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Periodico di attualità, cultura, sport e approfondimento sulla Valle del Fino Anno 13º N. 56 Luglio 2012

Il Fino

Copia gratuita

“La poesia silenziosa delle mani. Artisti di vallata si raccontano”


Sommario

Editoriale “La pittura è poesia silenziosa, la poesia è pittura che parla”. Con queste parole il filosofo greco Plutarco descriveva la magia dell’arte. Ci siamo lasciati ispirare da questo aforisma per raccontare alcuni dei tanti artisti che operano nella vallata del Fino. Non è stato possibile per ragioni di spazio intervistarli tutti. Abbiamo cercato comunque di valorizzare l’importanza del loro silenzioso lavoro. Attraverso queste voci raccolte abbiamo scoperto sensibilità, passioni e talenti particolari. Artisti che ci sono vicino, che vivono intorno a noi e con i loro occhi attenti riescono a raccontare il mondo che li circonda con parole e colori. Un numero dedicato ai poeti e ai pittori ci dà la possibilità di riflettere sul loro ruolo, sul loro particolare modo di vivere e vedere la vita. Leggendo questi articoli e entrando un po’ nel loro vissuto avremmo anche maggiore sensibilità davanti alle loro esposizioni e ai loro libri. Forse ci verrà la voglia di capire il mondo che c’è dietro una tela o dietro dei versi. Dipinti, sculture e poesie non si producono per denaro, ma per raccontare quello che si ha nell’anima a chi ha voglia di ascoltare. Evelina Frisa

Artisti di vallata 3 Pia mingione, una vita dedicata al disegno di Corinna Di Donato 4-5

Nardecchia, l’artista spirito libero di Pierluigi Di Sabatino

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Vincenzo Mazzocchi, artista per istinto di Angelo Panzone

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Pierdomenico Di Dionisio il poeta DJ di Evelina Frisa Periodico di attualità, cultura, sport e approfondimento sulla Valle del Fino

10-12 Attualità di Evelina Frisa 13

Opinioni di Alfredo Granelli

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brevi

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Sport di Emiliano Di Rocco

Anno 13º N. 56 Luglio 2012

Il Fino

Copia gratuita

“La poesia silenziosa delle mani. Artisti di vallata si raccontano”

Il Fino

Periodico di attualità, cultura, sport e approfondimento Anno XIII numero 56 - Luglio 2012 Registro stampa Tribunale di Teramo N. 05 del 2003. Fondato da Filippo Lucci nel 2000 sotto la guida di Vincenzo Angelico Direttore Responsabile: Evelina Frisa evelina.frisa@libero.it Redazione: Ottavia Crudeli Walter D’Agostino Roberto D’Intino Cristiano Del Toro Corinna Di Donato Benedetta Di Giacobbe Erica Di Muzio Emiliano Di Rocco Antonio Di Vittorio Francesca Gaspari Carlo Giannascoli Alfredo Granelli

Luglio 2012

Viviana Grossi Antonio Lucci Filippo Lucci Rachele Lucci Luca Mingione Angelo Panzone Valentina Procopio Maria Pia Serra Opinionisti, scrittori, poeti: Francesco Barillaro Maurizio De Flaviis Antonio Di Michele Ernesto Di Nicola Tiziano Di Rocco Pierluigi Di Sabatino Ewa Dziejuch

Enrico Gambacorta Giorgio Giannini Elia Isotti Italo Pantaleone Bruno Parruti Foto: Antonio Angelozzi Rossano Buffalmano Emiliano Di Rocco Evelina Frisa Rocco Oronzo Stampa: EditPress 0861/230092 Editore: Ass.ne Culturale Valle del Fino

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Via Vorghe Castiglione M. R. Per inviare articoli, lettere, auguri e considerazioni evelina.frisa@libero.it Per la vostra pubblicità sul giornale contattare associazione culturale Valle del Fino 347 7411921 Gli articoli sono da intendersi come libera espressione di chi scrive e non impegnano in alcun modo nè la Redazione nè l’Editore. Non è consentita la riproduzione, anche parziale, sia degli articoli che delle foto.


Pia Mingione, una vita dedicata al disegno

Artisti di vallata

di Corinna Di Donato

Suono al campanello di casa sua, nel cuore di Castiglione, nel tardo pomeriggio di un mercoledì piuttosto afoso. Mi viene ad aprire con quel sorriso gentile che la contraddistingue sempre e mi fa entrare nella sua cucina: una stanza non molto grande e poco illuminata, ma arredata in modo molto grazioso. Se dovessi descrivere la casa di un artista, prenderei sicuramente la sua come modello: piccola, ma piena di quadri appesi alle pareti, foto e oggetti vari, ricordi di qualche viaggio o di esperienze passate. E non potrebbe essere altrimenti, perché Pia Mingione è un artista. Il motivo del mio giudizio ve lo lascio intuire dalle sue stesse parole: “Fin da piccola avevo la passione per il disegno: alle elementari mi divertivo a fare dise-

gni per i miei compagni e alle medie ho avuto la possibilità di migliorarmi imparando nuove tecniche espressive dal professore di educazione artistica. Quasi scontata la scelta della scuola superiore: l’Istituto d’arte di Penne. Terminati gli studi ho continuato a dedicarmi con impegno e dedizione alla pittura: ho iniziato con la rappresentazione di porte, che sono il mio soggetto preferito, e ho continuato con altri temi (paesaggi natura morta, ritratti). Ho provato tante tecniche espressive e alla fine sono riuscita a crearne una tutta mia: incollo su un cartoncino della carta da imballaggio e poi ci disegno sopra con i pastelli”. “E’ ottima per rappresentare scorci di paesaggio. Mi ritengo molto fortunata, racconta - perché ho avuto la possibilità di trasformare questa mia passione in un lavoro: da alcuni anni, infatti, collaboro con la scuola elementare di Castiglione,

