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Il Filo della Vita Numero 2 - Anno II - Aprile - Maggio - Giugno 2018

Trimestrale di informazione e cultura socio-sanitaria edito dalla Cooperativa Santa Lucia Life

in questo numero...

ESTATE, colpo di calore in agguato Alitosi, come eliminarla Formazione: esperienze per costruire Avere Cura: “farmaco” per sé e per gli altri


Sommario

GERENZA In Redazione direttore responsabile ROMINA D’ANIELLO

Abbi cura di te – di Luigi Pietroluongo....................................................................4

art director

Che senso ha oggi fare il rappresentante sindacale? – di Rocco Viola.....................6

Lo sguardo retinico – rubrica di Danilo Salvucci.....................................................5

ENEA MARINELLI

Rassegnazione manzoniana o rivoluzione masaniellana? - di Anna Iovacchini......7

Ufficio Centrale Editoriale Cooperativa Santa Lucia Life via Leuciana 63 CASTROCIELO (FR) Tel: 0776.79495 redazione.ilfilodellavita@gmail.com

La valutazione multidimensionale nel paziente fragile - di Marcello Russo...........8 Sexting: relazioni pericolose nell’era digitale – di Elisa Bottoni...............................8 Pua: il sistema di assistenza per la società - di C. Cascone e S. Rotondo .................9 Corsi di aggiornamento e formazione: relazioni che costruiscono.........................10

Amministratore ANTONIETTA SARRACINO

Una nuova medicina per la disabilità: prendersi cura – di Sergio Pillon ...............14

Pubblicità Editoriale Cooperativa Santa Lucia Life via Leuciana 63 CASTROCIELO (FR) Tel: 0776.79495 santalucialife@libero.it

Terme Arcobaleno di Suio ......................................................................................15 Finché morte non ci separi – di Beatrice Amendola...............................................16 Nei nostri occhi c’è quello che mangiamo – di Luigi Pinchera...............................17 La maturità, il primo traguardo della vita – di Gianluca Lavalle ............................18

Comitato Scientifico Elisa Bottoni, Alessandro Di Russo, Luca Evangelista, Rocco Massimiliano Folcarelli, Giampiero Forte, Claudio Iacovella, Alessandro Ricci

L’unione che ti cambia la vita – di Raffaella Corte..................................................19 Le Piccole Suore della Sacra Famiglia: da 75 anni speranza per i deboli...............20 Associazione Persone Down, due anni di sfide vinte – di Cosimo Brunesi.............22 Alitosi: chiedi aiuto al tuo odontoiatra – di Nino Ricci e Francesco Umbaldo.........23 Estate: colpo di calore in agguato, come difendersi – di Gianni Lecce...................24

Comitato di redazione Gianni Fantaccione, Arturo Gnesi, Anna Iovacchini Francesco Lavalle, Gianni Lecce Luigi Pietroluongo, Donatella Ricci, Danilo Salvucci

“Sono un antico contemporaneo”: intervista a D. Formisano – di R.D’Aniello.......25 Dal caffè protezione contro il cancro della prostata...............................................26 Cosa c’è dietro le nostre cellule a forma di stella? – di Antonella Biasiotta............27 Il mattino ha l’oro in bocca – di Alessandra Quaglieri..........................................28

Stampa Tipografia Fotolito Moggio s.r.l. Strada Galli snc 00010 Villa Adriana - Tivoli (RM)

Santa Lucia Life, la Salute a domicilio....................................................................29 La storia di Eviola Sheshi – di Francesco Lavalle.....................................................30 Alla scoperta dei vicoli esperiani............................................................................31

Registrazione Tribunale di Cassino n°3/16 del 27/09/2016

In copertina: Panoramica dalla Rocca Janula di Cassino (FR). Foto di Dario Di Giorgio www.instagram.com/dario_di_giorgio

Questo numero è stato chiuso in redazione il 24 giugno 2018, stampato in 5000 copie.

La rivista è disponibile on line all'indirizzo: www.santalucialife.it Per comunicare con la redazione, o inviare notizie e comunicati, scrivete a: redazione.ilfilodellavita@gmail.com

È vietata la riproduzione, anche parziale, del contenuto di questo numero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo.

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Il Filo Della Vita - Anno II N°2 - Aprile - Maggio - Giugno 2018 il filo della vita

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EDITORIALE

Abbi cura di te

A

di Luigi Pietroluongo

bbi cura di te! E’ il saluto dolce di un padre, una discernere qual è l'idea che abbiamo del successo e se questo rispetta i madre, un amore, un amico che ti vuole bene. nostri meravigliosi talenti (Matteo 25:15 A uno diede cinque talenti, a un Non c’è augurio più bello, sentito e profondo altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e partì). che una persona possa fare ad un’altra. La cura Non ci resta che aiutarci, in questo risveglio profondo di tutti i nostri sensi: di se stessi per avere cura degli altri. aiutarci è la scelta di prenderci cura ritagliandoci tempo, imparando un Nella sua forma più antica cura era usata in un contesto di relazione metodo e degli strumenti. di amore e di amicizia. Esprimeva l’atteggiamento di vigilanza, premura, Il coaching umanistico è una possibilità tra le tante. Il suo paradigma preoccupazione e inquietudine nei confronti di una persona amata o di un culturale ci consente di mantenere una costante spinta all’autorealizzazione oggetto di valore. delle nostre capacità e potenzialità personali che, allenate, diventano i punti Ci troviamo di fronte ad un atteggiamento fondamentale, di un modo di di forza su cui lavorare per affrontare le nostre difficoltà. Il metodo ci dà essere mediante il quale la persona esce da sé per alcuni consigli: per esempio, per realizzare e soprattutto trovare il suo centro nell’altro con affetto e sollecitudine, Senza cura non restiamo sperimentare la nostra vocazione abbiamo bisogno di non quindi come un ripiegamento narcisistico su se sospesi e immobili nel una comunità, cioè una rete di relazioni di amici adeguate stessi. Ma, ragionando per contrasto, l’assenza della e orientate ai nostri valori, abbiamo bisogno che i valori tempo ma andiamo cura per noi stessi, i nostri cari e i nostri colleghi ci lentamente regredendo siano anche condivisi e ci siano interessi convergenti. porta ad uno smarrimento, ad un disorientamento, Morale: cercatevi dei buoni amici. Interrogatevi anche perdiamo i motivi originari che ci hanno portato alle grandi scelte della su chi sono i testimoni credibili che conoscete, persone che vivono la vita con nostra vita: l’amore, il lavoro, gli amici, l’amore per se stessi e gli altri. Le forza e ottimismo affrontando la realtà e le sue prove con grande coraggio. preoccupazioni di ogni giorno, come roveti spinosi, ci avvolgono senza Abbiamo molto da imparare ma i testimoni credibili quasi mai sono volti tregua. Ci vuole uno spazio di tempo per recuperare consapevolezza, per noti, i più sono umili, sconosciuti, eroi del quotidiano. Domandatevi quali avere cura di se stessi e capire se stiamo rispondendo alla nostra vocazione, sono le vostre emozioni positive e quali i vostri sentimenti, distinguendo le se ci stiamo auto realizzando. Anche nel lavoro, come nella vita privata, se emozioni come contingenti, momentanee, passeggere e i sentimenti come ci lasciamo andare, ci abbandoniamo agli eventi polarizziamo verso forti il pensiero che abbiamo sulla realtà. competitività o assoluta indifferenza. E così la prima sera che siete davanti ad un bicchiere di coca-cola o di Glen “Se non progredisci in virtù di necessità retrocedi” scriveva Sant'Agostino, Grant ascoltando Albano e Romina oppure gli U2 e ispirati scrivete una lettera Padre della Chiesa. ad un caro vecchio amico, raccontategli il significato grande, valoriale, delle Senza cura non restiamo sospesi e immobili nel tempo ma andiamo cose che fate e quali sono i vostri ideali, poi passerete a definire lo scopo che lentamente regredendo. corrisponde al progetto che concretamente contribuisce a realizzare il vostro Nell’Alcibiade di Platone, V secolo prima di Cristo, si riconosce l’attività della significato ed infine il senso che è la direzione, le azioni che occorrono per autoriflessione e della cura per se stessi addirittura scrivendo quello che realizzare il vostro scopo. oggi chiameremmo diario. Questa attività era pensata in modo permanente Se queste tre dimensioni sono in linea siete sulla strada giusta per la cura di in tutto lo scorrere della vita eppure non esistevano i tempi frenetici, voi stessi e degli altri, se non sono allineate è tempo di fermarsi e dedicare inquieti e densi di un’angoscia tutta moderna che Massimo Recalcati, tempo a voi stessi.“È il tempo che dedicate alla vostra rosa che la rende noto psicoanalista lacaniano, definisce come angoscia da prestazione. In così importante“ Il piccolo Principe. cui misuriamo tutto tranne che il nostro ben-essere, non avendo cura di www.ilcoraggiodiessereumani.it

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il filo della vita


lo sguardo RETINICO

L’eleganza e la fantasia del caleidoscopio artistico di Paolo Gaetani

di Danilo Salvucci

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ato a Veroli nel 1961, Paolo Gaetani studia architettura presso l’università la Sapienza di Roma. Negli anni ottanta frequenta lo studio del M° Francis Cox, pittore inglese trasferitosi a Veroli. Espone in diverse città. Ama sperimentare, affidando soprattutto al colore la soluzione pittorica cercata. Arte figurativa la sua, solo negli ultimi tempi sembra lambire talvolta l’astrattismo e l’informale. Nelle sue opere si colgono richiami alla scomposizione del cubismo, senza mai arrivare a sconvolgere le forme e le figure. Ricerca quasi scientifica, ma anche eleganza, armonia e fantasia. In alcuni lavori compaiono linee irregolari come fossero “rime di frattura”. In realtà esse non sono interruzioni, ma sottili tracce di percorrenza che consentono di viaggiare all’interno dell’opera, quasi a scoprirne i dettagli più reconditi. Altre volte l’autore sembra creare, per ogni elemento raffigurato, uno spazio cromatico proprio, che si distingue dagli spazi adiacenti per una diversa intensità dello stesso colore. L’apparente frammentazione produce un vago effetto di visione caleidoscopica, ma a prevalere è l’unità dell’opera e soprattutto la sua magia. Paolo Gaetani è senza dubbio un artista raffinato, la sua vasta produzione manifesta costantemente la sua versatilità e la sua continua ricerca. Sobrie ed eleganti tutte le opere, siano esse caratterizzate da figure femminili, paesaggi, architetture. Paolo Gaetani è originale senza volerlo, è ormai un riferimento nel panorama artistico italiano e soprattutto della nostra provincia. E’ piacevole la sua arte, ma è soprattutto importante, perché capace di attrarre chiunque, esperti, meno esperti, appassionati, gente comune.

