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Abruzzothebest - Anno XI - 9/2013 © 2003 - 2013 Gaetano Di Giovanni Editore

A BREVE EDIZIONI MARCHE & mOLISE !!!

Copia omaggio

Conoscere da vicino gli animali del Parco zoo di Castel di Sangro per Alessia è stata un’esperienza emozionante e da rivivere ...


ai direttori

Tempo di lettura: 80 secondi

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Il bello e l’effimero a cura del Direttore Responsabile

Sembra che la parola più in voga sia “crisi” e più ne parliamo e più diamo forza a questa moloch. E seguendo queste considerazioni mi torna in mente un assessore del comune di Roma, Renato Nicolini, che per contrastare questa parola fece dell'effimero il suo cavallo di battaglia. Partendo proprio dall'effimero i cittadini romani riscoprirono la loro città, la cominciarono a vivere. Famose le sue estati romane che riavvicinarono le persone alla cultura, allo spettacolo, al piacere delle cose, in una sola parola: al bello. Erano gli anni di piombo, dove la parola terrorismo era sinonimo di paura e di ansia, tutte cose che angosciavano, facendo chiudere la gente nelle case. Nicolini, con le sue iniziative, la riportò nelle strade. In questo momento la vera crisi è nell'esserci dimenticati del bello, del non pretendere il bello, del non difendere il bello. Ed in questo stato dormiente passa di tutto. Le città sono senza manutenzione, strade abbandonate, giardini incolti, colline sempre più aggredite dal cemento. Non è un fatto di risorse, infatti sarebbero bastati due rondò in meno e si sarebbe potuto riaprire il Teatro Michetti. Con i soldi spesi inutilmente per palificare ed abbruttire la strada parco si sarebbe potuta realizzare una vera, efficiente e non pericolosa pista ciclabile che collegasse tutta la città. Si sono spesi tanti soldi per le celebrazioni D'Annuziane senza che un solo trafiletto sull'evento apparisse sui giornali nazionali. Quattordici milioni di euro spesi solo per dragare il fiume Pescara, cifra che si dovrà trovare di nuovo se non si farà qualcosa per evitare l'emergenza che fa tanto comodo ai soliti noti. Quattordici milioni buttati a mare e pensare che con una sana pianificazione, con questa cifra si potevano aspirare per quindici anni i fanghi dal porto e riutilizzarli pure nell'edilizia e nel ripascimento della costa. Fa sorridere amaramente a questo punto pensare alle condizioni economiche delle bande musicali cittadine, delle corali, delle associazioni di canto e di musica e cosa si potrebbe fare con pochi spiccioli, ben spesi, per portare con continuità, la musica ed il folclore nei nostri parchi e nelle nostre piazze. E nell'assistere ad una performance di giovani artisti del Circo Della Luna, tocco con mano che le poche, sudate risorse di una visionaria concittadina, la nostra Valentina, hanno riversato sopra di noi un mare di entusiasmo e di cultura. Chissà invece quanto è costata la fontana a Piazza Duca, una fonte messa, senza alcun motivo, al bordo della strada, riducendo pericolosamente la carreggiata o quanti soldi si sono spesi per la sistemazione di Via Del Concilio, che pur razionalizzando la piazza ha di fatto snaturato tutto il suo insieme, togliendo alla Chiesa la sua centralità. E tornano in mente i tanti lavori di manutenzione stradale, dove la carreggiata è stata ristretta senza alcun vantaggio per alcuno, anzi dove spesso sono stati inseriti gomiti pericolosi, che creano disagio e stupore. Le opere pubbliche devono essere fatte in armonia con la città non contro. Viene da chiedersi: ma chi progetta le strade ed i rondò? E camminando sul lungofiume lo sguardo va su tutte le scalinate costruite, chi di metallo, chi di cemento e come non vedere che sono un vero e proprio pugno in un occhio con le mura preesistenti. Sì, non è una questione di soldi ma come questi sono spesi e per cosa. Chissà poi cosa recupera il Comune per quei cartelloni pubblicitari messi in ogni rondò, pubblicità sensa senso, che li mortificano ed abbruttiscono. Andando sul ponte di legno sul fiume, all'altezza della Clinica Pierangeli ci rattrista vedere la condizione in cui è tutta l'area. Una zona degradata in cui è difficile e pericoloso camminare. Se riscopriamo la cultura del bello potremo combattere meglio la crisi perchè più attrezzati interiormente. Anche i writer potrebbero avere uno spazio attivo e ciò in accordo con il Comune, che potrebbe assegnare loro degli spazi da dipingere e colorare. Una città colorata, piena di fiori, un po' come avviene ad Ari, un piccolo paese del Chietino, dove le aiule sono tutte fiorite, le strade pulite e le fontane ed i monumenti tutti ben curati, monumenti che ricordano la legalità e la giustizia. Pretendiamo che ogni spazio sia recuperato, ogni strada alberata ed ogni piazza un luogo idoneo per incontrarsi, dando un senso vero all'effimero. Mario Di Francesco