insegnando ai bambini diverse tecniche per disegnare. Quest’anno ad esempio abbiamo riprodotto in vari modi i disegni di Annunziata Scipione, pittrice di Azzinano di Tossicia: alla fine abbiamo fatto una mostra e ogni classe ha rappresentato un quadro in forma tridimensionale. Per tre anni inoltre ho tenuto dei laboratori pomeridiani di disegno per bambini di elementari e medie. L’anno scorso ho dovuto interrompere, ma quest’anno vorrei riprendere, cercando di coinvolgere anche gli adulti: l’unica cosa che mi manca purtroppo è un locale adatto. Lavorare con i ragazzi è per me motivo di gioia e di soddisfazione personale: cerco sempre di farli esprimere liberamente, di dare sfogo alla loro capacità creativa e sono contenta vedendoli divertirsi e partecipare con entusiasmo alle mie lezioni”. Oltre alla passione per l’insegnamento Pia ha esposto spesso le sue opere. “Ho

avuto la possibilità di far conoscere e di vendere i miei disegni – racconta - attraverso delle mostre: dal 2005 ne organizzo una ogni anno alla festa di San Donato Martire a Castiglione, a cui se ne aggiungono altre fatte a Montefino e Bisenti. L’anno scorso per la prima volta ho anche partecipato a un concorso di pittura a Pescara con un quadro rappresentante uno scorcio di Castiglione: è stata una bellissima esperienza”. Pia è un fiume in piena, tanta la sua voglia di fare e di trasmettere agli altri la sua passione. “Per il futuro – dice – spero di continuare a lavorare con i bambini e a organizzare altre mostre, magari anche fuori regione, perché sono queste le due attività che mi rendono davvero felice: disegnare e insegnare”. Amore, passione e dedizione: tre elementi che rendono Pia una vera artista, di cui Castiglione e la vallata del Fino in generale può essere fiera.

L’arte a scuola. Il progetto della primaria di Castiglione Arte e Lettura. È questo il titolo del progetto che è stato portato avanti dai ragazzi della scuola primaria di Castiglione nel corso dell’anno scolastico che si è appena concluso e che è stato presentato nella sala polifunzionale del paese. Gli studenti si sono cimentati nella rilettura dei dipinti della pittrice naif di fama internazionale, Annunziata Scipione, che vive a Azzinano di Tossicia. Grazie alla pittrice Pia Mingione le opere sono state rivisitate con tecniche e stili diversi. I ragazzi hanno inoltre realizzato un dizionarietto cartaceo e digitale con una breve nomenclatura dialettale riportando i termini che figurano nelle opere analizzate. Nella biblioteca della scuola, inoltre, è stata allestita una sala con dei cuscini colorati e un leggio per invitare gli alunni alla lettura e nel corso dell’anno sono intervenuti attori locali per leggere storie ai ragazzi. Evelina Frisa

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Artisti di vallata

Nardecchia, l’artista spirito libero

“Sogno un centro di raccolta dell’arte nella vallata” di Pierluigi Di Sabatino*

foto rossano buffalmano

Siamo andati ad incontrare, nel suo studio, a Castilenti, Fred Nardecchia, uno dei maggiori artisti del nostro tempo, come diceva il critico Lamperini. Nato a Roma, appartiene agli artisti che hanno operato a lungo a Via Margutta, spesso accanto a Renato Guttuso. Il suo linguaggio di iperrealismo fa piazza pulita di un equivoco che inficia tanta arte contemporanea: e cioè che si possa dipingere ignorando e scavalcando le regole del dipingere, che si possa andare oltre la verità. Non solo. Il suo iperrealismo non è né al di fuori né al di là, ma dentro la realtà stessa e lo si scopre scavandolo e penetrandolo sino a giungere al cuore, al midollo, all’essenza delle cose che lui dipinge. Perché quando dipinge le sue scogliere, lui dipinge anche il vento della Puglia, dove ha vissuto per lungo tempo. Come anche i suoi famosi cieli del Sud che sono esattamente così come li ha dipinti. Un pittore che sta più dalla parte del cielo che da quella degli uomini e i nostri occhi guardano dentro per sapere come ha fatto a farli. L’artista castilentese estrae dalla penombra del suo studio i suoi preziosi manufatti e vediamo il prodigio visuale della natura più prodigiosa, insistendo nella minuziosità dei particolari. Nardecchia riesce a vedere contemporaneamente da vicino e da lontano, mantenendo, nella visione distanziata, tutti i dettaLuglio 2012

gli della visione ravvicinata. Nella veduta di un paesaggio il pittore non rinuncia all’esperienza analitica e alla conoscenza dei dati raccolti attraverso una lenticolare visione del dettaglio. A ciò che vede aggiunge la memoria di ciò che ha visto. È

questo che rende così particolari i dipinti di Fred. Cos’è più mare del mare di Fred? È qualcosa di pronto a muoversi. E che dire delle sue rocce e della bianchezza dei muri dei paesi della Puglia? Antichi monumenti della natura che acquistano la suggestione del loro senso più profondo modellati da 4

una luce particolare. La pittura di Fred non avrebbe valore se fosse solo uno specchio reale, i suoi quadri possiedono una vibrazione nascosta, una interna vitalità che evocano sensazioni nostalgiche di un passato vero, dove anche le persone e gli oggetti erano rispettati. C’è in lui la temperie di uomo fuori dal tempo, che ha preso “il mestiere di vivere” come chi crede nel mondo, ma che si è scontrato nelle sue brutture e nelle sue difficoltà, recuperando con umiltà (troppa) e modestia un suo spazio di armoniosa e semplice bellezza. Uno spirito libero di chi crede nella pittura per profonda vocazione. Lo abbiamo intervistato per sentire dalla sua voce la sua arte. Da quando è cominciata la passione per la pittura? Da sempre, da quando avevo quattro anni e mezzo. Per definirti spirito libero hai fatto rinunce? Ni, perché spiriti liberi si nasce, diventa un fatto connaturato con se stessi. Quale tra i tuoi dipinti è il tuo preferito? La risposta non è semplice, in quanto esistono quadri emozionali dell’anima e quadri emozionali quali bellezza paesaggistica e tutti ritornano a un unico fatto, quello di dare un moto particolare dell’anima. Non avendo una galleria d’arte nella


nostra vallata, sarebbe opportuno creare uno spazio che raccolga intorno i vari artisti? Si, in quanto manca un centro di raccolta d’arte in tutta la valle del Fino. Hai qualche idea di come realizzarne una? Certamente, visto che ci sono molte cattedrali nel deserto potrebbero essere adibite a centro di cultura permanente, per valorizzare gli artisti insiti in questi luoghi e che vengono scoperti soltanto post mortem, citando, non a caso un nome per tutti Michele Notturno che da poco ci ha lasciati. I giovani e l’arte in che ottica li vedi artisticamente parlando? Bella domanda, quanto tempo abbiamo per discuterne? Comunque al di là della battuta, si possono distinguere due categorie di studenti della storia dell’arte, quelli

