Cere Susini ITA

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ALESSANDRO RIVA

CERE Le anatomie di Clemente Susini dell’Università di Cagliari


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Si ringraziano coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo volume: Università degli Studi di Cagliari Fondazione Banco di Sardegna, Sassari Comune di Cagliari, Progetto “Cagliari, Città Murata” Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Progetto “SIRIO” Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Cagliari Centro Interdipartimentale per i Musei e l’Archivio Storico (CIMAS) Comune di Olzai Un particolare ringraziamento ad Attilio Baghino

Fotografia Le foto delle cere della Collezione di Cagliari sono state appositamente realizzate da Dessì & Monari Grafica Miriam Aprile Copertina Aurelio Candido

© Copyright 2007 ILISSO EDIZIONI - Nuoro www.ilisso.it ISBN 978-88-89188-97-2


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Indice

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La collezione delle cere anatomiche di Clemente Susini all’Università di Cagliari Alessandro Riva

15 Presentazione della collezione di Cagliari Luigi Cattaneo

17 Storia della ceroplastica Roberta Ballestriero

35 L’arte della ceroplastica Clemente Susini e la collezione delle cere anatomiche dell’istituto di anatomia di Cagliari Roberta Ballestriero

47 Le cere anatomiche di Clemente Susini dell’Università di Cagliari testimonianza di una stagione della scienza italiana Bruno Zanobio

51 Tavole

211 Indice anatomico


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Frontespizio della Guida Breve del Museo delle Cere Anatomiche di Cagliari. Traduzione in giapponese di Akihisa Segawa (2001). Manifesto pubblicitario tratto da una cera di Clemente Susini dell’Università di Cagliari per la mostra Spectacular Bodies, Hayward Gallery London, 19 October 2001-14 January 2002. Idea di Publicis. Fotografia di Masuad Golsorkhi.

(Riva et al., 1997), ancora in lingua inglese, è apparso sulla rivista ufficiale della Società Italiana di Anatomia. Ma ritorniamo al Boi. Nel 1801, come già detto, egli ottenne da Carlo Felice il supporto finanziario per andare in congedo sabbatico nella penisola italiana al fine di approfondire la sua conoscenza anatomica. Si recò innanzitutto a Pavia, la cui cattedra di anatomia era allora tenuta da Antonio Scarpa (1752-1832), il più famoso anatomico italiano dell’epoca, poi si spostò a Pisa e a Firenze dove, malgrado non ci fosse una università, gli studi anatomici fiorivano presso l’arcispedale di Santa Maria Nova sotto la guida di Paolo Mascagni (1755-1815), il grande anatomico amico di Felice Fontana (1730-1805), fondatore e direttore del Museo delle Cere “La Specola”. Al suo arrivo a Firenze, il Boi cominciò a frequentare la scuola del Mascagni dove restò per 4 anni, sino al 1805; è al suo soggiorno a Firenze che noi dobbiamo la collezione di Cagliari. Infatti, per espresso ordine di Carlo 10

