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PERIODICO DI POLITICA ECONOMIA E INFORMAZIONE

Marzo 2013 • Anno 2 • n. 4

Autorizzazione N° 40/2012 del 13/02/2012 • Copia gratuita

GLOSSARIO ECONOMICO

“IL DEFICIT PUBBLICO NON È UN PECCATO” di Sergio Allegra

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egli ultimi decenni i mercati finanziari hanno totalmente preso il sopravvento sulla c.d. “economia reale” dalla quale derivano in maniera diretta benessere e floridità dell’intero sistema sociale. Questo meccanismo rappresenta oggi una delle cause che ha generato la congiuntura economico-sociale attuale. Questo fenomeno nel linguaggio tecnico è indicato con il nome di “finanziarizzazione” ed i suoi effetti possono essere devastanti nel sistema economico-sociale di una nazione poichè l’economia reale funziona in maniera necessariamente subordinata alla finanza speculativa, a prescindere dalla congiuntura economica. Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito a governi che da enti pubblici per eccellenza hanno iniziato a comportarsi quasi come aziende private in cui i numeri sono divenuti l’essenzialità nella gestione dei servizi. La linea politica dell’austerity infatti ne è la prova lampante. Questo comportamento, che ha contribuito a generare l’attuale “malessere sociale”, rappresenta solo la fase finale oltre la quale non è possibile andare. Unitamente al Governo anche altri agenti, quali le banche, che svolgono un ruolo cruciale nel sistema economico della società, si sono piegati al fenomeno finanziarizzazione contribuendo così anche loro al crollo economico sociale. Le banche svolgono o meglio, dovrebbero svolgere, sostanzialmente due funzioni: quella di deposito e quella creditizia. Nell’arco di 100 anni la nostra penisola si è trasformata da nazione semirurale a potenza industriale a livello mondiale e questo è stato possibile proprio grazie al sostegno che le banche hanno fornito ai cittadini attraverso la loro duplice funzione. Nell’immediato secondo dopoguerra in particolare, si è creata una positiva integrazione tra il settore bancario e le imprese che producono beni e servizi non-finanziari. Gli Istituti bancari hanno in sostanza promosso nuovi investimenti tramite la concessione di prestiti alle imprese con la automatica conseguenza che gli imprenditori hanno potuto potenziare la propria attività. E così, a catena, la remunerazione dei lavoratori è aumentata generando inevitabilmente maggiore ricchezza e maggiore potere d’acquisto senza dover ricorrere all’indebitamento personale. Anzi, con tale meccanismo è stato possibile non solo aumentare la qualità della vita, ma anche destinare al risparmio una parte della loro ricchezza. Tutto questo si traduce in un’unica espressione: benessere economico e sociale. Gli istituti bancari hanno dunque assunto un ruolo non solo spiccatamente economico, ma anche di supporto alla “salute sociale” dello Stato. Oggi purtroppo l’intero sistema è crollato. Il 30% dei cittadini non ha un lavoro, i salari sono diminuiti vertiginosamente, il potere d’acquisto delle famiglie è crollato drasticamente tanto che, allo stato attuale, una famiglia su tre è stata costretta ad intaccare i risparmi di una vita. Alla relazione dunque che associava il credito dei lavoratori al debito delle aziende nell’epoca precedente la “finanziarizzazione” dei sistemi economici capitalistici, è andata sostituendosi la relazione opposta, caratterizzata dall’aumento dell’indebitamento personale, da un lato, e dalla crescita dei profitti aziendali non reinvestiti nella produzione dall’altro. Le politiche di riduzione del debito pubblico e di pareggio del bilancio statale poi, hanno ulteriormente aggravato una situazione già ampiamente destabilizzata poiché hanno ridotto la capacità di contrarre debiti da parte del settore pubblico e diminuito l’offerta di titoli finanziari dello Stato, contraddistinti da un rapporto rischio–rendimento interessante per gran parte dei risparmiatori individuali. Questo discorso può essere ben sintetizzato nell’affermazione di William Vickrey, “premio Nobel” per l’economia nel 1996, per cui “il deficit pubblico non è un peccato ma una necessità economica” poiché è in grado di ridurre l’instabilità intrinseca nel funzionamento dei sistemi economici capitalistici dominati dalla finanza speculativa e generare ricchezza per i cittadini.

