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Anno I - Nume r o 10 - 15 g en n aio 2012

FALLIMENT O . . . !


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Domenica - 15 gennaio 2012

In questo numero pag. 2 La vignetta della settimana

pag.20 “47 Morto che parla”

pag. 3 Editoriale

pag.21 Napoli (di Lucchese)

pag. 4 La Farsa

pag.22 Napoli (di M. Della Gala) pag.23 L’importanza del nome

pag. 5 Enzo Marino Anno I - Numero 10 - 15 gennaio 2012

pag.24 Il teatro dell’anima di Arnolfo Petri

pag. 8 Casoria Città di Santi, Beati e tanti

pag.25 Fortunato Celentino

diavoli!

pag. 9 Il Sindaco di Casoria tirato per la giacca pag.27 A spasso nel calcio mentre a Frattamaggiore una nuova pag.27 In ognuno di noi pag.28 CattiviK

giunta. pag.11 Padre Mauro

pag.29 Legge 188/70

pag.12 Operazione Befana 16

pag.30 Poesia

pag.13 Comunicati Stampa

FALLIMENT O . . . !

pag.30 Le libertà che dividono lo stivale!

pag.15 Buoni propositi vs naufragio mo ce la

pag.31 Le liberalizzazioni salvano l’Italia

mettiamo tutta! pag.16 Katia Ricciarelli a Casoria... pag.17 Le nuove regole del gioco pag.19 Vecchioni ringazia, rifiuta l’offerta...

Periodico settimanale a diffusione gratuita Anno I n. 10 - 15 gennaio 2012 Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. Reg. 4925 del 28/09/2011 Direttore responsabile: Pasquale D’Anna direttore@ildomenicaledicasoria.it Caporedattore: Sonia Tabacco s.tabacco@ildomenicaledicasoria.it Redazione: Via G. Marconi, 80026 Casoria (NA) redazione@ildomenicaledicasoria.it Stampa: Tuccillo Arti Grafiche Via dell’Indipendenza,37 80021 Afragola (NA) graficatuccillo@libero.it Edito da: Associazione Culturale Kasauri Casoria (NA) associazionekasauri@libero.it Progetto grafico ed impaginazione: Sonia Tabacco Questo numero è stato chiuso in redazione

Giovedi 12 gennaio 2012

Per suggerimenti, critiche, segnalazioni, scrivere a: redazione@ildomenicaledicasor i a . i t

La vignetta della settimana

La crisi...!

Alla canna dell gas

Dalla canna della bicicletta


Domenica - 15 gennaio 2012

RIA E D I TO

Pasquale D’Anna

LE

direttore@ildomenicaledicasoria.it

Un fallimento totale… “Le dimissioni, se non fossero una ridicola sceneggiata, sarebbero l’unico atto di buon senso fatto da quest’amministrazione”.

T

anto tuonò che piovve sulla giunta guidata dal cardiologo Enzo Carfora. In questo giorno particolare per la nostra città ci piacerebbe parlare di altro, ma tant’è! Non abbiamo pregiudizi, viviamo ed amiamo la nostra città, la nostra maggiore aspirazione sarebbe quella di commentare la pedonalizzazione e la riqualificazione del borgo di San Mauro, i progetti per assicurare maggior sicurezza ai cittadini, i tavoli aperti a tutti sulla annosa questione delle aree dismesse, la bonifica urbana delle periferie, la sicurezza dei plessi scolastici e lo sviluppo complessivo di Casoria. Da quando si è insediata quest’amministrazione purtroppo, abbiamo registrato soltanto atti palesemente illegittimi: dai decreti di nomina dei Dirigenti (addirittura c’è un atto d’indirizzo che concepisce un nuovo settore, in barba a tutte le politiche virtuose che pur dovrebbero essere messe in campo). La questione del ritardo sul Più Europa poi è semplicemente scandalosa, non solo per la lentezza che già, di fatto, ha penalizzato il territorio, ma per l’adozione di una delibera di giunta che non può assolutamente variare un atto consiliare. E poi, spettacoli, convegni, quasi sempre, tesi soltanto a dare visibilità a componenti della giunta e che costano ai cittadini migliaia di Euro. Alla prova del consenso l’amministrazione Carfora è sonoramente bocciata dai cittadini, si evince dai discorsi di chi ha sostenuto la coalizione guidata da Casillo e Carfora. I loro comportamenti sono picconati proprio da chi li ha sostenuti (e la crisi lo dimostra ampiamente), sgretolando cosi le troppe certezze (propagandistiche) sulla cosiddetta condivisione del programma che hanno ammantato la giunta sin dal primo momento del suo insediamento. Noi saremo vigili, come lo siamo stati sempre, lo chiedono i cittadini ed i nostri let-

tori. E memori dei comportamenti di persone che risiedono in giunta, vigileremo su tutte le questioni che riguardano la città. Non ultimo il concorso che si è tenuto a fine dicembre per dieci unità di personale nel corpo della polizia Municipale. La graduatoria definitiva degli idonei presenta tanti, troppi, nomi che sono riconducibili a persone vicine agli amministratori. Sarà un caso? Noi visti i trascorsi non crediamo

alle coincidenze, anche perché propedeuticamente al concorso, vi sono stati tutta una serie di passaggi che si possono “comprendere” solo se si pensa ad un calcolo puramente opportunistico. Si sa a pensar male spesso ci si prende! La decisione dei componenti della Giunta Carfora di rassegnare le dimissioni è la naturale conseguenza di un metodo di governo ormai anacronistico e vetusto, basato sull’arroganza e sulla imperizia. Che gli Assessori si dimettano in blocco non è soltanto un fatto grave da un punto di vista politico, ma un ulteriore passo indietro che la città compie, perché governata da una maggioranza che in nove mesi ha dimostrato di essere assolutamente inadeguata a risolvere non dico le emergenze, ma neanche l’ordinario. Allo sbando e priva della necessaria coesione, questa giunta

purtroppo per i casoriani rappresenta l’ennesimo fallimento del centrosinistra. Solo poche settimane fa c’era chi ancora aveva il coraggio di magnificare le sorti dell’esecutivo guidato da Enzo Carfora. Chiacchiere di circostanza per coprire un evidente dissesto. Tutto questo trasforma Casoria in un “ring” per la resa dei conti tra bande avverse. Al centro di questa squallida disputa l’ex Senatore Casillo. A lui e al Sindaco il Pd chiede uno scatto di reni affinchè possa essere recuperato il tempo perduto e si possa dar luogo ad una nuova fase (?). Un pietoso “muro contro muro” tra una parte consistente del PD e l’ex Senatore. Una forzatura, quella del PD, che ha avuto come prima conseguenza quella di mettere in campo le “spartizioni” per il CdA della partecipata Casoria Ambiente. Da non credere! Appare inopportuno in un momento così delicato mettere in campo il rinnovo del CdA della partecipata del Comune. Non entriamo nel merito delle nomine, anche se è evidente che uno dei consiglieri nominati (il Dott. Oscar Cocozza) è palesemente incompatibile con l’incarico ricevuto, ma in questa mossa risiede tutto lo spirito della politica di quest’amministrazione e del credo “casilliano”: “Ti conservo un posto nel Cda, se fai il bravo, occuperai quella casella, altrimenti nulla da fare”. Ricatti, inadeguatezze palesi, violazioni continue delle regole più elementari ed ancora un vasto repertorio di coercizioni che fanno impallidire i vecchi dinosauri della politica della prima Repubblica. E’, sinceramente, uno spettacolo indecente, perché in questo modo si tengono in ostaggio i problemi dei cittadini, delle famiglie ed anche delle imprese. Le dimissioni, se non fossero una ridicola sceneggiata, sarebbero l’unico atto di buon senso fatto da quest’amministrazione.

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IC POLIT

Gianni Bianco

Domenica - 15 gennaio 2012

LA FARSA

gianni.biancogb@libero.it

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l Natale a Casoria è stato scosso da vari eventi di natura delinquenziali, ma chi avrebbe immaginato che con la fine delle festività anche la politica cittadina avrebbe lasciato il segno? Sono arrivate, come un fulmine a ciel sereno, le dimissioni dell’intera squadra di assessori, nessuno escluso. Qualcuno ha ritenuto non tenere conto delle proprie presentandosi alla Concerto del sei gennaio 2012 di Katia Ricciarelli. Chiaramente, qualche divagazione, un po’ di auto proclamazione non poteva mancare, cosa dire, tutto fa spettacolo o avanspettacolo a seconda dei gusti. Torniamo all’evento politico, la domanda sorge spontanea: “Perché, a soli sei mesi dalla sua composizione, un organo di governo cittadino dovrebbe proporre un atto così dirompente quali le dimissioni"? Andiamo con ordine. Le elezioni Comunali del 15 e 30 maggio nella città di Casoria si sono svolte in un clima difficile, da sottolineare la decisiva spaccatura nella coalizione di centrodestra, unita non ci sarebbe stata partita. Chiaramente l’abilità elettorale del senatore Casillo ha determinato l’indicazione a Sindaco di un suo uomo, il consigliere provinciale Vincenzo Carfora insieme al primato dell’Api nella coalizione. Dopo la vittoria al ballottaggio, si passa alla composizione della giunta comunale. Il Sindaco Carfora, la plasma a forte caratterizzazione politica, i Consiglieri eletti: Mariano Marino (Lista di Arpino), Sergio D’Anna (Fli), Pasquale Tignola (Pd), Luisa Marro (Api), esterni, l’avv. Giovanni Gagliardi in quota Pd e dulcis in fundo il sen. Tommaso Casillo. Tra l’insediamento e il primo Consiglio comunale utile avviene la prima frittata politica, non amministrativa, la nomina dei dirigenti fatta dal Sindaco con un atto monocratico, senza passare in Giunta, anzi prima della composizione della stessa. Faceva i conti male e senza l’oste il Sindaco Carfora a immaginare

di tenere fuori la politica da queste scelte. La nomina di assessori eletti e il conseguente decadimento dall’incarico di Consigliere comunale prima della convocazione del primo Consiglio comunale per la “Convalida degli eletti” scatena un putiferi e una serie d’interrogativi. L’opposizione guidata dal consigliere anziano Emilio Polizio e dal Candidato sindaco del centrodestra Massimo Iodice, contestano la nomina di assessori eletti prima del Consiglio Comunale d’insediamento. La minoranza decide di non partecipare alla seduta. Si assiste, per la prima volta nella storia politica cittadina, a un Consiglio Comunale con i soli eletti della maggioranza, si procede alla surroga dei Consiglieri Sosio, Mileto, Cortese e Corciuolo. Inutile dire che tale situazione è utilizzata dalla maggioranza per eludere un atto fondamentale: “Le eventuali incompatibilità dei Consiglieri eletti”. La presentazione della Giunta e l’intervento del Sindaco avvengono in un clima davvero surreale. Ah, dimenticavo, l’ex sindaco del centrodestra di Casoria, Stefano Ferrara, partecipa “responsabilmente” al primo Consiglio comunale, ma questa è un’altra storia. Iniziano le “danze”, è eletto Presidente dell’Assise civica Pasquale Fuccio, la maggioranza comincia a scricchiolare. Pongo qualche domanda a me stesso: “Come mai si è scelta la strada dei Consiglieri in Giunta e perché tale criterio non è stato adottato per l’intera Giunta”? Qualcuno sospetta che gli assessori eletti consiglieri siano la maggiore garanzia per blindare la nomina “scomoda” del senatore Casillo. La presenza in giunta dell’ex senatore, sin dai primi attimi, usando un eufemismo, sarà “onnipresenza”. Infatti, ogni volta che si raggiunge un risultato di qualsiasi natura: “Manifestazione per la rinuncia alla Centrale Biomasse, Viaggio a Roma per la chiusura Alenia, Riunione sulla sicurezza con il Prefetto, Concerto di Katia Ricciarelli", notiamo la sua presenza. Allora, meglio chiarire che non solo il sot-

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toscritto, ma tanti altri cittadini hanno ben chiara l’idea che, il Comune di Casoria si stia trasformando, gradualmente, dal 31 maggio 2011, in un comitato elettorale. Comitato elettoral-istituzionale, con tanto di “Ufficio di propaganda”, in funzione di una prossima avventura elettorale, non si conosce legge elettorale, non si sa ancora la data, si conosce però il nome del candidato: l’assessore Tommaso Casillo. Il silenzio assenso in questo dei partiti della coalizione di governo è disarmante, l’Italia dei valori, Futuro e libertà per l’Italia, la Lista di Arpino, svolgono un ruolo di supporter, unico partito che ancora cerca di dettare le regole della politica, nella maggioranza cittadina, è il gruppo consiliare del Partito Democratico, con l’esclusione del consigliere Sosio, che si dichiara indipendente per dissenso contro l’astensione del gruppo al voto sul documento contabile di fine anno. Una cosa però è certa, mentre si dimettono assessori, si apre una crisi, si spappolano partiti si muove sempre con la stessa vivacità e con l’entusiasmo di sempre: la macchina del cemento. Puc, Più Europa, etc., sembrano essere terreni sempre fertili d’idee e progetti, per noi cittadini, l’indignazione, la rabbia. Ci sentiamo offesi e maggiormente è offesa la nostra intelligenza da “Dimissioni consegnate nelle mani del sindaco o in altre mani”. Le persone serie si dimettono protocollando le domande o consegnandole tra le mani del segretario del proprio partito. Dalle dimissioni si autosospendono dalle funzioni di assessore in attesa di una soluzione “politica” della crisi. Con rammarico e dispiacere dobbiamo dire, sinceramente, che reputiamo questi atteggiamenti legati più al mondo dello spettacolo che all’impegno politico o Istituzionale. Una Farsa, di quelle già viste e riviste, di cui aspettiamo non solo la fine, ma anche e soprattutto che si cancellino eventuali repliche in futuro.