Felice, il Boi commissionò i modelli a Clemente Susini, attendendo personalmente, secondo quanto riferito da Pietro Meloni Satta (1892), alle dissezioni che successivamente venivano dall’artista riprodotte in cera. Le cere costarono L. 14.800 (Cara, 1872), una somma ingente per quell’epoca se si pensa che il Susini, quale modellatore capo del Museo “La Specola”, guadagnava appena 1440 lire all’anno (Castaldi, 1947). I modelli del Susini, giunti a Cagliari nel 1806, fecero parte delle collezioni del Museo di Antichità e Storia Naturale, fondato da Carlo Felice, poi divenuto Museo d’antichità della Regia università degli studi di Cagliari, che fu ospitato nel piano terra di Palazzo Belgrano fino al 1857 (Sorgia, 1986; Bullita, 2005). In quell’anno il nucleo principale del museo fu trasferito ad altra sede, mentre le cere vennero affidate all’università e inventariate tra i beni dell’istituto di anatomia umana dove furono verosimilmente utilizzate come materiale didattico. Nel 1923 i modelli vennero trasportati nel nuovo istituto anatomico sito in via Porcell, dove rimasero fino al 1991. Durante gli anni della guerra furono nascoste da Carlo Maxia, successore di Castaldi, al fine di evitare che venissero rubate o danneggiate. Nel 1963 Luigi Cattaneo ottenne dal Rettore pro tempore Giuseppe Peretti il permesso di separarle dagli altri reperti anatomici e di esporle in una stanza apposita dell’istituto di anatomia. Nel 1978 le cere anatomiche di Cagliari furono oggetto della relazione inaugurale al 35° Congresso Nazionale della Società Italiana di Anatomia. Nel 1991 Alessandro Riva, nel frattempo nominato responsabile della collezione, trasferì le cere, grazie al Rettore pro tempore Duilio Casula, nella sala pentagonale della Cittadella dei Musei di piazza Arsenale dove sono tuttora in esposizione permanente. Da tale data il prof. Riva ha avuto, ed ha tuttora, come abile e fidato collaboratore nella gestione del museo e nella manutenzione della collezione, il signor Mario Sorrentino. L’anno seguente il museo è entrato a far parte del CIMAS (Centro Interdipartimentale per i Musei e l’Archivio Storico) e lo stesso anno, per delega rettorale, Alessandro Riva è stato confermato, quale responsabile del museo, dal Rettore Pasquale Mistretta. Nel 1998, grazie all’intervento del Rettore Mistretta e colla collaborazione del prof. ingegner Giancarlo Deplano, si è provveduto alla sistemazione della sala che è stata arredata anche con due ritratti, di Carlo Felice e di Clemente Susini, commissionati dal prof. Riva al pittore cagliaritano Gigi Camedda, per il tramite di Luigi Zuddas. Tali quadri sono stati ricavati, rispettivamente, da un ritratto ufficiale del viceré e da una terracotta del Tortori (Poggesi, 1999). Essi sono affiancati ad un ritratto ottocentesco che raffigura il Boi, vestito di nero e con la croce dell’Ordine Mauriziano (una delle più ambite onorificenze del Regno Sardo), mentre mostra con l’indice della mano sinistra uno scaffale contenente alcuni volumi. Sul dorso di essi si leggono, impressi in oro, i nomi degli autori e i titoli delle seguenti opere: Marie François Xavier Bichat (1771-1802): Anatomie


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Busti dei Santi Cappuccini, artigianato monastico, XVII-XVIII secolo altezza campane di vetro 50 cm ca., Chiesa del SS. Redentore, prima sagrestia, Venezia, Italia. B. Angelus AB Acrio. Mission. Cappuc; S. Seraphinus A Montegr. to L. cus.; S. Fidelis A Sigmaringa, Protomart. De Prop. Da O.C.; S. Veronica de Julianis, ord. Capuccinarum abbatissa. Fotografia di Roberta Ballestriero, Owen Burke.

migliaia, andarono distrutte nell’incendio provocato dai Guelfi Neri il 10 giugno 1304. Dopo la ricostruzione della chiesa ripresero le offerte di ex voto in cera, ma nel frattempo l’attenzione dei fedeli si era riversata su un’altra immagine che aveva fama di essere miracolosa, la Madonna della SS. Annunziata. A questa seconda immagine affluivano “bóti” di tutte le specie, a volte rappresentanti membra, ritratti, oggetti e anche animali.7 Racconta Franco Sacchetti che un tale, essendo per andar podestà a Borgo San Lorenzo, si raccomandò molto alla moglie, che lasciava in Firenze, perché gli custodisse certa botte di vin buono; ma la comare ebbe compassione di un frate de’ Servi, cioè della SS. Annunziata, suo confessore e a un poco per volta gli fe’ assaggiare tanto di quel vino che la botte rimase vuota: come rimediare? “Dice il frate: Buona donna, non ti dare pensiero; raccomandati e botati a questa nostra Annunziata e lascia fare a lei. Dice la donna: Se la mi fa la grazia che ’l mio marito non mi tormenti per questa botte del vino, io gli porrò una botte di cera. Disse il frate: E così fa’ e vedrai ch’ella t’aiuterà”. Infatti, dopo i sei mesi della podesteria tornato il marito in Firenze, punto non si ricordò né mai fe’ parola né della botte né del vino. Un miracolo vero, secondo che parve al frate stesso e alla donna. Onde questa fece fare una botte di cera e la mandò alla SS. Annunziata.8

