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ANNO VII, NUMERO 10 NOVEMBRE 2010 € 1,00

LO SCHERZETTO DEL CASSONETTO


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LO SCHERZETTO DEL CASSONETTO

Difficile attraversare il paese senza vederli e superare l'iniziale sbigottimento a rischio di tamponamento. Il messaggio è chiaro: “Ciao!!! Dal 15/11/2010 io, vecchio cassonetto, andrò in pensione… arriva la raccolta porta a porta…”. L'impressione che si ricava assomiglia a quella che suscita la domanda dei bambini la notte di Halloween, “Dolcetto o scherzetto?”. Se non si vuole lo scherzetto, bisogna andare al Comune per il ritiro del secchio dell'umido, fantomatico forziere in cui riporre il pattume che puzza. Mai a un volgarissimo secchio fu data tanta dignità da appellarlo col nome di “kit”. Il sindaco di questa città è un buontempone e ama gli scherzi: qualche anno fa ci cadeva pure quando un finto russo gli proponeva l'apertura di un casinò e lui lo indirizzava, per le questioni più serie, al fido esperto in comunicazione che oggi si intrattiene a disquisire di “cultura della legalità”; figuriamoci se, anche in occasione della raccolta differenziata, non doveva proporre qualcosa di esilarante, ma che in realtà indorava un'amara pillola. Torniamo indietro nel tempo, alla bella stagione, quando il Comune annunciava che dal 5 di agosto sarebbe partita la raccolta porta a porta. La raccolta differenziata, ovviamente è un'ottima cosa, lo è anche l'eliminazione dei fatiscenti cassonetti grigi, ma sono ancora

una volta le modalità che, invece di venire incontro ai cittadini, non fanno altro che creare problemi. E difatti, la città sorniona, in piena calura estiva , replicò riempiendo a dismisura i cassonetti che, comunque, erano stati lasciati nei soliti posti. Trascorse l'estate, passò anche l'autunno e l'inverno cominciava ad approcciarsi allorquando l'Amministrazione, accortasi che Fasano è realtà differente (ma quanto?) dalle frazioni, pensò di suddividere una porzione della città in due zone, affinché la raccolta porta a porta partisse “obbligatoriamente”. L'input all'obbedienza sarebbe scaturito dall'eliminazione/collocamento in pensione dei vecchi cassonetti. Una spesa in meno, forse, visto che gli oneri per il lavaggio (le rare volte in cui è stato effettuato) sarebbero stati eliminati. Inoltre, dato che alla violazione dell'obbligo normalmente corrisponde la sanzione, si è pensato anche di istituire un nucleo ecologico preposto al controllo “continuo”. A costo di diventare ripetitivi, esattamente come il portavoce di Palazzo di Città, è utile ripercorrere parte del calendario della raccolta porta a porta, non in maniera asettica, ma come lo racconterebbe un buon padre di famiglia. E' caldamente consigliato di non consumare pesce, carne, verdure, uova, formaggi e frutta nelle giornate di martedì, giovedì, sabato e domenica. Infatti, in

quei giorni, il servizio di raccolta dell'umido riciclabile non è attivo e chi trasgredisce è costretto a tenere in casa i residui di cibo maleodoranti. Se non lo fa, il nucleo ecologico sempre all'erta, lo castigherà. In alternativa, per i più coraggiosi, si propone di consumare integralmente l'alimento, ovverosia del pesce ingerire anche la lisca, della carne gli ossi, delle uova il guscio, della frutta la buccia e i semi ,etc. etc. oppure, sempre nelle giornate di martedì, giovedì, sabato e domenica è meglio far digiuno o, ancora meglio, farsi invitare a colazione, pranzo e cena dai parenti dei comuni limitrofi con amministratori meno alienati di quelli fasanesi. Dal lunedì al venerdì, è caldamente consigliato di non fare uso di piatti e bicchieri di plastica usati, ai neonati di non imbrattare i pannolini, alle signore di concentrare il ciclo mensile nella sola giornata di sabato, idem per chi ha problemi di incontinenza. Sembra un paradosso, ma è l'amara constatazione di come un'Amministrazione dissennata scaraventi nell'irrazionalità un servizio pubblico. Le somme corrisposte mensilmente al gestore del servizio di nettezza urbana rendono la giusta dimensione di un fenomeno che dilaga a macchia d'olio, somme di denaro riversate senza un minimo di

programmazione delle attività e con il dubbio che non tutti gli obblighi contrattuali vengano rispettati: mezzo milione di euro viene corrisposto ogni mese alla Monteco per la raccolta, lo smaltimento, lo spazzamento e la pulizia delle strade comunali; a questa ingente somma si aggiungono sempre con cadenza mensile altre gabelle, rimozione rifiuti ingombranti, rimozione delle alghe. Dalle cifre, Fasano sembra una discarica a cielo aperto più che una città. L'addizionale comunale imposta ai cittadini qualche anno fa per pagare il debito con la Monteco otto milioni di euro – continua a incidere sulle tasche dei cittadini, senza che alcuna prospettiva di risparmio - che pure la legge prevede e che comunque avrebbe prodotto maggior collaborazione da parte della collettività derivi dall'ennesima trovata reclamizzata dal Palazzo di Città. Oltre al danno, anche la beffa: 100.000 euro di spesa verso una ditta della provincia di Bari , nel periodo: luglio – dicembre 2010, per lo smaltimento della frazione umida. Quanta, vien da chiedersi. Ed ora lo scherzetto del cassonetto che va in pensione, oscuro presagio che da parte di qualcuno si stia già confezionando una nuova buonuscita a carico dei soliti noti, i cittadini. Aldo Carbonaro


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GESTIONE OCULATA O CASUALITÀ? Nelle scorse settimane è apparso sulle colonne de “Il Nuovo Quotidiano”, edizione brindisina, un articolo di Alessandro Cellini dal titolo “Quattro Comuni inguaiati dagli Swap”. Tra questi Comuni, come si ricorderà, vi è anche Fasano. Era il 2004, e la giunta del Sindaco Vito Ammirabile decideva, in sostanza, per usare un'espressione che il Sindaco Di Bari avrebbe riferito più tardi, di “giocare d'azzardo”: si trattava di contratti di finanza derivata che, nell'immediato, avrebbero permesso di ottenere denaro, mettendo tuttavia di fatto a repentaglio le casse comunali, con il rischio più che concreto di affossarle di debiti nel corso degli anni. Fortunatamente, con una serie di azioni lodevoli da parte di alcuni Cittadini, la cosa non è passata inosservata nel corso degli anni. Una serie di incontri promossi dal giornalista fasanese Cosimo Damiano Guarini, deus ex machina della campagna di sensibilizzazione, assieme al forum virtuale fasancult.org, e con la partecipazione dell'esperto di finanza Attilio Di Mattia hanno dato uno scossone alla grave situazione venutasi a creare. Nel settembre dello scorso anno, i contratti sono stati estinti dalla Giunta pagando alla BNL una penale di 61000 euro, sfruttando un momento finanziario favorevole ed evitando di pagare una somma maggiore. Alla fine, considerato il guadagno iniziale, il Comune di Fasano è risultato virtuoso. Ma tutto ciò lo si deve ai cittadini che hanno avuto il coraggio di segnalare la situazione, di insistere, e alla fortuna che ha permesso al Comune di sfruttare una congiuntura finanziaria favorevole e momentanea. Nell'articolo di Cellini la vicenda viene ri-analizzata e discussa. Poco dopo, arriva la risposta di Zaccaria, assessore al Bilancio: «il Comune di Fasano non è inguaiato dagli Swap, tenuto conto che abbiamo estinto il contratto il 7 settembre dello scorso anno e che, grazie ad una gestione prudente ed oculata di tutta l'operazione, abbiamo pagato un Mark To Market, ossia una sorta di onere

per la transazione di chiusura anticipata del contratto dell'importo di 61mila euro. Quando affermo che l'operazione è stata gestita con oculatezza intendo dire che abbiamo aspettato il momento giusto sul mercato finanziario per estinguere il contratto: infatti, il Mark To Market sarebbe costato un anno prima circa 800mila euro; noi, invece, abbiamo voluto seguire con attenzione i flussi del mercato per cogliere il momento giusto che, per l'appunto, siamo riusciti a cogliere nel settembre dell'anno scorso. Tuttavia, nel complesso l'operazione Swap da quando è nata, ossia dal 2004 e fino allo scorso anno, ha generato per le casse comunali flussi positivi e flussi negativi, il cui saldo, alla chiusura del contratto il 7 settembre 2009, è stato positivo, nel senso che il Comune ha guadagnato dall'operazione, in cinque anni, 76.627,49 euro. Dunque il Comune di Fasano non si è inguaiato ma dall'operazione finanziaria ci ha guadagnato. Certamente, abbiamo ritenuto che, stante la situazione di oggettiva difficoltà e di ristrettezze di Bilancio, il Comune di Fasano dovesse estinguere lo Swap per evitare eventuali brutte sorprese come è accaduto per altri Comuni italiani». Tutto questo è vero, ma ciò che preme sottolineare è che la situazione, per fortuna conclusasi quasi con un lieto fine, si è rivelata tale non di certo per meriti degli amministratori. Ricordiamo, infatti, che lo stesso Zaccaria e il Sindaco Di Bari sono tra coloro che nel 2004 votarono il provvedimento senza conoscere assolutamente il rischio a cui stavano sottoponendo le casse comunali, come da essi stessi ammesso. Il lieto fine è merito di altri, non degli amministratori, e della fortuna. A distanza di poco tempo, a quanto pare, l'assessore Zaccaria considera ancora la conclusione dell'operazione Swap una vittoria di questa Amministrazione. E' bene che i fasanesi sappiano che così non è, e che devono la salvezza delle casse comunali alla buona sorte, oltre che ad altri fasanesi coscienziosi. Fabio Cofano

IMMOBILI OCCULTI Qualche settimana fa è apparso sulla stampa un articolo che ha allarmato non poco , a proposito di qualche migliaio di immobili che sembrano siano sconosciuti al fisco. Infatti, l'Agenzia del Territorio (ex Catasto) sta inviando una comunicazione con la quale informa il proprietario di un terreno che, stante la documentazione in suo possesso, ha rilevato che su una particella catastale esiste un immobile che non risulta accatastato. Ciò stante, viene dato un tempo massimo per provvedere a regolarizzare la posizione. In caso contrario lo stesso ufficio provvederà a farlo con suoi tecnici, a spese del proprietario. A ben vedere, le cose non stanno così. E, di seguito, si riportano alcuni casi che sono eclatanti per evidenziare che, anche negli uffici del Catasto, regna un caos non indifferente. Alcuni immobili, definiti tali forse perché rilevati da aerofotogrammetrie, tali non sono poiché rientrano in una tipologia che non richiede accatastamento. Si tratta in sostanza di manufatti che l'articolo 3 del D.M. 2/1/1998 n. 28 ritiene che non siano oggetto di censimento. Il proprietario deve però attivarsi per fare le opportune verifiche e utilizzare lo stampato allegato alla lettera per segnalare la “incoerenza riscontrata”. In altro caso la cosa è veramente aberrante. Un proprietario riceve due lettere con le quali gli viene segnalato che sulle particelle 378 e 822 del foglio di mappa... esiste un manufatto non accatastato. Subito ci si attiva per verificare e , interpellando telematicamente il Catasto, si evidenzia che sia la particella 378 che la 822 risultano soppresse e che entrambe hanno generato altra particella, a sua volta soppressa e che ha generato la particella 909 che risulta accatastata ad Ente Urbano e che altro non è se che la propria abitazione. L'accatastamento risulta effettuato il 16/11/2009. Alla luce di ciò, ci si chiede che razza di database sta utilizzando l'Agenzia del Territorio che non è in grado di verificare a monte quanto innanzi detto. Poi ci si chiede ancora se molti degli immobili occulti non siano in sostanza manufatti per i quali il proprietario ha a suo tempo presentato domanda di condono edilizio e per i quali il Comune non ha ancora completato la documentazione per il rilascio della concessione edilizia, nonostante siano state regolarmente pagate le sanzioni amministrative dovute. Tutto questo cos'è? Disordine? Scarsa competenza di chi è stato delegato alle verifiche? Un modo come un altro di occupare gente che ho poca dimestichezza con queste carte? Cos'altro? Che ci possano essere immobili effettivamente occulti, è ipotizzabile. Ma che siano molte migliaia sembra proprio esagerato. Allora si vada piano a definirli tutti occulti e, prima di lanciare accuse o di gridare “al lupo al lupo” si verifichi se davvero il lupo c'è o se invece non si tratta di un cagnolino indifeso che ha solo bisogno di essere curato. In altre Agenzie che si occupano di problematiche fiscali forse c'è anche di peggio e bisogna che i dirigenti responsabili siano più oculati prima di prendere provvedimenti disastrosi. Se si raccontasse quanto sta accadendo al Comune di Monopoli con gli accertamenti ICI dell'anno 2005 ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, come purtroppo stanno facendo circa diecimila cittadini che hanno ricevuto una intimazione di pagamento e, nella maggior parte dei casi, per sistemare il tutto viene richiesto di esibire la denuncia ICI del 1993 se non qualche altro documento ancora più vecchio. Ma i Comuni non hanno più le denunce ICI che nel 1993 furono compilate e consegnate in allegato il mod. 740 di quell'anno? Che fine hanno fatto quei documenti? Insomma cosa sta accadendo? L'era dei computer e della telematica non avrebbe dovuto semplificare gli adempimenti fiscali? Sembra proprio di no! Carmine Gimmi


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LETTERA AL DIRETTORE Un gruppo di genitori delle frazioni di Pezze di Greco e Montalbano ha inviato una lettera di protesta lo scorso mese alle testate giornalistiche fasanesi compreso il Menante. Come preannunciato abbiamo approfondito l’argomento. Il tema della protesta risiede nella riduzione del tempo scuola operata presso l'Istituto Comprensivo “Galileo Galilei” e presso il Terzo Circolo Didattico. Per l'intero anno scolastico, la campanella suonerà prima. I bambini che frequentano le classi elementari nelle frazioni di Pezze di Greco e Montalbano usciranno a mezzogiorno per tre giorni a settimana, un'ora prima rispetto ai compagni del centro fasanese. Molti sono i disagi che una riduzione del genere causa ad intere famiglie. Disagi nell'organizzazione e nel sentimento di appartenenza ad una comunità. Gli stessi genitori infatti lamentano nella lettera l'esistenza sullo stesso territorio di scuole di seria A e scuole di serie B. Una riduzione dell'orario determina ovviamente una diminuzione delle attività didattiche, con gravi ferite alla preparazione e alla crescita dei bambini. La scelta della diminuzione dell'orario scolastico dipende dalla precisa volontà politica del Governo centrale. La tanto osannata (solo dal Ministro!) riforma della scuola, assieme a quella dell'università, operata dal Ministro Gelmini logora la scuola, il futuro di generazioni e di tante famiglie. Di quelle famiglie che trovano nella scuola il giusto futuro per i propri bambini. Di quelle famiglie che si trovano a lottare contro il precariato della scuola pubblica. Di quelle famiglie che non possono scegliere le scuole private, nonostante la volontà del Ministro di premiare una tale scelta. Paradossale detto da un Ministro dello Stato Italiano. La riorganizzazione scolastica e didattica espressa dalla riforma ha già cominciato ad operare sul nostro territorio per l'anno scolastico 2009-2010. Proprio nelle frazioni fasanesi, una delibera comunale “assassina” in ossequio alla riforma e in contrasto con l'indirizzo della Regione Puglia aveva stabilito un'importante riorganizzazione delle classi di elementari e medie. Anche in quel caso le proteste di genitori ed insegnanti non sono mancate. Sin

dall'inizio dunque è stato intento del Governo centrale quello di risparmiare. In un momento di crisi è giusto razionalizzare le spese. Ma ci si dimentica che razionalizzare non significa ridurre. Tutt'altro. S'intende investire nel modo più proficuo una spesa pubblica. Ma bisogna tagliare la Pubblica Amministrazione per salvare il paese dalla crisi, secondo il duo Brunetta Tremonti. Proprio quella Pubblica Amministrazione che ordinariamente si occupa di rimediare ai bisogni e di realizzare gli interessi della collettività. La Gelmini ha recepito l'indirizzo. Ed ecco i tagli all'orario scolastico. Non intende occuparsi con ciò dell'attività didattica. Lo scopo della riduzione dell'orario, mistificato dalla propaganda di una didattica più moderna, è solo quello di ridurre le ore lavorative di tanti insegnanti. Meno ore, minori retribuzioni o, meglio, meno insegnanti. Tutto ciò grava però anche sulle famiglie e sui bambini. Sarebbe stato auspicabile che sul territorio fasanese ci fosse stata più attenzione e più sostegno alle scuole fasanesi da parte dell'Amministrazione comunale, competente quanto ad istruzione primaria e secondaria di primo grado. Si sarebbero potute organizzare giornate di incontri tra le famiglie, i dirigenti scolastici e la rappresentanza istituzionale al fine di trovare i migliori rimedi ai disagi derivanti dalla Riforma Gelmini. Imbarazza infatti e crea rabbia leggere nella lettera di protesta dei genitori che non è stato predisposto una corsa in più nei tre giorni di uscita anticipata degli scuolabus. Un aggravio economico per le casse comunali? Non così eccessivo se si pensa che in questa maniera si sarebbe potuto rimediare a più disagi e al venire meno del senso di appartenenza ad una comunità da una parte della stessa. Fa rabbia leggere che all'uscita nei tre giorni anticipati non è stata predisposta alcuna vigilanza per quanto riguarda l'attraversamento pedonale e il passeggio dei bambini. Troppo pochi i bambini? Non riguarda. Un'Amministrazione non interviene semplicemente e solamente per la maggioranza. Un'Amministrazione ha cura soprattutto dei dimenticati. Si spera che, nonostante la riduzione dell'orario scolastico voluta dall'alto, si recepiscano tali disagi. A questo serve di solito la politica.


