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Mafia, politica e voto di scambio. Strumenti di contrasto alla criminalità organizzata. (segue da p1 ) Questo disegno di legge, specialmente per quanto riguarda la riformulazione dell’articolo 416 ter, è considerato un punto di svolta da chi, come l’associazione “Libera: associazioni,nomi e numeri contro le mafie”, considera fondamentale interrompere le connivenze tra politica e associazioni mafiose. La vecchia formula del 1992 recitava «La pena stabilita dal primo comma dell’articolo 416-bis (sull’associazione di tipo mafioso, ndr) si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416-bis in cambio della erogazione di denaro». La norma viene riformulata con l’aggiunta della voce «altra utilità» tra le ragioni dello scambio, con l’effetto di allargare l’applicazione della legge stessa,aumentando inoltre di 3 anni i limiti edittali della pena. La dazione di denaro infatti non è l’unica controprestazione che il politico mette in campo nello scambio corruttivo. Molto frequente per esempio è l’elargizione di informazioni su appalti o concorsi pubblici, permettendo l’infiltrazione criminale nell’economia, o addirittura l’intralcio delle indagini di polizia con lo scopo di proteggere gli uomini dei clan. Secondo la relazione allegata al disegno di legge presentato in commissione Giustizia al Senato il diffondersi di queste pratiche corruttive, minando la fiducia dei mercati e delle imprese, determina, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività per il nostro Paese. Nell’attuale situazione di crisi economica è senz’ altro una motivazione condivisibile, ma non è certamente l’unica che ha spinto migliaia di cittadine ad aderire alla campagna”Riparte il futuro” promossa da Don Luigi Ciotti di Libera e dal Gruppo Abele. I numerosi scandali degli ultimi anni,che hanno visto come protagonisti i rapporti tra politica e mafia, hanno fatto riemergere nel nostro Paese il bisogno di legalità e giustizia, ed è anche in quest’ottica che va letta l’approvazione del disegno di legge e soprattutto le forti polemiche che hanno accompagnato la stesura del testo. Il fatto che alla Camera fosse stato inserita la locuzione “procacciare consapevolmente” nella disciplina dello scambio di voto tra politico e mafioso aveva provocato le perplessità di insigni giuristi,come Raffaele Cantone, che di fatto vedevano depauperata l’incisività della norma sia da un punto di vista di mera punibilità sia sui problemi interpretativi inerenti alla psicologia del reato in questione. Tali problemi di formulazione sono stati corretti nel testo approvato al Senato,e si spera che non

saranno stravolti nel nuovo passaggio alla Camera. La società civile infatti invoca con forza l’approvazione finale di questo disegno di legge, nella speranza che svolga un ruolo chiave nella lotta alla criminalità organizzata. Anche da un punto di vista giuridico, come ho cercato brevemente di spiegare, la formulazione del testo presenta interessanti spunti di discussione e di riflessione. Per questo Il Fuorilegge – Sinistra Universitaria ha organizzato una conferenza il 13 marzo alle ore 16:30, in cui interverrà l’Onorevole Davide Mattiello, membro della Commissione parlamentare Antimafia e uno dei promotori del disegno di legge, per discutere insieme sull’importanza di questa norma e su tutti gli strumenti legislativi di contrasto alla criminalità organizzata. Vi invitiamo a partecipare numerosi, poiché la lotta alla criminalità organizzata è un tema che spesso è trascurato nei nostri studi ma che consideriamo di enorme importanza sia nella formazione di un giurista sia, più in generale, un momento di condivisione nella vita civile di questo Paese.

Marta Mancianti.