Artisti di vallata

per avere un diploma e quelli che invece lo fanno per passione anche se spesso e volentieri sono coloro che non trovano un riscontro diretto in seno con la nostra società e magari finiscono per fare gli insegnanti. Tra tutti i colori che utilizzi qual è il tuo preferito? Dopo mezz’ora di discussione siamo arrivati alla conclusione che per Fred non esiste un colore dominante ben definito, ma i colori che la natura ci regala. Una riflessione ad alta voce: “Viviamo in una Nazione dove c’è l’80% del patrimonio artistico mondiale non conosciuto, né valorizzato e né curato dalle nostre istituzioni, sarebbe ora di cominciare, cercando di creare interesse per la nostra arte”. che hanno scelto questo indirizzo di studio perché credono sia la strada più semplice

(*un grazie a Mara Carusi, Valentina Di Sabatino, Rossano Buffalmano)

L’artista della carta e inizio a pensare che forma darle”. A Rita la creatività appartiene da sempre. Le piace inventare, costruire e realizzare cose originali, un hobby che la appassiona e che la fare stare bene. “Quello che realizzo – spiega – prende vita piano piano e mi inorgoglisce. Sono piccole cose, piccoli oggetti che quando li riguardo a distanza di tempo stupiscono anche me”. (e.f.) Realizzare borsette, cestini, porta oggetti con semplice carta di giornale colorata e dare vita a splendide creazioni. E’ quello che riesce a fare Rita Luciani, una donna da sempre appassionata d’arte che vive a Castiglione, ma lavora a Montefino. Dalle sue mani prendono vita oggetti belli da vedere e da custodire, oggetti che ha anche esposto in occasione di Shop Art a Teramo e che hanno ottenuto un grande apprezzamento. “Dopo aver letto il giornale - spiega - in genere è nel cestino che lo si butta. Io uso la carta del quotidiano Il Centro. Dopo la lettura invece di gettarla via la conservo

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Artisti di vallata

VINCENZO MAZZOCCHI, ARTISTA PER ISTINTO

di Angelo Panzone

“L’arte non dovrebbe essere indirizzata, nessuna scuola crea l’artista. Lui è inspiegabilmente tale”. È con questo sintetico, ma efficace aforisma che il pittore bisentino Vincenzo Mazzocchi, sul proprio blog http://vincenzo.mazzocchi.over-blog.it/, mette subito in chiaro il principio fondamentale su cui si fonda quel meraviglioso universo plasmato dal suo indomabile estro creativo. E in effetti questa idea sulla imprescindibile natura istintiva dell’artista mi è stata confermata, incontrandolo alcuni giorni, quando gli ho chiesto: “Puoi spiegarmi l’origine di questa tua irrefrenabile passione per l’arte?”. A tal proposito, infatti, Vincenzo Mazzocchi ha immediatamente fatto presente: “Ho iniziato a dipingere già da bambino, anche se allora non disponendo di strumenti idonei, mi avventuravo più che altro nel disegno. Poi con il tempo, qualcuno ha notato le mie produzioni e mi ha incoraggiato ad andare avanti; i carissimi e compianti amici Brandimarte e Notturno mi hanno sempre “sgridato” perchè non riservavo tempo all’arte; ma, essendo figlio di una famiglia numerosa e di umili origini, non avevo la possibilità di dedicarmi a queste attività. Addirittura Notturno, che era mio professore di disegno alle Scuole Medie arrivò anche a propormi di acquistarmi personalmente i libri e la signora Ginevra, che era la direttrice didattica, venne più volte a casa a implorare i miei genitori affinché io potessi proseguire gli Luglio 2012

studi artistici, ma il destino ha voluto diversamente”. Quindi, incuriosito, ho voluto sapere: “E allora di che cosa ti occupi nella vita?” Con una lieve espressione di rammarico mi ha risposto: “La mia passione oltre la

pittura era la cucina perché per me anche questa, essendo fatta di colori e sensazioni, è una forma d’arte e su questa attività mi buttai”. Vincenzo Mazzocchi è un pittore che vive la sua esperienza artistica con assoluta serenità interiore infatti, subito dopo essersi rammaricato di non aver potuto dedicare la sua esistenza interamente alle attività artistiche, ha tenuto a sottolineare: “Mi reputo comunque fortunato perchè quando voglio dipingere o disegnare qualcosa, avverto 6

che tutto va da sé”. Del resto, che nella realizzazione delle sue opere Vincenzo Mazzocchi si affidasse esclusivamente a un impulso istintivo e spontaneo, si era già capito da un pensiero riportato sul suo blog: “Nei miei lavori non esistono tematiche, ma solo ispirazioni che a volte riesco a cogliere e a volte no!”. Un ritratto molto nitido del profilo artistico di Vincenzo Mazzocchi è stato tracciato dal giornalista Paolo De Carolis che in una recensione lo descrive: “Eccentrico, poliedrico, caleidoscopico, estroso, imprevedibile: Vincenzo Mazzocchi. Un artista a tutto tondo capace di passare, col suo talento adamantino, con straordinaria disinvoltura, da autentiche sinfonie gastronomiche a suggestive opere pittoriche in cui l’armonioso trionfo dei vividi colori graffia l’anima di ogni visitatore. Nelle sue creazioni trionfa l’uomo, in senso di humanitas, in tutto il suo mistero e il suo fascino in cui l’insondabile bellezza, anche esteriore, della figura femminile costituisce l’asse portante della sua ricerca artistica. Un’arte, per dirla così semplicemente, proprio da gustare”. Una delle opere più recenti di Vincenzo Mazzocchi è un dipinto dal titolo “La piazza di Bisenti”, un lavoro in cui l’artista, anche se per motivi di lavoro adesso vive a Cappelle sul Tavo, dimostra il suo forte attaccamento al paese d’origine. La didascalia, scritta dallo stesso autore sul blog personale a commento del dipinto, completa la poetica espressiva già fortemen-