Tempo di lettura: 25 secondi

Nella Natura

a cura del Direttore Editoriale

Anche questa edizione vuole riconfermare le bellezze del nostro Abruzzo, puntando lo sguardo in un angolo ben preciso dell’Alto Sangro. La ragazza copertina di questo numero si è prestata a trascorrere una giornata in un Parco Zoo familiarizzando con animali e natura. Purtroppo staccare la spina dalla solita routine, anche se per poche ore, ci appare come un ostacolo sempre più grande da superare. E la nostra Alessia, instancabile lavoratrice (nonostante la giovane età ha un curriculum di tutto rispetto nel settore marketing) ce lo può confermare di come difficilmente ci si dimentica del proprio telefonino multifunzione anche la domenica per una gita fuori porta. Alessia, che ancora una volta vogliamo ringraziare, sembra incredula della realtà in cui ha vissuto; invece nel Parco Zoo di Castel di Sangro tutto è alla portata di tutti. Innanzitutto l’occhio di riguardo è per i più piccoli, facendo in modo di accostare all’osservazione dell’animale delle piccole conoscenze sul suo stile di vita e sulle sue abitudini allo stato naturale. Come il corpo ha bisogno del riposo giornaliero, anche per la mente bisogna trovare qualche ora per distrarsi, meglio se si trova l’occasione per far conoscere al nostro nipotino o cuginetto animali che non esistono solo nei cartoni animati. Siamo orgogliosi che la nostra copertina trasmetta quel senso di con l’aiuto di animali insoliti come i lama del Parco Zoo di Per la tua pubblicità “natura” Castel di Sango, dove la parola d’ordine è BIODIVERSITA’. contattaci ai numeri: Auguro una buona lettura a tutti e invito a non perdervi l’occasione di trascorrere in pace con voi stessi una giornata nell’unico Parco Zoo d’Abruzzo aperto tutto l’anno. Infine cogliamo l’occasione per ringraziare dal profondo del cuore Fabio Ricci, presente nella precedente copertina, per le belle parole che ha speso nei nostri confronti ad ogni tappa del suo tour estivo. Gaetano Di Giovanni

085.8541034 393.4830598

In questo numero: 5. Tra Natura e Animali 6. Storia della Vespa 7. Le Vacanze in Cartolina 8. Torricella Peligna - Colori e sapori 9. Animali e società 10. Guardarsi Dentro - Ogni Cosa è 11. Un “facitore” di Feste 12. Cucinando - Insalata di Pollo 13. Filosofia - San Bonaventura 14. Personaggi d’Abruzzo 15. Star Bene - Pulizia del Colon

Sommario

la parola

Anita C.

Rosanna Di Giosaffatte

Simona Di Francesco

Nancy Aiello

Augusta D’Andrea

Ilaria Grasso

Sostieni Abruzzothebest carta PostePay 4023 6005 9848 6209 intestato a Di Giovanni Gaetano

Inoltre collaborano alla realizzazione: Claudio M., Francesco Frattaroli, Angelo Di Giovanni, Marco M., Diana Di Benedetto, dott.ssa Rosanna Giosaffatte, Alessandro Mastroddi.

- Tutte le collaborazioni sono da considerarsi gratuite e non retribuite” - Gli autori si assumono la piena responsabilità morale e penale di quanto scrivono e nulla possono rivendicare. - Gli inserzionisti si assumono la piena responsabilità per i testi, le foto ed i marchi utilizzati.

Abruzzothebest “Mensile a distribuzione gratuita” Autorizzazione tribunale di Sulmona nr. 134 del 17/11/2004 Direttore Responsabile: MARIO DI FRANCESCO Direttore Editoriale: GAETANO DI GIOVANNI Redazione di Sulmona - L’Aquila - Avezzano: Strada Statale Sannitica, 479 - 67030 Introdacqua (AQ) Tel. 085.8541034 - Fax 06.233219205 Redazione di Pescara - Chieti: S.S 5 Tiburtina Valeria, 9 - 65020 Bolognano (PE) Tel. 085.8541034 - Fax 06.233219205 bestagency@email.it Progetto grafico: Gaetano Di Giovanni Impaginazione Grafica: G. Di Giovanni - Anita C. Distribuzione: Abruzzothebest Staff Stampa: Abruzzothebest Grafica


