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PERIODICO DI POLITICA ECONOMIA E INFORMAZIONE

Giugno 2013 • Anno 2 • n. 10

www.ilgazzettinodiroma.it

Autorizzazione N° 40/2012 del 13/02/2012 • Copia gratuita

ROMA:

LA VOCE DI PASQ U I NO

LA PEDONALIZZAZIONE DEI FORI IMPERIALI E L’IRA DEI RESIDENTI Il candidato del centrosinistra straccia Alemanno al ballottaggio e si prepara a guidare una tra le città più difficili del Paese. Intanto si aprono le consultazione per la giunta divisa tra tecnici e Prime proteste contro il nuovo Sindaco di Roma Capitale, Ignazio donne Marino, che insediatosi solo da

ARRIVA MARINO di S.A.

I

gnazio Marino, candidato della coalizione del centrosinistra, ha vinto al ballottaggio nella sfida del Comune di Roma, lasciando a casa Gianni Alemanno, primo sindaco uscente a non essere stato rieletto. Marino è stato più convincente, la campagna elettorale indovinata. A suo favore anche una città lasciata nel completo degrado. La gioia dell’elezione ha lasciato, però, subito il posto ai nervosismi per la creazione della giunta. Operazione non certo facile per l’ex senatore genovese visto che, come al solito, bisogna ascoltare tutte le anime della coalizione, nessuno escluso, pesando poltrone e poltroncine visto che le correnti del PD soffiano anche sulla Capitale. Il neo eletto Sindaco avrebbe voluto puntare su una giunta molto tecnica, dovrà accontentarsi di un 50%. Come, d’altra parte, anche il Partito Democratico dovrà fare un passo indietro sulla richiesta di sei assessori; quattro sembrano essere certi, per ora, con deleghe incerte pero: Paolo Masini, Daniele Ozzimo ed Estella Marino. Per il quarto nome si vocifera quello di una donna, una giovane donna, dopo il niet della deputata renziana Lorenza Bonaccorsi e sembra aprirsi la strada per Marianna Madia. Una sola mossa per centrare due obiettivi: dimettendosi da parlamentare, la Madia permetterebbe l’ingresso nell’emiciclo al lettiano Marco Di Stefano, molto influente nell’area romana. Sel dovrebbe spuntarla con lo strategico Assessorato al Bilancio già pronto per il preparatissimo Luigi Nieri che si starebbe allenando anche al ruolo di vice sindaco. Un ipotesi che sembra tuttavia già tramontata dopo l’apertura di Marino a una donna del M5S per sicurezza e legalità. Un’apertura accettata dal Partito Democratico ma, pare, mal digerita proprio da Sel che vedrebbe così profilarsi la sconfitta nella battaglia per il vicesindaco. Ma i giochi non sono ancora fatti e tutte le carte sembrano essere state rimescolate, a iniziare dalle deleghe. Meno incerti, per adesso, i nomi della parte tecnica della giunta. Da Flavia Barca, sorella di Fabrizio, esperta in pianificazione strategica, politiche di sviluppo, comunicazione delle imprese. Molti la vorrebbero alla Cultura, ma si fa avanti anche l’ipotesi dell’assessorato a Personale, Comunicazione e Tecnologie o

