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A BREVE EDIZIONI MARCHE & mOLISE !!!

Abruzzothebest - Anno XI - 8/2013 © 2003 - 2013 Gaetano Di Giovanni Editore

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Fabio Ricci tra sogno e realtà... Vuoi fare un regalo ad un amico o parente che gestisce un’ attivita’??? Regalagli uno spazio pubblicitario su questa rivista a partire da € 35,00 + Iva Per la tua pubblicità: Tel. 085.8541034 - 0864.576166 - email: bestagency@email.it


ai direttori

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Pensieri a cura del Direttore Responsabile

Certo non si può dire che i partiti politici non ce la stiano mettendo tutta per allontanare le persone dall'interesse per la cosa pubblica. Il caso Lusi, il tesoretto della Lega si aggiungono a ciò che ogni giorno esce fuori come altri piccoli o grandi scandali che confermano il distacco dei politici verso il bene comune. Cosa è stato fatto dopo il referendum sull'abolizione al finanziamento pubblico dei partiti ne è un esempio, ma quello che è più grave è l'arroganza che dimostrano nel non voler abrogare la legge sui rimborsi elettorali, prevedendo solo rimorsi giusti equi, per alimentare la vita democratica del paese. E così sondaggi più o meno veritieri parlano di un astensionismo che è diventato da tempo il primo partito della nazione. Nascono anche liste nuove, fuori dal gioco politico come lo era stato a suo tempo l'Italia dei Valori di Di Pietro, o la Lega Nord di Bossi ed oggi gioca la sua possibilità la Lista Cinque Stelle di Beppe Grillo. Un'idea di rinnovamento non guasta, anzi, specie se coinvolge anche la rete, ma è questa la soluzione? Ognuno può dare la propria risposta, ed ognuna è degna di rispetto. Noi comunque crediamo che quello che temono di più i responsabili dei partiti sia la partecipazione attiva delle persone alla vita pubblica. Dobbiamo essere sempre più consapevoli che la delega senza il controllo lascia mano libera a chi esercita il potere per il potere e che spesso allontana i più preparati dai posti che contano. Una partecipazione attiva, ognuno con il proprio ruolo e con le proprie possibilità e poi la consapevolezza e la necessità che tutti dobbiamo allontanarci dall'interesse corporativo e personale. A volte favorire o difendere piccoli o grandi privilegi, se può tornare comodo, non risolve i problemi in generale, e di contro rende le persone meno libere e più facilmente ricattabili. E' un processo lungo, difficoltoso, che dovrebbe nascere dalla consapevolezza della necessità del fare, evitando l'inutile lamentarsi ed il facile, gratuito giudizio verso tutto e tutti, ma sentendo forte la partecipazione alle cose di tutti i giorni. Mentre L'Aquila ancora piange e come hanno costruito e ricostruito in Giappone prima e dopo il terremoto dovrebbe essere un esempio da imitare e su cui riflettere. Dobbiamo sentirci operai, impiegati se una fabbrica, un ospedale chiude, commercianti se le tasse cominciano ad essere asfissianti, imprenditori se i crediti nei confronti dallo Stato non vengono pagati, persone svantaggiate se le risorse verso il welfare vengono ridotte al lumicino, pescatori e marinai se il porto muore in un mare di alghe ed in un oceano di incompetenze, bambini down se un prelato dice pubblicamente che un indemoniato cammina ed ha le movenze di un down, carcerati se si trovano con questo caldo in celle di quattro/otto/dieci persone. Ricordando sempre che sono persone che hanno sbagliato e che stanno pagando con la reclusione ma che il trattamento rieducativo ed umano non può e non deve cessare. Dobbiamo sentirci anziani, come quegli anziani soli e con risorse modeste o giovani con le loro poche speranze e traditi da un lavoro serio che non si trova. Dobbiamo sentirci cittadini modelli, tutti i giorni, cittadini con la capacità di vedere lontano, dove spesso chi ci governa non vede. Basterebbe poco per far ripartire l'economia: sbloccare i crediti delle imprese, cominciare a mettere in sicurezza i palazzi pubblici, le scuole, preparando ed attuando piani per la difesa del territorio. E poi rinunciare all'acquisto degli inutili, offensivi aerei caccia da combattimento dirottando i fondi per la scuola, per la ricerca, la nostra cenerentola, favorendo il ritorno dei cervelli emigrati all'estero. Se saremo in tanti a dire e pensare cose ancora più sagge allora sicuramente qualcosa comincerà a cambiare. Mario Di Francesco Tempo di lettura: 15 secondi

In questo numero: 4. Curiosando 5. Fabio Ricci canta Zero 6. La nuova Vespa 946 8. Un’Associazione tutta pesca e cuore 9. Animali e società 10. Filosofia - Le 5 vie di San Tommaso 12. Torricella Peligna - Colori e sapori 14. Personaggi d’Abruzzo 15. Cucinando - Galantina 16. Coloriamo la pelle 18. Meditazione e metabolismo 19. Zuccheri e salute 20-21. L’autenticità dell’Abruzzo 22. Riserva Naturale - Punta dell’Acquabella

Sommario

la parola

Anita C.

Rosanna Di Giosaffatte

Simona Di Francesco

Nancy Aiello

Augusta D’Andrea

Ilaria Grasso

Il valore dell’attesa

a cura del Direttore Editoriale

Attendere, aspettare,... Sono termini che ormai utilizziamo solo nella versione negativa, come se paragonassimo l’attesa all’inerzia. Un tempo apettavamo il treno usando le stazioni ferroviarie per sonnecchiare, per ripercorrere coi pensieri situazioni vissute, per sognare speranzosi risvolti futuri. Ora passiamo da una vetrina all’altra, perchè le stazioni sono diventate centri di shopping. Siamo arrivati al punto che un’ora vuota ci fa sentire inutili. Perchè siamo arrivati a questo punto? La risposta potremmo trovarla, innanzitutto, nel graduale distaccamento che abbiamo avuto dalla Natura. È Lei la prima nostra maesta che ci insegna il grande valore dell’attesa. Ormai non osserviamo più il seme che attende per mette le radici, che aspetta il germoglio, che a sua volta aspetta i rami e le foglie, che aspettano i fiori , che diventano frutti. Non facciamo più caso neanche della trasformazione di una donna in “dolce attesa”, come si diceva un tempo neanche tanto lontano. Quella donna aspetta per nove mesi la creatura che verrà intervallando la sua quotidianità a sogni, speranze, timori proiettare al futuro componente della famiglia. Purtroppo abbiamo soppiantato l’attesa con la frenesia. Soffriamo persino d’insonnia, convinti che dormire sia una perdita di tempo. Eppure senza saperlo ogni sera ci corichiamo in attesa dell’essere che uscirà rinnovato dal sonno il mattino dopo, poiché noi viviamo in attesa di noi stessi. Noi viviamo per lasciar affiorare capacità che il cervello matura giorno per giorno. Chi non sa aspettare resta sempre lo stesso. Per questo i nostri anziani dicono che la fretta è il alleato del diavolo: c’è un sapere innato nell’anima che sa Per la tua pubblicità miglio indugiare. contattaci ai numeri: Ritornando al parallelo del treno possiamo concludere dicendo che, aspettando di salire sul nostro vagone, aspettiamo di iniziare un viaggio verso il personaggio sconosciuto che è in noi e che non abbiamo ancora incontrato. Allora alleniamoci all’attesa: solo così possiamo scoprire le nostre qualità più profonde. Gaetano Di Giovanni

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Inoltre collaborano alla realizzazione: Claudio M., Francesco Frattaroli, Angelo Di Giovanni, Marco M., Diana Di Benedetto, dott.ssa Rosanna Giosaffatte, Alessandro Mastroddi.

