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Sommario 3 EDITO R IA LE II Serie - Numero 1 luglio 2012 Autorizzazione del Tribunale di Cagliari N. 25/99 del 23-07-1999

DIRETTORE RESPONSABILE Gavino Maieli CONDIRETTORE M. Antonietta Seu REDAZIONE Enrico Fanni Giannella Bellu Daniele Cosseddu Erica Demuru Andrea Nateri Veronica Maieli Marta Marceddu

Roberto Rattu Nawal Razik Elisabetta Saba Marzia Sanna Josephine Sassu Maria Sassu Annamaria Sechi

COMITATO SCIENTIFICO Anna Maria Baldussi Salvatore Cubeddu Attilio Mastino Giulio Paulis Carlo Pillai Nereide Rudas Leonardo Sole Dolores Turchi

DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via S’arrulloni 28 - 09126, Cagliari c/o Ilienses srl TELEFONO: 339.8847966 EMAIL direttore@nursardegna.it - redazione@nursardegna.it WEB: www.nursardegna.it PROGETTO GRAFICO, STAMPA E CONTENUTI MULTIMEDIALI Ilienses srl - Cagliari Telefono: 349.2265243 - Email: ilienses@ilienses.com COPERTINA: Giancarlo Buffa - 2006 MUSICHE: Nicola Ravarino Guagenti ARRETRATI E ABBONAMENTI Una copia: € 4,00 Abbonamento annuale: € 20,00 Per abbonamenti inviare il pagamento al c/c postale n. 1007464652 intestato a: Ilienses srl Via S’arrulloni 28 - 09126, Cagliari Tutte le collaborazioni alla rivista, ad ogni livello, avvengono a titolo di gratuito volontariato. Il materiale ricevuto, pubblicato o no, non verrà restituito.

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Il coraggio di esserci, di Gavino Maieli

5 P R IMO P IA N O

5 6

Addio Sardus Pater Pensendi a sa Sardigna, di Giuanni Lilliu

8 IDEN TITÀ

8

Le identità della Sardegna tra vocazioni e determinismi geografici, di Marcello Tanca

1 1 P O ESIA CA M P IDA N ESE

11

Is Cantoris, di Aquilino Cannas

1 2 CO R R EDDA DA IN LA MIN O R E

12

Podere e Arroganzia, di Larentu Ilieschi

1 3 STO R IA

13

Culture e lotte contadine nella Sardegna del secondo dopoguerra, di Carlo Pillai

1 8 LIB R I

18 19

Il giostraio a riposo, di Bachisio Bandinu Fumo/Silenzio, di Marella Giovannelli

2 0 EM IGR A Z IO N E

20

Auguri a NUR, strumento di dibattito e di lavoro culturale, di Serafina Mascia

21

Nostra figlia non sarà straniera nella terra dove è nata, di Annamaria Sechi

22

Era giunta l’ora di lasciare il Marocco, di Nawal Razik

2 3 MEDICIN A

23

Le cere anatomiche di Susini-Boi ed il Museo di Piazza Arsenale, di Alessandro Riva

