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illustrazione www.illustrazione.ch

N.11

- 1 NOVEMBRE 2012

RIVISTA FAMILIARE DELLA SVIZZERA ITALIANA

TICINESE

OCCHIO A

Magiche apparizioni

TENDENZE

Ciò che ci piacerà

SALUTE

Antibiotici in pediatria


Nel 2011 Coop era al 1° posto nel Corporate Rating oekom dei dettaglianti.

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4 Fuorionda L’illuminante ginevrino

6 Sai che

Domande curiose e risposte sfiziose

8 Appunti

Spunti, idee e consigli in vetrina

Editore Editrice Tredicom SA 6908 Lugano Distribuzione AWZ - Lugano

10 In dialètt

Federer, püssée ammò che un tennista

12 Ritratto

Amministrazione e produzione Marco Werder Editore Matthias Werder

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Grafica Tredicom SA Gabriele Campeggio Inserzioni Ticino e Italia: Tredicom SA Tel. 091 973 20 10 Fax 091 972 45 65 info@illustrazione.ch Edimen S.a.g.l. Tel. 091 970 24 36 edimen@edimen.ch Svizzera tedesca e romanda: Grütter-Werbung 4914 Roggwil - CP 176 Tel. 062 929 27 82 Fax 062 929 27 82 Natel 079 415 87 88 gruetter-werbung@besonet.ch Inserzioni moto: TuttoSprint Tel. 079 697 49 65 info@tuttosprint.ch

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Il materiale redazionale e fotografico non richiesto non viene restituito.

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In copertina: Felice Varini Foto: Rémy Steinegger

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20 A tavola Cucina con le… ali

26 Occhio a Magiche apparizioni

occhio a

28 Salute

magiche apparizioni

Antibiotici in pediatria

94esima tournée nazionale del Circo Knie che dal 10 al 18 novembre 2012 approda nel Canton Ticino col suo treno carico di emozioni e meraviglia.

33 Lavoretti

foto Circus Knie

L

a coincidenza può assumere toni da… favola: l’anno 1803, infatti, vede la nascita del Circo Knie, grazie all’innamoramento del patriarca Friedrich Knie con la cavallerizza Wilma, e il

Tutto dipende dal punto di vista

matrimonio del Canton Ticino con la Svizzera. Due storie… d’amore che ancora oggi si incrociano consentendoci di rimanere incantati davanti alle apparizioni di elefanti, zebre, cavalli, acrobati e clown…v

Dressage in libertà presentato da Mary José, Frédy junior e Géraldine Knie.

Il foulard con le frange

34 In classe

Non rispettare le regole

36 In viaggio

Alta Scuola per Fredy Knie jun. col nipote Ivan Frédéric.

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Tu uomo bianco fotografo? (parte quarta)

40 Sport

Con l’agilità di un cane

44 Tendenze Ciò che ci piacerà...

46 Motori

Quando il SUV si restringe

48 Oroscopo

Certificato Certificato PEFC PEFC

Uno sguardo tra stelle e pianeti per il mese di novembre

Questo prodotto Questa rivista è realizzato stampata con su materia prima da foreste gestite in maniera sostenibile e da fonti controllate PEFC/18-31-240

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Questa rivista è certificata PEFC™. Non sono certificati PEFC™ gli inserti pubblicitari.

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Grandi autori

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fuoriond a

l’illuminante

ginevrino “La donna è il capolavoro dell’universo” (Jean Jacques Rousseau). testo Roberto Rizzato - roberto.r@illustrazione.ch

Torniamo a parlare di Rousseau, questo gigante dell’Illuminismo, nato a Ginevra quando non faceva però ancora parte della Confederazione Elvetica; ma della Francia. Lo scorso mese di giugno la sua città natale ha tributato a Jean Jacques Rousseau grandi festeggiamenti, in occasione del tricentenario della sua nascita; forse anche in riparazione del fatto che il governo ginevrino 250 anni or sono, quando lui era ancora in vita, ne aveva fatto bruciare le opere sulla pubblica piazza! Opere illuminanti, come: il “Discorso sull’origine e fondamento dell’ineguaglianza tra gli uomini”, il “Contratto sociale” e il romanzo pedagogico “L’Emilio”. Abbiamo già detto che le teorie pedagogiche di Rousseau favorirono metodi educativi più permissivi e più attenti all’aspetto psicologico dell’educando. Rousseau, con la sua idealizzazione del “buon selvaggio”, credeva che la bontà fosse innata nell’uomo; ma che venisse trasformata in malvagità dalla società corrotta e dalla cosiddetta “civiltà”. Egli stesso sperimentò personalmente tale corruzione a 11 anni, quando venne severamente sculacciato dal suo insegnante; esperienza che lo rese masochista per tutta la vita! Schopenhauer lo definì il più grande moralista dei tempi moderni, il conoscitore profondo dell’animo umano, che attingeva la sua saggezza non dai libri, ma dalla vita e che

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destinava la sua dottrina non alla cattedra, ma all’umanità tutta. In effetti Rousseau diceva: “Si è curiosi soltanto nella misura in cui si è istruiti”; aggiungendo però: “Ma anche i libri bisogna saperli usare! L’abuso di libri uccide la sapienza, perché credendo di sapere quello che si è letto, ci si crede dispensati dall’apprendere. Troppe letture servono solo a creare ignoranti presuntuosi”. Negli ultimi anni della sua vita, appena ultrasessantenne, già viveva più di passato che di futuro, scrivendo: “La mia immaginazione, che nella giovinezza andava sempre in avanti ed ora va a ritroso, compensa con quei dolci ricordi la speranza che ho perduto per sempre. Non vedo più nulla nell’avvenire che mi tenti, solo i ritorni del passato possono lusingarmi e, quei ritorni così vivi e così veri nel periodo di cui parlo, mi fanno spesso vivere felice nonostante le mie sventure”. Eppure Rousseau ebbe ancora la brillantezza di concepire questo aforisma: “Gli uomini dicono che la vita è breve; ma io vedo che fanno di tutto per renderla tale. In verità, l’uomo che ha vissuto di più non è colui che ha più anni, ma colui che ha sentito di più la vita”. v

«I libri bisogna saperli usare»


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sa i c he

leggiamo

SAI

perché

LE COCCINELLE HANNO I PUNTINI?

1.

Il talento del cuoco, di Martin Suter

2. L‘uccello del malaugurio, di Camilla Läckberg

La colorazione delle coccinelle è una difesa contro i predatori. Le coccinelle emettono una sostanza maleodorante e tossica che le rende indigeste. I predatori, dopo averne fatto esperienza, associano la livrea all’esperienza negativa e non le cacciano più. I puntini non definiscono l’età dell’insetto, come credevamo da bambini, ma la loro specie. Ne esistono con due fino a 24 puntini.

3. L’inverno del mondo, di Ken Follett

ascoltiamo

SAI

perché si dice

FARE LA GAVETTA?

1.

The 2nd law, di Muse

2. Riflessi di me, di Francesca Michielin 3. Uno!, di Green Day

guardiamo

Espressione utilizzata per indicare il raggiungimento di una posizione professionale elevata partendo dal basso e passando attraverso tutte le tappe intermedie. Deriva dal linguaggio militare, dove questa espressione indicava il soldato che mangia dalla gavetta, un contenitore in alluminio utilizzato dai soldati semplici per conservare e mangiare per il cibo, e che arriva per meriti suoi al grado di ufficiale.

SAI

da cosa deriva

BUFFONE?

1.

L’era glaciale 4, Continenti alla deriva, di Steve Martino e Mike Thurmeier

2. Ted, di Seth MacFarlane 3. Magic Mike, di Steven Soderbergh

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Questo termine, nel Medio Evo e nel Rinascimento definiva una professione vera e propria: quella di colui che esercitava il mestiere di divertire gli altri. Un modo per far ridere comune a tutti i buffoni era quello di gonfiare le gote. Da qui la radice onomatopeica buff-.

Buffone di corte con liuto, Frans Hals, 1623.


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LO SPUMANTE INGLESE Chapel Down Winery, Tenterden, Manor Chapel Dopo un’estate di aperitivi ghiacciati, dolci Dopo e fruttati, è ora di tornare ai vini più classiclassi ci. Fermi o con le bollicine. E allora perché non provare qualcosa di nuovo, sostisosti tuendo il classico prosecco con uno spu-mante inglese. Il clima piuttosto freddo dell’Inghilterra meglio si addiceva alla coltivazione di luppolo e frumento e quindi alla produzione di ottime birre, ma il riscaldamento climatico ha favorito lo sviluppo di eccellenti vitigni, che crescono sullo stesso suolo marino preistorico della regione dello Champagne. Questo spumante si abbina ad aperitivi, antipasti e crostacei grazie alle sue delicate note di limetta mela e mele cotogne.


in dia lètt

federer, püsée ammò

che un tennista Al tóca la baléta come “un Mozart dala rachéta”, al trasmett emozión. A l’è ul svizer püssée cognossüt in dal múnd. testo Pier Baron - pier@illustrazione.ch

