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Scuola di Giornalismo - Università degli Studi di Salerno

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QUINDICINALE

Anno I n. 10

Redazione - Via Giovanni Paolo II, 132 - 84084 Fisciano (Sa) tel. 089.969445 - fax 089.969618 - www.ilgiornalista.unisa.it email: giornalismo@unisa.it

nuova serie

LA CHIESA

AGRICOLTURA

Bilancio del Giubileo Con Papa Francesco la rivoluzione degli ultimi

Occupati in calo ma l’economia di scala aiuta le piccole aziende

•pagina 11

FERRARO

MAZZEO e PRETTO

Mercoledì 30 novembre 2016

•pagina 7

L’ALLARME. Formazione nelle aziende: la politica degli stage rischia di produrre nuove forme di sfruttamento

Alternanza scuola-lavoro Troppe ombre

Vangelo web 2.0 •MASSIMILIANO AMATO

A

ncorché povera di contenuti e giocata in prevalenza su un registro, quello dello scontro permanente, che alla lunga ha causato un oscuramento delle questioni di merito, la campagna referendaria sulla legge di revisione costituzionale segna uno spartiacque nella storia della comunicazione elettorale. Un ruolo preponderante l’hanno svolto le nuove piazze virtuali allestite dal web 2.0. Sulle quali si sono esercitati, da una parte e dall’altra degli opposti schieramenti, retori sfiatati, leoni da tastiera e “social prop” (evoluzione digitale degli agit prop di felice memoria) ma anche virtuosi creativi armati di passione e ironia. Il quadro che ne viene fuori è quello di un Paese che, nonostante le difficoltà economiche degli ultimi anni, lo sfiorire delle appartenenze partitiche e la crescente disaffezione per la politica, ha saputo riappropriarsi di inediti spazi di partecipazione e militanza in prossimità di uno snodo cruciale della storia repubblicana. (...) continua a pagina 4

Studenti immessi nel circuito produttivo senza alcuna garanzia e senza salario ALVATORE PARENTE •FSABRIZIO RINELLI

Referendum costituzionale Il trionfo dei «social prop» E’ stato il trionfo dei “social prop”: la campagna referendaria sulla legge di revisione costituzionale Renzi - Boschi ha visto sbizzarrirsi, con post e immagini, i sostenitori del Sì e del No, in un festival

LA MEMORIA

Pescatore, il tecnico che rianimò il Sud A cento anni dalla nascita, ricordate a Flumeri, in provincia di Avellino, la vita e l’opera di Gabriele Pescatore (nella foto), storico direttore della Cassa per il Mezzogiorno. Grazie a lui, s’impose un nuovo modello di meridionalismo. PICARIELLO

•pagina 10 Quindicirighe

Tabloid Difendere pericolosi la Bellezza IULIO MSEOTTI GARBI** •VGITTORIO

ininterrotto di provocazioni, battute, vignette corrosive. Per mesi i principali social media sono stati lo specchio più fedele della battaglia che si è combattuta nel Paese. pagine 4 e 5

ALL’INTERNO

All’interno della riforma denominata “Buona Scuola”, dopo le prime prove dello scorso anno, va ora a regime l’alternanza scuola-lavoro. Un’idea rivoluzionaria anche positiva, per certi versi, ma che potrebbe provocare disagi a studenti e dipendenti delle grandi multinazionali. Sedici aziende (come McDonald’s, Zara o Accenture) che hanno siglato un accordo col Ministero dell’Istruzione per accogliere i ragazzi e che verranno inseriti nel proprio circuito produttivo senza retibuzione né garanzie future.

•pagina 7

Paperino & co. in salsa napoletana Alla scoperta di Blasco Pisapia, una delle “matite” napoletane della Walt Disney. Sono del disegnatore partenopeo, che in passato ha messo il proprio talento al servizio delle avventure di Geronimo Stilton, alcune episodi di “Topolino” ambientati a Napoli. AVALLONE

pagina 12

[La] City University di Londraqualunque [...] ha Qualunque città moderna, votato perin mettere al bando una serie periferia, America e in Europa, può di tabloid Dailyma Mail avere unaconservatori: «Nuvola» diSun, Fuksas, ed Express [...]. Sessisti, razzisti,eislasoltanto l’Italia quei conventi quei mofobi, populisti: queste le accuse [...]la monasteri che oggi rimpiangiamo:

Dice al Foglio Frank Furedi, sociologo Basilica di San Benedetto a Norcia, di origini ungheresi, già militante trotzkista l’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci. E [...]: ”Non trattano gli studenti come oggi che lisivediamo crollati, abbatesseriferiti, umani maturi, ma come bambini. tuti, possiamo valutare quanto L’università pressione è idiota, dadovrebbe parte deifar tanti governi

Geopolitica Nuovi equilibri Con Trump e Putin tornano i blocchi LUONGO •pagine 8 e 9

Editoria locale Saggi e tradizioni le uniche produzioni Manca la narrativa IANNUZZI •pagina 13 SELLITTO

Sport Calcio e integrazione Campania felix tutte le storie di campo PARENTE RINELLI

•pagina 15

della nostra recente sugli studenti, oggi si Repubblica pensa invece(Res che Publica), trascurati debba farliaverli ‘sentire bene’”. o curati male. Piangere o pregare oggi appare inutile. (...) Foglio del novembre 2016 da Il Panorama del 29 9 novembre 2016 **da


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Focus agricoltura

www.ilgiornalista.unisa.it A sinistra una serra volta alla coltivazione di insalata, prodotto per la IV gamma più diffuso nella Piana del Sele. A destra lo stabilimento Bonduelle che dopo la fusione con la Ortobell ha dato una sensibile spinta alla produzione nostrana

Nelle campagne tra Eboli e Battipaglia si concentra la maggior parte della produzione regionale e nazionale

Prodotti di IV gamma Piana del Sele capitale •SIMONA A. SORRENTINO Nella Piana del Sele, il fatturato medio annuo delle otto organizzazioni di produttori che si occupano di agricoltura di IV gamma si è attestato intorno ai 200 milioni di euro tra il 2014 e il 2015. Per capire il significato di questo dato, basta pensare che la stima nazionale, in crescita del 3% nell’ultimo biennio, è di circa un miliardo. Per prodotti di IV gamma si intendono verdure e ortofrutticoli che, immediatamente dopo la raccolta, sono sottoposti a trattamenti tecnologici di minimo impatto, con il solo scopo di garantirne la sicurezza igienica e il mantenimento della catena del freddo per la conservazione. Sostanzialmente, sono quei prodotti freschi confezionati e pronti per l’uso, il cui esempio più immediato è la classica insalata in busta. La pianura salernitana è di fatto la capitale del settore, soprattutto dopo l’ingresso della multinazionale francese Bonduelle attraverso la fusione con la Ortobell nel 2001. Questo passaggio è stato fondamentale per lo sviluppo del settore in tutto il paese, spingendo la concorrenza a premere sempre più l’acceleratore verso la modernizzazione e l’espansione, a fronte di una domanda sempre crescente. In Piana del Sele le aziende agricole hanno impiegato per questo tipo di colture ben 5400 ettari, di cui 2300 in serra, e hanno in media 11 anni di attività alle spalle, non pochi se si considera il ciclo di vita piuttosto breve tipico delle imprese negli ultimi anni. La forma che le caratterizza è in netta prevalenza la società cooperativa e nella metà dei casi si appoggiano alla grande distribuzione. L’esportazione è il vero cavallo di battaglia, e interessa soprattutto il nord Europa, con

LE CONFERME

Vini irpini al top dei top Non c’è vino che non racconti una storia. Il vino parla della propria terra, dell’amore per la vigna e delle difficoltà di un’annata, della fatica e del sacrificio di chi lo ha prodotto, delle cure che ha ricevuto in fase di lavorazione delle uve. Ma questa nobile bevanda ci racconta anche la nostra storia e il radicamento di un popolo alla propria terra, della tenacia e del coraggio di chi ha nel proprio carattere la resilienza e nei segni delle mani e del viso la dignità. Per questo i vini campani hanno da sempre carattere e poesia. Le conferme dei più esperti non mancano. È il caso della speciale classifica di 300 vini sulla nuova guida “I Vini d’Italia 2017” dell’Espresso. 3 classifiche da 100 vini suddivise in tre categorie: i vini da bere subito (importanti ed eccellenti), i vini da conservare (destinati ad affinarsi e migliorare nel tempo) e i vini da comprare (per l’ottimo rapporto qualità prezzo). Nella prima classifica ha conquistato il 2° posto assoluto un vino irpino, il Greco di Tufo Pietra Rosa 2013 di Di Prisco. Nella classifica dei vini da conservare al primo posto un altro vino irpino di grande carattere il Taurasi Poliphemo 2012 di Luigi Tecce. Un chiaro segno che l’agricoltura ha ancora tanto da dirci. (f.p.)

Nell’ultimo biennio il settore ha registrato una crescita del 3% nel Salernitano Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria e Gran Bretagna, nonché gli Emirati Arabi. A caratterizzare questo settore, è soprattutto la necessità, rispetto alla coltivazione tradizionale, di investire in qualità, immagine e pubblicità e, in generale, nelle risorse umane. Il protagonista indiscusso dell’ascesa della IV gamma nelle nostre campagne è sicuramente Tino Bellina, imprenditore bergamasco fondatore della Ortobell, recentemente premiato dal comune di Eboli per il suo impegno nello sviluppo industriale. La sua storia comincia alla fine degli anni 80, quando l’agricoltura tradizionale

nella piana attraversava un periodo di profonda crisi. Fu il primo a investire nella specificità e nella varietà delle specie, creando la fiorente impresa poi ceduta alla Bonduelle, e lanciando un nuovo modo di intendere la produzione agricola. Le opportunità economiche offerte, quindi, sono sicuramente ampie, ma per gli agricoltori non esistono soltanto vantaggi. Innanzitutto abbracciare questa attività implica automaticamente lavorare per aziende di confezionamento esterne e per la grande distribuzione, che impongono standard piuttosto rigidi di produzione e controllo, spesso difficili da seguire per le realtà più piccole. Inoltre i produttori lamentano trattamenti economici troppo bassi a fronte di alti rischi finanziari. Problemi, questi, che solo una negoziazione continua delle condizioni dei vari attori in gioco nella catena produttiva potrebbe attenuare.

La storia I prodotti di IV gamma esordiscono negli Stati Uniti nel corso degli anni 60. La diffusione, nonostante qualche rallentamento, è stata pressoché in crescita costante. Solo durante gli anni 80, però, il segmento prende forma, acquisendo, anche grazie ai nuovi strumenti del marketing, quelle caratteristiche di praticità e qualità che lo caratterizzano ancora oggi. Il settore si è confermato in crescita, fino a toccare un valore di 12 miliardi di dollari, pari al 13% del totale del comparto ortofrutticolo nei primi anni 2000. In Europa, i tentativi iniziali di commercializzazione dei prodotti di IV gamma prendono timidamente avvio negli anni 70. In questa fase, però, non si registra particolare successo e bisogna attendere il decennio successivo con i primi sviluppi strutturati in Francia. Da qui, poi, si è diffuso nel resto d’Europa, soprattutto nel nord, tra Regno Unito, Germania, Svizzera e Italia.


