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Anno I - Numero 22 - 15 aprile 2012

R I PA R T E I L T R E N O . . . ? !


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Domenica - 15 aprile 2012

In questo numero

A nno I - N umero 22 - 15 ap rile 2012

pag. 2 Vignetta della settimana

pag.19 Napoli rinasce

pag. 3 Editoriale

pag.20 Agropoli: Half Marathon 21.097km

pag. 4 Adesso le risposte

pag.21 Napoli (di Lucchese)

pag. 5 Enzo marino

pag.23 Napoli (di Vettoliere)

pag. 7 Le Interviste de “Il Domenicale di pag.25 Al Teatro “Il Primo“ Viviani La Nuit Casoria”

pag.27 Gesù e la folla

pag. 9 Carfora: alla ricerca del

pag.28 CattiviK

consigliere perduto

R I PA R T E I L T R E N O . . . ? !

pag.28 La bambola rotta - II parte

pag.11 Comunicati Stampa

pag.29 L’Usi-gnolo ha cantato

pag.12 Il peggio deve ancora arrivare

pag.30 Ribolle il sangue barbaro padano

pag.13 Festa per il 25°

pag.31 Poesia di Enzo Amato

Anniversario di Don Marco Liardo pag.15 Formazione continua per le

pag.31 Presentazione libro prof. Limone

Aquile di Casoria pag.15 I Torneo del Volontariato pag.16 Antonio Onorato pag.17 Addio a Miriam Mafai

Periodico settimanale a diffusione gratuita Anno I n. 22 - 15 aprile 2012 Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. Reg. 4925 del 28/09/2011 Direttore responsabile: Pasquale D’Anna direttore@ildomenicaledicasoria.it Caporedattore: Sonia Tabacco s.tabacco@ildomenicaledicasoria.it Redazione: Via G. Marconi, 80026 Casoria (NA) redazione@ildomenicaledicasoria.it Stampa: Tuccillo Arti Grafiche Via dell’Indipendenza,37 80021 Afragola (NA) graficatuccillo@libero.it Edito da: Associazione Culturale Kasauri Casoria (NA) associazionekasauri@libero.it Progetto grafico ed impaginazione: Sonia Tabacco Questo numero è stato chiuso in redazione

Giovedi 12 aprile 2012

La vignetta della settimana La resurrezione di Carfora


Domenica - 15 aprile 2012

RIA E D I TO

LE

Pasquale D’Anna

direttore@ildomenicaledicasoria.it

L a Re s u rre z i o n e d i C a r f o ra

L

o spread risale, molti parlano addirittura di una nuova manovra, e mentre il governo Monti continua a lavorare sui tagli e sulla questione lavoro, continuano incessanti gli scandali nel belpaese. Il governo tecnico, che non deve essere “rieletto”, tiene saldamente in mano la cesoia dei tagli indiscriminati. Speriamo non dimentichi di potare anche il vergognoso cespuglio degli sprechi e delle ruberie dei partiti. Non c’è Lusi o Penati o Belsito che tengano. L’ingente fiume di denari che arriva dai contribuenti nelle allegre casse dei partiti con i rimborsi elettorali è ormai una vera indecenza. Pensate, per ogni euro speso in campagna elettorale, i partiti ne ricevono quattro, uno spreco ed una provocazione ormai insopportabile. Il paese affonda in un oceano di tasse e di debiti, ma i giornali allineati si complimentano con Monti che ci ha salvato. Ogni giorno si registra un suicidio, migliaia di attività falliscono miseramente strangolate dalle banche, milioni (ormai) di famiglie sono indebitate fino al collo. Lo scandalo della Lega è l’ultima triste rappresentazione di un circo Barnum che ormai deve chiudere in fretta i battenti. Triste pensare che per un consigliere regionale (il trota), sorpreso con le mani nella marmellata, dopo le sue dimissioni, la Regione Lombardia si sia affrettata a riconoscere una “buonuscita” di 40.000 Euro. Onestamente non mi viene da

aggiungere altro… E veniamo cosi alle nostre vicende: dopo Pasqua, chiaramente abbiamo assistito alla resurrezione di Carfora. Non abbiam capito bene cosa sia cambiato, ma credo che la cosa più importante sia rappresentata dai comunicati degli incontri che si son tenuti in Piazza Cirillo tra le parti politiche e le parti sociali. Rinnovato spirito e comune senso di responsabilità per andare incontro alle esigenze dei cittadini, un mare di bla bla bla che difficilmente si è sentito altre volte. Aggiungo una considerazione sul caos in cui è precipitata l’amministrazione guidata dal medico Carfora e le successive dimissioni corredate da incontri dal sapore quirinalesco. Tutto è apparso agli occhi dei cittadini come un copione di un film insolito e grottesco, dai disordini di Via Principe di Piemonte, alle dimissioni responsabili del Sindaco, per finire al grande senso di responsabilità dei consiglieri che son tornati sui loro passi per il bene supremo della città, tutto previsto e ampiamente scontato. Le facce preoccupate degli addetti ai lavori (sigh), le esternazioni e i comunicati dal significato incomprensibile…la dicono lunga. Non mi baso sulla fisiognomica nemmeno per giudicare gli attori della comica querelle, sebbene Lombroso avrebbe avuto di che studiare, ma permettetemi di avere qualche ragionevole dubbio su tutta

la vicenda. Non tutte le persone che si occupano di politica nella nostra città hanno prestigiosi curriculum alle spalle, e forse anche il nostro Sindaco col tempo combinerà qualcosa di buono, considerato anche il fatto che governare l’ex Casa d’oro è veramente un’impresa difficile. Magari, visto il coinvolgimento complessivo che ha voluto il Sindaco sulla crisi politica, possiamo pensare che cittadini laboriosi possano affiancare i partiti a prescindere dalle convinzioni politiche, al puro scopo di agevolare la politica a rendersi utile, efficace e credibile. Basta attaccare i politici nostrani sulle loro presunte incapacità, sono creature volenterose e bisognose di consigli, insomma, diamo un tutor ad ogni consigliere, una sorta di badante che aiuti questi ultimi a superare i momenti difficili che deve affrontare… con tutto il rispetto dovuto ai veri portatori di handicap, mi sembra una buona idea, e magari in questo modo si potrebbe tentare di coinvolgere tutti sulle questioni più importanti che riguardano la nostra città. Ma oltre gli scherzi, mi sembra veramente inevitabile cercare di avviare un percorso diverso da quello intrapreso fino a questo momento, svelenire il clima e cercare di rendersi utili…io ho qualche dubbio in proposito, speriamo bene! Buona domenica a tutti!

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IC POLIT

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Domenica - 15 aprile 2012

Gianni Bianco

gianni.biancogb@libero.it

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Ad e s s o l e ri s p o ste

opo la pausa pasquale è doveroso riprendere da dove avevamo interrotto: le dimissioni del Sindaco. Dalla stampa e dalle dichiarazioni non s’intravede niente di buono. Il gruppo filogovernativo del Pd, quello dei due assessori e un consigliere, Rosa Sosio, sfiducia il Segretario cittadino Pasquale Amoroso; di contro, questi, qualche settimana prima aveva sfiduciato il Sindaco Enzo Carfora insieme alla maggioranza del Partito, i consiglieri Balsamo, Laezza, Marigliano e Fuccio (Presidente del Consiglio comunale). Continuano gli interventi e le puntualizzazioni del consigliere Cerbone per spiegare meglio, per chi non avesse compreso, le ragioni del suo gesto: “La disponibilitĂ  a sostenere Carfora per evitare un lungo commissariamentoâ€?. Questa la situazione politica di Casoria allo stato, tra qualche giorno ci sarĂ  il ritiro delle dimissioni del Sindaco Carfora, la nuova Giunta, la rinnovata maggioranza e le risposte, legittime che a questo punto si devono dare ai disoccupati. Dico questo perchĂŠ il tutto è stato generato da una protesta, quella dei disoccupati e dagli effetti che la stessa ha causato, le dimissioni del Sindaco. Si può immaginare che in tema primaverile tutto termini “A’ tarallucci e vinoâ€?? Credo di no. Casoria è una cittĂ  in cui il malessere dei disoccupati è solo la punta di un iceberg. Abbiamo una gran parte di cittadini che vive ai confini della disperazione, sono quelli che metteranno mano alla tasca per pagare la “Cura Montiâ€?, gli aumenti dei tributi locali, le inefficienze della sanitĂ  regionale. Basta visitare l’ambulatorio dell’Asl di Via Manzoni e vedere file interminabili allo sportello per pagare il ticket o altre file interminabili alla sede

di Via De Gasperi. Pagare un costo maggiore per un servizio che peggiora nella qualitĂ  e nelle prestazioni. “Passeggiandoâ€? in internet è facile scoprire la prima inefficienza del Sito Istituzionale: “La trasparenzaâ€?. La Fedeconsumatori chiede “trasparenzaâ€? sugli emolumenti dei Dirigenti dell'Ente, dei loro curriculum vitae, visitando il sito www.comune.casoria. na.it, link “Trasparenza amministrativaâ€? si capirĂ  perchĂŠ. Il Sindaco dimissionario pensa di mettere insieme i numeri per rilanciare l’azione amministrativa, spero davvero abbia qualcosa in meglio che contabilizzare il Consiglio comunale, quello è un terreno, dove i numeri non bastano mai, soprattutto in momenti di debolezza politica. L’affanno a rincorrere i vari consiglieri si farĂ  sentire. Mi farebbe piacere rivolgere dieci domande al Sindaco si Casoria Enzo Carfora: 1. Sarebbe stato eletto se, prima durante e dopo il primo turno, avesse comunicato agli elettori l’intenzione di proporre Casillo in Giunta? 2. In tema pasquale, cosa ci può dire dell’Ovulo Commerciale e del Progetto Menarini per la CittĂ  del Benessere? 3. Possiamo avere delucidazioni sul Progetto locale per lo smaltimento e il riutilizzo della filiera corta dei rifiuti, parlo del modello Vedelago, tanto osannato, prima, durante e dopo la Campagna elettorale? 4. Quali risposte intende dare alle legittime aspettative dei disoccupati, organizzati e non di Casoria, alla luce di una soluzione della crisi politica in cittĂ ? 5. Non crede sia arrivato il momento per una

rescissione contrattuale alla Società Equitalia, per inadempienza della stessa, visto il perdurare della chiusura dello sportello in Via Cavour? 6. Non crede sia necessario eliminare lo staff che lei utilizza e che tutti reputano inutile, che costa alla comunità tra stipendi e probabili straordinari annualmente una somma vicina o la di sopra dei 150.000 euro? 7. Potrebbe valutare l’eventualità di inserire all’interno del prossimo Consiglio Comunale un punto che riguardi l’incompatibilità di alcuni Consiglieri, come fu nella passata consiliatura, solo per una questione Etica? 8. In un Consiglio comunale ha dichiarato che al cambio della maggioranza vincitrice alle elezioni comunali avrebbe preferito le dimissioni, è dello stesso avviso? 9. Se davvero il Partito Democratico decidesse di confermare l’uscita dalla maggioranza, preso atto dell’ingresso di Ferrara e Cerbone nella maggioranza, potrebbe iniziare a chiamare la sua nuova maggioranza di centrodestra e non piÚ di centrosinistra? 10. Sarebbe stato eletto se, prima durante e dopo il primo turno, avesse comunicato agli elettori, l’intenzione di cambiare la maggioranza dopo quasi un anno dalla Sua elezione? Sono domande della gente comune, ne abbiamo tante altre Sindaco, anzi, le propongo un’intervista, scelga lei il luogo e l’ora, non sarà l’appuntamento per un duello non si preoccupi, ma solo un confronto per altri chiarimenti o approfondimenti, magari dopo aver ritirato le dimissioni.




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Domenica - 15 aprile 2012 Non cercate coerenza o un filo conduttore o uno stile letterario …vi saranno negati! Questa rubrica sarà solo il passepartout tra me e voi quando io navigherò tra i miei ricordi veri o fantastici, nostrani o internazionali, sociali o spirituali.

