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Martedì 13 Settembre 2011 il Domani

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ITALIA ESTERI Ci sono anche diversi feriti, ma l’esplosione non avrebbe innescato problemi di radiazioni, assicurano i tecnici

Francia, esplode forno di centrale nucleare: un morto di Sofia Ricciardi AVIGNONE – Quanto basta per far scattare il panico. Alle 11:45 di ieri mattina una esplosione di un forno presso il sito nucleare di Marcoule, nel sud del paese (a 30 km da Avignone), ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre quattro. La zona interessata dall’incidente è stata immediatamentemessainsicurezza dai pompieri, ma già dopo cinque ore l’Asn, l’Autorità per la sicurezza nucleare francese, annunciava che l’incidente non aveva causato fughe radioattive. Ma il bilancio dell’incidente è comunque tragico: un morto e tre feriti. I feriti, che per fortuna non sono risultati contaminati, sono stati portati all’ospedali di Montpellier e a quello di Bagnols-sur-Ceze. In ogni caso anche le autorità italiane hanno precisato che nel grande sito nucleare di Marcoule non c’è nessun reattore nucleare attivo (Marcoule si trova a 242 km in linea d’aria da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova). La centrale in questione possedeva 3 reattori UNGG (una versione francese del Magnox inglese) da 79 MW totali ed è stata la prima centrale nucleare francese; nello stesso sito esiste anche un altro reattore (il N°1) costruito dal 1955 al 1956 da soli 2 MW e non

utilizzato per la produzione elettrica. La centrale fa parte del più ampio sito nucleare Marcoule, un’istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea. A Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica. Le autorità francesi hanno confermato che nessuna misura di confinamento e di evacuazione è stata presa perché «non necessaria». L’esplosione è avvenuta a seguito di un incendio divampato all’interno dell’impianto che dista poco più di 200 km dal confine italiano. Secondo una fonte del governo, all’origine del fatto potrebbe esservi anche «un errore umano». «Può anche essere che dell’acqua che colando, ha reagito con il metallo fuso o i rifiuti in metallo causando una reazione» ha detto Thierry Charles direttore della sicurezza presso l’Istituto di

radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn). Thierry ha confermato che l’obiettivo immediato è quello di raffreddare il forno, che si è fermato al momento dell’esplosione, e mantenere isolato l’edificio, secondo la Irsn. L’incendio ha colpito un forno elettrico utilizzato per ridurre il volume dei rifiuti radioattivi. Il forno procede all’incenerimento di rifiuti tessili (guanti, abiti e maschere) o di tipo metallico (batteria, valvole, pompe, acciaio inossidabile o strumenti d’acciaio). Al momento dell’incidente erano presenti circa 4 tonnellate di materiali radioattivi a bassa e bassissima attività «incomparabili con un reattore nucleare» spiega Charles. Edf sottolinea infatti essersi trattato di un «incidente industriale» e non nucleare: l’edificio che contiene il forno ha mantenuto la sua integrità strutturale.

Centrale di Marcoule

GIOCHI D’ARTIFICIO Esplode fabbrica nel Frusinate, sei i morti fra cui padre e due figli di Roberto Carli

Libia: anche la Cina riconosce il Cnt, ma gli insorti non sfondano a Bani Walid ROMA - Forze fedeli a Muammar Gheddafi hanno assaltato una raffineria situata a una ventina di chilometri dai quartieri residenziali di Ras Lanuf, strategico centro petrolifero costiero nella Tripolitania orientale, uccidendo almeno quindici guardie schierate a difesa dell’impianto e ferendone altre «La Corte di giustizia dell’ due: lo hanno riferito testimoni oculari, seconAja processerebbe do cui gli aggressori non comunque riusciti Gheddafi solo per i crimini sono a fare irruzione all’intercommessi da Gheddafi a no e a danneggiarne le strutture, ma soltanto partire da questo febbraio. ad abbattere la cancellata all’ingresso principaNo fin dal 1969» le. In quel momento nella raffineria, non ancora del tutto operativa, erano presenti una sessantina di lavoratori. Intanto prosegue non senza difficoltà - l’assedio dei ribelli a Bani Walid. Nel corso di un collegamento telefonico con la tv che ha sede in Siria, "al-Rai", nota per aver trasmesso nei giorni scorsi i messaggi audio del Colonnello libico Muammar Gheddafi, lo sceicco Ali al-Warfally ha affermato: «Le tribù della città di Bani Walid sono decise a resistere ai ribelli che sono agenti della Nato. Sto

