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ELEZIONI ASBUC DEL 14 E 15 OTTOBRE

A SOSTEGNO DELLA:

SOMMARIO: 1. GLI USI CIVICI: COSA SONO; 2. NASCE L'ASBUC; 3. I HAVE A DREAM; 4. LE VERE DIFFERENZE; 5. UN ESEMPIO DI UNIVERSITA' AGRARIA: QUELLO CHE GIULIANELLO POTREBBE DIVENTARE TRA QUALCHE ANNO; 6. FAC – SIMILE SCHEDA ELETTORALE


1. Cosa sono gli usi civici

A proposito del significato di Usi Civici la giurisprudenza afferma: Usi civici” sono i diritti spettanti a una collettività (e ai suoi componenti), organizzata e insediata su un territorio, il cui contenuto consiste nel trarre utilità dalla terra, dai boschi e dalle acque. Il corpus normativo di riferimento è costituito, principalmente, dalla Legge dello Stato 16/6/1927, n. 1766 e dal relativo Regolamento di attuazione 26/2/1928, n. 332; inoltre, dalle successive norme (nazionali e regionali) in materia di usi civici. La Legge n. 1766 indica due diverse tipologie di diritti che possono fare capo ad una popolazione: i diritti di uso e godimento su terre di proprietà privata; il dominio collettivo su terre proprie. I primi sono soggetti a liquidazione. I secondi che abbiano destinazione silvo-pastorale sono invece destinati ad essere fortemente valorizzati e sono sottoposti alla normativa di tutela dell´ambiente e del paesaggio, mentre quelli a vocazione agraria sono destinati alla privatizzazione. Con il trasferimento delle funzioni amministrative statali alle regioni si è operata la scissione soggettiva tra le competenze tutte originariamente spettanti ai commissari regionali: le attribuzioni amministrative sono transitate alle regioni; ai primi sono residuate dunque unicamente i poteri giurisdizionali in ordine alle controversie sulla esistenza, natura ed estensione dei diritti civici. Cosa sono gli “usi civici” su terre private? I diritti collettivi su terre private sono caratterizzati dalla imprescrittibilità (e cioè dalla irrilevanza del non uso) e possono avere per oggetto le diverse utilità offerte dalla terra, quali il diritto di pascolare, di raccogliere legna, di seminare, di giuncare, di cacciare, di raccogliere erbe e ghiande, di pescare. La Legge n. 1766 precisa che sono considerati usi civici i diritti di vendere erbe, stabilire i prezzi dei prodotti, far pagare tasse per il pascolo e altri simili su beni dei privati. Non sono, invece, diritti civici le consuetudini di cacciare, spigolare, raccogliere erbe e simili, le quali, non essendo soggette a liquidazione, rimangono in esercizio finché non diventino incompatibili con la migliore destinazione data dal proprietario al fondo. Quali/cosa sono le terre d´uso civico? Rientrano nella categoria le terre assegnate ai comuni o alle frazioni, quali corrispettivi di affrancazioni degli usi civici su terre private, nonché i terreni posseduti da comuni, frazioni, università ed altre associazioni agrarie, comunque denominate (a prescindere dalla loro provenienza), su cui sono esercitati usi civici; a tale elenco vanno aggiunti i beni e le terre acquistati, ai sensi della Legge n. 1766, per aumentare l´estensione delle terre da ripartire e quelli di cui alla Legge 3/12/1971, n. 1102. Le terre d´uso civico sono soggette, in primo luogo, a generale e definitivo riordino, per il tramite di procedure volte a sciogliere le promiscuità, legittimare i possessi abusivi e reintegrare le terre non legittimabili; successivamente, esse vanno assegnate a una delle due categorie indicate dalla Legge n. 1766: terre convenientemente utilizzabili come bosco o come pascolo permanente; terre convenientemente utilizzabili per la cultura agraria. Prima dell ´assegnazione a categoria tali terre sono assolutamente inalienabili; dopo lo sono in casi eccezionali (v. art. 12 della Legge n. 1766). Come si accerta l´esistenza di usi civici? Il presupposto logico della liquidazione risiede quindi nell´accertamento dell´esistenza, dell ´estensione e nella valutazione degli usi stessi. A tale accertamento provvede la Regione sulla base di denuncia di parte, la quale assolve alla funzione dichiarativa di far conoscere gli usi esercitati o che si pretende di esercitare. La dichiarazione è necessaria esclusivamente per gli usi gravanti su terre private e non già invece per le terre comuni gravate, le quali non sono soggette a liquidazione, ma solo eventualmente a quotizzazione (per le terre a destinazione agraria). Circa la prova degli usi