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la cognossan anca sü par i montagn püssée alt dal múnd, in Himalaya e giò da lì visin all’Aconcagua. L’è ul “Roger nazional”, che cunt la rachéta e i sò moviment sül camp da tennis a l’incanta anca i serpént. Anca scritór e inteletüài, che da sòlit i tegn una quài distanza dal sport, i sa dann da fà. Inscì che dal David Foster Wallace (1962-2008) a pòdum léng “Roger Federer come esperienza religiosa” (edizion Casagrande) e adèss “Il tennis come esperienza religiosa” (edizion Einaudi). Ta chì anca l’André Scala, che l’ha stüdiàt ul lavór dal Spinoza (filòsof olandés dal Sescént) che al püblica “Silences de Federer”. E al ma dis che ul Roger l’è mia un re, un monarca, ma vün che al cerca la “rivoluzione neoclassica”. Un àlter inteletüàl, Hans Ulrich Gumbrecht (“In Praise of Athletic Beauty”) al ma fà savé che la “rivolüzión”, in dal tennis, l’è stàia fàia prima dal Federer. L’éva ul 10 da giügn dal 1984, in gir ai sett da sira, final dal Roland Garros a Paris. Ul John McEnroe al sbaglia una volée facila da drizz. E inscì al porta a cà set e match ul Ivan Lendl, che al stanta a crédig. Ul sò, quel dal Lendl, l’è stài un tennis pòc creatív, fai dumà da fadíga. A sémpar tirà indré la bala da fond camp. Da quéla generazión lì a gh’éva, cunt ul McEnroe, dumà l’Edberg, che ogni tant al faséva fà di “oh!” da meraviglia al püblic. Pöö l’è rivàt ul Federer. Che l’ha ricüperàt la storia di “gesti bianchi” dal tennis, quel d’una volta (come al disaress

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ul soci Gianni Clerici). Ma tegnendo cünt che, adèss, la baléta la viàgia a düsént e passa chilometri a l’ura. Gha vöréva fà un salt da qualità. Ul Roger l’è stài bon. Ul Nadal e ul Djokovic, quand che i tacarann sü la rachéta al ciòd, i finirann come l’Agassi, che il dal sò líbar “Open” (edizion Einaudi) al dis da odià, da vörég maa al tennis. Tropa fadíga, orca cica, a cúrig adré ala baléta. Anca se sül cünt in banca è nai sü tanti bei milion da dòllar. Dopo l’è anca vera che a füria da dì “Mozart dala rachéta” sa finiss par stüfì la gént. Che i vöran vedé ul tennis par quel che a l’è, senza fàg sü tropp ghirighori. Cert che al David Foster Wallace gh’è mia mancàt la fantasia, quand che l’ha scrivüt d’un match tra ul Sampras american e ul Philippoussis australian (ma tücc e düü d’origin greca) come d’una guèra “del Peloponneso”. Dunca come l’avress fài un filòsof da quii véri. Aristotele, Platone o Socrate. E i ma dísan anca che la belezza dal tennis l’è stàia mazàda dal Nadal e dal Djokovic, che i ghà metüt sés úr par giügà la final da l’Australian Open. Ul Federer al gh’éva mia. Al podéva mia véssig. Quel dì che al tàca sü la rachéta al ciòd i piangiarann in tanti, anca quii che sa interessa pòc o nagot dal tennis. Saral pöö véra? Mah! v

«Tropa fadíga a cúrig adré ala baléta»


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r itra tto

tutto dipende dal punto di vista L’incontro con Felice Varini mi entusiasma e nel contempo mi mette un po’ in soggezione. Mi succede sempre così quando ho la fortuna di poter intervistare un artista. Sì perché non è facile parlare d’arte. testo Antonella Broggi - antonella@illustrazione.ch foto Rémy Steinegger

P

rima di tutto l’arte va guardata, sentita, ascoltata. Poi ognuno di noi ha la sua personale sensibilità e il suo modo di percepirla. Parlarne, proprio con l’artista, è un po’ come rivelare sé stessi, mettersi a nudo, e questo imbarazza. Eccomi quindi seduta davanti a lui, nel bellissimo giardino della Galleria Buchmann di Agra, che ospita alcuni suoi lavori. Felice Varini è un uomo interessante. Mi ricorda immediatamente i film francesi, le loro atmosfere, i loro interpreti. Un po’ Daniel Auteuil, un po’ Jean Reno. E questo di sicuro non facilita l’approccio. Mi guarda e dice di essere pronto. Va bene, tanto vale rompere il ghiaccio con la prima domanda, generica. Felice Varini bambino era già attratto dall’arte? “Uff… che domanda strana!” ride.

Accidenti, non è stata una buona scelta la mia. Bell’inizio! Per fortuna Rémy, il nostro fotografo, ci interrompe per farci spostare ed io prendo fiato.

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“Quello che posso dire è che tutto quello che era avvenimento pittorico mi attirava molto. In un paese come il Ticino, le prime esperienze sono state rappresentate dai dipinti nelle chiese. Il secondo contatto determinante è sicuramente avvenuto alla Galleria Flaviana che si trovava a Locarno. Era una galleria che esponeva artisti dell’avanguardia del dopoguerra, quindi Manzoni, Fontana, Richter. Questa galleria mi ha toccato molto e mi ha dato le chiavi per ciò che ho sviluppato più tardi”. Oggi vive a Parigi. Torna spesso in Ticino? “In Ticino torno spesso, per vacanza almeno 15 giorni all’anno. Poi dipende dal lavoro, grazie al quale posso tornarci più spesso”. C’è qualcosa che le manca del Ticino? “Partire dal Ticino all’inizio del 19 esimo secolo era un’epopea. Partire alla fine degli Anni 70 come ho fatto io è tutta un’altra cosa. Oggi non si è più lontani da niente. Ho tante relazioni private e professionali, per cui il Ticino è vicino come

Felice Varini davanti a una sua opera nell’autosilo del LAC, a Lugano.


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r itra tto tanti altri posti. Posso dire però che mi manca il lago di Locarno”. C’è qualcosa che è felice di aver trovato altrove? “Ma sì certo! Altrove ho trovato tantissime cose importantissime per quello che faccio”. C’è un luogo dove riesce a ricaricarsi e dove trova l’ispirazione? “Io non credo all’ispirazione! Per me l’ispirazione non esiste e non è mai esistita. Ciò che faccio è retto da metodi di lavoro ben strutturati. Procedo secondo principi chiari che permettono di far apparire la pittura che faccio. Si tratta sempre di condizioni date dai luoghi in cui lavoro. Uno dei miei principi è di lavorare con un punto di vista, che mi permette di analizzare un luogo e di costruirvi un principio di lavoro. Di trovare il gioco possibile in quel preciso spazio e di iniziare a lavorarci”. Le sue figure geometriche sono visibili, e poi spariscono. Mi ricordano i meravigliosi miracoli della natura, come l’arcobaleno per esempio… “Guardata dal punto di vista la forma è coerente. Spostandosi dal punto di vista la forma mantiene la sua coerenza, ma rivela altre forme. Il linguaggio si confonde e non permette più di riconoscere una forma precisa, un cerchio ad esempio. Ma il cerchio c’è ancora. È un po’ come guardare la luna. È sempre piena, ma se la guar guardo a Lugano ne vedo solo uno spicchio, mentre ad esempio in Brasile la vedo piena. Ecco, è la stessa cosa. Mi interessa lavorare con il punto di vista perché è una cosa semplice e razionale, ma fa nascere qualcosa di multi formale, mai definibile e prevedibile. Anche oggi, riguardando un mio lavoro esposto qui, ho visto delle cose che l’ultima volta non avevo visto. Vedo cose che esistono, e che hanno la loro indipendenza, anche dalla mia firma”. “Scusi se sono un po’ pedante. A volte si diventa noiosi quando si parla troppo. Ed è sempre noioso parlare di quello che si fa…”.

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Si può dire che le sue opere sono una sorta di illusione? “Se vuole lei può dirlo. Io non lo dico perché per me non si tratta affatto di illusione. Io lavoro su dati chiari e precisi. Il suo fotografo ad esempio fa dell’illusione, come pure il cineasta, la televisione, il suo giornale. Io no. Del mio lavoro faccio vedere tutto e do il metodo per poterlo leggere e capirlo e per leggerlo oltre ciò che si pensa che sia. Anzi, io lavoro proprio all’opposto dell’illusione”. Le sue opere hanno bisogno della collaborazione dello spettatore… “Come quelle di tutti gli artisti! Come diceva Duchamp (considerato uno dei più importan-


ti artisti del XX secolo), è lo spettatore che fa l’opera”. Si può dire che le sue opere non siano materiche. Si può parlare di arte concettuale? “Lei ha bisogno di definire le mie opere. Io invece cerco di non definirle. Le mie opere sono più spaziali che materiche. L’arte concettuale non è tanto quello che faccio io, anche se utilizzo piuttosto la mente rispetto ai sentimenti. Ovviamente nelle mie opere c’è anche una parte di sentimento, ma non è messa in valore e non è una qualità”. Lei interviene sul paesaggio e sull’architettura. Posso definirla un architetto dell’arte? “Ma allora lei vuole proprio definirmi… (ride,

ndr) No! Lei può dire tutto quello che vuole di me. Poi io leggerò l’articolo e scoprirò cosa ha scritto. In effetti lei vuole parlare di me perché questo è un ritratto. In realtà potrebbe limitarsi a descrivere il mio lavoro, quello che vede: linee arancioni arrotondate che si sformano, posate su superfici piane. E questo andrebbe già bene”.