quello al Patrimonio. Sull’Urbanistica è data per certa Marina Dragotto, esperta del settore e, soprattutto, di rigenerazione urbanistica. Alla Mobilità, invece, il dirigente Uil trasporti Roberto Napoleoni. Per la Scuola il mistero si infittisce: Paolo Masini sembrava in pole position ma non si esclude possa invece essere assegnato ad una delle più strette collaboratrici di Marino, Alessandra Cattoi. Una mossa che, pare, avrebbe già suscitato molte polemiche per ora sotterraneee, tanto da deviare la Cattoi su un ruolo più strategico all’interno della segreteria e del gabinetto del sindaco. Luca Pancalli, invece, presidente del Comitato italiano Paralimpico, siederebbe alla guida del nuovo assessorato agli Stili di vita e Sport. Per la presidenza dell’Assemblea capitolina, la nomina di Mirko Coratti sembrava cosa fatta, come pure quella di capogruppo del PD per Francesco D’Ausilio. Ma le trattative con i Cinque Stelle hanno creato un sommovimento negli assetti fin troppo delicati della squadra, tanto da prorogarne di qualche giorno la presentazione. Tuttavia il puzzle della giunta si va via via ultimando, anche se resterebbero a bocca asciutta molti esponenti delle diverse anime del Partito Democratico: impossibile accontentarle tutte e, soprattutto, come ci ha confidato un giovane politico romano democrat “non è più il tempo di spartizioni tra correnti è il tempo di cambiare e se si vuole davvero cambiare dobbiamo iniziare per prima noi”.

Con l’incontro fattivo di imprenditori, professionisti, commercianti, studenti, lavoratori e tutti i cittadini possiamo resistere e rinascere!

RILANCIAMO noi stessi, l’economia, lo Stato, la società, il BENESSERE!

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N. 10 • Giugno 2013

RIAPPROPRIAMOCI DELLA

RES PUBLICA

LIBERI E INSIEME associazione culturale

qualche giorno, già deve far fron­ te al malcontento dei cittadini. In particolare sarebbero i resi­ denti dei quartieri Monti ed Esqui­ lino a minacciare di scendere in piazza se il progetto di pedona­ lizzazione dei Fori Imperiali do­ vesse prendere vita. Secondo le associazioni di quartiere infatti, tutto il traffico derivante dalla chiusura dei Fori si riverserebbe nelle zone limitrofe, trasforman­ dole in una giungla di macchine. Il rione Monti, secondo i residenti, verrebbe completamente para­ lizzato e la vivibilità del quartiere sarebbe compromessa. Un secco no arriva anche dai commercianti che perderebbero il flusso della loro clientela. Gli unici ad essere favorevoli a questa ipotesi sa­ rebbero i tassisti, sempreché al­ meno a loro fosse consentito il passaggio. Ecco allora che già si parla di raccolta di firme per bloccare questo progetto, for­ temente voluto dal neo Sindaco Marino, che dovrebbe aver già incontrato gli esperti dell’Agenzia per la Mobilità, per dare inizio all’opera nella metà di agosto. Vedremo quindi se il Primo Cit­ tadino siederà o meno ad un ta­ volo di discussione con le asso­ ciazioni di quartiere contrarie alla pedonalizzazione. Solo per chiudere l’accesso ai Fori e po­ tenziare la rete di trasporto pub­ blico infatti, occorrerebbero dei lavori che paralizzerebbero com­ pletamente il cuore della città. Intanto già da fine giugno, ver­ ranno introdotti dei cambiamenti, preparatori ai lavori di chiusura dei Fori, che riguardano il Colos­ seo. L'entrata dei visitatori sarà spostata all'altezza dello sperone del Valadier, di fronte all'Arco di Costantino, una manovra che permetterà ai turisti di non tro­ varsi nel mezzo del restauro che avrà inizio proprio dalla parte del monumento che, al momen­ to, ospita l'entrata attuale.

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Direttore Responsabile Maria Chiara Mingiacchi Hanno collaborato Cristina Allegra, Sergio Allegra, Paolo Coscione, Roberto Di Carlo, Francesco Falvo D’Urso, Marina Giangiuliani, Simone Nastasi, Daria Onofri, Laura Solari, Ernesto Vetrano Editore Pasquino Editrice Srl Via Sabotino n° 46 - 00195 Roma Tel. 06.3728693 redazione@ilgazzettinodiroma.it Cod. Fisc. e P.Iva 11749291008 N. REA: RM 1325299 Chiuso in redazione il 20 giugno 2013


giugno

Periodico di politica, economia e informazione DIRITTI CIVILI

QUANDO I DIRITTI SI TRASFORMANO IN PRIVILEGI L’Italia fanalino di coda nei diritti civili: dalle nozze tra persone dello stesso sesso, alla fecondazione assistita e al fine vita, nel nostro paese quello che non si può si paga. E caro. di Cristina Allegra

