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Anno II - Numero 34 - Domenica 16 dicembre 2012

Periodico di informazione dell’area a nord di Napoli - Distribuzione gratuita

Ora tutti attendono una rapida ed efficace bonifica del sito DISCARICA DEL “CANTARIELLO”

Gli esiti delle indagini dell’ARPAC Tropp Bon!!!


PRIMO PIANO

Benvenuti all’INFERNO!

Campania: disastro ambientale di Giuseppe Storti

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rmai, c’è nero su bianco. Grazie al prezioso lavoro dei giudici napoletani, si è acclarato, quello che fino a questo momento veniva derubricato ad ipotesi. La camorra, ha sversato per decenni nelle campagne della zona a Nord di Napoli i rifiuti tossici del Nord. Un affare milionario per la camorra, già evidenziato dallo scrittore Roberto Saviano, che oggi, vive scortato dalle forze dell’ordine, perché quella stessa camorra sanguinaria e senza scrupoli lo ha condannato a morte per le sue coraggiose denunce. Il quotidiano “ Il Mattino” di Napoli, svela le trame criminose di uno dei capi del clan dei casalesi: Francesco Bidognetti(Cicciotto e mezzanotte), che per la prima volta nella storia criminale della Campania viene accusato con tanto di prove documentali e testimoniali del reato di disastro ambientale. Non era mai accaduto prima d’ora. In base alle accurate indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, riportate, come detto dal quotidiano di Via Chiatamone, Bidognetti, tra la fine degli anni 80 e la metà degli anni '90 avrebbe smaltito ille-

galmente in alcune discariche site a Giugliano di Napoli, in località Scafarea, attraverso la società Ecologia 89 che dirigeva, oltre 800mila tonnellate di rifiuti, in gran parte pericolosi provenienti da aziende del Nord, come l'Acna di Cengio (Acna, acronimo di Aziende Chimiche Nazionali Associate, di Cengio, in provincia di Savona, chiusa nel 1999, produceva quasi esclusivamente coloranti e pigmenti organici per uso industriale come tessile, cuoio e materie plastiche particolarmente inquinanti) Le acque avvelenate venivano utilizzate per irrigare le colture e anche per scopi alimentari, non solo dalle popolazioni locali ma anche da quelle residenti in zone extraprovinciali, che hanno potenzialmente assunto sostanze cancerogene. Il disastro, secondo l'ordinanza della Dda, è durato circa un ventennio. Un avvelenamento lento, ma costante che ha compromesso per sempre la vita di centinaia di migliaia di cittadini, avvenuto grazie a mille complicità anche riferite ad esponenti poli-

tici ed amministrativi che sono venuti meno ai propri doveri, che ora i magistrati antimafia di Napoli, stanno svelando, rendendo giustizia a quanti sono morti e continuano a morire grazie ai disegni criminali di questi assassini. Le tonnellate di rifiuti sversati nelle campagne, una volta felix delle nostre città, sarebbero finite nel sottosuolo. Da qui nelle falde acquifere. Secondo gli esperti consultati dalla Procura, il punto massimo di inquinamento si raggiungerà nel 2064, con effetti nocivi sulla salute dei cittadini, dei bambini che nascono già, avendo subito gli effetti devastanti prodotti da questi veleni, lo ripetiamo, smaltiti dalle grandi industrie del Nord, che usavano le nostre terre, per liberarsi dei propri mefitici scarti. Detti nocivi effetti, dispiegheranno la loro micidiale azione fino al 2080. Un vero e proprio genocidio di massa a danno di noi cittadini di queste sfortunate città. Perpetrato, sì, dalla criminalità organizzata, ma reso possibile dalla complicità della politica.

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il giornale di Casoria • Domenica 16 dicembre 2012


PRIMO PIANO Anche di quelli che non sono direttamente implicati, ma hanno omesso di controllare che dietro alle ricorrenti emergenze rifiuti si nascondevano milionari interessi economici di Gomorra.Già: Gomorra, Roberto Saviano, presente in questi giorni a Napoli per presenziare ad un processo in cui sono implicati vari appartenenti al clan dei casalesi, che minacciarono lui e la giornalista del Mattino, Rosaria Capacchione, ha dichiarato: Gomorra, grazie a quest’inchiesta dei giudici diventa più reale. Intanto Legambiente annuncia che si costituirà parte civile nel processo contro questi avvelenatori delle nostre terre. Ecco, quanto scrivono gli amici del Comitato Coordinamento Fuochi, cittadini come noi, che hanno scelto la strada della denuncia e dell’impegno contro la camorra dei roghi, dei rifiuti, delle finte emergenze rifiuti che sta distruggendo la speranza di vivere una vita serena e sicura di centinaia di migliaia di cittadini. Lo riportiamo integralmente, condividendolo in ogni parola: “Cos'altro ci vuole ancora per dichiarare ufficialmente il DISASTRO AMBIENTALE ACCERTATO IN CAMPANIA? L'Italia pensa alle prossime elezioni, alle querelle tra Berlusconi e Monti, allo spread ... MENTRE IN CAMPANIA SI MUORE!! MENTRE IN CAMPANIA E' IN ATTO UNO STERMINIO DI MASSA LENTO E SILENZIOSO !!!

1)   Bidognetti avvelenò falde acquifere con i rifiuti del Nord: disastro ambientale.  Lo spettro dei veleni dell'Acna di Cengio.  Acqua cancerogena alle persone di Giugliano e della provincia di Napoli. Provvedimento di arresto per il boss casalese 2)   La perizia annuncia: «2064, fine del mondo». La Campania Felix sarà un deserto.  CHIEDIAMO LA RICONVERSIONE AGRICOLA DEI TERRENI AL NO FOOD: CANAPA, GIRASOLI, FIORI E PIANTE FITOTRATTANTI. E' NECESSARIO PREVEDERE INCENTIVI ECONOMICI AGLI AGRICOLTORI CHE RICONVERTONO LE LORO COLTURE. I NOSTRI PRODOTTI AV V ELEN AT I VANNO SULLE TAVOLE DI TUTTA ITALIA. STIAMO AVVELENANDO UNA NAZIONE ! BASTA VELENI !!!! “ Non importa quanti milioni di euro occorrono per bonificare le nostre campagne: vanno trovati. Si facciano pagare a quelle stesse industrie del Nord che hanno inquinato le nostre città. Bisogna fare giustizia fino in fondo. Lo chiedono i nostri morti per tumori devastanti originati da questi criminali disegni della camorra e dei loro complici con i colletti bianchi.