(Accidenti, qualcosa adesso devo pur inventar inventarmi, insomma, mi ha ripresa, che fatica questa intervista…). Ma signor Varini, io vado a tentativi, cerco di descrivere ciò che fa ai nostri lettori che non sono esperti d’arte e chiedo conferma a lei… “Sì, questo è chiaro, ma no, non sono un archi-

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r itra tto

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Nel giardino della Galleria Buchmann di Agra.

tetto dell’arte in assoluto. Sono un pittore!”. Bene, allora facciamo così… chi è Felice Varini? “Me lo dica lei… - “Mmmmh, ci devo pensare, dovrà leggerlo, se riuscirò a scriverlo…” - “Sono un pittore che a un certo punto ha abbandonato lo studio pittorico per lavorare nello spazio e nell’architettura. Per liberarmi del telaio, della cornice, e per poter fare in modo che la pittura possa avvenire in spazi imprevedibili, prendendo la sua indipendenza dall’artista. E questa è una cosa un po’ perversa”. “Beh, è un po’ come essere genitori, a un certo punto bisogna lasciare che i propri figli siano indipendenti…” mi scappa detto. “Ah bella, sì, questo paragone non è male. “Woooow, finalmente ne ho detta una giusta!”. “Ma no! Non si dice mai niente di sbagliato”. C’è un posto in particolare dove vorrebbe poter realizzare una sua opera? “Dal 78, quando ho iniziato il mio lavoro, ho

anche deciso che non avrei mai privilegiato un luogo piuttosto di un altro. Le mie opere sono sempre conseguenti a una richiesta. Ho sempre lavorato così. A volte mi capita di essere infastidito da uno spazio sul quale ho accettato di intervenire. Non è come essere davanti a una tela bianca. Mi trovo in uno spazio del quale non

SCHEDA

biografica

Nome: Felice Cognome: Varini Data di nascita: 1952, “giorno e mese non sono necessari” Domicilio: Parigi Stato civile: “… ma perché vuole sapere queste cose? Vuole sapere anche la mia religione?” “No, io voglio sapere solo quello che lei mi vuole dire”. Professione: Artista pittore Hobby: la vita Motto: (ride) non ne ho “Non vuole entrare in questi cliché vero? Va bene la lascio stare”. “Grazie! Finita? Beh, tutto sommato rapida”. “Quasi indolore?” “Si. Quasi!”

Un’altra opera di Varini al LAC di Lugano.

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r itra tto tutte le condizioni mi piacciono, ad esempio una stazione, una chiesa abbandonata, un museo, degli spazi industriali, un castello, eppure obbligato ad intervenire. Ogni volta si tratta di uno spazio inatteso che mi detta le sue regole, mentre io impongo le mie. Si tratta di trovare un accordo, un dialogo tra pittura e realtà”. Esiste invece uno spazio sul quale lei non interverrebbe mai? “Non si può dire così. Diciamo che esistono piuttosto committenti che mi piacciono molto e per i quali accetto di lavorare anche se il luogo su cui intervenire mi piace poco. E ci sono altri che invece non mi piacciono affatto perché considero ambigui e a causa dei quali rifiuto di intervenire su un luogo che invece trovo magnifico”. Ci deve essere empatia quindi affinché l’alchimia nasca… “Esatto sì, questo è vero. Gli spazi bellissimi sono infiniti, però perché io possa stare nella realtà senza soffrire cerco di non vedere l’ambiente che mi circonda come possibile luogo sul quale intervenire. Sarebbe un po’ come se un barista volesse bere tutto ciò che ha nel suo locale. Sarebbe presto la sua fine…”.

Cos’è l’arte? “Non si può definire l’arte. Dal momento in cui la si definisce, la si uccide. Non è possibile farlo e mi auguro che non lo sia mai”. Perché l’essere umano ha bisogno dell’arte? “Ha bisogno dell’arte e della poesia per poter ragionare su sé stesso. Per potersi elevare dalla vita quotidiana semplice e ripetitiva. È un alimento profondamente necessario. Senza la dose quotidiana di arte e poesia l’essere umano è in bilico”.

«Cerco un accordo tra pittura e realtà»

In redazione, passato un po’ di tempo, riascolto la registrazione di questa intervista e mi rendo conto che è atipica, forse anche un po’ delirante. Ma è stata affascinante proprio per questo. Ho cercato di riportarla fedelmente, perché solo così può trasmettere un po’ di quello che ha trasmesso a me. Ma chi è Felice Varini? “Me lo dica lei”, mi ha detto… E come posso rispondere io a questa domanda? Posso solo dire che mi è piaciuto molto il suo essere fuori dagli schemi, il Durante l’intervista, davanti alla Galleria Buchmann di Agra.

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Nell’autosilo del LAC di Lugano.

suo modo ironico, a volte un po’ provocatorio. Mi scuso quindi con voi cari lettori, perché mi rendo conto che questa intervista è un po’ cao-

tica. Ma in fondo si tratta solo di leggerla dal… giusto punto di vista… Il mio, o quello di Felice Varini. v

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a ta vola

cucina

con le ali A cena a Magadino ospiti del Gruppo Volo a Vela Ticino. Ai fornelli Gabriella Menghetti Korrell, allieva aliantista. testo Lorenza Storni - lorenza@illustrazione.ch foto Rémy Steinegger

A

vete mai mangiato una montagna ripiena, una notte stellata, un arcobaleno, delle spirali e un volo al vento? Noi sì, e li abbiamo trovati buonissimi e gustosi. Niente paura, non stiamo prendendovi in giro, semplicemente sono i nomi un po’ estrosi di alcune ricette che compongono un menu propostoci da un’altrettanto estrosa, fantasiosa e appassionata cuoca che da qualche mese ha scoperto quanto sia fantastico volare con l’aliante. E allora si è detta: “Perché non inventare un menu da… aliantista?”. Gabriella Menghetti Korrell - per tutti Gaby ha così invitato noi e i suoi compagni di corso nella sede di Magadino del Gruppo Volo a Vela Ticino (GVVT) per una cena a tema. L’antipasto era composto dalle spirali (un rotolo ripieno di formaggio fresco tagliato a fettine) che ricordano la manovra che si fa con gli alianti per guadagnare quota e dalla montagna (una pagnotta ripiena di spinaci, panna acida e mayonaise) perché in genere si vola costeggiando, appunto, le montagne; il piatto forte era costituito dai vol au vent (cestini di pasta sfoglia ripieni di trota salmonata

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in salsa) perché il volo con l’aliante si pratica con il vento, e riso della Maggia (zona che gli aliantisti sorvolano spesso); per dessert abbiamo gustato un arcobaleno (gelato al limone dagli strati colorati) e, dulcis in fundo, la notte stellata (deliziosi dolcetti con crema blu di burro e zucchero). IN GRANDI QUANTITÀ Il GVVT è composto da un centinaio di appassionati aliantisti, molti dei quali sono dei buongustai e bravi cuochi. Sulla base di questa considerazione Gaby ha avuto l’idea di organizzare la cena a tema alla quale hanno preso parte alcuni suoi compagni di avventura come Marco e Antonio che hanno dato una mano ai fornelli - Nike, Edgardo, l’istruttore Beat, Federico e Giorgio. Di passioni Gaby ne ha molte: dal teatro, alle escursioni in montagna, dallo sci alla musica, dalla cucina al volo con l’aliante. “Che è l’ultima scoperta che ho fatto. Il volo mi ha aperto un altro mondo e nuove prospettive. Volare e cucinare, in effetti sono due mie passioni che in questo momento, spesso, si accomunano. Infatti capita che durante i corsi ci si ritrovi tutti insieme


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a ta vola La preparazione della... montagna ripiena.

Lavoro di... Gruppo per raggiungere le vette dell’appetito.

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per cucinare e mangiare. È divertente e sempre molto piacevole perché non c’è modo migliore per conoscersi meglio che trascorrere del tempo a tavola”. La nostra cuoca-aliantista è stata abituata fin da ragazzina a cucinare, grazie anche alle conoscenze trasmessele da una nonna e una mamma, entrambe abili ai fornelli. “Da giovane ho lavorato in un ristorante per pagarmi gli studi, iniziando come lavapiatti e passando poi alla cucina. E poi, vista la mia passione per la montagna, ho cucinato spesso nelle capanne per diverse persone, come anche per la compagnia teatrale con la quale ho lavorato per 15 anni. In effetti, se ci ripenso, ho sempre cucinato tanto e in grandi quantità”.

«Ho sempre

cucinato tanto e in grandi quantità»

RICETTE RIVISITATE E CUCINA CINESE La cosa che non spaventa Gaby è sperimentare. Anche in cucina, come quando vola, è coraggiosa e non si risparmia nell’osare, nell’accostare ingredienti nuovi e nel rivisitare ricette. “In genere la ricetta è la base sulla quale lavorare e inventare. Questa sera, ad esempio, vi beccate le mie sperimentazioni, grazie anche all’aiuto di mia figlia Nuria che, avendo frequentato la scuola alberghiera, ha una certa abilità ai fornelli e molta passione”. La cucina di Gaby è ticinese/mediter ticinese/mediterranea con incursioni recenti in quella asiatica. “Nuria è stata sei mesi in Cina, ha un compagno cinese perciò era quasi automatico che in casa nostra entrassero anche questo tipo di piatti, tra l’altro buonissimi”. Ma anche il marito e gli altri due figli - ricorda Gaby - si sono cimentati spesso nel preparare ravioli o altri manicaretti fatti in casa. “È divertente cucinare tutti insieme in famiglia, è un bel momento di complicità. Ultimamente è mio marito che passa molto tempo in cucina ed è particolarmente bravo nella preparazione di bolliti e di insalate”, commenta.

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a ta vola Il volo culinario è servito.

