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ATTRAVERSARE LA MEMORIA DI UNA ROVINA. Astura tra la villa romana, la torre e il poligono di Diego Boldo, Ilenia Feltrin, Mattia Padovan


Università IUAV di Venezia Corso di Laurea in Architettura per il Nuovo e l’Antico A.A. 2014/2015

ATTRAVERSARE LA MEMORIA DI UNA ROVINA.

Astura tra la villa romana, la torre e il poligono

280548 280263 280248

A cura di :

Diego Boldo Ilenia Feltrin Mattia Padovan

Relatore:

Dott.ssa Arch. Emanuela Sorbo

Correlatore: Dott. Arch. Mauro Marzo


Desideriamo ringraziare l’ Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri di Nettuno la cui disponibilità ci ha permesso di costruire il nostro lavoro, con un ringraziamento particolare nei confronti del direttore Col. Ing. t. ISSIMI Riccardo Daprà, al 1° Mar. Lgt. a. Salvatore Megna e a Rodolfo Sanetti che ci ha accompagnato e aiutato per tutta la fase di rilievo. Un doveroso ringraziamento al personale dell’Archivio di Stato di Roma e dell’Archivio Centrale di Stato che ci hanno aiutato nella nostra ricerca del materiale d’archivio. La nostra riconoscenza all’arch. Giani Guido e allo studio 3c+t per il prezioso contributo dato attraverso il materiale da loro raccolto e prodotto nel tempo Ringraziamo l’ ing. Marco De Giacometti per la disponibilità dimostrata per un confronto rispetto la fase di progettazione delle nuove strutture.

Referenze fotografiche Quanto non diversamente specificato nelle didascalie, foto e disegni sono degli autori del testo. In copertina Dipinto di Torre Astura di Aldina De Nardi © 2016 By Diego Boldo, Ilenia Feltrin, Mattia Padovan Tipolitografia Beato Bernardino di Lusa Nicola 32032 Feltre (BL) Via Antonio Vecellio, 2/b tel. 0439 2417 Senza regolare autorizzazione è vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia.


INDICE 9

Introduzione Presentazione

12 13 15 17

1. Torre Astura nel territorio 2. Il percorso tra natura e archeologia 3. Il territorio del poligono militare 4. Gli scritti PARTE I. Interpretazione storico critica

22 30

1. Trasformazione dell’architettura 2. Lineamenti di progetto PARTE II. Conoscenza della fabbrica

34 34 48 49 50

1. Il rilievo geometrico 2. Il rilievo architettonico 3. Il rilievo fotgrammetrico 4. Il rilievo dei materiali e dei degradi 5. La copertura lignea PARTE III. Progetto per Torre Astura

55 56 64 68 70 76

1. L’analisi del territorio funzionale alla scelta della destinazione d’uso 2. Il progetto 3. Interventi e fotosimulazione di progetto 4. Gli interventi in copertura 5. Gli interventi sui sistemi di risalita 6. Un percorso esplorativo ed espositivo. Il progetto museografico PARTE IV. Progetto del parco urbano

82 84 87

1. Il poligono diviene parco 2. L’accesso all’area 3. I punti di vista


Ai nostri genitori,


ATTRAVERSARE LA MEMORIA DI UNA ROVINA.


Introduzione Torre Astura è una torre costiera del Lazio, circondata dalle acque marine e raggiungibile solo per mezzo di un ponte in muratura. La fortezza sorge in un luogo noto fin dall’antichità, ciò è desumibile dalla presenza di rovine archeologiche di una villa imperiale costituita da una una parte sulla terraferma e una insulare connesse attraverso un ponte acquedotto. La villa d’otium presentava un importante peschiera di dimensioni 170x125 m. circa, con un avancorpo quadrangolare di 42x36 m. che si sviluppa verso sud-ovest. Ulteriori notizie di Astura si hanno da scritti di Cicerone, Livio, Plinio, Svetonio, che parlano del fiume, del luogo dedicato all’otium e dell’importanza commerciale. Le prime testimonianze della torre risalgono al 1193 ma è probabile che una fortificazione fosse già stata realizzata in precedenza1. Essa venne realizzata con materiale di recupero e di spoglio della peschiera, dapprima con una forma molto semplificata, successivamente, a partire dal XV secolo Torre Astura viene ricostruita assumendo la conformazione che oggi vediamo, con la costruzione della torre pentagonale e l’ampliamento del recinto verso sud. Attualmente la torre si trova all’interno del poligono militare UTTAT di Nettuno che è riuscito a preservare il paesaggio naturale e semi-naturale dallo sviluppo urbano e agricolo ma allo stesso tempo ha negato l’accesso ad un luogo di straordinaria bellezza. Questa tesi vuole partire dalle potenzialità di quest’area, innanzitutto prevedendo il recupero della torre che negli ultimi anni ha subito un repentino processo di degrado e successivamente, ad una scala più ampia,

creando un percorso archeologico, di cui la torre è uno degli elementi principali in cui sarà allestito uno spazio espositivo di conoscenza della stessa e dell’intorno.

G.M. De Rossi, Torri Costiere del Lazio, Newton Compton Editori, 1984

1

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Presentazione


FROSINONE

APRILIA

ANZIO

NETTUNO LATINA

TERRACINA

SAN FELICE CIRCEO

GAETA

1. Torre Astura nel territorio Torre Astura fa parte di un sistema unitario di torri costiere realizzate su commissione della Camera Apostolica per difendere lo stato Pontificio da attacchi provenienti da mare, per questo motivo vi è una concentrazione particolare della parte meridionale, evitando così che il nemico giungesse facilmente a Roma. 12 | Attraversare la memoria di una rovina

La vicinanza tra le fortezze si è resa necessaria per evitare la perdita di un territorio troppo esteso nel caso di conquista di una fortezza e per mantenere la comunicazione tra le vedette, per questo non potevano distare a più di 3 miglia una dall’altra. Va ricordato che il forte d’Astura ha avuto un ruolo rilevante nella difesa del litorale dovuto alla posizione strategica e all’ottima visibilità, tanto da essere considerato prima guardia di Roma.

L’ulteriore elemento che emerge è il paesaggio che circonda la torre, esso si è mantenuto inalterato, non essendo coinvolto nemmeno dalle bonifiche degli anni ‘30 del novecento e ha probabilmente preservato l’aspetto tanto ammirato da Cicerone e viaggiatori come Gregorovius e D’Annunzio.


2. Il percorso tra natura e archeologia

1.

4.

2.

5.

3.

6.

L’accesso avviene a circa 20 minuti a piedi dalla torre, dove si apre uno spiazzo sterrato destinato a parcheggio, si prosegue costeggiando il fiume Astura fino a giungere alla sua foce. A questo punto ci si addentra all’interno di una fitta pineta artificiale che permette solamente scorci verso il Circeo e Torre Astura il cui profilo diviene sempre più nitido. Attraversata la pineta si apre uno spazio privo di vegetazione ad alto fusto, un tempo luogo su cui sorgeva la villa romana, e si iniziano a intravedere i ruderi dell’antico ponte acquedotto. In questo spiazzo si erge un unico edificio, un casino di caccia denominato “la finanziera”, realizzato negli anni trenta del ‘900 accanto all’antica chiesetta cinquecentesca dell’Annunziata, ormai sconsacrata e integrata perciò all’edificio. Oltrepassata “la finanziera” la fortezza diviene l’elemento che cattura lo sguardo, si erge in mezzo al mare circondata dai resti della peschiera.

1. Il fiume Astura 2. L’accesso alla pineta 3. La pineta 4. Il ponte aquedotto 5. La penisola e i resti romani 6. Le peschiere Attraversare la memoria di una rovina | 13


3. Il territorio del poligono militare Il litorale di Torre Astura ha una particolare rilevanza non solo per la quantità di rovine archeologiche presenti ma anche per gli aspetti paesaggistici che la caratterizzano; su questo punto il Poligono Militare di Nettuno ha giocato un ruolo fondamentale: tale presenza ha permesso di mantenere pressochè inalterata la flora, evitando che lo sviluppo agricolo e urbano che ha interessato il territorio limitrofo la cancellasse irrimediabilmente. Si tratta di una delle poche aree non interessate dalle bonifiche che, nel 1924, hanno riguardato la pianura Pontina. A differenza di aree come quella del Parco Nazionale del Circeo che viene identificata come area protetta, il territorio del poligono militare non ha ancora avuto alcun tipo di riconoscimento per mancanza di studi specifici. Il territorio prevalentemente pianeggiante è caratterizzato da un substrato costituito dalla “Duna rossa antica”, cioè depositi sabbiosi arrossati e argillo-sabbiosi, che formano lievissime ondulazioni, le sabbie sono quarzose e ricche di minerali vulcanici. Inoltre sono presenti numerose “piscine”, ovvero piccoli stagni che trovano luogo nelle piccole depressioni soggette all’affioramento della falda (caratteristica ormai persa in tutta la Regione a causa delle bonifiche). Queste piscine prima del disboscamento avvenuto negli anni ’30 erano coperte da piante ad alto fusto, mentre ora sono circondate da prateria. Per quanto riguarda la vegetazione dell’area che va dall’ingresso alla Torre è caratterizzata per gran parte da praterie che racchiudono in se le piscine, qualche

7. Fotografia dell UTTAT

macchia di arbusti, cespuglietti, canneti lungo il fiume Astura, vegetazione dunale lungo la costa ed infine la parte boschiva occupata per la maggior parte dal Bosco di Astura costituita prevalentemente dal pino marittimo ma anche da pioppo, ontano, frassino, quercia e rovere. Tra le specie vegetali erbacee possiamo trovare calcatreppoe, echinofore, convolvoli, santoline, ononidi screziate, erba medica marina, molte specie igrofile come giunchi, cannucce e spartine1. La presenza del poligono con le sue attività non è stato molto impattante nei confronti dell’habitat naturale se non per le fasce tagliafuoco. Queste caratteristiche creano un habitat ottimale per numerose specie animale che trovano riparo dall’azione dell’uomo; possiamo trovare cinghiali, volpi ma anche uccelli come falchi pellegrini, astori, cavalieri d’Italia, albanelle reali ed aironi cenerini. Alla ricchezza di biodiversità e alla bellezza del luogo non corrisponde sempre un giusto apprezzamento e rispetto da parte delle persone che nel periodo estivo entrano all’interno dell’area, le quali molto spesso non si preoccupano di mantenerlo pulito e il compito di ripulire buona parte delle volte poi spetta al poligono militare.