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•MICHELE MAZZEO Il 2015 è stato un anno positivo per quel che riguarda l'agricoltura in Campania. Infatti, rispetto all'anno precedente c'è stato un + 0,7 % per quanto concerne il numero di occupati nel settore agricolo. Anche se va detto che è minore rispetto alla crescita media generale di tutto il Mezzogiorno. A preoccupare sono però i dati relativi al primo semestre del 2016, come evidenziato dal Rapporto Svimez, nel quale si è registrato un preoccupante calo (-2%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Una trend negativo dunque che può annullare i progressi fatti dall'agricoltura campana nell'ultimo anno. Più in generale il sistema agroalimentare, che comprende l'intera filiera che dalla materia prima porta fino al prodotto che arriva al consumatore, in Campania è in crescita per fatturato totale ed è una buona notizia considerando il fatto che questo sistema costituisce un comparto chiave per lo sviluppo dell'economia della regione, e non solo. Difatti nell'agroalimentare la Campania è leader nel Mezzogiorno, con più di 5mila aziende, 27 mila addetti e un fatturato che si aggira intorno agli 11 miliardi di euro all'anno. Rappresentando di fatto l'8% del fatturato dell'industria alimentare nazionale, raggiungendo nel 2013 la quota di 2,5 miliardi di euro in esportazioni.Il sistema agroalimentare campano oggi va inteso nella sua accezione più ampia, comprendendo dunque le produzioni tipiche certificate (dop, igp, docg, doc, biologico, ecc.), le eccellenze enogastronomiche locali, le produzioni tradizionali e, nelle aree costiere, anche le risorse del mare. Ovviamente no-nostante i timidi segnali positivi bisognerà intervenire sull'innovazione tecnologica soprattutto nelle imprese agricole (fase produttiva del sistema agroalimentare) non solo per risollevare il mon-do rurale, ancora in buona parte in ritardo di sviluppo, ma anche per supportare un'agricoltura che offra maggiori opportunità di lavoro. Infatti, un altro dato non di

NUOVE POSSIBILITÀ

Canapa incentivata la coltura

RAPPORTO SVIMEZ. Nel primo semestre 2016, 2% in meno rispetto allo scorso anno

Ma in Campania occupazione in calo Diminuiscono anche le imprese agricole attive sul territorio regionale certo lusinghiero per il settore primario campano riguarda proprio la sostanziosa diminuzione delle aziende agricole che svolgono la propria attività sul territorio regionale. Il censimento fatto dall'Inps ha messo in evidenza come la Campania tra il 2014 ed il 2015 abbia perso il 4,6% delle imprese facendo registrare il peggior risultato a livello nazionale. A parziale giustificazione di ciò va detto che alcune di queste aziende non sono scomparse, ma sono state inglobate da alcune più grandi e continuano quindi a produrre e a dare

occupazione ai lavoratori. Si pensi a quanto fatto dal gruppo francese Bon-duelle che dopo aver aperto un proprio stabilimento a Battipaglia sta allargando sempre di più la propria produzione inglobando piccole imprese agricole che prima “vivevano” in autonomia.La riduzione ha riguardato maggiormente le piccole aziende , e i terreni coltivati da essi sono stati annessi, con la forma di proprietà o affitto, alle imprese di dimensioni medio-grandi. Tale processo ha favorito la specializzazione e l'introduzione di innova-

zione tecnologica ed è stato ampiamente sostenuto dai fondi europei del Programma di Sviluppo Rurale. Proprio per aumentare il numero di imprese sono stati predisposti dei contributi fino a 1,5 milioni di euro per la creazione di nuove aziende agricole e l’ammodernamento delle aziende agricole già esistenti. Ci sarà tempo fino al 24 gennaio 2017 per accedere alla misura 4.1.1 del Psr (Programma di sviluppo regionale) Campania 2014 - 2020 che mette a disposizione un budget complessivo di 28.milioni di euro.

Benefici per tutto il settore agricolo potrebbero arrivare dalla Canapa. Infatti, la commissione Agricoltura del Senato ha approvato all’unanimità una legge che rilancia la coltivazione della pianta a scopo industriale, della quale fino alla metà del secolo scorso eravamo tra i primissimi produttori al mondo. La notizia è di una portata enorme per l’impatto che potrà avere sull’agricoltura e sulle opportunità di mercato: dalla lavorazione della canapa si possono infatti realizzare un’infinità di prodotti: dai tessuti ai materiali edili, ma anche olio, vernici, saponi, cere, cosmetici, detersivi, carta, imballaggi oltre a pasta e birra. Il testo è ora atteso al voto dell’aula e se ne prevede una rapida approvazione, visto il voto bipartisan della commissione Agricoltura. La canapa in Campania avrà così futuro, grazie ad incentivi per 30mila euro all’anno e sinergie con il Programma di sviluppo rurale regionale 20142020. In Campania, attualmente si coltivano a canapa circa 200 ettari, il 20% della superficie italiana, tra le provincie di Napoli e Caserta, ma vi è grande attenzione per il suo ritorno, specie in quelle zone dove l’abbandono della tabacchicoltura non ha trovato una coltura soddisfacente dal punto di vista della redditività: laddove un investimento in Cannabis sativa può arrivare ad esitare sul mercato un prezzo da 1350 euro ad ettaro. Va detto che coltivare canapa prima non era reato. ma necessitava di un’autorizzazione preventiva da parte delle forze dell’ordine.

IL NEONATO CORSO DI STUDI promuove nuove sinergie tra il mondo del lavoro e quello della conservazione e valorizzazione delle zone di pregio naturalistico

Debutta Scienze Agrarie Formazione e sostenibilità

•MONIA PRETTO Il corso di studio in "Gestione e valorizzazione delle risorse agrarie e delle aree protette" nasce da un'esigenza di formazione emergente non solo a livello locale, ma anche nazionale e internazionale, per la nascita nuove figure professionali in grado di coniugare conoscenze e competenze agrarie e agrotecniche con competenze gestionali. Si tratta di un percorso universitario di primo livello con 138 studenti, attivo per l’anno 2016/17 all’università degli studi di Salerno. Proposto dal dipartimento di farmacia, con il contributo multidisciplinare di tanti dipartimenti dell'ateneo, permette l'inserimento diretto nel mondo del lavoro o l'accesso a percorsi biennali di secondo livello, per il conseguimento di una laurea magistrale, che verrà probabilmente istituita nel corso dei prossimi anni. La parola d’ordine è sostenibilità: il Corso di studi si propone d’intervenire nella compatibilità ambientale

Antonella Leone Professore associato di Genetica Agraria e Ingegneria Metabolica delle Piante, presso il DiFARMA, Unisa e membro di diverse Società Scientifiche

Il DIFARMA ha con la Scuola Medica Salernitana un legame di tipo culturale, geografico e di sensibilità.

delle produzioni e dell'agrosistema, con riduzione degli sprechi e dell'impatto ambientale. Le materie di studio riguardano agronomia, patologia vegetale, genetica agraria, produzioni vegetali

per l’area mediterranea. Il corso di studi punta al miglioramento della qualità delle produzioni e all’ottimizzazione dei costi. Il punto di partenza riguarda il territorio locale, che è ricco di risorse

agricole, paesaggistiche e di aree protette, ancora poco valorizzate per il loro e che invece hanno un impatto molto forte sull'economia locale. Il progetto istitutivo del Corso di Laurea è fortemente ancorato ad una visione di sviluppo, valorizzazione e integrazione di tale patrimonio e dell'importanza nello sviluppo delle comunità e socio-economico del territorio. In particolare, l'Università intende formare agronomi con competenze tecnico-gestionali sia rispetto alle produzioni di eccellenza e coltivazioni di nicchia. La progettazione ha visto l'apporto di tutte le parti interessate, Ordini professionali di riferimento, Associazioni di categoria, Aziende fino agli interlocutori istituzionali come Mipaaf, Regione Campania, Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Autorità di Bacino. Dopo la laurea si possono avviare attività professionali autonome o lavorare in aziende vivaistiche, organismi pubblici e privati, aree protette, parchi, riserve.


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Il dossier Nell’era di Facebook e Instagram la partita si gioca soprattutto

Referendum, la Una sfida all’ultimo tweet capace •ALESSANDRA IANNUZZI Tra pochi giorni gli Italiani saranno chiamati a votare per il Sì o per il No a quello che si può definire il primo “Referendum Social” della storia della nostra Repubblica. Se è vero, infatti, che già da alcuni anni il dibattito politico si è spostato dalle piazze cittadine alle piazze virtuali del web 2.0, è vero anche che, mai come in questa campagna referendaria, la rete (e in particolare i social network) hanno avuto un ruolo di primo piano nell’accendere il dibattito tra i sostenitori e gli oppositori della Riforma della Costituzione. In un’epoca dominata dalla realtà virtuale, più che da quella fisica, non sorprende più di tanto che i politici abbiano ceduto alla tentazione di trovare con i cittadini un collegamento diretto, che consenta di veicolare senza filtri imposti dai media i loro messaggi e di monitorare in tempo reale i consensi raccolti. E così la lotta tra i rappresentanti ufficiali del fronte del Sì e di quello del No si è sviluppata, sin dalle prime battute, a colpi di dirette Facebook, di immagini ad effetto diffuse su Instagram e di proclami in 160 caratteri veicolati tramite Twitter. Ma ciò che maggiormente ha fatto la differenza rispetto alle altre campagne elettorali è stato senza dubbio il numero di contenuti generati dagli utenti stessi del web, in particolare da quelli appartenenti ai comitati sorti in favore del No. Mentre la campagna per il Sì, infatti, pur sfruttando a pieno l’immediatezza e la dinamicità dei social, è stata per forza di cose più istituzionale nei toni e nei modi, quella per il No ha visto un proliferare senza precedenti di messaggi talvolta anche ai limiti del politicamente

Per il fronte del Sì una campagna più istituzionale nei toni e nei modi

L’intervista

Vitale: «Esplorati altri canali»

•ANGELA AVALLONE Novità della recente campagna referendaria, è il forte utilIzzo dei social e delle immagini, come strumento propagandisco. Abbiamo chiesto a Pierluigi Vitale, esperto di comunicazione politica e social network e responsabile marketing presso il Corriere del Mezzogiorno di spiegarci questo fenomeno. È ormai un dato di fatto che parte della propaganda politica

AMATO dalla prima

Vangelo web 2.0 (...) Era dai tempi dei referendum su divorzio (1974) e aborto (1981) che non si registrava un clima di contrapposizione così dura e frontale, e la spiegazione non è solo nell’oggetto della consultazione. In ossequio ad una delle più famose teorie di McLuhan, stavolta il mezzo è stato il messaggio. Nel senso che ad inasprire il confronto sono state le armi che i contendenti hanno avuto a disposizione. Chi ricorda il “situazionismo” dei Radicali, artigianali precursori delle odierne tecniche di comunicazione elettorale? Le loro provocazioni hanno avuto una reviviscenza insospettata nella campagna referendaria, durante la quale i media prevalenti, i social appunto, hanno dettato i toni e creato gerarchie tra i politici. Promuovendone alcuni ed escludendone altri. Nel primo caso (i toni) il fattore determinan-

te è stato l’obbligo della brevità della comunicazione imposto da twitter, facebook e instagram: più si è costretti a essere concisi, più si tende a ridimensionare la portata dell’argomentazione logica e ci si affida a slogan. Che per essere efficaci devono essere “forti”. Colpire. Nel secondo caso (gli interpreti), la selezione naturale operata dal web (in riferimento alle capacità di utilizzo) ha visto prevalere, dal lato del Sì, Renzi e la generazione di dirigenti Pd a lui vicina, da quello del No Salvini, la Meloni e, naturalmente, i grillini. Esclusi i “riflessivi” di un campo e dell’altro. Ma anche qualche dinosauro sopravvissuto a diverse ere politiche. Con, si capisce, tutti i limiti che ciò ha comportato. Ma anche con qualche, non proprio trascurabile, pregio.

si sia spostata sui social, servendosi più che altro di immagini. Spesso, l'effetto ottenuto non è quello sperato, penso alla campagna sulla fertilitá della Lorenzin. Secondo lei, perchè succede? Non sono troppo d’accordo sull’idea che la propaganda politica si sia “spostata” sui social. I social sono un nuovo canale. La comunicazione visiva come strumento di propaganda, o più semplicemente come veicolo per raggiun-

MASSIMILIANO AMATO

gere grandi numeri di persone semplificando i processi di decodifica delle informazioni è qualcosa che ha radici ben più profonde. In linea di massima, tutte le piattaforme social tendono a dare maggior visibilità a tutto ciò che è contenuto visivo: immagini, video, dirette. Tutto ciò comporta un’accelerazione nella propagazione delle immagini che dà, evidentemente, risultati migliori degli altri formati disponibili e provoca, di conseguenza, mag-


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sulle immagini satiriche create e diffuse dagli utenti della rete

carica dei social di entusiasmare e dividere il Paese IL CASO

De Luca e il nuovo voto di scambio Il Fatto: «Basta un Sì e doje frittur»

“Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come c… vuoi tu” lo ha detto Vincenzo De Luca, governatore della Regione Campania, rivolgendosi a Franco Alfieri, sindaco di Agropoli, per spronarlo a raccogliere consensi per il Sì. E subito “Il fatto quotidiano” gli fa il verso con una parodia di “Gomorra”. corretto. Un esercito di creativi e di esperti di comunicazione autogestiti si è messo al lavoro autonomamente, diffondendo immagini e vignette satiriche divenute in breve tempo virali sui social. Seguìto a ruota anche dai movimenti politici di opposizione, ben lieti di cavalcare l’onda e spostare la discussione dai contenuti veri e propri della Riforma a tante altre questioni secondarie, ma di sicuro impatto sull’elettorato, come ad esempio il malcontento contro Renzi stesso. E così il comitatoNOgrazie.it, pro-

giori investimenti. Si tratta di un’opportunità ma anche di un rischio molto consistente. Comunicare con le immagini richiede cultura prima che tecnica. La campagna del fertitly day si è dimostrata carente in entrambi gli aspetti e il grande motore della viralità si è tramutato in un boomerang non di poco conto. Parliamo di referendum: per la prima volta assistiamo ad un fenomeno di endorsement, con una campagna trainata da gran-

mosso da vari politici, tra cui la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, ci informa che “l’Italia non era mai scaduta così in basso”, mettendo la faccia del presidente del Consiglio su una confezione di latte da consumarsi preferibilmente entro il 4 dicembre. Il Movimento 5 Stelle ci diffida dal gettare la “Costituzione in pasto al Porcellum” e “Possibile” di Giuseppe Civati ci comunica alla maniera di “X Factor” che per loro è No. Un capitolo a parte meritano poi le polemiche generate da un’im-

di nomi. Ci stiamo forse avvicinando all'America? In Italia non è così raro che nomi illustri, o comunque volti noti, si mettano in gioco per le campagne elettorali. Nell’ultimo ventennio, in particolare, le varie coalizioni con cui si è presentato il centro sinistra hanno sempre cercato di fare leva su importanti nomi degli ambienti intellettuali così come da artist, cantanti e così via. Basti pensare al ruolo di Roberto Benigni, paradossalmente parti-

magine diffusa da una pagina social romana e subito divenuta virale. I piedi di un uomo dentro una doccia e per terra una saponetta con lo slogan del Sì. Un’immagine che rimanda ai soliti cliché da caserma, con un messaggio che lascia poco spazio all’immaginazione. Tra i tanti ad averla condivisa anche la scrittrice Michela Murgia, ex candidata alla presidenza della regione Sardegna. Una presa di posizione che ha scatenato la furia di numerosi follower, che l’hanno accusata di omofobia. Dal canto suo, il fronte del Sì ci invita ad andare a votare con l’immagine di una ragazza sorridente che, alla domanda “Hai da fare il 4 dicembre?”, risponde “Sìììììì!”, forse più adatta all’inizio dei saldi che ad una scelta così impegnativa come quella dinanzi alla quale il quesito referendario ci pone. Ci tiene inoltre a farci sapere che Obama è un sostenitore della Riforma ed anche che, se vincerà il Sì, avremo delle strade più sicure, mentre viceversa continueremo a regalare soldi ad enti inutili. Con buona pace di chi avrebbe desiderato che questa campagna riaccendesse nel nostro Paese un dibattito serio su tematiche di alto spessore politico, quali appunto la Costituzione. Il fermento c’è stato, certo, ma, fatta eccezione per convegni e dibattiti per lo più riservati agli addetti ai lavori, raramente si è scesi nel merito del quesito referendario, meno che mai sulle piattaforme social. Dal punto di vista della comunicazione, però, in particolare di quella visiva, abbiamo assistito ad un esaltante sfoggio di creatività, capace di entusiasmare e coinvolgere non solo gli esperti del settore e addirittura, in un certo senso, di tirare dentro la partita anche chi, di per sé, sarebbe stato poco o per niente propenso ad informarsi sulla tematica in questione.

Per il fronte del No spazio alla creatività e messaggi al limite del politically correct colarmente attivo sia nelle campagne di difesa della costituzione di qualche anno fa che nella recente campagna di riforma della stessa. Forse la vera novità della campagna elettorale americana, che dovremmo preferire di non vedere mutuata in Italia è stato il candido e palese sostegno alla candidatura di Hillary Clinton da parte degli organi di informazione, mostratosi anche inefficace alla prova dei fatti. Gli endorsement possono avere un

valore importante, ma vanno sempre considerati come una variabile tra molte altre, alcune ancora oggettivamente oscure visto il margine d’errore di chi si prodiga in previsioni, per cui è difficile stimarne l’efficacia in termini assoluti. Crede che questo spostamento del dibattito abbia portato un valore aggiunto, o il contrario? Il dibattito nella sua qualità sembra ristagnare ormai da qualche anno, con il discreto rischio che il

ristagno diventi regressione. I social media vengono sfruttati ancora come strumento di distribuzione di contenuti, che siano informativi o propagandistici, continuando ad ignorarne l’essenza stessa. Se si persisterà nel non voler aprire al pubblico confronto, i social continueranno ad essere per larga parte il luogo in cui si riverseranno improperi e accuse che non sono una novità. Sono le stesse che qualche anno fa i cittadini urlavano alla televisione...


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Università

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LA POLITICA D’ATENEO Tasse restituite al 100% per gli studenti lodevoli. Primi risultati a giugno 2017 Il Punto

Incentivi Unisa Scatta la corsa al rimborso • ANTONELLA CITRO Da luglio 2015 gli studenti meritevoli ricevono un rimborso delle tasse pari al 100%. Una vera opportunità per gli oltre 50mila studenti che decidono di frequentare l’Università di Salerno. La politica è cioè quella di mirare all’impegno, al sostegno delle fasce più deboli e all’accesso alla ricerca. L’intento è anche quello di incentivare i giovani a laurearsi nei tempi previsti dai singoli indirizzi di studio. Inoltre, chi sta per finire la triennale ma non riuscirebbe a conseguire il titolo in tempo per l’immatricolazione alla magistrale, potrà seguire i singoli corsi e sostenere gli esami della magistrale pagando la metà dell’importo dovuto. Ma v’è di più: sono previste facilitazioni importanti anche sui contributi per l’accesso alla ricerca, dove, mediante una ripartizione per fasce, è prevista una riduzione media del 40%. «Tutto quanto il percorso è stato condiviso con il consiglio degli studenti che è parte attiva alla progettazione di questo intervento molto ampio. Il discorso del merito è solo uno degli aspetti di un lavoro molto più ampio che ha investito vari settori dalla protezione delle fasce più deboli alla sensibile riduzione delle tasse per le fasce di reddito più basse e, tuttavia non c’è stato un aumento per tutte le fasce di contribuzione - lo riferisce il professor Vincenzo Auletta responsabile della didattica - quest’anno si va da un minimo di riduzione del 4% per le fasce più alte fino a un massimo del 20%». I rappresentanti degli studenti hanno, insomma, partecipato alla definizione del programma e i docenti hanno percepito chiaramente il favore degli stessi studenti nei confronti di questa politica del tutto innovativa. «Come docente e componente di una commissione didattica, ex presidente di un consiglio didattico colgo segnali positivi nel senso che sono in crescita le percentuali degli studenti che si laureano in corso - continua Auletta - sono in crescita le percentuali di CFU conseguiti all’anno, mentre sono in calo le percentuali di studenti cosiddetti silenti che abbandonano o che pur essendo iscritti danno pochissimi esami perchè impegnati in altre attività. Ora, attribuire tutto questo alla manovra sul merito e al rimborso integrale delle tasse, sarebbe forse eccessivo. In realtà, credo che, questo sia il risultato di tutto il pacchetto».

Auletta: «In aumento la percentuale di aventi diritto»

«Sentiamo la responsabilità delle famiglie che ci affidano il loro bene più importante che sono i loro figli e il rispettivo percorso universitario: la fase più critica e più importante della loro vita afferma il rettore Aurelio Tommasetti vogliamo creare tutte le condizioni affinchè i nostri studenti possano concludere gli studi in modo sereno e proficuo. Abbiamo previsto cioè la misura di un rimborso integrale alla fine di ogni anno accademico in modo da stimolare tutti a rimanere in corso. È un patto tra università e studenti. L’università fa uno sforzo di tipo economico, e gli studenti si mantengono in regola con gli esami».

Help teaching La leva delle tasse è enorme e, Unisa, è uno dei pochi atenei ad aver adottato una politica così coraggiosa. A tutto questo si affianca il programma help teaching di supporto ai ragazzi del primo anno per aiutarli a integrarsi nel sistema e a superare le prime difficoltà, indicando loro come si studia all’università per aumentare la percentuale di esami dati all’anno, diminuire il numero degli abbandoni e, diminuire il numero di anni che lo studente impiega per completare il suo percorso.

Il professor Enrico Sicignano, docente di Architettura tecnica aIngegneria , a capo del pool di tecnici che hanno disegnato le residenze

Di casa nel campus Residenze de luxe per i fuori sede Menzione speciale al Premio Campania 2016

• ALESSIA GRAZIUSO L’Università degli Studi Salerno si distingue anche in architettura. Il progetto delle residenze universitarie riceve una Menzione Speciale dal Premio Campania in Architettura 2015. Un premio per un intervento di nuova costruzione del progettista Enrico Sicignano, promosso dall’associazione ACEN Inarch Campania (Associazione Costruttori Edili Napoli). Il progetto delle residenze è stato concepito e portato avanti all’interno dell’ateneo avvalendosi dell’ufficio tecnico e della consulenza di docenti dell’università ed è a firma del prof. Enrico Sicignano, docente di architettura tecnica alla facoltà d’ingegneria. Gli impianti elettrici sono stati curati dal prof. Lucio Ippolito e quelli di riscaldamento dall’ingegnere Gennaro Cuccurullo. Gli architetti dell’ufficio tecnico coinvolti sono stati l’arch. Rocco Petrone e l’arch. Vincenzo Paolillo. Il progetto si distingue per essere stato il primo ad intervenire nell’offerta di dare una dignitosa residenza a studenti fuori sede. La menzione speciale è stata assegnata al committente, l’Università degli Studi Salerno, al progettista, l’arch. Sicignano e alle imprese Iger e Polimpianti. La manifestazione per il Premio Inarch Campania si è svolta lo scorso 22 novembre presso il Chiostro della Chiesa di Santa Caterina a Formiello a Napoli. Alla manifestazione hanno partecipato il rettore, Aurelio Tommasetti, il direttore de Il Mattino di Napoli, Alessandro Barbano, l’arch. Bruno Discepoli e l’artista Sergio Fermariello. L’opera è alla seconda onorificenza, avendo già ricevuto la menzione d’onore alla Triennale di Milano nel 2012, conquistando la medaglia d’oro dell’architettura italiana. Il rettore Tommasetti ha spiegato, durante il Premio Inarch “Queste residenze, cui hanno fatto seguito anche altri interventi, hanno ampliato l’offerta e

hanno trasformato il campus in senso positivo in termini d’accoglienza. Ora siamo in grado - continua il rettore - di ospitare studenti stranieri e visiting professors per lunghi periodi. Quest’opera di qualità con una tariffa pubblica costituisce un riferimento per i fitti esterni e dona vivibilità e accoglienza nel campus anche nelle ore serali e nei giorni festivi”. Il prof. Sicignano commenta e spiega il suo progetto “Chi mi conosce dice che ho la testa tra le nuvole, ma i piedi a terra, nel senso che della mia attività di progettista amo pensare in grande e volare alto”. “Ho riflettuto sulle diverse necessità degli studenti fuori sede di concentrarsi nello studio e socializzare con i propri coetanei, essendo parte di una comunità. Il mio pensiero è andato all’archetipo di questa duplice esigenza e modello comportamentale: il monastero. Il monastero - spiega l’architetto - è stato di riferimento per opere di architetti quali Le Corbusier, nel convento de La Tourette, vicino Lione e il Salk Institute a La Jolla, vicino San diego, in California. Questi sono stati i modelli e i riferimenti progettuali. Stare con i piedi per terra invece significa pensare alle esigenze dello studente e ricavare in venti mq una camera da letto posto singolo con armadio a muro, un angolo cottura elettrico con spegnimento automatico, una scrivania sotto la finestra, un balconcino. Un ruolo importante giocano gli spazi comuni, sia aperti che coperti, come la sala polifunzionale, le sale gioco e le aule studio. Durante i lavori c’è stato il rinvenimento di una villa romana per cui siamo stati costretti a portare una variante al progetto per dare risalto allo scavo. La privacy è garantita dal fatto che tutti i luoghi di passaggio sono interni, mentre tutte le camere guardano all’esterno. Abbiamo anche recuperato elementi della cultura costruttiva urbana italiana e locale, come la piazza e il porticato”.

Le Corbousier tra i modelli progettuali ispirativi

L’idea in sostanza era quella di stimolare gli studenti più meritevoli e riconoscergli un lavoro completo, fatto e ottenuto con buoni risultati, ma questa politica d’ateneo, vuole essere soprattutto uno stimolo, un incentivo a far sì che tutti mettessero maggiore impegno ed energia nel portare avanti più serenamente possibile gli anni di studio al fine di eliminare e combattere il fenomeno dei fuori corso che, a Salerno, è particolarmente avvertito e da tempo è sotto gli occhi di tutti. Un motivo in più per tutti per accelerare i tempi. È un obiettivo condiviso con tutte le strutture didattiche per mettere i ragazzi in condizione di ottenere eccellenti risultati. Tuttavia, va detto che la leva delle tasse non è stata solo rivolta agli studenti ma è stata accompagnata da una serie di azioni per riesaminare e ridefinire le singole situazioni e, intervenire laddove c’erano oggettive difficoltà nella erogazione del corso. «Il miglioramento di questi indicatori è una delle cose che ci si aspetta oggi: riduzione dei fuori corso - conclude il professor Vincenzo Auletta - puntiamo sull’accorciamento delle carriere, sulla diminuzione degli abbandoni e sull’aumento del numero di CFU all’anno». In questa direzione comune e sinergica, si intende aumentare la quota premiale rispetto alla quota ministeriale rispettando, in primis, parametri didattici ben stabiliti che considerano allo stesso tempo accettabile anche il leggero fuori corso. Queste risorse ritornano indietro sotto forma di maggiori finanziamenti dal fondo di finanziamento delle università in un ciclo virtuoso. Risorse che saranno investite poi in altre azioni.