Ora tutti attendono una rapida ed efficace bonifica del sito DISCARICA DEL “CANTARIELLO” Gli esiti delle indagini dell’ARPAC

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eri si è svolto un incontro di aggiornamento sulla questione Cantariello al Presidio di Via Berlinguer.  Erano presenti esponenti del Comitato NO Discariche Comuni a Nord di Napoli e del Comitato quartiere Castagna Erano presenti anche il Sindaco di Casoria, Enzo Carfora, e l'Assessore all'Ambiente Pasquale Tignola. Sono stati resi noti gli esiti della relazione dell'Arpac sulla caratterizzazione dei rifiuti: la relazione, dettagliata con i rilievi dei sei lotti, parla di rifiuti 'speciali non pericolosi'. Questo tipo di riscontro dovrebbe semplificare le fasi di bonifica vista la tipologia di codice CER attribuito ai rifiuti.Il Comune di Casoria ha riaffermato la massima priorità che riveste la questione e l'obiettivo è riuscire a bonificare l'area entro la prossima primavera, prima che col caldo la combustione riprenda a far fuoriuscire i pericolosi miasmi delle fumarole. Lunedì prossimo, 17 dicembre, il Sindaco e l'Assessore di Casoria saranno ricevuti dall'Assessore all'ambiente regionale Giovanni Romano, per tracciare con la Regione un percorso che veda l'Ente regionale direttamente coinvolto nella fase di bonifica. Sarà coinvolta anche  Commissione regionale Bonifiche, presieduta da Antonio Amato, che ha partecipato alle fasi che hanno portato alla caratterizzazione. Si chiederà all'Assessore Romano, vista la recente notizia dello sblocco dei fondi per le bonifiche da parte della Comunità Europea, di dare la giusta attenzione e priorità alla questione Cantariello vista l'emergenza sanitaria che da alcuni mesi investe le popolazioni della zona. COMITATO NO DISCARICHE COMUNI A NORD DI NAPOLI COMITATO QUARTIERE CASTAGNA 

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PRIMO PIANO

Area ex Tubi Bonna: la bonifica è stata eseguita? Il Partito Democratico lancia l’allarme per la salute. di Rosa Davide

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n nuovo allarme per la salute, quello lanciato dal segretario cittadino e dai quattro consiglieri del Partito Democratico. Secondo quanto riportato in un documento del PD, l’amministrazione comunale si appresterebbe a rilasciare, nell’area ex Tubi Bonna, già destinata a lavorazione di amianto, l’ennesima lottizzazione convenzionata. Attualmente, non è possibile assicurare ai cittadini l’avvenuta bonifica del territorio. Non ci sono certificazioni da parte degli enti preposti: Comune, Asl, Arpac. L’amministrazione accetterebbe dunque come dati certi, i risultati della bonifica eseguita dalla proprietà. Altro elemento che potrebbe destare preoccupazione è che il dirigente all’urbanistica del comune, che a suo tempo ha curato l’istruttoria della lottizzazione, risulta anche essere il responsabile tecnico dei lavori di bonifica.

Il Partito Democratico ha dunque presentato al primo cittadino e all’assessore all’ambiente un’interrogazione, firmata dai consiglieri Giovanni Marigliano, Nicola Laezza, Giuseppe Balsamo e Pasquale Fuccio. Questi ultimi chiedono che prima del rilascio di qualsiasi permesso a costruire, vengano effettuate e certificate le opportune verifiche sulla bonifica eseguita. “E’ necessario dimostrare con assoluta certezza la qualità della bonifica effettuata, al fine di garantire la salute dei cittadini. In assenza di risposte complete ed esaustive, il PD investirà gli organi giudiziari affinché accertino le eventuali responsabilità.” I dati epidemiologici, relativi a Casoria, già mostrano infatti un grande incremento dei tumori. L’amianto, che per il suo alto potere cancerogeno può essere considerato un vero e proprio “killer”, certamente rappresenta uno dei fattori determinanti. Secondo i consiglieri del PD, anche la questione dell’ex Rhesia,

industria chimica degli anni cinquanta e altra grande area dismessa presente sul territorio, andrebbe adeguatamente approfondita. Quest’ultima, a detta dell’assessore all’urbanistica Tommaso Casillo, sarebbe stata “opportunamente bonificata” e sarebbe pronta ad accogliere “la Città del Libro”. Per fare chiarezza sulla situazione, abbiamo incontrato l’assessore all’ambiente Pasquale Tignola. Queste le sue dichiarazioni in merito: “ho disposto i dovuti accertamenti tecnici, incaricando il dirigente Napolitano di occuparsi della vicenda, rispondendo anche, come dovuto, all’interrogazione presentata dal Partito Democratico. La vicenda attiene ad un periodo di governo del territorio precedente al nostro. Al termine dell’indagine esaminerò gli atti prodotti, e qualora dovessi riscontrare dubbi o incertezze sulla bonifica effettuata nell’area in questione, tali da produrre danni all’ambiente ed a persone, è chiaro che farò la mia parte. Nei prossimi giorni, al termine degli accertamenti in corso, mi premunirò di informare adeguatamente l’opinione pubblica, attraverso i giornali, come del resto ho sempre fatto.” Continueremo a tenervi aggiornati sulla situazione, vi invitiamo a continuare a seguirci anche sul portale web www.casacasoria.it. Buona Domenica!

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L'EVENTO

Casoria: nasce ITALIA FUTURA Verso la Terza Repubblica partendo dalla nostra città.

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ercoledì scorso presso la Biblioteca Comunale della nostra città si è tenuto un interessante convegno di studi, dal titolo accattivante: Trasparenza - Etica - Meritocazia  - Casoria verso la Terza Repubblica. Nello stesso tempo si è presentata alla città l’Associazione Italia Futura Casoria. Hanno partecipato Giuliana Di Caprio,commercialista casoriana nella veste di moderatrice,Bruno Pinci  - Presidente Italia Futura Casoria, imprenditore locale. Quindi, gli interventi di: Giovanni Palladino - Responsabile organizzativo Italia Futura Campania Apostolos Paipais- Responsabile politiche giovanili Italia Futura Campania. Le conclusioni affidate ad Antimo Cesaro, Professore di Filosofia della politica della seconda Università di Napoli, Coordinatore regionale Italia Futura Campania. Sala gremita, di facce nuove, soprattutto giovani che costituiscono l’ossatura del nuovo movimento civico che fa capo al Presidente Montezemolo, e che sta sfondando in tutte le real-

tà dell’area a Nord di Napoli. Ascoltiamo subito il Dr. Bruno Pinci, imprenditore locale che ci dice: “siamo gente normale che per la prima volta si affacciano alla vita politica. Non abbiamo interessi da difendere, se non quelli di volere una diversa qualità della vita nella nostra città. Vogliamo dare un contributo alla città in cui viviamo, partendo dal basso. Con noi ci sono professionisti e professioniste,tanti

giovani. Puntiamo ad essere presenti in tutti i prossimi appuntamenti elettorali locali. Non è piu’ possibile assistere senza fare nulla ad un inarrestabile declino di questo territorio”. L’Ingegnere Apostolos Paipais, responsabile regionale dei giovani del movimento, ci informa che a