civici, vale il principio che in caso di inesistenza della prova documentale è ammesso ogni mezzo di prova, purché l´uso non sia cessato anteriormente al 1800. Una volta accertata l´esistenza degli usi, la legge richiede che essi vengano valutati nell´estensione, ai fini della liquidazione. Come può avvenire la liquidazione di usi civici su terreni privati? Come detto, la Legge n. 1766 prevede che i diritti civici su terre private siano liquidati. La liquidazione consiste nella trasformazione della comproprietà tra proprietario e collettività in proprietà per quote, delle quali una viene attribuita alla comunità e l´altra resta al proprietario in dominio libero ed esclusivo. Una volta individuata l´estensione delle quote di proprietà spettanti, rispettivamente, al proprietario e alla collettività, esse vengono loro assegnate in natura ovvero per equivalente tramite un canone di natura enfiteutica a favore della comunità. Cosa si intende per “diritti utili” e “diritti essenziali”? A tale proposito, la Legge n. 1766 individua due categorie di usi: i diritti essenziali, che sono quelli il cui personale esercizio sia necessario per i bisogni della vita; i diritti utili, ossia i diritti di servirsi del fondo in modo da ricavarne vantaggi economici, che eccedano quelli che sono necessari al sostentamento personale. Come detto, la liquidazione può avvenire secondo due sistemi: liquidazione con scorporo: tale sistema dovrebbe essere quello ordinario. La Legge n. 1766 stabilisce le modalità da seguire per determinare le quote; liquidazione con canone: la Legge n. 1766 stabilisce, infatti, che sono esentati dalla divisione i terreni che abbiano ricevuto dal proprietario migliorie sostanziali e permanenti e i piccoli appezzamenti non raggruppabili in unità agrarie; in tal caso, i fondi sono gravati da un canone annuo di natura enfiteutica a favore del comune in misura corrispondente al valore dei diritti. La procedura di liquidazione è disciplinata dal Regolamento n. 332 ed è oggi di competenza della Regione. Il perito regionale provvede ad accertare l´esistenza, l´estensione e il valore degli usi civici, in contraddittorio con le parti, e redige il progetto di liquidazione, il quale, approvato con le modifiche eventualmente apportate dalla Regione, viene depositato presso il Comune o l´associazione agraria. Del deposito viene data notizia agli interessati, i quali possono proporre opposizione nel termine di trenta giorni dalla data di notificazione. In mancanza di opposizione, il progetto diviene esecutivo ed è titolo per la liquidazione. L´opposizione sospende la procedura amministrativa di liquidazione e radica in capo al Commissario liquidatore la competenza giurisdizionale a decidere su di essa. Il provvedimento regionale di liquidazione ha natura amministrativa ed è quindi impugnabile davanti al giudice amministrativo. Al contrario, il procedimento innanzi al Commissario liquidatore ha natura giurisdizionale, e le sue decisioni sono reclamabili davanti alla Corte d´Appello di Roma, nel termine di trenta giorni dalla comunicazione, ove riguardino la natura, l´esistenza e l´estensione degli usi; sono invece ricorribili per Cassazione, nei casi in cui si controverta sui criteri e sulla misura della liquidazione. Usi civici di caccia e pesca, particolarità? Si deve infine ricordare che vi sono due specie di usi civici che rappresentano una eccezione all ´obbligo della liquidazione: l´uso civico di caccia e di pesca. Nel sistema della legge si distingue tra usi civici di caccia, che derivano da un titolo, e consuetudini di caccia. In entrambi i casi, la loro permanenza in capo alla collettività è subordinata alla compatibilità con la migliore destinazione data dal proprietario al fondo; con la differenza che mentre le consuetudini di caccia si estinguono senza compenso, gli usi civici devono essere liquidati con compenso. Per quanto riguarda gli usi civici di pesca, il Regolamento n. 332 stabilisce che essi non sono soggetti a liquidazione e che devono essere esercitati secondo uno speciale regolamento. 2. NASCE L’ASBUC