1 G. Filibeck e E. Lattanzi, Il Poligono Militare di Nettuno (prov. Roma), testimonianza di un paesaggio scomparso: contributo alla conoscenza floristica e proposte per la tutela, 2008

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4. Gli scritti Per terminare la presentazione del castello e di ciò che lo circonda riferiamo alcuni scritti della Torre. «[…] Verso terra cessa la macchia paludosa sulla quale si ergono i monti volscini che si abbassano in forme severe verso il mare dal quale si eleva a forma di isola il Capo di Circe con una spiaggia di sabbia bianca come neve che a metà del capo si trasforma in una duna protesa sul mare. Su questa duna vi è una cappelletta in muratura e a pochi passi di distanza, in mezzo ai flutti, si erge il castello di Astura, piccolo quadrato di mura merlate dal cui centro s’innalza una torre. Cappella e castello sono gli unici edifici che si scorgono in questa infinita solitudine. In lungo e in largo non scorgemmo altre anime vive al di fuori di alcune figure scure sui merli del castello e di due pescatori dai capelli grigi, seduti con la schiena al muro, silenziosi e trasognati, i quali, sotto il vibrante calore del sole, stavano intenti ad intrecciare, così assorti, un graticcio per la pesca, mentre la loro barca si dondolava sulle onde smeraldine. […] Visitammo le piccole stanze del castello e le tristi camere della torre con ragnatele alle pareti e scorpioni nascosti nelle crepe murali; ma la vista panoramica del deserto verde e del mare scintillante solcato da piroscafi è commovente, anzi vorrei dire inebriante. È una torre adatta per un bardo, che qui voglia morire suonando sull’arpa il suo canto del cigno, mentre il sole tramonta tingendo di porpora il Capo di Circe. Poi, in questo silenzio fiabesco, passa sul mare una luce non definibile a parole, uno spirito beatificante, senza nome; sul mare sembrano ondeggiare il sonno e la morte; forse è quella nave

che lo solca e sembra incrociare come uno spettro il Capo di Circe, che trasporta il dio del sogno, apportatore di sopore e di pace sulle onde. Astura è la vedetta del romanticismo, è la torre dei poeti tedeschi in Italia, Astura appartiene ai romantici come la grotta azzurra di Capri. In nome del romanticismo ho preso silenziosamente possesso di essa, e sempre silenziosamente ho dichiarato il castello leggendario proprietà nazionale tedesca.» Da “Passeggiate per l’Italia” di F. Gregorovius – Ed. Avanzini e Torraca, Roma, 1968

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Il casino gentilizio visto dal ponte che congiunge Torre Astura alla terraferma. Lontano nel Lazio, dove alle onde i suoi chiari e leggendari merletti, il promontorio di Circe solleva, sta la torre Astura e fluttua come un pallido eroe di un ritratto sopra l’azzurro mare selvaggio; attizza la sera le sue fiamme spettrali, ammonitore solitario nelle alte maree. Il più bel faro della storia. Tristi lo salutano i navigatori come un messaggero sventurato sul mare dal silenzio fiabesco, e viene spinto dal dolore il pellegrino. Attraverso i boscosi campi, Corradino, sulle tue tracce colmo di paura deve affrettarsi, per salutare la tua prigione e intrattenersi nei ricordi nelle desolate segrete della torre. Ferdinand Gregorovius Da “Wanderjahre In Italien” di F. Gregorovius – Dresda, 1928 – Tr. di Veronica Scilipoti

«[…] Ecco la pineta, ecco la Torre (Astura). È una specie di penisoletta che si protende fra il mare di Anzio

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(Crapolace) e il mare di Terracina. Da una parte si vede il seno di Anzio con la lingua di terra biancheggiante di case fino al lontano molo: dall’altra si vede un altro seno limitato da una lingua di terra che prolungasi fino al Circeo. Verso l’estremità i vapori nascondono la riva, e il Circeo sembra isolato nel mare. In fondo la catena di montagne che va verso Terracina. La sabbia, qua e là acquitrinosa, è viva di vimini e sparsa di piccole strisce come d’un nastro argenteo che riluce al sole e biancheggia finemente. Una piccola cappella dalla porta rossa è di fronte alla Torre. La Torre è nel mezzo del mare, legata alla terra da un ponte lungo e stretto su arcate. È una specie di piccolo castello di mattone, merlato. Si sale alle loggie, da cui si scopre tutto il mare e la duplice visione. Nel mare si veggono le fondamenta di antichi edifizii con figure regolari, geometriche. A sinistra una corona di scogli su cui svolazzano i gabbiani. Una immensa serenità: il mare è apertissimo. La torre è abitata dalle guardie di finanza. V’è nel muro un foro, a cui si sale con una scala applicata alla parete. Si entra in una piccolissima stanza, in una specie di cella, che fu – dicesi – la prigione di Corradino. Dinnanzi al Castello il terreno è coperto di piante grasse e di cacti.» Gabriele D’Annunzio Da Taccuini di G. D’Annunzio -Arnoldo Mondadori Editore

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PARTE I. Interpretazione storico critica


1. Trasformazioni dell’architettura La villa d’Astura Astura è un sito di particolare rilievo in età arcaica, nata come porto di Satricum alla quale era connessa attraverso il fiume Astura, presente all’interno della tavola Peutigeriana come una delle stazioni della via Severiana, da cui si suppone l’esistenza di un villaggio nonostante descrizioni contrastanti che la definivano “flumen et insula”1 o come “navi piraticarum statio”2. In periodo romano sulla costa si dislocarono una grande quantità di ville d’otium dei nobili romani che la scelsero per il paesaggio di particolare bellezza. Fra queste ville era presente anche quella di Cicerone, era qui che prediligeva riposare e scrivere, dove trovò conforto per la morte della figlia e nei pressi della quale morì3. Per lungo tempo si immaginò che la villa di torre Astura fosse proprio quella dell’oratore, ipotesi poi smentita da una serie di elementi: in primis per il fatto che scriveva la sua volontà di far costruire in quel luogo un fanum in onore della figlia4 scomparsa e non della sua villa e per studi che la vedono di proprietà imperiale. Anche in epoca imperiale il sito fu molto apprezzato, frequentata da Augusto, Tiberio e Calligola che in questo luogo contrassero malattie fatali. La villa di torre Astura è stata attribuita a questo periodo storico per diverse motivazioni: le dimensioni di 130 m del ponte-acquedotto a 16 arcate lo fanno ritenere un opera esagerata per un qualsiasi nobile ma giustificabile per un imperatore; la peschiera che ha dimensioni tali da essere una delle più grandi costruite del Lazio

meridionale; il porto costituito di due moli, originariamente in arcate poi tamponate, di 6 e 10 m. Nell’avancorpo della peschiera era presente un faro, costruito su un banco di roccia tufaceo, che segnalava il porto. La villa era costituita da due parti: quella sulla terraferma, probabilmente la parte destinata agli otia, e quella insulare, la pars rustica dedicata alla raccolta e trasformazione del pesce. La peschiera era un sistema molto complesso, che suddivideva i pesci secondo la loro dimensione, aveva muri alti 9 m e conteneva al suo interno acqua dolce trasportata dal ponte acquedotto che attirava i pesci, i quali entravano attraverso i condotti e non riuscivano più ad uscire.

1.

1

villa

2

peschiera

Plinio, libro III, cap. IX e XII Strabone, hicor, libro V 3 Orazioni di M.T. Cicerone tradotte da diversi, Parma, 1842 4 G.M. De Rossi, Lazio meridionale, Newton compton editori, Roma, 1980

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1. Tavola Peutigeriana 2. Ricostruzione dell’archeologo F. Piccareta

2.


La fortezza medievale

3.

4.