breve sarà lanciato l’appello dei giovani del movimento a livello nazionale al Presidente Monti, affinchè scenda in campo alle prossime politiche per continuare a guidare il Paese verso il risanamento economico. Giuliana Di Caprio,esponente di punta del movimento, ha puntato il suo intervento sullo sviluppo, l’occupazione ed il merito. Elementi che mancano alla nostra città. Siamo mamme che lavorano -ha aggiunto- ma vogliamo impegnarci per un futuro migliore dei nostri figli. Giovanni Palladino, ha invece evidenziato la grande voglia di partecipazione riscontrata fin dalla nascita del movimento. Soprattutto di gente comune, stanca della solita offerta politica .Infine, l’intervento del Coordinatore regionale, Prof. Cesario. L’Italia e la Campania- ha detto- hanno bisogno di trasparenza, merito, ma soprattutto di una nuova classe politica. Mi vergogno, ha aggiunto, di essere rappresentato dagli attuali deputati e senatori campani. Non siamo un partito, e non intendiamo esserlo, ma ci faremo sentire, contribuendo a dare una scossa salutare al rinnovamento delle nostre città. Il Vice-sindaco Sergio D’Anna, ha portato al convegno i saluti dell’amministrazione comunale, apprezzando l’iniziativa che parte dalla società civile.

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EVENTI

Un natale all’insegna della SOLIDARIETÀ Grazie ai volontari del Madrinato “San Placido”

dim si mette in moto la macchina della solidarietà   Mettiamo in moto la macchina della solidarietà, che si tiene in piede grazie al lavoro ed all’impegno di giovani della nostra città.  Chi desidera

aiutare e collaborare a quest’iniziativa benefica può scrivere sulla bacheca dell'evento, creata sul social network face book, o recarsi al Madrinato chiedendo di suor Marilena.

di Antonella Storti

P

er il quinto anno consecutivo parte la raccolta di giocattoli ed altri oggettini per dar vita ad una sorpresa per i bambini e gli anziani del Madrinato San Placido di Casoria .Nel giorno di Natale,infatti,i volontari del Madrinato San Placido accompagnati da un Babbo Natale molto simpatico si recheranno tra i vicoletti di "Casoria vecchia",nelle case in cui vivono i bambini "a rischio" seguiti ogni sabato dagli stessi volontari, e porteranno loro giocattoli. Inoltre,nella settimana successiva sarà organizzata una fantastica pizza-tombolata con gli anziani ospiti della casa di riposo del Madrinato. Quindi, si chiede a tutti i cittadini casoriani di portare presso il Madrinato sito a Via Pio XII, giocattoli per bambini e bambine (4 - 11 anni) e oggettini vari che possano diventare premi della tombolata. Davvero encomiabile è l’azione del gruppo di volontari che ogni anno e per tutto l’anno guidati dal Suo Marilena, aiuta i bambini poveri della nostra città, riuscendo, solo grazie alla generosità della popolazione casoriana, a strappare loro un sorriso, facendoli sentire circondati da affetto ed assistenza. Anche quest’anno, quin-

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ARPINO

Ex capannone dei fiori, nuova EMERGENZA SOCIALE Via Ventotene: lo stradone della paura e dell’omertà. di Mafalda

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ungi da chi scrive il voler alimentare sentimenti di allarmismo e xenofobia, risulta sempre maggiormente sentita l’esigenza di portare all’attenzione dei cittadini la pericolosità che rappresenta la struttura del noto ex capannone dei fiori, sita in Via Ventotene,

oggi divenuto ritrovo di rom, di tossicodipendenti o momentanea via di fuga di chi compie malefatte in zona Cittadella. Volendo compiere uno sforzo immane nel tralasciare oltre l’infinita bruttezza della struttura ormai decadente, anche la sua nocività per la salute dei residenti nell’area circostante, poiché fatto interamente di amianto (lasciato decomporre nell’aria che respiriamo), va assolutamente denunciato il fatto che esistono addirittura delle fasce orarie a cui attenersi

scrupolosamente se non si vuole incorrere in pericolosi agguati. C’è chi, rassegnato, si adatta e chi invece ha deciso di alzare la voce e dire “BASTA”. A soli due passi dalla via principale, vige un clima di oscuro degrado e abbandono; si è in queste condizioni da troppo tempo e si è ormai stanchi della continua indifferenza di tutti coloro che pur potendo cambiare le cose, passando, volgono lo sguardo dall’altra parte. Chi di dovere, si passi la mano sulla coscienza e faccia ciò che va fatto!

Via Giotto diventa PATRIMONIO COMUNALE Strade rinnovate come regalo natalizio per gli abitanti di Arpino. di Raffaella Battinelli

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opo una ventennale attesa, si è giunti finalmente alla stipula di un accordo tra il Comune di Casoria ed il Gruppo Palladino. Si dispone così una rivoluzionaria e, almeno sulla carta, definitiva ristruttura-

zione di Via Giotto e delle strade secondarie ad essa correlate, che prevede oltre al ripristino del manto stradale, la sua reintegrazione alle previgenti norme di sicurezza. Magari si avrà anche l’accortenza di regolare con criterio il senso di marcia. E’, infatti, ben conosciuto dai residenti il problema degli automobilisti contromano i quali, vuoi per evitare l’ingente numero di buche, vuoi per risparmiare di percorrere qualche metro in più, imboccano con illimitata prepotenza il senso vietato, incuranti del posto di blocco

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all’inizio della strada. Sarà forse perché il punto controllato è quello meno strategico per accertare in tempo reale l’infrazione? Verrà altresì disposta l’apertura di un varco lungo Via Bonito con esclusione di transito per i mezzi pesanti. Un vero e proprio rinnovamento, contornato di buoni propositi e rivalutazione del territorio. Maggior sicurezza come piccola conquista pre-natalizia? Staremo a vedere ed attendiamo con trepidazione il passaggio potenza- atto, da mera teoria a soddisfacente realizzazione pratica.