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G I O I E L L E R I A

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O R O L O G E R I A

Via P. di Piemonte, 1/3 Casoria (NA) phone: 0817576472


Domenica - 15 gennaio 2012

ICA RUBR Non cercate coerenza o un filo conduttore o uno stile letterario …vi saranno negati! Questa rubrica sarà solo il passepartout tra me e voi quando io navigherò tra i miei ricordi veri o fantastici, nostrani o internazionali, sociali o spirituali.

E N Z O

M A R I N O

VIAGGI NELLA MEMORIA, VIAGGI NELL’ESTRO

Quel 15 gennaio del 1921

I giovani sposi napoletani, ormai a Casoria da mesi, offrivano agli invitati notizie fresche dalla città, le ultime novità canore ed il prestigioso caffè che acquistavano, a grani crudi, nell’antica torrefazione Bisestri alla ferrovia. Il caffè di donna Nunziatina, anticipato dal fumoso e dilagante profumo della tostatura casalinga, preparato con i segreti carpiti alle comari della grecula Spaccanapoli e offerto, attorno ad un braciere ardente, con un rituale di narrazioni e di naturale cordialità, lasciava la bocca impastata di aroma e l’attesa giusta per le nuove emozioni. E fu così che, al canto di “Santa Lucia luntana”, “‘O sciopero d’ ‘e nnammurate”, “‘E quatt’e maggio” e “‘O mare canta” appena edite, i giovani tessevano amicizie e s’integravano con la comunità casoriana. Le donne contadinesche, conquistate dai racconti e dalla solarità espressiva di donna Nunziatina, si sforzavano per contraccambiarle la simpatia, tanto che, alcune, in confidenza, sapendo che soffriva di Salpingite, l’invitarono a rivolgersi al loro santo patrono. Glielo dissero come se le rivelassero un segreto, come se le dessero qualcosa di loro esclusiva appartenenza, come se le concedessero un dono privilegiato e, con fare complice, le insinuarono che S. Mauro l’avrebbe certamente ascoltata perché aveva un’inclinazione per i forestieri. Era il quattordici gennaio del 1921 e tutte insieme la invogliarono a recarsi con loro, nel cuore della notte, a chiedere la grazia al Santo. Donna Nunziatina ne parlò a Guglielmo, suo marito, che non la ostacolò anzi, amabilmente, disse che avrebbe badato lui alle figlie casomai si fossero svegliate. La giovane, rassicurata, suggerì alle amiche di chiamarla al momento giusto perché, se non fossero sorti problemi, sarebbe andata in chiesa con vero piacere. Nel cuore del sonno più intenso mentre sognava un rigoroso paladino della fede scorazzare contro i saracini, la napoletana si sentì chiamare. Forse da Lisuccia, forse da donna Maria ...forse da qualcun’altra. Sedette in mezzo al letto e, senza fare luce, tese l’orecchio per sentire se le bimbe dormivano. Con delicatezza svegliò il compagno che sfiorandole il seno con la testa e il viso con una mano, le infuse serenità con un semplice “vai!”. Lui si girò su se stesso e riprese a dormire, lei incominciò a vestirsi. Intanto, per aprire il cassetto incastrato del comodino, dov’erano riposte le calze, la donna usò un attrezzo da ricamo al posto della maniglia rotta e con un gesto incauto si ficcò la punta nella mano sinistra. Non riusciva a tirarlo fuori perché l’estremità ritorta, ad ogni movimento, le lacerava il muscolo. Sentiva il sangue caldo scorrerle lungo il polso e sulla camicia mentre il corpo prese a tremare senza controllo. Non voleva gridare, non voleva svegliare il marito e le figlie ma era immersa nel buio e il buio amplia i dolori e mette a dura prova la razionalità. Sentiva lo stomaco svuotarsi delle forze vitali che fluendo dolcemente verso l’esterno le confondevano l’essere. Non aveva orientamento e la sua mente schizzava di continuo tra il vuoto ed il suo corpo. Disperatamente s’aggrappava, con infiniti ed inconsulti gesti, ai falsi bagliori che rompevano l’oscurità. Ormai annegava nel vuoto. Il panico l’aveva quasi raggiunta del tutto quando le sfuggì dal profondo del ventre uno strillo implorante: “San Mauro mio aiutami tu!” A quel grido Gugliemo saltò dal letto, fece luce con immediatezza e, ancora istupidito dal sonno, stentò a localizzare la moglie. Poi con uno sforzo psichico, che liberò una buona dose di adrenalina, riuscì a focalizzarla ancora seduta sul letto e con la camicia e il comodino sporchi di sangue. Stentò a comprendere la situazione e le spiegazioni farfugliate della donna, anche perché lei era lì, serena ma sbalordita, con le calze sulle gambe e, incomprensibilmente, l’uncinetto libero tra le mani e una cicatrice ormai asciutta… Poi un tocco leggero e un sussurro amico: “donna Nunziatina svegliatevi che è ora”, attirarono l’attenzione degli sposi distogliendoli dall’accaduto. La napoletana aprì la porta con una enorme chiave di ferro nero e assicurò alle amiche che era quasi pronta perché s’era svegliata già alla prima chiamata. Le comari negarono di averlo fatto e ridacchiando tornarono alle loro abitazioni. Il tempo di vestirsi e, donna Nunziatina, fu sull’uscio di casa delle vicine, al piano di sotto, ma dovette attendere perché queste non erano ancora preparate. Poi insieme scesero in cortile e si unirono ad un’altro gruppetto che le aspettava. Furono, in tutto, undici sagome velate di buio che armonizzarono tra di loro in un festoso vociare. Era una rigida notte di pieno inverno e, usciti in strada, cadde su di loro un manto di gelo che li ghiacciò all’istante. Sembravano tante sculture di ghiaccio anche perché tutti, tranne donna Nunziatina ed un vecchio uomo, erano vestiti di bianco: l’abbigliamento di chi fa un voto. I maschi con spessi mutandoni di lana aderenti e lunghi fino alle caviglie, una camicia di flanella pesante senza collo e, solo alcuni, con un floscio copricapo conico. Le femmine, invece, portavano un lungo camicione di tela doppia, calzette di lana tenute da una fettuccia sotto le ginocchia e un fazzoletto per coprirsi la testa e le orecchie . Tutti erano senza scarpe. Avevano freddo! Avevano tanto freddo da saltellare di continuo per scuotere il sangue e diffonderlo fino alle estremità del corpo. Lasciati ‘o viche ‘e Casarusse e sbucati sulla via della Santa Croce, quella di fronte alla chiesa, si unirono ad un ondeggiante flusso umano, strumento armonico di un sacro mormorio rotto solo da sibili e colpi di tosse. Mentre il fragore dei botti del sireno1 e i sontuosi rintocchi dell’enorme campana chiamavano, per la terza volta, i fedeli a raccolta, tutti si

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Domenica - 15 gennaio 2012

muovevano con saltelli felpati e rapidi per evitare i gelidi basoli2 di lava vesuviana. I portoni della seicentesca basilica erano spalancati ed accoglievano, al tenue calore di migliaia di candele, un popolo devoto e tremante. Si entrava lateralmente perché al centro, sui gradoni di piperno dell’enorme portale, un folto ed ansioso gruppo impediva l’accesso. Donna Nunziatina veniva sospinta dalle amiche verso il centro ma, avvertita da un presentimento, si ritrasse lentamente e con fatica, riuscendo , però, ad entrare da una porta di fianco e a disporsi, come tutti, ad uno dei lati della navata centrale. Mentre, compressa dalla folla, si segnava la fronte con l’acqua benedetta, notò un vuoto tra l’atrio e l’altare, un ampio corridoio centrale verso cui tutti guardavano. Mossa dalla curiosità si protese e scoprì un mosaico fatto di tasselli umani, di corpi riversi al suolo. Erano i fedeli, bramosi di grazie che, già dall’uscio, si buttavano faccia a terra e intraprendevano il cammino della navata strusciando con la lingua sul pavimento. Dal primo lembo di marmo fino ai gradini dell’altare maggiore dove erano poi accolti dai preti e dalle reliquie del santo. Inizialmente, la “linguata” procedeva incerta ma tranquilla … poi poteva accadere di tutto. Alcuni perdevano l’orientamento e, allora, una mano amica li riportava sul giusto percorso, altri, bisognosi di conforto, uniti con un fazzoletto ad un parente prossimo si facevano guidare ed assistere, altri ancora, con meno coraggio, strisciavano solo con le ginocchia per terra o limitavano l’azione fino alla cappella del santo o frammettevano tra la lingua ed il pavimento un lindo fazzoletto di cotone. I più deboli svenivano e, senza neanche un minimo soccorso, venivano sollevati di peso da impietose braccia anonime e deposti sull’altare come agnelli già sacrificati. Qualche giovinetta, forse snervata, forse veramente invasata si faceva prendere dal morso della tarantola e veniva prima bloccata dalle comari per evitare oscenità e poi acquietata dalle amorevolezze dei congiunti. Le più ostinate, invece, erano ammansite dal bruciore dell’acqua santa distribuita sul corpo da un prete esorcista. Certuni, seduti sui propri talloni, con le braccia cascanti e le mani aperte, con occhi spiritati su un viso dolorante, si facevano rapire dal luccichio aureo del cielo intarsiato della navata o forse da un’ incerta apparizione del santo. C’erano persone che, prese dalla vanità, sfidavano se stessi ed il buon S. Mauro e si offrivano impudicamente in pasto ad una platea smaniosa di eccezionalità. Costoro erano quelli che ogni anno avevano sempre un voto da fare, una promessa da mantenere, una grazia ricevuta da esternare, una qualsiasi motivazione pur di farsi notare ai piedi del protettore. Ad ogni anniversario l’interpretazione non era mai la stessa, recitavano secondo l’estro del momento, erano veri artisti, tanto bravi che la loro simulazione s’impregnava tanto di quello stato d’animo estremo da apparire vera e far dubitare anche gli scettici più ostinati. Persone che il popolo ammirava per l’entusiasmo religioso e l’originalità dell’azione, mentre i preti le prendevano ad esempio per la costanza e la fede profusa. Qualcun’altro, malaticcio, spinto da familiari cocciuti e ottusi, procedeva di malavoglia e con sofferenza ma poi, improvvisamente, traballando sulle ginocchia e deludendo gli spettatori, rinunciava al percorso. Eroi e martiri di un atavico rituale, immolati crudelmente in nome della fede nostra: c’era chi si alzava sulle ginocchia per battersi il petto; chi si arrotolava per terra; chi gridava le sue implorazioni; chi strabuzzava gli occhi; chi piangeva singhiozzando; chi si pisciava addosso; chi sbavava del liquido schiumoso; chi sputacchiava rasche3 verdastre; chi vomitava acidità giallognola; chi lasciava scie di sangue per terra. I più forti, i caparbi, quelli dallo stomaco robusto, quelli che volevano ad ogni costo la grazia trovavano la tecnica giusta per completare il percorso: emettevano una gran quantità di saliva, scansavano i lezzi lasciando scorrere la lingua per i varchi meno sudici e procedevano così, a scatti calcolati e zigzagando, verso l’obiettivo. I semplici, i fedeli spontanei del santo, quelli che si buttavano ai suoi piedi con sincerità cristiana, alla sola vista delle reliquie, purificavano il loro spirito con naturalezza, scorporavano il loro essere dalla fisicità e percorrevano la navata, transetto e altare senza percepire ostacoli. Anche se qualcuno puliva spesso il pavimento, era, comunque, un rito mortificante e ripugnante, ma era anche la sublimazione e l’esternazione di un credere cieco e assoluto. La vera fede. Quella assurda. Donna Nunziatina sbalordita volgeva gli occhi imploranti verso l’abside pieno di chierici, notabili e alterigia nella vana speranza che qualcuno li facesse smettere. Puntava i canonici che si beavano, in pompa magna, delle celebrazioni ben riuscite , il curato che s’imbaldanziva nel soppesare la massa umana partecipante alla “sua” festa, i monsignori fieri di quella plebe soggiogata dal loro culto, le autorità cittadine che distribuivano falsi sorrisi e cordiali cenni di superbia e indifferenza, il popolo che, cieco, divorava se stesso nella voglia-esigenza di religiosità. La donna emetteva lacrime di disperazione che lasciava cadere pesantemente sull’altare, sul Santo, sulle Reliquie, sulla Croce e sul S.S. Sacramento, mentre il suo sguardo vagava per l’immensità della basilica alla disperata ricerca d’un segno divino. Ma, alla tragica luce dei ceri votivi, tutto procedeva come in un incubo: incalzante e crudele. Un’atmosfera satura d’incenso e di tensione si poggiava sulle suggestive note sparate dalle canne dell’organo, mentre il contesto porgeva ai


