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Periodico di attualitĂ , cultura, sport e approfondimento sulla Valle del Fino Anno 13Âş N. 58 Dicembre 2012

Il Fino

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Sommario

Editoriale

Parlava di povertà e di solitudine Charles Dickens nel suo noto romanzo Canto di Natale (A Christmas Carol). Era il 1843, un libro per certi versi sempre attuale, sempre rispondente a numerosi temi e problemi sociali: assenza di lavoro, di servizi, povertà che avanza, malattie e quindi solitudine. La ragione dell’aver scelto questo riferimento per il numero natalizio di questo trimestrale non nasce da un vuoto buonismo, ma dalla constatazione dei fatti. La perdita di lavoro, anche in vallata, è una costante che spaventa, lo svuotamento delle tasche dei cittadini è una realtà difficile cui far fronte e poi ci sono i servizi che - sempre a causa della crisi - vengono tolti. E’ il caso degli uffici postali: chiusi quelli di Appignano e Villa San Romualdo. Fatto ancor peggiore è, però, l’assenza di assistenza per i malati gravi che in questo periodo, a causa di contratti non rinnovati ai precari della Asl, non potranno beneficiare di servizi vitali, come i prelievi a domicilio. E’ come se a decidere il nostro presente e il nostro futuro fosse l’avaro protagonista dell’opera di Dickens, Scrooge, troppo preso dal denaro e dai suoi interessi e incapace di apprezzare le piccole cose, il calore della sua famiglia e quindi, nel nostro caso, i bisogni della collettività. A salvarlo tre fantasmi che gli cambieranno la vita e debelleranno il suo egoismo. Sperare che il Natale cambi le cose è solo un’illusione, non sarà così, ma questo giornale vuole fare la sua parte. Arrivare nelle mani di chi decide, di chi sceglie. Vogliamo avere l’ambizione di essere uno di quei fantasmi di Dickens e far riflettere chi forse ha perso il contatto con la realtà. Questo il nostro augurio per tutti i tantissimi lettori di questo periodico. Che le cose cambino e che questa vallata possa finalmente ricevere l’attenzione che merita. Buone feste a tutti!!! Evelina Frisa

Ci donano abbandono 3

La serranda che non si alza più di Evelina Frisa

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Assistenza domiciliare a rischio di Evelina Frisa

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Attualità di AA.VV.

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L’orto sinergico questo sconosciuto di Cristiano Del Toro e Federica Iannacci

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Attualità di Evelina Frisa

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Attualità e tradizioni di AA.VV.

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Opinioni di Alfredo Granelli

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brevi di AA.VV.

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sport di Emiliano Di Rocco

Il Fino

Periodico di attualità, cultura, sport e approfondimento Anno XIII numero 58 - Dicembre 2012 Registro stampa Tribunale di Teramo N. 05 del 2003. Fondato da Filippo Lucci nel 2000 sotto la guida di Vincenzo Angelico Direttore Responsabile: Evelina Frisa evelina.frisa@libero.it Redazione: Ottavia Crudeli Walter D’Agostino Roberto D’Intino Cristiano Del Toro Corinna Di Donato Benedetta Di Giacobbe Erica Di Muzio Emiliano Di Rocco Antonio Di Vittorio Francesca Gaspari Carlo Giannascoli Alfredo Granelli

Dicembre 2012

Viviana Grossi Antonio Lucci Filippo Lucci Rachele Lucci Luca Mingione Angelo Panzone Valentina Procopio Maria Pia Serra Opinionisti, scrittori, poeti: Francesco Barillaro Maurizio De Flaviis Antonio Di Michele Ernesto Di Nicola Tiziano Di Rocco Pierluigi Di Sabatino Ewa Dziejuch

Enrico Gambacorta Giorgio Giannini Elia Isotti Italo Pantaleone Bruno Parruti Foto: Antonio Angelozzi Rossano Buffalmano Emiliano Di Rocco Evelina Frisa Rocco Oronzo Stampa: EditPress 0861/230092 Editore: Ass.ne Culturale Valle del Fino

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Via Vorghe Castiglione M. R. Per inviare articoli, lettere, auguri e considerazioni evelina.frisa@libero.it Per la vostra pubblicità sul giornale contattare associazione culturale Valle del Fino 347 7411921 Gli articoli sono da intendersi come libera espressione di chi scrive e non impegnano in alcun modo nè la Redazione nè l’Editore. Non è consentita la riproduzione, anche parziale, sia degli articoli che delle foto.


Ci donano abbandono

la serranda che non si alza più

Appignano e Villa s. romualdo privati dell’ufficio postale di Evelina Frisa

Ufficio postale di Appignano.

Serrande abbassate nell’ufficio postale di Appignano e Villa San Romualdo, serrande che non si alzeranno più come stabilito dal piano di razionalizzazione delle Poste Italiane. Ad Appignano la protesta si è fatta sentire in modo particolare, una frazione che ha ora perso uno degli ultimi servizi rimasti. Un servizio che da più di un secolo ha agevolato la vita degli abitanti della piccola frazione di Castiglione Messer Raimondo. Dalla fine del mese di novembre, dopo un periodo nel quale è stato attivo solo un giorno alla settimana, è cessato completamente creando ulteriori disagi ai circa 500 cittadini che vivono nel piccolo centro della vallata del Fino. Una frazione che, qualche anno fa, era considerata alla pari di un paese. Benzinaio, alimentari, negozi di abbigliamento, erano solo alcune delle attività commerciali che animavano Appignano. C’era anche la scuola, sia quella elementare che materna. Adesso non c’è più nulla. Solo un bar è rimasto aperto nello sconforto dei cittadini che non hanno esitato a farsi sentire. Dora Chiavone è una donna che ha iniziato la sua battaglia da qualche anno, da quando il piano di razionalizzazione de-

gli uffici postali ha iniziato a farsi sentire. Ha anche raccolto le firme per evitare che questo servizio cessasse di esistere. «Qui siamo tutte vedove - spiega, - non abbiamo macchine, siamo anziani, non c’è neanche

l’autobus che ci porta a Castiglione dove si trova l’ufficio postale più vicino. Dobbiamo chiedere ai nipoti, quando possono, di accompagnarci, ma questo era un servizio essenziale. «Qua non c’è rimasto niente dice un’altra donna

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- per prendere il latte devo fare sette chilometri di curve e mi devono accompagnare, adesso anche pagare le bollette e ritirare la pensione sarà complicato. Non lo dovevano chiudere. Ora ci hanno davvero tolto tutto». Si sentono in qualche modo vittime di un furto gli utenti di questo ufficio. Ne parlano quotidianamente passeggiando per le vie. Spesso le signore si soffermano proprio davanti a quella serranda. Incredule, sbalordite. Come se guardare la seracinesca che non si alza più faccesse capire che è successo davvero. Fino all’ultimo hanno sperato che non accadesse. «Io non ci posso credere - dice ancora Dora anche un giorno alla settimana bastava, invece ci hanno tolto un servizio che per noi era anche un luogo d’incontro».