Ti vedo (A mio fratello Mauro) di Daniela Evangelista

Ti vedo nei giorni di passi veloci mi prendi la mano senza aspettare un calco d'amore la tua nella mia Ti vedo curioso sognare la vita nelle tue tasche piene Ti vedo sabbioso ed odoroso di mare che chiami mai stanco il tuo andare Ti vedo che indossi l'odore di luna di luce fai vive le spighe Ti vedo che lanci occhi neri sul mondo per me uno specchio di notte e di giorno Ti vedo gridare la tua gentilezza che colma ogni spazio con forza presente Da qui e nel tempo che sento proteggo l'incanto di questo amore

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outlook DIRITTI

Che senso ha oggi fare il rappresentante sindacale?

di Rocco Viola

I

n un mondo in cui la lotta di classe, l’eterno conflitto tra “tute blu” e “colletti nell’industria diminuì del cinque per cento. Allor fu prioritario difendere il posto bianchi” è andato man mano scemando, un mondo in cui il precariato impera di lavoro. e la concertazione è ormai una chimera, un mondo in cui il populismo dilaga, Verso la fine del ‘67 migliaia di giovani giunsero alla conclusione che andava uno dei bersagli preferiti è il sindacato. spezzato il dominio del grande capitale sulla società: fu l’inizio del Sessantotto. Che senso dunque ha oggi fare il rappresentante sindacale? Me lo chiedono e me lo chiedo spesso anche io. Penso alle lotte, alle proteste fatte nel secolo scorso Ma a cosa è servito tutto questo? da uomini che hanno influito in modo determinante sulla mia formazione È grazie alle lotte di questi uomini che oggi abbiamo quei diritti (che sembrano culturale, ripenso romanticamente ai giorni in cui lo sciopero, la protesta, scontati) come le pause durante l’orario di lavoro, le ferie, l’indennità di malattia, la lotta di classe hanno determinato e cambiato per sempre il nostro modo il riconoscimento dei turni di notte, i festivi e il premio produzione. di vivere. È stata la conoscenza per quello che fecero in quegli anni uomini ancora spavenQuesto ricordo, per molti giovani, è lontano e nebuloso, poiché nei libri di storia tati da una guerra che aveva devastato l’Europa che mi ha portato a fare il rappresi parla sempre meno di quegli avvenimenti che negli anni Cinquanta e Sessanta sentante sindacale. hanno modificato la cultura, il pensiero, i diritti e i doveri di ognuno di noi. Ma oggi, oggi che senso ha essere sindacalista? Indirizzare il collega che non sa Come la rivoluzione francese è stato lo spartiacque tra l’età moderna e l’età concome far prendere l’indennità di disoccupazione al figlio? Facilitare l’accesso alla temporanea con l’emanazione dei diritti dell’uomo (Libertà, Fraternità, e Uguapensione di un altro? O al bonus bebè per la collega che non sapeva nemmeno glianza), così il Sessantotto con i suoi movimenti di massa socialmente eterogenei dell’esistenza? (operai, studenti) con la loro forte carica di contestazione, ha portato ad un mondo Oggi con i datori di lavoro si discute, talvolta animatamente, ma sempre rispettan“utopisticamente” migliore. dosi e soprattutto stimandosi. Oggi un sindacato che voglia essere credibile deve Gli anni Cinquanta furono anni di forte repressione padronale e di arretramenti saper distinguere tra chi lavora bene e chi non lavora o fa il furbetto. Difendere i costanti per la classe operaia: solo nella Fiat vennero licenziati tremila lavoratori e diritti senza sanzionare gli abusi fa sì che alla fine gli abusi erodano i diritti. Ad la Cgil era ridotta in fabbrica alla semi clandestinità. Negli anni che seguirono le esempio, la legge 104 sui permessi e agevolazioni sui disabili e i loro familiari cose peggiorarono, e il 5 luglio 1960 a Licata, in Sicilia, venne ucciso un giovane sancisce un diritto sacrosanto, che oggi purtroppo viene messo in discussione per manifestante e altri 5 furono feriti. Il 7 luglio a Reggio Emilia cinque dimostranti i troppi abusi che hanno portato perfino a ipotizzare la cancellazione della legge. furono uccisi e diciannove feriti. La Cgil proclamò il giorno dopo lo sciopero geAllo stesso modo, i peggiori nemici dei poveri sono i falsi poveri, destinatari di nerale: vi furono altri morti a Catania e a Palermo. Nel 1960 le ore di sciopero agevolazioni e di assistenza a cui non avrebbero diritto e protagonisti, in quanto furono 46.289.000, nel 1962 181.732.000. L’Italia stava vivendo il boom ecoevasori fiscali, di vere e proprie rapine a discapito degli onesti e dei poveri veri. nomico. Nel 1961 i disoccupati erano il quattro per cento della forza lavoro e una Dovere, responsabilità, libertà e limite: queste parole racchiudono il senso disoccupazione così bassa aveva spinto i lavoratori a scioperare rivendicando che del mio essere Rsu oggi. una parte dei profitti padronali entrassero in busta paga. L’aspetto economico fu dominante nelle lotte sociali del ’62. Via Piave 20 03038 Roccasecca Scalo (FR) Durante uno sciopero del saponificio di Ceccano Tel. 0776566019 Fax 0776590135 un operaio morì. Il fatto spinse le organizzazioni sindacali ad organizzare uno sciopero a cui parteSANITARIA-COSMETICA-OMEOPATIA ciparono 1.200.000 operai. VETERINARIA-DIETETICA-ORTOPEDIA Ben presto però le rivendicazioni salariali passaERBORISTERIA-GALENICA rono in secondo piano, nel ’65 mezzo milione di metalmeccanici erano in cig e l’occupazione ALIMENTI SENZA GLUTINE ED APROTEICI

FARMACIA Dr. Fischetti Antonio

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SECCHI E SURGELATI AUTOANALISI SANGUE ED URINE


Rassegnazione manzoniana o rivoluzione masaniellana? Per cosa “non” combattono i giovani del mondo contemporaneo di Anna Iovacchini A cinquant’anni dalla suggestione del 1968, per alcuni visionaria, per altri combattiva, ci domandiamo cosa sia rimasto, cosa sia finito di quel periodo. Quando sentiamo parlare di “cultura giovanile”, nella nostra mente, si proiettano quasi in automatico le immagini delle proteste del ’68. Ora però il termine indica piuttosto l’intrinseca capacità che i giovani hanno di autodefinirsi nei loro comportamenti valoriali all’interno della società.

Il loro problema non è più quello di protestare contro il dispotismo degli adulti e la chiusura conservatrice della società, come era negli anni Sessanta. Adesso si tratta di differenziarsi dagli adulti. Michele Serra ne “Gli sdraiati” descrive la loro condizione con un passaggio di postura, da quella eretta a quella orizzontale: “Sdraiati avvolti nelle loro felpe e circondati dei loro oggetti tecnologici come fossero prolungamenti del corpo e del pensiero”. Definiti: “choosy”, “bamboccioni”, “sfigati”, “inoccupati” (rispettivamente dai ministri Fornero e Padoa Schioppa e da Martone e Giovannini), in realtà, ad una più approfondita analisi, appaiono meno rassegnati e più combattivi Negli anni anni Settanta, sorse a Roccasecca una fabbrica di vetri per di ciò che sembra in apparenza. Le proteste giovanili che si stanno diffondendo nel mondo evoil settore automotive dell’azienda americana Pennitalia, l’attuale Agc cano le lotte del ’68. Come allora la spinta a scendere in piazza Automotive. Moltissimi giovani e meno giovani del posto vi trovarono è lo sdegno contro le ingiustizie e la corruzione che costringono impiego e vissero da vicino le dure condizioni imposte sulla linea di milioni di giovani ad una vita povera di speranze, di bellezza, di produzione. Tra loro i fratelli Rocco e Americo Marinelli, alle dirette dignità. Cambiano i nomi dei nemici contro i quali si rivolge il dipendenze del caposquadra Aldo Iorio, che ricorda loro e la vita in movimento: Wall Street, i tiranni dell’Africa del Nord o del Medio fabbrica in quegli anni di grandi speranze, fatica e contestazioni. Oriente, i governi corrotti europei, ma gli ideali che ispirano i giovani sono, per quanto confusi, ideali di libertà.

Ricordi di Aldo Iorio

Questo non è un racconto, ma una storia vera, quando entrai in fabbrica era febbraio, quasi primavera. A 25 anni già ero caposquadra in Pennitalia, si sentivano i rumori delle lotte in tutta Italia. Mi affidarono 34 Persone tra cui due fratelli, un po’ più grandi di me, Rocco e Americo Marinelli, mai conosciuto due uomini così umili ed onesti, avevano negli occhi e nel cuore, doveri e diritti. Ricordo che al momento di consumare il pasto, non facevano in tempo a mangiare un panino che subito dovevano ritornare al loro posto. C’era “la legge” di mangiare con un quarto d’ora, allora io gli dissi: “mangiate ‘ngrazia de Die i revenete dope, quande sete fenute”. Passarono delle settimane il lavoro andava avanti, vedevo gli operai allegri e contenti; ma… mi chiamarono nell’ufficio del Direttore: “Signor Iorio, perché i suoi operai mangiano con mezz’ora, e tutti gli altri si attengono al quarto d’ora?” Risposi: “Signor Direttore questi uomini mangiano in mezz’ora, ma i rapporti di produzione parlano chiaro, sono superiori a quelli che mangiano con un quarto d’ora.” In questa storia ricordo con amore tutti gli operai come fratelli, e soprattutto Rocco e Americo Marinelli!

A differenza di quelli del ’68, i giovani di oggi (millennials) non hanno ideologie che offrano loro visioni generali del mondo e della storia e certezze indistruttibili; non hanno vicino a loro grandi partiti di massa, non hanno eroi o martiri come Che Guevara, Martin Luther King o il ricordo della resistenza antifascista. Sono più disperati, più soli, più fragili ma non meno efficaci nel raggiungere obiettivi. Le contestazioni nell’era dei social network sono altrettanto dure. Si pensi, per esempio negli Usa, in migliaia in corteo contro le armi (mai così tanti dai tempi del Vietnam). Più di 800 manifestazioni in tutto il Paese e oltre un centinaio nel mondo. In Tunisia contro la manovra finanziaria. In Spagna il fenomeno degli Indignados, figli della recessione. In Libia, Egitto, Tunisia, nel 2011. In Italia la mobilitazione contro le mafie. A Napoli gli studenti della Federico II contro l’aumento delle tasse. In Italia i millennials sono più di 11 milioni: se si unissero sarebbero il primo partito italiano e avrebbero un’infinità di diritti A differenza di quelli del ’68, i giovani di oggi (millennials) non hanno ideologie che offrano loro visioni generali del mondo e della storia e certezze indistruttibili in comune da rivendicare: introduzione di un salario minimo, stipendio equo e proporzionato al titolo di studio, soppressione della precarietà e stabilizzazione dei contratti, sostegno economico per l’affitto e l’acquisto della prima casa, certezza di poter disporre dei requisiti minimi per la pensione almeno un decennio prima dei 75 anni attualmente prospettati, servizi pubblici di orientamento professionale, possibilità di ottenere finanziamenti agevolati per l’imprenditorialità, maggiore progressività delle tasse universitarie, incentivi per l’accesso alla cultura, e soprattutto diritto a non dover emigrare per realizzare i propri sogni. C’è un senso comune trasversale ai giovani italiani: adesso spetta a loro cogliere l’occasione e scegliere se affondare nella rassegnazione o ribellarsi.

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integrazione ASL - TERRITORIO

La valutazione multidimensionale nel paziente fragile di Marcello Russo*

La “valutazione multidimensionale” rappresenta la modalità sempre più condivisa per la valutazione del bisogno assistenziale delle persone con disabilità, anche anziane. Tale metodologia - tramite la somministrazione di appropriate schede di valutazione - applicata inizialmente nella medicina territoriale è sempre più validata anche in ambito ospedaliero della riabilitazione per il trasferimento di pazienti con disabilità multiple, da setting assistenziali ospedalieri ad alta intensità ad uno a minore intensità, ovvero a Centri di riabilitazione ambulatoriali o domiciliari con modalità estensiva o di mantenimento. L’uso delle schede di valutazione nella Regione Lazio è stato introdotto con l’istituzione dei Centri di Assistenza Domiciliare – C.A.D. (D.G.R. n. 1020\89 e D.G.R. n. 7878\97). Tale normativa stabiliva il loro utilizzo da parte delle Unita Valutative Multidimensionali – U.V.M. dei C.A.D. per la valutazione della congruità delle domande presentate dagli utenti, tramite la scala “Geronte” ovvero della scala di valutazione sull’autonomia. Successivamente sono entrate in uso ulteriori scale di valutazione anche in riferimento a nuovi DCA regionali (D.C.A. n. 431\2012), che estendevano la metodologia valutativa anche per altri servizi territoriali, utilizzando cosi strumenti quali ADL, IADL, per la valutazione delle attività della vita quotidiana ovvero delle abilità residue, MMSE per la valutazione dei disturbi intellettivi ovvero

Sexting: relazioni pericolose nell’era digitale di Elisa Bottoni*

Possono essere messaggi di testo sessualmente espliciti, immagini e video a sfondo sessuale, tutto rientrante nel fenomeno del

