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PERIODICO DI POLITICA ECONOMIA E INFORMAZIONE

Ottobre 2012 • Anno 1 • n. 14

GLOSSARIO ECONOMICO

DRAGHI PER L’EUROPA di Sergio Allegra

D

opo poco più di un mese di attesa, tanti tentativi di prevedere le mosse di Draghi, molte voci di corridoio e poche e sintetiche anticipazioni, finalmente siamo arrivati al 6 settembre, al Consiglio europeo durante il quale il numero 1 della BCE ha esposto con chiaJens Weidmann rezza e senza lasciare spazio ad equivoci e fraintendimenti, cosa la BCE può fare e farà per salvare una “realtà imprescindibile”: l’euro. Come ben sappiamo il primo ostacolo al salvataggio dell’euro da parte della BCE è stato Jens Weidmann, il Presidente della Banca Centrale Tedesca, che è arrivato anche a sostenere che l’azione diretta da parte della BCE non fosse costituzionale. Dunque Draghi, probabilmente per neutralizzare nuovamente qualsiasi nuovo attacco, dopo aver premesso che un’azione diretta da parte della BCE è possibile sulla base dell’art. 18 dello Statuto della BCE ha presentato il suo piano di salvataggio. Le nuove operazioni di acquisto sul mercato secondario dei titoli di Stato da parte della BCE saranno illimitate. Potranno essere acquistati, sempre sul mercato secondario, anche bond la cui maturità residua rientri nella scadenza da 1 a 3 anni. La BCE pubblicherà, su base settimanale, quantità e valore dei titoli di Stato detenuti nell’ambito del programma Omt. Per quanto riguarda l’acquisto di bond, sarà legato alla stretta ed efficace condizionalità annessa a un programma di salvataggio dell’Efsf/Esm. L’Eurosistema (BCE + banche centrali) nelle Otm accetterà lo stesso trattamento degli altri creditori, rinunciando allo status di creditore privilegiato e in caso di default, anche parziale, del debitore subirà la stessa sorte degli altri possessori, anche privati, di titoli emessi nell’Eurozona e acquistati nell’ambito del programma Omt. La BCE ha sospeso l’applicazione di una soglia minima di rating per i titoli che vengono presentati come collaterali quando si tratti di strumenti di debito emessi o garantiti dai Governi centrali di paesi sotto programma europeo e di ammettere alle aste strumenti di debito denominati in valuta diversa dall’euro (dollari, sterline, yen). Così Draghi ha senz’altro salvato l’euro ma ha fatto molto di più: tramite questo salvataggio ha poggiato le basi per un’Unione Europea che ha bisogno, ora, di essere sostenuta da un’integrazione politica, economica e fiscale per dare respiro all’Europa ed uscire, finalmente e definitivamente, da una crisi che, se così non dovesse accadere, finirebbe, comunque, per mettere in crisi anche gli Stati considerati più forti dell’area euro. E proprio in questi ultimi giorni, in un intervento durante un convegno della Confindustria tedesca e in un incontro con Angela Merkel ha precisato che le azioni di salvataggio tramite l’acquisto di titoli sul secondo mercato non sono un finanziamento dei Governi e pertanto non risolutive ma rappresentavano l’unica possibilità per salvare l’eurozona e il numero 1 della BCE si è assunto la responsabilità di intraprendere questo percorso. Oggi, però, egli stesso fa appello ai Governi e chiede che l’impulso della BCE sia d’esempio per dare avvio ad azioni concrete senza che ci si lasci sopraffare dall’inerzia. Draghi, dunque, ha preso in mano la situazione, ha fatto tutto ciò che era in suo potere ed ora ha assicurato la separazione della politica monetaria dai compiti di supervisione delle banche. Cosa dedurre? Ad ognuno i suoi poteri e le sue competenze: forse la ricetta giusta per uscire da questa situazione drammatica?

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Autorizzazione N° 40/2012 del 13/02/2012 • Copia gratuita

AAA: CERCASI LEADER Tra le dimissioni della Polverini, la data incerta delle Regionali, l’election day, il secondo mandato di Monti e l’incognita Grillo, la macchina Italia resta in totale impasse di Laura Solari