- Tutte le collaborazioni sono da considerarsi gratuite e non retribuite” - Gli autori si assumono la piena responsabilità morale e penale di quanto scrivono e nulla possono rivendicare. - Gli inserzionisti si assumono la piena responsabilità per i testi, le foto ed i marchi utilizzati.

Abruzzothebest “Mensile a distribuzione gratuita” Autorizzazione tribunale di Sulmona nr. 134 del 17/11/2004 Direttore Responsabile: MARIO DI FRANCESCO Direttore Editoriale: GAETANO DI GIOVANNI Redazione di Sulmona - L’Aquila - Avezzano: Strada Statale Sannitica, 479 - 67030 Introdacqua (AQ) Tel. 085.8541034 - Fax 06.233219205 Redazione di Pescara - Chieti: S.S 5 Tiburtina Valeria, 9 - 65020 Bolognano (PE) Tel. 085.8541034 - Fax 06.233219205 bestagency@email.it Progetto grafico: Gaetano Di Giovanni Impaginazione Grafica: G. Di Giovanni - Anita C. Distribuzione: Abruzzothebest Staff Stampa: Abruzzothebest Grafica


speciale Attualità Tempo di lettura: 150 secondi

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Curiosando

Un Mosaico per Tornareccio a Tornareccio (CH) Torna “Un Mosaico per Tornareccio”, la rassegna d'arte ideata dal gallerista e mecenate Alfredo Paglione, e promossa dall'associazione Amici del Mosaico Artistico di Tornareccio, grazie alla quale, dal 2006, il piccolo borgo in provincia di Chieti è progressivamente diventato uno straordinario museo a cielo aperto, fatto di mosaici installati sulle facciate delle case. La cerimonia inaugurale dell'ottava edizione, curata dal critico d'arte Carlo Fabrizio Carli, si svolgerà sabato 20 luglio alle ore 17.30 presso la sala "Remo Gaspari", in via don Bosco a Tornareccio, dove saranno esposti i ventisette nuovi bozzetti inediti realizzati da artisti di fama internazionale selezionati dal curatore. Come sempre, saranno due giurie - quella popolare composta da tutti i visitatori della mostra dei bozzetti e quella degli esperti - a scegliere, con un voto che può essere espresso tramite apposita scheda dal 20 luglio al 28 agosto, i bozzetti da trasformare in mosaici nel 2014, il cui numero dipenderà dagli sponsor che sceglieranno di sostenere la realizzazione. Sempre il 20 luglio saranno inaugurati i sei nuovi mosaici realizzati quest'anno, che raffigurano altrettanti bozzetti in concorso nel 2012. Con queste nuove opere, diventano sessantatré i mosaici visibili in tutto il paese, 365 giorni l'anno. Inoltre, sarà anche inaugurata la mostra personale di Stefano Di Stasio, l'artista che nel 2012 ha ottenuto il maggior numero di consensi, che rimarrà in esposizione fino al 31 agosto, giorno in cui è prevista la cerimonia conclusiva dell'ottava edizione di Un Mosaico per Tornareccio, con la proclamazione dell'artista più votato nel 2013.

Emilio Greco: mostra per il centenario della nascita a Palazzo de' Mayo a Chieti

Per il centenario della nascita di Emilio Greco (Catania 1913-Roma 1995) la Fondazione Carichieti, in collaborazione con gli Archivi Emilio Greco di Roma e con l’Opera del Duomo di Orvieto, presenta nelle sale di Palazzo de’ Mayo a Chieti “Emilio Greco. La vitalità della scultura”. Una mostra di sculture e disegni che documenta quasi quarant’anni di inesausta attività creativa dell'artista, dal 1947 al 1983. È stata inaugurata a Chieti il 29 giugno e resterà allo Spazio Esposizioni Temporanee del Museo di Palazzo de' Mayo fino al 29 settembre. “Emilio Greco. La vitalità della scultura” è curata da Gabriele Simongini ed è centrata sul tema del corpo nell’opera di Greco, presenta sedici sculture fra bronzi, terrecotte, gessi e cementi, oltre ad un pregevole gruppo di 26 disegni di soggetto sportivo. Le opere provengono dagli Archivi Greco di Roma, dal Museo Emilio Greco di Orvieto e da collezioni private. Durante la mostra sarà proiettato il documentario realizzato da Franco Simongini per la Rai tra il 1976 e il 1977 e dedicato ad Emilio Greco, nell’ambito della serie “Artisti d’oggi”.

Ancora una volta, le piazze della città storica, luoghi di incontro e di socializzazione prima del sisma, si animeranno di artisti e pubblico per dimostrare che attraverso l’arte e la cultura è possibile ricostruire, ripartire. Obiettivo de i Cantieri dell'Immaginario è dunque quello di valorizzare il centro cittadino, rivestendolo nuovamente della funzione sociale e aggregante che gli è propria. La kermesse, e il progetto da cui prende le mosse, intendono così essere motore di promozione, memoria e c o n o s c e n z a , a pa r t i r e d a u n a ricostruzione e rinascita culturale. Ventisei gli spettacoli in programma, con la partecipazione di importanti artisti, di fama nazionale ed internazionale, a cui si aggiungono i centodue giorni di laboratori teatrali, musicali e di danza che si svolgeranno nell’arco di un mese e mezzo. La carta vincente di questo progetto è il respiro corale che lo contraddistingued i c h i a r a l a s e n a t r i c e St e f a n i a Pezzopane. Le istituzioni aquilane si sono messe in rete per proporre un cartellone estivo di grande spessore. Il successo avuto l’anno scorso ci porta a replicare questa iniziativa, che sarà ancora più coinvolgente e con la quale intendiamo riportare le persone in centro, attraverso una proposta culturale. È questa la vera anima di una città che si candida a diventare capitale europea della cultura nel 2019”.

"I Cantieri dell’Immaginario” a L’Aquila

Infine, nel corso della cerimonia sarà consegnato l'attestato ai partecipanti del corso base della Scuola di Mosaico. Giunta alla seconda edizione, la Scuola è tenuta da Marco Santi, del Gruppo Mosaicisti di Ravenna, che sin dalla prima edizione realizza tutti i mosaici esposti nel museo a cielo aperto. Il corso avanzato di mosaico si svolgerà, invece, dal 26 al 30 agosto, sempre presso il Polo Museale.

Seconda edizione di "I Cantieri dell’Immaginario", il ricco cartellone di eventi, coordinato dal Comune dell’Aquila con la fattiva partecipazione delle istituzioni culturali aquilane, sostenute dal FUS: Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”, Solisti Aquilani, Istituzione Sinfonica Abruzzese, Gruppo E-Motion, Teatro Stabile d’Abruzzo, L’Uovo Teatro Stabile di Innovazione, Teatro Zeta, Associazione Arti e Spettacolo e Associazione Teatrale Abruzzese Molisana. Dall’8 luglio al 13 agosto i riflettori sono puntati nel centro storico aquilano, con spettacoli, eventi e laboratori teatrali, che avranno come palcoscenico luoghi simbolici e significativi della zona rossa e non solo.