I primi proprietari del sito di Astura si conoscono grazie a un istromento5 che afferma che a partire dal 982 quando, a seguito della donazione da parte di Benedetto Conti e Stefania Senatrice, la proprietà del podere che avevano accanto al porto di Astura, passò nelle mani del Convento di SS Bonifacio e Alessio. Qui i monaci fecero erigere la cella di un monastero come si legge nel testo del Nerini “ipse cellam sui monasteri, sitam in insula, quae astura dicitur (...)”6. A partire dal VII secolo ebbero inizio le incursioni saracene, per questo motivo si rese necessario, anche sotto la spinta di Papa Leone III, predisporre un sistema di fortificazioni in grado di difendere la costa dagli attacchi. Questo è il motivo che fa pensare che ad Astura tra il IX e X secolo fosse stato realizzato un primo tentativo di fortificazione, probabilmente costruita con materiali di recupero della villa romana e della vicina via Severiana, ad opera dei conti Tuscolo, signori di Nettuno, data la posizione strategica. Non vi sono fonti sulla conformazione della fortezza ma si può supporre che consistesse in una torre, sorta sui resti dell’antico faro romano, circondata in parte dai muri della peschiera stessa. La prima vera testimonianza di un castello è datata 1193 quando l’area apparteneva alla famiglia dei Frangipane, di tale costruzione è tuttora possibile vedere le mura che la cingevano sul lato nord della fortezza attuale. La forma e disposizione fu sicuramente condizionata dalle rovine della peschiera, doveva consistere in un un recinto di circa 30x25m con la torre addossata sul lato meridionale. La forma e il distributivo della torre è desumibile solo

dagli schemi medievali di costruzione delle torri, si immagina, quindi, che l’accesso fosse sopraelevato e avvenisse con una scala lignea che poteva essere rimossa non permettendo l’accesso al nemico. L’ingresso al recinto avveniva, invece, con un ponte che appoggiava sulle rovine e attraverso un varco, tuttora visibile ma occluso nel ‘500, sulla parte sinistra del prospetto nord7. Nel 1268 la torre fu teatro del tradimento dei Frangipane a Corradino di Svevia, il quale aveva chiesto rifugio dopo la sconfitta di Tagliacozzo contro la famiglia d’Angiò, per poi imbarcarsi verso Pisa. Gregorovius, storico tedesco, descrive la vicenda raccontando come i Frangipane lo consegnarono ai d’Angiò per vendicarsi dei torti subiti dallo zio di Corradino. Per vendicare il tradimento, pochi mesi più tardi, come narra Gregorovius “nel 1286 i Siciliani, dopo i Vespri Siciliani, al comando del capitano della flotta Bernardo da Sarriano, giunsero davanti a Torre Astura, la semidistrussero e pugnalarono il figlio di Frangipani (...)”8. La ricostruzione non è documentata ma si suppone fosse avvenuta in tempi brevi, visti documenti successivi che continuano a parlare di una torre. A partire dal XIV secolo torre Astura diviene l’oggetto di contesa di diverse famiglie. Nel 1303 è acquistata dalla famiglia Caetani9 e in parte occupata da Angelo Malabranca, alla morte del Caetani la sua parte sarebbe dovuta passare alla moglie Margherita Colonna ma il Malabranca se ne impossesò illegalmente. La diatriba venne risolta dal papa, e Margherita nel 1355 cedette la sua parte all’Ospedale di Santo Spirito in Sassia10,

Codice Vaticano n° 8046, istromento del 23 ottobre 987 P. Nerini, Istoria della chiesa di SS. Bonifazio e Alessio 7 G. M. De Rossi, Torri costiere del lazio, Newton Compton Editori, 1984 8 F. Gregorovius, Idilli della costa laziale, in “Passeggiate per l’Italia”, vol. 2, Roma 1968 9 Bolla di Bonifacio VIII all’archivio Caetani, cap. XXXVI 10 Archivio di S. Spirito in Sassia “Magnifica mulier Domina Margarita de co-

lumna filia olim Magnifici viri Domini Stephani de Columna Militis, et relicta olim Magnifici Viri Joannis de Comite donat Hospitali S. Spiritus in Saxia medietatem Castri, Rocca ab uno latere tenimentum Castri Noctune, ab alio Mons Cercelli, ab ablio lacus Foliani, ab ablio Funesche, ab ablio lacus Crapulate, ab ablio tenimentum Castri Concharum, ab ablio tenimentum S. Petri (...) item jura quae eidem Margaritae competunt, adversus Nobiles Viros Nicolarum, et Cecchum, et Dominum Innocentium, germanos frates filios quondam D. Nicolai de Cemite juvenis, et adversus Dominum Angelum Cancellarium Urbis.”

5 6

5. 3. Ricostruzione evoluzione storica 4. Statificazioni recinto settentrionale 5. Antico ingresso

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nel frattempo Angelo Malabranca contrasse dei debiti importanti con l’ospedale e fu costretto a cedere una parte della sua proprietà. Dopo 7 anni l’ospedale affidò la sua porzione agli Orsini, in cambio di una castello di Fabbrica11. Nel 1383 Giordano Orsini dona il castello ad Onorato Caetani per ricambiare ad alcuni servizi ricevuti. La torre rimase nelle mani dei Caetani fino a quando, nel 1426, Raimondo Orsini non ne rivendica la proprietà e lo cede in permuta ai colonna in cambio di altri beni. Dal 1427 il castello di Astura passa nelle mani dei Colonna secondo le disposizioni testamentali12 di Papa Martino V Colonna, la famiglia inserirà, infatti, il proprio stemma nobiliare sopra una delle aperture a nord dell’edificio. La torre pentagonale Nella seconda metà del XV sec. fu ricostruita completamente la torre insistendo però sulle fondamenta di quella medievale. Vennero aggiunte due pareti al sistema quadrato precedente, realizzando così un baluardo pentagonale che riusciva ad eliminare gli angoli morti e ad attenuare i colpi d’arma da fuoco perpendicolari del nemico che veniva da terra. Questa nuova tipologia di costruzione militare trova probabilmente i suoi fondamenti da alcuni studi fatti attorno alla metà del XV sec. da Mariano di Giacomo, detto il Taccola, ovvero un ingegnere senese conosciuto per i suoi trattati di tecnologia “De ingeneis” e “De machinis” incentrati sullo studio di molti macchinari tipici dell’epoca. Alcuni dei suoi disegni presentano delle torri molto slanciate e poste su di un’isola in mezzo al mare che sembra rievocare

A. Nibby, Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de dintorni di Roma, Roma 1837, ex Archivio S. Spiritus in Saxia, ex Cod. Vatic. 7931 12 Ex Cod. Vatic. 7975 13 G. Scaglia, De Machinis: the engeegnering treatise of 1449: facsimile of Codex latinus monacensis 2941 in the Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia di M. Taccola, ristampa 1971

quanto visibile ad Astura13. In questa fase venne aggiunta alla fortificazione una parete interna a 4 metri dal recinto medievale sulla quale veniva impostato un ballatoio. Una grande rampa di scale permetteva di raggiungere questo piano che, percorrendo probabilmente l’intero perimetro del recinto, consentiva sia la difesa della fortificazione da ogni angolazione sia l’accesso al ponte levatoio d’ingresso alla torre. Sulla parete più interna sono ancora visibili le tracce delle finestrelle ad archetto nonostante i rifacimenti del XVI sec. L’aspetto attuale riguarda probabilmente i lavori eseguiti nella seconda metà del XVI sec. ad opera della Signoria dei Colonna. In questo periodo il pericolo arrivava dal mare e non più solo da terra, riguardando in primo luogo le invasioni turche, per questo motivo il castello dovette subire grandi modifiche: vennero rialzati i paramenti murari quasi del doppio dell’altezza originale; rinforzata alla base la struttura esistente con dei muri a scarpa; sul lato meridionale venne costruito un nuovo recinto che insisteva sui resti dell’avancorpo della peschiera romana, così facendo la torre perse la sua principale funzione difensiva, trovandosi ora al centro del complesso militare di Astura. In un primo momento il recinto meridionale conteneva al suo interno il cortile e l’orto ma ben presto assunse un ruolo rilevante nel sistema difensivo con l’apertura di 4 troniere; nella seconda metà del XVIII sec. il recinto venne parzialmente coperto con una struttura voltata e le feritoie diventarono 3, il cui compito era quello di ospitare le bocche da fuoco per il tiro radente dei cannoni. Dalla “cannoniera” si poteva accedere al cortile superiore tramite un passaggio obbligato, nello spigolo

6.