E N Z O

M A R I N O

VIAGGI NELLA MEMORIA, VIAGGI NELL’ESTRO

15 APRILE GIORNATA DELLA FIEREZZA CASORIANA OGGI E’ IL GIORNO PIU’ IMPORTANTE DELLA NOSTRA CITTA’! IL 15 APRILE 1631 I CASURIANI, CON IN TESTA IL SINDACO GIOVANNI PISA, CON UN ATTO PUBBLICO RISCATTARONO CASORIA DALLA SUDDITANZA DEI BARONI. FU UN GESTO DI “RIBELLIONE E DI ORGOGLIO” ORMAI CONSIDERATO EVENTO SIMBOLO DI “RISCATTO E LIBERTA’ CASORIANA”. Dal libro dorato “Li fatti de li Casuriani Antiqui” si apprende che La Casa d’Oro portò la sua magia anche nel 600 quando tra le angherie dei signorotti locali, le prepotenze della corona spagnola, lo strabismo del clero ‘nfrancesato da Richelieu e l’ignoranza del popolo formò il carattere di un ragazzino che sarebbe poi divenuto il sindaco del riscatto morale e civile di Casoria:Giovanni Pisa. “C’era una volta, nella terra di Partenope, oltre i colli di Capo di Monte e di Capo di Chino, un ragazzino sveglio, figlio di contadini stolti ed ignoranti, di nome Giovannino. Non si sa come e non si sa il perché questo figlio nacque bellissimo ma con un gran difetto: una fame bestiale lo smaniava da mattina a sera tanto da fargli commettere birbanterie pur di soddisfare la sua voglia di mangiare. Eppure era talmente magro, ma talmente magro che la mamma lo chiamava: felillo2, il padre: spilisicco3 e il vicinato gli aveva affibbiato il nomignolo di Miezeculillo4. Egli non poteva farci niente se aveva sempre fame, se, appena mangiato, subito gli ritornava l’appetito, se, spiluccando spiluccando, finiva tutto quello che gli passava davanti, se desiderava tutto ciò che gli occhi puntavano, se ingurgitava tutto quello che toccava, se il palato accettava tutto ciò che era commestibile, se lo stomaco sopportava e digeriva anche le pietre. Più di una volta, mamella5, per badare agli altri figli, gli aveva affidato la pizza e la fiasca di vino da portare per pranzo al padre in un campo lontano. E, dando un pezzo di pizza anche a lui, gli raccomandava sempre di non toccare la colazione del padre. Invece la storia era sempre la stessa: arrivato ad un certo punto del podere, Miezeculillo, preso dall’odore dell’olio fumante frammisto ad aglio, origano e basilico, che ben conciavano la pizza, si fermava e mangiava con voracità la sua parte. Poi, non soddisfatto e indeciso, si sedeva su una pietra, scioglieva il nodo al tovagliolo in cui era racchiusa la pizza del padre e, guardandola con desiderio, gridava: “Tatillo, tatillo6 mio per dove me ne vado per dentro dentro o per fuori fuori?” Il padre, interpretando tale domanda come una richiesta di guida, per non calpestare il campo coltivato, gli rispondeva di andare prima torno torno e poi di puntare al centro, per la casupola degli attrezzi dove in genere faceva colazione. Il buon Miezeculillo, allora, come gli aveva “autorizzato” il genitore, prima mangiava il cornicione esterno, cioè quello di torno torno e poi la parte più succulenta del centro. Faceva un sorso di vino piccirillo7, ma solo un piccolo sorso, e tirava per la capanna. Non era tonto, come i suoi genitori credevano, ma era tanto furbo da costruirsi sempre un alibi per mangiare e per tentare di non buscarle. Invece, non compreso, finiva sempre col prenderle di santa ragione prima dal padre, che rimaneva digiuno fino a sera, e poi dalla mamma che non riusciva a governare la famiglia. I poveri cristi non sapevano più a chi santo rivolgersi. Avevano interpellato tutti i conoscenti, tante persone competenti, uomini di chiesa, celebri alchimisti, cerusici esperti, bravi indovini, maghi e megere ma nessuno era stato capace di guarirlo. Gli avevano fatto prendere tremende purghe, gli avevano fatto bere litri d’acqua santa, gli avevano fatto mangiare le terre di sette camposanti, gli avevano fatto sentire i tocchi di tredici campane, gli avevano fatto “fare ‘a vermenata”8 da una vecchia fattucchiera, l’avevano fatto esorcizzare nella cripta di S. Maria della Pietà9, l’avevano fatto benedire da un monaco ricchione10 . Ma niente fece effetto! I genitori, disperati, decisero di educarlo con la repressione e a fior di legnate, come aveva consigliato un santo pellegrino stralunato, che aveva visto in questa faccenda l’opera del demonio. “Picchiare, picchiare, picchiare finché il diavolo non esce dal suo corpo”-aveva detto. Senza sensi di colpa e con il consenso pubblico, lo isolarono, legato ad un palo, nella casupola in mezzo al campo di spighe di grano, che essi coltivavano. Stette lì notte e giorno, giorno e notte senza tregua. A dir la verità, non gli facevano mancare il cibo, almeno quello che ritenevano giusto per la sua età, ma, appena ne chiedeva di più, i genitori lo compensavano a bastonate. Andarono avanti così per un lunghissimo periodo finché il ragazzo incominciò a dar segni di cedimento. Continua a pag. 6


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Segue da pag. 5

Domenica - 15 aprile 2012

Prima stentò a credere a quello che gli stava succedendo: sbigottito, non riconosceva i suoi genitori, che si erano trasformati in aguzzini, in esseri mostruosi, che lo torturavano solo perché voleva soddisfare un bisogno fisiologico, forse abnorme, ma pur sempre una necessità fisica. Anche se il senso di fame non si era mai assopito, l’assuefazione agli stenti e ai maltrattamenti avvenne dopo pochi giorni, mentre l’abituarsi all’idea di subire angherie dalle persone a lui più care non avvenne mai. E questa era la sua disperazione, il suo nuovo tormento. Come pure, non riusciva a capire chi o cosa dovesse uscire dal suo corpo. Non riusciva a giustificare tanta spietata crudeltà contro di lui. Non riusciva ad afferrare il senso delle privazioni oltre al cibo. Perché gli avevano impedito anche di muoversi, di giocare, di stare con i fratelli, di vivere normalmente in famiglia, di guardare il sole dalla sua casa, di girare per il sobborgo, d’incontrarsi con gli amici, di cantare a squarciagola, di respirare l’aria a modo suo come aveva sempre fatto? Ormai si accontentava di quello che gli portavano, non chiedeva, non si dimenava, non piangeva, non strillava, non sentiva più il dolore delle nerbate, non guardava più con occhi supplichevoli, non chiedeva più dei fratelli, non era neanche più interessato al cibo per la sopravvivenza. Divenne fiero e impavido come un cavaliere errante. Ma, dietro questo cambiamento, c’era un evento eccezionale, che solo lui sapeva. Dopo i primi tempi di forte patimento e di incubi atroci, che gli avevano fatto divorare la corteccia del palo del supplizio e procurato varie lesioni sul corpo, il ragazzino incominciò ad avere delle visioni. Al calar del sole, quando il padre lo abbandonava per rientrare a casa, lui vedeva il campo di grano risplendere di riflessi dorati e la casupola, dov’era prigioniero, trasformarsi in Casa d’Oro. Topi, Talpe, Ricci, Volpe, Lupi, Uccelli e tanti altri liberi animali gli portavano da mangiare e lo leccavano per guarirgli le ferite mentre una mano misteriosa imbrattava le pareti del capanno di immagini, musiche e pensieri dorati. La stessa ombra gli insegnò a vivere come l’Asceta, a pensare come l’Intelligente, ad esprimersi come il Libero. Divenne saggio e con fierezza: non chiese più cibo ma Libertà! Una parola magica che passò di bocca in bocca come segnacolo di qualcosa di nuovo, di rivoluzionario. Un qualcosa che i casuri11, suoi parenti, sentivano nel profondo del loro essere, ma che non avevano mai osato chiedere e neanche pronunciare né pubblicamente né nell’intimità della famiglia. Libertà! Idea assurda, incomprensibile, per molti inesistente. Detta poi da un fanciullo era irrazionale perché era un concetto troppo grande per delle labbra così piccole. Eppure egli pronunciò la parola “Libertà!” con convinzione e determinazione. E fu proprio questo che spaventò il genitore, lo rese insicuro e lo riempì d’inquietudine. Lo sentì diverso e saturo di un qualcosa che egli, vecchio animale da fatica, non aveva mai avuto: la dignità. Ormai, frastornato e pieno di dubbi, disse davanti a testimoni: il demone non c’è più, ora c’è solo lui! Poi, senza neanche guardarlo, prese la falce e con mestizia andò a mietere il grano dorato e le sue stolte idee. “ NOTE/GLOSSARIO: 1 casoriani - 2 nomignolo di fantasia: “piccolo filo” - 3 nomignolo di fantasia: ”spillo secco” - 4 nomignolo di fantasia recuperato da un antico cunto: “mezzo sederino” - 5 antico termine di mamma - 6 antico termine di papà - 7 vino leggero di vitigni autoctoni - 8 pratica magica contro la Tenia, il verme solitario - 9 la più antica confraternita casoriana - 10 gay-omosessuale - 11 casuri è il termine che indica antiche e precarie abitazioni, fatte di fango, paglia e saggina, ma qui sta ad indicare l’antichissima gente che diede origine a Casoria.


Domenica - 15 aprile 2012

VIS INTER

“ La Redazione”

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TA

L e i nte r v i ste d e “ I L D O M E N I C A L E D I C A S O R I A ” Il Domenicale questa settimana ha intervistato Gennaro Laudiero leader del Movimento di lotta per il lavoro USB, esponente della sinistra massimalista, già consigliere comunale. .....oltre i comunicati, le voci contrastanti e le bugie dei soliti noti, proviamo a spiegare ai cittadini cosa è successo in quella ormai tristemente nota serata di venerdì. Come tutti sanno il nostro Movimento di Lotta per il Lavoro da anni, oramai, sta tentando di imporre alla politica nostrana un’inversione di marcia in materia occupazionale e non solo, il nostro obiettivo e tenerli sotto controllo senza che si riaffaccino le solite clientele, prima con l’Amministrazione Ferrara la quale è stata un grande fallimento per le aspettative dei disoccupati, ma lo è stato soprattutto nei confronti dei cittadini, infatti dopo trent’anni di politiche affaristiche del territorio di un anomalo centro - sinistra, si affacciava sulla scena politica una “faccia nuova”, almeno per i più giovani. Ricordo, infatti la nomina della giunta fatta di giovani casoriani che molti di noi conoscono e apprezzano, come per esempio Pasquale D’Anna, Iodice Raffaella e altri , magari, che in quella compagine amministrativa rappresentavano, nonostante la mia lontananza sia ideale che politica, una boccata di ossigeno per una città già mortificata, morta e sepolta sotto la scure del cemento e della mala politica. Ma anche quell’esperienza si dimostrò fallimentare, sempre e solo per gli interessi di pochi a discapito di un’intera città. Infatti la politica casoriana che ha governato fino ad oggi ha sempre rappresentato l’emblema

del potere e degli interessi personali, infischiandosene delle ragioni dei cittadini che da molti anni chiedono risposte risolutive ai loro problemi. Quel famoso venerdì sera, di cui siamo stati accusati di tutto e di più, alcuni nostri compagni del movimento si trovavano per puro caso in via

Principe di Piemonte dove hanno visto e parlato con alcuni consiglieri presenti in strada del fatto che erano lì per dimettersi dalla carica di consigliere comunale per terminare questa esperienza, anche se breve, di governo, facendo ricadere sulla città lo spettro della commissione prefettizia per

14 mesi. Sin dall’insediamento del Sindaco Carfora ci siamo contraddistinti, come tutti sanno, attraverso la campagna elettorale come una novità che ci ha portati attraverso la lotta democratica ad avere con questa Amministrazione un dialogo aperto come per esempio: la venuta a Casoria, grazie a noi della Sig.ra Carla Poli del centro di riciclo della differenziata di Vedelago TV, come alle nostre proposte avanzate per far fronte alla crisi occupazionale che imperversa sia in Italia che a Casoria. Infatti veder cadere tutto quello che si è cercato di mettere in campo, grazie alla lotta con progetti e programmazioni, la delusione dei disoccupati era quella di vedersi allontanare un’altra piccola speranza per poter lavorare. Allontaniamo e spediamo al mittente la macchina del fango che si è messa in moto contro di noi, sono state dette tante bugie contro i disoccupati che solo i mascalzoni e gli sciacalli sono abituati a fare, senza capire e senza analizzare sociologicamente il dramma di tanti cittadini inoccupati casoriani, hanno detto che c’è stata una guerriglia urbana, cosa che non ci appartiene, senza tener conto dell’esasperazione della gente. La cosa confortante è stata la solidarietà della gente comune fermatasi in via Principe di Piemonte quel famoso venerdì, altrettanto ci aspettavamo dal Sindaco Carfora nella conferenza stampa quando si è dimesso, parole di solidarietà e non fare come gli altri che hanno sparato a zero contro chi viene violentato tutti i giorni. Infatti tutte le cattiverie riguardo alle aggressioni sono state inventante, tanto è vero che io stesso ho parlato con Orlando Continua a pag. 8


