Il segno nel libro

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IL SEGNO LIBRO

N E L

Storia e attualitĂ del segnalibro reinventato da cento artisti della Sardegna


Le schede biografiche sono state redatte da Andrea Delle Case su contenuti forniti dagli artisti

Grafica, fotografia e selezioni colore Ilisso Edizioni

Stampa Industria Grafica Stampacolor

L’editore ringrazia Enrico Sturani per il prestito dei segnalibri d’epoca.

© 2006 ILISSO EDIZIONI - Nuoro www.ilisso.it ISBN 88-89188-57-X

COMUNE DI SASSARI Assessorato alla Cultura

IL SEGNO NEL LIBRO Storia e attualità del segnalibro reinventato da cento artisti della Sardegna

SASSARI, PALAZZO DELLA FRUMENTARIA 31 marzo-6 maggio 2006


Indice

9 Il segno nel libro Giuliana Altea

17 Una mosca, fette di salame e tanti bei segnalibri Enrico Sturani

21 Lo strano caso di Germano Calvini, Seneca e l’indice di don Abbondio Massimo Gatta

29 Catalogo 231 Indice degli artisti


segnica” serve qui da contrassegno a esperienze diverse tra loro: si va dal rigore analitico sottilmente temperato di emotività di Rossi, al vitalismo di Brundu, al decorativismo di Zimmelova, Murru e De Felice; dal colorismo pastoso di Fara a quello liquido di Dore e Utzeri; dal segno nervoso di Mibelli, Bullitta, Marchisio e Anfossi al tratteggiare insistito di Secci e Nazzari. Accanto alle allusioni paesistiche di Dessy, Spissu Nilson e Usai troviamo le cromie artificiali di Dessì e Fanelli e quelle terragne e materiche di Ottonello e Pili; vicino alle partiture scandite di Secchi, le immagini dense di D’Alessandro, Meloni, Atzeni e Locci. Ugualmente composito è il panorama della figurazione, che allinea diciannove artisti (Mario Adolfi, Antonio Amore, Diego Asproni, Luisanna Atzei, Vittorio Calvi, Liliana Cano, Mario Cesare, Antonio Corriga, Pietro Costa, Angelo Liberati, Adelaide Lussu, Maria Bonaria Manca, Manlio Masu, Franco Meloni, Giovanni Pisano, Antonio Ruju, Pinuccio Sciola, Giovanni Antonio Sulas). La gamma delle esperienze va da rappresentanti della generazione degli anni Quaranta-Cinquanta, legati a un naturalismo venato di echi impressionisti, come Sulas, Corriga e Ruju, o espressionisti come Cano, ad artisti formatisi nel clima della nuova figurazione degli anni Settanta (Liberati) o del ritorno alla pittura degli anni Ottanta (Lussu), passando per intimisti come Calvi, Asproni, Masu e Adolfi. Legata a una dimensione arcaizzante è la figurazione di Amore, il cui bozzetto condensa in cifra quasi astratta il tema della Crocifissione. Sciola, scultore generalmente astratto, incluso nel progetto in virtù della sua vasta attività grafica, figura qui con tre robusti bozzetti antropomorfi. A questi nomi va aggiunto quello di Gaspare Guccini, artista che si esprime di solito nell’ambito della performance e dell’installazione, ma che ha adottato per l’occasione moduli figurativi. Contiguo a questo ambito è quello di una figurazione fantastica e surrealisteggiante, in cui si possono riunire Antonio Atza, Giuseppe Bosich, Francesco Del Casino, Sandrine Lescaroux, Nicola Marotta, Primo Pantoli, Giuseppe Pettinau, Giorgio Podda, Antonio Porru, Renè Rijnink, Fabio Saiu, Federico Soro. Nei loro bozzetti, il dato naturale è spesso deformato espressionisticamente (Pantoli, Saiu, Podda), straniato entro ambientazioni vagamente metafisiche o rarefatte (Atza, Soro, Marotta), ridotto a forme liquefatte e ameboidi (Pettinau, Lescaroux). In un’area genericamente riconducibile all’astrazione costruttiva rientrano Italo Antico, Giovanni Campus, Giovanni Canu, Giovanni Carta, Tonino Casula, Aldo Contini, Salvatore Coradduzza, Gino Frogheri, Ermanno Leinardi, Igino Panzino, Maura Saddi. Per lo più si tratta di artisti che, passati per le esperienze astrattogeometriche degli anni Sessanta e Settanta, le hanno poi sviluppate in discorsi analitici (Campus, Panzino, Carta), ludici e decorativi (Leinardi, Coradduzza), o le hanno volte alla rappresentazione di simboli e mitologie personali (Contini, Frogheri); altri, come lo scultore Canu, si sono concentrati su forme elementari e totemiche. I bozzetti in cartoncino piegato di Antico traducono in motivi quasi sensualmente naturalistici il tema, da lui trattato in scultura, del rapporto tra la linea e lo spazio. Casula, pittore convertito ai media digitali, sostituisce nel suo bozzetto la logica binaria del computer a quella dell’arte programmata da lui praticata in gioventù. La più vicina alla matrice storica di questo tipo di ricerche è la 12


giovane Maura Saddi, unica rappresentante nella mostra del gruppo di neoconcretisti suscitato negli anni Novanta in Sardegna dall’esempio di Leinardi. A quest’area di esperienze dovremmo poi associare un pittore dal percorso accidentato e discontinuo come Graziano Salerno, in virtù del suo bozzetto curiosamente simile a quello minimalista di Carta: coincidenza ascrivibile alla ricerca di aderenza al tema del segnalibro, che ha generato risultati formalmente analoghi anche in altri artisti dal percorso differente, quali Campus e Panzino. Inattese analogie si incontrano anche tra i lavori di quanti adottano la sintassi del collage nell’esplorazione del rapporto parola-immagine (Zaza Calzia, Anna Maria Caracciolo, Angelino Fiori, Italo Medda, Luigi Musa, Roberto Puzzu, Vittorio Tolu, Ugo Ugo); un filone in cui l’eredità della Poesia Visiva assume valenze costruttive (Calzia), si intreccia con un orizzonte di ricerche rivolte alla dimensione della memoria (Fiori, Caracciolo, Medda) e del vissuto personale (Puzzu, che si avvale di elementi visivi elaborati al computer), al recupero della manualità (Musa), o punta verso l’integrazione poetica tra l’immagine e i frammenti di testo (Tolu, Ugo). Fanno ricorso a un immaginario arcaico figure come Antonello Cuccu, Ferdinando Medda, Nico Orunesu e Giampietro Orrù, il cui lavoro si collega direttamente (Orrù, Medda) o indirettamente (Cuccu, Orunesu) alla tradizione popolare della Sardegna. Infine, appartengono all’ambito dell’illlustrazione o rimandano a territori limitrofi Pia Valentinis, Giorgio Donini, Sebastiana Mesina e Salvatorangelo Spanu, caratterizzati, i primi due, dall’adesione a un clima narrativo e fiabesco, i secondi dalla ricerca di effetti decorativi. Questa sommaria elencazione dei lavori in mostra, necessariamente imprecisa e non priva di forzature, richiama qualche considerazione conclusiva. Anzitutto, per una regione che ha circa un milione e seicentomila abitanti, non si può dire che cento artisti siano troppo pochi; tanto più se questa regione sconta, com’è il caso della Sardegna, una forte carenza di strutture e di canali indispensabili al funzionamento del sistema dell’arte, quali gallerie commerciali, musei e spazi espositivi no profit. Se dovessimo attenerci al numero degli artisti sardi riconosciuti, in varia misura, dal mondo dell’arte nazionale (non si parli di quello internazionale), in base al computo delle partecipazioni a mostre e rassegne d’ambito non locale e alle citazioni sulla stampa di settore, credo che a voler essere ottimisti non andremmo oltre la cifra di sette o otto, non tutti presenti in questa iniziativa. Tuttavia, da un altro punto di vista, il numero di cento è invece eccessivamente basso e certo insufficiente a dar conto dell’eterogenea operosità di quanti – probabilmente più di un migliaio – in Sardegna si identificano nel ruolo dell’artista, e a una produzione sentita come artistica dedicano tempo ed energie. Nel divario tra le due cifre, quella degli artisti legittimati dal sistema e quella dei would-be, dei praticanti di fatto (divario che si riproporrebbe in termini simili, se non così estremi, per molte altre situazioni periferiche, in Italia e altrove), si legge il problema di fondo dell’arte contemporanea, costretta, in assenza di parametri di valore oggettivi ed accertabili, a trovare nel contesto istituzionale costituito da gallerie, musei e stampa l’unico possibile elemento di convalida dell’opera e del suo autore. 13