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ruote

Storia della Vespa

La “Vespa” nacque per mano della Piaggio, dopo che la stessa casa, fondata nel 1884 a Genova col suo primo cantiere a Sestri Ponente, aveva iniziato con la produzione di materiale di arredamento navale. Successivamente, nel 1901, con un nuovo stabilimento costruito a Finale Ligure iniziò la produzione di materiale ferroviario, alla quale, alcuni anni dopo, con l'affermarsi dell'aviazione si affiancò quella di materiale aeronautico. L'azienda genovese, costruì un secondo stabilimento a Pisa, dove si producevano esclusivamente aeroplani per uso militare, largamente impiegati dall'esercito italiano nel primo conflitto mondiale. Nel 1924, la Piaggio rilevò gli impianti di una piccola officina automobilistica per ospitarvi la produzione di motori d'aereo da 300 a 1500 CV, di eliche a passo variabile e successivamente di aerei completi di progettazione autonoma. Nel secondo conflitto mondiale la casa genovese contribuì al grande sforzo bellico italiano, fornendo all'aviazione gli aereoplani e divenendo, allo stesso tempo, obbiettivo primario di bombardamenti e razzie da parte degli alleati. Al fine di salvare ciò che rimaneva in seguito ai bombardamenti alleati, gli impianti furono trasferiti a Biella. A tal punto emergeva l'esigenza di riconversione postbellica dell'azienda. Fu proprio a Biella, negli uffici studi della Piaggio, che nacque il progetto Vespa, allorquando, Enrico Piaggio, titolare dell'azienda, insieme all'ingegner Carbonero, progettista dei motori aeronautici, cominciò ad esaminare le proposte di attività dalle quali far ripartire la riconversione industriale. Fu proprio la proposta dell'ingegnere abruzzese Corradino D'Ascanio quella accolta: piccolo veicolo a due ruote semplice, economico e di nuova concezione.

Non va dimenticato che D'Ascanio era l' ingegnere aeronautico precursore degli studi che avrebbero poi portato all'ideazione dell'elicottero. La scelta progettuale dell'ingegnere D'Ascanio ricadde su di un veicolo a due ruote originalissimo e semplicissimo: difatti, la Vespa avrebbe assommato in sé tutte le caratteristiche che un veicolo a due ruote avrebbe dovuto possedere secondo un automobilista, potendosi considerare un'auto a due ruote, difatti, la differenza tra lo scooter (inteso come monopattino a due ruote motorizzato) e la motocicletta risiede proprio nel telaio e nella dimensione delle ruote. Il telaio dello scooter ha una conformazione a piattaforma sulla quale si trova il guidatore, in piedi o seduto, mentre nelle motociclette il guidatore si trova sempre a cavalcioni sul telaio. Nel 1944 venne presentato “Paperino”, prototipo di quella che sarebbe divenuta da lì a poco la “mitica” Vespa: la struttura era costituita da una scocca in lamiera stampata, i cui elementi erano saldati artiginalmente; il blocco motore trasmissione fungeva anche da forcellone oscillante ed era coperto da un cofano in alluminio asportabile; entrambe le ruote, da 8 pollici, avevano il cerchio in lamiera stampata ed erano applicate a sbalzo, fissate al mozzo con quattro viti; il serbatoio del carburante, sistemato all'interno della scocca, era protetto dagli urti, mentre sul lato sinistro, in posizione simmetrica rispetto al cofano motore era posto un bagagliaio di discreta capacità. Una novità importante era quella rappresentata dalla possibilità di portarsi appresso una ruota di scorta, fissata ad apposito supporto. Nel 46, dopo che in data 23 aprile la Piaggio e C. S.p.A. deposita presso Ufficio centrale dei brevetti per invenzioni, modelli e marche del Ministero dell'Industria e del commercio di Firenze - il brevetto per motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica, la vespa viene, dapprima presentata al prestigioso Circolo del Golf di Roma, alla presenza del generale americano Stone in rappresentanza del governo militare alleato, e poi presentata al grande pubblico alla Fiera di Milano dell'aprile 1946, dove suscita grande stupore con il modello '98 che è il più significativo di tutta la produzione Vespa, dato che si tratta del primo ad essere commercializzato. Il grande successo che tutt’oggi la Vespa riscuote lo possiamo andare a ricercare nell’immutabile struttura portante in metallo che è presente anche nelle più moderne edizioni.