P

arola d’ordine “sparigliare”. E così ha fatto il Pd che ha lanciato la candidatura alla Regione Lazio del Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. “A patto che si voti entro dicembre”, chiarisce lui, che intanto lascia libera la casella-poltrona del sindaco del comune di Roma, carica per la quale fino a ieri era il candidato in pectore. Il Pd gioca d’anticipo e lascia il Pdl, almeno per ora, a rincorTuristi attorno a Fontana di Trevi rere. Nodo da sciogliere la data delle elezioni regionali che la Presidente uscente Renata Polverini vorrebbe indire il più tardi possibile, forse per avere più tempo per recuperare terreno, dopo lo scandalo dei soldi ai partiti. Una bufera dalla quale neppure il Partito Democratico è uscito indenne visto che - nonostante le dimissioni in massa - i suoi rappresentanti alla Regione, all’opposizione, primo organo di controllo di giunta e consiglio, in questi due anni avrebbero assistito placidamente al continuo aumento dei fondi destinati ai partiti, senza battere ciglio. E non sono bastate le acrobazie di Esterino Montino, capogruppo del Pd alla Regione, per giustificare fondi che loro avrebbero usato per fare politica e non per le feste in maschera, cene, viaggi e acquisti di suv. Intanto i cittadini, vessati dal salvatore Monti che per non affondare affama tutti, stavolta sono rimasti basiti e indignati per uno scandalo che ha portato alla luce milioni di euro sperperati, quando a loro si chiede di vivere con mille e cinquecento euro al mese. E sto. Anche il Partito Democratico, dunque, non sarebbe esente dal fare pulizia e gestire, insieme a Zingaretti, un’opera di rinnovamento radicale, senza rottamazioni inconsulte ma certo con scelte coraggiose e innovative. Un primo passo del cambiamento potrebbe essere quello,

Matteo Renzi

proposto da Renzi, di non ricandidare gli uscenti dal Consiglio Regionale. Ma “rinnovamento” resta ancora sulla bocca di tanti e nelle menti di pochi, per questo forse sarebbe ora di acquisire nuovi diritti di cittadinanza attraverso una coscienza tutta nuova sul diritto di voto e il potere di esercitarlo. Bisognerebbe far sentire la propria voce contro partiti che decidono inciuci senza mettere in conto che l’ultima parola spetterebbe agli elettori e che l’esasperazione dei tempi attuali potrebbe davvero riservare sorprese. L’incognita Grillo, nonostante tutto, resta un nodo che potrebbe fare lo sgambetto a molti e distruggere i piani in ogni competizione: da quella comunale, alla regionale, fino anche a livello nazionale. Sarebbe venuto il momento di non mascherare l’indignazione, ma di urlarla forte e di ricostruire nel tessuto cittadino una nuova coscienza civica in grado di pretendere rappresentanti nelle istituzioni che siano degni di questo nome. E se la confusione cresce nel Pdl, spaccato, anche il Pd non naviga in acque tranquille, in questi giorni alle prese con il nuovo statuto delle primarie - dicono per permettere a Matteo Renzi di partecipare, ma anche forte intralcio alla vittoria del giovane fiorentino - , motivo di crescenti dis-

sapori e di ipotesi di scissione. Ipotesi su ipotesi, toto-nomi anche al nazionale come la possibilità di un secondo mandato a super Mario Monti che, nonostante vessi tanto, resta ancora nei sondaggi primo nelle preferenze degli italiani come Presidente del Consiglio, a dimostrazione che i cittadini, anche se annaspano e faticano, tra sprechi e scandali preferiscano essere guidati da un tecnico fuori dai giochi, politici, anche se forse non libero da altri condizionamenti. Nella confusione più totale resta un’unica drammatica certezza: la mancanza di una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere, democraticamente, i propri candidati, senza imposizioni dall’alto, senza giovani di buone speranze e senza esperienza politica che diventano deputati, accanto a segretarie e capi ufficio stampa vari, senza che ai transfughi dai consigli regionali sia garantita la buonuscita di un seggio in Parlamento, senza che ci si appropri di cariche per cui molti, oggi, sembrano essere inadeguati. La parola adesso passa ai cittadini e il primo, grande rinnovamento sarà la profonda consapevolezza che ogni singolo voto, stavolta, potrà essere un passo decisivo verso una nuova politica degna di questo nome.

