Issuu on Google+

ANNO IX, NUMERO 5 MAGGIO 2012 € 1,00

Il paese dei balocchi...


pag. 2

maggio 2012

PLURIMARCHE www.auto3plurimarche.it


maggio 2012

pag. 3

IL PAESE DEI BALOCCHI Gli Italiani, resisi conto che il Paese è sull'orlo del fallimento, hanno deciso di cancellare definitivamente l'asse che ha dominato la scena politica nell'ultimo ventennio. Dalle elezioni amministrative scorse viene fuori un dato fin troppo chiaro: è terminata l'era del berlusconismo e del secessionismo leghista. Entrambe le forze sono state ridimensionate quando non del tutto cancellate. I prossimi mesi serviranno a ridisegnare la geografia politica italiana, si spera, in funzione dei bisogni del Paese e non solo in funzione dei risultati che i partiti sperano di ottenere alle elezioni politiche della prossima primavera. Il leone ferito ogni tanto mostra gli artigli per segnare la presenza; ultimamente si dimostra impegnato in materia di elezione diretta del Presidente della Repubblica, un argomento questo ad uso e consumo dei peggiori politicanti che sperano di sottrarsi ancora una volta all'impegno di cambiare il tristemente famoso “porcellum”, legge elettorale che non consente ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Altro elemento importante nello scenario che si andrà a costruire è il grillismo. Come in tutte le storie italiane, non manca mai un minimo di folclore. In Italia sembra che più si spettacolarizza più si diventa convincenti, salvo poi verificare che, ad ogni stagione di politica spettacolo, corrisponde un

fallimento. Il berlusconismo prima maniera ha avuto queste caratteristiche. Noi italiani siamo così; definirsi grillini oggi è di gran moda; a nessuno , in questo momento, importa se gli stessi attori della politica spettacolo hanno già bandito il leader-comico Grillo. Basta leggere alcuni interventi in salsa parmigiana per comprenderne cosa sta accadendo. Anche a Fasano, il grillismo ha ottenuto il suo bel risultato. I numeri parlano chiaro, la civica paesana è in comune, ha eletto un consigliere comunale. Siederà fra i banchi dell'opposizione salvo che non si opti per l'alternativa fatta propria dai leghisti che gridavano “Roma ladrona” e intanto si spartivano le pagnotte romane – ed avrà la possibilità di vigilare sull'attività amministrativa dei prossimi anni. Fin qui tutto in linea con l'andamento nazionale. Quel che invece non si riesce a comprendere è come possa accadere che al berlusconismo paesano, quello della finanza creativa locale, dopo dieci anni i fasanesi hanno riservato una così esaltante vittoria. Insomma, laddove gli Italiani hanno cancellato un modello di governo, i fasanesi lo hanno premiato. Un risultato così, bisogna ammetterlo, non può che considerarsi un premio alla qualità, al buon governo. I fasanesi hanno assegnato al Sindaco di Fasano un premio al virtuosismo ammini-

strativo di quest'uomo. Fasano infatti è la città dei balocchi, quella sognata da un noto politico nato e cresciuto qui. A Fasano si pagano pochissime tasse, non si spreca danaro pubblico; non si affida un lavoro o un servizio senza aver fatto una seria gara pubblica; se sei consigliere comunale e ti inventi una cooperativa non becchi un soldo pubblico; le strade sono pulite e ben curate; i giardini e le piazze sempre illuminate e profumate dalle rose che avrebbero dovuto piantare a Parma (che ai cittadini della città emiliana son venute in odio perché evocavano malaffare ed interessi personali), non esistono più famiglie bisognose perché tutti hanno un salario minimo garantito; non esistono aziende in difficoltà perché il comune le sostiene sempre, le aziende pubbliche come il consorzio agroalimentare producono occupazione e ricchezza che viene puntualmente ridistribuita ai legittimi proprietari, cioè ai cittadini fasanesi; le attività sportive godono del sostegno dell'amministrazione pubblica attraverso impianti sportivi di livello e generose sponsorizzazioni; persino il mare è stato recentemente impreziosito da profumate somme di danaro investite per la rimozione delle alghe. Quindi, lo dico a me stesso, i fasanesi queste cose le sanno già, era scontato che con tutto sto ben di Dio non c'era candidato che poteva battere il

sindaco uscente. La politica, che non finisce mai di stupire noi poveri elettori, un tentativo di invertire la rotta poteva comunque compierlo. Ma il Centrosinistra fasanese tralasciate le primarie – troppa democrazia? - ha deciso che per Fasano era ora di inventarsi la storia della mamma. Una bella storia, per l'amor di Dio, raccontata anche bene dalla più bella mamma della campagna elettorale. Non me ne vogliano le altre, io l'ho vista così. A volte però le mamme, affaccendate come sono nella cura della famiglia, quando non hanno anche altri impegni come in questo caso, non hanno il tempo per comprendere appieno quel che accade intorno. Così è accaduto che, delle belle realizzazioni del Sindaco uscente, la mamma ne ha parlato poco e, in quelle occasioni, lo ha fatto per sentito dire. Insomma, non si è resa conto di trovarsi nella città dei balocchi, quella rimasta nei sogni del politico di prima per intenderci. Sarebbe bastato partecipare ai dibattiti previsti per lo svolgimento delle primarie per conoscere lo stato dell'arte. Ma oramai è acqua passata; peccato però che la stessa mamma, se ci avesse messo del suo nel pretendere le primarie, avrebbe potuto davvero cominciare a costruire la Città che tutti i fasanesi sognano. Aldo Carbonaro


pag. 4

maggio 2012

LANGUORINO DA POSIDONIA?

Si sa da tempo che i residui di posidonia spiaggiati, comunemente chiamati alghe, possono, se la programmazione del loro smaltimento non è resa oggetto di un tempestivo intervento da parte dell'Am mi ni stra zione comunale, trasformarsi in un grande problema e persino diventare il seme dell'ennesimo sperpero di risorse della collettività. Al di là di ciò che si è portati a pensare di primo acchito, e cioè che le alghe rappresentano un elemento di disturbo per la vista e soprattutto per l'olfatto nel momento in cui ha avvio il naturale processo di putrefazione, queste ultime svolgono un ruolo rilevantissimo per l'ecosistema marino. Non può tuttavia nascondersi che la loro presenza sia, come dire, piuttosto ingombrante, in quanto rendono la costa difficilmente fruibile da parte dei bagnanti. Le alghe, tuttavia, preservano le dune e costituiscono un efficace scudo per le mareggiate. In vista della bella stagione, è dunque necessario preparare le spiagge ad accogliere decorosamente i fruitori della costa. Capita però che, in occasione della loro rimozione, vengano portati via anche grandi quantità di sabbia; ciò non fa che accentuare il fenomeno dell'erosione che, anno dopo anno, “ingurgita” impietosamente i litorali. Se la rimozione delle alghe viene effettuata trattenendo sabbia e acqua nei residui, possono sorgere anche rilevanti problemi di

natura ambientale: percolato e ingente sviluppo di biogas. Il peso delle alghe intrise di acqua e sabbia influisce poi in maniera cospicua sul costo di rimozione, trasporto e conferimento delle stesse. In Italia, i residui di posidonia sono stati di regola smaltiti in discarica. Attualmente vengono classificati come “rifiuti solidi urbani non pericolosi”. L'attuale normativa precede che, in fatto di gestione di tali rifiuti, sia data priorità ai processi di trattamento finalizzati al recupero di materia e, laddove questi non siano applicabili, a misure di recupero di energia, ponendo come ultima alternativa lo smaltimento in discarica. Pertanto, tali “biomasse”, dopo un'apposita operazione di lavaggio, possono essere anche utilizzate per la produzione di compost, ovverosia concime organico, dopo averne eliminato la componente sabbiosa. Un Comune virtuoso, quindi, invece di spendere soldi per la rimozione e il conferimento in discarica, potrebbe adoperarsi per la produzione di compost. Ci sono già progetti operativi in Italia che prevedono il riutilizzo delle posidonie spiaggiate con relativo abbattimento dei costi di rimozione. La posidonia potrebbe anche essere solo rimossa, lasciata essiccare e ricollocata sui litorali alla fine della stagione, contribuendo in questa maniera a preservare la costa da fenomeni erosivi. Si dovrebbero, in quest'ultimo caso, solo individuare adeguati spazi per depositare questi ospiti indesiderati, eppure di così fondamentale importanza per l'ecosistema marino. Cosa accade, invece, in un Comune che dà sempre più l'impressione di

avercela a morte con i parametri di virtuosità, economicità, trasparenza ed efficacia dell'azione amministrativa? Nel 2011, il Comune di Fasano ha sostenuto una spesa di oltre 27.000 euro per lavori di rimozione delle alghe; andando più a ritroso nel tempo, nel 2010, la spesa era superiore, oltre 50.000 euro. In entrambi gli anni, il servizio – che ha compreso la sola rimozione del materiale organico, è stato affidato alla Monteco, società incaricata dal Comune del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Il servizio non rientrava tra le prestazioni previste dal contratto di appalto e pertanto è stato remunerato con fondi extra rispetto al canone mensile che la società percepisce (oltre 400.000 euro al mese). Il 2012 sembra partire con gli stessi auspici degli anni precedenti cui è accomunato dal solito e stancante richiamo ai principi di necessità ed all'urgenza di provvedere. 29.000 euro impegnati, nello scorso mese di febbraio, a favore della ditta Monteco per il servizio di rimozione delle alghe. Fatto sta che la discarica di Brindisi comunica di non poter accettare questo tipo di rifiuti. Da come si sono svolti i fatti, sembra di capire che lo smaltimento delle alghe per l'anno 2012 stava per trasformarsi in un qualcosa di veramente ingarbugliato. Problemi di smaltimento? Il 29 marzo scorso, il Sindaco ha ordinato alla Monteco di conferire le alghe in un fondo di proprietà comunale; ciò avrebbe consentito di farle asciugare e pagare meno i costi per il loro smaltimento. Fatto sta che la situazione precipita! Giusto in pieno periodo elettorale, quando l'avvio anticipato della bella stagione (durato, peraltro, solo pochi giorni) sembra aver fatto venire i bollori a certi amministratori o aspiranti tali. Prende avvio una ricerca forsennata del miglior accaparratore di alghe; dal Comune partono richieste di preventivi. La prima alla Tersan Puglia (già incaricata dello smaltimento della frazione umida dei rifiuti) che declina gentilmente l'invito. Peccato scoprire che la Tersan Puglia, da parecchi mesi non sia in attività (il Comune di Fasano ha infatti affidato il servizio di smaltimento dell'umido a un'altra azienda) e

quindi effettivamente impossibilitata a ricevere le alghe. Via con la seconda richiesta, ma anche questa volta, un netto rifiuto. Spunta l'offerta della ditta n. 3, la Eco Ambiente Sud da Fasano, ditta già incaricata dal Comune dello smaltimento dei rifiuti RAEE e di altri rifiuti pericolosi, nonché titolare di una piattaforma per il conferimento degli stessi per la cui fruizione il Comune spende una cospicua somma di denaro. La Eco Ambient Sud propone € 120,00 per ogni tonnellata di alghe. Costo totale? Le alghe sono stimate in circa 1500 tonnellate e siccome la matematica non è un'opinione, il conto è presto fatto: 200.000 euro per rimozione, trasporto ed il conferimento delle alghe presso l'impianto di recupero della stessa Eco Ambiente Sud . Vien da chiedersi dove siano state collocate le alghe; forse sulla stessa piattaforma che ospita i rifiuti RAEE?. E soprattutto vien da chiedersi a che punto sia l'attività di recupero e in cosa consista nello specifico. La spesa di 200.000euro che il Comune ha deciso di effettuare si tradurrà in compost organico, in una sensibile riduzione del fenomeno dell'erosione della costa o nell'ennesima prova di come si sperpera denaro pubblico a favore dei soliti noti usando il vessillo della necessità e dell'emergenza? Voci dicono che il sindaco si sia espresso favorevolmente sull'intera operazione, condividendo in particolare il fatto che tutta quella mole di soldi rimanga a Fasano. Il dubbio nasce spontaneo: l'ipertrofia delle alghe del 2012 è un fenomeno nazionale oppure ha connotati squisitamente locali? Non è forse lecito chiedersi perché il Comune di Fasano, che da più parti si vocifera abbia uno squilibrio di bilancio di oltre quattro milioni di euro, spenda 200.000 euro per circa 1500 tonnellate di alghe, quando negli anni passati la spesa era nettamente inferiore? La campagna elettorale, che era in pieno svolgimento, potrebbe forse aver fatto salire le quotazioni delle alghe, che a quanto risulta non sono quotate in Borsa, ma che pure devono essersi rese parecchio appetibili e aver stimolato qualche languorino? Gianluca Monopoli


maggio 2012

pag. 5

EMERGENZA LAVORO La crisi economica colpisce ancora, e duramente, le famiglie fasanesi. Oltre alla vicenda Monna De Lizia, di cui parliamo a parte, e che pare avere ben poco a che fare con la finanza globale, altre situazioni critiche colpiscono il mondo del lavoro. È di pochi giorni fa la notizia della possibile sospensione delle attività della Natcarni, azienda di produzione e lavorazione di carne, in attesa di una sua possibile conversione in azienda di sola lavorazione delle carni o addirittura in azienda fornitrice di servizi per chi effettuerà la produzione. In concreto si tratterà, probabilmente, di avviare le procedure di messa in mobilità dei lavoratori, solo alcuni dei quali recupereranno in seguito il posto di lavoro. Appena migliore è la situazione della Ferramati. L'azienda di produzione di lavorati metallici, in crisi di commesse, ricorre anch'essa agli ammortizzatori sociali per 26 dei suoi 91 dipendenti. Un drastico calo occupazionale che, tuttavia, viene gestito con criteri razionali. Infatti, la procedura di mobilità interesserà innanzitutto i lavoratori che vorranno accedervi volontariamente, o perché prossimi alla pensione o in attesa di altre opportunità lavorative. In via di soluzione, invece, sembra la situazione della Panittica Pugliese. Infatti, dopo un periodo di difficoltà, durante il quale si è fatto ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni a rotazione tra i dipendenti, quindi senza perdere posti di lavoro, l'attività è tornata a pieno ritmo. L'azienda di allevamento del pesce si è specializzata nella produzione di avannotti che vengono poi acquistati e pasciuti in vari paesi del baci-

no mediterraneo, in particolare dell'Africa settentrionale. Proprio questo della Panittica ci sembra un esempio di corretta gestione degli ammortizzatori sociali, utilizzati per fronteggiare i momenti di difficoltà salvaguardando i posti di lavoro. Esattamente quello che dovrebbe fare ogni azienda consapevole che, oltre al diritto/dovere di produrre reddito, un'impresa ha anche delle responsabilità sociali nei confronti dei dipendenti e del territorio che la ospita. Decisamente il contrario di quanto fanno sedicenti imprenditori che approfittano dell'aria che tira per ridurre i diritti dei propri dipendenti. Il preoccupante fenomeno della trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato in rapporti di lavoro “a chiamata”, disgraziatamente consentito dalle leggi promulgate dal defunto governo Berlusconi, rischia di lasciare privi di tutele previdenziali e assistenziali i malcapitati lavoratori cui viene giocato questo scherzo di pessimo gusto. Una forma mascherata di lavoro nero che consente ai datori di lavoro disonesti di non assicurare i lavoratori per le giornate lavorate, simulando che si tratti di contratto a chiamata saltuaria. Qualora dovesse spuntare un controllo che trovi il lavoratore sul posto di lavoro, è pronta la scusa: l'ho appena chiamato. E scatterebbe l'assicurazione per quella sola giornata, senza dover pagare sanzioni. Peggio ancora è la vicenda del pagamento di prestazioni lavorative tramite i voucher. Ma di questo parleremo la prossima volta. Franco Vergine