“Il percorso progettuale de i Cantieri dell’Immaginario – dichiara Antonio Massena – si fonda sulla natura multidisciplinare delle arti contemporanee, sulla centralità dell’incontro tra artisti e collettività, sulla vocazione al radicamento territoriale, sulla ricerca espressiva e sul metodo del laboratorio. L’obiettivo del progetto è perciò quello di sostenere la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale dell’Aquila e della interazione fra beni e attività culturali, soprattutto in funzione della rinascita di un nuovo modo di produrre spettacolo che sia in grado di coinvolgere e rendere partecipi tutti i cittadini aquilani con un occhio di riguardo verso le giovani generazioni”.


eleganza a 2

ruote

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La nuova Vespa 946

Oggi, dopo ben oltre diciassette milioni di veicoli sparsi su tutte le strade del mondo, ed essere diventata una leggenda in tutto il mondo, Vespa svela il suo futuro. Lo fa richiamandosi direttamente al suo capostipite, il prototipo MP6, primo embrione di Vespa dal quale nacque, nella primavera del 1946, lo scooter più famoso del mondo, icona italiana e insuperabile di stile e creatività. Vespa 946, nella totale fedeltà all’idea originaria, adotta la soluzione della scocca portante. Vespa 946 è un oggetto unico ed evocativo che incarna in sé, ed esibisce con classe, tutti i valori di stile ed eleganza che gli derivano dalla nobiltà delle sue origini. Come sempre nella storia di Vespa l’elemento tecnicamente caratterizzante è la scocca. Un corpo unico in acciaio e alluminio che ha anche funzione portante accogliendo e sostenendo il motore, la trasmissione e tutti gli organi meccanici. Ispirata direttamente a Mp6, il primo prototipo di Vespa del 1946, la 946 rompe decisamente con le forme delle attuali -e fortunatefamiglie di Vespa. Da sempre declinata in “scocca piccola” (le attuali serie LX e S) e “scocca grande” (rappresentate da GTS e GTV) Vespa vede ora nascere un veicolo del tutto nuovo che, pur richiamandosi ai canoni più classici, interrompe la costante evoluzione del design in una sorta di affascinante “ritorno al futuro”. Vespa 946 distilla e condensa in sé le migliori caratteristiche delle Vespa che nei decenni l’hanno preceduta, intrecciando mirabilmente il meglio delle caratteristiche delle varie famiglie di Vespa. La quota fondamentale della ciclistica, il passo, testimonia di un veicolo importante e stabile, superando la distanza tra i mozzi ruota della grande GTS. L’angolo di sterzo simile a quello della piccola LX la rendono eccezionalmente agile. Il reparto sospensioni si distingue per la originalità dell’elemento anteriore (il classico braccetto oscillante, uno degli stilemi di Vespa) e per la raffinatezza della soluzione adottata sulla ruota posteriore. Per la prima volta nella

mototeate s.r.l.

Tutto per la Vespa dal 1946 ad oggi Accessori - Ricambi Veicoli

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storia di Vespa il mono ammortizzatore -unità a gas con precarico regolabile su quattro posizioni- è montato orizzontalmente con sistema progressivo a leveraggi. Una soluzione che ha permesso di non intaccare la linea pura del posteriore di Vespa 946. La fanaleria, integralmente a LED, è uno degli elementi distintivi di Vespa 946. In particolare si distingue il proiettore che è realizzato con tecnologia Full LED. La s e l l a , m o n ta ta s u u n supporto in alluminio, è uno straordinario elemento di design, capace di segnare con grazia il disegno complessivo di Vespa 946, al servizio della funzionalità. Incernierata su un supporto di alluminio pressofuso, la seduta è realizzata in pregevole tessuto preimpermeabilizzato. Il parafango anteriore realizzato in alluminio copre, con l’eleganza di sempre, la ruota da 12 pollici. La stessa misura che caratterizza la copertura posteriore. I cerchi scomponibili, della misura più grande mai raggiunta su una Vespa, impreziosiscono ulteriormente la 946. L’impianto frenante, alla ricerca della massima sicurezza, è a doppio disco ed è completato dal sistema ABS a due canali comandato da una centralina con software specifico. Vespa 946 è equipaggiata con l’innovativo controllo di trazione ASR, evoluto sistema elettronico che previene lo slittamento della ruota posteriore evitando le perdite di aderenza e garantendo sempre la migliore trazione. Una raffinatezza tecnologica esclusiva del Gruppo Piaggio, per la prima volta su Vespa. Il cuore pulsante di Vespa 946 è un propulsore modernissimo che svela le linee di sviluppo delle motorizzazioni del futuro, caratterizzate da ridotti consumi e drastico abbattimento delle emissioni gassose e sonore. Il monocilindrico 125 cc 4 tempi, 3 valvole, raffreddato ad aria e alimentato con iniezione elettronica, rappresenta lo stato dell’arte della tecnologia del Gruppo Piaggio nei motori per scooter. Il motore è stato interamente progettato, sviluppato e costruito a Pontedera, nell’impianto più grande del Gruppo Piaggio. Un propulsore che nasce dalla sfida che oggi vede impegnato il Gruppo Piaggio per offrire prodotti che garantiscano non solo prestazioni, affidabilità e sicurezza ma anche la certezza di guidare un veicolo sempre più rispettoso dell’ambiente. L’innovativa distribuzione a 3 valvole che caratterizza il motore di Vespa 946 consente di ottimizzare i moti della carica nel cilindro sia in termini di tumble che di swirl nonché di posizionare la candela di accensione in una posizione ottimale, migliorando il rendimento del processo di com-bustione e garantendo al contempo un raffreddamento ottimale delle parti interne alla testa. Per tutti gli organi in movimento sono stati utilizzati cuscinetti per il massimo contenimento degli attriti interni: i bilancieri di distribuzione sono con rullo, a tutto vantaggio della silenziosità e dell’efficienza meccanica, l’asse a camme è su cuscinetti, come pure tutto il riduttore finale. La soluzione della distribuzione a 3 valvole è la più efficace, poiché migliora l’aspirazione, aumentando l’efficienza del motore rispetto ai convenzionali motori a 2 valvole. Il sistema di raffreddamento è stato oggetto di un’accurata analisi per migliorarne ulteriormente il rendimento, ottenendo quindi una sensibile riduzione in termini acustici e di potenza assorbita. L’impianto di iniezione è allo stato dell’arte per funzionalità e guidabilità, con controllo automatico del minimo e gestione del titolo in closed-loop con sonda lambda. Le mappe tridimensionali di anticipo, titolo e fasatura iniezione sono gestite da una centralina di ultima generazione. Unitamente al catalizzatore trivalente, viene garantito con ampi margini il rispetto della normativa Euro3, anche in ottica di future normative, sempre più stringenti in termini di contenimento delle emissioni inquinanti. Le prestazioni, con una potenza massima all’albero di 8.5 kW a 8,250 giri/minuto e una coppia massima di 10.7 Nm a 6.500 giri/minuto collocano il nuovo motore ai vertici delle sua categoria. Il 125 3V di Vespa 946 rappresenta netto miglioramento delle prestazioni rispetto ai motori della generazione precedente: la potenza massima cresce del 7,1%, mentre la coppia massima del 10,3%. Nonostante i consistenti incrementi prestazionali, si sono ottenuti risultati di eccellenza sul consumo di carburante: alla velocità di 50 km/h si percorrono 55 km/l (circa il 30% in più rispetto al motore della precedente generazione). Inoltre gli intervalli di manutenzione, ora programmati a 10.000 km, permettono al nuovo motore 3V di avere costi di gestione ulteriormente ridotti. (www.moto.motorionline.com)


Abruzzothebest.it

pag. 8

Pesca e Ambiente

Un’Associazione tutta pesca e cuore

L'Associazione Dilettantistica Pescasportivi Sangro fu costituita nel 1952 da pochi pescatori per tutelare quel bene naturale costituito dalle acque del fiume Sangro e Zittola. Da allora non ha mai smesso di operare crescendo in quantità fino a raggiungere l'attuale numero di circa 400 soci ed in qualità sviluppando idee e intraprendendo iniziative concrete tali da riuscire a dotarsi delle attuali strutture. La sede (aperta tutti i giorni dell'anno) è sita nell'ambito del Parco

del Sangro, nell'immediata periferia della città; in essa sono conservati con cura tutti i trofei conquistati nei diversi campionati nazionali ed internazionali disputati dai soci. Adiacente, vi è un lago artificiale alimentato con acque correnti provenienti dal fiume Sangro, dotato di ampio parcheggio all'esterno. E' aperto tutti i giorni a pescasportivi e non dalle ore 7.30 alle ore 12:00 e dalle ore 15:00 alle ore 19:30. All’interno delle acque si possono catturare trote fario, iridee e salmonate con pezzatura sino a 12 kg. Sono consentite diverse tipologie di pesca: di fondo, di mezzo fondo e mosca con esche comuni (lombrichi, camole, pasta canadese e mais) acquistabili anche in sede come anche il noleggio delle canne. L’Associazione si impegna ogni anno ad organizzare eventi anche a livello nazionale come il Trofeo N a z i o n a l e Pi e r i n i , i l

