sempre di più in quel che restava della nostra famiglia. E fu lei ad andare da papà Batticuore, a convincerlo a tornare a casa. Ma lui era rimasto prigioniero di un tremendo incantesimo, una perfida Macina lo aveva incastrato in un ingranaggio e nessuno poteva liberarlo! Pannocchia però non si perse d'animo, e decise di prendere Macina per la gola: con una scusa la invitò a casa per bere un po' di latte e dentro ci mescolò di nascosto un cucchiaino di burro d'arachidi. La brutta Macina appena bevve un sorso ebbe uno shock anafilattico e schiattò, l'incantesimo si sciolse e papà Batticuore tornò a casa, felice di poter riabbracciare i suoi piccoli pasticcini e di ricominciare a fare colazione con loro. Glamodrama

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IL RITORNO DI ZORRO? DI MACISTE? DI SPARTACUS? O DI TUTTI E TRE MESSI INSIEME? O DI TOTÒ?

Ma come si fa? Uno dovrebbe essere orgoglioso di appartenere al proprio paese, ma se questo paese è l'Italia, come si fa a dire a testa alta “io sono italiano”? I morti di tutte le guerre, i soldati che hanno dato la vita ed il sangue per la patria, se una tomba ce l'hanno vi si stanno rivoltando dentro, chi la tomba non ce l'ha si sta rivoltando dovunque si trovi, compresi i campi di papaveri rossi. Comunque tutti si stanno chiedendo chi gliela ha fatta fare a buttare il sangue se le cose dovevano andare come purtroppo oramai in Italia vanno da un po' di tempo a questa parte. Io ogni tanto mi vergogno di essere italiano, e ancora di più mi vergogno quando l'Italia rivendica un ruolo che non ha più, ammesso che lo abbia mai avuto. Siamo dei vigliacchi, dei voltagabbana, degli approfittatori, per di più incapaci di gestire con intelligenza e coerenza quello che ci viene affidato o di cui ci appropriamo più o meno lecitamente, siano essi titoli, proprietà o cariche pubbliche. Una volta eravamo almeno simpatici e divertenti, ora neanche quello. La furbizia peggiore ha sostituito la perspicacia migliore, la menzogna studiata ha

preso il posto della sincerità genuina e stiamo sprofondando in un baratro come purtroppo è giusto che sia. Viene da chiedersi se siamo mai stati veramente una nazione al di là dei proclami e dei festeggiamenti che rientrano in questa maniera tutta italiana di celebrare qualsiasi cosa valga la pena festeggiare. D'altronde la storia insegna: appena centocinquanta anni di storia. E chi disse “abbiamo fatto l'Italia, ora facciamo gli italiani” non aveva la minima idea di quanto arduo sarebbe stato questo compito, ed a conti fatti mi sa che gli italiani li dobbiamo ancora fare, salvo che non ci vogliamo accontentare di questi più o meno cinquantacinque milioni di persone, me compreso, che razzolano dalla Sicilia alle Alpi e da Ventimiglia a Trieste. Se è vero che il pesce incomincia a puzzare dalla testa, io mi rifiuto di pensare che la testa che più di tutte rischia di puzzare in Italia è quella di Silvio Berlusconi. Io non posso pensare che i miei concittadini, i cosiddetti italiani, siano talmente cecati da non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti. Questo prepotente ritorno sulla scena politica, oltre che essere ridicolo e pietoso, è anche indecente. Nei modi e nella sostanza. Altrove, solo se chiacchierati, ci si dimette dalle cariche pubbliche, in Italia essere chiacchierati fa audience, è una nota di merito ed a prescindere dalle ragioni del chiacchieramento ti metti in rampa di lancio per

accedere a un posto che se sei un comune mortale non potrà mai essere tuo. Se nel frattempo sei stato pure condannato, è ancora meglio. E intanto televisioni e giornali nei giorni scorsi ci hanno martellato zebedei e ovaie con l'amletico dubbio “torno o non torno”. Questo è il problema. Il nostro problema. Ora che ha deciso di tornare il problema è ancora più problema. Come si fa a convincere i cinquantacinque milioni più o meno di italiani, questa volta me escluso, che Monti ha fallito e che meno male che torna lui? Come si fa, non solo a non essere riconoscente a Monti di avergli tirato le castagne dal fuoco, ma anche ad accusarlo di aver portato l'Italia sull'orlo della baratro? Il cavaliere (scusate la minuscola, ma non me la sento proprio di metterci una maiuscola) vuole convincere gli italiani che fin quando al governo c'è stato

lui tutto andava bene, poi si è ritirato perché l'opinione pubblica, questi maledetti comunisti per intenderci, gli remavano contro ed ha dovuto lasciare il Belpaese (con uno sforzo ci metto la maiuscola) nelle mani di un governo tecnico. Poi il governo tecnico, sempre a suo dire, ha fatto male. Ma Silvio si è scordato che Monti ha fatto quello che avrebbe dovuto fare lui, salassare gli italiani per non precipitare l'Italia nello stesso precipizio della Grecia? E mica lo dice che se quelle misure impopolari le avesse prese lui avrebbe perso il consenso popolare, ma peggio ancora quello elettorale. Intanto adesso ritorna il salvatore della patria che, fatto fare il lavoro sporco al governo tecnico, rivendica il primato della politica, si candida a leader indiscusso, butta per aria un'operazione apparentemente democratica con la quale si procedeva in direzione delle primarie


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per individuare un capo nel centrodestra, dice “il capo sono io”, e fa pure fare la figura dei pagliacci ai suoi più stretti collaboratori, Angelino Alfano prima di tutti. Credo che l'unico aspetto positivo in tutta questa faccenda sia rappresentato dall'età non

più giovane di questo megalomane presenzialista che negli ultimi giorni ha preso coraggio e si sta passando in rassegna tutte le televisioni, quelle sue e quelle degli altri: qualche volta resta e qualche volta se ne va scocciato perché anche questo fa audience e spettacolo. Avesse avuto trent'anni di meno ci sarebbe stato veramente da preoccuparsi. Certamente Berlusconi non è l'unico male della politica italiana e se penso ai proclami che arrivano da tutte le parti ed inneggiano ad un cambiamento radicale solo perché siamo già in campagna elettorale, veramente

che mi viene da ridere (nel senso che non sono lacrime che bastano). Intanto ciò che era stato promesso, sbandierato e pure condiviso da tutti, la riforma elettorale, a quanto pare, adesso tutti se la sono scordata. La riforma delle provincie pare che sia saltata, altre promesse sono diventate debiti e tiriamo avanti così. E tutti i nuovi candidati, che spesso sono i vecchi candidati, trionfalmente fanno gli stessi proclami che fanno da quando si sono avvicinati alla politica la prima volta, e noi abbiamo avuto la stupidissima idea di eleggerli pure. Anzi, non li abbiamo manco eletti noi, giacché il sistema elettorale tuttora in voga fa soltanto sembrare quello che non è: in realtà questi si eleggono da soli, anzi li

eleggono i loro partiti. E noi a fare primarie (quando si fanno), referendum (quando ce li fanno fare) ... così ci sembra di fare qualche cosa e renderci utili, addirittura di decidere ... ma si può essere più coglioni!? Nicola Fiume