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LO STRANO CASO DEL MERCATO AGROALIMENTARE Le dimissioni di Vito Semeraro successive all’accordo con gli standisti standisti che hanno risolto una situazione deficitaria dovuta al malgoverno comunale senza pesare sulle tasche dei cittadini, a differenza di quanto fatto con Monteco (lodo risolto con un'addizionale che va a pescare nelle nostre tasche). Il signor Semeraro dovrebbe esser

contento e soddisfatto, ma ora va via… perché? Ultim'ora: il signor Semeraro ancora fa parte del nuovo ente consorzio… di cui il Comune avrà come quota un ventinovesimo (ventotto sono gli standisti aderenti). Melinda Valdinon

RIGENERARE LE CITTA' Dopo il nostro ultimo articolo, l'attuale presidente del Consorzio Centro Agroalimentare, il funzionario comunale Giuseppe Carparelli, sembrava aver trovato il bandolo della matassa per la soluzione dei problemi economici della struttura di c.da Sant'Angelo. Una situazione economica rovinata dalla mala amministrazione comunale che si stava risolvendo con gli sforzi degli standisti e non dei cittadini, come invece avvenuto per il lodo Monteco. Con gli euro che metteranno a disposizione gli standisti, con gli otto stand prima in affitto e ora in vendita per 150 mila euro l'uno (comunque un affare per gli aquirenti), con i progetti di utilizzo di pannelli solari sul lastrico solare e nel parcheggio, sembrava che tutto si fosse messo a posto. Pendevano e pendono ancora arbitrati e altri errori commessi dal Comune con sindaci ed ex presidenti, gente che apparentemente voleva il bene del Consorzio ma così non era. Ora tuonano a ciel sereno le parole di Vito Semeraro, consigliere d’amministrazione dell'ente, che si dimette. “Mi preme sottolineare che dopo mesi di faticoso ed impegnativo lavoro di riequilibrio e risanamento della situazione economica-patrimoniale dell'ente totalmente affidato alla responsabilità degli standisti, create le condizioni ed il progetto per il salvataggio finale dell'ente e delle attività produtti-

ve che rappresenta, ancora una volta con la contestuale nomina del nuovo Presidente indicato dal socio pubblico si è tornati fatalmente ad una gestione autocratica che rischia di vanificare gli sforzi fatti dagli standisticonsiglieri. L'abbandono del progetto originario di risanamento – scrive ancora Semeraro che vedeva la sinergia e l'accordo di tutte le parti in breve è stato sostituito da una serie di varianti, a mio parere, poco realizzabili, una azione disorganica che mi vi vede poco ottimista sul suo buon fine”. Dichiarazione e decisione strane, proprio ora che anche gli ultimi quattro standisti restii all'entrata nel consorzio hanno s c i o l t o l e r i s e r v e . Tu t t i d'accordo nelle scelte di Carparelli, precedentemente accettate dal signor Semeraro. Il Comune forse ha capito cosa fare, seppur in ritardo. Ora che si sta procedendo a trovare la miglior strada possibile per tutti e non quella per pochi…forse al signor Semeraro dispiace che gli stand prima in affitto siano stati quotati 150 mila euro e non 90 mila? Era in procinto una ulteriore speculazione all'interno del mercato? Il vero valore di una stand supera i 200mila euro ma il Comune ha dovuto far buon viso a cattivo gioco, riconoscendo gli errori commessi precedentemente, pur di recuperare quanti più quattrini possibile. Fasano dovrebbe ringraziare gli

Il periodo medio per l'approvazione di un piano urbanistico è di circa quindici anni. Troppo tempo, se si pensa che i piani urbanistici servono per organizzare e pianificare la costruzione di tutte quelle opere necessarie al miglioramento delle condizioni abitative, urbanistiche e socio-economiche di un territorio. Ma sono anche e soprattutto utili per meglio regolare gli interventi alle caratteristiche ambientali e geomorfologie del territorio stesso. In vista di queste esigenze, la Regione Puglia ha avviato un nuovo metodo di pianificazione urbana attraverso la legge regionale n. 21 del 2008. Si tratta di un nuova programmazione integrativa di rigenerazione urbana. Questo il tema del convegno organizzato lo scorso 21 ottobre a Fasano per presentare il Documento programmatico preliminare di rigenerazione urbana, approvato dal Consiglio comunale quasi un anno fa. Lo scopo del sistema messo a punto nella legge regionale è quello di avviare interventi globali sul territorio per la rigenerazione di parti della città e di sistemi urbani, attraverso strumenti idonei a garantire la partecipazione degli abitanti e dei soggetti privati e pubblici interessati. I Programmi Integrati di Rigenerazione Urbana comportano sul territorio pugliese un insieme coordinato di interventi che puntino a rimediare a disagi sociali ed economici e degradi fisici. Tali programmi sono predisposti dai comuni singoli ed associati assieme alla partecipazione di soggetti pubblici e privati. Non semplicemente dunque un contenuto tecnico, ma un forte indirizzo alle pubbliche amministrazioni su politiche di stretto legame con la vita del cittadino. Infatti, “le città non sono fatte solo di pietra, ma anche di persone”, ha dichiarato l'Assessore Regionale all'Urbanistica Angela Barbanente. Al convegno hanno partecipato, inoltre, il Sindaco Pasquale di Bari, l'Assessore comunale all'Urbanista Davide Maria Dioguardi e l'Assessore Regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati che ha sottolineato l'esigenza di intervenire sul territorio con “profondità e lunghezza”. Pensare, insomma, a chi verrà e guardare anche al sottosuolo. Si spera che una pianificazione così importante e partecipata possa finalmente nel merito occuparsi dei bisogni della collettività e dell'interesse pubblico, evitando di ripetere quella lunga serie di scempi urbanistici ed ambientali che feriscono, in taluni casi irrimediabilmente, i bei paesaggi del territorio fasanese. F.R.


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SEMAFORI E PARCOMETRI… UNA STRANA STORIA

Fasano mette a nuovo i semafori degli incroci pericolosi e sembra che si sia avuta una svolta epocale per le nostre strade. Troppa enfasi nelle dichiarazioni del Sindaco affidate al competente ufficio stampa comunale “Sono tornati a funzionare i semafori degli incroci sulla ss.172 e sulla Vernesina… i due incroci erano stati posti in cima all'elenco delle priorità cui far fronte, proprio per la pericolosità degli stessi”. Non vorremmo smontare questa tesi ma, davvero, l'affermazione pare strana. Nel periodo nel quale i semafori su citati dal primo cittadino fasanese, il semaforo di “Don Sante” e quello della “Vernisina” sono rimasti inattivi, si sono verificati meno incidenti di quando erano funzionanti. Paradosso? No, assolutamente. Alla luce dei semafori attivi si verificavano giornalmente tamponamenti per improvvise frenate, la paura della multa morde il pedale del freno all'improvviso. Il Sindaco dimentica che danni seri agli automobilisti sono arrivati dall'inadeguatezza delle strade, dalle buche, da strade sempre più “strette” per le utenze che sopportano. Parliamo della ss. “172”, degli incidenti, anche mortali, causati dal suo manto inadatto e rovinato, dalla sua carreggiata ridotta. Se dovessimo raccogliere i dati della Stradale, la priorità ricadrebbe quindi per l'adeguamento della stessa arteria. E che fare dei consigli di chi di traffico se ne intende? Meglio una rotatoria che un semaforo, affermazione valida in tutto il

mondo, tranne che da noi o per chi vuole o vuol far fare cassa. Eppure un assessore “importante”, presente anche in provincia, aveva studiato una valida soluzione per la pericolosità della “172” con l'Anas. Progetti, fondi trovati. Ma non avrebbe aiutato nessuna tasca, forse. Nulla contro la “bontà”del VRed 2.1, apparecchio all'avanguardia fornito dalla ditta S.A.V.E. (ditta montalbanese) e nulla contro la gara d'appalto, ma in ordine di priorità, per la salvaguardia degli automobilisti, avrebbero dovuto avere la precedenza rotatorie ed asfalto drenante (e senza buche). Per la salvaguardia delle tasche comunali e degli amici, il semaforo spara multe! Alla ditta S.A.V.E. si è associata una società leccese Vigeura, che si occuperà di parcometri. E qui, davvero, la storia diviene ancor più fosca. Otto figure di ausiliari saranno assunte dalla Vigeura, che diverranno sedici nel periodo estivo. Gli ausiliari avranno il compito di multare le autovetture in sosta che non esporranno il ticket ritirato dal parcometro nei parcheggi a pagamento. Tante le perplessità: con quali soldi li pagheranno/pagheremo? E i vigili che finalmente multavano chi parcheggiava senza grattino tra le strisce blu? Le perplessità sono ben evidenziate da questo post edito su un importante forum fasanese. “Non capirò mai queste cose. Dove sta scritto che un'azienda privata che vince un appalto per un servizio pubblico debba imporre il personale? Devo essere multato da un privato? Io credo che in questo caso il cittadino abbia almeno il diritto di assistere alle selezioni, conoscere i criteri di assunzione ed imporre in commissione una propria rappresentanza. Se sono privati multino solo quelli della loro azienda privata. E' bella l'Italia!!!” L'amministrazione ha commesso un errore, concedendo a terzi una mansione che potevasapeva svolgere con i propri

dipendenti. Altri otto precari, altre otto possibili richieste di raccomandazione per il miraggio di un posto. Eppure a Fasano si parcheggia in maniera ordinata, a parte chi piazza i propri mezzi negli spazi dedicati ai disabili. Eppure, con il nuovo Comandante dei vigili, le multe iniziavano a fioccare. Altra perplessità è collegata alle vecchie "colonnine blu", installate tempo fa e che torneranno in nuova foggia tra qualche giorno. Ma non erano state rimosse perchè illegittime (perché non c'erano parcheggi gratuiti nelle vicinanze)? Del resto, questa sentenza del TAR del Lazio parla chiaro... (Tar Lazio 5218/2008).Ecco due passaggi della sentenza: - che autorevole giurisprudenza (Cass. SS.UU. n.116/2007) ha già inaugurato un orientamento che stigmatizza come illegittima la violazione, da parte dei Comuni, “dell’obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui è vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento”; - che, in definitiva, i provvedimenti in forza dei quali sono stati istituiti i parcheggi a pagamento per cui è causa, sono meritevoli di annullamento, siccome viziati da eccesso di potere per carenza istruttoria e difetto di motivazione. Vigeura , tra l'altro, è al centro di una querelle nel vicino comune di Gioia del Colle. Di seguito, alcuni passaggi di un articolo di Donato Stoppini, tratto da “la Piazza” – agosto 2010. “L'intenzione da parte dell'am-

ministrazione di mettere la parola fine ad un contratto mai rispettato.” “Un danno sia morale che economico. Economico perché sembrerebbe che la stessa società sia morosa nei confronti del comune per i ticket sui parcheggi a pagamento, di competenza del comune, incassati, non ancora quantificati e quindi mai rimborsati.” “Forse perché, non avendo la Vigeura attivato “il sistema di controllo degli incassi dei parcometri”, “difficoltà economiche in cui versa la società concessionaria dei parcheggi.” Qualche dubbio lo avrei, mi sarei informato se fossi stato un amministratore. Anche qui non si comprende l'esigenza del Comune di installare parcometri. Sarebbe un “j'accuse” ai vigili non in grado di far il proprio lavoro, e così non pare. E se assumessero un paio di vigili in più con i soldi stanziati per l'appalto? Ultima domanda che ci si pone: con i semafori si vuol far cassa, con i parcometri, regalati ad una ditta esterna, si regalano percentuali su multe che sarebbero entrate interamente nelle nostre casse. Con una mano prendo, con l'altra do. Andavano bene un semaforo funzionante e parcometri di proprietà comunali, il Comune avrebbe guadagnato nello stesso modo non pescando ancora nelle tasche dei fasanesi. Ma era troppo semplice. Invece dei semafori intelligenti, sarebbe meglio avere amministratori intelligenti. Gianluca Monopoli

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LO SLALOM IN SALITA E L'ULIVO ESPIANTATO Un ulivo “spostato” per far posto ai birilli dello slalom

Sabato 30 e domenica 31ottobre, il panorama sportivo fasanese si è arricchito di una nuova gara. Lo “Slalom delle Giritoie”, gara automobilistica di salita, in inverno (veramente è ancora autunno), una nuova occasione. Ecco come veniva presentata la gara, bella, un successo di partecipazione, sia di pubblico che di piloti. Egnathia Corse l'organizzatore, 52 piloti, Cataldo Esposito su Radical Suzuki Sr-4 il primo classificato, il fasanese Giovanni Angelini secondo assoluto. Complimenti agli organizzatori, Fasano si denota come città all'avanguardia nell'organizzazione di manifestazioni motoristiche. Ma…sui social network e sui forum fasanesi appaiono foto di un ulivo secolare sradicato lungo il tragitto della gara. L'ulivo, forse, ostruiva il tragitto che costeggiava le mura di cinta dello zoo. Ci hanno allertato il tam tam su facebook, innanzitutto e la successiva discussione sul fasancult, ci hanno indignato il silenzio e l'operazione poco chiara di sradicamento e pessimo reim-

pianto. Tra i vari commenti, sottolineiamo quello di un testimone oculare dell'accaduto. “Le intenzioni erano quelle di farlo interamente a pezzi. L'intervento purtroppo tardivo... (hanno cominciato a tagliarlo all'alba - alle 6.00 - quando abbiamo avuto la possibilità di comunicarlo era già ridotto così), e l'aver notato tanto interessamento mattutino forse ha fatto capire a qualcuno che stavano per compiere un altro grave scempio ed avranno tentato di "rigirarla così", fingendo il recupero. Del resto questo è molto evidente dalle foto di quel che resta. Dal vivo vi assicuro era molto peggio. Due soli tronconi mozzi del diametro di venti- trenta centimetri. L'unico ramoscello verde e carico di frutti in terra e le radici completamente recise vicino la base del tronco interamente danneggiato e scorticato con una grossa ramificazione laterale letteralmente strappata.... Al di là di tutto... un angolo paesaggistico meraviglioso che tutti abbiamo avuto modo di

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osservare da sempre... irrimediabilmente rovinato in pochi attimi per una manifestazione di poche ore”. Uno scempio, questo pare. L'albero non è stato tagliato, questa volta chi ha l'abitudine di infischiarsi di leggi e regolamenti, chi è abituato a “muoversi” come vuole, non l'ha fatta franca, beccato con le mani nella marmellata (o nell'olio). Ma forse è perso lo stesso, visto il non ottimale recupero. Gli ulivi, però, sono tutelati dalla legge. Cosa prevede la legge? La tutela e la valorizzazione del paesaggio degli ulivi secolari e plurisecolari ha finalità di dimensione produttiva, di difesa ecologica ed idrogeologica nonché di elemento peculiare e caratterizzante del paesaggio regionale. Un ulivo può essere tagliato a seguito di accertata morte fisiologica dell'albero e certificata improduttività. La disciplina dell'espianto di alberi secolari obbliga il proprietario del fondo a darne preventiva comunicazione al Comune e all'Ispettorato provinciale agricolo (Ipa), i quali Enti possono prevedere l'acquisizione dell'albero al patrimonio comunale o regionale con un indennizzo pari al costo del legname in aggiunta a quello del trasporto presso altra destinazione. A chi va postata la domanda? All'Ipa e nel caso in cui venisse comprovato il reimpianto presso altro fondo, l'autorizzazione all'espianto deve essere affiancata da un documento di trasporto che attesti l'avvenuta approvazione autorizzatoria e che ne indichi a chiare lettere il luogo d'espianto e quello successivo di reimpianto. L'ulivo secolare è quindi in ogni caso segnalato e seguito nel suo cambiamento di dimora e il posto in cui viene successivamente reimpiantato è noto.

La legge riconosce deroghe? L'espianto può anche avvenire per motivi di pubblica utilità, per le zone destinate all'edificazione e per miglioramenti fondiari, prevedendo una deroga al limite di espianto di cinque alberi e imponendo un necessario reimpianto entro trenta giorni dall'espianto, a spese del realizzatore dell'opera in aree di proprietà comunale o zone limitrofe già preventivamente individuate. Ci sono sanzioni per chi non rispetta queste regole? Chiunque espianti alberi di ulivo senza la necessaria autorizzazione o non ottemperi agli obblighi di reimpianto viene punito con una sanzione amministrativa pari al decuplo del valore commerciale degli alberi. Tale sanzione, per gli esemplari plurisecolari, viene stabilita da euro 30.000 sino a 500.000 per ogni pianta in relazione alla gravità della violazione. Tale sanzione sarà comminata anche a coloro che trasportano ulivi secolari senza il necessario documento di trasporto o in aree diverse da quelle indicate per l'espianto e il successivo reimpianto. È stato seguito l'iter descritto dalla legge? Vorremmo saperlo, attendiamo risposte fiduciosi. G. M.


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POVERI E NEPPURE BELLI Il Ministro Maroni qualche tempo fa ebbe l'idea di dare più poteri ai primi cittadini in tema di sicurezza e prevenzione. Si parlò all'epoca di sindaci sceriffi, muniti di una pistola un po' particolare, l'ordinanza. Dettare un ordine è del sovrano o del dittatore, comunque di colui che non è espresso dalla volontà dei cittadini. La nuova ordinanza del sindaco fu utilizzata per contrastare droga, prostituzione, alcool e ordine pubblico. I risultati? Paradossali; in certi casi la scemaggine dei sindaci arrivò al divieto di sedersi in più di due su una panchina pubblica, al divieto di baciarsi per strada, di indossare abiti succinti, di sostare fuori dagli esercizi commerciali e boiate del genere. Il Ministro leghista misurò col nuovo strumento le facoltà cerebrali dei primi cittadini del suo partito e di quelli del centro destra per concludere, alla fine, che erano pari a zero, esattamente come le sue. Sarebbe stato meglio, se tale era il fine, misurare le facoltà cerebrali di chi indossa la fascia tricolore per disgrazia, sottoporli a normali test sull'intelligenza. Il culmine è stato raggiunto con l'emanazione delle ordinanze contro il cosiddetto accattonaggio molesto. Si ordina ai bisognosi di non avere più bisogno, si ordina ai minori di non chiedere aiuto, anche solo una monetina, in cambio spesso di una scorta di fazzoletti di carta o del lavaggio del lunotto della propria vettura. I sindaci sono tornati a fare i podestà pubblicamente e alla luce del sole, ordinando di reprimere un fenomeno che invece richiederebbe solo un intervento di solidarietà. Il Comune è titolare dei servizi sociali, ma evidentemente anche su quelli è preferibile fare business piuttosto che ascoltare e rispondere ai cittadini. Fasano, paese triste e spento, governato dal PDL e derivati, emette qualche giorno fa un'ordinanza … la peggiore fra

tutte, rivolta ad ogni forma di accattonaggio. Un po' più sensibili i sindaci degli altri paesi che quando giocano a fare gli sceriffi se la prendono almeno con “l'accattonaggio molesto”. Il Sindaco di Fasano, il buon Lello, l'amico dei bambini, quello che offre gratis giri in Ferrari, firma e fa sua un'ordinanza contro ogni forma di accattonaggio, anche quello che non reca molestia alcuna. Forse per molestia si intende quella forma di coscienza cui i cittadini devono disabituarsi per idolatrare solo il dio denaro. E' molestia il volto di un bambino spettinato che non vuole impietosire nessuno, ma ha solo fame e si accontenta anche solo di un centesimo? E' molestia una madre che, con in grembo il figlio, ti augura fortuna se rinunci a un euro? E' molestia la benevolenza dell'uomo di colore che offre di portare la spesa all'uscita dal supermercato? No, non lo è; molestia è solo l'atteggiamento ipocrita di una classe politica che rinnega ogni forma di solidarietà e fa illegalmente del bene solo se una minorenne marocchina offre se stessa al Premier nazionale. Fasano non è mai caduta così in basso, non era mai accaduto che un sindaco, dall'aspetto pacioccone (e ciò fa ancora più rabbia) violentasse il bisogno um ano, pre ve d e nd o una sanzione da 25 a 500 euro, oltre che la confisca del denaro donato dai passanti e delle attrezzature impiegate. Cos'è l'accattonaggio molesto? Alcuni esempi possono aiutare a capire. Insinuarsi coattivamente nelle tasche dei cittadini per aver prescelto la strada dell'arbitrato e, nonostante ciò, aver rinunciato a ogni forma di difesa (pur avendo corrisposto fior di quattrini a noti cattedrati dell'Università barese) per pagare la ditta del pattume. Prelevare denaro a chi vuole realizzare un a cappella al cimitero e consegnargli in cambio solo aria. Affidare

...COMUNQUE SONO BELLO!

appalti ai soliti noti, alimentando sprechi e gettando via denaro. Cosè la povertà? Non certo l'assenza dei beni di prima necessità, è quella inte-

riore, la mancanza di coscienza di un sindaco e della sua classe di governo che vessano e tartassano e se ne lodano. Poveri… e neppure belli.