Spesso si tratta di informazioni relative al libro stesso che, sin dall’acquisto, accompagnano: sostituendo i risvolti di copertina, si danno notizie sull’autore e su questa sua opera, e se ne segnalano le altre, invogliando a leggerle. Molti sono pubblicitari di case editrici o di librerie; altri reclamizzano prodotti più o meno legati al settore scolastico (matite, inchiostro); altri ancora costituiscono il meno costoso fra i regali promozionali di industrie, società, ditte che forniscono i più svariati prodotti e servizi: dalle assicurazioni alle sigarette, dai liquori agli spettacoli teatrali, dai dolciumi alla cipria. C’è poi chi li usa per diffondere una fede (molti hanno soggetto religioso) o un’idea (non molti, ma oggi molto cercati, sono quelli fascisti o del tempo di guerra). Quanto agli autori della grafica delle piccole immagini che ornano i segnalibri, spiccano anche nomi illustri, come quelli di Walter Crane, di Alphonse Mucha, di Primo Sinopico, di Federico Seneca e, con la ripresa attuale, di molti dei nostri migliori designers. Il segnalibro però, come ogni altro supporto di grafica, ha le sue esigenze e una propria specifica struttura; insomma non tutte le immagini, per quanto di per sé belle, sono con esso ben consonanti. Ma tali caratteri peculiari, se ben interpretati, possono essere occasione di piccole opere, a modo loro, pertinenti e perfette. Il fatto di avere due facce può dare occasione a un gioco di rimandi – o di contrasti – fra recto e verso; il fatto di essere verticale può stimolare a far rivivere quell’impaginazione ‘estrema’ che ebbe i suoi maestri in Giappone (e nei nostri giapponisti al tempo dell’Art Nouveau); il fatto di essere spesso editi in serie può essere l’occasione per creare delle variazioni sul tema o dei work in progress. 18

Segnalibro Compagnia di Assicurazione di Milano, primi anni del XX secolo, fustellato e goffrato, traforato superiormente per l’incastro del foglio, 190 x 53 mm, cordoncino escluso. La forma richiama quella del tagliacarte.


Segnalibro Padre Semeria, fine anni Dieci, fustellato e goffrato, 189 x 48 mm. La forma richiama quella del tagliacarte. Segnalibro Vincere, fine anni Trenta, fustellato, 187 x 74 mm. Cartoncino di propaganda; sul retro, a bandiera, è riportata la scritta: «Leggete le terribili accuse all’Imperialismo Britannico, fatte dagli stessi inglesi nella collezione: La zappa sui piedi, Editore Carlo Cya, Firenze», e ancora sul manico: «Richiedete i volumetti in questa libreria». La forma richiama quella del tagliacarte, tuttavia raffigura un gladio “temprato” sull’incudine fascista sorretto da una base a forma di “M” (Mussolini).

Sinora, a parte casi più o meno eccezionali, i creatori di segnalibri (sia i grafici che gli editori) hanno concentrato la loro attenzione soprattutto sulla forma stessa del segnalibro, sulla sua immagine e sulla qualità del supporto. La forma allungata tradizionale si è spesso prestata a essere interpretata come matita; ma, ponendo la meraviglia come scopo della pubblicità, si conoscono segnalibri fustellati a forma di banana o di peperoncino, di cassa da morto o di pugnale, di bottiglia o di aereo, di spiga o di croce; né mancano quelli a forma di revolver o di lampadina. L’attenzione all’immagine ha poi spesso portato a rivolgersi ad artisti famosi, ma non sempre essi sono attenti alla specificità del mezzo e abbastanza modesti (e professionali) da adattarsi a essa; così, spesso, si sono riciclate sul segnalibro le pur belle immagini delle copertine, oppure si è ricorsi all’arte di enucleare particolari di forma allungata entro opere preesistenti. L’attenzione alla qualità di stampa e a quella del supporto, infine, è certo lodevole, ma il trasformare un oggetto d’uso in oggetto d’arte comporta i suoi rischi: certi segnalibri eccessivamente ricchi e lussuosi finiscono per oscillare fra la categoria del kitsch, quella del gadget e quella dell’oggetto da collezione; allora, venuto meno ogni uso, le specificità strutturali che caratterizzano il segnalibro vengono ignorate. I ‘segnalibri d’artista’ rischiano quindi di diventare dei segnalibri per modo di dire (troppo grandi, troppo larghi, orizzontali, preziosi…); destinati alla vita celibataria di begli oggetti da guardare e non usare, essi sono forse destinati ai bibliofili più puri, quelli che collezionano libri rigorosamente intonsi e sigillati dalla fascetta editoriale. Il segnalibro, così come altri supporti di grafica minore che gli sono parenti (non a caso i santini e le cartoline furono spesso usati come segnalibri), non deve vergognarsi delle proprie origini pratiche. Oggi, ricordiamolo, esso è un sottoprodotto editoriale, un modo per riciclare i margini dei cartoncini da cui si ricavano le copertine. Il segnalibro rientra insomma in quell’arte di cucinare gli scarti che spesso dà i piatti più saporiti. 19


Segnalibro Osram, anni Venti, fustellato, 94 x 34 mm, nastrino escluso. Cartoncino stampato in varie lingue a seconda della nazionalità del rappresentante di vendita autorizzato; questo esemplare è francese e recita sul retro: «Lampe Osram, 70% d’économie, Grand Prix Bruxelles 1910, Auergesellshaft Berlin, France: “La Lampe Osram”, Sté A me, Paris». Prima di costituire il nome di un’azienda, Osram è stato il nome della lampadina che per prima ha usato il filamento in osmio e wolframio, lega metallica da cui derivano le due sillabe che compongono il nome. Segnalibro Bitter e Cordial Campari, anni Venti, 155 x 60 mm. Il sintetico disegno reca la firma dell’illustratore di origine sarda, Primo Sinopico (Raoul de Chareun).

