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Tera Lynn Childs IL BACIO DELLA SIRENA

Romanzo


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Titolo originale Forgive My Fins

ISBN 978-88-6702-002-7

Traduzione di Francesca Toticchi

Per essere informato sulle novita` del Gruppo editoriale Mauri Spagnol visita: www.illibraio.it www.infinitestorie.it

Copyright g 2010 by Tera Lynn Childs All rights reserved. Published by arrangement with HarperCollins Children’s Books, a division of HarperCollins Publishers Tre60 e` un marchio di TEA – Tascabili degli Editori Associati S.p.A. Gruppo editoriale Mauri Spagnol Copyright g 2012 TEA S.p.A., Milano


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A Sara, per avermi portato con se´


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L’acqua mi rilassa. Come la cioccolata, il te` caldo o il gelato alla crema. Dopo una giornata storta, mi chiudo in bagno, riempio la vasca coi piedini di zia Rachel con sali profumati e acqua calda e m’immergo in un mondo in cui tutti i problemi si dissolvono. Certi giorni pero`, non funziona. « Gliel’hai chiesto? » Tengo la cornetta tra l’orecchio e la spalla, raccolgo un po’ di schiuma tra le mani e la soffio sulla pancia. Posso sempre ignorare la domanda, no? Soprattutto se si considera che a nessuna delle due piacera` la risposta. « Lily... » insiste Shannen. Sospiro, mentre le bolle sfiorano l’acqua dissolvendosi in un velo spumoso. Con questo bagno caldo volevo dimenticare una giornata disastrosa su tutti i fronti (compreso quello cui si riferisce la domanda di Shannen), ma evidentemente e` impossibile. Anche se ora sono un tantino piu` rilassata di quando sono entrata nella vasca venti minuti fa, niente riesce a lavar via il ricordo di questa giornata. Peccato che i sali profumati non possano cambiare le cose. « No. Non gliel’ho chiesto », rispondo con un accenno di frustrazione nella voce.


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« E il nostro accordo? Dovevi chiederglielo alla lezione di trigonometria, quando il professor Kingsley ti dava i compiti da passare alla classe », mi ricorda in tono esasperato. « Avevamo deciso cosı`, e` vero, ma... » « Ma cosa, Lily? » m’interrompe. « Il tempo stringe. » « Lo so. » Cavolo, se lo so. La sabbia scende veloce nella clessidra e il diploma e` dietro l’angolo. Appoggio la nuca sul bordo della vasca, i capelli scendono giu` fino a toccare il pavimento. Una massa indomita di capelli biondi. Non esiste balsamo o siero anticrespo che tenga contro l’umidita` della Florida... Tanto varrebbe avere una spugna di mare in testa! « Ma il professor Kingsley non me li ha fatti passare come al solito. Invece che al banco di fianco li ho dovuti allungare a quello dietro. » Shannen grugnisce, e io immagino l’espressione di contrarieta` sul suo volto. « Ogni volta che torna da quei maledetti corsi di aggiornamento se ne esce sempre con qualcosa di nuovo che poi alla fine si rivela inutile », dice lei. « Hai ragione », la assecondo cercando di aggrapparmi a questo nuovo argomento nella vana speranza che le faccia – che mi faccia – perdere il filo del nostro discorso. Non c’e` tattica di elusione cui non ricorrerei. Non ci penserei due volte a spingere il professor Kingsley sotto un autobus se servisse a risparmiarmi un’altra ramanzina sul carpe diem. « E` stato un fiasco totale. » Mi metto a sedere dritta, piu` tranquilla adesso che l’argomento e` cambiato. « Le gemelle Danfield si sono scambiate di posto, quasi tutti si