(segue da p6) Già il parlare di "quote rosa" mi sembra offensivo perché, primo, non si capisce se sono solo categorie protette con un nome più grazioso, e, secondo, perché mi pare che vada a privare della dignità quelle donne che si trovano a ricoprire un ruolo politico. Si vedono le donne come "madri", che hanno cioè il compito di produrre figli. Tanto per ricordarcelo, ne hanno messe pure una col pancione nel neoGoverno! Questo aspetto di identificazione della donna con l'immagine di madre viene inevitabilmente fuori quando si affronta il tema dell'aborto. Tema, tra l'altro, di attuale interesse vista la vicenda spagnola che punta a ripristinare la legislazione in materia d'aborto del 1985, addirittura, inasprendola! In Italia, la legge 194 del 1978 prevede che una donna possa abortire entro novanta giorni dal concepimento, oltre che per eventuali problemi di salute del feto, qualora "[...] accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute [...]" (art. 4). Tralasciando la parte della salute fisica- fatto medico su cui non abbiamo capacità di giudicare- poniamo l'attenzione sul sintagma "salute psichica"; questo infatti il motivo più spesso usato per motivare le Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG). Si configura, cioè, la non volontà di divenire madre come una sorta di devianza, di malattia mentale, come se non volere un figlio non fosse possibile per una donna sana. Infatti, la condanna morale ed etica della società non è diretta all'aborto come atto- questo viene permesso, giustificato e compreso in caso segua ad una violenza sessuale- ma alla donna che lo vuole compiere. Dobbiamo quindi pensare che lo stupro venga identificato non come violazione della volontà della donna-individuo, ma come violazione della donna-"proprietà privata". Lì, a mio pensiero, risiedere l'identità dello stupro come giustificazione all'aborto. Perché, se lo stupro venisse considerato violazione della volontà della donna- una volontà libera e degna, non predeterminata dalla societàallora anche il portare avanti una gravidanza indesiderata potrebbe considerarsi "stupro". Se invece consideriamo la donna come una proprietà privatauna cosa, appunto- può avere senso giustificare l'aborto dovuto ad una violenza sessuale, perché violazione di quell'idea che "è riconosciuta e garantita dalla legge", e invece deprecarlo in ogni altro caso. Non assimilando la figura femminile come

individuo pensante, non si accetta che essa, se "mentalmente sana", possa volere qualcosa di diverso da quello che la società vuole, cioè il non voler diventare madre, per questo non si arriva a concepire l'aborto come un diritto, inevitabile in alcuni casi per perseguire la piena realizzazione della donna, ma si pensa che sia necessario che qualcun altro decida al suo posto e, data la sua incapacità di decidere, le vieti per legge di compiere la sua volontà. Ma se solo anche in Italia e Spagna, riuscissimo ad integrare le donne nel mercato del lavoro, creando un Stato assistenziale per anziani e bambini e non demandassimo alle donne questo compito, allora smetteremo di identificare il genere femminile solo con madri, badanti e balie ed inizieremo a vedere sempre più donne impegnate in una politica senza quote rose e a svolgere ruoli di rilievo e forse allora inizieremmo a concepire le donne come una ricchezza non solo biologica ma anche economica e sociale e quindi inizieremmo ad accettare che queste donne, caso per caso, sulla base delle proprie condizioni, decidano per sé senza bisogno dell'ausilio di qualcuno che le salvi- poverine!- dall'inferno dopo la morte per via di un aborto. Aborto tra Italia e Spagna in breve: Italia: Legge 22 maggio 1978, n.194: la legge italiana sulla IVG con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale con l'abrogazione degli articoli dal 545 al 555, oltre alle norme di cui alle lettere b) ed f) dell'articolo 103 del T.U. delle leggi sanitarie. Spagna: 20 dicembre 2013: il governo spagnolo ha approvato una proposta di legge che rende l’aborto non più un diritto, ma un reato depenalizzato in alcune circostanze. Se la legge dovesse essere approvata dal parlamento- per ora è stata approvata da una Camera, sarà più legale abortire solo in alcuni casi particolari e accertati con un complicato e lungo iter. La nuova legge ripristinerebbe, inasprendola, la legge sull’aborto approvata nel 1985 e in vigore fino al 2010, quando venne modificata dal governo socialista di Zapatero. Giulia Tagliaferri.

Fuorilegge marzo pp 2 7  
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