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PER GUADAGNARE SMETTO DI LAVORARE Sono un imprenditore. Produco in Italia lampadari di pregio realizzati a mano. Il mio reddito complessivo nel 2012 è di 56.900,00 euro, l’imponibile di 49.045,00. A quanto ammon­ terà l’importo delle tasse? Ben 47.847,25 euro. Quanto gua­ dagnerò? Meno di 10.000,00, in un anno! Tra IRAP, IRPEF, INPS, addizionali comunali e regionali, cedolare io quest’an­ no potrei non riuscire a fare la spesa. Da 8 dipendenti nell’arco di pochi mesi, mi sono ritrovato a dover lavorare da solo. Il costo del lavoro è troppo alto e la richiesta diminuisce quindi ho dovuto licenziare tutti. E poi, il locale in cui lavoro è di mia proprietà quindi non posso non aggiungere l’IMU! Cosa mi resta? CHIUDERE! Stando così le cose, effettivamente, tutto questo è o non è un “in­ vito a chiudere”!? Sembrerebbe quasi che il fisco, non potendo inviare lettere alle aziende dove invita alla chiusura abbia deciso di farlo tramite le tasse! Ma c’è di più. Non tutti pagano le fatture che emetto con la con­ seguenza che il reddito che io dichiaro non corrisponde al mio reddito effettivo! Inoltre, recuperare le fatture richiede un procedimento lungo, tor­ tuoso e nella maggior parte dei casi è necessario l’intervento di un avvocato. Cosa vuol dire? Spese sul mancato guadagno! Basta? No, non basta: cosa suc­ cede se non pago le tasse? Ar­ riva un vero, autentico, spa­ ventoso mostro… EQUITALIA. Nel mio caso in particolare, ho maturato un debito di 40000 che dal 2008 è quasi raddop­ piato. Data la mia storia ho chiesto una rateizzazione. La prima istanza è stata rifiutata. La seconda volta non ho rice­ vuto alcuna risposta. Il direttore di Equitalia di zona mi ha co­ municato che era stata accolta e che a giorni avrei ricevuto la comunicazione. Dopo pochi giorni, però, invece che l’ac­ cettazione che aspettavo, ho ricevuto la comunicazione che i miei conti correnti erano stati bloccati. Fuori di senno, torno immediatamente dal direttore di Equitalia il quale mi comunica che la mia istanza aveva viag­ giato su “binari paralleli” e che dovevo pagare la prima rata per attivare la rateizzazione. Peccato che… i miei conti era­ no stati bloccati! Ridere o pian­ gere? Non saprei. Chiudere l’azienda e smettere di lavorare? Sicuramente! Segue sul forum: www.ilgazzettino­ diroma.it/lavocedipasquino

N. 14 • Ottobre 2012

Impaginazione e stampa Miligraf S.r.l.

Via degli Olmetti, 36 - 00060 Formello (Rm) Tel. 069075142 - Fax 0690400189 info@miligraf.it - www.miligraf.it

Direttore Responsabile Maria Chiara Mingiacchi Hanno collaborato Sergio Allegra, Federica Costa, Clementina D’Eramo, Roberto Di Carlo, Marina Giangiuliani, Simone Nastasi, Daria Onofri, Marta Ruggeri, Laura Solari Editore Pasquino Editrice Srl Via Sabotino n° 46 - 00195 Roma redazione@ilgazzettinodiroma.it Cod. Fisc. e P.Iva 11749291008 N. REA: RM 1325299 Chiuso in redazione il 5 ottobre 2012


ottobre

Periodico di politica, economia e informazione DALLA PROVINCIA DI ROMA

CUCUNATO: LA CITTÀ METROPOLITINA OCCASIONE PER ROMA Intervista al Presidente della Commissione Riforme della Provincia di Roma, promotore di un nuovo concetto di governance per lo sviluppo del territorio di Marina Giangiuliani On.Cucunato quanto resta ancora da fare per la “città metropolitana”? In questa legislatura è stato compiuto un passo decisivo per dare un nuovo assetto istituzionale a Roma con la Riforma su Roma Capitale prima e con l’Istituzione della Città metropolitana poi. Un nuovo modello organizzativo per una migliore governabilità del territorio che da un punto di vista amministrativo e gestionale darà effetti positivi concreti in un prossimo futuro. Cosa Cambia in concreto con Roma Capitale? Roma aveva bisogno di uno status di Capitale, con funzioni e poteri autonomi degni di una capitale Europea, per questo le nuove funzioni su turismo, sviluppo economico, mobilità e politiche urbanistiche cambieranno e miglioreranno la vita e i servizi per i cittadini. Lei è stato promotore della Città Metropolitana da subito, anche quando molti erano scettici. Perché ha sostenuto e voluto questa riforma? È vero, rivendico come Presidente della Commissione di aver avuto un ruolo importante nell'accelerazione di questo processo perché credo che il nostro territorio abbia bisogno di un giusto equilibrio tra la città e il suo vasto hinterland e ciò è possibile solo se si fanno delle scelte strategiche lungimiranti su alcune politiche come la mobilità, l’urbanistica e i servizi alla persone con un'unica linea di indirizzo amministrativo. Si spieghi meglio. Vuole dire che Roma ha le stesse esigenze dei comuni limitrofi come Fiumicino, Ciampino e Pomezia per fare un esempio? Ritengo che Roma debba innanzitutto attivare politiche di decentramento concrete e reali a favore dei Municipi periferici, che oggi sono grandi città nella città, condividere e gestire con i Comuni limitrofi alcune politiche sui servizi primari in tema di viabilità, mobilità, rifiuti, sviluppo e urbanistica imprescindibili per una crescita armonica tra centro e periferia. La “Città Metropolitana” può svolgere questo compito? La Città Metropolitana di Roma Capitale cosi come pensata avrà successo solo se ci sarà un' equa rappresentanza di amministratori tra il Centro e la periferia con un forte ruolo dei Presidenti dei Municipi che potrebbero rappresentare, insieme ad alcuni Rap-