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SCUOLA E TERRITORIO

“Abitare" la SCUOLA per “abitare” la società La parola agli alunni dell’ I.S.I.S. "A. Torrente" di Rosa Barretta

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o scorso mercoledì 5 Dicembre abbiamo incontrato i ragazzi dell’I.S.I.S. A.Torrente di Casoria in occasione di una giornata di festa svolta oltre l'orario delle lezioni, per l'intero pomeriggio, nei locali dell'istituto e che li ha visti protagonisti insieme ai docenti e al Dirigente. Durante la festa, che li ha visti impegnati in attività ludico-ricreative e, in mattinata, nella preparazione completa del buffet, è stato interessante avere un confronto con un gruppo rappresentativo degli allievi, incentrato sul significato che accompagnasse quella giornata. Si trattava, per un verso, di una giornata di “rivisitazione consapevole” dei contenuti normativi che ad oggi camminano nella direzione di una sottrazione della scuola alla gestione pubblica, per l’altro verso, di “tematizzazione” della questione dei crescenti tagli previsti per l’istruzione. In realtà, la direzione di senso iniziale che intendeva orientare l’intervista, ha incontrato dei binari complementari estremamente significativi che ci rimandavano a tutto quanto contraddistinguesse il loro rapporto con la scuola: la loro modalità di vivere la scuola riempiva di contenuto la gioiosità di quella giornata. L’autenticità del rapporto con la scuola è quanto, fin da quella stessa giornata, fa sentire ad oggi in chi scrive il suo eco attraverso alcune parole pronunciate dai ragazzi stessi: “Qui ci sentiamo a casa nostra”, “La scuola non può non essere nostra”. Il forte senso di appartenenza nei confronti dell’Istituto ha costituito il tratto centrale di caratterizzazione dello scambio avuto con i ragazzi; uno scambio cercato con determinazione perché momento di espressione di quanto avessero da dire e da dare. Proviamo a chiederci: “Che significa abitare una casa?”: la persona a casa si definisce, si esplora e si da dei confini col mondo; la casa diviene un progetto 8

di intima relazione tra noi e ciò che ci circonda. Lo spazio che eleggiamo a “nostro” vive con noi, si modifica e cambia con noi: diventa “vivo di noi”. Uno spazio “vivo di un noi”: questo l’istituto A. Torrente che arriva forte dai ragazzi che lo “abitano” e dalla “comunità scolastica tutta”. Il senso dell’abitare la scuola si è declinato così inizialmente nel fatto di volere congiuntamente impegnarsi affinché la propria scuola avesse la visibilità da loro cercata: visibilità di obiettivi comuni, visibilità di una modalità di fare critica non mediante la sterile protesta ma passando per il canale della parola e delle espressività creativa; in grado cioè di lasciar passare all’esterno la consapevolezza, da parte dei ragazzi, delle “realtà problematiche” per cui s’intende farsi avanti. Abitare la scuola significa per i ragazzi del Torrente abitare la scuola nella sua interezza. Ci riferiamo a quanto il percorso di crescita dei ragazzi li abbia portati oggi a dire con fierezza: “Prima i tre indirizzi di studio erano divisi…oggi siamo un tutt’uno!”. Ricordando appena che l’ I.S.I.S. Torrente inglobi gli indirizzi Tecnico Commerciale, Turistico e Professionale alberghiero, si comprende la valenza educativa e formativa di un percorso di crescita che veda tra gli obiettivi raggiunti il sentire, da parte dai ragazzi, che “ciò che conta è pensare all’Istituto nella sua totalità: mentre prima non ci si conosceva tra i vari indirizzi, adesso ci si conosce tutti!”. I ragazzi stessi si sono impegnati nella realizzazione di un Info Point, uno spazio di raccolta e tematizzazione delle “novità” funzionale alla condivisione delle attività didattiche. Non c’era più posto per la settorialità in una scuola dove c’è bisogno di unire intenti e integrare punti di vista e competenze per coniugare realmente la preziosa funzione educativa della scuola: quella di formare al vivere civi-

le. Il sentire come proprio ciò che si abita, si coniuga pure nella volontà migliorativa di ciò che si ha, sia in termini strutturali che relazionali: rispetto alla componente strutturale, sintomatico è l’impegno, da parte dei ragazzi, in una sorta di “schedatura” che raccogliesse tutto quanto, in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria, registrasse qualche problema, al fine di “segnalarlo” al Dirigente e convogliare gli sforzi verso il potenziamento della struttura stessa. In tal senso la risposta si è rivelata attenta e sollecita. Con orgoglio e gioia i ragazzi ci hanno resi partecipi di altri interventi migliorativi previsti per un futuro molto prossimo, quali la climatizzazione dell’intero Istituto, il progetto eco-sostenibile incentrato sul recupero delle acque piovane, e infine, la creazione, per cui erano entusiasti, di ulteriori laboratori di cucina. Sulla stessa scia si comprende l’importanza, per gli allievi, della realizzazione, avvenuta di recente, degli spogliatoi, a seguito di una esigenza palesata ed “ascoltata”, “dialogata” ed “accolta” dal Dirigente. Ancora: i ragazzi ben comprendono la centralità formativa dell’orientamento scolastico fornito rispetto alle scelte lavorative: supporto concretizzato nelle realizzazione di viaggilavoro come prima modalità di esperire la propria professionalità. Rispetto alla comp o n e n t e relazionale di cui dicevamo sopra e all’incrocio con la dimensione del “nostro”, i ragazzi stessi, quando si è chiesto loro di riferirne racchiudendola in pochi termini forti e rappresentativi, ci hanno risposto: “fiducia, unione, condivisione, dialogo, obiettivi comuni, collaborazione, entusiasmo”; termini sui quali concordavano i docenti stessi presenti all’intervista. Il dialogo e l’affettività muovevano a monte i fili di quella giornata, proponendola come “appropriazione costruttiva” di un luogo a cui si tiene e che si sente come proprio. Fiducia nella risorsa scuola, come canale di preparazione e maturazione imprescindibile: da lì il significato del sentire come propria la scuola stessa, e la modalità con cui “difenderne” la sua caratterizzazione pubblica e le risorse economiche necessarie per la realizzazione di mete ed obiettivi comuni. Questo il senso della gior-

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SCUOLA E TERRITORIO nata vissuta e voluta dai ragazzi ed in tal senso condivisa dai docenti stessi, che erano lì per sostenere i “loro” ragazzi, quei ragazzi da loro stessi definiti come aventi una sorta di “marcia in più”: anziché raccogliere il luogo comune della provincia come rappresentativa di volontà sopite e identità appiattite, al contrario i “loro” ragazzi paiono dire di una volontà forte di autorealizzazione, di appropriazione consapevole delle proprie capacità e delle proprie possibilità di contribuire al vivere civile; insomma di un voler “arrivare oltre …”. Questo, tutto questo tratteggiava l’immagine di una squadra che agisce nel senso della reciprocità. Ma una squadra, per poter essere tale, prevede una guida che vi abbia creduto a monte, e che continua ogni giorno a credere nei valori della fiducia, dell’ascolto e della collaborazione, come elementi fondanti della comunità educante. Il Dirigente scolastico Giovanni De Rosa era il riferimento costante di quanto palesato dai ragazzi e dai docenti: tutto quanto faceva la “singolarità” e la “preziosità” del rapporto con la “loro” scuola, individuava a monte la capacità sollecita di

