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N.9 MARZO 2017 € 5,00

o p m e t l a o il lavor

e n o i z a m o dell’aut


METTETEVI COMODI AL RESTO CI PENSIAMO NOI. ABBIAMO IDEE VINCENTI E STRATEGIE SU MISURA.

3S Comunicazione è un’Agenzia che offre servizi di comunicazione e marketing per far crescere i profitti aziendali. Mettiamo a disposizione, esperienza pluriennale, professionalità, passione e creatività per aumentare i Vostri Successi. A Voi Clienti chiediamo di rispettare una sola regola... RILASSATEVI!!!

3S COMUNICAZIONE - 20124 MILANO - Corso Buenos Aires, 92 - Tel. 02.2043561 - info@3scomunicazione.com


3S Comunicazione è un’Agenzia che offre servizi di comunicazione e marketing per far crescere i profitti aziendali. Mettiamo a dispozione, esperienza pluriennale, professionalità, passione e creatività per aumentare i Vostri Successi. A Voi Clienti chiediamo di rispettare una sola regola... RILASSATEVI!!!

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CO GD C NT EN UT I

ABBIAMO IDEE VINCENTI E STRATEGIE SU MISURA.

Futuro digitale per gli Enti locali

MA GA ZIN E

METTETEVI COMODI AL RESTO CI PENSIAMO NOI.

NICOLA BARONE

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NE O ZI A P U C arta le C O qu tria

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IN COLLABORAZIONE CON IL CENTRO DOCUMENTAZIONE E STUDI DEI COMUNI ITALIANI

07

INNOVAZIONE e solidarietà

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A FIANCO DEI COMUNI per la crescita del Paese

11

AUTOMAZIONE e occupazione

50

VIGILE URBANO, Una professione in evoluzione

30

UN FUTURO DIGITALE per le Istituzioni locali

58

GEOPORTALE

36

DIGITALE e territorio

62

TUTTI A SCUOLA di Geoportale

40

ANCIRISPONDE

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I NUOVI STRUMENTI di comunicazione

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UN MONDO DI LIBRI

IN COLLABORAZIONE CON IL CENTRO DOCUMENTAZIONE E STUDI DEI COMUNI ITALIANI (ANCI-IFEL)

IL GIORNALE DEI COMUNI MAGAZINE DIRETTORE RESPONSABILE: Lucio D’Ubaldo, direttore@giornaledeicomuni.it direttore editoriale: Giorgio Carbonara, carbonara@ancitel.it Consulente per il coordinamento delle attività editoriali: Daniele Di Mario responsabile SEGRETERA di redazione: Antonella La Porta - tel. 06.762911, segreteria@ giornaledeicomuni.it REdazione: via dell’Arco di Travertino, 11 - 00178 Roma tel. 06.762911, redazione@giornaledeicomuni.it - www.giornaledeicomuni.it ART DIRECTOR: Daniela Toccaceli STAMPA: STR Press Srl - via Carpi, 19 - 00071 Pomezia (Rm) EDITORE: Ancitel Spa, SEDE LEGALE: Via dell’Arco di Travertino, 11 - 00178 Roma SEDE AMMINISTRATIVA: Via dell’Arco di Travertino, 11 - 00178 Roma PARTITA IVA: 01718201005 CODICE FISCALE: 01796850585 Reg. Tribunale di Roma n. 10541/85 CCIAA Roma n: 600447 Capitale sociale: euro 1.861.844,00 Concessionaria per la pubblicità: 3S Comunicazione - Corso Buenos Aires 92 - 20214 Milano, tel. 02.87071950 - info@3scomunicazione.com

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Prezzo di vendita euro 5,00 Abbonamenti: abbonamenti@gdc.digital Gli articoli firmati rispecchiano il pensiero dei singoli autori Copyright Ancitel Spa Riproduzione vietata, anche parziale, del contenuto della rivista senza preventiva autorizzazione Responsabile trattamento dei dati personali: (D. Lgs. 196/2003) LUCIO D’UBALDO 2017 – N.9 Registrazione al Tribunale di Roma n.146/2015 del 24/07/2015 - ISCRIZIONE AL ROC n. 26681


iCARE

Ancitel iCARE, la piattaforma integrata per gestire i progetti di inclusione attiva (SIA) e l’erogazione di altri servizi alla persona.

Ancitel iCARE è un Sistema Informativo Sociale progettato per aderire a realtà territoriali diverse (Comuni, Uffici di Piano di Zona, Distretti Sociali, Aziende Speciali, Consorzi). La soluzione consente un utilizzo condiviso con tutti gli attori locali coinvolti, è estremamente veloce e facile da utilizzare, prevede funzioni di navigazione specializzate per profilo utente ed è articolata in moduli applicativi attivabili anche in modo indipendente ma costituenti un unico sistema integrato: - modulo iCARE SIA (SIA base e SIA avanzato) - modulo Servizi scolastici e Cultura - modulo Servizi abitativi ERP Patrimonio

Il modulo iCARE SIA consente di gestire l’intero processo a partire dalla ricezione della domanda, l’istruttoria (controllo e verifica dei requisiti personali, familiari ed economici) e la generazione automatica dei flussi di dati da e verso l’INPS: - definizione obiettivi e indicatori; - monitoraggio in fase di attuazione (cruscotti e scrivanie virtuali); - workflow management (obiettivi, tempi, risorse, compiti); - gestione interazioni all’interno e all’esterno dell’ente; - integrazione con banche dati esterne (estensioni a richiesta); - gestione appuntamenti (estensione a richiesta).

iCARE SIA si integra con gli altri moduli verticali specializzati: Area SERVIZI SOCIALI Residenzialità, Servizi domiciliari, Contributi economici, Sportelli sociali, Idoneità alloggi, Cartella minori (Tutela, Affidi), Servizi educativi minori, Valutazione multidimensionale Area SERVIZI SCOLASTICI E CULTURA Area SERVIZI ABITATIVI ERP PATRIMONIO

A partire dal 2 settembre 2016 tutti i Comuni possono ricevere le domande dei cittadini relative alla Carta SIA e trasmetterle all'INPS con le medesime modalità oggi in uso per il bonus elettrico e gas, grazie al modulo iCARE SIA base reso disponibile gratuitamente dall’ANCI all’interno di SGAte

Servizio in abbonamento proposto da Ancitel S.p.A. Per informazioni: 06.762911 (opz. 1 r.a.) - assistenza.comuni@ancitel.it Ancitel iCARE è un Servizio realizzato da Ancitel S.p.A in collaborazione con Atena Informatica

MAGAZINE

GDC

EDITORIALE GDC MARZO

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2017

INNOVAZIONE E SOLIDARIETÀ

L

e trasformazioni dell’industria avranno effetti generali sull’economia. Ormai ne siamo tutti consapevoli. Anche il modo di organizzare i servizi comporterà un analogo processo di adeguamento alle novità indotte dall’automazione, destinate a crescere ad un ritmo superiore, persino impetuoso, rispetto al recente passato. Non saranno circoscritti gli ambiti che interesseranno questa rivoluzione, trainata, in buona sostanza, dallo sviluppo dei sistemi applicativi dell’intelligenza artificiale. Il futuro, con le sue luci e le sue ombre, sovrasta l’attualità. Dicono gli scienziati che avremo dinanzi macchine più abili e sofisticate di quanto finora immaginato. Il loro intervento si estenderà ovunque,

un titolo emblematico e profetico: L’uomo è antiquato. In ogni caso tutto questo, nonostante il carico di timori e insicurezze, non può impedire di rivolgere uno sguardo più sereno sulle prospettive del domani. Accanto ai rischi, anzitutto concentrati sul fronte dell’occupazione, specialmente di quella giovanile, possiamo intravedere inedite opportunità di progresso economico e civile. Beni e servizi saranno tanto più accessibili, con l’abbattimento dei costi di produzione, quanto più potenti e diffuse saranno le interazioni con un numero crescente di “macchine pensanti”. A prescindere dal tema della tassazione dei robot, vista la contrarietà di economisti e politici qualificati, tra cui l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, resta l’esigenza di piegare agli interessi collettivi una parte della nuova ricchezza accumulata. Da un lato i sensibili risparmi sui costi di gestione, dall’altro l’incremento dell’offerta complessiva potrebbero fare da volano, grazie a questa virtuosa congiunzione, a una dinamica

addirittura nei campi dove era a tutt’oggi previsto la conservazione del controllo degli umani. Sorprende leggere che un robot sarà prima o poi impiegato accanto a un medico, se non in sua sostituzione. La psicanalisi vedrà moltiplicarsi i Freud umanoidi e cibernetici: così la sfera dei sentimenti, dove agisce lo spirito che effonde l’intima essenza di ogni persona, farà i conti essa stessa con la potenza di un algoritmo per adesso misterioso, e perciò inquietante. Non deve stupirci, insomma, che la giornata di ognuno di noi si popoli di app a seconda dei bisogni del momento. La domanda è se saremo più liberi o più schiavi, se qualcuno o qualcosa arriverà a piegare, in assenza di opportune difese, il diritto di essere se stessi. Ecco, l’umanità è in condizione di reggere questa sfida? Dovremo riandare con la memoria alle  meditazioni di un filosofo, Günther Anders, che nel lontano 1956 raccoglieva i suoi scritti attorno alla “vergogna prometeica” - così sintetizzava la nostra tendenziale subalternità al mondo delle macchine - sotto

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dell’occupazione da ricercare e promuovere consistentemente nello spazio del welfare territoriale. La sua sostenibilità finanziaria ed organizzativa non può che rimandare, in effetti, alla progettualità e al protagonismo di una politica che sappia mostrarsi all’altezza delle nuove incombenze sociali. L’innovazione tecnologica, di cui ha bisogno l’economia italiana, potrà dispiegare tutta la sua virtù e la sua potenza a patto che s’incarni - a fronte di tagli inevitabili nei settori produttivi più maturi od obsoleti - in un disegno di stimolo all’occupazione nel vasto campo del privato-sociale, con l’esaltazione altrettanto necessaria di una sorta di connubio creativo tra comunità ed Ente locale. In fin dei conti più efficienza e più solidarietà dovranno andare di pari passo con l’obiettivo, come suol dirsi, di fare sistema. È il binomio di una impalcatura civile, a sostegno di un welfare rinnovato, per l’Italia delle città e dei piccoli centri.

LUCIO D’UBALDO

@lucioalessio


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Ancitel iCARE, la piattaforma integrata per gestire i progetti di inclusione attiva (SIA) e l’erogazione di altri servizi alla persona.

Ancitel iCARE è un Sistema Informativo Sociale progettato per aderire a realtà territoriali diverse (Comuni, Uffici di Piano di Zona, Distretti Sociali, Aziende Speciali, Consorzi). La soluzione consente un utilizzo condiviso con tutti gli attori locali coinvolti, è estremamente veloce e facile da utilizzare, prevede funzioni di navigazione specializzate per profilo utente ed è articolata in moduli applicativi attivabili anche in modo indipendente ma costituenti un unico sistema integrato: - modulo iCARE SIA (SIA base e SIA avanzato) - modulo Servizi scolastici e Cultura - modulo Servizi abitativi ERP Patrimonio

Il modulo iCARE SIA consente di gestire l’intero processo a partire dalla ricezione della domanda, l’istruttoria (controllo e verifica dei requisiti personali, familiari ed economici) e la generazione automatica dei flussi di dati da e verso l’INPS: - definizione obiettivi e indicatori; - monitoraggio in fase di attuazione (cruscotti e scrivanie virtuali); - workflow management (obiettivi, tempi, risorse, compiti); - gestione interazioni all’interno e all’esterno dell’ente; - integrazione con banche dati esterne (estensioni a richiesta); - gestione appuntamenti (estensione a richiesta).

iCARE SIA si integra con gli altri moduli verticali specializzati: Area SERVIZI SOCIALI Residenzialità, Servizi domiciliari, Contributi economici, Sportelli sociali, Idoneità alloggi, Cartella minori (Tutela, Affidi), Servizi educativi minori, Valutazione multidimensionale Area SERVIZI SCOLASTICI E CULTURA Area SERVIZI ABITATIVI ERP PATRIMONIO

A partire dal 2 settembre 2016 tutti i Comuni possono ricevere le domande dei cittadini relative alla Carta SIA e trasmetterle all'INPS con le medesime modalità oggi in uso per il bonus elettrico e gas, grazie al modulo iCARE SIA base reso disponibile gratuitamente dall’ANCI all’interno di SGAte

Servizio in abbonamento proposto da Ancitel S.p.A. Per informazioni: 06.762911 (opz. 1 r.a.) - assistenza.comuni@ancitel.it Ancitel iCARE è un Servizio realizzato da Ancitel S.p.A in collaborazione con Atena Informatica

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e trasformazioni dell’industria avranno effetti generali sull’economia. Ormai ne siamo tutti consapevoli. Anche il modo di organizzare i servizi comporterà un analogo processo di adeguamento alle novità indotte dall’automazione, destinate a crescere ad un ritmo superiore, persino impetuoso, rispetto al recente passato. Non saranno circoscritti gli ambiti che interesseranno questa rivoluzione, trainata, in buona sostanza, dallo sviluppo dei sistemi applicativi dell’intelligenza artificiale. Il futuro, con le sue luci e le sue ombre, sovrasta l’attualità. Dicono gli scienziati che avremo dinanzi macchine più abili e sofisticate di quanto finora immaginato. Il loro intervento si estenderà ovunque,

un titolo emblematico e profetico: L’uomo è antiquato. In ogni caso tutto questo, nonostante il carico di timori e insicurezze, non può impedire di rivolgere uno sguardo più sereno sulle prospettive del domani. Accanto ai rischi, anzitutto concentrati sul fronte dell’occupazione, specialmente di quella giovanile, possiamo intravedere inedite opportunità di progresso economico e civile. Beni e servizi saranno tanto più accessibili, con l’abbattimento dei costi di produzione, quanto più potenti e diffuse saranno le interazioni con un numero crescente di “macchine pensanti”. A prescindere dal tema della tassazione dei robot, vista la contrarietà di economisti e politici qualificati, tra cui l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, resta l’esigenza di piegare agli interessi collettivi una parte della nuova ricchezza accumulata. Da un lato i sensibili risparmi sui costi di gestione, dall’altro l’incremento dell’offerta complessiva potrebbero fare da volano, grazie a questa virtuosa congiunzione, a una dinamica

addirittura nei campi dove era a tutt’oggi previsto la conservazione del controllo degli umani. Sorprende leggere che un robot sarà prima o poi impiegato accanto a un medico, se non in sua sostituzione. La psicanalisi vedrà moltiplicarsi i Freud umanoidi e cibernetici: così la sfera dei sentimenti, dove agisce lo spirito che effonde l’intima essenza di ogni persona, farà i conti essa stessa con la potenza di un algoritmo per adesso misterioso, e perciò inquietante. Non deve stupirci, insomma, che la giornata di ognuno di noi si popoli di app a seconda dei bisogni del momento. La domanda è se saremo più liberi o più schiavi, se qualcuno o qualcosa arriverà a piegare, in assenza di opportune difese, il diritto di essere se stessi. Ecco, l’umanità è in condizione di reggere questa sfida? Dovremo riandare con la memoria alle  meditazioni di un filosofo, Günther Anders, che nel lontano 1956 raccoglieva i suoi scritti attorno alla “vergogna prometeica” - così sintetizzava la nostra tendenziale subalternità al mondo delle macchine - sotto

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dell’occupazione da ricercare e promuovere consistentemente nello spazio del welfare territoriale. La sua sostenibilità finanziaria ed organizzativa non può che rimandare, in effetti, alla progettualità e al protagonismo di una politica che sappia mostrarsi all’altezza delle nuove incombenze sociali. L’innovazione tecnologica, di cui ha bisogno l’economia italiana, potrà dispiegare tutta la sua virtù e la sua potenza a patto che s’incarni - a fronte di tagli inevitabili nei settori produttivi più maturi od obsoleti - in un disegno di stimolo all’occupazione nel vasto campo del privato-sociale, con l’esaltazione altrettanto necessaria di una sorta di connubio creativo tra comunità ed Ente locale. In fin dei conti più efficienza e più solidarietà dovranno andare di pari passo con l’obiettivo, come suol dirsi, di fare sistema. È il binomio di una impalcatura civile, a sostegno di un welfare rinnovato, per l’Italia delle città e dei piccoli centri.

LUCIO D’UBALDO

@lucioalessio


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2017

A FIANCO DEI COMUNI

PER LA CRESCITA DEL PAESE DAL MISE UN ALTRO CAPITOLO DELLA NOSTRA TRENTENNALE STORIA

I

l Piano strategico nazionale per la Banda Ultra Larga, vitale per lo sviluppo del nostro Paese in termini di competitività dei territori e delle imprese e di qualità della digital life (e quindi della vita stessa) dei cittadini, vede Ancitel tra i suoi protagonisti. È quanto emerge dall’avviso di chiusura di procedura negoziata avvenuta il 3 marzo u.s. da parte della Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica, di Radiodiffusione e Postali del Ministero dello Sviluppo Economico. Ancitel sarà soggetto operativo di riferimento per supportare i Comuni italiani interessati al Piano BUL su vari fronti strategici di azione del Progetto “Agenda digitale in Comune” presentato dalla Lega delle Autonomie Locali (Legautonomie). Il progetto si propone di favorire un più veloce, fluido e capillare contatto tra centro e periferia, consentendo al MISE di raggiungere in modo mirato e con efficacia ed efficienza i circa 7.400 Comuni del Cluster C e D individuate dalla Strategia per la banda ultralarga e la crescita digitale. I principali campi di intervento della nostra società saranno: - Formazione consulenziale di risposta ai quesiti di carattere giuridico, operativo, amministrativo relativi ai vari aspetti delle attività relative alla realizzazione del Piano; - Comunicazione ed informazione verso il territorio; - Fornitura di soluzioni operative “sblocca burocrazia” realizzando una banca dati specializzata sul tema BUL in cui i funzionari e gli amministratori comunali potranno trovare riferimenti normativi, atti deliberativi-tipo (personalizzabili su richiesta) e svariati altri strumenti che potranno essere utili a velocizzare le operazioni autorizzatorie per tutte le necessarie opere infrastrutturali preliminari (autorizzazione agli scavi, alle occupazioni di suolo pubblico, agli eventuali espropri ecc.). Tramite l’Avviso pubblico del 7 dicembre 2016 il MISE aveva infatti istruito la procedura per l’individuazione e la selezione di progetti a rete per realizzare azioni integrate di informazione e comunicazione, di rafforzamento della capacità amministrativa e di sviluppo della domanda pubblica di servizi di connettività ultra veloce destinati a coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini e imprese, in attuazione delle delibere CIPE n. 65/2015 e 6/2016. Il 31 gennaio 2017 era stata approvata la graduatoria per la selezione dei progetti preliminari presentati nei due seguenti ambiti di intervento: 1) progetti destinati ad amministrazioni e comunità locali; 2) progetti destinati ad organismi dell’imprenditorialità locale. La proposta preliminare di Legautonomie, che oltre al supporto di Leganet vede Ancitel impegnata nelle attività sopra descritte, è risultata ammissibile nell’ambito di intervento 1) progetti destinati ad amministrazioni e comunità locali. In data 3 marzo 2017 si è conclusa (come sopra ricordato con una comunicazione della Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica, di Radiodiffusione e Postali) la procedura negoziata per l’acquisizione di proposte progettuali a rete per azioni di comunicazione per la diffusione delle potenzialità della banda ultralarga e il rafforzamento della capacità amministrativa in ambito locale. Ancitel è orgogliosa di essere parte attiva, oggi come in tutto l’arco della sua trentennale storia, dei processi di crescita del Paese a partire dagli Enti locali e dall’implementazione delle politiche nazionali sul territorio. Sui nostri media (www.ancitel.it, www.giornaledeicomuni.it, www.comuniverso.it le newsletter, questo magazine e i nostri canali social) daremo puntuale informazione delle attività di progetto. STEFANO DE CAPITANI, Amministratore Delegato Ancitel Spa - @stefanodc

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A FIANCO DEI COMUNI

PER LA CRESCITA DEL PAESE DAL MISE UN ALTRO CAPITOLO DELLA NOSTRA TRENTENNALE STORIA

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l Piano strategico nazionale per la Banda Ultra Larga, vitale per lo sviluppo del nostro Paese in termini di competitività dei territori e delle imprese e di qualità della digital life (e quindi della vita stessa) dei cittadini, vede Ancitel tra i suoi protagonisti. È quanto emerge dall’avviso di chiusura di procedura negoziata avvenuta il 3 marzo u.s. da parte della Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica, di Radiodiffusione e Postali del Ministero dello Sviluppo Economico. Ancitel sarà soggetto operativo di riferimento per supportare i Comuni italiani interessati al Piano BUL su vari fronti strategici di azione del Progetto “Agenda digitale in Comune” presentato dalla Lega delle Autonomie Locali (Legautonomie). Il progetto si propone di favorire un più veloce, fluido e capillare contatto tra centro e periferia, consentendo al MISE di raggiungere in modo mirato e con efficacia ed efficienza i circa 7.400 Comuni del Cluster C e D individuate dalla Strategia per la banda ultralarga e la crescita digitale. I principali campi di intervento della nostra società saranno: - Formazione consulenziale di risposta ai quesiti di carattere giuridico, operativo, amministrativo relativi ai vari aspetti delle attività relative alla realizzazione del Piano; - Comunicazione ed informazione verso il territorio; - Fornitura di soluzioni operative “sblocca burocrazia” realizzando una banca dati specializzata sul tema BUL in cui i funzionari e gli amministratori comunali potranno trovare riferimenti normativi, atti deliberativi-tipo (personalizzabili su richiesta) e svariati altri strumenti che potranno essere utili a velocizzare le operazioni autorizzatorie per tutte le necessarie opere infrastrutturali preliminari (autorizzazione agli scavi, alle occupazioni di suolo pubblico, agli eventuali espropri ecc.). Tramite l’Avviso pubblico del 7 dicembre 2016 il MISE aveva infatti istruito la procedura per l’individuazione e la selezione di progetti a rete per realizzare azioni integrate di informazione e comunicazione, di rafforzamento della capacità amministrativa e di sviluppo della domanda pubblica di servizi di connettività ultra veloce destinati a coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini e imprese, in attuazione delle delibere CIPE n. 65/2015 e 6/2016. Il 31 gennaio 2017 era stata approvata la graduatoria per la selezione dei progetti preliminari presentati nei due seguenti ambiti di intervento: 1) progetti destinati ad amministrazioni e comunità locali; 2) progetti destinati ad organismi dell’imprenditorialità locale. La proposta preliminare di Legautonomie, che oltre al supporto di Leganet vede Ancitel impegnata nelle attività sopra descritte, è risultata ammissibile nell’ambito di intervento 1) progetti destinati ad amministrazioni e comunità locali. In data 3 marzo 2017 si è conclusa (come sopra ricordato con una comunicazione della Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica, di Radiodiffusione e Postali) la procedura negoziata per l’acquisizione di proposte progettuali a rete per azioni di comunicazione per la diffusione delle potenzialità della banda ultralarga e il rafforzamento della capacità amministrativa in ambito locale. Ancitel è orgogliosa di essere parte attiva, oggi come in tutto l’arco della sua trentennale storia, dei processi di crescita del Paese a partire dagli Enti locali e dall’implementazione delle politiche nazionali sul territorio. Sui nostri media (www.ancitel.it, www.giornaledeicomuni.it, www.comuniverso.it le newsletter, questo magazine e i nostri canali social) daremo puntuale informazione delle attività di progetto. STEFANO DE CAPITANI, Amministratore Delegato Ancitel Spa - @stefanodc

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GDC DI MASSIMO LUCCHESE

La sfida della quarta rivoluzione industriale

Aut mazione e Occupazione Sin dall’antichità la società si confronta con l’innovazione tecnologica. Ma liberazione dal lavoro non sempre significa benessere e redistribuzione della ricchezza

Piccola storia dell’automazione

Di automazione, occupazione e produttività si parla fin dall’antichità. Con orientamenti e valutazioni diverse a seconda dell’epoca storica e dunque del tipo di società nella quale vivevano gli analisti di questi fenomeni. Possiamo distinguere tre orientamenti fondamentali: quello antico, nel quale l’automazione era, per così dire, ancorata agli schiavi, strumenti animati secondo Aristotele, che dovevano liberare il cittadino dalla gravosità del lavoro e consentirgli il pieno esercizio delle sue libertà (la libertà di ricerca e la libertà politica); quello proprio dell’illuminismo, che vedeva nella scienza applicata ai processi produttivi (la tecnologia) la possibilità di creare società più ricche dando così forma a sistemi sociali più equi; quello del positivismo che vede nell’impiego dispiegato di scienza e tecnologia la caratteristica fondamentale delle società moderne, nelle quali diviene finalmente possibile organizzare i sistemi sociali sulla base dello schema: -> automazione dei processi -> creazione di maggiore occupazione attraverso l’impiego di un maggior numero di risorse nello sviluppo delle scienze e delle tecnologie ->

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aumento dei beni prodotti -> benessere diffuso. È anche dalla sintesi di questi tre orientamenti che derivano le due grandi correnti di pensiero degli ultimi due secoli: l’idea che lo Stato deve intervenire con proprie politiche in questo inesorabile destino dell’Occidente e l’affermarsi di un pensiero che vede nell’automazione e nel conseguente aumento della produttività il fondamento per una progressiva liberazione dalla condanna del lavoro e per la distribuzione collettiva del benessere.

Il rapporto McKinsey: la tesi principale Il rapporto McKinsey non rientra specificamente in alcuno degli orientamenti che abbiamo sinteticamente distinto; si basa, invece, su una trattazione essenzialmente economicistica (“calcolistica”, si potrebbe dire) delle ripercussioni che l’automazione può avere sull’occupazione e sulla produttività, utilizzando un metodo che fa leva sul potenziale di automazione nel mondo del lavoro globale di oggi. Le dinamiche e le aspettative di redistribuzione dei redditi (e dei sistemi di compensazione propri dello stato sociale), la comparsa di nuove forme di organizzazione del tempo


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La sfida della quarta rivoluzione industriale

Aut mazione e Occupazione Sin dall’antichità la società si confronta con l’innovazione tecnologica. Ma liberazione dal lavoro non sempre significa benessere e redistribuzione della ricchezza

Piccola storia dell’automazione

Di automazione, occupazione e produttività si parla fin dall’antichità. Con orientamenti e valutazioni diverse a seconda dell’epoca storica e dunque del tipo di società nella quale vivevano gli analisti di questi fenomeni. Possiamo distinguere tre orientamenti fondamentali: quello antico, nel quale l’automazione era, per così dire, ancorata agli schiavi, strumenti animati secondo Aristotele, che dovevano liberare il cittadino dalla gravosità del lavoro e consentirgli il pieno esercizio delle sue libertà (la libertà di ricerca e la libertà politica); quello proprio dell’illuminismo, che vedeva nella scienza applicata ai processi produttivi (la tecnologia) la possibilità di creare società più ricche dando così forma a sistemi sociali più equi; quello del positivismo che vede nell’impiego dispiegato di scienza e tecnologia la caratteristica fondamentale delle società moderne, nelle quali diviene finalmente possibile organizzare i sistemi sociali sulla base dello schema: -> automazione dei processi -> creazione di maggiore occupazione attraverso l’impiego di un maggior numero di risorse nello sviluppo delle scienze e delle tecnologie ->

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aumento dei beni prodotti -> benessere diffuso. È anche dalla sintesi di questi tre orientamenti che derivano le due grandi correnti di pensiero degli ultimi due secoli: l’idea che lo Stato deve intervenire con proprie politiche in questo inesorabile destino dell’Occidente e l’affermarsi di un pensiero che vede nell’automazione e nel conseguente aumento della produttività il fondamento per una progressiva liberazione dalla condanna del lavoro e per la distribuzione collettiva del benessere.

Il rapporto McKinsey: la tesi principale Il rapporto McKinsey non rientra specificamente in alcuno degli orientamenti che abbiamo sinteticamente distinto; si basa, invece, su una trattazione essenzialmente economicistica (“calcolistica”, si potrebbe dire) delle ripercussioni che l’automazione può avere sull’occupazione e sulla produttività, utilizzando un metodo che fa leva sul potenziale di automazione nel mondo del lavoro globale di oggi. Le dinamiche e le aspettative di redistribuzione dei redditi (e dei sistemi di compensazione propri dello stato sociale), la comparsa di nuove forme di organizzazione del tempo


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Negli ultimi due secoli si è affermata l’idea che lo Stato debba intervenire con proprie politiche

Illuminismo e Positivismo

ARISTOTELE

per gestire l’aumento di produttività che deriva dall’automazione

la mutazione dei sistemi di produzione ha avuto approcci diversi dal punto di vista filosofico

(e dei tempi) di vita, l’evoluzione dei comportamenti e delle strutture sociali indotti – con una espressione sintetica: il modello di società che emergerà dal diffondersi globale dell’automazione su larga scala – restano sostanzialmente al di fuori del rapporto. E tuttavia, nonostante questi limiti, il rapporto è utile perché, analizzando in particolare i fattori che determineranno la velocità, l’intensità e la portata dell’automazione, mette comunque a fuoco le variabili con le quali i decisori politici dovranno fare i conti nello sviluppo esteso o allargato dei processi di automazione: 1) fattibilità tecnica, 2) costi di sviluppo e di distribuzione delle tecnologie di automazione, 3) nuove modalità di partecipazione al mercato del lavoro, 4) vantaggi economici, 5) accettazione dell’automazione a livello normativo e sociale. Fattori che occorre seguire perché – è questa la tesi principale del rapporto – sebbene “gran parte del dibattito in corso sull’automazione [sia] incentrato sulla potenziale disoccupazione di massa, dovuta al surplus di lavoro umano, l’economia mondiale di fatto avrà effettivamente bisogno di ogni singolo erg di lavoro umano, in aggiunta ai robot, per contrastare le tendenze di invecchiamento demografico sia nelle economie sviluppate che in quelle in via di sviluppo. In altre parole, è molto meno probabile che si verifichi un surplus di lavoro umano piuttosto che un deficit di lavoro umano, a meno che l’automazione non venga ampiamente distribuita.

Tuttavia, la natura del lavoro cambierà. Man mano che i processi vengono trasformati in seguito all’automazione delle singole attività, la gente condurrà attività complementari al lavoro eseguito dalle macchine (e viceversa). Queste variazioni cambieranno l’organizzazione delle aziende, la struttura e le basi della concorrenza nei diversi settori, e i modelli di business.”. Una risultanza, come si vede, che non è esagerato definire ottimistica e, rispetto al dibattito dominante (che tende ad equiparare l’automazione con il progressivo affermarsi di una jobless society – di una società, cioè, non più in grado di creare lavoro), senz’altro in controtendenza sugli effetti di lungo periodo dell’automazione sull’occupazione. Una tesi, dunque, che può essere assimilata a quelle correnti di pensiero che vedono nell’innovazione il fattore determinante per la creazione di lavoro e di benessere sociale.

Metodo di analisi e risultati Per valutare il potenziale di automazione dell’economia mondiale, la ricerca si è basata su un approccio analitico originale incentrato sulle “capacità di prestazione”. Le occupazioni sono state disaggregate in 18 capacità di prestazione (a loro volta raggruppate in cinque classi: percezione sensoriale, capacità cognitive, elaborazione del linguaggio na-

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turale, capacità sociali ed emotive, capacità fisiche) in modo da poter rilevare con buona attendibilità il grado di “automatizzabilità” delle occupazioni a tecnologie esistenti. Questo “sistema di valutazione” ha consentito di stimare i margini tecnici di automazione di oltre 2.000 attività di lavoro in più di 800 occupazioni dell’economia statunitense. Le risultanze sono quindi state usate come un modello per la stima del potenziale di automazione e – tenuto anche conto dei tempi probabili dell’evoluzione delle tecnologie coinvolte – l’elaborazione di prospezioni sugli stati futuri dell’economia mondiale a seguito del diffondersi dei processi di automazione. Sulla base di questo metodo di analisi, le risultanze possono essere sintetizzate nei seguenti punti: A) allo stato attuale le attività completamente automatizzabili non superano il 5 per cento; tuttavia B) tutte le occupazioni hanno un potenziale di automazione ancora inespresso che, qualora realizzato con le tecnologie attuali, potrebbe automatizzare circa la metà di tutte le attività per le quali le persone sono retribuite

nella forza lavoro mondiale. Un dato, questo, che potrebbe a prima vista apparire sconvolgente se non fosse che la ricerca individua proprio nell’itinerario dell’automazione estesa delle attività una via per l’ulteriore crescita e sviluppo dell’economia mondiale a partire dalla produttività che, in base agli scenari prospettati, potrebbe registrare incrementi su base annuale dello 0,8-1,4 per cento all’anno su base globale.