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sono ritrovati a correggere il proprio compito e il professor Kingsley si e` addirittura congratulato per i voti alti! » Io difficilmente prendo un bel voto, mentre Shannen e` in lizza per il titolo di miglior studente dell’ultimo anno. Ci prova anche a darmi una mano, ma evidentemente non riesce a passarmi la sua scienza per osmosi, vicinanza o quello che e`. Che ci posso fare se tutte queste cose per me sono arabo? Il mio cervello e lo studio non vanno d’accordo. L’unica materia che dovrei passare senza problemi e` arte, e solo perche´ piaccio alla professoressa Ferraro. Tutto il resto mi risulta difficile come un corso di fisica nucleare. Tuttavia negli ultimi tempi i nostri pensieri si sono concentrati sul Ballo di Primavera e non certo sui compiti per la prossima settimana. Il Ballo di Primavera e` tra pochi giorni (tre, per l’esattezza), e al momento ci sembra molto piu` importante della tesina sulla Fattoria degli animali di Orwell. Ma stasera preferirei parlare di compiti. O di prodotti di bellezza. O di sciami di meduse assassine. Tutto, pur di evitare quello che mi sta chiedendo Shannen. Ho di nuovo rigirato la frittata... tanto per cambiare. L’ultima cosa di cui ho bisogno e` che Shannen, la mia migliore amica, mi ripeta... « Sei una vigliacca, Lily Sanderson. » ... sono una vigliacca. Accidenti al pesce spada. Do un colpetto con la pinna caudale facendo schizzare per aria i sali da bagno al lime. Sono tre anni che una volta a settimana mi sento fare lo stesso rimprovero. Stufa di sentirmi rivolgere sempre la stessa ac-


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cusa, dovrei prendere il coraggio a due mani e mettere fine a questa storia. Ma il problema e` che... lei ha ragione. Sono una vigliacca. Soprattutto quando c’e` di mezzo Brody Bennett. Noi esseri del mare siamo un branco di vigliacchi. Dover tenere segreta la nostra esistenza ci costringe alla vigliaccheria. Se non ce la dessimo a gambe alla prima barca che si avvicina, rischieremmo di ritrovarci sulla prima pagina del Corriere della Seppia. Siamo piu` tipi da  prima pensa a scappare e poi vediamo . Ma con Brody la mia mancanza di spina dorsale raggiunge livelli inauditi. Posso fare tutti i piani del mondo e convincermi che li mettero` in pratica, ma quando poi me lo ritrovo davanti non riesco a spiccicare una parola. Se ce la faccio a respirare e` gia` tanto. Figuriamoci dirgli quello che provo. Gli ormoni sanno essere crudeli. Sentirmi costantemente ripetere che sono una codarda a volte mi fa perdere la testa. Per un secondo (mezzo secondo, in realta`) vorrei urlarle in faccia una cosa che sono certa la zittirebbe una volta per tutte. Ma so che e` pericoloso. Ho sentito cosa succede quando un umano scopre che una sirena e` una sirena. A Shannen voglio bene come a una sorella, e non posso correre questo rischio. Non posso mettere in pericolo me stessa, la mia famiglia e il mio regno per evitare una discussione spiacevole. Non importa quanta voglia avrei di confidarle tutto, i miei doveri vengono prima della nostra amicizia. Shannen capirebbe.


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E quindi, invece di confessarle il mio piccolo, sporco segreto (a dire il vero, non cosı` sporco, visto che le mie pinne sono verde e oro splendente), torno alla triste realta`. « Ci ho provato, Shan. » La testa, con un tonfo meritato, ricade indietro sul bordo di porcellana della vasca. « Davvero. Stavolta ci sono andata vicinissima. Ho preso un bel respiro, ho detto il suo nome e... » « E? » « Quince Fletcher mi ha tirato una pallina di carta in fronte. » E` stato solo grazie a tutto il mio autocontrollo, e alla campanella, se non mi sono alzata dal banco e, dopo essermi scusata con Brody per averlo superato con un balzo, non ho ridotto Quince in una poltiglia di alghe. Quello delle creature del mare e` un popolo pacifico, ma con quel tipo mi piacerebbe poter avere tra le mani il tridente di papa` per qualche minuto. Ho pensato a diversi modi con cui potrei far tacere Quince una volta per tutte. « Che rompiscatole. Sembra che lo scopo della sua vita sia renderti la vita un inferno », dice Shannen. « Gia` », rispondo mentre mi strofino distrattamente la spugna sulle squame. « E non capisco perche´ lo fa. A quanto pare i suoi unici passatempi sono lavorare su quel trabiccolo di motocicletta con cui va in giro e tormentarmi. » Il punto e` che non ho idea del motivo per cui si diverta tanto a punzecchiarmi di continuo. Non gli ho mai fatto nulla, a parte andare a vivere nella casa accanto alla sua. All’inizio eravamo persino diventati quasi amici... e poi ha iniziato a trattarmi come fossi il suo nemico giurato.