Campionato Italiano individuale e a coppie di Pesca alla Mosca, la Gara Sociale di Pesca a Mosca... L’Associazione in ogni sua attività ha un occhio di riguardo per le persone diversamente abili, non solo dal punto di vista economico, ma con personale specializzato che li seguirà per tutto il tempo di permanenza nelle aree che li ospitano. L’ A s s o c i a z i o n e D i l e t t a n t i s t i c a Pescasportivi Sangro gestisce anche un’area verde attrezzata del Comine di Castel di Sangro fornita di punti fuoco fruibile non solo dagli allievi ed istruttori della Scuola Italiana di Pesca a Mosca, ma anche dai comuni cittadini che possono noleggiare un tavolo con braciere ad Euro 10,00 che l’Associazione utilizzerà esclusivamente per il buon mantenimento dell’Area Verde. Il Presidente, Antonio Gasbarro

L'Associazione Dilettantistica Pescasportivi Sangro www.pescasportivisangro.com info@pescasportivisangro.com

Via Parco del Sangro, 1 Castel di Sangro (AQ) Tel. 0864.840500 AREA ATTREZZATA Località Vetiche S.S. 17 (vecchia strada per Roccaraso)


animali e Società Tempo di lettura: 185 secondi

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I pets scalda cuori Gli animali, e in particolare modo gli animali domestici, hanno un’enorme importanza nella nostra esistenza. Essi sono sempre stati con noi fin da quando nacque la vita su questo pianeta. Gli animali sono sopravvissuti e hanno progredito con la razza umana. L'uomo, infatti, proprio da loro è stato aiutato nella sua evoluzione da animale selvatico a persona colta e civilizzata. Nell'universo l'uomo non è il padrone, il dominatore, ma colui che si prende cura del creato e divide la casa con gli altri esseri viventi, gli animali appunto. E oggi?! Nel mondo moderno gli animali domestici sono diventati parte integrante della vita umana, come potrete ricordare, per esempio, in un numero precedente del rivista, dalla storia di Sonia e del cane di sua sorella. Sono una sorta di universo parallelo, tanto che per curare nell'uomo disturbi psicofisici, spesso, si ricorre all'impiego delle innate capacità terapeutiche degli animali domestici, con la cosiddetta “pettherapy”. Per non parlare, in ultimo, della loro utilità nella vita quotidiana, basti pensare ai cani poliziotto, ai cani da tartufo ecc.... Io, in particolar modo, sono una grande amante dei gatti; forse questo dato, come risulta da uno studio condotto da un team di ricercatori, guidato dallo psicologo Sam Gosling, presso l’Università del Texas, evidenzia che sono nevrotica, ma anche più creativa e anticonvenzionale, che amo l’estetica e sono una persona indipendente, essendo un “tipo gatto”. Pare infatti che, secondo la psicologia, la preferenza tra cani o gatti faccia emergere lati della nostra personalità. Fatto sta a parte tutto che a gironzolare nel giardino della mia casa ci sono ben 7 gatti e qualcuno del vicinato che spesso si aggrega al già numeroso gruppo. Tutto cominciò da quando io e mia sorella (anche lei gattofila) trovammo due gattine, molto probabilmente sorelle, visto che erano della stessa grandezza, aggirarsi spaurite intorno ad un magazzino del mio nonno materno. Io rimasi colpita soprattutto da una di loro, perché, come io e mia sorella tentammo di avvicinarci, nonostante non ci avesse mai viste prima di allora, non ebbe paura, ma rimase immobile, raggomitolata a fissarci con i suoi occhioni chiari. La prendemmo subito e, anche se con un po' più di fatica, riuscimmo a prendere anche la sorellina. La gattina più fiduciosa la chiamammo Delizia, l'altra Nuvola. Delizia è ancora con noi e, adesso sono passati più di 2 anni, Nuvola, purtroppo, dopo aver dato alla luce, 4

micini, è morta, investita da un'auto proprio sotto casa. A proposito di questo episodio, ricordo ancora adesso, le peripezie passate per allattare artificialmente, mediante una siringa i micini rimasti orfani che destavano in noi tanta tenerezza. Per fortuna che venne presto, per così dire, in nostro soccorso, la natura; infatti, poco dopo, partorì anche la sorella, la nostra Delizia, la quale si prese cura, oltre che dei suoi cuccioli, dei “nipoti”, dando quindi il suo latte anche a loro. Così, ora c'è Delizia, una comune gatta europea, grigio tigrata, ma per noi mascotte della casa ormai, i suoi due figli, ora divenuti grandi: Nerone (che ribadisce, come già detto in un vecchio mio articolo, che i gatti neri non portano sfortuna) e Pegasus, la nipote (figlia di Nuvola) Maya che, ricorda molto, per pelo, la mamma e, poi altri 3 piccoli micini, una femmina e 2 maschietti che Delizia ha dato alla luce, proprio il 16 aprile di quest'anno. I fratellini di Maya, mi chiederete voi?! -Non sono più con noi, perché li abbiamo, anche se con un po' di dispiacere, regalati ad un nostro cuginetto, innamoratosi dei due gattini un giorno che venne a trovarci. Ci sembrò così brutto vederlo con i lacrimoni mentre andava via da casa nostra che, malgrado l'affetto per i quattrozampe, cedemmo alla sua richiesta. Insomma, cari lettori, sembra una favola questa storia, ma non lo è; è l'avventura di una vera generazione di gatti al completo. Che altro aggiungere? Beh, che questi adorabili felini rallegrano la casa quando riconoscono i tuoi passi e miagolano, anche se solo per ricevere qualche croccantino, quando fanno le fusa o quando, semplicemente, ti incantano, attirando il tuo sguardo nei loro movimenti, mentre si puliscono, mentre corrono qua e là per il cortile o mentre si arrampicano, nemmeno fossero scimmie, sugli alberi; insomma scaldano il cuore. Un'ultima chicca prima di lasciarvi: -Cari amici, pensate: Cosa avrà mai a che fare il cinema con i gatti?! Apparentemente non ci sarebbe nessun collegamento o affinità tra questi due elementi. E invece vi sbagliate di grosso, perché il mitico felino è riuscito a conquistare anche il mondo cinematografico. Tranquilli, non c’è in giro nessun gatto regista o attore, ma si tratta di un Festival. A Minneapolis, negli Stati Uniti, il Worker Art Center ha organizzato un Film Festival per gli amanti dei gatti. Ben 10.000 partecipanti hanno assistito alla proiezione di video virali di Youtube che avevano come protagonisti proprio i gatti. Per la cronaca, è risultato vincitore: “Henri 2, Paw de Deux”di William Brandon. Naturalmente, a proclamare questa vittoria è stato proprio il pubblico del Festival. Dove altro arriverà questo vasto e variegato Universo Felino?! Augusta D'Andrea

LA LOCANDA da Luna e

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Filosofia

pag. 10

Le cinque vie di San Tommaso «Le idee che l’insegnante suscita nell’anima del discepolo contengono la dottrina del maestro, se costui non ricorre alla finzione; il che sarebbe delittuoso attribuire a Dio. Ora, la conoscenza dei princìpi a noi noti per natura ci è stata infusa da Dio, essendo egli l’autore della nostra natura, Quindi, anche la sapienza divina possiede questi princìpi. Perciò quanto è contrario a tali princìpi è contrario alla sapienza divina; e quindi non può derivare da Dio. Le cose, dunque, che si tengono per fede, derivano dalla rivelazione divina, non possono mai essere in contraddizione con le nozioni avute dalla conoscenza naturale». San Tommaso, Summa contra Gentiles