Gli argomenti principali Nel rapporto emergono tre argomenti principali a sostegno delle conseguenze positive dell’automazione per la crescita della produttività, dell’occupazione e del PIL: a) l’invecchiamento della popolazione, che richiede (in particolare nei Paesi avanzati, ma anche in quelli in via di sviluppo) l’automazione dei processi pena il decadimento complessivo degli output, b) i vantaggi competitivi resi possibili dalla “tecnologizzazione” dei flussi produttivi e di servizio (costo del lavoro, maggior qualità, riduzione

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Negli ultimi due secoli si è affermata l’idea che lo Stato debba intervenire con proprie politiche

Illuminismo e Positivismo

ARISTOTELE

per gestire l’aumento di produttività che deriva dall’automazione

la mutazione dei sistemi di produzione ha avuto approcci diversi dal punto di vista filosofico

(e dei tempi) di vita, l’evoluzione dei comportamenti e delle strutture sociali indotti – con una espressione sintetica: il modello di società che emergerà dal diffondersi globale dell’automazione su larga scala – restano sostanzialmente al di fuori del rapporto. E tuttavia, nonostante questi limiti, il rapporto è utile perché, analizzando in particolare i fattori che determineranno la velocità, l’intensità e la portata dell’automazione, mette comunque a fuoco le variabili con le quali i decisori politici dovranno fare i conti nello sviluppo esteso o allargato dei processi di automazione: 1) fattibilità tecnica, 2) costi di sviluppo e di distribuzione delle tecnologie di automazione, 3) nuove modalità di partecipazione al mercato del lavoro, 4) vantaggi economici, 5) accettazione dell’automazione a livello normativo e sociale. Fattori che occorre seguire perché – è questa la tesi principale del rapporto – sebbene “gran parte del dibattito in corso sull’automazione [sia] incentrato sulla potenziale disoccupazione di massa, dovuta al surplus di lavoro umano, l’economia mondiale di fatto avrà effettivamente bisogno di ogni singolo erg di lavoro umano, in aggiunta ai robot, per contrastare le tendenze di invecchiamento demografico sia nelle economie sviluppate che in quelle in via di sviluppo. In altre parole, è molto meno probabile che si verifichi un surplus di lavoro umano piuttosto che un deficit di lavoro umano, a meno che l’automazione non venga ampiamente distribuita.

Tuttavia, la natura del lavoro cambierà. Man mano che i processi vengono trasformati in seguito all’automazione delle singole attività, la gente condurrà attività complementari al lavoro eseguito dalle macchine (e viceversa). Queste variazioni cambieranno l’organizzazione delle aziende, la struttura e le basi della concorrenza nei diversi settori, e i modelli di business.”. Una risultanza, come si vede, che non è esagerato definire ottimistica e, rispetto al dibattito dominante (che tende ad equiparare l’automazione con il progressivo affermarsi di una jobless society – di una società, cioè, non più in grado di creare lavoro), senz’altro in controtendenza sugli effetti di lungo periodo dell’automazione sull’occupazione. Una tesi, dunque, che può essere assimilata a quelle correnti di pensiero che vedono nell’innovazione il fattore determinante per la creazione di lavoro e di benessere sociale.

Metodo di analisi e risultati Per valutare il potenziale di automazione dell’economia mondiale, la ricerca si è basata su un approccio analitico originale incentrato sulle “capacità di prestazione”. Le occupazioni sono state disaggregate in 18 capacità di prestazione (a loro volta raggruppate in cinque classi: percezione sensoriale, capacità cognitive, elaborazione del linguaggio na-

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turale, capacità sociali ed emotive, capacità fisiche) in modo da poter rilevare con buona attendibilità il grado di “automatizzabilità” delle occupazioni a tecnologie esistenti. Questo “sistema di valutazione” ha consentito di stimare i margini tecnici di automazione di oltre 2.000 attività di lavoro in più di 800 occupazioni dell’economia statunitense. Le risultanze sono quindi state usate come un modello per la stima del potenziale di automazione e – tenuto anche conto dei tempi probabili dell’evoluzione delle tecnologie coinvolte – l’elaborazione di prospezioni sugli stati futuri dell’economia mondiale a seguito del diffondersi dei processi di automazione. Sulla base di questo metodo di analisi, le risultanze possono essere sintetizzate nei seguenti punti: A) allo stato attuale le attività completamente automatizzabili non superano il 5 per cento; tuttavia B) tutte le occupazioni hanno un potenziale di automazione ancora inespresso che, qualora realizzato con le tecnologie attuali, potrebbe automatizzare circa la metà di tutte le attività per le quali le persone sono retribuite

nella forza lavoro mondiale. Un dato, questo, che potrebbe a prima vista apparire sconvolgente se non fosse che la ricerca individua proprio nell’itinerario dell’automazione estesa delle attività una via per l’ulteriore crescita e sviluppo dell’economia mondiale a partire dalla produttività che, in base agli scenari prospettati, potrebbe registrare incrementi su base annuale dello 0,8-1,4 per cento all’anno su base globale.

Gli argomenti principali Nel rapporto emergono tre argomenti principali a sostegno delle conseguenze positive dell’automazione per la crescita della produttività, dell’occupazione e del PIL: a) l’invecchiamento della popolazione, che richiede (in particolare nei Paesi avanzati, ma anche in quelli in via di sviluppo) l’automazione dei processi pena il decadimento complessivo degli output, b) i vantaggi competitivi resi possibili dalla “tecnologizzazione” dei flussi produttivi e di servizio (costo del lavoro, maggior qualità, riduzione

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GDC L’innovazione tecnologica secondo

MCKINSEY va vista in modo positivo considerando

l’invecchiamento della popolazione, la creazione di nuove attività e i vantaggi competitivi resi possibili dalla tecnologizzazione

dei tempi d inattività ecc.), c) la creazione di nuove attività e dunque di nuova occupazione creata dall’affermarsi delle nuove esigenze e delle nuove domande generate proprio dall’automazione. Sbaglia dunque chi vede nell’automazione una mera processualità che elimina il lavoro perché – come ogni innovazione – anche l’automazione provocherà la comparsa di nuove richieste di servizio, di nuovi prodotti che oggi non riusciamo a prevedere, di nuove funzioni oggi solo vagamente immaginabili e dunque di nuovi mercati, così come, un secolo fa, è avvenuto per l’automazione del settore agricolo che nel lungo periodo, non solo non ha comportato una disoccupazione estesa, ma ha invece generato la comparsa di nuovi prodotti, di nuove attività, di nuove tipologie di lavoro. I problemi per i legislatori e i normatori Dati questi assunti, si comprende bene perché il rapporto segnali la necessità per i decisori politici 1) di far proprie le opportunità offerte dall’automazione in termini di crescita della produttività, 2) di dare forma a iniziative legislative che stimolino in modo continuativo gli investimenti, 3) di predisporre quadri normativi che supportino i lavoratori e le strutture pubbliche ad adattarsi al progressivo modificarsi dell’occupazione, 4) di riconfigurare le istituzioni di formazione affinché i lavoratori apprendano ad interagire strutturalmente con le macchine, 5) di prevedere forme di sostegno al reddito e di tutele sociali nella

transizione da un lavoro all’altro. Fattori, questi (crescita della produttività, aumento continuativo degli investimenti, previsione di supporti ai lavoratori in grado di favorire il loro progressivo adattarsi ai nuovi contesti di lavoro, strutture di formazione capaci di formare i lavoratori alle nuove modalità di lavoro, forme di sostegno al reddito nel lungo itinerario di transizione ai nuovi modi di produrre) che sono oggi al centro del dibattito sociale e politico in tutti i Paesi avanzati e per i quali McKinsey – contrariamente all’opinione dominante – vede nell’automazione una possibile chiave di risposta.

Le vie della quarta rivoluzione industriale Per avere una visione quanto più possibile oggettiva dei probabili sentieri che percorrererà la quarta rivoluzione industriale – sentieri, peraltro, già delineati dai recenti sviluppi delle tecnologie digitali – abbiamo ritenuto opportuno – accanto alla ricerca sull’automazione effettuata da McKinsey – proporre una sintesi dei “deep shift” – dei grandi cambiamenti – che si verificheranno nei prossimi anni, a seguito di quella che alla Fiera di Hannover del 2011 è stata definita come “Industria 4.0”. La nostra ricognizione si basa sul volume di Klaus Schwab, The Fourth Industrial Revolution, Penguin (2016-2017). Klaus Schwab è il fondatore e il presidente esecutivo del World Economic Forum. Nel volume citato egli riprende ed elabora alcune risultanze emerse dal rapporto Deep Shift – Technology Tipping Points and Social Impact pubblicato nel set-

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tembre del 2015. Per la redazione della sintesi sui “grandi cambiamenti”, che sono già in atto e che dunque ci attendono nei prossimi anni, siamo partiti dalle schede poste alla fine del volume. Le schede sono state sottoposte al vaglio di ca. 800 dirigenti che operano nei settori coinvolti dalla tecnologie e/o dalle applicazioni descritte nel rapporto con l’obiettivo di valutare sia i punti ritenuti di svolta per l’affermazione diffusa delle tecnologie stesse, sia i tempi necessari per lo sviluppo delle tecnologie e dei servizi da esse derivabili. Il quadro che ne emerge è di estremo interesse e dovrebbe costituire un riferimento fondamentale per lo sviluppo della “nostra” Industria 4.0.

tale valore di partecipazione sarà raggiunto entro il 2025. Nel prossimo futuro, disporre e mantenere una presentazione e una presenza digitale sarà un comportamento comune, paragonabile a quello che facciamo oggi quando decidiamo come “apparire agli altri” attraverso l’abbigliamento, le espressioni che usiamo, gli atti che compiamo. Il mondo sarà sempre più interconnesso attraverso dispositivi di comunicazione semplici e d’uso immediato rendendo possibile a tutti di ricercare e condividere informazioni, esprimersi liberamente, farsi ricercare e farsi trovare, sviluppare e mantenere relazioni potenzialmente in tutto il mondo.

Cambiamento 1: Tecnologie “impiantabili” nel corpo umano

Cambiamento 3: Tecnologie di visione come nuova interfaccia

Punto di svolta: quando il primo dispositivo cellulare diverrà “impiantabile” e commercializzabile. L’82 per cento degli intervistati ritiene che questa possibilità si realizzerà per il 2025. I dispositivi cellulari impiantabili saranno in grado di monitorare e registrare i parametri di disturbi e malattie, consentendo ai portatori di trasmettere i dati rilevanti a centri di controllo e di prendere tutte le azioni del caso. Una vera rivoluzione nel campo medico e dell’assistenza ai pazienti.

Punto di svolta: il 10 per cento degli occhiali di lettura connesso a internet. L’86 per cento degli intervistati ritiene che questo punto di svolta sarà raggiunto nel 2025. I google glass rappresentano solo l’inizio dei molteplici modi in cui occhiali, auricolari, cuffie, dispositivi di rilevazione del puntamento degli occhi, possono essere migliorati, mediati o aumentati per fornire nuove e immersive visualizzazioni della realtà. Con il progrediente sviluppo delle tecnologie per il rilevamento del movimento degli occhi i dispositivi digitali potranno fornire informazioni attraverso interfacce visuali e gli occhi potranno operare da agenti di interazione con l’informazione. La visione come interfaccia diretta e immediata potrà essere utilizzata nei processi di apprendimento e di istruzione e di resti-

Cambiamento 2: Presenza digitale Punto di svolta: quando l’80 per cento della popolazione avrà una presenza digitale in internet. L’84 per cento degli intervistati è convinto che

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GDC L’innovazione tecnologica secondo

MCKINSEY va vista in modo positivo considerando

l’invecchiamento della popolazione, la creazione di nuove attività e i vantaggi competitivi resi possibili dalla tecnologizzazione

dei tempi d inattività ecc.), c) la creazione di nuove attività e dunque di nuova occupazione creata dall’affermarsi delle nuove esigenze e delle nuove domande generate proprio dall’automazione. Sbaglia dunque chi vede nell’automazione una mera processualità che elimina il lavoro perché – come ogni innovazione – anche l’automazione provocherà la comparsa di nuove richieste di servizio, di nuovi prodotti che oggi non riusciamo a prevedere, di nuove funzioni oggi solo vagamente immaginabili e dunque di nuovi mercati, così come, un secolo fa, è avvenuto per l’automazione del settore agricolo che nel lungo periodo, non solo non ha comportato una disoccupazione estesa, ma ha invece generato la comparsa di nuovi prodotti, di nuove attività, di nuove tipologie di lavoro. I problemi per i legislatori e i normatori Dati questi assunti, si comprende bene perché il rapporto segnali la necessità per i decisori politici 1) di far proprie le opportunità offerte dall’automazione in termini di crescita della produttività, 2) di dare forma a iniziative legislative che stimolino in modo continuativo gli investimenti, 3) di predisporre quadri normativi che supportino i lavoratori e le strutture pubbliche ad adattarsi al progressivo modificarsi dell’occupazione, 4) di riconfigurare le istituzioni di formazione affinché i lavoratori apprendano ad interagire strutturalmente con le macchine, 5) di prevedere forme di sostegno al reddito e di tutele sociali nella

transizione da un lavoro all’altro. Fattori, questi (crescita della produttività, aumento continuativo degli investimenti, previsione di supporti ai lavoratori in grado di favorire il loro progressivo adattarsi ai nuovi contesti di lavoro, strutture di formazione capaci di formare i lavoratori alle nuove modalità di lavoro, forme di sostegno al reddito nel lungo itinerario di transizione ai nuovi modi di produrre) che sono oggi al centro del dibattito sociale e politico in tutti i Paesi avanzati e per i quali McKinsey – contrariamente all’opinione dominante – vede nell’automazione una possibile chiave di risposta.

Le vie della quarta rivoluzione industriale Per avere una visione quanto più possibile oggettiva dei probabili sentieri che percorrererà la quarta rivoluzione industriale – sentieri, peraltro, già delineati dai recenti sviluppi delle tecnologie digitali – abbiamo ritenuto opportuno – accanto alla ricerca sull’automazione effettuata da McKinsey – proporre una sintesi dei “deep shift” – dei grandi cambiamenti – che si verificheranno nei prossimi anni, a seguito di quella che alla Fiera di Hannover del 2011 è stata definita come “Industria 4.0”. La nostra ricognizione si basa sul volume di Klaus Schwab, The Fourth Industrial Revolution, Penguin (2016-2017). Klaus Schwab è il fondatore e il presidente esecutivo del World Economic Forum. Nel volume citato egli riprende ed elabora alcune risultanze emerse dal rapporto Deep Shift – Technology Tipping Points and Social Impact pubblicato nel set-

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tembre del 2015. Per la redazione della sintesi sui “grandi cambiamenti”, che sono già in atto e che dunque ci attendono nei prossimi anni, siamo partiti dalle schede poste alla fine del volume. Le schede sono state sottoposte al vaglio di ca. 800 dirigenti che operano nei settori coinvolti dalla tecnologie e/o dalle applicazioni descritte nel rapporto con l’obiettivo di valutare sia i punti ritenuti di svolta per l’affermazione diffusa delle tecnologie stesse, sia i tempi necessari per lo sviluppo delle tecnologie e dei servizi da esse derivabili. Il quadro che ne emerge è di estremo interesse e dovrebbe costituire un riferimento fondamentale per lo sviluppo della “nostra” Industria 4.0.

tale valore di partecipazione sarà raggiunto entro il 2025. Nel prossimo futuro, disporre e mantenere una presentazione e una presenza digitale sarà un comportamento comune, paragonabile a quello che facciamo oggi quando decidiamo come “apparire agli altri” attraverso l’abbigliamento, le espressioni che usiamo, gli atti che compiamo. Il mondo sarà sempre più interconnesso attraverso dispositivi di comunicazione semplici e d’uso immediato rendendo possibile a tutti di ricercare e condividere informazioni, esprimersi liberamente, farsi ricercare e farsi trovare, sviluppare e mantenere relazioni potenzialmente in tutto il mondo.

Cambiamento 1: Tecnologie “impiantabili” nel corpo umano

Cambiamento 3: Tecnologie di visione come nuova interfaccia

Punto di svolta: quando il primo dispositivo cellulare diverrà “impiantabile” e commercializzabile. L’82 per cento degli intervistati ritiene che questa possibilità si realizzerà per il 2025. I dispositivi cellulari impiantabili saranno in grado di monitorare e registrare i parametri di disturbi e malattie, consentendo ai portatori di trasmettere i dati rilevanti a centri di controllo e di prendere tutte le azioni del caso. Una vera rivoluzione nel campo medico e dell’assistenza ai pazienti.

Punto di svolta: il 10 per cento degli occhiali di lettura connesso a internet. L’86 per cento degli intervistati ritiene che questo punto di svolta sarà raggiunto nel 2025. I google glass rappresentano solo l’inizio dei molteplici modi in cui occhiali, auricolari, cuffie, dispositivi di rilevazione del puntamento degli occhi, possono essere migliorati, mediati o aumentati per fornire nuove e immersive visualizzazioni della realtà. Con il progrediente sviluppo delle tecnologie per il rilevamento del movimento degli occhi i dispositivi digitali potranno fornire informazioni attraverso interfacce visuali e gli occhi potranno operare da agenti di interazione con l’informazione. La visione come interfaccia diretta e immediata potrà essere utilizzata nei processi di apprendimento e di istruzione e di resti-

Cambiamento 2: Presenza digitale Punto di svolta: quando l’80 per cento della popolazione avrà una presenza digitale in internet. L’84 per cento degli intervistati è convinto che

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KLAUS SCHWAB

presidente e fondatore del World Economic Forum, pone l’accento sui grandi cambiamenti già in atto nella società e che caratterizzeranno il nostro futuro prossimo tuzione di feedback in qualsiasi campo di attività.

Cambiamento 4: Internet indossabile Punto di svolta: quando il 10 per cento delle persone indosserà abiti connessi a internet. Per la quasi totalità degli intervistati tale valore sarà acquisito entro il 2025. Le tecnologie stanno diventando indossabili in modalità sempre più crescenti. Presto saranno direttamente integrate nell’abbigliamento e negli accessori e connesse a internet.

Cambiamento 5: Computing ubiquo o onnipresente Punto di svolta: quando il 90 per cento della popolazione sarà connesso in modo stabile a internet. Il 79 per cento degli intervistati è convinto che tale soglia di accesso alla rete sarà raggiunta entro il 2025. Oggi, il 53 per cento della popolazione mondiale è connesso a internet. Nel solo 2014 sono stati venduti 1,2 miliardi di smartphone. È in ogni caso previsto che in pochi anni tre quarti della popolazione mondiale avrà accesso al web. Nel prossimo futuro l’accesso ordinario a internet non sarà più un vantaggio delle sole economie avanzate, ma un diritto analogo al diritto di poter usare acqua potabile, anche perché le tecnologie di comunicazione senza fili richiedono meno infrastrutture di altre utilities come elettricità, strade, acqua. La creazione di contenuti e la distribuzione di informazioni diverranno un fatto acquisito.

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Medicina, computing onnipresente, digitalizzazione, Internet 2.0, Smart City,

Cambiamento 6: Un supercomputer in ogni tasca

Big Data, telecomunicazioni, intelligenza artificiale, robotica nei servizi e nei

Punto di svolta: quando il 90 per cento della popolazione userà uno smartphone. L’81 per cento degli intervistati afferma che tale valore sarà raggiunto entro il 2025. Già nel 2012 il Google Inside Search ha affermato che “ci vuole quasi la stessa quantità di capacità di calcolo per rispondere a una ricerca su Google di quella necessaria – in volo e a terra – per

I dirigenti politici sono chiamati a far proprie le sfide dell’automazione, predisporre strumenti normativi adeguati e trasformare le istituzioni prevedendo forme di sostegno al reddito nel passaggio da un lavoro all’altro

CO M PU IND T ER OS SA BIL E

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trasporti: ecco come sarà la nostra vita l’intero programma Apollo!”. Gli smartphone attuali e i tablet contengono più potere di calcolo di gran parte dei supercomputer grandi come un’intera stanza. Gli utilizzatori di smartphone sono stimati in circa 3,5 miliardi nel 2019; tale cifra equivale ad una penetrazione che supera il 50 per cento della popolazione mondiale che si registrerà nel 2017, evidenziando una crescita imponente rispetto al 28 per cento del 2013. In Kenia, Safaricom, l’operatore leader del mercato dei servizi di telefonia mobile in quel Paese, ha stimato che ca. il 67 per cento delle vendite di microtelefoni nel 2014 era costituita da smartphone e GSMA e prevede che l’Africa avrà più di mezzo miliardo di utilizzatori di smartphone nel 2020. Il cambiamento nei dispositivi di comunicazione mobile si è già verificato in molti Paesi in diversi continenti

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(con l’Asia oggi in testa) in quanto molte persone utilizzano gli smartphone al posto dei PC tradizionali. A mano a mano che la tecnologia procederà nella miniaturizzazione dei dispositivi, nell’aumento della loro potenza di computerizzazione e – soprattutto – nella decrescita dei prezzi dell’elettronica, l’adozione degli smartphone non potrà che accelerare. Paesi come Singapore, la Corea del Sud e gli Emirati Arabi Uniti sono vicini al raggiungimento del punto di svolta del 90 per cento della popolazione adulta che usa uno smartphone. La società si sta ormai orientando verso l’adozione di dispositivi ancora più veloci che consentiranno agli utenti di compiere velocemente compiti complessi. Probabilmente, il numero di dispositivi che ogni persona userà crescerà fortemente non solo per l’aumentare delle funzioni svolte,


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presidente e fondatore del World Economic Forum, pone l’accento sui grandi cambiamenti già in atto nella società e che caratterizzeranno il nostro futuro prossimo tuzione di feedback in qualsiasi campo di attività.

Cambiamento 4: Internet indossabile Punto di svolta: quando il 10 per cento delle persone indosserà abiti connessi a internet. Per la quasi totalità degli intervistati tale valore sarà acquisito entro il 2025. Le tecnologie stanno diventando indossabili in modalità sempre più crescenti. Presto saranno direttamente integrate nell’abbigliamento e negli accessori e connesse a internet.

Cambiamento 5: Computing ubiquo o onnipresente Punto di svolta: quando il 90 per cento della popolazione sarà connesso in modo stabile a internet. Il 79 per cento degli intervistati è convinto che tale soglia di accesso alla rete sarà raggiunta entro il 2025. Oggi, il 53 per cento della popolazione mondiale è connesso a internet. Nel solo 2014 sono stati venduti 1,2 miliardi di smartphone. È in ogni caso previsto che in pochi anni tre quarti della popolazione mondiale avrà accesso al web. Nel prossimo futuro l’accesso ordinario a internet non sarà più un vantaggio delle sole economie avanzate, ma un diritto analogo al diritto di poter usare acqua potabile, anche perché le tecnologie di comunicazione senza fili richiedono meno infrastrutture di altre utilities come elettricità, strade, acqua. La creazione di contenuti e la distribuzione di informazioni diverranno un fatto acquisito.

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Cambiamento 6: Un supercomputer in ogni tasca

Big Data, telecomunicazioni, intelligenza artificiale, robotica nei servizi e nei

Punto di svolta: quando il 90 per cento della popolazione userà uno smartphone. L’81 per cento degli intervistati afferma che tale valore sarà raggiunto entro il 2025. Già nel 2012 il Google Inside Search ha affermato che “ci vuole quasi la stessa quantità di capacità di calcolo per rispondere a una ricerca su Google di quella necessaria – in volo e a terra – per

I dirigenti politici sono chiamati a far proprie le sfide dell’automazione, predisporre strumenti normativi adeguati e trasformare le istituzioni prevedendo forme di sostegno al reddito nel passaggio da un lavoro all’altro

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trasporti: ecco come sarà la nostra vita l’intero programma Apollo!”. Gli smartphone attuali e i tablet contengono più potere di calcolo di gran parte dei supercomputer grandi come un’intera stanza. Gli utilizzatori di smartphone sono stimati in circa 3,5 miliardi nel 2019; tale cifra equivale ad una penetrazione che supera il 50 per cento della popolazione mondiale che si registrerà nel 2017, evidenziando una crescita imponente rispetto al 28 per cento del 2013. In Kenia, Safaricom, l’operatore leader del mercato dei servizi di telefonia mobile in quel Paese, ha stimato che ca. il 67 per cento delle vendite di microtelefoni nel 2014 era costituita da smartphone e GSMA e prevede che l’Africa avrà più di mezzo miliardo di utilizzatori di smartphone nel 2020. Il cambiamento nei dispositivi di comunicazione mobile si è già verificato in molti Paesi in diversi continenti

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(con l’Asia oggi in testa) in quanto molte persone utilizzano gli smartphone al posto dei PC tradizionali. A mano a mano che la tecnologia procederà nella miniaturizzazione dei dispositivi, nell’aumento della loro potenza di computerizzazione e – soprattutto – nella decrescita dei prezzi dell’elettronica, l’adozione degli smartphone non potrà che accelerare. Paesi come Singapore, la Corea del Sud e gli Emirati Arabi Uniti sono vicini al raggiungimento del punto di svolta del 90 per cento della popolazione adulta che usa uno smartphone. La società si sta ormai orientando verso l’adozione di dispositivi ancora più veloci che consentiranno agli utenti di compiere velocemente compiti complessi. Probabilmente, il numero di dispositivi che ogni persona userà crescerà fortemente non solo per l’aumentare delle funzioni svolte,


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07

Per il continuo accrescersi della potenza di calcolo e il diminuire dei costi dell’hardware è economicamente fattibile collegare qualsiasi dispositivo a internet. Sensori intelligenti sono già disponibili a costi realmente competitivi

UNA MEMORIA PER TUTTI

IN LINEA CON LA LEGGE DI MOORE ma anche per il progressivo specializzarsi dei compiti.

Cambiamento 7: Memoria per tutti Punto di svolta: quando il 90 per cento della popolazione potrà disporre di illimitati e non costosi servizi di archiviazione (supportati solo dalla pubblicità). Il 91 per cento degli intervistati ritiene che questo sarà un obiettivo acquisito entro il 2025. Le capacità di memoria (di archiviazione) si sono evolute in modo strabiliante negli anni passati con un crescente numero di imprese che offrono tali servizi a costi irrisori per i loro utenti in quanto parte dei servizi offerti. Gli utenti producono quantità crescenti di contenuti senza doversi preoccupare di cancellarli per fare spazio a nuovi dati ed informazioni. Ci si trova dunque in presenza di un evidente trend che trasforma la capacità di memoria in una commodity dai costi irrisori. La ragione è palese: i costi di memorizzazione sono diminuiti esponenzialmente (di un fattore pari a dieci ogni cinque anni). Si stima che il 90 per cento dei dati esistenti a livello mondiale sia stato generato negli ultimi 10-12 anni e che l’informazione generata dal mondo delle imprese raddoppi ogni 1,2 anni. La memoria è gia

diventata una commodity con aziende come Amazon Web Services e Dropbox che guidano questo trend. Il mondo sta dunque dirigendosi verso una piena “commodization” della memoria attraverso l’offerta di spazi illimitati per gli utenti. Lo scenario migliore di redditività per le imprese è dato dalla pubblicità o dai servizi di telemetria.

Cambiamento 8: Internet per le cose e delle cose Punto di svolta: 3 miliardi di sensori connessi a internet. L’89 per cento degli intervistati è convinto che questa soglia sarà raggiunta per il 2025. Per il continuo accrescersi della potenza di calcolo e il diminuire dei costi dell’hardware (sempre in linea con la legge di Moore) è economicamente fattibile collegare qualsiasi dispositivo a internet. Sensori intelligenti sono già disponibili a costi realmente competitivi. Si può senz’altro prevedere che non vi sarà oggetto che non sarà “intelligente” perché collegato a internet. In tal modo, sarà possibile una comunicazione allargata e la disponibilità di servizi “guidati” dai dati, a loro volta resi intelligenti da strumenti di analitica dei dati sempre più performanti. Uno studio, realizzato qualche anno fa, ha analizzato come i

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Per il continuo accrescersi della potenza di calcolo e il diminuire dei costi dell’hardware è economicamente fattibile collegare qualsiasi dispositivo a internet. Sensori intelligenti sono già disponibili a costi realmente competitivi

UNA MEMORIA PER TUTTI

IN LINEA CON LA LEGGE DI MOORE ma anche per il progressivo specializzarsi dei compiti.

Cambiamento 7: Memoria per tutti Punto di svolta: quando il 90 per cento della popolazione potrà disporre di illimitati e non costosi servizi di archiviazione (supportati solo dalla pubblicità). Il 91 per cento degli intervistati ritiene che questo sarà un obiettivo acquisito entro il 2025. Le capacità di memoria (di archiviazione) si sono evolute in modo strabiliante negli anni passati con un crescente numero di imprese che offrono tali servizi a costi irrisori per i loro utenti in quanto parte dei servizi offerti. Gli utenti producono quantità crescenti di contenuti senza doversi preoccupare di cancellarli per fare spazio a nuovi dati ed informazioni. Ci si trova dunque in presenza di un evidente trend che trasforma la capacità di memoria in una commodity dai costi irrisori. La ragione è palese: i costi di memorizzazione sono diminuiti esponenzialmente (di un fattore pari a dieci ogni cinque anni). Si stima che il 90 per cento dei dati esistenti a livello mondiale sia stato generato negli ultimi 10-12 anni e che l’informazione generata dal mondo delle imprese raddoppi ogni 1,2 anni. La memoria è gia

diventata una commodity con aziende come Amazon Web Services e Dropbox che guidano questo trend. Il mondo sta dunque dirigendosi verso una piena “commodization” della memoria attraverso l’offerta di spazi illimitati per gli utenti. Lo scenario migliore di redditività per le imprese è dato dalla pubblicità o dai servizi di telemetria.

Cambiamento 8: Internet per le cose e delle cose Punto di svolta: 3 miliardi di sensori connessi a internet. L’89 per cento degli intervistati è convinto che questa soglia sarà raggiunta per il 2025. Per il continuo accrescersi della potenza di calcolo e il diminuire dei costi dell’hardware (sempre in linea con la legge di Moore) è economicamente fattibile collegare qualsiasi dispositivo a internet. Sensori intelligenti sono già disponibili a costi realmente competitivi. Si può senz’altro prevedere che non vi sarà oggetto che non sarà “intelligente” perché collegato a internet. In tal modo, sarà possibile una comunicazione allargata e la disponibilità di servizi “guidati” dai dati, a loro volta resi intelligenti da strumenti di analitica dei dati sempre più performanti. Uno studio, realizzato qualche anno fa, ha analizzato come i

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Punto di svolta: quando il traffico internet usato nelle case sarà utilizzato per oltre il 50 per cento per le apparecchiature e i dispostivi domestici

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TE N E G I L L E T IN

SMART CITIES Queste città intelligenti dovranno governare l’energia, i flussi materiali, la logistica e il traffico. Città avanzate, come ad esempio Singapore e Barcellona, stanno già implementando diversi “servizi comandati dai dati” che comprendono, tra gli altri, parcheggi intelligenti, raccolta intelligente dei rifiuti, impianti di illuminazione che utilizzano le nuove tecnologie

sensori possano essere usati per monitorare la salute degli animali e i loro comportamenti. In questo studio si dimostra come i sensori inseriti nel bestiame possano comunicare tra loro attraverso una rete wi-fi e fornire in tempo reale dati sullo stato del bestiame a qualsiasi distanza. Gli esperti ritengono che in futuro qualsiasi prodotto (fisico) potrà essere connesso a infrastrutture diffuse di comunicazione e che i sensori, collocabili ovunque, potranno consentire alle persone di percepire in modo totale l’ambiente in cui si trovano.

