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IL ME NSILE D E GLI ST UD E NT I D E L PAR INI

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ENJOY NANDO’S BAR!

Un libero sp a z io di esp ressio ne Numero 2 - Anno VI

Giornalismo indipendente al Parini dal 2006

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La nostra ora è già scoccata di Josephine Ebner

In una casa in cui mille orologi scandiscono contemporaneamente i secondi e in cui il loro ticchettio è il rumore che ti accompagna in ogni gesto, ti culla la sera quando stai per dormire e ti saluta la mattina mentre fai colazione, è quasi impossibile non pensare al tempo che passa inesorabile, alle lancette che si muovono senza mai fermarsi. Da dove mi trovo posso vederne almeno sei, senza dover far altro che alzare un po’ la testa, e appena scocca l’ora uno strano concerto l’accompagna; quasi festosamente ne scandiscono l’inizio, come se dicessero “finalmente è finita e ne può iniziare una nuova”, ma allo stesso tempo ti ammonissero “ne è già finita un’altra, che aspetti?”. Indifferenti a ogni cosa accada attorno a loro questi preziosi ordigni continuano a ticchettare, solo il passaggio di qualcuno sovrasta il loro mormorio. Così siamo anche noi. Finita l’ora delle solite vacanze estive – che adesso ci paiono così lontane – è rincominciata quella della scuola,

iniziamo a riabituarci al ticchettio dell’orologio in classe, aspettando che suoni la campanella, vagheggiando già forse la prossima estate, l’ozio, la spiaggia. Come gli orologi di questa stanza ci sentiamo ogni anno un po’ più vecchi e guardiamo quello che ci passa dinanzi senza troppo interesse: con lo stesso scetticismo di mio nonno davanti a un iPad leggiamo i titoli di un quotidiano, rasseganti che nulla si possa ormai cambiare. Meglio cercare la sezione sport (o cronaca nera) che non richiede lo sforzo di comprendere cosa succede veramente intorno a noi. Se la casa prende fuoco, l’orologio sta a guardare, senza capire cosa succede, finché le fiamme non lo avvolgono, e allo stesso modo anche la maggior parte di noi osserva indifferente quello che accade nel mondo, finché la realtà non lo travolge senza che abbia le capacità per comprenderla, accettarla e quindi iniziare a migliorarla. Fuori dal microcosmo pariniano-milanese infuria una crisi economica

WE WANT YOU! Ti piace scrivere o vorresti disegnare vignette? Sei interessato a partecipare al giornalino della scuola in qualsiasi altro modo? Hai qualche proposta? Ti aspettiamo ogni mercoledì alle 14 nell’aula studenti (ma se non sapete dove sia vi recuperiamo davanti a scuola, tranquilli) o sul nostro forum zabaione.forumcommunity.net! 1

che determinerà il nostro futuro, si fanno le rivoluzioni che sconvolgono i rapporti internazionali e creano nuove situazioni politiche ed economiche che inevitabilmente ci toccheranno, la scienza progredisce, l’umanità lotta, se non per il progresso, per la sopravvivenza, e noi ce ne stiamo qui, imbambolati dietro le finestre del Parini, che, come orologi, aspettiamo che scocchi l’ora. Ci dimentichiamo spesso che la nostra ora è già scoccata e che se vogliamo essere i protagonisti di questo mondo dobbiamo innanzitutto cercare di comprenderlo, ed è questo che invito tutti a fare, non solo sfogliando le quattro pagine del nostro giornalino o di una grande testata, ma cercando anche di diffondere l’informazione e l’interesse. D’altronde, se non capiamo la realtà com’è adesso, come possiamo pretendere di riuscire un giorno a cambiarla?

Indice

Risultati elettorali Una “zanzara” sul muro Un 15 ottobre diverso Indignatevi! La fabbrica di Milano Vignette Generazione Z Fauna spaziale Recensioni al cinema A sound relief Maschere Zabaenigmistica Zabaoroscopo

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Risultati elettorali

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Una “zanzara” sul muro Una targa per Walter Tobagi nel nostro atrio di Beatrice Conti e Sara Ottolenghi

La IIIC si chiama “aula Ginella Alfonso Gobbi Bruno”, la IVB “aula Carminati Brambilla Giorgio Carpi Eugenio”. E la vostra classe? Avete mai notato che, accanto a quella porta rossa che attraversate più di una volta ogni giorno, si trova un rettangolo di marmo sul quale sono incisi nomi di uomini vissuti nella prima metà del secolo scorso? Neanche Google sa darci informazioni precise su molte di queste persone,vittime o combattenti delle guerre mondiali, eppure i loro nomi e cognomi rimangono in evidenza davanti agli occhi di generazioni di studenti. Non c’è un’aula in tutta la scuola che non sia già dedicata a qualcuno. Tuttavia, in più di mezzo secolo, non sono mancati altri personaggi di grande valore che meriterebbero anche loro uno spazio su una parete. Fra questi c’è Walter Tobagi. Giornalista, classe 1947, iniziò la sua carriera proprio nella nostra scuola, dove nel ’66 si ritrovò coinvolto in prima persona nell’ancora famoso “scandalo Zanzara”, in quanto redattore del giornalino scolastico che aveva fatto tanto scalpore con un articolo che toccava argomenti considerati tabù, come la sessualità. Uscito dal liceo, non ancora maggiorenne (la maggior età si raggiungeva allora a ventun anni) trova lavoro presso quotidiani come l’Avanti e l’Avvenire, fino ad approdare al nostro “vicino” Corriere della Sera. Si impegnava molto nel suo mestiere, come testimoniano i colleghi, fra cui Leonardo Valente: “Walter preparava gli articoli con la stessa diligenza con cui al liceo faceva le versioni di latino e greco e all'università si dedicava alle ricerche storiche[…] E se per caso, al termine delle sue ricerche e dei suoi controlli, si accorgeva di essere arrivato a conclusioni oppo-

ste rispetto a quelle da cui era partito, buttava tutto all'aria e ricominciava dal principio, senza darsi la minima preoccupazione della fatica e del tempo che impiegava. Il suo solo problema era di arrivare alla verità, a qualunque costo” E il costo che dovette pagare per questa sua ricerca della verità fu, purtroppo, la sua stessa vita. Si era occupato di scrivere di quel terrorismo che diede agli anni ’70 il nome violento di “anni di piombo”, e per questo fu ucciso da attentatori appartenenti alle cosid-

motivi della mancata messa in atto di una proposta tanto ben vista,e sollecitarne la ripresa. “Si pensava di intitolargli l’aula magna- si giustifica il Pedretti- ma anch’essa è già stata dedicata, come si può capire notando la grande iscrizione che si trova sopra le sue porte.” Il problema, dunque, sembrerebbe essere stato trovare una collocazione consona. Problema risolto da lui stesso grazie a quella che pare essere stata “un’illuminazione notturna”: il luogo ideale potrebbe essere una delle due nicchie collocate nelle La targa presente dal 2005 in via Salaino, pareti laterali del monumentale dove Tobagi è stato ucciso nel 1980 ingresso. Risolto questo problema se ne pone un altro, ipotizzato da Giacomo come ulteriore causa del temporeggiamento: possibili episodi di vandalismo da parte di alcuni studenti. Questi, come afferma il Preside appellandosi alle nostre coscienze, non sarebbero solo una mancanza di rispetto ma anche non dare valore a qualcosa che dovrebbe averne. Speriamo che questo appello possa servire a prevenirli. A questo punto, non resta che mettere in moto il meccanismo burocratico perchè l’affissione dette “Brigate Rosse”, nel maggio della targa a Tobagi possa essere resa 1980, all’età di 33 anni. possibile: una richiesta scritta da Le motivazioni perché gli sia dedi- parte di noi studenti autenticata da cato qualche centimetro quadrato di almeno 80 firme, l’approvazione del muro, dunque, non mancano. Collegio docenti e del Consiglio L’idea di insistere su questa proposta d’Istituto, l’ufficializzazione della venne qualche anno fa a Niccolò Ber- spesa per l’incisione del rettangolo di torelle (ormai uscito dal nostro liceo) marmo da appendere, e la cerimonia e Giacomo D’Alfonso (III A), in se- di inaugurazione di questa onorifiguito ad un’assemblea d’istituto te- cenza , con la presenza della stampa nuta dalla commossa figlia del e di Benedetta Tobagi. Il tutto, se giornalista, Benedetta Tobagi. Come possibile, entro marzo. da procedura, i due sono andati a Nel frattempo, augurandoci che il parlarne con il preside Carlo Arrigo nostro articolo vi abbia suscitato inPedretti, il quale ha apprezzato que- teresse, vi promettiamo di tenervi agsta richiesta, ma, alla fine, non ha giornati sugli sviluppi della faccenda contribuito a portarla a termine... e vi invitiamo a dare il vostro contriQuest’anno, su richiesta dei due, ci buto nella raccolta firme che probaabbiamo riprovato: siamo andati in bilmente passerà a breve fra le classi. presidenza a chiedere spiegazioni sui