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Domenica - 15 aprile 2012 Segue da pag. 7 Esposito al quale non gli è stato impedito di salire dal notaio, ne tanto meno di essere stato aggredito, c’erano anche i consiglieri Ferrara Stefano e Cerbone Nello i quali mi sembra che non hanno dichiarato nessuna aggressione ne ai loro danni ne agli altri loro colleghi, in verità lo stesso consigliere Cerbone attraverso il rotocalco settimanale e i network ha smentito che i disoccupati siano andati nella sua moto rimessa a minacciarlo a non andare a firmare, questo è scandaloso infatti noi siamo stati costretti a portarci attraverso i nostri legali per querelare per diffamazione tutti coloro che hanno inventato e architettato questa calunnia contro i disoccupati di Casoria. Ci sono stati momenti di concitazione, questo è vero, ma solo verbalmente nei confronti della politica casoriana. Si diciamoci la verità non è più possibile che questa specie di “politica” casoriana irresponsabilmente gioca sulle spalle di un intera collettività, senza dare risposte sane e dirette e concrete ai cittadini. Chiediamo alla “politica” di portare 3 o 4 punti importanti in consiglio comunale compreso i nostri progetti, poi dopo facciano tutte le verifiche necessarie. Il Movimento non dovrebbe essere strumentalizzato da nessuno, troppe persone giocano irresponsabilmente con problemi serissimi quali il lavoro, cosa sente di poter dire al riguardo? Il nostro Movimento si è sempre definito apolitico, cioè vicino a nessun schieramento politico, non permettiamo a nessuno di strumentalizzare donne e uomini che vivono sulle proprie spalle il dramma della disoccupazione e della fame. Si fame, oggi con la crisi capitalistica voluta dalle banche e dai grandi capitali ha fatto si che lavoratori perdessero il potere contrattuale grazie anche a sindacati asserviti alle logiche del potere. Oggi c’è la necessità di riportare attraverso la lotta quella dignità che negli anni è stata messa in discussione, portare tra le classi disagiate il valore della vita e della dignità umana. Che solo con la lotta si può vincere contro le raccomandazioni il clientelismo e il servilismo, che come tutti sappiamo, ha portato allo smantellamento della politica e degli ideali. Non permettiamo a nessuno di giocare sui problemi reali della gente ne tantomeno dei disoccupati casoriani, i quali oggi sono tacciati per violenti, ma in occasione delle campagne elettorali tutti si ricordano dei senza lavoro e degli esasperati. La stessa politica corrotta e corruttrice promette mare e monti a chi purtroppo, per ignoranza o per esasperazione, accetta il ricatto del politicante di turno. Oggi almeno con i disoccupati del movimento questa pratica sporca e perversa e consociativa è finita, abbiamo maturato una coscienza civica, il nostro motto è quello di sempre, lottare per i diritti e il lavoro è uno di questi. Parliamo dei progetti del Movimento... Più volte abbiamo parlato dei nostri progetti, infatti il nostro movimento è stato sempre propositivo. Non abbiamo aspettato semplicemente che si maturassero le possibilità lavorative messe nell’agenda “politica” durante la campagna elettorale. Abbiamo proposto noi alla “politica” come si possono realizzare reali possibilità occupazionali, innanzitutto tenendo presente le risorse economiche nei bilanci per una più oculata ed

economica gestione, eliminando gli sperperi, i fitti passivi, gli appalti, le somme urgenza date agli amici degli amici etc. Oggi c’è la necessità di invertire questa pratica favorendo lo sviluppo e l’occupazione attraverso la programmazione come abbiamo proposto all’Amministrazione Carfora nella nostra assemblea tenutasi il 15 marzo scorso alla scuola media Padre Ludovico, dove abbiamo presentato il progetto Casoria Bene Comune che consiste nella manutenzione ordinaria delle scuole casoriane h.24 e degli uffici comunali, poi continua nella gestione e manutenzione dei beni comuni come gli impianti sportivi (Stadio – Palazzetto e piscina) e nella manutenzione del verde pubblico cittadino e la gestione e manutenzione delle due ville comunali con l’apertura e il funzionamento del bar annesso, la nostra volontà è creare un BIO – BAR un bar che vende alimenti biologici e sani. Ma questo processo deve passare obbligatoriamente attraverso uno studio di fattibilità e una gara pubblica che porti alla città SERVIZI – ECONOMICITA’ – OCCUPAZIONE. Poi l’altro progetto quello di costruire a Casoria il centro di riciclo della plastica della carta e cartone tipo Vedelago TV, abbiamo verificato che nel Comune di Casoria c’è un’area comunale adatta a questo tipo di progetto e con la Società Casoria Ambiente e imprenditori locali si potrà finalmente avere un centro di riciclo delle materie prime attraverso la differenziata. Poi c’è la questione della Cittadella del Benessere della Menarini Group di Bologna capire i tempi e la volontà di poter far arrivare a Casoria quegli investimenti privati che porteranno sicuramente occupazione, scongiurando ulteriori centri commerciali; a tutto questo ci mettiamo anche la società Casoria Ambiente che in questo momento è sotto organico che dovrà gestire la nuova isola ecologica a via Lufrano già finanziata dalla Provincia di Napoli, anche in questo caso servirà nuova forza lavoro. Il suo giudizio su questa amministrazione, ritiene di poter affidare le speranze e le ambizioni di tante persone nelle mani di questi amministratori? Personalmente credo che questa amministrazione è nata già male, un “progetto” uscito fuori soltanto all’ultimo secondo, le mie perplessità e quella dei cittadini, dopo la vittoria al secondo turno, oggi più che mai sono state confermate dai fatti che sono accaduti in questi nove mesi. I cittadini i disoccupati avevano la speranza anche minimale che il vecchiume mutasse, anche se in questa amministrazione ci sono i soliti noti della prima Repubblica, e qualcosa andasse nell’interesse collettivo. Le nomine, i sottogoverni, i dirigenti gli assessori sono stati solo una parte della materia del contendere. Si, perché quando gli interessi di pochi prevalgono sugli interessi di circa centomila abitanti allora ciò ci fa capire che ulteriormente è in pericolo la nostra, già martoriata, città. Gli interessi sono molto alti nella spartizione delle risorse pubbliche e delle risorse economiche come il Piano Casa, il PUC, il PIU Europa sono materie che fanno grattare le mani ai poteri criminali e politici collusi di questa città. Altro che moralizzazione, siamo preoccupati che queste poche risorse siano ulteriormente mortificate dall’anti politica che regna sovrana.

Ci saranno a suo avviso risvolti penali per questa vicenda delle firme? Credo che quando si vuole cavalcare la strumentalizzazione e usare il movimento come capro espiatorio tutto questo può diventare pericoloso, visto che in campo sono scesi in solidarietà ai tredici consiglieri esponenti politici regionali e nazionali. Ma siamo sereni per come siano andate le cose quel famoso venerdì sera, ripeto non c’è stata nessuna forma ne di violenza ne di intimidazione nei confronti di chicchessia, le autoambulanze erano venute li per soccorrere me e un altro compagno che ci siamo sentiti male. Poi se qualcuno ha subito qualche violenza io sono disposto a prendermi tutte le responsabilità sia morali che materiali, ma sia ben chiaro che colpendo il movimento, colpendo la giusta lotta e la tensione sociale, questa politica “pseudo buonista” sorda e non vuole sentire le migliaia di grida che si elevano contro le vere violenze e le vere intimidazione che siamo costretti a subire ormai da anni dalla “politica”sia locale che a tutti i livelli. Usare i disoccupati per poi sedersi successivamente al banchetto e vergognoso e deplorevole da parte di chi amministra la cosa pubblica. Una risposta secca: davvero crede che i consiglieri che si erano riuniti in Via Principe di Piemonte volessero firmare e mandare il Sindaco a casa? Ripeto, non siamo stati noi a non farli andare a firmare, questa è una scusa. Piuttosto credo che già c’erano sentori di discordanza nella stessa minoranza, anche perché se questi consiglieri dimissionari volevano mandare a casa l’amministrazione per davvero lo potevano e lo possono fare nella sede deputata quale il Consiglio Comunale, facendo venir meno l’appoggio sia dei consiglieri della minoranza che quella dei quattro dissidenti del PD. Loro avevano tutte le possibilità anche successivamente di trovarsi da un notaio per rimettere il loro mandato da consiglieri, la cosa strana che non si capisce in questa storia è il fatto che ci sono state conferme e smentite dagli stessi attori (consiglieri) che erano più o meno presenti, vedi la smentita dei quattro consiglieri del PD e la smentita e poi l’appoggio di alcuni consiglieri di minoranza all’esecutivo di governo. C’è stato tutto e di più, ma diciamo a tutti di non sciaccallare contro i disoccupati del Movimento di Lotta per il Lavoro USB di Casoria. I partiti politici, Sindaco, giornali, sindacati come CGIL CISL e UIL che questi ultimi, dopo aver affermato che l’amministrazione doveva prendere le distanze dai movimenti di lotta e dai violenti si sono rimangiati l’accusa, e anche loro come è successo con manifesti, volantini, comunicati stampa, hanno smentito quello che è stato detto prima. Non sono certamente io a sapere se i tredici consiglieri comunali volessero davvero firmare, allora da quello che e successo dopo e sotto gli occhi di tutti, con l’ancora di salvataggio di due esponenti dell’opposizione e la smentita dei quattro dissidenti del PD che non si trovavano presso lo studio notarile, la risposta ve la date da soli, sappiamo solo una cosa a tutto questo, non giocate con la città e i cittadini per favore. Siamo davvero stanchi


Domenica - 15 aprile 2012

IC POLIT

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Vincenzo Russo

vincenzo.ru@libero.it

C a r f o ra : a l l a ri c e rca d e l c o n s i g l i e re p e rd u t o

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alla padella alla brace, questa è la situazione che caratterizza l’amministrazione Carfora, siamo andati in stampa senza conoscere le sorti prossime della nostra città, ma sembra realistico pensare che tutte le strade debbano portare alla “caduta” dell’impero di Casillo. Da quando il Sindaco ha protocollato le sue dimissioni, sono ormai trascorsi 20 giorni e le possibilità che gli si prospettano sono due: confermare la sua scelta di dimettersi oppure ritirare le dimissioni nella speranza di poter trovare una nuova maggioranza in grado di dare un diverso impulso all’azione amministrativa. In questi ultimi giorni, maggioranza e opposizione, sono ad una spasmodica conta dei proprio esponenti, mentre i 4 del Pd confermano di voler sfiduciare il Sindaco, altri esponenti, quelli di opposizione, cercano di cambiare il colore della loro casacca politica per riuscire a conservare una poltrona, tra questi pare sia sicuro il passaggio di Stefano Ferrara ex sindaco di centro destra, espulso dal Pdl, e di Nello Cerbone, eletto con la lista civica “Nuova città” collegata al centro destra, che hanno deciso di appoggiare Carfora “a patto che si portino avanti progetti per lo sviluppo del territorio”.

Per continuare il suo mandato politico, il sindaco deve trovare altri consiglieri disposti ad appoggiarlo, perché pur ottenendo il sostegno di Ferrara e Cerbone, non ha ancora

i numeri per andare avanti, certo qualche altro consigliere all’ultimo momento sceglierà di sostenere Carfora per evitare di perdere la poltrona e i 1000 euro di stipendio. Si sono concluse anche le consultazioni con i partiti del territorio e con i sindacati, quest’ultimi sono molto critici verso l’operato dell’amministrazione, rea di aver praticato una politica clientelare, senza preoccuparsi degli effettivi bisogni dei cittadini. Sul nostro giornale ab-

biamo documentato le varie vicende e le tristi pagine scritte in questi ultimi dieci mesi, poco o nulla è stato fatto. Dibattiti inutili per acquistare voti, per fare propaganda politica, hanno fatto solo male alla nostra città. Un ultimo tentativo per salvare i “superstiti” della politica di casa nostra, è stato fatto da Elpidio Capasso (Idv), Pietro Diodato (Fli) e Tommaso Casillo (Api), che, con una lettera urgente inviata al Commissario Provinciale del Pd Andrea Orlando, hanno chiesto la convocazione immediata di un tavolo provinciale per “pervenire a una soluzione positiva della crisi della città di Casoria”. Nella richiesta si fa riferimento a “comportamenti degli esponenti locali democratici non coerenti e compatibili con le iniziative assunte dai loro stessi livelli provinciali” per questo i tre dirigenti provinciali chiedono al Pd di “riconvocare il tavolo politico per gli atti conseguenti”. Nella nostra città gli accordi si concludono al fotofinish, un anno fa in questo periodo si sceglieva il candidato sindaco, oggi invece si è alla ricerca del consigliere che riuscirà a salvarlo, magari entrando da una porta d’emergenza. Buona Domenica.

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Domenica - 15 aprile 2012 COMUNICATO I CONSIGLIERI COMUNALI Ferdinando Mosca Capasso (Casoria in positivo) e Massimo Iodice (candidato sindaco) in data 6 Aprile 2012 hanno aderito al Gruppo Consiliare del Popolo della Libertà e insieme al consigliere comunale Esposito hanno ridefinito l’assetto del Gruppo ed eletto al proprio interno Capogruppo il consigliere Massimo Iodice. Va evidenziato che il consigliere Esposito, mostrando alto senso di responsabilità, ha ritenuto necessario assumere un atteggiamento di apertura nei confronti dei consiglieri Mosca e Iodice, trovando con essi anche una sintesi sugli assetti organizzativi del gruppo eleggendo capogruppo il consigliere Massimo Iodice. Distinti Saluti Gennaro Nocera

Comunicato stampa Napoli, 12 aprile 2012

Al via la terza edizione del "PremiaTutti": più di 13mila premi immediati e 7 super premi finali Torna, a grande richiesta dei clienti del Gruppo Tufano, il concorso "PremiaTutti", in programma fino al 30 aprile negli store a marchio Tufano-Euronics presenti in Campania, Lazio e Calabria. Anche per questa terza edizione, la company guidata da Vincenzo Cafarelli ha fatto le cose in grande: in palio, infatti, oltre 13mila premi istantanei e 7 super premi finali, tra cui una Ford Kuga. "PremiaTutti" è l'unico, grande concorso che consente a tutti di vincere e, per di più, subito. Effettuando un acquisto, si riceve una cartolina ‘strappa e vinci’ ed ecco il premio. In più, si partecipa all’estrazione finale di una Ford Kuga ed altri sei fantastici premi. "Vogliamo regalare un sorriso ai nostri clienti, che, da sempre, rappresentano il punto di forza di Tufano" afferma il presidente Vincenzo Cafarelli. Con oltre 2 milioni di clienti serviti all'anno, il Gruppo Tufano è leader incontrastato in Campania e tra i primi dieci in Italia nel settore di riferimento.