MILLE FIOCCHI DI NEVE «Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra. Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. “A ricordo di come soffrono le donne come noi” aveva detto. “Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso”.» K. Hosseini, Mille splendidi soli New Dehli, una ragazza di 23 anni viene picchiata brutalmente e stuprata da un branco di sei uomini ubriachi su un autobus. Dopo l'aggressione, le sue condizioni appaiono immediatamente critiche, viene portata d'urgenza in aereo all'ospedale di Singapore dopo aver subito già tre interventi chirurgici nell'ospedale di New Dehli . Arresto cardiaco, infezione ai polmoni e all'addome ma soprattutto una grave commozione celebrale sono i riscontri del team dei medici all'arrivo. Nonostante un gruppo di specialisti abbia tentato l'impossibile per salvarla, la giovane donna non ce la fa. Sembra trattarsi dell'ennesima storia di soprusi a carico di un essere indifeso, ma non è così. Dal giorno seguente la terribile aggressione, si scatenano nel Paese forti reazioni. Il super testimone (un amico della giovane presente al momento dell'aggressione) ha dichiarato: “La gente che passava, in auto o in bicicletta, si voltava verso di noi, ci vedeva nudi a terra, e proseguiva. Nessuno si è fermato per aiutarci e solo dopo 30 minuti sono arrivati dei poliziotti, ma hanno aspettato altro tempo prima di chiamare l'ambulanza, per decidere a quale stazione appartenesse il caso”. Cinque dei sei imputati rischiano la pena di morte. Per costoro processo per direttissima a porte chiuse, per il sesto, un ragazzo di diciassette anni, giudicherà un tribunale per minori. Lo ha stabilito il giudice della corte di Saket, dove ha sede il processo, dopo che una folla di persone ha fatto irruzione nell'aula in cui sarebbero dovuti comparire per la prima volta gli imputati. Di fatto, è stato impedito il regolare svolgimento dell'u-

dienza. Ad aggravare la situazione, anche un litigio tra avvocati, che hanno aggredito verbalmente un collega resosi disponibile alla difesa dei cinque imputati. Qualche giorno fa, infatti, l'associazione legale del distretto di Saket aveva deciso che nessuno dei suoi componenti avrebbe assunto la difesa degli accusati. Il padre della giovane, intervistato nel corso di una trasmissione televisiva, ha dichiarato: «Voleva diventare un dottore, era il suo desiderio sin da bambina. Non voleva che io dovessi lavorare anche da vecchio. La nostra famiglia ha avuto tante difficoltà economiche». E ancora, con gli occhi pieni di lacrime "Quando l'ho vista, picchiata e martoriata dalla cattiveria di quegli uomini mi ha ricordato un uccellino con le ali spezzate. Ma in ospedale, a Singapore, ho sperato fino alla fine che si riprendesse, inutilmente." Se è vero che ogni storia ha una morale, questa cosa può insegnare? Che una donna deve avere paura di salire su un autobus o che deve scegliere con estrema cautela cosa indossare per non correre il rischio di essere “sbranata” da bestie fameliche? Oppure che è giunta l'ora di riconsiderare il vecchio concetto di “sesso forte”? Forte è chi, anche solo con la voce, si oppone ai soprusi e agli abusi. Forte è stata chi, pur non essendo sopravvissuta alla brutalità subita, ha squarciato il velo della prevaricazione e ha dato voce ai tanti che chiedevano non solo giustizia, ma il riconoscimento di un diritto all'esistenza per chi viene troppo spesso tacciato di essere il sesso debole. P.V.


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I AM SINGLE Disquisire intorno alla propria vita privata, anche dei particolari dei suoi risvolti più intimi, quella che attiene alla sfera sessuale. Ad alcuni riesce semplice, quasi naturale, al punto che potrebbe essere confusa con un'esigenza di vita Per altri, invece, è preferibile mantenere sempre una certa riservatezza; retaggio questo di una concezione che vuole che i panni, soprattutto quando sono sporchi o apparentemente tali, si lavino rigorosamente in casa. A pochissimi, dotati di un'intelligenza sopraffina e di poche parole, succede di comprendere quando sia il momento migliore per fare una rivelazione destinata a una platea piuttosto ampia. È accaduto qualche giorno fa, durante la consegna dei Golden Globe a Hollywood. Una splendida signora di mezz'età, nota al pubblico come Jodie Foster, si è rivolta ai presenti in sala e contemporaneamente al mondo intero con una dichiarazione che i più avrebbero desiderato dal sapore decisamente piccantello, ma che in realtà ha assunto il gusto di un dolce alla panna diretto rigorosamente in pieno volto. Presa la parola, ha maliziosamente annunciato il bisogno di dire qualcosa che non era mai riuscita a dichiarare pubblicamente, “I am single” e dopo questa affermazione, la protagonista ha regalato uno dei suoi sorrisi più belli e disarmanti. Jodie Foster si è burlata a modo suo dei tanti benpensanti e malpensanti in circolazione. Chi era in attesa di un coming out tradizionale, è rimasto un tantino deluso. Cos'è piuttosto un coming out? L'espressione completa è la seguente “coming out of the closet”, alla lettera significa “uscire furi dal ripostiglio” ed indica la decisione di dichiarare apertamente la propria omosessualità, bisessualità o identità di genere. Su alcuni siti sono presenti delle vere e proprie guide per capire quale sia il momento migliore per uscire allo scoperto con amici, familiari e colleghi di lavoro. Cosa accade normalmente dopo aver fatto coming out? L'interessato dovrebbe – il con-

dizionale è d'obbligo - sentirsi meglio, come dire più leggero per aver confessato il proprio segreto; non è nemmeno escluso che avvii un percorso di psicoanalisi per approfondire la conoscenza del proprio io. Secondo una recente ricerca condotta in Italia sui familiari di giovani omosessuali, nel 64% dei casi la scoperta dell'omosessualità del proprio parente è avvenuta con un esplicito coming out, negli altri casi lo si è saputo da un'altra persona, leggendo il diario del figlio, trovando una lettera o del materiale sull'omosessualità. La prima reazione alla scoperta è di smarrimento, paura, dolore. Solo una minima parte confessa di avere avuto reazioni violente: tre madri (gli intervistati sono stati duecento) hanno dato uno schiaffo, altre due hanno cacciato il figlio di casa. Qualcuno ha avuto una reazione ricattatoria, “Perché mi hai dato questo dolore?”, altri hanno ritenuto che il figlio fosse stato traviato da qualcuno. Quasi tutti, comunque, (161 su 168) hanno rifiutato il concetto di omosessualità come malattia. Dopo la crisi e la forte emozione derivante dalla scoperta, a prevalere sono comunque sentimenti di amore incondizionato, solidarietà, protezione, talvolta complicità.

L'integrazione dell'omo sessualità del figlio nella vita familiare è accompagnata comunque da un desiderio di normalizzazione, ovverosia una vita affettiva appagante, una coppia stabile. Quando il coming out riguarda un personaggio celebre, pare doveroso organizzare un'affollata conferenza stampa e accettare, con tutti gli svantaggi e i vantaggi del caso, il tram tram del gossip. Per Jodie Foster, il New York Post dà per certo, ad esempio, che il padre biologico dei due figli dell'attrice sia niente poco di meno che Mel Gibson. I ragazzi, infatti, somigliano come due gocce d'acqua a Mel Gibson. L'attrice, del resto, è stata l'unica a difendere Gibson quando è stato travolto dagli scandali (insulti antisemiti contro due poliziotti, abusi sulla ex compagna, il rientro sul set quando ormai l'intera Hollywood considerava Gibson un appestato). La macchina del gossip sembra inarrestabile, ma come accade anche in certe realtà locali, il mulo raglia solo tre giorni e poi interrompe il suo lamento. La vita prosegue con la normalità di sempre (così il desiderio di normalizzazione viene appagato) e Jodie Foster continuerà ad essere apprezzata per l'indiscussa capacità di interpretare film, piutto-

sto che per l'abilità dimostrata nel trovare un seme maschile adeguato alle proprie esigenze. Ben più difficile risulta per chi non è altrettanto celebre e famoso, trovarsi a fare i conti con una società ostile, con un Paese che nega diritti. Nella solita ricerca emerge chiaramente che molti genitori pensano e desiderano che i figli vadano a vivere all'estero, in un contesto di maggiore accettazione e riconoscimento di diritti. Comunemente si afferma che la società italiana non è abbastanza matura per accettare una tale rivoluzione. I casi di omofobia sono praticamente all'ordine del giorno, i social network si sono trasformati in alcuni casi in pesanti gogne perdendo la propria natura di strumento di comunicazione sociale e alcuni adolescenti, vittime di una nuova ma non meno pericolosa forma di bullismo, pare ne siano stati sopraffatti, arrivando addirittura a considerare che la soluzione migliore fosse privarsi del bene più prezioso, la vita. L'illuminatissima Francia, nota per altri e ben più efficaci sommovimenti, offre esempi di rivoluzioni contro i matrimoni omosessuali che degenerano in risse inutili e perniciose. L'Italia pare accettare l'omosessualità del nuovo Presi-