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Un 15 ottobre diverso Ci sono andato in autobus. Appuntamento alla camera del lavoro alle dieci di sera, un freddo della miseria (mi sia concessa l'espressione scientifica) e partenza a mezzanotte. Quanto segue è la cronaca di una manifestazione non apparsa sui giornali. Arrivo a Roma alle sette. Solo a mezzogiorno passato ci mettiamo in marcia. O meglio in corteo. Dura poco: attraversate un paio di strade partendo dalla Sapienza, arriviamo in piazza della Repubblica, quella romana. Lì ci fermiamo e ci rimaniamo per più di due ore. Non capendo cosa stia succedendo, mi affido alla diretta di Radio Popolare, che mi aggiorna sul caos di piazza San Giovanni. Lì, dove in teoria avremmo dovuto arrivare, si sta consumando un'inaspettata violenza: auto, pattume, furgoni della polizia incendiati, san pietrini scagliati, caroselli... Mentre la radio informa di questi fatti, ci muoviamo di nuovo. Siamo tantissimi, migliaia e migliaia, e co-

minciamo a camminare per le strade della capitale inneggiando cori pacificamente.Quello che accade alla punta del corteo non ci riguarda. Non riguarda la marea di gente di cui faccio parte. L'unico contatto che abbiamo con la testa sono varie voci che girano: c'è chi parla di guerriglia urbana, chi di scontri "peggiori di quelli di Genova". Ma si procede. Si pone un problema: arrivare al luogo d'arrivo prestabilito significherebbe gettarci nelle fauci della violenza, e inoltre la piazza è stata chiusa per gli scontri. Soluzione: cordone. Tendendoci per mano creiamo una transenna umana che devia il corteo, che diventa così selvaggio. Il che significa senza meta. Questo, dopo un lungo vagare, ci porta in periferia. Molto probabilmente lì non si è mai vista una manifestazione, perché la gente è tutta affacciata alle finestre ad applaudire a filmare. Il clima si fa euforico. "Noi non ci fermiamo, stasera non ci ferma nessuno, stasera si continua, portiamo avanti le nostre idee, la violenza non ci appartiene, la vio-

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di Giacomo Paci

lenza per noi sono i tagli alla scuola, al welfare, ai diritti, e continueremo a ribadirlo!" Le parole d'ordine dal camion hanno un divertente retrogusto di rivoluzione globale, ma ci tengono caldi nel freddo della sera. Stiamo facendo ritorno alla Sapienza, dopo aver occupato simbolicamente una tangenziale già deserta. Proprio lì mi sono reso conto di quanti eravamo: a una curva, dalla testa del corteo, ho la visione totale di un'enorme quantità di persone. Il corteo sta marciando da circa dieci ore, gli instancabili si fermano in tenda, sotto geniali slogan come "Yes, we camp" o "Chi vuole intendere, in-tenda". Ma per gli altri, me compreso, la giornata si chiude e si ci si avvia verso gli autobus. Questa è stata la manifestazione di cui non avete letto il 16 ottobre. L'evento pacifico, divertente e inatteso che nessun giornale ha riportato. Non nego, piazza San Giovanni l'ha oscurato.


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Indignatevi! Vetri rotti. Spranghe di ferro si abbattono pesantemente su ciò che incontrano. Auto incendiate. Camion della polizia in fiamme. Esplosioni. Fumogeni. Fumo acre riempie i polmoni. Grida. Mani alzate in segno di pace. Spintoni che cercano di allontanare i violenti in nome di una libertà rubata. Persone che corrono. Passi concitati su strade lastricate. Pavimento privato di alcuni sanpietrini che, lanciati violentemente, frantumano ossa, feriscono. Sporcizia per terra. Scritte sui muri. Vetrine distrutte. Infranta è la volontà di manifestare pacificamente. Infranto è il sogno di far sentire la propria voce liberamente. Terrore, distruzione vengono seminati tra persone alla ricerca della giustizia e del riconoscimento dei loro diritti. Tuttavia germoglia nelle loro anime un fiore diverso dal seme violento sparso ferocemente: inginocchiandosi, a mani alzate, gridano alla non violenza. “Città sotto scacco per ore”, “Roma a ferro e a fuoco”: Roma l’eterna devastata da barbari del XXI secolo, i quali invece di prodigarsi per un

sacco attuale, preferiscono infiltrarsi in una manifestazione pacifica solo per l’intento di distruggere, di seminare violenza. Una violenza meschina, come può esserla solo se creata da incappucciati, irriconoscibili per le loro teste nere, che vilmente si sono mascherati con colorati striscioni nel resto della folla. Chi si cela sotto a quei cappucci neri? Chi si nasconde così, dietro a una maschera degna di una ancor più inquietante signora che si presenta solo una volta in vita, all’ultimo tuo respiro? Ragazzini violenti o manipolati? Agenti della polizia che dovevano agire violentemente in modo da far scalpore e mettere in secondo piano la manifestazione pacifica? Anarchici? Anche se non ho risposte a questi quesiti, io so chi siete. So che siete solamente una minoranza violenta. So che il giorno 15 ottobre avete rappresentato la parte più marcia di questo nostro Paese, Paese che molti stavano contemporaneamente cercando di rappresentare e risollevare. So chi siete. Siete persone che

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di Elisabetta Stringhi

hanno privato ad altre persone il diritto a manifestare, ad esprimere un’idea, un malessere e un disagio ormai comuni e dilaganti. I Black Block hanno tolto agli Indignados la possibilità di indignarsi. Anche io mi sento così. Sono indignata di fronte alle immagini dei telegiornali, alle foto sui giornali, ai video che circolano sulla rete di questa giornata che doveva essere all’insegna della protesta pacifica, diventata l’opposto per colpa di un manipolo di violenti. Sono indignata nel sapere che ci sono almeno un centinaio di feriti tra indignati e poliziotti con fratture e lesioni anche gravi per colpa del lancio di mattonelle, perché chi ne lancia una sa benissimo che può colpire e fare del male. Mi indigno nel vedere le immagini di un poliziotto costretto a scappare a gambe levate per non fare la stessa orrenda fine del camion in cui si trovava, bruciato completamente, divorato dalle fiamme. A Roma quel giorno chiunque poteva essere un indignato. Uno studente che spera ancora di poter costruire un futuro diverso. Un precario che vuole subito un presente dignitoso. Un dipendente statale stufo di essere sempre spremuto per primo. Lavoratori che non ne possono più di una classe politica corrotta e nullafacente, o che troppo fa per rovinare il Paese. Poteva esserci in quella piazza un nostro amico, uno zio, un cugino, un padre, una madre.. potevamo esserci anche noi, perché no? Sebbene qualcuno dica che mediaticamente l’intervento brutale dei Black Block abbia oscurato quello luminoso e pacifico degli Indignati, almeno ai miei occhi credo che non sia così. Per me non passerà in secondo piano l’immagine che ho di quegli uomini e quelle donne che, di fronte a dei poliziotti che potevano caricarli, per difendersi e per distinguersi dagli altri violenti, si sono seduti a terra invocando la non violenza. Come dice Hessel, indignatevi!