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I maschi che vivono nell’oceano non sono cosı` difficili da capire. « Dovrebbe » – un bip-bip interrompe il responso di Shannen – « distrarsi un po’. » « Aspetta un attimo. » Mi tiro su a sedere. « C’e` un’altra chiamata. » Zia Rachel ha perso la pazienza: le friggo in continuazione i circuiti del telefono del piano di sopra. L’ultimo apparecchio, il terzo per la precisione, non permette neanche di vedere chi stia chiamando, e lei giura che non ne comprera` piu` uno nuovo. Rompilo e puoi dimenticarti di stare al telefono mentre sei nella vasca. Ecco perche´ faccio tanta attenzione a non farlo cadere mentre pigio il tasto per prendere la chiamata. « Pronto? » « Dovresti assicurarti di chiudere le tende prima di fare il bagno, principessa », dice una voce profonda, in tono canzonatorio. « Checcav... » ribatto a meta` tra un urlo e un guaito mentre mi alzo di scatto. L’asciugamano piu` vicino e` ben piegato sul water... dall’altra parte del bagno. Con una bella spinta di reni mi giro di lato, esco dalla vasca e mi trascino sulle piastrelle fredde del bagno fino all’asciugamano. Proprio quando riesco a coprirmi le pinne sento una risata venire dalla cornetta. Accigliata, getto l’asciugamano a terra. « Che soddisfazione », dice, continuando a ridere. « Sei sempre cosı` divertente, principessa. » Grrrr! Sbatto a ripetizione la cornetta per terra, sperando di provocargli dei danni permanenti al timpano. « Perche´?!? » Il mio battito cardiaco torna alla nor-


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malita` mentre fisso prima il telefono (un po’ ammaccato a causa del mio attacco isterico) e poi le tende, ben tirate sui vetri della finestra. Riporto il telefono all’orecchio e, ignorando le continue risate, chiedo: « Per quale motivo ti piace tanto torturarmi? » « Perche´ con te e` troppo facile », riesce a rispondere Quince tra una risata e l’altra. Afferrato quello che ormai e` un asciugamano del tutto fradicio, lo scaravento contro la parete accanto alla porta e lo guardo scivolare giu` nella cesta. La gatta di zia Rachel, Prithi, miagola una protesta fuori dalla porta. « Tu » – dico sedendomi sul bordo della vasca – « sei uno schifoso » – mi giro e m’immergo di nuovo delicatamente nell’acqua – « orribile » – anche se ormai tiepida e` comunque un sollievo – « viscido verme. » Tengo il telefono tra l’orecchio e la spalla prima di sprofondare le mani nell’acqua per ritrovare una temperatura da calma zen. Quince sghignazza di nuovo prima di rispondere: « Questo e` un insulto nuovo ». « Ne ho a bizzeffe », replico prima di appoggiarmi alla parete della vasca e chiudere gli occhi. « Ne vuoi sentire qualcun altro? » L’acqua salata mi avvolge, mi calma i nervi. Almeno un po’. « Un giorno potrei accettare la tua offerta », risponde. « Fifone », dico a bassa voce, e intanto immagino di essere a casa mia, con le calde correnti del Golfo delle Maree che mi avvolgono mentre fluttuo nel mio posto preferito in fondo all’oceano: le basse acque a est di Thalassinia, dove una foresta di ventagli di ma-