MONNA DE’LIZIA: LA STORIA INFINITA

Continua, tra tentativi di mediazione e irrigidimenti improvvisi, la storia infinita della vertenza sindacale nel pastificio Monna De'Lizia di Fasano. Nel bel mezzo della campagna elettorale per le elezioni comunali, i lavoratori sono riusciti ad incontrare il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il quale, presa a cuore la questione, si era fatto promotore di un tentativo di mediazione tra impresa e maestranze in lotta. In effetti, la task force regionale per l'occupazione ha preso in carico la vicenda e sta tentando di trovare delle soluzioni condivise che consentano la ripresa a pieno ritmo dell'attività aziendale e il soddisfacimento dei diritti dei lavoratori. Stranamente i proprietari dell'azienda del gruppo Cavallo, di Ceglie Messapica, rilanciano con una richiesta di conciliazione presso la Direzione Provinciale del Lavoro. Difficile dire se dietro questa mossa della proprietà ci sia la volontà reale di mettere fine alla vertenza o se si tratti di un'ennesima tecnica dilatoria. Fino ad ora i Cavallo hanno resistito in maniera rigida alle legittime richieste dei lavoratori, i quali non ricevono lo stipendio da dicembre e sono in sciopero ininterrotto dal 29 marzo scorso. L'epopea dei dipendenti di Monna De'Lizia è destinata ormai a entrare nella storia di questa città. A memoria d'uomo, in città, non s'era mai vista tanta compattezza da parte dei lavoratori di un'azien-

da. Questi che la CGIL locale definisce “gli eroi del terzo millennio”, ricordiamolo, chiedono il salario non percepito da mesi, l'erogazione di diverse mensilità aggiuntive maturate negli anni scorsi e mai riscosse, il reintegro sul posto di lavoro dei lavoratori licenziati per aver reclamato i propri diritti. Pur avendo manifestato la disponibilità a rateizzare con un “piano di rientro”, le somme legittimamente spettanti, si scontrano da mesi con un atteggiamento di chiusura della controparte padronale. Nel frattempo la città non resta indifferente. Diverse organizzazioni di volontariato si sono mobilitate per sostenere i lavoratori in lotta con raccolte di viveri e beni di prima necessità. Il timore, manifestato dai rappresentanti dei lavoratori, è che la vertenza “passi di moda” e che, quindi, non faccia più notizia, lasciando i lavoratori senza il sostegno della cittadinanza. A partire dall'offerta di sostegno proveniente dai dipendenti della concessionaria Auto 3, in un documentovolantino i lavoratori in sciopero ribadiscono i motivi della loro battaglia contro “lo scempio sociale in atto” e chiedono a tutto il mondo del lavoro, all'associazionismo, alle istituzioni e all'intera collettività, di mostrare loro solidarietà e sostegno morale e materiale, per poter vincere la loro sfida: tornare a lavorare e ricevere il salario. F. V.


pag. 6

maggio 2012

SOLO PROMESSE ELETTORALI? L'introduzione dell'Imu, l'Imposta Municipale Unica che unisce l'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'imposta comunale sugli immobili, è stata introdotta già dal Governo Berlusconi che aveva previsto la sua applicazione dal 2014 e limitatamente ad immobili diversi dalla prima casa. Il Governo Monti ha anticipato al 2012 con il Decreto del 6 dicembre 2011, la cosiddetta “Manovra Salva Italia”, l'introduzione dell'imposta prevedendo tra l'altro l'applicazione sulle abitazioni principali. Il Decreto distingue infatti una imposta “sperimentale” - quella che si applicherà quest'anno - ed un'imposta “a regime” che entrerà in vigore dal 2015. Soggetto attivo dell'imposta, il soggetto cioè che andrà ad

effettuare l'accertamento e la riscossione dell'imposta, è il Comune che, nella redazione del suo Bilancio Preventivo e di un conseguente e necessario regolamento di applicazione dell'Imu, potrà prevedere entro certi limiti definiti dalla legge una riduzione delle aliquote da applicare alla base imponibile dell'imposta. Il Decreto legge stabilisce le aliquote massime. L'imposta verrà applicata sulla abitazione principale definita dalla legge, come modificato recentemente da un ulteriore intervento normativo di natura governativa, “l'immobile iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono ana-

PLURIMARCHE NUOVA YARIS quando hai tutte le soluzioni il futuro è geniale

VIENI A PROVARLA E VEDRAI

Ex SS 16 km 860+250 Fasano (Br) Tel. 080.4392260

www.auto3plurimarche.it

graficamente”. I soggetti su cui grava il pagamento dell'imposta sono il proprietario dell'immobile oppure il titolare di un diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie. La base imponibile è data dalle rendite catastali, rivalutate del 5% e poi moltiplicate per un valore diverso a seconda della categoria catastale dell'immobile. Il Governo ha previsto il pagamento dell'imposta per quest'anno in due rate: la prima entro il 18 giugno e la seconda di conguaglio entro il 17 dicembre. Il Decreto stabilisce che l'aliquota di base dell'imposta è pari allo 0,76%. I comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, l'aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali. Il Decreto ha previsto inoltre una detrazione per gli immobili che soddisfino i requisiti della abitazione principale pari a 200 euro annui - ed anche una detrazione per ogni figlio del nucleo familiare di età non superiore ai 26 anni - pari a 50 euro per ogni figlio. Le due detrazioni concorrono fino ad un massimo di 600 euro annui. Anche nel caso delle detrazioni i Comuni possono aumentare la detrazione fino alla concorrenza dell'importo dovuto ma salvo il rispetto del vincolo del bilancio amministrativo. Mentre il gettito dell'imposta è ripartito tra Stato e Comune, l'accertamento e la riscossione dell'imposta spetta solo ai Comuni i quali devono approvare il bilancio preventivo entro il 20 giugno 2012: è que-

sta la sede per poter infatti definire le eventuali diminuzioni delle aliquote determinate dal decreto. C'è tempo poi fino al 30 settembre per poter modificare le aliquote alla luce del gettito nel frattempo incassato con i primi versamenti. In campagna elettorale si è parlato molto di Imu. Promesse elettorali di ogni tipo e da ogni parte sono state divulgate. Il Comune di Fasano però non ha approvato ancora il proprio bilancio preventivo. Si spera che la scadenza del 20 giugno per l'approvazione dello stesso venga rispettata. Solo in questa maniera infatti si potranno approvare le aliquote di diminuzione dell'Imu e rispettare per tanto le promesse elettorali. C'è da precisare però che non è stata una scelta opportuna rinviare l'approvazione di bilancio fino alla scadenza ultima per la determinazione delle aliquote e nel contempo promettere la diminuzione dell'imposta. Se infatti il bilancio non sarà approvato nei termini indicati - 20 giugno - , le aliquote da applicare saranno determinate nel massimo, ossia non si potrà effettuare alcuna diminuzione dell'Imu, almeno per quanto riguarda la prima rata. Bisognerà aspettare tempo per poter procedere a rimborsi e conguagli. A Fasano dunque si corre il rischio di pagare l'Imu nella sua determinazione massima. Tutto per questioni di tempi e promesse elettorali. Francesca Radesco


maggio 2012

pag. 7

IL PANINO CON LA SALSICCIA Rinomata pietanza fasanese, gode della sua indiscussa presenza in numerose occasioni, quali sagre paesane e campagne elettorali. La salsiccia, considerata la ovvia sagoma ambigua, suo malgrado si presta spesso a richiami volgari e deformazioni letterarie. Attraverso similitudini e figure retoriche vicine al genere di poesia goliardica medievale, che annovera diversi esponenti tra i quali Cecco Angiolieri, questa carne costretta in budello nutre atavica fame e fama storica. Le licenze e le metafore trapelano anche tra i testi del ghibellino Rustico Filippi. Citare quest'autore è scontato che sia d'uopo, non tanto per la sua appartenenza politica, quanto per l'attinenza inevitabile tra il suo nome, che risveglia sinapsi odorose di autogrill conditi di vezzeggiativi invitanti per l'acquisto, e i bocconi della pietanza in questione, ma anche per essere considerato il padre della poetica burlesca. Escludendo i francesismi eventuali, che se sa che ar core nun se comanna pur se nullo è amato, è necessario distinguere un casino da un casinò. Insomma, o è carne arrostita o è pesce fritto. I due generi alimentari si alternano ogni cinque anni, giusto perché il menù debba variare, pur mantenendo la stessa sostanza. Nonostante ormai siamo un'Italia unita, la lingua volgare, non per le parolacce ma perché proveniente dal volgo, fortunatamente è riuscita a sopravvivere alla globalizzazione. Il dialetto, grazie alle sue varianti travalica i confini regionali grazie ad assonanze e intuito. Il pesce, sfortunatamente non come la plateale salsiccia, presenta ostacoli d'interpretazione secondo i suoi limiti geografici di appartenenza. Parlando di pesce presso il napoletano, ma estendendo anche le sue diramazioni linguistiche fino alle zone più impervie della capitanata, è associato all'organo sessuale maschile, a differenza della bassa Murgia, più vicina al mare e alla sensibilità olfattiva, che associa tale gastronomia

ittica all'organo sessuale femminile. Per non parlare poi dei muscoli, in primo luogo della cozza. Anche nel caso di questo nero mitile, la sua conformazione, soprattutto per la presenza di due valve, diventa addirittura una figura retorica che ingloba la donna nella sua estrema essenza, è una vera e propria sineddoche. Sineddoche, vi assicuro che, nonostante l'argomento, non si presta al turpiloquio, tantomeno a Taranto, dove le cozze sono costrette a numerosi appuntamenti dall'estetista per l'epilazione. Tengo a precisare che fortunatamente ho la mente così aperta, che spesso un concetto o addirittura un comizio intero, da un orecchio mi entra e dall'altro mi esce, facendo lo slalom tra i neuroni lungo il suo percorso. Insomma, dopo tanti anni di politichese, bisogna averci fatto anche il callo pure alle metafore, figuriamoci alle sineddoche. La cosa strana è che il panino con la salsiccia sia assurto a un ruolo politico di elevata responsabilità, facendo soggiacere la politica dei mangiapolpette e distribuendo i frittomani in svariate liste elettorali. Il dono dell'indifferenza mi salvaguarda la memoria, a differenza di molti elettori, ai quali consiglierei volentieri una pera di

fosforo, così: puro per endovena. Mi rendo conto che tale brusca terapia sia pericolosa, per alcuni elementi che potrebbero avere una reazione allergica con conseguente crisi anafilattica. Se fossi l'avvocata di un vegetariano, rischierei l'infedele patrocinio, considerando la lapalissiana gustosità di un panino con la salsiccia, perciò capisco chi approfitta mangiandolo gratis, quando è offerto da prodighe mani che lasciano buchi in casse comuni. C'è la crisi ovunque. Comprendo però meno chi accetta le umiliazioni, ricevendo la pagnotta da mani che con un solo gesto vogliono dire: “Mangeit purc”. Fare ressa per un panino, di sicuro è una caduta di stile. Insomma, questa salsiccia che mi offrireste è di carne fassona, chianina o podolica? Lo so, sono una raffinata, ma al limite ditemi se sia composta da un macinato di vitellone o maiale. Oppure, come penso sia maggiormente probabile, è semplicemente carnazza e mangiate voi e tutta la razza? Quando la gatta va sempre al lardo, prima o poi ci lascia la zampina. La zampi-

na, per chi non la conosce, è una salsiccia tipica dei paesi dell'entroterra di Bari, cotta talvolta nelle corti e, a conti fatti, è più saporita se cotta su braci di fiamme di un giallo vivace e vibrante. Essere ricercati, salva dal pericolo di trovarsi a fare la concorrenza a chi confonde la cervellata con i wurstel. Si aggira da tempi immemorabili, nelle fiere e nei mercati cittadini, una leggendaria figura di arrostitrice dall'aspetto giunonico, della quale si narrano gesta apocalittiche. Le epopee delle sue poppe si trasmettono, tra famiglie di ambulanti, di padre in figlio, con esilarante esagerazione. Pare che alcuni avventori di bancarelle settimanali e feste patronali, l'abbiano vista insaporire i suoi salsicciotti con il sapido sudore bordante i suoi più intimi meati. Di certo la signora, i panini se li fa pagare, non potrebbe mantenere la sua famiglia se non con il sudore del proprio lavoro. Chi regala senza limiti, non considera il valore dei propri beni, oppure i succitati non sono del tutto propri. Angela Rubino


pag. 8

maggio 2012

QUARANTACINQUE ANNI DI STRAGI Quante bombe hanno fatto da contorno alla mia esistenza? Tante. E allora perché questa volta a Brindisi, in Piazza Vittoria, a dieci ore dallo scoppio davanti alla scuola MorvilloFalcone, ho avuto solo voglia di piangere come i ragazzi sul palco? Quante bombe? Tante. A casa provo a fare mente locale e a contarle. Arrivo a una decina. Eppure, nella mia infanzia anni 70, ricordo lo stillicidio quotidiano di annunci di esplosioni sui binari, presso i tralicci dell'alta tensione, nelle stazioni e di fianco alle caserme. Ma non ne ricordo nessuna avente come obbiettivo una scuola. Quella stessa mattina avevo accompagnato a scuola mia figlia e forse è per questo che questa volta mi sono sentito così coinvolto emotivamente. Forse per esorcizzare l'orrore di quel giorno, ho ricominciato a ripercorrere mentalmente la lista di bombe esplose a cavallo tra la mia infanzia e la mia adolescenza, scartando quelle di cui si è arrivati a capire l'origine, palesemente mafiosa, come quelle di Falcone e Borsellino, via dei Georgofili a Firenze, via Palestro a Milano. Ma la mente non può reggere

centinaia di attentati perpetrati in Italia nell'arco degli ultimi decenni. Per fortuna la rete custodisce e fornisce informazioni, per chi sa cercare. Ecco riemergere dagli anni '60 la stagione delle bombe degli indipendentisti sudtirolesi. Ma io, forse, sto cercando qualche similitudine che possa farmi capire il perché di questo attentato brindisino. La teoria dell'ordigno innescato dalla Sacra Corona mi convince poco, indagheranno i giudici ma a me sembra una soluzione troppo sbrigativa. Di certo non c'entrano niente i sudtirolesi. Però, approfondendo, scopro che a novembre del '64 esplose, senza far vittime, il bagagliaio del treno Brenner Express, ma a farlo esplodere non furono gli altoatesini ma i servizi segreti di allora (SIFAR). Perché? Il perché lo si può capire dalle testimonianze di un convegno del maggio '65 presso l'hotel Parco dei Principi a Roma. Estremisti di destra, a partire dal neofascista Pino Rauti, fiancheggiatori dei servizi segreti, imprenditori ultraconservatori, pianificarono quella che è passata alla storia come la “strategia della

tensione”. In pratica si teorizzò la pianificazione del terrore, avente come scopo quello di screditare le istituzioni democratiche e creare le condizioni per l'avvento di un regime autoritario capace di rassicurare l'opinione pubblica ormai terrorizzata. Ecco, quindi, a settembre del '67 che due poliziotti saltarono in aria nel tentativo di disinnescare una bomba sul treno Alpen Express. Nelle indagini fu coinvolto un certo Franco Freda, esponente di spicco dell'organizzazione neofascista Ordine Nuovo. Il nome del neofascista veneto, che tornerà più volte alla ribalta cercando alla voce “bombe”, mi provoca un flashback. Ne parlerò più avanti, prima proverò ad elencare un po' di bombe, dal 1969 in poi di cui non si è giunti a scoprire il colpevole. Venticinque aprile 1969, alla Fiera di Milano alcune bombe ferirono una ventina di persone; i servizi segreti orientarono le indagini verso una “pista anarchica”, sarà il primo di una serie infinita di depistaggi tesi a coprire i neofascisti: la responsabilità era di Ordine Nuovo. L'otto agosto '69,

esplosero su vari treni, senza causare vittime, 8 bombe a basso potenziale. Il 12 dicembre '69 la strage di Piazza Fontana a Milano: 16 morti e 88 feriti. Lo stesso giorno esplosero altri 3 ordigni a Roma, causando 13 feriti e un'altra bomba, inesplosa, venne trovata a Piazza Scala a Milano. Anche questa volta si seguì un'improbabile pista anarchica: il ballerino Pietro Valpreda fu tenuto in carcere per circa 3 anni, il ferroviere Giuseppe Pinelli cadde (o fu fatto cadere) dalla finestra della questura di Milano, il commissario Calabresi, titolare delle indagini e oggetto di una violenta campagna stampa da parte dell'estrema sinistra, che lo ritenne colpevole della morte di Pinelli, fu assassinato a maggio del '72. Il 22 luglio del 1970 la bomba scoppiò a Gioia Tauro sul treno Freccia del Sud causando 6 morti e 139 feriti. Il 31 maggio del 1972 tre carabinieri morti e due feriti a Peteano, attirati in una trappola: una macchina abbandonata e segnalata esplose al loro arrivo; l'esplosivo era del tipo in dotazione alla NATO. Il 13 aprile 1973 fallì un attentato al treno

A P E R T O

C H I U S O

A N C H E

I L di Maurantonio Leonardo & C. S.a.s.

A P R A N Z O

BANCHETTI - PICCOLI RICEVIMENTI - CRESIME - BATTESIMI - ECC.