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La fabbrica di Milano

Reportage di una città in movimento di Giacomo Paci

In una città ci si può imbattere in indizi architettonici, realtà di vita quotidiana e cantieri in costruzione che sono, rispettivamente, testimonianze della città che era, della città che attualmente è, e di quella che sarà. Il fine quindi di questa rubrica è di raccontare Milano, descrivendola nella sua continua crescita, nella sua incessante mutazione e nel susseguirsi di epoche ed avvenimenti storici, ma anche di volti e di persone, che rendono viva la città in cui abitiamo. Milano. Dici Milano ti rispondono Duomo, Scala, più banalmente: centro. Il centro si può intendere come centro effettivo della città, o, con un'interpretazione molto libera, come l'insieme di tutte le vie, le piazze, le zone che contribuiscono a creare la visione di Milano nell'immaginario collettivo. Ma Milano non è solo questa. Se ci si allontana dalle

vetrine del centro si scoprono aspetti della città completamente differenti, che raccontano un'economia scomparsa, fatta di artigiani e officine, cascine e osterie. Siamo in zona 3, vicino a Lambrate. Qui troviamo due quartieri, Ortica e Cavriano, che un tempo formavano un unico paese. Oggi sono divisi dalla ferrovia, ma qualche testimonianza dell'antica unione e di ciò che erano, e in parte sono ancora, resiste al tempo. Il paese era irrigato dal Lambro, che favoriva attività di pesca, navigazione e agricoltura. Per questo lungo via Cavriana, partendo da via Tucidide, ci si imbatte in diversi edifici e cascine d'epoca, fra cui la storica "Cascina Cavriano".

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Attraversato il Cavalcavia Buccari si arriva in via Ortica, da cui poi il nome del quartiere. Ortica deriva da orto, ma nonostante questa spiegazione rispecchi l'origine rurale del luogo non è il vero motivo della sua denominazione. Questa infatti dipende dalla presenza di un'antica osteria, oggi conosciuta come "L'osteria del gatto nero", che portava in precedenza il nome poi ceduto al quartiere.

La chiesetta di San Faustino è un altro edificio importante nella storia del quartiere. Si trova all'inizio di via Ortica, e al suo interno riporta testimonianze di storia milanese, come un graffito rinvenuto sotto un affresco riguardante la calata di Federico Barbarossa nel 1162.

L'Ortica appare anche in una canzone di Enzo Jannacci, "Il palo della banda dell'Ortica". Consiglio vivamente di ascoltarla.

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Vignette di Giacomo D’Alfonso

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Generazione Z di Francesca Angeleri

Da che mondo è mondo, le nuove generazioni sono sempre state criticate. Si ha una sorta di presunzione nei confronti dei più giovani, dei nuovi, dei principianti: chi c’era “da prima” ha il diritto inalienabile di giudicare senza pietà gli ultimi arrivati. E’ così, non ci resta che prenderne atto. Non siamo degli sballati, sbandati, drogati, alcolizzati, alienati, disinteressati, anestetizzati e un sacco di altri bruttissimi aggettivi che fanno rima tra loro. Non lo siamo, o magari lo siamo e non ce ne accorgiamo, ma è sempre stato così, di generazione in generazione, si stava meglio prima. Prima quando? Prima quando non c’era il computer, prima quando non c’era la televisione, prima quando non c’erano tutte queste macchine, prima quando c’erano i dinosauri. La vera grande differenza nell’atteggiamento che la precedente generazione ha nei confronti della nostra è che oltre a criticarla si sente anche un po’ in colpa. Perché? Scrive il filosofo Umberto Galimberti: “ La crisi della società […] consiste in un cambiamento di segno del futuro: dal futuro promessa al futuro minaccia”. Gli stessi che sguazzano allegramente nell’oceano di luoghi comuni che fanno di “questa gioventù di oggi” la peggiore di sempre (titolo che tra una ventina d’anni verrà puntualmente ereditato dai nostri figli) in qualche modo non sono stati in grado di garantirci un futuro. O meglio, di permetterci di guardare al futuro con speranza invece che con amarezza. E’ quasi comico come le due questioni entrino nella top-ten dei discorsi qualunquisti che fanno tanto comodo quando

urge rianimare una conversazione: si passa con ammirevole leggerezza da “questi giovani d’oggi che non hanno interessi e ambizioni e pensano solo a divertirsi e a bere il sabato sera” a “eh che vuoi farci sono tempi duri, il figlio dell’amico della sorella del mio vicino è uscito dall’università col massimo dei voti e non riesce a trovare lavoro”. E’ una contraddizione? Sì, a livello logico. Ma sappiamo bene che nessuna conversazione da bar o da talk show procede a livello logico, si fa di tutta l’erba un fascio, ci si lascia prendere dall’emozione del momento, dalla notizia all'ordine del giorno o da quello che fa audience: così se il tasso di tossicodipendenza tra gli adolescenti aumenta, siamo una generazione di drogati; se aumenta quello di disoccupazione, il mondo è pieno di giovani molto promettenti che non troveranno un posto di lavoro neanche a pregare in turco perchè di lavoro non ce n’è né mai ce ne sarà. Semplice. Di chi è la colpa? Di tutti, di nessuno, del capitalismo, del progresso, della

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crisi. Sarebbe bello trovare un capro espiatorio, qualcuno su cui sfogare tutta la nostra frustrazione di sognatori mancati, ma nemmeno questo ci è concesso. E quindi che si fa? Bella domanda. Potremmo diventare apatici sul serio, passare il nostro tempo a sballarci e ad alienarci a suon di musica da discoteca senza porci tanti quesiti su ciò che sarà della nostra esistenza. Per quanto mi riguarda sono fin troppo impegnata a tentare di zittire la vocetta che ogni volta che apro un libro di greco si diverte a tormentarmi col solito “tanto cosa credi? Che se studi non finirai lo stesso a lavorare in un call-center?” (professione tra l’altro dignitosissima ma che per motivi a me ignoti nell’immaginario collettivo è vista come il peggiore dei gironi infernali). Con ogni probabilità ci toccherà limitarci a sperare che la generazione dei nostri genitori trovi un modo per tirarci fuori da questa situazione. Oppure aspettare di essere abbastanza grandi per salvarci da soli (e passare il resto della vita a rinfacciarlo ai nostri figli).


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Fauna spaziale di Francesca Chiesa

Per un errore di impaginazione, nel numero scorso l’articolo di Francesca è stato stampato senza finale. La Redazione se ne scusa e ripubblica l’articolo! Nel pieno di questa estate, a Luglio, si è concluso dopo trent'anni di attività, 135 missioni e 2 incidenti il programma Space Shuttle della NASA. Iniziato negli anni '60, prese il nome dal modello di navicelle utilizzato, gli Shuttle. La chiusura di questo programma non è certo stata una sorpresa, già da diversi anni, infatti, si annunciava un'imminente conclusione. Più precisamente la questione cominciò nel 2003, dopo il disastro del Columbia ( il primo giorno di febbraio questa navicella si disintegrò all'impatto con l'atmosfera terrestre e i sette astronauti a bordo persero la vita). Dopo l'incidente gli shuttle vennero sottoposti a una minuziosa revisione e ripresero le loro regolari missioni due anni dopo. In quel periodo di riposo fu pubblicata una nuova strategia di esplorazione della NASA che poneva come data ultima del ritiro degli shuttle il 2010. Con quasi un anno di ritardo il programma è stato chiuso subito dopo l'atterraggio dell'ultimo shuttle, Atlantis. Fino al primo di giugno nessuno sapeva con certezza se questa navicella sarebbe partita per una regolare missione o per una missione di recupero dello space shuttle Endeavour. Il nome di quest'ultimo shuttle è un omaggio alla nave su cui James Cook effettuò il primo viaggio verso l'Australia per osservare il passaggio di Venere di fronte al Sole e per esplorare il continente. Questa navicella è partita con un equipaggio particolare, a bordo oltre ai sei astronauti, fra cui il nostrano Roberto Vittori, c'erano anche vari batteri alcuni dei quali “gentilmente” ospitati da un calamaro. Non era la prima volta che Endeavour trasportava strani animali a bordo, infatti nel suo secondo volo era presente una femmina di rana, quando questa si è riprodotta metà