11

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7. 6. Stemma dei Colonna 7. Ricostruzione evoluzione storica


8. Pianta manoscritto 69, Archivio di Stato di Roma Attraversare la memoria di una rovina | 25


Sud-Occidentale, affiancato da una torretta semicircolare, costruita nel XVI sec., accessibile solamente dal maschio, il cui ruolo era quello di controllare e avvistare i vari pericoli provenienti da mare e abbattere in caso di bisogno quest’entrata al cortile interno. Per quanto riguarda l’interno il piano di calpestio del cortile del recinto più antico, ad eccezione dell’interno del maschio, è stato notevolmente rialzato, si calcola intorno ai 5 metri, per poter collocare una cisterna per l’approvvigionamento idrico dei soldati; fu inoltre realizzata, sopra le due pareti parallele del prospetto nord, una robusta volta in muratura a copertura dell’ambiente interno, ancora oggi visibile, dentro la quale venne ricavato un forno del diametro di 3 m e sopra la quale venne realizzato uno spiazzo di vedetta14. L’ampliamento della fortezza comportò la modifica dell’accesso alla stessa: venne tamponato l’ingresso del prospetto nord in favore di un accesso lungo il prospetto orientale. Questo accesso segue la linea di quello precedente, ma il ponte venne inclinato per costeggiare il fronte est e portare, così, al nuovo portale munito di un piccolo ponte levatoio, di cui si possono ammirare tuttora sulle pietre i segni degli alloggiamenti e delle corde. Secondo i documenti, fino al XVII sec, il ponte era realizzato con delle tavole in legno e solamente a partire dal XVIII sec venne impostato su delle arcate in muratura. La residenza nobiliare

Ebbero inizio i lavori che avevano come scopo il disarmo e l’adattamento alle esigenze abitative. Dal 1831 la fortezza viene acquistata dalla famiglia Borghese che effettua una serie di lavori di manutenzione a tal scopo. Nel 1870 il castello venne acquisito dallo stato Italiano per poterlo vendere all’asta creando non pochi scompigli, Gregorovius a tal proposito scrisse una lettera al principe Umberto I il quale decise di fermare la vendita. Nel 1884 la Torre viene riacquistata dalla famiglia Borghese che ben presto denuncia la necessita di repentini interventi di restauro per mantenere la stabilità del manufatto15. Nel 1894 il proprietario Don Giuseppe Borghese Duca di Poggio e il ministro dell’Istruzione Pubblica incaricano l’ingegnere Domenico Marchetti e l’architetto Pietro Bencinvenga di realizzare un progetto per la salvaguardia del monumento. I lavori si occuparono di una serie di opere che riguardarono la difesa della torre dal moto ondoso, con la creazione di una barriera a sud-est, la ricostruzione di parte dei paramenti esterni in selce, l’inserimento di angolari in travertino per dar maggior solidità e infine un operazione di pulitura ed estirpazione della vegetazione16. Nel 1912 l’Arch. Maraldi realizza un progetto per la famiglia, contenuto all’interno dell’Archivio Borghese presso l’Archivio Segreto Vaticano, in cui è prevista la sopraelevazione della cannoniera per ottenere ulteriori vani abitabili e realizzare un soggiorno al piano inferiore. Tale progetto non è mai stato approvato17.

9.

A partire dall1830, con la caduta d’Algeri, la torre venne meno al ruolo per cui era stata pensata a seguito della drastica riduzione degli attacchi di pirateria.

De Rossi, Le torri costiere del Lazio, 1984 Archivio Storico Centrale, MPI, busta 442, fascicolo 4866 16 Archivio Storico Centrale, MPI, AA. BB. AA, III versamento, divisione 1° 1908/12, b 128, fascicolo 2981 14 15

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10. 9. Forno dei soldati 10. Relazione dell’uff. regionale per la conservazione dei monumenti


Gli ultimi anni della residenza e la comparasa del poligono

11.

11. Cartello di divieto all’ingresso della torre

Il 24 giugno 1888 il Re sceglie Nettuno per fondare la Scuola Centrale di Tiro, ha inizio l’attività del poligono che occupa un’area che ancora non comprende Torre Astura18. Nel frattempo l’antico forte continua a rimanere la residenza dei Borghese, che in più casi l’affittano come residenza estiva a varie figure di spicco. Dei primi anni del ‘900 il volume addossato alla torre entro la quale è stato inserito un vano servizi e la realizzazione della cucina nell’adiacente spazio seicentesco voltato. Nel 1984 il monumento entra all’interno dei confini del poligono militare, a seguito della volontà del Ministero della Difesa di assicurare maggior sicurezza, per questo motivo si avvia un processo di espropriazione nei confronti dei Borghese. Il poligono ha cercato di preservare nel tempo la Torre, ma l’inevitabile processo di degrado ha richiesto diversi interventi di restauro: si è a conoscenza di un possibile restauro del 1968 per la presenza di tale datazione su alcuni elementi lignei della copertura, ulteriore intervento in occasione del Giubileo con un progetto che spaziava dall’intervento di tutela ambientale del poligono, al restauro e consolidamento della fortezza fino agli interventi di protezione del moto ondoso. Nel 2001 seri problemi statici stavano compromettendo l’incolumità della torre, si è reso necessario un imminente intervento di consolidamento realizzato nel 2005 dall’Arch. Giani Guido, il quale ha

previsto l’inserimento di fasce fibrorinforzate inserite con barre e fiocchi e ricoperte con mattoni tagliati. Oggi la fortezza è in completo stato di abbandono e in cattivo stato per questo motivo non accessibile nemmeno nei periodi di apertura al pubblico del poligono militare.

17 L. Zecchinelli, Il complesso fortificato di Torre Astura a Nettuno, nei Beni Culturali, anno X, n.3 18 Francesco Palmas, Il comprensorio di Nettuno. Il contributo della difesa al rispetto dell’ambiente, Segretariato Generale della Difesa Direzione Nazionale degli Armamenti Terrestri

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12. Rappresentazione seicentesca, ASV, Archivio Borghese n. 3015 13. G. Miselli, disegno, 1692 14. F. Gregorovius, disegno del 29 giugno 1854 15. Fotografia, 1930 16. Scenografia del film Cleopatra, 1960 17. Cartolina di Torre Astura, 1968 Attraversare la memoria di una rovina | 29


2. Lineamenti di progetto L’attuale fortezza, come abbiamo potuto desumere dall’analisi storica effettuata, è il risultato di un processo di trasformazione prevalentemente dovuto alle variazioni dei sistemi di combattimento e in ultima fase agli inserimenti atti a renderla una residenza. Il risultato che appare, soprattutto sul lato settentrionale è una stratificazione storica e materica che diviene uno degli elementi più importanti da valorizzare per poter capire tale architettura. Ulteriore elemento, ritenuto identitario, riguarda la particolare forma del maschio, la forma pentagonale di Torre Astura è uno dei pochi esempi costruiti di una ricerca formale nata a seguito dell’introduzione della polvere da sparo. Il pentagono, non avendo nessun lato parallelo a terra, permette di diminuire i rischi di serio danneggiamento. Infine l’ultimo tema che emerge è la variabilità altimetrica, elemento rappresentativo della stratificazione storica del complesso architettonico, per questo è da considerarsi un principio da preservare ma allo stesso tempo fa sorgere uno dei temi principali, ovvero l’accessibilità che, in questo caso, non vuole essere un semplice adempimento normativo ma va di pari passo con il progetto di restauro, derivando dall’analisi. Si è cercato di capire quali fossero i punti maggiormente trasformati nel corso del tempo, perciò più facilmente modificabili, e in questo modo agire senza intaccare parti di maggior rilevanza storica. Le strategie di progetto riguardano quindi due temi fondamentali: la rimozione di ciò che non permette la lettura della stratificazione storica e l’altro riguarda

l’adattamento alle nuove necessità funzionali attraverso interventi riconoscibili, reversibili senza connessioni strutturali all’esistente evitando così di alterarne la stabilità. La ricerca della soluzione alla percorrenza verticale ci ha portato ad individuare il lato ovest della torre come punto in cui inserire il volume per l’ascensore: essendo l’interno della torre stessa di dimensioni troppo ridotte per poterlo accogliere senza alterare drasticamente la spazialità si è optato per un intervento esterno e qui l’analisi storica ha giocato un ruolo fondamentale. L’attuale volume, che sorge sul lato occidentale, è stato considerato sotto più aspetti: in primo luogo dal punto di vista della rilevanza storica, da cui è emerso che la prima costruzione è quella basamentale e risale ai primi anni dell’800 mentre il secondo livello appare nei documenti alla fine dell‘800, successivamente si sono analizzati lo stato di manutenzione e la qualità del sistema costruttivo affermando che lo stato fatiscente e la non particolare tecnica costruttiva non lo fanno ritenere un elemento di particolare interesse nell’evoluzione storica della Torre. Il secondo intervento riguarda la connessione tra il cortile inferiore e quello superiore per cui si è pensato ad una struttura di rampe che si inseriscono nel cortile inferiore diventando l’elemento che conclude lo spazio e lo disegna, mantenendosi perfettamente riconoscibile e libero. La particolarità di quest’intervento è la volontà di far emergere la complessità stratigrafica di quel particolare punto riportando alla luce il tunnel romano attualmente interrato e visibile solamente da mare.

18. Indicazioni di progetto

30 | Attraversare la memoria di una rovina


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20.