S

vizzera: dal 1941 la legge permette il suicidio assistito. Si stima che ogni anno, almeno 30 italiani affrontino il viaggio per disporre liberamente della proprio vita. Portogallo: nel 2010 vengono legalizzate le nozze gay. Nel 2013 il Parlamento approva il disegno di legge che consente alle coppie omosessuali sposate di adottare il figlio biologico o adottivo del coniuge, anche dello stesso sesso. Francia: il 23 aprile 2013 il Parla-

mento francese approva la legge che legalizza e regola i matrimoni omosessuali. Olanda, Belgio, Svezia, Spagna, Norvegia e Danimarca: le nozze omosessuali e in alcuni casi la possibilità di adozione, sono già legge da diversi anni. Spagna: l’80% delle straniere che raggiungono la Costa del Sol per ricorrere alla fecondazione assistita sono italiane. Le percentuali sono in continua crescita dal 2004, quando in Italia è stata approvata

le legge 40. Italia: no ai matrimoni gay, no alla regolamentazione nazionale delle coppie di fatto, no all’eutanasia. La nostra legge sulla fecondazione assistita rimane una delle più rigide e rigorose di tutta Europa. In Italia ancora si discute sulla legge 194 e il diritto di abortire viene ancora messo in discussione (vedi a Roma la recente “marcia per la vita”). Nel nostro paese se una madre vuole regalare al proprio figlio una “garanzia” sulla vita, conservandone per

GLOSSARIO ECONOMICO

SI AVVERA LA PROFEZIA DI LUTTWAK DISASTRO DELL’EURO E SOTTOMISSIONE DELL’ITALIA NEI CONFRONTI DELLA GERMANIA COME IL POLITOLOGO AMERICANO AVEVA PREVISTO di Sergio Allegra

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i famiglia ebraica e di origine rumena, membro del National Security Study Group del Dipartimento della Difesa americano e del Ministero del Tesoro giapponese, Luttwak è di sicuro il politologo americano più chiacchierato a causa delle sue dichiarazioni choc. Autore di libri e noto al pubblico per i suoi atteggiamenti provocatori, già nel ’96 affrontava questioni che oggi - a distanza di quasi vent’anni - sembrano attuali. Nell’intervista concessa al Corriere della Sera infatti, l’allora superconsulente statunitense tuonava con fare profetico che l’Italia sarebbe finita come nel 1940, cioè quando il belpaese non aveva alcuna convenienza ad entrare in guerra “ma l’istinto del gregge fece sì che Mussolini, che pure l’aveva intuito, facesse questo errore. Si diceva: tutte le potenze mondiali entrano nel conflitto,  perché noi dobbiamo starne fuori? Siamo forse di serie B?”. E’ così che Luttwak mette a confronto due situazioni, apparentemente e temporalmente differenti, per riportarle poi su una stessa logica di pensiero: l’Italia, allora come oggi, ha paura di finire come la Grecia e perdere la faccia, Maastricht come la guerra, 1992 come 1940; e così l’Italia commette il suo secondo grande errore. Le conseguenze? Un massacro economico programmato “dagli estremisti ai quali avete affidato l’unificazione monetaria”. Se ci fermiamo per un attimo a riflettere ci accorgiamo che, in effetti, le considerazioni su queste due realtà messe a paragone, non sono poi così folli; cosa ha guadagnato l’Italia ad entrare fra i primi paesi dell’Unione Europea? Abbiamo davvero bisogno di una moneta forte ma blindata, che sacrifica tutto e tutti e che è costantemente condizionata dai banchieri centrali che hanno come unico scopo il costante monitoraggio di un “chiodo fisso” chiamato inflazione? Noi in realtà dovremmo avere come unico obiettivo quello di produrre ed esportare, anche perché, vale la pena ricordarlo, il 30 per cento del nostro export va fuori dall’UE. L’ormai noto “grillo parlante”, ruolo che ormai si è assunto da alcuni anni proprio per le sue lungimiranze in tema di macroeconomia, è tuttavia convinto che comunque non verrà ascoltato poiché l’Italia è in primis psicologicamente sottomessa e dipendente da una potenza chiamata Germania e in secondo luogo ossessionata dalla crisi che sta coinvolgendo la Grecia e teme di fare la stessa fine. Aggiunge inoltre che una moneta unica europea va bene, purchè sia gestita come il dollaro e cioè con una banca centrale indipendente che non operi sempre e soltanto in virtù dello