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disabili, assistenza domiciliare a rischio

di Evelina Frisa

e le sue difficoltà fisiche, ha detto: “Vogliono farmi morire prima”. Come darle torto. Non sappiamo cosa fare. Dovrò pagare qualcuno che verrà a fare questi prelievi? Pagare un’ambulanza che la trasporti all’ospedale per farli? Sono cose assurde. Non si può risparmiare sulla salute dei cittadini». Il rischio è che molti malati non potranno più beneficiare dei prelievi a domicilio e della fisioterapia. Tra questi ci sono malati terminali, invalidi, molte anche in stato vegetativo e quindi allettati. Allegrina ha avuto un ictus e ha problemi cardiaci. A questo si aggiunge una recente

Offrire cure sanitarie e socio-assistenziali nel domicilio delle persone che per difficoltà invalidanti non possono accedere a strutture ambulatoriali presenti sul territorio. Questo lo scopo dell’A.D.I., Assistenza Domiciliare Integrata, un obiettivo che però viene disatteso a causa della mancata stabilizzazione dei precari. Succede nella Asl di Teramo, dove sono sei i distretti sanitari e in ciascuno di questi molti collaboratori andranno a casa lasciando senza servizi essenziali le famiglie che hanno necessità. Nel distretto di Atri il servizio prelievi da metà dicembre è rimasto senza operatore. A segnalare la problematica è Sandra Rommelli, figlia di una donna di 86 anni - Allegrina Trippetta - che nella sua casa di Appignano di Castiglione Messer Raimondo, sino ad ora, ha ricevuto servizi per lei vitali. Servizi a cui probabilmente dovrà rinunciare. Allegrina è una delle tante persone che dovranno affrontare questo grave problema. «Sono circa 40 i malati

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che hanno bisogno di servizi domiciliari e quindi hanno diritto all’ADI nella vallata del Fino, - spiega Sandra - mia madre è una di queste, ma se consideriamo tutto il distretto sanitario di Atri sono quasi 2000. E’ un servizio troppo importante e non possiamo trovare una soluzione logica noi famiglie da sole e a questo punto abbandonate». C’è amarezza, indignazione e sconforto nelle parole di Sandra e anche in quelle di sua madre che sa che per lei la vita sarà più dura nei prossimi giorni. «Mamma - aggiunge Sandra - quando ha saputo che con ogni probabilità dovrà andare lei a farsi prelevare il sangue per le analisi a Bisenti, che è a 15 km di distanza, affrontando il freddo

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frattura al femore. «Le spettava un fisioterapista - aggiunge Sandra - per aiutarla a camminare, ma questo servizio nella nostra zona non è più disponibile perchè ci sono stati tagli ai centri di riabilitazione convenzionati, io ho quindi chiamato un terapista a pagamento e con la pensione ci facciamo uscire anche questo, ma per gli esami del sangue la cosa è ancora più seria. Mia madre fa un esame che si chiama P.T. che individua il tempo di coagulazione del sangue. Il prelievo va fatto, quando va bene, ogni 15 giorni, ed è utile anche per le dosi di un medicinale per lei vitale, il Coumadin. Abbiamo le scale in casa, farla uscire è davvero un grosso problema. Bisogna fare qualcosa, non ci stanno togliendo semplicemente un servizio, ma il diritto alla vita».


Attualutà

Guarisce da una malattia rara La storia di fiorella

di Evelina Frisa

Le hanno dato della pazza, della bugiarda, della malata immaginaria. Quasi due anni passati tra visite mediche accompagnate da fortissimi dolori ai quali i medici non credevano. Una situazione che l’ha portata a pensare al suicidio fino a quando la porta giusta si è aperta. E’ quanto successo a Fiorella De Flaviis, una donna di 40 anni di Bisenti che dal gennaio 2011 ha iniziato a convivere con bruciori insopportabili alle parti intime. Iniziano le prime viste dai ginecologi, le prime terapie, ma nessuna soluzione. Anzi, dei peggioramenti dovuti a cure sbagliate. «Ho speso oltre 13 mila euro in visite e controlli - raccon-

ta Fiorella - è stato un inferno che aveva anche il suo risvolto psicologico. I medici dicevano che inventavo tutto. Frasi che mi sono sentita dire da luminari». Non le credevano i medici, ma il marito non ha mai perso la fiducia. Ed è stata una sua mail a salvarla. «Mio marito con tenacia ha fatto tutto, faceva ricerche su Internet e spesso, sostituendosi a me, scriveva a vari medici descrivendo i sintomi, finchè una ha risposto e siamo andati da lei». Era una dottoressa di Roma che ha capito tutto e le ha dato i contatti giusti per venirne fuori. «La malattia si chiama neuropatia cronica del nervo pudende - spiega Fiorella - una

patologia rara che è stata scoperta da un medico greco nel 2001. Si tratta di un nervo della vagina che se infiammato provoca questi dolori. Ora sono in cura da un medico di Roma. Non si potrà guarire, anche perché le cure sbagliate hanno peggiorato la situazione, ma la mia vita sta migliorando. Non smetterò mai di ringraziare mio marito per non avermi fatto arrendere, i miei familiari per l’aiuto economico. Mi fa rabbia la scarsa professionalità e sensibilità dei medici che mi hanno visitata. Non denuncerò nessuno, ma voglio raccontare la mia storia perché potrebbe aiutare altre donne a evitare il mio calvario».

Banca del cuore, 2500 e all’anffas in memoria di serena

Un assegno di 2.500 euro è stato consegnato alla sede dell’Anfass di Teramo dai ragazzi della Pro Loco di Bisenti.

Una cifra importante frutto di una raccolta fondi effettuata nell’abito del IV Memorial Serena Scipione, la ragazza di Bisenti che ha perso la vita nelle macerie della sua casa aquilana durante il terremoto del 6 aprile 2009. Numerose sono state le squadre che hanno partecipato a questa edizione del torneo di beach volley che si è svolto, come sempre, nel parco giochi di Bisenti. La cifra donata è servita alla Fondazione per acquistare preziosi ausili medico-riabilitativi. La cerimonia di consegna si è svolta il 12 ottobre scorso nella sede Anffas di

Sant’Atto alla presenza dei ragazzi dell’associazione e di tanti amici che non dimenticheranno mai Serena. (e.f.)