Domenica - 15 gennaio 2012 fedeli l’opportunità di soddisfare un intimo e sincero desiderio di sacrificio. C’era un’atmosfera che dava magnificenza al dolore e all’estrema speranza del malato implorante ed apriva le porte dei cieli ai puri più puri. Il popolo intanto, sempre più infiammato, continuava a spronare, con il ritmo delle preghiere, i supplici schiacciati a terra dalle loro miserie. Sotto la volta i personaggi degli affreschi, scandalizzati, s’animavano d’indignazione: si chiamavano tra loro per indicare l’assurdo percorso e le varie sconcezze; abbandonavano lo stupore per le reliquie che passavano dalle forti mani del guerriero a quelle incallite di un sacerdote-contadino per assumere lo sdegno provato alla vista di quel rito pagano. Solo gli impasti colorati del Mozzillo4, del Forlì4, del Vaccaro4, del Galloppi4 si scioglievano al tremolio dei ceri e si stendevano, su quel pavimento lercio, coprendo di iridescenti riflessi la bava striata, rendendo così meno brutale quel drammatico affresco vivente. Lo stesso Cristo Deposto, carezzato dalla mano cruda di Josè lo Spagnoletto4, si ritraeva nella congrega di Santa Maria della Pietà e volgeva lo sguardo vergognoso altrove per non vedere quel popolo dolente, per non incrociare gli occhi imploranti di Nunziatina. La donna frastornata dall’aria colma d’incenso, di afrore umano e di sacro delirio incominciò a dare segni di cedimento. S’insinuò in lei, come per magia, quella energia collettiva che pervade dolcemente tutti e tutto, ingloba lentamente le singole forze, fagocita inesorabilmente anche le resistenze più ostili e rende tutto omologato, senza pudori, senza sensi di colpa e pieno di normale divino consenso. In quel tempio immenso e maestoso, simbolo dell’umano amore per Dio, al culmine della venerabilità per Mauro degli Anici5, sembrò che Nunziatina perdesse anche la barriera psichica che divide la fierezza dall’umiliazione, l’integrità fisica dall’autolesionismo, la stima dalla negazione per se stessi, invece una spinta interiore, forse naturale, forse divina, fece emergere le sue difese immunitarie e fu così che la sua sensibilità di donna semplice si trasformò in uno spietato realismo sociale. Ingoiati quelle tragiche scene, l’insensibilità del contesto umano e il mancato intervento divino, decise che era lei a non essere nel giusto e si fece travolgere da quella “ sporca normalità”. Il flusso umano l’ingoiò, la sballottò da una parte all’altra della navata, l’incolonnò nella scialba cappella di S. Mauro, la portò nella nicchia sul retro dell’altare e la consegnò al vetro intriso del sudore del Santo. Nunziatina, come in trans, strofinò la mano sul vetro e, come tutti, lo baciò più volte. S’inginocchiò. Pregò. Venerò. Adorò. Si comunicò. Uscì dalla chiesa ancora sotto shock e con la convinzione che il Santo non poteva negargli la guarigione. Glielo doveva! Intanto, una fredda lenza di sole, che aveva già dato vita alla vita, la sfiorò e un brivido caldo la pervase nel focalizzare la scena festaiola della piazza e nel riscoprire la quotidianità dei volti, ormai, illuminati a giorno. Senza apparenti traumi, si scrollò di dosso il puzzo dei sacri ceri e dalla mente le profane angosce, poi, senza attendere le amiche, forò quel mare di gente e, leggera, tornò a casa.

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----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------NOTE: 1 Sparo mattutino di fuochi d’artificio. 2 Enormi pietre per la pavimentazione stradale. 3 Muchi, espettorato. 4 Pittori operanti nel napoletano tra il XVII e XVIII sec. 5 Famiglia patrizia romana, sec VI.


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IC POLIT

Sonia Tabacco

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Domenica - 15 gennaio 2012

s.tabacco@ildomenicaledicasoria.it

Casoria città di Santi, Beati e tanti diavoli!

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ggi festeggiamo la festa del nostro Santo patrono San Mauro, santo miracoloso che ha protetto e protegge la nostra città e quanti portano il suo nome, allievo prediletto di San Benedetto, da secoli è venerato nella nostra città con un festoso pellegrinaggio dei fedeli casoriani e non, alla Basilica di San Mauro. E’ un momento di festa, dunque, che non ci esime dal ricordare la crisi morale ed amministrativa che colpisce il nostro territorio e le nostre istituzioni. Al nostro Santo ci rivolgiamo, forse come ultima ancora di salvezza, affinchè illumini le coscienze di coloro che in questo momento stanno guidando la città di Casoria. Si avverte un disperato bisogno di ritornare alla vera essenza dell’azione politica che, oggi più di prima, deve essere un servizio finalizzato al bene della collettività e della “cosa pubblica”, perché l’ingranaggio dei partiti si è inceppato davanti al clientelismo, all’incuria e all’indifferenza che ormai caratterizza l’agire dell’attuale classe politica. La città in cui viviamo è casa nostra: solo chi vi abita, la vive e la soffre ogni giorno, ne conosce le bellezze, le difficoltà, il marcio e la logica esigenza di cambiamento. E’ ormai evidente che abbiamo bisogno di una nuova spinta che ci faccia reagire all’indifferenza, al pressapochismo, alla malsana prassi di cercare di “ottenere” solo grazie a favoritismi, alla maledetta abitudine di piangerci addosso, che copre ogni giorno la speranza di questa terra. Ed ancor più abbiamo bisogno di certezze, di risposte; quelle risposte che, non dimentichiamo, non ci vengono date neanche in un momento in cui ci sentiamo bersaglio della malavita e della microcriminalità. Non dobbiamo essere cie-

chi dinanzi ai bisogni insoddisfatti, alle priorità assolute: il risanamento dell’ambiente (devastato dai mostri ecologici “made” anni ’70), che si dispone in ordine alla bonifica di queste zone degradate, la riorganizzazione delle periferie imbarbarite, le sacche di povertà ed emarginazione sociale, la formazione culturale delle nuove generazioni. Sono bisogni reali la cui soddisfazione è di vitale importanza, e dipende da una rigorosa, giusta, efficiente, civile e sana azione politica inquadrata nello schema “necessario” di piani di rilancio territoriali, che hanno l’obbligo di tutelare gli interessi della collettività. Un rilancio tanto declamato all’inizio di questa fase amministrativa, ma che adesso appare come una promessa non mantenuta. Gli investitori, che cercano per loro insopprimibile natura investimenti che generino un pronto ritorno di profitto, in questo marasma incontenibile, fatto di macchinazioni a porte chiuse, contatti frenetici per tenere in piedi un equilibrio ormai precario, fatto di promesse (alcune da definire impossibili da realizzare nella più rosea delle ipotesi) di rimandi continui, assenze ingiustificate, ormai sono scoraggiati e allontanati dalla nostra città. L’investimento pubblico, il solo che potrebbe garantire e mobilitare le imprese ad operare per soddisfare le urgenze della comunità, ce lo “giochiamo” per i ritardi accumulati da un immobilismo cronico e da una passività scandalosa nella questione PIU Europa ( ritardi denunciati dal Domenicale ampiamente nei numeri precedenti). Dovrebbe iniziare una nuova stagione che, partendo dal basso, riuscisse a rompere gli intrecci colonialisti supportati dalla politica delle pre-

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bende, diffusa ampiamente in questa città e capace solo di vincolarne ogni miglioramento e consenso. Occorre affermare un governo forte, che finalmente rianimi la nostra città moribonda. Per carità, non vogliamo annoiarvi con l’elenco lunghissimo e petulante dei mille problemi irrisolti, si contribuirebbe certamente ad appesantire un morale già “sotto i tacchi”, e altrettanto certamente la cosa non servirebbe a risolvere il problema. Oggi è il giorno del nostro santo è un giorno di festa. Ci piacerebbe, però, che coloro che detengono “le chiavi” di Casoria si degnassero di darci una loro prospettiva futura della nostra città e non si chiudessero a riccio, pronti a sfoderare gli artigli solo quando è la loro immagine ad essere lesa. S’indignassero, piuttosto, per la perpetrata offesa alla dignità dei casoriani, mortificati dal “peccato originale” di una gestione affaristica, piratesca, della cosa pubblica e privata. Ma forse un “mea culpa” non basterebbe a lavare le coscienze di molti. La nostra classe politica non riesce ad esprimere figure di riferimento tali da poter garantire il rispetto di questo territorio, permettendo che esso venga giornalmente dilapidato e mortificato. L'unica ancora di salvezza per Casoria si chiama “MIRACOLO”. E' triste vedere che, in una città come la nostra non ci siano altre possibilità, ma tant’è! Illogicamente ci affidiamo ai Santi per affrancarci dal comportamento irresponsabile di chi ci amministra, questo succede quando si è disperati! Solo un miracolo può salvare Casoria…San Mauro, intercedi per noi!!!

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Domenica - 15 gennaio 2012

IC POLIT

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Vincenzo Russo

vincenzo.ru@libero.it

Il Sindaco di Casoria tirato per la giacca, mentre a Frattamaggiore una nuova giunta

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a festa dell’Epifania regala nuove sorprese alla città di Casoria e Frattamaggiore, A Casoria l’amministrazione guidata dal sindaco Enzo Carfora è in crisi, mentre a Frattamaggiore, il sindaco Francesco Russo, che governa la città dal 2005, ha rimodulato la sua giunta. Giovedì scorso, 5 gennaio, un comunicato stampa ufficiale del comune di Casoria annunciava le dimissioni “formali” degli assessori nelle mani del sindaco Enzo Carfora. Dalla nota si legge: "Il gesto, dal forte significato rappresenta un atto di responsabilità, compiuto dagli assessori, per rilanciare l'azione amministrativa": Non si capisce come e in che modo si tenti di rilanciare l’azione amministrativa, ci sarà una diversa distribuzione delle deleghe o ci ritroveremo nuovi nomi. Ancora oggi, mentre andiamo in stampa, non si hanno notizie certe. Quest’amministrazione è nata, mesi fa, con un lungo e travagliato parto, la scelta del sindaco Carfora non era stata condivisa da una consistente parte del Partito Democratico che aveva riposto le speranze di riscatto su altri uomini e progetti. La decisione sofferta, di allearsi con l’Api del Tommaso “MaiAmato”, ha portato malumori e contrasti tra le varie componenti del Partito democratico che ha dovuto “subire” il nome

del sindaco. La scelta poi degli assessori Tignola e Gagliardi e la questione dirigenti non condivisa in pieno dalle varie aree politiche del Pd ha messo tutti contro tutti. Oggi, la situazione politica, appare critica, le dimissioni degli assessori sono l’ultimo tentativo di rilanciare una maggioranza che non esiste, che non ha prodotto quasi nulla, lacerata da contraddizioni e da facili protagonismi. Nei prossimi mesi nuove sfide attendono questa pseudo maggioranza, dal Puc al PiuEuropa, ai problemi legati alla sicurezza e al lavoro. Di certo questa situazione venutasi a creare non aiuta la città di Casoria a risollevarsi, anzi la sta affossando sempre più. Il sindaco, “ostaggio” della sua maggioranza, deve essere capace di prendere decisioni anche impopolari, di misurarsi con nuove sfide e dotarsi di una giunta con comprovate competenze. Il “povero” sindaco, tirato per la giacca, ha il difficile compito di recuperare e ricostruire le fratture che separano la politica dai bisogni sociali. La politica Casoriana è in grande e grave ritardo. I problemi profondi di questa amministrazione sembrano essere legati al “potere” e alle “spartizioni” politiche. Ora è arrivato il momento di FARE il sindaco. Situazione analoga ma con qualche eccezione a Frattamaggiore, alcune settimane fa, il sin-

daco Russo, aveva rassegnato le dimissioni irrevocabili. In una nota diffusa alla stampa aveva detto: “Il confronto politico, che è il sale della vita democratica, si è purtroppo trasformato in una guerra tra bande”. Dopo qualche settimana, le bande d’improvviso sono scomparse e rilancia nuovamente la sua giunta con cinque nuovi assessori e con la riconferma dell’assessore Rosa Bencivenga. I nomi sono Vincenzo Lombardi (vice sindaco con delega ai lavori pubblici, arredo urbano e riqualificazione aree periferiche); Sante Capasso (delega all’ambiente, parchi urbani, giardini, politiche giovanili); Luigi Del Prete (delega alla aree produttive di urbanizzazione, innovazione, servizi informatici, sviluppo energie alternative); Luigi Caserta (delega alle politiche sociali, assistenza immigrati e sostegno alle famiglie); Antonio De Rosa (delega alle finanze, tributi, patrimonio, economato); Rosa Bencivenga (delega alle politiche dell’educazione e formazione, cultura, sport e pari opportunità). “Le nomine degli Assessori sono il frutto delle autonome scelte del sindaco nel pieno rispetto delle esigenze di visibilità e delle diverse sensibilità politiche e culturali dei partiti della maggioranza” cosi una nota diramata dall’amministrazione sulla nomina dei nuovi assessori.