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Segnalibro Serie Gialla, primi anni Cinquanta, fustellato, 172 x 68 mm. Ad essere pubblicizzata è la serie dei romanzi gialli Garzanti “delle tre scimmiette”. Sponsor del segnalibro è da un lato Cinzano, dall’altro Motta, con lo stic di caramelle tonde, qualità Pep o Mint, chiamate Life Savers, pubblicizzate come “la caramella col buco”, popolarmente note come “salvagente”.


Lo strano caso di Germano Calvini, Seneca e l’indice di don Abbondio Massimo Gatta

Chiuso il libro, tenendovi all’interno il dito o forse un altro segno, già rasserenato in volto, rivelai ad Alipio l’accaduto (Agostino, Confessiones, VIII, 30)

Il più grande desiderio del segnalibro è smarrirsi tra le pagine come un pesce nella sua vaschetta (Ramòn Gòmez de la Serna)

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ul treno che lo stava portando a Praga l’uomo non pensava a nulla. A modo suo si sentiva sereno, nonostante la stanchezza per il lungo viaggio intrapreso. All’improvviso si addormentò. Germano Calvini, questo il suo nome, era un signore distinto sui cinquant’anni, di poche parole. Viveva solo, forse per scelta, in una piccola casa ordinata, di fronte al mare di San Remo. Germano era correttore di bozze in una piccola casa editrice che pubblicava testi scolastici e di giardinaggio. Fin da giovane aveva avuto forte il senso del raccogliere, del conservare. Non poteva, però, certo dirsi un vero collezionista, non ne aveva il metodo. Ma un raccoglitore, questo lo era senz’altro, anzi, come spesso gli diceva il padre Piero, un “raccoglione”, una parola che divertiva molto Germano. Iniziò tutto con un viaggio. Un viaggio su di un’isola delle Baleari dove Germano si regalò una splendida e meritata vacanza di quindici giorni a contatto col sole, il vento e il mare. E la sabbia. Aveva sempre amato la sabbia, la “polvere del tempo”, come la chiamava. Sull’isola quel sentimento d’amore si trasformò lentamente in una vera e propria smania di possederne in quantità sempre più grande. Fu così che, nel giro di qualche anno, la sua raccolta di sabbie raggiunse la cifra di trecento qualità diverse. Le conservava in piccoli flaconi di vetro, che aveva sistemato sui ripiani di una vecchia, sbilenca, libreria di legno, regalo di una zia e unico mobile significativo della casa. La strana raccolta sembrava valorizzarlo di più. Quella prima collezione, di cui Germano andava molto fiero, lasciò il posto ad un’altra, non meno curiosa: quella di capelli. Li raccoglieva ovunque andasse, in ogni stagione dell’anno, qualunque tempo facesse e a qualsiasi ora. A mensa, ad esempio, durante la pausa per il pranzo, lo si vedeva estrarre rapido e furtivo dal taschino della giacca una piccola pinzetta, come quelle che si usano per le sopracciglia, afferrare delicatamente un invisibile capello e riporlo, con altrettanta delicatezza, in una bustina di carta sottile, che Germano portava con sé. 21


astrazione segnica/materica

Rosanna D’Alessandro Spinazzola 1954

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a frequentato l’Istituto d’Arte di Bari e la Scuola di Incisione di Urbino. La sua ricerca tra figurazione e astrazione si oggettiva con le tecniche della pittura e dell’incisione. Giunta in Sardegna nel 1979, alla fine degli anni Novanta sperimenta un pigmento di sua invenzione denominato PATRM. Mantiene un impegno costante nella promozione e nella didattica sulla calcografia. Tiene la prima personale nel 1972 allo “Spazio Giovani” di Altamura; partecipa alla Rassegna Grafica Internazionale in Convergenza, presso il Civico Museo dell’Arengario, Monza 1979. Dal 1979 al 1995 è direttore responsabile dei programmi espositivi e formativi della Stamperia Calcografica “L’Aquilone” di Cagliari. Ha presenziato nel comitato scientifico per la mostra Segni d’autore in Sardegna, curata da Filiberto Menna e allestita presso la Galleria Comunale d’Arte, Cagliari 1988. Nel 1994-95 avvia i laboratori di incisione promossi dal Centro Comunale d’Arte e Cultura Ex-Ma’ di Cagliari e dall’Associazione “Acropolis”. Dal 1986 al 1996 è responsabile del programma culturale dell’Associazione “Intergrafica” di Cagliari. Negli stessi anni partecipa alle mostre collettive Arts Gallery Polytecnic, Leeds 1983 e all’ArteFiera di Bologna, 1983; segue A margine, mostra personale presso la Galleria “La Bacheca”, Cagliari 1998. Del 1999 è la prima mostra Mutations, 7 women artists from Sardinia, fortunata collettiva nata per iniziativa dell’Associazione “Italia-Inghilterra”, e presentata presso la School of Art Gallery University Aberystwyth; partecipa a Interazioni Progettisti di Mondi: rassegna laboratorio internazionale di performing arts, video e installazioni, presso il “PoliArtStudio”, Cagliari 2000; segue, Stanze 2000. Percorsi della pittura in Sardegna, curata da Gianni Murtas e allestita presso il Centro Culturale “Man Ray”, Cagliari 2000. Partecipa successivamente a Ritorno dal presente 1, presso il Museo “Genna Maria”, Villanovaforru 2000; Ritorno dal Presente 2, Cittadella dei Musei, Cagliari 2001; The Mutants/Le Mutanti 1, Istituto Italiano di Cultura, Chicago 2002; The Mutants/Le Mutanti 2, Collins “C. Diboll Gallery – Dept. of Visual Arts”, University Loyola, New Orleans 2002; Ancamarogas, “S’Iscolasticu”, Dorgali 2002, appuntamenti che proseguono il sodalizio artistico al femminile, iniziato un anno prima con la mostra Mutations e pensato per abbattere lo squilibrio che esiste in Sardegna fra importazione ed esportazione dei contenuti artistici visivi. Tra le personali recenti: Ciclo del Cielo, allestita presso la Galleria “La Bacheca”, Cagliari 2002. Nello stesso anno è presente nella collettiva L’arte rinasce ad ogni artista, Galleria “G28”, Cagliari. Partecipa con Vento di Festa a Quindici artisti per S. Efisio, Casa Frau, Pula 2003; all’iniziativa Piùmani, mostra d’arte applicata realizzata con i ragazzi dell’ANFFAS, Lazzaretto di Cagliari; alla Porta della libertà-chiamata aperta per la pace, Settimo San Pietro, e alla manifestazione Organgala, Teatro Lirico, Cagliari 2003. Vive e lavora a Cagliari.