2 8 P O ESIA LO GUDO R ESE

28

Sulami torra/Soffiami di nuovo, di Salvatore Corriga

2 9 P O ESIA ESTEMP O R A N EA

29

“Fermate quella gara!”, di Mauro Piredda

3 2 P R O SA LO GUDO R ESE

32

Vida e libertade tuccan umpare, di Giovanna Elies


Rivista di Cultura e Identità di Sardegna

Il coraggio di esserci

C

Editoriale

Gavino Maieli

i sono dei momenti nella vita nei quali è inevitabile fare i conti con emozioni forti, con riflessioni su quello che è stato e su quello che dovrà e potrà essere, in un percorso fatto di speranze e di delusioni, di desideri e di attese, di aspettative e di cose realizzate. Vale, questo, su un piano individuale, personale, in quella sfera intima nella quale ad altri non è mai concesso entrare fino in fondo, ma anche su un piano collettivo, comunitario, nel quale ci si confronta e ci si accompagna, ci si scontra e ci si unisce, individui con individui, solitudini con solitudini, esistenze con esistenze. Se è vero infatti che “ognuno sta solo sul cuore della terra”, è altrettanto vero che in questa solitudine è legato al destino di altri simili coi quali è chiamato a scrivere i passi di quel percorso. Nasce così, si scrive così, la storia degli uomini, la storia dei popoli. Son considerazioni che ben si adattano anche a una rivista come NUR, che con questo numero riprende il suo cammino dopo alcuni anni di silenzio. E’ innegabile che sia forte l’emozione nel vedere un progetto che viene da lontano riprendere vita, riprendere entusiasmo. Ma è altrettanto forte la consapevolezza che è grande e difficile il compito che ci aspetta, perché dare respiro e continuità ad una rivista culturale che pure ha radici solide e antiche, essendo nata dall’esperienza di una testata prestigiosa come S’Ischiglia, rappresenta una grande fatica e una forte scommessa in una terra come la Sardegna che di riviste ne ha partorito tante ma che tante, troppe, nel tempo, ne ha dovuto seppellire. Con questo dato di fatto però è necessario misurarsi, in una sfida che richiede coraggio e forza d’animo, in un momento storico molto difficile, duro, segnato da una crisi economica senza pari, e da una crisi che è di valori, che è di cultura, che è di progettualità, che coinvolge ormai tutto il mondo, in una vera e propria guerra che si combatte non più a colpi di cannone e nelle trincee come un tempo, ma nei mercati economici, con i sobbalzi delle borse e la perdita di sicurezze, la precarietà del lavoro e l’oscurità del futuro, individuale o comunitario che sia. Come in tutte le guerre però, ad essere sconfitti son sempre gli stessi: sa povera zente, quella povera gente che non può contare su rendite o su fortune e che vede segnata la propria sorte per generazioni. La cultura, in un contesto così preoccupante ed incerto, può rappresentare una via per non perdersi del tutto, per creare quel seme dal quale pian piano rifiorire, dal quale può essere possibile ripartire salvaguardando

e utilizzando come patrimonio prezioso quello che di buono ha saputo regalarci il passato, per costruire nuove radici e aprire a un futuro che abbia qualche certezza, che abbia dei motivi e delle ragioni sane e non il buio pesto nel suo orizzonte. Il povero è povero perché conosce soltanto venti parole, il ricco è ricco perche ne conosce più di duecento. In questa formula molto semplice è racchiusa l’importanza che la cultura ha nella vita della gente e dei popoli, ed è nella cultura che forse è necessario investire ora più che mai. Per non uccidere il presente. Per non uccidere il futuro ancora prima che nasca. NUR in questo sente il dovere di esserci, di dover dare il suo piccolo contributo, mettendosi a disposizione di chi non rinuncia ad avere speranze, di chi ha ancora voglia di guardare avanti e di pensare ad un domani più sereno per sé e per i propri figli. Ripartendo da su connotu, da ciò che sappiamo, da ciò che conosciamo, da ciò che siamo come individui e come popolo. Ripartendo dalla Sardegna, dalla nostra storia, dalle nostre emozioni, dalle nostre sofferenze, dalle nostre risorse, per andare incontro al mondo, per confrontarci col mondo, per camminare col mondo, in uno scambio di idee e di cultura nel quale non può esserci uno migliore di un altro, comprendendo che è nella nostra storia di Isola isolata, di gente che ha avuto per sorte quella di spargersi nel mondo, la chiave che può aprire a nuove prospettive. Non siamo il popolo “migliore”, come spesso sentiamo raccontare in una sorta di autoconvincimento che nasce dal vedere e guardare soltanto se stessi senza riuscire ad oltrepassare i confini del proprio villaggio mentale e andare a curiosare dall’altra parte. Così come non siamo certo l’ultimo dei popoli (ma esiste un popolo “ultimo”?), perché nessuno ci potrà mai togliere la ricchezza che c’è nella nostra storia, nei nostri canti, nelle nostre poesie, nella nostra anima. Nessuno: solo noi e noi soltanto possiamo perderla. Con quella ricchezza ci dobbiamo incontrare col resto del mondo. Per regalarla. Per migliorarla. Per questo dobbiamo andare, dobbiamo incamminarci. Dobbiamo navigare. Come giustamente dice Vindice Lecis nell’intervista pubblicata di recente sul sito di NUR, non è vero che il sardo non è un popolo di navigatori. Lo è stato e può esserlo ancora, anche oggi, in modo nuovo, solcando quei mari di internet che rappresentano la nuova frontiera. In molti l’hanno capito e sempre di più si ha consapevolezza di ciò. Per questo è nato il sito (www.nursardegna.it) dove è possibile leggere