Edward­Luttwak

spettro dell’inflazione come invece fa la Bundesbank. A suo dire, l’Unione Europea dà il meglio di sé quando esercita in negativo, cioè quando elimina dazi o differenze legislative; ma nell’azione in positivo la Ue è un vero disastro. La differenza fra politica economica adottata dall’Europa e quella attuata dagli USA è sostanziale: il nodo fondamentale è che mentre l’economia europea è dominata da una moneta, sì forte, ma che tuttavia porta ad eccessivo protezionismo che si ripercuote inevitabilmente su un elevato tasso di disoccupazione e su una produzione industriale congelata, quella statunitense è invece senza dubbio più flessibile e soprattutto caratterizzata da una politica in cui un po’ di inflazione è tollerata e fisiologica in nome della necessità di posti di lavoro. In Europa dunque siamo troppo condizionati e “governati” dalla moneta unica, tanto che oggi parla di “cretino orgoglio monetario“. Dulcis in fundo, quando Luttwak venne in Italia in occasioni di una serie di conferenze, dichiarò che: “L’Italia riuscirà ad entrare nell’Euro perché  Francia e Germania sono pronte ad accettare anche i trucchi statistici pur di aprirvi la porta. Vi accetteranno turandosi il naso e imponendo un rapporto lira-euro molto svantaggioso. E basta vedere cosa sta già succedendo in Francia per capire quale prezzo vi faranno pagare: anche i panettieri sono in crisi, l’economia più che rallentare è nel rigor mortis. L’Euro sarà come il franco svizzero: tutti lo vorranno comprare, tutti vi vorranno investire e tutti vorranno depositare nelle banche legate all’Euro”. Sottolinea infine che però Francia e Germania hanno situazioni e congiunture assai differenti dall’Italia e così quando a quel punto qualcuno azzardò la domanda: “quindi lo scenario per noi è senza speranze?” Luttwak sorrise e rispose: “No, ce la farete. Perché verrete espulsi dall’Euro. E allora tornerete competitivi”. Ma Luttwak si sa, ama provocare.