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del grado di decadimento cognitivo. Nel Lazio, per i pazienti che richiedono ospitalità presso le RSA, le U.V.M. dei C.A.D. utilizzano poi la Scheda di Valutazione RUG, strumento altamente elaborato che riesce a determinare il livello di assorbimento di bisogno assistenziale per ogni paziente che richiede il ricovero o la proroga presso le suddette RSA. Questo sistema di valutazione multidimensionale è estremamente interessante sotto il profilo della programmazione sanitaria perché permette di definire il fabbisogno assistenziale. La Regione Lazio tramite questo strumento di valutazione (RUG) ha inoltre elaborato un sofisticato collegamento in rete con tutti i Centri di Assistenza Domiciliare (ADI) e tutte le RSA del Lazio: ciò consente di monitorare la tipologia e l’appropriatezza dei ricoveri oltre che creare un flusso informativo sulle problematiche sanitarie e sociali delle persone non autosufficienti. Attualmente, nel Lazio, sulla scorta di questa esperienza maturata negli anni e della formazione acquisita dal personale sanitario, si sta implementando l’applicazione di una unica “Scheda di Valutazione Multidimensionale della Disabilità - S.VaM.Di”. La caratteristica di questa scheda è quella di esprimere una valutazione oggettiva relativa al percorso ideale per la presa in carico globale del paziente fragile, da parte dei diversi servizi del territorio, ovvero dalla domiciliarità alla residenzialità, ma anche dai Centri ambulatoriali di riabilitazione. Pertanto, la valutazione multidimensionale tramite le opportune schede di valutazione rappresenta lo strumento ottimale per l’integrazione dei servizi, per l’elaborazione di un reale piano assistenziale individualizzato e per stabilire il più appropriato setting assistenziale per il paziente in rapporto al contesto sociale e familiare. * Direttore di Dipartimento Integrazione Socio Assistenziale Direttore Servizio Assistenza Domiciliare ASL FR - Esperto in Bioetica

sexting, neologismo derivato dalle parole inglesi sex e texting che sta prendendo sempre più piede anche in Italia. A scambiarseli, attraverso smartphone, social network e servizi di chat, un numero sempre maggiore di preadolescenti tra gli 11 e i 14 anni, come è stato messo in luce in una indagine del 2017 da Telefono Azzurro e Doxa Kids. Pare che i ragazzi, attraverso il sexting, abbiano la possibilità di essere accettati dai coetanei, di fare colpo sugli altri, di esprimere sé stessi e attirare l'attenzione che desiderano, di sentirsi più forti e sicuri, senza però alcuna consapevolezza delle possibili conseguenze che la condivisione di immagini e video intimi e privati può avere.

Di qui l'importanza di risposte immediate e congiunte a tutela di ragazzi immaturi dal punto di vista sessuale che vedono paradossalmente il sexting un'attività giocosa, quasi normale. Per arginare il sexiting, il governo britannico ha introdotto l'educazione sessuale e relazionale nei programmi della scuola secondaria e una sorta di infarinatura sulle “relazioni pericolose” già nella scuola primaria. In attesa di una maggiore sensibilizzazione verso il fenomeno anche da parte dell'Italia, è importante che i genitori, gli insegnanti e i servizi territoriali competenti tengano gli occhi ben aperti, si aggiornino sulle nuove tendenze e soprattutto insegnino ai ragazzi il rispetto delle regole, di se stessi e degli altri affinché riversino anche nella rete ciò che è ritenuto fondamentale nella vita reale. *Assistente Sociale


SOCIALE

PUA: il sistema di assistenza per la società che cambia

di Carla Cascone e Sergio Rotondo

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l sistema dei servizi sociali e sanitari in Italia è impegnato da tempo in una complessa azione di riorganizzazione della propria offerta di servizi, dettata dall’esigenza di far fronte alla crescente domanda di salute e benessere della popolazione, caratterizzata dai profondi cambiamenti sociali e demografici legati al progressivo invecchiamento della popolazione, all’allungamento della vita media e ai progressi della scienza medica. Triplice l’obiettivo: semplificare l’accesso ai servizi, garantire la continuità delle cure e ottimizzare le risorse a disposizione. Il Punto Unico d'Accesso è il luogo dove ogni cittadino può rivolgersi per ottenere informazioni relative ai servizi territoriali socio – sanitari, dell'Azienda Asl di Frosinone, che vanno dalle prestazioni erogate alle modalità e ai tempi di accesso. È rivolto in particolare alle persone anziane e con disabilità ed è gestito da uno staff di operatori che ascoltano e analizzano i bisogni dell’utente e dei suoi familiari, individuano con loro il percorso terapeutico più adatto, li accompagnano in ogni fase. Il PUA rappresenta un nuovo modello d'assistenza, basato sulla cosiddetta "presa in carico", frutto del passaggio dal concetto del "curare" a quello del "prendersi cura" della persona nella complessità e globalità dei bisogni, con attenzione anche alla famiglia e al contesto di riferimento. Presso il PUA, che è dunque il punto di coordinamento della presa in carico, l’utente trova accoglienza e ascolto delle problematiche che lo affliggono; ottiene informazioni sulle provvidenze economiche e sui servizi sanitari e sociali disponibili e sulle modalità di attivazione; dopo la valutazione del caso, trova immediata risoluzione dei casi più semplici o viene inviato al servizio più appropriato, fino all’attivazione della Unità Valutativa Multidisciplinare (UVM) nei casi più complessi; viene infine definito un progetto assistenziale individualizzato e si avvale del monitoraggio periodico circa il procedere della situazione.

Le figure professionali presenti nel PUA di Cassino sono il dott. Francesco Giorgi (Coordinatore Responsabile Asl FR), il dott. Sergio Rotondo (infermiere Asl), la dott.ssa Carla Cascone (infermiera Asl), la dott.ssa Loredana Iacovella (assistente sociale del Consorzio del Cassinate).

Il Punto Unico di Accesso (PUA) di Cassino è operativo presso la sede centrale del Distretto Socio-Sanitario dell’Azienda Asl FR - sede ex Inam, via De Bosis (piano terra Ospedale “S.Scolastica” di Cassino) Orari di apertura al pubblico: LUNEDÌ dalle 08.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.30 MARTEDÌ dalle 08.00 alle 13.00 MERCOLEDÌ dalle 08.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.30 GIOVEDÌ dalle 08.00 alle 13.00 VENERDÌ dalle 08.00 alle 13.00

Chi può accedervi? Tutti coloro che hanno richieste relative a: • Assistenza Domiciliare Integrata(ADI) • Assistenza riabilitativa ex art.26 (residenziale, semiresidenziale, domiciliare e ambulatoriale) • Altre progettualità territoriali(non vedenti, logopedia, percorso obesità patologico) • Attivazione servizio trasfusionale a domicilio • Attivazione NAD(nutrizione artificiale domiciliare) • Informativa servizio di radiologia ed ecografia domiciliare • Informativa servizio presa in carico pazienti oncologici (hospice) domiciliare e in regime di ricovero

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outlook FORMAZIONE

Corsi di aggiornamento e formazione, relazioni che costruiscono M

olto più che un obbligo di legge, la formazione, attraverso convegni e corsi di aggiornamento, è lo strumento che permette di rispondere ai bisogni dei pazienti e del territorio, alle esigenze organizzative e operative del Servizio sanitario e allo sviluppo professionale degli stessi sanitari. Per questo la Cooperativa Santa Lucia Life ritiene la Formazione quale sua mission fondante. Dal 2012 ha all’attivo sessanta eventi in ambito regionale e nazionale su tematiche rilevanti dal punto di vista medico, sanitario e sociale: oncologia, patologie vascolari, vaccini, sicurezza sull’ambiente di lavoro, farmacovigilanza e sorveglianza sanitaria, innovazione ed adeguatezza e prospettive future nell’assistenza sanitaria, terapia antalgica ed assistenza in hospice, primi soccorsi e BLS-D. I corsi si sono avvalsi del partenariato o patrocinio della Regione, dell’Asl di Frosinone, dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale, di Sifo, Federfarma, Ordini dei Medici e Società Scientifiche quali Siapav e Sifcs. Inoltre, in collaborazione con più di venti comuni e consorzi del basso Lazio, la Coop organizza giornate ed attività di educazione alla salute. Sono nell’ultimo mese, con il patrocinio dell’Asl di Frosinone, sotto la responsabilità scientifica del dottor Fulvio Ferrante, si sono svolti due convegni.

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Il 31 maggio, “Le infezioni ospedaliere: prevenzione e misure di controllo” è stato un progetto formativo che ha posto particolare attenzione all’approccio multidisciplinare del tema, per rispondere all’esigenza di far dialogare tra loro specialisti diversi, farmacisti ospedalieri e non, medici di direzione sanitaria, infettivologie e chirurghi, al fine di definire linee guida univoche e condivise. Grande risonanza ha avuto il 22 giugno il convegno “Terapia farmacologica e trapianto di cellule staminali emopoietiche” (responsabile scientifico insieme al dottor Ferrante il dottor Alessandro Andriani): un tema attuale molto sentito dai donatori ma bisogna ricordare che anche i pazienti possono diventare donatori delle proprie cellule staminali per la loro successiva reinfusione senza alcuna modifica o a seguito di trasferimento genico. Tra gli eventi di aggiornamento anche il convegno “Il paziente con carcinoma renale” che si è svolto il 31 maggio presso l’Università

La Sapienza di Roma e l’evento sulla “Sicurezza delle cure e la responsabilità sanitaria: gli effetti della legge 24/17 nella pratica clinica, sul contenzioso legale e sulla giurisprudenza”.


Ospedale Santa Scolastica protagonista dell'innovazione La soddisfazione del Prof.Roberto Santoro

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enerdì 8 giugno si è tenuto a Cassino nella sede congressuale dell’Hotel Edra il Convegno scientifico UPDATE IN CHIRURGIA COLORETTALE organizzato dal Prof. Roberto Santoro, direttore della Uoc di Chirurgia Generale del Polo Ospedaliero Santa Scolastica. L’evento ha avuto grande successo con la partecipazione di oltre centosettanta tra medici e infermieri di tutte le specialità coinvolte nel programma. Chirurghi, gastroenterologi, radiologi, anestesisti-rianimatori, internisti e specialisti provenienti da tutti gli ospedali della nostra provincia si sono alternati insieme a grandi maestri della chirurgia provenienti da Roma in relazioni e discussioni molto apprezzate. Si è potuto fare il punto sui percorsi diagnostici e terapeutici nel cancro colorettale, dallo screening fino al trattamento delle metastasi, e nella malattia diverticolare. Venti relazioni, una lettura magistrale in videoconferenza da Parigi e un intervento chirurgico trasmesso in diretta dalle sale operatorie del Santa Scolastica hanno portato nella nostra provincia quello che di meglio si può avere nel nostro Paese nel campo chirurgico. L’evento è stato preceduto dal corso per infermieri che si è tenuto il giorno prima presso il Santa Scolastica incentrato sulle infezioni correlate all’assistenza in ambito chirurgica. “Sono manifestazioni che fanno crescere tutto l’ambiente, che portano la sanità della nostra provincia a confrontarsi con il progresso e le innovazioni, che impongono a tutti i professionisti di allinearsi con le conoscenze e all’amministrazione di aiutarli a fornire prestazioni di eccellenza a beneficio di tutta la comunità”, questo il commento del Prof . Santoro al termine del convegno, che non nasconde la propria soddisfazione. “Questo convegno ha chiuso un ciclo iniziato l’anno scorso con il mio arrivo a Cassino che è culminato il mese scorso con la trasmissione in diretta dalle nostre sale operatorie di un intervento di resezione epatica laparoscopica nell’ambito della scuola italiana di Chirurgia epatica mini invasiva a Roma. In occasione del convegno è stata premiata l’organizzazione perfetta nei minimi particolari anche nelle possibili incognite, grazie alla esperienza della Cooperativa Santa Lucia Life. Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita dell’evento”. Nei suoi occhi si percepisce la stanchezza, ma si capisce che già sta pensando al prossimo evento.

pagine a cura di Romina D'Aniello

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outlook FORMAZIONE

L’opera preziosa di chi “si prende cura” delle persone al centro delle Giornate Angiologiche Laziali