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dente della Sicilia, eppure non disdegna di storcere gli occhi e pure il naso, nonostante l'esperienza pugliese, avviata anni or sono, avrebbe già dovuto tracciare un ben diverso percorso fatto di reale integrazione. Persino la classe politica che pure in periodo pre elettorale è sempre ben disposta a promettere mari e monti, sull'argomento delle coppie omosessuali non assume una posizione netta. L'attuale presidente del Consiglio, in corsa pure lui in quanto non sufficientemente pago dell'esperienza di un solo anno a Palazzo Chigi, interrogato

sull'argomento, ha dichiarato: “I figli vanno cresciuti da un padre e da una madre. Il Parlamento può trovare soluzioni per tutelare altre forme di convivenza.”. Eppure la Corte di Cassazione, solo pochi giorni fa, ha affermato che l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali è legittima; non esistono, in buona sostanza, prove in merito al fatto che un nucleo familiare omosessuale non possa rappresentare un contesto in grado di favorire adeguatamente lo sviluppo di un bambino. Dichiarazioni queste che dovrebbero indurre a una seria riflessio-

ne, lontana da vecchie ideologie ammantate di sedicenti principi cristiani e magari sfociare in un referendum popolare. Gli esiti potrebbero essere non dissimili dal precedente sul divorzio. Jodie Foster qualche giorno fa non ha squarciato un velo; ha però dimostrato con efficacia che le tendenze sessuali di ogni individuo non fanno parte delle indicazioni contenute sui documenti di riconoscimento; lo ha fatto con ironia e con intelligenza, lasciando a bocca asciutta una folta platea riscopertasi improvvisamente un po' stupida.

“Sto scherzando – ha affermato Jodie Foster, dopo aver dichiarato la sua condizione di single - Ho fatto il mio coming out tanti anni fa, all'età della pietra. Ma allora era diverso, una ragazza poteva dire certe cose a chi le stava vicino e le voleva bene un po' alla volta; prima alla famiglia, agli amici più cari, poi ai colleghi”. I tempi sono maturi perché l'Italia dimostri di non essere rimasta all'età della pietra su una questione troppo spesso oggetto di “curiose” interpretazioni. A.N.

TRAVE E PAGLIUZZA

Era il lontano giugno del 1980, non si può certo dire che in una notte d'inizio estate ci fosse propriamente un'atmosfera buia e tempestosa, se non a patto che il fattaccio fosse accaduto nel polo sud durante una bufera di ghiaccio eccezionale, ma così non è stato. Siamo nell'accogliente cielo sovrastante il mite mar Tirreno. A un certo punto, un aereo scompare mentre traversa il tragitto Bologna – Palermo. Non stiamo parlando nemmeno di un tragitto a lunga percorrenza, di conseguenza poteva essere monitorato dai radar con estrema semplicità. Invece accadde un mistero, uno dei tanti con i quali ormai l'Italia è abituata a convivere ogni volta che avvengono delle carneficine. Questa è la strage di Ustica, nella quale morirono ottantuno persone tra le quali undici bambini, ciò non è bastato allo Stato per voler subito fare chiarezza riguardo alle supposte negligenze da terra o le eventuali sprovvedutezze in volo. Molte

furono le ipotesi e tutte odoravano di pretesti e insabbiamenti, fu rispolverata pure la parola “terrorismo”, che d'altronde è sempre di moda. Tutto ciò avrebbe dovuto svegliare, da parte dell'opinione pubblica, il tarlo del dubbio e della conseguente diffidenza, ma il tempo spesso cancella la memoria. Molte furono le ipotesi e, in trentatré anni di processo, sono state prese per buone soprattutto le più astruse, prima tra tutte fu che il velivolo DC9 implose come se fosse un'anguria avariata. Nel 2007, l'ex presidente della Repubblica Cossiga, presidente del Consiglio all'epoca della strage, parlò di un missile francese che avrebbe abbattuto l'aereo su cui si sarebbe trovato il dittatore libico Gheddafi. Molti lo tacciarono come visionario, anche se la ricostruzione del relitto denunciava, dall'evidente piegatura delle lamiere verso l'interno, che fu attaccato dall'esterno da una notevole massa contundente con estrema virulenza. Per parecchio tempo, e con immensa sof-

ferenza da parte dei parenti delle vittime, si persisteva in fasi processuali dedite a lungaggini e depistaggi, che molto avevano il sentore di voler nascondere qualcosa di più serio. Ciò dimostrò in maniera lapalissiana che il disastro aereo aveva toccato dei nervi scoperti all'interno del Ministero degli Esteri. Solo il 28 gennaio di quest'anno la Cassazione ha dato ragione ai parenti delle vittime. Fu un missile che quella notte attaccò l'aereo di linea in maniera indisturbata, poiché nessun radar stranamente colse l'evento tragico. Il mistero dell'acqua calda ormai è stato svelato, solo che ora si dovrà pur capire chi l'ha lanciato questo missile, oppure per altri malaugurati anni ci vedremo costretti a dover assistere alla copertura degli scheletri nell'armadio con un velo sul volo pietoso. Si potrebbe presumere che lo Stato, all'interno del pacchetto di risarcimento, possa includere in omaggio un viaggio in un villaggio turistico libico, giusto per obnubilare ulteriormente il resto. Ma dobbiamo pure tener conto che se lo Stato ora deve pagare, e lo stato siamo noi tutti e nessuno escluso, il paradosso è che anche i familiari delle vittime sborseranno. È una linea sottile quanto un venticello calunnioso e beffardo. Notizia recente è la scomparsa del piccolo aereo da turismo all'interno del quale erano ospiti i membri della nota famiglia di stilisti italiani Missoni;

viaggiavano a largo di Los Roques mentre erano in vacanza in Venezuela. In primo luogo si è subito accusato uno Stato che si dimostra inaffidabile e corrotto, all'interno del quale vige il regno potente e sommerso dei narcotrafficanti, poi si sono sottolineati i tempi e le modalità della ricerca di superstiti. Sorge immediatamente il dubbio che, se all'interno dell'abitacolo si fossero trovati due qualsiasi, uno dal nome Tizio e l'altro Sempronio, non si sarebbe assistito a tanta eco mediatica. Strano dover pensare alle critiche italiane nei confronti delle indagini venezuelane, tenendo presente ciò che accadde a Ustica. Di certo, è sempre buono il detto cristiano che consiglia all'uomo di non guardare la pagliuzza nell'occhio degli altri senza considerare di avere una trave nel proprio. Il 28 gennaio, lo stesso giorno dell'ultima dichiarazione della Cassazione sul caso Ustica, quasi fosse un monito scaturito dall'ira divina, è successa un'altra scomparsa nei nostri cieli. Un caccia F16 statunitense, sorvolando il mar Adriatico a largo delle coste romagnole, si è dileguato nel nulla. Auguriamoci che gli americani non ci appioppino una serie d'incompetenze, come noi abbiamo addotto ai venezuelani. Piovono aerei: governo bugiardo. Giullaremissiva


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SAREMO SANREMO Ogni anno trascorro il mese di febbraio in preda ad un particolarissimo fenomeno di apnea uditiva. Invece che trattenere il fiato chiudendo naso e bocca, trattengo il silenzio tappandomi le orecchie. Il perché è presto spiegato: il mio inguaribile snobismo, unitamente alla mia passione per il rock fine anni '60 - inizi '70, mi fa detestare in maniera viscerale il festival di Sanremo. Odio le melodie melense, aborro i testi con la rima amore/cuore ma, soprattutto, non riesco mai a stare insieme alla maggioranza. Così, se il 60% o più dei miei concittadini guarda il festival in TV, io provo un irrefrenabile desiderio di documentari sugli armadilli giganti. Quest'anno, invece, il festival è arrivato prima, sotto forma di campagna elettorale. Tra auto che annunciano comizi e spot radiofonici su tutte le reti, l'aria è ricolma di motivetti banali e insulsi che i loro autori e i rispettivi committenti definiscono, immodestamente, inni. Non c'è verso di scansarli, volenti o nolenti bisogna fare i conti con i concetti espressi da questi monumenti al vaniloquio. Con la solita grancassa mediasettaria, l'inno più ascoltato in giro è ovviamente quello del PDL. Una rapida lettura del testo ci fa capire che l'inno è nuovo, ma il discorso è sempre quello e riascoltarlo fa l'effetto di un vecchio disco in vinile graffiato che fa saltare la puntina sempre sulle stesse parole. “Gente che non prova invidia, che non si arrende e non si arrenderà, che resisterà”: la solita vecchia solfa sui comunisti socialmente invidiosi cui bisogna opporsi. “Gente che ama la luce”: e la voleva produrre con le centrali nucleari ma fortunatamente ha perso il referendum. “Che non prova invidia e odiare non sa” aridaje. “Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà e porta insie-