Colletta alimentare la generosità dei cittadini Anche quest’anno il gruppo Ana Valfino di Bisenti e la sezione Ana di Arsita si sono impegnati nella raccolta alimentare ottenendo ottimi risultati nelle attività commerciali coinvolte. La solidarietà dei cittadini è stata alta - come sottolineato dagli organizzatori pasta, legumi e omogeneizzati i prodotti che sono stati offerti in grandi quantità. Nella sola Arsita sono stati donati 3 quintali e 50 kg di prodotti. Grazie alla generosità di 5 milioni di italiani, tra questi gli abitanti della nostra vallata, che hanno partecipato alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, lo scorso 24 novembre sono state raccolte 9.622 tonnellate di alimenti, che la Rete Banco Alimentare sta attualmente distribuendo alle oltre 8.600 strutture caritative convenzionate. (e.f.)

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Attualità

L’orto sinergico… questo sconosciuto

di Cristiano Del Toro, Federica Iannacci

Orto sinergico di Eleonora e Cristiano a Castiglione, appena allestito.

Spesso quando pensiamo all’agricoltura diamo per scontato che, tutto sommato, non ci sia più tanto da dire, accettando l’idea che gli attuali modelli agricoli

Orto sinergico di Eleonora e Cristiano a Castiglione, dopo un anno.

siano gli unici possibili. Tuttavia, basta guardarsi intorno per scoprire l’esistenza di mondi nuovi. Fra i metodi agronomici alternativi l’agricoltura sinergica è sicuramente un bel mondo da scoprire. Si tratta di un nuovo metodo di coltivazione che prevede il rispetto della struttura fisica e biologica del terreno. E’ stato elaborato dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip che, sul finire degli anni ‘70, ha adattato per l’ambiente mediterraneo i principi fondamentali dell’agricoltura naturale, che il celebre microbiologo Fukuoka in-

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dividua in Giappone negli stessi anni. Sostanzialmente, l’agricoltura convenzionale fa ampio ricorso alla monocoltura intensiva, prevede arature profonde, utilizza fertilizzanti chimici, diserbanti sulle piante indesiderate, pesticidi contro insetti e parassiti, tutte tecniche colturali che però hanno l’effetto collaterale di essere invasive e spesso distruttive della parte viva del terreno. L’agricoltura sinergica al contrario promuove meccanismi di auto-fertilità del terreno, senza arature né concimazioni, attraverso la coltivazione delle piante su bancali permanenti. L’agricoltura sinergica ci offre la possibilità di concepire e fare l’orto in un modo del tutto diverso. La principale caratteristica del metodo sinergico è che lo si realizza allestendo delle strutture permanenti: i bancali, larghi circa 120 cm e alti massimo mezzo metro. A questi si alternano i percorsi. Il terreno si lavora una volta sola al momento della realizzazione, che consiste nello scavare la terra dai percorsi e disporla sui bancali; non viene praticata la monocoltura, al contrario si dovrà garantire una ricca presenza di specie vegetali (ortaggi, fiori, piante aromatiche, alcune piante spontanee, ecc.), che si svilupperanno in maniera consociata, cioè l’una accanto all’altra. Il metodo sinergico unisce diversi van-

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taggi: consente di ottenere un orto a bassissima manutenzione che non ha bisogno di essere concimato, lavorato in alcun modo se non nella fase del suo allestimento, ha la capacità di migliorare il terreno evitando l’erosione del suolo e la perdita di fertilità nel tempo. Consente inoltre di ottenere ortaggi sani e particolarmente sapidi e ricchi sotto il profilo nutritivo ed energetico. E’ infine un orto produttivo: poche decine di metri quadri sono sufficienti a garantire il fabbisogno di verdura fresca di una famiglia di 4 persone in maniera continuativa e scalare per tutto l’anno. Per poter godere dei vantaggi della coltivazione sinergica bisogna però rispettare alcune semplici regole: Nessuna lavorazione del suolo in un orto sinergico non siamo noi a dover lavorare il terreno, ma saranno le radici delle diverse piante a lavorare, dissodare e arieggiare gli strati profondi, creando nel tempo un ambiente ricco di vita, favorendo la formazione dell’humus. Nessun compattamento del suolo - i bancali non saranno mai calpestati, si cammina esclusivamente nei passaggi scavati tra essi al momento della realizzazione. Nessun apporto di fertilizzanti e trattamenti chimici di sintesi - un orto sinergico richiede di fatto un regime di agricoltura biologica, dove è quindi escluso