“CIAK NATALE SI GIRA” SECONDO TEMPO La scorsa edizione dei mercatini natalizi, “Ciak Natale si gira” è stata un successo. E allora la si ripropone, possibilmente migliorandola. Il Sindaco Lello Di Bari ha confermato l'evento organizzato lo scorso anno, molto gradito dai cittadini, affluiti in massa per le vie del centro abitato. L'incontro preliminare tra l'Amministrazione Comunale di Fasano, l'associazione A.V.A. e gli ambulanti presenti sul territorio ha avuto buon esito, i mercatini natalizi da tenersi in Piazza Ciaia, Corso Vittorio Emanuele e a Pezze nel mese di dicembre hanno date quasi certe: orientativamente il 5 a Pezze di Greco, il 12, 19 e 23 dicembre a Fasano. Nell'incontro preparatorio, organizzato con largo anticipo dall'Assessore alle attività produttive Sergio Pagliara, erano presenti il presidente della seconda commissione consiliare, Pietro Saladino oltre a due membri della stessa commissione, i consiglieri Carmine Fanizza e Rufino De Felice. Il consigliere Giovanni Trisciuzzi era presente in rappresentanza della Confartigianato. Invitati (e presenti) anche il comandante della Polizia Municipale Antonio Orefice, il funzionario responsabile del servizio attività produttive Giuseppe Carparelli e i venditori ambulanti fasanesi. Dei mercatini natalizi se ne occuperanno l'assessore Sergio Pagliara e la seconda commissione consiliare. Gli artisti e gli spettacoli, gli eventi gastronomici saranno quindi tutti curati dall'Amministrazione. L'associazione AVA e la parrocchia “San Francesco” si occuperanno di aspetti organizzativi collaterali. Una novità, degna di nota, è il mercatino a Pezze di Greco, proprio per coinvolgere tutto il territorio e questa novità risulta essere molto gradita dai tesserati dell'associazione AVA, l'associazione dei venditori ambulanti. In attesa di gustare questa nuova edizione, ci auspichiamo che il nuovo Comandante dei vigili… vigili sui commercianti. L'anno scorso vi erano 46 bancarelle ufficiali, ma noi ne contammo 53. E contammo più volte! G.M.


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La parola è un ponte. Unisce gli uomini. La parola è cura dell'altro, di chi ascolta. Una parola può ferire o può dispiegare grandi sentimenti. La parola è comprensione del mondo. Ogni cosa diventa reale con una parola. La parola può essere rivoluzione. Rafforza le idee, le dota di percezione e di lunghezza. Gulliver nei suoi viaggi si ritrova sull'Isola Volante. Filosofi, matematici, letterati e persino astronomi trascorrono qui il tempo a discutere su grandi speculazioni. Tutti gli abitanti dell'Isola Volante non riescono a comunicare con l'altro, assorti in importanti teorie del mondo. Ma del mondo in queste teorie non c'è nulla. La parola qui non ha peso. Perché usarla dunque? I grandi accademici teorizzano di velocizzare le discussioni sostituendo le parole con gli oggetti che queste rappresentano. La parola non serve e d'altronde, se la parola rappresenta il mondo, l'Isola Volante è lontana dal mondo. Supponiamo che Gulliver si fosse fermato anche nella bellissima città di Fasano. La città delle colline verdeggianti, degli antichi resti romani, di una repubblicana uccisa per aver difeso le sue idee e di quelle libere spiagge che si

COLPI DI LEGALITA’ alternano a scogliosi precipizi sul mare. Probabilmente se si fosse fermato ad ascoltare “La cultura della legalità”, la sera del 5 novembre, avrebbe avvertito un senso di estraneità. Non certamente a causa del tema, nobile ed audace in un tempo in cui non c'è tempo per parlare di legalità. E nemmeno per i due illustri relatori e difensori della giustizia. Gulliver si sarebbe sentito ferito nel suo viaggio di crescita. Perché è arte di chi si onora di parlare per l'altro usare le giuste parole, far sì che le parole siano legate col nastro dell'armonia alla quotidiana azione di chi proferisce. “La legalità comincia dai piccoli gesti”, ha concluso quella sera di autunno nel suo discorso sulla legalità il Sindaco della città. Come sull'Isola Volante anche qui Gulliver avrebbe però visto lo “sbatacchiatore” che, con colpi di batacchio delicati, cerca di risvegliare gli uomini dal torpore delle grandi teorie del mondo … che nulla hanno del mondo. Ecco il primo colpo. Cos'è la legalità? Si potrebbero citare famosi intellettuali e antichi filosofi. Ma la parola assume

CITTA' DI FASANO

forza se si indossano gli occhi del bambino. La legalità è una spiaggia libera dalla prepotenza del denaro e del potere. È il rispetto dell'ambiente, dei luoghi dove si vive la propria giornata. La legalità è il sapore del gelato gustato tra le antiche bellezze della città senza la paura che un rombante motorino possa ferire, là dove non può rombare, un bambino. È la cura verso gli alberi, i giardini, le strade, le piazze. È non concedere ad uno ciò che è di ognuno e di tutti. La legalità è fare bene il proprio lavoro, non contrattarlo con guadagni spiccioli e transitori soprattutto se da quel lavoro può discendere la vita di altre persone. La legalità è la città in cui tutti, non i soliti galantuomini, possano trovare spazio, ricchezza e difesa. Ecco il secondo colpo. Cos'è la cultura della legalità? È ciò che rende liberi dal bisogno del compromesso e dalla viziosa speculazione del dio denaro. È l'idea che vivere con l'altro non sia una semplice necessità o uno stato d'esistere. Ma che possa diventare una grande conquista di intelletto e, senza aver paura di

una parola, di amore solo se ci si rendi liberi dal compromesso del facile denaro. È la possibilità di guardare gli occhi di un bambino perché si è fatto bene. È il desiderio di pensare agli altri, oltre che a se stessi. È il grande talento di superare i propri egoismi. Ecco il terzo colpo. Qual è un piccolo gesto? È l'atto concreto di un amministratore di pensare alla piccola comunità. È la sistemazione di una villa o di un piccolo polmone verde nella città. È la cura e la valorizzazione dei beni dell'antichità. È fermare il motorino che romba là dove non può rombare. Ecco il quarto colpo. Non dimenticare mai chi era pronto a dare un pezzo di città in cambio del dio denaro, dalle sembianze di un finto russo, e chi vendeva se stesso per recuperare le spese della campagna elettorale. Non erano piccoli gesti di legalità e meritavano di essere colpiti pesantemente. Erano l'ennesimo sopruso a carico delle collettività. Solo i grandi uomini possono compiere grandi gesta. La parola legalità ha un peso immenso e mal si presta ad essere pronunciata a mo' di slogan. Francesca Radesco

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CAMPAGNA AUTOCERTIFICAZIONE IMPIANTI TERMICI - Biennio 2010-2011 La Città di Fasano ha dato avvio alla campagna di autocertificazione degli impianti termici di potenza inferiore a 35kW. Organismo affidatario del servizio è la Itagas Ambiente Srl. L'autocertificazione deve essere effettuata inviando alla Itagas Ambiente S.r.l., la copia del Rapporto di controllo tecnico ricevuto dal manutentore unitamente alla ricevuta di versamento della tariffa di autocertificazione, pari a 19,00 euro. Il versamento si effettua sul c/c POSTALE n° 5822586 (IBAN: IT45 07601 15900000005822586) intestato a “ Comune di Fasano – Servizio Impianti termici ” La Causale da indicare è: “Autocertificazione impianto termico – Biennio 2010-2011” con indicazione del responsabile dell'impianto. Il termine di scadenza per l'AUTOCERTIFICAZIONE e per la consegna della documentazione alla Itagas Ambiente S.r.l. è fissato al:

31 DICEMBRE 2010 Gli impianti termici di potenza inferiore a 35 kW non autocertificati (caldaiette domestiche) e gli impianti di potenza superiore o uguale a 35 kW ( centrali termica ) saranno soggetti ad ispezione con onere a carico del responsabile dell'impianto termico. Per informazioni rivolgersi alla Itagas Ambiente Srl ai recapiti sopra indicati.


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LA STORIA DI LITA

La Storia, quella con la maiuscola, la studiamo a scuola, leggendo libri. Le storie, senza maiuscola, sono quelle che capitano alle persone normali e di cui veniamo a conoscenza quando ce le racconta qualcuno. Qualche volta capita che una storia si intrecci con la Storia. E allora farsi raccontare una storia è come entrare dentro uno di quei libri studiati a scuola. Capita se, senza saperlo prima, ti trovi davanti un personaggio come Angela Boitano, per tutti Lita. Ho conosciuto questa ultraottantenne argentina di chiare origini italiane e dal sorriso contagioso, ad un convegno del patronato INCA della CGIL. Dovevo seguire i lavori di questo convegno, in cui si discuteva della tutela previdenziale degli italiani all'estero. Un'amica mi porta da lei e mi presenta questa donna minuta che sprizza energia. Lita è una delle fondatrici del movimento delle Madri di Plaza de Majo, le donne che da oltre trent'anni si battono perché sia fatta giustizia per l'uccisione dei propri figli, desaparecidos durante la dittatura militare argentina (1976-1983). Mi faccio raccontare la sua storia e finisco dentro un libro di Storia. “I miei due figli, Michelangelo e Adriana, erano ragazzi bravissimi a scuola. Adriana lavorava e studiava in Brasile, Michelangelo vinse un viaggio premio in Italia, proprio per la sua bravura. Oltre che eccellenti studenti erano entrambi militanti della gioventù peronista (approssimativamente potremmo dire centrosinistra moderato ndr). Era il 1975. L'anno dopo ci fu il colpo di stato in Argentina e Michelangelo fu sequestrato, non lo rividi più. Adriana tornò dal Brasile per cercare il fratello e nell'aprile del 1977 sparì anche lei. Per sempre. Io ero già vedova, non mi era rimasto nessuno. Avevo sempre fatto la casalinga e non mi ero mai occupata di politica, da allora la mia vita fu sconvolta e cercare i miei figli diventò il mio scopo.” So che non sei riuscita a trovarli, chissà quanti giri hai fatto per cercarli. “All'inizio non sapevo come muovermi, nessuno è preparato ad una dittatura. Feci denuncia al consolato italiano solo dopo un anno. Sai, noi non ci pensavamo proprio al fatto di essere italo argentini, chi ci pensava al consolato italiano? Nel 1979 ho conosciuto il patronato INCA della CGIL (per questo oggi sono qui). Insieme ad altre donne avevamo stilato un elenco di italiani scomparsi, a dire la verità abbiamo fatto un elenco di gente che credevamo che fosse italiana, senza nemmeno averne la certezza, ma chi poteva confermarcelo, dal momento che quella gente non si trovava più? Portammo quell'elenco con oltre 700 nomi al patronato che lo fece giungere di nascosto in Italia. Cercavamo di attirare l'attenzione del mondo riguardo la situazione del nostro paese. Sempre nel 1979 ci recammo a Città del Messico in occasione della visita del Papa, ma lui non ci diede ascolto. Decidemmo quindi di farci ascoltare ugualmente e ci recammo a Roma per protestare in Piazza San Pietro. Non mi fu più possibile tornare in Argentina fino al termine della dittatura. Lavoravo come cuoca in una parrocchia. Cucinavo e intanto facevo lo sciopero della fame, poi andavo in CGIL a fare le fotocopie delle denunce di scomparsa dei tanti italo argentini desaparecidos.” Lita, un passo indietro, perché quell'elenco lo consegnaste alla CGIL e

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non al consolato italiano, dove pure avevi fatto la denuncia di scomparsa dei tuoi figli? “L'ambasciata non ci dava troppo aiuto, il console invece, una bravissima persona, procurava i documenti agli italo argentini che rischiavano la vita e li accompagnava anche in aeroporto per farli scappare all'estero. Poi a un certo punto il console fu cambiato e ne mandarono un altro che era amico dei militari, non ci potemmo fidare più delle istituzioni italiane in Argentina. Dopo qualche anno, come ricorderete, fu arrestato Licio Gelli e nell'elenco degli iscritti alla loggia P2 c'erano alti funzionari italiani ma anche militari argentini. Capito come andò la cosa? In Italia c'erano numerosi amici della nostra dittatura, Licio Gelli prima di tutti”. Lo sai che in quell'elenco di affiliati alla loggia P2, col numero di tessera 1816, c'era anche l'attuale Presidente del Consiglio Berlusconi? E ti ricordi che a febbraio del 2009, a proposito dei desaparecidos che venivano buttati in mare dagli aerei militari, Berlusconi disse “erano belle giornate, li facevano scendere”? All'epoca voi madri e nonne di piazza di maggio rispondeste augurando a Berlusconi una bella giornata di sole. “Vuoi farmi stare male? Io ho vissuto per cinque anni in Italia e dico sempre che in Italia ho imparato la democrazia. Quando alla fine della dittatura tornai in Argentina, 3 giorni dopo l'insediamento del Presidente eletto democraticamente Raul Alfonsìn, portavo con me 70 chili di carta: le denunce che avevo fatto in Italia e che pretendevo fossero prese in considerazione nel mio paese. Voglio un bene enorme all'Italia e le sono grata per quanto ha fatto per me, ma non posso certo essere contenta per come vanno le cose da voi adesso. E mi fermo qui.” Non vuoi dare opinioni sui politici italiani? Te l'ho già data. Ah, lo sai che ricordo benissimo quando morì Berlinguer? Ero già tornata in Argentina e ricordo che quando arrivò la notizia della sua morte piansi tanto. Mamma mia quanto piansi. Io l'avevo conosciuto e ricordo che era una bravissima persona. Noi parlavamo con tutti i partiti democratici italiani, dai comunisti ai democristiani. I comunisti ci aiutavano molto ma ci consigliavano sempre di parlare prima con gli altri partiti perché non si dovesse pensare che anche noi fossimo comuniste, tanto, ci garantivano, loro ci avrebbero aiutati comunque.” Alla fine hai avuto giustizia per i tuoi figli? I colpevoli sono stati condannati? “Per i miei figli ancora no, perché ancora non si sa chi siano i colpevoli materiali della loro fine. Ma abbiamo ottenuto la condanna di diversi carnefici proprio grazie alla giustizia italiana. Infatti quando Menèm fu eletto Presidente, fece una legge in base alla quale non si dovevano processare i militari golpisti. Anche con l'aiuto dell'INCA, siamo riusciti a far fare i processi in Italia, per le vittime con cittadinanza anche italiana, perché l'articolo 8 del codice penale italiano (che ormai conosco a memoria) consente di perseguire chi compie l'omicidio di italiani all'estero. In Spagna, ad esempio, questa norma non c'è e quindi il giudice Garzòn ha dovuto chiedere il processo per il reato di genocidio, ma non è andata bene. In Italia invece abbiamo avuto le prime condanne nel 2000, diventate definitive nel 2004. Ci tengo a precisare che portare i testimoni dall'Argentina ha comportato molte spese e in questo siamo stati sostenuti molto dalla Chiesa Valdese.” Quindi Lita Boitano non ha ancora finito di cercare giustizia? Non è ancora stanca? “Ancora no. Ti dico una cosa, la vita è bella. Anche una donna come me, a cui sono stati uccisi due figli, può trovare bello impegnarsi per quello in cui crede. E anche le soddisfazioni non mancano. Lo sai che pochi anni fa nella mia città, a Quilmes, vicino Buenos Aires, l'INCA ha costruito una scuola e l'aula della biblioteca è stata intitolata a Michelangelo e Adriana Boitano? Non è bellissimo?” A me sembra bellissimo che si possa incontrare per caso, e poi conoscere, gente così. Le chiedo se posso farmi una foto ricordo con lei. Mi riempie gli occhi del suo sorriso e mi prega di attendere un attimo. La vedo rovistare in borsa. Dopo pochi istanti tira fuori due grandi spillette con sopra le foto dei figli, se le appunta al petto e mi dice “Io quello che faccio lo faccio per loro”. Lo so che non è da professionisti commuoversi. Ma io per fortuna non sono un professionista e mi sono potuto permettere i lucciconi agli occhi. Franco Vergine


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OMAGGIO ALLA LIVELLA

Il due novembre i cimiteri pullulano di gente, più che un'osservanza è un rito. Piace vagabondare tra le tombe per incontrare magari l'amica di scuola che non vedevi da tanto tempo. “Madò, chi non muore si rivede!”. Più avanti due vecchiette di nero vestite, inforcano gli occhiali e leggono lapidi tipo “Serenamente si è spento all'età di novantaquattro anni” poi, mestamente commentano tra di loro: “Cì p'ccat, cè bell giov'na ca ir…” L'odore dei fiori marci si concentra nei pressi delle fontanelle, dove i bidoni risultano satolli di bolo floreale. Alcune persone accorrono il giorno prima per pulire e lustrare i marmi lugubri, perché se no domani la gente che deve dire? Personalmente seguo le parole di un tale che più di duemila anni fa, disse che i morti dovevano seppellire i loro morti. Quest'argomento mi sta mettendo allegria. La fantasia deve essere rifocillata da un po' di realtà, così mi decido ad andare a trovare quel che resta del mio trisavolo Eustorgio che, voci

infondate calunniano, affermando che sia stato cremato come una salsa tonnata in qualche paese lontano. So di certo, che le malelingue dei parenti serpenti dichiarino il falso, giustificandosi per il solo il fatto che non ricordano più dove sia tumulato. Devo scovarlo e sbugiardarli. Il traffico cittadino sembra sia impazzito e confluisce tutto verso il viale adombrato dai cipressi, nei pressi, però noto facce più che contrite, inalberate: sarà l'effetto dei lunghi tronchi che ostacolano i parcheggi? No, chi ostacola la sosta delle autovetture dei pellegrini devoti ai femori scarnificati, risulta sia il numero di bancarelle provvisorie di venditori ambulanti di crisantemi decongelati per l'occasione. Questi, nonostante l'ordinanza del sindaco che sanciva il divieto di stazionamento presso il camposanto fino a cinquecento metri dallo stesso, cercavano furtivi, di sbarcare il lunario in pieno giorno. Questa costrizione, mi riempie di forti dubbi, sia per il fatto stesso che sia stata redatta in tempi sospetti, cioè poco prima della ricorrenza di Ognissanti e sia perché non sia stata eccessivamente tenuta in considerazione. Il dilemma mi attanaglia. Mi soffermo tra le vetrine dei fiorai. “Signora fioraia, mi scusi, quanto costa un crisantemo? Per il mio trisavolo Eustorgio potrebbe andare bene anche il più dinoccolato che ha”. “Due euro, per lei signora che mi sta simpatica, anche se di questi giorni, consi-

derata la richiesta, alcuni se ne approfittano fino a triplicare il prezzo”. Titubo, pensando che l'ambulante a mezzo chilometro di distanza, li stesse spacciando a un euro, poi capisco tutto, perché la commerciante forse vedendomi come fossi una statua di cera, continua con la sua opera di convincimento: “Guardi che io prima non mi sono offesa, anche se lei mi ha chiamato fioraia, in verità sono fiorista. Noi nei negozi, offriamo oltre la qualità del prodotto, anche la composizione fatta con stile. Diciamo che i fioristi, più che commercianti, sono degli artigiani o meglio degli artisti, le assicuro che anche il crisantemo meno appariscente che ho in vendita, farà contento il suo parente Eustorgio”. Capisco che la vita non è come la morte che livella ogni persona e Totò come sempre, mi fu da mentore, ma può un defunto compiacersi per la recisione di un fiore? Questa donna non è sana, scappo di volata fuori, prima che inforchi le cesoie. Più avanti un'altra vetrina addobbata di piantine di cicla-

mini dai colori fosforescenti. Mi avvicino e noto che sono verniciati e cosparsi di brillantini come se dovessero recarsi a una serata di gran galà. Non so quanto una semplice vegetazione possa sopravvivere, con tanto accumulo di materiale sintetico sui petali e sulle foglie. Decido di rinunciare all'acquisto e mi appropinquo verso la cancellata crocidecorata del cimitero. Sgomito per farmi varco, altri giorni volendo un po' di quiete, lo stesso luogo offre opportunità infinite. La gente mi stordisce e non mi accorgo d'aver calpestato del cemento fresco. “Signora, che fa'? Non vede che ho messo pure la livella per non far passare?”. Non avevo mai pensato si potesse morire anche il giorno dei morti, la mia scarpa ora lo sa. Mi affretto a rincasare per cercare di salvarla, pare che il camoscio sia intollerante a spugne e acqua tiepida. Il mio trisavolo Eustorgio sicuramente è stato cremato, ora lo voglio pensare anch'io. Angela Rubino