In netto calo il numero di quelli che abbandonano


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L’allarme

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McDonald’s, Zara, Accenture: 27mila studenti costretti a fare “esperienza”. Per le aziende nessuna spesa

I nuovi sfruttati Giovani al lavoro a costo zero •FABRIZIO RINELLI SALVATORE PARENTE L'alternanza scuola-lavoro consiste nella realizzazione di percorsi progettati e attuati, sotto la responsabilità dell'istituzione scolastica, sulla base di apposite convenzioni con le imprese, con le rispettive associazioni di rappresentanza, con le camere di commercio, industrie, artigianato o con enti pubblici e privati disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di apprendimento in situazione lavorativa che però, non costituiscono rapporto individuale di lavoro. L’alternanza scuola-lavoro sbarca però, al di là delle intenzioni iniziali, anche nelle fameliche multinazionali come McDonald’s, fra patate fritte, double cheeseburger e big mac. A scegliere McDonald’s tra le 16 organizzazioni che metteranno a disposizione circa 27mila percorsi per gli studenti delle scuole secondarie superiori è stato proprio il Ministero dell’Istruzione, che lasciate alle spalle le critiche sul colosso americano ha deciso di mandare i ragazzi italiani ad imparare a lavorare nei fast food di tutt’Italia. McDonald’s da par suo ha assicurato 10mila percorsi in 500 locali su tutto il territorio nazionale, lungo tutto lo stivale dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. La multinazionale ha persino aperto una campagna ad hoc: “Benvenuti studenti”. I ragazzi nei ristoranti avranno a disposizione

Zara è un marchio di abbigliamento e accessori con sede ad Arteixo in Galizia, nel nord della Spagna, fondata nel 1975 da Amancio Ortega e sua moglie Rosalía Mera. È il marchio principale del gruppo Inditex. Il gruppo ha, oltre Zara, anche i marchi Massimo Dutti, Pull and Bear, Uterqüe, OYSHO, Zara Home, Zara Kids, Stradivarius e Bershka.

un tutor cui si potranno rivolgere in ogni momento e svolgeranno attività di accoglienza e relazione con il pubblico. Un face to face preceduto da momenti di formazione in aula e di “training on the job”. L’obiettivo, stando alle premesse originarie, è quello di insegnare loro le competenze di carattere relazionale e di comunicazione interpersonale fondamentali per approcciare al meglio il mondo del lavoro. Una scelta destinata a far discutere e che cela nascosti pericoli. Il rischio di tutto questo, infatti, potrebbe essere quello di insegnare, per il futuro, a questi ragazzi il “valore” del lavoro precario e sotto pagato. Gli studenti del triennio, infatti, non sarebbero retribuiti ma inglobati nei processi produttivi delle aziende. La “grande paura” è che fra i vari progetti previsti (fra cui visite guidate, project work, stage osservativo, simulazione d’impresa), la dicitura “inserimento nel flusso operativo” possa provocare un impiego importante degli studenti nei vari uffici o fast food con conseguenze molto pericolose. I ragazzi potrebbero sostituire senza stipendi e senza contribuzioni fiscali, specie nei grandi marchi, i precari di oggi, quei 20enni che, per sbarcare il lunario, si sottopongono a orari infernali e duri turni di lavoro in queste “fornaci della manodopera”. Occasione mancata o assist alle multinazionali, lo scopriremo nei prossimi mesi (il progetto è partito solo lo scorso anno). Ai posteri l’ardua sentenza.

Studenti a colloquio con un manager aziendale nell’ambito dell’alternanza scuolalavoro

Accenture: «Orgogliosi per questa chance»

Christian dipendente di McDonald’s Italia

Le aziende si difendono: «Facciamo formazione»

«Faccio panini da 2 anni ma temo per il mio futuro»

Zara e Accenture fra le 16 multinazionali che hanno stretto accordi col Ministero dell’Istruzione per accogliere nelle loro sedi centinaia di studenti. Quali obiettivi persegue Zara con i 600 studenti presi in carico? «Allontaniamo tutte le polemiche dicendo che Zara ha una politica di formazione e crescita che si basa sull’idea che l’apprendimento debba fornire, oltre che una base teorica, una solida esperienza sul campo che generi “saper fare”. Il nostro obiettivo è stimolare la curiosità e l’interesse dei giovani attraverso i valori che ci contraddistinguono: la passione, l’impegno e l’attitudine al lavoro con l’idea di migliorare sempre all’interno di un’azienda multiculturale, responsabile eticamente, trasparente e sostenibile. La nostra azienda è il risultato di 152mila persone in tutto il mondo, risultato di quei valori che ci contraddistinguono e che vogliamo condividere con gli oltre 500 studenti che parteciperanno al progetto in tutta Italia»

Queste le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato Antonio Florez de la Fuente. Accenture e i giovani studenti, quali prospettive? «A rispondere al quesito, Fabio Benasso Presidente e Amministratore Delegato di del colosso in Italia. “Siamo davvero orgogliosi di essere tra i Campioni Nazionali dell’ASL insieme a tante altre aziende importanti e di poter contribuire a una sfida di sistema per il nostro Paese. Attrarre e coltivare i migliori talenti sono elementi chiave della nostra quotidianità, è la nostra vocazione ed è alla base del nostro modello di business. Accenture è protagonista della trasformazione digitale e per questo espressione delle competenze di domani: crediamo di poter ispirare i ragazzi portandoli dentro la nostra azienda e la nostra cultura, avvicinandoli ad una realtà aziendale competitiva, stimolante e innovativa». (f.r.-s.p.)

La McDonald's è la maggiore catena di ristoranti di fast food nel mondo ed è di origine statunitense. Gestisce le proprie filiali direttamente, o tramite franchising. La sede si trova a Oak Brook, un sobborgo di Chicago, nello Stato dell'Illinois. I ristoranti McDonald's sono diffusi in tutto il mondo e, ad oggi, impiegano a tempo pieno circa 438.000 persone

Christian (nome di fantasia) lavora presso McDonald’s e con questa ri-forma dell’alternanza scuola-la-voro, sente in pericolo il suo attuale impiego in azienda. Christian da quanto tempo lavori qui? «Sono qui da 2 anni. Il mio è un contratto part-time di 24 ore settimanali, dove sono previsti turni di notte, festivi e straordinari: la retribuzione è di circa 800 euro lordi al mese. Sono entrato insieme ad altri tre ragazzi, tutti interinali in cerca del rinnovo contrattuale: così evitavamo di godere delle festività e cercavamo di lavorare più festivi e notturni possibili, in modo da conquistarci la riconferma. Purtroppo, però, con questa ondata di giovani ci sentiamo in pericolo». Per quale motivo sei preoccupato? «Bè perché nella legge di Bilancio 2017 presentata dal governo, si pone la possibilità per le grandi multinazionali come per le piccole imprese di assumere, entro i sei

mesi dal diploma, con forti sgravi fiscali gli studenti che hanno fatto l’alternanza scuola-lavoro. Una situazione che, verificandosi, potrebbe far saltare parecchi contratti precedenti come i nostri per i quali l’azienda paga le contribuzioni fiscali. Pur vivendo in una sorta di catena di montaggio. A partire dall’ordine del cliente fino ad arrivare alle pulizie del locale con ogni azione che ha i suoi tempi prestabiliti e, pur non condividendo la scarsa umanità verso i dipendenti questo impiego è vitale per me e la mia famiglia». Cosa ti senti di dire a questi giovani? Gli consiglieresti un lavoro come il tuo? «In tempi così incerti come quelli di oggi direi di sì. Ma il mio consiglio è quello di studiare, viaggiare fare esperienze che possano portarli molto più in alto rispetto ad un lavoro stressante e poco appagante come quello cui sei costretto in queste grandi multinazionali». (fa.ri.-sa.pa.)


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Le aree di contesa tra Cremlino e Casa Bianca La polizia del Montenegro ha arresta 20 serbi per aver progettato un attentato contro il primo ministro Milo Djukanovic. Il premier sostiene che si tratti dun complotto russo

AltriMondi

Un soldato russo di guardia mentre vengono distribuiti aiuti alla popolazione siriana

Le relazioni tra Usa e Russia

Uno sguardo alla comunità internazionale

Da molti anni, Donald Trump dichiara di essere un forte ammiratore di Vladimir Putin. In più occasioni ha sottolineato quanto il presidente russo stia facendo per ricostruire la Russia e la sua immagine e che Mosca e Washington dovrebbero collaborare.

Prove tecniche di “détente” tra Mosca eWashington in attesa dell’insediamento del

Il ritorno dei «blocchi» nel Una fragile alleanza anti-sistema

“Alla base della visione nevrotica degli affari internazionali del Cremlino, c’è il tradizionale ed istintivo senso di insicurezza russo. In origine, si trattava dell’insicurezza di un pacifico popolo agricolo trovatosi a vivere in vaste ed esposte pianure condivise con feroci popoli nomadi. A ciò si aggiunse [...] la paura verso società più abili, più potenti e più organizzate [...]. Ma questa era un’insicurezza che affliggeva più i governanti […], incapaci di reggere il confronto o il contato con i sistemi politici dei Paesi occidentali […]. E hanno imparato a cercare la sicurezza solo in pazienti ma letali scontri per la distruzione totale delle potenze rivali”. [Dal Lungo Telegramma di George Frost Kennan]

•GIUSEPPE LUONGO ncora sconvolto dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali statunitensi, il mondo intero si interroga su come agiranno gli Stati Uniti una volta archiviata l’epoca di Barack Obama. Non è mai facile metabolizzare un cambiamento e prevederne le possibili conseguenze, soprattutto quando esso è frutto di un risultato improbabile come la clamorosa sconfitta della favorita Hillary Clinton. Ancor di più, quando le trasformazioni in corso portano la firma di un magnate newyorchese che, durante la campagna elettorale, ci ha abituati a toni duri ed affermazioni esagerate difficili da tradurre in politica, perché spesso frutto più dell’istinto che del calcolo politico. Quest’imprevedibilità suscita incertezza in attesa del 20 gennaio 2017, data in cui avverrà l’insediamento ufficiale del presidente-eletto, ed è ciò che genera la diffusa apprensione per le politiche che il futuro inquilino della Casa Bianca potrebbe adottare. L’interrogativo più interessante riguarda, senza dubbio, il futuro

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Gli elettori sperano in Trump: durante la presidenza di Barack Obama, le relazioni tra Stati Unti e Russia hanno toccato il punto più basso

delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia. Sicuramente, Donald Trump ha un rapporto ambiguo o quantomeno poco chiaro con Vladimir Putin e non si esclude che Mosca possa essere in possesso di “kompromat” (ossia di materiale compromettente) sul magnate newyorchese. Ciò che interessa il resto del mondo, e noi europei in particolare, però, è l’impressione che l’arrivo di “The Donald” nello Studio Ovale abbia reso maggiormente probabile un’intesa tra Mosca e Washington all’insegna di una coesistenza pacifica e di una collaborazione tra superpotenze capace di rievocare i tempi della Guerra Fredda. Tuttavia, questa auspicabile “détente” potrebbe non essere così ovvia. Le posizioni assunte dal presidente-eletto sulla politica estera durante i comizi e i dibattiti della campagna elettorale non sono mai state propriamente chiare. Sicuramente,

però, la mano tesa verso il Cremlino ha conferito a Trump l’immagine di candidato ribelle nella corsa alla Casa Bianca perché portatore di una reale volontà di rottura rispetto alle proposte provenienti dall’establishment democratico e repubblicano. Eppure, nel 2012 fu proprio lo stesso Mitt Romney che ora potrebbe ricoprire il ruolo di Segretario di Stato nella prossima amministrazione ad etichettare la Russia come il “maggior nemico geopolitico” degli Stati Uniti. Al di là delle contraddizioni cui “The Donald” ci ha abituato, però, non si può negare che, trasformando il nemico Vladimir Putin in un alleato, Trump sia riuscito a lanciare un messaggio chiaro agli Statunitensi, dicendo loro che sarebbe riuscito a riaffermare il potere degli States nella comunità internazionale e che lo avrebbe fatto “da casa”, ossia senza invia-

re altri soldati all’estero e riportando in patria i militari inviati dall’altra parte del mondo, proseguendo con decisione il disimpegno già iniziato durante il secondo mandato di Obama. Parte della credibilità di questo messaggio è dovuta proprio al rapporto fra Trump e Putin, con il secondo nelle vesti del nuovo cristiano bianco incaricato di combattere e sradicare il fondamentalismo islamico dal Medio Oriente, problema di non poco conto per Mosca se si considera che, secondo un sondaggio Reuters, il 14% dei cittadini russi è di fede islamica, la seconda religione più diffusa del Paese. In parole povere, ciò che il Cremlino si aspetta dall’elezione di Trump è un’accettazione quantomeno informale dell’annessione della Crimea e delle inclinazioni separatiste, pilotate o meno, dell’Ucraina orientale, e il conseguente alleggerimento delle sanzioni economiche


mercoledì 30 novembre 2016

Soldati ucraini nella regione del Donbass

Non è un mistero che Vladimir Putin sia molto soddisfatto dei risultati delle elezioni statunitensi. L’ex agente del Kgb ritiene che Trump abbia una forte personalità e che sia la persona adatta per riaprire il dialogo tra Cremlino e Casa Bianca.