Cambiamento 9: La casa connessa Punto di svolta: quando il traffico internet usato nelle case sarà utilizzato per oltre il 50 per cento per le apparecchiature e i dispostivi domestici (e non per l’intrattenimento). Il 70 per cento degli intervistati ritiene che questi volumi di consumo del traffico domestico di internet saranno raggiunti per il 2025. Nel secolo scorso la gran parte dell’energia utilizzata dalle case era per consumi personali (illuminazione). Nel corso del tempo l’ammontare di energia utilizzata per questo e altri scopi è diminuita a favore di dispositivi più complessi (dai toaster, alle lavastoviglie, agli apparecchi televisivi, all’aria condizionata, ecc.). Anche internet sta prendendo la stessa via: la maggior parte del traffico internet nelle case è utilizzato per consumi personali (per le comunicazioni e per l’intrattenimento). Sempre di più, tuttavia, si stanno sviluppando nuovi usi di internet per l’automazione delle case che consentono alle famiglie di controllare le luci, la gradazione dell’oscurità, l’aria condizionata, i dispositivi audio e video, i sistemi di sicurezza domestica e gli apparecchi domestici. Un ulteriore sup-

porto sarà a breve dato da robot connessi a internet per l’esecuzione di una molteplicità di servizi (come, ad esempio, gli aspirapolveri).

Cambiamento 10: Smart cities Punto di svolta: la prima città con più di 50.000 abitanti senza semafori. Il 64 per cento degli intervistati si aspetta che questo obiettivo diverrà realtà entro il 2025. Le città dovranno collegare i servizi, le utilities e le strade a internet. Queste città intelligenti dovranno governare l’energia, i flussi materiali, la logistica e il traffico. Città avanzate, come ad esempio Singapore e Barcellona, stanno già implementando diversi “servizi comandati dai dati” che comprendono, tra gli altri, parcheggi intelligenti, raccolta intelligente dei rifiuti, impianti di illuminazione che utilizzano le nuove tecnologie per aumentare risparmi ed efficienza. Le città intelligenti estendono

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SMART CITIES Queste città intelligenti dovranno governare l’energia, i flussi materiali, la logistica e il traffico. Città avanzate, come ad esempio Singapore e Barcellona, stanno già implementando diversi “servizi comandati dai dati” che comprendono, tra gli altri, parcheggi intelligenti, raccolta intelligente dei rifiuti, impianti di illuminazione che utilizzano le nuove tecnologie

sensori possano essere usati per monitorare la salute degli animali e i loro comportamenti. In questo studio si dimostra come i sensori inseriti nel bestiame possano comunicare tra loro attraverso una rete wi-fi e fornire in tempo reale dati sullo stato del bestiame a qualsiasi distanza. Gli esperti ritengono che in futuro qualsiasi prodotto (fisico) potrà essere connesso a infrastrutture diffuse di comunicazione e che i sensori, collocabili ovunque, potranno consentire alle persone di percepire in modo totale l’ambiente in cui si trovano.

Cambiamento 9: La casa connessa Punto di svolta: quando il traffico internet usato nelle case sarà utilizzato per oltre il 50 per cento per le apparecchiature e i dispostivi domestici (e non per l’intrattenimento). Il 70 per cento degli intervistati ritiene che questi volumi di consumo del traffico domestico di internet saranno raggiunti per il 2025. Nel secolo scorso la gran parte dell’energia utilizzata dalle case era per consumi personali (illuminazione). Nel corso del tempo l’ammontare di energia utilizzata per questo e altri scopi è diminuita a favore di dispositivi più complessi (dai toaster, alle lavastoviglie, agli apparecchi televisivi, all’aria condizionata, ecc.). Anche internet sta prendendo la stessa via: la maggior parte del traffico internet nelle case è utilizzato per consumi personali (per le comunicazioni e per l’intrattenimento). Sempre di più, tuttavia, si stanno sviluppando nuovi usi di internet per l’automazione delle case che consentono alle famiglie di controllare le luci, la gradazione dell’oscurità, l’aria condizionata, i dispositivi audio e video, i sistemi di sicurezza domestica e gli apparecchi domestici. Un ulteriore sup-

porto sarà a breve dato da robot connessi a internet per l’esecuzione di una molteplicità di servizi (come, ad esempio, gli aspirapolveri).

Cambiamento 10: Smart cities Punto di svolta: la prima città con più di 50.000 abitanti senza semafori. Il 64 per cento degli intervistati si aspetta che questo obiettivo diverrà realtà entro il 2025. Le città dovranno collegare i servizi, le utilities e le strade a internet. Queste città intelligenti dovranno governare l’energia, i flussi materiali, la logistica e il traffico. Città avanzate, come ad esempio Singapore e Barcellona, stanno già implementando diversi “servizi comandati dai dati” che comprendono, tra gli altri, parcheggi intelligenti, raccolta intelligente dei rifiuti, impianti di illuminazione che utilizzano le nuove tecnologie per aumentare risparmi ed efficienza. Le città intelligenti estendono

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GDC Vi sono oggi più dati sulla popolazione che in qualsiasi altra epoca. La capacità di trattare e di comprendere questi dati migliora giorno dopo giorno. I governi potrebbero/dovrebbero cominciare a ritenere che le precedenti modalità di acquisizione dei dati non siano più necessarie in quanto l’uso automatizzato delle tecnologie di big data può fornire migliori e più accurate informazioni per

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GDC porti di conoscenza e di decisione ai cittadini e alle al tempo stesso nuove categorie di lavori e opportuimprese (ad esempio: nell’assolvimento dei propri nità che ancora non hanno fatto la loro comparsa doveri fiscali). Da questo punto di vista – tenuto nel mercato. Va segnalato che questa visione delle anche conto che il settore pubblico è il più grande tecnologie di big data è di grande interesse percollettore di dati strutturali sui cittadini e le impreché interpreta l’adozione di tecniche di creazione se – andrebbe prevista una specifica funzione di e di trattamento dei big data non tanto (o non solo) governance delle politiche di big data. come il risultato di assemblaggi finalizzati di grandi dati, ma come un metodo – utilizzabile sopratCambiamento 12: Auto senza pilota tutto dalle strutture pubbliche – a) per organizzare Punto di svolta: quando le auto senza pilota raguna acquisizione dei dati attenta alle esigenze dei giungeranno la quota del 10 per cento delle auto cittadini e delle imprese, b) per favorire un trattacircolanti negli Stati Uniti. Il 79 per cento degli inmento dei dati così acquisiti, c) per erogare – nelle tervistati ritiene che questo obiettivo sarà raggiunto modalità proprie degli open data – servizi e supper il 2025. Tentativi di produrre auto senza pilota da parte di grandi aziende, come Google e Audi, sono già in atto. Altre importanti aziende stanno incrementando i loro sforzi per sviluppare nuove soluzioni. Potenzialmente queste nuove automobili possono essere più efficienti e sicure delle auto condotte da un guidatore. Inoltre esse possono ridurre le congestioni del traffico e il livello delle emissioni e trasformare gli attuali modelli di trasporto e di logistica.

conoscere e servire i cittadini

Cambiamento 13: Intelligenza artificiale e strumenti di supporto alle prese di decisioni Punto di svolta: quando il primo dispositivo di inmazioni per conoscere e servire i cittadini. continuativamente le loro “reti di sensorizzazione” Lo sfruttamento dei big data consentirà procesdell’ambiente urbano e lavorano sulle loro piatsi di formulazione delle decisioni migliori e più taforme di applicativi e di trattamento dei dati veloci sia per le strutture pubbliche che per le che costituiscono il sistema centrale per la conaziende. Processi decisionali automatizzati posnessione dei diversi progetti tecnologici e per lo sono infatti ridurre le complessità per i cittadini e sviluppo di ulteriori servizi basati su metodologie consentire alle istituzioni pubbliche e alle aziendi analitica dei dati e di modelli predittivi. Ogni de di fornire servizi e supporti in tempo reale a città dovrebbe dunque disporre di una struttura vantaggio di tutti: dalla compilazione automaper la creazione e il governo di queste piattafortizzata delle dichiarazioni al fisco all’interazione me con la finalità di rendere sempre più intellicon i clienti da parte delle imprese. gente/fruibile la vita nelle città. I rischi e le opportunità nello sfruttamento dei big data per la formulazione delle decisioni sono Cambiamento 11: Big Data e processi decisionali rilevanti in quanto la validità e l’accettazione dei Punto di svolta: quando il primo governo sostituirà processi decisionali dipenderà dalla fiducia nei i censimenti utilizzando i big data. dati e negli algoritmi utilizzati. L’83 per cento degli intervistati ritiene che questa Le preoccupazioni dei cittadini per la privacy e lo sostituzione avrà luogo entro il 2025. stabilirsi di comportamenti di trasparenza nelle Vi sono oggi più dati sulla popolazione che in imprese e negli apparati giuridici richiederanno qualsiasi altra epoca. La capacità di trattare e di sia un ripensamento delle modalità di trattacomprendere questi dati migliora giorno dopo mento dei dati, sia la predisposizione di linee giorno. I governi potrebbero/dovrebbero cominguida chiare e definite, al fine di evitare abusi ciare a ritenere che le precedenti modalità di nelle profilazioni e il verificarsi di conseguenze acquisizione dei dati non siano più necessarie non volute. Lo sfruttamento dei big data per eliin quanto l’uso automatizzato delle tecnologie di minare processi che oggi sono eseguiti manualbig data può fornire migliori e più accurate informente, renderà obsoleti alcuni lavori, ma creerà

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GDC porti di conoscenza e di decisione ai cittadini e alle al tempo stesso nuove categorie di lavori e opportuimprese (ad esempio: nell’assolvimento dei propri nità che ancora non hanno fatto la loro comparsa doveri fiscali). Da questo punto di vista – tenuto nel mercato. Va segnalato che questa visione delle anche conto che il settore pubblico è il più grande tecnologie di big data è di grande interesse percollettore di dati strutturali sui cittadini e le impreché interpreta l’adozione di tecniche di creazione se – andrebbe prevista una specifica funzione di e di trattamento dei big data non tanto (o non solo) governance delle politiche di big data. come il risultato di assemblaggi finalizzati di grandi dati, ma come un metodo – utilizzabile sopratCambiamento 12: Auto senza pilota tutto dalle strutture pubbliche – a) per organizzare Punto di svolta: quando le auto senza pilota raguna acquisizione dei dati attenta alle esigenze dei giungeranno la quota del 10 per cento delle auto cittadini e delle imprese, b) per favorire un trattacircolanti negli Stati Uniti. Il 79 per cento degli inmento dei dati così acquisiti, c) per erogare – nelle tervistati ritiene che questo obiettivo sarà raggiunto modalità proprie degli open data – servizi e supper il 2025. Tentativi di produrre auto senza pilota da parte di grandi aziende, come Google e Audi, sono già in atto. Altre importanti aziende stanno incrementando i loro sforzi per sviluppare nuove soluzioni. Potenzialmente queste nuove automobili possono essere più efficienti e sicure delle auto condotte da un guidatore. Inoltre esse possono ridurre le congestioni del traffico e il livello delle emissioni e trasformare gli attuali modelli di trasporto e di logistica.

conoscere e servire i cittadini

Cambiamento 13: Intelligenza artificiale e strumenti di supporto alle prese di decisioni Punto di svolta: quando il primo dispositivo di inmazioni per conoscere e servire i cittadini. continuativamente le loro “reti di sensorizzazione” Lo sfruttamento dei big data consentirà procesdell’ambiente urbano e lavorano sulle loro piatsi di formulazione delle decisioni migliori e più taforme di applicativi e di trattamento dei dati veloci sia per le strutture pubbliche che per le che costituiscono il sistema centrale per la conaziende. Processi decisionali automatizzati posnessione dei diversi progetti tecnologici e per lo sono infatti ridurre le complessità per i cittadini e sviluppo di ulteriori servizi basati su metodologie consentire alle istituzioni pubbliche e alle aziendi analitica dei dati e di modelli predittivi. Ogni de di fornire servizi e supporti in tempo reale a città dovrebbe dunque disporre di una struttura vantaggio di tutti: dalla compilazione automaper la creazione e il governo di queste piattafortizzata delle dichiarazioni al fisco all’interazione me con la finalità di rendere sempre più intellicon i clienti da parte delle imprese. gente/fruibile la vita nelle città. I rischi e le opportunità nello sfruttamento dei big data per la formulazione delle decisioni sono Cambiamento 11: Big Data e processi decisionali rilevanti in quanto la validità e l’accettazione dei Punto di svolta: quando il primo governo sostituirà processi decisionali dipenderà dalla fiducia nei i censimenti utilizzando i big data. dati e negli algoritmi utilizzati. L’83 per cento degli intervistati ritiene che questa Le preoccupazioni dei cittadini per la privacy e lo sostituzione avrà luogo entro il 2025. stabilirsi di comportamenti di trasparenza nelle Vi sono oggi più dati sulla popolazione che in imprese e negli apparati giuridici richiederanno qualsiasi altra epoca. La capacità di trattare e di sia un ripensamento delle modalità di trattacomprendere questi dati migliora giorno dopo mento dei dati, sia la predisposizione di linee giorno. I governi potrebbero/dovrebbero cominguida chiare e definite, al fine di evitare abusi ciare a ritenere che le precedenti modalità di nelle profilazioni e il verificarsi di conseguenze acquisizione dei dati non siano più necessarie non volute. Lo sfruttamento dei big data per eliin quanto l’uso automatizzato delle tecnologie di minare processi che oggi sono eseguiti manualbig data può fornire migliori e più accurate informente, renderà obsoleti alcuni lavori, ma creerà

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che tale situazione sarà raggiunta per il 2025. I bitcoin e le monete digitali si basano sull’idea di un meccanismo fiduciario di distribuzione chiamato con il nome di blockchain, un sistema per tenere traccia di transazioni fiduciarie in modi distribuiti. Attualmente, il valore totale dei bitcoin depositati nella blockchain è di ca. 20 miliardi di dollari e cioè ca. lo 0,0025 del prodotto interno lordo globale.

Intelligenza artificiale &

COLLETTI BIANCHI

Cambiamento 17: Economia della condivisione Punto di svolta: quando, a livello globale, vi saranno più spostamenti/viaggi attraverso metodi di car sharing che mediante auto private. Il 67 per cento degli intervistati ritiene che tale mutamento si realizzi entro il 2025. L’idea base sottostante a questo nuovo modo di organizzare le interazioni economiche è che esse diventino efficienti, vantaggiose dal punto di vista dei costi, agevoli da implementare, attraverso la creazione di mercati online e di piattaforme di contatto e di scambio/condivisione. Queste soluzioni consentono infatti di ridurre i costi transazionali, di facilitare le occasioni di scambio, di semplificare l’attuazione delle interazioni. Gli esempi di sharing economy più conosciuti sono nel settore dei trasporti: Zipcar (per l’affitto di auto per periodi definiti a costi inferiori delle società di noleggio), Turo (che fornisce una piattaforma per l’individuazione e il prestito di un veicolo per un determinato periodo di tempo), Uber e Lyft (per la fornitura di servizi analoghi al servizio taxi, ma a costi e modalità temporali più flessibili). I campi di applicazione di queste piattaforme sono tuttavia innumerevoli (di fatto: ogni transazione che possa basarsi su una base di condivisione) e, nel tempo, provocheranno una preferenza per l’accesso (uso) al posto della proprietà, lo sviluppo di relazioni di scambio peer-to-peer, la condivisione di asset personali (al posto del loro acquisto da aziende fornitrici di analoghi beni), forme di consumo di tipo collaborativo, condivisione dei feedback positivi o negativi. Una nuova sfida per le aziende che dovranno incorporare nei loro prodotti le funzionalità di interazione della sharing economy. Basti pensare che il più grande venditore al dettaglio (Amazon) non possiede alcun negozio, che il più grande fornitore di stanze per dormire (Airbnb) non possiede alcun hotel, che il più grande fornitore di servizi di trasporto non possiede alcuna auto.

telligenza artificiale farà parte di un consiglio di amministrazione. Il 45 per cento degli intervistati ritiene che questo punto di svolta si realizzerà prima del 2025. L’intelligenza artificiale si baserà sempre più sull’apprendimento di passate situazioni per fornire input “oggettivati” utili per processare complessi processi decisionali futuri, rendendo più semplice e veloce il raggiungimento di decisioni concrete basate su dati, esperienze passate, simulazioni, determinazione di spazi di opportunità, calcoli di convenienza.

Cambiamento 14: Intelligenza artificiale e lavoro dei colletti bianchi Punto di svolta: quando il 30 per cento dell’audit aziendale sarà effettuato attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Il 75 per cento degli intervistati ritiene che questa situazione sarà operativa prima del 2025. L’intelligenza artificiale è altamente funzionale all’automazione dei processi, condizione che consente a questa tecnologia di essere applicata su larga scala e senza eccessivi vincoli. Si può dunque essere certi che si creeranno progressivamente ambienti operativi nei quali l’intelligenza artificiale sostituirà una vasta gamma di funzioni attualmente svolte da persone. Uno studio realizzato dall’Oxford Martin School sulle possibilità di sostituzione del lavoro grazie alla computerizzazione dei processi basata sull’intelligenza artificiale e sulla robotica, è giunto a conclusioni che fanno riflettere. Il modello elaborato dalla Martin School prevede infatti che oltre il 47 per cento dei lavori svolti negli Stati Uniti nel 2010 possa essere computerizzato nei prossimi 10 – 20 anni.

Cambiamento 15: Robotica e servizi Punto di svolta: il primo robot farmaceutico negli Stati Uniti. Per il 2025, l’86 per cento degli intervistati ritiene che questo cambiamento produrrà i suoi effetti su larga scala. La robotica sta ormai espandendosi in molte attività: dalla manifattura all’agricoltura, dal commercio al dettaglio ai servizi. Secondo la Federazione Internazionale di Robotica, operano nel mondo 1,1 milioni di configurazioni robotizzate. Macchine robotizzate eseguono ca. l’80 per cento del lavoro necessario alla costruzione di un’automobile. I robot ottimizzano l’insieme delle catene di fornitura e della logistica, consentendo di generare risultati efficienti e controllabili.

Cambiamento 18: Governi e Blockchain Punto di svolta: quando per la prima volta le tasse saranno riscosse da un governo attraverso un sistema di blockchain. La previsione è che questa possibilità si realizzi entro il 2025 (73 per cento degli intervistati). La tecnologia blockchain genera sia opportunità che nuove sfide per i governi. Da una parte, essa non è regolata e non è sorvegliata da una banca

Cambiamento 16: Bitcoin e Blockchain Punto di svolta: quando il 10 per cento del prodotto interno lordo globale sarà depositato attraverso la tecnologia blockchain. Il 58 per cento degli intervistati ritiene

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che tale situazione sarà raggiunta per il 2025. I bitcoin e le monete digitali si basano sull’idea di un meccanismo fiduciario di distribuzione chiamato con il nome di blockchain, un sistema per tenere traccia di transazioni fiduciarie in modi distribuiti. Attualmente, il valore totale dei bitcoin depositati nella blockchain è di ca. 20 miliardi di dollari e cioè ca. lo 0,0025 del prodotto interno lordo globale.

Intelligenza artificiale &

COLLETTI BIANCHI

Cambiamento 17: Economia della condivisione Punto di svolta: quando, a livello globale, vi saranno più spostamenti/viaggi attraverso metodi di car sharing che mediante auto private. Il 67 per cento degli intervistati ritiene che tale mutamento si realizzi entro il 2025. L’idea base sottostante a questo nuovo modo di organizzare le interazioni economiche è che esse diventino efficienti, vantaggiose dal punto di vista dei costi, agevoli da implementare, attraverso la creazione di mercati online e di piattaforme di contatto e di scambio/condivisione. Queste soluzioni consentono infatti di ridurre i costi transazionali, di facilitare le occasioni di scambio, di semplificare l’attuazione delle interazioni. Gli esempi di sharing economy più conosciuti sono nel settore dei trasporti: Zipcar (per l’affitto di auto per periodi definiti a costi inferiori delle società di noleggio), Turo (che fornisce una piattaforma per l’individuazione e il prestito di un veicolo per un determinato periodo di tempo), Uber e Lyft (per la fornitura di servizi analoghi al servizio taxi, ma a costi e modalità temporali più flessibili). I campi di applicazione di queste piattaforme sono tuttavia innumerevoli (di fatto: ogni transazione che possa basarsi su una base di condivisione) e, nel tempo, provocheranno una preferenza per l’accesso (uso) al posto della proprietà, lo sviluppo di relazioni di scambio peer-to-peer, la condivisione di asset personali (al posto del loro acquisto da aziende fornitrici di analoghi beni), forme di consumo di tipo collaborativo, condivisione dei feedback positivi o negativi. Una nuova sfida per le aziende che dovranno incorporare nei loro prodotti le funzionalità di interazione della sharing economy. Basti pensare che il più grande venditore al dettaglio (Amazon) non possiede alcun negozio, che il più grande fornitore di stanze per dormire (Airbnb) non possiede alcun hotel, che il più grande fornitore di servizi di trasporto non possiede alcuna auto.

telligenza artificiale farà parte di un consiglio di amministrazione. Il 45 per cento degli intervistati ritiene che questo punto di svolta si realizzerà prima del 2025. L’intelligenza artificiale si baserà sempre più sull’apprendimento di passate situazioni per fornire input “oggettivati” utili per processare complessi processi decisionali futuri, rendendo più semplice e veloce il raggiungimento di decisioni concrete basate su dati, esperienze passate, simulazioni, determinazione di spazi di opportunità, calcoli di convenienza.

Cambiamento 14: Intelligenza artificiale e lavoro dei colletti bianchi Punto di svolta: quando il 30 per cento dell’audit aziendale sarà effettuato attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Il 75 per cento degli intervistati ritiene che questa situazione sarà operativa prima del 2025. L’intelligenza artificiale è altamente funzionale all’automazione dei processi, condizione che consente a questa tecnologia di essere applicata su larga scala e senza eccessivi vincoli. Si può dunque essere certi che si creeranno progressivamente ambienti operativi nei quali l’intelligenza artificiale sostituirà una vasta gamma di funzioni attualmente svolte da persone. Uno studio realizzato dall’Oxford Martin School sulle possibilità di sostituzione del lavoro grazie alla computerizzazione dei processi basata sull’intelligenza artificiale e sulla robotica, è giunto a conclusioni che fanno riflettere. Il modello elaborato dalla Martin School prevede infatti che oltre il 47 per cento dei lavori svolti negli Stati Uniti nel 2010 possa essere computerizzato nei prossimi 10 – 20 anni.

Cambiamento 15: Robotica e servizi Punto di svolta: il primo robot farmaceutico negli Stati Uniti. Per il 2025, l’86 per cento degli intervistati ritiene che questo cambiamento produrrà i suoi effetti su larga scala. La robotica sta ormai espandendosi in molte attività: dalla manifattura all’agricoltura, dal commercio al dettaglio ai servizi. Secondo la Federazione Internazionale di Robotica, operano nel mondo 1,1 milioni di configurazioni robotizzate. Macchine robotizzate eseguono ca. l’80 per cento del lavoro necessario alla costruzione di un’automobile. I robot ottimizzano l’insieme delle catene di fornitura e della logistica, consentendo di generare risultati efficienti e controllabili.

Cambiamento 18: Governi e Blockchain Punto di svolta: quando per la prima volta le tasse saranno riscosse da un governo attraverso un sistema di blockchain. La previsione è che questa possibilità si realizzi entro il 2025 (73 per cento degli intervistati). La tecnologia blockchain genera sia opportunità che nuove sfide per i governi. Da una parte, essa non è regolata e non è sorvegliata da una banca

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GDC stampanti 3D supereranno gli ostacoli di velocità, costo e dimensioni e diverranno altamente pervasive.

Cambiamento 20: Stampa 3D e salute

Stampa 3D e Salute_

Punto di svolta: il primo trapianto di fegato stampato in 3D. IL 76 per cento degli intervistati ritiene che queste nuove applicazioni si realizzeranno prima del 2025. In un futuro ormai vicino, le stampanti 3D potranno stampare non solo cose, ma anche organi umani – un processo definito come biostampa. Allo stesso modo delle cose stampate, si potranno stampare, strato dopo strato, anche organi per esseri viventi. I materiali utilizzati per stampare gli organi saranno ovviamente diversi da quelli utilizzati per stampare una bicicletta e diversi esperimenti dovranno essere effettuati per individuare i materiali più adatti, come, ad esempio, la polvere di titanio per la produzione di ossa. La stampa 3D ha grandi potenzialità per la soddisfazione di esigenze personalizzate, in particolare nei campi del trattamento del corpo umano, dove tutto è individuato e personale.

IL PRIMO TRAPIANTO DI FEGATO STAMPATO IN 3D. IL 76 PER CENTO DEGLI INTERVISTATI RITIENE CHE QUESTE NUOVE APPLICAZIONI SI REALIZZERANNO PRIMA DEL 2025. IN UN FUTURO ORMAI VICINO, LE STAMPANTI 3D POTRANNO STAMPARE NON SOLO COSE, MA ANCHE ORGANI UMANI

Cambiamento 21: Stampa 3D e prodotti di consumo Punto di svolta: il 5 per cento dei prodotti di consumo stampati con tecnologie 3D. L’81 per cento degli intervistati si aspetta che per il 2025 si entrerà in questa nuova fase di produzione dei beni di consumo. Poiché la stampa 3D può essere effettuata da chiunque disponga di una stampante 3D, sarà possibile, per prodotti d’uso comune, procedere alla loro produzione localmente e on demand senza dover passare per un negozio. La stampante 3D potrà essere collocata in un ufficio o addirittura a casa con la possibilità di utilizzarla “a servizio” anche a distanza. Questa possibilità ridurrà ulteriormente i costi per accedere ai beni di consumo e aumenterà la disponibilità di oggetti stampati in 3D. Attualmente gli usi più diffusi della stampa 3D riguardano diversi ambiti: dalla verifica della fattibilità di una idea, alla predisposizione di prototipi, alla produzione di oggetti. Nel 2014 sono state vendute nel mondo ca. 133.000 stampanti 3D con un incremento rispetto al 2013 del 68 per cento. La gran parte delle stampanti, il cui prezzo non supera i 10.000 dollari, sono dunque utilizzabili da laboratori, scuole, piccoli produttori. Queste vendite hanno avuto un impatto significativo sulla dimensione del mercato dei materiali per stampa in 3D che ha raggiunto un volume d’affari pari a 3,3 miliardi di dollari.

centrale, fatto che comporta un minor controllo sulle politiche monetarie. Dall’altra, essa crea la possibilità di nuovi meccanismi di tassazione da incorporarsi all’interno della stessa blockchain (ad esempio, attraverso una piccola tassa sulle transazioni).

Cambiamento 19: Stampa 3D e manifattura Punto di svolta: la prima automobile prodotta con tecnologie a stampa 3D. L’84 per cento degli intervistati è convinto che questo definitivo punto di svolta si compirà per il 2025. La stampa 3D o la manifattura additiva consiste nel produrre un oggetto fisico stampandolo strato per strato sulla base di un disegno o di un modello digitale 3D. Per avere un’idea di come funzioni la stampa 3D si immagini di produrre uno sfilatino di pane una fetta dopo l’altra. La stampa 3D ha la capacità di creare prodotti ad elevata complessità senza aver bisogno di attrezzzature complesse. Non solo: i materiali che possono essere utilizzati per la stampa dei prodotti sono molteplici: plastica, alluminio, acciaio inossidabile, ceramica e anche nuove leghe. La stampante è in grado di svolgere le attività e i compiti di quella che una volta era una intera fabbrica. Attualmente è già largamente utilizzata in una varietà di applicazioni: dalla produzione di turbine eoliche ai giocattoli. Col tempo, le

Cambiamento 22: dEsIgn del vivente Punto di svolta: quando nascerà il primo essere umano il cui genoma è stato deliberatamente e direttamente modificato. Dalla fine del secolo precedente, il costo di sequenziamento di un essere umano è sceso di circa 6 ordini di grandezza. Nel 2003, per il progetto “genoma

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Cambiamento 20: Stampa 3D e salute

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Punto di svolta: il primo trapianto di fegato stampato in 3D. IL 76 per cento degli intervistati ritiene che queste nuove applicazioni si realizzeranno prima del 2025. In un futuro ormai vicino, le stampanti 3D potranno stampare non solo cose, ma anche organi umani – un processo definito come biostampa. Allo stesso modo delle cose stampate, si potranno stampare, strato dopo strato, anche organi per esseri viventi. I materiali utilizzati per stampare gli organi saranno ovviamente diversi da quelli utilizzati per stampare una bicicletta e diversi esperimenti dovranno essere effettuati per individuare i materiali più adatti, come, ad esempio, la polvere di titanio per la produzione di ossa. La stampa 3D ha grandi potenzialità per la soddisfazione di esigenze personalizzate, in particolare nei campi del trattamento del corpo umano, dove tutto è individuato e personale.

IL PRIMO TRAPIANTO DI FEGATO STAMPATO IN 3D. IL 76 PER CENTO DEGLI INTERVISTATI RITIENE CHE QUESTE NUOVE APPLICAZIONI SI REALIZZERANNO PRIMA DEL 2025. IN UN FUTURO ORMAI VICINO, LE STAMPANTI 3D POTRANNO STAMPARE NON SOLO COSE, MA ANCHE ORGANI UMANI

Cambiamento 21: Stampa 3D e prodotti di consumo Punto di svolta: il 5 per cento dei prodotti di consumo stampati con tecnologie 3D. L’81 per cento degli intervistati si aspetta che per il 2025 si entrerà in questa nuova fase di produzione dei beni di consumo. Poiché la stampa 3D può essere effettuata da chiunque disponga di una stampante 3D, sarà possibile, per prodotti d’uso comune, procedere alla loro produzione localmente e on demand senza dover passare per un negozio. La stampante 3D potrà essere collocata in un ufficio o addirittura a casa con la possibilità di utilizzarla “a servizio” anche a distanza. Questa possibilità ridurrà ulteriormente i costi per accedere ai beni di consumo e aumenterà la disponibilità di oggetti stampati in 3D. Attualmente gli usi più diffusi della stampa 3D riguardano diversi ambiti: dalla verifica della fattibilità di una idea, alla predisposizione di prototipi, alla produzione di oggetti. Nel 2014 sono state vendute nel mondo ca. 133.000 stampanti 3D con un incremento rispetto al 2013 del 68 per cento. La gran parte delle stampanti, il cui prezzo non supera i 10.000 dollari, sono dunque utilizzabili da laboratori, scuole, piccoli produttori. Queste vendite hanno avuto un impatto significativo sulla dimensione del mercato dei materiali per stampa in 3D che ha raggiunto un volume d’affari pari a 3,3 miliardi di dollari.

centrale, fatto che comporta un minor controllo sulle politiche monetarie. Dall’altra, essa crea la possibilità di nuovi meccanismi di tassazione da incorporarsi all’interno della stessa blockchain (ad esempio, attraverso una piccola tassa sulle transazioni).