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Ulteriore intervento riguarderà la riconfigurazione del volume novecentesco realizzato per contenere i servizi che verrà riprogettato senza perderne la volumetria ma, allo stesso tempo, permettendo la leggibilità delle stratificazioni storiche dei vari volumi che lo compongono. Altro tema di cui il progetto si occuperà è l’accessibilità di uno spazio voltato di circa 7 m di altezza i cui solai si sono persi nel tempo, con un sistema di rampe realizzate con una pavimentazione in grata che per evitare di tagliare completamente lo sguardo Infine la determinazione di una soluzione per accedere al terrazzo della cannoniera a cui è possibile arrivare solo attraverso una rampa di scale le cui dimensioni la rendono pericolosa pertanto non utilizzabile. Non di minor importanza la scelta della destinazione d’uso, funzionale e consona all’edificio che, nasce e si è conformato per una particolare funzione. La decisione si è basata sulla volontà di evitare che l’adeguamento alla nuova destinazione alterasse le spazialità e gli elementi caratteristici dell’edificio e che permettesse una certa reversibilità per possibili variazioni future. Questo è il motivo per cui si è pensato che la destinazione d’uso più idonea potesse essere quella espositiva dove il primo elemento che si vuole mostrare è l’architettura fortificata della Torre che come abbiamo potuto constatare crea particolare curiosità nel visitatore proprio per essere stata un edificio da sempre occluso al pubblico. In secondo luogo si è immaginato di inserire all’interno un percorso espositivo che potesse raccontare la particolare storia del territorio che la circonda a partire dal periodo romano fino ai giorni nostri. I riferimenti progettuali sono stati diversi, ma di parti-

colare importanza sono stati i progetti di Massimo Carmassi con le sue strutture metalliche molto leggere e indipendenti; di Guido Canali per la capacità di lettura delle tracce storiche e il modo in cui i suoi progetti dialogano con l’esistente; il progetto di Forte Fortezza di Markus Scherer, Walter Dietl e René Riller e i restauri di castelli di Bernard Tscholl per il modo in cui il progetto di restauro si inserisce in un edificio fortificato; infine il restauro della porta dell’Arsenale dello studio MAP per le soluzioni adottate per i sistemi di risalita.

19. Campus Santa Marta a Verona di Massimo Carmassi 20. Progetto per la porta dell’Arsenale dello studio MAP, dal sito 21. Forte Fortezza di Markus Sherer, dal sito Attraversare la memoria di una rovina | 31


PARTE II. Conoscenza della fabbrica


1. Il rilievo geometrico

2. Il rilievo architettonico

Una delle prime operazione per poter capire l’architettura nelle sue parti, determinando dati dimensionali, è stata quella del rilievo geometrico-spaziale. Nel caso di Torre Astura il rilievo è stato determinato assumendo la perimetrazione esterna da rilievi esistenti per la difficoltà di esecuzione di una triangolazione esterna dovuta dalla presenza dell’acqua, dopodiché sono stati fissati due punti fissi ad una quota assunta pari a 0 e, partendo da questi, si è creata la poligonale interna che permettesse di triangolare tutti i punti necessari alla restituzione del rilievo.

Questo tipo di rilievo è fondamentale per analizzare caratteri di tipo qualitativo come lo stato di conservazione o di degrado, la presenza di elementi di particolare rilevanza, la statica dell’edificio e lo schema distributivo e funzionale. L’edificio viene, così, decostruito con un percorso critico cercando di capirne le fasi progettuali e i processi costruttivi. Questo rilievo, oltre che basarsi su un analisi autoptica dell’esistente si è servito della consultazione di tutta una serie di manualistica che di volta in volta ha considerato l’anno di costruzione del particolare tecnologico cercando di riferirsi a trattati quanto più prossimi a tale datazione. L’insieme di questi due sistemi ha permesso in questo modo di restituire una rappresentazione dell’architettura che comprendesse anche i sistemi costruttivi, le pavimentazioni, indicazioni sui tipi di materiali utilizzati e il loro stato conservativo.

1

1. Triangolazione piano terra e piano primo

34 | Attraversare la memoria di una rovina

2


2. Rilievo architettonico quota 1,62 m


3. Rilievo architettonico quota 5,96 m 4. Rilievo architettonico quota 10,43 m


5. Rilievo architettonico quota 14,00 m 6. Rilievo architettonico quota 18,33 m


7.

44 | Attraversare la memoria di una rovina

8.

9.


10.

11.

12.

7. Cortile d’ingresso 8. Cortile inferiore e cannoniera 9. Cortile superiore 10. Cortile superiore, scala principale 11. Vista del maschio dal terrazzo 12. Torre e “Corpo di guardia” Attraversare la memoria di una rovina | 45


13.

46 | Attraversare la memoria di una rovina

14.

15.


16.

17.

18.

13. Cannoniera 14. Piano terra della torre 15. Volta seicentesca 16. Piano primo della torre 17. Piano secondo della torre 18. Piano terzo della torre Attraversare la memoria di una rovina | 47


3. Il rilievo fotogrammetrico Il rilievo dei prospetti, data la difficoltà di misurazione diretta, è statò realizzato attraverso il fotoraddrizzamento dei fotogrammi con il programma RDF. Per poter far questo si è reso neccessario determinare allineamenti verticali e orizzontali con l’uso di filo a piombo e livella. Questo sistema ha comportato la progettazione di un sistema di presa orizzontale e verticale, dopodichè ogni singolo fotogramma è stato raddrizzato e unito agli altri fino ad ottenere il fotopiano del prospetto e, attraverso questo è stato possibile disegnarlo al tratto.

Oriz. 1

Oriz. 4

Vert. 4

Oriz. 6

Vert. 2 Oriz. 3

Oriz. 2

Oriz. 5

Oriz. 7

Vert. 3

Vert. 1

2

1

3

Vert. 5

3

Oriz. 3

Oriz. 1

Vert. 2 Vert. 3

Vert. 1

Vert. 4

1

Oriz. 2

Oriz. 4

Oriz. 1 Vert. 1

Oriz. 4 Vert. 2

Vert. 3

Oriz. 3

1

Oriz. 2 Oriz. 2

2

Oriz. 1 Vert. 1

Vert. 2

1 Oriz. 2

2

Oriz. 3 Vert. 3

19.

48 | Attraversare la memoria di una rovina


4. Il rilievo dei materiali e dei degradi Questa operazione rappresenta una particolare fase del rilievo, data la sua importanza nel determinare lo stato conservativo dell’architettura e trattandosi del passaggio maggiormente legato al progetto di restauro. La determinazione dei materiali che compongono l’architettura ha richiesto una particolare attenzione data la grande quantità di stratificazioni che simboleggiano epoche differenti ma allo stesso tempo indicano una certa eterogeneità della muratura, da qui ha avuto inizio una fase critica per determinare, seppur in modo qualitativo, non essendo supportato da analisi specifiche sul materiale, la capacità o meno dell’elemento di continuare a svolgere l’attività per cui è stato pensato o se neccessitasse di una sostituzione parziale o completa. Per quanto riguarda la tipologia di materiali che compongono Torre Astura ricordiamo in primis il laterizio, di varia composizione e dimensione e materiali lapidei come la selce e il travertino, quest’ultimi grazie alla loro miglior resistenza sembrano aver mantenuto un buono stato conservativo. Infine per ogni materiale sono state determinate le varie tipologie di degrado. Attualmente la Torre racconta il suo stato di abbandono attraverso la grande quantità di degradi che la rendono impraticabile. Lo stato delle superfici interne, ma soprattutto esterne, è causato in particolar modo dall’aerosol marino e dal moto ondoso. Per diversi anni si è cercato di far fronte all’attacco dell’aerosol marino con una superficie di sacrificio di intonaco di cui rimangono tracce sulle varie superfici ma non svolgendo una regolare manutenzione diversi materiali si sono degradati in modo irreparabile.

PBD DSD

20.

19. Fotogrammi raddrizzati, rilievo a tratto e fotopiano 20. Analisi materiali e degradi Attraversare la memoria di una rovina | 49


1

5. La copertura L’ultima fase dell’analisi ha riguardato un elemento specifico della costruzione ovvero la copertura. Costruita nel 1616, data ancora visibile sul monaco della capriata, ha comportato una modifica importante nella conformazione del maschio facendogli perdere i beccatelli e le piombatoie. La struttura è composta di due capriate con monaco in comune a cui convergono altri 4 puntoni, la struttura secondaria è composta di tre arcarecci posti trasversalmente, posizionati in alloggiamenti realizzati nella struttura primaria ed inchiodati ad essa. Per concludere, troviamo travetti, tavelle e coppi. La testa delle catene e dei puntoni inseriti nella muratura poggiano su un ulteriore elemento in calcestruzzo inserito in un restauro novecentesco (probabilmente del 1968 facendo fede alle date presenti su alcuni elementi lignei) senza tenere conto delle problematiche che questo materiale avrebbe comportato nei confronti del legno; durante questa campagna di lavori sono state inserite delle travi IPE per aumentare la superficie di appoggio delle catene delle capriate e degli elementi metallici che riuscissero a riportare una buona connessione al nodo catena-puntone. L’analisi della copertura è stata eseguita seguendo per quanto possibile la norma UNI 11119 che stabilisce gli obiettivi, le procedure e i criteri per una più corretta valutazione dello stato di conservazione degli elementi lignei. Ogni elemento ligneo strutturale deve essere classificato secondo la sua specie legnosa, la sua sezione e i degradi che presenta. Vengono assegnate cosi le classi di resistenza. La presenza del calcestruzzo e di volatili, l’assenza di impermeabilizzazione e la mancanza di manutenzione e quindi di attacco di insetti xilofagi ha comportato il degrado di diversi elementi.