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Dagli ex voto anatomici si passa poi a vere statue a grandezza naturale; a Firenze, infatti, si diffuse l’abitudine, presso i nobili fiorentini e stranieri, di donare alla SS. Annunziata il proprio ritratto in cera colorata rivestito dei propri abiti. I “bóti” di cera erano presenti in quasi tutte le chiese fiorentine, ma soprattutto nella SS. Annunziata, di cui divennero la caratteristica principale, fino a far diventare il santuario un enorme museo di immagini di cera di tutti i tipi. I “bóti” riempivano i ballatoi della chiesa ed il chiostro anteriore prese il nome da questi. Quando nel 1447 non ci fu più spazio «furono fatti costruire altri due palchi, uno a destra e l’altro a sinistra della porta d’entrata: poi, l’anno dopo, trovo che si cominciò, pieni anche quei palchi esterni, ad appendere le figure per mezzo di canapi al soffitto della chiesa».9 Si legge dal Mazzoni (1923): I voti coprivano le pareti, s’allineavano su palchi di legname, pendevano dal soffitto, ed erano figure grandi al naturale di tutta la nobiltà antica di Firenze, e di forestieri signori d’ogni grado e dignità … Pendevano a mo’ di lampade dal soffitto, da cui talora cadevan come frutti maturi minacciando i devoti con la loro ossatura di legno.10

Per la visione complessiva della chiesa, nel periodo in cui altissimo era il numero dei “bóti”, abbiamo due curiose testimonianze: l’una del 1588, l’altra del 1634. La prima è di Arnoldo von Buchell, di Utrecht, che viaggiò per l’Italia dal novembre del 1587 all’aprile del 1588 e scrisse in latino il suo Iter italicum: Vi ha inoltre (in Firenze) il tempio della SS. Annunziata, celeberrimo per tutta Italia, e famoso, come asseriscono, per miracoli; dove sono infinite statue e tavolette votive così che al primo entrare


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ti sembra d’essere in un camposanto. Vi sono infatti quelle statue e simulacri, di cui il tempio è tutto quanto pieno, grandi al vero, di legno, di pietra, di cera. Vi si vedevano le immagini di Papa Leone e Papa Clemente, vestiti da pontefici e altre tali immagini, pendenti dalla volta, di re e di principi; e intorno altre statue di soldati e di cittadini, a cavallo, a piedi, armati anche con armi vere; ché qua pendevano spade quasi consunte dalla ruggine, là elmi, lance, archi, frecce, ogni sorta di armi. E altrove si vedevano dipinte in tavole persone ferite, impiccate, torturate, naufraghi, carcerati, malati, puerpere giacenti a letto.11

L’altra testimonianza ci viene da una pagina dei Dialogos de la pintura che il fiorentino Vincenzo Carducci, divenuto lo spagnolo Carducho, pubblicò nel 1634 a Madrid. Tutta la chiesa (della SS. Annunziata) è così piena di miracoli dipinti e di scolture, che appena si veggon le pareti né il soffitto: perché, non entrando più dai lati pendono come lampade dall’alto. Un gran numero di papi, cardinali, vescovi, imperatori, re, e altri signori, e private persone, ne’ quali quella santa immagine (della Madonna) ha operato grandi miracoli: di cera, di pasta, di legno, e di argento gran quantità, tutte figure al naturale, e molte sono di eccellenti scultori, che mirai attentamente e vidi che molte erano foggiate al naturale: di cui l’invenzione fu di Andrea Verrocchio, che ritrovò il formar di gesso, e mi divertii a vedere la varietà delle armi che v’erano esposte, lance, scudi, corazze, morioni, secondo l’antichità loro di forma bizzarra e straordinaria, che, per disegnarle, erano bene a proposito.12

Questo spettacolo impressionante che si presentava a chi entrava nella chiesa, doveva essere famoso in tutta Europa. Sembra che, verso la metà del XVII secolo, quando fu restaurata la basilica, le figure in cera fossero oltre seicento. George Eliot nel primo capitolo di Romola fa in modo che i discorsi dei popolani al mercato vertano sul «bóto caduto in