te sprigionata dall’opera pittorica: “Mai rientrato nello sviluppo industriale della regione, il paese conserva quasi intatto il suo assetto urbanistico medioevale. Questa solitudine ne ha fatto un simbolo di entità urbana a misura d’uomo. Basta recarsi in piazza, unica nella sua irregolarità, per capire come l’armonia possa nascere da un caos di stili, storie e tempi che si mescolano. Sempre immortalato nelle tele dai cari e indimenticabili artisti Notturno e Brandimarte, il campanile che attraverso i rintocchi di consumate campane scandiva

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la lenta vita dell’intero paese. Tra i tanti ricordi il più bello che mi porto dietro ovunque vada è questa piazza, fissata nella memoria come simbolo di un’epoca, e mi vengono in mente avvenimenti e sensazioni che ho provato nella mia adolescenza. Da ragazzi un po’ spavaldi ci sedevamo sui gradini della chiesa vicino al “bar Tullio”, lu Presidente, condividendo le poche sigarette a nostra disposizione e ci sentivamo come se fossimo sull’Altare della Patria; il futuro stava davanti a noi… una trama tutta da scoprire, un mondo diverso, di dialogo e sano divertimento. In questa piazza

senza fretta che sempre ti saluta. Questa è la piazza dei ricordi dormienti. Questa è la piazza. Ricordi Bisenti?” È inutile dire che “La piazza di Bisenti”, diffusa capillarmente sulla rete, ha avuto un successo enorme, sia tra i bisentini che risiedono ancora in paese e sia tra quelli che vivono lontano. E quando gli ho fatto i complimenti per il grande consenso, Vincenzo Mazzocchi con la naturalezza che contraddistingue le persone autentiche ha replicato: “Non pensavo che la piazza di Bisenti suscitasse tanto scalpore e interesse, per me è solo un personalissimo

si piangono i cari prima dell’ultimo viaggio; in questa piazza si gioisce nel vedere l’ultima sposa; in questa piazza la gente

ricordo di vita passata, ma sono contento perchè di ricordi ne ho risvegliati parecchi e spero belli”.

Il ritratto di un sorriso memorial Denny Ranalli

foto emiliano di rocco

Un volto sorridente, allegro, sereno. Tra le braccia, la gioia della sua vita: lu ddu botte. E’ stato dipinto così dall’artista di origine veneta Giovanni Tambara, Denny Ranalli, il ragazzo di Bisenti scomparso a causa di una malattia tre anni fa. Il suo ritratto è stato donato alla famiglia nel teatro di Bisenti domenica 15 luglio in occasione del terzo memorial in suo onore. Hanno suonato per lui numerosi gruppi folk abruzzesi e i suoi compagni di classe gli hanno dedicato il pezzo di Jovanotti “Fango”. Una serata emozionante, organizzata dal gruppo folk di Bisenti, che ha visto la partecipazione di tanti parenti e amici che non dimenticheranno mai quel volto che il ritratto mostra che ri-

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di Evelina Frisa

corda il suo motto: “Cerco di sorridere alla vita, così spero mi sorriderà anche lei”.

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Artisti di vallata

bisenti ci colora sopra!

Due giorni dedicati ai giochi, alla musica e all’arte, in ricordo di due artisti del paese: Antonio Brandimarte e Michele Notturno. Si tratta di “Coloriamoci Sopra”, la manifestazione organizzata dall’associazione culturale “Quasi Adatti” che si è svolta il 18 e il 19 maggio a Bisenti. L’evento, giunto alla seconda edizione, ha previsto una mostra dedicata a Notturno, la messa in scena di una sua opera:“Lu diplome di Cesarine”e una estemporanea di disegno

per bambini dedicata all’indimenticato artista. C’è stato inoltre il premio Brandy “Scorci del Centro storico” in ricordo del pittore Brandimarte. In centro writing contest, musica live, mostre di artigianato e di fotografia. La due giorni è stata animata dal gruppo folk di Bisenti che ha sfilato per le vie del paese. L’evento si è concluso con musica dal vivo di Sergiokaput e Rockandock. (e.d.r.)

Pierdomenico Di Dionisio il poeta dj

di Evelina Frisa

foto emiliano di rocco

Un osservatore. Attento a quello che lo circonda, sensibile alle sofferenze umane, con la musica nel sangue. Tutto questo è Pierdomenico Di Dionisio.

Incontrarlo è semplice, cammina lentamente tutti i pomeriggi nel centro della sua Bisenti. Si guarda intorno, riflette e poi, una volta a casa, traduce i pensieri in parole. Sono nati così sette libri. Raccolte di versi, di emozioni. L’ultimo in ordine di tempo “La poesia occulta dei sogni”. La poesia non è la sola passione della sua vita, Pierdomenico lavora all’ufficio postale, ma il suo hobby, è fare il dj. Appena può si tuffa nei suoi dischi, ne possiede milioni, perfettamente ordinati negli scaffali di casa. Conosce la musica, la sa ascoltare e consigliare. “Non potrei vivere senza – spiega – quando avevo due anni riuscivo a individuare tra tanti dischi quello che mi si chiedeva di cercare. Una passione nata per caso, che mi dà forza. Ho proposto le miei selezioni musicali nelle discoteche abruzzesi e poi anche di Rimini, quello che facevo era apprezzato e sono nate delle importanti collaborazioni”. Luglio 2012

Pierdomenico collabora a tutt’oggi con il cantante Gianni Drudi (che sarà Bisenti il 27 luglio, nel ristorante Abruzzo Incantato). Tanti incontri importanti nel corso della sua vita, come quello con Fabio Concato, colui che gli ha consigliato di pubblicare le sue poesie. I suoi libri, che gli hanno valso premi e riconoscimenti, sono: Questo vivere è un’ostrica senza perla; La vita e i suoi scarabocchi; Una sedia di nuvole; Reumatologia dell’anima; A cuore spento. Viaggio nelle utopie di un sognatore; Bisbigli. Tra le altre cose è segretario dell’associazione Progetto Sviluppo Valfino con la quale organizza numerosi eventi, l’ultimo la serata con Drudi. Si ballerà per raccogliere fondi in favore dell’associazione Libera di Don Ciotti.