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Il vento, 2003, stampa all’acquaforte e puntasecca colorata a mano

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astrazione segnica/materica

Salvatore Fara Sennori 1922

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ella prima giovinezza ha frequentato lo studio del pittore Mario Paglietti, dal quale ha ricevuto le prime lezioni nell’ambito del ritratto e dell’educazione alla visione sulle forme della natura. Contemporaneamente ha compiuto gli studi presso l’Istituto d’Arte di Sassari, avendo come maestri Filippo Figari, Eugenio Tavolara e Stanis Dessy. La sua produzione pittorica rispecchia due posizioni apparentemente in contrasto, generate tuttavia da una medesima poetica, la quale, da un forte sentire realistico, è giunta negli anni Settanta a ricerche di natura non figurativa, caratterizzate da esiti cromatico-materici. Nel 1942, dopo una severa selezione regionale, con la “Gioventù Italiana del Littorio” partecipa ai Ludi Juveniles della cultura e dell’arte – Premio di pittura città di Firenze, classificandosi al 6° posto. La sua prima personale è del 1943 presso la Galleria “Margelli” (spazio eterogeneo che a Sassari proponeva opere di artisti quali Edina Altara); nello stesso anno grazie a una borsa di studio si trasferisce a Firenze, dove frequenta il Magistero d’Arte e il Corso Libero del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti diretta dal pittore Felice Carena. Durante la permanenza nel capoluogo toscano, protrattasi a causa della guerra fino al 1944, frequenta vari studi di importanti artisti fra i quali Primo Conti, Pietro Annigoni, Alberto Caligiani, Pino Spinelli, Enzo Grazzini. Nel 1949 si trasferisce a Roma dove ha la possibilità di frequentare alcuni studi fra i quali quello del pittore Francesco Trombadori e dello scultore Pericle Fazzini. Nella capitale frequenta, inoltre, l’Istituto Artistico Industriale diretto da Alberto Gerardi. Segue i corsi di sperimentazione per l’apprendimento delle varie tecniche miste, tra le altre quella dell’encausto, della tempera a emulsione, all’uovo e alla cera e, in particolare, approfondisce la pittura murale a “buon fresco”. È presente alla mostra di artisti sardi realizzata a Venezia e a Roma (1949, 1950) e viene premiato alla II Mostra delle Arti Figurative di Napoli; partecipa alla I e alla II Biennale Nazionale di Nuoro nel 1957 e nel 1959; VIII Quadriennale d’Arte Nazionale, Roma 1959; realizza mostre personali alla Galleria “Il Cenacolo”, Cagliari 1962; Torre di S. Giovanni, Alghero 1963; Galleria “23”, Sassari 1969; Galleria “L’Incontro”, Cagliari 1972; Galleria d’Arte “Il Cancello”, Sassari 1973; Galleria “Il Portico”, Nuoro 1974; Galleria “Del Corso”, Alghero 1975; Galleria “A. Simula”, Cagliari 1976; Galleria “Il Cancello”, Sassari 1978; Galleria “Il Portico”, Nuoro 1978; Galleria “Il Quadrato”, Sassari 1980; Galleria “La Bacheca”, Cagliari 1980; Galleria “Michelangelo 2”, Sassari 1983; Galleria “Il Portico”, Nuoro 1983; Galleria “Gamarte”, Sassari 1987 e 1989; Galleria “Il Portico”, Nuoro 1990; Torre di S. Giovanni, Alghero 1990; Galleria “Del Cervo”, Olbia 1994. Nel 1996 una sua opera intitolata La sagra di S. Giovanni, viene riprodotta dalla Telecom su 50.000 schede telefoniche. Nel 1999, in occasione della mostra antologica, Arte a Palazzo Ducale, il Sindaco Anna Sanna, a nome della città di Sassari, gli conferisce la Medaglia d’oro per meriti culturali e artistici. Segue nel 2000 Salvatore Fara (1949-1999), Palazzo della Provincia, Sassari. Dal 1944 al 1959 ha svolto attività didattica presso l’Istituto d’Arte di Sassari; dal 1959 al 1969 ha diretto l’Istituto Statale d’Arte di Alghero; dal 1969 al 1987, quello di Sassari. Sue opere fanno parte delle collezioni del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “A. Ortiz Echagüe” di Atzara e del Museo d’Arte Contemporanea FLM di Banari. Vive e lavora a Sassari.

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Senza titolo, 2003, tempera su cartone incollato su polistirolo

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astrazione segnica/materica

Gabriella Locci Cagliari 1950

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lla produzione incisoria, espressa su grande formato e caratterizzata da trame segniche ottenute con la somma di tecniche calcografiche tradizionali e sperimentali, affianca quella di “macchine oggetto”, allestimenti destinati a spettacoli teatrali o performance musicali, e infine interventi di decoro urbano (Quartu Sant’Elena 1999; Cagliari 2000). Frequenta il Liceo Artistico di Cagliari. Negli ultimi anni Settanta approfondisce e sperimenta le tecniche dell’incisione e i processi di stampa. La prima personale è allestita alla Galleria “Il Portico”, Nuoro 1982; segue la vittoria del Premio di Incisione al XVI Premio Città di Legnano, 1983; e un anno dopo la personale alla Galleria Comunale d’Arte, Oristano. Tra il 1983 e il 1986 opera nella cerchia della rivista d’arte Thélema e alle mostre e iniziative a essa legate; successivamente entra a far parte di Plexus, partecipando alle performance di Gavoi nel 1987 e di Carloforte nel 1989. Numerose le sue presenze espositive: Spazio d’Arte “N. Franco”, Verona 1986; Galleria “La Bacheca”, Cagliari 1987; Segni d’autore in Sardegna, a cura di Filiberto Menna, Galleria Comunale d’Arte, Cagliari 1988; Palais du Vogue, mostra personale, Digione 1990. Nel periodo 1992-97 è docente responsabile del laboratorio di Tecniche dell’Incisione e Stampa presso l’Istituto Europeo di Design di Cagliari. Esegue un’installazione dal titolo Sarajevo, Firenze, Solingen, Galleria Comunale d’Arte, Cagliari 1993. Nello stesso anno realizza la Cartella n. 7, per la casa editrice Il Salice di Locarno. È presente alla VII Triennale d’Incisione, Palazzo della Permanente, Milano 1994; Epréuve d’artiste: quattro incisori-stampatori, Centro Comunale d’Arte e Cultura Ex-Ma’, Cagliari 1994. Nel 1995 prende parte a Xilon Italiana 2, Genova; vince il I Premio “Xilografia” alla II Biennale Nazionale di Incisione di Acqui Terme. Pubblica Libri d’Artista e I Semi del Salice n. 3, per la casa editrice Il Salice di Locarno, rispettivamente nel 1996 e nel 1998. Realizza Tutto a memoria profondamente incisa, multivisione per il Gran Teatro “La Fenice”, Venezia 1998, poi riproposta all’Auditorium Naciónal, Madrid 1999; segue l’installazione Nits d’Aielo i Art, Aielo 1999. È presidente e direttore artistico di “Casa Falconieri”, dinamica associazione che promuove eventi e progetti di lavoro coordinato per la ricerca e la sperimentazione artistica nell’ambito dell’incisione originale in Sardegna. Con questa associazione è presente a Madrid alla rassegna internazionale Estampa 99, e alle successive edizioni con i progetti: Sardegna tracce del tempo/intrusioni e disturbi, 2000; Sardegna Isola Laboratorio, 2001; Sardegna luogo di segni, 2002; Sardegna terra di incisori, 2003. Contemporaneamente promuove una serie di collettive in Sardegna alle quali partecipa: Pinacoteca Nazionale, Cagliari 2001; Sito Archeologico di S. Anastasia, Sardara 2001; Fondazione “Costantino Nivola” e Comune, Orani 2002; Casa Olla, Quartu Sant’Elena 2003; Pinacoteca Comunale “C. Contini”, collettiva Territori del corpo e della mente, Oristano. Seguono le più recenti mostre personali ad Aielo, a Bacau e Tescani, tutte nel 2001; a Abele Watou, Huelva e ad Asunción, 2002; partecipa alle mostre Quattro incisori a confronto, Kunst In Het Geuzenhuis, Gent 2003; Il corpo, labirinto e memoria, “Espacio Liquido”, Gijon 2003; Selfportraits, De Queeste Kunstkamers, Abele Watou. Vince il II Premio al XVII Premio Internacional de Grabado – Maximo Ramos de Ferrol, Concello de Ferrol-Coruña 2004. Vive e lavora a Serdiana.