COME VOLEVASI DIMOSTRARE Il M5S vola al 25 per cento dei voti. Berlusconi rimonta e manca la maggioranza al Senato di un soffio. Bersani perde ma in realtà vince. E il prossimo premier chi sarà? di Laura Solari

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ulla di nuovo sul fronte occidentale. Solo una netta, chiara, inconfutabile vittoria del Movimento fondato da Beppe Grillo e da Casaleggio che è andato oltre il 25%, incassando circa otto milioni e mezzo di voti pescati a destra e a manca. Anche il Cavaliere non molla e la maratona televisiva - che negli ultimi mesi lo aveva visto onnipresente nella maggior parte dei talk show – lo ha giustamente ripagato e lui che era dato per “morto” e “mummificato” insieme a tutto il centrodestra italiano, non solo ha dimostrato di esser ancora in gran forma, ma anche di non aver abbandonato le vesti di un avversario temibile. Spesso sottovalutato. Sempre dalla sinistra e dal centrosinistra che anche stavolta ha clamorosamente sbagliato un rigore a porta vuota. È la paura di vincere. Oppure è, ancora di più, l’incapacità di andare oltre quel 30 per cento di voti che da decenni resta stazionario, senza avere picchi, perché la verità è che l’Italia è divisa. Ieri in un duopolio, oggi, invece, il trono, è diviso per tre perché il M5S non sarà una meteora e la sua vittoria netta impone a tutti i partiti riflessioni serie, magari amare, non solo sulle strategie della passata campagna elettorale, ma sulla mancanza di un messaggio ai cittadini che da parte del centrosinistra è sicuramente mancato. Il Pd, mosso e indirizzato su una strada che l’ha portato quasi allo sbaraglio da dirigenze logore e avvizzite, non ha parlato alla così chiamata “pancia” degli italiani, non si è appropriato di temi come le tasse, il finanziamento pubblico ai partiti, i benefici della casta, ipotesi di detassazione, ma solo di sacrifici da cui non ci si sarebbe potuti sottrarre. Un sogno che il Partito Democratico non ha saputo o non ha voluto raccontare e che gli elettori hanno pensato bene di punire o con l’astensione o virando sui grillini. Al Pd non è mancata neppure la prosopopea di muoversi sempre sullo stesso terreno di un partito non aperto ma fatto di

politici di professione e di addetti ai lavori, che ha “infilato” nelle liste del Parlamento - con primarie fatte in fretta e in furia per politici di lungo corso e non per tutti - chi in quelle liste doveva starci, perché gli toccava, dopo il Comune, dopo la Provincia, dopo la Regione, dopo anni di militanza politica. Bersani ha pagato – e caro, visto che rischia di essere sostituito da un nome super partes per la costituzione del nuovo governo – il prezzo di un partito tutto chiuso nei palazzi che non ascolta, che non si rotola in mezzo alla gente ma decide dall’alto, impone dall’alto, sceglie dall’alto. Partiva da un gradimento elevato che nel corso della campagna elettorale ha via via perso. Si sentiva sicuro di vincere perché in campo pensava di aver messo un campione, ma la sua miopia lo ha obnubilato a tal punto da non capire che, come spesso capita, il vincente era in panchina (Matteo Renzi), da parte, non ancora pronto. A perdere di sicuro no. Berlusconi, che di certo insieme a molti candidati non ha rappresentato né la novità, né l’elemento di rotMatteo Renzi tura, sicuramente la sua partita se l’è giocata fino in fondo, recuperando voti e percentuali che oramai lo davano addirittura al di sotto del 20%. Il Cavaliere, anche se demagogico, ha affrontato temi cari e chiari, parlando non solo alla “pancia” dei cittadini ma anche ai loro portafogli con la proposta della restituzione dell’IMU. Ma il passato è passato, oggi dalle urne delle politiche esce un Paese in potenza ingovernabile, un Parlamento con oltre 150 grillini e un Senato senza una maggioranza assicurata. Lo spread è schizzato nuovamente a quota 350, gli investitori stanno col fiato sospeso, gli speculatori gongolano e le agenzie di rating allertano. Tra tutte, Moody’s il cui giudizio sul debito italiano è appena due livelli sopra il giudizio «junk», ovvero spazzatura. E nessuno ancora ha la serietà di salvarci!