Cambiamento 19: Stampa 3D e manifattura Punto di svolta: la prima automobile prodotta con tecnologie a stampa 3D. L’84 per cento degli intervistati è convinto che questo definitivo punto di svolta si compirà per il 2025. La stampa 3D o la manifattura additiva consiste nel produrre un oggetto fisico stampandolo strato per strato sulla base di un disegno o di un modello digitale 3D. Per avere un’idea di come funzioni la stampa 3D si immagini di produrre uno sfilatino di pane una fetta dopo l’altra. La stampa 3D ha la capacità di creare prodotti ad elevata complessità senza aver bisogno di attrezzzature complesse. Non solo: i materiali che possono essere utilizzati per la stampa dei prodotti sono molteplici: plastica, alluminio, acciaio inossidabile, ceramica e anche nuove leghe. La stampante è in grado di svolgere le attività e i compiti di quella che una volta era una intera fabbrica. Attualmente è già largamente utilizzata in una varietà di applicazioni: dalla produzione di turbine eoliche ai giocattoli. Col tempo, le

Cambiamento 22: dEsIgn del vivente Punto di svolta: quando nascerà il primo essere umano il cui genoma è stato deliberatamente e direttamente modificato. Dalla fine del secolo precedente, il costo di sequenziamento di un essere umano è sceso di circa 6 ordini di grandezza. Nel 2003, per il progetto “genoma

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GDC umano”, finalizzato a produrre la mappa genomica dell’uomo, sono stati spesi 2,7 miliardi di dollari. Nel 2009 il costo di sequenziamento del genoma è sceso a 100.000 dollari; oggi è possibile rivolgersi a laboratori specializzati che effettuano la sequenziazione per circa 1.000 dollari. Un trend analogo si registra nell’editing del genoma umano con lo sviluppo del metodo CRISP/ Cas9, che, per effettività dei risultati, efficienza e costi, ha pressoché sostituito i precedenti approcci. La rivoluzione reale è qui data non tanto dalla capacità dei metodi scientifici di modificare i geni di piante e animali, ma dalla crescente facilità con cui le nuove tecnologie di sequenziamento e di modificazione potranno essere utilizzate e sperimentate da un numero crescente di specialisti in questo campo. Una trasformazione epocale, dunque, destinata a modificare l’insieme delle politiche della sanità.

siano primariamente incentrati sulla ricerca scientifica e medica, stiamo assistendo alla rapida crescita e alla crescente influenza delle neurotecnologie nei campi extramedici delle nostre vite. La neurotecnologia consiste sempre più oggi nel monitorare le attività del cervello per conoscere come le attività cerebrali mutino e/o si interfaccino con il mondo. Di qui la possibilità di integrare le nanotecnologie mediche con le nostre capacità di “vedere” e agire nel mondo. A breve, per esempio, la portabilità e l’affidabilità di neuro-dispositivi (che costano meno di una console per giochi) offriranno vastissime possibilità, provocando con ogni probabilità non solo una neuro-rivoluzione, ma anche profondi mutamenti sociali.

Il rapporto completo può essere consultato al seguente indirizzo:

L DE I E http://www3.weforum.org/docs/WEF_ N NZ Punto di svolta: il primo essere umano con memoria totalmente artificiale GAC15_Technological_Tipping_ CIE ECI AN IN) S impiantata nel cervello. Non vi è un’area della nostra vita personale e pro- Points_report_2015.pdf LLE IN DI (BRA E D S fessionale che non possa avvantaggiarsi da una miglior comprensione di PO BUITO LOGIE M come funzioni il nostro cervello (sia individualmente che a livello dei comO RI CA portamenti collettivi). Queste affermazioni sono state messe in evidenza EL DIST ECHN N dal fatto che – negli ultimi anni – due dei più importanti progetti di LTI URO ROT O V E U ricerca al mondo si sono svolti nel campo delle scienze del cerO S O DI VE NE N vello: The Human Brain Project (un progetto da un miliardo D I I SO ILIAR OVAT S di euro distribuito in dieci anni finanziato dalla UE) O M ND UN G INN e il Brain Research Through Advancing InnoO A M IN vative Neurotechnologies (BRAIN) del AL TTO D VANC A Presidente Obama. Sebbene ERC ROGE H AD C I questi programmi I R N P ROUG D I (U ETT JECT CH TH G R O RO I P IN PR ESEA T TAN BRA AIN R R R O N IMP UMA E IL B Ù H I E) EI P : THE LA U MA. D L A E O DU VELL TO DA TE OB CER ANZIA IDEN FIN PRES L DE Cambiamento 23: neurotecnologie

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A breve l’affidabilità di neuro-dispositivi (che costano meno di una console per giochi) offriranno vastissime possibilità, provocando con ogni probabilità non solo una neuro-rivoluzione, ma anche profondi mutamenti sociali

LA NOSTRA COSTITUZIONE TUTELA I DIRITTI INDIVIDUALI E QUELLI COLLETTIVI, PERCHÉ SOLO IN ASSOCIAZIONE L’UOMO ESPRIME VERAMENTE SE STESSO

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GDC umano”, finalizzato a produrre la mappa genomica dell’uomo, sono stati spesi 2,7 miliardi di dollari. Nel 2009 il costo di sequenziamento del genoma è sceso a 100.000 dollari; oggi è possibile rivolgersi a laboratori specializzati che effettuano la sequenziazione per circa 1.000 dollari. Un trend analogo si registra nell’editing del genoma umano con lo sviluppo del metodo CRISP/ Cas9, che, per effettività dei risultati, efficienza e costi, ha pressoché sostituito i precedenti approcci. La rivoluzione reale è qui data non tanto dalla capacità dei metodi scientifici di modificare i geni di piante e animali, ma dalla crescente facilità con cui le nuove tecnologie di sequenziamento e di modificazione potranno essere utilizzate e sperimentate da un numero crescente di specialisti in questo campo. Una trasformazione epocale, dunque, destinata a modificare l’insieme delle politiche della sanità.

siano primariamente incentrati sulla ricerca scientifica e medica, stiamo assistendo alla rapida crescita e alla crescente influenza delle neurotecnologie nei campi extramedici delle nostre vite. La neurotecnologia consiste sempre più oggi nel monitorare le attività del cervello per conoscere come le attività cerebrali mutino e/o si interfaccino con il mondo. Di qui la possibilità di integrare le nanotecnologie mediche con le nostre capacità di “vedere” e agire nel mondo. A breve, per esempio, la portabilità e l’affidabilità di neuro-dispositivi (che costano meno di una console per giochi) offriranno vastissime possibilità, provocando con ogni probabilità non solo una neuro-rivoluzione, ma anche profondi mutamenti sociali.

Il rapporto completo può essere consultato al seguente indirizzo:

L DE I E http://www3.weforum.org/docs/WEF_ N NZ Punto di svolta: il primo essere umano con memoria totalmente artificiale GAC15_Technological_Tipping_ CIE ECI AN IN) S impiantata nel cervello. Non vi è un’area della nostra vita personale e pro- Points_report_2015.pdf LLE IN DI (BRA E D S fessionale che non possa avvantaggiarsi da una miglior comprensione di PO BUITO LOGIE M come funzioni il nostro cervello (sia individualmente che a livello dei comO RI CA portamenti collettivi). Queste affermazioni sono state messe in evidenza EL DIST ECHN N dal fatto che – negli ultimi anni – due dei più importanti progetti di LTI URO ROT O V E U ricerca al mondo si sono svolti nel campo delle scienze del cerO S O DI VE NE N vello: The Human Brain Project (un progetto da un miliardo D I I SO ILIAR OVAT S di euro distribuito in dieci anni finanziato dalla UE) O M ND UN G INN e il Brain Research Through Advancing InnoO A M IN vative Neurotechnologies (BRAIN) del AL TTO D VANC A Presidente Obama. Sebbene ERC ROGE H AD C I questi programmi I R N P ROUG D I (U ETT JECT CH TH G R O RO I P IN PR ESEA T TAN BRA AIN R R R O N IMP UMA E IL B Ù H I E) EI P : THE LA U MA. D L A E O DU VELL TO DA TE OB CER ANZIA IDEN FIN PRES L DE Cambiamento 23: neurotecnologie

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GDC DI ASSUNTA BUZZANCA

UN FUTURO DIGITALE PER LE ISTITUZIONI LOCALI

Parla l’ingegner Nicola Barone, esperto di telecomunicazioni e infrastrutture digitali Ingegner Nicola Barone, ci racconti sinteticamente la sua esperienza nel settore delle TLC. Vorrei rispondere partendo da poche parole chiave che descrivono il senso che ha collegato l’insieme delle mie esperienze maturate in quasi 40 anni di lavoro nelle TLC. È una sorta di fil-rouge che penso possa ben rappresentare le finalità della mia esperienza. Ho lavorato sempre con un forte orientamento e una sensibilità rivolta al territorio, a partire dalla mia Calabria, quando ho avuto l’incarico di Presidente di Telcal, per portare l’innovazione digitale nella Regione. Vorrei poi citare il Trentino, dove ricopro l’incarico di Presidente di TN fiber, la società 100% TIM che gestisce le infrastrutture di TLC di nuova generazione nella Provincia, con possibile estensione anche al territorio nazionale. Nella Repubblica di San Marino ho l’incarico di Presidente di Telecom Italia San Marino, società che gestisce i servizi digitali nello Stato. Ma territorio vuol dire anche le Regioni e le città. Per le Regioni, con il

“L’EUROPA HA AVVIATO UN PERCORSO VERSO LA DIGITALIZZAZIONE, DOBBIAMO AIUTARE IL PAESE E GLI ENTI LOCALI A TENERE IL PASSO”

Progetto Italia Connessa, ho cercato di portare un contributo propositivo per la costruzione delle loro Agende Digitali Regionali, coinvolgendole in un percorso strutturato basato su un vero e proprio “check-up digitale” a partire dai KPI (Key Performance Indicators) sul digitale e declinato su dove orientare i progetti finalizzati al raggiungimento dei target UE/Nazionali/Regionali. Per le città ho portato avanti idee, progetti e proposte di Smart City orientate a facilitare l’ideazione e l’implementazione di infrastrutture e di servizi digitali in esse, come Contest di Italia Connessa rivolto ai Comuni medio-piccoli. In tutte queste iniziative il mio personale contributo è sempre stato indirizzato al supporto alle P.A. locali per aiutarle nelle diverse fasi del loro percorso verso una chiara ed efficace digitalizzazione del proprio territorio, a beneficio di cittadini ed imprese e della stessa amministrazione locale. E dal punto di vista delle infrastrutture digitali? Il tema delle infrastrutture digitali (ADSL, Fibra, Mobile, Data Center) è sempre stato il punto di partenza per tutte le attività. Senza reti di ICT (Information & Communication Technology) capillari e performanti non si può costruire nessuna ipotesi di sviluppo. Per questo l’ansia sulle infrastrutture è sempre stata presente presso le P.A. locali così come presso le Autorità e le Istituzioni, e ha impegnato gli operatori di TLC a superare le varie e progressive generazioni di Digital Divide, rincorrendo e cercando di colmare i gap di copertura e di velocità che si sono PAGE

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PER INVESTIRE SULLE INFRASTRUTTURE, PUNTO DI PARTENZA PER TUTTE LE ATTIVITÀ, È NECESSARIO LAVORARE SULLA DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA E LIMITARE IL DIGITAL DIVIDE CULTURALE

riproposti continuamente con le diverse tecnologie. A supporto di questo tema, la mia attività è iniziata, già dal 2009, con la pubblicazione dell’Annuario sul Digital Divide che riportava, a disposizione di tutti, i dati fino al livello provinciale e comunale sulle coperture delle reti a banda larga (broadband) e con la predisposizione dei Digital Divide Day. Passiamo ai servizi Digitali. Da subito mi sono reso conto che parlare e agire sulle infrastrutture, era necessario e anzi andava fatto sempre di più e meglio anche per favorire la diffusione della conoscenza e per evitare di acuire il Digital Divide culturale. Ma non era sufficiente. L’aspetto dei servizi digitali era, ed è ancora oggi, determinante per il successo delle iniziative sul digitale che hanno un impatto sulla vita economica e sociale di cittadini e imprese e che devono portare benefici alla collettività. In questo senso va letto il passaggio dal “Digital Divide”, che era una fotografia finalizzata a focalizzare meglio il tema delle coperture delle reti broadband ed ultra-broadband e a favorire il superamento dei gap infrastrutturali, al “Progetto Italia Connessa”, che, invece, era finalizzato a fotografare anche il livello di diffusione e di adozione dei servizi digitali nei vari settori. Sono così arrivato a misurare circa 90 KPI a livello regionale che comprendevano quelli di copertura e si estendevano anche ai servizi digitali e in generale all’innovazione e all’economia digitale. Ma il

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BISOGNA COINVOLGERE LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI CON LE PROPRIE SOCIETÀ IN HOUSE, MA OCCORRE ANCHE SENSIBILIZZARE LE VARIE REALTÀ ECONOMICHE DEL TERRITORIO


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UN FUTURO DIGITALE PER LE ISTITUZIONI LOCALI

Parla l’ingegner Nicola Barone, esperto di telecomunicazioni e infrastrutture digitali Ingegner Nicola Barone, ci racconti sinteticamente la sua esperienza nel settore delle TLC. Vorrei rispondere partendo da poche parole chiave che descrivono il senso che ha collegato l’insieme delle mie esperienze maturate in quasi 40 anni di lavoro nelle TLC. È una sorta di fil-rouge che penso possa ben rappresentare le finalità della mia esperienza. Ho lavorato sempre con un forte orientamento e una sensibilità rivolta al territorio, a partire dalla mia Calabria, quando ho avuto l’incarico di Presidente di Telcal, per portare l’innovazione digitale nella Regione. Vorrei poi citare il Trentino, dove ricopro l’incarico di Presidente di TN fiber, la società 100% TIM che gestisce le infrastrutture di TLC di nuova generazione nella Provincia, con possibile estensione anche al territorio nazionale. Nella Repubblica di San Marino ho l’incarico di Presidente di Telecom Italia San Marino, società che gestisce i servizi digitali nello Stato. Ma territorio vuol dire anche le Regioni e le città. Per le Regioni, con il

“L’EUROPA HA AVVIATO UN PERCORSO VERSO LA DIGITALIZZAZIONE, DOBBIAMO AIUTARE IL PAESE E GLI ENTI LOCALI A TENERE IL PASSO”

Progetto Italia Connessa, ho cercato di portare un contributo propositivo per la costruzione delle loro Agende Digitali Regionali, coinvolgendole in un percorso strutturato basato su un vero e proprio “check-up digitale” a partire dai KPI (Key Performance Indicators) sul digitale e declinato su dove orientare i progetti finalizzati al raggiungimento dei target UE/Nazionali/Regionali. Per le città ho portato avanti idee, progetti e proposte di Smart City orientate a facilitare l’ideazione e l’implementazione di infrastrutture e di servizi digitali in esse, come Contest di Italia Connessa rivolto ai Comuni medio-piccoli. In tutte queste iniziative il mio personale contributo è sempre stato indirizzato al supporto alle P.A. locali per aiutarle nelle diverse fasi del loro percorso verso una chiara ed efficace digitalizzazione del proprio territorio, a beneficio di cittadini ed imprese e della stessa amministrazione locale. E dal punto di vista delle infrastrutture digitali? Il tema delle infrastrutture digitali (ADSL, Fibra, Mobile, Data Center) è sempre stato il punto di partenza per tutte le attività. Senza reti di ICT (Information & Communication Technology) capillari e performanti non si può costruire nessuna ipotesi di sviluppo. Per questo l’ansia sulle infrastrutture è sempre stata presente presso le P.A. locali così come presso le Autorità e le Istituzioni, e ha impegnato gli operatori di TLC a superare le varie e progressive generazioni di Digital Divide, rincorrendo e cercando di colmare i gap di copertura e di velocità che si sono PAGE

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PER INVESTIRE SULLE INFRASTRUTTURE, PUNTO DI PARTENZA PER TUTTE LE ATTIVITÀ, È NECESSARIO LAVORARE SULLA DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA E LIMITARE IL DIGITAL DIVIDE CULTURALE

riproposti continuamente con le diverse tecnologie. A supporto di questo tema, la mia attività è iniziata, già dal 2009, con la pubblicazione dell’Annuario sul Digital Divide che riportava, a disposizione di tutti, i dati fino al livello provinciale e comunale sulle coperture delle reti a banda larga (broadband) e con la predisposizione dei Digital Divide Day. Passiamo ai servizi Digitali. Da subito mi sono reso conto che parlare e agire sulle infrastrutture, era necessario e anzi andava fatto sempre di più e meglio anche per favorire la diffusione della conoscenza e per evitare di acuire il Digital Divide culturale. Ma non era sufficiente. L’aspetto dei servizi digitali era, ed è ancora oggi, determinante per il successo delle iniziative sul digitale che hanno un impatto sulla vita economica e sociale di cittadini e imprese e che devono portare benefici alla collettività. In questo senso va letto il passaggio dal “Digital Divide”, che era una fotografia finalizzata a focalizzare meglio il tema delle coperture delle reti broadband ed ultra-broadband e a favorire il superamento dei gap infrastrutturali, al “Progetto Italia Connessa”, che, invece, era finalizzato a fotografare anche il livello di diffusione e di adozione dei servizi digitali nei vari settori. Sono così arrivato a misurare circa 90 KPI a livello regionale che comprendevano quelli di copertura e si estendevano anche ai servizi digitali e in generale all’innovazione e all’economia digitale. Ma il

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SUPPORTO E PORTANDO

del territorio, con anche dei workshop di ascolto delle filiere locali (ad es. Turismo, Agricoltura, Commercio, Energia, Scuola, Sanità, Industrie meccaniche,..), svolgere un benchmark con altri territori ed effettuare l’analisi dei Piani di sviluppo Digitali in essere (Agende Digitali). L’output del “check-up digitale” consiste nel posizionamento digitale del territorio, nella Gap Analysis e nelle indicazioni di supporto per le policy digitali (Agenda Digitale locale e Roadmap Digitale). La metodologia consente anche di tenere insieme fra di loro i diversi aspetti (KPI, progetti, finanziamenti, target, opportunità) e di poterne, in questo modo, valutare gli aspetti combinati e le correlazioni. I KPI utilizzati si rifanno a quelli utilizzati dalla UE per misurare la digitalizzazione dei Paesi europei secondo la metodologia DESI (Digital Economy & Society Index), declinati a livello regionale ed ampliati con altri KPI rilevanti. Le esperienze di applicazione di questo modello, fatte con 4 Regioni, hanno dato esiti interessanti e positivi ed hanno anche avuto importanti riscontri di comunicazione sia a livello locale che nazionale. La metodologia del check-up digitale è stata applicata anche con lo Stato di San Marino nel quadro del “Progetto San Marino Connessa”, dove ora si sta procedendo alla realizzazione delle infrastrutture ultra-broadband in vista di traguardare uno Stato completamente digitale.

ESPERIENZA,KNOW-HOW,

REPUTO NECESSARIO PORRE LA MASSIMA ATTENZIONE ALLA COLLABORAZIONE CON LE P.A. LOCALI, OFFRENDO

In che modo possono essere

coinvolte le istituzioni locali? Per portare innovazione in modo efficace non si può prescindere da un corretto coinvolgimento delle realtà locali, a partire dalle Amministrazioni pubbliche, con le proprie società “in-house”, ma anche del tessuto economico e sociale del territorio. L’innovazione digitale deve essere finalizzata a portare benessere, lavoro e sviluppo, oltre a migliorare la qualità della vita di cittadini e imprese su base permanente. Pertanto si tratta di un tema rilevante per le P.A. locali. Il loro corretto coinvolgimento è vitale per il successo di ogni progetto, così come diventa sempre più importante anche il diretto coinvolgimento dei cittadini e delle imprese per contribuire fin dalle fasi iniziali allo sviluppo dei piani e dei progetti. Nella mia esperienza lavorativa ho posto sempre la massima attenzione alla collaborazione con le P.A. locali, offrendo supporto e portando esperienza, know-how, metodologia e capacità di azione tipica del settore privato. Oggi ci si rende sempre più conto che quello che serve è un corretto modello di collaborazione tra pubblico e privato che possa abilitare le grandi opportunità offerte dalle nuove tecnologie sia in termini di benefici per la collettività che anche di ricadute per la competitività del sistema economico locale.

L’INNOVAZIONE DIGITALE DEVE ESSERE FINALIZZATA A PORTARE BENESSERE, LAVORO E SVILUPPO, OLTRE A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA DEI CITTADINI E DELLE IMPRESE

Cosa sono per lei le Smart City? Al di là delle diverse definizioni tecniche e tecnologiche usualmente adottate, che sono comunque necessarie, secondo me, la “Smart

METODOLOGIA E CAPACITÀ DI AZIONE TIPICA DEL SETTORE PRIVATO

fattore più importante del Progetto era il coinvolgimento, il supporto e lo stimolo delle Regioni, e delle relative società ”in-house”, nel percorso di costruzione dell’Agenda Digitale. Può spiegarci qual è la sua opinione per quanto riguarda le metodologie e i modelli di cooperazione per favorire l’innovazione digitale? L’esperienza fatta nella gestione dei progetti innovativi, specialmente quelli con la P.A., mi ha insegnato che il percorso è importante. Le finalità, gli strumenti e la metodologia utilizzati per raggiungere gli obiettivi desiderati fanno la differenza tra un’iniziativa di successo e un fallimento, così come il modello di ingaggio che deve essePAGE

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re rispettoso delle regole e dei rispettivi ruoli. Il percorso metodologico inizia con la rilevazione degli indicatori rilevanti. Tenere sempre come riferimento i KPI più rilevanti per il digitale è essenziale per evitare di “fallire” i target, così come legare i progetti e le iniziative al loro contributo al raggiungimento dei target, è funzionale ad un corretto allineamento e ad una efficace definizione delle priorità. Per seguire questo percorso ho adottato, nell’ambito del Progetto Italia Connessa con le P.A. locali, un modello di cooperazione basato su MoU (Memorandum of Understanding) e su gruppi di lavoro (CTP: Comitati Tecnici Paritetici) insieme ad una metodologia nuova denominata “check-up digitale” sulla base della quale fare il punto sullo stato e sullo sviluppo del livello di digitalizzazione

LA SMART CITY RAPPRESENTA L’OPPORTUNITÀ DI RIPENSARE LE NOSTRE CITTÀ SECONDO NUOVI MODELLI DI SVILUPPO, PERCHÉ RAPPRESENTA UN POTENZIALE MOTORE DI CRESCITA NON SOLO ECONOMICA MA ANCHE SOCIALE City” rappresenta un’opportunità di ripensare le nostre città secondo nuovi modelli di sviluppo. Le Smart City sono un potenziale motore di crescita e di sviluppo economico e sociale e di riqualificazione urbana per le città e di miglioramento della qualità della vita per i cittadini. Infine sono anche un’occasione di crescita culturale e civile per cittadini e imprese e possono contribuire anche al recupero di un livello di relazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione, oggi spesso insoddisfacente. In sintesi sono sì un insieme di sistemi e di servizi a rilevante contenuto tecnologico, ma sono anche e soprattutto un insieme di soluzioni a grande valenza economica, sociale, culturale e politica. Le Smart City sono ormai una priorità per diverse città grandi e medie. Ma ad oggi, il più delle PAGE

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volte, consistono in singoli progetti di innovazione applicati in specifici settori o aree. Raramente le iniziative sono inquadrate in dei piani completi con delle visioni integrate fra di loro, e con i diversi livelli di governo territoriale. Anche a livello urbano è quindi necessaria, a mio avviso, una stretta collaborazione di tutti gli attori pubblici e privati del territorio per costruire un piano strutturato e dei progetti efficaci. In questo senso ritengo utile, almeno per le città metropolitane e per quelle medio-grandi, adottare la stessa metodologia del “check-up digitale” adottata con le Regioni e con San Marino, per facilitare la costruzione di Piani di Agenda Digitale Locale e di Smart City. Nel Progetto Italia Connessa era previsto un Contest rivolto ai Comuni medio-piccoli per stimolarli a elaborare un Piano


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SUPPORTO E PORTANDO

del territorio, con anche dei workshop di ascolto delle filiere locali (ad es. Turismo, Agricoltura, Commercio, Energia, Scuola, Sanità, Industrie meccaniche,..), svolgere un benchmark con altri territori ed effettuare l’analisi dei Piani di sviluppo Digitali in essere (Agende Digitali). L’output del “check-up digitale” consiste nel posizionamento digitale del territorio, nella Gap Analysis e nelle indicazioni di supporto per le policy digitali (Agenda Digitale locale e Roadmap Digitale). La metodologia consente anche di tenere insieme fra di loro i diversi aspetti (KPI, progetti, finanziamenti, target, opportunità) e di poterne, in questo modo, valutare gli aspetti combinati e le correlazioni. I KPI utilizzati si rifanno a quelli utilizzati dalla UE per misurare la digitalizzazione dei Paesi europei secondo la metodologia DESI (Digital Economy & Society Index), declinati a livello regionale ed ampliati con altri KPI rilevanti. Le esperienze di applicazione di questo modello, fatte con 4 Regioni, hanno dato esiti interessanti e positivi ed hanno anche avuto importanti riscontri di comunicazione sia a livello locale che nazionale. La metodologia del check-up digitale è stata applicata anche con lo Stato di San Marino nel quadro del “Progetto San Marino Connessa”, dove ora si sta procedendo alla realizzazione delle infrastrutture ultra-broadband in vista di traguardare uno Stato completamente digitale.

ESPERIENZA,KNOW-HOW,

REPUTO NECESSARIO PORRE LA MASSIMA ATTENZIONE ALLA COLLABORAZIONE CON LE P.A. LOCALI, OFFRENDO

In che modo possono essere

coinvolte le istituzioni locali? Per portare innovazione in modo efficace non si può prescindere da un corretto coinvolgimento delle realtà locali, a partire dalle Amministrazioni pubbliche, con le proprie società “in-house”, ma anche del tessuto economico e sociale del territorio. L’innovazione digitale deve essere finalizzata a portare benessere, lavoro e sviluppo, oltre a migliorare la qualità della vita di cittadini e imprese su base permanente. Pertanto si tratta di un tema rilevante per le P.A. locali. Il loro corretto coinvolgimento è vitale per il successo di ogni progetto, così come diventa sempre più importante anche il diretto coinvolgimento dei cittadini e delle imprese per contribuire fin dalle fasi iniziali allo sviluppo dei piani e dei progetti. Nella mia esperienza lavorativa ho posto sempre la massima attenzione alla collaborazione con le P.A. locali, offrendo supporto e portando esperienza, know-how, metodologia e capacità di azione tipica del settore privato. Oggi ci si rende sempre più conto che quello che serve è un corretto modello di collaborazione tra pubblico e privato che possa abilitare le grandi opportunità offerte dalle nuove tecnologie sia in termini di benefici per la collettività che anche di ricadute per la competitività del sistema economico locale.

L’INNOVAZIONE DIGITALE DEVE ESSERE FINALIZZATA A PORTARE BENESSERE, LAVORO E SVILUPPO, OLTRE A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA VITA DEI CITTADINI E DELLE IMPRESE

Cosa sono per lei le Smart City? Al di là delle diverse definizioni tecniche e tecnologiche usualmente adottate, che sono comunque necessarie, secondo me, la “Smart

METODOLOGIA E CAPACITÀ DI AZIONE TIPICA DEL SETTORE PRIVATO

fattore più importante del Progetto era il coinvolgimento, il supporto e lo stimolo delle Regioni, e delle relative società ”in-house”, nel percorso di costruzione dell’Agenda Digitale. Può spiegarci qual è la sua opinione per quanto riguarda le metodologie e i modelli di cooperazione per favorire l’innovazione digitale? L’esperienza fatta nella gestione dei progetti innovativi, specialmente quelli con la P.A., mi ha insegnato che il percorso è importante. Le finalità, gli strumenti e la metodologia utilizzati per raggiungere gli obiettivi desiderati fanno la differenza tra un’iniziativa di successo e un fallimento, così come il modello di ingaggio che deve essePAGE

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re rispettoso delle regole e dei rispettivi ruoli. Il percorso metodologico inizia con la rilevazione degli indicatori rilevanti. Tenere sempre come riferimento i KPI più rilevanti per il digitale è essenziale per evitare di “fallire” i target, così come legare i progetti e le iniziative al loro contributo al raggiungimento dei target, è funzionale ad un corretto allineamento e ad una efficace definizione delle priorità. Per seguire questo percorso ho adottato, nell’ambito del Progetto Italia Connessa con le P.A. locali, un modello di cooperazione basato su MoU (Memorandum of Understanding) e su gruppi di lavoro (CTP: Comitati Tecnici Paritetici) insieme ad una metodologia nuova denominata “check-up digitale” sulla base della quale fare il punto sullo stato e sullo sviluppo del livello di digitalizzazione

LA SMART CITY RAPPRESENTA L’OPPORTUNITÀ DI RIPENSARE LE NOSTRE CITTÀ SECONDO NUOVI MODELLI DI SVILUPPO, PERCHÉ RAPPRESENTA UN POTENZIALE MOTORE DI CRESCITA NON SOLO ECONOMICA MA ANCHE SOCIALE City” rappresenta un’opportunità di ripensare le nostre città secondo nuovi modelli di sviluppo. Le Smart City sono un potenziale motore di crescita e di sviluppo economico e sociale e di riqualificazione urbana per le città e di miglioramento della qualità della vita per i cittadini. Infine sono anche un’occasione di crescita culturale e civile per cittadini e imprese e possono contribuire anche al recupero di un livello di relazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione, oggi spesso insoddisfacente. In sintesi sono sì un insieme di sistemi e di servizi a rilevante contenuto tecnologico, ma sono anche e soprattutto un insieme di soluzioni a grande valenza economica, sociale, culturale e politica. Le Smart City sono ormai una priorità per diverse città grandi e medie. Ma ad oggi, il più delle PAGE

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volte, consistono in singoli progetti di innovazione applicati in specifici settori o aree. Raramente le iniziative sono inquadrate in dei piani completi con delle visioni integrate fra di loro, e con i diversi livelli di governo territoriale. Anche a livello urbano è quindi necessaria, a mio avviso, una stretta collaborazione di tutti gli attori pubblici e privati del territorio per costruire un piano strutturato e dei progetti efficaci. In questo senso ritengo utile, almeno per le città metropolitane e per quelle medio-grandi, adottare la stessa metodologia del “check-up digitale” adottata con le Regioni e con San Marino, per facilitare la costruzione di Piani di Agenda Digitale Locale e di Smart City. Nel Progetto Italia Connessa era previsto un Contest rivolto ai Comuni medio-piccoli per stimolarli a elaborare un Piano


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L’ITALIA E L’EUROPA STANNO CERCANDO DI CREARE UN PERCORSO VIRTUOSO VERSO LA DIGITALIZZAZIONE A TUTTI I LIVELLI E IN TUTTI I SETTORI ECONOMICI

di Sviluppo di Servizi Digitali per aspirare ad avere una copertura completa del Comune con le nuove reti ultra-broadband, in anticipo rispetto ai tempi di realizzazione previsti. L’intento era quello da un lato di stimolare le P.A. locali ad elaborare dei Piani digitali e a pensare e progettare “il digitale” ed “in digitale”, dall’altro di favorire l’accelerazione dei piani di copertura ultra-broadband laddove ci fossero delle idee di valorizzazione di queste infrastrutture. In tre successive edizioni del Contest, dal 2013 al 2015, rivolte a circa 160 Comuni target, sono stati raccolti circa 60 Piani di Sviluppo Digitali, e di questi una giuria di esperti ne ha premiati 7, a testimonianza di un buon interesse e di una discreta capacità progettuale, in alcuni casi anche originale, da parte dei Comuni medio-piccoli (minori di 50.000 abitanti). In un momento in cui il nostro Paese, e l’Europa intera, sta cercando di “creare un percorso virtuoso verso la digitalizzazione” a tutti i livelli (PAC/PAL, Cittadini, Aziende), in tutti i settori economici (Turismo, Industria, Commercio, Sanità, Scuola) e facendo ricorso alle nuove tecnologie digitali (Reti ultra-broadband, Data Center, Internet delle cose, Cloud Computing, Big Data, Social Network, App Mobili) con l’aspirazione di raggiungere, attraverso una trasformazione digitale della società, una crescita economica sociale e culturale basata su criteri di sostenibilità e di trasparenza, la sfida che ci troviamo ad affrontare è quella di supportare le istituzioni nella costruzione di questo percorso virtuoso per fare in modo che le grandi opportunità offerte dalle nuove tecnologie si traducano veramente in reali benefici per la collettività.