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Segnali di libertà , 2003, stampa all’acquatinta, puntasecca, maniera nera su carta

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astrazione segnica/materica

Olga Zimmelova Majdalena 1945

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aureata in Pedagogia nel 1967 nella Repubblica Cèca, si trasferisce nel 1968, e sino al 1981, in Svizzera, dove prosegue i suoi studi alla Scuola d’Arte di Lucerna, impegno protratto al 1972. Frequenta per un semestre l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Compie viaggi di studio in Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, Egitto, Tunisia, Israele, Lesotho, Canada; nel 1985 soggiorna presso l’Institution for women’s education, Banasthali Vidyapith, Rajastan, in India. Nel triennio 1982-84 prosegue il suo lavoro a Roma, quale borsista all’Istituto Svizzero di Cultura, concentrandosi sulla pittura e sul media filmico. Nella capitale esegue una serie di lavori all’aperto, scegliendo luoghi pubblici come il Lungotevere e lo Stabilimento Balneare “Stella Polare” (Ostia), che offrono situazioni e materiali da lei rielaborati. A fondamento del suo lavoro sta la concezione che l’arte contribuisce alla liberazione interiore dell’uomo, allo sviluppo di un rapporto più consapevole con il mondo e con l’arte stessa. Le sue opere sono infatti spesso legate a uno specifico luogo, il cui carattere interagisce con l’opera. Dal 1987 vive e opera in Sardegna, a Bosa, dove realizza una serie di progetti a carattere installativo, destinati principalmente a spazi espositivi di altri paesi europei. Tra i primi lavori sardi, il Pinselstrichraum (Spazio di pennellate), un’installazione che ripropone la struttura della corrente fluviale, ripresa dal fiume Temo, che col suo corso lento rispecchia la città di Bosa per fondersi poco dopo col mare. La pennellata svolge un ruolo centrale nella sua ricerca; essa viene presentata come elemento fondamentale della pittura, che si sottrae alla funzione rappresentante, per trasmettere il movimento e irradiare la propria energia nello spazio. La pennellata rapprenta un “ora”, un’esperienza dell’attimo come momento creativo. L’importanza del momento puntuale di realizzazione si riaffaccia anche nel progetto più recente, il Giocattolo per il Maestrale, esposto a Bosa nell’estate 2004, dove l’intervento dei visitatori è parte integrante dell’opera. Il suo lavoro le è valso l’assegnazione da parte dell’Ufficio Federale Svizzero per la Cultura, del Premio di Riconoscimento nel 1980, 1983, 1999, 2003. Ha allestito numerose personali, tra le altre: Galerie “Stampa”, Basilea 1971; Galerie “Apropos”, Lucerna 1972; Kunstmuseum, Lucerna 1977; Raum für aktuelle Schweizer Kunst, Lucerna 1978; Paulus-Akademie, Zurigo 1978; St. Galerie, San Gallo 1981; Torre Isola Rossa, Bosa 1989; Kulturpanorama, Lucerna 1991; Gemeindegalerie, Meggen 1994; Narodní Technické Muzeum, Praga 2000; Husitské Muzeum, Tábor 2001; Kornschütte, Lucerna 2001; Art-Box, Thalwil 2004; Schweizerisch-Arabisches Kulturzentrum, Zurigo 2004. Ha inoltre partecipato a numerose mostre collettive e rassegne internazionali in Svizzera, Italia, Germania e Repubblica Cèca, tra le quali: Kunstmuseum, Lucerna 1972-73, 1975-80, 1983-84, 1986, 1996, 1999, 2003; Galerie “Apropos”, Lucerna 1973, 1982; Helmhaus, Zurigo 1974; Musée Rath, Ginevra 1974; Art (Galerie “Elisabeth Kaufmann”), Basilea 1974; Kornschütte, Lucerna 1977, 1984, 1994, 1998; Kunstmuseum, Berna 1979; Artecasa, Lugano 1980; InK, Halle für internationale neue Kunst, Zurigo 1980; Musée Cantonal des Beaux Arts, Losanna, Zurigo 1980; Musée Rath, Ginevra, Ulm, Tel Aviv 1981; Thaba Tseka, Lesotho 1981; Fri-Art, Grand Séminaire, Friburgo 1981; Ausstellungspalast, Montreux 1981; Istituto Svizzero, Roma 1982, 1984; Rassegna Borsisti Stranieri, Anacapri 1982; Nuova Galleria Internazionale, Roma 1984; Gemeindegalerie, Meggen 1995, 2000; Galerie “Gersag”, Emmen 1975, 1999; Kunstmuseum, Olten 1999; Kunstpanorama, Lucerna 2000-03; Kulturgucker, Berlino 2002; Skulpturenhalle, Basilea 2003; Monte-arte, Monte 2003; Galerie “Grob”, Berlino 2004. Dalla fine degli anni Novanta divide la sua vita e il suo lavoro annuali tra Bosa e Lucerna.

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I colori del risveglio, 2003, acrilico su tela (a-b), acrilico e oro acrilico su carta (c)