ascolto da parte del Dirigente mista a volontà operativa di darvi un seguito. L’espressione che ricorreva nei discorsi tanto dei ragazzi quanto dei docenti era “noi abbiamo parlato con il Preside …”. Il dialogo pare dunque essere la cifra distintiva dei rapporti formativi promossi dal Dirigente e la chiave di volta della modalità con cui i ragazzi approcciano criticamente e consapevolmente i contenuti della cittadinanza attiva . Sulla scia di tutto quanto, abbiamo concluso il nostro intervento al Torrente proprio con un confronto con il Dirigente scolastico al quale abbiamo chiesto di lasciarci vedere un po’ con i suoi occhi il rapporto con i ragazzi. Giovanni De Rosa è partito proprio dai ragazzi, ricordandoci quanto i giovani siano una “novità” per l’adulto e perciò, in quanto tali, significativi: significativi di una ricchezza implicita in una “nuova” modalità di guardare che consente talora di rivedere il proprio modo di essere. La fiducia data loro nasce cioè dall’assunto preliminare della ricchezza che essi costituiscono e dalla volontà di una crescita reciproca; reciprocità non significa altresì confusione di ruoli, quanto

assunzione di una fiducia concessa da parte di chi, dagli stessi ragazzi, viene identificato come guida proprio perché rappresentativo di un’autorevolezza che li orienti, facendoli in tal senso sentire sostenuti. E quando gli abbiamo chiesto: “Che cos’è che, nonostante le difficoltà, le dà ogni giorno la capacità di trasmettere “entusiasmo” ai ragazzi e ai docenti?”, non ha avuto esitazioni, e ci ha risposto: “Io credo nel ruolo del Formatore: quando mi si chiede qual è il suo ruolo?...Io rispondo: la mia natura è quella di Educatore e Formatore. Credere nel processo formativo significa ogni giorno convogliare la reciprocità degli intenti verso il perseguimento di obiettivi negoziati e comuni, mettendo in gioco le individualità di ognuno e indossando nuovi panni laddove le situazioni lo richiedano. Credere nel processo formativo significa credere nella reciprocità del processo trasformativo di tutti gli attori coinvolti e in cui ciascuno educhi l’altro dando nuova forma a quanto si abbia da dire e da dare. Questa la linfa che ogni giorno riempie di vita e di contenuti la dimensione relazionale del nostro Istituto”.

ASSESSORATO AMBIENTE

A novembre a Casoria cala la differenziata ma non abbassiamo la guardia COMUNICATO

Nel mese di novembre la percentuale di raccolta differenziata è calata dal 63% al 57% tale calo è dovuto ad una serie di interventi necessari sul territorio. Infatti, nel mese di novembre la Casoria Ambiente S.p.A. ha dovuto giocoforza attivare alcuni cicli straordinari di intervento che di seguito elenchiamo: pulizia e diserbo della Circumvallazione Esterna; pulizia straordinaria della zona Cantariello da sempre nostra spina nel fianco per la disastrosa situazione igienico-sanitaria che produce; la raccolta su alcune zone periferiche di Casoria per cumuli straordinari di rifiuti di varia provenienza formatisi, principalmente, per la cattiva educazione di alcuni cittadini; da ultimo ma non per ultimo la persistente crisi sugli impianti di smaltimento che condiziona e rallenta fortemente il normale ciclo lavorativo della Casoria Ambiente S.p.A.. Pertanto, ancora una volta, richiediamo la necessaria cooperazione da parte dei cittadini nel non disaffezionarsi alla raccolta differenziata ma ad incentivarla di più ed invitiamo la cittadinanza a cooperare contro lo sversamento abusivo dei rifiuti segnalando, ove possibile, eventuali intollerabili episodi o alla e mail dell’Ufficio Pubbliche Relazioni info@casoriambiente.it o ai vigili ambientali del Comune di Casoria. Ricordiamo, inoltre, alla cittadinanza di seguire quanto da noi consigliato nel comunicato pubblicato su tutti i giornali territoriali nelle scorse settimane al fine di migliorare sempre di più la percentuale di raccolta differenziata. Con il vostro aiuto e collaborazione riusciremo ad raggiungere quanto prima l’agognata percentuale del 70% di raccolta differenziata. Il Presidente C.d.A. Dott. F. Girardi

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CASORIA NELLA STORIA

I MIRACOLI di Padre Ludovico La fama di santità accompagnò tutta la sua straordinaria vita. a cura di Giuseppe Storti

Continuiamo con la descrizione di alcuni dei miracoli operati per intercessione del nostro frate francescano Ludovico da Casoria così come sono stati raccontati dal Can. Prof. L. Fabiani, i cui ricordi sono vivi e dettagliati. Iniziamo con un miracolo operato quando padre Ludovico era ancora in vita. Al tempo in cui il frate acquistò la “Palma” dalle sorelle Andrè, egli aveva già stretto amicizia con uno dei fratelli La Rocca, Giuseppe, che era ammattito senza rimedio. Ecco come Fabiani descrive uno dei loro incontri : “… uno dei fratelli La Rocca, Giuseppe,sciaguratamente ammattì, uscendo interamente di cervello, né vi fu un rimedio che lo guarisse. Il Padre un giorno propose a costui di fare una passeggiata insieme per qualche ridente collina della nostra Napoli: e il povero matto accettò. Il Padre lo condusse verso lo Scudillo, strada che mena alla Palma. S’andò quietamente finchè la via era piana; ma , come si giunse a piè dell’erta, il matto tutto a un tratto si impuntò, spaventato forse in vista della salita; e il Padre a persuaderlo con le più dolci e amorose maniere a proseguire il cammino; ma per quanto gli dicesse, non riusciva a smuoverlo. Allora la carità gli suggerì un modo piuttosto strano, ma creduto da lui più efficace a farlo salire. Puntò le sue mani alle spalle e il capo al dorso dell’infelice, e con tutta forza lo sospingeva su: il matto restava sempre immobile. Il Padre non si scoraggiò, e tuttochè stanco, ripetette tre o quattro volte quell’operazione, e finalmente riuscì a menarlo sulla Palma. Intanto, come giunse al Convento, quell’infelice incominciò a sentirsi alquanto ristorato, in modo che vi volle rimanere: e dopo statovi non so quanto tempo, fu completamente guarito dalla malattia, riacquistando le facoltà mentali….”. Importantissima è la descrizione del seguente miracolo, in quando è questo che 10

lo ha reso Beato il 18 Aprile del 1993; “L’anno 1881 Suor Luisa Capecelatro, in seguito a una forte paura, fu colpita da una grave malattia, definita dai medici per una emofilia incurabile, che resistendo a tutt’i rimedi dell’arte, la portò, tra gli alti e bassi, sino all’Agosto del 1884. A quest’epoca il suo male s’accrebbe di molto; ed un acutissimo mal di capo, accompagnato da uno scolo sanguigno da ambo le orecchie, la gittò nel letto, dove a poco a poco essa divenne paralitica in tutto il lato sinistro, e non fu più capace di muoversi senza l’aiuto di tre persone. Otto mesi passarono così; e l’ammalata era per tal modo aggravata, che, sia dalla Comunità, sia dalla sua famiglia, non si aspettava che la morte, la quale i medici dicevano esser prossima ad inevitabile. In-