Attualutà

l’utilizzo di prodotti di sintesi petrolchi- specie che iniziano il loro ciclo vitale in mica. L’orto infatti si nutre con la biomas- corrispondenza della fine delle precedensa degli scarti del terreno (radici morte, ti. Insieme ad altri giovani abruzzesi, apessudati radicali, scarti vegetali), che una plicando queste semplici regole, abbiamo volta decomposti rilasciano sostanze nu- iniziato a sperimentare questo nuovo metritive disponibili, grazie all’azione di mi- todo di agricoltura sostenibile, ottenendo crorganismi, batteri, funghi e lombrichi. in pochi mesi un “tecnosistema” a elevaCopertura permanente del suolo - come ta biodiversità, cioè un sistema artificiale in natura il terreno vivo è sempre prov- creato dall’uomo a imitazione di un ecosivisto di uno strato protettivo, allo stesso stema naturale, che funziona proprio permodo dobbiamo far sì che i nostri banca- ché imita la natura, di cui rispetta le leggi Orto Sinergico di Ewa e Antonino, li siano pacciamati, cioè ricoperti di uno fondamentali. Nel maggio del 2011, dopo in c.da Selva a Castiglione M. R. strato di materiali organici (paglia, sfalci l’esperienza teorica e pratica nella progetdi erba, foglie, scarti di cucina, ecc.) che tazione e realizzazione dell’orto sinergico Il risultato del lavoro di tutti, lo scambio protegge il suolo dall’azione erosiva di a Montebello di Bertona (PE), grazie alla dei semi, la cura e il rispetto di questi vapioggia e vento e in più migliora il mi- collaborazione dell’Accademia Italiana lori, ci hanno permesso di iniziare a vicroclima sulla superficie del bancale. Un di Permacultura, abbiamo iniziato a rea- vere l’orto in maniera diversa, come un aspetto molto importante da osservare in lizzare diversi orti sinergici in Abruzzo, luogo in cui è possibile davvero recupeun orto di questo tipo, dove le piante col- anche in vallata a Castiglione Messer Rai- rare un rapporto equilibrato tra l’uomo e tivate si avvantaggiano della reciproca vi- mondo e prossimamente a Bisenti. la natura, andando al ritmo con la stessa e cinanza, riguarda le consociazioni. Noi, salvatori di semi, appassionati della osservandone attentamente i cambiamenPerciò, vanno piantate l’una accanto terra, alla ricerca di nuove soluzioni per ti, in cui è possibile riscoprire ogni giorno all’altra (a 30-40 cm di distanza) piante una coltivazione naturale e lo sviluppo un legame con gli odori e i sapori della appartenenti a generi diversi in terra, girovagando lungo i percorsi modo che queste non entrino in dell’orto con nuove percezioni, sencompetizione tra loro, ma al consazioni ed emozioni. E’ stato bello trario, si aiutino reciprocamente ascoltare le parole di una nostra nella crescita (azione sinergica). amica che, dopo qualche mese dalla Sullo stesso bancale vanno colrealizzazione di un orto sinergico, ci tivate in successione piante azodisse: “quando torno a casa delusa tofissatrici come le leguminose o arrabbiata con questo mondo che (fave, piselli, fagioli, ceci, ecc) non va, vado nell’orto e nel giro di che hanno la capacità di rigenemezz’ora tutto mi passa”. rare la terra esplorandola in proA proposito di questo anche la Colfondità, in associazione a piante diretti, dopo aver elaborato dei dati che consumano più energia per ISTAT, dice che “per passione, concrescere (pomodori, peperoni, tro lo stress o per risparmiare sui cavoli, broccoli, ecc.) e a piante Orto Sinergico “Az. Agricola Gioia” di Cellino Attanasio. prodotti della spesa, quattro italiani ad azione repellente e insettifuadulti su dieci si dedicano alla cura ga come le liliacee (aglio, cipolla, porro, di nuove tecniche per l’autosufficienza, dell’orto, nel giardino o sul terrazzo”. erba cipollina, ecc). Inoltre s’inseriscono favorendo il recupero e la conservazione Scegliere un orto sinergico permanente tra gli ortaggi fiori e piante aromatiche, delle antiche varietà locali, abbiamo scel- può essere una soluzione interessante. che attirano insetti utili e sprigionano oli to di coltivare in modo diverso lasciando Per saperne di più: essenziali, repellenti per molti insetti dan- fare alla terra, prendendo parte alla rea- Pagina Facebook “Orto Sinergico in nosi. Con tale metodo le colture seguono lizzazione partecipata di diversi orti si- Abruzzo” delle successioni dinamiche, in quanto nergici, per vivere insieme giornate di be- www.agricolturasinergica.it nello stesso bancale convivono piante nessere e socializzazione, creando nuovi www.permacultura.it con diversi periodi di sviluppo che ven- ecosistemi agricoli, con tanta voglia di Per info e contatti: delcri3@libero.it gono sostituite singolarmente con altre condividere esperienze e conoscenze. federicaiannacci@gmail.com

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Attualità

Castilenti: Nuovo parco giochi

di Evelina Frisa

Scivolo, tunnel, dondoli e altalene, sono solo alcuni dei giochi presenti nel nuovo parco giochi del Comune di Castilenti. La nuova area è stata allestita nel giardino della scuola materna e consente ai bambini di giocare in tutta sicurezza in una zona recintata e protetta. L’area è dotata anche di tavoli per pic-nic e tanto verde ed è inoltre accessibile in qualunque momento. Un motivo di orgoglio per l’amministrazione comunale che ha risposto così alla petizione presentata qualche tempo fa da un cittadino che lamentava la scarsa sicurezza del parco giochi esistente in precedenza. Il vecchio parco si trova in un’altra area del paese. Per realizzare il nuovo parco giochi - come sottolinea l’assessore comunale ai lavori pubblici,

Terigio Perrone - è stato effettuato un lavoro attento ai bisogni della popolazione: «A questi lavori vanno aggiunte altre iniziative sempre per offrire nuovi servizi ai ragazzi e alle famiglie. Abbiamo infatti dotato le scuole di ulteriori personal com-

puter per garantire un miglior insegnamento dell’informatica. Le elementari hanno ora due pc in più, mentre i ragazzi delle medie ne hanno altri dieci. Il costo dei lavori è stato di circa 20mila euro».

«Nei locali attigui al nuovo parco - aggiunge Perrone - verrà presto aperta una ludoteca, così come richiesto da alcuni genitori che si occuperanno della sua gestione». Tra le iniziative dell’amministrazione c’è, inoltre, l’installazione dei pannelli fotovoltaici che a breve saranno sui tetti di muncipio, cimitero, sala polifunzionale e due edifici scolastici.

rapina al todis di Castiglione

Paura per titolare e clienti

Ha aspettato che il supermercato stesse per chiudere, che la porta laterale restasse l’unico accesso al locale per entrare in azione. Ha scelto questa strategia un malvivente che un lunedì di fine novembre, intorno alle 19:40, è entrato con una pistola in mano, che poi si è rivelata una scacciacani, nel supermercato Todis di Castiglione. L’uomo, con il volto coperto da un passamontagna, ha intimato alla proprietaria del market di consegnare l’incasso della giornata. Al rifiuto della donna ha sparato un colpo in aria. L’iniziale incredulità degli ultimi clienti rimasti nel negozio, e in fila proprio alla cassa, si è trasformata in paura. La proprietaria ha consegnato l’incasso, poco

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più di mille euro, e l’uomo è scappato. La macchina era parcheggiata accanto alla porta. Una Fiat Panda risultata rubata a Pescara. Con quell’auto, il malvivente è fuggito percorrendo circa un chilometro. In direzione San Giorgio l’auto è stata abbandonata e l’uomo è salito su un’altra vettura facendo perdere le proprie tracce. “Aveva il volto coperto, ma si intravedeva la barba, non era molto alto e la corporatura era robusta. Parlava un finto dialetto napoletano, ma sembrava abruzzese”. Queste le impressioni dei clienti presenti. Dopo la rapina la proprietaria è uscita fuori, ha visto l’auto e ha scritto la targa. Nel negozio oltre alla titolare era presente una delle figlie, peraltro minorenne, che ha 8

assistito alla scena, alla pistola puntata verso la madre. Una situazione che l’ha scossa molto. Stesse sensazioni di paura e impotenza sono state provate dai clienti. C’erano circa sei persone, tra questa anche una donna anziana. “Mia moglie ha consegnato l’incasso, racconta il titolare dell’attività che non era presente al momento della rapina - e ha fatto bene. Ha raccontato di aver avuto paura per lei, per nostra figlia e per i clienti. Serve sicurezza in questo territorio dove si ha sempre la sensazione che queste cose non possano accadere. Invece succedono anche qui”. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Bisenti. (e.f.)