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re e coralli mi permette di mimetizzarmi e restare sdraiata per ore a guardare le barche colorate che passano sopra di me. Quel luogo e` il mio rifugio speciale. Non l’ho mai fatto vedere e nessuno, neppure a papa`. Ci portero` qualcuno di speciale. Ci portero` Brody. Quando ho nostalgia di casa, immagino noi due proprio lı`. « Devi ammetterlo, principessa, se non ci fossi io ti annoieresti », riprende Quince con un tono che deve essere per forza di scherno. « Se non ci fossi tu, avrei qualcuno con cui andare al Ballo di Primavera », gli rispondo, desiderando che ci fossero piu` di quaranta metri e due vetri a separarmi dal mio vicino. All’improvviso cala il silenzio. Mi si rizzano i peli sul collo. « Qualcuno con cui andare al Ballo di Primavera? » domanda. Spalanco gli occhi. Non avrei dovuto farmelo scappare. Colpa dell’acqua calda che mi ha fatto rilassare troppo. Non devo mai abbassare la guardia con Quince. « Non andrai ancora dietro quel babbeo di Benson? » « Bennett », lo correggo secca, prima di riuscire a fermarmi. Poi aggiungo: « Non so di cosa parli ». « Sı` che lo sai... » « Il fatto e` che non so per quale motivo sto ancora qui a parlare con te », dico, in tono risoluto. « Stai ancora qui a parlare con me perche´ posso


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aiutarti a conquistare il tuo adorato », riesce a dire prima che io possa mettere giu`. « Ah! » faccio. Poi scoppio in una risata isterica. La piaga della mia vita che sostiene di volermi aiutare. Lui che mi aiuta. « Bella questa, Quince. » « Bene. » Il tono e` quello di uno che pensa: peggio per te. « Se vuoi una mano, sai dove trovarmi. » Gia`, nella casa qui accanto, a spiarmi mentre faccio il bagno. « Vorrei non saperlo », ribatto. « Comunque, come facevi a sapere che ero nella vasca? » Il pervertito non risponde. « Pronto? » Porcatrota! Volevo attaccare io questa volta. Il telefono fa bip, il che significa che Shannen e` ancora lı` che aspetta. Avrei dovuto saperlo che non avrebbe attaccato. La discussione sull’invitare Brody al Ballo di Primavera non e` ancora finita. Non perde mai occasione di spiegarmi dove ho sbagliato e come fare meglio al prossimo tentativo. Se non fosse la mia migliore amica sulla terra, non so se le parlerei ancora. Riprendo la chiamata. « Eccomi. » « Chi era? » « Nessuno », rispondo, e lo penso sul serio. « Quince. » La sua non e` una domanda. « Chi se ne importa », dico, mentre muovo la mia pinna caudale in fondo alla vasca. « Ora finisci di rimproverarmi, cosı` poi posso andarmene a letto. » Shannen sorvola sul mio commento risentito. « Cosa voleva? » « Quello che vuole sempre. Farmi uscire dai gangheri. » Non ho intenzione di dirle che si e` offerto di aiutarmi, ne´ tantomeno di raccontarle che mi stava


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spiando dal bagno. Dopo tre anni che vivo nella casa accanto a quel pervertito ho rinunciato a pregare mia zia di trasferirci altrove. Tra poche settimane tornero` a Thalassinia per completare i miei studi e imparare a regnare al fianco di mio padre. Non lo sentiro` ne´ vedro` piu`. Sara` solo un lontano, terribile, ricordo. « Voleva qualcosa in part... » Per niente in vena di parlare di Quince, torno sull’argomento che le interessa piu` di ogni altro. « Parlero` con Brody prima di entrare a scuola domani. » Cambia subito tono. « Guai a te se non lo fai », mi avverte. « Il tempo stringe. Il Ballo di Primavera e` venerdı`. » « Sı`, lo... » « Cioe` tra tre giorni. » « Lo so. » Mi tiro su a sedere e mi contorco scivolando lungo il bordo della vasca per togliere il tappo dello scolo. « Ma visto che si e` appena lasciato con Courtney, non credo che abbia avuto il tempo di gettare l’amo e pescare una sostituta. » La sento sospirare. « Sono troppo stanca per mettermi a discutere con le tue metafore marine. Hai deciso da cosa ti vestirai? » L’acqua mulina giu` dallo scolo lasciandomi un velo di schiuma su pelle e scaglie. « No », rispondo mentre raccolgo un po’ d’acqua tra le mani per lavare via il sapone dal petto. « Te l’ho detto, non verro` mascherata. Lo trovo stupido. Queste sono cose da mo... » Riesco a fermarmi prima di dire « moscardini ». Sebbene siano passati tre anni da quando vivo sulla terraferma, a volte e` difficile tenere a bada il mio modo di parlare. « Non sono piu` una mocciosa. »