Se esiste l’Asbuc il merito è del Movimento per l’Autonomia di Giulianello, i cui membri si sono costituiti Comitato Promotore ed ora compongono questa lista (N°1) candidata alle elezioni del 14 e 15 Ottobre 2012. Abbiamo riportato a Giulianello le somme degli Usi Civici dopo che per anni sono state gestite dal Comune di Cori e non dai titolari delle stesse, ovvero i giulianesi. Questo lungo ed arduo percorso cominciò con una petizione popolare promossa il 24 Ottobre 2010 in piazza Umberto I, con la quale raccogliemmo circa 500 firme. Successivamente abbiamo sollecitato il consiglio comunale per esprimersi favorevolmente alla nascita dell’amministrazione separata, così come gli organi regionali affinché il Presidente della Regione avallasse l’istituzione dell’Asbuc di Giulianello. Ci siamo riusciti, abbiamo fatto qualcosa di storico. Abbiamo riconsegnato ai Giulianesi quello che spettava loro di diritto. Adesso queste somme vanno reinvestite, come sostiene la legge, a favore della comunità stessa. Ed è quello che faremo in caso di vittoria. Investire le liquidazioni per creare una economia sostenibile e riaccendere una luce nel futuro dei giovani. Tutto questo non sarebbe accaduto senza il compianto Raffaele Marchetti. RISPARMI E ASPETTI TECNICI - L’ente non deve avere spese per questo tutte le indennità di carica previste per il Presidente, i Deputati e i Consiglieri saranno eliminate. -Ridurremo il costo della pratica di liquidazione degli usi civici in zona agricola al minimo consentito. - Per quanto riguarda la zona urbana non è possibile esprimersi poiché il regolamento è sub judice, tuttavia ci impegneremo a venire incontro alle esigenze dei cittadini. IL PATRIMONIO COLLETTIVO -Va costituito un patrimonio della comunità di Giulianello tramite l’acquisto di terreni agricoli e di immobili storici al fine di coniugare la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale con una nuova idea di economia basata sui principi di sostenibilità e giustizia sociale. Ogni università agraria gestisce dei terreni, l’anomalia della nostra A.S.B.U.C. è proprio quella di non aver ancora un patrimonio reale su cui poter investire idee e risorse. OBIETTIVI - Tutelare le aree a vocazione silvo-pastorale,valorizzare le aree agricole tramite la costituzione di piccole cooperative che possano coniugare lavoro giovanile, tutela ambientale e nuove forme di economia basate sul rispetto della territorialità. Ad esempio, per quanto riguarda il pane, creare una filiera tutta giulianese, dalla coltivazione del grano alla realizzazione della pagnotta. - Valorizzare il turismo ambientale e culturale tramite la promozione della via Francigena del Sud mettendo in rete il nostro paese con altre realtà rilevanti come Torrecchia e Ninfa.Rendere il centro storico di Giulianello un luogo accogliente con una cartellonistica storica e una casa della cultura che funga da archivio storico ed etnomusicologico. TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE - Trasparenza in ogni decisione tramite la convocazione di assemblee pubbliche in cui i consiglieri esporranno le proposte che saranno vagliate e commentate dalla popolazione. La partecipazione attiva e propositiva di tutti sarà il cardine della gestione dell’ente. - Ogni anno sarà prevista una assemblea pubblica per rendicontare ai cittadini il lavoro svolto e il bilancio dell’ente di gestione. Comitato Promotore ASBUC


3. I HAVE A DREAM - RAFFAELE MARCHETTI, 1993 Articolo su Rivista L'ELFO

Sono trascorsi dieci anni da quando giurai a me stesso che non avrei venduto più tessere e giornali e non avrei partecipato più a riunioni in cui si discuteva di riparare formelle e lampadine. Ricordo ancora nitide le immagini di quella stanza dove avevo rassegnato le mie ennesime dimissioni, stavolta deciso a non indietreggiare. Avevo deciso, al fine di corrispondere il mio tributo di cittadino, di occuparmi a tempo pieno di due giudizi: il primo riguardante la richiesta di demanialità delle acque del Lago di Giulianello, il secondo concernente la liquidazione degli usi civici vantati dai Giulianesi sui terreni feudali di Giuliano e Torrecchia. Nel 1978, il giorno in cui accompagnammo al cimitero il compagno Ricci, Franco Luberti mi fece conoscere l’uomo più importante della mia vita (dopo i miei genitori): l’avvocato Guido Cervati. In quel grande centro di cultura storica e giuridica che era il suo studio di via Secci a Roma, ho trascorso molto tempo, e