dei girini sono stati lasciati galleggianti nell'acquario, l'altra metà e stata messa in una macchina che simulava la gravità terrestre. I due gruppi di girini all'apparenza erano uguali, ma tornati sulla terra, quelli cresciuti nella navicella non erano in grado di distinguere l'alto dal basso e quindi di tornare in superficie. Solo un'altra differenza distingue i due gruppi di girini: quelli nati nello spazio nuotano in linea retta ( ed erano per questo soprannominati “girini bussola”). Ha poi trasportato una larva falena (Lymantria Dispar) che non ha completato il suo ciclo riproduttivo, l'insetto ne è uscito sterile. Quest’anno Endeavour a bordo aveva 5 diversi tipi di batteri ( fra cui Bacillus Subtilis, assiduo viaggiatore spaziale che è servito da controllo). L'obbiettivo di questa penultima missione è dimostrare quali tipi di organismi sono in grado di viaggiare nello spazio, sopravvivendo all'assenza di gravità e alle radiazioni. I batteri sono fra i più resistenti conosciuti, alcuni sono in grado di sopportare sbalzi termici che vanno da pochi gradi sopra lo zero assoluto ai 150°C, altri sopravvivono anche a radiazioni di 15mila Gy. Il calamaro è un elemento accessorio allo scopo della missione, il suo corpo ospita alcuni batteri “buoni” che producono luce. Gli scienziati vogliono verificare se nello spazio questi seguono le orme di quelli “cattivi” che diventano ancora più nocivi. Questo dato,

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anche ora che la navicella è atterrata da più di un mese, o non è stato verificato, o non è stato comunicato alla stampa. Endeavour non è stato né il primo né l'unico shuttle a trasportare animali: hanno viaggiato nello spazio su queste navicelle numerosissimi altri batteri, altrettanti insetti, delle api, quattro pesci palla, qualche topo e diverse scimmie. Non tutti i membri di questa “fauna spaziale” si sono trovati bene, ma alcuni di loro, i nematodi in particolare, si sono trovati meglio degli astronauti. Questi vermiciattoli erano a bordo del Columbia nel febbraio del 2003 e sono stati gli unici esseri viventi a sopravvivere, riproducendosi per quattro o cinque generazioni prima di essere ritrovati. Le api nello spazio, abituatesi nel giro di una settimana alle nuovi condizioni, hanno dimostrato di saper costruire i loro spettacolari alveari come sulla terra e che quindi le condizioni di gravità terrestre non erano necessarie all'architettura dei loro nidi.


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Recensioni Al cinema L’alba del pianeta delle scimmie di Noemi Dentice

Film interessante. Racconta la storia di uno scimpanzé usato per testare un medicinale contro malattie cerebrali; da cucciolo sfugge al laboratorio per la mal riuscita degli esperimenti e vive con uno scienziato e suo padre che, passando gli anni, si rendono conto che ha capacità intellettive di gran lunga superiori alla norma. Verso la fine questa convivenza forzata sfocia in una rivolta da parte di tutte le scimmie usate per il progetto che rivendicano i loro diritti troppo spesso violati. In generale mi è piaciuto, non è il classico film animalista "salviamo gli animali" ma è molto di più: vengono usati vari punti di vista e non solo quello di Cesare (lo scimpanzé); spiega come molto spesso è difficile fare la cosa giusta quando la società in cui viviamo la considera assolutamente anormale. E inoltre mi ha colpito quando Cesare spiega a Will che pur volendogli bene la cosa migliore era lasciarlo andare: la reazione di Will non è stata un "vai e goditi la vita" ma un "buona fortuna amico mio" perchè pur soffrendo capisce che è

più importante ciò che è necessario per Cesare rispetto ai suoi sentimenti. Non è la prima volta che vediamo nel cinema il rapporto conflittuale tra creatura e creatore, anche se l'esito non è così tragico come nel famoso Frankenstein di Kennet Branagh in cui la creatura sentendosi abbandonata reagisce con la massima violenza; una differenza sostanziale è il fatto che Cesare non era solo e ha affrontato il problema insieme ai suoi simili. A voi il dilemma: uno scopo nobile raggiunto attraverso un mezzo ignobile. Machiavelli cosa avrebbe rispo-

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sto? L'amore verso un padre già condannato sarebbe un implulso tanto forte da superare certe barriere morali. Non stiamo parlando di pellicce e neanche di cosmetica ma di un farmaco che avrebbe cambiato la storia dell'umanità. Il fine giustifica i mezzi? CONCLUSIONE: In generale è un film che trasmette in maniera molto leggera uno dei tanti interrogativi dell'odierna società. Vale molto di più di quanto sembra e lo consiglio. Casting valido, qualità elevata (viene usata la stessa tecnologia di Avatar) tanto da dare espressioni umane ad animali. Buona visione.


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A dangerous method di Dario Vaccaro

A Dangerous Method è un film che tratta le vicissitudini della vita lavorativa del dottor Carl Gustav Jung, uno dei “pupilli” di Sigmund Freud, il fondatore della psicanalisi. Egli conosce una sua paziente che poi riuscirà a guarire e di cui si innamorerà perdutamente, tradendo anche sua moglie per soddisfare il suo desiderio. E’ proprio questo il punto di forza della prima parte della narrazione: il tormento di Jung nel comprendere cosa sia bene e cosa sia male, quasi ammattendo a sua volta. Del resto lo stesso Freud gli dice che non esistono persone veramente sane. Nel secondo periodo, la trama si concentra maggiormente sul rapporto conflittuale tra il mentore e il discepolo, ovvero Freud e Jung. Il vero problema della pellicola è l’inaccessibilità per un non addetto ai la-

vori alla comprensione dei discorsi trattanti proprio la psicologia, che sono probabilmente anche le più significative, per un esperto. Ma, se non siete “esperti” vi sconsiglio di aspettarvi di apprendere i massimi sistemi della psicologia. Assisterete a una discreta storia d’amore e comprenderete come sia nata la psicoanalisi. Nient'altro. Certo, non è proprio un argomento di scarso interesse, ma da un cast del genere ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più. In effetti stiamo parlando di Michael Fassbender, principalmente noto per l’interpretazione di Stelios, uno dei compagni di Leonida in 300, che qui vediamo nel ruolo del protagonista; Viggo Mortensen, Aragorn ne Il signore degli anelli e qui Freud; infine della (solitamente) bravissima Keira Knightley, che interpreta la

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malata di mente (che in seguito diventerà a sua volta una psicoanalista), che stranamente si rivela assolutamente poco credibile, soprattutto nelle scene iniziali. Non aiuta un’organizzazione della storia un po’ confusa, con personaggi piuttosto importanti che improvvisamente spariscono dalla storia per essere solo citati di nuovo ogni tanto dagli altri personaggi. CONCLUSIONE/I: Tirando le somme otteniamo un film dedicato maggiormente a chi ha una cultura nell’ambito della psicologia. Per tutti gli altri si tratta di una vicenda curiosa e interessante, ma svolta in maniera abbastanza confusionaria. Va detto che Jung e Freud sono caratterizzati davvero molto bene.