LA VOCE DI PASQ U I NO ADDIO TOGA. BENVENUTA PARANNANZA

Curiosando in Internet è facile imbattersi in varie offerte di lavoro, classifiche di profes­ sioni che non conoscono la crisi. Aprono la strada sarti, panettieri, gelatai e pasticceri. E’ evidente che da questa classifica non solo qualcuno manca, ma determinate ca­ tegorie vengono completa­ mente escluse. Ma gli avvo­ cati, i commercialisti e gli ar­ chitetti che fine hanno fatto? Sono a “spasso”, soffrono la crisi come e più degli altri per­ ché, diciamolo, dell’architetto si può fare a meno (IKEA do­ cet), per il commercialista i soldi non ci sono e gli avvocati già prima della crisi, non li pa­ gava comunque mai nessuno. E allora, tutti questi profes­ sionisti che fine hanno fatto? Come sfrutteranno gli anni di studio ed i sacrifici sofferti dalle loro famiglie per farli studiare? Semplice: appesa la toga al chiodo, giovani e non più giovani professionisti, si reinventano. Un numero sem­ pre crescente di laureati ri­ parte dalla coltivazione della terra, che fa un un po’ “Via col vento”, ma che rappre­ senta una valida via d’uscita alla disoccupazione. E poco importa che questi nuovi “dottori della terra” siano laureati in marketing piuttosto che in economia, quando il lavoro scarseggia si investe la propria energia dove si può. C’è poi chi si improvvisa bari­ sta, chi ristoratore; la maggior parte però, se ne ha l’occa­ sione, ricomincia da dove han­ no lasciato i propri genitori. Certo, alcuni magari ricomin­ ciano dal ristorante di famiglia, altri “ripartono” dalla dirigen­ za della Parmalat... a buon intenditor!

N. 4 • Marzo 2013

È tutto

quello che luccica Impaginazione e stampa Miligraf S.r.l.

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Hanno collaborato Cristina Allegra, Sergio Allegra, Paolo Coscione, Roberto Di Carlo, Francesco Falvo D’Urso, Marina Giangiuliani, Simone Nastasi, Daria Onofri, Laura Solari, Editore Pasquino Editrice Srl Via Sabotino n° 46 - 00195 Roma Tel. 06.3728693 redazione@ilgazzettinodiroma.it Cod. Fisc. e P.Iva 11749291008 N. REA: RM 1325299 Chiuso in redazione il 1 marzo 2013


marzo L’ELZEVIRO PRIMO COLPO AL REDDITOMETRO:

Periodico di politica, economia e informazione LAVORO E MALATTIA

LA SINDROME DEL DEBITO INGIUSTO Con la crisi nasce anche una nuova patologia che oltre a ipertensione e inappetenza in alcuni casi porta anche all’infarto: è la malattia del terzo millennio che colpisce soprattutto gli imprenditori