me una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta per la verità” ma purtroppo prima che si riesca a sapere la verità, scatta puntualmente la prescrizione. “E' questo il popolo della libertà” e hanno anche il coraggio di dirlo in giro. Particolarmente calzante, invece, è l'inno del PD, composto da Gianna Nannini. “Mi ricordo di te ti raggiungo ad occhi chiusi” che è esattamente quello che fanno buona parte degli elettori del PD al momento delle votazioni: chiudono gli occhi, ricordano i tempi in cui il partito era <<IL PARTITO>> e votano sperando che gli eletti restino nel partito almeno fino a metà legislatura, prima di vendersi al nemico. “Mi ricordo di te, tu sorridi e mi dici ciao”, una volta si diceva bella ciao, ma adesso si teme di essere scambiati per frequentatori di cene eleganti e ci si limita al solo ciao, ma il concetto è quello. “Che bello è vivere se vivere è con te, ora soffia il vento soffia via con te” anche qui le reminiscenze partigiane: fischia il vento e infuria la bufera… “Tornerai so che tornerai nel tempo che verrà” soliti vecchi nostalgici comunisti col loro addavenì baffone. “Nel freddo che sarà sei vita, quasi libertà, mi ricordo di te” chiara la speranza che il voto nel freddo di febbraio potrebbe liberarci dal regime delle destre, ma si nota anche una velata minaccia finale: mi ricordo di te e se non mi voti, poi facciamo i conti. Anche l'UDC ha il suo storico inno, composto niente meno che da Luca Sardella. “Vieni amico mio, seguimi anche tu se restiamo uniti noi avanzeremo di più” chiaro l'auspicio di aumentare gli assessorati in

comuni, province e regioni alleandosi una volta con uno e una volta con l'altro. “Stringiamo le nostre mani e giù dal cielo una gran pioggia di serenità pace e libertà” inevitabile, per un partito che si rifà al cattolicesimo, il riferimento al cielo; inevitabile anche, per un partito pieno di condannati, il desiderio di riacquistare la libertà. “Un futuro migliore e batte forte il cuore e nasce un grande amore” riecco l'odiatissima rima cuore/amore: mi avevano quasi convinto a votarli col riferimento alla pace, dopo questa rima mi auguro l'estinzione dell'intero gruppo parlamentare. Camera e Senato. La cosa che accomuna tutti i tre inni precedenti, fateci caso (vi ho anche aiutato sottolineando la parola, sforzatevi un minimo anche voi, che diamine) è l'uso e l'abuso della parola libertà. Come se ci fosse da difenderla da invasori alieni o da riconquistarla dopo anni di privazione. Diciamoci le cose come stanno, in questo paese la libertà è garantita da un sistema di pesi e contrappesi istituzionali, sapientemente dosati dai costituenti. Siamo stati liberi nella prima repubblica e, se nella seconda siamo sopravvissuti a quasi vent'anni di berlusconismo, vuol dire che la nostra

libertà non corre alcun pericolo. Continuare a ostentarne la difesa equivale ad accusare gli altri di essere dittatoriali, esattamente ciò di cui il nostro paese non ha bisogno. Fortunatamente nel panorama politico si scorge qualcosa di nuovo rispetto all'ingessato schema destra-sinistra-centro: è arrivato Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle che promette di essere completamente diverso dai partiti tradizionali. Diamo una lettura anche al suo inno: L'urlo della rete. “Solo chi merita batte il prepotente, vita che corre sulla Rete, chi ha cuore e chi ci crede, riforma le città, vita rubata dai cialtroni vestiti da buffoni che mangiano milioni” ecco qui le tematiche tipiche dei grillini, internet, la lotta alla casta pagnottara, le liste civiche, eccoli i nostri paladini pentastrali. “Uno che vale uno, niente e nessuno la Rete fermerà” si vabbè, abbiamo capito, la rete, andiamo avanti. “Figlio di brava gente, mettiti in gioco e la vita cambierà, vive la nostra bella storia poetica memoria di questa grande Italia; Santi, Navigatori, eroi del mondo e della libertà”. Pure questi con la storia della libertà. Ma non erano diversi da tutti gli altri?


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I racconti bislacchi della Signora Buendia

MANI PULITE E LA LATITANZA Mio marito, checché se ne dica in giro o cosa ne dica lui, è una persona molto seria. Sembra un tipo sconclusionato, al limite estremo dello svampito, ma studia tanto per esserlo e, per questo, non si può che dargli merito. Il direttore de il Menante, che la dea Kali lo protegga a più mani preservandolo da tutti i mali, ha detto che qualcuno doveva trattare, in questo numero, l'argomento che avrebbe tirato più del viagra, ossia il festival di Sanremo. Tutti in redazione, a un certo punto sono spariti, c'era chi aveva la nonna malata, chi doveva andarla a resuscitare dopo la riunione precedente, chi invece doveva assistere al suo spurio dopo la prima redazione de “Il menante”. Insomma, appena il direttore ha smesso di proporre gli argomenti, tutti si sono dileguati ed è rimasto solo il consorte: imperterrito, immobile e con lo sguardo fisso nel vuoto immenso che lo circonda quando è in estasi. Estasi è una parola grossa, diciamo catalessi. Infatti, non tutti sanno che in realtà, essendo abituato al mio continuo lamentoso ciarlare domestico (è un compito arduo, ma qualcuno lo deve pur fare), si è allenato all'isolamento acustico.

Questa sua forma di autodifesa, in questo caso, si è dimostrata un'arma a doppio taglio. E ci godo. Fu così, che una tranquilla serata domenicale, domenica sera per farla breve, lo sento cantare e fischiare cose strane, ma veramente strane. Ma così strane che ogni tanto singhiozzava o rideva. “Vuoi una camomilla, Aurelià?” (Amo sempre porgere cortesie quando dall'altra parte c'è qualcuno che non mi ascolta. È una sorta di gratificazione intima e talmente egoistica, che non vorrei per nulla condividere con nessuno). Poi mi chiedo, ma essendo ormai Buendìa un sordo virtuale e impunito, come mai potrebbe essere possibile la realizzazione di quest'articolo? Se accanto al mio ne troverete uno suo, dovrete solo ringraziare la dea Kali, che qualche mano buona deve avercela pure messa. In ogni manifestazione artistica, tutti vogliono metterci le mani. Dove c'è anche un minimo odore di profitto, tutti vogliono metterci le mani, ormai anche quelle pulite. Insomma, sono mani che non bastano mai, magari ogni tanto si ricordasse questa cosa Aureliano su di me. Ma a prescindere, come direbbe Totò. Certe volte, vorrei tanto