one per migliorarti tutti. h tp ar sm o ll su re e 0 applicazioni da avre servizi innovativi ma alla portata di 1 e m ri p le a tr a m ri Definita la p rma in grado di offi o af tt ia p a n u è ro e la vita, myCic e, chiamata o sms n o h p rt a sm a d a st Pagamento della so I G G E H C R A P E TA S SO s e treno, acquisto u b te ra g te in io g g CO Soluzioni di via LI B B U P TO R O P S A TR bbonamento a o v o n n ri e i tt e li dei big recare in rivendita i rs ve o d za n se o ss i permessi di acce ZTL Pagamento de del territorio a ic st ri tu e n o zi o m Pro LUOGHI ED EVENTI a zi o n e co n ic n u m co e li a n u d e i se rv iz i co m to n e m a g a P LI A N U SERVIZI COM i ci tt a d in i

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RENDI SMART À T T I C A U T A L L E D I SERVIZI sapevole trazione attenta e con La piattaforma per un

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L’ITALIA E L’EUROPA STANNO CERCANDO DI CREARE UN PERCORSO VIRTUOSO VERSO LA DIGITALIZZAZIONE A TUTTI I LIVELLI E IN TUTTI I SETTORI ECONOMICI

di Sviluppo di Servizi Digitali per aspirare ad avere una copertura completa del Comune con le nuove reti ultra-broadband, in anticipo rispetto ai tempi di realizzazione previsti. L’intento era quello da un lato di stimolare le P.A. locali ad elaborare dei Piani digitali e a pensare e progettare “il digitale” ed “in digitale”, dall’altro di favorire l’accelerazione dei piani di copertura ultra-broadband laddove ci fossero delle idee di valorizzazione di queste infrastrutture. In tre successive edizioni del Contest, dal 2013 al 2015, rivolte a circa 160 Comuni target, sono stati raccolti circa 60 Piani di Sviluppo Digitali, e di questi una giuria di esperti ne ha premiati 7, a testimonianza di un buon interesse e di una discreta capacità progettuale, in alcuni casi anche originale, da parte dei Comuni medio-piccoli (minori di 50.000 abitanti). In un momento in cui il nostro Paese, e l’Europa intera, sta cercando di “creare un percorso virtuoso verso la digitalizzazione” a tutti i livelli (PAC/PAL, Cittadini, Aziende), in tutti i settori economici (Turismo, Industria, Commercio, Sanità, Scuola) e facendo ricorso alle nuove tecnologie digitali (Reti ultra-broadband, Data Center, Internet delle cose, Cloud Computing, Big Data, Social Network, App Mobili) con l’aspirazione di raggiungere, attraverso una trasformazione digitale della società, una crescita economica sociale e culturale basata su criteri di sostenibilità e di trasparenza, la sfida che ci troviamo ad affrontare è quella di supportare le istituzioni nella costruzione di questo percorso virtuoso per fare in modo che le grandi opportunità offerte dalle nuove tecnologie si traducano veramente in reali benefici per la collettività.

one per migliorarti tutti. h tp ar sm o ll su re e 0 applicazioni da avre servizi innovativi ma alla portata di 1 e m ri p le a tr a m ri Definita la p rma in grado di offi o af tt ia p a n u è ro e la vita, myCic e, chiamata o sms n o h p rt a sm a d a st Pagamento della so I G G E H C R A P E TA S SO s e treno, acquisto u b te ra g te in io g g CO Soluzioni di via LI B B U P TO R O P S A TR bbonamento a o v o n n ri e i tt e li dei big recare in rivendita i rs ve o d za n se o ss i permessi di acce ZTL Pagamento de del territorio a ic st ri tu e n o zi o m Pro LUOGHI ED EVENTI a zi o n e co n ic n u m co e li a n u d e i se rv iz i co m to n e m a g a P LI A N U SERVIZI COM i ci tt a d in i

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GDC IL NOSTRO PAESE NEL 2016 SI PIAZZA AL VENTIQUATTRESIMO POSTO NELL’UNIONE EUROPEA. SOLO QUATTRO STATI MEMBRI FANNO PEGGIO DI NOI DI FIORINDA STASI

Italia in zona retrocessione

Digitale e Territorio

AL DI LÀ DEI NUMERI IMPRESSIONANTI REGISTRATI DAI SOCIAL NETWORK, NON SIAMO ANCORA UNA REALTÀ GEOGRAFICAMENTE DIGITALE

Oltre gli slogan altisonanti e i vari specchietti per le allodole offerti dai numeri oggettivamente impressionanti registrati dai maggiori social network all’interno del territorio italiano, il nostro Paese non è ancora una realtà geografica digitale. La conferma è arrivata di anno in anno dalla Commissione europea che rende pubblici i dati inerenti l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi). Secondo il più importante report in materia, l’Italia nel 2016 si collocava al ventiquattresimo posto su ventotto nazioni dell’Ue, racimolando un punteggio magro dello 0,4%. Come più volte sottolineato dagli esperti, gli italiani sono ancora frenati dal compiere transazioni, leggere notizie e interagire con gli altri attraverso la rete. In generale in Europa sono stati rilevati dei progressi, ma la crescita è oggettivamente troppo lenta in materia di digitalizzazione. Il punteggio registrato dall’Ue, difatti, è dello 0,52% sul massimo della performance che è stata indicata dagli esperti con l’1%. 1 – In un contesto continentale chiaramente non semplice, l’Italia si dimostra essere – se possibile – l’ultimo baluardo prima del deserto digitale. Gli stessi parametri con cui il Desi arriva a definire la classifica e le posizioni dei vari Stati membri rimandano a un quadro di arretratezza culturale: scarsa connettività – un gap tra le infrastrutture e l’accesso ai servizi a banda larga di qualità – capitale umano carente e privo del giusto

investimento da parte della governance – il sistema scolastico continua a non favorire lo sviluppo di competenze necessarie a sfruttare le possibilità offerte da una società digitale al fine di aumentare lo sviluppo economico – utilizzo parziale della rete – internet non viene usato per processi complessi come lo shopping online e transazioni bancarie – scollamento semitotale tra la tecnologia digitale e le imprese. 2 – l’industria continua a non adottare soluzioni digitali in grado di aumentare l’efficienza, ridurre i costi, i collaboratori e partner commerciali per favorire una crescita economica globale – utilizzo limitato di servizi digitali pubblici – elemento funzionale a uno svecchiamento della P.A.,

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con evidenti guadagni di efficienza per cittadini e imprese. La lentezza del processo di digitalizzazione del comparto pubblico, in maniera specifica, continua a costituire il più vistoso degli effetti nefasti provocati dall’assenza di un Paese al passo con le infinite potenzialità del web, tanto che la necessità di coniugare un sistema di egovernment – il macro insieme delle funzioni amministrative e di governo delle pubbliche amministrazioni e delle istituzioni, rese ancora più efficienti e potenzialmente trasparenti attraverso l’adozione di tecnologie digitali – a uno di e-governance - il processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione e dei suoi rapporti con i cittadini inerente principalmente la realizzazione di processi e servizi – è ormai un vero imperativo categorico. Se per un verso l’e-governance consentirebbe il passaggio da una democrazia intermittente e a bassa intensità a una democrazia partecipata e capace di impegnare i cittadini – in cui la partecipazione politica si concretizza e si esaurisce solo nel momento elettorale – l’egovernment fornirebbe imput specifici, secondo

ne possiedono un legittimo diritto, mentre le misure che prevedono una maggiore integrazione e interoperabilità dei dati e tra banche dati permetterebbero di integrare tra loro tutte le attività delle Amministrazioni pubbliche, evitando ritardi e sovrapposizioni. Una migliore digitalizzazione della P.A., non a caso, consentirebbe di ottenere risparmi stimati tra i 25 e i 30 miliardi di euro l’anno. A tal fine, l’AgID – Agenzia per l’Italia Digitale – oggi rappresenta uno dei più potenti strumenti utili al superamento del problema della frammentazione delle competenze di settore, nonché un mezzo attraverso cui sfruttare la domanda pubblica come incentivo al miglioramento del servizio per le imprese private, attraverso il passaggio da una logica di acquisizione di prodotti e forza lavoro a una di acquisizione dei servizi e processi; un mezzo dal valore inqualificabile, su cui governi e istituzioni devono continuare a scommettere nell’interesse della res pubblica e, soprattutto, ai fini di una graduale ma inesorabile riduzione del divario tra aspettative e realtà digitali presenti nel nostro Paese.

GLI ITALIANI SONO ANCORA FRENATI DAL COMPIERE TRANSAZIONI, LEGGERE NOTIZIE E INTERAGIRE CON GLI ALTRI ATTRAVERSO LA RETE

una logica top-down, promossi dalle amministrazioni e funzionali all’ottimizzazione delle attività di “cittadinanza”; attraverso la loro combinazione sarebbe finalmente possibile una maggiore inclusione sociale digitale e un controllo sicuro e definitivo delle spese del comparto pubblico. Open data effettivamente chiari e fruibili, difatti, consentirebbero una maggiore accessibilità e diffusione agli stessi attori che

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Digitale e Territorio

AL DI LÀ DEI NUMERI IMPRESSIONANTI REGISTRATI DAI SOCIAL NETWORK, NON SIAMO ANCORA UNA REALTÀ GEOGRAFICAMENTE DIGITALE

Oltre gli slogan altisonanti e i vari specchietti per le allodole offerti dai numeri oggettivamente impressionanti registrati dai maggiori social network all’interno del territorio italiano, il nostro Paese non è ancora una realtà geografica digitale. La conferma è arrivata di anno in anno dalla Commissione europea che rende pubblici i dati inerenti l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi). Secondo il più importante report in materia, l’Italia nel 2016 si collocava al ventiquattresimo posto su ventotto nazioni dell’Ue, racimolando un punteggio magro dello 0,4%. Come più volte sottolineato dagli esperti, gli italiani sono ancora frenati dal compiere transazioni, leggere notizie e interagire con gli altri attraverso la rete. In generale in Europa sono stati rilevati dei progressi, ma la crescita è oggettivamente troppo lenta in materia di digitalizzazione. Il punteggio registrato dall’Ue, difatti, è dello 0,52% sul massimo della performance che è stata indicata dagli esperti con l’1%. 1 – In un contesto continentale chiaramente non semplice, l’Italia si dimostra essere – se possibile – l’ultimo baluardo prima del deserto digitale. Gli stessi parametri con cui il Desi arriva a definire la classifica e le posizioni dei vari Stati membri rimandano a un quadro di arretratezza culturale: scarsa connettività – un gap tra le infrastrutture e l’accesso ai servizi a banda larga di qualità – capitale umano carente e privo del giusto

investimento da parte della governance – il sistema scolastico continua a non favorire lo sviluppo di competenze necessarie a sfruttare le possibilità offerte da una società digitale al fine di aumentare lo sviluppo economico – utilizzo parziale della rete – internet non viene usato per processi complessi come lo shopping online e transazioni bancarie – scollamento semitotale tra la tecnologia digitale e le imprese. 2 – l’industria continua a non adottare soluzioni digitali in grado di aumentare l’efficienza, ridurre i costi, i collaboratori e partner commerciali per favorire una crescita economica globale – utilizzo limitato di servizi digitali pubblici – elemento funzionale a uno svecchiamento della P.A.,

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con evidenti guadagni di efficienza per cittadini e imprese. La lentezza del processo di digitalizzazione del comparto pubblico, in maniera specifica, continua a costituire il più vistoso degli effetti nefasti provocati dall’assenza di un Paese al passo con le infinite potenzialità del web, tanto che la necessità di coniugare un sistema di egovernment – il macro insieme delle funzioni amministrative e di governo delle pubbliche amministrazioni e delle istituzioni, rese ancora più efficienti e potenzialmente trasparenti attraverso l’adozione di tecnologie digitali – a uno di e-governance - il processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione e dei suoi rapporti con i cittadini inerente principalmente la realizzazione di processi e servizi – è ormai un vero imperativo categorico. Se per un verso l’e-governance consentirebbe il passaggio da una democrazia intermittente e a bassa intensità a una democrazia partecipata e capace di impegnare i cittadini – in cui la partecipazione politica si concretizza e si esaurisce solo nel momento elettorale – l’egovernment fornirebbe imput specifici, secondo

ne possiedono un legittimo diritto, mentre le misure che prevedono una maggiore integrazione e interoperabilità dei dati e tra banche dati permetterebbero di integrare tra loro tutte le attività delle Amministrazioni pubbliche, evitando ritardi e sovrapposizioni. Una migliore digitalizzazione della P.A., non a caso, consentirebbe di ottenere risparmi stimati tra i 25 e i 30 miliardi di euro l’anno. A tal fine, l’AgID – Agenzia per l’Italia Digitale – oggi rappresenta uno dei più potenti strumenti utili al superamento del problema della frammentazione delle competenze di settore, nonché un mezzo attraverso cui sfruttare la domanda pubblica come incentivo al miglioramento del servizio per le imprese private, attraverso il passaggio da una logica di acquisizione di prodotti e forza lavoro a una di acquisizione dei servizi e processi; un mezzo dal valore inqualificabile, su cui governi e istituzioni devono continuare a scommettere nell’interesse della res pubblica e, soprattutto, ai fini di una graduale ma inesorabile riduzione del divario tra aspettative e realtà digitali presenti nel nostro Paese.

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La soluzione smart per la Raccolta Differenziata

SCARICA L’APP GRATIS SU www.riciclario.it

Funzioni principali

uglia)

2016 (P Ricicloni

i Comuni ito dei Normanni a d a t a z z i L’app util no, Crispiano e San V Faggia

Raccolte e Calendario

Bacheca del riuso

Riciclario aiuta a ridurre la produzione dei rifiuti grazie alla funzione di scambio gratuito tra gli utenti di oggetti che possono essere ancora utili.

Notifiche push Dizionario dei rifiuti

Servizi a chiamata

Grazie alla interazione con il software WINTARIF®, basta un click per controllare i dati della propria utenza TARI (conferimenti, contenitori, documenti) e pagare l’importo dovuto.

Quanto costa?

Con pochi centesimi ad abitante, i Comuni e i gestori di servizi possono migliorare le performance di raccolta differenziata offrendo ai cittadini uno strumento innovativo.

Segnalazioni

I miei contratti attivi

Grazie a Ancitel ePAY il Comune può adempiere l’obbligo in modo semplice e sicuro. Ancitel si fa carico di ogni complessità di natura tecnica e amministrativa, accompagna l’Ente in tutte le tappe del processo e mette a disposizione la sua piattaforma collaudata dall’Agenzia e già scelta da molti altri Comuni italiani.

Affrettati, non perdere l’opportunità, sali a bordo e aderisci ad Ancitel ePAY!

Riciclario è un canale di comunicazione capillare per mettere in contatto l’Amministrazione Comunale e il Gestore dei servizi con ogni cittadino.

Pagamento e controllo TARI Promemoria e News

Il 31 dicembre 2016 è scaduto il termine stabilito dalla norma per essere operativi sul circuito PagoPA, l’infrastruttura gestita dall’Agenzia per l’Italia Digitale in attuazione dell’art. 5 del CAD, dal 1° gennaio 2017 unico canale per i pagamenti elettronici verso la PA centrale e locale.

Richiedi un preventivo gratuito:

scrivi a info@riciclario.it o telefona allo 080.4856622 oppure 02.70638326

Powered by

ANCITEL ePAY è: CONSULENZA AMMINISTRATIVA per gli adempimenti finalizzati all’attestazione su Nodo dei Pagamenti, l’esposizione dei crediti e l’operatività su PagoPA

SERVIZI TECNICI di connettività e intermediazione verso il Nodo con porta di dominio equivalente e linea fisica dedicata PIATTAFORMA MULTICANALE di e-payment per l’esposizione on line di servizi

evoluti di pagamento e con funzionalità avanzate di incasso e riconciliazione

Ancitel è partner tecnologico PA per i pagamenti elettronici in forza di apposito protocollo d’intesa stipulato con AgID e ANCI Servizio in abbonamento proposto da Ancitel S.p.A. Per informazioni: 06.762911 (opz. 1 r.a.) - assistenza.comuni@ancitel.it Ancitel ePAY è un Servizio realizzato da Ancitel S.p.A in collaborazione con TAS S.p.A.


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Con pochi centesimi ad abitante, i Comuni e i gestori di servizi possono migliorare le performance di raccolta differenziata offrendo ai cittadini uno strumento innovativo.

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Il 31 dicembre 2016 è scaduto il termine stabilito dalla norma per essere operativi sul circuito PagoPA, l’infrastruttura gestita dall’Agenzia per l’Italia Digitale in attuazione dell’art. 5 del CAD, dal 1° gennaio 2017 unico canale per i pagamenti elettronici verso la PA centrale e locale.

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Ancitel è partner tecnologico PA per i pagamenti elettronici in forza di apposito protocollo d’intesa stipulato con AgID e ANCI Servizio in abbonamento proposto da Ancitel S.p.A. Per informazioni: 06.762911 (opz. 1 r.a.) - assistenza.comuni@ancitel.it Ancitel ePAY è un Servizio realizzato da Ancitel S.p.A in collaborazione con TAS S.p.A.


l c e p p s

’ i n t r e c c i o t r a o m p o n e n t e s a n i t a r i a c o m p o n e n t e s o c i a l e è a r t i c o l a r m e n t e r i l e v a n t e e r l e p r e s t a z i o n i s o c i o a n i t a r i e

anci risponde 01

La convocazione del consiglio comunale Il regolamento del consiglio comunale può prevedere che l’avviso di convocazione del consiglio medesimo venga trasmesso ai consiglieri esclusivamente mediante posta elettronica certificata, considerando assolta la consegna dell’avviso con il recapito e la giacenza del documento nella casella di posta elettronica certificata di ciascun consigliere? Si chiede quanto sopra al fine di rendere spedite le operazioni di consegna, esentando il messo o chi per esso dalla consegna a domicilio, legata peraltro a orari in cui il consigliere o suo delegato sia ivi reperibile. Anci Risponde è il servizio di consulenza telematica di Ancitel dedicato alle problematiche operative degli Enti Locali. Offre ai Comuni italiani un supporto tecnico di immediata fruibilità, attraverso la tempestiva risposta a quesiti di carattere giuridico-amministrativo e la possibilità di consultare la banca dati di oltre 110 mila casi già risolti, organizzata in 12 aree tematiche A CURA DELLA REDAZIONE DEL SERVIZIO ANCI RISPONDE ancirisponde@ancitel.it PAGE

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L

’articolo 38, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 prevede che le modalità di convocazione sono disciplinate dal regolamento sul funzionamento del consiglio comunale, approvato a maggioranza assoluta. Rientra, pertanto, nell’ambito dell’autonomia normativa del Comune individuare le modalità considerate più idonee a garantire la conoscibilità da parte dei consiglieri comunali della convocazione dell’organo assembleare e del suo ordine del giorno. Si ricorda che l’avviso di convocazione, atto di iniziativa e strumento indispensabile per il corretto e regolare funzionamento dell’organo consiliare, assume una funzione informativa primaria tale da consentire al consigliere comunale di poter attivamente seguire i lavori dell’adunanza e documentarsi sugli argomenti posti all’ordine del giorno. La ratio dell’avviso è quella di garantire una corretta, tempestiva ed idonea informazione che risponde ad un’esigenza di trasparenza e pubblicità finalizzata ad una partecipazione consapevole all’attività dell’Amministrazione. Conseguentemente le modalità dell’invio dell’avviso di convocazione, con il relativo ordine del giorno, devono essere tali da consentire che detti atti giungano effettivamente nella sfera di conoscenza del destinatario. In presenza di tali garanzie è possibile prevedere una norma regolamentare che disponga, modificando la vigente disciplina, che l’avviso di convocazione del consiglio comunale e l’allegato ordine del giorno siano trasmessi ai consiglieri esclusivamente mediante posta elettronica certificata anche alla luce delle vigenti disposizioni in materia di informatizzazione della Pubblica Amministrazione. In senso conforme si è anche pronunciato il Ministero dell’Interno con parere del 12 novembre 2010 (05.02.04), richiedendo comunque una esplicita disciplina regolamentare.

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’ i n t r e c c i o t r a o m p o n e n t e s a n i t a r i a c o m p o n e n t e s o c i a l e è a r t i c o l a r m e n t e r i l e v a n t e e r l e p r e s t a z i o n i s o c i o a n i t a r i e

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La convocazione del consiglio comunale Il regolamento del consiglio comunale può prevedere che l’avviso di convocazione del consiglio medesimo venga trasmesso ai consiglieri esclusivamente mediante posta elettronica certificata, considerando assolta la consegna dell’avviso con il recapito e la giacenza del documento nella casella di posta elettronica certificata di ciascun consigliere? Si chiede quanto sopra al fine di rendere spedite le operazioni di consegna, esentando il messo o chi per esso dalla consegna a domicilio, legata peraltro a orari in cui il consigliere o suo delegato sia ivi reperibile. Anci Risponde è il servizio di consulenza telematica di Ancitel dedicato alle problematiche operative degli Enti Locali. Offre ai Comuni italiani un supporto tecnico di immediata fruibilità, attraverso la tempestiva risposta a quesiti di carattere giuridico-amministrativo e la possibilità di consultare la banca dati di oltre 110 mila casi già risolti, organizzata in 12 aree tematiche A CURA DELLA REDAZIONE DEL SERVIZIO ANCI RISPONDE ancirisponde@ancitel.it PAGE

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’articolo 38, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 prevede che le modalità di convocazione sono disciplinate dal regolamento sul funzionamento del consiglio comunale, approvato a maggioranza assoluta. Rientra, pertanto, nell’ambito dell’autonomia normativa del Comune individuare le modalità considerate più idonee a garantire la conoscibilità da parte dei consiglieri comunali della convocazione dell’organo assembleare e del suo ordine del giorno. Si ricorda che l’avviso di convocazione, atto di iniziativa e strumento indispensabile per il corretto e regolare funzionamento dell’organo consiliare, assume una funzione informativa primaria tale da consentire al consigliere comunale di poter attivamente seguire i lavori dell’adunanza e documentarsi sugli argomenti posti all’ordine del giorno. La ratio dell’avviso è quella di garantire una corretta, tempestiva ed idonea informazione che risponde ad un’esigenza di trasparenza e pubblicità finalizzata ad una partecipazione consapevole all’attività dell’Amministrazione. Conseguentemente le modalità dell’invio dell’avviso di convocazione, con il relativo ordine del giorno, devono essere tali da consentire che detti atti giungano effettivamente nella sfera di conoscenza del destinatario. In presenza di tali garanzie è possibile prevedere una norma regolamentare che disponga, modificando la vigente disciplina, che l’avviso di convocazione del consiglio comunale e l’allegato ordine del giorno siano trasmessi ai consiglieri esclusivamente mediante posta elettronica certificata anche alla luce delle vigenti disposizioni in materia di informatizzazione della Pubblica Amministrazione. In senso conforme si è anche pronunciato il Ministero dell’Interno con parere del 12 novembre 2010 (05.02.04), richiedendo comunque una esplicita disciplina regolamentare.

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Le istanze telematiche Si chiede se il Comune può accogliere e considerare procedibili le istanze che pervengono agli atti mediante posta elettronica nei seguenti formati: semplice file di testo; file in formato .pdf del testo scritto, firmato manualmente e scansionato; file in formato .pdf con testo scritto e sottoscritto con firma elettronica. Si devono accettare solo le richieste presentate mediante file firmati digitalmente (formato .p7m)?

IL TUO PATRIMONIO IN UN CLICK! Tsc Global Consulting +39 06 97275958 info@tsc.it

02

Il quesito posto dal Comune verte in materia di procedibilità, o meno, delle istanze che pervengono all’Ente telematicamente (mediante posta elettronica ordinaria o certificata). Per fornire una risposta, bisogna analizzare la nuova disciplina del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. n. 82/2005), così come novellata dal D.Lgs. n. 179/2016. La norma di riferimento è rappresentata dall’art. 65, comma 1 CAD, che elenca le condizioni di validità delle istanze e delle dichiarazioni presentate per via telematica alle Pubbliche Amministrazioni, contemplando quattro differenti ipotesi (tra loro alternative): 1) è valida l’istanza sottoscritta mediante firma digitale o firma elettronica qualificata (indipendentemente dallo strumento di trasmissione); 2) analogamente, è da ritenersi valida la dichiarazione/istanza trasmessa da soggetto identificato attraverso il sistema pubblico di identità digitale (SPID), nonché attraverso uno degli altri strumenti di cui all’articolo 64, comma 2-novies (ovvero carta di identità elettronica e carta nazionale dei servizi); 3) è valida anche l’istanza sottoscritta con firma autografa, successivamente scansionata e inviata telematicamente unitamente a copia di un valido documento d’identità; 4) ovvero l’istanza è valida se trasmessa dall’istante o dal dichiarante mediante la propria casella di posta elettronica certificata purché le relative credenziali di accesso siano state rilasciate previa identificazione del titolare e ciò sia at-

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Le istanze telematiche Si chiede se il Comune può accogliere e considerare procedibili le istanze che pervengono agli atti mediante posta elettronica nei seguenti formati: semplice file di testo; file in formato .pdf del testo scritto, firmato manualmente e scansionato; file in formato .pdf con testo scritto e sottoscritto con firma elettronica. Si devono accettare solo le richieste presentate mediante file firmati digitalmente (formato .p7m)?

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Il quesito posto dal Comune verte in materia di procedibilità, o meno, delle istanze che pervengono all’Ente telematicamente (mediante posta elettronica ordinaria o certificata). Per fornire una risposta, bisogna analizzare la nuova disciplina del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. n. 82/2005), così come novellata dal D.Lgs. n. 179/2016. La norma di riferimento è rappresentata dall’art. 65, comma 1 CAD, che elenca le condizioni di validità delle istanze e delle dichiarazioni presentate per via telematica alle Pubbliche Amministrazioni, contemplando quattro differenti ipotesi (tra loro alternative): 1) è valida l’istanza sottoscritta mediante firma digitale o firma elettronica qualificata (indipendentemente dallo strumento di trasmissione); 2) analogamente, è da ritenersi valida la dichiarazione/istanza trasmessa da soggetto identificato attraverso il sistema pubblico di identità digitale (SPID), nonché attraverso uno degli altri strumenti di cui all’articolo 64, comma 2-novies (ovvero carta di identità elettronica e carta nazionale dei servizi); 3) è valida anche l’istanza sottoscritta con firma autografa, successivamente scansionata e inviata telematicamente unitamente a copia di un valido documento d’identità; 4) ovvero l’istanza è valida se trasmessa dall’istante o dal dichiarante mediante la propria casella di posta elettronica certificata purché le relative credenziali di accesso siano state rilasciate previa identificazione del titolare e ciò sia at-

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testato dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato (tale ipotesi quindi non ricorre nel caso dell’invio tramite qualsiasi casella PEC, ma solo nel caso di utilizzo di c.d. “PEC-ID”). Da quanto sin qui esposto sarà facile ricavare come il legislatore abbia definito normativamente i requisiti validi a verificare la provenienza dell’istanza (richiedendo particolari crismi in ordine alla sottoscrizione della stessa o alle modalità di trasmissione) ma non abbia definito i tipi di formato ammissibili per la trasmissione delle istanze. Di conseguenza, si ritiene che possa trovare integrale applicazione il contenuto dell’allegato 2 alle regole tecniche in materia di formazione del documento informatico (DPCM 13 novembre 2014) che contempla i formati che possono garantire un’adeguata protocollazione e gestione del documento da parte della Pubblica Amministrazione. In proposito, è opportuno far rilevare che: a) l’amministrazione, in virtù della propria autonomia organizzativa, può decidere con proprio atto di limitare il numero dei formati gestiti (purché tra quelli contemplati dalle regole tecniche) e quindi pretendere che tali formati vengano utilizzati dagli utenti per le proprie istanze (a pena di irricevibilità); b) in difetto di tale delimitazione, l’amministrazione dovrà garantire la gestione e la conservazione di quanto trasmesso dall’utente (in conformità all’art. 65 CAD).

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testato dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato (tale ipotesi quindi non ricorre nel caso dell’invio tramite qualsiasi casella PEC, ma solo nel caso di utilizzo di c.d. “PEC-ID”). Da quanto sin qui esposto sarà facile ricavare come il legislatore abbia definito normativamente i requisiti validi a verificare la provenienza dell’istanza (richiedendo particolari crismi in ordine alla sottoscrizione della stessa o alle modalità di trasmissione) ma non abbia definito i tipi di formato ammissibili per la trasmissione delle istanze. Di conseguenza, si ritiene che possa trovare integrale applicazione il contenuto dell’allegato 2 alle regole tecniche in materia di formazione del documento informatico (DPCM 13 novembre 2014) che contempla i formati che possono garantire un’adeguata protocollazione e gestione del documento da parte della Pubblica Amministrazione. In proposito, è opportuno far rilevare che: a) l’amministrazione, in virtù della propria autonomia organizzativa, può decidere con proprio atto di limitare il numero dei formati gestiti (purché tra quelli contemplati dalle regole tecniche) e quindi pretendere che tali formati vengano utilizzati dagli utenti per le proprie istanze (a pena di irricevibilità); b) in difetto di tale delimitazione, l’amministrazione dovrà garantire la gestione e la conservazione di quanto trasmesso dall’utente (in conformità all’art. 65 CAD).

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a n c i r i s p o n d e La richiesta MAGAZINE

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Si chiede un parere circa l’ammissibilità della seguente richiesta pervenuta da parte di un consigliere comunale: “Si chiede l’inoltro presso l’indirizzo mail istituzionale del Comune delle attività riferibili agli uffici di codesto Comune ovvero il listato (preferibilmente in formato pdf o doc) di tutti i documenti trattati attraverso il protocollo elettronico (entrate, uscite, protocolli cancellati,protocolli riassegnati,protocolli riservati,etc.)da giugno a luglio del corrente anno.”.

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03 In via generale è da ritenere legittima la richiesta formulata da un consigliere comunale di prendere visione periodicamente del protocollo generale del Comune, in quanto rientrante nelle facoltà di esercizio del proprio munus. Per contro, nessun giuridico fondamento può essere riconosciuto alla richiesta nei termini che sembrerebbe essere stata avanzata dal consigliere comunale interessato, di una totale “partecipazione” al protocollo comunale, quale che sia la forma preferita dallo stesso amministratore (via mail, floppy disk, ecc.). Nell’ambito di nostro interesse, infatti, è ormai consolidato e incontrovertibile che la Pubblica Amministrazione debba mettere a disposizione dei propri amministratori, per un corretto e pieno esercizio del loro mandato politico-amministrativo, ogni atto o documento detenuto (prodotto o ricevuto), ma è altrettanto condiviso che, in un clima di leale cooperazione, i richiedenti l’accesso, amministratori comunali compresi, debbano formulare le proprie richieste in modo da non appesantire e/o pregiudicare l’interesse pubblico al buon andamento dell’amministrazione. Per altro verso dalla superiore giurisprudenza amministrativa è stato ritenuto legittimo il diniego opposto dall’Am-

ministrazione comunale alla richiesta rivolta dai consiglieri diretta all’estrazione di copie in assenza di motivazione in ordine all’esistenza dei presupposti del diritto di accesso, soprattutto in presenza di numerose e reiterate istanze, che tendono ad ottenere la documentazione di tutti i settori dell’amministrazione, apparendo così tendenti a compiere un sindacato generalizzato dell’attività degli organi decidenti, deliberanti e amministrativi dell’Ente e non all’esercizio del mandato politico finalizzato ad un organico progetto conoscitivo in relazione a singole problematiche. Il diritto di accesso dei consiglieri comunali, in ogni caso, non può essere utilizzato per indurre o costringere l’amministrazione a formare atti nuovi rispetto ai documenti amministrativi già esistenti, ovvero a compiere un’attività di elaborazione di dati e documenti, potendo essere invocato esclusivamente al fine di ottenere il rilascio di copie di documenti già formati e materialmente esistenti presso gli archivi dell’amministrazione che li possiede. Conseguentemente il consigliere comunale potrà ben prendere visione in qualunque momento (prefissato), del protocollo del proprio Comune, ma senza appesantire il lavoro degli uffici o pregiudicarne il legittimo svolgimento.