On. Piero CUCUNATO ­ Presidente della Commissione Riforme Istituzionali Provincia di Roma

presentanti dei Comuni, il Consiglio Metropolitano. Il Decreto del Governo stabilisce che debbano essere nominati e non eletti. Lei cosa ne pensa? Solo se eletti avranno un ruolo di rappresentanza vera e una forte spinta a rappresentare i bisogni e le esigenze dei territori. Ritengo che vadano salvaguardati il principio democratico e la facoltà di scelta dei cittadini. Mi dica tre motivi perché è importante questa riforma? Innanzitutto per la semplificazione amministrativa, per la forte riduzione dei costi politico -amministrativi che si avrebbe con la riforma e infine perché il nuovo modello organizzativo sarebbe in grado di rispondere ai bisogni della città, oggi diversi rispetto al passato , per l'evoluzione dinamica della città di Roma a cui tutti

abbiamo assistito negli ultimi anni , che investe il centro così come le periferie sempre più ampie ed eterogenee. Ci fa un esempio di cosa dovrebbe essere dotato un Municipio in futuro per soddisfare i bisogni sui servizi primari dei cittadini? I municipi dovrebbero innanzitutto avere maggiori risorse e personale rispetto ad oggi a fronte di uno snellimento della macchina amministrativa centrale dei dipartimenti, autonomia finanziaria e potere decisionale su quelle funzioni che consentono di garantire i servizi ai cittadini. Per esempio? Potrebbero e dovrebbero creare risorse, avere la possibilità di gestire direttamente le entrate e attivare circuiti virtuosi, controllando direttamente tante risorse che oggi vengono impiegate a livello centrale senza una pianificazione fatta da parte degli amministratori dei Municipi e non in linea con le esigenze dei cittadini di quel territorio. E i Comuni della Città Metropolitana come dovrebbero interagire con il centro? I comuni dovrebbero rimanere autonomi nella gestione delle attività dirette e del miro territorio e concordare con l’Ente centrale la pianificazione strategica e i servizi complessi che oggi spesso hanno una duplicazione e una sovrapposizione di costi a distanza di pochi km. È stato ipotizzato un risparmio con questa riforma? La riduzione dei costi diretti ed indiretti è circa del 30 % rispetto alla spesa attuale, si potrebbero risparmiare qualche centinaia di milioni di Euro. Presidente è soddisfatto del lavoro svolto finora? Sono sicuro che ricorderemo questi anni che hanno visto l’abolizione delle Provincie, l’istituzione di Roma Capitale e la riforma della città metropolitana . Tutto questo passerà alla storia ed aver fatto parte di questo processo di riforma, stimolandolo, mi gratifica molto soprattutto se in futuro quattro milioni di cittadini ne avranno un vantaggio. Fare politica significa per me creare valore e questa riforma, attraverso un nuovo modello di governance, crea valore attraverso una migliore gestione del territorio e garantisce qualità di vita migliore.

ALLA REGIONE

BAT-MAN O FAT-MAN? Triste epilogo di Franco Fiorito, ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, arrestato per peculato

E

sorbitante. In tutti i sensi. Il personaggio di Franco Fiorito non può che essere altrimenti definito. Un omaccione la cui prestanza fisica rispecchia il tenore di vita e le abitudini sociali. Non è possibile immaginare una presenza come quella dell’ex sindaco di Anagni lontano dalle sue passioni quotidiane: siano esse il cibo o quei giganteschi fuoristrada per i quali egli stesso dice di avere un debole. D’altronde come tradizione vuole, anche Batman possedeva la batmobile come personale vettura di riconoscimento. Da qualche settimana anche la città di Roma, proprio come Gotham City, ha avuto modo di conoscere il suo “Batman” senza maschera né mantello. Nel caso di Franco Fiorito non c’è bisogno di fingere, è tutto vero. Come vera sembra essere a questo punto, dopo le conferme della moglie, l’ammissione dello stesso di aver mangiato in una volta sola la bellezza di quattro bistecche, una dietro l’altra, durante la stessa cena. Come veri sembrano essere i soldi del partito, dunque denaro di provenienza pubblica - malgrado a qualcuno piaccia ribadire che i partiti sono enti di diritto privato - che egli stesso ha detto di aver utilizzato intestando a se stesso alcuni bonifici effettuati in qualità di “tesoriere” del gruppo regionale piddiellino. Soldi utilizzati in tutto per un totale di 264 bonifici eseguiti e che gli sono stati addebitati: dai 4mila euro spesi dentro una cartoleria, ai 3mila per un soggiorno in un villaggio turistico passando per gli oltre