Santissima Nunziata» e ricorda che l’immagine di cera di Lorenzo il Magnifico cadde al momento stesso della sua morte.13 Al capitolo XIV troviamo una descrizione dei “bóti”: E spandendosi in alto e in lontananza sui muri e il soffitto c’era un’altra moltitudine di esseri che si premevano l’un l’altro per poter essere più vicino alla potente Madonna. Era la folla delle immagini votive di cera, le effigi dei grandi personaggi vestiti dei loro abiti come durante la vita: Fiorentini di gran nome nel loro lucco di seta nera, come quando sedevano in consiglio; papi, imperatori, re, cardinali e famosi condottieri col morione piumato seduti sui loro destrieri; tutti i notabili stranieri che passavano per Firenze o avevano qualche parte nei suoi affari, maomettani, perfino, in ben tollerata compagnia con cavalieri cristiani; alcuni di essi col volto annerito e gli abiti ridotti a brandelli dal soffio corrosivo dei secoli, altri freschi e brillanti col rosso mantello nuovo o nel corsaletto d’acciaio, le repliche esatte dei vivi. E ficcate in mezzo a tutti questi c’erano braccia staccate, gambe e altre membra, con qualche vuoto qua e là dove un’immagine era stata tolta per essere venuta in pubblica disgrazia, o era caduta in segno di cattivo augurio come era accaduto con quella di Lorenzo sei mesi prima. Era una vera e propria moltitudine risorta di remoti mortali e di frammenti di mortali, che rifletteva nei loro vari gradi di freschezza il cupo squallore, qua e là ravvivato da qualche macchia brillante, della folla sottostante.

E sempre dallo studio di Guido Mazzoni sui “bóti” della SS. Annunziata, un’altra testimonianza di Del Migliore: Tutta la nobiltà antica di Firenze era collocata da una parte, tempo per tempo con lucchi e vesti talari addosso alla civile; dall’altra i forestieri signori d’ogni grado e civiltà, sei Pontefici Romani figurati con ricchi piviali e regni in capo, Cardinali con le loro porpore, Imperatori e Re, fra’ quali v’erano Federigo III, che rilasciò il suo voto nel passare per Firenze alla volta di Roma nel 1451, e finalmente nel ’74 Cisterno Re di Dacia, e ’l Re di Aragona. Da una banda erano

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Vista del Castello di Sanluri, Sardegna. Fotografia di M. Canu. Interno della sala della ceroplastica. Collezione Villasanta. Museo del Castello di Sanluri. Fotografia di M. Canu. Clemente Susini, Cristo morente, data sconosciuta. Collezione Villasanta. Museo del Castello di Sanluri. Fotografia di M. Canu.

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materiale artistico per eccellenza; la possibilità di ricreare modelli fedeli fa sì che, soprattutto a Firenze, quasi tutta la nobiltà del periodo ricorra a questo materiale per far realizzare la propria immagine a grandezza naturale da portare come voto alla chiesa della SS. Annunziata. La possibilità di eseguire figure straordinariamente somiglianti fa sì che inizialmente la fortuna dell’arte della cera sia legata alla ritrattistica e alle effigi funerarie. Dal ’300 in poi il cadavere sarà sottratto alla vista durante le cerimonie funerarie: è anche per questo motivo che, nei funerali di personaggi illustri, sarà introdotta l’immagine di cera per sostituire il defunto. Questi ritratti a grandezza naturale nel


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’400-’500 vengono vestiti con gli abiti del personaggio rappresentato e posti nelle chiese come segno di devozione. È in questo periodo che, probabilmente, l’arte della ceroplastica votiva raggiunge il vertice sia dal punto di vista artistico che da quello della notorietà. Delle offerte votive in cera della chiesa della SS. Annunziata di Firenze non è rimasto nulla, dopo che le riforme leopoldine del 1786 invitarono il clero ad eliminare dalle chiese tutti gli ex voto. Un secolo dopo l’epoca del Vasari, nel ’600, la ritrattistica in cera non ruota più attorno alla Chiesa ma, raffigurando le personalità più rappresentative, rientra nell’arte celebrativa profana. Anche di questo tipo di immagini non ci è giunto molto. Quel che è pervenuto a noi sono i numerosi musei anatomici confinati negli ospedali o nelle facoltà di medicina e sopravvissuti spesso prevalentemente per interesse scientifico. Il problema principale riguardo alla conservazione dei manufatti in cera è che tuttora vengono spesso considerati come “arte minore” con il conseguente disinteresse a restaurarli, unito ad una totale ignoranza sul materiale in questione e sulle metodologie d’intervento più adeguate. Fortunatamente al giorno d’oggi il concetto di tutela e di bene culturale si è esteso ed ha fatto sì che gli interventi di salvaguardia e di restauro non siano solo circoscritti all’opera d’arte “classica”, ma che si estendano anche al manufatto artistico ed al prodotto artigianale. Effettivamente, in questo caso, si tratta di restauri piuttosto inusuali; l’intervenire su un’opera comporta, prima di tutto, una necessaria ed approfondita conoscenza dei materiali che la compongono. Nel caso di opere di ceroplastica ci troviamo di fronte a materiali particolari e sicuramente insoliti, la cera anzitutto (della quale fondamentale è distinguere se sia colorata superficialmente o se si tratti di cera colorata ot-