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alla cura al prendersi cura” è il titolo “parlante” scelto dal dottor Alessandro Ricci, angiologo e presidente della Società italiana di Angiologia Patologia Vascolare del Lazio, per l’annuale convegno che si è svolto a Castrocielo il 25 maggio con la segreteria organizzativa della Cooperativa Santa Lucia Life. I lavori sono stati presieduti dagli specialisti Alessandro e Giuseppe Ricci. L’evento si è avvalso del patrocinio dell’Asl di Frosinone, dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche, della società medica del Cassinate e della stessa SIAPAV. A spiegare lo spirito della giornata scientifica è stato, in apertura, il dottor Alessandro Ricci: “L’antica tecnica giapponese del Kintsugi prevede la riparazione dei cocci di vasellame rotto con della resina mista a oro, argento o platino. Il significato di questa arte è davvero profondo. Secondo i Giapponesi infatti, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, è simbolo della vita e dei cambiamenti che porta con sé. La vita non è mai lineare, presenta sempre eventi traumatici, delle spaccature, delle scissioni, che costringono a compiere nuove scelte e ad intraprendere 12 il filo della vita

nuovi percorsi faticosi ma di cui essere fieri. Il kintsugi suggerisce paralleli suggestivi. Non si deve buttare ciò che si rompe. La rottura di un oggetto non ne rappresenta più la fine. Le sue fratture diventano trame preziose. Si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna. È l’essenza della resilienza. Nella vita di ognuno di noi si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa. Da ciò diventa preziosa ed unica l’opera di chi opera nella salute della persona, il compito è gravoso, recuperare spesso i cocci e metterli insieme per dare nuova vita, come un Galam. Ma non inteso come gli antichi cabalisti e per i mistici quale ricerca di formule per manipolare la materia, la massa informe (Galam appunto), allo scopo di crearvi una parvenza di vita, ma lo sforzo per assicurare autonomia, dignità umana e benessere residuo. Questo compito non è mai del singolo sanitario, ma non può che essere obiettivo comune da condividere, implementare nell’operare quotidiano, nei percorsi formativi e nei protocolli terapeutici-assistenziali”.


Un numero speciale con gli Atti del XXII Congresso Regionale SIAPAV

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n occasione del XXII Congresso regionale della Società italiana di Angiologia e Patologia Vascolare che si è tenuto all’ospedale Pertini di Roma il 12 maggio, la Cooperativa Santa Lucia Life, attraverso la redazione de “Il Filo della Vita”, ha curato e pubblicato gli Atti dedicati alle Microangiopatie nella pratica clinica. Tra i contenuti più interessanti certamente il poster sul fenomeno di Raynaud, che oltre ad essere la prima manifestazione clinica della vasculopatia sclerodermica in oltre il 90% dei pazienti affetti da sclerosi sistemica e un formidabile campanello d’allarme che ne favorisce la diagnosi precoce, è la più frequente acrosindrome parossistica presente in circa il 3-5% della popolazione generale. Il programma scientifico del convegno si è avvalso di relatori italiani di alto rilievo. Ribadito l’impegno della SIAPAV nella formazione e nell’aggiornamento, in un fil rouge che sappia far incontrare le periferie con i centri di eccellenza in un dialogo di contributi reciproci nell’interesse olistico del paziente e dell’essere medico. “Sarà un triennio di piena sintonia con l’altro ideale fil rouge formativo lanciato dal nuovo presidente della SIAPAV nazionale, Guido Arpaia, che prevede di affrontare temi omogeni nelle sedi regionali e organizzare corsi interattivi riservati ai soci SIAPAV col fine di trasmettere lo scibile angiologico ai numerosi giovani vicini, coordinando queste attività con i master attualmente attivi”, ha annunciato il presidente Ricci. Nel futuro della SIAPAV un’attenzione particolare sarà riser-

vata alla comunicazione e alla divulgazione capillare non solo attraverso il sito www.siapav.it ma anche grazie alla pubblicazione cartacea degli atti del convegno regionale che verranno distribuiti nei prossimi tre anni negli ambienti sanitari in generale. Dopo le patologie del microcircolo, quali il fenomeno di Raynaud, la sclerodermia e la perniosi affrontate quest’anno, le tappe successive saranno la malattia venosa cronica e la prevenzione delle malattie cardiovascolari. In tale ambito saranno presentati anche i risultati della ricerca/intervento di correlazione tra i principali fattori di rischio cardiovascolare e gli indici predittivi degli eventi vascolari.

pagine a cura di Romina D'Aniello

Cooperativa S. Lucia Life: eventi e incontri scientifici 2018 Per informazioni e iscrizioni online collegarsi al sito www.santalucialife.it

23 marzo 2018: Sala convegni Hotel Liolà - Castrocielo, “LA SICUREZZA DELLE CURE E LA RESPONSABILITA’ SANITARIA:” 25 maggio 2018: Sala convegni Hotel Liolà - Castrocielo - Giornate Angiologiche Laziali: “DALLA CURA AL PRENDERSI CURA" 31 maggio 2018: Università La Sapienza - ROMA, “IL PAZIENTE CON CARCINOMA RENALE DIAGNOSI, TRATTAMENTO E MONITORAGGIO”

8 giugno 2018: Cassino, “UPDATE IN CHIRURGIA COLON-RETTALE” 22 giugno 2018: Sala conv. ASL URP, "TERAPIA FARMACOLOGICA E TRAPIANTO DI CELLULE STAMINALI EMOPOIETICHE" 12 luglio 2018: Roma - COMMITTMENT STRATEGICO CONDIVISO TRA GLI OPERATORI DI SALUTE

Ottobre 2018: Cassino, “DOLORE: ISTRUZIONI PER L'USO (DA PATOLOGIA ACUTA A CRONICA” Ottobre 2018: Cassino, "LA MIOPIA: POLE TO POLE" 11 ottobre 2018: Sala Igea - Istituto Treccani - Roma, “RESPONSABILITÀ PRESCRITTIVA, ERARIALE, DISTRIBUTIVA, ASSISTENZIALE” Giugno/Ottobre 2018: Frosinone, "IL SERVIZIO FARMACEUTICO TRA NORME, ATTIVITÀ E ACCORDI CONTRATTUALI "

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TELEMEDICINA

Una nuova medicina per la disabilità: prendersi cura

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Prof. Sergio Pillon*

e vi dico di pensare a qualcosa di fragile, alla maggior parte di voi verrà in mente un bicchiere di cristallo oppure un mobile antico riparato tante volte. Sono perfettamente funzionanti: il bicchiere svolge la sua funzione, il mobile anche. Hanno una loro bellezza e un posto al centro della nostra vista, ma basta un colpo con la bottiglia per mandare in pezzi il bicchiere, un colpo con l’aspirapolvere sulla zampa del mobile per vederlo ondeggiare pericolosamente. Allo stesso modo intendiamo la fragilità di una persona: una persona “perfettamente funzionante” o almeno “sufficientemente funzionante”, ma basta poco per scompensarla. Il tutto si riflette “sulla persona” che interagisce con il sistema sanitario: interazione che può bastare a scompensare la persona, tanto che spesso i due apparati evitano il contatto. “Il letto alletta” mi diceva una paziente ricoverata e noi sappiamo bene come spesso un ricovero acceleri il disorientamento di un an-

ziano o di una persona con disabilità, ma anche come sia difficile farlo muovere nel suo ambiente domestico. E la disabilità? Io, giocando a calcetto con un gruppo di ventenni, sono indiscutibilmente una persona con disabilità; in un gruppo di giapponesi che ridono e scherzano ho certamente una disabilità cognitiva. Sia nel calcetto sia nel gruppo di giapponesi è necessario uno sforzo da parte degli altri per farmi partecipare, adattando le loro capacità fisiche alle mie o, nel caso dei giapponesi, un grosso sforzo da parte loro per interagire. Una persona su una sedia a rotelle per una lesione della colonna è perfettamente a suo agio in un salotto, non è “disabile”; lo diventa se chiede di andare in bagno e il locale non ha un bagno attrezzato. Come si può affrontare il problema? Se non possiamo andare per negozi, possiamo acquistare on line e la spesa quotidiana ormai è fattibile comodamente da casa; se non riesco a camminare e non so neppure usare bene il pc o lo Smartphone, un figlio o un nipote mi faranno arrivare la spesa on line rapidamente in cucina. Anche lo Smartphone del nipote oggi arriva a casa dei nonni, “tanto loro escono così poco” e il nipote deve passare, almeno per prendersi le consegne di Amazon! Adattamento ragionevole: questo è il concetto chiave della disabilità e della fragilità. Una stampella, una sedia a rotelle, un deambulatore o un accompagnatore sono adattamenti ragionevoli. La ricetta elettronica? Per ora deve essere fatta dal medico, consegnata alla persona che si deve recare in farmacia per prendere il farmaco, e al massimo ci sono adattamenti “manuali”, gentili volontari che passeggiano per l’anziano o la persona disabile, ma non possono farsi un esame RX al posto loro, e neppure un elettrocardiogramma. I cittadini chiedono modalità di controllo dal proprio domicilio. Lo sappiano bene noi medici e infermieri che i pazienti fragili lo vorrebbero e lo vorrebbero i loro parenti, ben contenti di fare da “tramite informatico” piuttosto che da segretario, autista, accompagnatore. Esistono le soluzioni: la più importante la chiamiamo oggi “Sanità di prossimità”, un sistema di cure vicino al paziente, a dove vive, non necessariamente domiciliare. Si stanno attrezzando le farmacie, i centri commerciali. La Telemedicina è il principale asse portante. E il pubblico? Per ora si muove poco e lentamente, certamente più lentamente di quanto medici e pazienti vorrebbero. * Coordinatore della Commissione Tecnica Paritetica per lo sviluppo della Telemedicina Nazionale

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Adagiato ai piedi di un anfiteatro naturale di verdi colline, a pochi chilometri da Formia, nel cuore della vallata del fiume Garigliano, a Suio Terme, sorge il complesso delle Piscine Termali Arcobaleno. LA STORIA Era il 1957 quando Antonio Vecchio e Concettina Falco acquistarono un terreno a Suio, con il desiderio di edificarvi la casa dei loro sogni, che fu puntualmente costruita a prezzo di grandi sacrifici nel 1960. Gli anni trascorrevano sereni tra l’agricoltura e il commercio, ma la storia prese strade impreviste ed imprevedibili. All’inizio degli anni ’70 fu traforato un pozzo che doveva servire per l’irrigazione dei giardini ed ecco palesarsi l’elemento imprevisto, la scintilla, il quid che aprirà gli orizzonti del termalismo. È vibrante l’emozione di Mauro Vecchio: “Porto vivo dentro di me il ricordo di quando io e mia sorella Romina, ancora bambini, fummo pervasi dal dolce profumo e dal caldo abbraccio delle prime e mai dimenticate acque termali sgorganti con forza vivida dal terreno in cui ci abbandonammo felici e spensierati. Passarono alcuni anni e, dopo la nascita del più piccolo dei miei fratelli, Giancarlo, i miei genitori Franco e Loredana Corrò, che ha portato il fascino, l’energia (e la cucina!, ndr) veneti nella famiglia, cominciarono a coltivare l’idea di edificare una piscina per sviluppare un progetto di imprenditorialità termale. Nel 1979 i miei costruirono un chiosco bar lungo via delle Terme, che rappresentò il banco di prova, attraverso cui, con ancor più forza, maturò l’idea di andare oltre, convincendoci tutti ad orientarci verso il termalismo. In sella a questa cavalcata spazio-temporale, giungiamo all’estate 1984, un’estate lunga e per noi sicuramente significativa”. Quell’anno Franco e Loredana realizzarono la prima piscina termale che fino a poco tempo prima sembrava un sogno inarrivabile, vagheggiato durante le lunghe sere invernali davanti al focolare. “Bisogna dire che noi fratelli, allora poco più che adolescenti, demmo subito una collaborazione fattiva alla realizzazione di quei progetti di vita – racconta ancora Mauro - e sviluppammo una sinergia ed una voglia di fare che ci caratterizza ancora oggi. Nel 1989 edificammo la seconda piscina che ebbe come caratteristica tecnica preminente, la presenza di una vasca riservata ai bambini, ed anche lo stabile dove ora è ubicato il bar e il self-service”. I ricordi di Mauro sono fatti di sensazioni, colori, avvenimenti, sacrifici e rinunce, visi e persone,

strette di mano: “Le ricordiamo una ad una. Tutte sono entrate di diritto nella grande famiglia Arcobaleno”. Intanto, le sfide sono proseguite. Nel 2014, alle terme Arcobaleno viene inaugurata la balneazione solfureo-termale, che diede nuovo impulso al termalismo del territorio. Le Piscine Arcobaleno sono un complesso formato da quattro piscine per adulti e bambini. IL BAGNO TUTTO L’ANNO Dal 2014 grazie alla nuova tensostruttura qui si può fare il bagno tutto l'anno o quasi. Dal mese di marzo e fino al weekend dell'Immacolata a dicembre alle Terme Arcobaleno la Tensostruttura avvolge e protegge anche nelle giornate più fredde e piovose. Si può fare il bagno sempre dunque e beneficiare dell’inebriante effluvio della calda e salutare acqua termale e del suo fantastico massaggio sulfureo.