4 2 x1 10 Tt

Ta

cm

18 x1

2c x1 10

Ta18x15 cm

TP1 25x 20 cm

m

Tt

5c

Ta

6

15 TC

Tt 10x12 cm

5x

37

cm

Tt 10x12 cm TP3 24x21 cm TP4 24x20 cm

5x

37

cm 25 TC 6x

Tat10x12 cm

cm

Ta 18x15 cm

TP2 25x20 cm

39

15 TC

Ta18x15 cm

3

2 5 4

21.

50 | Attraversare la memoria di una rovina

2 m

m 5c x1 18

21. Ricostruzione assonometrica 22. Rilievo in pianta

22.


23.

24.

25.

23. Elementi metallici 24. Monaco seicentesco 25. Volumi del restauro novecentesco Attraversare la memoria di una rovina | 51


PARTE III. Progetto per Torre Astura


PALESTRINA

FRASCATI

OSTIA

ALBANO LAZIALE

VELLETRI Tor Paterno

FROSINONE

APRILIA

Tor di San Lorenzo

ANZIO

Tor Caldara

NETTUNO LATINA Forte Sangallo

Torre di Foce Verde TORRE ASTURA

Torre di Fogliano

Torre del Pesce

TERRACINA Torre Traversa Torre Gregoriana Torre Canneto

Torre Badino

Torre Paola

Torre Olevola

SAN FELICE CIRCEO

Torre Montano

Torre Truglia

Torre Vittoria Torre di capovento

Torre Moresca Torre Cervia

GAETA

Torre Fico Torre sant’Agostino Torre viola


1. L’analisi del territorio funzionale alla scelta della destinazione d’uso

Torre Astura

Una delle prime operazione progettuali hanno riguardato la scelta della destinazione d’uso per il futuro di Torre Astura. Si è analizzato, quindi, un territorio che comprendesse un raggio d’azione di circa 60 km quindi compatibile con le movimentazioni turistiche. Su quest’area si sono individuate le aree archeologiche e i musei archeologici con relativi flussi, le principali reti stradali e ferroviarie, le piste ciclabili e le aree di rilevanza naturalistica. E’ emerso che l’area del poligono è caratterizzata dalla qualità paesaggistica che si può ritrovare solamente nel parco nazionale del Circeo; che le aree archeologiche presenti nel territorio vicino a Nettuno sono moltissime ma solo poche di queste sono state valorizzate e rese accessibili; che l’area è ben collegata con la rete stradale anche se attualmente non è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, questo è però dovuto alla non necessità di collegamento; che il comune di Nettuno è una meta molto apprezzata nel periodo estivo come città balneare perciò c’è un buon flusso turistico di cui Torre Astura potrebbe essere una delle principali attrazioni vista la curiosità e l’interesse che i turisti hanno nel vederla. Tutti questi elementi sono stati il punto di partenza per il progetto di riuso di Torre Astura e del parco archeologico nel poligono militare.

Bosco di Foglino 1h

piste ciclabili esistenti piste ciclabili di progetto

Parco nazionale del Circeo 6h

1. ROMA

7.848.620

LATINA FROSINONE

54.132 8.577

2.

1. Percorsi ciclabili 2. Dati affluenze aree e musei archeologici Attraversare la memoria di una rovina | 55


2. Il progetto Il primo passo progettuale è stato quello di delineare una serie di ipotesi per la soluzione dei vari “problemi” per poi determinare quale di queste riusciva a rispondere in miglior modo ai criteri stabiliti. La soluzione adottata viene così approfondita. Il progetto proposto si basa fondamentalmente sulle analisi storiche delle varie parti che compongono l’architettura e, una volta determinata le parti in cui fosse possibile la riconoscibilità dell’assetto architettonico e quali sono state inserite a puro scopo funzionale senza relazioni con l’esistente o con particolare qualità costruttiva, si è determinato quali dovessero essere i punti dove il progetto poteva inserirsi con un minor danno possibile nei confronti dell’edificio storico, ovvero inserendolo nelle parti già trasformate. L’inserimento dell’ascensore, come già definito nei lineamenti di progetto, si è inserito sul lato occidentale della torre a seguito di una riflessione storico-critica sulla torre stessa e sui volumi che la circondano. A questa prima riflessione si sono sommate scelte derivanti dallo studio della forma e della percezione che un volume di tali dimensioni comportava. Era necessario non alterare l’immagine della torre, perlomeno la visione a distanza, ma allo stesso tempo evitare un intervento mimetico, per questo motivo si è scelto un materiale contemporaneo quale l’acciaio che si ponesse con un linguaggio molto sobrio e leggero che permettesse la vista della torre attraverso i profili che compongono il volume. Per quanto riguarda il sistema di salita al piano del terrazzo sopra la cannoniera le ipotesi progettuali sono

state diverse: la prima immaginava di realizzare un collegamento in quota dal cortile superiore ma questa scelta comportava la foratura del recinto più antico della fortezza andando contro l’idea di mantenere quanto più possibile intatte le parti storiche; la seconda ipotesi è stata di quella di riutilizzare i fori di sfiato dei fumi della cannoniera per inserire una pedana elevatrice ma in questo caso la struttura per la movimentazione che comportava la necessità di creare una fossa sul pavimento della cannoniera e la realizzazione di un volume pieno in corrispondenza della chiave delle volte a botte ci ha portato a scartare anche quest’idea. L’ultima ipotesi, che è quella adottata, ha previsto l’inserimento di una pedana elevatrice in corrispondenza di un portale, addossandosi ad esso e permettendoci così di giungere alla quota voluta percorrendo un tratto del recinto quasi diventando un camminamento di ronda. Il collegamento tra i due cortili viene realizzato per mezzo di una serie di rampe che prendono il posto di un terrapieno che verrà rimosso riportando alla luce le strutture romane sottostanti, in particolare il tunnel che un tempo circondava il faro romano. Le rampe si sosterranno grazie a delle travi in acciaio che si sistemeranno in alloggiamenti nella muratura storica e saranno realizzate con delle grate metalliche per poter mantenere un certo grado di trasparenza permettendo la vista degli elementi sottostanti. Ultimo intervento alla quota del piano terra riguarda l’inserimento di una doppia rampa all’interno dello spazio votato settentrionale che anche in questo caso verrà realizzata con delle grate cercando di mantenere

3.

56 | Attraversare la memoria di una rovina


64 n.r

120 n.r

1994

286

174

26

3

155

1448

1,61

1448

100 n.r

326

116

63

95 n.r

1394

75 210

82 105

64 105

538 5,31

177

3,87

4,16

74 189

191 5,31

4,16

100 68

118

30

98 197 2,69 4,52

66 106 0,00

7

26

325

3,94

143

1,52 72

65 85

601 240

4,52

109

30 95 185

3,66

144 219

218

4,16

79 94 4,52

68 201

90 200

102

267

4,26

3,33

4,88

1,52

567

737

4 81

0,00

695

5 67

662

120

74

239

90

4,73

3. Ipotesi progettuali 4. Pianta di progetto quota 5,96 m


quanto più possibile la percezione di questa spazialità. Al piano superiore gli interventi principali riguardano il volume ad est della torre, questo volume è il risultato di una serie di trasformazioni storiche in ultima fase delle aggregazioni novecentesche. Questa stratificazione non risulta però leggibile in quanto la costruzione più recente ha cercato di mimetizzarsi con l’esistente anche se con materiali di scarsa qualità. Per questo volume le ipotesi progettuali sono state ancora diverse: la prima che prevedeva una lettura dei diversi volumi grazie ad un accentuazione del muro che li divideva con una riconfigurazione di quello più recente; la seconda prevedeva una demolizione totale del volume più recente permettendo di isolare nuovamente il ponte che funge da ingresso al maschio così come è sempre stato nelle varie fasi storiche; infine la scelta di far emergere la volta seicentesca, permettendone la lettura anche dall’esterno e la riconfigurazione del volume di recente costruzione con un recinto in profili di acciaio che mantiene l’attuale percezione volumetrica. Infine interventi che riguardano le scale dell’edificio con il rifacimento totale della scala dell’ultimo piano del maschio e la sovrapposizione di nuove scale in acciaio a quelle del cortile inferiore per poterle rendere agibili data l’attuale dimensione ridotta. Un pensiero importante si è rivolto nei confronti della pavimentazione esterna che è stata immaginata come un ulteriore elemento in grado di far leggere le tracce storiche di questa architettura, per questo motivo si è scelto di disegnare, attraverso l’uso di granulometrie differenti di un conglomerato che riprende la cromia della torre, le peschiere romane sottostanti.

Tutta questa serie di interventi è stata pensata utilizzando un linguaggio facilmente riconoscibile e univoco. L’acciaio brunito è stato scelto a seguito di varie ipotesi cromatiche.

5.