quel vecchio allora già settantenne, mi informò di un giudizio promosso agli inizi del secolo dai Giulianesi contro Sbardella, pel tramite del quale rivendicavano diritti definitivamente soppressi dai nuovi proprietari, che portavano cinicamente a compimento un processo di eversione iniziato nell’anno Mille e completato nel Duemila. Tra la gente la conoscenza di questo giudizio era pressoché nulla: oltre Attilio Innocenti, Massimo Colazingari e Armando Marchetti nessun altro lo ricordava. Dovetti studiare cinque anni prima di capire cosa fossero gli usi civici e come si svolgesse il processo dinanzi il Commissario per la liquidazione degli usi civici; in questo testo nei miei studi universitari non ne avevo mai sentito parlare. A ciò si deve aggiungere che la materia, per essere compresa, abbisogna di un bagaglio storico ben superiore alle mie reminiscenze del distratto liceale. Franco Luberti (all’epoca senatore) mi aveva accompagnato a Roma poiché era convinto che l’avvocato Guido Cervati potesse aiutarmi a risolvere l’annoso problema dell’accertamento dei diritti dei giulianesi sul lago di giulianello; che, pur dotato di una pubblica via, era tuttavia turbato nel pieno possesso dei Giulianesi dalle pretese dei Prosperi, i quali asserivano di essere i proprietari del Lago. Imiei pellegrinaggi al Monte Parioli erano sempre più frequenti e le grazie che chiedevo all’avvocato Cervati sempre le stesse: che il lago divenisse pubblico e gli usi civici venissero accertati e liquidati. Nel 1988 un male oscurò aggredì e vinse l’avvocato Cervati e mi trovai da solo in mezzo a un guado. Solo una simpatica e nella testa argentata mi ha accompagnato e mi accompagnerà in questo ancor lungo cammino: l’avvocato Maria Athena Lorizio, erede del patrimonio spirituale dell’avvocato Cervati.Senza di lei nulla avrebbe potuto essere spinto fino alle odierne certezze. Quando morì l’avvocato Cervati la situazione sui due fronti era la seguente: 1) Il giudizio intorno alla demanialità delle acque del lago era appena iniziato. In una clinica romana l’avvocato in punto di morte, fece in tempo a dirmi che in prima udienza avrei dovuto chiedere una consulenza tecnica d’ufficio formulando la richiesta di demanialità delle acque. 2) Il giudizio di accertamento degli usi si trovava ormai in dirittura di arrivo. Si era al momento più importante: la Corte di Appello avrebbe dovuto decidere se esistevano o meno gli usi civici nel territorio di Giuliano e Torrrecchia dopo che la Corte di Cassazione nel 1980, con una mirabile sentenza aveva affermato che in linea teorica ogni terreno feudale era gravato da usi civici in favore delle popolazioni residenti: ubi feuda ibi demania. I giudizi proseguivano ancora senza spettatori; chiunque veniva informato , amministratore o amministrato, non afferrava bene l’oggetto del mio dire, e al termine del mio racconto mi ringraziava contento di aver ascoltato una bella lezione di storia , che lo aveva per un po’ affrancato dalle angosce del quotidiano, nelle qual frettolosamente si rituffava. La Corte di Appello con la stupenda sentenza n° 13/90 affermò quello che l’avvocato Cervati cercò per trenta anni di far capire senza vederlo scritto: la comunità di Giulianello preesisteva alla costituzione del feudo di Giuliano che risale intorno agli anni 1100 e pertanto esercitava prima di esso i diritti essenziali su tutto il territorio prima che venissero usurpati dai signori del Castello con un lento processo eversivo che arrivò alla fine alla loro totale eliminazione. La Corte d’Appello pertanto condannò gli ultimi signori del Castello a risarcire il danno il cui ammontare si conterà in cifre con molti zeri. Il disperato ricorso alla Cassazione degli sconfitti si è concluso un mese fa con la conferma della sentenza di appello. Attualmente il giudice ha affidato le carte processuali ad un perito, il quale dovrà quantificare con esattezza le spettanze della comunità di Giulianello.Per completezza una delle parti in causa ha già raggiunto accordo riconoscendo un debito per 408.000.000; ma solo una parte del tutto e neppure tanto grande. Sul fronte lago le cose sono andate parimenti bene nonostante i bastoni fra le ruote frapposti durante il percorso. Un consulente tecnico nominato dal giudice aveva affermato che il lago fosse poco più che una bacinella dentro la quale cadeva, se pioveva, dell’acqua.Non poche fatiche ci sono volute per dimostrare che il Lago di Giulianello era un coacervo di valenze; a cominciare da quella archeologica (sistema di drenaggio di epoca volsca ancora in funzione) a quella storica (servito da un tratturo pluricentenario, testimonianza dell’antica transumanza) a quella idrogeologica (l’incontro tra un territorio pedemontano e quindi calcareo con i tufi eruttati dal vicino vulcano laziale nel pleistocene e questa sovrapposizione di strati permeabili consente ad una falda sotterranea di tornare in superficie e di formare il lago) a quella ambientale (un gioiello immerso nel mezzo di due latifondi, che grazie alle politiche agrarie dei loro proprietari si è salvato dalla


