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Gratta e vinci

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Quella noia blanda, molle, un acquitrinoso scenario urbano. Ci sono i motori che ruttano sulle vetrine dei bar, passando. Appetito dello spirito: tavolino, moneta, carta. Hanno l’acquolina negli occhi, cosÏ spenti... La delusione irrompe ancora, Inumida la coscienza. Gratta e vinci, che la gobba ti trascina a casa. Di nuovo.


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Il Gufo

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La notte è in frantumi, come uno specchio rotto. mugola, a brandelli per il vicolo. La pioggia la raccoglie tra i ciottoli. cosÏ che a terra ci finiscono le stelle. Pure le stelle, stanno cadendo sotto le suole delle scarpe. Non li distinguo, i cocci di bottiglie da quelli di notte. Uno scempio. E da canto funebre la nenia bavosa di un sabato sera bolognese.


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Soglia

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Resto sulla porta a deglutire il tempo. Ti aspetto, un freddo martedì di gennaio. Il sole accarezza la caligine ferrosa di un mattino qualunque. Rimane appiccicato sulle finestre dei grattacieli, nelle pozzanghere ghiacciate. Slitta sui cristalli degli asfalti scorticati e deserti. È l’alba. La metropoli dipinta. Vasta... Se alito sul legno, forse si squaglierà.


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A Pranzo

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Ho perso la poesia è scivolata in un secchio azzurro incrostato di calcare, col colmo arrotolato come la coda dei palloncini. Ăˆ adagiata li, a specchiare il mento sudato di un pino e sospira all’estate. Non so piĂš chi sono raccoglimi dalla sedia, portami a pranzo sulle pendici di un vulcano o in una stanza di tende quando filtra il tramonto. La tavola colorata sta ormai sbiadendo. Ma io rimarrei, Resterei ostaggio di un quadro che faresti.


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Vuoto  
Vuoto  
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