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il Domani

Sabato 27 Marzo 2010

PRIMO PIANO

Scajola: pieni voti alla Calabria Annuncia i notevoli successi della innovazione tecnologica delle nostre aziende con dieci progetti fra i primi in Italia di Gam ROMA — Hanno superato una rigida selezione, che ha visto competere 429 progetti presentati da quattromila imprese e centri di ricerca di tutto il territorio nazionale, e alla fine hanno vinto, risultando tra le eccellenze del Made in Italy che hanno puntato sull’innovazione. Si tratta dei dieci progetti di innovazione tecnologica che hanno visto l’impegno di imprese e centri di ricerca calabresi e che sono risultati meritevoli ai fini dell’ottenimento dei finanziamenti del ministero dello Sviluppo economico, al termine della selezione del bando "Nuove tecnologie per il Made in Italy". «La Calabria ha saputo

rappresentare l’eccellenza nei settori strategici del nostro Made in Italy - ha commentato il Ministro Claudio Scajola - I progetti sono stati presentati da grandi aziende leader del Made in Italy, ma anche da piccole e medie imprese pronte a innovare, che hanno superato la tradizionale diffidenza a cooperare e si sono aggregate per filiere verticali o orizzontali in partenariati che coinvolgeranno venticinque imprese e centri di ricerca sul territorio. Un motivo di orgoglio per il rilancio dell’economia della Calabria». I dieci progetti calabresi vincitori comporteranno un investimento complessivo di 15 milioni di euro, di cui il 40% finanziato dal ministero dello Sviluppo economi-

co, con un impiego di circa 200 tra ricercatori e tecnici. Alcuni esempi: sistemi integrati wireless multifunzionali (Università Mediterranea e della Calabria), sistema avanzato per la logistica, il packaging ed il tracking (Iris Technologies), tornio verticale multifunzionale (ITE). Il bando Made in Italy è il terzo "Programma di Innovazione Industriale" finanziato dal ministero dello Sviluppo economico dopo quelli su "Mobilità Sostenibile" ed "Efficienza Energetica". Complessivamente, gli incentivi in corso di erogazione ammontano a circa 700 milioni.

Le imprese crotonesi, già in ginocchio per la crisi, chiedono più flessibilità per poter far fronte ai debiti nei confronti di Equitalia

Lettera aperta a Silvio Berlusconi di Sofia Ricciardi CROTONE — La crisi economica degli ultimi due anni, oltre a crearne di nuovi, ha avuto anche l’effetto di aggravare i problemi che già c’erano, con il risultato che le tante piccole e medie imprese italiane hanno dovuto fare i conti con la crecente difficoltà di accedere al credito, da una parte, e con un progressivo dilatamento dei tempi di incasso dei guadagni, dall’altra. Se tutti hanno meno soldi, il ciclo economico, soprattutto se costitito da diversi passaggi, inevitabilmente rallenta, e se rallenta sono dolori per tanti imprenditori. Questo è il contesto in cui si colloca la lettera che il Presidente della Camera di commercio di Crotone, Fortunato Roberto Salerno, ha inviato, ieri, al Presidente del Consiglio Silvio Berlu-

«La crisi di molte aziende è avviata proprio dai ritardati pagamenti dello Stato e della Pubblica amministrazione, ritardi che determinano fermi

sconi, al ministro delle Finanze Giulio Tremonti ed al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola in merito alla questione della riscossione dei crediti da parte di Equitalia. Lo Stato, poi, ha le sue colpe: «come denunciato spesso da tanti imprenditori, la crisi di molte aziende viene avviata proprio dai tardati pagamenti dello Stato e della Pubblica amministrazione, ritardi che spesso impediscono di far fronte alle ingiunzioni emesse proprio da questi stessi enti determinando l’emissione dell’ipoteca, i fermi amministrativi, la segnalazione verso la centrali dei rischi ed il blocco di ogni forma di credito». Il territorio del crotonese è doppiamente gravato. Oltre a sopportare le conseguenze della chiusura delle fabbriche avvenuta agli inizi degli anni Novanta, rischia di impoverirsi ulteriormente perché sempre più imprese sono esposte al pericolo di chiusura. Equitalia, la società dell’Agenzia delle Entrate operante nell’ambito della riscossione dei debiti erariali, infatti, attualmente opera in modo tale che, nel caso in cui gli imprenditori non riescano ad onorare i proprio debiti, è autorizzata a procedere con il fermo amministrativo delle attività aziandali. Si legge nella lettera: «Siamo fermamente convinti che sia indispensabile onorare i debiti con il regolare pagamento degli

stessi e, per tale motivo, riteniamo che il sistema del Durc introdotto dallo Stato sia molto efficace per accertare e favorire la regolarità contributiva, (Il Durc è il certificato che, sulla base di un’unica richiesta, attesta contestualmente la regolarità di un’impresa per quanto concerne gli adempimenti Inps, Inail e Cassa edile verificati sulla base della rispettiva normativa di riferimento, ndr). Tuttavia è necessario agevolare gli imprenditori nelle operazioni di estinzione dei loro debiti. Infatti, centinaia di piccoli imprenditori e commercianti, che quotidianamente affrontano il rischio di impresa in condizioni di difficile accesso al credito, deficit infrastrutturale e problemi dovuti alla criminalità organizzata, oggi si trovano a dover fronteggiare le ipoteche emesse sui loro beni e conto correnti da Equitalia. Ipoteche che, se dovessero concretizzarsi in sequestri e nella successiva vendita di beni, determinerebbero il fallimento di centinaia di aziende, già prostrate dalla crisi, riducendo sul lastrico le famiglie dei tanti lavoratori cui queste imprese garantiscono occupazione». Insomma le moratorie sui debiti non bastano, e la Camera di commercio di Crotone, attraverso il suo presidente, si mobilita elencando le sue richieste: «Chiediamo che venga applicato un tasso di interesse legale, che il fermo ammini-

strativo non riguardi i mezzi impegnati per le attività d’impresa e, soprattutto, che sia esclusa la possibilità per Equitalia di intervenire sui conti correnti relativamente alla disponibilità della singola azienda, imprendendo così ogni operatività della stessa impresa e, di conseguenza l’impossibilità di continuare ad operare per far fronte all’estinzione dei debiti, provocando la mortalità di molte aziende e l’aumento della disoccupazione. In conclusione, mi permetto di proporre che in fase di rateizzazione gli accordi prevedano il pagamento attraverso Rid bancari, e quindi che Equitalia, mediante un accordo diretto con gli istituti bancari, prelevi mensilmente o trimestralmente le somme dovute». Sono richieste raginevoli, in temoi di "exit strategy" e lo Stato, un pessimo pagatore, dovrebbe tenerne conto.

«Chiediamo che venga applicato un tasso di interesse legale e che il fermo amministrativo non riguardi i mezzi impegnati in attività di impresa»

il domani  

Edizione del 27 Marzo 2010

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