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È ormai consolidato e incontrovertibile che la Pubblica Amministrazione debba mettere a disposizione dei propri amministratori, per un corretto e pieno esercizio del loro mandato politico-amministrativo, ogni atto o documento detenuto

di accesso del consigliere al protocollo informatico


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Si chiede un parere circa l’ammissibilità della seguente richiesta pervenuta da parte di un consigliere comunale: “Si chiede l’inoltro presso l’indirizzo mail istituzionale del Comune delle attività riferibili agli uffici di codesto Comune ovvero il listato (preferibilmente in formato pdf o doc) di tutti i documenti trattati attraverso il protocollo elettronico (entrate, uscite, protocolli cancellati,protocolli riassegnati,protocolli riservati,etc.)da giugno a luglio del corrente anno.”.

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03 In via generale è da ritenere legittima la richiesta formulata da un consigliere comunale di prendere visione periodicamente del protocollo generale del Comune, in quanto rientrante nelle facoltà di esercizio del proprio munus. Per contro, nessun giuridico fondamento può essere riconosciuto alla richiesta nei termini che sembrerebbe essere stata avanzata dal consigliere comunale interessato, di una totale “partecipazione” al protocollo comunale, quale che sia la forma preferita dallo stesso amministratore (via mail, floppy disk, ecc.). Nell’ambito di nostro interesse, infatti, è ormai consolidato e incontrovertibile che la Pubblica Amministrazione debba mettere a disposizione dei propri amministratori, per un corretto e pieno esercizio del loro mandato politico-amministrativo, ogni atto o documento detenuto (prodotto o ricevuto), ma è altrettanto condiviso che, in un clima di leale cooperazione, i richiedenti l’accesso, amministratori comunali compresi, debbano formulare le proprie richieste in modo da non appesantire e/o pregiudicare l’interesse pubblico al buon andamento dell’amministrazione. Per altro verso dalla superiore giurisprudenza amministrativa è stato ritenuto legittimo il diniego opposto dall’Am-

ministrazione comunale alla richiesta rivolta dai consiglieri diretta all’estrazione di copie in assenza di motivazione in ordine all’esistenza dei presupposti del diritto di accesso, soprattutto in presenza di numerose e reiterate istanze, che tendono ad ottenere la documentazione di tutti i settori dell’amministrazione, apparendo così tendenti a compiere un sindacato generalizzato dell’attività degli organi decidenti, deliberanti e amministrativi dell’Ente e non all’esercizio del mandato politico finalizzato ad un organico progetto conoscitivo in relazione a singole problematiche. Il diritto di accesso dei consiglieri comunali, in ogni caso, non può essere utilizzato per indurre o costringere l’amministrazione a formare atti nuovi rispetto ai documenti amministrativi già esistenti, ovvero a compiere un’attività di elaborazione di dati e documenti, potendo essere invocato esclusivamente al fine di ottenere il rilascio di copie di documenti già formati e materialmente esistenti presso gli archivi dell’amministrazione che li possiede. Conseguentemente il consigliere comunale potrà ben prendere visione in qualunque momento (prefissato), del protocollo del proprio Comune, ma senza appesantire il lavoro degli uffici o pregiudicarne il legittimo svolgimento.

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È ormai consolidato e incontrovertibile che la Pubblica Amministrazione debba mettere a disposizione dei propri amministratori, per un corretto e pieno esercizio del loro mandato politico-amministrativo, ogni atto o documento detenuto

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Ancitel Training è il programma formativo dedicato agli Enti Locali realizzato in collaborazione con Università e Centri di Ricerca e con la rete di consulenti ed esperti di settore di Anci Risponde. Condividere esperienze e conoscenze, consolidare competenze e sviluppare capacità per far crescere l’autonomia decisionale e la leadership nella PA locale. Il tutto grazie a un mix ideale di formazione a distanza, webinar info-formativi e di orientamento, sessioni in aula e affiancamento degli operatori.

La data e la firma della determina

Si chiede un parere circa la data di registrazione della determinazione e la data di apposizione della firma digitale del dirigente/responsabile che adotta l’atto. Nello specifico vi è obbligo che tali date (data determina e data firma digitale)coincidano, oppure possono differire? La data e la sottoscrizione dell’autorità che firma l’atto sono tra gli elementi essenziali di ogni provvedimento amministrativo, redatto sia in forma cartacea che in forma informatica. Il provvedimento non può avere una data diversa da quella della sottoscrizione da parte del dirigente responsabile che adotta l’atto. Nel caso sia prevista la registrazione in apposito elenco o repertorio degli atti adottati, come avviene per le determine, il numero attribuito all’atto e la data della registrazione possono essere diversi, ma comunque successivi a quello dell’adozione dell’atto e della sua sottoscrizione. Nella pratica il software, ordinariamente in uso nei Comuni, non consente di sottoscrivere digitalmente le determine in data diversa dalla data di registrazione della stessa. In questo caso la data della determina e la data della firma digitale devono necessariamente coincidere.

Ancitel Training è anche consulenza per la valutazione dei bisogni formativi e la progettazione di un percorso di crescita specifico e calibrato per l’Ente Locale. PAGE

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m a u t a u t q u a m f u g a . E m p e r e i c i u m u a e p e d m o d q u i t e t q u a m f u g i t o l u p t a t i i s q u e p o r m o l o r e , v e r r o u m q u i b u s , e t p e l m o d i r e p e r e r

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Ancitel Training è il programma formativo dedicato agli Enti Locali realizzato in collaborazione con Università e Centri di Ricerca e con la rete di consulenti ed esperti di settore di Anci Risponde. Condividere esperienze e conoscenze, consolidare competenze e sviluppare capacità per far crescere l’autonomia decisionale e la leadership nella PA locale. Il tutto grazie a un mix ideale di formazione a distanza, webinar info-formativi e di orientamento, sessioni in aula e affiancamento degli operatori.

La data e la firma della determina

Si chiede un parere circa la data di registrazione della determinazione e la data di apposizione della firma digitale del dirigente/responsabile che adotta l’atto. Nello specifico vi è obbligo che tali date (data determina e data firma digitale)coincidano, oppure possono differire? La data e la sottoscrizione dell’autorità che firma l’atto sono tra gli elementi essenziali di ogni provvedimento amministrativo, redatto sia in forma cartacea che in forma informatica. Il provvedimento non può avere una data diversa da quella della sottoscrizione da parte del dirigente responsabile che adotta l’atto. Nel caso sia prevista la registrazione in apposito elenco o repertorio degli atti adottati, come avviene per le determine, il numero attribuito all’atto e la data della registrazione possono essere diversi, ma comunque successivi a quello dell’adozione dell’atto e della sua sottoscrizione. Nella pratica il software, ordinariamente in uso nei Comuni, non consente di sottoscrivere digitalmente le determine in data diversa dalla data di registrazione della stessa. In questo caso la data della determina e la data della firma digitale devono necessariamente coincidere.

Ancitel Training è anche consulenza per la valutazione dei bisogni formativi e la progettazione di un percorso di crescita specifico e calibrato per l’Ente Locale. PAGE

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È possibile definire come “legame primigenio” quello che lega Ancitel ai comandi di Polizia Locale, basti pensare che, quando Ancitel nacque, offriva tre servizi: due per la segreteria del Sindaco e uno per la Polizia Municipale. L’elemento comune a tutti e tre era quello di rispettare la missione affidataci da ANCI, nostro socio di maggioranza: “Dovete fornire servizi utili ai Comuni, a costi contenuti, in grado di migliorare l’operatività quotidiana dell’Ente”. Questo input, nel caso delle Polizie Locali, ha dovuto e deve necessariamente considerare, nella progettazione, una serie di fattori, innanzitutto l’evoluzione della normativa di settore, ma anche l’organizzazione territoriale in cui opera ogni Comando, l’estensione territoriale, il livello di coesione sociale, le attività produttive presenti nell’area, l’esigenza di sicurezza urbana, tanto per citare i principali. Questo per dire che i servizi per la Polizia Municipale non sono mai statici, ma in continuo mutamento ed evoluzione. Insomma, sono cosa viva. Ancitel è nata offrendo, nel 1989, oltre ai noti Servizi di informazione e consulenza giuridica, l’accesso alla banca dati Aci-Pra alla Polizia Locale. Confrontandoci con i Comandanti avevamo osservato che uno dei problemi più

rilevanti era quello dell’attività che i Comandi dovevano sostenere per la visura delle targhe delle auto sanzionate. In pratica il Comando doveva delegare uno o più agenti ad andare nella sede provinciale del Pra più vicina e lì consultare la Banca Dati per individuare i proprietari delle automobili multate. Questo non era un problema per i Comandi dei Comuni capoluogo, ma lo era per tutti i Comandi dei centri minori. La banca dati era consultabile e aggiornata, occorreva però muoversi fisicamente verso la fonte dell’informazione. Come si poteva fare per far risparmiare tempo, viaggi e utilizzo di risorse umane? La soluzione era quella di permettere ai comandi l’accesso da remoto alla banca dati. Quelli più grandi già lo facevano, adottando linee dedicate e sostenendo costi di abbonamento e connessione piuttosto elevati. In pratica proponemmo ai Comandi di abolire la distanza geografica collegando banca dati Aci-Pra e Comandi utilizzando la rete di Ancitel come “binario”. Ancitel si pose, contrattualmente e tecnicamente, come canale di consultazione telematica per tutti i Comuni, decidendo di chiedere solamente un canone e differenziando l’offerta a seconda della dimensione del Comune

(approccio che mantiene attivo tutt’oggi). Ricordiamo che sul finire degli anni ottanta la telematica (cioè la fusione dell’informatica con le telecomunicazioni) muoveva i suoi primi passi in Italia. Precisiamo: la telematica esisteva già, usata e gestita da grandi colossi, normalmente per progetti molto complessi e molto costosi (ad esempio i primi “totem” nelle stazioni principali o nelle banche). Ancitel ebbe l’dea di renderla fruibile utilizzando solamente strumenti che avessero le caratteristiche di essere tecnologie “mature”, economiche e disponibili su tutto il territorio nazionale. In realtà più che di “strumenti” stiamo parlando di uno strumento specifico: il videotext, il primo esempio di rete per la diffusione di dati e messaggistica (generalmente pagine di testo). In Italia il sistema, che assunse il nome commerciale di Videotel, fu lanciato nel 1985. La società concessionaria era la SIP in regime di monopolio pubblico. Veniva utilizzato un terminale a noleggio, con monitor monocromatico da 9 pollici e modem. L’origine del sistema e il terminale erano francesi, ideati per sostituire la distribuzione degli elenchi telefonici. Da noi questo strumento non ebbe lo stesso successo che ebbe

UNO DEI FATTORI DA T E NERE IN MAGGIORE C È L’EVOLUZIONE DELL ONSIDERAZIONE A NORMATIVA NEL SE TTORE DELLA POLIZIA LOCALE E LA SUA ORG ANIZZAZIONE ED EST ENSIONE TERRITORIA LE

DI GIULIO PLINI

iL VIGILE URBANO UNA PROFESSIONE IN EVOLUZIONE PAGE

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e l a is r l e it c n A n o c Il legame a r P ic A i t a d a c n a b a l al 1989 con PAGE

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È possibile definire come “legame primigenio” quello che lega Ancitel ai comandi di Polizia Locale, basti pensare che, quando Ancitel nacque, offriva tre servizi: due per la segreteria del Sindaco e uno per la Polizia Municipale. L’elemento comune a tutti e tre era quello di rispettare la missione affidataci da ANCI, nostro socio di maggioranza: “Dovete fornire servizi utili ai Comuni, a costi contenuti, in grado di migliorare l’operatività quotidiana dell’Ente”. Questo input, nel caso delle Polizie Locali, ha dovuto e deve necessariamente considerare, nella progettazione, una serie di fattori, innanzitutto l’evoluzione della normativa di settore, ma anche l’organizzazione territoriale in cui opera ogni Comando, l’estensione territoriale, il livello di coesione sociale, le attività produttive presenti nell’area, l’esigenza di sicurezza urbana, tanto per citare i principali. Questo per dire che i servizi per la Polizia Municipale non sono mai statici, ma in continuo mutamento ed evoluzione. Insomma, sono cosa viva. Ancitel è nata offrendo, nel 1989, oltre ai noti Servizi di informazione e consulenza giuridica, l’accesso alla banca dati Aci-Pra alla Polizia Locale. Confrontandoci con i Comandanti avevamo osservato che uno dei problemi più

rilevanti era quello dell’attività che i Comandi dovevano sostenere per la visura delle targhe delle auto sanzionate. In pratica il Comando doveva delegare uno o più agenti ad andare nella sede provinciale del Pra più vicina e lì consultare la Banca Dati per individuare i proprietari delle automobili multate. Questo non era un problema per i Comandi dei Comuni capoluogo, ma lo era per tutti i Comandi dei centri minori. La banca dati era consultabile e aggiornata, occorreva però muoversi fisicamente verso la fonte dell’informazione. Come si poteva fare per far risparmiare tempo, viaggi e utilizzo di risorse umane? La soluzione era quella di permettere ai comandi l’accesso da remoto alla banca dati. Quelli più grandi già lo facevano, adottando linee dedicate e sostenendo costi di abbonamento e connessione piuttosto elevati. In pratica proponemmo ai Comandi di abolire la distanza geografica collegando banca dati Aci-Pra e Comandi utilizzando la rete di Ancitel come “binario”. Ancitel si pose, contrattualmente e tecnicamente, come canale di consultazione telematica per tutti i Comuni, decidendo di chiedere solamente un canone e differenziando l’offerta a seconda della dimensione del Comune

(approccio che mantiene attivo tutt’oggi). Ricordiamo che sul finire degli anni ottanta la telematica (cioè la fusione dell’informatica con le telecomunicazioni) muoveva i suoi primi passi in Italia. Precisiamo: la telematica esisteva già, usata e gestita da grandi colossi, normalmente per progetti molto complessi e molto costosi (ad esempio i primi “totem” nelle stazioni principali o nelle banche). Ancitel ebbe l’dea di renderla fruibile utilizzando solamente strumenti che avessero le caratteristiche di essere tecnologie “mature”, economiche e disponibili su tutto il territorio nazionale. In realtà più che di “strumenti” stiamo parlando di uno strumento specifico: il videotext, il primo esempio di rete per la diffusione di dati e messaggistica (generalmente pagine di testo). In Italia il sistema, che assunse il nome commerciale di Videotel, fu lanciato nel 1985. La società concessionaria era la SIP in regime di monopolio pubblico. Veniva utilizzato un terminale a noleggio, con monitor monocromatico da 9 pollici e modem. L’origine del sistema e il terminale erano francesi, ideati per sostituire la distribuzione degli elenchi telefonici. Da noi questo strumento non ebbe lo stesso successo che ebbe

UNO DEI FATTORI DA T E NERE IN MAGGIORE C È L’EVOLUZIONE DELL ONSIDERAZIONE A NORMATIVA NEL SE TTORE DELLA POLIZIA LOCALE E LA SUA ORG ANIZZAZIONE ED EST ENSIONE TERRITORIA LE

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in Francia, facendo eccezione per il mondo degli Enti Locali. Non mancarono problemi e limiti, ma in breve tutti i Comuni si dotarono di questo strumento e il Ministero dell’Interno iniziò a usare la rete dell’ANCI, gestita da Ancitel, per comunicare costantemente con i Comuni. Poi arrivò Internet e tutto quel lungo lavoro di tessitura di rapporti, di costruzione di una rete informativa dei Comuni, mutò rapidamente, anche se più da un punto di vista tecnico che operativo. Oggi esiste il Web, ma la rete di rapporti, di elaborazione, di pratiche è rimasta quella creata con quell’attività, ampliata e migliorata nel tempo. Aci-Pra ancora oggi è il servizio Ancitel più usato dai Comandi di Polizia Locale con oltre 5.000.000 di visure effettuate nel solo 2016. Già dal 1993 il ruolo di Ancitel e le attività svolte sull’intero territorio nazionale per le polizie locali diventano centrali per attuare le nuove funzioni attribuite ai Comandi. Infatti, con il Decreto legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, all’art. 16-quater (Disposizioni relative ai servizi di polizia stradale della polizia municipale): “Il personale della polizia municipale addetto ai servizi di polizia stradale accede ai sistemi informativi automatizzati del pubblico registro automobilistico e della Direzione generale della motorizzazione civile e può accedere qualora in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza, allo schedario dei veicoli rubati operante presso il Centro elaborazione (...) i collegamenti, anche a mezzo della rete informativa telematica dell’ANCI…”, quindi di Ancitel. Come si diceva in premessa, l’attività di supporto di Ancitel ai Comandi è subordinata all’evoluzione normativa. Nei primi anni del

Esigenza di sicurezza urbana, livello di coesione sociale, attività produttive locali sono elementi fondamentali per i servizi di supporto

La mission: fornire servizi quotidiani utili a costi contenuti 2000 la funzione della Polizia Locale diventa fondamentale per affrontare le questioni legate alla sicurezza urbana e, pertanto, diviene necessario ampliare anche agli agenti di Polizia Locale la possibilità di effettuare accertamenti accedendo, attraverso procedure di sicurezza e abilitative, alle base dati del CED Interforze. Naturalmente questa possibilità l’avevano solamente gli agenti con funzioni sia di polizia giudiziaria, che di pubblica sicurezza. Il Decreto n.8 del 18/1/93 subisce un’evoluzione con il DPR 22 giugno 2000 n. 225 “Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1982, n. 378, in materia di accesso del personale della polizia municipale allo “schedario dei veicoli rubati” presso il centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza.”, e il Decreto interministeriale (Interno, Trasporti e Finanze) del 29 maggio 2001 “Collegamento dei sistemi informativi a disposizione del personale della polizia municipale addetto ai servizi di polizia stradale con lo schedario dei veicoli rubati del centro elaborazione dati del

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Dipartimento della pubblica sicurezza.” (GU n. 131 del 8-6-2001), perfezionano i criteri e le modalità di accesso alle banche dati del CED Interforze e Ancitel viene citata come soggetto autorizzato a realizzare l’infrastruttura di collegamento garantendo i livelli di sicurezza tecnologici e organizzativi richiesti e necessari, considerata la sensibilità dei dati che vengono trattati. Nel 2001 viene così attivato il Servizio Visure Veicoli Rubati di Ancitel, questo si differenzia dal Servizio erogato dalla Polizia di Stato sostanzialmente per il motivo che in quest’ultimo le informazioni hanno un valore esclusivamente conoscitivo e “(…) di nessun valore legale in quanto non coincidono con quelle inserite negli archivi operativi della Banca Dati Interforze poiché aggiornate con un ritardo temporale di diversi giorni.”. Inoltre, il servizio Visure Veicoli Rubati, riservato esclusivamente ai Comandi di Polizia Locale, fornisce ulteriori informazioni sul veicolo e sul proprietario dello stesso. Il tema della Sicurezza Urbana diventa sempre più rilevante nel dibattito pubblico e in quello politico, così il Ministero

dell’Interno decide di definire con maggiore precisione l’argomento con il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, Decreto legge 23 maggio 2008, n. 92, e descrive la Sicurezza Pubblica come un bene pubblico che le comunità locali devono tutelare con attività poste a difesa del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale. Ne consegue che i Comuni, e quindi i Sindaci e la Polizia Municipale, risultano investiti di una maggiore responsabilità nella tutela della cittadinanza e delle politiche della Sicurezza. Il rafforzamento dei compiti dei Sindaci sul versante della vigilanza, in particolare con l’attribuzione ad essi del compito di concorrere ad assicurare il coordinamento tra la Polizia Locale e le forze di Polizia di Stato, è espressione di questa volontà di migliorare gli strumenti a disposizione per governare il territorio. In sintesi, alla Polizia Municipale vengono affidate nuove e più ampie competenze in materia di sicurezza, strumenti per il controllo del territorio e più estese interazioni

tra gli organi centrali della P.A. e la Pubblica Amministrazione Locale. Inoltre, con lo stesso decreto viene rafforzato il ruolo di ANCI e della sua rete operativa nella risoluzione dei problemi che hanno Comuni nell’accesso alle informazioni rese disponibili nelle banche dati centrali. Viene così avviato e realizzato un progetto sperimentale che con il proposito di fornire ai Comandi di Polizia Locale strumenti e sistemi che, con un investimento unico in infrastruttura, rete e tecnologia, possano coprire le nuove esigenze relative alla gestione della sicurezza attraverso l’accesso in tempo reale alle banche dati che si renderanno progressivamente disponibili. Il focus del progetto è quindi quello di garantire, fin dalla sua prima fase di esercizio: -l’acquisizione in tempo reale di informazioni da postazione fissa relative a veicoli e documenti rubati o smarriti, stato dei permessi di soggiorno; -la raccolta di denunce e aggiornamento diretto delle banche dati centrali gestite dal CED Interforze, con rilascio di copia della denuncia

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al cittadino e inoltro automatico ed in tempo reale, tramite strumenti telematici e PEC, alla competente Autorità Giudiziaria; -la segnalazione, monitoraggio e reporting verso le strutture designate dal Ministero dell’Interno. Nel progetto sperimentale è prevista una analisi di fattibilità del possibile riuso dell’infrastruttura (collegamento con CED Interforze), per consentire, nella fase conclusiva del progetto o nell’immediato follow-up, la consultazione e/o l’aggiornamento di altri sistemi di gestione delle informazioni realizzate da altri Enti della P.A. di possibile supporto alle attività di competenza del personale autorizzato della Polizia Locale. Gli obiettivi progettuali possono essere sintetizzati nell’Attuazione delle attività necessarie per ottemperare a quanto disposto dal Decreto legge 23 maggio 2008, n. 92 recante “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 luglio 2008, n. 125, articolo 8, comma 1 bis, e al successivo “Decreto Interministeriale per


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in Francia, facendo eccezione per il mondo degli Enti Locali. Non mancarono problemi e limiti, ma in breve tutti i Comuni si dotarono di questo strumento e il Ministero dell’Interno iniziò a usare la rete dell’ANCI, gestita da Ancitel, per comunicare costantemente con i Comuni. Poi arrivò Internet e tutto quel lungo lavoro di tessitura di rapporti, di costruzione di una rete informativa dei Comuni, mutò rapidamente, anche se più da un punto di vista tecnico che operativo. Oggi esiste il Web, ma la rete di rapporti, di elaborazione, di pratiche è rimasta quella creata con quell’attività, ampliata e migliorata nel tempo. Aci-Pra ancora oggi è il servizio Ancitel più usato dai Comandi di Polizia Locale con oltre 5.000.000 di visure effettuate nel solo 2016. Già dal 1993 il ruolo di Ancitel e le attività svolte sull’intero territorio nazionale per le polizie locali diventano centrali per attuare le nuove funzioni attribuite ai Comandi. Infatti, con il Decreto legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, all’art. 16-quater (Disposizioni relative ai servizi di polizia stradale della polizia municipale): “Il personale della polizia municipale addetto ai servizi di polizia stradale accede ai sistemi informativi automatizzati del pubblico registro automobilistico e della Direzione generale della motorizzazione civile e può accedere qualora in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza, allo schedario dei veicoli rubati operante presso il Centro elaborazione (...) i collegamenti, anche a mezzo della rete informativa telematica dell’ANCI…”, quindi di Ancitel. Come si diceva in premessa, l’attività di supporto di Ancitel ai Comandi è subordinata all’evoluzione normativa. Nei primi anni del

Esigenza di sicurezza urbana, livello di coesione sociale, attività produttive locali sono elementi fondamentali per i servizi di supporto

La mission: fornire servizi quotidiani utili a costi contenuti 2000 la funzione della Polizia Locale diventa fondamentale per affrontare le questioni legate alla sicurezza urbana e, pertanto, diviene necessario ampliare anche agli agenti di Polizia Locale la possibilità di effettuare accertamenti accedendo, attraverso procedure di sicurezza e abilitative, alle base dati del CED Interforze. Naturalmente questa possibilità l’avevano solamente gli agenti con funzioni sia di polizia giudiziaria, che di pubblica sicurezza. Il Decreto n.8 del 18/1/93 subisce un’evoluzione con il DPR 22 giugno 2000 n. 225 “Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1982, n. 378, in materia di accesso del personale della polizia municipale allo “schedario dei veicoli rubati” presso il centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza.”, e il Decreto interministeriale (Interno, Trasporti e Finanze) del 29 maggio 2001 “Collegamento dei sistemi informativi a disposizione del personale della polizia municipale addetto ai servizi di polizia stradale con lo schedario dei veicoli rubati del centro elaborazione dati del

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Dipartimento della pubblica sicurezza.” (GU n. 131 del 8-6-2001), perfezionano i criteri e le modalità di accesso alle banche dati del CED Interforze e Ancitel viene citata come soggetto autorizzato a realizzare l’infrastruttura di collegamento garantendo i livelli di sicurezza tecnologici e organizzativi richiesti e necessari, considerata la sensibilità dei dati che vengono trattati. Nel 2001 viene così attivato il Servizio Visure Veicoli Rubati di Ancitel, questo si differenzia dal Servizio erogato dalla Polizia di Stato sostanzialmente per il motivo che in quest’ultimo le informazioni hanno un valore esclusivamente conoscitivo e “(…) di nessun valore legale in quanto non coincidono con quelle inserite negli archivi operativi della Banca Dati Interforze poiché aggiornate con un ritardo temporale di diversi giorni.”. Inoltre, il servizio Visure Veicoli Rubati, riservato esclusivamente ai Comandi di Polizia Locale, fornisce ulteriori informazioni sul veicolo e sul proprietario dello stesso. Il tema della Sicurezza Urbana diventa sempre più rilevante nel dibattito pubblico e in quello politico, così il Ministero

dell’Interno decide di definire con maggiore precisione l’argomento con il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, Decreto legge 23 maggio 2008, n. 92, e descrive la Sicurezza Pubblica come un bene pubblico che le comunità locali devono tutelare con attività poste a difesa del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale. Ne consegue che i Comuni, e quindi i Sindaci e la Polizia Municipale, risultano investiti di una maggiore responsabilità nella tutela della cittadinanza e delle politiche della Sicurezza. Il rafforzamento dei compiti dei Sindaci sul versante della vigilanza, in particolare con l’attribuzione ad essi del compito di concorrere ad assicurare il coordinamento tra la Polizia Locale e le forze di Polizia di Stato, è espressione di questa volontà di migliorare gli strumenti a disposizione per governare il territorio. In sintesi, alla Polizia Municipale vengono affidate nuove e più ampie competenze in materia di sicurezza, strumenti per il controllo del territorio e più estese interazioni

tra gli organi centrali della P.A. e la Pubblica Amministrazione Locale. Inoltre, con lo stesso decreto viene rafforzato il ruolo di ANCI e della sua rete operativa nella risoluzione dei problemi che hanno Comuni nell’accesso alle informazioni rese disponibili nelle banche dati centrali. Viene così avviato e realizzato un progetto sperimentale che con il proposito di fornire ai Comandi di Polizia Locale strumenti e sistemi che, con un investimento unico in infrastruttura, rete e tecnologia, possano coprire le nuove esigenze relative alla gestione della sicurezza attraverso l’accesso in tempo reale alle banche dati che si renderanno progressivamente disponibili. Il focus del progetto è quindi quello di garantire, fin dalla sua prima fase di esercizio: -l’acquisizione in tempo reale di informazioni da postazione fissa relative a veicoli e documenti rubati o smarriti, stato dei permessi di soggiorno; -la raccolta di denunce e aggiornamento diretto delle banche dati centrali gestite dal CED Interforze, con rilascio di copia della denuncia

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al cittadino e inoltro automatico ed in tempo reale, tramite strumenti telematici e PEC, alla competente Autorità Giudiziaria; -la segnalazione, monitoraggio e reporting verso le strutture designate dal Ministero dell’Interno. Nel progetto sperimentale è prevista una analisi di fattibilità del possibile riuso dell’infrastruttura (collegamento con CED Interforze), per consentire, nella fase conclusiva del progetto o nell’immediato follow-up, la consultazione e/o l’aggiornamento di altri sistemi di gestione delle informazioni realizzate da altri Enti della P.A. di possibile supporto alle attività di competenza del personale autorizzato della Polizia Locale. Gli obiettivi progettuali possono essere sintetizzati nell’Attuazione delle attività necessarie per ottemperare a quanto disposto dal Decreto legge 23 maggio 2008, n. 92 recante “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 luglio 2008, n. 125, articolo 8, comma 1 bis, e al successivo “Decreto Interministeriale per


l’individuazione delle modalità di collegamento alla banca dati del CED Interforze”, e nell’estensione alle Polizie Locali degli strumenti di controllo e denuncia precoce dei reati, per garantire maggiore sicurezza sul territorio e circolarità delle rilevazioni e degli interventi effettuati dai vari corpi di Polizia dello Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri. L’avvio della fase operativa del progetto di servizio è ancora oggi condizionata dall’attesa pubblicazione del decreto attuativo interministeriale in cui saranno specificate le modalità e le regole di accesso ai sistemi per la consultazione delle banche dati previste nel “pacchetto Sicurezza”. In questo alveo, anche se non connesso direttamente al citato “pacchetto Sicurezza”, ANCI e Ministero della Giustizia nel prossimo periodo sottoscriveranno una Convenzione quadro a cui potranno aderire tutti i Comuni, che consentirà l’acquisizione dei certificati del casellario giudiziale e dell’anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato.

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o scatto

In particolare: 1. le acquisizioni d’ufficio di informazioni concernenti stati, qualità e fatti, (art. 43 e 46 D.P.R. 445/2000); 2. i controlli delle dichiarazioni sostitutive di certificati (art. 71 D.P.R. 445/2000). L’accesso al casellario potrà avvenire tramite il servizio in cooperazione applicativa tramite tecnologia cosiddetta Web Service o tramite il servizio PEC. Laddove l’Ente non sia già accreditato al servizio SPC, potrà avvalersi delle soluzioni che Ancitel potrà mettere a disposizione. Oggi i servizi per la Polizia Locale si sono evoluti e altri si sono affiancati, siamo usciti dalla logica del bouquet di servizi per approdare a quella dei Servizi Integrati per la Polizia Locale. I Comandi possono utilizzare singolarmente i nostri servizi, ma i vantaggi maggiori li ottengono dal loro uso sinergico, ottenendo di ridurre anche del 30% le ore di lavoro necessario. I servizi di Ancitel sono diventati così un Sistema Integrato per la Polizia Locale, questo inizia con il già citato Aci-Pra, la banca dati che oggi consente di effettuare visure massive, aggiungendo, dal 2017, nuove funziona-

lità così riassumibili: - Certificato cronologico del veicolo, cioè la storia della proprietà del veicolo; - Archivio aggiornato del parco circolante, questo permette al Comune di reperire informazioni a livello statistico della distribuzione del parco circolante e della sua tipologia all’interno del territorio nazionale; - Fermi amministrativi, permette di consultare una Base Dati contenente solo le targhe in stato di Fermo amministrativo non sospeso; - Certificato Digitale di Proprietà, consente di consultare direttamente il Pra per verificare che il CDP presentato dal cittadino sia stato effettivamente rilasciato da tale Ente. Recentemente, il Servizio è stato adeguato per essere utilizzato anche con gli smartphone o tablet ed ha sviluppato anche una innovativa app che permette agli operatori di Polizia Locale di accedere in mobilità ai dati del Pra in modo semplice e sicuro. Ultimo, ma non ultimo, un aggiornamento su un percorso che ancora non si è concluso, ma che sarà di grande utilità per i Comandi di Polizia Locale. ANCI, Ancitel, Ministero dell’Interno e CED Interforze hanno stabilito un tavolo di lavoro per lo sviluppo di un servizio che consentirà ai Comuni l’accesso, attraverso Ancitel, al Sistema Nazionale Controllo Targhe e Transito. Questo per l’individuazione delle auto segnalate e/o rubate. Questo progetto consentirà visure massive di targhe e sarà una funzione essenziale per lo sviluppo di attività connesse alla sicurezza urbana.

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l’individuazione delle modalità di collegamento alla banca dati del CED Interforze”, e nell’estensione alle Polizie Locali degli strumenti di controllo e denuncia precoce dei reati, per garantire maggiore sicurezza sul territorio e circolarità delle rilevazioni e degli interventi effettuati dai vari corpi di Polizia dello Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri. L’avvio della fase operativa del progetto di servizio è ancora oggi condizionata dall’attesa pubblicazione del decreto attuativo interministeriale in cui saranno specificate le modalità e le regole di accesso ai sistemi per la consultazione delle banche dati previste nel “pacchetto Sicurezza”. In questo alveo, anche se non connesso direttamente al citato “pacchetto Sicurezza”, ANCI e Ministero della Giustizia nel prossimo periodo sottoscriveranno una Convenzione quadro a cui potranno aderire tutti i Comuni, che consentirà l’acquisizione dei certificati del casellario giudiziale e dell’anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato.