Il Gruppo Tufano è leader in Campania e tra i primi dieci in Italia nel retail degli elettrodomestici e dell’elettronica di consumo. Dal 1998 è tra i principali soci di Euronics Italia S.p.A. Ha sede principale a Casoria (NA), conta 500 dipendenti (la cui età media è di circa 30 anni) e serve oltre 2.000.000 di clienti all’anno (dato 2010). E’ presente con 19 megastore in tre regioni: Campania, Lazio e Calabria. La superficie espositiva complessiva è di circa 34.000 metri quadrati. Oltre 20.000 gli articoli commercializzati. E’ sponsor istituzionale del Calcio Napoli (dal 2004), main sponsor del Salerno Calcio e sponsor del Basket Juve Caserta (serie A1). E' tra i principali sostenitori della onlus “Sostenitori Ospedale Santobono”, che realizza importanti iniziative a favore dell’ospedale pediatrico napoletano. www.tufanoelettrodomestici.it

Ufficio stampa Gruppo Tufano: LAB srl Per contatti: Mery Albano (339.8083449) e Gianfranco Esposito (338.1323691) Mail: gruppotufanoeuronics@libero.it

OPEN-DAY “Le Club Fitness” Il 21 Aprile è un grande giorno per “Le Club Fitness”, un OPEN-DAY di pieno fitness e non solo, infatti, anche la nostra BEAUTY sarà a vostra completa disposizione con dimostrazione di trattamenti e, per i giorni a seguire, la prenotazione di uno di essi completamente in omaggio!! Abbiamo pensato proprio a tutto: per i genitori che vorranno godersi questa irripetibile giornata Le Club ha messo a disposizione un servizio di ANIMAZIONE BAMBINI! L’euforia è tanta per lo staff Le Club che si prepara a questo evento tanto atteso, le attività che si terranno saranno, infatti, varie per soddisfare le esigenze di tutti. Il vasto programma inizierà alle h. 9:00 con una simpatica COLAZIONE assieme a base di alimenti nutrienti che ci permetteranno di affrontare la giornata fitness all’insegna del divertimento con corsi musicali con MUSICA DAL VIVO e PERCUSSIONISTA. Seguiranno dalle h. 10:00 alle h.13:00 diverse lezioni per poi consumare il PRANZO insieme! Alle h. 15:00 riprenderemo a scatenarci fino alle 19:00 quando termineremo la giornata con uno stuzzicante APERITIVO… Non vediamo l’ora che questo giorno arrivi, tutto lo staff è pronto…e tu?!


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ICA POLIT

“di Luca Scancariello”

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I l p e g g i o d eve a n c o ra a rri va re : non siamo alle comiche finali!

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roprio così: siamo ancora lontani dal toccare il fondo. Certo il calvario è iniziato; ma, inevitabilmente, l’attaccamento alle poltrone dei consiglieri comunali e del deus ex machina Tommaso Casillo rappresenterà ancora per tanto tempo il misero collante di quest’amministrazione. Dopo la breve parentesi pasquale, la politica locale, o meglio ciò che ne resta, è intenta a preparare le contromosse opportune a infliggere il colpo finale. In ogni partito sono in atto epurazioni e opere di ricomposizione interna. Nel PDL, ad esempio, ufficiale è il provvedimento di sospensione dal partito dell’ex sindaco Stefano Ferrara che, dopo aver preparato di concerto con il consigliere Cerbone un documento dai contenuti tanto incomprensibili quanto poco realistici, ha scatenato le ire del presidente provinciale del nostro partito, spingendolo, come dal sottoscritto ampiamente previsto, ad adottare i provvedimenti del caso. Quel documento rappresenta la vera delusione per quanti, come il sottoscritto, hanno scelto di immolarsi, seguendo l'avventura di Ferrara. Se quest'ultimo, infatti, avesse onorato il sacrificio elettorale di coloro i quali, come

me, l’avevano seguito, benché consapevole dell’impossibilità del risultato e a dimostrazione che in questa città c’è ancora chi rispetta onore e dignità, anteponendoli anche a legittime aspirazioni politiche, con un comportamento lineare e coerente, nessun rimpianto ci sarebbe stato. Vederlo oggi spendere parole a sostegno di quest’amministrazione inesistente, e del suo deus ex machina Tommaso Casillo, rappresenta per tanti la vera sconfitta elettorale. Ovviamente, la speranza è sempre l’ultima a morire; forse, ci stiamo sbagliando, e il Ferrara sta solo affilando le armi per infliggere il colpo fatale a coloro che poco più di un anno fa lo spedirono a caso senza tener alcun conto che quell’amministrazione, a differenza di questa, qualcosa di buono stava effettivamente realizzando. La città non ha bisogno di “INCIUCI”. Se il PD ed il suo gruppo consiliare dovessero ritenere conclusa, come ampiamente già dimostrato, la loro esperienza di governo, nessuna altra via dovrà essere condivisa: l’unica vera soluzione sarebbe un veloce ritorno alle urne. Legittima la disperata ricerca dei numeri da parte del Re Mida Tommaso Casillo, consapevole di essere alla

sua ultima spiaggia. Ma se i rappresentanti dell’opposizione svolgessero appieno il loro ruolo, a nulla servirebbero le sue assurde strategie. La verità è che, oltre a Stefano Ferrara e Nello Cerbone, anche qualche altro consigliere dell’attuale minoranza consiliare, non vede l’ora di indossare la nuova casacca. E, vi assicuro, non è per senso di responsabilità, e neppure per amore della nostra città. La paura di sottoporsi al giudizio degli elettori è tanta e riguarda molti, compreso qualche candidato a sindaco nella precedente tornata elettorale. Lo penso e l’ho scritto: non siamo ancora alle comiche finali. Quando i tempi saranno maturi ci sarà tanto da ridere, o meglio, da piangere! Meditate gente, meditate e , soprattutto, non dimenticate.


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T EVEN

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Vincenzo Russo

vincenzo.ru@libero.it

Fe st a p e r i l 2 5 ° A n n i ve rs a ri o d e l l ’ O rd i n a z i o n e P re s b ite ri a l e d i D o n M a rc o L i a rd o

L

’Undicesimo Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli e la Comunità Parrocchiale di Sant’Antonio Abate in Casoria sono in Festa per il 25° anniversario dell’Ordinazione Presbiteriale di Don Marco Liardo. Don Marco Liardo, uomo che tutti considerano ispirato da Dio, è nato nel 1954, dopo il normale corso di studi ed essersi Laureato in Medicina e Chirurgia sente di essere chiamato a seguire il Signore, ma la storia della sua vocazione sacerdotale la conosce soprattutto Dio. Ogni vocazione è un grande mistero, è un dono di fronte al quale Don Marco, nella sua umiltà, si è sempre sentito inadeguato. La vocazione non è altro che il mistero dell’elezione divina, Giovanni, nel suo Vangelo, riferisce: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga», Gesù sceglie degli uomini e li prepara al futuro ministero che consiste nel fare ciò che hanno visto fare a Lui e allora questa lieta circostanza ci invita anche a riflettere sulla sublime grandezza del sacerdozio ministeriale. Nell’ordinazione sacerdotale Cristo ha impresso in Don Marco, per il ministero che gli ha affidato, un’impronta nuova e indelebile che lo rende simile a Lui. Ogni sacerdote d’altronde è un “alter Christus”, che agisce “in persona Christi”, fa le veci della persona di Cristo sommo Sacerdote o come diceva il

Santo Padre Paolo VI, “ha stampato in ciascuno di loro il suo volto umano e divino, conferendo ad essi una sua ineffabile somiglianza”, li ha quindi costituiti suoi inviati “Chi ascolta voi ascolta me”. Don Marco in quanto dispensatore dell’Eucarestia, esprime il suo servizio alla Chiesa, in maniera concreta accogliendo, interiorizzando e proclamando la Parola di Dio e vivendo un’intensa vita di preghiera, un dialogo vivo e personale con Gesù. Un servizio iniziato dal 15 aprile del 1987, quando con la solenne Ordinazione è iniziato il suo Ministero nella chiesa di Napoli, prima fu scelto dal Cardinale Michele Giordano ad essere Parroco di Santa Maria delle Grazie in Afragola e Pastore del XV Decanato che raggruppava le Parrocchie di Afragola e di Casalnuovo, poi dal 2005 fu chiamato a sostituire Don Lucio Lemmo, oggi Vescovo Ausiliare di Napoli, alla guida della Parrocchia di Sant’Antonio Abate in Casoria. Poi dal 2007, con la riorganizzazione del territorio Diocesano, dal Cardinale Crescenzio Sepe, gli furono affidate le cure pastorali dell’Undicesimo Decanato dell’Arcidiocesi. Il nostro Decanato, con i suoi 180mila fedeli è il più grande dell’Arcidiocesi, raggruppa 27 Parrocchie delle Città di Afragola, Arzano, Casalnuovo, Casavatore e Casoria. È il primo Decanato per numero di Congregazioni nate sul territorio e per i testimoni del Vangelo dei

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quali negli ultimi anni sono state avviate le Cause di Beatificazioni e Canonizzazioni. Il

territorio Decanale affronta poi le difficili realtà delle Parrocchie dei centri storici spesso abbandonati e delle periferie isolate come per la Parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Casarea in Casalnuovo o nate dalla ricostruzione post-terremoto come la Parrocchia di San Michele nel Rione Salicelle in Afragola. Don Marco, oggi Domenica 15 Aprile, Festa della Divina Misericordia compie il 25° del suo Sacerdozio, ma la Comunità Parrocchiale e il Decanato lo festeggeranno domani, Lunedi 16 Aprile, con una Solenne Celebrazione Eucaristica alle ore 18:30 presso la Parrocchia di Sant’Antonio Abate in Casoria.

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Domenica - 15 aprile 2012


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LE SOCIA

Alberto Simonetti

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simonettiumberto@libero.it

Formazione Continua per “Le Aquile di Casoria” L’Associazione parteciperà a due importanti momenti formativi

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ontinuo e costante l’impegno dell’Organizzazione Nazionale Volontari di Protezione Civile Le Aquile con la Sua sede di Casoria. I Volontari, infatti, parteciperanno a due importanti momenti formativi, organizzati da Aziende Leader nel settore. Il primo si è tenuto il giorno 13 Aprile presso il Crown Plaza di Caserta, organizzato dal T.C.S. s.r.l. e ha trattato temi specifici: quali il soccorso in spazi confinati con l’ausilio di mezzi e tecniche speciali; il secondo, evento di rilevanza nazionale, si terrà il giorno 16 Aprile presso l’Hotel Ferrari a San Vitaliano (Na) e tratterà tematiche riguardanti la sicurezza quali: la cultura della sicurezza e la

prevenzione degli incidenti. Il corso è stato organizzato dalla CPF ITALIA s.r.l. azienda giovane, ma che vanta professionalità e capacità organizzative del Suo Team e che sta riscuotendo molto successo. Le Aquile non sono nuove a questo tipo di formazione visto che seguono periodicamente corsi di aggiornamento dedicati alla sicurezza dei Volontari ed al soccorso, organizzati presso il “Campus le Aquile” di Pozzuoli, diretto dal Geom. Antonio Addezio, che per queste occasioni riunisce molti dei Volontari delle Aquile, e non, da tutta la Campania.

I° Torneo del Volontariato Trionfa “il Tricolore”

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’ terminato lunedì 2 Aprile, con la disputa delle finali tra Il Tricolore e la Squadra dell’Oasi di Padre Ludovico per il primo e secondo posto e tra L’As.Vo.La di Arzano ed Antares Volla, quella per il quarto e quinto posto, la prima edizione del “TORNEO del VOLONTARIATO” iniziativa organizzata da Pasquale Russo volontario della Folgore Casoria. Il Torneo, svoltosi sul campetto dell’oratorio di S. Maria, è stato un momento di aggregazione, anche se l’altissima carica agonistica presente da parte dei partecipanti ha creato qualche momento di tensione subito risolto Per le finali erano presenti tutte le associazioni partecipanti ed il campetto era gremito di persone, la classifica è la seguente: 1° Il Tricolore Casoria 2° Oasi ( il Carboncino della Fraternità) 3° AS.VO.LA Arzano 4° Antares Volla 5° Ex Aequo Folgore Casoria Aquile sede di Casoria Intenzionalmente si è voluto che non ci fosse un ultimo classificato visto che il Torneo è stato organizzato solo per divertimento e per conoscersi meglio. Un grazie va a quanti hanno partecipato come pubblico, all’organizzatore ed ai Volontari tutti che hanno aderito .Iniziative del genere devono essere organizzate più spesso sul nostro territorio, proprio per creare quei momenti di aggregazione che spesso vengono a mancare a causa del ritmo di vita frenetico che si vive oggi.