tenuta mescolando precedentemente i pigmenti all’impasto) e altri prodotti organici come crini, capelli, peli, ossa, tessuti. Riguardo al patrimonio che tuttora possediamo in opere di ceroplastica dobbiamo veramente ringraziare pochi appassionati che, soprattutto durante le guerre, hanno cercato di proteggerle spesso nascondendole. E così durante il secondo conflitto bellico mondiale le cere anatomiche dell’artista inglese Joseph Towne vennero custodite nelle caverne di Chislehurst nei dintorni di Londra, le effigi funerarie dei reali inglesi dell’abbazia di Westminster spogliate e nascoste nella fermata della metropolitana di Piccadilly, mentre le opere cagliaritane del Susini vennero avvolte in giornali da Carlo Maxia e chiuse in un locale di improbabile accesso fino a quando vennero riscattate e restaurate dal prof. Cattaneo negli anni Sessanta. Il ’600 fino al principio del ’700 è il periodo d’oro dei preparati anatomici per iniezione. Si sperimentano sistemi per preparare parti anatomiche che durino nel tempo per conservare, a scopo soprattutto didattico, anche le parti più deteriorabili del corpo umano come i visceri, il sistema circolatorio e quello linfatico. I risultati non sono completamente soddisfacenti dato che i preparati a lungo andare deperiscono. La modellazione in cera si presenta come l’alternativa migliore, i preparati ottenuti sono perfettamente rispondenti alla realtà e soprattutto sono permanenti. Se lo Scorticato del Cigoli è il primo modello anatomico in cera conosciuto, appartiene però alla collaborazione tra Gaetano Giulio Zumbo, ceroplasta siciliano, con il chirurgo francese Guillaume Desnoues, il merito di aver ideato e creato modelli anatomici in cera colorata a scopo scientifico e didattico.

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Muscolo orbicolare della bocca (1, 1); muscolo depressore del labbro inferiore (2); muscolo depressore dell’angolo della bocca (3); muscolo piccolo zigomatico (4); muscolo grande zigomatico (5); muscolo massetere (6); muscolo orbicolare dell’occhio (7, 7); muscolo elevatore del labbro superiore (8); muscolo elevatore del labbro superiore e dell’ala del naso (9); ventre frontale del muscolo epicranico (10). Arteria facciale (f); arteria angolare (a); arteria sopratrocleare (st); arteria sopraorbitale (so); arteria temporale superficiale (ts) e suoi rami. Forame infraorbitale (i).


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Arteria epigastrica inferiore (1) e arteria epigastrica superiore (2) che si anastomizzano nella guaina del muscolo retto dell’addome che è stato asportato. Muscolo obliquo esterno sezionato (3); muscolo obliquo interno sezionato (4); muscolo trasverso dell’addome (5); digitazioni del muscolo dentato anteriore (6, 6, 6); muscoli intercostali esterni (7, 7, 7, 7). Arterie intercostali (8, 8, 8, 8).

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Aponeurosi dell’obliquo esterno (1). Orificio inguinale esterno (2) con la porzione terminale del legamento rotondo del femore (3). Sinfisi pubica (4). Legamento inguinale (5). Muscolo ileopsoas (6). Arteria e vena femorali (7). Acetabolo (8). Muscolo otturatore esterno (9). Branca ischiopubica (10); tuberosità ischiatica (11).

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Diaframma visto dall’alto. Centro frenico (1); forame della vena cava (2); aorta (3). Esofago (4). Vena azigos (5).

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Diaframma visto dal basso. Colonna vertebrale (1). Aorta addominale con alcuni rami (2); vena cava (3) che riceve le vene diaframmatiche inferiore. Esofago (4).