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In particolare: 1. le acquisizioni d’ufficio di informazioni concernenti stati, qualità e fatti, (art. 43 e 46 D.P.R. 445/2000); 2. i controlli delle dichiarazioni sostitutive di certificati (art. 71 D.P.R. 445/2000). L’accesso al casellario potrà avvenire tramite il servizio in cooperazione applicativa tramite tecnologia cosiddetta Web Service o tramite il servizio PEC. Laddove l’Ente non sia già accreditato al servizio SPC, potrà avvalersi delle soluzioni che Ancitel potrà mettere a disposizione. Oggi i servizi per la Polizia Locale si sono evoluti e altri si sono affiancati, siamo usciti dalla logica del bouquet di servizi per approdare a quella dei Servizi Integrati per la Polizia Locale. I Comandi possono utilizzare singolarmente i nostri servizi, ma i vantaggi maggiori li ottengono dal loro uso sinergico, ottenendo di ridurre anche del 30% le ore di lavoro necessario. I servizi di Ancitel sono diventati così un Sistema Integrato per la Polizia Locale, questo inizia con il già citato Aci-Pra, la banca dati che oggi consente di effettuare visure massive, aggiungendo, dal 2017, nuove funziona-

lità così riassumibili: - Certificato cronologico del veicolo, cioè la storia della proprietà del veicolo; - Archivio aggiornato del parco circolante, questo permette al Comune di reperire informazioni a livello statistico della distribuzione del parco circolante e della sua tipologia all’interno del territorio nazionale; - Fermi amministrativi, permette di consultare una Base Dati contenente solo le targhe in stato di Fermo amministrativo non sospeso; - Certificato Digitale di Proprietà, consente di consultare direttamente il Pra per verificare che il CDP presentato dal cittadino sia stato effettivamente rilasciato da tale Ente. Recentemente, il Servizio è stato adeguato per essere utilizzato anche con gli smartphone o tablet ed ha sviluppato anche una innovativa app che permette agli operatori di Polizia Locale di accedere in mobilità ai dati del Pra in modo semplice e sicuro. Ultimo, ma non ultimo, un aggiornamento su un percorso che ancora non si è concluso, ma che sarà di grande utilità per i Comandi di Polizia Locale. ANCI, Ancitel, Ministero dell’Interno e CED Interforze hanno stabilito un tavolo di lavoro per lo sviluppo di un servizio che consentirà ai Comuni l’accesso, attraverso Ancitel, al Sistema Nazionale Controllo Targhe e Transito. Questo per l’individuazione delle auto segnalate e/o rubate. Questo progetto consentirà visure massive di targhe e sarà una funzione essenziale per lo sviluppo di attività connesse alla sicurezza urbana.

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A ROMA A VENEZIA, GEOPORTALE IN COMUNE

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GEO POR TALE DI FLORIANA NANIA - PIERO FABRETTI

Primi risultati sull’Area pilota AM Roma A gennaio 2016 è stato avviato il Progetto “Geoportale in Comune”, per il censimento, la catalogazione e la condivisione dei dati territoriali tra le P.A. locali e il Geoportale Nazionale promosso dal Ministero dell’Ambiente, e realizzato grazie alla collaborazione tra Ancitel e Sogesid, strutture operative rispettivamente dell’ANCI e del Ministero dell’Ambiente. L’obiettivo del progetto è avviare un processo di interscambio dei dati territoriali tra i vari livelli amministrativi rispetto allo strumento Geoportale Nazionale, focal point delle informazioni territoriali italiane in ottemperanza al D.Lgs. 32/2010 che recepisce la Direttiva INSPIRE. Il Progetto è iniziato partendo da un periodo di sperimentazione nell’Area Metropolitana di Roma Capitale. La scelta di partire dall’Area Metropolitana di Roma Capitale, è nata dalla volontà di fornire, nel breve periodo, una dimostrazione applicativa di un processo di interoperabilità e interscambio dati tra PAL e PAC su una realtà complessa, in considerazione della varietà del territorio (mare, pianura, collina e montagna) e di tipologie di Enti presenti (Comuni, Città Metropolitana, Autorità di Bacino, Enti Parchi, Aree Naturali Protette). La sperimentazione ha permesso di verificare lo status quo del patrimonio informativo gestito da tutti gli organismi istituzionali coinvolti. Inoltre è stato possibile comprendere le difficoltà che le Amministrazioni hanno nella gestione e condivisione dei dati, come ad esempio la scarsa disponibilità di risorse infrastrutturali a livello locale, le difficoltà nell’attuazione degli adempimenti previsti dalla normativa, la limitata co-

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Primi risultati sull’Area pilota AM Roma A gennaio 2016 è stato avviato il Progetto “Geoportale in Comune”, per il censimento, la catalogazione e la condivisione dei dati territoriali tra le P.A. locali e il Geoportale Nazionale promosso dal Ministero dell’Ambiente, e realizzato grazie alla collaborazione tra Ancitel e Sogesid, strutture operative rispettivamente dell’ANCI e del Ministero dell’Ambiente. L’obiettivo del progetto è avviare un processo di interscambio dei dati territoriali tra i vari livelli amministrativi rispetto allo strumento Geoportale Nazionale, focal point delle informazioni territoriali italiane in ottemperanza al D.Lgs. 32/2010 che recepisce la Direttiva INSPIRE. Il Progetto è iniziato partendo da un periodo di sperimentazione nell’Area Metropolitana di Roma Capitale. La scelta di partire dall’Area Metropolitana di Roma Capitale, è nata dalla volontà di fornire, nel breve periodo, una dimostrazione applicativa di un processo di interoperabilità e interscambio dati tra PAL e PAC su una realtà complessa, in considerazione della varietà del territorio (mare, pianura, collina e montagna) e di tipologie di Enti presenti (Comuni, Città Metropolitana, Autorità di Bacino, Enti Parchi, Aree Naturali Protette). La sperimentazione ha permesso di verificare lo status quo del patrimonio informativo gestito da tutti gli organismi istituzionali coinvolti. Inoltre è stato possibile comprendere le difficoltà che le Amministrazioni hanno nella gestione e condivisione dei dati, come ad esempio la scarsa disponibilità di risorse infrastrutturali a livello locale, le difficoltà nell’attuazione degli adempimenti previsti dalla normativa, la limitata co-

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IL PROGETTO PROMOSSO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE PER CENSIRE, CATALOGARE E CONDIVIDERE I DATI TERRITORIALI noscenza dell’enorme patrimonio informativo a disposizione (Geoportale Nazionale), la frammentarietà delle tematiche ambientali e territoriali, l’interazione limitata tra i vari livelli locali. Una prima dimostrazione applicativa dell’azione progettuale si è avuta con il contributo della Città Metropolitana di Roma che ha fornito al progetto i dati acquisiti nel corso delle iniziative pregresse con le Amministrazioni locali. I dati, opportunamente rielaborati nell’ambito progettuale, sono stati messi a disposizione dei Comuni partecipanti, mediante il precaricamento degli stessi nel sistema di rilevazione dati.

Il Progetto prosegue nella Città Metropolitana di Venezia Il Ministero prosegue la sua azione, con il supporto di Ancitel e Sogesid, estendendo alla Città Metropolitana di Venezia la metodologia collaudata nell’Area Metropolitana di Roma. L’intento è valorizzare l’esperienza maturata considerando una realtà territoriale complessa e differente rispetto al precedente target considerato e potenziando l’azione avviata nella precedente annualità, in particolare: • rafforzare e consolidare il dialogo diretto tra PAL e PAC; • favorire la condivisione dei dati tra gli organismi di programmazione territoriale; • arricchire e qualificare il patrimonio informativo a disposizione; • supportare le PAL nell’utilizzo delle componenti software GIS e web GIS, per la gestione, condivisione e utilizzo del patrimonio informativo. La Città Metropolitana si è mostrata fin da subito disponibile a partecipare e promuovere il progetto, firmando con il MATTM il “Protocollo d’intesa per la definizione di strumenti e metodologie atte a semplificare l’interoperabilità delle banche dati ambientali e territoriali, tra PAC e PAL”. Il protocollo intende avviare un processo di interscambio dati tra i vari livelli di governo per l’interoperabilità tra le PAL e il Geoportale Nazionale, facilitare i processi di pianificazione e monitoraggio del territorio, attuare il censimento e la raccolta delle informazioni ambientali e territoriali ad oggi disponibili presso le PAL, promuovere il Geoportale Nazionale quale punto di accesso all’informazione ambientale e territoriale. Il tutto replicando le metodologie, gli strumenti e le competenze utilizzate nel progetto pilota “Geoportale in Comune sull’Area Metropolitana di Roma”. Prossimamente verrà organizzato un incontro tecnico-operativo che coinvolgerà tutti i Comuni della Città Metropolitana, per fornire tutte le informazioni in merito alle specifiche di dettaglio sul Progetto, e alle modalità di adesione. Eventuali aggiornamenti saranno disponibili sul portale www.geoportaleincomune.ancitel.it.

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autorità competenti, parti terze e privati cittadini di ricercare le informazioni territoriali disponibili. Il Geoportale Nazionale è il fulcro di un’architettura di rete pensata come rete federata in cui ciascun nodo è “collegato” con il punto di accesso centrale che è il Geoportale Nazionale stesso. Lo scopo principale è la creazione di un sistema informativo territoriale ambientale diffuso costituito da nodi che rendono disponibili le proprie informazioni territoriali ambientali. La gestione e l’aggiornamento dei metadati, dei dati territoriali e dei relativi servizi è così effettuata dall’amministrazione che produce il dato senza alcun trasferimento fisico dello stesso. Questa rete è costituita principalmente da autorità pubbliche che possono in questo modo adempiere ai propri obblighi istituzionali inerenti la pianificazione e la gestione del territorio e dell’ambiente. Il Geoportale Nazionale edita e gestisce i propri metadati che sono conformi sia alla direttiva INSPIRE sia al profilo metadati italiano dettato dal Decreto del 10 novembre 2011 della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha stabilito le “Regole tecniche per la definizione del contenuto del Repertorio nazionale dei dati territoriali, nonché delle modalità di prima costituzione e di aggiornamento dello stesso”. I metadati sono pubblicati utilizzando un servizio di catalogazione (Catalog Service for the Web - CSW 2.0.2.) standard OGC (Open Geospatial Consortium). Il servizio di ricerca è stato implementato utilizzando un approccio distribuito in modo tale che gli utenti, utilizzando un unico punto di accesso, possano compiere ricerche anche su altri geoportali all’interno della federazione. La banca dati del Geoportale Nazionale è costituita da informazioni raccolte nel corso del tempo nell’ambito di diversi progetti quali, ad esempio, il Piano straordinario di Telerilevamento Ambientale, dedicato alla prevenzione del rischio idrogeologico, e i progetti nati nell’ambito del Piano Operativo Nazionale (PON) “Sicurezza per lo sviluppo”, in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA), con lo scopo di migliorare le capacità di monitoraggio del territorio al fine di prevenire reati ambientali.

Il Geoportale Nazionale Il Geoportale Nazionale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare opera all’interno del quadro normativo stabilito dal D.Lgs. 32/2010, recepimento italiano della direttiva europea 2007/2/CE che istituisce un’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE). L’art. 8 comma 2 del D.Lgs. 32/2010 stabilisce che il Geoportale Nazionale sia il punto di accesso nazionale per gli scopi della direttiva INSPIRE consentendo quindi alle

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IL PROGETTO PROMOSSO DAL MINISTERO DELL’AMBIENTE PER CENSIRE, CATALOGARE E CONDIVIDERE I DATI TERRITORIALI noscenza dell’enorme patrimonio informativo a disposizione (Geoportale Nazionale), la frammentarietà delle tematiche ambientali e territoriali, l’interazione limitata tra i vari livelli locali. Una prima dimostrazione applicativa dell’azione progettuale si è avuta con il contributo della Città Metropolitana di Roma che ha fornito al progetto i dati acquisiti nel corso delle iniziative pregresse con le Amministrazioni locali. I dati, opportunamente rielaborati nell’ambito progettuale, sono stati messi a disposizione dei Comuni partecipanti, mediante il precaricamento degli stessi nel sistema di rilevazione dati.

Il Progetto prosegue nella Città Metropolitana di Venezia Il Ministero prosegue la sua azione, con il supporto di Ancitel e Sogesid, estendendo alla Città Metropolitana di Venezia la metodologia collaudata nell’Area Metropolitana di Roma. L’intento è valorizzare l’esperienza maturata considerando una realtà territoriale complessa e differente rispetto al precedente target considerato e potenziando l’azione avviata nella precedente annualità, in particolare: • rafforzare e consolidare il dialogo diretto tra PAL e PAC; • favorire la condivisione dei dati tra gli organismi di programmazione territoriale; • arricchire e qualificare il patrimonio informativo a disposizione; • supportare le PAL nell’utilizzo delle componenti software GIS e web GIS, per la gestione, condivisione e utilizzo del patrimonio informativo. La Città Metropolitana si è mostrata fin da subito disponibile a partecipare e promuovere il progetto, firmando con il MATTM il “Protocollo d’intesa per la definizione di strumenti e metodologie atte a semplificare l’interoperabilità delle banche dati ambientali e territoriali, tra PAC e PAL”. Il protocollo intende avviare un processo di interscambio dati tra i vari livelli di governo per l’interoperabilità tra le PAL e il Geoportale Nazionale, facilitare i processi di pianificazione e monitoraggio del territorio, attuare il censimento e la raccolta delle informazioni ambientali e territoriali ad oggi disponibili presso le PAL, promuovere il Geoportale Nazionale quale punto di accesso all’informazione ambientale e territoriale. Il tutto replicando le metodologie, gli strumenti e le competenze utilizzate nel progetto pilota “Geoportale in Comune sull’Area Metropolitana di Roma”. Prossimamente verrà organizzato un incontro tecnico-operativo che coinvolgerà tutti i Comuni della Città Metropolitana, per fornire tutte le informazioni in merito alle specifiche di dettaglio sul Progetto, e alle modalità di adesione. Eventuali aggiornamenti saranno disponibili sul portale www.geoportaleincomune.ancitel.it.

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Il Geoportale Nazionale Il Geoportale Nazionale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare opera all’interno del quadro normativo stabilito dal D.Lgs. 32/2010, recepimento italiano della direttiva europea 2007/2/CE che istituisce un’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE). L’art. 8 comma 2 del D.Lgs. 32/2010 stabilisce che il Geoportale Nazionale sia il punto di accesso nazionale per gli scopi della direttiva INSPIRE consentendo quindi alle

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Nell’evento di lancio del progetto “Geoportale in Comune Area Metropolitana di Roma” (Roma, Musei Capitolini, 19 aprile 2016) hanno partecipato, su invito del Ministero, alcune classi della scuola media statale Virgilio di Roma. L’interesse dimostrato dai ragazzi nel voler approfondire la conoscenza delle tematiche trattate dal Geoportale Nazionale ha spinto il Ministero ad integrare il progetto con una sezione orientata all’educazione ambientale che ha coinvolto i seguenti istituti: • L’Istituto Comprensivo Statale “Virgilio” di Roma; • L’Istituto Comprensivo “Corrado Melone” sito nel Comune di Ladispoli in Provincia di Roma; • Il Complesso Scolastico “Seraphicum” di Roma. L’intento è stato quello di affiancare alla didattica classica, messa in atto negli istituti scolastici, gli strumenti e le informazioni detenute dal Geoportale Nazionale, in considerazione del fatto che la formazione, specialmente se rivolta alle nuove generazioni dei cosiddetti “millenials” o “nativi digitali” deve basarsi su strumenti digitali, multimediali e fruibili con le moderne tecnologie tra cui, in prospettiva a breve termine, quelle della realtà aumentata e virtuale. Diversamente si corre

Tutti a scuola di Geoportale DI FLORIANA NANIA

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GDC incontri il rischio, del tutto concreto e già sperimentato, di una decadenza di interesse verso la tematica a causa della scelta inadeguata di canali e strumenti didattici. I Dirigenti scolastici ed i professori degli istituti coinvolti, hanno mostrato fin da subito una concreta motivazione, rendendo disponibili aule e tempo per lo svolgimento dell’iniziativa pilota, che si è sviluppata attraverso: • incontri in aula con esperti di cartografia analogica, digitale, sistemi GIS e WEB GIS e conoscenza approfondita del Geoportale Nazionale; • uscite sul campo “Walkabout”; • incontri in aula informatica per elaborare le informazioni rilevate e predisporre materiale utile alla redazione di un report finale; • esercitazioni sull’uso del Geoportale Nazionale e degli strumenti GIS Le esercitazioni pratiche, volte a sperimentare l’intero processo di creazione del dato digitale georiferito, dall’osservazione in campo alla mappatura, sono state condotte attraverso esplorazioni di aree limitrofe alle scuole IC “CORRADO MELONE” presso il “Parco di Via Firenze” e SERAPHICUM presso il “Parco degli Eucalipti” (Roma, zona Eur). I “Walkabout” sono stati condotti da personale esperto, con l’ausilio di strumenti tecnici quali trasmettitori radio, auricolari e mezzi di acquisizione audio e video, supporti cartacei quali schede di rilievo e cartografia del sito. I risultati delle esplorazioni effettuate hanno permesso di ottenere la mappatura di elementi naturali, antropici, con particolare attenzione a quelli strettamente legati all’evoluzione del territorio ed ai temi ambientali, in un’ottica di prevenzione e pianificazione sostenibile ed alle successive analisi ed elaborazioni in laboratorio informatico. In aula è stata poi svolta un’attività di condivisione ed organizzazione delle informazioni raccolte individualmente da parte dei ragazzi. I dati mappati su carta sono stati poi digitalizzati mediante strumenti GIS Open Source al fine di poter effettuare la fase di analisi ed elaborazione delle informazioni in aula informatica. In questa seconda fase (operativa), utilizzando gli strumenti disponibili del Geoportale Nazionale (GN), gli studenti coinvolti hanno esaminato: -le caratteristiche fisiche, antropiche, dati di localizzazione e trasformazioni relative all’area oggetto dell’esplorazione; -gli strati informativi utili alla conoscenza del territorio e tali da consentire un’analisi comparata di quanto rilevato con gli elementi peculiari dell’area. Per garantire la piena attuazione dell’azione progettuale, e consentire la massima diffusione delle attività di sensibilizzazione e comunicazione, è stato realizzato il sito internet raggiungibile dal link www.geoportaleascuola.ancitel.it. Il Portale web è stato utilizzato dalle classi per condividere le attività e il materiale didattico utilizzato nel corso delle lezioni.

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Nell’evento di lancio del progetto “Geoportale in Comune Area Metropolitana di Roma” (Roma, Musei Capitolini, 19 aprile 2016) hanno partecipato, su invito del Ministero, alcune classi della scuola media statale Virgilio di Roma. L’interesse dimostrato dai ragazzi nel voler approfondire la conoscenza delle tematiche trattate dal Geoportale Nazionale ha spinto il Ministero ad integrare il progetto con una sezione orientata all’educazione ambientale che ha coinvolto i seguenti istituti: • L’Istituto Comprensivo Statale “Virgilio” di Roma; • L’Istituto Comprensivo “Corrado Melone” sito nel Comune di Ladispoli in Provincia di Roma; • Il Complesso Scolastico “Seraphicum” di Roma. L’intento è stato quello di affiancare alla didattica classica, messa in atto negli istituti scolastici, gli strumenti e le informazioni detenute dal Geoportale Nazionale, in considerazione del fatto che la formazione, specialmente se rivolta alle nuove generazioni dei cosiddetti “millenials” o “nativi digitali” deve basarsi su strumenti digitali, multimediali e fruibili con le moderne tecnologie tra cui, in prospettiva a breve termine, quelle della realtà aumentata e virtuale. Diversamente si corre

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I NUOVI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE

UN ESAME PER LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA DI FIORINDA STASI

/ Tra conformismo e

attivismo comunicativo: ecco come l’homo politicus sbarca su Facebook e Twitter\


I NUOVI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE

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/ Tra conformismo e

attivismo comunicativo: ecco come l’homo politicus sbarca su Facebook e Twitter\


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GDC

GDC L’adozione dei meccanismi social all’interno del complesso gioco tra le parti offerto dal marketing politico ha reso nevralgico il ruolo assunto da piattaforme strategiche come Facebook e Twitter

I DUE MAGGIORI SOCIAL NETWORK

costituiscono un universo a sé stante nella regolamentazione dei rapporti tra istituzioni, rappresentanti dei partiti e cittadinanza

L’IRRUZIONE DEI SOCIAL NETWORK

“ “

LA SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI COME MACROVARIABILE

L’IRRUZIONE DEI SOCIAL NETWORK NEL MARKETING POLITICO HA OBBLIGATO I SOGGETTI POLITICI AD ADEGUARE I PROPRI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE, INCLUDENDO ACCANTO ALLA TELEVISIONE E AL MEZZO STAMPA MEZZI DIROMPENTI COME FACEBOOK, TWITTER E YOUTUBE. Non passa giorno, difatti, che non ci si imbatta in un riferimento a un tweet o a un post reso pubblico ad opera del politico di turno e immediatamente ripreso dai mainstreammedia. Se di primo acchito si potrebbe pensare di liquidare queste esperienze come una moda passeggera o un vezzo giornalistico trasversalmente presente nei nostri media, una riflessione più approfondita conduce alla celere eliminazione di queste letture semplicistiche e all’imposizione conseguente di una interpretazione decisamente più complessa e articolata. Tra le macro variabili di maggior peso vi è certamente quella che ha condotto al riconoscimento della “società degli individui”, la quale ha reso necessaria la riprova dell’esistenza delle profonde trasformazione del concetto di “massa” nel periodo contemporaneo. Di uguale peso specifico la mutazione alla base dell’idea di politica, la quale ha preso a divenire con sempre maggiore frequenza un concetto declinabile in numerose modalità, tutte ugualmente riconducibili alle esperienze personali degli individui e soprattutto alla conseguente sfiducia per una superata visione di stampo tradizionalista. In questo contesto, all’interno di questa falla, i social media hanno offerto l’opportunità di un’interpretazione della materia governativa decisamente sintonica, in egual misura per gli esponenti istituzionali che per i cittadini: i primi tentano di superare la distanza e l’avversione che i governati nutrono verso i governanti attivando precise forme di interazione personale, i secondi trovano finalmente una canalizzazione espressiva resa in prima persona attraverso cui esercitare una forma di sorveglianza sull’operato della rappresentanza scelta. La rinnovata accezione dell’arte del governare trova i suoi elementi di forza nell’esaltazione di elementi propri della comunicazione nei social media – personalizzazione, disintermediazione, semplificazione, velocizzazione -, i quali soprattutto nell’ultimo decennio hanno assunto una centralità inaudita e dirompente. Facebook, ad esempio, con i suoi oltre 26 milioni e mezzo di utenti italiani iscritti, in poco più di un decennio è riuscito a divenire un fenomeno sinonimico al macro concetto di “rete internet” nell’orizzonte d’attesa dell’utente medio, a cui il sistema politico ha presto guardato per la semplicità con cui diveniva possibile arrivare ai cittadini: rispetto al PAGE

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sistema unidirezionale imposto dai media tradizionali, un social dalla diffusione endemica come la piattaforma ideata da Mark Zuckerberg ha declinato al meglio la necessità di ogni cittadino di relazionarsi con il proprio interlocutore, secondo lo schema tipico della democrazia rappresentativa. L’ homo politicus trova così la disponibilità di uno spazio in cui rendere possibilel’autorappresentazione, quel fenomeno di costruzione dell’identità tipica del soggetto della società civile utile al recupero del potere di presa di parola, della selezione e dell’offerta di elementi narrativi a lungo appannaggio esclusivo dei rappresentanti istituzionali più noti e della loro capacità di accesso ai media tradizionali. La teoria, però, è spesso differente dalla pratica. Sebbene Facebook si confermi il mezzo ideale per sviluppare una forte interattività tra i soggetti comunicanti grazie alla possibilità di attivare rapporti diretti tra cittadini e soggetti politici, non è scontata la disponibilità di questi ultimi ad attivare tali collegamenti: l’investimento in termini di tempo, curiosità e apertura mentale, insieme all’esistenza di rischi derivanti da un confronto reciproco, frenano l’adozione di un modello comunicativo bidirezionale. Solo il 38% dei parlamentari aggiorna regolarmente il proprio stato su base settimanale, mentre appena il 13,5% mantiene un ritmo quotidiano. I restanti si accontentano di pubblicare un post con cadenza irregolare, compiendo un’attività almeno una volta a semestre - con l’aumentare del numero degli amici, aumenta anche il ritmo degli aggiornamenti -. Oltre le percentuali rimane nevralgica la risposta dell’individuo politico, poiché dalla sua attenzione all’altro si certifica la disponibilità ad una comunicazione a due vie. Oltre a dare corpo a un vero e proprio modello dialogico, questo tipo di scambio testimonia l’effettiva riduzione delle distanze fisiche tra esponenti politici e cittadini: analizzando e ponendo in relazione i post pubblicati, i commenti lasciati dagli amici e le risposte rese dal titolare ufficiale del profilo, si nota con chiarezza la disponibilità da parte del network degli amici ad attivare uno scambio di opinioni e a creare conversazioni, ma non è altrettanto chiara la disponibilità dei soggetti politici. Di fondo, dunque, l’universo dei profili ufficiali e privati utilizzati dai rappresentanti istituzionali è ben lontano dalla tesi dialogica a cui sono giunti innumerevoli studiosi visto che continua a prevalere un modello comunicativo dialogico scevro di un confronto diretto. Discorso differente per il social dai soli 140 caratteri. Twitter, la nota piattaforma nata dalla Ob-

I SOCIAL HANNO DECLINATO al meglio la necessità di ogni cittadino di relazionarsi con il proprio interlocutore politico, in base allo schema tipico della democrazia rappresentativa PAGE

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nel marketing politico ha obbligato i soggetti politici ad adeguare i propri strumenti di comunicazione, includendo accanto alla televisione e al mezzo stampa mezzi dirompenti come Facebook, Twitter e Youtube. Non passa giorno, difatti, che non ci si imbatta in un riferimento a un tweet o a un post reso pubblico ad opera del politico di turno e immediatamente ripreso dai mainstreammedia


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GDC L’adozione dei meccanismi social all’interno del complesso gioco tra le parti offerto dal marketing politico ha reso nevralgico il ruolo assunto da piattaforme strategiche come Facebook e Twitter

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costituiscono un universo a sé stante nella regolamentazione dei rapporti tra istituzioni, rappresentanti dei partiti e cittadinanza

L’IRRUZIONE DEI SOCIAL NETWORK

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LA SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI COME MACROVARIABILE

L’IRRUZIONE DEI SOCIAL NETWORK NEL MARKETING POLITICO HA OBBLIGATO I SOGGETTI POLITICI AD ADEGUARE I PROPRI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE, INCLUDENDO ACCANTO ALLA TELEVISIONE E AL MEZZO STAMPA MEZZI DIROMPENTI COME FACEBOOK, TWITTER E YOUTUBE. Non passa giorno, difatti, che non ci si imbatta in un riferimento a un tweet o a un post reso pubblico ad opera del politico di turno e immediatamente ripreso dai mainstreammedia. Se di primo acchito si potrebbe pensare di liquidare queste esperienze come una moda passeggera o un vezzo giornalistico trasversalmente presente nei nostri media, una riflessione più approfondita conduce alla celere eliminazione di queste letture semplicistiche e all’imposizione conseguente di una interpretazione decisamente più complessa e articolata. Tra le macro variabili di maggior peso vi è certamente quella che ha condotto al riconoscimento della “società degli individui”, la quale ha reso necessaria la riprova dell’esistenza delle profonde trasformazione del concetto di “massa” nel periodo contemporaneo. Di uguale peso specifico la mutazione alla base dell’idea di politica, la quale ha preso a divenire con sempre maggiore frequenza un concetto declinabile in numerose modalità, tutte ugualmente riconducibili alle esperienze personali degli individui e soprattutto alla conseguente sfiducia per una superata visione di stampo tradizionalista. In questo contesto, all’interno di questa falla, i social media hanno offerto l’opportunità di un’interpretazione della materia governativa decisamente sintonica, in egual misura per gli esponenti istituzionali che per i cittadini: i primi tentano di superare la distanza e l’avversione che i governati nutrono verso i governanti attivando precise forme di interazione personale, i secondi trovano finalmente una canalizzazione espressiva resa in prima persona attraverso cui esercitare una forma di sorveglianza sull’operato della rappresentanza scelta. La rinnovata accezione dell’arte del governare trova i suoi elementi di forza nell’esaltazione di elementi propri della comunicazione nei social media – personalizzazione, disintermediazione, semplificazione, velocizzazione -, i quali soprattutto nell’ultimo decennio hanno assunto una centralità inaudita e dirompente. Facebook, ad esempio, con i suoi oltre 26 milioni e mezzo di utenti italiani iscritti, in poco più di un decennio è riuscito a divenire un fenomeno sinonimico al macro concetto di “rete internet” nell’orizzonte d’attesa dell’utente medio, a cui il sistema politico ha presto guardato per la semplicità con cui diveniva possibile arrivare ai cittadini: rispetto al PAGE

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sistema unidirezionale imposto dai media tradizionali, un social dalla diffusione endemica come la piattaforma ideata da Mark Zuckerberg ha declinato al meglio la necessità di ogni cittadino di relazionarsi con il proprio interlocutore, secondo lo schema tipico della democrazia rappresentativa. L’ homo politicus trova così la disponibilità di uno spazio in cui rendere possibilel’autorappresentazione, quel fenomeno di costruzione dell’identità tipica del soggetto della società civile utile al recupero del potere di presa di parola, della selezione e dell’offerta di elementi narrativi a lungo appannaggio esclusivo dei rappresentanti istituzionali più noti e della loro capacità di accesso ai media tradizionali. La teoria, però, è spesso differente dalla pratica. Sebbene Facebook si confermi il mezzo ideale per sviluppare una forte interattività tra i soggetti comunicanti grazie alla possibilità di attivare rapporti diretti tra cittadini e soggetti politici, non è scontata la disponibilità di questi ultimi ad attivare tali collegamenti: l’investimento in termini di tempo, curiosità e apertura mentale, insieme all’esistenza di rischi derivanti da un confronto reciproco, frenano l’adozione di un modello comunicativo bidirezionale. Solo il 38% dei parlamentari aggiorna regolarmente il proprio stato su base settimanale, mentre appena il 13,5% mantiene un ritmo quotidiano. I restanti si accontentano di pubblicare un post con cadenza irregolare, compiendo un’attività almeno una volta a semestre - con l’aumentare del numero degli amici, aumenta anche il ritmo degli aggiornamenti -. Oltre le percentuali rimane nevralgica la risposta dell’individuo politico, poiché dalla sua attenzione all’altro si certifica la disponibilità ad una comunicazione a due vie. Oltre a dare corpo a un vero e proprio modello dialogico, questo tipo di scambio testimonia l’effettiva riduzione delle distanze fisiche tra esponenti politici e cittadini: analizzando e ponendo in relazione i post pubblicati, i commenti lasciati dagli amici e le risposte rese dal titolare ufficiale del profilo, si nota con chiarezza la disponibilità da parte del network degli amici ad attivare uno scambio di opinioni e a creare conversazioni, ma non è altrettanto chiara la disponibilità dei soggetti politici. Di fondo, dunque, l’universo dei profili ufficiali e privati utilizzati dai rappresentanti istituzionali è ben lontano dalla tesi dialogica a cui sono giunti innumerevoli studiosi visto che continua a prevalere un modello comunicativo dialogico scevro di un confronto diretto. Discorso differente per il social dai soli 140 caratteri. Twitter, la nota piattaforma nata dalla Ob-