Attualità e Tradizioni

Il “Folle” gioco di Fabrizio

primo album del cantautore di arsita di Evelina Frisa

Fabrizio, un nome importante il suo, una sorta di eredità da portare sulle spalle. Una eredità fatta di musiche, parole, pensieri, emozioni, gli elementi caratterizzanti la figura di Fabrizio De Andre’. Ingredienti questi che fanno parte appieno della sua vita. Si tratta di Fabrizio Trignani, cantautore di Arsita che di recente ha inciso il suo primo album “Live in England”. Otto brani inediti in edizione limitatissima che parlano di lui, del suo modo di vedere la vita, il suo delicato osservare le situazioni e tradurle in parole. Fabrizio con il violinista di Loreto Aprutino, Daniel Tonello, ha formato un trascinante duo. Chitarra, voce e violino producono con la loro bravura un giusto mix gradevole all’ascolto e efficace dal punto di vista emozionale. Tanti i loro concerti nei locali della vallata del Fino e non solo. Posti sempre pieni di persone che apprezzano il genere e che sostengono que-

sti due artisti come fan assidui e presenti. Sono pochi quelli che non conoscono i testi di Fabrizio. Molti grazie alla loro orecchiabilità sono diventati dei tormentoni per gli appassionati di questo duo. Messaggi si speranza, storie d’amore, di nostalgia, di amicizie e legami affettivi. Questi i temi dei suoi testi. Da “Take it easy” a “Il folle gioco” quello che passa è una componente emozionale forte. Fabrizio ha la musica nel sangue, eredità dovuta alla passione di suo padre Amedeo, scomparso da un anno a causa di un tragico incidente stradale. E’ stato lui ad avvicinarlo alla musica, ai cantautori e a trasmettergli lo sguardo attento e profondo verso ciò che lo circonda, il resto lo ha fatto da solo. Seguendo la sua passione, credendoci fino in fondo. E’ andato in Inghilterra, ha inciso un disco, partecipa a concorsi per farsi notare e a tutto questo alterna lo studio all’Università. Un ragazzo semplice, riservato, attento, sensibile. Questi gli aspetti

del suo carattere che si colgono facilmente e in modo immediato. Poche parole per descrivere la sua arte che ne fanno emergere la purezza e la sua semplicità d’animo: “Sono certo della provenienza di quello che faccio - spiega Fabrizio - viene dritto dal cuore”. Emozioni che si sentono e il riscontro che sta avendo attraverso chi lo segue non lo ha cambiato, anzi. La riconoscenza gli appartiene ed una cosa che riesce a trasmettere sempre. Una riconoscenza che nei suoi concerti emerge in più punti. Al termine di ognuno, non a caso, saluta i suoi spettatori con un noto pezzo de I ratti della Sabina Il Funambolo. “Signori spettatori lo spettacolo è finito, vi saluto con l’inchino, sempre in bilico sull’orlo del destino e un sorriso avrò per tutti voi, che vediate nel funambolo un buffone o che vediate in lui un artista e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista”.

Costumi nel mondo contadino

di Ernesto Di Nicola

Nel mondo contadino di una volta, il padre veniva chiamato TATA’ dai figli mentre i nipoti chiamavano il nonno TATUCCH e a volte anche TATONE. Questo modo diverso di chiamare il padre e il nonno, era uno delle tante differenze che si riscontrava, tra gli abitanti del paese, la maggior parte dei quali erano artigiani, e coloro che invece abitavano in campagna cioè i contadini. Purtroppo, questo dava luogo a una vera e propria discriminazione. Ed infatti, chi usava Tatà al posto di papà e Tatucch al posto di nonno veniva considerato una persona appartenente ad una classe sociale inferiore! E’ pur vero che, a differenza dei contadini, coloro i quali abitavano all’interno di un paese erano più a contatto con il mondo culturale come gli insegnanti, il parroco e altri professionisti, usufruivano di servizi come l’elettricità nelle case, illuminazione pubblica, ufficio postale, fontane per acqua potabile. Ma ritenere inferiore una persona solo perché abitante a qualche centinaio di metri dal centro perché usa delle parole diverse per esprimersi, è una dimostrazione di come la disparità di classe si annidi facilmente nelle persone. Ieri come oggi. Da precisare che, il nonno veniva chiamato anche in altri modi: Parus, Paparus, Papucch e Patin il padre. Altro modo che marcava la differenza tra il mondo contadino e quello del paese emergeva quando due persone che si ritrovavano dopo del tempo chiedevano notizie dei familiari dell’altro. Gli abitanti della campagna non chiedevano “come sta la famiglia” ma “come sta la parte”. Per i cittadini che abitavano nel centro storico, quella espressione era considerata cafonesca. Anche in questo caso, era un modo come un altro per marcare la differenza tra i due mondi ovvero la dimostrazione che, ieri come oggi, c’è sempre qualcuno che si ritiene superiore a un altro.

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Anche quando si ballava vi erano dei comportamenti diversi da parte dei contadini rispetto agli abitanti del paese. Da far presente che una volta, nelle case dei contadini, specie dove vi erano ragazze da maritare, si ballava spesso e vi partecipavano anche i giovani del paese. Al contrario, quando si ballava in qualche casa del centro storico, i giovani contadini non vi partecipavano in quanto si trattava di festini privati riservati a una limitata cerchia di amici del paese e dove difficilmente erano invitati. Soltanto in occasione dei veglioni, quindi a pagamento, l’ingresso era per tutti. Per quanto riguarda le diversità tra il modo di danzare di un ballerino del paese e quello del contadino, ne risaltava specialmente uno in quanto era anche… sonoro. Infatti mentre ballava, con una donna, il contadino ogni tanto batteva forte un piede sul pavimento. Un colpo secco ed improvviso che coincideva con la cadenza del tempo musicale. Il colpo di… piede non veniva effettuato durante i balli lenti ma con quelli veloci come le mazurke e le polke. Quel battere il piede era considerato il massimo della cafoneria quindi assolutamente bandito dai ballerini del centro storico.