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0,63 1,53 0,73 1,06

9,78 9,78

0,56 1,21

9,72

120

191

84

177

0,90 2,10

0,98 1,99

193

0,55 0,61

9,80

9,66

193

0,41 0,47 247

7,12

2,69

9 0,3 2 0,7

p a 0,35 0,1 7

2

37

7

9,59

240

1,22 1,96

73

26

500

9,15

116

632

9,23

7,12

9,82

120

9,67

9,96

0,86 0,79

9,67

9,33

0,8 0,6 0 0

373 4,88

128

0,80 0,60

0,80 0,60

149

0,71 1,12

307

249

9,23

740

343

1552

4,73

5. Ipotesi progettuali 6. Pianta di progetto quota 5,96 m

1002

1108

97


3. Interventi e fotosimulazione di progetto Dopo aver individuato le tipologie di degrado si è proceduto alla determinazione degli interventi da eseguire. In primo luogo gli interventi previsti sono atti a mantenere quanto più possibile le tracce delle stratificazioni ad oggi visibili, tenendo in considerazione che ogni intervento e ogni rimozione comporta la perdita di qualche traccia ma anche la riemersione di altre, questo esempio si può riportare nelle parti di recinto che attualmente sono intonacate, dove il distacco di intonaco potrebbe far emergere ulteriori tracce di stratificazioni storiche. La seconda tipologia di macro interventi riguarda integrazioni di parti murarie che si sono perse nel tempo o che si presentano in uno stato tale da non poter più adempire al compito loro affidato. Solamente le superfici maggiormente disomogenee e più volte rimaneggiate sono state pensate intonacate, quindi non permettendone la lettura della tessitura sottostante, si tratta della torretta semicircolare, e alcune delle pareti dei cortili interni. Infine la rimozione di vegetazione infestante, di alghe e licheni che hanno intaccato la superficie facendola risultare frammentata ma comportandone anche una perdita di resistenza in termini strutturali. L’insieme degli interventi mirano a restituire un immagine di Torre Astura in cui è possibile leggere le stratificazioni storiche attenuando l’eterogeneità visiva1 che attualmente la caratterizzano, verranno così rimossi gli strati di intonaco di recente inserimento e i paramenti murari in laterizio verranno ricoperti di una scialbatura che mantiene la colorazione, data dalla frammentazione dei materiali presenti, che mantiene la possibilità di

F. Doglioni, Nel restauro: progettare per le architetture del passato, Marsilio, 2011 1

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leggere le tessiture senza rendere il tutto omogeneo e non più leggibile. Questo pensiero, basato sul privilegiamento dei segni storici è stato necessario anche nella scelta degli infissi, scelti per essere quanto meno impattanti possibile e, in alcuni casi che riprendesse la forma e il sistema costruttivo degli esistenti.


4. Gli interventi in copertura La copertura del maschio presenta una situazione di degrado localizzato molto avanzato: copertura non impermeabile e l’attacco degli insetti xilofagi hanno portato diversi problemi soprattutto per quanto riguarda le teste degli elementi strutturali. Il rilievo e le varie analisi effettuate in sito hanno permesso di redigere un progetto che fosse il più possibile conservativo degli elementi esistenti. Era opportuno creare degli elementi di rinforzo nel punto di contatto tra muratura e copertura. Il progetto prevede quindi la realizzazione di un cordolo monobarra in calce idraulica ad alta resistenza connesso alle teste della struttura lignea primaria tramite delle cuffie metalliche. La presenza di calcestruzzo, inserito nel restauro del 1968, a contatto con gli elementi lignei ha portato a vari stadi di degrado delle parti lignee. In questo caso vengono eliminati questi blocchi e restaurate le porzioni di trave ammalorate con utilizzo di tavolette lignee e incalmi secondo il grado di marcescenza dell’elemento interessato permettendo inoltre di consolidare il nodo catena-puntone e puntone-monaco. Affinché l’incalmo possa dare esiti positivi, è necessario usare un tipo di legno che presenti delle caratteristiche il più possibilmente simili a quelle esistenti e con un tenore di umidità compatibile con l’ambiente. In caso contrario, la perdita di acqua del legno e l’eventuale presenza di insetti potrebbero favorire ulteriori degradi alla struttura lignea esistente, per evitare questi inconveniente si è scelto di usare il legno lamellare che non presenza questa problematiche. Per una buona conservazione

degli elementi lignei è stato realizzato un tetto ventilato composto da travicelli, doppio strato di pannelli incrociati in compensato marino per il controventamento in falda, barriera al vapore, doppio strato di isolante, membrana impermeabilizzante, travicelli e coppi.

7.

68 | Attraversare la memoria di una rovina


8.

7. Assonometria con indicazione degli elementi di progetto 8. Dettagli dello stato di fatto e degl’interventi agli elementi lignei Attraversare la memoria di una rovina | 69


5. Gli interventi sui sitemi di risalita Gli interventi realizzati, come già anticipato, sono realizzati in un materiale come l’acciaio che permette la facile rimozione degli elementi e quindi lascia spazio alla reversibilità. In questa fase sono stati analizzati i nodi costruttivi degli elementi metallici e soprattutto i punti di giunzione tra nuovo e antico dove si è fatta particolare attenzione alla ventilazione dell’elemento, evitando quindi un repentino degrado dell’acciaio che dovrà comunque presentare tutte le protezioni necessarie per poter resistere agli attacchi dell’aerosol marino. Ulteriore attenzione si è avuta nei confronti della statica delle due strutture, immaginando una struttura libera di muoversi evitando così un aggravamento statico della struttura storica. L’intervento che qui andiamo ad analizzare è quello della rampa del cortile inferiore, realizzata allo scopo di connetterlo a quello superiore e allo stesso tempo permettere di riportare alla luce il tunnel romano sottostante, oggi coperto da un terrapieno.

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9. Variazione di sezione tra stato di fatto e progetto 10. Condotto dell’acqua dolce romano 11. Stato di fatto con terrapieno che copre il condotto 12. Render di progetto con rampe che permettono la vista del condotto

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Legenda 1. Muratura 1.1 paramento esterno in mattoni di fine ‘500 ammorsato alla muratura 1.2 muratura mista in blocchi sbozzati di tufo e mattoni di ripianamento. 2. Profilo ad L in acciaio brunito h 200 mm 3. Corrimano 3.1 piatto in acciaio brunito 40x10mm sp.10mm 3.2 profili a sezione ellittica in acciaio brunito 20x30mm 4. Rampa 4.1 Trave a ginocchio in acciaio zincato di tipo HEA 260 4.2 grata in acciaio brunito 5. Profilo ad L in acciaio brunito h 80 mm a contenimento della pavimentazione 6. Pavimentazione in conglomerato cementizio con inerte a base di elementi di recupero macinati 7. Plinto di fondazione in cemento armato additivato per ambiente fortemente aggressivo con tirafondi in acciaio 8. Volta romana in pietra sbozzata di tufo

13. Dettaglio rampa cortile inferiore Attraversare la memoria di una rovina | 71


La scala dell’ultimo piano richiede la sostituzione totale in quanto gli elementi sono fortemente ammalorati e non recuperabili. La struttura verrà realizzata con due cosciali in acciaio connessi a terra e appesi a un profilo metallico ad L di nuovo inserimento che entra all’interno della muratura. Il parapetto riprenderà la struttura leggera dell’ascensore e della pedana elevatrice con profili ellittici e corrimano realizzato con un piatto.

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Legenda 1. Muratura 1.1 paramento esterno in mattoni di fine ‘500 ammorsato alla muratura 1.2 muratura mista in blocchi sbozzati di tufo e mattoni di ripianamento. 2 Corrimano 2.1 piatto in acciaio brunito 40x10mm sp.10mm 2.2 profili a sezione ellittica in acciaio brunito 20x30mm 3. Solaio piano terzo 3a. pavimentazione in mattonelle di cotto 12,5x3x25 cm di recupero 3b. massetto in malta di calce e sabbia 3 cm 3c. pannelli di compensato marino a tre strati sovrapposti di sp. 2cm per irrigidire il piano. I pannelli devono essere posati con i giunti sfalsati. 3d. travetti di legno lamellare 10x14 cm 3e. trave principale 14x20 cm con affiancamento di profilo ad “L” ammorsato con viti mordenti 4. Trave in profili in acciaio brunito sulla quale verranno appoggiati e saldati i cosciali della scala 5. Struttura scala 5a. cosciale in acciaio zincato brunito 5b. lastra in acciaio brunito sacomata e saldata al cosciale sp. 15mm 6. Profilo ad L in acciaio zincato brunito h 260 mm 7. Tiranti antiespulsivi di sostituzione alla fascia in CFRP

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14. Dettaglio scala ultimo piano


15. Assonometria scala ultimo piano Attraversare la memoria di una rovina | 73


16. Vista dell’ingresso 17. Vista cortile inferiore


6. Un percorso esplorativo ed espositivo. Il progetto museografico Gli interni della Torre sono stati allestiti per realizzare al suo interno un percorso espositivo in grado di raccontare l’evoluzione storica che ha riguardato il territorio e la torre stessa a partire dal periodo romano fino ai giorni nostri. La scelta progettuale è stata quella di utilizzare sistemi quanto più interattivi possibili per evitare la staticità tipica dei musei, e rendendola così più interessante. Il percorso proposto ha inizio nella sala al pianterreno del maschio dove si è inserito un piccolo punto informazioni/biglietteria, un pannello e una proiezione che sintetizzano gli eventi storici principali. Si prosegue salendo al cortile superiore passando accanto alla torretta semicircolare all’interno della quale sarà visibile un ologramma che riproduce Torre Astura e le varie fasi costruttive, si entra poi nello spazio voltato settentrionale all’interno della quale la proiezione sulle pareti di fasci di luce ci permetterà di capire le fasi storiche della fortezza evidenziando le stratificazioni sulla muratura e ulteriori video permetteranno di avere degli approfondimenti in merito a segni specifici che ritroviamo all’interno quali buche pontaie, feritoie, forno, etc... L’ultima sala del piano sarà quella delle stanze orientali dove si è voluto mostrare l’evoluzione dei sistemi difensivi e come questi cambiamenti abbiano comportato modifiche alla conformazione della fortezza. Salendo si entra nuovamente all’interno del maschio e ha inizio il racconto del periodo storico che ha preceduto la Torre, il tema della sala sono le ville romane della costa del poligono, si è inserito un pannello che indivi-