La famiglia Vecchio offre inoltre servizi bar, tavola calda, rivendita tabacchi, ampio parcheggio, zona pic-nic ed area sosta camper. In ogni periodo dell’anno è possibile vivere le acque termali, per rendere effettivo ed efficace il binomio salute e bellezza e per curare problemi fisici e psicofisici, come facevano gli antichi Romani duemila anni fa. Utili per le cure dell’apparato respiratorio, insufflazioni endotimpaniche, malattie della pelle e artroreumatiche, con riconoscimento terapeutico del Ministero della Salute. ALTRI PUNTI DI FORZA Una cucina succulenta e casereccia che viene incontro alle esigenze di tutti, anche dei palati più incontentabili. Dopo un bagno rilassante e defaticante festeggerete il sodalizio della buona cucina.

04021 Suio Terme (LT) V. Delle Terme, 306 Castelforte in provincia di Latina Telefono: 0771.672257 Cellulare: 3899875637

www.piscinetermaliarcobaleno.it

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RACCONTI

Finché morte non ci separi la storia d’amore e di lotta di un partigiano e di una staffetta di Beatrice Amendola

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iamo tutti capaci di trovare le ragioni per cui qualcosa non funziona, ma dobbiamo impegnarci invece a trovare quelle che la fanno andare avanti. Anche nella vita di coppia funziona nello stesso modo. I miei bisnonni, Franca e Nino, hanno convissuto settantaquattro anni e se ne sono andati lo stesso giorno, a poche ore di distanza l’uno dall’altra, senza che nessuno dei due conoscesse la sorte che era capitata all’altro. Il segreto del loro “per sempre” certamente non è rintracciabile nella fede, anche perché la loro Ho scoperto dai loro è stata una vita fondamentalracconti che soprattutto mente laica, peraltro come il le donne hanno avuto un loro funerale. È rintracciabile invece nella ruolo fondamentale loro storia. nella Resistenza. Nonno era originario di Mantova, nonna di Gonzaga, entrambi paesi protagonisti della Resistenza, territori al confine tra l’Emilia Romagna e la Lombardia. Forse si conoscevano già prima, ma è la guerra che, ventenni, li ha uniti per sempre. Lui era partigiano, lei staffetta, come hanno tenuto a raccontarmi più volte. Ho scoperto dai loro racconti che soprattutto le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nella Resistenza. I partigiani erano armati, ma non avevano una divisa; erano soldati, ma non avevano un esercito: erano fondamentalmente guerriglieri e difendevano le proprie terre, uomini e donne, insieme. Probabilmente all’inizio era un “esercito” improvvisato, ma col tempo erano sempre più organizzati. Operavano con quello che 16 il filo della vita

avevano, ad esempio si muovevano in sella alle biciclette. Quando qualche anno fa a mio nonno ormai novantenne fu tolta la patente, ci rimase male, ma mai come quando provarono a togliergli la bicicletta. Ho capito solo allora che la bicicletta era il suo “cavallo” quando era soldato. A vent’anni non è probabile che io sia destinata a togliere il cappio al collo a mio fratello, impiccato su un albero vicino casa, ma questo è quello che invece è capitato a mia nonna. Com’è possibile spiegare una storia di settant’anni senza ricorrere ai racconti della guerra? Andavamo a trovare i nonni non molto spesso, anche perché Reggiolo, il paese dove hanno vissuto per tanti anni, è distante da Roma. Non mi è mai stato chiaro perché non volessero tornare a Roma, dove peraltro avevano già vissuto quando mia mamma era piccola, ma un giorno, grazie a un episodio, tutto si fece più chiaro. Nonno, facendo due passi nel paese insieme mio padre, gli fece notare una piccola rientranza di un muretto all’apparenza anonima: era invece uno dei suoi nascondigli durante la guerra, che utilizzava per sfuggire ai tedeschi. Quindi Reggiolo, per i mei nonni, non era soltanto la loro casa, ma era l’unico luogo in cui avrebbero voluto morire, forse perché è l’unico dove hanno veramente vissuto. Sono andati via insieme, il 7 aprile 2018. Non credo che loro fossero credenti ma, come dice mio fratello più piccolo, è stato meglio, perché così non si sono aspettati tanto. Neanche la morte li ha separati. foto archivio waralbum.ru


MEDICINA

Nei nostri occhi c’è quello che mangiamo Sindrome dell’occhio secco, l’importanza dell’alimentazione degli stili di vita

L’

dott. Luigi Pinchera*

occhio secco è un disordine della superficie oculare associato a una deficienza nella quantità o nella composizione delle lacrime con o meno eccessiva evaporazione. La terapia sostitutiva con lacrime artificiali è un palliativo, ma non cura realmente la malattia. Sono oggetto di studio numerosi agenti terapeutici e una terapia nutrizionale. Un apporto sufficiente di proteine, vitamina A, B6 e C, potassio e zinco potrebbero essere necessari per una funzione lacrimale normale. L’eccesso di grassi nella dieta, l’apporto scorretto di sale, l’elevata colesterolemia e l’abuso di alcol sono stati invece collegati ad una disfunzione lacrimale. Si raccomanda il controllo del rapporto corretto nell’introduzione di macronutrienti (proteine, grassi e zuccheri), di aumentare l’apporto di vitamina A (verdure), di zinco e folati (alimenti integrali e legumi), assicurare un adeguato apporto di vitamina B6 (noci, banane, fagioli) e di vitamina C (agrumi); alcol e caffeina andrebbero notevolmente ridotti, come il consumo di sale. Le lacrime sono costituite per gran parte di acqua ed è quindi essenziale un’adeguata idratazione dell’organismo. L’assunzione di 1,5-2 litri di acqua, preferibilmente lontano dai pasti, migliora anche l'idratazione dell’occhio. La somministrazione di antiossidanti potenzia la funzione lacrimale, aumentando la stabilità del film lacrimale e accrescendo il numero delle cellule caliciformi. La vitamina A è essenziale per la buona salute delle mucose: le cellule caliciformi della congiuntiva diventano, infatti, più numerose dopo somministrazione di vitamina A. Sembra efficace una terapia combinata con vitamine A e B6 e olio di primula, che contiene acidi grassi essenziali. Naturalmente il controllo dell’infiammazione sembra essere cruciale. La somministrazione di acidi grassi essenziali, come l’acido

linoleico (LA) e gammalinolenico (GLA), comporta un aumento della sua concentrazione in saliva e nelle stesse lacrime, specialmente se associata alla somministrazione contemporanea di vitamina C e vitamina B6 e quindi un’efficace azione anti-infiammatoria. Uno stile di vita salutare comprende sia il controllo della propria alimentazione che una regolare attività fisica, nonché l’astinenza dal fumo. Vale la pena ricordare che la nostra dieta mediterranea è preferibile ad altri regimi alimentari per la sua capacità protettiva su molte malattie. Essa consente di mantenere bassi i livelli di colesterolo e di omocisteina, riducendo i fattori di rischio cardiovascolare, ma consente anche di preservare l’integrità del film lacrimale oltre che di altri tessuti oculari (retina). L’attività fisica indirettamente migliora la produzione delle lacrime e la loro stabilità sulla superficie oculare. Insomma, molto semplicemente si tratta di proporre uno stile di vita più sano o forse solo più a misura d’uomo. Scegliendo di affrontare così il problema può rivelarsi utile l’integrazione alimentare con le vitamine illustrate prima, oligoelementi e sostanze con azione antiossidante e funzioni strutturali, per aumentare i fattori protettivi sul film lacrimale e diminuire quelli di rischio. Se consideriamo l’uso di un integratore commerciale dobbiamo controllare gli aspetti della sua composizione, prima di tutto l’aderenza agli studi che sono stati effettuati: potremmo trovare una concentrazione differente del principio attivo oppure una sostanza simile ma non uguale, magari un diverso estratto della stessa pianta. Infine, bisogna tenere presente che l’integrazione nutrizionale non dà risposte immediate al nostro bisogno di salute, ma fornisce risultati nel corso del tempo. *Direttore U.O. Oculistica Ospedale "Santa Scolastica" Cassino

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CULTURA

, à t i r u t a m La

a t i v a l l e d o d r a u g a r il primo t

ima volta la soglia ni, che varca per la pr an ci di or att qu di e chi di quei raovan è ancora no- Un gi la vede solo negli oc tte ità ur no at ta m es la qu a la, M uo ] sc ria contra nei ntava: “[… lacrime della prop e meno timidi che in a di rb te ba ot ra il 1984 e Venditti ca la i/N n on co pi , di m ca an gr o; eppiù i, di coppe e di un evento così lontan […]”, gazzi un po’ di re ne tie es sio m stra[...]/Notte di sogn es io pr m la il ire ai nt atica non sarà m evoli e meno, tra corridoi, non può se e preghiere/La matem veloci: tra ricordi piac na più sentite dai no lia ro ita or sc te tra sta ni ll’e an de e ni urato lo stupure cinqu lle tradizio i rimorsi per aver trasc tra i, or diede vita ad una de am i im i. pr e am es zie do –come prima degli ta not- nuove amici pulta all’ultimo, quan es ta qu ca si o, ci an ta br giovani liceali: la notte gi o la su r l pe ne ne fuori, cantautore romano piede dentro ed uno ioni, dio e l’eccitazio oz un n em co di o sta st si Come sintetizzava il pa te im an propria capacità di e e preghiere” è un diceva la mia insegn o da attraversare sa, ci si interroga sulla te “di sogni, di lacrim ot tte vu l’a l e su sc e cre nt no po or el gi guire il proni paure, qu ma il desiderio di perse e l’agognata ed og e, er du ng ar sensazioni, ansie e iu o nt gg ta ra e r ov pe pr , di ntirsi soli, delle ventare gran e da quella porta e se e sembra superare cir ch us a vit di a lla per cominciare a di ur de pa to la en ce nque, o vin esto strano mom rato. La maturità è, du accor- prio obiettiv pe e su ch an na ne pe a ap nz o maturità. Ma cos’è qu se ot , vu va precipitare in quel rsonalissimo moma poi arriva, e se ne le proprie carte, il pe da saltare per un di tte li sempre così lontano, tu co si ta ar os i oc gi im r iss pe im to pr en r guadagnarsi è uno dei partenza per il mom di sé stessi e pronti pe i di o att nt isf gersene? La maturità pu dd o so i im irs pr il nt e se i ande traguardo i- mento in cu ragazzo, è il primo gr to in cui qualcosa term en om m sto nel mondo. el qu , tà cie so azione, il proprio po zz ali re e ch trovare un posto nella an a m ti, a; è ansia, paura, pian na, qualcos’altro inizi condivisione, gioia. di Gianluca

Lavalle

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Una storia nata sulle rive del lago di Valleluce Bruno Vacca ha dato un’altra prova della sua facile penna. Per la collana Soffi della casa editrice Scatole Parlanti, ha dato alle stampe “Valleluce. Storia di Nino”. La storia è ambientata a Valleluce, la frazione di Sant’Elia Fiumerapido, un grazioso paese impreziosito da una natura generosa, in particolare dalla presenza di uno stupendo lago, nella fantasia di Bruno Vacca. È in questo luogo magico che, il 12 giugno del 1991, Maria dà alla luce Nino, pur sapendo di doverlo crescere senza il supporto di un compagno e potendo contare solo su sua madre e su Peppe, un amico speciale. Il figlio rivela precocemente delle doti umane e artistiche tali da renderlo benvoluto in tutta la piccola comunità; a diciott'anni Nino è bello come il sole e canta come il suo idolo, Massimo Ranieri. L'idillio viene minacciato da Carmelo, figlio di quel Don Tito che rappresenta la feccia di Valleluce e che da anni tiene in scacco gli abitanti del paese con le proprie malefatte.