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A sound relief

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di Elisa Aliverti Piuri

Il titolo della mia nuova rubrica musicale è anche quello di un DVD dei miei amati Gathering (sono una band, sì, anzi, sono LA mia band preferita e non esiste musica più sopraffina al mondo. Almeno a sentire il mio parere), e per una serie di motivi ne esprime bene il contenuto. Innanzitutto si tratta di recensioni di album, ma non di album a caso: di album che piacciono a me, o insomma, di album di artisti che piacciono a me. In questa era in cui su MTV o alla radio gira in gran parte la stessa musica che sentite in discoteca, e in cui sui vostri iPod da 32 giga ci saranno massimo cinquecento canzoni, e tutte hit degli ultimi due anni (che spreco, che spreco; poi voi siete simpaticissimi eh, ma che spreco), questi artisti che piacciono a me sono per i miei sensi adolescenziali un sollievo, e per la mia mente annoiata “un antidoto al vuoto dell’esistenza”, e, bene, che vi frega? Semplicemente vorrei potessero esserlo anche per voi, tanto più se la musica la ascoltate col cuore (ed eventualmente col cervello, ma ai fini che interessano a me è di certo secondario) e non solo con le orecchie. Nota sui miei commenti “tecnici”: studio composizione da un po’, qualcosa ne so; comunque, ripeto, punto più su ciò che esprime l’album che sulla mera abilità dell’artista. Buona lettura! Oh e non preoccupatevi se ogni tanto sclero un po’, in effetti non sono recensioni molto serie dal punto di vista stilistico, ma l’importante è esserne consapevoli. Bye bye.

Evanescence

La porta si riapre, ma i ghirigori dorati non ci sono più Un tempo, come tutte le tredicenni che passano da Avril Lavigne ai Nightwish e si sentono goTHiKe, adoravo smodatamente gli Evanescence e ascoltavo praticamente solo quelli; ora (anche col fatto che per rendere giustizia al proprio nome fanno un album ogni morte di papa) li avevo persi un po’ di vista, ma il nuovo album mi si impone all’attenzione. Intitolato – con grande dispendio di fantasia e inventiva – Evanescence, in esso prevale la loro atmosfera tipica, appunto quell’atmosfera un po’ greve e depressa, ma non troppo rumorosa o lenta o arzigogolata, che affascina facilmente ragazzine/i alle soglie dell’adolescenza (che, checché se ne dica, i suoi bei momenti depressi ce li ha in abbondanza). I pezzi sono distanti da The Open Door (l’album “subito” precedente, del 2006): anche se mantengono il mood inc...zoso piuttosto che quello lagnoso tipico di Fallen – la perla del 2002 che li ha resi famosi con Bring Me To Life eccetera – , non sembrano raggiungere la varietà di sentimenti espressa in The Open Door; le melodie e le armonie sorprendono raramente e costituiscono per questo brani piuttosto facili da ascoltare, sempre che non vogliate canzoni d’amore con lieto fine o avete capito insomma. Non spicca più né l’uso degli archi e del piano che esercitavano invece un ruolo importante soprattutto in Fallen, né quello dei “ricami” che riempivano ogni singolo secondo di The Open Door; protagonisti assoluti sono qui la

batteria ed il solito armamentario di chitarre (due) e basso, naturalmente con la bellissima (ma anche troppo idolatrata, ripeto; Anneke van Giersbergen...*) voce di Amy Lee che in occasione di questo album ha pure imparato a suonare l’arpa. L’effetto è abbastanza scontato, ma metallico e potente, a parer mio perfetto per passare l’inverno. I testi parlano dei soliti argomenti di cui parlano le canzoni, anche se ogni tanto salta fuori qualche frase da segnarsi: amore andato a male, amore che non funziona, amore con problemi di comunicazione, temi depressivi assortiti, rapporto difficile con il passato, nonsicapisce; sinceramente il libretto è scritto molto piccolo e non ho ancora avuto abbastanza voglia di accecarmi da leggerlo tutto con troppa attenzione. Tra le canzoni segnalo What You Want, il primo singolo estratto, iroso, potente e impreziosito da “virtuosismi” vocali (do whatyouwhatyou want); The Change, che parte con la voce vellutata che Amy sa fare benissimo e si trasforma in un altro pezzo forte, doloroso e tendente allo struggente; Erase This, non particolarmente originale ma colma della potenza vocale della cantante nei ritornelli; Swimming Home, brano di chiusura della versione standard, molto calmo, che dà libero sfogo alla capacità di Amy sia per quanto riguarda la voce sia, finalmente, per l’arpa, che accompagna tutta la canzone conferendole un sound diverso dal solito, perfetto prima di addormen-

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tarsi; infine la bonus track Secret Door, di nuovo tranquilla e costruita su un fantastico intreccio piano-arpa-archipiù voci. Inutile dire, anche perché l’ho già detto all’inizio, che se siete attratti dalla branca dark della musica ma non avete mai ascoltato nulla (mi rivolgo soprattutto ai più giovani, però non è mai troppo tardi...) gli Evanescence sono perfetti per cominciare, e questo album costituisce certo un ponte facile da attraversare e un passaggio “soft” dal pop/rock al gothic/dark/chi per esso. Anche se siete dei rockettari convinti (insomma, poi si sa che al giorno d’oggi i rockettari ascoltano Green Day e simili) questo album non farà fatica a piacervi per l’energia e il ritmo della gran parte delle canzoni. Poi, se avete gusti più sofisticati, vi conviene passare alla prossima recensione. *Vediamo se indovinate chi è. (È l’ex cantante dei Gathering, ma va’?)


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Biophilia - Björk

Bjösintesi tra amore per la natura e marketing La prima volta che ascolto Biophilia è una sonnacchiosa domenica mattina, e mentre il mio super lettore di cd lo diffonde per tutta la casa io faccio in tempo a mettermi la maglietta al contrario, a lavarmi i denti due volte senza neanche accorgermene e a rendermi conto dopo un bel po’ che non vedevo niente dello schermo del computer perché non mi ero ancora messa le lenti a contatto. Sarà stato solo sonno, direte voi; sì, boh, può darsi. Anche il mio pc, comunque, sembra sconvolto e dà i numeri, più del solito intendo; ok che ha Vista, però. Biophilia , in effetti, ha tutte le carte in regola per rendere la realtà fatiscente e surreale, cosa che del resto Björk è sempre stata piuttosto brava a fare, e non solo per la voce che si ritrova. A quattro anni di distanza dal precedente Volta, gli ingredienti principali di questo crystalline charm sono: arpa (incorporata nel vestito, vedi la copertina dell’album), organo, voci, gameleste (uno strumento che unisce gamelan e celesta, inventato dalla cantante stessa, dal timbro simile a quello di un carillon), melodie dolcissime e armonie dissonanti e a tratti monotone. Molti hanno parlato di questo atteso album come di un nuovo Homogenic (forse il suo migliore, che nel 1997 l’ha consacrata al mondo della musica elettronica con dieci pezzi assolutamente perfetti), ma personalmente non mi sembra proprio raggiungere quel livello. Ci vedo piuttosto retaggi di Vespertine, del 2001 (molto melodico e ricco di delicate architetture di carillon) e di Medúlla, del 2005 (il picco della sperimentazione: un album completamente a cappella, cioè senza altro strumento che le voci campionate in modi diversi, caratterizzato da armonie incerte e non di facile ascolto); definirei quindi Biophilia una specie di ‘patchwork’ di Björk in cui canzoni che sono una delizia per l’udito si alternano ad altre cupe o incalzanti non proprio piacevoli. Essendo voi appassionati grecisti, il titolo vi avrà acceso qualche lampadina e capirete già il tema portante