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ITTAI’ AOLN ARTATCUC

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Gianni Bianco

gianni.biancogb@libero.it

Padre Mauro

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l periodo successivo al Natale a Casoria ha un sapore davvero speciale, almeno sotto l’aspetto tradizionale. Il sei gennaio con l’Epifania termina le festività natalizie, il quindici di gennaio arriva la festa di San Mauro. La prima vera festa dell’anno per i casoriani dopo il Natale diventa oggi un evento straordinario per i millecinquecento anni dalla nascita del Santo Protettore di Casoria, si celebra proprio nel 2012 il “Giubileo Maurino”. “Le origini del culto di San Mauro Abate a Casoria” del prof. Claudio Ferone, “CASORIA – Ricostruire la memoria di una città” dello storico Giuseppe Pesce sono due libri che aiutano il lettore nel percorso di conoscenza della nostra città e l’influenza che il Santo di Subiaco ha sempre avuto sulla vita e la cultura di Casoria. Come ogni casoriano io stesso sono affezionato alla figura di San Mauro, in un luogo strettamente legato alla religione, ai Santi, ai Beati, a figure straordinarie o semplici parroci che hanno visto a Casoria i propri natali. Nell’adolescenza ricordo con affetto Padre Candido, Parroco Camilliano che ravvivò il campetto parrocchiale Santa Maria delle Grazie, con il calcio durante la settimana, la messa e la visione dei film storici nella Casa Natale di Padre Ludovico di domenica. La mia vita in questa città ha confini stretti. Le chiese di San Benedetto, Santa Maria delle Grazie, San Mauro, chiudono un triangolo di Strade, Piazze e Vicoli, rivoli di storia che sbiadiscono ogni giorno sempre di più, frutto di una decadenza e di un declino forse inarrestabile. Ricordo negli anni 70’ uno sceneggiato interpretato da Renato Rascel: Padre Brown, le puntate raccontavano la storia di un simpatico Parroco irlandese e le sue vicissitudini. Anche nella nostra città arrivò negli anni 70’ il nostro Padre Brown, casoriano come noi, era Padre Mauro Zurro. Altro che passione, Padre Mauro era un raffinato calciatore, ricordo le interminabili partite a calcio sul campo dell’Oratorio di San Mauro in Via Diaz, la messa la domenica nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. A parte le doti calcistiche e quelle ecclesiastiche, ho sempre apprezzato l’impegno di Padre Mauro verso i più deboli, sempre alla ricerca di soluzioni per tante famiglie disagiate. Dopo un periodo d’impegno parrocchiale

all’esterno della città di Casoria, a Posillipo e Secondigliano, il nostro Padre Mauro è ritornato, da Preposto della Basilica di San Mauro, centro della spiritualità cittadina. Almeno una volta a settimana mi reco in parrocchia per salutarlo e scambiare quattro chiacchiere nel suo ufficio. Parliamo di Casoria delle sue endemiche contraddizioni, di cose buone e meno buone, delle tante cose da fare ancora e perché no, del Napoli. Del suo ufficio mi piace un contenitore sulla scrivania, ricco di caramelle, per i bambini e per i tanti amici. Ho pensato qualche volta che il pregiarsi di questi deliziosi “dolcetti” serva ad addolcire piccole amarezze quotidiane. Delle tante cose che insegna il nostro Padre Mauro, una è quella cui tengo di più: “Essere un buon cristiano, in particolare nella vita di tutti i giorni”. L’impegno verso i deboli lo caratterizza come

dicevo prima da sempre. Una sera d’inverno lo incontrai mentre saliva in macchina, gli chiesi, dove andava, mi rispose: “Al corteo dei disoccupati a Piazza San Paolo, sono preoccupato”. Avvertii in quelle parole l’inquietudine e la difficoltà dell’uomo, dei tempi che sono cambiati. Quanti anni di distanza da un’epoca in cui bastava la parola di un Parroco a risolvere uno o dieci problemi di poveri e di emarginati. Incontrai i disoccupati del Largo San Mauro il giorno di San Mauro in Parrocchia, ricevevano il conforto e la benedizione del Cardinale Crescenzio Sepe. Come dimenticare il Natale dell’anno scorso, la Basilica di San Mauro al buio mentre in città si accendevano luminarie per 220.000 euro. Qualcuno si ricordò della strada del Santo protettore in zona cesarini direbbero gli amanti del calcio e quasi per ultima, an-

che la Basilica di San Mauro e le sue strade furono illuminate. La domenica seguo la liturgia della sua messa con attenzione, l’omelia, le domande che pone ai bambini per coinvolgerli, le iniziative parrocchiali che propone ai fedeli, sempre per tenere uniti tutti. Spesso lancia messaggi indiretti, quelli più difficili da comprendere, la vita cristiana che si deve praticare nella vita quotidiana insieme alla preghiera della messa domenicale, qualche battuta di spirito che non guasta. Mi piace il tono imperativo con il quale propone qualcosa, spesso con il sorriso sobrio e rassicurante. Sono due anni che le iniziative comuni della Pro Loco Casoria e la Parrocchia San Mauro sono state proposte e che hanno coinvolto tanti nostri concittadini, in particolare i due Convegni sulla figura di Padre Ludovico da Casoria. Era tradizione cittadina, anni fa, espiare qualche colpa o qualche peccato con la partecipazione alla prima messa delle tre del mattino il 15 gennaio alla Basilica di San Mauro. Spero insieme a tanti altri cittadini di trovare una ragione per ripristinare questa tradizione, per devozione o per farsi perdonare qualcosa. Il 15 gennaio 2012 è un giorno importante per la nostra città, unica nella provincia ad avere Santo Patrono San Mauro Abate da Subiaco, non dimentichiamolo. Sono millecinquecento gli anni dalla sua nascita, quale migliore occasione per essere presenti a un evento storico e perché no, fare gli auguri di buon onomastico al più illustre dei nostri concittadini che porta il nome del Santo protettore di Casoria, Padre Mauro Zurro.


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TI EVEN

Pasquale Lucchese napoledano@libero.it

Al di là del male...Operazione Befana 16

A

d un'iniziativa come “Operazione Befana”, che viene realizzata senza soluzioni di continuità per sedici anni, superandosi ogni anno in termini di risultati conseguiti, ma anche di sacrifici sopportati senza troppi lamenti e di ostacoli superati senza troppa fatica, ad un'iniziativa del genere, dicevamo, non potevamo chiedere di più. Scorrendo i fotogrammi di questi sedici anni, vissuti con grande intensità dalla nostra Comunità militante, possiamo scorgere i volti dei tanti bambini, che sono cresciuti sorridendo con noi, il giorno dell'Epifania, e almeno quel giorno. Possiamo renderci conto di quanto la tecnologia abbia saputo venirci in soccorso, nel superamento delle mille difficoltà, che l'organizzazione comporta. Possiamo percepire il sostegno dei tanti amici che, pur operando in un mondo, quello del commercio, che in vista del profitto deve badare a non sovraesporsi troppo, non hanno avuto il timore di prendere posizione al nostro fianco, magari anche in barba ad ogni considerazione in merito all'opportunità di metterci la faccia. Passano tutti questi fotogrammi, che raccontano tante vite militanti. E a quei militanti viene comprensibilmente da chiedersi se il ciclo non sia esaurito, se un'iniziativa del genere possa dare qualcosa in più di quanto non abbia già dato. Interrogativi, questi, che vengono cancellati con un colpo di spugna, quando la nostra Comunità militante si rende conto che è il territorio, a reclamare un'iniziativa del genere. Ce ne siamo accorti ogni qualvolta ci siamo trovati a lambiccarci il cervello, per cercare di rispondere positivamente all'ennesima richiesta di aiuto. Ce ne siamo accorti, ogni qualvolta abbiamo dovuto metabolizzare il disappunto, per tutti i rifiuti che abbiamo dovuto, anche quest'anno, opporre. Ma soprattutto ce ne siamo accorti, quando un grande operatore commerciale decide, non richiesto, di sposare la nostra iniziativa, mettendo a disposizione spazi e risorse, e favorendo l'ennesima “evoluzione” dell'iniziativa. È stato bello vedere la propria fatica, premiata dal sorriso di più di 150 bambini, mentre almeno per un giorno hanno potuto sentirsi parte attiva di una festa. Ed allora, il problema del conferimento di senso svanisce... Ha ancora un senso, fare il militante !!! “E' doveroso ringraziare tutti i nostri amici “sponsor”, in quanto è solo grazie al loro sostegno che questa iniziativa riesce a prendere vita, anno dopo anno. Quest'anno i ringraziamenti si allargano anche al centro commerciale “Al Centro”, che ha deciso di ospitare la nostra nobile iniziativa” dichiara il presidente della Giovane Italia locale Giuseppe Notaro.

Domenica - 15 gennaio 2012


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Domenica - 15 gennaio 2012


Domenica - 15 gennaio 2012

’ ALITA ATTU

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Marzia Luciano

marzialuciano_@libero.it

“Buoni propositi” vs “Naufragio”: noi ce la metteremo tutta!

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erminati i festeggiamenti per salutare nostalgicamente l’anno appena trascorso ed inaugurare allegramente il nuovo, si torna alla solita noiosa routine: stessa frenetica vita di sempre, stesso stress lavorativo, stessi problemi… Soprattutto quelli! Come si suol dire, “Anno nuovo, vecchie abitudini”. E infatti, nulla cambia nella vita di ciascuno di noi, nonostante, prima del suo inizio, siamo mossi da mille e più propositi ed auspici per l’anno venturo. E poi? E poi niente: le vanagloriose intenzioni che abbiamo cullato tanto a lungo si dissolvono nella triste realtà che ci si presenta davanti. L’unico auspicio che si tende, speranzosamente, a realizzare è quello di far sì che la nostra esistenza e quella dei più cari sia serenamente trascorsa. Un auspicio comune a tutti e neanche impossibile,

insomma! Se si pensa, poi, che noi singoli individui siamo parte della medesima comunità che mira al soddisfacimento degli interessi comuni, s’intende bene che uno degli obiettivi principali del nuovo anno è, per tutti, quello di poter contare su una città priva di problematiche, di cui sia possibile dispensare solo buone parole e che vanti un’amministrazione solida e stabile, attenta alla cittadinanza e capace di attuare i molteplici propositi di cui tanto parla. E dunque, da dove partire per fare in modo che queste non siano solo alcune delle tante utopiche parole spese ad inizio anno e destinate, poi, a naufragare già dal successivo mese? La nostra amministrazione sembra essere partita con il piede giusto da quando, qualche giorno fa, gli Assessori della Giunta

“di Cristian Iorio”

hanno agito consegnando al Sindaco le loro dimissioni. Sarà un primo e valido passo per il rilancio di un’amministrazione destinata, altrimenti, allo sfascio? A quanto pare, i buoni propositi lì al Comune ci sono, a noi cittadinanza non resta che attendere i tanto sperati risultati e armarci di tanta volontà di innovazione per andare incontro ad un nuovo anno che non sia intriso della scarsa partecipazione e della pessima organizzazione del precedente. Il futuro della nostra città ed il bene della collettività ci appartengono, sono nelle nostre mani, tocca soprattutto a noi, pertanto, reagire per combattere un eventuale naufragio di buone intenzioni: rendiamo questo 2012 migliore e non lasciamo che l’ignavia ci lasci parlare!