uso personale il cordone ombelicale, non può farlo. Non serve un analista per capire che il nostro Paese è diverso dagli altri. Un paese asseritamente laico e liberale, che ha evidentemente dei problemi ad accettare e regolamentare i fisiologici cambiamenti della società. Ma badate bene, gli esempi sopra riportati non si riferiscono a fenomeni di costume. Non parliamo di matrimoni gay perché “va di moda”. Qui parliamo di diritti inviolabili e vi farà piacere sapere che tra i diritti assoluti riconosciuti e garantiti dalla nostra Costituzione, rientrano tra gli altri, quelli connessi alla vita e all’integrità fisica, alla libertà di pensiero e i diritti matrimoniali. Essere titolari di un diritto però, vuol dire tutto e l’opposto di quel tutto. Vuol dire per esempio, che come cittadina italiana io sono libera di contrarre matrimonio, oppure no. Il loro presupposto fondamentale è che sono riconosciuti a tutti, uomini e donne indiscriminatamente, perché ci appartengono. Sono inviolabili. Eppure non è così. In un paese come il nostro che è storicamente culla della civiltà, la situazione della tutela delle situazioni soggettive è tragica. Perché di fatto solo alcuni, le persone più abbienti, possono trovare rimedi per autotutelarsi. Per garantirsi il diritto di disporre del proprio corpo, della propria libertà di scelta. Quante volte ascoltiamo il racconto di persone a noi vicine con difficoltà di concepimento, o sterili, che decidono di andare in Spagna per poter avere un figlio, sposate o meno. Oppure di madri che chiedono ai loro genitori un sacrificio economico per pagare l’intervento di una equipe medica straniera, che al momento del parto, venga a prelevare e conservare le cellule staminali contenute nel cordone ombelicale. O ancora di ragazzi e ragazze che sono costretti a recarsi in un altro paese per poter non solo coronare il loro sogno d’amore sposandosi, ma per

ottenere di conseguenza, tutta una serie di garanzie e diritti connessi all’istituto del matrimonio (successioni mortis causa etc.). Ma quelle persone non sono diverse da me o da chiunque di voi stia leggendo. Sono sempre cittadini italiani, pagano le tasse, contribuiscono alla crescita del paese. Godono degli stessi diritti che ho io, ma hanno preferenze sessuali diverse e quindi non vengono accettati. Non possono sposarsi. Non possono adottare. Ma non limitiamoci agli omosessuali perché la questione non cambia per gli eterosessuali che non vogliono sposarsi, usufruendo di quel diritto garantito che gli consente anche di non farlo. Ma quando non ci sposa si hanno problemi prima o dopo. Perché se si hanno figli, o magri incidenti o se un meteorite colpisce la Terra, il compagno o la compagna restano senza difese. Come tutelarci? L’unica risposta possibile, nel silenzio dello Stato, è: facendo più soldi. Perché è tristemente vero che un conto in banca bello pieno vale più del riconoscimento di qualche parola contenuta nella Costituzione se poi quella parola è priva di valore. Perché con 3.000 euro posso andare in Spagna e fare un figlio, se voglio. Con 2.500 euro posso andare in Svizzera a morire, se voglio. Con il costo di un biglietto aereo posso andare in 10 paesi europei diversi e sposarmi con un’altra donna, se voglio. Con 500 euro posso far conservare per uso personale le cellule staminale del cordone ombelicale di mio figlio, se voglio. Il legislatore italiano dovrebbe garantirci la possibilità di esercitare i nostri diritti fondamentali, dovrebbe darci in definitiva la possibilità di scegliere, ognuno in accordo con i propri valori o il proprio credo religioso. La morale è che i sistemi giuridici fondati sui diritti individuali, come il sistema giuridico italiano, si tengono in piedi soltanto sul presupposto che i diritti sono tali se sono per tutti: altrimenti, sono privilegi.


Periodico di politica, economia e informazione

giugno

AMMINISTRATIVE 2013

LA BRUCIANTE SCONFITTA DI GIANNI ALEMANNO Staccato di quasi 30 punti da Marino, l’ormai ex sindaco di Roma lascia la poltrona a malincuore, senza rimpianti (dice) ma con qualche lacrima

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i considerazioni sulla sconfitta di Alemanno se ne potrebbero fare tante. Si potrebbe dire che è il primo sindaco uscente a non essere rieletto, che gli scandali esplosi in concomitanza con l’apertura della campagna elettorale non hanno giovato all’ex primo cittadino. Si potrebbe dire che con quasi 28 punti percentuali di divario con Marino, Alemanno ha preso pochissimi voti. Si potrebbe anche parlare del dato relativo al fortissimo astensionismo degli elettori che di fatto, rende Marino il Sindaco di meno della metà dei romani. Si potrebbe tradurre il fattore astensione con la crescente sfiducia dei cittadini nella classe dirigente e politica. Si potrebbe ricordare che Roma è una città per tradizione, di sinistra. Eppure tutte queste valutazioni non basterebbero a spiegare una sconfitta così pesante. Sulla campagna elettorale del Sindaco uscente, nulla quaestio, è stata effettivamente di poco