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La nostra interlocutrice è golosissima di frutti di mare, in particolare di cozze alla marinara. Un piatto che sa cucinare bene, anche se quello che in assoluto le riesce meglio è polenta e lenticchie. Famosa anche la sua torta di pane. Due ricette, ovviamente, tramandate dalla nonna. DIETA DELL’ALIANTISTA Poniamo a Gaby un’ultima domanda, prima di lasciarla concentrare ai fornelli: per volare con l’aliante è necessario seguire una dieta specifica?

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“No, non una dieta, ma è importante, prima di un volo, non mangiare cibi che provochino gonfiori perché con l’altezza questi potrebbero causare spiacevoli disagi. Inoltre è consigliabile evitare pasti pesanti, perché in volo la nausea non sarebbe una compagna ideale. Ciò che è invece auspicabile è portare sull’aliante acqua e frutta secca, una fonte importante di energia. In effetti volare tre ore è faticoso e bisogna idratarsi e nutrirsi in modo adeguato”. Insomma, grazie a Gaby abbiamo imparato qualcosa di nuovo, trascorso una bella serata in compagnia, mangiato ottimamente e… volato con la fantasia! v


oc chi o a

magiche apparizioni 94esima tournée nazionale del Circo Knie che dal 10 al 18 novembre 2012 approda nel Canton Ticino col suo treno carico di emozioni e meraviglia. foto Circus Knie

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a coincidenza può assumere toni da… favola: l’anno 1803, infatti, vede la nascita del Circo Knie, grazie all’innamoramento del patriarca Friedrich Knie con la cavallerizza Wilma, e il

matrimonio del Canton Ticino con la Svizzera. Due storie… d’amore che ancora oggi si incrociano consentendoci di rimanere incantati davanti alle apparizioni di elefanti, zebre, cavalli, acrobati e clown…v

Alta Scuola per Fredy Knie jun. col nipote Ivan Frédéric.

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Dressage in libertà presentato da Mary José, Frédy junior e Géraldine Knie.


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Se anche a casa loro, la coppia formata da Henry Camus e Gaby Schmutz si lanci la mobilia non è dato sapere, sulla scena, questo duo comico situato sull’asse New York… Effretikon presenta un programma che abbina cabaret ad acrobazie funamboliche per un programma - proposto nella Svizzera italiana - che è tutto un… programma!

GLI

spettacoli

Bellinzona - Ex Campo militare - 10-11 novembre Sabato alle ore 15.00 e 20.15 Domenica alle ore 10.30 e 15.00 Locarno - Via delle Scuole - 12-14 novembre Lunedì 12 novembre non c’è spettacolo Martedì alle ore 20.15 Mercoledì alle ore 15.00 e 20.15 Lugano - Stadio Cornaredo - 15-18 novembre Giovedì alle ore 20.15 Venerdì alle ore 15.00 e 20.15 Sabato alle ore 13.30, 17.00 e 20.30 Domenica alle ore 10.30, 14.30 e 18.00 Il circo è ben riscaldato.

La famiglia Franco Knie con gli elefanti asiatici.

Il manifesto di Romero Britto, artista che combina elementi di cubismo, pop art e graffiti.

Per i White Gold nozze artistiche tra acrobazie ed equilibrismo.

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Prevendita: Ticketcorner 0900 800 800 (CHF 1.19/min.), online: www.knie.ch e alla cassa del circo. La prevendita dei biglietti tramite Ticketcorner inizia tre settimane prima della data indicata. I biglietti sono inoltre disponibili presso La Posta Svizzera, Manor, FFS e Coop City.

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salute

antibiotici

in pediatria

Utili, talvolta indispensabili. Gli antibiotici hanno cambiato le nostre vite. Ma un uso eccessivo può dare problemi, riducendone l’efficacia e, col tempo, sviluppando resistenze. testo Stéphanie Castiglioni Scatizza - stephanie@illustrazione.ch

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La domanda durante la menopausa:

M

al di gola, raffreddore, febbre frequente, quella tosse che perdura e non se ne va. A volte l’antibiotico sembra l’unica soluzione possibile. La febbre del piccolo sale e la mamma ansiosa non ci pensa due volte. Fruga nell’armadietto dei medicinali, scova uno sciroppo antibiotico, ne versa qualche goccia nel cucchiaino e lo propina al figlioletto. Un esempio da non seguire, eppure molto comune. Come ci dobbiamo comportare, soprattutto noi mamme talvolta fin troppo apprensive? Come porsi davanti alla decisione di far seguire al proprio figlio una terapia antibiotica? Abbiamo chiesto consiglio al PD Dr. Med. Maurizio Amato, specialista F.M.H. in Pediatria e Neonatologia ad Agno. “La decisione di iniziare una terapia antibiotica deve essere attentamente ponderata, soprattutto in Pediatria, a causa delle resistenze di specifici patogeni che possono precludere ulteriori trattamenti. Nota è, infatti, l’insorgenza di Stafilococchi e germi Gram-negativi e multiresistenti a diversi tipi di antibiotici. Valutare la dose appropriata di antibiotico da somministrare a pazienti in età pediatrica, può costituire una difficoltà in più nella gestione di una terapia antibiotica. Quindi assolutamente “NO” all’automedicazione! Vista l’ampia gamma di pazienti con cui si ha a che fare in Pediatria, pazienti di differenti età e peso, la farmacocinetica in uso è molto diversa da quella dell’adulto. Si pensi solo all’ampio spettro di peso ed età gestazionale in neonatologia e si comprenderanno le difficoltà di dosaggio e conseguente tossicità dei farmaci usati”. Quali sono quindi i fattori da prendere in considerazione prima di iniziare una terapia antibiotica? “Innanzitutto bisogna capire qual è l’organismo che si vuole combattere, poi valutare se il paziente è in grado di assorbire, metabolizzare ed eliminare il farmaco una volta che questo abbia agito. È importante, in seguito, determinare quali potrebbero essere gli effetti collaterali e se l’antibiotico è adatto a debellare quel germe specifico. Il medico dovrà quindi valutare qual è

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Sudorazione eccessiva? ene b è e n o N icar pratauto- ione l’ icaz med

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Una risposta naturale: Salvia (salvia officinalis). Durante la menopausa la sudorazione è uno dei disturbi più spiacevoli. A.Vogel Menosan® Salvia con foglie di salvia appena colta, aiuta contro la sudorazione eccessiva e le vampate di calore e fa sì che possiate godervi la giornata in tutta freschezza. Leggere il foglietto illustrativo. Bioforce SA, Roggwil TG, www.bioforce.ch


salute

il minimo dosaggio consigliato per curare l’infezione in corso, la durata minima di trattamento per evitare recidive, e verificare che non ci siano interazioni con terapie combinate di farmaci a cui è già sottoposto il paziente che, naturalmente, deve avere un sistema immunitario adeguato, non immunocompromesso”. La decisione di intraprendere una terapia antibiotica deve essere dunque attentamente soppesata, valutandone rischi e benefici. “L’antibiotico, se usato, deve essere al tempo stesso non dannoso ed efficace. Deve avere ef effetti positivi sulla clinica del paziente, minimizzando gli effetti collaterali e lo sviluppo di resistenze. Le alternative a disposizione del pediatra sono molto vaste, per cui una scelta oculata e soprattutto mirata è fondamentale una volta stabilita la necessità di una terapia antibiotica. Par Particolare attenzione va posta nei neonati e ancor più nei prematuri, in cui la fisiologica immaturità renale ed epatica complica le cose. Basti pensare al naturale calo di peso post-parto per una redistribuzione dei liquidi intra ed extracellulari che,

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ovviamente, influenzano le concentrazioni dei medicamenti somministrati. Il loro legame con le proteine plasmatiche differisce inoltre dall’età gestazionale, così come la capacità di escrezione renale è anche dipendente dal grado di prematurità. Non tenere presenti queste differenze fisiologiche e metaboliche in Pediatria, significa andare incontro a un trattamento inefficace o addirittura tossico per il piccolo paziente”. Con quali criteri viene scelto il tipo di antibiotico? “La scelta cadrà sull’antibiotico a più largo spettro prima che si siano ricevuti i risultati dei vari esami di laboratorio adatti a individuare il patogeno specifico responsabile dell’infezione. Quindi si potrà continuare con una terapia mirata scegliendo l’antibiotico più adatto alla sensibilità del germe. Il più delle volte si esegue una monoterapia ma spesso, soprattutto in età neonatale, dove i germi possono essere di diverso tipo, si opta per una terapia combinata contro germi Gram-positivi e Gram-negativi, con antibiotici che agiscono in sinergia tra loro”.


Parliamo ora della durata e della modalità di somministrazione degli antibiotici… “Onde minimizzare l’uso degli antibiotici, la durata del trattamento va valutata e ridotta al minimo a seconda della risposta clinica del paziente. La via di somministrazione dell’antibiotico va anch’essa attentamente determinata. Nel neonato con infezioni gravi la via di somministrazione preferita è generalmente quella endovenosa, sempre più in disuso è invece quella intramuscolare, mentre quella più frequente e meno invasiva è certamente quella orale”. Quanto è importante la tempestività della diagnosi? “La prognosi di una terapia anti-infettiva dipende da molteplici fattori, tra cui forse il più impor importante è una diagnosi precoce. A tal scopo sono stati individuati numerosi test di laboratorio, da valutare insieme all’anamnesi, storia clinica e stato clinico del paziente, che ci permettono

di iniziare una terapia antibiotica con cognizioni di causa. La prontezza d’intervento dipende ovviamente dall’età del paziente. Più piccolo è, più immaturo sarà il suo organismo e tanto maggiori saranno i rischi che un’infezione possa decorrere in maniera fulminante terminando in shock settico irreversibile”. Riassumendo, quali sono dunque i suoi consigli? “Dunque, pur considerando che la maggior parte delle infezioni in età pediatrica evolve, con un po’ di pazienza, in modo benigno è necessario tener presenti le considerazioni succitate. Non sottovalutare la possibilità di un’infezione, ma intervenire solo nei casi in cui c’è un’indicazione clinica confermata da analisi di laboratorio, far ricorso il meno possibile agli anan tibiotici e usarli con un corso terapeutico limitato nel tempo, rispettando dunque l’equilibrio costi-benefici”. v

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maglietta del papà, otterrai una sciar sciarpa larga, che potrai indossare anche doppia), un paio di forbici dalla punta arrotondata. 1. Taglia la maglietta subito sotto l’attaccatura delle maniche, o sotto un’eventuale stampa. Otterrai un rettangolo doppio, cucito sui due lati corti. 2. Con la forbice fai dei tagli regolari ogni centimetro e mezzo circa lungo tutto il lato lungo che hai appena tagliato. Taglia pure il tessuto doppio, ma cerca di essere precisa/o. 3. Tira con decisione ogni strisciolina. Si allungherà e si arrotolerà su sé stessa.