Franco Fiorito

4mila erogati ad una società venditrice di quadri. Non badava spese “er Batmann”, anche perché, a quanto pare, se lo poteva permettere. Dentro il partito godeva, infatti, di tutti quei particolari poteri che di solito vengono conferiti ai preposti in materia di elargizioni di cassa. Era lui l’addetto alla cassa all’interno della pattuglia di consiglieri azzurri al seguito della Polverini. Era lui che avrebbe dovuto vigilare sulle operazioni di cassa eseguite sul bilancio del suo gruppo

consigliare che a quanto sembra in fatto di spese non ha niente da invidiare ad una pattuglia di calciatori in vacanza. Il conto finale si aggirerebbe intorno al milione di euro. “Spiccioli se paragonati alle spese di Lusi”, hanno risposto dal Pdl a quanti si affrettavano, come nel caso di Bersani, ad invocare all’interno delle proprie fila l’assenza di un personaggio alla Franco Fiorito. Ma tanti, troppi, se invece si considerano le finalità alle quali questi soldi sembrano es-

sere stati destinati: ristoranti, feste, macchine, e per cifre che difficilmente possono si giustificano di fronte a questa crisi e di fronte ai cittadini che pagano onestamente tasse, tante tasse. Già da questo quindi si potrebbe capire che, nel caso di Fiorito, non trattasi di un uomo qualunque. O per usare un’espressione cara alle stanze del potere di uno “con poco peso”. Peso politico s’intende. Poi però a guardare la foto del personaggio in questione si capisce che il peso politico, nel caso di Franco Fiorito, fa il paio con quello corporeo. L’immagine del potere che l’ex sindaco di Anagni aveva di distribuire per sé o per gli altri i soldi del partito che transitavano dalle sue mani, è racchiusa in una delle tante istantanee che lo ritraggono seduto comodamente attovagliato all’interno di una sala dentro uno dei tanti ristoranti bazzicati. Un’immagine che poco o niente può avere a che fare con il personaggio televisivo che tutti i bambini ricordano come Batman, l’ “uomo pipistrello”. Un tipo agile, veloce, scattante. Tutto il contrario di lui, almeno in apparenza. Eppure, anche Franco Fiorito, lo chiamavano “er Batman”. Ma perché? Si dice proprio per ironizzare su quella sua incapacità di essere agile veloce e scattante come il suo omonimo “uomo pipistrello”. Qualcuno ha pure sollevato il dubbio che anziché Batman il suo vero soprannome fosse un altro: FAT-MAN, semplicemente “uomo-grasso”. E se fosse davvero così? N.S.


Periodico di politica, economia e informazione VERSO LE AMMINISTRATIVE 2013

L’ELZEVIRO

UN ALTRO GRILLO DOPO IL MARCHESE

“BEPPE STRILLO” E …LA MICCIA SU

ROMA

Il “Movimento a 5 stelle” a Roma si organizza per mandare tutti a casa e nelle prossime sfide elettorali del Lazio potrebbe riservare sorprese di Simone Nastasi

A

trentatré anni di distanza dal celebre marchese, la città di Roma si appresta a ricevere l’arrivo di un altro grillo. Meno sorridente del nobile sfaccendato e irriverente interpretato da Alberto Sordi e meno innamorato della “città eterna” rispetto al suo predecessore. Beppe Grillo, ex comico bramoso di cambiare la politica italiana, non è originario della capitale ma nella capitale vuole venire a vivere per fare politica con la sua creatura: “Il Movimento 5 Stelle”. Arriva da Genova Beppe Grillo, e con il Marchese interpretato da Sordi ha veramente poco in comune se non la capacità che li accomuna di far divertire la gente. L’uno, Beppe, perché di mestiere ha sempre fatto il comico seppur impegnato anche in passato a stuzzicare in un modo o in un altro il potere politico del tempo. Celebri furono i suoi attacchi al presidente del Consiglio di allora Bettino Craxi al quale Grillo, in primis ma non solo, imputa il suo allontana-