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CA MUSI

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Gianni Bianco

gianni.biancogb@libero.it

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A nt o n i o O n o rat o

iovedì 5 aprile al MiSvago una serata particolare, è di scena Antonio Onorato. Dobbiamo dare atto alla direzione del Discobar della S.S. Sannitica di aver recuperato un gap enorme in città, l’assenza di un Jazzclub. Speriamo non perda questa caratteristica e che nel tempo saranno sempre di più i gruppi che si esibiranno per regalarci momenti di buona musica. Ho conosciuto Antonio Onorato alla fine degli anni 80’, era un talentuoso e giovane chitarrista all’inizio di una carriera musicale che nel tempo lo avrebbe proiettano sulla scena nazionale e internazionale. La musica che Antonio esprime nei suoi primi lavori, neanche a dirlo, è il Jazz, ma con una notevole influenza di melodie mediterranee e napoletane. Il gruppo: Dario Franco al Basso, Mario de Paola alla Batteria, Pino Iodice alle Tastiere e Antonio Onorato alle Chitarre. E’ iniziata così una carriera musicale che ha visto il chitarrista esibirsi per un decennio in giro per il mondo, il Blue Note di New York, la sua consacrazione. Qualche attimo prima dell’esibizione si sofferma sull’esperienza americana: “L’incontro migliore con la musica americana, jazz o blues che sia è stato a Filadelfia, con una serie di straordinari musicisti in varie session”. Antonio sorride al ricordo degli anni 90’. Il 2 maggio ci sarà la presentazione del suo nuovo lavoro in uno Showcase alla libreria

Feltrinelli in Piazza dei Martiri a Napoli. Ho visto qualche video in Youtube della trasferta negli Usa di Antonio, che continua: “La cosa straordinaria è la capacità degli americani di esprimere il blues, il jazz, il funky o il soul, con una naturalezza che per gli europei significa invece anni di studio”. “La stima e l’interesse che gli stessi nutrono per i musicisti napoletani è notevole, forse perché, quelli a loro più vicini per affinità culturali e ambientali”. L’esempio migliore dello scambio musicale tra Usa e Napoli, la collaborazione del grande sassofonista dei Weather Report Whine Shorter al brano“Vivo come te” di Pino Daniele, indimenticabile il solo del sax soprano. Parla anche della collaborazione passata e futura con il grande Pino, della versione di “Chi tene ò mare”, strumentale che spesso Antonio propone dal vivo. La gente inizia a riempire la sala, sono le 22,30 è tempo di suonare, l’ultima confidenza: “Stasera non ci sarà la formazione di musicisti noti, ma dei giovani”. Lo dice con un’aria sorniona, e solo di lì a poco capirò il perché e la sorpresa che ha in serbo. I primi due brani senza un attimo di respiro durano dodici minuti. Dodici minuti di musica bellissima, di una grande freschezza interpretativa, assoli di tutti gli strumenti: contrabbasso, sax elettrico, tromba e batteria. Il secondo

assolo di chitarra di Antonio è un giro sulle montagne russe a sei corde e l’applauso che ne consegue è letteralmente strappato dalle mani dei presenti. Il terzo brano è una dolce e calda sorpresa: “Estate” di Bruno Martino. Anni orsono Chet Beker dedicò una cover strumentale per questo brano degli anni 60’. Antonio Onorato e la sua Band, oltre alla parte strumentale, il trombettista la canta. Un punto in più della versione del grande trombettista americano. La serata continua sullo stesso ritmo e davvero bisogna riconoscere al Jazz, musica per giovani di tutte le età, l’abilità di riuscire a carpire l’interesse di tutti se suonata dal vivo e in modo egregio come giovedì scorso. Antonio Onorato Band è uno degli spettacoli di grande qualità che da tre mesi il Discobar MiSvago propone in città. Sono convinto che saranno tanti altri gli appuntamenti da non perdere e per noi de “Il Domenicale” sarà un piacere consigliarli e raccontarli.

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’ ALITA ATTU

Sonia Tabacco

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s.tabacco@ildomenicaledicasoria.it

La trasparenza e l’onestà di una donna di grande intelligenza …addio a Miriam Mafai

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ll’età di 86 anni si é spenta Miriam Mafai, una delle penne più luminose del giornalismo italiano. Donna appassionata, vera e grande osservatrice dei cambiamenti della nostra società, dopo aver diretto Noi Donne, fu inviata di Paese Sera e nel 1975 fu tra i fondatori, con Eugenio Scalfari de “ La Repubblica". Dal 1983 al 1986 fu anche presidente della Federazione nazionale della stampa. La sua unica e più grande passione fu il giornalismo. Da femminista convinta e combattiva, sempre in prima linea nelle battaglie delle donne, dedicò molte delle sue inchieste ad esse, difendendone i diritti e analizzando i cambiamenti che hanno scosso e stravolto il mondo femminile a partire dagli anni 50’. Donna di grande umanità, appassionata, combattiva e attiva fino alla fine, rivolgeva spesso un monito alle nuove generazioni: "Non abbassate la guardia, non si sa mai. Le conquiste delle donne sono ancora troppo recenti" diceva, sottolineando la lunga strada ancora da percorrere per l’uguaglianza reale ed effettiva. Con la Mafai scompare un grande talento della tradizione culturale italiana, una delle più importanti figure del mondo intellettuale, artistico e politico degli ultimi trent’anni, uno dei primi e forse anche l’unico, per vigore e rappresentatività, dei cardini del movimento di emancipazione femminile legato alla politica italiana di sinistra. Il profondo credo nei suoi ideali l’aveva resa scevra da ogni condizionamento esterno, da ogni conformismo e parzialità. Non ha mai rinnegato il passato, anche quello connotato da errori e

deluso nelle illusioni; ed attraverso esso (con una vena di rammarico) decise di raccontare e raccontarsi, senza reticenze e senza rifugiarsi nell'ipocrisia, affrontandone la scomodità, per rispondere alla forte esigenza di sentirsi vera, autentica. Non usava mezze misure

consolatorie quando parlava del suo partito, quando ne doveva criticare le scelte politiche, ma traspare dai suoi ultimi scritti il suo essere attraversata da una vena di rimpianto, per quelle speranze che non si erano realizzate, per quei sogni perduti. Scrivere per la Mafai era come mettersi a nudo, fare i conti con la realtà sempre con spirito critico e pungente. Questo suo affrancarsi dal concetto del controllo intellettuale dei più, lontana da un certo tipo di giornalismo tanto in voga oggi, di chi è sempre pronto a individuare il padrone di turno per mettersi “sotto il giogo” in cambio di un po’ visibilità e di una poco “nobile” carriera, è stato segnato dalla volontà di non

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fare sconti a nessuno, ma allo stesso tempo di voler ricostruire la storia politica ed ideale d'Italia, con un robusto ed autentico codice etico interpretativo. Osservatrice attenta non solo della politica, ma anche della società e del costume, la Mafai riteneva essenziale guardare al passato non rinnegando neanche gli errori, perché proprio questi ultimi aiutano a cambiare a superare le criticità. I tre libri che le hanno assegnato un posto nell'Olimpo dei grandi autori e che possono dare un apporto significativo alla cultura di ognuno sono di sicuro: “Pane nero”: potente racconto della la vita quotidiana delle donne durante la seconda guerra mondiale. Narrazione secca della loro lotta contro la fame e contro la violenza. Ancora oggi, dopo 25 anni dalla prima edizione, è ristampato con grande successo. Storia del dramma della guerra e cronistoria delle tappe principali che hanno segnato il processo di emancipazione delle donne. “Il Diario italiano” (raccolta di articoli) colpisce per spessore e solidità narrativa. Racconta del trentennio (1976 – 2006) di conquiste e contestazioni della vita politica e sociale italiana, passando per il terrorismo, il referendum sull’aborto e l’ascesa del socialismo. Risale a quindici anni fa “Dimenticare Berlinguer” insieme ritratto e articolata analisi, scevra da condizionamenti di partito, della figura del leader del Pci. Tre libri sempre attuali da leggere per ricordarla.

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Domenica - 15 aprile 2012

’ ALITA ATTU

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Francesco Pagliuca pagliuca86@hotmail.it

Napoli Rinasce...

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ra che anche tra i più scettici il muro di diffidenza sembra essere crollato, possiamo ribadirlo con forza: l'America´s Cup è stata per Napoli un vero toccasana. Dopo la cocente delusione del 2003, quando Napoli si vide scippare (ma più che scippo, possiamo dire mancata assegnazione per manifesta inferiorità organizzativa) l´ambito trofeo dalla già pronta Valencia, quelle di Aprile 2012 e di Maggio 2013 saranno ricordate come due settimane in cui i napoletani hanno fornito prova della volontà di voler cambiar registro. Dopo anni di pessima pubblicità riportata sulle prime pagine dei giornali a causa dell´emergenza rifiuti, le gare che si accingono a disputare i miglior team di velisti al mondo segnano un punto di svolta nella storia di una città tanto bella quanto offesa e sfregiata. C è da dire che anche questa volta, Napoli ha corso il rischio di vedersi sfuggire dalle mani la prestigiosa gara. A Settembre la competizione, che era inizialmente prevista nella sua tappa italiana a Napoli, è stata assegnata a Venezia. Da qui il malcontento per l'ennesimo fallimento si è tramutato in scatto d´orgoglio e finalmente i presidenti di Regione, Provincia, Comune e Unione degli industriali hanno lavorato d´intesa per far disputare nel capoluogo campano quest´evento di richiamo internazionale. L´aspetto più difficile da affrontare fin da subito è stato quello dell´organizzazione. Anche questa volta Napoli si è distinta per un altro primato. E in positivo. Nell´arco di meno di due mesi si è riusciti ad organizzare e letteralmente ri-

voluzionare un´area molto ampia comprendente il lungomare e zone limitrofe. Lo stesso specchio d´acqua antistante la villa comunale è stato rifatto con i famosi "baffi" dove sono stati posti i pontili per attraccare i catamarani. Il villaggio che ospita i vari team e che prevede le esibizioni di artisti e lo spazio espositivo che pubblicizza il made in Napoli, ha permesso alla villa comunale, da troppi anni abbandonata all´incuria e al degrado, di ricevere un necessario quanto urgente restyling. Fin qui per sommi capi la storia travagliata dell´evento che ha preso il Via Mercoledì 11 Aprile. Spostiamo l´attenzione ora su delle riflessioni di ordine generale per far si che quest´evento non diventi l´emblema della politica "grandi eventi" che se da un lato garantiscono visibilità, dall´altro se non seguiti da programmazione e riforme di ampio respiro, sono meteore (il G7 del 1994 insegna). I punti in questione sono la possibilità di sfruttare delle risorse paesaggistiche, archeologiche, artistiche e legate al mare come fonte di turismo che devono essere catalizzatore per il rilancio di Napoli come città internazionale, meta di turismo tutto l´anno e metropoli dove coniugare vivibilità ordinaria con eventi di portata mondiale. Ed ecco allora che torna d´attualità il discorso dei trasporti pubblici, dell´offerta ricettiva, dei servizi per il turista, degli investimenti da fare in accordo con albergatori e commercianti, e non ultimo con università e poli museali. La prima sfida dell´amministrazione cittadina è stata quella di rendere l´intero lungomare

pedonale. Questa sfida, che sembrava fantascienza, fino ad appena un anno fa, oggi si è dimostrata una scelta vincente. Nella giornata di Pasquetta quasi 250000 persone si sono riversate in Villa Comunale. Era da tempo che le strade del centro non erano affollate da una massa festosa, colorata e ordinata di persone di ogni età e di diversa nazionalità. L´intera area ha offerto un´accoglienza eccellente ai tanti visitatori giunti per l´evento. Strada rimesse a nuovo, marciapiedi sgombri da immondizia, contenitori della differenziata lungo i viali, forze dell´ordine e della protezione civile in campo per garantire l´incolumità di tutti. In strada si sono visti tanti ciclisti e podisti dilettarsi nei loro sport preferiti, i locali hanno messo a disposizione dei clienti un´offerta pronta a soddisfare le esigenze di tutti. Si è creato un giusto mix tra offerta e capacità di variegare la stessa per calamitare il pubblico delle grandi occasioni. La risorsa mare che è stata protagonista dell´evento si è dimostrata essere il motore per il rilancio dell´intera fascia costiera. L´immagine di Napoli nel mondo ne risente positivamente e i giudizi entusiasti si sprecano. Ma passata questa settimana cosa resterà di tutto ciò? Bisogna adoperarsi per far si che questo momento di straordinaria crescita non sia confinato ai sette giorni. Prima scelta da fare è quella relativa alla pedonalizzazione di via Caracciolo. Inutile dire che dopo un iniziale disaggio, si è registrata una risposta positiva. Gli strali contro il nuovo dispositivo, che non lasciavano presagire nulla