TRATTORIA - BRACERIA - PIZZERIA - FORNO A LEGNA Via del Miracolo, 176 - 72010 - POZZO FACETO (BR) INFO 080.489.02.41 - 338.56.35.001 - 333.89.58.295 infoilgiardinodoro@libero.it - www.ilgiardinodoro.it

L U N E D I’


maggio 2012

Torino-Roma, falsi volantini di rivendicazione di un gruppo di estrema sinistra vennero ritrovati in possesso di militanti del Movimento Sociale Italiano da cui, anni dopo, nacque Alleanza Nazionale. Il 28 maggio del 1974, a Brescia: strage di Piazza della Loggia con 8 morti e 103 feriti. Il 4 agosto dello stesso anno, bomba sul treno Italicus: 12 morti e 105 feriti. Sempre piazze e sempre treni, ma anche scuole, però scuole fortunate. Non è vero, dunque, che a Brindisi si è attaccata la scuola per la prima volta. Per ben due volte Trieste ha sfiorato la strage a scuola: il 4 ottobre del 1969, una bomba collocata presso una scuola media frequentata da bambini sloveni non scoppia per un difetto alla pila d'innesco; il 27 aprile del 1974 una bomba esplode presso il liceo sloveno ma non ci sono vittime. Strage sfiorata a scuola anche il 12 settembre del 1974 a Savona, colpita da bombe anche il 16 novembre (sui binari) e il 28 novembre (2 morti e diversi feriti nell'esplosione di un condominio). Non si sa se fu una bomba

pag. 9

o più probabilmente un missile, a buttare giù il DC 9 dell'Itavia nei cieli di Ustica, però si sa che morirono 81 persone: era il 27 giugno del 1980. Poco più di un mese dopo, il 2 agosto '80, la strage più orrenda: alla stazione di Bologna muoiono 85 persone e ne restano ferite più di duecento. Il 23 dicembre 1984, la strage di Natale su un treno nei pressi di San Benedetto val di Sambro: 15 morti e 267 feriti. Quella volta sfilai dietro uno striscione che chiedeva “chi assolverete questa volta?”. Perché la costante di queste stragi è stata l'impunità pressoché garantita dei colpevoli. Nomi come Stefano Delle Chiaie, Delfo Zorzi, Giovanni Ventura, Franco Freda, puntualmente indagati, spesso condannati nei primi gradi di giudizio, sono stati puntualmente assolti nei giudizi finali. Franco Freda e il mio flashback, accennavo prima. Anni fa, girando per le strade di Brindisi, mi ritrovai faccia a faccia con lui e lo riconobbi, avendolo visto decine di volte in televisione nel corso dei suoi innumerevoli processi. Seppi che, assolto

dalle accuse per la strage di Piazza Fontana (ma condannato per le bombe sui treni), aveva stabilito la sua residenza abituale nel nostro capoluogo di provincia. Considerai che, se il nostro sistema giudiziario l'aveva assolto, voleva dire che non era colpevole. E da non colpevole, se non proprio innocente, girava per Brindisi da uomo libero e chissà quanti allievi potrà aver lasciato dietro di se. Poco male, si può pensare: un innocente può anche riunire amici in un salotto. Se però quell'uomo è quello che acquistò nel '69 una partita di 50 timer, uno dei quali risultò adoperato per la strage di Piazza Fontana, qualche preoccupazione può venire. Soprattutto se la Corte di Cassazione, nel 2005, riconobbe la responsabilità di Freda e Ventura ma

non poté condannarli perché già assolti per lo stesso reato. Chi sia stato a far scoppiare quella bomba davanti alla scuola Morvillo-Falcone, ancora non lo sappiamo. Se non riusciremo a saperlo, la morte di Melissa si aggiungerà alle centinaia di morti innocenti dovute alla maledetta strategia della tensione. Perché, indipendentemente da chi sia stato, perfino indipendentemente dalle reali intenzioni dei criminali, lo scopo ottenuto sarà quello di aver sparso terrore tra la gente e discredito sulle istituzioni. Se invece saranno scoperti i colpevoli, se sarà trovata e punita la vera mano assassina, un po' di giustizia sarà restituita anche alle vittime di quarantacinque anni di stragismo. F. V.


pag. 10

maggio 2012

SULLE TRACCE DI GIOVANNI FALCONE

Gaia, Ilaria e Fellezia presso l'albero di Falcone

Tre studentesse della Scuola “Giacinto Bianco” a Palermo per il ventennale della strage di Capaci. E' stata una festa quella a cui hanno partecipato tre studentesse della scuola “Giacinto Bianco” di Fasano il 23 maggio scorso a Palermo. Nel giorno del ventennale della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni e Francesca Falcone e tre agenti della scorta, Palermo è stata invasa da studenti provenienti dalle scuole di tutta Italia, giunti nella città siciliana per partecipare alle iniziative organizzate dalla “Fondazione Giovanni e Francesca Falcone”. La giornata è cominciata con

mensile www.ilmenante.it Direttore responsabile Aldo Carbonaro direttore@ilmenante.it

Redazione Via Bosi, 19 - Fasano tel./fax 080.4427696 redazione@ilmenante.it Grafica: donato@donlegro.com Stampa: Martano Editrice srl - Lecce iscritto col n. 3/04 nel Registro della Stampa presso il Tribunale di Brindisi

Anno IX - n. 5 Chiuso il 29 maggio 2012

l'arrivo in mattinata delle “Navi della Legalità”, partite da Napoli e Civitavecchia la notte prima, e cariche di 2600 studenti della scuola primaria vincitori di un concorso organizzato dalla Fondazione, per poi continuare con l'incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano presso l'aula bunker, teatro del maxi-processo contro la mafia del 1982. Nel pomeriggio tutti gli studenti hanno partecipato al corteo in ricordo delle vittime della strage, con arrivo fino all'albero di Falcone, un albero che sorge presso l'entrata della casa del magistrato in via Notarbartolo, divenuto un simbolo della lotta contro le mafie, luogo di pellegrinaggio di tantissime persone, sommerso da migliaia di pensieri, poesie, disegni, parole di impegno civile che la gente ha lasciato sul suo tronco dopo la scomparsa del giudice. La sera, infine, tutti gli studenti hanno assistito alla partita del cuore tra la Nazionale Cantanti e la Nazionale Magistrati allo stadio Renzo Barbera. Le tre ragazze, Ilaria Olive, Gaia Schiavone e Fellezia Seitaj, hanno potuto così vedere dal vivo i luoghi che avevano conosciuto leggendo il libro di narrativa “Per questo mi chiamo Giovanni” e soprattutto hanno potuto lasciare sull'albero di via Notarbartolo, a nome di tutti i loro compagni, i lavori realizzati in ricordo di Falcone durante l'anno scolastico. In particolare, oltre alle tante

Ilaria, Gaia e Fellezia nell'aula bunker

poesie, disegni, pensieri, testi, le studentesse hanno attaccato una maglietta progettata da una loro compagna, Angela Mileti, che ora è lì sul tronco, in bella mostra, a testimoniare quanto questo percorso sulla legalità abbia lasciato un segno e abbia coinvolto i ragazzi della scuola Bianco. Il viaggio, intenso e toccante, è stato possibile grazie alla generosità di aziende e cittadini di Fasano, sensibili alla cultura della legalità, che hanno dato una donazione e permesso così alla scuola di coprire tutte le spese di partecipazione delle tre studentesse. In particolare due quote sono state interamente coperte rispettivamente dal “Centro Studi Valerio Gentile”, da sempre in prima linea per la sensibilizzazione dei più giovani sul tema della legalità, e da Giacomo Rosato, giovane imprenditore, titolare dei negozi Compro Oro.

Mentre la terza quota è stata raggiunta grazie a piccole donazioni, piccoli gesti che però hanno permesso ad un'altra ragazza di vivere questa esperienza che rimarrà viva per sempre nei suoi ricordi: la farmacia Pomes, la pizzeria Trimalchione, Teodoro Di Bari, Libri e Cose, Parthenope, Cardone sport, Sansonetti Immobiliare e Antonio Cassone. Il 23 maggio è stato così un giorno speciale per tre giovani studentesse fasanesi, carico di tanti significati, visto anche il triste episodio di Brindisi di pochi giorni prima, un modo per far vivere di persona la nostra storia e dare un senso concreto e forte alle parole di Borsellino “gli uomini passano... ma gli ideali restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”, in questo caso sulle gambe dei nostri ragazzi. Francesco Losavio


maggio 2012

pag. 11

NIENTE DA FESTEGGIARE Piazza Vittoria, lunedì 21 maggio: una folla immensa riempie la città di Brindisi. Sui volti delle persone ci sono incredulità, rabbia e sgomento. Lo shock di due giorni prima si sta dissolvendo lentamente, affiora sempre più la consapevolezza di quanto sia accaduto. Quel sabato mattina, quello dell'”attentato”, come dicono i giornali. Quel sabato, l'esplosione di una bomba davanti all'istituto professionale femminile ha stroncato la vita della sedicenne di Mesagne, Melissa Bassi. La gente in piazza è sconvolta, il dolore ha aperto gli occhi a molti: il vescovo di Brindisi e il ministro Profumo sono accolti da centinaia di fischi, anche agli altri politici presenti al corteo non sono risparmiate le critiche. La “sfilata dei politici” infatti, ha sollevato un polverone sul web, dove in vari blog sono stati additati come falsi, approfittatori e strumentalizzanti (riguardo quest'ultima affermazione, sinceramente anch'io ritengo che le bandiere di partito avrebbero potuto lasciarle a casa). Intanto non si ferma la caccia

all'uomo. Sul colpevole sono state azzardate diverse ipotesi. Alcuni ritengono che si possa trattare della mafia pugliese (Sacra Corona Unita) per via di una serie di coincidenze poco probabili, tra le quali, sia quella del nome della scuola dedicata alla moglie del magistrato Falcone, sia la vicinanza cronologica con la ricorrenza del 20esimo anniversario dalla strage di Capaci. Altri pensano che sia stato, un anarchico, uno squilibrato che ha agito senza nessuna collaborazione con alcun gruppo violento organizzato. Un mitomane, un bombarolo seriale che ricorda molto la figura di Unabomber. Così è soprannominato dalla stampa italiana un uomo autore di efferati atti di violenza che si dilungarono per un decennio nei territori veneti e friulani. C'è chi incolpa lo Stato e il Governo, chi accusa i politici più interessati alle elezioni e ai ballottaggi. Chiunque sia stato, sicuramente sa che la scuola è un edificio pubblico poco controllato, anche se la maggior parte dei genitori ama pensare e auto convincersi di

lasciare ogni mattina i propri figli nel posto più sicuro, dopo la propria casa. Nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa del genere, ecco perché l'Italia è rimasta senza fiato. Se l'intenzione di chi ha compiuto questa follia era di seminare il panico, direi che ci è riuscito. Piazza Ciaia, lunedì 21 maggio: il ballottaggio è appena giunto al termine, i risultati sono stati resi noti da poco. La piazza si riempie di allegria, scritte cubitali e striscioni, clacson che strombazzano all'impazzata. L'aria si riempie di felicità. Una felicità ipocrita però, che ignora il dolore che sta attanagliando tutta l'Italia. Una felicità che ha poco senso, perché non c'è niente da festeggiare: a pochi chilometri di distanza da Fasano si sta celebrando il funerale di una vittima innocente. Ma i fasanesi non si sono dimenticati di Melissa: entusiasti, si mettono in posa per le foto che finiranno su internet o sulle riviste locali. Sorridono, e alle spalle del sindaco si lasciano immortalare in scatti davvero surreali, mentre

innalzano come un trofeo magliette con immagini di Melissa. L'ho trovato di cattivo gusto e privo di alcun senso festeggiare e indossare macabre magliette con la foto della ragazzina. Sono senza parole, inorridita di fronte a tanta ignoranza e superficialità. È proprio in questo modo che si vuole apparire? Insensibili, indifferenti, non solo di fronte all'avvenimento accaduto a Brindisi, ma anche davanti alla tragedia del terremoto avvenuto solo il giorno prima in Emilia Romagna. Ma i fasanesi, non contenti, hanno prolungato i loro festeggiamenti per la vittoria anche sui social network. Mi hanno lasciata perplessa diversi commenti, come alcuni che sostenevano che “sarebbe stato bello montare un bel maxi-schermo in piazza e mandare in onda in diretta i funerali di Melissa!”. Certo, non male come idea, così nel frattempo il ri-eletto sindaco avrebbe offerto popcorn e zucchero filato agli spettatori. Invece della solita carne al fornello. Alessandra Rubino


pag. 12

maggio 2012

ACCORDIABILI, ESORDIO COL BOTTO Un successo immenso, artistico innanzitutto, è stato fatto registrare dalla neonata associazione “AccordiAbili” la scorsa domenica 25 maggio. “Com'è profondo il mare”, la serata omaggio allo scomparso Lucio Dalla, è stata acclamata da un teatro “Kennedy” esaurito in ogni ordine di posti per applaudire Vincenzo Deluci e i tantissimi artisti che si sono succeduti sul palco. Ma partiamo dall'inizio. L'associazione, che oltre a Deluci vede al suo interno Bruno Marchi, Fabrizio Giannuzzi e Cinzia Marasciulo, si fonda sul connubio tra musica e opportunità per i diversamente abili. Fare in modo che tutti, anche le persone con deficit della motilità, possano esprimersi in note è molto più che un semplice sogno. E il nostro Vincenzo Deluci ne è l'esempio vivente, per motivi noti. Il primo prodotto del vincente team di “AccordiAbili” è stato reso alla cittadinanza con un ricordo, dal grande

valore artistico, di Lucio Dalla. Quel Lucio Dalla che era stato scelto come padrino della serata che all'inizio avrebbe dovuto assumere contorni differenti: il suo “secondo tempo della vita”, parafrasando lo stesso cantautore bolognese, ha costretto gli organizzatori a trasformare l'evento in quello che è stato un riuscitissimo omaggio alla figura di Dalla, con cui lo stesso Deluci aveva suonato pochi mesi prima del suo terribile incidente. Deluci non ama le cover band, e lo ripete stesso. Partendo di qui, era facile intuire che l'omaggio a Dalla sarebbe stato tutt'altro che una banale riproposizione delle sue canzoni. Difatti, è andata diversamente. L'omaggio al carisma e alla genialità del cantante bolognese, assieme alla sua ben nota vena creativa, è stata costruito sapientemente passo dopo passo intrecciando le immagini alla musica, unendo le originali re-

interpretazioni di suoi brani a testimonianze televisive o narrate che hanno ripercorso la sua vita e la sua carriera. Tanti, tantissimi musicisti si sono alternati sul palco. Ospiti illustri, a cominciare da Bruno Cabassi (organo hammond), fondatore degli “Idoli”, la prima band di Dalla, per poi continuare con lo stesso Vincenzo Deluci e il suo originale prototipo di tromba a coulisse, con il musicista africano Gabin D'Abiret, con Davide Saccomanno (piano e voce) o con Antonio Di Lorenzo (percussioni). E ancora:Roberto Spagnolo (clarinetto, sax e flauto), Claudio Chiarelli (Sax contralto), Vito Di Modugno (basso e hammond), Camillo Pace (contrabbasso), Michele Marrano (Corno Francese), Bruno Cabassi (hammond), Martino Palmisano (armonica a bocca), Lisa Angelillo (voce), Raffaella Piccoli (voce), Francesco Prete (voce), Nando Di Modugno (chitarra acustica), Paolo Daniele (tastiere, piano,

armonica cromatica), Antonio Loderini (fisarmonica), Vito Quaranta (chitarra). Altri ospiti della serata sono stati i componenti dell'ensemble di swing della “Olivoil jazz band” di Giuliano Di Cesare (tromba), Carlo De Toma (banjo e voce), Marcello Rotundo (trombone), Giuseppe Muciaccia (clarinetto), Michele Distaso (basso tuba) e Pino Acquafredda (batteria). Un esperimento riuscitissimo, con le riproposizioni dei grandi successi di Dalla in chiave jazz, principalmente, terreno fertile per l'abilità dei musicisti saliti sul palco. L'associazione “AccordiAbili” preannuncia futuri eventi importanti nei prossimi mesi. Ieri, infatti, Fabrizio Giannuzzi ha parlato di un Festival da organizzare prossimamente, e non si può che attendere con piacere il prossimo frutto di questa entusiasmante novità tutta fasanese. Fabio Cofano