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RUBY E ASPASIA Se Dell'Utri si è paragonato a Socrate per spiegare critiche ed attacchi contro la sua figura, quale paragone per Silvio travolto da un vespaio di polemiche dopo il caso Ruby? Seguendo il filo dell'analogia e conoscendo (dopo aver letto la biografia inviata qualche anno fa agli italiani per ovviare al malaugurato caso che ancora non lo conoscessero bene) la sua cultura classica, non si può non ripensare a Pericle e Aspasia. Pericle fu il più importante uomo politico della storia ateniese, ritratto da Tucidide e Plutarco e considerato grande esempio di carisma e sapienza politica: per 30 anni resse le sorti della polis attica. Un oratore brillante, di cui si ricorda il famoso discorso sui fondamenti della democrazia ateniese, l'imperialismo, la costruzione del Partenone e il pagamento di oboli per permettere anche ai non abbienti di ricoprire cariche pubbliche. Ecco il suo più famoso discorso: “Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza. […] Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo”. Insomma, ripercorren-

do il lunghissimo palmares politico di Silvio, quello che oggi corrisponde ai 15 anni da prim'attore sulla scena politica italiana, il rispetto assoluto della volontà popolare, i successi in politica estera con Putin ed Obama (e peccato che la debolezza italiana lo costringa al ruolo di mediatore invece che di condottiero di razza qual è), l'opera gigantesca del ponte sullo Stretto (quando sarà, sappiamo che si farà), i cospicui stipendi di onorevoli e senatori e l'ossessione per la privacy (sua). Fin qui il paragone regge alla perfezione. Ma dicevamo anche di Aspasia. Chi fu Aspasia? Da molti considerata un'etera (prostituta di alto livello o, come si dice oggi, escort), fu una concubina di Pericle. Donna di notevole cultura, era ionia in quanto originaria di Mileto, cioè straniera. Nessuno, nemmeno Plutarco che inventava spesso e volentieri, si è azzardato a scrivere che fosse nipote del re di Persia, ma forse solo perché tra Greci e Persiani non correvano buoni rapporti, a differenza di quelli tra Italia ed Egitto, piuttosto discreti. Aspasia fu violentemente attaccata da chi vedeva in lei un bersaglio per screditare Pericle, che riuscì a salvarla dalla pena capitale per empietà e prossenetismo (di striscio aggiungiamo che non gli andò altrettanto bene con il filosofo Anassagora, anch'egli figura di spicco del suo entourage ed esiliato). Insomma quadra tutto. Senofonte tramanda che Aspasia sia stata maestra di Socrate. Il che significa che Ruby dà ripetizioni private a Marcello Dell'Utri. Ecco, ora si spiegano tante cose. Alcibiade

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L'UNIVERSITÀ IN FIAMME «Non ho voluto, non voglio, nascondere la drammaticità della situazione: oggi l'Università pubblica, soprattutto nelle regioni del sud, vive la più grave crisi dal dopoguerra». Parole di denuncia, senza ambiguità di sorta, quelle di Francesco Costantino, rettore del Politecnico di Bari. Pronunciate in occasione di un'As sem blea generale tenuta in Aula Magna il 18 ottobre scorso, colpiscono per i toni drammatici ed estremi. «Potentati economici e politici hanno espliciti interessi a sacrificare il nostro ruolo di Ateneo d'eccellenza, ma aperto a tutte le classi sociali, a favore di un sistema classista, decisamente più orientato alle Università private ed all'emigrazione obbligata dei nostri studenti nei più ricchi e meglio finanziati atenei settentrionali. Nonostante tutto, però, sono convinto che la Comunità del Politecnico: docenti, studenti, personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, ha la forza di opporsi a questo piano scellerato, e che potrà farcela se, ancora una volta, saprà compattarsi – con la forza degli strumenti di democrazia interna che il nostro Statuto ci garantisce – intorno

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Anno VII - n. 10 Chiuso il 12 novembre 2010

alla propria irrinunciabile missione scientifica, culturale e sociale di servizio al nostro territorio». La situazione dell'ateneo barese è decisamente “grave ma non seria”, e la dote migliore del classico aforisma di Flaiano sta propria nella sua estrema adattabilità ad una miriade di situazioni typically Italian, compresa, appunto, quella, drammatica nonostante i toni da farsa, del Politecnico. Che vive una crisi distruttiva, sfibrato da una sequenza incomprensibile di riforme dei corsi e delle lauree, privato delle sue energie migliori, quelle dei ricercatori che hanno deciso di dire basta. Basta al volontariato, ai corsi tenuti per spirito di servizio nella speranza che avrebbero rimpinguato il curriculum, in attesa, prima o poi, del posto da associato, del “ce l'ho fatta anch'io”. Considerazioni già viste e sentite, ma le ripetiamo a beneficio di chi non si fosse accorto della protesta nelle università (fatto non strano, visto lo scarso interesse dei media, ben più concentrati su episodi di superiore gravità come il caso Ruby o il caso Scazzi): di regola i ricercatori dovrebbero - lo dice la stessa parola fare ricerca, dedicare le loro menti ancora agili ed il loro vivo entusiasmo alla sperimentazione, alla ricerca, mentre un sistema clamorosamente incapace di reggersi sulle proprie gambe ha causato una serie di scompensi, nel tentativo di rimediare ai quali si è provocata un'altra serie di squilibri. Per cui, morale della favola, l'unico modo di tenere in piedi la baracca era quello di richiedere grossi carichi didattici non retribuiti ai ricercatori. Quest'anno la baracca è definitivamente crollata: percentuale consistente (sul 30% e più) di corsi che non verranno tenuti, disorientamento generale, studenti costretti a vivere alla giornata senza poter pianificare il proprio futuro. Costantino ha parlato di “sistema classista”, orientato verso il privato e verso l'emigrazione obbligata nei più ricchi atenei settentrionali. Effettivamente è

estremamente penalizzante per un'università tecnica, che sopravvive grazie al rapporto con le industrie e con il territorio, non poter contare su quest'ultimo. È il grande handicap delle università meridionali, costrette a far fronte alla scarsità ed all'arretratezza delle strutture e dei laboratori per la penuria di risorse economiche. Ma per il resto competitive sul piano della qualità dell'insegnamento, e comunque necessarie per evitare che vengano disperse qualità umane e per garantire la piena realizzazione di tante personalità, con vocazione agli studi scientifici e tecnici, impossibilitate a trasferirsi. La necessità di ripensare il sistema universitario italiano, che sconta l'esigenza di far coesistere la garanzia di un buon livello standard delle strutture pubbliche ed i problemi introdotti dall'università di massa, non implica la decisa sterzata verso un impianto nettamente classista e discriminatorio secondo il censo e l'appartenenza geografica. Di qui la necessità di pubblicizza-

re una forma di protesta (che poi, a ben vedere, è semplicemente il rifiuto di un ricatto) che deve essere forte e corale. E qui arrivano le note negative, perché le componenti dell'università si sono spaccate. Le associazioni studentesche hanno in vario modo preso le distanze, per diversi motivi, relativi per esempio all'approvazione di un nuovo Regolamento Tasse, introdotto per reperire i fondi necessari alla sopravvivenza, contestato nei suoi criteri. Il 12 novembre, mentre il Menante va in stampa, si è tenuta un'Assemblea Interateneo tra le università meridionali, per discutere della situazione alla presenza annunciata del presidente Vendola. Urge una ferma e compatta operazione di contrasto per impedire il colpo di grazia nella culla a tante menti che, nonostante le difficoltà, riescono a svilupparsi ed affermarsi, in una scena che ricorda tanto quella finale de Il Caimano di Nanni Moretti, se solo si sostituisce al tribunale l'università. Giuseppe Cofano

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I CANI DI MASSERIA

Il vero cane di masseria è il corso, discendente diretto dell'antico molosso romano. Il suo nome deriva dal Latino "cohors" guardiano, protettore. Aspetto solido, devozione assoluta al padrone e versatilità ad adattarsi ai più svariati impieghi sono la ragione del successo della razza. In passato è stato utilizzato per la guardia della proprietà e del bestiame, per la caccia alla grossa selvaggina e per la difesa personale. È un cane docile, socievole e facilmente addestrabile. Nelle masserie locali, oggi, è davvero difficile trovare questi cani, ormai destinati alle esposizioni e ai concorsi di prestigio. Spopolano, invece, certi pelosetti dalla voce roca e dall'aspetto disarmante, che non danno l'idea di condurre una vita dignitosa, stipati come sono in anguste gabbiette o tenuti legati a una catena mai abbastanza lunga. Che poi sia opinabile quale sia la vita più dignitosa per un cane e se sia opportuno disquisire intorno all'argomento, viste le condizioni estreme in cui certi esseri umani trascorrono la vita, è altra questione. E' tuttavia dato evidente che questi cani hanno caratteristiche talmente peculiari da essere diventati degni termini di paragone per certi uomini che, per brevità, saranno definiti “cani di masseria virtuali”. Il cane di masseria – quello originale - non ha quasi mai entrambe le orecchie dritte, colpa di una discendenza non nobiliare, non presenta mai un manto lucido e anche l'espressione del volto è piutto-

sto enigmatica, trascorre la maggior parte del tempo a “iattare” inutilmente, un po' per attirare l'attenzione, un po' perché non ha davvero null'altro da fare, se non girarsi continuamente intorno rischiando che la catena si aggrovigli ancor di più e dissolva del tutto quell'idea di libertà mai provata. “Iattare”, secondo l'idioma locale, è sinonimo di gridare in maniera non energica, senza convinzione e normalmente per attirare l'attenzione dell'uditorio. Can che abbia, si dice che non morde. Del resto, una vita trascorsa incatenati in compagnia di una tinozza di acqua lurida e un catino piena di indigesto pastone e al più di qualche altro sventurato che versa nelle medesime condizioni indurrebbe anche il più ottimista degli animali a non abbaiare allegramente. Un po' come accade a certi personaggi che, pur di allenare le corde vocali, si impegnano attivamente a “iattare”. E lo fanno ovunque, nelle piazze e in strada, nelle sedi di partito e persino nelle assisi consiliari, senza distinguere se sia notte oppure giorno. Cominciano pressappoco così: avviano una conversazione con l'interlocutore di turno, normalmente un amico, dando vita ad un'irresistibile scenetta alla Totò e Peppino; quando poi il dialogo si estende fino a coinvolgere un terzo interlocutore, l'incauto rischia di passare seri guai se sol prova a contraddire il cane di masseria virtuale. Per non parlare dello sconcerto generale che si genera quando, in occasione di una riunione pubblica, si tenti di esternare un'opinione, magari motivandola. A mo' di duello, arriva l'invito/minaccia a chiarire fuori (dalla sede dell'assemblea) la questione, ormai definitivamente allontanata dal contesto in cui è sorta per traguardare nel “fatto personale”, ovverosia nella lesa maestà del cane di masseria virtuale. La catena virtuale che lo lega sembra che

stia per spezzarsi. Le conseguenze? Fin troppo prevedibili, visto che questo animale, quando attacca, difficilmente fa male, al più provoca un grande polverone. Can che abbia, appunto, non morde. Ma dà comunque un gran fastidio perché ha un'elevata opinione di se stesso e difficilmente acconsente a che si dica il contrario; la miscellanea di tracotanza e orgoglio alimentata nell'animo annulla ogni tentativo di agire “democratico”. Se per esempio si trattasse di un

partito politico, quello democratico dove almeno dovrebbe essere garantita la manifestazione del pensiero, sarebbe fuor di dubbio che certi “iattatori” non meriterebbero grande considerazione (come in effetti è) perché, se un cane di masseria (originale) svolge egregiamente la propria funzione – fare baccano per attirare l'attenzione – quello virtuale, intento a “scamare” ai quattro venti, merita al più essere preso a scarpate. Aurora Nardelli

MINE VAGANTI A un tratto tutto crolla. Insieme alle speranze anche l'aria e la luce di lanterne diogenee. Il frastuono palpitante di battiti, trasudato da cuori infangati, è sepolto vivo. Un classico dei film dell'orrore riemerge spaventoso, tra palpebre inutilmente sbarrate. Tutti i canoni sono perfetti perché lo show continui nel mondo imperfetto. Trentatré trentini andarono a Trento tutti trentatré trotterellando e show must go on. Trentatré anime di Cristo, si trasformano in figure resuscitate tra lazzaroni avidi e zelanti. Zero sotto, il silenzio marrone nel mezzo e sopra un cielo cileno. Capsule, dal nome simile a navicelle spaziali rincarano la dose morbosa e l'attenzione globalizzata e accomodante si diffonde galenica tra la ganga. Si anelano, dopo la catarsi claustrofobica, strofinacci macchiati di cannibalismo. Monitor e schermi scherniscono vite minate quotidiane. Occhi a mandorla e lacrime senza il sapore salato di un confine, vengono omessi da osservazioni maggiori, per dare posto a osservanze minime. Numeri magici, occasioni mai perdute, cataclismi unti di fobie recondite reclamano applausi e oscenità inconsulte. Deve tutto

concludersi con un lieto fine, la non plausibile alternativa scongiurata balugina timida. Vite minate da bramosia minerale e tagli di stipendi e dicotomie nel welfare. Va' tutto bene madama la marchesa, va tutto bene, perché lo dice proteggendoti, la televisione. Uomini rinchiusi in una scatola che lancia pixel come fossero merendine pomeridiane. Una società nutrita di spazzatura, lamenta l'eccesso di scorie anche mentali. Avalos, Sepulveda, Illanes, Manami, Sanchez, Araya, Ojeda, Llanes, Gomez, Vega, Galleguillos, Pena, Barrios, Zamora, Segovia, Herrera, Reigada, Rojas, Rojas, Segovia, Barrios, Avalos, Buqueno, Enriquez, Avalos, Acuna, Lobos. Villarroel, Aguilar, Bustos, Cortez, Ticona, Uruzua. Una nuova formazione di calcio con panchina copiosa. Due mesi dopo, a sessantacinque chilometri dal miracolo, San José non ha protetto due anime minate da mine vaganti. Come un video dei Pink Floyd la carne si macella, ma senza troppo ascolto e con pochi riflettori attorno. Una storia senza conclusione felice, nel paese dei balocchi, anche se è d'uopo divulgarla, è bene che lo si faccia con parsimonia. Giullaremissiva


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INTERVISTA GAIA, NUMERO 2 Nel numero precedente del “Menante” ho intervistato un adolescente alle prese con la sua identità sessuale. Il mondo dell'omosessualità è variegato, perciò mi sembrava riduttivo trattarlo solo dal punto di vista maschile. Ho conosciuto una donna che vorrebbe anche chiarire gli aspetti e le problematiche, qualora ce ne fossero, dell'universo lesbo. Ciao, vuoi presentarti? Ciao, mi chiamo Carla ho 43 anni. Da quando ne avevo 27 vivo dichiaratamente la mia 'lesbicità'. La mia vita è stata caratterizzata da percorsi sofferti e complessi causati principalmente da questa condizione sessuale non accettata dentro di me. L'accettazione, almeno per me, è passata attraverso il conoscermi, l'amarmi, il riconoscermi per ciò che sono davvero, dovendo smantellare tutte le costruzioni che mi ero creata intorno. Il ragazzo precedentemente intervistato, ha dichiarato di vivere male all'interno di una società provinciale, legata ai piccoli centri, sei d'accordo? Pensi che la grande città offra più privacy, grazie all'indifferenza comune? A proposito, dove abiti? Sono aquilana, ora da dopo il terremoto vivo in un paesino sul mare in provincia di Teramo. Credo che la privacy si possa preservare se siamo noi i primi a farlo. E' vero pure che la provincia non agevola affatto. Nei primi due anni di attivismo a L'Aquila, in particolare, gli inizi non sono stati affatto facili, la gente si trovava davanti a qualcosa che non si era mai visto prima. Fece scalpore la pubblicazione del primo romanzo d'amore lesbico, autoprodotto ed auto pubblicato, così come fece scalpore il fatto che per la prima volta a L'Aquila iniziavano a riunirsi sistematicamente e a fare gruppo, un certo numero di ragazze e donne fra i 20 e i 35 anni. Da quel gruppo poi sono nati altri gruppi, da sole ragazze sono arrivati poi anche trans e ragazzi, alla fine si è generato volente o nolente, con tutte le difficoltà di sorta che il territorio e la visibilità possono generare, un piccolo movimento LGBT che all'epoca chiamavamo 'La piccola comunità LGBT aquilana'. Quando si spargono certi semi nell'ambiente, questi crescono e producono frutti inaspettati, sempre. Se vuoi approfittare per farti pubblicità per il tuo libro fai con comodo. Questi meeting hanno anche motivo di farvi conoscere ulteriormente tra di voi, oltre che fare denuncia e controcultura? Credo personalmente, che chiudersi in gruppi potrebbe essere discriminante nei confronti di una società che dovrebbe vivere la diversità con armonia. Si associa spesso l'omosessualità alla figura maschile, le lesbiche è vero che sono più riservate, oppure è più disdicevole che se ne parli per motivi di retaggi religiosi? Essere lesbiche nella mente di molte persone a volte è motivo di ilarità ma spesso nell'emisfero maschile eterosessuale, il lesbismo è qualcosa che non esiste, spesso viene creduto come una velleità giovanile, adolescenziale o la volontà da parte di una donna di essere 'trasgressiva'. Ebbene, velleità e trasgressioni a parte, è vero che la sessualità viene vissuta da ognuno in modo prettamente personale ma la condizione lesbica è un vero orientamento sessuale. E' tutto disdicevole, parlare di omosessualità, così come di lesbismo e transessualità e/o travestitismo. Tutto per la società dei valori costruiti è disdicevole in termine di sessualità ma i valori veri sono quelli dettati dall'educazione delle persone e non dai dettami politici e religiosi. Quindi cosa sono i veri valori per te? Il vero valore che almeno io personalmente conosco è il "Valore umano", il valore della vita e delle persone e non quei valori tentati ad esempio dal Cattolicesimo che pretende di continuare a tenere in "scacco" una società con generazioni di persone che si sono notevolmente evolute. Ma questo è solo un esempio poiché di dettami religiosi è pieno il mondo, di quelli politici poi non ne parliamo. Se solo

si pensa che ogni giorno nasce una nuova religione, un nuovo gruppo che va dietro a qualche “santone”, questo ce la dice lunga anche sulla facilità con cui si formano le sette e le sedicenti “guide spirituali”. Il fatto è che la gente cerca valori al di fuori perché nessuno l'ha educata a cercare valori dentro di sé, ad approdare a quella illuminazione necessaria per la crescita spirituale, psicologica ed evolutiva di un individuo che poi lo connota nella giusta posizione sociale dell'adulto integrato. Chi rinnega non è integrato, chi non accetta, chi vive un'omofobia interiorizzata o manifesta, tutti questi soggetti, compresi quelli che hanno necessità di lasciar appartenere la propria vita ad un gruppo ben definito e ad un santone, tutto sono fuorché degli adulti integrati. In poche parole sono persone mai cresciute. La figura maschile poi, nella nostra società, è preminente anche nell'ambito omosessuale, ossia gli uomini sono più portati ad esporsi perché fra loro a mio avviso, fanno “gruppo” più ancora delle donne, che a mio modo di vedere invece hanno una concezione della vita più indipendente e meno propensa a lasciar prendere decisioni da un cosiddetto “capo”. Per cui risulta che, a livello sociale, gli uomini si espongono di più perché fanno “branco”, cosa a cui invece non è abituato l'universo femminile. Nell'universo femminile è insito il desiderio di maternità, almeno così dicono. In una coppia di donne com'è possibile soddisfare questa esigenza? Sono dell'idea che i figli debbano avere i soliti due genitori: maschio e femmina. Ma in una società dove ormai impera la famiglia allargata, potrebbe risultare ovvio che non debba esserci alcun ostacolo a famiglie composte diversamente. Adesso voglio essere cattiva con te. Accantoniamo l'idea dell'adozione: non sarebbe meglio un metodo naturale piuttosto che una fecondazione assistita? Beh, il metodo cosiddetto naturale, per quanto ne sappia è spesso stato utilizzato da donne che sapevano fin dall'inizio di essere lesbiche, ma che non hanno voluto rinunciare alla maternità. Poi, a detta di taluni benpensanti, alcune sono riuscite a sganciarsi da un matrimonio fallito in partenza. In alcuni casi, altrettanto spesso è capitato che il marito conoscesse il "vizietto" della moglie. È diffusa l'idea secondo cui per molte donne l'aver avuto un figlio naturale in questa maniera si è rivelato a volte assai redditizio, grazie alle leggi sul divorzio. Ma questa è una retorica a parte, dietro cui si trincerano coloro che vogliono trovare spunti essenziali per attaccare il mondo femminile lesbico, facendoci passare tutte come delle gran zoccole, arpie senza cuore e senza coscienza. Scusa, ti ho innervosita? Ci vuole ben altro per farmi innervosire. Ad ogni modo a mio avviso subentra prima di tutto il desiderio di “autodeterminazione”, giacché io mi auto determino. Posso scegliere quel che voglio non curante del pensiero di alcuni. L'autodeterminarsi porta a delle scelte, qualunque esse siano ed in quanto tali richiedono una presa di coscienza e di responsabilità, in questo caso principalmente nei