tanto il 2 Aprile 1885 la sorella dell’inferma, Signora Carolina Capecelatro disposata al Signor Canofari, avendo avuto da una cognata un pezzetto dell’abito del P. Lodovico da Casoria, me lo mandò in una cartolina suggellata, senza dirmene il contenuto e pregandomi di applicarlo con viva fede sulla testa della moribonda. A dire il vero la ricevetti con molta freddezza, e dissi fra me: avrebbe fatto meglio ad attendere sino a

domani; perché m’avrebbe trovata morta ed il miracolo sarebbe stato più grande ancora. Ciò nonostante, verso mezzogiorno andai dall’inferma, che era debolissima, e le portai la reliquia. Essa la prese in sulle prime con indifferenza, e la pose sul capo dove soffriva immensamente; ma quando, dopo qualche tempo, la rimasi sola, animata da viva fede la strinse di nuovo sul male, senza sapere che cosa stringesse, ed in quel momento intese un tremito in tutto il lato paralizzato: tremito che le lasciò libero l’uso delle membra; di modo che essa potè alzarsi, vestirsi e camminar sola con stupore di tutte le compagne. Dopo qualche ora mi recai io stessa nella stanza dell’ammalata, e costatai, che essa, come un cadavere ambulante, mangiava, camminava sola, ed era perfettamente guarita. Da quel giorno non ha più nulla sofferto, ed ha potuto seguire la via della Comunità, cosa che posso attestare con la mia firma - Soeur Hutin, Superiora della Figlie della Carità”. Ricordiamo anche la storia del piccolo Lodovico Bassolino, nato proprio a Casoria nel Marzo 1921, che a due anni si ammalò di scarlattina e poi di meningite. Il padre del bimbo, Luigi Bassolino, dopo aver saputo dal Dott. Giuseppe De Vita e dal Dott. Belfiore che il caso era disperato, andò con fiducia presso la statua di padre Ludovico da Casoria, situata nei pressi della casa dove nacque l’allora Venerabile e prese a baciarla invocando un miracolo. Il biografo scrive “ Il padre aveva per innanzi perduto sette figli in tenera età ed a quest’ultimo, l’ottavo, aveva messo nome Lodovico, con la speranza che fosse sopravvissuto. Questa speranza fu oggetto della sua ardente preghiera, espressa in questa forma: Ho messo al mio bambino il vostro nome, perché non morisse, Voi ora mi otterrete la grazia che si rimetta … da quel momento il bambino andò sempre migliorando, ed a capo di cinque giorni era in condizioni di prendere cibo”.Il Fabiani racconta anche la sua testimonianza,egli stesso fu infatti salvato per intercessione di padre Ludovico e dice: “ Il Sac. Luigi Fabiani, autore di questa Vita, nel 1898, dopo la morte d’un suo carissimo fratello, fu colpito

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LA STORIA SIAMO NOI da grave malattia nervosa, per la quale si ridusse uno scheletro e gli pareva ogni ora di morire. Camminando un giorno sulla via di Posillipo gli venne il pensiero di visitare la tomba dove giace il corpo del Venerabile,nella chiesa dell’Ospizio Marino dei Bigi. Si prostrò e distese su quella tomba, pregando calorosamente per la guarigione. Il Signore si degnò di concedergliela per intercessione del suo servo, ed egli riebbe salute florida e prospera, facendo vita attivissima e laboriosa. Dopo poco più di dieci anni fu riassalito dall’istesso male in maniera anche più grave; ricorse anche allora all’intercessione del Venerabile, e dopo non molto riebbe salute florida e forze sufficienti, non solo per lavorare intellettualmente, ed il presente lavoro ne è la prova, ma anche per adoperarsi col ministero sacerdotale alla gloria di Dio ed alla salvezza delle anime”. Ricordiamo anche la storia dei coniugi Rossi, ecco cosa dice di loro il Fabiani: “ Molto affezionati e devoti al Ven. Padre sono rimasti Giovanni Rossi e la consorte. Questa per ben due volte, dopo aver sofferto i dolori del parto, non ha dato alla luce che due maschietti morti. Nei primi mesi del 1931, la signora avvertiti i medesimi sintomi dei parti antecedenti, volle fervorosamente raccomandarsi a P. Lodovico, anzi volle che la casa fosse ornata da una bella immagine del Venerabile. Il tre giugno la signora partorì felicemente un bambino al quale, per riconoscenza, volle mettere, come secondo nome, quello di Lodovico”. Nel testo di Fabiani sono descritti molteplici miracoli, se ne contano circa sessanta, a cui si aggiungono le Estasi, le Profezie e le Grazie. Leggendo questa biografia (ce ne sono altre altrettanto dettagliate) si è portati a chiedersi come mai il nostro fraticello non sia stato ancora canonizzato. Continueremo dunque, per ora, a considerare il nostro Beato come un grandissimo Apostolo di Carità, aspettando che diventi “santo”, come legittimamente meriterebbe di essere chiamato.

Chi era DOMENICO CIRILLO? Al grande patriota di Grumo Nevano è dedicata la piazza principale della nostra città. di Ivan Terribile

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gni giorno centinaia di persone si ritrovano in quella che è una delle piazze più importanti di Casoria : Piazza Cirillo . Tale piazza , impreziosita dalla presenza del Comune , è infatti luogo di incontro di numerosi cittadini casoriani e non . Bar , circoletti e negozi di ogni genere sono la fonte principale di questo punto di ritrovo . Ciò che però emerge è il disinteresse totale delle persone nei confronti di Domenico Cirillo , da cui ha preso il nome la piazza. Se ci si apprestasse a chiedere ai passanti chi fosse Domenico Cirillo riceveremmo infatti delle risposte piuttosto vaghe . E’ un dovere dei cittadini conoscere la storia di chi ha cercato di dare tanto per la nostra città , per la nostra Napoli . Il personaggio sopracitato è stato uno dei più illustri patrioti della Repubblica Napoletana sorta nel 1799 . Nacque a Grumo Nevano e , dopo cinque anni di

studio , si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università Federico II di Napoli . Tralasciando la carriera medica Domenico Cirillo infatti rappresentò uno dei più importanti elementi della Rivoluzione Napoletana . All’indomani della Rivoluzione Francese molti patrioti napoletani decisero infatti di scacciare i parassiti francesi che occupavano le nostre terre . La Rivoluzione Napoletana, dopo numerosi avvenimenti , riuscì a creare una vera e propria Repubblica che non dipendeva più dalla Francia . Tale Repubblica ,che fu edificata dallo stesso Domenico Cirillo in collaborazione con altre illustrissime menti , durò ben poco . I fautori della Rivoluzione Napoletana furono , dopo mesi di prigionia nelle celle del Maschio Angioino , condotti al patibolo , e tra questi vi era anche lo stesso Domenico Cirillo . Quest’ultimo , che tentò di dare un’autonomia al popolo napoletano , è stato dunque un martire che si è sacrificato per il suo territorio . E con queste brevi note ,facciamo un tentativo di inculcare nella mente dei cittadini quel senso di curiosità che da troppo tempo manca . E’ , dunque, un modo per invitare le persone a chiedersi chi fossero i personaggi da cui provengono i nomi delle nostre piazze e vie . Ed è , infine , un modo per non essere impreparati in futuro alla domanda : “Chi era Domenico Cirillo?”.