chiamando da Bani Walid con un telefono satellitare - ha affermato - sono 13 giorni che le tribù Warfalla resistono e tengono i ribelli a 20 chilometri dalla città. Non sono avanzati di un chilometro ed è falso quanto detto dalle tv satellitari nei giorni scorsi. La resistenza - ha concluso lo sceicco - è condotta da gente dei Warfalla e non ci sono brigate di stranieri in città». La Cina riconosce il Cnt La Cina ha riconosciuto il Consiglio Nazionale Transitorio degli insorti libici come legittimo governo della Libia. «Pechino riconosce ufficialmente il Cnt come l’autorità di governo rappresentativa del popolo libico», ha riferito l’agenzia di Stato Xinhua. L’annuncio mette fine a settimane di incertezza sulla posizione di Pechino, una delle ultime capitali a riconoscere gli insorti e critica sull’intervento militare della Nato. Intanto Fhati Mohammed Baja, ministro degli Affari politici del Consiglio di transizione libico (Cnt) ha ribadito a Monaco di Baviera, invitato al meeting della Comunità di Sant’Egidio, che il Cnt intende processare Gheddafi, perché si tratta di una ’’questione locale’’: «La Corte di giustizia dell’Aja processerebbe Gheddafi solo per i crimini commessi da Gheddafi a partire da questo febbraio.

Dal sito dell'azienda

ROMA - Una fabbrica di fuochi d’artificio di Arpino (in provincia di Frosinone) in preda alle fiamme in seguito ad un’esplosione che ha provocato la morte di sei persone. Si è parlato per tutta la giornata di cinque morti ma il bilanciosi è rivelato più grave dopo il ritrovamento del corpo di un altro dipendenteche era dato per disperso.Quattro esplosioni, fumo e fiamme all’interno della Pirotecnica Arpinate, gestita dalla famiglia Cancelli, in via Sant’Altissimo. La prima deflagrazione si è registrata alle 14.45 nella zona di Carnello. I soccorsi sono stati ostacolati da un violento incendio, mentre le fiamme minacciavano anche alcune vicine abitazioni che sono state evacuate. L’area della fabbrica è stata transennata. Due elicotteri del 118 sono atterrati nella zona del disastro; il soccorso sanitario ha inviato due auto mediche e cinque ambulanze. Squadre di vigili del fuoco sono arrivate anche da Colleferro. In serata sembrava ancora altissimo il rischio di esplosioni, per cui i pompieri non hanno potuto far altro che operare a distanza e intervenire sull’altro incendio che, in seguito all’esplosione, si è sviluppato in un vicino bosco. Tre delle vittime sarebbero state le più vicine al punto in cui è avvenuta la prima esplosione nel pomeriggio di ieri: a morire per primi un uomo e i suoi due figli, titolari della fabbrica di fuochi d’artificio. Claudio, presidente della Pirotecnica Arpinate, Giuseppe e Giovanni Cancelli - rispettivamente amministratore e titolare dell’azienda - sono deceduti nell’incendio seguito alla prima esplosione.La fabbrica, sottolinea il sito internet dell’azienda, era «dotata di un sistema di sorveglianza», rispettava tutte le norme di sicurezza ed aveva vari blocchi di produzione con laboratorio, presse, reparto di confezionamento e un sistema di illuminazione brevettato antideflagrazione.

il domani  

Edizione del 13 Settembre 2011

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