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essere la dea Kali, non certo per ricambiare le attenzioni di Aureliano, piuttosto per sbrigarmi prima nelle faccende domestiche. A casa c'è sempre tanto da fare, ultimamente Buendìa si è fatto prendere dalla smania e dall'entusiasmo di un nuovo impiego. Vedendolo sempre più impegnato nel suo lavoro, la manutenzione della casa, a sua volta, diviene nella sua testolina un onere sempre più di esclusiva femminile. Se poi qualche suo amico o collega avesse la cortesia di rivelarmi cosa fa precisamente tutto il giorno fuori di casa, ne sarei infinitamente grata. Potrei addirittura svelare a lor signori come si programma una lavatrice, sono disposta anche a corsi intensivi serali per i più muniti di testosterone. Per quanto riguarda lo stirare il bucato, invece, ormai mi sono arresa e sono entrata nell'ottica maschile, quindi non potrei esservi d'ausilio. Allora mi rivolgo alle mogli affrante e stanche. Le magliette e i maglioni si stendono già indossandoli. I calzini e le mutande, se si stirano, si rovinano le molle. I jeans seguono l'ultima moda dello sdrucito andante, e se non ne tenete conto, siete solo dei miserrimi “out”. Le lenzuola non serve stirarle, tanto sono nascoste da coperte e dal piumone e non le vede nean-

che la vostra suocera, neanche la più acerrima, ma ricordatevi di non invitarla a casa vostra quando è estate. In caso insistesse, inventatevi qualcosa: il gatto ha la lebbra, il basilico ha infestato la casa e ha subito un processo di mutazione genetica diventando un'ortica equatoriale irritante e mortale, dovete tenere a bada i piragna di un cugino nella vasca fino a quando non torna da una crociera Costa guidata da Schettino. Oppure semplicemente andate ad abitare al quinto piano, assolutamente senza ascensore: funziona sempre. Dimenticavo che tra le cose da non appianare affatto sotto il ferro, ci sono gli asciugamani, se si stirassero perderebbero il profumo dell'ammorbidente e il sesto senso afrodisiaco del pulito. Le camicie vietatele tassativamente dalle vostre mura, dicendo ai vostri compagni che sono un becero simbolo di una borghesia gretta, satolla e infingarda. Tutto il tempo che avreste perso non seguendo i miei consigli, non sprecatelo assistendo al programma del festival di Sanremo. Un libro o un buon film d'autore vi renderà ancora più libere, soprattutto approfittando della latitanza fisica dei mariti laboriosi, o di quella mentale dei coniugi distratti.


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I dubbi dubbi del Prof. Nicola Fiume

Lettere al Professore Cari italiani, ci risiamo. L'altra volta tolse l'ICI. Questa volta ha deciso di togliere l'IMU. Anzi, per fare le cose ancora più in grande ha deciso che toglierà pure la luce, il gas e l'acqua. Ma non le bollette, le forniture. Cari colleghi insegnanti, sono tre volte che faccio i conti per vedere quanto mi manca per andare in pensione. Ho incominciato due anni fa e mi mancavano dieci anni, li ho rifatti l'anno dopo e mi mancavano sempre dieci anni, pure l'ultima volta, qualche mese fa, è risultato che mi mancano ancora dieci anni. Adesso basta, i conteggi non li faccio più, oramai ho capito che mi mancheranno sempre dieci anni per andare in pensione.

Cari teleutenti, sono andato a pagare il canone TV e sono appena tornato alla masseria. Mia zia, che ha 94 anni, che qualche anno fa è stata colpita da un ictus e da allora ogni tanto è soggetta a lievi fenomeni ischemici per cui vede inesistenti gatti per casa o altrettanto inesistenti gomitoli di lana per terra (e la badante glieli deve raccogliere, non fa niente che non ci sono ma glieli deve raccogliere lo stesso), allora, dicevo, mia zia, che ogni tanto ha di queste allucinazioni, vedendomi rimettere a posto la ricevuta del pagamento, mi ha guardato con commiserazione, ha abbassato scrollando la testa e rimettendosi a lavorare a maglia l'ho sentita che diceva “Allora si è proprio rincoglionito!”

la vignetta è di Cosimo Rosati


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I dubbi dubbi del Prof. Nicola Fiume Tango argentino o Tango assassino? Scrivo che è il pomeriggio di sabato 29 dicembre. Domani si parte per Lecce. Per una due giorni di tango argentino. Cupe nubi si addensano all'orizzonte. Ho telefonato all'organizzazione e controllato sul sito internet: quanto basta per capire che si tratterà di una due giorni classica. Dovete sapere che io ballo il tango argentino da poco più di un anno. Ho imparato a ballare con una persona (una donna più che altro) e ballo sempre e soltanto con questa persona. Per me è rassicurante e poco rischioso. Dovete pure sapere che nel tango argentino, come del resto nella maggior parte dei balli, è l'uomo che guida, e la donna esegue. Nella vita è diverso, ma lasciamo perdere. Allora, siccome ballo sempre con la stessa persona io so cosa sa fare lei e lei sa che cosa le posso far fare io, per cui una sollecitazione minima da parte mia la mette in condizione di eseguire il comando che le sto proponendo e realizzare la figura che io ho in mente. Occhei (mi piace scriverlo così), ancora non abbiamo detto niente di straordinario. Quello che forse non sapete è che nel tango argentino organizzato in modo classico (la cosiddetta 'milonga') la regola prevede che in sala ci si disponga gli uomini tutti da una parte e le donne tutte dall'altra. Dopo di che gli uomini vanno ad invitare le donne, e chi capita capita. Anzi, c'è di peggio. Così stando le cose, per ballare, potevo sempre sperare che nessuno invitasse la mia partner o che io arrivassi ad invitarla prima di qualche altro. Nella peggiore delle ipotesi, se qualcuno la invitava prima di me, io non avrei ballato con nessuno. Ma il guaio è che ci si sottopone pure ad un'altra usanza pericolosissima, e per chi non lo sa, pure pericolosissimamente equivoca: la “mirada”. Che cos'è la “mirada”? Risposta: le donne, dall'altra parte della sala, guardano gli uomini. Li fissano e li rifissano con l'intento dichiarato (solo quello, per carità) di farsi invitare a ballare. Non vedi nessuna con la bava alla bocca e la lingua scodinzolante, la “mirada” è una cosa discreta, particolare e a suo modo elegante, seria. Ma è pur sempre pericolosa. Molto pericolosa. Vuoi mettere che qualcuna mi guarda ... io non saprò da che parte girare la testa. Vaglielo a spiegare che non so ballare e quelle quattro cose che faccio le faccio con la mia donna perché solo con lei penso e spero di saperle fare. Farò sicuramente la figura del misogino ... poverammè!

San Silvestro pure quest'anno Sono cinquantasette anni (contando spudoratamente pure gli anni che ero piccolo) che la sera di San Silvestro mi fanno mangiare lenticchie a strafottere. Quest'anno le ho soltanto assaggiate: non cambierà un cavolo nel prossimo anno, lo so già, ma almeno non mi sarà venuto da vomitare! E' un buon inizio per il 2013, sicuramente migliore dei cinquantasette anni scorsi.

La Metafora della Camicia (continua dal numero precedente) Possiamo vedere la cosa anche da un altro punto di vista per favore? Se lui decidesse di tradire o peggio ancora di abbandonare lei, giustamente qualcuno commenterebbe “Guarda quella poveretta, abbandonata dal marito. Gli stirava perfino le camicie”. Ma questo spero che non voglia giustificare lei che tradisce o abbandona lui facendo dire a qualche altro “Ha fatto bene! Così impara a farsi stirare le camicie.” Io, non è che voglio dire, ma se penso a quello che mi è successo, è

vero che le camicie non me le stiravo io, ma non me le stirava nemmeno mia moglie. Quindi andiamoci piano con l'attribuzione di colpe e responsabilità. Oltretutto io non ho abbandonato e non sono stato manco abbandonato giacché in quest'ultimo caso la cosa supporrebbe che fosse stata mia moglie ad andarsene. E invece no. Diciamo che sono stato invitato a lasciare le di lei magioni. In quanto alle camicie, ora me le stira la badante di mia zia. Speriamo che non mi buttino fuori pure dalla masseria!

Teledò (la tv che non fa per voi) Telegiornale del 29 dicembre 2012 Prima il Brunello di Montalcino, poi il Passito di Calogero Mannino in Sicilia. C'è qualcuno che si diverte a distruggere ettolitri ed ettolitri di vino. Io avevo due bottiglie di vino nel frigo: per precauzione le ho nascoste sotto il letto.

Stesso telegiornale del 29 dicembre Roma. Un uomo si reca nel bagno di un esercizio commerciale e vi trova, abbandonato, un bambino appena nato. “Non sono stato io!” ha gridato uscendo sconvolto dal bagno.

Ancora telegiornale del 29 dicembre Clima impazzito. Sento solo il titolo del servizio che dice che al nord si muore di freddo e al sud si muore di caldo. Poi scorrono le immagini e tra zia Madia che mi vuole vedere e Dorina che insiste perché mi faccia vedere, io vedo la neve che copre New York e la gente che fa tranquillamente il bagno a Rio de Janeiro. Ma qualcuno glielo ha detto a chi ha curato il servizio che se il nord è l'emisfero settentrionale e il sud è l'emisfero meridionale tutto rientra perfettamente nella norma? Lo sa che nei due emisferi le stagioni sono invertite per cui se nell'emisfero settentrionale è arrivato l'inverno in quello meridionale è scoppiata l'estate?