cementificazione selvaggia, e abitato da specie ittiche e flora mediterranea abbondante). Il giudice ha dichiarato pubbliche le acuqe del Lago con esclusione dei diritti dei privati; la sentenza è stata appellata e alla fine dell’anno avremo la decisione. Tutte queste notizie vi riempiranno di grande gioia, ma nel contempo accresceranno la preoccupazione: che fare di tutto questo immenso patrimonio?Un’altra preoccupazione mi assillava, ed era quella che la antica piazzetta del borgo medievale di Giulianello venisse svenduta dai proprietari ai privati senza rispettare la pubblica destinazione che avrebbe dovuto avere. Ad oggi rimane solo il castello e il granaio e la pubblica amministrazione non si è molto affannata in tentativi di intavolare trattative con la proprietà. Per esempio potrebbe per l’immediato porre vincoli di destinazione che scoraggino i privati dall’aprirvi pizzerie e ristoranti. Si sa che i pensieri ti accompagnano anche di notte e la mente continua ad elaborarli anche senza quell’orpello che è la razionalità. Ascoltate che ho sognato stanotte.Ho sognato che il Castello di Giuliano dopo un accurato restauro conservativo veniva adibito parte a municipio, parte a casa della cultura e tutta la parte più alta a centro di accoglienza di ospiti desiderosi di trascorrere una settimana a contatto con la natura. Ho chiuso gli occhi più forte ed ho visto un gruppo di urbani che la mattina scendevano una rampa di scale che collega i piani alti del castello all’atrio. E di lì a piedi o in bicicletta o a cavallo dispersi a visitare erba erba l’oasi naturalistica di Torrecchia e del Lago di Giuliano. Sul luogo si trovavano un gruppo di giovani custodi dell’oasi, giovani del posto tutti reduci da un corso di formazione che aveva accresciuto la loro sensibilità ambientalistica, che si procuravano una fonte di reddito controllando l’ambiente , coltivando prodotti con sistemi biologici ed esercitando la professione di operatori turistici. I giovani accoglievano i turisti con una colazione mutuata dalle antiche usanze contadine, e dopo un giro in canoa per ispezionare le acque del lago, il gruppo si addentrava nell’oasi naturalistica di di Torrecchia (ultimo lembo della campagna romana descritta nell’800 da letterati e pittori come l’ultima Arcadia). La serata con musica classica, leggera o della nostra tradizione popolare, eseguita da musicisti formatisi nei corsi tenuti nell’auditorium ricavato in un angolo del castello. Parlando con una giovane e piacente turista questa mi diceva che l’indomani sarebbe andata a visitare Cori: il tempio d’Ercole, le mura ciclopiche. Poi aveva intenzione di recarsi a Ninfa a visitare il giardino. Seppi ancora, che il giovedì era stato organizzato dai tour operators della cooperativa “Giuliano”, una passeggiata al Monte Lupone passando per quella magnifica Rocca del Monte Massimo che nel 1202 i giulianesi donarono al Papa Innocenzo 3°, andavano a fare trekking. Mi svegliai all’improvviso e ripensando quel sogno pensai: ci sarà mai qualcuno che vorrà realizzarlo davvero? Raffaele Marchetti