Di certo è presto per cantare vittoria, ma a chi non ha dato un brivido di soddisfazione leg­ gere dell’arzillo pensionato na­ poletano che porta a casa la vittoria contro l’Agenzia delle Entrate? Perché diciamocelo, lo Stato “nun sa da ‘mpiccià” di come un uomo spende, ad esempio, per l’acquisto di me­ dicinali. E finalmente un giudice, il Dott. Lepre della sezione di­ staccata di Pozzuoli del Tribu­ nale di Napoli, ha dato ragione al ricorrente: il redditometro non solo viola la privacy del cittadino, ma basandosi su ele­ menti statistici e non su dati di fatto, rischia di ribaltare com­ pletamente l’onere della prova, costringendo il cittadino a giu­ stificarsi per difendersi da uno strumento che alimenta un si­ stema inquisitorio. Inutile dirlo, a distanza di un’ora dalla diffu­ sione della notizia, l’Agenzia delle Entrate manifestava la propria intenzione di fare ap­ pello avverso la sentenza di cui sopra. Una sentenza che non dovrebbe essere considerata contro il redditometro, ma a tutela della libertà del cittadino. Perché se è vero che lo stru­ mento del redditometro è stato creato con lo scopo di stanare i cosiddetti “finti poveri”, e tu­ telare tutti i contribuenti onesti che pagano scrupolosamente le tasse, è vero anche, però, che si basa eccessivamente su elementi statistici, e che ridurrà tutti noi cittadini a dover giu­ stificare ogni nostra singola spesa. Ci costringerà a subire un’ingerenza da parte del po­ tere esecutivo, senza prece­ denti. Quanto ai finti poveri, loro se la caveranno sempre, perché il redditometro non ser­ virà a stanarli. Riuscirà solo a deprimere ancora di più lo spi­ rito dei cittadini onesti, costretti a difendere le proprie scelte e la loro privacy dall’Agenzia delle Entrate.

di Marina Giangiuliani

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opo lo stress lavoro correlato del lavoratore, la sindrome del debito ingiusto colpisce l'imprenditore. Il quadro clinico è lo stesso: esaurimento che può degenerare in “delirio di rovina”, ansia, turbe del sonno. E ancora: calo della libido, disturbi cardiocircolatori, ipertensione, alterazione della memoria, incapacità di concentrazione, disappetenza. E non sono stati ancora aggiunti i disturbi comportamentali come ad esempio, eccesso di alcol e fumo oppure la totale asocialità. Questo è il quadro positivo. In alternativa si può arrivare anche all’infarto. La sindrome del debito ingiusto è l'ultima nata fra le patologie del III millennio e colpisce prevalentemente la classe degli imprenditori, uomini in particolare, ma anche donne, fra i 28 e i 40 anni. Una vera e propria malattia che è stata messa a punto dal Prof. Antonio Vento, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Mobbing - Bossing in collaborazione con gli psicologi Gilberto Di Benedetto e Stefano Benemeglio tramite un’indagine a 360° su circa 20 pazienti affetti dagli stessi sintomi. L’intuizione è del prof. Vento che circa due fa ha iniziato a ricevere pazienti con una forte depressione. Scavando nel loro passato è venuto fuori che la patologia si era scatenata a seguito di cause esogene: dopo che avevano chiesto prestiti alle banche con capitalizzazione eccessiva degli interessi. Capitalizzazione degli interessi. Ecco la causa scatenante. In sostanza, gli imprenditori chiedono prestiti agli istituti bancari e tentano di realizzare la propria attività d’impresa tramite il capitale concesso dalla banca. Purtroppo però, proprio mentre è alto il livello di progettualità e la speranza di raggiungimento del risultato, l’imprenditore si ritrova a dover fare i conti con la banca che richiede interessi elevatissimi a cui,

nella maggior parte dei casi è impossibile far fronte. Richieste e conseguenze che provocano, inevitabilmente, il senso di frustrazione. Proprio da qui l’individuo inizia a percepire un senso di sottomissione ad un potere incontrollabile di fronte al quale perde il controllo di sé e si scopre inadeguato. Così si generano depressione, ansia e tutte le altre sintomatologie descritte sopra. Fino ad arrivare, ai limiti estremi, a quello che il Prof. Vento definisce “delirio di rovina”, uno stato “borderline fra nevrosi e psicosi”. Il fenomeno della sindrome del debito ingiusto, dopo due anni di la-