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La redazione di NUR durante presentazione del Numero Zero. Siligo, ottobre 2011

il Numero Zero di NUR presentato l’ottobre scorso a Siligo e dove pian piano vengono pubblicati gli articoli comparsi nella prima edizione della rivista. Anche qui è possibile ritrovarci per andare insieme incontro a nuove conoscenze, a nuove scoperte, noi che il mondo lo conosciamo soprattutto attraverso le storie dell’emigrazione. Da qui è nata la scelta di accogliere in redazione una ragazza originaria del Marocco, Nawal Razik, che in questo numero ci racconta la sua storia, una storia che è identica a quella vissuta tanti anni prima da Anna Maria Sechi, emigrata bambina in Belgio da Perfugas. Cosa c’è di diverso nelle loro storie? Soltanto la data, soltanto i momenti sono diversi: il resto è tutto uguale. Nawal ci prenderà per mano e ci aiuterà a scoprire il suo di mondo, la sua cultura, quella araba. Quella de sos moros, di quei mori che tanto abbiamo temuto e tanto temiamo ancora e che però, per motivi che dobbiamo ancora scoprire dentro di noi, sventoliamo alti nelle nostre bandiere finalmente, almeno quello!, con gli occhi non più bendati. E’ in quelle storie che tanto c’è da indagare. Nelle storie di migliaia di sardi andati via per sfuggire alla miseria della nostra terra, alla tristezza di una vita senza pane e senza sorrisi, chi andando incontro alla fortuna, chi andando incontro alla pazzia. Anche su questo è opportuno riflettere, nonché sul mancato incontro tra i sardi residenti in Sardegna e i sardi della diaspora, due mondi separati da un muro di incomprensioni e di risentimenti. Anche lì si possono trovare preziose chiavi di lettura, non dimenticando mai che anche noi a suo tempo siamo stati clandestini, che anche noi a suo tempo abbiamo conosciuto il tanfo e le umiliazioni dei barconi, quelli della Tirrenia, che ci hanno portati a trapiantarci in altre parti del mondo senza però rinnegare mai le nostre zolle. Già solo questo, oltre ad un senso di civiltà che siamo convinti non ci manchi, dovrebbe aiutarci a capire il dramma di altre popolazioni che oggi percorrono le nostre strade di allora. Per questo diventa mortificante scoprire che vi sono dei sardi, e non sono pochi, che dopo una vita di emigrazione hanno dimenticato il dolore dal

quale provengono mostrando uno spirito di intolleranza e di rifiuto per gente che, come noi allora (ma anche oggi ci succede ancora…), sputa sangue e dolore per cercare una fortuna che spesso viene negata e al suo posto invece trova la pazzia. Su queste ed altre cose che non ci rappresentano per quello che è la nostra storia e la nostra cultura dovremmo riflettere, magari avendo il coraggio di indignarci e di far sentire forte la nostra voce, piuttosto che prendercela in modo scomposto quando per esempio ci dipingono come un popolo di pastori che fanno l’amore con le pecore. Non è dei luoghi comuni infatti che dobbiamo aver paura, a quelli si risponde con l’intelligenza e con la dignità; è di certi comportamenti dettati dall’ipocrisia e dall’ignoranza che dobbiamo aver timore, soprattutto quando si mettono in atto in nome di una falsa sardità e di un patetico perbenismo. Di questo e altro NUR intende occuparsi, per contribuire a dipanare quella matassa che chiamiamo identità. A tutto campo, perché ogni spunto è utile per guardarci dentro come popolo chiamato a scrivere un futuro che rischia di non esserci se non si ha la capacità di leggere il passato e il coraggio di aprirsi al nuovo con gli strumenti che anche la tradizione ci porta in dote. A cominciare dalla lingua, che non è una cosa tramandataci come reperto da conservare nei musei dell’antichità, ma è una miniera nella quale sono conservati i sentimenti più profondi della nostra terra, quelli dell’amore e dell’amicizia come quelli terribili dell’odio che ancora oggi sporcano di sangue i sassi e la coscienza delle nostre contrade. E’ in quei suoni che hanno accompagnato le giornate dei nostri padri, che hanno addolcito i canti e le poesie, che hanno segnato i ritmi del sudore e della fatica, della gioia e del dolore, che è racchiusa l’essenza vera del nostro essere popolo che tale vuol rimanere, con la sua dignità e col suo orgoglio, con la sua storia e con le sue speranze. Ed è in quei suoni che cercheremo sempre il sentiero migliore da imboccare, una risposta valida ad antiche domande, il coraggio di esserci. Perché così tocca a chi crede che vivere non voglia dire soltanto aspettare che il vento soffi dalla parte che fa comodo.

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NUR 1 - Luglio 2012  

ANTEPRIMA NUR - Rivista di Cultura e Identità di Sardegna - II Serie - n° 1 - Luglio 2012

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