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TAVOLA XII

Testa, tronco e arto superiore sinistro di uomo con preparazione di nervi e vasi

Nell’emifaccia sinistra sono preparati, attorno all’orbita e sul mento, i ciuffi terminali cutanei del nervo trigemino e, alla guancia, i rami del nervo facciale. Nel collo si notano anzitutto i nervi vaghi che, in compagnia dei loro rami cardiaci, discendono lungo le carotidi; si vedono poi a sinistra numerosi altri nervi, come l’ipoglosso sotto il corpo della mandibola, l’accessorio spinale sul versante profondo del muscolo sternocleidomastoideo (qui resecato e sollevato) e le radici del plesso brachiale applicate ai muscoli pre e laterovertebrali, sopra l’arteria succlavia. Nel torace, oltre al polmone destro, è lasciato in situ, benché ruotato a destra, anche il cuore che, liberato dagli involucri pericardici, presenta sulle sue pareti ventricolari le ramificazioni dei vasi coronari e alla sua base i ramoscelli nervosi fornitigli dal plesso cardiaco, posto attorno all’arco dell’aorta; nell’emitorace sinistro, asportata la pleura parietale, si osservano i nervi intercostali che vanno sotto i muscoli intercostali interni assieme alle arterie intercostali, di cui le prime due si vedono derivare dall’arteria intercostale suprema della succlavia. Nell’addome è messo in evidenza, attorno all’aorta, il plesso celiaco (o solare) del simpatico con i plessi secondari che da esso irradiano e che, seguendo i rami dell’aorta medesima, si portano al fegato, alla milza, alla ghiandola surrenale, al rene ed al testicolo; sono anche riconoscibili nel plesso, subito sotto il tronco celiaco (tripode dell’Haller), i due gangli celiaci uniti tra loro. Nell’addome sono poi presenti i nervi del plesso lombare che a destra, sulla scorta dei loro rapporti con il muscolo grande psoas, sono così identificabili: a lato del muscolo, l’ileoipogastrico e l’ileoinguinale che si portano verso la cresta iliaca; emergenti nello spessore del muscolo stesso, il genitofemorale che decorre dietro l’uretere, il cutaneolaterale del femore (della coscia) formante un’arcata sul muscolo iliaco e il femorale che si colloca fra i muscoli iliaco e grande psoas, incrociato dall’arteria circonflessa iliaca profonda. Da ultimo, sul pene è preparato il ramo terminale del nervo pudendo interno che, decorrendo a lato dell’arteria dorsale profonda, si porta alla corona del glande. Nell’arto superiore sinistro sono soprattutto evidenti i nervi cutanei e le vene superficiali; tra queste ultime sono riconoscibili nel braccio la vena basilica all’interno e la vena cefalica all’esterno, le quali in alto si inosculano nella vena ascellare. Nel braccio si nota ancora l’arteria omerale che scende con il nervo mediano, medialmente al muscolo bicipite; nell’avambraccio, l’arteria radiale e quella ulnare; nella mano infine, l’arcata palmare superficiale formata da queste due ultime arterie.


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Vena giugulare interna (1). Nervo vago (2). Arteria carotide interna (3); arteria carotide esterna e suoi rami (4, 4); arteria carotide comune (5, 5). Tronco del simpatico e ganglio cervicale superiore (6). Ventre posteriore del muscolo digastrico (7); ventre anteriore del muscolo digastrico (8, 8); muscolo miloioideo (9, 9). Piccolo corno dell’osso ioide (10). Ghiandola sottomandibolare con arteria facciale (11). Nervo ipoglosso (12); nervo accessorio (13); quarto nervo cervicale sezionato (14); tronchi sezionati del plesso brachiale (15, 15, 15); nervo laringeo ricorrente (16, 16). Arteria succlavia e suoi rami (17); tronco brachiocefalico (18); vena cava superiore (19).

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Alcuni dettagli anatomici non sono corretti. Seno sagittale superiore (1); tentorio del cervelletto (sezionato e ribaltato) (2); seno petroso superiore (3). Terzo ventricolo (4). Adesione intertalamica (5). Infundibolo (6); tratti ottici (7, 7). Radice del nervo trigemino di sinistra (8); nervo facciale (9). Arteria basilare (10). Ipofisi (11). Nervi ottici (12, 12). Carotide interna (13). Crista galli (14).

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Seno sagittale superiore (1); tentorio del cervelletto (sezionato e ribaltato) (2, 2); seni trasversi (3, 3); seno retto (4). Talami (sezionati trasversalmente) (5, 5). Terzo ventricolo (6). Radice del nervo trigemino di sinistra (7). Nervo oculomotore e trocleare di destra (8). Nervo trigemino di destra (9). Ipofisi (10). Carotidi interne (11, 11). Nervi ottici (12, 12).

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Lamina quadrigemina (1); peduncoli cerebellari (2); nervo facciale di sinistra (3); radice del nervo trigemino sinistro (4); nervo oftalmico (5); nervo mascellare (6); nervo mandibolare (7); nervo oculomotore sinistro (8); nervo oculomotore destro (9). Ipofisi (10). Arterie carotidi interne (11, 11). Nervo ottico sinistro (12, 12), nervo ottico destro (13). Crista galli (14).