voro è sotto controllo. Ossia: non solo è stato individuato e definito ma vede già un protocollo per la sua terapia. Una terapia costituita da ansiolitici e antidepressivi. Nei casi in cui sussistono componenti deliranti si aggiungono neurolettici e ipnotici contro l’insonnia. In tutti i casi, la terapia farmacologica deve essere coordinata con un ciclo di psicoterapia che serve a riordinare i rapporti sociali con la famiglia e con il resto della società. Lo stimolo a studiare questo fenomeno è stato lanciato dal S.A.V.I.B., il Sindacato Autonomo delle Vittime Bancarie, costituito da un team di legali, psichiatri, psicologi e imprenditori coordinati dall’Avv. Giuseppe Troise allo scopo di prefigurare cause collettive contro le banche per danni biologici. Il dramma sostanziale che emerge chiaro da questo quadro non è soltanto quello descritto. Nelle fattispecie di questo genere, infatti, finché il fenomeno è circoscritto a casi che riguardano singoli individui il problema risulta “controllabile”. Qui, invece, il dramma è di natura collettiva e bene è stato illustrato dal Dott. Di Benedetto: “Si toccano le iniziative imprenditoriali degli italiani, scoraggiando lo spirito d’iniziativa di ardimentosi che si sono ritrovati con il conto corrente in rosso”. In sostanza, con la sindrome del debito ingiusto si aggiunge un altro tassello al puzzle della crisi sociale provocata dalla depressione economica. Stavolta, in particolare, bisogna fare i conti non più soltanto con la cattiva gestione dello Stato (si legga: politica) ma con Istituti paralleli, le banche nel caso specifico, che svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo della società e che, totalmente calpestando la propria responsabilità pubblicistica, quindi quella nei confronti di cittadini, risparmiatori e consumatori, altro non hanno fatto che piegarsi al sistema del profitto. Cioè, alla speculazione finanziaria.

GIOVANI & OCCUPAZIONE

LA TOP 5 DELLE CITTÀ DOVE VIVERE…MEGLIO Il Belpaese sembra solo un ricordo, le prospettive per i giovani sono ridotte all’osso e allora, l’unica soluzione, sembra essere quella di partire: New York, Londra, Berlino e Australia le mète preferite di Cristina Allegra

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riste a dirsi, ma a quanto pare, non ci resta che emigrare. Almeno questo sembra il pensiero di tantissimi giovani e non più giovani. La domanda fondamentale a questo punto è: dove? Per rispondere al quesito, è necessario prima di tutto considerare due fattori, ovvero le categorie di italiani che decidono di lasciare “mammà” per cercare fortuna altrove. Da un lato, troviamo nutrite fila di “cervelloni”, ovvero giovani che hanno speso anni sui libri a consolidare la propria preparazione, ma che nella nostra bella Italia non trovano sbocchi professionali. Dall’altro, giovani e volenterosi cittadini che pur avendo un’occupazione nel nostro Paese, soffrono una qualità della vita bassissima, e si scontrano con una prospettiva di crescita pari a zero, in una società che nulla investe nel settore del lavoro. Ecco allora che diventa preferibile lavorare in un ristorante oltreoceano, non solo perché i salari sono più alti, ma perché in alcuni paesi il “sogno” di poter realizzare una propria attività pur partendo dal basso, è ancora realizzabile. Per questa seconda categoria, l’invito dello zio Sam, non sembra più molto appetibile, considerato che l’America vive in questi anni la crisi economica più violenta dalla grande depressione, e che comunque un giovane volenteroso, ma senza particolari titoli di studio o capacità professionali, si scontrerebbe con un costo della vita molto alto e con tutta una serie di problemi burocratici legati a “green card”, assicurazioni sanitarie e via dicendo. Al contrario, il nuovo continente, rappresenta ancora una incredibile opportunità per tutta quella categoria di medici, ricercatori e più in generale scienziati che possono trovare non solo strutture all’avanguardia, ma una vera e propria risposta alle loro preghiere. Al secondo posto si classifica sicuramente l’Australia, terra ricca e dai confini smisurati, oltreché da sempre ben disposta verso gli emigranti. Pensiamo che fino a quarant’anni fa il