mento professionale dagli schermi della televisione pubblica. L’altro, Onorio del Grillo detto il Marchese, perché, sebbene appartenente ad una potente famiglia aristocratica della Roma papalina, era dedito a trascorrere le sue giornate all’insegna dello scherzo e della mondanità. A quasi un decennio dalla morte di Albertone, Roma e i romani non hanno dimenticato le gesta del Marchese e per i romani veri, tutto ciò che sia riconducibile alla parola grillo non può che evocare lui, il personaggio del marchese, simbolo di una romanità poco volgare e allo stesso tempo intelligente. Beppe Grillo nel parlare di Roma, della Roma politica attuale, non ha mai dato l’impressione di riferirsi al marchese. Né tanto meno di elogiare i personaggi che con il marchese avevano e hanno in comune il privilegio di poter esercitare un potere sul resto del popolo. Quando parla di Roma, Beppe Grillo sgrana gli occhi, s’indiavola, si dimentica

qualsiasi minima formale regola di rispetto istituzionale. Se fosse per lui i politici, presidente della Repubblica compreso, dovrebbero andare tutti a quel paese. Anche lui adesso, accusato dai alcuni del suo movimento di assumere nei confronti degli altri posizioni al limite della dittatura, vuole “marciare su Roma” per mandare a casa politici e partiti. Per questo sta preparando la sua campagna elettorale che necessariamente non può, non deve avere niente in comune, con i modi e gli strumenti della politica tradizionale. Sul suo blog personale, Grillo enuncia i requisiti per essere candidati elettorali tra le fila del Movimento 5 Stelle: “non avere precedenti penali, non essere in carica da oltre un mandato, non appartenere a partiti politici”. Per Grillo dunque, tutto ciò che sa di politica - vecchia o nuova non fa differenza - deve essere per dirla con Matteo Renzi “rottamato”. Compreso il sindaco di Firenze e tutti quei volti nuovi che a suo modo di

VISTI DA VICINO

CONFINDUSTRIA: SETTE TRIMESTRI DI RECESSIONE Da un’analisi del Centro Studi emerge che siamo nell’occhio del ciclone e che per la ripresa un decennio non basterà di Roberto Di Carlo

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l 13 settembre scorso il Centro Studi di Confindustria ha presentato, presso la Sala Andrea Pininfarina in Roma, un interessante quanto preoccupante studio sulla situazione economica Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria attuale e sulle "sfide" che dovremo affrontare nel brevissimo periodo. I punti cardi- considerazione del fatto che non avremo un senali dello scenario delineato da Confindustria condo Piano Marshall, la ripresa sarà certapossono sintetizzarsi in: contesto attuale, no- mente più difficile. Venti contrari, tevolmente peggiorato, dove si accentua la rappresentati dal debito delle famiglie, dal crecontrazione dell'industria globale, la reces- dit crunch e dalle difficoltà ormai conclamate sione del manifatturiero ed il settore terziario del mercato immobiliare, incapace di uscire da sostanzialmente fermo; anche la locomotiva una situazione di stallo, dove il reddito dei potedesca si è fermata, negli USA la ripresa è ti- tenziali acquirenti è inadeguato a sopportare mida, i paesi emergenti hanno ormai frenato eventuali mutui ipotecari volti all'acquisto; la la crescita ed il mercato globale è in panne, disoccupazione italiana supera la media delcomplici il prezzo record del petrolio e delle l'eurozona ed il ricorso alla CIG è ormai pane materie prime in genere. Nel nostro Paese la quotidiano per le nostre imprese. Fattori per recessione perdura ormai da ben sette trime- investire, criticità tutta italica, dove il contesto stri, la frenata degli ordini unitamente alla di- è caratterizzato da una burocrazia che frena minuzione di acquisto di beni strumentali le imprese, da ritardi inaccettabili nei paganelle imprese anticipa la prossima caduta dei menti da parte delle PA e da una produttività consumi. L'attuale crisi economico-finanziaria, del lavoro lontana anni luce da quella dell'Euiniziata nel 2007 caratterizzata da una pro- rozona. In questo scenario elementi fondafonda contrazione del PIL nel biennio 2008- mentali per esser competitivi sul mercato 2009 ha iniziato a riverberare i suoi effetti in globale sono l'innovazione, la ricerca, i mercati termini di recessione dal 2011, siamo quindi esteri e l'investimento in capitale umano. Prenell'occhio del ciclone; ci vorranno diversi anni visioni, sintetizzabili in una lunga caduta ed per riportare il PIL a valori precrisi. Dal se- in una lenta risalita; in buona sostanza condo conflitto mondiale il PIL non era mai emerge un cauto ottimismo per una ripresa insceso così bruscamente ed allora ci vollero ben certa e lenta, dove uno scenario alternativo 11 anni per riportarlo a valori prebellici; in non è contemplabile.