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Elice (1); antielice (2); fossa scafoidea (3); fossa triangolare (4); cimba della conca (5); cavitĂ della conca (6); lobulo (7); trago (8); antitrago (9). Nervo facciale (10). Processo stiloideo (11). Ganglio cervicale superiore (12); corda del timpano (13). Canale semicircolare superiore (14); canale semicircolare posteriore (15); vestibolo (16); chiocciola (17). Muscolo tensore del timpano (18). Tuba uditiva (19). Nervo mandibolare (20); nervo linguale (21); nervo mascellare (22).

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Ossicini dell’udito (1); braccio osseo comune (2); vestibolo (3). Corda del timpano (4, 4); nervo linguale (5). Coclea (6). Meato acustico interno (7). Nervo mandibolare (8); nervo mascellare (9); ganglio cervicale superiore (10). Incudine (11).

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TAVOLA XIX

Fegato, stomaco, duodeno, pancreas e milza

Lo stomaco è rovesciato in alto e presenta, lungo la grande curvatura, i vasi gastroepiploici e, sulla piccola curvatura, i vasi gastrici. Il duodeno è aperto e si vedono in esso i rilievi circolari delle pieghe circolari (del Kerkringio). In alto vi è il fegato, sollevato, che mostra all’ilo l’arteria epatica, la vena porta già biforcata nei suoi due rami (di cui il sinistro aperto) e le due radici del condotto epatico. Nella fossa cistica dell’organo è poi lasciata in situ la cistifellea, la quale si continua con il condotto cistico che, unendosi al condotto epatico, forma il coledoco. Inferiormente si trova il pancreas, lungo il quale è preparato il condotto pancreatico (del Wirsung). A sinistra infine, nascosta in parte dallo stomaco e dalla coda del pancreas, si nota la milza.


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Vena cava inferiore (1); tronco celiaco (2); arteria surrenale sinistra (3). Pilastro sinistro del diaframma (4). Surrene sinistro (5). Rene sinistro (6). Arteria mesenterica superiore (7); arteria e vena renale sinistra (8); arteria ovarica sinistra (9); vena ovarica sinistra (10); arteria ovarica destra (11). Uretere sinistro (12). Arteria mesenterica inferiore (13). Colon discendente (sezionato) (14). Ostio addominale della tuba sinistra (15); infundibulo (16); ampolla (17); istmo (18); mesosalpinge (19); ovaio (20). Legamenti rotondi dell’utero (21, 21). Miometrio (22); placenta (23); membrana amniotica (24); cordone ombelicale (25). Feto alla 22ma settimana (26).

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Lobo destro del fegato (1); lobo sinistro del fegato (2). Grande omento (3). Anse intestinali (4). Peritoneo sezionato (5). Utero gravido a termine (6). Ostio addominale della tuba sinistra (7). Legamento rotondo dell’utero (8). Vescica con legamento ombelicale mediale (9). Legamento ombelicale mediano (10). Vasi femorali (11).

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Utero gravido a termine (1). Vescica (2). Monte del pube (3); commessura labiale anteriore (4); glande del clitoride (5); piccolo labbro (6, 6); grande labbro (7, 7); meato urinario (8); ostio uterino (9); parete posteriore della vagina colle sue rughe (10); commessura labiale posteriore (11); orifizio anale (12). Femore (13, 13). Vasi femorali con rami del nervo femorale (14, 14); nervo sciatico con vasi comitanti (15, 15).