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di buono, sono stati spazzati via dal vento. Rendere permanente il dispositivo e far sì che Via Caracciolo resti così per sempre mi sembra però difficile. Nell´ottica della viabilità generale cittadina e per gli stessi esercizi commerciali, passato l evento, continuare a tener chiusa l´intera area sembra eccessivo. A mio avviso bisogna puntare sulla definitiva pedonalizzazione del rettilineo compreso tra Piazza della Repubblica e Piazza vittoria, fornendolo di strutture che permettano alla cittadinanza di usufruire della villa comunale e del mare a 360°, riqualificando la spiaggia di rotonda Diaz, mettendo in campo opere per migliorare la qualità dell´acqua, facendo la pulizia dei fondali e monitorando i tanti scarichi abusivi della zona. Il trasporto pubblico su ferro è l´altro obiettivo che deve essere conseguito nel breve tempo. Dotare la città di un´efficiente e capillare rete metropolitana è il punto cardine su cui si baserà la mobilità del futuro a Napoli. Collegamenti integrati con

bus, funicolari e metro ogni giorno 24/24, sono l´unica, valida e definitiva soluzione al traffico, in una realtà oberata dalla presenza soffocante di troppe macchine. L´offerta per i turisti deve essere all´altezza di una città che si fregia di ospitare questi eventi. Quindi non leggere più fatti di cronaca che fino all´estate scorsa si sono registrati(crocierista ucciso per una rapina al rolex)ma mettere a disposizione il necessario per far sentire a proprio agio quanti decidono di trascorrere le vacanze in città. Offerte sui trasporti e sui musei, possibilità di soddisfare i bisogni del visitatore e politica dell´accoglienza sono da perseguire per far affezionare i turisti. Infine un´ultima riflessione sul tema grandi eventi. Tra gli scettici molti temono che il prolungamento della scogliera di rotonda Diaz sia stato uno scempio al paesaggio. Altri criticano il sindaco perché l´America´s CUP non lascia sul territorio i segni tangibili del suo passaggio (la mancata designazione di Bagnoli da

questo punto di vista deve far riflettere). Per come la vedo, Napoli non deve puntare ai grandi eventi per farsi pubblicità ma queste manifestazioni internazionali devono essere il coronamento di una progettualità che tenga presente le voci prima elencate e che soprattutto sia prima a tutela dell´ordinarietà e poi sfoggio delle ricchezze che la città offre. Bisogna evitare che Napoli dopo questi giorni ritorni vittima dei suoi difetti. Napoli è piena di risorse individuali straordinarie, ciò che manca è la capacità di vivere con ordine giorno dopo giorno, senza farsi sopraffare dalle continue emergenze. Porsi come stella polare "la cultura dell'ordinaria manutenzione, della cura giorno per giorno, dell'assiduità dei comportamenti", per far si che il ricordo non sia effimero e sbiadisca ma che si trasformi nella costante realtà di un futuro radioso e glorioso.

Carmine Mondola

carminemondola@hotmail.it

Ag ro p o l i : H a l f M a rat h o n 2 1 , 0 9 7 k m

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a Agropoli Half Marathon, ha riscosso, sin dalla nascita un notevole successo, sia per l’organizzazione che per la bellezza dei luoghi in cui si corre. La manifestazione, giunta alla tredicesima edizione, è diventata un punto di riferimento per i tantissimi atleti, soprattutto professionisti che vi prendono parte. Lo scenario in cui si svolge è altamente suggestivo: l’Agropolis arroccata, i templi di Paestum, l’antica Poseidonia, il sole ed il mare incantato. Testimonial l’olimpionico Pietro Mennea(nella foto). Oltre 1500 i partecipanti a questa edizione. Casoria-Afragola, rappresentata egregiamente dai soliti atleti:

I farmacisti Cosimo e Gennaro Dello Iacovo, il serramentista Gennaro Capobianco, Ferdinando Capone, Nando Valentino, Ernesto Almavera, Marco D’Antò, Daniele Beniamino, Gaetano Brilla, Antonio Pugliese (che oggi partecipa alla maratona di Vienna) e Salvatore Barracchia, reduce dalla maratona di Gerusalemme città simbolo della spiritualità che offre una location tra le più belle e suggestive del mondo. Salvatore commenta così, questa splendida esperienza: “una maratona che ti resta dentro, svolta nei luoghi santi Nazareth, Betlemme e Gerusalemme, la città vecchia che racchiude in sé la via Crucis, il Santo Sepolcro, il Cenacolo ed il Muro del Pianto. Profumi, rumori, e confusione delle città del Medio Oriente”.

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LI NAPO

Pasquale Lucchese napoledano@libero.it

M o n o l o g o - s f o g o d i u n t i f o s o p a rt e n o p e o . . . . .

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opo la sconfitta del 14 marzo a Stamford Bridge contro il Chelsea, e la conseguente cocentissima eliminazione, il Napoli ha conquistato 2 punti in 5 match, incassando 13 reti. Prima di quel match, da mercoledì 13 febbraio aveva inanellato 6 successi consecutivi, che avevano riportato la squadra ad un passo dall terzo posto. La partita di Londra, quella qualificazione storica ai quarti di finale della Champions', sfumata, gettata, sembra fare da perfetto, crudele spartiacque. Ancora una volta lei, la Champions'. Forse è proprio la coppa dalle grandi orecchie, la vera protagonista di questa strana, quasi negativa, stagione. Punti persi per un turn-over fatto male; punti persi per una rosa quantitativamente scadente; punti persi per una rosa, per una società, e per un ambiente, non ancora pronti a palcoscenici tanto prestigiosi. E ora, punti persi per il contraccolpo di un'eliminazione stupida e beffarda. Ovunque sembra esserci il suo zampino. O è solo un alibi? Altra domanda: qual è il vero Napoli: questo o quello della passata stagione, ammirato quest'anno per scorci brevissimi? Io francamente non

so rispondere. So che questa squadra “senza” la Champions' poteva rientrare “facilmente” nelle prime 3 posizioni. Una squadra che la scorsa stagione, “inconsapevolmente” ha lottato per il titolo, e ha conquistato una terza piazza meritatissima, con l'aggiunta degli innesti di Inler e Pandev, in un campionato

livellato, dove solo la Juve ha davvero avuto un miglioramento nettissimo, doveva e poteva lottare per le prime 3 posizioni. “Con” la Champions', come dimostrato fino a quel maledetto mercoledì londinese, questa rosa poteva e doveva lottare per la terza piazza.

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“Con” la Champions' però, per “andare sul sicuro”, bisognava fare qualche sforzo in più. Sul mercato in primis. In estate, ma anche a gennaio: non prendere il sostituto di Gargano, con Donadel infortunato, è allucinante. Ma è storia vecchia. Il secondo sforzo doveva farlo mister Mazzarri: sfruttare di più la rosa in tutti i suoi effettivi, per quanto certamente non eccelsa, e soprattutto mostrare un'elasticità tattica che mai ha avuto. NapoliAtalanta è l'emblema di quanto detto. Ostinarsi con la difesa a tre, nonostante le assenze, lasciando la fascia sinistra a un Dossena inguardabile da mesi, e addirittura adattando a destra Dzemaili, si è rivelata una scelta suicida. Il terzo sforzo doveva esser fatto dai giocatori, insieme a mister e società: innanzitutto, non si doveva “privilegiare” così apertamente la manifestazione europea; ma una volta commesso l'orrore, e una volta usciti da questa, bisognava trovare immediatamente i giusti stimoli, la giusta concentrazione per un finale di campionato, che il 14 marzo si presentava tutt'altro che banale e privo di motivazioni. Gli sforzi non ci sono stati, siamo stati battuti, e derisi a Torino, Roma, e dall'Atalanta in casa: schiaffi che fanno male. L'augurio è che questi sforzi mancati, siano da sprone,Continua a pag. 22

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soprattutto per questo scorcio di stagione: mancano sei giornate, e bisogna onorare al meglio questo finale. E poi c'è un ultimo impegno post-campionato; ma a maggior ragione siano da stimolo per la prossima stagione, in tutte le sue fasi, mercato in primis. Non so se sia giusto, in questo momento, parlare di rivoluzione. So che la porta dev'esser aperta in entrata, come in uscita: chi non ha più stimoli, può andare. Il che,ovviamente, vale anche per Mazzarri. Ciò che conta è che, per ogni partenza, ci sia un arrivo di uguale o di superiore livello. Accanto ai confermati, vengano presi giocatori di spessore: basta andare a pescare in squadre di media-bassa classifica! Si vadano a prelevare gli “scarti” delle big, si vada a prendere gente con gli attributi, gente abituata a vincere, abituata giocare a certi livelli. Rosa qualitativamente migliore, in primis per esperienza, ma anche quantitativamente migliore. Un gioco, come quello

del Napoli, ha nelle fasce il suo sbocco principale: eppure in rosa si contano appena tre esterni. MI sovviene un parallelo, che mi fa molto male, con la Juve. Partiamo dalla panchina: Conte non ha una grande esperienza da allenatore, ma da giocatore ha vinto tanto, peraltro a Torino. È probabile che la sua mentalità da vincente sia stata trasferita ai suoi ragazzi, in un ambiente che, benché abbia perso nobiltà e signorilità, è (era) abituato a vincere. Pocanzi parlavo delle fasce, e della rosa corta del Napoli. La Juve che pure sfrutta molto il gioco sugli esterni ha in rosa: Pepe, Giaccherini, Elia, Estigarribia, Padoin e Krasic, senza contare quelli con caratteristiche più difensive, tipo Caceres, De Ceglie, Lichtsteiner, Grosso. Conte ha saputo gestire perfettamente questi uomini, facendoli ruotare, pretendendone il massimo ogni qual volta toccava a loro. Singolarmente nessuno di questi esterni è un top-player; analogamente, non se ne trovano in altri reparti. Eppure in rosa è fondamentale avere un buon numero di onesti giocatori, da tenere sulla corda, e da chiamare alle armi per la causa comune, al momento giusto. Pensandoci bene, questa Juve è molto simile a quella della scorsa stagione (basti pensare alla identica difesa, con però 18 reti al passivo contro le 47 della passata stagione!) con ovviamente l'innesto fondamentale di Pirlo, giocatore straordinario, immenso, unico, e con il lavo-

ro, soprattutto psicologico, di Conte. La Juve senza coppe ha concentrato tutte le sue forze sul campionato; man mano che racimolava punti, acquisiva sicurezza, determinazione, coraggio e fortuna. L'anno prossimo, salvo sorprese avremo al più l'Europa League, che deve essere onorata e giocata al meglio, ma l'alibi (?) Champions' (ahinoi) non dovrebbe esserci. Per cui si allestisca una rosa qualitativamente e quantitativamente capace di racimolare punti. Una raccomandazione però: sarò poi magari smentito, ma non credo che a Torino abbiano scritto canzoncine per i loro beniamini. Ecco: “cresciamo” anche come ambiente, e diamo un taglio ad atteggiamenti infantili, suscettibili di derisione, non all'altezza di chi aspira ad essere vincente nei fatti, e non solo a parole. Nessun atto snobbistico, né volontà “anti-tradizione”. Ma la tradizione partenopea, canora innanzitutto, è ben altro. E poi, forse, “coccolarli” troppo alla lunga non porta benefici.


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Amalia Vettoliere amypig@alice.it

P a ra d i s o o I n f e r n o ? “...con te un istante sto in paradiso, l’attimo dopo sono all’inferno!” E’ proprio così. Paradiso e Inferno, in un’alternanza violenta e brusca. Fino a pochi mesi fa il paradiso, con la sua gioia, felicità, euforia, il suo entusiasmo, e chi più ne ha più ne metta. Improvvisamente, qualche mese dopo, eccoci all’inferno: rabbia, tristezza, delusione e amarezza! Eppure le cose non dovrebbero andare proprio così; insomma, uno dovrebbe fare una scelta precisa, o meglio dovrebbe fare il massimo per riuscire a conquistarsi il proprio posto, in modo tale da capire chi sono stati i “buoni” e quali sono stati “cattivi”. E noi, invece, siamo ancora altalenanti! Non conosciamo bene quale sia esattamente il nostro posto, e cosa ancor più triste, non facciamo niente per guadagnarcelo questo posto in paradiso. E’ anche vero, però, che i momenti di gloria ci sono stati e son stati fantastici; quelli che ci han-

no fatto credere davvero di aver raggiunto la beatitudine che si vive solo stando in vetta, dimenticando però che nulla è dato per scontato, e nessuno in questo mondo ti regala niente. Ogni cosa, che sia nella quotidianità della vita, o nel mondo del calcio, o ancora nel mondo ultraterreno, bisogna conquistarsela, guadagnarsela a denti stretti, con sacrifici e determinazione. Si, la d e t e r m i n a z i on e ! Quella che nell’ultimo periodo manca più di ogni cosa, e si vede. Si vede in ogni dove: in ogni mossa, in ogni sbaglio, in ogni goal mancato, in ogni fischio che deriva dagli spalti. Non ci sarà un colpevole preciso, non ci sarà una causa precisa, ma saranno di certo tanti fattori messi insieme che hanno portato a questo “crollo”, probabilmente inevitabile. Eccolo, il momento “post-gloria”, che pian piano ti porta a sprofondare giù, lì all’inferno, dove non c’è posto più per i buoni propositi, per gli obiettivi da raggiungere; qui c’è posto

solo per i perdenti, quelli che non lottano, quelli che credevano di aver raggiunto ormai la loro meta e son rimasti illusi. Nell’inferno di Dante erano posizionati, insieme ad altri tanti peccatori, gli inetti: coloro che in vita sono stati incapaci di svolgere, sia pur approssimativamente, i loro compiti. Mi rifiuto di credere che a noi sia riservato questo posto, o almeno spero che nessuno voglia finire lì. E allora cosa fare? Rimboccarsi le maniche e lottare! Far vedere il cuore, la grinta, la rabbia, la voglia di vincere! E’ tutto qui, è questo che noi, tifosi “chiacchieroni”, chiediamo. Non vogliamo a tutti i costi i traguardi, ma ci accontenteremo già di vedere la maglia onorata e sudata! Non voglio essere una voce della massa, pronta a sparare a zero sulla squadra, sui giocatori, sull’allenatore, sulla società; ma permettetemi di dire che voglio di più! Voglio che ritornino i guerrieri di una volta, quelli dei tempi paradisiaci, quelli che non si meritavano fischi mai, ma andavano sempre elogiati e spronati. Noi, tifosi col cuore azzurro, criticheremo, avremo da ridire sempre, ma puntualmente torneremo lì, su quello spalto, o davanti a quella tv, ad urlare e cantare per voi, senza stancarci mai; del resto “NEL CALCIO TUTTO PASSA, SOLO I TIFOSI RESTANO!” Ancora e Sempre Avanti Napoli!