governo australiano reclutava emigranti da tutta Europa per “riempire” di lavoratori aree vastissime e spronare la crescita. La “terra dei canguri” presenta sicuramente una serie indiscussa di vantaggi, che non si limita all’offerta di possibilità lavorative, ma concede fondi e assistenza, il tutto condito da un basso costo della vita. Al terzo posto, si posiziona il Canada. Ottenere un permesso di soggiorno è sicuramente più semplice rispetto ai confinanti Stati Uniti, e la presenza di uno stato assistenzialista, unito ad una cultura di matrice europea, rende la lontananza da casa certamente più sopportabile. Bisogna considerare però che il Canada, a differenza dell’Australia, impone una tassazione più elevata e più in generale un costo della vita maggiore, oltre ad un clima assolutamente rigido in alcune stagioni, in compenso però i salari sono bilanciati ed i servizi che offre sono di ottima qualità, dall’istruzione alla sanità, il che rende il pagamento delle tasse meno “straziante”. Altro punto a favore rispetto all’Australia? La mancanza di animali letali, velenosi, o semplicemente spaventosi. Tornando invece nel vecchio continente, occupano rispettivamente il quarto e quinto posto, Germania e Regno Unito, quest’ultimo probabilmente ancora per poco, quando verrà sostituito dalla Svezia. La Germania, inutile dirlo, è un paese in crescita ed offre possibilità a diverse figure professionali e non solo. Ad esempio, un settore che in Italia è sottovalutato poiché quasi inesistente, è quello dell’arte, che noi ci limitiamo a conservare, ma nel quale nessuno investe, tantomeno nella novità. Berlino invece offre una vivacissima vita artistica e culturale che si concilia perfettamente con una società multietnica e aperta. Le possibilità, è evidente, sono tante. Ciò che davvero rattrista i giovani, o almeno ciò che rattrista la trentenne che scrive, è pensare di poter avere una sola scelta: quella di emigrare.


Periodico di politica, economia e informazione

marzo

ELEZIONI 2013

GRILLO SBANCA TUTTO Il comico delle piazze primo (qualcuno scrive secondo) partito d’Italia, intercetta il 25% dei voti e un malcontento tra i cittadini che ora costringerà a cambiare. I partiti soprattutto

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rillo ha vinto. Non si usano mezzi termini, il risultato è netto, ora non c’è più bisogno di essere demagogici: oltre otto milioni di voti, 109 seggi alla Camera e 54 al Senato. Quello che esce dalle elezioni 2013 è il Parlamento più giovane e più rosa nella storia d’Italia con circa il 31% di donne (contro il 21% del precedente). Una cosa è certa “todo cambia” con l’entrata a Montecitorio e a Palazzo Marino degli attivisti grillini: cambia perché i neo eletti, poco avvezzi alla politica, le cosiddette “persone normali” e non i politici di professione non staranno a guardare e non si lasceranno passare sotto al naso leggi e

leggine che non condivideranno. Tutto questo senza neppure fare “l’opposizione” visto che, se pure formalmente lo sono, al Senato soprattutto, il PD, se mai riuscisse a formare un governo, avrebbe sempre e comunque bisogno di loro. Nessun accordo però, come dichiarato da Beppe Grillo in persona, perché i rappresentanti del Movimento valuteranno volta per volta le leggi e le riforme da appoggiare o meno. Alla luce di questi diktat, si profila la nascita di una Governo di vita breve, magari utile per spingere sulle riforme, quella elettorale soprattutto, in grado di ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri can-

didati. Intanto il M5S si gode questa inesorabile vittoria, che loro si aspettavano, gli altri molto meno, partiti, media e opinionisti vari. Nessuno si aspettava che un quarto di quel 75% di votanti scegliesse il “comico”, il “buffone”, il “populista” che ha spalancato al popolo, appunto, le porte del Parlamento. Ne sono nati molti di sostenitori del Movimento, soprattutto nei giorni successivi alla vittoria - è tipico vizio italiano, o forse umano, quello che avventare velocemente il carro del vincitore - ma sono ancora molti quelli che, seppur affascinati dai discorsi e da alcuni punti programmatici dei grillini, esprimono forti dubbi sulle ca-

pacità dei neo rappresentanti che, forse, alla prova dei fatti potrebbe deludere. Non è stato così, finora, per la città di Parma, dove è sindaco un grillino, e neppure nella Regione Sicilia, dove Crocetta amministra, e pare bene, potendo fare affidamento sui consiglieri regionali del M5S. Esempi questi che aprono la strada a un ipotetico accordo Pd-Grillo, per un governo atto a fare tre quattro riforme sostanziali e andare alle urne. La partita è appena cominciata, ora bisognerà attendere le riflessioni dei partiti e le consultazioni del Presidente Napolitano. È certo che da oggi qualcosa cambia: i palazzi della politica hanno pa-