maggio 2012

pag. 13

SCAMPAGNATE FUORI PORTA Si avvicina la bella stagione, le finestre si aprono per far entrare un po' di frescura, così sarebbe un'ottima cosa aprire anche la porta per uscire e fare delle scampagnate, per l'appunto fuori porta. La Puglia quest'anno ospita due mostre di elevata qualità e fortunatamente Fasano si colloca in maniera equidistante tra le due città che le ospitano. Le esposizioni in questione trovano alloggio, la prima a Barletta, presso il palazzo storico nobiliare della Marra. L'edificio è stato la dimora della famiglia Orsini per lungo tempo, dopo una serie di ristrutturazioni, ora è divenuto la pinacoteca De Nittis, geniale artista dell'Ottocento. L'ingresso del palazzo fin sulla balconata concava sovrastante, gode di fregi e stucchi rappresentanti personaggi mitologici e mostri di gusto vagamente gotico, nonostante sia sorto in epoca barocca e questo si evidenzia in maniera lampante dalle volute circostanti. Negli anni Sessanta del secolo scorso, il patrimonio passò nelle mani dello Stato, che dopo un periodo di abbandono, ha visto risorgersi grazie ad una serie di restauri e ora ospitare in maniera permanente le opere del pittore barlettano Giuseppe De Nittis, che dopo una serie di esperienze pittoriche, si avvicinò alla corrente artistica dell'Impressionismo, quando si trasferì in Francia dove vi rimase con la moglie Léontine Lucile Gruvelle, sua manager, fino alla morte. La mostra barlettana, con titolo “L'odore della luce. Il mondo femminile nella pittura dell'Ottocento e del primo novecento”, ha aperto i battenti il cinque maggio e li chiuderà il diciannove agosto, quindi riesce difficile dover giustificare un'eventuale assenza per motivi di mancanza di tempo. Il Presidente della Regione Nichi Vendola, dopo averla visitata, ha dichiarato: “ Una mostra suggestiva ed intrigante, già

nel titolo, la mostra di Barletta svela non più paesaggi costruiti nella perfetta simmetria delle prospettive, ma luoghi sociali”. Le sale che ospitano tale abbondanza di quadri (86 opere di vari artisti meno noti e famosi come Pellizza da Volpedo, Silvestro Lega, e tanti altri ancora), inoltre offrono ai fruitori letture di poeti come Pablo Neruda o di scrittori come Giovanni Verga. Il tema essenziale dell'evento è la figura femminile, che presta il suo esempio di vita in tutti i campi d'azione, di pensiero e di estrazione sociale. La seconda esposizione degna di altrettanta nota della precedente è ubicata nello straordinario scenario che offre la città salentina di Otranto, tra gli odorosi effluvi del mare. Svettante all'apice del centro storico, primeggia la figura massiccia del Castello Aragonese che accoglie la mostra dedicata al maggiore esponente della corrente artistica della Pop Art. Il castello, con la fattezza che ora ammiriamo, nacque durante il periodo rinascimentale, sulle rovine di una fortezza preesistente di origini normanne. Il profondo fossato ora asciutto, poiché durante il periodo napoleonico fu in parte ricolmato di terra per permettere l'accesso al borgo, precedentemente rendeva ostiche le scorrerie dei pirati. Quasi impenetrabile, nonostante i numerosi tentativi di occupazione da parte dei predoni aveva come unico punto d'interscambio con il resto della città, un ponte levatoio. Durante la metà del quindicesimo secolo, gli Asburgo apportarono ulteriori modifiche alla rocca, migliorandone il suo aspetto e allargandone il prospetto con il consolidamento dei bastioni e della cinta muraria. Ormai è consuetudine combinare l'antico con il moderno, tale connubio pur apparentemente stridente, crea un'armonia come se fosse un

continuum storico di varie ere e stili, si pensi alla piramide vitrea che coabita al centro del palazzo del Louvre. Per questo stesso motivo, nasce la scelta di trovare locazioni d'effetto per le opere d'arte contemporanea e il castello otrantino si presta volentieri ad adempiere tale compito, avendo in precedenza ospitato opere dell'artista surrealista Salvator Dalì o il cubista Pablo Picasso. Ora, dal ventisette maggio fino al trenta settembre, avremo l'occasione di saggiare cinquanta opere dell'artista fondatore della Factory, gentilmente e provvisoriamente offerte da collezioni private. La mostra s'intitola “Andy Warhol. I want to be a machine”. Sono tutte opere realizzate attraverso la tecnica della serigrafia, all'epoca ancora in fase di sperimentazione. L'artista del Novecento iniziò la sua carriera grazie ai suoi studi di arte pubblicitaria, lavorò soprattutto a New York colla-

borando per riviste di grande tiratura. Nonostante una vita breve, il suo patrimonio artistico nutre un sostanziale numero di opere. Da parte sua, la reiterazione della stessa immagine era l'opera vera e propria, poiché abusandone, inflazionava l'oggetto fino a fargli perdere il suo significato iniziale, ovviamente questa era una vera e propria provocazione di fronte all'incessante consumismo. Un consumo anche immorale, che trovava fondamento in alcune sue affermazioni che in sintesi svilivano l'abuso dell'orrido, facendo l'esempio di un evento tragico come un incidente stradale, che dopo averlo visto in più canali televisivi nel giro di poco tempo cambia il sentimento di chi segue la notizia. Si passa dall'orrore, attraverso il morboso, concludendosi con l'indifferenza. Giullalaproffa


pag. 14

maggio 2012

LEZIONI PRIVATE IN DANNO DEL DIRITTO tere verso il senso della legalità e dell'opportunità. Non si vuole puntare il dito, ma leggere che un insegnante ed un avvocato con disinvoltura abbiano accettato una nomina sapendo di aver tenuto lezioni private per lo stesso concorso per chi ha fatto e farà della

Il 23 maggio scorso si è aperto il Concorso Pubblico per l'accesso alla Magistratura Ordinaria. Il concorso è strutturato in due parti: tre prove scritte - diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo - e, per chi raggiunge la sufficienza nella precedente prova, una prova orale concernente tutti rami dell'ordinamento giuridico. La Commissione del Concorso è notoriamente costituita da 29 commissari di cui 21 magistrati, 5 professori e 3 avvocati nominati dal Cun Consiglio Universitario Nazionale - e dal Cnf - Consiglio Nazionale Forense. Su numerosi forum online nei giorni antecedenti alla prova scritta del concorso è esploso il caso di due commissari, un professore ed un avvocato, in situazione di incompatibilità: avrebbero per loro stessa dichiarazione tenuto corsi privati di preparazione per il concorso. Il Consiglio superiore della magistratura intervenuto sulla questione a pochi giorni dal concorso ha diffuso una nota con cui chiariva che la IX Commissione, non appena venuta a conoscenza che un professore universitario e un avvocato (peraltro indicati dal Cun e dal Cnf) avevano dichiarato, come prescrive la legge, di aver tenuto lezioni presso scuole per la preparazione al concor-

so, ha immediatamente provveduto alla loro sostituzione". Uno dei commissari che ha lasciato l'incarico è Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale all'università di Palermo, uno dei più importanti penalisti italiani. Lo stesso però avrebbe dichiarato: “Lascio per motivi personali, non certo per le proteste online. Avevo soltanto dato la mia disponibilità qualche mese fa. Ho tenuto qualche lezione privata, ma questo non è stato dirimente per lasciare. Per me è troppo fermarsi un anno per fare questo concorso”. Il secondo commissario sostituito è stato l'avvocato Carlo Martuccelli del Foro di Roma, che ha comunicato di aver tenuto due lezioni. Aldilà del parere di Fiandaca e dei suoi impegni personali, è stata necessaria ancora una volta la rete internet per poter conoscere e dunque attivarsi situazioni inopportune. Aver tenuto qualche lezione privata e giudicare poi tra tutti gli altri gli stessi studenti che si è privatamente seguito non appartiene a chi della legge ha fatto il suo mestiere. Chi studia il diritto e lo studia con l'impegno, il rigore e la sensibilità istituzionale e sociale che richiede, e chi il diritto poi si propone di insegnarlo, sa bene quanto lo studio delle leggi forgi il carat-

legge - e dunque del senso della legalità e dell'opportunità - il proprio cammino di vita sa di affronto. Affronto a chi interpreta l'insegnamento e la professione ogni giorno con impegno, rigore e sensibilità istituzionale e sociale. F. R.

LA VITTORIA DI LELLO NON MI CONVINCE Scusate se faccio la mia riflessione personale. Durante la trascorsa campagna elettorale, c'è stata una sorta di serenità smascherata del Centro sinistra; non me la prendo con la candidata Stella Carparelli, ha fatto di tutto per essere partecipe di tutte le tematiche del territorio fasanese. Mi pare che la colpa non è di Vito Bianchi, o perlomeno non tutta, ma anche e soprattutto di chi non è sceso a sostegno di Stella perché non condivideva la sua candidatura. I nove mila voti che mancavano nella lista della coalizione di Centro sinistra erano stati “venduti” da alcuni che facevano parte della coalizione del Centro sinistra stesso. Ecco perché non ha vinto Stella. Cantare in maniera così esagerata una vittoria non buona mi sembra come tessere le lodi della vittoria di Pirro. Non sono mancate neppure le magagne, anche se non tutte si possono raccontare. Il caso della disabile che la presidente del Seggio 24 non voleva far votare ha scosso poche coscienze. Ho contribuito a portare la serenità nella vicenda dopo aver sentito la campana del Presidente del seggio 24 che con una e-mail ha chiarito la sue versione. Ancora nel 2012 sembra che si faccia campagna elettorale pagando le persone 50 euro. Come ha fatto Berlusconi in Parlamento. Sono voci di popolo e si dice che è la voce di Dio. E che dire del bilancio della passata amministrazione del sindaco Di Bari? Come ha lasciato i conti? Le continue visite della Guardia di Finanza mi inducono a pensare che non tutto sia lecito. Ma voglio sperare che nella nuova Giunta non ci siano delle magagne. Magari si attuasse la trasparenza degli atti amministrativi L'opposizione non dovrà fare sconti a nessuno, dovrà svolgere il suo compito e dare battaglia al di fuori del palazzo, mentre i consiglieri del Centro sinistra dovranno documentarsi a dovere per non dare spago all'avversario politico. Non ha molto senso discutere oggi della mancata scelta di fare le primarie per scegliere il candidato sindaco, occorre, invece, riflettere su chi ha contribuito alla sconfitta di questo turno elettorale. Pino Carrone


pag. 15

maggio 2012

ME LA COMPRI, PAPÀ?

22 marzo 2012: prende avvio sul sito del MIUR(Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) il questionario pubblico riguardante il valore legale del titolo di studio. Si tratta di un'iniziativa fortemente voluta dall'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, per disciplinare il valore dei titoli di studio, previa consultazione pubblica. Sul sito del MIUR, formalmente incaricato della gestione della consultazione, si legge: “C'è, da parte di tutti i componenti del Governo, la convinzione che debba essere tutta la cittadinanza (compresi i giovani) a contribuire alla ripresa economica, impegnandosi nella crescita e nello sviluppo. Il contributo costruttivo di coloro che hanno un interesse o un'opinione diviene incentivo al miglioramento delle decisioni. Ne guadagnano le istituzioni, che accrescono la propria trasparenza; i cittadini che guadagnano l'accessibilità all'attività del Governo; infine, ne guadagna il Paese intero che si adegua agli standard dell'Unione Europea. L'idea di fondo è quella di trasformare la consultazione in un percorso, un elemento portante dell'azione di Governo che, prima di decidere, si ferma ad ascoltare la voce dei destinatari delle decisioni: i cittadini”. Come verranno utilizzati i contributi, da inviare rigorosamente, a mezzo inter-

net? Il Governo ha una risposta per tutto. “Il processo di consultazione prevede varie fasi: la prima è quella dell'acquisizione delle opinioni. Al termine della consultazione, i contributi saranno pubblicati, in forma anonima, sul sito istituzionale del Miur. Il Ministero elaborerà anche un documento riepilogativo che sarà oggetto di pubblicazione. Gli esiti della consultazione costituiranno il presupposto per tutte le proposte da sottoporre al Consiglio dei Ministri oltre che per i provvedimenti del Ministero. Il MIUR potrà altresì organizzare uno o più seminari per la discussione del tema trattato anche con riferimento al contesto europeo e al panorama internazionale. Ad oggi, i risultati della consultazione non sono ancora disponibili ufficialmente; il che costituirebbe il male minore, se i cittadini avessero ben chiaro il tema della discussione. Il Corriere della Sera ed Il Sole 24 Ore hanno anticipato i risultati del sondaggio che inequivocabilmente difende a spada tratta il valore legale del titolo di studio. Un po' per mancanza di tempo, un po' per presunta irrilevanza della questione, l'argomento “valore legale del titolo di studio”, dopo una polemica iniziale durata appena ventiquattr'ore, è finito nel dimenticatoio. Ciò tuttavia non sembra affatto giusto, anche perché il tema è legato alla ripresa economica, tante volte invocata senza successo. È dunque importante approfondire. Che cos'è un titolo di studio? È il prodotto della fatica di anni di studio, fatica “certificata” dalla Pubblica Amministrazione che, oltre a riconoscere che un tizio ha seguito un determinato percorso scolastico, attri-

buisce anche determinati effetti giuridici. Ad esempio, il possesso del titolo di ragioniere, certificato da un diploma rilasciato da un istituto scolastico autorizzato, consente al cittadino di essere assunto presso una pubblica amministrazione, previo superamento (dovrebbe essere la regola che tollera eccezioni solo in rarissimi casi) di un pubblico concorso, oppure di accedere ad ulteriori livelli di istruzione superiore (la laurea) o ancora l'ammissione ad esami di Stato per l'iscrizione ad albi o a ordini professionali. In poche parole, i genitori che spronano i figli a conseguire quel benedetto pezzo di carta hanno ragione da vendere, soprattutto in un momento storico in cui, per essere competitivi, è necessario acquisire competenze specialistiche certificate. Che cosa vuol dire nella pratica privare di valore legale un titolo di studio conseguito presso un'Università? I sostenitori della riforma evidenziano che il cambiamento darebbe vita ad un circolo virtuoso, in quanto le amministrazioni potrebbero cominciare a selezionare in modo meritocratico e non clientelare. Per contro, i sostenitori del mantenimento del valore legale del titolo di studio affermano che esso ha svolto sino ad oggi un'utile e insostituibile funzione di mediazione tra sistema formativo e mercato del lavoro, e che, a seguito dell'abolizio ne, l'am mi ni stra zione avrebbe maggiore spazio per selezionare in modo non meritocratico e clientelare. Insomma, emerge chiaramente che si tratta di opinioni contrapposte. In fondo in fondo, ognuno di noi è consapevole che una laurea conseguita in un'università prestigiosa non certifica esattamente quanto contenuto nel diploma conferito nell'università di Vattelapesca. Le cronache sono piene di

esempi di lesa meritocrazia, soprattutto nel campo medico scientifico, laddove vengono “penalizzati” (non certamente per incompetenza o incapacità) dottori titolati a scapito di dottorini raccomandati. “Si sa che va così” e chi prova a credere nel contrario, viene tacciato di ingenuità e di eccessivo idealismo. Il mondo- anche questo si sa e, se non lo si sa , è giusto saperlo – è una tana di leoni e per stare a galla è necessario ricorrere ad ogni espediente. Il possesso di un titolo di studio è solo un lasciapassare, una condizione senza la quale la raccomandazione potrebbe non esplicare i suoi considerevoli effetti. È per questo motivo che infatti, con il passare del tempo, è stato ridotto a essere considerato solo un miserevole pezzo di carta, da affiggere, sontuosamente incorniciato, su qualche parete per renderla un po' meno spoglia. Il punto della questione, in verità, va ricercato altrove e non si annida certo nel valore che lo Stato riconosce ad un diploma. Sono le attuali modalità con cui si consegue quel pezzo di carta che legittimano i cittadini a definire taluni “dottori” e talaltri “dottorini”,, parafrasando efficacemente la distinzione che Sciascia adoperava per gli uomini, “Uomini, ominicchi e quaquaraquà”. Ha forse un senso disquisire, scomodando persino il sublime valore della trasparenza, sul valore legale del titolo di studio? Persino il Trota, campione certificato di bocciature plurime nella scuola superiore, è riuscito a colmare il gap esistente fra lui e lo studente medio che con il sacrificio suo ed anche della famiglia raggiunge la corona di alloro, con una semplice domanda: “Me la compri, papà?”. E citando questa volta Gianni Morandi, la risposta è stata “Sì”. A. N.