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confronti del figlio che nascerà. Se alcune donne hanno deciso di convolare a nozze con un uomo solo per avere figli, chi siamo noi per giudicarle? E non solo, il fatto triste è che viviamo ancora in una società che permette una quasi completa autodeterminazione principalmente agli uomini, molto meno alle donne. Diventa assai difficile per una donna auto determinarsi in una società maschilista che la vuole assoggettata principalmente a livello economico al proprio marito, questo grazie soprattutto a quei dettami religiosi e politici a cui abbiamo già accennato. La risposta a questo ordine di cose nella moderna società è da ritrovarsi principalmente negli scopi storici della politica e della chiesa o delle religioni monoteiste in particolare, allorquando era necessario nei tempi antichi avere braccia forti che assicurassero una sopravvivenza e che andassero a combattere guerre per questo o quell'altro potere. Comunque rapportando la problematica alla moderna civiltà si potrebbe dire che ancora ci portiamo nel DNA sociale il retaggio di quella parte di storia del mondo e, infatti, guarda caso, le guerre per la detenzione del potere non sono mai finite. In pratica si doveva e forse si deve ancora, partorire carne da macello affinché il Cattolicesimo, l'Islam, la Politica e quant'altri ci vuoi buttare dentro, si assicurino il ricambio generazionale di “combattenti” disposti ad andare a morire per guerre che non sono loro. Ma lasciandoci alle spalle ogni possibile divagazione storico-sociologica, possiamo dire che il metodo migliore per generare un figlio è quello di essersi a priori autodeterminate, qualunque poi sia la scelta definitiva che si va a fare quando si decidere di concepire un neonato. Ad una ragazza di Fasano che leggesse questa intervista e che fosse combattuta tra il palesare o meno la propria omosessualità, cosa ti sentiresti di dire? Esternare la propria omosessualità e affrontare l'argomento con chi si ama, sono a mio avviso due cose diverse. Tutti abbiamo sotto gli occhi il palesamento omosessuale di vari personaggi famosi nostrani e non, che non si sono mai dichiarati né ai propri cari, né tanto meno in pubblico. Torno al tema della domanda. Esprimendo a priori il desiderio che in realtà dovremmo vivere in un mondo in cui non dovrebbe essere necessario fare coming out, perché non si dovrebbe giustificare a nessuno il proprio orientamento sessuale, purtroppo la società “civile” c'impone di imporci. Quindi consiglio alle ragazze di parlarne con le persone che sono loro care. Iniziare da lì con loro, cercando di avere alle spalle un gruppo di amici e amiche che le sostengono e che non le facciano sentire sole. Se ne hanno la possibilità, consiglio loro di rivolgersi a un'associazione LGBT vicina al luogo di residenza poiché spesso le associazioni possono offrire anche degli incontri di gruppo per arrivare all'accettazione del proprio orientamento. Ma non potrebbe essere una sorta d'induzione o di convincimento coatto nei confronti di gente dubbiosa che deve percorrere un cammino di conoscenza interiore? Assolutamente no, l'omosessualità non accettata propone i due drammi principali: il primo è quello di accettarsi e il secondo è di essere accettati. Quando ci si nasconde per una vita intera succede che ci si discosti da ciò che siamo e questo genera una serie di problemi psicologici e della personalità che non spetta a me elencare ma che

di sicuro rendono assai difficoltosa la vita delle persone LGBT. Dichiararsi quando ci si sente pronti/e e ci si sente sicure/e, anche perché forzare la mano a questo processo produrrebbe altri danni, è un processo evolutivo della persona che può essere fatto a mio avviso, con dei supporti psicologici necessari e con l'aiuto da parte di amici e parenti che si mostrano più aperti mentalmente ed ai quali è più facile dire chi si è. Raccontarsi per ciò che si è e non fingere e nascondersi per una vita intera. Sei così sicura di questo che ti chiederei qualche esempio di vita reale. Conosco una donna delle mie parti, che un giorno, in gran segreto, mi confessò che ad un certo punto, più o meno adulto della sua vita, si accorse che le piacevano le donne. Ma poi aggiunse: "Io non posso permettermi tutto ciò, perché ho un marito ed un figlio. Che gli dico a loro? E quando la sera tengo fà l'amore con mio marito, che gli dico che non mi piace più? E poi il mio Dio non approva, non me lo permette". Che dire di fronte a questo? Io pure mi trovai spiazzata. Questo è un evento successo non troppi mesi fa. Sinceramente non penso proprio che lei viva bene la sua condizione, giacché un giorno volle parlarmene. È vero pure che fare coming out significa prendersi in mano la responsabilità della propria vita e difenderla contro tutto e tutti. Non è facile, ma forse, per mia esperienza personale, posso dire che è l'unica strada per cercare di essere un po' felici, l'unica strada che ci eleva davvero spiritualmente ed umanamente dai dettami preposti in una società che vuole soprattutto le donne relegate in angoli bui ad eseguire ordini come fossero dei “cagnolini bastonati”. Grazie Carla. Aspetta non ho finito. Tutto questo nessuna donna, nessun uomo, nessun essere vivente può più accettarlo, è ora di dire “Basta”, perché siamo umani e non carne da macello per una società che si ritiene civile ma che in realtà non lo è affatto. Per chiunque voglia contattarmi, può farlo alla seguente email: carlaliberatore@libero.it - Sarò felicissima di rispondere alle domande e alle cose che mi verranno scritte. Angela Rubino

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DAL PALAZZO DI CITTÀ LA RACCONTANO COSÌ: IL COMUNE HA ESTINTO LO SWAP IL 7 SETTEMBRE DEL 2009 …l'assessore al Bilancio del Comune di Fasano Giuseppe Zaccaria tiene a precisare « Quando affermo che l'operazione è stata gestita con oculatezza intendo dire che abbiamo aspettato il momento giusto sul mercato finanziario per estinguere il contratto: infatti, il Mark To Market sarebbe costato un anno prima circa 800mila euro; noi, invece, abbiamo voluto seguire con attenzione i flussi del mercato per cogliere il momento giusto che, per l'appunto, siamo riusciti a cogliere nel settembre dell'anno scorso. ..Certamente, abbiamo ritenuto che, stante la situazione di oggettiva difficoltà e di ristrettezze di Bilancio, il Comune di Fasano dovesse estinguere lo Swap per evitare eventuali brutte sorprese come è accaduto per altri Comuni italiani». Sembra alchimia pura l'operazione di cui parla l'attento Assessore, impegnato a esplorare il mercato finanziario in attesa del momento giusto. Assomiglia un po' agli aruspici che emettevano il responso dopo aver scrutato il volo degli uccelli o le viscere degli animali. Ma se tra gli antichi romani c'era qualcuno disposto a dar credito a questi sacerdoti, i cittadini di Fasano hanno capito già da un pezzo che la rovina del comune non sono solo gli swap, ma anche certi amministratori. PISCINA COMUNALE GRATIS PER DISABILI ED ANZIANI OVER 65 ED A METÀ COSTO PER APPARTENENTI A FAMIGLIE INDIGENTI. LE DOMANDE PER ESSERE AMMESSI ALL'ATTIVITÀ NATATORIA DOVRANNO PERVENIRE AL COMUNE ENTRO IL 15 DICEMBRE PROSSIMO La piscina comunale di Fasano, sita nel complesso sportivo di Vignamarina e gestita dalla “Icos Sporting Club” di Lecce, potrà essere fruita gratuitamente da disabili e da anziani dai 66 anni d'età in su, mentre gli appartenenti a famiglie indigenti (che dichiarano un reddito annuo non superiore ai 6mila euro) ne potranno usufruire a tariffa agevolata. «Abbiamo voluto concretizzare quanto contenuto nella convenzione stipulata nel maggio 2005 fra il Comune e la società “Icos Sporting club” di Lecce … In quell'atto si stabiliva che dal momento dell'apertura della piscina, nel nostro caso dallo scorso anno, si doveva riservare al Comune l'utilizzo dell'impianto natatorio per un certo numero di presenze annue individuate nei cittadini over 65, nei disabili e negli appartenenti a famiglie disagiate sul piano economico-sociale. Per fare ciò – puntualizza Di Bari – il Comune, sin dallo scorso anno, ha previsto un apposito capitolo di Bilancio per un importo di 60mila euro per ognuno dei quindici anni di corresponsione del contributo comunale previsto dalla convenzione. Lo scorso anno, per tarare il numero generale delle persone frequentanti la piscina e, quindi, per motivi organizzativi della società – precisa il sindaco - non abbiamo previsto la possibilità della fruizione gratuita dell'impianto alle cosiddette fasce deboli, pur avendo versato il contributo dei 60mila euro che, quindi, sommato al contributo di quest'anno, ha formato un certo budget che ci consentirà di realizzare il progetto della fruizione della piscina per i cittadini rientranti nelle cosiddette fasce deboli». «L'attività natatoria dovrebbe iniziare dal prossimo gennaio – chiarisce il sindaco – e verrà organizzata in base al numero delle persone ammesse e, comunque, negli orari mattutini. La scelta di privilegiare, nella formazione della graduatoria degli anziani, over 65 che vivono da soli – sottolinea Di Bari – è dettata dal fatto che la frequenza dei corsi in piscina può rappresentare un momento di aggregazione sociale molto importante. Così come lo rappresenta certamente per i disabili e per gli appartenenti a famiglie disagiate». A far due conti, il Comune dovrebbe garantire servizi sportivi per almeno 120.000 euro. Se è vero infatti – lo afferma il sindaco in persona - che l'anno scorso il comune ha versato alla Icos 60.000 euro senza ricevere in cambio un fico secco, il 2011 dovrebbe essere per il comune di Fasano l'anno del nuoto a condizioni agevolate. Se poi è normale che il comune paghi 60000 euro e attenda le esigenze organizzative della ditta affida-

taria del servizio, non è dato sapere. Discutibile comunque la scelta, visto il bel salvadanaio che si è formato, di prevedere l'esenzione totale dalle spese per le fasce della popolazione più anziana e non per tutte le categorie, compresi i nuclei familiari indigenti. Invitiamo il Sindaco a rivedere le proprie posizioni per consentire, anche ai più bisognosi, l'accesso gratuito alla piscina comunale e ad istituire anche una fermata del trasporto pubblico locale per far sì che questo servizio diventi, dopo tanto manchevole ritardo, finalmente pubblico. AFFIDATI I LAVORI PER LA SISTEMAZIONE DEL MONUMENTO AI CADUTI DI MONTALBANO Il Sindaco in giuggiole dichiara: “Dopo alcuni anni, finalmente con i concittadini montalbanesi potremo, il prossimo 4 novembre, porgere l'omaggio doveroso ai nostri soldati morti in guerra dinanzi al monumento che li ricorda. Era un impegno che avevo assunto e pur con qualche ritardo sulla tabella di marcia che ci eravamo prefissi, quest'anno i montalbanesi scomparsi per difendere la democrazia e la libertà avranno un luogo degno nel quale poterli celebrare. Certo non tutta l'area interessata dai lavori potrà essere realizzata interamente per il 4 novembre, però la ditta sta lavorando alacremente e, dunque, verrà rimontato e realizzato il vialetto d'accesso sull'area stessa”. Non c'è che dire, il monumento ai caduti in guerra meritava di essere restituito alla collettività. Gli ideali di democrazia e libertà necessitano, nell'attuale periodo storico, di essere ricordati costantemente, viste le continue lesioni che il Governo nazionale arreca loro. Il Sindaco chiede scusa del ritardo, ma, come si dice, meglio tardi che mai. Solo un'obiezione: è davvero sicuro il sindaco che il monumento serva ai montalbanesi caduti in guerra e non piuttosto ai vivi per ricordarne sempre, e non solo il 4 novembre, la loro memoria? GIOVEDÌ 28 OTTOBRE, INIZIERÀ IL CORSO DI FORMAZIONE SULLA TEMATICA DELLA PSICOLOGIA DELL'EMERGENZA. IL TAGLIO DEL NASTRO SARÀ EFFETTUATO DAL SINDACO DI BARI A tagliare il nastro, per l'avvio delle lezioni, sarà il sindaco Lello Di bari accompagnato dall'assessore alla Protezione civile Vito Nicola Napoletano. Il corso, ideato dall'associazione di protezione civile “C.B. quadrifoglio” è patrocinato interamente dal Comune di Fasano. Le lezioni…, sono riservate ai volontari della “C.B. Quadrifoglio”, l'associazione che è convenzionata con il Comune e che, quindi, interviene in tutti i casi di calamità naturali sul territorio e ogniqualvolta se ne presenti la necessità (incidenti stradali, viabilità, spettacoli di grande richiamo) ed ai dipendenti comunali del settore di Protezione civile. Afferma il sindaco Di Bari: “Non v'è dubbio, infatti, che in momenti delicati, come nel caso di calamità naturali che, peraltro, hanno interessato il nostro comune più di una volta e con conseguenze rilevanti sul piano dei danni e dei disagi causati ai cittadini, le persone vittime della calamità si sentano indifese e non più capaci di affrontare determinate situazioni di estrema difficoltà. E' capitato che alcuni cittadini vittime delle calamità qui a Fasano ed a Montalbano (ricordo le due grandi alluvioni di questi ultimi anni) abbiano accusato dei malori di origine psicologica: ecco che, professionalizzando i volontari di Protezione civile anche su questo versante della psicologia dell'emergenza, si possono dare risposte ancora più adeguate ai bisogni di quelle persone rimaste vittime di incidenti o di calamità naturali”. Al Sindaco di Fasano piace tanto tagliare i nastri, ma che c'entra l'assessore Napoletano che, invece, preferisce vendicarsi sugli alberi del territorio, mozzandoli e deturpandoli all'inverosimile? Il Comune patrocina interamente l'iniziativa, sarebbe bello sapere quante risorse ha investito dato che il corso è assolutamente elitario e soprattutto perché non ha coinvolto anche le altre associazioni locali che si occupano di protezione civile. Il sindaco si occupa di psicologia dell'emergenza, descrive il territorio locale praticamente come una valle di lacrime, salvo


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DAL PALAZZO DI CITTÀ LA RACCONTANO COSÌ: poi riconoscerne in altre sedi le innate potenzialità turistiche. Non è che ha necessità dello psicologo proprio il Primo Cittadino? LUNEDÌ 1° NOVEMBRE PARTE IL SERVIZIO DI VIGILANZA PRESSO TUTTE LE SCUOLE DI COMPETENZA COMUNALE …Il costo del servizio, per i primi due mesi, ossia per novembre e dicembre, è di 3.900 euro. «La decisione assunta non era più rinviabile – afferma Donato Ammirabile, consigliere comunale delegato ai Lavori pubblici -: proprio al nostro ufficio Lavori pubblici giungono, sempre più numerose e, soprattutto, quasi quotidianamente, richieste dei dirigenti scolastici di diversi istituti, per ripristinare i danni causati da ignoti che di notte o, comunque, fuori dell'orario scolastico, si introducono nelle scuole causando notevoli danni ai serramenti, ai presidi antincendio, agli impianti termici, alle murature esterne. Questo significa che il Comune è costretto a spendere un bel po' di soldi in più rispetto ai fondi già destinati alla normale voce della manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili di proprietà comunale, come sono quelli delle scuole». La decisione dell'istituzione del servizio di vigilanza «è stata anche adottata sulla base dell'impossibilità economica, da parte del Comune – spiega il sindaco Di Bari – di fronteggiare la situazione dotando le strutture di sistemi di allarme, porte blindate, vetri antisfondamento o inferriate a tutti i serramenti. Almeno, riteniamo che con l'avvio del particolare servizio si attenui fortemente il fenomeno delle intrusioni di ladri o vandali negli edifici scolastici»… Il nuovo servizio comunale non è costoso e, ci si augura, produrrà effetti deflattivi rispetto a un fenomeno in continua crescita. Però non è certo bello che il consigliere delegato ai lavori Pubblici, figlio dell'ex sindaco Ammirabile, si spinga in valutazioni assolutamente non condivisibili. E' un dato evidente che le scuole del territorio necessitino di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, le richieste dei dirigenti scolastici sono numerose e continue, certo di gran lunga superiori a quelle scaturite da atti di vandalismo. Sarebbe certamente più opportuno stanziare in bilancio maggiori risorse per la manutenzione, piuttosto che cimentarsi in astruse gare per video sorvegliare il territorio comunale. Non è che poi vandali se la prendono, invece, che con le scuole con quelle odiose telecamerine tanto lesive della privacy? Quanto costerebbe allora al Comune il ripristino del sistema di videosorveglianza? AVRANNO INIZIO I LAVORI PER L'ARREDO URBANO DI TORRE CANNE: IN OTTO MESI SARANNO SISTEMATI IL LUNGOMARE E LA PIAZZA CENTRALE «Questo significherà che le opere previste per la sistemazione del lungomare e della piazza centrale della nostra località turistica saranno avviate proprio da lunedì – chiarisce Donato Ammirabile, consigliere comunale delegato dal sindaco ai Lavori pubblici -. L'impresa cui è stato affidato l'appalto ha, da lunedì, otto mesi di tempo per completarli, il che, tradotto in realtà, significa che Torre Canne cambierà la sua sky-line prima del termine della prossima estate. Speriamo che così sia – aggiunge Ammirabile – anche perché l'intervento previsto è molto atteso dagli stessi residenti e, soprattutto, dagli operatori turistici della zona»… «Daremo, finalmente, un volto nuovo a Torre Canne… Auspico che non vi saranno impedimenti di alcun tipo in corso d'opera, in modo che si evitino disagi ai turisti ed ai villeggianti nel periodo-clou dell'estate e che ad agosto, per il consueto boom turistico, Torre Canne si presenti con il nuovo maquillage». Abbiamo accertato che skyline (e non sky –line): “Si definisce skyline (letteralmente linea del cielo) il profilo delineato contro il cielo dal panorama complessivo degli edifici di una città, o più propriamente dalle loro terminazioni a cielo ossia dai loro punti più elevati. La locuzione viene impiegata spesso laddove sono presenti grattacieli, ma può riferirsi anche al solo profilo delineato dai cornicioni degli edifici che delineano uno spazio urbano (una via o una piazza) osservato da terra.