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meditazione & DINTORNI

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L'Unione che ti cambia la vita di Raffaella Corte

oga significa "unione" e nella mia vita questa disciplina ha portato l’unione. Ero poco più che ventenne, inquieta e alla curiosa ricerca della verità e della gioia. Verso la fine degli anni Ottanta non era facile reperire testi, insegnanti, maestri e neanche praticanti assidui. La pratica dello yoga è stata subito illuminante, mi ha appassionata, stupita. Qualche anno dopo, seguendo il consiglio del mio maestro, ho incominciato a frequentare il Brahmananda, una scuola quadriennale di Roma per insegnanti yoga. Il percorso si è fatto da sé: infinite esperienze si sono aggiunte, la scuola di

Naturopatia in Medicina Psicosomatica, tanti corsi di massaggio, la Meditazione silenziosa, la scuola di Counselor Metacorporeo, il Rebirthing, l'Acqua Respiro, la Conduzione di Gruppi con Metodi Attivi, lo Yoga della Risata. E ad ogni incontro persone e maestri. Credo però che più che termini e teoria lo yoga sia un insieme di esperienze, quelle che realmente possiamo condividere. E come fossero un dono prezioso, vi affido alcuni messaggi ricevuti dai miei allievi e raccolti nei corsi, nei seminari, nelle comunità, nei gruppi di medici, insegnanti, genitori degli alunni di alcune scuole o presso le terme dove tengo dei progetti speciali in acqua.

"Lo yoga ti entra dentro, nell'anima e nel corpo, ti consegna la consapevolezza delle varie parti del corpo restituendo completamente flessibilità e potenzialità motoria. Restituisce la capacità di immaginare". "Muovere il corpo per influire sulla mente, sentirsi un tutt'uno, sentire Armonia non solo in sé ma anche con tutti e tutto. Yoga è il tutto: conoscenza, condivisione e ascolto. È mettere spazio tra me e i miei pensieri, tra me e gli altri, tra me e la quotidianità. È darmi spazio e tempo di ascoltarmi nei miei bisogni." “Sentire e sentirsi: equilibrio, benessere, flessibilità. Sentire il corpo, sentire la Vita”. "Vivo una vita più piena, respirando ogni secondo la gioia del presente e nel respiro abbraccio me stesso”.

"Fare yoga per me è un cammino, un incontro con me stessa. È ciò che sfugge nel quotidiano, nella fretta, nelle distrazioni, nelle banalità, nei problemi che a volte ci creiamo, nei proponimenti disattesi, nell'incapacità di arginare i pensieri e di vivere con gioia. Fare yoga mi spalanca gli occhi, la mente e il cuore. La serenità e il benessere sono dentro di me e nelle persone con le quali condivido."

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r.s.a. SANTA MARIA

Le piccole suore della Sacra Famiglia di Castrocielo: da 75 anni speranza per i deboli

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ettantacinque anni e ancora tanta voglia di aiutare il prossimo, di donare speranza e sorrisi in primis alle ospiti della Residenza sanitaria assistenziale Santa Maria di Castrocielo. Le Piccole Suore della Sacra Famiglia hanno festeggiato i settantacinque anni della fondazione dell'Istituto insieme ai dipendenti della Rsa, che hanno voluto

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esprimere la loro gratitudine e riconoscenza offrendo una targa ricordo, e alla presenza del Vescovo monsignor Gerardo Antonazzo, il quale ha celebrato una messa solenne all'interno della cappella della residenza, con il parroco del paese don Natalino Manna e il cerimoniere vescovile don William Di Cicco. La nascita dell'Istituto a Castrocielo risale al 31 maggio del 1943. Acquisito, successivamente, lo storico Palazzo Aba-

tecola, le Suore iniziarono la loro opera di accoglienza e assistenza, ospitando ragazze con disagi psico-fisici, di supporto alla parrocchia, di assistenza ai malati a domicilio e di aiuto alle famiglie in difficoltà. La loro azione ebbe il suo grande sviluppo dopo la seconda guerra mondiale e fu di grande sollievo per un territorio uscito umiliato e martoriato dalle devastazioni della guerra. Nel 1998 ci fu la riconversione in Residenza Sanitaria Assistenziale, accreditata con il Sistema Sanitario Regionale. Toccanti le parole della Superiora regionale suor Simona Pigozzi: "È una gioia, a nome della nostra Madre generale e dell'intera congregazione, salutare e ringraziare di cuore Monsignor Antonazzo, il parroco di Castrocielo, il sindaco Filippo Materiale, e tutti coloro che festeggiano con noi. Non c'è nulla di più gratuito del rendimento di grazie. Quanto fa bene dire grazie, perché l'opera compiuta in questa casa da tante Piccole Suore che si sono succedete è opera di Dio. E' Lui che ha operato attraverso la passione, l'intraprendenza e l'abbandono alla provvidenza delle sorelle, del vescovo coraggioso di allora e della lungimiranza della autorità e del territorio che ha difeso questa casa di sollievo anche nei momenti più delicati". Sono seguiti gli interventi del sindaco Materiale, che ha ricostruito la storia della Rsa, e del direttore sanitario Claudio Iacovella, il quale ha ribadito come il centro dell'opera quotidiana della residenza sia la protezione della dignità umana.


R.S.A. Santa Maria

L’OSPITALITÀ È IL NOSTRO VALORE

Castrocielo

I principi guida della nostra accoglienza sono: RESPONSABILITÀ RISPETTO QUALITÀ SPIRITUALITÀ

via Indipendenza 2 CASTROCIELO (FR) Tel. 0776.79004 Fax. 0776.79885

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N.Cert. 681051

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NEWS

Associazione Persone Down, due anni di sfide vinte

L’

di Cosmo Brunesi

Associazione italiana Persone Down sezione di Frosino- nostro lavoro e la presenza continua delle famiglie con i prone Onlus è diventata in questi due anni di vita un punto pri figli e di nuovi contatti che riceviamo ci fanno pensare che di riferimento imstiamo facendo bene. Sono già portante per le famiglie pronte idee nuove per il futuro. che desiderano miglioraPer continuare il percorso, abre la vita dei propri figli e biamo, però, bisogno di fondi, la loro. per questo invitiamo a donare Tanti sono gli obiettivi il vostro 5x1000 alla nostra asraggiunti dalla nostra sociazione per un futuro da conAIPD e tante sono le tribuenti dei nostri figli. conquiste che i nostri Come potete aiutarci? Devolragazzi hanno raggiunto vendo, in occasione della come possono ancora ragpilazione della dichiarazione giungere, grazie al lavoro dei redditi, apponendo la firdei nostri collaboratori, ma e il nostro codice fiscale, professionisti sempre più 90037710606, nell’apposito qualificati, anche attraspazio; diffondendo, presso verso i corsi di aggiornaamici, colleghi, parenti e conomento che frequentano scenti, la nostra AIPD; promuoperiodicamente, e che vendo i nostri progetti; lascianprima delle loro capacido, in luoghi di aggregazione, tà mettono passione in posti di ristoro, bar, farmacie e quello che fanno, sanno altri i nostri biglietti del 5x1000 coinvolgere le famiglie che sono disponibili in sede o nella crescita dei figli acquisibili tramite i nostri conpreparando i presuppotatti. sti per una qualità di vita In questo modo, promuoviamo migliore di come siamo tutti insieme il sociale e assoabituati a pensare. Siaciazioni come la nostra possono mo quasi alla conclusiocontinuare il loro lavoro di supne di tutti i progetti programmati e attivati per il 2017-2018 porto alle famiglie e di collaborazione con gli enti. e come conseutudine si fanno bilanci. Siamo soddisfatti del

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Alitosi:

PREVENZIONE

chiedi aiuto al tuo odontoiatra e al tuo igienista dentale Articolo a cura del dott. Nino Ricci (medico dentista) e dott. Francesco Umbaldo (igienista dentale)

"P

iù del 25% della popolazione mondiale soffre di alitosi, il 6% in modo permanente". L’alitosi è una condizione patologica o para-fisiologica caratterizzata dalla percezione di alito cattivo da parte del soggetto o da chi gli sta vicino, che può colpire chiunque senza distinzione di sesso o età. Chi soffre di alitosi ne risente anche nei rapporti interpersonali perché tale malessere può sfociare in un vero e proprio disagio psichico (la cosiddetta alitofobia). Si può affermare con sicurezza che circa il 90% delle cause di alito cattivo è riconducibile a disturbi del cavo orale, come gengivite, parodontite o carie. Le altre sono il fumo di sigaretta, l’assunzione di alcuni farmaci, disturbi digestivi, diabete, patologie del fegato e stress. Quando permangono residui di cibo tra i denti, quando è presente placca batterica, quando ci sono tasche gengivali, i batteri formano un biofilm in grado di liberare composti volatili contenenti zolfo, responsabili principali del cattivo odore trasmesso e percepito attraverso la respirazione e la fonazione. “Purtroppo – sottolinea il dottor Umbaldo (igienista dentale) quando si soffre di alitosi non basta masticare una mentina per risolvere il problema, ma risulta fondamentale diagnosticare correttamente le cause del disturbo per un efficace trattamento. Un’attenta valutazione permette, dunque, di mettere a fuoco il problema e di impostare la corretta terapia professionale e domiciliare, per giungere alla risoluzione del sintomo e al controllo delle patologie eventualmente presenti”.

Cosa bisogna fare per eliminare l’alitosi?

Prendersi cura dell’igiene orale Per un’igiene impeccabile contro l’alitosi è molto importante assicurarsi di lavare i denti dopo ogni pasto senza dimenticarsi di pulire la lingua (con lo spazzolino o con uno strumento apposito) e di usare il filo interdentale almeno una volta al giorno È necessario sottoporsi a detartrasi almeno due volte all’anno e utilizzare il collutorio indicato dal tuo odontoiatra o igienista dentale; Fare attenzione all’alimentazione Cercare di evitare i cibi troppo speziati, difficilmente digeribili, mangiare molta verdura cruda, come sedano e finocchio, che aiuta a rinfrescare la bocca e a produrre saliva. La saliva è infatti la naturale difesa della nostra bocca contro batteri e cattivi odori. Non dimenticare di idratarsi: bere molto e spesso aiuta a ripulire la bocca dai residui di cibo e dai batteri Controllare le tue abitudini Evitare fumo e alcool che favoriscono la secchezza delle fauci e sono nemici dell’alito e non esagerare con il caffè, in quanto la sua acidità facilita la riproduzione dei batteri che causano il cattivo odore.