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scorci d’ Abruzzo Tempo di lettura: 90 secondi

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Torricella Peligna

Colori e Sapori

Completamente immerso nel verde a confine del Parco Nazionale della M a i e l l a , To r r i c e l l a Peligna si trova su una tipica collina dell'entroterra Scorcio di Torricella abruzzese, fronteggiante il massiccio apeninnico della Maiella (2793m), tra antichi borghi eprofili variegati delle colline che si bagnano nell'Adriatico. Offre al visitatore scorci naturalistici di grande Pineta secolare con giochi bellezza all'insegna della tranquillità, della natura incontaminata e dell’aria pura (con i suoi 900 metri di altitudine). Sito in una realtà da scoprire nella sua gastronomia piena di colori e sapori, grazie Antico borgo di Fallascoso ai formaggi, ai salumi, all'olio ed ad altri

Turismo Equestre Carni Della Fattoria Specialità della Maiella orientale

Corso umberto I, 154 66019 Torricella Peligna (CH) tel. fax : 0872/ 969452 / cell. 3355718207

prodotti tipici di grande pregio vi consentirà di scoprire ricette dalle origini contadine e pastorali all'insegna della semplicità e della genuinità. Nelle vicinanze numerose sono le località di interesse archeologico (sito archeologico di Juvanum, l’antico borgo di Gessopalena), religioso (Eremi, Miracolo Eucaristico di Lanciano, santuari), culturale e naturalistico (grotte del cavallone, castelli medioevali, laghi) e a 40 km lo zoo safari Park d’Abruzzo. La posizione strategica (tra i Trabocchi e la famosa località sciistica di Roccaraso) e la diversità geofisica del territorio permettono di praticare varie attività sportive e ludiche come: montainbiking, trekking, alpinismo, arrampicata sportiva, equitazione, canoa, canotaggio, ciclismo, escursionismo di vario genere ed altro.

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guardarsi Dentro

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Ogni cosa è

Un giorno potrebbe succedere che potremo accorgerci e sorprenderci del fatto che nessuna cosa ci darà più sofferenza, che nessuna cosa ci farà irritare in quanto ogni situazione, anche la più dolorosa, ci scivolerà addosso. Scopriremo così che l'unica, vera libertà è quella di decidere, in maniera naturale e spontanea, di non soffrire le situazioni che stiamo vivendo. realizzando che le cose sono già così come sono e quindi non c'è alcun motivo di non accettarle. Il combatterle, molto spesso, conferisce loro maggiore forza, maggiore vigore, trasmettendo loro la nostra energia. Entrando nell'accettazione inizieremo a s o ff r i r e s e m p r e m e n o , f i n c h è c i accorgeremo che il dolore scomparirà. In questo modo la nostra esistenza potrà proseguire in maniera armonica e gli stimoli e le sfide li affronteremo con distacco, allegria, ed entusiasmo. Vivremo una vita con maggiore gioia che è poi quello che cerchiamo quotidianamente. Non è semplice arrivare a questa consapevolezza. Specialmente se le sfide che ci vengono proposte sono molto severe, una malattia incurabile, la perdita di una persona cara, una crisi economica inaspettata, ecc. Ed in più siamo convinti che i nostri guai, le nostre difficoltà sono sempre superiori a quelle degli altri, dimenticando anche che a ciascuno viene dato un peso commisurato a ciò che riesce a portare e a sopportare. Non esiste un dolore peggiore di un altro, un mal di testa è doloroso al pari di un forte mal di pancia o di una martellata su un dito. La strada maestra dovrebbe essere sempre una sola: Accettazione, vivendo intensamente ed intimamente la situazione e capire cosa ci vuole dire. Ogni cosa che ci accade, non viene mai per caso. Potremo consapevolmente non fare resistenza, non rigirarci sopra con i nostri pensieri, non evocarla, non raccontarla, ignorarla, toglierle l'acqua in cui nuota. Così metteremo fine a ciò che l'alimenta e la conseguenza sarà la sua scomparsa, il suo perdere forza. Si spezzeranno le catene che ci tenevano legati, apriremo la gabbia dove ci eravamo andati a nascondere, usciremo all'aria aperta e ci sentiremo più leggeri. E' un po' la stessa cosa con il giudizio. Il giorno che eviteremo di giudicare, anche le cose più contradditorie, ma le vivremo con la consapevolezza della cosa e quindi scegliendo di conseguenza, avremo raggiunto l'obiettivo più grande: togliere il giudizio sopra di noi. Diceva Gesù: “Nella stessa misura con cui giudicherete, sarete giudicati”. Se una persona agisce in maniera non corretta, è normalmente arrogante, prepotente, o falsa ed ipocrita, pur non