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Soldati statunitensi partecipano alla parata del Giorno dell’Indipendenza della Lettonia

Le relazioni tra Usa e Russia

AltriMondi Uno sguardo alla comunità internazionale

quarantecinquesimo presidente Usa. I rischi dell’unilateralismo di Trump e Putin

nuovo mondo multipolare

che stanno piegando un’economia già di per sé non florida. Naturalmente, questa politica di “appeasement” preoccupa gli altri Stati dell’Europa Orientale e, in particolar modo, i Paesi Baltici, entro i cui confini vivono e prosperano diverse comunità russofone. Trump si è più volte scagliato contro la Nato chiarendo che, in caso di un’invasione russa in Estonia, Lettonia o Lituania, gli Stati Uniti non sarebbero intervenuti automaticamente in loro difesa, venendo così meno al meccanismo di intervento previsto dall’articolo 5 del Patto Atlantico. Nel contesto delle relazioni internazionali, ogni potenza si relaziona alle altre cercando di capire dove si trovi la linea rossa da non superare rispetto ad un certo contesto geopolitico per evitare un conflitto diretto. Molti Paesi dell’Europa Orientale hanno l’impressione che l’elezione di Trump abbia spostato decisamente in avanti la linea rossa, dando più spazio di manovra alla Russia ma non è detto che il senso comune abbia ragione a riguardo perché tutto dipende da come Mosca leggerà il nuovo contesto internazionale. Trump non vede in Putin un imperialista neosovietico ma un leader che, messo alle strette dall’espansione politica ed economica dell’Unione Europea e, soprattutto, dal continuo allargamento ad Est della Nato, ha attuato delle mosse difensive azzardate dettate dalla debolezza del suo Paese, generata principalmente da una scarsa produttività e da un’economia basata sull’esportazione di materie prime. A conti fatti, quello di Putin è un isolazionismo aggressivo che mira a districare quanto più possibile il Paese dai legacci del sistema globale (a novembre Mosca ha ritirato l’adesione alla Corte Penale Internazionale), e a riaffermarne

Putin confida nel presidente eletto per ottenere un alleggerimento delle sanzioni che stanno piegando un’economia già di per sé non florida

l’importanza sul palcoscenico mondiale (come dimostrano le navi russe che attraversano il Mediterraneo per fermarsi davanti alle coste siriane). Questo è, grossomodo, ciò che il presidente-eletto degli Stati Uniti ammira tanto del presidente russo e ciò cui il nuovo inquilino della Casa Bianca aspira. Trump si intende con Putin non solo perché l’ex agente del Kgb è in grado di garantirgli la cooperazione su temi che vedono gli interessi statunitensi e russi coincidere per la complementarietà dei rispettivi scopi (si pensi al ritiro degli Usa dal Medio Oriente e al ritorno della Russia nell’area), ma soprattutto perché Putin è in grado di offrire a Trump la possibilità di una narrazione condivisa delle derive prese dal contesto internazionale emerso dopo la fine della Guerra Fredda. Si tratta di un’alleanza culturale contraria al liberismo cosmopolita della sinistra elitaria e agli aspetti della globalizzazione che minano la sovranità nazionale. Stando così le cose, il mondo dovrebbe poter tirare un respiro di sollievo e prepararsi ad una distesa dei toni ma, in realtà, quanto detto non garantisce una mutua cooperazione né una coesistenza pacifica tra Stati Uniti e Russia. Donald Trump ha vinto grazie ad un movimento popolare alimentato dal risentimento verso l’establishment che è diffuso anche nel Vecchio Continente e a cui contribuisce proprio la Russia sovvenzionando partiti e movimenti populisti. È un’ondata antiliberale, filo-putiniana e nazionalista che fiacca la coesione europea ma che dovrebbe far paura anche a Mosca. L’entusiasmo con cui la vittoria di Trump è stata accolta dai partiti europei anti-sistema lascia intendere che, nel caso in cui Francia e Germania dovessero spostarsi fortemente a destra con le prossime elezioni, si potrebbe assiste ad un avvicinamento tra Stati Uniti ed Europa sulla base di nuovi valori comuni, con conseguenze imprevedibili per la Russia. Inoltre, se tutti i membri della Nato dovessero aumentare il budget per la difesa al previsto 2%, come chiesto da Trump, la Russia si troverebbe diverse polveriere pronte ad esplodere nell’Europa Orientale, specie dopo lo spostamento della linea rossa, che potrebbe portare Putin a sottostimare un’eventuale risposta statunitense o europea. Inoltre, la fine dell’antiamericanismo potrebbe segnare l’inizio di una pericolosa destabilizzazione per il Cremlino. Prendendo spunto dalle tesi del diplomatico statunitense George Frost Kennan, autore del cosiddetto “Lungo Telegramma”, è possibile dire che la Russia ha sempre avuto bisogno di un nemico cui attribuire la responsabilità (vera o presunta) dei suoi problemi a causa di una scarsa coesione etnica e culturale della popola-

zione, tenuta insieme soprattutto dalla lotta contro i pericoli esterni (è in quest’ottica che va letto il rilancio della Chiesa Ortodossa). I problemi economici della Russia sono spesso ritenuti frutto di un complotto statunitense per impedire che la Russia occupi il posto che le spetta nello scenario globale e, anche se è vero che Washington si è spinta fin nel “giardino di casa” di Mosca approfittando della momentanea debolezza dovuta conseguente l’implosione dell’Unione Sovietica, bisogna però riconoscere che i problemi russi sono legati anche a caratteristiche proprie del suo sistema di governo, gestito da un establishment corrotto non dissimile da quello osteggiato dai partiti anti-sistema dell’Occidente. Se è facile capire che l’obiettivo dell’interventismo di Mosca era spiegare agli altri Stati che la Russia non può essere ignorata né relegata a

partner di secondo piano, è altrettanto semplice comprendere che, per gli Stati Uniti, lo slogan “America first” potrebbe facilmente tradursi in politiche arbitrarie adottate senza curarsi delle possibili ripercussioni negative che potrebbero avere sugli altri Stati, inclusa la Russia. Ciò che è certo è che due presidenti volenterosi di riaffermare la potenza della propria nazione e inclini all’unilateralismo potrebbero passare facilmente dall’amicizia allo scontro. L’unica grande, ma significativa, differenza rispetto all’epoca della Guerra Fredda è che, questa volta, non ci saranno solo due blocchi a confrontarsi, perché Russia e Stati Uniti dovranno avere a che fare con un contesto multipolare in cui altri attori, specie la Cina di Xi Jinping, sono convinti di poter tenere testa alle ex superpotenze.


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Protagonisti

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Scriveva di lui The Economist (gennaio 1975): «Unì l’Italia più di Cavour, cucendo lo stivale di strade, argini, canali, acquedotti» •FERDINANDO PICARIELLO Irpino dell’anno. Se avesse continuato la sua opera la Questione Meridionale sarebbe un lontano ricordo. Gabriele Pescatore avrebbe compiuto cento anni il 21 ottobre del 2016. Una figura legata al Mezzogiorno più di quanto si possa pensare. Nel suo pensiero si ritrovano quelle linee comuni che hanno caratterizzato una fase di crescita del Sud ed una azione politica incisiva: il meridionalismo del fare. Quel riformismo fatto di efficienza e incisività che trova concretezza dal 1952 al 1973. Serinese, Magistrato, Docente di Diritto della navigazione, Presidente del Consiglio di Stato, intellettuale a fianco della Svimez, ma soprattutto, dal 1955 al 1976, Presidente della Cassa del Mezzogiorno, quell’edificio inedito nel panorama istituzionale italiano, frutto di un’ibridazione giuridico-amministrativa mutuata dall’esperienza anglosassone, Pescatore fu protagonista indiscusso di un meridionalismo fatto di passione, onestà, cultura giuridica e senso dello Stato. Era un altro tempo, un altro modo di servire l’Italia in nome dell’interesse generale e in un’ottica di cooperazione. Per circa venti anni, fra il 1952 e il 1973, l’economia meridionale crebbe con una vivacità ed una velocità maggiore di quella del Nord. In quegli anni il prodotto per occupato, cioè la produttività del lavoro, aumentò in media del 5,2% l’anno

Ricordato a Flumeri a cent’anni dalla nascita lo storico Direttore della Casmezz nel Sud rispetto al 4,5% del CentroNord. Nel Mezzogiorno aumentarono anche gli investimenti del 7,9% rispetto al 6,3% del CentroNord. In particolare quelli industriali crebbero a un ritmo doppio rispetto al resto del Paese (+10,1 annuo, rispetto al 4,9) e l’occupazione aumentò dell’1,3% annuo. Nel Mezzogiorno italiano vi fu un aumento notevole del reddito pro capite quasi triplicatosi da poco meno di 4.400 euro nel 1951 a circa 12.000 euro venti anni dopo che portò ad un riavvicinamento notevole in termini di reddito fra le due aree del paese: dal 52,9% nel 1951 il reddito pro capite venti anni dopo, esso era pari al 60,5%. Quello che sarebbe accaduto negli anni successivi è storia nota. Nel

Gabriele Pescatore l’uomo della Cassa che risollevò il Sud

Sopra, la premiazione alla manifestazione tenutasi a Flumeri Qui sotto, Gabriele Pescatore, Presidente della Cassa del Mezzogiorno, magistrato, professore

Grazie alla sua opera il Mezzogiorno crebbe ad una velocità maggiore del resto d’Italia

Gli Irpini dell’anno 2016 Carmen Giannattasio, soprano tra i più importanti del panorama internazionale che si esibisce nei maggiori teatri di tutto il Mondo. Ha studiato canto al Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino e si è perfezionata presso il Teatro alla Scala di Milano Antonio La Penna, classicista, considerato fra i più illustri latinisti esistenti e attualmente Accademico dei Lincei, è tra le più importanti fonti di studio e di pensiero della letteratura italiana e straniera. Matteo Piantedosi, prefetto, ricopre attualmente l’incarico di Vice Direttore Generale della P.S. con funzioni di coordinamento e di pianificazione delle Forze di Polizia, fra i maggiori esperti nella gestione di problematiche di pubblica sicurezza, di protezione civile, di immigrazione, mediazione di conflitti sociali e di lavoro.

lo globale. Non vi furono nuove opere e quelle compiute furono lasciate nel loro naturale e graduale degrado senza alcun intervento. Si passò dalle politiche mirate alla crescita e misurate attraverso competenze e coscienza del valore dell’azione politica ad un degrado delle coscienze che portarono ad una politica di assistenza, clientele e sprechi, fino a trasformare un gioiello di modernità in un maxi-carrozzone sinonimo di ruberia. Quel colpo mortale che ha definitivamente chiuso come irrisolta la questione

Nel Paese del boom un meridionalismo fatto di passione, onestà, cultura giuridica

ventennio successivo quella percentuale è crollata al 55,6% (1995), toccando alla fine del 2014 il punto più basso degli ultimi 15 anni al 53,7%. A decretare la fine di quella stagione della speranza varie ragioni economiche, ma anche nel 1970 la costituzione delle regioni, che pure mancando di esperienza delle politiche di sviluppo, chiesero insi-

stentemente l’abolizione dell’intervento straordinario e il passaggio delle risorse che fino ad allora erano state incanalate attraverso la Cassa per il Mezzogiorno alle regioni stesse. Con l’uscita di scena di Pescatore dalla Cassa del Mezzogiorno si compì l’assalto partitocratico a una delle strutture tecniche di sviluppo più efficienti a livel-

meridionale, che oggi si ripropone in un contesto europeo in modo diverso, ma per certi versi ricco di analogie con il passato. Pescatore è ancora oggi un monito alla politica disattenta o in tanti casi volutamente disinteressata al tema delle diseguaglianze. Attraverso la sua lezione cogliamo la differenza tra una spesa pubblica attenta e proficua ed una spesa improduttiva ed inutile che si trasforma in sprechi ed aumento del debito senza alcun incremento di ricchezza. Ma Pescatore è anche un esempio di come possa essere letta correttamente una politica economica Keynesiana che attraverso corretti investimenti sostenga domanda e occupazione, gettando le basi di una necessaria qualità della vita civile delle comunità meridionali.


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La Chiesa di Francesco

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Povertà moderna Il mondo occidentale sempre più industrializzato e tecnologico, sperimenta sempre più numerose forme di povertà, prima tra tutte la solitudine. In questo scenario di chiusura Papa Francesco propone una nuova Chiesa, aperta al fedele pentito che intende compiere un percorso di conversione e integrazione in un’Istituzione che si spoglia degli orpelli e del superfluo, esemplificato anche dall’atteggiamento del Papa venuto da lontano che si mostra sempre amorevole, e diventa nelle parole e nell’idea di Francesco ospedale da campo, dove i parroci camminano in mezzo alle loro pecorelle per sentirne l’odore e prendere su di loro le problematiche e le afflizioni per aiutarli in un nuovo percorso di vita. Una chiesa che apre le sue porte a tutti, purché ci sia il momento principale che presuppone il cambiamento radicale: la contrizione del cuore e il pentimento. “Continuate a confessare” dice il Papa affinché restino aperte le porte della Misericordia.