Partendo dal fermo presupposto che per San Tommaso nessuna verità teologica viene contraddetta dalla filosofia, pone le basi per le cinque prove razionali dell’esistenza di Dio, rielaborando del materiale tratto dalla tradizione filosofica e teologica medievale. Quindi il nostro Autore, per dimostrare Dio, indica cinque possibili vie da percorrere. 1. La via del mutamento, passare dalla potenza all’atto. La prima e più evidente via è quella che si desume dal movimento: tutto ciò che si muove è mosso da un’altra cosa. Muovere significa trarre fuori qualcosa dalla potenza all’atto, ma dalla potenza nulla

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può essere ridotto all’atto se non per l’azione di un qualche ente che è già atto. Dunque è necessario giungere ad un primo motore che da null’altro sia mosso che tutti identificano in Dio. 2. La via della causa efficiente. La seconda via è quella che si desume dalla natura della causa efficiente: noi ritroviamo cronologicamente un ordine delle cause efficienti, ma è difficile trovare che qualcosa sia causa efficiente di se stesso se non la identifichiamo con Dio. 3. La via della contingenza. La terza via è desunta dal rapporto di ciò che è possibile e ciò che è necessario. Ogni cosa per essere (= esistere) ha bisogno che sia necessaria, ma deve pur esistere un qualcosa la cui esistere non sia legata ad un motivo. Questa necessità è Dio. 4. La via dei gradi della perfezione. La quarta via consiste nel capire i gradi che si ritrovano nelle cose. Vi è qualcosa che è verissimo, ottimo e nobilissimo e, per conseguenza, massimamente reale. Infatti, le cose che sono massimamente vere sono anche quelle massimamente reali. Deve pur esistere qualcosa che è per tutti gli enti causa dell’esistenza e della bontà massima e di qualsiasi perfezione percepita; questo qualcosa è Dio. 5. La via del finalismo. La quinta ed ultima via si desume dal governo delle cose. Vediamo, infatti, che alcune cose che sono prive di facoltà conoscitiva, come i corpi naturali, agiscono secondo un fine: conseguire ciò che è ottimo. Ma le cose che non hanno facoltà conoscitiva non possono tendere ad un fine se non sono dirette da un essere che abbia facoltà conoscitiva e intellettiva. Ad esempio, la saetta non può raggiungere il bersaglio se qualcuno non la scaglia contro di esso. Dunque deve esistere un essere che sia già perfetto, ordinato e preciso, a cui ogni azione umana viene ispirata. Questo essere è Dio. Anita C.

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scorci d’ Abruzzo Tempo di lettura: 90 secondi

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Torricella Peligna

Colori e Sapori

Completamente immerso nel verde a confine del Parco Nazionale della M a i e l l a , To r r i c e l l a Peligna si trova su una tipica collina dell'entroterra Scorcio di Torricella abruzzese, fronteggiante il massiccio apeninnico della Maiella (2793m), tra antichi borghi eprofili variegati delle colline che si bagnano nell'Adriatico. Offre al visitatore scorci naturalistici di grande Pineta secolare con giochi bellezza all'insegna della tranquillità, della natura incontaminata e dell’aria pura (con i suoi 900 metri di altitudine). Sito in una realtà da scoprire nella sua gastronomia piena di colori e sapori, grazie Antico borgo di Fallascoso ai formaggi, ai salumi, all'olio ed ad altri

Turismo Equestre Carni Della Fattoria Specialità della Maiella orientale

Corso umberto I, 154 66019 Torricella Peligna (CH) tel. fax : 0872/ 969452 / cell. 3355718207

prodotti tipici di grande pregio vi consentirà di scoprire ricette dalle origini contadine e pastorali all'insegna della semplicità e della genuinità. Nelle vicinanze numerose sono le località di interesse archeologico (sito archeologico di Juvanum, l’antico borgo di Gessopalena), religioso (Eremi, Miracolo Eucaristico di Lanciano, santuari), culturale e naturalistico (grotte del cavallone, castelli medioevali, laghi) e a 40 km lo zoo safari Park d’Abruzzo. La posizione strategica (tra i Trabocchi e la famosa località sciistica di Roccaraso) e la diversità geofisica del territorio permettono di praticare varie attività sportive e ludiche come: montainbiking, trekking, alpinismo, arrampicata sportiva, equitazione, canoa, canotaggio, ciclismo, escursionismo di vario genere ed altro.

Loc. Rione Fonticelle - 66010 - Montenerodomo (CH) 0872.960001 Locale - 339.5213665 Manuela 333.7728206 Francesca - 339.7152123 Leo agrilavecchiacasetta@gmail.com


finiva la rivalità con la Spagna: personaggi d’ Abruzzo Pirenei» raggiunto la sua più grande aspirazione.

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Giulio Raimondo Mazarino (2 di 2)

A causa del prolungarsi della guerra con gli A s b u r g o e d i l conseguente dissesto delle finanze costrinsero Mazarino ad una ferrea politica fiscale che suscitò l'avversione della nobiltà e il rancore dei contadini ridotti alla fame maturando in tutta la nazione un sentimento di rivolta che si manifestò con la Fronda parla-mentare del 1648, cioè il Parlamento di Parigi si rifiutò di registrare i nuovi provvedimenti finanziari voluti dal cardinale. Il Parlamento di Parigi chiedeva un maggior controllo pubblico sull'uso del danaro dello Stato. La guerra franco-spagnola (1635-1659) si chiuse con la sconfitta di questi ultimi che dovettero negoziare con i francesi la Pace dei Pirenei (1659). La pace di Vestfalia aveva posto fine alla cosiddetta Guerra dei Trent'Anni, iniziata nel 1618, e alla Guerra degli ottant'anni, tra la Spagna e le Province Unite. I due trattati permisero alla Francia l'annessione di ben tre nuove province (l'Alsazia, l'Artois e il Rossiglione), ma soprattutto spezzarono l'accerchiamento della Francia da parte degli Asburgo di Spagna e d'Austria, determinando però la completa frantumazione della Germania in numerosissimi stati quasi completamente indipendenti. Il trattato di Vestfalia inaugurò inoltre un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscevano tra loro proprio e solo in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani. Nacque quindi la comunità internazionale più vicina a come la si intende oggi: laica ed aconfessionale, in cui assume importanza il concetto di sovranità dello Stato. A turbare la fortuna con la quale sembrava progredire la politica di Mazzarino, accaddero due fatti che misero in preoccupante allarme il Primo Ministro e la Francia. Ai primi di luglio del 1658 il re Luigi XIV fu colpito da una grave malattia. Il 7 luglio fu il giorno di crisi più grave. Dopo qualche giorno il malato si riebbe. Ci fu un sospiro di sollievo per tutti. L'altro incidente fu meno funereo, ma non meno preoccupante per le sorti della monarchia. Si era pensato di far vedere che si stava combinando un matrimonio fra Luigi XIV e la principessa Margherita di Savoia, per intimorire la Spagna con la prospettiva di un'alleanza italo-francese. La principessa venne presentata al re a Lione. Qui però Luigi vide Maria Mancini, nipote di Mazzarino, e se ne invaghì appassionatamente. Il caso scompigliava tutti i progetti e la politica mazzariniana. Il Primo Ministro mise in azione tutti i mezzi, l'influenza e l'ascendente che aveva sul re per convincerlo a rinunciare a Maria. Luigi prometteva di allontanarsi, ma poi ci ricascava. Alla fine Mazzarino (quanta parte prese Anna, la regina, nella faccenda?) la spuntò in nome della ragion di Stato. Luigi non rivide più Maria e finì il romanzo della giovinezza del Re-Sole. La decisione di Luigi XIV favorì il progresso delle trattative con la Spagna per arrivare ad un trattato di pace. Si ebbe una sospensione dei negoziati nell'estate del 1659; poi furono conclusi il 7 novembre dello stesso anno. Con il «Trattato dei