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SALUTE

Estate: colpo di calore in agguato, come difendersi L

di Gianni Lecce*

e vacanze non sono più un miraggio e l'estate è ormai arrivata. Ognuno organizza le tanto desiderate ferie per gustarsi tranquillamente una giornata in montagna o in riva al mare con tanto sole, ma... attenzione ad esporsi a temperature elevate. Si corre il pericolo di incorrere in un "colpo di calore". I colpi di calore si verificano d'estate principalmente in obesi, bambini ma soprattutto negli anziani e sedentari, con malattie pre-esistenti di natura cardiovascolare o affetti da ipertiroidismo, diabete, malnutrizione. In taluni casi la mortalità è elevata, specie negli individui che fisiologicamente hanno una risposta inferiore allo "stress da caldo", alterata anche dall'uso sistematico di alcuni farmaci antipertensivi, diuretici, antiparkinsoniani o antistaminici. Infatti, un soggetto obeso ha più del triplo di possibilità di essere colpito da un colpo di calore fatale rispetto ad individui normopeso. Per tutte queste persone è importante prevenire il rischio di insorgenza di patologie da calore adottando alcuni semplici provvedimenti dettati dal buon senso, come una corretta alimentazione, evitare di esporsi al sole nelle ore più calde del giorno, bere molta acqua e astensione dall'uso di bevande alcoliche. Oltre alla adeguata temperatura ambientale, è fondamentale tenere sotto controllo anche il livello di umidità. Infatti, molti colpi di calore avvengono in condizioni di temperatura non eccessiva, ma con tassi di umidità superiori al 90%. Un'alterazione dei meccanismi deputati al controllo della temperatura corporea, che si verificano quando un individuo è sottoposto ad un intenso stress termico, è responsabile dell'insorgenza dei tipici sintomi del colpo di calore. I primi segni clinici, di tipo neurologico, sono: nau-

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sea, irrequietezza, confusione mentale, alterazioni visive e crisi convulsive. La cute diventa calda e disidratata e si assiste alla perdita eccessiva di liquidi per sudorazione. Nelle fasi avanzate del colpo di calore la sudorazione si arresta e la temperatura corporea sale notevolmente, lasciando la cute calda e secca. La temperatura corporea può raggiungere anche 40-42°C , sottoponendo l'intero organismo ad uno stress notevole, con conseguente compromissione di tutti gli organi. Se non si intervenisse in tempo, le conseguenze potrebbero essere molto gravi o addirittura fatali. Il modo per evitare l'irreversibile peggioramento delle condizioni dell'organismo ed il sopraggiungere di un collasso cardiocircolatorio è cercare di ridurre rapidamente la temperatura corporea del paziente, poiché i danni che potrebbero verificarsi sono strettamente correlati con l'entità e la durata dell'elevata temperatura. Gli interventi più semplici ed efficaci da effettuare prima dell'arrivo dei soccorsi sono l' immersione completa del soggetto in acqua fredda o l'applicazione di ghiaccio, soprattutto a livello inguinale. Inoltre è consigliabile condurre il paziente in un posto fresco e ventilato, favorire l'evaporazione bagnando ripetutamente la cute con acqua tiepida o sfregandola con alcool, ventilare con un panno o tamponandolo con un asciugamano imbevuto di acqua fredda. In ambiente idoneo saranno attuati i trattamenti farmacologici opportuni. *Medico anestesista


oggi INTERVISTIAMO...

"Sono un antico contemporaneo"

C’

Il presedente della BPC Donato Formisano si racconta

di Romina D'Aniello

era quando Cassino fu rasa al suolo, c’era quando fu ricostru- menti della ita mattone dopo mattone, e tra i costruttori ci fu suo padre, Bpc nello c’era quando Pier Carlo Restagno fondò con appena qua- s p o r t rantatré soci la Banca che oggi Donato Formisano presiede, e nella uomini e donne che volevano tornare a vivere ed edificare un futuro di c u l t u r a pace e benessere e ottennero un miliardo per prestiti popolari che furo- del territono usati per costruire case o avviare piccole attività. C’era quando nel ‘92 rio: dalla Virtus da azienda-istituzione la Banca si trasformò in azienda e tutto cambiò. Cassino al sosteDonato Formisano, già componente del Cda e del collegio sindacale, gno economico per quindici anni amministratore di Cassino, nel curriculum una serie di premi letterari e di incarichi, lo spirito vitale e poliedrico che sprigiona felicemente di progetti storici e dalle sue parole e dai suoi occhi, nel suo ufficio di presidente della artistici del Cassinate. Banca Popolare del Cassinate è circondato di bellezza, stucchi pregiati e “Un capitale prezioquadri di importanti artisti: “Devo a mia madre la mia formazione: mio so: la nostra terra”, ha padre mi ha insegnato tutto ed è stato un grande uomo, ma è stata mia concluso orgoglioso Donato madre a indicarmi gli studi, le letture e una cultura. Sono un antico con- Formisano. temporaneo perché mi sento giovane a livello mentale: i miei nipoti sono sei gioielli, ma non potrei fare solo il nonno”.

I giovani di oggi, invece? "I giovani di oggi sono nati e vissuti nel benessere. Io ho iniziato a lavorare a diciassette anni come garagista: facevo anche i turni di notte, mi sono diplomato in un garage. Avevamo un sogno: quello di ricominciare e di ricominciare dalla nostra terra, da Cassino. Un segnale positivo però colgo anche nei giovani di oggi: molti di loro stanno ritornando all’agricoltura, alle produzioni biologiche e al turismo che Cassino può attirare. Ecco, questo è un mio cruccio: qui non abbiamo mai ben capito il potenziale storico-culturale della nostra città”. Torniamo ai giovani che si rivolgono alla Bpc. “Sono ragazzi diplomati e laureati che puntano tutto, come fecero i loro nonni, sulla terra che li ha allevati. E noi come Banca ci siamo: la Bpc infatti mette a loro disposizione “Prima idea”, finanziamenti estinguibili in dieci anni a costo zero su progetti valutati da una commissione formata dal Rettore dell’Università di Cassino, da un prof. di Economia e da Unindustria e Federlazio”. Presidente, la Banca Popolare del Cassinate ha sposato un’ottica di advocacy positiva. “Personalmente, sono sempre stato un ottimista e credo che il popolo italiano sappia uscire indenne dalle traversie in ogni momento storico. I dati di Banca d’Italia dicono che il Lazio e la provincia di Frosinone in particolare ha registrato un incremento del prodotto e delle esportazioni maggiori rispetto ai dati nazionali. Le banche stanno uscendo dalla destabilizzazione dovuta alla gestione “leggera” o ai fallimenti di alcune banche che hanno finito per penalizzare tutti noi, che abbiamo dovuto contribuire a sistemare i disastri di quelle banche sborsando qualche milione di euro”. Donato Formisano riconosce il ruolo di Mario Draghi: “Attraverso gli acquisti di titoli italiani e elargizioni ha immesso liquidità nelle nostre banche e abbiamo potuto impiegarla presso le aziende in difficoltà, perché la nostra funzione è quella di sostenere i progetti e creare i valori”. Il ruolo della politica? “Far ripartire le opere pubbliche”. Ispirati alla advocacy positiva sono anche gli importantissimi investi-

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Via Atinense, 18 - 86077 Pozzilli (IS) Tel. 0865.9291 - Fax 0865.925351 CUP 0865.929600 - info@neuromed.it

Dal caffè protezione contro il cancro della prostata Una ricerca condotta su settemila uomini italiani, unita a studi in laboratorio, conferma che il rischio di tumore si riduce di oltre il 50% in chi beve più di tre tazzine al giorno

Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed

U

n altro componente tipico dello stile di vita italiano andrebbe ad aggiungersi alla già lunga lista di elementi che contribuiscono a fare degli Italiani uno dei popoli più “in salute” al mondo. Questa volta tocca al caffè. Una ricerca, condotta dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’I.R.C.C.S. Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma, mostra come la popolare bevanda, se consumata più di tre volte al giorno, possa abbassare il rischio di ammalarsi

sosteniamo i ricercatori Neuromed

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di cancro della prostata. E il dato sull’azione antitumorale del caffè viene confermato anche in laboratorio. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Cancer, punta a fare chiarezza in un campo fino ad oggi ancora molto dibattuto: il ruolo del caffè in relazione al carcinoma prostatico e, specificamente, l’azione della caffeina. Il lavoro scientifico del Neuromed parte dall’osservazione, durata in media quattro anni, di circa settemila uomini residenti in Molise e partecipanti allo studio epidemiologico Moli-sani. Analizzando le abitudini relative al consumo di caffè e mettendole a confronto con i casi di cancro alla prostata che si sono verificati nel corso del tempo, si è evidenziata una netta riduzione di rischio, il 53%, in chi ne beveva più di tre tazzine al giorno.

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è dove si fa ricerca che riceverai le cure migliori A questo punto i ricercatori hanno cercato conferme testando l’azione di estratti di caffè su cellule tumorali prostatiche coltivate in laboratorio. Sono stati provati, in particolare, sia estratti contenenti caffeina che decaffeinati. Proprio i primi hanno mostrato la capacità di ridurre significativamente la proliferazione delle cellule cancerose e la loro capacità di metastatizzare. Un effetto che in larga parte scompare con il decaffeinato.


MEDICINA

Cosa c’è dietro le nostre cellule a forma di stella? Come nasce la passione per la ricerca e il microscopio di Antonella Biasiotta*

I

l mio interesse per il sistema nervoso è cominciato sui banchi di scuola mentre la maestra Franca spiegava a me e ai miei compagni la cellula nervosa: tra tutte le cellule, questa mi era sembrata da subito la più bella, perché la sua forma particolare richiamava alla mia mente una stella (Figura 1). E, soprattutto, aveva tante funzioni ed era presente nel tessuto cerebrale per permetterci di pensare, parlare, sentire i suoni, vedere il mondo, provare i sentimenti, ricordare il passato, e nel resto del corpo per consentirci di camminare, prendere gli oggetti e “sentirne” le forme.

Il dolore neuropatico, che insorge quando le fibre nervose nocicettive comunicano sensazioni dolorose anche in assenza di una noxa lesiva, è stato al centro dei miei interessi. Da alcuni anni lavoro presso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA, Direzione Generale). Continuo ad occuparmi anche di neurologia, studiando sia le terapie farmacologiche già disponibili sia quelle in fase di sperimentazione. Il mio obiettivo è quello di contribuire a garantire che il diritto alla cura sia per tutti assicurato dalla disponibilità di farmaci efficaci e sicuri. Pur avendo lasciato il laboratorio e il microscopio, continuo a coltivare la mia passione per la ricerca su quelle piccole cellule a forma di stella.

La mia passione per la medicina, e in particolare per la neurologia, è iniziata quando mia nonna si è ammalata: camminava sempre più lentamente, il suo volto era meno espressivo, il suo capo e le sue mani tremavano e io non riuscivo più a capirla quando parlava. Il suo neurologo, un professore dell’università Federico II di Napoli, emise la sentenza: malattia di Parkinson. Io, che all’epoca ancora non capivo, rimasi sorpresa dal netto miglioramento di mia nonna dopo l’inizio della terapia del professore: capivo di nuovo quando mi parlava, camminava come prima, non tremava più e soprattutto il suo volto non era più una maschera, ma aveva ripreso a esprimere i suoi stati d’animo. Guardavo mia nonna e volevo capire cosa le fosse successo. Figura 1. Un neurone Senza alcun dubbio, terminato il liceo, ho iniziato il percorso degli studi prima per la laurea di medicina e uno stage in Danimarca (presso il centro di ricerca sensori-motorio dell’università di Aalborg), poi per la specializzazione in neurologia e il dottorato di ricerca in neuroscienze (Università Sapienza di Roma). Durante questo fantastico viaggio ho imparato a studiare le invisibili cellule nervose del sistema nervoso centrale e periferico con l’elettroneurofisiologia e con il microscopio, per scoprire l’ampiezza e la velocità dei segnali elettrici mediante i quali le fibre nervose - sia sensitive sia motorie – comunicano tra loro e ad altri tipi di tessuti e per osservare la morfologia delle fibre nervose, in particolare di quelle responsabili della percezione degli stimoli dolorosi presenti nella nostra cute. Grazie a quanto ho imparato all’I.R.C.S.S. Carlo Besta di Milano ho prelevato biopsie di cute dai pazienti con particolari patologie e, tramite reazioni con anticorpi specifici, ho visualizzato le sottilissime fibre nervose responsabili della raccolta degli stimoli dolorosi (Figura 2).