In alcuni casi la locuzione è impiegata al fine di sottolineare in modo complessivo come le architetture di una città costituiscano uno tra i segni più impressionanti del potere e della ricchezza espressi da una città. In questo senso lo skyline rappresenta sinteticamente le peculiarità civili, economiche e culturali della città”. Comprendiamo l'esaltazione da cui sono pervasi consigliere delegato e sindaco che li spinge all'utilizzo di termini inconsueti (skyline, a parte): periodo-clou, maquillage. Collocatisi “tre metri sopra il cielo”, ben oltre i grattacieli (inesistenti a Torre Canne, per fortuna e si spera per sempre), omettono di ricordare che le risorse economiche per la realizzazione dei lavori di arredo urbano di Torre Canne sono state assegnate dalla Regione Puglia. Sarebbe meglio, certe volte, rimanere con i piedi piantati per terra per evitare magre figure, come spesso accade. SEDE PIÙ CONFORTEVOLE PER L'URP (UFFICIO RELAZIONI COL PUBBLICO). SERVIZI OFFERTI AL CITTADINO DALL'URP E DAL SEGRETARIATO SOCIALE L'Ufficio Relazioni col Pubblico del Comune di Fasano ha cambiato sede: è stato trasferito nei locali a piano terra del Palazzo municipale, in piazza Ciaia (dove era ubicato l'ex Ufficio Invalidi)… recandosi personalmente negli uffici dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 ed al giovedì anche al pomeriggio dalle 16 alle 18, oppure telefonando allo 080.4394106… V'è da dire che per altri servizi, di tipo socioassistenziale ed educativo, al primo piano del Palazzo municipale opera il Segretariato Sociale (che fa riferimento al Piano sociale di zona dei Comuni di Fasano, Ostuni e Cisternino) al quale i cittadini possono rivolgersi per la compilazione e la consegna di domande per… Continua l'opera di autocelebrazione dal Palazzo di Città. Fa notizia anche il trasferimento degli uffici che vengono ubicati in sedi più confortevoli, manca solo che pervengano notizie in merito alla tinteggiatura delle pareti o alla sostituzione degli infissi. La rivoluzione copernicana che si vuol far credere in atto nel comune è solamente l'espressione della confusione e della disorganizzazione più grandi. IL PROGETTO DI RISOLUZIONE DELLE PROBLEMATICHE DEL CONSORZIO È STATO CONDIVISO E NON STRAVOLTO. SORPRENDONO, PERTANTO, LA DECISIONE DI SEMERARO DI DIMETTERSI E LE SUE DICHIARAZIONI RILASCIATE AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE. Il presidente del Consorzio Agroalimentare Giuseppe Carparelli precisa: «Il progetto elaborato dal consiglio d'amministrazione del Consorzio riguardante la risoluzione delle problematiche che stanno interessando l'ente viene portato avanti senza stravolgimenti sostanziali: alcune piccole differenze rivengono da una più attenta valutazione degli interessi pubblici coinvolti; non bisogna dimenticare infatti che il Consorzio è partecipato quasi totalmente, al 94,40 per cento, dal Comune e che, pertanto, deve rispettare le regole della contabilità pubblica sulla base di precise disposizioni di legge… Il sindaco Lello Di Bari afferma: «Gli impegni assunti per risolvere le problematiche del Consorzio si stanno mantenendo e la mia fiducia nei confronti del dott. Carparelli, per il lavoro che sta compiendo nelle vesti di presidente dell'ente consortile, è piena». Comune oppure deus ex machina? Questo è il dilemma. Sembra chiaro che il progetto di risanamento originario del Consorzio sia stato modificato. Ovverosia, stando alle parole del sig. Semeraro completamente stravolto. Stando a quelle dell'Ente, adeguato alle disposizioni di legge. Viene il dubbio che prima le stesse disposizioni di legge fossero state “pretermesse”. Indubbio il sentimento di stima e di fiducia, di reciproca collaborazione e di comunione di sensi e di ideali fra il Sindaco e il funzionario comunale nominato Presidente in sostituzione dell'indagato ex Assessore ai Servizi Sociali.


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SCOPERTA EVASIONE FISCALE Centosettantamila euro sottratti al fisco e 30mila di Iva non pagata. È quanto scoperto dai militari della Guardia di Finanza che nelle scorse settimane hanno denunciato il titolare di un'azienda agrituristica fasanese. Oltre all'accusa di evasione, l'uomo dovrà rispondere anche di omessa identificazione dei clienti. Valerio Fiume FURTO A MONTALBANO È di diverse migliaia di euro il bottino del furto compiuto il 2 novembre scorso al bar “Paradise” di Montalbano. All'alba ignoti, armati di fiamma ossidrica, hanno scardinato la saracinesca e portato via sei slot machine, oltre a una macchinetta mangiasoldi e a un registratore di cassa. Sulla vicenda indagano i carabinieri. V. F. INCIDENTE A SPEZIALE: UN MORTO E UN FERITO Un anziano è morto e un altro è rimasto gravemente ferito in un incidente avvenuto il 29 ottobre scorso lungo l'ex statale 16, all'altezza di Speziale. A perdere la vita un pensionato 88enne del posto, Quirico De Carolis. L'uomo stava attraversando la strada in compagnia del 78enne Angelo Fanizza - anche lui di Speziale - quando è sopraggiunta un'Opel Agila che li ha travolti. I sanitari del 118 hanno cercato di rianimarlo ma per l'88enne non c'è stato nulla da fare. Il suo amico invece è ricoverato al “Perrino” di Brindisi. Ha subito fratture multiple alle gambe e al bacino ma sembra che possa cavarsela. La conducente dell'auto, una 56enne di Ostuni, ora è indagata per omicidio colposo. V. F. IN MANETTE LA BANDA DELL’ORO ROSSO Stop alla banda dell'oro rosso. I carabinieri, lo scorso 10 novembre, hanno arrestato quattro persone che stavano cercando di rubare rame dall'impianto elettrico di un capannone nella zona industriale sud di Fasano. A finire in manette un 20enne, un 22enne, un 23enne e un 30enne, tutti residenti a Triggiano. Secondo gli investigatori, il quartetto sarebbe responsabile di altri furti avvenuti a Fasano nei mesi scorsi. V. F. ARTIFICIERI ALL’OPERA Una bomba da mortaio risalente alla seconda guerra mondiale è stata fatta brillare l'8 novembre scorso nel mare di Egnazia. A scoprirla è stato un sub che ha immediatamente avvisato la Capitaneria di Porto. Una volta messa in sicurezza la zona, sono entrati in azione gli artificieri della Marina Militare. L'operazione si è svolta senza intoppi. V. F. CONDANNATI PER TRAFFICO DI SIGARETTE Condanne complessive per ventisette anni di carcere a carico dei dieci presunti trafficanti di sigarette coinvolti lo scorso febbraio nell'operazione “Decima primavera”. Il 27 ottobre il gup ha inflitto tre anni e otto mesi di reclusione al 35enne di Cisternino ritenuto al vertice della banda. Identica la pena per il 44enne fasanese, mentre il 69enne di Ostuni e il 39enne di Taranto sono stati condannati a quattro anni. Ai due 43enni baresi sono andati rispettivamente due e tre anni. Un anno e otto mesi per l'altro barese - il 41enne - e due anni al 41enne di Padova. Il quadro si completa con la condanna a due anni per il 43enne napoletano e a quattro mesi per il tarantino 34enne. Dopo la sentenza del processo di primo grado - celebrato col rito abbreviato -, lo scorso 3 novembre il giudice ha accolto la richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori degli imputati. V. F. CIAK, SI GIRA Ancora una volta, il territorio fasanese è stato prescelto come location del prossimo film dei fratelli Avati, “Se sei così, ti dico sì” del regista Eugenio Cappuccio, prodotto dalla “DueA” dei fratelli Pupi e Antonio Avati, con la partecipazione di Apulia film Commission. Le riprese del film sono state effettuate a Savelletri dal 4 al 23 ottobre. Protagonisti Emilio Solfrizzi e la spumeggiante Belen Rodriguez. II EDIZIONE FESTIVAL NAZIONALE TEATRO AMATORIALE Ha registrato ampio consenso e partecipazione il secondo Festival nazionale di teatro amatoriale “Di scena a Fasano”, organizzato dal Gruppo di attività teatrali “Peppino Mancini” con il patrocinio del Comune di Fasano. Ben 59 le compagnie partecipanti provenienti da

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tutta Italia, fra le quali sono state selezionate cinque finaliste :«Valdrada» di Roma con Le Baccanti, «Fondo di solidarietà Daniele Leone» di Imperia con La strana coppia, «Eclissi» di Salerno con Il piacere dell'onestà, «Maschera e volto» di Rossano provincia di Cosenza con La locandiera e la «Scaramante Associazione» di Bastia Umbra in provincia di Perugia con La ridiculosa historia di Pulcinella cornuto immaginario. La compagnia «Valdrada» di Roma, che ha rappresentato Le Baccanti, si è aggiudicata la II edizione 2010 del Festival, oltre che un premio in denaro pari a mille euro. La giuria, composta dal regista barese Mimmo Mongelli, dal produttore teatrale Michele Ido, dal direttore artistico del Festival Mimmo Capozzi e da Antonietta Mancini , presidente onorario di giuria, nonché figlia dell'attore fasanese Peppino Mancini ha premiato la compagnia romana «per la qualità della realizzazione di una originale lettura dell'opera euripidea allestita in una visione d'insieme che, rappresentando l'etica dell'autore, offre una sintesi estetica brillante ed eclettica». Premio speciale per la «Scaramante associazione» di Bastia Umbra che, portando in scena “La ridiculosa historia de Pulcinella cornuto e immaginario”, ha conquistato i favori del pubblico ed il premio “giuria popolare”, stabilito in base al gradimento del pubblico espresso al termine di ogni rappresentazione. Un riconoscimento speciale, il premio «Di scena a Fasano», per le promettenti capacità interpretative di Luca Sargenti nel ruolo di Pulcinella «dimostrate con l'uso sapiente del corpo e della voce, strumenti espressivi essenziali della Commedia dell'arte». STAGIONE DI PROSA AL VIA Denso di appuntamenti rilevanti il calendario della stagione di prosa 2010/2011 del Comune di Fasano in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Si parte il 4 dicembre con la commedia “Bene mio, core mio” di Eduardo De Filippo, interprete Lunetta Savino. A seguire, il 21 gennaio 2011, “Il giorno della civetta”, interpreti Sebastano Somma e Orso Maria Guerrini. Il 25 gennaio, la compagnia canadese “Arsenal” metterà in scena “L'Arca”, miscellanea di musica e movimenti corporei. Il tre febbraio, “Malamore”, interpretato da Lucrezia Lante Della Rovere; il 18 febbraio, “Ladro di gazza” interpretato da Francesca Reggiani e Rodolfo Laganà. Il 26 febbraio, la commedia “Girgenti amore mio”con Gianfranco Jannuzzo; il 9 marzo, “18 mila giorni – Il pitone” con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa. Infine, il 25 marzo L'Anonima Gr metterà in scena “L'avaro”, tratto da Moliére e adattato dalla compagnia teatrale barese. Il teatro Kennedy, come consuetudine, ospiterà l'intera stagione di prosa. ADDIO DON ANTONIO E'andato via il 1° novembre, a causa di un male che non perdona, don Antonio L'Oliva, parroco della Chiesa di S. Francesco d'Assisi, da tempo ricoverato presso la struttura residenziale “Regina Pacis”. La notizia ha sconvolto l'intera Città che pure era a conoscenza dei gravi problemi di

LA DONNA OGGETTO COME LA INTENDE BERLUSCONI Parlo da un'età matura. Se Berlusconi usa la donna come un oggetto, non ha compreso un bel niente della vita. La donna completa l'uomo per fini procreativi, ma anche per aiutarlo nel corso dell'esistenza. Il nulla l'ha formata dal costato dell'uomo. L'esistenza dell'omosessualità è un fatto della natura che è varia nelle sue manifestazioni. Esistono persone come Berlusconi che considerano la donna un oggetto di piacere da utilizzare prima e di cui disfarsi poi. Così le figure femminili vengono mercificate e non è certo decoroso che il Presidente del Consiglio se ne prenda gioco pubblicamente, soprattutto quando rivolge le proprie battutine offensive proprio nei confronti del gentil sesso. Questo mio contributo rappresenta tutta la mia stima al mondo femminile ed anche il rispetto che nutro verso il mondo omosessuale perché entrambi sono capaci e meritano di dare e ricevere amore.


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salute di quell'uomo così energico ed innovativo. Il suo ricordo sarà perenne per chi lo ha conosciuto e frequentato, ma anche per chi ne ha sentito solo parlare. Innovativo perché, in attesa che il sogno della nuova Chiesa prendesse corpo, realizzò in una serra alla periferia di Fasano una chiesa nuova e accogliente, gremita all'inverosimile in occasione di ogni celebrazione liturgica. E poi, una serie di iniziative, portate avanti con energia e sacrifici per far sì che la dimensione ecclesiastica della comunità parrocchiale assumesse una connotazione nuova, quella del piacere di stare insieme in uno spirito di reciproca collaborazione; l'allestimento dei carri allegorici a carnevale, le sagre organizzate nelle strade della Parrocchia, le vie crucis, la rinuncia non forzata a certe magnificenze della Chiesa. Fasano ha salutato per l'ultima volta il suo parroco nella nuova chiesa in costruzione in via degli Astronauti fra una miriade di colombe bianche e di palloncini colorati, così come desiderava don Antonio. SEI IN CERCA DI LAVORO? E' il tema del Seminario organizzato dalla Provincia di Brindisi e tenutosi, lo scorso 3 novembre, nella Sala di rappresentanza del Palazzo di Città al quale hanno partecipato esperti del Centro per l’impiego che hanno relazionato sul tema “tecniche di ricerca attiva del lavoro”. L'evento ha registrato la partecipazione di numerosi interessati, mentre in piazza Ciaia un camper del Centro per l'Impiego ha fatto da sportello informativo sui corsi di formazione e sullo stato occupazionale. E' previsto che la presenza del camper assuma carattere istituzionale al fine di trasformarsi in un utile strumento per i cittadini in cerca di occupazione . FRODE FISCALE DI OLTRE 4,5 MILIONI DI EURO I militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Fasano, a seguito di specifica attività di indagine, hanno scoperto una frode fiscale di oltre 4,5 milioni di euro. A carico di una società specializzata nella produzione di macchine industriale. Dalle indagini è emerso che, nel periodo compreso fra il 2005 e il 2008, non sono stati dichiarati elementi positivi di reddito per 3.800.000 euro, evasa l'i.v.a. per circa 780.000 euro e utilizzate sistematicamente fatture per operazioni inesistenti emesse da imprese compiacenti. Nei confronti del legale rappresentante della società è stata sporta denuncia all'Autorità giudiziaria. SEMIBISCROMA FORMAZIONE AL GUSTO ARTISTICO Hanno preso avvio il 14 novembre le attività dell'Associazione “Semibiscroma” alla guida del direttore artistico M° Ottavio Savoia, con sede in Fasano, alla via Ippocrate n. 10. Tra gli obiettivi dei fondatori, la formazione ad un gusto artistico che superi la semplice tecnica dello strumento per approdare ad un'idea globale dell'arte che coinvolga il teatro e altri ambiti musicali, quali la musicoterapia per l'integrazione dei giovani diversamente abili. L'associazione propone corsi di pianoforte, pianoforte pop, tastiera, chitarra artistica, chitarra elettrica, batteria, basso, canto, recitazione e dizione e tra i servizi offerti: organizzazione di eventi, service audio e video e organizzazione musicale in occasione di matrimoni. CHOPIN RACCONTA CHOPIN Si terrà sabato 20 novembre, presso la sala di Rappresentanza del Comune l'incontro con Piero Rattalino, pianista, saggista, critico musicale e autore del libro “Chopin racconta Chopin”, edito da Laterza. Il volume narra la storia del grande compositore, una vita priva di grandi eventi, ma segnata da un'evoluzione psicologica e artistica profonda e dalla creazione di musiche la cui portata storica verrà riconosciuta solo molti anni dopo la morte. A raccontare la sua storia, nella forma della finzione letteraria, sono Chopin stesso e coloro che lo incontrarono. L'iniziativa è stata promossa dalla Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo, in collaborazione con l'Associazione Presidi del

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Libro,Fasanomusica e Masseria Torre Coccaro. La serata sarà condotta da Anna Maria Toma, responsabile dell'associazione Presidi del Libro, mentre Adalisa Castellaneta, direttore artistico di Fasanomusica e titolare della cattedra di chitarra classica al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, intervisterà l'autore. GIORNATA MONDIALE IN RICORDO DELLE VITTIME DELLA STRADA Si terrà il 21 novembre, in occasione della Giornata Mondiale per le Vittime della Strada, una messa in suffragio organizzata dall'Associazione Nazionale A.G.U.V.S. – Gruppi Uniti tutela e giustizia per le Vittime della Strada. La funzione sarà celebrata presso la chiesa S. Maria della Salette alle ore 18.00 da don Vito Palmisano alla presenza dei familiari delle vittime della strada, delle autorità civili e militari e sarà ovviamente aperta a tutti cloro che intenderanno parteciparvi. L'Associazione Nazionale A.G.U.V.S. è impegnata assiduamente non solo per ricordare le vittime della strada, ma anche per sostenere moralmente e fattivamente le famiglie coinvolte, spesso costrette a scontrarsi con i cavilli della burocrazia e l'insensibilità di chi è chiamato ad applicare le leggi. STATO DI MOBILITAZIONE NEL COMPARTO AGRICOLO Continueranno in queste settimane le proteste e le mobilitazioni degli agricoltori pugliesi. La proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali è definita come indispensabile per risollevare le sorti delle colture in Puglia. Lo scorso 9 novembre si sono riunite in seduta congiunta le giunte regionali di Cia, Confagricoltura, Copagri che hanno definito un piano di azione sindacale sull'intero territorio regionale. È stata questa la prima occasione in cui le tre organizzazioni del mondo agricolo si sono riunite congiuntamente, a dimostrare quanto sentita sia la crisi del comparto agricolo. Sin dallo scorso luglio, gli operatori agricoli hanno chiesto al Governo la proroga al 31 dicembre del 2010 della fiscalizzazione degli oneri contributivi, oltre all'eliminazione dell'accise e dell'iva sul gasolio agricolo per tutte le colture. Interventi ritenuti di assoluta necessità, se si pensa che il comparto agricolo in Italia è sottoposto ad oneri contributivi ben più alti che nel resto d'Europa (il 43% contro il 12,80% in Gran Bretagna, il 15,50% in Spagna e il 17,70% in Germania). Il Presidente regionale della Cia, Antonio Barile, fa sapere che negli ultimi tre mesi c'è stato il calo di circa il 50% delle giornate di manodopera agricola impiegata. Migliaia di lavoratori sono stati licenziati e il raccolto è rimasto dunque nei campi. Le aziende infatti non riescono a sostenere i costi contributivi, burocratici, per i mezzi di produzione e per le materie prime, tanto da dovere procedere alla chiusura in alcuni casi. Cia, Confagricoltura, Copagri chiedono dunque l'intervento dei parlamentari pugliesi, dei consiglieri regionali e di tutte le rappresentanze istituzionali per porre rimedio a questo grave colpo all'occupazione regionale: in media 15 milioni di giornate lavorative in meno per anno. Come accade in tempi di crisi, sono i lavoratori dunque ad avvertirne il peso. È su centinaia di famiglie che graverà la mancata risposta del Governo agli operatori agricoli. F.R.