GIOV

ANI

Membro Assemblea Forum della Gioventù della Città di Casoria

INFODAY, PRIMA INIZIATIVA DEL FORUM DELLA GIOVENTU’!

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ercoledì 18 gennaio, presso l’ufficio Informagiovani di via De Gasperi, il Forum della Gioventù si presenterà all’intera cittadinanza casoriana, dando così il via alla serie d’iniziative che verranno realizzate nel corso del 2012. Sarà un interessante e importante momento d’incontro e confronto, per la gioventù casoriana e per i membri del Forum, primo segno di una collaborazione mirata che porterà i giovani della nostra città a partecipare alle prime iniziative varate. Durante la serata verrà presentato il primo concorso, per la partecipazione al quale saranno richieste matite, pennarelli, o anche, perché no, un semplice mouse: la creazione del logo del Forum della Gioventù, infatti,

sarà affidata al vincitore, il quale riceverà anche un premio, oltre a conseguire l’onore di vedere legato il proprio nome al logo del Forum! La creazione del logo rappresenta un passo in avanti all’interno di un percorso che tenterà di far identificare i giovani in un’istituzione realmente loro, dove possano esprimere qualità, attitudini e capacità. Essa darà il primo impulso all’immediata riconoscibilità di un Forum capace di lavorare tanto bene quanto in tempi veloci, a differenza di quanto purtroppo accade in altre realtà. Verrà inoltre annunciata la creazione di un website, attraverso il quale il Forum comunicherà, ai giovani cittadini, le novità, progetti e iniziative intrapresi, in modo

da estenderne al massimo la portata, in un mondo che sembra andare avanti solo con l’ausilio di tablet e pc. La serata vivrà anche dei momenti di convivialità, con un aperitivo organizzato dai membri del Forum. Che dire, le premesse sembrano essere delle migliori: ora non resta altro da fare se non quello di far diventare realtà le tante idee, nonostante lo scetticismo e i pregiudizi che nei mesi passati (ingiustificatamente) sono sorti in qualche poco fiducioso cittadino casoriano. Sono sicuro che tutto il Forum sarà capace di rispondere nel migliore dei modi: azione!

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TI EVEN

Domenica - 15 gennaio 2012

ElleCci

Katia Ricciarelli a Casoria…In Mondovisione…O’ Fridd N’guoll !!! Per chi non avesse capito il titolo o almeno la parte in Napoletano traduciamo per dovere di cronoca “i brividi lungo la schiena”

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enerdì 6 Gennaio presso la Basilica di San Mauro si è tenuto un concerto nell’ambito degli spettacoli per le feste Natalizie. Tale evento doveva essere il clou di una serie di spettacoli “sponsorizzati “ dall’Assessore Marro, non per fare polemica, ma le problematiche si sono subito notate. Circa un centinaio di posti sono stati riservati agli amici dell’assessore e suoi discepoli ( al Domenicale, invitato telefonicamente dall’ufficio stampa del Sindaco, non sono stati assegnati posti), confusione dappertutto e un servizio d’ordine inefficace. Anziani che si sono spazientiti nella lunga attesa della “Star” ops scusate delle Star, dimenticavamo che oltre alla Ricciarelli c’erano: L’Assessore Marro, che ha sfidato la sorte indossando un abitino viola e nero (la gente di spettacolo non indossa mai nulla di viola nelle loro performances); una delle sue collaboratrici/socie la giornalista di Casoriadue Gilda Longhi; il Direttore di Unica Channel che ha lodato tutto l’operato di questa Amministrazione (non si capisce perché, dal momento che non ha fatto nulla di buono se non dispensare patrocini e contributi ai propri amici); il “sindaco Vicario” Ex Senatore destituito Casillo,

che ha parlato di lavoro, produttività vivibilità bla, bla, bla , poi Il “Sindaco” Carfora che ha parlato di “PIU EUROPA” fondi europei e altro. Il pezzo forte è arrivato alla fine con l’Assessore Marro che si è superata prendendo una “ renzecata” così definita dal “presentatore” (non finiva più di parlare) citando a momenti tutti i suoi elettori. Addirittura ha mostrato le sue doti linguistiche salutando ed augurando buon anno a dei fantomatici telespettatori che seguivano l’evento dall’Inghilterra (si perché credeva di essere in eurovisione…hihih). Si sono anche vissuti attimi suggestivi ed emozionanti soprattutto al ringraziamento di coloro che hanno permesso la realizzazione di tale evento accollandosi le spese della cantante. Ma noi che siamo malpensanti ci chiediamo gli sponsor hanno pagato pure i service collaterali, affanni annessi e connessi??? Questa cosa ci puzza un po’, un impiego di tali attrezzature tutto gratis? schermo gigante posizionato in Largo San Mauro (non c’era uno straccio di persona a guardarlo tranne quei pochi volontari che si sono sorbiti il freddo per l’intera durata del concerto). Il top si è però toccato con la pubblicizzazione

dell’evento, manifesti che hanno tappezzato la città addirittura delle gigantografie 6x3 il tutto recante la data errata (6 dicembre 2011). Ci rendiamo conto che queste cose possono accadere, ma quando accadono un’ Amministrazione pubblica o non paga il tipografo, che pare abbia già ricevuto il suo gruzzoletto, o chiede la ristampa degli stessi. In questo caso, però, il tipografo è amico di questo o quell’Amministratore, quindi fiat! Il concerto si è svolto con una chiesa gremita e come al solito senza alcuna sicurezza per i presenti, le vie di fuga occupate da quanti ad ogni costo volevano sentire il “bel canto” della Ricciarelli, che se vogliamo ha iniziato ad intonare solo verso la fine del concerto canzoni più “leggere” gli hanno permesso di migliorare la sua performance. Ma il top si è visto alla fine del concerto, la Ricciarelli guadagnava tra un cordone di vigili e volontari la sagrestia dove pare non fosse concesso a nessuno di accedervi tranne che agli amici dell’Assessore, che hanno così potuto scattare la foto ricordo con la cantante Veneta, e qualcuno ha poi approfittato per fargli un’ intervista. Allora siamo proprio in democrazia !!!

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Domenica - 15 gennaio 2012

’ ALITA ATTU

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Francesco Pagliuca pagliuca86@hotmail.it

LE NUOVE REGOLE DEL GIOCO

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mmaginate di sfogliare il menù di un ristorante e leggere che prevede un sol tipo di pietanza per ogni portata. O avete scelto un pessimo menù turistico, o sarete costretti a sorbirvi i più improbi intingoli. Ora, con le debite differenze, immaginiate che il menù sia una lista elettorale, e i candidati (molti riciclati o avariati), rigorosamente prestabiliti, le varie pietanze. Cosa pensate? Che siete capitati in Italia. In un paese normale, l´esercizio del diritto di voto si fonda sulla scelta, libera e consapevole, di chi si ritiene essere il rappresentante politico più adatto a farsi portavoce delle proprie idee. A conti fatti, oggi non è più così. Tradendo quello che era lo spirito degli antichi greci, presso le cui città-stato, prendeva forma quella che noi oggi chiamiamo democrazia, in Italia vige una sorta di bavaglio espressivo. La legge attuale, ribattezzata dal suo stesso promotore "porcellum", prevede: liste bloccate decise a priori dai capi partito con candidati "preconfezionati", un premio di maggioranza del 55% alla coalizione vincente, indicazione del candidato premier . Tutto fa si che l´elettore, nel momento di scegliere, non può far altro che optare per personaggi e leader di governo imposti dall´alto, senza poter

indicarne altri scelti in piena autonomia. L´attuale governo dovrebbe spendersi per modificare una legge che priva i cittadini della possibilità di scelta. Le difficoltà da affrontare sono molteplici, e difficili da scardinare sono soprattutto le resistenze dei partiti della (ex) maggioranza. L´opposizione dell´ex leader di governo, che ha sempre sostenuto l´attuale sistema, non permette all´esecutivo di potersi muovere in libertà, timoroso di perdere il sostegno parlamentare. D´altro lato i partiti di minoranza, hanno dato il loro appoggio alla possibilità di modificare il vigente ordinamento, sostenendo la raccolta firme per il referendum elettorale. I referendari, le cui iniziative poco sono state pubblicizzate (chi sa perché?), chiedono: l´abolizione delle liste bloccate, dando così di nuovo voce ai cittadini, l´elezione diretta del leader di governo e l´abolizione del premio di maggioranza. Credo che un´altra misura da prendere in considerazione sia quella di percorrere la via delle primarie per indicare il candidato premier di ogni schieramento. Non trascurerei neppure i criteri proposti da Beppe Grillo che prevedono l´ineleggibilità per oltre due legislature dei parlamentari e l´impossibilità per i condannati in via

definitiva o in attesa di giudizio, di candidarsi o ricoprire incarichi pubblici. Da una parte si garantirebbero trasparenza e rigore etico, formando una classe politica costituita da soggetti che siano di buon esempio per tutti. Dall´altra, fare politica non sarebbe più considerato un mestiere, quanto una mission durante la quale mettere a frutto tutte le proprie risorse per migliorare le condizioni di vita del paese. L´opinione pubblica ha preso coscienza di quanto sia importante decidere a chi demandare la gestione delle risorse pubbliche. Si auspica un cambiamento che non veda più regnare parole come cortigianeria, tradimento e prepotenza di pochi burattinai, ma che segni un´inversione di rotta verso un sempre maggior esercizio dei propri diritti, per rendere sempre più compiuta e vitale una democrazia, altrimenti mutilata.


Domenica - 15 gennaio 2012

AC CRON

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A

Emiliana Cresci

emiliana.cresci@yahoo.it

Vecchioni ringrazia, rifiuta l’offerta e va avanti: onestà o resa??

F

orse non tutti sanno che nel 2013 la nostra città ospiterà la 4° edizione del Forum Universale delle Culture; un evento sostenuto dall’Unesco e nato a Barcellona nel 2004 con l’obiettivo di promuovere il dialogo interculturale e la conoscenza tra i popoli, attraverso il rispetto dei valori della diversità e dello sviluppo umano sostenibile e pacifico. Il Forum del 2013 durerà 101 giorni e sarà articolato, attraverso dialoghi, esposizioni ed espressioni culturali in cinque aree corrispondenti ai cinque continenti. Ma a quanto pare, ancor prima che l’evento abbia inizio, solo nella fase “work in progress”, già mille sono le polemiche. L’8 ottobre scorso, il sindaco De Magistris, scelse Roberto Vecchioni come presidente dell’evento al posto di Nicola Oddati, appartenente alla vecchia amministrazione, nonché vecchio patron del Forum. Il professore accettò l’incarico, ma le prime polemiche nacquero in merito al suo compenso (sembra si aggirasse intorno ai 220.000 €), tanto che il 3 dicembre 2011 Vecchioni vi rinunciò per dimostrare la sua reale voglia di fare cultura, in cambio ovviamente di maggior libertà per i suoi impegni artistici. Ma i colpi di scena non finiscono qui: l’ultimo….le sue dimissioni da Presidente. Dopo

tre mesi di entusiasmi e titubanze, infatti, finisce qui l’avventura napoletana dell’artista, conscio delle polemiche che scaturiranno anche da questa scelta. Così, in una lettera inviata a “La Repubblica”, il cantautore spiega le sue ragioni ricordando di aver già inoltrato al sindaco De Magistris e al Cda del Forum le proprie dimissioni; la decisione di lasciare la presidenza del Forum delle culture 2013 è stata annunciata dallo stesso Vecchioni nella sua pagina facebook: “Ingenuamente pensavo di dover occuparmi solo di cultura; scusate, mi sbagliavo”. Nella lettera l’artista esprime gratitudine verso coloro che hanno indicato il suo nome alla Presidenza del Forum e, in particolare, amore nei confronti di Napoli e dei napoletani. Gli stessi napoletani che lo hanno incoraggiato con parole tipo “Robbè si o meglio” o “Futtetenne” e lui ha risposto così: “E infatti me ne sono fottuto. Delle falsità sul mio compenso e del compenso stesso. Ho vissuto l’idea del forum emozionato come un bambino, pensandola come una meravigliosa possibilità per me ma soprattutto per la città: si trattava di fare cultura a Napoli, il posto dove erano nati e vissuti i miei genitori ma anche pittori e poeti sottovalutati; la città italiana più ferita dalla storia e dal presente,

la città delle mille chiese, delle prime forme musicali classiche e popolari, il primo grande regno dagli Svevi a Garibaldi. Ma quando il mondo politico napoletano si divise fra chi arrivava e chi se ne andava, cominciai ad avvertire che mi ero infilato in una specie di bosco di cui non conoscevo né sentieri né piante…e via via che le cose proseguivano, diventava sempre più chiaro dentro, che un artista, anche un poetucolo come me, poco ha a che fare con i meccanismi per lui astrusi, arcani, insondabili di qualsiasi realtà politica, a meno di far la fine dell’albatros di Baudelaire, perché una cosa è il sogno, altra cosa sono “gli intrecci misteriosi che legano gli uomini al viver sociale””. Il nuovo presidente sarà Sergio Marotta, avvocato, docente universitario, e attualmente Vice Capo di Gabinetto al Comune di Napoli. Ma a questo punto verrà anche da chiedersi...….sarà stata onestà ed umiltà intellettuale da parte di Roberto Vecchioni o semplice resa di fronte a vendette e trame politiche troppo fitte e ingarbugliate!?!?!