entrando nel giudizio, possiamo decidere di non frequentarla, di vivere diversamente la nostra vita. E se oltre evitare il giudizio ci fermeremo anche a riflettere, potremo scoprire che le cose che ci danno fastidio di una persona sono le stesse cose che noi non accettiamo di noi. Spesso gli altri, ci fanno solo da specchio in quello che noi valutiamo come nostri problemi e nostre fragilità. E per dare un senso al nostro disagio abbiamo una sola possibilità: chiederci con onestà il perchè quella cosa ci da fastidio e se lo riusciremo a vedere, accettare e superare, nel futuro quella cosa ci scivolerà addosso, senza lasciare neanche un granello di polvere e cominceremo ad essere liberi.

Quardando un mare mosso, dove le onde altalenando vanno su è giù ci può succedere di scrutare una piccola, fragile barchetta di carta, come quella che facevamo da bambini, che scivola sulla cresta dell'onda. Un po' la si vede ed un po' scompare e poi torna su... Chissà se il marinaio si lascia prendere dalla paura di quel mare tempestoso e con il cuore in gola cercare di scappare, senza neanche sapere dove o se scieglie con gioia, di scivolare e andare di qua e di là, su e giù, guardando il cielo e specchiandosi nel profondo dell'abisso? Nel Tao Te Ching, c'è scritto: Non preoccuparti della critica Se non è vera, ignorala ; se è ingiusta, evita di irritarti se è ignorante, sorridi; se è giustificata, impara da essa. E su una logora tavoletta di marmo leggevo: SOPRA LE NUVOLE C'E' SEMPRE IL SOLE. Con affetto mario di francesco

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passione nell’ Arte

Un “facitore” di Feste

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Diceva William Shakespeare nell'Enrico IV: “Quando son festa e giochi tutto l’anno, passare il tempo solo negli svaghi è tanto uggioso quanto lavorare”...beh in effetti è vero, non si può vivere sempre in vacanza o sempre in festa, anche se credo che a molti la cosa non dispiacerebbe, ma c'è un tempo per ogni cosa. Eppure le feste religiose o laiche che siano sono tra i momenti più significativi della nostra vita e, diciamocela tutta, è, soprattutto ai tempi di oggi, che vorremmo si parlasse anche nei Tg più di feste che non di tragedie. Una storia che voglio raccontarvi, in questo numero, è quella di un uomo Valerio Festi che delle feste ne ha fatto la sua professione; è insomma un “facitore” di feste. Sembra assurdo, non ci crederete, ma è così! Lessi la sua storia e, come immaginerete, ne sono rimasta colpita e credo sia bello parlarvene, perché la sua sarà anche una professione non eroica, sarà spassosa e quindi non considerabile un vero lavoro, ma cosa c'è di meglio che adoperarsi per rendere felici le persone e portare colore, gioia nel mondo?! Valerio Festi, nato a Bologna nel 1953, laureato proprio al Dams di Bologna, appassionato di teatro ed acrobazia circense, ha, dunque, la valigia sempre pronta, per andare ovunque ci sia qualcosa da festeggiare. Gli uffici del suo Studio

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sembrano un labirinto su più piani, in cui brulicano uomini e donne del suo staff (avendo, quindi, un gran numero di dipendenti, soprattutto giovani, egli dà lavoro a molti), indaffarati a tradurre in realtà le visioni delle Feste che appunto Festi (neanche a farlo apposta il suo nome è già un presagio, “nomen omen”) è chiamato a celebrare in ogni angolo del globo; dalla Parata del Columbus Day a New York alla celebrazione della Notte Bianca di Roma con lo spettacolo Indovini di Nuvole, a Castel Gandolfo o alla celebrazione inaugurale delle scorse Olimpiadi invernali di Torino e a tanto altro. Festi si avvale di una compagnia teatrale e di altre 60 persone fra impiegati, grafici, tecnici e artigiani che inventano grandiose macchine da festa. Sentendo le sue interviste, afferma che, girando e portando nelle Piazze del Mondo il suo spettacolo (da sottolineare che per lui, 'ovviamente', tra le varie piazze, quelle italiane restano sempre uniche; ama, infatti, definirle Teatro del Mondo, usando queste parole “L'Italia ha creato lo spazio delle Feste e lo ha dimostrato nel Rinascimento; il mio mestiere nasce da lì” -), ha come clienti i potenti di oggi: enti pubblici e grandi aziende. Festi precisa però che ha anche rifiutato dei lavori, perché magari contrari alla sua morale ed etica. Ad esempio racconta commosso della sua proposta di festeggiare la fine della guerra in Kosovo con un concerto di fuochi d'artificio - “Sono la rappresentazione pacifica della guerra; le si oppongono, pur contenendone gli elementi: lo scoppio, i lampi, il fumo”-. Quest'artista ha persino inventato feste dove non ce n'erano, creando una struttura architettonica, una sorta di tunnel luminoso, in un paese del Giappone, contrario a lasciare sfogo alle emozioni, producendo così un simbolo per l'elaborazione collettiva del lutto. Concludo, riportando e condividendo appieno il pensiero di Festi: “Facciamo più che semplici spettacoli; la Festa non può essere un momento effimero, dobbiamo inserire il richiamo al rito, un racconto, una componente etica. Dobbiamo commuovere, cioè 'con - muovere': muovere la gente con noi”. Augusta D'Andrea