4. LE VERE DIFFERENZE. ELEZIONI ASBUC GIULIANELLO, LUCA DEL FERRARO PRESIDENTE - LISTA N°1 ELEZIONI ASBUC GIULIANELLO - 14/15 OTTOBRE 2012 LISTA n°1 - LUCA DEL FERRARO PRESIDENTE Da un paio di giorni circolano dei volantini della Lista n°2 che indicano le differenze tra loro e noi. Ci rendiamo conto che il presidente di quella lista e i rispettivi candidati non hanno nessun tema da discutere, poichè non conoscono neanche l'argomento. A questo punto ci sentiamo in dovere di ripondere e di esporre quali sono le reali differenze tra la nostra lista e la lista n°2. Non le mandiamo a dire 1) L’interesse per il bene pubblico contro l’interesse per il bene privato. Fa la differenza con la lista n°2 2) Diciamo la verità ai cittadini e non cose ingannevoli per meri scopi elettorali ad esempio “no agli usi civici sulle case” che non può deciderlo l’Asbuc, ma solo il parlamento italiano. Fa la differenza con la lista n°2 3) La scelta dei candidati della Lista n°2, persone scelte a caso, che non hanno mai partecipato al dibattito sulla cosa pubblica e non hanno mai contribuito alla crescita sociale del paese, persone senza nessuna conoscenza dell’argomento ASBUC ed eventuali competenze, gente che si vuole ritirare perché si è resa conto dello sbaglio che ha fatto nel firmare una candidatura per un organo a loro sconosciuto. Basta solo questo per fare la differenza 4) Il pieno e totale sostegno dell’Associazione delle Università Agrarie del Lazio e del suo Presidente i quali ritengono che la lista n°2 va contro la natura e i principi dell’Università Agraria e sarebbe un danno irreparabile all’organo stesso e a tutta la comunità giulianese. Fa la differenza con la lista n°2 5) La lista n°1 ha conquistato l’Autonomia per Giulianello e la lista n°2 vorrebbe toglierlasvalutando e screditando l’Ente di Gestione voluto a gran voce dai Giulianesi, votato da tutto il consiglio comunale di Cori (maggioranza e opposizione) e firmato dal presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Fa la differenza con la lista n°2 6) La giovane età e la passione dei candidati, il loro lavoro e il sacrificio svolto negli ultimi anni per costituire l’Asbuc, le competenze acquisite sull’argomento, le lauree di alcuni e la preparazione settoriale di altri, e un presidente serio e preparato contro quello della lista n°2 che cambia spesso casacca a seconda del prato in cui si gioca e che è stato bocciato severamente dai giulianesi alle scorse elezioni comunali con 35 miseri voti. Fa la differenza con la lista n°2 7) Il modo di fare politica, per la collettività e il futuro del territorio e della nostra generazione, contro il modo vecchio e conosciuto, teso esclusivamente all’occupazione di un posto di potere. Fa la differenza con la Lista n°2.


5. UN ESEMPIO DI UNIVERSITA' AGRARIA: QUELLO CHE GIULIANELLO POTREBBE DIVENTARE TRA QUALCHE ANNO http://www.uniagraria.com/ 6. FAC – SIMILE SCHEDA ELETTORALE http://www.comune.cori.lt.it/pdf/ASBUC/fac%20simile%20scheda%20elettorale %20asbuc.pdf

14 – 15 OTTOBRE 2012

3 SEMPLICI PASSI PER NON PERDERE L'APPUNTAMENTO CON LA STORIA: 1. METTI UNA CROCE SU “LISTA N.1 – LUCA DEL FERRARO PRESIDENTE”; 2. SCRIVI UN NOME ( + COGNOME) SCEGLIENDO TRA I SEGUENTI CANDIDATI: • Enrico Cupiccia; • Maria Grazia Guidi; • Elisa Marchetti; • Eugenio Marchetti; • Tonino Martelloni; • Luca Palone; • Iseno Tamburlani; 3. DEPOSITA IL VOTO. www.elnuevodia.altervista.org


A SOSTEGNO DELLA LISTA N.1