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Indice anatomico

acetabolo, 63, 73, 139 addome, 64, 122 addome femminile, 64 adesione intertalamica, 131 adito laringeo, 112, 120-121 agger nasi (carina nasi), 152 ampolla dei canali semicircolari membranosi, 164 ampolla della tuba uterina, 192, 196, 201-202 ampolla del canale semicircolare anteriore, 169 ampolla del canale semicircolare laterale, 169 ampolla del canale semicircolare posteriore, 169 anello inguinale sottocutaneo, 64 anello inguinale superficiale, 189 angiologia, 48 angolo costale, 56 angolo mediale delle palpebre, 170 ansa cervicale, 116, 119, 121, 128 ansa succlavia, 128, 158 ansa intestinale, 204, 206, 208 antielice, 166 antitrago, 166 antro mastoideo, 121 aorta, 78, 122, 124, 139, 183-184, 192, 206 aorta addominale, 79, 136, 181, 195, 200 aorta lombare, 186 aorta toracica, 134 aponeurosi, 52 aponeurosi dell’obliquo esterno, 64, 73 aponeurosi palatina, 106 aponeurosi palmare, 151 aponeurosi plantare, 94, 97 appendice epiploica, 192 arcata arteriosa palmare superficiale, 146 arcata arteriosa superficiale, 146 arcata dello psoas, 76 arcata palmare superficiale, 122, 133, 151 arco aortico, 160 arco costale, 64 arco dell’aorta, 122 arco palatofaringeo, 120 arco palatoglosso, 121 arco tendineo, 86, 88 arteria, 52, 122 arteria angolare, 67 arteria auricolare posteriore, 69 arteria basilare, 131

arteria brachiale con vene comitanti, 133 arteria carotide comune, 64, 69, 116, 119, 124, 126, 128, 130 arteria carotide esterna, 64, 69, 119, 121, 126, 130, 140, 143-144, 158 arteria carotide interna, 64, 69, 105, 112, 116, 119, 121, 130-131, 140, 144, 155, 158, 162163, 168 arteria cerebrale media, 140, 144 arteria cervicale superficiale, 64, 69 arteria ciliare, 170, 177 arteria circonflessa iliaca profonda, 122, 138139 arteria coronaria destra, 135 arteria dorsale profonda del pene, 122, 138139, 189 arteria epatica, 136, 178 arteria epigastrica inferiore, 64, 72 arteria epigastrica superiore, 64, 72 arteria facciale (mascellare esterna), 64, 67, 69, 130, 140, 158, 160 arteria faringomeningea, 64 arteria femorale, 73, 139, 204 arteria gonadica (spermatica interna), 81-82, 184 arteria ialoidea, 170, 173 arteria iliaca comune, 139 arteria iliaca esterna, 195 arteria iliaca interna, 138 arteria intercostale, 72, 122, 134, 136 arteria intercostale suprema, 122 arteria interventricolare anteriore, 135 arteria labirintica, 169 arteria linguale, 64, 69, 136, 158, 160 arteria linguale profonda, 160 arteria mammaria esterna, 64 arteria mascellare interna, 143 arteria meningea media, 140, 143 arteria mesenterica inferiore, 81-82, 192, 195196, 201-202 arteria mesenterica superiore, 81-82, 186, 195, 201 arteria nutritizia, 52 arteria occipitale, 64, 69, 143-144 arteria omerale, 122 arteria otturatoria, 139 arteria ovarica, 192, 195, 201 arteria pancreaticoduodenale inferiore, 181 arteria polmonare, 134-135

arteria radiale, 122, 133, 149, 151 arteria renale, 81-82, 186, 195, 200-201 arteria sacrale media, 138-139 arteria sopraorbitale, 67 arteria soprascapolare (trasversa della scapola), 64, 69 arteria sopratrocleare, 67 arteria sottocostale, 186 arteria stilomastoidea, 105 arteria succlavia, 64, 119, 122, 124, 126, 128, 130, 158, 160 arteria surrenale, 186, 195, 201 arteria temporale superficiale, 64, 67, 69, 143 arteria testicolare (spermatica interna), 138139, 184, 186 arteria tiroidea inferiore, 64, 69, 116, 126, 128 arteria tiroidea superiore, 64, 69, 116, 119, 128, 160 arteria toracica interna (mammaria interna), 64, 69 arteria toracica laterale, 69, 134 arteria trasversa della faccia, 69 arteria uditiva interna, 164 arteria ulnare, 122, 133, 149, 151 arteria vertebrale, 64, 105, 112, 119 arteria vescicale superiore, 139 articolazione metatarso-falangea, 98 arto superiore, 12, 122 atrio destro, 135 avambraccio, 122 bicipite del femore, 90 braccio, 122, 134 braccio osseo comune, 167 branca del nervo trigemino, 140 branca ischiopubica, 73, 84, 90 branca superficiale del nervo radiale, 146 bulbo del pene (bulbo del corpo cavernoso dell’uretra), 84, 88, 138 bulbo oculare, 140, 170 bulbo olfattivo, 152, 154-155 calcagno, 94, 98 canale del facciale (acquedotto del Falloppio), 140, 164, 168 canale dell’ipoglosso, 155 canale incisivo, 152, 154 canale infraorbitario, 140

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