I frutti dell’Anno Straordinario della Misericordia: la Chiesa come “ospedale da campo” per gli ultimi del pianeta

Giubileo chiuso ma porte aperte Il teologo: «Accompagnare, discernere e integrare, i tre verbi del Pontefice» •MARTA FERRARO Don Enrico Russo, qual è la Chiesa che Papa Francesco vuole realizzare? Il Magistero di Francesco si può rintracciare nei suoi testi che sono entrambi delle esortazioni: Evangelii Gaudium e Amoris Laetitia. Il punto fondamentale è che il Papa immagina una chiesa in uscita. Già nel Conclave disse: Cristo è all’interno della Chiesa e vuole uscire. Vuole uscire per incontrare quelli che Lui da sempre ha amato: i poveri. I poveri non sono intesi dal Papa semplicemente come coloro che hanno difficoltà materiali, ma anche quelli che sperimentano altre forme di povertà: affettiva, di relazioni, di incontri, di chiusura. Partendo da questo il Pontefice si chiede come la Chiesa può uscire e diventare “ospedale da campo”, immagine che evoca frequentemente. La povertà così intesa diventa per il Papa occasione di una pedagogia nuova. Cioè: come Gesù Cristo si è fatto uomo povero, perché ci ha insegnato che solo attraverso quella via possiamo incontrarlo, la Chiesa può accogliere la povertà con tre verbi, che il Papa afferma nei due testi: accompagnare, discernere e integrare. Il Papa ha incontrato ogni fattispecie di povero, d’altra parte ha abbandonato diversi simboli e tradizioni della Chiesa. Come si leggono queste due atteggiamenti? Il punto centrale è l’orizzonte cultu-

Evangelii Gaudium e Amoris Laetitia alla base del magistero papale

versione “non tocca la tasca non è autentica.” Il problema fondamentale oggi è che non si ha fede. Pensiamo di risolvere i problemi pastorali, disciplinari. Ma quello che manca è la fede, quella capace di toccare i cuori, di abbracciare. Siamo abituati come dice il Papa a una chiesa tintoria. Vai lì lavi i tuoi panni ma di te non cambia nulla. Conversione per l’antico popolo di Israele nella Sacra Scrittura vuol dire volgersi dall’altra parte. Noi che siamo tante volte abituati a percorrere la strada del denaro, del carrierismo dobbiamo volgerci dall’altra parte, rivolgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto.

Don Enrico Russo Parroco Diocesano della Parrocchia Maria Assunta in Cielo del quartiere Valle Ponticelli della città di Avellino Docente di Teologia Fondamentale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Dottorando in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale.

rale in cui il Papa ha vissuto: quello del popolo argentino che ha sofferto le dittature, quindi ha sperimentato fino in fondo la povertà. E per questo lui vuole essere un vescovo che cammina con il suo popolo. In quest’ottica, quindi non sono gli orpelli, le cerimonie che aiutano. L’uomo oggi ha bisogno nella sua povertà di carezza, di abbracci, di incontri che sono anche le scene che più di tutto ricordiamo del Papa. Anche le strutture della chiesa devono convertirsi in funzione dell’accoglienza al povero, non essere rigide. Ecco perché oggi assistiamo anche a tante contestazioni del suo Magistero. Ma in realtà quello che il Papa ci sta trasferendo è un atteggiamento pastorale. Non sta riducendo la dottrina, piuttosto è un Papa all’avanguardia che sta mettendo in pratica il Concilio, ci sto ricordando che la Chiesa è innanzitutto Madre. Ma perché

molti cardinali fanno fatica? Perché vedono la Chiesa ancora come società. Solo l’esperienza della povertà autentica insegna che il vero incontro con Cristo non è la sacrestia, ma la stretta di mano e l’odore delle pecore. Nella sua spontaneità il Papa ci sta ricordando i rituali che non sono solo le benedizioni, l’acqua santa, gli esorcismi. Ma l’autenticità dell’incontro. Francesco affascina folle e fedeli, perché accoglie, confessa in piazza San Pietro. Il rischio è fermarsi a questo, ma l’obiettivo è: “miserando atque aligendo”, “Rimanete nel mio amore” dice Gesù. Tra meno di un mese sarà Natale, qual è il Natale di Papa Francesco? Il Papa porta il nome di Francesco. San Francesco era l’uomo del Natale e soprattutto dell’incarnazione. Penso anche a quell’incontro che il Papa ha fatto fermando la

macchina e andando in quel campo di profughi durante una visita pastorale. Quella è già una celebrazione del Natale dove si è fatto sacramento: incontro con il Cristo “chi vede me vede il Padre”. Per questo il Papa, molte volte durante le udienze si ferma a salutare ciascuno. Anche la scelta di non vivere al Vaticano, ma a Santa Marta. Perché come disse lui una volta in un’intervista “bisogna essere spontanei”. Io penso che per il Papa il Natale sia la spontaneità di Cristo, che getta un ponte con l’umanità. Così come San Francesco fu immagine di Cristo a quel tempo e ponte tra tante fazioni, credo che oggi il Papa sia punto di congiunzione tra dentro e fuori la chiesa. In questa società consumistica ci troviamo davanti a un Papa che riferisce i versi di Matteo: O Dio o il denaro, dicendo che se la con-

Qual è l’eredità di questo anno? Il Papa ha trovato la chiesa dalle porte chiuse. Ha quindi voluto dare sacramentalmente il segno di un’apertura. Che da molti è vista come chiesa che sta perdendo identità. Se invece noi imparassimo a guardare una chiesa meno granitica, ma una chiesa madre, capiremmo che questa è la vera eredità del Giubileo. Non è la Misericordia che perdona tutti senza un percorso di conversione ma fare esperienza del cuore stesso di Cristo. Quella porta aperta non è solo una ritualità. Il Papa oggi ci dice: entra, non fermarti alla soglia. Anche per questo ha voluto un percorso, un pellegrinaggio. Ha voluto che ci fosse una porta santa in ogni diocesi perché ciascuno potesse fare esperienza di quel passaggio.

Una Ecclesia senza orpelli l’orizzonte a cui mira il Pontefice


12 mercoledì 30 novembre 2016

Topolino sotto il Vesuvio Il viaggio nel mondo dei fumetti ci porta a Napoli, a conoscere una della matite di Disney Italia Identikit

Spot d’autore e graphic novel

Ci sono passioni che non ti abbandonano mai, nemmeno se scegli una strada diversa: Blasco Pisapia nasce a Napoli nel 1967 e invece che la camicia, pare portasse con se una matita. Frequenta il classico, poi l’università, dove studia architettura. Poi la svolta: decide che la passione per le storie disegnate abbia raggiunto la maturità per diventare un mestiere. Nel 1997 inizia a disegnare per Disney, lascia Napoli per Milano. La collaborazione con Disney è proficua e stimolante, saranno 18 le storie nate dalla sua

Cultura matita. Sue, anche alcune delle mappe che descrivono le ridenti cittadine made by Disney. Tornando spesso al suo vecchio e più serioso mestiere, Blasco si occuperà poi anche dei progetti esecutivi per la realizzazione di nuovi parchi a tema e spazi espositivi. Blasco però non lavora solo per Disney: realizza disegni per Geronimo Stilton, il Battello a Vapore. Realizza pubblicità per Dior, Mellin, Auchan. Nel 2011 pubblica, con Edizioni San Paolo, mia prima graphic novel, “Il Pastore della Meraviglia”, ispirato al

romanzo omonimo di Don Gennaro Matino, che l’anno successivo vince il il Gran Premio Autori ed Editori di Fullcomics and Games come Miglior Fumetto per Ragazzi. Sul sito Topolino. it di lui si legge: Fin da piccolo, i suoi genitori assecondano la sua attitudine al disegno: in tempi in cui i dvd e i vhs erano di là da venire, mettere il piccolo Blasco davanti a un foglio si rivelava un modo efficace per farlo stare buono. Ma la cosa prende piede: libri, i diari saranno pieni di fattezze disneyane.

Pisapia si confessa: «Sapevo che il disegno sarebbe stato il mio futuro, fin da bambino volevo fare questo lavoro»

La combriccola del Blasco Da Geronimo Stilton a Topolino, storia di un talento arrivato molto lontano •ANGELA AVALLONE Continua il nostro viaggio nel mondo delle storie disegnate. Questa volta lasceremo la nostra amata provincia per spostarci alle pendici del Vesuvio, dove abbiamo intervistato Blasco Pisapia. Partiamo dal principio: la prima volta che hai preso in mano una matita, la ricordi? Ho cominciato da piccolissimo, scarabocchiando un po’ dovunque, come la maggior parte dei bambini piccoli. Mi piaceva molto disegnare, e i miei familiari mi incoraggiavano, se non altro perché così stavo buono.ù Tu hai studiato architettura, quindi magari ti eri immaginato un futuro totalmente diverso. Quando hai capito che il disegno era il tuo destino? Ho accarezzato il sogno di diventare autore di fumetti da molto prima di cominciare il mio iter accademico. Non vedo contraddizione tra le due cose: il disegno sarebbe stato il mio futuro in ogni caso. Sono ancora iscritto all’albo degli architetti e, anche se non pratico la professione da tempo, il mio percorso formativo e professionale non può non confluire nelle mie storie. Disney, Battello a Vapore, Geronimo Stilton, cosa si prova a sapere di far sorridere tanti bambini, con il proprio lavoro? In realtà, quando lavoro penso di rado ai fruitori di ciò che vado confezionando. Mi concentro su ciò che faccio e cerco di mettermi al servizio delle storie e dei personaggi che in esse si muovono. In contatto con il pubblico dei lettori, piccoli e grandi, lo recupero successivamente, ed è un momento vivificante e arricchente, che mi insegna sempre molto. Se tu dovessi descriverti con un personaggio del mondo Disney, chi saresti? Mi riconosco in molti dei personaggi Disney, e non potrebbe essere altrimenti. Per interpretarli efficacemente, infatti, è fondamentale lavorare sulle assonanze e ‘sentirsi’ come loro, alme-

Tre tavole disegnate da Blasco Pisapia, fumettista napoletano approdato alla Disney dopo essere stato una delle matite di Geronimo Stilton, eroe dei bambini di mezzo mondo

Il Pastore delle Meraviglie, è un romanzo a fumetti scritto per far conoscere ai bambini la magia del Natale. Matteo, napoletano emigrato a Milano, decide di allestire nel suo appartamento n presepe, per seguire la tradizione. Questo lo porta, a dover coinvogere i suoi figli. I bambini, inizialmente non interessanti, si lasceranno rapire dalla Magia del Natale

no un po’. Ho davvero difficoltà in identificarmi con uno in particolare. La particolarità di Topolino è quella di cercare di stare sempre al passo con i tempi, ben immerso nel contesto storico che vive. Qual è il segreto? Topolino è sempre giovane e sempre immerso nel suo tempo perché è in grado di conservare una genuina curiosità verso persone e cose nuove, e un atteggiamento positivo nell’affrontare le situazioni. Quanto è stato difficile realizzare il tuo sogno? Guardando indietro vedo salite ripide, bivi in cui districarsi senza GPS, qualche sentiero sbarrato, e anche alcune inversioni a U, però la strada é bellissima e poi, quando hai davvero voglia di camminare, non senti la fatica e ti godi il panorama. Il traguardo, per fortuna, si sposta sempre un po’ più oltre e non lo raggiungi mai.


mercoledì 30 novembre 2016

Editoria

www.ilgiornalista.unisa.it

Un’immagine dell’edizione 2015 della fiera “Più libri più liberi”, che si svolge al palazzo dei Congressi dell’Eur

“Più libri più liberi”è la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria e si svolge a Roma, nel Palazzo dei Congressi dell’Eur. Giunta alla sua quindicesima edizione, è l’unica fiera al mondo dedicata esclusivamente all’editoria indipendente, dove ogni anno oltre 400 editori, provenienti da tutta Italia, presentano al pubblico le novità ed il proprio catalogo. Cinque giorni e più di 300 eventi in cui incontrare gli autori, assistere a reading e performance musicali, ascoltare dibattiti sulle tematiche di settore. La fiera nasce nel dicembre del 2002 da un’idea del Gruppo Piccoli Editori dell’Associazione Italiana Editori. L’obiettivo è quello di offrire al maggior numero possibile di piccole case editrici uno spazio per portare in primo piano la propria produzione, spesso oscurata in Italia.