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Eduardo Paola edu80@libero.it

Al Teatro il Primo, “Viviani la Nuit”

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’ stato presentato presso il Caffè Letterario Intramoenia “Viviani la Nuit”, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Mario Aterrano che si terrà al Teatro Il Primo dal 12 al 22 aprile. Proviene dal teatro più classico, inizia con un “Re Lear” la sua carriera e poi la continua con grandi autori, dallo stesso

Shakespeare e Moliere, ma è la verace napoletanità di Aterrano che si manifesta in pieno in questo spettacolo, offrendo allo spettatore un vero e proprio omaggio alla figura di Viviani, grande punto fermo del teatro e della canzone partenopea. “Ho scelto Viviani come figura portante della città di Napoli da esibire nel mio spettacolo perché ho dimestichezza con quest’autore, è un personaggio che mi appartiene e che era ben rappresentativo della Napoli che amo, a tutto tondo”: con queste parole Aterrano motiva la sua scelta

per la presentazione dello spettacolo. Con lui in scena anche due primedonne come Anna Spagnuolo e Patrizia Spinosi, felicissime di poter rendere omaggio ad un emblema di Napoli come Viviani, nonché il gruppo di attori formato da Virgilio Brancaccio, Carmine Gambardella, Marco Palmieri, Francesca Stizzo ed impreziosito dalla presenza di Lucia Palmentieri. La Spagnuolo, stabiese come il drammaturgo a cui è dedicata l’opera, ha voluto affermare come sia felice di appartenere alla stessa città di Viviani, ma come l’autore abbia un valore italiano, addirittura europeo, motivo di orgoglio per tutti. I due atti di “La Nuit Viviani” saranno suddivisi ulteriormente da una coppia di quadri ciascuno, rappresentando così vari periodi del capoluogo partenopeo: quello della guerra nel pieno dei periodi bui, quello dell’amore, caratteristica che appartiene al popolo napoletano, quello dei mestieri, rappresentando così tutti i lavori tipici e più o meno umili, dallo spazzino al pizzaiolo, fino ad arrivare al vero e proprio varietà. Tra i brani che Mario Aterrano offrirà nella sua opera, accompagnato alla chitarra dal maestro Michele Bonè e dal maestro Giuseppe Di Colandrea al clarinetto, brani soprattutto poco noti del grande autore, sottolineando il grande lavoro di ricerca effettuato dall’artista. La viscerale figura di Viviani è stata anche presentata in conferenza con alcuni brani interpretati dal

cast presente in sala, tra cui “Purghete Maddalè”, intonato dallo stesso Aterrano, che rappresenta uno dei più briosi e particolari testi, estrapolato dai trenta che compongono l’intera opera che sarà in scena al Teatro Il Primo, presentando così un vero e proprio musical in salsa partenopea.

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Gelsomina D’Anna geadann@libero.it

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G es ù e l a f o l l a

feste pasquali ormai terminate, stamani riflettevo sul significato di queste giornate, dico sul significato religioso e non sull’apparato esteriore e culinario, che tanti danni apporta alla nostra dieta e ci fa provare , a consumazione avvenuta, sensi di colpa grandi come macigni. Le festività pasquali mettono in primo piano la gigantesca figura di Gesù, il figlio di Dio sceso in terra per redimere il genere umano dal peccato originale; il suo sacrificio e la sua Resurrezione rappresentano i momenti che abbiamo celebrato in queste giornate : di dolore e di lutto per la Sua morte, ripercorsi e ricordati dai fedeli nella Via Crucis del venerdì santo , il senso di speranza che pervade il genere umano per la Resurrezione di Dio, celebrato nella giornata di Pasqua. Ma procediamo riflettendo sui vari momenti : la morte di Gesù è causata dal tradimento di Giuda, ma in realtà chi decide per la sua condanna a morte è la folla, quella stessa folla che lo aveva osannato stendendo tappeti e offrendo ramoscelli d’ulivo poi lo rinnega e ne decreta la condanna senza appello. La pericolosità di questa situazione fa riflettere perché è talmente umana da poter essere considerata universale; prima l’esaltazione come Re dei Giudei, poi gli stessi giudei, poco dopo, ne chiedono la crocifissione con l’appoggio di una folla che non prova pietà. La folla, quando non possiede razionalità e facoltà di discernere il bene dal male diventa pericolosa, simile ad

un branco di animali impazziti. La massa senza formazione critica e culturale è in balìa di coloro che possono manipolarla; ieri gli uomini del Sinedrio e Caifa ,oggi, invece, la massa acritica è ostaggio dei mass media, che la usano a piacimento. A questa manipolazione nel giudizio, messa in atto dalla televisione e dai giornali, si aggiunge una pericolosa assenza di valori per cui affiorano pericolosi culti della personalità che portano , soprattutto nel campo politico, al fatto che un leader può essere osannato e poi cadere nella polvere ( come ci suggerisce la storia dell’umanità con esempi fin troppo noti ). La mancanza di valutazione è la principale causa di questo pericoloso fenomeno; spesso il cittadino comune non fa che ripetere giudizi ascoltati alla TV, liquidando velocemente fatti su cui si dovrebbe riflettere più a lungo e con una maggiore consapevolezza. . Ritornando a Gesù e al tempo in cui visse, storicamente una fase di decadenza dell’Impero romano e del potere centrale di Tiberio, davanti a Ponzio Pilato, delegato romano, il figlio di Dio disse: “ Io sono la via, la verità e la vita “. Ponzio, uomo rozzo e volgare, privo di cultura e di senso critico, rise sguaiatamente di fronte a colui che parlava di verità , dicendo di non sapere cosa fosse. Questo dimostra da un lato la differenza tra il livello culturale greco, altissimo, e quello molto basso dei nostri antenati latini. Platone, molti secoli prima, aveva già parlato di verità apparente,

cinque secoli dopo Ponzio Pilato ignorava l’argomento e storicamente fu tra coloro che determinarono, causa totale mancanza di coraggio politico, la morte di Gesù, mediante la famosa e metaforica lavata di mano. Quello che emerge dal fatto storico ci parla di un uomo che è stato umano, troppo umano e che è vissuto e morto da uomo vero, in questo molto vicino a noi e quindi a noi più caro, determinando un nuovo corso politico nella storia dell’umanità per i suoi valori , molto vicini al pacifismo di tipo gandhiano e politicamente aperti ad un mondo in cui tutti possano essere uguali. Andrea Milano, teologo appassionato della figura carnale di Cristo, visto come uomo d’amore in contrapposizione polemica ad una Chiesa dogmatica e densa, oltre ogni dire, di troppe sovrastrutture, ripropone la grande umanità del Figlio di Dio nel suo pregevole libro” Quale verità”. Nel capitolo intitolato provocatoriamente “ Lo scandalo di Cristo” il teologo sottolinea la posizione, considerata al tempo scandalosa e quasi folle, di rispondere , come fece Gesù, alla violenza con l’amore. Questa prospettiva, frutto di meditazione e di una visione culturale aperta e moderna, influenzerà tutti i movimenti pacifisti e non violenti, in primis la teoria della non violenza di cui si fece apostolo il grande Mahatma Gandhi.

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VIK CATTI

Domenica - 15 aprile 2012

CattiviK

“ I l b e l l o a d d o r m e n t a t o n e l b o s c o”

C

'era una volta, un regno molto sfortunato che negli anni era stato bellissimo e ricchissimo ma adesso viveva periodi bui di mal governo e mal affare. In questo posto viveva un medico ben voluto da tutti che decise di diventare re, la gente che si fidava di lui accettò di eleggerlo, ma non si rese conto che il piccolo uomo aveva stretto un tremendo patto con il potentissimo e perfido mago del villaggio. Appena diventato re, infatti il timido medico si addormentò in un sonno profondissimo delegando tutte le funzioni di governo al suo consigliere mago. Le cose iniziarono subito ad andar male; il mago decise di piazzare tutti i suoi uomini al posto di comando senza il minimo rispetto delle regole, iniziò così un regno di terrore e soprusi. Al mago non interessava il governo della città, ma il suo unico obiettivo era quello di diventare sempre più potente. Il mago era così furbo da ingannare tutti: per tenerPina Savorra

pinacaribe@hotmail.it

U

si stretta la corona aveva convinto i poveri disperati del villaggio che se lui fosse stato per sempre re li avrebbe aiutati sfamandoli e ricoprendoli d'oro. Per questo motivo gli affamati del paese si aggiravano per il villaggio dando la caccia agli oppositori del mago. Molti resistevano ma altri un po' per paura dei picciotti del mago un po' per convenienza personale avevano deciso di dare una mano al perfido mago. Tra questi c'era un cavaliere che era stato lui stesso re prima ma che poi era stato cacciato dai suoi oppositori. Adesso, dopo aver girato numerose casate in cerca di accoglienza aveva deciso di mettersi al soldo del mago. Ma data la sua propensione al tradimento non era ben visto nemmeno dal mago di cui era stato acerrimo antagonista. Insieme al lui c'era un altro cavaliere il quale aveva un grandissimo problema con il suo castello: aveva costruito una torre senza il permesso del re ed ora la doveva abbatte-

re. Il potentissimo mago gli aveva promesso l'immunità come aveva già fatto con altri suoi collaboratori che versavano nelle stesse condizioni. Questa era la strategia dell'astuto fattucchiere: le regole valevano solo per gli altri mai per i suoi amici, ma guai a essergli nemico. In questa situazione l'unica cosa che potevano fare i cavalieri che non si volevano piegare al mago era quella di spezzare il sortilegio sul re risvegliandolo dal sonno. Ma a nulla valevano le invocazioni e le preghiere, l'unico in grado di rompere l'incantesimo era il re stesso che con uno scatto d'orgoglio avrebbe dovuto cacciare il mago allontanando la sua influenza. Purtroppo questo re non aveva il coraggio per affrontare il mago così condannò il suo popolo ad altri mille anni di ingiustizie e sopraffazioni. Morale della favola: i re non vanno scelti per la simpatia o per le buone intenzioni ma per il coraggio di prendere decisioni anche impopolari.

RUBR

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La Bambola Rotta - II parte

n importante pediatra e famoso psicoterapeuta infantile inglese, D. Winnicott, poneva l’accento sulla necessità di accogliere ed amare il bambino per ciò che è e non per ciò che dovrebbe essere, in tutte le sue espressioni e in tutte le sue caratteristiche, quindi anche nelle sue disabilità e disfunzionalità. Per il bambino la sua normalità è anche una eventuale disabilità. Ciò che si rende fondamentale per un suo sano sviluppo cognitivo, sociale ed affettivo -come del resto per ogni bambinoè il contesto familiare nel quale il bambino crescerà. La delusione, il rifiuto della realtà ed il confronto con i bambini sani in un’ ambiente e in una società che esaspera sempre più precisi parametri di perfezione/bellezza, aggravano il profondo senso di solitudine e vuoto che una famiglia si sente costretta a ere. Il disorientamento e l’angoscia che un genitore avverte, viene vissuto spesso come un dramma da dover vivere in silenzio nella sopportazione e nella sofferenza privata. Gli aspetti relazionali diventano il nodo intorno al quale poter focalizzare l’esito dello sviluppo e della crescita di chi è portatore

di una disabilità. Nell’esaminare le diverse implicazioni relazionali e sociali relative ad una qualsiasi disabilità è necessario tener presente che, così come può essere vero che i portatori di una disabilità hanno, a causa della menomazione, notevoli difficoltà a sviluppare degli armoniosi ed integrati rapporti con le altre persone, è anche vero che molti hanno considerevoli difficoltà a stabilire delle armoniose ed idonee relazioni con chi possiede delle disabilità e che, questo ultimo fattore è, in parte, certamente un fattore che accresce in modo decisivo le stesse difficoltà psichiche ed interpersonali del disabile. Ciò che si vuole sottolineare è che sin dal momento in cui si comincia ad evidenziare una disabilità o una disfunzione, la persona può essere sottoposta a tutta una serie di messaggi, comunicazioni, comportamenti e azioni (sia consapevoli che inconsapevoli) da parte del contesto e che questo è di per sé psicologicamente disturbante in quanto, questo tipo di comunicazione è densa di atteggiamenti inadatti e inadeguati che raramente le persone cosiddette “normali” subiscono. Per quanto riguarda in particolare

il bambino disabile, c'è da considerare che con il progredire dell'età del bambino si pone in forma sempre più evidente, la necessità di affrontare problemi legati al raggiungimento, per quanto possibile, della autonomia personale, dell'indipendenza fisica, dell'emancipazione psicologica. Spesso i genitori assumono degli atteggiamenti educativi errati perché pongono al bambino delle richieste a volte scarse, a volte eccessive. In realtà, sarebbe meglio evitare al bambino delle pressioni abnormi finalizzate ad ottenere delle prestazioni che potrebbero rivelarsi superiori alle sue possibilità; esse possono risultare ulteriormente frustranti e provocare non solo irritabilità e aggressività ma anche sentimenti di avvilimento e di fallimento. L'atteggiamento opposto invece, iperprotettivo, con attese e sollecitazioni troppe scarse rispetto a quanto il bambino potrebbe fare, risulta ugualmente frustrante e negativo perché priva il bambino di quegli stimoli che dovrebbero aiutarlo a ricercare e ad acquisire capacità nuove o nascoste e gratificazioni compensative in campi in cui la disabilità non inferisce. Continua....