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O TEATR

Domenica - 15 gennaio 2012

Sonia Tabacco s.tabacco@ildomenicaledicasoria.it

I N S C E N A A L T E AT R O “ I L P R I M O ” L’ E S I L A R A N T E COMMEDIA DI ROSARIO FERRO “ 4 7 M O R T O C H E PA R L A ”

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l Teatro “Il Primo” inaugura il 2012 con l’esilarante commedia di Rosario Ferro “47 Morto Che Parla” in scena fino a domenica 22 gennaio. Notevole importanza riveste nelle credenze popolari il significato dei sogni, il condizionamento del quale a volte riesce a cambiare la vita radicalmente. E’ quello che accade a Don Pasquale, che grazie a una quaterna dettatagli in sogno diventa miliardario. Ma i numeri giocati gli danno felicità ed affanni, perché gli indicano anche l’ora e la data della sua morte. Da quel momento vive da “ricco condannato a morte”, aspettando il momento della dipartita con ansie e fissazioni. La ricchezza stravolge la vita della sua famiglia che, grazie al fortunato sogno, abbandona la routine e vive agiatamente della fortuna che gli è capitata, mentre il povero Don Pasquale conta i giorni che lo separano dalla morte. Esilarante e spassosa l’interpretazione di Anna D’Amato, nei panni di Filomena, moglie spensierata e godereccia di Don Pasquale, che si cura più del vestito da indossare per il funerale del marito, che delle angosce di un “condannato a morte” che soffre di continue nevrosi. Rosario Ferro si conferma un grande attore e regista perché ha saputo imbastire una commedia dai ritmi incalzanti, rendendo perfettamente sincronizzate le battute, i movimenti e le entrate

di ogni attore su una trama semplice, fluida e scorrevole e di grande impatto comico. La mano esperta di Ferro è intervenuta sulla perfetta caratterizzazione degli attori: Pino Pino, Carmine Gambardella, Marco Pesacane, Diego Sommaripa, Francesca Stizzo, Anita Laudando, Annalisa Arcucci, Filippo Rossi e Nunzia Fontanella, che hanno interpretato i singoli personaggi con maestria e scioltezza al punto da strappare al pubblico risate ed applausi a scena aperta. Due atti che vivono e si arricchiscono di personaggi di grande ironia e dinamicità, che provocano una risata senza sosta con l’incalzare di battute pungenti e frizzanti. Lo stile di Rosario Ferro, e la sua dirompente forza di comico e macchiettista, tiene sempre alta l’attenzione del pubblico che ripaga con applausi scroscianti ad ogni battuta. In un momento di grave difficoltà come quello che sta vivendo ora il teatro vedere la sala gremita de “Il Primo”, è incoraggiante e fa ben sperare ad una propizia quanto subitanea ripresa. Il palinsesto del Teatro Il Primo, dopo Festa Di Compleanno” di Arnolfo Petri, che ha aperto la stagione teatrale il 20 dicembre, è ricco di appuntamenti ed eventi importanti, che di sicuro vedranno una grande partecipazione e che il Domenicale seguirà con attenzione.

Nelle piccole realtà c’è tanta arte da seguire, apprezzare e accarezzare. Il teatro è la mas-

sima espressione della società, non è semplicemente un’occasione di divertimento e di evasione, ma anche un momento d’incontro di apprendimento e di approfondimento per tutti coloro che vi partecipano.

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Domenica - 15 gennaio 2012

LI NAPO

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Pasquale Lucchese napoledano@libero.it

Ta b ù s f a t a t i , t e n o r i c h e a u m e n t a n o … Avanti Napoli!

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rmai è tradizione: quando Chavez entra in campo, il Napoli sta vincendo 3-0 in trasferta! E’ accaduto a Milano, contro l’Inter, il primo ottobre scorso; si è ripetuto nel corso dell’ultima partita giocata, in quel di Palermo. “Oggetto misterioso” del mercato estivo, l’argentino ha calcato i campi italiani solo in queste due occasioni. Non possiamo che augurarci di vederlo subentrare sempre più spesso! Tralasciando questa curiosa ed “innocente” constatazione, proviamo a fare i seri, consapevoli della difficoltà di esserlo, quando si è felici! C’eravamo lasciati l’anno scorso, con la scorpacciata di reti rifilate ai “fratelli” genoani. Ci ritroviamo con le tre sberle date agli “amici” rosanero! A Palermo andava in scena una partita fondamentale per la nostra stagione. Tranne la Lazio, surclassata a Siena, davanti tutte avevano fatto bottino pieno. Non vincere in Sicilia, come fin troppo di consueto è avvenuto negli ultimi anni, poteva in qualche modo staccarci dal treno delle migliori. Non era facile. C’erano almeno due tabù da sfatare: il capitone del dopo feste, e lo stadio Barbera, già Favorita. Il dopo Natale non ci ha mai portato fortuna: basti rammentare il 3-1 subito contro l’Inter il 6 gennaio 2011. A Palermo, al di là dei 43 anni senza vittoria, (ma anche senza molti scontri diretti), anche nell’era De Laurentiis, si era sempre perso. In un colpo solo, fatti fuori al-

tri due tabù! E lo si è fatto offrendo una prova convincente, decisa, da grande squadra. Gran bel primo tempo. Intenso, combattuto, pimpante, divertente, con diverse occasioni da rete, e il Napoli in vantaggio con un’azione da manuale del calcio: Marek per Gargano che cede ad un defilato Matador, per poi involarsi, su una favolosa “imbeccata” di esterno destro del connazionale; arrivato in area di rigo-

re, il centrocampista cerca e trova il guerriero macedone Pandev, che fa fuori Munoz, si gira e segna. Le immagini rendono molto meglio! Nell’intervallo Bortolo Mutti, l’ennesimo allenatore della gestione Zamparini, ricordando forse i suoi nefasti trascorsi Partenopei, decide di agevolarci il lavoro. Cambia modulo, e da un insidioso 4-3-3, passa ad un compassato 4-4-2. Senza questa scelta non sappiamo se e come avremmo vinto. Fatto sta che la scelta si rivela autolesionista. Prendiamo posses-

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so del centrocampo, Inler sale in cattedra, e poi…poi il Matador si inventa, sull’ennesima trovata dello slovacco (criticatelo che porta bene…), un gol, tanto bello da meritare l’applauso dei suoi ex tifosi. Il Matador ringrazia la sua divinità, noi ringraziamo lui! Partita in discesa, palo di Pandev, e 3-0, splendido, firmato dall’amante del nascondino ( a detta di alcuni soloni…)Marek Hamsik, già a quota 6 reti in campionato. La mezz’ora finale è passerella, melina, gestione della partita, e la giusta opportunità concessa a Chavez. Solo per il tabellino, la rete di Miccoli, salentino funambolico. In attesa del Pocho, ci godiamo questo splendido esemplare di calciatore della ex Jugoslavia, da sempre fucina di giocatori ricchi di talento ed estro. Sarà bello vedere Mazzarri in difficoltà nelle scelte da fare in avanti. La scorsa stagione se mancava uno dei tre tenori, ci si doveva affidare a Sosa(!) oppure, nel miglior dei casi, spostare Zuniga in avanti. Ora c’è un signor giocatore, il quarto tenore (blasfemia la mia? non credo!) e forse stasera in tribuna c’era anche il quinto. La musica di un certo livello non ci stanca, quindi ben vengano i grandi tenori. Tenori che però senza tutti gli altri orchestrali ben poco potrebbero: non lo dimentichiamo mai! Tutti insieme possiamo, e soprattutto facciamolo, prenderci quello che vogliamo! Avanti Napoli!

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LI NAPO

“di Michele Della Gala”

Domenica - 15 gennaio 2012

PER DISSIPARE OGNI DUBBIO SU UN UOMO ED UN GIOCATORE CHE È L’ORGOGLIO DEL CALCIO ITALIANO E DELLA NOSTRA CITTÀ.

P

erchè De Sanctis non è mai banale, perchè De Sanctis è uomo vero, perchè De Sanctis con quella rincorsa a Monaco per evitare il 4° gol (ininfluente ai fini del risultato) ha dimostrato l'attaccamento ai colori azzurri, perchè De Sanctis quando nell'era Donadoni in casa contro il Siena richiamò l'attenzione del medico sociale per un infortunio alla mano e il pubblico iniziò ad invocare Gennaro Iezzo, ebbe un moto di orgoglio e da allora non è mai più uscito dal campo ed è diventato un simbolo della rinascita azzurra, perchè De Sanctis dopo il rigore parato a Gomez contro il Bayern Monaco non ha esultato, tanta era la rabbia accumulata per l'ennesimo rigore inventato, perchè De Sanctis pur non essendo napoletano ha difeso Napoli e i napoletani come nessun altro dalle stupide e pretestuose illazioni sui presunti disegni malavitosi che avrebbero

preso di mira i calciatori azzurri (come se certe cose accadessero solo a Napoli), perchè

De Sanctis ho avuto la fortuna di conoscerlo in ritiro a Dimaro e la sua disponibilità e la sua signorilità non sono comuni in questo mondo dorato in cui egli da anni è una mosca bianca e rarissima, perchè De Sanctis

quando salva un gol già fatto dagli avversari, più che esultare pensa ad incitare i compagni e a cazziarli perchè certi errori non si ripetano, perchè De Sanctis non può nemmeno lontanamente essere paragonato a Doni (reo confesso), perchè De Sanctis ha meritato nel tempo la soddisfazione di portare i gradi da capitano che Paolo Cannavaro (l'unico vero e verace Cannavaro) spero gli concederà anche se solo per una giornata. Perchè un segnale forte bisogna darlo, perchè noi siamo napoletani 'per fortuna' e l'ironia proprio a noi nessuno può insegnarla: contro la diffamazione, la malafede, la campagna denigratoria e lo sciacallaggio giornalistico, DE SANCTIS CAPITANO PER UN GIORNO!!!!!

ERRATA CORRIGE: Ci scusiamo con i nostri lettori per aver pubblicato un’informazione errata su precedente numero. Rinnoviamo gli Auguri a Martina e Marek Hamsik per la nascita del loro “secondogenito Lucas”.


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ION OPIN

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Gelsomina D’Anna geadann@libero.it

L’IMPORTANZA DEL NOME

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oto con piacere che in questo periodo molte donne che conosco bene, più giovani di me, hanno deciso di mettere al mondo un figlio, scelta difficile e coraggiosa, maturata in un momento di crisi economica e di caduta dei valori. Alcune amiche all’opera si sono già poste un quesito fondamentale: come chiamerò il mio bambino/a? Questa domanda è stata girata anche alla sottoscritta, la mia risposta ad alcune è piaciuta, altre l’hanno trovata banale e, me l’hanno detto francamente, troppo arroccata ad una tradizione ormai considerata fuori moda ed obsoleta. Provo a difendere il mio punto di vista: ho chiamato mio figlio con il nome di suo nonno e non me ne sono mai pentita, un nome radicato nella mia cultura, che affonda le sue origini nella tradizione cristiana e che, il 13 giugno, vede riunita tutta la famiglia a festeggiare il nome del patriarca e dei nipoti. Non mi ha sfiorato neanche per un minuto l’idea di chiamarlo con un nome diverso; non volevo ricercare nomi esotici o, peggio, difficili da pronunciare e da scrivere, né volevo rendere la vita difficile a mio figlio dandogli un nome che poteva essere motivo di dileggio.