Telegiornale del 15 gennaio del nuovo anno Aveva trovato il modo di continuare a dare ordini ai suoi uomini pur essendo in prigione. Boss mafioso detenuto a Caltanisetta consegnava “pizzini” a chi veniva a fargli visita in carcere scrivendo su fazzoletti di carta le sue disposizioni. “Non succederà più – fanno sapere dal carcere – gli abbiamo tolto la penna!”


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Boy docet Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento di affrontare temi difficili e, come quasi sempre accade, non mi sento affatto preparato. La morte cos'è? Non ne ho affatto idea, ma sono in grado di spiegare alla perfezione cosa sia la vita e quante gioie possa offrire. Cose semplici, ma in grado di scaldarti il cuore, come una ciotola di acqua fresca, una casa calda quando fuori imperversa la tempesta, il ritorno dell'amico del cuore dopo una lunga attesa. E se quell'amico non tornasse più? Potrei pensare di essere stato abbandonato, ma non per questo riuscirei ad amarlo di meno. E se invece l'amico del cuore morisse? In quel caso potrei davvero attenderlo all'infinito. Il mondo è pieno di storie di reciproca fedeltà fra animali e loro amici. In fondo, il sostantivo “padrone” suona male ed io preferisco non usarlo mai. Io e la mia amica abbiamo deciso di stare al guinzaglio insieme, senza che nessuno dei due abbia imposto il proprio volere. L'importante è che la corda non sia troppo corta e soprattutto che non si spezzi mai. So però che non sarà così perché nulla è per sempre. Da qualche giorno non faccio altro che pensare a Tommy e la sua storia mi fa riflettere. Tommy è un pastore tedesco di dodici anni che due mesi fa ha visto andare via la sua amica. Dove sia andata proprio non riesce a immaginarlo e neppure a capirne le ragioni. Sa solo che l'ultimo posto in cui l'ha vista è stato in chiesa, mentre celebravano il funerale della sua Maria. Da quel giorno Tommy, ad ogni rintocco di campana, si affaccia sul sagrato, entra in chiesa e si accuccia mentre il parroco celebra la messa. Forse aspetta il ritorno di Maria o forse la chiesa è l'unico luogo in cui riesce ad avvertirne ancora la presenza. Fino a pochi mesi prima, a Tommy non era consentito di entrare nella casa di Dio; con tanta pazienza attendeva fuori la fine della funzione per far ritorno a casa con la sua amica. Oggi che Maria non c'è più, il parroco pare aver cambiato idea; a volte l'ostinazione dei sentimenti prevale persino sulle regole del Vaticano. Eppure il poverello di Assisi predicava l'amore per gli animali e non avrebbe mai affermato che ai cani è fatto divieto di entrare in chiesa. Io, per cautela, non l'ho ancora fatto, non per paura di qualche benpensante locale, ma semplicemente perché preferisco celebrare la grandezza di Dio in maniera differente, lodando il Suo creato e non le creazioni dell'uomo. Un filo d'erba, un raggio

di sole, un soffio di vento valgono molto di più delle polemiche sterili che il mio ingresso in chiesa susciterebbe. Cosa penso della storia di Tommy? Che sia naturale, come è naturale la simbiosi che si crea fra un cane ed il suo amico. Certo non mi sfugge che tanta pubblicità in merito non possa che far bene anche a un piccolo paese, San Donaci in provincia di Brindisi, dove Tommy viveva con la sua amica e continua a trascorrere l'esistenza, ma nutro comunque delle perplessità. Dapprima pare che proprio il sindaco della cittadina pugliese volesse adottarlo e che in un secondo momento abbia desistito per non privare la collettività di quell'amico fedele che è diventato un punto di riferimento per tutti; qualche giorno più tardi, invece, pare ancora che il vero “padrone” di Tommy lo abbia reclamato per riportarselo a casa e annunci querele verso il Primo Cittadino di San Donaci. Nel frattempo, aumenta a dismisura il clamore intorno all'intera vicenda; da più parti viene colto il parallelismo con Hachiko, “il cane reso celebre da un film interpretato da Richard Gere”. In Giappone Hachiko e sottolineo Hachiko era già famoso per le doti di fedeltà e lealtà dimostrate verso il suo amico. Al più, Richard Gere con le sue doti di indiscusso fascino può aver contribuito a diffonderne ulteriormente la popolarità. Per dieci anni Hachiko attese alla stazione del suo paese che il suo padrone rientrasse dal lavoro. Dicono che la sua attesa fu vana, il suo amico era morto e non poteva far ritorno a casa. Io credo invece che quella lunga attesa, esattamente come quella di Tommy, non sia stata affatto inutile, se il clamore che adesso lo circonda riuscirà a fargli trascorrere serenamente gli anni che lo aspettano e se l'amore per gli animali saprà trasformarsi in un valore autentico. Un caloroso bau dal piccolo Boy.


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Regione Puglia LAVORI PUBBLICI L'Assessore regionale alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati comunica che Acquedotto pugliese ha avviato i seguenti lavori: a) di estensione del sistema idrico integrato all'agglomerato costiero di Chiatona - Palagiano (€ 794.905); b) di potenziamento ed estendimento della rete idrica di Monopoli (€ 2.139.505); c) di completamento delle attività di risanamento e manutenzione delle reti idriche di distribuzione con la delocalizzazione della condotta sulla strada per Castellana nel Comune di Polignano (€ 721.000); d) di realizzazione della condotta sottomarina a servizio dell'impianto di Otranto (€ 3.600.000); e) di potenziamento ed estendimento della rete idrica di Altamura (€2.176.629). Inoltre, sono state ultimate le opere di realizzazione di un serbatoio a servizio dell'abitato di Torre Canne di Fasano (€ 1.440.000). In particolare, i lavori di estensione del sistema idrico integrato all'agglomerato costiero di Chiatona - Palagiano, per un importo di € 794.905, consistono nell'estensione della rete idrica esistente negli agglomerati costieri di Massafra e Palagiano (marina di Chiatona), attraverso la posa in opera di circa 1.800 metri lineari di tubazione e di interventi di risanamento del serbatoio. Il progetto relativo alla rete idrica di Monopoli, del valore di € 2.139.505, prevede la realizzazione di nuove condotte e la sostituzione di quelle esistenti per complessivi circa 6.500 metri lineari in ghisa sferoidale ed il rifacimento delle derivazioni di utenza. Le attività di risanamento e manutenzione delle reti idriche di distribuzione con la delocalizzazione della condotta sulla strada per Castellana nel Comune di Polignano (€ 721.000), mirano al miglioramento della distribuzione idrica delle utenze poste lungo la sp 120 che collega gli abitati di Polignano a Mare e Castellana Grotte. A Otranto sarà realizzata invece una condotta sottomarina della lunghezza di circa 2.,5 km a servizio dell'impianto di depurazione di Otranto e dell'impianto di Uggiano la Chiesa, attraverso un costruendo collettore di avvicinamento. L'importo dell'opera è di € 3.600.000. Il progetto di potenziamento ed estendimento rete idrica di Altamura (€2.176.629) prevede tre interventi: in una zona periferica a sud dell'abitato sarà realizzato l'estendimento della rete idrica esistente con delle condotte per complessivi 2.500 metri lineari, nel centro urbano saranno sostituite le vecchie condotte con delle nuove, per complessivi 1.800 ml, mentre nella periferia est sarà realizzata un'opera di estendimento della rete. Infine, Aqp ha completato i lavori di realizzazione di un serbatoio a servizio dell'abitato di Torre Canne di Fasano, per un importo di € 1.440.000, che garantisce una corretta alimentazione delle marine del Comune di Fasano ed in particolare dell'abitato di Torre Canne, aumentando la capacità del serbatoio dagli attuali 522 mc ai 3.422 mc.