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LUI E LEI

La BOMBONIERA Matrimonio… Prima e Dopo! di Orsola Liguori

U

na tradizione. Ha segnato la storia del costume in tutto il mondo. Il termine bomboniera deriva dal francese "bombonnière". Le origini di questo oggetto risalgono alla Francia, quando si diffuse l’usanza di regalare agli sposi un piccolo contenitore di bonbon. L’uso della scatoletta piena di dolci e golosità, connessa all’evento nuziale fosse utilizzato come semplice portafortuna. In Italia, era diffusa la tradizione tra i futuri sposi e i parenti degli stessi di scambiarsi dei cofanetti preziosi carichi di confetti. Inoltre, il fidanzato era solito regalare alla sua promessa sposa una “coppa amatoria”: un piatto in ceramica, pieno di confetti, con raffigurato un volto femminile o una coniglia gravida accanto al nome dell’amata. Era usanza che la coppia, per propiziarsi il matrimonio ed assicurarsi fecondità e prosperità, bevesse dalla stessa coppa. In Inghilterra, erano diffuse le “sweetmeat box”, scatole porta-confetti realizzate in argento dorato o addirittura in oro con pietre preziose e cristalli, solitamente erano regalate come gesto augurale e custodite gelosamente dalle dame che le ricevevano in dono. In Francia, alla corte di Re Sole divenne un dono prezioso e raffinato. Né furono realizzate in madreperla, d’avorio, d’oro e di smalto. L’usanza della bomboniera o cadeau, si diffuse con la reperibilità

della porcellana in tutta Europa. Negli anni del ventennio fascista, in Italia nacquero molte fabbriche di ceramica che realizzavano bomboniere ispirate allo stile Futurista. In seguito, tra gli anni trenta e quaranta, le vetrerie di Murano iniziarono a sbizzarrirsi con creazioni nuziali preziose ed originali. Nel dopoguerra si diffuse la tradizione di regalarne anche in occasione di battesimi, comunioni, cresime e nascite. Oggi viene utilizzata per qualsiasi evento importante. E’ un dono simbolico per ricordare i momenti indimenticabili. Regalata unitamente ai confetti, il cui colore cambia secondo l’evento. Assumono le forme più disparate: dal classico al più ricercato oggetto d’arredamento e di design che possano in qualche modo sostenere una causa o contribuire a migliorare la vita degli altri. E’ questo il caso delle bomboniere solidali. La tendenza è quella di regalare oggetti utili che possono essere per la casa, o optare per oggetti di materiali diversi quali quelli in legno, carta riciclata e fiori secchi oppure pezzi unici di design. Vanno ordinate per importanza: testimoni, genitori degli sposi, gli invitati presenti al ricevimento, per chi ha fatto un regalo, ma non presente al ricevimento, per conoscenti e amici dette seconde bomboniere, eventualmente si possono fare delle terze bomboniere per vicini di casa e colleghi di lavoro. E' la futura sposa che si prende carico del costo, ma sono entrambi i fidanzati a sceglierla. Almeno tre mesi prima del matrimonio, in modo che siano pronte per il giorno delle nozze. Secondo il galateo, devono essere consegnate con i ringrazia-

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menti al ritorno dal viaggio di nozze, entro un mese dal giorno del matrimonio. In alternativa si possono distribuire agli invitati dopo il matrimonio, e ringraziare in seguito, al rientro dalla luna di miele. Dopo la cerimonia, affidando la consegna alle madri degli sposi le quali porgeranno i ringraziamenti da parte dei figli. Negli ultimi tempi, si è diffusa l’usanza di donare ai testimoni, oggetti personali che richiamino i loro gusti, come orologi, girocolli o altri accessori in oro. L’importante è, che siano confezionate tutte allo stesso modo, è abbinate allo stesso sacchettino, che conterranno sia i confetti, che dovranno essere di numeri dispari, sia un cartoncino con stampati, prima il nome della sposa e poi dello sposo, senza il cognome e, con la data delle nozze, preferibilmente in stile con le partecipazioni per il Matrimonio e gli inviti menù. Aspetto vs domande e curiosità: orsolaliguori@gmail. com, cell 3386737186, http://orsolaliguoriwp.altervista.org, guardami su facebook e twitter: orsola liguori, alla prossima settimana. Eventi mese di GENNAIO dedicate agli sposi. TUTTO SPOSI dal 12 al 20 gennaio 2013 Mostra d´Oltremare Napoli. SPOSI MA NON SOLO dal 26 AL 29 gennaio 2013 Padiglione Fieristico Centro Agroalimentare Salerno. NOZZE QUI WEDDING WEEK 26 e 27 gennaio 2013 Castellammare di Stabia Napoli presso Crowne Plaza Stabiae Sorrento Coast.

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RUBRICA MEDICA

Per salvare il GOMITO DEL TENNISTA Nuove cure salva gomito.

a cura della Dott.ssa Rossella Pace

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l gomito del tennista non è un problema solo di chi fa sport. Più di dieci italiani su 100 devono fare i conti con quella che i medici chiamano epicondilite, benché molti di loro non abbiano mai preso in mano una racchetta. Tra i malati ci sono, per esempio, molti musicisti oppure donne che stirano più di tre, quattro ore alla settimana. A scatenare il disturbo, infatti, sono posizioni e movimenti sbagliati ripetuti nel tempo. E' tipico per esempio mentre si stira tenere la mano stretta all'impugnatura del ferro, irrigidendo così polso e avambraccio. Oppure mentre si gioca a tennis fare uso solo del braccio e non di tutto il corpo per dare forza al colpo: così lo sforzo si scarica sull'avambraccio e provoca microtraumi ripetuti alle strutture interne. Questi gesti mettono a dura prova i tendini della parte esterna dell'articolazione del gomito, che si infiammano e man mano si rovinano; e a farne le spese sono anche i muscoli della zona. Per evitare problemi bisognerebbe correggere gli errori di postura, e mantenere la muscolatura tonica. Per le forme iniziali la terapia più efficace è un mix di fisioterapia, crioterapia, antinfiammatori e tutore. Nei casi più difficili si ricorre alle infiltrazioni di cortisone