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figurazione

Vittorio Calvi Sassari 1933

I

n continuità con la tradizione, riscopre atmosfere fantastiche, divenute successivamente rappresentazioni pervase da un pessimismo esistenziale, di vaga memoria metafisica, costruito mediante paesaggi urbani, spiagge deserte, giochi di bambini, ricordi d’estate e di luce. Diplomatosi in Decorazione Pittorica presso l’Istituto d’Arte di Sassari, sotto la guida di Filippo Figari, Eugenio Tavolara, Stanis Dessy e Vico Mossa, ha partecipato alla III e alla IV Mostra Regionale di Arti Figurative di Nuoro nel 1954 e nel 1956; sempre a Nuoro, è presente alla I Biennale Nazionale di Pittura del 1957. Nel 1970 tiene una mostra personale presso la Galleria “Il Salotto” di Genova; nel 1971 vince la Targa d’oro alla Exposition d’Art Côte d’Azur. La Pinture italienne e il I Premio alla Rassegna Internazionale di Pittura di Genova; nel 1972 a Milano il Premio Internazionale “Pavone d’Oro”. Allestisce in questi anni una serie di mostre personali: Galleria “Contemporanea”, Genova 1972; Galleria “Degli Artisti”, Cagliari 1973; Galleria “Il Tarlo”, Sassari 1974; Galleria “Il Portico”, Nuoro 1974; Galleria d’Arte “Jumarte”, Roma 1975. Vince nel 1977 la Rassegna Nazionale d’Arte di Asso, in Lombardia, e, nello stesso anno, incontra a Cagliari il poeta Francesco Masala che gli dedica Ballata per un pittore di cattedrali. Nel 1978 espone alla mostra collettiva Cinque pittori sassaresi, presso il Palazzo Civico di Sassari; un anno dopo vince il Premio “Città di Cagliari”. Negli anni Ottanta e Novanta ordina alcune mostre personali alla Galleria “13”, Cagliari 1981, 1983, 1986, 1988; partecipa alla Mostra Premio Rassegna della Grafica, Galleria “La Contemporanea”, Genova 1983. Seguono le mostre al Palazzo Civico di Sassari, 1984; alla Galleria “Il Cancello”, Sassari 1988; al Palazzo della Provincia, Sassari 1997; Progettoarte, Palazzo Ducale, Sassari 1997; Incontri di fine Novecento, Palazzo Comunale, Alghero 1999. Tra le mostre recenti: la grande antologica voluta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Sassari, allestita negli spazi del Palazzo della Frumentaria, 2002, presentata in catalogo da Giuliana Altea e Marco Magnani. Sue opere fanno parte della collezione del Museo d’Arte Contemporanea FLM di Banari e della Raccolta “A. Atza” di Bosa. Vive e lavora a Sassari.

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Ricordo di Zurbarรกn, trittico, 2003, olio su cartoncino

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figurazione

Pietro Costa Nuoro 1949

S

i diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Sassari nel 1969. Alcuni anni dopo, inizia una docenza in Discipline Pittoriche all’Istituto Statale d’Arte di Nuoro, proseguita sino al 1992. La prima personale è del 1975, alla Galleria “Leomar’s” di Macomer; partecipa a diverse collettive in numerosi centri dell’Isola, e tiene un’altra personale in Piazza Veneto, Nuoro 1976. Negli anni successivi si dedica esclusivamente alla progettazione di spazi urbani abitativi. Solo dopo una pausa di un decennio (nel 1987) riprende a operare nell’ambito artistico, sviluppando la sua indagine soprattutto nell’espressione pittorica e approfondendo le tematiche legate alla figurazione e ai valori cromatici dalle accese tonalità. È presente con una personale alla Galleria “Il Portico”, Nuoro 1987. Soprattutto a partire dagli anni Novanta concentra l’attività espositiva attraverso numerose personali e partecipazioni a collettive. In questi anni la sua ricerca si definisce non più solo attraverso la pratica pittorica ma anche sul versante plastico, dapprima con terrecotte e successivamente con opere di grandi dimensioni in pietra. Nel 1991 espone a Nuoro la scultura La collana megalitica, Piazza Veneto, e sempre a Nuoro, esegue un murale contro la droga in Viale Sardegna. Partecipa alla mostra collettiva Immagini Mediterranee a S. Maria della Quercia, Viterbo 1993, e realizza il Manifesto per la “Sagra del Redentore” di Nuoro, edizione 1993. Colore Calore è il titolo della personale allestita a Nuoro nel 1994; seguono altre personali alla Galleria “S. Satta”, Nuoro 1994; Galleria “The art”, Torino 1995; partecipa successivamente alla collettiva Ritratto e Autoritratto, presso la Galleria “La Bacheca”, Cagliari 1994. Seguono le mostre personali alla “Corte de sos Chiolos”, Orgosolo 1996; I tesori della Cultura sarda, Villa la Tesoriera, Torino 1996; Galleria “La Bacheca”, Cagliari 1996; Tensioni, Galleria Comunale d’Arte, Nuoro 1997. È presente alla I Biennale d’Arte Contemporanea presso il Trevi Flash Art Museum, Trevi in Abruzzo 1998. Seguono le partecipazioni ad alcune collettive, tra le altre: La spazialità della materia, località “Costiolu”, Nuoro 1998; Gli Arconauti, Festival Internazionale “Time in Jazz”, Berchidda 1999. Esegue nel 1999 sculture all’aperto a Nuoro e Ollolai, rispettivamente: La fontana di Istiritta e S’Istrumpa. Nel 2000, partecipa a La Lotta nell’Arte, Coni Filpjk, Roma; realizza il rilievo in terracotta per l’ingresso del Seminario di Nuoro raffigurante una Madonna col Bambino e tiene la personale Il pastore e la luna, presso la Casa-Studio di Nuoro. Realizza nel 2001 l’installazione Brusiaos per il MAN di Nuoro; e per la stessa città, il monumento Il pastore e la luna. Sempre a Nuoro tiene una personale di pittura e scultura ed espone opere pittoriche e scultoree alla rassegna Cagliari x l’Arte in Sardegna, allestita al Centro Comunale d’Arte e Cultura Ex-Ma’, Cagliari 2002. Nella stessa occasione realizza il bozzetto per il monumento a “Roland Garros”. Del 2002 è la partecipazione alla II Triennale d’Arte e Sport di San Marino e al Premio Arte Ceramica “Salvatore Fancello”, Nuoro 2002-03. Tiene una personale presso la sua Casa-Studio, Nuoro 2003; realizza una installazione di protesta contro la guerra, Piazza delle Grazie, Nuoro 2004. Una sua opera è custodita presso il MAN di Nuoro. Vive e lavora a Nuoro.

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Senza titolo, 2003, olio su cartone

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figurazione di derivazione surrealista

Francesco Del Casino Siena 1944

D

iplomato all’Istituto Statale d’Arte di Siena, inizia nei primi anni Sessanta la produzione artistica, con la realizzazione di opere di grandi dimensioni, vicine alla pittura di Guttuso; nel 1965 scopre Picasso. Nel 1964 si è trasferito a Orgosolo. Nel 1975 affianca alla sua produzione pittorica quella di muralista e, per il XXX anniversario della Resistenza antifascista, realizza il primo murale del noto ciclo di Orgosolo, coinvolgendo gli alunni delle scuole medie. Nel 1985 fa rientro a Siena, dove continua la sua attività di pittore e di muralista, coinvolgendo anche qui gli alunni delle scuole nelle quali insegna. Successivamente, lasciato definitivamente l’insegnamento, si dedica con maggiore continuità alla pittura, alla scultura e ora anche alla ceramica. Numerose le mostre alle quali ha partecipato in Sardegna ma anche a Siena, Reggio Emilia, Sanremo, Grenoble e Mosca. Nel 1998 si è tenuta a Orgosolo una sua significativa personale di pittura e scultura. Attualmente si occupa soprattutto di ceramica: i suoi manufatti, tematicamente relazionati all’opera pittorica, sono ideati come bozzetti per opere di grandi dimensioni. La sua opera è stata documentata nella mostra 100 Anni di ceramica, allestita presso il Padiglione dell’Artigianato “E. Tavolara”, Sassari 2000, poi proposta al Centro Comunale d’Arte e Cultura Ex-Ma’, Cagliari 2001, esposizioni curate da Antonello Cuccu. Insegna Ceramica da volontario presso la cooperativa “Riuscita Sociale” di Siena, città nella quale vive e lavora.