Un’occasione per vederlo all’opera poiché Pierdomenico sarà uno dei Dj della serata. “La musica cerca di divertire – dice - la poesia di far riflettere. Io con le mie passioni cerco di regalare questo: divertimento e riflessione”.

Tornano i Sound of Soul con il Beauty Tour 2012 Quattro ragazzi accomunati dalla stessa passione, dalla stessa voglia di comunicare attraverso la musica quello che hanno dentro. Si tratta dei Sound of Soul, una giovane band abruzzese, che dopo una lunga esperienza a Dublino, ha deciso di tornare in Italia per ritrovare il suo pubblico e far conoscere il primo album. Venerdì primo giugno la prima occasione. Hanno emozionato quanti sono intervenuti al teatro comunale di Atri con i loro suoni e con le loro parole. Il pubblico ha assistito a uno spettacolo nello spettacolo lasciandosi coinvolgere dalle sonorità di quella che è stata la data zero del Beauty Tour 2012. Beauty è infatti il nome del loro primo disco. Sette canzoni diverse e emozionanti selezionate tra i numerosi brani scritti. I Sound of Soul sono: Paolo Traini, alla voce, Corrado De Fabritiis, originario di Castiglione, chitarra e testi, Matteo Carosi, al basso e Danilo Malatesta alla batteria. Durante l’esperienza irlandese hanno avuto la possibilità di suonare in celebri locali e sale prove frequentati da artisti del calibro degli U2 e David Bowie. Poi la voglia di tornare. Di suonare di nuovo in Abruzzo, in quella che è la loro terra. Paolo infatti vive ad Atri, Matteo a Roseto e Danilo e Corrado, vivono a Notaresco. Il loro tour prosegue per tutta l’estate nelle piazze e nei palazzetti d’Abruzzo per far divertire, ballare e emozionare quanti vorranno seguirli. (e.f.) 8


Attualità

Bisenti sceglie de Febis

BISENTI. Enzino De Febis è sindaco di Bisenti per la terza volta. La sua lista, La Fonte, ha vinto con uno scarto di 291 voti battendo quella avversaria in tutte e quattro le sezioni. Vicesindaco, per due anni e mezzo, è Roberto Malascorta, il più giovane e il più votato della sua lista. Per il

restante periodo ci sarà Luigi D’Ostilio, il quale al momento è stato nominato assessore. Antonio D’Orazio è stato designato alla presidenza del consiglio mentre l’unica donna Adriana Lanari è stata indicata comecapogruppo. Il candidato sindaco sconfitto alle elezioni Marcello De Antoniis, è il capogruppo di minoranza. Fa parte del consiglio anche Domenico Degnitti, il più votato della lista concorrente. Nel corso dell’insediamento tutti gli eletti hanno ribadito la decisione di voler amministra-

re il paese rinunciando a ogni indennità di carica. “Una scelta dovuta - ha chiarito De Febis - vista la situazione economica in cui versano i piccoli comuni”. Al termine del primo consiglio in piazza la nuova amministrazione ha offerto un ricco buffet ai cittadini per ringraziare gli elettori. Una festa soprattutto per De Febis che ha già amministrato il paese per due mandati tra il 1998 e il 2002 e dal 2002 al 2006 e al quale i bisentini hanno rinnovato la fiducia. (e.f.)

Gertrude Goetz cittadina onoraria di Castilenti Un incontro in segno di gratitudine. Uno scambio di riconoscenza. Può essere sintetizzata così la cerimonia di conferimento

della cittadinanza onoraria che il comune di Castilenti ha conferito, lo scorso 28 luglio, a Gertrude Goetz, scrittrice residente a Los Angeles che nel suo ultimo libro autobiografico ha raccontato la gentilezza trovata anni fa proprio a Castilenti. Gertrude, si legge nel libro, arrivo in Abruzzo all’età di 8 anni, era il 1942, lei e la sua famiglia, perseguitati dai nazisti in quanto ebrei, trovarono accoglienza, conforto e protezione nel piccolo centro della vallata del Fino. Sono stati anni terribili, ma nel contempo indimenticabili e intensi. E lei, dopo 70 anni, li ha voluti ricordare in un libro dal titolo significativo: “In segno di gratitudine”. Gertrude, nata a Vienna, sulla copertina del volume ha voluto la foto di Castilenti. Un gesto che il Comune del teramano ha apprezzato e ha voluto ricambiare con una festa in suo onore. Lo scorso 28 luglio Gertrude è tornata con la sua famiglia a Castilenti. In piazza Umberto I c’è stata la cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria cui ha fatto seguito un incontro dal titolo: “L’anno 2012, l’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni”. Tra i presenti all’incontro, coordinato e curato da Gianni Cilli, lo scrittore Mario Cilli, i docenti Emidio Del Governatore e Maresa Di Marcantonio. Il dottor Giorgio Savini, in rappresentanza del defunto padre Luigi, protagonista del libro