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« Ma devi mascherarti », insiste Shannen. « E` un ballo in maschera. Una tradizione di Seaview. » « Mi faro` venire in mente qualcosa », le concedo alla fine, solo per tranquillizzarla. L’acqua gorgoglia mentre finisce di scomparire nello scolo. « Devi trovare qualcosa di adatto. Il tema sara` In fondo al mar. » « Guarda, non... » « Ho trovato », urla Shannen tutta eccitata. « So io da che ti vesti. » « Dai? » le chiedo distratta mentre prendo l’accappatoio appeso accanto alla vasca e asciugo i resti di sapone dalle scaglie. « Da cosa? » « Ti vestirai da... » – pausa a effetto – « sirena! » Il telefono mi scivola di mano. Poi cerco maldestramente di recuperarlo prima che l’acqua rimasta gli frigga i circuiti elettrici. Zia Rachel e` stata chiara. « No », rispondo mentre l’acqua gocciola dal telefono e io riconosco distintamente i suoni di un cortocircuito. « No, non mi sembra una buona idea. » « Pensaci. Potremmo vestirci entrambe da sirene. Ne parliamo domani a pranzo. » Poggio sulla base il telefono ancora gocciolante, coi fili tesi che passano sotto la porta del bagno per arrivare alla presa in corridoio, poi torno a sdraiarmi nella vasca ormai vuota. Dimentico Shannen, Quince e Brody, anche se in realta` non riesco mai a togliermi del tutto Brody dalla testa, e mi concentro sulla trasformazione. Passo da una forma all’altra senza grandi sforzi, ma da quando non vivo piu` in mare uso sempre meno i miei poteri.


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Riscaldo l’acqua della vasca. Raffreddo il succo di frutta. Cambio forma un paio di volte a settimana. Tutta un’altra storia rispetto a quando sono in acqua. A volte concentrarmi sulla trasformazione mi fa sentire piu` vicina alla mia casa. Mentre richiamo i poteri magici della mia gente (poteri concessi da Cafira, la ninfa marina di Poseidone) guardo le mie scaglie iridescenti scomparire per lasciare il posto a una pelle bianchissima. Ma non potevo nascere con l’abbronzatura? Nonostante tutto e` bello riavere le gambe. Incredibile quanto mi senta a mio agio ad avere i piedi anche se ho vissuto con le pinne fino a quattordici anni. Solo tre anni sulla terra e mi sento come se ci fossi nata. Forse perche´ mamma era umana. Chissa` cosa penserebbe di me, qui sdraiata nella vasca della sorella, a fantasticare sul ragazzo di cui sono innamorata. Sarebbe fiera di me? Oppure arrabbiata? Felice che io abbia accettato la mia parte umana? Non avro` mai modo di saperlo, immagino. Mentre muovo le dita dei piedi verdi, sento un sibilo e poi un bel botto... un secondo prima che salti la luce. Prithi miagola. « Lily », urla zia Rachel dal corridoio. « Sei stata di nuovo al telefono nella vasca? » Mi copro il volto con le mani rimpiangendo di aver lasciato il mare. Il liceo sara` pure una gran cosa per gli umani, ma non e` un posto per sirene.

Il bacio della sirena - anteprima  

È l’erede al trono del regno delle sirene, e un bacio deciderà il suo destino…

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