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Serenate orgosolesi, 2003, tempera e collage su carta

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geometrie costruttive

Giovanni Canu Mamoiada 1942

C

ontadino e manovale, si accosta all’arte nel 1960, quando comincia a frequentare la casa nuorese – luogo di incontro per intellettuali, poeti e scrittori – dell’antropologo Raffaello Marchi. Alla fine degli anni Sessanta, dopo un periodo torinese, si stabilisce a Milano. I temi pittorici degli esordi sono quelli dei pastori e dei contadini della Sardegna, resi con modi espressionisti. Al linguaggio pittorico segue quello scultoreo, cui si affianca la produzione grafica. Esplora i rapporti fra i linguaggi delle avanguardie e quelli archetipi della sua terra, con l’adozione di forme primarie, riferibili alle culture mediterranee. La sua prima esposizione è del 1962 al Liceo Artistico di Cagliari, seguono le personali: “Casa Ruju”, Nuoro 1964; Galleria “Yves Laurent”, Grenoble 1966; Biblioteca Comunale, Saint Martin d’Hères e Fontane 1967; Galleria “Chironi 88”, Nuoro 1967, Saletta Rossa dell’Unità, Torino 1967; Galleria “Il Pozzo”, Nuoro 1968. Nel 1968 si trasferisce a Torino per frequentare il Liceo Artistico e poi l’Accademia Albertina di Belle Arti. Si stabilisce quindi a Milano, dove l’esigenza di acquisire una completa professionalità lo spinge a diplomarsi in Scultura all’Accademia di Brera. Tra le personali di questo periodo: Galleria “Il Vettore”, Milano 1972; Galleria “Il Salotto”, Como 1972; Parco Rignon, Torino 1972; Istituto Italiano di Cultura, Copenaghen 1974; Exposition du Peintre-Sculpteur Giovanni Canu, Camera di Commercio Italiana, Parigi 1977; Istituto Italiano di Cultura, Il Cairo 1977; Libreria Einaudi, Milano 1979. Negli anni Ottanta espone alla Galleria Grafica “Bolaffio” a Lenno, in occasione del Premio Bolaffio 1980 per la scultura. È presente nella mostra 25 Anni di ricerca artistica in Sardegna 1957-1983, curata dallo storico e critico dell’arte Salvatore Naitza e dalla gallerista Sandra Piras, Biblioteca “S. Satta”, Nuoro 1983, e poi Cittadella dei Musei, Cagliari 1984. Sono seguite la personale alla Galleria “Arte Duchamp”, Cagliari 1984; Museo Archeologico, Milano 1989; Miti Tipi Archetipi, Nuoro 1989, presentato in catalogo da Rossana Bossaglia; Il basalto nella gestualità plastica fra scultura e arredamento, Borore 1991; Centro Studi “G. Guiso”, Orosei 1993; L’origine: l’acqua, la pietra, il segno, Spazio Cultura “Navile”, Bologna 1994; Forme archetipe nello spazio, Castello Sforzesco, Milano 1998. Le mostre più recenti sono state tutte ordinate a Milano: Arte da Mangiare, Mangiare Arte, installazione realizzata all’Umanitaria nel 2002 e, nello stesso anno, Sculture in ferro, Galleria “Scoglio di Quarto”. Sue opere fanno parte della collezione permanente del MAN di Nuoro. Vive e lavora a Milano.

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Senza titolo, 2003, matita e tempera su carta traforata

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ricerche post-concettuali

Pietro Siotto Nuoro 1961

C

ompiute le scuole dell’obbligo a Nuoro, inizia giovanissimo a lavorare nell’ambito dell’edilizia, esperienza tramite la quale acquisisce dimestichezza con i più differenti materiali. Tra il 1987 e il 1992 soggiorna a Londra, sviluppando una ricerca artistica riguardante la simbologia primordiale della cultura mediterranea. Si muove nell’ambito del recycling, utilizzando tutti gli elementi che l’ambiente frequentato mette a disposizione: si tratta spesso di parti di legno derivanti da oggetti d’uso comune. Da questi “ritrovamenti” nascono sedie, tavoli, mobili assemblati attraverso procedimenti mai casuali a costruire icone che appartengono nel contempo alla cultura arcaica e contemporanea. Viaggia a lungo negli Stati Uniti (New York, Miami, Pittsbourgh, San Francisco) dove instaura rapporti di confronto e collaborazione con giovani artisti locali. Soggiorna in Messico, a Oxaxca, dove sperimenta laboratori artistici in piazza con i bambini, esperienza ripetuta successivamente anche in Sardegna. La prima personale è Cadiras (Sedie) al Caffè Gallery, Londra 1990; segue la partecipazione alla collettiva Artisti sardi e lombardi a confronto, testi in catalogo di Salvatore Naitza e Ivo Serafino Fenu, Centro Culturale Sardo, Milano 1991; le personali Pietro Siotto, Palazzo dei Congressi, Firenze 1992; Millenovecentonovantuno-novantatre, Sala “Piredda”, Nuoro 1993, e Il linguaggio dell’assemblaggio nel mese di maggio, Galleria Comunale d’Arte, Nuoro 1996, presentate entrambe da Roberto Coroneo. Espone alla collettiva Natura Urbana, Opposti Invasori, Piazza Satta e Galleria Comunale d’Arte, Nuoro 1996-1997; preceduta da Nove artisti all’aperto, Località Costiolu, Nuoro 1995; seguono l’installazione al Century Hotel di Miami, 1997; le collettive: Quarantesimo parallelo, a cura di Elisa Di Cesare, Spazio “Di Cesare”, Nuoro 1998; Atlante. Geografia e Storia della Giovane Arte Italiana e Divieto di Sosta, entrambe curate da Giuliana Altea e Marco Magnani e allestite rispettivamente al Museo d’Arte Contemporanea “Masedu” di Sassari e nei Nuovi Parcheggi di Piazza Vittorio Emanuele di Nuoro, 1999. Sempre a Nuoro nel 1999 tiene la personale Il Cristo del giudizio, curata da Antonello Cuccu, Saletta Tettamanzi, Bar Majore. Partecipa alla rassegna MAN-ovre con l’installazione e performance dal titolo Breaking the chain for a change, a cura di Gianluca Marziani, MAN, Nuoro 2000; seguono le personali Disputatradespoti, Spazio Ovest, Oristano 2000; Gullittu frundittu, Casa dell’artista, Nuoro 2000; 100 Messaggi non pervenuti su 100, Centro Culturale Sardo, Berlino 2000, poi, a cura di Antonello Cuccu, riproposta alla Saletta Tettamanzi, Bar Majore, Nuoro 2001. Partecipa alle collettive Attraversamenti, curata da Mariolina Cosseddu, Casa Olla, Quartu Sant’Elena 2001; 7 Cantori oscuri, a cura di Ivo Serafino Fenu, Festival Internazionale “Time in Jazz”, Berchidda 2001. Partecipa alla realizzazione del calendario Maschi di Lodine di Salvatore Ligios, “Palatu ’e sas Iscolas”, Villanova Monteleone 2002. Si occupa contemporaneamente di scenografia: Il piccolo principe, Ente Musicale, Nuoro 1996; Rassegna di Poesia, Circolo Culturale “Zemero”, Nuoro 1996; Perlasca l’impostore, Biblioteca “S. Satta”, Nuoro 1999; Disincanti barbaricini, Nuoro 2000; Cosima quasi Grazia, Parco Letterario “Grazia Deledda”, Nuoro 2001. Una sua opera è parte delle collezioni del MAN di Nuoro. Attualmente vive e lavora tra New York e Nuoro.