pag. 16

maggio 2012

“LAUDATO SIE, MI' SIGNORE CUM TUCTE LE TUE CREATURE” “Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature”- San Francesco d'Assisi 1224 d.C. La più antica composizione poetica italiana, quella che esprime l'appartenenza di ogni essere vivente a un mondo in equilibrio, un ecosistema perfetto fondato sulla fratellanza, sulla solidarietà e sul ripudio di ogni forma di violenza. Ogni essere vivente è consapevole di un nesso inscindibile da fratello sole, sorella luna, sorella acqua, fratello fuoco e da tutte le creature. Eppure, uno di essi, quello creato a immagine e somiglianza di Dio, finge di non sapere o è convinto che proprio quella somiglianza lo legittimi a prevaricare. Per fini biechi, ma anche per fini nobili, almeno cos' si dice. Si fa presto a predicare la fratellanza ed il rispetto, salvo poi chiudere gli occhi, fingendo di non sapere cosa si nasconde dietro un prodotto di uso farmaceutico o cosmetico. Dal 28 aprile scorso, il raggio di conoscenza collettivo è stato ampliato, per fortuna. Dopo la liberazione di 27 cuccioli di beagle dall'allevamento “Green Hill” di Montichiari in provincia di Brescia ha, per la prima volta, preso avvio un dibattito responsabile sull'argomento. Occorreva la forza e, alla luce delle denunce dei responsabili dell'allevamento, anche la violenza e la rapina. 12 animalisti, rei di aver liberato prevalentemente cuccioli e qualche mamma, sono stati richiusi nel carcere di Brescia. La loro “colpa” più grave: aver donato la libertà a degli essere indifesi. Peccato solo che questa romantica visione contrasti in maniera stridente con alcune ipotesi di reato del codice penale. Quelle dodici persone dovranno affrontare un processo e verosimilmente subire una condanna, visto che le infrazioni sono di spessore. Eppure sono diventati eroi, anche grazie alle immagini, diffuse in tutto il mondo, dei cuccioli che venivano traghettati di mano in mano fino a superare il filo spinato che li divideva da una vita “normale”. Green Hill non è un laboratorio farmaceutico, non si praticano esperimenti sugli

animali (anche se alcuni animalisti hanno riscontrato che alcuni cuccioli erano privi delle corde vocali, circostanza alquanto strana per un allevamento in cui si pratica l'obiettivo della migliore selezione possibile); è tuttavia considerato una fabbrica di morte perché gli animali che vi nascono sono destinati a viaggi senza ritorno ed hanno una speranza di vita di pochi mesi. Per le fattrici, la sorte è parzialmente diversa, in quanto, dopo essere imbottite di farmaci per incentivare gravidanze a ritmo serrato, vengono comunque spedite verso i laboratori della morte. Per le mamme, insomma, la speranza di vita non supera i te anni. Green Hill rappresenta dunque il braccio della morte, una sorta di miglio verde per animali che non hanno commesso alcun reato, ambienti sterili, lunghi corridoi, dove alla luce naturale non è dato penetrare mai, dove gli unici rumori sono i guaiti dei cagnolini e lo stridere delle loro unghie sulle grate di ferro di celle anonime. Chi ama gli animali e soprattutto chi vive insieme a un animale domestico è pronto, dopo aver letto queste poche righe, a seguire l'esempio di quei dodici animalisti che non hanno esitato a privarsi della libertà, la propria, pur di donarla ad altri esseri viventi.Commovente il video diffuso di cinque cuccioli liberati in procinto di cimentarsi con le bellezze che il mondo, malgrado tutto, riesce ancora ad offrire. Green Hill denuncia danni, per effetto della manifestazione del 28 aprile, quantificati in circa duecentocinquantamila euro, oltre quelli cagionati agli animali custoditi che- a sentire i responsabili della ditta- si sarebbero vista compromessa la propria esistenza tranquilla. Difficile tuttavia credere che un cane chiuso in gabbia e che comunque presagisca il proprio triste futuro (essendo privato della possibilità di compiere tutte quelle azioni che la natura induce) possa vivere tranquillo. L'istinto porta ogni cane a ricercare prati per correre, cucce calde, ciotole ricolme di acqua fresca e di cibo e soprattutto l'affetto da parte del “padrone”. La legge vigente in materia di sperimentazioni sugli animali “Green Hill deve chiudere” è lo slogan del momento e la vivisezione deve cessare. Obiettivi condivisibili, anche San Francesco sarebbe d'accordo. Come si può fare? Lo strumento più idoneo ad oggi- a meno di non voler pensare al rapimento dei 2500 beagle che sono custoditi a Green Hill- è intervenire sulle coscienze per modificare la legge vigente che risale al 1992, “Attuazione della direttiva (CEE) n. 609/1986 in materia di protezione degli animali utilizzati a fini


maggio 2012

sperimentali o ad altri fini scientifici”. L'oggetto della legge non induce a pensieri positivi; anche il più ingenuo comprende che, al di là di ogni obiettivo di protezione, è che gli esperimenti sono consentiti e non solo per fini scientifici. Ciò significa che, allo stato, è consentito l'utilizzo degli animali negli esperimenti per i seguenti fini: lo sviluppo, la produzione e le prove di qualità, efficacia e di innocuità dei preparati farmaceutici, degli alimenti e delle altre sostanze, per la cura delle malattie, ma anche “per la protezione dell'ambiente naturale nell'interesse della salute e del benessere dell'uomo e degli animali”. È chiaro dunque che con una legge a maglie così larghe, è ben difficile vietare esperimenti sugli animali. La legge arriva addirittura a legittimare esperimenti per il benessere degli animali stessi. Una contraddizione in termini, cui il legislatore italiano è purtroppo avvezzo. E non finisce qui, visto che quegli obiettivi di protezione e di tutela vengono dalla legge stessa snaturati e ridicolizzati quando si stabilisce che tra gli esperimenti devono essere preferiti quelli che…causano meno dolore, sofferenza e angoscia o danni durevoli. Un animale prosegue la legge – non può essere utilizzato più di una volta in esperimenti che comportano forti dolori, angoscia o sofferenze equivalenti. Strano modo di legiferare quello che si avvale di termini che sono estranei non solo al mondo giuridico, ma anche a quello della comunità scientifica. Piuttosto, a volerne ricercare una definizione, dovrebbe farsi riferimento al diverso livello di sensibilità che ognuno di noi possiede. È forse possibile domandare a un animale sottoposto ad un esperimento se sta provando angoscia? È forse possibile attendere una risposta realista? Chi possiede un animale domestico sa che persino la noncuranza del “padrone” rispetto ad un richiesta di gioco da parte del cane produce angoscia e sofferen-

pag. 17

za. La legge 116 del 1992 rappresenta, dunque, oltre che un pessimo esempio di tecnica normativa, una risposta insoddisfacente e calunniosa rispetto a cittadini che credono nella tutela degli animali. La maggioranza dell'88,6% e le opinioni “che contano” L'88,6% degli Italiani (dati Eurispes) è contrario alla vivisezione. Una maggioranza bulgara, una maggioranza tenuta sotto silenzio e costretta a violare la legge penale perché le ragioni a sostegno della lotta alla vivisezione vengano prese in considerazione. Non si deve dimenticare che chi siede tra i banchi del Parlamento è preposto alla cura degli interessi della collettività, compresa quella parte che viene spesso e malamente confusa come matta ed esagitata, ma che oggi ha raggiunto comunque dimensioni considerevoli. Resta però un nodo da sciogliere, il più rilevante: la vivisezione è realmente utile per la lotta alle malattie o serve solo ad alimentare gli interessi economici delle aziende farmaceutiche? Le opinioni sono divergenti, ma è bene sottolineare (non perdendo mai di vista quell'importante percentuale dell'88,6) che buona parte del mondo scientifico ha cominciato a dichiarane l'inutilità. La vivisezione è una pratica ingiusta, lo afferma l'88,6% degli Italiani. È inutile per buona parte della comunità scientifica. Claude Reiss, direttore di ricerca in biologia molecolare al Cnrs per 35 anni si esprime così: “I test sugli animali sono un metodo inutile e dannoso. Il 90 per cento dei medicinali testati sugli animali vengono rigettati prima degli esperimenti clinici sull'uomo, perché le prove sono ritenute inattendibili. Questo comporta che ogni specie, un ratto, un topo, un cane o un uomo, reagisce in modo completamente diverso alla stessa prova”. Per esempio, nello studio dell'evoluzione dell'AIDS, il ricercatore ha constatato che lo scimpanzé, la specie più vicina all'uomo fra quelle normalmente usate in laboratorio, è assolutamente immune all'AIDS. Invece, il fisico dello scimpanzé si comporta come il nostro col virus dell'Ebola. … Come si fa a validare un test su un'altra specie quando le reazioni di questa variano di volta in volta dalle nostre?”. Perché si utilizzano i topi per testare i medicinali? Secondo lo stesso dottor Reiss le ragioni sono che gli esperimenti costano poco e permettono alle case farmaceutiche di ottenere i risultati che vogliono. I tossicologi possono adattare gli esperimenti ai risultati voluti. Esistono infatti ben cento linee differenti di topi; basta utilizzarne una piuttosto che un'altra per “dimostrare” che una sostanza è cancerogena oppure no. Il dottor Reiss individua anche un'alternativa alla sperimentazione sugli animali, esperimenti sulle cellule umane. In gergo scientifico, l'insieme di questi test viene chiamato tossicogenomica, un modello scientifico sviluppato negli USA negli anni'90, che consente di testare la tossicità dei prodotti direttamente su cellule umane, raccogliendo centinaia di risultati in pochissimo tempo e monitorando l'esperimento dal vivo. I risultati? Gli esperimenti in laboratorio sono più affidabili; anche fra i più disparati genomi umani non si riscontrano le differenze che esistono, per esempio, fra due linee di topi da laboratorio, costano poco e consentono di monitorare i risultati di tossicità in tempo reale. Un'opinione del tutto diversa da quella manifestata dal deputato del Pd, nonché medico, Ignazio Marino; “Nel 1992 ho ucciso un babbuino. Lavoravo negli Stati Uniti dove studiavamo la possibilità di trapiantare organi di animali per salvare vite umane e superare in questo modo il problema della carenza di donatori. Il 28 giugno di quell'anno eseguimmo il primo trapianto di fegato da babbuino a uomo e oggi, a vent'anni di distanza, penso si trattas-


pag. 18

se di una strada sbagliata: il sistema immunitario degli uomini e quello dei babbuini non sono compatibili, nemmeno utilizzando i farmaci antirigetto più potenti. Ma non rinnego nulla, quegli esperimenti sono serviti per perfezionare una terapia che oggi permette di salvare centinaia di malati terminali”. Il dottor Marino legittima dunque la sperimentazione sugli animali, ancorando le motivazioni, piuttosto che ai risultati ottenuti in campo scientifico, al disinteresse che il legislatore ha manifestato al riguardo. Infatti, secondo l'opinione del medico deputato, solo l'approvazione, nel 2010, di una direttiva da parte della Comunità europea sembra avere finalmente prestato attenzione alle esigenze degli animali vittime degli esperimenti in laboratorio. “Un documento meticoloso che propone un equilibrio per conciliare la salvaguardia degli animali con le necessità della ricerca: fissa regole stringenti per gli allevamenti e spinge a optare per test alternativi ogni volta che è possibile. Ma si tratta di un lavoro che alcuni vorrebbero affossare con un articolo della legge Comunitaria in discussione al Senato che, tra le altre cose, vieta in Italia l'allevamento di animali destinati alle sperimentazioni”. Difficilmente si riesce a condividere appieno l'opinione manifestata dal politico che, nel caso in questione, parla più per esperienza professionale (aver ammazzato un babbuino si è rivelato infatti un esperimento del tutto inutile) piuttosto che come rappresentante del popolo. La convinzione dell'Onorevole Marino si dimostra carente soprattutto nel momento in cui depriva di ogni valore l'opinione di quell'86% per cento della popolazione che si dichiara contraria alla sperimentazione animale. Chiudere gli allevamenti in Italia non equivarrebbe a chiuderli nel resto del mondo e la Comunità europea sanzionerebbe la legge Comunitaria che lo dovesse disporre. La proposta di legge comunitaria: un grande passo di civiltà Sarebbe tuttavia – dimentica il deputato – un grande passo di civiltà e l'inizio di un percorso che finirebbe per contagiare il resto del mondo. La proposta di legge Comunitaria, con cui lo Stato italiano dà attuazione alla direttiva comunitaria, è in attesa, dopo molteplici rinvii, di essere discussa in Senato e prevede nel suo

maggio 2012

articolo 14, comma 1, lett. C) il divieto di allevare primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione in tutto il territorio nazionale. Il destino di Green Hill sarebbe segnato finalmente, ma ciò non significa che chiudere un'azienda in un grave momento di crisi economica, condannerebbe i suoi dipendenti alla disoccupazione, argomento questo tanto caro ai sostenitori della sperimentazione animale. Data la specificità delle attività svolte, non sarebbe affatto difficile per costoro trovare un nuovo impiego. Forse l'unico gap costituirebbe l'inserimento nel curriculum professionale della pregressa attività lavorativa proprio a Green Hill, fabbrica di morte e di sofferenze inutili. La Comunità europea, con la propria direttiva del 2010, sostiene fortemente la sostituzione degli animali con metodi in vitro, segno questo di un decisivo passo indietro da parte della comunità scientifica che prima sosteneva l'ineliminabilità degli esperimenti sugli animali. L'86% degli Italiani è dunque in attesa dell'approvazione della nuova legge Comunitaria, mentre le raccolte di firme e le manifestazioni contro le sperimentazioni e per la chiusura di Green Hill proseguono senza sosta, sostenute dal disincanto degli occhi di quei cuccioli che finalmente, dal 28 aprile scorso, hanno visto riconosciuto il diritto di fare davvero i cani. Il 16 giugno prossimo a Roma, gli animalisti sono pronti a vedere riconosciuto il proprio diritto di manifestazione del pensiero e a diffonderlo, rivolgendosi soprattutto ad una classe politica che per certi aspetti si dimostra davvero dura di orecchie e incoerente. Ogni anno si promuovono campagne contro l'abbandono degli animali, la legge prevede severe sanzioni per chi dismette il proprio cucciolo come un pacco postale magari legandolo al guard rail dell'autostrada, punisce chi utilizza i cani per i combattimenti, eppure continua a mascherarsi dietro una legge, quella del 1992, che legittima ogni tipo di tortura a danno degli animali. Che il 2012 sia l'anno in cui venga vinta questa reale battaglia di democrazia, affinché le porte di Green Hill, a differenza di ciò che è accaduto il 28 aprile scorso, vengano spalancate e per 2500 creature si apra un destino ben diverso da un tavolo da laboratorio. Cucce calde, ciotole ricolme di acqua fresca e di cibo e soprattutto l'affetto da parte del “padrone”! Aurora Nardelli


maggio 2012

pag. 19

TERREMOTI, TRIMONI E TERRONI Come dice il proverbio: l'abito non fa il monaco, ma c'è anche un altro adagio che afferma che l'acqua cheta rompe i ponti e non solo quelli. Pontida è un luogo ameno e nonostante appartenga al bergamasco, nota zona procreatrice della specie dei muratori, pare abbia conservato qualche briciolo di verdi pascoli, dalla sfrenata cementificazione dei nostri tempi. Direte voi. Bene! Mi dispiace dovervi deludere, ma proprio in quelle zone prataiole, ogni anno spuntano come funghi, omini verdi capaci di fare cerchi nel grano con i loro trattori, tanto sono presi dall'euforia di un rito annuale. Accadde in un giorno, ciò che un ventennio non è stato capace di fare: la Lega Lombarda, dopo anni di governo insieme a Berlusconi, è stata costretta a far slittare il rito dell'abbeveratoio, dove gente strana rischia la salmonellosi pur d'ingurgitare acqua del Po. L'appuntamento è accompagnato da un inno composto dal “cigno di Busseto”, loro non sanno neanche che questo sia l'appellativo di Giuseppe Verdi, ma sostengono le sue note solo per via del suo cognome dal vago riferimento cromatico. Sono ignari anche del ruolo politico del suo nome, che ebbe sotto forma di acrostico. Il popolo che sosteneva l'unità della nostra patria amava gridare in piazza: “Viva VERDI”, sottintendendo che sostenessero Vittorio Emanuele Re Di Italia. Chi è stonato, dopo aver obbedito al senatur in playback, sfoga la propria voglia di fare gruppo e di schiarirsi le corde vocali con motti come “ Valigia di cartone fa rima con terrone”, oppure “Terroni fuori dai coglioni”. L'eventuale annullamento dell'evento per quest'anno, potrebbe essere utile dal punto di vista didattico nei confronti dei pargoli del circondario, che potranno