Mazzarino aveva

Ma il punto più importante, che avrebbe dovuto dare un suggello definitivo alla pace fra le due corone, fu il matrimonio combinato tra Luigi XIV e Maria Teresa d'Austria, figlia di Filippo IV, l'Infanta, come veniva chiamata la principessa di Spagna. Il contratto matrimoniale prevedeva la rinuncia da parte di Maria Teresa a qualsiasi diritto sulla corona di Spagna; in compenso le veniva costituita una dote di 500.000 scudi d'oro (che del resto non furono mai consegnati). Il matrimonio fu celebrato il 9 luglio 1660 a Saint-Jean-de-Luz. L'ingresso della coppia reale a Parigi ebbe luogo il 26 agosto. Il corteo reale fu accompagnato da osanna pieni di speranze e di desiderio di pace per tutta la Francia, dai Pirenei alla capitale. Mazzarino, sempre malato, seguì il corteo e, fra le sofferenze del suo corpo, assaporò la gioia del trionfo. L'8 febbraio 1661 Mazzarino si fece portare a Vincennes, poiché il suo male (Pielonefrite) si era aggravato e sperava che quel soggiorno lo facesse sentire meglio. Ma verso la fine del mese si aggravò ancor più e fu a tutti evidente come fossero rimaste poche speranze per la sopravvivenza del Primo Ministro a quest'ultimo attacco della malattia. Finita la dettatura del testamento, Giulio Mazzarino si aggravò visibilmente. Il 9 marzo 1661, morì a Vincennes. Fu nominato cardinale da papa Urbano VIII il 16 dicembre 1641, all'età di 39 anni. Non avendo mai preso gli ordini non gli fu assegnata nessuna diaconia. Ciononostante nel 1652 venne nominato vescovo di Metz e nel 1654 gli venne assegnata in commendam l'Abbazia di Cluny. Pur avendo il diritto come cardinale di partecipare al conclave, mancò entrambe le occasioni: la prima nel 1644, in cui venne eletto papa Innocenzo X, sul quale Mazarino avrebbe dovuto porre il veto del re di Francia, ma giunse a Roma troppo tardi), e anche nel 1655, conclave in cui venne eletto papa Alessandro VII. Il cardinale Mazarino favorì molti suoi parenti, in particolare le figlie (e il figlio) delle sorelle Geronima Mazarino-Mancini e Laura Margherita Martinozzi-Mazarino (1608–1685). Le nipoti, in numero di sette, furono dette mazarinettes: belle e piuttosto intriganti, si accasarono molto bene. Anita C.

PAGAMENTI RATEALI

Impresari per professione!


buona Cucina Tempo di lettura: 185 secondi

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Galantina Ingredienti per 6 persone

Preparazione

- 500 gr bocconcini di pollo

- 100 gr mortadella (una fetta) - 100 gr prosciutto cotto (una fetta) - 300 gr carne macinata di vitello - 50 gr parmigiano grattugiato - 3 cucchiai di olio di oliva extra vergine - 1 pugno di mollica, pistacchi, olive nere - 1 bicchiere di marsala secco - mezzo bicchiere di latte - 2 uova sode - noce moscata - sale e pepe - un cespo di insalata per guarnire

Mettete i bocconcini di pollo a marinare nel marsala secco per diverse ore (meglio un’intera notte). Metteteli in una ciotola capiente quanto basta per contenere tutti gli altri ingredienti dell’impasto. Tagliate la mortadella e il prosciutto a cubetti. Snocciolate i pistacchi e le olive nere. Unire tutti gli ingredienti. Grattugiate abbondante noce moscata. Aggiungete tre cucchiai di olio extra vergine, salate e pepate quanto basta. Mescolate fino ad ottenere un impasto ben amalgamato. Travasate l’impasto nello stampo usando un cucchiaio grande. Pressate bene l’impasto in modo che non si formino dei vuoti d’aria. Chiudete lo stampo con il coperchio o con della carta di alluminio. Mettete lo stampo in una pentola alta a sufficienza per poterla riempire di acqua in modo che ricopra le pareti dello stampo quasi fino al bordo superiore. Portate l’acqua ad ebollizione e lasciate cuocere l’impasto a bagno maria per circa un’ora e mezza. Al termine della cottura non togliete lo stampo dalla pentola e lasciate che la galantina raffreddi. Fate poi fuoriuscire la galantina dallo stampo ed eliminate il liquido di cottura. Avvolgete la galantina nella pellicola e fate raffreddare in frigorifero per diverse ore. Con un coltello molto affilato affettate e servite le fette di galantina su un letto di insalata e condite con un filo di olio d’oliva.

Gelato artigianale Questa semplice ricetta è rivolta a giovani volenterosi che vogliono assaporare il succulento frutto del loro lavoro senza avere necessariamente a disposizione la gelatiera

Gelato al cioccolato senza gelatiera Ingredienti: - 500 ml di latte, - 5 tuorli d’uovo, - 120 gr di zucchero - 120 gr di cioccolato fondente finemente grattugiato, - 1 bacca di vaniglia.

BAR - RISTORANTE - PIZZERIA

Pranzo di FERRAGOSTO Prosciutto e melone Fagottini di ricotta con funghi in salsa Chitarra al pomodoro Agnello alla brace Cocomero Buffè di dolci Bevande Caffè

16 0 ,5

Mettere una pentola d’acciaio in freezer per almeno 2 ore. Far bollire la bacca di vaniglia nel latte; intanto unire i tuorli allo zucchero. Filtrare il latte ed unirlo alle uova con lo zucchero. Portare questo composto ad ebollizione. Togliere dal fuoco, aggiungi il cioccolato e lascia raffreddare. Versare il composto nella pentola precedentemente raffreddata e rimettere il tutto in freezer. Rompere i cristalli di ghiaccio che si formeranno all’inizio, in questo modo il gelato risulterà più cremoso. Far riposare il gelato per almeno 5 ore.