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o a quelle nuove fatte con un gel ottenuto dal sangue del malato. Con queste cure si evita il bisturi in oltre nove casi su dieci. L'intervento si fa solo a chi ha un dolore cronico che resiste a tutti i trattamenti, e se,una parte di tendine è così rovinata da doverla eliminare chirurgicamente. SINTOMI e TERAPIA Il segnale più tipico di epicondilite è una fitta quando si afferra un oggetto, anche leggero, come un tegame. Oltre al gomito, si sente male all'avambraccio e si perde per qualche istante la forza. In queste prime fasi bisogna intervenire su più fronti per spegnere l'infiammazione ed eliminare il più presto possibile il dolore. Prima si mettono a riposo i tendini bloccando il polso con un tutore da indossare tutto il giorno. Poi si disinfiamma, abbinando i farmaci alle applicazioni di ghiaccio. Infine, come ultimo step, si fa un ciclo di fisioterapia per rinforzare la muscolatura e limitare così il rischio che il problema si ripresenti. In questo modo in genere il disturbo si risolve nel giro di un paio di mesi. Ma attenzione: il rischio di ricadute è altissimo se si continuano a svolgere in modo sbagliato le attività che hanno scatenato l'epicondilite. E' importante quindi seguire i consigli del fisioterapista per correggere i movimenti

errati. La notte è il banco di prova per chi soffre di epicondilite. Se il male c'è anche mentre si riposa vuol dire che i tendini con ogni probabilità sono molto rovinati. In questi casi la terapia più usata sono le infiltrazioni di cortisone da effettuare all'altezza del gomito. Il difetto di questa cura, però, è che elimina il dolore, ma non ferma l'epicondilite. Il pericolo quindi è che il disturbo si ripresenti. Fino a oggi in questo caso non c'era un granché da fare, tranne ripetere lo stesso trattamento, oppure decidere per l'intervento chirurgico. Ora invece la soluzione sono le nuove infiltrazioni appena arrivate dagli Stati Uniti che aiutano a riparare i tendini danneggiati. Basta fare al paziente un semplice prelievo di sangue; questo viene quindi centrifugato in un apposito macchinario. Il risultato è il cosiddetto concentrato piastrinico, ricco di fattori di crescita, quelle sostanze che entrano in azione in caso di traumi. Il gel viene iniettato nella zona laterale del gomito. L'infiltrazione viene eseguita in ambulatorio e ripetuta per tre volte a distanza di due settimane. Al momento è ancora una tecnica in fase di studio. I primi dati sono però molto positivi. Si è riscontrata una netta riduzione del dolore in sette pazienti su dieci.

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U LT I M A PA G I N A

Aiutare la RICERCA aiuta noi stessi! L’appello di Nadia mamma di Ciccio.

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ono Nadia, la mamma di Ciccio un bimbo con una delle tante malattie genetiche che esistono, per alcune delle quali non c’è ancora un nome, il percorso che si intraprende quando ti dicono che tuo figlio ha una malattia rara accomuna tutte noi mamme al di là del nome della malattia però io voglio qui parlare del sogno che ci accomuna quello che un giorno mio figlio, i nostri figli possano finalmente trovare una cura 45507 definitiva niente più OSPEDALI, MACCHINE, AUSILI, TERAPIE io ho fiducia nel futuro e credo che Telethon ci aiuterà a realizzare questo sogno. Telethon per noi è l’amico che ci accompagna in questo percorso grazie al lavoro dei suoi ricercatori e a quello dei suoi tanti MERAVIGLIOSI volontari, e soprattutto grazie al contributo di milioni di italiani che anche in un momento di difficoltà economica come questo danno il loro sostegno dimostrando di credere nel futuro. Grazie a Telethon lo scorso anno si è potuto finanziare una nuova ricerca sulla malattia di pompe che ci da nuove speranze. La speranza è la ricerca, la ricerca è Telethon, Telethon è la speranza. Spero infine che anche chi ci governa dimostri di credere di più nella ricerca...che è il PRESENTE ma soprattutto FUTURO.... il nostro futuro, il futuro dei nostri figli, il futuro del nostro paese. Mamma Nadia francesco ha una malattia genetica ancora senZa una cura. anche per lui esiste telethon.

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Comunicato stampa Parrocchia San Mauro Abate

Prima edizione del concorso fotografico Sancti Mauri: “Cristiani e legalità in uno scatto fotografico”

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a Parrocchia di San Mauro Abate, in occasione dei festeggiamenti di chiusura del Santo Anno Giubilare Maurino, indice un concorso fotografico sul tema “Cristiani e Legalità in uno scatto fotografico”. Il concorso è gratuito e aperto a tutti. Gli elaborati, in formato di stampa lucida o opaca, dalle dimensioni minime di 24x30 e massime di 50x70, a colori o in bianco e nero, dovranno pervenire secondo le modalità indicate nel regolamento entro e non oltre il 14 Gennaio 2013, mentre la premiazione avverrà il giorno 22 Gennaio 2013. Sono previsti dei premi per i primi tre classificati. Ulteriori informazioni sul bando, sul regolamento e sulle modalità d’iscrizione sono reperibili al sito www.parrocchiasanmauro.it, telefonando al numero 081.7587566, oppure direttamente presso gli uffici della segreteria parrocchiale. Si invita la cittadinanza tutta a partecipare numerosa, e a rendere questo evento un prezioso momento di espressione e arricchimento collettivo, nello spirito di collettività che il nostro Santo Patrono ci ha tramandato.

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AVVISO

a collaborazione è aperta a tutti ed è a titolo gratuito. L’editore non è obbligato alla pubblicazione degli articoli pervenuti. Le lettere indirizzate al giornale non devono superare le trenta righe dattiloscritte, devono essere firmate e riportare indirizzo e numero di telefono dell’autore. Ai sensi delle vigenti leggi in materia di stampa,e delle norme di deontologia professionale non possono essere pubblicate lettere o messaggi anonimi e/o i cui autori non siano identificabili, tramite indirizzo completo e recapito telefonico. Non saranno pubblicati articoli scritti a mano per i quali si richiede una digitazione interna. Il materiale pervenuto in redazione, anche se non pubblicato, non verrà restituito.

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è anche online!!! Anno II - Numero 34 Domenica 16 dicembre 2012 Questo numero è stato chiuso in redazione il giorno 13 dicembre 2012. ilgiornaledicasoria@libero.it Tel. 081 7588818 - 3358270557 Inserto di Napolincasa News Aut. Tribunale di Napoli n. 0062 del 30/09/2005 Editore: Carlo De Vita Via S. Di Giacomo, 6/8 - 80026 Casoria (NA) casadevita@libero.it Direttore responsabile: Giuseppe Storti Segreteria di redazione: Imma D'Angelo - Anna Baratto casadevita@libero.it Direzione e redazione: Via S. Di Giacomo, 6/8 80026 Casoria (NA) Tel. 081 7588818 Progetto grafico, impaginazione e stampa: Grafis print s.a.s. Via A. Lauro, 1/5 - Casoria (NA) Tel. 081 7382350 - www.grafisprint.com

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