dell’album: esattamente l’amore per la vita, intesa come natura con tutto ciò che ne consegue; le atmosfere suggestive e sognanti (o inquietanti) dei brani fanno da sfondo dunque a frequenti accenni o metafore relative a corpi celesti e fenomeni fisici, ma anche ad aspetti più microscopici della natura, come si nota già da titoli quali Moon, Thunderbolt, Cosmogony, Dark Matter, Virus e Solstice. La dualità di sensazioni che suscita l’ascolto dell’album, in questo senso, può essere messa in relazione con i sentimenti che la riflessione su questi temi può provocare: da un lato c’è l’armonia della natura ed il piacere nel constatarla, dall’altro il fastidio per l’intervento intrusivo dell’uomo (“We are the Earth intruders”...) o la tensione per non poter conoscere tutto ciò che ci circonda. L’uscita del cd è stata accompagnata da un marketing spaventoso: innanzitutto si è sottolineato molto il fatto che Biophilia sia stato “il primo album con un corredo di app per iPod e iPad”, di cui ho scaricato la cosiddetta app madre (l’unica gratis). Questa è sicuramente un gioiellino della programmazione, ma nulla di troppo esaltante; un’idea interessante quanto sicuramente superflua ai fini dell’apprezzamento della musica in sé. Poi, chissà, magari quelle a pagamento... Un altro esempio di marketing molto più eccessivo è la ‘ultimate edition’, una versione ultra-limitata (200 copie) di Biophilia che è stata disponibile solo sul sito in prevendita per l’abbordabile e confacentissimo prezzo di (aprite bene le orecchie, anzi gli occhi) 573 €. E tutto questo per una scatoletta di legno e dieci diapason colorati tarati ognuno sulla tonalità di una traccia...! Non commento che è meglio, anzi, torniamo alla musica ché mi sono dispersa in dettagli secondari e rischio di farvi passare l’ultima Björk per un’avida sanguinaria, mentre certamente se il suo obiettivo fosse unicamente quello di guadagnare (che nel campo della musica trovo deprecabile e per questo continuo a parlare male di MTV etc., en passant) basterebbe

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soltanto che facesse musica più banale. Vi cito anche qui le mie canzoni pref... ehm, quelle più significative: Thunderbolt (leggere il testo!), che si regge su accordi di organo accompagnati dal Tesla coil – un altro strumento ideato da lei, che sfrutta la bobina di Tesla per produrre suoni – e dal coro che rende l’armonia, a tratti, piacevolmente dissonante; Crystalline, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album ma che di certo non ne è la traccia migliore (priva com’è di una linea armonica ben definita) né la più rappresentativa (per quanto parta con il tipico gameleste); Dark Matter, in cui accordi di organo apparentemente (forse...) senza consequenzialità e strani vocalizzi della cantante accompagnata dal coro creano un’atmosfera piuttosto angosciante; Virus, che non riesco a non definire una canzone ciccina (scusatemi) per il suo mix di gameleste, arpa, voce splendida di Björk e melodia e testo incantevoli; Sacrifice, che è forse, certamente per il testo, la canzone che meglio incarna lo spirito di tutto l’album (“Build a bridge to her, initiate a touch before it’s too late”, dove ‘her’ è, direi, la Terra). Consiglio di dare un’ascoltatina a questo album a chiunque apprezzi musica fuori dagli schemi, ‘strana’ – in senso buono, ovviamente: la musica normale è spessissimo anche noiosa... Se ascoltate musica elettronica (Crystal Castles, …) poi siete già a un buon punto di partenza, e di certo non ve ne pentirete (anche se altri suoi album valgono ben di più la pena, eh).


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Maschere di Layla Colamartino

L’uomo prudente Forte del successo della riuscitissima messa in scena di Emiliani de La bottega del caffè a chiusura della scorsa stagione, il teatro Carcano propone stavolta L’uomo prudente, testo dell’ultimo e più fecondo periodo della produzione di Carlo Goldoni: la tragicomica vicenda della famiglia de’ Bisognosi si colloca all’inizio della riforma vera e propria verso la commedia di carattere, descrivendo i personaggi, e i loro incontri/ scontri, con un certo livello di approfondimento psicologico che cancella i tipi fissi del precedente teatro di improvvisazione. A partire dallo stesso protagonista Pantalone, particolarmente caro all’autore in questo intervento di profonda trasformazione: tradizionalmente tirchio e gaudente, il mercante veneziano è qui ritratto nelle vesti di equo e magnanimo padre di famiglia, attento più che avaro, e colto nella preoccupazione per la condotta della moglie e del figlio, che hanno “fatto diventare la sua casa un bordello”. Lo sguardo acuto e critico del drammaturgo entra al solito nel microcosmo di una famiglia borghese e ne indaga con un sorriso la verità nascosta di tensioni e contraddizioni: l’ironia come mezzo di analisi delle dinamiche della realtà è la premessa generale che qualunque spettatore medio ha in mente a proposito di Goldoni. Eppure, in questo adattamento di risate ne spuntano poche: l’unico personaggio veramente comico pare, in fin dei conti, l’eternamente affamato Arlecchino, che non riesce a trattenere una frecciata nemmeno in faccia ai gendarmi che lo portano via, levandogli di sotto il naso a un tempo la donna e la cena. Persino l’altra servetta complice, Colombina, appare cinica e a tratti infida- un riflesso plasmato dalla padrona. La moglie si impone fin dal primo atto sulle scena e la domina fino

alla fine, non tanto per l’ovvio ruolo di orditrice del delitto sventato e burattinaia della rete di inganni alle spalle del marito, quanto soprattutto per l’interpretazione vibrante e decisa della bravissima Federica Di Martino, che fa rivivere una Beatrice intrisa di frustrazione e odio represso, in cui sono marcati inappagamento, femminile crudeltà e lacerante desiderio di libertà e di rivalsa piuttosto che una scontata propensione per la frivolezza e il sollazzo amoroso. L’interessante regia di Franco Però toglie a Pantalone la maschera e la parlata dialettale, spogliandolo delle caratteristiche prerogative e proponendo un Paolo Bonacelli nel ruolo di padre e marito avveduto, esponentetipo della morale del ceto mercantile veneziano, imperniata sui valori della laboriosità e dell’onore, e in virtù della sua saggia accortezza alla fine trionfatore: “La prudenza insegna al bon nocchier a schivar i scoggi delle disgrazie e trovar el porto della vera felicità”. In più, Però costruisce una scena che si propone di innovare l’immagine canonica delle ambientazioni borghesi goldoniane, trapiantando trame e inganni in uno spazio spoglio e minimalista, uno sfondo di tende effettivamente adatto a sottolineare a sottolineare l’intrecciarsi di sotterfugi e dissimulazioni che minano alle radici la sicurezza (e l’onore!) di Pantalone; e soprattutto evidenziano efficacemente il confronto incessante tra individuo e ambiente che costitui-

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sce tanta parte del Goldoni maturo. Le continue entrate e uscite di scena dei personaggi calano la vicenda in un’atmosfera caoticamente vivace e vorticosa, che fa da contrappunto al buio progressivo, sul palco e nei personaggi stessi. L’illuminazione va calando gradualmente insieme all’insinuarsi dei sospetti e al crescere delle tensioni con la moglie, fino a raggiungere il culmine nelle scene della progettazione e soprattutto della messa in atto del tentato omicidio, delineate con i tratti inquietanti di un giallo, e a spegnersi del tutto sopra Ottavio e Beatrice dietro le sbarre al cospetto del tribunale. A dire il vero, pare più un adattamento da Agatha Christie che da Goldoni: un noir a lieto fine- e neanche tanto in realtà, perché la forza della Di Martino e l’originalità di Bonacelli dipingono il trionfo di Pantalone ancora come una malaccetta imposizione. L’intento di ridare senso ad un autore abusato e ormai riletto in ogni maniera possibile è ammirevole, e in questo a Però e Bonacelli va riconosciuto un indubbio merito: è una versione ricca di spunti e per nulla banale. Ma qualche dubbio permane. Sul pericoloso confine tra rendere vivo un testo e travisarlo con un’eccessiva intromissione, qui è un po’ troppo serio il rischio di inciampare, e poca giustizia si rende al drammaturgo settecentesco: alla fine della rappresentazione rimane più il sapore di giallo abilmente congegnato che la leggerezza di una commedia goldoniana.