evitare d'apprendere turpiloqui di vario genere. Nonostante ciò, alcuni esponenti leghisti rassicurano i militanti che lo storico raduno è stato solo rinviato per motivi tecnici. Così Monti e Fornero già alzano le mani esprimendo estraneità ai fatti. Il “celodurismo” tanto sostenuto dalla famiglia Bossi, ultimamente pare abbia perso la sua sostanza, in seguito ai terremoti interni di partito, ma soprattutto per via degli scandali che sono sopraggiunti. Mi riferisco ai finanziamenti pubblici del partito che erano destinati alla paghetta settimanale dei figli di Umberto. Certamente non si può negare che padre benevolo sia Umberto. Tutti vorrebbero un babbo che il sabato sera dia qualche migliaia di euro per pizza, birra, discoteca, laurea e Porsche. La lega, calunniando ripetutamente Roma come ladrona, sicuramente si è comportata come una figlia petulante e viziata, che attraverso ingiustificate lamentele, tenta di ricavare altro denaro per i propri capricci personali, grazie allo sfinimento del genitore. Decisamente per il Carroccio sono tempi bui, il terremoto politico gli ha rotto i semiassi con tutto quel ballottaggio. Eppure, nonostante questo, tra loro c'è chi si è permesso di dire che il terremoto che sta affliggendo l'Emilia Romagna sia un segno divino e il Nord si stia finalmente staccando dal resto dello stivale. Chiaramente l'affermazione ha scosso gran parte della popolazione emiliana, già scossa per eventi inevitabili. Almeno questa la lega se l'avrebbe potuta evitare. Il giuramento di Pontida, secon-

do molti storici, pare non sia mai avvenuto, non essendoci riferimenti concreti a riguardo. Un po' come i fasanesi che “per mantenere il punione fecero la festa al chiancone”, anche i lombardi celebrano il nulla. La leggenda di Giussano, così come i Vespri siciliani o la mano di Muzio Cordo (per gli amici Scevola), oltre ad appartenere a un tipo di storia che s'insegnava a scuola ai tempi di Benedetto Croce, assume un ruolo efficace nella storiografia romantica, quello d'incitare il popolo attraverso un immaginario collettivo fatto di eroi a portata di mano (ovviamente non quella di Scevola). I piccoli

racconti ordinari, all'interno di una grande narrazione fatta di diplomatici e strateghi, rendono i cittadini partecipi e quindi meno soggetti alle rivolte. Queste ultime elezioni hanno visto la spada di Alberto da Giussano scheggiarsi e, in questo caso, Barbarossa non c'entra niente, anche perché di rosso in opposizione c'è rimasto ben poco. Hanno perso sette Comuni su sette tra la Lombardia e il Veneto. Se fossimo in una sala bowling, avremmo già potuto fare loro i complimenti per lo strike, augurandogli buona fortuna per gli undicesimi tiri a venire. Giullaremissiva


pag. 20

maggio 2012

CI SONO CATEGORIE FORTUNATE ED ALTRE NO L'altra notte ho fatto un sogno. Ho sognato che andavo a votare. Entravo nel seggio ed una favolosa stangona con voce suadente mi chiedeva: “Lei è endicappato?” “No, – rispondevo io - perché?” “Perché se lei lo fosse abbiamo predisposto una cabina tutta per lei, avrebbe il diritto di non fare la fila e la graziosa signorina con la minigonna mozzafiato là in fondo l'accompagnerebbe per aiutarla e resterebbe a sua disposizione per tutto il tempo necessario.” Porca miseria, quasi quasi mi dispiace di non appartenere a questa categoria di fortunati elettori e mio malgrado rispondo: “Dolente, signorina, non sono endicappato, non ho dirit-

to agli extra!” Poi mi sono svegliato. Non sono andato a votare perché non ho la residenza a Fasano, ma un dubbio me lo dovevo togliere. E sono andato a curiosare in un seggio elettorale scelto come si dice a capocchia. Ho spiato nella stanza ed effettivamente una cabina 'riservata' c'era. Per gli endicappati. Ma non c'era nessuna graziosa signorina con la minigonna mozzafiato là in fondo. Timidamente ho chiesto cosa avesse di così speciale quella cabina. Una racchiona che io non ne ho viste mai di così racchione mi ha risposto, però gentilmente: “assolutamente niente!” Il mondo mi è crollato addosso, ed io che fantasticavo vasche

idromassaggio, odalische e servizio in camera ancora mi sto chiedendo se una cabina elettorale riservata agli endicappati sia realmente un servizio o la maniera peggiore per sottolineare una diversità. Riflessione a posteriori: Visto che l'unica differenza reale tra una cabina normale ed una 'riservata' sta nel fatto che il piano d'appoggio nella seconda è appena più basso, non sarebbe più opportuno abbassare il piano di tutte le cabine in modo da renderle tutte uguali? E se arriva il disabile mi sembra del tutto normale che lo si faccia passare avanti, ma non per diritto, semplicemente per educazione. A furia

di scrivere regole e rivendicare diritti e doveri sacrosantati da regolamenti ufficiali stiamo dimenticando la buona creanza e stiamo diventando ridicoli: tutto è lecito se non c'è un divieto esplicito, con buona pace del buon senso. In quanto alla signorina con la minigonna mozzafiato lasciamo perdere che è meglio, che uno al seggio elettorale già arriva confuso perché non sa per chi deve votare ...

p.s. lo so che endicappato non si scrive così ... ma chi vuole capire capisce. Nicola Fiume 8 maggio 2012


pag. 21

maggio 2012

QUESTA VOLTA SI È ARRABBIATO Ed ha pure minacciato vendetta. Sono andato a raccogliere le profonde frustrazioni di alcuni degli attori del video che ha imperversato sul più famoso dei social network nei giorni immediatamente precedenti le elezioni e che pare abbia suscitato l'ira funesta del Primo Cittadino. Nonostante il video incriminato esplicitasse in maniera oltremodo chiara che il Sindaco Di Bari è un uomo indubbiamente simpatico, gli attori chiedevano chiarimenti in merito alla gestione di incerte vicende amministrative. Il tono del video era canzonatorio, ma alla fine il concetto emergeva chiaro, al punto che me ne sono convinto anch'io: “Il Sindaco Di Bari è estremamente simpatico”. Tutto il resto non conta ed effettivamente non ha contato nulla, visto il favorevolissimo responso delle urne. Eppure, stante le testimonianze raccolte, quel video, il Sindaco non lo ha proprio digerito e…, incredibile a dirsi, ha pure giurato vendetta. “Martedì [giorno successivo all'esito del ballottaggio, ndr], vi faccio vedere io”. Ohibò, Sindaco, era solo uno scherzo da buontemponi. In fondo ce l'ha insegnato proprio Lei che, con una pacca sulla spalla, è possibile dimenticare umiliazioni, soprusi, risentimenti, vigliaccate e via discorrendo. Non sarà mai che proprio in Lei sorga acredine per uno scherzo innocente. Che poi, a pensarci bene deve averLe pure portato tanta fortuna. Se solo pensa che a Fasano, ben il 55% dei cittadini Le vuole un bene da morire, mentre l'opinione della restante parte è giusto che venga cestinata nel bidone (che la Monteco questa volta offrirà a costo zero, bontà sua). Il Sindaco Di Bari contento non appare, tanto che, dopo la vittoria, non ha neppure detto (come normalmente si usa fare, anche se solo per

cazione per convincere la Città che del monastero non può farne a meno?

Non si arrabbi, dottore. Adesso la curo io!!! mera cortesia) che sarà il sindaco di tutti. Ciò significa che farà solo il sindaco di quella bella percentuale di cittadini che pure rappresenta la maggioranza; meglio così, un bel po' di lavoro in meno. Se poi quell'esigua minoranza avrà pure il buon cuore di stare zitta, di chiudere le orecchie, di tapparsi il naso, allora la vacanza per i prossimi anni è sicuramente garantita. Avanti tutta, questo è stato il Suo slogan. E come si suole rispondere in questi casi, “Va', va'”. Eppure, siccome io non mi capacito che Lei possa essere arrabbiato, ho deciso di studiare la Sua reazione in maniera approfondita, cercando di evidenziare anche il profilo psicologico che L'ha spinta a giurare vendetta nei confronti di chi L'ha definita simpatico, pur serbando dei dubbi che Lei comunque non ha chiarito. Non l'ha forse detto in campagna elettorale, “Forse non sai che?”. Forse la coalizione di Centro sinistra non era abbastanza edotta e cercava chiarimenti. Freud però è venuto in aiuto ed ha fornito una chiarissima risposta alla Sua reazione che – se lo lasci dire - non Le fa onore e non rende il dovuto merito alla bella persona che rappresenta. Freud ha detto infatti che il Sindaco Di Bari non era risentito per le domande che gli erano state rivolte, ma che ne avrebbe volute ricevere di più e di maggior spessore. Per aiutare dunque il sindaco a superare questo grave momento di turbamento, eccone pronte alcune (ma l'elenco

“Se la Sua indennità mensile dovesse aumentare considerevolmente, sarebbe disposto ad integrare quel miserevole buona da venti euro che ha elargito alle famiglie bisognose?”

è meramente esemplificativo): “Se la Corte dei conti dovesse accertare la Sua responsabilità e condannarLa per danno all'erario, ha già provveduto ad una tutela assicurativa adeguata?”; “Ha mai imprecato quando, alla ricerca di un parcheggio libero per le strade di Fasano, si è reso conto che le strisce blu rappresentano una visione distorta ed alquanto illegittima di ciò che il Codice della strada prescrive al riguardo?” Se non fosse possibile dare una risposta al quesito precedente in quanto non si è mai trovato in quella condizione, ecco la prossima domanda “Ha mai pensato che la zona a traffico limitato istituita di fronte al Comune sia solo un ingiusto privilegio per gli amministratori che, invece, dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio, contribuendo a rifocillare le tasche della ditta che si occupa dei parcheggi cittadini?” “Se Paolo Calabresi entrasse nuovamente nella Sua stanza, camuffato questa volta da imprenditore sudamericano, chiedendoLe un aiutino, lautamente ricompensato, per realizzare un monastero di Carmelitane in ciabatte, a chi affiderebbe la gestione della comuni-

“Se la Sua indennità mensile non dovesse aumentare, sarebbe disposto a rivolgersi al Sindaco del Comune di Ostuni per chiedere un utilizzo più accurato delle risorse del Piano sociale di Zona che servono proprio a venire incontro alle esigenze delle famiglie in difficoltà?” “In più di una circostanza ha dichiarato: <<Se vuoi male ad una persona, augurale di fare il sindaco>>. Sarebbe disposto ad ammettere di essere masochista?” “Pare che in Parlamento ci siano degli scranni liberi (indennità parlamentari, incluse) che vengono distribuiti esattamente come Lei ha fatto con i buoni da venti euro, cioè sottobanco. Darebbe un bel calcio alla poltrona di Sindaco di Fasano o preferisce rimanere masochista?” “È vero che il direttore della Monteco è suo grande amico? È a conoscenza di quel detto: <<Dai nemici mi guardi Dio, che agli amici ci penso io>>?'” Se il Sindaco Di Bari rispondesse a queste semplici domanda, il dottor Freud è convinto che ogni acredine scomparirebbe e potrebbe continuare a fare il Primo Cittadino serenamente per i prossimi venticinque anni. Valli a capire questi psicologi!

Il Tulipano Nero


pag. 22

maggio 2012

FASANO CAMBIA COGNOME La tornata elettorale del maggio 2012, al contrario di quanto dichiarato dagli incompetenti commentatori politici locali, non ha affatto segnato una continuità col passato. Viceversa, le elezioni del 2012, passeranno alla storia come le elezioni che hanno inaugurato una nuova era. Se non temessi di essere accusato d'essere il solito fasanese spaccone e campanilista, oserei dire che Fasano è già entrata nella terza Repubblica, senza attendere il resto della nazione. Se vi accontentaste della sterile analisi politica degli altri giornali cittadini, cartacei o telematici che siano, sapreste che abbiamo lo stesso sindaco, ventiquattro consiglieri invece dei trenta precedenti, di cui quattordici di maggioranza e dieci di minoranza. Sapreste che c'è qualche donna in più (in meno sarebbe stato quasi impossibile). Avreste perfino accesso all'elenco dei nuovi eletti e dei confermati, vi potreste gingillare col totoassessori, ma vi tacerebbero l'essenziale. Il Sindaco, non lo neghiamo, è ancora lo stesso di prima e del resto lo dice anche il proverbio: sono sempre i migliori che se ne vanno; dunque, lui è rimasto. Ma la vera rappresentanza del popolo risiede nell'assemblea elettiva, dunque è li che si devono leggere i segnali di cambiamento. E leggendo la composizione del consiglio comunale, ci accorgiamo di quanto imponente sia il cambiamento in atto: non c'è nemmeno un consigliere comunale che di cognome faccia Cofano! Quanto ciò sia importante, ci accingiamo a spiegarlo. Provate a prendere un elenco telefonico locale e guardatevi i cognomi. Fate prima se cercate sul sito internet delle pagine

bianche. Troverete ben 115 Vinci e 116 Semeraro, ma solo i Cofano giungono alla ragguardevole cifra di 150, essendo di gran lunga il cognome più diffuso sul territorio. Perché, dunque, questa massa imponente di elettori non ha rappresentanza politica? Come mai si giunge ad eleggere, che ne so, uno Scianaro, e non un Cofano? Che gli gira per la testa ai fasanesi? E pensare che nella scorsa tornata consiliare i Cofano eletti erano ben quattro. Proviamo a vedere che fine hanno fatto. Il buon Giorgio, Rifondarolo Comunista, è scomparso insieme al suo partito. Lui, volendo, i trecento voti per farsi eleggere in una lista li avrebbe trovati, quello che non ha trovato è proprio la lista. Vabbè, pazienza, tanto ormai era chiaro a tutti che la politica l'aveva stufato. Leonardo, pilastro dell'UDC con una sola sbandata verso Alleanza Nazionale in occasione delle elezioni provinciali del 2004, pur continuando a frequentare assiduamente le messe, al ritmo di una ogni due

ore, non è riuscito a farsi eleggere come consigliere del centrosinistra. Strano vero? Marco, baldanzoso e aitante quarantenne in carriera, dopo essere stato eletto nelle liste di Alleanza Nazionale, si è ritrovato candidato in Futuro e Libertà senza che nessuno l'avesse avvisato. Per aggirare la norma sulle affissioni elettorali, anziché fare i manifesti da candidato col simbolo di partito, ha optato per degli assurdi, enormi, manifesti da titolare di pizzeria. I suoi clienti-elettori l'avrebbero anche rivotato, ma non trovando la lista “La Baia”, non se n'è fatto niente. Donato, per tutti Dino. Consigliere comunale fin dal 1972, dopo quarant'anni di ininterrotte conferme sotto le bandiere socialiste, non vuoi che va a candidarsi nel PD? Incredibile che ci sia ancora qualcuno che non voglia ammettere che quel partito porti sfiga! Ai colleghi opinionisti che attribuiscono la scomparsa politica dei Cofano a un'eccessiva frammentazione tra le diverse liste, rispondiamo con

una sonora risata. Andassero a commentare i risultati sui settimanali locali, che qui siamo tra persone serie: i Cofano candidati quest'anno erano ben sei, è vero, ma cinque anni fa erano addirittura nove. Anche considerando la diminuzione dei consiglieri comunali, la frammentazione è diminuita. Probabilmente la verità è sotto i nostri occhi e non vogliamo vederla. I cittadini hanno temuto lo strapotere dei Cofano, si sono coalizzati contro di loro e hanno penalizzato i partiti che li candidavano. La destra fasanese, più allenata a cogliere gli umori popolari, l'ha capito e ne ha candidati solo due, per di più nelle formazioni minori. Il centrosinistra, come sempre in ritardo, non l'ha capito e ne ha candidati ben quattro. E secondo voi, come ha fatto Vito Bianchi a prendere tutti quei voti? Esatto: nella sua lista non c'era nemmeno un Cofano. Beh, io il mistero dei Cofano ve l'ho spiegato, adesso spiegatemi voi com'è possibile che sia stato rieletto Scianaro.


maggio 2012

pag. 23

I dubbi dubbi del Prof. Nicola Fiume Lettere al Professore Caro Peppe, non mi risulta che i suicidi in Italia stiano diminuendo: semplicemente si cercano soluzioni alternative al classico darsi fuoco, impiccarsi e ingozzarsi di medicinali. Infatti, con quello che costa, la gente non ha i soldi per comprarsi la benzina con cui incendiarsi, i prezzi delle corde sono saliti alle stelle e per un paio di metri di buona corda da impiccagione ti chiedono l'ira di dio, e per avvelenarti con i farmaci devi prima contrarre un mutuo, se poi lo fai con i farmaci scaduti devi pure fare attenzione: potrebbero farti male! Caro Ninni, la tua proposta mi piace, anzi l'estenderei a tutta la cosiddetta razza padana: se caso mai qualche esponente della Lega dovesse andare a finire in carcere, lo manderei in una patria galera del Sud (mai aggettivo fu più appropriato). Almeno così avrebbe una sana ragione per lamentarsi del nostro Meridione. Cari colleghi, mi comunicate che avete fatto lo scrutinio della classe che non posso dire per una questione di privacy ed avete bocciato quattro alunni che non posso dire per la stessa ragione. Però almeno a chi è stato bocciato diteglielo!