Abruzzothebest.it

Filosofia

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San Bonaventura da Bagnoregio «Dall’osservazione delle realtà visibili l’uomo si innalza a considerare la Potenza, la Sapienza, la Bontà di Dio; non solo, ma comprende pure che Egli è una realtà esistente, vivente, intelligente; una realtà puramente spirituale, incorruttibile, assolutamente immutabile». San Bonaventura, Itinerarium mentis in Deum

Il francescano San Bonaventura (1217-1274) è un contemporaneo del domenicano San Tommaso d’Aquino. Raccoglie il suo pensiero in “Itinerarium mentis in Deum” dove troviamo la spiritualità francescana legata alla contemplazione della natura, in particolare all’essere umano. Per Bonaventura, che al momento della composizione dell’opera è già Generale dell’Ordine, si tratta di indicare la via mistica della conoscenza di Dio alle persone comuni, dotate di capacità e di personalità comuni. L’Itinerarium mentis in Deum indica a queste persone una via mistica per la contemplazione, una via scandita da diverse e progressive tappe di ascesa. In questo itinerario ciascuno si fermerà dove potrà, ma non sono richieste virtù particolari se non la fede più pura. Non si tratta, come per altri filosofi, di dimostrare

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che Dio esiste: si tratta di contemplarlo e conoscerlo misticamente, lasciandosi trasformare dal suo amore. Il punto di partenza del cammino non è il dubbio o la volontà razionale di esaminare, senza condizioni precostituite, se Dio esiste. Per questo cammino è richiesta la fede, anzi la lontananza dell’anima dal peccato, la piena disponibilità di accogliere in sé Dio, a riconoscere i segnali che possono guidare l’anima alla scoperta della sua vera natura. La prima tappa dell’itinerario conduce l’uomo a imparare a riconoscere i segni di Dio nella natura. Non si tratta di strappare alla natura i suoi segreti, penetrando nell’intimo delle cose. Si tratta di imparare a leggere ciò che è chiaramente scritto nel libro della natura: qualsiasi cosa, infatti, ci parla di Dio, e con molta chiarezza. Ciò che ci impedisce di comprenderlo è la chiusura del nostro cuore. L’itinerario della mente è un percorso di educazione di sé. I segni di Dio sono iscritti nella bellezza della natura, nella perfezione dei cicli cosmici , nell’armonica struttura organica degli animali, nel ciclo del giorno e delle stagioni, nell’incessante e ordinato divenire delle cose. La loro bontà e bellezza ci parla della bontà e bellezza del Creatore. Si tratta di purificare il nostro sguardo. Tra le creature quella che ha la somma perfezione è la nostra anima. In essa Dio ha lasciato non solo il segno di sé, ma la sua stessa immagine , creando l’uomo a sua immagine e somiglianza, secondo il celebre testo della Genesi. Nel cammino verso Dio, quindi, incontriamo la via tante volte indicata dalla filosofia antica: la via di Socrate del “conosci te stesso” e quella di Agostino della “verità che abita nell’interiorità dell’uomo”. Per Bonaventura si tratta di meditare sulle facoltà dell’anima, scoprendo in sé la forza dell’amore di Dio che permea la nostra natura: scoprire che in noi c’è molto più di quello che percepiamo, perché l’impurità della nostra vita rende impuro il nostro sguardo interiore. Anita C.