I SOCIAL HANNO DECLINATO al meglio la necessità di ogni cittadino di relazionarsi con il proprio interlocutore politico, in base allo schema tipico della democrazia rappresentativa PAGE

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nel marketing politico ha obbligato i soggetti politici ad adeguare i propri strumenti di comunicazione, includendo accanto alla televisione e al mezzo stampa mezzi dirompenti come Facebook, Twitter e Youtube. Non passa giorno, difatti, che non ci si imbatta in un riferimento a un tweet o a un post reso pubblico ad opera del politico di turno e immediatamente ripreso dai mainstreammedia


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I SOCIAL MEDIA SONO LUOGHI TERZI IN CUI SI ESPRIMONO DISCORSI PUBBLICI INFORMALI E INTRECCIATI CON LA VITA QUOTIDIANA

vious Corporation di San Francisco, è una rete capace di connettere gli utenti attraverso un’unità prestabilita: il tweet, o cinguettio, non può oltrepassare l’unità numerica prestabilita. Meno diffuso di Facebook, il social network dell’uccellino ha presto assunto un’importanza crescente nell’universo del web associativo; le sue potenzialità comunicative sono state spesso sfruttate in contesti in cui la libera circolazione delle informazioni era fortemente limitata o assente visto che la logica alla base di Twitter è assolutamente immediata e intuitiva: ogni utente è libero di pubblicare una timeline che consente ai soggetti non dotati di un account - di un profilo in piattaforma - di seguire gli aggiornamenti dell’individuo che intendono seguire, a patto che il proprietario del profilo abbia reso pubblico l’accesso ai propri post. Il limite di questa tipologia di impostazione è solo nella definizione degli utenti\seguaci: con le impostazioni pubbliche della maggior parte dei profili Twitter, un “cinguettio” può essere potenzialmente letto da chiunque, ergo da un numero molto maggiore rispetto ai followers conteggiati della piattaforma. Oltre ad indirizzare la propria comunicazione verso i propri followers, l’utente può postare i propri tweet verso uno specifico fruitore mediante il simbolo @. Altra prassicomunicativa molto in voga è quella di re-twittare il contenuto dei post altrui a tutti i propri followers, moltiplicando così la circolazione del messaggio all’interno della community. Infine grazie alle hashtag è possibile segnalare uno specifico tema o soggetto. In soldoni si può valutare Twitter come un social network basato prevalentemente sull’interazione testuale, anche se breve, multimediale, grazie alla presenza dei link, di portata potenzialmente globale, ripetibile, grazie all’operazione di re-tweet, e capace di sviluppare una comunicazione orizzontale tra i suoi membri e di consentire dinamiche dialogiche attraverso la funzione @userid. La componente prevalentemente testuale di Twitter ha decretato secondo molti una precisa settorializzazione della piattaforma social, lasciando che solo 3,64 milioni di utenti italiani scegliessero di iscriversi . Ciò nonostante, il sistema politico e istituzionale del nostro Paese continua a non rinunciare alla cifra stilistica offerta dal cinguettio. Alla base PAGE

70

sono ventisei milioni gli italiani su facebook dell’apparente ossimoro - pochi utenti iscritti, grande impatto comunicativo -, molti hanno riscontrato l’inarrestabile forza dei media in quanto agenti endogeni capaci di modificare il contesto in cui tutti gli attori coinvolti - rappresentanti istituzionali e cittadini\elettori - si devono misurare nelle loro interazioni reciproche. Twitter, così, offre un palcoscenico per le espressioni spontanee dei cittadini e per l’autopromozione di politici e celebrità, contribuendo pienamente all’ibridazione tra canali, generi, stili, e contenuti diversi. Ne consegue che per comprendere ciò che accade sui social media occorre tenere conto di come questi ambienti e le interazioni che vi si verificano si inseriscono nel contesto più ampio e complesso in cui l’informazione politica circola e la partecipazione democratica si organizza e si sviluppa. Ugualmente nevralgico il ruolo assurto dal “chiacchiericcio” informale fra cittadini, che si sviluppa sui social media intorno a temi politici e non politici, il quale deve essere comunque valutato con realismo. A partire dal modello del «cittadino monitorante» proposto da Michael Schudson, i vari contributi suggeriscono infatti che i social media sono «luoghi terzi» in cui si esprimono discorsipubblici informali e intrecciati con la vita quotidiana, che fanno parte della cittadinanza democratica nelle società contemporanee.La prima tensione che emerge dai dati e dalle interpretazioni riguarda continuità e cambiamento. Da un lato, Twitter conferma rapporti di potere consolidati: si pensi alla verticalità nelle relazioni fra leader politici e cittadini e alla preminenza dei mass media nel governare i flussi informativi e nell’ interpretare il senso di eventi come i dibattiti televisivi. Dall’altro, questa egemonia viene talvolta messa in discussione, vuoi da nuove élite che emergono grazie all’autorevolezza conquistata su Twitter, vuoi da utenti comuni che ridefiniscano ironicamente contenuti ed eventi politici. La seconda tensione riguarda i modelli diversi di comunicazione adottati dai vari attori che interagiscono sulla piattaforma: per gran parte dei politici l’approccio al web 2.0 rimane verticale e orientato alla promozione di sé e ai rapporti con i giornalisti; per i cittadini, invece, Twitter è uno spazio orizzontale di conversazione e condivisione.

30 anni di storia

Ancitel S.p.A. è la società di servizi per i Comuni dell'ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani. Dalla sua fondazione, Ancitel progetta e fornisce servizi e soluzioni agli enti locali per incrementare la loro efficienza operativa e per adeguare le procedure e gli strumenti alle norme che cambiano. Ancitel da sempre utilizza le tecnologie digitali per fornire ai Comuni servizi per conoscere, comprendere e orientare le scelte, per ottimizzare la gestione del territorio e dei rapporti con cittadini, imprese e professionisti, per aumentare le loro capacità operative e per comunicare in modo efficace. La società nel corso della sua lunga attività ha “messo in rete” i Comuni italiani consentendo la condivisione di esperienze e conoscenze ma anche connettendo i Comuni tra loro e con la Pubblica Amministrazione centrale. Negli ultimi anni Ancitel ha adottato il “cloud” abilitando la fruizione di dati e applicazioni web con elevati standard di sicurezza e affidabilità. Oggi Ancitel è impegnata a realizzare servizi per la diffusione delle applicazioni in mobilità, per ottimizzare l’impiego delle risorse finanziarie e la valorizzazione di diritti, proprietà e concessioni. Ancitel è al servizio dei Comuni per aiutarli ad affrontare i continui e impegnativi cambiamenti imposti dalla digitalizzazione del Paese.


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I SOCIAL MEDIA SONO LUOGHI TERZI IN CUI SI ESPRIMONO DISCORSI PUBBLICI INFORMALI E INTRECCIATI CON LA VITA QUOTIDIANA

vious Corporation di San Francisco, è una rete capace di connettere gli utenti attraverso un’unità prestabilita: il tweet, o cinguettio, non può oltrepassare l’unità numerica prestabilita. Meno diffuso di Facebook, il social network dell’uccellino ha presto assunto un’importanza crescente nell’universo del web associativo; le sue potenzialità comunicative sono state spesso sfruttate in contesti in cui la libera circolazione delle informazioni era fortemente limitata o assente visto che la logica alla base di Twitter è assolutamente immediata e intuitiva: ogni utente è libero di pubblicare una timeline che consente ai soggetti non dotati di un account - di un profilo in piattaforma - di seguire gli aggiornamenti dell’individuo che intendono seguire, a patto che il proprietario del profilo abbia reso pubblico l’accesso ai propri post. Il limite di questa tipologia di impostazione è solo nella definizione degli utenti\seguaci: con le impostazioni pubbliche della maggior parte dei profili Twitter, un “cinguettio” può essere potenzialmente letto da chiunque, ergo da un numero molto maggiore rispetto ai followers conteggiati della piattaforma. Oltre ad indirizzare la propria comunicazione verso i propri followers, l’utente può postare i propri tweet verso uno specifico fruitore mediante il simbolo @. Altra prassicomunicativa molto in voga è quella di re-twittare il contenuto dei post altrui a tutti i propri followers, moltiplicando così la circolazione del messaggio all’interno della community. Infine grazie alle hashtag è possibile segnalare uno specifico tema o soggetto. In soldoni si può valutare Twitter come un social network basato prevalentemente sull’interazione testuale, anche se breve, multimediale, grazie alla presenza dei link, di portata potenzialmente globale, ripetibile, grazie all’operazione di re-tweet, e capace di sviluppare una comunicazione orizzontale tra i suoi membri e di consentire dinamiche dialogiche attraverso la funzione @userid. La componente prevalentemente testuale di Twitter ha decretato secondo molti una precisa settorializzazione della piattaforma social, lasciando che solo 3,64 milioni di utenti italiani scegliessero di iscriversi . Ciò nonostante, il sistema politico e istituzionale del nostro Paese continua a non rinunciare alla cifra stilistica offerta dal cinguettio. Alla base PAGE

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sono ventisei milioni gli italiani su facebook dell’apparente ossimoro - pochi utenti iscritti, grande impatto comunicativo -, molti hanno riscontrato l’inarrestabile forza dei media in quanto agenti endogeni capaci di modificare il contesto in cui tutti gli attori coinvolti - rappresentanti istituzionali e cittadini\elettori - si devono misurare nelle loro interazioni reciproche. Twitter, così, offre un palcoscenico per le espressioni spontanee dei cittadini e per l’autopromozione di politici e celebrità, contribuendo pienamente all’ibridazione tra canali, generi, stili, e contenuti diversi. Ne consegue che per comprendere ciò che accade sui social media occorre tenere conto di come questi ambienti e le interazioni che vi si verificano si inseriscono nel contesto più ampio e complesso in cui l’informazione politica circola e la partecipazione democratica si organizza e si sviluppa. Ugualmente nevralgico il ruolo assurto dal “chiacchiericcio” informale fra cittadini, che si sviluppa sui social media intorno a temi politici e non politici, il quale deve essere comunque valutato con realismo. A partire dal modello del «cittadino monitorante» proposto da Michael Schudson, i vari contributi suggeriscono infatti che i social media sono «luoghi terzi» in cui si esprimono discorsipubblici informali e intrecciati con la vita quotidiana, che fanno parte della cittadinanza democratica nelle società contemporanee.La prima tensione che emerge dai dati e dalle interpretazioni riguarda continuità e cambiamento. Da un lato, Twitter conferma rapporti di potere consolidati: si pensi alla verticalità nelle relazioni fra leader politici e cittadini e alla preminenza dei mass media nel governare i flussi informativi e nell’ interpretare il senso di eventi come i dibattiti televisivi. Dall’altro, questa egemonia viene talvolta messa in discussione, vuoi da nuove élite che emergono grazie all’autorevolezza conquistata su Twitter, vuoi da utenti comuni che ridefiniscano ironicamente contenuti ed eventi politici. La seconda tensione riguarda i modelli diversi di comunicazione adottati dai vari attori che interagiscono sulla piattaforma: per gran parte dei politici l’approccio al web 2.0 rimane verticale e orientato alla promozione di sé e ai rapporti con i giornalisti; per i cittadini, invece, Twitter è uno spazio orizzontale di conversazione e condivisione.

30 anni di storia

Ancitel S.p.A. è la società di servizi per i Comuni dell'ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani. Dalla sua fondazione, Ancitel progetta e fornisce servizi e soluzioni agli enti locali per incrementare la loro efficienza operativa e per adeguare le procedure e gli strumenti alle norme che cambiano. Ancitel da sempre utilizza le tecnologie digitali per fornire ai Comuni servizi per conoscere, comprendere e orientare le scelte, per ottimizzare la gestione del territorio e dei rapporti con cittadini, imprese e professionisti, per aumentare le loro capacità operative e per comunicare in modo efficace. La società nel corso della sua lunga attività ha “messo in rete” i Comuni italiani consentendo la condivisione di esperienze e conoscenze ma anche connettendo i Comuni tra loro e con la Pubblica Amministrazione centrale. Negli ultimi anni Ancitel ha adottato il “cloud” abilitando la fruizione di dati e applicazioni web con elevati standard di sicurezza e affidabilità. Oggi Ancitel è impegnata a realizzare servizi per la diffusione delle applicazioni in mobilità, per ottimizzare l’impiego delle risorse finanziarie e la valorizzazione di diritti, proprietà e concessioni. Ancitel è al servizio dei Comuni per aiutarli ad affrontare i continui e impegnativi cambiamenti imposti dalla digitalizzazione del Paese.


A CURA DI ALESSIO DITTA


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GDC

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Editore: ilmiolibro self publishing Collana: La community di ilmiolibro.it Anno edizione: 2013 Pagine: 224 pp Euro 19,50

Come essere felici

DI FEDERICO PISTONO

e preparati al cospetto del nuovo che avanza

I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici UN SUCCESSO PLANETARIO, TRADOTTO IN DIVERSE LINGUE. E’ IL LIBRO DI FEDERICO PISTONO, UN GIOVANE STUDIOSO ITALIANO. L’automazione delle macchine, anzi dei computer, sta erodendo i lavori esistenti sul mercato perché genera un risparmio economico per le società. Il problema nasce per noi che stiamo perdendo il lavoro in maniera esponenziale senza rendercene conto incapaci di adattarci. Bisogna essere capaci di creare e di utilizzare la rete che è il vero equalizzatore per tutti noi. Bisogna essere capaci di rimodularsi di fronte alle nuove frontiere, non esiste più la garanzia del posto fisso, oggi esiste un prodotto lavorativo che domani potrà non esserci più. Il singolo individuo deve essere capace di cogliere le novità che provengono dal mondo della rete, sviluppando i propri interessi che saranno il lavoro di domani. Pistono sostiene che se credete di essere speciali, unici e insostituibili è del tutto sbagliato. In questo momento “girano” degli algoritmi informatici su server sparsi in tutto il mondo, con un solo scopo: fare tutto ciò che gli umani sono in grado di fare, ma decisamente meglio. Come detto in principio gli algoritmi, le macchine stanno permeando il substrato della nostra società. Sono

>> in grado di prendere decisioni al posto dell’umano, in poche parole le macchine stanno prendendo il sopravvento. Suona come una fantasia futuristica? Forse lo è: la comunità di pensatori, scienziati e accademici che vedono nell’avanzamento della tecnologia una forza dirompente, in grado di trasformare di qui a poco, e per sempre, il nostro intero sistema socio-economico, sta crescendo ma è ancora ristretta. Secondo loro, nel corso dei prossimi decenni, lo spostamento dei carichi di lavoro verso le macchine e le intelligenze artificiali crescerà drasticamente. Tali cambiamenti saranno così radicali e veloci che il mercato non riuscirà a rispondere con nuove opportunità per chi ha perso il lavoro, rendendo la disoccupazione strutturale e cronicamente irreversibile, non solo una fase del ciclo. Sarà la fine del lavoro come lo conosciamo. E allora questo libro di Pistono, “I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici”, è un percorso interiore alla ricerca di come essere felici a fronte di quesiti planetari, di come si può essere felice a fronte di cotanti cambiamenti. Un alert sul futuro che è il nostro domani.

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Suona come una fantasia futuristica? Forse lo è: la comunità scientifica vede nell’avanzamento tecnologico una forza dirompente

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e preparati al cospetto del nuovo che avanza

I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici UN SUCCESSO PLANETARIO, TRADOTTO IN DIVERSE LINGUE. E’ IL LIBRO DI FEDERICO PISTONO, UN GIOVANE STUDIOSO ITALIANO. L’automazione delle macchine, anzi dei computer, sta erodendo i lavori esistenti sul mercato perché genera un risparmio economico per le società. Il problema nasce per noi che stiamo perdendo il lavoro in maniera esponenziale senza rendercene conto incapaci di adattarci. Bisogna essere capaci di creare e di utilizzare la rete che è il vero equalizzatore per tutti noi. Bisogna essere capaci di rimodularsi di fronte alle nuove frontiere, non esiste più la garanzia del posto fisso, oggi esiste un prodotto lavorativo che domani potrà non esserci più. Il singolo individuo deve essere capace di cogliere le novità che provengono dal mondo della rete, sviluppando i propri interessi che saranno il lavoro di domani. Pistono sostiene che se credete di essere speciali, unici e insostituibili è del tutto sbagliato. In questo momento “girano” degli algoritmi informatici su server sparsi in tutto il mondo, con un solo scopo: fare tutto ciò che gli umani sono in grado di fare, ma decisamente meglio. Come detto in principio gli algoritmi, le macchine stanno permeando il substrato della nostra società. Sono

>> in grado di prendere decisioni al posto dell’umano, in poche parole le macchine stanno prendendo il sopravvento. Suona come una fantasia futuristica? Forse lo è: la comunità di pensatori, scienziati e accademici che vedono nell’avanzamento della tecnologia una forza dirompente, in grado di trasformare di qui a poco, e per sempre, il nostro intero sistema socio-economico, sta crescendo ma è ancora ristretta. Secondo loro, nel corso dei prossimi decenni, lo spostamento dei carichi di lavoro verso le macchine e le intelligenze artificiali crescerà drasticamente. Tali cambiamenti saranno così radicali e veloci che il mercato non riuscirà a rispondere con nuove opportunità per chi ha perso il lavoro, rendendo la disoccupazione strutturale e cronicamente irreversibile, non solo una fase del ciclo. Sarà la fine del lavoro come lo conosciamo. E allora questo libro di Pistono, “I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici”, è un percorso interiore alla ricerca di come essere felici a fronte di quesiti planetari, di come si può essere felice a fronte di cotanti cambiamenti. Un alert sul futuro che è il nostro domani.

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Carattere provvedimentale della decretazione d’urgenza

L’amministrazione con forza di legge

UN CAMBIAMENTO che investe prodotti, servizi e metodologie produttive al cui interno pulsa una rottura tecnologica senza precedenti: la fusione tra mondo reale degli impianti industriali e mondo virtuale della cosiddetta

Internet of Things il costituzionalista guglielmo bernabei nella

Il flusso di lavoro potrà

sua attività di ricerca svolge

essere riprodotto in modo

in’indagine sulla natura del

virtuale, prima di approntarlo

potere governativo IL COSTITUZIONALISTA GUGLIELMO BERNABEI, NELLA SUA ATTIVITÀ DI RICERCA, SVOLGE UN’INDAGINE SUL PROBLEMA DELLA COLLOCAZIONE DELLO STRUMENTO DELLA DECRETAZIONE D’URGENZA non soltanto con riguardo alla sua posizione nel sistema delle fonti del diritto, ma altresì con riferimento alla natura del potere governativo con essa esercitato. Sotto quest’ultimo profilo, il lavoro, fin dal suo titolo, rende evidente la sua tesi di fondo, che consiste nel riconoscere al decreto-legge una natura provvedimentale attraverso la sua qualificazione come atto di amministrazione, ed in particolare di “alta amministrazione”, dotato di forza di legge. Questo inquadramento forma, in qualche modo, il “filo rosso” del lavoro proposto. Una seconda parte del lavoro è dedicata alla rassegna – anche con richiami alla giurisprudenza costituzionale – di taluni dei problemi “classici” affrontati dalla dottrina in ordine alla decretazione d’urgenza. La parte finale è dedicata un’elaborazione tipologica dei decreti legge, con la classificazione degli atti di esercizio dei poteri di urgenza, anche mediante un’analisi, alla luce della tesi di fondo del lavoro, delle concrete esperienze di uso dello strumento ed infine ad una ricostruzione delle questioni relative ai limiti del decreto-legge.

IL LAVORO fin dal suo titolo, rende evidente la sua tesi di fondo, che consiste nel riconoscere al decreto-legge una natura provvedimentale attraverso la sua qualificazione come atto di amministrazione, ed in particolare di “alta amministrazione”, dotato di forza di legge

Editore: Wolters Kluwer/Cedam, 2017 pag. 1-404. Euro 40,00 DI GUGLIELMO BERNABEI

fisicamente in officina

Uomini e macchine nella fabbrica digitale

Editore: goWare Edizioni: Angelo Guerini e Associati SpA prezzo: 8,90 euro

L’UNIVERSO DELLA FABBRICA È ALLE PRESE CON UNA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, DAL PROFONDO CAMBIAMENTO DEL PROCESSO LAVORATIVO. Un cambiamento che investe prodotti, servizi e metodologie produttive al cui interno pulsa una rottura tecnologica senza precedenti: la fusione tra mondo reale degli impianti industriali e mondo virtuale della cosiddetta Internet of Things, un sistema integrato di dispositivi intercomunicanti e intelligenti che mette in contatto, attraverso la rete, oggetti, persone e luoghi. Per coloro che perseguono questa via, che è un modus pensandi, tra un pochino vi sarà nelle fabbriche la capacità autodiagnostica di rilevare gli errori e correggerli. Questo processo sarà affidato interamente alla macchina. Di più, gli stessi impianti saranno nelle condizioni di personalizzare la creazione del prodotto in funzione dell’esigenza e dell’interesse del cliente. Il tutto nella naturalezza dell’apprendimento da parte della robotica e senza che nessuno ne rimanga trafitto. Il flusso di lavoro potrà essere riprodotto in modo virtuale, prima di approntarlo fisicamente in officina, per verificarne il comportamento in astratto e potenziarne le performance. La fabbrica saprà approvvigionarsi di energia senza sprechi e al minor costo possibile, in una parola sarà smart, la parolina magica tanto abusata dai media, nuovi e vecchi che siano. Questo prodotto sarà in grado di rimodulare il mondo del lavoro così come è adesso. Con tale tecnologia, infatti, cambieranno le mansioni e l’istruzione del lavoratore, operaio o tecnico, impiegato o dirigente. Cambieranno le attese e le regole del mondo del lavoro per come oggi lo conosciamo. Perché le aziende cercano sempre di più un lavoratore creativo, responsabile e coinvolto. Un “operaio aumentato”, lo definiscono Annalisa Magone e Tatiana Mazali che sappia gestire una molteplicità di operazioni e sappia essere connesso con il mondo e utilizzare questa connessione al servizio del lavoro. Un libro da leggere per capire il futuro del nostro lavoro.

A CURA DI ANNALISA MAGONE E TATIANA MAZALI PAGE

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L’amministrazione con forza di legge

UN CAMBIAMENTO che investe prodotti, servizi e metodologie produttive al cui interno pulsa una rottura tecnologica senza precedenti: la fusione tra mondo reale degli impianti industriali e mondo virtuale della cosiddetta

Internet of Things il costituzionalista guglielmo bernabei nella

Il flusso di lavoro potrà

sua attività di ricerca svolge

essere riprodotto in modo

in’indagine sulla natura del

virtuale, prima di approntarlo

potere governativo IL COSTITUZIONALISTA GUGLIELMO BERNABEI, NELLA SUA ATTIVITÀ DI RICERCA, SVOLGE UN’INDAGINE SUL PROBLEMA DELLA COLLOCAZIONE DELLO STRUMENTO DELLA DECRETAZIONE D’URGENZA non soltanto con riguardo alla sua posizione nel sistema delle fonti del diritto, ma altresì con riferimento alla natura del potere governativo con essa esercitato. Sotto quest’ultimo profilo, il lavoro, fin dal suo titolo, rende evidente la sua tesi di fondo, che consiste nel riconoscere al decreto-legge una natura provvedimentale attraverso la sua qualificazione come atto di amministrazione, ed in particolare di “alta amministrazione”, dotato di forza di legge. Questo inquadramento forma, in qualche modo, il “filo rosso” del lavoro proposto. Una seconda parte del lavoro è dedicata alla rassegna – anche con richiami alla giurisprudenza costituzionale – di taluni dei problemi “classici” affrontati dalla dottrina in ordine alla decretazione d’urgenza. La parte finale è dedicata un’elaborazione tipologica dei decreti legge, con la classificazione degli atti di esercizio dei poteri di urgenza, anche mediante un’analisi, alla luce della tesi di fondo del lavoro, delle concrete esperienze di uso dello strumento ed infine ad una ricostruzione delle questioni relative ai limiti del decreto-legge.

IL LAVORO fin dal suo titolo, rende evidente la sua tesi di fondo, che consiste nel riconoscere al decreto-legge una natura provvedimentale attraverso la sua qualificazione come atto di amministrazione, ed in particolare di “alta amministrazione”, dotato di forza di legge

Editore: Wolters Kluwer/Cedam, 2017 pag. 1-404. Euro 40,00 DI GUGLIELMO BERNABEI

fisicamente in officina

Uomini e macchine nella fabbrica digitale

Editore: goWare Edizioni: Angelo Guerini e Associati SpA prezzo: 8,90 euro

L’UNIVERSO DELLA FABBRICA È ALLE PRESE CON UNA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, DAL PROFONDO CAMBIAMENTO DEL PROCESSO LAVORATIVO. Un cambiamento che investe prodotti, servizi e metodologie produttive al cui interno pulsa una rottura tecnologica senza precedenti: la fusione tra mondo reale degli impianti industriali e mondo virtuale della cosiddetta Internet of Things, un sistema integrato di dispositivi intercomunicanti e intelligenti che mette in contatto, attraverso la rete, oggetti, persone e luoghi. Per coloro che perseguono questa via, che è un modus pensandi, tra un pochino vi sarà nelle fabbriche la capacità autodiagnostica di rilevare gli errori e correggerli. Questo processo sarà affidato interamente alla macchina. Di più, gli stessi impianti saranno nelle condizioni di personalizzare la creazione del prodotto in funzione dell’esigenza e dell’interesse del cliente. Il tutto nella naturalezza dell’apprendimento da parte della robotica e senza che nessuno ne rimanga trafitto. Il flusso di lavoro potrà essere riprodotto in modo virtuale, prima di approntarlo fisicamente in officina, per verificarne il comportamento in astratto e potenziarne le performance. La fabbrica saprà approvvigionarsi di energia senza sprechi e al minor costo possibile, in una parola sarà smart, la parolina magica tanto abusata dai media, nuovi e vecchi che siano. Questo prodotto sarà in grado di rimodulare il mondo del lavoro così come è adesso. Con tale tecnologia, infatti, cambieranno le mansioni e l’istruzione del lavoratore, operaio o tecnico, impiegato o dirigente. Cambieranno le attese e le regole del mondo del lavoro per come oggi lo conosciamo. Perché le aziende cercano sempre di più un lavoratore creativo, responsabile e coinvolto. Un “operaio aumentato”, lo definiscono Annalisa Magone e Tatiana Mazali che sappia gestire una molteplicità di operazioni e sappia essere connesso con il mondo e utilizzare questa connessione al servizio del lavoro. Un libro da leggere per capire il futuro del nostro lavoro.

A CURA DI ANNALISA MAGONE E TATIANA MAZALI PAGE

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GDC

GDC Dalla lezione dei successi e dei fallimenti delle imprese leader, Christensen ricava una serie di criteri e regole per trarre profitto dal fenomeno delle innovazioni dirompenti

ci vorranno un maggior rispetto per l’ambiente, l’utilizzo di

un’agricoltura diffusa e lo

Editore: Mimesis 2016 pp 128 euro 14,00 DI Sergio Scalia

sviluppo di fonti alternative di energia, dal solare,

all’eolico, alla fusione, fino a nuovi tipi di carburanti

LO SVILUPPO DI NUOVE TECNOLOGIE E L’AFFERMAZIONE DELLE RICERCHE NEL CAMPO DELLE CELLULE STAMINALI fanno presagire, in proiezione futura, un aumento della vita media entro la fine del secolo. Tutto questo genererà una serie di cambiamenti nello stile di vita di ogni singolo cittadino; ma soprattutto, con un aumento di popolazione e con una diminuzione delle risorse agricole e petrolifere, l’uomo dovrà essere capace di rivedere le politiche attorno all’alimentazione e a quelle dell’energia. Tradotto, ci vorranno un maggior rispetto per l’ambiente, l’utilizzo di un’agricoltura diffusa e lo sviluppo di fonti alternative di energia, dal solare, all’eolico, alla fusione, fino a nuovi tipi di carburanti. Una nuova sensibilizzazione verso il contenimento degli sprechi è fondamentale. Si aggiunga una maggiore attenzione al riscaldamento globale e allora sì che si potrà guardare ad un futuro in cui l’uomo potrà vivere con meno paura. In tal senso sarà importante la diffusione di tecnologie per le smart city, per macchine ed edifici che ottimizzino e creino energia. Vi saranno computer sempre più potenti che emulano reti neurali e crescono con l’apprendimento, fino a scrivere articoli o romanzi e a prevedere con un algoritmo i comportamenti criminosi. Per non parlare della possibilità di dotarsi di una stampante 3D con cui realizzare a casa propria prodotti originali; nonché della possibilità futura di sperimentare stampanti capaci di realizzare edifici in pochi giorni. Il libro è tutto questo ed altro. Un incontro con la tecnologia per salvaguardare il proprio futuro: quello della propria esistenza.

IN QUESTO LIBRO L’AUTORE ANALIZZA I VARI MODELLI D’INNOVAZIONE PRESENTI IN DIVERSI SETTORI DELL’INDUSTRIA CERCANDO DI DIMOSTRARE come i mutamenti tendano a non essere inizialmente ben accolti dalla maggioranza dalla clientela, generando come effetto il non investire in essi. Così facendo le aziende finiscono per non avere nuovi mercati e quindi nuove possibilità di guadagno e di clientela. Questa fenomenologia favorisce, secondo Christensen, le aziende più smart, quelle che sono più inclini al recepimento dei cambiamenti; sono quelle più sensibili a cavalcare l’onda del cambiamento. Dalla lezione dei successi e dei fallimenti delle imprese leader, Christensen ricava una serie di criteri e regole per trarre profitto dal fenomeno delle innovazioni dirompenti. Questi principi, basati su casi concreti, sono utili per determinare quando è giusto non dare ascolto ai clienti, quando investire nello sviluppo di prodotti con performance più basse, che promettono margini minori, e quando coltivare piccoli mercati anche a spese di altri apparentemente più grandi, affrontando con successo il “dilemma dell’innovatore”.

Editore: Franco Angeli pp 240 PREZZO: 27,00 euro

VI SARANNO computer sempre più potenti che emulano reti neurali e

DI CLAYTON M. CHRISTENSEN

crescono con l’apprendimento, fino a scrivere articoli o romanzi e a prevedere con un algoritmo i comportamenti criminosi

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ci vorranno un maggior rispetto per l’ambiente, l’utilizzo di

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Editore: Mimesis 2016 pp 128 euro 14,00 DI Sergio Scalia

sviluppo di fonti alternative di energia, dal solare,

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LO SVILUPPO DI NUOVE TECNOLOGIE E L’AFFERMAZIONE DELLE RICERCHE NEL CAMPO DELLE CELLULE STAMINALI fanno presagire, in proiezione futura, un aumento della vita media entro la fine del secolo. Tutto questo genererà una serie di cambiamenti nello stile di vita di ogni singolo cittadino; ma soprattutto, con un aumento di popolazione e con una diminuzione delle risorse agricole e petrolifere, l’uomo dovrà essere capace di rivedere le politiche attorno all’alimentazione e a quelle dell’energia. Tradotto, ci vorranno un maggior rispetto per l’ambiente, l’utilizzo di un’agricoltura diffusa e lo sviluppo di fonti alternative di energia, dal solare, all’eolico, alla fusione, fino a nuovi tipi di carburanti. Una nuova sensibilizzazione verso il contenimento degli sprechi è fondamentale. Si aggiunga una maggiore attenzione al riscaldamento globale e allora sì che si potrà guardare ad un futuro in cui l’uomo potrà vivere con meno paura. In tal senso sarà importante la diffusione di tecnologie per le smart city, per macchine ed edifici che ottimizzino e creino energia. Vi saranno computer sempre più potenti che emulano reti neurali e crescono con l’apprendimento, fino a scrivere articoli o romanzi e a prevedere con un algoritmo i comportamenti criminosi. Per non parlare della possibilità di dotarsi di una stampante 3D con cui realizzare a casa propria prodotti originali; nonché della possibilità futura di sperimentare stampanti capaci di realizzare edifici in pochi giorni. Il libro è tutto questo ed altro. Un incontro con la tecnologia per salvaguardare il proprio futuro: quello della propria esistenza.

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Il Giornale dei Comuni magazine n. marzo 2017  
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