impatto. Una lunga serie di dati percentuali snocciolati sui cartelloni e in televisione che sicuramente non hanno fatto presa sui cittadini. Vuoi perché al romano, che la raccolta differenziata sia aumentata del 30% negli ultimi cinque anni quando non sa come pagare le bollette, gliene importa poco; vuoi perché un dato percentuale, di per sé non può racchiudere la passione di un progetto, fatto sta che forse ad Alemanno sarebbe calzata meglio una campagna elettorale cucita più sulle sue abilità oratorie. Ma chissà, forse anche in quel caso non sarebbe bastato. Perché la sua campagna elettorale ha dato un po’ l’idea di una rincorsa alla comunicazione con i cittadini. Quasi un voler raccontare in venti giorni tutto quello che è riuscito a realizzare in cinque anni. D’altro canto Ignazio Marino, questo illustre cardiochirurgo politicamente sconosciuto, ha fatto gola a tanti. In questo clima di disprezzo per

le “solite facce da politico”, i risultati migliori li hanno portati a casa i meno conosciuti. Marino forse questo lo ha capito, e ha giocato d’astuzia non dando visibilità al simbolo del suo partito, né facendosi vedere troppo spesso con i suoi vecchi “compagni”. Vuole giocare da solo il nostro nuovo Sindaco. Vuole cercare i suoi assessori tra professionisti dal brillante curriculum, quindi nessuno di politicizzato. Quindi, per la cronaca, qualcuno che in quanto esterno rispetto alle liste politiche, dovrà essere pagato a parte. Ovviamente dai cittadini. Ma va bene, a noi romani la “rivoluzione” piace farla cosi. Ci piace dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Un anno votiamo a destra e un anno a sinistra. Perché una faccia nuova o l’ennesima

Gianni Alemanno

promessa di cambiamento, ci rincuora. Adesso dovremo solo stare a vedere come se la caverà il nuovo Sindaco. Quali promesse manterrà, come renderà più bella e sicura la nostra città. Se i cambiamenti che riuscirà ad apportare miglioreranno il nostro stile di vita. A tal proposito pare che la prima idea venuta al nostro nuovo primo cittadino sia stata proprio quella di istituire un assessorato nuovo di zecca dedicato a ciò: allo stile di vita. Per il momento il mio non è cambiato, in compenso c’è una nuova buca sulla strada qui sotto. (C.A.)

REGIONE LAZIO

ZINGARETTI E LA SUA GIUNTA ROSA Il Governatore del Lazio nel primo bilancio risparmia 87 miliardi di euro e va dritto sulla strada dei tagli tra assessori donne e minacce all’antrace di Marina Giangiuliani