Chiodo fisso L'altro giorno mi era venuto un desiderio irrefrenabile di fare l'amore. Per non essere troppo diretto nella manifestazione di tale desiderio e pensando che la mia compagna potesse aver già stabilito qualche altro programma, con aria tonta le ho detto che per quella sera le offrivo due alternative. La prima era che andavamo a passare la serata 'core a core' sul comodo letto con la coperta rossa. “E la seconda?” – mi fa lei. “La seconda è che cambiamo la coperta e mettiamo quella verde!”

Chiodo fisso numero 2 Secondo me puoi anche fare a meno di andare a fare la mammografia domani mattina. Dopo una serata infuocata come quella di ieri posso garantire che non ci sono noduli.

Teledò (la tv che non fa per voi) Dopo la tragica morte del calciatore Morosini si sta pensando di dotare di defibrillatore le scuole, le palestre, gli alberghi, i centri benessere. Se avanza qualche soldo ne metteranno qualcuno anche negli ospedali. Per le chiese si provvederà con le offerte dei fedeli. I Nas sequestrano quintali di cibi alterati e scaduti. “E' stata una questione di fiuto!” - ha detto chi ha condotto l'operazione spiegandone i dettagli. E se no li chiamavano NAS? Ancora rinvii per la scarcerazione ed il rientro dei due marò italiani detenuti in India. Dopo che hanno saputo che lo spread è arrivato a 440 punti si sospetta che siano loro che stanno facendo di tutto pur di restare un altro poco tra le vacche sacre. Precisazione di Renzo Bossi in merito ai presunti pagamenti delle tasse universitarie pagate dall'ex leader Umberto Bossi con i soldi della Lega ai figli: “Ci tenco a precisare la sequente precisazione: mio papà à pagato le tasse universitarie a mio fratelo Ricardo che se stava ha pagare le tasse a mè altro che prelievi dalle casse della Lega dovveva fare.

la vignetta è di Cosimo Rosati

PENTAIMPIANTI di Vito Pentassuglia

impianti elettrici ed elettronici civili e industriali manutenzione

Via Monsignore, 10 FASANO (BR) Cell. 368.7798642


pag. 24

maggio 2012

Boy docet Quanta calma si respira in questi giorni. È terminata la campagna elettorale e non si vedono più né santini per terra né coppie di volenterosi addestrati a collocarli sui parabrezza delle macchine. Quanti ne ho osservati nello scorse settimane, più o meno motivati , ma sospinti dal miraggio di una mancetta che il partito di turno suole elargire. Attenzione a non pensare immediatamente al lavoro nero, all'evasione fiscale ed altri tipi di illeciti. In realtà, tariffe a parte (che variano da partito a partito), le somme corrisposte all'esercito dei volantinari sono contributi volontari erogati dai rappresentanti locali dei partiti. Che i partiti siano ricchi e dei soldi non sappiano cosa farsene è un dato di tutta evidenza, ma non è giusto riservare solo pochi spiccioli a chi percorre chilometri su chilometri per propagandare una faccia. Se poi quel volto è pure antipatico, la ricompensa, credo, dovrebbe essere almeno raddoppiata. Quest'anno a Fasano sembra che abbiano fatto davvero le cose in grande; infatti, ai soliti volantinari si sono affiancati dei curiosi uomini sandwich. In Italia, del resto, è pratica comune scopiazzare dagli Stati Uniti e quei simpatici personaggi che un tempo servivano per reclamizzare prodotti vari ora sono approdati a Fasano con scopi del tutto differenti. Così succede che il volto del candidato sindaco richiami alla mente più un tubetto di dentifricio che il futuro salvatore della Città. Eh sì, perché è capitato anche questo a Fasano. Il Sindaco è assurto a eroe e liberatore degli oppressi; sono state enumerate imprese ciclopiche compiute negli ultimi cinque anni da una parte e disastri perpetrati nello stesso periodo dall'altra. Dove sta la verità? Difficile a dirsi, l'importante è che alla fine i volantinari abbiano guadagnato qualche soldino, visto che sono giovani, per lo più studenti e disoccupati, e qualche spicciolo fa sempre comodo. Ho provato anch'io a farmi ingaggiare come distributore di volantini, ma nel partito azzurro non mi hanno reclutato perché pensavano che fossi della corrente avversa e nella coalizione di centro sinistra non mi hanno neppure preso in considerazione perché, avendo saputo che mi ero presentato prima al comitato del centrodestra, hanno ritenuto che fossi una specie di corvo penetrato nella tana del nemico per carpire informazioni riservate. Da parte mia, non ho neppure provato a spiegare che il comitato del Centrodestra era il più vicino a casa mia e che dunque era logico,

oltre che pratico, che io mi indirizzassi subito lì. Io sono apolitico, o meglio non pratico la politica fasanese che spesso dà l'impressione di arrovellarsi su faccende di dubbio valore; io perseguo ideali diversi, credo nella fratellanza, nella solidarietà, nel rispetto del prossimo e non mi fa un baffo se sono state realizzate opere pubbliche con i soldi della regione o con quelli del comune. Tanto, l'unica opera che mi interessava, a Fasano non c'è, non vi è mai stata e con tutta probabilità non vedrà mai la luce. Avete presente quei parchi bellissimi che ci sono in Emilia Romagna dove è possibile correre liberi, senza il rischio di essere investiti e senza importunare i gruppi che fanno attività sportiva? A Fasano, neppure l'ombra. Mi devo accontentare di qualche albero di pino e di dure chianche, peraltro estremamente scivolose quando piove. Forse è stato un bene, ripensandoci, non aver fatto volantinaggio; avrei percorso chilometri sul duro asfalto, non avrei ricevuto alcun compenso, mi sarei compromesso e comunque, al di là di tutti gli slogan elettorali, l'erba profumata di un verde prato sarebbe rimasta solo un miraggio. Devo riconoscere di essere stato fortunato e che la prossima volta che avrò voglia di sgranchirmi le zampe, mi farò portare in campagna. Fortunato è stato anche un cagnolino, soprannominato “Piccolo Buddha” che in Cina si è messo al seguito di un gruppo di ciclisti (si badi bene, non animati da alcun ideale politico), percorrendo, in venti giorni, circa 1600 chilometri. La sua ricompensa? È stato adottato da uno dei ciclisti, ha trovato la casa che non aveva mai avuto e l'affetto che indubbiamente merita. Ha percorso tanta strada a piedi, non ha fatto volantinaggio per nessuno, ha messo in pratica uno tra i valori più profondi, la fedeltà, senza legarsi ad alcun partito e soprattutto non ha assistito, come è capitato a me, ad una delle scene più esilaranti della trascorsa campagna elettorale: vedere i volantinari che gettavano nel cestino dei rifiuti montagne di slogan pubblicitari dei candidati che avrebbero dovuto propagandare. Vuoi vedere che Beppe Grillo non ha tutti i torti? Un caloroso bau dal piccolo Boy.


maggio 2012

pag. 25

L'ASSOCIAZIONE BASKET FASANO SFIORA LA PROMOZIONE IN C NAZIONALE

UN’ANNATA VISSUTA DA GRANDI

Giugno 2011 promozione in serie C regionale. Una promozione agognata, una fuoriserie che ha rischiato di non “salire” nella serie superiore pur essendo la squadra più forte. In prospettiva una annata di sofferenza in serie C, un campionato da vivere nelle parti basse della classifica. Giugno 2012, la festa e la consapevolezza di aver disputato un campionato da big. Eppure tutti consideravano nell'annata 2011/2012 il Basket Fasano una cenerentola. E' bastato poco per far ricredere tanta gente, tifosi compresi. Un'estate abbastanza movimentata con l'addio al bravo Gigi Santini e l'arrivo da Monopoli dell'ottimo Massimo Caz-

zorla. Gran colpo l'assicurarsi uno dei più competenti allenatori pugliesi. E i risultati si son visti subito. Squadra creata velocemente e ben puntellata in ogni reparto, spese oculate e una grande preparazione che ha portato ad un passo dal sogno, la promozione in un campionato nazionale. Damasco e Manchisi i primi puntelli che si aggiungevano ad un gruppo già collaudato. De Leonardis e Carlos Sordi le due ciliegine per un roster poi completato da Bruno che sostituiva l'infortunato Gentile. Tanti i ragazzi fasanesi che hanno calcato i parquet pugliesi con la maglia bianco blu e capitan Sibilio che ha sfoderato un

campionato eccezionale. Un gruppo vincente che aveva come obiettivo massimo metà classifica. Ma la marcia in più data da Cazzorla, un 10 e lode per il giovane tecnico, si è fatta sentire. Uscire solo in semifinale play off contro un super Barletta condotto da un immenso talento di nome Faletto è una gran vittoria per una società che può dar ancora tanto al basket fasanese. Manca un palazzetto, una vergogna per un paese così grande, che possa ospitare campionati di livello maggiore. Tutto il resto è già pronto, compresi i campioni di domani. Il secondo successo del Basket Fasano è il salto in avanti fatto nel settore giovani-

le. Finali provinciali, tantissimi nuovi iscritti, progetti nelle scuole. Un nuovo centro minibasket aperto in pochi mesi ha visto giocare nel campo di Via Eroi più di sessanta bambini. Un movimento in continua ascesa, pronto a ripetere i numeri di 10 anni fa (300 piccoli cestisti); una base importante e la squadra a vertice pronta a campionati di più alto livello. L'incognita? Se si va in serie C nazionale (e si potrebbe essere ripescati) il nuovo campo sarebbe quello di Cisternino. Se fossi il presidente del Basket Fasano mi chiederei se valga la pena far tanti sacrifici per andar poi a giocare in altri paesi. G.M.

Carrozzeria Autorizzata FIAT-LANCIA - MASELLACARSERVICE snc via Lauberg 5/7 - Fasano (BR) Tel.0804414948 - 3357629617 - www.masellacarservice.it - MASELL09@masellacarservice.191.it


pag. 26

maggio 2012

NICOLA MARSIGLIA

PER NON DIMENTICARE

Un paese in cui la memoria ha un valore discutibile, quasi pari a zero. Un paese in cui i valori come il rispetto e l'amicizia iniziano a vacillare. Un paese in cui i luoghi comuni come quello che i tifosi di calcio siano tutti delinquenti e cattiva gente regnano sovrani. In questo paese, Fasano, ogni anno un gruppo di ragazzi fasanesi ci smentisce. Ricordano un amico scomparso, Nicola, e rendono questo ricordo indelebile. Nicola che condivideva una passione, la passione per il Fasano Calcio e per la “Fasano Ultras”. Continuano a festeggiarlo donando l'ennesima

lavagna interattiva multimediale ad una scuola, quest'anno al Terzo Circolo Didattico di Pezze di Greco. La festa al posto del dolore e delle lacrime, la festa nella scuola di Marialetizia, nel suo campetto, l'angelo che Pezze mai dimenticherà. L'amicizia per un amico Ultras, un movimento che spesso viene tacciato di violenza. Chi conosce questi ragazzi si rende conto che essere Ultras a Fasano ha altre valenze. Chiedere alla maestra Tonia o al dirigente scolastico Silvestro cosa pensino di questi ragazzi è superfluo. Basta osservarli mentre si

relazionano con i ragazzi durante l'organizzazione della festa. Ho avuto l'onore di seguire per il terzo anno questo ricordo, l'iter organizzativo che c'è dietro, dalla raccolta fondi alla donazione della lavagna. Quest'anno il percorso è stato pieno di ostacoli, tutti risolti grazie all'intelligenza delle persone che hanno capito il senso della manifestazione, lo hanno condiviso, lo hanno reso nuovamente indelebile. Chi dona tempo, denaro e passione alle scuole, vere fucine di convivenza civile e sapere, vince sempre. Stare

insieme e condividere, lo si fa a scuola, lo si fa negli stadi. Continuare a scrivere dei ragazzi potrebbe diventare agli occhi di chi non li conosce retorico e forse troppo enfatico. Vi invito a seguire i ragazzi nelle loro manifestazioni in cui raccolgono fondi, vi invito a capire come forte sia la loro voglia di regalare a Fasano cultura e sport per tutti. Totò, Doriana, il Rosso, Donato, Mozzarella, tutto il gruppo, tutti quanti innamorati di valori e passioni che cercano di trasmettere ai bambini, il futuro di questa città. E anche se i sacrifici sono tanti poi vengono ripagati. Ripagati dalle lacrime della mamma di Nicola che vede il figlio sempre al fianco degli amici. Dall'applauso quando sullo schermo della lavagna è apparso il volto di Nicola. Dal grazie dei bambini che scrivono “Ci sono passioni che cambiano la vita e lasciano un segno che resta in te”. Dal fumetto dove vengono narrati, con disegni e parole, l'amicizia per Nicola e lo scopo dello stare insieme. Dalla festa dello sport con i bambini del plesso scolastico sull'attiguo campo di calcetto. In attesa del prossimo dono ai bambini fasanesi un grazie a ragazzi che ancora credono e vivono valori quali amicizia e rispetto. Gianluca Monopoli

Via Roma, 115 FASANO (BR) Tel./Fax 080.442.71.63 Cell. 334.590.05.23 HARDWAREMANIA.DG@gmail.com


maggio 2012

pag. 27

PLURIMARCHE www.auto3plurimarche.it

NUOVA SUZUKI SWIFT LUPIN Un'edizione limitata che andrà a ruba Lupin presenta l'equipaggiamento esclusivo della serie limitata con accessori cromati super cool! Un autentico gioiello luccicante di inestimabile valore che Suzuki offre con 10 ANNI DI ASSICURAZIONE INCENDIO, FURTO, SCIPPO E RAPINA inclusi nel prezzo per le immatricolazioni fino al 30/06/2012.

A prova di LUPIN! Suzuki Swift Lupin è disponibile nella versione 5 porte, benzina e diesel. E non è tutto ... collegati al sito www.japancoolture.com/swiftlupin per scaricare gli esclusivi contenuti multimediali Lupin e partecipare al concorso e all'estrazione di una Suzuki

Vieni a scoprire la novità di casa Suzuki! Prova i suoi 136 CV di potenza su strada! Nuova Swift Sport con cambio a 6 marce, fari allo Xeno, cerchi in lega da 17", interni supersportivi e, per immatricolazioni entro il 30/04/2012 il corso di guida "Swift & Safe" della durata di 2 giorni in regalo, organizzato da MotorOasi Piemonte.


pag. 28

maggio 2012

da URP Regione Puglia TRENI NOTTE ADRIATICA, MINERVINI: "TRENITALIA FA IL GIOCO DELLE TRE CARTE" “Trenitalia nel celebrare il ritorno di dei treni notturni fa il gioco delle tre carte e conferma ciò che avevamo pre-annunciato. Mentre da un lato riporta due treni notturni direttamente a Milano, taglia un LecceBologna e attiva un Frecciargento diurno Lecce-Venezia”. L'assessore regionale alle infrastrutture strategiche e mobilità Guglielmo Minervini commenta così la presentazione dell'offerta estiva di Trenitalia. “Occorre – spiega Minervini – leggere con attenzione le parole con le quali Trenitalia annuncia il ritorno di alcune corse notturne. I treni notte sull'Adriatica, già tagliati in occasione del cambio orario di dicembre, in realtà passano da 8 a 6, di cui 4 diretti tra Lecce e Milano, e si rimedia all'isolamento di Taranto solo con un bus sostitutivo. Quest'ultima in particolare è una situazione che consideriamo insopportabile e inaccettabile”. “Siamo anche molto delusi dal governo – continua l'assessore – che aveva profilato ben altro impegno e determinazione su questa vicenda nazionale. Come abbiamo già dimostrato nei nostri precedenti dossier, ci sono troppi treni inutili e impropriamente finanziati con il contratto universale in altre aree del Paese, la cui soppressione consentirebbe a somma zero di potenziare l'offerta di collegamenti tra sud e nord in modo più equilibrato”. “I treni notturni diretti per Milano – conclude Minervini – sono un timido insufficiente passo avanti. La vertenza della Puglia rimane aperta e ci induce a un supplemento di impegno perché, rispetto all'obiettivo di riequilibrio del servizio ferroviario nazionale, non si interpongano ostacoli legati a ragioni campanilistiche o peggio a inerzie aziendali”.