ottobre

Beppe Grillo

vedere dicono di voler cambiare tutto della politica, ma sono poco credibili perché appartenendo ai partiti stessi che vogliono riformare. Nel comunicato che porta la firma di Marco Giustini, leggibile su Roma5stelle.com il social network del movimento, viene spiegato il “programma” del movimento che vuole restare tale senza nutrire l’aspirazione di essere partito. Non c’è traccia di candidature preconfezionate, comitati elettorali, o sedi di partito in cui andare a cercare informazioni. Tutto dovrà svolgersi sul web e la novità più importante riguarda il “programma” politico stesso: a

scriverlo saranno i cittadini che potranno dare un contributo diretto attraverso il web, consigliando le azioni più urgenti da promuovere. Il web sarà anche lo strumento di selezione dei candidati che dovranno tassativamente essere scelti dai cittadini. L’obiettivo primario sarà quello di creare un legame diretto tra cittadini ed eletti. Ma in tutto questo, Beppe Grillo cosa farà, il sindaco? Lui per adesso, giura di non volersi candidare. L’ex comico ha sempre ribadito di non voler ricoprire cariche politiche né tantomeno ricevere denaro pubblico. Dovrà essere preso sul serio?

“Bomba o non bomba” arrive­ ranno a Roma. La canzone di An­ tonello Venditti venne scritta in tempi di contestazioni giovanili, quando Roma era la meta ambita di scioperi e cortei. Circa qua­ rant’anni dopo, sono diverse le sigle, è cambiata la forma, ma a Roma si contesta ancora. I me­ talmeccanici sono sempre loro, ma non ci sono più i figli dei fiori. Al posto loro, contro il sistema politico e la classe dirigente, oggi ci sono i “grillini”. Non è un caso allora che la canzone di Venditti sia stata ripresa come slogan dal fondatore del Movimento 5stelle. Roma rischia seriamente di essere minacciata dalla deflagrazione di un nuovo fenomeno della politica italiana: una vera bomba ad oro­ logeria, con il conto alla rovescia già iniziato e scoppio program­ mato per la primavera del 2013. Dopo la marcia, la miccia su Roma. Ad accenderla lui, l’ex co­ mico che non ha più voglia di ri­ dere e far ridere gli altri: barba grigia, pancia in fuori, riccioli al vento, signore e signori Beppe Strillo da Genova. L’uomo, pas­ sato dagli schermi televisivi alle piazze italiane, che a forza di in­ sulti e schiamazzi contro questo o quello della politica italiana è riuscito a trascinarsi dietro il con­ senso di migliaia di persone. Dopo il dito medio di Umberto Bossi, il Beppe nazionale ha in­ trodotto la nuova dialettica po­ litica dello strillo, a tal punto da ricavarne il nomignolo di Beppe non più Grillo ma strillo. Beppe Strillo. Ha eliminato i gesti per consacrare le parole. Niente dita medie. Si va direttamente al sodo. Il Vaffa day fu il primo grande successo dell’ex comico dalle ambizioni politiche. Quel giorno Beppe Grillo parlò mandando a quel paese tutti. Fu un succes­ sone però. Quel paese era l’Italia. Roma è avvisata.


ottobre

Periodico di politica, economia e informazione CRISI ECONOMICA

CONVIVO…MA CON I MEI A casa con i genitori fino a quarant’anni, colpa della crisi e della paura di un futuro sempre più incerto

“V

UNA DONNA PER OGNI STAGIONE di Clementina D’Eramo

Dalle giunoniche alle filiformi: la moda e i gusti dell’universo femminile nel corso degli anni

di Marta Ruggeri ivere insieme vivere meglio”: questo è quanto rilevato dagli ultimi sondaggi condotti da Coldiretti e Censis. Ma sarà vero? Gli italiani sono realmente un popolo di mammoni o forse questa è solo una delle tristi conseguenze provocate dalla crisi? Secondo le statistiche uno dei risultati più negativi provocati dalla crisi sarebbe proprio l’impossibilità per i giovani, di costruirsi una vita propria e di abbandonare il focolare domestico. Da quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Censis ben il 30% degli italiani coabita ancora con la propria mamma, mentre i più fortunati ossia il 40% che riescono a permettersi un affitto o un mutuo (diventato ormai un miraggio per molti) vivono al massimo a trenta minuti di distanza dall’abitazione dei propri genitori,della serie “non si sa mai”. La banda dei "bamboccioni" under 30 è quella naturalmente più elevata (coabita con la madre il 60,7% e il 26,4% abita nei paraggi), ma ciò che più preoccupa è che tale fenomeno, sembrerebbe riguardare considerevolmente anche persone più grandi, con età compresa tra i 30 e i 45 anni. Questo bisogno di vicinanza non riguarderebbe dunque solo i più giovani con un età compresa fra i 18 ed i 29 anni , ma sarebbe avvertito anche da adulti con un’età compresa fra i 45 ed i 64 anni. La famiglia sopra ogni cosa insomma, anche se la vicinanza sarebbe comoda soprattutto per farsi ospitare a pranzo e cena dai genitori, risparmiando sulla spesa dove si può. Gli italiani avranno senz’altro una tendenza