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opo pochi giorni dal suo insediamento, il neo-governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha presentato una giunta quanto mai fuori dal comune. Su 10 assessori solo 4 hanno un trascorso politico e 6 sono donne. Il che significa che Zingaretti ha saputo costruire la giunta regionale più rosa d’Italia. I neo-assessori sono tutti noti fuori dagli ambienti della politica per capacità, competenze e professionalità. In comune hanno anche un’ulteriore “peculiarità”: sono esterni alla politica da sempre. Dove sempre sta a significare che non erano neanche fra i candidati al Consiglio regionale né, di conseguenza, sono stati eletti. Nicola Zingaretti ha poi precisato che non si tratta di una scelta di facciata ma che rappresenta, piuttosto il risultato dei cambiamenti in atto all’interno della società. Una selezione perfettamente in linea con la linea assunta dal PD sia per Roma capitale che per la scelta dei Presidenti di senato e Camera. Ma consegnare la Regione nelle mani di una giunta composta esclusivamente da esterni al Consiglio è mediaticamente, e politicamente, un’arma a doppio taglio ed apre la porta a diverse obiezioni. Da un lato l’intenzione esplicitata è buona ed è anche una risposta alla stanchezza dei cittadini ormai esausti. È pur vero, però, che da un lato i cittadini tendono ad un governo nuovo, dall’altro resta che operare in tal senso comporta un notevole aumento dei costi della politica e va a penalizzare i consiglieri che, tra l’altro, sono gli effettivi eletti dal popolo sovrano. Per di più, cosa molto importante alla luce di quanto è accaduto appena pochi mesi fa all’allora Presidente Renata Polverini nello scandalo Fiorito, chi deve controllare avrà meno possibilità di farlo rispetto a chi deve essere controllato. Volendo passare oltre, il Governo Zingaretti sembra essere improntato alla massima centralità del confronto e dialogo con le parti sociali e con i cittadini. E apre le porte a progetti significativi e lungimiranti. Per ora, le auto blu possono essere utilizzate soltanto per impegni istituzionali e le direzioni regionali da 20 sono diventate 12. E’ stato approvato un bilancio da 36 miliardi di euro. Di cui 87 milioni di risparmi. E 8 milioni in più sono stati destinati ai servizi. Per ora, il Presidente, presentandolo ai giornalisti ad aprile, ha dichiarato che a giugno sarebbe stato approvato

anche un primo assestamento di bilancio e ha definito quello presentato più che altro come “un atto di responsabilità nel tentativo di mettere in sicurezza i conti della Regione” perché per prendere decisioni e mettere in campo politiche risolutive, bisognava attendere i numeri ereditati da Renata Polverini. Grande attenzione è stata riservata ai fondi europei. Quelli riservati allo sviluppo rurale del Lazio, ad esempio, rientravano nel periodo di programmazione 2009-2013 e ne erano stati sfruttati soltanto meno del 50% a causa della macchinosità della procedura di accesso ai fondi. La giunta Zingaretti ha rimosso una burocrazia effettivamente limitante ed è riuscita a renderli immediatamente disponibili. Compito e merito di Sonia Ricci, Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca. Nel frattempo, però, come accade spesso in politica, Sonia Ricci è stata rinviata a giudizio. Sarebbe imputata per un rogo di rifiuti quando era al vertice della società Agroama di Sezze. Nel mirino degli inquirenti un incendio appiccato a materiale plastico. Fatto, questo, decisamente poco compatibile con il suo incarico di assessore. Ma non è questo l’unico scandalo che in meno di tre mesi dall’insediamento ha colpito la Giunta Zingaretti. Risalgono al 6 aprile, infatti, le dimissioni dell’Assessore alla cultura Paola Varvazzo. In questo caso le questioni giudiziarie fanno capo al marito dell’Assessore. Come se due scandali in tre mesi non fossero già stati abbastanza, a Zingaretti ora tocca vedersela anche con la paura. Il 31 maggio scorso, gli è stato recapitato un testo scritto a mano che conteneva una lunga requisitoria contro i politici: "Colpiremo i senatori". Le segretarie che hanno aperto la busta, hanno trovato, unitamente ai fogli, una polvere bianca che nelle lettera è stata presentata come “una miscela di zucchero e veleno”. Per concludere, gli autori, o l’autore, si sono presentati con la firma “Nuove Brigate Rosse” accompagnata da una stella a 5 punte. Per ora potrebbe trattarsi tanto di una autentica minaccia tanto del “gesto sconsiderato di un megalomane”, come lo hanno definito. Che ne sarà di noi? Trarre un bilancio dopo tre mesi sarebbe politicamente scorretto ma soprattutto troppi ambiti centrali e determinanti sono stati “rimandati” a settembre.



Gazzettino di Roma Ed. 10/2013