PUGLIAPEDALI: BANDO PER IMPRESE, ASSOCIAZIONI ED ENTI NO PROFIT Approvato con determinazione del Dirigente Servizio Reti e Infrastrutture per la Mobilità 7 dicembre 2012, n. 327 il seguente bando: “Invito a presentare proposte nell'ambito del Progetto PugliApedali - Programma Crea-Attiva-Mente. Bando per imprese, associazioni ed enti no profit per la realizzazione di iniziative di promozione della mobilità sostenibile. Il bando intende sostenere la realizzazione di progetti ed iniziative sulla promozione del trasporto pubblico locale e della mobilità sostenibile. Ciascun soggetto proponente deve compilare il format di presentazione della proposta progettuale che, a pena di esclusione, dovrà pervenire entro trenta giorni decorrenti dal 24 gennaio 2013, data di pubblicazione del bando nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n.13. Il bando è pubblicato anche nel sito www.mobilita.puglia.it. INTERVENTI PER FAVORIRE LO SVILUPPO DELLA MOBILITÀ CICLISTICA: PROMULGATA LA LEGGE REGIONALE È la legge regionale n. 1 del 23 gennaio 2013 che promuove e sostiene la mobilità ciclistica al fine di elevare la qualità della vita, garantire l'accessibilità dei territori e valorizzare le risorse ambientali pugliesi. Promulgata con dichiarazione di urgenza, la nuova legge entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n.14 del 25 gennaio 2013. “BUONO SERVIZIO CONCILIAZIONE PER INFANZIA E ADOLESCENZA”: RIPARTO RISORSE TRA AMBITI TERRITORIALI Con determina della dirigente del Servizio Programmazione Sociale e Integrazione Sociosanitaria n.14/2013 è approvato il riparto tra gli Ambiti territoriali delle somme residue assegnate all'Azione 3.3.1 “Interventi per la conciliazione vita-lavoro” del Piano Pluriennale di Attuazione 2007/2010 del P.O. F.E.S.R. Asse III. Le risorse ammontano complessivamente ad Euro 10.400.000,00 e sono assegnate ai Comuni associati in Ambiti territoriali per la gestione delle procedure connesse agli abbinamenti tra nuclei familiari aventi diritto al buono servizio di conciliazione e le strutture e i servizi erogatori delle prestazioni,


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Regione Puglia secondo la ripartizione illustrata in Allegato A all'atto dirigenziale. (Fasano: totale somme assegnate € 442.802,00) Determina ed allegato sono pubblicati nel Bollettino ufficiale regionale n.13 del 24 gennaio 2013. FEP - BANDO MISURA 2.1 "INVESTIMENTI PRODUTTIVI NEL SETTORE DELL'ACQUACOLTURA" Prorogato al 20 febbraio 2013 il il termine finale per la presentazione della domanda e della documentazione relative al Bando regionale della Misura 2.1 “Investimenti produttivi nel settore dell'acquacoltura”, nell'ambito del Fondo Europeo per la Pesca (FEP) 2007-2013. Il provvedimento di proroga è la determinazione dirigenziale n.3/2013 del Servizio Caccia e Pesca ed è pubblicato nel Bollettino ufficiale regionale n.13 del 24 gennaio 2013. PROGETTO QUALIFY-CARE SLA PUGLIA: AVVIO E LINEE GUIDA PER LE ASL Con determina della dirigente del Servizio Programmazione Sociale e Integrazione Sociosanitaria n.550/2012 è approvato l'avvio dell'attuazione del Progetto Qualify-Care SLA Puglia per quanto attiene alle misure di sostegno economico alle famiglie dei pazienti affetti da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Con lo stesso atto dirigenziale sono approvate le Linee Guida per le ASL per la presa in carico dei pazienti affetti da SLA con PAI (Progetti assistenziali individualizzati) e per definire le procedure da seguire per l'accesso dei pazienti e dei loro familiari ai contributi economici in loro favore. Determina ed allegate Linee Guida sono pubblicati nel Bollettino ufficiale regionale n. 9 del 17 gennaio 2013. “CARTA REGIONALE PER UN INVECCHIAMENTO ATTIVO IN UNA SOCIETÀ SOLIDALE” Approvata con delibera di giunta n.2804/2012 la “Carta regionale per un invecchiamento attivo, vitale e dignitoso in una società solidale” sul modello della Carta nazionale che il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali ha in corso di elaborazione per celebrare l'Anno Europeo 2012 dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni. Il documento definisce indirizzi cogenti nei confronti di tutti gli attori pubblici e privati per la programmazione e l'attuazione degli interventi in favore dell'inclusione sociale e lavorativa, dell'invecchiamento attivo e della vita indipendente delle persone anziane e delle persone con

disabilità. Scopo fondamentale della Carta è la promozione delle opportunità di accesso ai servizi sociosanitari territoriali, alla domotica sociale, alle prestazioni domiciliari, ai percorsi di inserimento sociolavorativo di soggetti fragili, alla qualità della vita delle persone anziane. Delibera di giunta ed Allegato sono pubblicati nel Bollettino ufficiale regionale n.8 del 16 gennaio 2013. BORSE DI RICERCA PRESSO L'UFFICIO REGIONALE DI BRUXELLES PER GIOVANI LAUREATI PUGLIESI Con delibera n. 2869 del 20 dicembre 2012 la Giunta regionale ha disposto il finanziamento di due Borse di ricerca presso istituzioni universitarie in Belgio e presso organismi internazionali ed istituzioni comunitarie dell'Unione Europea, in collaborazione con l'Ufficio della Regione Puglia a Bruxelles. Beneficiari dell'intervento saranno due giovani laureati pugliesi, al fine di contribuire al loro perfezionamento professionale e scientifico, con uno stanziamento complessivo di euro 30.000,00 (2 x euro 15.000,00). Tutte le procedure organizzative ed attuative (predisposizione dell'Avviso pubblico, ricezione ed istruttoria domande, pubblicazione di apposita graduatoria) sono a carico dell'ADISU-Puglia, Agenzia strumentale della Regione Puglia in materia di interventi in favore del Diritto allo Studio Universitario. L'atto di giunta è pubblicato nel Bollettino ufficiale regionale n.7 del 15 gennaio 2013. BANDO A FAVORE DELLE PMI DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO Pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 5 del 10 gennaio 2013 l'atto del dirigente del Servizio Attività Economiche Consumatori n.516 del 20 dicembre 2012 attinente l'approvazione del Bando in favore delle PMI del commercio. Sono ammesse a beneficiare delle agevolazioni di cui al presente Bando le Piccole e Medie imprese (ditte individuali e società) che esercitano le attività commerciale al dettaglio nel territorio della Regione Puglia, così come specificato all'art. 3 del presente Bando. Sono ammissibili le spese relative alla realizzazione di un nuovo impianto, l'ammodernamento, l'ampliamento, la ristrutturazione o il trasferimento di una unità locale esistente. L'aiuto è concesso nella forma di contributo a fondo perduto nella seguente misura: - nel limite massimo di Euro 25.000,00, pari al 70% sulle spese ammesse, per i programmi di investimento presentati da PMI del commercio; - nel limite massimo di Euro 50.000,00, pari al 70% sulle spese