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Attualità

La storia di un quadro

di Pia Mingione

La storia di un quadro Una mostra di pittori diversi, festa di San Donato, Castiglione Messer Raimondo. Fin qui tutto nella norma, se non per qualche diverbio sull’allestimento; pareri diversi su come posizionare i quadri e cose di questo genere, ma ancora tutto nella norma! Finché arriva Ernesto che da tempo mi aveva proposto di poter esporre un quadro realizzato dal nostro carissimo e indimenticabile Ercolino. Tutti lo ricordiamo come una personalità poliedrica: scriveva poesie, cantava, suonava, cuciva, faceva foto e chissà quante altre cose! Ma che sapesse anche dipingere non è cosa nota a tutti. Era avvolto in un involucro, tenuto tra le braccia, un telo di pezza, forse una vecchia tovaglia, cucita da una parte a punti lunghi a mo’ di custodia, come per proteggere un

capolavoro. Con stupore ho scoperto che c’era veramente un capolavoro!! Il personaggio ritratto è uno del paese, vissuto tanti anni fa di nome Alessandro, ma conosciuto come Zi Lisandre Caiazze. Una grande emozione rivedere quest’uomo semplice, che abitava in una piccola casa di una sola stanza, immortalato in un quadro con vetro e cornice, come un personaggio storico. E’ proprio lui, Caiazze, con la sua bisaccia di stoffa, l’ombrello sotto il braccio che partiva a piedi senza meta, alla ricerca di qualcosa da riportare alla sua amata Carmela. E lei, in silenzio, in quella casa di una sola stanza, aspettava il ritorno dell’uomo che amava sempre con qualcosa da condividere. Ma la ricordo bene quella casetta a pietra con una scala fuori e un grande Fico a fianco che oltre a dare ombra dava i suoi frutti in certi periodi dell’anno. Chi l’avrebbe mai detto che un uomo così semplice, vissuto ai margini, riscuotesse tanto interesse. Infatti tutti quelli che lo hanno conosciuto, hanno raccontato un aneddoto o una piccola storia su come viveva questa coppia in fondo al paese, verso le coste. Zi Carmela è vissuta di più, è rimasta sola in quella casa

senza finestre, ma con tanta luce e poesia. E’ vissuta quasi cent’anni grazie alle premure dei vicini che si sono dedicati a lei negli ultimi anni della sua vita e Zi Carmela. lei si è fatta coccolare, cullare come una bambina senza famiglia. Gesti d’amore che non aveva più da tempo, zi Lisandre non tornava più a casa a riportare qualcosa. Ho portato un fiore sulla tomba di zi Carmela, lei era abituata a ricevere qualcosa, ma non ho trovato Zi Lisandre! Chissà dove si trova, con la sua bisaccia a tracolla tra i sentieri del cielo a cercare qualcosa che porterà alla sua Carmela. Sembra una cosa da niente appendere un quadro e invece…. si è aperto un mondo lontano, ma ricco di poesia e d’amore.

Incidente ad arsita

investita muore la madre del sindaco Lucci di Evelina Frisa La notizia è girata veloce, nel giro di pochissimo tempo tutti sapevano quello che era successo, e tutti, in modo diverso, si sono sentiti in lutto. La sera del 30 novembre scorso ad Arsita, intorno alle 17, l’atmosfera è cambiata, un dispiacere diffuso si percepiva nell’aria. L’incidente avvenuto nella mattinata che aveva coinvolto Filomena Lanari, la mamma del sindaco del paese, Enzo Lucci, era stato più grave di quanto si potesse immaginare. Filomena, che aveva 89 anni, non ce l’ha fatta e il suo cuore ha smesso di battere nell’ospedale di Teramo dove era stata portata dall’ambulanza del 118 di Bisenti, immediatamente intervenuta. Una notizia che ha scosso tutti in paese, dove Filomena era molto conosciuta. Spesso al mattino faceva delle passeggiate, ancor di più il giovedì, giorno di mercato. Così come successo il 30 novembre. Si trovava a poca distanza dalla zona belvedere, in viale Roma, nei pressi della cabina dell’Enel sulla strada che porta

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a Befaro, quando è stata investita da un’auto guidata da V.D.M., un uomo di 82 anni del posto. Un impatto che chi era presente non descrive violento. Anzi. Il conducente dell’auto è generalmente molto prudente, guida piano ed era ripartito probabilmente da poco. In auto con lui viaggiava anche la moglie e hanno subito prestato soccorso. Filomena sembra aver perso molto sangue cadendo con il volto rivolto verso terra, ma, - stando a quando raccontano alcuni testimoni - sarebbe rimasta vigile e cosciente. Sul posto sono arrivati molti cittadini, i carabinieri di Bisenti e il 118 che l’hanno portata nell’ospedale di Teramo dove per la donna non c’è stato nulla da fare. Filomena, ha sempre vissuto ad Arsita, paese dove è nata e dove ha creato la sua famiglia. Vedova da qualche anno, viveva con la famiglia della figlia Elena, dove vive anche il nipote Alessandro, molto conosciuto in paese perché da anni veste la maglia dell’Arsita calcio. L’altro figlio, il sindaco 12

Enzo Lucci, viveva a poca distanza, con la moglie e i suoi due figli: Luca e Stefano. Filomena aveva un legame forte con tutti loro, era presente, attenta e sempre disponibile. In paese la ricordano come una «dolce nonnina, gracile, minuta, molto religiosa e buona». Frequentava molto la chiesa. Una donna serena e sorridente. Amava il suo paese, le sue montagne, la vita fatta di piccoli riti e delicate abitudini e tutti le volevano bene.