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personaggi d’ Abruzzo

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Nicola Eugenio D'Antino Figlio di Vincenzo e di Floridea Tirone, nacque a Caramanico (Pescara) il 31 ottobre 1880. A dieci anni divenne allievo di Francesco Paolo Michetti (che era solito trascorrere a Caramanico le proprie vacanze). Con la sua affettuosa guida, il giovane D’Antino imparò il disegno ispirandosi ai circostanti paesaggi agresti. Dal 1898 studiò a Roma sotto la guida dello scultore Ximenes. Frequentò poi, a Napoli, l'Accademia di belle arti, seguendo le lezioni di D'Orsi. Durante il soggiorno napoletano conobbe Gemito, Scarfoglio e Mancini, imbevendosi di verismo partenopeo: la sua produzione giovanile è influenzata dal naturalismo dei suoi primi maestri. Tornato a Roma nel 1906, esordì alla Esposizione degli amatori e cultori di belle arti dello stesso anno. Il clima romano era allora dominato, si può dire, da due principali linee di tendenza: una legata alle espressioni grafiche, rapide ed efficaci, di gusto liberty, che facevano capo al raffinato Terzi e al più denso e problematico Cambellotti (non a caso uniti nella collaborazione alla rivista annuale Novissima); l'altra del divisionismo pittorico di Lionne, Innocenti, Noci, Crema, Baricelli e Terzi stesso. In tale situazione il D’Antino elaborò un suo modo elegante e originale di stilizzare la figura esaltandone, attraverso la tridimensionalità, le linee slanciate, in questo influenzato dalla pratica del fregio filiforme e continuo che Cambellotti, nell'aura decorativa mitteleuropea, andava già disegnando per occasioni pubblicitarie e riviste illustrate. P a r t e c i p ò n e l 1 9 11 all'Esposizione interna-

zionale di Roma, con Signora. A partire dal 1913 il D. si configurò sempre più chiaramente come un secessionista, per la sua evidente adesione al modernismo nutrito dalle influenze già segnalate, alle quali possono aggiungersi quella dovuta allo scultore Prini, figura allora di spicco nell'ambiente romano, e quelle più blande derivate da G. Minne e G. Kolbe. Negli anni dal 1913 al 1916 arco di tempo scandito dalle quattro edizioni della mostra della Secessione romana, cui partecipò regolarmente - gli arrise il maggior successo di pubblico e di critica, unanime quest'ultima nel definirlo elegante, raffinato, squisito e vigoroso. Nel 1918 tenne una mostra personale alla galleria A. De Conciliis di Milano assieme ad Umberto Prencipe (pittore ed incisore), esponendovi ventuno opere, quasi una retrospettiva completa delle precedenti occasioni collettive ufficiali di Napoli e di Roma. Nel 1922, 1926, 1928, 1932 e 1934 partecipò alla Biennale di Venezia. Espose anche alle Sindacali romane del 1932, 1933, 1934 e 1940 e alle Quadriennali di Roma del 1931, 1935 e 1939. Si cimentò pure, tra il 1929 e il '31, con grandi realizzazioni plastiche, come le due statue di atleti in marmo, Il timoniere e Lo sciatore, del Foro Mussolini (Foro italico) a Roma, la grande fontana luminosa dell'Aquila (1933), il Ritratto di Michetti a Francavilla al Mare (1938) e di D'Annunzio (1940). Fanti, che nel 1949 visitò con Giacomo Balla lo studio dello scultore, riferisce della presenza nel locale dei gessi del Levriere, opera degli anni Venti oggi alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma, e del busto di Donna Paola Medici del Vascello, del bozzetto del Monumento ai Caduti de L'Aquila e di un Autoritratto, esposto alla XCIII Mostra degli amatori e cultori di belle arti del 1927. Gli ultimi anni della vita dell'artista trascorsero tra i ricordi di una apprezzata carriera di scultore e la ripresa della pratica della pittura con la quale il D’Antino si era presentato alla Biennale di Venezia del 1934. D’Antino morì a Roma il 3 novembre 1966, lasciando una situazione ereditaria confusa che rende difficile una catalogazione complessiva della sua opera.

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Pulizia del colon

Una volta c'era la saggia abitudine di dare un purghetta almeno una volta al mese sia agli adulti che ai bambini e principalmente nei cambi di stagione o quando si andava in vacanza. Infatti, la saggezza popolare suggeriva che un intestino pulito fosse una garanzia per la nostra salute. Oggi abbiamo sempre più consapevolezza che una pulizia del colon evita il formarsi di veleni organici ed aiuta il sistema immunitario a ben lavorare. Però non sempre consideriamo che, pur se abbiamo un intestino regolare, nel tempo i rifiuti si possono accumulare, specialmente nelle curve e nella anse, creando delle sostanze tossiche che, in un primo tempo, alterano la membrana intestinale, quindi possono passare nel sangue e nella linfa ed andare in qualsiasi parte dell'organismo. Questa condizione di autointossicazione grava primariamente sul fegato e poi sui reni. Le prime conseguenze sono feci e sudore maleodoranti, cattivo funzionamento del sistema digerente, gonfiore addominale, flatulenze, alito cattivo, lingua ricoperta da una patina