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Regione Puglia ammesse, per i programmi di investimento presentati da associazioni temporanee di impresa o da consorzi. L'istanza deve essere presentata attraverso la piattaforma on line del portale http://www.sistema.puglia.it , sezione Bandi in corso PMI Commercio. I soggetti interessati dovranno essere in possesso, pena la non ammissibilità della candidatura della "firma elettronica digitale" e di una casella di "posta elettronica certificata (PEC)" ad essi intestata. La compilazione della documentazione inerente la domanda di ammissione al contributo dovrà essere effettuata on-line attraverso il portale http://www.sistema.puglia.it, sezione Bandi in corso - PMI Commercio , a partire dalle ore 12.00 del 4 marzo 2013 ed entro le ore 12.00 del 4 aprile 2013. Avvisi e comunicazioni inerenti il bando potranno essere pubblicati anche sul sito: www.osservatoriocommercio.regione.puglia.it OSSERVATORIO REGIONALE PUGLIESE SULL'AGRICOLTURA BIOLOGICA E' operativo l'Osservatorio Regionale Pugliese sull'Agricoltura Biologica, realizzato presso l'Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia e attuato con il supporto tecnico dell'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari. La struttura, istituita nell'ambito del "Programma regionale per lo sviluppo dell'agricoltura biologica in Puglia", è finalizzata a migliorare le conoscenze degli operatori agricoli e agro-alimentari sulle tecniche di coltivazione biologica e a favorire l'approccio al "sistema biologico" da parte dei cittadini, sia in qualità di consumatori sia in qualità di utilizzatori, per un consumo più consapevole dei prodotti biologici. L'Osservatorio, nello specifico, si occupa dell'agricoltura biologica in Puglia e ha reso obbligatorio, per tutti gli operatori biologici della Regione Puglia, l'utilizzo del portale regionale “Biobank Open Project” sul sito www.biologicopuglia.it, al fine di inserire e aggiornare i dati di ciascun azienda biologica presentando on-line la notifica di assoggettamento al Sistema Biologico. Il sito inizialmente ha operato in forma sperimentale. Attualmente è utilizzato da tutti gli operatori con la presentazione delle notifiche rese obbligatorie dalla Azione 1 della Misura 214 del Programma di Sviluppo Rurale. Informazioni complete sull'Osservatorio sono disponibili nella seguente specifica sezione del sito istituzionale. INFORMAZIONE, FORMAZIONE ED EDUCAZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ: PROGRAMMA 2013-15 Pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 4 del 9

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gennaio 2013 la deliberazione della Giunta regionale n. 2666 del 10 dicembre 2012. Il provvedimento approva il Programma regionale di informazione, formazione ed educazione alla sostenibilità per gli anni 2013-2015. Si tratta di uno strumento di sostegno all'attuazione delle politiche ambientali e delle iniziative avviate a tutti i livelli, in grado di indirizzare le attività di educazione alla sostenibilità svolte sul territorio pugliese verso le tematiche prioritarie delle strategie regionali, per accrescere le sensibilità ambientali degli attori del programma e, indirettamente, dell'intera collettività. AIUTI IN FORMA DI GARANZIA DI CREDITO - APPROVAZIONE CONTRATTO DI FINANZIAMENTO Con atto di Giunta n.2639 del 4 dicembre 2012 si approva lo schema di contratto di finanziamento, che dovrà essere sottoscritto dai confidi, per l'accesso alle agevolazioni previste dall'avviso per la dotazione di fondi rischi diretti alla concessione di garanzie a favore di operazioni di credito attivate da piccole e medie imprese socie. Il provvedimento è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 3 dell'8 gennaio 2013. PUGLIA SOUNDS EXPORT: AGGIORNAMENTO AVVISO PUBBLICO PER PARCO PROGETTI PUGLIA SOUNDS EXPORT : Aggiornamento Avviso pubblico del 7 novembre 2012 di manifestazione di interesse per l'inserimento nel parco progetti artistico-culturali musicali da realizzare all'estero e relativa programmazione. Questo il link per Informazioni complete sull'avviso: www.pugliasounds.it www.teatropubblicopugliese.it “DIRITTI A SCUOLA”: FINANZIAMENTO ULTERIORI PROGETTI ATTRAVERSO RISORSE LIBERATE Con determinazione dirigenziale del Servizio Formazione Professionale n. 2102 del 28 dicembre 2012 è approvato il finanziamento di ulteriori progetti, in ottemperanza a quanto previsto dalla d.d. n. 2034 del 19/12/2012 pubblicata sul BURP n. 185 del 20/12/2012, con la quale sono state approvate le graduatorie relative all'Avviso n. 7/2012 - “Diritti a scuola”. Tale finanziamento sarà attuato attraverso le risorse liberate, ancora disponibili, secondo le modalità e la tempistica individuate nel documento “Modalità di attuazione dei progetti finanziati con le risorse liberate” rivenienti da progetti coerenti già finanziati sull'Asse III del POR Puglia 2006. Il provvedimento è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 2 del 3 gennaio 2013.


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M T R A F F I C O C M E A A

U A S E N I D R O U L S S S

N I C O R S O N L A S F O P

REBUS:

I Z V G S C C T N O A R A A

C I C L I I E O C L P E O T

I L I L L S D A T A U L R E

P O P I A E R O S I L A T N

I P A L P R R S T O R B A T

O R A A A O A L B E B R E E

E T N B T R I D I V I E T O

E O I T E A M O R A I V N I

Z L O P I A Z Z A C I A I A

E Z N E D E C E R P E R A D

CRUCIPUZZLE

I BOBBIES DELLE PARTI NOSTRE (6 - 6)

ASFALTO ROTTO ASSICURAZIONE BOLLO CICLI CONCILIARE CORSO DARE PRECEDENZE DIVIETO DIVIETO DI SOSTA MULTE SALATE MUNICIPIO

“Semel in anno licet insanire” (9)

SOLUZIONE GIOCHI DELLO SCORSO NUMERO

REBUS: Cartellate CRUCIPUZZLE: Auguri

A S S I C U R A Z I O N E P

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ORDINE PASSO CARRABILE PIAZZA CIAIA PLICO POLIZIA SORPASSARE TEATRO TRAFFICO VERBALE VIA ROMA ZONA PEDONALE


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LA JUNIOR HA FATTO TREDICI Tredici vittorie su tredici gare disputate per la Junior Fasano nel massimo campionato di pallamano. Non varranno quanto un tredici al totocalcio ma i tifosi fasanesi non si lamentano affatto. Inanellando questa striscia di risultati, i nostri atleti sono saldamente in cima al girone C e la Junior è l'unica compagine a punteggio pieno di tutta la serie A1. Nelle ultime due gare, le prime del 2013, i ragazzi guidati dall'allenatore Francesco Ancona, si sono sbarazzati senza patemi di due discrete compagini abruzzesi: il Chieti e il Città Sant'Angelo, domate rispettivamente coi risultati di 38-23 e 36-26. Autentico mattatore di queste due gare il pivot della nazionale Umberto Giannoccaro, autore di ben 25 segnature che lo hanno fatto diventare il marcatore più prolifico dell'intera squadra. Del resto, che fosse un momento d'oro per il nostro campione lo si era capito dalla vittoria della sua squadra al torneo di Natale. Vale la pena spendere due parole per questa bellissima competizione che vede confrontarsi, in un clima (quasi sempre) amichevole e scanzonato, squadre raccogliticce formate da tifosi alla prima esperienza sul campo di gioco, vecchie glorie ormai ritiratesi, atleti delle giovanili, ragazze (obbligatoria la presenza di almeno due donne per squadra), rinforzate da atleti della Junior e delle altre squadre cittadine. Quest'anno nemmeno il portiere del Bolzano campione d'italia, ma fasanese al 100%, Vito Fovio, ha voluto rinunciare alla simpatica occasione per rigiocare con e contro i suoi vecchi compagni di squadra. Privati dall'obbligo del risultato ad ogni costo, i giocatori esperti hanno regalato giocate spettacolari. I nuovi arrivati hanno regalato quello che potevano: attimi esilaranti dovuti agli errori più banali. Così, tra tentativi di corruzione per far segnare qualcuno non

proprio avvezzo al parquet ma che ci teneva a entrare nel tabellino dei marcatori (tentativi peraltro perfettamente riusciti), improbabili risse in campo e in panchina, schemi da far accapponare la pelle ai puristi, la grande famiglia della pallamano fasanese si è ritrovata tutta insieme alla palestra Zizzi. Vedere Fovio in cabina di regia e Messina in porta, difeso dalla sorella, Beharevic finalmente al fianco della fidanzata anche sul campo di gioco, Teo Furleo che si rivela bravo come portiere quanto lo è come panettiere e quindi vince il titolo di miglior portiere del torneo: questo è lo sport per tutti che piace a noi. Purtroppo ancora una volta ci tocca scrivere, e continueremo finché avremo carta e inchiostro per farlo, che una città come questa meriterebbe un palazzetto dello sport e una politica meno sorda a queste esigenze.

I sorrisi dei fratelli Messina

Francesco Vergine (foto di Michele Tempone)

La squadra vincitrice del torneo di Natale

Zeliko Beharevic istruisce Flavia Sansonetti, migliore giocatrice del torneo, in occasione di un rigore


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IL MENANTE - N. 1 - 2013  

Il primo numero del 2013 del Menante mensile di Fasano

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