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Una sola notte (140 x 215 mm) p. 003

James Patterson e Michael Ledwidge

UNA SOLA NOTTE

Romanzo


Una sola notte (140 x 215 mm) p. 004

Titolo originale The Quickie

ISBN 978-88-6702-008-9

Traduzione di Paola Vitale per Studio Editoriale Littera, Rescaldina (MI)

Per essere informato sulle novita` del Gruppo editoriale Mauri Spagnol visita: www.illibraio.it www.infinitestorie.it

Copyright g 2007 by James Patterson This edition published by arrangement with Little, Brown and Company, New York, New York, USA. All rights reserved. Tre60 e` un marchio di TEA – Tascabili degli Editori Associati S.p.A. Gruppo editoriale Mauri Spagnol Copyright g 2012 TEA S.p.A., Milano


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A John e Joan Downey: grazie di tutto.


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9 PROLOGO

A NE SSUNO PIACCIONO DAVVERO LE SORPRE SE


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UNO

Ero sicura che fare una sorpresa a Paul e andare a prenderlo fuori dell’ufficio, in Pearl Street, per uscire a pranzo insieme fosse un’ottima idea. Gia`, assolutamente fantastica. Ero andata apposta a Manhattan, con indosso il mio tubino nero preferito. Mi stava d’incanto. Era perfetto per la Mark Joseph Steakhouse, oltre a essere uno degli abiti preferiti di Paul, quello che sceglieva sempre quando gli chiedevo: « Cosa mi metto stasera? » Ero elettrizzata all’idea e avevo telefonato a Jean, la sua segretaria, per assicurarmi che fosse in ufficio, anche se non le avevo detto che gli avrei fatto un’improvvisata. Dopotutto Jean era la sua assistente, non la mia. E poi arrivo` Paul. Stavo svoltando l’angolo a bordo della mia Mini Cooper, quando lo vidi uscire dall’edificio dove lavorava, in compagnia di una bionda che non poteva avere piu` di venticinque anni. Paul le stava molto vicino, e i due chiacchieravano e ridevano con una confidenza che mi provoco` un immediato senso di malessere. Era una di quelle donne bellissime e intriganti che sarebbe stato piu` facile incontrare a Chicago o a Iowa City. Alta, capelli di seta color platino. Aveva la pelle


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come porcellana, senza una ruga ne´ un difetto, quantomeno a vederla da lontano. Invece nemmeno lei era perfetta. Mentre saliva sul taxi con le sue Manolo Blahnik insieme con Paul, era inciampata. Guardando lui che da bravo cavaliere la sorreggeva tenendola per il magrissimo gomito rivestito di cachemire rosa, mi sentii come se qualcuno mi avesse conficcato uno scalpello ghiacciato in pieno petto. Li seguii. Be’, a dire il vero forse seguire e` un eufemismo. Li pedinai. Per tutta la strada fino a Midtown rimasi incollata al paraurti del taxi come se le due auto fossero legate da un rimorchio. Quando il taxi si fermo` con uno stridio di freni davanti all’hotel St. Regis, sulla 55a Est, e Paul e la sua amica scesero, tutti sorridenti, un impulso partı` dalla parte piu` primitiva del mio cervello e raggiunse il piede destro, che tenevo sospeso sull’acceleratore. Poi mio marito prese la giovane sotto braccio. Per un attimo, nella mia mente comparve l’immagine dei loro corpi spiaccicati tra i gradini dell’albergo e il cofano della mia Mini azzurra. Poi l’immagine scomparve insieme con loro due, e io rimasi seduta in macchina a singhiozzare tra i clacson impazienti dei taxi in fila dietro di me.


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DUE

Quella sera, anziche´ sparare a Paul non appena fosse rientrato in casa, decisi di dargli una possibilita`. Attesi persino che fossimo seduti a cena, per chiedergli cosa stesse facendo all’ora di pranzo all’hotel St. Regis, a Midtown. Forse c’era una spiegazione logica. Non riuscivo a immaginare quale potesse essere, ma mi tornarono in mente le parole che avevo letto una volta su un adesivo: ANCHE I MIRACOLI ACCADONO, A VOLTE . Con la massima disinvoltura concessami dall’azoto liquido che mi circolava nelle vene, gli chiesi: « Allora, Paul, che cosa hai fatto oggi in pausa pranzo? » Avevo attirato la sua attenzione. Anche se tenevo lo sguardo abbassato sul piatto che stavo quasi aggredendo col coltello, percepii che sollevava la testa e posava gli occhi su di me. Poi, dopo una lunga e colpevole pausa, torno` a concentrarsi sul cibo che aveva davanti. « Ho mangiato un panino alla scrivania », borbotto`. « Il solito. Sai come sono fatto, Lauren. » Paul mi stava mentendo spudoratamente. Lasciai cadere il coltello sul piatto, producendo il suono di un gong. Passai in rassegna nella mia mente le possibilita` piu` tremende e paranoiche. Roba da pazzi. Quella non ero io. Forse nemmeno il suo lavoro e` vero, pensai. Forse si


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era fatto fare la carta intestata e mi aveva tradita fin dal primo giorno, ogni volta che usciva di casa per andare in ufficio. Quelli che conoscevo erano davvero i suoi colleghi di lavoro? Oppure erano attori pagati da lui per comparire ogni volta che lo avvertivo che sarei passata in ufficio a salutarlo? « Perche´ me lo chiedi? » replico` infine Paul, in tono indifferente. Quella frase mi ferı`, quasi quanto averlo beccato con l’affascinante bionda a Manhattan. Quasi. Non so come feci a sorridere, nonostante l’uragano forza dieci che m’imperversava dentro, ma in qualche modo riuscii a tendere i muscoli della mandibola. « Oh, solo per fare conversazione. Tanto per parlare con mio marito a cena. »

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Una sola notte  

Una notte per tradire. Una notte per vendicarsi. Una notte per uccidere

Una sola notte  

Una notte per tradire. Una notte per vendicarsi. Una notte per uccidere

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