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della Goetz, ha ricevuto il riconoscimento dell’Istituzione israelita “Yad Vashem” ente per la memoria della Shoah, che ha per finalità il dare riconoscimenti a quanti durante le persecuzioni razziali hanno contribuito a salvare gli ebrei. Castilenti è stata per la Goetz una tappa di un doloroso viaggio iniziato nel 1939 per sfuggire alle persecuzioni razziali, dopo il rilascio del padre dal campo di Dachau. In questo paese, nonostante fosse vietato per legge, il dirigente scolastico la fece studiare ugualmente. Il libro, pubblicato negli Stati Uniti con il titolo “Memory of kindness: Growing Up in war torn Europe? (Memoria di infanzia: crescendo nell’Europa in guerra?), racchiude tutti i ricordi di quella esperienza. Dopo l’8 settembre 1943, i tede-

schi occuparono il paese. Il podestà dell’epoca, Antonio Savini, li avvertì del pericolo e per questo scapparono. Raggiunsero Bari e poi il campo rifugiati in Salento dove Gertrude conobbe Samuel, ebreo polacco, che divenne il compagno della sua vita. Nel 1949 si trasferì negli Stati Uniti dove è stata bibliotecaria e docente di liceo, prima di ritirarsi in pensione e di dedicarsi alla scrittura completamente, facendo rivivere i ricordi di quella terribile esperienza. (e.f.)

Cri: aperte iscrizioni nuovo corso per volontari

Sono aperte le iscrizioni per il nuovo corso per volontari del soccorso della Croce Rossa Italiana del Gruppo “Valle del Fino”. “I corsi – spiega il nuovo commissario Gloria Ricci, subentrata a Francesco Barillaro - prenderanno il via a settembre. Ma abbiamo anche altre iniziative in mente. Stiamo organizzando una lezione di manovre di disostruzione pediatrica aperto a tutti i cittadini, inoltre abbiamo organizzato una mostra itinerante con i disegni degli allievi delle scuole di vallata realizzati negli anni passati nell’ambito di concorsi con a tema la Cri”. “Si tratta di momenti - spiega ancora – per far conoscere il nostro operato e per raccogliere iscrizioni”. Per informazioni chiamare il 329.36. 03.780 o lo 0861/990930 oppure si può inviare una mail a crocerossavalfino@yahoo.it

(e.f.)

* La foto pubblicata nel numero precedente relativa alla cri e di Franco Buffalmano

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Film su Pilato Bisenti probabile set

foto emiliano di rocco

Il regista catalano trapianto a Pescara, Francisco Josè Fernandez, è stato a Bisenti per conoscere da vicino il paese che avrebbe dato i natali a Ponzio Pilato. Il regista sta infatti lavorando a un cortometraggio sulla figura del procuratore romano della Giudea ed è stato invitato in paese da uno storico del posto, Graziano Paolone, che si è offerto di dare il suo contributo alla realizzazione dell’opera. Paolone sta per pubblicare un libro su Pilato, figura storica che sta studiando in modo approfondito da anni. Sono numerosi infatti i documenti e le fonti analizzate per cercare di fare luce sulle sue origini. Il regista, accompagnato da Paolone, ha conosciuto il paese, si è soffermato in quella che potrebbe essere stata la casa di Pilato, ha

visto la Chiesa e anche il Qanat, ovvero un sistema di trasporto idrico usato per fornire una fonte affidabile d’approvvigionamento d’acqua la cui tecnologia si sviluppò nell’antica Persia fino a diffondersi in altri territori del mondo islamico. Potrebbe essere stato proprio Pilato a farne costruire uno nella sua Bisenti avendone conosciuto le caratteristiche.

Un incontro importante tra il regista e lo storico, uno scambio di idee e di spunti per poter realizzare un’opera davvero originale sul procuratore romano.

di Evelina Frisa

foto emiliano di rocco

Attualità

“Le idee ci sono – ha sottolineato il regista - il limite da superare per realizzare il film è quello economico”.

I cibi di una volta

LAMPANIZZIT Era uno degli alimenti molto diffuso quando si consumavano cibi a base prevalentemente di verdure e farinacei. Lampanizzit o lambanizzit ed anche la ‘bbanizzit altro non era che un miscuglio di verdure e patate cotte e condite con un soffritto quindi amalgamate o impastate con la pizza gialla di granoturco. Da precisare che lampanizzit non era un contorno, ma una vera e propria minestra che si consumava come pasto principale, spesso anche unico piatto, a mezzogiorno. Per quanto riguarda le verdure, venivano adoperate quelle di stagione per cui era una minestra che si consumava durante l’intero anno anche se era più una pietanza invernale.Le verdure e le patate cotte venivano condite con un soffritto di aglio e peperoni secchi i quali venivano mangiati a parte come secondo oppure frantumati con lampanizzit. Naturalmente non poteva mancare il peperoncino che però veniva aggiunto a parte dagli adulti. Praticamente, una volta conditi con il soffritto, li fuj cioè le verdure e le patate cotte, venivano amalgamate ovvero impastate con la pizza gialla la quale si prestava benissimo a tale operazione. La pizza gialla era a base di farina di granoturco impastata con acqua calda e messa nel pavimento bollente del camino

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quindi coperta con un coperchio di stagno (lu test) sopra il quale si metteva della brace. Poiché il tempo di cottura era di pochi minuti, nelle parti esterne si formava una sottile crosta mentre l’interno rimaneva piuttosto cruda e appiccicosa quindi amalgamabile con li fuj e le patate cotte. Sinceramente, non andavo matto per lampanizzit al contrario degli adulti i quali ne andavano ghiottissimi.Quando ripenso a lampanizzit, mi vengono in mente i polli quando, nel beccare con furia la crusca impastata con acqua calda, si ingozzavano tirando il collo. Per la verità, oltre ai peperoni secchi, chi poteva ovvero chi ne aveva, nel soffritto aggiungeva oltre l’aglio ed i peperoni secchi anche salsicce. LA CRISCIOTT La crisciott era un’altra pizza che, come le altre nel suo genere, si consumava appena cotta. A differenza della pizza gialla che oltre ad essere fatta con la farina di granoturco veniva impastata con acqua calda, per fare la crisciott si impastava la farina bianca con acqua naturale e con l’aggiunta di un pizzico di sale. Prima di essere cotta, sopra la pizza si tracciavano delle linee che incrociandosi formavano quadrati irregolari. Come la pizza gialla, anche la crisciott veniva cotta nel pavimento bollente del camino e coperta con un coperchio di stagno sopra il quale si metteva della brace. Il tempo di cottura era superiore rispetto