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Segnalibrooo, 2003, stampa digitale su carta

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decorazione e illustrazione

Pia Valentinis Udine 1965

D

iplomatasi all’Istituto Statale d’Arte di Udine, partecipa a vari stage di approccio all’arte contemporanea, tenuti dagli operatori dell’Atelier des Enfants del “Centro G. Pompidou”; segue i corsi sull’illustrazione, curati da Stepan Zavrel, Sergio Toppi, Emanuele Luzzati. Oltre all’attività di illustratrice di libri per bambini, dal 1988 conduce laboratori di arte visiva destinati all’infanzia. Nel 2002 vince il prestigioso Premio Andersen come “miglior illustratore”. Espone alle collettive: Favolose. 15 Illustratrici italiane per l’infanzia, a cura di Ferruccio Giromini e Cristina Taverna, Milano 1995; Pintacolores – 10 storie, Nuoro 1997; I viaggi delle Mille e una notte, a cura di Paola Vassalli e Cettina Capizzi, Enna 1997; Spettri, santi e streghe, a cura di Walter Fochesato, Genova 1999. La prima personale, Pastelli in aria, è del 1999, Galleria “G28”, Cagliari; seguono Bozzetti, fax, graffiti e nidi, Libreria per ragazzi “Tuttestorie”, Cagliari, e Una foglia di cielo. L’essenziale è invisibile agli occhi, curata da Antonello Cuccu, Saletta Tettamanzi, Bar Majore, Nuoro, entrambe del 2000. È presente inoltre alle seguenti mostre collettive: Volano matite, a cura di Chiara Carrer, Cantalupo in Sabina 2000; Matite Italiane, Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Ufficio Centrale per i Beni Librari, le Istituzioni Culturali e l’Editoria, Fiera del Libro per ragazzi, Bologna 2000; Principi guerrieri nel mito e nella letteratura, Soprintendenza ai Beni Archeologici, Chieti 2000; L’una & un quarto, a cura di Walter Fochesato, Genova 2001; Le immagini della fantasia. Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia, Sarmede 2001-03; Bravo! Mostra di illustratori italiani, Fiera del libro, Taipei 2004. Partecipa attraverso selezione alla Mostra degli Illustratori nell’ambito della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna nelle edizioni del 1990, 1995, 1998, 2001; VI Premi Internacional Catalònia d’Il·lustració, Barcellona 1995; BIB, Bratislava, edizioni 1995, 2003. Tra i libri da lei illustrati: Amnesty International, Il grande libro dei diritti dei bambini, Torino, Sonda, 1991; i numerosi volumi per le Edizioni Papiros di Nuoro, con le quali collabora dal 1993; i libri della Grimm Press di Taiwan; Il Circo delle Lettere Perdute, 1995, e Aspra di Boccasole e altri racconti, 1996, per Nuove Edizioni Romane; Gioco delle carte del Mediterraneo per inventare storie, edito dalla Regione Autonoma della Sardegna, Cagliari 1997 (segnalato al premio Un libro per l’ambiente della Lega Ambiente); collabora con Giunti, Fabbri, Edizioni Arka, Città Nuova, Edizioni Tuttestorie, Condaghes, Fatatrac, Edizioni C’era una volta…, Gakken (Tokio). Vive e lavora a Cagliari dal 1987.

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Senza titolo, 2003, matite colorate su carta

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Indice degli artisti

Adolfi Mario, 84

Dore Nino, 48

Pastorello, 200

Amore Antonio, 30

Fanelli Giuliana, 50

Pettinau Giuseppe, 132

Anfossi Vidéo, 32

Fara Salvatore, 52

Pili Marco, 68

Antico Italo, 144

Fiori Angelino, 172

Pietrolio, 202

Asproni Diego, 86

Frau Greta, 190

Pintus Gianfranco, 204

Atza Antonio, 120

Frogheri Gino, 158

Pisano Giovanni, 112

Atzei Luisanna, 88

Ganau Gavino, 192

Pischedda Mario, 206

Atzeni Gianni, 34

Guccini Gaspare, 100

Podda Giorgio, 134

Boscani Leonardo, 184

Leinardi Ermanno, 160

Porru Antonio, 136

Bosich Giuseppe, 122

Lescaroux Sandrine, 126

Puzzu Roberto, 178

Brundu Gaetano, 36

Liberati Angelo, 102

Rijnink Renè, 138

Bullitta Paolo, 38

Locci Gabriella, 54

Rossi Rosanna, 70

Calvi Vittorio, 90

Lussu Adelaide, 104

Ruju Antonio, 114

Calzia Zaza, 168

Marchisio Giancarlo, 56

Saddi Maura, 164

Campus Giovanni, 146

Marotta Nicola, 128

Saiu Fabio, 140

Cano Liliana, 92

Marras Antonio, 194

Sale Giulia, 208

Canu Giovanni, 148

Marras Pinuccia, 196

Salerno Graziano, 166

Caracciolo Anna Maria, 170

Masu Manlio, 106

Sciola Pinuccio, 116

Carta Giovanni, 150

Medda Ferdinando, 216

Secchi Giovanna, 72

Casu Francesco, 186

Medda Italo, 174

Secci Antonio, 74

Casula Tonino, 152

Meloni Alessandro, 58

Sini Danilo, 210

Cesare Mario, 94

Meloni Franco, 108

Siotto Pietro, 212

Condemi De Felice Nietta, 40

Mesina Sebastiana, 224

Soro Federico, 142

Contini Aldo, 154

Mibelli Mirella, 60

Spanu Salvatorangelo Palmerio, 226

Coradduzza Salvatore, 156

Murru Rosetta, 62

Spissu Nilson Maria, 76

Corriga Antonio, 96

Musa Luigi, 176

Sulas Giovanni Antonio, 118

Costa Pietro, 98

Nazzari Wanda, 64

Tolu Vittorio, 180

Cuccu Antonello, 214

Nieddu Gianni, 198

Ugo Ugo, 182

Daveti Stefano, 188

Orrù Giampietro, 218

Usai Sisinnio, 78

D’Alessandro Rosanna, 42

Orunesu Nico, 220

Utzeri Italo, 80

Del Casino Francesco, 124

Ottonello Antonello, 66

Valentinis Pia, 228

Dessì Antonello, 44

Pantoli Primo, 130

Zimmelova Olga, 82

Dessy Paola, 46

Panzino Igino, 162

Donini Giorgio, 222

Pastora, 110

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