Beppe Grullo

reti trasparenti, gli onorevoli non sono più politici di professione e nell’emiciclo siedono “cittadini” che ce la metteranno tutta per mettere in atto trasformazioni radicali che intacchino soprattutto i benefici e i costi della “casta”. E non sarà una “mission im-

possibile” perché i partiti sanno, prima di tutti, che per loro è “l’ultimo giro di giostra” e se un seme positivo esiste nel Movimento e in questi oltre otto milioni di voti, è proprio la forza di innescare un processo irreversibile di cambiamento. (L.S.)

LA MARATONA NELLA MARATONA di Daria Onofri

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iunta alla sua trentanovesima edizione prenderà il via il prossimo 3 marzo la mezza maratona più partecipata d’Italia. È infatti una delle gare più longeve della nostra penisola e anche una fra le più partecipate in assoluto dagli atleti. La distanza è quella classica della mezza maratona (21,097 Km) ed il tragitto, generalmente pianeggiante e che percorre la via che porta dalla Capitale al mare, l’ha resa molto amata specie dai podisti. La Roma Ostia, nata il 31 marzo del 1974 da un’idea di Luciano Duchi e consacrata dall’oro della IAAF Gold Label, prevedeva all’epoca una distanza da percorrere di 28 chilometri e vide 313 classificati. Un numero in continua crescita, considerato che in occasione della scorsa edizione, si sono contate oltre 13 mila presenze, inclusi atleti provenienti da tutto il mondo. Parteciperà infatti di nuovo Philemon Kimeli Limo, vincitore dell’edizione passata, che questa volta dovrà competere con il campione mondiale 2010 Wilson Kiprop.; entrambi tenteranno di centrare la miglior prestazione mondiale di sempre. Nelle

file femminili invece annoveriamo l’importante ritorno di Agnes Kiprop (classificata al secondo posto nell’edizione 2012) e Florence Kiplagat, la vincitrice dell’anno scorso; avversarie non da meno sono: Lidya Cheromei e Hilda Kibet. La modalità di iscrizione inoltre quest’anno avviene attraverso due procedure distinte: una per gli atleti che hanno partecipato all’edizione precedente e che hanno quindi già compilato il form di iscrizione on line, ed una per gli atleti che invece prendono parte alla

gara per la prima volta. Vogliamo tuttavia evidenziare che, se non ci fossero state le elezioni, questa edizione avrebbe siglato il record assoluto di iscritti, e invece si è dovuto provvedere al rimborso di circa 1000 partecipanti, fattore che ha inciso sul bilancio globale assestandolo a 12000. Anche per questa edizione si parteciperà automaticamente, tramite l’iscrizione alla gara, alla raccolta fondi a favore di quattro associazioni a cui verrà devoluto appunto un euro della quota di iscrizione di ognuno. È chiaro che per percorrere questi tragitti così lunghi è necessario un allenamento serio e costante. Ma non è tutto perché, a livello non competitivo, è prevista anche la 5 km della Euroma2Run organizzata in collaborazione con il Centro Commerciale Euroma2 ed alla quale ha partecipato, nella passata edizione, anche il Sindaco Gianni Alemanno. E’ aperta a tutti e si svolgerà lungo le strade dell’Eur (ricalcando i primi 5 chilometri della RomaOstia) per poi terminare all’interno del Centro Commerciale Euroma2. E allora, non ci resta che correre!

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Numero 4 del 2013 - Il gazzettino di roma  

numero 4 - 2013 del gazzettino di roma, periodico di politica, economia e informazione di roma

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