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Saggistica e tradizioni il terreno più sicuro La Campania non scommette sulla narrativa e sulle nuove idee

•ALESSANDRA IANNUZZI

NOEMI GIULIA SELLITTO

Nel mercato editoriale italiano, sono i libri per bambini e ragazzi a primeggiare, più penalizzati quelli illustrati e di saggistica. È quanto emergeva, lo scorso anno, nell’ambito della quattordicesima edizione di “Più libri più liberi”, la fiera romana della piccola e media editoria, che quest’anno si svolgerà dal 7 all’11 dicembre, come da tradizione, al Palazzo dei Congressi dell’Eur. Dalla ricerca presentata in quell’occasione risultava che quasi un titolo su dieci pubblicato in Italia avesse un mercato straniero. Eppure si continuava ad acquistare più che a vendere titoli. In Campania, come nel resto del Sud, il discorso è molto diverso, a partire dalla vendita dei diritti all’estero, che rappresenta una fonte di entrate ancora minore rispetto al mercato del Belpaese. Stando alle informazioni recentemente diffuse dall’Istat, sono 92 le case editrici attualmente presenti sul territorio regionale, per una produzione complessiva di oltre 1200 titoli all’anno, pari a poco più del 2% del totale nazionale. Altro parametro assolutamente in controtendenza è la dislocazione della produzione per aree di mercato. I titoli educativi e per ragazzi, generi trainanti del settore in Italia, costituiscono meno dell’1% delle pubblicazioni. A farla da padrone, infatti, sono invece i testi di saggistica, specie se legati alle tradizioni locali o utilizzati come libri di testo per esami universitari. Si tratta quindi di scritti estremamente specialistici, che non hanno un vero mercato all’interno del popolo dei lettori, peraltro abbastanza ridotto se confrontato con la percentuale nazionale. Infatti solo il 27,5% dei Campani si dedica abitualmente alla lettura (a fronte del 42% degli italiani) e meno del 6% legge più di 12 libri all’anno. Non è un caso, quindi, che sempre più imprenditori preferiscano non mettere del tutto in gioco le

Sul territorio regionale c’è una produzione complessiva di 1200 volumi all’anno pari a poco più del 2% nazionale proprie finanze, scegliendo l’editoria a pagamento o quella definita “a doppio binario”, che presuppone che l’autore, per vedere pubblicata la sua opera, debba necessariamente acquistare in prima persona un certo numero di copie. Questo penalizza soprattutto i giovani scrittori

che vorrebbero farsi conoscere e imporsi sul panorama nazionale. La maggior parte dei siti web delle piccole case editrici, inoltre, non spiega in maniera chiara quali siano le modalità per l’invio dei manoscritti, né tantomeno specifica quali requisiti debbano avere i testi per essere presi in considerazione, o ancora le modalità di risposta da parte degli addetti ai lavori. Un altro grande ostacolo per gli emergenti che non dispongono di cospicue risorse economiche è rappresentato dall’esplicita richiesta di alcuni editori di spedire le opere prime in forma cartacea. Ciò comporta inevitabilmente spese inutili e maggiore dispendio di tempo per gli autori in erba, che talvolta sono costretti a rinunciare in partenza. Eppure l’uso delle mail potrebbe rivelarsi una scelta più funzionale anche per gli stessi operatori del settore, che se hanno un’efficiente sala di lettura, con monitor di proporzioni adeguate e ben illuminati, possono trarre beneficio, anche economico, dall’invio in formato elettronico. Questo porta sempre più giovani a scegliere la strada del self-publishing. Si tratta di un metodo innovativo che non utilizza l’intermediazione di un editore e sceglie di pubblicare solo in formato digitale o comunque in un numero molto limitato di copie cartacee, per le quali viene stabilito un prezzo interamente a carico dell’autore. In rete ci sono varie piattaforme che offrono questa possibilità, come, ad esempio, quella del gruppo “L’espresso”, http://ilmiolibro.kataweb.it/, o quella di “Amazon”, http://www.book-ondemand.it/. Ne emerge una triste prospettiva, ossia che la piccola e media editoria locale si sia adagiata sempre più nel ruolo di mero produttore di ristampe o promotore di testi specialistici, destinati ad un pubblico così limitato da poter calcolare con esattezza la tiratura giusta per non essere in perdita, piuttosto che di scopritore di giovani talenti.

L’INTERVISTA al fondatore della casa editrice “Cultura Nova”, che in un anno e mezzo ha già pubblicato nove titoli

«Così ho deciso di cambiare la mia vita» Amedeo Colella: «In un momento di forte crisi del settore ho creduto nelle sue potenzialità» Se per alcuni l’editoria è un settore in perdita, c’è chi al contrario è ancora pronto a scommettere sulle sue immense possibilità. Amedeo Colella è tra questi: napoletano di nascita e profondamente legato alla sua terra, circa un anno e mezzo fa ha deciso di stravolgere la sua vita, aprendo la casa editrice “Cultura Nova”. Cosa ti ha spinto ad entrare a far parte di questo mondo? Ho deciso di iniziare la mia attività in un momento in cui molte case editrici in Campania stavano chiudendo, sia a causa della crisi economica sia per il calo del numero dei lettori. Nonostante ciò, ho ritenuto ci fosse la possibilità di entrare a far parte del settore, ovviamente con costi molto ridotti. Quasi fossi un one man show, in un anno e mezzo sono riuscito a pubblicare no-

ve titoli su cui ho lavorato contemporaneamente come correttore di bozze ed editor, curando spesso anche la grafica e persino la distribuzione libreria per libreria. Per 27 anni sono stato ricercatore del Criai di Portici, un centro di ingegneria informatica dell’Università Federico II. A un certo punto ho deciso di cambiare i miei piani, provando a vivere di attività culturali. Ho creato una rete, con una serie di attività integrate tra loro. Chiaramente i profitti sono incerti e variabili, ma posso dire con certezza che oggi ci sia ancora spazio per investire nell’editoria. Quali generi preferisci pubblicare? Il taglio della casa editrice è tutto orientato alla na-poletanità e alla riscoperta delle radi-

ci. Prima di addentrarmi nel settore, ho fatto una valutazione puramente di mercato, scegliendo il genere che fosse più in grado di andare incontro ai lettori. Mi sono concentrato anche sulla cucina partenopea, un altro filone che interessa il pubblico. A differenza di chi fa editoria a pagamento, io cerco di lavorare nell’accezione tradizionale della professione: voglio credere in un libro, investire su di esso e magari guadagnare, senza pretendere nulla dall’autore. Hai intenzione di investire anche sugli emergenti? Assolutamente. Spero di aggredire il mercato dei giovani, pubblicando anche due o tre libri all’anno. L’importante è che vivano di vita propria,escludendo ogni forma di sostegno economico da parte

degli scrittori. Qual è la percezione degli altri editori sullo stato dell’arte del settore in Campania? Di recente sono stato ad un incontro con gli editori del territorio. Confrontandomi con loro, ho notato che sono persone motivate e ottimiste, che credono nell’editoria e non hanno intenzione di scoraggiarsi. Proprio come me, già vedono la luce alla fine del tunnel. Oggi c’è spazio in questo settore perché si è tornati ai libri cartacei, dopo che gli ebook non hanno soddisfatto le aspettative attese. Ciò che manca in Campania, però, è un vero salone del libro. Sarebbe fondamentale averne uno, così da creare una rete di case editrici. Da soli non si va da nessuna parte. (n.g.s.)

Amedeo Colella (in foto) editore e scrittore. Con la sua attività “Cultura Nova” pubblica testi di folklore e storia popolare

Classe ’63 e origini napoletane, Amedeo Colella è il fondatore della casa editrice “Cultura Nova”. La sua avventura nel settore è iniziata soltanto un anno e mezzo fa, quando ha deciso di cambiare completamente vita e lasciare il suo lavoro al Criai di Portici, il Consorzio Campano di Ricerca per l'Informatica e l'Automazione Industriale dell’Università Federico II. Appassionato di studi storici e tradizioni locali, è autore di “Manuale di napoletanità” e “Manuale di filosofia napoletana”.


14 mercoledì 30 novembre 2016

LA MOSTRA A Palazzo Ruggi un’esposizione per scoprire la città che non si vede

Salerno in Particolare una bellezza nascosta

OEMI GIULIA SELLITTO • NSIMONA ALESSANDRA SORRENTINO

Il Centro storico di Salerno visto attraverso i dettagli che si perdono nella quotidianità. Parte da questa premessa il progetto Salerno in Particolare Beni culturali e innovazione, realizzato dall’Università degli Studi di Salerno nell’ambito delle attività promosse dal Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali (Databenc) e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. Dal 14 novembre al 28 gennaio sono tanti gli eventi previsti in agenda, con lo scopo di valorizzare il patrimonio storico e artistico della città. Protagonisti sono Palazzo Ruggi d’Aragona, Palazzo Fruscione e il Museo virtuale della Scuola Medica Salernitana, mostrati sotto una nuova veste attraverso l’utilizzo delle moderne tecnologie. Fulcro della rassegna è l’omonima mostra fotografica allestita proprio a Palazzo Ruggi. Gli scatti di Ciro Fundarò, da poco tragicamente scomparso, immortalano particolari spesso addirittura invisibili della città antica. Sono 36 i dettagli scelti dall’autore per

il cambiamento avvenuto nei secoli. Le finestre, testimoni degli usi estetici delle varie epoche, scandiscono i pieni e i vuoti delle facciate degli edifici ma finiscono per non catturare lo sguardo distratto del passante. Così i portali, soglie tra l’interno e l’esterno, le abitazioni private dei signori e la folla delle strade popolari. Ma i veri dimenticati sono sicuramente i pavimenti: con l’alternarsi di materiali, colori e forme raccontano una storia inedita per chi si sofferma a guardarli. “Questa è la parte più artistica, che esalta quei dettagli che non balzano all’occhio - spiega Annapaola Di Maio, neolaureata in Storia e Critica d’Arte, addetta all’accoglienza dei visitatori – c’è poi un altro aspetto più propriamente scientifico e digitale. Per cominciare c’è una sezione dedicata al restauro del Duomo, ad

Le nuove tecnologie applicate all’arte per valorizzare il patrimonio antico

opera dell’ingegnere Michele De Angelis che diresse i lavori dal 1927 al 1934. Attraverso le sue foto si può osservare lo stato di conservazione dell’epoca, confrontandolo con quello attuale, dopo i rimaneggiamenti degli anni Cinquanta e Sessanta. Inoltre, grazie all’apporto dei dipartimenti di Ingegneria e Geografia dell’Università di Salerno, è nata l’idea di una mappatura del centro storico, caratterizzata da una cartina ingigantita in cui sono segnalati i principali luoghi di interesse storico-artistico. L’interazione è ulteriormente arricchita con un’apposita applicazione”. Salerno in Particolare prosegue a Palazzo Fruscione, dove è possibile sperimentare installazioni multimediali e interattive, tra cui la “Linea del Tempo” che ripercorre le fasi dell’attiguo complesso di San Pietro a Corte, attraverso una consultazione rapida di immagini e testi. Proprio nei suoi suggestivi ambienti ipogei è possibile assistere a una proiezione caratteristica. Ad animare il Museo virtuale della Scuola Medica Salernitana un altro video, intitolato “Attraversare Salerno nel tempo: monumenti, storia, cultura della città”, che traduce in immagini le ricchezze vecchie e nuove dell’abitato. Non mancano gli incontri, “Conversazioni con la città - La Bellezza dei secoli a Salerno”, che abbracciano tutte le epoche, da quella etrusca all’era contemporanea, dedicata alla struttura del campus di Fisciano. Un calendario di appuntamenti ricco, quindi, con lo sfondo d’eccezione delle Luci d’Artista. Non è certo un caso che il periodo scelto coincida esattamente con quello delle luminarie, nel tentativo di intercettare i flussi turistici portati dalle festività natalizie. Un modo per promuovere l’immagine di una Salerno fatta non solo di movida e shopping, ma anche di arte e cultura da scopririre e vivere con l’aiuto delle moderne tecnologie.

NOEMI GIULIA SELLITTO

Bifulco racconta i Drunky Lovers

Un servizio innovativo di geolocalizzazione per avere informazioni sui monumenti e i luoghi di interesse

SmartApp: basta un click il centro a portata di mobile Un’applicazione che permette di interagire con le fotografie statiche di una mostra, e che addirittura segue il visitatore in giro per la città: è questo che fa SmartApp Salerno. Concepita per essere il supporto ideale per visitare il centro storico, l’applicazione gratuita per smartphone e tablet dialoga direttamente con le installazioni interattive di Salerno in Particolare. Sviluppata in collaborazione con i dipartimenti di Ingegneria e Geografia dell’Università di Sa-

lerno, consente all’utente di personalizzare contenuti e servizi in base alla posizione geografica. Nel momento in cui si trova

a Salerno, il programma segnala la presenza di siti di interesse nelle vicinanze. È possibile ottenere approfondimenti, immagini e informazioni generali. Il turista può anche sviluppare itinerari a suo gusto oppure seguire quelli già predisposti. All’interno della mostra a

Palazzo Ruggi sono presenti QR code corrispondenti ad ogni bene che, una volta scansionati, inviano delle informazioni di carattere storico-artistico, nonché una scheda tecnica fornita direttamente dalla Soprintendenza. SmartApp Salerno va ad arricchire l’offerta multimediale per la visita della città, già inaugurata la scorsa estate in occasione del nuovo allestimento dei sarcofagi della Cattedrale di San Matteo. Si tratta di due applicazioni che consentono la fruizione anche a non vedenti. Un modo per rendere l’arte e la storia più immediate e a portata di click.