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alla pizza gialla. Ed infatti, a parte una crosta più consistente, la parte interna della crisciott era più compatta rispetto alla pizza gialla, anche perché, non essendo lievitata, rimaneva piatta. Come tutte le pizze, anche la criscioitt conveniva mangiarla appena cotta altrimenti si induriva appunto perchè

non lievitata. La crisciott era un pizza che sostituiva il pane nei momenti in cui la madia rimaneva vuota. Poiché non doveva lievitare, nel giro di mezz’ora la crisciotta poteva essere preparata, cotta e consumata. A differenza della pizza gialla, la crisciott mi piaceva e rammento che in genere veniva consumata come merenda cioè verso le 15-16. Ernesto Di Nicola


Stat rosa Pristina nomine. Nomina nuda tenemus

Opinioni

(L’antica rosa rimane nel nome. Noi possediamo soltanto nudi nomi)

di Alfredo Granelli

Noi possediamo soltanto nudi nomi… Già. Però questi nudi nomi, spesso “normali, ma talvolta “stravaganti”, una volta affibiatici, dobbiamo poi tenerceli per sempre. Quante sono le persone che riflettono sui risvolti positivi, ma purtroppo più spesso negativi, insiti nell’imposizione di un nome “sbagliato”, scelto magari per compiacere un nonno o una nonna? Poche… Maria, Antonio, Carmela, Giuseppe, Concetta, Pasquale e così via sono nomi senza dubbio tradizionalmente importanti, ma inesorabilmente ormai superati, desueti, non più alla moda. Visto che non c’è una legge che consenta di cambiare il proprio nome di battesimo una volta raggiunta la maggiore età,

perché dunque costringere una povera creatura a sopportarseli per tutta la vita? Pazienza se nonno Guerino e nonna Adelina se ne avranno un po’ a male, ma lasciamo che i nostri pargoli si chiamino Aurora, Diletta, Letizia, Martina, oppure Alessandro, Fabio, Paolo, Simone. Quando saranno grandi ce ne saranno grati… In proposito, da un po’ di tempo in qua dilaga l’uso dei nomi stranieri. Per carità, nulla di male, però facciamo attenzione all’esatta ortografia e verifichiamo che l’addetto all’anagrafe comunale non prenda lucciole per lanterne. Conosco una bimbetta, i cui genitori, succubi di chissà quale telenovela, volevano battezzare “Allison”.

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Per ignoranza loro o dell’impiegato del comune, la sventurata adesso porta l’imprevisto nome di “Elison”… E se lo tiene!!! In quante occasioni l’acca di Samantha è finita in fondo al nome o è del tutto scomparsa? Idem per le tante acca sbagliate delle Deborah, dei Christian, o dei Thomas. Per non parlare di quei poveri previsti Johnny, che si ritrovano storpiati in Jonny, Jonni, o addirittura Gionni… Dunque, carissimi genitori, nel momento in cui affrontate il problema di come chiamare la vostra creatura, non lasciatevi prendere dall’entusiasmo del momento, ma riflettete un attimo di più e, soprattutto, pensate alla felicità futura del pargolo.

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Brevi

se e fatto da contorno ai prodotti tipici del territorio.

Nonna Italia Raggiunti insieme a Alfredo Granelli e alla bisnonna Egildia Angelini danno

foto rossano buffalmano

Il lavoro e le donne nel terzo millennio. Questo il titolo dell’incontro organizzato lo scorso 9 giugno a Bisenti dall’Associazione Progetto Sviluppo Valfino in collaborazione con il comitato di Teramo “Se non ora, quando?”. Tra le relatrici la coordinatrice del comitato Monia Pecorale. Il gruppo Folk “Gli scordati” di Penne ha vinto la decima edizione del Festival della Serenata. La manifestazione dedicata

all’antico canto d’amore organizzata dall’associazione Mons Siccus che ogni anno porta a Montefino gruppi provenienti da tutto l’Abruzzo. Il gruppo secondo classificato è “Voci sotto la luna” di Ortona, terzo “Ji Sonatori Aquilani”. Circa 50 bambini hanno suonato nel ristorante La Nuvola per la settima edizione del Festival dell’Organetto. La manifesta-

foto emiliano di rocco

zione organizzata dalla titolare del locale in collaborazione con il Maestro Pierluigi Delle Vedove ha visto la partecipazione anche del cantastorie Roppoppo’. Si è svolta a Elice, dal 5 all’8 luglio, la 24esima sagra della Scrippella. La manifestazione organizzata dalla Pro Loco in collaborazione con l’asd Heroes Venere e patrocinata dall’Amministrazione comunale. Balli di gruppo e musica salentina hanno animato il paeLuglio 2012

Grazie all’azienda italo austriaca produttrice di materassi Ipho, per aver concesso un contributo alle spese di questo numero del periodico Il Fino a seguito di una riunione orga-

il benvenuto al piccolo Edoardo. Auguri a lui, alla mamma Simona e a papà Rosario anche dalla redazione. Il 23 aprile scorso è nata la piccola Martina Ciccone auguri

nizzata dall’associazione culturale che lo edita per far conoscere i loro prodotti. Torna il prossimo 5 agosto “Un artista per caso” la manifestazione di canto, ballo, musica e recitazione curata da Giovanna Assogna e giunta alla sesta edizione. Nella cornice dell’anfiteatro di Castiglione ci si sfiderà nelle

a lei e a mamma Katia Marini e papà Gianni, e alla sorellina Alessia dalla redazione. Auguri a Elisabetta Ciccone per i suoi 80 anni dal marito, i

varie forme artistiche nel segno della solidarietà. Si raccoglieranno infatti fondi da devolvere all’Ande e all’Uildm.

figli Nicolino e Elio, le nuore e nipoti e dalla redazione.