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4. Fatto! Ora non ti resta che indossare la tua nuova sciarpa, o tagliare la prossima maglietta…!

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in c las se

non rispettare

le regole Prima della fine dell’anno scolastico 2011-2012 avevamo discusso di maleducazione con la V elementare delle scuole Nord di Bellinzona, classe i cui docenti responsabili erano Gisella Pesavento e Livio Pellanda. testo Lorenza Storni - lorenza@illustrazione.ch foto Rémy Steinegger

Cosa significa maleducazione? Chiara: maleducati si è quando non si rispetta le regole. Cesar: significa fare una cosa anche se non si può fare. Chi si deve occupare dell’educazione? Sandra: i genitori. Alessandro: i maestri. Christian: i nonni. Silvia: i familiari in generale. Luca: la mamma e il papà. Sabrina: anche i fratelli maggiori. Perché ci sono persone maleducate in giro? Nicole: forse perché chi doveva educarle non è stato capace. Cesar/Christian: perché non hanno ascoltato le regole dei genitori. Silvia: io penso perché non sono state educate bene. Alessandro: forse i genitori non si interessavano molto dell’educazione dei loro figli. Sandra: magari i genitori non hanno avuto tempo di educare i figli perché lavoravano.

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Quando i vostri genitori vi rimproverano di essere maleducati? Alem: quando mi rifiuto di portare fuori la spazzatura. Jona: quando picchio mia sorella perché mi fa i dispetti. Sabrina: quando non li ascolto. Sandra: quando non metto in ordine la mia camera. Pedro: quando metto la musica a massimo volume. Bernadette: quando lascio cose in giro in camera. Micaela: quando picchio mio fratello. Chiara: quando litigo con la mia mamma. Cesar: quando gioco al videogame e non ascolto più nulla. Slaven: quando mi dimentico di spegnere il computer. Nicole: quando non saluto la gente. Anais: quando insulto mia sorella. Alessandro: quando rispondo male. Silvia: quando do di nascosto il mio cibo al mio cane perché non ho fame. Christian: quando gioco in corridoio a calcio.


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È difficile imparare la buona educazione? Christian: secondo me è facile: basta ascoltare gli altri quando ti insegnano. Anais: dipende. Se è tanto che i genitori educano un bambino, allora è facile imparare. Ma se hanno iniziato da poco è più complicato. Bernadette: è difficile, perché è più facile fare come si vuole. Cesar: secondo me dipende dal carattere. Per alcuni può essere facile, per altri difficile. Alessio: dopo un po’ è facile perché diventa un’abitudine. Luca: per me è difficile perché mi dimentico. Sabrina: a me dà fastidio fare quello che mi dicono gli altri. Slaven: per me è facile. Basta seguire delle regole. Sandra: è abbastanza difficile perché a volte non si ha voglia.

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Su quali regole di comportamento insistono i vostri maestri? Alessio: ci dicono di non parlare in corridoio quando nelle altre classi c’è lezione. Luca: non parlare durante lezioni. Sabrina: di non ciondolare durante le lezioni, ma di essere più interessati. Jonas: salutarli quando arriviamo e quando andiamo via. Edonit: non girarsi a chiacchierare con il compagno dietro. Egzon: andare tutti d’accordo. Chiara: dedicare 5/10 minuti al giorno alla scuola nel nostro tempo libero. Sandra: condividere le cose con gli altri. Anais: rispettare la volontà degli altri. Silvia: impegnarsi di più nella materia dove si è più deboli. Christian: una regola a scuola montana era di non urlare a tavola. Slaven: di rispettare i diritti degli altri. Pedro: condividere gli spazi e i tempi.

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i n viaggio

tu uomo bianco

fotografo Gli Himba della Namibia preservano usi e costumi ancestrali, vestono ancora di pelli e si cospargono il corpo di ocra, incuranti della modernizzazione che avanza, io li ho incontrati in un modo un poco anomalo‌ testo e foto Roberto Schneider - roberto.s@illustrazione.ch

OPUWO COME IL FAR WEST Sono rari i viaggiatori che si avventurano in queste regioni remote. La gran parte di loro, a meno

che non abbia sbagliato strada, giunge a Opuwo curiosa di incontrare i tradizionali indigeni Himba e magari sperando di poter loro scattare un’oOpuwo, luogo remoto e incredibile.

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riginale fotografia, inevitabilmente in cambio di una mancia. Il fatto di vestire solo pelli di capra non significa infatti che gli Himba siano degli sprovveduti. Di conseguenza quello che accadrà presto a chi scrive sarà ancora più incredibile e frutto di una sfacciata e fortunata serie di coincidenze positive... ma nei giorni successivi non ci saranno solo momenti fortunati. Sono dunque giunto da poco a Opuwo, dopo un affascinante viaggio di circa cinque ore attraverso una savana che mi era apparsa infinita e inospitale. Avevo pure dubitato che quel veicolo sconquassato mi avrebbe condotto fino a lì, in quanto la strada percorsa non era quella che pensavo. Quando però avevo visto le prime casupole del capoluogo del “Kunene region”, ogni dubbio era sparito come d’incanto, così come la fatica. Poi le avevo viste, loro, le genti Himba. Alcune donne sedute sotto un albero, nei pressi di una pompa di benzina, con le loro sacche, vestite di pelli, le acconciature con le lunghe trecce ingessate, i molti ciondoli e il corpo cosparso di ocra, persone

che paiono giungere da un altro mondo, oppure da un passato tanto lontano. A Opuwo il passato remoto sembra infatti incontrare il presente, in una sorta di Far West, in un ambiente tanto af affascinante da farmi dimenticare che devo ancora trovare un luogo per la notte. La località è però relativamente piccola, per lo meno lo è il centro attraversato da uno stradone poco trafficato lungo il quale si trovano tutti i servizi di un capoluogo: spacci, panetteria, banca, servizio medico, polizia. Oltre i confini del paese vi sono diversi villaggi e quartieri di sconsolate casupole. Alcune sono poverissime, costruite con cartoni e pezzi di sacchi di plastica. Poi non vi è più nulla, solo la savana, arida e inospitale, costellata di arbusti dove rare mandrie pascolano. È la terra degli Himba. COME SONO BELLE! Ursula è una gentilissima signora di origine ger germanica. Ha trascorso una vita in questi luoghi e da alcuni anni ha trasformato la sua abitazione in una piccola pensione, dove accoglie gli ospiti

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In media una famiglia ha 1,51 figli. rree:: m maannccaa D Daa nnoonn aalllaa C CSSSS ee ppaassssaarr aall ffiinnoo 001122.. 3300..1111..22

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i n viaggio Un particolare del supporto per i bebè. Due giovani donne Himba.

in poche e piccole camere. L’ambiente è spartano ma molto familiare e vi trovo tutto quello di cui necessito. Non ho ancora ricevuto le chiavi della mia stanza quando sull’uscio della pensione appaiono come dal nulla tre giovani donne Himba. Con naturalezza e un bel sorriso mi par parlano nella loro lingua e io rimango lì imbambolato e imbarazzato, senza comprendere quello che accade. Ho attraversato tutta la Namibia proprio per incontrare queste genti e ora sono lì davanti a me, a pochi passi e mi guardano attendendo non so cosa. Le osservo, così come loro fanno con me. Sono splendide, i corpi sodi, i seni scoperti, gli occhi amichevoli, un sorriso accattivante. Vestono le tradizionali gonnelline corte di pelli di capra fissate con una cintura or ornata da piccole conchiglie e ossa. Tutto il corpo pare ornato: portano pesanti collari di rame, i tradizionali braccialetti di corna ai polsi e delle cavigliere di fili di cuoio e tondini. Tutte e tre le ragazze hanno pure la conchiglia detta “ohumba” sul petto, bianca a forma di cono, simbolo di fecondità. Un gioiello prezioso tramandato da madre a figlia che indica una maternità. Imparerò in seguito a distinguerle notandomi il diadema che ognuna di esse porta sulla fronte.