Opinioni

IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA Quisisana (Ma ci vuole pazienza) Questa storia (vera) è successa ad una persona che conosco e che, per comodità, chiameremo Arturo. In una gelida mattina d’inverno, Arturo si mette in macchina per accompagnare la sua anziana madre in ospedale, dove deve essere sottoposta ad un piccolo intervento chirurgico in dayhospital. L’appuntamento è fissato per le 7 del mattino, per cui occorre partire verso le sei, quando le strade sono ancora ghiacciate. Ma basta andare piano e usare tanta prudenza, per arrivare, senza troppi intoppi, all’orario prestabilito. La paziente viene accolta e… parcheggiata in sala di attesa per un paio d’ore. Verso le nove, arriva un’infermiera con una pillola, che va presa prima dell’intervento. Come si prende una pillola? Con un po’ d’acqua in un bicchiere! Ma il bicchiere non c’è! Bisognava portarselo da casa… Arturo va al bar e si procura il bicchiere, così la pillola va giù. Quello che non va giù è il motivo (ignoto) per cui si è dovuti arrivare all’ospedale con due ore di anticipo. Due ore che diventano quattro, perché dell’intervento vero e proprio si incomincia a parlare solo verso le undici. Sorge spontanea la domanda: “Non sarebbe stato preferibile consegnare la pillola alla paziente qualche giorno prima, così da farla presentare direttamente in ospedale alle undici?” - Risposta: “Ma, per definizione, il paziente è tale, per cui deve sopportare rassegnato, senza porsi troppe

di Graal

questioni”. D’altro canto, chiunque abbia, ore canoniche per le persone sane, vale a direttamente o indirettamente, avuto modo dire verso le tredici e verso le venti! Più di di frequentare un ospedale sa che gli orari centosettanta anni fa, le stesse riflessioni le praticati lì dentro poco o nulla hanno a che fece pure il grande poeta romanesco Giuvedere con gli orari applicati nella norma- seppe Gioacchino Belli, che nel decimo le vita, vissuta al di fuori del nosocomio. verso del suo sonetto “L’Ammalaticcio” In ospedale ci si sveglia all’alba, si pran- scrisse chiaro e tondo quello che pensava za prima di mezzogiorno, verso le diciotto degli ospedali. viene servita la cena e alle ventuno si dovrebbe andare tutti a nanna. L’AMMALITICCIO Perché tutto ciò? Quale sarà mai l’ar(G. G. Belli, 13 gennaio 1837) cana ragione per cui in un luogo che dovrebbe servire per far star meglio «Come va, ssor Loreto?» «Sempre male: le persone, costoro vengono invece pòi bbuttamme per terra cor un deto». sottoposte ad un regime orario degno «Ma, in zostanza, c’avete?». «Eh, lo spezziale di un pollaio? Mistero! Qualcuno ha disce ch’è un male che sse chiama abbèto»1. provato a spiegarmi che la stranezza è intimamente collegata ai turni che «Ve dà ffastidio de salí le scale?» svolgono il personale medico e quello «Antro si mme lo dà! cce vo l’asceto»2 paramedico. «Ebbè, affare de nerbi, sor Loreto, Sarà pure… Ma perché in una struttura tutt’affetto der tempo. E a lo spedale dedicata alla cura del malato è costui che deve adeguarsi agli orari di chi lo ce sete stato?» «A mmé?! ddímme cojjone!3 assiste e non viceversa? Personalmen- Nun zai c’a lo spedale sce se more?» te, sarei molto più ben disposto ad una «Avete mille e ppoi mille raggione. pronta guarigione, se potessi vivere una vita simile a quella che di norma Lassate fà, lassate fà ar Ziggnore; conduco, invece di dover sottostare ad e vvederete a la bbona staggione uno stravolgimento globale dei miei si ttornate a ddà ssú mmejjo d’un fiore»4. tempi fisiologici. E, si badi bene, nessuno pretende che in ospedale si gozzovigli e si faccia- 1(diabete) no le ore piccole. Ma, semplicemen- 2aceto, per rinvenire dopo lo stress te, sarebbe gradito potersi svegliare 3mi prendi er stupido! alle otto, piuttosto che alle sei e poter 4tornerete a star bene come un fiore consumare i pasti a quelle che sono le

Questione di Privacy

Se vado su Internet (alla pagina di Google) e digito il mio nome, escono fuori tutta una serie di notizie sul mio conto, per cui anche il mio peggior nemico può sapere quanti capelli ho in testa. C’è anche scritto dove sta la tomba di Alfredo Granelli e per fortuna che è solo quella del mio omonimo nonno, deceduto nel lontano 1938, quando la legge sulla privacy non c’era, per cui non può lamentarsi se adesso tutti sanno dove riposa in pace. E la chiamano pace??? Ebbene sorge spontanea la domanda: “Hai visto mai che questa Privacy” è soltanto una grandiosa presa in giro? (Alfredo Granelli)

Il Decreto Legislativo n. 196 del 30 giugno 2003 disciplina la privacy dei cittadini italiani. L’art. l del D. Lgs. recita testualmente: “Chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano”. Tale diritto pertiene i diritti della personalità. Il diritto alla riservatezza è diverso rispetto al diritto sui propri dati perché non riguarda solamente informazioni circa la propria vita privata, ma più in generale ingloba ogni informazione relativa ad una persona, pure se non coperta da riserbo (sono dati personali ad esempio il nome o l’indirizzo della propria abitazione). Insomma, lo scopo della legge è quello di evitare che il trattamento dei dati avvenga senza il consenso dell’avente diritto. Uh che bello!!! Allora però, qualcuno mi deve spiegare come mai ricevo continuamente, a mezzo posta ordinaria, comunicazioni pubblicitarie non richieste e non desiderate e come mai, pur non avendo dato alcun consenso, il mio indirizzo di posta elettronica è subissato da ogni genere di messaggi… Il mio numero di telefono fisso non è presente nell’elenco degli abbonati; ma, ciò nonostante, di quando in quando, c’è chi mi chiama per interviste, proposte commerciali e rotture varie. E lo stesso dicasi per il telefono cellulare. 13

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Brevi

“Fonte addò na sere”, è questo il titolo della canzone vincitrice

del concorso di canzoni dialettali “Premio A. Di Francesco” che si è svolto anche quest’anno a Bisenti. Si tratta di un premio che vede la partecipazione dei maggiori compositori e poeti della regione. I brani vengono eseguiti dalla corale Lamberto De Carolis di Bisenti e valutati da una esperta giuria. Il 28 dicembre si terrà nel ristorante L’Amicizia di “Bisenti” una serata danzante per raccogliere fondi per i bambini bisognosi del Burundi. L’evento è stato organizzato dall’associazione Progetto sviluppo Valfino presieduta da Luca Salini e dalla locale Pro Loco. Storico traguardo per il periodico La Voce di Pasqualino, dedicato alla figura del giovane seminarista di origini bisentine Pasqualino Canzii. Quest’anno il giornale, diretto da Gabriele Salini, ha compiuto 10 anni. Marisa D’Orazio, volontaria del gruppo CRI Valfino è stata premiata con la Croce di Anzianità

per i 15 anni di attività in Croce Rossa. A Marisa le congratulazioni della nostra redazione.