Dal 7 al 12 agosto Elice torna indietro nel tempo per rivivere le atmosfere medievali. Torna infatti “La notte nell’Ilex” la rievocazione storica nella quale si potranno scoprire antichi mestieri e anche assistere a delle rappresentazioni teatrali. Contestualmente alla rievo-

Massimo Di Rocco padre del nostro collaboratore Tiziano

è venuto a mancare di recente. La redazione si stringe al dolore che ha colpito i suoi famigliari. Il primo di agosto in località Madonna degli Angeli di Elice torna “Moda sotto le stelle”. Una sfilata di abiti da sposa, abbigliamento casual, con acconciature e make up curati da professionisti del territorio. IL RACCONTO D’UN ALPINO DELLA VALLATA DEL FINO Sulle vette del monte Adamello e le aspre sommità del Montello, gli alpini scrissero pagine di storia che saran d’indelebile memoria. Si! Era la neve il nostro letto ed il firmamento il nostro tetto! Del pericolo avevam oltraggio; ci rendeva arditi il coraggio! Noi non cercavamo degli onori; eravamo già paghi di valori. Il nostro giuramento nei conflitti? Mai, noi alpini sarem sconfitti! Il dì che fu ceduto Caporetto noi pronunciammo questo verdetto: riconquisteremo la nostra Terra, saremo vincitor di questa guerra! L’Italia è il nostro amato Impero, delle sue glorie ogni alpin è fiero. Siamo sì soldati, in più alpini, delle frontiere sarem paladini. Non ci avvaleremo del congedo per non rinnegar il nostro credo. Ci riterremo sempre in servizio, anche gli anni dopo l’armistizio! Nelle sciagure l’alpin è presente. L’Altruismo è il nostro movente! Elìa Isotti

Chi sci ccise duva sta na mosche

Tu uard quande è dispittose, ti gire simbre n torne, dapù duva si và a pusà? Chi si pozza stricà tutte le mosche chi sta ngire. Ma arrijome a lu discorse di prime chi si puzza arde mo, subite. Ti si pose sopra a lu nase, ma n ha finite ecche, chi puzzate fa la vava cume li ciammariche. Dope chi sa pusate su lu nase abbije lu belle, va verse la uange, arvole, s arpose su na recchie. Stenne dendra lu lette nin tinenne ninde pi li mane, tu dimme cuma si te da fa pa ccitile. Pi tutte li parole chi ji dice, si jaccujesse penze ca n giastatesse chiù na bestie di mosche n gire.

cazione, nella parte bassa del paese si terrà la sagra della Mugnaia, giunta alla nona edizione. 14

Comungue si ti vu arpusà ti da rrizzà truve nu sparone m po zezze e mmo cuminge la guerre, abbije a da na sparunate qua, natre la cuntinue fine a quande nin ruppe cacche cose, allore la sci ca t inghizze angore di chiù, finalmende chi na sparunate l accujie e casche ju nderre però n za morte, e sole m bo sturdillite ecche duva sta lu uste, quande chi la scarpe li squicchie ju nderre, chi nu suspire e l arie suddisfatte dice e ti so fricate mo. Tarvi a mette dentre a lu lette ma chiù durm i chiù, quase è ore d arrizzarse. Chi si pozza stricà tutte le mosche chi sta ngire, chi sta ngire. Pierluigi Di Sabatino


Sport

IV Torneo Sand Volley

Memorial Serena Scipione di Rachele Lucci

Fischio d’inizio per il IV° torneo di sand volley Memorial “Serena Scipione”: evento che ormai da molti anni vede la partecipazione, l’impegno e la costanza di tantissime persone che danno il loro contributo per l’ottima riuscita dell’evento. Sono molte le squadre partecipanti ma la novità di quest’anno è l’introduzione di un torneo per ragazzi, categoria junior con l’iscrizione di ben 5 squadre. Gli amici di Serena, in collaborazione con la pro loco di Bisenti, il gruppo A.N.A. Alpini, l’associazione culturale

“Quasi Adatti” e il comune hanno cercato di organizzare al meglio le serate, creando un’ atmosfera piacevole, ricca di emozioni e ricordi indelebili, tenendo sempre vivo nel cuore il ricordo di Serena. La serata finale del torneo si terrà giovedì 26 dalle ore 19; oltre alla premiazione delle due categorie,

fondazione che saranno presenti alla serata finale. A seguire, la serata sarà allietata dal gruppo musicale “ E se poi te ne penti “ rock band cover ‘70/’80. I ragazzi della Pro-Loco e le associazioni collaboratrici ringraziano la famiglia e tutti coloro che prenderanno parte dell’evento.

verranno premiati anche il miglior giocatore e giocatrice e sarà consegnato un riconoscimento anche a tutti i partecipanti della categoria junior. Un appuntamento, è questo del torneo, che ogni anno regala solidarietà e beneficenza: il ricavato sarà infatti devoluto alla fondazione ANFFAS onlus di Teramo presenza cardine sul territorio a sostegno di persone che presentano disabilità intellettive e/o relazionali. Per saperne di più potete visitare il sito www.anffasteramo.it o sarà possibile parlare con alcuni membri della Rio trionfa ancora a villa s. Romualdo E’ giunto alla decima edizione il torneo di minicalcetto di Villa San Romualdo di Castilenti organizzato dall’associazione Atlantide. Hanno partecipato al torneo, che si è svolto a giugno nel centro polivalente di Villa San Romualdo, 14 squadre. Il torneo è stato organizzato in due gironi da sette. Si sono riconfermati campioni i ragazzi della squadra Rio, vincitori anche della passata edizione. Si tratta di giocatori molto bravi di origine brasiliana che hanno divertito il pubblico con la loro tecnica. “Siamo arrivati alla decima edizione del torneo di minicalcetto - dicono gli organizzatori - abbiamo raggiunto un livello altissimo con molte squadre iscritte e la cosa ci riempie di orgoglio. La nostra fatica viene ripagata dalla presenza di persone che scelgono di assistere alle gare e di divertirsi con noi”. Emiliano Di Rocco

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Il Fino  

Il Fino - Luglio 2012. Trimestrale diretto da Evelina Frisa

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