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Poi vi sono le acconciature, opere d’arte molto raffinate: lunghe trecce attorcigliate e ingessate che partono dal centro della testa dove è posto il tradizionale diadema in pelle di capra a for forma di “U” detto “erembe”. Sono così vicine da sentire il profumo intenso dell’impasto di ocra, grasso animale ed erbe profumate col quale si cospargono il corpo per bellezza - pare costituisca anche un richiamo sessuale - ma pure per proteggersi dal sole di giorno e dal freddo della notte. Gli Himba non si lavano mai, ma la loro così intima vicinanza è molto gradevole. Intanto le giovani donne continuano a guardar guardarmi con occhi interlocutori, ora appaiono quasi un poco imbarazzate. Chiedo aiuto a Ursula, che conosce la loro lingua, la quale mi spiega che mi stanno chiedendo se sono un fotografo - avranno visto il mio apparecchio nella sacca - perché necessitano di alcune immagini. Non me ne vogliano i veri fotografi, ma sfido chiunque a dirmi se avrebbe risposto negativamente a tale domanda. COME FUNZIONA IL CAMPANELLO? Mentre il mio zaino è ancora lì, appoggiato contro il bancone nei pressi dell’entrata, appena giunto


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ducia nel loro nuovo fotografo. Ma mi viene detto che non sono ancora pronte per gli scatti, perché devono ancora “farsi belle” e mettere in ordine il trucco! Io le trovo già ora stupende, ma come si suol dire “tutto il mondo è paese” e le donne Himba non paiono essere diverse dalle altre. Mi accordo dunque per il pomeriggio dicendo loro che quando giungono dovranno chiamarmi e indico loro il campanello della pensione. Mapua, forse la più carina e sicuramente la più curiosa delle tre, si alza subito e comincia a provare e riprovare il campanello, divertita e meravigliata, cercando di capire da dove giunga il suono e come sia possibile generarlo solo posando il dito sul quel bottoncino accanto alla porta. Giunge anche Kavihitirue, che stava allattando il suo bimbo, che curiosamente si chiama Beckham, sì proprio come il noto calciatore inglese. Una suona il campanello e l’altra esplora il locale da dove giunge il suono. Il momento è indubbiamente di gustosa ilarità. Chissà cosa succederà nel pomeriggio. Continua. v

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a Opuwo mi ritrovo dunque a essere una sorta di fotografo ufficiale del luogo. Non solo, le giovani donne Himba mi chiedono addirittura quanto sia il costo per il servizio! Ursula, con grande spirito, si accorda per l’equivalente di un franco a fotografia, spiegandomi come vi sia in centro un piccolo negozio con delle apparecchiature per lo sviluppo delle fotografie, il costo di stampa è di circa 50 centesimi, ho quindi un buon margine di guadagno. Anticipo comunque ai lettori che malgrado ciò non incasserò mai nulla dalle tre ragazze e che la sceneggiata era intesa unicamente per rendere più credibile la mia professionalità. Sono dunque sopraffatto dagli eventi, eccitato di certo più io che le tre giovani donne, con le quali ora siedo su di una panca cercando di capire chi siano, da dove vengano e che tipo di foto desiderino. Il loro villaggio pare sia ad una trentina di chilometri da Opuwo e il desiderio di avere delle fotografie è semplicemente frutto di tipica civetteria femminile. Dovranno dunque essere molto belle sulle fotografie e sembra abbiamo piena fi-


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con l’agilità

di un cane Incontro con le giovanissime Lisanna Mozzetti e Alba, un cane di razza Shetland, campionesse europee di categoria nella disciplina dell’agility dog. testo Marco Ortelli - marco.o@illustrazione.ch foto Ti-Press/Gabriele Putzu

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n prato, una palestra o comunque una superficie, un percorso ad ostacoli, un essere umano e un cane, questi gli elementi principali che concorrono a formare la disciplina sportiva detta “agility dog”, la cui prima apparizione documentata è da far risalire all’anno 1978 nel Regno Unito. Abbiamo incontrato Lisanna nell’area di allenamento denominata “ex stand di tiro” a Gorduno e sede dell’Agility RossoBlu Bellinzona e dintorni, per avvicinarci a questo sport divertente (dall’etimologia della parola francese desport, che significa, appunto, divertimento e piacere fisico o spirituale). Sotto lo sguardo vispo della cagnetta Alba, plurititolata campionessa europea, inizia la conversazione che risale all’origine della passione di Lisanna per l’agility dog. “Per prima cosa direi che ho iniziato perché mi piacciono i cani, poi vi è da dire che sono cresciuta con genitori che facevano già agility e seguendoli nelle diverse gare mi sono sempre più appassionata. Ho corso un po’ con i cani dei miei e poi ho chiesto loro se potevo averne uno anch’io per fare competizione. Con Alba, il mio cane, ho cominciato a gareggiare nel marzo 2010”.

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Vuoi presentare ai nostri lettori in cosa consiste il tuo divertimento sportivo? “La gara è un percorso ad ostacoli, bisogna cor correre e indicare al cane cosa fare nella sequenza giusta”. Più in dettaglio? “Il percorso comprende dai 15 ai 20 ostacoli. L’obiettivo è quello di fare in modo che il cane li superi senza errori e nel minor tempo possibile. Il mio ruolo consiste nel seguire il cane, comunicare con lui e dargli dei comandi seguendolo lungo tutto il percorso”. Il cane, appunto. Alba, razza shetland, nata nel giugno 2008 ti accompagna da sempre. Che… tipo è? “È un po’ testarda, molto abbaiona, abbastanza veloce e timida con le altre persone. Nelle situazioni di gara, quando vede gli altri cani si gasa e va su di giri”. Forse ci sono tratti caratteriali simili, penso, ma chiedo come è avvenuto l’addestramento affinché il cane ora segua la persona e le sue indicazioni… “È tutta una questione di feeling, siamo cresciu-


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te insieme, le ho insegnato a starmi vicino, giocando molto, per farle capire che con me stava facendo qualcosa di bello”. In gara tutto si svolge molto velocemente. Come ti prepari e come vivi la competizione? “Prima di iniziare faccio un po’ di riscaldamento e cerco di memorizzare il percorso. Durante la gara, a parte la concentrazione del momento, mi piace correre e guardare quello che fa Alba. Non

sempre tutto va bene, a volte si sbaglia e si va un po’ nel pallone. Se riesci blocchi il cane prima che vada da un’altra parte e ripeti l’ostacolo. Per queste situazioni diventa importante quello che hai fatto durante gli allenamenti, quando in caso di errore ripeti dei pezzi di percorso per vedere come fare per essere più veloce”. E Lisanna e Alba di velocità e agilità ne hanno molta. Nel 2011 e nel 2012 si sono

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biografica

Nome: Lisanna Cognome: Mozzetti Data di nascita: 15 aprile 2000 Nazionalità: svizzera Domicilio: Gordola Club di appartenenza: Agility RossoBlu (www. agilityrossoblu.ch) Categoria: Small 3 Scuola: Seconda media Gordola Risultati: Campionessa europea junior 2011 e 2012 nella categoria Under 14 Nome: Alba Data di nascita: 10.6.2008 Razza: Shetland Taglia: small Domicilio: Gordola Scuola: Agility Rosso Blu Risultati: Campionessa europea junior 2011 e 2012 nella categoria Under 14 e nella taglia small

laureate Campionesse Europee Junior di agility Dogs nella categoria Under 14. Questo grazie alla passione trasmessa dai suoi genitori, al talento di entrambe e ad un allenatore di prestigio, Nicola Giraudi, campione del mondo di agility dog. “Con lui mi alleno ogni mercoledì, a Novazzano. È un sostegno morale, mi dà suggerimenti e consigli, mi trasmette sicurezza, è un aiuto importante. A Novazzano mi alleno sulla sabbia, è importante diversificare il terreno di allenamento, perché si può poi gareggiare sull’erba, sull’erba sintetica, in un maneggio, in palestra. Quindi il cane può allenarsi su diversi terreni è molto meglio”. Allenamenti settimanali, gare nei fine settimana sull’arco di un anno intero, per obiettivi sportivi orientati alla speranza di poter partecipare ad un Mondiale. Per quello che riguarda gli impegni scolastici, la meta di Lisanna al momento consiste nel passare dalla seconda alla terza media. Poi si vedrà. E quando si ha come sveglia mattutina Alba, allora siamo convinti che le giornate di Lisanna non possono che iniziare in modo agile, anzi, agility dog. v

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tend e nze

ciò che ci

piacerà Oggetti, capi e accessori di tendenza per una stagione all’insegna del country, del british e della calda accoglienza. testo Antonella Broggi - antonella@illustrazione.ch

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os’è esattamente la tendenza? Beh, si tratta di un meccanismo complesso. Semplificando, potremmo dire che tendenza è ciò che i negozi, le riviste e la pubblicità ci propongono. Tendenza è il genere comune che contraddistingue il gusto dei più. Tendenza è ciò che vende, e fa vendere. Ma noi potremmo anche dare una definizione più emozionale. Tendenza è tutto ciò che ci fa sentire bene, che ci dà soddisfazione,

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che ci fa sentire parte del tutto, accettati e adattati al prossimo. Giusto? Come si fa a dire ciò che è giusto e ciò che non lo è. Giusto è solo ciò che ci fa piacere, senza nulla togliere al prossimo. Per cui se ci fa piacere possedere l’ultima sciarpa perché così ci sentiamo sicuri, ben accetti e integrati, allora concediamocela! Noi vi proponiamo un collage di ciò che per questa stagione sarà sicuramente sulla lista dei desideri di molti… v

tendenze

Cappello in lana molto british, Manor Bretelle per un perfetto look dandy, Manor I colori più di tendenza, da abbinare al look, OPI Le tazzine che vanno in forno, perché le mini cup cake sono pratiche e perfette, Le Creuset Il classico tappeto persiano rivisitato, Fly Un lampadario a mazzo, Fly Il collage di cornici, Fly La calza da cortigiana, Manor