RATORIO


coloriamo la Pelle

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all'interno del carcere. I siberiani non hanno mai accettato alcuna limitazione della libertà: all'inizio del secolo, ai tempi della resistenza contro le oppressioni del governo sovietico, erano gli unici che si opponevano all'arresto, combattevano contro la polizia fino alla morte, spesso si suicidavano, pur di non andare in carcere. Inoltre nel loro antico codice, il sequestro di persona era il crimine più disonesto che poteva essere compiuto, per questo gli stessi “criminali onesti”, come si definivano i siberiani, sceglievano piuttosto di punire un proprio simile con la morte, che invece era considerata una velocizzazione del processo naturale della vita (questo rapporto tra vita e la morte è dovuto alle antiche radici che legano i siberiani con la caccia, dove il processo dell'uccisione viene visto come un elemento vitale, anche per questo quando loro parlano della vita, non intendono la vita propria, ma sempre la vita in generale, come l'universo, l'eterno, Dio) . La tradizione del tatuaggio siberiano rappresenta una sorta d'incarnazione della libertà di essere e di esprimersi, ma sempre rimanendo all'interno della propria tradizione e cultura. I simboli del tatuaggio rappresentano una forma codificata di un soggetto linguistico, che ha due principali interpretazioni: la rappresentazione visiva e il significato. La prima è comprensibile a tutti, in quanto è più immediato per chiunque identificare l'origine di una frase scritta, o di un soggetto disegnato. La parte più specifica è data dal significato, conosciuto solo alle persone che dedicano la loro vita a tramandare la tradizione. Questa tradizione di raccontare le storie di vita tramite una complicata composizione di immagini, contenenti i simboli codificati, è paragonabile al processo della scrittura dei testi, usando le lettere dell'alfabeto. Solo che nel caso del tatuaggio cambia la struttura della scrittura e soprattutto il suo modo di leggere. Se siamo abituati scrivere e leggere seguendo certe direzioni, per leggere un tatuaggio si usano altri metodi e le direzioni della lettura dei simboli dipendono da un insieme di circostanze diverse, come i periodi della vita, la complessità dei simboli, la loro relazione interna. Così, quando ci riferiamo alla lettura del significato dei tatuaggi della tradizione siberiana, dobbiamo ricordare che viene rappresentata attraverso diverse forme sul corpo. Alcune sono chiare, e possono essere paragonabili al classico modo di scrivere e leggere che abbiamo, in linea, da sinistra a destra, altre invece sono più complesse, sono rappresentate con una spirale, che porta all'interno dell'immagine, si interrompe e ritorna, fino ad un certo punto continua dritta e poi di nuovo si nasconde dentro un'altra spirale, questa volta esterna, come a creare un percorso infinito. La tradizione siberiana non era mai proibita a nessuno, i criminali siberiani accettavano tutti coloro che dimostravano rispetto e amicizia. Tuttavia una regola ferrea che vigeva sui tatuaggi siberiani, era il divieto di copiare il tatuaggio di qualcun altro. Era considerato per loro un sacrilegio, perché i tatuaggi siberiani raccontano le storie delle vite personali e tatuare il tatuaggio di qualcun altro sarebbe come rubare la sua storia, un atto disonesto. Nella tradizione siberiana esiste una categoria di immagini, che in gergo si chiamano “sigilli” oppure “lettere”, che si tatuano sempre uguali, e rappresentano importanti elementi di accettazione della tradizione, come il battesimo, quando un ragazzo o uomo diventa parte della comunità dei “criminali, onesti”. Inoltre nel caso in cui si raffigura una promessa data a una persona importante, le due persone si tatuano la stessa immagine. Chi si tatua usando la tradizione del tatuaggio siberiano porta con se' una specie di sigillo, che contiene non solo la propria storia codificata, ma anche un invito ad accettare nuove regole. Un anziano siberiano, una volta raccontando della tradizione del tatuaggio siberiano , ha detto: “Noi ci tatuiamo la nostra vita sulla pelle, non per esibirla agli altri, ma per poter ragionare ancor meglio su quanto e come abbiamo vissuto”. Il tatuaggio, infine, come azzardo ad imprigionare l'eternità all'interno di un attimo, ad ammaestrare l'infinito, un modo per completare , tramite dei simboli, il proprio corpo e di trasformarlo in un ossimoro vivente, con la materia mortale, soggetta, in quanto tale, all'imprevedibilità del suo avvenire, che diventa, al contrario, un vero e proprio navigatore della vita, grazie al quale era possibile non solo rivivere il passato ma anche fissare il presente e soprattutto avvicinarsi allo sfuggente ma imprescindibile futuro. Ila ria Grasso

Se il corpo è un tempio, perché non ne dipingete le pareti? (2 di 2)

Curioso sapere che la nascita dei bellissimi tatuaggi orientali che tutti oggi conosciamo sia dovuta all'imposizione nell'antico Giappone di dure leggi repressive che vietavano alla popolazione di basso rango di portare kimoni decorati. In segno di ribellione queste stesse persone cominciarono a portare, nascosti sotto i vestiti, enormi tatuaggi che coprivano tutto il corpo partendo dal collo per arrivare ai gomiti e alle ginocchia. Il Governo nel 1870 dichiarò illegale questa pratica ritenuta sovversiva, ma il tatuaggio continuò a fiorire e a prosperare nell'ombra. La Yakuza, ovvero la mafia giapponese, adottò ben volentieri la pratica "fuorilegge" del tatuaggio estesa a tutto il corpo. I loro disegni, molto elaborati, rappresentavano solitamente conflitti irrisolti ma riproducevano anche simboli di qualità e caratteristiche che questi uomini intendevano emulare. Ad esempio una carpa era simbolo di forza e di perseveranza, mentre un leone rappresentava l' attitudine a compiere imprese coraggiose. Interessante, inoltre, è anche la tradizione del tatuaggio siberiano che inizialmente era scambiato per una tradizione puramente carceraria ma si trattava di un errore dato che è vero che molte persone che tramandavano questa tradizione sono passate attraverso esperienze carcerarie e per questo motivo nella simbologia di questa tradizione sono entrate immagini legate a questi significati, ma la base di questa tradizione e le sue origini appartengono alla vita delle persone libere, contrarie all'idea di reclusione in carcere. Questo è un elemento molto importante, che distingue la tradizione siberiana come una filosofia essenzialmente legata alla libertà e all'onestà, da altre simili tradizioni, molte delle quali hanno meritato l'appellativo semplicemente di criminali. La maggior parte delle comunità criminali russe, accettano la condizione di reclusione nelle carceri, facendone una sorta di cultura e di filosofia, che si spiega con la volontà di stare


conosciamoci Meglio Tempo di lettura: 157 secondi

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Zuccheri e salute

E' risaputo che la conoscenza sia sinonimo di potere eppure non è sempre così o almeno la conoscenza, da sola, non è sufficiente. Infatti, chi non sa che il camminare almeno mezz'ora al giorno, a passo svelto, fa bene alla salute e riduce tante patologie? Eppure chi lo fa? O quale fumatore non sa che il fumo è estremamente nocivo per la salute, eppure quanti sono coloro che smettono di fumare? Pensando al nostro benessere sappiamo bene che nella quasi totalità dei casi veniamo al mondo sani e che è nostra responsabilità rispettare tale condizione di benessere e quindi, considerando l'imperioso aumento di casi di obesità, anche infantile ed al moltiplicarsi delle malattie cardiocircolatorie forse, o senza forse, sarebbe opportuno cambiare il nostro stile di vita, il nostro modo di alimentarci, il nostro modo di pensare. Ma anche questo, da solo, non basta se non viene cambiato anche il modo di produrre e cosa produrre. Prendiamo per esempio lo zucchero. Gli zuccheri sono alimenti fondamentali della nostra dieta, in quanto rappresentano la fonte primaria per la produzione di energia. Tutte le nostre cellule hanno bisogno di zucchero. Ma lo zucchero bianco, che ogni giorno assumiamo direttamente o indirettamente nei dolci e nelle bibite, poco a che vedere con le componenti zuccherine della barbatietola e della canna da zucchero, essendo frutto di una complessa lavorazione industriale, che impoverisce il prodotto base di gran parte delle sostanze vitali e rischia di aggiungerne molte altre, quali residui di lavorazione, molto dannose per la nostra salute. Seguendo la lavorazione che va dall'utilizzo di latte di calce, per passare all'anitride carbonica e poi al trattamento con acido solforoso a cui ne seguono molti altri in cui la chimica entra pesantemente, si può rimanere perplessi. Se il processo industriale è corretto, le scorie indesiderate sono minime e ben tollerate dal nostro organismo. Ma, anche se tutto va bene, questo prodotto finale ha la caratteristica di entrare velocemente in circolo, mettendo sotto stress l'equilibrio del nostro organismo. La cosa ancora più negativa è l'alto consumo, specie se non se ne è consapevoli. Infatti molto spesso in una lattina di bevande comuni, di cui si fa un uso sconsiderato, si nascondono cinque/sette anche dodici bustine di zucchero e poi, magari, prendendo un caffè, preferiamo mettere un dolcificante, spesso molto più dannoso dello zucchero stesso. La reazione metabolica dello zucchero è altamente acida ed il corpo, per ripristinare il giusto equilibrio, va ad attingere alle sostanze alcaline messe da parte o all'occorenza dal calcio delle ossa, nei denti, nel lume delle vene provocando ciò che noi chiamiamo malattia e che spesso curiamo con farmaci che vanno ad acidificare ancora di più l'organismo, cronicizzando la patologia. Lo zucchero bianco viene assorbito rapidamente nel sangue, cosa che innalza la glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas risponde immettendo in circolo l'insulina e ciò provoca una brusca discesa del tasso glicemico (crisi ipoglicemica), caratterizzata da uno stato di malessere, con il bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo sù. La conseguenza di questa caduta degli zuccheri è l'immissione in circolo, da parte dell'organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia, tra cui l'adrenalina che è l'ormone dell'aggressività, della difesa, della tensione. Si può ben comprendere come questi continui “stress” ormonali, con i loro risvolti psicofisici determinino un esaurimento delle energie con l'indebolimento di tutto l'organismo, principalmente del sistema immunitario. Cosa fare? Tassativamente assumere meno zuccheri, Scegliere lo zucchero di canna grezzo, il miele naturale, il malto d'orzo, la melassa, la stevia e comunque agire sempre con buon senso, senza che la scelta diventi un obbligo. Ma cosa ha a che fare l'aumento di peso con gli zuccheri in