AMATI: "POSITIVO IL GIUDIZIO DELLA CORTE DEI CONTI SUI BILANCI AQP" “Accogliendo con soddisfazione l'attestazione della Corte dei conti sulla continuità dei positivi risultati conseguiti da AQP, devo dire che anche la relazione dei giudici contabili in sede di controllo dovrebbe suggerire al parlamento nazionale di intervenire con apposite modifiche legislative, così da realizzare la più opportuna sintonia tra le norme e la volontà popolare espressa con il referendum." Lo ha detto l'Assessore regionale alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati, commentando la "Relazione sul risultato del controllo eseguito

sulla gestione finanziaria di Acquedotto pugliese (AQP) SPA per gli esercizi 2009 e 2010". "Infatti, una delle questioni che la Corte dei conti affronta - ha continuato Amati - attiene ad un corre-

do legislativo che impedisce ogni forma di pubblicizzazione di AQP e che prima ha comportato la dichiarazione di incostituzionalità di un'iniziativa legislativa ed oggi porta la Corte dei conti ad osservare la nostra decisione recente di modificare lo Statuto, con la previsione di una clausola impeditiva di ogni trasferimento di azioni in favore dei privati. Ciò che dunque non va non è l'appunto della Corte dei conti, che nei prossimi giorni valuteremo nel dettaglio, o quello precedente della Corte costituzionale, ciò che non funziona è una legislazione nazionale priva di sintonia con la volontà popolare." La relazione della Corte dei conti si è inoltre soffermata sulla "continuità dei positivi risultati conseguiti nel biennio 2009-2010", materializzatisi con "un utile d'esercizio di 10,3 milioni di euro nel 2009 e di 33,4 milioni di euro nel 2010" e un bilancio consolidato di gruppo che ha registrato, "nel 2009, un utile d'esercizio di 12,7 milioni di euro e, nel 2010, di 36,94 milioni di euro", con il patrimonio netto che è passato "da euro 174,2 milioni del 2009 ad euro 207,6 milioni nel 2010". Su tali risultati la relazione della Corte prevede che la continuità dei risultati positivi del biennio 2009-2010, sarà "condizionata dalla presumibile crescita dell'inde bi ta men to netto, stante l'ingente mole di investimenti da realizzare". "Su questo punto del referto - ha commentato l'Assessore Amati mi piace rilevare che il paventato condizionamento del notevole indebitamento sulla continuità dei risultati positivi sarà già smentito nei prossimi giorni con l'approvazione del bilancio 2011, che si presenterà in virtuosa continuità, e che l'indebitamento che AQP si accinge a far crescere è il risultato solo della sua capacità di sostenerlo, ovviamente per realizzare il notevole piano degli investimenti sino al 2018. Se così non fosse, non ci sarebbe nessun istituto bancario disposto a concedere credito, come a differenza accade regolarmente, anche sostenuti dai giudizi positivi delle agenzie di rating." La relazione

della Cote dei conti ha inoltre espresso "perplessità sulla distribuzione straordinaria una tantum di dividendi, per complessivi 12.250.000 euro", ritenendo che detta scelta impatti "sull'equilibrio economico finanziario della società". "Sulla questione faccio rilevare - ha riferito Amati che la distribuzione straordinaria fu deliberata per acquistare le azioni detenute dalla Regione Basilicata, facendo così divenire la Regione Puglia azionista unico. Tale scelta non ha avuto alcun impatto sull'equilibrio economico finanziario di AQP, ma ha semmai evitato l'impatto di prelievo della stessa somma dal bilancio dell'azionista (Regione Puglia), che ha potuto utilizzare quel mancato esborso per finanziare iniziative di sostegno in favore dei Pugliesi, soprattutto in questo periodo di crisi. Ciò è stato possibile proprio per la virtuosa gestione di AQP e per i risultati conseguiti negli ultimi anni, che hanno reso la società tra le più rare aziende pubbliche interessate da giudizi di virtù, come è sostanzialmente quello della Corte dei conti." L'ultima questione sollevata dalla relazione della Corte dei conti, riguarda la rinuncia alle azioni di responsabilità verso gli amministratori che nel 2004 sottoscrissero un bond. "Il punto merita una ripetizione - ha detto l'Assessore - La rinuncia all'azione di responsabilità fu una condizione posta da Merril Lynch per addivenire a quell'urgente transazione sullo sciagurato bond, sottoscritta nel 2009 qualche giorno prima che i titoli canaglia contenuti nel paniere divenissero carta straccia e che senza la transazione avrebbero mandato a gambe all'aria l'azienda. Tra mandare a gambe all'aria l'azienda e l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori del 2004 di AQP, si scelse l'azienda, anche per togliere il piacere di pensare all'Acquedotto pugliese, come oggi sarebbe accaduto, come ennesimo esempio in potenza della leggenda sugli sprechi e la cattiva gestione del meridione d'Italia.


maggio 2012

pag. 29

da URP Regione Puglia VENDOLA ALLA MARCIA PER LA LEGALITÀ: "MESAGNE, CAPITALE DELL'ANTIMAFIA"

Mesagne - “Quando combattiamo le mafie, lo facciamo perché innanzitutto esse feriscono la bellezza”. Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola intervenendo questa mattina a Mesagne alla Marcia per la Legalità organizzata dal Comune di Mesagne e dalle associazioni del territorio. “La Puglia – ha spiegato Vendola – era una terra interessante perché moderna e perché non conosceva mafie di tipo tradizionale. Qui fino agli anni 70 conoscevamo una normale criminalità soprattutto dedita al contrabbando di sigarette. Ma poi le grandi mafie tradizionali hanno guardato alla Puglia come a una terra vergine da conquistare. Fu il capo della camorra napoletana Raffaele Cutolo a scendere di persona a Lucera nel 1979 per provare a camorrizzare la Puglia. Un'opera di colonizzazione criminale da Napoli via Foggia per invadere il nostro territorio con i guappi e le camorre. E da Sud fu la Calabria dei fratelli Modeo che mise piede e radici a Taranto per cercare di ndranghetizzare la Puglia vista come una terra di conquista. E anche Cosa Nostra aveva impiantato alcuni semi già dagli anni '60 quando i boss da Palermo transitavano presso la Corte d'Assise d'Appello per i processi che in quegli anni si stavano celebrando a Bari e, nei loro periodi di permanenza nelle prigioni pugliesi, affiliavano delinquenti e criminali del nostro territorio e provavano a spargere il loro messaggio di malvagità, intimidazione, violenza e omertà”. “Qui a Mesagne –

ha continuato il Presidente della Regione Puglia – in quegli anni accadde un fatto molto particolare. Contro i tentativi di colonizzazione mafiosa che venivano dal Nord e dal Sud, i criminali del posto si organizzarono per una specie di guerra d'indipendenza del crimine locale. Mesagne in quel momento ospitò il fondatore della Sacra Corona Unita ed ebbe nel corso degli anni, qui come in tutto il territorio brindisino, da dover imparare che cos'è il verbo del sangue, dell'omertà, dell'intimidazione e dell'omicidio”. “Non dobbiamo mai dimenticare – ha evidenziato Vendola – che Mesagne ha pagato un prezzo di sangue straordinario all'epopea dei criminali come Rogoli o Tonino Screti”. Vendola si è poi rivolto ai tanti ragazzi che affollavano Piazza Orsini con bandiere e striscioni colorati incoraggiandoli a non aver paura della mafia. “Non abbiate paura di fare i nomi dei boss. La mafia comincia dall'uso del vocabolario. Quando ci imbrogliamo e pensiamo che certi nomi siano impronunciabili, allora la mafia ha cominciato a vincere. Noi, invece dobbiamo sapere, come ci dicono le Scritture, che soltanto la verità ci farà liberi. Per liberarci dalle mafie, dobbiamo dire tutte le verità anche quelle più scomode”. Vendola ha poi ricordato le tante iniziative che il governo regionale ha fatto sul tema della legalità. “Qui a Mesagne, un mese fa, abbiamo portato il Commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Mallstromm per far vedere che cosa sono le buone pratiche antimafiose. Nel territorio brindisino abbiamo costruito le esperienze più avanzate d'italia di confisca di terreni e ville ai boss mafiosi. Siamo orgogliosi oggi di poter dire che Mesagne è capitale dell'antimafia e della legalità”. “Questa frase – ha continuato Vendola – è importante, tuttavia

non è sufficiente e rischia di diventare un esorcismo. Perché se ancora di questi tempi scoppiano le bombe vuol dire che c'è qualche criminale che si sente impunito e che c'è qualcuno che gli offre protezione. C'è ancora quella zona grigia che è il nostro nemico principale da combattere”. Il Presidente Vendola ha poi sottolineato l'importanza della scuola. “Proprio la scuola di Melissa – ha detto – è l'esempio di quello che facciamo ogni giorno. Il Ministro Profumo si è congratulato per le esperienze così mature ed evolute messe in

campo dalle scuole pugliesi. Noi siamo orgogliosi della nostra rete scolastica e di come essa rappresenta la trincea della legalità, della solidarietà, della cultura e dell'educazione alla bellezza e alla cittadinanza attiva. Questo è il nostro modo di combattere con i giovani, sapendo ascoltare la loro voce, interpretando i loro desideri, cercando di sintonizzarci anche sui loro linguaggi. Dobbiamo consentire che questa generazione possa essere libera di spiccare il volo verso il futuro”.

PSR - MISURA 121 "AMMODERNAMENTO DELLE AZIENDE AGRICOLE" Approvato il Bando per la presentazione delle domande di aiuto previsto dalla Misura 121 “Ammodernamento delle aziende agricole", nell'ambito del Programma di Sviluppo Rurale 20072013. Il provvedimento di approvazione è la determinazione n.79/2012 dell'Autorità di Gestione PSR 2007/2013, pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione n.71 del 17 maggio 2012. L'azione è finalizzata alla concessione di aiuti per l'ammodernamento strutturale e tecnologico delle aziende agricole, per migliorare i processi produttivi ed elevare la qualità dei prodotti in agricoltura ed, infine, per la riconversione di imprese ex-tabacchicole. Possono beneficiare degli aiuti gli imprenditori agricoli singoli o associati, titolari di impresa regolarmente iscritta nei Registri delle Imprese CCIIAA, con priorità ai soggetti IAP (Imprenditore Agricolo a Titolo Professionale). I soggetti che intendono partecipare al bando devono, preliminarmete, acquisire o aggiornare il fascicolo aziendale nel portale SIAN, per il tramite del Centri di assistenza agricola autorizzati da AGEA, e produrre un Piano di Sviluppo Aziendale (PSA), delegando un tecnico informatico. Per quanto riguarda il termine per la presentazione delle domande di aiuto, per le risorse Health Check e per le risorse ordinarie, si stabilisce una procedura a "bando aperto - stop and go". Per le risorse destinate alla riconversione delle aziende ex-tabacchicole, si stabilisce che le domande di aiuto possono essere presentate esclusivamente entro il termine previsto per la prima scadenza periodica. Il portale regionale per la compilazione dell'elaborato tecnico (PSA) ed il portale SIAN per la compilazione, la stampa ed il rilascio delle domande di aiuto saranno operanti, per la prima apertura periodica, a partire dal 28 maggio 2012. La copia cartacea della domanda di aiuto, con la documentazione di corredo devono pervenire in un unico plico chiuso all'Ufficio Protocollo dell'Area Sviluppo Rurale della Regione Puglia - Lungomare Nazario sauro, 45/47 70121 Bari entro le ore 12,00 del 18 luglio 2102, per la prima apertura periodica. Tutte le informazioni di dettaglio su procedure, modalità e scadenze relative all'azione sono contenute nel bando.


pag. 30

maggio 2012

Metà bancario. – 19) Irlanda. – 20) Tribunale Amministrativo Regionale. – 21) Giovanni e Nicola. – 22) Carro, senza inizio e senza fine. – 23) Milano. – 24) Il santo di Fasano. – 26) Napoli. – 27) Il mare della Calabria e di Taranto. – 28) Paradiso. – 31) Usare, alla prima persona... passata. – 32) Con ...rescente rende davvero luminoso. – 33) Bari. – 34 ) Gran Turismo Diesel. – 35) Felipe giocatore brasiliano. – 36) Macchina inglese. – 37) Numero abbreviato. – 38) L'uccello simbolo di Fasano. – 39) Grosse candele. – 40) Coesi senza inizio. – 41) Lo è quella della Madonna. VERTICALI: 1) Lo sono spesso i protettori delle città. – 2) Era famoso quello di Celentano. – 3) Antonio, Tommaso e Stefano. – 4) Marina Italiana. – 5) La si fa arrosto durante la festa della Madonna. – 6) Bisio senza testa. – 7) Ambito Territoriale Ottimale. – 8) Taranto. – 9) Sono d'artificio. – 14) Una farina speciale. – 15) Titolo imperiale russo. – 17) Milano. – 18) Serve ottimi caffè. – 19) Danone... al contrario. – 20) Preghiere e riti religiosi per tre giorni. – 21) Le montano per la festa della Madonna. – 22) Lo si infila spesso all'anulare. – 23) L'inizio e la fine di mamma. – 24) La festa della Madonna fasanese ricade sempre lo stesso mese. – 25) Sette romano. – 26) Figlio di ignoti. – 29) Le prime di Eolo. – 30) Il nome della Madonna. – 32) Un taglio della parte interna della coscia... quella di tacchino è rinomata per la sua bontà. – 33) Il figlio dei Simpson. – 35) Mega Ampere. – 36) Le prime del cestino. – 38) Firenze. – 39) Caserta.

ORIZZONTALI: 1) La sfilata storica del Giugno fasanese. – 10) Il contrario di bassi. – 11) Si vende al rialzo o al ribasso. – 12) Il contrario di giù. – 13) Nucleo Anti Sofisticazioni. – 14) Il ghiaccio greco. – 15) Il fratello di mamma. – 16) Trento. – 17) Appendice del braccio. – 18)

V A T A T A I C I M A C S C Z E

O T N U A V V O C A T O A Z S R

REBUS:

G T B I R I A C E N E R A T O O

L I A I N C I C M R N I I C L L

I N I N B O H H A E P T L I I N

O A R I A L C I F N I E V N O C

I A A P N I L O I I N E I D A A

L L N U D G R O N I A A A D L H

P M I L A N T T N L L M E I I N

A A M T E R I E L L A L E D U H

L R U L E S I A A L L S A M E R

L E L C A V C P L E I R A R A C

O O N T E A E E G G T R O L I E

N O I I L R D I N I E F A P S C

C A A C T A O O F L I S P A R I

I V E O T S R I L L T O R R O N

N E A S T I C E A S F I L A T A

O S E R T I S T R U F I L A M E

T F E O O A O I N O R T A P I T

CRUCIPUZZLE

Soluzione POPOLANO I MERCATI: (10)

ACINI AVE AVVOCATO BANDA CANTANTI CARNE AL FORNELLO CHIAVI COCCHIO CONCERTO IN PIAZZA COZZALI E SIGNORI FAME FESTA DELLA MADONNA FIZZO DI FRITTO FUOCHI D'ARTIFICIO GNUMARELLE LUMINARIA LUPINI MATTINA AL MARE MUSICA DELLE GIOSTRE OLIVE ALLA CALCE PANINO CON LA SALSICCIA RAGU' RITO

SALARIO SANTI PATRONI SCAMICIATA SCIPPO SFILATA SPARI STRUFILAMENTI TAGLIARE TAVOLINI ALL'APERTO TOAST TORRONCINO TORTA TROVARSI IN VILLETTA TURCHI VAI E VIENI NEL CORSO VESTITI INTISATI VICOLI VOGLIO IL PALLONCINO ZOCCOLAMENTI ZUCCHERO FILATO VENTATA VIRUS ZANZARA

“Il negozio dell'ambulante” (10)

SOLUZIONE GIOCHI DELLO SCORSO NUMERO

CRUCIPUZZLE: - Primavera REBUS: – Primavera

P M A T T E L L I V N I I S R A


maggio 2012

pag. 31

PLURIMARCHE GRANDE PUNTO con impianto GPL nuovo

â&#x201A;Ź 7.400

Ex SS 16 km 860+250 Fasano (Br) Tel. 080.4392260

www.auto3plurimarche.it


pag. 32

maggio 2012


IL MENANTE NUMERO DI MAGGIO 2012