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IL BUON PADRE DI FAMIGLIA Tragicommedia in tre atti tratta da una vicenda realmente accaduta ATTO PRIMO Un'amica mi chiede di aiutarla a risolvere un intoppo burocratico. La signora (la chiameremo Lina) ha ricevuto un plico dall'Agenzia delle Entrate con cui le viene chiesto di saldare un debito con l'erario per una “tassa di registrazione” di una sentenza giudiziaria. La signora Lina non è mai entrata in un tribunale in vita sua: dovrebbe versare la tassa in quanto erede della defunta madre. Identico plico è stato ricevuto anche dal padre e dal fratello. Cerco di ricostruire la vicenda. La mamma di Lina lavorava presso un Ente pubblico, un utente del servizio si ritenne danneggiato dall'Ente e promosse una causa legale nei confronti dello staff di cui faceva parte la mamma di Lina. Alla fine del processo, l'Ente fu dichiarato innocente, insieme a tutti i suoi dipendenti che furono dunque assolti con formula piena. A distanza di tre anni giunge la richiesta di saldare “in solido con le altre parti” la tassa di registrazione della sentenza, per un totale di 257 euro. Lina si fa due conti e pensa che lei e i suoi due congiunti dovrebbero pagare ognuno un terzo della somma: circa 86 euro a testa, si può fare. Ma la parola “in solido” nasconde un'insidia, vuol dire che non solo Lina e i suoi parenti devono pagare la somma, ma anche tutti gli altri attori della vicenda: il denunciante, l'Ente pubblico, gli altri componenti lo staff e (se nel frattempo essi siano morti) i loro eredi. I 257 euro vanno divisi tra tutti, ma tutti chi? A saperlo! Potrebbero essere una decina, Lina dovrebbe pagare, quindi, un terzo di un decimo ovvero otto euro, è sempre più convinta di pagare al più presto la propria quota, ma non può farlo per conto proprio, deve farlo mettendosi d'accordo con tutti gli altri. Sull'atto dell'Agenzia delle Entrate non è specificato chi siano. C'è però scritto chi è la responsabile del procedimento. Ho preso a cuore la faccenda e, come se fossi un buon padre di famiglia, mi accingo a chiamare l'Agenzia delle Entrate. ATTO SECONDO Chiamo la responsabile del procedimento. Mi risponde gentilmente ma mi dice che, giustamente, non può darmi le indicazioni perché non sono il diretto interessato e mi suggerisce di inviare via fax (non sia mai si usi la posta elettronica) una delega accompagnata da una copia del documento d'identità di Lina. A quel punto potrà darmi le informazioni. Lo faccio e il giorno dopo la richiamo. Purtroppo, nel frattempo, è sorto un problema: la responsabile del procedimento ne ha parlato con la caporeparto che le ha detto che non si può rivelare chi siano gli altri soggetti coinvolti, motivi di privacy! Provo a spiegare alla responsabile del procedimento che, se non mi darà le informazioni, la somma non potrà essere versata. L'impiegata vorrebbe tranquillizzarmi e mi dice che è sufficiente che paghi uno e il problema è risolto. Le faccio presente che, se pagassero tutti, mettiamo che siano dieci i soggetti coinvolti, l'erario incasserebbe una somma dieci volte superiore al dovuto. La logica soccorre l'impiegata e mi suggerisce di contattare l'avvocato che ha curato la causa legale e farmi dare da lui gli estremi degli altri soggetti coinvolti. Faccio garbatamente notare che l'avvocato si chiama quando NON si vuol pagare, mentre Lina vorrebbe pagare al più presto. Aggiungo semiminaccioso che, se si sapesse in giro che una contribuente è stata costretta a consultare un legale perché le si sta impedendo di pagare le tasse, ciò non arrecherebbe prestigio all'Agenzia delle Entrate. Niente da fare, alla fine l'impiegata ammette di non avere soluzioni e m'invita a contattare l'Ente datore di lavoro della mamma di Lina. Continuo a far finta di essere un buon padre di famiglia. ATTO TERZO Cerco e trovo il sito internet dell'Ente, ci sono i numeri di telefono di

tutti i settori: chiamo il settore pagamenti. Spiego la questione al primo impiegato che appena sente la parola “sentenza” mi passa all'ufficio legale. La seconda impiegata mi rassicura dicendo che hanno un'assicurazione contro le cause legali e mi passa il settore assicurativo. Il terzo impiegato mi chiede una copia dell'atto dell'Agenzia delle Entrate, da mandare via fax (non sia mai si usi la posta elettronica) di modo che lui possa fare le opportune ricerche. Glie lo mando. Il giorno dopo mi giunge un fax di risposta che afferma: “La notifica è giunta anche all'Ente”. Sono costretto a richiamare il terzo impiegato per chiedergli se, giacché avevano ricevuto la notifica, adesso avrebbero saldato loro per tutti i soggetti coinvolti. L'impiegato del settore assicurativo non si occupa dei pagamenti, mi consiglia di chiamare il settore pagamenti (il primo che avevo chiamato) e mi fornisce il numero dell'interno da chiamare. Sono distrutto, davanti ai miei occhi si palesa l'immagine di un girone infernale in cui la mia pena (telefonare agli impiegati) si ripeterà all'infinito. Chiedo, con l'ultimo filo d'energia rimastomi, il nome dell'impiegato cui dovrei rivolgermi. Il terzo impiegato mi dà il nome del quarto: ma guarda, si chiama come un mio vecchio amico di scuola. Chiamo il quarto impiegato, riconosco una voce che non sento da venticinque anni, mi paleso, è proprio il mio vecchio amico Salvatore. Dopo cinque minuti di come stai, come ti trovi, come te la passi, veniamo finalmente al dunque e l'amico mi rassicura: il giorno della scadenza pagherà la somma, in quanto Ente pubblico sono tenuti a farlo; poi, una volta che la sentenza non potrà essere più impugnata, faranno i conteggi di quanto richiedere, eventualmente, alle altre parti in causa. Sono sollevato ma mi restano due dubbi: il mio amico Salvatore è un impiegato efficiente e gentile con tutti? Oppure sono stato protagonista involontario del solito malcostume italiano per cui bisogna sempre trovare l'amico giusto o il parente, per risolvere le situazioni ingarbugliate? Secondo dubbio: ma l'Agenzia delle Entrate, sapendo come vanno le cose, non avrebbe fatto meglio a mandare l'avviso soltanto all'Ente pubblico? Se l'avesse fatto, avrebbe risparmiato le raccomandate a una decina di persone (che saranno costate circa il 20% della somma da recuperare) ed io avrei risparmiato un bel po' del mio tempo. Morale conclusiva: dicono che, per fare andare bene le cose nell'amministrazione pubblica, bisognerebbe avere la diligenza del buon padre di famiglia. Ma se da noi ormai il padre di famiglia evade le tasse e va a mignotte, come faccio a prendermela con gli impiegati?


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GUERRA E PACE

Una lite può nascere per i motivi più disparati, futili o seri, fra persone dotte e meno dotte, fra adulti e bambini, fra privati e nel settore pubblico. In ogni caso, chi la intraprende, oltre alla riparazione del danno subito, ha un'aspettativa di vantaggio, soprattutto economico. Certo, fare lite ha un costo: bisogna pagare gli avvocati, occorre mettere in conto di poter perdere anche il sonno e la serenità. Sulla bilancia degli interessi in gioco, però, l'aspettativa di un beneficio e di un ristoro al patimento subito vince ogni argomento contrario. E sia! Qualcuno in passato ha affermato che la guerra, figlia legittima della lite, è fonte di rigenerazione e di rinnovamento per il genere umano, addirittura necessaria. C'è qualcosa però che è ancor più produttivo della lite, la transazione; quando si è in lite, infatti, bisogna considerare che si può anche uscire sconfitti dalla contesa e non è una bella sensazione soprattutto quando chi perde, è colui che la lite l'ha avviata. La transazione, invece, dà sempre ottimi risultati per entrambi i contendenti, pure a livello di immagine. Infatti, a lungo andare, la persona eccessivamente litigiosa rischia di essere isolata dai propri simili e di condurre un'esistenza infelice, se dà invece prova di ravvedimento e la controparte acconsente, il lieto fine è quasi garantito. Prendiamo il caso di un dipendente comunale che fa il custode cimiteriale e, in tale veste, dice di aver svolto mansioni superiori rispetto alla propria qualifica per almeno dieci anni e di avere, in ragione di ciò, diritto a percepire le dovute differenze economiche, visto che nel pubblico impiego solo questo è consentito. Il custode, come per prassi, fa il tentativo obbligatorio di conciliazione, ma il burbero

Comune contro cui è rivolta la lite, fa orecchie da mercante. Di pagare, neppure a parlarne, le casse dell'erario sono magre. Il dipendente, convinto delle proprie ragioni, fa ricorso al giudice, cioè avvia la lite vera e propria. Il giudice del lavoro, brava persona, riconosce che la domanda è fondata e invita le parti, se è possibile, a mettersi d'accordo. Sussiste il cosiddetto “fumus boni iuris” che, in parole povere, significa che la domanda ha degli elementi di attendibilità. Detto fatto, il Sindaco avvia la transazione, cioè prova a scendere a patti con il dipendente che, comunque, aveva già manifestato la volontà di rinunciare a una parte della pretesa economica. Pare che il Primo Cittadino sia animato dalla volontà di non far precipitare il Comune in un giudizio dall'esito incerto; considerato che, in caso di sconfitta, l'ammontare delle spese da corrispondere sarebbe appunto incerto, “senza rinunciare ad alcuna delle eccezioni formulate durante il giudizio”, offre quasi 20000 euro contro i 55000 richiesti dal dipendente. Chissà se il dipendente accetterà la proposta di pace del Comune! A chi si interroga su quali possano essere le mansioni superiori svolte da un custode del cimitero, non è dovuta risposta, al più qualche noiosissima citazione di legge! A chi si chiede perché il Sindaco sia tanto preoccupato dell'esito di un giudizio invece che di appurare le responsabilità dell'intera faccenda, non è dovuta risposta. A chi ha in mente prossimamente di avviare una lite col Comune, si consiglia di intraprenderla, visto il fumus di bontà che quest'anno avvolge il primo Cittadino, soprattutto quando si tratta di certi dipendenti! Il Tulipano Nero

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MEGLIO ESSERE FELICI Silvio Berlusconi, il suo numero della tessera P2 è facile trovarlo negli articoli di Aureliano Buendia, ogni tanto trasuda parole offensive che reputa ilari. Spara boiate a raffica con la tattica del “ndò cojo, cojo”. E' un metodo da non sottovalutare, perché così riesce a mantenere sulla cresta dell'onda la sua immagine. Una figura mantenuta costantemente in auge, sia da parte di coloro che s'indignano, offrendo polemiche continue, sia da chi approva determinate goliardie con toni da caserma e infine da parte di chi non ha un pensiero stabile, subendo un processo di mimesi o per fascino del potere o per necessità di pecunia. Alla base di tutto questo, il peggiore dei mali sarebbe che gli italiani si abituino a simili volgarità. All'inaugurazione del Salone del ciclo e motociclo, presso la Fiera di MilanoRho, il piduista più famoso dei nostri giorni, rivolgendosi a chi chiedeva ulteriori informazioni riguardo lo scandalo “Ruby Rubacuori”, ha dichiarato con toni beffardi, queste parole testuali: “Quello che ho fatto è stato per bontà, poi se a volte mi capita di guardare una bella ragazza... meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”. Di primo acchito, questa frase potrebbe avere come umile spiegazione, la volontà del premier di minimizzare il fatto che, la notte tra il 27 e il 28 maggio, una minorenne dal corpo mozzafiato e dalle origini

marocchine, trattenuta in Questura per furto, uscì grazie a una telefonatina diciamo “importante”. Partiamo ad analizzare la sua dichiarazione già dal suo primo periodo. In questo Silvio si osanna affermando di essere come un buon samaritano, allora mi chiedo, perché non l'abbia fatto in altre occasioni? Se quella telefonatina, fosse arrivata anche il 15 ottobre del 2009 , probabilmente ora la famiglia del giovane Stefano Cucchi, non starebbe a piangere e chiedere giustizia per la sua morte. Secondo periodo. Il fatto di guardare una bella ragazza minorenne da parte di un uomo ultrasettantenne, sinceramente mi ricorda la storia tratta dalla Bibbia di “Susanna e i vecchioni”. La leggenda narra che due magistrati, invaghiti di una donna, approfittano del fatto che stesse facendo un bagno, dopo essersi appollaiati dietro un cespuglio uscirono allo scoperto per farla gridare dato che era nuda, per poi ricattarla promettendole di evitarle l'accusa di adulterio, in cambio di prestazioni sessuali. Talvolta guardare è anche reato, bisogna vedere come e perché lo si fa. Terzo periodo del discorso di Berlusconi: mettere a paragone un eterosessuale con un omosessuale, discreditando il secondo. In questa frase si dovrebbe offendere più chi non è stato discriminato dal suo sarcasmo, dato che un uomo dai sani

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principi, non acconsentirebbe mai di essere catalogato in una fascia di persone bavose che hanno, come unica aspettativa nella vita, quella di giudicare la figura femminile solo come un oggetto da vedere e usare. Essere gay non è una patologia, o “essere sbagliati. Come chi non paga le tasse” (Rocco Buttiglione). Chi non paga le tasse, chi ha in pendenza vari processi, chi è sotto inchiesta per concussione, chi assume atteggiamenti che rasentano l'abuso di potere, chi utilizza la forza pubblica per portare le mignotte nel proprio palazzo, chi è colluso con persone di dubbia fama: questa è una persona sbagliata. Il vittimi-

smo non ha limiti e, dopo l'invito alla popolazione a non leggere i giornali, trattando l'Italia come se fosse composta solo da un popolo bue, il presidente del consiglio asserisce che gli scandali riferiti alla sua persona, siano frutto della vendetta della mafia. Torniamo un attimo al punto di prima, quello delle mignotte. Falcone e Borsellino non le hanno mai frequentate, per questo sono morti? Pagare delle donne per avere delle prestazioni sessuali, rappresenta il declino di un vero uomo. Quindi mi accodo alla risposta di Nichi Vendola: “È meglio essere felici”.

FIGURE MONDIALI

F. V.

Appunti

“È meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”. Con l'ennesima battuta di dubbio gusto, Silvio Berlusconi parla del caso Ruby Rubacuori, la marocchina liberata grazie ad una provvidenziale chiamata da Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Governo, al commissariato milanese dove era detenuta per una denuncia di furto. 2/11/2010 El Paìs (Spagna) Berlusconi si difende “Meglio che mi piacciano le ragazze che i gay”. Il primo ministro italiano cerca di sviare l'attenzione dallo scandalo che lo collega ad una prostituta minorenne. 2/11/2010 20minutos.es (Spagna) Ancora una “Berlusconnerie” (termine ormai usato in francese ndr). “Meglio avere la passione delle belle donne che essere gay”, dichiara il capo del governo italiano, alle prese con un nuovo scandalo che coinvolge una ragazzina. 2/11/2010 Liberatiòn (Francia) L'ultima battuta machista di Berlusconi: “Meglio essere appassionato di ragazze che essere gay” conferma il clima d'imbarazzo intorno al Primo Ministro italiano. 2/11/2010 Daily Mail (Regno Unito) Il Primo Ministro italiano sotto tiro per un aiuto ad una minorenne. 2/11/2010 The Wall Street Journal (Stati Uniti) Berlusconi: “È meglio amare una bella ragazza che un gay”. Con questa frase discriminatoria, il primo ministro italiano, ha inteso scherzare sull'ultimo scandalo per il quale l'opposizione chiede le elezioni anticipate: avrebbe intercesso per una minorenne arrestata. 2/11/2010 La Naciòn (Argentina) Ragazze parlano di Berlusconi e di “bunga-bunga party” 26/10/2010 canada.com (Canada) Il primo ministro italiano affronta un nuovo scandalo sessuale. 02/11/2010 India Vision (India)


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I dubbi dubbi del Prof. Nicola Fiume

LA GRANDE TROIA Ho conosciuto la Grande Troia quando ero poco più che un ragazzo. Se non ricordo male erano i tempi del liceo. Per la verità dell'esistenza della Grande Troia avevo già avuto notizia, ma la conoscenza vera e propria avvenne ai tempi del liceo. Forse allora la Grande Troia non era ancora la Grande Troia, Grande Troia sarebbe diventata più tardi. Responsabile di questa disgrazia fu Agamennone che un bel giorno venne a trovarmi chiedendomi se gli potevo fare un favore. Conosceva un certo Omero che si era incaponito che voleva descrivere una grande guerra, ma Omero era più ceco di una talpa ceca e gli aveva chiesto se gli poteva procurare una persona disponibile, attenta, perspicace, sufficientemente cogliona disposta ad investire tutto il suo tempo e possibilmente le sue risorse e fargli da accompagnatore per tutto il tempo che durava la guerra. Alla guerra avrebbe pensato lui. Agamennone mi aveva assicurato che c'era di che divertirsi anche se non mi aveva detto che il divertimento sarebbe stato solo il suo. Siccome ero studente e tolta la caccia non avevo altro da fare decisi che questa esperienza troiana si poteva fare. Dissi di sì alla Troia che ancora non era la Grande Troia, investii i miei pochi averi (ma pur sempre miei) e raggiunsi Omero. Ci sedemmo sulla spiaggia e aspettammo. Anzi, ci sedemmo sulla sabbia della spiaggia e aspettammo. Era più comodo. Ingannando l'attesa Omero mi spiegò che Agamennone per dichiarare guerra ai troiani aveva trovato la scusa che sua cognata Elena, moglie di suo fratello Menelao, era l'amante di Ettore, figlio di Priamo e figlio di buona mamma. Infatti Ettore, dopo aver 'sponzato la fedda' per un po' di tempo in quel di Elena, adesso se la intendeva con altre donzelle del posto, ed in una città con quel nome la materia prima non mancava sicuramente. Motivo per cui Agamennone che voleva indietro la cognata, da mo' è che Ettore gliela avrebbe restituita! Pure i troiani gliela avrebbero restituita volentieri, che cazzo se ne facevano di un'altra quando ce n'erano già così tante e di tutti i colori e di tutte le misure! Pure Elena se ne sarebbe ritornata tranquilla a casa sua passato l'entusiasmo per Ettorino. E allora chi è che non voleva che Elena ritornasse da Agamennone? Era Menelao, che con una moglie come Elena tra le palle non avrebbe più potuto farsi i fatti suoi come da un po' di tempo aveva imparato a fare. Per cui Agamennone si era messo d'accordo con Achille perché ammazzasse Ettore prima che questi andasse a raccontare in giro come stavano realmente le cose. Oltretutto pure Agamennone e Menelao si erano dati da fare e l'eventuale ritorno di Elena avrebbe non poco nuociuto ai loro traffici tanto più che Elena oltre che un pochino leggera di costumi era anche una grande rompicoglioni e non si limitava a rompere solo quelli del marito, rompeva pure quelli del cognato. Per cui eravamo tutti nelle mani di Achille, pure Priamo che ogni tanto veniva minacciato dal figlio con richieste assillanti e sempre più consistenti di denaro. Qualche volta Ettore era passato pure alle vie di fatto ed aveva menato Priamo. Elena nell'attesa, anche per onorare una città con tale nome, scaricata da Ettore, si stava passando in rassegna tutto l'esercito troiano, ed aveva quasi finito, e non perché i soldati erano pochi. Era lei che era intraprendente e veloce. Si incominciavano ad intravedere le condizioni perché la Troia normale diventasse la grande Troia. A questo punto interviene Ulisse con il cavallo, pure lui di Troia, come Elena di Troia al che Elena disse. 'Non esageriamo!' Facciamo un passo indietro e veniamo allo scontro tra il pelìde Achille ed Ettore lo fusto. Primo tempo zero a zero. Il pallino del gioco ce l'ha Achille, ma non stanno giocando a bocce. All'intervallo vanno a prendere un thè caldo. Alla ripresa del gioco c'è una sostituzione: Achille, che si è infortunato ad un tallone non rientra in campo ed è sostituito da un suo amico, Patroclo. L'incontro cambia aspetto, ora è Ettore