9 Le scarpe multicolor, Manor 10 Un capo con la bandiera britannica, Manor 11 Il sapore autentico del pane lievitato naturalmente, Manor 12 Il nuovo iPod nano che fa praticamente tutto, Apple 13 Un affilatissimo coltello con lama in ceramica, Fine Food Coop 14 Il profumo per sognare, One Million, Paco Rabanne

Ora Ora oo mai mai più: più: con con CREDIT-now CREDIT-now ii vostri vostri sogni sogni diventano diventano subito subito realtà. realtà. Numero Numero gratuito gratuito 0800 0800 40 40 40 40 42 42 oppure oppure concludete concludete direttamente direttamente su su www.credit-now.ch www.credit-now.ch Un Uncredito creditodidiCHF CHF10’000.– 10’000.–aaun untasso tassoannuo annuoeffettivo effettivotra trailil9.9% 9.9%eeilil13.9% 13.9%rimborsabile rimborsabileinin12 12rate ratemensili mensilicomporta comportaun uncosto costocomplessivo complessivocompreso compresotra traCHF CHF521.– 521.–eeCHF CHF723.20. 723.20. Avviso Avvisosecondo secondolalalegge: legge:lalaconcessione concessionedidicrediti creditièèvietata vietatase seconduce conduceaaun unindebitamento indebitamentoeccessivo eccessivo(art. (art.33LCSI). LCSI).CREDIT-now CREDIT-nowèèun unmarchio marchiodidiprodotto prodottodidiBANK-now BANK-nowSA, SA,Horgen. Horgen.


m otori

quando il suv

si restringe Il mercato dell’automobile risponde alla situazione economica con nuove vetture compatte, all’avanguardia della tecnologia, ma soprattutto pratiche. testo Stefano Pescia - stefano@illustrazione.ch

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rrivano fresche fresche sul mercato mondiale due proposte di mini SUV delle case Ford e Fiat. In entrambe tanta funzionalità in una lunghezza di circa 4 metri. La Ford B-MAX misura 4,07 m (11 cm in più della Fiesta), una larghezza di 1,75 m, un’altezza di 1,60 m e un passo di 2,49 m, mentre la Fiat 500 L è lunga 4,17 m (soli 7 cm in più della Punto), larga 178 cm e alta 166 cm e con un passo di 2,61 m. In fatto di spazio a bordo la generosità è certamente il loro punto di forza. La Ford B-Max si presenta con una nuova esclusiva mondiale. È il primo modello della sua classe a disporre di por porte anteriori incernierate e posteriori scorrevoli, con montanti centrali integrati. Una scelta che privilegia la facilità di salire e scendere dai sedili posteriori, in particolare negli stretti parcheggi cittadini ma anche per i genitori, che possono accomodare i bambini piccoli con meno difficoltà all’interno del loro seggiolino. La nuova Fiat 500 L ospita comodamente cinque passeggeri anche alti due metri, con le loro cinque valigie senza mai penalizzare l’abitabilità. Infatti, il nuovo modello è leader nella sua categoria per il rapporto fra dimensioni esterne e spazio interno. Nella

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Ford B-MAX, oltre alla possibilità di ripiegare completamente i sedili posteriori (60/40), per un volume massimo di carico di 1293 l, vi è la possibilità di ripiegare anche lo schienale di quello del passeggero anteriore e caricare oggetti fino ad una lunghezza di 2,35 metri. La Fiat 500 L ha un volume di carico minimo del bagagliaio di quasi 400 litri. In aggiunta, abbattendo il sedile anteriore del passeggero e solo un sedile posteriore, si può trasportare comodamente qualsiasi materiale lungo fino a 2,40 metri! È inoltre possibile ribaltare il sedile del passeggero, dotato di regolazione “tavolino”, ottenendo un comodo spazio di appoggio. Inoltre nel bagagliaio della 500 L è presente anche il Cargo Magic Space, regolabile su tre livelli, che consente di separare gli oggetti fragili da quelli pesanti, oggetti puliti da quelli sporchi, oggetti bagnati da quelli asciutti. Ottima anche la scelta dei motori. La B-MAX si presenta con i tre cilindri da 1,0 litro, da 100 CV e 120 CV con sistema Start&Stop di serie e il Duratec 105 CV da 1,6 litri, abbinato alla trasmissione automatica a sei rapporti PowerShift, con tecnologia a doppia frizione avanzata. Il modello è anche disponibile nella motorizzazione diesel Duratorq TDCi di 95 CV da 1,6 litri, con

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Nella Fiat 500 L c’è anche la macchinetta per il caffè! È integrata nell’abitacolo grazie a un supporto specifico tra i due sedili anteriori.

collisioni a bassa velocità. Ancora una volta la B-MAX è la prima Ford in Europa ad applicare il sistema di connettività interna a comandi vocali. La Fiat 500 L risponde con il City Brake Controll che riconosce gli ostacoli presenti sulla sua traiettoria azionando automaticamente i freni e preparando i sistemi di sicurezza a intervenire. Nella Fiat è di casa anche il touch screen da 5’ del sistema multimediale Uconnect, che permette di gestire tutti i principali contenuti media presenti sulla vettura come radio, telefono cellulare, mediaplayer, i-Pod o smartphone, tutto senza fili. v

crbasel crbasel

basse emissioni di CO2 pari a 104 g/km. Fiat risponde con due benzina (0,9 TwinAir da 105 CV e 1,4 litri da 95 CV) e un turbodiesel (1,3 Multijet II da 85 CV). Il TwinAir Turbo, da 105 CV, vanta emissioni record nel segmento con soli 112 g/km, secondo la normativa Euro 6. Anche per quanto riguarda la sicurezza, entrambe passano l’esame con il massimo punteggio: cinque stelle EuroNCAP. La B-MAX è anche la prima vettura del segmento a fornire la sicurezza aggiuntiva del sistema automatico di frenata in città, ideato per aiutare il conducente a evitare

Quelli con l’arcobaleno


orosc opo testo Cloris Sciaroni cloris@illustrazione.ch

g ARIETE 21/3 - 20/4

h TORO 21/4 - 20/5

i GEMELLI 21/5 - 21/6

j CANCRO 22/6 - 22/7

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PREVISIONI PER IL MESE DI NOVEMBRE 2012 I primi 17 giorni appaiono i migliori per quanto attiene i contatti, la comunicazione, gli studi o l’insegnamento. Vale anche per lo sport e le attività fisiche in genere. Per contro potreste sentirvi più insoddisfatti nella vita affettiva a causa del desiderio di maggiore libertà e autonomia. Venere nel segno opposto al vostro Urano vi rende irrequieti, bisognosi di evasione, di novità. È difficile per alcuni di voi liberarsi da certe comodità e assumersi la responsabilità di scelte diverse ma più mature. Prima o poi saranno le circostanze a darvi una mano. Salute: rispettate il vostro bioritmo e liberatevi da vizi nocivi.

Come ben noto, Saturno staziona sempre nel vostro segno opposto a cui si aggiungerà Venere dal giorno 22.11, mentre Mercurio lo sarà dal 14.11, proprio dopo un’eclissi solare. Lo scenario sarà diverso da una persona all’altra, a dipendenza e vissuto personale. Può toccare il settore affettivo, finanziario o lavorativo o della salute propria, di un familiare o del partner. Voi siete comunque per natura previprevi denti e pragmatici, ma ora dovrete essere più discreti e tenere alla larga le persone invadenti e i furbi che si spacciano per amici. A favore avrete un solido Marte (amico, partner) su cui appoggiarvi dal 17.11. Salute: riposate tanto.

Con Marte in opposizione fino al giorno 16.11 e Mercurio retrogrado dal giorno 4.11 siete invitati alla massima prudenza in ogni campo, in particolare nella firma di contratti, che è meglio rimandare al 26.11. Attenzione anche alla guida e all’alcol. Voi giovani dovrete scegliere con più cura le vostre amicizie e la comunicazione via Internet. Venere (fino al 21.11) e Giove positivi mitigheranno eventuali rischi in cui siete incorsi, ma questo non vuol dire che gli altri debbano sistemare i vostri guai. Salute: check-up per voi meno giovani. Avvaletevi comunque di più responsi nel caso di dubbio.

Saturno e Nettuno in trigono ricevono anche i favori di Mercurio dal 14.11, per cui darete il meglio di voi se unirete fantasia, intuizione e pragmatismo in ogni cosa che fate. Molto interessanti i settori dei media, della medicina e dell’insegnamento. E con l’Ascendente in Scorpione, farete bingo! Partecipate a concon corsi letterari o pubblicate una storia o una canzone, magari online, non si sa mai che qualcuno scopra un vostro talento nascosto. L’ispirazione può arrivare da un sogno! Prudenza nelle spese fino al giorno 21.11 con Venere dissonante! Fin lì anche l’amore sarà poco appagante, ma poi… lasciatevi sorprendere.

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k LEONE 23/7 - 23/8

l VERGINE 24/8 - 22/9

a BILANCIA 23/9 - 22/10

b SCORPIONE 23/10 - 22/11

Il mese di novembre, sotto l’influsso del tenebroso Scorpione, non è certo propizio al vostro segno solare, per cui cercate di essere molto discreti e prudenti nella comunicazione, sia scritta sia orale. Evitate di firmare contratti in modo impulsivo, anche via internet. Attenti alla guida. Prudenza nelle spese dal 22.11. E l’amore? Positivo nei primi 20 giorni, sorretto da una bella Venere bilancina. Giove sempre favorevole vi sarà d’appoggio nella seconda parte quando i pianeti saranno più ostili e dada ranno qualche preoccupazione in famiglia. Salute: economizzate le vostre energie che non sono illimitate. Giorno a rischio il 13.11 con l’eclissi solare.