Figura 2. Reazione di immunoistochimica su biopsia di cute. Le fibre nervose (colorate di blu ed evidenziate grazie all’uso dell’anticorpo PGP 9.5) attraversano la giunzione derma-epidermide e salgono verso la superficie della cute; qui, con le loro terminazioni libere, sono in grado di raccogliere eventuali stimoli dolorosi e convogliarli verso i relativi centri nervosi. * Dottore di ricerca

il filo della vita 27


SALUTE

mattino

Il ha l'oro in bocca di Alessandra Quaglieri*

I

l consumo regolare della prima colazione si associa ad un migliore stato di salute e di benessere a tutte le età. Le indagini statistiche condotte su campioni documentano tuttavia come il primo pasto della giornata sia il più sottovalutato nel mondo. Circa il venti per cento dei bambini e degli adolescenti dei Paesi considerati “salta” regolarmente il primo pasto della giornata e questa scorretta abitudine è sempre più frequente in età adulta. Si osserva inoltre sempre più la tendenza a consumare la colazione al di fuori del contesto domestico e a farlo frettolosamente, in modo inadeguato sia quantitativamente che qualitativamente. Le principali cause di tale atteggiamento sono da ricercare nella non abitudine, nella fretta e nella mancanza di appetito. Al termine del periodo di digiuno notturno, la prima colazione ha innanzitutto la funzione di fornire la disponibilità energetica necessaria ad affrontare le attività della mattina. Una prima colazione adeguata è associata, per esempio, a migliori capacità di memorizzazione, di attenzione, di risoluzione di problemi matematici e di comprensione. I risultati di studi suggeriscono che una colazione regolare migliori inoltre molti parametri metabolici, per esempio i carboidrati complessi-assunti sotto forma di pane o fette biscottate o cereali integrali influenzano il rilascio e l’attività di ormoni legati alla regolazione post prandiale della sazietà e della glicemia. Le linee guida italiane per una corretta alimentazione

suggeriscono di dedicare al primo pasto circa il15-20% delle calorie giornaliere. Contrariamente a quanto si ritiene, questa quota calorica non aumenta il rischio di eccedere l’apporto energetico giornaliero: numerosi studi dimostrano infatti che i consumatori regolari sono meno predisposti al sovrappeso e all’obesità e che gli adolescenti normopeso che saltano spesso tale pasto vanno più facilmente incontro all’aumento di peso durante l’età adulta. I “breakfast skippers” (coloro che saltano la colazione) sono persone a maggior rischio di obesità e diabete mellito di tipo 2.

• • • •

La buona salute in poche mosse

Trovare il tempo di sedersi a tavola per la prima colazione anticipando l’orario della sveglia: per i genitori il tempo dedicato a questo rito potrebbe trasformarsi in una coccola verso i figli. Se non si è abituati a mangiare di prima mattina iniziare per gradi Eliminare gli zuccheri semplici (cioccolata, brioche preconfezionate e cereali raffinati) preferendo prodotti a base di farine grezze. Inserire anche le proteine - ad esempio yogurt naturale, ricotta, uova e saltuariamente salmone affumicato o bresaola - che danno un senso di sazietà quattro volte maggiore rispetto a grassi e carboidrati. Non dimenticate mai l’ingrediente segreto per iniziare bene la giornata: Un SORRISO!

* Dietista

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Santa Lucia Life: la Salute a domicilio Come sfaldare la cultura della ospedalizzazione

I

di Antonietta Sarracino

l servizio di assistenza domiciliare è diventata un’esigenza ormai sempre più importante per la società italiana contemporanea che si va liberando gradualmente della cultura sanitaria ospedalocentrica. La Cooperativa Santa Lucia Life è pronta a fare la sua parte nella provincia di Frosinone. L’assistenza territoriale, infatti, comprende attività e prestazioni di educazione sanitaria, medicina preventiva, diagnosi, cura e riabilitazione di primo livello e di pronto intervento e rappresenta l’alternativa alla ospedalizzazione per il trattamento di bisogni di salute che richiedono un’offerta sanitaria di primo livello tecnologico e specialistico. Nel garantire la continuità assistenziale sia per la gestione dei pazienti dimessi dagli ospedali nelle fasi post acuzie, che nel trattamento della cronicità, l’assistenza territoriale svolge le azioni per l’integrazione tra il livello sanitario primario ed i livelli superiori e quelle per l’integrazione socio-sanitaria e sviluppa modelli organizzati in una rete complessa di relazioni. Se al centro della cura devono esserci le persone, con le loro fragilità e i loro bisogni, dall’altra parte si richiedono professionalità, empatia e umanità, che sono i valori della missione che ogni sanitario è chiamato a compiere. Entrambe le parti, quella dei pazienti e quella dei professionisti, confluiscono in un obiettivo finale comune: migliorare le condizioni di vita e di autonomia seppur residua

La Cooperativa Santa Lucia è in grado di coordinarsi e pianificare interventi integrandosi con le diverse attività assistenziali, pubbliche o private, in modo continuativo oppure temporaneo diversi servizi a domicilio per gestire al meglio insieme alle famiglie le urgenze e le situazioni di necessità che riguardano la condizione di persone anziane non autosufficienti, di malati o di disabili di tipo fisico o mentale. I servizi della Cooperativa Santa Lucia Life sono disponibili anche il sabato, la domenica e nei giorni festivi. Godono inoltre di copertura assicurativa. In una società frenetica e spesso convulsa come quella in cui viviamo, occuparsi degli anelli più “deboli” della famiglia può diventare complicato. Ma quando prevale la volontà di non allontanare dalla propria abitazione l’anziano o il disabile, è necessario fare riferimento a organizzazioni professionali. La Cooperativa Santa Lucia Life offre Servizi Sanitari: Infermiere, Fisioterapista, Medici Specialisti, operazioni di riabilitazione e medicazione e cura delle piaghe da decubito, iniezioni, flebo e cateterismi; Servizi Assistenziali: aiuto all’igiene personale, aiuto al pasto, aiuto alla vestizione e alla deambulazione; Servizi Sociali: compagnia, trasporto e accompagnamento, disbrigo pratiche burocratiche, consegna spesa e farmaci, segretariato sociale e sorveglianza.

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STORIE

“Sono arrivata in Italia su un gommone e ho realizzato il mio sogno” Eviola aveva cinque anni quando ha lasciato l’Albania di Francesco Lavalle

H

a occhi grandi e pieni di speranza nel futuro, ma sono occhi che non hanno dimenticato quello che hanno visto. Eviola Sheshi aveva poco più di cinque anni quando ha messo piede per la prima volta in Italia, nel 1993. E’ arrivata dal mare Eviola. L’esodo era iniziato il 7 marzo 1991, quando ventimila albanesi giunsero a Brindisi, ammassati a bordo della nave Vlora partita da Durazzo con un carico di persone in fuga dal loro Paese, uscito dopo 45 anni dal regime comunista del Partito del lavoro. “Io e mia madre dovevamo raggiungere mio padre e mio fratello che erano partiti prima di noi per trovare un lavoro e una casa, e l’unico modo per farlo era usare il gommone. Abbiamo rischiato la vita, ma mia madre non ha mai smesso di tenermi stretta durante tutto il viaggio. Non mi ha lasciata neppure per un secondo. Ricordo di aver pianto tanto, di avere avuto tanta paura. Anche nei momenti di maggiore sconforto, lei è riuscita a rassicurarmi come solo una mamma sa fare. Ricordo la luna perché era notte. La luna ci faceva da luce. Voglio credere che Gesù ci abbia guidati”. Poi, finalmente la terraferma. Dopo trecento infiniti chilometri. “La prima cosa che ricordo alla perfezio-

I FATTI

La mattina del 7 marzo del 1991 Brindisi viene presa d'assalto dalle navi partite dall'Albania. Dalle carrette scendono, affamati e sporchi, migliaia di uomini, donne e bambini. Tra loro c’è anche un medico, Pjerin, che ancora cerca l'uomo che gli diede 17mila lire per mangiare. Ha dovuto ristudiare tutto da capo per esercitare in Italia. C'è una intera città che si dà da fare, da sola, per aiutare un esercito di disperati. Il sindaco di allora, Giuseppe Marchionna, fa diffondere un messaggio ogni 15 minuti: "Hanno solo fame e freddo, aiutateli". Poi la decisione del governo di trasferirli nello stadio della Vittoria: le tv trasmettono il lancio di acqua e cibo dagli elicotteri. L’otto agosto altri 20mila profughi albanesi arrivano nel porto di Bari, a bordo della Vlora, la cosiddetta “nave dolce”, che era stata sequestrata e svuotata del carico di zucchero che aveva fatto a Cuba, con l’obiettivo di costringere il comandante a dirigersi a qualsiasi costo verso l’Italia.

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ne di quando sono arrivata a Bari sono state le luci. Ricordo la città illuminata. Non avevo mai visto tante luci prima di allora. In Albania all’epoca la luce l’avevamo ad orari precisi”. Se attraversare il mare non è stato facile, è stato solo il primo scoglio per chi cercava accoglienza e lavoro in una terra impreparata logisticamente e culturalmente come l’Italia. Anche se moltissimi furono gli episodi di solidarietà da parte della popolazione locale. “Non è stato facile, non è stato facile integrarci, non è stato facile imparare la lingua. Per anni sono stata etichettata come quella “albanese”, ma non mi sono mai buttata giù, mi sono rimboccata le maniche, e ho dovuto lavorare il triplo per dimostrare quello che valevo. Ho incontrato amici veri, che mi hanno amata ed apprezzata per quella che sono, che non mi hanno mai fatto pesare che venissi da un altro paese. Mi hanno aiutata nella lingua, nello studio. Mi sono diplomata e poi ho deciso di iscrivermi all’Università: il mio sogno è sempre stato quello di diventare un’infermiera. Ho fatto tanti sacrifici, ho lavorato per pagarmi gli studi e mi sono divisa tra studio, tirocinio e lavoro”. Eviola ha realizzato il suo sogno: si è laureata e ora è un’infermiera professionale.


Sapori, profumi, musica e atmosfera d’altri tempi, dei tempi che erano scanditi a Esperia dai ritmi del lavoro nei campi e delle attività artigianali si potranno rivivere il 17 agosto, in occasione della tredicesima edizione della Festa del Vicolo Esperiano. L’iniziativa, curata dall’omonima associazione culturale presieduta dall’inossidabile Giuseppe Paliotta, è frutto di una scommessa lanciata dagli abitanti dell’antico borgo per affrancarsi da una sorta di torpore culturale collegato all’abbandono che negli anni ha subito il centro. Archi, vicoletti, portoni costudiscono valori, cultura, storia, tradizioni, che, intrecciati di generazione in generazione, costituiscono la storia di Esperia superiore. Da qui l’idea di far rivivere l’antico borgo e di portarlo per una notte alla sua antica vita, semplice, ma autentica. Tutto intorno le sue bellezze architettoniche, i suoi edifici di grande pregio, gli artigiani e i contadini. Il 17 agosto a partire dalle 17,00, lungo il percorso, che da via XXX Settembre si dipana in via Guglielmo Marconi, via degli Archi, piazza Ciavolella, via degli Ulivi, borgo San Bonifacio, via Andrea Doria, svincolo della Creta, e termina in piazza Roma, si potranno incontrare per esempio maniscalchi, sarti, scalpellini,

falegnami. Nelle antiche cantine saranno in bella mostra gli attrezzi agricoli e artigianali, mentre gli antichi mestieri saranno riportati in vita grazie a chi ha appreso quelle “arti” dai nonni e dai padri. Intanto, musica e canti popolari animeranno le stradine. Ma naturalmente, come si conviene alla cultura contadina, dalle 19,30 sarà possibile degustare i piatti tipici e i prodotti degli Aurunci, come la polenta della nonna, la pasta alla contadina, il cinghiale del bosco esperiano, i fiori di zucca, le pizzette fritte, la trippa, il vino, il pane tipico. Ultimo “ingrediente” la musica: degli organetti inevitabilmente. Giovani artisti di strada per tutta la notte daranno vita ad spettacoli, canti e balli popolari. “Non abbandoniamo l’idea fatalista dell’ineluttabile destino della morte civile, psicologica, morale del nostro borgo: da questa idea e grazie ai nostri giovani abbiamo raccolto la sfida e da tredici anni riusciamo ad attirare migliaia di visitatori che scoprono e riscoprono i nostri vicoli insieme a noi”, ha detto Giuseppe Paliotta. Presenze numerosissime che hanno permesso all’associazione di finanziare il rifacimento della porta monumentale in bronzo della chiesa di Santa Maria Maggiore e San Filippo Neri.

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Test

Il filo della Vita Giugno 2018  
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