bianca, acne e pelle opaca e poco tonica, cose che dovrebbero essere viste come un serio campanello d'allarme. Infatti spesso, questa situazione di intossicazione può contribuire, qualche medico aggiunge che può determinare, una forte intossicazione, quasi un avvelenamento del cervello e del sistema nervoso, rendendo la persona irritabile e mentalmente depressa, provocando anche uno stato di indebolimento generale e di svogliatezza. Lo stile di vita e di alimentazione possono essere concause di questi disturbi, infatti un'assunzione esagerata di farina bianca e dei suoi prodotti derivati (pane, pasta, pizza, dolciumi, ecc.), durante la digestione, diventano una specie di colla che forma una poltiglia che produce e si trasforma in muco e costituisce uno dei tanti fattori di inquinamento del nostro organismo. Infatti nel tempo questo muco può attaccarsi alle pareti intestinali e ricoprirle con uno strato sempre più spesso. Ciò provoca una alterazione della flora intestinale, una situazione di stress per i villi

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e di conseguenza una non corretta assimilazione degli alimenti per cui anche se ci nutriamo con prodotti biologici e naturali, se il colon non è in condizioni ottimali, gran parte del cibo non viene bene assimilato. Le incrostazioni che si formano sulle pareti del colon a loro volta, rendono ancor più difficile il suo naturale movimento ritmico e ondulatorio che dovrebbe promuovere il transito dei prodotti fecali diretti verso l'esterno. Con l'alimentazione il cibo ingerito va incontro ad una serie di trasformazioni. Per prima cosa esso viene odorato, gustato e masticato. Il primo assaggio stimola i fluidi digestivi presenti nella bocca e nello stomaco. La masticazione è molto importante perchè nello stomaco il cibo si mescola con i fluidi digestivi. Una volta ammorbidito e scisso in piccole particelle, le sostanze semidigerite passano nell'intestino tenue e qui viene miscelato con la bile prodotta dal fegato e con le secrezioni pancreatiche. In seguito il cibo si trasferisce verso il colon dove la sua digestione viene completata ed è proprio qui che il vero valore del cibo viene assorbito quasi totalmente come vitamine ed elementi nutritivi. Il colon forma le feci ed assorbe l'acqua dal cibo digerito. Procura anche nutrimento ai batteri che svolgono un ruolo benefico, in quanto capaci di sintetizzare importanti vitamine e di assorbire gli elementi nutrizionali. Cosa fare per star bene? Bere molta acqua, meglio se alcalina, in quanto favorisce l'equilibrio acido basico e quindi l'ambiente ideale per la flora batterica, avere una alimentazione ricca di fibre, sali minerali (frutta e verdura fresca), evitare alimenti raffinati, insaccati e prodotti conservati in genere che al pari delle bibite ricche di coloranti sono pieni di additivi chimici, perchè tutto ciò può aiutare ad avere una flora intestinale sana e quando l'intestino funziona è tutto l'organismo che funziona bene. Oggi ci sono molti sistemi atti ad una pulizia sistematica del colon. Alcuni molto in voga come l'idroncolonterapia che se ha risvolti molto positivi può prestare il fianco ad un impoverimento della flora batterica che può essere portata via assieme a tutto il resto. Ci sono altresì sistemi naturali e meno invasivi, prodotti certificati, ricchi di fibre ed erbe curative, che vanno a spazzare via progressivamente gli accumuli tossici depositati ed i parassiti dannosi e favorire la prolificazione di una flora batterica buona. Hanno anche la proprietà depurare l'organismo da metalli pesanti dannosi come il Piombo e il Mercurio, e da altre sostanze tossiche introddotte sia da ciò che respiriamo, o piuttosto da ciò che mangiamo e spesso dalle medicine che quotidianamente o saltuariamente prendiamo. Nel Vangelo Esseno della Pace è scritto: “Non pensate che sia sufficiente che l'Angelo dell'acqua vi abbracci soltanto esternamente. Vi dico, in verità, l'impurità interna è di gran lunga più grande dell'impurità esterna. E colui che purifica se stesso esternamente, ma internamente rimane impuro, è simile alle tombe che fuori sono ben dipinte, ma dentro sono piene di ogni sorta di orribili impurità e sozzura”. Simona Di Francesco per approfondire: cell. 336600790 difrancesco@abruzzothebest.it


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