Oggi impera sovrana la moda dei nomi dei figli dei vip ( Ylenia negli anni 80 , come la figlia sfortunata di Al Bano e Romina ,ha spopolato) oppure nomi come Asia (figlia di Dario Argento) per non parlare dei nomi delle eroine dei serial televisivi. Mia cugina, noto e apprezzato medico, di salda fede cristiana, mi raccontava che durante una visita ad una giovane signora, aveva trovato un bellissimo fagottino rosa che faceva sentire la sua voce con veemenza. Per poterla calmare chiamandola per nome, ne aveva chiesto notizia alla madre; con fierezza ed orgoglio le era stato risposto: Dottoressa, si chiama Brooke…” Mia cugina , evidentemente non a conoscenza dei nomi dei protagonisti dell’infinito serial televisivo “ Beautiful”, stupita per l’originalità chiedeva, tra il serio ed il faceto, : “Ma quando viene santa Brooke?” Nella scuola dove ho insegnato per molti anni gli alunni/e portavano nomi veramente strani; in particolare ricordo due gemelle, Selvaggia e Lupetta, che avevano, neanche a dirlo, un atteggiamento speculare ai loro nomi. Un alunno che si chiamava Gennaro era chiamato da tutti Mirko eccetto che dal padre; durante un incontro scuola-famiglia

chiesi alla sua signora madre il perché di tale anomalia e mi fu spiegato che il tutto era riconducibile ad un odio covato verso il marito e la di lui famiglia. Ad ogni modo il povero ragazzo soffriva per una sorta di dissociazione da nome ed alcuni compagni lo chiamavano, con perfidia, in continuazione e con tutti e due i nomi. In conclusione bisogna dare ai nomi il giusto peso; un nome non da personalità, non garantisce successo nel mondo, né rappresenta una carta spendibile per diventare famosi ; portando avanti una sana tradizione che ricordi i nomi di famiglia siamo certi che si sortiscono effetti positivi: si rinsaldano i rapporti familiari, favorendo quelle belle aggregazioni durante gli onomastici, non si creano imbarazzanti momenti ai nostri figli a causa di nomi improbabili e dal significato incerto, spesso pretesto di sfottò. La mia unica, amatissima nipote, figlia di mio fratello, porta il nome di mio padre; quando siamo insieme la chiamo in continuazione perché il suono mi riscalda il cuore e mi fa pensare a chi non c’è più con struggente tenerezza, inoltre non dimentico mai il suo onomastico…


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LIBRI

Domenica - 15 gennaio 2012

Eduardo Paola edu80@libero.it

“Il Teatro dell’Anima” di Arnolfo Petri

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el cuore di Napoli, presso la nuova libreria Mondadori di Piazza Trieste e Treno, Arnolfo Petri, attore, regista e drammaturgo, ha presentato al numeroso pubblico, intervenuto con grande partecipazione ed attenzione, il suo nuovo libro, “IL Teatro dell’Anima”. Il volume, edito dalla casa editrice “Bel-Ami”, raccoglie tre atti unici scritti dallo stesso Petri. I titoli pubblicati nel volume sono: “Madame B.”, che racconta di un diplomatico inglese succube di un amore estremo per una cantante musulmana, che diventerà appunto la sua Madame B.; “Camurria”, che racconta del rapporto intimo e umano tra un camorrista e un ex professore omosessuale, rinchiusi nella stessa cella; “Acting out”, che a differenza dei primi due titoli non è stato ancora messo in scena; debutterà ad aprile al Teatro Elicantropo. Sono intervenuti alla serata Pasquale Sabbatino, Direttore del Dipartimento di Filologia Moderna all’Università Federico II, Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura teatrale italiana all’Università di Napoli Federico II, Franco De Ciu-

ceis de “Il Mattino” e Stefano De Stefano de “Il Corriere della Sera”. L’evento è stato arricchito dalle esibizioni dello stesso Petri con la partecipazione dei bravi attori Antonio Buonanno e Melania Esposito, i quali hanno offerto al pubblico un assaggio tratto dai tre atti unici in questione. Durante la serata i relatori hanno sottolineato le peculiarità della drammaturgia di Petri, tante volte definita trasgressiva ma, come ha giustamente evidenziato la Professoressa Scognamiglio, si tratta di una trasgressione che riguarda soprattutto la parola, sempre diretta, dura, efficace, che denuncia problemi che vanno al di là della stessa messa in scena. Una drammaturgia che però, insieme a quella di tanti altri giovani talentuosi, dei quali Napoli è ricca, fatica a venire fuori e soprattutto ad essere rappresentata, in quanto si preferisce sempre puntare, poco coraggiosamente, sulla riproposizione dei classici. Arnolfo Petri, che mai prima d’ora aveva raccolto i suoi testi in un libro, è come se, in un certo senso,

li facesse camminare per la prima volta

con le proprie gambe, superando quel comprensibile legame morboso che tante volte si ha per le proprie “creature”. Il bello del Teatro non è solo quello di andare ad assistere ad una rappresentazione, ma è anche quello di leggerlo e “Il Teatro dell’Anima” è un’ottima occasione per farlo.


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ICA RUBR

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ontinua la rubrica fotografica diretta da Fortunato Celentino, uno dei fotografi professionisti più conosciuti in Campania e non solo. La sua professionalità è a disposizione del nostro giornale, ma anche di quanti vogliano seguire i suoi corsi di fotografia, utilizzo di tecniche di foto ritocco , ottimizzazione delle foto con Photoshop per il miglioramento dell’immagine, presso la sua sala di posa. Per Informazioni rivolgersi allo studio: 0817362005

Un momento di contemplazione che dà vita ad una pittura unica, irripetibile. Sono i colori dell’anima, che dolcemente si posano su uno specchio d’acqua rendendo un’ispirazione eterna.

Qui, tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicità più cantante e il dolore più lacerato, sono voci così saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro, da formare insieme, un piacevole contrasto. Napoli è questo, in un’armonia realizzata da una bacchetta magica intelligente che suscita effetti di meravigliosa poesia.

L’immensa distesa del mare, incantatore e ingannatore di uomini audaci, mantiene il segreto del suo fascino… sotto la meravigliosa purezza del cielo al tramonto” Un secondo tramonto, qui è l'anima che si acquieta, lo sguardo che si spegne al calar del sole.

"Quando guardo un tramonto e mi emoziono, non mi domando a che velocità gira la Terra o a che distanza è il Sole. Amo quel momento. Punto. Non c’è da capire c’è d’amare." (F. Volo). Da un promontorio, un tramonto e dopo l'infinito. Quest’immagine produce un sentimento di nostalgia e di emozionante attesa, con cromie di vario tipo che segnano il tempo reale.


Domenica - 15 gennaio 2012

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Valerio Cresci

vcresci@gmail.com

A spasso nel calcio

Dietro grandi uomini ci sono grandi donne, dietro i calciatori ci sono i loro agenti!

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l 3 gennaio del nuovo anno, il calciomercato ha aperto i battenti nella versione invernale, meglio conosciuta da tutti come sessione di riparazione. Ma non è del calciomercato che vogliamo parlare, ma dei suoi attori principali: gli agenti dei calciatori. Queste figure professionali stanno diventando molto famose grazie agli interpreti moderni, i quali dettano legge anche a società e presidenti, riuscendo a condurre trattative, a volte anche con costi di cartellino di gran lunga inferiori rispetto al valore reale del proprio assistito o addirittura sono capaci di strappare alle società contratti faraonici. Su tutti possiamo ricordare Mino Raiola, l’abile agente di Ibrahimovic portato al Milan dal Barcellona (per il suo cartellino pagò 50 milioni di euro più Eto’o) con una operazione vantaggiosissima per il club rossonero che prevedeva un prestito con diritto di riscatto fissato a 24 milioni di euro. Ma come si fa a diventare agente di calciatori ed entrare in questo mondo dorato fat-

to di cene, viaggi e tanti ma tanti campi di calcio ? Per diventare agente dei calciatori occorre superare un esame istituito e seguito dalla FIGC, l’accesso avviene partecipando al bando ufficiale pubblicato due volte l’anno sul proprio sito. Per accedere all'esame ed ottenere l’iscrizione all’albo è necessario possedere dei requisiti fondamentali: licenza media superiore, nazionalità italiana, fedina penale pulita e non aver riportato sanzioni per illecito sportivo. L’esame consta di 20 domande a risposta multipla (15 dalla FIFA e 5 dalla FIGC). Il candidato che ha conseguito l’idoneità, dovrà richiedere (entro sei mesi) il rilascio della licenza, presentando apposita domanda. Divenuti agenti di calciatori, il nostro compito sarà quello di procacciare e negoziare contratti per il nostro assistito in cambio di una percentuale dello stipendio dello stesso, che può variare tra il 4% ed il 10% del reddito lordo annuale dell' atleta. L’agente ha un con-

IN OGNUNO DI NOI

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n ognuno di noi c'è un poeta, ciò che ci differenzia è l'uso di un linguaggio magari più erudito, la fantasia, la capacità di creare delle rime e renderle musicali. Questo è quanto ha pensato la pro loco di Afragola, organizzando il primo premio nazionale di poesia dedicato a Luigi Grillo, arbitro internazionale di calcio e fondatore della pro loco di Afragola, deceduto nel 2009. L'attuale presidente Claudio Grillo ha avuto la brillante idea di indire questo concorso che si svilupperà in tre anni: quest'anno poesia cattedra, l'anno venturo poesia in toga e nel 2013 sarà riservato ai medici( poesia in camice bianco). Il vincitore del concorso poesia in cattedra, riservato ai dirigenti scolastici, è stato Pasquale Balestrieri di Ischia con la poesia Flatus Voci, dedicata al poeta Aristide La Rocca di Nola morto nel 2006. Per il poeta la poesia era come un mestiere, da svolgere con massima 'applicazione, in cui le rime dovevano

tratto di durata massima di 2 anni, comunque rinnovabili, mentre l' atleta può sollevare dall' incarico il procuratore con un preavviso di 30 giorni. Il procuratore, oltre agli aspetti finanziari, solitamente dovrebbe occuparsi anche delle relazioni pubbliche e dell’orientamento dell’assistito. Di rilevante importanza per l’agente dei calciatori è anche la conoscenza delle lingue e delle materie giuridiche, soprattutto la negoziazione di contratti. Recentemente l’intero mondo degli agenti dei calciatori era stato scosso da una possibile abolizione di tale figura professionale, voluta da Blatter, presidente Fifa, ma la notizia pare essere stata solo una bolla di sapone, per cui gli attori del calciomercato potranno tornare sereni sul proprio set, pronti al ciack di un nuovo intreccio di mercato.

essere limate alla perfezione.Per uno strano scherzo del destino Aristide La Rocca fu premiato in passato per un concorso proprio da Luigi Grillo e dal professore Corcione, attualmente presidente onorario della Pro Loco, e promotore di innumerevoli eventi culturali e non, tra cui il caffè Letterario.L' iniziativa portata avanti dalla Pro Loco è degna di nota, non solo per aver utilizzato la poesia come oggetto del concorso ma anche per l'originalità nella scelta di categorie specifiche professionali che possono prendervi parte.Altro pregio dell'iniziativa è stato quello di utilizzare una giuria fatta di sole donne di ogni età. La premiazione è avvenuta presso la basilica di S. Antonio e le poesie prime classificate sono state lette dall'attore Biagio Zanfardino e la giuria ha commentato le motivazioni delle scelte. In una recente intervista Claudio Grillo nutriva dubbi circa la possibilità di condurre la Pro Loco ed essere promotore di eventi come era solito fare il padre ma da osservatore posso dire che con le attività che lui e la Pro Loco insieme stanno portando avanti è sulla buona strada.