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Il 15 e 16 dicembre a Elice si è svolta la seconda edizione del mercatino di Natale organizza-

più sinceri da mamma, papà, il fratello Andrea e da tutta la redazione de IlFino. Il gruppo Soccorso E m e rg e n za Radio Abruzzo di Elice, ha attivato un progetto che riguarda i ragazzi delle scuole. “I nostri volontari spiega il presidente Alessandro Contini - stanno tenendo delle lezioni di soccorso di base nelle scuole medie del paese per sensibilizzare i ragazzi. Al termine sarà donato un defibrillatore all’istituto e ci sarà una formazione specifica per quanti dovranno essere in grado di utilizzarlo in caso di necessità”.

to dall’amministrazione comunale. Numerosi gli espositori che hanno raggiunto il paese. I visitatori hanno trovato una calda atmosfera natalizia con castagne, vin brulè, arrosticini e il suono delle zampogne. Il prossimo 26 dicembre torna la rappresentazione teatrale “La Buona Novella” ispirata all’opera di Fabrizio De Andrè e sceneggiata da Alfredo Granelli. Quest’anno si svolgerà nel teatro comunale di Bisenti alle ore 21. Lutto a Bisenti per la scomparsa del reduce Antonio Malascorta molto conosciuto e stimato in paese. Ha in più occasioni raccontato, specie in incontri organizzati dall’Ana di Bisenti di cui faceva parte, tristi pagine della nostra storia e della seconda guerra mondiale. La redazione de Il Fino si stringe al dolore della sua famiglia in particolare al nipote, il vice sindaco Roberto Malascorta.

Il 13 dicembre 2012 Gloria Aielli si è brillantemente laureata in Giurispudenza. Alla neodottoressa gli auguri

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Il direttore della Biblioteca M. Delfico di Teramo, Luigi Ponziani, ha ottenuto il riconoscimento del Premio Misantone, dedicato alla figura del medico e poeta dialettale di Montefino. Il premio, istituito dalla locale Ass. Culturale Mons Siccus, è alla VI edizione e quest’anno ricorre il 50° anniversario della scomparsa di Misantone.

E’ tornata all’antico splendore la statua della Madonna del SS. Rosario della chiesa di Scorrano (Cellino Attanasio). Il restauro delle parti in cartapesta è stato eseguito a Roma, mentre il vestito è stato ricamato da Lucia D’Evangelista, originaria di Montefino

Il carro dell’Associazione culturale “Quasi Adatti” ha vinto la 38ª edizione del Revival dell’uva e del vino montonico di Bisenti. I ragazzi hanno messo in scena un divertente sketch riproponendo un elefante in cartapesta a grandezza naturale con sopra Annibale, il conquistatore cartaginese intenzionato a impadronirsi di Bisenti e a schiavizzare i suoi abitanti. A farlo desistere dal suo intento il buon vino e l’ospitalità dei bisentini.

Tanti musicisti si sono alternati sul palco della sala polifunzionale di Arsita domenica 18 novembre per la prima edizione del Dlen Dlen Festival. La manifestazione è stata organizzata dai ragazzi del posto per ricordare Amedeo Trignani a un anno dalla sua tragica scomparsa, avvenuta a causa di un incidente stradale. Trignani nella sua vita ha fatto moltissimo per il paese, tra le altre cose è stato presidente della Pro loco.

Un personaggio unico che è stato ricordato con la sua passione: la musica. Sul palco hanno suonato musicisti della zona, ma anche band con maggiore esperienza. Il tutto anche per aiutare Emergency.

Il 19 ottobre scorso Loreto Del Papa e sua moglie Maria Ravicini hanno raggiunto il traguardo delle nozze d’oro. Alla coppia gli auguri dei famigliari e della nostra redazione.

Il 7 novembre è nata la piccola Ameliè Ronca. Auguri a mamma Pierina, papà Fabio e al fratellino Pablo dalla nostra redazione.

dove ha frequentato la scuola di ricamo della maestra Maria Pompetti-De Petris.


Karate a castiglione

Sport

più di 200 atleti per esibizioni ed esami regionali te esibizioni di Kata e Kumite dimostrativi per ragazzi e bambini e poi gli esami. Presenti i ragazzi nati tra il 2001 e il 2006 facenti parte di associazioni provenienti da: Castiglione M. R., Lanciano, Chieti, Manoppello, Spoltore, Roseto, Teramo, Penne, Avezzano, sei dei quali associati all’A.S.D. Castelfino con sede a Castiglione M. R. Gli esami di gradazione hanno riguardato invece 50 atleti. Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Castelfino, Domenico Di Rocco, “Tra gli intenti della cooperativa - ha spiegato - c’è anche l’impegno di promuovere la pratica sportiva e diffondere l’importanza dello sport in particolare nella vallata”. Emiliano Di Rocco

Circa 220 atleti hanno preso parte alla manifestazione di Karate che è stata organizzate da Comitato Regionale FIJLKAM Abruzzo settore Karate, A.S.D. Castelfino e A.S.D. Vestina Karate Club nel palasport comunale in c.da Piano S. Donato di Castiglione M. R. gestito dalla Coop. Castelfino. Il 1° e il 2 dicembre ci sono sta-

Torna anche quest’anno il Torneo della Befana organizzato nella palestra di Castiglione M.R. dall’Asd Castiglione Valfino. Quest’anno l’evento, che è giunto alla 5°edizione, ha carattere regionale, sono infatti coinvolte società sportive di tutte e quattro le provincie abruzzesi. Dal 27 al 29 dicembre e dal 3 al 5 gennaio, tantissimi ragazzi, circa 500, appartenenti a 36 squadre diverse si sfideranno giocando a calcio. Grande la soddisfazione del responsabile delle attività di base Matteo Di Norscia che ha parlato con orgoglio dell’importanza dell’essere riusciti a coinvolgere così tante realtà sportive e di poter quindi regalare ai ragazzi dei giorni di gioco, divertimento, ma soprattutto di condivisione.

La pluricampionessa del mondo di pattinaggio artistico a rotelle, Debora Sbei, originaria di Giulianova, lo scorso 18 dicembre ha incontrato i ragazzi della vallata del Fino nella palestra di Castiglione. Un incontro emozionante per gli appassionati di questo sport che hanno potuto confrontarsi con un’atleta valida e capace che continua a collezionare meritatamente titoli su titoli.

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Dicembre 2012


Il Fino - Dicembre 2012  

Il Fino - numero di dicembre 2012

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