Nella prima parte del mese è bene muover muoversi con circospezione, evitare di buttarsi nella mischia o seguire i propri impulsi per non prendere degli abbagli o trovarsi immischiati in situazioni spiacevoli. Possibile preoccupaziopreoccupazio ne per un parente lontano. Molto più interesinteres sante sarà il passaggio di Marte in Capricorno che, dal 17.11 sosterrà Plutone, donandovi una grinta inusuale. Spazzerete via ogni comcom plesso, ogni incertezza, per inseguire il vostro obiettivo con determinazione. Mercurio dallo Scorpione vi renderà particolarmente astuti e intuitivi. Salute: evitate gli eccessi nei primi 16 giorni!

Venere è nel vostro segno fino al giorno 21.11, alimentata dal benefico Giove e questo fa bene al cuore e a chi si sente solo. Godete delle piccole gioie che la vita vi offre. Per alcuni l’opposizione di Urano può anche portare un colpo di fulmine, quindi preparatevi anche se non siete più tanto giovani. Marte in buon aspetto fino al 16.11 stimola il benessere e la voglia di muoversi, di socializzare, di viaggiare. Quindi scrollatevi di dosso la pigrizia e uscite. Poi, dal giorno 17.11 dovrete muovervi con maggiore prudenza, perché Marte si sposta in angolatura più critica. Forse una persona anziana avrà bisogno di voi.

Questo è il vostro mese signori dello Scorpione. Saturno ormai stabile nel vostro segno, in perfetto trigono a Nettuno, si accompagna a Mercurio che fa la spola dal vostro a quello del Sagittario, segnalando profondi cambiacambia menti interiori, dovuti a ricordi o eventi che emergono dal passato. C’è ancora qualcosa da sistemare? Fatelo ora. Gli stessi pianeti aiutano chi lavora in ambito teatrale o della scrittura. Nuove possibilità di lavoro interessanti per voi giovani in ambito socio-psichiatrico. E l’amore? Un po’ freddino fino al 21.11, ma poi quando passa nel vostro segno, si riaccendono i sensi. Salute: attenzione all’eclissi del giorno 13.11.


c SAGITTARIO 23/11 - 21/12

d CAPRICORNO 22/12 - 20/1

Con Marte nel segno fino al giorno 16.11 e Urano sempre in trigono, le energie sono al top e voi sempre superattivi. La positività vi arriva anche da quella bella Venere bilancina che alimenta l’amore e l’armonia. NonostanNonostan te l’ombra di Saturno in Scorpione che rende alcuni di voi meno allegri, d’altra parte porta maggiore profondità, maturità e saggezza che solo l’esperienza di vita può dare. Può essere utile dedicarsi a letture spirituali, contattare gruppi o partecipare a conferenze che possano darvi quelle risposte di cui la vostra mente curiosa ha bisogno. Salute: evitate dolciumi e alcol per mantenere sano il fegato.

Un mese molto stimolante questo per diversi motivi. Intanto Saturno è il vostro astro-guida e per circa tre anni si trova in Scorpione, in ottimo aspetto al vostro Plutone e a Nettuno segnalando un periodo di profonde trasformazioni. In questa prima parte del mese dovrete fare i conti con le dissonanze di Venere e Urano che sconvolgono un po’ i piani e l’umore, poi dal giorno 17.11 Marte, entrando nel vostro segno, si armonizza a Mercurio e dal 22.11 anche a Venere, per cui sono favorite le collaborazioni che saranno molto vantaggiose e gli incontri amorosi, molto intriganti. Salute: visita dal dentista.

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Nonostante Sole e Saturno in Scorpione, che rendono l’atmosfera tenebrosa, a riscaldare e illuminare le vostre giornate ci pensano Marte, Giove e Venere, che infondono ottimismo, vovo glia di uscire, socializzare e viaggiare, almeno nei primi 17-20 giorni, con una parentesi critica il giorno 13.11 a causa di un’Eclissi solare totale, dove è bene fermarsi un attimo. Dal giorno 14.11, con Mercurio critico, bisognerà muoversi con molta prudenza un po’ ovunque. La comunicazione potrebbe essere più pertur perturbata del solito, sia nel traffico che in Internet. Siate più guardinghi e discreti nelle confidenze. Salute: analizzate i disturbi ricorrenti.

Nella prima parte del mese dovrete muovervi con maggiore prudenza e non farvi trascinare qua e là come foglie al vento. Attenzione perché Marte e Giove dissonanti sono dei tentacoli. Pertanto niente storie clandestine o frequentazioni in ambienti poco raccomandabili. Vale anche per chi è attirato da medium o pseudo guaritori. Qualche problema per chi fra voi è libero professionista o in società con qualcuno. Forse è bene ogni tanto controllare con chi avete a che fare. Molto meglio si profila il secondo periodo con Marte super superpositivo a Plutone e al vostro Nettuno. Anche Mercurio sarà in ottima posizione regalandovi qualche brillante intuizione.


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grandi

autori Siete degli amanti della lettura? Allora, risolvete il cruciverba e con le lettere nelle caselle contrassegnate dai numeri in rosso potrete formare il cognome di un noto scrittore. testo Daniela Sandrini - daniela@illustrazione.ch

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VERTICALI: 1. Il poeta de’ “Il capo sulla neve” 2. Il vero cognome di Moravia 3. Consonanti in pieve 4. Scoppi d’ilarità 5. Nodo centrale 6. Il Della Mirandola 7. Trasparenti come il vetro 8. Uccelletto dal canto melodioso 9. Cattiva 10. Intervengono con l’ambulanza 11. Il primo dei profeti maggiori 17. Cantilena 23. Dei nordici 25. Paga il fio 26. Il librettista de’ “La Bohème” 30. È ai piedi del Gottardo 32. Rapaci diurni 34. Arrigo, musicista e poeta 35. La candida spia! 39. Il nome di Sorrenti 40. La nota West 42. Antico Testamento 44. Congiunzione eufonica 45. Consonanti in eroina.

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ORIZZONTALI: 1. Impossessarsi, impadronir impadronirsi 12. Ematomi 13. Altrimenti detto... 14. Le iniziali di Nero 15. Una raccolta letteraria 16. C’è anche il Pacifico 18. Pronome personale 19. Due romani 20. Norvegia e Ungheria 21. La bevanda che si filtra 22. Cavallone, maroso 24. L’autore di “Stella variabile” 27. Abbondanza 28. Sono lunghe nell’attesa 29. Raganella arborea 31. È simile alla cetra 33. Totalità 36. Lisa nel cuore 37. Dittongo in paese 38. Pari in giorno 40. La terza nota 41. Metallo radioattivo 43. Melodrammaticità 46. Teatro greco-romano 47. I confini di Osogna 48. Né voi, né loro.

ILLUSTRAZIONE TICINESE 11-12

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La soluzione del numero precedente era: Tredici.


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l giorno d’oggi è molto frequente il dibattito se siano più valide le cure tradizionali o se sia il caso di rivalutare la medicina naturale, in gran parte abbandonata verso gli anni ottanta. Per fortuna l’umanità e anche il mondo scientifico si sono resi conto che le due cose possono o meglio dovrebbero coesistere per ottenere il massimo dei risultati. Infatti se è certamente vero che la scienza ha portato un importantissimo miglioramento nella qualità della vita, è altrettanto vero che la medicina naturale non deve assolutamente venire dimenticata. Molti medici stanno affiancando alle medicine e alle cure offerte dalla scienza, delle terapie recuperate da testi antichi di medicamenti naturali che vanno dall’utilizzo delle erbe alla cura della psiche per agire sui sintomi provocati da forme di disagio interiore che si manifestano con patologie organiche, come dolori, malattie della pelle, problemi di stomaco e tante altre. Ricordate che un buon medico non si dovrebbe limitare ad eliminare l’effetto (la malattia), ma dovrebbe anche andare alla ricerca di eventuali cause (disagi, stress, squilibrio interiore). Purtroppo al giorno d’oggi i tempi di vita sono talmente frenetici che anche i medici molto spesso non hanno il tempo di potersi soffermare a fare delle valutazioni così approfondite dovendosi occupare principalmente di risolvere il problema che si pone loro davanti. La medicina naturale invece richiede calma, tempo e attenzioni particolari per poter prima di tutto capire da dove iniziare ad agire e poi per poter dare gli effetti desiderati, poiché la natura ha i suoi tempi e niente è immediato, mentre oggi la vita impone il motto “tutto e subito”. Provate anche voi a consultare esperti in medicina naturale o in tecniche di cura alternative; ovviamente non esiste la bacchetta magica che risolve tutti i problemi per cui è necessario ribadire che la medicina tradizionale è sempre e comunque indispensabile, ma molto spesso nelle piccole problematiche quotidiane, nei piccoli disturbi o anche in altri più complessi l’aiuto delle cure naturali, come erbe, analisi interiore, feng shui, pranoterapie, ecc… possono migliorare sensibilmente il livello di vita riducendo a volte anche in modo sensibile l’utilizzo di farmaci. In conclusione ricordate però che un esperto serio ed affidabile non esiterà a consigliarvi di consultare il vostro medico se la soluzione può essere data dalla scienza come supporto alla natura.

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Illustrazione Ticinese n. 11 - 2012  

N. 11 - 2012 - La rivista familiare della svizzera italiana

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