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Zabaenigmistica Cruciverba di Lorenzo Ghilardi

ORIZZONTALI: 1. Capoluogo partenopeo 3. Un osso e... un poeta! 4. Milano 6. Sono più di 200 8. E' comune a Carnevale 10. Fiume che scorre in Russia 11. Programma televisivo ambientato in California 12. Non è off 14. Introduce il complemento di moto a luogo 15. Battaglia che segnò la fine delle Guerre Puniche 16. Napoli 17. Il rame in chimica 21. Se egli ammala, tu... 25. Il contrario di equità 27. L'oro in chimica 28. Dopo il FA 32. Il bianco latino 34. L'agenzia di stampa americana 36. "Essi" in latino 38. Non è qui VERTICALI: 1. Il famoso sbarco degli Alleati 2. Quando imbocchi un neonato... 5. Una penna all'inglese 6. Stanno davanti negli occhiali 7. Regione della Spagna 9. Avverbio di tempo 13. Il dio Sole dell'antico Egitto 18. L'unione Europea 19. Articolo determinativo 20. Confina con l'Europa 22. "Piccola" automobile 23. Milk, Ciock e... 24. Il sistema operativo 26. Organizzazione delle nazioni unite

29. Il formaggio dei neonati 30. Le prime tre di Lazzaro 31. Carezzare all'inglese 33. L'università di Barcellona 35. La parte iniziale di un'immersione 37. Battaglia vinta da Napoleone Bonaparte 39. Articolo determinativo 40. Agenzia di rating per le università

Indovinelli di Stefano Trentani

Radici invisibili ha, più in alto degli alberi sta, lassù fra le nuvole va e mai tuttavia crescerà. * Questa cosa ogni cosa divora, ciò che ha vita, la fauna, la flora; i re abbatte e così le città, rode il ferro, la calce già dura e dei monti pianure farà.

Le soluzioni sul prossimo numero! 17


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Zabaoroscopo Ariete

(21 marzo-20 aprile)

Amore: Dopo che hai provato ad avere una storia con qualsiasi essere vivente (sì, abbiamo scoperto la tresca con il tuo gatto) capisci finalmente che non è questo il modo di andare avanti dopo la rottura con il tuo solito fidanzatino di seconda elementare. Good job! Amicizia: Va tutto bene, tutti ti conoscono, ti vogliono e ti LOVVANO tanto tanto... non sarà perchè stai dando così tante feste da far invidia a Giovanni Vernia (OOOOOH)? Scuola: Beh, diciamo che forse non è proprio il caso di spendere interi pomeriggi a cucinare torte improponibili che poi invece proponi alla tua prof di greco\latino\storia\italiano la quale però non ne vuole sapere di convincersi a darti il 6 politico così tanto ambito!

Toro

(21 aprile-20 maggio)

Amore: Ti senti realizzato\a a collezionare ragazzi\e come fossero carte dei Pokémon? Vedrete che a lungo andare le “carte” respinte possono decidere di ricorrere alla carta “fusione” un misto di gelosia e odio profondo... l’unica cosa che possiamo anticiparvi è che il vostro bel faccino non ne uscirà incolume! Amicizia: Hai deciso che diventerete friends for life oppure è semplicemente una sindrome da koala in calore? Non credete sia eccessivo tartassare il vostro fidato amico con sms, cartoline e post su fb? Direi che potete vivere entrambi anche senza troppe moine e appellativi imbarazzanti. Scuola: Siete disperati perché anche in seguito ad un consiglio dei professori dove questi si ripropongono di darvi una mano ad “ambientarvi” non riuscite ad arrivare alla media del quattro. La vostra ultima chance? La seduzione!

Gemelli

(21 maggio-21 giugno)

Amore: Siete un tutt’uno con Cu-

Novembre MMXI

a cura di Diana Uvidia

pido: sia lui che la sua magica arte vi venerano. Il motivo? Non c’è persona al mondo che dopo avervi visto vi sappia resistere... c’è chi fa appostamenti davanti a casa vostra e vi segue ovunque andiate. Attenti a non fare cose imbarazzanti o la vostra reputazione ne risentirà! Amicizia: Il vostro best friend interromperà la vostra sentita amicizia che dura ormai da anni dopo aver scoperto che l’amore della sua vita è pazzamente innamorato di voi. Un aiuto dalle stelle? Andate sul dizionario e cercate la definizione di “amico”. Scuola: Tranquilli, le stelle comprendono la vostra irrefrenabile voglia di cambiar aria... ma passare le vostre serate in discoteca fino all’alba non aiuta certamente né il vostro aspetto (uno zombie sarebbe più presentabile) né il vostro rendimento scolastico che viene scandito a ritmo minimale (dove il voto più alto arriva a malapena al cinque).

genti e potreste conquistare il mondo... peccato che finiate sempre con il fidanzarvi con il\la ragazzino\a truzzo\a della porta accanto. Il tutto finirà in un fantastico “amux 6 la my liiife! Nn m lasciaree!!1!1” Amicizia: L’amico a cui tenete di più vi volterà le spalle da un giorno con l’altro, evitandovi come la peste. Il motivo? Annusatevi, già lontano dieci miglia vi si riconosce dall’intenso alone di nicotina che vi accompagna... Un consiglio? Smettete di mangiar mentine perché non comprono l’odore, anzi, lo intensificano!! Scuola: Sei un piccolo grande genio; frequenti infatti una miriade di corsi (calcio, nuoto, cinese, equitazione e piano) e riesci a mantenere la media dell’otto. Ancora un mese e all’interrogazione di greco vi troverete a dichiarare la tattica di gioco della vostra squadra in cinese.

Cancro

Amore: Se siete fidanzati la vostra storia prosegue a gonfie vele; se non lo siete tra poco troverete l’amore. Dov’è l’inganno? Gli astri stavolta non c’entrano, sarete voi che innervositi da tutto questa perfezione andrete in paranoia mandando all’aria tutto. Amicizia: Avete una fantastica compagnia, vi divertite un sacco ad organizzare seratone all’insegna dell’alcool e tutti vi sono profondamente legati. Volete una rapida previsione? Ok, vi innamorerete perdutamente di un amico\a della vostra compagnia che però vi vede solo come amici... passerete tutti i pomeriggi con la copertina davanti alla TV a deprimervi. Scuola: Come disegnate voi non disegna nessuno. Il vostro banco è un’opera d’arte vivente e il vostro diario e il braccio del vostro vicino di banco sono il vostro foglio bianco per sfogare il vostro “IO” interiore. Peccato che tutto ciò in un liceo classico serva a ben poco... un artistico no?

(22 giugno-23 luglio)

Amore: Lui\lei è innamorato\a pazzamente di voi... peccato che il vostro orgoglio misto timidezza vi impedisca anche solo di salutarla\o! Poco male, sospettando che voi la\lo odiate finirà con il fidanzarsi con il vostro\a migliore amico\a :) Amicizia: Vivete per il vostro adorato cagnolino, lui e voi siete tre metri sopra il cielo. Cominciate a farvi delle domande: è davvero così normale mangiare croccantini di manzo per pranzo?Proprio quando pensavate di aver ottenuto la stima di quel professore fate l’impossibile: correndo per il corridoio infatti, vi capiterà di scontrarvi e farlo rovinosamente cadere a terra rompendogli gli occhiali e facendogli cadere il parrucchino. Studiate, carissimi, studiate!