Università degli Studi di Salerno Iscrizione registro stampa n. 3/2016 cron.261/16 Tribunale di Nocera Inferiore (Sa) Ruolo generale n.124/16 Università Iscritta al R.o.c. n.14756/2007 Stampa: Arti Grafiche Boccia Spa via Tiberio Claudio Felice 7 - SALERNO

Prof. Aurelio Tommasetti Rettore Prof. Annibale Elia Direttore Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione

Giovani, amanti della musica e salernitani doc. Sono i Drunky Lovers, un trio che ha già conquistato numerosi fan. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Stefano Bifulco, componente della band insieme a Marco Annarumma e Francesco Fasanaro. I Drunky Lovers sono il frutto di una bella amicizia. Qual è la vostra storia? All’inizio eravamo “Marco&Stefano”. Noi due siamo amici da sempre e abbiamo iniziato a strimpellare qualche canzone sin dalle superiori. Durante una serata “allegra” di fine 2013, un nostro amico ci ha ribattezzati con il nome attuale. È stato allora che ho deciso di mettere a punto un po’ di testi che avevo lasciato nel cassetto e di iniziare a suonare in giro. L’incontro con Francesco Fasanaro è avvenuto nel corso di un evento musicale. Stregato dal suo talento, l’ho voluto con noi. Le sue percussioni ci hanno dato quello slancio che non ci ha fatti più fermare. Salerno è la vera protagonista di ogni video della band. Quanto siete legati alla vostra città? Molto. È una città che offre tanto in termini di talento, anche se spesso questo aspetto viene soffocato e finisce per arrancare. Napoli vive una grande rivoluzione musicale ed è incredibile come tutta la Campania, tranne Salerno, sia investita da un’ondata cantautorale “newpolitan”. Abbiamo bisogno anche noi di una rinascita culturale: musica, teatro e arti figurative devono invaderne ogni angolo e diventare accessibili a tutti. Per Amazon i generi più diffusi in Campania sono rap, reggae e musica elettronica. Perché? Credo siano considerati generi di strada. Con il rap e il reggae emergono la voglia di evasione e di sentirsi parte del branco, mentre con l’elettronica la possibilità di trasgredire. Spesso questi generi si legano alle tradizioni locali. Anche voi avete fatto lo stesso, musicando una poesia di Alfonso Gatto. Come è nata questa idea? Seguo da sempre l’operato della Fondazione Alfonso Gatto e, in occasione dei 40 anni dalla sua scomparsa, ho deciso di leggere i suoi testi. “Poesia d’amore” mi è saltata subito all’occhio. Era già musicale, ho solo raddoppiato qualche verso per chiudere le strofe. Leggendola l’ho composta automaticamente, merito di chi l’ha scritta insomma. Magari ci aveva già pensato! Quanto è difficile emergere oggi? Difficilissimo. Non esistono più case discografiche, se non i colossi come Warner e Sony, che però hanno orecchie solo per i talent. Non me la prendo con questi format: chi vi partecipa è sempre bravo. La colpa è di chi investe nella musica e punta soltanto su prodotti già confezionati per il mass market, nonché delle radio, che preferiscono passare lo stesso pezzo più volte piuttosto che scommettere sulle nuove proposte. Infine, sono tante le piccole attività di promozione pubblicitaria, che chiedono cifre non indifferenti per iniziare un progetto musicale. Redazione: Angela Avallone, Valerio Barbato, Antonella Citro, Paolo De Leo, Marta Ferraro, Alessia Graziuso,

Direttore responsabile Gennaro Sangiuliano Coordinamento

Mariano Ragusa - Massimiliano Amato Salvatore Biazzo - Ilenia De Rosa Gianluca De Martino

Alessandra Antonia Iannuzzi, Giuseppe Luongo, Michele Mazzeo, Salvatore Parente, Ferdinando Picariello, Monia Pretto, Fabrizio Rinelli, Noemi Giulia Sellitto, Simona Alessandra Sorrentino Sorrentino, Simona Vanni


mercoledì 30 novembre 2016

Un’altra realtà importante del nostro calcio è, di sicuro, l'AfroNapoli United. La compagine che, prima di tutte, ha deciso di coniugare sport e integrazione. L'Associazione Sportiva Dilettantistica, infatti, è nata con l’intento di adoperare il principio secondo il quale lo sport può e deve essere, oltre a una semplice disciplina per allenare il fisico, anche un veicolo per l'insegnamento di valori sociali ed etici ed un metodo per abbattere definitivamente i tabù razziali. Il progetto parte nell’ottobre 2009, per iniziativa di Antonio Gargiulo e dei senegalesi Sow Hamath e Watt Samba Babaly, con il preciso scopo di combattere la discriminazione e

Afro-Napoli da anni in prima linea Dal 2009 il club lotta contro le discriminazioni razziali in città favorire la convivenza pacifica e paritaria tra napoletani e migranti. Il collettivo, far parte di una squadra di calcio come medicina per lenire i mali della società attuale. Una soluzione che possa offrire opportunità di apprendimento e di sviluppo o di competenze trasversali indipendentemente dallo sfondo culturale, in quanto le capacità

Sport

sportive degli atleti sono in grado di far passare in secondo piano le diversità razziali. Gli sportivi che vestono la casacca dell’Afro-Napoli poi, provengono da svariati paesi come Senegal, Costa D'Avorio, Nigeria, Capo Verde, Niger, Tunisia ma anche dall’Asia e dal Sudameri-ca e abitano nei quartieri più popolari del

centro storico di Napoli: Materdei, Stella, Sanità, Arenaccia. Alcuni ancora non hanno un'occupazione o l'hanno persa da poco, c’è ancora chi fatica a parlare la nostra lingua. Altri, invece, sono perfettamente integrati nel tessuto sociale dopo anni di difficoltà a angherie. Nel 2009, quando l’associazione ha iniziato la sua stupenda opera di inte-

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grazione e condivisione, l’AfroNapoli ha realizzato due squadre di calcio, che hanno partecipato a tornei amatoriali, cittadini e provinciali, raggruppando circa 40 atleti. A maggio, di quest’anno invece, la compagine partenopea, partita dal basso, dagli “inferi” della Terza Categoria, è riuscita a raggiungere la Promozione con tre salti di categoria consecutivi dimostrando che, italiani e stranieri insieme, possono, anche sportivamente, diventare una forza della natura. Un progetto grandioso e che, anche sui media nazionali, dovrebbe, in periodi difficili come questi, trovare più spazio per evidenziare gesti nobili e virtuosi come questi.

Il Guido Cuore di Rocca nasce per ricordare un amico scomparso e per allontanare i giovani dai pericoli della strada

Serie minori, ma non per valori Una squadra che conta pure su 4 migranti di una casa famiglia ABRIZIO RINELLI • SFALVATORE PARENTE

A volte lo sport non è solo fatto di gol, assist, giocate spettacolari o il raggiungimento della vittoria. La storia ci insegna che, soprattutto attorno al calcio, spesso si intrecciano racconti, emozioni ed esperienze uniche, che hanno un forte impatto sociale. Diverse squadre infatti, stanno attuando una politica molto interessante, affinchè tutti, ma proprio tutti, abbandonino i pericoli della strada, le insidie o le incertezze del futuro, riversando parte della loro giornata in un campo da calcio. Fra il confronto con i compagni e le innumerevoli cose da scoprire, conoscere lo sport è diventata la vera palestra della vita capace di insegnare tutto ciò che riguarda il modo giusto di agire e comportarsi in una società. Un insegnamento del genere oggi, lo troviamo in una delle tante squadre della Provincia di Salerno, precisamente nella zona dell’agro nocerino sarnese, a Roccapiemonte. Il “Guido Cuore di Rocca” è iscritto, per il secondo anno consecutivo, nel campionato di Terza Categoria provinciale. Una squadra nata dal desiderio del tecnico e presidente del sodalizio salernitano, Roberto Raspantini, desideroso di creare una sorta di comunità locale, con la passione per il calcio, in ricordo del figlio Guido, scomparso qualche anno fa, mentre giocava una partita di calcetto con gli amici. Quegli stessi amici che oggi, provano a vincere ogni gara proprio per rivivere insieme a lui la magia e le emozioni di un calcio diverso da quello che siamo abituati a vedere in tv. Un calcio vicino soprattutto

Nella foto a sinistra, una delle colonne della squadra rocchese in compagnia dei 4 “acquisti” dal continente africano che aiuteranno la compagine di mister Raspantini a raggiungere gli obiettivi del club. Sono i migranti accolti in rosa e che vivono in una casa famiglia della città di Roccapiemonte

Intervista al presidente e tecnico Roberto Raspantini

«Il nostro è un progetto sociale d’integrazione» Un duplice ruolo per una società che vuole continuare a sorprendere soprattutto nel sociale. Roberto Raspantini, tecnico e presidente del “Guido Cuore di Rocca”, parla degli obiettivi principali di questa nuova realtà del calcio dilettantistico. Un unico fine, divertirsi e far divertire, con la consapevolezza che il calcio sia soprattutto passione e voglia di crescere. Ad oggi la squadra può contare anche su 4 nuovi calciatori che saranno parte integrante del sodalizio rocchese. Provengono dal continente africano e sono ospiti di una struttura per minori. Due sono stati tesserati, mentre per gli altri 4, si

provvederà ben presto a cercare una soluzione, dato che la Federazione prevede il tesseramento di soli 2 extracomunitari per squadra. Come è nato il progetto “Guido Cuore di Rocca”? “La voglia di far nascere questo progetto, viene soprattutto dall’impegno degli amici di mio figlio Guido, scomparso tragicamente, qualche anno fa, su un campo da calcio, che hanno voluto costituire una squadra che ricordi, ad ogni partita la grande passione e il grande amore di Guido nei confronti del calcio”. Da quest’anno la squadra ha assunto

un importante impegno sociale. “Il nostro secondo anno in Terza Categoria, vedrà all’interno della nostra squadra, 4 ragazzi provenienti dall’Africa, ospiti di una comunità educativa di Roccapiemonte. Il nostro impegno, sarà quello di far integrare al meglio questi ragazzi, insegnando loro le regole principali di una società civile, attraverso la pratica di uno sport così educativo come il calcio” Come sono stati accolti all’interno dello spogliatoio i ragazzi? “Benissimo, tutti hanno accolto al meglio i nostri nuovi amici e compagni di squadra, sono diventati i nostri “figliocci”. Al momento ne abbiamo potuti tesserare solo 2 su 4 per via delle regole della Federazione che prevedono il tesseramento di solo 2 atleti extracomunitari, ma vogliamo provare a chiedere se c’è la possibilità che anche loro possano prendere parte alle nostre gare ufficiali di campionato”. (f.r.-s.p.)

alla società moderna. Da quest’anno infatti, sono parte integrante della società rocchese, anche alcuni ragazzi provenienti dall’Africa che sono ospiti di una comunità educativa per minori extracomunitari, che si trova proprio nei pressi della città di Roccapiemonte. Un gesto unico che cerca di far integrare al meglio, all’interno della nostra società, ragazzi sfuggiti a guerre civili e povertà e che, proprio per trovare un futuro migliore, hanno oltrepassato i mari attraverso autentici viaggi della speranza. Oggi, in attesa dei documenti necessari, sono parte integrante del “Guido Cuore di Rocca”. Sono in 4 e, oltre ad essere fisicamente già pronti per un campionato di calcio, sono anche molto bravi tecnicamente. Due settimane fa la loro prima gara stagionale. Ad oggi la squadra, che ha come obiettivo principale quello di raggiungere, quanto prima, una salvezza tranquilla. E a giudicare dai primi risultati ottenuti in queste due prime giornate di campionato, il percorso intrapreso sembra essere davvero promettente. Un pareggio alla prima (0-0) e una vittoria esterna sul campo del San Vito Cava con un sonoro e rotondo 0-5. Ma l’aspetto più importante di questi risultati, sono sicuramente quello di vedere i quattro giovani migranti che tanto hanno sofferto nella lunga traversata per giungere nel nostro Paese, prima di assaporare, sul campo, un pizzico di magia. Una vera gioia per la società che li ha visti finalmente felici esultare per un gol, per una vittoria e provare emozioni così forti, nell’attesa di rincorrere il sogno di una vita migliore.


“Evitate di andare a cena con i politici, non c’è niente di più puttanesco di un piatto di spaghetti”

Indro Montanelli


Il Giornalista n 10 - edizione del 30 novembre