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VIK CATTI

Domenica - 15 gennaio 2012

CattiviK

Le pagelle di CattiviK ComandoSempreIo: è riuscito con disinvoltura a rimettere le mani sulla città ingannando tutti ancora una volta con un Sindaco burattino. Ha scelto l'intera squadra di governo, ha nominato i Dirigenti facendo ricadere le responsabilità su SonoQuiPerCaso. Gli è stato affidato il compito di curare i progetti piÚ importanti per lo sviluppo di NonCiRestaChePiangere. Ha ripreso il Piano Urbanistico Comunale dal cassetto dove era rimasto chiuso dal lontano 2006, anno in cui l'amministrazione, dall'onnipresente controllata, era stata sciolta per infiltrazioni (d'Acqua), ed adesso lo spaccia come il toccasana per rimediare a tutte le speculazioni edilizie da lui avallate nel corso degli anni. In realtà il problema non è ComandoSempreIo ma quanti danno ancora credito alla sue parole. Oggi è lui il padrone incontrastato dello città, quindi onore al merito, un bel 10, ma equivale ad un 110 e lode, un'intera laurea in inciuciologia politica. Unione Dei Cialtroni: non si capisce mai cosa pensino o cosa facciano. Uno pensa una cosa l'altro fa l'esatto contrario, tutto questo è frutto di inconsistenza politica o una elaborata strategia per mischiare le carte? Per il momento stanno a guardare speranzosi che ComandoSempreIo decida di condividere un po' del suo potere. Speranza vana, ma che alletta molto quanti sono rimasti lontano dalla poltrona e farebbero carte false per rimettere piede in consiglio. Per le loro arzigogolate idee si guadagnano un 9. Partito dei Decelebrati: ancora alla ricerca di una loro identità, la troveranno mai? Sbraitano, si indignano, fanno opposizione alla loro stessa maggioranza, ma non concludono niente, quando si tratta di tirare le somme e passare all'azione si fanno due conti e tornano indietro. Nonostante ciò un voto alto per la loro saggia incoerenza politica lo meritano quindi 8, meglio uno schiaffo tutti i giorni che una mazziata domani. VorreiFareIlSindaco: eletto Presidente del Consiglio, eminente esponente del Partito dei Decelebrati, in eterno conflitto con ComandoSempreIo alla fine resta succube e vittima di un complesso di inferiorità dal quale non riesce a liberarsi. Lui ci mette tutte le sue forze, anche se scarse ma va premiato l'impegno, voto 7. SonoQuiPerCaso: incapace di prendere decisioni da solo si è fatto mettere il cappio intorno al collo da ComandoSempreIo ed adesso sta aspettando soltanto che gli tolgano lo sgabello da sotto i piedi. Per il momento si attende uno scatto di orgoglio, un segnale di vita che ridia speranza. Voto 6 ma solo di incoraggiamento per guardarsi nei pantaloni e cercare gli attributi. MiMandaPapà: unico esponente del Nuovo Partito degli Scialacquatori Italiani appena terminate le elezioni rinnega la sua scelta di appoggio al Sindaco perdente con la segreta speranza di trovare un posto al tavolo dei vincitori, organizza la fronda interna all'opposizione, ma la sua è una strategia già vista, compitino sciatto quindi voto 5. VadoInCercaDiUnaPoltrona: primo non eletto della lista Unione Dei Cialtroni, si aggira per gli uffici comunali in cerca di incarichi. All'origine grande amico di ComandoSempreIo in un secondo momento suo grande oppositore, prima Presidente del consiglio dell'amministrazione sciolta per infiltrazioni (d'Acqua) poi assessore sotto il governo di FacevoMeglioSeStavoACasa, infine suo acerrimo e sferzante rivale

in campagna elettorale. Voto 4, vale sempre la regola: chi tradisce una volta tradisce sempre. FacevoMeglioSeStavoACasa: ex Sindaco del Partito Dei Ladroni dopo aver battuto ComandoSempreIo diventa il suo primo alleato per fargli riconquistare il potere pur di non darla vinta a quanti lo avevano mandato a casa. Giochi del destino, forse la rabbia è cattiva Consigliera. Voto 3. E questo è solo il primo quadrimestre...ci vediamo a maggio per gli scrutini.




Domenica - 15 gennaio 2012

’ ALITA ATTU

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Angelo Ferro

ferroangelo@yahoo.it

RIPRISTINARE SUBITO LA LEGGE 188/07: CONTRO LE DIMISSIONI IN BIANCO

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a legge del 17 ottobre n.188 recitava che la lettera di dimissioni volontarie, volta a dichiarare l’intenzione di recedere dal contratto di lavoro, è presentata dalla lavoratrice e dal lavoratore, su appositi moduli resi disponibili gratuitamente dalle direzioni provinciali del lavoro e dagli uffici comunali. I moduli riportavano un codice alfanumerico progressivo d’identificazione e avevano una validità di quindici giorni dalla data di emissione. In altre parole, una legge contro le “dimissioni in bianco”, una legge contro l’abuso di potere compiuto spesso nei confronti di giovani lavoratrici e lavoratori al momento dell’assunzione; è allora che capita che venga loro chiesto di firmare una lettera di dimissioni in bianco, cioè senza data. La data verrà messa successivamente , quando quella donna sarà incinta o quell’ uomo avrà avuto un infortunio o una lunga malattia. La procedura ovviamente è illegale, ma esiste. La legge approvata nell’ottobre del 2007, aveva una funzione preventiva, le dimissioni volontarie dovevano essere date soltanto su moduli numerati progressivamente che avendo una

scadenza non potevano essere compilati prima del loro utilizzo. Le dimissioni in bian-

co sono una piaga sociale che soprattutto al sud, rappresenta un’arma di ricatto verso tutti quei lavoratori che subiscono vessazioni contrattuali e irregolarità di trattamento rispetto ai contratti collettivi nazionali. Un male che limita l’accesso al mondo del lavoro delle donne e le minaccia costantemente rispetto all’evoluzione della loro vita familiare. Nel giugno del 2008 il primo decreto del governo Berlusconi la abrogò. Ora un ampio

arco di forze, che va dai sindacati alla politica, sta lavorando per farla riapprovare; tra queste Mafalda Amente e Daniela Nugnes del Popolo dalla Libertà, chiedono il ripristino della legge 188 dai banchi del consiglio regionale della Campania, senza mezzi termini. A nome di tutte le colleghe di partito le due esponenti del Pdl si sono rivolte al governo centrale per far si che nel più breve tempo possibile possano nuovamente essere garantiti i diritti delle donne lavoratrici. “ La legge mira a salvaguardare la dignità della donna sul posto di lavoro hanno concluso Amente e Nugnes - soltanto così si potrà scegliere liberamente se diventare mamme o meno. La riconquista della legge 188 oggi avrebbe il significato simbolico di riaffermazione della libertà contro ogni forma di soggezione e costrizione, in quanto ogni donna deve essere artefice della propria vita e delle proprie scelte procreative che solo uno spirito illiberale può contrapporre al lavoro.


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IA POES

“di Aldo Grazzi”

Domenica - 15 gennaio 2012

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nauguriamo, in questo numero, la rubrica di poesia in vernacolo ( e non solo), che verrà diretta dal Cav. Aldo Grazzi, al quale diamo il benvenuto, ringraziandolo per la sua collaborazione.

N'ADOZIONE I' so' napulitano, sissignore, ma pure casoriano dx'adozione. Si Napule me sta sempe 'int''o core, ... Casoria pure tene na purzione. Fuje trasferito quase ccà vicino quarantun'anne fa, me pare aiere. a ll'aeroporto di Capodichino: ero sergente, specialista armiere. Casoria a cchilli tiempe s'allargava,

palazze appriesso appriesso custrueva. A poco prezzo 'a casa s'affittava e uno c''o stipendio se n'asceva. 'E nu palazzo nuovo a 'o sesto piano, truvaje 'a m'affittà n'appartamento addò Vesuvio e Vommero 'a luntano vedevo d''o balcone, e fuje cuntento: Si Napule è 'o paese addò so' nato, campanno 'int''e primm'anne 'e giuventù, Casoria è 'a cittadina addò so' stato fin''a vicchiaia e nun 'a lasso cchiù!

AL ATTU

ITA’

Luca Tramici

l.tramici@gmail.com

Le “libertà” che dividono lo stivale

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rchiviate le festività, Il governo Monti punta a lanciare la fase 2, che il professore preferisce incorporare al suo decreto “Salva Italia”, uno stadio incentrato su delle nuove prerogative che permetteranno al paese di rilanciarsi. Di comune accordo con il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, il premier ha elaborato un decreto legge che sarà varato per il prossimo 20 Gennaio; Tra le proposte, c’è il tema delle liberalizzazioni e nuove riforme del mondo del lavoro. Liberalizzare, un argomento che ha suscitato molto interesse e fermento, sia tra la classe politica sia quella dirigenziale, un termine che il premier non vuole sia assunto nel vero senso della parola, ma che si traduca come una sorta di protezione per i consumatori futuri. Trattasi vari progetti e ideazioni tese a favorire concorrenza e merito nei diversi settori, abbattendo un sistema di concezione, ancora oligarchica. I settori posti sotto la lenta d’ingrandimento sono: il settore dei carburanti, nel quale si punta a una maggiore distribuzione dei distributori no logo e allo sviluppo di operatori indipendenti, con lo scopo di ridurre le tariffe; i servizi professionali quali farmacie, li-

beralizzando i farmaci di fascia C (quelli con prescrizione medica ma a carico del paziente) e i taxi, ai quali il governo pone l’obbligo di aumentare il numero di licenze per città, ottenendo un numero maggiore di taxi e quindi creando una nuova concorrenza tariffaria; e infine i servizi pubblici locali e i trasporti: con l’apertura a una gestione competitiva da parte dei comuni ad altre compagnie del settore e varie modifiche a livello strutturale. Tra i servizi pubblici locali spuntano anche gli impianti energetici e, secondo varie indiscrezioni, anche i servizi idrici. Il Ministro Passera richiamerà la direttiva che impone ai paesi membri la liberalizzazione della gestione dell’acqua. La questione rimbalzò già nel precedente Governo, con l’allora ex Ministro Andrea Ronchi, ma il testo fu abolito con il referendum del giugno scorso. Il referendum abrogò la cessione ai privati, ma non impedì la liberalizzazione dello stesso, specie sulla remunerazione e manutenzione del servizio . Proprio su questi punti, Passera cercherà di creare una specie di escamotage, per scavalcare il muro referendario. Per i tanti sostenitori del quesito sulla gestione dell’acqua pubblica sarebbe una bella doccia fredda, nel vero sen-

so della parola. Eppure basterebbe solamente attuare piccole modifiche sulla cessione della gestione dell’acqua, passando dal controllo da parte delle S.p.A. ad associazioni per la tutela dell’acqua. Un simile mutamento è accaduto proprio nella città partenopea, dove la giunta comunale ha deliberato a favore della nascita della prima rete europea dell’acqua pubblica, che si prefissa di ripubblicizzare il servizio idrico e allontanare i vari tentativi di mercificazione da parte dell’Unione Europea e delle multinazionali. Un grande passo che permetterebbe al Paese di riacquistare le redini e di uscire da questo ennesimo tentativo di manovramento. Staremo a vedere…


Domenica - 15 gennaio 2012

AC CRON

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Domenico Pagliuca

Le liberalizzazioni salveranno l’Italia?

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e liberalizzazioni salveranno l'Italia?La risposta non è facile, è necessario quindi procedere gradualmente cercando d'individuare i protagonisti, l'oggetto ed i tempi di questa materia. Che cosa sono le liberalizzazioni?Il dizionario definisce la liberalizzazione come “l' eliminazione di vincoli che erano stati posti in precedenza”. Questa definizione può cosi essere contestualizzata: l'Italia è ferma, bisogna distruggere i vecchi vincoli che ne impediscono la crescita. Le parole del Presidente del Consiglio Monti in questo senso sono state chiarissime nel sottolineare che è necessario “sbloccare il paese e far saltare i colli di bottiglia che lo rendono più lento degli altri”. Il Governo dei Professori con l'aiuto dell'Antitrust ha quindi individuato la possibile strada per rilanciare l'economia italiana: puntare sulle liberalizzazioni e le libertà economiche. Cos'è l'Antitrust?Quale è il suo ruolo?L'Antitrust o meglio l'Autorità Garante della Concorrenza è un istituzione

indipendente che garantisce il rispetto delle regole in materia di concorrenza. L'Antitrust ha quindi il ruolo specifico di indicare al Governo dove e come intervenire in questo settore. Quali sono gli oggetti delle liberalizzazioni individuate dall'Antitrust?L'Antitrust ha fornito segnalazioni d’intervento per diversi rami dell’economia italiana seguendo la linea di condotta dettata dal Presidente Monti “ogni settore dà un contributo ma è più equo se avviene in libera concorrenza”. Le proposte più importanti, fornite dall’Autorità, sono state le seguenti:1)Aumento del numero delle licenze dei taxi.2)Regolarizzazione ed apertura del mercato finanziario a nuovi concorrenti .3)Rivoluzione del sistema postale con l'inserimento di nuovi operatori.4)Aumento del numero dei notai.5)Liberalizzazione della vendita dei farmaci con prescrizione medica e aumento del numero delle farmacie sul territorio. Le liberalizzazioni cambieranno quindi l'Italia?Il dato certo è

che “Il treno Italia” è fermo da troppo tempo e personalmente credo che le liberalizzazioni possono essere il giusto carburante per ripartire. E’necessario aprire importanti settori dell’economia italiana alla concorrenza del libero mercato per favorirne la crescita,ed in modo particolare è importante rendere libere ed aperte le professioni ai i giovani in modo da facilitarne l’occupazione. L'inserimento di questi interventi nella realtà socio-economica italiana non sarà però agevole,gli interessi corporativi saranno i principali ostacoli. Le liberalizzazioni nell’economia italiana non produrranno i primi risultati nell’immediato ma solo a distanza di tempo; le aspettative nelle liberalizzazioni devono essere quindi realistiche. La parola d’ordine è realismo.


Ildomenicaledi Casoriadel15 gennaio2012 n. 10  

Settimanale d'informazione della Città di Casoria