Leone

(24 luglio-23 agosto)

Amore: Avete il fisico giusto per sfondare, siete carismatici e intelli-

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Vergine

(24 agosto-22 settembre)


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Bilancia

(23 settembre-23 ottobre)

Amore: Venere comprende i vostri sentimenti, siete in una fascia di età un po’ turbolenta fatta di evoluzioni continue e cambiamenti di umore rapidissimi... vi consiglia però di calmare un po’ i vostri ormoni, in questo momento eguagliano quelli dei nostri politici ;) Amicizia: Pur di essere suo\a amico\a siete disposti a fare tutto, anche vivere schiavizzati al suo cospetto sopportando di essere chiamati con i nomignoli più assurdi, a fare i compiti al posto suo e a studiare al posto suo per potergli suggerire (non ci riuscirete e finirete con il preparargli dei bellissimi “bigini”). Che lodevole amicizia. Scuola: Voi non avete mai voluto iscrivervi ad un liceo classico, anzi non avreste voluto nemmeno essere iscritti ad un liceo! Peccato che mammina e papino la pensassero diversamente e così eccovi qua... Ok, non sarà colpa vostra, ma visto che i vostri amabili genitori sono irremovibili tanto vale cercare di arrivare a un simpaticissimo sei no?

Scorpione

(24 ottobre-20 novembre)

Amore: Lo\a avete visto\a una sola volta al bar della scuola, e per voi è già l’eterno amore. Ne parlate con le\gli amiche\i e spiate le sue mosse su fb... Un consiglio dalle stelle? Se non vi presenterete finirà che quando lui\lei si fidanzerà piangerete inutilmente e maledirete a vita la\il poveretta\o dandole della\del poco di buono per avervi rubato il vostro\a fidanzato\a immaginario\a! Amicizia: Nel vostro gruppo non c’è spazio per la depressione! Organizzate pigiama party, uscitone di gruppo al parco e partitone di scala quaranta nei pomeriggi nuvolosi... Tutto assolutamente perfetto se escludete il fatto che siete considerati i peggio-nerd della scuola e il resto della popolazione evita il vostro gruppo. W l’ottimismo :) Scuola: E’ risaputo che gli studenti di un liceo classico non siano propriamente portati per le materie scientifiche... Ma il vostro odio nei confronti delle scienze e della matematica è qualcosa sovrumano. Oltretutto quei miserabili due stonano un

sacco con i nove di greco e latino!

Sagittario

(21 novembre-21 dicembre)

Amore: La vostra storia EPICA non ha più limiti, insieme avete superato mille prove ed il vostro amore sembra non avere fine... mmmh non è che state diventando TROPPO amici? Ormai siete passati dalla fase "amore" a "tesoro" a "tipo" a "fratellone"; io comincerei a pormi delle domande... prova a concentrarti di più sul tuo compagno di banco\sventura per cui hai DAVVERO una cotta!! Amicizia: Penso che la definizione LUPO SOLITARIO ti si addica perfettamente... Non parli con nessuno, non guardi nessuno e men che meno ti lasci sfiorare, RELAX. Forse dovresti tranquillizzarti e abbassare di un pelino il tuo livello di egocentrismo! P.S: guarda gli esempi solitari della storia... Scuola: Hai deciso di fare come tutti gli altri. Sei stufo di studiare sei ore al giorno e di avere una media del 6+ e vedere i tuoi compagni che con il magico ausilio dell’iPod riescono a sfiorare le immense vette del 9 e mezzo. Gli astri ti sono vicini nel ricordarti che tu però l’iPod non lo possiedi.

Capricorno

(22 dicembre-20 gennaio)

Amore: Ti piace da matti ma non lo vuoi ammettere. Ormai tutti vi considerano l’inscindibile coppia di best friends che condividono assolutamente tutto. Nei tuoi occhi però qualcosa luccica... per te è davvero solo quel buon amico sposato con te su fb? Amicizia: Siete i classici “pacifisti”, andate d’accordo con tutti, non litigate con nessuno ma soprattutto non parteggiate per nessuno. Siete fantastici insomma! Attenti però, dovete imparare a prender posizione... non tutti vedono di buon occhio questa cosa ;) Scuola: Tesoro RILASSATI! Ok che la scuola è cominciata e non siamo più in vacanza, ma andare in iperventilazione non appena la prof di greco entra in classe mi sembra esagerato... PRENDILA ALLA LEGGERA... MANGIATI DEI PAVESINI :)

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Novembre MMXI

Acquario

(21 gennaio-19 febbraio)

Amore: Dalle tue parti conti una miriade di amori, storie segrete, e flirt. Insomma un vero latin lover! Se consideriamo però che con quel “dalle tue parti” ci riferiamo ad un’altra città, regione, zona geografica, capiamo subito che c’è qualcosa che non torna. L’amore a distanza è qualcosa di molto, molto difficile da mantenere! Amicizia: Siete l’amicone\a di tutti, sembrerebbe che tutti vi stimino e vi vogliano un bene infinito. Chissà perché allora l’ultimo evento mondano a cui avete partecipato è stato la pizzata di classe delle medie... volete un’illuminazione divina? Si dà il caso che i vostri carissimi amici si servano di voi per i meticolosi compiti per casa e suggerimenti per i compiti in classe. Scuola: Siete dei geni incomparabili, non prestate minimamente attenzione alle lezioni, non studiate a casa, rileggete le cose sul treno-autobus-metro eppure prendete voti che sfiorano il dieci e lode. Sappiate che avete contro gli astri (come tutta la popolazione studentesca) che vi odiano perché rovinate il loro lavoro di portatori di sfortune.

Pesci

(20 febbraio-20 marzo)

Amore: Il vostro, carissimi lettori, non è amore ma ossessione, dipendenza; Venere ve lo può assicurare! Il fatto che voi dobbiate avere per forza un patner da cui dipendere è qualcosa di patologicamente anormale. Provate ad amare prima voi stessi che gli altri. Amicizia: Provate con tutte le vostre forze a essere accettati in quel gruppo di ragazzi super “in” ma stranamente continuate ad essere completamente “out”. Credetemi, un maglioncino di Abercrombie non può fare molto con la reputazione di sorcio che vi ritrovate :) Scuola: Certo la scuola è importante... ma è preoccupante il fatto che al di là di essa tu non abbia vita sociale! Smettila quindi di crogiolarti nel cortile mangiando la tua focaccina farcita fino alle 16 del pomeriggio. Esci, e scopri che la vita può essere anche peggiore di quello che già è!


Ragazzi! Abbiamo bisogno di voi, prima che alla nostra impaginatrice vengano i capelli dritti! -> Cerchiamo nuovi impaginatori, in particolar modo tra i ginnasiali. Vi piace armeggiare con il computer? Ritenete di avere buon occhio grafico? Abbiamo trovato il lavoro che fa per voi! Il compenso è la grande soddisfazione di vedere il frutto del proprio lavoro tra le mani di tutti :) Se siete interessati contattateci in qualsiasi modo: mail, facebook, piccione viaggiatore, ma FATEVI SENTIRE! Grazie, La Redazione

VI PIACE FARE FOTO? Abbiamo intenzione di dedicare un paio di pagine agli scatti più belli dei pariniani! Se sentite di avere un capolavoro tra le mani (vostro, mi raccomando) inviatecelo alla nostra mail, zabaione.parini@yahoo.it. Qualsiasi foto va bene: ritratti, luoghi più o meno belli, meraviglie della natura, ... L’importante è, insieme alla foto, avere il nome del fotografo!

Grazie_a... Alla scuola, che ci fornisce i fondi per andare avanti a stampare, e in particolare alla Segreteria d’Istituto. A redattori e collaboratori: Elisa Aliverti Piuri, Francesca Angeleri, Layla Colamartino, Beatrice Conti, Francesca Chiesa, Giacomo D’Alfonso, Noemi Dentice, Josephine Ebner, Stefano Ghezzi, Lorenzo Ghilardi, Simone Lorizzo, Sara Ottolenghi, Giacomo Paci, Alesia Preite, Elisabetta Stringhi, Stefano Trentani, Diana Uvidia, Dario Vaccaro. A tutti i nostri lettori ed i nostri fan, senza i quali questo giornalino non avrebbe ragion d’essere!

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Zaba 2 anno 6