genere? La cellula per produrre energia ha bisogno di zucchero e questo per entrare in circolo ed essere biodisponibile ha bisogno di un ormone che viene prodotto dal pancreas, l'insulina. La cellula non prende più zucchero di quello di cui necessita e lo zucchero in eccesso viene immagazinato sotto forma di acido grasso. Questo, in carenza di zuccheri, viene richiamato ed utilizzato per produrre energia e non necessita dell'insulina. Se vogliamo perdere peso la cosa più semplice è fare quella mezz'oretta di passeggiata veloce, ridurre gli zuccheri ed i carboidrati, e quindi permettere che l'energia venga richiamata dallo zucchero già esistente, ora acido grasso, accumulato nelle cellule. Per fare questo bisogna evitare di assumere fuori dei pasti principali qualunque alimendo dolce o carboidrati, anche il piccolo cracker o la falsamente innocua caramella. Ci si può aiutare, senza stravolgere le proprie abitudini alimentari, con un salutare ed innovativo mix di fibre e sali minerali, la cui assunzione regolare oltre che favorire una piacevole perdita di peso, aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia. Comunque se vi viene fame, fuori pasto, mangiate frutta, solo frutta fresca di stagione, che oltre ad essere ricca di vitamine e sali minerali, i suoi zuccheri vengono metabolizzati molto più lentamente, evitando così i negativi picchi glicemici. Mario Di Francesco per approfondire l'argomento difrancesco@abruzzothebest.it 336600790

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l’autenticità dell’Abruzzo Tempo di lettura: 27 secondi

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La Scarpetta di Venere Bed & Breakfast

Nel centro storico di Barrea, dove le caratteristiche scalinate, vicoli e antichi fontanili incuriosiscono e sorprendono il visitatore in cerca di antichi ricordi, è possibile scorgere un angolo di paradiso, dove il relax del lago si coniuga molto bene con le escursioni in alta quota. Oltre allo splendido panorama vista lago che ogni camera possiede, La scarpetta di Venere è in grado di offrire ogni comfort nel pieno rispetto dell'ambiente preservato nel Parco Nazionale d'Abruzzo in cui è collocata.

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l’autenticità dell’Abruzzo

La La Vecchia Trattoria Vecchia Ristorante tipico Trattoria Tempo di lettura: 30 secondi

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Nel centro storico di Popoli, in un ambiente rustico potrai degustare piatti tipici locali di carne e pesce di fiume, tra cui gamberi e trote, rispettando la freschezza delle materia prime; il tutto accompagnato da ottimi vini. Realizziamo piatti d’asporto. Locale climatizzato. Aperto a pranzo e cena. Chiuso il martedì.

15 agosto

a pranzo

Antipasto ai profumi di fiume

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LA VECCHIA TRATTORIA POPOLI (PE) - Via Papa Giovanni XXIII, 20 Tel. 085.986866

Tempo di lettura: 25 secondi

Il Quadrifoglio Emozioni da vivere Il vento e la pioggia si allontanano cavalcando verso il tramomto mentre in lontananza, da dietro le colline spuntano indizi dell'estate che avanza. All'agriturismo il Quadrifoglio, mentre pranzate o cenate, la natura e il panorama stupendo vi ammalieranno come se foste in una fiaba mentre splendide promesse estive danzeranno intorno a voi. Se volete degustare qualcosa di particolare, provate ad esprimere i vostri desideri e se la luna e tutte le stelle saranno a vostro favore, i vostri desideri saranno esauditi.

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AGRITURISMO IL QUADRIFOGLIO CHIETI - Strada Licini, 22 (Loc. Colle Marcone) Tel. 0871.63400 Aperto - Aperto pren tuttotutto l’annol’annosu su prenotazione


le bellezze dell’ Abruzzo Tempo di lettura: 185 secondi

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Riserva Naturale Punta dell’Acquabella La Riserva Naturale Punta dell’Acquabella istituita con Legge Regionale n. 5 del 30 marzo 2007 “Disposizioni urgenti per la tutela e la valorizzazione della Costa Teatina” comprende una superficie di circa 28 ettari, compresa in una stretta fascia di vegetazione, subito dopo il porto di Ortona, fino ad un centinaio di metri, con una striscia più sottile, a sud della sommità di Punta Acquabella, dove si può osservare l’evoluzione geomorfologica dell’imponente falesia. La riserva, inserita nel Sistema delle Aree Protette della Costa Teatina, era stata già inserita, da alcuni anni, nella proposta per l’istituzione di un Parco Nazionale. Il progetto per la tutela e la valorizzazione della costa teatina lungo il tracciato ferroviario dismesso, compreso tra Ortona e Vasto, individua un sistema di aree protette direttamente collegate e unite funzionalmente, attraverso l'ex tracciato ferroviario, con altre riserve esistenti tra le quali Punta Aderci di Vasto, il Bosco di Don Venanzio di Pollutri e la Lecceta di Torino di Sangro. La dismissione di vari chilometri di linee ferroviarie, rappresenta oggi la vera novità per la futura realizzazione dei percorsi verdi con il recupero dei luoghi più suggestivi dell’intera Regione. La legge prevede che nel lungo tratto ferroviario, tra Francavilla al Mare e il Biotopo costiero di San Salvo, sia preclusa qualsiasi attività di trasformazione del suolo diversa dalla destinazione al verde. Il progetto, più ampio del piano di una singola riserva naturale, prevede il coinvolgimento delle altre aree litoranee e collinari, con la realizzazione della pista ciclabile lungo la costa adriatica inserita nel programma “Corridoio Verde Adriatico”, di stimolo delle possibilità turistiche responsabili. La Città di Ortona, nota anche per il porto, partecipa alla valorizzazione dei beni culturali e storici-ambientali con la passeggiata Orientale, una sinuosa balconata sul mare che conduce alla Cattedrale di S. Tommaso, al Castello Aragonese e al Palazzo Farnese. A Sud di Ortona, la costa adriatica si nuove con forme nuove, movimentate dalle piccole spiagge e calette riservate, alcune nascoste, altre ampie ed accoglienti, ai bacini più grandi dove il verde limpido del mare si confonde con l’azzurro turchese del cielo che caratterizzano i toponimi come “Acqua bella” e “Capo turchino”. Dalla sommità della falesia si raggiunge facilmente la spiaggia dove l’acqua limpida lascia ammirare i fondali di sabbia e ciottoli: come la famosa caletta “Acquabella”.

Come raggiungere la Punta dell’Acquabella: percorrere la A14 fino ad arrivare all’uscita autostradale di Ortona o Vasto.


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