che attacca e l'amico di Achille che si difende Un altro omaggio chiedendosi perché mai ha accettato questa partita a briscola e quando daranno le carte. Nel frattempo Ettore affonda, ma non ci sono Passata è la tempesta, sabbie mobili, per cui il poverino si chiede che odo uccelli far festa, affonda a fare. Immediata la replica di e le signore, Patroclo che scende velocemente e pericolocon tutto questo sole, samente sulla fascia. Ettore gli dice 'dove nessuna che mi vuole cacchio vai!?' e l'amico di Achille torna. L'arbitro estrae cartellini ogni volta che tenta di estrarre la colt 45, ma deve contenersi se no rischia di espellere i contendenti. In realtà ha tirato fuori già sette cartellini gialli, quattro rossi, due viola ed un altro che stanno ancora discutendo tutti e tre, arbitro, Ettore e Patroclo, di che colore è, e a che serve. Abbiamo detto che l'arbitro deve contenersi. Ad un certo punto non ce la fa più e corre in bagno. Ettore, inavvertitamente, ne approfitta e segna il golden gol ammazzando l'amico di Achille. Torna l'arbitro e non trova più nessuno. Lira di Achille. Achille aveva un'arpa, una cetra, una lira, un centesimo d'euro, quello che volete voi, il fatto è che l'aveva venduta a Patroclo che non gliela aveva ancora pagata. Non vi dico le storie che fece Achille per la sua lira. Perciò l'ira di Achille che è anche lira di Achille, a seconda di come serve. Achille se la prese con Ettore: 'la lira o me la paghi tu o distruggo Troia!' '…cazz me ne frega a me!' Rispose Ettore. 'Ti faccio vedere io!', 'No, ti faccio vedere io!', 'L'ho detto prima io! Ti faccio vedere io!', 'Io ti faccio vedere!' 'TE LO FACCIO VEDERE !!!' urlò Achille. Tutte le donne di Troia si affacciarono a balconi e finestre. 'Hai visto che hai combinato? - fece Ettore - mo' so' cazzi tuoi! Io non ne voglio sapere niente!' Achille, la sua muscolatura era tale per cui quello che metti a una parte lo togli da un'altra parte, sapeva che avrebbe fatto una figuraccia ed allora per distrarre l'attenzione massacrò Ettore che non disse una parola. Ulisse intervenne chiedendo a che ora toccava a lui, perché se c'era molto da aspettare faceva un salto dalla maga Circe. Agamennone disse: 'statti fermo e non ti muovere che tu sei furbo e qua non sta capendo più niente nessuno, se te ne vai pure tu siamo nella merda!' Ulisse gli ricordò che stavano a Troia, non nella merda, ed Agamennone si chiese silenziosamente, quasi piangendo, quale poteva essere il grado medio di intelligenza degli uomini del suo esercito se quella era stata la risposta del furbo per antonomasia. Ulisse disse pure che non conosceva antonomasia e non sapeva nemmeno dove abitava per cui non avrebbe potuto portare la risposta a questa persona, dopodiché chiese di nuovo se poteva andare un momento dalla maga Circe. Agamennone segnò sul registro che Ulisse era uscito e svenne. Il resto ve lo dico un'altra volta perché bisogna soccorrere Agamennone. (fine prima parte) Cari lettori, Mia moglie, anzi la mia ex moglie, mi ha sempre rimproverato di non condividere con nessuno le mie iniziative, motivo per cui, a smentita di quanto supposto, non avendo l'opportunità di condividerlo con altri, comunico a voi il mio resoconto finanziario per il mese di settembre: Stipendio in busta paga ammontante a 1.307,13 euro, da cui sono già stati sottratti, oltre a tutte le trattenute previste, altri 279,55 euro (imprevisti) con i quali sto ancora pagando un mutuo a casa della ex consorte. Io pago e lei ci vive. 220,00 euro versati con bonifico bancario da ritenersi come differenza su una cifra di 500,00 euro mensili dovuti per il mantenimento della prole. 315,38 euro versati con un altro bonifico bancario costituenti il 50% delle spese sanitarie e scolastiche sostenute nell'ultimo periodo. 400,00 eurazzi di fitto casa. Sorvolo sulle spese di benzina, consumi delle utenze (gas, luce, acqua), viveri, etc. Divertimenti manco a parlarne. Limitandomi alla semplice sottrazione delle tre cifre indicate, dallo stipendio in busta paga, ho il piacere di condividere con voi la simpatica notizia che questo mese devo vivere con la bellezza di 371,75 euro. Tutto questo per una scelta che non ho fatto manco io. Approfitto dell'occasione per ricordare a chi di dovere (che sicuramente leggerà questa nota) che sarebbe cosa gradita se la velocità con cui mi si invita a pagare le spese extra, fosse pari a quella con cui mi si informa che mia figlia è svenuta a scuola. A fronte della precisione e tempestività usate nel comunicarmi gli importi da pagare, vuoi informarmi di cose ben più gravi e che comunque mi riguardano o è normale che io queste cose debba venirle a sapere 'per caso' qualche giorno dopo? la vignetta è di Cosimo Rosati


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FAMOSO LODO FASANESE Avanzi Bidone Camion Cassonetto Cloaca Gas Immondizia Pattumiera Percolato Puzza

Riciclaggio Rifiuti Rummato Rusco Scorie Sorci Spa Spazzini Sporco di Angela Rubino

49 Ora, adesso - 50 Teatro fasanese appena restaurato - 51 La Marina cantante

SOLUZIONE GIOCHI DELLO SCORSO NUMERO

REBUS: Franco Mastro

ORIZZONTALE 1 Lo hanno impunemente spiantato per una gara automobilistica lungo le “giritorie” - 5 L'Alain Delon consigliere fasanese amante della… legalità - 10 Paese del sud est asiatico...dove manderei il primo ministro italiano - 11 Torino - 12 Contrario di off - 13 Se… inglese - 14 istituto Mobiliare Italiano nato in epoca fascista - 15 Terribilmente brutti, come dei wc! - 17 Caserta 18 Segue il ma quando ci si vuol mandare… - 19 Il dire a se stessi - 20 Nota musicale - 22 Cognome fasanese - 23 Paolo professore fasanese, già saggio del sindaco Di Bari e mente del fasancult - 25 A volte è pazza, ma ci da latte buono - 26 lo si grida al tennis club quando si vincono 6 game - 27 l'inizio dell'arpione - 28 Lo si usa in cucina… ma manca nella zucca di tanti assessori - 29 Il paese di Bacco nelle Gnostre - 31 Impresa per crociere - 32 Sol levante - 33 Vi ci salgono i vincitori - 34 Quelli invernali sono i più cupi nella nostra Fasano - 35 Prenome scozzese - 36 In quale luogo - 37 Tessuto di cotone che imita all'apparenza e al tatto la seta - 38 Ci pianto i fiorellini - 40 lo è il nostro Comune… grave - 41 Ci si scrive su - 42 Ex assessore “pizzico di legalità” - 43 Ha fatto la ricchezza di Fasano, soprattutto quello… extra - 44 Può essere monaca, comunque è protetta - 46 Ravenna - 47 This evening -

VERTICALE 1 Albero miracolosamente ripiantato nella zona 167 dopo un ingiustificato espianto - 2 Animale da zoo ma anche storico sindacalista - 3 Centouno - 4 Contro - 5 Ne sono piene le nostre strade - 6 Prima persona plurale - 7 Dentro - 8 Le sorelle della mamma - 9 l'inizio dell'Africa - 11 Cane da guardia grosso e robusto con il nome di un'isola - 15 Circolare… appuntata 16 lo dice sempre Lello Di Bari - 17 Codice avviamento postale - 19 Ex idolo di Fini - 20 Grasso inglese - 21 Tanti fasanesi lo cercano in Basilicata o in Calabria e poi lo vendono sulle nostre strade - 22 Segue Fasan in un forum locale - 23 Tanti piccoli puntini neri sulla pelle - 24 Famosa uva zibibbo di Pantelleria …seccata - 25 Contrada che ospita il campo da golf - 26 Si usano in montagna - 28 Quello intelligente è al centro di un nostro articolo - 31 Componimento poetico - 33 - Esistono di centrosinistra e di centrodestra, nord e sud - 34 Si contrappone al bene - 36 Lo può essere un omicidio - 37 Trattare un cibo per dargli sapore con il cloruro di sodio - 39 Unione Geotermica Italiana - 40 Metà macelleria - 42 Terza persona singolare presente di dosare - 44 Il Fondo Ambiente Italiano - 45 Dopo -48 Tennis Club - 49 Pronome personale di prima persona maschile e femminile singolare


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PALLA IN RETE Giovanni Fanizza

Anno memorabile per i pallamanomani fasanesi. Tra serie A1 di Elite, serie A2, serie B e selezioni giovanili, ci sarebbe da rischiare l'overdose. Ma per fortuna siamo pallamanomani esperti che non corrono questo rischio. Andiamo per gradi. La Junior Fasano non ha nascosto, quest'anno, di avere ambizioni d'alta classifica. Dopo le prime due vittorie con Secchia e Bozen, due sconfitte di fila (con Bologna e Teramo) avevano ridimensionato gli entusiasmi locali. È bastata la vittoria casalinga col Noci per riportare i nostri al secondo posto in classifica alle spalle del lanciatissimo e favoritissimo Conversano. Vittoria col Noci che è stata una prova di carattere contro una formazione che, fino a questa gara, sembrava la migliore rivale della capolista. D'avanti alle telecamere della RAI, i fasanesi hanno sopraffatto i tanti ex presenti nella formazione nocese: Fovio, Carra-

ra, Pop, Beharevic, per non parlare di quel monumento della pallamano fasanese che è l'allenatore Francesco Trapani, campione d'Italia due anni fa alla guida del Casarano. Niente da fare per loro, la junior guidata da Supersirsi, ha steso gli avversari con un 32-28 che è ancora più significativo alla luce del fatto che dopo 20 minuti il Noci era in testa 10 a 3. Grandi prove di Rubino e di un eccellente Fantafanizza, entrambi autori di 7 reti. E questo è ancora niente rispetto all'esordio stagionale nelle coppe europee che vedrà i nostri atleti affrontare i lussemburghesi del Bascharage: appuntamento sabato 20 novembre alla palestra Zizzi. Facile prevedere entusiasmo alle stelle. Per non farci mancare niente, eccoci con una serie A2 nella quale la Polisportiva Serra, perse le prime due partite con Scafati e Capua, ha inanellato una serie di tre vittorie consecutive, con Lazio, Benevento e Roma, che la proietta al terzo posto dopo cinque giornate. A giudicare dall'entusiasmo in campo e sugli spalti, sembra che non ci si voglia accontentare di un campionato di transizione. Del resto gli ultimi arrivi in rosa dei due fratelli Palmisa-

no (Angelo e Giuseppe) stanno a dimostrare che lo scopo della Polisportiva Serra si sta realizzando: portare o riportare allo sport tanti giovani e offrire più opportunità agli amanti di questo sport. Emblematico il caso di Albano Laera, implacabile realizzatore e freddissimo rigorista. Finalità simili a quelle che motivano i ragazzi dell'Handball Fasano, formazione satellite della Junior che ha iniziato sabato 6 novembre il campionato di serie B. Aggiungiamo che l'inizio è stato senz'altro promettente, dal momento che ha visto la compagine allenata da Francesco Ancona vincere 33 a 28 contro il Terranova. Ci piace parlare di queste tre formazioni nello stesso articolo perché è facile notare come siano formazioni con caratteristiche comuni. Innanzitutto sono formate da giovani locali (tranne i pochi e parsimoniosi acquisti della squadra maggiore), stanno formando allenato-

ri e dirigenti che sono unLaera inveAlbano stimento per il futuro, attirano tutte un gran pubblico (e quel che è bello notare è che molto spesso si tratta delle stesse persone che seguono indifferentemente le tre squadre locali). Infine, tutte e tre le compagini hanno imboccato la via virtuosa della comunicazione pianificata e moderna. Sia la Junior che la Serra offrono ai tifosi la possibilità di rivedere le proprie partite sui rispettivi siti web (ottimi) e anche l'Handball Fasano ha il proprio sito attraverso il quale informa delle proprie attività. Del resto per i pallamanisti è frequente finire in rete. Anzi diciamola tutta, le foto che vedete in questa pagina le abbiamo prese dai loro siti. Se volete vederne altre, non dovete fare altro che collegarvi. Buona visione e buona pallamano a tutti. www.juniorfasano.net www.pallamanoserra.com www.handballfasano.com

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ARRIVA FLORA? Non c'è pace per il Fasano calcio. Non erano bastati il solito tormentone estivo col balletto di papabili presidenti e l'esonero alla prima giornata di mister Savoni. Un nuovo terremoto scuote l'ambiente: un sisma di elevatissima magnitudo. Dopo lo scialbo pareggio del 31 ottobre contro l'ancor più scialbo Terlizzi di mister Pino Giusto Tommaso Carbone, presidente della società di via Salvo D'Acquisto, ha rassegnato le sue dimissioni. Non sarebbe riuscito a sopportare le contestazioni dei tifosi, delusi dal comportamento timido e senza grinta degli uomini di mister Longo sul rettangolo di gioco. Ma questa è la sua versione dei fatti. In realtà i contestatori in curva erano poche decine, più disillusi che inferociti dall'opaca gara contro il Terlizzi. Capire cosa sia scattato nella mente di Carbone è complicato, anche perché, se è vero che ad inizio anno non aveva promesso nulla più di una tranquilla salvezza, la pressione della piazza non ha avuto neanche la

forza di una debole spallata. In città si vociferava da un po' dell'interesse di Antonio Flora, imprenditore tranese in rotta con la Fortis Trani e seriamente intenzionato a venire a Fasano già in estate. La mossa effettivamente si starebbe concretizzando in questi giorni e della partita sarebbe anche un illustre cavallo di ritorno: l'imprenditore foggiano Annino De Finis, che ha mollato il Fasano due stagioni fa dopo aver tentato invano di far nascere una srl coinvolgendo altri imprenditori locali per una gestione più partecipata. Ora si stanno definendo i dettagli, con il reperimento di soci e fondi ed il chiarimento della situazione economica della società. Carbone ha formalmente ratificato le sue dimissioni l'8 novembre, perciò ora la poltrona è vacante, ma non dovrebbero esserci ulteriori colpi di scena. Una scossa all'ambiente, ormai congelato da troppe umiliazioni e schiacciato dal peso dei gloriosi ricordi, è quello che servirebbe con urgenza. Saprà Flora farsi

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CAMBIO OLIO

RICARICA CLIMATIZZATORI

carico di una squadra agonizzante, ferita dalla crisi del calcio locale e dal disinteresse del mondo imprenditoriale, peraltro per altri versi piuttosto vivace? Di sicuro Flora ha la personalità ed anche la forza economica per imprimere un deciso cambio di rotta. Intanto su Facebook impazza la nostalgia per i bei tempi che furono. Foto, video, nomi, gol, curve strapiene: appassionati che

si rannicchiano sotto la mole delle immagini dal passato, dai gol di Insanguine ai dribbling di Cavaliere, un modo come un altro per sottolineare il distacco dal presente. Un modo come un altro per dire che in questo Fasano non si riconoscono, ma anche che, nonostante pallamano, basket e calcetto, senza pallone la domenica non sanno vivere. Giuseppe Cofano

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Ormai tutti hanno l'intervista doppia. Solo il Menante ha la doppia intervista dei cugini Marx. Nome: Giacomo Cognome: Calamo Età: 17 Sport praticato: Rugby Ruolo: Pilone. Il pilone è generalmente il più piazzato tra i 15. Nelle mischie ordinate insieme ad un altro pilone e al tallonatore al centro delle due “montagne” formano la prima linea, che si chiude come una cerniera con la prima linea avversaria, e sono i due piloni che danno la spinta maggiore, con un esempio i due piloni possono essere immaginati come due carri armati e il tallonatore come un ariete spinto dalle seconde linee. Il pallone per un pilone è un lontano miraggio… Carriera: campionato 2008/09 nell'under 16 dell'Amatori Monopoli, campionato 2009/2010 nell'under 18 del Salento 12 Trepuzzi, campionato 2010/2011 nell'under 18 del Salento 12 Trepuzzi. Nei primi due campionati ho giocato nella formazione della squadra regionale pugliese, quest'anno ho ottenuto il brevetto di allenatore di primo momento e a giugno potrò conseguire gli esami per il brevetto di allenatore di primo livello, per il quale sto già seguendo il corso di formazione. Come ti sei avvicinato al rugby: ho avuto la passione per il rugby già da bambino, poi quando ho iniziato a frequentare il primo anno al liceo “Da Vinci” di Fasano, conobbi Vito Cofano, un ragazzo che giocava nel Monopoli, e l'anno successivo mi fece partecipare ad un provino col quale fui subito preso. Il tuo idolo: ammiro molto Antonio Nestola, a soli 26 anni è capitano e allenatore di una squardra di serie B (il Trepuzzi), allenatore della squadra regionale e tecnico federale addetto allo sviluppo di Puglia e Basilicata… mica poco… Il tuo sogno rugbystico: vorrei poter andare a giocare in qualche squadra all'estero, specialmente in Gran Bretagna o Irlanda. Di Pierharpo Marx

ANGOLO DEL LOTTO Numero del mese 74. Possibile ambo 74 e 39. Possibile terno 74 - 39 - 4. Ovviamente sulla ruota di Bari. Buona fortuna.

Calamo, lei ha 17 anni e sta facendo il corso per allenatori, quindi è già a fine carriera. Ci si logora così presto a giocare a rugby? Più che logorare, il rugby fa maturare. E per la mia carriera spero questo sia solo l'inizio. Fisicamente lei ci ricorda molto il più famoso rugbista italiano di tutti i tempi: il “Barone” Andrea Lo Cicero Vaina. Appartiene per caso alla casata dei Duchi Calamo, signori di Speziale e Parchitelli? Purtroppo non abbiamo lo stesso sangue, ma di sicuro abbiamo molto in comune, ad incominciare dalla passione per il terzo tempo. P.S. alla domanda sarebbe meglio se scrivi “signori di Montalbano e Parchitelli“ Da bravo rugbista ci risulta che lei abbia una vera passione per la Gran Bretagna. È vero che in Inghilterra si presenta come Sir James McAlam from Mount Albany? Mi presento così anche qui in Italia, anche se per tutti i miei amici io rimango Giacomo il “Grizzly”. Ci conferma che nel terzo tempo, l'abitudine di mangiare insieme, giocatori e tifosi di entrambe le squadre, a lei non la invitano più perché mangia troppo? L'ho sempre detto io: non sono io che mangio troppo, è il cibo che scarseggia… Per partite e allenamenti, lei si fa cento chilometri all'andata e cento al ritorno per arrivare a Trepuzzi. In più segue il corso da allenatore. Ma lo trova anche il tempo per studiare? Sfortunatamente si, togliendo tempo alle uscite con gli amici. Ma ho anche dei professori fantastici che mi vengono incontro quando qualche volta non riesco a studiare. Su ogni manifesto, locandina, articolo di giornale, che esce a Fasano riguardo al rugby, c'è sempre la sua foto. Ci dica la verità, succede perché suo padre è il dirigente di una società sportiva o a causa della sua strabiliante somiglianza con Raul Bova? Sicuramente per la somiglianza a Bova, anche se preferisco siano le mie fans a giudicare… Di Piergroucho Marx

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IL MENANTE - N. 10 - NOVEMBRE 2010