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dua in pianta la posizione delle varie archeologie per poterle poi visitare e un bancone con schermi touch screen per permettere ad ogni persona di approfondire i temi che più ritiene interessanti. Al secondo piano il tema è quello delle archeologie del mare, ovvero tutta la serie di reperti che si sono rinvenuti nel mare circostante trattandosi di un numero elevato per la presenza di fornaci e di navi merci affondate. Buona parte di questi reperti consistono in pezzi di anfore e i ritrovamenti di elementi interi sono rari per questo motivo l’allestimento ha voluto puntare proprio sulla quantità più che sull’elemento di per sè, inserendo tutti questi frammenti in una teca che li suddividesse solamente sulla base delle sei parti che compongono l’anfora. Opposto alla teca si inserisce un bancone con schermi che raccontano i ritrovamenti, i sistemi di realizzazione, gli usi e le tipologie. All’ultimo piano della torre una proiezione a livello del pavimento ci racconta il funzionamento delle peschiere romane, come venivano realizzate e come il pesce venisse attirato all’interno. Allo stesso piano, con un incisione sull’acciaio dell’imbotte della finestra settentrionale, un piccolo riferimento all’avvenimento del tradimento al Corradino che, secondo le fonti, sembra essere stato imprigionato proprio in questa stanza. Ridiscendendo si giunge all’uscita dal maschio passando prima in uno spazio voltato seicentesco poi in un volume di nuovo inserimento. In questo caso si è pensato al periodo storico attuale e quindi alla possibilità di realizzare delle mostre temporanee dove esporre

l’artigianato locale. La cannoniera, invece, ospiterà al suo interno dei cannoni per poter far capire il posizionamento e la motivazione per cui si sono realizzati fori di sfiato sulla copertura.


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18. Vista piano terra torre 19. Vista spazio voltato Attraversare la memoria di una rovina | 77


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20. Vista stanze orientali 21. Vista piano primo torre 22. Vista piano secondo torre 23. Vista ultimo piano torre Attraversare la memoria di una rovina | 79


PARTE IV. Progetto del parco urbano


1. Il poligono diviene parco 25 min 10 min

Come detto nei capitoli precedenti la presenza del poligono militare, vietando l’accesso ed evitando speculazioni edilizie, ha permesso di mantenere intatto un patrimonio naturalistico unico per una zona così vicina a Roma. Questa constatazione è divenuta il pretesto per cui ci è sembrato necessario sviluppare un progetto che vedesse come soggetto l’area a sud-est del poligono, che risulta non compresa nell’attività balistica ma comunque inaccessibile perché rientra nella fascia di sicurezza della linea di tiro verso mare. Il progetto prevede una serie di operazioni contenute nei costi e attuabili in periodi differenti secondo la disponibilità, pensate secondo un crono-programma ben preciso. Il primo intervento dovrà essere quello di recupero e tutela di Torre Astura, che richiede di agire quanto prima possibile per evitare che venga compromessa ulteriormente. In seconda fase la risistemazione dell’area di ingresso: si prevede l’ampliamento e progettazione del parcheggio per un totale di 196 posti auto e 8 per gli autobus mentre, per l’area lungo il fiume Astura, si è pensato ad uno spazio destinato ai servizi quali bike sharing, spogliatoi, deposito canoe e servizi pubblici, inseriti all’interno di un volume che affaccia verso il fiume e che si inserisce senza comportare la perdita della vegetazione ad alto fusto esistente. L’intervento successivo riguarderà la realizzazione della pista ciclabile che permette di percorrere tutta la costa del poligono, perciò utilizzabile in relazione all’attività militare, offrendo la possibilità di fare un percorso naturalistico e archeologico che ad oggi non è possibile. Lungo questo percorso è stato previsto l’inserimento di

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Osservatorio pineta

Osservatorio Torre Astura-Circeo

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Osservatorio Torre Astura

Osservatorio ponte acquedotto romano

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6 Restituzione in superficie del disegno della villa romana

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1. Restauro e valorizzazione di Torre Astura 2. Risistemazione e progettazione della area d’ingresso 3. Pista ciclabile 4. Osservatori 5. Scavi della villa romana

piccoli volumi in acciaio brunito, a riprendere il materiale e lo stile utilizzato per il progetto di restauro della Torre, pensati per poter indirizzare lo sguardo del visitatore verso dettagli specifici che potrebbero passare inosservati. Questi volumi sono stati disegnati pensandoli quasi come osservatori tipo, ma è evidente la necessità di valutare caso per caso il loro inserimento regolandone il punto di vista e determinando la struttura fondazionale necessaria secondo la tipologia di terreno. In alcuni casi si ritiene particolarmente interessante la risistemazione di alcuni osservatori militari presenti soprattutto verso l’entroterra. Infine l’ultima fase del progetto riguarda l’area di Torre Astura dove un tempo sorgeva la villa. L’area, ad oggi, non è ancora stata oggetto di una campagna di scavi per cui non si conosce la conformazione e lo stato di conservazione delle rovine archeologiche; l’unico studio svolto è stato quello dell’archeologo F. Piccarreta che si è dovuto limitare a delineare quelli che, secondo i suoi studi e i resti affioranti, potessero essere i confini della villa, determinando delle ricostruzioni approssimative. Le ipotesi progettuali, in questo caso, variano notevolmente a seconda della disponibilità economica: a partire dalla condizione migliore ove è possibile avviare una campagna di scavi che dia la possibilità di riportare alla luce in modo definitivo le rovine archeologiche, ma questa soluzione comporterebbe l’uso di una grande quantità di risorse economiche per poter mantenere le archeologie in buono stato conservativo vista l’azione dell’aerosol marino e delle frane dovute dal terreno di tipo sabbioso. La seconda soluzione, che è quella da noi adottata, è quella di poter avviare comunque una campagna di

scavi per conoscere la conformazione della villa, ma prevedere che questi vengano poi ricoperti e restituito il disegno in superficie con l’uso di materiali naturali come la ghiaia delineata da dei piatti in acciaio. Per concludere un pensiero è stato rivolto nei confronti della casa dei finanzieri, l’edificio novecentesco presenta particolari qualità in termini costruttivi e rappresenta un periodo storico specifico, per questo motivo sembra ovvia la necessità di una sua valorizzazione. Si è così pensato che questo potesse essere utilizzato per spazi espositivi che raccontano l’attività e l’evoluzione del poligono militare di Nettuno.

1. Pianta di progetto parco urbano 2. Cronoprogramma Attraversare la memoria di una rovina | 83


2. L’accesso all’area Il progetto per l’area di accesso prevede la risistemazione del parcheggio realizzando una forma regolare, ad una quota leggermente più bassa rispetto l’intorno per cercare di nasconderlo, per quanto possibile, e con una pavimentazione in grigliato e ghiaia per mantenere una superficie drenante e una superficie stabile. Adiacente al parcheggio si è prevista un’area attrezzata con servizi di bike sharing e affitto canoe per poter facilmente muoversi in tutto il percorso naturalistico e archeologico. Tutto è stato inserito all’interno di un unico edificio per poter realizzare un unico sistema di fondazione evitando costi eccessivi e cercando di mantenere la flora formatasi lungo l’argine del fiume.

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3. Pianta progetto parcheggio 4. Pianta progetto volume servizi

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3. I punti di vista Come anticipato il progetto prevede la realizzazione all’interno del Poligono Militare di un percorso storico-archeologico-naturalistico con relativa segnaletica e aree di sosta pensate per poter valorizzare specifici punti di vista: si tratta di volumi realizzati con la stessa tecnica costruttiva utilizzata per il restauro della Torre, mantenendo un linguaggio riconoscibile d’intervento. I punti specifici da noi pensati sono: verso la Torre, verso il ponte acquedotto, verso il Circeo, dentro la pineta.

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5. Sezioni tipo degli osservatori 6. Indicazione posizione osservatori Attraversare la memoria di una rovina | 87


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7. Vista edificio servizi 8. Vista punto di osservazione fiume Astura 9. Vista osservatorio pineta 10. Vista osservatorio Torre Astura 11. Vista osservatorio Circeo-Torre Astura 12. Vista osservatorio ponte acquedotto Attraversare la memoria di una rovina | 89


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Attraversare la memoria di una rovina | 93


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Tesi di laurea in architettura per il nuovo e l'antico by Boldo Diego,Feltrin Ilenia,Padovan Mattia  

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