MODA

maggiore a restare in famiglia più a lungo rispetto agli altri paesi, ma è innegabile come la colpa di ciò non sia tutta loro. Ciò che costringe gli italiani a convivere, a volte forzatamente sotto lo stesso tetto sarebbero purtroppo le necessità economiche, rese più stringenti dalla crisi. Giovani precari, costretti a rinunciare ai propri sogni, schiacciati da affitti insostenibili, e mutui divenuti difficilissimi da ottenere, dove l’unica soluzione che resta è quella di rimanere in famiglia. Secondo recenti studi condotti dal Censis, la crisi avrebbe generato una reale necessità di aggregazione ed un crescente desiderio di fare comunità, con un notevole rafforzamento dei rapporti familiari. Il presidente di Coldiretti Sergio Marini afferma che “spesso la struttura della famiglia italiana in generale, e di quella agricola in particolare, viene considerata superata, mentre si è dimostrata, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini”. Ed ecco che aumenta il tempo passato a stretto contatto con i propri cari. Il presidente di Coldiretti ha in oltre aggiunto come “la solidarietà tra generazioni sulla quale si fonda

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l'impresa familiare sia un modello vincente per vivere e stare bene insieme e non un segnale di arretratezza sociale e culturale come molti si ostinano ad affermare”. Lo stesso Mario Catania, ministro delle politiche agricole ha definito la famiglia come “il primo ammortizzatore sociale, perno della nostra società”, Che dire dunque: “famiglia ancora di salvezza”?

l corpo della donna ha visto varie mutazioni nel secolo appena passato. Subito dopo la guerra la silhouette femminile tendeva a conformarsi con lo spirito guerresco e militare che pervadeva la società, e che trovava la sua espressione soprattutto negli abiti militareschi e nelle uniformi. Alla fine degli anni ’40 e primi anni ’50, lo stile Dior influenza notevolmente il periodo: egli crea uno stile che trasforma le donne con i capelli raccolti all’indietro, il viso truccato e, di rigore, un portamento distaccato. Ma sarà Coco Chanel a creare un concetto diverso di bellezza e distinzione. Il portamento è qualcosa di innato nella donna e non c’e’ bisogno di metterlo in mostra. Durante gli anni 50, come per scrollarsi di dosso la guerra appena finita, le donne mostravano il seno prosperoso e la vita sottile, come la stupenda Sofia Loren nel film “Pane amore e…”. dall’esplosione delle forme all’essenziale del periodo “Beat” con le forme sottili della modella “Twiggy” - letteralmente ramoscello – che con la sua figura longilinea e filiforme divenne la nuova icona di stile della moda degli anni ’60. Arriva poi il tempo della contestazione: anche le donne scendono in piazza, lottano per le pari opportunità, e cercano di somigliare il più possibile agli uomini. Ecco allora che la vita si allarga e il seno prosperoso è decisamente out e si nasconde con abiti larghi, lunghi e floreali. Grintosa e intraprendente è invece la donna degli anni ottanta, con trucco felino-aggressivo e spalle imbottite. Le donne, iniziano finalmente a capire che la bellezza del loro corpo influirà solo in parte, però, nell’evoluzione della loro carriera. Anni ‘90: la moda esige una donna intrappolata per sempre in un corpo adolescenziale, magra ma con un grande seno, inverosimile!! E qui l’industria della chirurgia estetica fa affari. Ricordate le ragazze del Drive in?? Ecco quello era il modello. Oggi si cerca di avere un corpo in forma, ma in modo sano, quindi sì a un bel seno, anche con l’aiuto del chirurgo, ma con proporzioni adeguate al fisico. Tanto esercizio fisico e dieta equilibrata, queste le parole magiche. Dalle donne giunoniche dell’era barocca ne è passato di tempo, le mode passano ma “le donne curvy” di Botero e Rubens a quanto pare no. Recentemente proprio sulla scia del nuovo “movimento pro-curve”, sono state dedicate alle donne sinuose, sfilate, linee di vestiti, e rubriche di grandi riviste. Su Vogue, non a caso, da qualche tempo è online la rubrica”V Curvy” dedicata alle donne morbide. Finalmente si può essere donne, né giunoniche, né anoressiche, ma vere!


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