Domenica - 15 aprile 2012

AL ATTU

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ITA’

Angelo Ferro

ferroangelo@yahoo.it

L ’ U S I - g n o l o h a ca nt at o … .

I

l senatore Luigi Lusi, ex pd e già tesoriere della Margherita, è indagato dalla procura di Roma con l’accusa di aver sottratto 18-20 milioni di euro alle casse della Margherita, fondata da Francesco Rutelli; il giorno 27 Marzo il senatore Lusi è stato interrogato per quasi sei ore dai magistrati, un fiume di dichiarazioni nelle quali l’ex tesoriere oltre che ammettere le proprie responsabilità per i circa 20 milioni del partito di cui è accusato di essersi appropriato, ha fornito indicazioni agli inquirenti molto utili all’ inchiesta, le parole di Lusi sono pesanti come pietre – “ i vertici del partito sapevano”- dichiara il parlamentare, e per vertici s’ intende Francesco Rutelli, che già nei giorni scorsi aveva respinto sdegnato ogni coinvolgimento nella vicenda;Il Sen. Lusi continua dichiarando di essersi accollato anche le spese di altri suoi colleghi, affermazioni che scateneranno sicuramente una bufera politica, dalla quale non sono esclusi neppure nuovi filoni d’inchiesta penale, infatti la procura ha concentrato l’attenzione sull’eventualità che anche qualcun altro della Margherita usufruisse dell’ appropriazione indebita. Possibile che nessuno si fosse accorto di tutti quei milioni di euro spariti nel nulla?. Intanto i vari Rutelli & co. rinnegano il loro compagno di partito, gli danno del ladro e si tirano fuori, ma l’ex tesoriere non ci sta, afferma che faceva da “garante”, che sui conti spese c’era il suo nome , ma i soldi erano anche per gli altri. Prenotazioni per lunghi viaggi in aereo, piacevoli soggiorni lussuo-

si in hotel a 5 stelle, conti stratosferici in ristoranti di classe; tutto pagato con la carta di credito del partito, tutto che figura a nome di Lusi, che non è certo da considerarsi innocente, ma tutto è in ogni caso riconducibile anche agli altri notabili della Margherita, compreso il grosso dei fondi illeciti, quelli finiti nell’ acquisto di immobili. Il prestigiatore dei conti di partito, a sentire i colleghi pare che abbia fatto tutto ciò da solo, spendeva a destra e a manca milioni e milioni di euro appartenenti al patrimonio di un partito di cui lui non era nemmeno al vertice, c è da dire che in tal caso, quest’ uomo è stato davvero audace, oppure c’è l’altra ipotesi, quella che i pezzi grossi sapevano e autorizzavano i movimenti , magari quando Rutelli a creato l’Api gli sarà piaciuto l’acronimo di APpropriazione Indebita; ma di tutto ciò se ne occuperà la magistratura,bisogna però soffermarsi sul fatto che quale sia la punizione , i partiti non possono cavarsela cosi. Il vero scandalo non è quel che ha fatto Lusi , ma il sistema che l’ ha reso possibile, sono i partiti defunti che restano in vita solo per incassare i rimborsi elettorali, lo scandalo sono i rimborsi assegnati per cinque anni anche se la legislatura ne dura tre, scandalosi sono gli stessi rimborsi nient’altro che finanziamenti pubblici mascherati senza tener conto del referendum del ’93. I partiti in generale percepiscono troppi soldi sui quali non c’ è un adeguato controllo. Giovanni Castellani il commercialista che ha svolto la funzione di revisore contabile dei

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bilanci della Margherita, ha detto testualmente : “ i revisori dei partiti sono dei revisori un po’ anomali. Noi facciamo un controllo sul rispetto delle voci previste dalla legge, ma non sulle spese”. Passiamo un po’ hai numeri che riguardano queste associazioni ormai divenute vere e proprie aziende ( che producono parole!!): 500 milioni di euro ai partiti per ogni legislatura, tra camera e senato, 200 milioni per le elezioni regionali, 230 per le europee. Solo di rimborsi elettorali, dal 1994 ad oggi , siamo oltre 2,7 miliardi di euro ai quali vanno aggiunti i 70 milioni di euro annui destinati ai gruppi parlamentari e gli altri investiti per i giornali di partito. I problema è che non è nemmeno possibile sapere come li spendono, in quanto la Corte dei Conti non ha grandi poteri ispettivi sui conti dei partiti essendo questi ritenuti semplici associazioni private, e poiché sono allo stesso tempo controllati e controllori si sono regalati diversi privilegi finanziari, gestiscono centinaia di milioni, hanno immobili intestati, decine di dipendenti e società controllate. Diciamo che manca la trasparenza e quello che fanno realmente con i soldi non lo sappiamo, in realtà dovrebbero rispettare le regole di contabilità e trasparenza di vere e proprie S.p.a. , visto che sono macchine che inghiottono tantissimi soldi pubblici e dovrebbero rendicontare centesimo per centesimo il loro utilizzo.

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’ ALITA ATTU

Domenica - 15 aprile 2012

Mario Romano

mario.romano65@gmail.com

Ribolle il sangue barbaro padano

Q

uello che sta accadendo nella Lega ricorda in qualche modo, nei suoi toni virulenti e frenetici, la spietata lotta intestina del fascismo al suo epilogo. I tratti sommari, feroci e vendicativi della vicenda richiamano alla memoria quel che avvenne nella Repubblica Sociale Italiana, in quel Processo di Verona (1944), a conclusione del quale, come si ricorderà, furono condannati a morte alti esponenti del fascismo, accusati di tradimento per aver provocato la caduta di Mussolini nella seduta del 25 luglio 1943. Tra i sei fucilati (i restanti furono condannati in contumacia) c’era anche il genero (e delfino) di Mussolini, Galeazzo Ciano, marito della figlia Edda. Una resa dei conti spietata, che andava ben oltre i motivi ideali e di opportunità politica, ma pareva animata da un furioso mescolamento di antichi rancori personali mai sopiti e di un senso dell’onore arcaico, greve e violento. Non c’era nulla di politico in quella vicenda. E non c’è nulla di politico in quello che sta capitando alla Lega oggi. In entrambe le vicende, sebbene quella leghista non sia paragonabile negli accenti tragici, si manifesta il carattere tipico di un movimento fortemente caratterizzato in senso identitario. Si potrebbe azzardare che in entrambi i casi emerge forse una specificità, che non è collocabile in una tipica area politica, ma in un’area antropologica, dai tratti più rurali che urbani, segnatamente padana. Del resto anche se il fascismo ebbe una vocazione nazionale, non bisogna dimenticare che la sua matrice fu rurale e settentrionale. E del resto, dal punto di vista territoriale, sul finire, tornò ad identificarsi

con la sua area d’origine, dove non a caso il vecchio nemico rosso aveva dissotterrato l’ascia di guerra. La Lega, d’altro canto, nel corso degli ultimi vent’anni e oltre ha sempre rimarcato il suo carattere barbaro, implacabile, potente (il celodurismo come erede della volitività mascellare mussoliniana). Si è sempre stretta intorno a valori essenziali, patriarcali e monoculturali, dove il patriarca è identificato nell’imprenditore che dà lavoro, ricchezza materiale alla comunità in senso stretto, ovvero familistico ed etnico, attraverso la mediazione politica che permetteva l’adesione ad un modello sociale e politico a strati e classi sociali tra loro teoricamente conflittuali. Se manca, e questo bisogna riconoscerlo, in tutta la storia leghista, qualsiasi tratto concretamente violento, diversamente da quanto è riferibile ad altri movimenti e partiti politici sedicenti nobili, non si può nascondere che il verbo leghista è intrinsecamente ribelle, sempre aggressivo, difficilmente conciliante e sicuramente in tensione continua. Anzi si può tranquillamente affermare che la Lega è il partito della tensione. Della tensione e della minaccia permanente di discontinuità ha fatto uso anche nei lunghi anni di governo, compiacendosi nel definirsi partito di lotta e di governo. La tensione e il governo hanno permesso alla Lega di estendere la propria area di influenza politica e allo stesso tempo di consolidare il potere sui territori conquistati. Democraticamente, si intende. Tutto questo mi fa anche pensare ad un carattere antropologico della partecipazione politica settentrionale, che è molto diverso da

quella meridionale, più votata all’equilibrio, anche quando questo significa staticità. Per restare all’ultimo secolo e mezzo, dai primi movimenti operai, al fascismo, all’adesione al partito comunista per finire al leghismo sembra che i nostri connazionali del Nord, specie quelli delle province, non riescano a raffreddare il loro ribollente sangue “barbaro”, accodandosi a qualsiasi orda ideologica pronta a devastare l’opprimente Civitas. Roma ladrona, avrebbe invece detto un tempo Bossi. Ritornando al paragone iniziale, mi si permetta pertanto una precisazione. Il richiamo ad un evento del tratto conclusivo dell’esperienza fascista, quale il processo di Verona, mi è servito solo ad evidenziare alcuni aspetti, per così dire “caratteriali”, comuni nella dinamica dei due eventi. Ciò non vuol dire che anche l’attuale momento leghista sia conclusivo. Anzi, proprio perché in questo frangente lo spirito settentrionale e leghista è in una fase acuta di estroversione, di quel ribollire del sangue barbaro di cui si parlava, che nel caso è tensione per una sua riaffermazione identitaria e ideale, sono dell’opinione che questa vicenda tenda a dare nuova forza e vigore alla Lega.


Domenica - 15 aprile 2012

“di Enzo Amato”

LIBRI

IA POES

Casoria, presentato a “I Pini” il libro del professor Limone

CON TE O SENZA DI TE Con te o senza di te la dolcezza continuerà a vivere. Tu l'hai creata nei miei occhi, resterà eterna nel mio pensiero. Quei giorni quando le braccia si allungavano verso i nostri corpi fino a sfiorarsi, a toccarsi con le dita e allontanarsi prima di stringersi. Infinitamente viva resta la soavità della tua voce, quei silenzi brevi e infiniti, quella passione per il tuo mondo complicato e semplice. "Raccontami ancora della tua vita". Il mio amore per la tua bellezza vivrà per sempre in questo e negli infiniti istanti. Resteranno eterni i tuoi sorrisi, faranno compagnia ai miei giorni.

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C

ASORIA - “La responsabilità di essere liberi. La libertà di essere responsabili”. E’ il titolo del libro del professore Giuseppe Limone, ordinario di Filosofia del Diritto e della Politica, presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, presentato al parco commerciale “I Pini”. All’happening culturale, moderato dal giornalista Antonio Parrella, oltre al titolare della struttura commerciale, Giuseppe Credendino, e al direttore, Gaetano Graziano, sono intervenuti tra gli altri i docenti universitari Francesco Cammisa, Marco Dulvi Corcione e Carlo Lanza, il poeta Gennaro Piccirilli ed il dottor Girolamo Laudanna. “Siamo davvero lieti - sottolinea Gaetano Graziano - di aver ospitato presso il nostro centro commerciale questo importante evento culturale. Il volume del professore Limone è un sinossio che mette ben in evidenza i due temi teoretici della libertà e della responsabilità. Inoltre, l’appuntamento è servito anche a presentare la rivista dell’Archivio Storico Afragolese, diretta dal professore Marco Dulvi Corcione, magistrato, storico, coordinatore dei Giudici di Pace di Afragola e docente di storia della Giurisprudenza presso l’Università del Molise. Oltre alle eccezionali offerte che ogni giorno mett i am o a disposizione dei nostri clienti, il Gruppo Gvc ha da sempre puntato la sua attenzione sul rilancio del territorio che certamente si realizza attraverso momenti ed eventi socio-culturali e sportivi in cui noi crediamo ed investiamo senza soluzione di continuità. Colgo l’occasione per invitare tutti i lettori a visitare la nostra piazzetta che conta oltre 30 negozi e che offre sempre favolose offerte e tante sorprese”.



Il Domenicale di Casoria del 15 aprile 2012 n.22